Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Problemi Etici e Morali, Religioni

Italia. La società della miseria e della fame. E lo stato latita.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-01.

Banco Alimentare 013

New York. 1 su 4 necessitano di cibo. Già distribuiti 32 milioni.

Europa. La fame inizia a dilagare in un continente che si proclama civile.


Basta sapersi guardare attorno, e volerlo fare.

La crisi del Covid-19 ha sbattuto una buona parte degli italiani nella fascia di povertà e miseria. Banco Alimentare ed un gran numero di organizzazioni religiose stanno distribuendo pasti gratis ad una folla di gente.

Dove siano e cosa facciano lo vediamo. Ma non si vede nessun altro.

Forse che le pubbliche autorità non avrebbero potuto fare altrettanto? Non esistono solo i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, illicenziabili, né quanti avendo lavorato in regola adesso possono usufruire delle previdenze.

E tutti gli altri che piangono sui poveri e gli affamati? Eppure anche loro alla fine andranno a votare.

Pensati bene.

Oggi in coda c’è quella gente,

ma domani potremmo esserci anche noi.

*


In coda con i nuovi poveri che mangiano grazie alle mense della carità.

Il coronavirus ha portato in questi mesi di lockdown nuove povertà. Sono infatti stimati un milione di nuovi poveri, che oggi hanno bisogno di aiuto per riuscire a mangiare ogni giorno.

É una coda lenta, a un metro di distanza uno dall’altro, per avere un pasto take away. Ognuno procede in fila con il suo fardello di sogni spezzati, alle prese con le quotidiane difficoltà della vita. Parlano poco fra loro. La pandemia da coronavirus non è solo un’emergenza sanitaria ed economica, ma anche sociale. E non riguarda solo le persone più povere, che già vivevano per strada e restano comunque le più esposte all’infezione.

Un milione di nuovi poveri

Il Covid-19 ha portato in questi mesi di lockdown anche nuove povertà. Persone che, accanto ai senzatetto, sono i nuovi poveri. Un milione di persone in Italia che oggi hanno bisogno di aiuto anche per riuscire a mangiare almeno una volta al giorno. Gente che ha perso anche quei lavoretti occasionali che gli consentivano di vivere con dignità. Sono in coda in tutte le città, nelle stazioni come nella Capitale in piazza San Pietro o nelle periferie. Uno dietro l’altro. In fila per poter mangiare. Perché la fame fa più paura del coronavirus.

La mensa della carità di Valmelaina

Nella Capitale, a Monte Sacro, in cima alla salita di via del Gran Paradiso, nei locali della parrocchia del Santissimo Redentore, c’è una mensa storica della carità, gestita dai volontari della chiesa di Valmelaina con la Società di San Vincenzo de Paoli. Una salita che è anche un po’ il simbolo delle difficoltà di chi si mette in coda per avere un pasto da portare via. La pandemia ha costretto la mensa – nata nel 1990 – a non servire più i pasti al tavolo, ma a dare un sacchetto con un primo piatto caldo, un contorno, panini imbottiti, frutta, acqua e un dolce. E pane a volontà. In cucina sorridono le volontarie infaticabili Maria Paoletti, Giuliana Micheli, Tiziana Marianetti e la mitica Clementina Muritano, che si alternano ai fornelli. Nella sala dove prima si servivano i pasti oggi un gruppo di volontari prepara e insacchetta i panini, versa nelle vaschette la pasta fumante da asporto, prepara sul carrello tutto il cibo da consegnare in due orari diversi della mattinata. Vaschette che vengono chiuse velocemente per cercare di consegnare la pasta calda.

In coda un piccolo esercito di badanti e colf

Fra i nuovi poveri che fanno la fila davanti alle mense di ogni città ci sono persone che hanno perso il lavoro, che hanno dovuto chiudere l’attività. Un piccolo esercito di badanti e colf. Tanti stranieri, moltissime filippine e sudamericane. Colpito, in particolare, chi viveva di lavori saltuari, chi non aveva un contratto in regola. Ora sono in fila, con dignità, ma anche con grande imbarazzo, nelle mense che prima erano appannaggio dei clochard. E che oggi sono fondamentali per alcune famiglie per riuscire a mettere un piatto in tavola. Per dare da mangiare ai propri figli.

Ora il pasto è take away

«Per motivi di sicurezza igienica, per mantenere il distanziamento – spiega padre Franco Mazzone – abbiamo dovuto servire il pranzo all’esterno. I volontari preparano panini, pasta da asporto in quella che era la sala da pranzo e poi consegnano un sacchetto con un pasto completo e una bottiglietta d’acqua». Ai consueti ospiti senzatetto, spiega ancora padre Franco, «si sono aggiunte persone che hanno perso il lavoro. Colf, badanti e parrucchiere». In questa mensa, che serve fra 130 e 150 pasti al giorno, con la pandemia è venuto meno, prosegue padre Franco, «quel conforto che era possibile fornire nel corso del servizio al tavolo. Ora la relazione è più automatica, perché per soddisfare tutte le richieste, assicurare il distanziamento e dare il pranzo senza far attendere troppo, bisogna essere più rapidi, liberare lo spazio per lasciare il posto ad altri. E il tempo per il dialogo che c’era servendo il pasto ai tavoli, si è ristretto».

Senzatetto disorientati dal lockdown

«Con il lockdown soprattutto chi viveva per strada, gli ultimi, sono rimasti disorientati», spiega Roberto Fattorini, volontario della San Vincenzo. «Improvvisamente hanno visto la città chiudersi, tutte le porte sbarrate. Come sbarrate erano tutte quelle occasioni di ricevere un aiuto, alle uscite dei bar o delle chiese». E i senzatetto sono stati informati dai volontari sul distanziamento indispensabile, sull’importanza di lavarsi le mani e di non bere dalla stessa bottiglia. «Oggi c’è gente che non ha da mangiare. Ti piange il cuore a vederli in fila. Vengono molte più famiglie con bambini a chiedere un pasto – spiega Francesco Isernia, volontario della parrocchia del Santissimo Redentore – e cerchiamo anche di indirizzarli verso la realtà più vicina alla loro casa. Perché per ora c’è chi attraversa la città per venire qui». «Vengono la mattina padri di famiglia – sottolinea Romana Villetti, volontaria della San Vincenzo – che chiedono pacchi e cibo per i bambini piccoli. C’è stata una evoluzione, o una involuzione, di quelli che sono i bisogni dei nostri ospiti».

La mensa aiuta a superare il problema del pasto familiare

Per molti è difficile assicurare un pasto alla famiglia. «Per noi stranieri – spiega Anna, una signora romena dallo sguardo triste, che ha perso il suo lavoro da badante e ha appena ritirato il suo sacchetto – è un momento molto difficile. Questo servizio di mensa ci dà una mano a superare questa complessa situazione almeno sul fronte della necessità di cibo». Una giovane timidissima imbocca la sua bambina sul muretto di via del Gran Paradiso. Un piatto di pasta con le zucchine. «Ho perso il lavoro da colf – spiega – appena è iniziata l’emergenza. Le persone dalle quali lavoravo mi hanno detto che non c’era più lavoro per me. Prendendo i mezzi pubblici per andare al lavoro ero un pericolo per loro».

Dal Banco alimentare alle eccedenze, come arriva il cibo

La dispensa della mensa è fornitissima. «Il cibo arriva attraverso vari canali. Il Banco alimentare – spiega Pino Caporale, considerato un po’ l’uomo dei miracoli alla mensa – provvede ai prodotti base, dalla pasta allo scatolame. Poi tramite l’associazione Lodovico Pavoni di padre Claudio Santoro riusciamo ad avere tonnellate di frutta e verdura. Lì arrivano tir carichi di prodotti in eccedenza dalla Comunità europea, dalle regioni, per la distribuzione ai poveri. Tutti prodotti che dovrebbe andare al macero, che noi riusciamo a sfruttare nel miglior modo possibile. E poi c’è sempre la provvidenza: gente che arriva e ci lascia della cibo, persone che vengono a chiederci di cosa abbiamo bisogno». Se manca qualcosa ci si attacca al telefono e si trova come risolvere la carenza di cibo.

Luigi, il senzatetto che sogna una zuppa calda

In periferia come nel centro storico la Capitale è piena di persone che hanno bisogno di aiuto. Come Luigi, un senzatetto di origine pugliese, che da anni vive a Roma. Una lunga barba bianca dalla quale emergono occhi buoni, dai quali traspare il suo vivere randagio. Abbandonato da tutti. A chi gli si avvicina, a un passo da San Pietro, chiede una zuppa calda e un letto. «Vorrei tanto dormire in una casa, mangiare una minestra calda seduto a tavola, avere qualcuno che mi ascolta». E ogni giorno macina chilometri nella città eterna, sognando un tetto che non sia sotto le stelle o di cartone.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Carta di Assisi. L’arte di ripetere errori già fatti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-25.

Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa

Il nome Ordine francescano (Ordo Franciscanus) raggruppa tre differenti famiglie religiose, pari ma indipendenti: i Frati Minori (O.F.M., già detti Osservanti, Riformati, etc.), i Frati Minori Conventuali (O.F.M.Conv.) ed i Frati Minori Cappuccini (O.F.M.Cap.).

È l’Ordine Francescano stesso che rilascia le statistiche che citeremo.

Quanti sono oggi i frati nel mondo? Ecco i numeri reali.

«Il Consiglio Plenario degli Ordini francescani dirama i numeri sulla presenza dei frati nel mondo. In un documento presentato il 2 novembre alla stampa i dati attestano una nuova flessione del totale dei francescani nel mondo, in linea con gli anni precedenti. Insomma, si continuano a fare i conti con un allarmante calo delle vocazioni. Vediamo nel dettaglio quale è la situazione.

LA CRESCITA DI ASIA, AFRICA, OCEANIA:

Frati minori oggi sono presenti in 119 paesi di tutti i continenti. Nelle ultime statistiche, dalla fine del 2017, i numeri indicano una diminuzione più grande in America del Nord (31% in 10 anni) seguita dall’Europa occidentale (25% in 10 anni). Mentre continua la crescita in Africa, Asia e Oceania (18% in 10 anni). «Sostanzialmente – si legge nel documento – si può vedere che il movimento dell’Ordine segue quello della Chiesa».

PIU’ NUMEROSI IN EUROPA OCCIDENTALE

Numericamente i Frati minori sono 13.153 e sono distribuiti così: 2.399 in Europa Orientale; 3.725 in Europa Occidentale; 1.119 in America del Nord; 3.228 in America Latina; 1.580 in Asia e Oceania; 1.266 in Africa e Medio Oriente. «In paragone a 10 anni fa, l’Ordine è diminuito del 12,5%».

LA COPERTURA DELLE ATTIVITA’

Uno dei principali segni di cambiamento delle fraternità francescane nelle Conferenze dell’Emisfero Nord, ed anche nell’America del Sud anche se con minore intensità, è individuato nell’invecchiamento. La difficoltà segnalata è quella di «coprire tutti gli uffici assunti, particolarmente riguardo alla pastorale parrocchiale». «Anche questo è stato un fattore che ha portato a uno stile di vita individualista, con ricadute negative sulla qualità della vita fraterna».

