Pubblicato in: Pagliacci, Unione Europea

Clamorosa gaffe con la Cina del Commissario EU per l’economia digitale.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-03.

 oettinger

Gli europei non hanno mai brillato per arti diplomatiche, e tra di loro i tedeschi sembrerebbero essere quelli meno dotati dell’arte del saper vivere.

Poi, non sapendo bene con chi prendersela, invece che sparare sul solito Vaticano questa volta se la son presa con i cinesi.

Gente notoriamente mite e remissiva: mica che se la siano legata al dito.

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«Beijing has slammed EU Digital Economy Commisions Günter Oettinger for his derogatory remarks about Chinese diplomats»

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«Oettinger can also be heard saying of the Chinese diplomats: “Nine men, one party. No democracy. No women’s quota, no women»

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Se c’è una cosa che fa inviperire i cinesi è ricordar loro che hanno “gli occhi a mandorla“.

Quando li si vuole insultare, li si apostrofa in questa maniera.

E Herr Günter Oettinger c’è riuscito pienamente.

Poi, tanto per rincarare la dose, ha aggiunto che in Cina non ci sarebbe la democrazia: sembra che venga dal paese dei mirtilli invece che da una Germania dove cosa sia la democrazia ha ancora da succhiarlo dal biberon.

Ma il clou è arrivato alla fine.

«No women’s quota»

*

«no women»

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Ma la Cina sta andando a gonfie vele, mentre l’Unione Europea stagna e si avvia alla estinzione, proprio perché non ha quelle «women’s quota» che hanno fatto infestare parlamenti, burocrazia, esercito, università ed ogni altro possibile ambito di femmine rampanti rabbiosamente vogliose di saltare dalle soffici alcolve a qualche posto di potere, purché ben remunerato.

In Cina si fa carriera per meriti comprovati nel proprio settore lavorativo, non perché si eccelle nell’arte con cui la sig.ra Ciccone vorrebbe ricompensare coloro che avessero votato Mrs Clinton.

Perché mai odia i cinesi a tal punto da voler che implementino le quote rosa?

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Ma almeno una cosa vera Herr Günter Oettinger la ha detta:

«The politician also mocked Germany’s progressive social agenda, saying “compulsory gay marriage” would soon be introduced».

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Ci si stupisce che l’Unione Europea se ne stia andando alla deriva?


Deutsche Welle. 2016-11-02. China umimpressed with German politician Oettinger’s racial slur

Beijing has slammed EU Digital Economy Commisions Günter Oettinger for his derogatory remarks about Chinese diplomats. The controversy-prone politician has said his comments were taken out of context.

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China criticized the “irritating feeling of superiority” displayed by some Western politicians on Wednesday. The comments from a foreign ministry spokeswoman were a response to the outrage caused by German EU Commissioner Günther Oettinger referring to a delegation of Chinese diplomats as “slant eyes.”

In a somewhat restrained condemnation of the racial slur, Beijing said that it hoped Western leaders would “learn to see others as equal and treat them with respect.”

Oettinger’s comments garnered worldwide attention on Friday when a talk he had given in Hamburg was posted to YouTube. In the footage, Oettinger can also be heard saying of the Chinese diplomats: “Nine men, one party. No democracy. No women’s quota, no women.”

The European Commissioner for Digital Economy and Society has been slammed for seeming to imply that women only attain top jobs because of preferential quotas. Oettigner responded by saying he was in fact criticizing misogyny in China.

Whatever his intention, it no doubt made Economy Minister Sigmar Gabriel’s tense trip to Beijing all the more uncomfortable.

‘Compulsory gay marriage’

But it wasn’t only the Chinese that Oettinger managed to insult in the video clip. The politician also mocked Germany’s progressive social agenda, saying “compulsory gay marriage” would soon be introduced.

The 53-year-old Christian Democrat (CDU) is no stranger to political gaffes. In 2011, while serving as Commissioner for Energy, he described the situation in Fukushima, Japan as “an apocalypse.” He also called fellow EU countries Romania, Bulgaria and Italy “ungovernable” at a public event, and once compared digital rights activists to the Taliban.

Oettinger also famously once bemoaned that “there is no war anymore” in Europe – to help weapons-producing nations get out of debt.

The commissioner is poised to become the EU finance chief when incumbent Kristalina Georgieva steps down.  He downplayed the controversy in an interview with Die Welt newspaper, saying they were “casual remarks” and that he was not against gay marriage.

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Pagliacci

L’Italia ha un gran bisogno di più immigrati illegali!

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-20.

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Questa è una parziale cronistoria di quanto accaduto oggi, da questa mattina al momento della pubblicazione.

Ospedale: Immigrati derubano uomo appena morto

Sequestrata per 3 mesi in un casolare da immigrati: blitz per liberarla

Africano non vuole mostra biglietto: “Fatti miei”

Empoli: non timbra biglietto e aggredisce controllori

Scontri a Milano: stazione fuori controllo – Video

Arrestato a Torino un romeno “vampiro del gasolio”

Un borsone pieno di droga Arrestati due albanesi in un bar

ROMANO – Ricattava italiana, arrestato nuovamente marocchino …

Latitante albanese arrestato a Pordenone – Il Friuli

Legnano, Immigrato aggredisce ragazza e di un gruppo di ragazzi

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Per gli stupri occorrerebbe aspettare questa sera, perché i migranti si stanno riposando.

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In ogni caso la lezione è chiara.

Se doveste commettere un reato, almeno fatelo da ubriachi, così il giudice vi rimette subito in libertà.

L’Italia è un paese laico, democratico ed antifascista.

Sarebbe anche l’ora che la minoranza italiana si integrasse con quella islamica.

Costituzione? Che mai sarà?? C’è la Sharia.

Nota.

Ragazzi. Non facciamo scherzi.

Nessuno vada a dire che Boldrini, Boschi e Mogherini girano senza il burqa: le lapiderebbero.

Ma prima le sollazzino a dovere.

Pubblicato in: Geopolitica Mondiale, Pagliacci

Se voterete Hillary Clinton, vi praticherò del sesso orale…

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-20.

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S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,

torrei le donne giovani e leggiadre:

e vecchie e laide lasserei altrui.

Cecco degli Angiolieri

 

Se Mr Trump avesse annunciato pubblicamente, in televisione, che avrebbe fatto omaggio a tutti i suoi elettori di una femmina esperta e navigata che avrebbe fatto loro ciò che una volta si chiamava fellatio si sarebbe scatenato un finimondo. Come minimo, voto di scambio.

Se la stessa offerta la avesse fatta la moglie di Mr Trump oppure una sua supporter, lo avrebbero semplicemente messo sulla sedia elettrica.

Le femministe di tutto il mondo sarebbero insorte inviperite riversando quel torrente di insulti da loro ritenuti essere infamanti: da maschilista, sessuofilo e via dicendo, fino a gestore di tratta delle bianche, nere, rosse e verdi.

Due pesi e due misure.

Ma non fanno più le femministe di una volta.

*

Ma invece è stata la pop star sig.ra Ciccone: quindi è cosa buona, giusta e financo doverosa.

«If you vote for Hillary Clinton, I will give you a b–job — and I am good»

*

«I take my time, I have… eye contact and I do swallow»

* * * * * * * *

«The 58-year-old singer went on to detail her qualifications for the position»

*

Nessuno avrebbe mai più messo in dubbio che la sig.ra Luoise Veronica Ciccone abbia una comprovata carriera di esperta in ogni tipologia espressiva del rapporto sessuale, ivi compreso, ovviamente, quello orale.

Specialità nella quale molte femmine si cimentano volonterose ma nella quale ben poche riescono, non si dice ad eccellere, ma almeno a raggiungere la sufficienza: in fondo, è una delle poche prestazioni ove l’iniziativa è della femmina.

Ci sia consentito però, visto che la sig.ra Ciccone la ha messa giù esplicita e senza tanti giri di parole, di constatare che una femmina a 58 anni è già da tempo sulla via del disarmo: carampana attraccata al molo delle demolizioni. Certo, trucco e penombra possono svolgere un grande supporto, ma cinquantotto anni sono cinquantotto anni. Almeno, almeno, che si tolga la dentiera o la fissi bene con l’apposito adesivo.

Sig.ra Hillary Clinton, prossima volta per cortesia, faccia fare profferte sessuali da qualche ventenne procace e ben addestrata nelle pratiche d’alcova. Dato il coraggio che serve per darle il voto, almeno che  la femmina sia allo stato dell’arte.

