Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Senza categoria

Open Arms. I ‘malati’ visitati quindi dal medico stavano benissimo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-16.

Miracolo 001

«I fondatori di Emergency e Open Arms, Gino Strada e Oscar Camps, hanno sottolineato come da 15 giorni la nave “è in mare con 134 persone a bordo. La situazione sulla nave è drammatica: da 15 giorni donne, uomini e bambini vivono costretti in spazi ristretti nella paura e nell’incertezza di quello che succederà. Sono persone che hanno vissuto l’orrore dei campi di detenzione in Libia: torture, stupri, lavori forzati. Hanno già sopportato enormi sofferenze, non possiamo aggiungerne altre”.

“Negli ultimi giorni le condizioni di salute psicofisica si sono ulteriormente aggravate con atti di autolesionismo e minacce di suicidio che rendono ingestibile la situazione e mettono in pericolo imminente di vita le persone a bordo.»

«l’Italia non rispetta la sentenza del tribunale che afferma la necessità di assistenza immediata e urgente»

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«Delle 13 persone visitate al Poliambulatorio dell’isola, “solo una giovane donna era in condizioni critiche per una brutta otite. Aspettiamo la visita dell’otorino prevista per lunedì. Gi altri sono stati dimessi tutti e sono stati portati all’hotspot” ha detto all’AdnKronos Francesco Cascio, che da qualche mese è il responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa.

“Siamo stati avvertiti dalla Guardia Costiera – ha raccontato – che a bordo della nave ci fossero una ventina di persone affette da varie patologie. Così ho chiesto di poterle visitare. Però poi i miei medici che li hanno visitati, perché io non ero presente, hanno detto che solo una ragazza era affetta da otite”. E “mi era stato detto che un’altra donna era affetta da emorragia vaginale – ha aggiunto – ma poi abbiamo potuto constatare che era un falso allarme perché aveva l’emoglobina a 11,3″»

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Guarigioni miracolose a Lampedusa!

Tutti i riferiti malati fatti sbarcare con somma urgenza dalla Open Arms stavano benissimo, e son stati subito dimessi dal poliambulatorio di Lampedusa.

La donna con riferita ‘emorragia vaginale’ aveva 11.2 di emoglobina …..


Adnk. 2019-08-16. Viminale-Tar, scintille su Open Arms

Scontro sulla Open Arms. Il Viminale ha dato mandato all’Avvocatura dello Stato di impugnare la decisione del Tar a proposito del divieto di ingresso in acque territoriali. Lo riferiscono fonti del Viminale. “Peraltro nessun Paese europeo – sottolineano le stesse fonti – ha avanzato passi formali in direzione dell’accoglienza degli immigrati a bordo, mentre l’Italia sta ancora aspettando che altri Stati mantengano la parola data e prendano in carico quanti promesso in passato”.

Secondo quanto ha annunciato una portavoce della Commissione europea, “sei Paesi membri sono pronti a dimostrare solidarietà e a partecipare alla redistribuzione” ha detto Vanessa Mock. Che ha ricordato come “la scorsa settimana la Commissione europea è stata impegnata in contatti intensi e siamo grati per la cooperazione” da parte di Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Spagna. L’esecutivo di Bruxelles, ha sottolineato, “è pronto a fornire coordinamento e supporto operativo sul terreno non appena ci sarà richiesto e vuole che si trovi una soluzione per lo sbarco delle persone”.

LA UE – Mock ha ribadito che “la situazione delle persone bloccate in mare per giorni e settimane è insostenibile” e ha rinnovato l’appello della Commissione ai Paesi membri perché si trovino “con urgenza soluzioni sostenibili e prevedibili” per permettere il rapido sbarco dei migranti in modo che ricevano le cure di cui hanno bisogno. “Questa – ha sottolineato – non è responsabilità di uno o due Stati membri, ma dell’intera Europa”.

Per il fondatore della Ong Proactiva, “l’Italia non rispetta la sentenza del tribunale che afferma la necessità di assistenza immediata e urgente” ha denunciato Oscar Camps, parlando di “reclusione forzata” dei migranti a bordo. “Peggio dei delinquenti – ha scritto su Twitter – questa reclusione forzata viola le regole minime per il trattamento dei detenuti adottate dal primo Congresso delle Nazioni Unite sul trattamento dei criminali”.

IL FASCICOLO – Intanto, da quanto si apprende, l’inchiesta per sequestro di persona aperta dalla Procura di Agrigento è a carico di ignoti: è un atto dovuto dopo i due esposti presentati dai legali della nave della Ong spagnola e dai giuristi democratici. I legali hanno chiesto di procedere per sequestro di persona, violenza privata e abuso in atti di ufficio.

Nell’esposto presentato dai giuristi democratici viene contestata la condotta del prefetto di Agrigento Dario Caputo: in particolare i giuristi parlano di un “mancato rispetto dell’ordinanza del Tar del Lazio” sulla gestione dello sbarco dei migranti. L’altra denuncia è stata presentata dalla Ong “per ribadire – come spiegano all’AdnKronos – quanto già chiesto lo scorso 10 agosto, considerando il peggioramento delle condizioni sulla nave”. Secondo i legali della Open Arms non sarebbe stato dato seguito all’ordinanza del Tar del Lazio che ha consentito alla nave di entrare nelle acque territoriali per consentire il soccorso immediato delle persone bisognose. Nei giorni scorsi la Procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio, aveva aperto un primo fascicolo sulla vicenda, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico di ignoti, e uno per abuso d’ufficio. Il fascicolo è stato inviato alla Procura di Roma per competenza.

