Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Scienza & Tecnica

Informatica neuromorfa. Neurotransistor plastici capaci di memoria ed elaborazioni. – Nature.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-01.

2020-05-29__Transistor Nature 013

Coordinati dalla Technische Universität Dresden, un team di scienziati del Centro Helmholtz di Dresda-Rossendorf, della Tschingua di Pechino, dell’Università di Calcutta, del Postech a Pohang in Corea e di Berkeley in California ha prodotto un transistor neuromorfo, capace di memorizzare, di elaborare e di rispondere sulla scorta dei dati memorizzati in tempo reale.

«Un passo importante verso l’informatica neuromorfa»

«Ricercatori della TU di Dresda hanno pubblicato un articolo rivoluzionario sull’informatica neuromorfica»

«Uno degli obiettivi dichiarati della ricerca nel campo del calcolo neuromorfico è quello di mappare la natura auto-organizzante e autoregolante del cervello sia nei circuiti che nei materiali – da qui il termine neuromorfico»

«I computer risultanti dovrebbero essere in grado di adattare e ottimizzare le loro prestazioni e i loro compiti durante il funzionamento in base alle esigenze ed essere in grado di risolvere problemi per i quali non sono stati originariamente programmati»

«Sono costantemente in apprendimento e hanno la cosiddetta plasticità di un sistema nervoso biologico»

«La plasticità si riferisce alla capacità di modificare la struttura e la funzione del circuito elettronico al fine di adattare i processi in corso alle esigenze dell’utente – in altre parole, di riallineare e ricostruire il circuito elettronico dai suoi singoli elementi di commutazione, se necessario.»

«Un ulteriore vantaggio dei computer neuromorfi è la loro struttura di base»

«Nel cervello umano, le informazioni vengono memorizzate ed elaborate nella stessa posizione, simultaneamente e in parallelo, attraverso una complessa rete di connessioni sinaptiche tra più di cento miliardi di neuroni»

«Questo distingue fondamentalmente il cervello dai computer di oggi. Funzionano secondo il principio di von Neumann, in cui le due funzioni elementari di memorizzazione e di calcolo vengono eseguite in unità separate»

«Le architetture informatiche neuromorfiche, invece, come reso possibile dalla scoperta di Dresda, mirano ad andare ben oltre i computer di von Neumann»

«Essi combinano l’immagazzinamento e l’elaborazione delle informazioni all’interno di un’unità funzionale in grado di apprendere – in questo caso specifico, un transistor basato sui fili quantistici di silicio costruiti in modo elaborato con un rivestimento in sol-gel che fornisce plasticità modellata sui neuroni.»

«Ciò consente di eseguire a livello hardware algoritmi potenti, veloci e flessibili, come quelli necessari per l’intelligenza artificiale»

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«Neuromorphic architectures merge learning and memory functions within a single unit cell and in a neuron-like fashion»

«Research in the field has been mainly focused on the plasticity of artificial synapses»

«However, the intrinsic plasticity of the neuronal membrane is also important in the implementation of neuromorphic information processing»

«Here we report a neurotransistor made from a silicon nanowire transistor coated by an ion-doped sol–gel silicate film that can emulate the intrinsic plasticity of the neuronal membrane»

«The neurotransistors are manufactured using a conventional complementary metal–oxide–semiconductor process on an 8-inch (200 mm) silicon-on-insulator wafer»

«Mobile ions allow the film to act as a pseudo-gate that generates memory and allows the neurotransistor to display plasticity»

«We show that multiple pulsed input signals of the neurotransistor are non-linearly processed by sigmoidal transformation into the output current, which resembles the functioning of a neuronal membrane»

«The output response is governed by the input signal history, which is stored as ionic states within the silicate film, and thereby provides the neurotransistor with learning capabilities»

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A nostra conoscenza, questo è il primo neurotransistor progettato, costruito e funzionante, capace sia di memoria locale sia della capacità di utilizzare le informazioni memorizzate per modulare la risposta, in un processo continuo di apprendimento e di utilizzo immediato di quanto imparato.

Pensando ai primi trasistor degli anni cinquanta ed agli sviluppi che hanno mostrato fino ai circuiti integrati, non si osa pensare quale possa essere il futuro del neurotransistor.

Si noti come le Università Tschingua di Pechino, quella di Calcutta ed il Postech di Pohang siano centri di ricerca asiatici: in meno di trenta anni sono diventati tra le migliori istituzioni del settore.

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Eunhye Baek, Nikhil Ranjan Das, Carlo Vittorio Cannistraci, Taiuk Rim, Gilbert Santiago Cañón Bermúdez, Khrystyna Nych, Hyeonsu Cho, Kihyun Kim, Chang-Ki Baek, Denys Makarov, Ronald Tetzlaff, Leon Chua, Larysa Baraban & Gianaurelio Cuniberti.

Intrinsic plasticity of silicon nanowire neurotransistors for dynamic memory and learning functions.

Nature Electronics (2020)

«Abstract.

Neuromorphic architectures merge learning and memory functions within a single unit cell and in a neuron-like fashion. Research in the field has been mainly focused on the plasticity of artificial synapses. However, the intrinsic plasticity of the neuronal membrane is also important in the implementation of neuromorphic information processing. Here we report a neurotransistor made from a silicon nanowire transistor coated by an ion-doped sol–gel silicate film that can emulate the intrinsic plasticity of the neuronal membrane. The neurotransistors are manufactured using a conventional complementary metal–oxide–semiconductor process on an 8-inch (200 mm) silicon-on-insulator wafer. Mobile ions allow the film to act as a pseudo-gate that generates memory and allows the neurotransistor to display plasticity. We show that multiple pulsed input signals of the neurotransistor are non-linearly processed by sigmoidal transformation into the output current, which resembles the functioning of a neuronal membrane. The output response is governed by the input signal history, which is stored as ionic states within the silicate film, and thereby provides the neurotransistor with learning capabilities.»

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«Informazioni per i giornalisti.

Un passo importante verso l’informatica neuromorfa: un lavoro di seminale da Dresda

Ricercatori della TU di Dresda hanno pubblicato un articolo rivoluzionario sull’informatica neuromorfica. Nel loro lavoro pubblicato sulla rinomata rivista “Nature Electronics”, mostrano come i transistor fatti di fili quantistici possano imitare importanti funzioni del cervello umano – la memoria dinamica e l’apprendimento. Il lavoro è stato sviluppato in stretta collaborazione con gli scienziati del Centro Helmholtz di Dresda-Rossendorf, della Tschingua di Pechino, dell’Universita` di Calcutta, del POSTECH a Pohang in Corea e di Berkeley in California. 

“Uno degli obiettivi dichiarati della ricerca nel campo del calcolo neuromorfico è quello di mappare la natura auto-organizzante e autoregolante del cervello sia nei circuiti che nei materiali – da qui il termine neuromorfico”, dice il Prof. Gianaurelio Cuniberti professore ordinario di Scienza dei Materiali e Nanotecnologie, che ha coordinato il lavoro. I computer risultanti dovrebbero essere in grado di adattare e ottimizzare le loro prestazioni e i loro compiti durante il funzionamento in base alle esigenze ed essere in grado di risolvere problemi per i quali non sono stati originariamente programmati. Sono costantemente in apprendimento e hanno la cosiddetta plasticità di un sistema nervoso biologico. La plasticità si riferisce alla capacità di modificare la struttura e la funzione del circuito elettronico al fine di adattare i processi in corso alle esigenze dell’utente – in altre parole, di riallineare e ricostruire il circuito elettronico dai suoi singoli elementi di commutazione, se necessario.

Un ulteriore vantaggio dei computer neuromorfi è la loro struttura di base. Nel cervello umano, le informazioni vengono memorizzate ed elaborate nella stessa posizione, simultaneamente e in parallelo, attraverso una complessa rete di connessioni sinaptiche tra più di cento miliardi di neuroni. Questo distingue fondamentalmente il cervello dai computer di oggi. Funzionano secondo il principio di von Neumann, in cui le due funzioni elementari di memorizzazione e di calcolo vengono eseguite in unità separate. Le connessioni aggiuntive richieste tra memoria e unità di calcolo limitano la capacità di risolvere problemi complessi in modo flessibile e causano un enorme consumo di energia e di materiale.

Le architetture informatiche neuromorfiche, invece, come reso possibile dalla scoperta di Dresda, mirano ad andare ben oltre i computer di von Neumann. Essi combinano l’immagazzinamento e l’elaborazione delle informazioni all’interno di un’unità funzionale in grado di apprendere – in questo caso specifico, un transistor basato sui fili quantistici di silicio costruiti in modo elaborato con un rivestimento in sol-gel che fornisce plasticità modellata sui neuroni. Ciò consente di eseguire a livello hardware algoritmi potenti, veloci e flessibili, come quelli necessari per l’intelligenza artificiale. “Grazie al lavoro del nostro team, questa visione di lunga data si è avvicinata molto di più”, conclude Cuniberti.»

Pubblicato in: Medicina e Biologia, Persona Umana, Scienza & Tecnica

Archivio delle mutazioni del genoma umano in 141,456 soggetti. – Nature.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-05-30.

