Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. Eurozona. Riserva valutaria 836.50 miliardi Usd, 4.52% del pil.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-97.

2019-09-17__Eurozona Riserve Valutarie

La Banca Centrale Europea ha rilasciato il Report mensile sull’ammontare delle Riserve Valutarie: 836.50 miliardi Usd.

La Cina ha riserve valutarie per 3,107 miliardi Usd.

Il Giappone ha riserve valutarie per 1,331.6 miliardi Usd.

La Russia ha riserve valutarie per 532.7 miliardi Usd.

L’India ha riserve valutarie per 529.61 miliardi Usd.

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Interessante è il calcolo del rapporto percentuale tra riserve valutarie e pil nominale.

Eurozona 4.52%, Cina 23.73%, Giappone 26.26%, Russia 33.80% ed India 19.69%.

Viste in modo comparato, queste cifre indicano l’intrinseca debolezza dell’Ecb.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Unione Europea. Immatricolazioni auto. GB -41.1%, It -41.9%, Fr -24.9%. M/m.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-19.

2019-09-19__Immatricolazioni Auto


Nei principali paesi europei le immatricolazioni di auto nuove sono consistentemente calate nel mese di luglio, dai dati mese/mese.

Dal -41.9% in Italia al -24.9% in Francia.

Gran brutto segno per il mercato automobilistico e per le società che producono automobili.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Umbria. Elezioni Regionali. Il parere dell’on Di Maio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-18.

Di Maio 002

Di Maio si insedia agli Esteri, i dubbi di Nuova Cina: «Scelta insolita»

«Anche se il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ribadisce la volontà di collaborare per lo sviluppo delle relazioni con l’Italia, molti tremano al ricordo di Di Maio che chiamava, goffamente, «Ping» il leader cinese Jinping durante una sua visita a Shangai»

«Luigi Di Maio, a capo del M5S, è una scelta insolita come ministro degli Affari esteri. Il 33enne non si è mai laureato, ha scarsa dimestichezza con le lingue, e ha mostrato poco interesse nei confronti delle tematiche internazionali nel corso della sua carriera politica»

«Lo scorso anno scatenò la più grave crisi diplomatica tra Italia e Francia nella storia moderna offrendo sostegno ai gilet gialli e spingendo il presidente francese Emmanuel Macron a richiamare temporaneamente l’ambasciatore a Roma»

«Dalle accuse a Renzi di aver occupato la cosa pubblica «come ai tempi di Pinochet in Venezuela» (invece che in Cile), alle promesse di riconoscere lo Stato di Palestina, dalla «Francia democrazia millenaria» alla «mediazione a Cuba per la Libia», sono comunque diversi gli scivoloni sul fronte internazionale che hanno fatto arricciare il naso.»

Non si può certo dire che l’on Di Maio abbia una buona cultura generale, per quanto questa sarebbe ben utile per affrontare i tempi attuali.

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Umbria. Elezioni. Donatella Tesei candidata del centrodestra.

«Durante le ultime elezioni europee, tenute lo scorso 26 maggio (fonte Eligendo), la Lega ha conquistato il 34.26% delle preferenze degli elettori. Il dato si riferisce ai votanti in Italia e all’estero. Il Partito Democratico si è attestato al 22.74% mentre il Movimento 5 Stelle ha superato il 17%. Forza Italia, domenica 26 maggio, ha sfiorato il 9%, Fratelli d’Italia il 6.44% e +Europa il 3.11%.

Corrono voci che PD e M5S potrebbero unirsi e formare un’unica lista oppure un’unica coalizione: sulla carta otterrebbero il 39.74% dei voti.

In ogni caso, ci sarà modo di valutare l’impatto del nuovo governo sugli Elettori. Se i rosso-gialli non aumentano le percentuali, hanno perso.»

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Il Ministro degli Esteri on Luigi Di Maio ha rilasciato in tema delle elezioni regionali umbre una serie di interessanti considerazioni, che potrebbero essere il preludio ad un cambiamento di atteggiamento del M5S nelle elezioni locali.

«Per rigenerare il patto di fiducia cittadini-istituzioni, secondo me c’è bisogno che tutte le forze politiche di buon senso facciano un passo indietro e lascino spazio a una giunta civica, che noi saremmo disposti a sostenere esclusivamente con la nostra presenza in consiglio regionale, senza pretese di assessorati o altri incarichi. Ovviamente ci aspettiamo che tutti gli altri facciano lo stesso»

«Qualcuno parlerà di alleanze o coalizioni, ma non si tratta di questo …. Ognuno correrà con il proprio simbolo in sostegno di un presidente civico e con un programma comune. Ma senza pretendere nulla sulla composizione della giunta e sulle dinamiche del governo regionale. Le forze politiche saranno solo in consiglio regionale con i propri gruppi»

«Le elezioni regionali in Umbria sono un appuntamento importante anche perché si arriva in anticipo a questa data in seguito a uno scandalo che ha coinvolto direttamente la giunta uscente, ma che, soprattutto, ha colpito i cittadini che si affidavano a una sanità travolta da uno scandalo di corruzione. Va da sé che la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini sia crollata. E questo crea una ulteriore emergenza in questa regione. Dobbiamo trovare un nuovo modo d’immaginare la politica al servizio dei cittadini»

