Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca, Stati Uniti

Usa. Tramonto dell’Occidente. Il caso della prof.ssa Gutierrez.

Giuseppe Sandro Mela.
2017-11-22.

Einstein 003

Di questi tempi corre un serrato dibattito su di un problema che tale proprio non dovrebbe essere, ma in ogni epoca c’è sempre un qualcosa alla moda che richiama i quesiti sul sesso degli angeli.

La qualcosa non darebbe poi un grande fastidio e non fosse utilizzata per richiamare fiumi di denaro pubblico, che in nome di una qualche “giustizia” si riversano su eletti ed illuminati che partecipano al dibattito.

Non solo.

In tutte le università occidentali, quelle cinesi, russe ed indiane ne sono immuni, sono invalse le ‘quote rosa‘ anche per la matematica. Newton, Gauss, Rieman e Poincaré sarebbero stati bocciati in un concorso in cui si fosse presentata con loro una femmina. Ma l’essere femmina non costituisce patente certa di brillanti doti matematiche.

Cercheremo di inquadrare adesso il problema, senza utilizzare la terminologia esoterica che lo rende alieno alla gente comune.

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Why are there so few female maths professors in UK universities?

«Here’s an easy sum: if 94% of maths professors in British universities are men, what percentage are women?

No need to crack Fermat’s last theorem for that one: the correct answer is indeed 6% — a depressing figure just revealed in the first gender survey of UK mathematics departments. The study, commissioned by the Women in Mathematics Committee of the prestigious London Mathematical Society, has exposed the dispiriting truth that no numerical sleight of hand can disguise: maths boasts one of the most skewed gender balances of any university subject.

Things start off relatively positively: girls make up 40% of A-level maths students (though fewer take further maths), and the proportion studying for a first degree in maths is even a little higher, at 42%. But the subsequent trajectory runs broadly downhill, with numbers falling away to just 29% of female researchers, 19% at doctorate level, and the 6% handful who bag a professorship.»

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Presso la London Mathematical Society  è istituito il Women in Mathematics Committee, con dotazione milionaria. Lo stesso dicasi per ogni qualsivoglia università occidentale: stranamente comitati del genere sono inesistenti in paesi come Cina, India, Russia.

Il dato di fatto consiste nella scarsa attrattiva che provano le femmine nei confronti della matematica e nella grande difficoltà che provano a comprenderla.

Situazione questa che angustia qualsiasi liberal benpensante e fa arrovellare l’intelletto delle femministe, alla ricerca della quadra.

Torniamo a ripetere: il problema non esisterebbe se non esistessero fiumi di denaro investiti nel settore.

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Cerchiamo adesso di dare una qualche definizione dei termini usati.

Ci scusiamo con i Lettori se per qualche decina di righe li riportiamo ai ricordi di prima media, ma talora il tempo logora i ricordi.

Per quanto possa sembrare strano, quasi nessuno si è mai posto il problema di cosa sia la matematica.

Con il termine ‘matematica‘ indichiamo la scienza basata sulla dimostrazione incontrovertibile ed inoppugnabile.

La matematica altro non sarebbe che la pura e semplice applicazione della logica.

La matematica si fonda su di un corpo di definizioni, le più rigorose ed inequivocabili possibili, della terminologia usata. Per quanto possa sembrare strano, disporre di corrette definizioni è tutt’altro che intuitivo.

Dopo le definizioni si pongono i postulati, principi indimostrati la cui validità si ammette a priori per evidenza o convenzione allo scopo di fornire la spiegazione di determinati fatti o di costruire una teoria.

Anche ai giorni odierni il termine ‘assioma‘ è considerato essere sinonimo di ‘postulato‘, questo ultimo sarebbe più propriamente appannaggio della geometria, mentre ‘assioma‘ indicherebbe una qualsiasi proprietà non dimostrata che riguarda tutte le discipline scientifiche.

Si noti come definizioni e postulati possano essere ragionevolmente considerati essere logicamente equivalenti.

Sia le definizioni sia postulati sono arbitrari. Vedremo poi che lo sono entro margini oltremodo ristretti.

Date le definizioni ed i postulati il ragionamento che possa essere svolto su di essi utilizzando la logica non contraddittoria prende nome di matematica: ogni particolare risultato dedotto da definizioni e postulati prende nome di teorema, che si basa appunto sulla sua incontrovertibile dimostrazione.

La dimostrazione è vera, robusta, se rispetta in ogni suo passaggio il principio di non contraddizione.

Il principio di non-contraddizione afferma la falsità di ogni proposizione implicante che una certa proposizione A e la sua negazione, cioè la proposizione non-A, siano entrambe vere allo stesso tempo e nello stesso modo.

Una cosa è oppure non è. In altri termini, si enuncia il principio di identità.

Un sistema logico dove siano valide le comuni regole di inferenza e dove sia anche presente una contraddizione, ossia sia ‘vera‘ (completamente vera) una affermazione e anche la sua negazione, è privo di logica, di struttura e di informazione, poiché tutte le affermazioni sono vere (comprese le loro negazioni). E quindi non può essere interessante poiché non comunica informazione. In altre parole, è ‘falso’.

Quanto detto conduce inevitabilmente ad una constatazione di dato di fatto.

La matematica, essendo dimostrazione, è per sua natura astratta.

Ricordiamo come per ‘astrazione‘ si definisca quel processo mentale mediante il quale una cosa viene isolata da altre con cui si trova in rapporto, per considerarla come specifico oggetto di indagine.

Nota. Il problema è decisamente molto più complesso: in questa sede quanto esposto sembrerebbe essere sufficiente.

Da quanto detto emerge come la matematica sia tutt’altra cosa del calcolo, del computo. Le così dette matematiche orientali erano, e sono, ottimi esempi di calcolo: si davano soluzioni di alcuni particolari tipi di equazioni, ma mancando la dimostrazione, non vi si riscontrano toeremi generali, regole generali. Erano solo risoluzioni ci casi particolari. In poche parole: non sono matematiche.

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Moltissime le conseguenze paramount. Alcune sono però di importanza fondamentale.

– I risultati forniti da un teorema, sempre che la dimostrazione sia perfetta, sono veri solo ed esclusivamente se siano veri definizioni e postulati dai quali dipendono. Per esempio: la somma degli angoli interni di un triangolo ammonta ad un angolo piatto sotto la condizione che tale figura giaccia in un piano. Questo enunciato non vale, né potrebbe valere, in uno spazio curvo, ovvero non piano.

– Tutte le scienze naturali sono descrivibili in termini matematici: a ciò consegue che la natura soggiace anch’essa al principio di non contraddizione.

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«One of the largest gender differences in cognitive abilities is found in the area of spatial skills, with boys and men consistently outperforming girls and women. Spatial skills are considered by many people to be important for success in engineering and other scientific fields»

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«Many girls and women report that they are not interested in science and engineering»

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Una scorsa alla lista dei Premi Nobel consente di meglio comprendere i termini del problema.

Nel corso di 113 anni, hanno conseguito il Premio Nobel 816 maschi e 47 femmine.

Attenzione però.

Se si considerano i Premi Nobel ‘veri‘, quelli che davvero contano in campo scientifico, ossia quello per la fisica e quello per la chimica, i numeri son ben differenti.

Solo cinque donne: Marie Sklodowska-Curie (1903 per la fisica e 1911 per la chimica), Irène Curie-Joliot (1935 per la chimica), Maria Goeppert-Mayer (1963 per la fisica), Dorothy Crowfoot-Hodgkin (1964 chimica), Ada Yonath (2009 per la chimica).

Si noti come la Sklodowska-Curie sia l’unico ricercatore al mondo ad aver conseguito il premio sia per la Fisica sia per la Chimica.

La prof.ssa Sklodowska-Curie non aveva certo bisogno delle ‘quote rosa‘, né di dover grufolare nelle altrui alcove: è semplicemente uno dei massimi geni fisici che il mondo abbia avuto, ed i suoi meriti erano stati riconosciuti pienamente da una società ora definita ‘maschilista‘.

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La International Medal for Outstanding Discoveries in Mathematics, o più semplicemente medaglia Fields, è un premio riconosciuto a matematici che non abbiano superato l’età di 40 anni in occasione del Congresso internazionale dei matematici della International Mathematical Union (IMU), che si tiene ogni quattro anni.

La medaglia Fields è spesso considerata come il più alto riconoscimento che un matematico possa ricevere. La medaglia Fields ed il premio Abel sono da molti definiti il “Premio Nobel per la Matematica“.

Dire che la medaglia Fields sia prestigiosa sarebbe ben riduttivo.

Orbene, nel 2011 essa fu conferita alla prof. Maryam Mirzakhani, 27enne, e purtroppo deceduta tre anni dopo di cancro mammario. Essa fu l’unica donna ad aver conseguito tale titolo.

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Ora che il problema dovrebbe essere un po’ più chiaro, almeno nelle sue grandi linee, pigliamo in considerazione la prof. Rochelle Gutierrez, docente alla University of Illinois, autrice dell’articolo sotto riportato.

Estraiamo dal suo curriculum vitae:

Non è laureata in matematica.

Ecco il titolo della sua tesi:

«Beyond Tracking: How the Beliefs, Practices, and Cultures of High School Mathematics Departments Influence Student Advancement»

Questo il cursus honorum:

– Research Assistant.  Opportunity to Learn:  A Study of American High Schools (awarded by the National Science Foundation to Charles Bidwell and Anthony Bryk).

– Assistant Professor in the Department of Curriculum and Instruction, College of Education, University of Illinois at Urbana-Champaign  (Jan. 1996-Jan. 2002). Faculty Affiliate in Latina/Latino Studies. 

– Professor, Department of Curriculum and Instruction, College of Education, University of Illinois at Urbana-Champaign  (Aug. 2011 — present)Faculty Affiliate, Department of Latina/Latino Studies.

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Quindi, la prof. Rochelle Gutierrez non insegna matematica, ancorché essendo inserita in una Facoltà di matematica. È Faculty Affiliate, ma appartiene al Dipartimento di Studi Latini: tutto tranne che matematica. Sarebbe l’equivalente di quelle che erano le nostre Scuole Magistrali. Quindi si sente autorizzata a parlare di matematica.

A riprova, ecco una prima parte delle sue pubblicazioni scientifiche, riportando quelle pubblicate sotto stringent editorial review by peers:

– Gutiérrez, R.  (2016).  Strategies for Creative Insubordination in mathematics teaching.  Teaching for Excellence and Equity in Mathematics, 7(1), 52-60.

– Gutiérrez, R.  (2015).  HOLA:  Listening to Latin@ students.  Mathematics Teacher, 109(4), 271-277.

– Gutiérrez, R.  (2012). Embracing “Nepantla:” Rethinking knowledge and its use in teaching. REDIMAT-Journal of Research in Mathematics Education, 1(1), 29-56

– Dance, L. J., Gutiérrez, R., Hermes, M. (2010).  More like jazz than classical:  Reciprocal interactions among educational researchers and respondents.  Harvard Educational Review.  80(3), 327-352.

