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Macron, ovvero il delirio di onnipotenza. Riunione di Parigi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-23

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Si è tenuta la riunione di Parigi, fortemente voluta da Mr Macron, anche se ci si è dimenticati di almeno invitare il presidente finlandese di turno dell’Unione Europea. Una mancanza di stile caratteristica del presidente francese.

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In questa riunione Mr Macron ha ribadito il piano francogermanico sui migranti:

– Tutto dovrebbe proseguire come prima;

– L’Italia dovrebbe aprire i porti e tenersi i migranti;

– I migranti sarebbero poi ripartiti nell’Unione.

*

Il Ministro Salvini era volutamente assente.

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L’errore dovrebbe essere evidente. Date le costumanze di Mr Macron, di una ‘dama di compagnia’ certo non se ne cale: sarebbe stato più appropriato dire ‘paggetto‘ o qualcosa di simile.

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Sussiste però una discrepanza di comunicati.

«[Il presidente francese Emmanuel Macron] raccoglie l’adesione di 14 Stati Ue ad un “meccanismo di solidarietà” per ripartire le persone salvate in mare, con un’indicazione indigesta per il titolare del Viminale: lo sbarco deve avvenire nel porto più vicino»

Essendo l’Unione Europea composta da 28 stati, raccogliere l’adesione di quattordici nazioni non dovrebbe permettere di parlare a nome di tutti. Non sarebbe nemmeno la maggioranza.

Poi, invece, si legge sull’articolo della Bbc:

Eight EU nations agree migrants deal, France says

«France says eight EU countries have agreed to share the resettlement of migrants rescued in the Mediterranean – but Italy is not one of them.

President Emmanuel Macron says another six nations backed in principle a Franco-German plan at talks in Paris.

He says he will not agree to releasing EU structural funds to countries that refuse to share the burden.

Italy, which has been at the forefront of the migrant influx in the EU, snubbed the talks.

Speaking after Monday’s talks attended by EU interior and foreign ministers, Mr Macron said: “The conclusion of this morning’s meeting is that 14 member states have given their approval to the Franco-German document.

“Of those 14, eight have enacted their co-operation, and their participation in the stable mechanism which would allow the commissioner to act on requests and the response of the eight member states in the necessary spirit of solidarity.”

Mr Macron provided no details of the agreed deal.

The eight countries are Croatia, Finland, France, Germany, Ireland, Lithuania, Luxembourg and Portugal.

The six EU nations that have backed the deal in principle have not been named.»

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Cerchiamo di ragionare.

– Questa riunione di Parigi era informale, e di conseguenza non può deliberare nulla;

– “14 member states have given their approval to the Franco-German document”;

– “Of those 14, eight have enacted their co-operation …. The eight countries are Croatia, Finland, France, Germany, Ireland, Lithuania, Luxembourg and Portugal»

– “The six EU nations that have backed the deal in principle have not been named”

Le quattordici nazioni sono otto: otto su ventotto apparirebbe essere un po’ pochino.

Spicca l’assenza dei paesi scandinavi, dell’Olanda, della Spagna, della Grecia e dei paesi dell’est europeo.

Vedremo se Mr Macron sarà in grado di ottenere la maggioranza qualificata necessaria per un decisione nel Consiglio Europeo, ma se la base di partenza sono otto stati la cosa sembrerebbe essere davvero difficile.

Nota.

Il Santo Padre può nominare cardinali in pectore, ossia porporati il nome dei quali resta segreto.

Ma Mr Macron non è il Santo Padre.


Ansa. 2019-07-23. Migranti: Macron attacca Salvini, 14 Stati Ue con noi

Attacca il ministro dell’Interno Matteo Salvini, assente “ingiustificato” alla riunione informale di Parigi sui migranti e raccoglie l’adesione di 14 Stati Ue ad un “meccanismo di solidarietà” per ripartire le persone salvate in mare, con un’indicazione indigesta per il titolare del Viminale: lo sbarco deve avvenire nel porto più vicino. Il presidente francese Emmanuel Macron illustra la sua soluzione sul dossier migranti, aprendo a un nuovo scontro con l’Italia. La replica di Salvini non si fa attendere: la riunione “è stata un flop” e “noi non prendiamo ordini da Macron”. Le posizioni si erano già cristallizzate al vertice dei ministri dell’Interno di Helsinki la settimana prossima; da una parte l’asse Parigi-Berlino con una bozza di documento che apriva alla redistribuzione tra i Paesi europei dei migranti soccorsi, fermo restando che questi ultimi devono sbarcare nel “porto più vicino”: dall’altra Italia e Malta, fermamente contrarie al principio che le condannerebbe, nelle parole del ministro, “ad essere l’hotspot dell’Europa”. Con queste premesse Salvini ha così disertato l’appuntamento di ieri nella capitale francese, inviando una delegazione tecnica del Viminale con il preciso mandato di ‘affondare’ i tentativi di arrivare a un documento condiviso.

Alla fine Macron deplora gli esponenti politici assenti (“non si guadagna mai nulla non partecipando”) e porta a casa l’accordo di 14 Stati “volontari” pronti a ripartirsi in modo sistematico i migranti soccorsi in mare, senza dover avviare ogni volta complesse trattative dopo il salvataggio. Resta però fermo, ha sottolineato il presidente, che “quando una nave lascia le acque della Libia e si trova in acque internazionali con rifugiati a bordo deve trovare rifugio nel porto più vicino. E’ una necessità giuridica e pratica. Non si possono far correre rischi a donne e uomini in situazioni di vulnerabilità”.

Non ci sta ovviamente Salvini che spara ad alzo zero verso Parigi: la riunione francese, sostiene, “è stata un errore di forma e di sostanza. Nella forma, perché convocata con poco preavviso e in modo assolutamente irrituale visto che siamo nel semestre di presidenza finlandese. Nella sostanza, perché ha ribadito che l’Italia dovrebbe continuare a essere il campo profughi dell’Europa”. Il vertice, aggiunge, “si è rivelato un flop ed è stato ampiamente disertato dai ministri europei. L’Italia ha rialzato la testa, non prende ordini e non fa la dama di compagnia: se Macron vuole discutere di immigrati venga pure a Roma”.

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Merkel. Quella telefonata che allunga la vita ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-23.

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Una telefonata allunga la vita, recitava una nota reclame televisiva.

Ma allunga anche quella di una Bundeskanzlerin condannata al declino.

Ma andiamo con ordine.

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«Now that outgoing German Defense Minister Ursula von der Leyen has been narrowly elected as the next president of the European Commission, she will have to figure out how to build bridges between the Continent’s antagonistic member states and the political camps in the European Parliament»

«No, Ursula von der Leyen says, no promises were made to the governments of Poland, Hungary or Italy to secure votes from those countries’ members in the European Parliament»

«No special posts in her commission, no financial promises in the next multi-year budget, nothing like that»

«Wishes have been formulated,…. but there can only be definitive promises when the entire tableau is complete »

«A lot of things in Europe will likely depend on how von der Leyen and Angela Merkel perform under these conditions»

«But the EU is also divided, as the very close result in her election showed: 383 of 747 members of parliament voted for her as their choice for the new European Commission president»

«Rarely has a commission head been elected by such a slim margin. On top of that, von der Leyen needed votes from representatives with Poland’s Law and Justice Party (PiS) to secure her win, which raises the question of reciprocation»

«Von der Leyen is promising that the EU will reboot the relationship with Eastern Europe. “We need to overcome this division,”»

«There are divisions in the EU between north and south, but particularly between east and west. Whether it’s on the refugee question, or the future agricultural budget — the key for solving problems often lies in Eastern Europe»

«But if there is anyone in the old EU member states who can manage a reconciliation, it’s von der Leyen»

« She approaches the delicate issues related to some countries’ attacks on the constitutional state more quietly than her predecessor»

«She evades questions on her position about the pending rule of law proceedings against Poland and Hungary under Article 7 of the EU treaty, initiated in response to the countries’ efforts to undermine judicial independence and shackle independent media»

«In recent days, that has also fueled great mistrust, especially in the European Parliament. The suspicion swept through the room that the candidate wanted to buy herself a majority on the right side of the center by taking a soft approach to Viktor Orbán and Jaroslaw Kaczynski»

«The fact that Merkel had called Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki and asked for the support of the PiS EU parliamentarians, didn’t remain secret for long either»

«Merkel continues to enjoy considerable authority in Europe, but at the latest since the refugee crisis, her aura has weakened. The idea, long stubbornly pursued by Merkel, of distributing refugees in the event of a crisis across all EU member states, turned out to be a failure that cost Germany a lot of sympathy, especially in Eastern Europe.»

