Pubblicato in: Cina, Religioni, Senza categoria

Cina. Celebrato il millesimo anniversario di Zhou Dunyi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-23.

2017-11-21__Zhou Dunyi __001

«Se non lo capisci da solo, è inutile che te lo spieghi»


Zhou Dunyi è uno dei maggiori filosofi cinesi, che potrebbe essere ascritto alla corrente neo-confuciana di pensiero.

Filosofo e religioso, simultaneamente.

«Zhou Dunyi (Chinese: 周敦頤; Wade–Giles: Chou Tun-i; 1017–1073) was a Song dynasty Chinese Neo-Confucian philosopher and cosmologist born during the Song Dynasty. He conceptualized the Neo-Confucian cosmology of the day, explaining the relationship between human conduct and universal forces. In this way, he emphasizes that humans can master their qi (“vital life energy”) in order to accord with nature. He was a major influence to Zhu Xi, who was the architect of Neo-Confucianism. Zhou Dunyi was mainly concerned with Taiji (supreme polarity) and Wuji (limitless potential), the yin and yang, and the wu xing (the five phases). He is also venerated and credited in Taoism as the first philosopher to popularize the concept of the taijitu or “yin-yang symbol”.

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The Taiji Tushuo (太極圖說, Explanations of the Diagram of the Supreme Ultimate or Diagram Explaining the Supreme Ultimate) was placed at the head of the neo-Confucian anthology Jinsilu (Reflections on Things at Hand) by Zhu Xi and Lü Zuqian in 1175. He fused Confucian ethics and concepts from the Book of Changes (I Ching) with Daoist naturalism. He developed a metaphysics based on the idea that “the many are ultimately one and the one is ultimate.” This was the first 11th-century Chinese text to argue for the inseparability of metaphysics or cosmology and ethics, as well as the first major Chinese text to explore the concept of the taijitu or “yin-yang symbol”.

It contained his theory of creation, which can be summarized in the following paraphrase of its first section:

“In the beginning, there was t’ai chi (taiji) (the great ultimate of being), which was fundamentally identical with wu chi (wuji) (the ultimate of non-being). Because of the abundance of energy within t’ai chi, it began to move and thus produced the yang (the positive cosmic force). When the activity of the yang reached its limit, it reverted to tranquility. Through tranquility the yin (the negative cosmic force) was generated. When tranquility reached its limit, it returned to movement (yang). Thus yin and yang generated each other. Then, through the union of the yin and the yang the transformation of both, the five agents (or elements) of metal, wood, water, fire and earth were brought into being. These five agents are conceived of as material principles rather than as concrete things. They can therefore be considered the common basis of all things. The interaction of the yin and yang through different combinations of the five agents generates all things in a process of endless transformation.”

Zhou Dunyi postulated that human beings receive all these qualities and forces in their higher excellence and, hence, are the most intelligent of all creatures. He also believed that the five agents corresponded directly to the five moral principles of ren (humanity), yi (righteousness), li (propriety), zhi (wisdom), and xin (faithfulness).» [Fonte]

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In questa sede sarebbe fuori luogo ricordare nel dettaglio gli apporti dati da Zhou Dunyi al confucianesimo.

Sarebbe invece di interesse enucleare alcune considerazioni di ordine generale.

In primo luogo, la Cina ha una grande tradizione religiosa e culturale: ne è fiera, la studia, la ricorda e la onora. Non solo non la rinnega, ma la ripropone in modo costante, utilizzando qualsiasi occasione sia possibile. Questo è uno dei tanti aspetti cinesi che sfuggono alla superficiale conoscenza che l’Occidente ha della Cina. Non solo. Poiché la Cina si dichiara ‘comunista’ o ‘socialista’ a seconda delle occasioni, l’occidentale medio trasla questi termini nella accezione ideologica occidentale, facendo così deragliare il proprio pensato. Se l’occidentale liberal o socialista è per definizione ateo attivo, ossia combatte la religione come male supremo, il cinese resta invece religioso, a dispetto delle etichette di volta in volta appioppategli.

In secondo luogo, la Cina, ancorché ‘comunista’ o ‘socialista’ sa più che bene come il proprio retaggio religioso, storico, culturale ed artistico sia il nerbo portante dell’identità nazionale, lo scudo dietro il quale ripararsi nei momenti storicamente avversi. Un classico errore dei liberal e dei socialisti nostrani consiste nel non saper distinguere tra la religiosità attuale, con tutte le sue variegate forme espressive, dal retaggio: è l’errore che caratterizza quasi invariabilmente gli ignoranti superficiali, che si accontentano di slogan.

«The philosopher and educator is important to the development of Chinese culture and thought»

Verissimo.

Ma se Zhou Dunyi è importante per la cultura ed il pensiero cinese, queste ultime due caratteristiche sono importanti sia per la Cina sia per ogni cinese.

In terzo luogo, mentre in Occidente assistiamo alla demolizione delle statue dei propri grandi uomini, Cina e Russia invece le stanno erigendo. L’Occidente si avvia infatti al tramonto mentre i paesi asiatici stanno assumendo forza sempre nuova ogni giorno che passa.

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Sono elementi sui quali sarebbe opportuno riflettere.


Xinuanet. 2017-11-21. City to commemorate birthday of Neo-Confucian philosopher

NANCHANG, Nov. 21 (Xinhua) — A series of commemorations will be held in east China’s Jiangxi Province to celebrate the 1,000th anniversary of the birth of Neo-Confucian philosopher Zhou Dunyi.

Jiujiang, where Zhou died in 1073, announced Tuesday that about 1,000 descendants of Zhou from home and abroad are expected to take part in the event, scheduled for Dec. 1 and 2.

The activities will include exhibitions, screening of a documentary and the premiere of a stage play depicting the life of Zhou.

Zhou was born in central China’s Hunan Province in 1017 and buried in Jiujiang. The philosopher and educator is important to the development of Chinese culture and thought.

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Pubblicato in: Religioni, Unione Europea

Kurz. Potrebbe diventare il ‘cancelliere dei cristiani’.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-14.

2017-10-22__Susanne__003 Sebastian-Kurtz-who-is-his-partner-1098116

«Is Austria rediscovering its Catholic roots?»

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«a large number of Christians not only voted for Kurz, but also for the more right-wing FPÖ, with which the Chancellor-to-be is currently in coalition talks»

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«The 31-year-old Catholic’s recent landslide victory has caused considerable consternation across Europe’s commentariat, even among some Catholic observers»

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«Kurz attended the “March for Jesus” in Vienna in 2016, instead of a much more popular gay pride march on the same day»

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«He holds a strongly pro-life position, one he clarified in an interview with the site Glaube.at shortly before the election – at a time when some savvy strategists might have suggested he remain silent.»

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«Christians should comport themselves with confidence»

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«As a politician one must, however, never lose sight of reality.»

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L’Herald pone un problema non da poco.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

  1. Riscoprire le radici cristiane di una nazione europea non significa necessariamente essere cristiani, né tanto meno cattolici. Nel secolo scorso la scuola storica francese con M. Bloch, L. Febvre, J. Le Goff, G. Duby e molti altri hanno svolto un accurato lavoro sul medioevo europeo e hanno sfatato i miti che su di esso si erano stratificati. Nessuno di questi storici era cattolico dichiarato. Le radici cristiane dell’Europa sono semplicemente un dato di fatto.

  2. L’essere o meno cristiani non è caratteristica individuabile con un qualche certificato, né, tanto meno, una caratteristica costante. È un fatto spirituale: è cristiano chi riconosce che Cristo è il Figlio del Dio Vivente, vero Dio, vero uomo, nato, morto e risorto per la nostra salvezza. È cristiano chi si riconosce nel Credo Niceneo e, soprattutto, vive in Grazia di Dio. In caso contrario sarà un galantuomo, ma non sarà un cristiano.

Nei limiti della natura umana, è cristiano chi vive con coerenza la propria fede nella sua vita quotidiana: una fede senza opere sequenziali è come minimo molto dubbia. Il Vangelo ci dice chiaramente che i cristiani si riconoscono dalle loro opere, non dalle loro parole. Ma il Vangelo riconosce chiaramente quanto la natura umana sia prona al peccato. Giudicare? “Chi è senza peccato scagli la prima pietra“. Occorre distinguere nettamente tra il giudizio di condanna di un’opera cattiva, ed il giudizio morale invece dell’attore della medesima: questo ultimo è appannaggio del Cristo, non degli umani. Si condani il peccato, non il peccatore.

Difficile essere cristiani, molto difficile, non a caso il Vangelo li definisce “piccolo gregge“, sparuto manipolo.

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Ciò chiarito, sia pure in succinta sintesi, è conseguenza che non possa essere espresso giudizio sostanziale ma solo formale.

  1. Prendiamo atto come Herr Sebastian Kurz si sia comportato spesso da cristiano coerente con la fede che professa: di questi tempi serve vero coraggio fisico partecipare alla “March for Jesus”.

  2. Contemporaneamente constatiamo come alcune caratteristiche non possano de debbano essere né sottotaciute né sovra enfatizzate.

Il professare una religione non è sinonimo di saper governare. La storia è piena di governanti capaci, onesti e probi che professavano differenti religioni oppure le sottacevano. Un governante deve governare, deve amministrare. Per essere chiari, al governo era meglio un SS Bonifacio VIII piuttosto che SS Celestino V.

  1. Tuttavia il fatto di essere religioso cristiano dovrebbe aiutare nel governo di quel fatto temporale che è uno stato.

Intanto, un governante cattolico non si dovrebbe prestare a manipolazioni dell’etica e della morale quali quelle recentemente vissute. Inoltre, l’essere governati da fede, etica e morale dovrebbe aiutare nelle scelte scabrose, laddove il governante è obbligato dagli eventi a scegliere il male minore. E questa è purtroppo la norma.

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Dal nostro sommesso punto di vista, se valutiamo con piacere il fatto che Herr Kurz sia cattolico, non poniamo tuttavia eccessive attese su questa appartenenza: i tempi sono ancora tutti in tumulto, ed il futuro cancelliere dovrà operare scelte ardue. Infine, sia detto francamente, il cristianesimo vive l’immanente per giungere al trascendente: il Regno, quello eterno, è ultraterreno.

Queste considerazioni nulla tolgono al concreto potere elettorale dimostrato in Europa dalla componente cattoligca, ancorchè non espressa a chiare lettere. È un dato di fatto al quale ci si dovrà abituare ed con il quale alla fine si dovranno fare i conti. Per ricostruire la Russia sulle macerie del comunismo Mr Putin ha indicato chiaramente quanto sia essenziale la preservazione del retaggio religioso e storico: gli euorpei hanno un precedente da seguire.



Catholic Herald. 2017-11-09. Sebastian Kurz – Europe’s Christian Chancellor

Austria’s next Chancellor is the commentariat’s new bête noire. But plenty of Christians are pleased by the 31-year-old’s ascent

Is Austria rediscovering its Catholic roots? Or is the country moving further away from Christian values under its soon-to-be head of government, Sebastian Kurz?

The 31-year-old Catholic’s recent landslide victory has caused considerable consternation across Europe’s commentariat, even among some Catholic observers. The German satirical magazine Titanic raised eyebrows by proclaiming on its front page: “Time travel in Austria: It’s finally possible to kill baby Hitler!” This was accompanied by an image showing cross hairs aiming at the heart of the young Chancellor-to-be.

