Pubblicato in: Demografia, Unione Europea

Germania. La demografia stritola Germania e Große Koalition.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-31.

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La Germania ha 82 milioni di abitanti, con attesa di vita di circa 81.09 anni.

Destatis, l’Istituto tedesco di statistica, riporta 737,575 nascite e 925,200 morti nel corso del 2015. Questo valore corrisponde ad un tasso di fertilità dell’1.5. Questo però è il dato globale, essendo retto in gran parte dalle femmine immigrate, mentre le autoctone hanno un tasso di fertilità di poco superiore la unità.

Sempre secondo Destatis, vivono in Germania 18.6 milioni di persone non autoctone.

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«As regards foreign mothers, a marked increase in births was observed especially among Romanians, Bulgarians and Syrians»

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Nel paragrafo “Population projection“, Destatis calcola che agli attuali ritmi di immigrazione (499,944 individui) nel 2060 vi saranno in Germania 34.3 milioni di persone in età lavorativa. Se l’immigrazione cessasse, di qui al 2060 verrebbero a mancare 499,944 * 40 ≈ 20 milioni. La Germania avrebbe quindi a tale data 14.3 milioni di persone in età lavorativa. Scomparirebbe come realtà industriale.

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Questo è il quadro di lungo termine, che prevede la scomparsa della Germania.

Sul breve termine, invece, il problema è di banale constatazione del dato di fatto.

Sia la Cdu sia la Spd hanno la maggior parte dei votanti nella fascia di età superiore ai 60 anni. Gli Elettori della Cdu sotto i 30 anni non superano il 23% della popolazione. Stesso ragionamento vale per la Spd.

Al contrario, sia AfD sia Fdp hanno prevalentemente un Elettorato in fascia giovane o, comunque, sotto i 45 anni.

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È del tutto chiaro come la demografia cambierà le propensioni al voto. In soli cinque anni saranno deceduti circa 4.5 milioni di persone ora vecchie, con collasso degli Elettori di Cdu e di Spd.

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Queste considerazioni né possono né devono essere assolutizzate.

La demografia è sicuramente un fattore sia importante sia ineludibile, ma non è certamente l’unico elemento in gioco.

Molto si giocherà sulla capacità di Cdu e dell’Spd di sapersi rinnovare, ma in ogni caso il transitorio si prospetterebbe tumultuoso.

 

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Pubblicato in: Armamenti, Russia, Stati Uniti, Unione Europea

Polonia. Acquista quattro unità Patriot.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-31.

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«The MIM-104 Patriot is a surface-to-air missile (SAM) system, the primary of its kind used by the United States Army and several allied nations. It is manufactured by the U.S. defense contractor Raytheon and derives its name from the radar component of the weapon system. The AN/MPQ-53 at the heart of the system is known as the “Phased Array Tracking Radar to Intercept on Target” which is a backronym for PATRIOT. The Patriot System replaced the Nike Hercules system as the U.S. Army’s primary High to Medium Air Defense (HIMAD) system, and replaced the MIM-23 Hawk system as the U.S. Army’s medium tactical air defense system. In addition to these roles, Patriot has been given the function of the U.S. Army’s anti-ballistic missile (ABM) system, which is now Patriot’s primary mission. The system is expected to stay fielded until at least 2040.» [Fonte]

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Del sistema Patriot sono state costruite numerose versioni con differenti caratteristiche. Si va da quella con raggio di azione di 70 km e velocità massima di Mach 2.8, fino a quella con capacità operativa di 160 km e velocità massima di Mach 4.1.

Tuttavia nessuno si stupirebbe se gli Stati Uniti disponessero di versioni ancor più performanti ma ancora coperte da segreto militare.

La Polonia si dota quindi di un sistema anti aereo ed anti missile di provata tecnologia, che dovrebbe fornirle una copertura ragionevole nel caso di conflitto.

È una manovra con dei pro e dei contro.

Gli aspetti favorevoli sono evidenti: lo spiegamento di Patriot gestiti direttamente da personale polacco costituiscono un deterrente di non poco peso. Nel converso, sembrerebbe essere del tutto verosimile che un potenziale nemico farebbe di tutto per cercare di neutralizzare questi sistemi: in altri termini, potrebbe anche scatenare una risposta anche ben maggiore di quella teoricamente necessaria.

Se poi è vero che il sistema Patriot è stato testato nel corso di conflitti locoregionali, sarebbe altrettanto vero constatare che gli avversari avevano armamenti decisamente scadenti. Sembrerebbe essere verosimile che i russi siano meglio armati degli irakeni.


Deutsche Welle. 2018-03-28. Poland buys $4.75 billion Patriot missile system from US

The Polish president described it as “an extraordinary, historic moment.” The purchase will allow the country to coordinate its anti-missile operations with NATO allies Germany, the Netherlands, Spain and Greece.

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Poland on Wednesday inked a deal to buy a US-made Patriot anti-missile system for $4.75 billion (€3.8 billion).

“It is an extraordinary, historic moment; it is Poland’s introduction into a whole new world of state-of-the-art technology, modern weaponry, and defensive means,” Polish President Andrzej Duda said during the signing ceremony.

The deal with US defense company Raytheon will see Poland acquire four Patriot missile units, which are designed to shoot down incoming missiles and aircraft, with first deliveries expected to be made in 2022.

Following Germany’s footsteps

The acquisition will allow Poland to co-ordinate its anti-missile operations with other NATO allies that already have the Patriot system, including Germany, the Netherlands, Spain and Greece.

The purchase is part of the country’s effort to modernize its armed forces amid heightened tensions with Russia.

“We are signing today a contract to deliver a modern system that has proven itself in numerous countries and thanks to which we are joining an elite group of states which have an efficient weapon that guarantees security,” Polish Defense Minister Mariusz Blaszczak said.

More to come?

The deal also included the option for Poland to sign a second phase agreement to purchase more missile units, a new 360-degree radar and an interceptor missile.

“We do expect that Poland will move pretty quickly with Phase II,” Wes Kremer, president of Raytheon Integrated Defense Systems, told Reuters news agency. He added: “They have a stated desire to complete that by the end of the year.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Problemi Etici e Morali

Media liberal. Quinta colonna dei ‘populisti’.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-30.

giornalisti-leccaculo

Una quinta colonna è un’organizzazione a carattere militare (più o meno informale) che opera clandestinamente all’interno di una nazione o città per favorire l’invasore o il nemico.

Sebbene le sue origini appartengano all’ambito militare, l’espressione si è diffusa in contesti più vasti, compreso quello politico.

L’espressione quinta colonna è un calco italiano del castigliano quinta columna, che, a sua volta, è una frase d’autore che qualcuno attribuisce al dittatore Francisco Franco. A coniare l’espressione fu più probabilmente un sottoposto del caudillo, il generale Emilio Mola, che durante la Guerra di Spagna comandava l’Armata del Nord.

L’espressione ebbe subito fortuna nel lessico giornalistico, ed è stata ricalcata in tutte le lingue europee.

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Dobbiamo filosofo e psicologo empirico Wilhelm Wundt l’espressione ‘Heterogonie der Zwecke‘, in italiano eterogenesi dei fini, che potrebbe essere sintetizzata come «conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali»

Pensiamoci sopra bene, a fondo.

Anche quando si devono prendere decisioni della massima importanza di norma non si dispone del quadro completo, esaustivo, oggettivo e veritiero della situazione nella quale si deve operare. Poi, classificare le informazioni in vere o false è operazione spesso ai limiti delle possibilità umane. Infine, non esiste fatto che non possa essere valutato da angolazioni differenti, portando quindi a conclusioni discordanti.

Il corpo dei dati relativi alle osservazioni astronomiche era già imponente mille anni or sono, eppure essi erano interpretati da una teoria geocentrica: solo con Kepler iniziò ad essere generalmente accettata la teoria eliocentrica.