Con buona pace delle miserrime femministe, che lasceremo a bocca asciutta.

Nota.

Se la candidata democratica alla Presidenza degli Stati Uniti deve ricorrere a questi argomenti per raccattare quattro voti, lasciateci rimpiangere i tempi di Churchill: fumava il sigaro, mangiava e beveva in santa pace, tirava dei moccoli da far tremare le ringhiere, era il flagello di tutte le segretarie, che sfiancava riducendole ai minimi termini. Ma aveva cervello e palle.

 


Adnk. 2016-10-19. La proposta a luci rosse di Madonna: “Se votate per Hillary Clinton…”/Video

“Se voterete Hillary Clinton, vi praticherò del sesso orale…”. Madonna continua a provocare e, questa volta, lo fa a fini elettorali aprendo lo spettacolo della comica Amy Schumer al Madison Square Garden di New York. La promessa è senz’altro impegnativa: un rapporto orale in cambio di un voto alla candidata democratica. “Lo giuro – ha sottolineato dal palco fra i fan i delirio – e sono brava! Non sono una scema, mi prendo il mio tempo e mantengo il contatto visivo…”.

 


Daily News. 2016-10-19. Madonna offers oral sex to Hillary Clinton supporters while opening up for Amy Schumer

Forget a chicken in every pot, Madonna has a much better offer for voters.

The Material Girl took the stage as the opening standup act for Amy Schumer at Madison Square Garden on Tuesday night, and joked about a proposition to people who cast their ballot for Democratic presidential candidate Hillary Clinton.

“One more thing before I introduce this genius of comedy: If you vote for Hillary Clinton, I will give you a b–job — and I am good,” she said to the crowd.

The 58-year-old singer went on to detail her qualifications for the position.

“I take my time, I have… eye contact and I do swallow,” she added, giving a thumbs up.

Madonna went on to praise Schumer before introducing her to the stage, noting “one day I want to do what she does.”

The two pals also broke out into a brief dance on stage before hugging each other.

Schumer previously opened up for Madonna’s “Rebel Heart” tour at Madison Square Garden back in September.

It wasn’t the first time Madonna sexed up her political stance.

On Sept. 28, she joined Katy Perry’s lead and went topless on social media for the Democratic presidential nominee.

“[I’m] voting naked with Katy Perry!! Vote for Hillary. She’s the Best we got! Nude Voting series # 1,” the “Like A Virgin” singer wrote.

Schumer is also an outspoken supporter of Clinton and recently registered voters in Florida.

The 35-year-old comedian also poked fun at Donald Trump during a stand-up show Sunday night in Tampa, which prompted nearly 200 people to walk out.

After she was introduced by Madonna on Monday night, Schumer issued a sarcastic apology to those who left Sunday’s show.

“After the show, I want you to know that I will go straight to a rehab facility that will teach me how to make all people happy,” she said. “Both the rich, entitled, white people who are gonna vote for him [Trump] and the very poor people who’ve been tricked into it.”

 


Mirror. 2016-10-19. Madonna jokes about giving ‘good oral sex’ during explicit stand up routine

Madonna stunned an audience last night when she revealed that she’s “really good” at giving oral sex.

The 58-year-old singer couldn’t keep hold of her loose lips as she delivered an explicit monologue during Amy Schumer’s comedy set at Manhattan’s Madison Square Garden on Tuesday.

The star made a gag about giving fellatio on men who vote for Hillary Clinton in November’s US presidential election at the start of the comedienne’s gig.

She quipped: “I’d better get off now because someone insanely funny is about to be on this stage, ladies and gentleman, one more thing before I introduce this genius of comedy.

If you vote for Hillary Clinton I will give you a blowjob. I’m really good. I’m not a douche and I’m not a tool. I have eye contact and I do swallow.”

The Like A Virgin hitmaker went on to claim she never receives “d**k pics” from men and she no longer sees her manager Guy Oseary – who also represents Amy Schumer – because of how quickly the Trainwreck star’s success has rocketed.

She finished off her monologue by introducing the 35-year-old funny woman to her audience and admitting she wants to “one day” be able to do stand-up like Amy.

She concluded before being ushered off the stage: “This insanely talented woman who I am so jealous of because one day I want to do what she does.”

Although fans were no doubt surprised to see the pop star attempting to make people laugh, Madonna’s guest appearance came as a returned favour to Amy after she opened up three of her dates in New York on her ‘Rebel Heart’ world tour last year.

The terrible twosome had fans in hysterics at the concert as Madonna aggressively whipped up Amy’s dress, flashed her lace knickers to the audience and slapped her bottom before she stood behind her and pretended to hump her.

Despite the embarrassing scenario, Amy didn’t let her flesh-flashing moment faze her as she continued to shake her bottom while Madonna sang Unapologetic Bitch.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale, Pagliacci, Senza categoria

The New York Times. La Voce del Nuovo Padrone.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-17.

 

giornalisti-leccaculo

Stiamo assistendo a fatti alquanto strani nella stampa americana, e non solo in quella.

Stampa e media americani stanno cambiando padroni.

Un po’ di nomi e cognomi, per capire meglio cosa stia accadendo.

Ora che la campagna elettorale sta avviandosi all’evento conclusivo, il voto nell’urna, saltando fuori le storie più strane.

Nuove accuse a Trump, “mi toccò sotto la gonna”

«Si moltiplicano le accuse di molestie sessuali contro il candidato repubblicano Donald Trump e, a 24 giorni dall’Election Day Usa, emerge nei sondaggi una crescente disaffezione da parte dell’elettorato femminile per il candidato repubblicano. Trump respinge ogni addebito: dice di non conoscere le sue accusatrici, che non ci sono testimoni e che in ogni caso, argomenta ripetutamente, non sarebbero la sua “la sua prima scelta”, esteticamente parlando. Con la Virginia e il Colorado dati ormai saldamente nelle mani della democratica Hillary Clinton, la partita finale, il prossimo 8 novembre, si giochera’ in quattro Stati in bilico: Ohio, Florida, Pennsylvania e Carolina del Nord.

Ad una settimana dalla pubblicazione del video con le dichiarazioni sessiste di Trump, si allunga la lista delle donne che denunciano pubblicamente di essere state molestate dal candidato repubblicano: sono almeno 8. L’ultima, in ordine di tempo, e’ un’ex concorrente del talent show “The Apprentice”, Summer Zervos, che ha accusato il miliardario di averla palpeggiata e baciata in modo aggressivo in due diverse occasioni nel 2007, durante due incontri privati, organizzati per discutere di opportunita’ di lavoro. Trump era nel programma televisivo ideato da Mark Burnett nei panni del ‘Boss’. La Zervos, senza riuscire a trattenere le lacrime, ha denunciato gli abusi leggendo una dichiarazione davanti alle telecamere, nello studio del suo avvocato, Gloria Allred, a Los Angeles. Un’altra donna, l’ex modella Kristin Anderson, ora 46enne, ha detto che il miliardario le infilò le mani sotto la gonna toccandole i genitali in un night club, nel 1992.»

Si riporta un fatto che sarebbe accaduto 26 anni fa, senza nessuna denuncia al momento, e, soprattutto, senza la presenza di testimoni.

Ma come si potrebbe mai non credere ciecamente a quanto riferisce una femmina affranta?

Lo sanno anche le metope del Partenone che la memoria femminile si ravviva in ragione della speranza di un compenso: più denaro vi sia, maggiore è la memoria.

«La Zervos, senza riuscire a trattenere le lacrime, ha denunciato gli abusi leggendo una dichiarazione davanti alle telecamere, nello studio del suo avvocato, Gloria Allred, a Los Angeles»

*

«Summer Zervos, on Friday accused Donald Trump of groping or aggressively kissing her on two separate occasions in 2007, when she met the businessman privately for what she thought were going to be discussions about job opportunities». Nove anni fa. Nessun testimone.

Povera la nostra Mrs Zervos: si è ricordata del riferito fatto solo quando Mr Trump si è presentato alle elezioni presidenziali. Se Mr Trump non si fosse mai presentato come candidato avrebbe dovuto tenere chiuso nel cuore il suo terribile fardello. Piange caldissime lacrime sulla improbabilità di poter ottenere un congruo compenso.