LA DENUNCIA – I fondatori di Emergency e Open Arms, Gino Strada e Oscar Camps, hanno sottolineato come da 15 giorni la nave “è in mare con 134 persone a bordo. La situazione sulla nave è drammatica: da 15 giorni donne, uomini e bambini vivono costretti in spazi ristretti nella paura e nell’incertezza di quello che succederà. Sono persone che hanno vissuto l’orrore dei campi di detenzione in Libia: torture, stupri, lavori forzati. Hanno già sopportato enormi sofferenze, non possiamo aggiungerne altre”.

“Negli ultimi giorni le condizioni di salute psicofisica si sono ulteriormente aggravate con atti di autolesionismo e minacce di suicidio che rendono ingestibile la situazione e mettono in pericolo imminente di vita le persone a bordo. Bisogna agire nelle prossime ore – dicono Camps e Strada -. Chiediamo che sia immediatamente autorizzato lo sbarco a Lampedusa prima che si aggiungano altre tragedie a quelle già vissute”.

EUROPARLAMENTO – Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli: “La mia segreteria è̀ entrata in contatto con il comandante della missione Open Arms che ci ha descritto condizioni al limite del sopportabile. La situazione è diventata drammatica”. Sassoli ha ricordato che “gli immigrati sono bloccati sulla nave da 14 giorni a 1 km dal porto di Lampedusa, cedendo ad atti di autolesionismo e perdendo la percezione della realtà. Le condizioni igieniche a bordo sono ormai precarie ed è̀ necessario consentire immediatamente lo sbarco. Auspico – ha concluso – che le autorità̀ italiane capiscano la gravità̀ e l’urgenza umanitaria a bordo della nave, consentendo loro di entrare in porto oggi stesso”.

Via social Open Arms ribadisce tutta la drammaticità della situazione: “Giorno 15. Viviamo a bordo un’agonia insopportabile. 6 evacuazioni di emergenza in 2 settimane di calvario. Terra in vista e nessuna soluzione. I diritti delle 134 persone vengono calpestati ogni minuto di più. Se la politica europea non sa trovare soluzioni, chi deve farlo?”. Nella tarda serata di giovedì sono state evacuate per motivi medici 9 persone, poi accompagnate a Lampedusa. E all’alba, sempre per motivi medici, altre tre persone sono state fatte scendere, come annunciato dalla stessa Ong su Twitter: “Evacuazione urgente di 3 persone e un accompagnatore per complicazioni mediche che richiedono cure specializzate. Tutte le persone a bordo devono essere fatte sbarcare urgentemente. L’umanità lo impone”. Si tratta di tre maghrebini. Tra le persone evacuate c’è anche un uomo con i piedi perforati da ferite di arma da fuoco. L’uomo è stato trasferito presso la Guardia Medica di Lampedusa per le cure del caso. Un altro migrante era a rischio setticemia.

IL MEDICO – Delle 13 persone visitate al Poliambulatorio dell’isola, “solo una giovane donna era in condizioni critiche per una brutta otite. Aspettiamo la visita dell’otorino prevista per lunedì. Gi altri sono stati dimessi tutti e sono stati portati all’hotspot” ha detto all’AdnKronos Francesco Cascio, che da qualche mese è il responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa.

“Siamo stati avvertiti dalla Guardia Costiera – ha raccontato – che a bordo della nave ci fossero una ventina di persone affette da varie patologie. Così ho chiesto di poterle visitare. Però poi i miei medici che li hanno visitati, perché io non ero presente, hanno detto che solo una ragazza era affetta da otite”. E “mi era stato detto che un’altra donna era affetta da emorragia vaginale – ha aggiunto – ma poi abbiamo potuto constatare che era un falso allarme perché aveva l’emoglobina a 11,3”.

LE POLEMICHE – E ancora: “Queste polemiche sui referti medici dei migranti visitati al Poliambulatorio sono davvero fuori luogo. Un referto non può essere fazioso. Siamo medici e sono atti ufficiali. Non capisco davvero queste polemiche” ha poi detto all’AdnKronos Cascio, commentando i dubbi sollevati da più parti dopo le visite seguite sui 13 migranti evacuati dalla Open Arms. “Stavano bene – ha ribadito – solo una ragazza aveva una otite e verrà visitata lunedì dall’otorino che aspettiamo. Gli altri sono stati dimessi perché stanno bene”.

A Cascio era stata anche segnalata la presenza di 20 migranti affetti da scabbia “ma tra i 13 migranti visitati non c’erano vasi di scabbia”, come ha spiegato. “Il referto non è stato firmato da me ma dai medici del Poliambulatorio”. Fino a poco tempo fa Cascio faceva politica a tempo pieno, prima da deputato nazionale di Forza Italia, poi da Presidente dell’Ars. “Io faccio il medico, forse qualcuno pensa che non potrei farlo dal momento che ho fatto politica?”.

