Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Europea, Senza categoria

Zelenskiy presidente dell’Ukraina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-22.

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«The national exit poll showed Zelenskiy had won 73 percent of the vote with Poroshenko winning just 25 percent»

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«Zelenskiy …. has promised to end the war in the eastern Donbass region and to root out corruption amid widespread dismay over rising prices and falling living standards»

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«Since there is complete uncertainty about the economic policy of the person who will become president we simply don’t know what is going to happen and that worries the financial community»

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«We need to see what the first decisions are, the first appointments. We probably won’t understand how big these risks are earlier than June»

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«Perhaps nothing will change»

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Anche se la stampa ne parla diffusamente, a nostro commesso parere ben poco importa il pregresso lavoro svolto dal presidente eletto, Mr Volodymyr Zelenskiy. Pigliamo soltanto atto come sia digiuno, almeno apparentemente, di conoscenze di politica e di economia, e tanto meno del meccanismo di funzionamento dello stato. Conterà quindi molto l’entourage cui si affiderà. Per fare il presidente di uno stato l’onestà è condizione necessaria, ma non sufficiente.

È davvero molto difficile dire quanto siano realizzabili gli slogan elettorali che lo hanno portato alla vittoria, pur se vi si intravede l’anelito a terminare la guerra civile nel Donbass. Un po’ di Realpolitik non guasterebbe.

L’Ukraina è un paese stremato da quasi due decenni di guerre e di chaos politico interno, cui si deve aggiungere la nefasta azione condotta da molte potenze straniere che hanno usato l’Ukraina per perseguire i loro fini, non certo il bene di quella povera nazione.

I grandi attori occidentali, Hollande, Merkel, Juncker sono usciti di scena oppure ininfluenti al momento attuale. Resta ben difficile pensare che il Donbass possa essere pacificato senza un ragionevole accordo tra Stati Uniti e Russia.

Sembrerebbe anche molto arduo che Mr Zelenskiy possa rimettere in moto il sistema economico ukraino a tempi brevi. Il degrado produttivo è severo, il tasso di disoccupazione molto elevato, il rischio degli investimenti dovrebbe ancora essere valutato con grande cura.

Non resta altro che augurarsi che l’Ukraina possa avviarsi a voltar pagina nella storia.


Reuters. 2019-04-21. Comedian Zelenskiy wins Ukrainian presidential race by landslide: exit poll

KIEV (Reuters) – Ukraine entered uncharted political waters on Sunday after an exit poll showed a comedian with no political experience and few detailed policies had easily won enough votes to become the next president of a country at war.

The apparent landslide victory of Volodymyr Zelenskiy, 41, is a bitter blow for incumbent Petro Poroshenko who tried to rally Ukrainians around the flag by casting himself as a bulwark against Russian aggression and a champion of Ukrainian identity.

The national exit poll showed Zelenskiy had won 73 percent of the vote with Poroshenko winning just 25 percent.

If the poll is right, Zelenskiy, who plays a fictitious president in a popular TV series, will now take over the leadership of a country on the frontline of the West’s standoff with Russia following Moscow’s annexation of Crimea and support for a pro-Russian insurgency in eastern Ukraine.

Zelenskiy, whose victory fits a pattern of anti-establishment figures unseating incumbents in Europe and further afield, has promised to end the war in the eastern Donbass region and to root out corruption amid widespread dismay over rising prices and falling living standards.

But he has been coy about exactly how he plans to achieve all that. Investors want reassurances that he will accelerate reforms needed to attract foreign investment and keep the country in an International Monetary Fund program.

“Since there is complete uncertainty about the economic policy of the person who will become president we simply don’t know what is going to happen and that worries the financial community,” said Serhiy Fursa, an investment banker at Dragon Capital in Kiev.

“We need to see what the first decisions are, the first appointments. We probably won’t understand how big these risks are earlier than June. Perhaps nothing will change.”

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria, Unione Europea

Romania. Ire della EU per aver accorciato i termini di prescrizione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-21.

Romania

La Romania ha al momento la Presidenza dell’Unione Europea: difficile ignorare i suoi problemi di politica interna.

Questo stato ha con l’Unione Europea, meglio con la attuale eurodirigenza uscente, un annoso contenzioso.

La Romania rivendica infatti la propria sovranità nazionale nel legiferare su problematiche interne, mentre l’attuale dirigenza europea ritiene di essere in diritto di imporle il proprio volere.

Chiariamo immediatamente un problema lessicologico che riflette le differenti visioni.

Per la Commissione Europea uscente, il termine “rule of law”, traducibile con la dizione ‘stato di diritto’ si concretizza nella adozione delle visioni giuridiche dell’idealismo liberal socialista. Come conseguenza, la Commissione Europea uscente tutela allo spasimo i giudici che aderiscano a tale ideologia, e considera reato l’opporsi ad essi ed al loro operato. Senza giudici della propria sponda questa eurodirigenza non potrebbe farla da padrona in casa rumena.

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Come solitamente avviene, dietro le altisonanti parole di etica, morale e giustizia si celano sordidi interessi personali.

Romania. I gerarchi EU la odiano per motivi di sordida bottega.

«Un giudizio sommario sui governi che si sono succeduti in Romania potrebbe essere lo constatare che il pil era 42.815 mld Usd nel 1998 passati ai 210 mld Usd nel 2017: è quintuplicato in venti anni. Il pil procapite è passato nello stesso periodo da 1,897 Usd a 10,765 Usd. ….

Sulle coste rumene, e nelle acque di competenza economica, si trovano grandi giacimenti di gas naturale, che la Romania decise di sfruttare appieno. ….

As a new offshore oil and gas exploration law comes into force in Romania, the EU nation’s promise of becoming a key gas producer in Europe could be threatened. Not that Bucharest seems bothered.

Romania’s untapped oil and gas potential of up to 200 billion cubic meters, or bcm, in the Black Sea has attracted the interest of the world’s oil and gas majors, including US giant ExxonMobil and Austria’s OMV Petrom»

Al momento attuale la Romania consuma 11 – 12 bcm, billion cubic meter, di gas naturale, producendone10.5 bcm: è praticamente autosufficiente.

Detto con parole che non si dovremmo dire, non è più ricattabile energeticamente.»

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L’unica arma rimasta nelle mani dell’attuale eurodirigenza uscente per garantirsi una fetta cospicua dei proventi petroliferi rumeni era il controllo della magistratura rumena, i cui giudici liberal si davano un gran da fare per eliminare gli oppositori.

I rumeni reagirono sia con una riforma della giustizia sia silurando la trentenne Laura Kövesi, procuratore capo in Romania ma fatta nominare da Juncker. La Commissione Europea allora cercò di imporre la Kövesi come procuratrice dell’Unione Europea, nonostante che il Consiglio Europeo avesse bocciato la sua candidatura. A questo punto i rumeni la fecero arrestare ed il progetto di Mr Juncker abortì.

Affaire Kövesi. Financial Times così furibondo da pubblicare senza blocchi.

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Di questi giorni l’ultima notizia in merito.

I senatori rumeni hanno approvato una legge che abbrevia i termini di prescrizione dei reati. Essere sospettati non significa essere colpevoli, ma comparire davanti ad un giudice liberal significa sicuramente essere condannati per motivi ideologici.

Stiamo vivendo gli ultimi guizzi di una Commissione Europea uscente di mandato.

Il 26 maggio si andrà alle urne.

Nessuno si aspetti mutazioni epocali, ma se non altro questa Commissione Europea dovrebbe scomparire.

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EU Observer. 2019-04-19. Romania defies EU on rule of law

Romanian senators have backed a law that will let several high level corruption suspects off the hook by shortening the statute of limitations of crimes, in defiance of EU concern on “systemic” abuse of rule of law in the member state, which currently holds the EU presidency. Romanian prime minister Viorica Dancila also pledged to “finalise” other controversial changes, despite European Commission warnings Bucharest could face an EU sanctions procedure.