More serious-minded media expressed their alarm differently. The Munich-based broadsheet Süddeutsche Zeitung interpreted the victory of “the populist Kurz” as a warning to Germany. Vatican Radio’s German section published an article that described the election as a “swing to the Right that is difficult for Christians”.

As Stephan Baier, the veteran Vienna correspondent of the Catholic German newspaper Die Tagespost points out, however, voter turnout would suggest that many Christians are, in fact, pleased with Kurz’s ascent.

Eighty per cent of the electorate went to the polls on October 15 in a country that, as of 2016, was 60 per cent Catholic (a further 10 per cent were either Orthodox or Protestant Christians).

The results show that Kurz’s conservative Austrian People’s Party (ÖVP) won 31.5 per cent of the vote. In second and third place, almost neck and neck, came the Social Democrats (SPÖ) and the Freedom Party (FPÖ). This suggests that a large number of Christians not only voted for Kurz, but also for the more right-wing FPÖ, with which the Chancellor-to-be is currently in coalition talks.

The road to this moment has been a long and arduous one for Kurz, the only child of Catholic parents in Vienna’s working-class district of Meidling. He took on political responsibilities from an early age, ultimately abandoning his law studies at the University of Vienna to pursue his career in politics.

Kurz is hard-working and pragmatic, and even political enemies concede that he is the opposite of a political opportunist or classical careerist. “While he certainly has an instinct for power,” one source close to him told the Catholic Herald on condition of anonymity, “he is not afraid to stand up for what he believes in. And this includes his own Christian values.” Kurz has surrounded himself with a close circle of dedicated team members, several of whom are practising Christians.

As to whether Kurz’s personal life is shaped by the faith, the record is somewhat less clear. He still lives in the district of Meidling, sharing a flat with his long-term girlfriend Susanne Thier.

But those who accuse Kurz of not having Christian values cite his handling of the migrant crisis as foreign minister, rather than his personal life. Kurz believes that there is no contradiction between his Catholic faith and his stringent approach to tackling mass migration, which was crucial to his election victory and his remarkable rise in popularity beforehand. As foreign minister, in the spring of 2016, he closed the “Balkan route” by which hundreds of thousands of migrants had illegally crossed into Austria.

In an interview with the Swiss website Jesus.ch last month, Kurz said he had sought the counsel of a priest when dealing with the migrant crisis. He had received “advice that I try and live by to this day. He told me: ‘As a human being, one must never lose our compassion with our neighbour.’”

Kurz added: “As a politician one must, however, never lose sight of reality. And what one should always preserve as a politician is the determination to make the necessary decisions, even if they are difficult.”

Despite his youth, Kurz has a track record of taking hard decisions and clear positions, avoiding the professional political discourse that stultifies public speech in German-speaking countries, as it does in the Anglosphere. His direct way of speaking is evident in all his television appearances. In one, for instance, he said: “What has shaped Europe, what has shaped Austria? We have a culture shaped by our Judaeo-Christian heritage and the Enlightenment – and this culture needs protecting, especially at a time of high and rising immigration.”

Kurz is infallibly polite and yet firm in his convictions. This approach, observers note, is not just restricted to the migration issue which helped him win the election, but also to less popular positions.

Kurz attended the “March for Jesus” in Vienna in 2016, instead of a much more popular gay pride march on the same day. He holds a strongly pro-life position, one he clarified in an interview with the site Glaube.at shortly before the election – at a time when some savvy strategists might have suggested he remain silent.

Though Kurz is a good listener – his large ears lend themselves to many a caricature – he expects committed responses from those he deals with once he has proposed a way forward. “Christians should comport themselves with confidence,” Kurz said last year in an interview with the Archdiocese of Vienna’s newspaper, Sonntag. No one doubts he will do just that as Chancellor of Austria.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni, Unione Europea

Germania. Corte Costituzionale. Gli scolari islamici a Messa nelle scuole cattoliche.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-08.

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Questo articolo trae spunto da un recente fatto di cronaca, ma non lo analizza a fondo, come forse taluni si sarebbero potuto aspettare.

Quanto accaduto è una delle più difficili lezioni della storia che mente umana possa cogliere, pensarci sopra ed infine metabolizzare, interiorizzare.

Nell’arte politica e militare sono sicuramente importanti i rapporti di forza, ma ancor più importanti sono gli equilibri. I rapporti di forza sono quantizzabili numericamente e quindi facilmente analizzabili in modo oggettivo, sempre che si sia in grado sia di cogliere il reale sia di argomentarlo secondo logica.

Gli equilibri hanno come sicuro substrato i rapporti di forza, ma sono vissuti anche alla luce dell’interpretazione soggettiva che ne viene data dalla parti. La soggettività sottostà all’emotività, e quasi di norma gli esseri umani non si sono allenati a dominarla con la forza della ragione. Sono gli squilibri tra le forze, così come siano percepiti, a spingere ad azioni avventate ed errate. Condannabili l’ingiustificata paura, così come la tracotante sicurezza.

La sortita da Belgrado assediata di san Giovanni da Compostano, un cristiano per ogni cinquanta turki, era stata un assurdo, ma aveva individuato a perfezione il tempo ed aveva rotto l’equilibrio. Fu una travolgente vittoria.

Nella battaglia di Ilipa Scipione con metà delle forze cartaginesi ed attaccando su, lungo una ripida salita, sconvolse i rapporti di forze, mutando all’improvviso lo schieramento dopo sette giorni di inutile contrapposizione. L’equilibrio era rotto, e ben pochi cartaginesi riuscirono a sopravvivere.

Gli equilibri internazionali sono l’apice della psicologia umana: tengono conto dell’immaginario collettivo del popolo e della rappresentazione che se ne danno i responsbaili. Sono ben pochi i governanti, i dirigenti, che riescono a comprendere questi passaggi.

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Per quasi due anni gli ambienti ed i media liberal e socialisti hanno irriso e vilipeso, oltraggiato in ogni modo e maniera coloro che spregevolmente designavano come “populisti“. Poi venne tutta la serie di débâcle elettorali del 2017, culminate il 24 settembre.

AfD aveva conseguito un modesto 12.% ed 85 deputati, ma l’Spd era crollata al 20.5% e la Cdu al 32.9%.

Da un punto di vista delle forze numeriche in campo, AfD conta poco o nulla. Tuttavia AfD ha rotto gli equilibri passati ed ostacola la futura formazione di equilibri differenti. Cosa non da poco. Frau Merkel è kaputt.

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I giudici, specie quelli delle Corti Costituzionali, sono i più sensibili sensori dei mutamenti politici, attuali e futuri.

Quando arrivò Robespierre, i giudici adorarono la dea ragione. Arrivato napoleone, adorarono la sacra corona imperiale. Tornato il re, divennero tutti monarchici e, qualche anno dopo, si ritrasformarono in repubblicani accesissimi.

E guai a chi avesse loro ricordato cosa avevano detto e sentenziato in passato!

Ma quelli erano i giudici francesi dei primi anni dell’ottocento: ora i nostri giudici son tutte persone a modo, culturalmente avanzati e, soprattutto, amministrano non tanto la legalità quanto la giustizia.

Poi, saranno quello che saranno, ma mica sono scemi, anzi, tutt’altro.

«By refusing to hear the case, Germany’s Constitutional Court has ruled that a Muslim boy must attend religion classes and services at a state-funded Catholic school »

*

«Germany’s Constitutional Court rejected a lawsuit by Muslim parents who wanted their son to be exempt from the religious teachings at a publicly funded Catholic school in the state of North Rhine-Westphalia»

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«the court has effectively affirmed the elementary school’s right to force non-Catholic students to attend religion classes and services.»

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«The court’s decision confirmed an NRW administrative court’s ruling that states are free to set up publicly funded schools administered by Germany’s two official Christian denominations: Catholics and Protestants»

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«The argument of the court was quite convincing, …. As long as there are religious schools, these schools should be allowed to defend the religious profile of the school, and religious instruction is an important marker of this.»

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«The political question is another matter»

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«The Social Democrats, who governed Germany’s most populous state for many years, didn’t want to have a conflict with the Catholic church in the state, so they didn’t touch this school system.»

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Riassumiamo in sintesi.

Nonostante dodici anni di sentenze avverse e contrarie, la Corte Costituzionale tedesca ammette che studenti islamici iscritti a scuole cattoliche debbano obbligatoriamente frequentare le attività religiose che connotano codesti istituti.

È una rivoluzione copernicana, che prelude la teoria dei gravi ed anche quella della relatività. Mica che sia finita qui, e così.

È solo il primo passo, fatto in perfetto stile aulico.

La Corte Costituzionale non ha ammesso alla discussione in aula il ricordo dei genitori mussulmani.

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Non sono cambiati i giudici: è solo intervenuto il 24 settembre, con la débâcle della Große Koalition.

Adesso i giudici costituzionali si aspettano il biscotto per la loro velocità di reazione da centometristi della politica.

E siamo solo agli inizi. Solo agli inizi.

Nota.

Negli ultimi dodici anni 367 giornalisti si sono successi nella redazione del Deutsche Welle. Tutti regolarmente iscritti al partito socialdemocratico, tutti liberal, loggia e grembiulino. Tutte le mattine acendono un moccolo a Lenin e parlano il più perfetto dei politicamente corretti.

Adesso la loro madre spirituale, la Spd, è scesa al 21.5% dei voti: contano ancora qualcosa per il governo in alcuni Länder e per la presenzad in una larga porzione del parastato, ma gli appetiti dei Grüne e dell’Fdp sono tali che in breve porteranno via loro anche queste ultime fonti di sostentamento.

Stanno cercando disperatamente un qualche nuovo padrone: si sta avvicinando lo spettro di dover lavorare per vivere. Tutti ci ricordiamo i loro nomi ed i loro cognomi.

Se la direzione del Deutsche Welle dovesse passare ai Grüne oppure all’Fdp, forse qualcuno potrà subire una clamorosa metamorfosi, ma la massa è fritta. Licenziata.




Deutsche Welle. 2017-11-07. Court: Muslim boy must attend NRW school’s Catholic service

By refusing to hear the case, Germany’s Constitutional Court has ruled that a Muslim boy must attend religion classes and services at a state-funded Catholic school. Church and state are not always separated in Germany.

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A newly published decision from March reveals that Germany’s Constitutional Court rejected a lawsuit by Muslim parents who wanted their son to be exempt from the religious teachings at a publicly funded Catholic school in the state of North Rhine-Westphalia. According to the court, the boy’s parents did not make a strong enough argument for the judges to consider the case.

Underlining Germany’s sometimes porous boundary between church and state, the court has effectively affirmed the elementary school’s right to force non-Catholic students to attend religion classes and services.

The director of the school, who was not named in the ruling, told the parents that non-Catholic children could only attend the school if they signed a declaration confirming that their son would take part in religion classes and the school’s church services.

The Muslim family, identified in the ruling only by the initial S., lived just 150 meters (500 feet) from the school. The nearest non-confessional school is 3.3 kilometers (2 miles) away.

Religious neutrality?

NRW is the only state that still maintains publicly funded religious schools.

The court’s decision confirmed an NRW administrative court’s ruling that states are free to set up publicly funded schools administered by Germany’s two official Christian denominations: Catholics and Protestants. These schools are permitted to prefer students from their own religious faiths, but in practice they also give places to non-Christian children when they have space. On the other hand, Article 7 of Germany’s constitution, or Basic Law, states: “Parents and guardians shall have the right to decide whether children shall receive religious instruction.”