“CHIESA IN USCITA”

Secondo il ministro generale frate Michael Perry bisogna «individuare vie concrete per muoverci in uscita, rispondendo con gioia al Signore che ci chiama alla conversione, per una vita francescana più autentica nel mondo di oggi che cambia così rapidamente». Infine, l’auspicio che continui «il cammino iniziato con il Consiglio Plenario e, a vostra volta, nei vari contesti in cui vivete, portiate avanti questo processo di ascolto, discernimento e uscita».»

Tra i molti, alcuni problemi emergono chiari, per loro stessa voce:

– “un allarmante calo delle vocazioni”

– “nell’invecchiamento”

Se l’allungarsi della vita media concorre a mantenere in apparente equilibrio la numerosità dell’Ordine, la crisi vocazionale ha falcidiato il numero dei frati sotto i sessanta anni. Basta attendere e si va alla estinzione.

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La missione dell’Ordine Francescano è ben sintetizzata dalle parole stesse del Cristo:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.» [Mc, 16, 15-16].

Quindi, proclamare il Vangelo così come esso ci è pervenuto, conservandone gelosamente testo e significati, senza alterazione alcuna.

Di tempo in tempo possono variare i linguaggi ed il modo espositivo, ma lo scopo finale consiste nell’annuncio: la conversione è appannaggio dell’azione della Grazia Divina.

Null’altro compete né alla Chiesa né all’Ordine Francescano.

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Con Leone XIII la Chiesa iniziò a prendere in considerazione il modo con cui presentare i Vangeli al mondo in una società in profonda trasformazione. Presero corpo le così dette Encicliche Sociali, a partire dalla Rerum Novarum, alla Quadragesino Anno del 1931, la Centesimus Annus del 1991 e la Caritas in Veritate del 2009.

Nel 2004 prese corpo il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Significativamente, codesto ponderoso volume fu presentato dal card. Renato Martino, ma non ebbe la vidimazione del Santo Padre.

Non a caso, nel breve volgere di un rapido tempo, nessuno ne parlò più.

Al contrario infatti delle Encicliche Sociali, documenti sintetici, squisitamente dottrinali teologici e, soprattutto, di portata universale su tutto il globo terracqueo, il Compendio abbracciava teorie politiche ed economiche allora in auge nell’Occidente e si disperdeva in una minuziosa valorizzazione del particolare a discapito del generale. Il termine ‘cattolico’, che significa ‘universale’, era stato generalizzato senza tener conto di tutte le realtà simultaneamente, massimamente quelle asiatiche. L’Occidente non è il mondo.

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Con il suo personalissimo quanto elegante stile, Papa Ratzinger fece di lì a poco una asserzione della massima importanza, ripresa dalla Patristica e riporta nella Caritas in Veritate, al paragrafo 9, citando in modo virgolettato una frase di SS Paolo VI estratta dalla Populorum Progressio.

«La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende “minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati”».

Del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa oggi non ne parla più nessuno: era un documento politico e come tale è stato superato.

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Di questi tempi la Comunità francescana di Assisi è uscita con la così detta Carta di Assisi.

Invano vi si cercherebbe una dimensione dottrinale quale quella che le Encicliche Sociali emanano.

È in tutto e per tutto un documento politico che tratta di economia, assumendo ed abbracciando una teoria sociale ed economica sostenuta solo da una componente occidentale, che si autodefinisce «manifesto deontologico».

«Quella di venerdì 24 gennaio 2020 sarà una giornata destinata a restare nella storia del Sacro convento, che ospita la presentazione del Manifesto di Assisi. Il documento, lanciato tra gli altri dal Sacro convento e dalla Fondazione Symbola, ha l’obiettivo di rendere “la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo” e ha già raccolto oltre 2.000 adesioni.

La città serafica ospita il primo incontro tra promotori e firmatari, alla presenza del presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte e del ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, che parleranno nel primo pomeriggio, preceduti dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e dal presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali, Stefano Zamagni. Ad aprire i lavori insieme al direttore della sala stampa del Sacro convento, padre Enzo Fortunato, è stato il custode, padre Mauro Gambetti: “Siamo in tanti ad aver sottoscritto il Manifesto, oltre 2.000 firme, di grande rappresentatività. E oltre 2.000 saranno anche i giovani, i ‘quattro amici’ che, con Papa Francesco, verranno a fine marzo con la voglia di cambiare l’economia. Li attendiamo con speranza: non possiamo e non vogliamo più tornare indietro”.

Nel suo intervento, il presidente Sassoli ha ricordato tra l’altro il New Green Deal preparato dall’Europa.»

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Non ci risulterebbe che nel pubblicare le Encicliche Sociali i Santi Padri avessero fatto il giro della questua di adesioni ai contenuti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Italia. Influenza elettorale della Chiesa Cattolica.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-17.

2019-07-15__Lega_Chiesa__001

Prima di esporre i risultati del sondaggio elettorale stratificato per attitudine religiosa, sarebbe opportuno far precedere alcune considerazioni, per puntualizzare e cercare di ridurre al massimo le incomprensioni.

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È cristiano colui che

“crede in Dio Padre onnipotente, creatore dell’universo, e che Gesù di Nazareth sia il Cristo, il Figlio di Dio, nato, morto e risorto per la salvezza del’umanità”

Si noti la differenza concettuale tra “credere in” e “credere che”. Nella terminologia cristiana, il verbo ‘credere’ implica sia l’adesione mentale, volontaria e logicamente coordinata, sia la conduzione della vita in accordo al credo professato. La religione cristiana non è fatto emotivo, ma razionale.

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La Chiesa è la comunità di coloro che credono in Cristo, dal quale la Chiesa ha ricevuto i suoi tratti essenziali: con un numero ben definito di riti (i sacramenti), con un nucleo chiaro di dottrina (i Vangeli), e con una precisa struttura gerarchica (essendo Pietro il capo della Chiesa terrena. Pertanto, la Chiesa è il prolungamento nella storia dell’incarnazione del Verbo, vero capo della Chiesa stessa, il suo ‘Corpo Mistico’.

Sant’Ambrosio dette una definizione lapidaria:

«Ubi Petrus,. ibi Ecclaesia».

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Il Magistero Petrino gode della caratteristica di non contraddire né quanto riportato in tutti i punti di tutte le Sacre Scritture, né la Santa Tradizione: deve conservare il messaggio evangelico, spiegandolo e porgendolo in forma consona ai tempi, senza alterarne uno iota.

Ci si pensi bene. La totalità delle eresie è nata quando un passo evangelico è stato assunto come principio assoluto, senza tener conto di tutto il resto. Una generalizzazione contraddittoria.

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Il Magistero Petrino è riportato nei documenti ufficiali pontifici, che ad oggi sono raccolti e pubblicati negli Acta Apostolicae Sedis. Nessuna altra fonte, per quanto autorevole, è autorizzata a parlare od interpretare il pensiero petrino, tanto meno la stampa. Le frasi, siano pur esse virgolettate, possono essere riportate in modo disorsivo, se avulse dal contesto originario.

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L’essere cristiano cattolico è quindi un fatto spirituale, ingiudicabile da un punto di vista umano. Non esistono tessere di appartenenza o di adesione. Se sicuramente un cristiano dovrebbe dimostrare la sua fede nelle sue opere, sarebbe anche pur vero che possono essere fatti errori.

Tuttavia, potremmo semplificare affermando che non può professarsi cristiano cattolico chi non sia obbediente al Magistero Petrino, intendendo per tale ciò che è: quando il Santo Padre si pronuncia in materia dogmatica.

Una ultima considerazione.

Per la religione cristiana, le azioni sono buone se fatte nel nome di Cristo, secondo la Sua volontà. Questo tratto le distingue nettamente da quelle fatte per filantropia, ossia senza contenuto religioso. Filantropia è un concetto massonico.

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Termometro politico ha rilasciato un interessante sondaggio, ove assieme alla propensione al voto è stato tenuto conto della religiosità dell’Elettore. Per praticità esecutiva, sono stati ripartiti in ‘praticanti’, ‘non praticanti’ ed atei od agnostici. I risultati devono quindi essere letti alla luce di queste definizioni.

Larga quota delle propensione al voto per la Lega provengono da praticanti o non praticanti, pur essendo la componente atea ben rappresentata al 33.2%. Questa stratificazione è evidente anche negli Elettori di M5S.

Inversa invece la stratificazione per il partito democratico, ove gli atei od agnostici raggiungono quota 28%.

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Il Magistero Petrino, fatta salva l’osservanza della dottrina, non ha mai in duemila anni di storia patrocinato questa o quella forma di governo.

Poi, c’è una nutrita schiera di persone che si ritengono essere autorizzati a parlare nel nome della Chiesa, ma Chiesa non sono. Ricordiamo solo l’accorato quia nonnulli di SS Celestino I, Denzinger 238:

«Quia nonnulli, qui catholico nomine gloriantur, in damnatis haereticorum sensibus seu pravitate sive imperitia demorantes, piissimis disputatoribus obviare praesumunt ….»

“Perché alcune persone, che si gloriano del nome di coloro che sono cattolici, vivono nei pensieri dannati degli eretici sia per depravazione sia per imperizia, presumono di contrastare i più pii pensatori ….”

Gli Elettori stanno dimostrando di aver compreso ed assimilato il pensiero di papa Celestino I.

I “Vade retro Salvini” lanciati da sedicenti cristiani cattolici non hanno fatto presa sui credenti.

Pubblicato in: Arte, Religioni

Notre-Dame. L’incendio distrugge l’Altare Novus Ordo e preserva quello del Vetus Ordo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-19.

La riforma liturgica voluta dai teologi postconciliari aveva imposto di erigere gli altari rivolti verso il popolo. Questo anche in chiese cariche di storia secolare.

Così il celebrante dava le spalle al Tabernacolo ma guardava il popolo, divenendo lui il punto centrale della liturgia.

Oltre al massacro teologico, furono perpetrati massacri artistici. Ce lo si ricorda chi avrebbe voluto far dare una mano di biacca sul Giudizio Universale della Sistina? Maurice de Sully, tipino dal carattere deciso, avrebbe spaccato il pastorale sulla schiena a chi avesse osato fare questo. Non lo ha fatto in prima persona: lo ha fatto il fuoco.

Ecco come compariva Notre-Dame post-conciliare prima dell’incendio: uno sfregio allo stile gotico.

2019-04-19__Notre_Dame__001

Poi è arrivato l’incendio, che ha reso giustizia. L’Altare del Veturs Ordo è rimasto intatto, mentre quello del Novus Ordo ha fatto la fine che avrebbe dovuto fare fin dall’inizio: bruciato fino a scomparire.

2019-04-19__Notre_Dame__002

Adesso vedremo come saranno ricostruiti gli interni del sacro tempio.

