Pubblicato in: Bergoglio, Geopolitica Mondiale, Religioni

Vaticano. Concistoro del 29 giugno. Gli esclusi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-24.

San Pietro Piazza 001

I Cattolici stanno crescendo nel mondo. Nel periodo che va dal 2005 al 2013, i battezzati sono passati da quasi un miliardo e 115 milioni a un miliardo e 254 milioni, con un aumento assoluto di 139 milioni di fedeli.

Molte cose stanno accadendo, ovattate e silenziose, come da stile Vaticano. La religione non ama il chiasso.

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Questi i fatti curiali.

SS Benedetto XVI ha tenuto cinque Concistori, elevando alla porpora 90 nuovi cardinali.

Solo due nuovi porporati erano tedeschi:

– Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, nominato il 20 novembre 2010.

–  Rainer Maria Woekli, allora arcivescovo di Berlino, nominato il 18 febbraio 2012.

Solo due nuovi porporati sono francesi.

– Jean-Pierre Bernard Ricard, arcivescovo di Bordeaux, nominato il 24 marzo 2006.

– André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, nominato il 24 novembre 2007.

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SS Francesco ha tenuto cinque Concistori, elevando alla porpora 61 nuovi cardinali.

– Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo emerito di Ratisbona,

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La Germania ha ventinove diocesi cattoliche. Ha otto porporati.

«“In Germania non ci sono più preti” …. Lo stato catastrofico della chiesa tedesca, capofila del riformismo ma sempre più divisa ….

Quest’anno, nelle ventisette diocesi del paese, saranno ordinati solo 61 sacerdoti. Erano 74 nel 2017 e 58 nel 2015 (punto più basso mai toccato). Nel 1995, poco più di vent’anni fa, il numero si attestò a 186. I sacerdoti attivi sono oggi 13.856, dei quali solo 8.786 “in servizio”.» [Fonte]

La Kirchensteuer, ossia la tassa che si paga dichiarandosi volontariamente cattolici, è una delle rovine della Chiesa tedesca. Per dirla in modo ovattato e sommesso, i presbiteri tedeschi han venduto l’anima al dio quattrino: per un “cattolico” registrato in più hanno denaturato la Dottrina cattolica ad uso del mondo: sono al limitare della franca eresia. Ci sono ovviamente delle splendide eccezioni, sicuramente, ma, tranne alcuni, gli attuali vescovi tedeschi sono da considerasi più atei che protestanti.

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La Francia ha centocinque diocesi. Ha sette porporati.

«In tutta la Francia, nel 2014, sono stati ordinati ottantadue nuovi preti. Mai la cifra era stata così bassa. Mancano le vocazioni, la crisi è spaventosa, dice il portavoce della conferenza episcopale nazionale, mons. Bernard Podvin, a cavallo delle festività natalizie in un messaggio che di gioioso ha ben poco: “Quando si ordinano cento preti l’anno e ne muoiono ottocento, è chiaro dove sia il problema”». [Fonte]

Dal 2015 si è notata un certa quale ripresa.

«Cento giovani saranno ordinati nel 2016 sacerdoti in Francia. Un numero in lento e costante aumento. 71 erano i sacerdoti diocesani ordinati nel 2015; 79 nel 2016. Cifra a cui vanno aggiunte le ordinazioni di religiosi. Nella sola diocesi di Parigi sono stati ordinati 11 preti.» [Fonte]

Per la Francia vale lo stesso discorso fatto per la Germania. Da decenni i vescovi francesi professano tutto tranne che il cristianesimo, figuriamoci poi il cattolicesimo.

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Alcune considerazioni, tra le tante possibili e meritorie.

– La storia evidenzia in modo molto chiaro come ad ogni edulcorazione del credo religioso corrisponda sicuramente, almeno agli inizi, un maggior numero di fedeli, numero destinato però a svanire rapidamente nel tempo.

– Sempre la storia dimostra come le organizzazioni che professino un credo ortodosso e si siano date regole rigide, anche molto rigide, riescano a sopravvivere più che bene anche in mezzo a grossolane difficoltà. Si pensi soltanto all’Ordine Benedettino oppure a quello dei Carmelitani.

