Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Consulta. Non ammette i ricorsi delle regione avverso il dl Sicurezza.

Giuseppe Sandro Mela

2019-06-23.

Giudici 001

Le regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana ed Umbria avevano fatto ricorso contro il decreto legge sulla Sicurezza.

Con una velocità assolutamente inusuale, la Corte Costituzionale ha esaminato i ricorsi e si è riunita per sentenziare, disponendo la non ammissibilità dei ricorsi.

«la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali»

«Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate»

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A nostro personale parere, nel non accettare i ricorsi delle regioni non solo la Corte Costituzionale ha applicato quanto disposto dal Testo fondamentale dello stato, riportando legalità e giustizia nella giusta considerazione che loro spetta: ha anche operato con buon senso.

Data la posizione politica delle regioni che avevano fatto ricorso, nessuno si stupisca se alla fine cercassero in tutte le maniere di aggirare la legge dello stato.

Sinceramente, la frase

«abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari»

sembrerebbe essere più un insultato gratuito alla Corte Costituzionale che al Ministro Salvini.


Adnk. 2019-06-21. Dl Sicurezza, Consulta: “Inammissibili ricorsi Regioni”

La Corte costituzionale, che si è riunita oggi in camera di consiglio per esaminare i ricorsi delle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che hanno impugnato numerose disposizioni del Decreto sicurezza lamentando la violazione diretta o indiretta delle loro competenze, ha giudicato inammissibili tali ricorsi. La Corte ha anche esaminato alcune disposizioni del Titolo II del ‘Decreto sicurezza’ e ha ritenuto, in particolare, “che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province. Pertanto, ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti”.

In attesa del deposito della sentenza, fa sapere l’Ufficio stampa, “la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali”. “Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate”, sottolinea la Corte.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, commenta: “Prendiamo atto della sentenza della Corte, che non è entrata nel merito della legittimità costituzionale delle norme, ma si tratta soltanto del primo tempo della battaglia che abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari”. “Infatti abbiamo già in discussione in Consiglio regionale della Toscana una proposta di legge presentata dalla giunta che individua le modalità generali di erogazione dei servizi per garantire livelli minimi di dignità umana a tutti. Li abbiamo chiamati diritti samaritani – continua Rossi – La legge sarà presto approvata e domani con il capogruppo del Pd Leonardo Marras terremo una conferenza stampa per spiegarne i contenuti di fondo”. “Sfidiamo il governo a ricorrere, se vorrà, contro questa legge, convinti della legittimità costituzionale di ciò che andiamo sostenendo”, conclude il governatore della Toscana.

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Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Il budget avrà un deficit da 100 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-31.

Das Brandenburger Tor in Berlin

Con un rapporto debito / pil molto basso, la Germania non ha nulla da temere di un budget che un anno possa essere negativo.

Ha invece moltissimi motivi di scontentezza per il motivo che ha portato al deficit di bilancio: l’economia tedesca stagna, ed al ristagno economico consegue la riduzione del gettito fiscale. Quindi, a spese invariate, il deficit è obbligatorio.

Siamo stati in questo facili profeti.

Germania. Acquacoltura ittica totale -12.0% a/a. – Destatis.

Germania. Colza -38%. Meno etica e più acquedotti. – Destatis

Germania. Destatis. ‘On an annual basis electricity prices increased by 10.8%’.

Germania. Ordini Industria. Febbraio -8.1% a/a. Marzo -6.0% a/a. – Destatis.

Germania. Licenze edili ad uso abitativo -2.8% a/a. – Destatis.

Germania. Produzione auto -4.1%, insolvenze +5.7%.

Germania. Sommovimenti di piazza per il caro-affitti.

Germania. VW e Ford annunciano decine di migliaia di licenziamenti e chiusure.

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«Germany has slashed its estimate of tax intake because of weaker growth»

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«Revenue estimates for 2019 were cut to 793.7 billion euros ($892.28 billion) from 804.6 billion euros»

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«From 2019 through to 2023, estimates for all state levels were for an intake 124.3 billion euros less than was forecast in November, a tax estimate document published by the finance ministry showed»

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«Over the period 2019-2023, the federal government will have some 70.6 billion euros less than the previous projection called for»

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«We already have an expansionary fiscal policy in place»

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Quando un sistema economico entra in crisi tutti gli economisti si affrettano a suggerire i rimedi che le loro teorie suggerirebbero.

Quasi tutti però concordano nell’affermare che lo stato dovrebbe spendere di più, per stimolare l’economia.

A nostro sommesso parere però, almeno al momento attuale, il metodo Trump di ridurre drasticamente le tasse potrebbe essere una soluzione da prendersi in considerazione, visto tra l’altro che sembrerebbe funzionare più che bene.


Reuters. 2019-05-09. Germany lowers tax revenues, budget shortfall of 10.5 billion euros

Germany has slashed its estimate of tax intake because of weaker growth, the finance ministry said on Thursday, leaving the government with limited room for additional fiscal measures to counter a slowdown in Europe’s largest economy.

Revenue estimates for 2019 were cut to 793.7 billion euros ($892.28 billion) from 804.6 billion euros. From 2019 through to 2023, estimates for all state levels were for an intake 124.3 billion euros less than was forecast in November, a tax estimate document published by the finance ministry showed.

Over the period 2019-2023, the federal government will have some 70.6 billion euros less than the previous projection called for, the figures showed.

The weaker growth outlook has partly been taken into account by Finance Minister Olaf Scholz in the draft budget plan he presented in March. It means that the budget faces a shortfall of 10.5 billion euros until 2023, the finance ministry said.

“The government will have to work hard to make up for the shortfall and everybody will view this as a joint effort,” Scholz told a news conference.

Scholz, a Social Democrat, said that the German economy was facing weaker growth but it was not heading towards a crisis and no additional fiscal stimulus was needed.

“We already have an expansionary fiscal policy in place. And we will stick to this,” Scholz said, adding that the government would continue to refrain from taking on new debt.

Scholz rejected calls from Economy Minister Peter Altmaier, a confidant of conservative Chancellor Angela Merkel, to lower taxes for companies. “I’m against a race to the bottom when it comes to corporate taxation globally,” Scholz said.

