Pubblicato in: Persona Umana, Religioni, Senza categoria

Centesimo anniversario della nascita di Oscar Romero. Assassinato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-16.

2017-08-16__Romero__001 romero-martyred

«Non ho la vocazione di martire …. uno non deve mai amarsi al punto da evitare ogni possibile rischio di morte che la storia gli pone davanti. Chi cerca in tutti i modi di evitare un simile pericolo, ha già perso la propria vita»

*

«“Nel nome di Dio e del popolo che soffre vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi la persecuzione contro il popolo”, dice il 23 marzo 1980, nella sua ultima predica in cattedrale. Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, un sicario si intrufola nella cappella dell’ospedale, dove Romero sta celebrando, e gli spara dritto al cuore, mentre il vescovo alza il calice al momento dell’offertorio. Aveva appena detto: “In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo”.» [Fonte]

* * * * * * *

Il 15 agosto 1917 nasceva Oscar Arnulfo Romero, assassinato sull’altare il 24 marzo 1980, beatificato nel 2015 per volontà di Papa Francesco.

La sua vita e la sua morte dovrebbero porgerci molti elementi da meditare con cura, alcuni dei quali profondamente scomodi.

La disinformazione fatta sia prima sia dopo la sua morte è impressionante, e merita alcune ferme precisazioni.

– È cristiano non solo chi professa che Gesù Cristo nostro Signore è il Figlio del Dio vivente, vero Dio e vero Uomo, nato, morto e risorto per la salvezza dell’umanità. Non sufficit. È cristiano solo ed esclusivamente chi vive la sua realtà storica osservando la Parola di Gesù. In caso contrario, è soltanto un ipocrita, un peso per la Comunione dei Santi, un sfrego alla santa Fede. Rispettabili come persone, ma sicuramente non cristiani.

– Né tanto meno può dirsi cristiano chi non pratichi la santa obbedienza al Santo Padre ed alla Gerarchia. Non esistono cristiani “dissidenti”: esistono eretici ed esistono persone che si sono allontanate da Santa Madre Chiesa, esercitando il loro proprio libero arbitrio. Ripetiamo solo per chiarezza: rispettabili come persone, ma sicuramente non cristiani. Chi non obbedisca alla Parola del Cristo ed alla Gerarchia non è cattolico. Chi critica, specie pubblicamente, la Gerarchia non è cattolico. Per essere chiari: è tutto fuorché cattolico.

– Tutti siamo peccatori, nessuno escluso tranne il Cristo. È cristiano colui che per Grazia del Signore si rialza ben presto dalla caduta, confessandosi secondo il rito canonico. Siamo chiari: colui che non si confessa frequentemente e non si comunica frequentemente, almeno una volta la settimana, non può essere cristiano: dica ciò che vuole, ma non lo è.

– La Chiesa e la Gerarchia predicano il Cristo, la salvezza delle anime ed il Regno di Dio. La Chiesa non è un’organizzazione di beneficienza. Il suo scopo è la salvezza delle anime. Solo secondariamente di dedica anche a scopi caritativi: ma se la carità non è fatta in nome di Cristo ed in pieno accordo alla Sua Parola, non conta nulla per un cristiano, perché così ha stabilito il Cristo in persona.

– Ottime quindi, e degne di lode, le persone filantrope: ma se non operano in nome di Dio essi non sono cristiane. Sono tutto quello che si voglia dare come etichetta, meno quella di “cristiane”. Ripetiamo nuovamente: persone rispettabile, ma non sono cristiane.

– Il cristiano non lo si riconosce da segni o simboli: lo si riconosce dalla vita che tiene, dalle scelte che opera. La Fede senza le relative opere coerenti non è fede: creanza, talora anche superstizione: tutto tranne che cristianesimo.

*

– La Fede è un atto volontario, sostenuto dal libero arbitrio: essendo atto volontario ciò comporta la supervisione della mente, della ragione. Il cristiano ha Fede perché vuole credere, e crede perché la teologia cattolica gli assicura un solidissimo supporto logico. Non esiste infatti verità alcuna che non sia anche vera. Ma senza verità e logica non può nemmeno sussistere la giustizia. Il sedicente cristiano viscerale, emotivo, sentimentale, semplicemente non è un cristiano. Si dica ciò che si vuole, ma persiste a non essere un cristiano.

– Tratto caratteristico del cristiano che vive pienamente la propria Fede nel rispetto della Parola del Cristo è l’essere estremamente rigoroso verso sé stesso, ma nel contempo comprensivo, pietoso e paziente verso le debolezze, quelle propri e quelle altrui.

– Altro tratto caratteristico del cristiano, quello cattolico massimamente, è la Grazia e la capacità di saper perdonare. Chi non sappia o non voglia perdonare è tutto tranne che un cattolico. Farebbe meglio a staccarsi dalla Chiesa che frequenta solo per dare scandalo. Non esiste pace senza capacità di perdonare.

– Da ultimo, ma non certo per ultimo, un cattolico è riconoscibile perché prega e fa penitenza. Quanti non preghino quotidianamente e non pratichino una via penitenziale semplicemente non sono né cristiani né cattolici. Ci si rende perfettamente conto che di questi tempi a parlare di penitenza ti si ride in faccia: ma ciò che per il cattolico è importante e farla lui, non farla fare agli altri.

– Il Cristo disse: «Vi do la pace, vi do la mia pace». La pace del Cristo significa essere in comunione sacramentale con Lui, cosa del tutto differente dalla pace terrena, che consiste nel vivere tranquillo, senza il fragore delle armi. Per il cattolico essere operatore di pace significa essere parte attiva nel portare le altre anime al Cristo.

*

Da quanto detto dovrebbe essere ben chiaro che ad essere cristiani e cattolici sono nei fatti ben pochi. Molto pochi. Un vero corpo di élite. Porta stretta per entrare nel novero, porta spalancata per andarsene.

Però, non si facciano confusioni.

* * * * * * *

Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, è un classico esempio di essere cristiani, di essere cattolici.

È irrilevante che lo si osteggi o meno: tale è e tale rimane.

È stato coerente, e lo è stato fino alla morte. È stato obbediente, e lo è stato fino alla morte.

«Non ho la vocazione di martire»

Nessun cristiano ha la vocazione al martirio, ma se ciò diventasse necessario per la salvezza propria e per esempio edificante per i tiepidi, ebbene, allora venga il martirio.

Ma per il cristiano, per il cattolico, il martirio sarebbe del tutto vano, se non fosse simultaneamente associato al perdono dei propri carnefici. L’esempio ci viene dall’alto: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno»

Cos’ il beato Romero si aggiunge alla lunghissima serie di santi martiri che dettero la vita e sparsero il loro sangue per aver predicato il Cristo in una società che viveva in odium Fidei, in odium Dei, in odium Evangelii.

Solo per citarne tre esempi fulgidi: Thomas Becket, John Fisher e Thomas More.

2017-08-16__Romero__002 monseñor-01

Nota importante.

Il segno migliore per constatare la natura divina della Santa Chiesa consiste nel fatto che nessuno dei suoi nemici si sia mai peritato di studiarla nella sua teologia e nei suoi canoni. Il Signore non ha permesso che capissero come la Chiesa sia un fatto sorpannaturale e non umano. Nemmeno settanta anni di persecuzioni bolsceviche sono riuscite ad eradicare la Fede dalla Russia, eppure sono stati martirizzati quasi cinquecentomila sacerdoti. Tratto comune di tutti i suoi odiatori è la crassa ignoranza di cosa sia. Che Dio li perdoni per i meriti dei suoi santi martiri!



La Stampa. 2017-08-15. Romero, il vescovo martire che scelse il Vangelo e il popolo

Cento anni fa nasceva il Presule salvadoregno che sarebbe stato ucciso, mentre celebrava Messa, dagli «squadroni della morte». Beatificato da Francesco, adesso è vicino alla santità.

*

È ben possibile che Oscar Arnulfo Romero, nato cento anni fa, il 15 agosto 1917, assassinato sull’altare il 24 marzo 1980, beatificato solo nel 2015 per volontà di Papa Francesco, venga in futuro canonizzato. Di certo egli fu «diffamato, calunniato, infangato» dopo la morte, come ha denunciato lo stesso Pontefice latino-americano, tanto che il suo martirio «continuò», anche «da parte di suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato», con «la pietra più dura che esiste: la parola». 

La figura di Romero ha toccato i drammi di un epoca e di un continente, la sua memoria è stata spesso controversa. Quando, nel 1977, Paolo VI lo nominò Arcivescovo di San Salvador, era conosciuto come un «conservatore», gradito alle oligarchie al potere nel paese. Nel corso del tempo, Romero cominciò a denunciare pubblicamente i soprusi del regime, senza peraltro tacere delle violenze dei guerriglieri che vi si opponevano. L’Arcivescovo era convinto che la guerra civile in El Salvador scaturiva dalle ingiustizie sociali, e per questo puntò il dito contro la giunta militare al governo. Arrivò a leggere durante la predica domenicale in cattedrale i nomi delle persone torturate, ammazzate o fatte sparire (desaparecidos) nel corso della settimana. La sua fu una sorta di conversione, seguendo il Vangelo a servendo il popolo di Dio, nella quale ebbe probabilmente un ruolo l’assassinio, nel 1977 da parte degli squadroni della morte legati ai latifondisti, cattolici anch’essi, di padre Rutilio Grande Garcia, gesuita, indomito nel denunciare lo sfruttamento della povera gente (anche per lui è stato aperto il processo di beatificazione). «Adesso – ebbe a scrivere nel 1979 alla nipote del Gesuita – si cerca di appannare l’immagine e il ricordo di persone come padre Rutilio, e di far credere agli altri che abbiano sbagliato strada e vangelo. Stia attenta, perché sono molto astuti. Preghi molto lo Spirito santo affinché l’aiuti a comprendere l’audacia che il Vangelo richiede». La conversione dell’Arcivescovo turbò l’establishment salvadoregno e non pochi maggiorenti della Curia romana di Giovanni Paolo II.  

Domenica 23 marzo 1980 monsignor Romero si rivolse all’esercito: «Vi chiedo, vi imploro, vi ordino: in nome di Dio cessi la repressione!». L’indomani un killer prezzolato sparò all’arcivescovo mentre celebrava Messa nella cappella dell’ospedale della Divina provvidenza. Non aveva taciuto. «La Chiesa – aveva avuto a scrivere anni prima – non può tacere quando ci sono migliaia di nostri fratelli che subiscono le conseguenze dell’ingiustizia in cui vive la nostra America latina, non può tacere davanti al dolore e alle costanti violazioni di cui sono oggetto i nostri fratelli contadini e il popolo in generale» 

La causa di beatificazione di Romero fu aperta nel 1997, ma solo con l’arrivo di papa Francesco si è sbloccata. Il premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, argentino, che ha fatto visita al Papa pochi giorni dopo l’elezione al Conclave del 2013, lo preannunciò subito. E con decreto del 3 febbraio del 2015, Jorge Mario Bergoglio ha riconosciuto il martirio in odium fidei dell’Arcivescovo. Il successivo 23 maggio a San Salvador si è celebrata la solenne beatificazione.  

Un esito tutt’altro che scontato. «Il martirio di Romero non fu puntuale, non avvenne solo nel momento della morte, fu un martirio-testimonianza, fu sofferenza anteriore, persecuzione anteriore la sua morte. Ma fu anche posteriore», ha denunciato Papa Francesco dopo la beatificazione. Romero, «una volta morto – ero giovane sacerdote e ne fui testimone – fu diffamato, calunniato, infangato. Il suo martirio continuò anche da parte di suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato. Non parlo per aver sentito dire. Ho ascoltato queste cose», ha detto il Papa. «È bello vederlo così: un uomo che ha continuato a essere martire. Ora credo che quasi nessuno osi… ma dopo aver dato la sua vita ha continuato a darla lasciandosi colpire da tutte quelle incomprensioni e calunnie. Questo mi dà la forza, solo Dio sa. Solo Dio sa la storia delle persone, e quante volte le persone che hanno già dato la loro vita continuano a essere lapidate con la pietra più dura che esiste nel mondo: la lingua». Come ha avuto a rilevare il postulatore della causa di beatificazione, monsignor Vincenzo Paglia, nel corso degli anni erano arrivati «chili di carte» contro Romero, a volte in buona fede altre volte «in cattiva coscienza»: «Scrivevano che faceva politica, che era seguace della teologia della liberazione. Lo accusarono di problemi di carattere, di squilibri. Tutte cose che hanno ovviamente frenato e rafforzato i nemici», sia dentro il Paese che tra l’episcopato che in Vaticano. È nota l’ostilità del cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo per la causa di beatificazione di Romero. «La decisione su Romero mette a tacere i motivi che hanno impedito un procedimento più lineare», concluse Paglia. 

Ora in Salvador si ricorda il centenario della nascita dell’arcivescovo martire con il primo pellegrinaggio in suo onore. L’occasione è celebrata con tre giorni di cerimonie e preghiere che culminano oggi. A promuoverle, più di tutti, Gregorio Rosa Chavez, stretto collaboratore di Romero, vescovo ausiliare di San Salvador che ha ricevuto – “scavalcando”, gerarchicamente, l’arcivescovo titolare della città, successore di Romero, José Luis Escobar Alas – la berretta cardinalizia da Papa Bergoglio nell’ultimo Concistoro dello scorso 28 giugno. In futuro Romero potrebbe essere proclamato santo. L’arcivescovo Paglia ha detto in questi giorni alla Radio Vaticana: «Siamo a buon punto. Stiamo esaminando un miracolo che riguarda una donna incinta e il suo bambino che sono stati, speriamo, miracolosamente guariti per intercessione di Romero. È stato terminato il processo diocesano, che è giunto a Roma e abbiamo iniziato l’esame del miracolo. Mi auguro che il processo vada a compimento presto. Se tutto questo accade, è possibile che anche l’anno prossimo si possa sperare di celebrare la canonizzazione di Romero».  

