Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Germania. Köln. Domkapitular Markus Hofmann sale di posizione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-05.

Köln. Hohe Domkirche St. Peter und Maria

Questa è una notizia importante per coloro che sanno arrivarci da soli. D’altra parte, non sarebbe corretto discriminare questa fascia di Lettori.

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Così il Domkapitular Markus Hofmann è stato nominato vicario generale della Arcidiocesi di Köln.

L’Arcidiocesi è retta dal Cardinal Rainer Maria Woelki, ivi trasferitosi dopo essere stato Arcivescovo di Berlino.

Una personalità ascetica di solidissima dottrina, questo cardinale, che interruppe il suo lungo silenzio con una frase lapidaria: “Sono semplicemente cattolico”.

La nomina del Domkapitular Markus Hofmann è arrivata come un fulmine a ciel sereno, anche se da tempo il suo nome circolava negli ambienti. Nessuno dei ‘benpensanti‘ la avrebbe mai ritenuta essere possibile. Ed invece lo è stata. Così come sarebbe impensabile che una nomina di tal fatta, Generalvikar, non sia stata preceduta da intense consultazioni con la Curia Romana.

«Wie Weihbischof Dominikus Schwaderlapp, Meisner vorletzter Generalvikar und ein enger Vertrauter des 2017 gestorbenen Kardinals, steht Hofmann dem Opus Dei nahe»

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Sarebbe un discorso lungo, molto lungo, che poi alla fine potrebbe interessare a ben pochi, almeno al momento.

Diciamo che anche a livello delle diocesi tedesche si sta arrivando al chiarimento definitivo.

Chiarimento che non è economico né tanto meno di teologia morale. È chiarimento dogmatico.

Con un tempismo degno di un ottimo giocatore di scacchi.

Se è vero che le pregresse gestioni diocesane siano state spiritualmente fallimentari, tutte tese a mondanizzarsi, sarebbe altrettanto vero il constatare imponenti segni di ripresa della religione cattolica. Occorre saperli e volerli vedere. Nessuno di codesti segni ama la pubblicità.

Anche in questo settore si apre una nuova era.

Grandi manovre. A nessuno è sfuggita la nuova nomina dell’arcivescovo titolare di Sabiona. La diplomazia vaticana si sta predisponendo alle nuove sfide.


Kölner Stadt Unzeiger. 2018-03-22. Erzbistum Köln Opus-Dei-Mann ist Woelkis neuer Verwaltungschef

– Domkapitular Markus Hofmann wird Nachfolger von Generalvikar Meiering, wie das Erzbistum Köln am Donnertagvormittag bekannt gegeben hat.

Köln –

„Sie haben sich gar nicht verändert.“ – „Oh!“, sagte Herr K. und erbleichte. Das berühmte Bonmot aus Bertolt Brechts „Geschichten vom Herrn Keuner“ passt in mancherlei Hinsicht auf die aktuelle Lage im Erzbistum Köln.

Im Lauf dieser Woche fragte ein Mensch aus dem kirchlichen Establishment, nennen wir auch ihn einfach Herrn K., jemanden, der es wissen muss, wen Kardinal Rainer Woelki denn nun zu seinem neuen Generalvikar ernennen wolle. Der antwortete nur, als er den Namen gehört habe, sei er „kreidebleich geworden“. Aber nicht etwa, weil sich auch im Erzbistum gar nichts verändern würde, sondern weil dieser Name für eine Richtungsentscheidung des Kardinals stünde – nach rechts.

Der Aufstieg von Prälat Markus Hofmann zum Verwaltungschef des Erzbistums und zum „Alter Ego“ des Erzbischofs wurde in Bistumskreisen schon seit Tagen kolportiert – zusammen mit einer Reihe anderer Kandidaten. Am Donnerstag machte Kardinal Woelki seine Entscheidung dann öffentlich. Der Name des 50 Jahre alten Geistlichen, der seit 2015 für die Ordensgemeinschaften und die ausländischen Gemeinden im Erzbistum zuständig ist, war in den Tagen zuvor mit zunehmender Häufigkeit gefallen. Woelki hatte den 2012 zum Domkapitular ernannten Hofmann als Regens (Leiter) des Erzbischöflichen Priesterseminars abgelöst, wo er nach seiner Ernennung 2009 – noch unter Woelkis Vorgänger, Joachim Meisner, nach allgemeiner Ansicht ein strenges Regime führte.

Wie Weihbischof Dominikus Schwaderlapp, Meisner vorletzter Generalvikar und ein enger Vertrauter des 2017 gestorbenen Kardinals, steht Hofmann dem Opus Dei nahe. Die streng konservative ordensähnliche Gemeinschaft von Priestern und Laien gehört wegen ihrer straffen inneren Verfassung, ihren elitären Ansprüchen und einem von Kritikern als geheimbündlerisch beschriebenen Auftreten zu den umstrittensten katholischen Organisationen.

Der Wechsel in der Verantwortung für die Ausbildung der Priester wurde seinerzeit im Erzbistum mit großer Aufmerksamkeit verfolgt. Nicht nur weil dem Regens des Priesterseminars in Zeiten des Priestermangels eine neuralgische Position zukommt, sondern weil es sich um eine der ersten Personalentscheidungen des 2014 ernannten Erzbischofs handelte und als Ausdruck seiner Entschlossenheit verstanden wurde, mit dem „System Meisner“ zu brechen.

Hofmann stammt aus Köln. Nach seinem Theologiestudium wurde er 1995 zum Priester geweiht und für drei Jahre als Kaplan in Düsseldorf eingesetzt. Danach machte er an der Universität Augsburg seinen Doktor und stieg danach in die Priesterausbildung des Erzbistums ein, die ersten sechs Jahre als Leiter des Bonner Collegium Albertinum, wo die Priesteramtskandidaten während ihres Studiums wohnen und sich parallel dazu auf ihr kirchliches Amt vorbereiten. Im Kölner Domkapitel nahm Hofmann 2012 just jenen Platz ein, den der damalige Weihbischof Woelki durch seinen Wechsel als Erzbischof nach Berlin freimachte. Hofmann wird als kühler und kluger Kopf beschrieben, geschliffen im Umgang, aber auch von „klirrendem Charme“.

Einen „gescheiten Hardliner“ nennen ihn Bistumsangehörige, die mit ihm zu tun haben, berichten aus jüngerer Zeit aber auch von Veränderungen im Habitus des Geistlichen. Er soll sich beim Umgang der Kirche mit Flüchtlingen sehr dafür eingesetzt haben, dass Christen nicht bevorzugt behandelt würden. Von einer „Offenheit und Toleranz“ ist die Rede, „die mancher vorher bei ihm nicht vermutet hätte“. Gleichwohl führten schon die Spekulationen um Markus Hofmanns Aufstieg zu erheblichen Wallungen unter Eingeweihten.

Dem Vernehmen nach hat Woelki vor seiner Entscheidung diverse Sondierungsgespräche geführt. Nachdem der Wechsel Dominik Meierings vom Posten des Generalvikars auf die neue Stelle eines Leitenden Pfarrers für die gesamte Kölner Innenstadt bekannt gegeben worden war, machten im Hinblick auf die Nachfolge umgehend diverse Namen die Runde. So soll Personalchef Mike Kolb im Rennen gewesen sein. Bis zuletzt sprachen Insider von einer Restunsicherheit, dass Woelkis Wahl auf Domkapitular Hans-Josef Radermacher, den Regens des Priesterseminars, gefallen sein könnte.

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Arabia Saudita. Una mutazione. Meno Wahhabismo e più Realpolitik.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-27.

Arabia Saudita 001

Siamo debitori al grande biologo de Vries della definizione del concetto di mutazione, parola spesso usata in modo improprio.

Treccani ce ne fornisce il significato biologico.

«In biologia, il fenomeno di variazione che si verifica nel genotipo di un individuo o a livello di un singolo gene (m. genica) o nella struttura dei cromosomi (m. cromosomica) o nel numero dei cromosomi (m. genomica): tale variazione è trasmissibile alle generazioni successive solo se si verifica nel nucleo dei gameti (m. germinale); quando riguarda invece cellule somatiche (m. somatica), i suoi effetti si riscontrano solo nelle linee cellulari in cui si è verificata».

Cerchiamo di comprendere meglio.

Il primo principio della dinamica ci assicura che “Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finché una forza non agisca su di esso“. È il principio di inerzia.

Questo principio vale anche per il comportamento degli esseri umani, sia come singoli sia come comunità: si continua a comportarsi così come si era sempre fatto. Ciò va avanti fino al momento in cui ci si rende conto che la realtà è mutata, e che di conseguenza diventa mandatorio cambiare moduli mentali ed operativi.

L’individuo che emerge dalla mutazione genica è differente da quello che era prima. Anche se gli assomiglia, è sostanzialmente diverso.

I fenomeni mutazionali causano aprono sempre grandi problemi.

Intanto è necessario saperli individuare e prenderne atto per quello che sono: la tentazione di continuare a percepire e ragionare per inerzia come nel passato è sempre grande, ma foriera di errori speso anche grossolani.

Non è assolutamente detto che l’individuo mutato sopravviva: ciò avviene solo sotto la condizione che la mutazione lo abbia reso più capace di gestire il reale. In altri termini, alla fine del turmoil sopravvive la stirpe che si è adattata e scompare quella tetragona al cambiamento: la storia ci fornisce una lunghissima serie di popoli scomparsi per questo motivo.

Un errore di elevato riscontro è la tendenza umana a considerare il “nuovo” come se fosse per forza di cose “migliore” del vecchio. Mica è detto. Non solo: ciò che sulle prime sembrerebbe essere un ottimo evento molto spesso si dimostra essere controproducente nel tempo. Se così non fosse, nessuno farebbe degli errori. Ciò che sarebbe proficuo non sarebbe tanto il fatto di non errare, quanto piuttosto il cercare di non ripetere gli stessi errori. Pia speranza: la storia serve solitamente solo per poter constatare come si sia fatto un errore che sarebbe stato facilmente prevedibile.

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Le conseguenze di queste considerazioni, peraltro alquanto banali, sono però di interesse per le loro conseguenze.

L’intelligenza è la capacità di comprendere e gestire il nuovo.

La mutazione è dannosa e nociva se irrigidisce il sistema. Un caso storico da manuale è il realizzarsi di una mutazione in senso ideologico: lì per lì può anche risolvere molte problematiche, ma alla fine la sclerosi apodittica porta ad una certa catastrofe.

La mutazione è dannosa e nociva se complica inutilmente il sistema. Un esempio paramount sarebbe la rivoluzione francese. Nella Francia pre rivoluzionaria vigeva un corpo di leggi, regolamenti e trattati che affondavano le loro radici a partire dall’epoca merovingia: era un inestricabile groviglio di circa 120,000 (centoventimila) leggi a valore locale che impedivano la possibilità attuativa di una qualsiasi nuova legge nazionale. La rivoluzione francese, e questo fu l’unico suo merito, abolì di forza tutto il pregresso e decapitò con puntigliosa precisione tutti coloro che vi si erano opposti, più un buon numero per far buon peso. Dopo la rivoluzione fu possibile fare a livello nazionale leggi applicabili. Le leggi rivoluzionarie furono un esempio da manuale di quanto il “nuovo” possa anche essere ben peggio del “vecchio“. Il rogo di place Vendôme fu l’inizio della fine della rivoluzione: poi ci pensò Napoleone. Il 18 brumaio fece il colpo di stato e quindi si dedicò anima e corpo a macellare i sanculotti, con viva soddisfazione della gente. La Francia aveva quindi un unico detentore del potere e poté ripartire a prendersi il suo posto nella storia.

Nel sociale così come in politica, la storia mostra come possano sopravvivere solo le mutazione radicali e semplificative. Per dirla a soldoni grossolani, sono utili a lungo termine le mutazioni che destrutturano la organizzazione della Collettività, semplificandola, così come quelle che spazzano via i preconcetti ideologici rimpiazzandoli con sano senso pratico.