Constatiamo come al momento non si intravedano all’orizzonte architetti della tempra di Sugerius, Sancti Dionysii Abbas, colui che concepì la basilique SaintDenis. Speriamo che i restauratori almeno si leggano con frutto i suoi manuali: De Consecratione Ecclesiae A Se Aedificatae,  ed il Liber De Rebus In Administratione Sua Gestis.

Nota.

Le Cattedrali gotiche sono sicuramente opere architettoniche, hanno aperto alla luce le Cattedrali, ma ancor più sicuramente sono un vertice teologico, un inno di pietra innalzato al Lumen de Lumine.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Notre-Dame. Undicesima Chiesa cattolica da inizio anno in Francia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-16.

2019-04-16__Notre-Dame__001

Da inizio anno sono undici le Chiese Cattoliche vandalizzate e profanate, tra la sfacciata indifferenza dei media.

Église Notre-Dame de Dijon profanée: une messe de réparation sera célébrée à 17h30  

Nîmes: l’église Notre-Dame-des-Enfants vandalisée  

Profanation de la cathédrale de Lavaur: deux lycéens convoqués par le juge des enfants  

Houilles: profanations à l’église Saint-Nicolas  

Dijon: «le choc» après une profanation à l’église Notre-Dame

Paris’ historic Saint-Sulpice church briefly catches fire, nobody hurt

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Eppure già dal 5 febbraio scorso si era levata la richiesta ufficiale che le cattedrali e le chiese fossero protette. Richiesta indirizzata direttamente ad un presidente di partito all’Assemblea Nazionale.

«Je demande que nos cathédrales et nos églises

soient protégées»

Dans le Tarn, Laurent Wauquiez demande la protection des églises

«Invité par le maire de Lavaur, Bernard Carayon, Laurent Wauquiez, le président de LR (Les Républicains), a visité ce mercredi en fin de matinée la cathédrale Saint-Alain. La chapelle du Sacré-Coeur de cet édifice religieux avait été vandalisée le mardi 5 février. “Je demande que nos cathédrales et nos églises soient protégées”, a déclaré, à plusieurs reprises Laurent Wauquiez.»

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No, Signori miei. No.

La cattedrale di Notre-Dame è anche, meglio era, una splendida ed unica opera artistica di quella che taluni indicano come epoca dei secoli bui.

Notre-Dame era ed è una Chiesa consacrata alla beata Vergine Maria, Tempio dell’Eucaristia.

Non è stata sfregiata l’opera d’arte, si è voluto infergere il Cristo, e proprio quando la Chiesa celebra il memoriale della Passione e Resurrezione.

In odio al Vangelo, al Cristo ed alla Chiesa.

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Sull’incendio di Notre-Dame la magistratura ha aperto l’inchiesta:

«L’inchiesta sul rogo che ha distrutto la cattedrale di Notre Dame è stata aperta con il capo d’imputazione di «distruzione involontaria a mezzo di incendio»: a comunicarlo è stata la Procura di Parigi. La pista principale di indagine, dunque, è quella di un incendio accidentale, non di un attentato, che sarebbe partito dall’attuale cantiere sul tetto della cattedrale.»

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Vorremmo di tutto cuore poter dire che aspettiamo fiduciosi i risultati delle indagini e quanto decideranno i magistrati.

Vorremmo davvero, ma non possiamo.

In Francia, come del resto in tutto l’Occidente, è in corso una pesante campagna anti-cattolica, che dalle parole violente sta passando all’azione.

Si è liberi di tutto, tranne che di professare il cattolicesimo: è una vera e propria persecuzione, di questi tempi resa ancor più violenta dall’imminenza elettorale.

Aspettiamoci quindi che a Notre-Dame si aggiungano altre Chiese e Cattedrali cattoliche, magari anche con qualche persona dentro. Cosa ci si credeva? Che avessimo dimenticato? 

Ancora terrore in Francia, sgozzato un parroco in una chiesa vicino a Rouen. Uccisi i due aggressori

Ma i Cattolici hanno la Speranza: non mero ottimismo o simulacro di scaramanzia, bensì una Virtù Teologale.

Porta inferi non praevalebunt.

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Vandals cause thousands of Euros of damage in latest attack on a French church

«A church in Angoulême, France, was severely damaged on 8 March by vandals seemingly intent on sabotaging worship services.

The intruders sabotaged the sound system and threw large quantities of paint on walls, chairs, a piano and Bibles at the Hope and Life Church. The cost of repairs is estimated to be €11,000 (£9,400; $12,400).

The church’s Pastor Joseph Miall spoke of a deliberate “will to destroy” that seemed to be intent on preventing worship services.

This was the latest in a spate of attacks against churches in France since the beginning of the year. The National Council of Evangelicals in France report that there has been an increase of 25% in serious incidents of vandalism against Christian churches in 2019, compared with the same period in 2018.

On 5 February, a fire was started at the Cathedral of Lavaur and, the following day, excrement was smeared in the shape of a cross on a wall of a church in Nîmes. A church interior in Dijon was defaced on 9 February and a statue of Christ was beheaded at a church in the village Saint-Gilles-Croix-de-Vie on 23 February. A church in Houilles was reportedly targeted three times within a week, near the beginning of the year.»

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Notre Dame fire hits after several cases of vandalism against French Catholic churches

The world watched in horror at Paris’ historic Notre Dame Cathedral erupting in flames Monday. The fire is the latest in a series of troubles that have plagued Catholic churches in France in the last several months.

Some of those incidents were acts of vandalism, unlike the fire at Notre Dame, which appears to be an accident connected to renovations of the church.

The image of the famous spire engulfed in flames is a hard hit to the historically deeply Catholic France.  While Notre Dame is undoubtedly the most well-known landmark to be affected, Paris’ second largest church, Saint-Sulpice, briefly burst into flames on March 17, with fire damaging doors and stained glass windows on the building’s exterior. Police later reported that the fire had not been “an accident.”

In February, a cross of human excrement was smeared on the wall of the Notre Dame des Enfants in Nimes. The vandals also looted the church and threw consecrated wafers in the garbage.

The same month, the altar at Saint-Alain Cathedral in Lavaur was set on fire, while statues and crosses were smashed throughout the premises. Two teenagers were later arrested.

In another incident on February 4, a statue of the Virgin Mary was found smashed on the ground at St. Nicholas Catholic Church in Houilles, Yvelines. Just days later, the Eucharist was scattered and the altar cloth soiled at the Church of Notre Dame de Dijon.

There is no evidence that the devastation at Notre Dame was anything but accidental, though the near-destruction of the iconic cathedral has put a tragic focus on the previous months’ events.

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Catholic churches in France vandalized, set on fire & smeared with excrement (PHOTOS, VIDEO)

Catholic churches in France are being targeted with arson attacks, vandalism, desecration of holy statues, and the destruction of the Eucharist. The attacks have been happening since the start of the year.

The Church of St. Sulpice in Paris, where the Da Vinci Code movie was filmed, was set on fire just after midday mass on Sunday, Le Parisien reports. Firefighters and police said the blaze was an arson attack.

In February, a 19th century statue of the Virgin Mary was smashed at the St. Nicholas Catholic Church in Houilles. The statue was “completely pulverized,” Father Francois-Laurent Heart said. “It is irreparable.” The church reported three incidents in 10 days, with a cross also thrown on the floor by vandals.

At Saint-Alain Cathedral in Lavaur, statues and crosses were smashed and an altar cloth was burned in February. A statue of Christ on a cross was also interfered with, as vandals twisted one of the arms to make it appear that Jesus was dabbing, La Depeche reports. Two teenagers were later arrested over the damage.

Meanwhile, the Notre-Dame des Enfants church in Nimes was looted and vandals used human excrement to draw a cross on the wall in February. Consecrated hosts of unleavened bread, which Catholics believe is the body of Jesus Christ, were found scattered outside with rubbish.

Also in February, eucharistic hosts were stolen and scattered around Notre-Dame church in Dijon, with Father Emmanuel Pic denouncing the attack as on the “heart of the Catholic faith.”

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Pubblicato in: Religioni

Islam e Cristianità. Baricentri attuali e futuri.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-13.

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Se è vero che le grandi religioni hanno vocazione universale, sarebbe altrettanto vero constatare come le sedi regionali ove esse siano più diffuse svolgono una leadership se non de iure almeno de facto.

Se è vero che comunità relativamente scarne ma locate in paesi ricchi possono condizionare gli orientamenti religiosi della massa dei credenti, sarebbe altrettanto vero constatare come l’Islam sia ancorato al Corano ed il Cristianesimo alle Sacre Scritture: le possibilità di influenza sono quindi ridotte alle mere manifestazioni esterne, alle liturgie.

Molto spesso, nei millenni di storia, centri alquanto decentrati e posti financo in posti impervi ed isolati, hanno esercitato significative influenze in forza delle considerazioni dottrinali che avevano elaborato. Sarebbe sufficiente pensare all’influenza svolta nei secoli passati dalla Madrasa di Samarcanda nell’odierno Uzbekistan, oppure a quella  esercitata dall’Abbazia di Montecassino, da cui scaturì l’ordine benedettino.

Sicuramente La Mecca e Roma svolgono un ruolo centrale: migliaia di anni di storia non si eliminano con un colpo di spugna, ma una cosa è l’ubicazione geografica, un’altra chi gestisce questi centri religiosi, ed un’altra ancora la popolazione che vi abita. La storia insegna come si sia assistito a grandissime migrazioni di popoli, ove spesso i nuovi arrivati hanno alla fine soppiantato gli autoctoni. Il Cristianesimo, nato in Palestina, è alla fine approdato a Roma.

Ma queste mutazioni sono quasi invariabilmente foriere di mutazioni nel modo di sentire e percepire la religione.

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«The two lists show that the global Muslim population is more heavily concentrated in Islam’s main population centers than the global Christian population is for Christianity, which is more widely dispersed around the world»

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«about two-thirds (65%) of the world’s Muslims live in the countries with the 10 largest Muslim populations»

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«only 48% of the world’s Christians live in the countries with the 10 largest Christian populations.»

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«there are twice as many Christians (1.2 billion) as there are Muslims (609 million) living in countries that are not on their religion’s top 10 list.»

*

«A number of the countries with the world’s 10 largest Muslim or Christian populations also have large (and in some cases, larger) populations of other faith groups»

*

«Nigeria, which has the sixth-largest Christian population in the world (87 million), also has the world’s fifth-largest Muslim population (90 million).»

*

«The 2060 lists for Muslims and Christians are also expected to change in other ways. By 2060, India is expected to supplant Indonesia as the country with the largest Muslim population.»

* * * * * * *

L’Africa subsahariana e l’Asia orientale e sud-orientale sono destinate a svolgere un ampio ruolo religioso.

Nota.

Vi sono moltissimi esempi storici di pacifica convivenza tra le differenti enclavi religiose. Nel contempo, di tanto in tanto, tensioni politiche ed economiche sorte altrove si riflettono in scontri religiosi che, per la loro stessa natura, possono diventare anche molto violenti. Da questo punto di vista l’India sembrerebbe essere uno dei punti critici, ove già adesso tra mussulmani ed indù non scorre certo buon sangue.

