Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Singapore. Produzione Industriale -9.3% anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-11.

2020-01-10__Singapore__Produzione Industriale 001

Tranne che nell’ottobre dello scorso anno (+0.1%), la Produzione Industriale di Singapore si è significativamente contratta.

Si noti la discrepanza tra la previsione (+0.8%) ed il dato di riscontro -9.3%.

Questo dovrebbe corroborare la diffidenza verso sciamani, negromanti, indovini ed economisti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Unione Europea. Dal primo gennaio colpo di grazia all’industria automobilistica.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-08.

Unione Europea

«Dal primo gennaio è in vigore il nuovo regolamento che stabilisce gli standard di prestazione in materia di emissioni di CO2 per le nuove autovetture e i furgoni»

«Entro il 2025, i produttori dovranno ridurre le emissioni a livello di flotta del 15% sia per le auto che per i furgoni, rispetto ai livelli del 2021»

«Entro il 2030, dovranno raggiungere una riduzione del 37,5% per le auto e del 31% per i furgoni»

«Il nuovo regolamento ridurrà i costi di consumo di carburante per i consumatori e rafforzerà la competitività dell’industria automobilistica dell’Ue, stimolando al contempo l’occupazione e contribuendo al raggiungimento degli impegni dell’Ue nell’ambito dell’accordo di Parigi»

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L’industria automobilistica europea è già asfittica, in piena recessione.

I nuovi vincoli nell’Unione concorreranno potentemente ad incentivare l’ulteriore delocalizzazione della produzione.

La nota che questo provvedimento “rafforzerà la competitività dell’industria automobilistica dell’Ue” suona come una beffa alle orecchie dei produttori, che stanno lamciando teutonici moccoli da far tremare il Cielo.

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Tuttavia tutto il discorso è basato su di un presupposto,che i liberal socialisti danno per scontato ma che sarebbe tutto da verificare.

Intanto, Frau Merkel uscirà di scenda al massimo alla fine dell’anno prossimo, e mica è detto che i suoi successori ne condividano e proseguano le scelte ecologiche.

2030? Di qui a quella data il parlamento europeo sarà rinnovato per ben due volte, ma nessuno potrebbe assicurare che anche dopo tali rinnovi i liberal socialisti continuino ad esistere.

In fondo il Reich millenario è durato tredici anni.

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Clima: Ue, dal primo gennaio nuove regole emissioni Co2 auto nuove

Produttori verso target più severi, taglio 37,5% auto al 2030.

Dal primo gennaio è in vigore il nuovo regolamento che stabilisce gli standard di prestazione in materia di emissioni di CO2 per le nuove autovetture e i furgoni. Lo rende noto la Commissione europea precisando che i produttori dovranno ora raggiungere nuovi target più severi fissati per le emissioni medie a livello di flotta di auto e furgoni nuovi immatricolate in un determinato anno.

Entro il 2025, i produttori dovranno ridurre le emissioni a livello di flotta del 15% sia per le auto che per i furgoni, rispetto ai livelli del 2021. Entro il 2030, dovranno raggiungere una riduzione del 37,5% per le auto e del 31% per i furgoni. Il regolamento include anche un meccanismo per incentivare l’adozione di veicoli a emissioni zero e basse, in modo neutrale sotto il profilo tecnologico.

Il nuovo regolamento ridurrà i costi di consumo di carburante per i consumatori e rafforzerà la competitività dell’industria automobilistica dell’Ue, stimolando al contempo l’occupazione e contribuendo al raggiungimento degli impegni dell’Ue nell’ambito dell’accordo di Parigi.

Le nuove norme prevedono una transizione graduale verso la mobilità a emissioni zero, consentendo un tempo sufficiente per il riassestamento dei lavoratori nel settore automobilistico e l’invio di un chiaro segnale ai potenziali investitori.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Senza categoria

Germania. Produzione auto -9%, export auto -13%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-08.