E quante volte ad una nostra azione pensata e ben ponderata è conseguito un effetto totalmente opposto: un complimento inteso come una offesa, per esempio.

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Ma il fenomeno diventa ancor più manifesto quando alla pura razionalità si frammischiamo sentimenti ovvero idee preconcette. Se i teoremi di Gödel sono veri in campo scientifico, ancor più evidenziano la loro aderenza alla realtà nell’agire umano.

Perché codesti discorsi, per alcuni magari alquanto noiosi?

L’argomento è elicitato da un recente articolo edito sul Deutsche Welle, di fatto il giornale del Governo tedesco, gestito in toto della socialdemocrazia tedesca, e ripreso dai media liberal a livello mondiale.

L’ideologia liberal e socialista postula che l’aborto sia un ‘diritto fondamentale‘ della femmina. Una donna gravida avrebbe di conseguenza l’arbitrio di sopprimere il prodotto del concepimento, tra l’altro senza dover consultare il proprio partner.

Questa teoria al momento sta andando per la maggiore in Occidente, ossia tra un sesto degli abitanti del mondo, e trova esplicazione legislativa laddove i liberal o i socialisti siano al potere. Chi abbia il potere può materialmente fare ciò che vuole. Che poi questo operato sia etico o morale è tutt’altra cosa.

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Tratto caratteristico dei liberal e dei socialisti è il ritenere che le proprie ideologie siano quelle giuste e logiche. Questo sarebbe alla fine ancora il meno, se non si ritenessero in dovere di etichettare come “anti democratici” e via quant’altro i sistemi politici che non condividono il loro punto di vista. Arrivano infine al punto di cercare in ogni modo e maniera di esercitare pressioni dall’interno affinché esse siano recepite: in parole povere cercano di imporle anche la dove non esercitano.

Noi ammettiamo francamente di essere affezzionati al sistema elettivo del governo: se i liberal ed i socialisti vogliono imporre la loro visione come leggi organiche, ebbene, vincano le elezioni. Ma nelle ultime elezioni in Polonia essi non sono riusciti a far eleggere nemmeno un deputato che fosse uno. Nemmeno per sbaglio. Che si credano, e vogliano far credere, che siano la maggioranza è una pacchiana menzogna.

In questo lavorio si avvalgono a piene mani dell’opera di ngo, ogn, ospitate negli stati loro obiettivi. Non a caso definiscono ‘anti democratici‘ quei governi che limitano e regolamentano la presenze delle ngo sui loro territori.

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Nel caso particolare vediamo alcuni titoli di testate liberal.

Polish Women Protest Proposed Abortion Ban (Again) [The New York Times]

«Some 200 nongovernmental organizations joined in writing a public appeal to Polish lawmakers, saying the bill would “place women’s health and lives at risk and violate Poland’s international human rights obligations.” The Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights has also condemned the proposed law.»

Women in Poland protest plans to tighten anti-abortion law [The Washington Post]

«Women across Poland are protesting in front of bishops’ residences after the influential Roman Catholic Church urged the government to ban abortion.

In Warsaw, 400 protesters gathered Sunday before the archbishop’s seat with wire clothes hangers, a symbol of illegal abortions. They chanted “Nothing about us without us!” and “Save the women!”»

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Adesso cerchiamo di ragionare, nei limiti del possibile.

Il termine “Polish women“, “Some 200 nongovernmental organizations” darebbero immediatamente la impressione che centinaia di migliaia di donne polacche siano scese in strada a dimostrare. Magari anche milioni.

Poi, candidamente, il The Washington Post riporta che le femmine in piazza erano “400 protesters“.

Ma in un paese di circa trentotto milioni di abitanti, quattrocento persone in piazza non son certo la totalità della popolazione.

Le titolazioni di questi due giornali sono fuorvianti il Lettore. Sono grottesche.

Ma altrettanto grottesche sono le affermazioni del Deutsche Welle.

«The nationwide demonstrations, drawing thousands to the streets»

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«Hundreds»

Ragioniamo: le migliaia di donne erano centinaia: differenza di tre ordine di grandezza.

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Non si vuole entrare qui nell’argomento che ogni governo liberamente eletto dovrebbe essere libero di legiferare secondo convenienza. Né, tanto meno, sulla eticità e moralità dell’aborto.

Tanto meno si vorrebbe trattare di istituzioni che si arrogano il diritto di giudizio in casa altrui, pur essendo autoreferenziali.

Si vorrebbe invece far notare come il riportare le notizie in modo così platealmente distorto sia alla fine del tutto controproducente.

La testata perde la credibilità: la si legge al massimo per sapere come la pensano i liberal, non certo per acquisire notizie veritiere ed accertate.

Il risultato finale è semplicissimo.

In accordo al principio della eterogenesi dei fini, questa pressante propaganda liberal risulta essere non solo controproducente, ma sconfina rapidamente nel ridicolo. Ed essere definiti ridicoli è forse la peggiore delle constatazioni possibili.

Poi, in Germania la socialdemocrazia ha raccolto circa il 20% dei suffragi e le intenzioni di voto sono al momento in discesa: parlino quindi per sé stessi e non a nome di tutti i tedeschi.

Non si sottovaluti il grandioso contributo che i media liberal hanno dato al successo di Alternative für Deutschland in Germania e dei partiti ‘populisti‘ in tutte Europa.

Chi legga i loro mezzi di comunicazione di massa sa che è vero l’esatto opposto di quanto riportato.

Se non fosse, si direbbe quasi che le testate citate siano al soldo dei ‘populisti’. E forse non si sbaglierebbe di tanto.


Deutsche Welle. 2018-03-25. Thousands in Poland protest stricter abortion laws

The country already has some of Europe’s most restrictive abortion laws, but the ruling PiS party wants to tighten them further. The EU human rights head has warned this would put Poland at odds with international law.

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“Stop tightening abortion laws,” read the red hand-shaped signs that protestors in Poland carried on Friday as they marched through the streets of Warsaw and other Polish cities to protest the ruling conservative government’s initiative to tighten the country’s already strict laws against abortion.

The nationwide demonstrations, drawing thousands to the streets, were dubbed “Black Friday,” a reference to the black attire that has often been donned by the protesters since 2016. The protests that year forced the government to abandon a plan to make all abortions illegal.

However, Poland still has some of the most stringent abortion laws in the European Union (EU). Currently, they allow abortion only in the case of risk to the mother’s life or if the pregnancy is the result of rape or incest.

Friday’s protesters spoke out in opposition to the proposed legislation changes, which would ban abortions for irreparably sick or impaired fetuses, or those with Down Syndrome.

Hundreds turned out in Wroclaw, a city in western Poland, with some carrying signs reading, “I will not give birth to a dead baby.”

Others in Warsaw held a banner stating “Women’s Strike,” the name of the organizing movement that fights a further clamp-down on abortion rights. The protesters in the capital marched through the streets chanting and blaring bullhorn sirens.

From the bishops’ seat to parliament and PiS headquarters

The march in Warsaw began at the seat of the Roman Catholic bishops, who back stricter anti-abortion laws in the strongly Catholic country. The procession then headed to parliament before ending at the headquarters of the ruling right-wing Law and Justice (PiS) party headed up by Jaroslaw Kaczynski.

Last year, the PiS government launched a campaign urging Poles to “breed like rabbits” in order to raise the country’s declining birth rate. Additionally, in a program called “Family 500+,” the state pays out around 500 zloty (€118, $146) per child per month to families with two or more children.

The government has also cut funding for in-vitro fertilization.

The PiS-proposed restrictions have supporters. Stop Abortion committee activist Kaja Godek told AFP that if passed, the new rules stopping abortions of malformed fetuses would “represent the lives of three human beings every day.”

