Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Trentino. Un punto di vista autorevole sul successo della Lega.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-28.

Caravaggio. Conversione di San Matteo. Particolare

Il tracollo delle sinistre ed il trionfo della Lega nelle elezioni regionali del Trentino Alto Adige affonda le sue ragion d’essere in molteplici concause, molte delle quali importanti. Tuttavia è la risultante quella che conta.

La rivista Tempi, sempre molto acuta nelle sue analisi, ha rilasciato un editoriale degno di essere letto e meditato.

Tratta la sconfitta subita dai cattocomunisti, che denomina ‘cattoprogressisti‘.

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Tema di non facile trattazione a causa di una consistente confusine terminologica, con usi ambigui e spesso fuorvianti di parole che avrebbero dovuto avere ben precisi significati.

Utile sarebbe il rileggersi il sintetico Catechismo di San Pio X.

Il termine ‘cristiano‘ inerisce la persona che ha fede in Cristo e ne professa gli insegnamenti. Il termine ‘cattolico‘ significa universale, ed inerisce quanti professino la religione cattolica, apostolica e romana.

L’essere cattolico non è questione di tessera o di adesione formale, consiste nell’accettare il dono divino della fede traducendolo in opere buone: come conseguenza il cattolico vive in Grazia di Dio partecipando alla Santissima Eucaristia, ottenendone la possibilità di formare il Corpo Mistico in Cristo. Il peccato grave annulla questa condizione.

Il Vangelo di San Giovanni è estremamente chiaro:

«Quotquot autem acceperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri, his, qui credunt in nomine eius». [Io, 1, 12].

A tutti gli esseri umani è offerta la possibilità di credere, ma solo a quanti credono nel nome di Cristo è concessa la possibilità di diventare figli di Dio. Si noti la particolare struttura della frase.

Nella lessicologia cattolica il termine ‘credere‘ significa sia adesione spirituale sia adeguamento operazionale: la fede senza opere a nulla serve, così come le opere senza la fede a nulla servono. Fede ed opere sono due aspetti di un’unica realtà.

Su questo San Paolo è tranchant.

«Si linguis hominum loquar et angelorum, caritatem autem non habeam, factus sum velut aes sonans aut cymbalum tinniens.

Et si habuero prophetiam et noverim mysteria omnia et omnem scientiam, et si habuero omnem fidem, ita ut montes transferam, caritatem autem non habuero, nihil sum.

Et si distribuero in cibos omnes facultates meas et si tradidero corpus meum, ut glorier, caritatem autem non habuero, nihil mihi prodest.»

Qualsiasi opera sia compiuta, financo la profezia, i miracoli, le elemosine di tutte le proprie sostanze, e persino il martirio, ‘nihil prodest‘, servono a nulla se non siano fatte nella carità, ossia nell’amore di Dio e per Dio: nel suo nome. Si noti l’artistico gioco dei tempi verbali.

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Il movimento denominato ‘cattocomunismo‘ oppure ‘cattoprogressismo‘ è caratterizzato dal rigetto della Tradizione cattolica cui avrebbe voluto sostituire la propria, ma soprattutto dal rigetto della figura centrale del Cristo nella fede e nelle opere.

Ma la retta comprensione del messaggio evangelico richiede che si tengano in considerazione tutti gli aspetti della dottrina: una fede correttamente vissuta non ammette contraddizioni. Questa sono la negazione della Verità.

In fondo, a voler ben vedere, tutte le eresia sono scaturite dall’aver assunto un punto particolare come se fosse generale.

La conseguenza più evidente alla gente comune è la riduzione della Chiesa ad una immensa onlus, ove le opere caritative sono state trasformate in opere filantropiche. Una cesura tra fede ed opere del tutto aliena al cattolicesimo e ripetutamente condannata dai Padri  della Chiesa.

*

Il cattoprogressismo ha affascinato un buon numero di credenti, anche nelle gerarchie ecclesiali, ed il Trentino è stato una delle loro più robuste enclavi. La commistione di politica e religione attraeva tutte le persone che volevano una religione mondanizzata ed una politica sacralizzata. Talora anche con gran guadagno personale.

I risultati sono quelli che si constatano in situazioni del genere da duemila anni a questa parte: il clero progressista si sta estinguendo di morte naturale senza lasciare progenie spirituale. I seminari del Trentino sono vuoti, le parrocchie abbandonate, i cattocomunisti sono allo sbando.

Ciò non significa peraltro che il cattolicesimo sia scomparso. Proprio per nulla.

Non potendo far capo ad una gerarchia sbandata, vive una realtà quasi catacombale, formando comunità di credenti disposti a tutto tranne che a rinunciare alla propria fede nel Cristo, così come Tradizione tramanda.

Negli ultimi tempi codeste persone si sono collegate, silenziosamente e discretamente, ed hanno fatto sentire la propria presenza nel segreto dell’urna.

Quanto accaduto in Trentino è fenomeno oramai diffuso in tutta l’Europa, e gli effetti sono a tutti visibili.

*

I liberal socialisti, poiché credono che Dio non esista, credono anche che non esistano i cattolici o, al massimo, li identificano con i cattocomunisti.

Se dal punto di vista dei liberal socialisti questo è stato un errore destruente, per i cattolici è stato invece una vera e propria Grazia Divina. I liberal socialisti ignorano la loro stessa esistenza e, quindi, non possono far loro male più di tanto.

In Trentino è venuto giù il muro cattoprogressista

La culla dell’alleanza tra la sinistra e la Chiesa è andata in frantumi. La Lega, stando ferma, ha dovuto solo lucrare sugli attacchi boomerang dei suoi avversari.

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“Dopo vent’anni si volta pagina” titola oggi il quotidiano trentino l’Adige nel dare conto del voto appena svoltosi nella provincia autonoma.

Per capire il cambiamento netto avvenuto con il voto di domenica basta guardare i nomi degli eletti per la Lega e per l’ex centrosinistra autonomista. Dei quattordici nuovi consiglieri leghisti, sei sono donne, i più sono giovani o giovanissimi, uno solo era già in consiglio prima. Tra i dodici eletti della maggioranza uscente (frantumata e divisa) tre sole sono donne (una per il rotto della cuffia), nessun giovane, dieci consiglieri uscenti o veterani della politica. Il resto era già tutto noto, come da copione.

Effettivamente, è stato un terremoto, per il verificarsi di due diversi fenomeni sui quali vale la pena di soffermarsi in una breve analisi: la caduta del muro cattoprogressista e l’exploit della Lega di Salvini.

LA CULLA DEL CATTOPROGRESSISMO

Trento è sempre stato il laboratorio del cattolicesimo di sinistra. A Trento è nata la prima facoltà di Sociologia dove si formò il brigatista Renato Curcio, facoltà voluta e sponsorizzata dal democristiano Bruno Kessler, per quattordici anni presidente della provincia, grande fautore dell’alleanza tra sinistra e cattolici. A Trento sono venuti a insegnare i fratelli Prodi, Romano e Paolo. Nel seminario della città si è formata tanta della classe dirigente della sinistra, uomini che – una volta abbandonata la vocazione religiosa – si sono buttati nell’agone pubblico, ma sempre e solo da una parte, quella sinistra (Mauro Paissan, per dirne uno). Della provincia di Trento è originario padre Alex Zanotelli, campione del cattolicesimo no global e portato in palmo di mano dalla stampa di sinistra come esempio di Chiesa aperta, conciliante, pauperista. Trento, infine, è stato negli ultimi anni il regno di Lorenzo Dellai, uomo della Margherita finito negli ultimi anni nell’orbita di Mario Monti.

CATTOLICI CON ANTICLERICALI

Insomma, il Trentino è sempre stata la provincia dove l’alleanza tra la Chiesa e la sinistra funzionava, dava risultati. Un’alleanza che all’ultimo giro ha provato a giocarsi la carta Giorgio Tonini, cattolico ex presidente Fuci, che negli ultimi anni si è distinto per le sue battaglie contro la Legge 40 (Pma) e come estensore della legge Cirinnà sulle unioni civili. Ma se Tonini era il portabandiera, le sue truppe erano composte da un mondo variegato che delle istanze cattoliche poco si curava, quando non era apertamente ostile (simbolico il caso di Paolo Zanella, ex presidente dell’Arcigay locale).

CANNIBALIZZATI E PERDENTI

Ecco, questo mondo si è dissolto. Il Pd è passato in Trentino dal 22,7 al 13,9 per cento. È passato dai 52 mila voti del 2013 ai 35.000 di oggi. Perché? Perché sono venute meno entrambe le chiese, quella di sinistra e quella cattolica. La seconda, in particolare, rinnegando la propria specificità ha finito per non contare più nulla, cannibalizzata dal partito, cui si è svenduta. Non è un caso che, se si vanno a spulciare i curriculum degli eletti, di persone provenienti dal mondo delle parrocchie o dei movimenti, non ve ne sia più nemmeno uno.

FENOMENO LEGA

Sul fronte opposto, la Lega ha fatto il pieno, passando dal 6,22 al 27 per cento. Ormai è chiaro, il partito unico del centrodestra lo ha fatto Matteo Salvini, in fondo senza nemmeno troppa fatica. Gli è bastato insistere sul tema della sicurezza, sottovalutato dai suoi avversari, troppo impegnati ad accusare i leghisti di essere razzisti e omofobi. Anzi, la Lega ha potuto lucrare consensi proprio grazie agli attacchi dei suoi rivali, rivelatisi, nei fatti, dei boomerang. Anche perché il candidato del centrodestra, Maurizio Fugatti (in foto con Salvini), è tutto fuorché un estremista: ragionevole, moderato nei toni, pacato. E la gente se ne è accorta.
Nel caso del Trentino è proprio il caso di dire che i migliori alleati della Lega sono stati i suoi avversari. Più la attaccano, più cresce. Salvini lo ha capito da un pezzo, dalle parti del Pd non ancora.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Problemi Etici e Morali, Religioni, Unione Europea

Danimarca. Ci avevano dati per morti, invece ci siamo e votiamo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-09.

Aborto 001

Negli ultimi secoli ci hanno provato in molti.

Gli illuministi, quella brava gente dei giacobini, decapitarono buona parte del clero francese durante la rivoluzione, una gran parte la deportarono alla Caienna, ma la maggior quota morì durante la navigazione. Poi, quando la Francia pareva fosse un deserto ateo, arrivarono san Jean-Marie Vianney e santa Bernadette Soubirous.

Poi vennero i comunisti sovietici e non scherzarono minimamente. Venti milioni di cristiani furono assassinati, oltre centocinquanta milioni in toale al mondo. Ma dopo settanta anni, all’implosione dell’Unione Sovietica, la cristianità russa rialzò la testa: si era conservata nelle catacombe e la Chiesa Ortodossa russa è adesso più vitale che mai.

Infine ci hanno provato in Occidente i liberal. È stato un tentativo mai visto di scristianizzazione della società e delle menti e l’introduzione di tutta una serie di leggi persecutorie. Non esiste depravata e perversa pratica contro natura che non sia stata da loro propalata come cosa buona e giusta. Non sono però meno sanguinari di giacobini e comunisti.

OMS: nel mondo 56 milioni di aborti ogni anno

Cifre da capogiro: «Un genocidio silenzioso che difficilmente indigna le manifestazioni o fiaccolate del politicamente corretto

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A giustificazione del proprio essere, i liberal socialisti ripudiano le radici europee al punto tale da ritenerle inesistenti. Odiano Dio e la Religione di odio profondo e tenace.

Ma nell’ultimo lustro i cristiani residui si sono organizzati, e sono diventati parte attiva dello sconvolgimento elettorale che sta cambiando il volto dell’Occidente. Lavorano senza fanfare e senza mezzi, che peraltro non servono poi a molto. Nessuna sigla, nessuna organizzazione istituzionalizzata, nessun distintivo, nessun raduno pubblico. Ma la loro operosità ha generato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Lascia sorridenti il fatto che se ne siano accorti tutti tranne che i liberal socialisti.

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I segni dei tempi mutati sono numerosi, ma quello danese da molta soddisfazione.

«The new contract for public service broadcasting between the Danish Ministry of Culture and broadcaster DR emphasises the importance of Christianity, while the word ‘integration’ has been removed»

 Dr’s Public Service-Kontrakt For 2019-2023.

