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Sardine. Sergio Echamanov, Mattia Santori ed un mondo di menzogne.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-22.

Paperino che ride

Chiunque ambisca ad assumere una posizione pubblica dovrebbe aver ben presente il fatto che la platea cui si rivolge terrà sempre a mente ciò che ha detto e ciò che ha scritto.

Le accuse rivolte a terzi dovrebbe essere sempre supportate da prove probanti, oggettive.

Le denuncie poi non si fanno sui social, ma si presentano agli organi competenti dello stato.

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Comprendiamo come Mr Sergio Echamanov sia giovane ed abbia anche problemi di salute, cosa di cui siamo profondamente spiaciuti, ma giovinezza e malattia possono essere attenuanti, non scuse.

Ben differente la posizione di Mr Mattia Santori,

«nello stesso video aveva detto che il 21enne «rischia di perdere a causa delle solite buffonate di Salvini, che scatenano l’odio».»

Mr Mattia Santori è uomo fatto, lavora in un ambiente di cesellatori della parola.

Come minimo avrebbe dovuto controllare prima di prendere posizione a favore di Mr Sergio Echamanov nei confronti di Mr Matteo Salvini.

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Ci si rende perfettamente conto che nelle elezioni regionali in Emilia Romagna il partito democratico e le sardine lottano per la sopravvivenza politica: pur essendo la Emilia Romagna una regione storicamente rossa, in questa tornata Salvini e la lega sembrerebbero avere concrete possibilità di vincere la competizione, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero.

Ma la campagna di odio che hanno inscenato è da condannarsi senza se e senza ma. Poi, una campagna politica dovrebbe discutere i programmi elettorali, non cercare di stuzzicare sentimenti di infima lega.

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La bugia delle Sardine: ha perso il lavoro per colpa di Matteo Salvini

Prima dice che gli hanno consigliato di abbandonare il lavoro. Poi ci ripensa e dice che è stato un refuso dovuto allo stress. Sergio Echamanov su Facebook ammette l’errore: “La mia avvocata La Torre non mi ha mai consigliato di dimettermi o di allontanarmi dal mondo del lavoro, mai e mai. Ho avuto un refuso, dovuto al grande stress, i tempi stretti. Mi scuso con Cathy, che mi sta aiutando ad affrontare questa situazione particolare. Grazie a tutti”. 

In un video con Mattia Santori, infatti, era stato detto tutto: “Ci va di sorridere di fronte all’ennesimo caso su cui ci sarebbe da piangere: Sergio oltre a parlare davanti alla piazze, ha anche un lavoro che rischia di perdere o che probabilmente ha già perso perché le solite buffonate di Salvini portano altri buffoni a scatenare un sacco di odio nella vita reale. Quindi per le minacce ricevute è stato consigliato a Sergio di non lavorare più”. A dirlo in un video pubblicato su Facebook era stato il leader delle Sardine Mattia Santori. Accanto a lui Sergio Echamanov, l’esponente del movimento nato a Bologna, finito nel mirino di Matteo Salvini per via della dislessia. 

E dopo Santori ha preso la parola proprio Sergio Echamanov che ha confermato che anche l’avvocato gli ha consigliato di non lavorare più. “È un periodo un po’ difficile ma ci sono persone straordinarie che mi stanno aiutando emotivamente – dice Sergio – Ringrazio tutte le sardine che mi stanno riempendo d’amore. Ci vediamo il 19 gennaio in piazza”.

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Sergio Echamanov, “bugia” delle Sardine/ “Non è vero che ho perso lavoro per Salvini”

Sergio Echamanov e la “bugia” delle Sardine su Matteo Salvini: “Non è vero che ho perso il lavoro per lui”. E quindi racconta cosa è successo…

Bufera sul video di Sergio Echamanov, il ragazzo che era stato preso di mira da Matteo Salvini per la sua dislessia. Il ragazzo ha spiegato che a causa delle minacce che ha ricevuto ha perso il suo lavoro. Gli sarebbe stato consigliato infatti di non lavorare più, anche dal suo avvocato. Ha parlato quindi di un periodo difficile e dell’aiuto che sta ricevendo dalle Sardine. Il loro leader, Mattia Santori, nello stesso video aveva detto che il 21enne «rischia di perdere a causa delle solite buffonate di Salvini, che scatenano l’odio». Poi si scopre che la realtà è ben diversa: in realtà Sergio Echamanov non aveva perso il lavoro per colpa del leader della Lega. Una bugia delle Serdine? Lui preferisce parlare di un «refuso». Di fatto prima ha detto che gli hanno consigliato di lasciare il lavoro, poi ci ha ripensato e ha parlato di un refuso dovuto allo stresso. Anche la “retromarcia” arriva su Facebook.

SERGIO ECHAMANOV E LA “BUGIA” DELLE SARDINE SU SALVINI

Sergio Echamanov ha ammesso l’errore su Facebook. In primis ha smentito il fatto che l’avvocato La Torre gli abbia suggerito di lasciare il lavoro. «Non mi ha mai consigliato di dimettermi o di allontanarmi dal mondo del lavoro, mai e mai», ha precisato il 21enne sui social. Quindi si è spiegato e soprattutto scusato: «Ho avuto un refuso, dovuto al grande stress, i tempi stretti. Mi scuso con Cathy, che mi sta aiutando ad affrontare questa situazione particolare. Grazie a tutti». Nel video precedente invece il leader delle Sardine aveva attaccatto Matteo Salvini: «Ci va di sorridere di fronte all’ennesimo caso su cui ci sarebbe da piangere: Sergio oltre a parlare davanti alla piazze, ha anche un lavoro che rischia di perdere o che probabilmente ha già perso perché le solite buffonate di Salvini portano altri buffoni a scatenare un sacco di odio nella vita reale». Al suo fianco Sergio Echamanov, altro esponente del movimento nato a Bologna che poi ha chiarito quanto accaduto.

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Di Maio scarica Casaleggio. E il prossimo sarà …..

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-13.

Fossa dei Serpenti

Alla luce di quanto sta succedendo appare ben chiaro perché mai ad agosto Salvini abbia fatto cadere il governo: movimento cinque stelle ed il suo boss, Luigi Di Maio, sono inaffidabili.

Agiscono prima di pensare, ed il loro pensiero dura al più qualche ora. Vogliono tutto e l’opposto di quel tutto. Non si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Ma questo sarebbe anche il meno.

Pugnalano alla schiena gli ex-amici con la facilità con la quale un pizzaiolo provetto manipola l’impasto della pizza.

«Luigi Di Maio non ha voglia di alzare bandiera bianca e, pur di difendere il suo ruolo all’interno del M5s, sta studiando una mossa clamorosa che potrebbe cambiare gli equilibri nel mondo pentastellato»

«il ministro degli Esteri sarebbe pronto a smarcarsi dalla Casaleggio Associati, arrivando ad un clamoroso divorzio nella gestione del “Blog delle stelle”.»

«alle urne per le regionali si prevede un M5s al 4-5 per cento, una disfatta totale»

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Tutti i processi putrefattivi sono particolarmente repellenti.

Mr Di Maio non è immorale: è amorale.

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M5S, Di Maio si smarca da Casaleggio: mossa del leader per uscire dall’angolo

«Smarcarsi dalla Casaleggio Associati. Arginare il potere di «influenza» di Davide fino ad arrivare a un clamoroso divorzio nella gestione del blog delle stelle, il sito del M5S. Luigi Di Maio in queste ore di assedio sta maturando un’unica convinzione: basta fare il «parafulmine» delle scelte prese a Milano, spostandosi così verso Beppe Grillo, anche lui autonomo sul web. Obiettivo: scrollarsi di dosso i sospetti di conflitto d’interessi che periodicamente spuntano fuori quando si parla della società privata di consulenza. ….