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Polonia. Dal 2020 il sistema pensionistico emulerà il 401(k) americano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-19.

Gruzzolo 001

È lo stesso Governo Americano a spiegare in cosa consista il sistema pensionistico 401(k).

«The Employee Retirement Income Security Act (ERISA) covers two types of retirement plans: defined benefit plans and defined contribution plans.

A defined benefit plan promises a specified monthly benefit at retirement. The plan may state this promised benefit as an exact dollar amount, such as $100 per month at retirement. Or, more commonly, it may calculate a benefit through a plan formula that considers such factors as salary and service – for example, 1 percent of average salary for the last 5 years of employment for every year of service with an employer. The benefits in most traditional defined benefit plans are protected, within certain limitations, by federal insurance provided through the Pension Benefit Guaranty Corporation (PBGC).

A defined contribution plan, on the other hand, does not promise a specific amount of benefits at retirement. In these plans, the employee or the employer (or both) contribute to the employee’s individual account under the plan, sometimes at a set rate, such as 5 percent of earnings annually. These contributions generally are invested on the employee’s behalf. The employee will ultimately receive the balance in their account, which is based on contributions plus or minus investment gains or losses. The value of the account will fluctuate due to the changes in the value of the investments. Examples of defined contribution plans include 401(k) plans, 403(b) plans, employee stock ownership plans, and profit-sharing plans. ….

A Profit Sharing Plan or Stock Bonus Plan is a defined contribution plan under which the plan may provide, or the employer may determine, annually, how much will be contributed to the plan (out of profits or otherwise). The plan contains a formula for allocating to each participant a portion of each annual contribution. A profit sharing plan or stock bonus plan may include a 401(k) plan.

A 401(k) Plan is a defined contribution plan that is a cash or deferred arrangement. Employees can elect to defer receiving a portion of their salary which is instead contributed on their behalf, before taxes, to the 401(k) plan. Sometimes the employer may match these contributions. There is a dollar limit on the amount an employee may elect to defer each year. An employer must advise employees of any limits that may apply. Employees who participate in 401(k) plans assume responsibility for their retirement income by contributing part of their salary and, in many instances, by directing their own investments. ….»

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«A 401(k) is a feature of a qualified profit-sharing plan that allows employees to contribute a portion of their wages to individual accounts.

– Elective salary deferrals are excluded from the employee’s taxable income (except for designated Roth deferrals).

– Employers can contribute to employees’ accounts.

– Distributions, including earnings, are includible in taxable income at retirement (except for qualified distributions of designated Roth accounts).» [irs.gov/retirement-plans]

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«The biggest difference between a 401(k) plan and a traditional pension plan is the distinction between a defined benefit plan and a defined contribution plan. Defined benefit plans, such as pensions, guarantee a given amount of monthly income in retirement and place the investment and longevity risk on the plan provider. Defined contribution plans, such as 401(k)s, place the investment and longevity risk on individual employees, asking them to choose their own retirement investments with no guaranteed minimum or maximum benefits. Employees assume the risk of both not investing well and outliving their savings.»

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Il piano 401(k) consente versamenti contributivi fino a 19,000 dollari l’anno, mentre i piani 403(b), 457(b) e 401(a) consentono di poter aggiungere 55,000 dollari ogni anno. Queste limitazioni trovano la loro ragion d’essere nel fatto che sono esenti da imposizioni fiscali.

Un lavoratore rimasto in servizio per 40 anni consecutivi, con il piano 401(k) potrebbe aver versato 760,000 dollari. mentre con un altro piano più sostanzioso potrebbe arrivare ad un versato contributivo di 2,960,000 dollari. A queste cifre si devono aggiungere le plusvalenze, se maturate, oppure dedurne le minusvalenze.

Ma tranne periodi relativamente brevi, usualmente gli investimenti fatti salgono di valore e generano anche interessi.

Chiariamo immediatamente che, a differenza del sistema pensionistico italiano (europeo in senso lato) contributi versati e plusvalenze accumulate sono disponibili in un ‘monte titoli‘ nominativo del lavoratore, e non sono utilizzati per pagare le pensioni in essere.

Lo stato interviene solo ed unicamente nel caso che i versamenti siano stati minimali, ma non ci si aspetti gran ché.

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«Poland will dismantle part of its pension system by transferring all 162 billion zloty ($43 billion) of assets managed by privately-owned pension funds to individual pension accounts».

È lo smantellamento storico di quello che fu uno dei pilastri della dottrina socialista.

Nota.

In realtà i piani pensionistici americani sono quanto mai variegati. Qui abbiamo solo cercato di rendere l’idea.


Bloomberg. 2019-04-15. Poland to Move $43 Billion of Pension Assets to Private Accounts

Poland will dismantle part of its pension system by transferring all 162 billion zloty ($43 billion) of assets managed by privately-owned pension funds to individual pension accounts.

State-owned social security fund will pick up a one-time 15 percent fee in the process, Prime Minister Mateusz Morawiecki said when unveiling the plan in Warsaw. The transfer of assets from the old system, known as OFE, may take effect at the beginning of 2020, Bloomberg reported earlier on Monday.

The decision comes before the roll-out of a new voluntary, employer-provided pension program emulating the U.S. defined-contribution 401(k) system. Warsaw’s benchmark WIG20 Index fell 0.4 percent after the announcement.

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L’ONU accusa Francia e Macron di violazione dei diritti umani. 566 morti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-17.

Macron Merkel Parigi

«Leilani Farha is the United Nations special rapporteur on adequate housing.

Farha is a lawyer and an alumna of the University of Toronto, and has been an Executive Director of Canada Without Poverty.

In her tenure as Special Rapporteur, she has focused on economic inequality and an absence of effective political representation for the poor as causes of homelessness or inadequate accommodation. Farha campaigns for the right to adequate housing for marginalized groups, she worked in Canada to implement United Nations resolutions that see homelessness as a violation of human rights. Farha has taken part in missions worldwide to examine the condition of housing rights and to develop policies to implement those rights.» [Fonte]

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Mrs Leilani Farha è lo special rapporteur delle Nazioni Unite.

Dopo accurate indagini svolte anche con accertamenti fatti i prima persona, ha denunciato la Francia di Mr Macron per una continua violazione dei diritti umani dei senza dimora.

Se nel 2018 erano stati censiti più di 12,000 barboni, nello stesso anno ne sono morti 566.

«France guilty of abusing rights of homeless people: U.N. rapporteur»

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«France is guilty of human rights abuses of homeless people and laws guaranteeing a home for all fail to protect the most vulnerable, a U.N. Special Rapporteur said on Friday.»

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«More than 12,000 people sleep rough on the streets of France, according to the national statistics body INSEE»

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«In 2018, 566 homeless died nationwide»

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«More than 100 of these were in Paris alone – over half the number of people who were murdered in New York City last year»

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«Rapporteur Leilani Farha called for an end to evictions that violated international law ensuring the right to adequate housing»

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«Evictions that are happening throughout the country, in a variety of different contexts, are not happening in compliance with international human rights law»

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«So many people die of the cold»

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«People are not even accessing the most basic emergency services …. Calls to an national emergency shelter hotline were often not answered»

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Mr Macron è il Presidente dei ricchi: tiene in non cale i lavoratori, figurarsi poi come gli stiano a cuore i barboni.


Reuters. 2019-04-14. France guilty of abusing rights of homeless people: U.N. rapporteur

France is guilty of human rights abuses of homeless people and laws guaranteeing a home for all fail to protect the most vulnerable, a U.N. Special Rapporteur said on Friday.

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France, like most European countries, has seen a rise in homelessness in the past decade, fueled by fallout from the global financial crisis and an influx of migrants from Africa and the Middle East.

