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Chiesa. Chi entra in conclave papa ne esce cardinale. Sarah e i migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

Sarah cardinale

Chiunque si sia preso la briga di leggersi, meglio forse studiarsi, il Flichet Martin, Storia della Chiesa, ha ampio materiale per meditare che i preti non siano riusciti a distruggerla perché è istituzione divina. Ce la avevano messa tutta.

«E il mondo, sgomento, si ritrovò ariano»: così constatò amareggiato san Girolamo. L’imperatore Costanzo mica che scherzasse, con lui il boia non restava certo inoperoso: aveva imposto l’arianesimo e non defletteva. Atanasio di Alessandria:, Lucifero di Cagliari, Eusebio di Vercelli, Dionigi di Milano, Ilario di Poitiers furono gli unici vescovi ad opporsi: per lungo tempo subirono l’esilio. Tutti gli altri vescovi abiurarono. Tutti. Ma alla fine l’arianesimo fu sconfitto sia dal punto di vista dogmatico, sia anche da quello umano sul campo di battaglia di Pavia.

Perché questo incipit?

Negli ultimi settanta anni l’ideologia liberal ha ricalcato le orme e la storia dell’arianesimo. Il loro potere politico e quello economico hanno combattuto la Chiesa permeandola e traendo nelle proprie fila sia i semplici fedeli, sia vescovi e cardinali. Il concetto di filantropia ha a lungo soppiantato quello della Carità, e mammona si è dato un gran da fare, spalleggiato da asmodeo. Come per l’arianesimo, il Cristo è ridotto a mera figura umana. Il caso McCarrick dovrebbe ben essere significativo e non è sicuramente l’unico.

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Ma in ogni epoca la Chiesa ha i suoi Atanasi.

«Robert Sarah (Ourous, 15 giugno 1945) è un cardinale e arcivescovo cattolico guineano, dal 23 novembre 2014 prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

Maturata la vocazione al sacerdozio, intraprende gli studi; nel 1964 ottiene il baccalaureato in teologia.

Il 20 luglio 1969 è ordinato presbitero, nella cattedrale di Sainte Marie a Conakry, dall’arcivescovo Raymond-Maria Tchidimbo.

Dopo l’ordinazione riprende gli studi; ottiene la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e una licenza in sacra scrittura presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Rientra in Guinea nel 1974. ….

Il 13 agosto 1979 papa Giovanni Paolo II lo nomina, a soli trentaquattro anni, arcivescovo metropolita di Conakry; succede al dimissionario Raymond-Maria Tchidimbo, costretto all’esilio dopo anni di prigionia. L’8 dicembre successivo riceve l’ordinazione episcopale …

Il 1º ottobre 2001 papa Giovanni Paolo II lo nomina segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli; succede a Marcello Zago, deceduto il 1º marzo 2001.

Il 7 ottobre 2010 papa Benedetto XVI lo nomina presidente del Pontificio consiglio “Cor Unum”; succede al cardinale Paul Josef Cordes, dimessosi per raggiunti limiti d’età.

Nel concistoro del 20 novembre 2010 papa Benedetto XVI lo crea cardinale diacono di San Giovanni Bosco in via Tuscolana, diventando il primo cardinale guineano. Il 30 gennaio 2011 prende possesso della diaconia.

Il 12 e il 13 marzo partecipa come cardinale elettore al conclave del 2013, che porta all’elezione di papa Francesco.

Il 23 novembre 2014 papa Francesco lo nomina prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.» [Fonte]

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Ecco alcune sue frasi.

«l’Africa potrebbe diventare la punta di lancia della Chiesa nella sua opposizione alla decadenza occidentale»

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«Per quel che riguarda il mio continente voglio denunciare con forza una volontà d’imporre dei falsi valori utilizzando argomenti politici e finanziari. In alcuni Paesi africani sono stati creati ministeri dedicati alla teoria del gender in cambio di sostegno economico! Queste politiche sono tanto più odiose in quanto la maggior parte delle popolazioni africane è senza difesa, alla mercé d’ideologi occidentali fanatici»

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«l’idea che consisterebbe nel rinchiudere il Magistero in un bello scrigno staccandolo dalla pratica pastorale che potrebbe evolvere secondo le circostanze, le mode e le passioni, è una forma di eresia, una pericolosa patologia schizofrenica. Affermo dunque con solennità che la Chiesa d’Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l’insegnamento di Gesù e del Magistero»

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«Da una parte, l’idolatria della libertà occidentale; dall’altra il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso».

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Citiamo infine uno dei suoi tanti libri:

La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore, con Nicolas Diat, Cantagalli, 2017

In calce, alleghiamo un articolo che ben spiega il card Sarah: una ottimo traduzione del classico Why Cardinal Sarah terrifies his critics.

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Vatican Cardinal: Encouraging Immigration Misrepresents the Gospel

«it is wrong to “use the word of God to promote migration.”»

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«using the Bible to promote migration constitutes “false exegesis,” adding that it is better “to help people flourish in their culture than to encourage them to come to Europe.”»

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«the cardinal condemned the Church’s push for migration into Europe in the strongest terms, insisting that most immigrants wind up “without work or dignity” and assume the condition of slaves»

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«this new form of slavery that is mass migration»

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«If Europe disappears, and with it the priceless values of the Old Continent, Islam will invade the world and we will completely change culture, anthropology, and moral vision»

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«This is not the end of the world, the Church will rise»

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«In the Church there have always been betrayals. Today, I can say without fear that some priests, some bishops and even some cardinals are afraid to proclaim what God teaches and to transmit the doctrine of the Church. They are afraid of being seen as reactionary»

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«yield to the morbid, wicked temptation to align the Church with the current values of Western societies. Above all they want people to say that the Church is open, welcoming, attentive, modern»

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«Some have adopted the ideologies of today’s world with the fallacious pretext of being open to the world. But instead we should bring the world to be open to God, who is the source of our existence»

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«When I visited Poland, a country often criticized, I encouraged the faithful to affirm their identity as they have done for centuries …. My message was simple: you are first and foremost Poles and Catholics and only afterward Europeans. You must not sacrifice these first two identities on the altar of a technocratic Europe that recognizes no homeland.»

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«The European Union no longer protects the peoples within it. It protects the banks.»

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Nella sua storia millenaria, la Chiesa ha spesso dovuto attraversare il deserto. Sono i momenti della prova, sempre molto dura. Ma sono anche i momenti fondamentali nei quali si setaccia il grano dalla pula.I santi ed i martiri emergono nei momenti dei triboli.

Una sola nota, ma che la conta tutta.

Molti presbiteri, vescovi e financo cardinali parlano in continuo dei problemi politici, sociali ed economici dei migranti. Ma non si riesce a sentire nemmeno una parola sulla necessità di convertirli. Per chiarire: convertire non significa costringere, bensì proporre. Senza Cristo, la carità diventa filantropia, e la filantropia mammona.

«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.» Marco, 16: 15.

Mica ha detto di fare finanza, oppure di costruire strade e ponti.

Non si confondano i mezzi con il fine.

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Vatican Cardinal: Encouraging Immigration Misrepresents the Gospel

The prominent Vatican Cardinal Robert Sarah, as his newly released book is causing furor in Europe, said it is wrong to “use the word of God to promote migration.”

The Guinean cardinal, prefect of the Vatican’s Congregation for Divine Worship, said that using the Bible to promote migration constitutes “false exegesis,” adding that it is better “to help people flourish in their culture than to encourage them to come to Europe.”

In an interview last week, the cardinal condemned the Church’s push for migration into Europe in the strongest terms, insisting that most immigrants wind up “without work or dignity” and assume the condition of slaves.

“Is that what the Church wants?” he asked, adding that the Church should not support “this new form of slavery that is mass migration.”

“God never intended these fractures,” he said.

The cardinal also said that the demise of Christian Europe does not bode well for the future of the world.

“If Europe disappears, and with it the priceless values of the Old Continent, Islam will invade the world and we will completely change culture, anthropology, and moral vision,” he warned.