– Un esempio per tutti potrebbe essere la Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. È l’unica organizzazione cattolica ad avere lo stato di Prelatura Apostolica personale, in forza alla Ut sit emanata nel 1982 da SS Giovanni Paolo II. A livello mondiale conta 92,667 fedeli incardinati, oltre 2,109 sacerdoti. Eppure la purezza dottrinale, la rigidità di vita ed una regola rigorosa scoraggerebbero qualsiasi “benpensante“: non a caso ai tiepidi che escono si fanno ponti d’oro. Dei tiepidi non sanno cosa farsene.

– Per molto tempo sia la Chiesa diocesana francese sia quella tedesca hanno minacciato Roma di fare uno scisma. Roma ha risposto secondo il classico canone in vigore da oltre venti secoli: ha tollerato con la pazienza che si conviene. «Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli»: queste erano state le parole di Gamaliele (At, 6, 32-33]. Il clero diocesano francese e tedesco stanno infatti scomparendo.

– In Francia ed in Germania le organizzazioni cattoliche laiche, informali, stanno prosperando in modo consistente, al di fuori di ogni più rosea aspettativa. Stanno solo aspettando anche esse con enorme pazienza che questa Gerarchia scompaia, e che scompaia senza discendenza. Poi si vedrà il da farsi.

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Alla luce di quanto riportato e detto dovrebbe essere evidente il perché SS Benedetto XVI prima e SS Francesco dopo hanno nominato in tutto cinque porporati di quelle due nazioni e dal 2010 nessuno, tranne il card. Woekli, peraltro molto vicino ad un movimento cattolico ortodosso.


La Stampa. 2018-05-20. Concistoro a giugno, ecco i nuovi cardinali di Francesco

Il Papa ha annunciato una nuova “infornataˮ di porporati: sono 14, 11 elettori e 3 ultraottantenni. C’è il patriarca caldeo Luis Sako, il Prefetto della fede Ladaria, l’elemosiniere Kraiewski, il Sostituto Becciu, il vicario di Roma De Donatis.

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Ha fatto come sempre, un annuncio a sorpresa, senza che i nominati fossero allertati in precedenza. Ha tenuto fino all’ultimo segreto l’elenco dei nuovi porporati, per evitare fughe di notizie. Papa Francesco ha annunciato al Regina Coeli di oggi, domenica 20 maggio 2018, festa di Pentecoste, un nuovo concistoro per la creazione di 14 nuovi cardinali: 11 di loro sono elettori, con meno di ottant’anni, e dunque membri votanti in un eventuale conclave. A questi si aggiungono tre ultraottantenni, figure simboliche che il Pontefice argentino vuole aggregare al collegio cardinalizio. 

«Sono lieto di annunciare che il 29 giugno – ha detto Francesco – terrò un concistoro per la nomina di 14 nuovi cardinali. La loro provenienza esprime l’universalità della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra. L’inserimento dei nuovi cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo».

Questi i nomi dei nuovi porporati, che riceveranno la berretta rossa dalle mani di Francesco durante il concistoro che sarà celebrato il prossimo 29 giugno. Luis Raphael I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq; Luis Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo, dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Angelo De Donatis, Vicario di Roma; Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato; Konrad Kraiewski, polacco, Elemosiniere pontificio; Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, in Pakistan; Antonio dos Santos Marto, portoghese, vescovo di Leiria-Fatima; Pedro Ricardo Barreto Jimeno, gesuita, arcivescovo di Huancayo, in Perù; Désiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina, in Madagascar; Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila; Thomas Aquino Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka, in Giappone. 

Insieme a loro ci sono tre ultraottantenni che, ha detto il Pontefice, «si sono distinti per il loro servizio a la Chiesa»: Sergio Obeso Rivera, arcivescovo emerito messicano; Toribio Ticona Porco, prelato emerito di Corocoro, in Bolivia; padre Aquilino Bocos Merino, dei missionari clarettiani, l’unico non vescovo tra le nomine annunciate oggi.

Apre la lista il patriarca caldeo Sako, una nomina significativa nel panorama del Medio Oriente. Come pure è significativa la porpora che raggiunge l’arcivescovo di Karachi, in Pakistan. Ricevono la berretta a sorpresa il vescovo elemosiniere Konrad Kraiewski, e il Sostituto della Segreteria di Stato Angelo Becciu, quest’ultimo destinato a ricoprire nelle prossime settimane un nuovo incarico in Vaticano. Le nomine strettamente curiali sono tre. Tra gli italiani residenziali non si sono l’arcivescovo di Milano (il predecessore Scola, peraltro, non ha ancora ottant’anni) e gli altri pastori di grandi diocesi, ma quello dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, oltre al Vicario di Roma. Mentre il neo cardinale peruviano Pedro Barreto, nel 2012 era stato minacciato di morte dopo la pubblicazione di una lettera in cui chiedeva di fermare le attività estrattive nella regione amazzonica.