However, the Council of Europe’s human rights commissioner, Nils Muiznieks, expressed his worries about the draft law and called on the parliament to reject the proposed changes.

“Poland has one of the most restrictive abortion laws in Europe,” Muiznieks said in a statement posted to social media. “This step would be at variance with Poland’s obligations under human rights law.”

Pubblicato in: Armamenti, Geopolitica Militare, Russia, Stati Uniti

Russia. Nuovo arsenale atomico. – The Diplomat.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-30.

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«Con l’espressione “Stati con armi nucleari” si indicano quelle nazioni che hanno costruito, hanno testato e sono attualmente in possesso di armi nucleari di qualunque tipo; in termini colloquiali, spesso ci si riferisce a questi Stati con l’espressione “club nucleare”. In base ai termini del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), entrato in vigore il 5 marzo 1970, sono considerate ufficialmente “Stati con armi nucleari” (nuclear weapons states o NWS) quelle nazioni che hanno assemblato e testato ordigni nucleari prima del 1º gennaio 1967: Stati Uniti d’America, Russia (succeduta all’Unione Sovietica), Regno Unito, Francia e Cina, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Oltre a queste, altre quattro nazioni, non aderenti al TNP, hanno sviluppato e sono in possesso di armamenti nucleari: India, Pakistan, Corea del Nord (aderente al TNP nel 1985 ma ritiratasi da esso nel 2001) ed Israele (sebbene il governo israeliano non abbia mai confermato ufficialmente di possedere un arsenale nucleare); lo status di queste nazioni circa gli armamenti nucleari non è formalmente riconosciuto dagli organismi internazionali, ma è contemplato nelle pianificazioni strategiche dei principali Stati nucleari. Il Sudafrica allestì un arsenale nucleare tra la metà degli anni settanta e la fine degli anni ottanta ma scelse spontaneamente di smantellarlo nel 1991; i neo indipendenti Stati di Bielorussia, Kazakistan ed Ucraina si ritrovarono a gestire armi nucleari ex sovietiche dopo la dissoluzione dell’URSS, smantellandole o restituendole alla Russia entro il 1997.» [Fonte]

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Le armi atomiche sono un deterrente tale da mantenere le forze in equilibrio, anche se labile. Diciamo che da un punto di vista di Realpolitik interessano sicuramente il numero delle testate, ma soprattutto che le possibili potenze concorrenti abbiano potenzialità ragionevolmente eguali.

Sicuramente negli ultimi lustri sono stati progettati e costruiti sistemi di arma in grado di neutralizzare i missili di potenziali assalitori, ma quanto poi essi siano funzionali sul campo di battaglia è tutto da vedere, anche se si spera che mai lo si debba constatare.

Parlando a spanne, la quantità di armamenti attualmente in linea è tale da poter distruggere completamente il mondo e la vita su di esso.

Negli ultimi tempi la dottrina atomica ha virato dalle bombe di elevata potenza a quelle di potenza molto più limitata, si direbbero quasi di uso tattico, anche se il termine è improprio, pur rendendo l’idea.

A quanto sembrerebbe di capire, ma il condizionale è d’obbligo, Stati Uniti e Russia hanno sviluppato missili vettori ipersonici. Questi vettori sarebbero molto più difficilmente intercettabili.


The Diplomat. 2018-03-22. Russian Nukes: Facts vs. Fiction

2018 has already became a huge year for nuclear weapons-related developments all over the world, with a new U.S. Nuclear Posture Review published, the Russian and U.S. achievement of New START Central Limits, and the Doomsday Clock moved 30 seconds closer to midnight. Last but not least, Russian President Vladimir Putin rather unexpectedly showcased a number of new nuclear delivery vehicles during his annual (although postponed) Address to the Federal Assembly.

Russia remains a key figure for both worldwide nuclear arsenals as well as strategic stability, so it is important to understand the existing and future capabilities of Strategic Rocket Forces and their sea- and air-based companions.

Land

Regarding the land-based leg of Russian nuclear triad, the important part is rather evolutionary: deliveries of new Yars (SS-27 Mod 2) intercontinental-range ballistic missiles or ICBMs (as well as yet to be specified Yars-S) in road-mobile and silo-based variants have led to the complete rearmament of up to three missile divisions, with rearmament ongoing for three. The development of the Barguzin rail-mobile ICBM project has been finished, but deployment was canceled, which back in the day seemed a good sign, as this system was obviously excessive.

Another future system, the Sarmat (SS-X-29) heavy liquid-fuel ICBM faced a number of problems, but eventually reached the ejection test stage, which was deemed successful. This missile is said to be more powerful than the renowned Satan (SS-18). However, using it as delivery vehicle for multiple (10+) warheads looks like an unnecessary capability given the existing New START limits (700 deployed launchers and 1,550 deployed nuclear warheads).

Now we come to the “gliding cruise bloc” Avangard, a hypersonic glider previously known as “Project 4202” or “Yu-71.” This type of payload, said to enter serial production, is capable of precise hits on any target, avoiding any existing or future missile defenses. The mating of Avangard and Sarmat (probably up to five gliders per missile, but likely less) seems the most appropriate way to use those new toys.

There were six ICBM test launches over 2017, related both to life extension and new payload types. As usual, the number was lower than previously announced; the same dynamics will probably remain in 2018.

Overall, Strategic Rocket Forces (RVSN) commander Sergei Karakayev remains committed to the 400 ICBMs at his disposal, but this number obviously includes nondeployed missiles, as otherwise there’s no chance for Russia to get under New START limits. It’s important to note that, given the rapid decline of the provisional “warheads-per-vehicle” coefficient over the last year, there’s a chance that “un-deployment” for existing heavy ICBMs (the SS-18 and SS-19) had already taken place.

Coming back to Putin’s nuclear weapons extravaganza, there’s one more system possibly related to the ground leg, the nuclear-powered cruise missile (possibly 9M730, but no one knows for sure) with unlimited range. Its current status, research, and deployment schedules are yet to be disclosed (or not), but it is worth noting, that “examples” given during the address were the sea-launched Tomahawk and air-launched Kh-101. However, the launcher used during the test shown in the relevant video resembles several types of self-propelled launchers for tactical surface-to-surface and anti-ship missiles combined.

Sea

The sea leg of the nuclear triad launched several SS-N-23A Sinevas and a single SS-N-32 Bulava in 2017. The latter fact raises some concern, as we are yet to witness the possibility of salvo fires with this missile system. The Tula (Delta-IV class) nuclear-powered ballistic missile submarine (SSBN) returned from repairs to the Northern Fleet, while Bryansk of the same type (praised for a successful submarine-launched ballistic missile launch during strategic exercises by the fleet commander), left in turn for Zvezdochka to undergo work to repair, modernize, and restore its combat readiness.

Judging from the official photos, two Borei and 3 Delta-III SSBNs are ready for combat duty in the Pacific Ocean. The first 955A (Borei-A), Prince Vladimir, took to the water in 2017 as well. The original Borei class used the hulls from the Soviet reserve, so this ship is the first of entirely new construction. It’s worth noting that over the past year there were a number of confirmations regarding plans to develop an even more advanced underwater cruiser, Borei-B, within the framework of the State Armaments Program-2027 (GPV-2027).

There were a number of disclosures and an eventual statement by Putin on new unmanned underwater “drones,” namely Status-6 (or Kanyon) and Klavesin-2P (Harpsichord). It is rather strange that those two systems appeared in the same video and now are waiting for “public” designations together as well, because they obviously have different purposes. The main task of Klavesin-2P is believed to be expanding situational awareness for submarines, while Status-6 is an “intercontinental nuclear-tipped torpedo,” capable of destroying coastal infrastructure and (at least as shown in the video rendering) surface ship strike groups. It is yet to be understood how such a system, supposedly carrying a multimegaton nuclear warhead, should be factored into existing and future arms control agreements. Status-6 is a strategic system, so it seems appropriate to include this beast into some future START-type treaty, but one must keep in mind that long-range nuclear-tipped submarine-launched cruise missiles, which are still in service in the Russian Navy (and possibly will see a return for the U.S. Navy as well), are not covered by existing treaties, while having strategic implications.