2020-05-29__Nature geetic variation 013

«E’ pronto il più grande catalogo delle varianti genetiche umane: basato sull’analisi del Dna di oltre 140.000 persone di tutto il mondo, è come una Stele di Rosetta che aiuterà a interpretare il genoma per scoprire la funzione dei geni, identificando quelli responsabili di malattie che possono essere colpiti con farmaci. Il risultato è pubblicato in sette studi sulle riviste Nature, Nature Communications e Nature Medicine dal consorzio di ricerca internazionale gnomAD (Genome Aggregation Database), guidato dal Broad Institute e dal Massachusetts General Hospital. Anche l’Italia partecipa con il cardiologo Diego Ardissino dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Il catalogo, frutto di otto anni di lavoro, contiene oltre 443.000 varianti che determinano la perdita di funzione del gene e quindi impediscono la produzione della forma corretta della proteina corrispondente. I ricercatori guidati da Konrad Karczewski hanno provato a stabilire se le varianti potessero avere effetti sulla salute, arrivando così a identificare geni particolarmente sensibili che potrebbero essere legati a gravi condizioni come le disabilità intellettive.

Lo studio principale è accompagnato da altri due che arricchiscono il catalogo con ben 433.000 varianti genetiche strutturali, ovvero delezioni, duplicazioni o inversioni d’orientamento dei geni, che sono tra i principali ‘motori’ dell’evoluzione umana oltre che delle malattie.

Le altre ricerche pubblicate dal consorzio mostrano invece come le varianti genetiche che danno perdita di funzione possano essere utilizzate per diagnosticare malattie e per riconoscere nuovi target genetici da colpire con i farmaci. E’ il caso del gene Lrrk2 associato al Parkinson: studiando le sue varianti, i ricercatori hanno capito che il gene può essere colpito con farmaci che ne riducono l’attività senza causare gravi effetti collaterali.» [Fonte]

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«In this paper and accompanying publications, we present the largest, to our knowledge, catalogue of harmonized variant data from any species so far, incorporating exome or genome sequence data from more than 140,000 humans. The gnomAD dataset of over 270 million variants is publicly available»

«Although the gnomAD dataset is of unprecedented scale, it has important limitations. At this sample size, we remain far from saturating all possible pLoF variants in the human exome»

«Examples such as PCSK9 demonstrate the value of human pLoF variants for identifying and validating targets for therapeutic intervention across a wide range of human diseases»

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«Each dataset, totalling more than 1.3 and 1.6 petabytes of raw sequencing data»

Peta è il prefisso che indica 1015, ossia un milione di miliardi.

Dire che questo lavoro sia mastodontico sarebbe persino restrittivo.

Decisamente la genetica è una scienza assai complessa.

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Konrad J. Karczewski, Laurent C. Francioli, […] Daniel G. MacArthur.

The mutational constraint spectrum quantified from variation in 141,456 humans.

Nature volume 581, pages 434–443 (2020).

«Abstract.

Genetic variants that inactivate protein-coding genes are a powerful source of information about the phenotypic consequences of gene disruption: genes that are crucial for the function of an organism will be depleted of such variants in natural populations, whereas non-essential genes will tolerate their accumulation. However, predicted loss-of-function variants are enriched for annotation errors, and tend to be found at extremely low frequencies, so their analysis requires careful variant annotation and very large sample sizes1. Here we describe the aggregation of 125,748 exomes and 15,708 genomes from human sequencing studies into the Genome Aggregation Database (gnomAD). We identify 443,769 high-confidence predicted loss-of-function variants in this cohort after filtering for artefacts caused by sequencing and annotation errors. Using an improved model of human mutation rates, we classify human protein-coding genes along a spectrum that represents tolerance to inactivation, validate this classification using data from model organisms and engineered human cells, and show that it can be used to improve the power of gene discovery for both common and rare diseases.»

«The physiological function of most genes in the human genome remains unknown. In biology, as in many engineering and scientific fields, breaking the individual components of a complex system can provide valuable insight into the structure and behaviour of that system. For the discovery of gene function, a common approach is to introduce disruptive mutations into genes and determine their effects on cellular and physiological phenotypes in mutant organisms or cell lines»

«However, recent exome and genome sequencing projects have revealed a surprisingly high burden of natural pLoF variation in the human population, including stop-gained, essential splice, and frameshift variants, which can serve as natural models for inactivation of human genes»

«Here, we describe the detection of pLoF variants in a cohort of 125,748 individuals with whole-exome sequence data and 15,708 individuals with whole-genome sequence data, as part of the Genome Aggregation Database (gnomAD; https://gnomad.broadinstitute.org), the successor to the Exome Aggregation Consortium (ExAC)»

«We aggregated whole-exome sequencing data from 199,558 individuals and whole-genome sequencing data from 20,314 individuals. These data were obtained primarily from case–control studies of common adult-onset diseases, including cardiovascular disease, type 2 diabetes and psychiatric disorders. Each dataset, totalling more than 1.3 and 1.6 petabytes of raw sequencing data, respectively, was uniformly processed, joint variant calling was performed on each dataset using a standardized BWA-Picard-GATK pipeline»

«Among these individuals, we discovered 17.2 million and 261.9 million variants in the exome and genome datasets, respectively; these variants were filtered using a custom random forest process (Supplementary Information) to 14.9 million and 229.9 million high-quality variants»

«Some LoF variants will result in embryonic lethality in humans in a heterozygous state, whereas others are benign even at homozygosity, with a wide spectrum of effects in between»

«we developed the loss-of-function transcript effect estimator (LOFTEE) package, which applies stringent filtering criteria from first principles (such as removing terminal truncation variants, as well as rescued splice variants, that are predicted to escape nonsense-mediated decay) to pLoF variants annotated by the variant effect predictor»

«Applying LOFTEE v1.0, we discover 443,769 high-confidence pLoF variants, of which 413,097 fall on the canonical transcripts of 16,694 genes. The number of pLoF variants per individual is consistent with previous reports»

«The LOEUF metric can be applied to improve molecular diagnosis and advance our understanding of disease mechanisms. Disease-associated genes, discovered by different technologies over the course of many years across all categories of inheritance and effects, span the entire spectrum of LoF tolerance»

«In an independent cohort of 5,305 individuals with intellectual disability or developmental disorders and 2,179 controls, the rate of pLoF de novo variation in cases is 15-fold higher in genes belonging to the most constrained LOEUF decile, compared with controls»

«Schizophrenia and educational attainment are the most enriched traits (Fig. 5c), consistent with previous observations in associations between rare pLoF variants and these phenotypes»

«In this paper and accompanying publications, we present the largest, to our knowledge, catalogue of harmonized variant data from any species so far, incorporating exome or genome sequence data from more than 140,000 humans. The gnomAD dataset of over 270 million variants is publicly available»

«Although the gnomAD dataset is of unprecedented scale, it has important limitations. At this sample size, we remain far from saturating all possible pLoF variants in the human exome»

«Examples such as PCSK9 demonstrate the value of human pLoF variants for identifying and validating targets for therapeutic intervention across a wide range of human diseases»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Scienza & Tecnica

Giunta delle Immunità. Via libera al processo a Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-20.

BOIA__001__

«Bocciata la proposta di Gasparri che chiedeva di negare autorizzazione»

«Via libera della Giunta delle immunità del Senato al processo a Matteo Salvini sull’ipotesi di accusa di sequestro di persona per il caso Gregoretti»

«La Giunta ha respinto la proposta del presidente Gasparri di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno»

«Contro la proposta hanno votato i 5 senatori della Lega, a favore i 4 di FI e Alberto Balboni di FdI. In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i “no”.»

«La maggioranza non solo vuole processare Salvini, ma pretende anche di decidere come e quando. ….. Se la maggioranza pensa davvero che Salvini sia un sequestratore, l’ex ministro andrebbe fermato subito»

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Adesso vedremo come e quando si articolerà il processo, che sarà a Salvini ed a tutti gli italiani che la pensano come lui.

Anche l’Italia avrà il suo Nelson Mandela.

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Gregoretti: Giunta Senato, ok a processo a Salvini. Maggioranza diserta

Bocciata la proposta di Gasparri che chiedeva di negare autorizzazione. Salvini: ‘Sono pronto alla prigione’. Zingaretti attacca il leader della Lega: ‘Vuole l’impunità”.

Via libera della Giunta delle immunità del Senato al processo a Matteo Salvini sull’ipotesi di accusa di sequestro di persona per il caso Gregoretti. La Giunta ha respinto la proposta del presidente Gasparri di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno. Contro la proposta hanno votato i 5 senatori della Lega, a favore i 4 di FI e Alberto Balboni di FdI. In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i “no”.

“La maggioranza non solo vuole processare Salvini, ma pretende anche di decidere come e quando – aveva detto Erika Stefani a nome dei componenti leghisti della giunta per le immunità di Palazzo Madama -. Se la maggioranza pensa davvero che Salvini sia un sequestratore, l’ex ministro andrebbe fermato subito. La melina di Pd, 5S e Iv dimostra che è solo una vergognosa sceneggiata per colpire il leader della Lega. La vera sentenza sarà emessa dagli elettori di Calabria ed Emilia-Romagna, e per smascherare l’ipocrisia della maggioranza voteremo sì al processo”.

“Guareschi diceva che ci sono momenti in cui per arrivare alla libertà bisogna passare dalla prigione. Siamo pronti, sono pronto”, ha detto in mattinata Matteo Salvini, a margine di un’iniziativa elettorale della Lega a Comacchio, rispondendo a una domanda sul caso Gregoretti.

“Salvini sta usando un tema della giustizia per motivi politici e personali, come sul caso Diciotti e sul Russiagate. Quella della Gregoretti è una vicenda solo giudiziaria, ma lui pretende l’impunità”, aveva sostenuto il segretario Pd Nicola Zingaretti. “Gli avversari si sconfiggono con la politica, ma chi rappresenta i cittadini lo giudichi leggendo le carte – aveva spiegato -. Salvini è garantista su se stesso e giustizialista con gli avversari”. Il segretario del Pd aveva anche aggiunto che “la presidente del Senato Casellati ha compiuto un atto sbagliato, invece di garantire una terzietà si è schierata a favore della sua parte politica. Questo resta un vulnus, una funzione istituzionale molto importante non è stata rispettata”.

