Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Stanno cucinando ribollita e stracotto, more latino.

Giuseppe Sandro Mela.

2047-11-24.

Ribollita 001

«La Ribollita è un piatto che deriva dalla tipica zuppa di pane raffermo e verdure che si prepara tradizionalmente in alcune zone della Toscana, in particolare nella Piana di Pisa, nella zona di Firenze e Arezzo. È un tipico piatto “povero” di origine contadina, il cui nome deriva dal fatto che un tempo le contadine ne cucinavano una gran quantità (soprattutto il venerdì, essendo piatto magro) e quindi veniva “ribollito” in padella nei giorni successivi, da qui che prende il nome di ribollita, perché la vera zuppa si riscalda due volte, altrimenti sarebbe una banalissima zuppa di pane e verdure (da non confondersi dunque con la minestra di pane).

Come tutte le altre minestre di verdura anche la ribollita diventa sempre più gustosa ogni volta che viene “ribollita” sul fuoco.» [Fonte]

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«Lo stracotto alla piacentina (stracòt) è un piatto tipico della cucina della provincia di Piacenza inserito nell’Albo dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani.

Si tratta di una preparazione a base di carne di manzo cotta prolungatamente in un sugo a base di passata di pomodoro, aromi vari e vino. La sua grande diffusione, specie nei decenni scorsi, era dovuto al fatto che con la carne dello stracotto si preparava il ripieno degli anolini.

Le parti del manzo più indicate per lo stracotto alla piacentina sono il girello (conosciuto anche come magatello) e il bordone di coscia (noce). La carne verrà fatta rosolare per cinque o sei ore a fuoco lento in una casseruola nella quale saranno stati messi un pezzo di burro, cipolla, lardo o in alternativa pancetta piacentina tritata, passata di pomodoro e vino rosso o bianco da aggiungere durante la fase di cottura. Inoltre, prima della cottura, è possibile fare marinare la carne per lunghe ore con rosmarino, cipolla, salvia, prezzemolo, aglio e vino. Il piatto si serve a fette, eventualmente accompagnato da polenta o puré di patate.» [Fonte]

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In Germania stanno cercando di cucinare ribollita e stracotto.

Si prenda un grosso pentolone e vi si caccino dentro Frau Merkel, tutti i seguaci della Cdu e gli adepti della Csu. Sobbollire a fuoco lento, girando con delicatezza. Con la schiumarola asportare i residui liberal: immigrazione illegale e selvaggia, sogno di Großdeutsche Reich, ‘clima’, energie alternative, società di lgbt, e così via.

A metà cottura aggiungere un passato di Spd: non rimuover Herr Martin Schulz, altrimenti mancherebbe quel ché di pepato che conferisce il giusto sapore.

Alzare il fuoco e, sempre con la schiumarola, rimuovere dapprima i resti fusi dei sindacati ed infine buttar via la Bundesverfassungsgericht, che se lasciata sarebbe davvero tossica.

A tre quarti di cottura aggiungere il sale nella forma del contributo volontario della Bundesverband der Deutschen Industrie.

Il livello del fuoco, la velocità di agitazione ed il maneggio della schiumarola siano sempre regolati tenendo ben presente i premurosi consigli che sussurrano all’orecchio di Herr Frank-Walter Steinmeier quei bravi amici dei tedeschi che sono Mr Trump, Mr Putin e Mr Xi.

Per il Santo Natale avremo in tavola una nuova Große Koalition.

Non avrà il gusto e l’aspetto di quelle fatte in passato, ma l’Ecb ve la farà mangiare obtorto collo, mentre sarete commensali di Mr Orban e di Mr Kaczyński, gente che adora la scrofa al forno.


Reuters. 2017-11-24. Germany’s SPD says open to coalition talks with other parties

BERLIN (Reuters) – Germany’s Social Democrats (SPD) are ready to hold talks with other parties on breaking political deadlock created by Chancellor Angela Merkel’s failure to form a coalition government, a senior member of the center-left party said.

The decision by the SPD, which had said it would go into opposition after suffering its worst result of the postwar period in a September election, makes it less likely that a new election will be necessary with all its potential disruption for Europe’s economic and political powerhouse.

“The SPD will not say no to discussions,” SPD General Secretary Hubertus Heil told reporters on Friday after hours of discussion among SPD leaders.

Heil did not say with which parties the Social Democrats would negotiate, nor whether they aim to be in a governing coalition or simply provide parliamentary support to a minority government led by Merkel.

The SPD has been under growing pressure to drop their opposition to a renewed “grand coalition” with Merkel’s Christian Democrats (CDU) and their Christian Social Union (CSU) Bavarian allies after September’s election.

The SPD have governed in coalition under Merkel since 2013. But party leader Martin Schulz said the party must heed the will of voters by going into opposition.

Merkel is facing the biggest political crisis of her career since efforts to forge a three-way coalition with the pro-business Free Democrats (FDP) and ecologist Greens collapsed last weekend. That has raised worries across Europe of prolonged uncertainty in the world’s fourth biggest economy.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ma non era Frau Merkel che diceva che avrebbe riformato l’Europa?

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-24.

Merkel Femmina 001

Adesso si è mosso il capo dello stato federale per esortare la Spd a fare un qualche governo con Frau Merkel, tenendola magari come donna delle pulizie.

Ma solo 30 deputati socialdemocratici su 153 sarebbero di accordo.

Gli altri vogliono più la testa di Frau Merkel che la stabilità nazionale, vide infra.

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German Social Democrats face pressure over coalition talks

«The long process of forming a government is weakening Germany’s influence in Brussels»

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«Germany’s Social Democrats (SPD) faced pressure on Wednesday to consider offering coalition talks to Chancellor Angela Merkel’s conservatives to settle the worst political crisis in modern German history»

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«A new poll released Wednesday showed that half of Germans favor a new election, while a fifth support a minority government.»

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«Only 18 percent want a renewal of the SPD-conservative coalition that ruled the past four years»

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«Joe Kaeser, chief executive of Siemens, told Die Welt newspaper that he hoped new elections could be avoided since the results would likely be little changed from Sept. 24. »

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Ben diversi i titoli dei media nel 2006. È femmina!! È femmina!!

«è la prima donna della storia della Germania ad occupare questa carica» [Repubblica]

Ma anche i media del 2016 non scherzavano affatto. È femmina!! È femmina!!

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Ecco perché la leadership femminile in politica non deve avere sensi di colpa

«Merkel, Clinton e May non si accontentano di quote rosa in governi e partiti egemonizzati da maschi.

Le tre così diverse, così per lontane per cultura, biografie personali, hanno però molto in comune: autorevolezza, competenza, il profilo da sgobbone, ma soprattutto non hanno complessi di inferiorità nei confronti del potere maschile. Sono così lontane cioè dall’archetipo materno, accomodante, che invece va per la maggiore fra le esponenti politiche italiane tutte impegnate a rivendicare una differenza femminile che suona come una trappola orchestrata ad hoc dai maschi per relegare le donne nei ministeri della Salute o delle Pari Opportunità. Clinton, May, Merkel, invece, vogliono il potere e lo vogliono tutto, al pari dei loro colleghi maschi. Come il personaggio iconico di Claire Underwood in House of Cards, non hanno sensi di colpa nei confronti degli uomini che le circondano – siano essi avversari, colleghi di partito, mariti o capi politici. Per questa ragione sono criticate e odiate. La Clinton, per esempio, è antipatica a molti perché non è rimasta nell’ombra del marito e ha sempre posto le sue ambizioni al pari di quelle di Bill.

Ecco perché le elezioni americane attuali sono una partita interessantissima. Hillary contro Trump non è solamente una sfida politica ma ha anche un piano simbolico affascinante. Perché se da un lato c’è Trump, con tutto quello che rappresenta in termini di ambizione, brama di potere e aggressività, dall’altro c’è la Clinton che non è certo una che passa di lì per caso. Anzi. Hillary è una spietata macchina da guerra, vuole la presidenza, ed è disposta a tutto per vincerla come il suo avversario maschio. In questo senso, la sfida della Clinton, oggi, è la sfida di tutte le donne del mondo che sono stanche di aspettare timidamente il proprio turno facendosi bastare le briciole lasciate dai maschi. E se questo significa passare per stronze, pazienza. Come scrive in un articolo per Pagina99 Paola Tavella, giornalista e femminista, per vincere bisogna saper essere delle grandissime stronze. “Occorre liberarsi cioè dei sensi di colpa, seppellendo una volta per tutte – scrive Tavella – l’oltraggiosa pretesa che le donne debbano comunque dimostrarsi migliori degli uomini“.

Angela Merkel, per esempio, non ha esitato a far fuori il suo padre politico, un signore che di nome fa Helmut Kohl, quando fu travolto dagli scandali; …. Un alto dato interessante è che Merkel, Clinton e May hanno costruito leadership inclusive costruendo alleanze con altre donne, promuovendo il talento femminile delle colleghe, soprattutto delle giovani»

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«la leadership femminile – come qualsiasi altra leadership – non cade dall’alto, non nasce nel rivendicazionismo, ma va costruita cinicamente, senza sensi di colpa.»