Air

The most important “material” event for the Russia Air Force’s Strategic Aviation over the last year happened in 2018: first “new” Tu-160 (“Blackjack”) Heavy Bomber took its maiden flight. Of course one must remember that it was built using anunfinished body and it is yet to be understood which types (Tu-160M/160M1/160M2) will be produced and when, but this is an important milestone nevertheless. A contract for 10 planes was signed. A proper “future bomber,” PAK DA is yet to be disclosed; the only specification we may be sure about is that it will be based on a “flying wing” scheme. There’s word that some level of unification regarding avionics and weapons will be achieved for new Blackjacks and the PAK DA.

As for today, the main capability increase for the air leg of Russia’s nuclear triad is being achieved by the modernization of existing Tu-160 and Tu-95MS (Bear-H) aircraft, so they can use Kh-101 cruise missiles. This long-range stealthy cruise missile (Kh-102 for nuclear-tipped variant) will remain the main armament for new heavy bombers as well.

Heavy bombers remain an important signalling tool. Blackjacks and Bears routinely visit faraway airspace and airdromes, serving as a reminder of Russian strategic capabilities. Also, they are the only part of the triad (Luckily) that has seen real action: there were at least 66 air-launched cruise missiles launched at Islamic State terrorists in Syria.

During Vladimir Putin’s address, the air-based hypersonic weapons system “Kinzhal” (“Dagger”) was demonstrated, and even said to have entered test service in the Southern Federal (sic) District of Russia. The easiest way to describe this system is an Iskander-M (SS-26 Stone) solid-fuel aeroballistic missile (probably a 9M723 derivative) mated to MiG-31 (Foxhound) interceptor. The system is capable of hitting ground and sea-surface targets, avoiding missile defenses, and serves as a good example how existing technological marvels may produce synergy. It is yet to be determined if the stated 2,000 kilometer range means the missile only or the system as a whole. Kinzhal does not fall under New START definitions for strategic air leg, as Foxhound is hardly a heavy bomber, and the missile is obviously not cruise-type, but this is an important topic for discussion among experts and policymakers.

Stability or Escalation?

Russia remains fully capable of destroying the United States, and, most importantly, U.S. Strategic Command capabilities are roughly the same. This balance remains a pillar of global peace, even under the currently strained relations between the great powers. Discussions on limited nuclear use will likely remain unrelated to reality; any nuclear use will lead to full-scale retaliation.

What is important is how other nuclear-weapons states may be factored into the equation. Russia has until recently insisted that any further reductions can’t be achieved on a bilateral basis, while “third parties” have speculated that they can’t “join the game” while Russian and U.S. arsenals are bigger by such a great margin. Another issue in the strategic arms debate is U.S. Missile Defense, an overhyped problem for both the domestic audience and some military experts in Russia. Showing a great number of new “penetrating” nuclear delivery vehicles must be seen not as “saber-rattling” but as a therapy for the audience both within Russia and abroad.

However, an unusual statement was made by Vladimir Putin during his interview for NBC, which may show a way to overcome both problems. He said that Russia is ready to continue the dialogue on existing and new strategic arms control treaties, and added that, given new weapons’ missile defense penetration capabilities, “We no longer consider the reduction of ballistic missiles and warheads to be highly critical.” He indicated that new strategic weapons also will be included in the grand total.

Such an attitude is yet to see implementation in detailed strategic stability talks (it’s possible that this may have been a subject of the recently postponed meeting), but the parties seem ready for discussion. Future reductions may open the way for third parties to join the process – initially by agreeing to some level of transparency and confidence-building measures.

Military planners in every country think about waging and winning nuclear war, but testing their calculations remains superfluous.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Canada. Doug Ford, un replicante di Trump, potrebbe vincere le elezioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-30.

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Il Canada è una monarchia costituzionale a ordinamento federale situata nell’America del Nord, comprendente dieci province e tre territori e delimitata dall’oceano Atlantico a est, dall’oceano Pacifico e lo Stato statunitense dell’Alaska a ovest, dal mar Glaciale Artico a nord e dagli Stati Uniti d’America a sud.

Ha una popolazione di circa trentacinque milioni e fa parte di numerosi organismi internazionali:  il G7, il G8, il G20, la Nato, il Nafta, l’Oecd, la Wto, l’Oac, lApec e l’Onu.

Nal 2017 il pil era 1,640.385 miliardi Usd, il pil ppa 1,763.785 mld, il pil ppa procapite era 48,141 Usd. È sostanzialmente un paese ricco e politicamente influente, anche perché i suoi governanti hanno frequentemente dimostrato molto buon senso.

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«Il Canada ha avuto un’alternanza tra governi formati da due partiti nel corso del XX secolo: il Partito Conservatore Progressista, di centro-destra, e il Partito Liberale, di centro-sinistra. Fino agli anni ottanta, entrambi i partiti sono stati favorevoli a un significativo intervento dello Stato nell’economia, finché l’elezione di Brian Mulroney, a Primo Ministro ha sancito la svolta dei Conservatori Progressisti a favore di privatizzazioni, meno regolamentazione e meno tasse per le imprese e per i più abbienti. Con il ritiro di Mulroney nel 1993, il suo partito ha però subito un tracollo di voti e di seggi alla Camera dei Comuni, consentendo ai Liberali di tornare al governo, contando soprattutto sulla propria supremazia in Ontario.

Il terzo partito è stato tradizionalmente il Nuovo Partito Democratico, collocato a sinistra dello spettro politico. Negli anni novanta questo partito, così come i conservatori progressisti, hanno subito un’emorragia di voti e seggi a favore dei partiti regionali nati in quel periodo: il Blocco del Québec, favorevole all’indipendenza del Canada francese e collegato al Partito del Québec presente solo nel Parlamento provinciale; e il Partito Riformatore del Canada, con base nel Canada occidentale, conservatore e ostile a concessioni a favore del Québec, che nel 2000 ha assunto il nome di Alleanza Canadese, rispecchiando l’intento di unificare tutto l’elettorato di destra. L’Alleanza Canadese nel 2003 si è fusa con i conservatori progressisti, dando vita al Partito Conservatore del Canada (al governo dal 2006). Il Partito Verde del Canada non ha ottenuto rappresentanza in Parlamento, ma ha comunque raccolto una quota significativa dei voti alle elezioni nazionali.» [Fonte]

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Attualmente il Canada è governato da Mr Justin Pierre James Trudeau (Ottawa, 25 dicembre 1971), un politico canadese, ventitreesimo Primo ministro del Canada dal 4 novembre 2015 e leader del Partito Liberale del Canada.

Il 21 ottobre 2019 i canadesi torneranno alle urne per eleggere il loro parlamento federale.

L’Angus Reid Institute ha rilasciato il 19 marzo uno studio approfondito sul quadro politico canadese e sulle prospezioni elettorali. I dati sono stati ricavati da 5,423 persone intervistate.

Nel giro di un anno il Primo Ministro Justin Trudeau ha visto la propria popolarità scendere dal 54% del marzo 2017 all’attuale 40%. Discesa compiuta con un trend costante.

In modo similare il partito liberal è sceso da percentuali superiori al 50% agli attuali 30%, mentre i conservatori hanno incrementato nel giro di un anno la propensione al voto dal 31.9% all’attuale 40%.