Di certo la figura di Romero ancora oggi turba alcuni animi. Il suo messaggio era radicalmente evangelico. «A volte cresciamo nella religione senza comprendere che il vangelo è vita. Alcuni praticano la religione con la convinzione che Dio è con loro soltanto perché detengono un qualche potere: poco importa se abbiano o non abbiano fede, e nemmeno l’immortalità dei loro atti. Gesù ha definito costoro “giusti”, ovvero uomini chiusi al richiamo di conversione rivolto loro dai profeti, perché sono persuasi che quel richiamo non li riguardi. Infatti si credono benedetti da Dio tramite le ricchezza che possiedono o il potere che hanno ricevuto, basandosi sull’asserzione che “ogni potere viene da Dio”. Alcuni di noi, portati da una pratica della religione fiacca e superficiale, crediamo di avere un cuore aperto a Dio perché andiamo a messa alla domenica, anche se ci arriviamo in ritardo o assistiamo distrattamente; e ci reputiamo generosi con gli altri perché diamo loro lavoro, sebbene gli ritardiamo lo stipendio o perfino gli tratteniamo il salario oppure, semplicemente, non diamo il giusto. La conversione comincia quando mi rendo conto che sono stato ostinato nel peccato, cocciuto nelle mie opinioni, caparbio nelle mie cattive azioni. Allora l’umiltà apre breccia nel muro che mi faceva credere “giusto”; allora agisce anche l’amore che mi conduce verso il suo termine che è Dio. Allora, infine, scoprirò che Dio non è mai stato lontano da me, ma sono stato io cieco non vedendolo così vicino a me, tutti i giorni, nella persona dei miei vicini» (brano tratto da Oscar A. Romero, «La Chiesa non può stare zitta», scritti inediti 1877-1980, Emi). 

Annunci
Pubblicato in: Religioni, Senza categoria

Canada. Il problema legale della poligamia. Un caso dibattuto.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-26.

2017-07-05__Canada__Poligamia__001

«Two Canadian religious leaders have been found guilty of practising polygamy by the Supreme Court of British Columbia (BC).»

*

«The trial heard Winston Blackmore, 61, married 24 women»

*

«His former brother-in-law James Oler, 53, married five»

*

«The landmark ruling is considered a test of the boundaries of religious freedom in Canada»

*

«The Charter of Rights is the supreme law of Canada but we have to realise that the rights in the Charter are not absolute»

*

«In 2011, the BC Supreme Court upheld Canada’s anti-polygamy law as constitutional following a request from BC’s government for a ruling on the issue»

* * * * * * * *

Mr Winston Blackmore ha ventiquattro moglie ed oltre 145 figli. Come religione aderisce ad una sottosetta mormonica, la Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints.

Molte delle sue mogli sono giovani e molto carine: smentiscono in modo stridente l’usuale stereotipo di femmina canadese. Tutte in blocco difendono il loro marito: nei fatti sono loro a volere la poligamia.

Nel 2011 il Canada aveva posto il quesito se la poligamia potesse o meno rientrare nella costituzione canadese, ma la risposta della Suprema Corte, pur negandone la legalità aveva lasciato aperti molti dubbi legali.

Una buona sintesi del problema è fornita da TV News, che allega anche un video molto esplicativo. L’articolo riporta anche stralgie della sentenza.

Former bishops guilty of polygamy involving isolated sect in Bountiful, B.C.

«CRANBROOK, B.C. — Winston Blackmore was making no apologies Monday after he and another former bishop of an isolated religious community in British Columbia were found guilty of practising polygamy.

“I’m guilty of living my religion and that’s all I’m saying today because I’ve never denied that,” Blackmore told reporters after a judge announced a verdict against him and co-defendant James Oler.

“Twenty-seven years and tens of millions of dollars later, all we’ve proved is something we’ve never denied,” Blackmore said. “I’ve never denied my faith. This is what we expected.”

Blackmore, 60, was married to Jane Blackmore and then married 24 additional women as part of so-called “celestial” marriages involving residents in the tiny community of Bountiful.

Oler, 53, had five wives.

B.C. Supreme Court Justice Sheri Ann Donegan said the “collective force of the evidence” proved the guilt of both men, who were practising members of the Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints, a breakaway Mormon sect that believes in plural marriage.

“His adherence to the practices and beliefs of the FLDS is not in dispute,” Donegan said, reading her written ruling in a Cranbrook, B.C., courtroom.

“Mr. Blackmore … would not deny his faith in his 2009 statement to police. He spoke openly about his practice of polygamy.”

Blackmore was shown a list of his alleged wives and made two corrections to the details, Donegan said.

“Mr. Blackmore confirmed that all of his marriages were celestial marriages in accordance with FLDS rules and practices.”

Blackmore’s lawyer Blair Suffredine told the court he would launch a constitutional challenge of Canada’s polygamy laws. A hearing date is expected to be set next Monday.

Blackmore said it’s not religious persecution that bothers him, but that it’s political persecution and he hopes the challenge will bring about change.

“Twenty-seven years ago adultery was a criminal act. Twenty-seven years ago when they started with us same-sex marriage was criminal,” he said.

“Those people all successfully launched constitutional challenges on the basic right to freely associate. For us I imagine it will be (that) this is entrenched in our faith and I would have been hugely disappointed if I would have been found not guilty of living my religion.”

A decades-long legal fight launched by the provincial government led to a 12-day trial earlier this year. It heard from mainstream Mormon experts, law enforcement who worked on the investigation and Jane Blackmore, a former wife of Winston Blackmore who left the community in 2003.

Oler didn’t retain a lawyer and had the services of Joe Doyle, an amicus curiae, a so-called friend of the court appointed to ensure a fair trial, though he could not offer any legal advice.

Both men’s lawyers argued against the credibility of evidence related to marriage and personal records seized by police in 2008 from the Yearning for Zion Ranch, an FLDS church compound in Texas. The information involved members of the sect in the United States and Canada.

Doyle said important events related to Oler were missing, such as his client’s elevation to presiding elder in the community in June 2004. He also argued the Crown didn’t prove Oler continuously practised polygamy between 1993 and 2009.

“I find that the FLDS marriage records are ultimately reliable,” Donegan said before announcing her verdict against Oler.

“Having concluded the Crown has proven beyond a reasonable doubt that James Oler … practised a marriage with more than one person at the same time I find Mr. Oler guilty of practising polygamy,” Donegan said.

Both Blackmore and Oler remain out on bail. Crown spokesman Dan McLaughlin said the maximum sentence for a conviction of polygamy is five years in prison.

The mainstream Utah-based Church of Jesus Christ of Latter-day Saints officially renounced polygamy in the late 19th century and disputes any connection to the fundamentalist group’s form of Mormonism.

Blackmore and Oler were charged in 2014 for the second time with practising polygamy, more than two decades after allegations that members of the Bountiful community were involved in multiple marriage, sexual abuse and cross-border child trafficking.

Uncertainty over whether the Criminal Code section banning polygamy violated religious rights hovered over the case until 2011 when the B.C. Supreme Court ruled the law was constitutional and that polygamy is a crime.

The constitutional reference case heard that the harms of polygamy outweigh any claims to freedom of religion and include physical and sexual abuse, child brides, the subjugation of women, and the expulsion of young men, the so-called lost boys, who have no women left to marry.»

*

Il nodo è semplicemente questo:

«polygamy is a crime»?

Anche con donne consenzienti?


Bbc. 2017-07-25. Winston Blackmore and James Oler found guilty of polygamy

Two Canadian religious leaders have been found guilty of practising polygamy by the Supreme Court of British Columbia (BC).

*

The trial heard Winston Blackmore, 61, married 24 women. His former brother-in-law James Oler, 53, married five.

They were both charged with one count of polygamy. Each face up to five years in prison.

The landmark ruling is considered a test of the boundaries of religious freedom in Canada.

“The Charter of Rights is the supreme law of Canada but we have to realise that the rights in the Charter are not absolute,” Wally Opal, former BC attorney general told CTV News following Monday’s ruling.

Blackmore and Oler are from Bountiful in southeastern BC, a religious community of about 1,500 people founded in 1946.

Both are former bishops with a breakaway Mormon sect, the Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints (FLDS).

Mr Blackmore was excommunicated from the FLDS in 2002 and replaced by Mr Oler.

The sect has branches in the United States, where it has about 10,000 members.

But attempts to bring the case to trial stumbled over a lack of legal clarity.

In 2011, the BC Supreme Court upheld Canada’s anti-polygamy law as constitutional following a request from BC’s government for a ruling on the issue.

It said the law was a reasonable restriction on religious freedoms in Canada.

The verdict on Monday is unlikely to be the final legal word.

Blackmore’s lawyer, Blair Suffredine, told the court he planned to launch a challenge to the anti-polygamy laws should his client be found guilty.

Legal experts suggest that the case is likely to eventually end up in the Supreme Court of Canada.

Pubblicato in: Religioni

Un Concistoro che continua a contarla lunga sul destino del mondo.

Giuseppe Sandro Mela

2017-05-29.

sepolcro-san-pietro

Un concistoro, dal latino consistorium, è una riunione formale del collegio consultivo di un sovrano. Il termine deriva dal verbo latino consisto, “stare in piedi“, e indica la deferenza dei partecipanti nei confronti dell’imperatore, assiso in trono.

«Il Collegio cardinalizio, definito anche Sacro collegio cardinalizio, o più semplicemente Sacro collegio, è l’insieme dei cardinali della Chiesa cattolica.

Assolve a tre compiti principali:

– Provvede all’elezione del Papa. In conclave però non entrano tutti i membri del Collegio ma solo quei cardinali che non hanno ancora compiuto l’ottantesimo anno di età il giorno precedente l’inizio della Sede vacante.

– Si riunisce collegialmente quando il Papa lo convoca per valutare aspetti generali o specifici del governo della Chiesa universale.

– Ogni cardinale assiste personalmente il Papa nel suo impegno pastorale attraverso gli uffici e gli incarichi a cui è deputato.

Il collegio cardinalizio ha al suo interno un decano, eletto dai sei cardinali vescovi e confermato dal papa.» [Fonte]

*

Lo studio del classico Fliche-Martin, Storia della Chiesa, evidenzia un particolare di non indifferente rilevanza, ossia come la composizione del Sacro Collegio non solo si adegui alle esigenze dei tempi, ma quasi invariabilmente li precorra, talora anche di decenni o ben più lunghi periodi. È una tradizione di scelte oculate e meditate che dura da duemila anni.

Se infatti è vero che la Santa Chiesa è istituzione spirituale volta al Regno Celeste, è altrettanto vero che nella sua sua componente terrena deve confrontarsi con il mondano. In questo campo, duemila anni di tradizione si fanno sentire.

*

SS Papa Franciscus ha tenuto quattro concistori ordinari per la nomina di nuovi cardinali. Al momento, ne ha nominato 56 presi da 39 nazioni differenti, undici delle quali non erano mai state sedi cardinalizie. Quarantaquattro sono cardinali elettori, dodici non elettori.

Scorrere le la lista delle nomine sembrerebbe essere maieutico.

* * * * * * *

Concistoro del 22 febbraio 2014.

    Italia Pietro Parolin, arcivescovo titolare di Acquapendente, Segretario di Stato; creato cardinale presbitero dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela – è il più giovane cardinale italiano vivente;

    Italia Lorenzo Baldisseri, arcivescovo titolare di Diocleziana, segretario generale del Sinodo dei vescovi; creato cardinale diacono di Sant’Anselmo all’Aventino;

    Germania Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo-vescovo emerito di Ratisbona, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; creato cardinale diacono di Sant’Agnese in Agone;

    Italia Beniamino Stella, arcivescovo titolare di Midila, prefetto della Congregazione per il clero; creato cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano;

    Regno Unito Vincent Gerard Nichols, arcivescovo di Westminster (Inghilterra), creato cardinale presbitero del Santissimo Redentore e Sant’Alfonso in via Merulana;

    Nicaragua Leopoldo José Brenes Solórzano, arcivescovo di Managua (Nicaragua), creato cardinale presbitero di San Gioacchino ai Prati di Castello;

    Canada Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X., arcivescovo di Québec (Canada), creato cardinale presbitero di San Giuseppe all’Aurelio;

    Costa d’Avorio Jean-Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio), creato cardinale presbitero di Santa Emerenziana a Tor Fiorenza;

    Brasile Orani João Tempesta, O.Cist., arcivescovo di Rio de Janeiro (Brasile), creato cardinale presbitero di Santa Maria Madre della Provvidenza a Monte Verde;

    Italia Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia), creato cardinale presbitero di Santa Cecilia;

    Argentina Mario Aurelio Poli, arcivescovo di Buenos Aires (Argentina), creato cardinale presbitero di San Roberto Bellarmino;

    Corea del Sud Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seul (Corea del Sud), creato cardinale presbitero di San Crisogono;

    Cile Ricardo Ezzati Andrello, S.D.B., arcivescovo di Santiago del Cile (Cile), creato cardinale presbitero del Santissimo Redentore a Val Melaina;

    Burkina Faso Philippe Nakellentuba Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso), creato cardinale presbitero di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino;

    Filippine Orlando Beltran Quevedo, O.M.I., arcivescovo di Cotabato (Filippine), creato cardinale presbitero di Santa Maria “Regina Mundi” a Torre Spaccata;

    Haiti Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes (Haiti), creato cardinale presbitero di San Giacomo in Augusta – è il primo cardinale di Haiti.