I deputati e i ministri a lui più vicini gli ricordano gli ultimi casi che hanno creato scompiglio interno. A dicembre la decisione di nominare Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nel team del futuro con il centrale ruolo di responsabile dell’organizzazione, è stato motivo di scontro – mai emerso – tra Davide e Luigi. Ma il figlio di Gianroberto ha avuto la meglio, mentre al capo politico sono arrivate solo le critiche per aver nominato una dirigente «poco riconosciuta dalla base». Per non parlare delle polemiche di quando sempre Casaleggio andò a parlare all’Onu, per l’Italia, di democrazia digitale. Fatti che ritornano in mente a Di Maio e che ora «per salvarsi» e rimanere alla guida del Movimento lo costringeranno a una svolta. D’altronde il documento dei senatori pentastellati, oltre a dividere i ruoli di partito da quelli di governo, mette alla berlina proprio il sistema Rousseau: dalla quota fissa di 300 euro al mese che devono versare i parlamentari fino all’obbligo anche per il personale tecnico-amministrativo dei gruppi di essere iscritti alla piattaforma.»

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Caos M5s, la clamorosa mossa di Di Maio per placare le rivolte interne

«Il capo politico del M5s Luigi Di Maio starebbe studiando l’ipotesi di separarsi dalla gestione del “Blog delle stelle” per allontanare i sospetti di conflitto d’interessi.

Luigi Di Maio non ha voglia di alzare bandiera bianca e, pur di difendere il suo ruolo all’interno del M5s, sta studiando una mossa clamorosa che potrebbe cambiare gli equilibri nel mondo pentastellato.

Secondo quanto riporta Il Messaggero, il ministro degli Esteri sarebbe pronto a marcarsi dalla Casaleggio Associati, arrivando ad un clamoroso divorzio nella gestione del “Blog delle stelle”.

L’obiettivo di Di Maio sarebbe quello di rendersi autonomo sul web così da scrollarsi di dosso tutti i sospetti di conflitto d’interessi che spesso saltano fuori quando si parla della società privata di consulenza. I parlamentari e i ministri vicini al capo politico del M5s ricordano allo stesso Giggino gli ultimi casi che hanno creato scompiglio interno tra cui la nomina avvenuta lo scorso dicembre di Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nel team del futuro con il ruolo di responsabile dell’organizzazione. In quell’occasione Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, ha avuto la meglio mentre Di Maio fu pesantemente attaccato per aver scelto una dirigente “poco riconosciuta dalla base”.

La rivolta del mondo pentastellato contro la piattaforma Rousseau è sempre più forte. Basti pensare al documento dei senatori 5s presentato all’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari lo scorso giovedì: oltre a chiedere la suddivisione dei ruoli di partito da quelli di governo, nel testo si critica il sistema Rousseau, dalla quota fissa di 300 euro al mese che devono versare i parlamentari fino all’ obbligo anche per il personale tecnico-amministrativo dei gruppi di essere iscritti alla piattaforma. Un attacco frontale che fino a qualche mese fa era difficile da ipotizzare. Un primo segnale in questa direzione è già arrivato: i disavanzi delle restituzioni non andranno più all’associazione.

Ma staccarsi dalla Casaleggio Associati potrebbe non bastare a Di Maio a salvarsi. Il malcontento in casa M5s, per un motivo o per un altro, è sempre più palpabile e gli addii non sono più casi isolati legati a singoli parlamentari. Nelle scorse ore, poi, a gettare ulteriore scompiglio nel campo pentastellato ci ha pensato il senatore Gianluigi Paragone, espulso pochi giorni fa dal MoVimento, che ha annunciato di avere l’intenzione di fare un qualcosa con Alessandro Di Battista, magari in ambito culturale. Un modo, questo, per ricompattare l’area dei grillini ortodossi e anti-sistema delusi dall’indirizzo politico seguito soprattutto in questi ultimi mesi dal M5s.»

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Luigi Di Maio verso l’addio alla guida del M5s: l’indiscrezione del Fatto, guerra con Travaglio

«Luigi Di Maio questa volta è davvero pronto per l’addio. Probabilmente prima del voto del 26 gennaio in Emilia Romagna, dove è previsto un crollo totale del Movimento 5 stelle, potrebbe lasciare il suo ruolo di capo politico. Si parla del 20-21 del mese, rivela Il Fatto quotidiano, non appena saranno eletti i nuovi facilitatori regionali del M5s. Una indiscrezione smentita categoricamente dallo staff di Di Maio.  

Secondo quanto riporta il giornale di Marco Travaglio, alle urne per le regionali si prevede un M5s al 4-5 per cento, una disfatta totale. E Di Maio sarebbe imputato del flop. Quindi meglio togliersi un problema visto che le rogne non gli mancano, tra battaglie interne e fughe nel gruppo Misto. E quelli che gli chiedono di mollare.

Un pressing che si fa sempre più pesante. “Lo vogliono spingere verso la porta”, confida un fedelissimo. La carica dura cinque anni, rinnovabile per un altro mandato. Ma Di Maio lascerà, assicurano dal Fatto, non prima di lasciare al M5S una nuova, definitiva organizzazione, con la scelta dei facilitatori regionali.»

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Ministra Azzolina. Ha copiato di sana pianta per la tesina finale della Scuola di specializzazione (Ssis).

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-12.

2020-01-12__Azzolina 001

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha copiato di sana pianta la tesina finale della Scuola di specializzazione (Ssis).

Manco a dirlo che essa milita nel movimento cinque stelle e che è stata scelta con grande cura da Mr Di Maio. E dove mai, se no?

Poi, il movimento cinque stelle era quello fustigatore dei costumi, degli incorruttibili, dei giustizialisti.

Ridateci Al Capone.

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Questo è l’articolo di La Repubblica.

Azzolina, la Lega contro la ministra dell’Istruzione per la tesi copiata. Salvini: “Si vergogni e vada a casa”. La replica: “Non ha mai studiato”

“Una ministra così non ha diritto di dare lezioni”. Così il leader dell’opposizione sul plagio. Nel testo per l’ateneo di Pisa molti passi risultano riprodotti da testi specialistici non citati. Latini: “Gravissimo, riferisca in Aula. Gli italiani e il mondo della scuola meritano rispetto e verità”. La titolare della scuola: “Il segretario leghista non distingue una tesi di laurea da un tirocinio”

ROMA – “Fare peggio del ministro Fioramonti sembrava impossibile. E invece Azzolina ci stupisce: non solo si schiera contro i precari, ma ora scopriamo che copia pure le tesi di laurea. Un ministro così non ha diritto di dare (e fare) lezioni. Roba da matti. Si vergogni e vada a casa”. Così il segretario della Lega Matteo Salvini sul caso di plagio che vede protagonista la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, in verità non per una tesi di laurea ma per la tesina finale della Scuola di specializzazione (Ssis) che abilita all’insegnamento alle secondarie superiori. Nella stessa direzione le critiche della deputata leghista Giorgia Latini, vicepresidente della commissione Cultura a Montecitorio: “Quanto riportato dalle colonne di Repubblica oggi è gravissimo. Chiederemo al ministro di venire subito in Aula a riferire e di rassegnare immediate dimissioni, come già in passato hanno fatto i suoi omologhi in altri Paesi, perché gli italiani e il mondo della scuola meritano rispetto e verità”.

La tesi della responsabile dell’Istruzione, su cui ha fatto luce il linguista e critico letterario Massimo Arcangeli, è risultata contenere ampi stralci copiati da fonti non citate. Interi paragrafi presi da manuali specialistici, senza citazioni, facendoli così passare per propri.

Dagli scranni della Lega il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, si chiede: “Che dice il Movimento 5 Stelle in merito alle rivelazioni di stampa che accuserebbero di plagio la loro ministra Azzolina? Perché è calato il silenzio, oggi, nel partito che ha sempre gridato allo scandalo e additato, Azzolina in primis, come mostri gli avversari politici nel nome della trasparenza e dell’onestà? Se ha qualcosa da dire Azzolina lo dica, altrimenti chieda scusa e si faccia da parte”.
A parlare di dimissioni è anche Rossano Sasso, che dalla commissione Cultura, Scienze e Istruzione della Camera non stenta a silurare l’operato della ministra pentastellata: “Che la nomina (di Azzolina, ndr) si sarebbe rivelata un disastro per la scuola italiana lo avevamo immaginato – dichiara il leghista -, ma il presunto plagio della tesi di specializzazione aggiunge anche il dolo per aver mentito attribuendosi studi non propri. Un fatto gravissimo che, se confermato, oltre a gettare lunghe ombre sulla competenza della ministra 5 Stelle, pesa sulla credibilità e l’affidabilità di un rappresentante di questo governo. Fatto ancora più disdicevole, se si pensa che la Azzolina con il decreto scuola ha tagliato fuori dal percorso abilitante decine di migliaia di precari di Terza fascia, giustificandosi con fantomatici criteri di trasparenza e di merito, proprio lei che adesso su trasparenza e merito è chiamata a fare chiarezza”.