Questa la nuova composizione del collegio che il 29 giugno prossimo passa ad essere composto da 115 a 126 votanti in caso di conclave: di questi 59 sono stati nominati dall’attuale Pontefice, il gruppo più consistente (48 sono quelli creati di Papa Ratzinger, 19 da Giovanni Paolo II). I porporati elettori provenienti dall’Europa passano da 48 a 54; quelli dell’America del Nord rimangono 17; quelli dell’America Centrale rimangano 5, quelli dell’America del Sud da 12 a 13; quelli dell’Africa da 15 a 16; quelli dell’Asia da 14 a 17; quelli dell’Oceania rimangono 4.

Tra le sorprese c’è dunque l’inclusione nella lista di monsignor Kraiewski, Elemosiniere dedito notte e giorno ad aiutare poveri, senzatetto, migranti e rifugiati. «Non ne sapevo nulla – ha detto a Vatican Insider pochi minuti dopo aver ascoltato il suo nome dalla voce del Pontefice – stavo per uscire in bicicletta dal Vaticano quando mi hanno avvertito che dovevo ascoltare il Papa al Regina Coeli. Per me è una sorpresa totale…».

«Davvero il papa mi ha nominato cardinale? Ma nessuno me l’ha chiesto!». Così ha reagito, con un sorriso, il neo cardinale Louis Sako, che ha ricevuto la notizia per telefono dall’Editrice missionaria italiana (Emi) pochi minuti dopo l’annuncio in diretta TV. «Questa nomina non è per me ma per la Chiesa in Iraq e per l’Iraq. Tutto il nostro Paese ha bisogno di appoggio. Questa nomina assomiglia a quella del nunzio in Siria Zenari, come segno di sostegno di Papa Francesco alla nostra Chiesa. Sono molto grato a Papa Francesco. Farò tutto quello che posso a servizio della Chiesa».

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Pubblicato in: Bergoglio, Religioni

Arabia Saudita. Rapporto epocale con il Vaticano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-12.

2018-05-07__Tauran__001

Se la diplomazia vaticana può vantare duemila anni di storia, quella mussulmana ne vanta millequattrocento. Solo la diplomazia cinese potrebbe vantare un retaggio storico di questo livello.

L’attività diplomatica si fonda sull’avere idee molto chiare e realistiche, sul conoscere bene usi, costumi ed esigenze della controparte, e, soprattutto, sul silenzio.

Non esiste né può esistere attività diplomatica degna di tal nome laddove si intenda utilizzare comunicati roboanti. Nessuna persona sana di mente si permetterebbe di parlare apertamente a tutto tondo con una controparte querula. Poi, qualche illazione potrà ben sfuggire, sia ben chiaro, talora anche artatamente, ma questo sarebbe solo segno di un uso politico improprio della diplomazia.

Il cardinale protodiacono Tauran, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, è una vecchia volpe che unisce il candore della colomba alla furbizia di un serpente. Ha una cultura molte tacche sopra la norma, laurea  in utroque, una solidissima carriera diplomatica svoltasi nei punti nevralgici del mondo, specie poi durante la guerra in Iraq, dopo essere stato nunzio a Santo Domingo e quindi in Libano. Inter alias è membro della Commissione di Vigilanza sullo Ior e della Commissione Referente sul medesimo istituto.