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Ma adesso, che fine hanno fatte codeste tre femmine?

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Poi, nessuno si stupisca che il mondo stia diventando misogeno e liberal e socialisti non trovano più un passero che li voti. È peggio il ridicolo che l’odio.

Pubblicato in: Unione Europea, Devoluzione socialismo

Italia. PD al 23.4%. – Ixè

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-23.

2017-11-23__Ixè__001

L’Istituto Ixè ha rilasciato le ultime previsioni elettorali per l’Italia.

2017-11-23__Ixè__002

Il partito democratico, che nelle elezioni europee del 2014 aveva conseguito il 40.8% sarebbe attestato al 23.4%, in regresso anche sulla proiezione raccolta il 2017-07-21: 27.5%.

Il Movimento 5 Stelle sarebbe il partito di maggioranza relativa con il 28.0%.

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Si proporrebbe quindi un quadro di sostanziale ingovernabilità, come peraltro nella maggior parte dei paesi europei.

Germania. Affonda a passo dell’oca. Cdu 29.2%, Spd 19.5%, AfD 13.6%.

Se queste proiezioni fossero suffragate da risultati elettorali, risulterebbe difficilmente governabile anche il parlamento Europeo, le cui elezioni si dovrebbero tenere nella primavera del 2019. Ne emergerebbe un blocco ‘conservatore’ ed uno ‘populista’, con i socialisti ridotti a meno di una trentina di deputati.

Pubblicato in: Unione Europea, Devoluzione socialismo

Germania. Affonda a passo dell’oca. Cdu 29.2%, Spd 19.5%, AfD 13.6%.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-23.

2017-11-23__Germania__001

«Se non ci arrivate da soli, è inutile che ve lo spieghi»


Forsa, Insa e Civey, società specializzate nelle prospezioni elettorali in Germania, sono concordi: se si dovesse tornare alle urne Cdu ed Spd sarebbero bastonate a morte. AfD trionferebbe.

Si noti anche come l’ultimo sondaggio sia stato eseguito su di un campione di 5,044 persone: cinque volte tanto la norma, per essere davvero sicuri dei risultati.

Adesso dovrebbe essere chiaro a cosa siano servite le dimostrazioni del lunedì che da due anni Pegida aveva fatto a Dresden, così come l’importanza della funzione svolta da Alternative für Deutschland. Hanno rotto gli equilibri.

Non sarebbe nemmeno più possibile una Große Koalition.

Sarebbe la prova evidente del fallimento della Weltanschauung della Bundeskanzlerin Frau Merkel, di lei e della sua “scala valoriale” alla quale gli elettori non concedono il proprio voto.

Eppure Frau Merkel nulla aveva negato ai sostenitori del ‘clima‘, delle energie alternative, per non parlare della lgbt e dei sodomiti: nulla per Frau Merkel fu considerato troppo degenerato per non essere ammesso alla dignità di legge federale.

Crollata la Germania nella ingovernabilità, l’Unione Europea conta più ben poco: quasi nulla.

E per buona sorte mica che si dimetta. Deve portare a termine il suo compito di distruggere la Germania.

Si deve proprio essere grati a Frau Merkel, Herr Schulz, ed ai media liberal socialisti ideologici, quali il Deutsche Welle e lo Spiegel: nessuno meglio di loro avrebbe potuto assassinare le ideologie che professavano con maggiore accuratezza e puntigliosità.

Mai fermare quanti vogliano suicidarsi. Se poi siano liberal e socialisti, allora aiutiamoli.

Nota.

Avete notato?

Nessuno più si sogna di dire che è tutta colpa di Mr Putin. Ma dove sono finiti quei liberal e quei socialisti di una volta?


Handelsblatt. 2017-11-23. New Election

The AfD would likely be the biggest winner in new elections while the traditionally strongest parties would lose yet more votes.

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Germany’s political parties have unanimously said they don’t fear new elections if they are unable to form a government. But at least one poll as well as experts say the country’s smaller parties would win the most if voters are asked back to the ballot box – most likely in April – at the expense of the country’s two biggest parties, which are already against the ropes after record-low showings in September’s election.

An opinion poll following Sunday’s collapse showed the pro-business Free Democrats (FDP) up 1.7 points at 13.2 percent while Chancellor Angela Merkel’s Christian Democrats (CDU) and the left-leaning Social Democrats (SPD) both suffered losses. The survey was conducted by the Civey polling institute for news website Spiegel Online. “Voters are disappointed in all the parties and blame all of them for the failure,” said Manfred Güllner, head of the Forsa research institute, in a Handelsblatt interview.

Talks for a four-way coalition government were called off Sunday by the FDP’s Christian Lindner. Some in Berlin have been speculating that the youthful, sly FDP leader wanted the talks to fail all along and is playing a long game, plotting to force out Ms. Merkel so that he can pursue a more radical reform agenda with a reformed, more business-oriented CDU.

Has the FDP, which has so often in Germany’s post-war history faithfully served as junior coalition partner to the larger parties, mutated from kingmaker to queenslayer? Despite the poll results, that could backfire for the party. “Because their voters – the classic mid-sized business owners, craftsmen, small companies – had hoped that their interests would be more strongly integrated in government policies with the liberals in the government,” Mr. Güllner said.

Perhaps the biggest winner of new elections would be the Alternative for Germany party, or AfD. Election experts say the party’s passionate voters are the most likely to return to the ballot while less engaged voters from other parties stay at home – that would boost their standing and representation in the Bundestag. A party at the other end of the political spectrum, the Greens, also stands to profit from new elections.  “They would probably gain. That’s because they behaved as they did during the campaign. Voters would honor that,” Mr. Güllner said.

At the moment, the biggest question mark hangs over the SPD, which could suffer further losses after garnering just 20.5 percent of the vote on September 24. The dismal result, its worst since World War II, prompted it to declare that it would go into opposition and regroup after serving four years as junior partner in Chancellor Merkel’s coalition.

Joining “Mutti” Merkel in government has been a poisoned chalice for the Social Democrats, who have served in two so-called “grand coalitions” under her, from 2005 to 2009 and from 2013 until now. They have subsequently tanked in general elections because she stole sole credit for the government’s work. She shifted her CDU leftwards, signing up to welfare increases and taking positions that used to be strictly SPD territory.

« We’re not Ms. Merkel’s spare wheel»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca, Stati Uniti

Usa. Tramonto dell’Occidente. Il caso della prof.ssa Gutierrez.

Giuseppe Sandro Mela.
2017-11-22.

Einstein 003

Di questi tempi corre un serrato dibattito su di un problema che tale proprio non dovrebbe essere, ma in ogni epoca c’è sempre un qualcosa alla moda che richiama i quesiti sul sesso degli angeli.

La qualcosa non darebbe poi un grande fastidio e non fosse utilizzata per richiamare fiumi di denaro pubblico, che in nome di una qualche “giustizia” si riversano su eletti ed illuminati che partecipano al dibattito.

Non solo.

In tutte le università occidentali, quelle cinesi, russe ed indiane ne sono immuni, sono invalse le ‘quote rosa‘ anche per la matematica. Newton, Gauss, Rieman e Poincaré sarebbero stati bocciati in un concorso in cui si fosse presentata con loro una femmina. Ma l’essere femmina non costituisce patente certa di brillanti doti matematiche.

Cercheremo di inquadrare adesso il problema, senza utilizzare la terminologia esoterica che lo rende alieno alla gente comune.

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Why are there so few female maths professors in UK universities?

«Here’s an easy sum: if 94% of maths professors in British universities are men, what percentage are women?

No need to crack Fermat’s last theorem for that one: the correct answer is indeed 6% — a depressing figure just revealed in the first gender survey of UK mathematics departments. The study, commissioned by the Women in Mathematics Committee of the prestigious London Mathematical Society, has exposed the dispiriting truth that no numerical sleight of hand can disguise: maths boasts one of the most skewed gender balances of any university subject.

Things start off relatively positively: girls make up 40% of A-level maths students (though fewer take further maths), and the proportion studying for a first degree in maths is even a little higher, at 42%. But the subsequent trajectory runs broadly downhill, with numbers falling away to just 29% of female researchers, 19% at doctorate level, and the 6% handful who bag a professorship.»

*

Presso la London Mathematical Society  è istituito il Women in Mathematics Committee, con dotazione milionaria. Lo stesso dicasi per ogni qualsivoglia università occidentale: stranamente comitati del genere sono inesistenti in paesi come Cina, India, Russia.

Il dato di fatto consiste nella scarsa attrattiva che provano le femmine nei confronti della matematica e nella grande difficoltà che provano a comprenderla.

Situazione questa che angustia qualsiasi liberal benpensante e fa arrovellare l’intelletto delle femministe, alla ricerca della quadra.

Torniamo a ripetere: il problema non esisterebbe se non esistessero fiumi di denaro investiti nel settore.