“Scuse ufficiali e dimissioni”, chiede anche il senatore leghista e responsabile Istruzione del partito, Mario Pittoni: “Non ci sono alternative, se risulteranno fondate le scorrettezze nella sua tesi di laurea”.

La ministra Lucia Azzolina è stata nominata insieme a Gaetano Manfredi – ministro dell’Università – per sostituire Lorenzo Fioramonti dopo la sue dimissioni in polemica per i mancati finanziamenti all’università. “Che il governo giallorosso nutrisse scarsa considerazione per la scuola e l’istruzione era evidente dai tagli in legge di Bilancio, ma la nomina di una ministra che ha fatto con i copia-e-incolla la propria tesi – spiega l’esponente leghista – aggiunge la beffa al danno”.

La ministra della Scuola ha alle spalle tre tesi, fra lauree e specializzazioni. Una di queste si intitola: Un caso di ritardo mentale lieve associato a disturbi depressivi, un lavoro di 41 pagine presentato all’Università di Pisa, presso la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana. Il primo brano riprende alla lettera un passaggio del Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti, mentre il secondo riproduce un passaggio della voce “ritardo mentale” a cura di Luigi Ravizza, Gabriele Masi, Mara Marchesi e Pietro Pfanner del Trattato italiano di psichiatria.

ROMA – “Fare peggio del ministro Fioramonti sembrava impossibile. E invece Azzolina ci stupisce: non solo si schiera contro i precari, ma ora scopriamo che copia pure le tesi di laurea. Un ministro così non ha diritto di dare (e fare) lezioni. Roba da matti. Si vergogni e vada a casa”. Così il segretario della Lega Matteo Salvini sul caso di plagio che vede protagonista la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, in verità non per una tesi di laurea ma per la tesina finale della Scuola di specializzazione (Ssis) che abilita all’insegnamento alle secondarie superiori. Nella stessa direzione le critiche della deputata leghista Giorgia Latini, vicepresidente della commissione Cultura a Montecitorio: “Quanto riportato dalle colonne di Repubblica oggi è gravissimo. Chiederemo al ministro di venire subito in Aula a riferire e di rassegnare immediate dimissioni, come già in passato hanno fatto i suoi omologhi in altri Paesi, perché gli italiani e il mondo della scuola meritano rispetto e verità”.

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La ministra dell’Istruzione e la tesi copiata dai manuali

La tesi della responsabile dell’Istruzione, su cui ha fatto luce il linguista e critico letterario Massimo Arcangeli, è risultata contenere ampi stralci copiati da fonti non citate. Interi paragrafi presi da manuali specialistici, senza citazioni, facendoli così passare per propri.

Dagli scranni della Lega il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, si chiede: “Che dice il Movimento 5 Stelle in merito alle rivelazioni di stampa che accuserebbero di plagio la loro ministra Azzolina? Perché è calato il silenzio, oggi, nel partito che ha sempre gridato allo scandalo e additato, Azzolina in primis, come mostri gli avversari politici nel nome della trasparenza e dell’onestà? Se ha qualcosa da dire Azzolina lo dica, altrimenti chieda scusa e si faccia da parte”.
A parlare di dimissioni è anche Rossano Sasso, che dalla commissione Cultura, Scienze e Istruzione della Camera non stenta a silurare l’operato della ministra pentastellata: “Che la nomina (di Azzolina, ndr) si sarebbe rivelata un disastro per la scuola italiana lo avevamo immaginato – dichiara il leghista -, ma il presunto plagio della tesi di specializzazione aggiunge anche il dolo per aver mentito attribuendosi studi non propri. Un fatto gravissimo che, se confermato, oltre a gettare lunghe ombre sulla competenza della ministra 5 Stelle, pesa sulla credibilità e l’affidabilità di un rappresentante di questo governo. Fatto ancora più disdicevole, se si pensa che la Azzolina con il decreto scuola ha tagliato fuori dal percorso abilitante decine di migliaia di precari di Terza fascia, giustificandosi con fantomatici criteri di trasparenza e di merito, proprio lei che adesso su trasparenza e merito è chiamata a fare chiarezza”.

“Scuse ufficiali e dimissioni”, chiede anche il senatore leghista e responsabile Istruzione del partito, Mario Pittoni: “Non ci sono alternative, se risulteranno fondate le scorrettezze nella sua tesi di laurea”.

La ministra Lucia Azzolina è stata nominata insieme a Gaetano Manfredi – ministro dell’Università – per sostituire Lorenzo Fioramonti dopo la sue dimissioni in polemica per i mancati finanziamenti all’università. “Che il governo giallorosso nutrisse scarsa considerazione per la scuola e l’istruzione era evidente dai tagli in legge di Bilancio, ma la nomina di una ministra che ha fatto con i copia-e-incolla la propria tesi – spiega l’esponente leghista – aggiunge la beffa al danno”.

La ministra della Scuola ha alle spalle tre tesi, fra lauree e specializzazioni. Una di queste si intitola: Un caso di ritardo mentale lieve associato a disturbi depressivi, un lavoro di 41 pagine presentato all’Università di Pisa, presso la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana. Il primo brano riprende alla lettera un passaggio del Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti, mentre il secondo riproduce un passaggio della voce “ritardo mentale” a cura di Luigi Ravizza, Gabriele Masi, Mara Marchesi e Pietro Pfanner del Trattato italiano di psichiatria.
“Onestà” e “competenza” sono i termini più ricorrenti tra le prime reazioni condivise sui social network. “Pessimo esempio per i nostri studenti!”, scrive in un tweet Nicola Calandrini, senatore di Fratelli d’Italia. E su Twitter in tanti ricordano come nel 2017 per un caso simile di presunto plagio l’allora ministra per la Semplificazione Marianna Madia fu criticata soprattutto dal fronte grillino che arrivò a chiederne le dimissioni.

C’è poi chi a ragion veduta rammenta che all’estero un plagio simile varrebbe le dimissioni per un ministro, soprattutto se deputato a guidare proprio il dicastero dell’Istruzione. Tra questi l’economista Alberto Bagnai, docente dell’università abruzzese D’Annunzio e di area Lega, che richiama alla memoria il caso del titolare della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg, costretto a farsi da parte nel 2011 perché accusato di aver copiato quattro anni prima la sua tesi di dottorato.

La ministra Lucia Azzolina oggi ha partecipato al Viaggio della memoria ad Auschwitz. Avvicinata dai cronisti, ha risposto al segretario della Lega: “Salvini non ha mai studiato in vita sua, non distingue una tesi di laurea da un tirocinio”. E ancora: “Non fatevi prendere in giro, non è né una tesi di laurea, né un plagio. E’ una relazione di fine tirocinio Ssis. Ho sentito tantissime sciocchezze in queste ore”. Per chiudere: “L’unica cosa che mi dispiace è dover parlare qui a Cracovia nel corso del Viaggio della memoria ad Auschwitz. D’altra parte l’anno scorso il ministro leghista Bussetti non si è presentato. E a maggior ragione era importante che io ci fossi oggi”.


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Salvini attacca Azzolina: “Si vergogni e vada a casa”. Le replica: “Niente plagio, solo sciocchezze”

La Lega: “Copia pure la tesi di laurea”

“Non fatevi prendere in giro, non é né una tesi di laurea, né un plagio. Ho sentito tantissime sciocchezze in queste ore, d’altra parte non mi stupisce che Salvini non sappia distinguere una tesi di laurea da una relazione di fine tirocinio Ssis (scuola di specializzazione all’insegnamento secondario). Non ha mai studiato in vita sua e sarebbe strano se le distinguesse”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, rispondendo alla richiesta di dimissioni del leader della Lega.

