Pubblicato in: Unione Europea

Hollande. Fucilate ad una inaugurazione. Due feriti accidentali.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-28.

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«A French police sniper has accidentally shot and injured two people during a speech by President Francois Hollande in western France»

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«The shot was fired as the officer moved position on a roof about 100m (328ft) from a tent where Mr Hollande was speaking in the town of Villognon»

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Fatalità che possono sempre succedere.

Si è spiaciuti per il cameriere e per l’addetto delle ferrovie.

Si sarebbe potuto sperare in una ben diversa evenienza.

Pazienza: sarà per la prossima volta. In fondo, abbiamo tempo fino al 23 aprile per fare funerali di stato.


Bbc. 2017-02-28. French police sniper shoots two in error at Hollande speech

A French police sniper has accidentally shot and injured two people during a speech by President Francois Hollande in western France.

The shot was fired as the officer moved position on a roof about 100m (328ft) from a tent where Mr Hollande was speaking in the town of Villognon.

The bullet went through the canvas of the tent, where drinks were being made. It passed through a waiter’s thigh and lodged in another person’s calf.

The injuries were not life-threatening.

Mr Hollande was inaugurating a new stretch of railway when a loud noise like a gunshot was heard. He interrupted his speech for a few moments, but reports said there was no panic.

“I hope it’s nothing serious. I think not,” Mr Hollande said as he paused his address to ask whether anyone had been hurt.

The president later visited the injured – the head waiter of a local hotel and an employee of a railway maintenance company.

One local report said the safety catch of the sniper’s weapon was unlocked, allowing the gun to be discharged accidentally.

The marksman is based with a special protection unit in nearby Poitiers, officials said.

A judicial investigation has been launched.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici

Crescita dei prezzi dei beni +1.9% anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-28.

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«Nel mese di febbraio 2017 …. l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) …. registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei confronti di febbraio 2016 (era +1,0% a gennaio).»

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«Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) …. Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente) …. Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1,0% di gennaio) …. Beni energetici sale a +1,3% da +0,8% di gennaio …. Alimentari non lavorati (+3,0%) ….Servizi relativi ai trasporti (+1,0%)»

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«A spingere l’inflazione, commenta la Coldiretti, è l’aumento record del 37,3% dei prezzi dei vegetali freschi e del 9,4% della frutta rispetto allo stesso mese dello scorso anno per effetto del maltempo che con gelo e neve ha decimato le coltivazioni agricole a gennaio» [Aska]

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Prendiamo atto che l’inflazione è tornata a farsi viva, e che questo era uno degli obiettivi della banca centrale europea.

Similmente, prendiamo atto che i tassi di interesse restano nella zona a cavaliere dello zero.

A ciò consegue che il denaro perde in Italia valore per circa il due per cento all’anno.

Già. Ma se i tassi di interesse crescessero, chi mai potrà pagare gli interessi sul debito pubblico?

L’inflazione è il modo più ragionevole di bruciare il valore del debito: almeno l’inflazione la pagano tutti.

Poniamo adesso due domande.

E se l’inflazione non si fermasse all’1.9%?

Cosa succederebbe se l’inflazione si portasse, sia pur lentamente al 12%, fatto già successo in passato?

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L’Istat ha rilasciato il Report «Prezzi al consumo (dati provvisori)».

«Nel mese di febbraio 2017, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei confronti di febbraio 2016 (era +1,0% a gennaio).

Analogamente a quanto accaduto a gennaio, l’accelerazione dell’inflazione a febbraio 2017 è per lo più ascrivibile alle componenti merceologiche i cui prezzi sono maggiormente volatili e in particolare agli Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) e ai Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente). A rafforzare l’inflazione c’è poi l’accelerazione della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1,0% di gennaio).

Di conseguenza, l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si porta a +0,6%, da +0,5% del mese precedente mentre quella al netto dei soli Beni energetici sale a +1,3% da +0,8% di gennaio.

L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è principalmente dovuto ai rialzi dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,0%) e dei Beni energetici non regolamentati (+0,5%).

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni (+1,9%, da +1,2% di gennaio) segna un’accelerazione più marcata rispetto a quella dei servizi (+0,9%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a gennaio, il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni raddoppia portandosi a meno 1,0 punti percentuali (da meno 0,5 di gennaio).

L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +1,0%.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (era +1,9% a gennaio).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,7% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 3,2%, da +2,2% del mese precedente.

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,6% su base annua (da +1,0% di gennaio).»

Pubblicato in: Problemia Energetici

Petizione di 300 scienziati perché Mr Trump ritiri gli Usa dall’accordo di Parigi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-28.

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Fino a tanto che visse e fu al potere Hitler era obbligatorio asserire l’esistenza e la superiorità della razza ariana: chi non lo avesse fatto avrebbe pagato il suo gesto con la vita.

Sotto il regime di Mr Obama, chi non avesse asserito che il “clima” sarebbe andato verso un terribile surriscaldamento a causa delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, e che quindi si sarebbero dovute smantellare tutte le centrali elettriche atomiche ed ad alimentazione fossile, sarebbe stato colpito dalla morte civile. Nessuna rivista scientifica avrebbe accettato i suoi manoscritti per la pubblicazione, nessuna istituzione avrebbe più finanziato le sue ricerche, nessun ente di ricerca lo avrebbe assunto. Sarebbe diventato un apolide del mondo scientifico. Sarebbe morto di fame lui e la sua famiglia. Tutto era tollerato tranne che un’idea contraria.

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Ma adesso Mr Obama è uscito di scena e la sua fida scudiera ha subito una delle più complete sconfitte elettorali della bicentenaria storia americana. Il “clima” ha perso i suoi numi tutelari.  Senza l’avvallo e l’appoggio politico il “clima” si avvia ad essere ciò che è: una gigantesca truffa ad uso e consumo dei liberals democratici. Alla fine sarà ricordata nei libri di storia alla stregua delle teorie razziali.

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«More than 300 scientists have urged President Trump to withdraw from the U.N.’s climate change agency, warning that its push to curtail carbon dioxide threatens to exacerbate poverty without improving the environment»

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«In a Thursday letter to the president, MIT professor emeritus Richard Lindzen called on the United States and other nations to “change course on an outdated international agreement that targets minor greenhouse gases,” starting with carbon dioxide.»

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«Since 2009, the US and other governments have undertaken actions with respect to global climate that are not scientifically justified and that already have, and will continue to cause serious social and economic harm — with no environmental benefits»

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«Mr. Trump said during the campaign he would “cancel” U.S. participation in the Paris Agreement, which was ratified in September by former President Barack Obama over the objections of Senate Republicans, who argued that the accord requires Senate ratification under the U.S. Constitution»

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«Restricting access to fossil fuels has very negative effects upon the wellbeing of people around the world»

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«It condemns over 4 billion people in still underdeveloped countries to continued poverty»

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Se trecento scienziati avessero scritto al presidente degli Stati Uniti una petizione a favore del ‘clima‘, il The New York Times avrebbe pubblicato un editoriale su otto colonne.

La Cnn avrebbe mandato in onda una dozzina di edizioni speciali ogni giorno per una settimana consecutiva ed avrebbe anche sviluppato una lunga serie di dibattiti e di approfondimenti.