«The contract, which was published on the ministry’s website yesterday as DR announced implementation of budget cuts including up to 400 job losses, will be the basis for significant changes at the broadcaster in coming years»

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«The new contract states that DR’s programming must make it clear that “(Danish) society is based on democracy and has its roots in Christianity”»

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«A sentence from the previous contract, stipulating that DR “must work for the promotion of integration in Danish society” has, meanwhile, been cut»

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«The government passed the bill providing for the new media contract with the parliamentary support of DF earlier this year»

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«This is a tightening-up we have had put in relative to the previous wording, which only obliged DR to particularly recognise Christian cultural legacy»

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«DR must present Christian cultural heritage to a greater degree»

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«Il ministro della Cultura ha reso pubblico il contratto di governo fino al 2023, spiegando che le emittenti statali dovranno sottolineare il valore fondante del cristianesimo per la società e la democrazia»

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«Radio e televisioni statali, quindi, avranno il compito di sottolineare che la società danese si basa sui principi della democrazia, che hanno le loro radici nel cristianesimo»

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«Dev’essere chiaro nei programmi e nelle piattaforme statali che la nostra società è radicata nel cristianesimo»

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Questo ottobre sarà mese elettorale: ci conteremo.

Ci vedremo a Filippi.


The Local. 2018-09-19. Christianity in, integration out in new guidelines for Danish public broadcaster

The new contract for public service broadcasting between the Danish Ministry of Culture and broadcaster DR emphasises the importance of Christianity, while the word ‘integration’ has been removed.

The contract, which was published on the ministry’s website yesterday as DR announced implementation of budget cuts including up to 400 job losses, will be the basis for significant changes at the broadcaster in coming years.

In the 20-page agreement, smaller details as to what DR will and will not be allowed to do are also given.

These include a restriction on publishing long-form written journalism on its website as well as demands on content.

The new contract states that DR’s programming must make it clear that “(Danish) society is based on democracy and has its roots in Christianity”.

A sentence from the previous contract, stipulating that DR “must work for the promotion of integration in Danish society” has, meanwhile, been cut from the new agreement, replaced with a different line which says that “DR must work to promote a Denmark based on community, built on values of democracy, equality and free speech”.

Those changes can be traced to the influence of the anti-immigration Danish People’s Party (DF), according to the party’s own media spokesperson Morten Marinus, who spoke to newspaper Politiken on Tuesday.

The government passed the bill providing for the new media contract with the parliamentary support of DF earlier this year.

“This is a tightening-up we have had put in relative to the previous wording, which only obliged DR to particularly recognise Christian cultural legacy. We felt that was too weak. That’s why we demanded this specification, which makes it clear that DR must present Christian cultural heritage to a greater degree,” Marinus told the newspaper.

Marinus also said that DR had “misused” the statement relating to integration in the previous agreement, citing an event held by the broadcaster in 2017 to mark Eid, the celebration that marks the end of the Islamic holy month of Ramadan.

“DR must still work to promote integration, but they have also misused the interpretation of it, because they hosted an Eid celebration. DR should not be the co-organiser of an Eid celebration. We don’t think that’s part of the public service remit,” he told Politiken.

News and programmes about good and bad integration should continue to be part of DR’s output, he added.

Opposition parties have criticised the wording of the new agreement and noted DF’s sway over it.

“The DF influence is clear (on the contract) and I think it is an incorrect prioritisation of conservative values. It’s another step towards a political agenda that does not want to integrate people,” Jacob Mark, media spokesperson with the Socialist People’s Party, told Politiken.

“This is alarming because the wording is exclusionary in a diverse society like Denmark. Danish society is built on Christian values, but also just as much on free speech and diversity,” Marianne Jelved, media spokesperson with the Social Liberal (Radikale Venstre) party, said to the newspaper.


Occr. 2018-09-30. Danimarca, le nuove linee guida del governo: riscoprire l’”eredità cristiana”

Danimarca e cristianesimo. Il ministro della Cultura ha reso pubblico il contratto di governo fino al 2023, spiegando che le emittenti statali dovranno sottolineare il valore fondante del cristianesimo per la società e la democrazia. Una scelta dovuta di fronte al secolarismo radicale che ha lacerato la società.

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Da diversi anni giungono notizie che a Copenaghen gli ex terroristi islamici trovano aiuto, studi pagati e offerte di lavoro salvo poi, due anni dopo, apprendere che gli stessi hanno ringraziato prendendo di mira i locali pubblici, chiedendo loro il pizzo.

E poi ancora: gare pubbliche di auto-erotismo, abolizione del divieto di sesso con animali, aborto selettivo ai bambini con Sindrome di Down, guerra al Natale e alle feste cristiane, inverno demografico ecc. Insomma, quello che si dice un perfetto Paese progressista.

Questa premessa rende ancor più sorprendente la notizia che il Ministero della Cultura danese ha preso una decisione in forte contro-tendenza. Il 18 settembre scorso, in diretta su Danish Radio, ha infatti descritto quale sarà l’impegno del governo per il 2019-2023, annunciando che le emittenti pubbliche dovranno rafforzare il patrimonio culturale nativo della Danimarca e sottolineare il ruolo fondante del cristianesimo nella società danese. Radio e televisioni statali, quindi, avranno il compito di sottolineare che la società danese si basa sui principi della democrazia, che hanno le loro radici nel cristianesimo.

Ecco le parole del ministro Mette Bock: i media danesi «dovranno rafforzare la propria offerta per quanto riguarda i valori culturali, democratici e storici nella società danese, compresa una chiara diffusione della cultura danese e del patrimonio culturale danese. Dev’essere chiaro nei programmi e nelle piattaforme statali che la nostra società è radicata nel cristianesimo».

Di fronte ad una secolarizzazione pronunciata, un secolarismo radicale, un femminismo estremo, ed il conseguente lassismo dei valori sociali, sembra dunque che il governo cerchi di correre ai ripari, riscoprendo le proprie radici. La frase “kristne kulturarv”, traducibile come “eredità cristiana”, è ripetuta ben cinque volte nel contratto di governo, assieme a iniziative civiche come la conservazione della cultura e l’educazione pubblica.

In Danimarca dunque ci si vorrebbe ora difendere da una deriva che loro stessi hanno entusiasticamente abbracciato, volendo ricorrere all’eredità cristiana per contrastare il progressivismo distruttivo e l’islamizzazione della società che sta erodendo il carattere distintivo danese. Questa preoccupazione si riflette in gran parte dell’Europa, un continente che un tempo era ritenuto irreversibilmente laico e che ora, invece, pare voler riscoprire la cultura cristiana per mantenere l’unità nazionale e la stabilità sociale.

Siamo certamente favorevoli a questa ripresa culturale del cristianesimo ma, ben sappiamo, che una cristianità proclamata ma non vissuta ha poca credibilità ed è priva di quella vitalità e di quella novità che riesce a penetrare il radicato scetticismo. Proclamare un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa, una Chiesa senza popolo è proprio l’errore di molti conservatori attuali, che non sentono l’esigenza di convertire profondamente loro stessi all’eredità cristiana che tuttavia vorrebbero presente e viva nei loro Paesi. Per questo Giovanni Paolo II chiedeva il percorso inverso: è dalla fede che deve nascere la cultura, perché -disse- «una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta» (Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”, aprile 1985).

Pubblicato in: Demografia, Religioni

I credenti vivono mediamente 6.48 anni in più degli atei.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-16.

2018-06-28__I credenti vivono mediamente 6.48 anni in più degli atei.__001

«Social Psychological and Personality Science is a peer-reviewed academic journal that covers research in social and personality psychology. Its editor-in-chief is Simine Vazire (University of California, Davis). It was established in 2010 and is published by Sage Publications. The journal is jointly owned by four different societies: the Association for Research in Personality, European Association of Social Psychology, Society of Experimental Social Psychology, and Society for Personality and Social Psychology.

The journal is abstracted and indexed in PsycINFO and Scopus. According to the Journal Citation Reports, its 2015 impact factor is 2.325, ranking it 14 out of 62 journals in the category “Psychology, Social”» [Fonte]

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Quando una rivista scientifica occupa il 14° posto nella graduatoria delle sessantadue altre riviste quotate nella categoria di interesse si è guadagnata una solida posizione di autorevolezza nel mondo dei ricercatori.

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Di recente dr Laura Wallance e Collaboratori sono usciti con un documentato articolo sull’aspettativa di vita delle persone credenti o non credenti.

Laura E. Wallace, Rebecca Anthony, Christian M. End, and Baldwin M. Way.

Does Religion Stave Off the Grave? Religious Affiliation in One’s Obituary and Longevity

Journal Social Psychological and Personality Science.

https://doi.org/10.1177/1948550618779820

«Abstract

Self-reported religious service attendance has been linked with longevity. However, previous work has largely relied on self-report data and volunteer samples. Here, mention of a religious affiliation in obituaries was analyzed as an alternative measure of religiosity. In two samples (N = 505 from Des Moines, IA, and N = 1,096 from 42 U.S. cities), the religiously affiliated lived 9.45 and 5.64 years longer, respectively, than the nonreligiously affiliated. Additionally, social integration and volunteerism partially mediated the religion–longevity relation. In Study 2, exploratory analyses suggested that the religion–longevity association was moderated by city-level religiosity and city-level personality. In cities with low levels of trait openness, the nonreligiously affiliated had reduced longevity in highly religious cities relative to less religious cities, consistent with the religion-as-social-value hypothesis. Conversely, in cities with high levels of openness, the opposite trend was observed, suggesting a spillover effect of religion. The religiously affiliated were less influenced by these cultural factors.»

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Il risultato di interesse è questo

«the religiously affiliated lived 9.45 and 5.64 years longer, respectively, than the nonreligiously affiliated»

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«The religiously affiliated were less influenced by these cultural factors»

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Questo risultato indicherebbe nella religiosità uno dei più potenti mezzi per ottenere una vita media sostanzialmente più lunga rispetto la norma. Un aumento mediano di 6.48 anni è risultato di tutto rispetto: non a caso la Ohio State University ne ha fatto oggetto di un editoriale.

Se il risultato è inequivocabile, le interpretazioni del medesimo possono essere molteplici.

«The study provides persuasive evidence that there is a relationship between religious participation and how long a person lives»

*

«the study showed how the effects of religion on longevity might depend in part on the personality and average religiosity of the cities where people live»

*

«Many studies have shown that people who volunteer and participate in social groups tend to live longer than others»

*

«Results showed that this was only part of the reason why religious people lived longer»

*

«volunteerism and involvement in social organizations only accounted for a little less than one year of the longevity boost that religious affiliation provided»

*

«There’s still a lot of the benefit of religious affiliation that this can’t explain.»

*

«It may be related to the rules and norms of many religions that restrict unhealthy practices such as alcohol and drug use and having sex with many partners»

*

«The findings showed that a key personality element related to longevity in each city was the importance placed on conformity to community values and norms»

* * * * * * *

«many religions that restrict unhealthy practices such as alcohol and drug use and having sex with many partners».

Tra le molte, valide e possibili, una considerazione emergerebbe di interesse generale.

La religiosità aiuta potentemente ad affrontare e superare tutte quelle situazioni dell’alterna sorte che con grande frequenza spingono all’uso degli alcolici o, peggio, delle droghe, per non parlare poi dell’instabilità affettiva che denatura il rapporto affettivo interpersonale nella ricerca di sempre nuovi partner.


The Ohio State University. 2018-06-13. One thing you’ll find in the obits of many long-living people

Religious affiliation linked to nearly 4-year longevity boost.

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A new nationwide study of obituaries has found that people with religious affiliations lived nearly four years longer than those with no ties to religion.

That four-year boost – found in an analysis of more than 1,000 obits from around the country – was calculated after taking into account the sex and marital status of those who died, two factors that have strong effects on lifespan.

The boost was slightly larger (6.48 years) in a smaller study of obituaries published in a Des Moines, Iowa, newspaper.

“Religious affiliation had nearly as strong an effect on longevity as gender does, which is a matter of years of life,” said Laura Wallace, lead author of the study and a doctoral student in psychology at The Ohio State University.

The study was published online today in the journal Social Psychological and Personality Science.

The researchers found that part of the reason for the boost in longevity came from the fact that many religiously affiliated people also volunteered and belonged to social organizations, which previous research has linked to living longer.

“The study provides persuasive evidence that there is a relationship between religious participation and how long a person lives,” said Baldwin Way, co-author of the study and associate professor of psychology at Ohio State.

In addition, the study showed how the effects of religion on longevity might depend in part on the personality and average religiosity of the cities where people live, Way said.

The first study involved 505 obituaries published in the Des Moines Register in January and February 2012. In addition to noting the age and any religious affiliation of those who died, the researchers also documented sex, marital status and the number of social and volunteer activities listed.

Results showed that those whose obit listed a religious affiliation lived 9.45 years longer than those who didn’t. The gap shrunk to 6.48 years after gender and marital status were taken into account.