Michael Wrase, a public law professor at the University of Hildesheim and research fellow at the Berlin Social Science Center, thought the court’s decision was problematic. “This is something you could really argue a lot about,” he said, before pointing out the legal paradox: “The state is allowed to set up such schools even though it is obligated to maintain religious neutrality.”

“It’s absurd to force a Muslim child, or an atheist child, to take Catholic religion lessons,” he added. “For me that’s a major invasion of religious freedom — and I think the court is overlooking that completely in this case.”

Problem of history …

Hans Michael Heinig, a professor of church law at the University of Göttingen and the director of the legal institute of the Evangelical Church in Germany, said he understood the logic of the court’s decision.

“The argument of the court was quite convincing,” he said. “As long as there are religious schools, these schools should be allowed to defend the religious profile of the school, and religious instruction is an important marker of this.”

“And, as long as the pupil could go to another school, to a nondenominational school, the court said it is okay that it is forced to join the instruction of a religious school,” he added. “I think the legal case is okay.”

The political question is another matter. The constitutional argument that state governments, rather than the federal government, have a right to determine the school system, was designed to guard against Nazi-era centralized interference, though Heinig argues that maintaining publicly funded religious schools is now outdated.

The other problem is historical: In 1949, when the Basic Law came into force, nearly everyone in Germany was a declared member of one or other of the two formal Christian churches, and paid their church tax to the state — so it seemed only natural that the state should fund Christian schools. “At that time it was not really a problem to have denominational schools,” said Heinig.

… and political will

Heinig said political cowardice was in part to blame for the problems associated with public religious education in NRW: The Social Democrats, who governed Germany’s most populous state for many years, “didn’t want to have a conflict with the Catholic church in the state, so they didn’t touch this school system.”

This is in contrast, oddly enough, with Bavaria, which has a much larger Catholic population and is governed by the conservative Christian Social Union, but has a much more secularized school system. In many areas, officials enforce a strict separation of religion and government in schools: Eight of Germany’s 16 states have banned female teachers from wearing headscarves as part of their religious expression.

“It’s really out-of-date,” Heinig said of the situation in NRW. “But it’s not a legal problem; it’s a political problem. The government has to change the system there. It’s quite easy: I think there should not be public religious schools for one religion. There should be a school system for all religions — with religious instruction for those that are religious, but no obligation to join this instruction.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

1917 – 2017. Altri due centenari dei quali non si parla.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-07.

2017-11-07__Comunismo e Fatima__001

Monumento centrale (world wall o diga ad arco) del Memoriale Gloria Victis vicino a Budapest in Ungheria, dedicato alla memoria dei circa 100 milioni di vittime del comunismo nel mondo dal 1917 in poi, e alla rivolta ungherese del 1956.



Tutti esaltati dal discorso fatto dalla Bundeskanzlerin Frau Merkel alla cerimonia per il 500° anniversario di Martin Luther, il mondo passa sottotono due grandi centenari.

La rivoluzione bolscevica del 7 novembre 1917 e le apparizioni mariane a Fatima, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917.

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La rivoluzione bolscevica.

In quel fatidico 7 novembre, data del calendario russo di allora, Lenin e 170 bolscevichi iniziarono la rivoluzione.

Al di là di ogni possibile considerazione religiosa, etica e morale, si deve dare atto a Lenin di essere stato un uomo politico di rara intelligenza ed acume, abbinata ad un grandioso senza pratico. Un suo capolavoro, a suo tempo incompreso, du il Trattato di Brest-Litovsk, con chi l’Urss cedeva alla Germania la Fimlandia, la Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia e tutta l’Ukraina di allora, ossia fino a lambire Urali a Caucaso. L’anno dopo, crollata la Germania, Lenin si riprese quasi tutto ciò che aveva ceduto.

Dell’enorme trattato che si potrebbe scrivere su questo argomento, vorremmo estrapolare solo una frase che Lenin incastonò in quel maieutico libro che è I Discorsi.

«il comunismo è eterno».

Mussolini più modestamente parlava della “era fascista” ed Hitler del “Reich millenario“: totalitarismi durati venti e tredici anni, rispettivamente.

Comunismo, fascismo e nazionalsocialismo che affondano le loro intime radici nell’illuminismo prima, nell’idealismo dialettico e storico dopo.

Sconquassò il mondo, sicuramente, ma dopo settanta anni implose, crollando sotto il peso delle sue contraddizioni derivanti da un’ideologia utopica. Oggi nessuno ha voglia di ricordare quell’evento. Non lo celebrano nemmeno in Russia.

Reliquò una diffusa società della miseria, edificata su oltre cento milioni di morti.

L’idealismo fu condannato proprio dalla storia che aveva invocato quale giudice.

L’umanità dovrebbe imparare anche dai propri errori, ma di norma la conoscenza del pregresso serve solo a constatare come si sia ricaduti negli stessi ed identici errori passati.

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Apparizioni Mariane a Fatima.

«Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna». Così il Primo Libro dei Re, 19, 11. Dio entra con passo felpato nella vita degli uomini, anche quando in questa occasione annunciava la rovina di Israele e la prossima morte di Elia.

Così, in punta di piedi e dimessa, la Beata Vergine, che già era apparsa a santa Bernadette a Lourdes, si manifestò a tre bambini in quel di Fatima, un piccolo e povero paese del Portogallo.

Il messaggio centrale di queste apparizioni è un richiamo alla conversione del cuore, alla penitenza ed alla preghiera: un ritorno ad adorare Dio in santità e giustizia. Fate attenzione, dice Maria, che l’Altissimo disperde i superbi nei pensieri del loro cuore.

Quindi comunicò sommessamente che la guerra stava andando al termine, ma che ne sarebbe seguita una ancora peggiore. Quindi parlò del comunismo russo e di come pregando sarebbe crollato in pochi decenni. Fece poi altre rivelazioni.

Infine, insistentemente pregata dai pastorelli, operò il miracolo del sole, cui assistettero quasi ottantamila persone, ivi compresi molti non credenti. Ma i miracoli servono a confermare nella fede, non a convertire.

In questa sede interessa soltanto ricordare come l’ultimo secolo sia stato a suo tempo preconizzato come il secolo di satana. A partire dalle profezie della beata Caterina Emmerich, alla visione di Papa Leone XIII, alle rivelazione della Madonna di Fatima.

Bene. Ora sta andando a termine questo secolo satanico, che ha squassato l’umanità ed ha anche insidiato la Chiesa. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.


Ansa. 2017-11-01. Cent’anni di Ottobre Rosso, in Russia ‘grande rimozione’

Veto del Cremlino alle celebrazioni, la Rivoluzione spaventa ancora il potere.

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Silenzio assordante. Persino surreale. Mentre il mondo – soprattutto l’Occidente – ricorda il centenario dell’Ottobre Rosso, il Paese in cui tutto accadde, che nella Rivoluzione ci entrò come Russia imperiale per uscirne Unione Sovietica, attende l’arrivo del 7 novembre quasi con fastidio. “Non c’è nulla da festeggiare”, ha tagliato corto il portavoce del Cremlino commentando l’assenza di un programma commemorativo ‘ufficiale’. Una rimozione che però la dice lunga sulla Russia odierna e le sue paure.

La catena di eventi che portarono la Russia zarista a sperimentare il socialismo immaginato da Marx e Engels è lunga e si cristallizza in quel 25 ottobre del 2017 – le date non coincidono a causa del calendario giuliano allora in vigore – quando, comparendo davanti alla seduta straordinaria del Soviet di Pietrogrado, Lev Trockij (erano le 14:30) proclamò lo “scioglimento” del governo provvisorio presieduto da Kerenskij e, poco dopo, Lenin decretò “la realizzazione della rivoluzione” dei proletari e dei contadini. Non era vero nulla (non ancora) ma a cascata la cronaca si trasformò in storia con la ‘S’ maiuscola e intorno alle 21:40 l’incrociatore Aurora aprì famosamente il fuoco contro il Palazzo d’Inverno (con effetti più che altro psicologici, i cannoni spararono a salve). Nel corso della notte la presa del potere sarà conclamata. Mosca, grazie alla Rivoluzione, torna ad essere la capitale e oggi, cento anni dopo, San Pietroburgo – dove è nato il presidente Vladimir Putin – viene considerata la città della cultura, raffinata per natura, ma lontana dai giochi politici; sarebbe dunque il palcoscenico perfetto per tentare una sintesi, battere un colpo, per quanto flebile, e offrire a quel mondo che celebra la Rivoluzione un punto di vista finalmente russo.

Ad andarci vicino, ironicamente, è stato l’italiano Valerio Festi, proprietario dell’omonimo studio che da qualche anno incanta il centro di Mosca con luminarie natalizie d’ispirazione barocca. “L’idea – racconta – era quella di affrontare la Rivoluzione partendo dall’abolizione della servitù della gleba nel 1861, descrivendo le grandi trasformazioni sociali del Paese, con un grande spettacolo di massa”. Il progetto aveva incontrato il favore del governatore di San Pietroburgo e si viaggiava spediti verso la produzione ma poi chi doveva firmare le carte finali è scomparso e “non se n’è fatto più nulla”.

Persino questo taglio, che volutamente aveva lasciato da parte le implicazioni politiche dell’Ottobre Rosso per manifesta avversione delle ‘alte sfere’, è stato giudicato evidentemente troppo spinoso. Dunque, come ha giustamente notato lo storico Ivan Kurilla sulle colonne di Vedomosti, se a Parigi, per i 100 anni della rivoluzione francese, è comparsa la Tour Eiffel e a New York, per il centenario della rivolta contro la Gran Bretagna, è spuntata la statua della Libertà (sebbene un po’ in ritardo e sempre con lo zampino francese) il massimo a cui può aspirare Mosca è il memoriale dedicato alle vittime delle repressioni staliniane inaugurato da Putin nella Giornata della Memoria, in calendario nei pressi dall’anniversario della Rivoluzione per puro caso. Non tutti, naturalmente, si voltano dall’altra parte.

I Comunisti guidati dall’eterno leader Gennady Zyuganov si preparano a una settimana di festeggiamenti, dalla Corea del Nord è partita una delegazione per prendere parte all’evento e l’Ermitage di San Pietroburgo, proprio il 25 ottobre, ha inaugurato una grande mostra che sfata i miti della Rivoluzione e ripercorre le tappe cruciali raccontando i fatti come sono accaduti realmente. Ma sono pannicelli caldi. La verità è che il centenario cade a pochi mesi dall’inizio della campagna elettorale per le presidenziali e il Cremlino vigila perché la narrazione principale del putinismo, stabilità e ricostruzione dello Stato-Nazione, non venga disturbata in alcun modo.

Lo ‘zar’ in verità non ha mai nascosto la sua avversione per il caos provocato dalla Rivoluzione e ha espresso l’augurio che l’anniversario possa essere “interpretato dalla nostra società come un simbolo per superare le divisioni”. Salvo però ricordare all’Occidente, in un recente intervento, che è stata proprio la Rivoluzione, con le sue radicali riforme, a spingere il capitalismo a mostrare il suo volto migliore. La storia – sempre quella con la ‘S’ maiuscola – è d’altra parte perfida e il giro di boa dei cento anni avviene mentre le piazze si riempiono di giovani manifestanti affascinati dalla ‘buona novella’ di Alexei Navalni, il blogger anti-corruzione che entra ed esce dalle patrie galere. Il contesto è profondamente diverso ma l’unica costante, nella Russia di ieri e di oggi, è che gli eventi a questa latitudine possono precipitare in modo vorticoso e imprevedibile. Meglio dunque passare dalla grande Rivoluzione alla grande Rimozione.