«Von der Leyen needs to deviate from Merkel’s line, which will be a delicate operation»

«The vote was secret, so that nobody will be able to determine who didn’t want to give von der Leyen her job. But the number of dissenters in her own party was likely considerable»

* * * * * * *

È mutata un’era: se ne prenda atto.

Diamo atto a chi aveva fatto la previsione degli schieramenti di essere stato più accurato di un catetometro di precisione. Invero, da Lui non ci si sarebbe aspettati nulla di meno. È anche un fine psicologo, che conosce per personale esperienza i liberal socialisti; sa prevederne il comportamento.

Le speranze dei liberal socialisti si sono infrante inciampando proprio in una femmina.

don Gambino, un criminale ma di quelli grandi, soleva ripetere: “ti tradirà il migliore amico“, ed aveva più che ragione.

Il Consiglio Europeo ha affossato le speranze liberal socialiste che erano state riposte negli Spitzenkandidaten: Weber e Timmermans sono stati trombati alla grande. Undici stati nazionali si sono riappropriati del proprio potere decisionale, e lo hanno fatto valere. L’idea di un’Unione Europa diventata stato europeo era morta nel momento in cui nasceva l’Europa delle Nazioni.

Restava il problema dell’europarlamento, che almeno in questa fase avrebbe potuto far valere la propria presenza.

Ma i liberal socialisti avevano fatto proprio di tutto per rendersi odiosamente invisi agli occhi di molti. Nella loro vanagloriosa superbia avevano fatto i conti, e Frau Ursula von der Leyen non aveva la maggioranza parlamentare, a loro avviso. La superbia accieca: genera un delirio di onnipotenza.

Europarlamento. L’arte di sapersi conquistare i nemici.

Ma ecco il fatto nuovo, dirimente.

«The fact that Merkel had called Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki and asked for the support of the PiS EU parliamentarians, didn’t remain secret for long either»

Frau Merkel in persona chiama a telefono Mr Morawiecki prima, Mr Kaczynski dopo.

Frau Merkel chiede i voti del PiS e del Fidesz, magari anche di altri identitari sovranisti. Tiene più a Frau von der Leyen che ai liberal socialisti. A costo di spaccare la Große Koaliton e la Germania.

E di voti ne ha ottenuti quanti bastano a far passare Frau Ursula von der Leyen.

Gli identitari sovranisti le hanno dato il sufficit: nulla di più. Hanno fatto dei conti perfetti.

In seno all’europarlamento si è formata una maggioranza alternativa al raggruppamento liberal socialista.

Dovendo ancora fare approvare i nomi dei commissari, Frau von der Leyen è estremamente evasiva: nessuna promessa, ci mancherebbe! Solo la presa di coscienza degli auspici di Morawiecki, Kaczynski, Orban, e Salvini. Poi si vedrà.

* * * * * * *

La scarica di bile empiematosa dei liberal socialisti è stata virulenta. Schiumavano di rabbia impotente, ovunque possibili hanno fatto una delle loro carognate, ma tanto la nuova maggioranza era viva e vegeta. Iniziano ad avvertire la discrepanza tra la loro e l’altrui volontà: si credevano onniponteti e quegli identitari sovranisti gliela hanno fatta in barba. Adeso li odiano di odio luciferino.

Nessuno sa cosa riservi il futuro, Frau von der Leyen potrebbe anche accarezzare il prurito di tradire le promesse fatte: gli esseri umani sono liberi, poi, la donna è mobile, cantava il Duca di Mantova.

Sta di fatto che in Consiglio Europeo ed in europarlamento vi sono nuove maggioranze, e che, alla resa dei conti, il Consiglio Europeo è la vera sede del potere.

Nessuno si faccia illusioni, nemmeno le più submicroscopiche: i liberal socialisti non sono ancora morti ed occupano ancora molti centri di potere, ma la ruota del destino è girata.

«Merkel had called Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki»

*


Spiegel. 2019 -07-22. ‘We Need To Overcome this Division’

Now that outgoing German Defense Minister Ursula von der Leyen has been narrowly elected as the next president of the European Commission, she will have to figure out how to build bridges between the Continent’s antagonistic member states and the political camps in the European Parliament.

*

No, Ursula von der Leyen says, no promises were made to the governments of Poland, Hungary or Italy to secure votes from those countries’ members in the European Parliament. No special posts in her commission, no financial promises in the next multi-year budget, nothing like that. “Wishes have been formulated,” she says, straightening out her pink cardigan, “but there can only be definitive promises when the entire tableau is complete.”

It is shortly after 6 a.m. on Wednesday, and von der Leyen is sitting in the leather armchair of the “Global 500” jet belonging to the Bundeswehr, Germany’s armed forces, and putting on her seat belt. She’s flying from Strasbourg to Berlin, where she wants to pick up her dismissal papers as German defense minister. The people traveling with her still look sleepy, but von der Leyen is in top form.

The Gorch Fock controversy, related to spiraling costs in the overhaul of a famed German naval training ship, and the scandal surrounding the allocation of lucrative contracts in the Defense Ministry to consultants — just one short flight to Berlin, and she’ll have those problems behind her. Von der Leyen seems like a woman whose career looked like it had been set to end, but for whom an unexpected window into the future has now opened.

That morning, not even 12 hours had passed since the European Parliament elected Ursula von der Leyen as the next president of the European Commission, the European Union’s executive body. It’s been less than 12 hours since she became one of the most powerful women in Europe. She will now be responsible for negotiations in the trade conflict with Donald Trump. She is at the head of an authority that can impose billions in penalties on U.S. tech giants and she must ensure that countries that are notorious for violating budget rules, like Italy, abide by the Stability and Growth Pact that governs Europe’s common currency, the euro.

A lot of things in Europe will likely depend on how von der Leyen and Angela Merkel perform under these conditions. Until her departure as defense minister, von der Leyen served as a member of Merkel’s cabinet. For a time, she was even considered as Merkel’s potential successor as chancellor. Her new role will now put her at eye level with the chancellor.

Von der Leyen is the first German to occupy the post in over 50 years. And she is taking over the top job in turbulent times. For now, the United Kingdom is still slated to leave the EU on Oct. 31. Coincidentally, von der Leyen will officially start her new position in Brussels the next day.

But the EU is also divided, as the very close result in her election showed: 383 of 747 members of parliament voted for her as their choice for the new European Commission president. That’s only nine more votes than she needed to get the job. Rarely has a commission head been elected by such a slim margin. On top of that, von der Leyen needed votes from representatives with Poland’s Law and Justice Party (PiS) to secure her win, which raises the question of reciprocation.

Building Bridges

Von der Leyen is promising that the EU will reboot the relationship with Eastern Europe. “We need to overcome this division,” she says.

The “Global 500” soars in a northeasterly direction. Shortly after takeoff, the flight attendant serves filter coffee and, for the outgoing minister, a small jug of warmed milk, as well as croissants and a baguette. She explains that it had been impossible to obtain any other bread this early in the morning. It is von der Leyen’s last journey with a German government aircraft.

A blue brochure, in German and English, lies in front of her. It says, “My Agenda for Europe.” In its 24 pages, she describes the kinds of policies she wants to pursue in Europe over the coming years. “This is my program,” she says, proud of what she has accomplished in about two weeks.

There are divisions in the EU between north and south, but particularly between east and west. Whether it’s on the refugee question, or the future agricultural budget — the key for solving problems often lies in Eastern Europe.

But if there is anyone in the old EU member states who can manage a reconciliation, it’s von der Leyen. As defense minister, she took a clear position against Russia, fought for higher military expenditures and made sure that the Bundeswehr had a presence in Poland and Lithuania. Now, she is trying to make use of the sympathies she earned in Eastern Europe.

She approaches the delicate issues related to some countries’ attacks on the constitutional state more quietly than her predecessor. She evades questions on her position about the pending rule of law proceedings against Poland and Hungary under Article 7 of the EU treaty, initiated in response to the countries’ efforts to undermine judicial independence and shackle independent media.