Cardinal Sarah has recently published a new book titled Evening Draws Near and the Day is Nearly Over (from Luke 24:29), in which he laments the “collapse of the West,” as well as the “migratory processes” that threaten Europe’s identity.

The cardinal insists that he wrote the book not to discourage believers but to “give hope” to all God’s people. “This is not the end of the world, the Church will rise,” he said.

In his interview, however, the cardinal pulls no punches in decrying what he sees as a betrayal of many of the Church’s pastors to preach the true Gospel of Christ and, instead, waste their time in political activism.

“In the Church there have always been betrayals. Today, I can say without fear that some priests, some bishops and even some cardinals are afraid to proclaim what God teaches and to transmit the doctrine of the Church. They are afraid of being seen as reactionary,” he said.

“And so they say confusing, vague, inaccurate things, to escape any criticism, and to enlist in the stupid evolution of the world. This is a betrayal,” he said.

“If he does not teach the faith, if he enjoys activism instead of reminding people that they are made for prayer, he betrays his mission,” Sarah said. “Jesus says, ‘I will strike the shepherd and the sheep of the flock shall be scattered.’ This is what is happening today. People no longer know who to turn to.”

There are some who “yield to the morbid, wicked temptation to align the Church with the current values of Western societies. Above all they want people to say that the Church is open, welcoming, attentive, modern,” he said.

“Some have adopted the ideologies of today’s world with the fallacious pretext of being open to the world. But instead we should bring the world to be open to God, who is the source of our existence,” he said.

The cardinal also offered his support for nationalist movements in Europe that wish to recover their sovereignty from Brussels.

“When I visited Poland, a country often criticized, I encouraged the faithful to affirm their identity as they have done for centuries,” the cardinal said. “My message was simple: you are first and foremost Poles and Catholics and only afterward Europeans. You must not sacrifice these first two identities on the altar of a technocratic Europe that recognizes no homeland.”

“The Brussels Commission thinks only about building a free market in the service of the great financial powers,” he continued. “The European Union no longer protects the peoples within it. It protects the banks.”

“This contemporary desire to globalize the world, ridding it of nations with their distinctive characteristics is sheer madness,” he said.»

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Why Cardinal Sarah terrifies his critics

Com’è che il cardinal Sarah è diventato l’uomo più pericoloso della cristianità

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Matthew Schmitz apparso nel numero del 23 giugno del magazine cattolico londinese. Il testo originale in inglese è pubblicato in questa pagina.

Una folla sempre più numerosa vuole la testa del cardinale Robert Sarah su un piatto. Aprite un qualunque periodico cattolico liberal e probabilmente vi troverete un appello al licenziamento del cardinale guineano che in Vaticano guida la Congregazione per il Culto divino: «È giunto il tempo per [papa Francesco] di sostituire il cardinal Sarah» (Maureen Fiedler, National Catholic Reporter); «Potrebbe esserci bisogno di vino nuovo alla Congregazione per il Culto divino» (Christopher Lamb, The Tablet); «I rappresentanti della Curia che si rifiutano di adeguarsi al programma di Francesco dovrebbero dimettersi. O il Papa dovrebbe mandarli da qualche altra parte» (Robert Mickens, Commonweal); «Papa Francesco deve puntare i piedi. I cardinali come Robert Sarah… possono credere che con un pontificato che va nella direzione sbagliata, sia un dovere resistere. Ma questo non significa che Francesco debba arrendersi a loro» (The Tablet).

Sarah non è sempre stato trattato come l’uomo più pericoloso della cristianità. Quando fu scelto per l’incarico da papa Francesco nel 2014, beneficiò della benevolenza anche di quelli che oggi lo criticano. Mickens lo descrisse come «poco ambizioso, un buon ascoltatore e, nonostante abbia mostrato chiaramente un lato conservatore da quando è arrivato a Roma… un “uomo del Vaticano II”». Le fonti di Lamb gli riferirono che Sarah sarebbe piaciuto ai liberal, il tipo di vescovo che guarda simpateticamente alla “inculturazione”. John Allen sintetizzò così il consenso intorno al Vaticano: Sarah è un vescovo di basso profilo, «caloroso, simpatico e modesto».

Tutto questo mutò il 6 di ottobre del 2015, il terzo giorno del controverso Sinodo sulla famiglia. I padri sinodali erano divisi da due richieste apparentemente contrastanti, quella di avvicinarsi alle persone che si sentono stigmatizzate dall’insegnamento della Chiesa riguardo al sesso e quella di proclamare coraggiosamente la verità a un mondo ostile. In quello che divenne noto come il discorso delle “bestie dell’apocalisse”, Sarah insistette che entrambe le cose sono possibili. «Non combattiamo contro creature di carne e sangue», disse ai suoi fratelli vescovi. «Dobbiamo essere inclusivi e accoglienti verso tutto ciò che è umano». Ma la Chiesa deve continuare a proclamare la verità di fronte a due grandi sfide. «Da una parte, l’idolatria della libertà occidentale; dall’altra il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso».

Da giovane prete Sarah aveva studiato alla École Biblique di Gerusalemme e progettato una dissertazione su “Isaia, capitoli 9-11, alla luce della linguistica semitica nordoccidentale: ugaritico, fenicio e punico”. Perciò non sorprende che [al Sinodo] impiegò il linguaggio biblico per spiegarsi. La libertà occidentale e il fondamentalismo islamico, disse all’assemblea, sono come le due «bestie dell’apocalisse». L’immagine viene dal Libro della Rivelazione, che parla di due bestie che attaccheranno la Chiesa. La prima emergerà dal mare con sette teste, dieci corna e blasfemia sulle labbra. La seconda sorgerà dalla terra facendo grandi prodigi e convincerà il mondo ad adorare la prima.

Questa strana dinamica – una minaccia mostruosa che porta gli uomini ad abbracciarne un’altra – è quella che Sarah vede all’opera nella nostra epoca. La paura della repressione religiosa induce alcuni a venerare una libertà idolatrica. (Mi ricordo la volta che fui l’unico a rimanere seduto mentre Ayaan Hirsi Ali terminava un suo discorso chiedendo alla platea di fare un’ovazione «alla blasfemia!»). D’altra parte, gli attacchi alla natura umana spingono altri ad abbracciare la falsa sicurezza del fondamentalismo religioso, che ha la sua espressione più terribile sotto l’insegna nera dell’Isis. Ciascun male tenta coloro che lo temono a soccombere al suo opposto. Così come con il comunismo e il nazismo nel XX secolo, bisogna resistere a entrambi.

L’arcivescovo Stanisław Gądecki, capo della Conferenza episcopale polacca, scrisse che l’intervento di Sarah aveva un «livello teologico e intellettuale molto alto», ma sembra che altri non ne abbiano inteso il significato. L’arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge, deprecò l’uso del «linguaggio apocalittico». (Viene da chiedersi che cosa pensi del resto della Rivelazione di Giovanni). «Ai giovani non piace che gli si ricordi il giudizio», ironizzò un cardinale dopo il discorso di Sarah.

Un importante osservatore di cose vaticane mi scrisse da Roma: «[Sarah] è intervenuto oggi parlando delle due bestie dell’Apocalisse. Il suo potenziale papabile ha subìto un brutto colpo». Il padre gesuita James Martin dichiarò che Sarah aveva violato il Catechismo, «che ci chiede di trattare le persone LGBT con “rispetto, compassione, delicatezza”».

A volte viene da chiedersi se, per i cattolici come padre Martin, esistano parole con cui l’insegnamento della Chiesa a riguardo del sesso possa essere difeso – dal momento che loro non le utilizzano mai. Comunque, la reazione al discorso di Sarah probabilmente aveva a che fare più con il semplice analfabetismo che con una qualche differenza di principio. Il cardinale di Durban, Wilfred Napier, alla vigilia del Sinodo disse che gli europei soffrono di una «diffusa ignoranza e rifiuto non solo dell’insegnamento della Chiesa ma anche della Scrittura». Aveva ragione. Coloro che non vivono nella Scrittura e non conoscono personalmente le sue immagini sono più propensi a ritenere il linguaggio biblico irrilevante o incendiario.