Das Brandenburger Tor in Berlin

«Prodotte 4,66 mln di vetture, in calo del 9%»

«La produzione di auto tedesche è scesa nel 2019 ai livelli più bassi da quasi un quarto di secolo»

«Le case automobilistiche come Volkswagen, BMW e Daimler hanno prodotto l’anno scorso 4,66 milioni di veicoli nelle fabbriche tedesche, il numero più basso dal 1996»

«Lo ha reso noto la federazione dell’industria automobilistica VDA, evidenziando un calo del 9%, risultato della contrazione della domanda sui mercati internazionali»

«Le esportazioni di auto dalla Germania verso il resto del mondo sono diminuite ancora più drasticamente della produzione, in picchiata del 13% a 3,5 milioni»

«Se nel 1998 poco meno del 12% delle auto vendute nel mondo era tedesco, lo scorso anno, spiega Ferdinand Dudenhoffer, del Centro di ricerca sull’Automotive, la percentuale si è dimezzata ed è scesa sotto il 6%»

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Merkel e la Große Koalition stanno assassinando la produzione automobilistica tedesca.

E questo proprio nel omento in cui la relativa industria cinese è diventata la prima al mondo per esportazioni.

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Germania: produzione auto a minimi da 96

Prodotte 4,66 mln di vetture, in calo del 9%

La produzione di auto tedesche è scesa nel 2019 ai livelli più bassi da quasi un quarto di secolo. Le case automobilistiche come Volkswagen, BMW e Daimler hanno prodotto l’anno scorso 4,66 milioni di veicoli nelle fabbriche tedesche, il numero più basso dal 1996. Lo ha reso noto la federazione dell’industria automobilistica VDA, evidenziando un calo del 9%, risultato della contrazione della domanda sui mercati internazionali.

Le esportazioni di auto dalla Germania verso il resto del mondo sono diminuite ancora più drasticamente della produzione, in picchiata del 13% a 3,5 milioni. Se nel 1998 poco meno del 12% delle auto vendute nel mondo era tedesco, lo scorso anno, spiega Ferdinand Dudenhoffer, del Centro di ricerca sull’Automotive, la percentuale si è dimezzata ed è scesa sotto il 6%.

Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale

Cina. Uno dei primi esportatori mondiali di autovetture. +32% in cinque anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-08.

Cina

La Cina ha preso il posto che in passato fu della Germania e che questa ha voluto abbandonare.

«Tra il 2013 e il 2018, la Cina ha aumentato di quasi il 32% le esportazioni di automobili prodotte a livello nazionale, passando in cinque anni da 46 a 60,6 miliardi di dollari di vetture esportate»

«il tasso di crescita medio annuo di queste esportazioni risulta superiore a quello rilevato in Germania, Stati Uniti, Giappone e Repubblica di Corea»

«Il prezzo all’esportazione dei veicoli finiti è stato pari in media a 15.000 dollari nel 2018, in aumento del 10,6% rispetto al 2013»

«Alcuni autobus a nuova energia esportati in Europa sono stati invece venduti a 500.000 dollari per vettura»

«Alla fine del 2018, le case automobilistiche cinesi avevano investito in o instaurato partnership con 140 fabbriche straniere. Secondo il rapporto, in questo periodo il numero di punti vendita all’estero aveva superato i 9.000»

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Le automobili cinesi sono affidabili, si guastano raramente, vanno a diesel oppure a benzina e soprattutto costano molto poco, in media 15,000 dollari.

Al mondo le richieste di autovetture sono elevate, specie nel sud-est asiatico ed in Africa.

La Cina sta avviandosi a soppiantare quella che fu l’industria automobilistica giapponese, sudcoreana e, soprattutto, quella tedesca.

Questa ultima è stata incapsulata da una congerie di leggi, leggine, normativi e regolamenti che le imporrebbero emissioni vicini lo zero, ossia semplicemente impossibili da ottenersi. Poi, su diktat governativo, le industrie automobilistiche europee, tedesche in primis, stanno investendo ingenti risorse sulle automobili elettriche, che mai avranno mercato.

Ma quando alla fine Merkel ed il suo entourage usciranno di scena, il guaio sarà stato consumato.

Adesso si comprende meglio perché la Cina è stata il grande argentiere del ‘clima’ in Europa.

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Auto cinesi sempre più popolari all’estero.

Export aumentato di quasi il 32% tra il 2013 e il 2018.