– Gutiérrez, R.  (2009).  Embracing the inherent tensions in teaching mathematics from an equity stance.  Democracy and Education, 18(3), 9-16.

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Nemmeno un lavoretto piccino piccino di matematica. Nemmeno unao straccetto di una qualsiasi dimostrazione.

A questo punto sorge spontanea una domanda.

Per quale motivo così tante persone, Rochelle Gutierrez, vogliono salire in cattedra per insegnare cose che non sanno?

Quella non sa nemmeno dove stia di casa la matematica.

Che poi ogni persona si arrabatti a sbarcare il lunario lo si comprende benissimo, ma non sarebbe stato male se si fosse limitata a settori innocui e, soprattutto, meno costosi per il Contribuente.

Questo è un ennesimo intervento che scardina il buon concetto che si possa avere delle donne. Ce ne è a sufficienza per diventare misogeni.

Nota Importante. Mrs Rochelle Gutierrez vorrebbe imporre al mondo di abbandonare Pi greco, perché greco, maschilista e, a quanto dice, segno ostentato di una supposta supremazia bianca sulle altre razze. Pi greco se ne fa nulla ed i cinesi si rifiutano di cambiare tutti i loro libri di matematica per star dietro ai contorsionismi della Gutierrez. Poi, il Pi greco serve ancora per fare quattro conti e ci sono fior di teoremi matematici su di esso: piaccia o non piaccia alla Mrs Gutierrez.

Nota.

Ma vi siete mai letti i programmi di matematica delle scuole inferiori russe, indiane, cinesi oppure sud koreane?

Vi siete mai letti i piani di studio universitari di queste nazioni?

No? Non importa. Quando vi metteranno ai lavori forzati ringraziate Mrs Rochelle Gutierrez ed i liberal.


Campus Reform. 2017-11-17. Prof: Algebra, geometry perpetuate white privilege

– Gutierrez worries that algebra and geometry perpetuate privilege because “emphasizing terms like Pythagorean theorem and pi” give the impression that math “was largely developed by Greeks and other Europeans.”

– She also worries that evaluations of math skills can perpetuate discrimination against minorities, especially if they do worse than their white counterparts.

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A math education professor at the University of Illinois argued in a newly published book that algebraic and geometry skills perpetuate “unearned privilege” among whites.

Rochelle Gutierrez, a professor at the University of Illinois, made the claim in a new anthology for math teachers, arguing that teachers must be aware of the “politics that mathematics brings” in society.

“On many levels, mathematics itself operates as Whiteness. Who gets credit for doing and developing mathematics, who is capable in mathematics, and who is seen as part of the mathematical community is generally viewed as White,” Gutierrez argued.

Gutierrez also worries that algebra and geometry perpetuate privilege, fretting that “curricula emphasizing terms like Pythagorean theorem and pi perpetuate a perception that mathematics was largely developed by Greeks and other Europeans.”

Math also helps actively perpetuate white privilege too, since the way our economy places a premium on math skills gives math a form of “unearned privilege” for math professors, who are disproportionately white.

“Are we really that smart just because we do mathematics?” she asks, further wondering why math professors get more research grants than “social studies or English” professors.

Further, she also worries that evaluations of math skills can perpetuate discrimination against minorities, especially if they do worse than their white counterparts.

“If one is not viewed as mathematical, there will always be a sense of inferiority that can be summoned,” she says, adding that there are so many minorities who “have experienced microaggressions from participating in math classrooms… [where people are] judged by whether they can reason abstractly.”

To fight this, Gutierrez encourages aspiring math teachers to develop a sense of “political conocimiento,” a Spanish phrase for “political knowledge for teaching.”

Gutierrez stresses that all knowledge is “relational,” asserting that “Things cannot be known objectively; they must be known subjectively.”

Campus Reform reached out to Gutierrez for comment, but did not receive a response in time for publication.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca, Unione Europea

EU disgustata. Turkia, Ungheria e Polonia insegnano a scuola religione e patriottismo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-23.

Unione Europea Eurpa 001

Poveri liberal e poveri socialisti ideologici! In rapida successione ha perso la Presidenza, il Congresso ed il Senato negli Stati Uniti, il Regno Unito ha abbandonato l’Unione Europea, i socialisti francesi sono crollati dal 62% all’8%, Herr Schulz e Frau Merkel sono riusciti a perdere 153 deputati al Bundestag, sono stati scalzati dall’Austria e cacciati a pedate nei denti dalla Repubblica Ceka. Sugli attuali ventotto paesi dell’Unione Europea, sono al governo solo in cinque, e tutti stati marginali.

Mr Juncker è sull’orlo del suicidio e molti temono che qualcuno possa dissuaderlo.

Così, dopo aver per lustri imposto i programmi scolastici, tra i quali spiccava l’educazione sessuale che formava i giovani a diventare dei perfetti omosessuali dediti a tutti le possibili perversioni, adesso si lamentano che stia avvenendo il processo contrario.

Con dei distinguo.

«In neighboring Romania, the minister of education sparked controversy by suggesting the introduction of a single school textbook system – with only one nationwide edition per subject and grade».

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«School curricula in Turkey and EU states Hungary and Poland have been trending more toward patriotism and religion, with less emphasis on diversity»

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«the government introduced mandatory religious education – with the option of attending ‘ethics’ classes instead, but this subject is hardly any different from religion»

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«In Turkey, creationism has been present in textbooks since the 1980s»

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Se gli attuali eurocrati, ed i loro fidi scudieri giornalisti si aspettavano che i “populisti” lasciassero insegnare nelle scuole le ideologie liberal e socialista, bene, allora avevano sbagliato, ed anche di molto.

I populisti insegnano ai bambini ed ai ragazzi i valori della patria e la sua storia: insegnano ad amare la propria nazione. Insegnano loro i rudimenti della religione, che è intima parte del loro retaggio.

Queste erano aberranti eresie agli occhi dei liberal e dei populisti, che però non esitavano a sbattere in galera i genitori che si fossero rifiutati di far frequentare ai propri figli le lezioni di omosessualità.

Ma ora non contano più che ben poco: le elezioni hanno tagliato i loro artigli e segato le loro zanne.

Due pesi e due misure, intolleranza estrema.

Poi si domandano perché mai gli Elettori li abbiano cacciati via.

Sono stati fin troppo pazienti.


Deutsche Welle. 2017-10-19. Turkey, Hungary and Poland: The politics of school textbooks

School curricula in Turkey and EU states Hungary and Poland have been trending more toward patriotism and religion, with less emphasis on diversity. Teachers and other education experts are voicing their criticism.

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The image of schoolchildren marching in step reminds many Eastern Europeans of life under communist dictatorship, yet it could again become reality in Hungary. Prime Minister Viktor Orban has asked the Ministry of Defense and the Ministry of Human Resources to develop a patriotic homeland defense education program by the end of this year, which would be included in the national curriculum for Hungarian schools. 

‘Nationalistic and religious indoctrination’    

“Introducing military education in schools is not surprising: After the complete political and administrative takeover of schools, they are already more like military barracks than institutions for teaching and learning,” Peter Rado, a Hungarian expert on education policy and critic of the Orban government, told DW. He also expressed concern over the elimination of the free textbook market in Hungary.

In neighboring Romania, the minister of education sparked controversy by suggesting the introduction of a single school textbook system – with only one nationwide edition per subject and grade. Critics have warned that single textbooks would be reminiscent of the school system during Nicolae Ceausescu’s regime, paving the way for ideological control. 

Christiane Brandauer, from Germany’s Georg Eckert Institute for International Textbook Research, told DW a red line is crossed “if teaching aims at presenting a certain worldview as an absolute truth.”

From Peter Rado’s perspective, Hungary has crossed that red line, calling the new policy a “nationalistic and religious indoctrination” that goes beyond textbooks. “For example, the government introduced mandatory religious education – with the option of attending ‘ethics’ classes instead, but this subject is hardly any different from religion,” he said.

Theory of evolution: ‘Too complicated’

In Turkey, creationism has been present in textbooks since the 1980s. In the new academic year, Darwin’s theory of evolution has less space in the official school curriculum. Large parts of the theory are “too complicated” and “too controversial,” the Ministry of Education explained in an official statement. A new subject called “creatures and environment” is set to replace it.

Hatice Karahan, one of President Recep Tayyip Erdogan’s chief advisers, defended the Turkish curriculum in an interview with DW. Removing the theory of evolution from lesson plans does not “contradict” the progressiveness of Turkish schools, she said. “Countries have different curricula, and many of our schools focus on technical subjects.”

Academics and politicians from the opposition have strongly condemned the changes. “Removing a proven theory from the curriculum means sidelining wisdom and science,” said Baris Yarkadas, a member of Turkey’s largest opposition party, CHP. “The [ruling Justice and Development Party] government is replacing it with a program including Sharia principles.”

Critics of these changes see them as an attempt to weaken Turkey’s secular ideals. They also point out that in comparison to previous versions, the current curriculum left less space for modern Turkey’s founder, Mustafa Kemal Ataturk, who introduced secular reforms.

Historical revisionism?   

History textbooks can allow governments the opportunity to cast political figures in a positive light. In Russia, a book on Josef Stalin’s campaign of repression was declared “dangerous to the health of students.” Its author, history professor Andrei Suslov, has taken the issue to court. Stalin’s dictatorship is framed in Russian schools as having been necessary for its time. He is depicted as the hero who defeated the Nazis in World War II, despite operating gulags and persecuting his political opponents.

Addressing political figures can also impact the present. In Hungary, one textbook quotes Prime Minister Orban several times and includes a speech he delivered on the refugee crisis. Students learn that Hungary is a culturally homogeneous country – unlike former colonial powers – as an argument against accepting refugees.      

Good migrants, bad migrants   

The current refugee crisis has also found its way into Polish school textbooks. In a seventh grade “civic science” class, students learn that migrants have “positive or negative effects.”

“I don’t know if I should laugh or cry at this,” Jacek Staniszewski, a teacher from Warszaw and member of the European Association of History Educators (Euroclio), told DW. “The textbook says that migrants from Ukraine can fill gaps in the Polish labor market, while those who come from other cultures and religions cause social conflicts.” Staniszewski is critical of education reform pushed by the country’s ruling Law and Justice Party (PiS), which abolished the middle school model and reinstated the eight-year elementary school system used during communist rule. 

‘My students deserve more than just one perspective’

In Polish schools, subjects like history have taken on more importance. But the changes to the curriculum have also drawn criticism. “This curriculum divides people into us and them – the narrative shapes our identity against some nations like the Germans and the Russians,” said Staniszewski.