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni

Arabia Saudita. Un progetto da 500 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-31.

Egitto e Sinai 001

«Saudi Arabia plans to build a new $500 billion metropolis that spans three countries»

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«The development, called NEOM, was announced at a conference on Tuesday by Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman. It’s the latest in a series of mega projects designed to reshape the kingdom’s economy»

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«a $500 billion plan to create a business and industrial zone extending across its borders into Jordan and Egypt, the biggest project yet in a series of efforts to free the kingdom of its dependence on oil exports»

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«NEOM is situated on one of the world’s most prominent economic arteries … Its strategic location will also facilitate the zone’s rapid emergence as a global hub that connects Asia, Europe and Africa»

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«All services and processes in NEOM will be 100% fully automated, with the goal of becoming the most efficient destination in the world»

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«The city, which will be independent of the kingdom’s “existing governmental framework,” will be built across 26,500 square kilometers (10,231 square miles) near the Red Sea»

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«Saudi Arabia has made a string of big announcements recently that are aimed at diversifying its economy away from oil»

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«In August, it launched a tourism project that consists of 100 miles of sandy coastline and a lagoon with 50 islands»

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Al momento non sono noti particolari di questi piano grandioso, che è riferito essere lanciato completamente nel futuro dell’Arabia Saudita.

Alcuni elementi emergono però molto vistosi.

– L’esigenza di generare un qualche tessuto produttivo alternativo allo sfruttamento delle risorse petrolifere.

– La localizzazione in una zona decentrata rispetto al baricentro dell’Arabia Saudita, ma posta in zona economicamente strategica.

– Del tutto inaspettato il fatto che questo polo produttivo sarà indipendente dall’attuale struttura governativa. Non è nota la veste giuridica, ma questo è un modo molto elegante di evitare lunghi e dolorosi cambiamenti legislativi in un paese singolarmente conservatore.

– Questo annuncio integra quello già fatto sul progetto turistico: religione e provenienza delle persone che vi accederanno dovrebbero essere fattori irrilevanti.

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Questo progetto ha luci ed ombre.

Opinion: Saudi Arabia – progress, or megalomania?

«The crown prince of Saudi Arabia says he wants to fundamentally change his country. But the inexperienced and impulsive young Mohammed bin Salman could quickly find himself in over his head. ….

It is to be one of the biggest projects the Middle East has ever seen: A technology park and a new city with the futuristic name, “Neom.” What Saudi Arabian Crown Prince Mohammed bin Salman announced in Riyadh sounded nothing short of spectacular ….

The crown prince is not looking for traditional investors though, instead his sales pitch is directed at “visionaries who want to create something utterly new.” ….

And the crown prince has plans to build a luxury tourist resort on the Red Sea for an international clientele – that means that women will be allowed to wear bikinis and bars and restaurants will serve alcohol – things that were heretofore unthinkable. ….

One thing that greatly angered archconservatives in the kingdom was the recent severing of influence exerted by the religious police, which over the years had grown into a practically independent state security apparatus with wide-ranging powers.»

In Arabia Saudita la polizia religiosa si è sviluppata fino a diventare un apparato di sicurezza con enormi poteri non supervisionati da quello politico. Chi la gestisce ha il potere vero, e non è Mohammed bin Salman.

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Vedremo nei fatti ciò che questo polo sarà in grado di produrre e, soprattutto, quanto i beni generati saranno richiesti e collocabili sui mercati internazionali.

Questo progetto richiama alla mente, mutatis mutandis, quello posto in essere dal Regno Fatimide mille anni or sono, istituendo in Alessandria un porto franco che divenne in breve il punto di incontro degli allora commerci mondiali, ossia quelli mediterranei.


Reuters. 2017-10-24. Saudis set $500 billion plan to develop border region with Jordan, Egypt

RIYADH (Reuters) – Saudi Arabia announced on Tuesday a $500 billion plan to create a business and industrial zone extending across its borders into Jordan and Egypt, the biggest project yet in a series of efforts to free the kingdom of its dependence on oil exports.

The 26,500 square km (10,230 square mile) zone, known as NEOM, will focus on industries including energy and water, biotechnology, food, advanced manufacturing and entertainment, Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman said.

Adjacent to the Red Sea and the Gulf of Aqaba and near maritime trade routes that use the Suez Canal, the zone will power itself solely with wind power and solar energy, said the Public Investment Fund, Saudi Arabia’s top sovereign fund.

“NEOM is situated on one of the world’s most prominent economic arteries … Its strategic location will also facilitate the zone’s rapid emergence as a global hub that connects Asia, Europe and Africa.”

The Saudi government, the PIF, and local and international investors are expected to put more than half a trillion dollars into the zone in coming years, Prince Mohammed said.

There was no immediate comment on the plan from Jordan and Egypt, both of which are close allies of Saudi Arabia.


Cnn. 2017-10-24. Saudi Arabia wants to build a $500 billion mega-city spanning 3 countries

Saudi Arabia plans to build a new $500 billion metropolis that spans three countries.

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The development, called NEOM, was announced at a conference on Tuesday by Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman. It’s the latest in a series of mega projects designed to reshape the kingdom’s economy.

It is nothing if not ambitious.

“We try to work only with the dreamers,” the young crown prince told investors gathered in Riyadh. “This place is not for conventional people or companies.”

Plans call for the city to be powered entirely by regenerative energy, while also making use of automated driving technology and passenger drones. Wireless hi-speed internet will be free.

“All services and processes in NEOM will be 100% fully automated, with the goal of becoming the most efficient destination in the world,” the Saudi Arabia Public Investment Fund said in a statement.

The city, which will be independent of the kingdom’s “existing governmental framework,” will be built across 26,500 square kilometers (10,231 square miles) near the Red Sea. According to the fund’s statement, its land mass “will extend across the Egyptian and Jordanian borders.”

“NEOM will be constructed from the ground-up, on greenfield sites, allowing it a unique opportunity to be distinguished from all other places that have been developed and constructed over hundreds of years,” the fund said in a statement.

The project will be backed by $500 billion from the Saudi government and its investment fund, as well as local and international investors.

It has caught the attention of foreign investors including SoftBank (SFTBF) founder Masayoshi Son and Blackstone CEO Stephen Schwarzman, who joined the crown price on a panel dedicated to the project.

“NEOM is a fantastic opportunity,” Son said on Tuesday. “In the beginning, I didn’t understand. But when I visited the location, I said ‘Wow.’ “

Son said his Softbank Vision Fund, which counts Saudi Arabia as its biggest investor, would put money toward the new project.

The crown prince said there no set timeline for the development.

“This is a challenge,” he said. “We know this takes time … we are under pressure to deliver something new and to give innovative ideas.”

Saudi Arabia has made a string of big announcements recently that are aimed at diversifying its economy away from oil.

The country said in September that it would pump almost $3 billion into its entertainment industry.

In August, it launched a tourism project that consists of 100 miles of sandy coastline and a lagoon with 50 islands. The project even caught the eye of billionaire Richard Branson.

A year and a half into the efforts, officials have made progress on some parts of the broader plan — known as Vision 2030 — but also flip-flopped on others.

The government has cut some subsidies, announced new taxes and lifted a controversial ban on women driving. It also tapped global bond markets three times in less than a year, borrowing billions to balance its books.

Pubblicato in: Religioni

Lutero. 500 anni di antisemitismo. E anche lo celebrano.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-31.

Martin_Lutero_1

Oggi ricorre il 500° anniversario di quando Martin Luther affisse le sue 95 tesi alla porta della Chiesa di Ognissanti a Wittenberg.

Di lì prese origine la riforma luterana e, quindi, quella protestante.

Luther è di quei personaggi che hanno impresso svolte epocali nel divenire umano.

Se non spetta certo a noi un giudizio morale, ma quello storico deve convenire che il 31 ottobre 1517 segnò l’inizio di un modo differente di concepire religione, persona umana, società in cui vive.

Modo differente non significa né modo migliore, né modo più corretto, né tanto meno modo più giusto.

Lasciamo il problema religioso ai teologi: storicamente, Luther dette la stura ai principi tedeschi di iniziare un processo di autonomizzazione nei confronti dell’Impero. Processo sicuramente politico, ma altrettanto di affrancamento dalle imposte. Il conflitto religioso fu il pretesto di quello economico.

I principi tedeschi infatti, come peraltro tutti a quell’epoca, erano alle prese con l’enorme problema di come costituire ed organizzare i propri principati, specialmente dal punto di vista economico.Perennemente in guerra tra di loro, avevano un disperato bisogno di denaro per alimentarle.

Per loro la riforma luterana fu manna dal Cielo: era una bellissima motivazione per riaffermare la propria indipendenza, cessare di pagare le tasse all’Impero, ed incamerare infine tutti i beni ecclesiastici che si erano accumulati nei secoli. Un modo per legalizzare il furto.

Quelle che comunemente sono denominate guerre di religione, di religioso avevano poco o nulla: erano guerre di bottega, per chiamarle con il loro nome politicamente scorretto. Ma le guerre costano, ed anche molto. E di soldi non ce ne sono mai a sufficienza. Spolpati all’osso gli ordini religiosi, la cupidigia dei principi si posò su chi avesse avuto denaro, senza andar troppo per il sottile.

Il dramma del luteranesimo, della riforma protestante in senso lato, è racchiudibile in poche parole: più che una diatriba teologica è stata una diatriba politica. E quando la politica si impossessa di un qualcosa di dottrinale lo snatura asservendolo ai propri scopi.

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Né si potrebbe dimenticare ciò che successe pochi anni dopo.

Nel 1526 il Sultano Solimano I, detto il Magnifico, sconfisse nella battaglia di Mohács, gli ungheresi ed occupò una gran parte dei territori magiari. Tre anni dopo arrivò a mettere sotto assedio Vienna, subito dopo un orrendo massacro a Buda.

L’Imperatore Carlo V era tutto impegnato con la guerra contro la Francia, e dovette basarsi soltanto sulle proprie forze.

I protestanti non dettero il minimo aiuto, cosa che invece fecero massicciamente in occasione del secondo assedio di Vienna del 1683.

Per poco, la riforma protestante non aveva esitato nella conquista turca del cuore dell’Europa. La storia mondiale sarebbe cambiata radicalmente.

* * * * * * *

In questo contesto Martin Luther pubblicò nel 1543 il suo famoso libro “Degli ebrei e delle loro menzogne“. Libro commissionatogli dai principi protestanti.

Per chi non lo avesse razionalizzato, all’epoca in Germania gli Ebrei erano generalmente ricchi, gestivano buona parte del commercio internazionale e dei relativi servizi bancari. Ma non erano armati né avevano percepito il livello di ostilità che su di loro incombeva.

La storia insegna che la ricchezza è un crimine agli occhi dei governanti.

Essi bramano e concupiscono il denaro, costi quello che costi. Meglio poi se lo possono ottenere immolando innocenti inermi ed estorcendo loro tutto il possibile.