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Ma poiché questi trecento scienziati sollecitano il Presidente Trump a ritirarsi dall’Agenzia per le Mutazioni Climatiche delle Nazioni Unite perché le sue azioni volte alla riduzione delle emissioni di CO2 aggravano il problema della povertà senza migliorare l’ambiente, il The New York Times ed i suoi sodali della stampa esercitano il loro diritto di libertà di informazione omettendo di darne notizia.

È degno di Kafka che violino la libertà di stampa proprio coloro che più la invocano e se ne dichiarano paladini.

Non solo, ma questa omissione si è anche estesa all’intenzione del presidente Trump di ritirarsi dall’Accordo di Parigi.

Si consideri anche l’aspetto legale della questione.

Il passato Presidente, Mr Barack Obama, ha ratificato motu proprio tale accordo, laddove la Costituzione degli Stati Uniti demanda tale ratifica alle competenze del Senato. Ergo, tale ratifica è illegale ed invalida: è come se non fosse mai stata fatta.

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Si comprende molto bene il cordoglio dei liberals democratici, orfani di una sostanziosa fonte di introiti e di potere: ne hanno usufruito per otto anni consecutivi: adesso gli Elettori li hanno fermati.

Se ne diano una ragione, il ché equivale a dire che anche loro devono rientrare nell’alveo dell’usuale gioco democratico.

Trumps. Vietato ai dipendenti Epa ed Usda divulgare segreti di ufficio.

Trump nomina Segretario all’Energia Rick Perry. Epa volta pagina.

Trump. Clima. ‘Unelected bureaucrats must be stopped’.

Davos ed il ‘Clima’. 13,500 miliardi Usd, un business diventato incerto.


The Washington Times. 2017-02-24. Hundreds of scientists urge Trump to withdraw from U.N. climate-change agency

MIT’s Richard Lindzen says policies cause economic harm with ‘no environmental benefits’.

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More than 300 scientists have urged President Trump to withdraw from the U.N.’s climate change agency, warning that its push to curtail carbon dioxide threatens to exacerbate poverty without improving the environment.

In a Thursday letter to the president, MIT professor emeritus Richard Lindzen called on the United States and other nations to “change course on an outdated international agreement that targets minor greenhouse gases,” starting with carbon dioxide.

“Since 2009, the US and other governments have undertaken actions with respect to global climate that are not scientifically justified and that already have, and will continue to cause serious social and economic harm — with no environmental benefits,” said Mr. Lindzen, a prominent atmospheric physicist.

Signers of the attached petition include the U.S. and international atmospheric scientists, meteorologists, physicists, professors and others taking issue with the United Nations Framework Convention on Climate Change [UNFCCC], which was formed in 1992 to combat “dangerous” climate change.

The 2016 Paris climate accord, which sets nonbinding emissions goals for nations, was drawn up under the auspices of the UNFCCC.

“Observations since the UNFCCC was written 25 years ago show that warming from increased atmospheric CO2 will be benign — much less than initial model predictions,” says the petition.

Mr. Trump said during the campaign he would “cancel” U.S. participation in the Paris Agreement, which was ratified in September by former President Barack Obama over the objections of Senate Republicans, who argued that the accord requires Senate ratification under the U.S. Constitution.

Myron Ebell, a Competitive Enterprise Institute scholar who led the Trump transition team on the Environmental Protection Agency, told reporters last month in London that the president would pull out of the Paris Agreement.

Advocates for climate change policies have called for Mr. Trump to honor the agreement, under which nations agree to enact policies to keep the increase in global temperatures this century under 2 degrees Celsius from pre-industrial levels.

Last week the U.S. Conference of Catholic Bishops reaffirmed its support for the Paris Agreement in a letter to Secretary of State Rex W. Tillerson, saying the agreement is “urgently needed if we are to meet our common and differentiated responsibilities for the effects of climate change.”

More than 700 companies and investors have signed onto a statement urging Mr. Trump to abide by the Paris accord coordinated by nine environmental groups, including the American Sustainable Business Council, the Environmental Defense Fund and the World Wildlife Fund.

“Failure to build a low-carbon economy puts American prosperity at risk. But the right action now will create jobs and boost US competitiveness,” said the statement on LowCarbonUSA.org. “We pledge to do our part, in our own operations and beyond, to realize the Paris Agreement’s commitment of a global economy that limits global temperature rise to well below 2 degrees Celsius.”

Challenging the catastrophic climate change narrative, Mr. Lindzen describes carbon dioxide as “plant food, not poison.”

“Restricting access to fossil fuels has very negative effects upon the wellbeing of people around the world,” he says in his letter.

“It condemns over 4 billion people in still underdeveloped countries to continued poverty.”

Pubblicato in: Geopolitica Militare, Problemi militari, Scienza & Tecnica

Cina. Il suo primo supercalcolatore interamente made in China.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-28.

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La Cina sta crescendo con impensata ed impensabile velocità anche nel settore delle ricerche di punta. Questa notizia evidenzia come sia un competitore agguerrito, assolutamente indisponibile a metter fiori nelle bocche dei cannoni. Anzi, tutt’altro.

Se è vero che l’articolista del New York Times conclude dicendo che:

«The new supercomputer, like similar machines anywhere in the world, has a variety of uses, and does not by itself represent a direct military challenge. It can be used to model climate change situations, for instance, or to perform analysis of large data sets»,

È altrettanto vero che i cinesi del ‘clima‘ se ne stanno facendo un baffo a torciglione: uno di qua e l’altro di là.

Il Sunway TaihuLight è di impiego militare, al di là delle elucubrazioni fatte in Occidente.

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«This week, China’s Sunway TaihuLight officially became the fastest supercomputer in the world. The previous champ? Also from China. What used to be an arms race for supercomputing primacy among technological nations has turned into a blowout.»

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«The Sunway TaihuLight is indeed a monster: theoretical peak performance of 125 petaflops, 10,649,600 cores, and 1.31 petabytes of primary memory. That’s not just “big.” Former Indiana Pacers center Rik Smits is big. This is, like, mountain big. Jupiter big.»

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«TaihuLight’s abilities are matched only by the ambition that drove its creation. Fifteen years ago, China claimed zero of the top 500 supercomputers in the world. Today, it not only has more than everyone else—including the United States—but its best machine boasts speeds five times faster than the best the US can muster. And, in a first, it achieves those speeds with purely China-made chips.»

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«Think of TaihuLight, then, not in terms of power but of significance. It’s loaded with it, not only for what it can do, but how it does it.» [Source]

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«The earlier supercomputer, the Tianhe 2, was powered by Intel’s Xeon processors; after it came online, the United States banned further export of the chips to China, in hopes of limiting the Chinese push into supercomputing.»

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«The speed of the Chinese technologists, compared to United States and European artificial intelligence developers, is noteworthy.»

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Due sono i punti critici.

– Questo supercalcolatore usa interamente tecnologia cinese. In altri termini, è in grado di progettare e costruire tutti i componenti necessari, di assemblarli e di scrive un sistema operativo efficiente. È il più potente al mondo. L’embargo ordinato dall’allora Presidente Obama è solo servito ad accelerare i tempi di sinizzazione delle tecnologie.

– I cinesi sono diventati competitori mondiali nel settore dell’intelligenza artificiale.

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Sarebbe questione di lana caprina discutere se siano meglio gli americani oppure i cinesi.

Il fatto è che i cinesi hanno progredito a sufficienza per produrre armi che utilizzano l’intelligenza artificiale.