Né si sottovalutino gli scontri violentissimi che nascono all’interno della stessa religione: le storiche lotte tra sciiti e sunniti ne sono un esempio lampante, così come le guerre di religione europee culminate con il conflitto dei trenta anni.

La storia tende a ripetersi nella sostanza, benché con forme differenti.


Pew Research Center. 2019-04-04. The countries with the 10 largest Christian populations and the 10 largest Muslim populations

“Top 10” lists can often be helpful in displaying and illuminating data. For example, the two tables of countries with the largest Christian and Muslim populations featured here reveal differences in the concentration, diversity and projected changes in the world’s two largest religions.

The two lists show that the global Muslim population is more heavily concentrated in Islam’s main population centers than the global Christian population is for Christianity, which is more widely dispersed around the world. Indeed, about two-thirds (65%) of the world’s Muslims live in the countries with the 10 largest Muslim populations, while only 48% of the world’s Christians live in the countries with the 10 largest Christian populations.

To put it another way, more than half (52%) of the world’s Christians live in countries other than those with the 10 largest Christian populations, while this is true for just over a third (35%) of the world’s Muslims. In absolute terms, there are twice as many Christians (1.2 billion) as there are Muslims (609 million) living in countries that are not on their religion’s top 10 list.

A number of the countries with the world’s 10 largest Muslim or Christian populations also have large (and in some cases, larger) populations of other faith groups. In India, which has the second-largest Muslim population, Islam is a minority religion (making up 15% of the country’s population) and Hinduism is the majority faith. Nigeria, which has the sixth-largest Christian population in the world (87 million), also has the world’s fifth-largest Muslim population (90 million).

In addition, the lists illustrate the extent to which the population centers for these religions have moved away from their historical and traditional hubs. The countries with the five highest Muslim populations are all in South and Southeast Asia or in sub-Saharan Africa, rather than the Middle East; and the countries with the three highest Christian populations are in the Americas rather than in the Middle East or Europe.

Overall, there are about 2.3 billion Christians in the world and 1.8 billion Muslims. That gap is expected to narrow by 2060, when Pew Research Center projects there will be 3 billion Christians and nearly 3 billion Muslims. That’s because Muslims, on average, are younger and have more children than do Christians.

In 2060, the share of the world’s Muslims living in the countries with the 10 largest Muslim populations is expected to be slightly lower than it is today (60% vs. 65%). Meanwhile, the share of Christians living in the 10 countries with the highest Christian populations is expected to remain the same (48%).

The 2060 lists for Muslims and Christians are also expected to change in other ways. By 2060, India is expected to supplant Indonesia as the country with the largest Muslim population. Still, India’s Muslim population will remain a minority religious group (19%) in the Hindu-majority country.

The country with the highest Christian population, the United States, is expected to remain in that position in 2060. Lower down on the list, Tanzania, Uganda and Kenya are expected to be added, while Russia, Germany and China will fall out of the top 10.

Pubblicato in: Bergoglio, Devoluzione socialismo, Geopolitica Africa, Religioni

Chiesa. Chi entra in conclave papa ne esce cardinale. Sarah e i migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

Sarah cardinale

Chiunque si sia preso la briga di leggersi, meglio forse studiarsi, il Flichet Martin, Storia della Chiesa, ha ampio materiale per meditare che i preti non siano riusciti a distruggerla perché è istituzione divina. Ce la avevano messa tutta.

«E il mondo, sgomento, si ritrovò ariano»: così constatò amareggiato san Girolamo. L’imperatore Costanzo mica che scherzasse, con lui il boia non restava certo inoperoso: aveva imposto l’arianesimo e non defletteva. Atanasio di Alessandria:, Lucifero di Cagliari, Eusebio di Vercelli, Dionigi di Milano, Ilario di Poitiers furono gli unici vescovi ad opporsi: per lungo tempo subirono l’esilio. Tutti gli altri vescovi abiurarono. Tutti. Ma alla fine l’arianesimo fu sconfitto sia dal punto di vista dogmatico, sia anche da quello umano sul campo di battaglia di Pavia.

Perché questo incipit?

Negli ultimi settanta anni l’ideologia liberal ha ricalcato le orme e la storia dell’arianesimo. Il loro potere politico e quello economico hanno combattuto la Chiesa permeandola e traendo nelle proprie fila sia i semplici fedeli, sia vescovi e cardinali. Il concetto di filantropia ha a lungo soppiantato quello della Carità, e mammona si è dato un gran da fare, spalleggiato da asmodeo. Come per l’arianesimo, il Cristo è ridotto a mera figura umana. Il caso McCarrick dovrebbe ben essere significativo e non è sicuramente l’unico.

* * *

Ma in ogni epoca la Chiesa ha i suoi Atanasi.

«Robert Sarah (Ourous, 15 giugno 1945) è un cardinale e arcivescovo cattolico guineano, dal 23 novembre 2014 prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

Maturata la vocazione al sacerdozio, intraprende gli studi; nel 1964 ottiene il baccalaureato in teologia.

Il 20 luglio 1969 è ordinato presbitero, nella cattedrale di Sainte Marie a Conakry, dall’arcivescovo Raymond-Maria Tchidimbo.

Dopo l’ordinazione riprende gli studi; ottiene la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e una licenza in sacra scrittura presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Rientra in Guinea nel 1974. ….

Il 13 agosto 1979 papa Giovanni Paolo II lo nomina, a soli trentaquattro anni, arcivescovo metropolita di Conakry; succede al dimissionario Raymond-Maria Tchidimbo, costretto all’esilio dopo anni di prigionia. L’8 dicembre successivo riceve l’ordinazione episcopale …

Il 1º ottobre 2001 papa Giovanni Paolo II lo nomina segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli; succede a Marcello Zago, deceduto il 1º marzo 2001.

Il 7 ottobre 2010 papa Benedetto XVI lo nomina presidente del Pontificio consiglio “Cor Unum”; succede al cardinale Paul Josef Cordes, dimessosi per raggiunti limiti d’età.

Nel concistoro del 20 novembre 2010 papa Benedetto XVI lo crea cardinale diacono di San Giovanni Bosco in via Tuscolana, diventando il primo cardinale guineano. Il 30 gennaio 2011 prende possesso della diaconia.

Il 12 e il 13 marzo partecipa come cardinale elettore al conclave del 2013, che porta all’elezione di papa Francesco.

Il 23 novembre 2014 papa Francesco lo nomina prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.» [Fonte]

* * *

Ecco alcune sue frasi.

«l’Africa potrebbe diventare la punta di lancia della Chiesa nella sua opposizione alla decadenza occidentale»

*

«Per quel che riguarda il mio continente voglio denunciare con forza una volontà d’imporre dei falsi valori utilizzando argomenti politici e finanziari. In alcuni Paesi africani sono stati creati ministeri dedicati alla teoria del gender in cambio di sostegno economico! Queste politiche sono tanto più odiose in quanto la maggior parte delle popolazioni africane è senza difesa, alla mercé d’ideologi occidentali fanatici»

*

«l’idea che consisterebbe nel rinchiudere il Magistero in un bello scrigno staccandolo dalla pratica pastorale che potrebbe evolvere secondo le circostanze, le mode e le passioni, è una forma di eresia, una pericolosa patologia schizofrenica. Affermo dunque con solennità che la Chiesa d’Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l’insegnamento di Gesù e del Magistero»

*

«Da una parte, l’idolatria della libertà occidentale; dall’altra il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso».

* * *

Citiamo infine uno dei suoi tanti libri:

La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore, con Nicolas Diat, Cantagalli, 2017

In calce, alleghiamo un articolo che ben spiega il card Sarah: una ottimo traduzione del classico Why Cardinal Sarah terrifies his critics.

* * * * * * *

Vatican Cardinal: Encouraging Immigration Misrepresents the Gospel

«it is wrong to “use the word of God to promote migration.”»

*

«using the Bible to promote migration constitutes “false exegesis,” adding that it is better “to help people flourish in their culture than to encourage them to come to Europe.”»

*

«the cardinal condemned the Church’s push for migration into Europe in the strongest terms, insisting that most immigrants wind up “without work or dignity” and assume the condition of slaves»

*

«this new form of slavery that is mass migration»

*

«If Europe disappears, and with it the priceless values of the Old Continent, Islam will invade the world and we will completely change culture, anthropology, and moral vision»

*

«This is not the end of the world, the Church will rise»

*

«In the Church there have always been betrayals. Today, I can say without fear that some priests, some bishops and even some cardinals are afraid to proclaim what God teaches and to transmit the doctrine of the Church. They are afraid of being seen as reactionary»

*

«yield to the morbid, wicked temptation to align the Church with the current values of Western societies. Above all they want people to say that the Church is open, welcoming, attentive, modern»

*

«Some have adopted the ideologies of today’s world with the fallacious pretext of being open to the world. But instead we should bring the world to be open to God, who is the source of our existence»

*

«When I visited Poland, a country often criticized, I encouraged the faithful to affirm their identity as they have done for centuries …. My message was simple: you are first and foremost Poles and Catholics and only afterward Europeans. You must not sacrifice these first two identities on the altar of a technocratic Europe that recognizes no homeland.»

*

«The European Union no longer protects the peoples within it. It protects the banks.»

* * *

Nella sua storia millenaria, la Chiesa ha spesso dovuto attraversare il deserto. Sono i momenti della prova, sempre molto dura. Ma sono anche i momenti fondamentali nei quali si setaccia il grano dalla pula.I santi ed i martiri emergono nei momenti dei triboli.

Una sola nota, ma che la conta tutta.

Molti presbiteri, vescovi e financo cardinali parlano in continuo dei problemi politici, sociali ed economici dei migranti. Ma non si riesce a sentire nemmeno una parola sulla necessità di convertirli. Per chiarire: convertire non significa costringere, bensì proporre. Senza Cristo, la carità diventa filantropia, e la filantropia mammona.

«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.» Marco, 16: 15.

Mica ha detto di fare finanza, oppure di costruire strade e ponti.

Non si confondano i mezzi con il fine.

*


Vatican Cardinal: Encouraging Immigration Misrepresents the Gospel

The prominent Vatican Cardinal Robert Sarah, as his newly released book is causing furor in Europe, said it is wrong to “use the word of God to promote migration.”

The Guinean cardinal, prefect of the Vatican’s Congregation for Divine Worship, said that using the Bible to promote migration constitutes “false exegesis,” adding that it is better “to help people flourish in their culture than to encourage them to come to Europe.”

In an interview last week, the cardinal condemned the Church’s push for migration into Europe in the strongest terms, insisting that most immigrants wind up “without work or dignity” and assume the condition of slaves.

“Is that what the Church wants?” he asked, adding that the Church should not support “this new form of slavery that is mass migration.”

“God never intended these fractures,” he said.

The cardinal also said that the demise of Christian Europe does not bode well for the future of the world.

