Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regno Unito. Elezioni politiche 8 giugno. Prospezioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-27.

2017-05-27__Regno_Unito__001

L’otto giugno il Regno Unito si recherà alle urne per le elezioni politiche anticipate.

Regno Unito. Elezioni anticipate. Conservatori favoriti.

Al 27 marzo i conservatori erano accreditati per il 43.5% (381) seggi ed i laburisti per il 25.7% (182 seggi)

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Secondo le ultime proiezioni al 25 maggio, i conservatori sono accreditati per il 47.0% (387) seggi ed i laburisti per il 32.5% (189 seggi).

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Ricordiamo come nel Regno Unito si voti per collegi elettorali.

Le percentuali nazionali dei votanti sono sicuramente un dato interessante, ma ciò che conta è il numero di collegi ove un partito sia in grado di raggiungere la maggioranza, conquistando così un deputato.

Resta quindi facilmente comprensibile come lo Scottish National Party (SNP) sia proiettato ad conseguire 49 seggi pur disponendo in sede nazionale solo del 4.2% dei voti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Trump

Trump. Sentenza della Corte Federale del 4° Circuito.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-26.

Stalin ed Ezov

Questo articolo tratta una materia specialistica, per comprendere a fondo la quale sarebbe utile avere almeno qualche rudimento di diritto e giurisprudenza americana.

Potrebbero essere suggeribili:

– Horwitz MJ. La trasformazione del diritto americano.

– Tir F. Il writ of certiorari davanti alla Corte suprema. Principi, strategie, ideologie

– Raccolta guidata di sentenze di Common Law. Legal English casebook.

– Tesauro P. Lezioni di diritto pubblico americano.

Trump. Marcia verso la conquista del vero potere. – Bbc.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

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«A federal appeals court upheld a block on President Trump’s extreme vetting executive order, in a ruling Thursday that said the president’s policy, while cloaked in national security concerns, “drips with religious intolerance, animus, and discrimination” toward Muslims»

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«“Congress granted the President broad power to deny entry to aliens, but that power is not absolute. It cannot go unchecked when, as here, the President wields it through an executive edict that stands to cause irreparable harm to individuals across this nation,” Chief Judge Roger L. Gregory said in the controlling opinion for the 4th U.S. Circuit Court of Appeals»

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«Judge Gregory, first nominated to the court by former President Bill Clinton, went through a lengthy description of then-candidate Trump’s proposal for a ban on Muslim entrants to the U.S., then drew a chain between those comments and Mr. Trump’s words and actions as president.»

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«nine judges ruled that the Trump administration overstepped its bounds, while three judges backed the president’s order as lawful»

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«All nine of the judges who upheld the injunction were nominated by Democrats, while the three judges who dissented were appointed by Republican presidents, underscoring the deep ideological divisions that have spread across the federal judiciary»

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Non sono al momento disponibili notizie se l’Amministrazione intenda o meno coinvolgere la Corte Suprema, adesso a maggioranza repubblicana.

Tuttavia questo avvenimento ben si presta a trarne alcune considerazioni.

– Ad essere benevoli, si stanno scontrando nelle Corti Federali due opposte visioni giuridiche. Una sostiene che le leggi debbano essere applicate così come esse sono, l’altra sostiene che i giudici debbano interpretare le leggi sulla base del senso corrente.

Il dibattito giuridico presenta molti aspetti interessanti, e non solo tecnici, ma anche di filosofia del diritto. Tuttavia il punto nodale più che giuridico è logico formale. Le conclusioni alle quali pervengono i giudici dovrebbero essere logicamente deducibili dalle leggi, senza l’inoculazione di artefatti ideativi estranei e, sopratutto, incoerenti. Nel caso della corrente giudiziaria interpretativa il nome stesso trae in inganno: più che interpretare genera nuovi concetti giuridici che applica, imponendone il rispetto, in surroga ad un potere politico cui invece ciò spetterebbe.

– Ad essere malevoli si fa peccato ma quasi invariabilmente ci si azzecca, diceva il buon Andreotti. Si prende atto come tutti i nove giudici intepretazionisti appartengano al partito democratico, mentre quelli testuali al partito repubblicano.

Di conseguenza, più che scontro tra diverse concezioni giuridiche, elemento questo sempre rispettabile, si tratterebbe piuttosto di scelte politiche, elemento questo pienamente contestabile.

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Ribadiamo come negli ultimi decenni le Corti di Giustizia federali americane abbiamo subito una impressionante deriva politica, trasformandole da nobili posti di amministrazione della giustizia in centri di potere politico lib dem.

Questo spiega le attuali difficoltà che incontra a governare il Presidente Trump.

Nel contempo, spiega altrettanto bene l’urgenza di bonificare dagli elementi liberal democratici tali corti. Servono giudici imparziali.

Trump. Nomine dei giudici federali nel primo circuito.

Trump. Lunedì scatta l’operazione sulle Corti di Giustizia. Una vera rivoluzione.

Trump. Se gli riuscisse questo colpo sarebbe chiamato il Grande.

Mr Trump. Secondo alcuni non avrebbe fatto nulla. White House Actions.

Trump. Marcia verso la conquista del vero potere. – Bbc.

Trump. Deobamizzare la Civil Rights Division.

Trump. Neil Gorsuch nominato alla Suprema Corte. Sviluppi futuri.

Usa. La Suprema Corte del Wisconsin rigetta una petizione sui giudici.

Giudice Ruth Bader Ginsburg, Decano della Corte Suprema degli Stati Uniti.


The Washington Times. 2017-05-25. Appeals court upholds block on Trump’s extreme vetting policy

A federal appeals court upheld a block on President Trump’s extreme vetting executive order, in a ruling Thursday that said the president’s policy, while cloaked in national security concerns, “drips with religious intolerance, animus, and discrimination” toward Muslims.

“Congress granted the President broad power to deny entry to aliens, but that power is not absolute. It cannot go unchecked when, as here, the President wields it through an executive edict that stands to cause irreparable harm to individuals across this nation,” Chief Judge Roger L. Gregory said in the controlling opinion for the 4th U.S. Circuit Court of Appeals

The ruling maintains a national injunction preventing the Homeland Security Department from blocking admissions of visitors from six majority-Muslim countries. It also prevents the department from temporarily suspending the refugee program.

Judge Gregory, first nominated to the court by former President Bill Clinton, went through a lengthy description of then-candidate Trump’s proposal for a ban on Muslim entrants to the U.S., then drew a chain between those comments and Mr. Trump’s words and actions as president.

That, the judge wrote, amounts to “religious animus” that runs afoul of the First Amendment.

The decision was complicated, with multiple concurrences and dissents. But nine judges ruled that the Trump administration overstepped its bounds, while three judges backed the president’s order as lawful.

All nine of the judges who upheld the injunction were nominated by Democrats, while the three judges who dissented were appointed by Republican presidents, underscoring the deep ideological divisions that have spread across the federal judiciary.

The appeals court said a district court, which first issued the injunction, had gone too far by including Mr. Trump himself in the blockade.

“We therefore lift the injunction as to the President only. The court’s preliminary injunction shall otherwise remain fully intact,” Judge Gregory ordered.

Mr. Trump had initially sought to halt almost all entries from persons from Iran, Iraq, Libya, Somalia, Sudan, Syria and Yemen — all countries first identified by Congress or the Obama administration as danger spots.

His first executive order, issued in January, was blocked by the courts, and he returned with a new order in March he said was written to accommodate the courts’ concerns. The new order dropped Iraq from the list after that country promised better cooperation and vetting of travelers.

But the 4th Circuit ruled the “animus” Mr. Trump showed toward Muslims during the campaign colored the new order, which it dubbed “EO-2.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Chiede per Weidmann il governatorato dell’Ecb dopo Draghi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-24.

Frankfurt

Dal punto di vista giuridico formale la richiesta tedesca sembrerebbe essere perfettamente corretta:

«A giugno e a fine anno ci saranno appuntamenti chiave per le scelte di Draghi, il cui mandato terminerà nel novembre 2019»

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«Il presidente della Bce dovrebbe essere scelto secondo le sue qualifiche, e non in base alla nazionalità»

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«Comunque nulla esclude che dopo un olandese, un francese ed un italiano, per l’appunto Mario Draghi, possa arrivare un tedesco.»

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«Ipotesi questa certo non gradita a tutti e che allarma alcuni Paesi europei vista la delicatezza nei prossimi anni della politica monetaria ed economica e dei bilanci pubblici, senza una revisione ed aggiornamento dei Trattati europei.»

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I problemi sul tavolino sono giganteschi, e nessuna soluzione possa essere trovata potrà essere soddisfacente per tutti gli stati dell’Eurozona. Non solo, queste decisioni su come condurre la banca centrale europea dovranno essere prese in un momento di particolare delicatezza, massimamente a causa della instabilità politica che sta verificandosi in molti paesi dell’Unione Europea e, di riflesso, sulla Commissione Europea e sul Parlamento Europeo. A ciò si aggiunga come tutti gli stati convengano che i Trattati dell’Unione dovrebbero essere cambiati ed aggiornati, deburocratizzati in modo sostanziale, ma tutti si stanno litigando su cosa e come dovrebbe essere l’assetto finale.