From this school year on, lessons in fourth grade don’t start with ancient history, as they did before, but with the 10th century, when the Christian ruler Miezko I founded Poland. For one year, children study a long list of Polish national heroes, said Staniszewski, adding: “My task is to show greatness – but history is not all about great people. And maybe they were not that great all the time.”  

“My students deserve more than just one perspective,” said the teacher, who does not plan to change his style of educating. “It’s up to them to choose one and debate with me.” Unlike in Hungary, Polish teachers can choose from a multitude of textbooks. “Our government is naive enough to try to indoctrinate people, but history shows that it’s not going to work,” said Staniszewski. “Communism hasn’t succeeded in indoctrinating people in 50 years.”    

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

PD. ‘I bambini italiani imparino l’arabo per integrarsi.’

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-07.

2017-10-06__Arabi__001

يحتاج الأوروبيون إلى تعلم التحدث باللغة العربية.

Lo insegnavano compiutamente alle Frattocchie, ma il buon insegnamento non si disperde.

«I bambini dovrebbero imparare a parlare l’arabo per fare un percorso inverso e contribuire all’integrazione …. l’insegnamento della lingua araba a tutti».

Questa è la proposta della sig.ra Sofia Zemmale, consigliera del partito democratico presso il Comune di Rivalta.

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Cerchiamo allora di ragionare come ragiona e ragionerebbe un buon iscritto al partito democratico.

  1. Si istituisce l’Agenza per lo studio dell’arabo.

  2. Una sede nazionale con presidente, cda, ed almeno tremila funzionari.

  3. Una sede in ogni capoluogo di regione, con presidente, cda, ed almeno un migliaio di funzionari.

  4. Una sede in ogni Comune, con un presidente, un cda, ed almeno un funzionario per ogni classe scolastica ivi presente.

  5. Un corpo docente, due per ogni classe, da selezionarsi all’interno degli iscritti al partito democratico.

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Per il personale docente la conoscenza della lingua araba è benvenuta, ma sicuramente non necessaria, per non discriminare gli iscritti che non la conoscessero.

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Gli oneri derivanti dall’istituzione di codesta agenzia saranno ripartiti pro quota tra le regioni il cui presidente non sia incardinato nel partito democratico.

I fondi europei raccolti per codesta iniziativa avanzata saranno versati direttamente sui conti correnti svizzeri della dirigenza del partito democratico.

InNews24. 2017-10-02. PD: “Bambini italiani imparino l’arabo per integrarsi”

A sentire il PD si prospettano tempi duri per i bambini italiani, che in alcune classi quest’anno si sono ritrovati ad essere minoranza nel nostro Paese e questo creerà notevoli problemi riguardo difficltà nell’inserimento e nell’apprendimento della lingua madre, visti appunto la maggior parte di bambini stranieri provenienti da ogni dove. Se non bastasse questo, una violenta polemica verbale è scoppiata nel primo Consiglio Comunale post pausa estiva nel comune di Rivalta. Durante il momento delle interrogazioni, una consigliera di maggioranza, tesserata per il pd (partito democratico), ha lanciato una proposta che ha suscitato da subito polemiche in seno all’aula consigliare e poi anche fuori, dove alcuni cittadini hanno chiesto le dimissioni di Sofia Zemmale (questo il nome della Consigliera Pd, nata a Casablanca nel 1975 ma cittadina italiana e residente da noi da 20 anni). Ecco le sue parole:

“I bambini dovrebbero imparare a parlare l’arabo per fare un percorso inverso e contribuire all’integrazione”, ha detto in aula suggerendo “l’insegnamento della lingua araba a tutti”.

Immediato e diremo quasi scontato l’intervento dell’opposizione, in particolare del consigliere di Forza Italia Michele Colaci, che ha stigmatizzato le parole della Zemmale, criticandola in modo aspro, con queste parole: “Per la sinistra, evidentemente non è importante se i bambini hanno poca dimestichezza con l’inglese, il cinese, il tedesco, utili per il loro futuro: è importante invece – ha dichiarato – affrettarsi a imparare l’arabo, per far integrare i compagni di classe islamici. Penso che la scuola italiana dovrebbe insegnare la nostra cultura ai figli degli immigrati e non viceversa”.

Colaci poi ha sottolineato qual è a suo avviso la vera emergenza nelle scuole: ” La manutenzione: un problema che aspetta rapide soluzioni”.

Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale, Istruzione e Ricerca, Scienza & Tecnica

Cina. Huawei commercializza con Deutsche Telekom il primo device 5Gnr.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-22.

Mela con il Coltello tra i Denti. - Copia

Cercheremo di semplificare al massimo un problema complesso, anche a costo di essere riduttivi: il nostro obiettivo è quello di farci capire da parte di un pubblico utente e non interessato al lato tecnico, ma non per questo sprovveduto.

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È comune esperienza che le comunicazioni senza filo siano comode ed anche più economiche perché non necessitano della messa in opera di cavi: quello che spesso è riferito come l’ultimo miglio.

Per ottenere questo risultato sono necessarie due componenti.

La prima componente è una rete di emittenti, le colonnine nel caso dei telefoni cellulari, regolarmente collocate in modo tale da coprire tutto il territorio di interesse.

La seconda componente è costituita dai terminali mobili. Siano essi cellulari, siano essi calcolatori, devono in ogni caso essere collegabili alle colonnine.

In altri termini, gli strumenti della rete fissa e quelli della rete mobile devono essere compatibili e formano un tutto unico.

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All’utente finale ciò che realmente importa sono alcuni fattori nodali:

– un’ottima copertura del territorio;

– la buona affidabilità del funzionamento del sistema;

– la velocità di trasmissione;

– la economicità della soluzione adottata.

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La Huawei è riuscita a concepire, progettare e costruire una rete che può colloquiare stabilmente ad una velocità che supera ampiamente quella delle soluzioni attualmente in uso.

«In collaboration with Huawei, Deutsche Telekom (DT) announced Europe’s first 5G connection based on the latest 3GPP standard»

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«On DT’s commercial network in central Berlin, the network has gone live with a 5G connection at over two gigabits per second and a low latency of three milliseconds over a 3.7 gigahertz spectrum link»

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«Powered by Huawei user equipment using 3GPP specifications for 5G New Radio (NR), the deployment on commercial sites is the first in Europe and marks an important advancement in the global development of 5G.»

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«5G is essentially a revolutionary paradigm shift in wireless networking to support the throughput, latency and scalability requirements of future use cases such as extreme bandwidth augmented reality applications and connectivity management for Billions of M2M (Machine to Machine) devices»

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«With large scale commercial deployments …. we estimate that 5G networks will generate nearly $250 Billion in annual service»

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Sono anni che in Occidente Silicon Valley e succedanei annunciano mirabolanti previsioni di future linee di trasmissione ad altissima velocità. Il tempo futuro è quello costantemente ricorrente nei loro annunci. “Faremo” è il loro motto: “ho fatto” suona di conservatore.

“Dateci sempre più fondi, e noi faremo.”

Per l’intanto, fiumi di denaro pubblico sono stati profusi sulla Silicon Valley, che aveva promesso di risolvere il problema entro, più o meno, il 2025.

Huawei ha adesso spiazzato tutti.

Senza annunci e clamori, ha sviluppato la teoria fisica che sottende le trasmissioni ultraveloci, ha trasferito i risultati della ricerca pura a quelle tecnologica, ed alla fine è uscita con un prodotto commercializzabile a costi contenuti. Questo ultimo è il punto cardine: produrre innovazione a prezzi accessibili alla grande utenza.

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A nessuno sarà però sfuggito il vero risultato ottenuti dai cinesi della Huawei.

Essendo il loro sistema disponibile, la rete mondiale non tarderà ad adeguarvisi: la tecnologia cinese andrà a sostituire quella americana in un settore strategico sia per la vita civile sia per quella militare.

In altri termini: imponendosi come standard, la Huawei diventerà molto difficilmente scalzabile dal mercato.

Questo è uno smacco evidente per l’America, e dovrebbe far pensare a fondo su quanto sia efficiente il sistema universitario occidentale: questo aveva un predominio assoluto e nel breve volgere di meno di trenta anni lo ha perso.

Né ci consola il fatto che le università americane siano diventate “santuari

«A sanctuary campus is any college or university in the United States that adopts policies to protect members of the campus community who are undocumented immigrants. The term is modeled after “sanctuary city”, a status that has been adopted by over 30 municipalities. ….

In November 2016, students around the country staged demonstrations, walk-outs, and sit-ins in an effort to push their schools to declare themselves a “sanctuary campus” from President-elect Donald Trump’s planned immigration policy of mass deportations. The Stanford, Rutgers, and St. Mary’s protests on November 15, 2016 were among the first.»

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L’idea di rimpiazzare un ricercatore con un immigrato illetterato è davvero pellegrina. Per non parlare poi delle ‘quote rosa‘: le università americane sono adesso quasi tutte al femminile e non producono più nulla, con grande soddisfazione dei cinesi.


Huawei. 2017-09-14. Deutsche Telekom and Huawei Go Live with Europe’s First 5G Connection

In collaboration with Huawei, Deutsche Telekom (DT) announced Europe’s first 5G connection based on the latest 3GPP standard.

Deutsche Telekom’s network in Germany is 5G Ready:

On DT’s commercial network in central Berlin, the network has gone live with a 5G connection at over two gigabits per second and a low latency of three milliseconds over a 3.7 gigahertz spectrum link. Powered by Huawei user equipment using 3GPP specifications for 5G New Radio (NR), the deployment on commercial sites is the first in Europe and marks an important advancement in the global development of 5G.

“5G new radio will be critical for meeting our customers’ ever-increasing connectivity requirements that are steadily growing with more and more network connections,” said Claudia Nemat, Deutsche Telekom Board member for Technology and Innovation. “Our achievement demonstrates the feasibility of our plans to deliver a superior, new customer experience.”

Taihua Deng, President Wireless Network, Huawei, said, “As long time partners, both Deutsche Telekom Group and Huawei have joined hands to successfully test 5G NR equipment in field environments based on the latest 3GPP R15 standards. These achievements highlight the capabilities of the 5G NR equipment to meet operators’ requirements for addressing new business opportunities for end users. Huawei is confident that the partnership with Deutsche Telekom can fully prepare the commercial launch of 5GNR services in Europe by 2020 thanks to 3GPP standardization efforts.”

The implementation in a live real-world setting in central Berlin using Huawei equipment and software is based on pre-standard 5G that closely tracks the 3GPP global standard for so-called ‘Non-Standalone New Radio’. With the Non-Standalone 5G NR mode for enhanced Mobile Broadband (eMBB) use-case, it is meant that the connection is anchored in LTE while 5G NR carriers are used to boost data-rates and reduce latency. Therefore, 5G new radio will be deployed with the evolution of 4G LTE as the baseline for wide-area broadband coverage. The specifications enabling that system will be complete by December 2017 as part of the first drop of 3GPP Release 15.

