Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale, Finanza e Sistema Bancario, Senza categoria

Ambasciatore Antonio Morabito. Incriminato per spionaggio a favore della Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-10.

Pechino-Cina

«È stato ambasciatore nel principato di Monaco e quando è rientrato alla Farnesina si è occupato della Promozione del Sistema Paese»

«Ma a leggere gli atti dell’inchiesta dove è accusato di corruzione sembra fosse più interessato a promuovere gli interessi della Cina»

«Per questo Antonio Morabito, 64 anni, diplomatico in servizio al ministero degli Esteri, rischia adesso il processo»

«L’indagine è chiusa, lunghissimo l’elenco di regali, soldi, favori che avrebbe ottenuto per «soffiare» notizie riservate su società italiane di livello internazionale a intermediari che curavano per alcuni investitori cinesi il loro «shopping aziendale»

«Notizie «esclusive e riservate», chiariva il diplomatico al telefono ai suoi interlocutori. E nell’area di interesse rientravano anche le infrastrutture e aziende controllate dallo Stato, come Enel»

«Ora il pm, Giuseppe Deodato ha chiuso le indagini per una sistematica opera di corruzione, ricostruita dalla Guardia di finanza e avvenuta tra il 2016 e il 2017»

Nessuno si scandalizza che i servizi informativi cinesi abbiano per molto tempo utilizzato l’Ambasciatore Antonio Morabito come informatore, compensandolo a dovere.

Pur comprendendo il naturale riserbo trattando argomenti del genere, ci si sarebbe aspettati di veder coinvolto anche il nostro controspionaggio e non solo un Magistrato della Magistratura ordinaria.

Né ci si scandalizzi se in questa Italia vi siano numerose persone che hanno venduto la patria.

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«Spiava per i cinesi». Ex ambasciatore verso il processo

Bonifici bancari e promesse di milioni di euro. Regali, viaggi e carte prepagate. In cambio, Antonio Morabito, ex ambasciatore italiano a Monaco e ministro plenipotenziario, attualmente alle dipendenze della direzione generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina, avrebbe “girato” da alcuni “mediatori” informazioni sulle aziende italiane, interessate a partecipazioni di terzi al capitale sociale, favorendo il «cosiddetto shopping aziendale cinese». Da Versace al Regina calcio. Notizie «esclusive e riservate», chiariva il diplomatico al telefono ai suoi interlocutori. E nell’area di interesse rientravano anche le infrastrutture e aziende controllate dallo Stato, come Enel. I rapporti con gli investitori cinesi erano curati da tre intermediari, Angelo Di Corrado, il commercialista Marco Gianneschi e l’avvocato Hui Xu Cheng, che avrebbero retribuito l’ambasciatore in cambio delle preziose informazioni. Gli imprenditori Nicolò Corso e Vincenzo Di Grandi, invece, avrebbero pagato il diplomatico per ottenere i contatti con le autorità di alcuni paesi del Nord Africa. Ora il pm, Giuseppe Deodato ha chiuso le indagini per una sistematica opera di corruzione, ricostruita dalla Guardia di finanza e avvenuta tra il 2016 e il 2017. 

Secondo l’accusa, Morabito avrebbe preparato schede su almeno otto aziende, acquisendo le notizie al Mef grazie alle sue conoscenze. I dossier sarebbero stati consegnati a Di Corrado, attraverso il quale Morabito avrebbe anche organizzato incontri con gli investitori coinvolti «nello shopping aziendale cinese per il quale, secondo il mediatore, erano stati stanziati 6 miliardi di euro». Con il suo intermediario, il diplomatico si sarebbe impegnato anche a individuare «infrastrutture e opere importanti tipo centrali elettriche gasdotti autostrade in Italia, Francia, Spagna» per proporre investimenti ai cinesi. «Dismissioni Enel», annuncia Morabito in una conversazione intercettata. Morabito avrebbe «asservito stabilmente la sua funzione» agli interessi personali Marco Ginanneschi. Con il quale l’affare più importante sarebbe stato quello Huawei. Perché dopo avere partecipato in Cina a un forum sulla cooperazione commerciale nel 2016, il diplomatico aveva preso contatti con le aziende, agganci utilissimi che poi avrebbero consentito a Giannaneschi e Xu di proporsi come consulenti alle aziende italiane interessate a produrre software e tecnologie per Huawei. Morabito sarebbbe stato pronto a diventare socio di Di Corrado in una società di relazioni internazionali, tanto da avere fornito anche indicazioni sul suo prestanome. 

Intanto, per i pm, aveva accettato dal faccendiere la promessa di una retribuzione «mensile continuativa», 5mila euro per i primi tre mesi di giugno 2016 e 7mila euro per i mesi successivi. In un’occasione sarebbe stato il padre di Di Corrado a consegnare 5mila euro al diplomatico, a giugno 2016. E il faccendiere, che era finito nella black list di Fincantieri, sarebbe stato pronto a pagare un milione di euro se il suo amico diplomatico fosse riuscito a “riaccreditarlo” con l’azienda. Per i pm erano d’accordo. Poi c’erano i biglietti aerei per Nizza, quelli per Monaco. E persino il pagamento dei viaggi ferroviari per andare da Roma a Reggio Calabria o da Roma a Milano. Tra le contestazioni ci sono le ricariche delle carte prepagate: Di Corrado avrebbe caricato su quella del diplomatico 5mila euro. Di certo Morabito riceve bonifici per 20 euro tra maggio e dicembre 2017 da Yunlai hu, referente cinese in contatto con Di Corrado. Ma i bonifici sono tanti anche da parte di società. E se l’avvocato Cheng prometteva al diplomatico una sorta di stipendio fisso. Anche Giannaneschi avrebbe ricaricato con 6mila euro una carta prepagata in occasione del viaggio a Manchester del diplomatico. La procura accusa il commercialista anche di avere pagato la residenza universitaria del figlio. 

Gli imprenditori Corso e Di Grandi della “Hadid Mediterranean steel srl”, invece, puntavano a partecipare a gare di appalto in Senegal, Marocco e Tunisia. Morabito organizza gli incontri, media, partecipa a un viaggio in Senegal con la delegazione aziendale. Presenta ai due manager i diplomatici di quei paesi. In cambio, per i pm, avrebbe avuto bonifici per 13mila euro. E ottenuto l’acquisto di circa 200 copie del suo libro: “La valigia diplomatica”. 

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L’ambasciatore Morabito «passava notizie ai cinesi sulle nostre aziende»

I pm: corrotto con soldi, affitti e la retta del figlio. Avrebbe svelato informazioni su Versace e Ferrari

ROMA — È stato ambasciatore nel principato di Monaco e quando è rientrato alla Farnesina si è occupato della Promozione del Sistema Paese. Ma a leggere gli atti dell’inchiesta dove è accusato di corruzione sembra fosse più interessato a promuovere gli interessi della Cina. Per questo Antonio Morabito, 64 anni, diplomatico in servizio al ministero degli Esteri, rischia adesso il processo. L’indagine è chiusa, lunghissimo l’elenco di regali, soldi, favori che avrebbe ottenuto per «soffiare» notizie riservate su società italiane di livello internazionale a intermediari che curavano per alcuni investitori cinesi il loro «shopping aziendale».

L’affare Huawei

Grazie al proprio incarico e ai rapporti privilegiati che aveva costruito anche all’interno del ministero per lo Sviluppo economico era in grado di conoscere in anticipo le mosse dei vertici di moltissime aziende. E ai cinesi avrebbe svelato informazioni su marchi del lusso come Versace e Ferrari, società sportive come il Reggina calcio, ma anche centri clinici, complessi alberghieri, industrie tessili, imprese specializzate nella gestione delle linee ferroviarie. Ma pure indiscrezioni per «i cinesi interessati ad acquistare tecnologia italiana nel settore delle telecomunicazioni per conto della Huawei», il colosso mondiale finito nel mirino di Donald Trump. In particolare avrebbe consegnato loro le «conoscenze acquisite anche in ragione della partecipazione, quale rappresentante italiano, al “Forum on Global Production Capacity” svolto in Cina a giugno 2016 e interessandosi «per far arrivare le delegazioni in Italia».