Grecia, Spagna ed Italia hanno governi traballanti, con poco o punto supporto di una maggioranza parlamentare con idee chiare, qualsiasi esse siano, su come doversi comportare in materia. In Austria ci si sta avviando alle elezioni anticipate, che potrebbero anche ribaltare gli attuali schieramenti, ed in Francia sembrerebbe essere inevitabile che il Presidente Macron non goda di una sua propria maggioranza in seno all’Assemblea Nazionale. In Olanda non è ancora stato formato un governo.

Come detto, i problemi di Ecb sono enormi e, per soprammercato, la situazione internazionale è in forte sommovimento, situazione questa che renderebbe già di per sé stessa fragile anche una ragionevole ripresa economica dell’Eurozona.

Sul tappeto vi saranno sicuramente la stabilità dei cambi, che molto difficilmente l’Ecb potrà assicurare nel tempo, il tapering, ossia il momento in cui una banca centrale inizia a ridurre gradualmente gli acquisti di titoli e dunque la portata del quantitative easing (QE), il problema dei debiti sovrani e dei deficit di bilancio che in molti stati dell’Unione Europea apparirebbero essere fuori controllo, nonché i rapporti da tenersi con la Federal Reserve americana e con la banca centrale cinese. La politica americana di “America first” certo non semplificherà i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. Da ultimo, ma non certo per ultimo, la ripresa economica dell’Unione Europea, da molti percepita ma da nessuno constata come fenomeno in essere.

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Per nostra disgrazia, nessuna componente politica ed economica sembrerebbe poter assumere in modo chiaro e netto il ruolo direzionale. La Ecb sarà di conseguenza lasciata sola, quasi allo sbando, senza poter avere dei referenti politici ai quali poter far capo.

Ci si dovrebbe quindi preparare ad tutta una lunga serie di compromessi, che alla fine non soddisferanno nessuna delle esigenze reali.

Se da una parte il QE ha dato ampio respiro ai sistemi economici dei paesi mediterranei, nel contempo ha costituito severo vincolo per quelli nordici. Se la politica dei tassi di interesse negativi ha favorito i paesi del sud Europa, nel contempo ha ridotto ampiamente i margini di manovra di tutto il sistema bancario europeo, soprattutto quello tedesco.

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Staremo a vedere cosa potrà succedere.

Di certo, però, molte rigidità del sistema dovranno cadere, con tutte le logiche conseguenze.


General-Anzeiger. 2017-05-21. Merkel will für Weidmann als EZB-Chef werben

Berlin/Frankfurt. Die Amtszeit des Präsidenten der Europäischen Zentralbank (EZB) Mario Draghi endet zwar erst 2019. Doch auch die Franzosen bringen schon ihren Kandidaten ins Spiel.

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Mario Draghi (69) ist als Präsident der Europäischen Zentralbank (EZB) einer der mächtigsten Männer Europas. Seine Amtszeit endet 2019, schon jetzt beginnt die Nachfolgedebatte. Kanzlerin Angela Merkel und Finanzminister Wolfgang Schäuble (beide CDU) wollen hierbei deutsche Ansprüche geltend machen. Laut „Spiegel“ haben sie vor, sich für Bundesbankpräsident Jens Weidmann (49) einzusetzen. Ihr Argument: Nach einem Niederländer, einem Franzosen und einem Italiener sei es nun an der Zeit, dass ein Deutscher an die EZB-Spitze rücke. Weidmann soll bereit sein, das Amt zu übernehmen, sollte es ihm angetragen werden.

Auf die Frage, wie die Stellenbeschreibung für den EZB-Chef aussehen müsste, hatte Weidmann im März gesagt: „Er muss ein guter Geldpolitiker sein mit Blick für das Wesentliche.“ Zur Frage, ob es ein Deutscher sein dürfe, hatte er erklärt: „Ich fände es eigenartig, wenn man ein Land ausschließt.“

Die Bundesregierung wies darauf hin, dass Draghis Amtszeit erst 2019 ende. Die Bundesbank sprach von „einer Diskussion zur Unzeit“. Auch sie verwies darauf, dass Draghi noch bis Ende Oktober übernächsten Jahres im Amt sei.

Doch auch die Franzosen haben begonnen, für ihren Notenbankpräsidenten François Villeroy de Galhau (58) zu werben. Ihr Argument: Jetzt, wo der europafreundliche Emmanuel Macron gewählt worden sei, müsse Europa im Gegenzug auch Macron stärken. Dazu könne beitragen, das einflussreiche Amt in Frankfurt erneut einem Franzosen zu übertragen. Von 2003 bis 2011 hatte bereits der Franzose Jean-Claude Trichet die EZB geführt. Für Villeroy de Galhau spricht, dass er die ultralockere Geldpolitik mitträgt, mit der die EZB den Euro-Krisenstaaten hilft. Weidmann dagegen hat das milliardenschwere Anleihe-Kaufprogramm der EZB mehrfach kritisiert. Ohnehin sind die Deutschen wegen ihrer Sparpolitik in Staaten wie Griechenland unbeliebt.

Andererseits soll Villeroy de Galhau längst nicht das Format von Trichet haben, heißt es in Berlin. Zugleich stehen die Deutschen für gut ein Viertel der Hilfen ein. Am Ende dürfte es darauf ankommen, ob Merkel diese Machtkarte ziehen und Weidmann durchsetzen will. Auch denkbar: Man verständigt sich auf einen Kompromisskandidaten aus Nordeuropa.


General-Anzeiger. 2017-05-21. Merkel wants to promote Weidmann as ECB boss

Berlin / Frankfurt. The term of office of the President of the European Central Bank (ECB) Mario Draghi does not end until 2019. But the French also bring their candidate into the game.

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Mario Draghi (69) is one of the most powerful men in Europe as President of the European Central Bank (ECB).His term of office ends in 2019, and the succession begins right now.Chancellor Angela Merkel and Finance Minister Wolfgang Schäuble (both CDUs) want to claim German claims.According to “Spiegel” they intend to work for Bundesbank President Jens Weidmann (49).Her argument: after a Dutchman, a Frenchman and an Italian, it was now time for a German to go to the top of the ECB.Weidmann should be ready to take over the office, should it be asked.

Asked how the job description for the ECB boss would look like, Weidmann said in March, “He must be a good monetary politician with an eye for the essentials.” Asked whether he could be a German, he explained: I would find it peculiar to exclude a country. “

The federal government pointed out that Draghi’s term of office would not end until 2019.The Bundesbank spoke of “a discussion on the untimely”.She also pointed out that Draghi was still in office until the end of October of the next year.

But the French have also begun to promote their bank president, François Villeroy de Galhau (58).Her argument: Now that the European Emmanuel Macron had been elected, Europe would have to strengthen Macron in return.This could contribute to the transfer of the influential office in Frankfurt to a Frenchman.From 2003 to 2011 the Frenchman Jean-Claude Trichet had already led the ECB.For Villeroy de Galhau, he says that he is contributing the ultralock monetary policy with which the ECB helps the euro-crisis states.Weidmann, on the other hand, has repeatedly criticized the multi-billion dollar borrowing purchase program of the ECB.In any case, the Germans are unpopular in states like Greece because of their austerity policy.

On the other hand Villeroy de Galhau will not have the format of Trichet, says Berlin.At the same time the Germans stand for a quarter of the aid.In the end, it would be important to see whether Merkel would pull this map of power and put Weidmann through.It is also conceivable that a compromise candidate from Northern Europe will be agreed upon.


ForexLive. 2017-05-21. Germany already pushing for Weidmann to take over ECB after Draghi

The jockeying for leadership of the ECB has already begun.

The German press reports that Merkel is pushing for Weidmann to replace Draghi at the end of his term.

He’s a compelling candidate. A German has never led the ECB and Weidmann has positioned himself as more of a moderate than the uber-hawks before him.

Still, he’s a hawk and has criticized QE. But again, the QE program is winding down and there’s no crisis on the horizon so it’s a better time than ever for a German.

Still, it wouldn’t go over well in the periphery.


Rai News. 2017-05-21. La Germania si autocandida alla presidenza Bce.

Weidmann, presidente della Bundesbank: io dopo Draghi? La Bce non può escludere i tedeschi. Lungo braccio di ferro per la stretta dei tassi e la fine del quantitative easing.

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Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank indicato da un settimanale per la successione a Mario Draghi alla presidenza della Bce, non si tira indietro e rivendica il diritto della Germania a candidare un tedesco. “Il presidente della Bce dovrebbe essere scelto secondo le sue qualifiche, e non in base alla nazionalità”, ha replicato Weidmann in un’intervista al Der Standard dopo l’indiscrezione, comparsa sullo Spiegel, dell’attuale presidente della Bundesbank come papabile alla guida, post Draghi, della Bce. Candidatura fortemente voluta da Berlino, sia dalla cancelliera Angela Merkel che dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che però è stata subito smentita.