5G New Radio has characteristics that make it ideal to meet the sub 6 GHz mid-band needs for 5G applications that will require mobility support, wide-area coverage, as well as multi-gigabit throughput speeds and millisecond low latency.

“With this real-world achievement, Deutsche Telekom is making its first important step towards a 5G network launch,” said Bruno Jacobfeuerborn, CTO, Deutsche Telekom. “When the standard is defined, we will trial it in 2018 to prepare the ground for a wider deployment of commercial sites and the offering of devices for the mass market as they become available.”

5G Experience Day

The DT and Huawei joint implementation was conducted as part of Deutsche Telekom’s 5G:haus innovation partnership to advance 5G development to make the standard a global success. Both companies look forward to demonstrating this technical breakthrough and the innovative applications it enables during the 5G Experience Day in Berlin on October 12, 2017.


Cision. 2016-03-01. 5G Wireless Market Worth $250 Billion by 2025: $6 Billion Spend Forecast on R&D for 2015-2020

The 2016 research report on 5G wireless market says while LTE and LTE-Advanced deployments are still underway, mobile operators and vendors have already embarked on R&D initiatives to develop so-called “5G” technology, with a vision of commercialization by 2020. 5G is essentially a revolutionary paradigm shift in wireless networking to support the throughput, latency and scalability requirements of future use cases such as extreme bandwidth augmented reality applications and connectivity management for Billions of M2M (Machine to Machine) devices.

Complete report on 5G Wireless Market analysis 103 companies and provides data 59 data tables and figures is available at http://www.reportsnreports.com/reports/498612-the-5g-wireless-ecosystem-2016-2030-technologies-applications-verticals-strategies-forecasts.html

Although 5G is yet to be standardized, vendors are aggressively investing in 5G development efforts with a principal focus on new air interface transmission schemes, higher frequency bands and advanced antenna technologies such as Massive MIMO and beamforming. revenue With large scale commercial deployments expected to begin in 2020, we estimate that 5G networks will generate nearly $250 Billion in annual service by 2025. Driven by regional, national government, mobile operator and vendor initiatives, we expect that over $6 Billion will be spent on 5G R&D and trial investments between 2015 and 2020. 5G networks are expected to utilize a variety of spectrum bands for diverse applications, ranging from established sub-6 GHz cellular bands to millimeter wave frequencies.

The “5G Wireless Ecosystem: 2016 – 2030 – Technologies, Applications, Verticals, Strategies & Forecasts” report presents an in-depth assessment of the emerging 5G ecosystem including key market drivers, challenges, enabling technologies, use cases, vertical market applications, spectrum assessment, mobile operator deployment commitments, case studies, standardization, research initiatives and vendor strategies. The report also presents forecasts for 5G investments and operator services.

The report comes with an associated Excel datasheet suite covering quantitative data from all numeric forecasts presented in the report. Order a copy of this report at http://www.reportsnreports.com/purchase.aspx?name=498612.

List of Companies Mentioned in this 5G Wireless Market Report are 3GPP (Third Generation Partnership Project), 5G Americas, 5G Forum, South Korea, 5G Lab (TU Dresden), 5G PPP (5G Infrastructure Public Private Partnership), 5GIC (5G Innovation Center, University of Surrey), 5GMF (Fifth Generation Mobile Communications Promotion Forum, Japan), 5GRUS, Alcatel-Lucent, Alpental Technologies, América Móvil, ARIB (Association of Radio Industries and Businesses), Ascenta, AT&T Mobility, Athena Wireless Communications, ATIS (Alliance for Telecommunications Industry Solutions), AVC Networks Company, CableLabs, China Mobile, Cisco Systems, Cohere Technologies, DT (Deutsche Telekom), du (Emirates Integrated Telecommunications Company), Ericsson, Etisalat, ETRI (Electronics and Telecommunications Research), ETSI (European Telecommunications Standards Institute), Facebook, Fraunhofer FOKUS, Fraunhofer HHI, Fraunhofer-Gesellschaft and more.

Market forecasts are provided for each of the following submarkets and their subcategories.

 

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Istruzione e Ricerca, Unione Europea

Europa. Il segno del declino in una mappetta.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-21.

Alchimista __001

Per le cose importanti non servono poi molte parole.

Da tempo l’Europa ha rinunciato alla produzione industriale, ritenendo solo qualche vestigia del passato splendore.

Tutti si sciacquano la bocca della ricerca pura e dell’innovazione che ci sarebbe in Europa, nella Unione Europea: ricerca e sviluppo cui sono destinati ogni anno decine e decine di miliardi di euro.

Ma quando poi si va al sodo, la realtà è qualcosa più che demoralizzante.

La ricerca pura che non passa a quella tecnologica conta relativamente poco.

Ma la ricerca e sviluppo che non arrivino al brevetto non servono che dare soddisfazione agli habitué delle statistiche, nonché prebende e sinecure ai sodali.

Ma quando poi si andasse a controllare quanti brevetti registrati siano stati venduti, ossia siano entrati nella produzione, si diventa depressi cronici. Oppure si evidenziano chiari segni di compulsione omicida.

Riportiamo qui la mappetta dei brevetti registrati. Dividete per dieci ed otterrete quella dei brevetti venduti.

Poi non ci si stupisca che la Cina galoppi mentre l’Europa è seduta a contemplare sé stessa. Gli europei si applaudono tra di loro e si reputano grandi persone: si appellano con titoli blasonati, ma usciti dal recinto del pollaio fanno una figura così misera che gli altri manco si curano di loro.

2017-09-20__Europa. Il segno del declino in una mappetta.__001

Nota.

Verrà poi il giorno in cui i responsabili europei dei fondi di ricerca e sviluppo saranno chiamati a rispondere dei loro sperperi.

Pubblicato in: Cina, Istruzione e Ricerca, Senza categoria

Cina. Università e preparazione militare.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-19.

2017-09-18__Cina__001

«I greci ci criticano perché siamo così severi con i nostri figli e così lassi con gli schiavi: non hanno capito che i nostri figli dovranno dominare il mondo.»

Questa frase di Seneca è quanto mai logica, e compenetra anche la cultura cinese.

Mente negli atenei occidentali vige la regola del “vietato vietare“, in quelli cinesi è stata instaurata una ferrea disciplina. Se è difficile vincere il concorso per accedervi, ancor più difficile è rimanervi fino al conseguimento della laurea.

*

2017-09-18__Cina__002

Di pochi giorni or sono la notizia:

Università. Rank mondiale. Irrompono le cinesi e declinano le liberal.

«Irrompono a viva forza le università cinesi nelle top 100.

Peking University, 27°, richiama il 16% di studenti stranieri;

Tsinghua University, 30°, richiama il 9% di studenti stranieri;

University of Hong Kong, 40°, richiama il 42% di studenti stranieri;

Hong Kong University of Science and Technology, 44°, richiama il 31% di studenti stranieri;

Chinese University of Hong Kong, 58°, richiama il 31% di studenti stranieri.»

*

L’Oriente differisce dall’Occidente in modo stridente.

Il Rettore di una nota università sudkoreana si vantava, a ragione, che il suo era l’ateneo con il maggior numero di suicidi di studenti, dicendo che era il segno tangibile della durezza del corso di studi. Identico discorso fa Mr Terry Gou, il boss di Foxconn, il colosso da un milione e quattrocentomila dipendenti. Eppure, proprio per questo, “Code di più di un chilometro sono state registrate a Zhengzhou, una delle città dove l’azienda taiwanese conta di espandersi“.

*

Questi discorsi fanno inorridire gli occidentali cresciuti nell’ideologia liberal, ma per loro buona sorte gli orientali non se ne curano. Hanno lucidamente presente che basterà ancora una generazione e gli occidentali diventeranno loro sottomessi: in quel momento ci penseranno loro a farli lavorare.

Sanno che alla fine la vinceranno loro, perché le loro classi giovani hanno dovuto superare prove severe, senza nessuno sconto.

Non solo:

«According to the Law of the People’s Republic of China on National Defense Education, pupils, middle school students and undergraduates should have military training when term opens or after National Day.

Until high school, students practise basic formation and movement.

High school students drill and study emergency evacuation, as well as national defence.

Undergraduates take formal military training and emergency evacuation.»

*

«More than seven million students about to enter China’s universities are undergoing several weeks of intense annual military training that is compulsory for all students, male and female. ….

the military training, known as Junxun in China is to “enhance students’ sense of national defence and national security awareness ….

There is also a need by the military and organisations associated with the military to be able to identify good-quality recruits but that is now more of a secondary purpose»

*

«But instilling obedience and loyalty still is an important goal, Tsang says. “It is an extension of China’s ramped up ideological education in universities.”»

*

Gli orientali tirano diritto per la loro strada, e le stupite lamentele dei media occidentali formano solo argomento di conversazione nei salotti liberal – chic.

Anche i greci se la ridevano dei romani, ma risero solo fino a quando le legioni non occuparono la Grecia: ride bene solo chi ride ultimo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Università. Rank mondiale. Irrompono le cinesi e declinano le liberal.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-18.

2017-09-16__Università__001

The World University Ranking ha pubblicato l’ultima sua edizione.

Molte le novità.

– University of Oxford sale al primo posto; richiama il 38% di studenti stranieri;

– University of Cambridge sale al secondo posto; richiama il 35% di studenti stranieri;

– Harvard University scende dal primo al sesto posto; richiama il 26% di studenti stranieri;

– La Yale University scende al dodicesimo posto; richiama il 21% di studenti stranieri.

*

Irrompono a viva forza le università cinesi nelle top 100.

Peking University, 27°, richiama il 16% di studenti stranieri;

Tsinghua University, 30°, richiama il 9% di studenti stranieri;

University of Hong Kong, 40°, richiama il 42% di studenti stranieri;

Hong Kong University of Science and Technology, 44°, richiama il 31% di studenti stranieri;

Chinese University of Hong Kong, 58°, richiama il 31% di studenti stranieri;

* * * * * * * *

È fisiologico che una università non possa mantenere a tempo indefinito il primo posto mondiale: il sesto posto della Harvard ed il dodicesimo della Yale sono posizioni di assoluta eccellenza, ma non sono più il top.

Però queste due università sono arretrate e sono ben lontani i tempi nei quali oltre la metà dei loro studenti erano stranieri. Siamo chiari, il 26% ed il 21% sono percentuali eccellenti, ma qui parliamo delle migliori classificate al mondo. Altre Università fanno meglio.

Le Università di Hong Kong richiamano una il 42%, le altre il 31%. Sono percentuali davvero sorprendenti per università che hanno solo due decenni di vita nell’agone mondiale.

L’accluso articolo del The Washington Times pone l’accenno sul fatto che calo di iscrizioni e di budget si noti prevalentemente nelle università americane largamente colonizzate dai liberal democratici.

Non ci se ne stupisce molto: o si fa politica e guerre di credo politico oppure si fa ricerca e si producono buoni laureati. Non ci sono vie di mezzo.