Così, mentre per i media liberal la mutazione araba sembrerebbe estinguersi nel fatto che le femmine guidino l’automobile, nei fatti essa si concretizza in meno Wahhabismo e più Realpolitik.

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Ciò premesso appare evidente come Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, Principe ereditario, abbia posto in essere una mutazione semplificativa che si preannuncia essere di vasta portata.

Il Principe evidenzia il classico pragmatismo arabo.

Non ci ha pensato due volte ad iniziare la bonifica dei suoi parenti, amici, conoscenti e funzionari vari.

In altri tempi, ma non vorremmo ipotecare il futuro, l’egemone emergente assassinava tutti i suoi parenti. Oggi Salmān si è accontentato di farne arrestare undici.

L’offerta di Riad ai principi. Soldi e beni allo Stato in cambio della libertà

«La libertà in cambio di molto denaro. È quello che si starebbe negoziando in queste ore in quella prigione dorata che è diventato il lussuoso hotel Ritz-Carlton di Riad. Le autorità dell’Arabia Saudita starebbero infatti scendendo a patti con le decine di principi, funzionari e soprattutto uomini d’affari accusati di corruzione e arrestati il 4 novembre in una inedita e vasta ondata di detenzioni, passata alla storia come la notte dei lunghi coltelli.»

Il boia può attendere, tanto è sempre lì ad affilare la scimitarra. La pazienza degli arabi è proverbiale.

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Né si pensi che questo sia la fine della resa dei conti.

Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd al momento ci cresce come l’acqua nel vino.

Il Principe Muḥammad bin Nāyef Āl Saʿūd verosimilmente ha già iniziato a dire le preghiere della buona morte: lui è veramente di troppo. Mai nei millequattrocento anni di storia l’ex prediletto è sopravissuto al reale successore.

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La realtà mondiale è mutata, e così deve mutare anche l’Arabia Saudita.

In primis, l’Arabia Saudita ha la necessità impellente di provvedere alla propria difesa. Poi, magari, al momento opportuno potrà dedicarsi allo sterminio degli odiati vicini mediorientali. Ciò che è rimandato non è perso.

Arabia Saudita. Potrebbe sviluppare armamenti atomici.

«questions about whether the US-Saudi strategic partnership, historically built on the premise of trading American military might for Saudi oil, has become an anachronism»

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«In terms of the Washington agenda, there is a real opportunity for progress on a nuclear power agreement that benefits both parties»

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«Signing an accord which, like the Iran deal (JCPOA), does not require Riyadh to waive its uranium enrichment rights, would help the US check Russian inroads into the Kingdom’s energy market and boost its flagging nuclear power industry while allowing Saudi to exploit its considerable uranium deposits and conserve oil for export»

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«enables Riyadh to begin enriching uranium just as key JCPOA “sunset provisions” expire, would also give Iran added incentive to restrict its nuclear program to peaceful civilian applications»

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Tuttavia, nell’immediato e nel breve – medio termine l’abbandono dei preconcetti e l’assunzione del classico pragmatismo sembrerebbe aver preso il sopravvento. Ecco uno dei maggiori risultati della mutazione.

«MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics»

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I rapporti politici sono labili e volubili, troppo soggetti alle umane concupiscenze e troppo spesso inquinate da velleitarismi utopici.

Privilegiare i legami economici su quelli politici è un pragmatismo benefico. I primi sono molto più facilmente quantizzabili e comprensibili rispetto ai secondi.

Poi, infine, si tenga conto come adesso in Medio Oriente si sia insediata militarmente la Russia mentre la Cina prosegue la colonizzazione diplomatica ed economica. Due presenze rassicuranti ma molto scomode.

Cina, nuovo leader mondiale dei Paesi mussulmani. – Al Arabiya


Al Arabiya. 2018-03-21. Saudi Crown Prince US visit likely to emphasize economics over politics

Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman (MBS) arrives in Washington for the start of a two-week tour of the United States. His trip coincides with a Congressional push to end US support for the war in Yemen, considerable criticism of the Trump-Saudi relationship within policy circles, and questions about whether the US-Saudi strategic partnership, historically built on the premise of trading American military might for Saudi oil, has become an anachronism.

Within the context of these debates, fueled, in part, by intense political polarization in Washington, MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics. This approach, if successful, will expand the scope and value of a 75-year-old partnership, which has always been bigger than oil-for-security.

Much of what the crown prince hopes to achieve will take place outside of Washington. After just three days in the capital, he will travel to New York, Boston, Silicon Valley, Los Angeles, and Houston. In these cities, MBS’s primary goal will be to cultivate, expand, and deepen ties with leading US financial, technology, entertainment, and energy companies in order to advance Saudi’s economic development and diversification plan, as laid out by Vision 2030.

In terms of the Washington agenda, there is a real opportunity for progress on a nuclear power agreement that benefits both parties. Signing an accord which, like the Iran deal (JCPOA), does not require Riyadh to waive its uranium enrichment rights, would help the US check Russian inroads into the Kingdom’s energy market and boost its flagging nuclear power industry while allowing Saudi to exploit its considerable uranium deposits and conserve oil for export. Following this deal with a Subsequent Arrangement that enables Riyadh to begin enriching uranium just as key JCPOA “sunset provisions” expire, would also give Iran added incentive to restrict its nuclear program to peaceful civilian applications.

Inking new deals

New deals in business or energy would expand on a relationship that has produced wide-ranging political and economic benefits for the US since 1945. During the Cold War, for example, Riyadh helped Washington topple the Soviet Empire by crashing oil prices (severely straining Moscow’s petroleum-dependent economy in the mid-1980s) and by matching CIA funding for the Afghan resistance dollar-for-dollar.

More recently, the horror of the September 11th attacks and the shocking discovery that Saudi citizens were involved, greatly embarrassed the Kingdom but also awoke its leadership to the threat posed by jihadi terrorism. In the years which followed, Saudi Arabia fought a vicious war against Al Qaeda and went after its sources of funding. The crown prince’s 2017 crackdown on religious extremism is vigorously expanding that fight into the realm of radical ideas.

Within the context of these debates, fueled, in part, by intense political polarization in Washington, MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics.

Ali al-Shihabi

Today, even as the US reduces its dependence on oil imports, America’s robust military presence in the Persian Gulf safeguards the energy supplies of key European and Asian allies while giving Washington considerable influence over China’s energy lifeline. By continuing to insist on pricing oil in dollars despite Russian and Chinese pressure, Saudi has also helped maintain the greenback as the world’s reserve currency, reducing US Treasury borrowing costs.

This is not to say the relationship is without its difficulties. Within the corridors of Washington, the Kingdom has become a partisan football, chastised by many for its efforts to cultivate a close relationship with the Trump Administration despite the fact that, as the US’s junior partner, Riyadh has had little choice but to court every American president since Roosevelt.

The polarized political environment and US-Saudi variance, in terms of how best to approach the Yemen war, the Qatar crisis, and Israel-Palestine, has made a major breakthrough on any one of these issues unlikely.

War of necessity

Riyadh continues to see Yemen as “a war of necessity” preventing Iran-backed Houthi militias from becoming a new Hezbollah on the Kingdom’s southern border; the conflict will persist as long as the Houthis refuse a political settlement, as they did just last month. Despite some Congressional pushback, US “support” for the Saudi-led coalition is more symbolic than substantive, limited to midair refueling of Emirati jets and intelligence-sharing. If necessary, Riyadh could substitute the refueling services, but Washington’s intelligence-sharing has helped to minimize civilian casualties and collateral damage. Saudi will deliver aid for as long as the war continues but ending intelligence-sharing now only risks worsening the humanitarian situation.

For Riyadh, the Qatar embargo, a last attempt to undo two decades of Doha’s subverting its security, remains a sideshow. Judging by the alacrity with which Qatar is attempting to undo it, the embargo is clearly having a painful impact while costing Saudi, the UAE, Egypt, and Bahrain little. Consequently, none of the Arab Quartet seems very interested in US involvement or mediation.

As to the much-vaunted Israel-Palestine peace deal, Saudi leaders explicitly warned the Trump administration that relocating the US Embassy to Jerusalem would make any progress on the president’s proposed accord nearly impossible.

The crown prince’s trip reflects all of the promise and complexities of a multi-faceted relationship that has endured since the Second World War. Should his visit yield new economic or energy ties, it will further expand the US-Saudi partnership, even if little progress is made on the policy front.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Islamizzazione dell'Occidente, Religioni, Unione Europea

Europa. Make Islam Great Again.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-09.

 Mecca 001

Il Gatestone Institute ha recentemente pubblicato un interessante report ben supportato da dati numerici.

Europe: Making Islam Great Again.

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«In Germany, 47% of Muslims believe Sharia is more important than German law.»

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«In Sweden, 52% of Muslims believe that Sharia is more important than Swedish law.»

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«two-thirds of Belgians feel that their nation is being “increasingly invaded”.»

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«two-thirds of the asylum seekers are men, mostly under 30 years old. They are all in favor of preserving their traditional, conservative, Islamic values. The migrants are extremely religious; 70% go to the mosque every Friday for prayers.»

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«The women are just as religious, if not more: 62.6% pray five times a day, notably more than the men (39.7%).»

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«66.3% of the women wear a headscarf in public, and 44.3% refuse to shake hands with a man»

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«Half of the migrants (49.8%), report that religion now plays a larger role in their daily lives in Europe, than it did in their native country. 47.2% are convinced that Jews and Christians have strayed from the “right path”, and 47.8% think that the future of Islam would be in danger if Islam were to be interpreted in a modern and contemporary fashion»

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«For 51.6% of the interviewees, the supremacy of Islam over other religions is undisputed. 55% believe in hell for unbelievers.»

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«The migrants are not only intolerant of other religions: 50% find that homosexuality is a punishable sin. 44% of respondents said they would endorse violence against a woman if she cheated on her husband. 43% also said that fathers have a right to use violence on children if necessary.»

*

«patriarchal beliefs were widespread among the migrants interviewed»

*

«43% of British Muslims “believed that parts of the Islamic legal system should replace British law while only 22 per cent opposed the idea”. A different poll, also from 2016, found that nearly a quarter (23%) of all Muslims supported the introduction of sharia law in some areas of Britain, and 39% agreed that “wives should always obey their husbands” …. 52% of all British Muslims believe that homosexuality should be illegal.»

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«33% said they “don’t like Western culture”, 29% said they believe the laws of Islam to be superior to Belgian law, and 34% said they “would definitely prefer a political system inspired by the Quran”.»

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Sinceramente, ci si stupisce che la gente si stupisca.

La attuale classe dirigente occidentale europea è così profondamente atea ed antireligiosa da non aver compreso che gli immigrati islamici siano invece religiosi praticanti.

Se è vero che tutte le popolazioni emigrate tendono a riunirsi attorno al retaggio religioso loro proprio quale simbolo identitario, è altrettanto vero come nel caso dell’Islam questo vincolo sia particolarmente radicato e condiviso.

Se è vero che una ragionevole civile convivenza potrebbe ben essere possibile, sarebbe altrettanto vero ammettere come una ‘integrazione‘ degli immigrati islamici in occidente apparirebbe essere altamente inverosimile, specie in tempi brevi. La Francia ha una larga quota di immigrati di religione islamica arrivati adesso alla terza generazione e tuttora non integrati nella Weltanschauung francese. Le banlieue sono un vivido esempio di quanto asserito.

L’occidente femminista sembrerebbe non sapersi rendere conto del fatto che gli islamici sono allevati nella loro religione proprio dalle femmine loro madri: le donne islamiche vogliono vivere la loro propria religione e la tramandano intatta alla loro prole.

Sono proprio le femmine islamiche coloro che insegnano ai loro figli che:

“wives should always obey their husbands …. patriarchal beliefs were widespread among the migrants …. they would definitely prefer a political system inspired by the Quran”,

così come dovrebbe essere in una famiglia normale.

Esattamente come sono proprio le madri islamiche ad insegnare ai propri figli che:

«homosexuality should be illegal … homosexuality is a punishable sin».