A giugno e a fine anno ci saranno appuntamenti chiave per le scelte di Draghi, il cui mandato terminerà nel novembre 2019 ed a Francoforte si prospetta un ulteriore lungo braccio di ferro sulla stretta dei tassi e la fine del Quantitative Easing. D’altro canto Jens Weidmann si è sempre opposto a molte delle misure di politica monetaria espansiva volute da Mario Draghi e da tempo il presidente della Banca centrale tedesca, sulla scia di una ripresa economica e dell’inflazione nell’Eurozona, spinge, assieme ai Paesi del Nord Europa, per il rialzo dei tassi e l’uscita dal piano di acquisti dei titoli di Stato, cioè dal QE. Comunque nulla esclude che dopo un olandese, un francese ed un italiano, per l’appunto Mario Draghi, possa arrivare un tedesco. Ipotesi questa certo non gradita a tutti e che allarma alcuni Paesi europei vista la delicatezza nei prossimi anni della politica monetaria ed economica e dei bilanci pubblici, senza una revisione ed aggiornamento dei Trattati europei.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria

Trump. Nomine dei giudici federali nel primo circuito.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-24.

Tribunale 010

Ecco degli stralci dal Il sistema giuridico negli Stati Uniti d’America, edito da Uniroma1.

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«Il Potere Giudiziario Federale

Il potere giudiziario federale è un ramo completamente separato ed autonomo. Il potere giudiziario ha il compito di interpretare e stabilire la costituzionalità delle leggi federali e di risolvere le controversie riguardanti tali norme.
La Costituzione garantisce l’indipendenza del potere giudiziario stabilendo che:

– i giudici federali, nominati secondo l’art. III della Costituzione, possono restare in carica a vita e possono essere destituiti solo in seguito a “impeachment” e solo qualora il Congresso abbia accertato atti di tradimento, corruzione, o altri gravi reati a loro carico;

– la retribuzione dei giudici federali nominati secondo l’art. III della Costituzione non può essere ridotta durante la loro permanenza in carica: dunque, né il Presidente, né il Congresso hanno alcuna facoltà di ridurre lo stipendio dei giudici federali. Queste due salvaguardie consentono ad un organo giudiziario indipendente di deliberare senza vincoli imposti da influenze politiche o passioni popolari.

L’art. III della Costituzione stabilisce, altresì, che il potere giudiziario degli Stati Uniti è affidato ad una Corte Suprema ed a tanti tribunali di ordine inferiore quanti il Congresso stabilirà all’occorrenza.»

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«La Struttura dei Tribunali Federali (vedi suddivisione 5.1, 5.2 e 5.3)

Salvo alcune eccezioni di rilievo, la competenza dei tribunali federali si estende ad un’ampia varietà di casi. Gli stessi giudici federali si occupano di procedimenti civili e penali, di controversie che rientrano nel settore del diritto pubblico e privato, di cause riguardanti persone fisiche, giuridiche ed organismi governativi, di ricorsi in appello a seguito di provvedimenti di enti amministrativi e di questioni regolate dalla legge o dal diritto consuetudinario (equity).

Non esistono corti costituzionali separate, dal momento che ogni tribunale ha competenza in merito alla costituzionalità delle leggi federali e di altri atti dello Stato cui si faccia riferimento nel corso dei procedimenti istituiti davanti ad esso. In linea di principio, i tribunali federali sono competenti a giudicare i casi che riguardano il governo degli Stati Uniti o i suoi rappresentanti, la Costituzione degli Stati Uniti o le leggi federali, oppure controversie tra Stati o tra gli Stati Uniti e i governi stranieri.

5.1) Tribunali di Prima Istanza

I tribunali distrettuali sono i principali tribunali di prima istanza nel sistema giudiziario federale. Essi hanno competenza per quasi tutti i tipi di procedimenti federali. Ogni distretto giudiziario federale comprende un tribunale fallimentare che opera all’interno di una sua sezione. Esistono, inoltre, due tipi speciali di tribunali di prima istanza che hanno competenza su tutto il territorio nazionale per alcune materie specifiche. Il Tribunale del Commercio Internazionale si occupa appunto dei casi che riguardano il commercio internazionale e la normativa doganale. Il Tribunale degli Stati Uniti per i Ricorsi Federali è competente, invece, per le controversie riguardanti gli appalti del governo federale, l’appropriazione di beni privati da parte dello stesso governo e per una serie di altri ricorsi di natura economica nei confronti del governo. I procedimenti davanti ai tribunali di prima istanza sono condotti da un solo giudice, singolarmente o con l’appoggio di una giuria, composta da cittadini e incaricata di accertare i fatti del caso.
La Costituzione prevede il diritto alla giuria in molte tipologie di casi, tra i quali:

– tutti i processi penali per reati gravi;

– i procedimenti per i quali il Congresso ha espressamente previsto il ricorso alla giuria.

5.2) Le Corti di Appello

I distretti giudiziari sono organizzati in circuiti regionali, in ciascuno dei quali è presente una Corte d’Appello. Ognuna di esse giudica i ricorsi provenienti dai tribunali distrettuali appartenenti al proprio circuito e da alcuni enti amministrativi federali. Inoltre, la Corte d’Appello federale ha competenza su tutto il territorio nazionale in merito ad alcuni casi specifici, tra i quali quelli relativi alle leggi sui brevetti e quelli sui quali si sono pronunciati i Tribunali per il Commercio Internazionale e il Tribunale per i Ricorsi Federali.

Il diritto all’appello si applica a tutti i procedimenti sui quali si è pronunciato un tribunale distrettuale con una decisione definitiva. Le Corti d’Appello sono di regola composte da tre giudici.»

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«I giudici federali sono nominati a vita dal Presidente, previo consenso del Senato, dove vige la tradizione del “Senatorial courtesy”. In altre parole, se il nominato non piace ai senatori del circuito in cui deve operare, il Senato non ne accetta la nomina»

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«Alla base ci sono le 94 US District Courts (almeno una per stato) e ogni stato è all’interno di uno degli 11 Circuiti federali, più due a Washington DC.»

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Estraiamo invece da Elementi introduttivi per i magistrati e gli amministratori giudiziari di altri paesi

«La presente pubblicazione è stata redatta dall’Ufficio Amministrativo dei Tribunali degli Stati Uniti per fornire una prima descrizione del sistema giudiziario federale, della relativa organizzazione e amministrazione, del suo rapporto con i rami legislativo ed esecutivo del governo federale, e del suo rapporto rispetto ai sistemi dei tribunali degli stati.»

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Trump. Lunedì scatta l’operazione sulle Corti di Giustizia. Una vera rivoluzione.

Trump. Se gli riuscisse questo colpo sarebbe chiamato il Grande.

Mr Trump. Secondo alcuni non avrebbe fatto nulla. White House Actions.

Trump. Marcia verso la conquista del vero potere. – Bbc.

Trump. Deobamizzare la Civil Rights Division.

Trump. Neil Gorsuch nominato alla Suprema Corte. Sviluppi futuri.

Usa. La Suprema Corte del Wisconsin rigetta una petizione sui giudici.

Giudice Ruth Bader Ginsburg, Decano della Corte Suprema degli Stati Uniti.

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È inutile girare attorno al problema o fingere di usare il politicamente corretto in modo tartufesco.

Nel mondo occidentale odierno le Corti di Giustizia amministrano tutto tranne che la Giustizia.

Sono organi politici a tutti gli effetti, che calpestano costituzione, leggi e tradizioni sotto l’escamotage che le leggi si “interpretano“: obbediscono solo ed unicamente al potere vigente, vero o presunto che sia.

Essendo i loro giudizi inappellabili, sono il vero e concreto strumento di dittatura del potere.

La persona ovvero la lobby ovvero ancora il partito che governa le Corti di Giustizia è il dittatore dell’Occidente, per quello che ancora può valere.

Questo spiega la reazione da caricatura delle checche isteriche dei liberals democratici: sanno benissimo che nominare nelle Corti 139 giudici federali quarantenni a vita, tutti repubblicani, li annienterebbe. Giocano convulsamente il tutto per tutto: sanno che sarebbero trattati per come loro hanno trattato.

The Washington Times. 2017-05-18. Trump’s first circuit judge nominee advances to Senate for confirmation

The first of President Trump’s slate of circuit court nominees cleared the Judiciary Committee on Thursday as Republicans prepared to move swiftly on stocking the federal courts with what backers hope will be an army of conservatives.

Judge Amul Thapar, who is currently on a federal district court in Kentucky, was approved for a seat on the 6th Circuit by the Senate Judiciary Committee. The 11-8 vote sends his nomination to the Senate floor for a final confirmation vote.

Sen. Mazie Hirono, Hawaii Democrat, didn’t cast a vote.

He should be able to win confirmation on the floor, given the GOP’s 52-48 edge in the Senate. Since 2013, when Democrats triggered the “nuclear option” shortcut to change the rules, it takes only a majority vote to break a filibuster on appeals court nominees.

Democrats on the committee voted against the judge, saying he equates campaign donations with speech and is tied to the Federalist Society, which helped Mr. Trump form a list of potential Supreme Court justices during his campaign.

The committee’s top Democrat Sen. Dianne Feinstein said she was unable to vote for the judge because of a case where he held an individual supports an organization by using words, just as one supports an organization by donating money.

“Words and money are in fact different,” Ms. Feinstein said.

