Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Piemonte. Inizia la tutela del retaggio religioso, storico e culturale.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-30.

Presepe 001

Il concetto di democrazia si fonda su alcuni assunti di base, che spesso sono scotomizzati o disattesi.

In primo luogo, tutta la Collettività dovrebbe condividere nella sostanza una identica Weltanschauung. La presenza di antitetici principi fondamentali comporta inevitabilmente situazioni conflittuali che alla fine sono risolvibili solo con la forza.

In secondo luogo, mentre la maggioranza governa, la minoranza dovrebbe adeguarsi a quanto deciso dai governanti. Questo principio diventa però inaccettabile se una componente più o meno ampia nutrisse ambizioni rivoluzionare, ossia la presa di potere con la forza da parte di una minoranza. Infatti, se tale non fosse, avrebbe vinto le elezioni e governerebbe.

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Nessuna di queste due condizioni vige in Italia. La Weltanschauung di sinistra è antitetica ed incompatibile con quella della destra: e la sinistra sopporta tutto tranne che l’essere relegata dagli Elettori a ruolo di minoranza.

Questi contrasti sono così accesi che, nonostante vi sia in atto una recessione stagnante del sistema economico i temi sui principi fondamentali si dimostrano essere ferita saniosa.

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Che la religione cattolica sia parte integrante e portante del retaggio religioso, storico e culturale italiano dovrebbe essere cosa semplicemente evidente a chiunque si sia curato di studiare la nostra storia sulle cronache delle rispettive epoche: sarebbe sufficiente leggersi il Migne. Per non parlare poi dell’incredibile numero di edifici religiosi e delle espressioni artistiche.

Fatto si è che la sinistra liberal socialista rinnega tale retaggio nell’odio che esprime verso Dio, la Chiesa ed i Vangeli. Odio ben sintetizzato dal motto stampato sulla famosa medaglia ottocentesca: “immortale odium et numquam sanabile vulnus”.

Odio che si riversa in un distorto concetto di laicità, inteso come rigetto di ogni simbologia cattolica.

Si dicono offesi dalla eventuale presenza di un Crocefisso e vorrebbero inter alias la eliminazione dei Presepi da case e scuole.

L’assenza di simbologia cattolica è assunta come nuova forma religiosa, dogmatica quanto apodittica.

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«Un presepe in ogni scuola, “per tutelare e mantenere vive l’identità culturale e le tradizioni”»

«La Regione scrive a tutti i dirigenti scolastici del Piemonte in vista del Natale chiedendo di celebrare la festività con iniziative all’interno delle scuole»

«Dopo la discussione sul crocifisso nell’Aula del Consiglio Regionale, il cui via libera definitivo sarà votato nella mattinata di oggi,  e le polemiche per la frase del ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti sulla possibilità di rimuovere il simbolo della croce dalla aule scolastiche, il Piemonte a guida centrodestra detta le linee guida per il Natale»

«Le chiedo la disponibilità – scrive l’assessore alla Scuola Elena Chiorino (Fratelli d’Italia) nella comunicazione inviata ieri a tutte le scuole – di valorizzare all’interno dell’istituto ogni iniziativa legata a questa importante Festività come l’allestimento di presepi o lo svolgimento di recite e canti legati al tema della Natività. La ricorrenza natalizia e le conseguenti tradizioni come il presepe, l’albero di Natale e le recite scolastiche ispirate al tema della natività – prosegue Chiorino – sono parte fondante della nostra identità culturale e delle nostre tradizioni. Che, precisa la comunicazione “la Regione Piemonte intende tutelare e mantenere vive”.»

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Bene.

Liberal e radicali si mettano l’animo in pace. È arrivato il loro turno di stare in panchina.

Non va loro bene? Comprensibilissimo. Alla prossima tornata elettorale conquistino pure loro la maggioranza.

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Repubblica. 2019-11-26. La Regione scrive ai presidi del Piemonte: “Un presepe in ogni scuola per mantenere viva l’identità”

L’invito comprende anche l’albero, recite e canti. L’assessora: “Un supporto per l’integrazione”

Un presepe in ogni scuola, “per tutelare e mantenere vive l’identità culturale e le tradizioni”. La Regione scrive a tutti i dirigenti scolastici del Piemonte in vista del Natale chiedendo di celebrare la festività con iniziative all’interno delle scuole. Dopo la discussione sul crocifisso nell’Aula del Consiglio Regionale, il cui via libera definitivo sarà votato nella mattinata di oggi,  e le polemiche per la frase del ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti sulla possibilità di rimuovere il simbolo della croce dalla aule scolastiche, il Piemonte a guida centrodestra detta le linee guida per il Natale.
“Le chiedo la disponibilità – scrive l’assessore alla Scuola Elena Chiorino (Fratelli d’Italia) nella comunicazione inviata ieri a tutte le scuole – di valorizzare all’interno dell’istituto ogni iniziativa legata a questa importante Festività come l’allestimento di presepi o lo svolgimento di recite e canti legati al tema della Natività. La ricorrenza natalizia e le conseguenti tradizioni come il presepe, l’albero di Natale e le recite scolastiche ispirate al tema della natività – prosegue Chiorino – sono parte fondante della nostra identità culturale e delle nostre tradizioni. Che, precisa la comunicazione “la Regione Piemonte intende tutelare e mantenere vive”.

L’assessore mette poi le mani avanti rispetto alle probabili polemiche che questa richiesta potrebbe provocare soprattutto nelle realtà scolastiche con altre presenza di stranieri provenienti da famiglie di religioni e culture diverse da quella cristiana cattolica. “E’ evidente – sostiene l’assessore – che la conoscenza delle nostre tradizioni, scevra da qualsiasi connotazione ideologica, sia un supporto alla piena integrazione per chi proviene da altre realtà”. 
Ribatte, Igor Boni, presidente di Radicali Italiani: “Siamo di fronte a una giunta che utilizza le istituzioni per fini propagandistici e basta. A proposito di scuola, all’assessore assegno lo zero spaccato in laicità. Queste righe inqualificabili fanno il paio con chi utilizza rosari e crocifissi brandendoli come armi politiche. Spero che le scuole piemontesi sistemino nella raccolta carta questa missiva”.

Pubblicato in: Amministrazione, Stati Uniti, Trump

Trump. Impeachment. Molti ne parlano senza sapere cosa sia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-27.

Invidia 001

Di questi tempi di fa un gran parlare di un possibile impeachment nei confronti del Presidente Trump.