«Non sono un cittadino umbro e con molta umiltà ho cercato di ascoltare con attenzione le proposte delle forze politiche e le richieste degli umbri. Tutte queste forze sono legittimamente impegnate a formare coalizioni, programmi e a trovare candidati. Ma, se mi permette, non sembra sia ben chiara la gravità del momento che sta attraversando questa regione. Lo scandalo che ha colpito la sanità non è un tema da usare in campagna elettorale, bensì un momento da tenere ben presente per capire che cosa vogliamo non accada più»

«Tutte le forze che credono nel bene comune di questa regione facciano un passo indietro, rinunciando ai propri candidati presidente, e mettano fuori dalle liste quei candidati che hanno avuto a che fare con il passato di questa regione e gli impresentabili. Chiediamo che sottoscrivano insieme a noi un appello ai cittadini, proponendo alle migliori risorse di questa regione di farsi avanti. Queste risorse ci sono. Chiedendo a una personalità all’altezza di proporsi come candidato presidente. Sosteniamolo e diamogli autonomia piena per formare una squadra di super-competenti, senza interferenze della vecchia politica. Noi svolgeremo il nostro ruolo in Consiglio regionale. Di fronte a un’emergenza come quella che sta attraversando l’Umbria, è tempo di volare alto e d’iniziare a progettare il futuro fuori dagli schemi, per un piano coraggioso e innovativo che garantisca la moralità e l’onestà delle istituzioni, che sappia lanciare il cuore oltre l’ostacolo. L’Umbria può essere la culla di un nuovo modo di innovare la politica a partire dal locale, di un nuovo modo di fare imprenditoria coinvolgendo i giovani e il territorio»

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Il discorso dell’on Di Maio meriterebbe una approfondita rilettura.

Le situazioni eccezionali richiederebbero soluzioni eccezionali.

È nella logica delle cose che ogni formazione politica ambisca a posti direttivi – le famose ‘poltrone’ – perché esse sono lo strumento indispensabile per poter attuare i propri programmi politici. Senza corsa alle poltrone i partiti politici si destinerebbero alla estinzione.

Il Movimento Cinque Stelle evidenzia tutti i problemi legati ad una crescita troppo rapida.

Nel caso di Torino e di Roma o suoi sindaci hanno dato prove deludenti e la decisione di non partecipare alle elezioni amministrative, capibile data la carenza di personale preparato, è un handicap severo: impedisce la formazione di uomini politici che abbiano vissuto le esperienze politiche dei consiglieri comunali prima e regionali dopo. Sono formazioni che non si improvvisano. Poi, M5S ha una straordinaria carenza di persone allineate da immettere nei ruoli direttivi del parastato: ed anche questa sono figure professionali che non si improvvisano.

Il M5S ha avuto un grande successo, oltre il 34% dei voti, cavalcando una politica dei ‘No’. Ma gli urlatori e contestatori professionisti sono inidonei ad assumere ruoli governativi. Non a caso nel nuovo Governo i pidiini sono numericamente più rappresentati dei grillini, pur essendo percentualmente di gran lunga inferiori.

In ogni caso, le elezioni sono vicine e ci sarà modo di esprimere valutazioni sui numeri elettorali, ma dai sondaggi sembrerebbe emergere la concreta possibilità di un’altra sconfitta delle sinistre, passando così la quasi totalità dei governi regionali a formazioni di centrodestra.


Adnk. 2019-09-15. Di Maio: “In Umbria passo indietro partiti e sostegno a giunta civica”

In Umbria “per rigenerare il patto di fiducia cittadini-istituzioni, secondo me c’è bisogno che tutte le forze politiche di buon senso facciano un passo indietro e lascino spazio a una giunta civica, che noi saremmo disposti a sostenere esclusivamente con la nostra presenza in consiglio regionale, senza pretese di assessorati o altri incarichi. Ovviamente ci aspettiamo che tutti gli altri facciano lo stesso”. Lo afferma il leader M5S e ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in una lettera pubblicata da La Nazione – Qn, dove affronta il tema delle elezioni in Umbria.

“Qualcuno parlerà di alleanze o coalizioni, ma non si tratta di questo – prosegue Di Maio – Ognuno correrà con il proprio simbolo in sostegno di un presidente civico e con un programma comune. Ma senza pretendere nulla sulla composizione della giunta e sulle dinamiche del governo regionale. Le forze politiche saranno solo in consiglio regionale con i propri gruppi”.

Le elezioni regionali in Umbria sono, argomenta Di Maio, “un appuntamento importante anche perché si arriva in anticipo a questa data in seguito a uno scandalo che ha coinvolto direttamente la giunta uscente, ma che, soprattutto, ha colpito i cittadini che si affidavano a una sanità travolta da uno scandalo di corruzione. Va da sé che la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini sia crollata. E questo crea una ulteriore emergenza in questa regione. Dobbiamo trovare un nuovo modo d’immaginare la politica al servizio dei cittadini”.

“Non sono un cittadino umbro e con molta umiltà ho cercato di ascoltare con attenzione le proposte delle forze politiche e le richieste degli umbri – spiega ancora -. Tutte queste forze sono legittimamente impegnate a formare coalizioni, programmi e a trovare candidati. Ma, se mi permette, non sembra sia ben chiara la gravità del momento che sta attraversando questa regione. Lo scandalo che ha colpito la sanità non è un tema da usare in campagna elettorale, bensì un momento da tenere ben presente per capire che cosa vogliamo non accada più”.