*

Oltre ai sedici cardinali elettori sono stati creati altri tre cardinali ultraottantenni “che si sono distinti per il loro servizio alla Santa Sede e alla Chiesa”:

*

    Italia Loris Francesco Capovilla, arcivescovo titolare di Mesembria, prelato territoriale emerito di Loreto (Italia); creato cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere; deceduto il 26 maggio 2016;

    Spagna Fernando Sebastián Aguilar, C.M.F., arcivescovo emerito di Pamplona e Tudela (Spagna), creato cardinale presbitero di Sant’Angela Merici;

    Dominica Kelvin Edward Felix, arcivescovo emerito di Castries (Saint Lucia), creato cardinale presbitero di Santa Maria della Salute a Primavalle – è il primo cardinale della Dominica.

*

Si tratta del primo concistoro dal 30 giugno 1979 in cui non sono creati nuovi cardinali di Stati Uniti.

* * *

Concistoro del 4 gennaio 2015.

    Francia Dominique Mamberti, arcivescovo titolare di Sagona, prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica; creato cardinale diacono di Santo Spirito in Sassia;

    Portogallo Manuel José Macário do Nascimento Clemente, patriarca di Lisbona (Portogallo); creato cardinale presbitero di Sant’Antonio in Campo Marzio;

    Etiopia Berhaneyesus Demerew Souraphiel, C.M., arcieparca di Addis Abeba degli Etiopi (Etiopia); creato cardinale presbitero di San Romano martire;

    Nuova Zelanda John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda); creato cardinale presbitero di Sant’Ippolito;

    Italia Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo (Italia); creato cardinale presbitero del Sacri Cuori di Gesù e Maria a Tor Fiorenza;

    Vietnam Pierre Nguyên Văn Nhon, arcivescovo di Hanoi (Vietnam); creato cardinale presbitero dei San Tommaso Apostolo;

    Messico Alberto Suárez Inda, arcivescovo di Morelia (Messico); creato cardinale presbitero di San Policarpo;

    Birmania Charles Maung Bo, S.D.B., arcivescovo di Yangon (Birmania); creato cardinale presbitero di Sant’Ireneo a Centocelle – è il primo cardinale della Birmania;

    Thailandia Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok (Thailandia); creato cardinale presbitero di Santa Maria Addolorata;

    Italia Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento (Italia); creato cardinale presbitero dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio;

    Uruguay Daniel Fernando Sturla Berhouet, S.D.B., arcivescovo di Montevideo (Uruguay); creato cardinale presbitero di Santa Galla;

    Spagna Ricardo Blázquez Pérez, arcivescovo di Valladolid (Spagna); creato cardinale presbitero di Santa Maria in Vallicella;

    Panama José Luis Lacunza Maestrojuán, O.A.R., vescovo di David (Panamá); creato cardinale presbitero di San Giuseppe da Copertino – è il primo cardinale di Panama;

    Capo Verde Arlindo Gomes Furtado, vescovo di Santiago di Capo Verde (Capo Verde); creato cardinale presbitero di San Timoteo – è il primo cardinale di Capo Verde;

    Tonga Soane Patita Paini Mafi, vescovo di Tonga (Tonga); creato cardinale presbitero di Santa Paola Romana; all’epoca era il più giovane cardinale vivente – è il primo cardinale di Tonga.

*

Oltre ai quindici cardinali elettori sono stati creati altri cinque cardinali ultraottantenni “che si sono distinti per la loro carità pastorale nel servizio alla Santa Sede e alla Chiesa”:

    Colombia José de Jesús Pimiento Rodríguez, arcivescovo emerito di Manizales (Colombia); creato cardinale presbitero di San Giovanni Crisostomo a Monte Sacro Alto;

    Italia Luigi De Magistris, arcivescovo titolare di Nova, pro-penitenziere maggiore emerito; creato cardinale diacono dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in Via Lata;

    Germania Karl-Joseph Rauber, arcivescovo titolare di Giubalziana, nunzio apostolico emerito in Belgio e Lussemburgo; creato cardinale diacono di Sant’Antonio da Padova a Circonvallazione Appia;

    Argentina Luis Héctor Villalba, arcivescovo emerito di Tucumán (Argentina); creato cardinale presbitero di San Girolamo a Corviale;

    Mozambico Júlio Duarte Langa, vescovo emerito di Xai-Xai (Mozambico); creato cardinale presbitero di San Gabriele dell’Addolorata.

*

SE Dominique Mamberti viene ascritto alla Francia. Tuttavia è nato a Marrakesh ed ha sempre svolto servizio nella Diplomazia Vaticana. È un profondo conoscitore dei problemi africani.

SE Karl-Joseph Rauber è ascritto alla Germania. Tuttavia anche egli ha passato la sua vita apostolica nella Diplomazia Vaticana, riprendo quasi tutto l’iter ecclesiale il ruolo di Nunzio Apostolico in paesi europei.

* * *

Concistoro del 9 ottobre 2016.

    Italia Mario Zenari, arcivescovo titolare di Zuglio, nunzio apostolico in Siria; creato cardinale diacono di Santa Maria alle Grazie delle Fornaci fuori porta Cavalleggeri;

    Rep. Centrafricana Dieudonné Nzapalainga, C.S.Sp., arcivescovo di Bangui (Repubblica Centrafricana); creato cardinale presbitero di Sant’Andrea della Valle; è il più giovane cardinale vivente e il primo originario dalla Repubblica Centrafricana;

    Spagna Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid (Spagna); creato cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere;

    Brasile Sérgio da Rocha, arcivescovo di Brasilia (Brasile); creato cardinale presbitero della Santa Croce in Via Flaminia;

    Stati Uniti Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago (Stati Uniti); creato cardinale presbitero di San Bartolomeo all’Isola;

    Bangladesh Patrick D’Rozario, C.S.C., arcivescovo di Dacca (Bangladesh); creato cardinale presbitero di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e santi martiri canadesi – è il primo cardinale del Bangladesh;

    Venezuela Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida (Venezuela); creato cardinale presbitero dei Santi Giovanni Evangelista e Petronio;

    Belgio Jozef De Kesel, arcivescovo di Malines-Bruxelles (Belgio); creato cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo;

    Mauritius Maurice Piat, C.S.Sp., vescovo di Port-Louis (Mauritius); creato cardinale presbitero di Santa Teresa al Corso d’Italia;

    Stati Uniti Kevin Joseph Farrell, vescovo emerito di Dallas, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita; creato cardinale diacono di San Giuliano Martire;

    Messico Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla (Messico); creato cardinale presbitero dei Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli;

    Papua Nuova Guinea John Ribat, M.S.C., arcivescovo di Port Moresby (Papua Nuova Guinea); creato cardinale presbitero di San Giovanni Battista de’ Rossi – è il primo cardinale della Papua Nuova Guinea;

    Stati Uniti Joseph William Tobin, C.SS.R., arcivescovo di Newark (Stati Uniti); creato cardinale presbitero di Santa Maria delle Grazie a Via Trionfale.

*

Quattro i cardinali non elettori.

    Malesia Anthony Soter Fernandez, arcivescovo emerito di Kuala Lumpur (Malaysia); creato cardinale presbitero di Sant’Alberto Magno – è il primo cardinale della Malaysia;

    Italia Renato Corti, vescovo emerito di Novara (Italia); creato cardinale presbitero di San Giovanni a Porta Latina;

    Lesotho Sebastian Koto Khoarai, O.M.I., vescovo emerito di Mohale’s Hoek (Lesotho); creato cardinale presbitero di San Leonardo da Porto Maurizio ad Acilia – è il primo cardinale del Lesotho.

    Albania Ernest Simoni, presbitero dell’arcidiocesi di Scutari-Pult (Albania); creato cardinale diacono di Santa Maria della Scala.

*

SE Blase Joseph Cupich, oltre ad una intensa attività pastorale diocesana, ha servito nella Nunziatura Apostolica di Washington.

SE Kevin Joseph Farrell, ha studiato presso l’Università di Salamanca e, quindi, la Pontificia Università Gregoriana. Entrato nella Congregazione dei Legionari di Cristo nel 1966, è ordinato sacerdote il 24 dicembre 1978.

SE Joseph William Tobin, è incardinato nella Congregazione del Santissimo Redentore: ha frequentato il St. Joseph’s Preparatory College di Edgerton, Wisconsin, il seminario minore della congregazione. Dopo il diploma, nel 1970, è stato ricevuto nel noviziato della Congregazione per iniziare la sua formazione come membro. Ha fatto la professione temporanea dei voti religiosi il 5 agosto 1972 e la professione perpetua il 21 agosto 1976.

* * *

Concistoro del 28 giugno 2017.

Cinque nuovi cardinali.

    Mali Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako (Mali) – è il primo cardinale del Mali;

    Spagna Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona (Spagna);

    Svezia Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma (Svezia) – è il primo cardinale della Svezia e anche dalla Scandinavia;

    Laos Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vescovo titolare di Acque Nuove di Proconsolare, vicario apostolico di Paksé (Laos) – è il primo cardinale del Laos;

    El Salvador Gregorio Rosa Chávez, vescovo titolare di Mulli, vescovo ausiliare di San Salvador (El Salvador) – è il primo cardinale di El Salvador.

* * * * * * *

Ad oggi il Sacro Collegio è composto da 222 Cardinali, 116 elettori e 106 non elettori.

I Cardinali europei sono scesi a 51 elettori e 57 non elettori.

Ma ciò che più induce a pensare è la composizione.

Sono italiani 24 elettori e 21 non elettori, 45 cardinali sui 108. I francesi hanno solo cinque cardinali elettori ed i tedeschi sono ridotti a tre.

Il fatto nuovo che si confermerebbe anche con questo concistoro sarebbe la scomparsa delle sedi diocesane cardinalizie. Con tale termine si indicano, si indicavano, delle sedi episcopali di tale importanza storica ed attuale da comportare l’elevazione al rango di cardinale del vescovo di tale sede. In pratica, l’automatismo delle diocesi cardinalizie (una regola non scritta) non sarebbe più rispettato. In parole poverissime: mai più carriere pianificate dalla ordinazione sacerdotale alla berretta cardinalizia, passando per studiati incarichi in dicasteri o diocesi, purché approdassero alla porpora.

In Italia sono esempi lampanti la sede vescovile di Torino e quella patriarcale di Venezia. Ma, anche se non coinvolgente il problema cardinalizio, il rinnovo della dirigenza Cei in Italia non scherza affatto.

Restano fuori dal collegio i capi delle grandi diocesi residenziali, quelle che tradizionalmente andavano di pari passo al cappello cardinalizio. Nessun cardinale a Bruxelles, Lisbona, Dublino, e Berlino, tanto per fare qualche esempio europeo.

*

Francia e Germania hanno perso ogni peso nel condizionare i concistori ed anche la ordinaria vita ecclesiale, ove il rango cardinalizio è mandatorio per svolgere funzioni si somma dirigenza.

La cosa non stupisce per nulla.

La generazione ecclesiale ideologicamente post conciliare sta avviandosi al pensionamento senza lasciare discendenza alcuna: non hanno saputo portare alla Chiesa vocazione alcuna. Un solo caso per tutti: nella Baviera condotta dal card. Marx questo anno è entrato in un seminario soltanto un seminarista.

* * * * * * *

In estrema sintesi.

La Santa Chiesa cattolica sta preparandosi a vivere tempi lunghi durante i quali l’Europa, specie quella del Nord, sarà ininfluente sulla storia.

Nota tecnica.

Il mondo ecclesiale percepisce i cardinali italiani come cosmopoliti e, nel loro complesso, equilibrati. Non li associa alla realtà geografica da cui provengono.

Pubblicato in: Religioni, Unione Europea

Germania ed Islam. Deutsche Islam Konferenz.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-17.

Erdogan_braccia_Afp. 001jpg

Di questi tempi si parla spesso degli islamici migrati in Germania, ma molto spesso chi ne parla non ha avuto il tempo di recepire alcune informazioni di base sull’islam tedesco.

Si noti che a fine maggio la Deutsche Islam Konferenz dovrebbe patrocinare un movimento islamico politico, a lei formalmente indipendente, sulla scorta del Denk.

Elezioni Olandesi. Il vero fatto nuovo. Denk.

*

Deutsche Islam Konferenz.

«What is the DIK?

The coalition agreement for the 17th legislative period has agreed to continue the German Islam Conference (DIK). It is considered to be the most important forum between the German state and Muslims living in Germany. The German Minister for Internal Affairs, Dr Thomas de Maizière, announced the continuation and extension of the German Islam Conference, as it promotes harmonisation between the German state and Muslims.

In recent decades, Germany has become more religiously and culturally diverse, above all as a result of immigration by people from predominantly Muslim countries. Approximately four million Muslims now live in Germany. Almost half of these already hold German citizenship.

One specific aim of the German Islam Conference in its first phase was to improve dialogue between the state and Muslims, thereby making a contribution to the social integration of Muslims and their religious law and to social cohesion in Germany and so counteract social polarisation and segregation. The German Islam Conference does not represent and never has represented Muslims in the sense of a religious community. The Federal Ministry of Internal Affairs has primary responsibility for the Conference because this Ministry has traditionally been responsible at government level for relationships with religious communities in Germany.»

*

«The German Islam Conference’s programme.

The plenary meeting of the German Islam Conference approved the programme of work for the second phase of the Conference (DIK) on Monday 17 May 2010.