*

Il The New York Times recepisce con tutto lo sdegno del caso la versione della Zervos, la considera ovviamente una sentenza cassata, e pubblica:

Former ‘Apprentice’ contestant accuses Trump of making unwanted sexual contact.

Il contenuto è scritto davvero molto bene. Sarebbe stato molto ma molto meglio che Mr Trump avesse spifferato ai russi la dislocazione delle forze nucleari americane: per il NYT sarebbe stata soltanto un svista, come quelle fatte da Mrs Hillary Clinton.

*

Ovviamente il grande pubblico ci cade. O almeno, si dice che vi cada.

Tutte le femmine frustrate orripilano alla sola idea di poter essere state baciate. Oppure di mani sotto le gonne.

Che cribbio: da che mondo è mondo sono prestazioni che si devono pagare.

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Adesso sgorga naturale una domanda.

Tutti sappiamo come la libertà di stampa sia quella che i giornalisti hanno di obbedire ai loro padroni.

Quindi, domandiamoci chi sia il padrone del The New York Times.

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Carlos Slim.

Secondo Forbes è il secondo uomo più ricco al mondo.


«Carlos Slim Helú (Città del Messico, 28 gennaio 1940) è un imprenditore messicano. Opera in molteplici settori: dalle telecomunicazioni, all’attività bancaria e assicurativa, al monopolio sul tabacco e sul petrolio nel suo Paese. È stato l’uomo più ricco del mondo dal 2010 al 2013, con un patrimonio stimato di circa 76 miliardi di dollari dalla rivista statunitense Forbes.

I suoi genitori erano libanesi e si trasferirono in Messico nel 1902 dove aprirono un negozio. Carlos si iscrisse all’Universidad Nacional Autónoma de México conseguendo la laurea in ingegneria civile nel 1961 e iniziò subito a lavorare in varie aziende riuscendo anche a collaborare con importanti organismi internazionali. Cominciò ad avere fortuna con l’impiego in grandi multinazionali come Altria Group e Alcatel, in seguito si mise in proprio e fondò il Grupo Carso.

Oggi è il più importante magnate delle telecomunicazioni dell’America Latina: detiene infatti il controllo di tre delle più importanti compagnie del continente, la Telmex, la Telcel e la América Móvil. Messe insieme, le tre compagnie controllano circa il 73% del traffico di telefonia mobile dell’America latina, con oltre 100 milioni di utenti.

Il suo impero, che secondo la prestigiosa rivista Fortune realizza il 5% del PIL messicano, non si limita al mondo delle telecomunicazioni. La cassaforte di famiglia possiede banche e catene di ristoranti, piantagioni di tabacco e retailer informatici oltre al 3% delle azioni della Apple. Carlos Slim ha dedicato inoltre alla moglie scomparsa prematuramente, un museo, Soumaya Museum. La sua collezione di 70mila oggetti d’arte appartenenti a dieci secoli comprende opere di Leonardo da Vinci, quadri di Tiziano, Tintoretto, El Greco, Rubens, Dalí, Modigliani, Chagall e Mirò, per non parlare delle opere di Auguste Rodin, di cui Slim possiede la collezione privata più importante e la più ampia al di fuori della Francia.

Nel 2011 voleva formare un consorzio, insieme al magnate dei media Rupert Murdoch, per il controllo della Formula 1, ma il patron Bernie Ecclestone ha dichiarato che la Formula Uno “non è in vendita”, definendo queste voci “spazzatura”.

Carlos Slim Helú è maronita» [Fonte]

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Adesso molte cose potrebbero essere ben più chiare, ma quanto segue è illuminante.

Questa che segue invece è la segnaletica del New York Times.

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«On 14 January 2014, Carso Telecom, in which América Móvil indirectly holds a controlling interest, concluded a conditional share purchase agreement with Inmobiliaria Carso, S.A. de C.V and Control Empresarial de Capitales, S.A. de C.V for a total of 13,901,000 Telekom Austria AG shares, corresponding to 3.14% of the share capital. When the transaction comes into force, Carso Telecom holds a total of 110,841,174 ordinary shares of Telekom Austria AG, corresponding to 25.0206% of the voting rights in Telekom Austria AG, and therefore exceeds the threshold of 25% of the voting rights of the issuer; América Móvil holds directly (section 91 (1) of the Austrian Stock Exchange Act (‘BörseG’)) and indirectly (section 92 (Z 4) of the Austrian Stock Exchange Act) a total of 118,776,874 ordinary shares of Telekom Austria AG, corresponding to 26.8119% of the voting rights in Telekom Austria AG, and therefore exceeds the threshold of 25% of the voting rights of the issuer.

Following this transaction, Carso Telecom holds a total of 110,841,174 ordinary shares of Telekom Austria AG as of 13 March 2014, corresponding to 25.0206% of the voting rights in Telekom Austria AG, and therefore exceeds the threshold of 25% of the voting rights of the issuer; América Móvil directly (section 91 (1) of the Austrian Stock Exchange Act) and indirectly (section 92 (Z 4) of the Austrian Stock Exchange Act) holds a total of 118,776,874 ordinary shares of Telekom Austria AG, corresponding to 26.8119% of the voting rights in Telekom Austria AG, and therefore exceeds the threshold of 25% of the voting rights of the issuer.

On 23 April 2014, América Móvil announced that it had concluded a shareholders’ agreement with ÖIAG concerning its equity interest in Telekom Austria AG via its wholly-owned subsidiary Carso Telecom.» [Telekom Austria]


Reuters. 2016-01-14. Carlos Slim becomes top New York Times shareholder

Mexican billionaire Carlos Slim has become the largest shareholder of New York Times Co (NYT.N) after exercising warrants to double his stake in the publisher to 16.8 percent.

Entities affiliated with Slim exercised the warrants he bought in 2009 when he loaned the company $250 million during the height of the financial crisis.

New York Times, controlled by the Ochs-Sulzberger family through Class B shares, paid back the loan in 2011.

Slim’s total stake is valued at $341.4 million, based on the stock’s Wednesday closing price of $12.28.

He follows other billionaires who have put their faith in the media business. Amazon.com Inc (AMZN.O) founder Jeff Bezos bought the Washington Post in 2013 while Warren Buffett has invested in several newspapers.

Slim acquired nearly 15.9 million shares of Class A common stock at $6.36 per share. He earlier held an 8 percent stake.

New York Times intends to use cash proceeds of about $101.1 million to buy back Class A shares.

“..This one-off repurchase program should not be viewed as a change of position about our capital allocation plans,” Chief Executive Mark Thompson said.

New York Times, which has been under pressure to replace an evaporating pool of print advertising dollars with digital ads and money from subscriptions, projected in November a further decline in advertising sales for the current quarter.


Reuters. 2016-07-22. Slim’s offer over FCC accepted by 25.66 percent of total share capital

Fomento de Construcciones y Contratas SA :Full takeover bid launched over FCC by Mexican tycoon Carlos Slim via Control Empresarial de Capitales was accepted by 25.66 percent of total share capital of FCC, that is 48.30 percent of shares that were object of the offer.


Law360. 2016-07-22. Carlos Slim Doubles NYT Stake To Become Top Shareholder

Mexican billionaire Carlos Slim has agreed to pay about $101.1 million to more than double his stake in The New York Times Co. and become its largest shareholder, and the newspaper said Wednesday that the proceeds will be used to launch a share buyback program.

The deal sees Slim’s interest in the newspaper balloon to nearly 17 percent, planting the America Movil SAB de CV chief executive firmly atop the shareholder totem pole. Slim was able to increase his stake by exercising warrants related to a previous deal he made with the company in 2009, when the billionaire lent The New York Times $250 million to help it get through the global economic crisis.

Under the terms of Wednesday’s deal, Slim — who earned his billions by way of the telecom industry in Latin America — has agreed to pick up 15.9 million more shares of the newspaper’s Class A common stock for about $6.36 apiece. That gives him a total of roughly 27.8 million Class A shares, or 16.8 percent of the company.

The company plans to use the $101.1 million to buy back Class A shares “from time to time” in “open market transactions as conditions permit.”

“We believe a share repurchase program in this instance is an appropriate use of the cash proceeds we will receive upon the exercise of the warrants and the issuance of Class A shares,” Mark Thompson, president and CEO of The New York Times, said in a statement on Wednesday.

“We believe it is in the best interest of the company to continue to maintain a conservative balance sheet and a prudent view on the allocation of free cash flow, and this one-off repurchase program should not be viewed as a change of position about our capital allocation plans,” he added.