GARANTE DETENUTI – Il Garante nazionale delle persone private della libertà, Maura Palma, segue con “preoccupazione” gli sviluppi della situazione delle persone a bordo della nave Open Arms. Il Garante, dopo una lunga e cordiale interlocuzione telefonica con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha inviato una lettera al ministro dell’Interno che aveva dato notizia di un decreto di divieto di sbarco e ai ministri della Difesa e delle Infrastrutture e trasporti, oltre che allo stesso presidente del Consiglio.

Nella lettera il Garante esprime “forte preoccupazione” per la perdurante situazione di privazione de facto della libertà delle persone a bordo della nave e per l’impatto che tale situazione ha sui diritti fondamentali delle persone soccorse, sul loro precario equilibrio psico-fisico, certificato anche da una équipe medica di ‘Emergency’, sul concretizzarsi di una condizione di ‘trattamento inumano o degradante’, vietato in modo inderogabile dall’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani.

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TAR Lazio. Un’altra sentenza politica. I magistrati credono di essere onnipotenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-15.


201908-14__Tar__001

Il Tribunale del Tar Lazio, nella persona del Presidente Leonardo Pasanisi, si è arrogato il diritto di bloccare una direttiva governativa emettendo una sentenza di carattere squisitamente politico, N. 054791/219 REG. PROV. CAU. N.10780/2019 REG. RJC

«…. DECRETO

sul ricorso numero di registro generale 10780 del 2019, proposto da Foundacion Proa (Pro – Activa Open Arma), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Arturo Salemi, Mario Antonio Angelelli, Maria Rosaria Damizia, Giuseppe Niooletti, Gaetano Mario Pasqualino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, Ministero della Difsa, in persona del Ministro pro tempore, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in persona del Ministro pro tempore, Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente pro tempore non costituiti in giudizio; ….»

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Il giudice ha sentito la parte ricorrente, i medical report, la relazione psicologica e la dichiarazione del capo missioni. Con il vivo senso della giustizia che contraddistingue i giudici liberal non ha sentito le argomentazioni di controparte.

Tanto la sentenza era già stata decisa: il giudice Pasanisi doveva solo firmarla.

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I recenti fatti del Consiglio Superiore della Magistratura, ove le cariche erano messe in vendita ma concesse solo a persone politicamente vicine. ci danno un significativo quadretto della magistratura italiana, forse la più politicizzata del mondo. Nemmeno ai tempi di Stalin si vedevano cose del genere.

La divisione dei poteri è invocata solo a preservazione dei loro privilegi politici: i magistrati sono politici e politici di parte.

Questa è un’altra sentenza politica.

Se è vero che nel 1943 si era impotenti contro lo strapotere dei nazionalsocialisti e dei fascisti, sarebbe anche vero ricordare come questi furono trattati dopo che gli alleati ci liberarono.

Quanti magistrati dell’epoca finirono con le scarpe al sole!

Beh: occorre avere ancora un po’ di pazienza.


Su Open Arms braccio di ferro tra Salvini e il Tar. Navi marina scortano nave Ong in acque italiane

Braccio di ferro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Tar del Lazio sull’ingresso nelle acque italiane di Open Arms.

Il Tar ha disposto la sospensione del divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane della Open Arms. E’ quanto sostiene la stessa Ong sottolineando che sulla base della decisione dei giudici “ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino in modo che i diritti delle 147 persone, da 13 giorni sul ponte della nostra nave, vengano garantiti”. “Alla luce della documentazione prodotta (medical report e relazione psicologica” e “della prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza” si giustifica “la concessione della richiesta” per “consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane e quindi di prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli”. E’ quanto rileva il Tar del Lazio accogliendo il ricorso di Open Arms e sospendendo il divieto di ingresso in acque italiane.

Il Viminale invece contesta la decisione del Tar del Lazio sulla sospensione del divieto di ingresso in acque italiane della Open Arms e proporrà ricorso urgente al Consiglio di Stato. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini inoltre, si apprende, è pronto a firmare un nuovo provvedimento di divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. La decisione di ricorrere al Consiglio di Stato, secondo quanto si apprende, sarebbe motivata dal fatto che agli avvenimenti citati nel provvedimento del Tar se ne sono aggiunti altri. Per giorni, si osserva, “Open Arms si è infatti trattenuta in acque Sar libiche e maltesi, ha anticipato altre operazioni di soccorso e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia”.

Intanto, due navi della Marina Militare stanno scortando a distanza verso le acque territoriali italiane la Open Arms, che attualmente naviga a tre nodi in direzione di Lampedusa. Lo si apprende da fonti della Difesa secondo le quali già dalla serata di ieri il ministro Elisabetta Trenta sta seguendo la vicenda. Dopo aver preso contatti con il Tribunale dei minori di Palermo ed essersi accertata delle condizioni dei 32 minori a bordo, il ministro nella giornata di ieri ha dato mandato al capo di stato maggiore dalla Difesa Vecciarelli di far avvicinare le due navi della Marina in modo da essere pronti ad un eventuale trasferimento. Il ministro è stato inoltre in contatto con le altre autorità di governo competenti per poter arrivare allo sbarco dei 32 miniori che si trovano in mare da 13 giorni.

In serata Salvini rincara la dose: “Continuo e continuerò a negare lo sbarco a chi pretende di portare dei clandestini sempre e solo in Italia. Se qualcuno la pensa diversamente se ne assuma la responsabilità”. La Open Arms, “nave spagnola di ong spagnola – aggiunge – era in acque maltesi e non si capisce perché un giudice italiano possa consentire l’ingresso nelle nostre acque”.