But the committee’s Chairman Sen. Charles E. Grassley, Iowa Republican, said the judge’s decade long record speaks for itself.

“The judge isn’t against the little guy. He applies the law faithfully,” Mr. Grassley said.

Judge Thapar has sat on the U.S. District Court for the Eastern District of Kentucky for roughly 10 years. He’s the first ever South Asian Pacific American federal judge, and he’ll be the second South Asia Pacific American circuit court judge.

He was the first circuit court pick Mr. Trump made, and his confirmation process was much less contentious than that of Supreme Court Justice Neil Gorsuch.

Mr. Trump faced 20 circuit court vacancies when he took office, and he has offered nominees to fill six of them so far. He’s expected to approve the rest of his first slate of circuit picks next month.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Elezioni UK. Proiezioni. Con 47.7%, Lab 31.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-24.

2017-05-24__UK__001

L’Electoral Calcolus ha rilasciato l’ultima metanalisi sulle proiezioni elettorali nel Regno Unito.

I dati forniti sembrerebbero non ammettere dubbi.

2017-05-24__UK__002

Si noti la distribuzione dei seggi.

2017-05-24__UK__003

Attualmente i conservatori hanno 330 deputati e guadagnerebbero 66 seggi; i laburisti hanno 230 seggi e ne perderebbero 50. Si noti anche come i conservatori sembrerebbero ricevere voti da ex-laburisti e dai passati elettori dell’Ukip. Un travaso elettorale che la racconterebbe lunga sulla reale composizione dell’elettorato inglese.

 

 

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

L’autorità americana non consente un progetto musicale anti-Trump.

Giuseppe Sandro Mela

2017-05-23.

2017-05-23__Sinfoniker-RteardonthisWall

«Non è stato approvato il progetto musicale “abbattete questo muro!”».

L’Orchestra sinfonica di Dresden avrebbe dovuto tenere un concerto a Tijuana,  San Diego, per manifestare contro il muro Usa – Mexico, con il patrocinio di Amnesty International e finanziamento della Kickstarter.

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«Il progetto avrebbe dovrebbe essere “per il collettivo, e per la ribellione artistica” contro il muro ordinato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, muro previsto tra Stati Uniti e Messico e “contro la demarcante crescita nel mondo, per focalizzare il fanatismo e il nazionalismo”, si legge in un comunicato dell’Orchestra Sinfonica»

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«Il concerto avrà luogo in ogni caso – ma solo sul lato messicano del confine»

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«La Orchestra Sinfonica ha comunicato che la rappresentazione a Tijuana,  San Diego, che si terrà in collaborazione con Amnesty International Messico, avrebbe dovuto essere un “ponte per la libertà”»

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«Il progetto “abbattete questo muro!” è stato finanziato da una campagna Kickstarter con sostenitori provenienti da oltre 40 paesi»

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«“Tear Down This Wall!” is the theme of an open-air concert planned June 3 simultaneously in Tijuana and San Diego by Rindt’s Dresdner Sinfoniker, or Dresden Symphony Orchestra. The aim is to have musicians on both sides performing together at the border fence by the Pacific Ocean.

“This is against nationalism, against isolationism,” said Rindt, who is planning a visit to Tijuana this week to promote the project. “I could also say, ‘Tear down all walls.’ We are one planet, and there have to be possibilities for the future other than building walls everywhere, higher and higher and higher.”

 A French horn player, Rindt is the founder and artistic director of Dresdner Sinfoniker, a nonprofit cultural group that since its founding in 1997 has operated on a project basis. The ensemble draws musicians from different European orchestras to perform contemporary music, often delivering a social message.

President Donald Trump says he wants to fortify the U.S-Mexico border with a “big, beautiful wall” to deter illegal immigration and drug trafficking, along with other criminal activities.» [The San Diego Union – Tribune]

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Prendiamo atto che nella California le autorità hanno negato il permesso di procedere ad una manifestazione sinfonica internazionale organizzata contro l’erezione di un muro di sbarramento tra Messico e Stati Uniti, come da ordine esecutivo del Presidente Trump.

Ricordiamo come la California abbia votato a maggioranza per la candidata alla presidenza, Mrs Hillary Clinton, e come l’Amministrazione federale abbia smesso di finanziare le realtà locali che non si uniformano agli Ordine Esecutivi.


Oiger. 2017-05-22. Dresdner Sinfoniker dürfen Mauer USA-Mexiko nicht niederreißen

Kein Okay für grenzüberschreitendes Gratis-Konzert

San Diego/Dresden, 22. Mai 2017. Die US-Behörden haben das Musikprojekt „TEAR DOWN THIS WALL!“ der Dresdner Sinfoniker am 3. Juni 2017 in San Diego nicht genehmigt. Das teilte der Musiker-Zusammenschluss heute mit. Das Projekt sollte „zum kollektiven, zum künstlerischen Aufstand“ gegen die von US-Präsident Donald Trump geplante Mauer zwischen den USA und Mexiko und „gegen die weltweit wachsende Abgrenzung, den Fanatismus und Nationalismus aufrufen“, hieß es von den Sinfonikern. „Das Konzert findet trotzdem statt“ – aber eben nur auf mexikanischer Seite.

„Der Auftritt der Dresdner Sinfoniker in Tijuana/San Diego in Kooperation mit Amnesty International Mexico sollte eine musikalische Brücke für Freiheit und Völkerverständigung schlagen“, informierten die Sinfoniker. „Mit ihrem Konzert in Tijuana (Parque del Mar) unmittelbar an der Grenze zur USA werden die Musiker zwar nach wie vor ein Signal gegen die Mauern in den Köpfen setzen, dem grenzübergreifenden Zusammenspiel wurde nun jedoch von US-Behörden eine Absage erteilt.“ Sie rufen nun insbesondere auch US-amerikanische Künstler, Musiker und gleichgesinnte Menschen auf, sich am gleichen Tag mit eigenen Aktionen oder Flashmobs an der gesamten 3144 km langen Grenze zu beteiligen.

Uraufgeführt werden am 3. Juni u.a. die Ballade «Beyond» von Wieland Reißmann und die geführte Improvisation «The Big, The Bug, The Cricket & The Quack» von Harald Thiemann, bei der die Dresdner Sinfoniker mit zahlreichen Perkussionisten aus Mexiko und den USA die Mauer in ein Instrument transformieren. Weitere Gäste sind u.a. das Jugendorchester Sinfonia Juvenil aus Tijuana, die Band Tijuana No!, die Popsängerin Ceci Bastida, die guatemaltekische Maya-Sängerin Sara Curruchich und die Jazz-Sängerin Coral MacFarland.

Das Projekt TEAR DOWN THIS WALL! wurde durch eine Kickstarter-Kampagne mit Unterstützern aus über 40 Ländern finanziert.

Die Dresdner Sinfoniker um Intendant Markus Rindt hatten sich in der Vergangenheit bereits mehrfach mit ungewöhnlichen und teils auch politisch ambitionierten Projekten präsentiert. Zum Beispiel inszenierten sie zum Jahresende 2012 ein Maya-Apokalypse-Konzert, zeigten auf dem Dresdner Elbufer die multimediale Umsetzung eine Hiroshima-Mangas und erinnerten mit dem Konzert „ghet – ağıt“ an den Völkermord an den Armeniern

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spagna. Lo schiamazzo va crescendo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-23.

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Nelle elezioni del 26 giugno 2016 il partito popolare ottenne in Parlamento il 33.01% dei voti (137/350 seggi), il partito socialista il 22.63% (85 seggi), i Podemos il 13.37% (45 seggi), i Ciudadanos il 13.06% (32 seggi). Al senato il partito popolare dispone di 130/208 seggi, contro i 43 del partito socialista.

Una situazione di stallo, risoltasi alla fine con la defenestrazione il 1° ottobre 2016 di Pedro Sánchez, segretario del partito socialista, che si opponeva a qualsiasi forma collaborativa per formare un governo. Nacque così un governo Rajoy di minoranza.

È un governo che per ogni provvedimento deve girare con il cappellino in mano per raggranellare uno straccetto di maggioranza, effimera quel tanto che basta a varare una legge. Poi, si rincomincia da capo.

Ma il vero dramma si consuma nella Commissione Europea e nell’Eurogruppo. Lì Mr Rajoy conta meno della polvere sui davanzali. Non può prendere nessuna decisione senza essersi preventivamente consultato. E, sia detto per inciso, anche nel caso che potesse esprimere un parere, dovrebbe farlo velocemente, perché la sua maggioranza è volubile peggio di una femmina capricciosa.

Adesso i socialisti hanno rieletto Mr Sánchez quale segretario del partito. Si potrebbe presumere che non rientri nei programmi di Mr Sánchez far cadere il governo.

Ma a questo ci sta già pensando il Podemos:

«On Friday, Podemos filed a motion of no-confidence against Rajoy, a move seen as a challenge to the Socialists to vote to fight the conservatives by their side in a leftist coalition they have until now resisted».

*

Come si constata, è una situazione caotica, lasciata a sobbollire fino a settembre, quando si terranno le elezioni politiche tedesche.