Sul caso Gregoretti “Salvini è passato dal sovranismo al vittimismo, ma è solo tattica – aveva detto il ministro Luigi Di Maio a margine del Consiglio Esteri Ue –. Il nostro obiettivo come parlamento deve essere di lavorare per i cittadini, la magistratura si occuperà della questione Gregoretti. Ognuno si prenda le sue responsabilità”.

Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Scienza & Tecnica

Nature. Studiando una carota di 584 metri è stata ricostruita la storia climatica della Groenlandia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-02.

2019-10-17__Nature Grenlandia 001

«These findings constrain the possible response of the Greenland ice sheet to climate forcings.»

«Atmospheric models show extreme disagreement regarding the quantity of dust transported from Iceland to East Greenland»

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La storia dei ghiacciai della Groenlandia svelata dalla polvere

Applicato per la prima volta un approccio completamente nuovo per studiare le variazioni del margine orientale della calotta. La ricerca si è basata sull’analisi di una carota di ghiaccio di 584 metri di profondità prelevata presso il sito di Renland nella regione di Scoresby Sund.

In uno studio pubblicato su Nature Communications il 3 Ottobre 2019, che ha visto coinvolto un team internazionale di ricercatori tra i quali Barbara Delmonte e Giovanni Baccolo del laboratorio Eurocold del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università di Milano-Bicocca, è stato per la prima volta applicato un approccio completamente nuovo per studiare le variazioni del margine orientale della calotta di ghiaccio della Groenlandia.

La ricerca si è basata sull’analisi di una carota di ghiaccio di 584 metri di profondità prelevata presso il sito di Renland (71.30°N, 26.72°W, 2315 m s.l.m.), ubicato nella regione di Scoresby Sund, periferica rispetto alla calotta e quindi molto sensibile alle oscillazioni del margine glaciale. Attraverso l’analisi delle polveri minerali provenienti dalle regioni proglaciali, sollevate e trasportate dal vento negli ultimi 120.000 anni, è stato possibile distinguere in modo inequivocabile i periodi in cui la calotta copriva queste aree marginali dai periodi in cui le aree proglaciali erano libere da ghiaccio e sottoposte all’azione dei venti. 

La ricostruzione dell’estensione delle calotte glaciali polari nel passato in risposta a cambiamenti climatici repentini o di lungo periodo è di fondamentale importanza per i modelli climatici, in quanto è un parametro fondamentale per la stima del contributo delle calotte all’innalzamento del livello del mare. Solitamente, questo tipo di ricostruzione si basa su diversi parametri, come l’età di esposizione delle rocce nelle aree deglaciate circostanti i ghiacciai oppure la datazione di reperti organici.

La calotta glaciale della Groenlandia è oggi particolarmente sensibile alle variazioni climatiche in atto. Tuttavia la ricostruzione dei limiti della calotta in epoche antecedenti l’Ultimo massimo glaciale – il periodo dell’ultima glaciazione, conclusosi circa 18.000 anni fa, durante il quale si ebbe la massima espansione dei ghiacci – è molto difficile a causa della rimozione e del rimaneggiamento dei materiali ad opera dei ghiacciai in avanzata durante i periodi freddi. Ciò inevitabilmente impedisce di ricostruire il comportamento della calotta prima dell’ultima grande avanzata glaciale e durante le variazioni climatiche repentine verificatesi più di una ventina di volte nell’ultimo periodo glaciale, tra circa 116.000 e 18.000 anni dal presente.

Grazie alla precisa datazione della carota è stato possibile affermare che il margine orientale della calotta era in fase di avanzata tra 113400±400 e 111000±400 anni dal presente, ovvero durante l’inizio dell’ultima era glaciale. Al contrario, era in fase di progressivo ritiro tra 12100±100 e 9000±100 anni dal presente, ovvero durante la prima parte dell’interglaciale in cui viviamo, l’Olocene.

Non sono state però rilevate evidenze significative di cambiamenti al margine della calotta durante l’ultimo periodo glaciale e specialmente in corrispondenza degli eventi di “Dansgaard-Oeschger”, caratterizzati da un riscaldamento climatico repentino seguito da un più graduale ritorno a condizioni glaciali.

Non bisogna dimenticare che la polvere minerale depositata sulla calotta glaciale rappresenta uno dei fattori che contribuisce all’annerimento della neve superficiale (riduzione dell’albedo) con conseguente fusione del ghiaccio e perdita di massa. L’importanza di questo studio è quindi duplice: da un lato ha permesso di stimare i tempi di risposta della calotta nei confronti delle variazioni climatiche naturali avvenute nel passato, dall’altro ha fornito elementi che permetteranno in futuro di quantificare il contributo delle polveri minerali nei processi di “feedback” (retroazione) tipici del sistema climatico.

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East Greenland ice core dust record reveals timing of Greenland ice sheet advance and retreat

Abstract

Accurate estimates of the past extent of the Greenland ice sheet provide critical constraints for ice sheet models used to determine Greenland’s response to climate forcing and contribution to global sea level. Here we use a continuous ice core dust record from the Renland ice cap on the east coast of Greenland to constrain the timing of changes to the ice sheet margin and relative sea level over the last glacial cycle. During the Holocene and the previous interglacial period (Eemian) the dust record was dominated by coarse particles consistent with rock samples from central East Greenland. From the coarse particle concentration record we infer the East Greenland ice sheet margin advanced from 113.4 ± 0.4 to 111.0 ± 0.4 ka BP during the glacial onset and retreated from 12.1 ± 0.1 to 9.0 ± 0.1 ka BP during the last deglaciation. These findings constrain the possible response of the Greenland ice sheet to climate forcings.

Introduction

Although ice cores are geographical point measurements, they represent a record of air, water and aerosols transported to the ice over regional or even hemispheric scales. In contrast, reconstructions of past ice sheet limits are typically limited to the locations of the individual measurements1,2. These measurements include dating of moraines and subglacial rocks by cosmogenic surface-exposure methods and radiocarbon dating of exposed organic material3. Although East Greenland is mountainous and relatively inaccessible, the deglacial timing and location of the ice sheet margin has been intensively studied, particularly in the locality of Scoresby Sund and Milne Land. It is a challenge to investigate changes in ice sheet extent prior to the LGM, due to the removal and/or reworking of chronological features such as moraines and erratics. Hence there are large dating uncertainties regarding glacial advance after the Eemian4. Ice core dust records may complement this research because ice caps and ice sheets are sensitive recorders of aeolian dust, such as that deflated from glacial outwash plains5, and ice cores typically feature accurate chronologies over multimillennial timescales6.

Records of past dust deposition have been reconstructed from central Greenland ice cores, yet no single record covers the last glacial cycle entirely. Representative dust fluxes for the Holocene have been reported as 24 ± 9 mg m−2 yr−1 from the South Greenland DYE-3 core7,8 and Steffensen9 reported fluxes of 7–11 mg m−2 yr−1 from the central Greenland GRIP core. During the last glacial period, the ice core dust concentration was 10–100 times greater than in the Holocene due to enhanced continental aridity, increased wind strength, lower snow accumulation and longer atmospheric particle lifetime9,10,11. Around 90% of the dust mass in central Greenland during the Holocene and 95% during the glacial comes from particles smaller than 4 μm, as large particles are depleted during transport due to gravitational settling9.

The provenance of dust in Greenland ice cores has been primarily assigned by comparing geochemical parameters with likely dust sources in arid zones of the Northern Hemisphere. Mineralogy and strontium/neodymium isotope ratios12,13 provide the classic means of establishing dust provenance, with central Asian deserts (the Gobi and Taklamakan in particular) providing the best geochemical matches to the dust found in central Greenland during both the Holocene and last glacial. Bory et al.14, also investigated late Holocene ice from two small coastal Greenland ice caps, Renland and Hans Tausen, identifying greater dust fluxes with distinctly less-radiogenic Sr and Nd isotope ratios (i.e. lower εNd, higher 87Sr/86Sr) compared to central Greenland ice cores. Although no representative source was identified, Bory et al. speculated that a potential contributor was the Caledonian fold belt, a formation that comprises most of North and East Greenland14 and for which less-radiogenic Sr isotopic signatures have been reported15.

The dust record of the RECAP ice core was obtained from the Renland ice cap in the Scoresby Sund region of central East Greenland. The RECAP ice core (71.30°N, 26.72°W, 2315 m asl) was drilled in June 2015 less than 2 km from the site of the 1988 Renland ice core16. The surface elevation at the drill site is comparable to the DYE-3 (2490 m asl) and NEEM (2450 m asl) ice cores. The core reaches 584 m to bedrock, and contains a complete climate record back to 120 ka b2k (before 2000 CE) (see Supplementary Note 1, Supplementary Figs. 13 for information regarding the time scale). It was drilled into a topographic valley, resulting in a thick and well-resolved Holocene sequence (533 m), a strongly thinned glacial sequence (20 m) and a partially-preserved Eemian sequence (8 m) above 23 m of stratigraphically disturbed ice. The coastal location of the Renland ice cap provides important geographic climate information that can be compared with central Greenland ice cores as well as providing a sensitive indicator of changes at the margins of the Greenland ice sheet.