Le automobili prodotte in Cina sono ormai sempre più popolari all’estero e il Paese ha aumentato sensibilmente le esportazioni di vetture prodotte a livello nazionale negli ultimi anni. E’ quanto rivela un rapporto diffuso dal ministero del Commercio di Pechino. Tra il 2013 e il 2018, la Cina ha aumentato di quasi il 32% le esportazioni di automobili prodotte a livello nazionale, passando in cinque anni da 46 a 60,6 miliardi di dollari di vetture esportate.

Secondo il rapporto, il tasso di crescita medio annuo di queste esportazioni risulta superiore a quello rilevato in Germania, Stati Uniti, Giappone e Repubblica di Corea. Anche i prezzi all’esportazione delle auto prodotte in Cina hanno continuato a crescere in questo periodo. Il prezzo all’esportazione dei veicoli finiti è stato pari in media a 15.000 dollari nel 2018, in aumento del 10,6% rispetto al 2013. Alcuni autobus a nuova energia esportati in Europa sono stati invece venduti a 500.000 dollari per vettura. In questo stesso periodo, i marchi automobilistici cinesi hanno inoltre accelerato il passo nella costituzione di impianti produttivi e reti di vendita all’estero.

Alla fine del 2018, le case automobilistiche cinesi avevano investito in o instaurato partnership con 140 fabbriche straniere. Secondo il rapporto, in questo periodo il numero di punti vendita all’estero aveva superato i 9.000.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale

La dolorosa storia di János Irinyi. Sembra che non abbia insegnato nulla.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-04.

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«Il fiammifero è un oggetto relativamente moderno, la cui prima produzione industriale perfezionata dal chimico inglese John Walker risale al 1827. Un lavoro pionieristico in questo campo era già stato svolto da Robert Boyle negli anni 1680 con l’utilizzo di fosforo e zolfo, ma gli sforzi dell’inventore non furono coronati dalla realizzazione di un prodotto dotato di una qualche utilità pratica. Un secolo e mezzo dopo, invece, Walker scoprì che una miscela di solfuro di antimonio (III), clorato di potassio, gomma e amido aveva il potere di accendersi e prendere fuoco grazie al violento calore generato dall’attrito della miscela sfregata su una superficie ruvida. Questi primi fiammiferi avevano tuttavia una serie di problemi: l’accensione era troppo brusca e violenta e produceva lanci di scintille anche a grandi distanze, la fiamma era instabile e l’odore prodotto dalla combustione risultava particolarmente sgradevole.

Nel 1831 il chimico francese Charles Sauria pensò di aggiungere del fosforo bianco alla miscela per eliminare il cattivo odore: questi nuovi fiammiferi, nonostante dovessero essere tenuti sigillati per non esporre a lungo la miscela all’aria, ebbero buona diffusione sebbene il fosforo sprigionato dalla combustione si rivelò tossico per gli operai addetti alla produzione dei fiammiferi, per cui seguì una pressante campagna a favore dell’abolizione di questo modello di fiammiferi.

Nel 1836, l’ungherese János Irinyi, al tempo studente di chimica, rimpiazzò il clorato di potassio con ossido di piombo ottenendo fiammiferi capaci di accendersi dolcemente. Egli vendette l’invenzione al produttore di fiammiferi Istvan Rómer. Rómer, ricco farmacista ungherese che viveva a Vienna, comprò dal povero studente Irinyi l’invenzione ed i diritti di produzione per 60 fiorini. Grazie a questo affare Rómer divenne ancora più ricco producendo e vendendo fiammiferi, mentre Irinyi morì povero ed abbandonato.» [Fonte]

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Questa storia fa il paio con quella di William Lee.

Vicario a Calverton, un paesino desolato, dobbiamo a William Lee l’invenzione del telaio per produrre le calze su larga scala.

«La sua prima macchina produceva una lana grezza, per le calze. Gli venne rifiutato un brevetto da parte della regina Elisabetta I, così costruì una macchina migliorata che incrementò il numero di aghi per pollice, da 8 a 20 e produsse una seta di trama più fine; ma ancora una volta la regina gli negò il brevetto a causa del suo timore per la sicurezza di tante magliaie del regno che lavoravano ancora a mano.