«La messa in stato di accusa o impeachment (dall’inglese «imputazione») è un istituto giuridico col quale si prevede il rinvio a giudizio di titolari di cariche pubbliche qualora si ritenga che abbiano commesso determinati illeciti nell’esercizio delle loro funzioni.

L’impeachment è un antico istituto del common law, sviluppatosi dapprima in Inghilterra in un arco di tempo che va dal 1376, anno in cui il Parlamento inglese mise in stato d’accusa alcuni ministri di Edoardo III e la sua amante Alice Perrers per corruzione e incapacità, al XVIII secolo, quando è evoluto nella responsabilità ministeriale del gabinetto del Re. Nella versione di memento “ai cittadini che il loro presidente è umano e può sbagliare come ogni altro cittadino” è stato poi previsto e disciplinato dai padri costituenti degli Stati Uniti d’America nella Costituzione di Filadelfia del 1787.

Al vertice dei problemi di giustizia politica, il diritto comparato degli Stati democratici sul punto “può, infine, essere sintetizzato in tre congegni di garanzia della giusta tranquillità (ma fino ad un certo punto!) di chi è investito di potere: autorizzazione a procedere, per i governanti spagnoli da parte degli organi parlamentari con possibilità di ricorso al Tribunale costituzionale; organismo istruttorio formato da altissimi magistrati per i governanti francesi prima del deferimento all’Alta Corte; impeachment per il Presidente degli Stati Uniti e, con qualche adattamento, in Francia a seguito della revisione costituzionale del 2007.

Nell’ordinamento giuridico statunitense, soggetti passivi dell’impeachment (sottoposti al procedimento) sono i componenti del potere esecutivo, dal presidente al vicepresidente fino ai funzionari delle amministrazioni statali, e i giudici intesi come membri delle giurisdizioni federali.

Negli Stati Uniti d’America, soggetti attivi dell’impeachment (promotori del procedimento) sono la Camera dei Rappresentanti, investita della funzione di discutere i presupposti dell’accusa ed eventualmente elevarla (con voto a maggioranza semplice dei presenti), e il Senato investito del ruolo di giudice (con voto a maggioranza dei due terzi dei presenti). Se a esservi sottoposto è il presidente degli Stati Uniti presiederà il senato il Presidente della Corte suprema.» [Fonte]

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L’impeachment è quindi un atto di sfiducia politica, scollegato da una eventuale azione giudiziaria.

Ufficialmente dovrebbe essere corroborato da prove probanti, inequivocabili: ma l’interpretazione della loro pertinenza e gravità è un giudizio meramente politico.

Riassumiamo.

– Soggetto attivo dell’impeachment (promotori del procedimento) è la Camera dei Rappresentanti, investita della funzione di discutere i presupposti dell’accusa ed eventualmente elevarla (con voto a maggioranza semplice dei presenti).

– Una volta formalizzata l’accusa, suffragata da prove probanti, interviene il Senato, investito del ruolo di giudice (con voto a maggioranza dei due terzi dei presenti).

– Se a esservi sottoposto è il presidente degli Stati Uniti presiederà il senato il Presidente della Corte suprema.

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Nel breve termine, la procedura di impeachment è virtualmente impossibile da concretizzarsi. I repubblicani hanno infatti una maggioranza risicata ma efficiente in Senato, ed al momento almeno sembrerebbe essere impossibile che i liberal democratici possano raggiungere i due terzi. La Corte Suprema poi è ora a maggioranza repubblicana ed il suo presidente è pure repubblicano: difficilmente un impeachment potrebbe essere votato.

Di certo, l’apertura di una procedura di impeachment consentirebbe di mettere in moto quella macchina  del fango in cui i democratici sono maestri consumati.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. 3,356,750 dipendenti pubblici. Della burocrazia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-30.

Burocrazia 828

Attenzione! I dati riportati si riferiscono al personale regolarmente assunto ad orario pieno. A questi si dovrebbero aggiungere tutti coloro che a qualsiasi titolo e con qualsiasi remunerazione sono incardinati nel comparto pubblico: spesso sono denominati ‘precari’.

Con il termine di ‘stipendio’ si fa riferimento al totale percepito, ivi comprese addizionali, gratifiche, etc.

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I dipendenti delle pubbliche amministrazioni ammontano a 3,356,750 unità lavorative. Di queste, le principali componenti sono la scuola 1,085,333, Corpi di Polizia 312.132, Servizio Sanitario Nazionale 690,294, Magistratura 10,270, Regioni ed Autonomia Locali 490,072.

In termini medi, un dipendente del pubblico impiego riceve uno stipendio di 34,388 euro.

Sempre in termini medi, i dipendenti della scuola percepiscono un stipendio medio di 28,841, Corpi di Polizia 39,405, Servizio Sanitario Nazionale 38,664, Magistratura 138,491, Regioni ed Autonomia Locali 28,971.

Stipendi di rilievo sono percepiti anche dalle Autorità Indipendenti 84,950, dalla Carriera Prefettizia 94,117, e da quella Diplomatica 93,183.

«Lombardia e Lazio avevano quasi lo stesso numero di dipendenti pubblici, ovvero rispettivamente 410.923, il 12,76% del totale, e 407.141, il 12,65%, nonostante la Lombardia sia popolosa quasi il doppio, ma in questo caso gioca il fatto che a Roma è concentrata la gran parte della macchina burocratica statale (ministeri, enti pubblici …).»

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Grosso modo, un lavoratore su sei lavora alle dipendenze delle pubbliche amministrazione.

Smentiamo immediatamente un preconcetto irrazionale. Non è vero che i dipendenti pubblici siano in media dei nullafacenti. Sono al contrario oberati da una inenarrabile sequela di leggi, circolari attuative, normativi e così via che rendono il loro lavoro gravoso ma, purtroppo, spesso anche inutile. Non a caso molte regioni stanno reclamantdo un’autonomia nella gestione burocratica.

Un caso per tutti.

Scuola Italiana. Fotocopie di una burocrazia satanica.

«Come si constata, le sole circolari interne dedicate in un anno al Corpo docente assommano a 477 (quattrocentosettantasette). Ogni tanto sono di semplice e rapida lettura, ma di norma sono lunghette e complesse, con molti rimandi.

Ragionando in termini medi, ogni circolare richiede grosso modo un’ora di tempo tra lettura e tentativi di comprendere cosa dicano.

Questo significa che un usuale Insegnate spende ogni anno circa 500 ore del suo tempo a leggersi e studiarsi circolari sulla utilità delle quali ben si potrebbe argomentare.»