Il 14 ottobre, una settimana dopo il discorso di Sarah, il cardinale Walter Kasper si lamentò degli interventi africani al Sinodo. «Io posso parlare solo della Germania, dove una larga maggioranza vuole un’apertura verso i divorziati risposati. Lo stesso vale per il Regno Unito e ovunque». O meglio, non proprio ovunque: «Con l’Africa è impossibile. Ma non dovrebbero essere loro a dirci cosa fare».

Il rigetto di Sarah e degli altri africani da parte di Kasper scatenò una immediata protesta. Obianuju Ekeocha, una cattolica nigeriana che si batte contro l’aborto, scrisse: «Figuratevi il mio shock oggi quando ho letto le parole di uno dei più importanti padri sinodali… In quanto donna africana che oggi vive in Europa, vedo le mie idee e i miei valori morali continuamente screditati come “questioni africane”». D’accordo il cardinale Napier: «È preoccupante leggere espressioni com “il teologo del Papa” riferite al cardinale Kasper… Kasper non è molto rispettoso verso la Chiesa africana e i suoi pastori».

La dichiarazione di Kasper ruppe la diga. Da quel momento, una ondata di abusi si è abbattuta su Sarah. I suoi critici lo hanno descritto come arrogante, ignorante e un criminale potenziale – o quanto meno meritevole di una bella lezione.

Michael Sean Winters del National Catholic Reporter ha ricordato a Sarah il suo ruolo («In fondo i cardinali di Curia sono dipendenti, dipendenti rispettati, ma dipendenti»). Padre William Grim su La Croix ha definito il suo lavoro «asinesco… palesemente stupido… idiozia». Andrea Grillo, un liturgista italiano liberal, ha scritto: «Sarah ha mostrato, da anni, una sostanziale inadeguatezza e incompetenza in ambito liturgico».

Su The Tablet, padre Anthony Ruff ha corretto Sarah. «Sarebbe bene che studiasse le riforme più approfonditamente e riuscisse a comprendere, per esempio, cosa significa “mistero” nella teologia cattolica». Massimo Faggioli, un vaticanista che frequenta le gelaterie di Roma, ha osservato innocentemente che il discorso delle bestie dell’apocalisse di Sarah «sarebbe passibile di denuncia penale in alcuni paesi». (Avendo amministrato per anni sotto la brutale dittatura marxista di Sékou Touré, Sarah non ha proprio bisogno che gli si ricordi che la professione della fede cristiana può essere un crimine).

Dopo che papa Francesco ha respinto l’appello di Sarah ai sacerdoti a celebrare la Messa ad orientem, il disprezzo verso di lui è esploso in una scarica di botte: «È assai insolito per il Vaticano schiaffeggiare pubblicamente un principe della Chiesa, eppure non sorprende del tutto visto come si è mosso il cardinal Sarah…» (Christopher Lamb, Tablet); «Il Papa ha schiaffeggiato Sarah abbastanza sonoramente, salvandogli la faccia solo un po’» (Anthony Ruff, Pray Tell); «Il Papa schiaffeggia Sarah» (Robert Mickens su Twitter); «Papa Francesco… lo ha schiaffeggiato» (sempre Mickens, per Commonweal); «Un altro schiaffo» (Mickens ancora una volta, qualche mese dopo per La Croix). Sommato tutto insieme, fa una notevole lezione.

Scambiarsi accuse di insensibilità probabilmente non è il modo migliore per risolvere le dispute dottrinali, ma la retorica dei critici di Sarah rivela qualcosa di importante a riguardo della vita cattolica oggi: nelle dispute dottrinali, morali e liturgiche, i cattolici liberal sono diventati nazionalisti ecclesiali.

I cattolici tradizionali sono inclini a sostenere standard dottrinali e atteggiamenti pastorali coerenti a prescindere dai confini nazionali. Se non prediligono la Messa in latino, vogliono che le traduzioni nelle lingue locali ricalchino il latino il più esattamente possibile. Non sono scandalizzati dal modo in cui gli africani parlano dell’omosessualità o i cristiani d’Oriente dell’islamismo.

I cattolici liberal, invece, si battono per le traduzioni scritte in stile idiomatico e approvate dalle conferenze episcopali nazionali, non da Roma. Le realtà locali esigono che la verità venga regolata ogni volta che oltrepassa un confine. Le affermazioni dottrinali cattoliche dovrebbero essere accennate in un linguaggio pastoralmente sensibile – sensibile cioè verso le sensibilità dell’Occidente ricco e istruito.

Uno dei vantaggi del nazionalismo ecclesiale è che consente ai liberal di evitare di argomentare in campo dottrinale, dove i “rigoristi” tradizionali di solito hanno la meglio. Se la verità deve essere mediata dalle realtà locali, nessuno a Roma o ad Abuja avrà granché da dire sulla fede di Bruxelles e di Stoccarda (ecco qual era il punto dietro il rigetto degli africani da parte di Kasper).

È quel che emerge in certi autori come Rita Ferrone di Commonweal, la quale dice che invece di badare a Sarah, chi parla inglese dovrebbe «fidarsi del nostro popolo e del nostro buon senso per quanto riguarda la preghiera nella nostra lingua». Il “noi” che sta dietro quel “nostro” non è globale e cattolico, ma borghese e americano.

E se invece di essere rimesso al suo posto, schiaffeggiato e sbattuto in galera per aver violato i codici linguistici dell’Occidente, Sarah diventasse papa? Ecco quello che i suoi critici temono di più. Mickens scrive della cupa possibilità di un «Pio XII (anche noto come Robert Sarah». Lamb dice che Sarah potrebbe finire per essere «il primo papa nero». (Sarebbe stupendo – i genitori di Sarah, due convertiti del remoto villaggio di Ourous, in Guinea, immaginavano che solo gli uomini bianchi potessero diventare preti e risero quando il loro figlio disse loro che voleva entrare in seminario). Lo stesso osservatore bene informato che mi disse che il potenziale di Sarah era precipitato durante il Sinodo, ora dice che le sue prospettive stanno migliorando. «La gente ha visto tutti gli attacchi, e il suo generoso rifiuto di rispondere a tono».

È davvero notevole il fatto che Sarah abbia sopportato una tale gragnuola di insulti con tanta grazia. Nel suo nuovo libro La forza del silenzio sentiamo il suo grido soffocato di angoscia:

«Ho provato sulla mia pelle la dolorosa esperienza dell’assassinio attraverso il chiacchiericcio, la calunnia e la pubblica umiliazione, e ho imparato che quando una persona ha deciso di distruggerti, non le mancheranno le parole, la cattiveria e l’ipocrisia; la menzogna ha una capacità immensa di costruire argomenti, prove e verità sulla sabbia. Quando tale è il comportamento degli uomini di Chiesa, e dei vescovi in particolare, il dolore è anche più profondo. Ma… dobbiamo restare calmi e in silenzio, chiedendo che la grazia non ceda mai al rancore, all’odio e alla sensazione dell’impotenza. Restiamo saldi nel nostro amore per Dio e per la sua Chiesa, nell’umiltà».

Nonostante tutto questo, Sarah è un uomo indomito. Il suo libro ribadisce l’appello alla Messa ad orientem e al resto della “riforma della riforma”. «Se Dio vorrà, quando vorrà e come vorrà, sarà realizzata la riforma della riforma nella liturgia. Malgrado lo stridore di denti, essa avverrà, perché c’è in gioco il futuro della Chiesa».