“If Europe disappears, and with it the priceless values of the Old Continent, Islam will invade the world and we will completely change culture, anthropology, and moral vision,” he warned.

Cardinal Sarah has recently published a new book titled Evening Draws Near and the Day is Nearly Over (from Luke 24:29), in which he laments the “collapse of the West,” as well as the “migratory processes” that threaten Europe’s identity.

The cardinal insists that he wrote the book not to discourage believers but to “give hope” to all God’s people. “This is not the end of the world, the Church will rise,” he said.

In his interview, however, the cardinal pulls no punches in decrying what he sees as a betrayal of many of the Church’s pastors to preach the true Gospel of Christ and, instead, waste their time in political activism.

“In the Church there have always been betrayals. Today, I can say without fear that some priests, some bishops and even some cardinals are afraid to proclaim what God teaches and to transmit the doctrine of the Church. They are afraid of being seen as reactionary,” he said.

“And so they say confusing, vague, inaccurate things, to escape any criticism, and to enlist in the stupid evolution of the world. This is a betrayal,” he said.

“If he does not teach the faith, if he enjoys activism instead of reminding people that they are made for prayer, he betrays his mission,” Sarah said. “Jesus says, ‘I will strike the shepherd and the sheep of the flock shall be scattered.’ This is what is happening today. People no longer know who to turn to.”

There are some who “yield to the morbid, wicked temptation to align the Church with the current values of Western societies. Above all they want people to say that the Church is open, welcoming, attentive, modern,” he said.

“Some have adopted the ideologies of today’s world with the fallacious pretext of being open to the world. But instead we should bring the world to be open to God, who is the source of our existence,” he said.

The cardinal also offered his support for nationalist movements in Europe that wish to recover their sovereignty from Brussels.

“When I visited Poland, a country often criticized, I encouraged the faithful to affirm their identity as they have done for centuries,” the cardinal said. “My message was simple: you are first and foremost Poles and Catholics and only afterward Europeans. You must not sacrifice these first two identities on the altar of a technocratic Europe that recognizes no homeland.”

“The Brussels Commission thinks only about building a free market in the service of the great financial powers,” he continued. “The European Union no longer protects the peoples within it. It protects the banks.”

“This contemporary desire to globalize the world, ridding it of nations with their distinctive characteristics is sheer madness,” he said.»

*


Why Cardinal Sarah terrifies his critics

Com’è che il cardinal Sarah è diventato l’uomo più pericoloso della cristianità

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Matthew Schmitz apparso nel numero del 23 giugno del magazine cattolico londinese. Il testo originale in inglese è pubblicato in questa pagina.

Una folla sempre più numerosa vuole la testa del cardinale Robert Sarah su un piatto. Aprite un qualunque periodico cattolico liberal e probabilmente vi troverete un appello al licenziamento del cardinale guineano che in Vaticano guida la Congregazione per il Culto divino: «È giunto il tempo per [papa Francesco] di sostituire il cardinal Sarah» (Maureen Fiedler, National Catholic Reporter); «Potrebbe esserci bisogno di vino nuovo alla Congregazione per il Culto divino» (Christopher Lamb, The Tablet); «I rappresentanti della Curia che si rifiutano di adeguarsi al programma di Francesco dovrebbero dimettersi. O il Papa dovrebbe mandarli da qualche altra parte» (Robert Mickens, Commonweal); «Papa Francesco deve puntare i piedi. I cardinali come Robert Sarah… possono credere che con un pontificato che va nella direzione sbagliata, sia un dovere resistere. Ma questo non significa che Francesco debba arrendersi a loro» (The Tablet).

Sarah non è sempre stato trattato come l’uomo più pericoloso della cristianità. Quando fu scelto per l’incarico da papa Francesco nel 2014, beneficiò della benevolenza anche di quelli che oggi lo criticano. Mickens lo descrisse come «poco ambizioso, un buon ascoltatore e, nonostante abbia mostrato chiaramente un lato conservatore da quando è arrivato a Roma… un “uomo del Vaticano II”». Le fonti di Lamb gli riferirono che Sarah sarebbe piaciuto ai liberal, il tipo di vescovo che guarda simpateticamente alla “inculturazione”. John Allen sintetizzò così il consenso intorno al Vaticano: Sarah è un vescovo di basso profilo, «caloroso, simpatico e modesto».

Tutto questo mutò il 6 di ottobre del 2015, il terzo giorno del controverso Sinodo sulla famiglia. I padri sinodali erano divisi da due richieste apparentemente contrastanti, quella di avvicinarsi alle persone che si sentono stigmatizzate dall’insegnamento della Chiesa riguardo al sesso e quella di proclamare coraggiosamente la verità a un mondo ostile. In quello che divenne noto come il discorso delle “bestie dell’apocalisse”, Sarah insistette che entrambe le cose sono possibili. «Non combattiamo contro creature di carne e sangue», disse ai suoi fratelli vescovi. «Dobbiamo essere inclusivi e accoglienti verso tutto ciò che è umano». Ma la Chiesa deve continuare a proclamare la verità di fronte a due grandi sfide. «Da una parte, l’idolatria della libertà occidentale; dall’altra il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso».

Da giovane prete Sarah aveva studiato alla École Biblique di Gerusalemme e progettato una dissertazione su “Isaia, capitoli 9-11, alla luce della linguistica semitica nordoccidentale: ugaritico, fenicio e punico”. Perciò non sorprende che [al Sinodo] impiegò il linguaggio biblico per spiegarsi. La libertà occidentale e il fondamentalismo islamico, disse all’assemblea, sono come le due «bestie dell’apocalisse». L’immagine viene dal Libro della Rivelazione, che parla di due bestie che attaccheranno la Chiesa. La prima emergerà dal mare con sette teste, dieci corna e blasfemia sulle labbra. La seconda sorgerà dalla terra facendo grandi prodigi e convincerà il mondo ad adorare la prima.

Questa strana dinamica – una minaccia mostruosa che porta gli uomini ad abbracciarne un’altra – è quella che Sarah vede all’opera nella nostra epoca. La paura della repressione religiosa induce alcuni a venerare una libertà idolatrica. (Mi ricordo la volta che fui l’unico a rimanere seduto mentre Ayaan Hirsi Ali terminava un suo discorso chiedendo alla platea di fare un’ovazione «alla blasfemia!»). D’altra parte, gli attacchi alla natura umana spingono altri ad abbracciare la falsa sicurezza del fondamentalismo religioso, che ha la sua espressione più terribile sotto l’insegna nera dell’Isis. Ciascun male tenta coloro che lo temono a soccombere al suo opposto. Così come con il comunismo e il nazismo nel XX secolo, bisogna resistere a entrambi.

L’arcivescovo Stanisław Gądecki, capo della Conferenza episcopale polacca, scrisse che l’intervento di Sarah aveva un «livello teologico e intellettuale molto alto», ma sembra che altri non ne abbiano inteso il significato. L’arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge, deprecò l’uso del «linguaggio apocalittico». (Viene da chiedersi che cosa pensi del resto della Rivelazione di Giovanni). «Ai giovani non piace che gli si ricordi il giudizio», ironizzò un cardinale dopo il discorso di Sarah.

Un importante osservatore di cose vaticane mi scrisse da Roma: «[Sarah] è intervenuto oggi parlando delle due bestie dell’Apocalisse. Il suo potenziale papabile ha subìto un brutto colpo». Il padre gesuita James Martin dichiarò che Sarah aveva violato il Catechismo, «che ci chiede di trattare le persone LGBT con “rispetto, compassione, delicatezza”».

A volte viene da chiedersi se, per i cattolici come padre Martin, esistano parole con cui l’insegnamento della Chiesa a riguardo del sesso possa essere difeso – dal momento che loro non le utilizzano mai. Comunque, la reazione al discorso di Sarah probabilmente aveva a che fare più con il semplice analfabetismo che con una qualche differenza di principio. Il cardinale di Durban, Wilfred Napier, alla vigilia del Sinodo disse che gli europei soffrono di una «diffusa ignoranza e rifiuto non solo dell’insegnamento della Chiesa ma anche della Scrittura». Aveva ragione. Coloro che non vivono nella Scrittura e non conoscono personalmente le sue immagini sono più propensi a ritenere il linguaggio biblico irrilevante o incendiario.

Il 14 ottobre, una settimana dopo il discorso di Sarah, il cardinale Walter Kasper si lamentò degli interventi africani al Sinodo. «Io posso parlare solo della Germania, dove una larga maggioranza vuole un’apertura verso i divorziati risposati. Lo stesso vale per il Regno Unito e ovunque». O meglio, non proprio ovunque: «Con l’Africa è impossibile. Ma non dovrebbero essere loro a dirci cosa fare».

Il rigetto di Sarah e degli altri africani da parte di Kasper scatenò una immediata protesta. Obianuju Ekeocha, una cattolica nigeriana che si batte contro l’aborto, scrisse: «Figuratevi il mio shock oggi quando ho letto le parole di uno dei più importanti padri sinodali… In quanto donna africana che oggi vive in Europa, vedo le mie idee e i miei valori morali continuamente screditati come “questioni africane”». D’accordo il cardinale Napier: «È preoccupante leggere espressioni com “il teologo del Papa” riferite al cardinale Kasper… Kasper non è molto rispettoso verso la Chiesa africana e i suoi pastori».

La dichiarazione di Kasper ruppe la diga. Da quel momento, una ondata di abusi si è abbattuta su Sarah. I suoi critici lo hanno descritto come arrogante, ignorante e un criminale potenziale – o quanto meno meritevole di una bella lezione.

Michael Sean Winters del National Catholic Reporter ha ricordato a Sarah il suo ruolo («In fondo i cardinali di Curia sono dipendenti, dipendenti rispettati, ma dipendenti»). Padre William Grim su La Croix ha definito il suo lavoro «asinesco… palesemente stupido… idiozia». Andrea Grillo, un liturgista italiano liberal, ha scritto: «Sarah ha mostrato, da anni, una sostanziale inadeguatezza e incompetenza in ambito liturgico».

Su The Tablet, padre Anthony Ruff ha corretto Sarah. «Sarebbe bene che studiasse le riforme più approfonditamente e riuscisse a comprendere, per esempio, cosa significa “mistero” nella teologia cattolica». Massimo Faggioli, un vaticanista che frequenta le gelaterie di Roma, ha osservato innocentemente che il discorso delle bestie dell’apocalisse di Sarah «sarebbe passibile di denuncia penale in alcuni paesi». (Avendo amministrato per anni sotto la brutale dittatura marxista di Sékou Touré, Sarah non ha proprio bisogno che gli si ricordi che la professione della fede cristiana può essere un crimine).