Una nota importante. Si fa tanto parlare della ‘austerità‘, ed anche a ragione. Ma quasi invariabilmente si omette dal dire che tutto il peso della crisi economica è gravato

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Fondi europei utilizzati al solo 3% e grandi opere bloccate dalla burocrazia.

Ponte Morandi ed il problema della burocrazia.

«Ogniqualvolta lo stato promulga una legge, un regolamento, un provvedimento qualsivoglia nome esso assuma, ne deriva immediatamente la necessità di istituire un corpo di burocrati che applichino tale provvedimento, affiancati da un corpo di funzionari che lo facciano rispettare. Talora simili incombenze sono demandate a corpi già sussistenti, ma in ogni caso i loro organici necessiteranno di adeguamenti.

Burocrati e funzionari applicano, meglio dovrebbero applicare, i provvedimenti emanati.

Molte sono le conseguenze.

Esse spaziano dal problema dei costi gestionali – burocrati e funzionari necessitano di mezzi materiali e percepiscono uno stipendio – fino al problema sostanziale che è loro delegato un potere decisionale spesso di vitale importanza per lo stato. ….

La conseguenza che ne deriva è la necessità di un corpo di burocrati e funzionari in continua espansione: una crescita che si auto sostiene, fino a raggiunger il fatidico momento della paralisi. Questo era, paradossalmente, la situazione delle finanze francesi nel periodo prerivoluzionario: in campo fiscale erano in essere oltre 120,000 leggi, tutte contrastanti tra di esse, nei fatti impossibili da applicare e rispettare. La rivoluzione francese ne fece piazza pulita, ricorrendo anche all’opera persuasiva della ghigliottina.»


I dipendenti pubblici sono 3.356.750: +0,2% in due anni

Più 7mila in due anni. Calano gli stipendi nella scuola (-1,4%) crescono quelli di Palazzo Chigi (+12,1%)

I dipendenti pubblici aumentano. Di poco, solo lo 0,2% tra il 2015 e il 207, ma aumentano. E probabilmente continueranno a farlo: Quota100, infatti, lascerà liberi migliaia e migliaia di posti di lavoro proprio nel settore del pubblico impiego che dovranno essere riempiti attraverso nuove assunzioni.

Quanti sono i dipendenti pubblici

Il grafico sopra mostra i dati ufficiali (Ragioneria dello Stato) dei dipendenti del pubblico impiego. Risultato: aumento di circa 7mila unità tra il 2015 e il 2017 ma, attenzione, solo a causa della crescita dei contratti precari con la conseguenza che i dipendenti pubblici sono diventati 3.356.750.

La crescita si è concentrata in particolare in alcuni comparti. Innanzitutto la scuola, con una crescita nei due anni presi in considerazione di 39mila unità e, in parte, nel comparto degli enti di ricerca, che ha messo a segno un +9,8% (ma, essendo più piccolo, i numero assoluti sono più bassi).

Al contrario vi sono stati tagli negli enti locali, in particolare nelle regioni ordinarie e nei comuni, in cui i dipendenti sono diminuiti di più di 25mila unità, ovvero il 5,2%.

In calo anche i membri delle forze di polizia, erano 7mila in meno i poliziotti nel 2017 rispetto al 2015, e quelli delle forze armate, calati di quasi 5mila unità.

Le Regioni con più dipendenti pubblici

Ma dove sono i dipendenti pubblici? In quale aree dell’Italia ce ne sono di più? Ecco i numeri Regione per Regione.

Lombardia e Lazio avevano quasi lo stesso numero di dipendenti pubblici, ovvero rispettivamente 410.923, il 12,76% del totale, e 407.141, il 12,65%, nonostante la Lombardia sia popolosa quasi il doppio, ma in questo caso gioca il fatto che a Roma è concentrata la gran parte della macchina burocratica statale (ministeri, enti pubblici…). Ma ciò non toglie il fatto che nel Lazio, dal 2015, vi sia stato un aumento di quasi 7mila persone, mentre in Lombardia si sia verificato un leggero calo.

Segue la Campania, con 282.048 statali, l’8,76%, ma qui è da segnalare il calo di 6mila unità. Vi è poi la Sicilia, con 272.743 dipendenti, l’Emilia Romagna, con 228.306, il Veneto, con 223.336. Sopra i 200mila dipendenti pubblici poi ci sono la Puglia, la Toscana, il Piemonte. In fondo naturalmente la Valle d’Aosta, con 11.826 persone. E’ però evidente che le regioni a statuto speciale hanno più dipendenti pubblici rispetto alle altre, almeno in proporzione agli abitanti. Così, per esempio, la Valle d’Aosta ha un decimo della popolazione dell’Abruzzo, eppure poco meno di un sesto dei dipendenti. Le province di Trento e Bolzano hanno ognuna gli stessi abitanti della Basilicata, ma circa un 25% in più degli statali, 40.538 e 41.552 contro 33.490.

Al Sud calano i dipendenti pubblici

Nel complesso è in Campania e in Sicilia che c’è stato il maggior calo nel numero degli statali, con decrementi, come si è visto, di circa 6mila unità in ognuna delle regioni, mentre nel Lazio, che dipende meno dai tagli agli enti locali, essendo sede di organi centrali, vi è stato l’aumento maggiore, di quasi 7mila persone.

Quanto guadagnano i dipendenti pubblici

Ma quanto guadagnano i dipendenti pubblici in Italia? Anche qui vi sono differenze rilevanti. In base soprattutto al comparto in questo caso.

Tra il 2015 e il 2017 lo stipendio lordo totale, completo di tutte le eventuali indennità, è aumentato di pochissimo, solo del 0,3%, arrivando a 34.491. I più fortunati? Quelli che lavorano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che non solo erano arrivati a prendere mediamente 64.611, ma che avevano anche messo a segno una crescita in due anni di ben il 12,1%. Piove sul bagnato anche nel comparto delle autorità indipendenti. I suoi dipendenti prendevano 91.259 euro i media nel 2017, dopo un aumento del 7,4%. In diminuzione invece gli emolumenti medi dei lavoratori del settore della scuola, che già sono i più bassi, di 28.440 in media, scesi dell’1,4%. Giù del 6,5% anche gli stipendi di coloro che sono impiegati nella carriera diplomatica.

In entrambi i casi è possibile che abbia influito l’inserimento di personale più giovane, e quindi junior, in questi anni.

I meglio pagati comunque sono i magistrati, con 137.294 euro a testa in media, nonostante una diminuzione del 0,9%.

Vengono poi coloro che seguono la carriera prefettizia, con 94.293 euro, i già citati lavoratori delle autorità indipendenti, quelli impegnati nella carriera diplomatica, con 87.121, e coloro che seguono quella penitenziaria, con 81.817 euro, che tra l’altro hanno goduto di una crescita del 4,9% degli emolumenti.