The second study included 1,096 obituaries from 42 major cities in the United States published on newspaper websites between August 2010 and August 2011.

In this study, people whose obits mentioned a religious affiliation lived an average of 5.64 years longer than those whose obits did not, which shrunk to 3.82 years after gender and marital status were considered.

Many studies have shown that people who volunteer and participate in social groups tend to live longer than others. So the researchers combined data from both studies to see if the volunteer and social opportunities that religious groups offer might explain the longevity boost.

Results showed that this was only part of the reason why religious people lived longer.

“We found that volunteerism and involvement in social organizations only accounted for a little less than one year of the longevity boost that religious affiliation provided,” Wallace said. “There’s still a lot of the benefit of religious affiliation that this can’t explain.”

So what else explains how religion helps people live longer? It may be related to the rules and norms of many religions that restrict unhealthy practices such as alcohol and drug use and having sex with many partners, Way said.

In addition, “many religions promote stress-reducing practices that may improve health, such as gratitude, prayer or meditation,” he said.

The fact that the researchers had data from many cities also allowed them to investigate whether the level of religiosity in a city and a city’s “personality” could affect how religious affiliation influenced longevity.

The findings showed that a key personality element related to longevity in each city was the importance placed on conformity to community values and norms.

In highly religious cities where conformity was important, religious people tended to live longer than non-religious people.

But in some cities there is a spillover effect.

“The positive health effects of religion spill over to the non-religious in some specific situations,” Wallace said. “The spillover effect only occurs in highly religious cities that aren’t too concerned about everyone conforming to the same norms. In those areas, non-religious people tend to live as long as do religious people.”

Way said there are limitations to the study, including the fact that it could not control for important factors related to longevity such as race and health behaviors. But a potential strength was that, unlike other studies, religious affiliation was not self-reported, but was reported by the obituary writer.

Overall, the study provided additional support to the growing number of studies showing that religion does have a positive effect on health, Wallace said.

Other authors on the study were Rebecca Anthony, who is in her final year of medical school at Ohio State, and Christian End, associate professor of psychology at Xavier University.

The study was supported by grants from the National Science Foundation and the National Institutes of Health.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Persona Umana, Religioni, Stati Uniti

America. La Suprema Corte fa cessare la persecuzione contro religione e Masterpiece Cakeshop.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-04.

2018-06-06__Masterpiece Cakeshop__001

La Suprema Corte degli Stati Uniti di America ha sentenziato sul caso Masterpiece Cakeshop versus Colorado Civil Rights Commission.

«In Masterpiece Cakeshop case, Supreme Court holds that Colorado Civil Rights Commission violated baker’s rights under the free exercise»  [Supreme Court]

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«In 2012, David Mullins and Charlie Craig asked Phillips to bake a cake to celebrate their planned wedding, which would be performed in another state. Phillips said he couldn’t create the product they were looking for without violating his faith.

“The Bible says, ‘In the beginning there was male and female,'” Phillips said.

Mullins and Craig filed a complaint with the Colorado Civil Rights Commission, which ruled in their favor, citing a state anti-discrimination law. Phillips took his case to the Colorado Court of Appeals, arguing that requiring him to provide a wedding cake for the couple violated his constitutional right to freedom of speech and free exercise of religion. The court held that the state anti-discrimination law was neutral and generally applicable and did not compel Phillips’ Masterpiece Cakeshop to “support or endorse any particular religious view.” It simply prohibited Phillips from discriminating against potential customers on account of their sexual orientation»

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2018-06-06__Masterpiece Cakeshop__002

«The Supreme Court ruled in favor of a Colorado baker who refused to bake a cake to celebrate the marriage of a same sex couple because of a religious objection.»

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«The ruling was 7-2.»

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«The court held that the Colorado Civil Rights Commission showed hostility toward the baker based on his religious beliefs. The ruling is a win for baker Jack Phillips, who cited his beliefs as a Christian, but leaves unsettled broader constitutional questions on religious liberty»

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«The ruling, written by Justice Anthony Kennedy, held that members of the Colorado Civil Rights Commission showed animus toward Phillips specifically when they suggested his claims of religious freedom was made to justify discrimination»

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«The case was one of the most anticipated rulings of the term and was considered by some as a follow up from the court’s decision three years ago to clear the way for same-sex marriage nationwide. That opinion, also written by Kennedy, expressed respect for those with religious objections to gay marriage»

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«Jack serves all customers; he simply declines to express messages or celebrate events that violate his deeply held beliefs, …. Creative professionals who serve all people should be free to create art consistent with their convictions without the threat of government punishment»

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«At the same time the religious and philosophical objections to gay marriage are protected views and in some instances protected forms of expression, …. neutral consideration to which Phillips was entitled was compromised here. …. The commission’s hostility was inconsistent with the First Amendment’s guarantee that our laws be applied in a manner that is neutral toward religion …. The outcome of cases like this in other circumstances must await further elaboration in the courts, all in the context of recognizing that these disputes must be resolved with tolerance, without undue disrespect to sincere religious beliefs, and without subjecting gay persons to indignities when they seek goods and services in an open market»

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Significativo il commento della Cnbc.

«The justices, in a 7-2 decision, said the Colorado Civil Rights Commission showed an impermissible hostility toward religion when it found that baker Jack Phillips violated the state’s anti-discrimination law by rebuffing gay couple David Mullins and Charlie Craig in 2012. The state law bars businesses from refusing service based on race, sex, marital status or sexual orientation. ….

Government hostility toward people of faith has no place in our society, yet the state of Colorado was openly antagonistic toward Jack’s religious beliefs about marriage.

The case became a cultural flashpoint in the United States, underscoring the tensions between gay rights proponents and conservative Christians» [Cnbc]

Bene. Così il quattro giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha messo la definitiva parola “fine” sul caso del Masterpiece Cakeshop.

Dopo sei anni di soprusi, di epiti insultanti, e di un linciaggio difficilmente visto nella storia americana, il caso è stato definito dichiarando, riaffermando, il diritto di Mr Jack Phillips a proclamare ed esercitare i suoi diritti religiosi.

Non solo, la Colorado Civil Rights Commission prima e la  Colorado Court of Appeals hanno perpetrato un sopruso, essendo partigiane per odio alla religione.

«The Court concludes that “Phillips’ religious objection was not considered with the neutrality that the FreeExercise Clause requires»

*

«This conclusion rests on evidence said to show the Colorado Civil Rights Commission’s (Commission) hostility to religion.»

*

«Hostilityis discernible, the Court maintains »

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«The Court also finds hostility in statements made at two public hearings on Phillips’ appeal»

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Una sola considerazione.

Sulla base della sentenza della Suprema Corte, è ora lecito asserire che la struttura giuridica del Colorado, persino nella Corte di Appello, ha evidenziato un atteggiamento ostile, di odio nei confronti della religione.

Se è vero che alla fine la Suprema Corte ha rimediato a questo abuso, sarebbe altrettanto vero il dover notare come questa forma di razzismo sia tipica delle Corti di Giustizia composte da giudici nominati dalla componente democratica.

Bene. Adesso almeno questa persecuzione è finita, e diamo atto a Mr Jack Phillips di aver trovato la forza di ribellarsi a questa nuova forma di odiosa dittatura. Attorno al caso del Masterpiece Cakeshop i liberal democratici avevano imbastito un ordito politico di rara risonanza, quasi che esso fosse il problema cruciale degli Stati Uniti: ne avevano fatto bandiera di combattimento: così un caso che mai avrebbe dovuto approdare in un Tribunale era diventato un caso nazionale.


The Washington Times. 2018-06-04. SCOTUS sides with Christian baker in same-sex wedding cake case

The Supreme Court held Monday a Christian baker’s religious liberty was violated when Colorado’s Civil Rights Commission penalized him for refusing to bake a wedding cake for a same-sex couple.

The 7 to 2 ruling found the Colorado Civil Rights Commission did not view the baker’s case with “religious neutrality.”

“The reason and motive for the baker’s refusal were based on his sincere religious beliefs and convictions,” Justice Anthony M. Kennedy wrote in the opinion for the court.

Though the court sided with the baker, it did so narrowly, noting, “It is proper to hold that whatever the outcome of some future controversy involving facts similar to these, the Commission’s actions here violated the Free Exercise Clause.”


Cnn. 2018-06-04. Supreme Court rules for Colorado baker in same-sex wedding cake case

The Supreme Court ruled in favor of a Colorado baker who refused to bake a cake to celebrate the marriage of a same sex couple because of a religious objection.

The ruling was 7-2.

The court held that the Colorado Civil Rights Commission showed hostility toward the baker based on his religious beliefs. The ruling is a win for baker Jack Phillips, who cited his beliefs as a Christian, but leaves unsettled broader constitutional questions on religious liberty.

“Today’s decision is remarkably narrow, and leaves for another day virtually all of the major constitutional questions that this case presented,” said Steve Vladeck, CNN Supreme Court analyst and professor at the University of Texas School of Law. “It’s hard to see the decision setting a precedent.”

The ruling, written by Justice Anthony Kennedy, held that members of the Colorado Civil Rights Commission showed animus toward Phillips specifically when they suggested his claims of religious freedom was made to justify discrimination.

The case was one of the most anticipated rulings of the term and was considered by some as a follow up from the court’s decision three years ago to clear the way for same-sex marriage nationwide. That opinion, also written by Kennedy, expressed respect for those with religious objections to gay marriage.

“Our society has come to the recognition that gay persons and gay couples cannot be treated as social outcasts or as inferior in dignity and worth,” he wrote Monday.

Alliance Defending Freedom Senior Counsel Kristen Waggoner, who represented Phillips, praised the ruling.

“Jack serves all customers; he simply declines to express messages or celebrate events that violate his deeply held beliefs,” Waggoner said in a statement. “Creative professionals who serve all people should be free to create art consistent with their convictions without the threat of government punishment.”

Louise Melling, deputy legal director of the American Civil Liberties Union, emphasized the narrowness of the opinion.

“The court reversed the Masterpiece Cakeshop decision based on concerns unique to the case but reaffirmed its longstanding rule that states can prevent the harms of discrimination in the marketplace, including against LGBT people,” Melling said in a statement.

Because Justice Clarence Thomas concurred in part, the judgment of the court on the case was 7-2 but the opinion on the rationale was 6-2.

Religious tolerance

Kennedy wrote that there is room for religious tolerance, pointing specifically to how the Colorado commission treated Phillips by downplaying his religious liberty concerns.

“At the same time the religious and philosophical objections to gay marriage are protected views and in some instances protected forms of expression,” Kennedy wrote, adding that the “neutral consideration to which Phillips was entitled was compromised here.”

“The commission’s hostility was inconsistent with the First Amendment’s guarantee that our laws be applied in a manner that is neutral toward religion,” Kennedy said, adding to say that the case was narrow.

“The outcome of cases like this in other circumstances must await further elaboration in the courts, all in the context of recognizing that these disputes must be resolved with tolerance, without undue disrespect to sincere religious beliefs, and without subjecting gay persons to indignities when they seek goods and services in an open market,” the opinion states.

Justice Ruth Bader Ginsburg, in her dissent which was joined by Justice Sonia Sotomayor, argued that “when a couple contacts a bakery for a wedding cake, the product they are seeking is a cake celebrating their wedding — not a cake celebrating heterosexual weddings or same-sex weddings — and that is the service (the couple) were denied.”

Baker emphasizes Christian beliefs

Phillips opened the bakery in 1993, knowing at the outset that there would be certain cakes he would decline to make in order to abide by his religious beliefs.

“I didn’t want to use my artistic talents to create something that went against my Christian faith,” he said in an interview with CNN last year, noting that he has also declined to make cakes to celebrate Halloween.

In 2012, David Mullins and Charlie Craig asked Phillips to bake a cake to celebrate their planned wedding, which would be performed in another state. Phillips said he couldn’t create the product they were looking for without violating his faith.

“The Bible says, ‘In the beginning there was male and female,'” Phillips said.

He offered to make any other baked goods for the men. “At which point they both stormed out and left,” he said.

Mullins and Craig filed a complaint with the Colorado Civil Rights Commission, which ruled in their favor, citing a state anti-discrimination law. Phillips took his case to the Colorado Court of Appeals, arguing that requiring him to provide a wedding cake for the couple violated his constitutional right to freedom of speech and free exercise of religion. The court held that the state anti-discrimination law was neutral and generally applicable and did not compel Phillips’ Masterpiece Cakeshop to “support or endorse any particular religious view.” It simply prohibited Phillips from discriminating against potential customers on account of their sexual orientation.

“This case is about more than us, and it’s not about cakes,” Mullins said in an interview last year. “It’s about the right of gay people to receive equal service.”