Is China Really Building Missiles With Artificial Intelligence?

China To Use High Level of Artificial Intelligence For Missiles

AI cruise control: China wants high-level artificial intelligence for next-gen missiles

China eyes artificial intelligence for new cruise missiles

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Usare il Sunway TaihuLight per ricerche sul ‘clima‘? Solo una mente perversa e pervertita potrebbe pensare ciò.


The New York Times. 2017-02-05. China’s Intelligent Weaponry Gets Smarter

Robert O. Work, the veteran defense official retained as deputy secretary by President Trump, calls them his “A.I. dudes.” The breezy moniker belies their serious task: The dudes have been a kitchen cabinet of sorts, and have advised Mr. Work as he has sought to reshape warfare by bringing artificial intelligence to the battlefield.

Last spring, he asked, “O.K., you guys are the smartest guys in A.I., right?”

No, the dudes told him, “the smartest guys are at Facebook and Google,” Mr. Work recalled in an interview.

Now, increasingly, they’re also in China. The United States no longer has a strategic monopoly on the technology, which is widely seen as the key factor in the next generation of warfare.

The Pentagon’s plan to bring A.I. to the military is taking shape as Chinese researchers assert themselves in the nascent technology field. And that shift is reflected in surprising commercial advances in artificial intelligence among Chinese companies.

Last year, for example, Microsoft researchers proclaimed that the company had created software capable of matching human skills in understanding speech.

Although they boasted that they had outperformed their United States competitors, a well-known A.I. researcher who leads a Silicon Valley laboratory for the Chinese web services company Baidu gently taunted Microsoft, noting that Baidu had achieved similar accuracy with the Chinese language two years earlier.

That, in a nutshell, is the challenge the United States faces as it embarks on a new military strategy founded on the assumption of its continued superiority in technologies such as robotics and artificial intelligence.

First announced last year by Ashton B. Carter, President Barack Obama’s defense secretary, the “Third Offset” strategy provides a formula for maintaining a military advantage in the face of a renewed rivalry with China and Russia.

Well into the 1960s, the United States held a military advantage based on technological leadership in nuclear weapons. In the 1970s, that perceived lead shifted to smart weapons, based on brand-new Silicon Valley technologies like computer chips. Now, the nation’s leaders plan on retaining that military advantage with a significant commitment to artificial intelligence and robotic weapons.

But the global technology balance of power is shifting. From the 1950s through the 1980s, the United States carefully guarded its advantage. It led the world in computer and material science technology, and it jealously hoarded its leadership with military secrecy and export controls.

In the late 1980s, the emergence of the inexpensive and universally available microchip upended the Pentagon’s ability to control technological progress. Now, rather than trickling down from military and advanced corporate laboratories, today’s new technologies increasingly come from consumer electronics firms. Put simply, the companies that make the fastest computers are the same ones that put things under our Christmas trees.

As consumer electronics manufacturing has moved to Asia, both Chinese companies and the nation’s government laboratories are making major investments in artificial intelligence.

The advance of the Chinese was underscored last month when Qi Lu, a veteran Microsoft artificial intelligence specialist, left the company to become chief operating officer at Baidu, where he will oversee the company’s ambitious plan to become a global leader in A.I.

And last year, Tencent, developer of the mobile app WeChat, a Facebook competitor, created an artificial intelligence research laboratory and began investing in United States-based A.I. companies.

Rapid Chinese progress has touched off a debate in the United States between military strategists and technologists over whether the Chinese are merely imitating advances or are engaged in independent innovation that will soon overtake the United States in the field.

“The Chinese leadership is increasingly thinking about how to ensure they are competitive in the next wave of technologies,” said Adam Segal, a specialist in emerging technologies and national security at the Council on Foreign Relations.

In August, the state-run China Daily reported that the country had embarked on the development of a cruise missile system with a “high level” of artificial intelligence. The new system appears to be a response to a missile the United States Navy is expected to deploy in 2018 to counter growing Chinese military influence in the Pacific.

Known as the Long Range Anti-Ship Missile, or L.R.A.S.M., it is described as a “semiautonomous” weapon. According to the Pentagon, this means that though targets are chosen by human soldiers, the missile uses artificial intelligence technology to avoid defenses and make final targeting decisions.

The new Chinese weapon typifies a strategy known as “remote warfare,” said John Arquilla, a military strategist at the Naval Post Graduate School in Monterey, Calif. The idea is to build large fleets of small ships that deploy missiles, to attack an enemy with larger ships, like aircraft carriers.

“They are making their machines more creative,” he said. “A little bit of automation gives the machines a tremendous boost.”

Whether or not the Chinese will quickly catch the United States in artificial intelligence and robotics technologies is a matter of intense discussion and disagreement in the United States.

Andrew Ng, chief scientist at Baidu, said the United States may be too myopic and self-confident to understand the speed of the Chinese competition.

“There are many occasions of something being simultaneously invented in China and elsewhere, or being invented first in China and then later making it overseas,” he said. “But then U.S. media reports only on the U.S. version. This leads to a misperception of those ideas having been first invented in the U.S.”

A key example of Chinese progress that goes largely unreported in the United States is Iflytek, an artificial intelligence company that has focused on speech recognition and understanding natural language. The company has won international competitions both in speech synthesis and in translation between Chinese- and English-language texts.

The company, which Chinese technologists said has a close relationship with the government for development of surveillance technology, said it is working with the Ministry of Science and Technology on a “Humanoid Answering Robot.”

“Our goal is to send the machine to attend the college entrance examination, and to be admitted by key national universities in the near future,” said Qingfeng Liu, Iflytek’s chief executive.

The speed of the Chinese technologists, compared to United States and European artificial intelligence developers, is noteworthy. Last April, Gansha Wu, then the director of Intel’s laboratory in China, left his post and began assembling a team of researchers from Intel and Google to build a self-driving car company. Last month, the company, Uisee Technology, met its goal — taking a demonstration to the International Consumer Electronics Show in Las Vegas — after just nine months of work.

“The A.I. technologies, including machine vision, sensor fusion, planning and control, on our car are completely home-brewed,” Mr. Wu said. “We wrote every line by ourselves.”

Their first vehicle is intended for controlled environments like college and corporate campuses, with the ultimate goal of designing a shared fleet of autonomous taxis.

The United States’ view of China’s advance may be starting to change. Last October, a White House report on artificial intelligence included several footnotes suggesting that China is now publishing more research than scholars here.

Still, some scientists say the quantity of academic papers does not tell us much about innovation. And there are indications that China has only recently begun to make A.I. a priority in its military systems.

“I think while China is definitely making progress in A.I. systems, it is nowhere close to matching the U.S.,” said Abhijit Singh, a former Indian military officer who is now a naval weapons analyst at the Observer Research Foundation in New Delhi.

Chinese researchers who are directly involved in artificial intelligence work in China have a very different view.

“It is indisputable that Chinese authors are a significant force in A.I., and their position has been increasing drastically in the past five years,” said Kai-Fu Lee, a Taiwanese-born artificial intelligence researcher who played a key role in establishing both Microsoft’s and Google’s China-based research laboratories.

Mr. Lee, now a venture capitalist who invests in both China and the United States, acknowledged that the United States is still the global leader but believes that the gap has drastically narrowed. His firm, Sinovation Ventures, has recently raised $675 million to invest in A.I. both in the United States and in China.