According to The New York Times’ most recent proxy statement, released in April of last year, Slim’s 16.8 percent interest in the company puts him 7.5 percent higher than the company’s next largest shareholder, Chicago-based investment adviser Fairpointe Capital LLC, which holds a 9.3 percent interest in the form of almost 14 million Class A shares.

Fairpointe is followed, in descending order, by Contrarius Investment Management Ltd., JHL Capital Group LLC, BlackRock Inc. and T. Rowe Price Associates Inc., each of which hold at least 7 percent of the newspaper’s Class A shares.

After that group comes Arthur Sulzberger Jr., whose family founded the newspaper. Sulzberger Jr., who currently holds the titles of chairman and publisher for the NYT, owns 5.1 percent of the company’s Class A common stock.

Representatives for Slim were not immediately available to comment on Thursday.

Jorge Juantorena, Steven Kaiser and Danya Harnett-Robinson of Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP advised Inmobiliaria Carso S.A. de C.V., Banco Inbursa S.A., Institución de Banca Múltiple and Grupo Financiero Inbursa in the exercising of warrants in this transaction.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Pagliacci, Unione Europea

L’abbietto caso di Mrs Aida Hadžialić, ex-ministro svedese.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-16.

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Intanto, iniziamo rettificando le infide notizie date dai media.

Notiamo innanzitutto come il Governo Svedese la abbia radiata dal proprio sito durante il giorno di Ferragosto. È un segno di quanto grave sian stato il fatto.

«Aida Hadžialić (Foča, 21 gennaio 1987) è una politica svedese.

Hadžialić è nata nel 1987, nell’allora Jugoslavia. All’età di 5 anni si trasferisce in Svezia come rifugiata. È stata ministro dell’Istruzione Secondaria, dell’Istruzione degli Adulti e della Formazione nel governo Löfven dal 3 ottobre 2014, diventando il secondo ministro svedese di fede musulmana. Il 13 agosto 2016 ha rassegnato le dimissioni da ministro per essere stata fermata in guida in stato di ebbrezza. ….

Partito politico: Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia.

Professione: avvocato.

Predecessore: carica creata.» [Fonte]

*

Mrs Aida Hadžialić non era Ministro per la Pubblica Istruzione, bensì Ministro dell’Istruzione Secondaria, dell’Istruzione degli Adulti e della Formazione, portafoglio istituito dal Premier svedese Stefan Löfven appositamente per lei.

Nata in Bosnia 29 anni or sono, immigrò in Svezia all’età di cinque anni.

Ciclo di studi fino alla laurea in giurisprudenza, coniugata con tale Mubarak Iqbal (Barkat), ma con “ottimi rapporti” con Mr Zah Zana, NazHan, Aashar, mussulmana sunnita dichiarata.

Il partito socialdemocratico svedese la adocchia per tempo, lei aderisce con entusiasmo, ed ecco una carriera lampo, ivi compresa una cittadinanza svedese concessa alla velocità della luce.

È stata eletta deputato nelle file del partito socialdemocratico nelle elezioni politiche del 2014, all’età di 27 anni.

Infatti:

– è socialdemocratica;

– è femmina;

– è immigrata;

– è mussulmana;

– conduce vita chiassosamente chiacchierabile.

Queste sono doti e caratteristiche ineffabilmente allettanti per ciascun buon socialista, caratteristiche ininfluenti se non negative per tutti gli altri.

E tutto questo in spregio al retaggio religioso, culturale, sociale, storico e politico del popolo.

I socialisti ideologici sono i mentori dell’immigrazione illegale, i patroni degli immigrati illegali, gli amministratori di sostegno dei mussulmani, anche se poi questi li tranciano con un camion.

Sono il partito dell’odio e del livore sistematizzato, dell’invidia: degni epigoni di quel regmo del male che fu il comunismo.

*

È vero che Caligola nominò senatore il proprio cavallo, che però svolgeva onorevolmente il proprio compito.

È vero che in Italia si nominò primo ministro il sig. Matteo Renzi, facendo così rimpiangere agli italiani il cavallo di Caligola.

Ma la carriera politica della sig.ra Aida Hadžialić trasuda tutta la isterica prosopopea e supponenza dei socialisti ideologici.

Il Cittadino deve rispetto ed onore ai Deputati eletti in Parlamento, ma questo in ragione di quanto essi siano persone onorabili.

Non è tanto grave l’essere andata in Danimarca per potersi ubriacare in santa pace; è grave essersi messa alla guida di notte in stato di ebbrezza; ma è ancor più grave la leggerezza ideologica che la ha portata addirittura alla posizione di ministro.

Il grande, unico, vantaggio dei socialisti, rispetto alle altre formazioni politiche, consiste nel fatto che le ideologie che professano li portano automaticamente alla autodistruzione.

Anche nella selezione politica serva un briciolotto di meritocrazia.

E, per dirla franca, essere socialdemocratica, essere femmina, essere immigrata, essere mussulmana, essere dedita all’uso di bevande inebrianti sono severe controindicazioni ad una elezione.

Non ci si stupisca quindi se il blocco rosso-verde in parlamento perde costantemente consensi.

Ci vedremo a Filippi: tra due anni si terranno nuove elezioni politiche.


Adnk. 2016-08-13. Svezia, positiva all’alcol test: si dimette ministra dell’Istruzione.

Un bicchiere di troppo le è costato la carriera. In Svezia, la ministra dell’Istruzione, Aida Hadzialic, 29 anni, si è dimessa dopo essere stata sorpresa alla guida con un tasso alcolico oltre i limiti di legge. La donna, la più giovane ministro del governo svedese di centrosinistra, aveva bevuto due bicchieri, “uno di vino e uno di spumante”, come ha raccontato lei stessa, definendo l’accaduto “l’errore più grande della sua vita”. Quattro ore più tardi si è messa alla guida da Copenaghen, dove aveva trascorso la serata, diretta a Malmo, convinta che “il tempo intercorso fosse sufficiente a smaltire l’alcol”. Ma non è stato così.

Fermata dalla polizia sul ponte che collega la Danimarca alla Svezia, la ministra è risultata positiva all’etilometro, con un tasso alcolemico pari a 0,2 grammi per litro di sangue. Un reato che nel Paese prevede una pena fino a sei mesi di detenzione. In attesa di giudizio, la ministra ha immediatamente rassegnato le dimissioni, dicendosi consapevole del suo comportamento certamente poco esemplare.


IbTimes. 2016-08-13. Sweden’s first Muslim minister quits over drink-driving scandal

Sweden’s youngest-ever government minister faces a possible jail term.

*

Aida Hadzialic, 29, expressed remorse for her actions after being caught drink driving as she announced her intention to step down from her post as Sweden’s Minister for Secondary Schools. At a press conference on Saturday, she said she would formally resign on Monday.

Hadzialic was stopped at random by police on Thursday evening and was found to have a blood alcohol content of 0.2 grams per litre. At Saturday’s press conference, Hadzialic explained that she had been at a concert in Copenhagen and had two glasses of wine before setting off to drive to Malmö four hours later. Apparently she believed the alcohol would have left her system in that time.

She is quoted by Swedish tabloid, Aftonbladet, as saying: “After the concert, I chose to take the car home to Malmö, of course, in the belief that I was not affected. There and then I committed my life’s biggest mistake.”

The Social-Democrat minister added: “I choose to do this [quit] because I believe what I have done is that serious.”

Sweden’s Prime Minister Stefan Lofven said in a statement he agreed with Hadzialic’s “assessment of the seriousness of the situation”, but added it that she was a good person who had done a bad thing. Lofven said he was sorry to lose his colleague and praised her “excellent” work, while in office.

The Express report Lofven said: “She has embarked on an initiative that gives 50,000 adults a chance to retrain for a new profession, further training or from unemployment to a job. She has introduced the right to adult education and strengthening vocational education to meet the labour market’s future skills needs.”

Sweden, which has a lower total per capita alcohol consumption level in comparison to the UK, also has a lower drink driving limit than the UK’s 0.8 grams per litre. Hadzialic will likely face a fine and a driving ban, but could face a prison sentence. The public prosecutions press office said a decision on the likely punishment would be taken in the next week.

Hadzialic was elected in 2014 aged just 27 to become Sweden’s youngest-ever and first Muslim minister. Orginaly from Bosnia-Herzegovina, Hadzialic’s family moved to Sweden when she was five to escape the civil war, in which Serbians waged an ethnic cleansing campaign against Bosnian Muslims.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Pagliacci

Germania. Wiesbaden. Man spricht deutsh?

