Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale, Russia, Unione Europea

Cina. Presa a sassate risponde con i grossi calibri. Ora è vera guerra commerciale.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-09.

Cina

«La Cina ordina la rimozione “dei computer e dei software esteri entro il 2022″: lo riporta il Financial Times che dà conto dell'”editto del governo cinese per spingere gli enti pubblici ad adottare kit nazionali”, dando un “colpo ad Hp, Dell e Microsoft” in risposta al sabotaggio dell’ amministrazione di Trump all’uso di tecnologia cinese negli Usa, tra cui quella di Hawei»

«Pechino, nella ricostruzione del quotidiano della City, ha disposto che tutte le istituzioni pubbliche e gli uffici che fanno capo al governo eliminino computer e software stranieri per sostenere lo sviluppo delle tecnologie domestiche con un piano graduale, ma serrato, che prevede un primo taglio del 30% entro il 2020, del 50% nel 2021 e del residuo 20% nel 2022.»

«Huawei, the Chinese technology company considered a security threat by the US, has signed a deal with Russian telecoms company MTS to develop a 5G network in the country over the next year.

The agreement was signed on the sidelines of a meeting between Chinese leader Xi Jinping and Russian president Vladimir Putin in Moscow»

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Se è vero che gli USA e l’Occidente possono mettere sanzioni contro Cina e Russia, è altrettanto vero che anche queste ultime possono prendere adeguate contromisure.

E queste misure nel campo dell’informatica e delle telecomunicazioni avranno severe ripercussioni sui sistemi economici occidentali.

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La Cina abolirà computer esteri entro 2022

La Cina ordina la rimozione “dei computer e dei software esteri entro il 2022″: lo riporta il Financial Times che dà conto dell'”editto del governo cinese per spingere gli enti pubblici ad adottare kit nazionali”, dando un “colpo ad Hp, Dell e Microsoft” in risposta al sabotaggio dell’ amministrazione di Trump all’uso di tecnologia cinese negli Usa, tra cui quella di Hawei.

Pechino, nella ricostruzione del quotidiano della City, ha disposto che tutte le istituzioni pubbliche e gli uffici che fanno capo al governo eliminino computer e software stranieri per sostenere lo sviluppo delle tecnologie domestiche con un piano graduale, ma serrato, che prevede un primo taglio del 30% entro il 2020, del 50% nel 2021 e del residuo 20% nel 2022.

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China’s Huawei signs deal to develop 5G network in Russia

«Huawei welcomes agreement in area ‘of strategic importance’ after meeting between Xi Jinping and Vladimir Putin»

«Huawei, the Chinese technology company considered a security threat by the US, has signed a deal with Russian telecoms company MTS to develop a 5G network in the country over the next year.

The agreement was signed on the sidelines of a meeting between Chinese leader Xi Jinping and Russian president Vladimir Putin in Moscow.

“We will strengthen our mutual support on key issues,” Xi said, sitting next to Putin in an ornate Kremlin hall.

Moscow’s ties with the US have declined sharply over the Ukrainian crisis, the war in Syria and the allegations of Kremlin meddling in the US 2016 presidential elections, while China is engaged in a spiralling trade war with Washington.»

Pubblicato in: Cina, Geopolitica Asiatica, Materie Prime, Russia

Power of Siberia. Accordo energetico e gasdotto sino-russo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-08.

2019-12-04__Russia Cina 001

«È stata inaugurata Power of Siberia, la nuova infrastruttura che porterà il gas russo in Cina. Ma quello energetico non è l’unico ambito in cui i due Paesi, allineati in ottica anti-Usa, stanno collaborando.

Power of Siberia. La forza della Siberia. Già dal nome si è voluta sottolineare l’importanza della nuova infrastruttura energetica da circa 3 mila chilometri destinata a collegare Cina e Russia.

Power of Siberia nasce in corrispondenza degli enormi giacimenti siberiani di Kovyktinskoye e Chayandinskoye e arriva a Blagoveshchensk, la città russa che segna il confine con la Repubblica Popolare.

All’inaugurazione di Power of Siberia hanno ovviamente partecipato i big dei rispettivi Paesi: Vladimir Putin da un lato e Xi Jinping dall’altro.