Luther è il capostipite dell’antisemitismo sistematizzato, teorizzato, sfociato alla fine nei fatti del secolo scorso.

Luther è stato uno dei maggiori odiatori della storia.

Come capita per molti grandi uomini, il dramma di Luther è che quasi nessuno si è peritato di leggere cosa avesse scritto. È impressionante sentir parlare di lui e domandarsi di chi mai si stia parlando. Negli ultimi decenni questo libro è stato soggetto ad una massiccio tentativo di ridimensionamento a livello di birbonata fanciullesca, mentre invece è la base dell’antisemitismo dell’enclave protestante.

Proponiamo quindi al Lettore un piccolo estratto di alcuni passi di codesto pregevole libro: giudicherà quindi lui stesso cosa deve pensarne, anche se la lettura dell’intero libro sarebbe molto suggeribile.

Martin Lutero, Degli Ebrei e delle loro menzogne, Einaudi, 2008

«Martin Lutero scrisse questo aspro e violento documento antisemita negli ultimi anni della sua vita. Si tratta di un saggio così duro da richiedere un commento che ne tenti una contestualizzazione, addentrandosi nell’intrico di violenza che ispirò quest’opera. Risulta allora fondamentale la ricostruzione che Adriano Prosperi fa dei rapporti del fondatore della Riforma con gli ebrei e più in generale dei rapporti fra il mondo cristiano e il mondo ebraico. Prosperi analizza poi l’enorme eco che il saggio ha suscitato nel mondo protestante dove l’antisemitismo si è rivelato ancora più tenace e devastante che nel mondo cattolico.»



da Martin Lutero, Degli Ebrei e delle loro menzogne, Einaudi, 2008, pag. 188-189, 190, 191, 192, 195, 201, 203, 213, 217-218, 221-222

[Gli Ebrei] ci tengono prigionieri nel nostro paese. Ci fanno lavorare, col sudore della fronte, a guadagnare denaro e proprietà per loro, e loro stanno accanto alla stufa, indolenti, flatulenti, ad arrostire pere, a mangiare, a bere, a far la vita bella e comoda con le nostre ricchezze. Ci sbeffeggiano, ci sputano addosso, perché lavoriamo, e li accettiamo come inetti signori e padroni nostri e del nostro regno. Che cosa dobbiamo avere ancora a che fare, noi cristiani, con questo popolo dannato e infame degli ebrei?

[Le misure da adottare] Io voglio dare il mio sincero consiglio.

In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. E questo lo si deve fare in onore di nostro Signore e della Cristianità, in modo che Dio veda che noi siamo cristiani e che non abbiamo tollerato né permesso – consapevolmente – queste palesi menzogne, maledizioni e ingiurie verso Suo figlio e i Suoi cristiani. Perché ciò che noi fino a ora abbiamo tollerato per ignoranza (io stesso non ne ero a conoscenza) ci verrà perdonato da Dio. Ma se noi, ora che sappiamo, dovessimo proteggere e difendere per gli ebrei una casa siffatta, nella quale essi – proprio sotto il nostro naso – mentono, ingiuriano, maledicono, coprono di sputi e di disprezzo Cristo e noi (come sopra abbiamo sentito), ebbene, sarebbe come se lo facessimo noi stessi, e molto peggio, come ben sappiamo.

Mosè scrive al XIII capitolo del Deuteronomio, che se una città pratica l’idolatria, bisogna distruggerla completamente col fuoco e non conservarne nulla. E se egli ora fosse in vita, sarebbe il primo a incendiare le sinagoghe e le case degli ebrei. Perché ordinò molto severamente ai capitoli IV e XII del Deuteronomio di non togliere né aggiungere niente alla sua legge. E Samuele dice al XV capitolo del I libro che non obbedire a Dio è idolatria. Ora, la dottrina degli ebrei non è altro che glosse di rabbini e idolatria della disobbedienza, cosicché Mosè è diventato del tutto sconosciuto presso di loro (come si è detto), proprio come per noi sotto il papato la Bibbia è diventata sconosciuta. E dunque anche in nome di Mosè le loro sinagoghe non possono essere tollerate, perché diffamano loro tanto quanto noi, e non è necessario che essi abbiano per una simile idolatria le loro proprie, libere chiese.

Secondo: bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari, perché sappiano che non sono signori nel nostro Paese, come invece si vantano di essere, ma sono in esilio e prigionieri, come essi dicono incessantemente davanti a Dio strillando e lamentandosi di noi.

Terzo: bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici, nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne, maledizioni e bestemmie.

Quarto: bisogna proibire ai loro rabbini – pena la morte – di continuare a insegnare, perché essi hanno perduto il diritto di esercitare questo ufficio, in quanto tengono prigionieri i poveri ebrei per mezzo del passo di Mosè, al XVII capitolo del Deuteronomio, nel quale egli ordina a quelli di obbedire ai loro maestri, pena la perdita del corpo e dell’anima; mentre invece Mosè aggiunge con chiarezza: in «ciò che ti insegnano secondo la legge del Signore». […]

Quinto: bisogna abolire completamente per gli ebrei il salvacondotto per le strade, perché essi non hanno niente da fare in campagna, visto che non sono né signori, né funzionari, né mercanti, o simili. Essi devono rimanere a casa. […]

Sesto: bisogna proibire loro l’usura, confiscare tutto ciò che possiedono in contante e in gioielli d’argento e d’oro, e tenerlo da parte in custodia. E il motivo è questo: tutto quello che hanno (come sopra si è detto), lo hanno rubato e rapinato a noi attraverso l’usura, perché, diversamente, non hanno altri mezzi di sostentamento. […]

Settimo: a ebrei ed ebree giovani e forti, si diano in mano trebbia, ascia, zappa, vanga, canocchia, fuso, in modo che si guadagnino il loro pane col sudore della fronte, come fu imposto ai figli di Adamo, al III capitolo della Genesi. Perché non è giusto che essi vogliano far lavorare noi, maledetti goijm, nel sudore della nostra fronte, e che essi, la santa gente, vogliano consumare pigre giornate dietro la stufa, a ingrassare e scorreggiare, vantandosi per questo in modo blasfemo di essere signori dei cristiani, grazie al nostro sudore. A loro bisognerebbe invece scacciare l’osso marcio da furfanti dalla schiena! […]

Se però i signori non vogliono costringerli e non vogliono porre rimedio a questa loro diabolica ribellione, allora vengano espulsi dal Paese, come si è detto, e si dica loro di tornare alla loro terra e ai loro beni, a Gerusalemme, dove possono mentire, maledire, bestemmiare, deridere, uccidere, rubare, rapinare, praticare l’usura, dileggiare e compiere tutti questi empi abominî come fanno qui da noi […]

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni, Terrorismo Islamico

Egitto. Fosse possibile, sarebbe un passo verso il futuro.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-26.

Minareto

Corano e tradizione islamica identificano con la denominazione dār al-Islām, دار الإسلام, “casa dell’Islam”, i territori ove i mussulmani siano preponderanti ed abbiano il relativo potere politico. 

Nella dār al-Islām hanno diritto di vivere ed operare esclusivamente i mussulmani. Le religioni del “Libro”, Ahl al-Kitāb, possono vivere in tali regioni geografiche come protetti, e con severe limitazioni, tra le quali il divieto di fare proselitismo, fare manifestazioni pubbliche della propria fede religiosa, accedere direttamente ai tribunali islamici.

Per essere chiari, chi in Arabia Saudita, per esempio, esponesse segni religiosi non islamici sarebbe immediatamente arrestato.

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Sono norme religiose e politiche che vigono da oltre millequattrocento anni e sono entrate pienamente nel patrimonio culturale mussulmano.

Se tuttavia le giustificazioni storiche sono ragionevoli per i tempi passati, al momento attuale sono in molti gli islamici che si pongono il problema di rivedere criticamente in chiave pratica tali dettami.

Nella civiltà contemporanea lo scontro religioso sembrerebbe aver fatto il suo tempo. Resta sicuramente uno scontro politico che utilizza in modo strumentale le religioni, ma anche questo, come tutte le iniziative politiche, sembrerebbe avviarsi all’epilogo. Si faccia anche grande attenzione, che per i mussulmani non esiste una divisione stato – religione: l’islamismo è politica.

Significativa è questa apertura riportata dal giornale arabo Al Arabyia, ove i mussulmani egiziani si domandano se sia possibile o meno aprire il loro paese al così detto turismo religioso, ossia a pellegrinaggi in luoghi santi per i cristiani.

«Aside from beaches and historic landmarks, religious tourism would attract a different crowd and that was how the revival plan started to take shape»

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«The most significant step taken towards making this plan materialize was the flying of the Egyptian minister of tourism to Rome where he got the pope’s official blessing for the Holy Family’s trip to Egypt, thus putting the 25 sites by the which the family—Jesus Christ, Virgin Mary, and Joseph—passed on the global Christian pilgrimage map»

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«While this development seems to herald a new era in Egyptian tourism, it still brings back the same old concerns about general safety together with new ones about receiving large numbers of Christians in a country that is not exactly devoid of sectarian tension»

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«Ishak Ibrahim, head of the Religious Freedom Unit at the Egyptian Initiative for Personal Rights, argued that it is not possible to promote Christian pilgrimage in a country where Christians are marginalized. “We can’t be that detached from reality and that is why promoting Christian pilgrimage has to be accompanied by serious steps towards acknowledging Christian presence,” he said.»

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«Ibrahim cited the example of text books that do not focus at all on Coptic history or the role of Copts in Egyptian civilization which, in turn, does not promote cultural diversity»

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«Pilgrims are not going to visit sites in a country whose citizens have no respect for their religion»

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«The tree in whose shadow Virgin Mary sat in Cairo, for example, is totally neglected and the area surrounding it is filthy»

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Molti gli aspetti da superare.

Il primo in ordine di importanza  è quello della sicurezza fisica dei pellegrini, in un paese ove l’omicidio dei preti e dei fedeli cristiani è predicato nelle moschee.

«Added to this is the number of religious edicts from extremist preachers who incite people against Christians and teach them intolerance»

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Bene.

Siamo solo agli inizi e come tutte le mutazioni sarà necessario del tempo perché le situazioni possano evolvere.

Constatiamo però come sia la prima volta che in un paese mussulmano quale l’Egitto si inizia a parlare di questi aspetti. Sicuramente la possibilità di effettuare pellegrinaggi nei luoghi ove risedette la Sacra Famiglia è solo il movente iniziale, ma per risolverlo con civile convivenza è altresì necessaria la comune reciproca accettazione e, diciamolo pure francamente, reciprocità.

Non è possibile invocare il dār al-Islām e poi pretendere che gli islamici emigrati posano erigersi moschee e praticare apertamente il loro culto.


Al Arabiya. 2017-10-24. Is Egypt’s religious tourism industry ready for Christian pilgrimages?

Tourism in Egypt has been hit by successive blows that have driven several countries to warn their citizens of traveling there and have even led some, including Russia, to take strict measures towards the implementation of such warnings.

Pope Francis’s visit to Cairo in April, which went without incident, unlike many anticipated, inspired a new way out of the impasse.

Aside from beaches and historic landmarks, religious tourism would attract a different crowd and that was how the revival plan started to take shape.

The most significant step taken towards making this plan materialize was the flying of the Egyptian minister of tourism to Rome where he got the pope’s official blessing for the Holy Family’s trip to Egypt, thus putting the 25 sites by the which the family—Jesus Christ, Virgin Mary, and Joseph—passed on the global Christian pilgrimage map.