Significativo anche il fatto che la laurea alla Harvard oppure alla Yale non assicurino più automaticamente il posto di lavoro e che le grandi società facciano a meno di questi laureati.

Si noti anche un ultimo elemento. In questa graduatoria le università sono ordinate utilizzando criteri ritenuti essere validi per le università occidentali, ma che rispondono solo molto parzialmente alle caratteristiche, alla organizzazione ed alle finalità di quelle orientali.

* * * * * * * *

Alcuni lettori si domanderanno dove siano collocate le università italiane.

La prima nella graduatoria mondiale è la Scuola Sant’Anna, che si piazza al 155° posto.


The Washington Times. 2017-09-15. Enrollments, budgets fall short at universities known for ‘social justice warfare’

Universities known for being hotbeds of campus protest and liberal activism are struggling with declining enrollments and budget shortfalls, and higher education analysts say that’s no coincidence.

Take Oberlin College. According to a document leaked to The Oberlin Review, the school’s student newspaper, the small liberal arts college famous for social justice hoaxes has had trouble attracting and retaining students, missing this year’s enrollment mark by 80 and racking up a $5 million budget deficit in the process.

William A. Jacobson, a professor at Cornell Law School who runs the Legal Insurrection blog, said the “most obvious culprit” in Oberlin’s dwindling admissions is “relentless social justice warfare.”

“Social justice warfare at Oberlin has been more intense and sustained over a longer period of time than at most schools, and has come to define Oberlin in the media,” Mr. Jacobson said. “The resulting mockery and derision, even in liberal publications, has damaged the Oberlin brand.”

Surveys support the notion that, in the era of Trump, conservatives have become more skeptical about the value of a college degree.

The polarizing presidential election was felt in the dip in applicants at some top-tier colleges such as Ohio’s Kenyon College.

“This is a year in which you were vulnerable if you were a small liberal arts college in a rural red state and you attract a significant portion of your student body from the East Coast or West Coast, which would certainly be the case with Kenyon,” Diane Anci, Kenyon’s vice president of enrollment and dean of admissions and financial aid, told the Ohio school’s Kenyon Collegian newspaper.

A study published by the Washington-based Pew Research Center in July found that just 36 percent of Republicans believe colleges and universities have a positive effect on the country, down from 54 percent two years ago.

Gallup released a poll in August that found just 33 percent of Republican and Republican-leaning respondents had a “great deal or quite a lot of confidence in higher education.” Sixty-seven percent said they have “some or very little” confidence in academia.

High school counselors report that, in the past few years, parents have been more likely to express concern about sending their children to schools with progressive reputations.

“Many won’t consider Oberlin or Wesleyan, and Brown is completely off the table,” one counselor told Inside Higher Education in June.

The problem may be especially pronounced among the nation’s heartland. Inside Higher Education reports that several prestigious, small liberal arts colleges in the Midwest have missed their enrollment marks this year.

Some college administrators have taken notice. According to Inside Higher Education’s annual survey, 52 percent of admissions directors from public colleges and 28 percent from private ones said they were stepping up their recruitment of students from rural areas in the wake of the presidential race.

Declining enrollments have previously been observed at colleges and universities that became notorious for chaotic campus activism, including the University of Missouri and Evergreen State College.

By some estimates, enrollment at the former is down 35 percent since fall 2015, when student protests helped launch the Black Lives Matter movement.

Meanwhile, Evergreen faces a $2.1 million budget shortfall this year since students took over the campus last spring, barricading themselves in the library, berating administrators on a regular basis and forcing one dissenting professor to teach off campus out of fear for his safety.

A spokesperson for Oberlin College did not respond to a request for comment from The Washington Times.

The school’s problems cannot be traced to a single incident but to several.

In February 2013, mass hysteria ensued after racist and anti-Semitic flyers and graffiti began to appear all over campus. Classes were canceled, meetings were held and students began to see racism around every corner, including when someone reported seeing a member of the Ku Klux Klan on campus. It turned out to be a woman walking around wrapped in a blanket to keep warm.

Not only that, the perpetrators behind the racist paraphernalia turned out to be two progressive students, one of whom was confirmed to be an Obama supporter, trying to get a reaction out of their classmates and the administration.

Rather than admit the whole thing was a hoax and move on, the Oberlin administration doubled down on a social justice agenda, including the implementation of a privilege and oppression “reorientation” for first-year students.

In the ensuing years, Oberlin students would go on to make frequent demands of the university, ranging from the end of culturally appropriated meals at the dining hall, such as General Tso’s chicken and sushi, to the elimination of grades below a C.

In 2015, after the University of Missouri protests, the Oberlin Black Student Union issued a 14-page letter making 50 demands of the administration. They included exclusive “safe spaces” for black students and the elimination of graduation requirements for classes in Western civilization.

Last November, Oberlin students targeted Gibson’s Bakery, a beloved store in Oberlin, Ohio, after an employee called police when he saw someone attempting to shoplift by concealing two bottles of wine under his jacket. The accused shoplifter turned out to be a black Oberlin student.

The Black Student Union, Oberlin Student Senate and College Democrats spearheaded a boycott of the bakery and organized protests outside of the store. Even the Oberlin administration, responding to calls from Black Lives Matter supporters on campus, stopped purchasing goods from the bakery.

Three students involved in the incident ended up pleading guilty to attempted theft and aggravated trespassing. As part of a plea deal, the students acknowledged that the bakery’s actions were “not racially motivated” and that the store was “merely trying to prevent an underage sale.”

Most of the enrollment deficit at Oberlin came from a smaller-than-expected freshman class, which totaled 742 instead of a projected 805.

Peter Wood, president of the National Association of Scholars, said that drop-off is more serious than it may appear.

“That doesn’t sound like an astonishing number of people not coming, but weighed on a percentage basis, that’s a huge drop in just one year,” Mr. Wood said. “And Oberlin has for some time been struggling to make its classes. This wasn’t just some negligence: ‘Oh, we didn’t realize that we had to try harder to get students.’ They’ve been trying really hard to get students, and students just aren’t coming.”

He said Oberlin can easily recoup the $5 million deficit by cutting the “apparatus of political correctness” that has swelled in the past several years. When that happens, he said, it will be a sign that the school is serious about reform.

“The signal that I would look for is when they begin to divest from the large number of personnel who are employed wholly because of their political orientations,” he said. “When that happens, I think we will have seen a college that has decided to reposition itself in the market. Until then, it’s all just show.”

Pubblicato in: Cina, Istruzione e Ricerca, Russia

Fonti di informazione e difficoltà di tenersi informati.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-21.

Animali_che_Ridono__007_Gufo

Essere obiettivi è davvero arte difficile, anche nella più perfetta buona fede.

Cercare poi di capire cosa stia succedendo nel mondo è ancora più difficile.

Si è sommersi da un oceano di notizie, spesso riportate incomplete oppure anche travisate, in un magma in cui spesso il dato di fatto resta amalgamato con le idee dell’estensore, spesso solo sottointese nel modo stesso di porgere la notizia.

È semplicemente impossibile abbracciare completamente una situazione da ogni angolatura e la verità dovrebbe essere ricercata con grande cura e pazienza.

Aiutiamoci con alcuni esempi.

Per gli italiani Oberdan, Sauro e Battisti sono irredentisti martiri per l’Italia, mentre per gli austriaci sono traditori della patria. Chi studiasse la storia solo su testi italiani abbraccerebbe la prima interpretazione, chi invece studiasse la storia su testi austriaci abbraccerebbe la seconda.

È il motivo per cui nei Tribunali dei paesi civili i Giudici ascoltano sia l’accusa sia la difesa.

*

Ad oggi dobbiamo constatare come in Occidente sia reliquato lo snobismo intellettuale di considerare l’Occidente quale apice di civiltà e nell’essere convinti che il mondo debba adeguarsi alla nostra Weltanschauung.

Ciò non corrisponde alla realtà dei fatti.

2017-08-20__Media e la difficoltà di tenersi informati.__001

Da un punto di vista meramente economico, se si considera il pil per potere di acquisto, il mondo genera 108,036,500 milioni Usd, la Cina 17,617,300 (16.31%) e gli Stati Uniti 17,418,00 (16.12%). L’Eurozona rende conto di 11,249,482 (10.41%) ed il Gruppo dei G7 di 31.825,293 (29.46%). La Russia con un pil ppa di 3,564,500 milioni di Usd equivale grosso modo all’Eurozona, tenendo conto che ha circa un terzo degli abitanti. I Brics conteggiano un pil ppa di 32,379,625 Usd, ossia il 29.97% del pil ppa mondiale. I Brics valgono un epsilon di più dei paesi del G7.

Di conseguenza, la voce dell’Occidente vale nel mondo al massimo per il 29.46%, ma quella degli Stati Uniti vale solo il 16.12% e quella dell’Eurozona uno scarno 10.41%.

È davvero ingenua, per non dire patetica, la arrogante presunzione di quanti considerano l’Occidente egemone dominante: gli altri non glielo permetterebbero. Ma ancora più farsesca è la proterva superbia di quanti presumono che l’Eurozona (10.41%) possa condizionare il mondo: è vero proprio l’opposto.

*

Se poi si considerasse che l’Occidente rende conto grosso modo di un settimo della popolazione mondiale apparirebbe ancor più evidente come la pretesa che esso debba rappresentare il mondo sia una idea davvero stravagante.

L’ultimo aspetto da considerare nell’economia del presente discorso è la constatazione che la quasi totalità dei media occidentali aderisce ancora, almeno al momento, all’ideologia liberal. Il liberal democratico è convinto che la democrazia a suffragio universale sia l’apice della modalità di reggimento dei popoli, postula un ‘buon governo’, che poi è ridotto all’essere seguace liberal, e sostiene una visione ideologica su droga e gender. Visione che però è limitata al solo Occidente ed è anche in una fase devolutiva avanzata.

*

In questa situazione, cercare di tenersi aggiornati leggendo solo giornali occidentali, e per di più liberal, da un’idea artefatta ed irrealistica dei fatti che accadono nel mondo, che sono così percepiti in modo spesso distorto, smaccatamente partigiano.

Diamo volentieri atto che i media cinesi, arabi, russi ed indiani sono usualmente molto più obbiettivi e quasi sempre riportano i fatti senza distorcerli, cosa non da poco. Ai tempi attuali non esiste persona di cultura media che non conosca il cinese, il russo ed il koreano o che, almeno, legga le versioni inglesi dei giornali cinesi, indiani, russi, arabi e turki.

Ma questo sarebbe ancora il meno.

La realtà è che i paesi non – occidentali se ne fanno meno di nulla dell’Occidente, realtà questa che traspira da ogni riga degli articoli che compaiono sui loro giornali. Molto spesso, ci ridono semplicemente dietro, ed anche con molte ragioni. Quando i paesi del G7 contano solo per il 29.46% del pil ppa mondiale sono trattati come per il valore che hanno.