Power of Siberia: Putin e Xi sottolineano portata storica

Putin ha rimarcato il carattere “storico” dell’evento. Con Power of Siberia, il “partenariato strategico russo-cinese nel settore energetico sale a un livello completamente nuovo e ci avvicina all’obiettivo di un interscambio commerciale di 200 miliardi di dollari entro il 2024″, ha dichiarato Il numero uno del Cremlino.

“Si tratta di un evento veramente storico, non solo per il mercato energetico mondiale, ma soprattutto per te e me, per la Russia e la Cina”, ha detto Putin nel corso di una videoconferenza trasmessa dalla televisione russa.

«Lo sviluppo delle relazioni cino-russe è e sarà una priorità della politica estera di ciascuno dei nostri paesi», gli ha fatto eco Xi Jinping.

Power of Siberia rappresenta “un progetto storico, un esempio di profonda integrazione e cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri paesi”.

Il completamento dell’opera, dal confine il gas russo viaggerà in direzione Shanghai, è programmato dal 2022 al 2023. Power of Siberia rappresenta l’infrastruttura fondamentale per convogliare il megacontratto di fornitura da oltre 400 miliardi di dollari firmato a maggio 2014 da Gazprom con il gruppo cinese Cnpc.

Power of Siberia: Cina e Russia sfidano gli Usa

Il connubio tra quello che è considerato uno dei Paesi più ricchi di risorse naturali e quello che più di ogni altro ha necessità di materie prime è logico e naturale. Per la Russia l’esportazione di idrocarburi ad agosto-settembre 2019 ha rappresentato due terzi del totale dell’export mentre, secondo le rilevazioni dell’Agenzia internazionale dell’Energia, tra il 2018 e il 2024 Pechino da sola contribuirà al 40% della crescita nel consumo di gas.

Ovviamente l’impatto di Power of Siberia va al di là della partnership strategica fra i due paesi e va inquadrato all’interno di una sfida alla leadership americana, sia in ambito commerciale che politico.

“Si tratta di una partnership win-win”, riportano gli analisti di Morning Brew. “La Cina ha la domanda (l’anno prossimo dovrebbe diventare il maggior importatore di gas) e la Russia ha i beni (primo Paese per riserve). Ed entrambi vogliono far innervosire gli Stati Uniti”.

Power of Siberia rappresenta un nuovo step nella collaborazione sempre più stretta a livello diplomatico e commerciale tra i due Paesi. “Per gli Stati Uniti, questo gasdotto è come vedere Joker e Bane (uno dei peggiori nemici di Batman, ndr) su un tandem. Tramite l’apertura del gasdotto, Cina e Russia stanno spostando ancora di più l’epicentro del mondo ad oriente”, riporta Morning Brew.

Non contenti, i due Paesi starebbero già negoziando per la costruzione di un nuovo gasdotto, che collegherà l’Artico con il mercato cinese passando attraverso la Mongolia (si tratta degli stessi giacimenti da cui già si riforniscono i Paesi europei).

Russia e Cina: gli altri ambiti di collaborazione

La partnership Russia-Cina non si limita alle materie prime. Forti legami sono riscontrabili anche:

– nel settore delle telecomunicazioni: Huawei sta sviluppando le reti 5G in Russia grazie ad un accordo con MTS, il primo provider di infrastrutture mobili del Paese;

– nel settore dell’estrazione delle commodity: la Russia necessita della tecnologia del dragone per poter incrementare le fonti approvvigionamento e in quest’ambito va ricondotta la fornitura di tecnologie cinesi nell’ambito dello sviluppo dell’Artico, per i progetti di Yamal LNG e Arctic LNG-2.

– in ambito valutario: lo yuan cinese a marzo rappresentava il 14,2% delle riserve valutarie russe (+5% rispetto a 12 mesi prima);

– nel commercio: nel 2018 l’interscambio tra i due Paesi ha toccato un nuovo record a 100 miliardi di dollari e, come detto, l’obiettivo di Putin è di raddoppiare gli scambi entro il 2024.» [Money]

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Il connubio tra quello che è considerato uno dei Paesi più ricchi di risorse naturali e quello che più di ogni altro ha necessità di materie prime è logico e naturale. Per la Russia l’esportazione di idrocarburi ad agosto-settembre 2019 ha rappresentato due terzi del totale dell’export mentre, secondo le rilevazioni dell’Agenzia internazionale dell’Energia, tra il 2018 e il 2024 Pechino da sola contribuirà al 40% della crescita nel consumo di gas.