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Polonia. Elezioni Novembre. Sondaggi. PiS a 272 seggi. Maggioranza assoluta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-13.

2019-07-22__Polonia_001_Percentuali__001

Nel novembre di questo anno la Polonia tornerà alle urne per le elezioni politiche.

Il clima è teso per molteplici motivi.

L’attuale dirigenza dell’Unione Europea odia la Polonia di odio viscerale, perché non si è sottomessa all’ideologia liberal socialista, ha un forte governo identitario sovranista, è paese di spicco nel blocco del Visegrad, ed infine è stato causa efficiente delle debacle di Herr Weber e di Herr Timmermans. Si è ribellata inoltre all’asse francogermanico, avvicinandosi in modo anche plateale agli Stati Uniti ed alla Nato, di cui ospita sul suo territorio armamenti atomici avanzati.

I liberal socialisti europei hanno scatenato da tempo un’intensa battaglia ideologica e politica in Polonia, volta a sottominare le sue radici cristiane, storiche, sociali ed economiche, imponendo, grazie anche ai molti complici stipendiati, una intensa propaganda pro lgbt, e di esecrazione per la riforma della giustizia, che in buona sostanza mette i residui giudici comunisti fuori ruolo. Poi, per ironia del destino, la riforma giudiziaria polacca è la fotocopia del sistema giudiziario tedesco.

I risultati delle recenti elezioni mettono bene in luce l’entità dello scontro e delle forze dispiegate.

Rispetto alle passate elezioni politiche del 25 ottobre 2015, il PiS salirebbe dal 37.6% agli attuali 42.0%. Questa percentuale sarebbe in linea con il 45.4% ottenuto nelle elezioni europee ultime scorse e decisamente migliore del 34.1% ottenuto nelle elezioni amministrative, ove il fattore locale e dei candidati giocava un ruolo pesante. La propaganda ed il denaro dei liberal svolsero un ampio ruolo.

Il diretto avversario del PiS è Piattaforma Civica, PO.

«Civic Platform is a liberal-conservative political party in Poland. Civic Platform came to power following the 2007 general election as the major coalition partner in Poland’s government, with party leader Donald Tusk as Prime Minister of Poland. Tusk was re-elected as Prime Minister in the 2011 general election but stepped down three years later to assume the post of President of the European Council. Prime Minister Ewa Kopacz led the party in the 2015 general election but was defeated by the Law and Justice party. On 16 November 2015 Civic Platform government stepped down after exactly 8 years in power. In 2010 Civic Platform candidate Bronisław Komorowski was elected as President of Poland, but failed in running for re-election in 2015. PO is the second largest party in the Sejm, with 138 seats, and the Senate, with 33 seats. Civic Platform is a member of the European People’s Party (EPP).»

Questa formazione è stimata essere al 27%, contro il 24.1% ottenuto nelle elezioni del 2015. Nelle elezioni amministrative, il PO era arrivato ad ottenere il 38.5% dei suffragi, conquistando così anche molti grandi centri, ma senza sfondare nelle zone rurali. Sono questi sindaci comunisti a permettere le dimostrazioni liberal.

Ma i dati sulle percentuali non tengono conto della resa finale, in base alla legge elettorale.

2019-07-22__Polonia_002__Seggi__001

Ragionando in termini di seggi conquistati, il PiS è proiettato ai 272 seggi, contro i 235 ottenuti nel 2015. Sarebbe una ben solida maggioranza assoluta.

Piattaforma Civica ne conquisterebbe 160, contro i pregressi 138: un avanzamento, sicuramente, ma non di entità tale da scalzare il PiS dalla maggioranza assoluta.

Di qui a novembre possono accadere molti avvenimenti, ma al momento attuale la situazione sembrerebbe essere saldamente in mano del PiS.

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Oro. Una successione di spike e drop. Alle 22:28 quotava 1,524.18.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-12.

2019-08-12__Oro__

Dovrebbe essere evidente come si stiano fronteggiando due grandi banche centrali, una rialzista e l’altra ribassista.

Si tenga presente che sotto il periodo dell’Assunzione il mercato abbia volume ridotti rispetto la norma, per cui anche movimenti di modesta entità possono determinare significative variazione della quotazione.

Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Senza categoria, Unione Europea

Germania. Anche l’export crolla del -8% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-12.

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«Exports from Germany plunged 8 percent year-on-year to EUR 106.1 billion in June 2019. Sales to the EU dropped 6.2 percent to EUR 63.5 billion, of which Euro area (-5.6 percent to EUR 40.6 billion) and non-Euro area countries (-7.2 percent to EUR 23 billion). In addition, exports to countries outside the EU slumped 10.7 percent to EUR 42.6 billion. Exports in Germany averaged 32157.58 EUR Million from 1950 until 2019, reaching an all time high of 118235 EUR Million in March of 2019 and a record low of 226.39 EUR Million in January of 1950.»

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La Germania è oramai in fase depressiva.

Con il comparto industriale produttivo in netta contrazione va di conserva che l’export abbia avuto un crollo.

Ed a settembre si vota.

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Brasile. Produzione auto +14.2% mese su mese. Con i socialisti in galera si cresce.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-10.