“Fare peggio del ministro Fioramonti sembrava impossibile. E invece Azzolina ci stupisce: non solo si schiera contro i precari ma ora scopriamo che copia pure le tesi di laurea. Un ministro così non ha diritto di dare (e fare) lezioni. Roba da matti. Si vergogni e vada a casa”: così il segretario della Lega Matteo Salvini. “Un ministro (Azzolina, ndr) che assume i professori che ha copiato la tesi e un altro ministro indagato (Manfredi, ndr) che ora rappresenta studenti e insegnanti. Penso sia indegno per la scuola italiana, si dimettano subito perchè in classe ci devono andare persone preparate e al ministero ancor di più”, ha rincarato Salvini da Novellara, nel tour elettorale in vista delle Regionali in sostegno di Lucia Borgonzoni.

   La Lega va all’attacco della neoministra dell’Università Lucia Azzolina che, secondo il quotidiano La Repubblica, avrebbe realizzato la tesi riprendendo testi specialistici. “Appena hanno capito che si chiamava AzzolinA e non Azzolini è uscito fuori questo! Ora facciamo come la Germania, dove Guttenberg, nel 2011, si dimise. Avete vilipeso il vostro Paese dipingendolo come un focolaio di corruzione? Ora seguite i vostri modelli”, scrive su Twitter il senatore della Lega Alberto Bagnai.

    “Quanto riportato dalle colonne di Repubblica – dichiara la deputata della Lega Giorgia Latini, vicepresidente della Commissione Cultura alla Camera – oggi è gravissimo.

    Chiederemo al ministro Azzolina di venire subito in Aula a riferire e di rassegnare immediate dimissioni, come già in passato hanno fatto i suoi omologhi in altri Paesi, perché gli italiani e il mondo della scuola meritano rispetto e verità. Che il governo giallorosso nutrisse scarsa considerazione per la scuola e l’istruzione era evidente dai tagli in Legge di Bilancio, ma la nomina di un ministro che ha fatto con i copia-incolla la propria tesi aggiunge la beffa al danno”.    

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“Ha copiato la tesi”, la neoministra dell’Istruzione nella bufera. Salvini: “Indegno per la scuola”

Secondo La Repubblica, Azzolina avrebbe ripreso interi paragrafi da manuali specialistici senza citare le fonti

TiscaliNews

“Fare peggio del ministro Fioramonti sembrava impossibile. E invece Azzolina ci stupisce: non solo si schiera contro i precari ma ora scopriamo che copia pure le tesi di laurea. Un ministro così non ha diritto di dare (e fare) lezioni. Roba da matti. Si vergogni e vada a casa”. Così il segretario della Lega Matteo Salvini ha commentato il caso della neoministra dell’Istruzione che, secondo La Repubblica, avrebbe realizzato la tesi per l’abilitazione all’insegnamento riprendendo testi specialistici. Il documento, scrive il quotidiano,  su cui ha fatto luce il linguista e critico letterario Massimo Arcangeli, è risultato contenere ampi stralci copiati da fonti non citate. Interi paragrafi presi da manuali specialistici, senza citazioni, facendoli così passare per propri.

Salvini rincara la dose

“Un ministro che assume i professori che ha copiato la tesi e un altro ministro indagato (Manfredi, ndr) che ora rappresenta studenti e insegnanti. Penso sia indegno per la scuola italiana, si dimettano subito perché in classe ci devono andare persone preparate e al ministero ancor di più”, ha rincarato Salvini da Novellara, nel tour elettorale in vista delle Regionali in sostegno di Lucia Borgonzoni.

“Appena hanno capito che si chiamava AzzolinA e non Azzolini è uscito fuori questo! Ora facciamo come la Germania, dove Guttenberg, nel 2011, si dimise. Avete vilipeso il vostro Paese dipingendolo come un focolaio di corruzione? Ora seguite i vostri modelli”, scrive su Twitter il senatore della Lega Alberto Bagnai.

Azzolina subito in Aula 

“Quanto riportato dalle colonne di Repubblica – dichiara la deputata della Lega Giorgia Latini, vicepresidente della Commissione Cultura alla Camera – oggi è gravissimo.

Chiederemo al ministro Azzolina di venire subito in Aula a riferire e di rassegnare immediate dimissioni, come già in passato hanno fatto i suoi omologhi in altri Paesi, perché gli italiani e il mondo della scuola meritano rispetto e verità. Che il governo giallorosso nutrisse scarsa considerazione per la scuola e l’istruzione era evidente dai tagli in Legge di Bilancio, ma la nomina di un ministro che ha fatto con i copia-incolla la propria tesi aggiunge la beffa al danno”.

La carriera scolastica della ministra

Ha frequentato il Liceo Scientifico Statale “Leonardo Da Vinci” di Floridia e si è iscritta alla facoltà di filosofia dell’Università di Catania. Dopo la laurea triennale ha conseguito quella specialistica in storia della filosofia. Ha poi frequentato la Scuola di specializzazione all’insegnamento secondario (SSIS), per l’abilitazione all’insegnamento della storia e della filosofia.

Superato l’esame finale della SSIS, ha iniziato a insegnare nei licei di La Spezia e Sarzana. Ha conseguito la specializzazione all’insegnamento del sostegno a Pisa. Si è iscritta poi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pavia dove si è laureata nel dicembre del 2013 con una tesi in diritto amministrativo, insegnando contemporaneamente nelle scuole secondarie superiori. Nel gennaio 2014 è passata di ruolo all’I.I.S “Quintino Sella” di Biella.

Dopo la laurea in giurisprudenza ha svolto la pratica forense occupandosi di diritto scolastico. Nel luglio 2019 si classifica tra gli idonei vincitori del concorso per dirigente scolastico, nelle cui graduatorie rimane iscritta in attesa di reclutamento.

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Germania. Produzione auto -9%, export auto -13%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-08.

Das Brandenburger Tor in Berlin

«Prodotte 4,66 mln di vetture, in calo del 9%»

«La produzione di auto tedesche è scesa nel 2019 ai livelli più bassi da quasi un quarto di secolo»

«Le case automobilistiche come Volkswagen, BMW e Daimler hanno prodotto l’anno scorso 4,66 milioni di veicoli nelle fabbriche tedesche, il numero più basso dal 1996»

«Lo ha reso noto la federazione dell’industria automobilistica VDA, evidenziando un calo del 9%, risultato della contrazione della domanda sui mercati internazionali»

«Le esportazioni di auto dalla Germania verso il resto del mondo sono diminuite ancora più drasticamente della produzione, in picchiata del 13% a 3,5 milioni»

«Se nel 1998 poco meno del 12% delle auto vendute nel mondo era tedesco, lo scorso anno, spiega Ferdinand Dudenhoffer, del Centro di ricerca sull’Automotive, la percentuale si è dimezzata ed è scesa sotto il 6%»

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Merkel e la Große Koalition stanno assassinando la produzione automobilistica tedesca.

E questo proprio nel omento in cui la relativa industria cinese è diventata la prima al mondo per esportazioni.

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Germania: produzione auto a minimi da 96

Prodotte 4,66 mln di vetture, in calo del 9%

La produzione di auto tedesche è scesa nel 2019 ai livelli più bassi da quasi un quarto di secolo. Le case automobilistiche come Volkswagen, BMW e Daimler hanno prodotto l’anno scorso 4,66 milioni di veicoli nelle fabbriche tedesche, il numero più basso dal 1996. Lo ha reso noto la federazione dell’industria automobilistica VDA, evidenziando un calo del 9%, risultato della contrazione della domanda sui mercati internazionali.