A questo giro non può risolversi tutto con una campagna elettorale in cui ci si lancia accuse reciproche su chi ha fatto peggio. Per noi sarebbe facile accusare qualcuno, ma vedere l’Umbria colpita da un male endemico come la corruzione, deve portarci a un ragionamento molto più alto”, ribadisce Di Maio a motivare l’indicazione di lasciare spazio a una giunta civica attraverso “un patto civico, che veda un candidato presidente fuori dalle appartenenze partitiche e che possa mettere al centro un programma innovativo, di punti veri e realizzabili. Un programma che possa ispirare serietà, fiducia e competenza. Credo sia ora di dare una sterzata e cambiare del tutto le persone chiamate a gestire questa Regione.”

“Tutte le forze che credono nel bene comune di questa regione facciano un passo indietro, rinunciando ai propri candidati presidente, e mettano fuori dalle liste quei candidati che hanno avuto a che fare con il passato di questa regione e gli impresentabili. Chiediamo che sottoscrivano insieme a noi un appello ai cittadini, proponendo alle migliori risorse di questa regione di farsi avanti. Queste risorse ci sono. Chiedendo a una personalità all’altezza di proporsi come candidato presidente. Sosteniamolo e diamogli autonomia piena per formare una squadra di super-competenti, senza interferenze della vecchia politica. Noi svolgeremo il nostro ruolo in Consiglio regionale. Di fronte a un’emergenza come quella che sta attraversando l’Umbria, è tempo di volare alto e d’iniziare a progettare il futuro fuori dagli schemi, per un piano coraggioso e innovativo che garantisca la moralità e l’onestà delle istituzioni, che sappia lanciare il cuore oltre l’ostacolo. L’Umbria può essere la culla di un nuovo modo di innovare la politica a partire dal locale, di un nuovo modo di fare imprenditoria coinvolgendo i giovani e il territorio”.

Conclude Di Maio affermando: “Ho lanciato un appello chiaro a tutte le forze politiche che hanno a cuore il bene comune: facciamo tutti un passo indietro. E ne ho lanciato un altro a tutti gli umbri di buona volontà che vogliono mettersi in gioco: fate un passo avanti. C’è bisogno di voi”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Grüne è bello. Frode da 500 milioni di euro del Contribuente italiano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-18.

Maccari Cesare. Catilina. 1880.

Ovunque girasse denaro pubblico, lì si anniderebbero degli avvoltoi con appetito famelico.

Grüne è bello! Verde è bello! Le rinnovabili, le alternative, salveranno il mondo! Così cinguetta anche il nuovo Governo italiano, lingua in bocca con liberal ed ecologisti europei.

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Siamo chiari: in Italia è sufficiente esibire il relativo certificato ed i finanziamenti sono automatici. Chi mai potrebbe mettere in dubbio l’autenticità di un certificato?

«Usufruivano di rimborsi fiscali per impianti energetici mai fatti i 28 indagati di 15 società di servizi scoperti dalla Guardia di Finanza che ha arrestato 7 persone e sequestrato beni per 110mln di euro tra Treviso, Padova Cosenza e Frosinone»

«La frode è da 500 mln»

«Le 15 Energy Saving Company avevano attestato falsamente al Gestore dei Servizi Energetici di aver eseguito 3.900 interventi (mai fatti) per la sostituzione di vetri semplici con doppi vetri, isolamento di pareti e coperture per il riscaldamento»

«In tal modo maturavano il diritto al rilascio di Titoli di Efficienza Energetica, rappresentativi, in sostanza, di un contributo per il risparmio di energia»

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Pubblico è bello se al Governo ci sono io.

«Il Gestore dei Servizi Energetici è una società per azioni italiana, interamente controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, alla quale sono attribuiti numerosi incarichi di natura pubblicistica nel settore energetico.

La società svolge i propri compiti in conformità con gli indirizzi strategici e operativi definiti dal Ministero dello sviluppo economico.

Il GSE ricopre un ruolo centrale nell’incentivazione e nello sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia. La principale attività è la promozione, anche attraverso l’erogazione di incentivi economici, dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

La Società è, inoltre, responsabile dell’attuazione dei meccanismi di promozione dell’efficienza energetica e svolge attività di informazione per promuovere la cultura dell’uso dell’energia compatibile e sostenibile con le esigenze dell’ambiente.» [Fonte]

Francesco Vetrò, Presidente, Roberto Moneta Amministratore Delegato, fatturato di 14.5 miliardi nel 2017, con 607 burocrati dipendenti.

Ci si affida ai testi del quotidiano La Repubblica, che la credenza popolare ascrive alla sinistra italiana.

«Dopo quasi tre mesi di braccio di ferro che ha coinvolto Lega e Cinquestelle da una parte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio dall’altra, è arrivata la nomina dei nuovi vertici del Gse, il gestore dei servizi energetici. Il compromesso è arrivato grazie alla “moltiplicazione” delle poltrone: ci sarà un presidente e un amministratore delegato, a differenza di prima quando le due cariche erano state unificate. ….