* * * * * * *

I discorsi sopra fatti non sono per nulla di lana caprina. L’Occidente ha perso negli ultimi decenni molte posizioni proprio per l’essersi incancrenito in simili ideologie. Da ultimo, sta persino perdendo la Turkia, da oltre settanta anni fedele alleata.

* * * * * * *

Quanto detto, se propriamente recepito, porta numerose implicanze: ne faremo soltanto alcuni esempi.

– L’Occidente liberal ha una cultura del debito pubblico, che adesso sta vacillando. Per esempio, il Presidente Trump non la condivide per nulla.

Trump. Il debito sovrano totale da gennaio è sceso di 102.365 miliardi.

Tutti gli altri stati hanno come caratteristica quella di avere debiti sovrani molto bassi, consistentemente più bassi di quelli dei paesi occidentali.

Questa situazione economica è sottesa da due diverse ed antitetiche posizioni economiche. Ascoltare e prendere per buona solo quelle occidentali sarebbe altamente fuorviante. Le teorie economiche non sostenute politicamente decadono rapidamente.

– L’Occidente liberal sostiene che i problemi lgbt siano “diritti umani” ed anche “diritti civili“. Ma questa visione non è per nulla generalizzata, anzi.

«Ad agosto 2017 l’omosessualità è reato in 72 paesi al mondo …. In 8 di questi è prevista la pena di morte» [Fonte]

Occorrerebbe prendere atto come in Asia, Medio Oriente ed Africa l’omosessualità sia vista come aberrazione riprovevole, condannabile e condannata.

– L’Occidente liberal sostiene come la democrazia, per lo più intesa come suffragio universale, sia l’apice del reggimento dei popoli. Questa posizione non è condivisa da molte altre matrici culturali: popoli come quello cinese oppure quelli del Medio Oriente hanno modalità strutturali ben differenti.

* * * * * * *

Adesso che sono stati delineati, sia pure in somma sintesi, i problemi, ci sono tutti gli elementi per affrontare il cuore della questione.

I media liberal occidentali hanno la caratteristica di vivere la loro ideologia a livello di credo religioso integralista, alla stregua di verità assolute, indiscutibili.

Non solo, quasi invariabilmente non accettano rapporto diplomatico ed umano senza che prima essi valori ideologici non siano stati accettati nella loro intera integrità.

È questo il profondo motivo per cui non porgono ciò che pensano, ma cercano di imporlo in ogni modo o maniera. Tutti elementi, questi, che ostacolano non poco sia la recezione dei fatti, della realtà, sia la possibilità di argomentarvi sopra.

*

Operiamo subito una grande distinzione.

Una cosa è la materia opinabile ed una totalmente differente quella soggetta a dimostrazione.

L’opinione. Treccani così la definisce:

«Concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura (o delle loro cause, delle loro qualità, ecc.), si propone un’interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso».

La dimostrazione. Treccani così la definisce:

«Ogni atto, fatto, comportamento, parola o discorso che mostra o dimostra o rivela qualche cosa, che cioè rende o con cui si rende manifesto, conosciuto, chiaro o certo ciò che era nascosto, o comunque non conosciuto o non provato».

Un esempio classico è costituito dalle dimostrazioni matematiche. Ma esiste anche la logica discorsiva.

*

È lecito formarsi una opinione su materia opinabile: per esempio, Tizio afferma essere sua opinione che il cognac sia più palatabile del brandy.

Esprimere invece un’opinione su materia non opinabile rasenta il farsesco: “è mia opinione che due più due renda sette“.

La dimostrazione sottende la teoria, ossia uno dei modi per interpretare i fatti, in accordo ai postulati, espliciti od impliciti, usati. Le teorie non sono verità assolute: sono interpretazioni. Nulla di più.

Le ideologie altro non sono che opinioni, vissute perà come credo di religioni integraliste.

Caratteristica dei media liberal è proprio quella di presumere dimostrabile e dimostrata la loro propria opinione. Si ritorna a quanto già detto in modo diverso: vivono la propria ideologia come credo religioso: quasi fosse verità assoluta.

*

Permettiamoci adesso di fare alcuni esempi pratici tratti dalla cronaca.

I media occidentali considerano Mr Erdogan una sorta di dittatore sanguinario con il quale nessuno dovrebbe aver contatto alcuno: condannato senza appello. Ma soprattutto senza aver mai cercato di comprendere cosa avesse voluto esprimere. Ma le fonti di informazione indiane, cinesi e russe la vedono in modo molto diverso, molto. Opposto.

Stesso ragionamento potrebbe essere condotto prendendo in considerazione Mr Duterte.

* * * * * * *

Concludiamo.

Ognuno si adatta ad informarsi alle fonti che gli sono raggiungibili, questo è sicuramente vero, ma la scelta delle fonti è atto del libero arbitrio. Ognuno in altri termini è responsabile delle fonti che sceglie.

A nostro sommesso parere, selezionare come fonti di informazione solo i più rinomati media occidentali sarebbe limitante: si vedrebbe la realtà dei fatti solo con esposizioni e giudizi partigiani.

Non solo.

Ogni giorno che passa il peso e l’influenza mondiale dell’Occidente decresce: ciò che si pensasse in Occidente non avrebbe minimamente valore nel resto del mondo.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, sarebbe difficile per non dire impossibile comprendere le esigenze e le istanze altrui. Ma la convivenza presuppone la conoscenza, che spesso può anche far fiorire la stima.

Nota.

Nella comparazione economica è stata usato l’indice del pil ppa, per potere di acquisto, perché più appropriato. Il discorso teorico sarebbe lungo ed anche alquanto barboso: ci spiegheremo con un esempio.

Consideriamo due persone che guadagnino ciascuna 1,500 euro al mese.

La prima vive a Londra, dove l’affitto di una camera ammobiliata si aggira sui 1,200 euro al mese. Pur essendo persona molto parsimoniosa, vive ai margini della miseria, nella fascia di povertà.

La seconda vive in Venezuela. Con tale introito mensile può permettersi una villetta, la cuoca e due persone di servizio. Essa vive in condizione di lusso.

Stessa entrata mensile, ma differenti poteri di acquisto.

Il pil ppa è calcolato tenendo conto del costo della vita, rendendo così comparabili dati raccolti in paesi diversi.

 

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Soros. Esercito universitario e controllo della cultura, strumenti del potere.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-23.

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Gli allegati statistici ed i link fanno parte integrante dell’articolo.

I dati sono stati estratti in gran parte da:

Board of Governors of the Federal Reserve System. Consumer Credit – G 19.

*

Sarebbe molto proficuo avere presente il contenuto dei due seguenti articoli:

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Massoneria e Poteri globali. Il dominio del mondo. Parte 1°.

* * * * * * *

A nessuno sarà sfuggito il fatto che la quasi totalità degli atenei americani sia un feudo liberal democratico: sia il corpo docente sia quello studentesco sono graniticamente monolitici: ricordano strettamente gli atenei tedeschi degli anni trenta del secolo scorso. Il concetto di ateneo santuario, per esempio, è stato mutuato dalla prassi nazionalsocialista di allora.

Il contesto.

Il recente studio del Pew Charitable Trust ci ricorda che

«le spese quotidiane degli statunitensi sono aumentate del 14% in 10 anni, dal 2004 al 2014, ma il reddito medio delle famiglie è diminuito del 13 % …. Negli Stati Uniti, il 33% dei cittadini non riesce a soddisfare i propri bisogni elementari».

Il Rapporto Household Expenditures and Income ammonisce che questa crisi non è determinata dal consumo vistoso, ma dal calo dei guadagni.

«Nel 2014, le spesa quotidiana annua degli americani si è attestata su 38.600 dollari. Ricordiamo che, oggi, il 51% dei lavoratori americani guadagna meno di 30mila dollari l’anno, mentre il 28% guadagna addirittura meno di 20mila dollari. Dieci anni prima, gli americani che riuscivano a far fronte a tutte le spese potevano mediamente contare su un residuo attivo di 1500 dollari l’anno. Dieci anni dopo, quegli stessi americani si trovano un passivo di 2300 dollari.» [Fonte: CNBC].

*

«La ricchezza della classe media americana è crollata del 20% in dieci anni, tendenza che ha fatto crollare gli USA al 19° posto nella classifica mondiale per ricchezza media. La ricchezza media famigliare era di 137.955 dollari nel 2007, ma oggi si è quasi dimezzata raggiungendo quota 82.725 dollari.» [Fonte]

* * *

La National Low Income Housing Coalition ha rilasciato un chiaro report:

High Cost of Rental Housing in the U.S. is Out of Reach for Millions

«on average a full-time worker in the U.S. must earn $21.21 per hour to afford a modest two-bedroom apartment and $17.14 to afford a one-bedroom apartment …. A worker earning the federal minimum wage of $7.25 per hour would need to work 117 hours per week for 52 weeks of the year (or nearly 3 full-time jobs) to afford a modest two-bedroom rental home and 94.5 hours per week (2.4 full time jobs) to afford a modest one-bedroom apartment»

*

«Around 11.2 million families spend the majority of their paychecks on rent, and currently only one of every four is eligible for public subsidies»

* * * *

Attenzione!

Il valor medio rappresenta bene le distribuzioni unimodale simmetriche, mentre la curva di distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti è invece asimmetrica con una lunga coda destra.

Per questo motivo il pil pro capite, valutato con statistica parametrica, valeva 55,836.79 Usd nel 2015, valore del tutto conflittuale con il dato che il 51% degli americani guadagni meno di 30,000 Usd l’anno.

* * * * * * *

Studenti Universitari.

Frequentare l’università presenta due tipologie di costi: da una parte, il mancato guadagno perché si studia, dall’altra l’esborso per vivere i quattro – sei anni del ciclo di studi e l’onere delle rette universitarie.

Se è vero che gli studenti meritevoli possono adire a borse di studio, è altrettanto vero che la competizione è serrata. Questo sia nelle università di afflato mondiale, come il Mit, sia in quelle di basso rango.

Tre sono i problemi di interesse.

Il primo problema si ricollega a quanto prima esposto. Quando la metà delle persone di una popolazione ha un reddito inferiore ai 30,000 Usd l’unico modo per poter frequentare l’università è il ricorso al debito. Si contraggono debiti per finanziare il ciclo di studi dello studente, nella speranza che a laurea ottenuta si possa guadagnare a sufficienza per vivere e rifondere il debito contratto. Ma il laureato entrerà pur sempre in un sistema economico ove la metà della popolazione ha redditi inferiori ai 30,000 Usd: in parole povere, un alto numero di laureati non avrà la possibilità materiale di rifondere il debito contratto.