«Un incontro senza precedenti ha caratterizzato mercoledì 18 aprile la visita in Arabia Saudita del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ricevuto nel palazzo reale da sua maestà il re Salman Bin Abd Al-Aziz, che ha anche il titolo di custode delle due sacre moschee delle città sante musulmane Medina e La Mecca»

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«Inoltre il porporato — che a Riad è accompagnato dal vescovo segretario del dicastero, Ayuso Guixot, e dal capo-ufficio per l’islam, monsignor Akasheh — ha incontrato il ministro degli Affari esteri Adil al-Jubayr. La delegazione vaticana ha anche visitato il Center for the fight against extremism thought, e il giorno precedente, martedì 17, era stata in udienza dal presidente del consiglio consultivo (al-Shura), Abdallah bin Muhammad Āl al-Shaykh»

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«Le notizie riguardanti la visita hanno trovato ampio spazio sui più importanti media locali: la prima a rilanciarle è stata l’agenzia di stampa governativa, seguita dai telegiornali delle principali emittenti e dai social network»

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«Il porporato ha anche fatto riferimento «alle centinaia di migliaia di lavoratori cristiani nel regno» saudita, evidenziando che si tratta di «una questione che Papa Francesco segue con grande attenzione»; infine ha parlato della necessità di una solida educazione alla giustizia e alla pace»

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Fin qui il comunicato ufficiale.

A quanto sarebbe stato riferito, il card Tauran sarebbe stato ricevuto non a titolo personale, come altri porporati e diplomatici vaticani in passato, bensì nella sua veste di Camerlengo, titolare di un Dicastero Curiale, e con il protocollo usato per le visite dei capi di stato. I colloqui si sono svolti senza interpreti, parlando fluentemente il cardinale italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo ed arabo.

Vatican’s Cardinal Jean Louis Tauran arrives in Saudi Arabia [Arab News]

«- The cardinal is President of the Pontifical Council for Interreligious Dialogue in the Vatican State

– The cardinal was received by Saudi digniteries upon his arrival at King Khaled Internation airport in Riyadh»

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Sulla natura ed argomento dei colloqui nulla è dato di trapelare.

Alcuni giornali hanno pubblicato come notizia certa che le parti avrebbero convenuto sulla edificazione di chiese cattoliche in territorio dell’Arabia Saudita.

Saudi Arabia Inks Deal with Vatican to Build Christian Churches

Churches to be Opened in Saudi Arabia: Catholic Church and House of Saud in Talks

«Saudi Arab Takes Another Step Towards Modernization: House of Saud May Open the Sacred Places of Muslims to Non-Muslims from Around the World and Allow the Churches to be Opened on its Soil, As Dictated by the Vatican. ….

The two parties signed a deal on Saturday, 14 April 2018, inclusive of the establishment of a permanent action committee to execute the articles stipulated in the pact»

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Ciò sembrerebbe non rispondere al vero, ed è stato smentito da una garbata nota vaticana.

Visita del cardinale Tauran in Arabia Saudita

«il cardinale Tauran ha individuato come uno dei campi su cui cristiani e musulmani devono essere d’accordo, visto che «in passato c’è stata molta competizione tra le due comunità», è quello «delle regole comuni per la costruzione di luoghi di culto». Infatti, «tutte le religioni devono essere trattate allo stesso modo, senza discriminazioni»

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Conclusione.

È la prima volta in millequattrocento anni di islamismo che un alto prelato vaticano, in questo caso il Carmelengo, ossia colui che ha per principale compito il presiedere la sede vacante, è ricevuto in veste ufficiale e non a titolo privato. Il resto ne deriva per conserva.


Osservatore Romano. 2018-04-19. Il cardinale Tauran ha incontrato il sovrano saudita nel palazzo reale di Riad

Un incontro senza precedenti ha caratterizzato mercoledì 18 aprile la visita in Arabia Saudita del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ricevuto nel palazzo reale da sua maestà il re Salman Bin Abd Al-Aziz, che ha anche il titolo di custode delle due sacre moschee delle città sante musulmane Medina e La Mecca.

Inoltre il porporato — che a Riad è accompagnato dal vescovo segretario del dicastero, Ayuso Guixot, e dal capo-ufficio per l’islam, monsignor Akasheh — ha incontrato il ministro degli Affari esteri Adil al-Jubayr. La delegazione vaticana ha anche visitato il Center for the fight against extremism thought, e il giorno precedente, martedì 17, era stata in udienza dal presidente del consiglio consultivo (al-Shura), Abdallah bin Muhammad Āl al-Shaykh.

Le notizie riguardanti la visita hanno trovato ampio spazio sui più importanti media locali: la prima a rilanciarle è stata l’agenzia di stampa governativa, seguita dai telegiornali delle principali emittenti e dai social network. E stamane, giovedì 19, anche numerosi quotidiani hanno pubblicato cronache corredate di immagini soprattutto dell’incontro con il re al palazzo Al Yamamah, cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il principe ereditario Muhammad bin Salman, e lo sceicco Muhammad Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega musulmana mondiale (Lmm).