Il nuovo presidente è Francesco Vetrò, già a capo del Comitato di gestione della Cassa elettrica per il settore elettrico, un ente pubblico che si occupa di ritirare alcune voci della bolletta. tra cui gli oneri destinati a finanziare gli incentivi alle rinnovabili. Amministratore delegato è diventato Roberto Moneta, dirigente dell’Enea, l’ente di riverca per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. …..

A prima vista potrebbe sembrare una nomina per addetti ai lavori del settore energia. In realtà, il Gse è uno snodo importante, visto che gestisce oltre 16 miliardi, dove la voce più consistente riguarda gli incentivi alle fonti rinnovabili, oltre alle politiche economiche in favore dei certificati bianchi legati all’efficienza energetica ….

i Cinquestelle perché hanno messo tra i punti cardini del loro programma lo sviluppo delle rinnovabili. ….

Di fatto, sono stati i Cinquestelle a puntare le loro carte su Moneta, tecnico dell’Enea cui è stato chiesto di dare impulso ulteriore allo sviluppo della green economy. Lo testimonia il comunicato del sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa: “Siamo molto soddisfatti della scelta che è arrivata al termine di un lungo percorso di concertazione e valutazione congiunta fra il ministero dello Sviluppo economico e il ministero dell’Economia, a dimostrazione dell’importanza che il Gestore dei servizi energetici riveste nella governance dell’energia” ….

Per non parlare, dell’intervento dello stesso di Maio: “Con il professor Moneta, che è una persona che ha dedicato tutta la sua vita all’efficienza energetica e ai cicli energetici, possiamo finalmente iniziare ad attuare quella che chiamiamo democrazia energetica”» [La Repubblica]

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Ma cosa mai diceva l’on. Di Maio? Cosa mai?

«Noi i corrotti li sbattiamo fuori subito»

«Si può sbagliare anche nel Movimento cinque stelle, ma quando da noi qualcuno sbaglia, lo mettiamo alla porta in trenta secondi. In dieci anni di esistenza del movimento, ce l’abbiamo avuto un caso di corruzione, lo abbiamo sbattuto fuori dopo trenta secondi, l’ho fatto io come capo politico, disiscrivendolo dal movimento: era un consigliere comunale romano. Io pretendo la stessa cosa dalle altre forze politiche, soprattutto se stanno al governo con noi»

Sono stati rubati all’Erario qualcosa come cinquecento milioni di euro, presi dalla tasche dei Contribuenti.

Siamo in attesa di sentire cosa dirà l’on Di Maio e, soprattutto, cosa farà.


Ansa. 2019-09-17. Frode 500mln risparmio energia,7 arresti

TREVISO, 17 SET – Usufruivano di rimborsi fiscali per impianti energetici mai fatti i 28 indagati di 15 società di servizi scoperti dalla Guardia di Finanza che ha arrestato 7 persone e sequestrato beni per 110mln di euro tra Treviso, Padova Cosenza e Frosinone. La frode è da 500 mln. Le società incaricate ad ‘evadere’ le pratiche erano evasori totali, oppure presentavano dichiarazioni annuali con valori irrisori; comunque incongrui rispetto a quelli indicati dai clienti.
Le 15 Energy Saving Company avevano attestato falsamente al Gestore dei Servizi Energetici di aver eseguito 3.900 interventi (mai fatti) per la sostituzione di vetri semplici con doppi vetri, isolamento di pareti e coperture per il riscaldamento. In tal modo maturavano il diritto al rilascio di Titoli di Efficienza Energetica, rappresentativi, in sostanza, di un contributo per il risparmio di energia. Artigiani e i loro clienti non sapevano nulla; erano stati ‘rubati’ i dati per fare fatture false.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Renzi. Il suo nuovo partito varrebbe attorno al 3.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-18.

2019-09-18__Renzi__Sondaggi 001

A nostro sommesso parere sembrerebbe essere prematuro svolgere sondaggi di propensione al voto il giorno dopo una scissione di tale portata politica.

Similmente, sempre dal nostro punto di vista, sembrerebbe essere prematura una valutazione sulla reale portata politica dell’evento.

L’unico dato che sembrerebbe essere degno di nota è la discrepanza tra il numero dei parlamentari che seguirebbe l’on Renzi nella scissione e la percentuale stimata del 3.5% degli Elettori in sede di propensione al voto.

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Affari Italiani. 2019-09-17. Partito Renzi? Vale il 3,5%. Ecco i nuovi dati post-scissione Pd

Partito Renzi, sondaggi Affaritaliani.it: Lega in risalita mentre il M5S alla pari con il Pd post scissione.  

Il nuovo partito di Matteo Renzi vale oggi il 3,5%. E’ quanto rivela ad Affaritaliani.it il sondaggista Renato Mannheimer (partner Eumetra). “Occorre precisare che prima andrebbe fatta una campagna elettorale e non dimentichiamoci che a oggi c’è circa il 48% di indecisi, un dato enorme, ma a freddo il partito di Renzi vale il 3,5% con la possibilità di salire fino al 5 ma anche di scendere sotto questo livello”. Da dove arrivano i voti per l’ex premier ed ex leader del Partito Democratico? “Da tutte le parti. Certamente circa l’1-2% dal Pd di Nicola Zingaretti ma molti consensi dagli indecisi di centro e anche da qualche elettore di Forza Italia e perfino del Movimento 5 Stelle”.