The Trump administration sided with Phillips.

“A custom wedding cake is not an ordinary baked good; its function is more communicative and artistic than utilitarian,” Solicitor General Noel Francisco argued. “Accordingly, the government may not enact content-based laws commanding a speaker to engage in protected expression: An artist cannot be forced to paint, a musician cannot be forced to play, and a poet cannot be forced to write.”

Pubblicato in: Bergoglio, Geopolitica Mondiale, Religioni

Vaticano. Concistoro del 29 giugno. Gli esclusi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-24.

San Pietro Piazza 001

I Cattolici stanno crescendo nel mondo. Nel periodo che va dal 2005 al 2013, i battezzati sono passati da quasi un miliardo e 115 milioni a un miliardo e 254 milioni, con un aumento assoluto di 139 milioni di fedeli.

Molte cose stanno accadendo, ovattate e silenziose, come da stile Vaticano. La religione non ama il chiasso.

* * *

Questi i fatti curiali.

SS Benedetto XVI ha tenuto cinque Concistori, elevando alla porpora 90 nuovi cardinali.

Solo due nuovi porporati erano tedeschi:

– Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, nominato il 20 novembre 2010.

–  Rainer Maria Woekli, allora arcivescovo di Berlino, nominato il 18 febbraio 2012.

Solo due nuovi porporati sono francesi.

– Jean-Pierre Bernard Ricard, arcivescovo di Bordeaux, nominato il 24 marzo 2006.

– André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, nominato il 24 novembre 2007.

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SS Francesco ha tenuto cinque Concistori, elevando alla porpora 61 nuovi cardinali.

– Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo emerito di Ratisbona,

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La Germania ha ventinove diocesi cattoliche. Ha otto porporati.

«“In Germania non ci sono più preti” …. Lo stato catastrofico della chiesa tedesca, capofila del riformismo ma sempre più divisa ….

Quest’anno, nelle ventisette diocesi del paese, saranno ordinati solo 61 sacerdoti. Erano 74 nel 2017 e 58 nel 2015 (punto più basso mai toccato). Nel 1995, poco più di vent’anni fa, il numero si attestò a 186. I sacerdoti attivi sono oggi 13.856, dei quali solo 8.786 “in servizio”.» [Fonte]

La Kirchensteuer, ossia la tassa che si paga dichiarandosi volontariamente cattolici, è una delle rovine della Chiesa tedesca. Per dirla in modo ovattato e sommesso, i presbiteri tedeschi han venduto l’anima al dio quattrino: per un “cattolico” registrato in più hanno denaturato la Dottrina cattolica ad uso del mondo: sono al limitare della franca eresia. Ci sono ovviamente delle splendide eccezioni, sicuramente, ma, tranne alcuni, gli attuali vescovi tedeschi sono da considerasi più atei che protestanti.

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La Francia ha centocinque diocesi. Ha sette porporati.

«In tutta la Francia, nel 2014, sono stati ordinati ottantadue nuovi preti. Mai la cifra era stata così bassa. Mancano le vocazioni, la crisi è spaventosa, dice il portavoce della conferenza episcopale nazionale, mons. Bernard Podvin, a cavallo delle festività natalizie in un messaggio che di gioioso ha ben poco: “Quando si ordinano cento preti l’anno e ne muoiono ottocento, è chiaro dove sia il problema”». [Fonte]

Dal 2015 si è notata un certa quale ripresa.

«Cento giovani saranno ordinati nel 2016 sacerdoti in Francia. Un numero in lento e costante aumento. 71 erano i sacerdoti diocesani ordinati nel 2015; 79 nel 2016. Cifra a cui vanno aggiunte le ordinazioni di religiosi. Nella sola diocesi di Parigi sono stati ordinati 11 preti.» [Fonte]

Per la Francia vale lo stesso discorso fatto per la Germania. Da decenni i vescovi francesi professano tutto tranne che il cristianesimo, figuriamoci poi il cattolicesimo.

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Alcune considerazioni, tra le tante possibili e meritorie.

– La storia evidenzia in modo molto chiaro come ad ogni edulcorazione del credo religioso corrisponda sicuramente, almeno agli inizi, un maggior numero di fedeli, numero destinato però a svanire rapidamente nel tempo.

– Sempre la storia dimostra come le organizzazioni che professino un credo ortodosso e si siano date regole rigide, anche molto rigide, riescano a sopravvivere più che bene anche in mezzo a grossolane difficoltà. Si pensi soltanto all’Ordine Benedettino oppure a quello dei Carmelitani.

– Un esempio per tutti potrebbe essere la Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. È l’unica organizzazione cattolica ad avere lo stato di Prelatura Apostolica personale, in forza alla Ut sit emanata nel 1982 da SS Giovanni Paolo II. A livello mondiale conta 92,667 fedeli incardinati, oltre 2,109 sacerdoti. Eppure la purezza dottrinale, la rigidità di vita ed una regola rigorosa scoraggerebbero qualsiasi “benpensante“: non a caso ai tiepidi che escono si fanno ponti d’oro. Dei tiepidi non sanno cosa farsene.

– Per molto tempo sia la Chiesa diocesana francese sia quella tedesca hanno minacciato Roma di fare uno scisma. Roma ha risposto secondo il classico canone in vigore da oltre venti secoli: ha tollerato con la pazienza che si conviene. «Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli»: queste erano state le parole di Gamaliele (At, 6, 32-33]. Il clero diocesano francese e tedesco stanno infatti scomparendo.

– In Francia ed in Germania le organizzazioni cattoliche laiche, informali, stanno prosperando in modo consistente, al di fuori di ogni più rosea aspettativa. Stanno solo aspettando anche esse con enorme pazienza che questa Gerarchia scompaia, e che scompaia senza discendenza. Poi si vedrà il da farsi.

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Alla luce di quanto riportato e detto dovrebbe essere evidente il perché SS Benedetto XVI prima e SS Francesco dopo hanno nominato in tutto cinque porporati di quelle due nazioni e dal 2010 nessuno, tranne il card. Woekli, peraltro molto vicino ad un movimento cattolico ortodosso.


La Stampa. 2018-05-20. Concistoro a giugno, ecco i nuovi cardinali di Francesco

Il Papa ha annunciato una nuova “infornataˮ di porporati: sono 14, 11 elettori e 3 ultraottantenni. C’è il patriarca caldeo Luis Sako, il Prefetto della fede Ladaria, l’elemosiniere Kraiewski, il Sostituto Becciu, il vicario di Roma De Donatis.

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Ha fatto come sempre, un annuncio a sorpresa, senza che i nominati fossero allertati in precedenza. Ha tenuto fino all’ultimo segreto l’elenco dei nuovi porporati, per evitare fughe di notizie. Papa Francesco ha annunciato al Regina Coeli di oggi, domenica 20 maggio 2018, festa di Pentecoste, un nuovo concistoro per la creazione di 14 nuovi cardinali: 11 di loro sono elettori, con meno di ottant’anni, e dunque membri votanti in un eventuale conclave. A questi si aggiungono tre ultraottantenni, figure simboliche che il Pontefice argentino vuole aggregare al collegio cardinalizio. 

«Sono lieto di annunciare che il 29 giugno – ha detto Francesco – terrò un concistoro per la nomina di 14 nuovi cardinali. La loro provenienza esprime l’universalità della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra. L’inserimento dei nuovi cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo».

Questi i nomi dei nuovi porporati, che riceveranno la berretta rossa dalle mani di Francesco durante il concistoro che sarà celebrato il prossimo 29 giugno. Luis Raphael I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq; Luis Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo, dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Angelo De Donatis, Vicario di Roma; Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato; Konrad Kraiewski, polacco, Elemosiniere pontificio; Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, in Pakistan; Antonio dos Santos Marto, portoghese, vescovo di Leiria-Fatima; Pedro Ricardo Barreto Jimeno, gesuita, arcivescovo di Huancayo, in Perù; Désiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina, in Madagascar; Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila; Thomas Aquino Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka, in Giappone. 

Insieme a loro ci sono tre ultraottantenni che, ha detto il Pontefice, «si sono distinti per il loro servizio a la Chiesa»: Sergio Obeso Rivera, arcivescovo emerito messicano; Toribio Ticona Porco, prelato emerito di Corocoro, in Bolivia; padre Aquilino Bocos Merino, dei missionari clarettiani, l’unico non vescovo tra le nomine annunciate oggi.

Apre la lista il patriarca caldeo Sako, una nomina significativa nel panorama del Medio Oriente. Come pure è significativa la porpora che raggiunge l’arcivescovo di Karachi, in Pakistan. Ricevono la berretta a sorpresa il vescovo elemosiniere Konrad Kraiewski, e il Sostituto della Segreteria di Stato Angelo Becciu, quest’ultimo destinato a ricoprire nelle prossime settimane un nuovo incarico in Vaticano. Le nomine strettamente curiali sono tre. Tra gli italiani residenziali non si sono l’arcivescovo di Milano (il predecessore Scola, peraltro, non ha ancora ottant’anni) e gli altri pastori di grandi diocesi, ma quello dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, oltre al Vicario di Roma. Mentre il neo cardinale peruviano Pedro Barreto, nel 2012 era stato minacciato di morte dopo la pubblicazione di una lettera in cui chiedeva di fermare le attività estrattive nella regione amazzonica.

Questa la nuova composizione del collegio che il 29 giugno prossimo passa ad essere composto da 115 a 126 votanti in caso di conclave: di questi 59 sono stati nominati dall’attuale Pontefice, il gruppo più consistente (48 sono quelli creati di Papa Ratzinger, 19 da Giovanni Paolo II). I porporati elettori provenienti dall’Europa passano da 48 a 54; quelli dell’America del Nord rimangono 17; quelli dell’America Centrale rimangano 5, quelli dell’America del Sud da 12 a 13; quelli dell’Africa da 15 a 16; quelli dell’Asia da 14 a 17; quelli dell’Oceania rimangono 4.

Tra le sorprese c’è dunque l’inclusione nella lista di monsignor Kraiewski, Elemosiniere dedito notte e giorno ad aiutare poveri, senzatetto, migranti e rifugiati. «Non ne sapevo nulla – ha detto a Vatican Insider pochi minuti dopo aver ascoltato il suo nome dalla voce del Pontefice – stavo per uscire in bicicletta dal Vaticano quando mi hanno avvertito che dovevo ascoltare il Papa al Regina Coeli. Per me è una sorpresa totale…».

«Davvero il papa mi ha nominato cardinale? Ma nessuno me l’ha chiesto!». Così ha reagito, con un sorriso, il neo cardinale Louis Sako, che ha ricevuto la notizia per telefono dall’Editrice missionaria italiana (Emi) pochi minuti dopo l’annuncio in diretta TV. «Questa nomina non è per me ma per la Chiesa in Iraq e per l’Iraq. Tutto il nostro Paese ha bisogno di appoggio. Questa nomina assomiglia a quella del nunzio in Siria Zenari, come segno di sostegno di Papa Francesco alla nostra Chiesa. Sono molto grato a Papa Francesco. Farò tutto quello che posso a servizio della Chiesa».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Münster. La Convention dei cattolici tedeschi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-13.

Münster 001

Münster è una città extracircondariale del Nordrhein-Westfalen, capoluogo dell’omonimo distretto governativo, Regierungsbezirk. Fondata nel 793, divenne nel 1534 la città-stato di Giovanni da Leida. Nel 1648 fu sede delle trattative che condussero alla pace di Vestfalia.

Una città carica di storia, crocevia tra il mondo tedesco e quello francese, è di questi tempi agli onori delle cronache.

«The annual Katholikentag celebration, known as the German Catholic Convention in English, which turns 101 on Wednesday, is expecting over 50,000 participants»

*

«Not only is this the biggest showing in 30 years, there are also several high profile names on the guest list, including Chancellor Angela Merkel and members of her cabinet.»

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«The Central Committee of German Catholics (ZdK) has as one of its members Volker Münz, an MP in the national parliament from the right-wing Alternative for Germany (AfD), who has been invited to speak at an event concerning the relationship between church and state.»

*

«Although a representative from each party in parliament is expected to speak, the participation of an AfD nationalist has sowed the seeds of controversy»

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«In 2016, the ZdK was criticized for intentionally neglecting to invite any of the right-wing populists to that year’s celebration in Leipzig. Yet their inclusion this year seems to have prompted criticism as well, particularly from church youth organizations. »

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Cerchiamo di chiarirci i termini della questione.

Tra i molti punti di interesse, alcuni sembrerebbero aver maggior peso.

Alternative für Deutschland è un partito politico tedesco regolarmente registrato ed ammesso alla campagna elettorale da un Tribunale Federale. I deputati eletti sono stati eletti democraticamente e democraticamente siedono nel Bundestag.