The minister added, however, that the government would stick to its plan to support corporate research and development with incentives worth 1.25 billion euros per year. The cabinet is expected to pass the draft law next week.

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The Telegraph. 2019-05-25. German economic slowdown set to blow €100bn black hole in Berlin’s budget

Germany faces a budget shortfall of €100bn (£86bn) over the next four years as its economy slows, according to leaked government figures.

Economic growth has been much slower than forecast in recent months and tax revenues are expected to fall well short of projections.

That will leave Angela Merkel’s government with a gap of €11.1bn (£9.5bn) to fill in its budget for this year alone, according to leaked figures published by Bild newspaper.

The European Commission cut its growth forecast for the German economy to just 0.5pc on Tuesday, compared to earlier projections of 1.1pc.

[Testo riportato parzialmente causa Copyright]

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ESM. 2019-05-24. Germany’s Scholz Eyes Higher Tobacco Tax To Plug Budget Gap: Sources

German finance minister Olaf Scholz is flirting with a higher tobacco tax to plug a multi-billion-euro gap in the federal budget and boost Berlin’s fiscal strength to counter the effects of a slowing world economy, government sources said.

Scholz made the proposal last week during a closed-door meeting with other senior members of Chancellor Angela Merkel’s coalition government, two people familiar with the talks told Reuters on condition of anonymity.

‘Not A Priority’

A finance ministry spokesman declined to comment, while a government spokeswoman said a higher tobacco tax was currently not a priority for the government.

In their coalition deal sealed last year, Merkel’s conservative CDU/CSU bloc and Scholz’s left-leaning SPD agreed to refrain from both taking on new debt and increasing taxes.

“The tobacco tax is not mentioned in the coalition agreement,” the government spokeswoman said. But she added that coalition parties would discuss a tax increase if the need to talk about it should arise.

Scholz wants to increase the tobacco tax gradually over a period of five years starting from 2020. The move could bring additional tax revenues of up to €4 billion from 2020-24, according to a report by Der Spiegel magazine.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Kurz. Un Programma per riformare l’Europa Unita con un nuovo Trattato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-15.

unione europea 001

Le proposte sono tali perché se ne discuta e le si modifichi fino ad ottenere un generale consenso.

«Austria’s conservative chancellor, Sebastian Kurz, suggested on Friday a far-reaching reform of the EU’s Lisbon Treaty to include sanctions against members in debt, penalties for countries that do not register illegal immigrants, and consequences for violations of the rule of law. “We don’t want to hand over the EU to the extreme fringes on the left or right, instead we need a strong politics of the centre,” he said.»

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«an end of unanimity voting and more centralism»

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«giving up unanimity voting on issues of common foreign policy would be a great mistake. The interests of smaller European countries including Austria would come off badly»

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«yet Kurz is not alone in his push to reform the EU»

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«France’s president Emmanuel Macron launched an extensive reform proposal at the beginning of March»

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«But the two proposals have little in common. While Macron wants more Europe, Kurz demands more subsidiarity and less bureaucracy»

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«Kurz explained that Europe had changed a lot since the 2007 Lisbon Treaty.»

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«What is needed is a new EU treaty, the current one is not up to date anymore»

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«It needs a new treaty with clearer sanctions on members that incur debt, penalties for countries that do not register and wave through illegal migrants, and harsh consequences for violations of the rule of law and liberal democracy»

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«Yet, Gros considers sanctions on members that violate the EU’s asylum laws not useful. “I think it would make more sense to improve the protection of the EU’s external borders.” »

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«we need a proper border management and an increase in Frontex personnel instead of sanctions»

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«if a country has run out of money, additional financial burdens in the form of sanctions will not be helpful at all»

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«We already have sanctions that can be launched against states who violate the deficit criteria. However, they are not tough enough and therefore we need to make changes to the EU treaty so that states will be urged to consolidate their budgets»

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«Kurz also thinks that the EU should get rid of what he calls the “wandering circus” of the European parliament relocating monthly between Strasbourg and Brussels»

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«The Austrian chancellor also wants to reduce the size of the European Commission and end the practice whereby each member state automatically receives one commissioner. According to Kurz, the posts should be apportioned on a “fair rotating basis” instead»

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«What makes the EU inefficient though is not the size of its commission, but the fact that the European Council, composed of member states, is very often not ready to concede competences to the EU»

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«Kurz spoke out against an EU army»

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«Changing the EU treaty is a complex process that requires unanimity and even referendums in some EU member states»

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Il vero fatto a nostro sommesso avviso importante non consiste tanto nelle proposte avanzate da Herr Kurz, quanto piuttosto che qualche capo di governo abbia preso atto che così come è congeniata l’Unione Europea non può funzionare.

La deburocratizzazione e l’applicazione del principio di sussidiarietà sono a nostro avviso elementi di particolare interesse.

Il nuovo che avanza non consente più di avere il governo dell’Unione Europea farraginoso e di una lentezza decisionale esacerbante: il resto del mondo non si ferma certo ad aspettarla.


EU Observer. 2019-05-13. Kurz’s ‘new EU treaty’ – election noise or necessity?

Austrian chancellor Sebastian Kurz is known for launching bold yet well-calculated political initiatives.

His latest is a proposal for a new EU treaty.

The choice of the timing of this announcement raised some eyebrows though, as policy experts and politicians in Austria questioned why the Austrian chancellor had not made those reform proposals already last year during the Austrian EU presidency.

Werner Kogler, the Spitzenkandidat from the Austrian Green party said that “Kurz had his chance to initiate reforms during the EU presidency but did not use it. A real reform and stronger Union is not in his interest.”

Kurz was also rebuffed by Harald Vilimsky, secretary general of the Austrian far-right FPO, that governs in a coalition with Kurz’s conservative OVP.

Vilimsky warned that Kurz’s plans to reform the EU treaty would lead to “an end of unanimity voting and more centralism”.

Vice-chancellor Heinz-Christian Strache from the FPO qualified this statement two days later on 7 May when he said that “a change of the EU treaty has always been our wish”.

Ramping up political infighting, Austrian foreign minister Karin Kneissl, who has been nominated by the far-right FPO as a non-party member for the post of foreign minister, warned on Thursday that “giving up unanimity voting on issues of common foreign policy would be a great mistake. The interests of smaller European countries including Austria would come off badly.”