More than 12,000 people sleep rough on the streets of France, according to the national statistics body INSEE.

In 2018, 566 homeless died nationwide, according to the charity Les Morts de la Rue which tracks homeless deaths. More than 100 of these were in Paris alone – over half the number of people who were murdered in New York City last year.

After visiting makeshift migrants camps in Paris and the port town of Calais, urban squats in Marseille and Roma settlements in dingy city outskirts, Rapporteur Leilani Farha called for an end to evictions that violated international law ensuring the right to adequate housing.

“Evictions that are happening throughout the country, in a variety of different contexts, are not happening in compliance with international human rights law,” Farha told Reuters.

“In Calais, I met a population of migrants who are certainly in a kind of trauma,” the Canadian lawyer added, criticizing police treatment of migrants sleeping in forests and on roadsides.

A government spokeswoman and a spokeswoman for the housing ministry did not respond to Reuters’ calls and text messages seeking comment.

French law enables residents eligible for social housing to go to court if they do not receive assistance, in the case of Paris within six months.

Every evening, Warner Boosper, 51, rolls out his bedding of used billboard posters and a thin blanket in a metro station in Paris’ 19th arrondissement after a day begging for small change and reading.

After serving a string of prison sentences for theft, he has lived on and off the streets for the last 19 years. “We’ve been asking for help for years, me and others,” said Warner, whose cell phone screensaver is a photo of two of his six children.

“So many people die of the cold,” he said. “People are made to believe they will be catered for, but actually they’re given nothing.”

Farha said many homeless people were not receiving elementary care.

“People are not even accessing the most basic emergency services”, Farha said. Calls to an national emergency shelter hotline were often not answered, she said.

France should focus on providing unconditional accommodation to the homeless, rather than moving them through different “levels” of shelters depending on their work, health and administrative status, the rapporteur said.

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Germania. VW fa fagotto e se ne va in Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-16.

Fagotto 001

Verrebbe da domandarsi cosa abbia fatto di male l’industria automobilistica alla Große Koalition di Frau Merkel. Se si dovesse prestare attenzione a quello che dicono i calunniatori cronici, Daimler, VW e Bmw avrebbero ridotto in modo consistente i finanziamenti a quei partiti, ma nessuno si sognerebbe mai di prestar fede ad illazioni di tal fatta.

Germania. Nuova legge sulle emissioni e metà delle VW non vi rientrano.

Germania. VW e Ford annunciano decine di migliaia di licenziamenti e chiusure.

Germania. Eutanasia di un sistema socio-economico. – Reuters.

Germania. Estesi alle autostrade i divieti ai motori diesel.

Germania. Produzione auto -4.1%, insolvenze +5.7%.

Germania. Ordini Industria -4.2%, -8.4% a/a.

Volkswagen taglia 30,000 posti di lavoro.

Industria automobilistica. Potrebbe lasciare a breve la Germania.

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Le industrie automobilistiche tedesche sono multinazionali con interessi su tutto il mondo. La Germania è sicuramente la loro patria natia, ma essa conta solo per una percentuale, anche piuttosto piccola, del loro fatturato. Questa Germania non ha la possibilità di imporre le proprie regole al mondo, che guarda molto perplesso i loro contorsionismi ideologici.

Di certo, nessuna industria automobilistica prova il desiderio di suicidarsi.

Sembrerebbe quasi che l’esempio della Fiat che ha abbandonato l’Italia per andare negli Stati Uniti  non abbia insegnato nulla a nessuno.

Merkel. Dieselgate. Di masochismo si può anche morire.

Der Spiegel prospetta ‘associazione per delinquere’ per le automobili tedesche.

Mercedes in Russia, inaugurata la fabbrica a Mosca

Mercedes localizza la produzione in Russia

Gli immensi cimiteri della Volkswagen. 300,000 auto invendute.

Germania, Russia e sanzioni. VW amplierà il mega impianto a Mosca.

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Un tempo fuggirono dalla Germania gli Ebrei, adesso l’industria automobilistica.

«CEO Diess plans to allocate more development work to China»

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«A year into his tenure, Volkswagen AG Chief Executive Officer Herbert Diess is entering critical months as he seeks to craft a review of the carmaker’s sprawling Chinese operations while containing tensions at home in Germany»

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«China emerged as a powerhouse of the automotive industry»

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«The country is expanding its role as a production hub and VW will also allocate more research and development operations to China»

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«The Chinese auto market is in a critical transformation phase as the period of strong growth over more than two decades»

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«The need is evident as China accounts for 40 percent of the VW group’s global deliveries and a large chunk of profit»

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«The robust Chinese profits contrast with squeezed returns at home in Europe, where regulators embarked on a fresh round of tighter emissions limits»

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«VW is pushing for deeper cuts in its German workforce to meet regional targets and free up more funds for future technologies»

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«VW’s woes in Europe, highlighted by costly struggles to adopt stricter emission tests»

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La Germania si è imposta leggi e regolamenti così severi ed utopici che l’industria se ne fugge via.

Si ripete la storia della Fiat che è scappata a gambe levate dall’Italia.


Bloomberg. 2019-04-15. Volkswagen CEO Plots Major China Push as Trouble Looms at Home

– CEO Diess plans to allocate more development work to China

– Diess says all three Chinese ventures to benefit from push

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A year into his tenure, Volkswagen AG Chief Executive Officer Herbert Diess is entering critical months as he seeks to craft a review of the carmaker’s sprawling Chinese operations while containing tensions at home in Germany.

“China emerged as a powerhouse of the automotive industry,” Diess told reporters late Sunday at a presentation near Shanghai. The country is expanding its role as a production hub and VW will also allocate more research and development operations to China, he said.

China plays a key role for the world’s biggest automaker because of VW’s large footprint in a market that’s set to lead the industry’s shift toward electric vehicles, Diess said.

“As a brand, we want to be number one in terms of electric mobility in China and beyond,” he said. Last month, Diess indicated that VW is considering the option of increasing stakes in local joint ventures to expand in the world’s largest auto market, part of a strategy review due to be completed by early next year.

His chances of boosting VW’s equity ties in China may be the best yet as Chinese authorities ease restrictions for foreign manufacturers and slowing market growth adds pressure on local peers. “All three joint ventures will benefit” as VW intends to “do more with all of them,” Diess said on Sunday.

‘Transforming Changes’

VW has ties with SAIC Motor Corp. and FAW Car Co., two of China’s largest manufacturers, after being one of the first foreign automakers to arrive in China more than three decades ago. Diess recently praised the two joint ventures as group leaders in productivity, quality and profitability.

“The Chinese auto market is in a critical transformation phase as the period of strong growth over more than two decades nears its end,” said Stefan Bratzel, a researcher at the Center of Automotive Management in Germany. “The transforming changes will come with a consolidation of the domestic industry in China.”

As part of the strategy review, VW is exploring options to acquire a stake in its third partner Anhui Jianghuai Automobile Group Corp., which is much smaller than SAIC or FAW. Any broader initiative would still have to involve those two as well.

“We have a lot to offer — and together we can be the strongest alliance in the industry,” Diess told the company’s staff newspaper in March. “This is a great opportunity for us and we need to take advantage of it.”

China Profits

The need is evident as China accounts for 40 percent of the VW group’s global deliveries and a large chunk of profit. The two main joint ventures raked in double-digit pretax profit margins in 2018 for another year despite the market’s decline, according to a presentation published on the corporate website.

The robust Chinese profits contrast with squeezed returns at home in Europe, where regulators embarked on a fresh round of tighter emissions limits. VW is pushing for deeper cuts in its German workforce to meet regional targets and free up more funds for future technologies.