In conclusione, sia pure parziale, nessuno dovrebbe quindi stupirsi più di tanto che:

«Islamic legal system should replace British law»

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Gli immigrati islamici in Europa sono prevalentemente giovani ed hanno un elevato tasso di natalità, che contrasta visibilmente con il processo di denatalità degli autoctoni. Tempo qualche generazione ed i mussulmani saranno la maggioranza numerica in Europa. Il tasso di fertilità può però essere usato come una vera e propria arma.

Erdogan calls on Turkish families in Europe to have five children to protect against ‘injustices’ 

‘You Are the Future of Europe,’ Erdogan Tells Turks

Erdogan urges Turks in Europe to have 5 children.

Three children not enough, have five: Erdoğan to Turks in EU

You are the future of Europe’: Erdogan urges Turks in EU to have at least 5 kids

L’aspetto tragicamente farsesco dell’occidente è che patrocina la denatalità propria, non quella degli altri. Così si stanno estinguendo i liberal ed i socialisti, senza che poi nessuno li rimpianga più di tanto. Contenti loro, contenti tutti.

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Considerazione finale.

Per comprendere il problema dell’immigrazione islamica in Europa e tutte le sue conseguenze, sarebbe necessario invertire i termini dell’enunciato. Operazione logica questa che quasi invariabilmente apre la porta a sorprese.

Il problema non sono i migranti islamici.

Il problema è la pregressa, ed in parte attuale, dirigenza politica e burocratica, massimamente i giudici nei tribunali, che li hanno fattivamente incentivati a lasciare le proprie patrie per ‘invadere‘ l’occidente europeo quasi a rimpiazzo della popolazione autoctona. E questo è stato solo il principio.

È stata la componente politica liberal e socialista ideologica a proteggere gli islamici immigrati, fornendo loro supporto politico e legale: fino a tanto che esse erano al governo delle nazioni europee l’immigrazione è prosperata rigogliosa.

Adesso che hanno perso il governo in quasi tutti i paesi europei, il fenomeno immigratorio ha significativamente rallentato e la sua tutela si è altrettanto significativamente ridotta. Al momento, quasi solo il deep state continua a tutelare gli immigrati, in gran parte a scopo di lucro.

Germania. Un immigrato illegale guadagna più del rettore. – Fotocopie

Germania. Immigrati illegali. Precisazioni degli uffici competenti.

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Il vero problema sono le ideologie liberal e socialista e quanti ancora le sostengano.

Tolti questi dal potere reale, il problema della immigrazione islamica scompare come neve al sole.


Gatestone Institute. 2018-02-03. Europe: Making Islam Great Again

– In Germany, 47% of Muslims believe Sharia is more important than German law. In Sweden, 52% of Muslims believe that Sharia is more important than Swedish law.

– The studies are supported by European intelligence reports. In Germany, intelligence agencies warned in the early fall of 2015 that, “We are importing Islamic extremism, Arab anti-Semitism, national and ethnic conflicts of other peoples, as well as a different understanding of society and law.”

– A recent Belgian study, in which 4,734 Belgians were polled, showed that two-thirds of Belgians feel that their nation is being “increasingly invaded”.

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“We cannot and will never be able to stop migration”, wrote the EU’s Commissioner for Migration, Home Affairs and Citizenship, Dimitris Avramopoulos recently. “At the end of the day, we all need to be ready to accept migration, mobility and diversity as the new norm and tailor our policies accordingly”.

Given that such people would have us believe that migration has become such a categorical and seemingly incontestable policy of the EU — “Migration is deeply intertwined with our policies on economics, trade, education and employment”, Avramapolous also wrote — it is crucial to analyze what kind of “diversity” the EU is inviting to make its home on the European continent.

Professor Ednan Aslan, Professor of Islamic Religious Education at the University of Vienna, recently interviewed a sample of 288 of the approximately 4,000 predominantly Afghan asylum seekers in the Austrian city of Graz, on behalf of the city’s integration department. Members of the department understandably wanted to know the views of the Muslim newcomers there. The results were published in a study, “Religiöse und Ethische Orientierungen von Muslimischen Flüchtlingen in Graz” (“Religious and ethical orientations of Muslim refugees in Graz”).

According to the study, two-thirds of the asylum seekers are men, mostly under 30 years old. They are all in favor of preserving their traditional, conservative, Islamic values. The migrants are extremely religious; 70% go to the mosque every Friday for prayers.

The women are just as religious, if not more: 62.6% pray five times a day, notably more than the men (39.7%). In addition, 66.3% of the women wear a headscarf in public, and 44.3% refuse to shake hands with a man.

Half of the migrants (49.8%), report that religion now plays a larger role in their daily lives in Europe, than it did in their native country. 47.2% are convinced that Jews and Christians have strayed from the “right path”, and 47.8% think that the future of Islam would be in danger if Islam were to be interpreted in a modern and contemporary fashion.

For 51.6% of the interviewees, the supremacy of Islam over other religions is undisputed. 55% believe in hell for unbelievers.

Anti-Semitism is deeply ingrained: 46% believe that Jews have “too much influence in world affairs”, and 44% believe that Judaism is harmful. 43% opine that Jews themselves are at fault for being persecuted, while 54.5% think that Jews only care about themselves.

The migrants are not only intolerant of other religions: 50% find that homosexuality is a punishable sin. 44% of respondents said they would endorse violence against a woman if she cheated on her husband. 43% also said that fathers have a right to use violence on children if necessary.

The Austrian study is not the first of its kind to show that Muslim migrants to Europe hold supremacist, anti-Semitic, and misogynistic views. In 2016, a study of nearly 800 migrants from Syria, Iraq, Afghanistan and Eritrea in the German state of Bavaria was conducted by a German think tank, the Hanns Seidel Foundation. This study showed that patriarchal beliefs were widespread among the migrants interviewed, especially among migrants from Afghanistan and the mainly non-Muslim migrants from Eritrea, over 60% of whom believed that women should stay at home. Anti-Semitism was another major finding of the study, which showed that regardless of age and educational background, a majority of the migrants held anti-Semitic beliefs. Well over 50% of Syrians, Iraqis and Afghans said that the “Jews in the world have too much influence”.

Anti-Semitism in Germany has indeed become so widespread that Germany recently decided to appoint a special commissioner to fight it. Germany is reportedly preparing legislation that could see migrants who express anti-Semitic views deported from the country. “You Jew!” has apparently become a common insult among Muslim pupils in Berlin schools.

Other studies and polls also reveal the large degree to which Muslims in Europe value sharia law over national law:

A 2016 UK poll showed that 43% of British Muslims “believed that parts of the Islamic legal system should replace British law while only 22 per cent opposed the idea”. A different poll, also from 2016, found that nearly a quarter (23%) of all Muslims supported the introduction of sharia law in some areas of Britain, and 39% agreed that “wives should always obey their husbands”. Nearly a third (31%) thought it was acceptable for a British Muslim man to have more than one wife. According to the same poll, 52% of all British Muslims believe that homosexuality should be illegal.

According to a 2014 study of Moroccan and Turkish Muslims in Germany, France, the Netherlands, Belgium, Austria and Sweden, an average of almost 60% of the Muslims polled agreed that Muslims should return to the roots of Islam; 75% thought there is only one interpretation of the Koran possible and 65% said that Sharia is more important to them than the laws of the country in which they live. The specific numbers for Germany were that 47% of Muslims believe Sharia is more important than German law. In Sweden, 52% of Muslims believe that Sharia is more important than Swedish law.

The studies are supported by European intelligence reports. In Germany, intelligence agencies warned in the early fall of 2015 that, “We are importing Islamic extremism, Arab anti-Semitism, national and ethnic conflicts of other peoples, as well as a different understanding of society and law.” Four major German security agencies made it clear that “German security agencies… will not be in the position to solve these imported security problems and thereby the arising reactions from Germany’s population.”

In Norway, the head of the Norwegian Police Security Service (PST), Benedicte Bjørnland, said, in January 2016, that one cannot, “assume that new arrivals will automatically adapt to the norms and rules of Norwegian society.”

“Furthermore, new arrivals are not homogenous and can bring ethnic and religious strife with them… If parallel societies, radicalization and extremist environments emerge in the long run, we will have challenges as a security service.”

It is hardly surprising, then, that Europeans have begun to report that they no longer feel at home in their own countries. A recent Belgian study, in which 4,734 Belgians were polled, showed that two-thirds of Belgians feel that their nation is being “increasingly invaded”. Two thirds of the people said that there are “too many immigrants in Belgium”, while 77% agreed with the statement, “Today we no longer feel at home as we did before [mass migration]”. According to 74% of people surveyed, Islam is “not a tolerant religion”, while 60% said the presence of so many Muslims in their nation presents a threat to its identity. Only 12% said they believe the religion is “a source of enrichment” for Belgium.

The study also surveyed 400 Belgian Muslims: 33% said they “don’t like Western culture”, 29% said they believe the laws of Islam to be superior to Belgian law, and 34% said they “would definitely prefer a political system inspired by the Quran”. The study also found that 59% of Muslims in Belgium would “condemn” the marriage if their son chose a non-Muslim partner, and 54% would condemn the marriage if their daughter chose a non-Muslim partner. Tellingly, the response of the researchers behind the study — public broadcaster RTBF, liberal newspaper Le Soir, sociology research institute Survey and Action and a foundation called This is Not a Crisis — was to claim that they “observed the development of a true anti-Muslim paranoia [among Belgians], which has taken on a pathological dimension”.

None of these studies, polls, and intelligence reports appear to be making the least impression on European leaders. In the starry-eyed words of Avramapolous, it is not enough that the mainly Muslim migrants who have come to Europe, “have found safety in Europe”. According to him, “We also need to make sure they find a home”.

The question that remains unanswered — as European leaders seek to make Islam great again on the continent — is where Europeans are supposed to make their homes.

Pubblicato in: India, Religioni, Senza categoria

India. Modi. Crociata femminista oppure operazione di potere?

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-30.

Animali. Bocca aperta. Civetta. 001

Sarebbe impossibile tentare di ottenere un quadro obbiettivo senza aver acquisito tutte le possibili fonti: un po’ come durante un processo si sente l’accusa, sicuramente, ma anche e soprattutto la difesa.

La via della ricerca di cosa possa essere considerato essere vero è lunga, difficile, piena di insidie, e gli errori sono la norma: il problema non è tanto il non fare errori, quanto almeno cercare di non rifare gli stessi.

I fatti.

L’India ha 1,335,250,000 abitanti: di questi il 79.8% sono di religione induista ed il 14.23% sono di religione islamica: i mussulmani sono quindi centonovanta milioni. I mussulmani costituiscono la maggioranza nel Jammu e Kashmir e nelle Laccadive, mentre formano grosse minoranze negli Stati di Uttar Pradesh (30 milioni, circa un quinto della popolazione), Bihar (13 milioni e mezzo, un sesto della popolazione), Bengala Occidentale (un quarto della popolazione), Assam (poco meno di un terzo) e Kerala (un quarto). Jammu e Kashmir sono regioni con grandi tensioni sociali e militari, alimentate anche da interventi stranieri. Come solitamente accade in simili circostanze, tutte le parti contendenti cercano di utilizzare le religioni per i loro fini di bassa bottega.

In India è in corso un movimento legislativo e giurisprudenziale che tende a ridimensionare gli effetti di alcune applicazioni prima tollerate della Sharia in campo matrimoniale.

La antica costumanza del ripudio, divorzio rapido, è stata sanzionata dapprima con leggi e quindi con sentenze di tribunale.

Da una parte si dichiara di voler salvaguardare i diritti delle donne in accordo ad una certa quale corrente di pensiero occidentale, dall’altra di voler criminalizzare gli islamici.