Contanti e biglietti

Uno dei mediatori gli avrebbe elargito «mazzette» in contanti da 5mila euro, elargizioni mensili fino a 7mila euro, biglietti aerei, carte prepagate. Da un altro aveva invece preteso l’acquisto di 200 copie del suo libro «Valigia diplomatica» e ordini per altre 200 copie «così ti faccio fare record di vendite», ma che in realtà non risulta poi aver avuto grande successo. Morabito era comunque a disposizione e nel 2016, quando era ancora nel Principato, riuscì «a far assumere un ruolo di rilievo agli investitori cinesi per la sponsorizzazione della settimana della moda di Montecarlo» e vantandosi di essere riuscito a far ottenere loro «il primo posto nelle sponsorizzazioni». Sono le intercettazioni dei suoi colloqui con mediatori e investitori a rivelare quali promesse facesse e soprattutto che tipo di informazioni era in grado di veicolare: «Mi impegno su infrastrutture e opere importanti tipo centrali elettriche gasdotti autostrade in Italia, Francia, Spagna» con un obiettivo dichiarato: «Dismissioni Enel».

«Azionista in Ferrari»

Morabito tesseva la propria rete di relazioni e garantiva il risultato. Nel settembre 2017 uno dei mediatori gli chiede «un buon contatto in Ferrari» e lui non si tira indietro. Anzi risponde sicuro: «Noi abbiamo il principale azionista che… insomma è del governo, poi quando ci vediamo ti dico». In cambio l’interlocutore risulta avergli pagato l’affitto di una casa, ma anche il «deposito cauzionale per la residenza universitaria di Carlo Morabito», il figlio che l’ambasciatore andava poi a trovare a Manchester. Oltre ai viaggi e ad alcune somme versate come «cifra fissa».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Emiri del Qatar alla riscossa. Stanchi di fare la carità a Frau Merkel. DB.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-16.

A statue is pictured next to the logo of Germany's Deutsche Bank in Frankfurt

Qatari Investors Eyeing Control of Deutsche Bank

«Strategic errors, massive fines and attacks by speculators have created a major crisis for Germany’s most important bank. Now, investors from Qatar, who already own some 10 percent of Deutsche Bank, are considering taking control.

Jain celebrated the coup, because it appeared that Deutsche Bank had gained a strong partner who could help pave the way to better times for the bank. A partner who explicitly supported Jain’s strategy of establishing the company as the last globally important European investment bank. The German government also favored the development.

But just two and a half years later, the bank is at the edge of the abyss. Jain was deposed from his position as a result of his role in the financial crisis and because of his limited success as co-CEO. His successor John Cryan, who has now been at the helm for 15 months, has also failed to come up with a coherent strategy, the bank’s capital is tight once again and distrust among shareholders and customers alike is growing.

On September 15, the Justice Department in the United States ordered the company to pay a $14 billion fine to settle accusations of fraud in Deutsche Bank’s packaging and sale of mortgage-backed securities in the free-wheeling days that led to the global financial crisis. Speculators and politicians have been in a state of near panic since the announcement, with open speculation about the possibility of a government bailout for the prestigious bank. An atmosphere of frustration and depression is currently prevailing inside the bank and Cryan is trying to combat it with messages of perseverance.

For a time, Deutsche Bank’s market value plummeted below 15 billion euros, down from 35 billion a year ago. Large-scale investor HBJ and his cousin – the former Emir of Qatar, Sheik Hamad bin Khalifa al-Thani, who he has since brought in as an investor as well — are believed to have lost more than a billion euros – on paper, at least. This summer, the two increased their holdings to just under 10 percent of the company, but Deutsche Bank’s market capital has since continued to slide.»

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«Ogni investimento dal Qatar è benvenuto», è stato il messaggio che la cancelliera Merkel ha consegnato all’emiro del Qatar, durante la sua recente visita a Berlino»

«Sottinteso era però: purché vi teniate fuori dalla gestione»

«Ma è proprio quello che la famiglia reale degli Al-Thani non sembra più disposta a fare»

«Anche perché nel caso della Deutsche Bank, gli sceicchi hanno perso i quattro quinti del capitale dal loro ingresso nell’azionariato del gruppo, e ora comprensibilmente non intendono più stare a guardare»

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A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre.

Non sarà mica che le ingenti perdite di Deutsche Bank altro non siano che evasione fiscale?


Deutsche Bank nel mirino del Qatar: sul gruppo tedesco voci di riassetto e di controllo della governance

È inutile negarlo, alcuni soci sono più graditi di altri. Questa verità non è mai stata così evidente come in Deutsche Bank, il maggiore istituto bancario tedesco, che deve oggi fare i conti con una presenza ingombrante nel suo capitale: quella dell’emirato del Qatar, primo azionista con il 10%. Non è l’unico pacchetto azionario detenuto in Germania: oltre a Deutsche Bank la monarchia del Golfo vanta partecipazioni anche in Volkswagen, Solarworld e Hapag Lloyd, e dopo aver investito già 20 miliardi di dollari in società quotate tedesche si prepara – come ricorda la Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung – a mettere sul piatto altri 10 miliardi. «Ogni investimento dal Qatar è benvenuto», è stato il messaggio che la cancelliera Merkel ha consegnato all’emiro del Qatar, durante la sua recente visita a Berlino. Sottinteso era però: purché vi teniate fuori dalla gestione. Ma è proprio quello che la famiglia reale degli Al-Thani non sembra più disposta a fare. Anche perché nel caso della Deutsche Bank, gli sceicchi hanno perso i quattro quinti del capitale dal loro ingresso nell’azionariato del gruppo, e ora comprensibilmente non intendono più stare a guardare.

Aggregazioni

Ecco perché la prima banca tedesca è ormai al centro di un vortice di speculazioni: dopo tutto il Qatar possiede quote anche nel Credit Suisse, in Barclays e nell’Agricultural Bank of China (Abc), oltre che nella Borsa di Londra, così che appaiono possibili le aggregazioni più disparate. A dare forza a questi rumor è anche il ritorno sulla scena di un manager italiano, Michele Faissola, già membro del consiglio di amministrazione di Deutsche Bank, con la responsabilità sulle operazioni in derivati, e poi costretto a lasciare nel 2015. Oggi Faissola è il rappresentante ufficiale dell’emiro del Qatar, e si sta muovendo per avere un posto anche nel consiglio di sorveglianza della banca tedesca — ipotesi per ora bloccata dalle authority. Ma l’interesse del manager – commenta maliziosamente il giornale – sembra più dettato dal tentativo di riprendere il controllo sul passato della Deutsche Bank, che non sul suo futuro. Perché nell’ambito del processo per il fallimento del Monte Paschi di Siena, Faissola è stato da poco condannato a pagare una multa salatissima, proprio per il ruolo avuto nella banca tedesca, all’epoca delle spericolate operazioni che hanno affossato l’istituto senese.

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Regulators Reject Qatar-Backed Deutsche Bank Board Member

In a rare intervention, Deutsche Bank’s regulators are blocking a banker backed by its largest shareholder, Qatar, from a seat on the supervisory board because of a conflict of interest, according to two people with knowledge of the matter.

Deutsche Bank chair Paul Achleitner had announced in August the appointment of former UBS (UBSG.S) manager Juerg Zeltner, praising him as a valuable addition and “a top-level European banker with proven expertise”.

Zeltner was also to represent the interests of Qatar’s royal family – a top shareholder in the German lender. KBL is controlled by the same family.

Deutsche’s regulators – the European Central Bank and financial markets watchdog BaFin – have now determined that Zeltner’s position on Deutsche’s board would be a conflict of interest because he is also the chief executive officer of KBL European Private Bankers (KBL epb), a business that overlaps with Deutsche’s.

“It’s a done deal. It is now only a matter of finding a face-saving way out,” the person said.

Deutsche Bank declined to comment.

The regulators’ move comes as a prosecutor told a London court that three former Barclays (BARC.L) executives lied to the market by hiding 322 million pounds ($395 million) in extra fees that the bank paid Qatar in return for vital funding during the global credit crisis.

The case, one of the most high-profile brought by the UK Serious Fraud Office (SFO), revolves around undisclosed payments to Qatar as Barclays raised more than 11 billion pounds from investors in 2008 to avert a state bailout.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Finanza e Sistema Bancario, Senza categoria

I tre giganti. I nuovi discreti padroni dell’Occidente. Nomi quasi ignoti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-09.

BlackRock 1001

L’importante non è possedere.

L’importante è poter disporre.


Il dieci maggio di questo anno è stato pubblicato un lungo lavoro scientifico, ben 27 pagine, su di un tema che per molto tempo è stato ben poco trattato. Esso risponde alla domanda di chi comanda in Occidente.

Bebchuk, Lucian A. and Hirst, Scott.

The Specter of the Giant Three.

Boston University Law Review, Vol. 99, 2019, pp. 721-741.

Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=3385501 or http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.3385501

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Ecco chi sono gli Autori:

Lucian A. Bebchuk

Harvard Law School

Professor of Law, Economics and Finance; Director, Corporate Governance Program

Cambridge, MA 02138

United States

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Scott Hirst

Boston University – School of Law

Director of Institutional Investor Research

765 Commonwealth Avenue

Boston, MA 02215

United States

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«Abstract

This Article examines the large, steady, and continuing growth of the Big Three index fund managers — BlackRock, Vanguard, and State Street Global Advisors. We show that there is a real prospect that index funds will continue to grow, and that voting in most significant public companies will come to be dominated by the future “Giant Three.”

We begin by analyzing the drivers of the rise of the Big Three, including the structural factors that are leading to the heavy concentration of the index funds sector. We then provide empirical evidence about the past growth and current status of the Big Three, and their likely growth into the Giant Three. Among other things, we document that the Big Three have almost quadrupled their collective ownership stake in S&P 500 companies over the past two decades; that they have captured the overwhelming majority of the inflows into the asset management industry over the past decade; that each of them now manages 5% or more of the shares in a vast number of public companies; and that they collectively cast an average of about 25% of the votes at S&P 500 companies.

We then extrapolate from past trends to estimate the future growth of the Big Three. We estimate that the Big Three could well cast as much as 40% of the votes in S&P 500 companies within two decades. Policymakers and others must recognize — and must take seriously — the prospect of a Giant Three scenario. The plausibility of this scenario exacerbates concerns about the problems with index fund incentives that we identify and document in other work.»

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È lecito domandarsi come abbiano fatto questi tre fondi a disporre di oltre 14,000 miliardi di dollari ed a governare il 40% dei voti nei consigli di amministrazione delle società S&P 500.

I Padroni del Mondo che manipolano anche la Germania.

Germania. La polizia irrompe negli uffici di BlackRock.

Warning! BlackRock guida la rivolta degli azionisti.

Blackrock. Mr Fink, il vero padrone del mondo.

«Attraverso BlackRock Solutions – risultato di continui investimenti in sistemi tecnologici integrati altamente sofisticati – BlackRock offre soluzioni di gestione del rischio e piattaforme d’investimento ad un’ampia rosa di clienti istituzionali, detentori di un patrimonio complessivo di oltre 7.000 miliardi di dollari.»

«Fondata da Robert S. Kapito e da Laurence Fink nel 1988, ha basato il suo successo su alcune semplicissime considerazioni.

– Una società di investimenti può ammaliare un potenziale cliente, ma se non lo fa guadagnare perde sia il cliente sia il suo entourage. I clienti soddisfatti sono fedeli e portano immediatamente altri clienti. Il guadagno assicurato è la migliore forma pubblicitaria possibile.

– Gli investimenti devono essere copiosi, fruttiferi e stabili nel tempo. Quindi, pochissimo mordi e fuggi. Solo investimenti strategici. La platea deve essere semplicemente il mondo.

– Tipicamente, si rileva un pacchetto di compartecipazione in una società produttiva sana. Non un pacchetto di maggioranza, sarebbe troppo oneroso, ma di dimensioni tali da poter nominare membri nel cda e da poter influenzare la condotta della società stessa.

– Le società delle quali BlackRock detiene una partecipazione azionaria formano un network virtuale di aziende sane e redditizie, che si spalleggiano le une con le altre. Per esempio, una società produttrice utilizzerà delle banche ove sia presente BlackRock, si servirà da fornitori BlackRock, venderà ad utilizzatori BlackRock.

– Ma la idea portante è utilizzare il denaro degli altri, ossia degli investitori, per ottenere il condizionamento del cda di una società, obbligandolo alla generazione di reddito da ripartire tra gli azionisti ed alle norme comportamentali su riportate. La conditio sine qua non è una gestione impeccabile di quanto conferito. A nessuno mai interesserà come il denaro sia investito purché esso frutti utili copiosi.

– La onestà di comportamento nei confronti degli investitori che hanno conferito il loro denaro da gestire è il cuore del comportamento di BlackRock, e ne condiziona eticamente ogni azione. Infatti nessun investimento dura nel tempo se è utilizzato in modo improprio.

– Nella realtà dei fatti, BlackRock ha introdotto una filosofia di investimenti volta sicuramente al profitto, ma molto di più al controllo: in altri termini, al potere.  Non solo. Se è difficile entrare nel suo organico, è facilissimo uscirne: le progressioni di carriera sono fortemente meritocratiche, basate solo sui risultati ottenuti. Si viene così a formare una scuola dirigenziale di elevato valore, che potrebbe in ogni momento transitare alla politica surclassando i classici candidati mediatici. In altri termini: è un nuovo modo di fare politica.»

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«conta chi governa i consigli di amministrazione».

È semplicemente evidente come la Weltanschauung di BlackRock, così come quella di Vanguard e di SSGA, sia diametralmente opposta all’ideologia liberal democratica negli Stati Uniti e liberal socialista in Europa, che vedono le società come vacche da mungere.

Si legga con grande attenzione il profilo biografico di Mr Larry Fink.

«Laurence D. Fink is Founder, Chairman and Chief Executive Officer of BlackRock, Inc. He and seven partners founded BlackRock in 1988, and under his leadership, the firm has grown into a global leader in investment and technology solutions to help investors build better financial futures. Today, BlackRock is trusted to manage more money than any other investment firm in the world. Mr. Fink has been named one of the “World’s Greatest Leaders” by Fortune, and Barron’s has named him one of the “World’s Best CEOs” for 13 consecutive years.

Prior to founding BlackRock in 1988, Mr. Fink was a member of the Management Committee and a Managing Director of The First Boston Corporation.

He serves as a member of the Board of Trustees of New York University (NYU) and the World Economic Forum, and is Co-Chairman of the NYU Langone Medical Center Board of Trustees. In addition, he serves on the boards of the Museum of Modern Art, the Council on Foreign Relations, and the Nature Conservancy. He also serves on the Advisory Board of the Tsinghua University School of Economics and Management in Beijing and on the Executive Committee of the Partnership for New York City.

Mr. Fink earned an MBA with a concentration in real estate from the University of California at Los Angeles (UCLA) in 1976 and a BA in political science from UCLA in 1974.»

– Mr Fink non si è laureato nelle così dette grandi università della costa dell’est.

– Mr Fink siede nell’Advisory Board of the Tsinghua University School of Economics and Management in Beijing.

– “World’s Greatest Leaders” by Fortune.

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Similmente, altrettanto istruttiva è la lettura meditata dell’elenco dei membri del Global Executive Committee.

Per esempio, Mr Geraldine Buckingham “received the Rhodes scholarship to study at Oxford University, where she earned a Master of Philosophy degree in Comparative Social Policy. She earned her Bachelor of Medicine and Bachelor of Surgery (MBBS) degrees from Monash University.”

Mr Conway “earned a BComm degree from University College Dublin (UCD)”

Sir Robert Fairbairn “currently serves as a member of the Board of Trustees of Pitzer College and Vice Chair of the Campaign Board of Durham University. He earned BA degrees in history, economics, and Russian studies from Durham University in 1987.”

Mr. Goldstein “earned a BS degree, magna cum laude, in economics from Binghamton University in 1994.”

Dr. Golub “earned a SB degree and an SM degree in Management in 1978 and 1982 respectively, and a PhD degree in Applied Economics and Finance in 1984, all from the MIT Sloan School of Management.”

Sono pochi i membri del Global Executive Committee che abbiano conseguito lauree specifiche: la maggior quota ha lauree umanistiche.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, BackRock ha nel Committee dosi omeopatiche di donne, ma tutte di profilo professionale molto elevato. Rimasto fuori dall’uscio, il gender non può nuocere più di tanto.

Gli altri due fondi sono fotocopia di BlackRock,

Nota.

Questi Tre Moschettieri hanno recentemente preso posizione contro i liberal democratici, specificatamente Mrs Warren, e contro il ‘clima’.

Si mormora, sussurrando, che l’on Matteo Renzi sia stato da loro ispirato.

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Tre fondi, BlackRock, Vanguard e SSGA controllano tutte le corporation USA

Le grandi istituzioni economiche, come il Financial Stability Board e il Fmi, alla fine hanno dovuto ammettere che il sistema finanziario non bancario, ufficialmente chiamato «shadow banking», ha surclassato il tradizionale sistema bancario nella gestione del risparmio e degli investimenti finanziari.

Un recente paper «The specter of giant three», preparato da due professori americani, Lucian Bebchulk e Scott Hirst, e pubblicato dalla Harvard Law School University di Cambridge, Massachusetts, analizza in dettaglio il ruolo dominante degli exchange trade funds (etf) nel variegato e sempre meno controllato mondo della finanza. «Lo spettro dei tre giganti» non è soltanto un titolo provocatorio. Esso mostra una precisa fotografia del crescente potere di tre etf americani, i fondi BlackRock, Vanguard e State Street Global Advisors (SSGA). Il primo è di gran lunga il più conosciuto in quanto a suo tempo venne utilizzato dal Dipartimento del Tesoro per «fare pulizia» di titoli tossici presenti in varie istituzioni finanziarie americane.