In recent days, that has also fueled great mistrust, especially in the European Parliament. The suspicion swept through the room that the candidate wanted to buy herself a majority on the right side of the center by taking a soft approach to Viktor Orbán and Jaroslaw Kaczynski. The fact that Merkel had called Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki and asked for the support of the PiS EU parliamentarians, didn’t remain secret for long either.

But as von der Leyen makes clear during the flight, when it comes to the constitutional state, Poland and Hungary can, in the best of cases, expect a mild tone, but not permissiveness. “It is out of the question,” she says. “The constitutional state is a fundamental principle of the EU. But in the past, many Eastern European countries have felt they been pushed too far into the corner. They felt: You just don’t want us.”

Von der Leyen wants the commission to regularly report on the state of the rule of law in each member country. “The examination of questions relating to rule of law needs to become more of a normality for us,” she says on the plane. “We are all constantly struggling to achieve that ideal.”

Many members of the European Parliament gave von der Leyen a standing ovation after the campaign speech she gave to them. The lawmakers are used to more spare rhetoric. Von der Leyen, however, made it clear with her speech where her ambitions lie. She didn’t present a collection of EU acronyms, instead saying things like, “Europe is like a long marriage. The love doesn’t grow after the first day, but it does get deeper.”

As is always the case with her, the sales pitch is right. Von der Leyen was born in Brussels and went to school there for several years. Her father, Ernst Albrecht, who later became the governor of the German state of Lower Saxony, worked for the commission. If one listens to von der Leyen, her nomination, this surprise coup by the leaders of the EU member states, seems like the only logical continuation of her career. “Brussels, this is like a homecoming for me,” she says.

A Vague Direction

Even though her speech was sprinkled with initiatives and plans, a “Green Deal” on climate protection and several pushes for greater equality for women, von der Leyen remains a blank page when it comes to European policy. Where does she want to lead the EU?

There is, for example, the question of whether the EU should move forward with the accession of new members. When she gets close to the answer, von der Leyen refers to her experience as defense minister. For 20 years, the Bundeswehr has been deployed to Kosovo, and in her job, Leyen cultivated contacts to the countries in the Western Balkans that the European Commission recently suggested could join the union starting in 2025.

But these plans have grown quiet since French President Emmanuel Macron made it clear that the accession of new countries wasn’t on his agenda. Von der Leyen, however, is in favor of making a concrete offer to countries like Albania and North Macedonia to join the EU. “We should keep our hands extended to these countries. We share the same continent, the same history, we are neighbors. If we slam the door on this region, we are only harming ourselves,” she says. “We should open negotiations for these countries to enter the EU as soon as the European Council decides that the criteria have been fulfilled.”

Angela Merkel has a similar view of the situation. The two get along, but the everyday demands of the EU might soon create stress in the relationship between the chancellor and the president of the European Commission. Merkel continues to enjoy considerable authority in Europe, but at the latest since the refugee crisis, her aura has weakened. The idea, long stubbornly pursued by Merkel, of distributing refugees in the event of a crisis across all EU member states, turned out to be a failure that cost Germany a lot of sympathy, especially in Eastern Europe.

Von der Leyen needs to deviate from Merkel’s line, which will be a delicate operation. “We need a fresh start on refugee policy,” she says. Together with current Belgian Prime Minister Charles Michel, who is the president-designate of the European Council, the powerful body representing EU leaders, she will soon start visiting EU capitals to canvas what is reasonable and what is doable. Once again, the key will be in Eastern Europe. “More officials for the border protection agency Frontex, more help for Africa, the distribution question — the instruments are all already on the table,” von der Leyen says. “Now we need to find majorities for them.”

That won’t be an easy task. The interests of not only the individual member states, but also the political camps, are too different. In the parliament, that could have cost von der Leyen the election by a hair. Her campaign speech became a balancing act. To get votes from the Greens and, especially, the Social Democrats, she promised a European unemployment benefit reinsurance scheme in the parliament, as well as more flexibility in terms of the rules of the Stability and Growth Pact — in other words, classic demands made by social democratic parties.

A Challenging Autumn

It was reminiscent of her earlier battle over parental benefits and daycare spots in Germany — von der Leyen’s speech was a good fit for her personally, but less of a good fit for her party. “We can’t just vacate our positions like this,” Markus Ferber, a member of the European Parliament’s Committee on Economic and Monetary Affairs and a lawmaker in the Christian Social Union (CSU), the Bavarian sister party of Merkel’s center-right Christian Democratic Union, complained behind closed doors. The vote was secret, so that nobody will be able to determine who didn’t want to give von der Leyen her job. But the number of dissenters in her own party was likely considerable.

Von der Leyen knows, of course, that she owes her job to the EU leaders, who surprisingly nominated her for the Commission presidency after over 50 hours of consultation. Ultimately, she was nominated unanimously (only Germany had to abstain because of the opposition of the Social Democrats). It’s a base of support she can build on.

Her slim majority in the parliament can also be traced back to a feat of strength by those EU leaders. Aside from Merkel, Pedro Sánchez from Spain and Antonio Costa of Portugal, called for members of parliament to vote for her.

As she must know herself, in the future, the challenge will be that of convincing a majority to support her plans on her own. That might already be crucial this autumn, when the parliament will intensely question von der Leyen’s commissioners during hearings. For some parliamentarians, it could be time for revenge.

If von der Leyen is worried during the flight, she doesn’t show it. Her excitement about the job seems to be drowning out any immediate concerns. It was only just recently that her job had involved grappling with unruly generals. Now, she is paying court to leaders all across Europe.

The plane descends toward Berlin’s Tegel Airport. Von der Leyen is now concerned with very practical questions.

Since the beginning of her ministerial career in Berlin almost 14 years ago, she has never had an apartment of her own in Berlin, and instead spends nights in a room in her ministry. She says she still works until late at night, and this way drivers and security personal don’t need to wait hours to accompany her to a hotel or an apartment.

Will people find a room in Berlaymont, the European Commission’s gigantic headquarters, where von der Leyen can sleep?

 

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von der Leyen. Dopo essere stata eletta si presenta come è: Realpolitik.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-23.

Olga di Kiev 001

Olga di Kiev, moglie del Gran Principe Igor. Grande donna, che fondò il Granducato sullo sterminio dei Drevljani. E fece più che bene. Temere le donne pratiche.


In campagna elettorale i politici promettono a destra e manca: poi si tirano i remi in barca. Anche Casanova irretiva le femmine con promesse mirabolanti, che poi dimenticava una volta gustato il fragile bonum.

Dismessi gli abiti del Marktschreier, Ursula von der Leyen evidenzia la prospettiva di una ragionevole Realpolitik, che tenga conto delle esigenze reali, ma anche dei grandi elettori e delle loro esigenze. In questo Frau Ursula si dimostra non solo politica, ma anche molto femminile: nei pregi e nei difetti.

Pacta servanda sunt, gli accordi sono stati fatti per essere rispettati: gli esclusi avranno ciò che loro spetta, ma nulla è loro dovuto. Ma ogni azione dovrebbe sempre essere ‘ragionevole‘.

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Mrs von der Leyen ha rilasciato una intervista a La Vanguardia dalla Spagna, La Stampa (Italia), Le Monde (Francia), Sueddeutsche Zeitung (Germania) e The Guardian (Regno Unito). Molto significativa la scelta delle testate.

«Von der Leyen was narrowly voted in by the European Parliament earlier this week, amid crucial support from MEPs in Poland’s ruling Law and Justice party»

*

«Countries who rejected non-European migrants or raised concern on rule of law, such as Poland, could expect more sympathy from the European Commission, its new president, Ursula von der Leyen, has indicated»

«Italy could also expect flexibility on budgets and the UK on its exit date, she said in an interview with five European newspapers on Friday (19 July)»

«EU countries such as Poland or Hungary, who have rebelled against migrant-sharing quotas with Greece and Italy, ought to be “listened to”, she said.»

«I put the case of Poland, with its argument that they have already welcomed 1.5m Ukrainians»

«But von der Leyen added, in a wink to Warsaw and Budapest, that “fair burden-sharing” could mean “perhaps each country in a differentiated aspect”»

«Poland and Hungary are also under an EU sanctions procedure for abuse of rule of law at home. …. But von der Leyen said “nobody’s perfect” and promised to take the heat out of the political clash.»

