Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Università. Mai a memoria di uomo vinse un non raccomandato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-28.

Raccomandato 001

Mai, assolutamente mai, nell’università italiana un non raccomandato ha vinto un concorso.

I titoli presentati equivalgono a carta straccia. I riconoscimenti esteri sono titolo di demerito: sono la prova evidente che il non raccomandato ha una sua personalità scientifica di rilievo che gli altri cncorrenti non hanno.

Non facciamo nomi e cognomi, per ovvi motivi, ma due anni or sono l’apposita commissione non ammise nemmeno alle graduatorie di abilitazione al concorso universitario un nostro scienziato italiano che, per ironica coincidenza, nel mentre riceveva la notifica di reiezione dall’Italia, era stato nominato rettore di un prestigioso ateneo straniero.

Si formano circoli chiusi, ove si entra solo per cooptazione: nel loro interno i membri si incensano vicendevolmente, si elargiscono l’un l’altro titoli ed onorificenze, affermano ad alta voce di essere il meglio che il mondo scientifico possa esprimere.

Anni fa una buonanima fece chiamare a telefono molti direttori di grandi dipartimenti universitari: un madrelingua inglese annunciava loro che avevano vinto una prestigiosa onorificenza americana. Su cento e passa intervistati, riuscirono a balbettare qualcosa in un numero che può essere contato sulle dita di una mano.

«Il rettore di Catania, Francesco Basile, e altri nove professori sono stati sospesi dal servizio dal Gip»

«Sono indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Al centro delle indagini su ‘Università bandita’ della Digos coordinate dalla Procura etnea 27 concorsi»

«L’ordinanza applicativa della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio emessa dal Gip di Catania, su richiesta della locale Procura distrettuale, è stata eseguita da personale della polizia di Stato»

«I nove docenti destinatari del provvedimento sono professori con posizioni apicali all’interno dei Dipartimenti dell’università di Catania»

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A sentenza andata in giudicato ci aspettiamo l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Nota.

Ironia del destino. I professori corrotti saranno giudicati da magistrati: si pensi soltanto a cosa è successo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Se non fosse una tragedia la si dovrebbe definire una farsa.

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prof. Mario Monti. L’unico economista con una sola citazione scientifica in tutta sua vita.

«Il prof. Mario Monti ha al suo attivo ben 13 pubblicazioni, avendo ricevuto un totale di una, dicansi una, citazione. La maggior parte dei Suoi lavori é stata pubblicata su il «Giornale degli Economisti e Annali di Economia», che non sono mai stati citati nemmeno una volta proprio da nessuno. ….

Come ha fatto a passare il concorso a cattedra?

Come ha fatto a diventare il rettore della Bocconi?»


Ansa. 2019-06-28. Concorsi truccati, sospesi il rettore dell’Università di Catania e 9 professori

Il rettore di Catania, Francesco Basile, e altri nove professori sono stati sospesi dal servizio dal Gip. Sono indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Al centro delle indagini su ‘Università bandita’ della Digos coordinate dalla Procura etnea 27 concorsi. Sono complessivamente 40 i professori indagati degli atenei di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.

L’ordinanza applicativa della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio emessa dal Gip di Catania, su richiesta della locale Procura distrettuale, è stata eseguita da personale della polizia di Stato. I nove docenti destinatari del provvedimento sono professori con posizioni apicali all’interno dei Dipartimenti dell’università di Catania. La polizia di Stato sta eseguendo 41 perquisizioni nei confronti dei 40 professori indagati.

L’inchiesta, denominata ‘Università Bandita’, nasce da indagini avviate dalla Digos della Questura di Catania su 27 concorsi che per l’accusa sono stati ‘truccati’. E in particolare riguardano l’assegnazione di 17 posti per professore ordinario, quattro per professore associato e sei per ricercatore. Ulteriori particolari saranno resi noti durante un incontro con i giornalisti che si terrà alle 10 nella sala stampa della Procura di Catania.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Italia. Università. Fabbrica disoccupati e sottoccupati. I numeri ufficiali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-06.

2019-04-02__Università__001

Alma Laurea è un accurato data base che riporta ampie ed attendibili statistiche Di particolare interesse sono quelle che riportano la percentuale dei laureati, secondo ateneo e corso di laurea, che risultano essere occupati a distanza di qualche anno dal conseguimento della laurea. Di notevole, riporta anche lo stipendio medio netto mensile.

*

 L’università ha infatti due grandi scopi: la ricerca scientifica e la preparazione di quella che dovrebbe essere la futura classe dirigente. Conforta infatti il sapere che frequentando un determinato ateneo ed un determinato corso di laurea vi siano alte possibilità trovare poi lavoro ed anche ben remunerato.

Nessuno intende qui fare graduatorie né si vuole sottostimare il fatto che non tutti i laureati sono mobili per una congerie di motivi, che vanno da quelli familiari a quelli personali.

Né, tanto meno, si intende inferire che vi siano differenze nella composizione della classe studentesca: intelligenti e meno dotati sono equidistribuiti ovunque, specie poi utilizzando statistiche fatte su grandi numeri.

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Se l’aver frequentato un corso di laurea sicuramente eleva il livello culturale, altrettanto sicuramente esso rappresenta un costo, ed un costo di non poco conto.

Uno studente medio spende circa un 3,000 euro di tasse scolastiche, 1,000 euro di casermaggio, e, grosso modo, 500 euro per materiali di studio. A ciò si aggiunga il mancato guadagno, stimato ad un minimo di 1,000 euro al mese. Tenendo conto della durata di cinque anni del corso, la cifra totale esborsata, investita, ammonta a 137,500 euro. Sarebbe quindi lecito aspettarsi una resa allineata all’investimento effettuato.

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Riportiamo i dati calcolati a cinque anni dalla laurea. Ci si aspetterebbe occupazione piena e stipendi in linea.

Italia.

Ad un anno dalla laurea, lavorano il 42.7% dei laureati, con stipendio mensile medio di 1,021 euro.

A cinque anni dalla laurea, lavorano il 70.4% dei laureati, con uno stipendio mensile medio di 1,359€.

Ma se si osservano i dati per settore disciplinare, emergono sostanziali differenze.

Solo il 41% dei medici riesce a lavorare a cinque anni dalla laurea, e per un emolumento non certo entusiasmante di 1,666€. Ciò è dovuto al fatto che dopo la laurea in medicina si deve frequentare una specialità, della durata di cinque anni.

2019-04-02__Università__002

Milano.

A cinque anni dalla laurea lavorano l’81.30% dei laureati, per un emolumento medio mensile di 1,488 euro.

I laureati del gruppo letterario trovano sì occupazione, 84.6%, ma per uno stipendio molto basso, 1,238 euro.

2019-04-02__Università__003

Messina.

A cinque anni dalla laurea lavorano il 67.2% dei laureati, per un emolumento medio mensile di 1,181 euro.

I laureati del gruppo giuridico sono occupati per il 57.6% con uno stipendio medio di 969 euro mensili.

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Questi dati si presterebbero a numerose considerazioni, e la consultazione del database sarebbe cosa ottimale.

– Un paese in cui ad un anno dalla laurea si siano inseriti nel mondo del lavoro solo il 42.7% dei laureati, percentuale salita a 70.4% a cinque anni dal diploma, ebbene, questo paese ha serie problemi occupazionali.

– Se il problema fosse l’iperproduzione di laureati, sarebbe un cospicuo danno per lo stato, visto che in termini medi un laureato costa allo stato circa 89,000 euro.

– Tenendo conto dei livelli stipendiali a cinque anni dal diploma, laurearsi non conviene più di tanto, almeno in alcune regioni di Italia. Nel corso degli anni i livelli stipendiali dei laureati si sono significativamente abbassati, fino a raggiungere livelli che non compensano degli anni passati a studiare e delle spese sostenute. Si tenga presenta che Istat pone la soglia di povertà a 1,640 euro, sotto la quale sono gli stipendi di quasi tutti i laureati a cinque anni: questo dato dovrebbe essere molto meditato.

– I differenti livelli occupazionali e relativi emolumenti percepiti tra i diversi atenei riflette solo in parte le condizioni economiche della zona ove opera un ateneo. I laureati sono molto mobili ed è frequente il riscontro al nord di ottime persone laureate al sud. In parte, ed evitiamo apposta di fare una caratura, dipende dalla qualità dell’insegnamento ed anche di un certo quale lassismo nel far passare gli esami. Un ateneo con pochi abbandoni ed altrettanto pochi fuori corso potrebbe vantarsi di tali risultati solo ed esclusivamente se alla fine i suoi laureati trovassero tutti occupazione e con livelli stipendiali in linea almeno con quelli nazionali.

Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Medicina e Biologia

Stupefacente progresso nel trattamento delle lesioni spinali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-03.