While this development seems to herald a new era in Egyptian tourism, it still brings back the same old concerns about general safety together with new ones about receiving large numbers of Christians in a country that is not exactly devoid of sectarian tension.

Ishak Ibrahim, head of the Religious Freedom Unit at the Egyptian Initiative for Personal Rights, argued that it is not possible to promote Christian pilgrimage in a country where Christians are marginalized. “We can’t be that detached from reality and that is why promoting Christian pilgrimage has to be accompanied by serious steps towards acknowledging Christian presence,” he said.

Ibrahim cited the example of text books that do not focus at all on Coptic history or the role of Copts in Egyptian civilization which, in turn, does not promote cultural diversity. “Pilgrims are not going to visit sites in a country whose citizens have no respect for their religion,” he added. Former deacon at the Coptic Orthodox Church Beshoy Sami agreed with Ibrahim and said that dealing with sectarian sentiments among Egyptians is the only ways Christian pilgrimage can succeed in Egypt. “The state has to stop solving Muslim-Christian clashes customary reconciliation sessions rather than the law and the people need to stop viewing Christians as inferior,” he said. “Some countries are not even aware that there are Christians in Egypt.”

Priest murder

Melbourne-based Coptic journalist Ashraf Helmi expected the recent murder in Cairo of Egyptian priest Samaan Shehata to have a negative impact on Christian pilgrimage trips, especially that the state did not handle the situation in the right way and only referred to the murderer as mentally ill. “Added to this is the number of religious edicts from extremist preachers who incite people against Christians and teach them intolerance,” he said in a statement. Helmi warned that Shehata’s murder might, in fact, lead many European countries to ask their citizens not to go to Egypt in general and for religious trips in particular. 

In fact, journalist Mayada Seif sees the attack on Shehata as a reaction to announcement of starting Christian pilgrimage to Egypt. “It is like a message to the world that Christians who come to Egypt will be killed because Egypt is only for Muslims,” she wrote

Journalist Osama Salama notes that the Egyptian Ministry of Tourism expects to receive two to three million Christian pilgrims annually and wonders how prepared the state is for such numbers. “The minister of tourism said a film will be made about the holy sites in Egypt to be marketed across the world and pamphlets in many languages are to be printed about those sites. But then what? Is this enough?” he wrote. Salama listed a number of problems that might make pilgrimage trips a failure. “Most of the sites in the journey of the Holy Family are in a deplorable state and need a lot of maintenance.

Time for change

The tree in whose shadow Virgin Mary sat in Cairo, for example, is totally neglected and the area surrounding it is filthy.” Salama cited other issues such as lack of good accommodation in most of the governorates where the sites are located as well the unpaved roads leading to them, which leads to a lot of accidents. “As for trains going to these areas, they are notorious for never leaving or arriving on time in addition to occasional breakdowns and accidents.”

For Salama, it is also not wise to start receiving pilgrims without training a team of tour guides that can accompany them and who should be knowledgeable about this historical era. “Most guides we have are trained in ancient Egyptian history and those won’t be fit for such a job.” 

Economic expert Medhat Nafea is more optimistic for he does not believe that lack of hotels is an obstacle since it is a different type of tourism. “The spiritual nature of pilgrimages allows for a simple and rather primitive atmosphere where luxury accommodation is not needed,” he wrote.

While admitting that turmoil in North Sinai can be a problem, Nafea argues that this is bound to change soon. “With the Palestinian reconciliation and the rapprochement with Hamas, normalcy is expected to be gradually restored to Sinai, which makes it safe for pilgrims to visit sits of the Holy Family journey there.”

Nafea noted that Egypt does get tourists who visit holy sites, but they are few and are not part of a full pilgrimage program. “Most of them come from Jerusalem while many are already in Sinai for recreational purposes and that is why it is hard to know their exact number. They do not exceed a few hundreds in all cases.” 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni, Senza categoria

Ok. Adesso in molti non andranno più a far spesa ai Lidl.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-17.

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Per decine di anni gli immigrati islamici sono andati a fare acquisti al Lidl senza troppi problemi: tutte merci con un ragionevole rapporto prestazione / costo.

Fa abbastanza specie che proprio adesso, quando i liberal sono in rotta, la catena Lidl esponga fotografia di paesaggi ove i segni cristiani sono stati rimossi con fotoritocchi. La menzogna è pur sempre una menzogna.

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«Croci delle chiese cancellate per non urtare la sensibilità dei clienti di fedi religiose diverse, in particolare i musulmani»

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«È questa la strategia di marketing messa in atto dal supermercato Lidl di Camporosso, che utilizza una maxi foto del borgo di Dolceacqua sulla parete di fronte alle casse, dalla quale sono «sparite» le croci sulla facciata e sul campanile della chiesa di Sant’Antonio Abate»

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«Ma la scelta nata da una sensibilità, probabilmente, arriva a rasentare l’eccesso. E si tramuta in un autogol, arrivando potenzialmente ad urtare, al contrario, i tanti clienti italiani»

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«Non è la prima volta che Lidl cancella simboli religiosi da foto o pannelli»

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«un consumatore ha scritto alla catena di supermercati chiedendo spiegazioni e si è sentito rispondere che si trattava di una scelta «politically correct», per non urtare nessuno, insomma»

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«devono rispettare la realtà dei fatti: sulla chiesa ci sono le croci, simbolo di tradizione prima che di religiosità»

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Il problema non sono gli islamici arrivati in continente: il problema sono i nostrani liberal che sono ossessionati da un politicamente corretto a senso unico.

Sono convinti che rimuovere le Croci sia atto di omaggio agli islamici, ma se ne impippano di sfregiare i simboli cristiani, offendendo la sensibilità dei credenti.

Già, ma i credenti ci sono e vanno anche a votare, come si constata nelle ultime tornate elettorali.

I cristiani si gloriano invece della Croce: sono in Europa da duemila anni, ed intendono rimanerci ancora un sacco di tempo.

Di conseguenza, la scelta per molti è obbligatoria: eviteranno di andare a far spesa al Lidl.

Nota.

«Lidl è una catena europea di supermercati di origine tedesca.

Il nome completo della compagnia è Lidl Stiftung & Co KG. Appartiene alla Holding Schwarz, alla quale appartengono altre catene di supermercati tedesche, come Handelshof e Kaufland.

Il gruppo opera con 2 diversi sistemi distributivi: il cosiddetto discount (con insegna Lidl) e la struttura commerciale degli Iper e Super con il marchio Kaufland (che in tedesco significa il “Paese degli acquisti”). I supermercati Kaufland non sono presenti in Italia. La loro diffusione maggiore è in Germania e nei paesi dell’Europa orientale. Le due strutture (Lidl e Kaufland) non hanno apparenti contatti.

Lidl è stata fondata nel 1930 da un membro della famiglia Schwarz, allora si chiamava Lidl & Schwarz Lebensmittel-Sortimentsgroßhandlung. Negli anni settanta nacquero i primi supermercati Lidl, incarnazione della catena odierna.

Nel 1999, secondo la lista annuale di Forbes, il proprietario di Lidl era il 37° uomo più ricco del pianeta: successivamente i suoi legali hanno chiesto che non apparisse più in questa classifica, confermando la politica di discrezione da sempre seguita dalla famiglia Schwarz.» [Fonte]


La Stampa. 2017-10-11. Via le croci dalle foto alla Lidl di Camporosso. “Urtano la sensibilità religiosa”

Croci delle chiese cancellate per non urtare la sensibilità dei clienti di fedi religiose diverse, in particolare i musulmani. È questa la strategia di marketing messa in atto dal supermercato Lidl di Camporosso, che utilizza una maxi foto del borgo di Dolceacqua sulla parete di fronte alle casse, dalla quale sono «sparite» le croci sulla facciata e sul campanile della chiesa di Sant’Antonio Abate. Ma il sindaco di Dolceacqua non ci sta a una rappresentazione falsata di una delle «cartoline» più popolari del paese e scrive ai vertici nazionali e internazionali del colosso alimentare, annunciando di

Il discount alimentare si rivolge principalmente a una clientela che non ha un’alta capacità di spesa e gli immigrati, soprattutto arabi, sono una parte importante tra coloro che fanno acquisti nella zona commerciale di Camporosso. Niente croci per non urtare i musulmani, insomma. Ma la scelta nata da una sensibilità, probabilmente, arriva a rasentare l’eccesso. E si tramuta in un autogol, arrivando potenzialmente ad urtare, al contrario, i tanti clienti italiani. Oltre che il primo cittadino del paese ritratto. 

L’area commerciale dove si trova il supermarket è poco prima del centro abitato; il borgo di Dolceacqua una manciata di chilometri più a monte, sempre in Val Nervia. Ed è uno dei luoghi simbolo del Ponente, conosciuto non soltanto in Italia. L’immagine del torrente con le case arroccate ai piedi del Castello dei Doria è una delle più conosciute e fotografate, immortalata anche in una tela di Claude Monet.  

«Ce lo hanno segnalato tempo fa – spiega il sindaco di Dolceacqua Fulvio Gazzola, che ha fatto della promozione turistica uno degli obiettivi cardine della sua amministrazione – e avevo segnalato la cosa al supermercato, chiedendo di cambiare il pannello con la foto, ripristinando le croci della chiesa. Mi avevano risposto che era una immagine provvisoria, in bianco e nero, e di aspettare. Ora ho atteso, ma non è successo nulla. Quindi basta».  

Non è la prima volta che Lidl cancella simboli religiosi da foto o pannelli. Il caso è esploso già a inizio settembre, quando dalle splendide cupole blu di Santorini, utilizzate sulla scatola di alcuni prodotti greci, erano state eliminate le croci. Succedeva in Belgio: un consumatore ha scritto alla catena di supermercati chiedendo spiegazioni e si è sentito rispondere che si trattava di una scelta «politically correct», per non urtare nessuno, insomma. E a Camporosso, in pratica, succede lo stesso. Dal Belgio il caso si era esteso, perché la «sparizione» delle croci riguardava prodotti della stessa linea commercializzati anche in Germania, Austria, Regno Unito. In Repubblica Ceca è intervenuto perfino l’arcivescovo di Praga, qualificando la cancellazione dei simboli cristiani come un atto incivile e senza precedenti.  

«È un fatto lesivo dell’immagine del nostro paese – sostiene Gazzola da Dolceacqua – e delle nostre tradizioni cristiane. Si tratta di una foto che rappresenta, o che dovrebbe rappresentare la realtà dei luoghi e non è invece un disegno soggettivo». Così nelle scorse ore sono partite le raccomandate, inviate appunto alla sede italiana di Lidl e a quella internazionale, che si trova in Germania. Il Comune di Dolceacqua vuole capire come mai le croci sono state cancellate: «Possono certamente utilizzare la foto di Dolceacqua e ci fa anche piacere, è un simbolo della zona e un luogo molto conosciuto. Ma se vogliono farlo, devono rispettare la realtà dei fatti: sulla chiesa ci sono le croci, simbolo di tradizione prima che di religiosità».  

«Il Comune si riserva di adire le vie legali – si legge nella lettera inviata al colosso del settore alimentare dall’amministrazione di Dolceacqua – a tutela della propria immagine e del proprio territorio». 