Building on the results of the first phase in which, above all, the Islam Conference dealt with basic issues and worked out legal conditions, the focus now lies on implementing and embedding the Islam Conference in society. The Conference wishes to concentrate on three major issues:

– 1. Establishing institutionalised co-operation between state and Muslims

– 2. Gender equality as a common value

3. Preventing extremism, radicalisation and social polarisation»

*

«The history of Muslims in Germany.

Even though the presence of Muslims in Germany today is first and foremost a result of the labour migration of the 1960s and 1970s, their origins reach much further back.

The first Muslims came to Germany as prisoners of war from the Siege of Vienna by the Ottomans (1683). The majority of these prisoners were in fact either baptised or returned to their homeland. However, some of them also died here, as evidenced by gravestones from 1689 in Brake and 1691 in Hannover. ….

From the mid-1970s until today the labour migrants have been joined by Muslims who have come to Germany as refugees and asylum seekers mainly from Turkey, Lebanon, Iran, Afghanistan, Bosnia-Herzegovina, Kosovo and Iraq. Mention must also be made of Muslim students and academics. Not only in West Germany did the latter play a leading role in the establishment of Islamic centres and the Islamic unions which sprang up in universities and colleges from the 1990s. Students from Arab brother states (e.g. Syria and Yemen) were the original members of a community which lived modestly in the former GDR, primarily in Leipzig and East Berlin.

The German converts to Islam must not be neglected. Although thought to be relatively low in number, they have played a significant role in the Muslim community at least since the First World War. This is reflected above all in the Central Council of Muslims in Germany.»

*

«In Germania, più di 4 milioni di abitanti sono musulmani (4,9%), rendendo l’Islam la seconda religione del Paese, di cui in maggioranza (74%) di fede sunnita, ma è presente una piccola comunità di sciiti. Nel territorio tedesco si trovano circa 2.500 moschee e oltre 300 000 associazioni islamiche». Dopo il grande afflusso, gli islamici son circa sei milioni, ma si tenga presente che per larga quota sono nella fascia compresa tra i 20 ed i 40 anni.

Ci si ricordi sempre ciò che disse Mr Erdogan:

«Mussulmani in Europa, fate cinque figli ed il futuro sarà vostro».

*


The Local. 2017-05-12. Eight things to know about Islam in Germany

The Muslim community has actually had a presence – though small – in Germany for hundreds of years. Here are more facts you might not know about Islam in the country.

  • 1. First Muslims in Germany date back to the 1600s

The very first Muslims to come to Germany, as far as recorded history goes, arrived as prisoners of war from the Siege of Vienna by the Ottoman Empire in 1683. But many were either baptized or eventually returned to their homelands, according to the German Islam Conference (DIK).

Between 1735 and 1739, more Muslim prisoners of war ended up in Germany during the Russo-Turkish War. In 1739, the Duke of Courland ‘gifted’ 22 Turks to join the so-called “tall guys” – Lange Kerls – Prussian regiment, and a prayer room was set up for them. Tartar and Bosnian Muslims also joined Prussian forces in 1741.

Later, when Prussia and the Ottoman Empire had a more cosy relationship, a number of Muslims began to live in Germany regularly. In 1763, for example, the Prussian court in Berlin established an Ottoman diplomatic position. In 1798 when the third envoy died, Prussian King Frederick William III created a burial site for him, and with it the first Islamic cemetery in Germany, which still stands today along Columbiadamm in Berlin.

The first mosque was constructed during the First World War within a prisoner of war camp in Wünsdorf, just outside Berlin.

The number of practitioners of Islam in Germany remained relatively negligible after that until the 1960s, when a guest worker programme with Turkey brought in large numbers of labourers. The Turkish population in Germany now makes up the largest ethnic minority in the country at around 3 million people with Turkish roots.

  • 2. Around 5 percent of the population is Muslim

The most recent government figures released last year showed that between 4.4 million and 4.7 million Muslims lived in Germany, or between 5.4 to 5.7 percent of the population. This was an increase of about 1.2 million people since the last census in 2011.

The government attributed the growth to the large number of immigrants who came to the country last year, including the record number of nearly 900,000 refugees, many coming from predominantly Muslim countries.

A poll around the same time by Ipsos research group found that Germans tend to overestimate the size of the country’s Muslim population. The survey showed that respondents generally thought Muslims made up as much as 21 percent of the population – roughly quadruple the actual size.

Experts predict that this population could grow by about another percentage point in the next four years.

  • 3. Germany ranks fifth in EU for relative Muslim population size

While Germany has the largest population of Muslims in the European Union in total, its community of Islam followers is not the biggest per capita. One in four (25.3 percent) of Cyprus’ roughly 1.2 million total residents are Muslim, while in Bulgaria about one in seven (13.7 percent) practice Islam, according to a Pew Research Center comparison last year.

Therefore Germany ranks fifth in the EU for the size of its Muslim community relative to the rest of its population, behind France (7.5 percent) and Belgium (5.9 percent). This also places Germany slightly above Austria (5.4 percent) and Greece (5.3 percent).

And when looking at the entire continent of Europe, Russia has the overall largest Muslim population at 14 million people, or 10 percent of its total population, according to Pew.

  • 4. Germans used jihad to fight the First World War

During the First World War, German officials created a newspaper called “El Dschihad” (Jihad) to encourage Muslim soldiers from other countries to fight their “holy war”, according to the German Historical Museum in Berlin.

The newspaper – published in various languages – was distributed to frontline areas, within German prison camps, as well as in places under French, English or Russian reign where Muslims lived.

Even the first mosque constructed in Germany was a part of this strategy, allowing prisoners to practice their religion, and then to teach them about the holy war in order to convince them to fight alongside Germany against the Allies.

  • 5. Islam is not a recognized religious ‘public entity’

Germany’s constitution allows religious groups to become so-called “entities under public law”, which grants them the ability to levy taxes on their members, among other rights.

It’s up to individual states to grant organizations this status, and recognition is based on having a certain number of members, as well as a guarantee of permanence. 

But Islamic practitioners are not organized in the same structured way as Jews or Christians in Germany, meaning they do not quite fit these criteria. Islam in Germany is very diverse, with separate practices broken down across Sunni groups as the most predominant, as well as Alevi, Shiite, Ahmadi, Sufi, Ibadi, and more. A study by the DIK in 2009 found that only 20 percent of Muslims belong to religious organizations or congregations.

“The right to levy ‘church’ taxes – and with this to carry out official activities – cannot be performed with a vague sense of identification according to the standards, and rather must be done only through a legally verifiable membership,” explains German publication Legal Tribune Online as to why Islamic associations generally do not have public status.

“The blanket demand that ‘Islam’ finally be recognized as a religious community is as misleading as the perception that public entity status is only reserved for Christian Churches. What is crucial is whether a Muslim organization fulfills the constitutional requirements.”

The first time a Muslim community became recognized under the public status was in 2013 by the state of Hesse to a local organization.

  • 6. The first Muslim MP was elected in 1994

Cem Özdemir was the first Muslim elected to the Bundestag (German parliament) in 1994 – at least as far as the Central Council of Muslims in Germany knows, their spokesman told The Local.

Özdemir was born in Bad Urach, Baden-Württemberg as the son of a Turkish guest worker. In 1983, he obtained German citizenship. Özdemir told Spiegel in 2008 that he was a “secular Muslim”.

  • 7. North Rhine-Westphalia has generally had the largest Muslim population

Before Germany saw a record number of refugees arrive over the past two years, many from Muslim-majority countries, about one in three Muslims in Germany lived in the most populous state of North Rhine-Westphalia. About one-fifth of Germany’s total population lives in the western state, for comparison.

That’s according to data presented in 2009 by the DIK, which has not done a comparable study since. Because of the way Islam is organized and classified in Germany (as explained in number 5), there is no centralized way of counting the number of Muslims, so estimates rely on surveys.

  • 8. German intelligence agencies have had their eye on radical Islamists since at least 1990s

Both the Central Council of Muslims in Germany and the DIK use their websites to denounce violence, terror and extremism in the name of Islam. The DIK also actively works with the German government to prevent radicalization.

A spokeswoman for domestic intelligence agency BfV told The Local that they have had their eye on possible Islamist extremists since at least the 1990s, but she said their focus on possible terror groups drastically changed after the September 11th 2001 attacks in the US.

That’s because it emerged that members of a Hamburg terror cell had been key operatives in enacting the plane hijackings.

Before 2001, Islamism was tracked as a form of “foreign extremism” by the BfV. After 9/11, it became its own field of analysis for reports and in 2004, Germany set up the Joint Counter-Terrorism Centre in Berlin to connect security authorities at the federal and state levels.

In 2010, after growing concerns about the rise of radical preachers inside the country – like German convert and suspected terrorist group supporter Sven Lau – the BfV spokeswoman said the intelligence agency also started writing official reports and keeping tallies on the estimated number of Salafists.

The Interior Ministry defines the fundamentalist Salafist movement as the “fastest growing form of Islamism in Germany” and says that Salafists pose a “particular threat to the security of Germany”.

“The Salafist spectrum in Germany ranges from political Salafists, who reject violence at least in Germany, to jihadist Salafists, who are generally in favour of violence and also use it,” writes the BfV. “There is no clear dividing line between the two groups.”

Currently the BfV estimates there to be about 10,000 Salafists in Germany. They also estimate there to be about 1,650 people who could be “potential Islamist terrorists”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Religioni, Unione Europea

Germania. Immigrati. Battesimi passati da 17,000 a 178,408. Dio o mammona?

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-10.

2017-05-10__Battesimi__001

La buona fede la si concede sempre, salvo prova contraria.

«The number of protestant baptisms of people over 14 years old has risen, from around 17,000 in 2014 to 178,408 in 2015.»

*

Questa notizia può essere letta da molti punti di vista differenti, anche se almeno in parte complementari.

Primo approccio.

Ammessa e concessa la buona fede, si saluta con gioia l’accaduto. Sarebbe un segno di un elevato proselitismo evangelico dei pastori protestanti e di una altrettanto encomiabile apertura della mentalità dei migranti: le conversioni da islam al cristianesimo sono notoriamente eventi molto, ma molto rari. La conversione sarebbe inoltre un passo importante verso una migliore integrazione.

Secondo approccio.

Di norma gli ambienti islamici reagiscono anche molto violentemente alla conversione al cristianesimo di un loro membro.

«Right now we have five people with us who have been assaulted. One has lost some of his teeth and one of the others has a wound that had to be sewn up».

Questo è uno dei motivi per i quali tipicamente la Chiesa Cattolica accoglie i converti islamici in segreto.

Ciò nonostante, le aggressioni ai convertiti sembrerebbero essere davvero scarse e più verbali che di fatto.

«The aggression towards converts is not new, the Pastor confirmed, but has become normalized.»

Terzo approccio.

«Reports in the German media describe how missionaries have promoted conversion to the refugees for better chances at staying in Germany»

*

«Missionaries targeted Afghan refugees who were threatened with deportation»

*

«When the conversion could lead to the refugee being persecuted in their home country, the case has to be examined further»

*

«the conversion of an asylum seeker will be considered in the asylum application»

*

In poche parole, sembrerebbe essere quasi impossibile che un immigrato convertito possa essere rimandato nel paese di provenienza, ove potrebbe fare una gran brutta fine.

«The decision makers in the asylum process have to judge whether the change of faith was due to real convictions or if it was done due to tactical reasons»

Quarto approccio.

In Germania i cittadini sono tenuti a segnalare nella dichiarazione dei redditi la loro appartenenza religiosa: su tale base lo stato effettuerà una ritenuta, che in taluni casi può arrivare anche al 9% che poi verserà alla chiesa indicata.


Deutsche Welle. 2017-05-10. German churches see rise in baptisms for refugees

Thousands of refugees in Germany are converting from Islam to Christianity, although it could carry a huge personal risk for them. Independent churches are especially seeing many new converts.

*

Gottfried Martens, a pastor at the Protestant Trinity independent church in Berlin, has already baptized 1200 refugees. He started in 2008 with two refugees from Iran who sought out his congregation. They brought an acquaintance with them, who Pastor Martens baptized. Over the years, more and more refugees came with the desire to change their religion. Now Marten’s congregation is well known in Berlin, as hundreds attend sermons there that are given in both German and Persian.

The Iranian and Afghan converts are originally of the Islamic faith. Many of them are “newcomers” who were introduced to the congregation by other Christians. “Many were also in private house-held congregations in Iran or were touched by the Christian faith during their escape journey,” Martens told DW.

“We had to move to another church because there is not enough space. The high point came when the Balkan route was closed,” he said. During the so-called refugee crisis at the beginning of 2016, there were around 250 participants at pre-baptism courses at the Trinity Church. Usually Pastor Martens only teaches around 30 people per course.

Baptism certificate after three months

All of the people that Martens baptized are refugees that speak Persian or some dialect of the language. “For these people it is very important that our congregation is bilingual.” Some of them are waiting for a decision in their asylum process while others have asylum applications that have been rejected. They spend three months in the preparatory courses and then afterwards they have a test in which they have to tell Martens their personal reasons behind the conversion. “There were around 300 people we had to reject,” he said. Others were baptized and received a certificate.

Most of the converted congregation members live in refugee accommodations. “They tell other people from their countries about the congregation and then new people come.” Martens is happy about this interest in the congregation and says the refugees are a blessing. “After everything they’ve been through, I am very thankful that they trust in God and join our congregation.”

The so-called national churches, which include Roman Catholic and Protestant churches in Germany, are also witnessing a high number of baptisms. Although conversions are not recorded separately, “in recent years there has been a noticeable increase in refugee baptisms,” Carsten Split of the Protestant Church in Germany (EKD) told DW. The number of protestant baptisms of people over 14 years old has risen, from around 17,000 in 2014 to 178,408 in 2015. 