Se Sarah si è rifiutato di rendersi accondiscendente con quelli che comandano a Roma, non si metterà nemmeno al servizio altri schieramenti. In questo libro meravigliosamente personale, racconta vecchie storie popolari islamiche, ama profondamente i deboli e gli afflitti, e depreca gli interventi armati: «Come possiamo non essere scandalizzati e inorriditi dall’azione dei governi dell’America e dell’Occidente in Iraq, Libia, Afghanistan e Siria?». Sarah li considera spargimenti di sangue idolatrici «nel nome della dea Democrazia» e «nel nome della Libertà, un’altra divinità dell’Occidente». Si oppone allo sforzo di costruire «una religione senza confini e una nuova etica globale». E se questa vi sembra un’iperbole, ricordate che sei giorni dopo che i missili avevano colpito Baghdad, Tony Blair mandò a George W. Bush un promemoria che diceva: «La nostra ambizione è grande: costruire un’agenda globale attorno alla quale possiamo unire il mondo… per diffondere i nostri valori di libertà, democrazia, tolleranza». Sarah vede questo programma come qualcosa di contiguo alla blasfemia.

Ha opinioni altrettanto taglienti sull’economia moderna: «La Chiesa commetterebbe un errore fatale se si logorasse nel tentativo di dare una specie di volto sociale al mondo moderno che è stato scatenato dal capitalismo del libero mercato».

Guerra, persecuzione, sfruttamento: tutte queste forze fanno parte di una «dittatura del rumore» i cui slogan incessanti distraggono gli uomini e screditano la Chiesa. Per resistere ad essa, Sarah si rivolge all’esempio di Fratello Vincent, un giovane recentemente scomparso che Sarah amava con tutto il cuore. Solo se amiamo e preghiamo come Vincent possiamo sentire la musica callada, la musica silenziosa che gli angeli suonarono per Giovanni della Croce. Sì, questo libro mostra che Sarah ha molto da dire: sulla vita mistica, sulla Chiesa e sull’attualità mondiale. Ma su tutto il resto, rimane in silenzio – mentre il mondo parla di lui.

Pubblicato in: Bergoglio

Vaticano. Una rivoluzione silenziosa. Annunciata a cose fatte.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-31.

2018-12-31__Vaticano__001

«

«non dire ciò ch’è doveroso tacere e

non passare sotto silenzio ciò che deve essere svelato»


Come suo stile bimillenario, la Curia romana si è mossa in un assoluto silenzio e riserbo.

La notizia è stata diramata a cose fatte, pubblicata su di un organo ufficiale della Curia, ma secondario per impatto pubblico.

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Bollettino della Sala Stampa.

«Nomina del Direttore della Direzione Editoriale del Dicastero per la Comunicazione

Il Papa ha nominato l’Ill.mo Dott. Andrea Tornielli Direttore della Direzione Editoriale del Dicastero per la Comunicazione.

Dott. Andrea Tornielli

Il Dott. Andrea Tornielli è nato a Chioggia (VE) il 19 marzo 1964, ha frequentato il Liceo classico e quindi l’Università di Padova dove si è laureato in Storia della Lingua Greca.

Dal 1992 al 1996 è stato redattore del mensile 30 Giorni.

Dal 1996 al 2011 ha lavorato per il quotidiano Il Giornale.

Nell’aprile del 2011 è passato al quotidiano La Stampa, dove ha coordinato il sito web Vatican Insider.

Vive tra Roma e Milano, è sposato e ha tre figli.

[02065-IT.01] [Testo originale: Italiano]»

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Vatican spokesman Greg Burke resigns suddenly

«The Vatican says Pope Francis has accepted the resignation of Vatican spokesman Greg Burke and his deputy. The move comes after the pope overhauled the Vatican’s media operations.

Greg Burke, the spokesman for the Vatican, announced suddenly on Monday that he and his deputy, Paloma Garcia Ovejero, had resigned, a move that goes into effect on January 1.

Burke, who was appointed as spokesman  in 2016 after working in other Vatican communications positions since 2012, said in a tweet that the pope should be “completely free to assemble a new team” amid various changes to the Vatican’s media operations made by the pontiff.

He also thanked the pope for six years of “fascinating” work at the Vatican, writing “a big hug” in Spanish.

The Vatican said that Alessandro Gisotti, the former social media coordinator of the communications office, had been named by the pontiff as an interim replacement. It gave no reason for Burke’s resignation.

Francis recently fired the longtime editor of the Vatican newspaper and named Italian journalist and personal friend Andrea Tornielli as new director to oversee the editorial content produced by all Vatican media.»

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Queste le parole di SS Franciscus I durante l’omelia del 3 settembre 2019.

«La verità è mite, la verità è silenziosa.

Non erano persone …. erano una muta di cani selvaggi che lo cacciarono fuori dalla città. Non ragionavano, gridavano. Gesù taceva. Lo portarono sul ciglio del monte per buttarlo giù. Questo passo del Vangelo finisce così: “’Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. La dignità’ di Gesù: con il suo silenzio vince quella muta selvaggia e se ne va.

Con le persone …. che non hanno buona volontà, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, che cercano soltanto la distruzione, anche nelle famiglie: silenzio. E preghiera»

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«Il pastore sia accorto nel tacere e tempestivo nel parlare, per non dire ciò ch’è doveroso tacere e non passare sotto silenzio ciò che deve essere svelato. Un discorso imprudente trascina nell’errore, così un silenzio inopportuno lascia in una condizione falsa coloro che potevano evitarla. Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ciò ch’è giusto e, al dire di Cristo che è la verità, non attendono più alla custodia del gregge con amore di pastori, ma come mercenari»… «Cos’è infatti per un pastore la paura di dire la verità, se non un voltar le spalle al nemico con il suo silenzio?». [SS San Gregorio Magno. Regola pastorale, Lib. 2, 4 PL 77, 30-31; Regulae Pastoralis Liber]

Pubblicato in: Bergoglio, Geopolitica Mondiale, Religioni

Vaticano. Concistoro del 29 giugno. Gli esclusi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-24.

San Pietro Piazza 001

I Cattolici stanno crescendo nel mondo. Nel periodo che va dal 2005 al 2013, i battezzati sono passati da quasi un miliardo e 115 milioni a un miliardo e 254 milioni, con un aumento assoluto di 139 milioni di fedeli.

Molte cose stanno accadendo, ovattate e silenziose, come da stile Vaticano. La religione non ama il chiasso.

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Questi i fatti curiali.

SS Benedetto XVI ha tenuto cinque Concistori, elevando alla porpora 90 nuovi cardinali.

Solo due nuovi porporati erano tedeschi:

– Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, nominato il 20 novembre 2010.

–  Rainer Maria Woekli, allora arcivescovo di Berlino, nominato il 18 febbraio 2012.

Solo due nuovi porporati sono francesi.

– Jean-Pierre Bernard Ricard, arcivescovo di Bordeaux, nominato il 24 marzo 2006.

– André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, nominato il 24 novembre 2007.

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SS Francesco ha tenuto cinque Concistori, elevando alla porpora 61 nuovi cardinali.

– Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo emerito di Ratisbona,

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La Germania ha ventinove diocesi cattoliche. Ha otto porporati.

«“In Germania non ci sono più preti” …. Lo stato catastrofico della chiesa tedesca, capofila del riformismo ma sempre più divisa ….

Quest’anno, nelle ventisette diocesi del paese, saranno ordinati solo 61 sacerdoti. Erano 74 nel 2017 e 58 nel 2015 (punto più basso mai toccato). Nel 1995, poco più di vent’anni fa, il numero si attestò a 186. I sacerdoti attivi sono oggi 13.856, dei quali solo 8.786 “in servizio”.» [Fonte]

La Kirchensteuer, ossia la tassa che si paga dichiarandosi volontariamente cattolici, è una delle rovine della Chiesa tedesca. Per dirla in modo ovattato e sommesso, i presbiteri tedeschi han venduto l’anima al dio quattrino: per un “cattolico” registrato in più hanno denaturato la Dottrina cattolica ad uso del mondo: sono al limitare della franca eresia. Ci sono ovviamente delle splendide eccezioni, sicuramente, ma, tranne alcuni, gli attuali vescovi tedeschi sono da considerasi più atei che protestanti.