– I partiti tradizionali, Union, Cdu, Csu, Spd e quelli minori si rifiutano di avere rapporti con loro asserendo che AfD sia anti – democratica. Infatti AfD si rifà alla tradizione religiosa, storica, culturale e sociale della Germania, valori avversi a quegli ideali liberal e socialisti professati dai partiti tradizionali.

– I cattolici in Germania, come del resto in molti altri stati dell’Unione Europea, si stanno conglutinando ed iniziano ad esercitare una certa quale pressione sui partiti politici, che alla fine sono stati più o meno costretti a prender atto della loro presenza. Presenza politica discretissima, basata sul porta a porta, sussurrata ma enumerabile, e le recenti tornate elettorali lo hanno ben dimostrato.

– Poche settimane or sono il Governo della Baviera ha emanato una legge per cui nei locali dello stato deve essere esposta, ben visibile, la Croce.

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Che un parlamentare democraticamente eletto vada a parlare ad una Convention è fatto che irrita profondamente tutti coloro che apprezzano più la piazza che la democrazia. Le “controversie” sono scaturite da parte dei partiti tradizionali.

«”The members of every party responsible for religious policy” were invited, ZdK President Thomas Sternberg told public broadcaster WDR»

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«”If we had refused to extend an invitation to one of the parties in the Bundestag, then the AfD would have stylized themselves victims, and then there would have been an uproar of no small proportions.”»

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Il convitato di pietra alla Convention sono le proiezioni per le elezioni bavaresi e dell’Assia.

In Baviera la Csu regredirebbe dal 47.7% delle ultime elezioni al 41%, l’Spd dal 20.6% al 12%, ed AfD conquisterebbe il 12% dei voti.

In Assia la Cdu regredirebbe dal 38.3% delle ultime elezioni al 31%, l’Spd dal 30.7% al 26% ed AfD salirebbe al 10%.

Se queste proiezioni si confermassero, il quadro politico tedesco riceverebbe un ben duro scossone, che i partiti tradizionali imputano ad Alternative für Deutschland.

Ma il problema è del tutto differente, e le organizzazioni informali cattoliche ben lo mettono in evidenza.

AfD altro non è che la espressione partitica di problematiche politiche, economiche e sociali che sobbollono vistosamente ed alle quali i partiti tradizionali hanno rivolto ben poca attenzione, senza presentare nessuna soluzione.

Un problema per tutti.

Destatis, l’Istituto di Statistica Tedesco, riporta nella Sezione Employment 44.432 milioni di occupati totali, dei quali però solo 32.732 milioni sono soggetti ai contributi previdenziali. Ben dodici milioni di lavoratori tedeschi lavorano sotto contratti assimilabili ai mini Arbeit.

E sempre Destatis riporta nella TabellaType of employment contract” come i lavoratori ad open-end conctract siano soltanto 32.092 milioni. Il 25% dei lavoratori tedeschi è precario, e gran parte di loro vota per AfD.

Non ci si stupisca più di tanto del successo che AfD ha con gli Elettori. AfD resterà viva e vegeta ed aumenterà il consenso elettorale fino a tanto che questi problemi non saranno affrontati e risolti. Ed in questo il rientro dei cattolici, dei cristiani in senso lato, in politica potrebbe essere fatto determinante.


Deutsche Welle. 2018-05-09. AfD row overshadows German Catholic Convention

The German Catholic Convention in the city of Münster expects record number of visitors, including prominent politicians. But not everyone’s happy about the participation of the right-wing Alternative for Germany (AfD).

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It would be highest number of visitors the occasion has garnered in decades. The annual Katholikentag celebration, known as the German Catholic Convention in English, which turns 101 on Wednesday, is expecting over 50,000 participants. Not only is this the biggest showing in 30 years, there are also several high profile names on the guest list, including Chancellor Angela Merkel and members of her cabinet.

Despite these record-breaking numbers, a divisive debate has been circling around the festival’s 1,000 individual events for weeks. The Central Committee of German Catholics (ZdK) has as one of its members Volker Münz, an MP in the national parliament from the right-wing Alternative for Germany (AfD), who has been invited to speak at an event concerning the relationship between church and state.

Although a representative from each party in parliament is expected to speak, the participation of an AfD nationalist has sowed the seeds of controversy.

In 2016, the ZdK was criticized for intentionally neglecting to invite any of the right-wing populists to that year’s celebration in Leipzig. Yet their inclusion this year seems to have prompted criticism as well, particularly from church youth organizations.

While protesters follow the AfD wherever they go, in no city has this perhaps been more apparent than in the university city of Münster. It was here in February 2017 where some 8,000 took to the streets to peacefully demonstrate against the party’s New Years’ meeting at the city’s historic town hall.

Playing the victim

“The members of every party responsible for religious policy” were invited, ZdK President Thomas Sternberg told public broadcaster WDR. He said that included “unfortunately, by God,” the AfD.

“If we had refused to extend an invitation to one of the parties in the Bundestag, then the AfD would have stylized themselves victims, and then there would have been an uproar of no small proportions.”

Publicist Andreas Püttmann, who has long dealt with the relationship between the Church and the AfD, agrees. He says that the Church should indeed stand up for victims, for people being persecuted, but he disputes whether the AfD belongs in that category. 

“The Church is no talk show and shouldn’t function as part of a political debate about integration,” said Püttmann, autor of the book “How Catholic is Germany,” referring to the AfD’s anti-immigration stance. “If taboo breakers like this are allowed on Catholic podiums, this could contribute to the fracturing of the Christian ethos. In this case it would have been better for the Church to clearly draw a line against this.”

“Seek Peace” is the motto of this Christian gathering; a reference to the 30 Years’ War, which began exactly 400 years ago. The bloody religious conflict killed millions of people across Europe and only ended when the Peace of Westphalia agreement was signed — in Münster — in 1648.

The current state of the world and the decisive course of Pope Francis gives this historical slogan a link to the present. On that count, one of this year’s participants is Colombian President Juan Manuel Santos, who was given the Nobel Peace Prize after his administration negotiated the end of a decades-long civil conflict in his country. Indeed, this year’s festival has quite a high concentration of politicians: German President Frank-Walter Steinmeier, Chancellor Merkel, nine cabinet members, the heads of government from three German states, and several party leaders.

After an attack

The question of conflict and violence took on a tragic dimension in Münster last month, one that will surely leave a mark on this year’s German Catholic Convention. On April 7, a reportedly mentally ill man drove a vehicle into a street cafe, killing three and injuring many others before shooting himself — sending panic across Germany about a possible terror attack. As a result, organizers of the event have worked hard on increased security. Many streets in downtown Münster will remain completely closed until Sunday.

An especially interesting part of the celebration will no doubt be a discussion of anti-Semitism, a last-minute addition to the program.

There is also another conflict among German bishops that has been heating up in recent weeks — whether or not Protestant spouses of Catholics should be allowed to take communion. As if the Church has no other problems.

Pubblicato in: Bergoglio, Religioni

Arabia Saudita. Rapporto epocale con il Vaticano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-12.

2018-05-07__Tauran__001

Se la diplomazia vaticana può vantare duemila anni di storia, quella mussulmana ne vanta millequattrocento. Solo la diplomazia cinese potrebbe vantare un retaggio storico di questo livello.

L’attività diplomatica si fonda sull’avere idee molto chiare e realistiche, sul conoscere bene usi, costumi ed esigenze della controparte, e, soprattutto, sul silenzio.

Non esiste né può esistere attività diplomatica degna di tal nome laddove si intenda utilizzare comunicati roboanti. Nessuna persona sana di mente si permetterebbe di parlare apertamente a tutto tondo con una controparte querula. Poi, qualche illazione potrà ben sfuggire, sia ben chiaro, talora anche artatamente, ma questo sarebbe solo segno di un uso politico improprio della diplomazia.

Il cardinale protodiacono Tauran, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, è una vecchia volpe che unisce il candore della colomba alla furbizia di un serpente. Ha una cultura molte tacche sopra la norma, laurea  in utroque, una solidissima carriera diplomatica svoltasi nei punti nevralgici del mondo, specie poi durante la guerra in Iraq, dopo essere stato nunzio a Santo Domingo e quindi in Libano. Inter alias è membro della Commissione di Vigilanza sullo Ior e della Commissione Referente sul medesimo istituto.

«Un incontro senza precedenti ha caratterizzato mercoledì 18 aprile la visita in Arabia Saudita del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ricevuto nel palazzo reale da sua maestà il re Salman Bin Abd Al-Aziz, che ha anche il titolo di custode delle due sacre moschee delle città sante musulmane Medina e La Mecca»

*

«Inoltre il porporato — che a Riad è accompagnato dal vescovo segretario del dicastero, Ayuso Guixot, e dal capo-ufficio per l’islam, monsignor Akasheh — ha incontrato il ministro degli Affari esteri Adil al-Jubayr. La delegazione vaticana ha anche visitato il Center for the fight against extremism thought, e il giorno precedente, martedì 17, era stata in udienza dal presidente del consiglio consultivo (al-Shura), Abdallah bin Muhammad Āl al-Shaykh»

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«Le notizie riguardanti la visita hanno trovato ampio spazio sui più importanti media locali: la prima a rilanciarle è stata l’agenzia di stampa governativa, seguita dai telegiornali delle principali emittenti e dai social network»

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«Il porporato ha anche fatto riferimento «alle centinaia di migliaia di lavoratori cristiani nel regno» saudita, evidenziando che si tratta di «una questione che Papa Francesco segue con grande attenzione»; infine ha parlato della necessità di una solida educazione alla giustizia e alla pace»

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Fin qui il comunicato ufficiale.

A quanto sarebbe stato riferito, il card Tauran sarebbe stato ricevuto non a titolo personale, come altri porporati e diplomatici vaticani in passato, bensì nella sua veste di Camerlengo, titolare di un Dicastero Curiale, e con il protocollo usato per le visite dei capi di stato. I colloqui si sono svolti senza interpreti, parlando fluentemente il cardinale italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo ed arabo.

Vatican’s Cardinal Jean Louis Tauran arrives in Saudi Arabia [Arab News]

«- The cardinal is President of the Pontifical Council for Interreligious Dialogue in the Vatican State

– The cardinal was received by Saudi digniteries upon his arrival at King Khaled Internation airport in Riyadh»

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Sulla natura ed argomento dei colloqui nulla è dato di trapelare.

Alcuni giornali hanno pubblicato come notizia certa che le parti avrebbero convenuto sulla edificazione di chiese cattoliche in territorio dell’Arabia Saudita.

Saudi Arabia Inks Deal with Vatican to Build Christian Churches

Churches to be Opened in Saudi Arabia: Catholic Church and House of Saud in Talks

«Saudi Arab Takes Another Step Towards Modernization: House of Saud May Open the Sacred Places of Muslims to Non-Muslims from Around the World and Allow the Churches to be Opened on its Soil, As Dictated by the Vatican. ….

The two parties signed a deal on Saturday, 14 April 2018, inclusive of the establishment of a permanent action committee to execute the articles stipulated in the pact»

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Ciò sembrerebbe non rispondere al vero, ed è stato smentito da una garbata nota vaticana.

Visita del cardinale Tauran in Arabia Saudita

«il cardinale Tauran ha individuato come uno dei campi su cui cristiani e musulmani devono essere d’accordo, visto che «in passato c’è stata molta competizione tra le due comunità», è quello «delle regole comuni per la costruzione di luoghi di culto». Infatti, «tutte le religioni devono essere trattate allo stesso modo, senza discriminazioni»

* * * * * * * *

Conclusione.

È la prima volta in millequattrocento anni di islamismo che un alto prelato vaticano, in questo caso il Carmelengo, ossia colui che ha per principale compito il presiedere la sede vacante, è ricevuto in veste ufficiale e non a titolo privato. Il resto ne deriva per conserva.


Osservatore Romano. 2018-04-19. Il cardinale Tauran ha incontrato il sovrano saudita nel palazzo reale di Riad

Un incontro senza precedenti ha caratterizzato mercoledì 18 aprile la visita in Arabia Saudita del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ricevuto nel palazzo reale da sua maestà il re Salman Bin Abd Al-Aziz, che ha anche il titolo di custode delle due sacre moschee delle città sante musulmane Medina e La Mecca.

Inoltre il porporato — che a Riad è accompagnato dal vescovo segretario del dicastero, Ayuso Guixot, e dal capo-ufficio per l’islam, monsignor Akasheh — ha incontrato il ministro degli Affari esteri Adil al-Jubayr. La delegazione vaticana ha anche visitato il Center for the fight against extremism thought, e il giorno precedente, martedì 17, era stata in udienza dal presidente del consiglio consultivo (al-Shura), Abdallah bin Muhammad Āl al-Shaykh.