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«Automobile production in Brazil jumped 14.2% and sales grew 9.1% in July from June»

«Brazil’s auto industry is recovering from a crushing depression that cost the country its place as one of the world’s five biggest auto markets»

«Trade rules in Brazil are changing under a right-wing government that has promised to open up one of the world’s largest but most closed economies»

«Automakers in Brazil produced some 266,400 new cars and trucks last month, while new vehicle sales totaled 243,600 vehicles»

«Compared to a year ago, auto output rose 8.4% percent and sales climbed 12%.»

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Tutto ciò che è stato puntigliosamente imputato a Mr Bolsonaro costituisce la motivazione per cui ha vinto le elezioni presidenziali, ed anche con largo margine.

How a homophobic, misogynist, racist ‘thing’ could be Brazil’s next president

Brasile. Bolsonaro. I fondi delle ngo saranno supervisionati.

«This is the beginning of Brazil’s liberation from socialism, political correctness and a bloated state»

«the distortion of human rights and the breakdown of the family»

«economic irresponsibility and ideological submission.»

«There are hundreds of bureaucratic governing bodies across Brazil, of regulators as well. … We have to untangle the mess»

«Brazil would no longer serve the interests of international non-governmental organizations»

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Visto? Bastava veramente poco per rimettere in moto il sistema economico brasiliano.

Mettere in galera i caporioni socialisti e smantellare tutto ciò che era stato fatto nel nome dell’ideologia liberal e socialista.

Un esempio che dovrebbe essere seguito.


Reuters. 2019-08-07. Brazil auto production jumps 14.2% in July from June

SAO PAULO (Reuters) – Automobile production in Brazil jumped 14.2% and sales grew 9.1% in July from June, the best performance for the month since 2014, the national automakers’ association Anfavea said on Tuesday.

Brazil’s auto industry is recovering from a crushing depression that cost the country its place as one of the world’s five biggest auto markets, even as automakers are still struggling with low margins.

Auto exports to depressed Argentina, Brazil’s largest foreign destination for its cars, are down 38.4% so far in 2019 compared to a year ago, Anfavea said.

Trade rules in Brazil are changing under a right-wing government that has promised to open up one of the world’s largest but most closed economies. Automakers are figuring out what to do following an initial trade deal with the European Union, as well as changes in trade rules with Mexico, both of which could usher a flood of foreign vehicles into the country.

Anfavea president Luiz Carlos Moraes told reporters on Tuesday that 87.9% of Brazil’s auto market is fulfilled with domestically-made cars.

He said Brazil already has a lot of competition, but said that automakers struggle with high and complex taxes that Anfavea is pushing to change.

Automakers in Brazil produced some 266,400 new cars and trucks last month, while new vehicle sales totaled 243,600 vehicles, according to Anfavea data.

Compared to a year ago, auto output rose 8.4% percent and sales climbed 12%.

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Kristalina Georgieva candidata EU all’Imf. Nominata con voti sovranisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-07.

unione europea 001

Il curriculum di Mrs Kristalina Georgieva è di gran pregio.

«Kristalina Georgieva (Sofia, 13 agosto 1953) è un’economista e politica bulgara, Direttrice generale della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo e della Agenzia internazionale per lo sviluppo dal 2 gennaio 2017.

Durante la presidenza Barroso è stata Commissario europeo per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi dal 2010 al 2014; dal 1º novembre 2014 al 31 dicembre 2016 ha ricoperto l’incarico di vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per il bilancio e le risorse umane nella Commissione Juncker.

Il 1° agosto 2019 è stata indicata dalla UE come candidata europea alla presidenza del Fondo Monetario Internazionale, battendo l’olandese Jeroen Dijsselbloem.

Kristalina Georgieva ha ottenuto un dottorato in economia e un master in economia politica e sociologia all’Università di economia nazionale e mondiale a Sofia. Ha svolto lavoro di ricerca e studi sulle politiche ambientali e l’economia delle risorse naturali alla London School of Economics e al Massachusetts Institute of Technology. Ha svolto vari incarichi accademici e di consulenza in Bulgaria e negli Stati Uniti e ha insegnato in molte università del mondo, tra cui il Massachusetts Institute of Technology, Yale University, Harvard University e London School of Economics.

Nel 1993 Georgieva ha iniziato a lavorare per la Banca Mondiale, dove ha ricoperto vari incarichi: economista ambientale per l’Europa e l’Asia centrale, direttrice del Dipartimento per l’ambiente, rappresentante permanente della Banca Mondiale in Russia (dal 2004 al 2007) e infine vicepresidente e direttrice delle strategie e delle azioni per lo sviluppo sostenibile.

Kristalina Georgieva è stata indicata dal governo bulgaro per la Commissione europea solo dopo che il Parlamento europeo aveva bocciato l’indicazione di Rumiana Jeleva, ritenuta insufficientemente competente e trasparente. L’audizione di Georgieva davanti al Parlamento europeo è stata invece positiva.» [Fonte]

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Se è vero che Mrs Kristalina Georgieva è di nascita e nazionalità bulgara, sarebbe altrettanto vero constatare come siano più di trenta anni che non vive in Bulgaria, avendo assunto incarichi di importanza crescente in numerose organizzazioni internazionali.