Il secondo problema consiste nel fatto che l’erogazione di credito per lo studio non è un processo automatico. Un qualche ente con grandi liquidità deve decidere se finanziare o meno sulla fiducia questo o quello studente, con una probabilità di default non indifferente: più del 40%. Così riporta il The Wall Street Journal:

More Than 40% of Student Borrowers Aren’t Making Payments

«More than 40% of Americans who borrowed from the government’s main student-loan program aren’t making payments or are behind on more than $200 billion owed, raising worries that millions of them may never repay.»

Il terzo problema discende dai primi due.

Al momento attuale vi sono 44.2 milioni di persone con debiti per studio, per un debito totale che si aggira sull’1.44 trilioni Usd. Se una quota dei debitori riesce ad estinguere il debito in tempi ragionevolmente umani, circa la metà non ci riesce ed è costretta a rinegoziare il debito ovvero a prolungarne la durata per cercare di ridurre gli interessi.

Saranno però gli stessi enti che avevano accondisceso al prestito iniziale ad avere l’ultima parola se rinnovare / prolungare il debito oppure no. Il loro parere è vincolante ed inappellabile.

Il quarto problema è la risultante del tutto.

«Ma il dato più inquietante è quello sugli oltre 4,2 milioni di debitori che nel 2016 hanno gettato la spugna dichiarando default, il 17% in più dell’anno precedente.»

*

«Nonostante il boom della Borsa e il crollo della disoccupazione, chi ha contratto debiti per frequentare l’università sta combattendo per sopravvivere»

* * * * * * *

Quanto avvenuto alla Università di Bakeley questo febbraio è istruttivo.

Berkeley Cancels Milo Yiannopoulos Speech, and Donald Trump Tweets Outrage [NYT]

«A speech by the divisive right-wing writer Milo Yiannopoulos at the University of California, Berkeley, was canceled on Wednesday night after demonstrators set fires and threw objects at buildings to protest his appearance.

The university announced the cancellation on Twitter around 6 p.m. local time, about an hour after a section of the campus erupted in protest.»

Il Presidente Trump ha scritto in proposito:

«If U.C.Berekeley does not allow free speech and practices violence on innocent people with different point of vie – no federal fund?»

Gli ha risposto immediatamente Gavin Newsom, “the lieutenant governor of California and a former mayor of San Francisco“.

«As a UC Regent I’m appalled at your willingness to deprive over 38,000 students access to an education because of the actions of a few»

Cerchiamo di ragionare.

Erano tutti gli studenti di Bekeley a protestare, come aveva riportato il The New York Times, oppure erano quattro gatti come dice invece il Reggente di Berekely? Uno dei due mente.

Ma se erano quattro gatti, perché la polizia dell’Ateneo ha consentito loro di fare una manifestazione violenta, e perché l’Ateneo ha annullato il discorso di Mr Yiannopoulos?

Perché non si è chiarita la ‘coincidenza’ che i dimostranti violenti fossero tutti studenti indebitati ed insolventi?

Esattamente come nelle università dell’Unione Sovietica o, meglio, quelle tedesche sotto il regime nazionalsocialista.

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Una prima conclusione è che 44.2 milioni di cittadini americani sono ricattabili. Chiunque si debba trovare nella condizione di chiedere un prestito e, quindi, di doverlo rinnovare, è sempre in una situazione di debolezza nei confronti della controparte. Non solo. Ma nessuno sano di mente ama tagliare il ramo su cui sia seduto: il prestatario diventa di fatto un supporter del prestante e dei funzionari che lo rappresentano. Per non parlare poi di quel dieci per cento circa che in un anno hanno dichiarato default: sono persone più che ricattabili. E sono trattate peggio degli schiavi.

La seconda conclusione deriva strettamente dai prolegomeni. Mr Soros ha costituito un elevato numero di fondazioni e di ong che, direttamente od indirettamente, governano il mercato del credito per lo studio.

Questo marchingegno può non concedere crediti a quanti volessero frequentare una certo quale ateneo, oppure convogliare la concessione dei crediti verso atenei ‘amici’

Similmente, codesto marchingegno può, a suo insindacabile giudizio, concedere o meno il credito. Un esempio per tutti, il credito facilitato agli studenti che frequentano i club che patrocinano una certa quale causa, per esempio, l’lgbt, e credito negato o reso difficoltoso e con rigide clausole a quanti frequentino dichiaratamente realtà religiose.

*

Nei fatti il network intessuto da Mr Soros è diventato elemento che condiziona l’accesso alla cultura superiore a livello di scelta personale di chi fare o non fare accedere al cursus studiorum.

Sempre nei fatti, come non comprendere il motivo per cui la quasi totalità degli studenti universitari americani abbia abbracciato le teorie liberal democratiche?


Student Loan Hero. 2017-05-17. A Look at the Shocking Student Loan Debt Statistics for 2017

It’s 2017 and Americans are more burdened by student loan debt than ever.

You’ve probably heard the statistics: Americans owe over $1.4 trillion in student loan debt, spread out among about 44 million borrowers. That’s about $620 billion more than the total U.S. credit card debt. In fact, the average Class of 2016 graduate has $37,172 in student loan debt, up six percent from last year.

But how does this break down at a more granular level? Are student loans being used to attend public or private universities? Is it mostly from four-year or graduate degrees? What percentage of overall graduates carry debt? Are more grads utilizing private student loan consolidation and refinancing?

General student loan debt facts

First, let’s start with a general picture of the student loan debt landscape. The most recent reports indicate there is:

$1.44 trillion in total U.S. student loan debt

44.2 million Americans with student loan debt

Student loan delinquency rate of 11.2% (90+ days delinquent or in default)

Average monthly student loan payment (for borrower aged 20 to 30 years): $351

Median monthly student loan payment (for borrower aged 20 to 30 years): $203

(Data via federalreserve.gov, newyorkfed.org here, here and here and clevelandfed.org here)

Public Service Loan Forgiveness statistics

As of Q4, 2016 (latest available data)

PSLF Borrowers: 552,931*

* – Total number of borrowers who have one or more approved PSLF Employment Certification Forms (ECF)

Note that borrowers are self-identified based on submission of an ECF.

Source: FedLoan Servicing via studentaid.ed.gov


Sole 24 Ore. 2017-04-07. Tremila default al giorno (+17%): studenti Usa strozzati dai debiti

Se grattiamo oltre i brillanti record dell’occupazione e delle azioni di Wall Street, negli Stati Uniti troviamo qualcosa di molto inquietante: gli enormi debiti contratti dagli studenti e dalle loro famiglie per pagarsi le costose università d’oltreoceano.

Il debito universitario americano oggi è pari a 1300 miliardi di dollari, circa la metà di quello pubblico italiano: solo nel quarto trimestre 2016 i debiti per lo studio statunitensi sono aumentati di 31 miliardi di dollari. A dover pagare questi particolari “mutui” sono qualcosa come 42,4 milioni di cittadini statunitensi, dicono i dati del Department of Education, ossia circa un settimo della popolazione. In media, nel 2015 ogni studente californiano aveva oltre 22mila dollari di debiti, che salgono a oltre 36mila dollari per gli allievi del New Hampshire.

Ma il dato più inquietante è quello sugli oltre 4,2 milioni di debitori che nel 2016 hanno gettato la spugna dichiarando default, il 17% in più dell’anno precedente. «Nonostante il boom della Borsa e il crollo della disoccupazione, chi ha contratto debiti per frequentare l’università sta combattendo per sopravvivere», lamenta Rohit Chopra, membro della Consumer Federation of America ed ex ombudsman del Consumer Financial Protection Bureau. Anche perché chi diventa insolvente rischia guai a ripetizione, continua Chopra: di non poter essere assunto in un nuovo posto di lavoro, di vedere decurtati gli accantonamenti per la pensione e perfino di non riuscire a comperare casa.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco del debito universitario, poi, è arrivato Trump. La nuova amministrazione americana ha completamente ribaltato le direttive di Obama: l’ex presidente aveva proibito alle agenzie di garanzia (in pratica i creditori) di addebitare salate commissioni di riscossione a chi stipula un accordo per cercare di uscire dal default, in modo da dare un po’ di ossigeno a chi vuole rientrare dall’insolvenza.

Ora però Trump ha ingranato la retromarcia: chi scivola in default si ritroverà addebitate anche le commissioni di riscossione dei creditori, con il risultato di incontrare maggiori difficoltà a rimettersi in carreggiata. «Incredibile vedere come l’attuale amministrazione prenda posizione contro i debitori in default che fanno ogni sforzo per ripagare quanto dovuto in tempi stretti», attacca Persis Yu, direttore dello Student Loan Borrower Assistance Project al National Consumer Law Center. Che sia questa, come si sussurra da tempo, la nuova bolla “subprime” che piegherà l’America?

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Istruzione e Ricerca, Trump

Trump. Ordine esecutivo sull’Apprendistato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-23.

ITALY-G7-SUMMIT

Stati Uniti. Cosa sono gli ‘Ordini Esecutivi’ di un Presidente.

*

«America’s education systems and workforce development programs are in need of reform»

*

«In today’s rapidly changing economy, it is more important than ever to prepare workers to fill both existing and newly created jobs and to prepare workers for the jobs of the future»

*

«Higher education, however, is becoming increasingly unaffordable»

*

«Furthermore, many colleges and universities fail to help students graduate with the skills necessary to secure high paying jobs in today’s workforce»

*

«Far too many individuals today find themselves with crushing student debt and no direct connection to jobs»

*

«Against this background, federally funded education and workforce development programs are not effectively serving American workers.  Despite the billions of taxpayer dollars invested in these programs each year, many Americans are struggling to find full-time work.  These Federal programs must do a better job matching unemployed American workers with open jobs, including the 350,000 manufacturing jobs currently available»

*

«Expanding apprenticeships and reforming ineffective education and workforce development programs will help address these issues, enabling more Americans to obtain relevant skills and high-paying jobs»

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Per meglio comprendere la portata di questo executive order cerchiamo di chiarire l’attuale situazione americana.

Trump ha vinto perché metà America è in miseria. – I dati della Fed.

Trump 5 – Democratici 0. Vittoria anche in South Carolina.

Trump. Georgia. Vince la candidata repubblicana.

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Il recente studio del Pew Charitable Trust ci ricorda che

«le spese quotidiane degli statunitensi sono aumentate del 14% in 10 anni, dal 2004 al 2014, ma il reddito medio delle famiglie è diminuito del 13 % …. Negli Stati Uniti, il 33% dei cittadini non riesce a soddisfare i propri bisogni elementari».

Il Rapporto Household Expenditures and Income ammonisce che questa crisi non è determinata dal consumo vistoso, ma dal calo dei guadagni.

«Nel 2014, le spesa quotidiana annua degli americani si è attestata su 38.600 dollari. Ricordiamo che, oggi, il 51% dei lavoratori americani guadagna meno di 30mila dollari l’anno, mentre il 28% guadagna addirittura meno di 20mila dollari. Dieci anni prima, gli americani che riuscivano a far fronte a tutte le spese potevano mediamente contare su un residuo attivo di 1500 dollari l’anno. Dieci anni dopo, quegli stessi americani si trovano un passivo di 2300 dollari.» [Fonte: CNBC].