2018-11-13__Neuroscience__001

«Tre persone paraplegiche sono tornate a camminare grazie a una nuova tecnica di stimolazione elettrica del midollo spinale che veicola gli impulsi in modo ultra preciso attraverso un impianto senza fili. Dopo alcuni mesi di riabilitazione, i pazienti sono riusciti a riconquistare il controllo delle gambe paralizzate mantenendolo anche dopo lo spegnimento dello stimolatore: ora camminano autonomamente, solo con l’aiuto delle stampelle o del deambulatore. Il risultato senza precedenti è pubblicato in un doppio studio sulle riviste Nature e Nature Neuroscience dai ricercatori del Politecnico federale (Epfl) e dell’Ospedale universitario (Chuv) di Losanna.»

2018-11-13__Neuroscience__002

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Questa notizia ha dell’incredibile, ma la ricerca silenziosa e seria riserba sempre risultati di tal fatta.

Accanto alla studio neurofisiopatologico compare anche la pubblicazione della sua applicazione in campo clinico.

Questo è il primo vagito: abbiamo quasi timore e paura a pensare cosa potrà succedere quando questa tecnologia sarà matura, tra una ventina di anni.

Nota.

Questo è un esempio lampante di come la ricerca scientifica si faccia con il cervello e l’intelligenza prima ancora che con i fondi elargiti. In rapporto ai risultati, questa ricerca è costata solo qualche spicciolo.

Senza una stretta meritocrazia non esiste ricerca, ma solo generazione assistenziale di posti di lusso. Le’quote’ sono nemiche giurate del progresso scientifico.


Targeted neurotechnology restores walking in humans with spinal cord injury

Fabien B. Wagner,

Jean-Baptiste Mignardot, […], Grégoire Courtine 

Nature volume 563, pages 65–71 (2018)  

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Grégoire Courtine

– Center for Neuroprosthetics and Brain Mind Institute, School of Life Sciences, Swiss Federal Institute of Technology (EPFL), Lausanne, Switzerland

– Department of Clinical Neuroscience, Lausanne University Hospital (CHUV), Lausanne, Switzerland

– Department of Neurosurgery, Lausanne University Hospital (CHUV), Lausanne, Switzerland

– Faculty of Biology and Medicine, University of Lausanne (UNIL), Lausanne, Switzerland

-These authors jointly supervised this work: Karen Minassian, Jocelyne Bloch, Grégoire Courtine

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Abstract.

Spinal cord injury leads to severe locomotor deficits or even complete leg paralysis. Here we introduce targeted spinal cord stimulation neurotechnologies that enabled voluntary control of walking in individuals who had sustained a spinal cord injury more than four years ago and presented with permanent motor deficits or complete paralysis despite extensive rehabilitation. Using an implanted pulse generator with real-time triggering capabilities, we delivered trains of spatially selective stimulation to the lumbosacral spinal cord with timing that coincided with the intended movement. Within one week, this spatiotemporal stimulation had re-established adaptive control of paralysed muscles during overground walking. Locomotor performance improved during rehabilitation. After a few months, participants regained voluntary control over previously paralysed muscles without stimulation and could walk or cycle in ecological settings during spatiotemporal stimulation. These results establish a technological framework for improving neurological recovery and supporting the activities of daily living after spinal cord injury.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Germania. Il fuoco cova sotto la brace. AfD e la Università.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-04.

2018-11-03__Università__001

Viviamo in una epoca di turbolenze.

Tutti i media occidentali sono ancora in mano ai liberal socialisti e si comportano come se questi fossero ancora al potere, come se fossero ancora al governo, cosa che non è. La loro lettura condurrebbe ad avere un’idea distorta dalla realtà, ossia dai risultati delle elezioni degli ultimi due anni e, nel caso, dalle prospezioni elettorali.

*

Stiamo assistendo non a semplici cambi di governo, ma ad una vera e propria mutazione della Weltanschauung dominate, in Germania come peraltro in tutto l’Occidente. È un grandioso movimento tettonico politico e sociale.

*

Fino ad un quinquennio or sono erano due le ideologie dominanti e simbiotiche.

L’idealismo liberal, che affonda le sue radici nel neoplatonismo illuminista, postula l’esistenza di una élite di illuminati che guida un popolino informe ed ondivago: una massa inespressiva che gli illuminati devono governare con mano di ferro in guanto di velluto. È una concezione ripresa dalla massoneria, i cui membri ritengono di essere essi stessi gli illuminati. Il grande Fëdor Dostoevskij ce la descrive con somma arte nel capitolo dei Fratelli Karamazov dedicato al Grande Inquisitore.

L’idealismo socialista affonda invece le sue radici nell’idealismo dialettico e storico, evolutosi poi nel materialismo storico e scientifico di Marx.

Ambedue le ideologie hanno in comune molti punti, dall’ateismo positivo al germe rivoluzionario, per cui si accetta il sistema democratico se, e solo se, si sia in maggioranza, altrimenti si va alla rivoluzione, ossia alla presa del potere da parte di un piccolo manipolo di persone.

Ambedue sono ad anima dittatoriale. Tipica è l’adesione al giuspositivismo, ossia un diritto volontario positivo, che riceve forza dal potere civile, politico e militare: di qui consegue la loro peculiare visione della amministrazione della giustizia e la avversione al giusnaturalismo. Altro elemento comune è una visione  statalista, ove lo stato interviene spesso assumendo la proprietà della produzione, ma costantemente regolando con leggi e regolamenti tutta la vita dei cittadini fino nei minimi dettagli. Organizzazione grandiosa, resa possibile dalla generazione di una burocrazia onnipresente di dimensioni e competenze tali da superare e vicariare la volontà popolare, qualora anche essa potesse esprimersi. Anche in quelle che loro chiamano ‘democrazie‘ il vero potere è quello dei burocrati, che non a caso loro hanno voluto fossero inamovibili. La burocrazia è l’anima di quelle ideologie.

*

Nell’ultimo quinquennio è emersa una idea del tutto alternativa, opposta a queste ideologie. Essa si rifà al retaggio religioso, storico, culturale, sociale di ogni singolo popolo; la persona umana è messa in primo piano e la cosa pubblica è ad essa asservita. L’essere umano non è più concepito come una monade economica inserita nel meccanismo produttivo statale, bensì come persona autonoma con proprio intelletto e sentimenti. L’essere umano è libero, intendendo per libertà la concreta possibilità di concepire ed attuare la realizzazione delle proprie aspirazioni fondamentali nel divenire storico. L’essere umano primeggia sulla società, non viceversa.

Sono Weltanschauung opposte e, soprattutto, impossibili da far convivere sotto lo stesso tetto.

*

Come tutti i fenomeni culturali anche questa nuova visione, riedizione dell’umanesimo medievale aggiornata alla realtà odierna, necessita e necessiterà dei suoi tempi per far presa in modo generalizzato.

Né si confonda tale fenomeno con le sue manifestazioni fenomenologiche, quali i risultati elettorali: questi sono una semplice conseguenza.

È quindi del tutto naturale che le università debbano aprirsi anche alla valutazione, alla fermentazione di tale modo di concepire la vita. È virtualmente impossibile che una rivoluzione culturale non fermenti in ambiente accademico, se non altro perché è ricettacolo di forze giovani e con già un ragionevole grado cultruale.

*

Ed è proprio per questo motivo che sia gli ideologi liberal sia quelli socialisti hanno da sempre tentato di ingabbiare il pensiero universitario entro i loro canoni. Basti pensare al destino del prof. Hunt, Premio Nobel, costretto alle dimissioni dalla sua cattedra universitaria per aver espresso il proprio pensiero avverso a quello liberal imperante, ma che dopo un solo mese aveva già trovato accoglienza nell’Università giapponese di Okinawa.

*

«AfD-naher Akademikerverband gegründet»

“È stata fondata l’Associazione Accademica, vicina ad AfD”.

Accademici vicini all’AfD hanno fondato vicino a Berlino la German Academics Association (DAV).

 L’associazione vuole unire gli accademici della Repubblica Federale e si inserisce nella tradizione dei movimenti tedeschi del 1815, 1848 e 1989 per la libertà. Christoph Birghan, il suo vice Frank Weber, è presidente.

Chiunque abbia completato con successo un corso di studi può diventare membro dell’Associazione accademica tedesca. Gli studenti acquisiscono un diritto a partecipare, che è convertito affiliazione stabile dopo la laurea.

Per quanto riguarda il contenuto, il DAV è vicino all’Alternativa per la Germania (AfD), ma non è un’organizzazione di partito. I suoi membri non devono necessariamente essere membri dell’AfD, ma non possono appartenere a nessun partito in concorrenza con Alternativa per la Germania.

L’attività dell’Associazione si concentrerà sull’organizzazione di eventi di informazione scientificamente validi.

“Ma ci saranno anche eventi sociali per mettere in rete i nostri membri e le organizzazioni amichevoli”, dice Birghan.