I più poveri, oltre agli insegnanti, anche gli impiegati nelle regioni e nelle autonomie locali, con solo 28.632 euro a testa, tra l’altro in diminuzione dell’1,2% sul 2015.

I più sfortunati, ovvero coloro che hanno subìto il peggior decremento della remunerazione, sono stati gli statali che lavorano negli istituti di formazione artistica e musicale, con la maggiore diminuzione degli stipendi, del 2,5%.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Consulta. Non ammette i ricorsi delle regione avverso il dl Sicurezza.

Giuseppe Sandro Mela

2019-06-23.

Giudici 001

Le regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana ed Umbria avevano fatto ricorso contro il decreto legge sulla Sicurezza.

Con una velocità assolutamente inusuale, la Corte Costituzionale ha esaminato i ricorsi e si è riunita per sentenziare, disponendo la non ammissibilità dei ricorsi.

«la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali»

«Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate»

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A nostro personale parere, nel non accettare i ricorsi delle regioni non solo la Corte Costituzionale ha applicato quanto disposto dal Testo fondamentale dello stato, riportando legalità e giustizia nella giusta considerazione che loro spetta: ha anche operato con buon senso.

Data la posizione politica delle regioni che avevano fatto ricorso, nessuno si stupisca se alla fine cercassero in tutte le maniere di aggirare la legge dello stato.

Sinceramente, la frase

«abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari»

sembrerebbe essere più un insultato gratuito alla Corte Costituzionale che al Ministro Salvini.


Adnk. 2019-06-21. Dl Sicurezza, Consulta: “Inammissibili ricorsi Regioni”

La Corte costituzionale, che si è riunita oggi in camera di consiglio per esaminare i ricorsi delle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che hanno impugnato numerose disposizioni del Decreto sicurezza lamentando la violazione diretta o indiretta delle loro competenze, ha giudicato inammissibili tali ricorsi. La Corte ha anche esaminato alcune disposizioni del Titolo II del ‘Decreto sicurezza’ e ha ritenuto, in particolare, “che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province. Pertanto, ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti”.

In attesa del deposito della sentenza, fa sapere l’Ufficio stampa, “la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali”. “Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate”, sottolinea la Corte.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, commenta: “Prendiamo atto della sentenza della Corte, che non è entrata nel merito della legittimità costituzionale delle norme, ma si tratta soltanto del primo tempo della battaglia che abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari”. “Infatti abbiamo già in discussione in Consiglio regionale della Toscana una proposta di legge presentata dalla giunta che individua le modalità generali di erogazione dei servizi per garantire livelli minimi di dignità umana a tutti. Li abbiamo chiamati diritti samaritani – continua Rossi – La legge sarà presto approvata e domani con il capogruppo del Pd Leonardo Marras terremo una conferenza stampa per spiegarne i contenuti di fondo”. “Sfidiamo il governo a ricorrere, se vorrà, contro questa legge, convinti della legittimità costituzionale di ciò che andiamo sostenendo”, conclude il governatore della Toscana.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Il budget avrà un deficit da 100 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-31.

Das Brandenburger Tor in Berlin

Con un rapporto debito / pil molto basso, la Germania non ha nulla da temere di un budget che un anno possa essere negativo.

Ha invece moltissimi motivi di scontentezza per il motivo che ha portato al deficit di bilancio: l’economia tedesca stagna, ed al ristagno economico consegue la riduzione del gettito fiscale. Quindi, a spese invariate, il deficit è obbligatorio.

Siamo stati in questo facili profeti.

Germania. Acquacoltura ittica totale -12.0% a/a. – Destatis.

Germania. Colza -38%. Meno etica e più acquedotti. – Destatis

Germania. Destatis. ‘On an annual basis electricity prices increased by 10.8%’.

Germania. Ordini Industria. Febbraio -8.1% a/a. Marzo -6.0% a/a. – Destatis.

Germania. Licenze edili ad uso abitativo -2.8% a/a. – Destatis.

Germania. Produzione auto -4.1%, insolvenze +5.7%.

Germania. Sommovimenti di piazza per il caro-affitti.

Germania. VW e Ford annunciano decine di migliaia di licenziamenti e chiusure.

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«Germany has slashed its estimate of tax intake because of weaker growth»

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«Revenue estimates for 2019 were cut to 793.7 billion euros ($892.28 billion) from 804.6 billion euros»

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«From 2019 through to 2023, estimates for all state levels were for an intake 124.3 billion euros less than was forecast in November, a tax estimate document published by the finance ministry showed»

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«Over the period 2019-2023, the federal government will have some 70.6 billion euros less than the previous projection called for»

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«We already have an expansionary fiscal policy in place»

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Quando un sistema economico entra in crisi tutti gli economisti si affrettano a suggerire i rimedi che le loro teorie suggerirebbero.

Quasi tutti però concordano nell’affermare che lo stato dovrebbe spendere di più, per stimolare l’economia.

A nostro sommesso parere però, almeno al momento attuale, il metodo Trump di ridurre drasticamente le tasse potrebbe essere una soluzione da prendersi in considerazione, visto tra l’altro che sembrerebbe funzionare più che bene.


Reuters. 2019-05-09. Germany lowers tax revenues, budget shortfall of 10.5 billion euros

Germany has slashed its estimate of tax intake because of weaker growth, the finance ministry said on Thursday, leaving the government with limited room for additional fiscal measures to counter a slowdown in Europe’s largest economy.

Revenue estimates for 2019 were cut to 793.7 billion euros ($892.28 billion) from 804.6 billion euros. From 2019 through to 2023, estimates for all state levels were for an intake 124.3 billion euros less than was forecast in November, a tax estimate document published by the finance ministry showed.

Over the period 2019-2023, the federal government will have some 70.6 billion euros less than the previous projection called for, the figures showed.

The weaker growth outlook has partly been taken into account by Finance Minister Olaf Scholz in the draft budget plan he presented in March. It means that the budget faces a shortfall of 10.5 billion euros until 2023, the finance ministry said.

“The government will have to work hard to make up for the shortfall and everybody will view this as a joint effort,” Scholz told a news conference.

Scholz, a Social Democrat, said that the German economy was facing weaker growth but it was not heading towards a crisis and no additional fiscal stimulus was needed.

“We already have an expansionary fiscal policy in place. And we will stick to this,” Scholz said, adding that the government would continue to refrain from taking on new debt.