And yet Kurz is not alone in his push to reform the EU.

France’s president Emmanuel Macron launched an extensive reform proposal at the beginning of March detailing his ideas in an article that appeared in all major European newspapers.

But the two proposals have little in common. While Macron wants more Europe, Kurz demands more subsidiarity and less bureaucracy.

In an interview with the Austrian daily newspaper Die Presse and several Austrian regional newspapers on the day his party launched its European election campaign, Kurz explained that Europe had changed a lot since the 2007 Lisbon Treaty.

“We had a debt crisis, a euro crisis, the migration crisis and the climate crisis, in addition to the Brexit chaos,” the chancellor said. “What is needed is a new EU treaty, the current one is not up to date anymore.”

Treaty change necessity?

“The challenges were very different more than 10 years ago when the EU Lisbon Treaty was conceived,” says Professor Walter Obwexer from the department of European law at the University of Innsbruck in Austria.

“I therefore consider the chancellor’s current proposal to reform the EU treaty sensible, as it takes into account today’s challenges.”

Professor Sonja Puntscher Riekmann from the Salzburg Centre of European Union Studies agrees with this general viewpoint – saying that a “treaty change has been necessary for quite some time”.

When it comes to the details of Kurz’s proposal it gets more complex though.

Tougher sanctions

One of Kurz’s central demands is that of tougher sanctions. “It needs a new treaty with clearer sanctions on members that incur debt, penalties for countries that do not register and wave through illegal migrants, and harsh consequences for violations of the rule of law and liberal democracy,” Kurz said.

When it comes to maintaining rule of law and democracy in the EU, Daniel Gros, director of the Brussels-based Centre for European Policy Studies (CEPS), says that tougher sanctions are indeed “a good proposal and important political signal”.

Yet, Gros considers sanctions on members that violate the EU’s asylum laws not useful. “I think it would make more sense to improve the protection of the EU’s external borders.”

Puntscher Riekmann agrees when she says that “we need a proper border management and an increase in Frontex personnel instead of sanctions”.

Regarding sanctions for members who accumulate debt, professor Puntscher Riekmann also does not agree. “I am not advocating a policy of incurring debt but what we need is a system of managing debt instead of a system of sanctions.”

Gros underlines this point even further when he says that “if a country has run out of money, additional financial burdens in the form of sanctions will not be helpful at all”.

Obwexer has a different opinion on this point: “We already have sanctions that can be launched against states who violate the deficit criteria. However, they are not tough enough and therefore we need to make changes to the EU treaty so that states will be urged to consolidate their budgets.”

Insult to France?

Kurz also thinks that the EU should get rid of what he calls the “wandering circus” of the European parliament relocating monthly between Strasbourg and Brussels. “Macron presents himself as a reformer. He who demands reforms must also be prepared to make them where it hurts,” Kurz said.

“I deem this proposal to be difficult and consider it an insult to France,” says Puntscher Riekmann. “We should not forget that the choice of Strasbourg at the time was an important historical compromise between Germany and France.”

Obwexer sees it somewhat differently: “The EU works well even with two seats of the European parliament, but we could save money and time and also reduce environmental pollution if we had just one seat in Brussels,” he says.

Reducing commission

The Austrian chancellor also wants to reduce the size of the European Commission and end the practice whereby each member state automatically receives one commissioner. According to Kurz, the posts should be apportioned on a “fair rotating basis” instead.

“I am not against reducing the size of the commission” Gros says. “What makes the EU inefficient though is not the size of its commission, but the fact that the European Council, composed of member states, is very often not ready to concede competences to the EU.”

Puntscher Riekmann adds to this that there is already a decision by member states to reduce the size of the commission. “It is now up to the member states to implement this decision,” she says.

Professor Obwexer agrees on this point explaining that “a smaller commission is not central for the efficiency of the EU”.

No EU army

Kurz spoke out against an EU army where member states had to “give up command”. Instead, he proposed increased cooperation in the area of military procurement, which would “save billions”.

Obwexer agrees that an EU army would be politically difficult – particularly for neutral Austria.

Gros adds to this that the best form of military cooperation would be in fact one that is “restricted to certain sub-areas, such as border and costal protection, establishing a drone fleet, aerial refuelling or improving cyber security”.

Improving competition

The chancellor finally demands that the EU’s competition be improved, particularly in the areas of e-mobility and artificial intelligence.

“The existing EU competition law should be changed so that we don’t stand in the way of European companies when they are rising to become national champions,” Kurz said.

“The way I understand this proposal is that the chancellor suggests to limit EU competition law. This is bad because currently the commission makes sure that consumers in Europe get the best products for the best prices. If we are now aiming at creating large monopolies again, this will be to the detriment of the consumers,” Puntscher Riekmann is convinced.

European elections

Overall, Gros believes that most of Kurz’s proposals are owed to the EU election campaign. But he also adds: “Kurz’s call for sticking to the rule of law and to liberal democracy is a very important signal. Showing that EU membership and democracy are intrinsically linked is vital, particularly at the current time of rising populism.”

Changing the EU treaty is a complex process that requires unanimity and even referendums in some EU member states. Any serious negotiations can only start after the Brexit process is completed.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Sanità. Spesa privata sale in 5 anni da 36 a 40 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-13.

Gufo_019__

Se si potesse parlare in termini politicamente corretti, si potrebbe dire che l’attuale servizio sanitario nazionale è una pubblica amministrazione finalizzata a mantenere il personale a ruolo: l’utente, ossia quello che il volgo chiamerebbe il ‘malato‘, è l’elemento perturbatore. Un petitivo piangiolento che vorrebbe persino essere curato! Che vorrebbe fare gli esami che un qualche medico gli abbia prescritto. Il servizio vive più che bene senza di esso.

Non solo.

Personale e pazienti si lamentano che lo stato ha messo in opera una burocrazia elefantiasica, come se il malato potesse arrogarsi il diritto di morire senza la adeguata documentazione. Questa gestione burocratica fa rimpiangere a calde lacrime quella della ex Unione Sovietica. Che, guarda caso, è implosa.