The number of baptisms in self-organized independent churches such as the Trinity church is not recorded. The Persian Pentecostal “Alpha and Omega” congregation in Hamburg is also very popular with refugees from Iranian and Afghan backgrounds. On Ascension Day last year the Pastor there, Albert Babjan, did a public mass baptism of 80 refugees in the city park.

Risks

The conversion itself, however, carries many risks. Converts to Christianity are exposed to hostility  in Iran and Afghanistan they face religious persecution. In some instances they could be dealt the death penalty. In the past years there have been more and more reports about converts being attacked in Germany. Pastor Martens says that the refugees who come to his congregation can no longer live in their shelters without being bothered by others.

“Right now we have five people with us who have been assaulted. One has lost some of his teeth and one of the others has a wound that had to be sewn up.” The authorities, according to Martens, haven’t reacted. The security personnel are mostly on the side of the attackers and even though the police are involved “they are not looking further into the matter.”

It’s gone so far that the converts are secretly sneaking out of the refugee homes to attend the church services and are hiding their cross necklaces which they receive after baptism. One refugee convert who was attacked and filed a complaint then received 10 complaints from the other residents saying that he assaulted Muslim women. These claims were made up and served as a way to intimidate him.

The aggression towards converts is not new, the Pastor confirmed, but has become normalized. The attacks are partly the other people of the same nationalities of the converts but also “radical Muslims from different countries.” Although he knows the change of faith represents a danger for people, Marten carries out the baptisms, as do many other churches in Germany.     

Missionaries and ‘rapid conversions’

Reports in the German media describe how missionaries have promoted conversion to the refugees for better chances at staying in Germany. Public broadcaster “Deutschlandfunk” reported of rapid conversions in private apartments by cult-like congregations and of missionaries proselytizing to the refugees. Missionaries targeted Afghan refugees who were threatened with deportation.

According to the Federal Office of Migration and Refugees (BAMF), conversion is “self-created grounds subsequent to fleeing.” When the conversion could lead to the refugee being persecuted in their home country, the case has to be examined further. “The conversion of an asylum seeker will be considered in the asylum application if it is credible,” the BAMF told German news outlet “Spiegel Online.” The decision makers in the asylum process have to judge whether the change of faith was due to real convictions or if it was done due to tactical reasons.

Better chances for Asylum?

“I make it very clear from the beginning, that conversion and baptism do not increase the chances of receiving asylum, rather, it could make it worse,” Martens emphasized. Christian asylum seekers often receive negative responses from the BAMF.  “The BAMF will hardly look at the application if they see it is a Christian from Iran.” Some of those Martens has baptized have already been deported.

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni

Egitto. Ahmed Hosni Taha licenziato in tronco.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-07.

2017-05-06__Al-Azhar __001

«La Camera dei rappresentanti dell’Egitto intende “rinnovare” i sermoni religiosi islamici per “combattere il terrorismo alla radice, stando alle parole del presidente del parlamento monocamerale egiziano, Ali Abdel Al, citato dal quotidiano filo-opposizione “Shorouk”, dopo gli attacchi terroristici contro i copti cristiani a Tanta e Alessandria d’Egitto.»

*

«Il ministero degli Affari islamici dell’Egitto ha annunciato lo scorso 5 aprile che rimuoverà dal suo incarico qualsiasi predicatore che abbia legami con gruppi terroristici o che diffonda idee estremiste,»

*

«proteggere la pratica religiosa da ideologie estremiste»

*

«Il grande imam Al Tayyeb, finora, si è rifiutato di attuare alcune disposizioni volute dal presidente egiziano al Sisi, come l’eliminazione del “divorzio verbale” che garantisce ai mariti musulmani la prerogativa di “ripudiare” la moglie»

*

«Il presidente della prestigiosa università islamica egiziana di Al Azhar, fra i principali istituti di formazione islamica nel mondo, è stato sostituito dopo aver definito “apostata” un intellettuale musulmano riformista. La sostituzione è considerata una risposta alla accuse di non fare abbastanza per combattere l’estremismo religioso. Ahmed Hosni Taha è stato costretto a chiedere scusa giovedì scorso dopo aver definito “apostata” il riformista Islam al Behairy, il quale aveva messo in dubbio alcuni fondamenti della legge islamica. In una dichiarazione, Al Azhar ha annunciato che il grande imam Ahmed al Tayeb, che gestisce l’intera istituzione, ha annunciato la rimozione di Taha dall’incarico di presidente dell’università»

*

al-Ḥākim, sesto Imām fatimide, non avrebbe certo esitato: avrebbe fatto crocefiggere Ahmed Hosni Taha, tutta la sua famiglia ed i suoi amici e conoscenti. Poi, per sovrappeso, tutti i suoi collaboratori, con relativi parenti amici e conoscenti. Infine, tanto per far numero, tutte le concubine non performanti.

Non fan mica più quei bei mussulmani di una volta.


Reuters. 2017-05-06. Egypt’s Al-Azhar university replaces head in apostasy row

The head of Egypt’s Al-Azhar university, the 1,000-year-old seat of Sunni Muslim learning, has been replaced after describing a leading Islamic researcher as an apostate, official media reports said on Saturday.

Al-Azhar said its Grand Imam, Sheikh Ahmed al-Tayeb, had named Mohamed Hussein al-Mahrsawy, dean of the Arabic language faculty, as the university’s acting president following the resignation of Ahmed Hosny and pending the appointment of a permanent successor.

The ahramonline news site said Hosny had quit after being criticized for describing researcher Islam El-Behery, known for controversial interpretations of Islamic jurisprudence, as an apostate.

The shake-up comes as the university, one of the most prominent Sunni academic institutions, faces criticism from Egypt’s parliament and sections of the media, who say its clerics have resisted pressure to modernize their religious discourse to help the fight against extremism.

Al-Azhar last month played host to Pope Francis, who visited Cairo to improve relations between Catholics and Muslims.


Agenzia Nova. 2017-05-06. Egitto: presidente di Al Azhar rimosso dopo accuse di apostasia contro riformisti

Il Cairo, 06 mag 17:25 – (Agenzia Nova) – Il presidente della prestigiosa università islamica egiziana di Al Azhar, fra i principali istituti di formazione islamica nel mondo, è stato sostituito dopo aver definito “apostata” un intellettuale musulmano riformista. La sostituzione è considerata una risposta alla accuse di non fare abbastanza per combattere l’estremismo religioso. Ahmed Hosni Taha è stato costretto a chiedere scusa giovedì scorso dopo aver definito “apostata” il riformista Islam al Behairy, il quale aveva messo in dubbio alcuni fondamenti della legge islamica. In una dichiarazione, Al Azhar ha annunciato che il grande imam Ahmed al Tayeb, che gestisce l’intera istituzione, ha annunciato la rimozione di Taha dall’incarico di presidente dell’università. Al Behairy ha criticato alcuni scritti sunniti considerati fonte di ispirazione per gli estremisti, così come alcuni libri di giurisprudenza islamica usati di Al Azhar, definendoli non conformi ai tempi moderni. Nel dicembre 2015, Al Behairy era stato condannato a un anno di carcere per ” insulto alla religione”, ma è stato rilasciato dopo il aver ricevuto la grazia dal presidente Abdel Fatah al Sisi.
Al Azhar è in questi giorni oggetto di un disegno di legge che intende modificare le norme che regolano il prestigioso centro islamico. Il testo ha suscitato numerose polemiche in Egitto perché, fra le altre cose, introdurrebbe cambiamenti radicali nella nomina dei membri dell’Alto consiglio degli studiosi di Al Azhar, responsabile della nomina del grande imam e del gran muftì d’Egitto; quest’ultimo ha l’ultima parola sulle condanne a morte nel paese arabo. Secondo Abu Hamed, membro dell’ufficio politico del blocco parlamentare “Da’am Misr” (Sostegno dell’Egitto), la proposta di legge “non ha difetti costituzionali e garantisce la piena indipendenza di al Azhar”. Il grande imam Al Tayyeb, finora, si è rifiutato di attuare alcune disposizioni volute dal presidente egiziano al Sisi, come l’eliminazione del “divorzio verbale” che garantisce ai mariti musulmani la prerogativa di “ripudiare” la moglie. Secondo le statistiche ufficiali, vi è un divorzio ogni quattro minuti in Egitto, che con i suoi 90 milioni di abitanti è il paese arabo più popoloso al mondo.
La Camera dei rappresentanti dell’Egitto intende “rinnovare” i sermoni religiosi islamici per “combattere il terrorismo alla radice, stando alle parole del presidente del parlamento monocamerale egiziano, Ali Abdel Al, citato dal quotidiano filo-opposizione “Shorouk”, dopo gli attacchi terroristici contro i copti cristiani a Tanta e Alessandria d’Egitto. “Abbiamo stabilito di istituire un Consiglio patriottico per combattere il terrorismo”, ha detto Abdel Al durante una sessione parlamentare pubblica. “Questo Consiglio stabilirà una strategia per combattere il terrorismo attraverso il dialogo religioso e l’educazione: non possiamo aspettare nessuno per rinnovare il discorso religioso”, ha detto ancora Abdel Al.

Il ministero degli Affari islamici dell’Egitto ha annunciato lo scorso 5 aprile che rimuoverà dal suo incarico qualsiasi predicatore che abbia legami con gruppi terroristici o che diffonda idee estremiste, come riferito dal quotidiano “Al Ahram”, aggiungendo che, secondo il ministero, lo scopo del provvedimento è proteggere la pratica religiosa da ideologie estremiste. Il ministro degli Affari islamici egiziano, Mohamed Mokhtar Gomaa, aveva annunciato nell’autunno scorso l’avvio di una collaborazione tra il suo ministero e quelli dei Giovani e della Cultura per riformare i sermoni religiosi. L’obiettivo, aveva fatto sapere il ministro, è “applicare le direttive date dal presidente Al Sisi nel corso del congresso per i giovani di Sharm el Sheikh, in collaborazione con l’università islamica di al Azhar e con la chiesa copta egiziana”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Trump ripristina la libertà religiosa. – Testo completo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-05.

reni-guido-san-michele-arcangelo-schiaccia-satana-1636

«Federal law protects the freedom of Americans and their organizations to exercise religion and participate fully in civic life without undue interference by the Federal Government.»

*

«All executive departments and agencies (agencies) shall, to the greatest extent practicable and to the extent permitted by law, respect and protect the freedom of persons and organizations to engage in religious and political speech»

*

«The Secretary of the Treasury, the Secretary of Labor, and the Secretary of Health and Human Services shall consider issuing amended regulations, consistent with applicable law, to address conscience-based objections to the preventive-care mandate promulgated under section 300gg-13(a)(4) of title 42, United States Code.»

* * * * * * * *

«President Trump signed an executive order Thursday to make it easier for churches to participate in politics and to protect faith-based groups from being forced to pay for abortion services under Obamacare, proclaiming, “We are giving our churches their voices back.”»

*

«At a National Day of Prayer ceremony in the White House Rose Garden, Mr. Trump signed the order directing the IRS not to “unfairly target” the tax-exempt status of churches and other religious organizations who engage in political speech»

*

«“The federal government will never ever penalize any person for their protected religious beliefs,” Mr. Trump said.

While the action was long awaited on the right, some conservatives said they’re disappointed that it doesn’t go far enough.»

*

«The action will direct the IRS to immediately “exercise maximum enforcement discretion to alleviate the burden” of the so-called Johnson Amendment, a tax provision dating from 1954»

*

«With this executive order, we are ending the attacks on your religious liberty»

*

«No one should be censoring sermons or targeting pastors …. »

*

«We must never infringe on the noble tradition of change from the church, and progress from the pew»

*

«This is just the first bite at the apple, not the last»

*

«Americans cannot rely on the discretion of IRS agents, some of whom have abused that discretion for years to silence pastors and intrude into America’s pulpits, …. Nor does the outline do anything to prevent a future, hostile administration from wielding its power to penalize any church who dares exercise its constitutionally protected freedoms in a manner that displeases those in authority. A legislative problem like the Johnson Amendment demands a legislative solution»

*

«For too long the federal government has used the state as a weapon against people of faith»

*

«Exit polls in November showed Trump defeating Democratic nominee Hillary Clinton 80 percent to 16 percent among white evangelical Christians»

* * * * * * *

Cosa fosse il Johnson Amendment è stato già esposto in dettaglio.

Stati Uniti. Il problema del Johnson Amendment.

Questo Executive Order tratta molti argomenti, tra i quali ne enucleiamo alcuni., per somma sintesi.

– «shall consider issuing amended regulations, consistent with applicable law, to address conscience-based objections to the preventive-care mandate». Nessuna persona potrà più essere portata in giudizio, incarcerata o licenziata perché obiettore di coscienza. Ciò vale per esempio per quanti si rifiutassero di eseguire aborti oppure favorire nuzialità alternative. È la fine di una feroce persecuzione durata fin troppo tempo tra l’omertoso silenzio generale.

– «respect and protect the freedom of persons and organizations to engage in religious and political speech». I cristiani potranno parlare liberamente esprimendo in modo compiuto il proprio pensiero, senza il terrore di essere portati in giudizi e condannati a severe pene detentive.

– È abolito quel comma del Johnson Amendment «However, certain voter education activities as well as voter registration and get-out-the-vote drives, if conducted in a non-partisan manner, are not prohibited» che permetteva alle sole ong liberals democratiche, le uniche considerate “non-partisan” dai giudici, di essere le uniche voci in tutta l’America, essendo tutti gli altri costretti al silenzio.

*

È l’inizio della fine della dittatura del pensiero unico liberal democratico.