Il DAV si considera un collegamento con le altre associazioni accademiche e gli ambienti accademici che condividono le stesse idee in Germania e in Europa. Esistono già contatti con il Freiheitlicher Akademikerverband in Austria e sono in corso colloqui di cooperazione. Per la prossima primavera è previsto un primo grande evento con copertura nazionale.

Anche le querce quando spuntano dal terreno sembrano fili di erba: poi crescono.

Germania. Il deep state sta abbracciando la causa di AfD.

«Per anni i partiti tradizionali hanno volutamente ignorato AfD, al punto di non rispondere alle loro interpellanze parlamentari, fatto questo visto e constatato dalla stragrande maggioranza dei tedeschi che seguono la televisione. Fatto di inaudita gravità: AfD siede al Bundestag perché eletta dai Cittadini.

I liberal socialisti hanno caricato AfD di ogni sorta di insultante nequizia, i media si sono scatenati come cani idrofobi, ma nulla ha fermato il loro crollo e la crescita di AfD.»

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«It’s not surprising, then, that the AfD seeks to present itself as the party of the military, though its expertise on issues pertaining to the military is limited»


→ Junge Freiheit. 201811-01. AfD-naher Akademikerverband gegründet

BERLIN. AfD-nahe Akademiker haben bei Berlin den Deutschen Akademikerverband (DAV) gegründet. Der Verband will Akademiker in der Bundesrepublik vereinen und sieht sich in der Tradition der deutschen Freiheitsbewegungen von 1815, 1848 und 1989. Vorsitzender ist Christoph Birghan, sein Stellvertreter Frank Weber.

Mitglied im Deutschen Akademikerverband kann werden, wer ein Studium erfolgreich abgeschlossen hat. Studenten erwerben eine Anwartschaft, die nach Studienabschluß in eine Mitgliedschaft umgewandelt wird. Inhaltlich steht der DAV der Alternative für Deutschland (AfD) nahe, ist aber keine Parteiorganisation. Seine Mitglieder müssen nicht Mitglied der AfD sein, dürfen aber keiner mit der Alternative für Deutschland konkurrierenden Partei angehören.

Kontakte zum Freiheitlichen Akademikerverband in Österreich

Der Schwerpunkt der Verbandsarbeit werde in der Organisation von wissenschaftlich fundierten Informations- und Schulungsveranstaltung liegen. „Aber auch gesellschaftliche Veranstaltungen zur Vernetzung unserer Mitglieder und mit befreundeten Organisationen wird es geben“, so Birghan.

Der DAV sieht sich als Bindeglied zu gleichgesinnten akademischen Verbänden und Milieus in Deutschland und Europa. Zum Freiheitlichen Akademikerverband in Österreich bestehen bereits Kontakte, Kooperationsgespräche werden geführt. Für das kommende Frühjahr ist eine erste größere Veranstaltung mit bundesweiter Ausstrahlung geplant.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca, Unione Europea

Immigrati. Rimpiazzeranno i 11,800 medici che mancano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-21.

Gatto. sono -stati-i- russi

Come ogni stato del socialismo reale che si rispetti, anche in Italia esiste un Gosplan, abbreviazione di Gosudarstvennoe Planovij Komitet, commissione statale per la pianificazione, che determina il numero di persone che possono iscriversi alla facoltà di medicina e chirurgia.

Nulla deve sfuggire al controllo dello stato. Ci mancherebbe altro!

Vi lavorano tutte le migliori menti della nazione.

Mica roba da Premi Nobel: chiunque in fondo può conseguire questo premio. Basta soltanto che scopra la teoria della relatività oppure il neutrino.

Per fare il funzionario nel Gosplan ‘de noiatri‘ devi avere almeno una ambitissima tessera del partito interno ed essere il fedele interprete del volere dei potenti. Se poi si fosse figli di …. oppure amanti di …. allora molte difficoltà si appianerebbero.

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«Aumentano le chance per i maturandi che aspirano al camice bianco. E anche quelle per gli aspiranti veterinari e architetti. Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha firmato i decreti sui corsi universitari ad accesso programmato nazionale (Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Professioni sanitarie, Architettura e Scienze della formazione primaria) con la specifica dei posti per ogni ateneo. E rispetto al 2017, aumentano i posti in tutte le facoltà.

Medicina e Odontoiatria, quelle più gettonate, avranno rispettivamente quasi 800 (da 9.100 passano a 9.779) posti e quasi 200 (si passa dai 908 del 2017 ai 1.096 del 2018) posti in più rispetto all’anno scorso. Una buona notizia per le migliaia di ragazzi e ragazze che si preparano ad affrontare il quizzone ministeriale. L’anno scorso si presentarono in 60mila e quest’anno potrebbero anche aumentare.» [Fonte]

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Ma il lavoro di questa costellazione di burocrati trova un ferocissimo nemico in una potenza straniera che ha dimostrato in passato di riuscire a condizionare il voto di centinaia di milioni di persone negli Stati Uniti. Gente sordidamente losca che ha fatto fare un gigantesco flop al Gosplan pianificatore al solo scopo di denigrarlo e ricoprirlo di biacca, intendendo per biacca ciò che tutti ben comprendiamo. Se non fosse stato per questo perfido piano spionistico la pianificazione del Ministero sarebbe stata semplicemente perfetta, non perfettibile. Hanno anche programmato due Michelangelo e tre Raffaello. Tutti rigorosoamente iscritti al partito ….

«In Italia, nei prossimi 5 anni,

mancheranno 11.800 medici»

*

Il problema potrebbe essere facilmente risolto conferendo a 11,800 immigrati arrivati su di un qualche barcone il lunedì la laurea in lettere moderne, il martedì quella in medicina e chirurgia, il mercoledì una specialità a scelta, il giovedì una abilitazione alla professione  ed il venerdì un primariato a piacere, dalla neurochirurgia alla medicina nucleare.

E gli italiani? Ma che si studino il nigeriano, poffare!


Ansa. 2018-07-12. Fra 5 anni mancheranno 11.800 medici

In Italia, nei prossimi 5 anni, mancheranno 11.800 medici. Ad oggi, abbiamo ancora più medici degli altri Paesi Ue con sistemi sanitari simili ma da qui al 2022 tra uscite dal lavoro e numero contingentato di nuovi specialisti mancheranno 11.803 dottori, anche se si andasse ad un totale sblocco del turn over. Questo anche a causa del fatto che il 35% lascia il lavoro prima dei limiti di età, perché si prepensiona o per andare nel privato. A lanciare l’allarme è la Federazione delle aziende sanitarie pubbliche (Fiaso). Un problema è anche rappresentato dal fatto che, in entrata, uno specializzando su 4 non opta per il servizio pubblico. E’ questo il quadro del fabbisogno medico in Asl e ospedali tracciato dal Laboratorio Fiaso sulle politiche del personale. Lo studio è stato presentato in occasione dell’Assemblea annuale della Federazione delle aziende sanitarie pubbliche ed è svolto su un campione rappresentativo di 91 aziende sanitarie e ospedaliere, pari al 44% dell’intero universo sanitario pubblico.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca, Scienza & Tecnica, Unione Europea

Il Consiglio Europeo finanzia 269 ricercatori top: tutti snobbano l’Italia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-12.

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Il Consiglio Europeo della Ricerca ha finanziato con 653 milioni di euro 269 ricercatori di provata esperienza, conferendo loro grant per circa due milioni e mezzo l’uno.

Tranne i pochissimi ricercatori italiani, nessuno dei vincitori ha scelto l’Italia come paese ove poter sviluppare le proprie ricerche, pur portandosi dietro fondi di tutto rispetto.

Questo fatto dovrebbe dare da pensare.

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European Research Council invests in research and innovation [Scitech Europa]

«€653m of EU funding will go to 269 senior researchers across Europe, giving them a chance at developing their research and innovation ideas and produce results that will have a major impact on science, society and the economy.

The funding announced today (6 April) will benefit 269 researchers in the research and innovation sector. The grants of up to €2.5m per project are selected by the European Research Council (ERC) and financed through Horizon 2020, the EU Research and Innovation programme.

The research of these new grantees covers all fields of research. For example: one grantee in France is to explore the use of underwater communication cables in earthquake warning systems, while another in London, UK, will examine the causes and consequences of electoral hostility, and a scientist in Ljubljana, Slovenia, will build molecular machines based on proteins.»

*

L’Italia ne esce con le ossa rotte.

«Siamo quinti tra le nazionalità preceduti da britannici (50 grant), tedeschi (40 grant), francesi (29) e spagnoli (21): sono infatti 16 in tutto i ricercatori italiani che hanno vinto una borsa e 11 hanno deciso di restare in Italia mentre gli altri 5 (come è normale che accada nella ricerca) hanno scelto laboratori di altri Paesi.»

Solo 16 italiani hanno vinto un grant, ossia il 5.95% (100* 16 / 269),

contro il 18.59% del Regno Unito ed i 40 (14.87%) della Germania.