Scholz rejected calls from Economy Minister Peter Altmaier, a confidant of conservative Chancellor Angela Merkel, to lower taxes for companies. “I’m against a race to the bottom when it comes to corporate taxation globally,” Scholz said.

The minister added, however, that the government would stick to its plan to support corporate research and development with incentives worth 1.25 billion euros per year. The cabinet is expected to pass the draft law next week.

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The Telegraph. 2019-05-25. German economic slowdown set to blow €100bn black hole in Berlin’s budget

Germany faces a budget shortfall of €100bn (£86bn) over the next four years as its economy slows, according to leaked government figures.

Economic growth has been much slower than forecast in recent months and tax revenues are expected to fall well short of projections.

That will leave Angela Merkel’s government with a gap of €11.1bn (£9.5bn) to fill in its budget for this year alone, according to leaked figures published by Bild newspaper.

The European Commission cut its growth forecast for the German economy to just 0.5pc on Tuesday, compared to earlier projections of 1.1pc.

[Testo riportato parzialmente causa Copyright]

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ESM. 2019-05-24. Germany’s Scholz Eyes Higher Tobacco Tax To Plug Budget Gap: Sources

German finance minister Olaf Scholz is flirting with a higher tobacco tax to plug a multi-billion-euro gap in the federal budget and boost Berlin’s fiscal strength to counter the effects of a slowing world economy, government sources said.

Scholz made the proposal last week during a closed-door meeting with other senior members of Chancellor Angela Merkel’s coalition government, two people familiar with the talks told Reuters on condition of anonymity.

‘Not A Priority’

A finance ministry spokesman declined to comment, while a government spokeswoman said a higher tobacco tax was currently not a priority for the government.

In their coalition deal sealed last year, Merkel’s conservative CDU/CSU bloc and Scholz’s left-leaning SPD agreed to refrain from both taking on new debt and increasing taxes.

“The tobacco tax is not mentioned in the coalition agreement,” the government spokeswoman said. But she added that coalition parties would discuss a tax increase if the need to talk about it should arise.

Scholz wants to increase the tobacco tax gradually over a period of five years starting from 2020. The move could bring additional tax revenues of up to €4 billion from 2020-24, according to a report by Der Spiegel magazine.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Kurz. Un Programma per riformare l’Europa Unita con un nuovo Trattato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-15.

unione europea 001

Le proposte sono tali perché se ne discuta e le si modifichi fino ad ottenere un generale consenso.

«Austria’s conservative chancellor, Sebastian Kurz, suggested on Friday a far-reaching reform of the EU’s Lisbon Treaty to include sanctions against members in debt, penalties for countries that do not register illegal immigrants, and consequences for violations of the rule of law. “We don’t want to hand over the EU to the extreme fringes on the left or right, instead we need a strong politics of the centre,” he said.»

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«an end of unanimity voting and more centralism»

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«giving up unanimity voting on issues of common foreign policy would be a great mistake. The interests of smaller European countries including Austria would come off badly»

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«yet Kurz is not alone in his push to reform the EU»

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«France’s president Emmanuel Macron launched an extensive reform proposal at the beginning of March»

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«But the two proposals have little in common. While Macron wants more Europe, Kurz demands more subsidiarity and less bureaucracy»

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«Kurz explained that Europe had changed a lot since the 2007 Lisbon Treaty.»

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«What is needed is a new EU treaty, the current one is not up to date anymore»

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«It needs a new treaty with clearer sanctions on members that incur debt, penalties for countries that do not register and wave through illegal migrants, and harsh consequences for violations of the rule of law and liberal democracy»

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«Yet, Gros considers sanctions on members that violate the EU’s asylum laws not useful. “I think it would make more sense to improve the protection of the EU’s external borders.” »

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«we need a proper border management and an increase in Frontex personnel instead of sanctions»

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«if a country has run out of money, additional financial burdens in the form of sanctions will not be helpful at all»

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«We already have sanctions that can be launched against states who violate the deficit criteria. However, they are not tough enough and therefore we need to make changes to the EU treaty so that states will be urged to consolidate their budgets»

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«Kurz also thinks that the EU should get rid of what he calls the “wandering circus” of the European parliament relocating monthly between Strasbourg and Brussels»

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«The Austrian chancellor also wants to reduce the size of the European Commission and end the practice whereby each member state automatically receives one commissioner. According to Kurz, the posts should be apportioned on a “fair rotating basis” instead»

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«What makes the EU inefficient though is not the size of its commission, but the fact that the European Council, composed of member states, is very often not ready to concede competences to the EU»

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«Kurz spoke out against an EU army»

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«Changing the EU treaty is a complex process that requires unanimity and even referendums in some EU member states»

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Il vero fatto a nostro sommesso avviso importante non consiste tanto nelle proposte avanzate da Herr Kurz, quanto piuttosto che qualche capo di governo abbia preso atto che così come è congeniata l’Unione Europea non può funzionare.

La deburocratizzazione e l’applicazione del principio di sussidiarietà sono a nostro avviso elementi di particolare interesse.

Il nuovo che avanza non consente più di avere il governo dell’Unione Europea farraginoso e di una lentezza decisionale esacerbante: il resto del mondo non si ferma certo ad aspettarla.


EU Observer. 2019-05-13. Kurz’s ‘new EU treaty’ – election noise or necessity?

Austrian chancellor Sebastian Kurz is known for launching bold yet well-calculated political initiatives.

His latest is a proposal for a new EU treaty.

The choice of the timing of this announcement raised some eyebrows though, as policy experts and politicians in Austria questioned why the Austrian chancellor had not made those reform proposals already last year during the Austrian EU presidency.

Werner Kogler, the Spitzenkandidat from the Austrian Green party said that “Kurz had his chance to initiate reforms during the EU presidency but did not use it. A real reform and stronger Union is not in his interest.”

Kurz was also rebuffed by Harald Vilimsky, secretary general of the Austrian far-right FPO, that governs in a coalition with Kurz’s conservative OVP.

Vilimsky warned that Kurz’s plans to reform the EU treaty would lead to “an end of unanimity voting and more centralism”.

Vice-chancellor Heinz-Christian Strache from the FPO qualified this statement two days later on 7 May when he said that “a change of the EU treaty has always been our wish”.

Ramping up political infighting, Austrian foreign minister Karin Kneissl, who has been nominated by the far-right FPO as a non-party member for the post of foreign minister, warned on Thursday that “giving up unanimity voting on issues of common foreign policy would be a great mistake. The interests of smaller European countries including Austria would come off badly.”

And yet Kurz is not alone in his push to reform the EU.