Forse, più che definirla ‘di destra‘, sarebbe più corretto indicarla come persona pratica:

«Georgieva si è costruita una reputazione presso la Banca Mondiale come campione della parità di genere e leader nella lotta globale contro il cambiamento climatico»

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«Sarà con tutta probabilità la bulgara Kristalina Georgieva a guidare il Fondo monetario internazionale dopo la partenza di Christine Lagarde per Francoforte a novembre. I ministri dell’economia della Ue l’hanno scelta come loro candidata preferendola all’olandese Jeroen Dijsselbloem, ma dopo una votazione tesa e contestata fino alla fine»

«La guerra tra Nord e Sud Europa ha segnato anche quest’ultima elezione, nonostante da scegliere stavolta ci fosse la guida di un’istituzione globale come il Fondo monetario e non un organismo europeo»

«Ma i due nomi rimasti in lizza dopo settimane di diplomazia, 24 ore di intensi contatti tra le capitali e un round ufficiale di votazione, descrivono bene la frattura che c’è nella Ue: l’ex presidente dell’Eurogruppo, Dijsselbloem, non è riuscito a trovare una maggioranza solida perché tutti i Paesi del Sud e dell’Est hanno preferito la sua avversaria Georgieva, che non si è ‘compromessa’ con le politiche di austerità arrivate dalla Troika in poi.»

«Il Tesoro francese, che ha guidato il processo di selezione, aveva inviato ai 28 ministeri una mail con le istruzioni: il candidato si sarebbe votato a maggioranza qualificata come ‘benchmark’, e non come regola»

«Con la maggioranza qualificata, il vincitore doveva ottenere i voti del 55% dei 28 Stati membri, che rappresentano almeno il 65% della popolazione Ue»

«Nessuno dei due candidati ha centrato entrambi i criteri: la Georgieva ha ottenuto il 56% dei Paesi e il 57% della popolazione, mentre Dijsselbloem il 44% dei Paesi e il 43% della popolazione»

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Il risultato di questa votazione manda un messaggio inedito quanto chiaro.

– Nel Consiglio Europeo, e sue diramazioni, gli identitari sovranisti sono in grado di presentare candidati di alto livello e, generalmente parlando, accettabili.

– Sempre nel Consiglio Europeo e sue diramazioni, se i paesi del sud e dell’est europeo si presentino coesi, ottengono la maggioranza.

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Sole 24 Ore. 2019-08-03. Kristalina Georgieva: dalla Bulgaria comunista all’Fmi

L’economista bulgara è stata nominata candidata europea alla guida del Fondo monetario internazionale dopo anni di esperienza alla Banca Mondiale. Georgieva, 65 anni, è una politica di centro-destra cresciuto in Bulgaria ai tempi del regime comunista. Ecco chi è e la sua storia

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L’economista bulgara Kristalina Georgieva è stata nominata candidata europea alla guida del Fondo Monetario Internazionale, dopo diversi anni di esperienza alla Banca Mondiale. Georgieva, 65 anni, è un politico di centro-destra cresciuto in Bulgaria negli anni del comunismo.

Apprezzata per il suo approccio diretto e pragmatico, è una donna che «si è fatta da sé», scalando i vertici della Banca Mondiale per diventare amministratore delegato nel 2017, dopo quasi sette anni a Bruxelles come commissario europeo per la cooperazione internazionale e poi per il bilancio Ue.

Georgieva è consapevole della sua ascesa. In cima al suo profilo Twitter, ha pubblicato una foto in bianco e nero della sua famiglia, con il commento: «Da un villaggio in Bulgaria a CEO della Banca Mondiale – questa è una possibilità!»

Il suo nome era già emerso per altre candidature di peso a livello globale. Era candidata a dirigere le Nazioni Unite nel 2016, e il mese scorso i leader dell’Unione Europea l’hanno presa in considerazione per la presidenza della Commissione e del Consiglio Europeo, due dei principali organi decisionali.

La sua nomina alla guida del Fmi è stata vista da alcuni come un modo per ammansire i paesi del sud e dell’est europeo nel club di 28 nazioni dell’UE, dopo che nessun candidato dell’ex blocco comunista è stato selezionato per le cinque poltrone più importanti dell’UE in palio dopo le elezioni europee di maggio.

Georgieva si è costruita una reputazione presso la Banca Mondiale come campione della parità di genere e leader nella lotta globale contro il cambiamento climatico.

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Ansa. 2019-08-06. Fmi, Georgieva vince la corsa ma è polemica in Ue..

Sarà con tutta probabilità la bulgara Kristalina Georgieva a guidare il Fondo monetario internazionale dopo la partenza di Christine Lagarde per Francoforte a novembre. I ministri dell’economia della Ue l’hanno scelta come loro candidata preferendola all’olandese Jeroen Dijsselbloem, ma dopo una votazione tesa e contestata fino alla fine. La guerra tra Nord e Sud Europa ha segnato anche quest’ultima elezione, nonostante da scegliere stavolta ci fosse la guida di un’istituzione globale come il Fondo monetario e non un organismo europeo. Ma i due nomi rimasti in lizza dopo settimane di diplomazia, 24 ore di intensi contatti tra le capitali e un round ufficiale di votazione, descrivono bene la frattura che c’è nella Ue: l’ex presidente dell’Eurogruppo, Dijsselbloem, non è riuscito a trovare una maggioranza solida perché tutti i Paesi del Sud e dell’Est hanno preferito la sua avversaria Georgieva, che non si è ‘compromessa’ con le politiche di austerità arrivate dalla Troika in poi.