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Sarebbe del tutto prematuro azzardare alcunché su quelli che saranno i risultati delle elezioni dell’anno prossimo.

Tuttavia gli andamenti delle prospezioni sembrerebbero indicare un orientamento dell’Elettorato verso una “destra“.

Non solo.

«The spoiled son of a sprawling business dynasty positions himself as an anti-elite populist. During a pivotal campaign, he brushes off a history of crude remarks as political incorrectness to the delight of his base. Then, running against the establishment of his own party and an evidently more qualified female candidate, he loses the popular vote but manages, by way of an arcane voting system, to take power»

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«No, I’m not rehashing the victory of President Trump»

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«I’m describing the rise of Canadian politician Doug Ford, who this month was elected leader of the Progressive Conservative Party of Ontario, the right-of-center opposition in the country’s most populous province»

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«With his party leading in the polls ahead of a June 7 election, Mr. Ford has a strong chance of becoming premier»

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Il Canada è storicamente uno dei più solidi sistemi democratici al mondo. Che al governo si alternino partiti e persone con differenti visioni di vita, sociali ed economiche, è del tutto naturale e, diciamolo francamente, della massima utilità.

Tuttavia questa svolta verso destra sembrerebbe assumere un carattere nuovo rispetto al pregresso.

«Trumpism, it seems, has migrated north»

Salvo sorprese pur sempre possibili, l’anno prossimo il Canada potrebbe darsi un governo molto vicino alle idee ed alla prassi del Presidente Trump.


The New York Times. 2018-03-22. Will Canada Elect a Tin-Pot Northern Trump?

Toronto — Tell me if you’ve heard this before: The spoiled son of a sprawling business dynasty positions himself as an anti-elite populist. During a pivotal campaign, he brushes off a history of crude remarks as political incorrectness to the delight of his base. Then, running against the establishment of his own party and an evidently more qualified female candidate, he loses the popular vote but manages, by way of an arcane voting system, to take power.

No, I’m not rehashing the victory of President Trump. I’m describing the rise of Canadian politician Doug Ford, who this month was elected leader of the Progressive Conservative Party of Ontario, the right-of-center opposition in the country’s most populous province. With his party leading in the polls ahead of a June 7 election, Mr. Ford has a strong chance of becoming premier.

Trumpism, it seems, has migrated north.

Several years before the 2016 United States presidential campaign, Mr. Ford’s brother, the deceased former mayor of Toronto, Rob Ford, more or less invented the politics of boorish, divisive populism the American president has since mastered. Rob Ford figured out as early as 2010 that riding out scandal, while blaming the media and other unspecified “elites,” was a winning political strategy.

Torontonians forgave flaws in his character, appreciated them, even embraced them as signs of authenticity. It didn’t matter to his base that he smoked crack cocaine while in office. The Rob Ford era demonstrated that someone as shameless as Mr. Trump had a shot as a political figure.

Doug Ford is a more serious and self-disciplined version of his bumbling younger brother. He has resisted comparisons between himself and the president, but has also spoken fondly about The Donald. “Absolutely he respects women,” he said of the Republican presidential candidate in 2016. “There’s millions of women that have voted for him. So all those millions of women are dumb? I don’t think so.”

Continue reading the main story

Mr. Ford, while much less addled than his brother was, has also been connected to Toronto’s underbelly, where Rob Ford spent so much of his time as mayor. The Globe and Mail newspaper reported in 2013 that Mr. Ford sold drugs throughout the better part of the 1980s. (He has never been charged and denies the allegations.) Thirty years later, if elected his government would be responsible for implementing Ontario’s new, legal recreational cannabis stores.

Overnight, the election of Mr. Ford crushed the smugness Canadians have been feeling since their prime minister, Justin Trudeau, appointed a cabinet of 50 percent women and became the envy of enlightened progressives the world over. The deep-seated cultural and political alienation at the root of Trump and Brexit is in full force in Canada as well.

Mr. Ford is already a front-runner. One poll has the Progressive Conservatives at 47 percent support and the incumbent Ontario Liberal Party at 26 percent. The latter, having ruled since 2003, has nearly 15 years’ worth of scandal to show for it. Rising inequality across the province, distaste for progressive rhetoric and the sense of a generalized corruption of politics as a whole is fueling, as elsewhere, a populism as inchoate as it is powerful.

And from Italy to the Philippines to Canada, this cannibalizing populism is swallowing traditional Conservatism whole. Mr. Ford snuck through to the leadership on a voting system that ranked ballots. He won neither the popular vote nor the greatest number of constituencies. But the Progressive Conservative machine is behind him already. It operates on inherited loyalties, antipathy against scandal-plagued opponents, time-for-a-change sentiments and basic self-interest.

Ideas were probably always somewhat irrelevant, so it hardly matters that the so-called Conservative parties aren’t conservative anymore. Or rather, Conservatism itself has changed. The Conservatism of law and order, of common decency and of fiscal responsibility has been rendered null and void. After the last provincial election, which the Liberals won handily, Mr. Ford, then a Toronto city councilor, prescribed “an enema from top to bottom” for the caucus he just inherited. The effluent is now lapping at his feet.

They may hope to change him. They won’t. Already, Mr. Ford, who has never held a seat in the Legislature, is boasting about a historically large victory in the offing. His bragging has an all-too familiar ring stateside. To stand with Mr. Ford is to express rage — and this rage will take its customary atavistic forms.

The current premier, Kathleen Wynne, the first lesbian elected to the post, introduced a modernized sex-education curriculum to the province’s public school systems. Just days after his election, Mr. Ford pledged to remove it, a policy that has support among some new immigrant communities, who tend to be more socially conservative.

He’s also running the standard Ford playbook. Elites are people who sip “Champagne with their pinkies in the air.” (His family’s label and packaging company is said to make tens of millions in annual sales.)

His infamous brother, when you get right down to it, was only the mayor of Toronto, which is not a very powerful position. Toronto’s “weak mayor” system ensures that its leader only gets one vote on the city council. In Canada, it’s actually the premier of a province who matters. His or her government regulates the schools and the public health care system. Do the people of Ontario really want a tin-pot northern Trump in charge of things that affect their daily lives? Canada’s Constitution calls for “peace, order and good government”; it is hard to imagine anyone who could fulfill that mandate less.

Mr. Ford’s sweep in as quiet and stable a place as Ontario points to a broader global crisis from which apparently there is no escape. Conservatism is no longer a political ideology in the recognized sense, but a repository of loathing and despair. It’s where people thrust their hatred of modernity — of globalism and multiculturalism and technocratic expertise, but also of the democracy that fostered those systems in the first place. By giving high office to buffoons, by choosing thugs as their representatives and by reveling in nastiness for its own sake, the Conservative brand now is principally a marker of contempt for political order itself.

Conservatism has meant many things to many people around the world. Now, just about everywhere, it looks a lot like a raised middle finger; Ford and friends are the latest to salute.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Russia, Unione Europea

Austria. Non espellerà diplomatici russi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-29.

2018-03-29__Austria. Non espellerà diplomatici russi.__001

Con il Cancelliere Kurz ed il nuovo governo che escluse la socialdemocrazia, l’Austria ha subito una appariscente mutazione. Le linee guida politiche ed economiche che erano tipiche dell’Austria sono state abbandonate e lentamente stanno emergendo quelle nuove. Non che il Cancelliere fosse stato poco chiaro nell’enunciare i propri programmi, ma erano in molti a dubitare che avrebbe poi potuto mantenere ciò che erano state le promesse elettorali.

Si direbbe quasi che il Cancelliere Kurz stia sviluppando un piano politico strategico che stia precorrendo i tempi: presto o tardi anche il resto dell’Europa potrebbe allinearsi al suo modo di intendere la situazione attuale e su come operare.