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«These days, a popular joke making the rounds in India is that the ruling Bharatiya Janata Party (BJP) loves Muslim women, but not Muslim men»

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«The joke makes fun of BJP’s attempts to portray its rightwing Prime Minister Narendra Modi as a crusader against religious orthodoxy, seeking to liberate Muslim women from the clutches of patriarchy»

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«The BJP started crafting this narrative in August last year, after India’s Supreme Court banned “triple talaq”, or instant divorce, practised by some in the Muslim community»

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«Four months after the Supreme Court decision, India’s BJP-controlled lower house of parliament passed a bill that seeks to criminalise the practice»

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«If the bill is voted into law, men found guilty of divorcing their wives through “triple talaq” could face jail time of up to three years»

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«The governing party believes it will deter men from resorting to the practice, and credits Modi for having the “courage” to reform Muslim personal law and challenge patriarchy»

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«But it was easy for many Indian Muslims to see the hypocrisy in this claim»

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«the contents of the bill led many to believe that it was put together not to help Muslim women, but further criminalise Muslim men – it allows anyone, not only the wife, to lodge a complaint, and requires the husband to pay maintenance to his wife even while he is imprisoned»

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«throughout his tenure as India’s prime minister, Modi has done nothing to challenge patriarchal practices affecting Hindu (and other) women»

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«His party has opposed, for example, the criminalisation of marital rape, which according to BJP functionaries, “cannot be suitably applied in the Indian context”.»

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Dovrebbero essere abbastanza chiari alcuni elementi.

– In India è in corso una lotta aspra tra componente induista, sulla quale l’attuale governo poggia la sua base elettorale, e quella mussulmana, in gran parte avversa al governo Modi.

– Tutta una lunga serie di assunti al momento in gran voga in Occidente sono alieni alla mentalità indiana: “cannot be suitably applied in the Indian context“. Tuttavia nulla vieta di utilizzarli in parte, secondo convenienza.

*

Questi fatti dovrebbero indurci ad una considerazione generale che trascende i fatti riportati.

Bene o male, piaccia o non piaccia, ogni popolo ha un suo retaggio religioso, storico, culturale che lo caratterizza anche quando non sia formalmente espresso ed anche quando esso sia formalmente ed attivamente contrastato.

Le azioni fatte in questo settore costituiscono invariabilmente azioni alle quali seguono controreazioni eguali e contrarie. Non sempre la reazione è temporalmente immediata: spesso anzi si slatentizza dopo un certo quale tempo, ma nessun statista dovrebbe mai ignorare questo fenomeno.

Non sono rinvenibili nella storia statisti che non abbiano recepito ed onorato le tradizioni popolari.

Casi da manuale sono il comportamento dei romani, che inglobavano intere provincie in un impero che accentrava politica estera, difesa e, parzialmente, le finanze, oppure l’impero cinese, che aveva adottato eguale comportamento. Né romani né cinesi si sognarono mai di imporre la propria religione. Sono imperi durati migliaia di anni. Una lezione storica che non dovrebbe essere dimenticata.

«Back in the 1950s, Hindu personal laws were reformed by the central government, but those of Muslims were left untouched. The Congress party – heading the government at that time – took this decision because, following the bloody partition riots of 1947, it did not want to appear to be interfering in the religious practices of India’s minorities»

Furono sagge decisioni.

Aljazeera. 2018-01-25. Narendra Modi: A false crusader for women’s rights

These days, a popular joke making the rounds in India is that the ruling Bharatiya Janata Party (BJP) loves Muslim women, but not Muslim men. 

The joke makes fun of BJP’s attempts to portray its rightwing Prime Minister Narendra Modi as a crusader against religious orthodoxy, seeking to liberate Muslim women from the clutches of patriarchy.

The BJP started crafting this narrative in August last year, after India’s Supreme Court banned “triple talaq”, or instant divorce, practised by some in the Muslim community. Four months after the Supreme Court decision, India’s BJP-controlled lower house of parliament passed a bill that seeks to criminalise the practice. If the bill is voted into law, men found guilty of divorcing their wives through “triple talaq” could face jail time of up to three years. 

The governing party believes it will deter men from resorting to the practice, and credits Modi for having the “courage” to reform Muslim personal law and challenge patriarchy.

But it was easy for many Indian Muslims to see the hypocrisy in this claim.

First of all, the bill was, at least in part, the result of decades of campaigning by Muslim women’s groups and victims against the practice. Also, the contents of the bill led many to believe that it was put together not to help Muslim women, but further criminalise Muslim men – it allows anyone, not only the wife, to lodge a complaint, and requires the husband to pay maintenance to his wife even while he is imprisoned. 

Second, throughout his tenure as India’s prime minister, Modi has done nothing to challenge patriarchal practices affecting Hindu (and other) women. His party has opposed, for example, the criminalisation of marital rape, which according to BJP functionaries, “cannot be suitably applied in the Indian context”.

Modi is yet to speak out in defence of Hindu women dragged into the “love jihad” frenzy within some Hindu communities.

‘Love jihad’

Hindu groups allege that “love jihad” is a conspiracy by Muslim men to lure Hindu women into marriages with Muslims, with the sole aim of converting them to Islam. Occasionally, they claim that radical Muslim groups are behind “love jihad”.

Late in December last year, in the city of Ghaziabad, near New Delhi, Hindu activists clashed with police while protesting the marriage of a Muslim man and a Hindu woman, which they claimed was an act of “love jihad”. 

The bride’s family insisted that the marriage was consensual, but BJP officials claimed that the families had not received “permission” to hold an inter-religious marriage, and it was a case of “forced conversion”. The bride hadn’t converted to Islam before the marriage, but they did not seem to care. 

Even if she did, the couple did not need to ask for anyone’s permission to get married, as the Indian constitution allows the country’s citizens to convert to another religion. They were married under the Special Marriage Act, under which inter-faith couples can marry without converting. But this does not deter Hindu fundamentalists from targeting inter-faith couples and harassing – even violently attacking – any Muslim man who enters into a relationship with a Hindu woman.

Also in December, this time in Rajasamand, Rajasthan, 36-year-old Shambhulal Regar hacked a 50-year old Muslim man named Afrazul and burned his body for allegedly attempting to commit “love jihad”. Regar claimed he killed Afrazul “to save a Hindu woman from becoming a victim of “love jihad”. The police later discovered that Regar mistook Afrazul for another Muslim man, who allegedly had an affair with the woman.

The campaign against “love jihad” continues to get more brutal with each passing day. In January, three Muslim brothers were beaten at a court in Baghpat, Uttar Pradesh – simply because one of them wanted to marry a Hindu woman. The assailants belonged to the Vishva Hindu Parishad, an affiliate of the Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), the parent body of the BJP.

According to RSS-supported Hindu fundamentalists, a Muslim man’s love for a Hindu girl cannot be real. It has to be fake. It has to be an attempt to convert an innocent girl to Islam, recruit her for a “terror” group, or even transform India into a Muslim country.

These claims, and Prime Minister Modi’s telling silence on the issue, are fanning paranoia about Muslims in India. This paranoia is also hurting, and even killing, Hindu women that the proponents of the “love jihad” myth are allegedly trying to protect.

Targeting Hindu women

Earlier this month, in the southwestern state of Karnataka, a 20-year-old Hindu woman named Dhanyashree was driven to suicide by Hindu fundamentalists over a single photograph. 

Her WhatsApp profile photograph was closely cropped with only her eyes showing against a black background. It created the illusion that she was wearing a veil. Members of the Bharatiya Janata Yuva Morcha, BJP’s youth wing, demanded that she remove the photograph.

She was harassed and rumours were started that she was in a relationship with a Muslim boy. Unable to bear it, she committed suicide.

BJP officials, rather than seeking justice for Dhanyashree – as they allegedly do for Muslim victims of triple talaq – chose to defend the men who precipitated her suicide. 

A BJP leader from Chikmagalur, C T Ravi, told Indian media, “What has happened in the Dhanyashree case is unfortunate. A worker of the BJP, Anil, has been arrested for it. But he has not done anything criminal; he has not committed any murder. He was just trying to inform the girl’s family about the dangers of Love Jihad, which has claimed so many Hindu girls. His intention was not to provoke her to suicide.”

Dhanyashree is not the only woman victim of India’s “love jihad” insanity. Across India, many other Hindu women are being victimised for their relationships with Muslim men.

The alleged ISIL connection

In August last year, Akhila, a Hindu girl from Kerala, who shared a flat with two Muslim sisters, converted to Islam, changed her name to Hadiya and married a Muslim man

The Kerala high court nullified the marriage, after the woman’s father filed a petition alleging that his daughter converted to Islam as part of a plan to send her to Syria, to join the Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL, also known as ISIS).

The high court said the girl was “weak and vulnerable” and susceptible to exploitation, and that “marriage being the most important decision in her life, can also be taken only with the active involvement of her parents”. She was ordered to return to live with her parents. 

Hadiya’s husband went in appeal to the Supreme Court, which ordered the National Investigation Agency (NIA), a federal counter-terror outfit, to probe inter-faith marriages, including hers. Subsequently, a three-member bench of Supreme Court summoned Hadiya and inquired what she wanted. Hadiya replied, “I want to go with my husband. Nobody forced me to convert.” She also expressed apprehensions that her parents wouldn’t allow her to continue with her studies. The Supreme Court allowed Hadiya to return to her college.

On January 23, the three-member bench further refined its position to say it could do little even if Hadiya had been “brainwashed”. It added, “Whether it’s an independent choice or not, only she knows. We can’t get into it. If she comes to court and says she married by choice, that’s the end of it.”

However, the NIA is to continue probing all other aspects of “love jihad” and is said to be probing 90 inter-faith marriages involving Muslims in Kerala.

Kerala has been in the eye of controversy since 2016, when a 21-member group, including a few recent converts, left their respective hometowns to join ISIL. Hindu right-wing groups have been using this incident as a tool to criminalise all inter-faith marriages and infantilise any Hindu women who appear to have relations with Muslim men, by claiming that these women have been “tricked” or “brainwashed”. 

Women’s rights promotion as a facade

The BJP and Modi’s liberal line on Muslim women’s rights is nothing but a salve for a grievance that they have nursed and publicised, for their own interests, for decades.

Back in the 1950s, Hindu personal laws were reformed by the central government, but those of Muslims were left untouched. The Congress party – heading the government at that time – took this decision because, following the bloody partition riots of 1947, it did not want to appear to be interfering in the religious practices of India’s minorities.

But Hindu groups claimed that the Congress refused to reform Muslim personal laws in order to garner Muslim votes. This made Hindus feel discriminated against, in a country where they are the majority. Today, for many Hindus, the criminalisation of triple talaq is a step towards righting this historical wrong. And Modi is now using this historical grievance to increase the support he has among India’s Hindus.

The prime minister knows that India’s Muslims did not vote for him in the past and they are not likely to vote for him in the future. All he is trying to do is to make his base – Hindu nationalists – happy. It has nothing to do with his respect for Muslim women or women’s rights.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Europea, Religioni, Unione Europea

Morawiecki. Tornare alle radici cristiane per fermare il declino.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-15.

Varsavia 001

Mr Mateusz Morawiecki potrà avere moli difetti, ma sicuramente ha le idee chiare e parla altrettanto chiaro.

«we want to transform Europe. …. to re-Christianize Europe»

*

«unfortunately, in many places, not only are Christmas Carols not sung, but churches are empty, and some are even turned into museums»

*

«Referring to the EU threat to withhold funds because of Poland’s refusal to bow to immigrant quotas, Morawiecki asserted that the country “will not allow this sort of a blackmail.”»

*

«May God give me enough strength to serve Poland well»

*

«new generation of Polish politicians who can unite the respect for the past with appreciation for new tools and technologies»

*

«far from being ashamed of Poland’s Christian past, Morawiecki is proud of it»

*

«the return to Europe’s Christian roots as the only way to stop its decline»

*

«Morawiecki views abortion as negatively as I do, possibly even in a more radical way»

*

«Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki says his government won’t accept migrants from North Africa or the Middle East – despite mandatory EU quotas»

*

«Do they think Poland will “submit” like Sweden?»

* * * * * * *

Unione Europea e Polonia. Scontro frontale. – Bloomberg

Unione Europea. Segni iniziali di squinternamento.