Dopo aver trasmesso al sovrano gli «oranti buoni auspici» di Papa Francesco, il cardinale Tauran lo ha ringraziato per aver intrapreso «importanti iniziative che segnano una significativa apertura anche verso altre religioni, specialmente il cristianesimo». Nel suo discorso il presidente del dicastero vaticano ha ricordato «le precedenti importanti iniziative saudite riguardanti il dialogo interreligioso», sottolineando «quanto sia dannosa la strumentalizzazione della religione per fini politici». Da qui l’invito a continuare «un dialogo sincero al fine di trovare soluzioni adeguate alle sfide» del mondo di oggi.

Il porporato ha anche fatto riferimento «alle centinaia di migliaia di lavoratori cristiani nel regno» saudita, evidenziando che si tratta di «una questione che Papa Francesco segue con grande attenzione»; infine ha parlato della necessità di una solida educazione alla giustizia e alla pace. Quest’ultima, ha detto, «è un tesoro fragile che va protetto»; ma «la pace è inscindibile dalla giustizia: non c’è pace senza giustizia, né giustizia senza perdono». Perciò, ha concluso, «l’educazione delle giovani generazioni alla pace è essenziale».


Breitbart. 2018-05-06. Saudi Arabia Inks Deal with Vatican to Build Christian Churches

For the first time in history, Saudi Arabia has entered into a joint agreement with the Vatican to build churches for Christians living in the officially Muslim nation.

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The agreement was signed by the Secretary General of the Muslim World League Sheikh Mohammed bin Abdel Karim Al-Issa and the President of the Pontifical Council for Inter-religious Dialogue in the Vatican, Cardinal Jean-Louis Tauran, according to a report Wednesday from the Egypt Independent newspaper.

The Financial Express has reported that Saudi Arabia’s newfound openness to and socio-cultural cooperation with the non-Muslim world stems from a desire to reduce dependency on oil resources, its primary economic driver.

Cardinal Tauran visited Riyadh on April 16-20, where he was received at the royal palace by King Salman bin Abdulaziz Al Saud, who acts as the country’s prime minister as well as the custodian of the Two Holy Mosques, and his son, the crown prince Muhammad bin Salman. Tauran and his delegation also visited the Center for the Fight against Extremist Thought, and met with the current Grand Mufti of Saudi Arabia, Abdul-Aziz ibn Abdullah Al ash-Sheikh.

In his address to Saudi officials, Tauran made mention of the “hundreds of thousands of Christians in the Saudi Kingdom,” insisting that Pope Francis follows their situation “with close attention.” The cardinal also reiterated the Vatican position on the equal treatment of all citizens regardless of their religion, including those who do not profess any religion, and called for establishing a common basis for the construction of centers of worship.

Fruit of the cardinal’s visit was the joint agreement that provides for the building of churches to care for the needs of Christians in Saudi Arabia as well as underscoring the key role of religions in renouncing violence, extremism, terrorism and achieving security and stability in the world.

The new accord also calls for the establishment of a coordinating committee with two representatives from each side to organize future meetings. The committee is expected to meet every two years, alternating between Rome and a city chosen by the Islamic World League.

Saudi Arabia is currently the only country in the region without a single Christian church, after Qatar opened a church in March. Saudi Arabia embraces Islamic Wahhabism, which bans all forms of non-Muslim religious activities.

Pubblicato in: Bergoglio, Putin, Russia, Stati Uniti, Trump

Bergoglio, Putin e Trump hanno celebrato il Rosh Hashanah.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-24.

Candelabro Ebraico rosh-hashana

«Rosh haShana (in ebraico ראש השנה, letteralmente capo dell’anno) è il capodanno religioso, uno dei tre previsti nel calendario ebraico.

Rosh haShana è il capodanno cui fanno riferimento i contratti legali, per la cura degli animali e per il popolo ebraico. La Mishnah indica in questo capodanno quello in base al quale calcolare la progressione degli anni e quindi anche per il calcolo dell’anno sabbatico e del giubileo.

Nella Torah vi si fa riferimento definendolo “il giorno del suono dello Shofar” (Yom Terua, Levitico 23:24). La letteratura rabbinica e la liturgia descrivono Rosh haShana come il “Giorno del giudizio” (Yom ha-Din) ed il “Giorno del ricordo” (Yom ha-Zikkaron).