VW’s woes in Europe, highlighted by costly struggles to adopt stricter emission tests and delayed vehicle projects like the next-generation Golf hatchback, reignited tension with powerful German labor leaders. Diess, 60, didn’t address the domestic wrangling on Sunday, while saying the newly unveiled I.D. Roomzz full-size electric SUV “embodies the transformation of our company.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Senza categoria

Cina. Riserve auree in continuo aumento. 1,864.30 tonnellate.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-14.

Pechino-Città-Proibita-da-Piazza-Tiananmen

China Adds 4 Metric Tonnes to Gold Reserves in October: PBOC

China Adds to Gold Reserves for First Time Since October 2016

China Scoops Up More Gold for Reserves as Global Risks Mount

China’s gold reserves continue to grow in February

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«China’s on a bullion-buying spree as Asia’s top economy expanded its gold reserves for a fourth straight month, adding to investors’ optimism that central banks from around the world will press on with a drive to build up holdings»

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«The People’s Bank of China raised reserves to 60.62 million ounces in March from 60.26 million a month earlier, according to data on its website on Sunday»

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«In tonnage terms, last month’s inflow was 11.2 tons, following the addition of 9.95 tons in February, 11.8 tons in January and 9.95 tons in December.»

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«The latest data from the PBOC indicate that the country has resumed adding gold to its reserves at a steady pace, much like the period from mid-2015 to October 2016, when the country boosted holdings almost every month»

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«Should China continue to accumulate bullion at the current rate over 2019, it may end the year as the top buyer after Russia, which added 274 tons in 2018»

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«Governments worldwide added 651.5 tons of bullion in 2018, the second-highest total on record, according to the World Gold Council»

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«Russia has quadrupled its reserves within the span of a decade amid President Vladimir Putin’s quest to break the country’s reliance on the dollar»

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Il problema delle riserve auree cinesi è alquanto complesso: da una parte la Banca Centrale rilascia i dati solo quando lo ritenga opportuno, dall’altra assieme alla riserva ufficiale dovrebbe essere conteggiato anche l’oro comprato dai privati. Nella maggior parte delle regioni cinesi, infatti, il possesso di oro monetato o come monile dovrebbe essere denunciato: la proprietà resta ed è garantita tale nel tempo, ma lo stato potrebbe avocarsi il diritto di confiscarlo in caso di particolarissimi eventi. In un certo qual senso, l’oro detenuto dai privati è una specie di estrema riserva di sicurezza.

Estimated Chinese Gold Reserves Surpass 20,000t


Bloomberg. 2019-04-08. China Is on a Big Gold-Buying Spree

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– Inflows since December increase to 42.9 tons as holdings climb

– Central-bank demand will help to support prices, Goldman says

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China’s on a bullion-buying spree as Asia’s top economy expanded its gold reserves for a fourth straight month, adding to investors’ optimism that central banks from around the world will press on with a drive to build up holdings. Prices advanced back toward $1,300 an ounce.

The People’s Bank of China raised reserves to 60.62 million ounces in March from 60.26 million a month earlier, according to data on its website on Sunday. In tonnage terms, last month’s inflow was 11.2 tons, following the addition of 9.95 tons in February, 11.8 tons in January and 9.95 tons in December.

China, the world’s top gold producer and consumer, is facing signs of a slowing economy, even as progress is being made in trade negotiations with the U.S. The latest data from the PBOC indicate that the country has resumed adding gold to its reserves at a steady pace, much like the period from mid-2015 to October 2016, when the country boosted holdings almost every month. Should China continue to accumulate bullion at the current rate over 2019, it may end the year as the top buyer after Russia, which added 274 tons in 2018.

Last year’s bullion buying by emerging-market central banks was the most robust in a long time as countries diversified reserves, Ed Morse, Citigroup Inc.’s global head of commodities research, said in a Bloomberg TV interview on Monday. The bank’s positive on gold, targeting $1,400 by year-end.

Spot gold fell for a second month in March even after the Federal Reserve signaled it would pause rate hikes, which led to a surge in equities instead. Still, the longer-term outlook is more bullish as central-bank demand should help support prices, with inflows running as high as last year, according to Goldman Sachs Group Inc., which expects a rally to $1,450 an ounce over 12 months. Bullion for immediate delivery was at $1,297 on Monday.

Governments worldwide added 651.5 tons of bullion in 2018, the second-highest total on record, according to the World Gold Council. Russia has quadrupled its reserves within the span of a decade amid President Vladimir Putin’s quest to break the country’s reliance on the dollar, and data from the central bank show holdings rose 1 million ounces in February, the most since November.

China has previously gone long periods without revealing increases in gold holdings. When the central bank announced a 57 percent jump in reserves to 53.3 million ounces in mid-2015, it was the first update in six years. The latest pause was from October 2016 until December last year.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Senza categoria, Unione Europea

Germania. L’equilibrista sulla corda fa spettacolo, ma se cade è kaputt.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-12.

Das Brandenburger Tor in Berlin

Ogni tanto nella storia i tedeschi varano progetti fantasmagorici sulla riuscita dei quali non hanno il minimo dubbio e che ritengono essere risolutivi in modo totale ed assoluto. Il Progetto Vergeltungswaffe ne è un esempio lampante.

Di questi tempi la Germania si è lanciata in due progetti immani sui quali si stanno riversando fiumi di denaro pubblico: le alternative e la trazione elettrica. Così come le Vergeltungswaffe avrebbero dovuto portare alla certa vittoria finale, anche in questa occasione alternative e la trazione elettrica sono ampiamente pubblicizzate come gli strumenti della ineluttabile ripresa tedesca del controllo dei mercati mondiali.

I tedeschi ne sono certi come a suo tempo erano certi della immancabile vittoria finale, ma molte persone avanzano i loro dubbi.

Mettiamo anche che la Germania riesca a risolvere i non pochi problemi tecnici fino ad arrivare ad un prodotto sicuro, affidabile e prodotto anche a prezzi apparentemente competitivi.

Ci si pone il problema fino a qual punto la Germania riuscirà ad imporre il proprio prodotto innovativo sui mercati mondiali.

Con i concittadini che scendono in piazza per protestare contro il caro affitti, molti si stanno domandando donde potranno trarre le risorse per cambiare la vecchia automobile con una nuova e costosa.

Similmente, con un mercato cinese, indiano e, sia pure al momento a livelli inferiori, africano da motorizzare, ci si domanda come i tedeschi possano imporre i propri prodotti. Il mercato automobilistico dei paesi emergenti, ma anche di quelli emersi, richiede automobili a basso costo di acquisto, e non è sensibile ai problemi dell’inquinamento.

Poi, cosa non da poco, l’attuale guerra in corso sui dazi sembrerebbe aver dimostrato l’intrinseca fragilità dell’export tedesco. Basterebbe che una nazione imponesse dazi sulle autovetture tedesche, che anche i prodotti più tecnologicamente all’avanguardia sarebbe messi immediatamente fuori mercato.

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Da molti punti di vista questi progetti tedeschi sembrerebbero somigliare ad un gigantesco gioco di azzardo.

«The German auto industry—from BMW to Mercedes and Porsche—directly employs 800,000 people and has an export value of more than €240 billion ($269 billion)» Se questa industria dovesse andare in difficoltà, ne uscirebbe con le ossa rotte la Germania e, con essa, l’Unione Europea.

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Eppure ci sono precedenti che dovrebbero dare da pensare.

Germania. Rinnovabili. SolarWorld fallita. Era l’industria del futuro tedesco.

German Sun King’s SolarWorld to file for insolvency

Eolico. Anche TransAlta chiude i battenti dopo 23 anni di perdite.

Energie alternative e sussidi di stato. Fallimenti, manutenzione e ricambi.