Ma la cosa peggiore di tutte è che  

«nessuno degli oltre 250 ricercatori stranieri “premiati” con un grant ha scelto un laboratorio, università o centro di ricerca del nostro Paese per spendere i suoi ricchi fondi».

*

I motivi di questa débâcle sono noti da tempo, ma nessuno dei governi precedenti ha mai fatto qualcosa perché sarebbe andato contro i propri interessi di vilissima bottega.

Università ed enti di ricerca italiani sono la negazione vivente del principio meritocratico: ciò che conta è, almeno fino ad oggi lo era, la tessera di partito o l’affiliazione ad una loggia potente.

Un esempio?

prof. Mario Monti. L’unico economista con una sola citazione scientifica in tutta sua vita.

L’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (in acronimo ANVUR) è un ente pubblico della Repubblica Italiana, vigilato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR).

Questo ente è la quintessenza della burocrazia al servizio del potere: giudica il livello scientifico di ricercatori ed enti.

«L’Anvur è uno di quei carrozzoni che sfuggono alla immaginazione dei semplici. Come se non bastasse la Thomson Reuters, Isi, punto di riferimento mondiale cui fan capo tutte le università di tutto il mondo, l’Anvur stila le graduatorie dei ricercatori e degli istituti di ricerca nazionali. La capacità scientifica ed il successo internazionale non solo non sono nemmeno un optional, ma sono anche situazioni noiose da conculcare con forza.

Ciò che conta è essere nel cuore del partito democratico. ….

Lo scorso anno un ricercatore italiano da tempo residente all’estero, ove in breve è diventato rettore di uno dei più famosi atenei mondiali, ha fatto umile richiesta all’Anvur di essere valutato se fosse stato considerato degno di poter poi partecipare al concorso di idoneità, propedeutico al poter fare un concorso per l’entry level universitario. Un po’ come se Mattarella avesse chiesto di essere valutato se fosse idoneo a fare l’usciere a Montecitorio.

Bocciato, ed anche malo modo.» [Fonte]

*

Quanti si stiano chiedendo come sia stata possibile una simile bruttura, possono leggere questo documentato articolo, leggendo anche gli allegati:

Mistica del femminismo e del gender in Università. A spese del Contribuente.

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In sintesi.

Il Contribuente italiano paga tasse lorde del proprio sangue per far studiare i meritevoli stranieri.


Erc Europe. 2018-04-07. From babies’ brains to bacterial warfare: ERC invests €650 million in ground-breaking research

How does air pollution affect the development of baby’s brains? Can innovative heart regeneration treatments increase the long-term survival of heart attack victims? How did non-living matter evolve into living systems that established themselves on Earth? Why are bacteria extremely aggressive towards one another? These are some of the issues that leading researchers will be exploring thanks to Advanced Grants from the European Research Council. This EU funding, worth a total of €653 million, announced today will benefit 269 senior researchers across Europe, giving them a chance to realise their most creative ideas and potentially produce results that will have a major impact on science, society and the economy. The grants are part of the EU’s Research and Innovation programme, Horizon 2020.

On this occasion, Carlos Moedas, European Commissioner for Research, Science and Innovation, said: “The ERC’s Advanced Grant scheme has supported outstanding and established research leaders since 2007. It provides a great example of how EU funding can help expand the frontiers of scientific knowledge, providing the resources necessary to continue ground-breaking, high-risk projects, and ensure Europe’s global competitiveness.”

The President of the ERC, Professor Jean-Pierre Bourguignon, commented: “The diversity and boldness of the research in this latest funding round are once again impressive. The selected researchers explore the brink of the unknown, the ideal setting to make breakthroughs. If the past is any guide to the future, the ERC is set to continue betting on audacious scientific projects – the latest review shows again that over 70% of ERC-funded research led to discoveries and major scientific advances. But there are many more bright minds with ambitious ideas in Europe that the ERC could fund if we had more means. That’s why the ERC Scientific Council argues for more resources for the future while keeping the strategy of using scientific quality as the only criterion for selection.”

The research of these new grantees covers all fields of scholarship. One grantee in France will explore using underwater communication cables in earthquake warning systems. Another scholar in London will investigate the causes and consequences of electoral hostility and a scientist in Ljubljana will build a new class of molecular machines based on proteins.


World University Ranking. 2018-04-07. UK re-establishes dominance in ERC advanced grants scheme

Academics at British institutions make one in four successful bids in 2017 funding round.

One in four grants under one of the European Union’s most prestigious research funding programmes has been awarded to UK-based researchers, allaying some fears about the early impact of the Brexit vote but underlining the risk facing British universities if their access to the scheme is curtailed.

The European Research Council said on 6 April that scholars based at UK universities had made 66 successful bids for advanced grants, typically worth up to €2.5 million (£2.2 million) each, more than any other country.

Advanced grants are aimed at established researchers and require no consortia or co-funding. The ERC awarded 269 grants in total, worth €653 million, with Germany (42), France (34) and Switzerland (24) the next most successful nations.

The UK’s success in the 2017 funding round represents a recovery from the 2016 competition, when the UK secured only 41 advanced grants and was outperformed by Germany for the first time.

It also contrasts with the UK’s weakening performance in some collaborative EU research programmes in the wake of the country’s decision to leave the bloc. UK universities suffered a sharp drop of close to half a billion euros in the value of EU projects that they started coordinating in the year after the Brexit referendum.

However, the UK’s continuing participation in EU-funded research post-Brexit remains in doubt, with Sam Gyimah, the universities minister, refusing to commit to associate membership of the next framework programme.

With 2,167 applications having been submitted for advanced grants in 2017, down from about 2,400 the year before, the success rate rose from 9.6 per cent to 12.4 per cent. The ERC funded 83 projects in the life sciences, 126 in the physical sciences and engineering, and 60 in the social sciences and humanities.

Just 17 per cent of advanced grants were awarded to female researchers in 2017, although this was in line with the proportion of applicants who were female.

Jean-Pierre Bourguignon, the president of the ERC, said that the advanced grants would fund “audacious” scientific projects that were likely to lead to significant breakthroughs.

“There are many more bright minds with ambitious ideas in Europe that the ERC could fund if we had more means,” Professor Bourguignon said. “That’s why the ERC scientific council argues for more resources for the future while keeping the strategy of using scientific quality as the only criterion for selection.”

The ERC said that the 2017 advanced grants would likely create an estimated 2,000 jobs for postdocs, PhD students and other staff in grantees’ research teams.


Sole 24 Ore. 2018-04-07. I 269 super-cervelli d’Europa snobbano l’Italia

I migliori cervelli d’Europa snobbano l’Italia. Se i nostri ricercatori sono comunque tra i migliori del Vecchio Continente c’è sicuramente un problema di scarsissima attrattività dei nostri centri di ricerca e delle nostre università all’estero. Dall’ultimo round di fondi che Bruxelles ha assegnato a 269 ricercatori top emerge infatti che nessun straniero ha scelto un laboratorio italiano. Paura della burocrazia? O magari di condizioni non proprio competitive per fare ricerca (dai fondi al contagocce alle strutture spesso non all’avanguardia)? L’unica certezza è che tra i grandi Paesi d’ Europa siamo l’unico a non ospitare un supercervello che non sia italiano.

Se c’è una storia di successo in Europa è quella dei fondi per la ricerca e dei progetti finanziati dall’Erc – il Consiglio europeo della ricerca – che in 10 anni di vita ha finanziato con 12 miliardi oltre 7mila supercervelli della ricerca (compresi 6 premi Nobel e 5 medaglie fields). I grant dell’Erc sono i più prestigiosi riconoscimenti a livello europeo anche perché i più ricchi: nel nuovissimo round da 650 milioni sono state assegnati 269 advanced grant (le borse per chi è al top della carriera scientifica) del valore in media di 2,5 milioni l’una ad altrettanti ricercatori. La notizia è che in questa corsa dove vince il miglior progetto l’Italia ne esce con le ossa rotte perché nessuno degli oltre 250 ricercatori stranieri “premiati” con un grant ha scelto un laboratorio, università o centro di ricerca del nostro Paese per spendere i suoi ricchi fondi. Ne escono meglio i ricercatori italiani. Siamo quinti tra le nazionalità preceduti da britannici (50 grant), tedeschi (40 grant), francesi (29) e spagnoli (21): sono infatti 16 in tutto i ricercatori italiani che hanno vinto una borsa e 11 hanno deciso di restare in Italia mentre gli altri 5 (come è normale che accada nella ricerca) hanno scelto laboratori di altri Paesi. All’estero infatti almeno una parte dei progetti è guidata da ricercatori stranieri ospiti. Quello che non torna è che nessuno dall’estero abbia scelto l’Italia. Un dato, questo, che indica come non siamo un Paese “attraente” per fare ricerca.