Entrò in collaborazione con George Brooks il 6 giugno 1600, ma lo sfortunato Brooks fu arrestato con l’accusa di tradimento e fu giustiziato. Alla fine Lee si trasferì in Francia con suo fratello James, portando con sé 9 operai e 9 macchine. Trovò appoggio da parte dell’ugonotto Enrico IV di Francia che gli concesse il brevetto. Lee iniziò la lavorazione delle calze a Rouen (Francia) e migliorò sempre più finché, poco prima dell’assassinio di Enrico IV nel 1610, firmò un contratto con Pierre de Caux per fornire le macchine per la lavorazione di calze di lana e di seta. Ma la situazione cambiò improvvisamente quando il re morì e, nonostante Lee si trasferì a Parigi, i suoi proclami sulle sue macchine vennero ignorati, e alla fine morì di angoscia nel 1614.» [Fonte]

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Questi due casi sono stati selezionati tra gli innumerevoli disponibili perché hanno alcune caratteristiche comuni.

– Le invenzioni fatte da questi due emeriti personaggi godono della caratteristica di essere utilizzati da tutti gli esseri umani per la loro evidente affidabilità ed utilità pratica.

– Ambedue le invenzioni ben si prestano a produzione industriale su vasta scala per prezzi accessibili a tutte le borse, fatto questo che ne facilitò notevolmente la diffusione.

– Il problema del brevetto. Nei due casi risulta essere evidente come aver ottenuto il brevetto non sia servito che a ben poco a János Irinyi e l’ossessione di brevettare abbia causato solo triboli a William Lee. Disporre del brevetto è cosa potenzialmente utile, ma non mandatoria. In ogni caso, difficilmente è causa di guadagni. – Spesso sarebbe opportuno mantenere il segreto di produzione

– La vera fonte di guadagno si annida in seno di quanti già dispongano di una catena produttiva e delle risorse finanziarie per acquistare, nel caso, il brevetto, spesso per cifre irrisorie. Solo se acuti osservatori, però, i detentori della produzione sono in grado di selezionare le innovazioni il trasferimento delle quali alla produzione diventa redditizio.

– Tuttavia, una capacità produttiva disgiunta da quella distributiva è destinata al fallimento.

– La storia di William Lee è infine da manuale: ci insegna quanto un governo possa far nascere oppure distruggere un’iniziativa di per sé sana e lucrativa.

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Tirando le somme, sembrerebbe essere evenienza più facile la nascita di un inventore rispetto a quella di un imprenditore realmente capace di innovarsi.

Questo nostro onnipresente stato dice di avere a cuore la preparazione scolastica della popolazione, anche se molti pongono poi in dubbio che riesca a qualcosa, ma nulla fanno per permettere la crescita di imprenditori capaci.

Tutti proclamano a gran voce quella che sarebbe l’immensa utilità del progresso, ma non curano l’emersione delle capacità imprenditoriali. Finanziare gli inventori è quasi invariabilmente un affare in perdita.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Germania. PMI da più di un anno sotto il 50. Oggi 43.7.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-02.

2020-01-02__PMI Germania 001

L’indice tedesco dei responsabili degli acquisti di servizi (Purchasing Managers’ Index, PMI) misura il livello di attività dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero.

Qualsiasi dato superiore al 50 indica un’espansione, mentre un dato inferiore indica una contrazione.

Fornisce un’indicazione sullo stato di salute del comparto manifatturiero e sulla crescita della produzione in Germania. Gli operatori esaminano con attenzione queste indagini, dal momento che i responsabili degli acquisti di solito hanno un accesso precoce ai dati relativi alle prestazioni dell’azienda, che possono diventare un indicatore chiave della prestazione economica nel suo insieme.

Dati superiori al previsto devono essere interpretati come positivi/rialzisti per l’euro (EUR), mentre valori inferiori alle attese sono da interpretarsi in senso negativo/ribassista per l’EUR.

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La Germania è un paese ridotto senza fiducia e senza speranza.

Tutti sognano che Frau Merkel si dimetta, se ne vada, crepi. In poche parole, che scompaia.

Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale

Cina. Produzione Industriale +6.2% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-26.