I fondi indicizzati etf sono fondi d’investimento che raccolgono capitali e risparmio da diversi soggetti e li investono in un «portafoglio di titoli» di corporation comprese in alcuni indici borsistici di Wall Street. Il caso emblematico è quello di Standard&Poor’s 500, Detti fondi comprano un ventaglio di partecipazioni azionarie, replicando così fedelmente la composizione dell’indice di riferimento. Com’è noto, gli etf sono anche quotati in borsa.

I Tre Giganti complessivamente gestiscono ben 14.000 miliardi di dollari di attivi (assets under management).La loro crescita è stata vertiginosa, anche per le non irrilevanti agevolazioni fiscali. In dieci anni, di tutti i capitali confluiti nei vari fondi d’investimento, l’80% è finito nei tre colossi. In venti anni la loro partecipazione azionaria nelle grandi corporation americane, che fanno parte dello S&P 500, è quadruplicata, passando dal 5,2% al 20,7%.

BlackRock e Vanguard, di fatto, detengono ognuna più del 5% delle azioni di tutte le corporation comprese nell’indice menzionato. Il paper succitato stima che i Three Giants rappresentino il 25% dei voti nelle assemblee direttive delle imprese in questione.

Questo, ci sembra, l’aspetto più preoccupante. I manager delle Tre Big sarebbero nella posizione di essere azionisti dominanti in tutte le più importanti company americane, soprattutto in quelle ad azionariato diffuso e senza un azionista di controllo. Non è un caso, quindi, che molte istituzioni pubbliche, a cominciare dal Dipartimento di Giustizia Usa e dalla Commissione federale del commercio, che vigila sulla concorrenza, siano attenti al rispetto delle leggi anti trust, al conflitto d’interesse e in generale alle eventuali manipolazioni dei mercati e delle borse.

Dopo la Grande Crisi del 2008 giustamente si era molto parlato della concentrazione di potere delle banche cosiddette «too big to fail» per tentare di introdurre nuove regole per contenerne lo strapotere. Oggi, invece, i giganti dello «shadow banking» hanno bypassato il sistema bancario, creando un nuovo e più potente oligopolio finanziario.

Nessuno può essere indifferente. Con un’attività sempre più agguerrita i Tre Giganti puntano verso i mercati asiatici e verso quelli europei.

È molto preoccupante assistere alla faticosa e spesso poco produttiva rincorsa delle varie agenzie di controllo dietro questi attori della grande finanza, che naturalmente corrono più veloci rispetto ai controllori. I numeri in questione e i tanti rischi per l’economia reale di molti paesi sono troppo grandi perché siano sottovalutati da parte dei decisori globali.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

European Banking Federation. Banche scarichino sui clienti i tassi negativi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-05.

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Tutti gli italiani sono obbligati ad eseguire i pagamenti con il bancomat.

Ma se pagano con il bancomat sono così ricchi da avere conti in banca.

Quindi la European Banking Federation propone che i tassi negativi transitino dalle povere banche ai ricchi clienti. Sarebbe soltanto un atto di giustizia sociale.

Ossia, i clienti delle banche pagheranno fior di interessi alle banche che graziosamente si presteranno a custodire i loro gruzzoli.

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«L’ad di UniCredit, Mustier, ha proposto alla BCE di trasferire i costi dei tassi negativi dalle banche ai clienti»

«Il costo dei tassi negativi della BCE dovrebbe essere trasferito dalle banche ai singoli clienti e correntisti, secondo Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit»

«Le dichiarazioni dell’ormai presidente dell’Ebf (European Banking Federation) sono arrivate a poco meno di un mese dall’ultima riunione della Banca Centrale Europea, durante la quale l’inversione della politica monetaria del Vecchio Continente è risultata palese»

«Il costo dei tassi negativi BCE deve essere scaricato sui clienti»

«Le proposte dell’ad di UniCredit hanno avuto uno scopo ben preciso: assicurare la massima efficienza alle politiche monetarie della BCE»

«Sarebbe estremamente importante che i tassi negativi non si fermassero nei bilanci bancari. È importante che la BCE dica alle banche: per favore passate i tassi negativi ai vostri clienti»

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Il ragionamento sembrerebbe non fare una grinza, se non fosse per la fallacità degli assiomi sui quali si basa.

Constatata la recessione economica, Ecb ha ripreso a stampare su larga scala, ma senza coperture. Però qualcuno il conto lo deve ben pagare. Tassi negativi per i titoli di stato e tassi negativi sui depositi in Ecb. Ma le grandi entità obbligate a comprare titoli sovrani e custodire liquidità non ci stanno per nulla a doversi sobbarcare l’onere di finanziare proprio loro l’Ecb. Scaricare gli oneri sui quattrocento milioni di Europei è per le banche una vera e propria genialata.

Infine, gli Elettori europei se li sono votati? Ebbene, che se li godano.

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BCE: il costo dei tassi negativi scaricato sui clienti delle banche? La proposta

L’ad di UniCredit, Mustier, ha proposto alla BCE di trasferire i costi dei tassi negativi dalle banche ai clienti, ma con delle specifiche.

Il costo dei tassi negativi della BCE dovrebbe essere trasferito dalle banche ai singoli clienti e correntisti, secondo Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit.

Le dichiarazioni dell’ormai presidente dell’Ebf (European Banking Federation) sono arrivate a poco meno di un mese dall’ultima riunione della Banca Centrale Europea, durante la quale l’inversione della politica monetaria del Vecchio Continente è risultata palese.

La BCE ha tagliato i tassi di interesse sui depositi (già negativi) da -0,4% a -0,5% ma allo stesso tempo ha scelto di introdurre il tiering per cercare di alleggerire i costi sostenuti dalle banche. Eppure per Mustier questi oneri dovrebbero essere ora scaricati sui clienti, ma con dei limiti.

Il costo dei tassi negativi BCE deve essere scaricato sui clienti – Mustier

Le proposte dell’ad di UniCredit hanno avuto uno scopo ben preciso: assicurare la massima efficienza alle politiche monetarie della BCE.

D’altronde, ha precisato Mustier, il compito del sistema bancario non è quello di commentare o giudicare le decisioni del Consiglio Direttivo, ma quello di lavorare al meglio per garantirne l’efficacia tramite il cosiddetto meccanismo di trasmissione, un meccanismo che dovrebbe essere rafforzato proprio tramite il progressivo spostamento dei costi dagli istituti di credito ai correntisti.

  “Sarebbe estremamente importante che i tassi negativi non si fermassero nei bilanci bancari. È importante che la BCE dica alle banche: per favore passate i tassi negativi ai vostri clienti”.

I costi colpiranno proprio tutti?

Nella proposta di Mustier non sono mancate delle specifiche importanti. L’idea di trasferire i costi dei tassi negativi dalle banche ai clienti non andrebbe a colpire tutti, indiscriminatamente.

Da essa verrebbero esonerati infatti tutti i correntisti al di sotto dei 100.000 euro. Pagare per lasciare i soldi fermi in banca sarebbe una “prerogativa” dei più abbienti.

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario

Banche. Liquidità ed investimenti, 1,404 miliardi cash nei conti correnti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-04.

Denaro con le ali

L’idea delle sinistre e massimamente dei liberal socialisti che lo stato debba farsi carico di iniettare liquidità nel sistema economico per garantire una crescita è platealmente smentita dai dati bancari, nonchè dalla ragione, se rettamente gestita.

Per essere benevoli, ma davvero molto benevoli, è un delirio paranoico.

«In psichiatria e psicologia clinica, con il termine delirio (convincimento errato incorreggibile) ci si riferisce a un disturbo del contenuto del pensiero, che può essere presente in varie malattie psichiche, ad esempio nella schizofrenia, negli episodi depressivi o maniacali con sintomi psicotici, nel disturbo delirante cronico (o paranoia). Si tratta di un giudizio errato della realtà che non viene corretto né dalla critica né dall’esperienza, in quanto le decisioni e i comportamenti che vengono adottati servono ad autoconfermare tale modello di pensiero. Le forme croniche di delirio, basate sull’elaborazione razionale e lucida di un sistema di credenze errate, possono essere l’unico sintomo di una patologia psichica, in questo caso si parla appunto in particolare di disturbo delirante cronico o paranoia.» [Fonte]

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ECB. Offerti 100 mld Tltro-III e richiesti 3.4 mld. Deserta l’asta.