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Cerchiamo adesso di dare una qualche definizione dei termini usati.

Ci scusiamo con i Lettori se per qualche decina di righe li riportiamo ai ricordi di prima media, ma talora il tempo logora i ricordi.

Per quanto possa sembrare strano, quasi nessuno si è mai posto il problema di cosa sia la matematica.

Con il termine ‘matematica‘ indichiamo la scienza basata sulla dimostrazione incontrovertibile ed inoppugnabile.

La matematica altro non sarebbe che la pura e semplice applicazione della logica.

La matematica si fonda su di un corpo di definizioni, le più rigorose ed inequivocabili possibili, della terminologia usata. Per quanto possa sembrare strano, disporre di corrette definizioni è tutt’altro che intuitivo.

Dopo le definizioni si pongono i postulati, principi indimostrati la cui validità si ammette a priori per evidenza o convenzione allo scopo di fornire la spiegazione di determinati fatti o di costruire una teoria.

Anche ai giorni odierni il termine ‘assioma‘ è considerato essere sinonimo di ‘postulato‘, questo ultimo sarebbe più propriamente appannaggio della geometria, mentre ‘assioma‘ indicherebbe una qualsiasi proprietà non dimostrata che riguarda tutte le discipline scientifiche.

Si noti come definizioni e postulati possano essere ragionevolmente considerati essere logicamente equivalenti.

Sia le definizioni sia postulati sono arbitrari. Vedremo poi che lo sono entro margini oltremodo ristretti.

Date le definizioni ed i postulati il ragionamento che possa essere svolto su di essi utilizzando la logica non contraddittoria prende nome di matematica: ogni particolare risultato dedotto da definizioni e postulati prende nome di teorema, che si basa appunto sulla sua incontrovertibile dimostrazione.

La dimostrazione è vera, robusta, se rispetta in ogni suo passaggio il principio di non contraddizione.

Il principio di non-contraddizione afferma la falsità di ogni proposizione implicante che una certa proposizione A e la sua negazione, cioè la proposizione non-A, siano entrambe vere allo stesso tempo e nello stesso modo.

Una cosa è oppure non è. In altri termini, si enuncia il principio di identità.

Un sistema logico dove siano valide le comuni regole di inferenza e dove sia anche presente una contraddizione, ossia sia ‘vera‘ (completamente vera) una affermazione e anche la sua negazione, è privo di logica, di struttura e di informazione, poiché tutte le affermazioni sono vere (comprese le loro negazioni). E quindi non può essere interessante poiché non comunica informazione. In altre parole, è ‘falso’.

Quanto detto conduce inevitabilmente ad una constatazione di dato di fatto.

La matematica, essendo dimostrazione, è per sua natura astratta.

Ricordiamo come per ‘astrazione‘ si definisca quel processo mentale mediante il quale una cosa viene isolata da altre con cui si trova in rapporto, per considerarla come specifico oggetto di indagine.

Nota. Il problema è decisamente molto più complesso: in questa sede quanto esposto sembrerebbe essere sufficiente.

Da quanto detto emerge come la matematica sia tutt’altra cosa del calcolo, del computo. Le così dette matematiche orientali erano, e sono, ottimi esempi di calcolo: si davano soluzioni di alcuni particolari tipi di equazioni, ma mancando la dimostrazione, non vi si riscontrano toeremi generali, regole generali. Erano solo risoluzioni ci casi particolari. In poche parole: non sono matematiche.

*

Moltissime le conseguenze paramount. Alcune sono però di importanza fondamentale.

– I risultati forniti da un teorema, sempre che la dimostrazione sia perfetta, sono veri solo ed esclusivamente se siano veri definizioni e postulati dai quali dipendono. Per esempio: la somma degli angoli interni di un triangolo ammonta ad un angolo piatto sotto la condizione che tale figura giaccia in un piano. Questo enunciato non vale, né potrebbe valere, in uno spazio curvo, ovvero non piano.

– Tutte le scienze naturali sono descrivibili in termini matematici: a ciò consegue che la natura soggiace anch’essa al principio di non contraddizione.

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«One of the largest gender differences in cognitive abilities is found in the area of spatial skills, with boys and men consistently outperforming girls and women. Spatial skills are considered by many people to be important for success in engineering and other scientific fields»

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«Many girls and women report that they are not interested in science and engineering»

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Una scorsa alla lista dei Premi Nobel consente di meglio comprendere i termini del problema.

Nel corso di 113 anni, hanno conseguito il Premio Nobel 816 maschi e 47 femmine.

Attenzione però.

Se si considerano i Premi Nobel ‘veri‘, quelli che davvero contano in campo scientifico, ossia quello per la fisica e quello per la chimica, i numeri son ben differenti.

Solo cinque donne: Marie Sklodowska-Curie (1903 per la fisica e 1911 per la chimica), Irène Curie-Joliot (1935 per la chimica), Maria Goeppert-Mayer (1963 per la fisica), Dorothy Crowfoot-Hodgkin (1964 chimica), Ada Yonath (2009 per la chimica).

Si noti come la Sklodowska-Curie sia l’unico ricercatore al mondo ad aver conseguito il premio sia per la Fisica sia per la Chimica.

La prof.ssa Sklodowska-Curie non aveva certo bisogno delle ‘quote rosa‘, né di dover grufolare nelle altrui alcove: è semplicemente uno dei massimi geni fisici che il mondo abbia avuto, ed i suoi meriti erano stati riconosciuti pienamente da una società ora definita ‘maschilista‘.

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La International Medal for Outstanding Discoveries in Mathematics, o più semplicemente medaglia Fields, è un premio riconosciuto a matematici che non abbiano superato l’età di 40 anni in occasione del Congresso internazionale dei matematici della International Mathematical Union (IMU), che si tiene ogni quattro anni.

La medaglia Fields è spesso considerata come il più alto riconoscimento che un matematico possa ricevere. La medaglia Fields ed il premio Abel sono da molti definiti il “Premio Nobel per la Matematica“.

Dire che la medaglia Fields sia prestigiosa sarebbe ben riduttivo.

Orbene, nel 2011 essa fu conferita alla prof. Maryam Mirzakhani, 27enne, e purtroppo deceduta tre anni dopo di cancro mammario. Essa fu l’unica donna ad aver conseguito tale titolo.

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Ora che il problema dovrebbe essere un po’ più chiaro, almeno nelle sue grandi linee, pigliamo in considerazione la prof. Rochelle Gutierrez, docente alla University of Illinois, autrice dell’articolo sotto riportato.

Estraiamo dal suo curriculum vitae:

Non è laureata in matematica.

Ecco il titolo della sua tesi:

«Beyond Tracking: How the Beliefs, Practices, and Cultures of High School Mathematics Departments Influence Student Advancement»

Questo il cursus honorum:

– Research Assistant.  Opportunity to Learn:  A Study of American High Schools (awarded by the National Science Foundation to Charles Bidwell and Anthony Bryk).

– Assistant Professor in the Department of Curriculum and Instruction, College of Education, University of Illinois at Urbana-Champaign  (Jan. 1996-Jan. 2002). Faculty Affiliate in Latina/Latino Studies. 

– Professor, Department of Curriculum and Instruction, College of Education, University of Illinois at Urbana-Champaign  (Aug. 2011 — present)Faculty Affiliate, Department of Latina/Latino Studies.

*

Quindi, la prof. Rochelle Gutierrez non insegna matematica, ancorché essendo inserita in una Facoltà di matematica. È Faculty Affiliate, ma appartiene al Dipartimento di Studi Latini: tutto tranne che matematica. Sarebbe l’equivalente di quelle che erano le nostre Scuole Magistrali. Quindi si sente autorizzata a parlare di matematica.

A riprova, ecco una prima parte delle sue pubblicazioni scientifiche, riportando quelle pubblicate sotto stringent editorial review by peers:

– Gutiérrez, R.  (2016).  Strategies for Creative Insubordination in mathematics teaching.  Teaching for Excellence and Equity in Mathematics, 7(1), 52-60.

– Gutiérrez, R.  (2015).  HOLA:  Listening to Latin@ students.  Mathematics Teacher, 109(4), 271-277.

– Gutiérrez, R.  (2012). Embracing “Nepantla:” Rethinking knowledge and its use in teaching. REDIMAT-Journal of Research in Mathematics Education, 1(1), 29-56

– Dance, L. J., Gutiérrez, R., Hermes, M. (2010).  More like jazz than classical:  Reciprocal interactions among educational researchers and respondents.  Harvard Educational Review.  80(3), 327-352.

– Gutiérrez, R.  (2009).  Embracing the inherent tensions in teaching mathematics from an equity stance.  Democracy and Education, 18(3), 9-16.

* * * * * * *

Nemmeno un lavoretto piccino piccino di matematica. Nemmeno unao straccetto di una qualsiasi dimostrazione.

A questo punto sorge spontanea una domanda.