Nei midrashim si racconta di Dio che si siede sul trono, di fronte a lui i libri che raccolgono la storia dell’umanità (non solo del popolo ebraico). Ogni singola persona viene presa in esame per decidere se meriti il perdono o meno.

La decisione, però, verrà ratificata solo in occasione di Yom Kippur. È per questo che i 10 giorni che separano queste due festività sono chiamate i 10 giorni penitenziali. In questi 10 giorni è dovere di ogni ebreo compiere un’analisi del proprio anno ed individuare tutte le trasgressioni compiute nei confronti dei precetti ebraici. Ma l’uomo è rispettoso anche verso il proprio prossimo. Ancora più importante, allora, è l’analisi dei torti che si sono fatti nei confronti dei propri conoscenti. Una volta riconosciuto con sé stessi di aver agito in maniera scorretta, occorre chiedere il perdono del danneggiato. Quest’ultimo ha il dovere di offrire il proprio perdono. Solo in casi particolari ha la facoltà di negarlo. È con l’anima del penitente che si affronta lo Yom Kippur.» [Fonte]

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«Il capodanno ebraico si chiama Rosh Ha-Shanah (o Rosh Hashanà), che segna l’inizio dell’anno civile e cade il primo di Tishrì. Per completezza, aggiungiamo che nella Torà Nissàn è considerato il primo mese, in quanto gli Ebrei, in questo periodo, uscirono dalla schiavitù d’Egitto, diventando un vero popolo. Il primo di Nissàn è quindi chiamato Rosh Hashanà lamelakhìm velaregalìm (per i re e per le feste) ed è considerato il capodanno religioso.» [Comunità Ebraica di Roma]

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Bene.

In tutto il mondo solo tre capi di stato si sono ricordati di celebrarlo assieme agli Ebrei, ma tra questi non c’erano né Mr Macron né Mrs Merkel, le nazione dei quali ben avrebbero avuto motivi di deferenza almeno formale.

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SS Papa Franciscus I.

««Nel nostro cammino comune, grazie alla benevolenza dell’Altissimo, stiamo attraversando un fecondo momento di dialogo. Va in questo senso il documento Fra Gerusalemme e Roma che avete elaborato e che oggi ricevo dalle vostre mani. È un testo che tributa particolari riconoscimenti alla Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, che nel suo quarto capitolo costituisce per noi la “magna charta” del dialogo col mondo ebraico: infatti la sua progressiva attuazione ha permesso ai nostri rapporti di diventare sempre più amichevoli e fraterni». Lo ha detto Papa Bergoglio ricevendo in Vaticano lo scorso 31 agosto una rappresentanza della Conferenza dei Rabbini Europei, guidata dal rabbino capo di Mosca Pinchas Goldschmidt, insieme ai rappresentanti del Consiglio Rabbinico d’America e della Commissione del Gran Rabbinato d’Israele. Fra i presenti anche Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma.» [Fonte]

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Il Presidente Putin.

«Vladimir Putin met with Chief Rabbi of Russia Berel Lazar and President of the Federation of Jewish Communities Alexander Boroda. The President extended greetings to all Jews of Russia on Rosh Hashanah, the Jewish New Year. …. Great and very large, multi-ethnic and multi-religious. We always have what to celebrate. Today we are celebrating Rosh Hashanah, the Jewish New Year. I wish you and all the Jews of Russia a happy New Year. Tomorrow evening, the 21st, Muslims will start celebrating their New Year, although the prophet told them to reserve the biggest celebrations for other holidays. Then we Christians will celebrate our New Year, and in Russia this is done twice – according to the new and old calendar. On February 16 the Buddhists will have their New Year. So we have holidays to celebrate all year round.

But today we are celebrating the Jewish New Year. I would like to extend my very best wishes to you once again. I wish all the Jews of Russia prosperity, happiness and good fortune. I hope everything is well in your community.»

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Il Presidente Trump.

«To the many leaders, Rabbis, and Jewish friends who are on the line, I am delighted to speak with you and to wish you Shana Tova, a sweet New Year.

I send the Jewish community my warmest wishes as we approach the High Holy Days.

The Jewish tradition of making time and taking time each year to rededicate your lives to the sacred values you hold dear not only improves yourselves but strengthens our nation and inspires us all.