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La Francia ha centocinque diocesi. Ha sette porporati.

«In tutta la Francia, nel 2014, sono stati ordinati ottantadue nuovi preti. Mai la cifra era stata così bassa. Mancano le vocazioni, la crisi è spaventosa, dice il portavoce della conferenza episcopale nazionale, mons. Bernard Podvin, a cavallo delle festività natalizie in un messaggio che di gioioso ha ben poco: “Quando si ordinano cento preti l’anno e ne muoiono ottocento, è chiaro dove sia il problema”». [Fonte]

Dal 2015 si è notata un certa quale ripresa.

«Cento giovani saranno ordinati nel 2016 sacerdoti in Francia. Un numero in lento e costante aumento. 71 erano i sacerdoti diocesani ordinati nel 2015; 79 nel 2016. Cifra a cui vanno aggiunte le ordinazioni di religiosi. Nella sola diocesi di Parigi sono stati ordinati 11 preti.» [Fonte]

Per la Francia vale lo stesso discorso fatto per la Germania. Da decenni i vescovi francesi professano tutto tranne che il cristianesimo, figuriamoci poi il cattolicesimo.

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Alcune considerazioni, tra le tante possibili e meritorie.

– La storia evidenzia in modo molto chiaro come ad ogni edulcorazione del credo religioso corrisponda sicuramente, almeno agli inizi, un maggior numero di fedeli, numero destinato però a svanire rapidamente nel tempo.

– Sempre la storia dimostra come le organizzazioni che professino un credo ortodosso e si siano date regole rigide, anche molto rigide, riescano a sopravvivere più che bene anche in mezzo a grossolane difficoltà. Si pensi soltanto all’Ordine Benedettino oppure a quello dei Carmelitani.

– Un esempio per tutti potrebbe essere la Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. È l’unica organizzazione cattolica ad avere lo stato di Prelatura Apostolica personale, in forza alla Ut sit emanata nel 1982 da SS Giovanni Paolo II. A livello mondiale conta 92,667 fedeli incardinati, oltre 2,109 sacerdoti. Eppure la purezza dottrinale, la rigidità di vita ed una regola rigorosa scoraggerebbero qualsiasi “benpensante“: non a caso ai tiepidi che escono si fanno ponti d’oro. Dei tiepidi non sanno cosa farsene.

– Per molto tempo sia la Chiesa diocesana francese sia quella tedesca hanno minacciato Roma di fare uno scisma. Roma ha risposto secondo il classico canone in vigore da oltre venti secoli: ha tollerato con la pazienza che si conviene. «Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli»: queste erano state le parole di Gamaliele (At, 6, 32-33]. Il clero diocesano francese e tedesco stanno infatti scomparendo.

– In Francia ed in Germania le organizzazioni cattoliche laiche, informali, stanno prosperando in modo consistente, al di fuori di ogni più rosea aspettativa. Stanno solo aspettando anche esse con enorme pazienza che questa Gerarchia scompaia, e che scompaia senza discendenza. Poi si vedrà il da farsi.

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Alla luce di quanto riportato e detto dovrebbe essere evidente il perché SS Benedetto XVI prima e SS Francesco dopo hanno nominato in tutto cinque porporati di quelle due nazioni e dal 2010 nessuno, tranne il card. Woekli, peraltro molto vicino ad un movimento cattolico ortodosso.


La Stampa. 2018-05-20. Concistoro a giugno, ecco i nuovi cardinali di Francesco

Il Papa ha annunciato una nuova “infornataˮ di porporati: sono 14, 11 elettori e 3 ultraottantenni. C’è il patriarca caldeo Luis Sako, il Prefetto della fede Ladaria, l’elemosiniere Kraiewski, il Sostituto Becciu, il vicario di Roma De Donatis.

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Ha fatto come sempre, un annuncio a sorpresa, senza che i nominati fossero allertati in precedenza. Ha tenuto fino all’ultimo segreto l’elenco dei nuovi porporati, per evitare fughe di notizie. Papa Francesco ha annunciato al Regina Coeli di oggi, domenica 20 maggio 2018, festa di Pentecoste, un nuovo concistoro per la creazione di 14 nuovi cardinali: 11 di loro sono elettori, con meno di ottant’anni, e dunque membri votanti in un eventuale conclave. A questi si aggiungono tre ultraottantenni, figure simboliche che il Pontefice argentino vuole aggregare al collegio cardinalizio. 

«Sono lieto di annunciare che il 29 giugno – ha detto Francesco – terrò un concistoro per la nomina di 14 nuovi cardinali. La loro provenienza esprime l’universalità della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra. L’inserimento dei nuovi cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo».

Questi i nomi dei nuovi porporati, che riceveranno la berretta rossa dalle mani di Francesco durante il concistoro che sarà celebrato il prossimo 29 giugno. Luis Raphael I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq; Luis Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo, dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Angelo De Donatis, Vicario di Roma; Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato; Konrad Kraiewski, polacco, Elemosiniere pontificio; Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, in Pakistan; Antonio dos Santos Marto, portoghese, vescovo di Leiria-Fatima; Pedro Ricardo Barreto Jimeno, gesuita, arcivescovo di Huancayo, in Perù; Désiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina, in Madagascar; Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila; Thomas Aquino Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka, in Giappone. 

Insieme a loro ci sono tre ultraottantenni che, ha detto il Pontefice, «si sono distinti per il loro servizio a la Chiesa»: Sergio Obeso Rivera, arcivescovo emerito messicano; Toribio Ticona Porco, prelato emerito di Corocoro, in Bolivia; padre Aquilino Bocos Merino, dei missionari clarettiani, l’unico non vescovo tra le nomine annunciate oggi.

Apre la lista il patriarca caldeo Sako, una nomina significativa nel panorama del Medio Oriente. Come pure è significativa la porpora che raggiunge l’arcivescovo di Karachi, in Pakistan. Ricevono la berretta a sorpresa il vescovo elemosiniere Konrad Kraiewski, e il Sostituto della Segreteria di Stato Angelo Becciu, quest’ultimo destinato a ricoprire nelle prossime settimane un nuovo incarico in Vaticano. Le nomine strettamente curiali sono tre. Tra gli italiani residenziali non si sono l’arcivescovo di Milano (il predecessore Scola, peraltro, non ha ancora ottant’anni) e gli altri pastori di grandi diocesi, ma quello dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, oltre al Vicario di Roma. Mentre il neo cardinale peruviano Pedro Barreto, nel 2012 era stato minacciato di morte dopo la pubblicazione di una lettera in cui chiedeva di fermare le attività estrattive nella regione amazzonica.

Questa la nuova composizione del collegio che il 29 giugno prossimo passa ad essere composto da 115 a 126 votanti in caso di conclave: di questi 59 sono stati nominati dall’attuale Pontefice, il gruppo più consistente (48 sono quelli creati di Papa Ratzinger, 19 da Giovanni Paolo II). I porporati elettori provenienti dall’Europa passano da 48 a 54; quelli dell’America del Nord rimangono 17; quelli dell’America Centrale rimangano 5, quelli dell’America del Sud da 12 a 13; quelli dell’Africa da 15 a 16; quelli dell’Asia da 14 a 17; quelli dell’Oceania rimangono 4.

Tra le sorprese c’è dunque l’inclusione nella lista di monsignor Kraiewski, Elemosiniere dedito notte e giorno ad aiutare poveri, senzatetto, migranti e rifugiati. «Non ne sapevo nulla – ha detto a Vatican Insider pochi minuti dopo aver ascoltato il suo nome dalla voce del Pontefice – stavo per uscire in bicicletta dal Vaticano quando mi hanno avvertito che dovevo ascoltare il Papa al Regina Coeli. Per me è una sorpresa totale…».