Per quale motivo così tante persone, Rochelle Gutierrez, vogliono salire in cattedra per insegnare cose che non sanno?

Quella non sa nemmeno dove stia di casa la matematica.

Che poi ogni persona si arrabatti a sbarcare il lunario lo si comprende benissimo, ma non sarebbe stato male se si fosse limitata a settori innocui e, soprattutto, meno costosi per il Contribuente.

Questo è un ennesimo intervento che scardina il buon concetto che si possa avere delle donne. Ce ne è a sufficienza per diventare misogeni.

Nota Importante. Mrs Rochelle Gutierrez vorrebbe imporre al mondo di abbandonare Pi greco, perché greco, maschilista e, a quanto dice, segno ostentato di una supposta supremazia bianca sulle altre razze. Pi greco se ne fa nulla ed i cinesi si rifiutano di cambiare tutti i loro libri di matematica per star dietro ai contorsionismi della Gutierrez. Poi, il Pi greco serve ancora per fare quattro conti e ci sono fior di teoremi matematici su di esso: piaccia o non piaccia alla Mrs Gutierrez.

Nota.

Ma vi siete mai letti i programmi di matematica delle scuole inferiori russe, indiane, cinesi oppure sud koreane?

Vi siete mai letti i piani di studio universitari di queste nazioni?

No? Non importa. Quando vi metteranno ai lavori forzati ringraziate Mrs Rochelle Gutierrez ed i liberal.


Campus Reform. 2017-11-17. Prof: Algebra, geometry perpetuate white privilege

– Gutierrez worries that algebra and geometry perpetuate privilege because “emphasizing terms like Pythagorean theorem and pi” give the impression that math “was largely developed by Greeks and other Europeans.”

– She also worries that evaluations of math skills can perpetuate discrimination against minorities, especially if they do worse than their white counterparts.

*

A math education professor at the University of Illinois argued in a newly published book that algebraic and geometry skills perpetuate “unearned privilege” among whites.

Rochelle Gutierrez, a professor at the University of Illinois, made the claim in a new anthology for math teachers, arguing that teachers must be aware of the “politics that mathematics brings” in society.

“On many levels, mathematics itself operates as Whiteness. Who gets credit for doing and developing mathematics, who is capable in mathematics, and who is seen as part of the mathematical community is generally viewed as White,” Gutierrez argued.

Gutierrez also worries that algebra and geometry perpetuate privilege, fretting that “curricula emphasizing terms like Pythagorean theorem and pi perpetuate a perception that mathematics was largely developed by Greeks and other Europeans.”

Math also helps actively perpetuate white privilege too, since the way our economy places a premium on math skills gives math a form of “unearned privilege” for math professors, who are disproportionately white.

“Are we really that smart just because we do mathematics?” she asks, further wondering why math professors get more research grants than “social studies or English” professors.

Further, she also worries that evaluations of math skills can perpetuate discrimination against minorities, especially if they do worse than their white counterparts.

“If one is not viewed as mathematical, there will always be a sense of inferiority that can be summoned,” she says, adding that there are so many minorities who “have experienced microaggressions from participating in math classrooms… [where people are] judged by whether they can reason abstractly.”

To fight this, Gutierrez encourages aspiring math teachers to develop a sense of “political conocimiento,” a Spanish phrase for “political knowledge for teaching.”

Gutierrez stresses that all knowledge is “relational,” asserting that “Things cannot be known objectively; they must be known subjectively.”

Campus Reform reached out to Gutierrez for comment, but did not receive a response in time for publication.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti, Trump

Trump include altri cinque giudici nella lista per la Supreme Court.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-22.

Supreme Court

«Already well on his way to reshaping the federal judiciary, President Trump announced Friday the names of five more conservative jurists that he will consider for the next Supreme Court vacancy»

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«While there are no current vacancies on the Court, there has been persistent speculation about possible retirements, including liberal Justice Ruth Bader Ginsburg and swing-vote Justice Anthony M. Kennedy»

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Cerchiamo di capire cosa ciò possa significare.

Trump. Silurato ed affondato l’Office of Congressional Ethics.

Trump ed il nodo della Supreme Court.

America. Differenza tra il titolo di Judge e di Justice.

Trump. Supreme Court. Il chiodo nella carne dei democratici.

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Giudice Ruth Bader Ginsburg, Decano della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Trump. Neil Gorsuch nominato alla Suprema Corte. Sviluppi futuri.

Stati Uniti. È in corso una guerra civile. Occorre prenderne atto.

Guerra civile americana. Si avvicina lo scontro finale.

Trump. Lunedì scatta l’operazione sulle Corti di Giustizia. Una vera rivoluzione.

* * * * * * *

L’Amministrazione Obama, con il pieno supporto del partito democratico, ha mutato la Corte Suprema da giudice ultimo e serenamente obiettivo di costituzionalità in strumento di azione politica. Nessuno intende usare parole grosse, che qui sarebbero peraltro appropriate: si constata che sotto la pregressa Amministrazione la Corte Suprema ha dichiarato essere costituzionale oppure incostituzionale ciò che tale pareva essere agli occhi del Former President Obama. Le motivazioni politiche hanno prevalso su quelle giuridiche.

Questa mutazione ha cambiato la tecnica di governo: tutto ciò che non era possibile con le urne o con il parlamento, lo diventava nelle aule dei tribunali. Le corti di giustizia diventavano immediatamente un potentissimo strumento di dominio. Dal momento in cui i giudici potevano ‘interpretare‘ la legge invece che applicarla, tutto diventava possibile. Avere la Suprema Corte a schieramento democratico avrebbe consentito di sovvertire l’intero sistema democratico.

Infatti, la Suprema Corte emette sentenze inappellabili.

I liberal democratici hanno de facto istituito un regime ove governavano persone non elette, bensì nominate.

*

Orbene.

La Suprema Corte ha al momento l’organico ricoperto.

Da tempo corrono voci sempre più insistenti che il Giudice Ruth Bader Ginsburg ed il Giudice Anthony M. Kennedy potrebbero ritirarsi. Si dice anche che non abbiamo ottima salute.

Se ciò avvenisse entro il mandato di Mr Trump, l’orientamento della Corte Suprema passerebbe ai repubblicani, e per almeno una quarantina di anni.

Ciò fa comprendere l’attuale clima da guerra civile.


The Washington Times. 2017-11-19. Trump announces five more judges to be considered for Supreme Court

Already well on his way to reshaping the federal judiciary, President Trump announced Friday the names of five more conservative jurists that he will consider for the next Supreme Court vacancy.

The new list of candidates for the high court includes Judge Brett Kavanaugh, a conservative stalwart on the high-profile U.S. Court of Appeals for the District of Columbia Circuit.

Also named as potential Supreme Court picks are Judge Amy Barrett of the Seventh Circuit Court of Appeals; Judge Britt Grant of the Georgia Supreme Court; Judge Kevin Newsom of the Eleventh Circuit Court of Appeals and Oklahoma Supreme Court Justice Patrick Wyrick.

While there are no current vacancies on the Court, there has been persistent speculation about possible retirements, including liberal Justice Ruth Bader Ginsburg and swing-vote Justice Anthony M. Kennedy.

The White House said the new candidates, who are added to the president’s original campaign list of 20 potential judicial nominees, are in the mold of Supreme Court Justice Neil Gorsuch.

“President Trump will choose a nominee for a future Supreme Court vacancy, should one arise, from this updated list of 25 individuals,” the White House said. “The president remains deeply committed to identifying and selecting outstanding jurists in the mold of Justice Gorsuch. These additions, like those on the original list released more than a year ago, were selected with input from respected conservative leaders.”

Judicial Crisis Network chief counsel and policy director Carrie Severino called the new candidates “some of the best and brightest judges in the nation.”

“These men and women have spent years in the trenches of state and federal government fighting for the Constitution and the rule of law,” she said. “They represent a diverse range of backgrounds, including both state and federal judges, three who were former state solicitors general with first-hand experience protecting our constitutional balance of powers.”

In his first year in office, Mr. Trump has already appointed eight federal appeals court judges, the most at this point in a presidency since President Richard Nixon. The Senate is expected to confirm his ninth appellate judicial nominee — former Trump deputy White House counsel Gregory Katsas — within weeks.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Politici, Unione Europea

Germania. Confindustria constata il coma dépassé di Frau Merkel.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-22.

Aula Anatomia Reimbrandt

«Se non ci arrivi da solo, è perfettamente inutile che te lo spieghi.»


Da tempo constatiamo come la confindustria tedesca stia pigliando sempre più nette posizioni politiche: nessuna ideologia, solo buon senso pratico.

«Something big happened yesterday in Berlin just before midnight — big for Germany, for Europe, perhaps even for the world, but above all for the person who has of late been considered the leader of the free world: Chancellor Angela Merkel»

*

«But late on Sunday, November 19, this reputation took a hit from which she may never fully recover»

*

«So nobody wants to play with Ms. Merkel.»

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«Germany will now remain in limbo for weeks, perhaps months… Mr. Putin must be doing cartwheels.»