2019-12-17__Cina PI 001

L’Ufficio Centrale di Statistica cinese ha pubblicato il 16 dicembre il dato della produzione industriale anno su anno (yoy): +6.2%.

La Cina è la dimostrazione vivente che è possibile anche di questi tempi avere un sistema economico florido e vivace: il problema è solo nel governo.

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Eurostat. Produzione Industriale. Ungheria +6.5%, Irlanda +5.9%, Polonia +3.4%.

Eurozona. Produzione Industriale -2.2 yoy. Dodicesimo mese.

Giappone. Produzione Industriale -4.5% mom.

Italia. produzione Industriale -2.4% yoy, metalmeccanico -6.9% yoy.

Germania. Produzione Industriale -1.7% mom, -5.3% yoy.

Germania. Ordini alle fabbriche -0.4% mom. Era stato previsto un +0.3%.

Eurostat. Produzione Industriale -1.7% yoy. Dati conflittuali con Destatis.

Eurozona. Produzione Industriale -1.7% yoy. Ungheria +11.1%, Polonia +5.6%.

Italia. Produzione industriale -2.1% yoy. Settimo mese consecutivo. Ungheria +11.1% yoy.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Germania. Il Senato sforbicia per bene il climate package.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-24.

2019-12-21__Ilva 001

«Germany’s Bundesrat has approved the government’s climate package after it was amended by a mediation committee. Parts of the original package had been blocked over cost-sharing concerns»

«A package of measures to combat climate change devised by Germany’s government received final approval from the upper house of parliament, the Bundesrat, on Friday, paving the way for lower prices for train travel, among other things.»

«Under the amended package, they [The States] will receive compensation for the losses in tax revenue»

«The revised package also sees the initially proposed CO2 price of €10 ($11) per metric ton (1.1 short tons or 2,205 pounds) raised to €25. That price is envisaged to rise even further to €55 by 2025, though parliament must first enshrine the increase in law.»

«The Bundesrat, which represents the governments of Germany’s 16 federal states, also approved a rise in the tax-deductible sum granted to commuters and tax benefits for energy-saving home renovations»

«The amended package aims to relieve the burden on consumers by reducing the surcharge for the financing of renewable energy sources in Germany (the so-called EEG surcharge), resulting in lower electricity prices»

«Train tickets will also be some 10% cheaper as a result of a reduction in sales tax»

«The environmental organization Friends of the Earth Germany (BUND) has criticized the package, calling for a much higher CO2 price starting at €50 and climbing to €200 by 2030»

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Nell’autunno del prossimo anno Frau Merkel si ritirerà, lasciando dietro di sé cumuli di rovine, peggio dell’VIII Bomber Command.

Due considerazioni.

La prima, la recessione economica inizia a mordere i polpacci dei tedeschi, che sono obbligati dalla dura realtà a ridimensionare i loro piani più che faraonici. Senza denari si può fare molto poco, per non dire nulla.

La seconda, gli orizzonti temporali si dilatano. Parlare oggi, fine anno 2019, del 2030 oppure del 2050 lascerebbe molto perplessi: nessuno potrebbe dare garanzia alcuna che tra diesi – trenta anni, in Germania vi siano governi fotocopia di quello attuale di Frau Merkel. Sembrerebbe essere ben più verosimile che in tali date si varino sostanziosi programmi di edificazione di moschee su tutto il territorio, mettendo i residui tedeschi ai lavoro forzati nelle miniere di torba.

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German upper house approves amended climate plans

Germany’s Bundesrat has approved the government’s climate package after it was amended by a mediation committee. Parts of the original package had been blocked over cost-sharing concerns.

A package of measures to combat climate change devised by Germany’s government received final approval from the upper house of parliament, the Bundesrat, on Friday, paving the way for lower prices for train travel, among other things.

The package, which was approved by the Cabinet three months ago, was amended after the governments of Germany’s 16 federal states voiced concerns that they would bear the costs of lowering taxes on long-distance trains, tax benefits for energy-saving home renovations and an increase in the commuters allowance.

Under the amended package, they will receive compensation for the losses in tax revenue.

The revised package also sees the initially proposed CO2 price of €10 ($11) per metric ton (1.1 short tons or 2,205 pounds) raised to €25. That price is envisaged to rise even further to €55 by 2025, though parliament must first enshrine the increase in law.