We use the RECAP large dust particle record (larger than 8 μm) as an indicator of the presence of local dust sources and present new isotope geochemistry data constraining the likely sources of dust found on the Renland ice cap. The RECAP dust record also provides an independent age constraint on changes to local relative sea level and the location of the East Greenland ice sheet margin, which are both important controls on the presence of dust deflation sources through the onset of the glacial and the deglaciation. During both the Holocene and the previous interglacial period (the Eemian) the ice core dust record was dominated by coarse particles likely to originate from Kong Christian X Land in central East Greenland. We infer the East Greenland ice sheet margin advanced from 113.4 ± 0.4 to 111.0 ± 0.4 ka BP during the glacial onset and retreated from 12.1 ± 0.1 to 9.0 ± 0.1 ka BP during the last deglaciation. These findings provide important constraints for ice sheet models used to investigate the sensitivity of the Greenland ice sheet to climate forcing parameters.

Results

RECAP dust record

The RECAP dust record (Fig. 1, Supplementary Fig. 4) confirms previously reported features of central Greenland dust records such as extreme concentration variability during stadial/interstadial cycles. The dust record also displays unusually high concentrations during the interglacials. Dust records from central Greenland ice cores (DYE-3, GRIP, GISP2, NGRIP) consistently feature low concentrations in the Holocene (<102 µg kg−1) and high glacial stadial concentrations (>103 µg kg−1)17. In contrast, the RECAP dust record displays intermediate concentrations during the Holocene (5–11.7 ky b2k, 305 ± 117 µg kg−1, 1σ error bounds) and late Eemian (119.0–120.8 ka b2k, 861 ± 402 µg kg−1, 1σ error bounds) with higher concentrations in the glacial stadials (>103 µg kg−1) and lower concentrations in the glacial interstadials (<200 µg kg−1). We evaluate the glacial and interglacial sections of the RECAP dust record separately below.

Considering the glacial section (11.7–119.0 ka b2k) of the RECAP dust record, we find similar features of the dust record (concentrations, particle size mode, scales of variability) to central Greenland ice cores. RECAP dust concentrations varied by a factor of 10–100 between mild interstadial and cold stadial periods commonly known as Dansgaard-Oeschger events18. These changes are attributed to changes in aridity and dust storm activity in central Asian deserts as well as hemispheric-scale atmospheric circulation patterns19,20. We compare the RECAP dust record to the NGRIP ice core, which is the longest continuous central Greenland dust record available10. We observe a Pearson correlation coefficient of 0.95 ± 0.01 between the log-scaled 100-year mean RECAP and NGRIP glacial dust records. The NGRIP dust concentration is 1.7 ± 0.2 times greater than the RECAP dust concentration. Assuming an identical dust flux to the two sites, the different dust concentrations can be explained by the different snow accumulation rates at NGRIP (19 cm ice equivalent yr−1)21 and RECAP (45 cm ice equivalent yr−1). The accumulation difference alone explains the higher dust concentrations in NGRIP compared to RECAP, without the need to invoke differences in source activity or atmospheric dust transport. The mode of the RECAP glacial dust size distribution, i.e. the particle size contributing most to the total mass (see Methods for calculation of the mode), is also in good agreement with those reported for central Greenland ice cores. The RECAP glacial dust size distribution mode is 2.22 ± 0.02 µm, compared to 1.73 µm for NGRIP (Fig. 2)10. The close similarities of dust concentrations and particle size distributions strongly suggest the glacial dust deposited at RECAP, GRIP, GISP2 and NGRIP originated from a common source18. In the absence of geochemistry data for RECAP glacial dust, we assume that the central Asian dust source determined for other Greenland ice cores12,13 also provided dust to Renland ice cap throughout the glacial.

The RECAP dust record also confirms previous findings of surprisingly high interglacial dust concentrations at coastal Greenland ice core sites compared to central Greenland ice core sites. Bory et al.14, reported elevated late Holocene dust concentrations in coastal Greenland ice cores from Renland (1360 µg kg−1, dated 1604–1662 CE) and Hans Tausen (476 µg kg−1, dated ca. 1000 CE) ice caps, which are similar to those reported here for RECAP interglacial samples. In comparison, dust concentrations in contemporaneous central Greenland ice core samples ranged from 35 to 123 µg kg−1. The elevated interglacial dust concentrations found at Renland and Hans Tausen suggest an alternate or additional source of dust impacts on coastal East and Northeast Greenland but not the central Greenland ice core sites.

Further support for an additional coastal Greenland interglacial dust source is provided by particle size distributions in the RECAP ice core, which reveal a much larger particle mode than those found in central Greenland ice cores. The mode of the RECAP Holocene size distribution is 19.6 ± 1.0 µm, compared to 1.47 µm for NGRIP (Fig. 2). Furthermore, the NGRIP and RECAP glacial dust size distributions are concave with power law tails, whereas the Holocene RECAP size distribution is bimodal and therefore indicative of contributions from two distinct sources. A power law was fitted to the tail of the RECAP Holocene particle size distribution between 4 and 6 µm and the concentration of excess particles in the size range 0.9–2.5 µm was determined. The mode of these small RECAP Holocene particles is 1.88 ± 0.04 µm (Fig. 2, see Methods for details on separating the two distributions), consistent with that of NGRIP early Holocene ice. The large RECAP Holocene particle mode (19.6 ± 1.0 µm) suggests a dust source local to Renland ice cap, as such large particles are rapidly sedimented and typically reside in the atmosphere for less than a day19.

To better characterize changes in large and small particle deposition in the RECAP dust record, we identify two particle size ranges representative of these modes and determine their concentrations over time. The small (1.25–2.9 µm) and large (8.13–10.5 µm) particle size ranges are shown in Fig. 2 and, respectively, correspond to size ranges assigned to ‘distal’ and ‘local’ dust sources in a comparable study22. The record of RECAP large particles (Fig. 1) shows elevated values during interglacials (Holocene 66 ± 28 µg kg−1 and late Eemian 205 ± 170 µg kg−1, durations as previously defined) and low values during the glacial (14 ± 21 µg kg−1). During the Holocene, RECAP large particle concentrations peak (135 µg kg−1) at 7.8 ± 0.1 ka b2k coinciding with the Holocene climatic optimum at Renland23. This coincidence may mark the maximum extent and/or activity of the local East Greenland dust production zone, which is the product of both the retreating ice sheet margin and the lowering relative sea level. Northern Hemisphere insolation was at a maximum during the Holocene climatic optimum, implying a maximum rate of meltwater runoff from the Greenland ice sheet even if the ice sheet continued to lose elevation (and therefore mass) until ~7 ka b2k23. Available reconstructions indicate that the central east Greenland deglacial response in relative sea level change was almost complete by 8 ka b2k24,25,26. This suggests that relative sea level decrease may have had a greater influence than ice margin retreat with respect to the establishment of dust production areas local to Renland ice cap. Three instances of high concentrations of large particles are found in the glacial, and all correspond to the ages of tephra layers previously identified in central Greenland ice cores (26, 55 and 81 ka b2k)27, although geochemical measurements have not yet been undertaken to confirm a volcanic source for these large particles. Otherwise, RECAP large particle concentrations vary by a factor of just 2.6 ± 0.5 throughout the glacial stadials and interstadials (Supplementary Note 2, Supplementary Fig. 5), which is consistent with a factor 2 variability in the snow accumulation rate in central Greenland28,29. If the snow accumulation rate at Renland follows the same pattern, the glacial large particle concentration variations can be explained solely by variations in snow accumulation, suggesting the location of the central East Greenland ice sheet margin did not change significantly through the rapid stadial/interstadial cycles. Furthermore the data suggest a small but constant flux of dust from local sources was transported to Renland ice cap throughout the glacial.

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Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Scienza & Tecnica

Asse magnetico terrestre in rapido spostamento, ma Greta lo fermerà.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-07.

2019-10-08__Clima Magnete

Negli ultimi mesi sono stati pubblicati alcuni lavori di grande interesse scientifico, e che potrebbero avere ripercussioni non indifferenti su tutte le popolazioni mondiali. Non introducono concetti scientifici nuovi, ma li presentano con grande ricchezza di dati sperimentali che sembrerebbero consentire la formulazione di teorie scientifiche autoconsistenti.

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Hui Li, Chi Wang, Huijun Wang, Cui Tu, Jiyao Xu, Fei Li, Xiaocheng Guo

Plausible modulation of solar wind energy flux input on global tropical cyclone activity.

Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics. Volume 192, 1 October 2019, 104775.

https://doi.org/10.1016/j.jastp.2018.01.018

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«Highlights

– Global tropical cyclone activity is modulated by solar wind energy flux.

– Tropical cyclones are more intense with higher geomagnetic activities.

– A possible mechanism is proposed and some evidences are also presented.

Abstract

Studies on Sun-climate connection have been carried out for several decades, and almost all of them focused on the effects of solar total irradiation energy. As the second major terrestrial energy source from outer space, the solar wind energy flux exhibits more significant long-term variations. However, its link to the global climate change is rarely concerned and remains a mystery. As a fundamental and important aspect of the Earth’s weather and climate system, tropical cyclone activity has been causing more and more attentions. Here we investigate the possible modulation of the total energy flux input from the solar wind into the Earth’s magnetosphere on the global tropical cyclone activity during 1963–2012. From a global perspective, the accumulated cyclone energy increases gradually since 1963 and starts to decrease after 1994. Compare to the previously frequently used parameters, e.g., the sunspot number, the total solar irradiation, the solar F10.7 irradiation, the tropical sea surface temperature, and the south oscillation index, the total solar wind energy flux input exhibits a better correlation with the global tropical cyclone activity. Furthermore, the tropical cyclones seem to be stronger with more intense geomagnetic activities. A plausible modulation mechanism is thus proposed to link the terrestrial weather phenomenon to the seemingly-unrelated solar wind energy input.»