Questa frase contiene un perfido doppio senso. ‘Cartwheel‘ è il nomignolo slang del dollaro di argento.

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Questo articolo sembrerebbe essere stato scritto più da un industriale che da un giornalista.

Riporta molti dati di fatto ed inserisce pochissimi commenti.

L’autore non usa il classico stile giornalistico liberal, riportando interviste ad ignoti, spesso inesistenti, assunti quindi come portavoce di tutta la nazione. L’incipit è lapidario, quasi da lingua latina piuttosto che da lingua inglese.

«Reports of the end of the Merkel era, like those of Mark Twain’s death, have long been greatly exaggerated. Not anymore»

L’articolo ricorda quanto i partiti tedeschi si siano impegnati per anni a demonizzarsi vicendevolmente, inperfetto stile liberal.

*

«The Greens spent much of their 37-year existence vilifying the Christian Democratic Union …. They also disdain the Free Democrats, whom they consider heartless yuppies»

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«The CSU folks from Bavaria, by turn, have, as is their wont, spent weeks denigrating the Greens as naive hippies bent on putting real-world, close-to-the-soil farmers out of a living.»

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«The CSU is panicking about the rise of a populist party, The Alternative for Germany, on its right»

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«Ms. Merkel bears much of the blame, for she has made every one of her coalition partners look bad»

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La conseguenza di questa stigmate liberal è semplice:

«Germany will now remain in limbo for weeks, perhaps months… Mr. Putin must be doing cartwheels»

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«Ms. Merkel, by contrast, has focused her prodigious skills on eliminating potential rivals. This omission will come back to haunt her»

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«After the trauma of the failed Weimar Republic, the Federal Republic learned to prize stability, and a minority government is hardly stable.»

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«Ms. Merkel no longer has the stature to explain that to Germany’s pusillanimous partisans»

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Significativo il commento fatto dal giornale La Repubblica.

«Dopo il voto le è mancata l’autocritica. Negli anni ha svuotato di contenuti sia la Cdu sia la Spd, mischiando tutte le carte. Ora questo le si ritorce contro»

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«sono i contenuti e l’identità, per esempio per quello che riguarda la crisi dei migranti. La Cdu merkeliana ha perso oltre l’8%: uno schiaffo colossale»

Già: “contenuti e l’identità”, proprio ciò che più è avversato dall’ideologia libera e socialista ideologica.

Il risultato finale dell’accanimento egotico di Frau Merkel sarà il disfacimento della Germania, la devoluzione di ciò che fu l’Unione Europea, una probabile rinascita francese ma, soprattutto, il trionfo di Mr. Putin.

Frau Angela Merkel sarà ricordata alla stregua di Philippe Pétain o di Vidkun Quisling.


Handelsblatt. 2017-11-21. The Beginning of the End of Angela Merkel as Chancellor

Reports of the end of the Merkel era, like those of Mark Twain’s death, have long been greatly exaggerated. Not anymore.

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Something big happened yesterday in Berlin just before midnight — big for Germany, for Europe, perhaps even for the world, but above all for the person who has of late been considered the leader of the free world: Chancellor Angela Merkel. For 12 eventful years, mostly overshadowed by crises, Ms. Merkel has honed an impressive talent for political survival and for facilitating compromise among people — whether domestic politicians or foreign leaders — who are natural adversaries. But late on Sunday, November 19, this reputation took a hit from which she may never fully recover. When future historians look back at the Merkel era, they will choose this date as the beginning of its end.

It was Christian Lindner, leader of the classically liberal and pro-business Free Democrats — usually closely aligned with Ms. Merkel’s Christian Democrats — who delivered the blow. Standing in a gloomily autumnal night outside the negotiation venue, Mr. Lindner unilaterally and abruptly pulled his party out of the complex exploratory talks between four parties who were, under Ms. Merkel’s aegis, to form Germany’s next governing coalition. The ultimate reason, he said, was a “lack of trust” across the table.

Week upon frustrating week, the four parties had been haggling, usually late into the night. It didn’t help that several of the negotiators have long histories of loathing one another. The Greens spent much of their 37-year existence vilifying the Christian Democratic Union, and especially the Christian Social Union (CSU), the conservative party that rules in Bavaria. They also disdain the Free Democrats, whom they consider heartless yuppies.

The CSU folks from Bavaria, by turn, have, as is their wont, spent weeks denigrating the Greens as naive hippies bent on putting real-world, close-to-the-soil farmers out of a living; on shutting Germany’s economy down with pie-in-the-sky dreams about ending coal power; and on allowing Germany to be overrun by the families of Muslim refugees. Most of this was Bavarian hyperbole. But their motivation was simple: The CSU is panicking about the rise of a populist party, The Alternative for Germany, on its right. The AfD, the CSU reasonably fears, could sabotage the CSU’s traditional claim to dominance in Bavaria, one year before that state holds its next election.

The Free Democrats and Mr. Lindner, meanwhile, are still suffering the post-traumatic stress disorder from the consequences of their last coalition with Ms. Merkel. In 2013, after four years of undistinguished governing as the chancellor’s junior partner, the Free Democrats were ejected from the Bundestag for the first time in postwar history. Mr. Lindner’s conclusion was that his party must never again sacrifice its principles in the name of compromise.

Unfortunately, that is everybody’s conclusion. And for that, too, Ms. Merkel bears much of the blame, for she has made every one of her coalition partners look bad. This is also why the only viable alternative to the four-way coalition that Mr. Lindner just killed is a no-go. It would be a continuation of the “grand coalition” between the Christian Democrats and the center-left Social Democrats. But the Social Democrats have already twice served their patriotic duty as Ms. Merkel’s understudies — from 2005-2009 and from 2013 till now (their joint caretaker government is still minding the shop). Each time, they were punished at the ballot box. This time, their leader, Martin Schulz, visibly depleted after a joyless campaign to replace Ms Merkel, has decided to go into opposition against her, and to find some new theme that could energize the Social Democrats in the years to come. Probably wisely.

«Germany will now remain in limbo for weeks, perhaps months… Mr. Putin must be doing cartwheels.»

So nobody wants to play with Ms. Merkel. This will accelerate murmurs inside her Christian Democratic Union about finding an heir or heiress. Handelsblatt Global will soon profile some of the options. But the fact that there is no clear list must count as another minus against Ms. Merkel’s record. For the mission of any leader, in any field of life, explicitly includes thinking ahead to an orderly succession. Ms. Merkel, by contrast, has focused her prodigious skills on eliminating potential rivals. This omission will come back to haunt her.

What happens next in Germany is not yet clear. A last-minute compromise by either the Free Democrats or the Social Democrats remains possible, but is unlikely. Another option is a minority government, in which Ms. Merkel governs with less than a majority of the Bundestag, hoping in each vote of the chamber that the opposition parties “tolerate” her. This is common in other democracies. But Germany has never had such an arrangement at the federal level in its postwar history, and for good reason: After the trauma of the failed Weimar Republic, the Federal Republic learned to prize stability, and a minority government is hardly stable.

Nor are snap elections as easy as they are in some other European countries, and for the same reason. With Weimar in mind, postwar Germany’s founding fathers in 1949 made it deliberately hard for parliament to dissolve itself and to call for new polls. This is the one situation where the constitution gives Germany’s president — currently Frank-Walter Steinmeier, an avuncular Social Democrat — an actual role to play. But Mr. Steinmeier looks askance at new elections. In any event, polls suggest that a new vote would deliver almost exactly the same stalemate.

The upshot is that Germany, a country that Europe and the world have grown accustomed to considering tediously stable, will now remain in limbo for weeks, perhaps months. This is where the German crisis and Ms. Merkel’s fate enter the agenda in Brussels, Paris, London, Moscow Washington, and Beijing.

Not long ago, only this spring, right-thinking wonks in Berlin were worrying about a weak France and an excessively strong Berlin. Their concern was based on the — correct — premise that Europe tends only to advance when Paris and Berlin work together. And Paris was at risk of falling to an EU-bashing Marine Le Pen. When it didn’t, and a youthful hunk named Emmanuel Macron became president, he was seen as at risk of failing. The German establishment was planning on toning down its power as Europe’s economic engine. The plan was for Ms. Merkel, after a comfortable re-election, to allow Mr. Macron to celebrate some photogenic victories. Together, the thinking was, Germany and France would then fix the euro zone, where economic imbalances remain. Together, they would stave off a meddling Vladimir Putin to the east, contain an impulsive Donald Trump in the west, and manage a Machiavellian Xi Jinping to the Far East.

Instead, the situation is the reverse. If Europe has a leader at all, it is Mr. Macron. It is now his turn to worry about Germany being too weak to assist in the triumphs he needs to reform France and Europe. For his part, Mr. Trump is unlikely to grasp the situation, or to take much interest. But Mr. Putin must be doing cartwheels. Germany’s economy may run well enough to keep humming, perhaps even to thrive, in the absence of a German government. But Europe and the world cannot afford such a hiatus in the center of the continent. If Ms. Merkel no longer has the stature to explain that to Germany’s pusillanimous partisans, Mr. Steinmeier should. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Merkel. Forbes #1. L’ultima trincea. Dopo di me il diluvio.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-22.