Award-winning Surrey supplier of global wind turbines goes bankrupt

Maine wind power developer SunEdison files for bankruptcy protection

SunEdison files for bankruptcy

The Mercifully Short List of Fallen Solar Companies: 2015 Edition

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«Germany’s Postwar Prosperity Is on the Verge of Reversal – And no one—including the nation’s formidable banking and auto industries—is ready for it»

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«Germany today feels like it’s living out the final days of an era; there’s an air of impending change for which no one seems prepared. The country remains wealthy and politically stable, but it’s hard to escape a sense that Germans are complacent about the threats to the foundations of their prosperity.»

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«Beyond politics, there’s a technological revolution that will likely mean the end of the internal combustion engine. The German auto industry—from BMW to Mercedes and Porsche—directly employs 800,000 people and has an export value of more than €240 billion ($269 billion)»

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«That casts doubt on how much longer Germany can maintain its dominance of the global luxury-car market in the face of competition from China and elsewhere.»

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«That casts doubt on how much longer Germany can maintain its dominance of the global luxury-car market in the face of competition from China and elsewhere.

Then there’s the sclerotic banking sector. The Finance Ministry’s attempts to press once-mighty Deutsche Bank AG to merge with Commerzbank AG may save neither. Without a viable banking behemoth, where will German enterprise look for financing?»

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«None of this bodes well for the country’s outward-facing economy»

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«The world’s third-biggest exporter, Germany is more exposed than its competitors are to the headwinds of a global trade war»

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«The outlook for growth this year has been slashed amid an alarming slump that’s dragging down all of Europe»

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Bloomberg. 2019-04-11. Germany’s Postwar Prosperity Is on the Verge of Reversal

– And no one—including the nation’s formidable banking and auto industries—is ready for it.

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Anniversaries can be painful for Germany, and this year is full of pivotal ones. It’s the centenary of the Treaty of Versailles, which imposed punitive reparations on the country at the end of World War I and laid the foundation for the next conflagration. It marks 75 years since the D-Day invasion, which led to the toppling of the Nazis 11 months later. And it’s 30 years since the Berlin Wall fell. That symbol of the Cold War’s demise is also a reminder of the post-reunification divisions—financial, social, and political—that persist between the country’s east and west.

This year is shaping up to offer another uncomfortable milestone: the moment Europe’s biggest economy is forced to come to terms with its shortcomings. Germany today feels like it’s living out the final days of an era; there’s an air of impending change for which no one seems prepared. The country remains wealthy and politically stable, but it’s hard to escape a sense that Germans are complacent about the threats to the foundations of their prosperity.

The twilight of Angela Merkel’s long chancellorship is at the center of this atmosphere. She’s led the country through global crises—the 2008 collapse, the Greek meltdown, the influx of refugees, and various threats to the euro. Merkel was the champion of austerity, and yet her stewardship of the German economic engine kept the continent stable. Her handpicked successor, Annegret Kramp-Karrenbauer, is a mostly unknown quantity. Her main achievement so far is fending off an anti-Merkel candidate to head the Christian Democratic Union party.

Beyond politics, there’s a technological revolution that will likely mean the end of the internal combustion engine. The German auto industry—from BMW to Mercedes and Porsche—directly employs 800,000 people and has an export value of more than €240 billion ($269 billion), according to the German Association of the Automotive Industry. Volkswagen AG remains the world’s biggest automaker by sales volume, its admissions of emissions cheating notwithstanding. But the country that developed the first modern car in 1886—a Benz, more than two decades before Henry Ford’s Model T—has been slow to shift to electric vehicles. That casts doubt on how much longer Germany can maintain its dominance of the global luxury-car market in the face of competition from China and elsewhere.

Then there’s the sclerotic banking sector. The Finance Ministry’s attempts to press once-mighty Deutsche Bank AG to merge with Commerzbank AG may save neither. Without a viable banking behemoth, where will German enterprise look for financing?

None of this bodes well for the country’s outward-facing economy. The world’s third-biggest exporter, Germany is more exposed than its competitors are to the headwinds of a global trade war. The outlook for growth this year has been slashed amid an alarming slump that’s dragging down all of Europe. Meanwhile, fellow Group of 20 nations from Brazil to Italy are following Donald Trump in turning inward and adopting nationalist programs. Germany is isolated, exposed to overseas agendas that are echoed—faintly but worrisomely—in its own homegrown populism.

Yet it’s not all gloomy. Berlin is booming, and the benchmark DAX stock market index is up about 13 percent so far this year, as investors shrug off signs of economic weakness. The legions of small and midsize companies that make up the mighty Mittelstand remain innovative and highly specialized in premium niche areas. Germany is the third-most-automated country in the world. The shift to clean energy has turned the nation into a global center of renewables technology.

There’s another anniversary this year: Postwar Germany’s constitution came into force 70 years ago in May, and four months later the first federal government was elected, with Konrad Adenauer at its head. The economic miracle—Wirtschaftswunder—was just around the corner. If Germany can recover that spirit, this year may yet mark one more turnaround.

Pubblicato in: Senza categoria

Ong (ngo) hanno a cuore i giovani migranti perché poi se li scopano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-11.

2019-04-10__Liguoro_Ezio__001

Mamafrica “sfrattata”: “Siamo stati presi in giro dalle istituzioni”

Mama Africa Onlus presenta il calendario della solidarietà

«L’associazione Mama Africa Onlus – fondata da Enzo Liguoro e che da oltre vent’ anni aiuta e sostiene concretamente i bambini del Togo –  presenta  per la 20sima edizione: il calendario della solidarietà promosso quest’ anno dal nome “ Liberazione”. Questa sera, 1 dicembre alle ore 18. 30 presso il Plesso scolastico Piazza Donizetti inizierà la kermesse a cui seguirà il tour in tutti i comuni del vesuviano per il lancio del calendario, che consentirà di raccogliere fondi da destinare ai bambini orfani di Togo Ville.  Il programma della serata prevede anche testimonianze di chi è stato in Togo, un’esibizione di musica etnica a cura dei Gunà Percussion, la proiezione del nuovo video realizzato a Togoville e a Vogan dai ragazzi dell’ Associazione.»

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Certo che la ogn, ngo, Mamafrica aveva a cuore i poveri bambini di Togo Ville.

Li importavano dall’Africa e poi se li scopazzavano a piacere.

Ed il tutto utilizzando il denaro del Contribuente.

«La minaccia, nei confronti del giovanissimo ospite della casa famiglia in Africa, era di allontanarlo dalla struttura di accoglienza»

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«Avrebbe costretto più volte, dal 2007 al 2014, un ragazzino ospite di una casa famiglia a Togoville (Togo) a rapporti sessuali, dietro la minaccia di allontanarlo dalla struttura di accoglienza»

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«È l’accusa mossa dagli inquirenti nei confronti di un 72enne del Napoletano, fondatore e presidente di una Onlus all’epoca dei fatti impegnato in attività umanitarie in Africa»

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«La squadra mobile di Napoli l’ha oggi messo agli arresti domiciliari in applicazione di un’ordinanza emessa dal Tribunale di Nola»

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«Le indagini avrebbero consentito di “delineare un grave, univoco e concordante quadro indiziario ai danni della persona indagata“»

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Questa è la amara realtà delle ong, ngo: strepitano per ottenere finanziamenti pubblici, elargiti da conniventi, utilizzandoli poi per importare clandestinamente ed illegalmente la carnina della quale si compiacciono.

Questa gente ci fa apprezzare la chiara onestà dei negrieri portoghesi.

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Fondatore Onlus arrestato: avrebbe costretto un minorenne togolese a rapporti sessuali

La minaccia, nei confronti del giovanissimo ospite della casa famiglia in Africa, era di allontanarlo dalla struttura di accoglienza.

Avrebbe costretto più volte, dal 2007 al 2014, un ragazzino ospite di una casa famiglia a Togoville (Togo) a rapporti sessuali, dietro la minaccia di allontanarlo dalla struttura di accoglienza.