Secondo l’Erc i nuovi fondi permetteranno di creare 2.000 posti fra ricercatori, dottorandi e altri membri dei gruppi di ricerca. I 269 progetti finanziati dall’Erc equivalgono al 12% delle 2.167 proposte presentate inizialmente e fra le quali sono stati selezionati. Dei progetti approvati, inoltre, solo il 17% sono coordinati da ricercatrici. La classifica dei Paesi con il più alto numero di progetti ospitati – un termometro dell’attrattività scientifica – vede in testa la Gran Bretagna con 66 progetti, seguita da Germania (42), Francia (34), Svizzera (24), Spagna (18), Olanda (16) e Israele (13) . All’ottavo posto c’è l’Italia con 11 ricercatori (tutti italiani) con progetti che spaziano nei campi più disparati. Nell’ambito della Fisica e dell’Ingegneria – con algoritmi per capire i meccanismi del commercio online e studi sul comportamento collettivo di sistemi biologici – si collocano 6 ricerche. Quattro appartengono al campo delle Scienze umanistiche e sociali, dagli avatar virtuali per imparare l’onestà a ricostruzioni di una nuova lingua scritta usata nell’antichità e nel Medioevo. Gli ultimi 2 progetti per le Scienze della Vita: la rigenerazione cardiaca per curare l’infarto e i vaccini come rimedio alle infezioni batteriche resistenti agli antibiotici.

Guardando la lista di università e centri di ricerca coinvolti, il grande assente è il Sud. Ad aggiudicarsi i fondi sono infatti cinque regioni di Nord e Centro: Trentino, con Università di Trento e Fondazione Bruno Kessler; Friuli con l’Università di Trieste; Lombardia con l’Università Commmerciale Bocconi e quella di Pavia; Toscana con Università di Pisa e Fondazione Toscana Life Sciences; Lazio con Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e l’Università Sapienza di Roma, con ben 3 progetti. Per il presidente dell’Erc, Jean-Pierre Bourguignon, «la diversità e l’audacia delle ricerche presentate quest’anno sono ancora una volta impressionanti». I progetti selezionati, ha aggiunto, «si avventurano in territori inesplorati, l’ideale per nuove scoperte».

Pubblicato in: Cina, Istruzione e Ricerca, Stati Uniti

Crollo di un mito. La Cina ha superato l’America anche nel campo della intelligenza artificiale.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-06.

Pascalina. Macchina Calcolatrice ideata e costruita da Blaise Pascal nel 1642.

«The Thirty-Second AAAI Conference on Artificial Intelligence (AAAI-18) will be held February 2–7, 2018 at the Hilton New Orleans Riverside, New Orleans, Louisiana, USA. The program chairs will be Sheila McIlraith, University of Toronto, Canada and Kilian Weinberger, Cornell University, USA.» [Thirty-Second AAAI Conference on Artificial Intelligence]

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«Invited Speaker ….

Kobi Gal (Ben-Gurion University of the Negev)»

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«Manfred Hauswirth (Technical University of Berlin/Fraunhofer FOKUS), Monika Solanki (University of Oxford, UK), Septimiu Nechifor (Siemens, Romania), Andreas Emrich (DFKI/University of Saarbrucken, Germany), Maria Bermudez (University of Granada, Spain), Frieder Ganz (Adobe, Germany), Cory Henson (Bosch Research & Technology, USA), Paolo Bellavista (University of Bologna, Italy), Ajit Joakar (City of London, UK), Edith Ngai (Uppsala University, Sweden), Fangming Liu (Huazhong University of Science and Technology, China), Yasmin Fathy (University of Surrey, UK), Danh Le Phuoc (TU Berlin, Germany), Josiane Xavier Parreira (SIEMENS AG, Austria), Maria Esther Vidal (Universidad Simon Bolivar, Venezuela), Simon Mayer (Siemens, USA), Pankesh Patel (Fraunhofer, USA), Ali Intizar (Insight-NUIG, Ireland), Gyu Myoung Lee (Liverpool John Moores University, UK), Emil Lupu (Imperial College London, UK), Bin Guo (Northwestern Polytechnical University, China), Koji Zettsu (NICT, Japan), Kerry Taylor (The Australian National University, Australia), Axel Ngonga (University of Leipzig, Germany), Xiang Su (University of Oulu, Finland), Philippe Gautier (Pierre and Marie Curie University, France)»

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Avete letto con cura? Sicuramente sì: ci mancherebbe.

Accanto ai nomi storici sono comparsi due altri ricercatori: Fangming Liu (Huazhong University of Science and Technology, China) e Bin Guo (Northwestern Polytechnical University, China).

«Uno dei mezzi più ordinari, e nondimeno più utili, per quantificare la tempra scientifica di una nazione è studiare come si colloca un dato paese dal punto di vista delle pubblicazioni scientifiche di spicco»

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«alla conferenza [AAAI] del 2018, che si è svolta a New Orleans a febbraio, la Cina ha presentato un numero di studi superiore a quello degli Usa del 25 per cento (1242 rispetto a 934)»

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«Tuttavia, c’è un dato ancor più significativo: la Cina si è piazzata al secondo posto nelle ammissioni, con soltanto tre studi in meno rispetto agli Usa»

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«È difficile non evincere da tutto ciò che la Cina ormai è entrata in concorrenza agguerrita con gli Usa per il predominio nell’IA»

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«Se provate a chiedere a un adolescente britannico se conosce WeChat, l’app per i social media Tencent, vi fisserà con lo sguardo nel vuoto (lo so perché ho provato). In Cina, invece, l’app conta quasi un miliardo di utenti.»

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Il fatto di non sapere che un qualcosa esista non implica necessariamente il fatto che essa non esista.

Per pigrizia mentale, che in parte impedisce anche l’apprendimento di un qualche rudimento di cinese, l’occidentale medio vive quasi come se la Cina non esistesse. Non conoscendola, si accontenta quasi invariabilmente di frasi fatte e di slogan.

La realtà invece esiste: basterebbe solo aver voglia e capacità di vederla e di cercare di capirla.

Nel 1998, venti anni or sono, la Cina presentò un unico lavoro scientifico: non era un lavoro, era solo il primo di una lunga serie.

Nel 2018 la Cina ha presentato 1242 lavori, tutti accettati tranne tre.

Ha superato il volume editoriale statunitense.

Adesso pensate a cosa potrebbe essere, e verosimilmente sarà, tra altri venti anni.

La Cina si sta avviando ad assumere il predominio mondiale anche in questo settore strategico.

E l’Europa langue: l’AI è roba da giovani, non da vetusti.


Sole 24 Ore. 2018-03-17. Intelligenza artificiale, dominio Usa minacciato dalla Cina

Negli ultimi sessant’anni, l’intelligenza artificiale (IA) ha avuto la sua bella parte di alti e bassi, ma una delle caratteristiche rimaste immutate in tale campo è il predominio degli Stati Uniti. Contributi significativi all’IA di sicuro sono arrivati da ogni parte del mondo ma, fino a tempi assai recenti, ogni sistema di IA destinato a far notizia a ogni latitudine era stato messo a punto negli Usa.

DeepBlue, che sconfisse il grande campione di scacchi Garry Kasparov, era un sistema IBM, come pure Watson che nel 2011 sbaragliò i giocatori campioni di Jeopardy. Il robot Stanley, che nel 2005 dimostrò la fattibilità di auto automatiche, era stato concepito all’Università di Stanford, nel cuore della Silicon Valley. Se poi si va a scavare ancora più a fondo, le ragioni del predominio degli Stati Uniti diventano chiare: in molti dei documenti di ricerca più importanti nel canone IA si cita anche Darpa, l’agenzia che finanzia la ricerca militare negli Usa.

Adesso, però, per la prima volta l’egemonia americana nel settore dell’intelligenza artificiale è messa a dura prova. Uno dei fattori più particolari nell’attuale boom dell’IA è l’improvvisa presenza tangibile della Cina come forza globale.

Uno dei mezzi più ordinari, e nondimeno più utili, per quantificare la tempra scientifica di una nazione è studiare come si colloca un dato paese dal punto di vista delle pubblicazioni scientifiche di spicco. Da un’ottica storica, una delle conferenze scientifiche di IA più importanti al mondo è il meeting annuale dell’Associazione per la promozione dell’IA (Association for the Advancement of AI). La prima conferenza si tenne nel 1980 e, nel volgere di pochi anni, questo importante evento iniziò ad attirare circa cinquemila delegati. La conferenza del 1980 fu dominata dagli Stati Uniti: in quell’edizione non ci fu neppure uno studio scritto da ricercatori di un istituto cinese. E la presenza della comunità scientifica europea fu soltanto modesta.

Naturalmente, tutto ciò non sorprende: all’inizio la conferenza è rimasta un evento circoscritto agli Usa, e a quei tempi la Cina era una nazione assai diversa.

Se ci spostiamo in avanti di 18 anni, la conferenza del 1998 vide ancora un netto predominio dell’America, ma con una presenza sostanziale non-americana, in particolare di delegati provenienti dall’Europa. Dalla Cina – in particolare da Hong Kong, tornata sotto il governo cinese soltanto da un anno – arrivò però un contributo.