2017-11-20__Merkel__001

Forbes ha pubblicato proprio il due novembre uno dei suoi attesi articoli annuali, scritto da tre pimpanti femmine in carriera: Dorothy Pomerantz & Samantha Shaddock with Caroline Howard.

The World’s 100 Most Powerful Women.

«Who runs the world? The 2017 World’s 100 Most Powerful Women identifies a new generation of icons, game-changers and gate crashers who are boldly scaling new heights and transforming the world. This year’s ranking, our 14th edition, is nearly one-quarter newcomers who are stepping into power in politics, technology, business, philanthropy and media. That should give everyone hope.»

Al primo posto Forbes pone la Bundeskanzlerin Frau Merkel.

«Once again, Merkel tops the list. As the de facto leader of the struggling European coalition, Merkel this year won a hard-fought election that saw the far-right Alternative for Germany (AfD) party creep into the Bundestag. She’ll have to continue to hold tight to the EU rudder as she faces oncoming storms from Brexit and the growing anti-immigrant sentiment in Europe. She’s working from a position of strength though as Germany’s economy continues to grow. After a slump in 2015, GDP is on the upswing.»

Il buon cuore di Forbes è però rinomato. Guardate chi si troverebbe ad essere la diciassettesima donna più potente del mondo:

«Federica Mogherini

High Representative of the EU for Foreign Affairs and Security Policy, European Union

Mogherini, the former Italian minister of foreign affairs, was instrumental in the 2015 Iran nuclear deal that stopped Iran on its path to acquiring a nuclear weapon. Now she’s become an outspoken critic of President Donald Trump’s attempts to scuttle the deal, most recently by refusing to certify it. She’s also trying to move the European Union into a more meaningful, global leadership role. This year, she made her first official visit to India to discuss climate change and terrorism, among other matters.»

Solo in fondo, quasi di contrabbando, colloca le tre donne che detengono un vero potere mondiale:

«U.S. Supreme Court Justices

With the recent appointment of Neil Gorsuch, the Supreme Court now has a full bench and can decide some of the biggest issues facing the U.S. Comprising one-third of the bench, the three women are among the most influential in the world as Supreme Court decisions can have ripple effects around the globe. Liberals are hoping Ginsburg, who at 84 is the oldest judge on the bench, can hang on another few years. If she retires before 2020, the right stands to gain a majority position on the court. For now, the trio tends to vote the same way but these are women with their own opinions. At 57 and 62 respectively, Kagan and Sotomayor have many judicial years ahead of them.»

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Come spesso accade nella storia, i destini di interi popoli e continenti sono determinati da trigger, fatti apparentemente anodini ed irrilevanti, perfino così banali come la morte.

La morte della Czarina Elisabetta di Russia il 5 gennaio 1762 aprì la strada al Regno di Pietro III: non solo salvò la Prussia di Federico II dalla sicura e certa disfatta, ma lo rese vincitore e così condizionò per secoli la storia europea. La potenza prussiana nacque infatti con il Trattato di San Pietroburgo. Il regno di Pietro III durò pochi mesi: la sua amata mogliettina Ekaterina II Alekseevna, divenuta poi Caterina II la Grande, lo assassinò, ma bastarono tre mesi di respiro e Federico II sgominò gli austriaci nella battaglia di Burkersdorf. La Prussia era diventata grande potenza europea.

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Così Forbes, con tratto gentilmente delicato, riporta le giudici della Corte Suprema americana Ginsburg, Kagan e Sotomayor. Ma il giudice Ruth Bader Ginsburg non è un giudice qualsiasi. Liberal democratica di specchiata fede e costumanza, nacque il 15 marzo 1933, e con i suoi 155 centimetri di altezza ha condizionato politicamente la Corte Suprema con rara maestria: senza di lei Mr Obama non avrebbe potuto fare nulla di ciò che ha fatto.  

È la Pasionaria della Corte Suprema, viscerale fino al puto che

Usa 2016, giudice Ginsburg costretta a scusarsi con Trump per le critiche

«Aveva chiamato Trump “un impostore egocentrico”, ora è stata costretta a una pubblica scusa. Per Ruth Joan Bader Ginsburg, giudice 83enne della Corte Suprema degli Stati Uniti (venne scelta da Bill Clinton durante il suo primo mandato) è una brutta caduta d’immagine; per The Donald, che aveva chiesto le sue (impossibili) dimissioni, è l’ennesima vittoria mediatica contro i suoi (numerosi) nemici; per la campagna elettorale più controversa dell’ultimo mezzo secolo è un altro fiammifero aggiunto al fuoco delle polemiche.»

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«visto il suo ruolo avrebbe fatto meglio ad evitare certi giudizi»

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«Riflettendo sui miei commenti recenti in risposta alle domande della stampa devo dire che sono stati imprudenti e mi pento di averli fatti. I giudici dovrebbero evitare di commentare su un candidato. In futuro sarò più cauta»

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Non era mai accaduto nella storia secolare degli Stati Uniti che un Giudice di Corte Suprema fosse obbligato a scusarsi pubblicamente: una figuraccia da pescivendola, che dipinge al meglio chi sia il Giudice Ginsburg.

Ma se questo giudice dovesse ritirarsi prima del 7 novembre 2020, Mr Trump la sostituirebbe immediatamente con un giovane giudice repubblicano, condizionando in questa maniera la Corte Suprema per i prossimi quaranta anni. Sarebbe la morte politica, economica e sociale dei liberal democratici.

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Sulla Mogherini poche parole: è stata uno dei capolavori politici di Mr Putin. Forbes la include nella lista delle 100 femmine più potenti in omaggio al potere reale del Kremlin, e vi aggiunge poche sardoniche parole:

«She’s also trying to move the European Union into a more meaningful, global leadership role. This year, she made her first official visit to India to discuss climate change and terrorism, among other matters».

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Infine la Bundeskanzlerin Frau Angela Merkel.

Forbes la definisce essere la femmina più potente del mondo.

Ma una cosa era la cancelleria gestita da Otto von Bismarck, ed un’altra quella gestita da Frau Merkel.

Con il 24 settembre la Große Koalition ha perso 153 deputati. Frau Merkel sta tentando disperatamente di formare una coalizione con Fdp e con i Grüne, ma questi due partiti avevano programmi elettorali, ed elettorato, semplicemente opposti. Il 20 novembre sembrerebbe che si sia gettata la spugna.

Se Frau Merkel riuscisse a formare una coalizione, questa sarebbe politicamente disunita ed instabile, meglio, metastabile. Ma su tutto aleggia lo spettro delle elezioni anticipate.

«il presidente federale tedesco Frank-Walter Steinmeier ha chiesto ai partiti impegnati nei colloqui esplorativi di mettercela tutta a formare il governo, facendo capire che un fallimento potrebbe portare a nuove elezioni»

Elezioni che non cambierebbero il quadro politico di una virgola.

Merkel. La Cdu potrebbe disgregarsi prima delle elezioni anticipate.

Germania. Chaos. Saltano i colloqui per il nuovo governo.

«La morte di Lincoln fu un disastro. Ho paura che i banchieri stranieri con la loro astuzia e i loro contorti inganni otterranno il controllo su tutte le sovrabbondanti ricchezze dell’America e useranno il proprio potere per corrompere in modo sistematico la civiltà moderna. Essi non esiterebbero a far piombare l’intera cristianità nella guerra e nel caos per far sì che l’intero pianeta diventi loro eredità» [Otto von Bismarck]


Il Giornale. 2017-11-19. Governo oggi o mai più: ultima trincea della Merkel

La Cancelliera è sempre più debole: o trova la «quadra» o sarà comunque ridimensionata.

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«Il che significa anche non restituire agli elettori l’incarico ricevuto». In un raro intervento diretto nella politica nazionale, anche il presidente federale tedesco Frank-Walter Steinmeier ha chiesto ai partiti impegnati nei colloqui esplorativi di mettercela tutta a formare il governo, facendo capire che un fallimento potrebbe portare a nuove elezioni. Il ruolo che la Costituzione tedesca attribuisce al capo dello Stato è cerimoniale, e la tradizionale stabilità dei governi ha ulteriormente relegato il presidente federale al taglio dei nastri e alle visite all’estero, sotto l’occhio vigile del governo. Come in Italia, però, quando la politica balbetta il presidente parla. Così Steinmeier ha ricordato al blocco moderato (Cdu della cancelliera Merkel e Csu bavarese), ai Verdi e ai Liberali che i tedeschi hanno votato meno di due mesi fa. Prima di tornare alle urne è bene pensarci due volte.