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-14

 

Visitors of the exhibition 'Burquoi' of Naneci Yurdaguel are pictured through a burka at the art gallery Nassauischer Kunstverein Wiesbaden in Wiesbaden, file
File picture shows visitors of the exhibition ‘Burquoi’ of Naneci Yurdaguel pictured through a burqa at the art gallery Nassauischer Kunstverein Wiesbaden in Wiesbaden, December 2, 2012. Under pressure to toughen their stance on migrants, German Chancellor Angela Merkel’s conservatives called on December 10, 2015 for an effective ban on the burqa, saying the full body covering worn by some Muslim women should not be worn in public. Picture taken December 2, 2012. REUTERS/Ralph Orlowski/Files

 

Germania. Wiesbaden. Fotografia Reuters scattata il 2 dicembre 2012 ad una mostra artistica.


Occorre essere veramente nazionalisti coriacei, cristiani codini e bigotti, eredi dei secoli bui, nonché xenofobi, razzisti, fascisti, nazisti, ed infine, massimo degli insulti possibili, omofobi per continuare a dire che la Germania si sta islamizzando. Lo sa anche il Treponema pallidum che in Germania sono i tedeschi ad esserci di troppo.

Nessun Framassone e nessun Socialdemocratico doc si sognerebbe mai di ripetere questa bieca propaganda: bugie, menzogne, biacca scaduta, fango buttato a palate, tutto per infangare la tradizionale ospitalità tedesca, così generosa da volerne rendere conpartecipe anche tutta l’Europa.

Ma alla fine il Governo turko interverrà con energia in suolo tedesco (ex-tedesco) a por fine agli attentati che i cristiani fondamentalisti fanno nelle moschee sgozzando gli imam.


Reuters. 2016-08-14. Muslim cleric killed, second man wounded in New York shooting: reports

A Muslim imam was killed and a second man was critically wounded on Saturday while walking home from afternoon prayers at a mosque in the New York City borough of Queens, according to media reports that cited witnesses to the shooting.

Tiffany Phillips, a spokeswoman for the New York Police Department, confirmed that two men in their 50’s were shot on a street in the Ozone Park section of Queens.

One of them was killed and the second was gravely wounded, but Phillips declined to provide any more information about their identities.

Police have yet to identify a suspect and the motive was still unknown, she said.

The shooting took place at about 2 p.m. EDT (02:00 p.m. EDT) two blocks from the Al-Furqan Jame Masjid Mosque, where the two men had worshiped, New York’s NBC television reported. The iman was killed and the second man was wounded, it said on its website.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Pagliacci, Parassiti, Senza categoria

Bbc. Pubblico è splendido per £1.24m all’anno di salario.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-10.

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Pubblico è bello in uno stato socialista, ma lo è ancora di più se sei femmina ed incardinata nella massoneria. E chi te la fa fare di sgobbare alla produzione quando ci sono i posti nelle Pubbliche Amministrazioni? E poi, nel parastato chi riesce ad entrarci ci prospera benissimo.

Carriere inspiegabili. Velocissime e con remunerazioni da fantastilioni.

Mezzi busti insignificanti, pronubi al potere ed ai suoi voleri. Femmine pimpanti, dismesse dalle alcove per limiti di età e carenza fisiologica delle prestazioni, transitate al ruolo di “inviate speciali“. Ma il politicamente corretto impone di dire che le femmine sono molto, ma molto meglio dei fu-maschi, più intelligenti, brave ed oneste.

Però.

Nella vita c’è sempre un però.

Se fossero davvero tali non avrebbero certo bisogno delle “quote rose” per trovarsi una greppia a cui brucare.

Anchor-man ed anchorwoman disperatamente tesi/e a giustificare qualsiasi cosa avessero fatto gli egemoni, a prevenirne i desiderata, ed ad indottrinare il popolo bue. Bue perché si beve tutto come oro colato. Persone che si lodano tra di loro, ma delle quali ci si dimentica in un amen il giorno che scompaiono.

Poi, un bel giorno, la storia insegna che il popolo “bue” si ricorda di quando era “toro“, ossia con una bella quota di testosterone nelle vene. Ed allora la notorietà di questi figuri diventa motivo della loro condanna.

Per chi avesse una buona memoria e qualche rudimento elementare di storia:

«il 30 piovoso, anno IV della Repubblica (19 febbraio 1796) in forma pubblica in Place Vendôme» ….

Un bel rogo più la ghigliottina, ed in quattro e quattro fa otto lo stato non ha più avuto bisogno di pagare quegli stipendi di platino impreziosito di diamanti: tutti due metri sotto terra. Senza la testa ed alquanto abbrustoliti. Benedette siano le rivoluzioni!

Solo la morte risolve certi problemi.

Note.

– Il Primo Ministro inglese guadagna £143,462 all’anno.

– I dirigenti Bbc sono un trentesimo di quelli della Rai.

 


Bbc. 2016-08-10. BBC’s Clare Balding earns more than £500,000.

The BBC’s Rio Olympics anchor Clare Balding earned more than £500,000 last year, cementing her position as one of the UK’s highest-earning female presenters.

The sports broadcaster made £516,712 in the year to the end of October 2015.

According to documents filed at Companies House Balding, who works for the BBC covering events including Wimbledon and BT, receives payments for services as a TV presenter and royalties as an author.

Her company Clearly Clare shows that shareholders’ funds rose from £1.24m to £1.76m year on year, the difference effectively being the amount she earned during last year.

The filing also shows that last year a fixed asset worth £1.33m was added to the company.

While the asset is not named, one City analyst said it is typical for something like a house. Balding also sold off an un-named asset for £300,000.

The amount the company had in cash at the bank fell from £1m to £485,000.

Balding’s earnings have emerged as a debate grows over what proportion of the BBC’s top stars should be made to officially reveal their salaries.

The government’s white paper on the future of the BBC has settled at those on more than £450,000, after originally mulling a threshold of £150,000.

Last week a committee of MPs published a report calling for the level to be those on more than £143,000, approximately the level of the combined ministerial and parliamentary salary of the prime minister (£143,462 a year).

BBC presenter Andrew Neil said this week that he is happy to have his salary made public, admitting he does earn more than the PM, but only if the number of programmes he fronts each year is made clear.


The Guardian. 2016-08-10. BBC should reveal pay of stars earning more than £143,000, say MPs

The BBC should reveal the salaries of stars paid more than £143,000 a year as part of a new era of openness under the next royal charter, according to an influential committee of MPs.

The Commons culture, media and sport select committee, which has released its report after the government’s publication in May of the white paper on the BBC, also endorsed the creation of a Scottish Six news programme and questioned the decision to appoint the BBC Trust chair, Rona Fairhead, as head of a new BBC unitary board without a full formal appointment process.

The white paper already lays out rules forcing the the BBC to publish the salaries of stars earning more than £450,000, but the committee says that figure should be reduced to £143,000 in line with rules on executives.

The BBC has argued that even publishing the salaries of those earning more than the higher figure – thought to include names such as Chris Evans, Gary Lineker and Graham Norton – would create a “poachers’ charter” and make it easier for commercial rivals to lure top talent.

A BBC spokesperson said: “The BBC has led the way in transparency by publishing details of senior manager salaries over £150,000, and already publishes more information about talent pay than other broadcasters.

“We cut our bill for talent pay by £8m last year, but creating a poacher’s charter by publishing the salaries of individual presenters and actors wouldn’t be in the interests of licence fee payers who say they want the best talent on the BBC. We believe the proposal in the white paper is a sensible compromise.”

However, the MPs argued that salaries were already known throughout the industry. “The point is that all these salaries are paid by the licence fee payer, whether they are for broadcasters or BBC executives,” said Damian Collins, the acting chair of the committee.

“Why should there be different rules for each? It’s disingenuous to say confidentiality is needed to prevent poaching when in general everyone in the industry knows what everyone else is getting paid. The threshold should be the same for both executives and talent, the salary of anyone getting paid more than the prime minister should be published.”

The combined ministerial and parliamentary salary of the prime minister was £143,462 in April 2016, according to Parliament UK. This figure includes the parliamentary salary of £74,962.

On the creation of a Scottish Six, the committee backed the most ambitious of three proposals being considered by the BBC which would see the programme almost entirely run from Scotland.