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Yves Gallet, Vladimir Pavlov, Igor Korovnikov

Extreme geomagnetic reversal frequency during the Middle Cambrian as revealed by the magnetostratigraphy of the Khorbusuonka section (northeastern Siberia).

Earth and Planetary Science Letters. Volume 528, 15 December 2019, 115823.

https://doi.org/10.1016/j.epsl.2019.115823

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«Highlights

– We present the magnetostratigraphy of the Khorbusuonka section (northeastern Siberia).

– Numerous polarity reversals are observed during the Drumian stage (Middle Cambrian).

– A magnetic reversal frequency >20 reversals per Myr is estimated for the Drumian.

– A sharp decrease in reversal rate is found around the Middle-Upper Cambrian boundary.

– These results confirm the existence of a hyperactive reversing mode of the geodynamo.

Abstract

We present new magnetostratigraphic results obtained for the Drumian stage (504.5–500.5 Ma; Epoch 3/Middle Cambrian) from the Khorbusuonka sedimentary section in northeastern Siberia. They complement previous data that did not allow the determination of a reliable estimate of the geomagnetic reversal frequency during this time. Magnetization of the samples is carried by a mixture of magnetite and hematite in various proportions. Thermal demagnetization makes it possible to distinguish two magnetization components. The low unblocking temperature (<350 °C) component has a steep inclination and likely originates from remagnetization in a recent field. At higher temperatures, the magnetization isolated possesses the two polarities. Its direction is usually well determined; however, for a noticeable set of samples, a strong overlap between the demagnetization spectra of the two components prevents the determination of reliable directions, although their polarities are well established. The directions from 437 samples define a sequence of 78 magnetic polarity intervals, 22 of which are observed in a single sample. Biostratigraphic data available from the Khorbusuonka section indicate that the duration of the studied section is ∼3 Myr. A geomagnetic reversal frequency of 26 reversals per Myr is therefore estimated for the Drumian, reduced to 15 reversals per Myr if only the polarity intervals defined by at least two consecutive samples are retained. This is an extreme reversal rate, similar to that reported for the Late Ediacaran (late Precambrian), ∼50 Myr earlier, and proposed to be potentially linked to a late nucleation of the inner core. The reversal frequency appears to have drastically dropped for ∼3–4 Myr from a value probably >20 reversals per Myr during the Drumian to ∼1.5 reversals per Myr during the Furongian/Upper Cambrian. Such a sharp decrease is consistent with a transition at a ∼1-Myr timescale, probably caused by threshold effects in core processes, between two geodynamo modes, one characterized by reversals occurring at frequencies ranging from 1 to 5 reversals per Myr, and the other marked by hyperactivity of the reversing process, with reversal rates >15 reversals per Myr.»

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Inversione ‘superveloce’ dei poli magnetici della Terra

L’inversione dei poli magnetici della Terra avviene più velocemente del previsto: particelle magnetiche trovate in rocce sedimentarie della Siberia indicano che 500 milioni di anni fa Nord e Sud magnetici si sono invertiti circa 80 volte nell’arco di pochi milioni di anni. La scoperta, pubblicata sulla rivista Earth and Planetary Science Letters, si deve alla ricerca coordinata da Yves Gallet, dell’università di Parigi e del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (Cnrs).

Analizzando i sedimenti raccolti nel fiume Khorbusuonka, nella Siberia nord-orientale, i ricercatori hanno trovato le prove dell’inversione dei poli magnetici nell’orientamento delle particelle di due minerali, la magnetite e l’ematite, il cui allineamento ai poli magnetici terrestri è rimasto ‘intrappolato’ nelle rocce in modo permanente.

Nei 437 campioni studiati, i geologi hanno identificato il numero record di 78 inversioni di polarità avvenute nell’arco di 3 milioni di anni. “Dal punto di vista magnetico, la Terra ha alternato fasi particolarmente stabili, come accaduto nel periodo compreso tra 118 e 83 milioni di anni fa, a fasi dinamiche, con frequenti inversioni del campo magnetico terrestre”, ha detto all’ANSA Aldo Winkler, del laboratorio di Paleomagnetismo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

“Negli ultimi 20 milioni di anni – ha aggiunto – le inversioni del campo magnetico terrestre sono avvenute al ritmo di qualche centinaio di migliaia di anni, l’ultima, circa 780.000 anni fa”. Le inversioni, ha spiegato, “avvengono durante periodi di bassa intensità del campo e dipendono dalle complicate dinamiche nel confine tra nucleo esterno e mantello”.

Non è affatto chiaro se questi eventi siano collegati o meno ad alcune estinzioni di massa, ma secondo l’esperto, “non sono state trovate significative correlazioni, anche considerando che il genere umano è sopravvissuto a molte di queste inversioni”. Il fenomeno oggi “creerebbe problemi soprattutto a satelliti e reti elettriche che potrebbero essere bombardati da particelle solari e raggi cosmici perché il campo magnetico indebolito ha più difficoltà a fare da scudo”.

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«Negli ultimi 20 milioni di anni – ha aggiunto – le inversioni del campo magnetico terrestre sono avvenute al ritmo di qualche centinaio di migliaia di anni, l’ultima, circa 780.000 anni fa”. Le inversioni, ha spiegato, “avvengono durante periodi di bassa intensità del campo e dipendono dalle complicate dinamiche nel confine tra nucleo esterno e mantello»

«Global tropical cyclone activity is modulated by solar wind energy flux»

«Tropical cyclones are more intense with higher geomagnetic activities»

«Studies on Sun-climate connection have been carried out for several decades, and almost all of them focused on the effects of solar total irradiation energy»

«As the second major terrestrial energy source from outer space, the solar wind energy flux exhibits more significant long-term variations»

«However, its link to the global climate change is rarely concerned and remains a mystery»

«As a fundamental and important aspect of the Earth’s weather and climate system, tropical cyclone activity has been causing more and more attentions. Here we investigate the possible modulation of the total energy flux input from the solar wind into the Earth’s magnetosphere on the global tropical cyclone activity during 1963–2012»

«Compare to the previously frequently used parameters, e.g., the sunspot number, the total solar irradiation, the solar F10.7 irradiation, the tropical sea surface temperature, and the south oscillation index, the total solar wind energy flux input exhibits a better correlation with the global tropical cyclone activity»

«Furthermore, the tropical cyclones seem to be stronger with more intense geomagnetic activities»

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La temperatura della crosta terrestre e le sue variazioni locoregionali sono fenomeni altamente complessi, ove sono in gioco una considerevole quantità di fenomeni, alcuni dei quali possono anche funzionare da trigger. Punto nodale è che nel momento in cui si trovassero reclutati in fase si assisterebbe a variazioni di enorme portata.

Nota.

Almeno per il momento, non esistono studi che mettano in relazione le emissioni dei motori diesel e gli spostamenti degli assi magnetici né del sole né della terra.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Scienza & Tecnica

Einstein. Le femministe bruceranno i suoi libri e proibiranno di studiarlo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-04.

Rogo dei Libri 001

I cosiddetti Bücherverbrennungen (in italiano “roghi di libri”) sono stati dei roghi organizzati nel 1933 dalle autorità della Germania nazista, durante i quali vennero bruciati tutti i libri non corrispondenti all’ideologia nazista.


Si fa d’ogni donde una gran parlare della intelligenza di Albert Einstein, cui l’umanità è debitrice di drammatici progressi nel settore della fisica.

Ma una cosa è l’Albert Einstein scienziato, ed un’altra l’Albert Einstein essere umano.

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«Nessuno ha diritto di aspettarsi un’infanzia felice» è frase che rese celebre il figlio Hans, secondogenito di Albert e di Mileva: la prima figlia fu semplicemente abbandonata e data in adozione mentre il minore, Eduard, finì schizofrenico in una clinica psichiatrica.

Il padre non li nominò nel testamento che fece a suo tempo.

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Se è ragionevole che le persone del tutto fuori della norma si comportino come tali, sembrerebbe essere altrettanto ragionevole che le loro costumanze private possano essere non del tutto condivise.

Da questo punto di vista il comportamento delle femministe apparirebbe essere alquanto bislacco.

Se da una parte venerano Albert Einstein, dall’altra sembrano accettarlo supinamente, forse perché non ne conoscono i particolari di vita.

Il Centro Hubertine Auclert scrive sconsolato che

«Così si scopre che in Francia, su 29 manuali [di matematica, n.d.r.] esaminati, i personaggi maschili dominano pericolosamente: «Su 3.348 personaggi sessualmente compatibili, lo studio dimostra che 2.676 sono uomini e solo 672 donne. Insomma, una donna ogni cinque uomini». Non solo: se si guarda ai personaggi celebri citati, ci sono 1.057 maschi contro 35 femmine, una percentuale misera del 3,2 per cento.»

Sono percentuali del tutto ragionevoli per chi accudisca tali scienze.

«Le femmine hanno conseguito 3 / 204 Premi Nobel per la Fisica, ossia l’1.47% dei Premi assegnati»

Questi dati evidenziano come le femmine non abbiano feeling per matematica e fisica. Ma nemmeno per la chimica, settore ove hanno conseguito 4 / 161 Premi Nobel, ovvero il 2.48%.

Non dovrebbe destare quindi sorpresa che Albert Einstein considerasse le femmine per quello che sperimentalmente emerge da questi dati.

Citare codesti dati è altamente pericoloso.

La prof. Fabiola Gianotti, Ceo del Cern e membro della Bilderberg, ha licenziato su due piedi il prof. Alessandro Strumia per averli ricordati in un pubblico dibattito di profondo significato fisico:

«1st Workshop on High Energy Theory and Gender».