Pubblicato in: Persona Umana, Religioni, Senza categoria

Centesimo anniversario della nascita di Oscar Romero. Assassinato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-16.

2017-08-16__Romero__001 romero-martyred

«Non ho la vocazione di martire …. uno non deve mai amarsi al punto da evitare ogni possibile rischio di morte che la storia gli pone davanti. Chi cerca in tutti i modi di evitare un simile pericolo, ha già perso la propria vita»

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«“Nel nome di Dio e del popolo che soffre vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi la persecuzione contro il popolo”, dice il 23 marzo 1980, nella sua ultima predica in cattedrale. Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, un sicario si intrufola nella cappella dell’ospedale, dove Romero sta celebrando, e gli spara dritto al cuore, mentre il vescovo alza il calice al momento dell’offertorio. Aveva appena detto: “In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo”.» [Fonte]

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Il 15 agosto 1917 nasceva Oscar Arnulfo Romero, assassinato sull’altare il 24 marzo 1980, beatificato nel 2015 per volontà di Papa Francesco.

La sua vita e la sua morte dovrebbero porgerci molti elementi da meditare con cura, alcuni dei quali profondamente scomodi.

La disinformazione fatta sia prima sia dopo la sua morte è impressionante, e merita alcune ferme precisazioni.

– È cristiano non solo chi professa che Gesù Cristo nostro Signore è il Figlio del Dio vivente, vero Dio e vero Uomo, nato, morto e risorto per la salvezza dell’umanità. Non sufficit. È cristiano solo ed esclusivamente chi vive la sua realtà storica osservando la Parola di Gesù. In caso contrario, è soltanto un ipocrita, un peso per la Comunione dei Santi, un sfrego alla santa Fede. Rispettabili come persone, ma sicuramente non cristiani.

– Né tanto meno può dirsi cristiano chi non pratichi la santa obbedienza al Santo Padre ed alla Gerarchia. Non esistono cristiani “dissidenti”: esistono eretici ed esistono persone che si sono allontanate da Santa Madre Chiesa, esercitando il loro proprio libero arbitrio. Ripetiamo solo per chiarezza: rispettabili come persone, ma sicuramente non cristiani. Chi non obbedisca alla Parola del Cristo ed alla Gerarchia non è cattolico. Chi critica, specie pubblicamente, la Gerarchia non è cattolico. Per essere chiari: è tutto fuorché cattolico.

– Tutti siamo peccatori, nessuno escluso tranne il Cristo. È cristiano colui che per Grazia del Signore si rialza ben presto dalla caduta, confessandosi secondo il rito canonico. Siamo chiari: colui che non si confessa frequentemente e non si comunica frequentemente, almeno una volta la settimana, non può essere cristiano: dica ciò che vuole, ma non lo è.

– La Chiesa e la Gerarchia predicano il Cristo, la salvezza delle anime ed il Regno di Dio. La Chiesa non è un’organizzazione di beneficienza. Il suo scopo è la salvezza delle anime. Solo secondariamente di dedica anche a scopi caritativi: ma se la carità non è fatta in nome di Cristo ed in pieno accordo alla Sua Parola, non conta nulla per un cristiano, perché così ha stabilito il Cristo in persona.

– Ottime quindi, e degne di lode, le persone filantrope: ma se non operano in nome di Dio essi non sono cristiane. Sono tutto quello che si voglia dare come etichetta, meno quella di “cristiane”. Ripetiamo nuovamente: persone rispettabile, ma non sono cristiane.

– Il cristiano non lo si riconosce da segni o simboli: lo si riconosce dalla vita che tiene, dalle scelte che opera. La Fede senza le relative opere coerenti non è fede: creanza, talora anche superstizione: tutto tranne che cristianesimo.

*

– La Fede è un atto volontario, sostenuto dal libero arbitrio: essendo atto volontario ciò comporta la supervisione della mente, della ragione. Il cristiano ha Fede perché vuole credere, e crede perché la teologia cattolica gli assicura un solidissimo supporto logico. Non esiste infatti verità alcuna che non sia anche vera. Ma senza verità e logica non può nemmeno sussistere la giustizia. Il sedicente cristiano viscerale, emotivo, sentimentale, semplicemente non è un cristiano. Si dica ciò che si vuole, ma persiste a non essere un cristiano.

– Tratto caratteristico del cristiano che vive pienamente la propria Fede nel rispetto della Parola del Cristo è l’essere estremamente rigoroso verso sé stesso, ma nel contempo comprensivo, pietoso e paziente verso le debolezze, quelle propri e quelle altrui.

– Altro tratto caratteristico del cristiano, quello cattolico massimamente, è la Grazia e la capacità di saper perdonare. Chi non sappia o non voglia perdonare è tutto tranne che un cattolico. Farebbe meglio a staccarsi dalla Chiesa che frequenta solo per dare scandalo. Non esiste pace senza capacità di perdonare.

– Da ultimo, ma non certo per ultimo, un cattolico è riconoscibile perché prega e fa penitenza. Quanti non preghino quotidianamente e non pratichino una via penitenziale semplicemente non sono né cristiani né cattolici. Ci si rende perfettamente conto che di questi tempi a parlare di penitenza ti si ride in faccia: ma ciò che per il cattolico è importante e farla lui, non farla fare agli altri.

– Il Cristo disse: «Vi do la pace, vi do la mia pace». La pace del Cristo significa essere in comunione sacramentale con Lui, cosa del tutto differente dalla pace terrena, che consiste nel vivere tranquillo, senza il fragore delle armi. Per il cattolico essere operatore di pace significa essere parte attiva nel portare le altre anime al Cristo.

*

Da quanto detto dovrebbe essere ben chiaro che ad essere cristiani e cattolici sono nei fatti ben pochi. Molto pochi. Un vero corpo di élite. Porta stretta per entrare nel novero, porta spalancata per andarsene.

Però, non si facciano confusioni.

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Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, è un classico esempio di essere cristiani, di essere cattolici.

È irrilevante che lo si osteggi o meno: tale è e tale rimane.

È stato coerente, e lo è stato fino alla morte. È stato obbediente, e lo è stato fino alla morte.

«Non ho la vocazione di martire»

Nessun cristiano ha la vocazione al martirio, ma se ciò diventasse necessario per la salvezza propria e per esempio edificante per i tiepidi, ebbene, allora venga il martirio.

Ma per il cristiano, per il cattolico, il martirio sarebbe del tutto vano, se non fosse simultaneamente associato al perdono dei propri carnefici. L’esempio ci viene dall’alto: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno»

Cos’ il beato Romero si aggiunge alla lunghissima serie di santi martiri che dettero la vita e sparsero il loro sangue per aver predicato il Cristo in una società che viveva in odium Fidei, in odium Dei, in odium Evangelii.

Solo per citarne tre esempi fulgidi: Thomas Becket, John Fisher e Thomas More.

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Nota importante.

Il segno migliore per constatare la natura divina della Santa Chiesa consiste nel fatto che nessuno dei suoi nemici si sia mai peritato di studiarla nella sua teologia e nei suoi canoni. Il Signore non ha permesso che capissero come la Chiesa sia un fatto sorpannaturale e non umano. Nemmeno settanta anni di persecuzioni bolsceviche sono riuscite ad eradicare la Fede dalla Russia, eppure sono stati martirizzati quasi cinquecentomila sacerdoti. Tratto comune di tutti i suoi odiatori è la crassa ignoranza di cosa sia. Che Dio li perdoni per i meriti dei suoi santi martiri!



La Stampa. 2017-08-15. Romero, il vescovo martire che scelse il Vangelo e il popolo

Cento anni fa nasceva il Presule salvadoregno che sarebbe stato ucciso, mentre celebrava Messa, dagli «squadroni della morte». Beatificato da Francesco, adesso è vicino alla santità.

*

È ben possibile che Oscar Arnulfo Romero, nato cento anni fa, il 15 agosto 1917, assassinato sull’altare il 24 marzo 1980, beatificato solo nel 2015 per volontà di Papa Francesco, venga in futuro canonizzato. Di certo egli fu «diffamato, calunniato, infangato» dopo la morte, come ha denunciato lo stesso Pontefice latino-americano, tanto che il suo martirio «continuò», anche «da parte di suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato», con «la pietra più dura che esiste: la parola». 

La figura di Romero ha toccato i drammi di un epoca e di un continente, la sua memoria è stata spesso controversa. Quando, nel 1977, Paolo VI lo nominò Arcivescovo di San Salvador, era conosciuto come un «conservatore», gradito alle oligarchie al potere nel paese. Nel corso del tempo, Romero cominciò a denunciare pubblicamente i soprusi del regime, senza peraltro tacere delle violenze dei guerriglieri che vi si opponevano. L’Arcivescovo era convinto che la guerra civile in El Salvador scaturiva dalle ingiustizie sociali, e per questo puntò il dito contro la giunta militare al governo. Arrivò a leggere durante la predica domenicale in cattedrale i nomi delle persone torturate, ammazzate o fatte sparire (desaparecidos) nel corso della settimana. La sua fu una sorta di conversione, seguendo il Vangelo a servendo il popolo di Dio, nella quale ebbe probabilmente un ruolo l’assassinio, nel 1977 da parte degli squadroni della morte legati ai latifondisti, cattolici anch’essi, di padre Rutilio Grande Garcia, gesuita, indomito nel denunciare lo sfruttamento della povera gente (anche per lui è stato aperto il processo di beatificazione). «Adesso – ebbe a scrivere nel 1979 alla nipote del Gesuita – si cerca di appannare l’immagine e il ricordo di persone come padre Rutilio, e di far credere agli altri che abbiano sbagliato strada e vangelo. Stia attenta, perché sono molto astuti. Preghi molto lo Spirito santo affinché l’aiuti a comprendere l’audacia che il Vangelo richiede». La conversione dell’Arcivescovo turbò l’establishment salvadoregno e non pochi maggiorenti della Curia romana di Giovanni Paolo II.  

Domenica 23 marzo 1980 monsignor Romero si rivolse all’esercito: «Vi chiedo, vi imploro, vi ordino: in nome di Dio cessi la repressione!». L’indomani un killer prezzolato sparò all’arcivescovo mentre celebrava Messa nella cappella dell’ospedale della Divina provvidenza. Non aveva taciuto. «La Chiesa – aveva avuto a scrivere anni prima – non può tacere quando ci sono migliaia di nostri fratelli che subiscono le conseguenze dell’ingiustizia in cui vive la nostra America latina, non può tacere davanti al dolore e alle costanti violazioni di cui sono oggetto i nostri fratelli contadini e il popolo in generale» 

La causa di beatificazione di Romero fu aperta nel 1997, ma solo con l’arrivo di papa Francesco si è sbloccata. Il premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, argentino, che ha fatto visita al Papa pochi giorni dopo l’elezione al Conclave del 2013, lo preannunciò subito. E con decreto del 3 febbraio del 2015, Jorge Mario Bergoglio ha riconosciuto il martirio in odium fidei dell’Arcivescovo. Il successivo 23 maggio a San Salvador si è celebrata la solenne beatificazione.  