«Davvero il papa mi ha nominato cardinale? Ma nessuno me l’ha chiesto!». Così ha reagito, con un sorriso, il neo cardinale Louis Sako, che ha ricevuto la notizia per telefono dall’Editrice missionaria italiana (Emi) pochi minuti dopo l’annuncio in diretta TV. «Questa nomina non è per me ma per la Chiesa in Iraq e per l’Iraq. Tutto il nostro Paese ha bisogno di appoggio. Questa nomina assomiglia a quella del nunzio in Siria Zenari, come segno di sostegno di Papa Francesco alla nostra Chiesa. Sono molto grato a Papa Francesco. Farò tutto quello che posso a servizio della Chiesa».

Pubblicato in: Bergoglio, Religioni

Arabia Saudita. Rapporto epocale con il Vaticano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-12.

2018-05-07__Tauran__001

Se la diplomazia vaticana può vantare duemila anni di storia, quella mussulmana ne vanta millequattrocento. Solo la diplomazia cinese potrebbe vantare un retaggio storico di questo livello.

L’attività diplomatica si fonda sull’avere idee molto chiare e realistiche, sul conoscere bene usi, costumi ed esigenze della controparte, e, soprattutto, sul silenzio.

Non esiste né può esistere attività diplomatica degna di tal nome laddove si intenda utilizzare comunicati roboanti. Nessuna persona sana di mente si permetterebbe di parlare apertamente a tutto tondo con una controparte querula. Poi, qualche illazione potrà ben sfuggire, sia ben chiaro, talora anche artatamente, ma questo sarebbe solo segno di un uso politico improprio della diplomazia.

Il cardinale protodiacono Tauran, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, è una vecchia volpe che unisce il candore della colomba alla furbizia di un serpente. Ha una cultura molte tacche sopra la norma, laurea  in utroque, una solidissima carriera diplomatica svoltasi nei punti nevralgici del mondo, specie poi durante la guerra in Iraq, dopo essere stato nunzio a Santo Domingo e quindi in Libano. Inter alias è membro della Commissione di Vigilanza sullo Ior e della Commissione Referente sul medesimo istituto.

«Un incontro senza precedenti ha caratterizzato mercoledì 18 aprile la visita in Arabia Saudita del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ricevuto nel palazzo reale da sua maestà il re Salman Bin Abd Al-Aziz, che ha anche il titolo di custode delle due sacre moschee delle città sante musulmane Medina e La Mecca»

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«Inoltre il porporato — che a Riad è accompagnato dal vescovo segretario del dicastero, Ayuso Guixot, e dal capo-ufficio per l’islam, monsignor Akasheh — ha incontrato il ministro degli Affari esteri Adil al-Jubayr. La delegazione vaticana ha anche visitato il Center for the fight against extremism thought, e il giorno precedente, martedì 17, era stata in udienza dal presidente del consiglio consultivo (al-Shura), Abdallah bin Muhammad Āl al-Shaykh»

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«Le notizie riguardanti la visita hanno trovato ampio spazio sui più importanti media locali: la prima a rilanciarle è stata l’agenzia di stampa governativa, seguita dai telegiornali delle principali emittenti e dai social network»

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«Il porporato ha anche fatto riferimento «alle centinaia di migliaia di lavoratori cristiani nel regno» saudita, evidenziando che si tratta di «una questione che Papa Francesco segue con grande attenzione»; infine ha parlato della necessità di una solida educazione alla giustizia e alla pace»

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Fin qui il comunicato ufficiale.

A quanto sarebbe stato riferito, il card Tauran sarebbe stato ricevuto non a titolo personale, come altri porporati e diplomatici vaticani in passato, bensì nella sua veste di Camerlengo, titolare di un Dicastero Curiale, e con il protocollo usato per le visite dei capi di stato. I colloqui si sono svolti senza interpreti, parlando fluentemente il cardinale italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo ed arabo.

Vatican’s Cardinal Jean Louis Tauran arrives in Saudi Arabia [Arab News]

«- The cardinal is President of the Pontifical Council for Interreligious Dialogue in the Vatican State

– The cardinal was received by Saudi digniteries upon his arrival at King Khaled Internation airport in Riyadh»

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Sulla natura ed argomento dei colloqui nulla è dato di trapelare.

Alcuni giornali hanno pubblicato come notizia certa che le parti avrebbero convenuto sulla edificazione di chiese cattoliche in territorio dell’Arabia Saudita.

Saudi Arabia Inks Deal with Vatican to Build Christian Churches

Churches to be Opened in Saudi Arabia: Catholic Church and House of Saud in Talks

«Saudi Arab Takes Another Step Towards Modernization: House of Saud May Open the Sacred Places of Muslims to Non-Muslims from Around the World and Allow the Churches to be Opened on its Soil, As Dictated by the Vatican. ….

The two parties signed a deal on Saturday, 14 April 2018, inclusive of the establishment of a permanent action committee to execute the articles stipulated in the pact»

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Ciò sembrerebbe non rispondere al vero, ed è stato smentito da una garbata nota vaticana.

Visita del cardinale Tauran in Arabia Saudita

«il cardinale Tauran ha individuato come uno dei campi su cui cristiani e musulmani devono essere d’accordo, visto che «in passato c’è stata molta competizione tra le due comunità», è quello «delle regole comuni per la costruzione di luoghi di culto». Infatti, «tutte le religioni devono essere trattate allo stesso modo, senza discriminazioni»

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Conclusione.

È la prima volta in millequattrocento anni di islamismo che un alto prelato vaticano, in questo caso il Carmelengo, ossia colui che ha per principale compito il presiedere la sede vacante, è ricevuto in veste ufficiale e non a titolo privato. Il resto ne deriva per conserva.


Osservatore Romano. 2018-04-19. Il cardinale Tauran ha incontrato il sovrano saudita nel palazzo reale di Riad

Un incontro senza precedenti ha caratterizzato mercoledì 18 aprile la visita in Arabia Saudita del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ricevuto nel palazzo reale da sua maestà il re Salman Bin Abd Al-Aziz, che ha anche il titolo di custode delle due sacre moschee delle città sante musulmane Medina e La Mecca.

Inoltre il porporato — che a Riad è accompagnato dal vescovo segretario del dicastero, Ayuso Guixot, e dal capo-ufficio per l’islam, monsignor Akasheh — ha incontrato il ministro degli Affari esteri Adil al-Jubayr. La delegazione vaticana ha anche visitato il Center for the fight against extremism thought, e il giorno precedente, martedì 17, era stata in udienza dal presidente del consiglio consultivo (al-Shura), Abdallah bin Muhammad Āl al-Shaykh.

Le notizie riguardanti la visita hanno trovato ampio spazio sui più importanti media locali: la prima a rilanciarle è stata l’agenzia di stampa governativa, seguita dai telegiornali delle principali emittenti e dai social network. E stamane, giovedì 19, anche numerosi quotidiani hanno pubblicato cronache corredate di immagini soprattutto dell’incontro con il re al palazzo Al Yamamah, cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il principe ereditario Muhammad bin Salman, e lo sceicco Muhammad Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega musulmana mondiale (Lmm).

Dopo aver trasmesso al sovrano gli «oranti buoni auspici» di Papa Francesco, il cardinale Tauran lo ha ringraziato per aver intrapreso «importanti iniziative che segnano una significativa apertura anche verso altre religioni, specialmente il cristianesimo». Nel suo discorso il presidente del dicastero vaticano ha ricordato «le precedenti importanti iniziative saudite riguardanti il dialogo interreligioso», sottolineando «quanto sia dannosa la strumentalizzazione della religione per fini politici». Da qui l’invito a continuare «un dialogo sincero al fine di trovare soluzioni adeguate alle sfide» del mondo di oggi.

Il porporato ha anche fatto riferimento «alle centinaia di migliaia di lavoratori cristiani nel regno» saudita, evidenziando che si tratta di «una questione che Papa Francesco segue con grande attenzione»; infine ha parlato della necessità di una solida educazione alla giustizia e alla pace. Quest’ultima, ha detto, «è un tesoro fragile che va protetto»; ma «la pace è inscindibile dalla giustizia: non c’è pace senza giustizia, né giustizia senza perdono». Perciò, ha concluso, «l’educazione delle giovani generazioni alla pace è essenziale».


