Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici

Crescita dei prezzi dei beni +1.9% anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-28.

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«Nel mese di febbraio 2017 …. l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) …. registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei confronti di febbraio 2016 (era +1,0% a gennaio).»

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«Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) …. Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente) …. Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1,0% di gennaio) …. Beni energetici sale a +1,3% da +0,8% di gennaio …. Alimentari non lavorati (+3,0%) ….Servizi relativi ai trasporti (+1,0%)»

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«A spingere l’inflazione, commenta la Coldiretti, è l’aumento record del 37,3% dei prezzi dei vegetali freschi e del 9,4% della frutta rispetto allo stesso mese dello scorso anno per effetto del maltempo che con gelo e neve ha decimato le coltivazioni agricole a gennaio» [Aska]

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Prendiamo atto che l’inflazione è tornata a farsi viva, e che questo era uno degli obiettivi della banca centrale europea.

Similmente, prendiamo atto che i tassi di interesse restano nella zona a cavaliere dello zero.

A ciò consegue che il denaro perde in Italia valore per circa il due per cento all’anno.

Già. Ma se i tassi di interesse crescessero, chi mai potrà pagare gli interessi sul debito pubblico?

L’inflazione è il modo più ragionevole di bruciare il valore del debito: almeno l’inflazione la pagano tutti.

Poniamo adesso due domande.

E se l’inflazione non si fermasse all’1.9%?

Cosa succederebbe se l’inflazione si portasse, sia pur lentamente al 12%, fatto già successo in passato?

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L’Istat ha rilasciato il Report «Prezzi al consumo (dati provvisori)».

«Nel mese di febbraio 2017, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,5% nei confronti di febbraio 2016 (era +1,0% a gennaio).

Analogamente a quanto accaduto a gennaio, l’accelerazione dell’inflazione a febbraio 2017 è per lo più ascrivibile alle componenti merceologiche i cui prezzi sono maggiormente volatili e in particolare agli Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) e ai Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente). A rafforzare l’inflazione c’è poi l’accelerazione della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1,0% di gennaio).

Di conseguenza, l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si porta a +0,6%, da +0,5% del mese precedente mentre quella al netto dei soli Beni energetici sale a +1,3% da +0,8% di gennaio.

L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è principalmente dovuto ai rialzi dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,0%) e dei Beni energetici non regolamentati (+0,5%).

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni (+1,9%, da +1,2% di gennaio) segna un’accelerazione più marcata rispetto a quella dei servizi (+0,9%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a gennaio, il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni raddoppia portandosi a meno 1,0 punti percentuali (da meno 0,5 di gennaio).

L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +1,0%.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (era +1,9% a gennaio).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,7% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 3,2%, da +2,2% del mese precedente.

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,6% su base annua (da +1,0% di gennaio).»

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