Allo stesso tempo mettere in piedi un’eterogenea alleanza nero-giallo-verde si sta rivelando più difficile del previsto. Oltre alla questione energetica, a dividere i partiti è la gestione dei profughi, ovvero di quel milione di siriani, iracheni e afgani che fra agosto 2015 e novembre 2016 si sono riversati sul suolo tedesco. Se a metterli in fuga è stata la guerra civile nei loro Paesi, ad attirarli in Germania è stata la stessa Merkel, che un giorno di fine estate di due anni fa ha offerto protezione a tutti. Oggi i Verdi vorrebbero accogliere anche le famiglie di chi è arrivato da solo, mentre i cristiano-sociali bavaresi esigono un rigido tetto ai nuovi arrivi. Nel corso delle ultime quattro settimane di negoziato, i Grünen hanno già ceduto sulla politica energetica e, in vista del congresso convocato fra una settimana proprio per votare l’alleanza di governo, non possono calare le brache anche sulla politica migratoria. La Csu, dal canto suo, è uscita malissimo dalle elezioni a settembre (-10,5%) e chiede con forza una sterzata a destra per non essere travolta dagli xenofobi di Alternative für Deutschland.

Merkel, infine, non può lasciare nessuno per strada o non avrà i numeri necessari al Bundestag per governare. L’alternativa sarebbe un esecutivo di minoranza del blocco moderato con i soli Verdi o con i soli Liberali. I tedeschi però guardano con timore alla storia del secolo scorso e hanno due precisi tabù in politica: un alto tasso di inflazione e un governo precario. Due condizioni che richiamano la Repubblica di Weimar la cui cronica instabilità contribuì all’ascesa del nazismo. Ecco perché i leader dei quattro partiti chiamati a formare la cosiddetta coalizione Giamaica si sono rinchiusi in una seduta-fiume iniziata giovedì pomeriggio e conclusasi senza successo 14 ore dopo. Merkel aveva promesso al Paese una risposta entro venerdì mattina e ha fallito. Le forze in campo sono adesso ricorse ai tempi supplementari. «Domenica alle 18 si chiude», ha affermato il leader dei Liberali, Christian Lindner, mentre il presidente Steinmeier si scaldava in panchina. Se il negoziato fallirà, starà a lui sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. Prima però la Costituzione prevede che un cancelliere incaricato venga bocciato dal Parlamento. Una pubblica umiliazione di cui Angela Merkel scelta da Forbes anche nel 2017 come «donna più potente dell’anno» farebbe volentieri a meno.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Soros furibondo attacca Orban e l’Ungheria: sono degli ingrati.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-21.

Soros George 010

Soros il filantropo aveva fatto all’Ungheria la carità di impiantare sul suo territorio tutta una serie di organizzazione non governative da lui finanziate, che svolgevano un’intensa attività antigovernativa. Non si proponevano nulla di male, ovviamente: volevano solo rovesciare il governo democraticamente eletto e sostituirsi allo stesso alla guida della nazione. Essendo quelle ong (ngo) tutte formate da persone illuminate, le elezioni sarebbero state del tutto inutili, anzi, dannose: non sempre il popolo comprende quale sia il suo bene, e potrebbe anche votare male. I pochi illuminati sono così buoni da essersi assunti l’onere di guidare i popoli.

Orbene, quel misconoscente di Mr Orban e gran parte del popolo ungherese hanno declinato cortesemente l’offerta fatta da Mr Soros, ed è stata varata una legge in ossequio alla quale le ogn a capitale straniero debbano essere registrate in Ungheria, allegando una regolare denuncia delle entrate. Nelle prospezioni ad oggi mr Orban raccoglierebbe il 48% dei voti, ma si sa che il popolo bue si fa facilmente ingannare: per fortuna Mr Soros vede e provvede.

È comprensibile il risentimento che ha provato Mr Soros di fronte a simile ingratitudine. Se Mr Orban e gli ungheresi non accettavano le offerte caritative e filantropiche con le buone, le avrebbero allora dovute accettare con le cattive.

In fondo Mr Soros ha ancora qualche buon amico, persone del suo stampo, di quelle con il cuore in mano e, talora, ma lo dicono i malpensanti, anche un bicchiere di buon vino. Ci correggiamo subito: una bottiglia di buon vino.

Juncker and Soros hold Brussels meeting to plot legal action against Hungarian government

«JEAN-CLAUDE Juncker will hold a behind closed doors meeting with George Soros at which the pair will discuss legal action against the Hungarian government, EU officials announced today.

The EU Commission chief will host the billionaire financier in Brussels as part of eurocrats’ preparations to take Budapest to court over a number of alleged breaches of EU law. 

Brussels has been enraged by the actions of firebrand prime minister Viktor Orban, who has passed a new law in an attempt to close a university backed by Mr Soros. 

The Hungarian PM has cast the institution as an ‘enemy within’ and says it is being used by the billionaire to push a liberal pro-EU agenda against his right-wing government.»

*

‘Brexit should be a lesson!’ Furious Hungary promises EU WAR over new Brussels crackdown

«HUNGARY today defiantly vowed to “fight” the European Union after it was slapped with fresh infringement proceedings over Viktor Orban’s crackdown on charities and NGOs.

Budapest reacted furiously to news that Brussels is stepping up its case against new rules targeting foreign-funded organisations which eurocrats say contravene European law. 

A government spokesman fumed “if we have to fight it, we’re going to go for it” and warned the EU that Brexit “should be a lesson” for what happens if it meddles too far in nations’ sovereignty.»

*

Riassumiamo.

Quanti siano così scriteriati da rifiutare l’aiuto fraterno delle ngo di Mr Soros, saranno trascinati davanti alle corti di giustizia europee, che ovviamente li condanneranno. Se non bastasse, allora sarebbero invasi: centinaia, migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di migranti in cerca di calore umano, comprensione. Le ogn di Mr Soros li accudirebbe con amore, previo finanziamento dello sttao che avesse l’onore di ospitarli.

Non è pensabile appartenere all’Unione Europea senza accettare le attività del santo patrono: sarebbe un comportamento evidentemente antidemocratico, xenofobo, razzista e financo omofobo, il ché è tutto dire.

*

Di oggi quel Venerabile Maestro che è Mr George Soros ha fatto un lungo sfogo con il Venerabile Confratello del Financial Times, che qui riportiamo in allegato. Si piange meglio in loggia che nei suburbi di Washington.

Quel bravo uomo risponde con il cuore in mano, e ci commuove al punto tale che vorremmo che non si incomodasse e se ne restassero negli Stati Uniti, lui e le sue iniziative caritative e filantropiche.

Nota.

Can che abbaia, non morde. Difficilmente si avvisa in modo così chiaro l’avversario nell’imminenza di una azione legale.



Financial Times. 2017-11-20. George Soros attacks ‘hate-mongering’ of Viktor Orban’s Hungary

[Testo protetto da copyright]


Zero Hedges. 2017-11-20. George Responds To Hungary’s “Massive Anti-Soros Propaganda Effort”

Over the past several months we’ve frequently noted the devolving relationship between Hungarian Prime Minister Viktor Orban and billionaire financier George Soros.  Tensions escalated last month when Orban took it upon himself to mail a Soros-related questionnaire to all 8 million Hungarian voters (see: Hungary Launches Anti-Soros Political Campaign) and then followed that up with an announcement that Hungary’s intelligence services had been instructed to “map” Soros’ network of influence.

As Orban’s ruling party gears up for parliamentary elections in April – where it is the prohibitive favorite to win largely thanks to its refusal to accept refugees under a plan devised by the European Commission – the prime minister has instructed his intelligence services to map what he described as the networks run by the billionaire financier’s “empire” targeting his country, Bloomberg reported.

Intelligence agencies will help evaluate what he sees as efforts by Soros to get Hungary punished by EU institutions pursuing a “mixed-population” continent, Orban said in an interview with Kossuth Radio on Friday.

The Associated Press added that the investigation will also focus on alleged Hungarian members of the network.

Intelligence agencies will help evaluate what Orban sees as efforts by Soros to get Hungary punished by EU institutions pursuing a “mixed-population” continent, Orban said in an interview with Kossuth Radio on Friday.

Today, Soros has decided to strike back with a scathing “rebuttal” posted to his website blasting Orban for his “anti-Soros, anti-Muslim, anti-Semitic propaganda effort.”

On October 9, 2017, the Hungarian government mailed a national consultation to all eight million eligible Hungarian voters purporting to solicit their opinions about a so-called “Soros Plan.” The statements in the national consultation contain distortions and outright lies that deliberately mislead Hungarians about George Soros’s views on migrants and refugees. Hungarian government officials also falsely claim that George Soros is somehow controlling the European Union decision-making process. In fact, decisions on how to address the migration crisis are made by EU member states and institutions, including the Hungarian government.

With Hungary’s health care and education systems in distress and corruption rife, the current government has sought to create an outside enemy to distract citizens. The government selected George Soros for this purpose, launching a massive anti-Soros media campaign costing tens of millions of euros in taxpayer money, stoking anti-Muslim sentiment, and employing anti-Semitic tropes reminiscent of the 1930s. The national consultation is part of an ongoing propaganda effort that has been underway since May 2015 that included the “Stop Brussels” consultation in the spring of 2017 and the referendum that vilified migrants and refugees in 2016.