Il sorpasso cinese nelle pubblicazioni

Oggi la situazione è completamente diversa: alla conferenza del 2018, che si è svolta a New Orleans a febbraio, la Cina ha presentato un numero di studi superiore a quello degli Usa del 25 per cento (1242 rispetto a 934). Tuttavia, c’è un dato ancor più significativo: la Cina si è piazzata al secondo posto nelle ammissioni, con soltanto tre studi in meno rispetto agli Usa.

È difficile non evincere da tutto ciò che la Cina ormai è entrata in concorrenza agguerrita con gli Usa per il predominio nell’IA. Nessuna nazione europea, per altro, è in grado di competere anche solo lontanamente con questi numeri e, pur considerandola nel suo insieme, l’Europa non è in lizza né per il primo posto della classifica né per il secondo.

Perché dunque all’improvviso la Cina è così importante? La risposta sta tutta in una parola: dimensioni. Le tecniche di apprendimento delle macchine dietro l’attuale boom dell’intelligenza artificiale sono veramente affamate di dati. Per riconoscere i volti umani, tradurre lingue e pilotare auto automatiche sono indispensabili quantità mastodontiche di “training data”, una sorta di combustibile per gli algoritmi di apprendimento delle macchine che generiamo ogni volta che navighiamo online o utilizziamo i nostri smartphone.

Il vantaggio dimensionale

Con una popolazione in un mercato unico più grande di Stati Uniti ed Europa prese insieme, le aziende cinesi hanno un vantaggio naturale in termini di accesso ai dati. Anche se forse non sono famigliari ai normali consumatori in Occidente, le società tech cinesi come Tencent, Baidu, Alibaba e JD.com sono veri e propri colossi globali in termini di numeri di utenti e di capitalizzazione di mercato. E tutti quanti investono nell’IA su ampia scala, quasi da capogiro. Se provate a chiedere a un adolescente britannico se conosce WeChat, l’app per i social media Tencent, vi fisserà con lo sguardo nel vuoto (lo so perché ho provato). In Cina, invece, l’app conta quasi un miliardo di utenti.

La storia di Andrew Ng

Uno dei volti della rivoluzione dell’IA cinese appartiene a Andrew Ng: britannico, nato da genitori di Hong Kong, è stato direttore del laboratorio di intelligenza artificiale di Stanford, uno dei grandi centri storici per la ricerca dell’IA negli Stati Uniti. Si è fatto un nome mettendo a punto un software di IA che controlla gli elicotteri, e ha vinto il Computers and Thought Award, il premio più importante per la ricerca destinato ai giovani scienziati specializzati in IA.
In seguito Ng è andato a lavorare per Google, dando vita al suo “brain project” prima di diventare responsabile di Baidu. L’anno scorso ha lasciato il motore di ricerca cinese Baidu per lanciarsi in nuove imprese. Brillante, carismatico e soprattutto straordinariamente pieno di energie, Ng ha la tendenza a coniare slogan orecchiabili destinati a fare presa. Di recente ha twittato: “Quasi tutto ciò che una persona normale può fare in meno di un secondo, noi possiamo automatizzarlo con l’IA”. Non sono propenso a metterlo in discussione.

Nel 2017 Ng ha dichiarato che l’IA è “la nuova elettricità” e che “proprio come più o meno un secolo fa l’elettricità ha trasformato molte industrie, così adesso l’IA le modificherà quasi tutte radicalmente”. Se è così, allora è alquanto probabile che nei decenni a venire la Cina sarà il generatore in grado di alimentare l’IA.

Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Unione Europea

Germania. Mancano 1.6 milioni di lavoratori esperti, Meister. – Handelsblatt.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-22.

Gigante dai Piedi di Argilla

Si sta facendo un gran parlare di “skilled workers“, ma molto raramente ci si perita di sapere e comprendere cosa significhi esattamente questo termine, almeno nel linguaggio usato dalla Confindustria tedesca.

In Germania esistono le mitiche Berufsschulen.

«Berufsschulen bilden (im deutschsprachigen Raum) den schulischen Teil der dualen Berufsbildung. Ihre Vorläufer sind die Feiertagsschulen, die in der Zeit um 1800 gegründet wurden.

Die Berufsschule ist seit 1871 eine Schulform im Bereich der berufsbildenden Schulen. Berufsschulen hießen bis 1912 Fortbildungsschulen. Die Berufsschule vermittelt den Auszubildenden während ihrer Berufsausbildung die durch den Rahmenlehrplan bzw. den Lehrplan des jeweiligen Standortes bestimmten Inhalte. Sie ist eine der beiden Säulen der dualen Ausbildung. Sie hat die Aufgabe die Allgemeinbildung und die jeweilige fachliche Bildung zu fördern.

Die Berufsschule hat ein bis zwei Berufsschultage mit wöchentlich 8 bis 12 Unterrichtsstunden, abhängig vom Beruf und dem Ausbildungsjahr. Die Unterrichtszeit kann auch zu mehrwöchigen Unterrichtsblöcken zusammengefasst werden. Diese Form wird in Deutschland insbesondere bei Ausbildungsberufen mit einer geringen Zahl von Auszubildenden (so genannten Splitterberufen oder Berufe des öffentlichen Dienstes, wie z. B. Verwaltungsfachangestellter oder Fachangestellter für Arbeitsmarktdienstleistungen) gewählt, wenn diese in Landes- oder Bundesfachklassen unterrichtet werden.» [Fonte]

Sembrerebbe opportuno scendere po’ nel dettaglio, ed utilizzeremo ampi stralci dell’ottimo articolo del prof. Gian Maria Raimondi.


«Vi spiego in breve come funziona il Dualsystem tedesco, espressione ridotta per duales Berufsausbildungssystem (sistema duale di preparazione al mondo del lavoro). Anzitutto, in Germania non esiste la concezione di studio fine a se stesso o separato dalla prassi professionale (come in Italia o in Francia), quale essa sia: non esiste che uno frequenta un liceo o un tecnico o un professionale senza aver mai messo piede in fabbrica o in azienda per poi entrarvi “dopo” (ma “dopo” quando?). Sono cose che qui in Germania non capiamo (o meglio: io sì, essendo anche italiano).

Quando ci si iscrive a quella che in Italia corrisponde alla scuola superiore (licei, professionali, etc.) si è obbligati a confrontarsi fin da subito con il mondo del lavoro (industrie, impresa, terziario). Come funziona? I liceali tradizionali (Gymnasiasten. Studenti del liceo classico o scientifico) accedono al mondo del lavoro attraverso la formula del Vocatium, poi successivamente del Praktikum (tirocinio). Il “Vocatium” (dal latino) è una visita dedicata che i nostri studenti effettuano presso “Messen / grandi esposizioni commerciali e industriali” ed aziende varie, per vedere dall’interno come funzionano.

Quando poi tornano a scuola da noi, tematizziamo insieme la loro esperienza, approfondendo sotto ogni punto di vista quanto hanno appreso. Durante l’anno hanno luogo diversi Vocatium: il numero di queste “visite o gite di lavoro” dipende dalla politica scolastica dei singoli Länder, visto che la scuola in Germania è materia di politica regionale, non federale (ma la formula “dual” è federale). Il Praktikum (tirocinio), che segue il “Vocatium” (spesso dalla 12 classe in poi: la seconda liceo in Italia), è un vero e proprio tirocinio in quella azienda o in quella impresa che ti ha particolarmente colpito durante il “Vocatium” (ma gli studenti possono scegliersene anche altre). Il tirocinio professionale dei nostri ragazzi è concordato fra noi (scuola) e impresa (banca, fabbrica, officina, Lufthansa; ma anche realtà pubbliche, quali tribunali e ministeri) e monitorato dalla scuola: per l’occasione, noi insegnanti diventiamo ispettori e andiamo a vedere cosa combinano i ragazzi; mentre i referenti aziendali, a loro volta, si informano da noi se i ragazzi a scuola studiano e se, ovviamente, applicano il “know-how” appreso in azienda. Geniale, no? Questo sistema configura una riuscita sinergia fra stato (scuola pubblica) e impresa (settore privato), non intesi così quali corpi scollegati e fra loro estranei (per non dire ostili). Cioè lo stato, in Germania, entra nell’impresa – che rispetta – e l’impresa entra nello stato – che rispetta.

I risultati? Una nazione poco più grande dell’Italia e, comunque, con tanti problemi (anche d’immigrazione) vanta una delle economie più potenti al mondo (e nessuno sa chiarirsi perché. Ecco: ora lo sappiamo). E siamo solo al liceo (classico, scientifico, etc.). Scuole tecniche e professionali: preparati.