Le esportazioni di auto dalla Germania verso il resto del mondo sono diminuite ancora più drasticamente della produzione, in picchiata del 13% a 3,5 milioni. Se nel 1998 poco meno del 12% delle auto vendute nel mondo era tedesco, lo scorso anno, spiega Ferdinand Dudenhoffer, del Centro di ricerca sull’Automotive, la percentuale si è dimezzata ed è scesa sotto il 6%.

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Australia. I media liberal ignorano il dolo negli incendi. Greta Thunberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-08.

2020-01-08__Australia 001

Australia. Le variazioni climatiche erano incendi dolosi. 183 arresti.

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Alla fine la verità inizia a venire a galla.

Gli immani incendi che stanno distruggendo mezza Australia non erano dovuti al ‘clima’: proprio per niente.

Erano dovuti a centinaia di piromani che avevano agito in modo organizzato e coordinato.

Miss Greta Thunberg ha fatto incendiari interventi grondanti odio verso i negazionisti del ‘clima’, e questi sono i risultati ottenuti: almeno 180 piromani minorenni hanno dato una mano alla causa incendiando a destra e manca mezzo continente. Procurando anche decine di morti.

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Cnn, The New York Times e le altre testate liberal hanno da due giorni eliminato l’Australia dai loro rispettivi titoli. Improvvisamente, questo argomento, che prima riempiva paginate e paginate di coloratissime maledizioni nei confronti dei mai sufficientemente odiati “negazionisti del ‘clima’“, eretici da bruciare in un fuoco infernale e bannare da Facebook, adesso tacciono, come se nulla fosse, come se la gente non avesse buona memoria, come se gli scritti fossero sublimati nel nulla.

Per i liberal, ciò che non è riportato dalla loro stampa e di loro media, semplicemente non esiste.

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In difesa del ‘clima’ erano scese in campo anche tutte le celebrità. Attrici ben note per aver esposto ogni millimetro quadrato della propria cute, segno questo inequivocabile della loro grandezza artistica, avevano pontificato con la sicurezza che solo laurea in fisica e relativo Premio Nobel possono conferire: gli incendi in Australia sono causati dal ‘clima’.

«Australia’s rampant and destructive wildfires were started by arson, and fueled by dry conditions and high temperatures, but you’d never know it from the Golden Globes or mainstream media outlets»

«“When one country faces a climate disaster, we all face a climate disaster,” Cate Blanchett said»

«Meanwhile, Russell Crowe’s statement at the Golden Globes, read aloud by Jennifer Anniston, stated that “the tragedy unfolding in Australia is climate change based. We need to act based on science, move our global workforce to renewable energy, and respect our planet for the unique and amazing place it is. That way, we all have a future.”»

«According to The Australian, “Police arrested 183 people for lighting bushfires across Queensland, NSW, Victoria, South Australia and Tasmania in the past few months. NSW police data shows 183 people have been charged or cautioned for bushfire-related offences since November 8, and 24 arrested for deliberately starting bushfires.”»

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2020-01-08__Australia 002

E cosa mai poter dire della nostra piccola, cara Greta Thunberg?

Climate warrior Greta Thunberg takes another swipe at Australia’s leaders over the country’s bushfire crisis

«- Greta Thunberg slammed Australian politicians for their lack of bushfire action

– The 17-year-old demanded action from Australian leaders on her Instagram page

– Her post drew more than 1million likes, with many comments backing her views

– Other comments slammed her for doing nothing to change the dire situation 

– Scott Morrison said ‘thank you’ message to world leaders watching the fire crisis»

2020-01-08__Australia 003

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Australia bushfires: Greta Thunberg blasts Australian leaders for lack of ‘political action’

«Swedish climate change activist Greta Thunberg has taken a swipe at Australian leaders in a heated Facebook post, calling out the government’s lack of “political action”.

The 17-year-old shared the passionate message to her 2.9 million Facebook followers on Sunday morning (NZ time), lambasting the government’s inaction over climate change.»

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Nota.

Gli attivisti pro ‘clima’ sono passati alle vie di fatto ma senza peritarsi di avvisare Mrs Cate Blanchett e nemmeno Miss Greta Thunber, che se non altro erano le mandanti morali, avendo sparso odio a più non posso.

Il loro errore?

Essersi fatti pescare con le mani nel sacco. Se la polizia australiana non avesse indagato, tutto sarebbe andato liscio e la colpa degli incendi sarebbe stata del ‘clima’.

Quale orrida figuraccia!

Se non ci fossero decine di morti, sarebbe una farsa.

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Australia bushfires: Firefighter accused of arson in ‘ultimate betrayal’

«A volunteer firefighter in Australia has been charged with deliberately lighting blazes during the nation’s bushfire crisis.

Police arrested the man, 19, for seven counts of alleged arson in an area south of Sydney, New South Wales (NSW).

The fire service there described the alleged acts as the “ultimate betrayal” to crews already under immense strain.

Six people have died and over 650 homes have been lost in bushfires which have ravaged the east coast since September.

The man is not accused over those tragedies.»

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Australian bushfires: Cops and arson unit round up 24 alleged firestarters in NSW

«New South Wales Police have caught 24 alleged firebugs accused of deliberately lighting bushfires in a catastrophic season that has so far killed 18 people in the Australian state.

Almost five million hectares have burned in NSW since September, destroying 1482 homes and killing hundreds of millions of animals and livestock.

Two dozen people have allegedly risked prison sentences of up to 25 years by choosing to light bushfires, despite the potential to kill and cause millions of dollars of damage.

Strike Force Tronto, made up of detectives from the Financial Crimes Squad’s Arson Unit, have been working closely with local police forces to catch arsonists.»

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What Caused the Wildfires in Australia? Amid Worst Blazes for a Decade, 24 People Are Charged With Arson

«Police in Australia have arrested and charged two dozen people they say deliberately lit blazes during the wildfire season that has so far killed at least 18 people, destroyed thousands of homes and ravaged over 10 million acres of land.

New South Wales police said that since the beginning of November, 24 people have been charged over allegedly deliberately lighting fires as officers continue to investigate the role that arson has played in the devastation. Starting a wildfire can result in a jail sentence of up to 21 years.

“Investigations into the cause, origin and overall impact of fires are continuing and since the latest State of Emergency was declared…Strike Force Tronto has provided expertise to six police area commands and eight police districts,” NSW police said in a statement.

“As inquiries continue, police are appealing to the community to provide footage and/or images from phones, dashcam, or other devices, that show any of the fires in their infancy, even if only from a distance.”

Police in the state have also taken legal action against a further 159 people. Among them are 53 people who allegedly failed to comply with a total fire ban and 47 people who allegedly discarded a lit cigarette or match on land.»

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The Australian. Bushfires. Firebugs fuelling crisis as arson arrest toll hits 183

«More than 180 alleged arsonists have been arrested since the start of the bushfire season, with 29 blazes deliberately lit in the Shoalhaven region of southeast NSW in just three months.

The Shoalhaven fires were lit between July and September last year, with Kempsey recording 27 deliberately lit fires, NSW Bureau of Crime and Statistics and Research data shows.

Police arrested 183 people for lighting bushfires across Queensland, NSW, Victoria, South Australia and Tasmania in the past few months. NSW police data shows 183 people have been charged or cautioned for bushfire-related offences since November 8, and 24 arrested for deliberately starting bushfires.

Queensland police say 101 people have been picked up for setting fires in the bush, 32 adults and 69 juveniles.

In Tasmania, where fires have sprung up in the north of the state and outside Hobart, five were caught setting fire to vegetation. Victoria reported 43 charged for 2019.

Police arrested 183 people for lighting bushfires across Queensland, NSW, Victoria, South Australia and Tasmania in the past few months. NSW police data shows 183 people have been charged or cautioned for bushfire-related offences since November 8, and 24 arrested for deliberately starting bushfires.

Queensland police say 101 people have been picked up for setting fires in the bush, 32 adults and 69 juveniles.

In Tasmania, where fires have sprung up in the north of the state and outside Hobart, five were caught setting fire to vegetation. Victoria reported 43 charged for 2019.»