«We must all learn that full rule of law is always our goal, but nobody’s perfect,»

«In central and eastern European countries, many feel that they’re not fully accepted, and if we guide debates as sharply as we have done, it contributes to countries and peoples believing that they are being targeted as a whole»

«A new commission proposal, to do yearly rule of law reports on all 28 EU states, would “avoid giving the impression that part of Europe fundamentally regards the other critically,”»

«The incoming commission president also signalled a soft touch on EU fiscal limits in Italy, where two populist parties in power boosted welfare spending. …. Again, we have to take out the sharp emotions …. The stability and growth pact [EU fiscal limits] must be respected, but there is also a lot of flexibility in the framework that can be better exploited»

«We must do everything possible to have an orderly Brexit. If there were good reasons for a postponement, I am open to listening to them»

«Russia is our neighbour and will remain so. But the Kremlin does not forgive any weakness. That is the experience of the last years»

* * * * * * *

Interessante notare come il The Guardian riporti l’intervista. Ne proponiamo uno stralcio sui problemi di bottega.

«She indicated a more nuanced approach towards states such as Poland and Hungary, which have been brazenly challenging the EU consensus on issues such as migration, the rule of law and press freedom.

“I think we have to properly listen to the arguments. For example, the Poles make the justified point that they have taken in 1.5 million people from the Ukraine – a country that has for years been the site of a hybrid war in which people are still dying. We must not ignore that.

“Also, the member states who want to go ahead [with a refugee distribution scheme] are already in the process of finding solutions. But it remains the case that in different areas every member state needs the solidarity of the others. We need a fair sharing of the burden – maybe in different areas for different countries.”»

«Asked whether her dream had changed since then, she said: “It has become more mature and more realistic. In the European Union we have unity in diversity. That is something different to federalism. I think that is the right path.”»

Nota.

Quanti applicano il manuale Cencelli per valutare quanto abbia guadagnato l’Italia stanno compiendo un grossolano errore. Credere che sia vera la propaganda avversaria sembrerebbe essere un’idea fallace.

L’Italia ha già ottenuto fin troppo con l’aggrado al suo immane debito pubblico, ed era proprio questo l’oggetto delle trattative.

EU Observer. 2019-07-19. Von der Leyen signals soft touch on migrants, rule of law

Countries who rejected non-European migrants or raised concern on rule of law, such as Poland, could expect more sympathy from the European Commission, its new president, Ursula von der Leyen, has indicated.

Italy could also expect flexibility on budgets and the UK on its exit date, she said in an interview with five European newspapers on Friday (19 July).

But Russia ought to stay under EU sanctions and Turkey was drifting away from Europe, she added.

“The migration issue will be with us for decades,” von der Leyen told the five media, and EU countries such as Poland or Hungary, who have rebelled against migrant-sharing quotas with Greece and Italy, ought to be “listened to”, she said.

“I put the case of Poland, with its argument that they have already welcomed 1.5m Ukrainians. Ukraine is a country with a hybrid war, for years, in which people are still dying. We cannot ignore it,” she explained.

The EU “must reform Dublin”, she said, referring to European asylum laws, which oblige the first member state where an asylum seeker lands to take care of them.

But von der Leyen added, in a wink to Warsaw and Budapest, that “fair burden-sharing” could mean “perhaps each country in a differentiated aspect”.

Poland and Hungary are also under an EU sanctions procedure for abuse of rule of law at home.

But von der Leyen said “nobody’s perfect” and promised to take the heat out of the political clash.

“In central and eastern European countries, many feel that they’re not fully accepted, and if we guide debates as sharply as we have done, it contributes to countries and peoples believing that they are being targeted as a whole,” the German politician said.

“We must all learn that full rule of law is always our goal, but nobody’s perfect,” she added.

A new commission proposal, to do yearly rule of law reports on all 28 EU states, would “avoid giving the impression that part of Europe fundamentally regards the other critically,” she said.

Von der Leyen was narrowly voted in by the European Parliament earlier this week, amid crucial support from MEPs in Poland’s ruling Law and Justice party.

But she skirted a question on what that meant for her mandate.

The centre-right, liberals, and most of the centre-left also voted her, she said, adding: “What’s decisive for me is to have rallied a majority on the basis of a clearly pro-European speech and programme”.

Italy and Brexit

The incoming commission president also signalled a soft touch on EU fiscal limits in Italy, where two populist parties in power boosted welfare spending.

“Again, we have to take out the sharp emotions,” von der Leyen said.

“The stability and growth pact [EU fiscal limits] must be respected, but there is also a lot of flexibility in the framework that can be better exploited,” she added.

Britain could extend its 31 October Brexit deadline if it needed to gain a happy outcome, she said.

“We must do everything possible to have an orderly Brexit. If there were good reasons for a postponement, I am open to listening to them,” von der Leyen told the European newspapers.

But she took a more hawkish line on foreign policy, saying Russia ought to stay under EU sanctions over its invasion of Ukraine and that Turkey was moving “in the opposite direction” from Europe.

Russia

“Russia is our neighbour and will remain so. But the Kremlin does not forgive any weakness. That is the experience of the last years,” she said.

Asked if it made sense to go on with Turkey’s accession talks despite its anti-EU turn under president Recep Tayyip Erdogan, von der Leyen said EU negotiations were meant to make candidates “modernise and adapt to the EU, not the other way around”.

“At this moment I do not see any fact in Turkey that goes in this direction. The accession process is paralysed because Turkey is going in the opposite direction”, she said.

Von der Leyen spoke in Berlin to a consortium of European newspapers, including La Vanguardia from Spain, La Stampa (Italy), Le Monde (France), Sueddeutsche Zeitung (Germany), and The Guardian (UK).

She was even more hawkish on Russia in a separate interview with German newspaper Die Welt also on Friday.

“From a position of strength, we should stick to the Russia sanctions,” she said, in words that would also be music to Warsaw’s ears.

And she told German newspaper Bild that Germany’s plan to build a new gas pipeline to Russia, called Nord Stream 2, which Poland has opposed, created a “danger of over-dependence on Russian energy”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron. Benalla. Un processo insabbiato. Chi sa perché ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-22.

Macron Merkel Parigi

Quando dovremo spiegare ai figli dei nostri pronipoti tutte le sequele del processo Benallà, dovremo iniziare dicendo loro:

“Ma non lo hai studiato a scuola? Benalla era il braccio destro di quel presidente che fu poi decapitato in Place Vendôme per alto tradimento.

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Affaire Macron-Benalla: les enregistrements qui changent tout

«Macron, contrat russe, violences du 1er Mai… Une enquête de plusieurs mois de Mediapart, qui repose sur une dizaine de sources indépendantes et de nombreux documents inédits, dont des extraits sonores, jette une nouvelle lumière sur les dessous de l’affaire Benalla. Révélations. > Lire aussi les premières réactions politiques ici.

Une enquête de plusieurs mois de Mediapart, qui repose sur une dizaine de sources indépendantes et de nombreux documents inédits, dont des extraits sonores, jette une nouvelle lumière sur les dessous inavouables de l’affaire Macron-Benalla. ….»

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Enregistrements Benalla/Crase: «Cela ne peut que nous laisser pantois»

«Les dernières révélations de Mediapart dans l’affaire Macron-Benalla ont aussitôt suscité de vives réactions. L’opposition considère qu’elles mettent gravement en cause le président de la République. Seul Jean-Luc Mélenchon s’est distingué. LREM reste muet.

«Cela ne peut que nous laisser pantois.» L’expression du sénateur LR François Grosdidier résume à elle seule un sentiment largement partagé par les responsables politiques qui ont réagi jeudi aux dernières révélations de Mediapart dans l’affaire Macron-Benalla. ….»

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Benalla mette nei guai Macron, di nuovo

Parigi. “Ci sono così tante rivelazioni in questa nuova inchiesta di Mediapart che non si sa nemmeno da dove cominciare”, ha scritto Raphaël Bloch, giornalista del quotidiano Les Echos. E effettivamente nell’inchiesta pubblicata dal giornale online di Edwy Plenel, frutto di diversi mesi di lavoro, c’è una decina di testimonianze indipendenti, documenti inediti e soprattutto le registrazioni di alcune conversazioni tra Alexandre Benalla, ex collaboratore del presidente Macron, e l’ex gendarme stipendiato dalla République en marche (Lrem) Vincent Crase, entrambi accusati di aver picchiato violentemente alcuni manifestanti il 1° maggio 2018.