Breitbart. 2018-05-06. Saudi Arabia Inks Deal with Vatican to Build Christian Churches

For the first time in history, Saudi Arabia has entered into a joint agreement with the Vatican to build churches for Christians living in the officially Muslim nation.

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The agreement was signed by the Secretary General of the Muslim World League Sheikh Mohammed bin Abdel Karim Al-Issa and the President of the Pontifical Council for Inter-religious Dialogue in the Vatican, Cardinal Jean-Louis Tauran, according to a report Wednesday from the Egypt Independent newspaper.

The Financial Express has reported that Saudi Arabia’s newfound openness to and socio-cultural cooperation with the non-Muslim world stems from a desire to reduce dependency on oil resources, its primary economic driver.

Cardinal Tauran visited Riyadh on April 16-20, where he was received at the royal palace by King Salman bin Abdulaziz Al Saud, who acts as the country’s prime minister as well as the custodian of the Two Holy Mosques, and his son, the crown prince Muhammad bin Salman. Tauran and his delegation also visited the Center for the Fight against Extremist Thought, and met with the current Grand Mufti of Saudi Arabia, Abdul-Aziz ibn Abdullah Al ash-Sheikh.

In his address to Saudi officials, Tauran made mention of the “hundreds of thousands of Christians in the Saudi Kingdom,” insisting that Pope Francis follows their situation “with close attention.” The cardinal also reiterated the Vatican position on the equal treatment of all citizens regardless of their religion, including those who do not profess any religion, and called for establishing a common basis for the construction of centers of worship.

Fruit of the cardinal’s visit was the joint agreement that provides for the building of churches to care for the needs of Christians in Saudi Arabia as well as underscoring the key role of religions in renouncing violence, extremism, terrorism and achieving security and stability in the world.

The new accord also calls for the establishment of a coordinating committee with two representatives from each side to organize future meetings. The committee is expected to meet every two years, alternating between Rome and a city chosen by the Islamic World League.

Saudi Arabia is currently the only country in the region without a single Christian church, after Qatar opened a church in March. Saudi Arabia embraces Islamic Wahhabism, which bans all forms of non-Muslim religious activities.

Pubblicato in: Bergoglio, Putin, Russia, Stati Uniti, Trump

Bergoglio, Putin e Trump hanno celebrato il Rosh Hashanah.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-24.

Candelabro Ebraico rosh-hashana

«Rosh haShana (in ebraico ראש השנה, letteralmente capo dell’anno) è il capodanno religioso, uno dei tre previsti nel calendario ebraico.

Rosh haShana è il capodanno cui fanno riferimento i contratti legali, per la cura degli animali e per il popolo ebraico. La Mishnah indica in questo capodanno quello in base al quale calcolare la progressione degli anni e quindi anche per il calcolo dell’anno sabbatico e del giubileo.

Nella Torah vi si fa riferimento definendolo “il giorno del suono dello Shofar” (Yom Terua, Levitico 23:24). La letteratura rabbinica e la liturgia descrivono Rosh haShana come il “Giorno del giudizio” (Yom ha-Din) ed il “Giorno del ricordo” (Yom ha-Zikkaron).

Nei midrashim si racconta di Dio che si siede sul trono, di fronte a lui i libri che raccolgono la storia dell’umanità (non solo del popolo ebraico). Ogni singola persona viene presa in esame per decidere se meriti il perdono o meno.

La decisione, però, verrà ratificata solo in occasione di Yom Kippur. È per questo che i 10 giorni che separano queste due festività sono chiamate i 10 giorni penitenziali. In questi 10 giorni è dovere di ogni ebreo compiere un’analisi del proprio anno ed individuare tutte le trasgressioni compiute nei confronti dei precetti ebraici. Ma l’uomo è rispettoso anche verso il proprio prossimo. Ancora più importante, allora, è l’analisi dei torti che si sono fatti nei confronti dei propri conoscenti. Una volta riconosciuto con sé stessi di aver agito in maniera scorretta, occorre chiedere il perdono del danneggiato. Quest’ultimo ha il dovere di offrire il proprio perdono. Solo in casi particolari ha la facoltà di negarlo. È con l’anima del penitente che si affronta lo Yom Kippur.» [Fonte]

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«Il capodanno ebraico si chiama Rosh Ha-Shanah (o Rosh Hashanà), che segna l’inizio dell’anno civile e cade il primo di Tishrì. Per completezza, aggiungiamo che nella Torà Nissàn è considerato il primo mese, in quanto gli Ebrei, in questo periodo, uscirono dalla schiavitù d’Egitto, diventando un vero popolo. Il primo di Nissàn è quindi chiamato Rosh Hashanà lamelakhìm velaregalìm (per i re e per le feste) ed è considerato il capodanno religioso.» [Comunità Ebraica di Roma]

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Bene.

In tutto il mondo solo tre capi di stato si sono ricordati di celebrarlo assieme agli Ebrei, ma tra questi non c’erano né Mr Macron né Mrs Merkel, le nazione dei quali ben avrebbero avuto motivi di deferenza almeno formale.

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SS Papa Franciscus I.

««Nel nostro cammino comune, grazie alla benevolenza dell’Altissimo, stiamo attraversando un fecondo momento di dialogo. Va in questo senso il documento Fra Gerusalemme e Roma che avete elaborato e che oggi ricevo dalle vostre mani. È un testo che tributa particolari riconoscimenti alla Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, che nel suo quarto capitolo costituisce per noi la “magna charta” del dialogo col mondo ebraico: infatti la sua progressiva attuazione ha permesso ai nostri rapporti di diventare sempre più amichevoli e fraterni». Lo ha detto Papa Bergoglio ricevendo in Vaticano lo scorso 31 agosto una rappresentanza della Conferenza dei Rabbini Europei, guidata dal rabbino capo di Mosca Pinchas Goldschmidt, insieme ai rappresentanti del Consiglio Rabbinico d’America e della Commissione del Gran Rabbinato d’Israele. Fra i presenti anche Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma.» [Fonte]

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Il Presidente Putin.

«Vladimir Putin met with Chief Rabbi of Russia Berel Lazar and President of the Federation of Jewish Communities Alexander Boroda. The President extended greetings to all Jews of Russia on Rosh Hashanah, the Jewish New Year. …. Great and very large, multi-ethnic and multi-religious. We always have what to celebrate. Today we are celebrating Rosh Hashanah, the Jewish New Year. I wish you and all the Jews of Russia a happy New Year. Tomorrow evening, the 21st, Muslims will start celebrating their New Year, although the prophet told them to reserve the biggest celebrations for other holidays. Then we Christians will celebrate our New Year, and in Russia this is done twice – according to the new and old calendar. On February 16 the Buddhists will have their New Year. So we have holidays to celebrate all year round.

But today we are celebrating the Jewish New Year. I would like to extend my very best wishes to you once again. I wish all the Jews of Russia prosperity, happiness and good fortune. I hope everything is well in your community.»

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Il Presidente Trump.

«To the many leaders, Rabbis, and Jewish friends who are on the line, I am delighted to speak with you and to wish you Shana Tova, a sweet New Year.

I send the Jewish community my warmest wishes as we approach the High Holy Days.

The Jewish tradition of making time and taking time each year to rededicate your lives to the sacred values you hold dear not only improves yourselves but strengthens our nation and inspires us all.

As we mark the beginning of the year 5,778 in the Jewish calendar, I want to express my deep admiration for the Jewish people. Throughout the centuries, the Jewish people have endured unthinkable persecution.

I know with us today on the call are several Holocaust survivors. We are honored beyond words by your presence. You have borne witness to evil beyond human comprehension, and your perseverance is a lasting inspiration to us all. By telling your stories, you help us to confront evil in our world and we are forever grateful.

I am proud to stand with the Jewish people and with our cherished friend and ally, the State of Israel.»