È l’accusa mossa dagli inquirenti nei confronti di un 72enne del Napoletano, fondatore e presidente di una Onlus all’epoca dei fatti impegnato in attività umanitarie in Africa.

La squadra mobile di Napoli l’ha oggi messo agli arresti domiciliari in applicazione di un’ordinanza emessa dal Tribunale di Nola.

Le indagini avrebbero consentito di “delineare un grave, univoco e concordante quadro indiziario ai danni della persona indagata“. La minaccia, nei riguardi del giovane africano al tempo minorenne, era di allontanarlo dalla struttura di accoglienza, facendogli quindi perdere ogni forma di assistenza, compreso l’alloggio, i due pasti al giorno ed il diritto allo studio.

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Il caso di Enzo Liguoro arrestato: le accuse al fondatore di MamAfrica, tutto quello che sappiamo

Questione da esaminare con attenzione, soprattutto dopo la proliferazione di diversi post social

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Ci sono alcune informazioni che dobbiamo assolutamente riepilogare per quanto riguarda il caso di Enzo Liguoro arrestato, in quanto il fondatore di MamAfrica in queste ore è protagonista di un vero e proprio caso dopo la notizia diffusa dall’ANSA nella giornata di ieri. L’accusa è questa di violenza sessuale nei confronti di un bambino africano nel Togo. La fonte, a dirla tutta, si limita a fornire le iniziali di battesimo dell’uomo, vale a dire V. L. Tuttavia, ci sono pochi dubbi sull’associazione tra questa figura e quella finita al centro di tantissimi post di sdegno sui social, come si potrà notare anche dalla pagina “Chi Siamo” della Onlus (qui potete trovare maggiori informazioni in merito).

Fondamentale, come sempre avviene in questi casi, fare un po’ di ordine per evitare che venga alimentata disinformazione. Se da un lato è vero che molte fonti autorevoli parlino dell’arresto del fondatore di MamAfrica, e che al contempo ci sia il sito ufficiale a dire che tale figura sia Enzo Liguori, allo stesso tempo è importante precisare che il giustizialismo social in casi del genere non sia mai corretto. A maggior ragione con un processo eventuale all’orizzonte.

Allo stesso tempo gravi accuse vengono rivolte a MamAfrica, per una sorta di responsabilità oggettiva di cui nessuna testata parla. In realtà secondo le prime ricostruzioni disponibili, sarebbe stata proprio la denuncia di un volontario a far partire le indagini. La pagina Facebook della onlus al momento non è più disponibile, ma prima della rimozione era apparso un post in cui venivano preannunciate prese di posizione ufficiali tramite alcuni legali.

Probabile che la scelta sia scaturita dai tanti messaggi giunti alla stessa pagina, ma anche qui l’invito agli utenti social volge verso la prudenza. Staremo a vedere se e come Enzo Liguoro saprà chiarire la propria posizione, fermo restando che ad oggi qualsiasi sentenza su Facebook sarebbe troppo affrettata.

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Storie di immigrazione ed integrazione sotto il Vesuvio. Ecco gli angeli vesuviani che “amano i colori”

Vesuvio: ultimo approdo di un viaggio lungo un continente. Nuova patria per chi dal suo paese scappa, desiderando l’alba di una nuova vita, lontana dagli orrori della guerra e più vicina alle dolci carezze di chi gli permette ancora di sognare.

Vesuvio: terra di accoglienza e di umanità. Gigante buono; luogo d’origine di “angeli” che dedicano la loro vita alla solidarietà verso i più deboli, offrendogli pasti caldi, un tetto sulle loro teste, amorevoli cure e percorsi di integrazione.

PAPA’ ENZO E LA SUA (MAMA)AFRICA. Si chiama Enzo Liguoro, ma per i cittadini di Pollena Trocchia, e per i suoi ragazzi africani è “Papà Enzo”, il fondatore di Mama Africa Onlus: un’associazione che ha scelto la linea del volontariato come realtà operativa a costo zero. “Niente buonismo!- ribadisce più volte il dottor Liguoro – Si vuol restituire, almeno in parte, ai giovani africani depredati dal vecchio e nuovo colonialismo, quanto loro spetterebbe di diritto. Consapevoli che la solidarietà è solo il mezzo, il fine è la giustizia“.

Docente di geografia politica per oltre 35 anni, e viaggiatore “incallito”, a seguito di una esperienza in Congo, ha deciso di sposare la causa della gente africana: “Dopo aver visto la sofferenza delle popolazioni africane – dice “il professore” – sarebbe stato disumano decidere di non fare qualcosa di concreto”.

 E così ha ospitato in Italia, presso la sua casa, “quella in cui non si può entrare se si è razzisti”,- recita così il cartellone all’ingresso della sua abitazione – ben 8 ragazzi: 6 dal Congo, 2 dal Togo, dove, da Giugno 2006, con il suo pensionamento, ha potuto dedicarsi alla nascita di una casa-famiglie per bambini orfani nel villaggio di Togoville. Adesso vive quasi stabilmente in Africa anche se costretto a ritornare in Italia per curarsi dai continui attacchi di malaria. Ci parla di un vesuviano solidale. Per nulla incline al razzismo, sebbene qualche singolo episodio di “bullismo” accaduto, e la legge Bossi-Fini “che vede come una minaccia l’extracomunitario”.

LA VULCANICA ANNA SCHETTINI: DAL POSTO FISSO E DALLA SEZONE DI PARTITO AL PRECARIATO E ALLA DENUNCIA DELLE TRATTE DI DONNE. Se Mama Africa e la mission di “Papà Enzo” rappresentano forse l’emblema di un Vesuviano multirazziale e contento di esserlo; la vulcanica Anna Schettini e la sua Cooperativa Shannara di Portici, nata nel ‘99 ispirandosi ai principi di pace, libertà, giustizia e solidarietà sociale e con finalità di promozione, prevenzione ed intervento su situazioni di disagio sociale e di emarginazione, costituiscono il simbolo dell’accoglienza a 360 gradi per minori e rifugiati politici.

Dopo una giovinezza dedicata al volontariato, e dopo i viaggi in Nord Italia e in Germania, Anna, nel ‘96, ha maturato l’idea di una casa-famiglie per minori a rischio: “Smantellai la mia sezione di Partito, e lasciai il posto fisso come dipendente delle ferrovie dello Stato. Ad oggi la mia cooperativa ha ospitato oltre 170 ragazzi tra Italiani e stranieri. Questi ultimi tutti inseritesi alla grande nella cultura napoletana e nel mondo lavorativo. Sono perlopiù nigeriani. Spesso donne, impiegate in passato nella tratta della prostituzione. In Italia difficilmente riscontrato problemi legati al razzismo. Forse solo una volta a San Giorgio. Ricordo che allora richiesi l’aiuto dell’Amministrazione comunale che non tardò ad arrivare. Poi nulla più. Noi napoletani siamo un popolo vicino alle sofferenze dei migranti”.