Alla fine, gli unici stati ad avere governi quasi stabili saranno la Germania, forse la Francia, Polonia, Repubblica Ceka, Slovakia ed Ungheria.

Questo comportamento scriteriato dei socialisti europei consegnerà la Commissione Europea nelle mani dell’Asse franco-tedesco. Ma gli interessi politici ed economici di tale Asse sono opposti a quelli dei paesi mediterranei.


Reuters. 2017-05-23. No risk of snap election in Spain after Sanchez’s return, says PM

There is no risk of a snap national election in Spain, Prime Minister Mariano Rajoy said on Monday, playing down any threat to his minority-led government from a change of leadership in the opposition Socialist party.

The track record of left-winger Pedro Sanchez, ousted as Socialist leader in October and re-elected to the post on Sunday, points to less cooperation with the government on major cross-party issues including labour reform and budget spending.

But Rajoy noted his government had already passed legislation during its seven-month tenure without the backing of the second-biggest party in parliament.

“There won’t be early elections,” he told journalists on Monday. “The Socialist party changes nothing for me. I’ll try and reach agreement with them on issues, but if we don’t reach an understanding, so be it.”

Financial markets – attuned to political tensions in the euro zone after Austria, the Netherlands and France have this year fended off populist challenges at elections – reacted nervously to Sanchez’s election on Monday.

By 1240 GMT, Spain’s Ibex was down 0.3 percent while the broader pan-European STOXX 600 index was flat. The yield on the country’s 10-year benchmark bond rose about 5 basis points, with gains trimmed slightly after Rajoy’s comments.

BITTERLY DIVIDED

Spanish analysts and commentators took a more sanguine view.

“I don’t think the new PSOE (Socialist) secretary general is interested in destabilising the government right now,” wrote the editor of El Mundo newspaper, Pedro Guartango, in an editorial. “He is more likely to play for time and build an alternative to Rajoy.”

The PP holds 134 seats in parliament, compared to 84 for the Socialists. For a no-confidence vote in Rajoy to pass, the Socialists would have to join forces with far-left newcomer Podemos – an alliance they failed to create in the past – and PP ally Ciudadanos would have to abstain.

Rajoy has been able to pass policies without the support of the Socialists by counting on the support of market-friendly Ciudadanos and others.

Spain’s long-delayed 2017 budget is due for a parliamentary vote of approval in coming weeks and the PP says it has the backing to pass the bill after courting regional governments in the Basque country and the Canary Islands.

Rajoy had warned that if the 2017 budget was blocked he would call fresh elections.

Sanchez’s re-election despite presiding over a slump in support carries parallels with the continued party backing for his counterparts in Britain and France, Jeremy Corbyn and Benoit Hamon, who have also performed poorly in polls.

Party leader from 2014 to 2016, Sanchez garnered the worst electoral showing on record for the Socialists when he headed the 138-year-old party in the last two elections.

The 45-year-old’s first task will be to unite a bitterly divided party, which he promised to do in his victory speech late on Sunday.


Reuters. 2017-05-21. Spain’s Socialists reelect hardliner Sanchez in leadership vote

Spain’s Socialists on Sunday choose former leader and hardliner Pedro Sanchez to head the party again, a vote likely to make it harder for the ruling conservatives to secure the opposition support it needs in parliament to push through legislation.

Sanchez has pledged to take a firm stand against the ruling minority People Party’s (PP) market-friendly, deficit-tackling policies.

Sanchez will lead the Socialists further left and place them in direct opposition to the PP, increasing the possibility of a hung parliament over key reforms, something Prime Minister Mariano Rajoy has warned would trigger a new general election.

Sanchez was ousted last October after he refused to abstain in a vote to break a nine-month deadlock and avoid a third election following two inconclusive votes.

Once out, the Socialists stepped aside to allow Rajoy to reassume the PM’s office, a position which infuriated many on the left even though a repeat election would have meant more Socialist votes lost.

The party has been left to prove its relevance in a split parliament that has pitched it between the right-wing policies of the PP and market friendly Ciudadanos (Citizens) on one hand and the hard-left Podemos (We Can) on the other.

FRACTURED AND STRUGGLING

The Socialists have suffered the fate of many of their left wing peers across Europe as electioneering has been distorted by populist leaders from all sides of the political spectrum, leaving its base fractured and struggling for an identity.

In Spain, part of that political sea change has been due to the arrival of the anti-austerity Podemos, which began as a grassroots movement against the PP’s deficit-fighting policies during the prolonged economic crisis.

The latest polls place the Socialists slightly ahead of Podemos after loosing ground to the far left group late last year, though the conservatives remain firmly in front despite unpopular economic policies and a slew of corruption scandals.

“When the Socialists lost their profile as the alternative and became confused with their adversary, the electorate ends up not recognizing it and going for more populist options,” Sanchez campaign coordinator Jose Luis Abalos said.

On Friday, Podemos filed a motion of no-confidence against Rajoy, a move seen as a challenge to the Socialists to vote to fight the conservatives by their side in a leftist coalition they have until now resisted.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Grecia. A dopo le elezioni la resa dei conti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-23.

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Il problema greco sussiste e si direbbe che stia peggiorando di giorno in giorno.

Ma nulla può essere protratto all’infinito.

Non dovrebbe fare notizia il fatto che ad oggi la Grecia non abbia le liquidità necessarie per onorare le scadenze.

L’unica novità consiste nel fatto che al momento l’Unione Europea sta vivendo un inusuale periodo elettorale, e che a nessuno converrebbe l’esplosione della crisi greca in questo momento.

«Figures released earlier this month showed that Greece had fallen back into recession for the first time since 2012»

*

«Greece has failed to secure a deal to unlock the next instalment of its multi-billion-dollar bailout after talks with eurozone finance ministers broke down»

*

«Eurogroup head Jeroen Dijsselbloem said there was still a gap “between what could be done and what some of us had expected should be done”»

*

«Nonetheless, he said they were “very close” to an agreement. Informal talks are expected to continue ahead of the group’s 15 June meeting»

*

«The Brussels-based meeting was aimed at deciding whether Greece had done enough to receive a €7.5bn (£6.4bn; $8.3bn) loan plus debt relief.»

*

«The cash is vital for Greece to avoid defaulting on a debt repayment due in July»

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«Atene, invece, non ha per ora ottenuto la tranche di aiuti per pagare i 7 miliardi di euro di crediti che scadono a luglio, in maggior parte bond in mano alla Bce e non vede ancora la luce in fondo al tunnel per la ristrutturazione del debito.»

*

«La Germania non ci sente e vuole al affrontare il problema l’anno prossimo dopo il voto politico di settembre, comunque al massimo allungando i termini dei pagamenti o riducendo i tassi di interesse ma senza ristrutturazione del debito»

*

«Accordo saltato dunque sul debito greco all’eurogruppo tenutosi ieri a Bruxelles, una vicenda che dura da sette anni e che come la tela di Penelope non sembra mai trovare una fine»

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In parole povere, si deve constatare ancora una volta come la Grecia sia fallita, e che per pagare interessi e refusioni sia obbligata a contrarre ulteriori debiti, che nessuno vorrebbe concederle. Nel contempo, quasi tutta la popolazione giovane è emigrata all’estero.

Con settembre dovrebbe aver votato anche la Germania, ed allora verosimilmente tutto dovrebbe essere rimesso in discussione.

Ma “La Germania non ci sente e vuole al affrontare il problema l’anno prossimo dopo il voto politico di settembre, comunque al massimo allungando i termini dei pagamenti o riducendo i tassi di interesse

Grecia. Accordo basato sulle promesse greche. Fidarsi è bene, ma …

Grecia. I soldi finiranno a luglio, dopo le elezioni.

Grecia. Il Grexit torna di attualità.

Europa, Grecia ed austerità. Si avvicina l’epilogo.

Grecia. Non se ne parla più, ma esiste ancora.

Grecia. Banca Centrale: 427,000 giovani emigrati.

Grecia. Approvata l’austerità. Documento di 7,000 pagine….

Grecia. La pacchia continua a spese nostre.

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Si faccia attenzione. A fine anno si entrerà in una quiete elettorale, l’Ecb inizierà a ridurre gli acquisti di titoli di debito pubblico, e verosimilmente i tassi di interesse ritorneranno ad essere positivi. Non è solo la Grecia ad essere in sofferenza.


Bbc. 2017-05-16. Greek economy sinks back into recession

Greece has fallen back into recession for the first time since 2012, official figures from Eurostat show.

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The country’s gross domestic product (GDP) fell by 0.1% in the first three months of the year after shrinking by 1.2% in the final quarter of 2016.

The figures come as Greek unions begin two days of industrial action against cuts to pensions and tax rises insisted on by creditors.

Greece is still struggling to secure a new bailout from international lenders.

Its government hopes the loan payment will be approved by a meeting of eurozone finance ministers on 22 May.

Howard Archer, chief economist at IHS Markit, said Greece’s return to recession was largely due to uncertainty over the bailout.

“Encouragingly, agreement between Greece and its lenders on reforms was agreed in early May,” he said.

“With EU creditors now expected to finally sign off on Greece’s latest injection of rescue cash, the European Commission expects growth to bounce back to 2.6% this year.”