L’Eurozona rigurgita di liquidità tenute in conto corrente.

«La liquidità in banca? È il simbolo dell’incertezza.»

«Un terzo delle ricchezze private nel nostro Paese, ma anche in Europa, resta liquido»

«Il denaro «gratis» dovrebbe far esplodere i prestiti per imprese e famiglie»

«Invece banche e privati vivono con il freno a mano tirato»

«Ci sono 1.404 miliardi sui conti delle famiglie italiane, non è mai esistito un periodo così favorevole per chiedere un finanziamento»

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Una delle tristi e deleterie eredità delle sinistre e dell’ideologia liberal socialista è la visione deterministica dell’uomo, assunto essere una mera macchina economica. Eredità fatta propria da tutte le teorie economiche contemporanee.

Ossia quella Weltanschauung che ha portato l’Occidente alla recessione.

La gente preferisce tenere 1,404 miliardi di euro improduttivi, e nel caso di alcuni istituti di credito anche con tasso negativo per il semplice motivo che l’investimento nel comparto produttivo è stato reso al limite dell’impossibile da una congerie di leggi, regolamenti e normativi che a fronte di smisurate fatiche non consentono di produrre a prezzi competitivi con il resto del mondo.

Mario Draghi aveva detto con la sua solita bonomia che un sistema in cui servano due anni per ottenere tutti i permessi per aprire una tabaccheria ha in sé del marcio. Pensate poi a quanti permessi siano necessari per aprire uno studio radiologico oppure una clinica privata.

In Svizzera ed in Ungheria, solo per fare un esempio, bastano sette giorni e qualche documento per poter impiantare uno stabilimento. E lì il fisco non è quello strumento diabolicamente satanico che vessa i miserandi che lavorano. Salvo poi farsela fare sotto il naso.

Commerzbank. Un grandioso scandalo che coinvolge anche l’Italia.

Grüne è bello. Frode da 500 milioni di euro del Contribuente italiano.

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Sarebbe sufficiente che i politici ridessero fiducia

e deburocratizzassero il  sistema produttivo.

La rivoluzione francese aveva trovato un modo semplice ed efficiente per risolvere il problema. La cura con la ghigliottina si era dimostrata estremamente efficace.

Non ce la auguriamo, ma nessuno si stupirebbe se ritornasse in auge.

Certa gente è tetragona alla ragione. È logico che quelle teste finiscano nella cesta, donde non possano più nuocere.


Un’incertezza che vale 1.404 miliardi: tanti sono soldi fermi sui conti correnti italiani

La liquidità in banca? È il simbolo dell’incertezza. Inizia così l’analisi di Ferruccio de Bortoli su l’Economia in edicola gratis domani con il Corriere della sera. Un terzo delle ricchezze private nel nostro Paese, ma anche in Europa, resta liquido, fa notare de Bortoli, malgrado i rendimenti sotto zero. Colpa dell’instabilità e di un retaggio del passato, quando la pensione pubblica garantiva il futuro e non era così necessario investire. Il denaro «gratis» dovrebbe far esplodere i prestiti per imprese e famiglie. Invece banche e privati vivono con il freno a mano tirato. Mancano le idee o il coraggio? Ci sono 1.404 miliardi sui conti delle famiglie italiane, non è mai esistito un periodo così favorevole per chiedere un finanziamento. Se non si investe ora, quando si farà? Qualche risposta la si può trovare nella sezioni Patrimoni, una bussola per capire come impiegare nel modo più efficiente tre piccoli capitali (da mille, 10 mila o 50 mila euro). Immaginando di conservarli oppure di puntare a un rendimento: la diversificazione si può fare, anche con disponibilità ridotte. Una guida tra fondi indice e altri strumenti. Uno dei fattori che ostacolano il coraggio negli investimenti è il sistema fiscale italiano. Il 60% delle tasse sul lavoro è previdenziale. Se si tagliassero del 15% i versamenti per chi è nato dal 2010 gli effetti sui conti pubblici sarebbero graduali. La concezione tardo ottocentesca dei ragazzi che pagano per gli anziani non funziona se su tre italiani solo uno lavora. Allo stesso tempo è lecito chiedersi se una riforma fiscale si può fare sul serio. Un intervento una tantum su aliquote e cuneo costa molto e farebbe rimpiangere i sogni legati alla flat tax, senza produrre effettivi risultati. Ma un piano di intervento strutturale sulle imposte delle persone fisiche potrebbe essere adottato in quattro tappe, quanto le Finanziarie che mancano alla fine della legislatura. Con benefici duraturi. Sostituire detrazioni decrescenti e assegni familiari con un minimo esente fisso per tutti a base familiare e ridurre le prime tre aliquote potrebbe essere un primo passo.

Imprese e progetti

Sul fronte delle imprese, la storia di copertina è dedicata a Foppapedretti. Luciano Bonetti, azionista e guida dello storico marchio di mobili, racconta la nuova strategia: l’obiettivo è triplicare i ricavi all’estero E non esclude in futuro l’apertura del capitale dell’azienda di famiglia. «Nel 2020 — annuncia Bonetti — riprenderà la produzione di mobili da giardino, un nostro cavallo di battaglia. Con legni europei e design italiano». Un’altra famiglia, quella dei Gatto, dopo aver costruito un network della ristorazione «pop» con i ristoranti «Granaio», ha coronato il sogno di rilevare il Savini, uno dei più blasonati ristoranti d’Italia. Infine la famiglia Benetton pensa a un maggior disimpegno di Atlantia per Autostrade, un assetto di governo più collegiale, piani di successione al vertice della holding, meccanismi di controllo. Ma esiste anche il progetto di accelerare l’ingresso di partner internazionali nelle partecipate: da Telepass, ad Adr e Aspi. Per liberare risorse, limare il debito e tornare sui mercati.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Fisco e Tasse

Ftse Mib -2.87%. E siamo solo agli inizi. DE000CA0ZEA4 +34%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-02.

2019-10-02__Ftse Mib

Il 1° ottobre il Ftse Mib valeva 22,282 ed alla chiusura del 3 ottobre era sceso a 21,298.24. Nella sola giornata di martedì ha perso il -2.87%.

Sono molte le concause di questa decrescita felice. Felice per coloro che si erano premuniti con il DE000XM4SRT4 oppure con il DE000CA0ZEA4: meglio tutti e due.

«Il verdetto tanto atteso è arrivato. I giudici della Wto hanno stimato in 7,5 miliardi di dollari le contromisure adottabili per il danno causato dai sussidi erogati ad Airbus. Gli Stati Uniti potranno pertanto imporre dazi per un ammontare equivalente sull’export della Ue»

«la Casa Bianca potrà imporre i dazi»

«Gli istituti tedeschi tagliano le stime sulla crescita della Germania, dopo che ieri i dati sull’attività manifatturiera negli Stati Uniti scesi ai minimi da 10 anni hanno messo in allarme gli investitori. Male anche Wall Street. Occhi puntati sulla Gran Bretagna, con il premier Johnson ha presentato la sua ultima offerta per la Brexit. Spread sopra 150 punti, petrolio -1,5% dopo rialzo scorte Usa»

«Giornata da dimenticare per le Borse europee, messe in ginocchio dal fuoco incrociato di notizie allarmanti su manifatturiero e crescita, dal caos Brexit e da tensioni commerciali e geopolitiche e penalizzati anche dal ribasso di Wall Street»

«è arrivata la decisione dei cinque principali istituti di ricerca tedeschi che hanno rivisto significativamente al ribasso le stime economiche per la Germania e hanno confermato che l’industria tedesca è in fase di recessione.»

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Ma piove sempre sul bagnato.

La bozza di finanziaria presentata dal Governo Zingaretti non concorre certo a mettere di buon umore la gente. Né in Italia né nell’Unione Europea, nella incertezza di chi sarà alla fine a pagare il conto.

In ogni caso, sta tornando in auge la vecchia massima secondo la quale a giocare contro il Governo ci si guadagna sempre, ed il guadagno realizzato con lo short sul Dax a questa ora in cui stiamo scrivendo è già stato messo al sicuro in una banca di Shangai. Il guadagno poi sullo short del Ftse Mib ha lenito le ferite della finanziaria.

2019-10-02__Ftse Mib short x4

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Dimenticavamo.

Anche il 12XS I945/CBK OPEN ha consolato gli afflitti. Un +34% in una giornata concorre a mettere di buon umore. Basta che il Governo Zingaretti stia in piedi ancora un pochino e molti si saranno messi a posto. I ricchi diventeranno sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri.