France’s president Emmanuel Macron launched an extensive reform proposal at the beginning of March detailing his ideas in an article that appeared in all major European newspapers.

But the two proposals have little in common. While Macron wants more Europe, Kurz demands more subsidiarity and less bureaucracy.

In an interview with the Austrian daily newspaper Die Presse and several Austrian regional newspapers on the day his party launched its European election campaign, Kurz explained that Europe had changed a lot since the 2007 Lisbon Treaty.

“We had a debt crisis, a euro crisis, the migration crisis and the climate crisis, in addition to the Brexit chaos,” the chancellor said. “What is needed is a new EU treaty, the current one is not up to date anymore.”

Treaty change necessity?

“The challenges were very different more than 10 years ago when the EU Lisbon Treaty was conceived,” says Professor Walter Obwexer from the department of European law at the University of Innsbruck in Austria.

“I therefore consider the chancellor’s current proposal to reform the EU treaty sensible, as it takes into account today’s challenges.”

Professor Sonja Puntscher Riekmann from the Salzburg Centre of European Union Studies agrees with this general viewpoint – saying that a “treaty change has been necessary for quite some time”.

When it comes to the details of Kurz’s proposal it gets more complex though.

Tougher sanctions

One of Kurz’s central demands is that of tougher sanctions. “It needs a new treaty with clearer sanctions on members that incur debt, penalties for countries that do not register and wave through illegal migrants, and harsh consequences for violations of the rule of law and liberal democracy,” Kurz said.

When it comes to maintaining rule of law and democracy in the EU, Daniel Gros, director of the Brussels-based Centre for European Policy Studies (CEPS), says that tougher sanctions are indeed “a good proposal and important political signal”.

Yet, Gros considers sanctions on members that violate the EU’s asylum laws not useful. “I think it would make more sense to improve the protection of the EU’s external borders.”

Puntscher Riekmann agrees when she says that “we need a proper border management and an increase in Frontex personnel instead of sanctions”.

Regarding sanctions for members who accumulate debt, professor Puntscher Riekmann also does not agree. “I am not advocating a policy of incurring debt but what we need is a system of managing debt instead of a system of sanctions.”

Gros underlines this point even further when he says that “if a country has run out of money, additional financial burdens in the form of sanctions will not be helpful at all”.

Obwexer has a different opinion on this point: “We already have sanctions that can be launched against states who violate the deficit criteria. However, they are not tough enough and therefore we need to make changes to the EU treaty so that states will be urged to consolidate their budgets.”

Insult to France?

Kurz also thinks that the EU should get rid of what he calls the “wandering circus” of the European parliament relocating monthly between Strasbourg and Brussels. “Macron presents himself as a reformer. He who demands reforms must also be prepared to make them where it hurts,” Kurz said.

“I deem this proposal to be difficult and consider it an insult to France,” says Puntscher Riekmann. “We should not forget that the choice of Strasbourg at the time was an important historical compromise between Germany and France.”

Obwexer sees it somewhat differently: “The EU works well even with two seats of the European parliament, but we could save money and time and also reduce environmental pollution if we had just one seat in Brussels,” he says.

Reducing commission

The Austrian chancellor also wants to reduce the size of the European Commission and end the practice whereby each member state automatically receives one commissioner. According to Kurz, the posts should be apportioned on a “fair rotating basis” instead.

“I am not against reducing the size of the commission” Gros says. “What makes the EU inefficient though is not the size of its commission, but the fact that the European Council, composed of member states, is very often not ready to concede competences to the EU.”

Puntscher Riekmann adds to this that there is already a decision by member states to reduce the size of the commission. “It is now up to the member states to implement this decision,” she says.

Professor Obwexer agrees on this point explaining that “a smaller commission is not central for the efficiency of the EU”.

No EU army

Kurz spoke out against an EU army where member states had to “give up command”. Instead, he proposed increased cooperation in the area of military procurement, which would “save billions”.

Obwexer agrees that an EU army would be politically difficult – particularly for neutral Austria.

Gros adds to this that the best form of military cooperation would be in fact one that is “restricted to certain sub-areas, such as border and costal protection, establishing a drone fleet, aerial refuelling or improving cyber security”.

Improving competition

The chancellor finally demands that the EU’s competition be improved, particularly in the areas of e-mobility and artificial intelligence.

“The existing EU competition law should be changed so that we don’t stand in the way of European companies when they are rising to become national champions,” Kurz said.

“The way I understand this proposal is that the chancellor suggests to limit EU competition law. This is bad because currently the commission makes sure that consumers in Europe get the best products for the best prices. If we are now aiming at creating large monopolies again, this will be to the detriment of the consumers,” Puntscher Riekmann is convinced.

European elections

Overall, Gros believes that most of Kurz’s proposals are owed to the EU election campaign. But he also adds: “Kurz’s call for sticking to the rule of law and to liberal democracy is a very important signal. Showing that EU membership and democracy are intrinsically linked is vital, particularly at the current time of rising populism.”

Changing the EU treaty is a complex process that requires unanimity and even referendums in some EU member states. Any serious negotiations can only start after the Brexit process is completed.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Sanità. Spesa privata sale in 5 anni da 36 a 40 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-13.

Gufo_019__

Se si potesse parlare in termini politicamente corretti, si potrebbe dire che l’attuale servizio sanitario nazionale è una pubblica amministrazione finalizzata a mantenere il personale a ruolo: l’utente, ossia quello che il volgo chiamerebbe il ‘malato‘, è l’elemento perturbatore. Un petitivo piangiolento che vorrebbe persino essere curato! Che vorrebbe fare gli esami che un qualche medico gli abbia prescritto. Il servizio vive più che bene senza di esso.

Non solo.

Personale e pazienti si lamentano che lo stato ha messo in opera una burocrazia elefantiasica, come se il malato potesse arrogarsi il diritto di morire senza la adeguata documentazione. Questa gestione burocratica fa rimpiangere a calde lacrime quella della ex Unione Sovietica. Che, guarda caso, è implosa.

«nel 2025 la spesa sanitaria privata aumenterà di ulteriori 20 miliardi, arrivando a quota 60»

*

«Dalle visite dermatologiche alle ecografie passando per le cure del dentista, più di 7 italiani su 10 ogni anno pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria»

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Il servizio sanitario nazionale passa tutto quello che non serve e che non è richiesto. Il resto?

Chi sia ricco se lo permetta!

E dei poveri che ne facciamo? Ma che crepino, ci sarebbero forse dei dubbi in proposito?


Se abolissimo il servizio sanitario nazionale?