“Using a chess analogy,” he said, “we might say that grandmasters are still largely North American, but Chinese occupy increasingly greater portions of the master-level A.I. scientists.”

What is not in dispute is that the close ties between Silicon Valley and China both in terms of investment and research, and the open nature of much of the American A.I. research community, has made the most advanced technology easily available to China.

In addition to setting up research outposts such as Baidu’s Silicon Valley A.I. Laboratory, Chinese citizens, including government employees, routinely audit Stanford University artificial intelligence courses.

One Stanford professor, Richard Socher, said it was easy to spot the Chinese nationals because after the first few weeks, his students would often skip class, choosing instead to view videos of the lectures. The Chinese auditors, on the other hand, would continue to attend, taking their seats at the front of the classroom.

Artificial intelligence is only one part of the tech frontier where China is advancing rapidly.

Last year, China also brought the world’s fastest supercomputer, the Sunway TaihuLight, online, supplanting another Chinese model that had been the world’s fastest. The new supercomputer is thought to be part of a broader Chinese push to begin driving innovation, a shift from its role as a manufacturing hub for components and devices designed in the United States and elsewhere.

In a reflection of the desire to become a center of innovation, the processors in the new computer are of a native Chinese design. The earlier supercomputer, the Tianhe 2, was powered by Intel’s Xeon processors; after it came online, the United States banned further export of the chips to China, in hopes of limiting the Chinese push into supercomputing.

The new supercomputer, like similar machines anywhere in the world, has a variety of uses, and does not by itself represent a direct military challenge. It can be used to model climate change situations, for instance, or to perform analysis of large data sets.

But similar advances in high-performance computing being made by the Chinese could be used to push ahead with machine-learning research, which would have military applications, along with more typical defense functions, such as simulating nuclear weapons tests or breaking the encryption used by adversaries.

Moreover, while there appear to be relatively cozy relationships between the Chinese government and commercial technology efforts, the same cannot be said about the United States. The Pentagon recently restarted its beachhead in Silicon Valley, known as the Defense Innovation Unit Experimental facility, or DIUx. It is an attempt to rethink bureaucratic United States government contracting practices in terms of the faster and more fluid style of Silicon Valley.

The government has not yet undone the damage to its relationship with the Valley brought about by Edward J. Snowden’s revelations about the National Security Agency’s surveillance practices. Many Silicon Valley firms remain hesitant to be seen as working too closely with the Pentagon out of fear of losing access to China’s market.

“There are smaller companies, the companies who sort of decided that they’re going to be in the defense business, like a Palantir,” said Peter W. Singer, an expert in the future of war at New America, a think tank in Washington, referring to the Palo Alto, Calif., start-up founded in part by the venture capitalist Peter Thiel. “But if you’re thinking about the big, iconic tech companies, they can’t become defense contractors and still expect to get access to the Chinese market.”

Those concerns are real for Silicon Valley.

“No one sort of overtly says that, because the Pentagon can’t say it’s about China, and the tech companies can’t,” Mr. Singer said. “But it’s there in the background.”

Pubblicato in: Geopolitica Militare, Problemi militari, Trump

Trump. Aumenta le spese militari di 54 miliardi, tagliando spese inutili.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-28.

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Parlando al raduno dei cinquanta Governatori il Presidente Trump era stato inequivocabilmente chiaro.

«We never win a war. We never win. And we don’t fight to win. We don’t fight to win»

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«So we either got to win or don’t fight it at all»

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«the U.S. has spent nearly $6 trillion on fighting wars since the Sept. 11 attacks»

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«the increase he is proposing would be offset by cuts to unspecified domestic programs and to foreign»

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Il Presidente Trump pone il problema in modo diretto e financo brutale.

Constata come dal giorno dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle gli Stati Uniti abbiano speso circa 6,000 miliardi di dollari per la difesa, senza aver mai vinto alcuna delle guerre intraprese.

Individua la causa di quanto successo nella mancanza di una volontà politica di voler vincere.

Quindi si pone la domanda che ne deriva logicamente:

«So we either got to win or don’t fight it at all»

O si combatte per vincere oppure non si combatte in nessun modo.

Semplice e sequenziale.

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Così Mr Trump ha preso la decisione di incrementare le spese militari di 54 miliardi, finanziando questo incremento con il taglio di programmi domestici ed esteri. In particolare, gli alleati non possono più continuare a godere della protezione militare degli Stati Uniti elargita a titolo gratuito: devono contribuire al mantenimento della loro difesa.

Vogliono fare i pacifisti? Benissimo: se ne vadano viadall’Alleanza atlantica.

Nessuno li tratterrà a forza. Nessuno muoverà un dito per difenderli.

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«President Trump will propose a federal budget that dramatically increases defense-related spending by $54 billion while cutting virtually all other federal agencies by the same amount, according to an administration official. The proposal represents a massive increase in federal spending related to national security, while other priorities — especially foreign aid — will see significant reductions.» [The Washington Post]

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«President Trump is proposing a massive increase in defense spending of $54 billion while cutting domestic spending and foreign aid by the same amount, the White House said Monday.

Trump’s spending blueprint previewed a major address that he will give Tuesday night to a joint session of Congress, laying out his vision for what he called a “public safety and national security budget” with a nearly 10% increase in defense spending.

“We never win a war. We never win. And we don’t fight to win. We don’t fight to win,” Trump said Monday in remarks to the nation’s governors. “So we either got to win or don’t fight it at all.”

Trump noted that the U.S. has spent nearly $6 trillion on fighting wars since the Sept. 11 attacks but said that cutting military spending was not the answer.

Instead, the increase he is proposing would be offset by cuts to unspecified domestic programs and to foreign aid, which would in turn be made up for in part by demanding that other countries pay more for security alliances that have historically been underwritten by the U.S.» [Los Angeles Times]

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«The White House says President Donald Trump’s upcoming budget will propose a whopping $54 billion increase in defense spending and impose corresponding cuts to domestic programs and foreign aid. The result is that Trump’s initial budget wouldn’t dent budget deficits projected to run about $500 billion.

White House budget officials outlined the information during a telephone call with reporters Monday given on condition of anonymity. The budget officials on the call ignored requests to put the briefing on the record, though Trump on Friday decried the use of anonymous sources by the media.» [The Boston Globe]

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Chiunque è libero di trarne le deduzioni che meglio crede.

Però nessuno potrà obiettare che Mr Trump abbia parlato in modo poco chiaro.


The Washington Times. 2017-02-27. Trump budget boosts defense by $54 billion, cuts from domestic spending

President Trump’s 2018 budget will slash foreign aid in order to boost defense spending, he said Monday morning, promising cuts to almost every non-security category.

His budget envisions a $54 billion spike in spending by security agencies, with the money coming from cuts to domestic discretionary programs.

In remarks to the nation’s governors at the White House, Mr. Trump said his budget will include an “historic increase” in defense spending to rebuild a “depleted” military.

“This budget will be a public safety and national security budget,” the president said.

Mr. Trump also said his spending plan will contain more spending for infrastructure. He lamented that the U.S. has spent trillions on military operations in the Middle East over the past two decades without winning wars.

“We’re nowhere,” the president said. “We don’t fight to win. We spend $6 trillion in the Middle East, and we have potholes all over our roads.”