Le Berufsschulen tedesche (scuole tecniche e professionali) realizzano pienamente la perfetta sinergia “stato-impresa” costituendosi come cardine e perno centrale dell’intero sistema duale e della sua concezione. Non esiste niente di simile al mondo. Io sono professore di ruolo in un plesso scolastico che accorpa a direzione unificata diverse Schulformen (tipi di scuola) professionali, incluso un liceo tecnico (ibrido fra liceo scientifico e ITIS italiani) e un liceo psicopedagogico: ospitiamo spesso delegazioni dalla Norvegia, da Israele e dagli Stati Uniti che vengono a vedere come facciamo (dalla Cina no, perché formiamo direttamente formatori espressamente per i cinesi, nostri committenti).

Funziona così: esempio concreto. Mettiamo che uno vuole studiare da perito informatico: viene da noi a scuola (abbiamo il ramo informatico, ovviamente) e fa una pre-iscrizione. Compila il modulo in segreteria, poi la scuola propone subito diverse aziende del settore (con la consulenza dei colleghi del ramo). Nella azienda di sua scelta (l’unico vincolo è che si devono trovare “innerhalb des Schulkreises”, nel perimetro del distretto scolastico), fanno fare subito un contratto di formazione con l’accredito della nostra scuola (prima ancora di iniziare la scuola!). Dopodiché, contratto alla mano, si ritorna in segreteria (il contratto aziendale consente l’iscrizione a scuola. Sì: hai capito bene e sì, siamo in Europa; non su Marte. È Germania) e cominciano le lezioni. Le lezioni (sempre nel professionale, per i licei, vedi sopra) si chiamano Blockunterricht / lezioni a blocchi: per tre settimane lo studente è da me a scuola e insegno teoria (matematica informatica, matematica applicata, fisica, statistica, teoria dei processori, tedesco, storia, etica, psicologia del lavoro, economia politica, ma anche religione e storia dell’arte); per altre due (o tre) settimane, invece, è alla Mercedes, alla Lufthansa, o in un’azienda informatica e lavora con regolare contratto di apprendista (Auszubildender). Poi, dopo tre settimane, di nuovo a scuola!

Alla fine del corso, in genere tre anni, c’è la Gesellenprüfung (esame di fine apprendistato): superato il quale, si lavora (spesso, si resta nell’azienda di prima, cambia solo il rapporto contrattuale). Se uno preferisce, può proseguire lo studio e diventare Meister (Master); oppure conseguire una vera e propria maturità tecnica (Berufliches Abitur), ma a quel punto bisogna cambiare tipo di scuola (restando nello stesso complesso) e ci si iscrive al liceo tecnico, sostanzialmente, uno scientifico con “Schwerpunkt (punto focale) materie tecniche. Si capisce bene che uno studente medio di diciannove anni (o anche di ventidue. Ma anche di ventotto, nel caso della Berufsschule (istituto tecnico, dove non c’è limite di età) che esce dalla maturità tedesca ne sa non mille, ma un milione di volte di più del migliore studente italiano suo pari-grado.»

* * * * * * *

Bene.

Per “skilled worker” si designa quanti abbiano superato la Gesellenprüfung, conseguita la Berufliches Abitur ed infine abbiano conseguito il titolo di Meister.

È questa classe di Meister che ha reso famosa nel mondo l’industria tedesca. Made in Germany significa manufatto da Mastri tedeschi.

Avendo ben presente quanto su detto, si può meglio capire il grido disperato della Confindustria tedesca:

«Germany is facing a major shortage of skilled workers as companies struggle to fill around 1.6 million vacancies»

*

«he can’t find the technicians, site managers, and mechanics he needs»

*

«The economy is booming, the willingness to spend is high and German companies have full order books …. However, the current situation on the labor market limits growth»

*

«Smaller businesses, which compete against well-known larger companies for skilled workers, have difficulties filling open positions»

*

«Around 1.6 million jobs cannot be filled currently»

*

«Staff in industries like construction, hospitality, security services, transport, logistics, childcare and education are particularly scarce»

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Germania. Gigante dai piedi di argilla. – Handelsblatt

Confindustria tedesca sempre più preoccupata. – Handelsblatt

Handelsblatt. Ciò che rendeva forte la Germania ora la rende vulnerabile.

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Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Deutsche Bundesbank. Si moltiplicano i segnali di un disastro annunciato. 

*

La denatalità delle femmine tedesche autoctone inizia a far sentire i suoi perversi effetti.

Le scuole secondarie tedesche sono piene di immigrati, e vi si parla più facilmente l’arabo o il turco del tedesco. Il livello qualitativo è ovviamente sceso. Ma gli studenti tedeschi autoctoni sono sempre meno. Sempre di meno.

Le Berufsschulen tedesche si stanno spopolando, per carenza di giovani. Meno giovani, meno studenti: non si richiede l’intelletto di Newton per capire un concetto così semplice.

*

Ci si può illudere a piacere, ci mancherebbe. Le allucinazioni non possono essere proibite per legge.

Ma l’idea di rimpiazzare un Meister che vada in pensione con un immigrato che borbotta qualcosa di tedesco e che non ha fatto nessuna scuola specifica è un puro e semplice delirio schizofrenico.

Similmente, l’idea di rimpiazzare un Meister che ha fatto un ciclo di studi e preparazione pratica al lavoro di quasi dieci anni con un immigrato che ha fatto un corso di qualche mese è idea destituita di buon senso.

Il redde rationem non solo si avvicina, bensì è già qui.


Handelsblatt. 2018-03-14. Germany looks to immigrants to tackle skilled labor shortage

Germany is facing a major shortage of skilled workers as companies struggle to fill around 1.6 million vacancies. But immigrants could be the solution.

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Germany’s construction industry is booming. The window manufacturer Gugelfuss in Bavaria could benefit from this, but recently the company with 300 employees and €40 million in annual sales had to turn down orders. “We could hire far more people,” said chief executive Anton Gugelfuss. But he can’t find the technicians, site managers, and mechanics he needs.

“The economy is booming, the willingness to spend is high and German companies have full order books,” said Michael Marbler, partner at the consulting firm EY. “However, the current situation on the labor market limits growth.” Smaller businesses, which compete against well-known larger companies for skilled workers, have difficulties filling open positions.

The labor shortage could hit the brakes on growth in Europe’s biggest economy, the labor market report of the German Chamber of Industry and Commerce (DIHK) has found. Almost every second of the almost 24,000 companies surveyed in Germany has difficulty filling vacancies. Around 1.6 million jobs cannot be filled currently, according to DIHK. Some companies have already given up looking for new skilled workers simply because there are no qualified applicants.

“The integration of refugees is not only an opportunity to secure skilled workers but also socio-politically an important challenge.”

Achim Dercks, deputy managing director, DIHK

Staff in industries like construction, hospitality, security services, transport, logistics, childcare and education are particularly scarce. As a result, the personnel shortages have an impact far beyond the companies and sectors affected. They could also hamper the implementation of the coalition agreement of the new government. After all, how can the planned broadband expansion be implemented without qualified technicians? How can the education offensive succeed if there are hardly any teachers left?

Immigrants could be the solution. The DIHK’s greatest hope is the controlled immigration that Angela Merkel’s Christian Democratic alliance and the Social Democrats have promised in their coalition agreement. The list of fields lacking qualified personnel, for which relaxed immigration criteria apply, should be expanded to include catering and logistics, the chamber demands. Since many German occupations that require formal training do not exist abroad, the new grand coalition should also create qualification options to achieve comparable degrees.

As a result of the large influx of refugees in 2016, the total number of inhabitants in Germany increased by 500,000 people. More than 1.8 million people had moved to Germany in 2016, of which more than 1.7 million people held a foreign passport, according to the Federal Statistical Office.

Meanwhile, around 1.3 million people left Germany in the same year. More than half of all migrants, 51 percent, had an EU passport, while 9 percent came from other European countries. Among the non-European immigrants, Asians made up the largest group with 26 percent, while 5 percent of the migrants came from African countries.

Since fewer EU citizens move to Germany or return home, it becomes crucial to recruit professionals from outside Europe. Germany has made some progress in facilitating employment of refugees. Last year, around 10,000 asylum seekers started job training, three times as many as the year before. DIHK’s deputy managing director Achim Dercks said: “The integration of refugees and asylum seekers is not only an opportunity to secure skilled workers in the coming years but also socio-politically an enormously important challenge.”

Pubblicato in: Cina, Istruzione e Ricerca

Conoscere e capire la Cina. Test di ammissione in seconda elementare.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-05.

2018-03-09__Cina__Elementari__002

Prima di due parti.


L’Occidente assiste ancora incredulo alla vertiginosa crescita sociale, culturale ed economica cinese, e si lambicca il cervello a capire come facciano. Sembrerebbe impossibile, eppure esiste.

Quando agli inizi degli anni novanta dissero a Deng Xiaoping se non fosse stato necessario passare dall’alfabeto cinese a quello latino, Deng si oppose vivamente.

Se un bambino non sa mandare a memoria seimila caratteri in due anni non serve fargli proseguire gli studi: vada pure a zappare la terra.

