Pubblicato in: Brasile, Cina, Materie Prime, Unione Europea

Oro. Q2. Domanda per 1,123 t, +8% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-09.

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«Central bank buying and ETF inflows boosted H1 demand»

«Gold demand was 1,123t in Q2, up 8% y-o-y. H1 demand jumped to a three-year high of 2,181.7t, largely due to record-breaking central bank purchases»

«Growth in H1 jewellery demand was largely the product of a more positive environment for Indian consumers»

«Solid growth in both mine production and recycling fed into a 2% increase in total H1 gold supply.»

«Central banks bought 224.4t of gold in Q2 2019»

«Holdings of gold-backed ETFs grew 67.2t in Q2 to a six-year high of 2,548t»

«A strong recovery in India’s jewellery market pushed demand in Q2 up 12% to 168.8t.»

«Bar and coin investment in Q2 sank 12% to 218.6t …. A 29% y-o-y drop in China accounted for much of the global Q2 decline.»

«Gold supply grew 6% in Q2 to 1,186.7t. A record 882.6t for Q2 gold mine production and a 9% jump in recycling to 314.6t »

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Gli acquisti trimestrali delle Banche Centrali hanno determinato il più grande incremento delle riserve auree da diciannove anni a questa parte, ed interessano anche quelle dei paesi emergenti.

Gli Etf nominalmente europei sono saliti ad una quota di 1,184 tonnellate.

Mentre si è ripreso il mercato indiano, +12% principalmente per la gioielleria, gli acquisti cinesi di lingotti e monete auree sono scesi del -29% anno/anno.

Le miniere di oro hanno prodotto una quota record di 882.6 tonnellate, mentre il riciclo è salito del 9% a 314.6 tonnellate.


Gold Demand Trends Q2 2019

Central bank buying and ETF inflows boosted H1 demand

Gold demand was 1,123t in Q2, up 8% y-o-y.

H1 demand jumped to a three-year high of 2,181.7t, largely due to record-breaking central bank purchases.

Central bank buying and healthy ETF inflows were the driving forces behind gold demand throughout the first half of 2019. Growth in H1 jewellery demand was largely the product of a more positive environment for Indian consumers. Shifts in bar and coin investment were very much price-related: as the gold price powered its way to multi-year highs, profit-taking kicked in and retail investment all but dried up. The technology sector reduced its usage of gold due to challenging global conditions, although the outlook is for this element of demand to establish something of a floor over coming quarters. Solid growth in both mine production and recycling fed into a 2% increase in total H1 gold supply. 

H1 gold demand boosted to a three-year high by record central bank buying

Healthy Q2 inflows (+67t) were largely directed towards European-listed ETFs, which grew to a record high of 1,184t.

Highlights

Central banks bought 224.4t of gold in Q2 2019. This took H1 buying to 374.1t – the largest net H1 increase in global gold reserves in our 19-year quarterly data series. Buying was again spread across a diverse range of – largely emerging market – countries.

Holdings of gold-backed ETFs grew 67.2t in Q2 to a six-year high of 2,548t. The main factors driving inflows into the sector were continued geopolitical instability, expectation of lower interest rates, and the rallying gold price in June. 

A strong recovery in India’s jewellery market pushed demand in Q2 up 12% to 168.8t. A busy wedding season and healthy festival sales boosted demand, before the June price rise brought it to a virtual standstill. Indian demand drove global jewellery demand 2% higher y-o-y to 531.7t.

Bar and coin investment in Q2 sank 12% to 218.6t. Combined with the soft Q1 number, the H1 total ended at a ten-year low of 476.9t. A 29% y-o-y drop in China accounted for much of the global Q2 decline.

Gold supply grew 6% in Q2 to 1,186.7t. A record 882.6t for Q2 gold mine production and a 9% jump in recycling to 314.6t – boosted by the sharp June gold price rally – led the growth in supply. H1 supply reached 2,323.9t – the highest since 2016. 

Gold prices shot to multi-year highs. The gold price broke through US$1,400/oz for the first time since 2013. Among the factors driving this rally were expectations of lower interest rates and political uncertainty, with further support coming from strong central bank buying. 