2019-10-02__Ftse Mib short x12

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Aiuti a Airbus, sì Wto a dazi Usa per 7,5 miliardi sulle merci Ue. Europa pronta a rispondere

«Il verdetto tanto atteso è arrivato. I giudici della Wto hanno stimato in 7,5 miliardi di dollari le contromisure adottabili per il danno causato dai sussidi erogati ad Airbus. Gli Stati Uniti potranno pertanto imporre dazi per un ammontare equivalente sull’export della Ue.

Il verdetto tanto atteso è arrivato. I giudici della Wto hanno stimato in 7,5 miliardi di dollari le contromisure adottabili per il danno equivalente, causato a Boeing dai sussidi erogati ad Airbus e considerati illegittimi. Gli Stati Uniti potranno pertanto imporre dazi per un ammontare equivalente sull’export della Ue. La pronuncia, per diventare operativa, deve essere adottata dal Dispute Settlement Body dell’Organizzazione: un passaggio meramente formale, ci vorranno ancora da 10 giorni a 4 settimane. Poi la Casa Bianca potrà imporre i dazi.

La sentenza, pubblicata il 2 ottobre, conclude che gli Usa possono mettere in atto contromisure per un valore «non superiore a 7,496 miliardi di dollari l’anno».

È quasi l’ultimo tassello della faida dei cieli, quella tra il costruttore statunitense Boeing e il consorzio europeo Airbus. Una lite in due fasi sovrapposte: la prima sulla legittimità degli aiuti pubblici concessi da Bruxelles e Washington ai rispettivi campioni dell’aviazione civile. Su questo fronte, in due controversie parallele avviate nel 2004, la Wto ha stabilito che entrambi i gruppi hanno ricevuto miliardi di dollari di aiuti illeciti a danno del concorrente. Ci sono volute migliaia di pagine di verdetti e circa 100 milioni di dollari di spese legali. ….

Il verdetto della Wto accorda il risarcimento più alto nella storia dell’organizzazione, che ne ha già stabiliti una decina. Polverizzato il record precedente: 4 miliardi di dollari nel 2002, in una pronuncia contro i sussidi erogati alla Foreign Sales Corporation statunitense.»

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Wto, rischio recessione e Brexit affondano le Borse. Spread balza a 153

Gli istituti tedeschi tagliano le stime sulla crescita della Germania, dopo che ieri i dati sull’attività manifatturiera negli Stati Uniti scesi ai minimi da 10 anni hanno messo in allarme gli investitori. Male anche Wall Street. Occhi puntati sulla Gran Bretagna, con il premier Johnson ha presentato la sua ultima offerta per la Brexit. Spread sopra 150 punti, petrolio -1,5% dopo rialzo scorte Usa.

Giornata da dimenticare per le Borse europee, messe in ginocchio dal fuoco incrociato di notizie allarmanti su manifatturiero e crescita, dal caos Brexit e da tensioni commerciali e geopolitiche e penalizzati anche dal ribasso di Wall Street. A Milano il FTSE MIB ha chiuso sui minimi di giornata a -2,87%, penalizzato anche dal rialzo dello spread a 153 punti, dai 143 di ieri, Parigi -3,12%, Francoforte -2,76%, Londra -3,23%, Madrid -2,6%. Dopo i dati negativi diffusi martedì pomeriggio negli Stati Uniti sul settore manifatturiero, è arrivata la decisione dei cinque principali istituti di ricerca tedeschi che hanno rivisto significativamente al ribasso le stime economiche per la Germania e hanno confermato che l’industria tedesca è in fase di recessione. Sul manifatturiero europeo potranno pesare anche le decisioni della Wto, che si è espressa in favore degli Stati Uniti nella disputa tra Boeing e Airbus, cosa che spiana la strada a dazi su prodotti europei per 7,5 miliardi di dollari. Questo potrà aprire un nuovo fronte tra Washington e l’Ue nella guerra commerciale.

Intanto, sul fronte della Brexit, Boris Johnson ha presentato all’Ue la sua offerta finale in vista della scadenza del 31 ottobre. Johnson ha detto che se Bruxelles non lo prenderà in considerazione Londra non proseguirà con i negoziati e lasceranno l’Ue senza accordo. In questo contesto, non aiutano neanche le tensioni geopolitiche, con la ripresa delle proteste a Hong Kong e il lancio di un missile da parte della Corea del Nord. Tutto questo ha penalizzato gli indici europei, provocando cali generalizzati su tutti i settori, a partire da banche, tecnologici, costruzioni e finanza. Male anche gli energetici, con il petrolio in forte discesa dopo il rialzo delle scorte americane (il Wti a novembre perde l’1,7%, il Brent a dicembre l’1,8%).

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Senza categoria

Consob chiude 22 siti illegali di trading e finanza. Una grande truffa.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-25.

2019-09-25__ Comsob 001

La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, Consob, ha fatto chiudere ventidue siti che operavano trading on line e servizi finanziari.

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Provvedimenti contro siti abusivi.

Pubblicazioni di gennaio e febbraio 2019 Pubblicazioni di marzo e aprile 2019 Pubblicazioni di maggio e giugno 2019

Interventi Consob per l’oscuramento dei siti abusivi di trading on line. Nuovi poteri di vigilanza attribuiti dal “decreto crescita” (30 luglio 2019)

Consob ordina l’oscuramento di 22 siti web che offrono abusivamente servizi finanziari (19 settembre 2019)

Consob ordina l’oscuramento di 3 siti web che offrono abusivamente servizi finanziari (20 settembre 2019)

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Altri provvedimenti.

Rischi per i consumatori: valute virtuali e criptovalute

Avviso dell’Esma del 9 gennaio 2019: Initial Coin Offerings and Crypto-Assets Comunicato della FINMA in merito agli «stable coin» (Libra)

Rischi per i consumatori: compravendita di diamanti

Rischi per i consumatori: presunte offerte di assistenza per il recupero dei crediti da perdite per frodi finanziarie

Rischi per i consumatori: utilizzo improprio di elementi identificativi identici o somiglianti a quelli di società autorizzate nonché della denominazione di Consob e di altre autorità di vigilanza

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«Se vieni contattato o ti imbatti in un sito web di un soggetto che ti propone il trading on line (ad es. su opzioni binarie e/o operazioni su forex) verifica che sia autorizzato.

Con l’autorizzazione il soggetto viene iscritto nell’elenco delle SIM tenuto dalla CONSOB. Per consultare l’elenco clicca qui. Nel sito della CONSOB è possibile consultare anche l’elenco delle imprese di investimento comunitarie che operano in Italia:

con succursale;

in regime di libera prestazione, cioè senza succursale.

Allo stato nessuna impresa di investimento extracomunitaria è autorizzata ad operare in Italia.

Consulta la sezione “AVVISI AI RISPARMIATORI” del sito della CONSOB e verifica se nei confronti del soggetto in cui ti sei imbattuto la CONSOB ha pubblicato un warning e/o ha adottato un provvedimento con cui gli ordina la cessazione dell’attività svolta tramite un sito web.

Consulta la sezione “WARNING AND PUBLICATIONS FOR INVESTORS” dell’ESMA (la CONSOB europea) e verifica se, nei confronti del soggetto in cui ti sei imbattuto, altre autorità europee omologhe alla CONSOB, hanno pubblicato un warning.

Consulta la sezione “INVESTOR PROTECTION – INVESTOR ALERTS PORTAL” della IOSCO e verifica, se nei confronti del soggetto in cui ti sei imbattuto, altre autorità mondiali omologhe alla CONSOB, hanno pubblicato un warning.»

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«Indici di allerta

– rendimenti elevati;

– scarsa trasparenza informativa;

– presenza di meccanismi remunerativi premianti (es. schemi piramidali).»

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Questo è l’elenco degli ultimi ventidue siti oscurati.

  WebNet Ltd e 4COM Network

  One Thousand One Ltd

  Herds

  Lancelot Equity Ltd

  TQR Trade

  Sucaba Enterprise Ltd

  CMP24 Ltd

  Capital Tech Limited

  PayPeq Holding OU

  Madar Partners Ltd

  Swissinv24 Ltd

  Codexfx Ltd

  A Corp Ltd

  Apsilon Ltd

  Dubai FXM Ltd

  Light Media Ltd

  Global ES Ltd e Sonartch OU

  Brokerz Ltd e All Media Eood

  London Capital Ltd

  Pmt247 Ltd

  Next Trade Ltd

  Globalix Ltd

  cfd2fx.com

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Commerzbank. Un grandioso scandalo che coinvolge anche l’Italia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-14.

Gabellieri__002__

Le dimensioni dello scandalo che sta coinvolgendo Commerzbank sono di  dimensioni tali che se ne occupa persino il giornale ufficiale del Governo cinese.