«Russia has dramatically increased deliveries of oil to China in the past decade, challenging Saudi Arabia as China’s top oil supplier in certain months.

To achieve that, Russia launched a major oil pipeline to China, which today ships 600,000 barrels per day (bpd), and opened a new port at Kozmino on the Pacific. Russia also ships 200,000 bpd to China via a pipeline crossing Kazakhstan.

Russian coal sales to the east in 2018 exceeded 100 million tonnes, accounting for more than half of Russia’s total coal exports.»

L’ultima frase di Reuters suona beffarda per l’Occidente.

La Russia continua imperterrita ad esportare duecento milioni di tonnellate di carbone ogni anno, delle quali più di cento in Cina.

Tutto il mondo continua imperterrito ad usare il carbone sia per generare corrente elettrica sia negli impianti siderurgici, alla faccia dei liberal socialisti europei, che vorrebbero abolire questo combustibile e che presumono così facendo di ‘salvare’ il mondo.

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Reuters. 2019-12-03. Putin and Xi oversee launch of landmark Russian gas pipeline to China

Russian President Vladimir Putin and his Chinese counterpart Xi Jinping on Monday oversaw the launch of a landmark pipeline that will transport natural gas from Siberia to northeast China, an economic and political boost to ties between Moscow and Beijing.

The start of gas flows via the Power of Siberia pipeline reflects Moscow’s attempts to pivot to the East to try to mitigate pain from Western financial sanctions imposed over its 2014 annexation of Ukraine’s Crimea.

The move cements China’s spot as Russia’s top export market and gives Russia a potentially enormous new market outside Europe. It also comes as Moscow is hoping to launch two other major energy projects — the Nord Steam 2 undersea Baltic gas pipeline to Germany and the TurkStream pipeline to Turkey and southern Europe.

The 3,000-km-long (1,865 mile) Power of Siberia pipeline will transport gas from the Chayandinskoye and Kovytka fields in eastern Siberia, a project expected to last for three decades and to generate $400 billion for Russian state coffers.

“This is a genuinely historical event not only for the global energy market but above all for us, for Russia and China,” said Putin, who watched the launch via video link from the Russian Black Sea resort of Sochi.

“This step takes Russo-Chinese strategic cooperation in energy to a qualitative new level and brings us closer to (fulfilling) the task, set together with Chinese leader Xi Jinping, of taking bilateral trade to $200 billion by 2024.”

The new pipeline emerges in Heilongjiang, which borders Russia, and goes onto Jilin and Liaoning, China’s top grain hub.

Xi told Putin via a video link on Monday that the newly launched gas pipeline is “a landmark project of bilateral energy cooperation” and an “example of deep integration and mutually beneficial cooperation”.

Flows via the pipeline are expected to gradually rise to 38 billion cubic metres (bcm) per year in 2025, possibly making China Russia’s second-largest gas customer after Germany, which bought 58.50 bcm of gas from Russia last year.

Moscow began supplying natural gas to western and central Europe in the 1950s and Europe has long been Russia’s major consumer of gas, supplied by Kremlin-controlled energy giant Gazprom (GAZP.MM), with total annual supplies of around 200 bcm.

The price China is paying for Russian gas in the new pipeline remains a closely kept secret with various industry sources saying it is tied to the price of an oil products basket.

Neither Putin, nor Xi commented on Monday on the gas price Beijing is set to pay under the contract.

INCREASED COMPETITION

Russian pipeline gas will compete against other pipeline gas supplies to China, including from Turkmenistan, as well as against shipments of sea-borne liquefied natural gas (LNG).

“China’s gas demand growth is expected to slow down from previous years yet remains strong, with an estimated 10% year-on-year growth for the first nine months of 2019,” Jean-Baptiste Dubreuil, from the International Energy Agency’s natural gas market analysis team, told Reuters.

“Our medium term forecast ‘Gas 2019’ assumes average 8% growth until 2024 (compared with a world average of 1.6% pa).”

Russia has been in talks with China about raising gas sales via other routes too, such as from the Russian Far East and via Mongolia or Kazakhstan, but has not yet clinched any deals.