‘More social balance’

The Bundesrat, which represents the governments of Germany’s 16 federal states, also approved a rise in the tax-deductible sum granted to commuters and tax benefits for energy-saving home renovations.

The amended package aims to relieve the burden on consumers by reducing the surcharge for the financing of renewable energy sources in Germany (the so-called EEG surcharge), resulting in lower electricity prices. Train tickets will also be some 10% cheaper as a result of a reduction in sales tax.

The Social Democrat premier of the state of Mecklenburg-Western Pomerania, Manuela Schwesig, who played a large role in negotiating the compromises, said the amended package had “more climate protection and more social balance.”

Under its climate protection act, Germany is obliged to cut greenhouse gas emissions by 55% by 2030, compared to 1990 levels.

The environmental organization Friends of the Earth Germany (BUND) has criticized the package, calling for a much higher CO2 price starting at €50 and climbing to €200 by 2030. BUND traffic expert Werner Reh also slammed what he called “a retention of environmentally damaging subsidies for diesel and kerosene and the even higher commuters allowance.”

The leader of the Greens parliamentary party, Anton Hofreiter, also criticized the measures for not going far enough to meet Germany’s obligations under the 2015 Paris Agreement, saying that the higher CO2 price was “no breakthrough” in climate protection.

Under the Paris Agreement, a number of governments, including Germany’s, pledged to take measures to keep a global temperature rise this century well below 2 degrees Celsius (3.6 Fahrenheit) above pre-industrial levels. Many climate activists say that the climate package will not reduce Germany’s CO2 emissions sufficiently for it to keep its pledge.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Logistica, Problemia Energetici, Russia

Admiral Lomonosov è entrata in funzione ed alimenta il Pevek.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-24.

2019-12-19__admiral__001

La chiatta Admiral Lomonosov ospita una centrale atomica da 70 MW, progettata per poter lavorare a temperature molto rigide, quali quelle artiche. Fornirà energia elettrica alla zona estrattiva di Pevek.

Russia. Akademik Lomonosov. Prima centrale atomica mobile e galleggiante.

Russia. La Akademik Lomonosov parte da Murmansk verso Pevek.

«It’s part of Russia’s ambition to bring electric power to a mineral-rich region»

«The 144-meter (472 feet) long platform painted in the colors of the Russian flag is going to float next to a small Arctic port town of Pevek, some 4,000 miles away from Moscow»

«It will supply electricity to settlements and companies extracting hydrocarbons and precious stones in the Chukotka region»

«About 2 million Russians reside near the Arctic coast in villages and towns similar to Pevek, settlements that are often reachable only by plane or ship, if the weather permits. But they generate as much as 20% of country’s GDP and are key for Russian plans to tap into the hidden Arctic riches of oil and gas as Siberian reserves diminish.»

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«La prima centrale nucleare galleggiante al mondo, l’Accademico Lomonosov, ha iniziato a fornire energia elettrica al distretto autonomo della Chukotka»

«Lo fa sapere la Rosatom»

«I generatori sono stati sincronizzati con i parametri della rete a terra, ha sottolineato il colosso nucleare russo»

«La centrale sarà connessa alla rete di fornitura del riscaldamento della città di Pevek nel 2020»

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Non c’è che dire: la fantasia creativa dei russi ha confini molto vasti.

Adesso la zona del Pevek dovrebbe avere un consistente sviluppo economico.

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Debutta centrale nucleare galleggiante

Lomonosov ha iniziato a fornire energia

MOSCA, 19 DIC – La prima centrale nucleare galleggiante al mondo, l’Accademico Lomonosov, ha iniziato a fornire energia elettrica al distretto autonomo della Chukotka.

Lo fa sapere la Rosatom. I generatori sono stati sincronizzati con i parametri della rete a terra, ha sottolineato il colosso nucleare russo. La centrale sarà connessa alla rete di fornitura del riscaldamento della città di Pevek nel 2020. La Lomonosov sostituirà la centrale atomica di Bilibino, obsoleta, e quella a carbone di Chaun. Lo riporta Ria Novosot.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Materie Prime, Problemia Energetici, Stati Uniti

Trump. Blocca il NordStream2 con delle sanzioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-23.