Le intenzioni di voto – in base alle stime di Mannheimer per Affaritaliani.it – che tengono conto della scissione di Renzi, vedono la Lega in rialzo e primo partito tra il 34 e il 36%. A seguire il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle entrambi al 19-21%. Molto bene Fratelli d’Italia che continua a salire e si attesta tra il 7 e il 9%, debole e in calo Forza Italia tra il 5 e il 6%. La nuova formazione di Renzi vale, come detto, tra il 3 e il 4%. Poi Cambiamo! di Giovanni Toti tra l’1 e il 2%, stessa percentuale tra l’1 e il 2% (in forte crescita) per il Partito Comunista di Marco Rizzo, unica opposizione di sinistra al governo Conte bis. Altri partiti e movimenti complessivamente al 5%.

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Sussidiario. 2019-09-17. Sondaggi politici, Partito Renzi/ 3-5% dopo scissione dal Pd: “concorrenza a Conte”

Sempre secondo il principale sondaggista di Quorum-YouTrend Lorenzo Pregliasco, intervenuto a Sky Tg24 per commentare la scissione di Renzi dal Pd, tra il 3 e il 3,5% «diciamo che è un realistico punto di partenza. Allargherei la forchetta tra il 3 e il 5%, ma molto dipende dal sistema elettorale…». È la novità del “giorno” nella politica italiana e da oggi i sondaggi politici dovranno cercare di aggiornarsi per consentire all’elettorato e alle segreterie di partito di avere le prime indicazioni sugli scenari elettorali con le Regionali che si avvicinano e le Politiche che potrebbero non essere così lontane (secondo il collega Luciano Ghelfi, «Dentro o fuori dal PD, Renzi continua a detenere la golden share sul Governo Conte-). Secondo Carlo Buttaroni (sondaggi Tecnè), raggiunto dal Corriere della Sera «Quando il Pd era all’opposizione e relegato in un angolo la forza attrattiva di Renzi era del 4%-7,5%». Il nodo da tenere in osservazione è il rapporto di forze tra l’ex Premier dem e l’attuale Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «I due potrebbero entrare direttamente in concorrenza — chiarisce sempre Buttaroni — e per questo Renzi e i suoi ministri devono augurarsi che il governo Conte faccia bene ma non benissimo. Altrimenti il dividendo se lo prendono altri».

DEMOS (14 SETTEMBRE): LE INTENZIONI DI VOTO

Nei sondaggi politici prodotti da Demos per Repubblica, quando ancora il Pd era valutato solo tre giorni fa come forza “integrale” e non scissa dalla componente renziana, i dati comunque non erano esaltanti per Zingaretti pur dopo la nascita del Conte-bis. La Lega tiene ancora al 32,5% mentre i dem dopo l’alleanza di Governo con LeU e M5s non vanno oltre il 22,3%, l’esatta proiezione di luglio scorso: il che significa che i voti persi da Salvini durante la crisi di Governo non sono stati presi dal Pd, bensì in parte dal Movimento 5 Stelle che dal 17,6% balza al 20,8% su base nazionale. Bene ancora Fratelli d’Italia a, 7,4%, mentre Forza Italia cala ancora al 6,5%; per LeU la salita al 3,1% è frutto dell’ingresso nel Governo, mentre in fondo alla “classifica” di questi sondaggi troviamo +Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova al 2,5%. Secondo però quanto raccolto oggi dal presidente dei sondaggi Ixè, Roberto Weber, il nuovo partito di Renzi qualcosa ancora potrebbe scombinare nelle intenzioni di voto non tanto come immediato “boom personale”, quanto per una perdita di terreno del Pd che già è di poco davanti ai grillini «piuttosto alta la soglia del 5% per Renzi, anche se il suo è un calcolo politico che punta a un’area moderata, che corteggia l’elettore attratto dalla politica del fare e non si trova con un governo troppo sbilanciato a sinistra».

GHISLERI E PREGLIASCO (17 SETTEMBRE): IL PARTITO DI RENZI

Matteo Renzi ha ufficializzato quello che tanti, ormai tutti, pronosticavano sull’orizzonte del Pd e del Governo Conte-bis: la scissione dal Partito Democratico potrà avere effetti importanti sia sul consenso personale sia sugli stessi sondaggi politici non appena sarà ufficializzato anche il nome e i componenti del nuovo partito che l’ex Premier ha intenzione di lanciare alla prossima Leopolda (19 ottobre). «Ho deciso di lasciare il Pd e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso», ha scritto stamattina sui social l’ex Segretario dem nell’annunciare la scissione; ebbene, appaiono già le prime previsioni/sondaggi sul prossimo partito “centrista” che ha in mente di lanciare Renzi nelle prossime settimane. Sul Corriere della Sera Alessandra Ghisleri di Euromedia Research sottolinea, citando un sondaggio di marzo scorso sull’eventualità di un movimento renziano «Allora misurammo il bacino di utenza degli elettori potenzialmente interessati al progetto e lo fissammo tra il 6% e l’8%, specificando anche che non tutti gli interessati avrebbero poi votato un eventuale “partito di Renzi”».