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Pubblicato in: Brasile, Devoluzione socialismo, Stati Uniti, Trump

G7 Biarritz. Un primo resoconto. Evitati i temi caldi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-25.

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A Frau Merkel sono scappati i pruriti di protagonismo. È eluita nel nulla.


Questo potrebbe essere l’ultimo G7 a cui il mondo deve assistere sconcertato ed impotente.

«Larry Kudlow, aveva accusato la Francia di aver “deciso di abbandonare il comunicato finale basato sul consenso e le proposte concrete” e di volere che “il G7 stia zitto su queste questioni economiche fondamentali”»

«Dov’è l’azione sulla crescita, il commercio, la sicurezza energetica o l’occupazione?»

«Sulla questione del comunicato finale, che non ci sarà per la prima volta in 45 anni»

«la Francia guiderà ‘coalizioni’ di ‘chiunque condivida i nostri valori”, coalizioni che “producono banalità politicamente corrette come appelli a bandire tutto, dalle cannucce ai combustibili fossili”.»

«in agenda G7 nulla su crescita, commercio e occupazione»

«Donald Trump che ha nuovamente minacciato di imporre tariffe sui vini francesi in risposta alla digital tax sulle grandi aziende tecnologiche americane approvata da Parigi …. Qualche ora prima, la minaccia di dazi sui vini francesi aveva portato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ad avvertire: “Proteggerò il vino francese con sincera determinazione, se gli Stati Uniti imporranno delle tasse, l’Ue risponderà sullo stesso piano”»

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Ma tra gli argomenti che spiccano per non essere stati nemmeno trattati figurano il ‘clima’, il gender, lgbt, il problema della recessione economica.

«To avoid a repetition of what happened at the last summit in Canada, in which Trump refused to sign the final communique with the conclusions he had agreed with, Emmanuel Macron decided to dispense with the usual final document containing the conclusions of the summit. ‘These are communiques that no one reads and that result from endless bureaucratic conflicts,’ he said.»

Nota.

Frau Merkel sembrerebbe essere inesistente.

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G7, prove d’intesa su Amazzonia e dazi. Johnson a Ue: Brexit senza backstop o no deal

Il presidente Usa ha minacciato nuove tariffe sui vini francesi in risposta alla digital tax sulle grandi aziende tecnologiche, poi il faccia a faccia con Macron e l’ipotesi di un invito per la Russia al G7 2020. Oggi l’incontro tra Tusk e il premier britannico.

Amazzonia, dazi e Brexit.

Sono tanti i temi caldi sul tavolo del G7 di Biarritz (FOTO), con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha nuovamente minacciato di imporre tariffe sui vini francesi in risposta alla digital tax sulle grandi aziende tecnologiche americane approvata da Parigi. Una tensione, questa, stemperata poi dall’incontro privato che lo stesso Trump e Macron hanno avuto nella serata di sabato. Oggi anche l’incontro tra Donald Tusk e Boris Johnson, che chiede all’Ue di eliminare il backstop sull’Irlanda per evitare un divorzio segnato da un no deal. (L’INCONTRO TRA TRUMP E JOHNSON AL G7 – LE FIRST LADY DEL G7 – I LEADER MONDIALI COME GLI AVENGERS: IL VIDEO PARODIA)

La ricetta economica di Trump.

Ed è stato lo stesso presidente americano a sottolineare un rasserenamento nei rapporti con Macron: “Il pranzo che ho avuto con Emmanuel è stato finora il miglior incontro avuto. Allo stesso modo l’incontro serale con i leader del mondo è andato molto bene. Si stanno facendo progressi!”, ha spiegato su Twitter. “La Francia e il presidente Emmanuel Macron hanno fatto un vero grande lavoro finora con un G7 molto importante”, ha aggiunto Trump, sottolineando poi che “la nostra grande economia è il discorso di tutti”: il tycoon, al G7, vuole promuovere la crescita economica basata sulla sua ricetta di taglio delle tasse e deregulation. Un clima di serenità quindi, che secondo il tycoon smentisce le notizie “false e inaccurate” sulle tensioni con gli altri Paesi del G7 e sui rischi di recessione negli Stati Uniti. “Prima che arrivassi in Francia – scrive Trump – notizie false e disgustose sostenevano che le relazioni con gli altri sei Paesi del G7 fossero molto tese e che i due giorni di incontri sarebbero stati in disastro”. Allo stesso modo, prosegue, le fake news “stanno cercando di convincerci di una recessione, stanno tentando di spingere l’America verso tempi economici difficili, tanto peggio, tanto meglio, tutto pur di rendere la mia rielezione più difficile”.