Greek ferries and news services were being disrupted on Tuesday as part of two days of industrial action to protest against a new round of austerity measures.

A 24-hour general strike planned on Wednesday is expected to disrupt transport and public services.

Eurostat said the European Union as a whole continued to grow in the first quarter, expanding by 2% compared with the same period last year.

In the eurozone, annual growth came in at 1.7%, with a 0.5% rise for the quarter compared with the last three months of 2016.

The fastest-growing economies were Latvia, Lithuania and Portugal, which expanded by 1% in the quarter.

Germany, the EU’s biggest economy, posted a 0.6% expansion.


Bbc. 2017-05-23. Greece fails to secure fresh bailout funds

Greece has failed to secure a deal to unlock the next instalment of its multi-billion-dollar bailout after talks with eurozone finance ministers broke down.

Eurogroup head Jeroen Dijsselbloem said there was still a gap “between what could be done and what some of us had expected should be done”.

Nonetheless, he said they were “very close” to an agreement.

Informal talks are expected to continue ahead of the group’s 15 June meeting.

The Brussels-based meeting was aimed at deciding whether Greece had done enough to receive a €7.5bn (£6.4bn; $8.3bn) loan plus debt relief.

The cash is vital for Greece to avoid defaulting on a debt repayment due in July.

To secure the funds, the country has had to enact a series of economic reforms.

The International Monetary Fund and Germany are reported to have disagreed over how to help ease the country’s debts once its rescue programme ends next year.

The IMF’s participation in Greece’s latest bailout hinges on resolving this issue.

“The feeling was…. more work was needed to be able to have that kind of clarity that the financial markets understood and the Greek people understood (of) what to expect at the end of the programme period in terms of debt relief,” Greek Finance Minister Euclid Tsakalotos said.

However, he also said he was optimistic that a definitive deal could be brokered by the time of the next formal meeting in June.

Figures released earlier this month showed that Greece had fallen back into recession for the first time since 2012.

The country’s gross domestic product (GDP) fell by 0.1% in the first three months of the year after shrinking by 1.2% in the final quarter of 2016, the Eurostat figures showed.


Sole 24 Ore. 2017-05-23. Eurogruppo rinvia tranche e non scioglie rebus debito greco

L’Eurogruppo sulla Grecia, durato sette ore, è terminato con un rinvio sulle misure di alleggerimento del debito e del pagamento della tranche di aiuti al meeting del 15 giugno previsto a Lussemburgo: è quanto ha detto alla conferenza stampa a mezzanotte tra lunedì e martedì Jeroem Dijssembloem, presidente dell’eurogruppo insieme al commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici a Bruxelles. Intorno alle 19.00 l’Eurogruppo si era interrotto per consentire varie riunioni bilaterali, tra cui quella a quattro tra il presidente Dijsselbloem, il rappresentante del Fmi Thomsen, e i ministri francese e tedesco Le Maire e Schauble.

Jeroem Dijsselbloem ha fatto presente i grandi progressi e le implementazioni fatte dal governo greco, soprattutto per il varo delle “ prior action”, le azioni prioritarie. «Molto lavoro è stato fatto», ha ammesso il presidente dell’eurogruppo solitamente molto severo verso la Grecia. Per la seconda revisione quindi si è acceso il disco verde mentre la discussione sul debito è rimasto aperta sul tema della sostenibilità del debito che deve essere rivisto molto attentamente come chiede l’Fmi. «Non abbiamo raggiunto l’accordo e a giugno continueremo le discussioni», ha ammesso Dijsselbloem. Moscovici ha ricordato che «siamo nelle buona direzione e che le parti si sono molto avvicinate». Una doccia fredda per il governo Tsipras.

“Non abbiamo raggiunto l’accordo e a giugno continueremo le discussioni” Jeroem Dijssembloem, presidente dell’eurogruppo.

Accordo saltato dunque sul debito greco all’eurogruppo tenutosi ieri a Bruxelles, una vicenda che dura da sette anni e che come la tela di Penelope non sembra mai trovare una fine. Nemmeno l’effetto Macron ha potuto rompere i veti incrociati sul tema del debito.

Sul tappeto dei ministri dell’eurozona c’era un accordo che comprendeva sia la fine della seconda revisione del terzo programma ellenico da 86 miliardi di euro, che quindi apra la strada alla nuova tranche di aiuti ad Atene, sia la ristrutturazione del debito. Il mancato accordo non consente al Fmi di entrare nel salvataggio. Un funzionario Ue ha detto: «Il Fmi resta a bordo senza però essere realmente a bordo».

Il Fmi, uno dei creditori, è da più di un anno riluttante a intervenire di nuovo in partita fino a quando il debito greco non sia ritenuto “sostenibile” e vorrebbe un avanzo primario, cioè senza contare il peso degli interessi sul debito, meno impegnativo di quello attuale attestato al 3,5% annuo. Inoltre produce previsioni di crescita meno ottimiste degli europei e invita a tagliare il peso del debito (haircut) che viaggia al 180% del Pil.

La Germania non ci sente e vuole al affrontare il problema l’anno prossimo dopo il voto politico di settembre, comunque al massimo allungando i termini dei pagamenti o riducendo i tassi di interesse ma senza ristrutturazione del debito. Berlino, però, vorrebbe subito a bordo il Fmi, ma alle sue condizioni che per l’istituzione con sede a Washington sono inaccettabili. Atene, invece, non ha per ora ottenuto la tranche di aiuti per pagare i 7 miliardi di euro di crediti che scadono a luglio, in maggior parte bond in mano alla Bcee non vede ancora la luce in fondo al tunnel per la ristrutturazione del debito.

La vicenda era iniziata bene nella mattinata di lunedì quando prima il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici aveva riconosciuto gli sforzi del governo greco chiedendo un pari sforzo da parte dei creditori e il presidente francese Emmanuel Macron fresco di nomina all’Eliseo aveva riaffermato, nel corso di un colloquio telefonico con il premier greco Alexis Tsipras, di volere raggiungere presto un accordo per alleggerire nel tempo il peso del debito greco. Fonti dell’Eliseo avevano aggiunto che Macron aveva spiegato che l’input era nella tabella di marcia del ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, che lunedì ha preso parte per la prima volta all’Eurogruppo focalizzato proprio sulla questione greca che si trascina dal 2009.

Le Marie, che era di ritorno da Berlino, avrebbe puntato a una segnale di ottimismo sul tema per svelenire i contrasti forte del fatto che aveva concluso con il suo omologo tedesco un rilancio del motore franco-tedesco. «Abbiamo concordato di istituire un gruppo di lavoro per il rafforzamento dell’Eurozona» a partire da luglio, aveva annunciato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, al termine dell’incontro a Berlino. Poi le distenze sulla questione della sostenibilità del debito con il Fmi non si sono appianate.

Il ministro Schaeuble, infatti aveva detto che si deve aspettare la chiusura del terzo pacchetto nell’estate 2018, «e poi vedremo quali altre misure siano necessarie». E così si è deciso il rinvio ancora una

  

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Olanda. Governo impossibile in un’Europa ingovernabile.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-23.

NETHERLANDS-POLITICS-GOVERNMENT

L’Europa sta attraversando un periodo di grande turbamento politico, sociale ed economico. Le vecchie concezioni non rappresentano più la realtà emergente e non riescono soprattutto a comprendere ciò che sta accadendo.

Il punto nodale è la devoluzione dell’ideologismo socialista: situazione questa minimamente accettata dai residui socialisti, che non hanno la minima intenzione di rinunciare al potere. Costi quello che costi.

Questa situazione genera una condizione transitoria ove il vecchio non è ancor morto e scomparso, ed il nuovo è quasi impossibilitato ad emergere.

Stiamo assistendo con sempre maggiore frequenza a governi pro forma, impossibilitati a governare, trascinati dagli eventi.

Da quello che avrebbe dovuto essere una fisiologico confronto politico stiamo transitando ad un surrogato di guerra di religione: anche dietro le altisonanti parole si cela esclusivamente il bieco volto del potere per il potere.

Tutta questa situazione potrebbe al limite essere quasi tollerabile se la situazione economica europea fosse ancora florida, cosa che non è; se il contesto mondiale fosse stabile, cosa che non è; se la situazione demografica fosse in equlibrio, cosa che non è. Non solo, ma la instabilità politica di uno stato si ripercuote inesorabilmente in una ulteriore instabilità politica in seno alla Unione Europea.

*

Già in Spagna abbiamo assistito ad una crisi politica, tuttora perdurante, che è sfociata nella concreta impossibilità di formare un governo. Se è vero che il 29 ottobre 2016 Mr Rajoy è riuscito ad ottenere la fiducia, è altrettanto vero che nulla può fare senza previe estenuanti consultazioni con i partiti che lo esprimono, e che hanno visioni diametralmente opposte su quasi tutto. Fatto questo che condiziona sicuramente la politica domestica, ma che si ripercuote sulle posizioni che Mr Rajoy può tenere in seno al Consiglio Europeo.

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La situazione italiana è sotto gli occhi di tutti. Non esiste una formazione politica in grado di raccogliere la maggioranza dei voti elettorali, ed i partiti politici si estenuano in un gioco di veti incrociati che porta solo al massacro.