SONDAGGI DEMOS (14 SETTEMBRE): FIDUCIA LEADER, RENZI NON DECOLLA

Per Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, i sondaggi politici dietro alla nuova creatura di Renzi sono al momento assai complessi da calcolare: «parte da un dato grezzo estrapolato per Sky in piena crisi di governo, ai primi di settembre: “In quei giorni la fiducia in Renzi era del 15-20% . Un dato molto basso (il presidente Conte era oltre il 50%, ndr) che realisticamente accredita un partito che si richiama a Renzi intorno al 3%-3,5%”». Facendo una stima anche di altri sondaggisti, la forbice possibile ad oggi gravita tra un minimo del 3% ad un massimo dell’8%, per ora troppo poco per poter competere con Salvini, Zingaretti e Di Maio. Se poi osserviamo gli ultimi sondaggi Demos per Repubblica dello scorso 14 settembre in merito alla fiducia dei leader, scopriamo come il “viaggio” immaginato da Renzi sarà forse anche più duro del previsto: il premier Conte cala dal 64% al 55% rispetto al luglio scorso, al secondo posto troviamo Gentiloni al 47%, seguono poi Salvini al 46%, Meloni al 44% e Zingaretti al 41%. Franceschini da Ministro guadagna il 41% mentre Emma Bonino sale fino al 37%; meglio ancora di Renzi troviamo nel sondaggio Luigi Di Maio (35%), Carlo Calenda (32%), Giovanni Toti (31%), Alessandro Di Battista (30%), Roberto Speranza (27%) e addirittura Silvio Berlusconi al 26%. Solo a quel punto arriva l’ex Premier Renzi con un 25% di consenso, appena davanti all’ultimo in classifica Beppe Grillo fermo al 23%. Anche qui, troppo poco per poter ad oggi competere con gli altri leader della politica.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Eurostat. Produzione industriale -2.0% a/a nell’eurozona.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-17.

2019-09-13__Eurustat 001

– Industrial production down by 0.4% in euro area m/m

– In June 2019, industrial production fell by 1.4% in both the euro area and EU28.

– In July 2019 compared with July 2018, industrial production decreased by 2.0% in the euro area and by 1.2% in the EU28

The highest increases were observed in Hungary (+8.7%), Denmark and Lithuania (both +5.1%).

– the largest decreases in industrial production were registered in Estonia (-5.4%), Germany (-5.3%) and Romania (-5.2%).

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Eurostat ha rilasciato il Report:

Industrial production down by 0.4% in euro area

«July 2019 compared with June 2019

    Industrial production down by 0.4% in euro area

Down by 0.1% in EU28.

In July 2019 compared with June 2019, seasonally adjusted industrial production fell by 0.4% in the euro area (EA19) and by 0.1% in the EU28, according to estimates from Eurostat, the statistical office of the European Union. In June 2019, industrial production fell by 1.4% in both the euro area and EU28.

In July 2019 compared with July 2018, industrial production decreased by 2.0% in the euro area and by 1.2% in the EU28.

Monthly comparison by main industrial grouping and by Member State

In the euro area in July 2019, compared with June 2019, production of non-durable consumer goods fell by 0.8%, energy by 0.7% and intermediate goods by 0.3%, while production of durable consumer goods rose by 1.2% and capital goods by 1.8%.

In the EU28, production of energy fell by 1.1%, while production of capital goods rose by 1.5%, durable consumer goods by 1.2%, non-durable consumer goods by 0.1% and intermediate goods remained stable.

Among Member States for which data are available, the largest decreases in industrial production were registered in Romania (-3.3%), Estonia (-2.9%) and Latvia (-2.1%). The highest increases were observed in Croatia (+4.9%), Portugal (+3.6%) and Denmark (+3.5%).

Annual comparison by main industrial grouping and by Member State

In the euro area in July 2019, compared with July 2018, production of capital goods fell by 3.4%, intermediate goods by 3.0% and energy by 1.4%, while production of non-durable consumer goods rose by 1.5% and durable consumer goods by 1.8%.

In the EU28, production of capital goods fell by 2.6%, intermediate goods by 2.2% and energy by 1.7%, while production of durable consumer goods rose by 1.8% and non-durable consumer goods by 2.3%.

Among Member States for which data are available, the largest decreases in industrial production were registered in Estonia (-5.4%), Germany (-5.3%) and Romania (-5.2%). The highest increases were observed in Hungary (+8.7%), Denmark and Lithuania (both +5.1%).»

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Geographical information

The euro area (EA19) includes Belgium, Germany, Estonia, Ireland, Greece, Spain, France, Italy, Cyprus, Latvia, Lithuania, Luxembourg, Malta, the Netherlands, Austria, Portugal, Slovenia, Slovakia and Finland.

The European Union (EU28) includes Belgium, Bulgaria, Czechia, Denmark, Germany, Estonia, Ireland, Greece, Spain, France, Croatia, Italy, Cyprus, Latvia, Lithuania, Luxembourg, Hungary, Malta, the Netherlands, Austria, Poland, Portugal, Romania, Slovenia, Slovakia, Finland, Sweden and the United Kingdom.

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Considerazioni.