Di sicuro, il Cancelliere Kurz ha visioni politiche molto differenti da quelle delle attuali cancellerie e della dirigenza dell’Unione Europea.

Intanto l’Austria si è visibilmente emancipata dalla tutela tedesca. Fenomeno questo iniziato anni or sono, ma ora chiaramente visibile. I recenti summit dei capi di stato e di governo dell’Unione Europea sono più che eloquenti. In questo Herr Kurz ha ampiamente precorso i tempi avendo previsto il crollo dei socialisti francesi, poi l’esito delle elezione politiche tedesche ed infine di quelle italiane. Il Cancelliere Kurz considera, non a torto, molti attuali governi come dei walking dead: sembrerebbe aver compreso appieno la portata della devoluzione dell’idealismo liberal e socialista. È segno di acume politico il precorrere i tempi, senza voler strafare. È molto verosimile che le sue posizioni attuali saranno in un futuro non troppo lontano fatte proprie dagli altri stati membri dell’Unione Europea.

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Molto significativo il titolo di fondo dell’Ahram Online:

‘Neutral’ Austria won’t expel Russian diplomats

«Austria is a member of the European Union but is officially neutral and is not part of the NATO military alliance»

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«Austria said Monday that it would not follow a number of other EU countries in expelling Russian diplomats over the poisoning of a former Russian spy in Britain, stressing its neutrality.»

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«”We stand behind the decision to recall the EU ambassador, but we will not take any national measures,” Chancellor Sebastian Kurz and Foreign Minister Karin Kneissl said in a joint statement.»

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«”Indeed, we want to keep the channels of communication to Russia open,” they added. “Austria is a neutral country and sees itself as a bridge-builder between East and West.”»

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La reazione dei paesi dell’Unione Europea era prevedibile.

«Austria is drawing criticism from parts of the European Union for saying it couldn’t expel Russian diplomats on account of its neutrality»

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«Austria, which has gotten most of its natural gas from Russia for 50 years, has a history of trying to moderate the EU’s approach to Moscow»

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Herr Kurz ha anche un retaggio storico di non poca importanza.

«In declining to take further measures, his government cited Austria’s neutrality, which the country adopted as a condition for ending its post-World War II occupation by the U.S., the Soviet Union, the U.K. and France in 1955»

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La Realpolitik è arte solo per persone di grande intelligenza e cultura: sia come parte agente sia anche come spettatori. Nessuno però si stupirebbe se la minuscola Austria acquisisse nel tempo una statura politica molto maggiore di quanto ci si potrebbe aspettare da una nazione oggettivamente piccola.

Potrebbero tornare alla mente i tempi di Josef Klaus prima e di Bruno Kreisky dopo.


Bloomberg. 2013-03-28. Austria Draws Scorn for Sitting Out Russian Diplomat Expulsions

– Government includes nationalists friendly with Putin’s party

– Sweden’s Bildt questions if Austria is ‘part of the West’

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Austria is drawing criticism from parts of the European Union for saying it couldn’t expel Russian diplomats on account of its neutrality.

Chancellor Sebastian Kurz’s government, which includes nationalists that cooperate with Vladimir Putin’s party, declined to join the tough international response to a nerve-agent attack on a former Russian spy in England. Austria is a “builder of bridges between East and West” and wants to “keep channels open” to Moscow, it said.

That position is “hardly compatible with EU membership” and there’s “a big difference between being part of the West and being a bridge between the West and the East,” former Swedish Foreign Minister Carl Bildt said Tuesday on Twitter.

Artis Pabriks, a former Latvian foreign minister who’s a member of the European Parliament, called Austria’s decision a “bad joke.” He asked: “Which other EU policies/decisions Kurz does not apply to Austria?”

Kurz, whose People’s Party is part of the same political family as the parties of Bildt and Pabriks, said Monday that Austria backs the EU’s decision to pull its ambassador to Russia.

In declining to take further measures, his government cited Austria’s neutrality, which the country adopted as a condition for ending its post-World War II occupation by the U.S., the Soviet Union, the U.K. and France in 1955.

United Russia

Austria, which has gotten most of its natural gas from Russia for 50 years, has a history of trying to moderate the EU’s approach to Moscow. Social Democrat Werner Faymann was one of the more skeptical EU leaders when initial sanctions were imposed on Russia in 2014 over the annexation of Crimea.

Kurz’s coalition partner, the Freedom Party, led by Vice Chancellor Heinz Christian Strache, signed a “working agreement” with Putin’s United Russia party in Moscow in 2016, saying it would like to roll back the sanctions.


Ahram Online. 2013-03-28. ‘Neutral’ Austria won’t expel Russian diplomats

Austria said Monday that it would not follow a number of other EU countries in expelling Russian diplomats over the poisoning of a former Russian spy in Britain, stressing its neutrality.

“We stand behind the decision to recall the EU ambassador, but we will not take any national measures,” Chancellor Sebastian Kurz and Foreign Minister Karin Kneissl said in a joint statement.

“Indeed, we want to keep the channels of communication to Russia open,” they added. “Austria is a neutral country and sees itself as a bridge-builder between East and West.”

Fourteen European Union countries are to expel a total of 30 Russian diplomats in a coordinated international response to Moscow over the poisoning of Sergei Skripal in the English city of Salisbury, according to an AFP tally.

Germany, France and Poland led the way with four expulsions each and EU President Donald Tusk warned that more diplomats could be thrown out in the coming days.

Austria is a member of the European Union but is officially neutral and is not part of the NATO military alliance.

The right-wing Kurz visited Russia in late February and his coalition partners, the far-right Freedom Party (FPOe), have a “cooperation pact” with President Vladimir Putin’s United Russia party.

Slovakia, while condemning the Skripal poisoning, also said it was not throwing out Russian diplomats at present but will summon the Russian ambassador “without delay”.

“The development of the situation, as well as Russia’s response to the calls addressed to it by the EU countries — including Slovakia — will influence the next steps that we are prepared to consider in this case,” the Slovakian foreign ministry said.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Palazzo Madama. Primi effetti del Pd al 18.72%.

Giuseppe Sandro Mela

2018-03-29.

Senato della Repubblica 001

A Palazzo Montecitorio, Camera dei Deputati, siedono 125 deputati della Lega, 109 di Forza Italia, 32 di FdI, 111 del partito democratico, 228 del M5S e 38 afferiscono al gruppo misto.

A Palazzo Madama, Senato, siedono109 senatori del M5S, 61 di Forza Italia, 58 della Lega, 52 del Partito Democratico, 8 dell’Svp, e 12 del Gruppo Misto.

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A seguito di libere elezioni ed usando la legge elettorale da loro stessi voluta ed approvata, il partito democratico è risultato essere il quarto partito di Italia, con compagini parlamentari scarne, politicamente irrilevanti.

Adesso che sono trattati per come avevano trattato gli altri quando erano loro al potere, i democratici si strappano i capelli e lanciano accuse pesanti.

«Una cosa molto grave, mai successa: la maggioranza che ha già eletto i presidenti ha deciso di non dare possibilità di accesso all’opposizione …. rafforza un rapporto basato sulla spartizione e sull’assenza di trasparenza tra M5S e Lega …. Il metodo è chiaro: già non c’è nessuna affinità in termini programmatici»

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I membri del partito democratico proprio non sanno rassegnarsi al fatto che gli Elettori non li hanno più votati: di loro non ne vogliono più sapere.

Non sono gli “altri“, brutti e cattivi, che hanno portato loro via il consenso elettorale: sono loro che lo hanno perso perché sono stati incapaci di intenderne le istanze, le problematiche, le necessità.

Per tutta la durata della legislatura sembrerebbe essere verosimile che il pd sia relegato a livello di comparsa, politicamente ininfluente. Nessuno intende ipotecare l’avvenire: potrebbe anche tornare al governo come alleato di minoranza, per ipotesi di fantapolitica, ma oramai non svolge più ruolo egemone.