Le notizie riguardanti la visita hanno trovato ampio spazio sui più importanti media locali: la prima a rilanciarle è stata l’agenzia di stampa governativa, seguita dai telegiornali delle principali emittenti e dai social network. E stamane, giovedì 19, anche numerosi quotidiani hanno pubblicato cronache corredate di immagini soprattutto dell’incontro con il re al palazzo Al Yamamah, cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il principe ereditario Muhammad bin Salman, e lo sceicco Muhammad Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega musulmana mondiale (Lmm).

Dopo aver trasmesso al sovrano gli «oranti buoni auspici» di Papa Francesco, il cardinale Tauran lo ha ringraziato per aver intrapreso «importanti iniziative che segnano una significativa apertura anche verso altre religioni, specialmente il cristianesimo». Nel suo discorso il presidente del dicastero vaticano ha ricordato «le precedenti importanti iniziative saudite riguardanti il dialogo interreligioso», sottolineando «quanto sia dannosa la strumentalizzazione della religione per fini politici». Da qui l’invito a continuare «un dialogo sincero al fine di trovare soluzioni adeguate alle sfide» del mondo di oggi.

Il porporato ha anche fatto riferimento «alle centinaia di migliaia di lavoratori cristiani nel regno» saudita, evidenziando che si tratta di «una questione che Papa Francesco segue con grande attenzione»; infine ha parlato della necessità di una solida educazione alla giustizia e alla pace. Quest’ultima, ha detto, «è un tesoro fragile che va protetto»; ma «la pace è inscindibile dalla giustizia: non c’è pace senza giustizia, né giustizia senza perdono». Perciò, ha concluso, «l’educazione delle giovani generazioni alla pace è essenziale».


Breitbart. 2018-05-06. Saudi Arabia Inks Deal with Vatican to Build Christian Churches

For the first time in history, Saudi Arabia has entered into a joint agreement with the Vatican to build churches for Christians living in the officially Muslim nation.

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The agreement was signed by the Secretary General of the Muslim World League Sheikh Mohammed bin Abdel Karim Al-Issa and the President of the Pontifical Council for Inter-religious Dialogue in the Vatican, Cardinal Jean-Louis Tauran, according to a report Wednesday from the Egypt Independent newspaper.

The Financial Express has reported that Saudi Arabia’s newfound openness to and socio-cultural cooperation with the non-Muslim world stems from a desire to reduce dependency on oil resources, its primary economic driver.

Cardinal Tauran visited Riyadh on April 16-20, where he was received at the royal palace by King Salman bin Abdulaziz Al Saud, who acts as the country’s prime minister as well as the custodian of the Two Holy Mosques, and his son, the crown prince Muhammad bin Salman. Tauran and his delegation also visited the Center for the Fight against Extremist Thought, and met with the current Grand Mufti of Saudi Arabia, Abdul-Aziz ibn Abdullah Al ash-Sheikh.

In his address to Saudi officials, Tauran made mention of the “hundreds of thousands of Christians in the Saudi Kingdom,” insisting that Pope Francis follows their situation “with close attention.” The cardinal also reiterated the Vatican position on the equal treatment of all citizens regardless of their religion, including those who do not profess any religion, and called for establishing a common basis for the construction of centers of worship.

Fruit of the cardinal’s visit was the joint agreement that provides for the building of churches to care for the needs of Christians in Saudi Arabia as well as underscoring the key role of religions in renouncing violence, extremism, terrorism and achieving security and stability in the world.

The new accord also calls for the establishment of a coordinating committee with two representatives from each side to organize future meetings. The committee is expected to meet every two years, alternating between Rome and a city chosen by the Islamic World League.

Saudi Arabia is currently the only country in the region without a single Christian church, after Qatar opened a church in March. Saudi Arabia embraces Islamic Wahhabism, which bans all forms of non-Muslim religious activities.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Religioni

Germania. Köln. Domkapitular Markus Hofmann sale di posizione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-05.

Köln. Hohe Domkirche St. Peter und Maria

Questa è una notizia importante per coloro che sanno arrivarci da soli. D’altra parte, non sarebbe corretto discriminare questa fascia di Lettori.

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Così il Domkapitular Markus Hofmann è stato nominato vicario generale della Arcidiocesi di Köln.

L’Arcidiocesi è retta dal Cardinal Rainer Maria Woelki, ivi trasferitosi dopo essere stato Arcivescovo di Berlino.

Una personalità ascetica di solidissima dottrina, questo cardinale, che interruppe il suo lungo silenzio con una frase lapidaria: “Sono semplicemente cattolico”.

La nomina del Domkapitular Markus Hofmann è arrivata come un fulmine a ciel sereno, anche se da tempo il suo nome circolava negli ambienti. Nessuno dei ‘benpensanti‘ la avrebbe mai ritenuta essere possibile. Ed invece lo è stata. Così come sarebbe impensabile che una nomina di tal fatta, Generalvikar, non sia stata preceduta da intense consultazioni con la Curia Romana.

«Wie Weihbischof Dominikus Schwaderlapp, Meisner vorletzter Generalvikar und ein enger Vertrauter des 2017 gestorbenen Kardinals, steht Hofmann dem Opus Dei nahe»

* * * *

Sarebbe un discorso lungo, molto lungo, che poi alla fine potrebbe interessare a ben pochi, almeno al momento.

Diciamo che anche a livello delle diocesi tedesche si sta arrivando al chiarimento definitivo.

Chiarimento che non è economico né tanto meno di teologia morale. È chiarimento dogmatico.

Con un tempismo degno di un ottimo giocatore di scacchi.

Se è vero che le pregresse gestioni diocesane siano state spiritualmente fallimentari, tutte tese a mondanizzarsi, sarebbe altrettanto vero il constatare imponenti segni di ripresa della religione cattolica. Occorre saperli e volerli vedere. Nessuno di codesti segni ama la pubblicità.

Anche in questo settore si apre una nuova era.

Grandi manovre. A nessuno è sfuggita la nuova nomina dell’arcivescovo titolare di Sabiona. La diplomazia vaticana si sta predisponendo alle nuove sfide.


Kölner Stadt Unzeiger. 2018-03-22. Erzbistum Köln Opus-Dei-Mann ist Woelkis neuer Verwaltungschef

– Domkapitular Markus Hofmann wird Nachfolger von Generalvikar Meiering, wie das Erzbistum Köln am Donnertagvormittag bekannt gegeben hat.

Köln –

„Sie haben sich gar nicht verändert.“ – „Oh!“, sagte Herr K. und erbleichte. Das berühmte Bonmot aus Bertolt Brechts „Geschichten vom Herrn Keuner“ passt in mancherlei Hinsicht auf die aktuelle Lage im Erzbistum Köln.

Im Lauf dieser Woche fragte ein Mensch aus dem kirchlichen Establishment, nennen wir auch ihn einfach Herrn K., jemanden, der es wissen muss, wen Kardinal Rainer Woelki denn nun zu seinem neuen Generalvikar ernennen wolle. Der antwortete nur, als er den Namen gehört habe, sei er „kreidebleich geworden“. Aber nicht etwa, weil sich auch im Erzbistum gar nichts verändern würde, sondern weil dieser Name für eine Richtungsentscheidung des Kardinals stünde – nach rechts.

Der Aufstieg von Prälat Markus Hofmann zum Verwaltungschef des Erzbistums und zum „Alter Ego“ des Erzbischofs wurde in Bistumskreisen schon seit Tagen kolportiert – zusammen mit einer Reihe anderer Kandidaten. Am Donnerstag machte Kardinal Woelki seine Entscheidung dann öffentlich. Der Name des 50 Jahre alten Geistlichen, der seit 2015 für die Ordensgemeinschaften und die ausländischen Gemeinden im Erzbistum zuständig ist, war in den Tagen zuvor mit zunehmender Häufigkeit gefallen. Woelki hatte den 2012 zum Domkapitular ernannten Hofmann als Regens (Leiter) des Erzbischöflichen Priesterseminars abgelöst, wo er nach seiner Ernennung 2009 – noch unter Woelkis Vorgänger, Joachim Meisner, nach allgemeiner Ansicht ein strenges Regime führte.

Wie Weihbischof Dominikus Schwaderlapp, Meisner vorletzter Generalvikar und ein enger Vertrauter des 2017 gestorbenen Kardinals, steht Hofmann dem Opus Dei nahe. Die streng konservative ordensähnliche Gemeinschaft von Priestern und Laien gehört wegen ihrer straffen inneren Verfassung, ihren elitären Ansprüchen und einem von Kritikern als geheimbündlerisch beschriebenen Auftreten zu den umstrittensten katholischen Organisationen.

Der Wechsel in der Verantwortung für die Ausbildung der Priester wurde seinerzeit im Erzbistum mit großer Aufmerksamkeit verfolgt. Nicht nur weil dem Regens des Priesterseminars in Zeiten des Priestermangels eine neuralgische Position zukommt, sondern weil es sich um eine der ersten Personalentscheidungen des 2014 ernannten Erzbischofs handelte und als Ausdruck seiner Entschlossenheit verstanden wurde, mit dem „System Meisner“ zu brechen.

Hofmann stammt aus Köln. Nach seinem Theologiestudium wurde er 1995 zum Priester geweiht und für drei Jahre als Kaplan in Düsseldorf eingesetzt. Danach machte er an der Universität Augsburg seinen Doktor und stieg danach in die Priesterausbildung des Erzbistums ein, die ersten sechs Jahre als Leiter des Bonner Collegium Albertinum, wo die Priesteramtskandidaten während ihres Studiums wohnen und sich parallel dazu auf ihr kirchliches Amt vorbereiten. Im Kölner Domkapitel nahm Hofmann 2012 just jenen Platz ein, den der damalige Weihbischof Woelki durch seinen Wechsel als Erzbischof nach Berlin freimachte. Hofmann wird als kühler und kluger Kopf beschrieben, geschliffen im Umgang, aber auch von „klirrendem Charme“.

Einen „gescheiten Hardliner“ nennen ihn Bistumsangehörige, die mit ihm zu tun haben, berichten aus jüngerer Zeit aber auch von Veränderungen im Habitus des Geistlichen. Er soll sich beim Umgang der Kirche mit Flüchtlingen sehr dafür eingesetzt haben, dass Christen nicht bevorzugt behandelt würden. Von einer „Offenheit und Toleranz“ ist die Rede, „die mancher vorher bei ihm nicht vermutet hätte“. Gleichwohl führten schon die Spekulationen um Markus Hofmanns Aufstieg zu erheblichen Wallungen unter Eingeweihten.

Dem Vernehmen nach hat Woelki vor seiner Entscheidung diverse Sondierungsgespräche geführt. Nachdem der Wechsel Dominik Meierings vom Posten des Generalvikars auf die neue Stelle eines Leitenden Pfarrers für die gesamte Kölner Innenstadt bekannt gegeben worden war, machten im Hinblick auf die Nachfolge umgehend diverse Namen die Runde. So soll Personalchef Mike Kolb im Rennen gewesen sein. Bis zuletzt sprachen Insider von einer Restunsicherheit, dass Woelkis Wahl auf Domkapitular Hans-Josef Radermacher, den Regens des Priesterseminars, gefallen sein könnte.

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni, Senza categoria

Arabia Saudita. Una mutazione. Meno Wahhabismo e più Realpolitik.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-27.

Arabia Saudita 001

Siamo debitori al grande biologo de Vries della definizione del concetto di mutazione, parola spesso usata in modo improprio.

Treccani ce ne fornisce il significato biologico.

«In biologia, il fenomeno di variazione che si verifica nel genotipo di un individuo o a livello di un singolo gene (m. genica) o nella struttura dei cromosomi (m. cromosomica) o nel numero dei cromosomi (m. genomica): tale variazione è trasmissibile alle generazioni successive solo se si verifica nel nucleo dei gameti (m. germinale); quando riguarda invece cellule somatiche (m. somatica), i suoi effetti si riscontrano solo nelle linee cellulari in cui si è verificata».

Cerchiamo di comprendere meglio.

Il primo principio della dinamica ci assicura che “Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finché una forza non agisca su di esso“. È il principio di inerzia.

Questo principio vale anche per il comportamento degli esseri umani, sia come singoli sia come comunità: si continua a comportarsi così come si era sempre fatto. Ciò va avanti fino al momento in cui ci si rende conto che la realtà è mutata, e che di conseguenza diventa mandatorio cambiare moduli mentali ed operativi.