Un esito tutt’altro che scontato. «Il martirio di Romero non fu puntuale, non avvenne solo nel momento della morte, fu un martirio-testimonianza, fu sofferenza anteriore, persecuzione anteriore la sua morte. Ma fu anche posteriore», ha denunciato Papa Francesco dopo la beatificazione. Romero, «una volta morto – ero giovane sacerdote e ne fui testimone – fu diffamato, calunniato, infangato. Il suo martirio continuò anche da parte di suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato. Non parlo per aver sentito dire. Ho ascoltato queste cose», ha detto il Papa. «È bello vederlo così: un uomo che ha continuato a essere martire. Ora credo che quasi nessuno osi… ma dopo aver dato la sua vita ha continuato a darla lasciandosi colpire da tutte quelle incomprensioni e calunnie. Questo mi dà la forza, solo Dio sa. Solo Dio sa la storia delle persone, e quante volte le persone che hanno già dato la loro vita continuano a essere lapidate con la pietra più dura che esiste nel mondo: la lingua». Come ha avuto a rilevare il postulatore della causa di beatificazione, monsignor Vincenzo Paglia, nel corso degli anni erano arrivati «chili di carte» contro Romero, a volte in buona fede altre volte «in cattiva coscienza»: «Scrivevano che faceva politica, che era seguace della teologia della liberazione. Lo accusarono di problemi di carattere, di squilibri. Tutte cose che hanno ovviamente frenato e rafforzato i nemici», sia dentro il Paese che tra l’episcopato che in Vaticano. È nota l’ostilità del cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo per la causa di beatificazione di Romero. «La decisione su Romero mette a tacere i motivi che hanno impedito un procedimento più lineare», concluse Paglia. 

Ora in Salvador si ricorda il centenario della nascita dell’arcivescovo martire con il primo pellegrinaggio in suo onore. L’occasione è celebrata con tre giorni di cerimonie e preghiere che culminano oggi. A promuoverle, più di tutti, Gregorio Rosa Chavez, stretto collaboratore di Romero, vescovo ausiliare di San Salvador che ha ricevuto – “scavalcando”, gerarchicamente, l’arcivescovo titolare della città, successore di Romero, José Luis Escobar Alas – la berretta cardinalizia da Papa Bergoglio nell’ultimo Concistoro dello scorso 28 giugno. In futuro Romero potrebbe essere proclamato santo. L’arcivescovo Paglia ha detto in questi giorni alla Radio Vaticana: «Siamo a buon punto. Stiamo esaminando un miracolo che riguarda una donna incinta e il suo bambino che sono stati, speriamo, miracolosamente guariti per intercessione di Romero. È stato terminato il processo diocesano, che è giunto a Roma e abbiamo iniziato l’esame del miracolo. Mi auguro che il processo vada a compimento presto. Se tutto questo accade, è possibile che anche l’anno prossimo si possa sperare di celebrare la canonizzazione di Romero».  

Di certo la figura di Romero ancora oggi turba alcuni animi. Il suo messaggio era radicalmente evangelico. «A volte cresciamo nella religione senza comprendere che il vangelo è vita. Alcuni praticano la religione con la convinzione che Dio è con loro soltanto perché detengono un qualche potere: poco importa se abbiano o non abbiano fede, e nemmeno l’immortalità dei loro atti. Gesù ha definito costoro “giusti”, ovvero uomini chiusi al richiamo di conversione rivolto loro dai profeti, perché sono persuasi che quel richiamo non li riguardi. Infatti si credono benedetti da Dio tramite le ricchezza che possiedono o il potere che hanno ricevuto, basandosi sull’asserzione che “ogni potere viene da Dio”. Alcuni di noi, portati da una pratica della religione fiacca e superficiale, crediamo di avere un cuore aperto a Dio perché andiamo a messa alla domenica, anche se ci arriviamo in ritardo o assistiamo distrattamente; e ci reputiamo generosi con gli altri perché diamo loro lavoro, sebbene gli ritardiamo lo stipendio o perfino gli tratteniamo il salario oppure, semplicemente, non diamo il giusto. La conversione comincia quando mi rendo conto che sono stato ostinato nel peccato, cocciuto nelle mie opinioni, caparbio nelle mie cattive azioni. Allora l’umiltà apre breccia nel muro che mi faceva credere “giusto”; allora agisce anche l’amore che mi conduce verso il suo termine che è Dio. Allora, infine, scoprirò che Dio non è mai stato lontano da me, ma sono stato io cieco non vedendolo così vicino a me, tutti i giorni, nella persona dei miei vicini» (brano tratto da Oscar A. Romero, «La Chiesa non può stare zitta», scritti inediti 1877-1980, Emi). 

Pubblicato in: Religioni, Senza categoria

Canada. Il problema legale della poligamia. Un caso dibattuto.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-26.

2017-07-05__Canada__Poligamia__001

«Two Canadian religious leaders have been found guilty of practising polygamy by the Supreme Court of British Columbia (BC).»

*

«The trial heard Winston Blackmore, 61, married 24 women»

*

«His former brother-in-law James Oler, 53, married five»

*

«The landmark ruling is considered a test of the boundaries of religious freedom in Canada»

*

«The Charter of Rights is the supreme law of Canada but we have to realise that the rights in the Charter are not absolute»

*

«In 2011, the BC Supreme Court upheld Canada’s anti-polygamy law as constitutional following a request from BC’s government for a ruling on the issue»

* * * * * * * *

Mr Winston Blackmore ha ventiquattro moglie ed oltre 145 figli. Come religione aderisce ad una sottosetta mormonica, la Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints.

Molte delle sue mogli sono giovani e molto carine: smentiscono in modo stridente l’usuale stereotipo di femmina canadese. Tutte in blocco difendono il loro marito: nei fatti sono loro a volere la poligamia.

Nel 2011 il Canada aveva posto il quesito se la poligamia potesse o meno rientrare nella costituzione canadese, ma la risposta della Suprema Corte, pur negandone la legalità aveva lasciato aperti molti dubbi legali.

Una buona sintesi del problema è fornita da TV News, che allega anche un video molto esplicativo. L’articolo riporta anche stralgie della sentenza.

Former bishops guilty of polygamy involving isolated sect in Bountiful, B.C.

«CRANBROOK, B.C. — Winston Blackmore was making no apologies Monday after he and another former bishop of an isolated religious community in British Columbia were found guilty of practising polygamy.

“I’m guilty of living my religion and that’s all I’m saying today because I’ve never denied that,” Blackmore told reporters after a judge announced a verdict against him and co-defendant James Oler.

“Twenty-seven years and tens of millions of dollars later, all we’ve proved is something we’ve never denied,” Blackmore said. “I’ve never denied my faith. This is what we expected.”

Blackmore, 60, was married to Jane Blackmore and then married 24 additional women as part of so-called “celestial” marriages involving residents in the tiny community of Bountiful.

Oler, 53, had five wives.

B.C. Supreme Court Justice Sheri Ann Donegan said the “collective force of the evidence” proved the guilt of both men, who were practising members of the Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints, a breakaway Mormon sect that believes in plural marriage.

“His adherence to the practices and beliefs of the FLDS is not in dispute,” Donegan said, reading her written ruling in a Cranbrook, B.C., courtroom.

“Mr. Blackmore … would not deny his faith in his 2009 statement to police. He spoke openly about his practice of polygamy.”

Blackmore was shown a list of his alleged wives and made two corrections to the details, Donegan said.

“Mr. Blackmore confirmed that all of his marriages were celestial marriages in accordance with FLDS rules and practices.”

Blackmore’s lawyer Blair Suffredine told the court he would launch a constitutional challenge of Canada’s polygamy laws. A hearing date is expected to be set next Monday.

Blackmore said it’s not religious persecution that bothers him, but that it’s political persecution and he hopes the challenge will bring about change.

“Twenty-seven years ago adultery was a criminal act. Twenty-seven years ago when they started with us same-sex marriage was criminal,” he said.

“Those people all successfully launched constitutional challenges on the basic right to freely associate. For us I imagine it will be (that) this is entrenched in our faith and I would have been hugely disappointed if I would have been found not guilty of living my religion.”

A decades-long legal fight launched by the provincial government led to a 12-day trial earlier this year. It heard from mainstream Mormon experts, law enforcement who worked on the investigation and Jane Blackmore, a former wife of Winston Blackmore who left the community in 2003.

Oler didn’t retain a lawyer and had the services of Joe Doyle, an amicus curiae, a so-called friend of the court appointed to ensure a fair trial, though he could not offer any legal advice.

Both men’s lawyers argued against the credibility of evidence related to marriage and personal records seized by police in 2008 from the Yearning for Zion Ranch, an FLDS church compound in Texas. The information involved members of the sect in the United States and Canada.

Doyle said important events related to Oler were missing, such as his client’s elevation to presiding elder in the community in June 2004. He also argued the Crown didn’t prove Oler continuously practised polygamy between 1993 and 2009.

“I find that the FLDS marriage records are ultimately reliable,” Donegan said before announcing her verdict against Oler.

“Having concluded the Crown has proven beyond a reasonable doubt that James Oler … practised a marriage with more than one person at the same time I find Mr. Oler guilty of practising polygamy,” Donegan said.

Both Blackmore and Oler remain out on bail. Crown spokesman Dan McLaughlin said the maximum sentence for a conviction of polygamy is five years in prison.

The mainstream Utah-based Church of Jesus Christ of Latter-day Saints officially renounced polygamy in the late 19th century and disputes any connection to the fundamentalist group’s form of Mormonism.

Blackmore and Oler were charged in 2014 for the second time with practising polygamy, more than two decades after allegations that members of the Bountiful community were involved in multiple marriage, sexual abuse and cross-border child trafficking.

Uncertainty over whether the Criminal Code section banning polygamy violated religious rights hovered over the case until 2011 when the B.C. Supreme Court ruled the law was constitutional and that polygamy is a crime.

The constitutional reference case heard that the harms of polygamy outweigh any claims to freedom of religion and include physical and sexual abuse, child brides, the subjugation of women, and the expulsion of young men, the so-called lost boys, who have no women left to marry.»

*

Il nodo è semplicemente questo:

«polygamy is a crime»?

Anche con donne consenzienti?


Bbc. 2017-07-25. Winston Blackmore and James Oler found guilty of polygamy

Two Canadian religious leaders have been found guilty of practising polygamy by the Supreme Court of British Columbia (BC).

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The trial heard Winston Blackmore, 61, married 24 women. His former brother-in-law James Oler, 53, married five.

They were both charged with one count of polygamy. Each face up to five years in prison.

The landmark ruling is considered a test of the boundaries of religious freedom in Canada.

“The Charter of Rights is the supreme law of Canada but we have to realise that the rights in the Charter are not absolute,” Wally Opal, former BC attorney general told CTV News following Monday’s ruling.

Blackmore and Oler are from Bountiful in southeastern BC, a religious community of about 1,500 people founded in 1946.

Both are former bishops with a breakaway Mormon sect, the Fundamentalist Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints (FLDS).

Mr Blackmore was excommunicated from the FLDS in 2002 and replaced by Mr Oler.

The sect has branches in the United States, where it has about 10,000 members.

But attempts to bring the case to trial stumbled over a lack of legal clarity.

In 2011, the BC Supreme Court upheld Canada’s anti-polygamy law as constitutional following a request from BC’s government for a ruling on the issue.

It said the law was a reasonable restriction on religious freedoms in Canada.

The verdict on Monday is unlikely to be the final legal word.

Blackmore’s lawyer, Blair Suffredine, told the court he planned to launch a challenge to the anti-polygamy laws should his client be found guilty.

Legal experts suggest that the case is likely to eventually end up in the Supreme Court of Canada.