Si accontentino delle briciole: loro non lasciarono nemmeno quelle.

Certo, molti media nazionali li trattano come se fossero ancora di una qualche importanza: sembrerebbe quasi di entrare nel club dei nobili decaduti. Vedremo come andrà a finire tra cinque anni.


Ansa. 2018-03-29. M5S e centrodestra negano questore Senato a Pd, rabbia Dem

L’Aula di Palazzo Madama ha eletto i suoi 4 vicepresidenti: Roberto Calderoli della Lega con 164 voti e Ignazio La Russa per Fratelli d’Italia con 119 voti, Paola Taverna del M5S con 105 e Anna Rossomando del Pd con 63 preferenze.

I senatori hanno eletto i tre Questori: Antonio De Poli, per FI, il più votato con 165 preferenze; Paolo Arrigoni, per la Lega, con 130; Laura Bottici in quota M5S con 115. Al Pd non è toccato nessun Questore perché il candidato Gianni Pittella ha ottenuto solo 59 voti. Lucio Malan (FI) ha incassato 3 preferenze, Bergonzoni 1, Calderoli 1, Fedeli 1. Schede bianche 2. Una sola nulla. Bottici e De Poli avevano ricoperto il ruolo di Questore anche nella precedente legislatura.

“Una cosa molto grave, mai successa: la maggioranza che ha già eletto i presidenti ha deciso di non dare possibilità di accesso all’opposizione” nei ruoli dell’ufficio di presidenza al Senato. Così al Tg3 il capogruppo Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci parlando della giornata odierna, mentre si attende l’esito delle votazioni per eleggere vicepresidenti, questori e segretari d’Aula. Quanto accaduto, secondo Marcucci, “rafforza un rapporto basato sulla spartizione e sull’assenza di trasparenza tra M5S e Lega”. Sarà opposizione per il Pd, quindi? “Il metodo è chiaro – risponde il presidente dei senatori dem -: già non c’è nessuna affinità in termini programmatici, a voi le conclusioni…”.

Ed è ancora aperto il nodo degli incarichi Pd nell’ufficio di presidenza della Camera. Al termine di una giornata di contatti, i Dem, che hanno bisogno del voto di altri gruppi per eleggere i propri nomi, attendono risposte su una vicepresidenza. I Cinque stelle potrebbero però decidere, come ventilato, di tenerla per sé magari offrendo al Pd un altro incarico come quello di questore. Ma i Dem a quel punto decideranno cosa fare: non sembrano infatti, riferiscono diverse fonti, intenzionati ad accettare scambi perciò, se gli verrà negata la vicepresidenza, potrebbero decidere di tirarsi fuori da tutto e non partecipare al voto sulle cariche istituzionali alla Camera.

Sono stati eletti come segretari d’Aula Paolo Tosato (Lega), Francesco Giro (FI), Tiziana Nisini (Lega), Vincenzo Carbone (FI), Michela Montevecchi (M5S), Sergio Puglia (M5S), Giuseppe Pisani (M5S), Gianluca Castaldi (M5S). Nessun segretario d’Aula per il Pd.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Brasile. Corte di appello respinge il ricorso di Mr Lula.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-29.

Brasile 001

«Appeals court judges in Brazil on Monday unanimously upheld an earlier decision to reject ex-Brazilian President Luiz Inacio Lula da Silva’s appeal against a conviction on corruption charges»

*

«The three judges at the lower appeals court in Porto Alegre unanimously rejected a final procedural objection raised by lawyers of the former leftist president to the initial motion, meaning the conviction stands»

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«The law states that da Silva should be barred from running for office, despite leading early polls ahead of the October 7 election»

*

«But da Silva has already filed a pre-emptive habeas corpus petition with the Supreme Federal Tribunal and cannot be jailed until justices rule on it, which they are scheduled to do on April 4»

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Il 7 ottobre il Brasile andrà alle urne per rinnovare il parlamento.

Esce da un periodo tumultuoso, durante i quel la Rousseff è stata destituita e Lula incriminato e condannato per corruzione. La sinistra è stata decapitata usando le stesse armi che essa aveva usato a suo tempo.

Brasile. Lula condannato a nove anni e sei mesi.

Brasile. Tribunale conferma condanna di Lula. Non candidabile.

Brasile. Elezioni presidenziali 2018 e la Cina.

Brasile. Il problema della corruzione, vera o presunta, è mondiale.

Brasile. Elezioni 2018. Mr Bolsonaro si candiderebbe

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Il problema, nella sua scheletrica essenzialità, è facilmente enunciabile.

Con la presidenza Lula in Brasile era a suo tempo transitato nella Internazionale Socialista prima, quindi in Alleanza Progressista. Queste organizzazioni sovranazionali mondiali coordinavano le politiche di tutti i partiti afferenti, formando un network di formidabile potenza. Nel periodo di massimo splendore, avevano i governi degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Francia, della Germania e dell’Italia. Un partito appoggiava gli altri ed i governi si facevano parte attiva nell’estendere la loro benevola protezione a tutte le altre componenti.

Le campagne elettorali avevano supporto politico, economico e mediatico a livello di tutto il network.

Un solo esempio, il minore ma forse quello più conosciuto alle masse. Il brigatista rosso pluriomicida Cesare Battisti trovò più che benevola accoglienza dapprima in Francia e quindi in Brasile: Per tutelarlo furono violate le più elementari norme del diritto.

Nei fatti, Alleanza Progressista fu il principale centro di potere internazionale della storia occidentale: usò però in modo molto maldestro il proprio sterminato potere. E la storia non perdona certo gli errori.

Bene.

Ad oggi le sinistre sono crollate e fuori dai rispettivi governi negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia, in Germania ed in Italia. Tra i grandi paesi mancava soltanto il Brasile, e con la sentenza emessa dalla corte di appello Lula dovrebbe essere quasi fuori gioco, e con lui verosimilmente la sinistra.

È stato eliminato proprio utilizzando gli strumenti che lui stesso aveva concorso a mettere a punto.

Gran brutta patologia le ideologie: impediscono la percezione del reale ed inibiscono il retto pensiero.

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Nessuno si lagni: siamo solo all’inizio.


Deutsche Welle. 2018-03-27. Brazil court rejects Lula’s latest appeal

A Brazilian court has rejected the latest appeal of Luiz Inacio Lula da Silva against a corruption conviction. But the former president, leading the polls ahead of October’s election, is likely to play for more time.

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Appeals court judges in Brazil on Monday unanimously upheld an earlier decision to reject ex-Brazilian President Luiz Inacio Lula da Silva’s appeal against a conviction on corruption charges.

The three judges at the lower appeals court in Porto Alegre unanimously rejected a final procedural objection raised by lawyers of the former leftist president to the initial motion, meaning the conviction stands.

The law states that da Silva should be barred from running for office, despite leading early polls ahead of the October 7 election.

Under Brazilian law, once all motions related to the first appeal are exhausted, the defendant can be ordered to start serving his sentence.

But da Silva has already filed a pre-emptive habeas corpus petition with the Supreme Federal Tribunal and cannot be jailed until justices rule on it, which they are scheduled to do on April 4.

Da Silva was convicted in 2017 of trading political favors with construction company OAS in return for the promise of a beachfront apartment. The construction company was seeking contracts with state-controlled oil giant Petrobras.

He also faces six other corruption trials.

The conviction was upheld by a group of federal magistrates in January and his prison sentence was raised to 12 years and one month.

Appeal likely

The lawyer for the two-term former president said he will appeal the result. Cristiano Zanin Martins said he would wait to read the full text of the decision before deciding what kind of appeal they would make next, and called the conviction “illegal.”