Dopo che papa Francesco ha respinto l’appello di Sarah ai sacerdoti a celebrare la Messa ad orientem, il disprezzo verso di lui è esploso in una scarica di botte: «È assai insolito per il Vaticano schiaffeggiare pubblicamente un principe della Chiesa, eppure non sorprende del tutto visto come si è mosso il cardinal Sarah…» (Christopher Lamb, Tablet); «Il Papa ha schiaffeggiato Sarah abbastanza sonoramente, salvandogli la faccia solo un po’» (Anthony Ruff, Pray Tell); «Il Papa schiaffeggia Sarah» (Robert Mickens su Twitter); «Papa Francesco… lo ha schiaffeggiato» (sempre Mickens, per Commonweal); «Un altro schiaffo» (Mickens ancora una volta, qualche mese dopo per La Croix). Sommato tutto insieme, fa una notevole lezione.

Scambiarsi accuse di insensibilità probabilmente non è il modo migliore per risolvere le dispute dottrinali, ma la retorica dei critici di Sarah rivela qualcosa di importante a riguardo della vita cattolica oggi: nelle dispute dottrinali, morali e liturgiche, i cattolici liberal sono diventati nazionalisti ecclesiali.

I cattolici tradizionali sono inclini a sostenere standard dottrinali e atteggiamenti pastorali coerenti a prescindere dai confini nazionali. Se non prediligono la Messa in latino, vogliono che le traduzioni nelle lingue locali ricalchino il latino il più esattamente possibile. Non sono scandalizzati dal modo in cui gli africani parlano dell’omosessualità o i cristiani d’Oriente dell’islamismo.

I cattolici liberal, invece, si battono per le traduzioni scritte in stile idiomatico e approvate dalle conferenze episcopali nazionali, non da Roma. Le realtà locali esigono che la verità venga regolata ogni volta che oltrepassa un confine. Le affermazioni dottrinali cattoliche dovrebbero essere accennate in un linguaggio pastoralmente sensibile – sensibile cioè verso le sensibilità dell’Occidente ricco e istruito.

Uno dei vantaggi del nazionalismo ecclesiale è che consente ai liberal di evitare di argomentare in campo dottrinale, dove i “rigoristi” tradizionali di solito hanno la meglio. Se la verità deve essere mediata dalle realtà locali, nessuno a Roma o ad Abuja avrà granché da dire sulla fede di Bruxelles e di Stoccarda (ecco qual era il punto dietro il rigetto degli africani da parte di Kasper).

È quel che emerge in certi autori come Rita Ferrone di Commonweal, la quale dice che invece di badare a Sarah, chi parla inglese dovrebbe «fidarsi del nostro popolo e del nostro buon senso per quanto riguarda la preghiera nella nostra lingua». Il “noi” che sta dietro quel “nostro” non è globale e cattolico, ma borghese e americano.

E se invece di essere rimesso al suo posto, schiaffeggiato e sbattuto in galera per aver violato i codici linguistici dell’Occidente, Sarah diventasse papa? Ecco quello che i suoi critici temono di più. Mickens scrive della cupa possibilità di un «Pio XII (anche noto come Robert Sarah». Lamb dice che Sarah potrebbe finire per essere «il primo papa nero». (Sarebbe stupendo – i genitori di Sarah, due convertiti del remoto villaggio di Ourous, in Guinea, immaginavano che solo gli uomini bianchi potessero diventare preti e risero quando il loro figlio disse loro che voleva entrare in seminario). Lo stesso osservatore bene informato che mi disse che il potenziale di Sarah era precipitato durante il Sinodo, ora dice che le sue prospettive stanno migliorando. «La gente ha visto tutti gli attacchi, e il suo generoso rifiuto di rispondere a tono».

È davvero notevole il fatto che Sarah abbia sopportato una tale gragnuola di insulti con tanta grazia. Nel suo nuovo libro La forza del silenzio sentiamo il suo grido soffocato di angoscia:

«Ho provato sulla mia pelle la dolorosa esperienza dell’assassinio attraverso il chiacchiericcio, la calunnia e la pubblica umiliazione, e ho imparato che quando una persona ha deciso di distruggerti, non le mancheranno le parole, la cattiveria e l’ipocrisia; la menzogna ha una capacità immensa di costruire argomenti, prove e verità sulla sabbia. Quando tale è il comportamento degli uomini di Chiesa, e dei vescovi in particolare, il dolore è anche più profondo. Ma… dobbiamo restare calmi e in silenzio, chiedendo che la grazia non ceda mai al rancore, all’odio e alla sensazione dell’impotenza. Restiamo saldi nel nostro amore per Dio e per la sua Chiesa, nell’umiltà».

Nonostante tutto questo, Sarah è un uomo indomito. Il suo libro ribadisce l’appello alla Messa ad orientem e al resto della “riforma della riforma”. «Se Dio vorrà, quando vorrà e come vorrà, sarà realizzata la riforma della riforma nella liturgia. Malgrado lo stridore di denti, essa avverrà, perché c’è in gioco il futuro della Chiesa».

Se Sarah si è rifiutato di rendersi accondiscendente con quelli che comandano a Roma, non si metterà nemmeno al servizio altri schieramenti. In questo libro meravigliosamente personale, racconta vecchie storie popolari islamiche, ama profondamente i deboli e gli afflitti, e depreca gli interventi armati: «Come possiamo non essere scandalizzati e inorriditi dall’azione dei governi dell’America e dell’Occidente in Iraq, Libia, Afghanistan e Siria?». Sarah li considera spargimenti di sangue idolatrici «nel nome della dea Democrazia» e «nel nome della Libertà, un’altra divinità dell’Occidente». Si oppone allo sforzo di costruire «una religione senza confini e una nuova etica globale». E se questa vi sembra un’iperbole, ricordate che sei giorni dopo che i missili avevano colpito Baghdad, Tony Blair mandò a George W. Bush un promemoria che diceva: «La nostra ambizione è grande: costruire un’agenda globale attorno alla quale possiamo unire il mondo… per diffondere i nostri valori di libertà, democrazia, tolleranza». Sarah vede questo programma come qualcosa di contiguo alla blasfemia.

Ha opinioni altrettanto taglienti sull’economia moderna: «La Chiesa commetterebbe un errore fatale se si logorasse nel tentativo di dare una specie di volto sociale al mondo moderno che è stato scatenato dal capitalismo del libero mercato».

Guerra, persecuzione, sfruttamento: tutte queste forze fanno parte di una «dittatura del rumore» i cui slogan incessanti distraggono gli uomini e screditano la Chiesa. Per resistere ad essa, Sarah si rivolge all’esempio di Fratello Vincent, un giovane recentemente scomparso che Sarah amava con tutto il cuore. Solo se amiamo e preghiamo come Vincent possiamo sentire la musica callada, la musica silenziosa che gli angeli suonarono per Giovanni della Croce. Sì, questo libro mostra che Sarah ha molto da dire: sulla vita mistica, sulla Chiesa e sull’attualità mondiale. Ma su tutto il resto, rimane in silenzio – mentre il mondo parla di lui.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Pulsione ossessiva a farsi i fatti degli altri. Il caso del Brunei.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-30.

Femminismo Maschilismo

Il Sultanato del Brunei è situato sull’isola del Borneo, nel sud-est asiatico. Con l’eccezione della costa affacciata sul Mar Cinese Meridionale, confina completamente con la Malaysia. Il 66% della popolazione è malese e l’11% cinese. L’Islam Sunnita è religione ufficiale dello stato ed è praticato dal 67% della popolazione: gli islamici ufficiali sono l’82.7%. Il resto in grande maggioranza è buddista, con piccole minoranze cristiane. Il sultano del Brunei è contemporaneamente capo dello Stato, capo del governo, ministro della Difesa e delle Finanze: è una monarchia assoluta.

Il pil procapite era 47,7165 Usd nel 2013, e scese fino a 26.968 Usd nel 2016: per poi risalire fino a 28,290 Usd. È una cifra ragguardevole, tenendo conto del baso costo della vita.

*

Come molti altri stati mussulmani, non solo la Sharia è punto di riferimento giuridico, etico e morale, ma costituisce anche legge per lo stato.

La Sharia regola virtualmente tutti gli aspetti etici e morali e con il 3 aprile la sua osservanza entrerà nel codice penale.

Non stupisce che l’Occidente, meglio la sua componente liberal, si dimostri scandalizzata solo di alcune normative in campo sessuale.

«Il Brunei …. negli ultimi anni ha adottato una forma più conservatrice di Islam»

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«L’alcol è già vietato in Brunei e ci sono multe e condanne per chi non va alla preghiera il venerdì»

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Gay sex and adultery will be punishable by stoning to death and thieves will be amputated under ‘vicious’ new Sharia laws brought in by Brunei

– «Brunei already has Sharia law with homosexuality punishable with ten years’ jail

Under new laws from next week gay people could be whipped or stoned to death

Muslims found guilty of adultery, sodomy and rape could also be put to death

Amnesty branded laws ‘vicious’ and called for international pressure on Brunei

Brunei could start whipping or stoning gay people to death next week when strict new laws are introduced, human rights groups have warned.  

The tiny oil-rich nation already implements Sharia laws, with homosexuality punishable with up to ten years in prison.

But from the start of next month the government plans to amend the penal code to mean LGBT people and adulterers could be stoned to death, with thieves facing having hands or feet amputated.»

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Brunei Shariah law applies death sentence for homosexuality

«Rights groups are outraged as the Brunei government has announced additions to its Islamic penal code, including death by stoning and whipping. DW spoke with human rights activist Matthew Woolfe about the consequences.»

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Quando sta accadendo ripropone domande alle quali alla fine è necessario dare una qualche risposta soddisfacente.

– La dottrina dell’ideologia liberal postula l’esistenza di un relativismo etico, ossia non esisterebbe la ‘etica’, bensì sussisterebbero le ‘etiche’. Ma se esistono le ‘etiche’ ciò implica che siano tra di esse differenti. Rimarrebbe quindi alquanto difficile scandalizzarsi che altri non condividano i propri criteri etici: sarebbe soppressa la pluralità.

– Se i liberal sono scandalizzati dall’etica mussulmana, i mussulmani sono scandalizzati da quella liberal. Il problema emerge quando una componente vuole imporre la propria visione agli altri: una cosa è proporre ed una totalmente differente è l’imporre.

– Chi nell’attuale mondo occidentale proclamasse che l’omosessualità sia una patologia psichiatrica, oppure che sia una perversione che dovrebbe rientrare nel codice penale, come era un tempo, sarebbe immediatamente portato in giudizio e condannato. Per qual motivo allora si dovrebbe proibire ai mussulmani di considerare l’omosessualità un peccato prima ancora che un reato, e di punirlo di conseguenza?

– Chi mai sarebbe Amnesty International ed in base a quale diritto vorrebbe imporre la propria visione al Brunei?

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Una cosa è il non condividere una qualche visione di vita, ed una totalmente differente è denigrarla ovvero combatterla per imporre la propria.

Forse che il Brunei non sia libero di seguire la religione che voglia e di applicarne di conseguenza i canoni etici e morali?

Questa volontà impositiva è l’elemento per cui l’ideologia liberal non è riuscita ad imporsi: ci si guadagna consensi proponendo ed argomentando, non imponendo.

Ed il problema diventa allora banale: quelli che i liberal denominano ‘human right’ non sono tali per il resto del mondo.

Nota.