La tensione sui dazi.

Qualche ora prima, la minaccia di dazi sui vini francesi aveva portato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ad avvertire: “Proteggerò il vino francese con sincera determinazione, se gli Stati Uniti imporranno delle tasse, l’Ue risponderà sullo stesso piano”. Poco dopo, lo stesso Macron aveva rincarato la dose affermando che “le tensioni commerciali sono negative per tutti”. Oggi, invece, interpellato su eventuali pressioni degli alleati nei suoi confronti affinché abbandoni la guerra dei dazi con la Cina, Trump ha risposto: “Penso che rispettino la guerra commerciale con la Cina”.

Trump: Russia potrebbe tornare nel 2020.

Trump è poi intervenuto anche sul tema della Russia, dicendo che è “certamente possibile” che Mosca sia invitata al G7 del 2020 che si terrà in America. Ma, si apprende da fonti diplomatiche, i leader del G7 sono concordi sul fatto che è troppo presto per pensare ad un ritorno della Russia (e quindi a un G8): “C’è un percorso di verifica da effettuare, da qui alla fine dell’anno”. Mosca, dal canto suo, ha fatto sapere che esaminerà un eventuale invito a Vladimir Putin per il summit G7 del 2020. “Il presidente Putin – ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, citato dalla testata online Sputnik – in una conferenza stampa ha già risposto: se arriva” l’invito “certamente lo prenderemo in considerazione”.

Kudlow: in agenda G7 nulla su crescita, commercio e occupazione.

Intanto, sul Wall Street Journal il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, aveva accusato la Francia di aver “deciso di abbandonare il comunicato finale basato sul consenso e le proposte concrete” e di volere che “il G7 stia zitto su queste questioni economiche fondamentali”. Kudlow aveva osservato che i leader del summit avrebbero dovuto prendere esempio dall’amministrazione Trump per la crescita e che “ciò che più colpisce dell’agenda di quest’anno è ciò che manca”. “Dov’è l’azione sulla crescita, il commercio, la sicurezza energetica o l’occupazione?”, aveva scritto Kudlow. E sulla questione del comunicato finale, che non ci sarà per la prima volta in 45 anni, aveva attaccato: “Invece del consenso, la Francia guiderà ‘coalizioni’ di ‘chiunque condivida i nostri valori”, coalizioni che “producono banalità politicamente corrette come appelli a bandire tutto, dalle cannucce ai combustibili fossili”.

Al-Sisi a Conte: l’impegno sul caso Regeni continua.

Intanto ieri, al G7, si è svolto il bilaterale tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, che ha ribadito l’impegno “a continuare gli sforzi per scoprire le circostanze” della morte del ricercatore italiano Giulio Regeni “e portare i responsabili davanti alla giustizia”.

Pubblicato in: Brasile, Cina, Economia e Produzione Industriale

Brasile. Cina. Huawei investirà 800 milioni Usd in uno stabilimento.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-17.

2019-08-11__Huawei Brasile 001

«e quivi, deposta l’usata minaccia,

le donne superbe, con pallida faccia,

i figli pensosi pensose guatar

Manzoni. Adelchi


«Huawei Technologies Co Ltd plans to build an $800 million plant in Brazil’s Sao Paulo state over the next three years»

«the Chinese tech giant ramps up its Latin American presence against U.S. objections»

«The new factory is likely to produce smartphones»

«the company was gearing up to build the plant to meet expected demand following Brazil’s first 5G spectrum auction, scheduled for March 2020.»