L’individuo che emerge dalla mutazione genica è differente da quello che era prima. Anche se gli assomiglia, è sostanzialmente diverso.

I fenomeni mutazionali causano aprono sempre grandi problemi.

Intanto è necessario saperli individuare e prenderne atto per quello che sono: la tentazione di continuare a percepire e ragionare per inerzia come nel passato è sempre grande, ma foriera di errori speso anche grossolani.

Non è assolutamente detto che l’individuo mutato sopravviva: ciò avviene solo sotto la condizione che la mutazione lo abbia reso più capace di gestire il reale. In altri termini, alla fine del turmoil sopravvive la stirpe che si è adattata e scompare quella tetragona al cambiamento: la storia ci fornisce una lunghissima serie di popoli scomparsi per questo motivo.

Un errore di elevato riscontro è la tendenza umana a considerare il “nuovo” come se fosse per forza di cose “migliore” del vecchio. Mica è detto. Non solo: ciò che sulle prime sembrerebbe essere un ottimo evento molto spesso si dimostra essere controproducente nel tempo. Se così non fosse, nessuno farebbe degli errori. Ciò che sarebbe proficuo non sarebbe tanto il fatto di non errare, quanto piuttosto il cercare di non ripetere gli stessi errori. Pia speranza: la storia serve solitamente solo per poter constatare come si sia fatto un errore che sarebbe stato facilmente prevedibile.

*

Le conseguenze di queste considerazioni, peraltro alquanto banali, sono però di interesse per le loro conseguenze.

L’intelligenza è la capacità di comprendere e gestire il nuovo.

La mutazione è dannosa e nociva se irrigidisce il sistema. Un caso storico da manuale è il realizzarsi di una mutazione in senso ideologico: lì per lì può anche risolvere molte problematiche, ma alla fine la sclerosi apodittica porta ad una certa catastrofe.

La mutazione è dannosa e nociva se complica inutilmente il sistema. Un esempio paramount sarebbe la rivoluzione francese. Nella Francia pre rivoluzionaria vigeva un corpo di leggi, regolamenti e trattati che affondavano le loro radici a partire dall’epoca merovingia: era un inestricabile groviglio di circa 120,000 (centoventimila) leggi a valore locale che impedivano la possibilità attuativa di una qualsiasi nuova legge nazionale. La rivoluzione francese, e questo fu l’unico suo merito, abolì di forza tutto il pregresso e decapitò con puntigliosa precisione tutti coloro che vi si erano opposti, più un buon numero per far buon peso. Dopo la rivoluzione fu possibile fare a livello nazionale leggi applicabili. Le leggi rivoluzionarie furono un esempio da manuale di quanto il “nuovo” possa anche essere ben peggio del “vecchio“. Il rogo di place Vendôme fu l’inizio della fine della rivoluzione: poi ci pensò Napoleone. Il 18 brumaio fece il colpo di stato e quindi si dedicò anima e corpo a macellare i sanculotti, con viva soddisfazione della gente. La Francia aveva quindi un unico detentore del potere e poté ripartire a prendersi il suo posto nella storia.

Nel sociale così come in politica, la storia mostra come possano sopravvivere solo le mutazione radicali e semplificative. Per dirla a soldoni grossolani, sono utili a lungo termine le mutazioni che destrutturano la organizzazione della Collettività, semplificandola, così come quelle che spazzano via i preconcetti ideologici rimpiazzandoli con sano senso pratico.

Così, mentre per i media liberal la mutazione araba sembrerebbe estinguersi nel fatto che le femmine guidino l’automobile, nei fatti essa si concretizza in meno Wahhabismo e più Realpolitik.

* * * * * * *

Ciò premesso appare evidente come Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, Principe ereditario, abbia posto in essere una mutazione semplificativa che si preannuncia essere di vasta portata.

Il Principe evidenzia il classico pragmatismo arabo.

Non ci ha pensato due volte ad iniziare la bonifica dei suoi parenti, amici, conoscenti e funzionari vari.

In altri tempi, ma non vorremmo ipotecare il futuro, l’egemone emergente assassinava tutti i suoi parenti. Oggi Salmān si è accontentato di farne arrestare undici.

L’offerta di Riad ai principi. Soldi e beni allo Stato in cambio della libertà

«La libertà in cambio di molto denaro. È quello che si starebbe negoziando in queste ore in quella prigione dorata che è diventato il lussuoso hotel Ritz-Carlton di Riad. Le autorità dell’Arabia Saudita starebbero infatti scendendo a patti con le decine di principi, funzionari e soprattutto uomini d’affari accusati di corruzione e arrestati il 4 novembre in una inedita e vasta ondata di detenzioni, passata alla storia come la notte dei lunghi coltelli.»

Il boia può attendere, tanto è sempre lì ad affilare la scimitarra. La pazienza degli arabi è proverbiale.

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Né si pensi che questo sia la fine della resa dei conti.

Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd al momento ci cresce come l’acqua nel vino.

Il Principe Muḥammad bin Nāyef Āl Saʿūd verosimilmente ha già iniziato a dire le preghiere della buona morte: lui è veramente di troppo. Mai nei millequattrocento anni di storia l’ex prediletto è sopravissuto al reale successore.

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La realtà mondiale è mutata, e così deve mutare anche l’Arabia Saudita.

In primis, l’Arabia Saudita ha la necessità impellente di provvedere alla propria difesa. Poi, magari, al momento opportuno potrà dedicarsi allo sterminio degli odiati vicini mediorientali. Ciò che è rimandato non è perso.

Arabia Saudita. Potrebbe sviluppare armamenti atomici.

«questions about whether the US-Saudi strategic partnership, historically built on the premise of trading American military might for Saudi oil, has become an anachronism»

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«In terms of the Washington agenda, there is a real opportunity for progress on a nuclear power agreement that benefits both parties»

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«Signing an accord which, like the Iran deal (JCPOA), does not require Riyadh to waive its uranium enrichment rights, would help the US check Russian inroads into the Kingdom’s energy market and boost its flagging nuclear power industry while allowing Saudi to exploit its considerable uranium deposits and conserve oil for export»

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«enables Riyadh to begin enriching uranium just as key JCPOA “sunset provisions” expire, would also give Iran added incentive to restrict its nuclear program to peaceful civilian applications»

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Tuttavia, nell’immediato e nel breve – medio termine l’abbandono dei preconcetti e l’assunzione del classico pragmatismo sembrerebbe aver preso il sopravvento. Ecco uno dei maggiori risultati della mutazione.

«MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics»

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I rapporti politici sono labili e volubili, troppo soggetti alle umane concupiscenze e troppo spesso inquinate da velleitarismi utopici.

Privilegiare i legami economici su quelli politici è un pragmatismo benefico. I primi sono molto più facilmente quantizzabili e comprensibili rispetto ai secondi.

Poi, infine, si tenga conto come adesso in Medio Oriente si sia insediata militarmente la Russia mentre la Cina prosegue la colonizzazione diplomatica ed economica. Due presenze rassicuranti ma molto scomode.

Cina, nuovo leader mondiale dei Paesi mussulmani. – Al Arabiya


Al Arabiya. 2018-03-21. Saudi Crown Prince US visit likely to emphasize economics over politics

Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman (MBS) arrives in Washington for the start of a two-week tour of the United States. His trip coincides with a Congressional push to end US support for the war in Yemen, considerable criticism of the Trump-Saudi relationship within policy circles, and questions about whether the US-Saudi strategic partnership, historically built on the premise of trading American military might for Saudi oil, has become an anachronism.

Within the context of these debates, fueled, in part, by intense political polarization in Washington, MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics. This approach, if successful, will expand the scope and value of a 75-year-old partnership, which has always been bigger than oil-for-security.

Much of what the crown prince hopes to achieve will take place outside of Washington. After just three days in the capital, he will travel to New York, Boston, Silicon Valley, Los Angeles, and Houston. In these cities, MBS’s primary goal will be to cultivate, expand, and deepen ties with leading US financial, technology, entertainment, and energy companies in order to advance Saudi’s economic development and diversification plan, as laid out by Vision 2030.

In terms of the Washington agenda, there is a real opportunity for progress on a nuclear power agreement that benefits both parties. Signing an accord which, like the Iran deal (JCPOA), does not require Riyadh to waive its uranium enrichment rights, would help the US check Russian inroads into the Kingdom’s energy market and boost its flagging nuclear power industry while allowing Saudi to exploit its considerable uranium deposits and conserve oil for export. Following this deal with a Subsequent Arrangement that enables Riyadh to begin enriching uranium just as key JCPOA “sunset provisions” expire, would also give Iran added incentive to restrict its nuclear program to peaceful civilian applications.

Inking new deals

New deals in business or energy would expand on a relationship that has produced wide-ranging political and economic benefits for the US since 1945. During the Cold War, for example, Riyadh helped Washington topple the Soviet Empire by crashing oil prices (severely straining Moscow’s petroleum-dependent economy in the mid-1980s) and by matching CIA funding for the Afghan resistance dollar-for-dollar.

More recently, the horror of the September 11th attacks and the shocking discovery that Saudi citizens were involved, greatly embarrassed the Kingdom but also awoke its leadership to the threat posed by jihadi terrorism. In the years which followed, Saudi Arabia fought a vicious war against Al Qaeda and went after its sources of funding. The crown prince’s 2017 crackdown on religious extremism is vigorously expanding that fight into the realm of radical ideas.

Within the context of these debates, fueled, in part, by intense political polarization in Washington, MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics.

Ali al-Shihabi

Today, even as the US reduces its dependence on oil imports, America’s robust military presence in the Persian Gulf safeguards the energy supplies of key European and Asian allies while giving Washington considerable influence over China’s energy lifeline. By continuing to insist on pricing oil in dollars despite Russian and Chinese pressure, Saudi has also helped maintain the greenback as the world’s reserve currency, reducing US Treasury borrowing costs.

This is not to say the relationship is without its difficulties. Within the corridors of Washington, the Kingdom has become a partisan football, chastised by many for its efforts to cultivate a close relationship with the Trump Administration despite the fact that, as the US’s junior partner, Riyadh has had little choice but to court every American president since Roosevelt.

The polarized political environment and US-Saudi variance, in terms of how best to approach the Yemen war, the Qatar crisis, and Israel-Palestine, has made a major breakthrough on any one of these issues unlikely.

War of necessity

Riyadh continues to see Yemen as “a war of necessity” preventing Iran-backed Houthi militias from becoming a new Hezbollah on the Kingdom’s southern border; the conflict will persist as long as the Houthis refuse a political settlement, as they did just last month. Despite some Congressional pushback, US “support” for the Saudi-led coalition is more symbolic than substantive, limited to midair refueling of Emirati jets and intelligence-sharing. If necessary, Riyadh could substitute the refueling services, but Washington’s intelligence-sharing has helped to minimize civilian casualties and collateral damage. Saudi will deliver aid for as long as the war continues but ending intelligence-sharing now only risks worsening the humanitarian situation.

For Riyadh, the Qatar embargo, a last attempt to undo two decades of Doha’s subverting its security, remains a sideshow. Judging by the alacrity with which Qatar is attempting to undo it, the embargo is clearly having a painful impact while costing Saudi, the UAE, Egypt, and Bahrain little. Consequently, none of the Arab Quartet seems very interested in US involvement or mediation.

As to the much-vaunted Israel-Palestine peace deal, Saudi leaders explicitly warned the Trump administration that relocating the US Embassy to Jerusalem would make any progress on the president’s proposed accord nearly impossible.

The crown prince’s trip reflects all of the promise and complexities of a multi-faceted relationship that has endured since the Second World War. Should his visit yield new economic or energy ties, it will further expand the US-Saudi partnership, even if little progress is made on the policy front.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Islamizzazione dell'Occidente, Religioni, Unione Europea

Europa. Make Islam Great Again.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-09.

 Mecca 001

Il Gatestone Institute ha recentemente pubblicato un interessante report ben supportato da dati numerici.

Europe: Making Islam Great Again.

*

«In Germany, 47% of Muslims believe Sharia is more important than German law.»

*

«In Sweden, 52% of Muslims believe that Sharia is more important than Swedish law.»

*

«two-thirds of Belgians feel that their nation is being “increasingly invaded”.»

*

«two-thirds of the asylum seekers are men, mostly under 30 years old. They are all in favor of preserving their traditional, conservative, Islamic values. The migrants are extremely religious; 70% go to the mosque every Friday for prayers.»

*

«The women are just as religious, if not more: 62.6% pray five times a day, notably more than the men (39.7%).»