*

Fa una certa quale impressione sentire un linguaggio che per decenni era catacombale poter risuonare a voce spiegata e chiara.

“Vogliamo trasformare l’Europa, ricristianizzare l’Europa.”

Basterebbe questa sola frase per comprendere quanto odio l’Unione Europea riversi sulla Polonia.

“Far tornare l’Europa alla sue radici cristiane”.

Ma mica che sia l’unico in Europa e fuori di essa. Un esempio per tutti:

Putin ed Al Sisi. Il coraggio del ritorno della religione.

Ci stupiamo soltanto di una cosa: che i liberal ed i socialisti europei non abbiano ancora fatto assassinare Mr Mateusz Morawiecki. Anche perché ammazzare tutti i polacchi sarebbe ben difficile: i tedeschi ci avevano già provato senza riuscirsi, poi ci hanno tentato i russi, ed anche loro sono scivolati sulla Polonia cattolica.

Già. La Polonia non è la Svezia.

«Do they think Poland will “submit” like Sweden?»


Ci rendiamo perfettamente conto di quanto questi discorsi urtino nervi scoperti di molte persone, geneticamente atee positive, che hanno in odio Dio, la Chiesa ed i Vangeli. E che li odiano senza mai essersi peritati di studiarli, almeno per sapere di cosa stiano parlando.

Ci rendiamo anche conto di quanto due secoli di costruzioni menzognere da parte degli epigoni illuministi abbiamo fatto percepire come verità sbalorditive menzogne. Diciamo che la gente non ha molta dimestichezza con le biblioteche.

Ma nel contempo dobbiamo ringraziarli. Se non dicessero cose assurde ed illogiche, oltre il comune buone senso, non si assisterebbe alla attuale rinascita religiosa europea, che tanto ha contribuito ad innescare la devoluzione liberal e socialista. Il loro stesso dogmatismo li rende avversari ben poco temibili.

Un solo esempio.

Nella fotografia di cui sotto, sono effigiate alcune del oltre quattrocento nuove monache di clausura di un ordine spagnolo costituito quattro anni fa. Certo, per vederle occorre volerle vedere. Quelle senza velo sono novizie appena entrate.

2018-01-31__Iesu_Communio_001




V4 Report. 2018-01-06. Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki says his government won’t accept migrants from North Africa or the Middle East

* Poland: Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki says his government won’t accept migrants from North Africa or the Middle East – despite mandatory EU quotas.

** Despite mandatory EU quotas? Do they think Poland will “submit” like Sweden? This is not how things work in Visegrad. Poland will decide these internal security matters, not some radical liberals from the ALDE Party or EU Parliament in Brussels.

According to Euronews, Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki says his government won’t meet the EU’s mandatory quotas set to help take the burden off Italy and Greece.

“We are invariably of the opinion, formulated by Law and Justice ahead of the elections of 2015, that we will not be receiving migrants from the Middle East and Northern Africa in Poland,” Morawiecki said during an interview with Radio Poland.

That doesn’t mean the country isn’t pulling its weight, Morawieski said.

“On the Eastern borders of the European Union we contribute a lot to lowering tensions since we have already received tens of thousands and maybe even hundreds of thousands of refugees from Ukraine – but we don’t give them asylum status.”

*** The leaders of Brussels, Italy and Greece cannot force their “open-border” manifesto on others in Europe. There was never any European solidarity for mass migration, open-borders or UN-style multicult. This is simply a myth.

Unfortunately, Visegrad cannot force the leaders of Italy or Greece to deport the illegal migrants. They have chosen “the burden”.

Likewise, Poland and Visegrad will decide who comes and who stays in their nations. Why should their security and migration policies be determined by the socialist ideology of Alex Tsipras or Paolo Gentiloni?


Life Site. 2017-12-14. New Polish PM sees return to Christian roots as only way to stop Europe’s decline

Mateusz Morawiecki, the new Prime Minister of Poland, spoke about re-Christianizing Europe during the first interview after his nomination. His Law and Justice party has been under constant attack by the EU political elites.

Last Friday Morawiecki, 49, was appointed Prime Minister by President Andrzej Duda. He replaced Beata Szydło, who had served only half a term. Morawiecki had been Minister of Development, Minister of Finance and Deputy Prime Minister in Szydło’s government. He was sworn into office last Monday, and gave his first interview the previous Friday.

The topics of the conversation with a Catholic media outlet Telewizja Trwam ranged from the economic and social development of Poland, international relations, and the EU. Throughout the interview, Morawiecki made several religious references.

Speaking about Polish mining and the problematic EU climate policy, he said, “we want to transform Europe.” He digressed that his dream is to “re-Christianize Europe”.  Morawiecki specified that, “unfortunately, in many places, not only are Christmas Carols not sung, but churches are empty, and some are even turned into museums.”

Morawiecki welcomed the interviewer, Redemptorist Brother Piotr Dettlaff, with the greeting “Szczęść Boże.”  Impossible to directly translate into English, the phrase was a traditional way of greeting working farmers and essentially meant “God bless you in your work.” It is still used today when addressing priests and members of religious orders.

This unique Polish phrase was mentioned by Pope John Paul II in 1997 during his visit to the small Polish town of Krosno. “May the beautiful greetings ‘Szczęść Boże’ and ‘Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus’ (Praised be Jesus Christ) never disappear from the mouths of Polish farmers,” he pleaded. “Greet one another with these words as a way of offering your best wishes to your neighbors. These words express your Christian dignity. Do not let it be taken away from you.”

During the interview, Morawiecki contrasted Polish culture and traditions with the EU’s values, which require “serious work.” He called Poland “a very proud, important and great nation, which will be even greater” thanks to pro-family and pro-demographic programs, introduced by the ruling Law and Justice party.

Referring to the EU threat to withhold funds because of Poland’s refusal to bow to immigrant quotas, Morawiecki asserted that the country “will not allow this sort of a blackmail.”

Morawiecki reflected, “May God give me enough strength to serve Poland well.” He spoke about the need for prayers and work for all Poles, not only those who voted for the Law and Justice Party.

Morawiecki is a former banker, manager, and lawyer who is fluent in English and German and understands Russian. He has four children. Morawiecki joined the Law and Justice Party in 2016.

Publisher reveals more about his friend Morawiecki

Publisher and journalist Romuald Lazarowicz, who has known Morawiecki since childhood and still speaks to him “practically every day,” spoke to LifeSiteNews about the Prime Minister.

Lazarowicz said that Morawiecki had been involved in an anti-Communist opposition group led by his father, Kornel Morawiecki. All three men were members of the underground organization Fighting Solidarity (Solidarność Walcząca) in Wrocław.

“The atmosphere in his family home shaped his attitude, ideas and morality,” Lazarowicz said. On the one hand, Morawiecki’s mother Jadwiga was very religious, warm, and smart. On the other hand, the potentially deadly political activism of his father “stiffened his backbone.”

Lazarowicz revealed that Mateusz Morawiecki joined Fighting Solidarity as a teenager, and was “under very tight surveillance.” He was repeatedly “beaten by the Communist police, and brutally interrogated.” At one point, “he was even kidnapped and forced to dig his own grave.” Luckily, this was simply Communist intimidation.

In another instance, there was a danger of his imminent arrest during his senior year in high school—something that would prevent him from graduating. Friends from Fighting Solidarity who were doctors hid him in a local hospital for several days and transported him in a speeding ambulance so that he could take his final exam that was necessary to graduate and attend university.

Lazarowicz recalled that after Poland regained its independence in 1989, Morawiecki decided to seek as wide an education as possible. He studied in Poland, Switzerland, Germany, and in the United States, at the Central Connecticut State University and the famous Kellogg School of Management at Northwestern University.

Lazarowicz told LifeSite that as CEO of the third largest Polish bank, Morawiecki supported patriotic projects, such as films and exhibits commemorating Poland’s history. He also helped his former anti-Communist friends who were in difficult financial straits.

“He is an unusual politician,” Lazarowicz argued, since “he follows a moral compass and is truthful.” His goal is to “raise Poland from its Communist past, make it more prosperous and prominent.”

Morawiecki belongs to a “new generation of Polish politicians who can unite the respect for the past with appreciation for new tools and technologies.” He not only talks about the importance of the family and religion, but ”lives it in his personal life.”

Lazarowicz said that, far from being ashamed of Poland’s Christian past, Morawiecki is proud of it. He sees the return to Europe’s Christian roots as the only way to stop its decline.

When asked about Morawiecki’s religious life, Lazarowicz responded that the Prime Minister is a practicing Catholic who receives Communion.  Journalist Igor Janke, who wrote a book about Fighting Solidarity revealed that Morawiecki abstains from meat on Fridays, a custom still upheld by many Poles, but not many Catholics in other countries.

Morawiecki on abortion legislation

On the subject of abortion, Lazarowicz said that Morawiecki “views abortion as negatively as I do, possibly even in a more radical way.”

However, “politics is the art of swerving between the things which are just, and those which are possible and necessary,” Lazarowicz added. “It is not always feasible to transpose personal moral standards into political practice.”

Mariusz Dzierżawski of the Right to Life Foundation, who has repeatedly tried to ban abortions in Poland, most recently in 2016, told LifeSite, ”so far Morawiecki has supported the killing of the unborn disabled or sick.” He added, “let’s hope it will change.”

The Polish Press Agency (PAP) reported than in 2016 Morawiecki supported the current abortion law, which allows for eugenic abortions up to six months gestation. The Polish Parliament is supposed to vote on a eugenic abortion ban early in 2018.

LifeSite asked the Prime Minister’s Office for some specifics on his dream to re-Christianize Europe but has not received a response by press time.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medio Oriente, Putin, Religioni, Russia

Putin ed Al Sisi. Il coraggio del ritorno della religione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-09.

2018-01-07__Putin_Sisi.__000

I detrattori cronici della religione si facciano pure venire le coliche di colecisti e le crisi epilettiche: fatti loro.

Così come quei poveracci che scambiano le religioni per ideologie, come se i termini fossero equivalenti.

Guardiamo invece con attenzione quello che sta nel mondo: la realtà che è in atto e che alla fine schiaccia sotto la evidenza dei fatti.

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È in corso a livello mondiale la devoluzione dell’ideologia liberal e di quella socialista.

Uno dei loro tratti caratteristici, forse il principale da cui far discendere tutto il loro pensiero come conseguenza, è la professione di ateismo positivo, con rigetto e demonizzazione delle religioni, del trascendente.

Immortale odium et numquam sanabile vulnus.

Ateismo che impongono denominandolo libertà religiosa: si è liberi di essere atei.

Logica conseguenza deduttiva il rigetto delle radici cristiane su cui è stato eretto tutto l’Occidente.

Eppure la storia ci fa vedere come siano state proprio le radici cristiane a muovere quelle rivolta polacca che destabilizzò l’Unione Sovietica al punto tale da far implodere il regime comunista. E come il popolo russo sia riuscito a riprendersi dalle macerie comuniste proprio stringendosi alla sua millenaria tradizione cristiana. E questo Mr Putin lo sa più che bene.

Più di recente stiamo assistendo alla rivolta del Visegrad contro la dittatura liberal degli eurocrati: ma cosa mai sarebbe il Visegrad se non la rinascita dell’orgoglio cristiano? I paesi del Visegrad sono cristiani e difendono la loro religione, prima ancora di difendere la propria sovranità nazionale. Concetto questo che sfugge ai più, perché presumono che la religione sia morta. Una delle tante loro idee bislacche.

*

«Russian President Vladimir Putin has congratulated Orthodox Christians and all Russians on Christmas celebrated according to the Julian calendar on January 7»

*

«A Kremlin press service statement quoted Putin as saying that Christmas “gives millions of believers joy and hope.”»

*

«Putin said the holiday accustoms Orthodox Christians to “spiritual origins and fatherly traditions, and unites them around eternal Christian values” and the “centuries-old historic and cultural heritage of our people.”»

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«Putin also said the Orthodox Christian Church has “made a significant contribution to strengthening high moral ideals in society, educating the growing generation, and solving vital social problems.”»