An Office of Management and Budget official, speaking on condition that he not be named, said foreign aid programs will take a disproportionate share of the cuts, as Mr. Trump moves to make good on his campaign promise to lessen the U.S. role and ask other countries to pony up.

“This budget expects the rest of the world to step up,” the official said.

Defense hawks on Capitol Hill were already positioning to outbid Mr. Trump.

Senate Armed Services Committee Chairman John McCain said the $54 billion boost would bring defense spending next year to $603 billion. He said that was just 3 percent more than President Obama had envisioned.

Mr. McCain said the department needs $37 billion more than Mr. Trump is calling for.

“With a world on fire, America cannot secure peace through strength with just 3 percent more than President Obama’s budget. We can and must do better,” Mr. McCain said.

Budget analysts, though, said the problem isn’t too little money, it’s bad spending decisions.

“The defense budget is blotted with massive amounts of waste and spending that respond to the military needs of a world that doesn’t exist anymore,” said Veronique de Rugy, senior research fellow at the Mercatus Center at George Mason University. “Any additional increase in defense spending without addressing these issues raises a serious risk that the new injection of funds will once again be allocated based on politics or outdated priorities rather than national security concerns.”

Monday’s initial look at Mr. Trump’s budget dealt only with very general top-line discretionary spending numbers, which account for about 40 percent of the total budget.

The other 60 percent are automatic spending programs such as Social Security, Medicare and Medicaid — the biggest drivers of ballooning spending. The White House budget office said Mr. Trump’s plans for those programs will come later, with the release of his full budget.

Pubblicato in: Cina, Geopolitica Africa

Cina. Finanzia in Guinea-Bissau la ristrutturazione dello stadio.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-27.

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La Guinea-Bissau è uno staterello africano di circa un milione e mezzo di anime, con un pil pro capite di 521$. È uno dei venti paesi più poveri del mondo. Fino a dieci anni or sono vivacchiava esportando anacardi, poi fu invaso dalle locuste che vi fecero gran banchetto.

Non ha rete ferroviaria. Questo handicap è un severo ostacolo allo sfruttamento delle risorse minerarie, prevalentemente bauxite e fosfati.

L’idea che la Guinea-Bissau possa rendere un debito pregresso è talmente remota che nessuno presta qualcosa a questa nazione.

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Cina. Consolida il suo impero in Africa.

Perché alla Cina interessa l’Africa

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Domandiamoci quindi perché la Cina sia così popolare e ben accolta in Africa, mentre gli occidentali sono fortemente malvisti.

«Politici e accademici cinesi ritengono che il ruolo della Prc in Africa si basi su principi di rispetto reciproco, parità e amicizia in campi che non riguardano solo l’economia. Nonostante l’enfasi sulla “non interferenza” e sulla depoliticizzazione delle relazioni, Pechino impone ai paesi africani una condizione preliminare per lo sviluppo di qualsiasi rapporto: l’accettazione del principio “una sola Cina”, che implica il riconoscimento diplomatico esclusivo della Prc e non di Taiwan.»

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«Il sine qua non della non interferenza ha due effetti principali: il primo impone ai governanti africani di astenersi dal criticare la Cina per le sue politiche interne o per i suoi modi di realizzazione degli investimenti nei loro paesi; il secondo consente alla Prc di sottrarsi a interventi di risoluzione delle frequenti e complicate crisi africane. Dalla prospettiva cinese, i diritti umani sono intesi come sviluppo economico del singolo piuttosto che come libertà individuali o partecipazione politica. Le critiche occidentali agli abusi cinesi sulle popolazioni locali sono viste da Pechino come un tentativo di demonizzazione delle sue politiche di sviluppo in Africa.»

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Si dovrebbe anche aggiungere come la Cina abbia una visione strategica degli investimenti, ossia di lungo – lunghissimo termine, e privilegi gli investimenti nelle infrastrutture. Ossia proprio in ciò in cui i paesi africani sono carenti.

Poi, oltre il rapporto meramente economico, come nel caso in allegato sono pronti anche a fare dei regali, denari elargiti a fondo perduto.

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«China’s popularity in Africa is strong. Its policy of not linking aid and investments to human rights and good governance has made Beijing many friends on the continent, beyond its authoritarian governments.»

Questa frase tratta da un articolo di Deutsche Welle spiega alla perfezione cosa abbia reso odiosi gli Occidentali o, meglio, americani e tedeschi.

Nell’ormai celebre visita in Kenya fatta dal Presidente Obama, questi vincolò rapporti politici e commerciali, nonché aiuti all’accettazione da parte kenyota di un modello gestionale a tipo occidentale e, soprattutto, alla piena e totale ammissione dei così detti “human rights“. In cosa essi consistano è ben espresso dalla risposta data, pubblicamente in sede di conferenza stampa, da Mr Kenyatta:

«Kenyan president describes gay rights as a non-issue after Obama calls for equality for gays and lesbians in Africa»

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«South Africa is the only country on the continent to have legalised gay marriage. Most African countries have made it illegal to be gay or lesbian»

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Sarà molto difficile che i paesi occidentali riescano a recuperare il terreno perso a favore della Cina.


Nova. 2017-02-27. Guinea-Bissau, la Cina finanzia i lavori di ristrutturazione dello stadio di calcio della capitale.

Bissau, 26 feb 15:30 – (Agenzia Nova) – Sono termini i lavori di ristrutturazione del sistema elettrico dello stadio “24 de Setembro”, nella capitale guineana di Bissau. Gli interventi, riferisce la stampa locale, sono stati effettuati in virtù di un appalto da circa 810 mila dollari finanziato dal governo cinese e si sono resi necessari dopo che, nel marzo del 2015, erano stati diversi i cavi che assicuravano l’illuminazione allo stadio. Ad eseguire la riparazione, su una struttura costruita negli ani 90 sempre con capitale di Pechino, sono stati ingegneri arrivati dalla Cina. Oltre ad ospitare incontri di calcio, la struttura da 15 mila posti è anche servita per altri grandi eventi tra cui la cerimonia di insediamento dei presidenti della Guinea Bissau.

Pubblicato in: Unione Europea

Serbia. Continuano i colloqui per l’adesione alla Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-27.

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«La conferenza d’accesso Ue-Serbia, che si è svolta oggi a Bruxelles, ha aperto due capitoli negoziali del percorso di adesione di Belgrado all’Unione europea»

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«capitolo 20 (imprese e all’industria)»

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«capitolo 26 (istruzione)»

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I colloqui di adesione della Serbia all’Unione Europea stanno procedendo, sia pure molto lentamente.

Inutile dire che saranno influenzati dall’andamento della tornata elettorale.


Nova. 2017-02-27. Ue-Serbia: aperti oggi a Bruxelles capitoli negoziali 20 e 26.

Bruxelles, 27 feb 12:10 – (Agenzia Nova) – La conferenza d’accesso Ue-Serbia, che si è svolta oggi a Bruxelles, ha aperto due capitoli negoziali del percorso di adesione di Belgrado all’Unione europea. Ad annunciarlo, in conferenza stampa al termine dell’incontro, il vicepremier e ministro degli Affari europei della Repubblica di Malta, Louis Grech: “L’Ue – ha detto – ha inviato un segnale positivo”, riferendosi all’apertura dei capitoli 20 (imprese e all’industria) e 26 (istruzione), che è stato anche chiuso in via provvisoria. “Si tratta di due capitoli importanti – ha aggiunto – il cui impatto si sentirà sui cittadini e le imprese della Serbia”. A prendere parte all’incontro anche il ministro per l’integrazione europea della Serbia, Jadranka Joksimovic, e il Commissario Ue per l’Allargamento, Johannes Hahn.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Il muro turko-siriano completato per 290/511 km.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-27.