In a separate statement, SNP committee member and former BBC news presenter John Nicholson said: “BBC Scotland should now deliver a high-quality six o’clock television news programme for Scottish audiences with a broader remit of national, UK, and international stories, in the way that Radio Scotland or any newspaper already does.

“This cross-party committee found that for a ‘Scottish Six’ to work it needs to be edited and presented from Scotland. The BBC must resist any hybrid options with a parallel studio and co-presenter in London for non-Scottish stories. As the committee concluded – this would be both needlessly extravagant, and patronising.”

Concerns over Fairhead’s appointment to the role follow her appearance before the committee last month, in which Nicholson claimed it had broken rules on public appointments.

Commenting on the committee’s findings on her appointment, Collins said: “Ms Fairhead’s experience with the trust and the benefits of continuity might well have favoured her in a proper, open recruitment process. But given the prestige of the new role it is likely that other strong candidates could have emerged.

“At any rate, it would not be appropriate for any minister, including even the prime minister, simply to offer her the job. Whatever rules for public appointments are finally settled on, there must always be a very good reason for not following due process. That was simply not the case here.”

The committee also said it supported recommendations from the BBC director general, Tony Hall, for a smaller unitary board with a greater number of independent directors, suggesting a split of five government appointees and a further seven made up of executive and non-executive roles.


Bbc. 2016-06-30. Inside the BBC. Salaries and Expenses

Listed below are staff whose salaries and remuneration are published quarterly by the BBC.

In 2009 it was agreed with the BBC Trust that the BBC would publish the salaries, total remuneration, Declaration of Personal Interests, expenses, gifts and hospitality for all senior managers who have a full time equivalent salary £150,000 or more or who sit on a major divisional board.

This excludes commercially funded roles and graded employees temporarily acting up into a Senior Manager role.

Staff members who have left the organisation are listed at the bottom of this page; their last set of expenses are published one financial quarter after their leaving date. Staff members whose names are listed in italics are people who started in their roles after the current disclosed quarter (so haven’t incurred any expenses yet). Archived staff biographies and expenses are listed here

This page was last updated on Thursday 30 June 2016. 

A to C

Gavin Allen, Controller, Daily News Programmes

Shane Allen, Controller, Comedy Commissioning, Television

Philip Almond, Director, Marketing and Audiences

Jatin Aythora, Chief Architect

Justin Bairamian, Director, BBC Creative

Jenny Baxter, Chief Operating Officer, BBC North

Isabel Begg, Head of Commercial Business Development, Rights and Business Affairs

Philip Bernie, Head of TV Sport

Nick Betts, Controller, Business, in Drama, Films & Acquisitions, Television

Keith Blackmore, Managing Editor, BBC News & Current Affairs

Helen Boaden, Director, Radio and Director, England

Anne Bulford, Deputy Director General

Simon Burke, Non-executive director

Chris Burns, Head of Group Operations, Radio

Colin Burns, Executive Creative Director, Future Media

Shirley Cameron, Finance & Business Director, Radio and Strategy & Digital

Fiona Campbell, Head of Current Affairs

Kieran Clifton, Director, Distribution & Business Development

Andy Conroy, Controller, Research and Development (previously COO, BBC Future Media & BBC Online)

Ben Cooper, Controller Radio 1 and 1Xtra

Mark Cooper, Head of TV Music

Rachel Currie, HR Director, Radio, Finance & Operations, Strategy & Digital (previously HR Director, Employment)

D to F

Wendy Darke, Head of Natural History Unit

Alan Davey, Controller, Radio 3

Leighton Davies, Director, Finance Centre of Excellence

Richard Dawkins, Chief Financial and Operating Officer, News

Michael Donnelly, HR Director, Service Centre

Claire Dresser, Chief Adviser, Television

Graham Ellis, Deputy Director, Radio

Phil Fearnley, Director of Homepage & myBBC

Tessa Finch, Head of Development, Television Productions

Mike Ford, Director of Risk & Assurance

Mark Freeland, Controller of Fiction and Entertainment, BBC Television, (Director of Scripted, BBC Studios from 1 April 2016)

Mark Friend, Controller, Radio & Music Multiplatform

G to I

Joe Godwin, Director, BBC Academy

Jim Gray, Deputy Head of TV Current Affairs

William Greswell, Controller, Content Strategy

Dale Haddon, HR Director

Tony Hall, Director-General

James Harding, Director of News & Current Affairs

Cassian Harrison, Channel Editor, BBC Four

Mark Harrison, Controller, Production, BBC North

Ian Haythornthwaite, Director of Finance

Polly Hill, Controller, BBC Drama Commissioning (previously Head of Independent Drama)

Mary Hockaday, Controller, World Service English (previously Head of Newsroom)

David Holdsworth, Controller, English Regions

Patrick Holland, Head of Commissioning, Television

Tamara Howe, Controller of Business, Comedy & Entertainment, Television

Natalie Humphreys, Controller, Factual & Daytime Production

Valerie Hughes D’Aeth, Director, HR

Nicholas Hytner, Non-executive Director

J to L

Peter Johnston, Director, BBC Northern Ireland

Sarah Jones, Group General Counsel & Secretary, Operations

David Jordan, Director, Editorial Policy & Standards

Roux Joubert, General Manager, Platform

Ian Katz, Editor, Newsnight

Damian Kavanagh, Digital Controller, BBC Three

Liliane Landor, Controller, Language Services, BBC World Service Group

Christine Langan, Head of BBC Films

Roger Leatham, Controller of Rights, Legal & Business Affairs

Ken Lee, Human Resources Director, BBC North

Mark Linsey, Director, BBC Studios (previously Acting Director, Television)

Charlotte Lock, Director of Media Engagement and Marketing and Audiences, BBC North

M to O

Sonia Magris, Finance Director

Ken MacQuarrie, Director, BBC Scotland

Anna Mallett, Director and Project Lead Production Review

Dharmish Mistry, Non-executive Director

Brian McBride, Non-executive Director

Dan McGolpin, Controller, Daytime

Charlotte Moore, Director, Content

Jonathan Munro, Head of Newsgathering

Nick North, Director of Audiences

Lisa Opie, Controller of Business, Knowledge & Daytime, Television

P to R

Gary Payne, Chief Information Security Officer

Jonathan Peachey, Launch Director, myBBC

Alice Perkins, Non-executive Director

Clare Pizey, Head of Factual Entertainment & Format Entertainment Production

Matthew Postgate, Chief Technology Officer

James Purnell, Director, Strategy & Education

Gautam Rangarajan, Director of Strategy

Peter Ranyard, Assistant General Counsel and Head of Commercial Legal

Dame Fiona Reynolds, Senior Independent Director

Ralph Rivera, Director, BBC Digital

S to U

Jabbar Sardar, HR Director, Television

Hilary Salmon, Head of Drama, England

Peter Salmon, Former Director, BBC Studios*

Bal Samra, Commercial Director BBC and Managing Director TV

Bob Shennan, Director, Music

John Shield, Director, Communications

Kim Shillinglaw, Former Controller, BBC Two and BBC Four

Barbara Slater, Director, BBC Sport

Paul Smith, Head of Editorial Standards

Sir Howard Stringer, Non-executive Director

Emma Swain, Controller, Factual Commissioning, Television

Rhodri Talfan Davies, Director, BBC Cymru Wales

Cheryl Taylor, Controller, CBBC

Katie Taylor, UK Controller of Entertainment Production

Ceri Thomas, Editor Panorama (previously Head of Programmes, News)

Francesca Unsworth, Director, World Service Group and Deputy Director, News & Current Affairs

V to Z

Adrian Van Klaveren, Head of Strategic Change and Portfolio Management

Charlie Villar, Finance Director, BBC Finance & Operations

Cary Wakefield, Director, Marketing & Audiences, Television

Jonathan Wall, Controller, Radio 5 Live & 5 Live Extra

Alice Webb, Director, BBC Children’s (formerly Chief Operating Officer, England)

Gwyneth Williams, Controller, Radio 4 and Radio 4 Extra

Jon Zilkha, Controller, 24/7 and Digital News

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Pagliacci

Casse professionisti ed Atlante 2. Vade retro, satana!

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-03.

 La distribuzione del pane Daniel Piquée Audrian - Copia

 La distribuzione del pane Daniel Piquée Audrian.