As we mark the beginning of the year 5,778 in the Jewish calendar, I want to express my deep admiration for the Jewish people. Throughout the centuries, the Jewish people have endured unthinkable persecution.

I know with us today on the call are several Holocaust survivors. We are honored beyond words by your presence. You have borne witness to evil beyond human comprehension, and your perseverance is a lasting inspiration to us all. By telling your stories, you help us to confront evil in our world and we are forever grateful.

I am proud to stand with the Jewish people and with our cherished friend and ally, the State of Israel.»

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Tre personalità profondamente differenti tra di loro, ma tutte e tre altrettanto profondamente rispettose dei sentimenti religiosi dei popoli che rappresentano.

Questo è un tratto che permette di distinguere gli uomini grandi, ancorché non condivisi, da quelli piccoli piccoli, insignificanti, e proprio perché insignificanti tronfi come batraci.


Kremlin. The President of Russia. 2017-09-20. Meeting with Chief Rabbi of Russia Berel Lazar and President of the Federation of Jewish Communities Alexander Boroda

Vladimir Putin met with Chief Rabbi of Russia Berel Lazar and President of the Federation of Jewish Communities Alexander Boroda. The President extended greetings to all Jews of Russia on Rosh Hashanah, the Jewish New Year.

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President of Russia Vladimir Putin: It is so good that we have such a large country

Chief Rabbi of Russia Berel Lazar: A great country.

Vladimir Putin: Great and very large, multi-ethnic and multi-religious. We always have what to celebrate. Today we are celebrating Rosh Hashanah, the Jewish New Year. I wish you and all the Jews of Russia a happy New Year. Tomorrow evening, the 21st, Muslims will start celebrating their New Year, although the prophet told them to reserve the biggest celebrations for other holidays. Then we Christians will celebrate our New Year, and in Russia this is done twice – according to the new and old calendar. On February 16 the Buddhists will have their New Year. So we have holidays to celebrate all year round.

But today we are celebrating the Jewish New Year. I would like to extend my very best wishes to you once again. I wish all the Jews of Russia prosperity, happiness and good fortune. I hope everything is well in your community. I know that religious life is actively developing and you have things to discuss with people and new sites – both secular and religious – to show them. This is something you and we always pay attention to. I know that you always pay much attention to this. I am glad to see that you are in regular dialogue with the secular authorities and, importantly, at all levels.

Berel Lazar: Thank you so much! Unlike other new years, we celebrate ours exactly on the day when God created the first man in our tradition. This is not such a merry holiday as in other religions. Ours is more solemn. People pray and reflect on what has been done and how to live better.

One of the main lessons is that God created a single man. The Talmud explains that the idea was to teach us all that the life of one person contains the whole world. He who saves the life of one person saves the entire world, as it were. So, during Rosh Hashanah, on these days, we will recall the exploits of those who saved our people – soldiers and officers who gave their lives to save others. On a related note, I would like to thank Russia for doing everything it can to preserve historical truth.

And special thanks to you for posthumously decorating a man in the Kremlin when we were there recently, a man of Jewish extraction named Alexander Pechersky. His leadership of the uprising in Sobibor has always been very important for us. I think that now, thanks to you, all Russian people know about this and I am very grateful to you for that. We appreciate that the memory of the war is sacred for every citizen in Russia today.

I thought about this today because I wanted to ask a question on behalf of the entire Jewish community about Russia’s participation in renovating the museum on the site of the Sobibor concentration camp. Russian soldiers played the leading role in liberating Europe from the Nazis and sustained the biggest losses during the war. We think the attempts to exclude Russia from this project are immoral and incomprehensible.

When talking about the war, the main thing is to forget all about these political issues. I do not even know what this is about, but certainly not justice. What we are witnessing today is some kind of a game being played with a sacred matter like war. We will by all means raise this issue with our colleagues, leaders of international and other Jewish organisations. We will do everything we can to bring this matter to a fitting resolution.

Russia should by all means take part in this project as well as in other war-related projects. The feat of soldiers remains sacred for us, and exploiting it or playing games with it is unacceptable. So, thank you very much once again. We fully support Russia’s position on this issue.

Vladimir Putin: Thank you for framing the issue in this way and for your position, too. It is not new to me, your attitude to this issue. But it is important for people in our country to know that the leaders of the Jewish community share our official view on truth and justice with regard to all events of World War II.