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The Post Millennial. Australia arrests 183 for setting bushfires that celebrities claim were caused by climate change 

Australia’s rampant and destructive wildfires were started by arson, and fueled by dry conditions and high temperatures, but you’d never know it from the Golden Globes or mainstream media outlets. 

In November, a teenage volunteer firefighter from New South Wales was charged with setting 7 bushfires in the region, and then returning with his brigade to fight them. Apparently, he has set 17 fires, and the pyromaniac has now been barred from access to any firefighting equipment.

“When one country faces a climate disaster, we all face a climate disaster,” Cate Blanchett said.

Meanwhile, Russell Crowe’s statement at the Golden Globes, read aloud by Jennifer Anniston, stated that “the tragedy unfolding in Australia is climate change based. We need to act based on science, move our global workforce to renewable energy, and respect our planet for the unique and amazing place it is. That way, we all have a future.”

witching the script, Joaquin Phoenix took personal responsibility for his own actions, and advocated for a plant-based diet. “It’s great to vote, but sometimes we have to take that responsibility on ourselves and make changes and sacrifices in our own lives and hope that we can do that. We don’t have to take private jets to Palm Springs for the awards. I’ll try to do better, and I hope you will too.”

According to The Australian, “Police arrested 183 people for lighting bushfires across Queensland, NSW, Victoria, South Australia and Tasmania in the past few months. NSW police data shows 183 people have been charged or cautioned for bushfire-related offences since November 8, and 24 arrested for deliberately starting bushfires.”

That’s 183 people who have been arrested for arson, resulting in catastrophic bushfires, displacement, property loss, and deaths of both people and animals.

So why do so many Hollywood celebrities claim that the massive fires in Australia are a result of climate change? There’s a years’ long drought along Australia’s Gold Coast. There are rising temperatures. This has been the driest year on record, and the fire and cyclone seasons are just around the corner. But without those 183 arsonists arrested since August, these blazes would probably be substantially less bad. 

Climate change, greenhouse gases, pollution, air quality, and other threats to life and quality of life are of course real concerns. But the predilection of media and stars to taking any tragedy and using it as a fulcrum for their own cause celeb does less to amplify the need for action and policy change, and more to highlight the myopia that makes the public at large roll their eyes. Extinction Rebellion, devotees of teen climate activist Greta Thunberg, and simplifications of complex issues make it easy for people to dismiss climate concerns as baseless. Stating facts and offering solutions will do more to convince people of the need for change than easily dismissable hyperbole.»

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Partito Democratico. Conclave del 13 – 14 gennaio. Zingaretti dal Papa.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-07.

2020-01-06__Zingaretti 001

Il clima politico è davvero ben descritto da Nicola Zingaretti nel suo post Facebook del 4 gennaio ultimo scorso.

«Oggi ho incontrato Papa Francesco. Un bellissimo colloquio sulle cose di cui gli Anni Venti appena iniziati hanno bisogno: pace, giustizia sociale, equità, sviluppo sostenibile. Faremo di tutto per essere coerenti».

Due gli elementi da focalizzare.

Il primo elemento è l’importanza riconosciuta da Zingaretti a Papa Francesco ed a ciò che rappresenta. Nei fatti, sarebbe più corretto dire ‘reciprocamente riconosciuto’: il Santo Padre non riceve tutti i politici, La settimana entrante ha schedulato l’incontro con la Raggi. Però, attenzione! Se è vero che Zingaretti è il Governatore del Lazio, sarebbe anche vero ricordare come sia il segretario del PD.

Ambedue hanno problemi.

Il Papa deve constatare come i cattolici siano poco o punto influenzati dalle posizioni liberal della gerarchia e dei relativi media. Il famoso “Vade retro Salvini” di Famiglia Cristiana durante le elezioni del Trentino è stato più controproducente che utile, e le novene pubbliche contro Salvini dei frati francescani ad Assisi furono la benedizione della lega. Se questa è la posizione di gerarchia e frati francescani, ciò significa che il cattolicesimo è altrove: l’era postconciliare sembrerebbe essere agli ultimi guizzi finali, se non altro per morte degli attori senza discendenza vocazionale che li rimpiazzi.

Zingaretti è reduce dalla scissione di Renzi prima, quindi di Calenda dopo. Scissioni che, almeno per il momento, non intaccano la maggioranza parlamentare, forse anche semplici manovre tattiche, ma pur sempre scissioni.

Il partito democratico ha perso in dieci consecutive elezioni regionali, ed ora si appresta a battersi in Emilia Romagna ed in Calabria, con esiti incerti, ma che potrebbero essere dolorosi. Bruciante il risultato del 57.5% ottenuto dal centrodestra nella ex-rossa Umbria, bruciante che lega e Salvini siano un serio contendente in Emilia Romagna, anche essa un tempo feudo rosso.

Il secondo elemento è fornito dallo stesso Zingaretti.

«cose di cui gli Anni Venti appena iniziati».

Questa frase è tutto un programma.

La sinistra italiana vive il presente nel ricordo dell’ascesa al potere del fascismo: è il suo incubo che da solo notturno sta diventando anche diurno. Il loro unico scopo di essere è il cercare con ogni mezzo l’affermazione di lega e Salvini, del tutto dimentichi del fatto che è il popolo Elettore a volere la lega, non questa ad imporsi.

Il più terrificante dei terrificanti eventi per il pd sarebbe la perdita del potere: e le elezioni politiche si stanno avvicinando. Come gli anni venti sancirono la scomparsa del comunismo per lunghi decenni, così gli eventi attuali potrebbero sancirne la fine. Con una percentuale di propensione al voto del 18% – 20% il partito democratico sarebbe finito. Esattamente come ulteriori perdite di altri governi regionali segnerebbero l’irrilevanza politica del pd.

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Comprendendo e metabolizzando questi punti resta immediatamente comprensibile il clima di odio distillato che trasuda dalla dirigenza del partito democratico. Non odiano lega e Salvini per il loro programma politico, li odiano perché esistono e sono la testimonianza vivente che vi siano persone che a loro di vogliono opporre. Da avversari sono percepiti come nemici mortali.

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È la crisi economica attuale la vera motivazione della crescita della lega e delle sue continue vittorie elettorali.

Italiani inguaribili ottimisti. Ben l’1% reputa ‘molto positiva’ la nostra economia.

Commemoriamo i nostri caduti. In 3 anni chiusi 3 mln di partite Iva.

Ma per cercare di uscire da questa recessione il partito democratico dovrebbe rinnegare lo statalismo che è il suo substrato mentale. Si destina così a seguire le orme dei laburisti inglesi, dei socialisti francesi e dei socialdemocratici tedeschi, oramai ridotti a cascami della storia.

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Pd prepara suo conclave per rilancio azione governo

Due giorni di riunioni a porte chiuse in ex convento nel reatino.

Dopo il vertice a sorpresa con Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti si prepara a serrare le fila del suo partito in vista delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria e della verifica di governo con Giuseppe Conte e gli alleati a fine mese o inizio febbraio. Appuntamento dunque in un ex convento del reatino il 13 e 14 gennaio nell’abbazia di San Marco Pastore a Contigliano, nel Reatino, con il segretario, ministri, sottosegretari e parlamentari, servirà per fare il punto sulle proposte dem per l’agenda 2020 dell’esecutivo. Per un rilancio tra ambiente, infrastrutture, scuola e giustizia. Il ‘ritiro’ Pd, ufficialmente un seminario, è stato voluto da Zingaretti per un confronto a porte chiuse dal titolo ‘Oggi per un domani – Prima le persone, una nuova agenda di governo’. In qualche modo l’evento prende il posto del ‘conclave’ che avrebbe voluto fare Giuseppe Conte con i ministri, ma poi pare aver rinunciato a organizzare. Il partito che appare più vicino al premier guarda con apprensione alle difficoltà del M5S che potrebbero assottigliare la maggioranza, specie al Senato. Ma le regionali, specialmente nel bastione dell’ Emilia, saranno importanti anche per i dem e la leadership del segretario.
    Se Stefano Bonaccini sarà confermato governatore si potrà lavorare con più serenità, anche se la Calabria dovesse cadere nelle mani del centrodestra guidato dalla Lega. E a Reggio la conflittualità con i Cinquestelle del candidato civico appoggiato dal Pd, Pippo Callipo, complica le cose in vista di un voto già difficile per l’esperienza del dem Mario Oliverio, travolto dalle inchieste. In caso di vittoria nella trincea emiliano-romagnola il Pd rilancerà l’azione di governo con un programma puntato su ambiente, scuola e infrastrutture. Sempre sperando di aver disinnescato prima la mina della prescrizione.