The White House. 2017-05-04. Presidential Executive Order Promoting Free Speech and Religious Liberty

EXECUTIVE ORDER

– – – – – – –

PROMOTING FREE SPEECH AND RELIGIOUS LIBERTY

By the authority vested in me as President by the Constitution and the laws of the United States of America, in order to guide the executive branch in formulating and implementing policies with implications for the religious liberty of persons and organizations in America, and to further compliance with the Constitution and with applicable statutes and Presidential Directives, it is hereby ordered as follows:

Section 1.  Policy.  It shall be the policy of the executive branch to vigorously enforce Federal law’s robust protections for religious freedom.  The Founders envisioned a Nation in which religious voices and views were integral to a vibrant public square, and in which religious people and institutions were free to practice their faith without fear of discrimination or retaliation by the Federal Government.  For that reason, the United States Constitution enshrines and protects the fundamental right to religious liberty as Americans’ first freedom.  Federal law protects the freedom of Americans and their organizations to exercise religion and participate fully in civic life without undue interference by the Federal Government.  The executive branch will honor and enforce those protections.

Sec. 2.  Respecting Religious and Political Speech.  All executive departments and agencies (agencies) shall, to the greatest extent practicable and to the extent permitted by law, respect and protect the freedom of persons and organizations to engage in religious and political speech.  In particular, the Secretary of the Treasury shall ensure, to the extent permitted by law, that the Department of the Treasury does not take any adverse action against any individual, house of worship, or other religious organization on the basis that such individual or organization speaks or has spoken about moral or political issues from a religious perspective, where speech of similar character has, consistent with law, not ordinarily been treated as participation or intervention in a political campaign on behalf of (or in opposition to) a candidate for public office by the Department of the Treasury.  As used in this section, the term “adverse action” means the imposition of any tax or tax penalty; the delay or denial of tax-exempt status; the disallowance of tax deductions for contributions made to entities exempted from taxation under section 501(c)(3) of title 26, United States Code; or any other action that makes unavailable or denies any tax deduction, exemption, credit, or benefit.

Sec. 3.  Conscience Protections with Respect to Preventive-Care Mandate.  The Secretary of the Treasury, the Secretary of Labor, and the Secretary of Health and Human Services shall consider issuing amended regulations, consistent with applicable law, to address conscience-based objections to the preventive-care mandate promulgated under section 300gg-13(a)(4) of title 42, United States Code.

Sec. 4.  Religious Liberty Guidance.  In order to guide all agencies in complying with relevant Federal law, the Attorney General shall, as appropriate, issue guidance interpreting religious liberty protections in Federal law.

Sec. 5.  Severability.  If any provision of this order, or the application of any provision to any individual or circumstance, is held to be invalid, the remainder of this order and the application of its other provisions to any other individuals or circumstances shall not be affected thereby.   

Sec. 6.  General Provisions.  (a)  Nothing in this order shall be construed to impair or otherwise affect:

(i)   the authority granted by law to an executive department or agency, or the head thereof; or 

(ii)  the functions of the Director of the Office of Management and Budget relating to budgetary, administrative, or legislative proposals.

(b)  This order shall be implemented consistent with applicable law and subject to the availability of appropriations.

(c)  This order is not intended to, and does not, create any right or benefit, substantive or procedural, enforceable at law or in equity by any party against the United States, its departments, agencies, or entities, its officers, employees, or agents, or any other person.

DONALD J. TRUMP

THE WHITE HOUSE,

May 4, 2017.


The Washington Times. 2017-05-04. Trump gives churches ‘their voices back’ with approval take part in partisan politics.

President Trump signed an executive order Thursday to make it easier for churches to participate in politics and to protect faith-based groups from being forced to pay for abortion services under Obamacare, proclaiming, “We are giving our churches their voices back.”

At a National Day of Prayer ceremony in the White House Rose Garden, Mr. Trump signed the order directing the IRS not to “unfairly target” the tax-exempt status of churches and other religious organizations who engage in political speech.

“The federal government will never ever penalize any person for their protected religious beliefs,” Mr. Trump said.

While the action was long awaited on the right, some conservatives said they’re disappointed that it doesn’t go far enough.

The president’s order is aimed at easing an IRS provision that prohibits churches from directly opposing or endorsing political candidates. The action will direct the IRS to immediately “exercise maximum enforcement discretion to alleviate the burden” of the so-called Johnson Amendment, a tax provision dating from 1954.

The directive also will allow non-profit organizations to deny certain health coverage for religious reasons. It’s aimed at protecting Christian groups like Little Sisters of the Poor, who have waged a court battle against the government mandate under Obamacare, from being forced to pay for abortion services.

Health and Human Services Secretary Tom Price said his agency will use the order to “re-examine” Obamacare’s mandate on contraceptive services.

“We will be taking action in short order to follow the president’s instruction to safeguard the deeply held religious beliefs of Americans who provide health insurance to their employees,” Mr. Price said.

As Mr. Trump spoke about the Little Sisters’ case, he even invited some of the nuns in the audience to join him on the stage.

“Your long ordeal will soon be over,” the president told the nuns.

When one of the sisters told Mr. Trump the court case has been going on for five years, the president asked her, “You had good lawyers?”

“Where are your lawyers?” the president asked, scanning the audience. “Stand up, c’mon, stand up. Do you mind if I use your lawyers? Good job.”

He added, “With this executive order, we are ending the attacks on your religious liberty.”

The Affordable Care Act requires insurance plans to cover contraceptives at no cost to patients. After the Supreme Court ruled that the mandate violated the Religious Freedom Restoration Act, the government created an accommodation for closely held, for-profit businesses that have a religious objection, which involves filling out a form to arrange for a third party to provide coverage instead.

But the Little Sisters and several other religious groups say the accommodation still forces them to be complicit in providing people with contraception against their religious beliefs.

The president devoted most of his comments to ending the restrictions of the Johnson Amendment, saying he was halting “a financial threat against the faith community.”

“No one should be censoring sermons or targeting pastors,” the president said to thunderous applause from the audience of religious and conservative leaders, including Dr. Franklin Graham. “In America, we do not fear people speaking freely from the pulpit. We embrace it.”

Mr. Trump noted that the nation “has a rich tradition of social change beginning in our pews and in our pulpits.”

“Perhaps there is no greater example than the historic role of the African-American church as the agent for social progress, spurring our nation to greater justice and equality,” he said. “We must never infringe on the noble tradition of change from the church, and progress from the pew.”

By administratively removing the Johnson Amendment, Faith & Freedom Coalition Chairman Ralph Reed said, the president’s order “removes a sword of Damocles that has hung over the faith community for decades.”

He said ending the Obamacare mandates that violate the religious faith of the Little Sisters of the Poor and other faith-based nonprofits “lifts a cloud of fear over people of faith and ensures they will no longer be subjected to litigation, harassment and persecution simply for expressing their religious beliefs.”

“This is just the first bite at the apple, not the last,” Mr. Reed said. We still support the full statutory repeal of the Johnson Amendment and Obamacare mandates, but this order is a giant step in the right direction in protecting the First Amendment rights of Christians and other Americans of conscience and faith.”

Some conservatives are expressing disappointment that the president’s action doesn’t go far enough to guarantee religious liberty protections.

Senior Counsel Gregory Baylor, senior counsel of the conservative Christian legal advocacy group Alliance Defending Freedom, said the executive order leaves Mr. Trump’s campaign promises “unfulfilled.” He argued that directing the IRS to use its discretion isn’t strong enough.

“Americans cannot rely on the discretion of IRS agents, some of whom have abused that discretion for years to silence pastors and intrude into America’s pulpits,” he said. “Nor does the outline do anything to prevent a future, hostile administration from wielding its power to penalize any church who dares exercise its constitutionally protected freedoms in a manner that displeases those in authority. A legislative problem like the Johnson Amendment demands a legislative solution.”

Mr. Baylor also said the order offers “no specific relief” to families such as the Donald and Ellen Vander Boon, owners of a meatpacking company in Michigan, who face action by the Department of Agriculture that could close their business. The government has threatened them with the loss of inspections over their placement of literature in an employee lunch room that expressed their opposition to same-sex marriage based on religious grounds.

He said the president’s pledge of regulatory relief on Obamacare is “disappointingly vague.”

And a government watchdog group, Public Citizen, warned that Mr. Trump’s action could lead to more “unaccountable” money influencing elections.

“This executive order may go down in history as the ‘Citizens United’ of church/state separation in the context of political spending,” said Robert Weissman, president of Public Citizen. “If carried out, the executive order would enable evangelical, social conservative and other churches to operate as dark money funnels — with even less disclosure and reporting required for social welfare organizations and trade associations.”

The event in the Rose Garden began with a guitar performance by Steven Curtis Chapman, a Christian music singer and social activist, who thanked Mr. Trump and sang two songs, including an acoustic version of The Lord’s Prayer.


Boston Globe. 2017-05-04. Trump signs executive order to weaken IRS rule against church political activity

WASHINGTON – President Donald Trump on Thursday said he would direct the Internal Revenue Service to relax enforcement of rules barring tax-exempt churches from participating in politics as part of a much-anticipated executive order on religious liberties.

The order – which Trump formally unveiled in a Rose Garden ceremony with Christian leaders – also offers unspecified ‘‘regulatory relief’’ for religious objectors to an Obama administration mandate, already scaled back by the courts, that required contraception services as part of health plans, the officials said.

‘‘For too long the federal government has used the state as a weapon against people of faith,’’ Trump said, later telling the religious leaders gathered for the event that ‘‘you’re now in a position to say what you want to say . . . No one should be censoring sermons or targeting pastors.’’

But the sweep of the order – unveiled on a National Day of Prayer – was significantly narrower than a February draft, which had alarmed civil libertarians, gay rights and other liberal advocacy groups and prompted threats of lawsuits.

Among other things, that version included a controversial provision that could have allowed federal contractors to discriminate against LGBT employees or single mothers on the basis of faith.

The order released Thursday instead included a blanket statement that ‘‘it is the policy of the administration to protect and vigorously promote religious liberty.’’

While Trump’s action was applauded by many in the Rose Garden, some religious groups criticized him for what they characterized as a vague directive that didn’t live up to his campaign rhetoric.

‘‘We strongly encourage the president to see his campaign promise through to completion and to ensure that all Americans – no matter where they live or what their occupation is – enjoy the freedom to peacefully live and work consistent with their convictions without fear of government punishment,’’ said Gregory Baylor, senior counsel for the pro-fatith group Alliance Defending Freedom

As a candidate and shortly after taking office, Trump declared he would ‘‘totally destroy’’ what’s known as the Johnson Amendment, a six-decade-old ban on churches and other tax-exempt organizations supporting political candidates.

The provision is written in the tax code and would require an act of Congress to repeal fully.

The order instead directs the Internal Revenue Service to ‘‘exercise maximum enforcement discretion of the prohibition.’’ Such a direction could be subject to legal challenge and would not necessarily extend beyond a Trump presidency.

‘‘President Trump’s executive order removes a sword of Damocles that has hung over the faith community for decades by administratively repealing the Johnson Amendment and restoring the right to political speech by pastors, churches and ministries,’’ Ralph Reed, chairman of the Faith & Freedom Coalition and a leading advocate of repealing the prohibition, said in a statement.

Violations of the Johnson Amendment are infrequently pursued by the IRS, but evangelicals claim it has been used selectively against them, preventing Christian leaders from speaking freely in church.

The amendment is named for Lyndon B. Johnson, who introduced it in the Senate in 1954, nine years before he became president.

The provision applies to all tax-exempt organizations, including many colleges and foundations.

Under current law, churches are free to promote political candidates but must forgo such activity to obtain tax-exempt status.

The repeal of the Johnson Amendment is also being written into the tax legislation being developed in the House of Representatives, according to congressional aides.

But both the provision and the broader legislation face substantial hurdles.

Trump’s religious liberties order was aimed at a key part of his base: Exit polls in November showed Trump defeating Democratic nominee Hillary Clinton 80 percent to 16 percent among white evangelical Christians.

Conservative Christian churches have become increasingly concerned that the federal government could come after their tax-exempt status if they profess opposition to gay rights and same-sex marriage. But some pastors have endorsed the Johnson amendment, arguing it protects what is supposed to be a spiritual haven from the pernicious intrusion of politics.

Before the release of the order, critics were particularly concerned about a provision in the February draft providing leeway to federal contractors to discriminate in the name of religious freedom.

That provision was not included in Thursday’s order.

A provision that was included in the order is a response to the issue raised in the prominent Hobby Lobby and Little Sisters of the Poor cases before the Supreme Court – whether employers must comply with the Affordable Care Act’s requirement that insurance cover contraception for women.

In the Hobby Lobby case, the court said some employers can opt out of paying for their employees’ birth control coverage for religious reasons. Afterward, the Obama administration announced new rules to allow for the insurance company to pay for the contraception instead.

The order calls for ‘‘regulatory relief’’ for those parties but does not spell out what that might entail. The White House official who briefed the media on Wednesday night did not elaborate.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Islamizzazione dell'Occidente, Religioni

Germania. I tedeschi ‘costernati’ stentano ad integrarsi con i turki.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-20.

2017-04-19__Germania. Turki integrati Col c@@o.__001

Rispetto ad altre nazioni la Germania ha il pregio di essere costantemente ripetitiva, caratteristica che la rende molto facilmente prevedibile.

Qualsiasi biblioteca degna di quel nome ha una raccolta del Völkischer Beobachter, «Osservatore popolare», organo ufficiale del partito nazionalsocialista. Leggere le edizioni di fine luglio 1943 è maieutico.