Sia l’Unione Europea sia l’eurozona sono in piena recessione: la produzione industriale è scesa del -2.0% anno su anno, e la discesa perduta da molti mesi, senza vederne una possibile via di uscita.

Tuttavia questa non è una sorta di maledizione divina o di catastrofe naturale: essa dipende strettamente dalle politiche economiche perseguite dai rispettivi governi, aggravate poi dai comportamenti della Commissione Europea uscente.

A riprova, per esempio l’Ungheria è passata da 107.3 del 2017Q4 ad un 115.5 del 2019Q2. La produzione industriale ungherese è aumentata del -8.7% anno su anno.

La Polonia, poi, è passata da 113 del 2017Q4 ad un 121.6 del 2019Q2.

La Germania, invece, è scesa da 106.2 del 2017Q4 a 101.1 del 2019Q2.

Non sono dati inspiegabili.

Governo Cinese convoca l’ambasciatore di Germania.

«The Chinese Ambassador to Germany said on Wednesday that a recent meeting between the German foreign minister and Hong Kong activist Joshua Wong had sent “very negative signals.”»

«German companies, many of which have been impacted by the ongoing trade war between Beijing and the Washington, traded nearly €100 billion ($109.87 billion) with China in the first half of 2019»

«Beijing had repeatedly asked Berlin to deny Wong entry to Germany»

«Da fonti cinesi solitamente molto bene informate si apprende che oltre un centinaio di ditte cinesi hanno già disdetto contratti in essere con la Germania.»

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Geopolitica Asiatica, Senza categoria

Indonesia. Bloccato l’export del nickel estrattivo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-17.

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Nel 2001 l’Indonesia aveva un pil di 174.507 miliardi Usd ed un pil procapite di 834 Usd. 

A fine 2018 il pil era salito a 1,022.450 miliardi ed il pil procapite si attestava a 3,871 Usd.

In diciotto anni il pil è cresciuto di un po’ più di cinque volte: un risultato di tutto rilievo.

Adesso inizia ad ambire a qualcosa ancora di meglio.

«Indonesia is the largest nickel ore producer in the world, followed by the Philippines.»

«Indonesia has brought forward a nickel ore export ban by two years and will stop delivering low-grade ore from January 2020.»

«Under the new policy, ore containing less than 17pc nickel will not be allowed to be exported from 1 January next year»

«the three-month nickel contract traded on the London Metal Exchange (LME) surged to $17,800/t on 30 August, gaining $1,525/t on the day, and up by $5,680/t or 47pc since the beginning of July. The three-month nickel price is at its highest since 18 September 2014»

«The export ban was initially planned to take effect from 2022 but the Indonesian government has changed its plans after months of discussions, to speed up the development of the domestic nickel refining and smelting industry»

«In the past few years, Indonesia has implemented policies to encourage the development of value-added refining industries in the country, which would generate more income than ore exports»

«According to the ministry, 11 nickel smelters have been built and 25 are under construction.»

«The policy also aims to preserve existing proven nickel ore reserves, estimated at 698mn t, which will only meet demand for seven years if no new reserves are found»

«As the Chinese stainless steel industry relies heavily on Indonesia’s nickel ore as feedstock to produce nickel pig iron (NPI), the ban will have a severe impact on NPI supply in China.»

«Indonesia exported 20.72mn t of nickel ore and ferro-nickel last year. The majority of this, 19.9mn t, was delivered to China to feed the country’s stainless steel industry, trade data show.»

Gli impianti di raffinazione del nickel sono costosi e complessi, ma è del tutto ragionevole che l’Indonesia ambisca di incrementare il numero di quelli già esistenti sul suo territorio. L’export dei lingotti è infatti molto meno oneroso rispetto al minerale grezzo e la tecnologia resta in patria. Poi, così facendo, si installa un’industria produttiva e si generano posti di lavoro a grado di qualificazione medio – alto.

Certo, i cinesi dovranno fare buona faccia a cattiva sorte.


Argus. 2019-09-02. Indonesia to stop nickel ore exports in 2020

Indonesia has brought forward a nickel ore export ban by two years and will stop delivering low-grade ore from January 2020, the ministry of energy and mineral resources said today.

Under the new policy, ore containing less than 17pc nickel will not be allowed to be exported from 1 January next year.

“We have signed the regulation, which is essentially about terminating nickel export incentives for smelter builders as of 1 January 2020,” director-general Bambang Gatot Ariyono said.

Ahead of the announcement on the ministry website this morning, the three-month nickel contract traded on the London Metal Exchange (LME) surged to $17,800/t on 30 August, gaining $1,525/t on the day, and up by $5,680/t or 47pc since the beginning of July. The three-month nickel price is at its highest since 18 September 2014.

The export ban was initially planned to take effect from 2022 but the Indonesian government has changed its plans after months of discussions, to speed up the development of the domestic nickel refining and smelting industry.

In the past few years, Indonesia has implemented policies to encourage the development of value-added refining industries in the country, which would generate more income than ore exports.

According to the ministry, 11 nickel smelters have been built and 25 are under construction.

The policy also aims to preserve existing proven nickel ore reserves, estimated at 698mn t, which will only meet demand for seven years if no new reserves are found.

As the Chinese stainless steel industry relies heavily on Indonesia’s nickel ore as feedstock to produce nickel pig iron (NPI), the ban will have a severe impact on NPI supply in China.