Nel 2015 le Casse della previdenza Professionale avevano 926,266 iscritti contro 190,975 pensionati.

A fronte di entrate contributive di 4,787.6 milioni avevano complessivamente una spesa pensionistica di 2,769.1 milioni di euro.

Sono bilanci che dimostrano come si possa avere enti previdenziali sani, in attivo, gestiti onestamente.

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Ma. C’è sempre un ma.

Il Governo famelico, alla ricerca di qualcosa d divorare, da dilapidare, ha messo gli occhi sui loro parimoni, che vorrebbe inglobare nel fondo Atlante 2.

Lo avrebbero definito un “investimento“.

«Le casse di previdenza non possono essere, con il loro patrimonio fondato sui risparmi degli iscritti, un “salvagente” per il sistema bancario nazionale, anche in considerazione dell’elevato rischio di tale operazione».

*

«non si sono verificate le condizioni dettate all’inizio nella delibera di adesione ad Atlante 2». [Il Governo aveva concordato una cosa e poi aveva mandato il documento da sottoscrive completamente differente. N.d.R]

*

«Pur avendo attentamente considerato l’investimento – dice – non possiamo dare seguito a nulla. Voglio, però, sottolineare che se salta il nostro sistema bancario e lo spread arriva alle stelle, le conseguenze finanziarie saranno estremamente onerose per Cassa forense, ma anche – chiude il numero uno dell’ente pensionistico degli avvocati – per tutto il sistema economico italiano».

*

«la fiducia va consolidata, non minata con operazioni dall’esito incerto che non valgono la promessa di future concessioni regolamentari».

* * * * * *

Si potrebbe dire che i commenti siano stati eloquenti. Allo stato attuale delle cose, è semplicemente impossibile sanare in modo completo e definitivo Mps: tutte le risorse sono state esaurite per cercare di mantenere quella infernale macchina statale che è causa efficiente del tracollo delle banche.

Una nota.

Ma questo Governo è a caccia di due miliardi al punto tale da cercare di derubare i poveracci che hanno messo da parte quattro scudi?

Con una spesa previdenziale di 2,869.1 milioni di euro per 190,975 pensionati, in termini medi sono corrisposte pensioni unitarie da 14,000 euro lordi ogni anno. Non ci si sguazza mica poi tanto. E le Casse sono in attivo perchè sono parsimoniose.

Questa iniziativa del Governo è come portar via di bocca il boccon di pane agli affamati.


Sole 24 Ore. 2016-08-01. Cresce la distanza tra le Casse professionali e il Fondo Atlante 2

L’Enpam, ente di previdenza di medici e odontoiatri, si allontana dall’operazione Atlante 2. Non sarà convocato un incontro straordinario del Cda per deliberare su Atlante 2 perché mancano le premesse. La notizia ha una doppia rilevanza, l’Enpam è in assoluto la Cassa più rappresentativa con i suoi 360mila iscritti e i suoi 17,2 miliardi di patrimonio. Il secondo aspetto da sottolineare è che il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti, è anche il presidente dell’Adepp, l’associazione che rappresenta 19 Casse di previdenza privata e che lo scorso 25 luglio ha votato una delibera (a maggioranza) che prevedeva un investimento in Atlante 2 di 500 milioni da parte delle Casse, a determinate condizioni. Sono state 16 le Casse che hanno firmato la delibera Adepp del 25 luglio perché tre, e cioè Inarcassa-ingegneri e architetti, Cnpadc-commercialisti ed Enpav-veterinari, si erano astenute fin da subito.

L’anticipazione delle intenzioni di Adepp ed Enpam si trova nell’intervista ad Alberto Oliveti, quale presidente Adepp, sul Sole 24 Ore di lunedì e oggi viene confermata. Enpam, ci tiene a sottolineare che questa decisione non è legata «alle proteste e agli appelli» da parte della categoria (tra cui quelli dell’Associazione italiana giovani medici – Sigm – e del Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani), ma è stata assunta perché «non si sono verificate le condizioni dettate all’inizio nella delibera di adesione ad Atlante 2». In pratica l’offerta tecnica che è arrivata dopo la delibera Adepp non corrispondeva a quella prospettata, e manca la manleva dei ministeri vigilanti (Adepp aveva chiesto al Governo delle disposizioni scritte da parte dei ministeri vigilanti, che autorizzassero le Casse a investimenti di questo tipo).

Cassa forense

Un’altra importante presa di distanza è arrivata, nel tardo pomeriggio di oggi, dal presidente di Cassa forense, Nunzio Luciano: «Pur avendo attentamente considerato l’investimento – dice – non possiamo dare seguito a nulla. Voglio, però, sottolineare che se salta il nostro sistema bancario e lo spread arriva alle stelle, le conseguenze finanziarie saranno estremamente onerose per Cassa forense, ma anche – chiude il numero uno dell’ente pensionistico degli avvocati – per tutto il sistema economico italiano».

Consulenti del lavoro

Tra le Casse firmatarie l’Enpacl (consulenti del lavoro) nell’assemblea del Cda del 28 luglio, pur lasciando aperta la porta a un possibile investimento preferibilmente di concerto con tutte le Casse di previdenza, ha deliberato di prendere tempo e di decidere una volta completati i necessari approfondimenti, soprattutto riguardo ai profili di rischio.

Chimici, geologi, attuari, agronomi e forestali

Più tranchant l’Epap (l’ente pluricategoriale di chimici, geologi, attuari, agronomi e forestali) che nel Cda di venerdì 29 luglio ha deliberato la non adesione, nonostante fosse tra i firmatari. La motivazione: «Le casse di previdenza non possono essere, con il loro patrimonio fondato sui risparmi degli iscritti, un “salvagente” per il sistema bancario nazionale, anche in considerazione dell’elevato rischio di tale operazione».

Proteste diffuse di notai, commercialisti ragionieri, avvocati

Oggi l’Unagraco, l’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili, si è aggiunta al fronte del no, ed ha sottolineato come «la fiducia va consolidata, non minata con operazioni dall’esito incerto che non valgono la promessa di future concessioni regolamentari». Questa netta opposizione si va ad aggiungere a un gruppo già abbastanza nutrito: l’Asign, l’Associazione italiana giovani notai e l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, in un comunicato congiunto della scorsa settimana hanno definito l’investimento delle Casse in Atlante 2 «una forma di esproprio patrimoniale edulcorata con promesse di future concessioni normative e regolamentari»; l’Anc, Associazione nazionale commercialisti, sottolinea il fatto che «il patrimonio delle Casse, che costituisce il futuro previdenziale di milioni di professionisti, non dovrebbe essere messo a disposizione di operazioni il cui esito, al momento, rimane incerto»; e sul fronte sanitario hanno espresso la loro forte preoccupazione l’Associazione italiana giovani medici (Sigm) e il Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani ,solo per citarne alcuni.

Perplessità è stata espressa anche dai giovani avvocati dell’Aiga e dall’Anf, l’Associazione nazionale forense; dall’Aiga hanno fatto sapere sapere: «Siamo certi che all’adesione (politica) dell’Adepp potrà seguire un’adesione tecnica di Cassa Forense solo in presenza di stringenti condizioni che, allo stato, senz’altro difettano». Mentre l’Anf ha ricordato le difficoltà in cui si trova la categoria e la necessità che il Governo adotti una politica responsabile nei confronti delle professioni.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Pagliacci, Unione Europea

Renzi, Padoan e le Banche. Frasi storiche da non dimenticare.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-02.

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On. Matteo Renzi.

«Le Banche italiane non sono un problema»

*

«Credo che gli stress test abbiano mostrato che le banche italiane non sono il problema del sistema europeo. Questa è la vera novità»

*

«Se si considerano gli ultimi 12 mesi – ha sottolineato Renzi – ogni giorno abbiamo ricevuto molte notizie secondo le quali il problema erano le banche italiane e la nostra posizione di rimando era: ‘Non e’ vero’»

*

«Alla fine i risultati degli stress test mostrano la realtà: abbiamo la migliore banca europea, Intesa Sanpaolo, e quattro istituti su cinque (quelli italiani complessivamente interessati dagli stress test, ndr) sono in una buona situazione»

*

«Ora, per la prima volta, Monte dei Paschi si ritroverà senza questi crediti, perché l’operazione che sarà condotta con il fondo Atlante ripulirà gli Npl nella banca. Quindi questa è la parola fine»

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On. Pier Carlo Padoan.