Nord Stream 103

L’evento era nell’aria da molto tempo, ed è la risultante di una congerie di motivazioni, che vanno dai rapporti con l’Ukraina, il crescere della potenza economica e militare russa, la necessità di rimettere nei ranghi l’Unione Europea. massimamente la Germania.

«Berlin and Brussels have criticized White House sanctions against companies involved in building a Russian natural gas pipeline to Germany»

«They accused President Trump of interfering in national and bloc sovereignty »

«US sanctions targeting the Nord Stream 2 gas pipeline between Russia and Germany became law on Friday evening after President Donald Trump signed off on a massive defense bill.»

«The sanctions target companies involved in constructing the $11 billion (€9.93 billion) energy project, which will transport Russian gas under the Baltic Sea and deliver it directly to Germany.»

«The Trump administration now has 60 days to identify companies and individuals providing services for the pipeline.»

«The sanctions allow Washington to revoke US visas and block the property of these individuals»

«Those targeted by the sanctions would then have 30 days to wind down their operations»

«In previsione dell’entrata in vigore del National Defense Authorization Act (NDAA), Allseas ha sospeso le sue attività di posa dei tubi di NordStream2 – recita la nota – Allseas procederà in linea con le prescrizioni di legge sulla chiusura (del cantiere, ndr) e attende indicazioni dalle autorità Usa, compresi i necessari chiarimenti sugli aspetti regolatori, tecnici e ambientali»

«Anche Saipem sta collaborando al raddoppio del NordStream»

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Il NordStream2 è un gasdotto che collega direttamente la Russia e la Germania, senza passare su territori stranieri.

Ovviamente è soluzione ambita da russi e tedeschi, invisa a tutti gli altri, dai partner europei agli Stati Uniti.

Un problema non piccolo è costituito dalla vita presunta di questo gasdotto, molto lunga. Ma già tra una decina di anni la popolazione autoctona tedesca sarà una minoranza e sono in molti ad avanzare forti dubbi sulla lealtà degli immigrati.

Nel contingente quotidiano, invece, le ditte coinvolte nel NordStream2 sono davvero nei triboli. Allseas ne riceverebbe un fiero colpo e nulla vieterebbe di pensare che gli americani le somministrassero anche altre sanzioni.

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Adesso vedremo quanto vale Frau Merkel, quanto vale Ursula von der Leyen e quanto vale la Lagarde.

Ora che l’Unione Europea è guidata da tre femmine siamo più che certi che Mr Trump ritirerà le sanzioni in fretta e furia.

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Nota.

Zingaretti, Conte e Di Maio si sono precipitati in aeroporto per andare subito a Washington per dirne quattro a Mr Trump, difendendo a spada tratta la Saipem.


NordStream2, la costruzione del gasdotto si blocca per le sanzioni Usa

L’interruzione dei lavori segna un punto a favore del Congresso Usa, che è riuscito in extremis nell’intento di fermare il raddoppio del gasdotto Russia-Germania.

La costruzione del NordStream2 si ferma, causa sanzioni Usa. L’interruzione dei lavori per ultimare il gasdotto Russia-Germania è stata annunciata con uno scarno comunicato da Allseas, il gruppo elvetico-olandese che ha vinto l’appalto più consistente per la realizzazione dell’opera nel Mar Baltico.

«In previsione dell’entrata in vigore del National Defense Authorization Act (NDAA), Allseas ha sospeso le sue attività di posa dei tubi di NordStream2 – recita la nota – Allseas procederà in linea con le prescrizioni di legge sulla chiusura (del cantiere, ndr) e attende indicazioni dalle autorità Usa, compresi i necessari chiarimenti sugli aspetti regolatori, tecnici e ambientali».

Quattro righe di testo, che segnano un punto a favore del Congresso Usa, che è riuscito in extremis nell’intento di fermare il raddoppio del gasdotto Russia-Germania, con cui Gazprom puntava ad attenuare la dipendenza dalla rotta ucraina nel rifornire l’Europa di gas.

Lo stop arriva poche ore dopo l’accordo tra Mosca e Kiev per proseguire il transito del gas russo in Ucraina.