Come può sussistere il relativismo etico e morale se i liberal si considerano depositari di una verità assoluta?


Ansa. 2019-03-28. Brunei, lapidazione per omosessuali e adulteri

Dal 3 aprile in Brunei omosessuali e adulteri rischiano la lapidazione: il piccolo Stato islamico ha introdotto la pena coranica come parte dell’attuazione, fortemente criticata, di un nuovo codice penale basato sulla sharia. Lo riferisce il Guardian. Dalla prossima settimana, gli individui nel piccolo regno sud-est asiatico saranno dunque soggetti a una nuova serie di leggi draconiane, che includono anche l’amputazione di una mano e di un piede per il reato di furto.

Il Brunei, che negli ultimi anni ha adottato una forma più conservatrice di Islam, ha annunciato nel 2014 l’intenzione di introdurre la sharia, il sistema legale islamico che impone severe pene corporali: una direttiva del sultano del Brunei, che è uno dei leader più ricchi del mondo con una ricchezza personale di circa 20 miliardi di dollari e siede sul trono dal 1967.

L’alcol è già vietato in Brunei e ci sono multe e condanne per chi non va alla preghiera il venerdì. La legge basata sulla sharia si applicherà solo ai musulmani, che costituiscono circa i due terzi della popolazione. L’annuncio del nuovo codice penale è stato accolto con sgomento dai gruppi per i diritti umani. Amnesty International ha esortato il Brunei a “fermare immediatamente” l’attuazione delle nuove sanzioni, definite “profondamente sbagliate”. Alcune delle fattispecie, sottolinea l’ong internazionale, “non dovrebbero nemmeno essere considerati reati, compresi i rapporti consensuali tra adulti dello stesso sesso”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Mulieres in ecclesiis taceant, non enim permittitur eis loqui.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-26.

Osservatore Romano__001

Le parole del titolo sono di San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinti, 14: 34.

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Organo ufficiale della Santa Sede sono dal 1909 gli Acta Apostolicae Sedis, che hanno sostituito gli Acta Sanctae Sedis, iniziati ad essere stampati nel 1866.

Gli AAS sono l’unica documentazione ufficiale alla quale fare riferimento.

Poi vi sono numerosi media che affermano di far capo alla Santa Sede, ma non sono da essa riconosciuti come tali. Usualmente basta dar loro una scorsa per rendersi conto che, tranne alcune lodevoli eccezioni,  di cristiano hanno spesso ben poco e di cattolico quasi nulla.

L’Osservatore Romano è da questo punto di vista un ibrido.

Ecco come si definisce:

«Pubblicato per la prima volta con la data del 1° luglio 1861, «L’Osservatore Romano» ha raccontato attraverso le sue pagine oltre 150 anni di storia. Giornale quotidiano politico religioso, come recita il sottotitolo della testata, ha affrontato nel corso del tempo profonde trasformazioni per meglio rispondere alle attese dei Pontefici che si sono avvicendati al soglio di Pietro. La dimensione universale, l’incontro tra fede e ragione, l’amicizia con le donne e gli uomini di oggi sono le linee direttrici che il foglio vaticano esprime presentando tutti i testi pontifici e i documenti della Santa Sede, in italiano e nella lingua in cui sono stati pronunciati o scritti, seguendo con un’informazione completa e accurata, la vita internazionale, i dibattiti culturali, le vicende della Chiesa in ogni continente, con particolare attenzione all’ecumenismo e al dialogo con le religioni.»

Indicativi sono i cartigli del sottotitolo.

«Unicuique suum» e «Non praevalebunt.»

È un giornale che deve “rispondere alle attese dei Pontefici che si sono avvicendati al soglio di Pietro“.

Quindi organo di informazione sicuramente, ma espresse secondo le attese di Sommi Pontefici.

In altri termini, non è forum di dibattiti. Riporta gli accadimenti politici, ma non fa politica. Il Direttore è alle dirette dipendenze del Papa e solo a Lui risponde della testata.

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Da qualche tempo l’Osservatore Romano aveva iniziato a pubblicare un inserto mensile “Donne Chiesa Mondo”.

Ne aveva assunto la direzione la prof. Lucetta Scaraffia, associato di Storia Contemporanea presso La Sapienza, coniugata in seconde nozze con Ernesto Galli della Loggia.

Lei, ed il comitato di redazione, hanno recentemente pubblicato alcuni articoli dal contenuto dottrinale molto dubbio.

Donne e politica

Il tatto

Riforme non rivoluzione.

Nessuno nega alla prof. Scaraffia il diritto a manifestare il proprio pensiero, ma non si trova alcun motivo per cui essa possa farlo dalle colonne dell’Osservatore Romano.

Una cosa è la così detta libertà di stampa ed una totalmente diversa quella sorta di diritto preteso a pubblicare proprio sull’Osservatore Romano.

Articoli di questi contenuti e tesi inducono una grande confusione nei lettori, che potrebbero scambiarli per pensiero papale, cosa che non è.

Il motivo dell’allontanamento è quindi dottrinale ed anche di prudenza pastorale.

Si resta infine urtati quando la prof. Scaraffia afferma che vi sia

«una campagna vaticana per screditarli e metterli “sotto il controllo diretto degli uomini”».

Nessuno si sogna di bandire gli scritti di Santa Faustina Kowalska oppure di Santa Caterina da Genova. Nessun maschio oserebbe variarne una virgola.

Non possumus Non debemus Non volumus. Così si espresse SS Pio VII. E così si espressero i Pontefici San Pio IX e Pio XII.


Ansa. 2019-03-26. Vaticano, lascia la redazione del femminile dell’Osservatore Romano’: ‘Delegittimate’

La fondatrice e il comitato editoriale esclusivamente femminile della rivista femminile vaticana, l’inserto mensile dell’Osservatore Romano “Donne Chiesa Mondo”, si sono dimessi dopo quella che dicono essere una campagna vaticana per screditarli e metterli “sotto il controllo diretto degli uomini”, che è solo aumentato dopo aver denunciato l’abuso sessuale delle suore da parte del clero.

Il comitato editoriale del supplemento mensile del quotidiano vaticano ha dato l’annuncio nell’editoriale del primo aprile e in una lettera aperta a Papa Francesco. “Stiamo gettando la spugna perché ci sentiamo circondati da un clima di sfiducia e progressiva delegittimazione“, ha scritto la storica Lucetta Scaraffia nell’editoriale, che è stato inviato agli stampatori la scorsa settimana ma non è stato pubblicato.

Scaraffia ha detto che la decisione è stata presa dopo che il nuovo direttore dell’Osservatore, Andrea Monda, le aveva detto all’inizio di quest’anno che avrebbe assunto il ruolo di direttore. Ha detto che Monda ha riconsiderato questo dopo che il comitato editoriale ha minacciato di dimettersi e che i settimanali cattolici che distribuiscono traduzioni di “Donne Chiesa Mondo” in Francia, Spagna e America Latina, le hanno spiegato che avrebbero smesso di distribuire.

“Prendo atto della libera e autonoma decisione della professoressa Scaraffia di interrompere la collaborazione con ‘L’Osservatore Romano’, e di considerare chiusa la sua direzione di Donna Chiesa Mondo”., dice il direttore del quotidiano della Santa Sede, Andrea Monda, succeduto lo scorso 18 dicembre a Gian Maria Vian. “A lei insieme all’augurio di ogni bene va il nostro sincero ringraziamento per il prezioso lavoro svolto in questi anni con grande impegno e in piena libertà – afferma -. In questi pochi mesi da quando sono stato nominato Direttore ho garantito alla professoressa Scaraffia, e al gruppo di donne della redazione, la stessa totale autonomia e la stessa totale libertà che hanno caratterizzato l’inserto mensile da quando è nato, astenendomi dall’interferire in qualsiasi modo sulla fattura del supplemento mensile del giornale e limitandomi a offrire il mio doveroso contributo (nel suggerimento di temi e persone da eventualmente coinvolgere) alla libera valutazione della professoressa Scaraffia e della redazione del supplemento”. “Il mio impegno – spiega ancora Monda in una nota – non è stato in alcun modo quello di depotenziare il mensile Donne Chiesa Mondo, al quale è stato semmai confermato integralmente il budget ed è stata garantita la traduzione e la diffusione in altri Paesi nonostante la necessità generale di contenere i costi della Curia. Il mio impegno è stato e rimane quello di potenziare l’edizione quotidiana de ‘L’Osservatore Romano’ (non certo in termini di concorrenzialità ma di complementarietà con il supplemento) come è naturale e giusto che sia”.

Pubblicato in: Religioni

McCarrick. Sembrerebbe anche che sia stato un agente del Kgb.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-26.

Giuda Iscariota 001

Il problema era stato esaustivamente sviscerato da san Pier Damiani nel Liber Gomorrhianus indirizzato a SS Leone IX.

San Pier Damiani, 1007 – 1072, fu Cardinale di Ostia ed è Dottore della Chiesa. La Chiesa lo ricorda il 22 febbraio.

Felice intuizione di Pier Damiani è l’aver compreso come prima si sia perversi nella mente e nel cuore, quindi nelle azioni che ne conseguono, tra le quali si annovera anche il comportamento sessuale, che risulta essere pervertito. Non avrebbe senso la lotta all’omosessualità, che è una conseguenza, senza prima aver agito sulle cause.

Anche mille anni or sono la perversione aveva intaccato la Chiesa, e questa corse ai ripari: alcuni di ordine spirituale, altri di ordine materiale. Lotta molto difficile, perché i depravati formavano quello che in termini moderni definiremmo una lobby, tesa ad occupare tutti i gangli vitali, sovvertendo la Dottrina.

La lettura del Flichet – Martin aiuterebbe molto a chiarire i termini del problema.

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Le menti pervertite hanno come caratteristica dominante l’imperiosa esigenza di voler imporre la propria volontà, al fine di rendere simili a sé quanti le circondano. La peggiore delle sofferenze per il superbo è la constatazione di non riuscire ad imporre ciò che vuole: di qui odio viscerale per quanti ne ostacolino la realizzazione. Se poi alla spiritualità della superbia si associa la depravazione del corpo, l’essere umano è colpito nei due aspetti formali del proprio sinolo. Difficile, davvero molto difficile, uscire da questa morsa.

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Per definizione i servizi segreti concepiscono e svolgono azioni che non dovrebbero vedere la luce: fossero azioni oneste non sarebbe necessario tenerle segrete.

Uno dei loro tanti problemi è la ricerca di collaboratori, agenti, a loro fedeli e docili nell’eseguirne i desiderata.

Mentre le usuali forze dell’ordine arrestano e portano dal giudice quanti trovati a commettere reati, i servizi segreti al contrario li coprono, li assecondano, e spesso li aiutano ad emergere. In quel momento sono loro.

Un esempio classico è quello di fornire droga di ottima qualità al drogato: in brevissimo tempo costui/costei dipendono dai servizi mani e piedi.

Gli omosessuali, per i motivi suddetti, sono elementi favoriti dai servizi. Il loro stesso vizio li rende ricattabili, specie poi se è assecondato, facendo loro gustare l’ebbrezza di poter fare ciò che vogliono.