«nel 2025 la spesa sanitaria privata aumenterà di ulteriori 20 miliardi, arrivando a quota 60»

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«Dalle visite dermatologiche alle ecografie passando per le cure del dentista, più di 7 italiani su 10 ogni anno pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria»

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Il servizio sanitario nazionale passa tutto quello che non serve e che non è richiesto. Il resto?

Chi sia ricco se lo permetta!

E dei poveri che ne facciamo? Ma che crepino, ci sarebbero forse dei dubbi in proposito?


Se abolissimo il servizio sanitario nazionale?


I Cittadini Contribuenti si ritroverebbero in tasca circa centoventi miliardi in più, che sommati a quelli già spesi arriverebbero ad una cifra di totale copertura delle esigenze.

Con esami chiesti ed ottenuti nel breve volgere di qualche giorno.

Amici miei, fare i conti della serva è spesso molto istruttivo.


Ansa. 2019-05-08. Spesa privata in crescita inarrestabile, +10% in 5 anni

Cresce in modo inarrestabile la spesa pagata dai cittadini di tasca propria per curarsi. In 5 anni, dal 2013 al 2018, è aumentata del 10% passando da circa 36 miliardi di euro annui a quasi 40 miliardi: è quanto emerge dal volume di Marco Vecchietti “La Salute è un Diritto. Di tutti”, presentato oggi alla Camera dei Deputati.

Dalle visite dermatologiche alle ecografie passando per le cure del dentista, più di 7 italiani su 10 ogni anno pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria. E se questo trend continuerà, in base alle elaborazioni calcolate su dati della Ragioneria Generale dello Stato e della Corte dei Conti, nel 2025 la spesa sanitaria privata aumenterà di ulteriori 20 miliardi, arrivando a quota 60. “La spesa sanitaria privata – ha sottolineato Vecchietti durante la presentazione del volume – è la più grande forma di disuguaglianza in sanità perché diversifica le possibilità̀di cura esclusivamente in base all’entità̀ del reddito disponibile da parte di ciascun cittadino”.

La tenuta del sistema sanitario, come noto, dipende dalla sua capacità di affrontare con efficacia le importanti sfide in campo demografico, economico e sociale che attendono il nostro Paese nei prossimi anni. In questa prospettiva, sottolinea Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di RBM Assicurazione Salute, “è cruciale pianificare un ‘robusto tagliando’ del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) che affronti strutturalmente i temi del finanziamento, della qualità e dell’accessibilità delle cure per recuperare le ‘quote di universalismo perdute’ in questi anni”. È necessario, quindi, aggiunge, “promuovere una cultura del Secondo Pilastro anche in sanità, da aggiungere al Ssn, per realizzare un sistema sanitario più sostenibile, più equo e più inclusivo in grado di garantire una risposta sicura per la nostra salute e per quella delle generazioni future”.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Polonia. Dal 2020 il sistema pensionistico emulerà il 401(k) americano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-19.

Gruzzolo 001

È lo stesso Governo Americano a spiegare in cosa consista il sistema pensionistico 401(k).

«The Employee Retirement Income Security Act (ERISA) covers two types of retirement plans: defined benefit plans and defined contribution plans.

A defined benefit plan promises a specified monthly benefit at retirement. The plan may state this promised benefit as an exact dollar amount, such as $100 per month at retirement. Or, more commonly, it may calculate a benefit through a plan formula that considers such factors as salary and service – for example, 1 percent of average salary for the last 5 years of employment for every year of service with an employer. The benefits in most traditional defined benefit plans are protected, within certain limitations, by federal insurance provided through the Pension Benefit Guaranty Corporation (PBGC).

A defined contribution plan, on the other hand, does not promise a specific amount of benefits at retirement. In these plans, the employee or the employer (or both) contribute to the employee’s individual account under the plan, sometimes at a set rate, such as 5 percent of earnings annually. These contributions generally are invested on the employee’s behalf. The employee will ultimately receive the balance in their account, which is based on contributions plus or minus investment gains or losses. The value of the account will fluctuate due to the changes in the value of the investments. Examples of defined contribution plans include 401(k) plans, 403(b) plans, employee stock ownership plans, and profit-sharing plans. ….

A Profit Sharing Plan or Stock Bonus Plan is a defined contribution plan under which the plan may provide, or the employer may determine, annually, how much will be contributed to the plan (out of profits or otherwise). The plan contains a formula for allocating to each participant a portion of each annual contribution. A profit sharing plan or stock bonus plan may include a 401(k) plan.

A 401(k) Plan is a defined contribution plan that is a cash or deferred arrangement. Employees can elect to defer receiving a portion of their salary which is instead contributed on their behalf, before taxes, to the 401(k) plan. Sometimes the employer may match these contributions. There is a dollar limit on the amount an employee may elect to defer each year. An employer must advise employees of any limits that may apply. Employees who participate in 401(k) plans assume responsibility for their retirement income by contributing part of their salary and, in many instances, by directing their own investments. ….»

*

«A 401(k) is a feature of a qualified profit-sharing plan that allows employees to contribute a portion of their wages to individual accounts.

– Elective salary deferrals are excluded from the employee’s taxable income (except for designated Roth deferrals).

– Employers can contribute to employees’ accounts.

– Distributions, including earnings, are includible in taxable income at retirement (except for qualified distributions of designated Roth accounts).» [irs.gov/retirement-plans]

*

«The biggest difference between a 401(k) plan and a traditional pension plan is the distinction between a defined benefit plan and a defined contribution plan. Defined benefit plans, such as pensions, guarantee a given amount of monthly income in retirement and place the investment and longevity risk on the plan provider. Defined contribution plans, such as 401(k)s, place the investment and longevity risk on individual employees, asking them to choose their own retirement investments with no guaranteed minimum or maximum benefits. Employees assume the risk of both not investing well and outliving their savings.»

* * * * * * *

Il piano 401(k) consente versamenti contributivi fino a 19,000 dollari l’anno, mentre i piani 403(b), 457(b) e 401(a) consentono di poter aggiungere 55,000 dollari ogni anno. Queste limitazioni trovano la loro ragion d’essere nel fatto che sono esenti da imposizioni fiscali.