Indonesia is the largest nickel ore producer in the world, followed by the Philippines. Indonesia exported 20.72mn t of nickel ore and ferro-nickel last year. The majority of this, 19.9mn t, was delivered to China to feed the country’s stainless steel industry, trade data show.

But some Chinese stainless steel producers have already set up operations in Indonesia.

Integrated Chinese-owned stainless steel producer Tsingshan operates a 3mn t/yr mill in Indonesia and also owns nickel and chrome mines in the country.

And Chinese producer Delong Holdings’ Indonesian joint venture Dexin Steel was due to become operational this year.

Nickel is one of the key materials in stainless steel production and the industry accounts for about 70pc of global nickel consumption. It is also increasingly important for the battery industry as nickel is a key component in lithium-ion batteries for electric vehicles.

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«GDP rises 2% in Indonesia in second quarter

Gross Domestic Product of Indonesia grew 1.3% in the first quarter of 2019 compared to the previous quarter. This rate is 1 -tenth of one percent higher than the figure of 1.2% published in the forth quarter of 2018.

The year-on-year change in GDP was 5.1%,,there is no change since last quarter. less than the 5.1% recorded in the first quarter of 2019.

The GDP figure in the first quarter of 2019 was $211,568 million, Indonesia is number 15 in the ranking of quarterly GDP of the 50 countries that we publish.

Indonesia has a quarterly GDP per capita, of $910, $88 higher than the same quarter last year, it was. If we order the countries according to their GDP per capita, Indonesia is in 49th position. According to this parameter, its population has a low level of affluence compare to the 50 countries whose quarterly GDP we publish.

Here we show you the progression of the GDP in Indonesia. You can see GDP in other countries in GDP and see all the economic information about Indonesia in Indonesia’s economy.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Renzi lascia il PD e fonda un nuovo partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-16.

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«Oggi prova a fermarlo anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, fedelissimo della prima ora. Ma ormai Matteo Renzi sembra deciso»

«con un’intervista ad un quotidiano e poi nel salotto di Porta a Porta, annuncerà le ragioni che lo spingono a lasciare il Pd e a mollare gli ormeggi per il suo nuovo movimento che, affiancando i comitati civici di ‘Ritorno al futuro’, nascerà sia in Parlamento con un gruppo autonomo alla Camera e una componente nel misto al Senato, sia al governo con 2 ministri, Bellanova e Bonetti, e 2 sottosegretari, Ascani e Scalfarotto»

«Ma, assicurano i renziani, il nuovo movimento, che potrebbe chiamarsi ‘Italia del sì’, non sarà un pericolo per il governo anzi “paradossalmente – garantisce Renzi sempre nell’intervista al Times – ne amplierebbe il sostegno”»

«L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende »

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Si riservano i commenti a fatti avvenuti.


Ultimi appelli non fermano Renzi, domani annuncia l’addio

Oggi prova a fermarlo anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, fedelissimo della prima ora. Ma ormai Matteo Renzi sembra deciso: con un’intervista ad un quotidiano e poi nel salotto di Porta a Porta, annuncerà le ragioni che lo spingono a lasciare il Pd e a mollare gli ormeggi per il suo nuovo movimento che, affiancando i comitati civici di ‘Ritorno al futuro’, nascerà sia in Parlamento con un gruppo autonomo alla Camera e una componente nel misto al Senato, sia al governo con 2 ministri, Bellanova e Bonetti, e 2 sottosegretari, Ascani e Scalfarotto. In un’intervista di sabato scorso al Times, l’ex premier raccontava di aver lavorato quando era sindaco nell’antico studio di Machiavelli ma “posso dirvi che non sono machiavellico”. In molti, però, nel tempismo scelto nel decidere lo strappo dal Pd, vociferato da mesi ma ora imminente subito dopo la nascita del Conte bis, vedono l’accostamento con le tesi del filosofo fiorentino.

Ma, assicurano i renziani, il nuovo movimento, che potrebbe chiamarsi ‘Italia del sì’, non sarà un pericolo per il governo anzi “paradossalmente – garantisce Renzi sempre nell’intervista al Times – ne amplierebbe il sostegno”. L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende. Nessun contatto, invece, spiegano al Nazareno, con il segretario Nicola Zingaretti che anche ieri ha lanciato un nuovo appello ad evitare una scissione del Pd.

ECCO COSA DICEVA RENZI RENZI QUALCHE GIORNO FA SULLA DURATA DEL GOVERNO – VIDEO

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Debito Pubbliche Amministrazioni è salito a 2,409.910 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-16.

2019-09-16__Debito__001

Banca di Italia ha rilasciato il Report:

Finanza pubblica: fabbisogno e debito – luglio 2019.

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A fine luglio 2019 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,409.910 miliardi di euro, essendo stato a fine 2018 2,321.957 miliardi di euro.

Di questi:

– 551.852 mld hanno vita residua di un anno;

– 787.186 miliardi hanno vita residua tra 1 e 5 anni;

– 1,070.872 miliardi hanno vita residua superiore ai 5 anni.

La vita media residua è 7.2 anni.

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Non sarà facile trovare acquirenti né per i rinnovi né per le nuove emissioni.