Da questo punto di vista sussistono forti dubbi che anche in Francia si arrivi a constatare una qualche forma di ingovernabilità. Se è vero che Mr Macron è riuscito ad ottenere la Presidenza con un’ottima maggioranza, questa non si è coagulata attorno ad un comune programma elettorale, bensì è stata cementata dal’odio viscerale, quasi religioso, contro il Front National. Se Mr Macron non riuscisse ad ottenere una maggioranza coesa per sostenere la propria presidenza, alla fine varrebbe sia al’interno sia sul piano estero quanto al momento possa contare Mr Rojoy.

E questo sarebbe un altro brutto colpo alle capacità gestionali del Consiglio Europeo.

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Anche l’Austria si sta dimostrando ingovernabile. Conservatori e socialdemocratici si odiano di odio mortale, superato soltanto dal comune odio verso l’Fpö. Di questi giorni la notizia delle elezioni anticipate.

Austria verso le elezioni anticipate in autunno.

Ma come per gli altri figuri, anche il Cancelliere Herr Kern conta ben poco in patria ed ancor meno in sede del Consiglio Europeo.

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In Olanda la situazione è quasi identica.

Elezioni Olandesi. Il vero fatto nuovo. Denk.

Olanda. Il nuovo governo sembrerebbe quasi essere impossibile.

Olanda. Il rebus del nuovo governo.

Olanda. Epicrisi delle elezioni. Vincitori e vinti.

Olanda. Exit Polls. VVD 31 (-10), PvdA 9 (-29), Pvv 19 (+4).

Tutti a cantar vittoria perché con le elezioni del 15 marzo avrebbero vinto un nemico che non esisteva: Mr Wilders ha sì raddoppiato i voti, ma non sarebbe mai riuscito ad ottenere una maggioranza parlamentare.

Adesso i nodi arrivano al pettine.

Se i partiti vecchi e tradizionali odiavano Mr Wilders con l’intensità con cui satana odia gli angeli, non riescono ad amarsi quel tanto che basta per formare uno straccetto di governo. Per ironia del destino, Mr Rutte vale al momento meno del due di briscola.

«Preliminary talks with Dutch political leaders continue Monday …. Four parties needed for majority in 150-seat lower house»

*

«Efforts to form a new Dutch government have been delayed because no combination of political parties has garnered sufficient support to start formal talks»

*

«A first round of negotiations between Rutte’s Liberals, Christian Democrats, the centrist D66 party and the Greens failed on Monday following a disagreement on immigration policy»

I socialisti ideologici non riescono a comprendere  che non hanno più i numeri per poter imporre le loro visioni di vita.

* * * * * * * *

Riassumiamo.

Una cosa è avere un governo formalmente in carica, ed una totalmente differente è averlo efficiente. Senza maggioranza stabile e coesa il governante conta poco più di nulla.

La cosa sarebbe anche tollerabile, se rimanesse circoscritta all’interno di uno stato. Diventa invece preoccupante, e molto, quando si considera la conduzione dell’Unione Europea.


Bloomberg. 2017-05-20. Dutch Coalition Talks Delayed as Negotiations Reach an Impasse

– Preliminary talks with Dutch political leaders continue Monday

– Four parties needed for majority in 150-seat lower house

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Efforts to form a new Dutch government have been delayed because no combination of political parties has garnered sufficient support to start formal talks, lead negotiator Edith Schippers said.

“We need to give the parties the opportunity to let them think about if they can, and will want to move,” Schippers, who is also the health minister and a member of the Liberal party, told reporters in The Hague. Schippers called for “a moment of reflection” and said the parties should move away from their first coalition picks and think about second or third options to form a stable government.

The March 15 parliamentary election left the Dutch political landscape heavily divided with 13 parties taking up seats in the 150-seat lower house, meaning at least four parties are needed to form a coalition that would make a majority in the assembly. Dutch Prime Minister Mark Rutte’s Liberals remained the biggest, taking 33 seats, and beating populist and anti-Islam politician Geert Wilders’s Freedom Party, which came in second with 20 seats.

A first round of negotiations between Rutte’s Liberals, Christian Democrats, the centrist D66 party and the Greens failed on Monday following a disagreement on immigration policy. 

Preliminary talks will continue on Monday, Schippers said, and she hasn’t ruled out restarting formal talks as early as next week. The minister, who has said she won’t serve in the next administration, is seeking to have a new Dutch government by the summer.

Forming a Dutch coalition government, which is a highly choreographed process, has taken an average 72 days over the years since the Second World War. In 1977, it took 208 days.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Sunrun, leader del fotovoltaico. Bilanci truccati prima della quotazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-23.

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«Former managers with solar panel giant Sunrun say they took part in manipulating troves of sales data before the company went public in 2015.»

Adesso sta indagando la Sec, ossia l’equivalente della Consob italiana.

Jay Clayton ne è il chairman, nominato da Mr Trump il 20 gennaio e confermato al Senato il 2 maggio. Unico repubblicano contro due democratici. Due posti ancora vacanti.

Nessun dubbio che il giudizio sia politico. La Sunrun era il tempio massimo dei liberals democratici. Anche se le prove sono schiaccianti e corredate da piena confessione, ci sarà sicuramente qualcuno di buon cuore che “interpreterà” le leggi.

Come San Francesco dava da mangiare ai miseri, con ben maggiore larghezza la Sunrun ha mantenuto legioni e legioni di liberals democratici, sui strenui sostenitori. Usando fondi pubblici, si intende.

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«Former managers with solar panel giant Sunrun say they took part in manipulating troves of sales data before the company went public in 2015.»

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«The former managers say superiors told them to wait on reporting data showing hundreds of customers who canceled contracts during a roughly five-month period before the initial public offering.»

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«Solar companies usually give homeowners several days to rethink the contract before solar panels are installed in their homes.»

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«Delaying the data would make the company’s financial standing look like a Potemkin Village – a structure meant to mislead shareholders about the health of the company.»

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«“The big internal push was to cram as many sales as we could through the pipeline,” Darren Jennings, who says he was a Sunrun regional sales manager in Hawaii before the IPO told The Wall Street Journal earlier this month. “If those deals canceled, we would not report it.”»

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«He said employees in Hawaii didn’t process nearly 200 cancellations, a number representing about 40 percent of total orders in Hawaii between May 2015-October 2015. Three other managers claimed they also took part in the delays.»

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«The cancellation data influenced the number of Sunrun customers and the shear amount of “megawatts booked,” which describes the amount of energy production generated by home energy systems.»

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«Jennings and Stockdale’s claims comes as the Securities and Exchange Commission (SEC) continues investigating whether Sunrun and competitor SolarCity have done enough to disclose to investors the number of customers who canceled contracts for solar energy systems.»

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Adesso sta indagando la Sec, Securities and Exchange Commission.

«The mission of the SEC is to protect investors; maintain fair, orderly, and efficient markets; and facilitate capital formation. The SEC strives to promote a market environment that is worthy of the public’s trust.»

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«The Securities and Exchange Commission has five Commissioners who are appointed by the President of the United States with the advice and consent of the Senate. Their terms last five years and are staggered so that one Commissioner’s term ends on June 5 of each year. The Chairman and Commissioners may continue to serve approximately 18 months after terms expire if they are not replaced before then. To ensure that the Commission remains non-partisan, no more than three Commissioners may belong to the same political party. The President also designates one of the Commissioners as Chairman, the SEC’s top executive. There are currently two vacancies on the Commission.»

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«Jay Clayton, Chairman.

Jay Clayton was nominated to chair the U.S. Securities and Exchange Commission on January 20, 2017 by President Donald Trump and sworn in on May 4, 2017, following confirmation by the U.S. Senate on May 2, 2017.»

Nessuno invidia il compito di Mr Clayton. È l’unico repubblicano in un ente federale da lunghi, tristissimi anni, sotto il pieno controllo dei liberal democratici, che ne hanno fatto tutto ciò che volevano.

Aver falsificato i bilanci negli Stati Uniti è un reato punito con lunghe pene detentive.

Nota.

Nessuno si illuda: siamo solo agli inizi.


WSJ. 2017-05-22. SEC Probes Solar Companies Over Disclosure of Customer Cancellations

Some customers say they canceled contracts after being strong-armed into solar-energy deals; hundreds of complaints to state attorneys general.

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Federal regulators are investigating whether solar-energy companies are masking how many customers they are losing, according to a person familiar with the matter.

The Securities and Exchange Commission is examining whether San Francisco-based Sunrun Inc. and Elon Musk’s San Mateo, Calif.-based SolarCity Corp. have adequately disclosed how many customers have canceled contracts after signing up for a home solar-energy system.

[Articolo riportato parzialmente causa il copyright]


WSJ. 2017-05-22. Solar Company Sunrun Was Manipulating Sales Data, Say Former Managers

Employees say they were told to hold off reporting cancellations around the time of the company’s IPO .

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Former managers at one of the largest U.S. solar-energy companies say they manipulated a key sales metric around the time of the company’s August 2015 initial public offering.