Ecco “le registrazioni che cambiano tutto”, scrive Mediapart. Iniziata nel mese di agosto, l’inchiesta permette di affermare tre cose: Benalla e Crase si sono incontrati di persona lo scorso 26 luglio, in violazione manifesta del controllo giudiziario che vietava loro ogni tipo di contatto; contrariamente a quanto ha dichiarato sotto giuramento davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, Benalla, quando lavorava ancora per conto dell’Eliseo, è stato coinvolto personalmente, anche nei montaggi finanziari, in un contratto per la fornitura di servizi di sicurezza con un oligarca russo vicino a Vladimir Putin, sospettato, tra le altre cose, di avere dei legami con la mafia locale; rivendicando il sostegno personale del capo dello stato sms alla mano, l’ex collaboratore di Macron ha mantenuto legami importanti con l’Eliseo per diversi mesi dopo essere stato messo sotto inchiesta per “violenze volontarie”.

Ma andiamo con ordine. Benalla e Crase, entrambi sotto inchiesta, non potrebbero incontrarsi in ragione del controllo giudiziario. Eppure soltanto quattro giorni dopo la loro “mise en examen”, ecco “Alexandre Benalla che corre da una parte all’altra di Parigi, esibisce fieramente le sue conversazioni con Emmanuel Macron e i suoi passaporti diplomatici, frequenta diversi ambienti, sia del mondo degli affari sia dell’universo politico; e attira l’attenzione discreta dei servizi segreti”, racconta Mediapart. L’incontro proibito è stato registrato, e Mediapart ha potuto identificare il nastro, nel quale si sente Benalla sghignazzare e vantarsi con toni da bullo della protezione del “patron”, e cioè del presidente della Repubblica. “E’ una cosa da pazzi, il ‘patron’, ieri sera, mi ha inviato un messaggio e mi ha detto: ‘Te li mangi in un sol boccone. Sei più forte di loro, è per questo motivo che ti avevo voluto accanto a me. Sono con Isma (Ismaël Emelien, consigliere speciale di Macron ndr), etc, aspettiamo Le Monde, etc.’”, racconta Benalla. Domanda di Crase: “Dunque il ‘patron’ ci sostiene?”. Risposta di Benalla: “Fa molto di più che sostenerci (…) E’ come impazzito (…) E ha detto così, mi ha detto: ‘Te li mangi in un sol boccone. Sei più forte di loro’. E’ incredibile”.

Contattato da Mediapart, l’Eliseo ha smentito l’esistenza di questo sms sbandierato dall’ex bodyguard.

Durante lo stesso incontro, Benalla si vanta con l’ex gendarme Crase di aver provocato la costituzione di due commissioni d’inchiesta parlamentare a soli 26 anni. “E’ una bella esperienza (…) A 26 anni, non ci sono molte persone che vivono…che provocano due commissioni d’inchiesta parlamentare, che bloccano il funzionamento del Parlamento”, dice Benalla. Crase, invece, appare meno scherzoso: “Ma ti fa ridere questa cosa?”. I due si mostrano in seguito un po’ più preoccupati in merito alle perquisizioni che verranno fatte nella sede di Lrem, al punto che Crase prende in considerazione l’idea di andare a “fare pulizia” negli uffici dove gli inquirenti avrebbero potuto trovare dettagli compromettenti. “Ci proverei anche ad andare questa notte, ma il problema è che ci sono i poliziotti davanti”, dice l’ex gendarme a Benalla. Crase, nella registrazione chiede nuovamente all’ex factotum della presidenza dell’Eliseo se ha il sostegno di Macron. Lui risponde serenamente di avere il sostegno “del presidente, di Madame (Brigitte Macron ndr) e di Ismaël (Emelien ndr), che mi consiglia sui media e compagnia varia”.

Sollecitato da Mediapart, il consigliere speciale dell’Eliseo ha preferito non esprimersi.

Infine, il giornale online di Edwy Plenel sostiene che Benalla “è personalmente implicato nel contratto” russo tra Iskander Makhmudov, oligarca che orbita nella galassia di Putin, e Mars, la società di Vincent Crase, per proteggere i beni immobiliari dell’uomo d’affari in Francia e della sua famiglia a Monaco. Benalla, davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, aveva negato tutto.

A fine dicembre, Mediapart aveva già rivelato che Crase, quando era ancora dipendente di Lrem, aveva ricevuto un bonifico di 294 mila euro nel quadro di questo affaire russo su cui la giustizia francese potrebbe presto rivolgere le sue attenzioni.

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Les affaires russes d’un gendarme au cœur du dossier Benalla

«Un oligarque proche de Vladimir Poutine, suspecté par plusieurs magistrats européens d’être lié à la mafia russe, a rémunéré la société de l’un des principaux protagonistes de l’affaire Benalla, le gendarme Vincent Crase. Un paiement de près de 300 000 euros a eu lieu au mois de juin 2018, à une date où le commandant Crase était encore salarié de La République en marche, au titre de responsable adjoint « sûreté et sécurité » du mouvement.

Un oligarque proche de Vladimir Poutine, suspecté par plusieurs magistrats européens d’être lié à la mafia russe, a rémunéré la société de sécurité de l’un des principaux protagonistes de l’affaire Benalla, le gendarme Vincent Crase, selon une enquête de Mediapart.»

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France’s ‘Benalla Affair’ – the scandal Macron can’t shake

Emmanuel Macron has spent much of the past four months battling to contain the threat from France’s “yellow vest” revolt. But another lingering problem may cast a longer shadow over his presidency: the Benalla Affair.

Named for Alexandre Benalla, a 27-year-old former Elysee security chief and Macron bodyguard, it has its roots in May last year when Benalla was caught on video beating a May Day protester. Nine months on, the affair continues to produce a drip-feed of leaks, parliamentary hearings and police inquiries that have kept it nipping at the heels of the presidency.

This week, questions in the Senate explored links between Benalla and a private security contract with a Russian billionaire. Benalla’s measured answers prompted France’s justice minister to warn that if he was found to have lied under oath, he could face up to five years in prison.

While there is no suggestion of wrongdoing by Macron, parliament’s probing of who knew what when, and why it wasn’t dealt with sooner, led Prime Minister Edouard Philippe on Tuesday to reiterate his commitment to transparency.

“Justice will do its work and if it is found that illegal acts were committed, sanctions will be handed down, I have no problem with that,” he told parliament. “My office will respond to all questions with complete transparency and with respect to the independence of the judiciary, I guarantee it.”

While Macron’s poll ratings were beginning to fall even before the Benalla case broke, the sense of the Elysee holding information back accelerated his slump, with his popularity falling to 21 percent. In a survey for BFM TV, 73 percent said the Benalla Affair had damaged Macron’s image.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo, Unione Europea

Europarlamento. L’arte di sapersi conquistare i nemici.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-22.

Razzismo 001

Il problema dovrebbe essere semplice, sempre che come tale lo si voglia vedere. Servirebbe anche un pochino di onestà intellettuale.

Una cosa è l’ingerenza della politica nella formulazione delle sentenze emesse dalle corti di giustizia ed una totalmente differente è il fatto che la politica nomini i giudici, come avviene, per esempio, negli Stati Uniti di America, in Francia ed in Germania, solo per fare alcuni esempi. Una cosa ancora differente è quando il potere giudiziario interferisce con quello politico.

Le sinistre europarlamentari fanno volutamente ed artatamente di tutt’erba un fascio, generando così confusione dalla quale rafforzare il proprio potere. Vogliono cercare di governare i paesi identitari sovranisti tramite il sistema giudiziario e la presenza sul loro territorio delle ngo. Non riuscendo ad avere una quota elettorale decente, usano questi sistemi.

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Polonia: l’Ue insiste nel pressing sullo stato di diritto

La Commissione europea ha compiuto il secondo passo in una procedura d’infrazione contro la Polonia, inviando un parere motivato sullo stato di diritto, e più in particolare, sul nuovo regime disciplinare per i giudici polacchi. Si legge in una nota dell’Esecutivo comunitario. Varsavia ha avuto due mesi per rispondere agli argomenti presentati dalla Commissione nella sua lettera di messa in mora. Ma a seguito di un’analisi approfondita della risposta delle autorità polacche, la Commissione ha concluso che “la risposta non allevia le preoccupazioni giuridiche”. Le autorità polacche ora hanno due mesi per adottare le misure necessarie per conformarsi al parere motivato inviato oggi. Se Varsavia non adotterà le misure appropriate, la Commissione può decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Ue. 