Un lavoratore rimasto in servizio per 40 anni consecutivi, con il piano 401(k) potrebbe aver versato 760,000 dollari. mentre con un altro piano più sostanzioso potrebbe arrivare ad un versato contributivo di 2,960,000 dollari. A queste cifre si devono aggiungere le plusvalenze, se maturate, oppure dedurne le minusvalenze.

Ma tranne periodi relativamente brevi, usualmente gli investimenti fatti salgono di valore e generano anche interessi.

Chiariamo immediatamente che, a differenza del sistema pensionistico italiano (europeo in senso lato) contributi versati e plusvalenze accumulate sono disponibili in un ‘monte titoli‘ nominativo del lavoratore, e non sono utilizzati per pagare le pensioni in essere.

Lo stato interviene solo ed unicamente nel caso che i versamenti siano stati minimali, ma non ci si aspetti gran ché.

*

«Poland will dismantle part of its pension system by transferring all 162 billion zloty ($43 billion) of assets managed by privately-owned pension funds to individual pension accounts».

È lo smantellamento storico di quello che fu uno dei pilastri della dottrina socialista.

Nota.

In realtà i piani pensionistici americani sono quanto mai variegati. Qui abbiamo solo cercato di rendere l’idea.


Bloomberg. 2019-04-15. Poland to Move $43 Billion of Pension Assets to Private Accounts

Poland will dismantle part of its pension system by transferring all 162 billion zloty ($43 billion) of assets managed by privately-owned pension funds to individual pension accounts.

State-owned social security fund will pick up a one-time 15 percent fee in the process, Prime Minister Mateusz Morawiecki said when unveiling the plan in Warsaw. The transfer of assets from the old system, known as OFE, may take effect at the beginning of 2020, Bloomberg reported earlier on Monday.

The decision comes before the roll-out of a new voluntary, employer-provided pension program emulating the U.S. defined-contribution 401(k) system. Warsaw’s benchmark WIG20 Index fell 0.4 percent after the announcement.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Italia. Dissesto idrogeologico ed alluvioni ricorrenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

2019-04-09__Alluvioni Genova

Dovunque arrivavano, i romani si davano un gran da fare a costruire acquedotti, reti fognarie, strade, ponti, argini dei fiumi e dei torrenti, e tutte le opere pubbliche che uno stato civile deve curare. Questi sono sicuramente dei grandi investimenti, ma sono essenziali per una normale vita civile.

Segovia. Acquedotto romano.

Non solo.

Li costruivano davvero bene. Moltissime di queste opere hanno facilmente resistito al tempo, due millenni, ma molto meno alla incuria umana. Ponte Sant’Angelo a Roma fu costruito nel 134 sotto l’Imperatore Adriano: ha resistito ai barbari, al sacco di Roma, ai Lanzichenecchi, ed è anche sopravissuto benissimo ai bombardamenti alleati che pure lo avevano centrato in pieno. Vive di vita stentata sotto le odierne giunte capitoline.

Segovia. Acquedotto romano 002

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In Italia è sufficiente un pochino di pioggia e subito si devono registrare esondazioni, allagamenti e, purtroppo, spesso anche dei morti. Ciò non è dovuto alla ineluttabilità del fato, bensì alla incuria umana.

Prima di chiamare in causa i mutamenti climatici, sempre che poi esistano, sarebbero da menzionare le mancanze colpevoli: fiumi e torrenti i letti dei quali non sono dragati e sui quali si è lasciato costruire, abusivamente, argini fatiscenti e mezzi in rovina, solo per citare gli interventi maggiori.

Poco importa se la sindaco Marta Vincenzi sia stata condannata con sentenza passata in giudicato per omicidio colposo plurimo: sei persone, tra le quali due bambine, morirono annegate a causa dell’incuria dei responsabili della cosa pubblica. E la città ha subito danni per centinaia di milioni, senza ricevere che qualche briociolotto a compenso delle perdite.

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Si noti come:

«La Liguria, che negli ultimi anni ha pagato il tributo di vite più alto al maltempo, è inaspettatamente una delle Regioni italiane con meno territorio esposto a questo rischio».

L’estensione dei territori a rischio non è indice della pericolosità di alcune situazioni locali, anche se rende bene l’idea del dissesto idrogeologico attuale.

Ben poco importa che i comuni patrocinino serate musicali e dibattiti sulla fame nel Centro Africa: ci si accontenterebbe che dragassero fiumi e torrenti, riattassero gli argini e sturassero i tombini.

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TrueNumbers. 2019-04-08. Dissesto idrogeologico: 2 milioni di italiani in pericolo

L’11,1% dell’Emilia Romagna e il 7,8% della Lombardia ad alto rischio idraulico

Morti per colpa della pioggia. O meglio, dell’incuria umana, della scarsa manutenzione e dell’abusivismo edilizio. Nel 2018, secondo il dossier elaborato dal Cnr, frane e inondazioni hanno causato in Italia 38 vittime, a cui si aggiungono 2 dispersi, 38 feriti e oltre 4.500 tra sfollati e senzatetto. Numeri ben al di sopra della media recente (23 morti all’anno) e che ci ricordano quanto il nostro territorio sia esposto al rischio idrogeologico. Gli ultimi dati arrivano dall’Ispra: gli italiani in pericolo sono più di 2 milioni e vivono in tutte le Regioni d’Italia. Ecco quali.

Il rischio idrogeologico in Italia

Il grafico sopra mostra la percentuale di territorio di ogni singola Regione italiana che è attualmente classificata come “ad alto rischio idraulico”. Un indicatore che permette di misurare il cosiddetto “rischio idrogeologico”, cioè quei pericoli legati a pioggia e inondazioni nelle diverse zone del Paese. Da un lato sono dovuti all’azione umana e alla cementificazione di molte aree extraurbane, dall’altro a quei fenomeni atmosferici estremi che sono sempre più frequenti negli ultimi anni. La causa? Il cambiamento climatico, un’emergenza di cui Truenumbers si è già occupato in questo articolo.

La Liguria, che negli ultimi anni ha pagato il tributo di vite più alto al maltempo, è inaspettatamente una delle Regioni italiane con meno territorio esposto a questo rischio: come si vede dal grafico, solo il 2,1% è ad alto rischio. In realtà la Regione più “pericolosa” da questo punto di vista è l’Emilia Romagna, che ha l’11,1% del territorio esposto ad “alto rischio idraulico”. Seguono la Lombardia (7,8%) e il Veneto (6,7%).