2018-01-07__Putin_Sisi.__001

*

Ma uno dei segni che i tempi stanno mutando e che la voce dei liberal si sta facendo sentire sempre meno è l’atto storico compito da Mr Abdel-Fattah al-Sisi, presidente dell’Egitto.

«In Egypt, President Abdel-Fattah al-Sisi attended an Orthodox Christmas service at a new church in a symbolic act of solidarity with his country’s embattled Christian community, the Copts.»

*

«Sisi, a Muslim, told the packed cathedral outside of Cairo on the Orthodox Christmas Eve that “you are our family. We are one and no one can divide us.”»

*

«His appearance at the cathedral along with Coptic Pope Tawadros II came as tens of thousands of soldiers and police were deployed outside churches in Egypt to secure against attacks by Islamic militants, who have targeted Christians for the past two years in bomb attacks that have killed about 100 people»

* * * * * * *

Al Sisi ha dimostrato non solo di avere una chiara visione del retaggio religioso e storico dell’Egitto, ma anche e soprattutto un coraggio da vendere.

Siamo chiari.

In Egitto fazioni estremiste islamiche hanno abbondantemente irrorato di sangue le Chiese Copte, assassinando migliaia di persone innocenti.

Non solo Mr Al Sisi ha messo a repentaglio la propria vita, ma adesso sarà anche lui nel mirino dei terroristi.

*

Si dica pure ciò che si voglia, ma vedere uomini coraggiosi, che hanno ideali per i quali vivere perché ne hanno per i quali morire, rincuora e non poco, sul futuro della umanità.


BBC. 2018-01-07. Orthodox Christmas marked in Russia and Egypt [Video]

«The presidents of Russia and Egypt joined worshippers during celebrations of Christmas in the Orthodox Church»


Radio Free Europe. 2018-01-07. Putin Hails ‘Eternal Christian Values’ Amid Orthodox Christmas Celebrations

Russian President Vladimir Putin has congratulated Orthodox Christians and all Russians on Christmas celebrated according to the Julian calendar on January 7.

A Kremlin press service statement quoted Putin as saying that Christmas “gives millions of believers joy and hope.”

Putin said the holiday accustoms Orthodox Christians to “spiritual origins and fatherly traditions, and unites them around eternal Christian values” and the “centuries-old historic and cultural heritage of our people.”

Putin also said the Orthodox Christian Church has “made a significant contribution to strengthening high moral ideals in society, educating the growing generation, and solving vital social problems.”

Putin attended Orthodox Christmas services at the Church of saints Simeon and Ann in St. Petersburg as the clock turned to January 7.

Meanwhile, Russian state television channels showed a live broadcast of the Christmas Eve midnight Mass from Moscow’s Christ the Savior Cathedral.

Russian Orthodox Church Patriarch Kirill conducted the ceremonies at the Moscow site before hundreds of worshippers, including several Russian government and parliamentary officials.

Orthodox Christians in Russia and most other Orthodox countries celebrate Christmas according to the Julian calendar on January 7, two weeks after most Western Christian churches that use the Gregorian calendar.

January 7 is a national holiday in Russia, as well as in Belarus, Egypt, Ethiopia, Georgia, Kazakhstan, Macedonia, Moldova, Montenegro, Serbia, and Ukraine. The Armenian Orthodox Church celebrated on January 6.

In Bethlehem, Palestinians Christians — angry with church land sales to Israelis — scuffled with Palestinian police, as they attempted to block the arrival of the Holy Land’s Greek Orthodox patriarch for Christmas celebrations.

Demonstrators banged on the sides of police escort vehicles, but Patriarch Theophilos III managed to safely move in his limousine to the Church of the Nativity for the traditional Orthodox Christmas eve observance.

In Istanbul, the Greek Orthodox Christian community celebrated Epiphany with the blessing of the waters.

Ecumenical Patriarch Bartholomew I, the spiritual leader of Orthodox Christians around the world and the archbishop of Constantinople, led the liturgy at the Patriarchal Church of St. George.

The Eastern Orthodox Church commemorates Jesus’ baptism on Epiphany. Most Christian religions observe Epiphany to recall the three wise men who followed a star to find the baby Jesus.

In Egypt, President Abdel-Fattah al-Sisi attended an Orthodox Christmas service at a new church in a symbolic act of solidarity with his country’s embattled Christian community, the Copts.

Sisi, a Muslim, told the packed cathedral outside of Cairo on the Orthodox Christmas Eve that “you are our family. We are one and no one can divide us.”

His appearance at the cathedral along with Coptic Pope Tawadros II came as tens of thousands of soldiers and police were deployed outside churches in Egypt to secure against attacks by Islamic militants, who have targeted Christians for the past two years in bomb attacks that have killed about 100 people.

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni

Israele abbandona l’Unesco. Ed ha fatto più che bene.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-23.

Yaḥyā ibn Saʿīd al-Anṭakī_

Unesco, “Building peace in the minds of men and women

«UNESCO is responsible for coordinating international cooperation in education, science, culture and communication. It strengthens the ties between nations and societies, and mobilizes the wider public so that each child and citizen:

– has access to quality education; a basic human right and an indispensable prerequisite for sustainable development;

– may grow and live in a cultural environment rich in diversity and dialogue, where heritage serves a- s a bridge between generations and peoples;

– can fully benefit from scientific advances;

– and can enjoy full freedom of expression; the basis of democracy, development and human dignity.

UNESCO’s messages are of increasing importance today, in a globalized world where interconnections and diversity must serve as opportunities to build peace in the minds of men and women.»

*

Per capire a fondo cosa sia e cosa rappresenti l’Unesco sarebbe molto utile leggere con cura l’Approved Programme and Budget 2016-2017. Si noti come questo riportato sia il budget specifico, da aggiungersi a quello di dotazione ordinaria.

«Since 1945, UNESCO has been acting across the world to strengthen the defences of peace by promoting

education for all, by safeguarding humanity’s shared cultural heritage and diversity on the basis of human

rights, by advancing scientific cooperation for the benefit of all, by championing gender equality, by

supporting States in understanding and managing social transformations and by defending freedom of

expression and promoting media development. ….

Globalization has accelerated, and so has the impact of climate change. ….

I see this as the essence of the new 2030 Agenda for Sustainable Development, agreed by Member States

in 2015. The same inspiration underpins the Paris Climate Change Agreement, adopted at the COP21 in

Paris in December, 2015.»

*

«For the financial period 2016-2017 the amount of $667,000,000 is appropriated as follows: ….

Major Programme I – Education 124 437 800 ….

Major Programme II – Natural sciences 67 350 200

Major Programme IV – Culture 54 439 400»

*

«Coordination and monitoring of action to benefit Africa 8 181 500 ….

Coordination and monitoring of action to benefit Gender Equality 2 240 700 ….

Human resources management 33 420 100»

* * *

Come si constata, l’Unesco è improntata all’ideologia liberal, ed usa i fondi di dotazione per propagandare tale modo di concepire la vita e la società. È un immane stipendificio a beneficio di pochi intimi, purché liberal.

In termini politicamente corretti, l’Unesco è un grandioso stipendificio per funzionari destinati a questo cimitero degli elefanti.

Old City of Jerusalem and its Walls

«As a holy city for Judaism, Christianity and Islam, Jerusalem has always been of great symbolic importance. Among its 220 historic monuments, the Dome of the Rock stands out: built in the 7th century, it is decorated with beautiful geometric and floral motifs. It is recognized by all three religions as the site of Abraham’s sacrifice. The Wailing Wall delimits the quarters of the different religious communities, while the Resurrection rotunda in the Church of the Holy Sepulchre houses Christ’s tomb.»

* * * * * * *

«Last year, UNESCO passed resolutions declaring that Israel has no rights to Jerusalem, and described the Temple Mount and Old City of Jerusalem as Muslim holy sites»

*

«Earlier this year, UNESCO declared the ancient city of Hevron, King David’s first capital and home to the tomb of the biblical patriarchs, an endangered Palestinian heritage site»

*

«Thursday’s vote at the UN General Assembly in which 128 countries voted to reject U.S. President Donald Trump’s recognition of Jerusalem as Israel’s capital»

* * *

Quando la politica si intromette nella storia e nella religione afferma e compie invariabilmente scempiaggini immani.

Basterebbe leggersi la Sacra Bibbia e gli storici per constatare come Gerusalemme sia città sacra degli Ebrei e dei Cristiani. Non a caso, Gerusalemme non è mai citata nel Corano, mentre la Mecca vi compare ripetutamente. Le prelazioni arabe su Gerusalemme hanno preso corpo solo dopo l’istituzione dello Stato di Israele, e la dizione “Gerusalemme città sacra dei musulmani” compare per la prima volta nel 1961: un po’ troppo recentemente per essere definito un retaggio storico. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i cronisti islamici medievali non può che confermare questa asserzione. Basterebbe leggersi le Cronache dell’Egitto Fatimide di Yaḥyā ibn Saʿīd al-Anṭakī per constatare il rispetto con cui il Califfo Al-Hakim bi-Amr Allah trattò Gerusalemme.

Che poi Hevron, capitale davidica e sede delle tombe di molti patriarchi, sia “retaggio palestinese” è un falso  storico: il termine “palestinese” trova il suo primo riscontro nel 1949. Hevron è città ebraica da oltre tremila anni.

* * * * * * *

Siamo i primi a riconoscere come il Medio Oriente costituisca un problema politico, militare ed economico.

Nel contempo constatiamo come gli israeliti abbiano commesso nel 1948, al termine della prima guerra di indipendenza, il grave errore di non aver sgombrato dal loro territorio tutti i musulmani. Stalin, più lungimirante, sgombrò tutti i tedeschi dalla ex Prussia orientale, diventata territorio russo, rendendo così stabile la zona.

Constatiamo anche come il termine “Ebreo” designi certamente persone con eguale ascendenza israelita, ma che gli Ebrei che vivono in Occidente si comportino più da liberal che da Ebrei. E da buoni liberal odiano la religione.

Constatiamo infine come gli organi internazionali siano credibili solo quando rispettino la verità storica  e deliberino in modo equo secondo giustizia: una volta squalificati, sono più dannosi che inutili.


Arutz Sheva. 2017-12-23.Israel to leave UNESCO

Israel will leave the UN’s cultural body, UNESCO, it was announced Friday.

Prime Minister Binyamin Netanyahu instructed Israel’s ambassador to UNESCO, Carmel Shama Hacohen, to officially submit a letter to UNESCO Director-General Audrey Azoulay, announcing Israel’s withdrawal from the body.

The letter will be submitted in the coming days and Israel’s withdrawal will go into effect at the end of 2018, according to the organization’s rules.

The decision follows Thursday’s vote at the UN General Assembly in which 128 countries voted to reject U.S. President Donald Trump’s recognition of Jerusalem as Israel’s capital.

Israel’s move comes several months after the U.S. State Department declared that the U.S. would be leaving UNESCO by 2019 due to its anti-Israel bias.

Earlier this year, UNESCO declared the ancient city of Hevron, King David’s first capital and home to the tomb of the biblical patriarchs, an endangered Palestinian heritage site.

Last year, UNESCO passed resolutions declaring that Israel has no rights to Jerusalem, and described the Temple Mount and Old City of Jerusalem as Muslim holy sites.


Ansa. 2017-12-23. Israele, fuori da Unesco a fine 2018

Israele ha annunciato che lascerà l’Unesco entro la fine del 2018 per i “sistematici attacchi” da parte dell’organizzazione delle Nazioni Unite contro lo Stato ebraico. Il portavoce del ministero degli Esteri, Emmanuel Nahshon, ha precisato che la decisione è stata presa per i “tentativi” dell’Unesco “di disconnettere la storia ebraica dalla terra di Israele”, aggiungendo che la lettera formale sarà presentata all’agenzia Onu entro la fine di quest’anno e che quindi Israele lascerà l’Unesco entro la fine del 2018.