«German authorities are widening their investigations into what might become the biggest tax scandal in German history, the German business newspaper Handelsblatt reported on Tuesday.»

«According to Handelsblatt, the head office of Commerzbank in Frankfurt was searched in connection to suspected tax fraud, in which the bank was believed to have sold blocks of shares used for illegal cum-ex trading»

«The controversial cum-ex deals took advantage of a legal loophole that was closed in Germany in 2012 which enabled participants to obtain multiple refunds on a tax that was only paid once.»

«According to the latest figures from the German Ministry of Finance, 499 cases with a volume of 5.5 billion euros (6.7 billion U.S. dollars) linked to the cum-ex deals were currently under investigation.»

«However, the actual tax loss in Germany from cum-ex trading was estimated to be much higher, the German Finance Ministry noted.»

«The first criminal trial against two British investment bankers in the context of the cum-ex deals was opened at the regional court in Bonn at the start of September.»

* * *

«One hundred financial institutions linked to decade-long fraud that exploited tax code flaw»

«Cologne prosecutors have raided Commerzbank’s Frankfurt headquarters as part of a criminal investigation into a decade-long tax fraud that cost the country billions of euros»

«The latest raid is one of a number of nationwide investigations into the “cum-ex” scandal, described as the worst tax scam in German history, whereby financial groups and their clients allegedly exploited a design flaw in the tax code to trick authorities into refunding dividend tax that had never actually been paid»

«However, its internal probe into the cum-ex linked equity transactions of Dresdner Bank, the rival German lender it bought in 2009, had not yet been completed and disclosed to prosecutors.»

«A cum-ex deal typically involved a trader borrowing a block of shares to bet against them using a technique called short selling in the run-up to dividend day and then selling them across national borders to another investor»

«A loophole meant parties on both sides of the trade could successfully claim a refund of withholding taxes paid on the dividend»

«About 100 financial institutions have been linked to cum-ex deals, including crosstown rival Deutsche Bank, DZ Bank and HypoVereinsbank, the German division of Italian lender UniCredit»

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Stabilirà il tribunale se ci sia stata frode fiscale e, nel caso, l’ammontare esatto. Se le voci fossero vere, si tratterebbe di una cifra superiore ai 5.5 miliardi di euro. Oltre, ovviamente, al danno di immagine.

Tuttavia al momento alcune considerazioni sembrerebbero essere lecite.

– Le banche tedesche stanno rapidamente involvendosi. il cum-ex è solo l’ultimo scandalo emerso, ma c’è sempre tutto il resto.

– La legislazione bancaria e fiscale tedesca, come peraltro quella di quasi tutti gli stati dell’Unione Europea e le stesse direttive della banca centrale sono prolisse, ridondanti, in continuo ingiustificato rinnovamento, ove tutto è detto e tutto è negato. Costituiscono un blocco di migliaia di pagine, ove al testo base si assommano migliaia di casi particolari ed eccezioni.

– Nessuno si illuda che lo scandalo sia limitato alla Germania: per esempio, la HypoVereinsbank è italiana, di UniCredit.


Financial Times. 2019-09-11. Commerzbank raided by prosecutors investigating German tax scandal

One hundred financial institutions linked to decade-long fraud that exploited tax code flaw.

Cologne prosecutors have raided Commerzbank’s Frankfurt headquarters as part of a criminal investigation into a decade-long tax fraud that cost the country billions of euros. The latest raid is one of a number of nationwide investigations into the “cum-ex” scandal, described as the worst tax scam in German history, whereby financial groups and their clients allegedly exploited a design flaw in the tax code to trick authorities into refunding dividend tax that had never actually been paid. In a statement, the prosecutor’s office said that “investigative measures” were carried out on Tuesday “within the framework of the procedure complex around the cum-ex transactions”. It said that “due to tax secrecy”, no further information could be provided. “We cannot comment on ongoing investigations,” Commerzbank said. “We are fully co-operating with the authorities and hope the matter is resolved as quickly as possible.” Commerzbank said in its most recent financial report it had “initiated a forensic analysis of cum-ex transactions” between 2015 and 2018 and handed over the results to authorities. However, its internal probe into the cum-ex linked equity transactions of Dresdner Bank, the rival German lender it bought in 2009, had not yet been completed and disclosed to prosecutors. A cum-ex deal typically involved a trader borrowing a block of shares to bet against them using a technique called short selling in the run-up to dividend day and then selling them across national borders to another investor. A loophole meant parties on both sides of the trade could successfully claim a refund of withholding taxes paid on the dividend — even though authorities say in reality only a single rebate was due. Germany’s finance ministry has said that 499 deals worth €5.5bn that took place between 2001 and 2011 are being investigated, and €2.4bn has already been recovered by tax authorities Commerzbank is not the only organisation under scrutiny. About 100 financial institutions have been linked to cum-ex deals, including crosstown rival Deutsche Bank, DZ Bank and HypoVereinsbank, the German division of Italian lender UniCredit. Last week, two British former stockbrokers went on trial in Bonn accused of defrauding German taxpayers of €440m in lost tax, and face up to 10 years in jail. Cologne investigators are also probing Deutsche’s former investment banking boss Garth Ritchie, as well as other current and former employees, over any knowledge of and involvement in illicit tax transactions, the Financial Times reported in June. Mr Ritchie has said he is confident the investigation will show no wrongdoing by him. Late last year Deutsche paid €4m to settle a separate cum-ex investigation by the Frankfurt general prosecutor’s office that looked into how the bank helped clients agree the illicit deals. Deutsche maintains it never actively participated in such transactions “as a short seller nor as cum-ex purchaser”, but acknowledges that “as a big market participant, [it] was involved in cum-ex deals of customers”.

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Xinhuanet. 2019-09-11. German Commerzbank searched in connection with tax fraud scandal: report

BERLIN, Sept. 10 (Xinhua) — German authorities are widening their investigations into what might become the biggest tax scandal in German history, the German business newspaper Handelsblatt reported on Tuesday.

According to Handelsblatt, the head office of Commerzbank in Frankfurt was searched in connection to suspected tax fraud, in which the bank was believed to have sold blocks of shares used for illegal cum-ex trading.

The controversial cum-ex deals took advantage of a legal loophole that was closed in Germany in 2012 which enabled participants to obtain multiple refunds on a tax that was only paid once.

According to the latest figures from the German Ministry of Finance, 499 cases with a volume of 5.5 billion euros (6.7 billion U.S. dollars) linked to the cum-ex deals were currently under investigation.

However, the actual tax loss in Germany from cum-ex trading was estimated to be much higher, the German Finance Ministry noted.

On Tuesday, the Cologne public prosecutor´s office confirmed to Handelsblatt that “investigation measures are being carried out today as part of the complex of proceedings surrounding the cum-ex transactions,” without giving further details.

Commerzbank declined to comment on “ongoing investigations” but was fully cooperating with the authorities. “It is in our own interest that this matter be resolved as quickly as possible”, a spokesperson told Handelsblatt.

The business newspaper reported that German investigators suspected that Commerzbank, as a service provider, had not collected any capital taxes itself but had indirectly benefited from the business structure around cum-ex deals.

The first criminal trial against two British investment bankers in the context of the cum-ex deals was opened at the regional court in Bonn at the start of September. The two bankers are accused of having caused tax losses of more than 440 million euros.(1 euro = 1.10 U.S. dollars)

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Geopolitica Mondiale, Unione Europea

Hong Kong Exchanges and Clearing Ltd vorrebbe comprare il London Stock Exchange Group.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-11.

2019-09-11__Hong Kong 001

Al momento attuale nessuno può prevedere se l’offerta di acquisto del London Stock Exchange Group avanzata da Hong Kong Exchanges e da Clearing Ltd vada o meno a buon fine.

«Hong Kong Exchanges and Clearing Ltd. hanno presentato a sorpresa un’offerta per acquisire il London Stock Exchange Group da 31,6 miliardi di sterline incluso il debito (circa 36 miliardi di euro).»

«HKEX is already the owner and operator of the London Metal Exchange, the world’s largest market in options and futures contracts on base and other metals. It bought the LME in 2012 for £1.4 billion.»

«The HKEX said the deal would be funded by a combination of existing cash and a new credit facility. It cautioned, however, that its statement to the market should be considered as an announcement to make a possible offer and is not confirmation of a firm intention to bid»

«HKEX has proposed £20.45 a share in cash, as well as 2.495 newly issued HKEX shares. LSE shares rallied shortly after 10:00 a.m. London time, rising by 8.5% before giving up some of those initial gains»

«Charles Li, the chief executive of HKEX, played down any tension surrounding a Chinese firm taking control of a strategic U.K. brand with access to sensitive market information»

«We are not a Chinese company. We are not even a Hong Kong-only company. We are a global company»

«Refinitiv. The data group, which is majority owned by the private equity group Blackstone, was last year spun out of the news wire service Reuters.»