    “Oggi ho incontrato Papa Francesco – ha twittato Zingaretti -. Un bellissimo colloquio sulle cose di cui gli Anni Venti appena iniziati hanno bisogno: pace, giustizia sociale, equità, sviluppo sostenibile. Faremo di tutto per essere coerenti”.
    Quasi un viatico per il successivo incontro a stretto giro a Palazzo Chigi con Di Maio. “Grazie ai cittadini sono un amministratore da 12 anni e da pochi mesi segretario di partito – ha detto di recente il leader Pd presentando il seminario reatino -: vedo e vivo tutti i giorni la distanza che spesso c’è tra le aspettative delle persone e la politica”.
    Sullo sfondo e in avvicinamento alle elezioni regionali si porrà per il Pd anche il tema del rapporto con le Sardine, che il 19 torneranno in piazza in grande stile a Bologna. Sulle pagine Fb del movimento si moltiplicano gli appelli contro l’astensione, ma senza indicazioni di voto, a parte l’avversione per Matteo Salvini e il centrodestra. La speranza dem è che l’acqua fresca alimenti il mulino di Bonaccini e poi il centrosinistra anche in altre regioni e a livello nazionale.

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M5$. Ma i grillini veri sono quelli fuoriusciti o quelli rimasti incollati alle poltrone?

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-05.

2020-01-02__Sibiia 001

Di Battista: «Paragone è più grillino di tanti. Io sempre d’accordo con lui»

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Era solo il 30 novembre eppure sembrerebbe essere un secolo fa.

M5s, torna l’asse Di Maio-Di Battista sulla linea di governo

«Luigi Di Maio lancia l’offensiva “movimentista” dentro al governo e chiama di nuovo al suo fianco Alessandro Di Battista, dopo mesi in cui il ‘frontman’ di tante battaglie del M5s aveva fatto il suo passo di lato.

Dalla richiesta di modifiche al meccanismo europeo di stabilità, alla difesa a oltranza della riforma della prescrizione alla battaglia per la revoca della concessione ad Autostrade, Luigi Di Maio lancia l’offensiva “movimentista” dentro al governo e chiama di nuovo al suo fianco Alessandro Di Battista.»

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Ma per il M5$ un mese è mezza eternità. Poi, Sor Tentenna era un decisionista.

Choc per Di Maio e M5s, Di Battista sta con Paragone

«Anche Barbara Lezzi difende Gianluigi.

Paragone silurato, choc per il M5s. All’indomani dell’epurazione di Gianluigi Paragone dal movimento per aver votato contro la manovra di bilancio, Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi si schierano con lui. 

Di Battista scrive sui social: “Gianluigi è infinitamente più grillino di molti che si professano tali. Non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui. Vi esorto a leggere ciò che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%”.

E gli fa eco anche Barbara Lezzi: “Gianluigi Paragone è e resta un mio collega – scrive su Facebook la senatrice grillina – Fino a quando, e sono certa che continuerà così, lavorerà senza sosta per i deboli, per assicurare un salario minimo decente, per fare in modo che le multinazionali osservino le leggi del nostro Paese resterà un mio collega. Fino a quando avrà il coraggio di non rispondere né alla Lega, né al PD, né ad altri ma solo al buonsenso e alle sue idee, come sempre ha fatto, resterà un mio collega. Per il resto, non sono permalosa. Non è una buona idea espellere gli anticorpi, caro Movimento 5 Stelle. In alto i cuori”»

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Il post Facebook di Mr Sibilia è paramount.

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Chiediamoci allora chi siano i veri grillini:

quelli rimasti con Di Maio oppure i fuoriusciti?

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M5S, Di Battista: «Paragone è più grillino di tanti. Io sempre d’accordo con lui»

Il leader dei movimentisti dei Cinque Stelle difende il senatore depennato dai probiviri: «Vi esorto a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%»

Alessandro Di Battista, tra i leader del M5S rimasto fuori da cariche elettive ma considerato il rappresentate della componente più movimentista dei Cinque Stelle, è sceso in campo a sostegno di Gianluigi Paragone, espulso ieri dai probiviri del M5S. «Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali.», scrive in un post su Facebook Di Battista, anche se non dal suo profilo personale ma rispondendo a una attivista, «non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui. Vi esorto a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%». L’allontanamento del senatore da parte dei probiviri dei Cinque stelle è stato motivato per il fatto di non aver votato da parte del parlamentare la legge di Bilancio, di essersi astenuto in occasione del voto sulle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte e di aver violato in generale gli accordi presi al momento della sua candidatura al Senato nelle liste M5S. La scelta di campo di Di Battista apre un nuovo capitolo nelle tensioni all’interno del Movimento. Soltanto a fine novembre, lui e il leader politico nonché ministro Luigi Di Maio avevano cercato di riavvicinare le proprie posizioni dopo una fase di allontanamento.

Il ringraziamento

Paragone ha poi risposto alle parole di Di Battista: «Ringrazio Alessandro Di Battista per le belle parole che usato per me, in mia difesa. Ale rappresenta quell’idea di azione e di intransigenza che mi hanno portato a conoscere il Movimento: stop allo strapotere finanziario, stop con l’Europa di Bruxelles, stop con il sistema delle porte girevoli, lotta a difesa dei veri deboli, stop alle liberalizzazioni che accomunano Lega e Pd. Io quel programma lo difendo perché con quel programma sono stato eletto. Ale lo sa».

Sibilia: «Spettacolo patetico»

Nel frattempo, altri nel M5S si scagliano contro Paragone. Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, in un post pubblicato sulla pagina Facebook, scrive per esempio: «Chi ha votato contro la manovra 2020 ha votato contro il Reddito di Cittadinanza, quota 100, lo stop all’aumento dell’Iva e i fondi ai Vigili del fuoco. Paragone è stato espulso dal M5S per aver votato contro queste misure, allo stesso modo dei tre senatori che sono passati dal M5S alla Lega. Un conto sono le critiche costruttive, altra cosa è il sabotaggio. Senza tralasciare il caso recente di un ormai ex ministro che non restituiva lo stipendio ed è poi passato al Gruppo Misto. Insomma, mica ha mollato la poltrona da parlamentare. È ora di porre fine a questo spettacolo patetico ai danni dei cittadini italiani e sono sorpreso che ci sia anche qualcuno che difende questi personaggi». «A cosa serve tutto ciò? A fare un favore alla Lega? A Berlusconi? Alla Meloni? Per coltivare un proprio elettorato in occasione di una nuova tornata elettorale?».

Morra: «Non ti fa onore»

Anche Nicola Morra, senatore M5S e presidente della commissione Antimafia, rivolgendosi via Facebook a Paragone, scrive: «Gianluigi, certamente stiamo operando scelte non sempre lucide, non sempre felici. Certamente non siamo quelli del 4 marzo 2018, esattamente come non siamo più quelli del 4 ottobre 2009 o del 25 febbraio 2013. Ma se ci definisci il “nulla”, come si legge, perché rimanevi nel “nulla” prima di essere espulso? Abbiamo tanti, tanti problemi, e sapessi quanta xxxxx abbiamo dovuto ingoiare, ho dovuto ingoiare, in questi anni. Se però vuoi essere parte di un gruppo, devi anche accettare le decisioni che ti vedono contrario, operando al fine di convincere gli altri degli errori che si vanno facendo». «Certo, fin quando la tua soggettività, la tua coscienza, te lo consentono. Ma allora te ne vai da te, reputando che si sia conclusa un’esperienza di condivisione, di fratellanza. Se ti fai espellere e definisci i tuoi vecchi amici e compagni il “nulla”, non fai onore anche al tuo recente passato, alla tua intelligenza, a milioni di persone che quanto te, e forse ben più di te, c’hanno creduto e ci credono ancora. Ti rispetto, ma le parole hanno un senso».