*

«La ricchezza della classe media americana è crollata del 20% in dieci anni, tendenza che ha fatto crollare gli USA al 19° posto nella classifica mondiale per ricchezza media. La ricchezza media famigliare era di 137.955 dollari nel 2007, ma oggi si è quasi dimezzata raggiungendo quota 82.725 dollari.» [Fonte]

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Molte potrebbero essere le considerazioni di interesse.

Ne commentiamo solo alcune.

Una nazione non può vivere di sola finanza: qualcosa deve ben produrre.

Ma la produzione di beni e servizi deve restare allo stato dell’arte per poter mantenere un rapporto prestazioni/costi concorrenziale su scala mondiale.

Ciò comporta sicuramente la necessità di iniettare innovazioni nei processi produttivi, ma simultaneamente richiede che si proceda ad una adeguata preparazione professionale delle maestranze specializzate, pena l’esclusione dal sistema.

La scuola deve essere un elemento vitale, capace di rinnovarsi, anche se sia doloroso il tagliare i rami secchi.

«These Federal programs must do a better job matching unemployed American workers with open jobs»

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«Furthermore, many colleges and universities fail to help students graduate with the skills necessary to secure high paying jobs in today’s workforce»

Questa è una amara considerazione.

Questi colleges e queste università americane così attente ai problemi etici, morali e sociali, alla fine hanno fallito e falliscono il loro scopo istituzionale di formare persone in grado di entrare dignitosamente nel mondo del lavoro.

Ci si pensi sopra bene. Formano un sistema sbagliat, costoso ed inutile

L’America deve tornare ad essere una grande potenza industriale. Non serve personale indottrinato politicamente: servono maestranze professionalmente allo stato dell’arte.


The White House. 2017-06-16. Presidential Executive Order Expanding Apprenticeships in America

EXECUTIVE ORDER

– – – – – – –

EXPANDING APPRENTICESHIPS IN AMERICA

By the authority vested in me as President by the Constitution and the laws of the United States of America, and to promote affordable education and rewarding jobs for American workers, it is hereby ordered as follows:

Section 1.  Purpose.  America’s education systems and workforce development programs are in need of reform.  In today’s rapidly changing economy, it is more important than ever to prepare workers to fill both existing and newly created jobs and to prepare workers for the jobs of the future.  Higher education, however, is becoming increasingly unaffordable.  Furthermore, many colleges and universities fail to help students graduate with the skills necessary to secure high paying jobs in today’s workforce.  Far too many individuals today find themselves with crushing student debt and no direct connection to jobs.

Against this background, federally funded education and workforce development programs are not effectively serving American workers.  Despite the billions of taxpayer dollars invested in these programs each year, many Americans are struggling to find full-time work.  These Federal programs must do a better job matching unemployed American workers with open jobs, including the 350,000 manufacturing jobs currently available.

Expanding apprenticeships and reforming ineffective education and workforce development programs will help address these issues, enabling more Americans to obtain relevant skills and high-paying jobs.  Apprenticeships provide paid, relevant workplace experiences and opportunities to develop skills that employers value.  Additionally, they provide affordable paths to good jobs and, ultimately, careers.

Finally, federally funded education and workforce development programs that do not work must be improved or eliminated so that taxpayer dollars can be channeled to more effective uses.

Sec. 2.  Policy.  It shall be the policy of the Federal Government to provide more affordable pathways to secure, high paying jobs by promoting apprenticeships and effective workforce development programs, while easing the regulatory burden on such programs and reducing or eliminating taxpayer support for ineffective workforce development programs.

Sec. 3.  Definitions.  For purposes of this order:

(a)  the term “apprenticeship” means an arrangement that includes a paid-work component and an educational or instructional component, wherein an individual obtains workplace-relevant knowledge and skills; and

(b)  the term “job training programs” means Federal programs designed to promote skills development or workplace readiness and increase the earnings or employability of workers, but does not include Federal student aid or student loan programs.

Sec. 4.  Establishing Industry-Recognized Apprenticeships.  (a)  The Secretary of Labor (Secretary), in consultation with the Secretaries of Education and Commerce, shall consider proposing regulations, consistent with applicable law, including 29 U.S.C. 50, that promote the development of apprenticeship programs by third parties.  These third parties may include trade and industry groups, companies, non-profit organizations, unions, and joint labor-management organizations.  To the extent permitted by law and supported by sound policy, any such proposed regulations shall reflect an assessment of whether to:

(i)    determine how qualified third parties may provide recognition to high-quality apprenticeship programs (industry-recognized apprenticeship programs);

(ii)   establish guidelines or requirements that qualified third parties should or must follow to ensure that apprenticeship programs they recognize meet quality standards;

(iii)  provide that any industry-recognized apprenticeship program may be considered for expedited and streamlined registration under the registered apprenticeship program the Department of Labor administers;

(iv)   retain the existing processes for registering apprenticeship programs for employers who continue using this system; and

(v)    establish review processes, consistent with applicable law, for considering whether to:

(A)  deny the expedited and streamlined registration under the Department of Labor’s registered apprenticeship program, referred to in subsection (a)(iii) of this section, in any sector in which Department of Labor registered apprenticeship programs are already effective and substantially widespread; and

(B)  terminate the registration of an industry-recognized apprenticeship program recognized by a qualified third party, as appropriate.

(b)  The Secretary shall consider and evaluate public comments on any regulations proposed under subsection (a) of this section before issuing any final regulations.

Sec. 5.  Funding to Promote Apprenticeships.  Subject to available appropriations and consistent with applicable law, including 29 U.S.C. 3224a, the Secretary shall use available funding to promote apprenticeships, focusing in particular on expanding access to and participation in apprenticeships among students at accredited secondary and post secondary educational institutions, including community colleges; expanding the number of apprenticeships in sectors that do not currently have sufficient apprenticeship opportunities; and expanding youth participation in apprenticeships.

Sec. 6.  Expanding Access to Apprenticeships.  The Secretaries of Defense, Labor, and Education, and the Attorney General, shall, in consultation with each other and consistent with applicable law, promote apprenticeships and pre apprenticeships for America’s high school students and Job Corps participants, for persons currently or formerly incarcerated, for persons not currently attending high school or an accredited post-secondary educational institution, and for members of America’s armed services and veterans.  The Secretaries of Commerce and Labor shall promote apprenticeships to business leaders across critical industry sectors, including manufacturing, infrastructure, cybersecurity, and health care.

Sec. 7.  Promoting Apprenticeship Programs at Colleges and Universities.  The Secretary of Education shall, consistent with applicable law, support the efforts of community colleges and 2 year and 4 year institutions of higher education to incorporate apprenticeship programs into their courses of study.

Sec. 8.  Establishment of the Task Force on Apprenticeship Expansion.  (a)  The Secretary shall establish in the Department of Labor a Task Force on Apprenticeship Expansion.

(b)  The mission of the Task Force shall be to identify strategies and proposals to promote apprenticeships, especially in sectors where apprenticeship programs are insufficient.  The Task Force shall submit to the President a report on these strategies and proposals, including:

(i)    Federal initiatives to promote apprenticeships;

(ii)   administrative and legislative reforms that would facilitate the formation and success of apprenticeship programs;

(iii)  the most effective strategies for creating industry-recognized apprenticeships; and

(iv)   the most effective strategies for amplifying and encouraging private-sector initiatives to promote apprenticeships.

(c)  The Department of Labor shall provide administrative support and funding for the Task Force, to the extent permitted by law and subject to availability of appropriations.

(d)  The Secretary shall serve as Chair of the Task Force.  The Secretaries of Education and Commerce shall serve as Vice-Chairs of the Task Force.  The Secretary shall appoint the other members of the Task Force, which shall consist of no more than twenty individuals who work for or represent the perspectives of American companies, trade or industry groups, educational institutions, and labor unions, and such other persons as the Secretary may from time to time designate.

(e)  Insofar as the Federal Advisory Committee Act, as amended (5 U.S.C. App.), may apply to the Task Force, any functions of the President under that Act, except for those of reporting to the Congress, shall be performed by the Chair, in accordance with guidelines issued by the Administrator of General Services.

(f)  Members of the Task Force shall serve without additional compensation for their work on the Task Force, but shall be allowed travel expenses, including per diem in lieu of subsistence, to the extent permitted by law for persons serving intermittently in the Government service (5 U.S.C. 5701–5707), consistent with the availability of funds.

(g)  A member of the Task Force may designate a senior member of his or her organization to attend any Task Force meeting.

(h)  The Task Force shall terminate 30 days after it submits its report to the President.

Sec. 9.  Excellence in Apprenticeships.  Not later than 2 years after the date of this order, the Secretary shall, consistent with applicable law, and in consultation with the Secretaries of Education and Commerce, establish an Excellence in Apprenticeship Program to solicit voluntary information for purposes of recognizing, by means of a commendation, efforts by employers, trade or industry associations, unions, or joint labor-management organizations to implement apprenticeship programs.

Sec. 10.  Improving the Effectiveness of Workforce Development Programs.  (a)  Concurrent with its budget submission to the Director of the Office of Management and Budget (OMB), the head of each agency shall submit a list of programs, if any, administered by their agency that are designed to promote skills development and workplace readiness.  For such programs, agencies shall provide information on:

(i)    evaluations of any relevant data pertaining to their effectiveness (including their employment outcomes);

(ii)   recommendations for administrative and legislative reforms that would improve their outcomes and effectiveness for American workers and employers; and

(iii)  recommendations to eliminate those programs that are ineffective, redundant, or unnecessary.

(b)  The Director of OMB shall consider the information provided by agencies in subsection (a) of this section in developing the President’s Fiscal Year 2019 Budget.

(c)  The head of each agency administering one or more job training programs shall order, subject to available appropriations and consistent with applicable law, an empirically rigorous evaluation of the effectiveness of such programs, unless such an analysis has been recently conducted.  When feasible, these evaluations shall be conducted by third party evaluators using the most rigorous methods appropriate and feasible for the program, with preference given to multi-site randomized controlled trials.

(d)  The Director of OMB shall provide guidance to agencies on how to fulfill their obligations under this section.

Sec. 11.  General Provisions.  (a)  Nothing in this order shall be construed to impair or otherwise affect:

(i)   the authority granted by law to an executive department or agency, or the head thereof; or

(ii)  the functions of the Director of OMB relating to budgetary, administrative, or legislative proposals.

(b)  This order shall be implemented consistent with applicable law and subject to the availability of appropriations.

(c)  This order is not intended to, and does not, create any right or benefit, substantive or procedural, enforceable at law or in equity by any party against the United States, its departments, agencies, or entities, its officers, employees, or agents, or any other person.

DONALD J. TRUMP

THE WHITE HOUSE,

    June 15, 2017.