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L’unico modo efficace, ed anche doveroso, per risolvere il problema dei migranti sarebbe quello di smettere di fomentare guerre, rivoluzioni e miseria nei loro paesi di origine. È inutile illudersi: fino a tanto che i governi occidentali continueranno a finanziare ribelli di ogni sorta e tipo, governi fatiscenti e surreali, impedire il regolare sviluppo economico dei paesi medio – orientali ed africani, un elevato numero di persone cercherà in ogni mezzo di sottrarsi a quell’inferno.

Ondata migratoria sostenuta anche, sia pur al momento parzialmente, dal fatto che mentre l’Europa è senescente i paesi islamici hanno una larga quota di giovani: l’emigrazioni ha anche una sua componente di pressione demografica.

Si aggiunga infine che questo flusso migratorio richiama una quota di non indifferente portata di migranti economici, ossia di persone che non cercano di fuggire da teatri bellici, bensì dalla miseria.

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L’intero fenomeno è reso ancor più complesso dal fatto che liberals americani e sinistre europee hanno fatto della migrazione un cavallo da battaglia politica. Sono loro che fomentano, indirizzano, guidano i fenomeni migratori. Molte le motivazioni.

Islamizzare l’Europa è un progetto ben chiaro, volto sia a rimpiazzare le perdite numeriche della popolazione senescente del vecchio continente, sia soprattutto per imporre una visione multiculturale che contrasti ed avversi la tradizione religiosa, storica, culturale e sociale delle nazioni europee. La migrazione islamica è utilizzata come arma di distruzione di massa.

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Siamo chiari.

Fino a tanto che i liberals democratici occuperanno ruoli politicamente rilevanti delle strutture pubbliche e fino a tanto che le sinistre ideologiche saranno al governo in paesi europei il problema dei migranti non potrà mai essere risolto.

Sono loro i fomentatori, i patroni e, cosa non da poco, i beneficiari.

Sicuro: i migranti sono un business non da poco. Una marea di fondi pubblici si è riversata su tutte le organizzazioni non governative che ufficialmente dovrebbero “assistere” i migranti.

Con tecnica semplice quanto ripetitiva, si fonda una ong dal nome altisonante ed umanitario. Immediatamente governi ed enti internazionali la riconoscono come interlocutore privilegiato, e la finanziano con regale munificenza, con fondi pubblici, ovviamente. Queste satrapie sono stipendifici di alto livello, che costituiscono un tessuto oltremodo resistente ad ogni possibile cambiamento. I loro quadri direttivi si rinnovano per cooptazione, i loro bilanci sono oscuri, le loro azioni sordide.

Senza mutamento del quadro politico, esse continueranno a parassitare il sistema occidentale.

Al tutto si aggiunga la beffa.

Human Rights Watch, quattro ricchissimi gatti spelacchiati con emolumenti da Alì babà ed i suoi quaranta ladroni, è presentata dalla stampa liberals come voce popolare, indignata di quanto stia accadendo.

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Non ci si stupisca quindi se la Turkia adesso si stia costruendo un fence, un muro, al confine con la Siria.

Non è un muro contro i migranti: è un vallo contro i liberals e le sinistre europee.


Deutsche Welle. 2017-02-26. Turkey builds more than half of Syrian border wall

Turkey has completed more than half of a planned 511-kilometer wall along its border with Syria. The government says it will improve security, but rights groups warn refugees fleeing war will be stuck on the Syrian side.

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Turkey has erected 290 kilometers (180 miles) of a planned 511-kilometer (317 miles) “security wall” along its border with war-torn Syria, local media reported on Sunday, quoting the head of the body building the structure.

The wall is made from portable concrete blocks each weighing seven tons. The blocks are 2-meters thick (6.5-foot) at the base and 3-meters (10-foot) high, topped by a meter of razor wire. Along the entire wall roads are being built for military patrols and watch towers are being erected.

Ergun Turan, the head of the massive state housing developer TOKI that is tasked with building the wall in coordination with the defense and finance ministries, said the wall stretches along border sections in Hatay, Kilis, Sanliurfa, Mardin, Sirnak and Gaziantep provinces.

He said the portable nature of the blocks would allow Turkey to move them in the future when the security situation improves.

Turkey shares a 911-kilometer (566 miles) border with Syria. Ankara is concerned about the Syrian Kurdish YPG militia and has been under pressure from the United States and Europe to seal its porous southern border, which has been used by the so-called “Islamic State” (IS) and other rebel groups for smuggling weapons, supplies and fighters. After a military intervention into northern Syria in August, the Turkish military and allied rebel groups cleared IS from a section of the border.

However, human rights groups have voiced concern the wall will trap Syrian civilians fleeing conflict on the other side of the border, at a time Turkey tightens its open door refugee policy. Human Rights Watch and other groups have documented security forces shooting on fleeing civilians.

Seeking to stem migration to Europe, the EU has remained largely silent about the wall’s impact on refugees. 

Turkey has taken in more than three million Syrian refugees.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Sistemi Economici

Invecchiamento e pil. Nuovi dati poco confortanti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-27.

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Daron Acemoglu del Massachusetts Institute of Technology e Pascual Restrepo della Boston University hanno pubblicato un interessante lavoro, che studia gli andamenti del pil e della percentuale di ultracinquantenni.

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Si premettono alcune considerazioni.

Le scale dei diversi grafici riportati sono differenti da stato a stato: si faccia quindi attenzione nel compararli.

La statistica studia rapporti di concomitanza, non è in grado di rappresentare rapporti di causa – effetto.

Tale rapporto presuppone che ogniqualvolta si verifichi la causa, immancabilmente segua dopo un certo quale lasso di tempo, l’effetto. Similmente, ogniqualvolta di evidenzi l’effetto, immancabilmente esso deve essere preceduto dalla causa.

I fenomeni economici sono sostenuti da un elevato numero di variabili, differentemente interagenti tra di esse. Plottando due variabili, l’osservatore è inconsciamente spinto a considerare solo le due prese in esame, suggestione che potrebbe condurre ad errate conclusioni.

 

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Nei tre grafici riportati si nota come il pil sia stato in continua crescita dall’inizio della rilevazione, crescita apparentemente non influenzata dall’aumento della quota degli ultracinquantenni. Si noti che i dati sono rappresentati a partire dal 1960.

Quando però tale quota supera valori attorno al 35%, simultaneamente il pil cessa di crescere ed inizia a decrescere, sia pure con andamento zigrinato. In relazione al lasso di tempo studiato, il periodo di decrescita del pil occupa grosso modo un decimo del tempo totale, poco per risultati certi, molto come campanello di allarme, verosimilmente anche qualcosa di più. Si noti come la quota degli ultracinquantenni sembrerebbe presentare un threshold: sotto un certo valore sarebbe ininfluente sul sisema, sopra agirebbe.