In fondo alla classifica ci sono le Marche, con lo 0,1%. Ciò non significa che sia la Regione più sicura d’Italia, ma che il suo territorio risponde meglio ad alluvioni e maltempo. I motivi sono diversi, come ad esempio l’assenza di quella fitta di canali di irrigazione e bonifica che caratterizza il territorio emiliano-romagnolo.

Quante persone sono in pericolo

In base agli ultimi dati rilasciati dall’Ispra, l’ente governativo per la protezione ambientale, è possibile sapere anche quante sono le persone che vivono nelle zone d’Italia più esposte al dissesto idrogeologico.

Gli italiani maggiormente in pericolo sono poco più di 2 milioni, perché abitano in zone ad alto rischio. Circa 6 milioni si trovano in aree a pericolosità media, mentre quelli in aree a basso rischio sono (per fortuna) la maggioranza: 9,3 milioni.

Soluzioni? Investire nella tutela ambientale è certamente la strada migliore, il problema è che spesso i soldi (pochi) che ci sono spesso non vengono spesi, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Stipendi dei dirigenti pubblici. Il problema del tetto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-08.

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Se in Italia esiste un problema reale e concreto sull’elevato numero di persone che hanno redditi al di sotto della soglia di povertà, sarebbe altrettanto vero constatare come vi sia tutta una classe di alti burocrati con stipendi bloccati.

La mentalità per decenni imperante ha portato in buona sostanza ad un appiattimento delle retribuzioni: è paradossale che invece di innalzarle si sia fatto di tutto per abbassarle.

Ci aiuteremo con qualche esempio per cercare di essere chiari.

Un professore universitario tedesco percepisce mediamente uno stipendio cinque volte maggiore del corrispettivo che percepirebbe se fosse in Italia. Ma se si considerassero gli Stati Uniti si salirebbe a poco meno di dieci volte, mentre i nostri connazionali riparati in Cina hanno stipendi fino a trenta volta quelli italiani. C’è quindi ben poco da stupirsi e le persone più dotate, ed anche con un pizzico di buona sorte, appena possano facciano le valige ed emigrino. Il punto nodale è che un professore nella fascia dell’eccellenza è persona rara, e genera un indotto culturale ed in termini di brevetti che ripaga ad usura dello stipendio che gli è stato dato.

Un caso paramount. Il prof Tim Hunt, premio Nobel per la Medicina disse che “è meglio non aver donne nei laboratori perché ci innamoriamo di loro, si innamorano di noi e quando le criticate, si mettono a piangere“. Licenziato in tronco dal University College of London su denunzia di alcune femmine, dopo nemmeno due mesi era stato assunto dalla Okinawa University, lui e sua moglie: “The loss of a leading UK female scientist is perhaps one of the more ironic outcomes of the Hunt affair“. Le sue denunciatrici sono scomparse nel nulla, ma la perdita di Hunt e Collins fu davvero severa. I premi Nobel non sono funghi prataioli.

Con lo stesso metro, mutatis mutandis, si dovrebbe approcciare lo stipendio di un dirigente o di un manager.

Sarebbe utopico illudersi che un dirigente che maneggia decine di miliardi prenda uno stipendio ridicolmente basso: se è fesso genera solo perdite, se è intelligente sa più che bene come arrangiarsi, costretto a ciò da un emolumento indegno.

Il criterio aureo dovrebbe essere quello di riconoscergli una percentuale sui guadagni e trattenergli una percentuale sulle perdite. Poco importa quanto percepisca di stipendio, purché generi guadagni adeguati.

Una ultima considerazione.

La dirigenza industriale è quanto mai mobile, quella pubblica invece è inamovibile, se non de iure almeno de facto. Negli Stati Uniti vige lo spoils system, per cui ad ogni elezione presidenziale l’alta dirigenza presenta le dimissioni, che il nuovo presidente può accogliere oppure no. Nella Chiesa Cattolica questo sistema vige dai tempi di San Gregorio Magno: ad ogni nomina papale tutte le persone che ricoprono incarichi di nomina papale devini dare le dimissioni: si dovrebbe anche dire che in questi millequattrocento anni di uso lo spoils system ha funzionato più che bene.

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Tirando le somme.

I buoni dirigenti devono essere remunerati in modo adeguato, in accordo alla resa.

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Tetto agli stipendi, il rebus dei dirigenti

«Non sono riuscita a trovare, in nessuna parte del mondo, un amministratore delegato di una società in regime di competizione che percepisca lo stesso stipendio di un dirigente suo sottoposto. Venendo meno il principio dell’equità e della motivazione, manderebbe l’azienda fuori mercato. In Italia questo avviene. La storia inizia con una buona legge, quella che ha mosso i primi passi nel 2011, mettendo un tetto ai dirigenti della Pubblica Amministrazione. Il decreto, che alla fine coinvolge Ministeri, Enti Pubblici e Autorità indipendenti, entra in vigore il primo maggio 2014: il più alto in carica non deve superare i 240.000 euro lordi l’anno. Carlo Cottarelli, però, sa che il grosso del problema è più nascosto e propone la necessità di adeguare verso il basso gli stipendi delle fasce sotto le figure apicali, ma la ragioneria dello Stato ha stimato che avrebbe coinvolto circa 50.000 dirigenti (46.051 per la precisione). Matteo Renzi ha preferito fermarsi lì e rimandare ad un secondo decreto l’eliminazione delle sacche di privilegi. Intanto la retribuzione media delle nostre figure apicali è scesa da 339.000 a 212.000 euro lordi; nonostante la sforbiciata, però, siamo ancora ben al di sopra della media dei Paesi sviluppati che aderiscono all’Ocse, fissata, secondo la rilevazione che va dal 2011 al 2015, in 132.315 euro lordi. A conti fatti, quanto si è risparmiato? La Ragioneria un dato certo non ce l’ha; si parla di una «stima» complessiva di 30 milioni di euro l’anno. Partecipate: per la trasparenza c’è la privacy

La stessa norma è stata estesa alle società partecipate, ad esclusione di quelle quotate (come Eni, Enel, Enav, Leonardo, Poste Italiane) e quelle che emettono bond (Ferrovie, Rai) perché sono in regime di competizione e i manager si reclutano a prezzi di mercato. È un po’ ardito equiparare un direttore generale della Pubblica Amministrazione all’amministratore delegato di un’azienda commerciale, ma tant’è. Nella rideterminazione dei tetti, la parte fissa è stata portata a 192.000 euro, a cui va aggiunta una quota variabile legata alla complessità organizzativa, gestionale e di risultato. I risparmi non sono banali; per esempio, l’emolumento dell’Ad di Consap è passato da 440.000 a 240.000, mentre quello di Consip da 305.000 a 208.000, Sogei da 435.000 a 208.502, Sogin da 472.000 a 211.000.»