Lo scorso 12 ottobre gli Stati Uniti avevano annunciato di volersi ritirare dall’agenzia delle Nazioni Unite dopo mesi di tensioni sul nodo del Medio Oriente. E lo stesso giorno il premier israeliano Benyamin Netanyhau aveva dato istruzioni di “preparare l’uscita di Israele dall’Unesco in parallelo con gli Usa”. Netanyahu aveva reso omaggio alla scelta del presidente americano. “La decisione di Trump – aveva detto – è coraggiosa e morale, perche l’Unesco è diventato un teatro dell’assurdo e perché piuttosto che preservare la storia la distorce”. Tre giorni dopo il premier israeliano aveva ribadito la sua decisione di uscire dall’agenzia Onu: “la mia istruzione di lasciare l’organismo – aveva spiegato – resta immutata e procederemo per realizzarla”. “L’Unesco è diventata la sede di risoluzioni bizzarre, anti israeliane e in pratica antisemite. Ci auguriamo che cambi strada ma non abbiamo grandi speranze”.

Pubblicato in: Giustizia, Religioni

Prostituzione. Quella sessuale è la meno importante.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-09.

Balzac. I giornalisti. 001

«During times of universal deceit, telling the truth becomes a revolutionary act»

George Orwell

Balzac. I giornalisti. 002

Da che mondo è mondo le persone dei due sessi contraggono rapporti intimi, carnali: essenziali per la procreazione e, quindi, la conservazione della specie, ma anche fonte di soddisfazioni e godimenti talora anche molto intensi, ai quali consegue una intensa gratificazione psicologica.

Il rapporto affettivo che sottende quello carnale tende ad essere esclusivo: la gelosia che spesso lo accompagna è solo una forma impropria di reclamarne l’univocità.

Ma sempre, da che mondo è mondo, sono esistite forme di sesso a pagamento, intendendo con tale termine ogni qualsiasi forma di rapporto dativo. In ultima analisi altro non è che la risultante di una domanda cui si associa un’offerta.

Balzac. I giornalisti. 003

Dovrebbe essere inutile rimarcare come le femmine giovani e carine esercitano un considerevole fascino sul sesso opposto: di norma ne sono consapevoli e lo quantizzano.

In molte nazioni il sesso a pagamento è legalizzato e regolamentato da apposite leggi.

Germania. Nuova legge sulla prostituzione. 1 prostituta ogni 51 femmine.

Da questo punto di vista, la prostituzione sembrerebbe essere la attività economica più praticata dalle femmine in senso assoluto. E ciò anche con vivo disappunto del fisco tedesco, che proprio non crede che il settore possa rendere soltanto i 14.5 miliardi denunciati: il nero è imperante nel settore. Ma è anche comune riscontro che sotto ogni luna il fisco supponga essere colossali entrate peraltro modeste.

* * * * * * *

A questo punto ci si dovrebbe porre una domanda.

Perché denominiamo tale fenomeno con il termine di “prostituzione“?

Il dizionario Treccani riporta una definizione sfaccettata.

«Il fatto di prostituire, di prostituirsi, spec. come attività abituale e professionale di chi offre prestazioni sessuali a scopo di lucro …. Estens., con riferimento a beni, valori, ideali che non dovrebbero essere oggetto di lucro o interesse».

La considerazione traslata si applica altrettanto bene anche a termini analoghi, anche se nell’uso corrente sono solitamente associati al sesso. Celebre è la frase del Machiavelli:

«la quale opera io non ho ornata né ripiena di clausole ample, … o di qualunque altro lenocinio o ornamento estrinseco»

* * *

Riflettiamo allora su questo enunciato:

«beni, valori, ideali che non dovrebbero essere oggetto di lucro o interesse».

Etica e morale ben definiscono in modo oggettivo cosa “non dovrebbe” essere oggetto di lucro o interesse.

Tuttavia, l’essere umano è dotato di libero arbitrio: ha quindi la possibilità concreta e fattuale di fare anche ciò che “non dovrebbe“.

Non è “libero” di farlo: ne ha però la possibilità attuale. Per meglio chiarirsi: una qualsiasi persona ha la reale possibilità di assassinarne un’altra, ma non per questo è “libera” di farlo.

*

Da quanto detto possiamo iniziare a trarne alcune conseguenze.

La prima conseguenza consiste nel fatto che la prostituzione non si estingue nel fenomeno sessuale, che ne costituisce minima parte. Il diventare attrice non è infatti un diritto costituzionale e nessuna femmine ha l’obbligo di diventare tale: potrebbe accontentarsi di diventare un buon magistrato oppure anche solo una ricca imprenditrice. Di conseguenza, la ragazza che per conseguire tale status fa ginnastica in un letto importante lo fa per sua libera scelta nell’ambito di un rapporto squisitamente commerciale. La ragazza fornisce prestazioni sessuali in cambio di un accesso facilitato alla professione di attrice. Ma il fenomeno è ben più vasto: scatti di carriera oppure facilitazioni sul lavoro hanno il loro intrinseco prezzo. Chi li ottiene con il sudore della sua fronte e chi li ottiene per meriti di alcova.

La seconda conseguenza è oggi di ben misera portata e ben poco dibattuta. Riguarda la prostituzione di chi fa oggetto di mercimonio la propria dignità di essere umano. Virtualmente ogni ufficio ha il suo veneratore acefalo del direttore: un ipocrita che loda sperticatamente chi detenga il potere nella speranza di riceverne qualche miseranda gratifica. Questa genia di lecca suole infesta ogni donde, ed un capo accorto concede di volta in volta qualche favore indebito così che tutti possano constatare il suo potere: ci si ricordi che Caligola eresse alla dignità senatoriale il suo cavallo.

Vi ricordate “Le miserie ‘d Monsù Travet“? L’untuosa viscidità dei signori Moton e Rusca?

«Sì, sì, quello lì è stato ben fortunato. Io invece ho avuto tutte le sfortune. Più m’affanno a lavorare, e meno vado avanti, e mi vedo passare sui baffi tanti che non fanno niente. Adesso ho un capo sezione che è una bestiaccia unica e che non so il perché non mi può vedere e mi perseguita…»

La terza conseguenza inerisce un livello ancor più abbietto di prostituzione. Vi ricadono tutti coloro che svendono le proprie convinzioni politiche, economiche, sociali e familiari in cambio di carriera e denaro. Un caso da manuale sono i tanti giornalisti dei quali i repentini mutamenti di idee riflettono invariabilmente i mutamenti editoriali. Honoré de Balzac scrisse un libro memorabile su questo argomento: “I giornalisti“. Si dica loro ciò che il potere desidera, e loro scriveranno articoli di conseguenza. Chiunque si rileggesse nel loro sviluppo temporale gli articoli divulgativi del prof. Paul Krugman, Premio Nobel dell’Economia, resterebbe stupefatto delle sue capacità camaleoniche. A livello inferiore, gli articolisti della Cnn, della Bbc, di Bloomberg meriterebbero una speciale menzione. Meriterebbero tutti un encomio con particolare menzione per l’esercizio della difficile arte della sopravvivenza sotto qualsivoglia padrone.

La quarta conseguenza è la situazione più abbietta, nella quale si scivola spesso in modo impercettibile attraverso i primi gradi del degrado morale. È lo stato dei negatori cronici della verità. Nulla al mondo è vilipeso ed oltraggiato peggio della povera verità. Si inizia dalla negazione dell’evidenza del dato di fatto, per transitare rapidamente all’uso di pensieri contraddittori assunti come fossero perfettamente coerenti e logici. Orwell ha descritto questa situazione con mirabile intuito nel suo libro 1984: intuizione davvero profetica, dalla neolingua (il politicamente corretto) al bispensiero. «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza», «la menzogna diventa verità e passa alla storia», «Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato».

Se è vero che taluni abbiano difficoltà intrinseche a maneggiare il vero, altrettanto vero sarebbe ammettere che la grande maggioranza odia la verità, perché questa condanna i loro vizi. Nell’imbarazzante scelta tra vizi e verità, con procedimento sincretico, si assumono a verità i vizi. È una libera scelta volontaria, con tutte le sue conseguenze.

Non a caso la Bibbia indica con il termine “prostituzione” il rifiuto di Dio. Si badi bene: non è questo l’ateismo, il credere che Dio non esista.

È proprio l’opposto: questa “prostituzione” è perfettamente conscia dell’esistenza di Dio, ma lo odia, lo combatte, vorrebbe estrometterlo, vorrebbe distruggerlo. In questo senso, satana è colui che ha maggior fede tra le creature: solo che invece di adorare, odia. E dobbiamo constatare che ha anche numerosi adepti, dai giacobini di infausta memoria fino agli attuali liberal e socialisti, la ideologia dei quali riconosce ma avversa Dio.

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Anche se il problema è stato delineato a brevi tratti, dovrebbe essere facilmente deducibile come la prostituzione etica, morale e mentale sia ben più temibile e dannosa di quella meramente sessuale.

Pubblicato in: Cina, Religioni, Senza categoria

Cina. Celebrato il millesimo anniversario di Zhou Dunyi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-23.

2017-11-21__Zhou Dunyi __001

«Se non lo capisci da solo, è inutile che te lo spieghi»


Zhou Dunyi è uno dei maggiori filosofi cinesi, che potrebbe essere ascritto alla corrente neo-confuciana di pensiero.

Filosofo e religioso, simultaneamente.

«Zhou Dunyi (Chinese: 周敦頤; Wade–Giles: Chou Tun-i; 1017–1073) was a Song dynasty Chinese Neo-Confucian philosopher and cosmologist born during the Song Dynasty. He conceptualized the Neo-Confucian cosmology of the day, explaining the relationship between human conduct and universal forces. In this way, he emphasizes that humans can master their qi (“vital life energy”) in order to accord with nature. He was a major influence to Zhu Xi, who was the architect of Neo-Confucianism. Zhou Dunyi was mainly concerned with Taiji (supreme polarity) and Wuji (limitless potential), the yin and yang, and the wu xing (the five phases). He is also venerated and credited in Taoism as the first philosopher to popularize the concept of the taijitu or “yin-yang symbol”.

*

The Taiji Tushuo (太極圖說, Explanations of the Diagram of the Supreme Ultimate or Diagram Explaining the Supreme Ultimate) was placed at the head of the neo-Confucian anthology Jinsilu (Reflections on Things at Hand) by Zhu Xi and Lü Zuqian in 1175. He fused Confucian ethics and concepts from the Book of Changes (I Ching) with Daoist naturalism. He developed a metaphysics based on the idea that “the many are ultimately one and the one is ultimate.” This was the first 11th-century Chinese text to argue for the inseparability of metaphysics or cosmology and ethics, as well as the first major Chinese text to explore the concept of the taijitu or “yin-yang symbol”.

It contained his theory of creation, which can be summarized in the following paraphrase of its first section:

“In the beginning, there was t’ai chi (taiji) (the great ultimate of being), which was fundamentally identical with wu chi (wuji) (the ultimate of non-being). Because of the abundance of energy within t’ai chi, it began to move and thus produced the yang (the positive cosmic force). When the activity of the yang reached its limit, it reverted to tranquility. Through tranquility the yin (the negative cosmic force) was generated. When tranquility reached its limit, it returned to movement (yang). Thus yin and yang generated each other. Then, through the union of the yin and the yang the transformation of both, the five agents (or elements) of metal, wood, water, fire and earth were brought into being. These five agents are conceived of as material principles rather than as concrete things. They can therefore be considered the common basis of all things. The interaction of the yin and yang through different combinations of the five agents generates all things in a process of endless transformation.”

Zhou Dunyi postulated that human beings receive all these qualities and forces in their higher excellence and, hence, are the most intelligent of all creatures. He also believed that the five agents corresponded directly to the five moral principles of ren (humanity), yi (righteousness), li (propriety), zhi (wisdom), and xin (faithfulness).» [Fonte]

* * * * * * *

In questa sede sarebbe fuori luogo ricordare nel dettaglio gli apporti dati da Zhou Dunyi al confucianesimo.