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Tre personalità profondamente differenti tra di loro, ma tutte e tre altrettanto profondamente rispettose dei sentimenti religiosi dei popoli che rappresentano.

Questo è un tratto che permette di distinguere gli uomini grandi, ancorché non condivisi, da quelli piccoli piccoli, insignificanti, e proprio perché insignificanti tronfi come batraci.


Kremlin. The President of Russia. 2017-09-20. Meeting with Chief Rabbi of Russia Berel Lazar and President of the Federation of Jewish Communities Alexander Boroda

Vladimir Putin met with Chief Rabbi of Russia Berel Lazar and President of the Federation of Jewish Communities Alexander Boroda. The President extended greetings to all Jews of Russia on Rosh Hashanah, the Jewish New Year.

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President of Russia Vladimir Putin: It is so good that we have such a large country

Chief Rabbi of Russia Berel Lazar: A great country.

Vladimir Putin: Great and very large, multi-ethnic and multi-religious. We always have what to celebrate. Today we are celebrating Rosh Hashanah, the Jewish New Year. I wish you and all the Jews of Russia a happy New Year. Tomorrow evening, the 21st, Muslims will start celebrating their New Year, although the prophet told them to reserve the biggest celebrations for other holidays. Then we Christians will celebrate our New Year, and in Russia this is done twice – according to the new and old calendar. On February 16 the Buddhists will have their New Year. So we have holidays to celebrate all year round.

But today we are celebrating the Jewish New Year. I would like to extend my very best wishes to you once again. I wish all the Jews of Russia prosperity, happiness and good fortune. I hope everything is well in your community. I know that religious life is actively developing and you have things to discuss with people and new sites – both secular and religious – to show them. This is something you and we always pay attention to. I know that you always pay much attention to this. I am glad to see that you are in regular dialogue with the secular authorities and, importantly, at all levels.

Berel Lazar: Thank you so much! Unlike other new years, we celebrate ours exactly on the day when God created the first man in our tradition. This is not such a merry holiday as in other religions. Ours is more solemn. People pray and reflect on what has been done and how to live better.

One of the main lessons is that God created a single man. The Talmud explains that the idea was to teach us all that the life of one person contains the whole world. He who saves the life of one person saves the entire world, as it were. So, during Rosh Hashanah, on these days, we will recall the exploits of those who saved our people – soldiers and officers who gave their lives to save others. On a related note, I would like to thank Russia for doing everything it can to preserve historical truth.

And special thanks to you for posthumously decorating a man in the Kremlin when we were there recently, a man of Jewish extraction named Alexander Pechersky. His leadership of the uprising in Sobibor has always been very important for us. I think that now, thanks to you, all Russian people know about this and I am very grateful to you for that. We appreciate that the memory of the war is sacred for every citizen in Russia today.

I thought about this today because I wanted to ask a question on behalf of the entire Jewish community about Russia’s participation in renovating the museum on the site of the Sobibor concentration camp. Russian soldiers played the leading role in liberating Europe from the Nazis and sustained the biggest losses during the war. We think the attempts to exclude Russia from this project are immoral and incomprehensible.

When talking about the war, the main thing is to forget all about these political issues. I do not even know what this is about, but certainly not justice. What we are witnessing today is some kind of a game being played with a sacred matter like war. We will by all means raise this issue with our colleagues, leaders of international and other Jewish organisations. We will do everything we can to bring this matter to a fitting resolution.

Russia should by all means take part in this project as well as in other war-related projects. The feat of soldiers remains sacred for us, and exploiting it or playing games with it is unacceptable. So, thank you very much once again. We fully support Russia’s position on this issue.

Vladimir Putin: Thank you for framing the issue in this way and for your position, too. It is not new to me, your attitude to this issue. But it is important for people in our country to know that the leaders of the Jewish community share our official view on truth and justice with regard to all events of World War II.

It is very important for us to be together on these extremely important issues, and we should look to the future. But our views should be based on the solid foundation of understanding where hateful ideas of exterminating whole nations, millions of people, can lead.

And we must do everything to prevent this from happening in the future. This is why we will do all we can to avoid any politicisation of such issues, and we will certainly strive for an unbiased approach and truth, which is the only basis for a fair society and fair relations in the world.

I am hoping that your words will be heard by our partners, our colleagues around world. I am referring to this case as well. And the man you mentioned was certainly a hero, a very brave man. It is owing to such people who displayed such qualities, people of all kinds of ethnic backgrounds, that we managed to win this horrible war.

But nonetheless today is the New Year. And I know about the traditions of the Jewish people and understand them. This is still a new stage. The New Year is the New Year, and I once again wish you a happy holiday.

Berel Lazar: Thank you, Mr President!


The Times of Israel. 2017-09-20. Full text of President Trump’s Rosh Hashanah call to Jewish leaders

President says he is ‘proud to stand with the Jewish people,’ condemns anti-Semitism, stresses ‘I love Israel,’ and hopes peace ‘actually could happen’.

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Full White House text of remarks by President Donald Trump and Senior Advisor to the President Jared Kushner in a call to Jewish leaders, September 15, 2017:

KUSHNER: Welcome, everybody, and thank you for joining us here today. This is the most special time of the year for the Jewish people. This Wednesday evening begins Rosh Hashanah, the first of 10 days of repentance, that concludes with Yom Kippur, the Day of Atonement.

Since January 20, I have had the great honor of serving in President Trump’s administration. Anyone that knows the President understands that he takes great pride in having a Jewish daughter and Jewish grandchildren. His love and respect for the Jewish people extends way beyond his family, and into the heart of Jewish American communities.

Under the President’s leadership, America’s relationship with the State of Israel has never been stronger, and our country’s commitment to Israel’s security has never been greater.

It is my great honor to introduce the 45th President of the United States, Donald Trump.

THE PRESIDENT: Good morning, and thank you for joining this call.

To the many leaders, Rabbis, and Jewish friends who are on the line, I am delighted to speak with you and to wish you Shana Tova, a sweet New Year.

I send the Jewish community my warmest wishes as we approach the High Holy Days.

The Jewish tradition of making time and taking time each year to rededicate your lives to the sacred values you hold dear not only improves yourselves but strengthens our nation and inspires us all.

As we mark the beginning of the year 5,778 in the Jewish calendar, I want to express my deep admiration for the Jewish people. Throughout the centuries, the Jewish people have endured unthinkable persecution.

I know with us today on the call are several Holocaust survivors. We are honored beyond words by your presence. You have borne witness to evil beyond human comprehension, and your perseverance is a lasting inspiration to us all. By telling your stories, you help us to confront evil in our world and we are forever grateful.

I am proud to stand with the Jewish people and with our cherished friend and ally, the State of Israel. The Jewish State is a symbol of resilience in the face of oppression — it has persevered in the face of hostility, championed democracy in the face of violence, and succeeded in the face of very, very tall odds. The United States will always support Israel not only because of the vital security partnership between our two nations, but because of the shared values between our two peoples. And I can tell you on a personal basis, and I just left Israel recently, I love Israel.

That is why my administration has successfully pressured the United Nations to withdraw the unfair and biased report against Israel — that was a horrible thing that they did — and to instead focus on real threats to our security, such as Iran, Hezbollah, and ISIS.

This next New Year also offers a new opportunity to seek peace between the Israelis and Palestinians, and I am very hopeful that we will see significant progress before the end of the year. Ambassador David Friedman, Jared, Jason [Greenblatt], and the rest of my team are working very hard to achieve a peace agreement. I think it’s something that actually could happen.

I am grateful for the history, culture, and values the Jewish people have given to civilization. We forcefully condemn those who seek to incite anti-Semitism, or to spread any form of slander and hate — and I will ensure we protect Jewish communities, and all communities, that face threats to their safety.

I want to thank each of you for the ways in which you contribute to our nation. America is stronger because of the many Jewish Americans who bring such life, hope, and resilience to our nation.

Melania and I wish everyone a sweet, healthy, and peaceful New Year. Thank you very much.