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Non si resta perplessi di questi stipendi: si resta perplessi di fronte alla inefficienza della pubblica amministrazione.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Sanità. Ancora concorsi deserti. Il buon senso non alberga più in Italia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-26.

Brügel Pieter. Le Streghe. 001

Brügel Pieter.  Le Streghe.


La sanità pubblica italiana è in una situazione kafkiana.

Sanità. Spesa totale 152.817 mld, pubblica 113.131 mld, famiglie 35.989 mld.

Dal punto di vista del bilancio costa 152.817 miliardi ogni anno, ma 35.989 miliardi ce li devono mettere le persone di tasca propria se vogliono essere curate.

Dal punto di vista stipendiale gli emolumenti sono troppo bassi per poter rientrare degli investimenti fatti per poter studiare i sei anni di corso di laurea, i cinque di specialità e gli almeno tre di scuola di perfezionamento. Il medico inizia a lavorare ben dopo il trentesimo anno di età.

Ma il lavoro con il servizio sanitario nazionale, sia quello ospedaliero sia quello sul territorio, è allucinante ed alienante. Il personale è sottoposto ad una pletora di regolamenti, protocolli e via quant’altro che obbligano a passare il proprio tempo a riempire scartafacci: il paziente deve morire legalmente. Non solo, le amministrazioni vigilano sulla stretta applicazione dei protocolli diagnostici e terapeutici: quattordici anni di studio coerciti a fare un lavoro da automi. Peccato però che ogni paziente sia un caso particolare, una eccezione al protocollo. L’unico problema è che crepi nell’osservanza burocratica, se non si vogliono avere dei guai.

E qui, per mettere la ciliegina sulla torta, si arriva al sublime vertice di questa situazione kafkiana.

Il nodo è la Magistratura ed i Magistrati.

Se è giusto che la malasanità sia punita, ed anche con molta severità, sarebbe solo questione di buon senso che la magistratura vagliasse le denuncie sporte ed archiviasse immediatamente quelle inconsistenti. Invece tutte sono passate automaticamente al giudizio.

Se è vero che oltre il 95% di tali cause si conclude con un “non luogo a procedere” oppure “perché il fatto non sussiste”, è altrettanto vero che tali giudizi arrivano un buon numero di anni dopo l’inizio dell’iter giudiziario, in cui il medico è stato lasciato disperatamente solo, magari anche sospeso dal servizio. E mica che il denunciante sia condannato a rifondere il sanitario. Una denuncia rovina vita e carriera:le scuse non bastano.

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«i numeri al momento dicono questo: su 13 posti per dirigente medico del Pronto soccorso si sono presentati solo 3 candidati, per Ortopedia 2 su 4, Ostetricia e Ginecologia 2 su 5 e per Neonatologia non si è presentato nessuno»

Ci si stupisce che la gente si stupisca.

Si fa un gran parlare dell’intelligenza artificiale: bene, che i pazienti si facciano curare da un robot. Oppure si facciano curare dai burocrati.

In conclusione: in Italia ci si può curare solo se si è ricchi. Proprio come accadeva nell’Unione Sovietica di infausta memoria.


Corriere. 2019-03-21. Sanità, il Molise non ha medici e richiama i pensionati

Il Molise non è una regione per giovani. Per medici giovani, in particolare. Tanto che l’Azienda sanitaria regionale (Asrem) è stata costretta a chiedere al Commissario alla Sanità, Angelo Giustini, l’autorizzazione ad avviare le procedure per incarichi libero-professionali a medici in pensione. E la struttura commissariale ha dato il via libera. Del resto, la nota trasmessa ai vertici aziendali dal direttore facente funzioni dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale «Cardarelli» di Campobasso, non poteva essere più chiara: la «gravissima criticità di personale medico in dotazione», si legge nella richiesta, determina «grosse difficoltà a garantire una corretta turnazione». Non resta, quindi, che chiedere ai pensionati di tornare al lavoro.

Sembra paradossale che, in un Paese alla ricerca disperata di un lavoro (10,6% il tasso di disoccupazione italiano nel 2018), in una tra le regioni più piccole d’Italia (circa 310 mila abitanti) in tanti rinuncino a partecipare ai concorsi banditi dall’Azienda sanitaria regionale (Asrem) ed altri rifiutino il lavoro a tempo indeterminato dopo essere risultati vincitori di concorso. Perché, in Molise, accade anche questo. L’ultimo caso di bando andato deserto riguarda il concorso per due posti di dirigente medico di Pediatria. Ed è, appunto, solo l’ultimo di una serie di casi. «Bandiremo nuovi concorsi nella speranza di avere nuove unità — spiega all’Ansa il direttore sanitario dell’Asrem, Antonio Lucchetti — ma i numeri al momento dicono questo: su 13 posti per dirigente medico del Pronto soccorso si sono presentati solo 3 candidati, per Ortopedia 2 su 4, Ostetricia e Ginecologia 2 su 5 e per Neonatologia non si è presentato nessuno. È una carenza che sta mettendo in crisi i vari servizi. In Molise — aggiunge — comunque accade quello che si registra anche in altre parti d’Italia, ma visti i numeri ridotti della regione, la situazione diventa sempre più grave». Quanto ai vincitori di concorso che alla fine rinunciano al posto, la spiegazione è, alla fine, più semplice di quanto si possa pensare: «In Molise — conclude Lucchetti — se non si è radicati, se non si hanno famiglia, affetti, interessi, chi ha la possibilità di lavorare da altre parti sceglie questa strada».