Il 23 luglio il Bomber Command lanciò contro la città di Amburgo una serie di incursioni impiegando oltre tremila bombardieri strategici, che si schermavano dietro un muro di “window“, piccole strisce di carta stagnola che misero fuori uso i radar tedeschi. Il 74% di Amburgo fu rasa al suolo, cinquemila fabbriche furono distrutte, unitamente agli otto cantieri navali: tra morti e feriti si conteggiarono un minimo di 100,000 perdite.

Il Völkischer Beobachter pubblicò articoli “esterrefatti” di come avesse potuto succedere un fatto del genere: quello di Amburgo era il primo bombardamento in grande stile degli agglomerati urbani tedeschi. Non solo: quegli screanzati degli Alleati avevano alla fine compiuto più di una decina di incursioni consecutive con perdite minime. I loro aerei da bombardamento giravano quasi indisturbati sulla Germania e bombardavano dove e quando volevano.

I fatti, e fatti ben evidenti, contraddicevano sfacciatamente quanto fino ad allora sostenuto dalla propaganda ufficiale, ossia che la Germania fosse inattaccabile, che gli alleati mai e poi mai si sarebbero azzardati a fare cose del genere, che la Luftwaffe era forza preponderante.

Il grande risultato di questi bombardamenti fu la messa a nudo di un’altra caratteristica tipica dei tedeschi: fino a tanto che non sono presi a cannonate o bombardati per benino non capiscono proprio nulla, si crogiolano nelle loro illusioni megalomani. Quando invece iniziano contare i propri morti, allora mostrano qualche barlume intellettivo. Più morti contano e meglio ragionano.

* * * * * * *

Le elezioni turke hanno avuto sui tedeschi lo stesso effetto dei bombardamenti di Amburgo: li hanno portati a capire quello che uno scugnizzo napoletano avrebbe capito benissimo trenta anni fa. Che volete che si dica? Sono un po’ lenti di comprendonio.

*

«The latest unofficial results show 51.4 percent of voters in Turkey backed plans for an overhaul of the political system which will give Erdogan sweeping new powers, while support among 1.4 million eligible voters in Germany was far higher, at 63 percent»

*

«In the western city of Essen, as many as 75.9 percent backed the “yes” campaign»

*

«Germany is home to some 3 million people with Turkish roots and some politicians said the loyalty many showed to Erdogan, …. pointed to a rejection of democratic values»

*

«Experts say many second and third generation Turks have not successfully integrated into wider German society and language is a problem»

*

«The local mosques are polling stations for (Turkey’s ruling party) the AKP»

*

«They wanted to protest about what they have felt for decades … That they feel discriminated against, that they feel excluded»

Ricapitolando.

I turki se ne impippano dei ‘valori‘ tedeschi. E questo sarebbe ancora il meno. Si lagnano anche ad alta voce che in Germania si sentono “discriminated” ed anche “excluded“. In parole povere. sono i tedeschi a doveri integrare con i turki, mica il contrario.

* * * * * * * *

Ma la vetta dello stupore e della costernazione corona il Deutsche Welle, organo di stampa governativo, maso chiuso dei socialdemocratici ideologizzati, degno successore del Völkischer Beobachter nazionalsocialista.

«More than 63 percent of the Turkish population in Germany cast “yes” votes in last Sunday’s referendum on enhancing the power and scope Turkish presidency»

*

«the number of votes from Germany amounted to 0.23 percent of the total, where just over 51 percent of voters agreed to give current Turkish President Recep Tayyip Erdogan sweeping powers»

*

«German population with Turkish roots helps Erdogan win»

*

«It wasn’t exorbitant, but the expat Turkish vote has hit a nerve»

*

«hundreds of thousands of Turks living in Germany are loyal to Germany on an “economic and social level,” – but on a “political and ideological level, they are loyal to Er­do­gan»

*

«existing conflict between Turkey and the EU, between a Christian and a predominantly Muslim society»

*

«Germany has a community of about three million residents with Turkish roots»

* * * * * * * *

Il cuore del problema è racchiuso in pochissime parole:

«many second and third generation Turks

have not successfully integrated»

*

Nessun turko e nessun musulmano potrà mai “integrarsi” nella attuale Weltanschauung tedesca ed occidentale in genere. Soltanto un tedesco liberal oppure socialista ideologico poteva credersi questa barzelletta.

Mentre turki ed islamici possono benissimo convivere con i cristiani cattolici, secoli di storia lo attestano, i “valori” basati sul rigetto attivo della religione e della tradizione, il relativismo etico e morale che consegue al processo sincretico, e quella sorta di religione cultuale della morte professata dagli attuali occidentali sono in stridente contrasto con la visione di vita islamica. Turki ed islamici non ne vogliono sapere proprio nulla. Così come non ne vogliono sapere di una “democrazia” intesa ed estinta nel “suffragio universale“. Loro vogliono Erdogan.

Tollerano la coabitazione, assorbono taluni costumi di vita, ma non ci si illuda: vestirsi all’occidentale invece che indossare il caftano non implica minimamente pensarla come pensa Frau Merkel.

Ed è stato proprio il voto dei turki che vivono in Germania quello determinante per la vittoria di Mr Erdogan. Brava Frau Merkel, li hai allevati bene.

 *

Ora i tedeschi iniziano a capire che se li sono presi in casa, ed iniziano anche a razionalizzare come grazie alla cultura occidentale della morte gli islamici procreino mentre loro sono sterili nella mente, nel cuore e, quindi, nell’utero.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Già.

Erdogan ai turchi che vivono in Europa: “Fate almeno cinque figli, il futuro è vostro”

I turki crescono di numero, e votano. I tedeschi autoctoni decrescono di numero, ed i morti non votano.

Elezioni Olandesi. Il vero fatto nuovo. Denk.

Quindici anni, e gli equilibri numerici saranno rotti: e con il suffragio universale il voto di un turco vale il voto di un tedesco.

Oggi sono state le elezioni turke, domani saranno quelle tedesche, dopodomani quelle per il parlamento europeo, e così via. Ed ogni giorno che passa il numero dei turki e degl islamici aumenta e quello degli autoctoni diminuisce: assassinano i loro stessi figli con l’aborto generalizzato. E chi sfuggisse avrebbe un radioso avvenire di diversamente senziente ed alteramente pensante.

*

Conclusioni.

Adesso che è troppo tardi i tedeschi iniziano a rendersi conto del macello che hanno fatto.

La loro Weltanschauung liberal e socialista li sta portando alla rovina, così come la loro cultura della morte. Si stanno suicidando con la loro cultura di morte.

Non sono turki ed islamici a doversi integrare con i tedeschi assimilandone gli ideali di vita: sono i tedeschi che dovranno imparare ad assimilasi ai turki ed agli islamici.

Gli anni di predominio islamico in Germania saranno terribili per gli autoctoni: la pagheranno e con gli interessi. I turki non sono per nulla buonisti. Quindici anni e le femine tedesche marceranno a passo dell’oca: ne vedremo delle belle!

A fine maggio si terrà la prima riunione dei partiti islamici che operano in Europa. Un mese dopo, a fine giugno in un ridente paesino mitteleuropeo, si riuniranno i rappresentanti di tutte le principali organizzazioni informali anti-establishment: non i partiti politici, bensì quelle che operano come supporter.

Per liberals, socialisti ideologici e per i loro sostenitori si prospettano tempi duri: il redde rationem si sta avvicinando a grandi passi.

Costernazione“? Terrore di essere trattati per come hanno trattato.

E così saranno trattati: tutti, non uno escluso. Nessuno si faccia illusioni di sorta.


Reuters. 2017-04-19. Pro-Erdogan vote among Turks in Germany unleashes integration row

Shocked by the support among Turks in Germany for handing new powers to President Tayyip Erdogan in Sunday’s referendum, several senior German lawmakers called on Tuesday for the rules on dual citizenship to be tightened.

The latest unofficial results show 51.4 percent of voters in Turkey backed plans for an overhaul of the political system which will give Erdogan sweeping new powers, while support among 1.4 million eligible voters in Germany was far higher, at 63 percent.

In the western city of Essen, as many as 75.9 percent backed the “yes” campaign, although some commentators cautioned that turnout in Germany was only 44 percent.

Germany is home to some 3 million people with Turkish roots and some politicians said the loyalty many showed to Erdogan, a leader viewed by many in the European Union as increasingly authoritarian, pointed to a rejection of democratic values.

“Those in a liberal country like Germany who vote to abolish freedom in Turkey or to limit it have obviously not accepted our values,” said Free Democrat (FDP) leader Christian Lindner, adding that Turks in Germany must respect its constitution.

Senior politicians in Chancellor Angela Merkel’s conservatives called for action.

“It is important that we reverse the changes that made it easier to get dual citizenship,” said Bavarian conservative Stephan Mayer. The rules were relaxed in 2000 and 2014.

About five months before a federal election, the right-wing Alternative for Germany (AfD), polling at between 7 and 11 percent, demanded a complete end to dual citizenship for Turks.

“That it needed a referendum in Turkey for the conservatives to realize that integration, above all of Turks, has failed, shows how removed they are,” said Emil Saenze, deputy head of the AfD parliamentary group in Baden-Wuerttemberg.

Many Turks came to West Germany after World War Two, providing labor for its “economic miracle”. Experts say many second and third generation Turks have not successfully integrated into wider German society and language is a problem.

The head of the Turkish Communities in Germany said those who backed Erdogan were protesting against their situation in the country.

“They wanted to protest about what they have felt for decades,” Gokay Sofuoglu told SWR radio. “That they feel discriminated against, that they feel excluded,” he said.

Observers also point out that many Turks in Germany come from conservative, rural areas of Turkey such as Anatolia and that the largest association of mosques in Germany, Ditib, brings in imams from Turkey.

“The local mosques are polling stations for (Turkey’s ruling party) the AKP,” sociologist Necla Kelek told Bild daily.


Deutsche Welle. 2017-04-19. Why many Turks in Germany voted ‘yes’ in Erdogan’s referendum

Hundreds of thousands of expat Turkish citizens in Germany voted in favor of giving sweeping new powers to the office of the Turkish president. Many Germans, and Turks who voted “no,” are taken aback.

*

More than 63 percent of the Turkish population in Germany cast “yes” votes in last Sunday’s referendum on enhancing the power and scope Turkish presidency.

According to Yunus Ulusoy of the Essen-based Center for Turkey Studies and Integration Research (ZfTI,) the number of votes from Germany amounted to 0.23 percent of the total, where just over 51 percent of voters agreed to give current Turkish President Recep Tayyip Erdogan sweeping powers.

All the same, the percentage of “yes” votes by Turks living in Germany prompted Germany’s mass-selling daily newspaper Bild to run with the headline “German population with Turkish roots helps Erdogan win.”

Voter turnout of in Germany was about 49 percent – so all in all, less than half a million Turkish residents in Germany eligible to vote in the referendum supported President Erdogan’s bid to end the country’s current parliamentary political system.

Germany has a community of about three million residents with Turkish roots, roughly half of whom were entitled to vote in Sunday’s referendum.

Consternation in Germany

It wasn’t exorbitant, but the expat Turkish vote has hit a nerve.

The head of Germany’s Greens Party said on Tuesday that some Turkish citizens living in Germany seem to think they can “get away with touching the constitution with just the tips of their toes.” To be happy in the long run in Germany, people have to completely accept the “values and constitution of our country,” said 51-year-old Cem Öz­de­mir, himself of Turkish descent.

Germany is going to have to accept the fact that hundreds of thousands of Turks living in Germany are loyal to Germany on an “economic and social level,” – but on a “political and ideological level, they are loyal to Er­do­gan,” commented Christian Democratic (CDU) politician Wolf­gang Bos­bach.

Protest against adopted homeland

Largely, their vote was a form of protest, said Detlef Pollack, a professor of sociology of religion at Münster University who has conducted extensive studies on the integration of Turks living in Germany.

“Older men in particular like the fact that someone is finally showing the West, the EU, how things should be; it’s an expression of defiance, assertiveness and resentment,” Pollack told DW, adding he was surprised that Turks living in Germany were prepared to give in to these feelings, so frivolously jeopardizing Turkey’s democratic achievements.

Professor Pollack is convinced people want to preserve democracy in Turkey. On the other hand, he points out the existing conflict between Turkey and the EU, between a Christian and a predominantly Muslim society – “a conflict that overshadows political issues.”

“It’s difficult to cast a clear political vote because suddenly, questions of pride, nationality, identity and religion gain importance to a degree that political pragmatism takes a back seat.”

Opposed to a ‘one-man regime’

Concerned about a “one-man regime,” the Turkish community in Germany said in various newspaper interviews that they would strive to find a way to better communicate with “Turks living in freedom in Germany but who desire an autocracy for Turks living in Turkey.”

Thomas Kufen, mayor of the western German city of Essen, wonders why President Erdogan’s policies are attractive to Turks living in Germany.

The answer, the mayor told German WDR radio, appears to be that in appealing directly to Turks in Germany, Erdogan treats them with the respect they miss in German society, and from German politicians.

The number of expat Turkish voters in his city who cast a “yes” ballot was 75 percent.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni, Unione Europea

Frankfurt. 30,000 Curdi dimostrano in piazza.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-19.

2017-03-19__Frankfurt__001

La Germania è un paese europeo che sta mutando molto velocemente, e la domanda “cosa è e cosa rappresenta la Germania” diviene ogni giorno più attuale. La Germania non è più sicuramente quella di Gugliemone, ma nemmeno quella di dieci ani fa.

Se la geografia è immutata, la popolazione sta variando rapidamente.

«Total population is 80.2 million. (2014)

–    German citizens: 74 million (92.3% of total population)[42]

–    German citizens of no migrant background: 64.7 million (80% of total population)[43]

–    German citizens of immigrant background: 9.9 million (12.3%)

–    Foreign nationals: (7.7%)» [Fonte].