I Cittadini Contribuenti si ritroverebbero in tasca circa centoventi miliardi in più, che sommati a quelli già spesi arriverebbero ad una cifra di totale copertura delle esigenze.

Con esami chiesti ed ottenuti nel breve volgere di qualche giorno.

Amici miei, fare i conti della serva è spesso molto istruttivo.


Ansa. 2019-05-08. Spesa privata in crescita inarrestabile, +10% in 5 anni

Cresce in modo inarrestabile la spesa pagata dai cittadini di tasca propria per curarsi. In 5 anni, dal 2013 al 2018, è aumentata del 10% passando da circa 36 miliardi di euro annui a quasi 40 miliardi: è quanto emerge dal volume di Marco Vecchietti “La Salute è un Diritto. Di tutti”, presentato oggi alla Camera dei Deputati.

Dalle visite dermatologiche alle ecografie passando per le cure del dentista, più di 7 italiani su 10 ogni anno pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria. E se questo trend continuerà, in base alle elaborazioni calcolate su dati della Ragioneria Generale dello Stato e della Corte dei Conti, nel 2025 la spesa sanitaria privata aumenterà di ulteriori 20 miliardi, arrivando a quota 60. “La spesa sanitaria privata – ha sottolineato Vecchietti durante la presentazione del volume – è la più grande forma di disuguaglianza in sanità perché diversifica le possibilità̀di cura esclusivamente in base all’entità̀ del reddito disponibile da parte di ciascun cittadino”.

La tenuta del sistema sanitario, come noto, dipende dalla sua capacità di affrontare con efficacia le importanti sfide in campo demografico, economico e sociale che attendono il nostro Paese nei prossimi anni. In questa prospettiva, sottolinea Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di RBM Assicurazione Salute, “è cruciale pianificare un ‘robusto tagliando’ del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) che affronti strutturalmente i temi del finanziamento, della qualità e dell’accessibilità delle cure per recuperare le ‘quote di universalismo perdute’ in questi anni”. È necessario, quindi, aggiunge, “promuovere una cultura del Secondo Pilastro anche in sanità, da aggiungere al Ssn, per realizzare un sistema sanitario più sostenibile, più equo e più inclusivo in grado di garantire una risposta sicura per la nostra salute e per quella delle generazioni future”.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Polonia. Dal 2020 il sistema pensionistico emulerà il 401(k) americano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-19.

Gruzzolo 001

È lo stesso Governo Americano a spiegare in cosa consista il sistema pensionistico 401(k).

«The Employee Retirement Income Security Act (ERISA) covers two types of retirement plans: defined benefit plans and defined contribution plans.

A defined benefit plan promises a specified monthly benefit at retirement. The plan may state this promised benefit as an exact dollar amount, such as $100 per month at retirement. Or, more commonly, it may calculate a benefit through a plan formula that considers such factors as salary and service – for example, 1 percent of average salary for the last 5 years of employment for every year of service with an employer. The benefits in most traditional defined benefit plans are protected, within certain limitations, by federal insurance provided through the Pension Benefit Guaranty Corporation (PBGC).

A defined contribution plan, on the other hand, does not promise a specific amount of benefits at retirement. In these plans, the employee or the employer (or both) contribute to the employee’s individual account under the plan, sometimes at a set rate, such as 5 percent of earnings annually. These contributions generally are invested on the employee’s behalf. The employee will ultimately receive the balance in their account, which is based on contributions plus or minus investment gains or losses. The value of the account will fluctuate due to the changes in the value of the investments. Examples of defined contribution plans include 401(k) plans, 403(b) plans, employee stock ownership plans, and profit-sharing plans. ….

A Profit Sharing Plan or Stock Bonus Plan is a defined contribution plan under which the plan may provide, or the employer may determine, annually, how much will be contributed to the plan (out of profits or otherwise). The plan contains a formula for allocating to each participant a portion of each annual contribution. A profit sharing plan or stock bonus plan may include a 401(k) plan.

A 401(k) Plan is a defined contribution plan that is a cash or deferred arrangement. Employees can elect to defer receiving a portion of their salary which is instead contributed on their behalf, before taxes, to the 401(k) plan. Sometimes the employer may match these contributions. There is a dollar limit on the amount an employee may elect to defer each year. An employer must advise employees of any limits that may apply. Employees who participate in 401(k) plans assume responsibility for their retirement income by contributing part of their salary and, in many instances, by directing their own investments. ….»

*

«A 401(k) is a feature of a qualified profit-sharing plan that allows employees to contribute a portion of their wages to individual accounts.

– Elective salary deferrals are excluded from the employee’s taxable income (except for designated Roth deferrals).

– Employers can contribute to employees’ accounts.

– Distributions, including earnings, are includible in taxable income at retirement (except for qualified distributions of designated Roth accounts).» [irs.gov/retirement-plans]

*

«The biggest difference between a 401(k) plan and a traditional pension plan is the distinction between a defined benefit plan and a defined contribution plan. Defined benefit plans, such as pensions, guarantee a given amount of monthly income in retirement and place the investment and longevity risk on the plan provider. Defined contribution plans, such as 401(k)s, place the investment and longevity risk on individual employees, asking them to choose their own retirement investments with no guaranteed minimum or maximum benefits. Employees assume the risk of both not investing well and outliving their savings.»

* * * * * * *

Il piano 401(k) consente versamenti contributivi fino a 19,000 dollari l’anno, mentre i piani 403(b), 457(b) e 401(a) consentono di poter aggiungere 55,000 dollari ogni anno. Queste limitazioni trovano la loro ragion d’essere nel fatto che sono esenti da imposizioni fiscali.

Un lavoratore rimasto in servizio per 40 anni consecutivi, con il piano 401(k) potrebbe aver versato 760,000 dollari. mentre con un altro piano più sostanzioso potrebbe arrivare ad un versato contributivo di 2,960,000 dollari. A queste cifre si devono aggiungere le plusvalenze, se maturate, oppure dedurne le minusvalenze.

Ma tranne periodi relativamente brevi, usualmente gli investimenti fatti salgono di valore e generano anche interessi.

Chiariamo immediatamente che, a differenza del sistema pensionistico italiano (europeo in senso lato) contributi versati e plusvalenze accumulate sono disponibili in un ‘monte titoli‘ nominativo del lavoratore, e non sono utilizzati per pagare le pensioni in essere.

Lo stato interviene solo ed unicamente nel caso che i versamenti siano stati minimali, ma non ci si aspetti gran ché.

*

«Poland will dismantle part of its pension system by transferring all 162 billion zloty ($43 billion) of assets managed by privately-owned pension funds to individual pension accounts».