Il 3 aprile 2019, Bruxelles aveva avviato questa procedura d’infrazione sostenendo che il nuovo regime disciplinare mina l’indipendenza giudiziaria dei giudici polacchi e non assicura le necessarie garanzie per proteggere i giudici dal controllo della politica. Tra le altre cose – si legge nella nota della Commissione Ue – “la legge polacca permette che i giudici ordinari siano sottoposti a indagini disciplinari, procedure e sanzioni sulla base del contenuto delle loro decisioni giudiziarie. Inoltre, le nuove regole non garantiscono l’indipendenza e l’imparzialità della Camera disciplinare della Corte suprema, composta solo da giudici selezionati dal Consiglio nazionale per la magistratura, che è a sua volta nominato dal Parlamento polacco”.

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Si noti come l’ordinamento polacco sia simile a quello germanico.

«Corte Costituzionale Tedesca.

La nomina dei 16 giudici compete per metà al Bundestag (il parlamento federale) e per metà al Bundesrat (la camera che rappresenta i Länder). Il Bundestag designa i giudici di propria competenza attraverso un comitato di 12 grandi elettori, di cui fanno parte parlamentari eletti dalla medesima camera con metodo proporzionale, che delibera con la maggioranza dei due terzi dei voti. ….

La durata della carica è fissata a 12 anni, ma termina comunque al raggiungimento dell’età di 68 anni,»

Sia in Germania sia in Polonia la Corte Suprema è nominata dai politici eletti: ma per l’europarlamento ciò che va bene in Germania è antidemocratico in Polonia.

Il nodo è ben differente, ed in parte è stato già enucleato. Dobbiamo però aggiunge un’altra componente di non poco valore.

I liberal socialisti odiano di violento odio razziale polacchi ed ungheresi, rei di non essersi sottoposti ai loro voleri, di essersi ribellati al loro piano egemone: questi liberal socialisti nulla hanno da invidiare al nazionalsocialismo di infausta memoria.

Di oggi un nuovo sfregio: la ricusazione di Mrs Beata Szydlo perché polacca.

Non ci si stupisca poi se votando nel Consiglio Europeo Polonia ed Ungheria, assieme a molti altri stati, boccino sistematicamente quanto proposto dall’europarlamento. Per esempio, il bilancio ….

EP employment committee elects Slovak chairwoman

The members of the European Parliament’s employment committee elected Slovak MEP Lucia Duris Nicholsonova as chairwoman on Thursday. Nicholsonova was put forward by the European Conservatives and Reformists (ECR) group after their Beata Szydlo, former Polish PM, was twice rejected, leading to a spat where Szydlo’s PiS party initially refused to back Commission president candidate Ursula von der Leyen. Nicholsonova received 38 votes in favour and 14 against.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Senza categoria, Unione Europea

Salvini. Una dignitosa lettera a Mr Castaner.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-21.

Superbia 010

«L’Italia non è più il campo profughi di Bruxelles, Parigi, Berlino. E non è più disposta ad accogliere tutti gli immigrati in arrivo in Europa»

«Francia e Germania non possono decidere le politiche migratorie ignorando le richieste dei paesi più esposti come noi e Malta»

«Intendiamo farci rispettare …. L’ho spiegato a Helsinki e ora l’ho messo nero su bianco al mio omologo francese Castaner. L’Italia ha rialzato la testa»

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Il problema non risiede nei criteri di ripartizione dei migranti.

Il problema è che i flussi migratori illegali devono cessare, così come l’attività criminale delle ngo – ong – che praticano la tratta, dietro mandato dei governi di Parigi e di Berlino.

Ma sia Mr Castaner sia Herr Seehofer sono intrinsecamente dittatoriali e vorrebbero che tutti si inchinassero  ai loro voleri egemonici, volti a mantenersi tutti gli introiti illeciti che derivano dalla tratta dei migranti.

Parlano tanto di fascismo e nazionalsocialismo, ma loro sono il prototipo del comportamento nazionalsocialista: sono intrinsecamente nazionalsocialisti.

Non solo.

Reduci dalle brucianti sconfitte delle bocciature di Herr Weber prima, di Herr Timmermans dopo, hanno il dente avvelenato e schiumano rabbia impotente nei confronti di Mr Salvini e dell’Italia.

Occorrerebbe comprendere a fondo quanto e perché Castaner e Seehofer odino.

Nella loro smisurata superbia soffrono di deliri di onnipotenza, ma la loro volontà è arginata da quella degli altri: di qui l’odio. Odiano Italia e gli altri stati identitari sovranisti non tanto perché si oppongono, quanto perché li pongono drammaticamente di fronte alla realtà che la loro volontà non è onnipotente. Li odiano perché sono la testimonianza vivente dei limiti che essi hanno.

Questa è la base del loro razzismo viscerale, che ha una vena molto chiara di luciferino.

Superbia 011


Ansa. 2019-07-21. Salvini: ‘L’Italia non è il campo campo profughi Ue’

L’Italia “non è più il campo profughi di Bruxelles, Parigi, Berlino. E non è più disposta ad accogliere tutti gli immigrati in arrivo in Europa”. Lo dice il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini annunciando di aver inviato una lettera al collega francese Christophe Castaner nella quale ribadisce che Francia e Germania “non possono decidere le politiche migratorie ignorando le richieste dei paesi più esposti come noi e Malta”.

La lettera arriva alla vigilia della riunione convocata dal governo di Parigi, aperta a tutti i 28 paesi dell’Ue e alla quale parteciperà anche il commissario uscente alle migrazioni Dimitri Avramopoulos, per tentare di trovare una soluzione alla questione degli sbarchi. Un incontro al quale Salvini ha fatto già sapere che non avrebbe partecipato, inviando dei tecnici del Viminale. “Intendiamo farci rispettare – aggiunge il ministro dell’Interno – L’ho spiegato a Helsinki e ora l’ho messo nero su bianco al mio omologo francese Castaner. L’Italia ha rialzato la testa”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Sondaggi elettorali alla fine si sono alquanto stabilizzati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-21.

2019-07-21__Italia. Sondaggi__001

Nel leggere i risultati dei sondaggi elettorali si dovrebbe sempre tenere presente che essi soffrono di un errore stimabile attorno ai 2.5 punti percentuali. Il valore reale di una formazione quotata 30% si aggirerebbe di conseguenza tra un minimo di 27.5% ed un massimo di 32.5%.

Sotto questa chiave di lettura, i risultati dei sondaggi elettorali in Italia non evidenziano variazioni significative rispetto a quelli ottenuti nelle elezioni europee del 26 maggio.

A meno di eventi al momento imprevisti ed imprevedibili, la situazione sembrerebbe essersi consolidata.

* * *

Ragionando esclusivamente in termini numerici, che possono anche differire profondamente dai giudizi politici, potrebbero prospettarsi solo due alternative di governo.

Il governo Lega M5S avrebbe il 36.0% + 17.5% = 53.5%.

Il governo di centrodestra avrebbe il 36.0% + 8.0% + 5.5% = 49.5%.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Italia. Il lavoro nero varrebbe 209.8 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-21.

Banchieri__101

La principale causa del lavoro nero ed illegale è lo stato stesso, per quanto a prima vista ciò possa sembrare paradossale.

Ogniqualvolta che le imposizioni di legge diventano contrarie al comune buon senso, questo prevale e la gente si industria da sola, dimentica dei dettami legislativi.

Un esempio facilmente intuibile sarebbe il contrabbando di sigarette. Quando l’imposizione fiscale supera un valore di soglia diventa conveniente sobbarcarsi i costi del contrabbando: come risultato lo stato introita di meno, ma l’utente finale trova il prodotto cercato ad un prezzo conveniente ben più conveniente di quello ufficiale.

Similmente, quando il gravame burocratico diventa insostenibile quanto intollerabile, chi può offrire un qualche bene o servizio abbandona totalmente le procedure burocratiche e passa direttamente al nero.

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Demonizzare il lavoro nero significa demonizzare non il colpevole bensì la vittima, che agisce in tal modo per legittima difesa.

Lo stato è il grande nemico dell’impresa e del lavoro, realtà che soffoca per la sua ingordigia fiscale.

Questo è il motivo per cui talune forze dell’ordine sono percepite dalla gente comune come strumenti di oppressione.