*

«2.3 million families with children under 18 years were living in Germany, in which at least one parent had foreign roots. They represented 29% of the total of 8.1 million families with minor children» [Fonte].

*

«the proportion of migrant families in all families was 32% in the former territory of the Federal Republic» [Fonte].

*

«18.4% of Germans of any age group and 30% of German children had at least one parent born abroad» [Fonte].

*

«Families with a migrant background more often have three or more minor children in the household than families without a migrant background» [Fonte].

*

«Median age for Germans with at least one parent born abroad was 33.8 years, while that for Germans, who had two parents born in Germany was 44.6 years» [Fonte].

*

2,714.000 residenti in Germania sono turki o con ascendente turko: salvo rare eccezioni hanno conservato il turko come lingua madre. Di questi, circa 350,00 sono kurdi o con ascendente kurdo.

* * * * * * *

Avendo ben presenti i dati riportati, alcune considerazioni sorgono spontanee.

– Alcune delle enclavi straniere in Germania, la turka per esempio, a prima vista sembrerebbero essere integrate, ma l’aver assunto costumi tedeschi e rispettarne le leggi non significa minimamente averne assorbito la mentalità. Per ottenere ciò, ossia una reale integrazione, occorrono generazioni, non mesi od anni.

– Quando le patrie da cui sono gemmate queste enclavi dovessero entrare in conflitto, immediatamente questo acuirebbe le tensioni tra enclavi in Germania. Si genererebbero in altre parole tutte le circostanze necessarie per una guerra civile in suolo tedesco.

– In questa ultima evenienza, tutt’altro che remota, è totalmente ininfluente che i tedeschi autoctoni abbiano assunto un atteggiamento neutrale: intanto la guerra civile la avrebbero sul proprio territorio, mica distante mille miglia.

– La Germania è obbligata quindi a seguire una politica estera molto prudente, specie quando siano coinvolte delle nazioni dalle quali abbiano ricevuto numerosi immigrati.

– Che tra kurdi e turki non corra buon sangue dovrebbe essere cosa nota. Esattamente come dovrebbe essere cosa nota come da quasi cinquanta anni sia in corso un conflitto asimmetrico tra kurdi e turki. E le recenti prese di posizione tedesche nei confronti della Turkia, specie poi su problemi etici, altro non fanno che rinfocolare le tensioni ed importarle sul suolo tedesco.

*

In questa ottica si facciano due conti.

Nella dimostrazione di Frankfurt sono scesi in piazza circa 30,000 kurdi: è il dieci per cento del totale dei kurdi presenti in Germania. Una compattezza non da poco, oggi nel dimostrare, domani chissà. Attenzione però al futuro.

«Oggi, Erdogan invita i turchi che vivono in Europa a fare 5 figli ciascuno: “Sarà la migliore risposta all’ingiustizia che vi è stata fatta”, ha detto il premier turco.

Un’invasione numerica prima ancora che culturale, insomma, mossa da una vendetta radicale verso i presunti torti che i turchi avrebbero subito. ….

Intanto il partito dei turchi residenti in Olanda, “Denk“, ha conquistato la sua prima piccola vittoria, eleggendo nella camera bassa tre deputati.

“Denk” (Pensa) è il primo partito olandese ad essere stato fondato da immigrati di origine turca.» [Fonte]

 


Bbc. 2017-03-17. Germany Turkey: 30,000 Kurds in Frankfurt anti-Erdogan protest

Some 30,000 Turkish Kurds have held a demonstration in the German city of Frankfurt against the Turkish President, Recep Tayyip Erdogan.

Protesters came from all over Germany ahead of Kurdish new year celebrations.

They called for democracy and a No vote in next month’s Turkish referendum on increasing presidential powers. Many carried symbols of the banned PKK.

Turkey condemned the gathering as “unacceptable” and accused Germany of hypocrisy for allowing it.

A diplomatic row has been escalating between the countries since Germany refused to let Turkish ministers hold pro-government rallies in the country two weeks ago.

Mr Erdogan’s spokesman Ibrahim Kalin said in a statement: “It is unacceptable to see PKK symbols and slogans… when Turkish ministers and lawmakers are being prevented from meeting their own citizens.

“We once again remind European countries: on April 16 the decision is to be made by the (Turkish nation), not Europe.”

A police spokesman described Saturday’s rally in Frankfurt as peaceful.

Many of the demonstrators carried banners of the outlawed Kurdistan Workers Party (PKK), which has battled the Turkish state for more than three decades.

More than 40,000 people have been killed since the PKK launched its insurgency in 1984, and the European Union and United States both consider it a terror organisation.

About 1.4 million Turks in Germany can vote in the April referendum, which could give Mr Erdogan new powers over the budget and the appointment of ministers and judges, as well as the power to dismiss parliament.

Waning EU hopes

On Monday Mr Erdogan stepped up a week of anti-German rhetoric by accusing Chancellor Angela Merkel of “supporting terrorists”.

Her spokesman described the jibe as “clearly absurd”.

He also accused Germany of “Nazi practices” for blocking his ministers from speaking in Germany.

Senior German officials have cast doubt on Turkey’s chances of joining the EU, as it continues to claim it is being treated unfairly by countries in western Europe.

In an interview published by Hamburg weekly Der Spiegel, Germany’s foreign minister suggested that the most Turkey can hope for is to one day achieve a “privileged partnership” with the EU.

“Turkey is further away than ever before from EU membership,” Sigmar Gabriel was quoted as saying.

The verdict came after Mr Erdogan urged Turks living in Europe to deploy a baby boom as a response to Europe’s “injustices”.

Speaking in the city of Eskisehir, he addressed “his brothers and sisters in Europe”, saying: “Have not just three but five children. The place in which you are living and working is now your homeland and new motherland. Stake a claim to it.

“Open more businesses, enrol your children in better schools, make your family live in better neighbourhoods, drive the best cars, live in the most beautiful houses.”

The comments have angered German nationalists, who responded by calling for an end to dual citizenship.


Ansa. 2017-03-17. 30.000 curdi in piazza a Francoforte

BERLINO, 18 MAR – In occasione del Newroz, il capodanno curdo, migliaia di persone sono scese in piazza oggi a Francoforte, nell’ovest della Germania, per chiedere “democrazia in Turchia” e “libertà per il Kurdistan”.
    30.000 le persone in piazza, secondo la polizia che ha riferito di una manifestazione pacifica anche se – nonostante fossero stati vietati – qualcuno ha innalzato striscioni e bandiere del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e ha portato cartelli con la fotografia dello storico leader Abdullah Öcalan. La polizia ha fatto sapere di non essere intervenuta per sequestrarli per non provocare incidenti ma di aver fotografato i manifestanti che ne erano in possesso in modo da poterli eventualmente perseguire nei prossimi giorni.

    In serata la Turchia, facendo riferimento alla protesta di Francoforte, ha nuovamente criticato la Germania per aver concesso che si svolgesse una manifestazione del Pkk, che Ankara considera un’organizzazione terroristica.

Pubblicato in: Amministrazione, Religioni, Trump

Trump. Deobamizzato il Planned Parenthood.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-14.

gufo_026__

Il nome è suadente: “Planned Parenthood”, ossia “Genitorialtà pianificata”.

«Planned Parenthood Federation of America, Inc. (PPFA), or Planned Parenthood, is a nonprofit organization that provides reproductive health services both in the United States and globally. It is a tax-exempt corporation under Internal Revenue Code section 501(c)(3), and a member association of the International Planned Parenthood Federation (IPPF). PPFA has its roots in Brooklyn, New York, where Margaret Sanger opened the first birth control clinic in the U.S. in 1916. Sanger founded the American Birth Control League in 1921, which changed its name to Planned Parenthood in 1942.

Planned Parenthood consists of 159 medical and non-medical affiliates, which operate over 650 health clinics in the U.S. It partners with organizations in 12 countries globally. The organization directly provides a variety of reproductive health services and sexual education, contributes to research in reproductive technology, and advocates for the protection and expansion of reproductive rights.» [Fonte]

*

Nella realtà dei fati le azioni differiscono dalle parole.

«Planned Parenthood si batte negli Stati Uniti in favore della legislazione abortista, dell’educazione sessuale, dell’accesso a certi servizi medici anche contrastando la libertà all’obiezione di coscienza.» [Fonte]

Nel 2014, ultimi dati disponibili, ha patrocinato se non imposto 324,000 aborti.

*

Mica che siano dei poveracci.

«Its combined annual revenue is US$1.3 billion, including approximately US$530 million in government funding such as Medicaid reimbursements» [Fonte].

Poi ci sono le donazioni.

Ma alla fine dell’anno fiscale restano in cassa 229.9 milioni Usd di utili, da ripartirsi tra i soci. [Fonte]

Soci tutti rigorosamente liberals democratici, ovviamente.

* * * * * * *

Ma il Presidente Trump se ne accorto.

«The organization finally admits that abortions are vital to its mission»

*

«Planned Parenthood could continue to receive its $500 million in federal funding annually, if it would stop performing abortions.»

*

«A whopping 86 percent of the organization’s non-government provided revenue is garnered from the abortions it provides, generating a significant portion of its profit.»

* * * * * * *

In venti anni Planned Parenthood ha assassinato oltre sei milioni di feti, legalmente si potrebbe dire anche se non è vero, ma anche i nazionalsocialisti hanno assassinato sei milioni di Ebrei dicendo che era legale: a quell’epoca era legge in Germania.

E tutto questo però è stato fatto in modo illegale.

«Planned Parenthood’s prohibited from using federal funds to provide abortions. The Hyde Amendment, which was signed into law in 1976, bars the use of taxpayer money to pay for abortions except in the cases of rape, incest, or danger to a pregnant women’s health».

Legge questa mai applicata grazie alla complicità dei Procuratori generali affiliati ai liberals democratici, per i quali si applicano esclusivamente le leggi che piacciono ai dem: si “interpretano“.

* * * * * * *

Ma se già l’assassinio di un feto è cosa orripilante, ancor più lo è farlo con denaro pubblico ed, infine, traendone guadagni illegali, alle stregua dell’Anonima Omicidi. Farlo poi in dispregio alle leggi è ancor peggio.


The Washington Times. 2017-03-12. Why Planned Parenthood must be defunded

The organization finally admits that abortions are vital to its mission.

*

President Donald Trump tried to make a deal this week, and it was really simple.

Planned Parenthood could continue to receive its $500 million in federal funding annually, if it would stop performing abortions.

It was a non-starter.

Planned Parenthood is proud to provide abortion — a necessary service that’s as vital to our mission as birth control or cancer screenings,” Cecile Richards, president of Planned Parenthood wrote on Twitter in response to Mr. Trump’s proposal.

But I thought abortions were only 3 percent of its service activity — and that no taxpayer money actually went to fund them. Now Ms. Richards is saying abortions are a vital part of Planned Parenthood’s existence, and the organization won’t go on without them.

It’s all mind-boggling.

Planned Parenthood’s prohibited from using federal funds to provide abortions. The Hyde Amendment, which was signed into law in 1976, bars the use of taxpayer money to pay for abortions except in the cases of rape, incest, or danger to a pregnant women’s health.

Of course, that’s all a farce — a fact that was proven by Ms. Richards rejecting Mr. Trump’s proposal outright.

Since money is fungible, taxpayer funds are used by the organization to free up its overhead costs, so it can subsidize its abortion clinics. Money saved in one area, can be used in another. Other than Planned Parenthood’s pledges it doesn’t directly use federal dollars on abortions, there’s no evidence to suggest taxpayer monies aren’t what’s paying a clinician’s salary or maintaining an abortion room.

It’s also Planned Parenthood’s biggest business. Ms. Richards likes to talk about how the organization is a health care provider, in that it does cancer screenings (no Planned Parenthood clinic has a mammogram machine), birth control, and checkups — but in reality that’s not what generates their income.

A whopping 86 percent of the organization’s non-government provided revenue is garnered from the abortions it provides, generating a significant portion of its profit. Moreover, there’s been several cases where Planned Parenthood has, in fact, billed taxpayers for abortions.

You see, the Hyde Amendment prohibits federal funds from being used specifically for abortions, but it doesn’t account for state dollars, vis-a-vis Medicaid programs. Seventeen states allow for elective abortions to be reimbursed by Medicaid. According to research compiled by Toomanyaborted.com, in California alone, it appears taxpayers foot the bill for about 80,000 abortions a year.

Moreover, federal and state audits compiled by the Alliance Defending Freedom on Planned Parenthood have revealed staggering cases of waste, fraud and abuse at the organization — and examples where it was billing federal taxpayers for abortions.

In 2013, the U.S. Department of Health and Human Services’ Office of the Inspector General conducted a Medicaid Integrity report, and found several states were improperly claiming federal monies for family planning services. California overcharged the federal government for the services, some which HHS found weren’t even related to family planning.

A similar audit in 2008, which focused solely on New York, found hundreds of thousands of abortion-related claims were improperly billed to Medicaid by labeling them “family planning.”

Planned Parenthood submits practically all of its billing to the state and the federal government as “family planning,” thereby obscuring the lines of what is an abortion versus a birth control visit, even further.

It comes as no surprise that Ms. Richards would absolutely shut down an offer by Mr. Trump to stop performing abortions. She runs the largest abortion-chain in the nation, committing one-third of all of them.

Planned Parenthood serviced 2.5 million clients in 2015, according to their annual report. According to Fox News, while that number may seem high, it means that 98 percent of women of reproductive age will never set foot in a Planned Parenthood clinic any given year for health care.

It’s an abortion provider. Period.

It’s time to federally defund.