«LSE had announced plans to spend $27 billion on Refinitiv in order to provide a complete one-stop-shop to banks and brokers who need a platform for trading, hardware and a continuous flow of data and news. It was considered a strategy that would directly challenge Bloomberg’s terminal and data package»

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Se l’operazione di acquisto e/o fusione andasse in porto, il mondo borsistico subirebbe una vera e propria mutazione genetica.

Il nuovo operatore sarebbe in grado di operare continuativamente per diciotto ore consecutive e si porrebbe in diretta concorrenza con la borsa di New York, eguagliandone i volumi scambiati.

Per quanto sia opportuno ricordare come Hong Kong sia territorio cinese a tutti gli effetti, la dirigenza della Borsa di Hong Kong si è affrettata a rilasciare questa dichiarazione:

«We are not a Chinese company. We are not even a Hong Kong-only company. We are a global company»

Ma mica tutti sono pronti a credere a questa affermazione.

Una operazione di questa portata strategica non potrebbe nemmeno essere concepita senza l’avvallo preventivo del Governo cinese.

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Alla luce di quanto successo, ben si comprende l’accanimento occidentale nel fomentare i disordini di Hong Kong, così come diventano ben più facilmente spiegabili i mal di pancia tedeschi.

German foreign minister meeting with Joshua Wong ‘disrespectful’: China

«Beijing has slammed democracy activist Joshua Wong’s meeting with Germany’s foreign minister as “disrespectful.” Wong has urged countries to stand by Hong Kong protesters against the long arm of China in the city. ….

China’s Foreign Ministry on Tuesday criticized Germany over a meeting between the country’s foreign minister and a Hong Kong activist.

Heiko Maas met pro-democracy activist Joshua Wong at a media-sponsored human rights event at the German parliament the previous evening. ….

“It is extremely wrong for German media and politicians to attempt to tap into the anti-China separatist wave,” said Chinese Foreign Ministry spokeswoman Hua Chunying at a news briefing. 

“It is disrespectful of China’s sovereignty and an interference in China’s internal affairs.”»

La Borsa di Francoforte diverrebbe in breve una piazza del tutto secondaria, con tutte le conseguenze. Uno smacco grandioso per Frau Merkel.

E quella di Herr Heiko Maas acquista la connotazione di uno sfogo di rabbia impotente.


Ansa. 2019-09-11. Borsa Hong Kong lancia a sorpresa offerta da 36 mld su quella di Londra

Hong Kong Exchanges and Clearing Ltd. hanno presentato a sorpresa un’offerta per acquisire il London Stock Exchange Group da 31,6 miliardi di sterline incluso il debito (circa 36 miliardi di euro). L’amministratore delegato Charles Li ha dichiarato che da tempo l’operatore asiatico di borsa aveva considerato l’accordo “ambizioso e di vasta portata”. A inizio agosto Lse aveva intanto raggiunto un’ intesa per rilevare il provider di dati finanziari e di piattaforme di trading Refinitiv in una operazione da 27 miliardi di dollari.

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Cnbc. 2019-09-11. Hong Kong stock exchange makes $36.6 billion offer for London stock exchange

– HKEX confirms it has made a proposal to the Board of London Stock Exchange Group to “combine the two companies.”

– The deal values the LSE at about £29.6 billion ($36.6 billion).

– LSE recently agreed to purchase data group Refinitiv for $27 billion but HKEX said that deal wouldn’t happen under its proposal.

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Hong Kong Exchanges and Clearing Limited (HKEX) said Wednesday it had made a proposal to the board of London Stock Exchange Group Plc (LSE) to “combine the two companies,” in a deal which values the LSE at about £29.6 billion ($36.6 billion).

The HKEX said the deal would be funded by a combination of existing cash and a new credit facility. It cautioned, however, that its statement to the market should be considered as an announcement to make a possible offer and is not confirmation of a firm intention to bid.

The statement from HKEX said a further announcement will be made “as and when appropriate.”

HKEX has proposed £20.45 a share in cash, as well as 2.495 newly issued HKEX shares. LSE shares rallied shortly after 10:00 a.m. London time, rising by 8.5% before giving up some of those initial gains.

In a subsequent conference call held for media and analysts, HKEX executives described the deal as a means of connecting trading and capital between East and West. They added the deal would create an 18-hour trading zone and also help the rise of the Chinese yuan as a globally-traded currency.

Charles Li, the chief executive of HKEX, played down any tension surrounding a Chinese firm taking control of a strategic U.K. brand with access to sensitive market information.

“We are not a Chinese company. We are not even a Hong Kong-only company. We are a global company,” he said.

‘Highly complementary’

HKEX said it expected key LSE management to keep their jobs and work for the new owners.

“The board of HKEX believes that the two businesses are highly complementary and as such, looks forward to working with the relevant authorities to deliver a clear path to completion,” the HKEX said.

HKEX added that the proposed deal would only go ahead if LSE backs down from its plan to buy Refinitiv. The data group, which is majority owned by the private equity group Blackstone, was last year spun out of the news wire service Reuters.

LSE had announced plans to spend $27 billion on Refinitiv in order to provide a complete one-stop-shop to banks and brokers who need a platform for trading, hardware and a continuous flow of data and news. It was considered a strategy that would directly challenge Bloomberg’s terminal and data package.

In a note released Wednesday, analysts at Swiss bank UBS suggested the ambition to buy Refinitiv may see LSE reluctant to entertain the HKEX interest.

“Given the recent transformational announcement by LSE to acquire Refinitiv in early August, made by a CEO just 12 months into his role, we would be surprised to see LSE’s management and board prefer a takeover bid from HKEX,” said UBS.

UBS added that recent protests in Hong Kong could also act as a brake on any deal.

HKEX is already the owner and operator of the London Metal Exchange, the world’s largest market in options and futures contracts on base and other metals. It bought the LME in 2012 for £1.4 billion.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario

Borse occidentali tutte in profondo rosso. Fine delle illusioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-14. h 17:05.

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Borse giù, allarme recessione Usa: si inverte curva rendimenti bond 2-10 anni, prima volta dal 2007

«La Borsa di New York ha avviato le contrattazioni in calo, risentendo dei nuovi timori di un rallentamento dell’economia a stelle e strisce, dopo l’inversione della curva dei rendimenti dei titoli di Stato Usa. Intanto, le Borse europee si confermano deboli, non riuscendo a mantenere il trend positivo che ieri le aveva portate a chiudere in buon rialzo sulla scia del rinvio a dicembre di alcuni dazi Usa sui prodotti cinesi. I listini sono penalizzati da una serie di dati macroeconomici negativi pubblicati in Cina e in Germania. A questi fattori, appunto, si è aggiunta la preoccupazione per l’inversione della curva dei rendimenti dei titoli di Stato Usa tra la scadenza a 2 anni e quella a 10, situazione che torna a verificarsi per la prima volta da maggio 2007 e che, negli ultimi 40 anni, è sempre stata anticipatrice di una recessione dell’economia americana.»

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Germania: Pil in calo nel II trimestre, ‘fine del decennio d’oro’

«In Francia boccata d’ossigeno per Macron dal mercato lavoro (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)- Milano, 14 ago – La locomotiva tedesca e’ (quasi) in panne. Sotto il peso del rallentamento globale del commercio, il Pil della Germania ha accusato una contrazione dello 0,1% nel secondo trimestre dell’anno, che alimenta ancor piu’ i timori di recessione che la maggiore economia della zona euro aveva evitato di stretta misura nella seconda meta’ dello scorso anno. I dati sono in linea con le attese, sulla scia degli sfavorevoli indici settoriali dei mesi scorsi e giungono dopo il rimbalzo dello 0,4% nel primo trimestre. Resta il fatto che a livello annualizzato la crescita e’ dello 0,4%, il ritmo piu’ lento da sei anni a questa parte ed e’ un andamento nettamente peggiore rispetto alla media dell’Eurozona, che – sia pure in rallentamento – ha registrato nel suo insieme una crescita dello 0,2% nel secondo trimestre. Stretta tra la crisi dell’auto, la guerra commerciale tra Usa e Cina e la prospettiva di un’uscita caotica della Gran Bretagna dalla Ue, la locomotiva tedesca rischia cosi’ di deragliare nella recessione»

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No.

La Germania è già in depressione, chiamando le cose con il loro nome.

 Tittillare la Cina non porta nulla di buono.

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