«I lavoratori irregolari scendono a 3,7 milioni. Dalle false dichiarazioni 95,3 miliardi evasi»

Siamo chiari.

Senza l’economia sommersa il sistema economico italiano collasserebbe.


Il “nero” vale 209,8 miliardi, ma cala rispetto al Pil

I lavoratori irregolari scendono a 3,7 milioni. Dalle false dichiarazioni 95,3 miliardi evasi

Lotta all’evasione? C’è molto da fare. Nel 2016 economia sommersa italiana e attività illegali, che, insieme vengono definite “economia non osservata”, hanno generato 209 miliardi e 819 milioni di euro, come mostra il grafico in alto. È quanto scritto nell’ultimo rapporto sull’economia non osservata dell’Istat.

Quanto vale l’”economia non osservata”

Il dato dell’”economia non osservata” (economia sommersa più attività illegali) è in aumento rispetto all’anno precedente: nel 2015 la cifra era di 207,3 miliardi di euro passati a 209,8 nel 2016. Nonostante l’aumento di 2 miliardi e 468 milioni (+1,2%) l’incidenza sul Pil è in calo dello 0,2% rispetto al 2015, e dello 0,7%, rispetto al 2014. La diminuzione dell’incidenza sul Pil è dovuta alla crescita dell’economia italiana e ha riguardato l’economia sommersa italiana (somma di lavoro irregolare e sottodichiarazioni) che è passato dal 13,4% del 2014, al 12,8% del 2015 per attestarsi al 12,4% del 2016.

Vediamo i dati assoluti. Le attività illegali (istogramma azzurro) sono passate da un valore di 16 miliardi e 548 milioni del 2013 a 17 miliardi e 981 milioni di euro nel 2016 mentre i dati delle sottodichiarazioni (istogramma verde) e del lavoro irregolare (istogramma rosso nel grafico) sono diminuiti: nel primo caso si passa da 99,4 miliardi a 95,3 miliardi, mentre il lavoro irregolare è diminuito di ben 14 miliardi e 289 milioni.

Come è fatta l’economia sommersa italiana

Il grafico qui sotto mette a confronto le percentuali del 2015 e del 2016 della composizione della economia non osservata che, ripetiamo, è la somma di economia sommersa italiana ed attività illegali.

2019-07-18__Lavoro Nero 001

Le attività illegali aumentano dello 0,4%, mentre la fetta più grossa del nero è occupata dalla voce “sottodichiarazione”, cioè la dichiarazione falsa e/o sottostimata delle proprie prestazione professionali. Nel 2015 la sottodichiarazione incideva per il 44,9% e nel 2016 è aumentata al 45,5%. Diminuisce dello 0,1% il lavoro irregolare ma ricopre sempre la seconda fetta maggiore ben il 37,2% del totale dell’economia non osservata nel 2016. Truenumbers ha già raccontato la distribuzione regionale del lavoro nero regione per regione.

Dove manca la fattura

Il grafico qui sotto, mostra, invece, quanto incide l’economia sommersa italiana in ogni settore economico.

2019-07-18__Lavoro Nero 002

Come si vede, nel mondo dei servizi il nero incide per il 33,3%. Il commercio, la ristorazione e le attività di affitto, dove si ricorre spesso a mance per camerieri e concierge oppure ad accordi non contrattualizzati, soprattutto per gli alloggi, hanno un peso del 23,7%. Poco meno per l’edilizia e costruzioni dove vale il 22,7% mentre, nelle attività professionali, scientifiche, tecniche e amministrative hanno un peso del 18,2%; in questo caso si tratta principalmente di sottodichiarazione.

Quanto lavoro nero in Italia

Ma passiamo al lavoro nero vero e proprio, quello dove si viene sottopagati o non contrattualizzati. Avanti a tutti c’è la voce dei servizi alle persone: baby sitter, colf, badanti. Nonostante gli interventi tesi a incentivare la contrattualizzazione dei lavoratori (voucher e sgravi fiscali) in queste attività il nero vale ancora il 22,8% del totale. Segue l’agricoltura con il 16,4% e le costruzioni con il 10,8%.

C’è da dire che il numero di persone che lavorano in nero è calato, secondo l’Istat, a quota 3 milioni 701 mila lavoratori; erano 3 milioni 724 mila nel 2015. Tuttavia il dato è in aumento rispetto al 2013 quando erano 3 milioni 492 mila.

Aumenta il giro di droga (e delle sigarette)

Le attività illegali, invece, sono in costante aumento: il totale del “fatturato”, nel 2013 ammontava a 18,4 miliardi di euro, nel 2016 si è saliti a quota 19,9 miliardi.

La droga ricopre la porzione più grande: 15,3 miliardi. Stabile, invece, la prostituzione che, tra il 2013 e il 2016, il cui giro d’affari è calato dal 4,1% del 2015 al 4% del 2016. A sorpresa è, invece, in crescita il contrabbando di sigarette: 0,4% nel 2013, 0,5% nel 2014, 0,6% nel 2015 e nel 2016.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

von der Leyen, Polonia ed Ungheria e gli identitari sovranisti indispensabili..

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-21.

Volpe e maschera

«O quanta forma, sed cerebrum non habet!» Fedro.


Buona pratica politica sarebbe quella di meditare più su chi ha perso piuttosto su chi ha vinto.

Von der Leyen vote: Europe’s media welcome EU Commission choice

«Poland’s conservative Rzeszpospolita points out that all MEPs representing Poland’s ruling Law and Justice party (PiS) backed the former German defence minister. This, the paper says, gives Warsaw reasons to hope that “the new European Commission will not resume the ideological crusade, which [Dutch Socialist] Frans Timmermans ran”, and that “Brussels will abandon all its fantasies about the formation of a European army and the weakening of Nato”. ….

Many European papers point out that von der Leyen owes her victory to a batch of crucial votes garnered from the European Parliament’s Eurosceptic wing.

Libération says even though it was a secret ballot, it was clear she relied on the support of Italy’s Five Star Movement and Poland’s ruling PiS as they had said in advance they were supporting her.»


Per meglio potersi spiegare, riassumiamo per punti.

– Il Consiglio Europeo ha bocciato Herr Weber, lo Spitzenkandidat del partito popolare europeo;

– Quindi, il Consiglio Europeo ha bocciato Herr Timmermans, lo Spitzenkandidat del partito socialista europeo;

– Infine, il Consiglio Europeo ha bocciato la proposta di Frau Merkel di far fare una staffetta tra i due Spitzenkandidaten.

– Italia, paesi del Visegrad fino a concorrenza di undici stati sono stati i voti determinanti nel decretare la sconfitta dei partiti tradizionali e nel far convergere la scelta, la nomination, su Frau von der Leyen..

Ma ciò che conta è la sconfitta, prima alle elezioni con perdita di ottanta seggi e della maggioranza, poi nel Consiglio Europeo, subita dai partiti tradizionali, Ppe ed S&D. Sono loro i veri perdenti.

*

Nelle votazioni in sede di parlamento europeo, Frau Ursula von der Leyen è uscita con 383 voti, ossia con uno scarto di soli sette voti sugli elettori presenti in aula. Sono stati determinanti i voti dei parlamentari provenienti dal M5S, PiS e Fidesz, ossia di un nutrito gruppo di identitari sovranisti.

Ma anche in questa occasione importa vedere chi ha perso, ossia lo schieramento delle sinistre.

Che poi i media liberal socialisti neghino queste evidenze è affar loro: se si fossero comportati in modo diverso sarebbero ancora al potere: quindi, non lamentiamocene troppo.

«Poland and Hungary have both claimed their votes were crucial to the election of new EU Commission president Ursula von der Leyen, in the hope of getting benefits from the new executive»

«Poland’s ruling party, Law and Justice (PiS) has 26 MEPs, while Hungary’s Fidesz has 13»

«I am a cautious optimist. The president of the European commission gives hope for a new opening»

«Morawiecki said he told Merkel and von der Leyen about his “dissatisfaction with breaking EU norms and standards”, when Szydlo was not given the chair position even though parliamentary rules allow for PiS to get the post»

«Morawiecki said in a tweet – suggesting Poland’s support for von der Leyen should also translate over to the negotiations over the EU’s long-term budget.»