Ma la teoria del gender è fondamentale anche in altri settori della fisica, sempre secondo il Cern.

1st Workshop on String Theory and Gender

2nd Workshop on String Theory and Gender 

3rd Workshop on String Theory and Gender

Ci si domanda come abbiano fatto i grandi fisici a meritarsi fama immortale senza aver mai studiato la teoria del gender.

Se si fosse malvagi ci si domanderebbe quanti Premi Nobel hanno conseguito scienziati incardinati nel Cern, e quanti di essi fossero femmine.

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A questo punto sarebbe simpatico rileggersi il contratto matrimoniale steso da Albert Einstein ed accettato dall’allora moglie in carica.

«- che i suoi vestiti e la biancheria fossero mantenuti in ordine e in buono stato;

– che egli ricevesse i suoi tre pasti regolarmente nella sua stanza;

– che la sua camera da letto e lo studio fossero sempre puliti e, in particolare, che sulla sua scrivania potesse mettere le mani solo lui.

Mileva avrebbe anche dovuto rinunciare a ogni rapporto personale, astenersi dal criticarlo sia a parole sia con azioni davanti ai figli. Inoltre Einstein aggiunse altri punti:

– Non doveva aspettarsi intimità.

– Doveva smettere immediatamente di rivolgersi a lui se lo richiedeva.

– Doveva uscire all’istante dalla stanza e senza protestare se egli lo richiedeva.»

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Ci si aspetterebbe che le femministe radino Albert Einstein dalla loro memoria e ne brucino i libri sulla pubblica piazza. Che proibiscano lo studio della teoria della relatività. La storia è piena di Bücherverbrennungen, ed in fondo i lavori di Albert Einstein sono già stati bruciati una volta.

Ma può una femmina essere coerente se non al proprio tornaconto immediato?

Similmente, che dimostrino le loro doti tirando fuori una teoria che sorpassi quella di Einstein, senza però ripeterci che i neutrini siano più veloci della luce.

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Le femministe sono le più feroci nemiche delle femmine e dell’umanità.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Scienza & Tecnica

Sabera Nazneen Rahman. Un’altra testa famosa è finita nella cesta.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-21.

2018-08-19__The signatories, who have chosen to remain anonymous, said that the institute had known about the “exceptionally high” number of allegations against Rahman, dating back 1

Quando i giacobini introdussero il reato di corruzione, punito ovviamente con la ghigliottina, erano felici come pasque.

Bastava loro di accusare qualcuno di ‘corruzione‘ e se lo toglievano di intorno in modo definitivo.

Questa buona idea era stata suggerita loro dal Talleyrand-Périgord, allora soltanto vescovo spretato, ma destinato ai maggiori allori mondiali. Giulio Cesare invitava i propri luogotenenti a non credere mai alla propaganda nemica, ma Cesare non era giacobino. I giacobini ci cascarono come polli.

Dopo aver decapitato allegramente qualche migliaio di teste il vento cambiò direzione: furono gli altri andati al potere e a denunziare i giacobini superstiti di ‘corruzione‘: molti se ne andarono così alla Caienna, ed un buon numero dette lavoro e posto sicuro al boia. Se si usano certe armi, sicuramente anche gli avversari le useranno: ma ride bene solo chi ride ultimo.

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La storia si ripete implacabile.

I liberal democratici hanno di recente inventato il sexual harassment, eleggendolo a reato irredimibile, escluso da ogni prescrizione di legge, da ritenersi essere stato perpetrato sulla sola base di una denuncia fatta in televisione. In alcuni stati è punito come se fosse uno stupro.

Alla sola denuncia fatta sui media si esigono le dimissioni immediate dell’accusato/a. È una vera pacchia quando si profilano all’orizzonte dei concorsi o scatti di carriera.

Per l’eterogenesi dei fini, cominciarono quindi a cadere teste liberal, ad incominciare da quel poveraccio di Mr Weinstein per finire con Eric Schneiderman, procuratore generale a New York, punta di diamante dei liberal democratici.

Di questi tempi questa terrifica accusa grava anche sul capo di Mrs Veronica Ciccone, in arte madonna, supporter sfegatata di Mrs Hillary Clinton.

A questo punto i liberal iniziarono a calmarsi ed a darsi una regolata, ma gli ‘altri‘ non erano scemi ed avevano capito la lezione.

Di questi giorni l’assalto concentrico alla mantide religiosa delle ricerche sul cancro nel Regno Unito: prof. Nazneen Rahman.

La novità consiste nel fatto che è una femmina ed occupa, occupava, uno dei più prestigiosi posti nella ricerca nel Regno Unito: un potere scientifico, sociale, politico ed economico smisurato.

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La sua carriera fu spettacolare:

«Sabera Nazneen Rahman CBE FMedSci is a geneticist who specialises in cancer research and head of Genetics and Epidemiology at the Institute of Cancer Research.

Rahman qualified in medicine from University of Oxford in 1991, and completed a PhD in Molecular Genetics in 1999 on the Wilms’ tumor susceptibility gene FWT1. She completed her Certificate of Completion of Specialist Training in Clinical Genetics in 2001.

She is head of Genetics and Epidemiology at the Institute of Cancer Research, based at the Sir Richard Doll Building in Sutton. She specialises in research into the genetic mechanisms that cause cancer, particularly among groups with a predisposition to paediatric cancers or breast cancer. Through her research, Professor Rahman has provided improved screening and treatment options for NHS patients, and also provides advice on rare cancer genetics to clinicians internationally. She blogs about her work at Harvesting the Genome.

Rahman has a clinical role as head of the cancer genetics service at The Royal Marsden and St George’s Hospital in south west London.

Rahman was given leave of absence as of November 2017, after a letter signed by 45 current and former employees accused her of “serious recurrent bullying and harassment”. Of the 45 signatories, 22 claimed to have suffered direct bullying which created an “intimidating, hostile, degrading, humiliating or offensive” working environment. Following the investigation, she announced that she was resigning her position as of October 2018.»

Accusata di “serious recurrent bullying and harassment”, cui si aggiungevano “intimidating, hostile, degrading, humiliating or offensive”, si è dovuta dimettere, lasciando così vacante l’ambito seggio.

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Si noti la frase:

«The signatories, who have chosen to remain anonymous, said that the institute had known about the “exceptionally high” number of allegations against Rahman, dating back 12 years».

Pensateci sopra molto bene: denuncie anonime di fatti vecchi di dodici anni.

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Top cancer scientist has £3.5m in grants revoked after bullying claims

«Prof Nazneen Rahman resigned from the Institute of Cancer Research in London before disciplinary action could be taken.

One of Britain’s leading cancer scientists has had £3.5m in grant money revoked following allegations of bullying by 45 current and former colleagues.

Prof Nazneen Rahman, who resigned from her post at the Institute of Cancer Research in London last month, is the first scientist to be sanctioned under new anti-bullying rules introduced by the Wellcome Trust this year. In a letter to the ICR, Rahman’s former colleagues accused her of “serious recurrent bullying and harassment” and creating an “intimidating and humiliating” working environment.

Rahman, who was appointed CBE in 2016 for services to medical sciences, announced she would step down as head of genetics and epidemiology at the ICR following an independent investigation into the claims. In response, the Wellcome Trust has confirmed that it will terminate or transfer what remains of a total of £7.5m funding that had been awarded to Rahman.

The case comes amid growing concern about the levels of bullying and harassment in the world of academia, following a recent spate of high profile investigations at labs the US and Germany.

Former colleagues who had raised complaints about Rahman said that they welcomed the step but called for more clarity in cases, such as this one, where those accused of bullying resign before disciplinary action has been taken.

One of the complainants, who wishes to remain anonymous, said: “It is positive that Wellcome has taken this step but what the case reveals is that the practice of people resigning ahead of definitive disciplinary judgment leaves significant ambiguity and opportunity for them to return to funding in a short space of time.”

The latest investigation was prompted after a letter signed by 45 current and former colleagues claimed that Rahman’s behaviour had caused psychological harm and career damage, with 22 of the individuals claiming to have suffered direct bullying. The signatories, who have chosen to remain anonymous, said that the institute had known about the “exceptionally high” number of allegations against Rahman, dating back 12 years, but had failed to act.

However, Rahman also has supporters, who paint a different picture of the workplace dynamics. In an email to the Guardian, 10 other colleagues, including Ann Strydom, a scientific programme manager, said: “She provides a motivating, creative and exciting working environment where we are both challenged and supported to develop our strengths and skills.”

They added that Rahman had nurtured the skills of her staff, encouraged flexible working and been supportive at times of personal stress.

In response to the latest sanction from the Wellcome Trust, she said: “My team and I will complete our Wellcome-funded research prior to my leaving ICR in October. We are working with ICR and Wellcome to ensure science and patients can benefit from our work.”

In a statement, the Wellcome Trust said that the ICR had not shared the full details of the investigation, but that a summary of the findings had given “considerable cause for concern”. The investigation recommended that a disciplinary hearing was warranted, but due to Rahman’s resignation this did not take place.

“As we have been given information that raises serious concerns we have decided that her Wellcome grants will be terminated or transferred to other investigators.”

The charity said that Rahman would also be barred from applying for funding from Wellcome for two years and from sitting on any Wellcome advisory committees or boards for two years.

“Wellcome takes bullying and harassment very seriously,” the statement added. “Unacceptable behaviour causes significant harm, stops people achieving their full potential and stifles good research,” the trust added in a statement.

Speaking anonymously, an academic who complained about Rahman said: “Rahman will not be able to apply for funding from Wellcome for two years and she will not sit on any Wellcome advisory committees for boards for two years. This is a weak position. In reality two years is no time at all.”