Da duemila anni la Chiesa è odiata e perseguitata: per sua grande fortuna, segno della Divina Provvidenza, tutti coloro che la hanno combattuta e la combattono non la conoscono, motivo per cui non ci sono ancora riusciti ad annientarla.

È invero stupefacente l’ignoranza in campo religioso, e quasi sempre quando se ne sente parlare ci si domanda di cosa stiano parlando.

Ma l’attacco lanciato dai liberal assieme al kgb per la seconda volta nella storia mira invece a destabilizzarla dall’interno, infiltrando in essa persone che cercassero di denaturarla. In altri tempi, ci avevano provato gli imperatori medievali. Operazione in parte riuscita, dato che per molti la Chiesa altro non sarebbe che una colossale opera caritativa, dedita ad opere filantropiche. Ma la filantropia è tutto tranne che la Caritas, anzi ne è l’antitesi. Ma per fortuna la Chiesa è ben altro.

Il caso di McCarrick è da manuale.

«The Communists have been incredibly successful in infiltrating the church. McCarrick was one of her men.»

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«McCarrick was in his early years, secretly trained in Europe by Soviet Communists with the aim to implant him as a communist in the heart of the Church»

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«infiltration of seminaries with young men who were to work to undermine the Church’s moral code»

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«according to Stalin’s order, “immoral men”, especially homosexuals, were to be introduced to the Church»

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«When the Iron Curtain fell in 1989 and the Soviet empire collapsed in 1991, information from the KGB became known that the Polish seminaries had been infiltrated with hundreds of Communist agents»

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«At the same time, Catholics in Lithuania had to realize that their “hierarchy was interspersed with Soviet agents»

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«Liberation theology had been carried to Latin America by KGB agents to undermine the Catholic Church»

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«To train young men who would not be noticed in their home countries, various training centers were set up. One, according to Church Militant, existed in St. Gallen, Switzerland, where McCarrick was around 1950. He came from a poor family. The father had died young and the mother struggled with simple work to make ends meet»

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«In 2001, McCarrick told the New York Times about his time in Europe right after graduating from college. He had “no plans for his life” back then. “A friend” invited him to Switzerland, where he stayed for a whole year, without saying where he had the money for such a trip and the long stay. Something that at that time only wealthy could afford.»

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«McCarrick would have been the ideal candidate for Soviet recruitment: a fatherless young man with homosexual inclinations and no particular ambition in life. It was a perfect match for the pattern, especially the homosexual dynamic, which made it easy to control it by blackmail»

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«The so-called “Social Justice” wing in the Church of the United States became a leader under McCarrick who is one of its central figures. Under US President Bill Clinton, he was even able to extend his influence to the government by sitting for three years in the Foreign Affairs Committee on Religious Freedom from 1996 onwards. From 1999 to 2001 he was also a member of the US Commission for International Freedom. The membership in both committees enabled him numerous foreign trips. During a ceremony, Clinton joked that these constant trips abroad were more for diplomats than archbishops»

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«Voris also links Saint Gallen with the secret circle of high and highest progressive Church representatives founded by Cardinal Martini in the 1990s, which played a central role in the election of Pope Francis. The association of Church progressive to political left is obvious. The decidedly political action of Pope Francis confirms this. In fact, his election not only brought with it the immediate lifting of the sanctions imposed on him, but also granted him unprecedented influence in the Vatican»

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Scopo dei servizi segreti è l’infiltrazione nei campi potenzialmente avversi.

Se sono noti i nomi di Kim Philby, Donald MacLean e soci, di tutti gli altri si avrà notizia solo all’apertura degli archivi segreti dei vari stati.

Né si pensi che sia solo il Kbg, ovvero l’Fsb che gli successe, abbiano infiltrati per ogni dove: i servizi segreti inglese, francese ed americano non son certo da meno. Fanno il loro mestiere.

Né si dovrebbe sottacere che molto spesso questi infiltrati sono utilizzati dal controspionaggio per fornire fake news agli avversari, operando così una controinformazione.  

Concludiamo dicendo che come la Chiesa ha retto al tradimento di Giuda Iscariota, non avrà certo difficoltà a passare anche questo attacco.

In ogni caso, ben difficilemnte la bonifica in seno alla Chiesa potrà dirsi portata a buon fine fino a tanto che i liberal socialisti non siano sttai confitti politicamente.


Church Militant. 2019-02-23. Vatican Sex Summit Report: Day One

The communists were incredibly successful in infiltrating the Church; McCarrick was one of their men

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This summit has been assailed as a phony sideshow by homosexual clerics attempting to hide their own homosexual network, chief of which had been Theodore McCarrick, who the network protected for decades and in many ways is the entire reason for this meeting.

But there now appears to be much more to this story than just the homosexual angle, as large as that still looms.

Beyond his horrendous evil of homosexual predation for decades, Church Militant has learned exclusively that McCarrick may also have been clandestinely trained by Soviet Communists here in Europe during his younger years, making him effectively a Communist plant in the heart of the Church.

Through a back channel, Church Militant has obtained information from former Communist personnel who were instrumental in setting up a secret network of indoctrination and training centers throughout Europe in the aftermath of World War II, and their information directly implicates the involvement of Theodore McCarrick.

A little history to set the stage first: When Stalin gained control of the former Soviet Union in the early 1920s, he set about plans to cripple the influence of the Catholic Church in the West, if not completely destroy the Church — all part of communism’s plan for world domination and warned about by Our Lady in Fatima in 1917.

A key component of the plans involved infiltrating seminaries with young men who would work to undermine the Church’s teaching in the area of morality.

This was testified to on multiple occasions by Bella Dodd, a high-ranking member of the U.S. Communist Party. She herself claims to have orchestrated the placement of 1,100 men into U.S. seminaries.

These men, she said, following the dictates of Stalin, were immoral men, a large number homosexual. Dodd’s testimony is important because not only is part of the infiltration plan revealed, but the nexus between communism and homosexuality in the plan. The plan, however, was not contained to the United States.

As the Iron Curtain was collapsing in the late 1980s and early 1990s, press reports began circulating about how Polish seminaries had been infiltrated by hundreds of Communist agents with the information coming from KGB records.

The reality that the Church had been under siege from within for decades shook Polish Catholics to the core. And Poland was not alone. Catholic Lithuania as well saw its hierarchy penetrated by Soviet agents.

And liberation theology was sneaked into Latin America by KGB agents to undermine the Catholic Church through the Jesuit order.

So that covert Communist activity happened in the U.S. as well is no surprise. Particular to the operation was that young men native to their respective countries be recruited so there would be no suspicion about them. This is why various training centers were established in multiple countries.

According to Church Militant’s sources, one of those European centers was St. Gallen, Switzerland, where Theodore McCarrick had resided right about 1950. McCarrick was a poor kid whose father had died when he was very young and whose mother slaved away doing menial work to make ends meet.

In a 2001 New York Times profile, McCarrick spoke briefly about his time in Europe immediately following high school in New York City, a hotbed of the Communist Party USA at that time.

Admitting he didn’t have any plans for his life at the time, he says “a friend” invited him to Switzerland where he stayed for a year. He gave no details about how a poor kid from New York with no money happened to travel to Europe and remain here for a year with no visible means of support.

International travel in the day was essentially the domain of the well-to-do and was very expensive.

It is from McCarrick’s longtime sex abuse victim James Grein that we know the exact location in Switzerland was St. Gallen, and it is from Church Militant’s former Communist sources we know that St. Gallen was one of the Communist training centers to recruit young men to go into seminaries and begin eroding the Church.

McCarrick told the New York Times that it was during his year in Europe that he discovered his vocation, pointing to how the history of the Church in Europe to which he had been exposed had been a motivating factor.

McCarrick would have been the ideal candidate for Soviet recruiting: a fatherless young man with homosexual proclivities with no particular ambition in life. He fit the pattern perfectly, especially the homosexual dynamic whereby he could easily be controlled by blackmail.

McCarrick returned from Europe and enrolled in seminary for the New York archdiocese where he was ordained in 1958. If McCarrick was indeed recruited as a Soviet agent to undermine the Church, he fulfilled the wishes of his overlords perfectly.

Quickly ascending up the ranks, he sewed moral, doctrinal and spiritual confusion and harm on every level — not just his seminarian victims and other young men.

Interestingly, the high-profile book by the French gay activist which was just released today here in Rome and has caused quite a stir concentrates a good deal of attention on McCarrick. That’s noteworthy because the author worked on the book for four years, most of which was long before McCarrick became the household name he has come to be since last summer.

That means many of the author’s contacts in the Roman Curia and the 40 cardinals he interviewed pointed to McCarrick in one way or another as being a key figure.

Presuming that McCarrick was a Communist agent, imbued with Marxist thinking and a socialist world view from his earliest days, it would explain a lot regarding the direction the Church in the U.S. took during his rise to power.

The so-called “social justice” wing of the Church in the United States became dominant under McCarrick, who was a key player in helping form and guide it.

Beyond the Church itself, McCarrick was able to use his influence to secure U.S. government work for three years on the Secretary of State’s Advisory Committee on Religious Freedom Abroad in 1996 under Democrat Bill Clinton.

From 1999 to 2001, McCarrick was also on the U.S. Commission for International Freedom — both positions taking him on a dizzying array of foreign trips.

During an award ceremony, Clinton said that the “litany of countries” visited by McCarrick was more suited to a diplomat than an archbishop, a comment made in jest during a speech, but revealing nonetheless.

McCarrick secured the role of Vatican envoy to Communist China a couple of years before his fall from grace and was the man credited for hammering out the Vatican-China deal that many insist was a total sellout of the Church in China.

While these assertions might never be able to be proven, for such is the nature of cover-ups and clandestine operations, they cannot be ignored. There are too many crossovers and points of convergence, the results of which are happening all over the Church and the culture at large to dismiss.

McCarrick routinely bribed and bought favor with multiple curial officials in Rome. He was a predatory homosexual and this was well-known going back years.

He strongly advanced the cause of the social justice propaganda which has dominated the life of the Church in the United States for decades — a movement cloaked in language of love of neighbor, but one which routinely is exposed for its left-leaning politics and association with socialist organizations many of which are spin-offs from Saul Alinsky.

A couple years after Pope Francis was elected, Cdl. Danneels of Belgium, a protector of homosexual predation himself, bragged in public about how a group of socialist-minded clerics had convened in St. Gallen over the years and plotted how to get a socialism-friendly pope elected.

As it turns out, St. Gallen appears to have much deeper roots in socialism than first thought and may have developed into the headquarters for the plot to destroy the Church by co-opting it through the use of active homosexual clergy trained to try and bring about a communist utopia on earth by means of the Church’s far-flung influence.

If this is true, and it all rings true given the facts, the McCarrick case must be much explored much deeper than just the superficial treatment of him being reduced to the lay state.

He may very well have been the point man for a Communist infiltration into the Church in the United States and extending to control of even the Vatican itself.