*

«66.3% of the women wear a headscarf in public, and 44.3% refuse to shake hands with a man»

*

«Half of the migrants (49.8%), report that religion now plays a larger role in their daily lives in Europe, than it did in their native country. 47.2% are convinced that Jews and Christians have strayed from the “right path”, and 47.8% think that the future of Islam would be in danger if Islam were to be interpreted in a modern and contemporary fashion»

*

«For 51.6% of the interviewees, the supremacy of Islam over other religions is undisputed. 55% believe in hell for unbelievers.»

*

«The migrants are not only intolerant of other religions: 50% find that homosexuality is a punishable sin. 44% of respondents said they would endorse violence against a woman if she cheated on her husband. 43% also said that fathers have a right to use violence on children if necessary.»

*

«patriarchal beliefs were widespread among the migrants interviewed»

*

«43% of British Muslims “believed that parts of the Islamic legal system should replace British law while only 22 per cent opposed the idea”. A different poll, also from 2016, found that nearly a quarter (23%) of all Muslims supported the introduction of sharia law in some areas of Britain, and 39% agreed that “wives should always obey their husbands” …. 52% of all British Muslims believe that homosexuality should be illegal.»

*

«33% said they “don’t like Western culture”, 29% said they believe the laws of Islam to be superior to Belgian law, and 34% said they “would definitely prefer a political system inspired by the Quran”.»

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Sinceramente, ci si stupisce che la gente si stupisca.

La attuale classe dirigente occidentale europea è così profondamente atea ed antireligiosa da non aver compreso che gli immigrati islamici siano invece religiosi praticanti.

Se è vero che tutte le popolazioni emigrate tendono a riunirsi attorno al retaggio religioso loro proprio quale simbolo identitario, è altrettanto vero come nel caso dell’Islam questo vincolo sia particolarmente radicato e condiviso.

Se è vero che una ragionevole civile convivenza potrebbe ben essere possibile, sarebbe altrettanto vero ammettere come una ‘integrazione‘ degli immigrati islamici in occidente apparirebbe essere altamente inverosimile, specie in tempi brevi. La Francia ha una larga quota di immigrati di religione islamica arrivati adesso alla terza generazione e tuttora non integrati nella Weltanschauung francese. Le banlieue sono un vivido esempio di quanto asserito.

L’occidente femminista sembrerebbe non sapersi rendere conto del fatto che gli islamici sono allevati nella loro religione proprio dalle femmine loro madri: le donne islamiche vogliono vivere la loro propria religione e la tramandano intatta alla loro prole.

Sono proprio le femmine islamiche coloro che insegnano ai loro figli che:

“wives should always obey their husbands …. patriarchal beliefs were widespread among the migrants …. they would definitely prefer a political system inspired by the Quran”,

così come dovrebbe essere in una famiglia normale.

Esattamente come sono proprio le madri islamiche ad insegnare ai propri figli che:

«homosexuality should be illegal … homosexuality is a punishable sin».

In conclusione, sia pure parziale, nessuno dovrebbe quindi stupirsi più di tanto che:

«Islamic legal system should replace British law»

* * * * * * * * * * * *

Gli immigrati islamici in Europa sono prevalentemente giovani ed hanno un elevato tasso di natalità, che contrasta visibilmente con il processo di denatalità degli autoctoni. Tempo qualche generazione ed i mussulmani saranno la maggioranza numerica in Europa. Il tasso di fertilità può però essere usato come una vera e propria arma.

Erdogan calls on Turkish families in Europe to have five children to protect against ‘injustices’ 

‘You Are the Future of Europe,’ Erdogan Tells Turks

Erdogan urges Turks in Europe to have 5 children.

Three children not enough, have five: Erdoğan to Turks in EU

You are the future of Europe’: Erdogan urges Turks in EU to have at least 5 kids

L’aspetto tragicamente farsesco dell’occidente è che patrocina la denatalità propria, non quella degli altri. Così si stanno estinguendo i liberal ed i socialisti, senza che poi nessuno li rimpianga più di tanto. Contenti loro, contenti tutti.

* * * * * * * * * * * *

Considerazione finale.

Per comprendere il problema dell’immigrazione islamica in Europa e tutte le sue conseguenze, sarebbe necessario invertire i termini dell’enunciato. Operazione logica questa che quasi invariabilmente apre la porta a sorprese.

Il problema non sono i migranti islamici.

Il problema è la pregressa, ed in parte attuale, dirigenza politica e burocratica, massimamente i giudici nei tribunali, che li hanno fattivamente incentivati a lasciare le proprie patrie per ‘invadere‘ l’occidente europeo quasi a rimpiazzo della popolazione autoctona. E questo è stato solo il principio.

È stata la componente politica liberal e socialista ideologica a proteggere gli islamici immigrati, fornendo loro supporto politico e legale: fino a tanto che esse erano al governo delle nazioni europee l’immigrazione è prosperata rigogliosa.

Adesso che hanno perso il governo in quasi tutti i paesi europei, il fenomeno immigratorio ha significativamente rallentato e la sua tutela si è altrettanto significativamente ridotta. Al momento, quasi solo il deep state continua a tutelare gli immigrati, in gran parte a scopo di lucro.

Germania. Un immigrato illegale guadagna più del rettore. – Fotocopie

Germania. Immigrati illegali. Precisazioni degli uffici competenti.

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Il vero problema sono le ideologie liberal e socialista e quanti ancora le sostengano.

Tolti questi dal potere reale, il problema della immigrazione islamica scompare come neve al sole.


Gatestone Institute. 2018-02-03. Europe: Making Islam Great Again

– In Germany, 47% of Muslims believe Sharia is more important than German law. In Sweden, 52% of Muslims believe that Sharia is more important than Swedish law.

– The studies are supported by European intelligence reports. In Germany, intelligence agencies warned in the early fall of 2015 that, “We are importing Islamic extremism, Arab anti-Semitism, national and ethnic conflicts of other peoples, as well as a different understanding of society and law.”

– A recent Belgian study, in which 4,734 Belgians were polled, showed that two-thirds of Belgians feel that their nation is being “increasingly invaded”.

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“We cannot and will never be able to stop migration”, wrote the EU’s Commissioner for Migration, Home Affairs and Citizenship, Dimitris Avramopoulos recently. “At the end of the day, we all need to be ready to accept migration, mobility and diversity as the new norm and tailor our policies accordingly”.

Given that such people would have us believe that migration has become such a categorical and seemingly incontestable policy of the EU — “Migration is deeply intertwined with our policies on economics, trade, education and employment”, Avramapolous also wrote — it is crucial to analyze what kind of “diversity” the EU is inviting to make its home on the European continent.

Professor Ednan Aslan, Professor of Islamic Religious Education at the University of Vienna, recently interviewed a sample of 288 of the approximately 4,000 predominantly Afghan asylum seekers in the Austrian city of Graz, on behalf of the city’s integration department. Members of the department understandably wanted to know the views of the Muslim newcomers there. The results were published in a study, “Religiöse und Ethische Orientierungen von Muslimischen Flüchtlingen in Graz” (“Religious and ethical orientations of Muslim refugees in Graz”).

According to the study, two-thirds of the asylum seekers are men, mostly under 30 years old. They are all in favor of preserving their traditional, conservative, Islamic values. The migrants are extremely religious; 70% go to the mosque every Friday for prayers.

The women are just as religious, if not more: 62.6% pray five times a day, notably more than the men (39.7%). In addition, 66.3% of the women wear a headscarf in public, and 44.3% refuse to shake hands with a man.

Half of the migrants (49.8%), report that religion now plays a larger role in their daily lives in Europe, than it did in their native country. 47.2% are convinced that Jews and Christians have strayed from the “right path”, and 47.8% think that the future of Islam would be in danger if Islam were to be interpreted in a modern and contemporary fashion.

For 51.6% of the interviewees, the supremacy of Islam over other religions is undisputed. 55% believe in hell for unbelievers.

Anti-Semitism is deeply ingrained: 46% believe that Jews have “too much influence in world affairs”, and 44% believe that Judaism is harmful. 43% opine that Jews themselves are at fault for being persecuted, while 54.5% think that Jews only care about themselves.

The migrants are not only intolerant of other religions: 50% find that homosexuality is a punishable sin. 44% of respondents said they would endorse violence against a woman if she cheated on her husband. 43% also said that fathers have a right to use violence on children if necessary.

The Austrian study is not the first of its kind to show that Muslim migrants to Europe hold supremacist, anti-Semitic, and misogynistic views. In 2016, a study of nearly 800 migrants from Syria, Iraq, Afghanistan and Eritrea in the German state of Bavaria was conducted by a German think tank, the Hanns Seidel Foundation. This study showed that patriarchal beliefs were widespread among the migrants interviewed, especially among migrants from Afghanistan and the mainly non-Muslim migrants from Eritrea, over 60% of whom believed that women should stay at home. Anti-Semitism was another major finding of the study, which showed that regardless of age and educational background, a majority of the migrants held anti-Semitic beliefs. Well over 50% of Syrians, Iraqis and Afghans said that the “Jews in the world have too much influence”.

Anti-Semitism in Germany has indeed become so widespread that Germany recently decided to appoint a special commissioner to fight it. Germany is reportedly preparing legislation that could see migrants who express anti-Semitic views deported from the country. “You Jew!” has apparently become a common insult among Muslim pupils in Berlin schools.

Other studies and polls also reveal the large degree to which Muslims in Europe value sharia law over national law:

A 2016 UK poll showed that 43% of British Muslims “believed that parts of the Islamic legal system should replace British law while only 22 per cent opposed the idea”. A different poll, also from 2016, found that nearly a quarter (23%) of all Muslims supported the introduction of sharia law in some areas of Britain, and 39% agreed that “wives should always obey their husbands”. Nearly a third (31%) thought it was acceptable for a British Muslim man to have more than one wife. According to the same poll, 52% of all British Muslims believe that homosexuality should be illegal.

According to a 2014 study of Moroccan and Turkish Muslims in Germany, France, the Netherlands, Belgium, Austria and Sweden, an average of almost 60% of the Muslims polled agreed that Muslims should return to the roots of Islam; 75% thought there is only one interpretation of the Koran possible and 65% said that Sharia is more important to them than the laws of the country in which they live. The specific numbers for Germany were that 47% of Muslims believe Sharia is more important than German law. In Sweden, 52% of Muslims believe that Sharia is more important than Swedish law.

The studies are supported by European intelligence reports. In Germany, intelligence agencies warned in the early fall of 2015 that, “We are importing Islamic extremism, Arab anti-Semitism, national and ethnic conflicts of other peoples, as well as a different understanding of society and law.” Four major German security agencies made it clear that “German security agencies… will not be in the position to solve these imported security problems and thereby the arising reactions from Germany’s population.”

In Norway, the head of the Norwegian Police Security Service (PST), Benedicte Bjørnland, said, in January 2016, that one cannot, “assume that new arrivals will automatically adapt to the norms and rules of Norwegian society.”

“Furthermore, new arrivals are not homogenous and can bring ethnic and religious strife with them… If parallel societies, radicalization and extremist environments emerge in the long run, we will have challenges as a security service.”

It is hardly surprising, then, that Europeans have begun to report that they no longer feel at home in their own countries. A recent Belgian study, in which 4,734 Belgians were polled, showed that two-thirds of Belgians feel that their nation is being “increasingly invaded”. Two thirds of the people said that there are “too many immigrants in Belgium”, while 77% agreed with the statement, “Today we no longer feel at home as we did before [mass migration]”. According to 74% of people surveyed, Islam is “not a tolerant religion”, while 60% said the presence of so many Muslims in their nation presents a threat to its identity. Only 12% said they believe the religion is “a source of enrichment” for Belgium.

The study also surveyed 400 Belgian Muslims: 33% said they “don’t like Western culture”, 29% said they believe the laws of Islam to be superior to Belgian law, and 34% said they “would definitely prefer a political system inspired by the Quran”. The study also found that 59% of Muslims in Belgium would “condemn” the marriage if their son chose a non-Muslim partner, and 54% would condemn the marriage if their daughter chose a non-Muslim partner. Tellingly, the response of the researchers behind the study — public broadcaster RTBF, liberal newspaper Le Soir, sociology research institute Survey and Action and a foundation called This is Not a Crisis — was to claim that they “observed the development of a true anti-Muslim paranoia [among Belgians], which has taken on a pathological dimension”.

None of these studies, polls, and intelligence reports appear to be making the least impression on European leaders. In the starry-eyed words of Avramapolous, it is not enough that the mainly Muslim migrants who have come to Europe, “have found safety in Europe”. According to him, “We also need to make sure they find a home”.

The question that remains unanswered — as European leaders seek to make Islam great again on the continent — is where Europeans are supposed to make their homes.