A spokeswoman for the ICR said: “We believe an open and supportive working environment is essential for our work to defeat cancer. We welcome the efforts being made by the Wellcome Trust and others to improve the culture of the scientific community.”

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Scienza & Tecnica

Vaccini ed autismo. Scienza, denaro e perversione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-13.

2018-08-10__Vermaio__001

Di questi tempi fa grande scalpore la discussione se vaccinare o meno i bambini. Le persone fragili non leggano questo articolo e si accontentino della foto del vermaio.

Fa abbastanza specie che ne parlino accoratamente media e persone che non abbiano la minima preparazione scientifica: anzi, meno sono del mestiere e più si dimostrano essere certissimi di ciò che dicono.

Basterebbe leggersi qualche lavoro scientifico pubblicato su riviste internazionali con peer review per restare sconcertati dall’uso estensivo del tempo condizionale e dei verbi ausiliari di potenzialità. Il vero ricercatore sa quanto sia fcile far errori anche senza volerlo.

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Nel 1998 Dr Andrew Wakefield pubblicò sul Lancet, una delle più quotate riviste medico – cliniche il seguente lavoro:

Wakefield, AJ. Autism, inflammatory bowel disease, and MMR vaccine. Lancet. 1998; 351: 1356

L’autore collegava la somministrazione di vaccini Mmr all’insorgenza successiva di autismo e di patologie infiammatorie intestinali.

Il lavoro fu accolto con molto scetticismo negli ambienti scientifici.

La metodologia era fortemente scorretta, essendo uno studio retrospettivo e non prospettico. Non solo, il campione studiato era esiguo ed i rapporti causa – effetto fatiscenti.

Così lo tratteggia il prof. Christopher Payne:

«18 children with a diagnosis of autism, born between 1990 and 1994 were identified, 16 of whom had received MMR vaccination, giving a first-dose MMR vaccination rate for children with autism of 88·9%.»

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In questo link il Lettore potrà trovare gli 898 articoli al momento disponibili nella confutazione di quanto asserito dal dr. Wakefield.

The Lancet

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In breve fu evidente come la pubblicazione del dr. Wakefield fosse stata inventata di sana pianta, ed anche male.

Fiona Godlee. Wakefield’s article linking MMR vaccine and autism was fraudulent. BMJ 2011;342:c7452. Link.

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«Clear evidence of falsification of data should now close the door on this damaging vaccine scare.»

Alla fine anche il Lancet fu obbligato da onestà a pubblicare una ritrattazione del lavoro, come si legge nella fotocopia iniziale.

2018-08-12__Vaccini__001

The Editors of The Lancet.

Retraction—Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children

Lancet. Volume 375, ISSUE 9713, P445, February 06, 2010

«Following the judgment of the UK General Medical Council’s Fitness to Practise Panel on Jan 28, 2010, it has become clear that several elements of the 1998 paper by Wakefield et al1 are incorrect, contrary to the findings of an earlier investigation.2

In particular, the claims in the original paper that children were “consecutively referred” and that investigations were “approved” by the local ethics committee have been proven to be false. Therefore we fully retract this paper from the published record.»

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Resta aperta una questione la cui risposta sarebbe peraltro scontata.

Perché il Dr Andrew Wakefield ha fatto ciò che ha fatto? Essendo del mestiere ben avrebbe dovuto saperlo che sarebbe stato scoperto in breve tempo. Eppure lo ha fatto.

Denaro.

Retracted autism study an ‘elaborate fraud,’ British journal finds

«A now-retracted British study that linked autism to childhood vaccines was an “elaborate fraud” that has done long-lasting damage to public health, a leading medical publication reported Wednesday. ….

An investigation published by the British medical journal BMJ concludes the study’s author, Dr. Andrew Wakefield, misrepresented or altered the medical histories of all 12 of the patients whose cases formed the basis of the 1998 study — and that there was “no doubt” Wakefield was responsible. ….

Britain stripped Wakefield of his medical license in May. “Meanwhile, the damage to public health continues, fueled by unbalanced media reporting and an ineffective response from government, researchers, journals and the medical profession ….

The now-discredited paper panicked many parents and led to a sharp drop in the number of children getting the vaccine that prevents measles, mumps and rubella. Vaccination rates dropped sharply in Britain after its publication, falling as low as 80% by 2004. Measles cases have gone up sharply in the ensuing years. ….

But perhaps as important as the scare’s effect on infectious disease is the energy, emotion and money that have been diverted away from efforts to understand the real causes of autism and how to help children and families who live with it ….

Most of his co-authors withdrew their names from the study in 2004 after learning he had had been paid by a law firm that intended to sue vaccine manufacturers — a serious conflict of interest he failed to disclose. After years on controversy, the Lancet, the prestigious journal that originally published the research, retracted Wakefield’s paper last February. ….

“falsifying medical histories of children and essentially concocting a picture, which was the picture he was contracted to find by lawyers hoping to sue vaccine manufacturers and to create a vaccine scare.” ….

According to BMJ, Wakefield received more than 435,000 pounds ($674,000) from the lawyers ….

But it does seem a financial motive was underlying this, both in terms of payments by lawyers and through legal aid grants that he received but also through financial schemes that he hoped would benefit him through diagnostic and other tests for autism and MMR-related issues ….»

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Riassumendo.

Dovremo usare una terminologia politicamente corretta, per cui ci si legga tra le righe.

Dr Wakefield si mise di accordo con un certo quale numero di avvocati che lo avevano contattato, costruendo ad arte il materiale necessario e sufficiente per poter portare in giudizio le società produttrici dei vaccini, dalle quali poter quindi ottenere refusioni consistenti. Molto fu versato con accordo stragiudiziale.

E questo sarebbe solo l’inizio.

La rete delle collusioni si dovette ampliare a formare una consorteria che includesse magistrati che dietro congruo emolumento avessero la faccia di condannare una società sulla base di una unica quanto contestata pubblicazione scientifica.

Senza la complicità dei magistrati, la truffa non avrebbe potuto essere perpetrata.

Lasciamo ai signori Lettori, gente di mondo, immaginarsi cosa si fosse dietro, nella realtà dei fatti.

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Lasciamo anche ai signori Lettori il compito di trarre le conclusioni sui no-vax.

Pubblicato in: Scienza & Tecnica

San Pietroburgo. Quasi completata la Lakhta Center’s tower. La più alta di Europa.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-09.

2018-08-08__Grattacielo__001

Ci siamo già occupati dei grattacieli elicoidali.

Grattacieli Elicoidali. La frontiera delle nuove strutture.

«Sono certamente il frutto del gusto estetico dell’architetto, ma in realtà rispondono a ben precise esigenze: ridurre in modo significativo la pressione esercitata dal vento sulla struttura, pressione utilizzata peraltro come spinta verso l’alto, ossia l’effetto von Karman.

Il risultato è sconcertante: il grattacielo può essere costruito con altezza maggiore utilizzando strutture meno pesante: è decisamente più stabile sulle fondamenta antisismiche e resiste anche meglio a grandi escursioni termiche.»

Questi grattacieli sono diventati possibili grazie agli studi che hanno portato alla definizione della teoria di von Kármán.

In pratica, il grattacielo è parzialmente sostenuto dai vortici di aria ed è anche molto resistente agli sbalzi termini.

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«The tallest building in Europe is nearly complete. Rising above a new waterfront complex in St. Petersburg»

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«the Lakhta Center’s tower stands at 462 meters (1,516 feet) tall, making it the city’s first “supertall” building (one measuring 300 meters or above)»

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«The structure is now the northernmost skyscraper in the world»

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«Its soaring height is offset by a lower mixed-use building with a 260-meter-long (853-foot-long) facade. Residential and commercial space will be installed up to a height of 360 meters (1,181 feet), above which an observation deck and restaurant will offer breathtaking views over the Gulf of Finland»

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«The Lakhta Center takes the title of Europe’s tallest building from Moscow’s Federation Tower, completed in 2017, which stands at 374 meters (1,227 feet)»

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«Gazprom had long eyed St. Petersburg as a location for its new headquarters, first launching a project to build a tower in the city center in 2006»

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«The building’s foundations were driven 82 meters (269 feet) into the ground»

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«Winds near the top of the tower can blow at speeds of up to 85 mph, so the structure has been stabilized by 15 perimeter columns that redistribute weight away from its core.»

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Sicuramente questa nuova costruzione è prestigiosa.

Tuttavia ci farebbe piacere ricordarla più per la raffinatezza delle scelta tecniche che per la sola immagine estetica.


Bbc. 2018-08-06. Europe’s tallest skyscraper nears completion

The tallest building in Europe is nearly complete. Rising above a new waterfront complex in St. Petersburg, Russia, the Lakhta Center’s tower stands at 462 meters (1,516 feet) tall, making it the city’s first “supertall” building (one measuring 300 meters or above).

The structure is now the northernmost skyscraper in the world, according to its developers.

The 87-story tower twists a full 90 degrees from its foundation to its top, like a winding needle. This makes it one of the world’s tallest examples of a “twisted” skyscraper design.

Its soaring height is offset by a lower mixed-use building with a 260-meter-long (853-foot-long) facade. Residential and commercial space will be installed up to a height of 360 meters (1,181 feet), above which an observation deck and restaurant will offer breathtaking views over the Gulf of Finland.

Like a flame.

The Lakhta Center takes the title of Europe’s tallest building from Moscow’s Federation Tower, completed in 2017, which stands at 374 meters (1,227 feet). Moscow is also home to five of the next six entries in the list, interrupted only by London’s Shard, which was briefly the continent’s tallest in 2012, at 310 meters (1,016 feet) tall.