«Poland and Hungary both have ongoing rule of law procedures against them, and had clashed with the commission led by outgoing president Jean-Claude Juncker over judicial independence and backlisting on democratic norms»

«Hungary’s government also suggested Budapest was looking to cash in on their votes from von der Leyen»

«In curbing migration, the new European commission president will also have to play a leading role in establishing stronger European borders and developing a culture where the states that undertake vast border protection efforts are rewarded rather than punished»

«Ursula von der Leyen prevailed by only a thin margin, one that she wouldn’t have had without the support of Fidesz-KDNP and, of course, prime minister Viktor Orban»

«But Hungary’s ongoing support is not unconditional: we have definite expectations of the new EC president and we will look out for the interests of the Hungarian people every step of the way»

«Poland is eyeing for the energy portfolio in the commission, while Hungary is reportedly bidding for the enlargement profile»

«the Polish and Italian PM both supported von der Leyen in the European Council, so their parties had an obligation to enforce the decision of their leaders»

* * * * * * *

Riassumiamo.

Gli equilibri nell’Unione Europea sono mutati, ed anche di molto. I liberal socialisti occupano ancora posti di potere, ma non più quelli strategici.

Ovviamente, nulla trapela degli accordi intercorsi, e nulla vieta il pensare che potrebbero anche non essere mantenuti.

Tuttavia il Consiglio Europeo deve prendere decisioni alla unanimità, ed a quel punto Italia, Polonia ed Ungheria potrebbero far valere la loro cruciale importanza.


EU Observer. 2019-07-18. PiS & Fidesz claim credit for von der Leyen victory

Poland and Hungary have both claimed their votes were crucial to the election of new EU Commission president Ursula von der Leyen, in the hope of getting benefits from the new executive.

Poland’s prime minister Mateusz Morawiecki told reporters on Tuesday (16 July) evening von der Leyen was a compromise candidate.

“I am a cautious optimist. The president of the European commission gives hope for a new opening,” he said, a few hours after the German was approved by a wafer-thin margin of nine MEPs on Tuesday evening.

The female conservative politician was backed by 383 members of the European Parliament, in a secret ballot, with 327 against and 22 abstentions.

Poland’s ruling party, Law and Justice (PiS) has 26 MEPs, while Hungary’s Fidesz has 13.

Conservative PiS performed a U-turn after initially refusing to support von der Leyen, after their MEP, former prime minister Beata Szydlo was voted down as chair of the employment committee of the parliament – by liberal and socialist MEPs.

The PiS, however, blamed the centre-right European People’s Party (EPP), from where von der Leyen hails.

Germany’s Christian Democratic party (CDU) secretary-general Paul Ziemiak met on Sunday in Warsaw with PiS party leader Jaroslaw Kaczynski, and then Morawiecki and German chancellor Angela Merkel had a phone conversation on Tuesday.

Morawiecki said he told Merkel and von der Leyen about his “dissatisfaction with breaking EU norms and standards”, when Szydlo was not given the chair position even though parliamentary rules allow for PiS to get the post.

‘Say thanks’

He said PiS MEPs votes had been “decisive” for von der Leyen.

“You can say that thanks to us, there is no chaos, because the whole puzzle regarding top positions would be crumbling. We have turned out to be those who have kept up the stability,” MEP Ryszard Legutko told the Polish news agency.

PiS politicians expressed their hope that Poland would get a strong portfolio in the next commission in exchange for their votes.

“We showed our effectiveness and the fact that we are in favour of a Europe of normality,” Morawiecki said in a tweet – suggesting Poland’s support for von der Leyen should also translate over to the negotiations over the EU’s long-term budget.

The Polish PM added that with the new commission chief, Poland could come to a common position on security, energy and climate issues.

Poland and Hungary both have ongoing rule of law procedures against them, and had clashed with the commission led by outgoing president Jean-Claude Juncker over judicial independence and backlisting on democratic norms.

Hungary’s government also suggested Budapest was looking to cash in on their votes from von der Leyen.

“In curbing migration, the new European commission president will also have to play a leading role in establishing stronger European borders and developing a culture where the states that undertake vast border protection efforts are rewarded rather than punished,” Hungarian state secretary Zoltan Kovacs wrote in a blog post on Wednesday.

‘Not unconditional’

“Ursula von der Leyen prevailed by only a thin margin, one that she wouldn’t have had without the support of Fidesz-KDNP and, of course, prime minister Viktor Orban,” he added, referring to the ruling government coalition.

“But Hungary’s ongoing support is not unconditional: we have definite expectations of the new EC president and we will look out for the interests of the Hungarian people every step of the way,” Kovacs wrote.

Poland is eyeing for the energy portfolio in the commission, while Hungary is reportedly bidding for the enlargement profile, something it fought for five years ago as well.

Milan Nic, a senior fellow at the German Council on Foreign Relations, told EUobserver that most of the boasting by Warsaw and Budapest is for the domestic audience.

He pointed out that the Polish and Italian PM both supported von der Leyen in the European Council, so their parties had an obligation to enforce the decision of their leaders.

Nic said von der Leyen could offer portfolios to Warsaw, but Poland should not expect the new commission chief to be backing down on rule of law issues.

Von der Leyen will be under the “highest scrutiny from the very beginning” on rule of law, precisely because of the strong opposition from Poland and Hungary to Dutch lead candidate and commission vice president Frans Timmermans for the top job.

Daniel Hegedus, a fellow with the German Marshall Fund told EUobserver that Poland and Hungary should not expect special treatment, as von der Leyen’s victory was not only down to those two countries.

“I would not expect short term gestures towards Warsaw and Budapest, the EU budget negotiations and commission portfolios would be priority for these countries, but could not expect an easing of pressure on rule of law from von der Leyen,” he added.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia e Germania ci perseguitano. Bene. Non compriamo più i loro prodotti.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-20.

NO GRAZIE

Da quando c’è l’Unione Europea i francesi ed i tedeschi ci hanno trattato da paria, da esseri inferiori a quali dover fare sempre una lezione saccente.

Se sicuramente noi italiani abbiamo delle pecche, e siamo i primi a vederle, la loro aria saccente sta diventando sempre più fastidiosa.

Irrita la loro proterva superbia, il loro considerarsi quali la succursale del Padreterno. Sconcerta l’odio livoroso con il quale ci trattano, quasi fossimo noi la causa del loro sfacelo elettorale, sociale ed economico.

Non sono infallibili, e sbagliano spesso e volentieri. Non sono i Rasputin dell’Unione Europea

Mr Macron potrebbe ben pensare a Mr Benalla, ai Gilets Jaunes, ed adesso a quelli neri. Alle ultime elezioni ha fatto anche un bagno colossale, superato da RN della Le Pen.

Frau Merkel e succedanei ha preso una Cdu al 45% e la ha ridotta al 22% – 25%.

I loro candidati alla Presidenza della Commissione dell’Unione Europea sono stati trombati come scimmie catarrine. E sono stati trombati dai polacchi e dagli ungheresi, ai quali si sono unite festanti undici nazioni diverse. I cenciosi lebbrosi li hanno sgominati.

*

Ma chi mai si credono di essere?

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Orbene.

Già da tempo con un gruppo di amici e conoscenti ci siamo riuniti in una comunità virtuale, che ha messo al bando i prodotti francesi e tedeschi.

Non troviamo nessun motivo ragionevole che ci induca a sostenere i sistemi economici di governi così intrinsecamente razzisti, che ci appellano come ‘lebbrosi’.

Nessuno nega che lo champagne sia ottimo vino, ma è francese e quindi non lo consumiamo più. Quelle bottiglie possono giacere a piacere sui pianali.

Non acquistiamo più i formaggi francesi, taluni anche veramente palatabili: pigliamo quelli italiani che non son certo da meno.

Stessa identica cosa per tutti le merci tedesche, dai cacciaviti alle automobili.

Lidl o Carrefour? No grazie: andiamo solo dai supermercati italiani e lì acquistiamo solo merci made in Italy, e fatte con roba italiana.

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Siamo perfettamente consci di essere ancora troppo pochi per far sentire la nostra presenza, ma ci consola che il nostro numero stia aumentando giorno dopo giorno.

Amici miei!

Non concorriamo ad ingrassare i nostri persecutori!!

Nota.

Per correttezza, abbiamo prima avvisato il formaggiaio della nostra zona, che ha bloccato per tempo gli acquisti dalla Francia. Adesso nessuno gli chiede più roba francese, ed i rappresentanti sono al limite della disperazione.