E così addio al posto fisso e alle logiche partitiche per poter aiutare il prossimo. Nonostante il precariato, la burocrazia lenta e difficile e i vari “momenti di difficoltà” affrontati, Anna non si è mai pentita della scelta fatta: “Ci sono stati momenti davvero bui per poter mandare avanti la mia azione. Tutta colpa della complessità e lentezza della costosa burocrazia italiana. Ma, ad oggi, posso dire che il peggio è passato. E sono orgogliosa di quanto riuscito a fare. Ancora oggi resto in contatto con tutti i ragazzi di cui mi sono presa cura. Quella che mi è impressa maggiormente nel cuore è una ragazza rumena che ha avuto il coraggio di denunciare un sistema criminale che ha le sue basi in Romania, ma opera anche in Italia”

GIUSEPPE CIRILLO E LA SUA “MISSION” D’ACCOGLIENZA CON EMERGENCY NEL DESERTO CIVILE DI CASTEL VOLTURNO. Non solo accoglienza e integrazione, ma anche assistenza sanitaria: Giuseppe Cirillo, medico pediatra porticese, volontario per Emergency, gestisce da circa un anno e mezzo un ambulatorio in quella che è considerata la nuova Scampia campana, Castel Volturno. “La scelta di dedicarmi a questa missione è nata anche per continuare quella che è la mia professione. Dopo aver lavorato 25 anni in ospedale; esser stato Direttore del Centro studi sociosanitari del Comune di Napoli e dell’Asl Na1, e tra i principali promotori del programma Adozione Sociale, un progetto della Regione Campania su cui hanno lavorato 500/600 persone dal 2009 al 2012, riguardante metà della popolazione minorile regionale, e non più finanziato pur se richiesto da un accordo di Partenariato tra Regione e Comunità Europea, ho deciso di trasferire le mie competenze nel campo del volontariato”.

Giuseppe ci descrive il suo ambulatorio come uno spazio libero di accoglienza e di amore verso il prossimo, nonostante la lentezza della burocrazia che complica l’operato dei volontari, in un deserto civile, abbandonato al completo degrado, dove i bambini extracomunitari soffrono per lo più di patologie alimentari come l’obesità, e di malattie del sangue come la tubercolosi: “Tutto è cominciato con la richiesta di un bus, poi trasformato in un ambulatorio stabile. Adesso noi medici di Emergency svolgiamo un’attività medica specialistica, andandoci spesso anche a sostituire a molti servizi sanitari pubblici a cui gli extracomunitari del luogo non potrebbero mai avere accesso. Probabilmente andrebbe fatto ancora di più. Ma questa è un’altra storia…“.

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Italia. Generazione Y (18-32). La nuova carne da cannone, da macello.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-10.

2019-04-09__Millennials__001

In Italia la così detta Generazione Y, ossia di età compresa tra i 18 ed i 32 anni, assomma a circa otto milioni di persone.

Il Centro Studi dell’Associazione Civita in collaborazione con Baba Consulting ne fornisce queste caratteristiche:

– vive ancora in famiglia (76%),

– è single (93%)

– non ha figli (96%)

– il 41% ha una laurea o un titolo post laurea (in prevalenza scientifico)

– il 14% del campione lavora

– 4 Millennials su 10 sono occupati a tempo pieno

– mentre 6 su 10 sono studenti.

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Questi dati si presterebbero a molte argomentazioni.

Italia. Università. Fabbrica disoccupati e sottoccupati. I numeri ufficiali.

Italia. Questione Meridionale. Al sud la gente in miseria è più del 30%.

Italia. Il calo demografico bloccherà, tra l’altro, il sistema pensionistico.

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Il dato che maggiormente salta agli occhi consiste nel fatto che solo il 14% del campione lavora: se il 76% vive ancora in famiglia ciò è dovuto al semplice fatto che i genitori continuano a mantenerli.

Ma i genitori, ed i loro redditi lavorativi e/o pensionistici, non sono eterni: è nella logica naturale che in un futuro più o meno prossimo decedano, lasciando l’attuale Generazione Y senza fonte di sostentamento.

Più gli anni passano e meno probabile diventa l’immissione nel mondo del lavoro, se non in condizioni dequalificate.

Tuttavia l’aspetto peggiore è costituito dal fatto che, ragionando in termini medi, questa Generazione Y non versa contributi pensionistici per il semplice motivo che non lavora. Ma il tempo passa impietoso ed il sistema pensionistico è oramai quasi completamente transitato al sistema contributivo: le pensioni sono commensurate ai versamenti effettuati. Nessun versamento, nessuna pensione.

Si delinea quindi all’orizzonte una nuova catastrofe: tra circa trenta anni vi saranno milioni e milioni di persone che non avranno i contributi per garantirsi una pensione che permetta loro almeno di sopravvivere.

Nessuno ha la sfera di cristallo e nessuno intenda fare il negromante: nessuno può prevedere il futuro. Tuttavia queste considerazione sembrerebbero essere non lontane dal vero.

Se è vero che tra molti millennials circola l’idea di risolvere il problema pensionistico attuale tramite l’eutanasia, sarebbe altrettanto vero che tra una trentina di anni questo trattamento sarà richiesto per l’attuale Generazione Y.

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Emerge così nella sua imponenza il problema lavorativo.

Scopo di un governo dovrebbe essere quello di generare un ambiente idoneo alla generazione di posti di lavoro. Tutto il resto ha ben poca rilevanza.


Ansa. 2019-04-06. Generazione Z e Y, come sono i nuovi Millennials

Internazionali e precari, tra consumi e progettualità, la fotografia nel rapporto Civita.

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Internazionali, ma precari. Appassionati di film, serie tv e musica, ma spesso frenati dai costi. Non si riconoscono in classi generazionali, ma piuttosto, dicono ”sono ciò che faccio”. È la fotografia dei ragazzi delle Generazioni Y (18-32) e Z (15-17), ovvero i nati fra il 1986 ed il 2003, che oggi si trovano ad affrontare scelte chiave della loro vita, come l’uscita dalla famiglia di origine o il passaggio dallo studio al mondo del lavoro. A raccontarli è ”Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro” (ed.  Marsilio), XI Rapporto condotto dal Centro Studi dell’Associazione Civita in collaborazione con Baba Consulting.

    Ma chi sono questi ragazzi? La maggior parte, racconta l’indagine, vive ancora in famiglia (76%), è single (93%) e non ha figli (96%). Il 41% ha una laurea o un titolo post laurea (in prevalenza scientifico), il 14% del campione lavora (oltre 4 Millennials su 10 sono occupati a tempo pieno), mentre 6 su 10 sono studenti. Si descrivono tutti con una certa propensione all’internazionalità, i Millennials ”ambiziosi” ma minati dalla ”precarietà”, i giovanissimi della Gen Z ”curiosi” e ”felici”. La loro socialità tende a polarizzarsi nell’ambito ristretto della famiglia, degli amici e delle relazioni amorose (pilastri sicuri ed inattaccabili in stretta connessione con la tradizione, cui il concetto di Cultura si associa fortemente), con disinteresse e disaffezione per le istanze sociali e collettive.

    Rispetto al vivere la Cultura, l’indagine li suddivide in quattro cluster: Custodi (Millennials, 25-32 anni di genere femminile) con una visione di stampo conservativo-tradizionalista; Artefici (15-17 anni di genere maschile), che vivono la Cultura come un’esplorazione di proposte originali; Cercatori (in prevalenza di genere femminile e nel Mezzogiorno), che la vedono come potenziale leva di crescita; e Funamboli (più istruiti, ubicati al Nord Ovest e dediti al lavoro) che la percepiscono come complesso di conoscenze aperto e dinamico, fra tutela della tradizione e sperimentazione.

    La buona notizia è che per la maggioranza dei ragazzi la Cultura fa parte della propria sfera di esperienza, è vicina al proprio mondo. Un corredo di conoscenze che per lo più si eredita dai genitori (63%). In termini di vissuto, metà del campione ama frequentare cinema, teatri, musei, concerti, letture, anche per arricchire personalità, social reputation e crescere professionalmente. Ma 5 su 10 dichiarano di non fruire appieno dell’offerta della propria città, sia per scarsa conoscenza che per disinteresse. Ruolo chiave nella formazione culturale, dicono, dovrebbero averlo scuola e università (70%), media e internet (50%), famiglia (48%), istituzioni (44%), queste ultime sentite distanti, in particolare dalla Gen Z. Oltre 6 su 10 prediligono web e social network, seguiti dal passaparola (33%), in linea con l’attuale pratica dello sharing.
    Quanto ai consumi, la fanno da padrone film, web series e musica: per la Gen Z come momento di condivisione con gli amici attraverso gruppi e communities, mentre la Gen Y preferisce un consumo privato. Tutti in prevalenza su piattaforme di streaming online (Spotify e Youtube per la musica e Netflix per film e serie), con la tv ”tradizionale” all’angolo e cinema troppo costoso.