«Nessun rischio sistemico per le banche italiane» [Fonte]

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«Non c’è alcun rischio, il sistema delle banche italiane è solido» [Fonte]

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«Escludo che al momento sia necessario ricorrere ai meccanismi di autosalvataggio» [Fonte]

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«Crisi banche italiane colpa della vigilanza Bce …. gestione della comunicazione poco accorta da parte della vigilanza Bce» [Fonte]

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Padoan. ‘Le banche italiane sono solide come roccia’.

Padoan. ‘Le banche italiane sono solide’. L’ira dei mercati.

Una occhiata alle Banche Estere. Visita cimiteriale.

Commerzbank. Allarme rosso.

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WSI. 2016-08-02. Renzi: “Banche italiane non sono un problema”. Mps e Unicredit a picco in Borsa

NEW YORK (WSI) – “Credo che gli stress test abbiano mostrato che le banche italiane non sono il problema del sistema europeo. Questa è la vera novita”. Lo stesso giorno in cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, lo afferma in un’intervista all’emittente Usa Cnbc, i titoli di Mps e Unicredit – due degli istituti più in difficoltà d’Italia – perdono il 7% alla Borsa di Milano (segui live blog)

“Se si considerano gli ultimi 12 mesi – ha sottolineato Renzi – ogni giorno abbiamo ricevuto molte notizie secondo le quali il problema erano le banche italiane e la nostra posizione di rimando era: ‘Non e’ vero’. Alla fine i risultati degli stress test mostrano la realtà: abbiamo la migliore banca europea, Intesa Sanpaolo, e quattro istituti su cinque (quelli italiani complessivamente interessati dagli stress test, ndr) sono in una buona situazione”.

L’eccezione è Mps, per la quale “abbiamo lavorato molto forte a una soluzione privata, una soluzione di mercato, che desse una prospettiva e un’opportunità nei prossimi mesi alle banche molto grandi” di procedere “senza il problema degli Npl (i crediti in sofferenza, ndr). Pertanto sono soddisfatto del risultato. Penso – ha aggiunto il capo del Governo allargando i la prospettiva – che ci sia bisogno di una strategia differente per il futuro dell’Istituzione europea perché è chiaro il messaggio: è il momento di creare una nuova direzione nell’economia Ue. Questa è la mia visione”.

A proposito del referendum costituzionale, Renzi, ha poi aggiunto: “Questo è un referendum sul futuro dell’Italia e io sono certo che, se gli elettori leggeranno il quesito, voteranno per il cambiamento”. “La nostra strategia – spiega – nelle prossime settimane, sarà centrata sul fatto che non è il ‘referendum di Renzi’, ma che questo è un referendum” che il presidente del Consiglio intende vincere: “I will win”, “lo vincerò”, risponde senza vie di mezzo alla domanda sulle sue intenzioni di dimettersi, qualora invece il fronte del no dovesse prevalere.

“Abbiamo anche la recente esperienza nel Regno Unito” ha poi aggiunto “non è facile perdere il referendum e tornare il giorno dopo come se non fosse successo niente, non sarebbe corretto”.

Pubblicato in: Finanza e Sistema Bancario, Pagliacci

Padoan. ‘Le banche italiane sono solide come roccia’.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-01.

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«Non c’è alcun rischio – ha detto Padoan – il sistema delle banche italiane è solido, naturalmente sta venendo fuori dopo una lunga recessione costata il 10% in termini di Pil e naturalmente l’Italia è una economia basta sul credito, cosa che si riflette poi sui bilanci delle banche»

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«Il governo da parte sua ha introdotto misure strutturali che aiuteranno a rafforzare il settore – ha aggiunto Padoan, rimarcando la loro portata utile a ridurre di riflesso l’accumulo degli Npl-. Stiamo andando nella giusta direzione, non c’è alcun rischio di stabilità sistemica e naturalmente le autorità stanno osservando molto da vicino la situazione sia a livello nazionale sia europeo »

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«Sull’entità dei “non performing loan”, il ministro da detto di vedere “numeri sbagliati in giro, in termini di quel debito. Ho letto di diverse centinaia di miliardi di euro che è una cifra senza senso. L’ammontare è un pò di più di 80 miliardi e molti di questi sono ben coperti»

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«Continueremo a tenere la barra dritta – ha assicurato – sulla politica di crescita e consolidamento»

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«Si parla di questi dati aggregati (sugli Npl ndr) che sono francamente sbagliati perché la maggior parte di questi ha a fronte garanzie importanti»

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Per nostra fortuna le banche italiane sprizzano salute da tutti i pori.

La gente fa la fila per comprare i loro titoli, invariabilmente sospesi per eccesso di rialzo.

Le azioni Unicredit fanno aggio sull’oro e sono tratte dell’Imf come titoli di copertura.

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Questo è quanto di dicono.

Questa sotto è invece la brutale realtà dei fatti.

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Ansa. 2016-07-25. Padoan: ‘Su banche non c’è alcun rischio sistema. Per ora escluso bail in’

Il Ministro dopo il G20 in Cina: “Il sistema italiano è solido”

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Torna sul nodo degli istituti di credito italiani il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al termine del G20 dei ministri delle Finanze con parole rassicuranti ed escludendo per il momento l’utilizzo del bail in. “Non c’è alcun rischio – ha detto Padoan – il sistema delle banche italiane è solido, naturalmente sta venendo fuori dopo una lunga recessione costata il 10% in termini di Pil e naturalmente l’Italia è una economia basta sul credito, cosa che si riflette poi sui bilanci delle banche”. “Ad ogni modo – ha aggiunto – ci sono pochi casi critici che sono stati circoscritti e risolti con un processo di mercato” ha aggiunto, ricordando le misure prese per velocizzare i tempi di recupero. Il governo da parte sua ha introdotto misure strutturali che aiuteranno a rafforzare il settore – ha aggiunto Padoan, rimarcando la loro portata utile a ridurre di riflesso l’accumulo degli Npl-. Stiamo andando nella giusta direzione, non c’è alcun rischio di stabilità sistemica e naturalmente le autorità stanno osservando molto da vicino la situazione sia a livello nazionale sia europeo”. Sull’entità dei “non performing loan”, il ministro da detto di vedere “numeri sbagliati in giro, in termini di quel debito. Ho letto di diverse centinaia di miliardi di euro che è una cifra senza senso. L’ammontare è un pò di più di 80 miliardi e molti di questi sono ben coperti. Ci sono Npl in eccesso in alcune banche, con cui sui stiamo lavorando”. In futuro, con le misure del governo, la situazione è destinata a cambiare.

Il ministro Padoan ha escluso “che per il momento sia necessario” ricorrere alle misure di bail in (salvataggi coinvolgendo i risparmiatori ndr) sulle banche italiane. Lo ha affermato al termine del G20 in un’intervista a Rainews24 ricordando come vi sia con la Commissione Ue “da tempo un dialogo costruttivo” sulla flessibilità all’interno della normativa del bail in.

“Continueremo a tenere la barra dritta – ha assicurato – sulla politica di crescita e consolidamento”. Padoan ha rilevato “come fra pochi mesi vareremo la legge di stabilità e valuteremo il nuovo quadro macroeconomico alla luce di un rallentamento globale” che già si vedeva prima della Brexit la quale avrà su alcuni paesi europei “effetti limitati”. 

Anche dal governatore di Bankitalia Visco sono arrivate parole rassicuranti – “Sono fiducioso, si deve risolvere in tempi brevi questa particolare situazione. Ma mi sembra che molte indicazioni di stampa indicano quanto si si sta lavorando al riguardo”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco al termine del G20 a chi gli chiede sulla soluzione del tema dei crediti deteriorati delle banche. “Contemporaneamente c’è da chiarire con molta forza che non c’è da affrontare il problema delle banche italiane come un problema di sistema, piuttosto di un problema di alcune banche” ha aggiunto.

Si è parlato “abbastanza” al G20 di Chengdu sui fatti relativi alle banche italiane, “non nelle sessioni plenarie ma ai margini con molti dei partecipanti perché sono tutti interessati”. Tutti, ha detto il governatore parlando con l’ANSA al termine dei lavori, “vedono le copertine dell’Economist che sono una grande esagerazione, non capiscono qual è il problema”. “Si parla di questi dati aggregati (sugli Npl ndr) che sono francamente sbagliati perché la maggior parte di questi ha a fronte garanzie importanti ” ha aggiunto.