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Le influenze della demografia sui sistemi economici è stata ampiamente trattata.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Una popolazione con alta percentuale di vecchi dapprima perde lo spirito imprenditoriale e lavorativo, poi non ha più in numero sufficiente braccia e menti che possano applicarsi.

In questa sede sarebbe interessante trarre solo una considerazione, tra le molte pur di interesse.

Sono molte le variabili econometriche che sono usualmente espresse nei termini di rapporto con il pil: per esempio, il debito sovrano.

Molte teorie economiche assumono come assioma che il sistema cresca in modo indefinito. A ciò conseguirebbe, per esempio, che un debito pubblico dimezzerebbe la sua rappresentazione in termini di rapporto con il pil, qualora questo ultimo raddoppiasse. Da ciò deriverebbe ancora, di conseguenza, una scarsa o nulla rilevanza dell’ammontare del debito in sé e per sé.

Orbene, i dati prodotti smentirebbero codesto assioma. Da circa una decina di anni i pil sono in decrescita, in termini mediani.

La conseguenza ultima è che le suddette teorie si fondano su presupposti fallaci, e quindi provvedono risultati altrettanto fallaci.

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Nota terminologica.

Enunciato. In linguistica, sequenza di parole che forma un segmento reale di discorso (orale o scritto), prodotto in una determinata situazione di comunicazione e sufficiente a dare l’informazione richiesta.

Assioma. Nel linguaggio com., verità o principio che si ammette senza discussione, evidente di per sé. In filosofia, principio certo per immediata evidenza e costituente la base per l’ulteriore ricerca

Pubblicato in: Problemi militari, Putin, Senza categoria

Russia. Barguzin porta sei RS-24 Yars ICBMs da 10 testate l’uno.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-27.

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Quando l’Ammiragliato chiese all’ammiraglio Horatio Nelson, duca di Bronte, di quante navi avesse bisogno per vincere la quadra francese, si sentì rispondere che solo il numero annienta.

I russi questo concetto lo hanno capito più che bene.

A tutto il 2016 i russi dovrebbero poter disporre di circa 326 missili balistici intercontinentali, armati con almeno 1,050 testate sempre pronte per il lancio.

Negli ultimi anni il Presidente Obama, di accordo con Mr Hollande e Frau Merkel, hanno collocato su schieramento avanzato il Prompt Global Strike della Nato. Mossa da molti ritenuta essere molto azzardata, oltre che minacciosa nel cuore stesso della Russia.

La Russia si è sentita immediatamente minacciata, ed ha sia ricollocato il proprio arsenale atomico, sia lo ha ammodernato in modo consistente con notevole rapidità.

Ci vorrà molto tempo e pazienza per ritornare ad uno status ante che sia meno pericoloso.

In ogni caso, di fronte ai nuovi sistemi d’arma russi, gli aumenti del budget militare varati dai tedeschi fanno ridere i sargassi.

* * *

«Commentando i recenti successi del test di lancio del missile balistico intercontinentale russo dell’avanzato complesso missilistico strategico su rotaia Barguzin, i media tedeschi hanno lanciato un allarme, definendolo “incubo”, tuttavia osservando che si tratta della risposta all’aggressività occidentale ai confini della Russia»

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«Incubo»

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È di questi giorni la notizia che stanno per diventare operative delle nuove unità mobili di lancio di missili balistici a testata multipla.

Le rampe mobili di lancio sono sicuramente più vulnerabili delle postazioni in silos, ma essendo mobili dovrebbero riuscire abbastanza bene a farsi localizzare dagli avversari con molta maggiore difficoltà.

Le unità mobili dovrebbero essere almeno cinque. Un totale quindi di trecento testate.

«Le forze missilistiche strategiche russe, poche ore fa, hanno effettuato un test lanciando con successo un RS-24 ‘Yars’. Il nuovo missile balistico intercontinentale è stato lanciato da una rampa mobile, dal centro spaziale di Plesetsk.

Il test è stato confermato dal Ministero della Difesa russo.

Le testate hanno colpito con successo il bersaglio designato presso il Kura Test Range, un’area nella penisola di Kamchatka utilizzata fin dagli anni 50 per testare gli Icbm russi.

L’RS-24 ‘Yars’ (nome in codice Nato SS-29) è un missile balistico intercontinentale di quinta generazione. E’ una versione aggiornata del missile balistico ‘Topol-M’ ed è stato testato ed ufficialmente presentato nel 2007, in risposta all’installazione dello scudo missilistico della Nato in Polonia.

L’RS-24 è dotato di una testata Mirv (verosimilmente Marv) in grado di trasportare testate multiple indipendenti progettate per eludere tutti i sistemi di difesa missilistica esistenti e colpire bersagli ad una distanza massima di dodici mila chilometri con un errore di 50 metri.

La divisione Teikovo, nella Russia centrale, è stata la prima a ricevere nel settembre del 2012 i nuovi missili di quinta generazione con due reggimenti e 18 missili pronti al combattimento. Altri due reggimenti mobili equipaggiano la 39a Guards Rocket Division, a Novosibirsk, in Siberia, mentre la 28th Guards Rocket Division, a Kozelsk, nella Russia centrale è stata equipaggiata con la versione “silo-based”. Sarebbero meno di cinquanta gli SS-29 fino ad oggi schierati.

La Russia prevede di aumentare la spesa annuale sulle armi nucleari di oltre il 50 per cento nei prossimi tre anni per un investimento complessivo di 1,4 miliardi di dollari entro il 2016. Il Ministero della Difesa ha già annunciato il ritiro di quasi tutti gli ormai obsoleti Icbm come gli SS-18 ‘Satan’, SS-19 ‘Stiletto’ e SS-25 ‘Sickle’ (Topol) e sostituirli con gli SS- 27 ‘Sickle-B’ (Topol-M) e RS-24 ‘Yars’ missili entro il 2021.

Entro il 2016, l’80 per cento delle Forze Missilistiche Strategiche russe sarà composta da ‘Yars’ e ‘Topol-M’. Mosca dispone attualmente di 326 missili balistici intercontinentali con circa 1.050 testate pronte al lancio (Mirv-Marv).»  [Fonte]

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«Le vetture sono così solide che possono resistere all’esplosione di una testata nucleare ad alcune centinaia di metri di distanza. Un treno può operare per un mese in modo autonomo e percorrere 1000 chilometri al giorno.»

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Questa è una delle risposte che la Russia ha messo in campo in risposta al collocamento avanzato del Prompt Global Strike da parte della Nato.

Prima di agire, forse sarebbe sempre opportuno ragionare a fondo sulle reazioni che si evocano.


National Interest. 2017-02-26. Russia’s Nuclear Missile ‘Death Train’ Arriving in 2019

Russia will test-fire an ICBM from a missile-equipped “death train” in 2019, according to Russian media.

The Barguzin “railroad combat complex,” or BZhRK, will be armed with six RS-24 Yars ICBMs, a fifty-five-ton missile that reportedly carries up to ten nuclear warheads, and is already deployed in fixed silos and mobile truck-mounted launchers. There will be five railroad missile regiments, each consisting of one train and six ballistic missiles. Operational deployment is slated for 2020.

Barguzin is not a new concept. It is actually a revival of train-launched ICBMs, fielded by the Soviet Union beginning in the 1960s. The twelve trains, equipped with three RT-23 Scalpel missiles each, were phased out by 2005.