Poi, l’anno seguente, Deng chiamò il capo della polizia e gli chiese un elenco di tutti gli insegnati delle scuole inferiori e superiori entrati nell’organico docente grazie alla rivoluzione culturale. Dopo un mese aveva sulla scrivania un elenco di seicentomila nomi. Convocò nuovamente il capo della polizia e gli chiese in quanto tempo li avrebbe trasferiti nei Laogai. Una o due notti, fu la risposta. E così fu.

Da quel giorno la scuola cinese funzionò esclusivamente su basi meritocratiche e nessuno lì si sogna di edulcorarla. Una scuola che non selezione e non boccia serve a nulla.

Classi diffferenziate? Sicuramente sì: ma per metterci i più intelligenti ed impegnati. Questi saranno la punta di diamante.

* * * * * * *

Le nostre scuole sono ricettacolo di handicappati di ogni tipo ed i programmi sono quindi abbassati al loro livello.

Sia ben chiaro. A nessuno interessano gli handicappati: interessano i posti di insegnanti di sostegno, che sono assunti direttamente dai presidi. Sono uno sterminato esercito di parassiti.

Le scuole occidentali non bocciano, per non ‘traumatizzare‘ il bambino. Le scuole occidentali non insegnano, ‘formano‘. Lo studio mnemonico è bandito e vilipeso, esattamente il contrario di quanto accade in Cina.

Se un insegnante da un brutto voto, l’indomani si trova a dover fronteggiare genitori furenti. “Dare un brutto voto a quel genio di mio figlio!“.

Nelle nostre scuole la disciplina è inesistente, e le bocciature sono rarità geologiche. Già. Disciplina. In Giappone ed in Cina si va a scuola in divisa, da noi occidentali ci si va sbracati come ad una festa in maschera.

Ma una scuola che non boccia è utile quanto uno scarafaggio spiaccicato a terra.

Ed il danno si riverbera poi su tutta la società.

* * * * * * *

In Cina, per passare dalla prima alla seconda elementare i bambini devono rispondere correttamente a venti test in venti minuti primi. Un errore e via dalla scuola. Dalla prima alla seconda elementare la popolazione diminuisce del 30%. Senza rimpianto alcuno.

La scuola è fatta per gli intelligenti che si applicano: tutti debbono e possono  iniziarla, ma solo i meritevoli possono finirla. Non esistono ‘quote rosa‘ né di altro tipo.

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Uno dei test usati in Cina per il passaggio dalla prima alla seconda elementare è stato proposto nelle scuole superiori germaniche ed il 90% degli alunni lo ha fallito miseramente. Studenti ed anche insegnanti: non hanno superato il test, anche se è irritantemente banale.

Lo proponiamo quindi ai nostri Lettori.

«Dire il numero del parcheggio in cui è stata lasciata la macchina rossa.»

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Industria 4. I gosplan di Stalin sono ancora vivi e vegeti con Calenda.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-28.

Stato 002

Scopo dello stato è mantenere, e bene, il partito democratico, iscritti, parenti, amici, conoscenti, supporter, affiliati e sodali.


«Il Gosplan, abbreviazione di Gosudarstvennyj komitet po planirovaniju (in russo: ‘Государственный комитет по планированию?, lett. “Commissione statale per la pianificazione”), era l’organismo sovietico creato nel febbraio 1921 col compito di pianificare i piani quinquennali dello sviluppo economico sovietico. Era affiancato dal Gossnab e dalla Gosbank.

Il comitato fu più volte riorganizzato, fino a divenire il centro della politica economica sovietica: arrivò a diventare, infatti, il “supervisore gestionale delle fabbriche” nel 1957. Fu sciolto nel 1990 con il dissolvimento dell’URSS.»

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Non c’è liberal, socialista ideologico o comunista che sappia e possa resistere alla tentazione del gosplan.

Per nostra sorte, in Italia c’è il Ministero dello Sviluppo Economico, sorgente generatrice di gosplan.

«Piano nazionale Industria 4.0 (Impresa 4.0)

Il Piano nazionale Industria 4.0 (ora Impresa 4.0) è l’occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale.

Il Piano prevede misure concrete in base a tre principali linee guida:

– operare in una logica di neutralità tecnologica

– intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali

– agire su fattori abilitanti

Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove.»

È prevedibile che il pil nazionale si espanderà al ritmo del 7% all’anno.

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Il curriculum del Ministro Calenda è riportato in extenso nel sito del Ministero da lui diretto.

Il sig. Ministro non ha mai visto una azienda in vita sua, quindi le coordina, almeno fino al 4 marzo: poi si vedrà.

Quanto l’industria italiana si sia sviluppata è sotto gli occhi di tutti. i cinesi vengono da noi per imparare qualche rudimento di questa simpatica scienza.

A cosa serva il Ministero dello Sviluppo Economico?

A generare un complesso sistema burocratico che consenta di finanziare solo ed esclusivamente le realtà vicine la partito democratico. Elementare Watson!

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Ma un gosplan non è tale se non sia gigantesco, ove tutte le risorse siano utilizzate per mantenere, e bene, i funzionari.

Ecco quindi avvenire il casto connubio con Anvur e Vqr.

L’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, è un ente pubblico della Repubblica Italiana, vigilato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

L’Anvur è uno di quei carrozzoni che sfuggono alla immaginazione dei semplici. Come se non bastasse la Thomson Reuters, Isi, punto di riferimento mondiale cui fan capo tutte le università di tutto il mondo, l’Anvur stila le graduatorie dei ricercatori e degli istituti di ricerca nazionali. La capacità scientifica ed il successo internazionale non solo non sono nemmeno un optional, ma sono anche situazioni noiose da conculcare con forza.

Ciò che conta è essere nel cuore del partito democratico.

Lo scorso anno un ricercatore italiano da tempo residente all’estero, ove in breve è diventato rettore di uno dei più famosi atenei mondiali, ha fatto umile richiesta all’Anvur di essere valutato se fosse stato considerato degno di poter poi partecipare al concorso di idoneità, propedeutico al poter fare un concorso per l’entry level universitario. Un po’ come se Mattarella avesse chiesto di essere valutato se fosse idoneo a fare l’usciere a Montecitorio.

Bocciato, ed anche malo modo.

La lettera di reiezione ha fatto ‘discretamente‘ il giro del mondo, facendo spanciare tutti dal ridere. Il tizio in oggetto ha diversi metri cubi di pubblicazioni sui massimi giornali scientifici mondiali, dei quali è, tra l’altro, referee: ben, è stato giudicato scientificamente inconsistente. I giudici dell’Anvur erano larve universitarie.

Non era raccomandato dal partito democratico. ma chi mai si sarebbe creduto di essere?

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Ciò premesso, suggeriremmo di leggere con cura questo articolo, di cui proponiamo qui le sole frasi inziale, perché alquanto lungo.

Calenda affonda i Politecnici di Milano e Torino, ma anche Pisa, Sapienza e Federico II. Con l’aiuto di Anvur.

«Nelle aree dell’ingegneria, il Politecnico di Milano e quello di Torino non potranno presentare proposte per l’istituzione dei cosiddetti Centri di competenza “Industria 4.0”, perché sono stati bocciati dall’Anvur, l’agenzia che valuta la ricerca scientifica. La partecipazione del Politecnico di Milano – ma anche quella di Bologna – dovrà limitarsi all’area delle scienze economiche e statistiche. Uno smacco terribile, ma mai come quello subito da Roma Sapienza, Pisa, Genova e Napoli Federico II, escluse tout court dalla gara, perché in tutte le aree del bando sono al di sotto dei requisiti scientifici minimi per partecipare. Cosa è successo? Dovendo selezionare gli atenei che accompagneranno le imprese italiane verso le innovazioni dell’Industria 4.0, il Ministro Carlo Calenda ha avuto la poco felice idea di affidarsi alle malcerte classifiche VQR stilate dall’Anvur. Classifiche talmente arbitrarie da non essere considerate affidabili nemmeno da quelli che le hanno confezionate. Lo scorso febbraio, l’Anvur definiva la VQR “una valutazione accurata, rigorosa e imparziale della ricerca svolta nelle università“. Meno di un anno dopo, l’ex-presidente dell’agenzia ha scritto a Repubblica che la VQR “non deve essere impiegata in nessuna circostanza per rappresentare la reale posizione di un Ateneo”. Calenda non deve aver fatto in tempo a prendere atto del “contrordine compagni” e ha continuato a credere ciecamente alle classifiche VQR. Con il risultato di silurare proprio i più importanti centri di ricerca universitari italiani. E se i 40 milioni per i Centri di competenza sono distribuiti a casaccio, non si può dire che vada molto meglio per il malloppo di 30 miliardi, distribuito a pioggia mediante defiscalizzazioni e incentivi automatici alle imprese.»

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Quanto si vorrebbe che il 4 marzo diventasse le idi di marzo!