Pubblicato in: Amministrazione

Elezioni Amministrative. 17 milioni di Elettori in 3,800 comuni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-23.

Elezioni 001

«Quasi la metà dei Comuni italiani andrà al voto alla tornata della primavera prossima»

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«Saranno oltre 3.800 i Comuni chiamati alle urne, per un totale di circa 17 milioni di elettori, più o meno un terzo dell’intera popolazione italiana»

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«Con la tornata elettorale di primavera saranno eletti 43.974 consiglieri e in seguito nominati circa 11.352 assessori.»

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Chiariamo immediatamente il fatto che nelle elezioni amministrative gioca molto il prestigio personale dei candidati e di norma sono presenti liste civiche difficilmente inquadrabili nell’ambito dei partiti politici nazionali.

I risultati dovranno quindi essere letti con grande buon senso, specie poi nei cnfronti con le tornate elettorali precedenti.

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Città maggiori con giunte in scadenza di mandato di centrosinistra.

– Bari, sindaco Antonio Decaro

– Bergamo, sindaco Giorgio Gori

– Biella, sindaco Marco Cavicchioli

– Caltanissetta, sindaco Giovanni Ruvolo

– Campobasso, sindaco Antonio Battista

– Cesena, sindaco Paolo Lucchi

– Cremona, sindaco Gianluca Galimberti

– Ferrara, sindaco Tiziano Tagliani

– Firenze, sindaco Dario Nardella

– Foggia, sindaco Franco Landella

– Forlì, sindaco Davide Drei

– Modena, sindaco Gian Carlo Muzzarelli

– Pavia, sindaco Massimo Depaoli

– Pesaro, sindaco Matteo Ricci

– Pescara, sindaco Marco Alessandrini

– Prato, sindaco Matteo Biffoni

– Reggio Emilia, sindaco Luca Vecchi

– Sassari, sindaco Nicola Sanna

– Verbania, sindaco Silvia Marchionini

– Vercelli, sindaco Maura Forte

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Città maggiori con giunte in scadenza di mandato di centrodestra.

– Ascoli Piceno, sindaco Guido Castelli

– Perugia, sindaco Andrea Romizi

– Potenza, sindaco Dario De Luca

– Urbino, sindaco Maurizio Gambini

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Città maggiori con giunte in scadenza di mandato di M5S.

– Livorno, sindaco Filippo Nogarin

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Città maggiori in amministrazione straordinaria.

– Avellino

– Lecce

– Rovigo

– Vibo Valentia

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Città con più di 100,000 abitanti.

– Bari

– Bergamo

– Ferrara

– Firenze

– Foggia

– Forlì-Cesena

– Livorno

– Modena

– Perugia

– Pescara

– Prato

– Reggio Emilia

– Sassari.


Adnk. 2019-03-21. Amministrative, verso l’election day

Quasi la metà dei Comuni italiani andrà al voto alla tornata della primavera prossima. Manca ancora l’ufficialità, ma molto probabilmente per le amministrative si va verso l”election day’ del 26 maggio con le elezioni europee. Saranno oltre 3.800 i Comuni chiamati alle urne, per un totale di circa 17 milioni di elettori, più o meno un terzo dell’intera popolazione italiana. Un test importante, quindi, che riguarderà molti capoluoghi di Provincia: Bari, Campobasso, Firenze, Perugia, Potenza, Ascoli Piceno, Avellino, Bergamo, Biella, Forlì, Cesena, Cremona, Ferrara, Foggia, Lecce, Livorno, Modena, Pavia, Pesaro, Urbino, Pescara, Prato, Reggio Emilia, Rovigo, Sassari, Verbania e Vercelli, Vibo Valentia. Al voto anche Caltanissetta ma in Sicilia per le comunali si andrà alle urne il 28 aprile per il primo turno.

 In ben 20 delle città maggiori chiamate alla sfida elettorale, le giunte in scadenza di mandato sono di centrosinistra. Si tratta delle amministrazioni guidate dai sindaci uscenti di Bari, Antonio Decaro, di Firenze, Dario Nardella, di Bergamo Giorgio Gori, di Campobasso Antonio Battista, di Biella Marco Cavicchioli, di Caltanissetta Giovanni Ruvolo, di Forlì Davide Drei, di Cesena Paolo Lucchi, di Cremona Gianluca Galimberti, di Ferrara Tiziano Tagliani, di Foggia Franco Landella, di Modena Gian Carlo Muzzarelli, di Pavia Massimo Depaoli, di Pesaro Matteo Ricci, di Pescara Marco Alessandrini, di Prato Matteo Biffoni, di Reggio Emilia Luca Vecchi, di Sassari Nicola Sanna, di Verbania Silvia Marchionini e di Vercelli Maura Forte.

I capoluoghi al voto con giunte uscenti di centrodestra sono quelle di Perugia del sindaco Andrea Romizi, di Potenza del primo cittadino uscente Dario De Luca, di Ascoli Piceno del sindaco uscente Guido Castelli e Urbino del sindaco uscente Maurizio Gambini. In una città, Livorno, il sindaco uscente, Filippo Nogarin, è del Movimento 5 Stelle. In amministrazione straordinaria Rovigo, Avellino, Lecce e Vibo Valentia. Con la tornata elettorale di primavera saranno eletti 43.974 consiglieri e in seguito nominati circa 11.352 assessori.

Tredici dei Comuni che andranno al voto in primavera superano i 100.000 abitanti (Bari, Bergamo, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì-Cesena, Livorno, Modena, Perugia, Pescara, Prato, Reggio Emilia e Sassari). Saranno invece 198 i Comuni alle urne con popolazione sopra ai 15.000 abitanti per i quali è previsto il sistema elettorale maggioritario a doppio turno. Chiamati a votare per la prima volta 21 Comuni ‘neonati’ perché appena istituiti attraverso processi di fusione amministrativa. La maggior parte di questi, ossia sette, sono in Piemonte, quattro in Lombardia, tre rispettivamente in Veneto ed Emilia Romagna, uno per ognuna delle seguenti regioni: Toscana, Trentino Alto Adige, Marche e Calabria.