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Di Maio. Propone di attuare il programma di lega e Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-03.

Paperino che ride

L’ineffabile Mr Di Maio ha avuto un’idea galattica.

Propone come proprio il programma della lega e di Salvini: se costui con questo programma ha vinto in dieci elezioni regionali consecutive, proponiamo noi 5s lo stesso programma ed arriveremo alla maggioranza assoluta….

«Entro il 7 gennaio il nuovo programma, partiamo dal taglio delle tasse per le pmi»

«Ma le cose sono precipitate e ora l’obiettivo è quello di rilanciare l’azione di governo»

«Dal 2020 dovremo saper imprimere una forte accelerata all’azione di governo. Chiederemo al presidente Conte di riunire nei primi giorni utili di gennaio, già il 7 o anche prima, i capi delegazione delle forze di governo che compongono la maggioranza e avviare così il processo per la costituzione del nuovo programma di governo»

«Di Maio ha già in mente tre direttive da seguire nell’elaborazione del «nuovo programma»»

«La prima è elaborare un serio piano di taglio delle tasse in favore delle piccole e medie imprese …. Su questo fronte non possiamo più aspettare. Bisogna dare respiro al nostro tessuto commerciale e far ripartire i consumi»

«Al secondo punto, c’è la questione delle banche, che ha lacerato il governo nelle ultime settimane. Bisognerà far partire subito la commissione di inchiesta parlamentare sulle banche e fare luce non solo sulla popolare di Bari, ma anche sul passato, sui presunti legami di alcuni partiti e su come Bankitalia ha vigilato. Andrà fatto tutto con ordine e concretezza, mettendo da parte la propaganda e concentrandosi sui risultati»

«Il terzo punto non è meno complicato, perché riguarda la società Autostrade, nel mirino dei 5 Stelle dopo la tragedia del ponte di Genova, mentre il Partito democratico è molto più cauto: «Un segnale dovrà arrivare su Autostrade. Dopo più di un anno abbiamo il dovere di dare una risposta forte. Le indagini e le perizie svolte fino ad oggi ci hanno restituito un quadro inquietante e chi ha sbagliato deve pagare. Il Movimento 5 Stelle crede in questo governo e nella possibilità di fare bene per gli italiani. Se giochiamo da squadra, dialogando e costruendo, abbiamo una grande opportunità di cambiare questo Paese e questo è quello che dobbiamo fare. Senza indugi e con coraggio»

«voci di nuove defezioni sia alla Camera sia al Senato»

«possibile creazione di nuovi gruppi parlamentari»

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Per il bene dell’Italia e degli italiani, ci si augura che questo governo faccia anche qualcosa di sensato.

La frase “ridurre le tasse” riempie la bocca e rallegra i cuori.

Tuttavia è una frase monca, e nessuno osa pensare a cosa sia la seconda parte.

Infatti, al taglio delle tasse corrispondono meno entrate statali e, di conseguenza, la necessità di tagliare da qualche parte l’attuale spesa corrente.

Per esempio, la scuola è una stipendificio iperboreale ed una buona metà degli attuali dipendenti potrebbe essere serenamente lasciato a casa. Ma alcuni partiti si sentono i numi tutelari dei dipendenti pubblici, e strillerebbero come aquilotti. Per non parlare poi delle opposizioni: ne farebbero un casus belli.

Un processo di deburocratizzazione lascerebbe a casa legioni di burocrati: ma anche i burocrati votano.

Poi, siamo chiari, ce le vedete il partito dei ‘NO’ a tagliare le tasse?

Quelli defenestrerebbero Di Maio senza pensarci su un femto secondo.

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M5S, è il momento della resa dei conti. Le tre priorità di Di Maio per «rilanciare l’azione di governo»

Il leader M5S: «Entro il 7 gennaio il nuovo programma, partiamo dal taglio delle tasse per le pmi». Conte: «Dopo lo sprint della manovra, è il momento della maratona».

ROMA Le dimissioni da ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di Lorenzo Fioramonti erano attese. Non con queste tempistiche, perché l’annuncio ha preso di sorpresa molti e perché si sperava in un’opera di dissuasione da parte di Palazzo Chigi. Ma le cose sono precipitate e ora l’obiettivo è quello di rilanciare l’azione di governo. Per questo Luigi Di Maio, irritato dal comportamento da uno degli uomini che, almeno all’inizio, gli era vicino, vuole accelerare e spiega: «Dal 2020 dovremo saper imprimere una forte accelerata all’azione di governo. Chiederemo al presidente Conte di riunire nei primi giorni utili di gennaio, già il 7 o anche prima, i capi delegazione delle forze di governo che compongono la maggioranza e avviare così il processo per la costituzione del nuovo programma di governo».

Il premier e il «bisogno di stabilità»

Di Maio, che sembra avere abbandonato le fasi più turbolente delle scorse settimane, sembra in sintonia con il premier Giuseppe Conte, che oggi alla tradizionale conferenza stampa farà il punto della situazione, a quattro mesi dal varo del governo. «Finora, per il varo della manovra, abbiamo dovuto fare uno sprint — spiega il premier — Ora dobbiamo passare alla maratona, che non può essere completata in uno o due mesi, ma ha bisogno di un respiro più ampio». La nuova specialità olimpica non è proprio la più agevole, visti i molti impedimenti che sembrano frapporsi al buon andamento dell’esecutivo, ma Conte è fiducioso e vuole mettere in campo la sua «Agenda 2023», dove l’anno è l’auspicio di conclusione del lavoro (e della legislatura). Si tratta di rilanciare l’azione del governo, non con una «verifica», termine non amato da Conte, ma con un nuovo slancio che prenda spunto dai 29 punti del programma e stabilisca delle priorità. Conte sa, o spera, che «in Italia c’è bisogno di stabilità», e così vuole imprimere un nuovo corso più ordinato e proficuo.

Far ripartire i consumi

Di Maio ha già in mente tre direttive da seguire nell’elaborazione del «nuovo programma»: «La prima è elaborare un serio piano di taglio delle tasse in favore delle piccole e medie imprese — spiega — Su questo fronte non possiamo più aspettare. Bisogna dare respiro al nostro tessuto commerciale e far ripartire i consumi».

Commissione sulle banche

Al secondo punto, c’è la questione delle banche, che ha lacerato il governo nelle ultime settimane: «Bisognerà far partire subito la commissione di inchiesta parlamentare sulle banche e fare luce non solo sulla popolare di Bari, ma anche sul passato, sui presunti legami di alcuni partiti e su come Bankitalia ha vigilato. Andrà fatto tutto con ordine e concretezza, mettendo da parte la propaganda e concentrandosi sui risultati».

Nodo Autostrade

Il terzo punto non è meno complicato, perché riguarda la società Autostrade, nel mirino dei 5 Stelle dopo la tragedia del ponte di Genova, mentre il Partito democratico è molto più cauto: «Un segnale dovrà arrivare su Autostrade. Dopo più di un anno abbiamo il dovere di dare una risposta forte. Le indagini e le perizie svolte fino ad oggi ci hanno restituito un quadro inquietante e chi ha sbagliato deve pagare. Il Movimento 5 Stelle crede in questo governo e nella possibilità di fare bene per gli italiani. Se giochiamo da squadra, dialogando e costruendo, abbiamo una grande opportunità di cambiare questo Paese e questo è quello che dobbiamo fare. Senza indugi e con coraggio». Bisognerà vedere se si andrà veramente verso la richiesta di una revoca delle concessioni alla Società autostrade, che potrebbe trovare più di un’opposizione nei partner di governo, a partire da Pd e da Italia Viva. Di certo c’è che la situazione interna del Movimento, squassato dalle polemiche, dalle voci di nuove defezioni sia alla Camera sia al Senato, e dalla possibile creazione di nuovi gruppi parlamentari, non aiutano la stabilità dell’esecutivo.