Sarebbe invece di interesse enucleare alcune considerazioni di ordine generale.

In primo luogo, la Cina ha una grande tradizione religiosa e culturale: ne è fiera, la studia, la ricorda e la onora. Non solo non la rinnega, ma la ripropone in modo costante, utilizzando qualsiasi occasione sia possibile. Questo è uno dei tanti aspetti cinesi che sfuggono alla superficiale conoscenza che l’Occidente ha della Cina. Non solo. Poiché la Cina si dichiara ‘comunista’ o ‘socialista’ a seconda delle occasioni, l’occidentale medio trasla questi termini nella accezione ideologica occidentale, facendo così deragliare il proprio pensato. Se l’occidentale liberal o socialista è per definizione ateo attivo, ossia combatte la religione come male supremo, il cinese resta invece religioso, a dispetto delle etichette di volta in volta appioppategli.

In secondo luogo, la Cina, ancorché ‘comunista’ o ‘socialista’ sa più che bene come il proprio retaggio religioso, storico, culturale ed artistico sia il nerbo portante dell’identità nazionale, lo scudo dietro il quale ripararsi nei momenti storicamente avversi. Un classico errore dei liberal e dei socialisti nostrani consiste nel non saper distinguere tra la religiosità attuale, con tutte le sue variegate forme espressive, dal retaggio: è l’errore che caratterizza quasi invariabilmente gli ignoranti superficiali, che si accontentano di slogan.

«The philosopher and educator is important to the development of Chinese culture and thought»

Verissimo.

Ma se Zhou Dunyi è importante per la cultura ed il pensiero cinese, queste ultime due caratteristiche sono importanti sia per la Cina sia per ogni cinese.

In terzo luogo, mentre in Occidente assistiamo alla demolizione delle statue dei propri grandi uomini, Cina e Russia invece le stanno erigendo. L’Occidente si avvia infatti al tramonto mentre i paesi asiatici stanno assumendo forza sempre nuova ogni giorno che passa.

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Sono elementi sui quali sarebbe opportuno riflettere.


Xinuanet. 2017-11-21. City to commemorate birthday of Neo-Confucian philosopher

NANCHANG, Nov. 21 (Xinhua) — A series of commemorations will be held in east China’s Jiangxi Province to celebrate the 1,000th anniversary of the birth of Neo-Confucian philosopher Zhou Dunyi.

Jiujiang, where Zhou died in 1073, announced Tuesday that about 1,000 descendants of Zhou from home and abroad are expected to take part in the event, scheduled for Dec. 1 and 2.

The activities will include exhibitions, screening of a documentary and the premiere of a stage play depicting the life of Zhou.

Zhou was born in central China’s Hunan Province in 1017 and buried in Jiujiang. The philosopher and educator is important to the development of Chinese culture and thought.

Pubblicato in: Religioni, Unione Europea

Kurz. Potrebbe diventare il ‘cancelliere dei cristiani’.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-14.

2017-10-22__Susanne__003 Sebastian-Kurtz-who-is-his-partner-1098116

«Is Austria rediscovering its Catholic roots?»

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«a large number of Christians not only voted for Kurz, but also for the more right-wing FPÖ, with which the Chancellor-to-be is currently in coalition talks»

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«The 31-year-old Catholic’s recent landslide victory has caused considerable consternation across Europe’s commentariat, even among some Catholic observers»

*

«Kurz attended the “March for Jesus” in Vienna in 2016, instead of a much more popular gay pride march on the same day»

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«He holds a strongly pro-life position, one he clarified in an interview with the site Glaube.at shortly before the election – at a time when some savvy strategists might have suggested he remain silent.»

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«Christians should comport themselves with confidence»

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«As a politician one must, however, never lose sight of reality.»

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L’Herald pone un problema non da poco.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

  1. Riscoprire le radici cristiane di una nazione europea non significa necessariamente essere cristiani, né tanto meno cattolici. Nel secolo scorso la scuola storica francese con M. Bloch, L. Febvre, J. Le Goff, G. Duby e molti altri hanno svolto un accurato lavoro sul medioevo europeo e hanno sfatato i miti che su di esso si erano stratificati. Nessuno di questi storici era cattolico dichiarato. Le radici cristiane dell’Europa sono semplicemente un dato di fatto.

  2. L’essere o meno cristiani non è caratteristica individuabile con un qualche certificato, né, tanto meno, una caratteristica costante. È un fatto spirituale: è cristiano chi riconosce che Cristo è il Figlio del Dio Vivente, vero Dio, vero uomo, nato, morto e risorto per la nostra salvezza. È cristiano chi si riconosce nel Credo Niceneo e, soprattutto, vive in Grazia di Dio. In caso contrario sarà un galantuomo, ma non sarà un cristiano.

Nei limiti della natura umana, è cristiano chi vive con coerenza la propria fede nella sua vita quotidiana: una fede senza opere sequenziali è come minimo molto dubbia. Il Vangelo ci dice chiaramente che i cristiani si riconoscono dalle loro opere, non dalle loro parole. Ma il Vangelo riconosce chiaramente quanto la natura umana sia prona al peccato. Giudicare? “Chi è senza peccato scagli la prima pietra“. Occorre distinguere nettamente tra il giudizio di condanna di un’opera cattiva, ed il giudizio morale invece dell’attore della medesima: questo ultimo è appannaggio del Cristo, non degli umani. Si condani il peccato, non il peccatore.

Difficile essere cristiani, molto difficile, non a caso il Vangelo li definisce “piccolo gregge“, sparuto manipolo.

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Ciò chiarito, sia pure in succinta sintesi, è conseguenza che non possa essere espresso giudizio sostanziale ma solo formale.

  1. Prendiamo atto come Herr Sebastian Kurz si sia comportato spesso da cristiano coerente con la fede che professa: di questi tempi serve vero coraggio fisico partecipare alla “March for Jesus”.

  2. Contemporaneamente constatiamo come alcune caratteristiche non possano de debbano essere né sottotaciute né sovra enfatizzate.

Il professare una religione non è sinonimo di saper governare. La storia è piena di governanti capaci, onesti e probi che professavano differenti religioni oppure le sottacevano. Un governante deve governare, deve amministrare. Per essere chiari, al governo era meglio un SS Bonifacio VIII piuttosto che SS Celestino V.

  1. Tuttavia il fatto di essere religioso cristiano dovrebbe aiutare nel governo di quel fatto temporale che è uno stato.

Intanto, un governante cattolico non si dovrebbe prestare a manipolazioni dell’etica e della morale quali quelle recentemente vissute. Inoltre, l’essere governati da fede, etica e morale dovrebbe aiutare nelle scelte scabrose, laddove il governante è obbligato dagli eventi a scegliere il male minore. E questa è purtroppo la norma.

* * * * * * *

Dal nostro sommesso punto di vista, se valutiamo con piacere il fatto che Herr Kurz sia cattolico, non poniamo tuttavia eccessive attese su questa appartenenza: i tempi sono ancora tutti in tumulto, ed il futuro cancelliere dovrà operare scelte ardue. Infine, sia detto francamente, il cristianesimo vive l’immanente per giungere al trascendente: il Regno, quello eterno, è ultraterreno.

Queste considerazioni nulla tolgono al concreto potere elettorale dimostrato in Europa dalla componente cattoligca, ancorchè non espressa a chiare lettere. È un dato di fatto al quale ci si dovrà abituare ed con il quale alla fine si dovranno fare i conti. Per ricostruire la Russia sulle macerie del comunismo Mr Putin ha indicato chiaramente quanto sia essenziale la preservazione del retaggio religioso e storico: gli euorpei hanno un precedente da seguire.



Catholic Herald. 2017-11-09. Sebastian Kurz – Europe’s Christian Chancellor

Austria’s next Chancellor is the commentariat’s new bête noire. But plenty of Christians are pleased by the 31-year-old’s ascent

Is Austria rediscovering its Catholic roots? Or is the country moving further away from Christian values under its soon-to-be head of government, Sebastian Kurz?

The 31-year-old Catholic’s recent landslide victory has caused considerable consternation across Europe’s commentariat, even among some Catholic observers. The German satirical magazine Titanic raised eyebrows by proclaiming on its front page: “Time travel in Austria: It’s finally possible to kill baby Hitler!” This was accompanied by an image showing cross hairs aiming at the heart of the young Chancellor-to-be.

More serious-minded media expressed their alarm differently. The Munich-based broadsheet Süddeutsche Zeitung interpreted the victory of “the populist Kurz” as a warning to Germany. Vatican Radio’s German section published an article that described the election as a “swing to the Right that is difficult for Christians”.

As Stephan Baier, the veteran Vienna correspondent of the Catholic German newspaper Die Tagespost points out, however, voter turnout would suggest that many Christians are, in fact, pleased with Kurz’s ascent.

Eighty per cent of the electorate went to the polls on October 15 in a country that, as of 2016, was 60 per cent Catholic (a further 10 per cent were either Orthodox or Protestant Christians).

The results show that Kurz’s conservative Austrian People’s Party (ÖVP) won 31.5 per cent of the vote. In second and third place, almost neck and neck, came the Social Democrats (SPÖ) and the Freedom Party (FPÖ). This suggests that a large number of Christians not only voted for Kurz, but also for the more right-wing FPÖ, with which the Chancellor-to-be is currently in coalition talks.

The road to this moment has been a long and arduous one for Kurz, the only child of Catholic parents in Vienna’s working-class district of Meidling. He took on political responsibilities from an early age, ultimately abandoning his law studies at the University of Vienna to pursue his career in politics.

Kurz is hard-working and pragmatic, and even political enemies concede that he is the opposite of a political opportunist or classical careerist. “While he certainly has an instinct for power,” one source close to him told the Catholic Herald on condition of anonymity, “he is not afraid to stand up for what he believes in. And this includes his own Christian values.” Kurz has surrounded himself with a close circle of dedicated team members, several of whom are practising Christians.

As to whether Kurz’s personal life is shaped by the faith, the record is somewhat less clear. He still lives in the district of Meidling, sharing a flat with his long-term girlfriend Susanne Thier.

But those who accuse Kurz of not having Christian values cite his handling of the migrant crisis as foreign minister, rather than his personal life. Kurz believes that there is no contradiction between his Catholic faith and his stringent approach to tackling mass migration, which was crucial to his election victory and his remarkable rise in popularity beforehand. As foreign minister, in the spring of 2016, he closed the “Balkan route” by which hundreds of thousands of migrants had illegally crossed into Austria.

In an interview with the Swiss website Jesus.ch last month, Kurz said he had sought the counsel of a priest when dealing with the migrant crisis. He had received “advice that I try and live by to this day. He told me: ‘As a human being, one must never lose our compassion with our neighbour.’”

Kurz added: “As a politician one must, however, never lose sight of reality. And what one should always preserve as a politician is the determination to make the necessary decisions, even if they are difficult.”

Despite his youth, Kurz has a track record of taking hard decisions and clear positions, avoiding the professional political discourse that stultifies public speech in German-speaking countries, as it does in the Anglosphere. His direct way of speaking is evident in all his television appearances. In one, for instance, he said: “What has shaped Europe, what has shaped Austria? We have a culture shaped by our Judaeo-Christian heritage and the Enlightenment – and this culture needs protecting, especially at a time of high and rising immigration.”

Kurz is infallibly polite and yet firm in his convictions. This approach, observers note, is not just restricted to the migration issue which helped him win the election, but also to less popular positions.

Kurz attended the “March for Jesus” in Vienna in 2016, instead of a much more popular gay pride march on the same day. He holds a strongly pro-life position, one he clarified in an interview with the site Glaube.at shortly before the election – at a time when some savvy strategists might have suggested he remain silent.

Though Kurz is a good listener – his large ears lend themselves to many a caricature – he expects committed responses from those he deals with once he has proposed a way forward. “Christians should comport themselves with confidence,” Kurz said last year in an interview with the Archdiocese of Vienna’s newspaper, Sonntag. No one doubts he will do just that as Chancellor of Austria.