Ma la scelta non è stata semplice. Il Tesoro francese, che ha guidato il processo di selezione, aveva inviato ai 28 ministeri una mail con le istruzioni: il candidato si sarebbe votato a maggioranza qualificata come ‘benchmark’, e non come regola. Con la maggioranza qualificata, il vincitore doveva ottenere i voti del 55% dei 28 Stati membri, che rappresentano almeno il 65% della popolazione Ue. Nessuno dei due candidati ha centrato entrambi i criteri: la Georgieva ha ottenuto il 56% dei Paesi e il 57% della popolazione, mentre Dijsselbloem il 44% dei Paesi e il 43% della popolazione. Secondo fonti europee e francesi, la vittoria della Georgieva era comunque chiara, visto che la maggioranza qualificata non era una regola, ma solo un ‘benchmark’. Ma i Paesi del Nord hanno contestato il risultato, chiedendo addirittura che si cambiassero le regole d’ingaggio considerando il peso dei Paesi in seno al Fmi e non alla Ue, criterio che avrebbe favorito l’olandese. Alla fine, però, di fronte alla pressione è stato lo stesso Dijsselbloem ad accettare il risultato, nonostante avesse dalla sua la Germania e tutti gli altri ‘falchi’. Francia, Italia, Paesi del Sud e dell’Est hanno invece preferito l’avversaria. Immediate le congratulazioni del presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno e di quello della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. L’istituzione di Washington è stata storicamente diretta da un europeo, mentre agli Usa va la Banca Mondiale.

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G7 di Biarritz. Trump, Putin, ed alleati.

Giuseppe Sandro mela.

2019-07-28

Merkel Trump G7

Dal 24 al 26 agosto dovrebbe tenersi a Biarritz l’annuale G7 2019.

Se è importante la lista dei presenti, sarebbe però altrettanto interessante quella degli assenti.

Putin da Macron il 19 agosto

«Il presidente francese Emmanuel Macron riceverà Vladimir Putin al Fort de Brégançon, nel sud della Francia, il 19 agosto prossimo. Lo riferisce Russia Today.

L’incontro si terrà pochi giorni prima dell’avvio del G7 di Biarritz.»

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Il sito ufficiale dell’Eliseo vi dedica ampio risalto, mettendo in luce la ferma volontà innovatrice di Mr Macron.


A renewed format for the G7.

Combating inequality within our societies and worldwide is a matter of justice, just as it is an urgent task we must address if we are to win back the trust of our citizens in our international governance system.

To fight this battle, the G7, an informal forum for the major economic powers that share democratic values and the ambition to address great global issues, provides a good setting to generate momentum and put forward tangible solutions.

But as the President of the French Republic stressed in his speech before the United Nations General Assembly on 25 September 2018, “the time when a club of rich countries could alone define the world’s balances is long gone.”

That is why he wanted the French G7 Presidency in 2019 to be an opportunity to adjust the format of the group, involving: 1/ major democracies with major regional influence; 2/ African partners to build a renewed partnership; and 3/ key representatives of civil society, with the aim of forming coalitions around projects and producing solutions to combat all forms of inequality more effectively, legitimately and tangibly.

The following partners will be involved in the Leaders’ Summit in Biarritz, as well as in preparatory events:

  1. 4 major partners committed to the protection and promotion of democratic freedoms

At a time of digital transformation and climate change, France was keen to involve key partners in addressing these issues at the G7, partners committed, like us, to democratic values and fundamental freedoms:

– Australia;

– Chile;

– India;

– South Africa.

With these four major democracies, we will work to strengthen the protection of fundamental freedoms at a time when digital technology and artificial intelligence are developing. We will propose tangible measures to protect the planet, focusing on protection of biodiversity, the climate and the oceans. Chile, which will be hosting COP25 in December 2019, will be a key ally in this context.

  1. Six African partners to build a partnership of equals with this continent of the future

To address global inequality, the French G7 Presidency wants to forge an equal partnership with Africa.

“It is not only on this continent that we will collectively win or lose our huge battle against inequality. It is with this continent.”

(The French President at the United Nations General Assembly – New York, 25 September 2018).

In addition to South Africa, four countries playing a leading role on the continent and which are players in multilateral cooperation, committed to preserving biodiversity and ambitious implementation of the Paris Agreement on climate change, are also invited to the Biarritz Summit and to several preparatory meetings:

– Burkina Faso, which is chairing the G5 Sahel in 2019;

– Egypt, which is currently chairing the African Union;

– Senegal, which chairs the Heads of State or Government Orientation Committee of the New Partnership for Africa’s Development (NEPAD, the African Union development agency);

– Rwanda, which chaired the African Union in 2018.

Moussa Faki, in his capacity as Chair of the African Union Commission, will also be invited to the Summit.

Together, we want to find effective tools to ensure sustainable economic development in Africa, fostering the creation of jobs for young people and women’s entrepreneurship. Access to education and health, which are essential conditions to combat inequality of opportunity, digital inclusion, and access to finance for economic actors are central to our discussions with our African partners, focusing in particular on the Sahel region, where these multiple challenges are acute.