È lo smantellamento storico di quello che fu uno dei pilastri della dottrina socialista.

Nota.

In realtà i piani pensionistici americani sono quanto mai variegati. Qui abbiamo solo cercato di rendere l’idea.


Bloomberg. 2019-04-15. Poland to Move $43 Billion of Pension Assets to Private Accounts

Poland will dismantle part of its pension system by transferring all 162 billion zloty ($43 billion) of assets managed by privately-owned pension funds to individual pension accounts.

State-owned social security fund will pick up a one-time 15 percent fee in the process, Prime Minister Mateusz Morawiecki said when unveiling the plan in Warsaw. The transfer of assets from the old system, known as OFE, may take effect at the beginning of 2020, Bloomberg reported earlier on Monday.

The decision comes before the roll-out of a new voluntary, employer-provided pension program emulating the U.S. defined-contribution 401(k) system. Warsaw’s benchmark WIG20 Index fell 0.4 percent after the announcement.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Italia. Dissesto idrogeologico ed alluvioni ricorrenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

2019-04-09__Alluvioni Genova

Dovunque arrivavano, i romani si davano un gran da fare a costruire acquedotti, reti fognarie, strade, ponti, argini dei fiumi e dei torrenti, e tutte le opere pubbliche che uno stato civile deve curare. Questi sono sicuramente dei grandi investimenti, ma sono essenziali per una normale vita civile.

Segovia. Acquedotto romano.

Non solo.

Li costruivano davvero bene. Moltissime di queste opere hanno facilmente resistito al tempo, due millenni, ma molto meno alla incuria umana. Ponte Sant’Angelo a Roma fu costruito nel 134 sotto l’Imperatore Adriano: ha resistito ai barbari, al sacco di Roma, ai Lanzichenecchi, ed è anche sopravissuto benissimo ai bombardamenti alleati che pure lo avevano centrato in pieno. Vive di vita stentata sotto le odierne giunte capitoline.

Segovia. Acquedotto romano 002

*

In Italia è sufficiente un pochino di pioggia e subito si devono registrare esondazioni, allagamenti e, purtroppo, spesso anche dei morti. Ciò non è dovuto alla ineluttabilità del fato, bensì alla incuria umana.

Prima di chiamare in causa i mutamenti climatici, sempre che poi esistano, sarebbero da menzionare le mancanze colpevoli: fiumi e torrenti i letti dei quali non sono dragati e sui quali si è lasciato costruire, abusivamente, argini fatiscenti e mezzi in rovina, solo per citare gli interventi maggiori.

Poco importa se la sindaco Marta Vincenzi sia stata condannata con sentenza passata in giudicato per omicidio colposo plurimo: sei persone, tra le quali due bambine, morirono annegate a causa dell’incuria dei responsabili della cosa pubblica. E la città ha subito danni per centinaia di milioni, senza ricevere che qualche briociolotto a compenso delle perdite.

*

Si noti come:

«La Liguria, che negli ultimi anni ha pagato il tributo di vite più alto al maltempo, è inaspettatamente una delle Regioni italiane con meno territorio esposto a questo rischio».

L’estensione dei territori a rischio non è indice della pericolosità di alcune situazioni locali, anche se rende bene l’idea del dissesto idrogeologico attuale.

Ben poco importa che i comuni patrocinino serate musicali e dibattiti sulla fame nel Centro Africa: ci si accontenterebbe che dragassero fiumi e torrenti, riattassero gli argini e sturassero i tombini.

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TrueNumbers. 2019-04-08. Dissesto idrogeologico: 2 milioni di italiani in pericolo

L’11,1% dell’Emilia Romagna e il 7,8% della Lombardia ad alto rischio idraulico

Morti per colpa della pioggia. O meglio, dell’incuria umana, della scarsa manutenzione e dell’abusivismo edilizio. Nel 2018, secondo il dossier elaborato dal Cnr, frane e inondazioni hanno causato in Italia 38 vittime, a cui si aggiungono 2 dispersi, 38 feriti e oltre 4.500 tra sfollati e senzatetto. Numeri ben al di sopra della media recente (23 morti all’anno) e che ci ricordano quanto il nostro territorio sia esposto al rischio idrogeologico. Gli ultimi dati arrivano dall’Ispra: gli italiani in pericolo sono più di 2 milioni e vivono in tutte le Regioni d’Italia. Ecco quali.

Il rischio idrogeologico in Italia

Il grafico sopra mostra la percentuale di territorio di ogni singola Regione italiana che è attualmente classificata come “ad alto rischio idraulico”. Un indicatore che permette di misurare il cosiddetto “rischio idrogeologico”, cioè quei pericoli legati a pioggia e inondazioni nelle diverse zone del Paese. Da un lato sono dovuti all’azione umana e alla cementificazione di molte aree extraurbane, dall’altro a quei fenomeni atmosferici estremi che sono sempre più frequenti negli ultimi anni. La causa? Il cambiamento climatico, un’emergenza di cui Truenumbers si è già occupato in questo articolo.

La Liguria, che negli ultimi anni ha pagato il tributo di vite più alto al maltempo, è inaspettatamente una delle Regioni italiane con meno territorio esposto a questo rischio: come si vede dal grafico, solo il 2,1% è ad alto rischio. In realtà la Regione più “pericolosa” da questo punto di vista è l’Emilia Romagna, che ha l’11,1% del territorio esposto ad “alto rischio idraulico”. Seguono la Lombardia (7,8%) e il Veneto (6,7%).

In fondo alla classifica ci sono le Marche, con lo 0,1%. Ciò non significa che sia la Regione più sicura d’Italia, ma che il suo territorio risponde meglio ad alluvioni e maltempo. I motivi sono diversi, come ad esempio l’assenza di quella fitta di canali di irrigazione e bonifica che caratterizza il territorio emiliano-romagnolo.

Quante persone sono in pericolo

In base agli ultimi dati rilasciati dall’Ispra, l’ente governativo per la protezione ambientale, è possibile sapere anche quante sono le persone che vivono nelle zone d’Italia più esposte al dissesto idrogeologico.

Gli italiani maggiormente in pericolo sono poco più di 2 milioni, perché abitano in zone ad alto rischio. Circa 6 milioni si trovano in aree a pericolosità media, mentre quelli in aree a basso rischio sono (per fortuna) la maggioranza: 9,3 milioni.

Soluzioni? Investire nella tutela ambientale è certamente la strada migliore, il problema è che spesso i soldi (pochi) che ci sono spesso non vengono spesi, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.