“As it was impossible to precisely determine the place where they could fire a nuclear missile, they were dubbed as ‘death’ or ‘phantom’ trains,” reported Sputnik News.

The new trains will carry six missiles instead of three. A Russian defense industry official told Sputnik News in 2015 that the missile trains “will not need any specific big cars. They will completely coincide with the existing parameters of railcars and will therefore be completely hidden from a foe’s reconnaissance and surveillance. Moreover, the system will enable launches virtually everywhere on the railway bed in contrast with the previous system that required special launch conditions.”

A 2016 Russian media article, translated by the U.S. Army’s Foreign Military Studies Office, stated that Barguzin “will restore the ground triad of the RSVN [Strategic Missile Troops] of the Soviet era, augmenting the silo-based and mobile ground-based intercontinental ballistic missile systems that are in the inventory.”

Russia’s move has caught the eye of China, which itself tested a rail-mounted ICBM in 2015. A Chinese media article suggests the missile train is “a countermove in response to America’s global missile defense system and C-PGS (prompt global strike) program” of hypersonic missiles.

Are we entering a new strategic arms race? Building mobile ICBMs suggests that Russian leaders feel less than secure with their current nuclear portfolio versus the Americans. The irony, of course, is that America is developing a new ICBM because it doesn’t feel its nuclear deterrent is secure against the Russians.

The United States itself once toyed with train-based ICBMs. In the 1980s, the Reagan administration approved a plan to base MX (Peacekeeper) missiles on railroad cars that, upon command, would disperse throughout the continental U.S. rail network. The program was later terminated.

Train-based ICBMs do offer some advantages over missiles in fixed silos, namely that the enemy can never be sure where they are—or, more accurately, where all of them are at any given moment. But as a 2014 RAND study pointed out, rail and truck launchers have their drawbacks. Maintaining a missile on a train is more difficult than in a silo, while rail lines and roads can be blocked by snow, which tends to restrict railroad ICBMs to warmer climates. In addition, because there are only a limited number of rail lines and highways in an area (think Siberia), enemy surveillance can focus on a few areas. And, once located, mobile missiles are more vulnerable than ICBMs in hardened silos.


Aurora. 2017-02-26. Perché i ‘treni-fantasmi’ russi spaventano l’occidente

Commentando i recenti successi del test di lancio del missile balistico intercontinentale russo dell’avanzato complesso missilistico strategico su rotaia Barguzin, i media tedeschi hanno lanciato un allarme, definendolo “incubo”, tuttavia osservando che si tratta della risposta all’aggressività occidentale ai confini della Russia. Il test ha avuto luogo presso il cosmodromo di Plesetsk ai primi di novembre, e apre la via ai test di volo reali. “Le prove di lancio sono svolte per determinare se il complesso è operativo. Il missile e il contenitore di lancio sono stati progettati da tempo, ma la piattaforma di lancio è nuova. Le prove hanno lo scopo di testarne le prestazioni“, affermava l’analista della difesa Viktor Murakhovskij a Radio Sputnik, all’inizio di novembre. Il test segna il rilancio del progetto del treno nucleare sovietico. Nel 1987, l’URSS decise di disporre di missili su ferrovia, approfittando dell’ampia e ramificata rete ferroviaria, in cui un treno poteva sfuggire alla ricognizione satellitare. Ciascuno dei 12 ‘treni nucleari’ sovietici era armato con tre missili balistici intercontinentali (ICBM) RT-23 (SS-24 Scalpel) che trasportavano 10 testate. Dallo spazio, questi treni sembravano vetture-frigorifero ordinarie.

In conformità con il trattato START II, la Russia disattivò i treni nel 2005 e li radiò nel 2007. Il nuovo progetto, nome in codice Barguzin, dal forte vento del Bajkal, non è soggetto al trattato e supera i predecessori per potenza. Ogni treno Barguzin sarà armato con 6 ICBM RS-24 Jars (equivalente terrestre del Bulava navale). Il nuovo “treno nucleare” opera similmente a un sottomarino nucleare. Le vetture sono così solide che possono resistere all’esplosione di una testata nucleare ad alcune centinaia di metri di distanza. Un treno può operare per un mese in modo autonomo e percorrere 1000 chilometri al giorno. Il sistema dovrebbe essere messo a punto entro il 2018. Cinque reggimenti Barguzin dovrebbero entrare nelle Forze missilistiche strategiche della Russia entro il 2020. “Le piattaforme sovietiche impiegavano vagoni ferroviari diversi dalle carrozze ferroviarie standard. Il nuovo complesso missilistico è adattato allo scartamento standard. I carri che trasportano i missili recentemente testati, assomigliano a quelli frigorifero, ad esempio“, spiegava Murakhovskij. Commentando i recenti test, il sito Welt.de e la rivista Stern hanno definito il treno “un incubo“. Tuttavia notavano che il rilancio dei cosiddetti “treni fantasma” è la risposta a ciò che Mosca vede come “passaggio dell’occidente della linea rossa” in Europa orientale, ai confini della Russia, indicando il rafforzamento militare della NATO in Europa orientale e nel Baltico. In un commento sul tema, il commentatore militare Vasilij Sychev osservava che i Barguzin sono solo la risposta all’unità Prompt Global Strike (PGS), un sistema aereo d’attacco convenzionale con armi intelligenti capace di colpire qualsiasi parte del mondo entro un’ora, similmente ad un ICBM nucleare. Tale arma permetterebbe agli Stati Uniti di rispondere molto più rapidamente di quanto sia possibile con le forze convenzionali.
Nel settembre 2014, il Presidente Putin citò il PGS tra le numerose nuove minacce che la Russia doveva affrontare, insieme al sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti in Alaska, al sistema di difesa antibalistico Aegis in Europa e la maggiore attività della NATO in Europa orientale. Il Viceprimo Ministro incaricato dell’Industria della Difesa Dmitrij Rogozin avvertiva che la Russia aggiornerà le forze nucleari strategiche e le difese aerospaziali in risposta al sistema PGS. Viktor Murakhovskij affermava che chi definisce il treno “un puro e semplice incubo” presso i servizi segreti stranieri, ha tutte le ragioni per dirlo. “Sono d’accordo dato che non ci sono gli elementi che potrebbero essere utilizzati per rilevare il complesso missilistico su rotaia“, aveva detto. “C’è una nuova piattaforma di lancio e un nuovo sistema di controllo operativo che utilizza canali di trasmissione digitali protetti. Vi sono nuovi programmi per le missioni“, dettagliava. Quindi i media tedeschi hanno ragione ad allarmarsi sui temuti treni russi che potranno colpire tutti gli obiettivi strategici in occidente. I treni tuttavia rimarranno esclusivamente sul territorio russo, dato che lo scartamento delle ferrovie della Russia è più ampio di quello dell’Europa. I binari nei territori della Russia e dell’ex-Unione Sovietica sono stati costruiti utilizzando il binario a scartamento largo (1520 millimetri). La maggior parte delle ferrovie europee occidentali, fino agli Stati baltici, così come il 60 per cento delle ferrovie del mondo, usa lo scartamento normale (1435 millimetri). Le origini di questa differenza risalgono al 19° secolo. Per la Russia, il diverso scartamento dei binari aveva uno scopo strategico militare, ostacolando la forza militare ostile impedendogli di spostare truppe e materiale bellico nel Paese via treno.