    Sul fronte della produzione partecipano tra il 33% e il 14%), protagonisti sono per lo più giovani della Gen Z, impegnati in ambiti quali fotografia, produzione audiovisiva e danza. Anche qui il costo è la barriera maggiore (39%), seguito dalla mancanza di luoghi idonei (36%), persone con cui condividere e co-produrre (33%) e supporto informativo (26%). Il web, specie per i più giovani, è la fonte di ispirazione e supporto privilegiata, mentre lo strumento per la condivisione delle proprie opere è Instagram, seguito da Facebook e WhatsApp. Anche il tag è visto come forma di produzione creativa, a metà fra scrittura e disegno.

Pubblicato in: Medicina e Biologia, Senza categoria

New York. Emergenza e cordone sanitario per epidemia morbillo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

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«Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria in tutta la città a causa dell’epidemia di morbillo diffusasi a Brooklyn e ha ordinato la vaccinazione obbligatoria in quattro aree più a rischio.»

*

«New York City has declared the measles outbreak affecting the Orthodox Jewish community in Williamsburg to be a public health emergency»

*

«Unvaccinated people living in select ZIP codes will be required to receive the measles, mumps and rubella vaccine, known as MMR, to curtail the outbreak and protect others»

*

«Under the mandatory vaccinations, members of the city’s Department of Health and Mental Hygiene will check the vaccination records of any individual who may have been in contact with infected patients»

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La gente dovrebbe smetterla di parlare solo perché ha l’apparato fonatorio e nulla di interposto tra le due orecchie.

Il Paramyxovirus se ne fa un baffo a torciglione delle insane paturnie e dei deliri.

Tutti i costi del cordone sanitario dovrebbero essere addebitati a tutti i non vaccinati.

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Allarme morbillo, New York dichiara emergenza sanitaria

 Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria in tutta la città a causa dell’epidemia di morbillo diffusasi a Brooklyn e ha ordinato la vaccinazione obbligatoria in quattro aree più a rischio.

 Dal mese di settembre sono oltre 250 le persone che a New York hanno contratto il virus del morbillo, generando allarme soprattutto tra la comunità ebraico ortodossa di Williamsburg. Secondo quanto stabilito dal sindaco de Blasio tutte le persone non vaccinate di quattro aree di Brooklyn dovranno al piu’ presto farlo, compresi i bambini oltre i sei mesi di eta’. Chi non si sottoporrà al vaccino rischia una multa di mille dollari. De Blasio ha anche ordinato a tutte le scuole religiose e agli asili nido della comunità ebraico ortodossa di non accettare alunni e studenti non vaccinati, pena la chiusura degli istituti. 

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New York City declares a public health emergency amid Brooklyn measles outbreak [Cnn]

New York City has declared the measles outbreak affecting the Orthodox Jewish community in Williamsburg to be a public health emergency, Mayor Bill de Blasio said Tuesday.

Unvaccinated people living in select ZIP codes will be required to receive the measles, mumps and rubella vaccine, known as MMR, to curtail the outbreak and protect others, he said.

Under the mandatory vaccinations, members of the city’s Department of Health and Mental Hygiene will check the vaccination records of any individual who may have been in contact with infected patients. Those who have not received the MMR vaccine or do not have evidence of immunity may be given a violation and could be fined $1,000.

“Every hour, every day matters here. If people would just go and get vaccinated, there’s no cause for a fine,” de Blasio said. “It’s not our goal to issue violations. We want to simply solve the problem.”

New Yorkers should call 311 to access a list of facilities that can provide the measles vaccine at low or no cost, de Blasio said.

The public health emergency comes in response to 285 cases of measles reported in Brooklyn and Queens since the beginning of the outbreak in October. The same outbreak is responsible for 15 cases of measles in Orange County, New York, and 168 cases in Rockland County, New York. The outbreak began when, according to health officials, an unvaccinated child became infected with the illness while visiting Israel.

“Since then, there have been additional people from Brooklyn and Queens who were unvaccinated and acquired measles while in Israel. People who did not travel were also infected in Brooklyn and Rockland County,” the New York City Department of Health and Mental Hygiene says.

Of the 285 New York City cases, the range of ages has been 1 month to 66 years, with 246 children affected, Health Commissioner Dr. Oxiris Barbot said Tuesday. Five of 21 hospitalized cases have been admitted to the intensive care unit, she added.

Deputy Mayor for Health and Human Services Dr. Herminia Palacio warned of “measles parties,” where parents bring together unvaccinated children with a sick child to intentionally spread the disease.

“Avoid this practice,” Palacio said. Measles parties are dangerous because the disease can be fatal. “This vaccine is safe,” she added, noting that it not only protects your child, it protects other people. “A variety of misunderstandings and frank untruths that are being propagated through a variety of channels.”

Despite problems, there are hopeful signs, Barbot noted. Since September, 8,000 people have been vaccinated.

Measles is a highly contagious, vaccine-preventable respiratory illness characterized by a rash of flat red spots. Symptoms may include fever, cough, runny nose and watery eyes.

Measles can also lead to death when complications become too severe, according to the US Centers for Disease Control and Prevention. About 1 child out of every 1,000 who get measles will develop encephalitis — swelling of the brain — that can lead to convulsions, deafness or intellectual disability. As many as 1 out of every 20 children with measles will get pneumonia, the agency reports.

“You can be infectious four days before you actually develop the rash,” Barbot said. Measles is an airborne disease, so a sneeze can spread it, and infectious germs can last two hours after a person has left the room.

“There’s nothing in Talmudic law that prohibits vaccination,” Barbot said.

Nationwide, measles outbreaks have been reported in 19 states: Arizona, California, Colorado, Connecticut, Florida, Georgia, Illinois, Indiana, Kentucky, Massachusetts, Michigan, Missouri, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New York, Oregon, Texas and Washington.

At least 465 cases of measles have been reported across the United States since January 1, according to numbers shared by the CDC on Monday.

The total number of measles cases nationwide this year “is the second-greatest number of cases reported in the U.S. since measles was eliminated in 2000,” the CDC says. That threshold was reached last week when the national total for the year surpassed last year’s total of 372. The largest outbreak was in 2014, when there were 667 cases reported nationwide due to several large outbreaks.

Along with the outbreak affecting Brooklyn’s Orthodox Jewish community, Rockland County in upstate New York is also experiencing a high number of measles cases within its own Orthodox Jewish community.

As of Friday, the county reported 153 confirmed cases, though state health officials noted that additional cases have not been reported. Last month, in an effort to contain this outbreak, Rockland County banned unvaccinated people under age 18 from public places. Late Friday, acting state Supreme Court Justice Rolf Thorsen issued a restraining order to block the county from enforcing the ban.

Rockland County Executive Ed Day said Tuesday that he plans to appeal the judge’s decision.

He and members of the county’s Department of Health spent the weekend working on potential strategies for thwarting the outbreak that “jumped from 151 cases to 168 in just 10 days,” he said. “We are taking the steps we can take while waiting for the court to move forward.”

Rockland County Commissioner of Health Dr. Patricia Schnabel Ruppert explained that the county is in the process of developing new criteria to identify specific unvaccinated people who have been exposed to the measles in order to issue orders that require them to remain at home for 21 days, the length of the illness’ incubation period. If caught in violation of this rule, people will be fined, she said.

“The MMR vaccine works faster than the incubation of the disease,” Ruppert said.

“This disease has affected mainly children in the county,” she said. “Stay the heck home if you’ve been ill or exposed.”