Il nuovo contratto – destinato a entrare in vigore il 1 gennaio, quando quello attuale sarà scaduto – non c’è ancora comunque: sarà firmato «entro fine anno», ha promesso il vicepremier russo Dmitry Kozak, e avrà una durata di 5 anni. Gazprom e Naftogaz si sono impegnate a interrompere ogni azione legale e richiesta reciproca di indennizzi per le controversie passate.

Le sanzioni Usa contro i gasdotti russi NordStream2 e TurkStream sono state approvate dal Congresso nei giorni scorsi, agganciate alla legge che stabilisce il budget per la difesa. Il presidente Donald Trump poche ore fa ha promulgato il testo senza apporre veti: un atto che veniva dato per scontato.

Il senatore repubblicano Ted Cruz, uno dei promotori dell’emendamento sulle sanzioni, aveva messo sull’avviso Allseas con una lettera dai toni minacciosi al ceo Edward Heerema: se la società avesse proseguito i lavori sul NordStream2 «anche solo per un giorno» dopo l’entrata in vigore della legge, sarebbe andata incontro a «sanzioni economiche e legali devastanti e potenzialmente fatali».

Anche Saipem sta collaborando al raddoppio del NordStream, che è ormai completo al 90%, ma ritiene di non correre rischi poiché ha svolto un compito molto limitato e non ha posato tubi sottomarini alle profondità che espongono alle sanzioni Usa.

«Non è chiaro se i russi riusciranno a completare da soli i lavori, rimpiazzando le sofisticate navi posatubi di Allseas», afferma Agata ŁOskot-Strachota, senior fellow del think tank polacco Osw. «L’unica società russa che potrebbe svolgere questo tipo di lavoro, la Akademik Cherskiy, verrà ammodernata nel 2020 e non è certo se sarà in grado di operare alle profondità in cui viene collocato il NordStream2».

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Germany, EU decry US Nord Stream sanctions

Berlin and Brussels have criticized White House sanctions against companies involved in building a Russian natural gas pipeline to Germany. They accused President Trump of interfering in national and bloc sovereignty.

US sanctions targeting the Nord Stream 2 gas pipeline between Russia and Germany became law on Friday evening after President Donald Trump signed off on a massive defense bill.

The sanctions target companies involved in constructing the $11 billion (€9.93 billion) energy project, which will transport Russian gas under the Baltic Sea and deliver it directly to Germany.

The Trump administration now has 60 days to identify companies and individuals providing services for the pipeline. The sanctions allow Washington to revoke US visas and block the property of these individuals. Those targeted by the sanctions would then have 30 days to wind down their operations.

On Saturday, the group behind the pipeline said it would aim to complete the project quickly in an effort to minimize the damage of US sanctions.

“Completing the project is essential for European supply security. We, together with the companies supporting the project, will work on finishing the pipeline as soon as possible,” Nord Stream 2 said in a statement.

‘A severe intervention in German and European internal affairs’

The bill describes Nord Stream 2 as a “tool of coercion and political leverage” that Moscow could use against Berlin — and says it risks significantly weakening US ties to Germany and other European allies.

US lawmakers in both houses of Congress overwhelmingly approved the sanctions.

German Chancellor Angela Merkel’s government has condemned the measures, urging the US not to meddle in European energy policy. “They affect German and other European businesses, and we see the move as meddling in our internal affairs,” a government spokeswoman said.

Finance Minister Olaf Scholz called the sanctions “a severe intervention in German and European internal affairs.”

The sanctions are also opposed by the European Union. A spokesman slammed “the imposition of sanctions against EU companies conducting legitimate business.”

Russia: US pushing ideology

Russian President Vladimir Putin has already vowed to continue with the project and has threatened “reciprocal” measures. Russian Foreign Ministry spokeswoman Maria Zakharova accused the United States of pushing an ideology that hindered global trade, adding on her Facebook page: “Soon they will demand that we stop breathing.”

Ahead of the sanctions being signed into law, Swiss-Dutch company Allseas suspended its pipe-laying activities. The company was hired by Russian state-owned energy giant Gazprom to build the offshore section.

The pipeline was expected to become operational in the next few months, although the completion date for the project has now been thrown into doubt.