It is very important for us to be together on these extremely important issues, and we should look to the future. But our views should be based on the solid foundation of understanding where hateful ideas of exterminating whole nations, millions of people, can lead.

And we must do everything to prevent this from happening in the future. This is why we will do all we can to avoid any politicisation of such issues, and we will certainly strive for an unbiased approach and truth, which is the only basis for a fair society and fair relations in the world.

I am hoping that your words will be heard by our partners, our colleagues around world. I am referring to this case as well. And the man you mentioned was certainly a hero, a very brave man. It is owing to such people who displayed such qualities, people of all kinds of ethnic backgrounds, that we managed to win this horrible war.

But nonetheless today is the New Year. And I know about the traditions of the Jewish people and understand them. This is still a new stage. The New Year is the New Year, and I once again wish you a happy holiday.

Berel Lazar: Thank you, Mr President!


The Times of Israel. 2017-09-20. Full text of President Trump’s Rosh Hashanah call to Jewish leaders

President says he is ‘proud to stand with the Jewish people,’ condemns anti-Semitism, stresses ‘I love Israel,’ and hopes peace ‘actually could happen’.

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Full White House text of remarks by President Donald Trump and Senior Advisor to the President Jared Kushner in a call to Jewish leaders, September 15, 2017:

KUSHNER: Welcome, everybody, and thank you for joining us here today. This is the most special time of the year for the Jewish people. This Wednesday evening begins Rosh Hashanah, the first of 10 days of repentance, that concludes with Yom Kippur, the Day of Atonement.

Since January 20, I have had the great honor of serving in President Trump’s administration. Anyone that knows the President understands that he takes great pride in having a Jewish daughter and Jewish grandchildren. His love and respect for the Jewish people extends way beyond his family, and into the heart of Jewish American communities.

Under the President’s leadership, America’s relationship with the State of Israel has never been stronger, and our country’s commitment to Israel’s security has never been greater.

It is my great honor to introduce the 45th President of the United States, Donald Trump.

THE PRESIDENT: Good morning, and thank you for joining this call.

To the many leaders, Rabbis, and Jewish friends who are on the line, I am delighted to speak with you and to wish you Shana Tova, a sweet New Year.

I send the Jewish community my warmest wishes as we approach the High Holy Days.

The Jewish tradition of making time and taking time each year to rededicate your lives to the sacred values you hold dear not only improves yourselves but strengthens our nation and inspires us all.

As we mark the beginning of the year 5,778 in the Jewish calendar, I want to express my deep admiration for the Jewish people. Throughout the centuries, the Jewish people have endured unthinkable persecution.

I know with us today on the call are several Holocaust survivors. We are honored beyond words by your presence. You have borne witness to evil beyond human comprehension, and your perseverance is a lasting inspiration to us all. By telling your stories, you help us to confront evil in our world and we are forever grateful.

I am proud to stand with the Jewish people and with our cherished friend and ally, the State of Israel. The Jewish State is a symbol of resilience in the face of oppression — it has persevered in the face of hostility, championed democracy in the face of violence, and succeeded in the face of very, very tall odds. The United States will always support Israel not only because of the vital security partnership between our two nations, but because of the shared values between our two peoples. And I can tell you on a personal basis, and I just left Israel recently, I love Israel.

That is why my administration has successfully pressured the United Nations to withdraw the unfair and biased report against Israel — that was a horrible thing that they did — and to instead focus on real threats to our security, such as Iran, Hezbollah, and ISIS.

This next New Year also offers a new opportunity to seek peace between the Israelis and Palestinians, and I am very hopeful that we will see significant progress before the end of the year. Ambassador David Friedman, Jared, Jason [Greenblatt], and the rest of my team are working very hard to achieve a peace agreement. I think it’s something that actually could happen.

I am grateful for the history, culture, and values the Jewish people have given to civilization. We forcefully condemn those who seek to incite anti-Semitism, or to spread any form of slander and hate — and I will ensure we protect Jewish communities, and all communities, that face threats to their safety.

I want to thank each of you for the ways in which you contribute to our nation. America is stronger because of the many Jewish Americans who bring such life, hope, and resilience to our nation.

Melania and I wish everyone a sweet, healthy, and peaceful New Year. Thank you very much.