Reports suggest da Silva could start a prolonged court battle, leaving the ex-president temporarily free to campaign for the October election.

Da Silva’s defense still has one more motion it can file with the same court. He could be allowed to continue to appeal his conviction to higher courts while serving his sentence and then also to run in the election.

‘I don’t have to prove my innocence’

On Monday, da Silva told several thousand people at a rally in Francisco Beltrao in Parana state that the charges against him were trumped up and designed to keep him from regaining the presidency.

“I don’t have to prove my innocence,” he said. “They are the ones who have to prove my guilt!”

If barred from standing in the vote, da Silva has said he would endorse a Workers’ Party replacement at the last minute, according to media reports.

His main rival is far-right former army officer Jair Bolsonaro, who is running on an anti-corruption campaign.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti, Trump

Trump. Sua Giustizia Antony Kennedy rassegnerebbe le dimissioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-28.

Supreme Court

«Senate Republicans are privately saying they hope Justice Anthony Kennedy announces his retirement in the coming months, before the fall midterm elections, arguing the move would give Republicans something to rally their base as they work to maintain control of the Senate»

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«While Kennedy, 81, has not directly signaled his plans for retirement, at least one senator has predicted it could come over the summer»

*

«Others maintain that confirming a conservative successor to Kennedy, who was nominated by Ronald Reagan in 1988, would be easier while Republicans control the Senate»

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Il problema è semplice.

Negli Stati Uniti di America la Corte Suprema è l’unico organo istituzionale che possa emettere provvedimenti inappellabili.

Tale Corte è dichiaratamente politica, non a caso i suoi componenti, al quali compete l’appellativo di ‘Sua Giustizia’ sono riportati secondo il partito di appartenenza.

Tali giudici sono nominati a vita.

I democratici controllano altre Corti Federali di livello inferiore, per esempio quella del Nono Circuito, e ne hanno fatto ampio uso per cercare di bloccare i provvedimenti varati dal Presidente Trump: solo la Corte Suprema può cassare simili sentenze.

Per quanto possa sembrare paradossale in un sistema democratico, dei funzionari nominati sono ben più potenti dei politici eletti con libere elezioni, detengono la carica a vita con i re medievali, e nulla e nessuno può sindacare i loro giudizi.

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Sua Giustizia Kennedy era stato nominato dal Presidente Ronald Reagan, ma molto frequentemente aveva concorso a stilare sentenze del tutto sfavorevoli ai repubblicani: nessuno gli nega competenza e buona fede, ma era ed è politicamente incontrollabile.

A quanto sembra, e già da tempo correvano voci insistenti si dimetterebbe prima delle elezioni di midterm, così da permettere di essere rimpiazzato in modo congruo. Se così fosse, i repubblicani avrebbero in mano il sommo potere, anche se per accidente storico il Presidente Trump fosse assassinato.


The Hill. 2018-03-26. GOP senators fuel Justice Kennedy retirement talk

Senate Republicans are privately saying they hope Justice Anthony Kennedy announces his retirement in the coming months, before the fall midterm elections, arguing the move would give Republicans something to rally their base as they work to maintain control of the Senate.

While Kennedy, 81, has not directly signaled his plans for retirement, at least one senator has predicted it could come over the summer. Others maintain that confirming a conservative successor to Kennedy, who was nominated by Ronald Reagan in 1988, would be easier while Republicans control the Senate.

Some GOP lawmakers argue that Kennedy should feel comfortable with President Trump’s judgment after he tapped Neil Gorsuch, one of his former clerks, to replace the late Justice Antonin Scalia. The vacancy following Scalia’s death in early 2016 became a rallying call for conservatives in elections later that year.

“He’s a Republican, his wife’s a Republican, his kids are Republican. You’d think he want his successor to be appointed by a Republican president,” said one GOP senator who requested anonymity to speak candidly.

The lawmaker said a rumor had circulated months ago that Kennedy wasn’t hiring new clerks, raising chatter in the Senate that he would step down this summer. But speculation about an imminent departure has apparently died down some in recent weeks. 

Kathy Arberg, a spokeswoman for the Supreme Court, did not respond to a query about Kennedy’s political affiliation or about the status of future clerks.

The GOP senator said that it would help Republicans keep control of the Senate if Kennedy announced his retirement, reminding voters of the Senate’s importance in shaping the courts.

“The only reason we won the White House and kept the Senate was because of that open Supreme Court seat,” the lawmaker added, referring to the vacancy following Scalia’s death.

Scalia died in February 2016, but Senate Majority Leader Mitch McConnell (R-Ky.) kept the seat vacant until after President Obama left office nearly a year later. That decision left Obama’s nominee, Merrick Garland, in limbo for months.

Many conservatives said they put aside their reservations about Trump and voted for him because they felt confident he would pick a conservative justice to replace Scalia. For his part, Trump sought to reassure conservatives throughout his 2016 campaign that he would pick a nominee in the mold of Scalia, including releasing a list of potential nominees.

Now, Republicans are privately wondering if there could be another Supreme Court vacancy in a major election year where Democrats are viewed as enjoying stronger enthusiasm.

Sen. Dean Heller (Nev.), the chamber’s most vulnerable Republican up for reelection this year, told an audience in Las Vegas earlier this month that he expected Kennedy to retire “around sometime early summer.”

He expressed hope that it would “get our base a little motivated because right now they’re not very motivated,” according to an audio recording of the event first reported by Politico.

A separate GOP senator told The Hill that confirming another conservative justice to the court would give Senate Republican candidates another solid accomplishment to run on in the midterms. 

“It would be helpful if he made this the cap of his career,” the lawmaker said of Kennedy. “It would be very helpful to appoint another Neil Gorsuch on the court for the next decade.”

A CNN–SSRS poll of registered voters nationwide last month found that Democrats are generally more enthusiastic about voting in midterm races. It found that 51 percent of the Democratic base described themselves as extremely or very enthusiastic about voting, while 41 percent of Republicans described themselves that way.

Republican senators worry that if Democrats take back the Senate in 2018 — which they view as a less than 50-50 proposition — Senate Democratic Leader Charles Schumer (N.Y.) could keep an open Supreme Court seat vacant until the end of Trump’s first term, as payback for Garland.

Conservatives applauded the Senate confirmation of Trump’s pick of Gorsuch in April, which McConnell later ranked as the biggest accomplishment of his career. 

Replacing Kennedy, however, could have a far bigger impact on the future direction of the court, as he has emerged as its most important swing vote after the retirement of former Justice Sandra Day O’Connor.

Kennedy sided with liberal justices — as well as Chief Justice John Roberts — in upholding the constitutionality of ObamaCare in 2015 and has written the majority opinions in four landmark decisions protecting LGBT rights.

But he also authored the landmark 2010 decision in Citizens United v. FEC, which substantially weakened campaign finance law and gave more power to outside advocacy groups.

Adding Gorsuch to the court didn’t change its ideological balance as much, given that Scalia had been a reliable conservative.

Senate Democrats must defend 26 seats in November, including 10 in states that Trump carried over Hillary Clinton in 2016. Republicans only need to worry about nine seats.

Democratic sources, still angry over the treatment of Garland, say the GOP is right to fret.

Publicly, however, Republicans don’t want to appear to be putting pressure on Kennedy, who is widely respected.

“I would love to have a chance to replace Justice Kennedy on a Republican watch, but that’s up to him. He has the right to serve as long as he wants,” said Sen. Lindsey Graham (R-S.C.), a member of the Senate Judiciary Committee.

Senate Republican Whip John Cornyn (Texas), another member of the Judiciary Committee, said it “would be presumptuous of me to tell Justice Kennedy what to do.”

“He’s a smart guy. He’ll figure that out,” he added. “Obviously it’s easier to manage when we’re in control of the process as the majority.”