Lakhta Center broke ground in 2012 and will serve as the headquarters of Russian gas giant Gazprom, which is carrying out the construction through a subsidiary. The firm is set to move in by the end of 2019.

According to Philip Nikandrov, one of the architects involved with the project, the exterior of the building will be completed by the end of this summer, although the interior fitting will continue into 2019.

Drone images show the main tower’s impressive silhouette, which was designed to symbolize a flame — a distinctive feature of Gazprom’s logo.

Gazprom had long eyed St. Petersburg as a location for its new headquarters, first launching a project to build a tower in the city center in 2006. The complex, first known as Gazprom City and then Oktha Center, experienced local pushback from residents who believed it would ruin the city’s historic heart, a UNESCO World Heritage site since 1990.

After years of debate, which saw St. Petersburg’s skyline appear on the World Monuments Fund’s list of the 100 Most Endangered Sites, Gazprom eventually set its sights on Lakhta, an area about 5 miles northwest of the city center.

“The HQ will occupy around one third of the total area,” said Nikandrov in an email interview, “with another third reserved for public facilities which will include a multi-purpose hall, retail space, medical and fitness centers, and a science museum with (a) planetarium.”

Green features.

The building’s foundations were driven 82 meters (269 feet) into the ground, resulting in a Guinness world record in 2015 for the “largest continuous concrete pour” (a record beaten by a Dubai construction site two years later).

Winds near the top of the tower can blow at speeds of up to 85 mph, so the structure has been stabilized by 15 perimeter columns that redistribute weight away from its core.

The facade is made from 16,500 individual glass panes fitted with automatic shutters and valves designed to reduce heat loss. Developers also claim to have installed a number of other environmentally friendly measures, including a water reuse and purification system.

“Along its perimeter, the complex is surrounded by open public spaces: three public piazzas, an open 2,000-seat amphitheater, water features and a landscaped pedestrian embankment,” said Nikandrov.

The Lakhta Center now ranks as the 13th tallest building in the world.

Nota tecnica.

«Una scia vorticosa di von Kármán è una configurazione di scia caratterizzata dal distacco alternato di vortici che si verifica in alcuni corpi tozzi (corpi che presentano un distacco marcato dello strato limite).

Le scie vorticose possono essere osservate solo all’interno di un dato intervallo di numeri di Reynolds (Re). Il campo di variabilità di Re è influenzato da forma e dimensioni del corpo che causa il fenomeno, ovvero della viscosità cinematica del fluido. Il fenomeno prende nome dal fluidodinamico e ingegnere Theodore von Kármán.

In condizioni idonee per il numero di Reynolds si ha la formazione di due schiere di vortici una opposta all’altra. Quest’ultima porta il centro del vortice di una schiera ad essere corrispondente al punto medio tra due vortici della schiera opposta.

Come conseguenza della formazione di un vortice si ha una modificazione della distribuzione delle pressioni attorno al corpo. Conseguentemente, una formazione alternata di vortici genera forze variabili periodicamente e quindi una vibrazione del corpo. Qualora la frequenza di formazione dei vortici si avvicini alla frequenza naturale di vibrazione del corpo si ha il fenomeno della risonanza del medesimo. Esempi di fenomeni di questo tipo: vibrazione dei cavi telefonici; vibrazione più intensa dell’antenna dell’autoradio a date velocità; fluttuazione delle finestre avvolgibili (veneziane) quando il vento le attraversa; vibrazione dei tiranti dei ponti strallati.

In un primo momento si era pensato che il distacco dei vortici avesse provocato il crollo del ponte sul fiume Tacoma, mentre la causa del cedimento è stato un fenomeno aeroelastico noto come flutter.

Questo tipo di fenomeno deve essere preso in considerazione in fase di progettazione di strutture quali periscopi per sottomarini oppure per ciminiere industriali. Un metodo per evitarlo è inserire degli elementi di disturbo del flusso. Se questo è cilindrico, l’impiego di pinne di lunghezza maggiore del diametro consente di evitare la formazione delle scie vorticose. Poiché nel caso di edifici o antenne il vento può avere direzione qualsiasi, si impiegano elementi a profilo elicoidale simili a filetti. Questi vengono montati nella sommità delle strutture, generando un flusso asimmetrico tridimensionale che riduce la formazione alternata di vortici.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Scienza & Tecnica

Clima. Il riscaldamento antropico non esiste. – Corriere.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-13.

2018-04-09__clima__001

Il riscaldamento antropico ha poco o punto a che fare con le variazioni climatiche.

Germania. I negazionisti della stabilità climatica gettano la spugna.

Secondo i ‘climatologi’ l’Artico avrebbe dovuto sciogliersi nel 2012.

Arctic Sea Ice Gone in Summer Within Five Years?

Goodbye to an unrealistic climate goal

Trump. ‘Clima’ addio. Deobamizzazione a ritmo continuo.

Trump taglia la National Oceanic and Atmospheric Administration

Petizione di 300 scienziati perché Mr Trump ritiri gli Usa dall’accordo di Parigi.

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Per parlare in termini politicamente corretti, il ‘clima‘, ossia l’asserzione che esista il riscaldamento antropico, è stato ed è una gigantesca truffa volta ad acquisire gigantesche risorse economiche pubbliche da utilizzasi per finanziare realtà vicine o gestite direttamente dai liberal, che ne hanno tratto congruo sostentamento.

Di questi giorni è uscito un articolo di Mauro della Porta Raffo, per i tipi del Corriere della Sera.

Prende atto coraggiosamente della verità.

Constatiamo con piacere come persino il Corriere della Sera, per decenni corifeo dell’ideologia liberal e socialista, stia facendo marcia indietro, a tutta forza.

E questi sono solo a poco più di un mese dal 4 marzo. Figuriamoci cosa sarà tra un anno.


Corriere. 2018-04-08. Riscaldamento antropico: la verità

L’inquinamento causato dall’uomo ha niente o pochissimo a che fare col riscaldamento globale (naturale) ma moltissimo, tutto, a che vedere con il degrado della Terra.

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L’Alaska?
Abbiamo studi assolutamente precisi a proposito del clima in Alaska. Accurati e recenti – pubblicati nel 2001 – dimostrano che tra l’1 e il 300 dopo Cristo, tra l’850 e il 1200 e dopo il 1800 le temperature colà sono state particolarmente alte. Negli intermedi, basse.

Non che i dati concernenti l’estesissimo Stato Usa possano essere considerati in relazione al pianeta Terra nel suo complesso. Ma – in particolare riguardo all’emisfero settentrionale – confermano, per quanto attiene ai periodi indicati, il susseguirsi dell’Optimum Climatico Medievale (altresì noto come Periodo Caldo Medievale), della Piccola Età Glaciale e, più indicativamente non dall’anno 1800 ma dalla metà dell’Ottocento, del Nuovo Periodo Caldo.

(Differenti rilevazioni concernono il primo dei lassi temporali elencati – dall’1 al 300 – il Periodo Caldo Romano).

Conferme ulteriori arrivano da studi specifici quanto alle variazioni delle temperature dei mari nonché di altre zone del preindicato emisfero nord. Come ebbi ad affermare (e qui ribadisco) sul Corriere della Sera in un lungo ed articolato intervento il 18 agosto 2009 (provocando irritate ed irrazionali reazioni – non prive di insulti – da parte dei catastrofisti e un gradito seppur parziale riconoscimento a firma Giovanni Sartori), il riscaldamento climatico attuale è del tutto naturale facendo storicamente seguito, non solo alle naturalissime variazioni poco fa ricordate, altresì alle infinite precedenti almeno a far luogo da 10700 anni fa, inizio teorico dell’attuale «periodo interglaciale».

Va qui ripetuto poi che ogni riferimento al cosiddetto Effetto Serra come a qualcosa di negativo già conferma che i cosiddetti «esperti» («persone che hanno smesso di ragionare» secondo Frank Lloyd Wright) non sanno di cosa parlano.
Se, difatti, tale Effetto non esistesse la temperatura media sul pianeta sarebbe decisamente inferiore e la vita avrebbe avuto molte difficoltà a svilupparsi.

È l’aberrazione dell’Effetto il pericolo.

L’aberrazione, l’alterazione, non la sua esistenza!

Devo qui infine ripetere che non esiste dimostrazione alcuna del fatto che il Buco dell’ozono esista da sempre visto che non era scientificamente possibile rilevarlo, che so?, ai tempi dei Romani o anche solo cento anni fa. Che la «scoperta, di fenomeni quali il Niño e la Niña definiti «nuovi» è ridicola.

Come ho scritto negli anni Ottanta – quando si cominciò a parlarne come appunto ‘novità climatiche’ – i termini Niño e Niña sono spagnoli e fanno riferimento, dai tempi dei conquistadores, al fatto che il primo aveva luogo (ovviamente, da sempre) periodicamente verso Natale ed essendo nella lingua di Cervantes chiamato Niño il Banbino Gesù…

Tutto ciò detto e ripetuto, l’uomo è il peggiore degli esseri viventi e la sua azione devastante. L’inquinamento antropico ha niente o pochissimo a che fare col riscaldamento globale (naturale) ma moltissimo, tutto, a che vedere con il degrado della Terra.

È per combattere tale degrado che si deve agire. Non lo si fa assolutamente essendo, risultando più facile, economicamente e politicamente assai più remunerativo sbraitare ed agitarsi demagogicamente senza senso.
E se cominciassimo a ripulire gli oceani? E se eliminassimo la plastica, flagello dell’umanità?

E se educassimo con la sferza e il bastone le nuove generazioni? Sogno. Quando si raggiunge il fondo qualcuno comincia a scavare!