National Consultation Statement 1: George Soros wants Brussels to resettle at least one million immigrants per year onto European Union territory, including in Hungary.

Soros Response: FALSE.  In a 2015 opinion piece, George Soros said that because of the war in Syria, the European Union would have to “accept at least a million asylum-seekers annually for the foreseeable future. And, to do that, it must share the burden fairly” (“Rebuilding the Asylum System,” Project Syndicate, September 26, 2015). A year later, when circumstances had changed, he suggested that the EU should make a “commitment to admit even a mere 300,000 refugees annually” (“Saving Refugees to Save Europe,” Project Syndicate, September 12, 2016).

National Consultation Statement 2: Together with officials in Brussels, George Soros is planning to dismantle border fences in EU member states, including in Hungary, to open the borders for immigrants.

Soros Response: FALSE. George Soros has clearly stated his belief that “the EU must regain control of its borders.” He believes that “the EU must build common mechanisms for protecting borders, determining asylum claims, and relocating refugees.” (“Saving Refugees to Save Europe,” Project Syndicate, September 12, 2016).

National Consultation Statement 3: One part of the Soros Plan is to use Brussels to force the EU-wide distribution of immigrants that have accumulated in Western Europe, with special focus on Eastern European countries. Hungary must also take part in this.

Soros Response: FALSE. In his most recent commentary on the refugee crisis, George Soros endorsed “a voluntary matching mechanism for relocating refugees.” He made clear that “the EU cannot coerce member states to accept refugees they do not want, or refugees to go where they are not wanted.” (“Saving Refugees to Save Europe,” Project Syndicate, September 12, 2016).

National Consultation Statement 4: Based on the Soros Plan, Brussels should force all EU member states, including Hungary, to pay immigrants HUF 9 million (€28,000) in welfare.

Soros Response: FALSE. George Soros did not say that Hungary should be forced to pay HUF 9 million in welfare to immigrants. He did say, “Adequate financing is critical. The EU should provide €15,000 per asylum-seeker for each of the first two years to help cover housing, health care, and education costs—and to make accepting refugees more appealing to member states.” (“Rebuilding the Asylum System,” Project Syndicate, September 26, 2015). This would clearly be a subsidy from the EU to the Hungarian government. Last year George Soros announced that he would contribute to the financial effort by earmarking €430 million of his personal fortune “for investments that specifically address the needs of migrants, refugees and host communities.” (“Why I’m Investing $500 Million in Migrants,” The Wall Street Journal, September 20, 2016).

National Consultation Statement 5: Another goal of George Soros is to make sure that migrants receive milder criminal sentences for the crimes they commit.

Soros Response:  FALSE. Nowhere has Soros made any such statement. This is a lie.

National Consultation Statement 6: The goal of the Soros Plan is to push the languages and cultures of Europe into the background so that integration of illegal immigrants happens much more quickly.

Soros Response: FALSE. Nowhere has Soros made any such statement. This is a lie.

National Consultation Statement 7: It is also part of the Soros Plan to initiate political attacks against those countries which oppose immigration, and to severely punish them.

Soros Response: FALSE. Nowhere has Soros made any such statement. This is a lie.

Of course, as we’ve noted before, three decades ago, billionaire financier George Soros paid for a young Viktor Orbán to study in Britain. And as recently as 2010, Soros donated $1 million to Orbán’s government to help the cleanup effort following the infamous “red sludge” disaster.

But the once-warm relationship between the two men has deteriorated substantially over the past seven years, as Orban has drifted further to the right. In 2014, the leader of Hungary’s Fidesz party declared he would seek to model Hungary’s government after “illiberal” democracies like the government of Russian President Vladimir Putin. In response, Soros this summer denounced his former protege and accused him of creating a “mafia state” in Hungary.

Orban responded by accusing Soros’s network of using the European Union to achieve its own aims, including the promotion of mass migration into Europe.

Orban was no doubt provoked to launch the probe by reports Soros has donated $18 billion from his family office to his “Open Society” foundation, his primary tool for influence policy throughout the west. The group funds a network of dozens of organizations that fund liberal, globalist causes throughout Europe and the US. At times, recipients of funding have included Black Lives Matter groups, and even Antifa.

But will Orban’s investigation morph into a full-on, Turkey-style purge of anyone with ties to Soros’ linked organizations, regardless of their actual complicity? That, of course, remains to be seen.



Reuters. 2017-11-20. Hungary Says It Is Facing ‘Frontal Assault’ From U.S. Financier Soros

BUDAPEST (Reuters) – Hungary is facing a frontal assault from U.S. financier George Soros who is attacking the country via his non-government organizations and European Union bureaucrats, a top ruling party politician said on Monday.

Fidesz Vice Chairman Gergely Gulyas said Soros’ claims that the Hungarian government lied in its campaign against him were “not substantial”, adding the billionaire and the European Union pushed the same pro-migrant agenda.

He rejected charges by Soros that the government’s campaign stoked anti-Muslim sentiment and employed anti-Semitic tropes.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Guerra Civile, Stati Uniti

Trump si rivolgerebbe alla Corte Suprema sul caso Daca.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-20.

 2017-1119__Nono_Circuito__001

«In a ruling issued Thursday, Judges Kim Wardlaw and Ronald Gould of the San Francisco-based 9th Circuit said that the Trump administration did not release enough documents in response to lawsuits challenging the decision to end the program to paint a clear picture of its reasoning.»

*

«The Justice Department argued that U.S. District Court Judge William Alsup’s order to release more documents would violate executive privileges. That argument, however, was rebuffed by the 9th Circuit panel.»

*

The United States Courts of the Ninth Circuit ha dedicato un intera pagina internet al problema:

In re United States (DACA Mandamus Petition)

«Due to the level of interest in this case, this site has been created to notify the media and public of procedures and rules for admission to proceedings, as well as access to case information.»

*

Oltre a trovare lo sviluppo storico della causa, è riportato ovviamente anche il

Order and Dissent

«On September 5, 2017, the Acting Secretary of the Department of Homeland Security (“DHS”), Elaine Duke, announced the end of DHS’s Deferred Action for Childhood Arrivals policy (“DACA”), effective March 5, 2018. Begun in 2012, DACA provided deferred action for certain individuals without lawful immigration status who had entered the United States as children. Several sets of plaintiffs sued to enjoin the rescission of DACA under the Administrative Procedure Act (“APA”) and under various constitutional theories not relevant here.»

*

«We are not unmindful of the separation-of-powers concerns raised by the government.»

Ma la Corte del Nono Circuito se ne è fatta un baffo a torciglione. I giudici liberal sono una contraddizione vivente. Nel loro modo di concepire la “separation-of-powers” i giudici debbono fare politica, se questa è liberal, mentre l’esecutivo deve ben guardarsi anche solo dall’eprimere commenti. Sono i due pesi e le due misure che li rendono invisi.


Il problema è che la Corte Federale del 9° Circuito è composta per la maggior parte da giudici liberal democratici, che usano il loro ruolo come mazza ferrata per ingerirsi nella gestione politica, dimentichi dei risultati elettorali.

Si noti soltanto la fulminea rapidità: ricevuta l’istanza il 5 settembre, la Corte è riuscita ad andare in sentenza il 16 novembre: due mesi contro i tre anni medi. Mica male.

Nota. Gli Stati Uniti non avranno pace fino a tanto che i liberal democratici non saranno stati scacciati da qualsiasi posto di potere. Usano le corti di giustizia così come le usavano tutte le dittature del secolo passato.



The Hill. 2017-11-18. Trump to take fight over DACA documents to Supreme Court

The Trump administration plans to ask the Supreme Court to take up a case regarding the release of documents pertaining to President Trump’s decision to end the Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA) program, Politico reported Friday.

The decision to seek relief from the nation’s highest court comes after a three-judge panel of the 9th Circuit Court of Appeals rejected the Justice Department’s attempt to stop a federal judge’s order to release emails, memos and other documents considered part of Trump’s decision to end the program.

Trump announced in September that he would end the Obama-era program, which offered a temporary reprieve from deportation to hundreds of thousands of young undocumented immigrants brought to the country illegally as children. 

That decision prompted public furor, as well as calls for lawmakers to take swift action to enshrine DACA’s protections into law.

In a ruling issued Thursday, Judges Kim Wardlaw and Ronald Gould of the San Francisco-based 9th Circuit said that the Trump administration did not release enough documents in response to lawsuits challenging the decision to end the program to paint a clear picture of its reasoning.

The Justice Department argued that U.S. District Court Judge William Alsup’s order to release more documents would violate executive privileges. That argument, however, was rebuffed by the 9th Circuit panel.

The administration was given until Nov. 22 to release an augmented administrative record of its DACA decision.

In a filing obtained by Politico on Friday, the Trump administration asked the Supreme Court to stay the lower court’s decision.