The former managers of Sunrun Inc. say they were told by their superiors to hold off on internally reporting hundreds of customers who canceled their contracts during a roughly five-month period in the middle of 2015.

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 → GTM. 2013-02-21. Sunrun Faces Class Action Lawsuit Over Its Marketing

A California customer claims Sunrun is trying to “deceive consumers into leasing a system they otherwise would not have.”

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In January, a California man filed a class-action complaint against the solar services firm Sunrun, claiming the company engaged in deceptive marketing practices.

We recently came across the filing, which can be found here.

The suit alleges that Sunrun, one of the leading providers of solar leases and power purchase agreements, is making false claims about the projected rise in electricity prices.

The plaintiff, Shawn Reed, signed a contract with Sunrun in August of 2011 to lease a solar system. According to the filing, Reed “understood from Sunrun that increases in electricity prices would result in the cost advantage of the Sunrun system,” which influenced his decision.

As the document points out, Sunrun uses a number of broad projections about electricity prices in its online marketing materials. 

“You already pay a lot for electricity today. In the future, you’ll pay even more,” reads the site. “Nationwide, electricity rates have been increasing 6% per year over the last thirty years. When you go solar, you take control of your electricity costs and opt out of utility rate increases. You’ll save money with solar by locking in a lower rate for your electricity than you will pay for the next thirty years. Many Sunrun customers start saving money right away.”

Another part of Sunrun’s site reads: “Nationwide, average utility rates have been on the rise for the last 30 years. There’s no evidence that this trend will reverse anytime soon. Going solar today will help you lower your electricity costs and put money back into your pocket.

SolarCity, another leading company offering solar leases and power purchase agreements, also makes very similar claims on its website.

So are these deceptive? The lawsuit points to Public Utilities Commission charts showing a leveling of average retail electricity prices in Southern California Edison territory, where Reed lives. The chart also shows that average retail rates in Pacific Gas & Electric territory have dropped slightly since 2009. (Interestingly, it also shows that San Diego Gas & Electric Rates have fluctuated wildly, but climbed overall.)

Reed claims that he never would have leased the Sunrun system if he had known that rates wouldn’t have risen as claimed in the Sunrun marketing materials. The class action suit seeks to find:

“Whether Sunrun represented that increases in electricity prices would result in the cost advantage of the Sunrun system over time; Whether Sunrun knew of should have known that the promise of the system sure to result in cost advantage was false when made; Whether Sunrun should have disclosed that electricity prices may be leveling off or decreasing in the future; Whether the promise of a system sure to result in cost advantage was likely to deceive consumers into leasing a system they otherwise would not have; Whether the failure to disclose that electricity prices have been leveling off or decreasing in recent years was likely to deceive consumers into leasing a system they otherwise would not have.”

The legal document also cites articles from The Economist and Fortune about how shale gas has “transformed America’s energy outlook.”

So what does electricity pricing look like in the future?

According to the International Energy Agency, the national average retail price of electricity will rise from 11.87 cents in 2012 to 12.32 cents in 2014. 

“Rising costs of infrastructure upgrades continue to drive increases in residential electricity rates, although lower fuel prices in recent years have kept growth in retail rates relatively modest. After an increase of 1.3 percent during 2012, EIA expects retail residential electricity prices will grow by 1.7 percent in 2013 and by 2.0 percent in 2014,” reports the agency.

The EIA also reports that the average retail price of electricity in California actually increased from 14.77 cents in 2011 to 15.54 cents in 2012.

In November of 2012, the California Public Utilities Commission approved a 5 percent rate increase for Southern California Edison in order to improve reliability. The following month, Pacific Gas & Electric announced it would raise rates by 2.6 percent this year.

So rates are indeed rising; although not at the same historical 6 percent rate that Sunrun references on its website. But did Reed receive inaccurate or false information about electricity prices before signing the contract? It all depends on what Sunrun and the installation contractor told him. If the above data sets and combined broad marketing claims made by Sunrun on its website are everything the case rests on, it’s tough to see where the company intentionally deceived, as the suit claims.

However, a part of the case appears to be based on oral statements made to Reed by a Sunrun salesperson.

The remainder of the lawsuit focuses on what the company told Reed about ending his contract. According to Reed, a sales representative told him that he could terminate his contract without any obligation if he moved. According to the class action complaint, the Sunrun contract offered contradictory language on ending the contract. In “Terms and Termination” section, Sunrun says it will remove the panels at no cost at the end of the lease. But in the “Sunrun’s Remedies” section, the company says the customer must pay the remainder of the lease if the contract is terminated. Reed says those terms are “necessarily confusing to the average consumer and coupled with oral misrepresentation are likely to deceive.”

Perhaps this is why SolarCity, a Sunrun competitor, recently opened up its contract to the public. The company says it wants to “equip consumers with the information they need to comfortably adopt solar.”

Susan Wise, the Public Relations Manager for Sunrun, declined to comment. After multiple phone calls and emails, the lawyers for the case also declined to comment.

The complaint, issued in early January, was filed on behalf of anyone who entered into a contract with Sunrun before February 2012. It demands a jury trial in the Superior Court of California in Los Angeles County.


Energy News Cyprus. 2017-05-22. Solar Company Sunrun Was Manipulating Sales Data, Say Former Managers

Former managers at one of the largest U.S. solarenergy companies say they manipulated a key sales metric around the time of the company’s August….

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The Street. 2017-05-22. Former Sunrun Managers Admit to Manipulating Sales Data

Former managers at solar energy company Sunrun  (RUN) admitted to manipulating sales data, at the behest of their superiors, around the time of the company’s initial public offering in 2015. 

The managers said they were told to hold off on reporting hundreds of canceled contracts during a five month period in the middle of 2015. 

Sunrun, which is backed by venture-capital firm Sequoia Capital, is the largest publicly traded rooftop solar energy company with 1.5 million customers, according to the Wall Street Journal

Sunrun shares are down about 20% since its debut two years ago. Shares remained unchanged in premarket trading Monday. 

Jim Cramer and the RealMoney team are on top of the volatile oil market and come with timely insights to help investors navigate commodity’s ups and downs. Here is Jim’s latest on what’s moving crude prices and how investors should play the market.


Daily Caller. 2017-05-22. Major Solar Company Accused Of Manipulating Sales Data Before Initial Public Offering

Former managers with solar panel giant Sunrun say they took part in manipulating troves of sales data before the company went public in 2015.

The former managers say superiors told them to wait on reporting data showing hundreds of customers who canceled contracts during a roughly five-month period before the initial public offering. Solar companies usually give homeowners several days to rethink the contract before solar panels are installed in their homes.

Delaying the data would make the company’s financial standing look like a Potemkin Village – a structure meant to mislead shareholders about the health of the company.

“The big internal push was to cram as many sales as we could through the pipeline,” Darren Jennings, who says he was a Sunrun regional sales manager in Hawaii before the IPO told The Wall Street Journal earlier this month. “If those deals canceled, we would not report it.”

He said employees in Hawaii didn’t process nearly 200 cancellations, a number representing about 40 percent of total orders in Hawaii between May 2015-October 2015. Three other managers claimed they also took part in the delays.

Sunrun’s chief executive and co-founder Lynn Jurich said in a press statement that the company had “reviewed the digital audit trail in our systems” and “turned up no evidence that our sales employees changed cancellation dates in our systems to delay the reporting of cancellations.”

The cancellation data influenced the number of Sunrun customers and the shear amount of “megawatts booked,” which describes the amount of energy production generated by home energy systems.

Sunrun was under the gun to reach important internal sales numbers, according to Evan Stockdale, who told reporters he was a regional manager at the company’s home base in California. He said Sunrun held off on reporting the data because it was under the gun to meet important internal sales numbers.

“We were pushed for sales numbers,” he said. “Everybody was on pins and needles.”

Jennings and Stockdale’s claims comes as the Securities and Exchange Commission (SEC) continues investigating whether Sunrun and competitor SolarCity have done enough to disclose to investors the number of customers who canceled contracts for solar energy systems.

SolarCity, for its part, has sought to tamp down concerns that might prop up as a result of the investigation. The company “has remained focused on reporting the quality of our installed assets, not pre-install cancellation rates,” a spokeswoman told reporters earlier this month. “Our growth projections have always been based on actual deployment.”

SolarCity has been accused of increasing mortgage defaults as well. The Silicon Valley company reached long-term lease agreements with homeowners before they defaulted on the mortgages, according to a report from The New York Times in February. There could be even more default cases, the report notes.

Mohammed Ahmed Gangat, a lawyer for the beleaguered company, argued in September 2016 that the company needed to file a document late to a New York court because it had been “inundated” with thousands of lawsuits across the country, all of which named SolarCity as a defendant in foreclosure actions.

Some solar panel customers believe companies are selling them a bill of goods.

Hundreds of solar panel customers, for instance, have complained to attorneys general in areas throughout the South that their utility bills have increased, not decreased as promised, according to Freedom of Information Act requests filed by watchdog group Campaign for Accountability.

Customers also complained solar panel companies threatened to sue them if they didn’t proceed with solar panel purchases. Still others say representatives threatened so-called mechanic’s lien on their homes — a measure used to force a homeowner to pay for a home-improvement project.