«Huawei, the world’s third-largest smartphone manufacturer, imports handsets from China for the Brazilian market and has mulled local production»

«U.S. President Donald Trump has urged governments worldwide to shun Huawei, arguing its equipment could be vulnerable to Chinese eavesdropping»

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Questa notizia si presta a molteplici chiavi di lettura.

La principale tiene conto del fatto che sia il Governo brasiliano sia Huawei hanno fatto uno studio previsionale della situazione a tre anni, ossia del mercato a quel tempo disponibile al completamento dell’impiento.

Le proiezioni IMF al 2022 danno la Cina ad un pil ppa di 34,465 (20.54%) miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505 (14.01%), e l’India di 15,262 (9.10%) Usd. Seguono Giappone con 6,163 (3.67%),  Germania (4.932%), Regno Unito 3,456 (2.06%), Francia 3,427 (2.04%), Italia 2,677 (1.60%). Russia 4.771 (2.84%) e Brasile 3,915 (2.33%).

I paesi del G7 produrranno 46,293 (27.59%) mld Usd del pil mondiale, mentre i paesi del Brics renderanno conto di 59,331 mld Usd (35.36%).

Ma sempre le previsioni IMF a lungo termine indicano un pil ppa dei G7 a 57,093 mld Usd (24.24%) contro i 122,298 mld dei Brics (51.92%). L’Europa avrebbe un pil ppa di 16,212 mld, ossia il 6.88% del pil ppa mondiale. Conterà invero molto, ma molto poco.

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I numeri sono numeri: poi, chiunque li può interpretare a piacer suo, ma i numeri restano.

Sta di fatto che chi investisse in uno stabilimento che necessitasse di tre anni di costruzione ed almeno cinque anni per l’ammortamento sarebbe obbligato a tenerli ben presente, per non costruire cattedrali nel deserto.

Dovrebbe essere evidente come l’Occidente non sia più in grado di dettare le proprie condizioni a chicchessia: sarà invece vero il contrario. Saranno i Brics ad imporre le loro condizioni all’Occidente.


Reuters. 2019-08-10. China’s Huawei to invest $800 million in new Brazil factory

Huawei Technologies Co Ltd plans to build an $800 million plant in Brazil’s Sao Paulo state over the next three years, the governor said, as the Chinese tech giant ramps up its Latin American presence against U.S. objections.

On a trip to China on Friday, Sao Paulo Governor João Doria, accompanied by Huawei executives, said the company was gearing up to build the plant to meet expected demand following Brazil’s first 5G spectrum auction, scheduled for March 2020.

The new factory is likely to produce smartphones, the company told Reuters in an email. “Depending on the performance of the smartphone operation in the local market, Huawei will consider building a plant in Sao Paulo in the near future,” it said in a statement.

Production would be for domestic and foreign markets, according to the Sao Paulo government.

Huawei, which has been operating in Brazil for 21 years, already has one factory producing equipment for telecoms infrastructure in Sao Paulo state, with 2,000 employees.

The location of the new plant, which according to Doria will employ 1,000 people, will be decided in the coming months and the $800 million will be invested over a three-year period following the upcoming 5G auction.

In April, Reuters reported that the Chinese company was making a second attempt at cracking the Brazilian smartphone market with the launch of two high-end handsets and local hires to manage the business.

Huawei, the world’s third-largest smartphone manufacturer, imports handsets from China for the Brazilian market and has mulled local production.

U.S. President Donald Trump has urged governments worldwide to shun Huawei, arguing its equipment could be vulnerable to Chinese eavesdropping.

So far, few have heeded the warnings, but limitations in the U.S. market have pressured Huawei to strengthen its footing elsewhere.

Trump raised the Huawei issue during a visit by Brazilian President Jair Bolsonaro to the White House in March. But Vice President Hamilton Mourão said in June that Brazil had no plans to bar Huawei from its 5G network.

U.S. diplomats did not immediately respond to a request for comment.

Sweden’s Ericsson and Finland’s Nokia Oyj also have factories in Sao Paulo state and are racing to lead 5G deployment in Brazil.

Ericsson and Nokia have not responded to a request for comment on Huawei’s push into region.