  1. Key representatives of civil society committed to the French G7 Presidency

By closely involving the G7 Gender Equality Advisory Council  in preparatory work. The Advisory Council brings together exceptional figures committed to the fight against violence and discrimination, promoting girls’ access to education, economic empowerment of women and women’s entrepreneurship;

By drawing on the recommendations of the G7 engagement groups: young people (Youth 7), showing on a daily basis that they can be powerful forces for change; women (Women 7), nongovernmental organizations (Civil7); trade unions (Labour 7); employers (Business 7); think Tanks (Think tanks 7); academies of science (Science 7); lawyers (Lawyers 7); and universities (U7).

By taking into account solutions proposed by local stakeholders, in Biarritz, the Basque country, PyrénéesAtlantiques and Nouvelle-Aquitaine, and implementing them in the Summit venue to help combat inequality and protect biodiversity and the oceans. Three debates will be organized in the Basque country ahead of the Summit.

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Indopremier. 2019-07-28. France aims for US digital tax deal by late August: minister

France wants to reach a deal with the US on taxing tech giants by a G7 meeting in late August, Economy Minister Bruno Le Maire said Saturday.

He was responding to US President Donald Trump, who on Friday vowed “substantial” retaliation against France for a law passed this month on taxing digital companies even if their headquarters are elsewhere.

The law would affect US-based global giants like Google, Apple, Facebook and Amazon, among others.

Trump denounced French President Emmanuel Macron’s “foolishness”, though they discussed the issue by phone on Friday, according to the White House.

Macron confirmed that he had a “long” conversation with Trump, stressing the pair would “continue to work together in view of the G7”.

“We will discuss international taxation, trade and collective security”, he said Saturday.

His office earlier said Macron had told Trump that the tax on the tech giants was not just in France’s interest but was something they both had a stake in.

Neither side revealed if they had also discussed Trump’s threat to tax French wines in retaliation.

Le Maire took the same line at a news conference Saturday: “We wish to work closely with our American friends on a universal tax on digital activities.

“We hope between now and the end of August — the G7 heads of state meeting in Biarritz — to reach an agreement.”
Leaders of the Group of Seven highly industrialised countries are to meet in the southwestern French city on August 24-26.

– Plugging a taxation gap –

Le Maire emphasised that “there is no desire to specifically target American companies,” since the three-percent tax would be levied on revenues generated from services to French consumers by all of the world’s largest tech firms, including Chinese and European ones.

But Deputy White House spokesman Judd Deere noted earlier that France’s digital services tax was already the subject of an investigation at the US Trade Representative’s office, potentially opening the door to economic sanctions.

“The Trump administration has consistently stated that it will not sit idly by and tolerate discrimination against US-based firms,” Deere said in a statement.

The French law aims to plug a taxation gap that has seen some internet heavyweights paying next to nothing in European countries where they make huge profits, because their legal base is in smaller EU states.

France has said it would withdraw the tax if an international agreement was reached, and Paris hopes to include all OECD countries by the end of 2020.

The Organisation for Economic Co-operation and Development is a Paris-based forum that advises the world’s advanced economies.

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«Combating inequality within our societies and worldwide is a matter of justice, just as it is an urgent task we must address if we are to win back the trust of our citizens in our international governance system»

«To fight this battle, the G7, an informal forum for the major economic powers that share democratic values and the ambition to address great global issues, provides a good setting to generate momentum and put forward tangible solutions»

«the time when a club of rich countries could alone define the world’s balances is long gone»

«At a time of digital transformation and climate change, France was keen to involve key partners in addressing these issues at the G7, partners committed, like us, to democratic values and fundamental freedoms: Australia, Chile, India, South Africa.»

«We will propose tangible measures to protect the planet, focusing on protection of biodiversity, the climate and the oceans»

«Together, we want to find effective tools to ensure sustainable economic development in Africa, fostering the creation of jobs for young people and women’s entrepreneurship»

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Il documento ufficiale di Mr Macron esprime chiaramente che

«the time when a club of rich countries could alone define the world’s balances is long gone»

e da anche una nuova, personalissima, definizione del G7

«an informal forum for the major economic powers that share democratic values and the ambition to address great global issues».

La contraddizione è chiaramente evidente.

Nella prima frase Mr Macron prende atto che gli attuali G7  non possono più permettersi di governare l’economica mondiale. Le proiezioni dell’IMF sono drastiche: mentre il G7 rende conto del 27.06% dell’economia mondiale, i Brics detengono il 35.9%. Un G7 senza i Brics non può ambire a modulare i “world’s balances

Nella seconda cerca invece la giustificazione della esclusione: “major economic powers that share democratic values“. In altri termini, i paesi del G7 sarebbero democratici mentre gli altri sarebbero totalitari. Il discrimine diventa quindi il concetto stesso di cosa sia o non sia ‘democratico‘. Se i valori della democrazia fosse quelli dell’ideologia liberal, sono molti, la maggior parte del mondo, a non volerli condividere, a non volerne sapere.

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Si noti come dalla Nota dell’Eliseo siano praticamente scomparsi, tranne vaghi accenni, il gender, l’lgbt, il ‘clima’ e la sostituzione del carbone. Nemmeno un piccolo accenno alle energie alternative.

I problemi sono infatti all’interno dei G7, e quelli di Mr Macron hanno un ben preciso nome e cognome: Mr Trump.

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Si comprendono bene i tentativi fatti da Mr Macron di allargare sia pure in modo informale il G7 a molti paesi africani, ma non si venga a dire che i paesi selezionati condividano i “democratic values” di Mr Macron.