Russia has dramatically increased deliveries of oil to China in the past decade, challenging Saudi Arabia as China’s top oil supplier in certain months.

To achieve that, Russia launched a major oil pipeline to China, which today ships 600,000 barrels per day (bpd), and opened a new port at Kozmino on the Pacific. Russia also ships 200,000 bpd to China via a pipeline crossing Kazakhstan.

Russian coal sales to the east in 2018 exceeded 100 million tonnes, accounting for more than half of Russia’s total coal exports.

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Devoluzione socialismo, India, Russia

Russia. Riserve Valutarie 539.9 mld Usd. Riserve/pil 32.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-02.

2019-10-31__Russia_Riserve

Le Riserve Valutarie russe ammontano a 539.9 miliardi Usd.

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Se è importante il valore assoluto delle riserva valutarie, il loro rapporto sul pil lo è ancor di più, perché testimonia il margine di manovra della banca centrale ed rapporto al sistema economico dello stato che rappresenta.

Pil [mld Usd]

Riserve [mld Usd]

Riserve/pil

Eurozona

13,669.951

827.0

6.05%

Cina

13,368.073

3,092.0

23.13%

Russia

1,657.290

539.9

32.58%

India

2,718.732

440.75

16.21%

Giappone

4,971.767

1,322.6

26.6%

La Russia sta accumulando riserve ben oltre quello che è usualmente ritenuto essere il margine di sicurezza, ossia il 10%. D’altra parte, anche Cina, India e Giappone hanno tenuto rapporti riserve / pil ben oltre tale quota.

Da questo punto di vista, l’eurozona apparirebbe essere molto fragile e difficilmente in grado di far fronte alla recessione in atto.

Pubblicato in: Cina, Russia, Unione Europea

Nazioni Unite. La Cina guida una nuova maggioranza.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-31.

Cina

Cinesi, gente pratica. Risolto il problema dell’integralismo islamico.

«Se non avessero ancora un qualche peso politico ed economico, professando per di più un’ideologia balzana e bislacca, i liberal sarebbero davvero gente da baraccone.

Quando la Catalogna fece un referendum per staccarsi dal resto della Spagna, insorsero come un sol uomo per difendere il sacro suolo spagnolo dalle mire secessioniste dei populisti sovranisti. Avvallarono con gioia il fatto che l’allora Premier Rajoy avesse fatto intervenire l’esercito e che avesse fatto arrestare gli esponenti secessionisti. Ancora adesso la Catalogna è tenuta come un dominio spagnolo: i catalani lavorano e producono, gli spagnoli li tassano e si spartiscono il maltolto.

Quando il Regno Unito si stancò di essere preso a calci nei denti dall’Unione Europea e votò la Brexit, ed i liberal strillarono come tacchini spennati vivi: l’Unione Europea è una ed indivisibile, ed è a reggenza liberal.

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Quando però si parla dei movimenti separatisti nella Cina la musica cambia.

I cinesi sono ‘illiberali’, autoritari per non dire totalitari: non consentono alla minoranza di Hong Kong di separarsi dalla madrepatria, mettono fuori legge i separatisti (come hanno fatto peraltro gli spagnoli), e guardano con forte sospetto il separatismo islamico, che ospita tra l’altro nuclei terroristici.»

Ma i cinesi sono persone pratiche e bene organizzate: una bella serata hanno fatto una retata ed una milionata di islamici è finita nei campi di rieducazione, donde ne usciranno quando avranno imparato a parlare un mandarino fluente.

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È elemento caratteristico della superba presunzione dei liberal quello di ritenersi in diritto di fare la morale a tutti gli altri popoli e stati. Ma questi proprio non ne vogliono sapere.

La Cina ha assimilato l’arte di conquistarsi gli amici.

Cina. Una diplomazia alla conquista del mondo.

Cina. È diventata il maggiore investitore nell’Europa dell’est.

Cina. Consolida il suo impero in Africa.

«China’s popularity …. is strong. Its policy of not linking aid and investments to human rights and good governance has made Beijing many friends on the continent, beyond its authoritarian governments».

«Kenyan president describes gay rights as a non-issue after Obama calls for equality for gays and lesbians in Africa»

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Se nel passato i liberal avevano gestito le Nazione Unite come Cosa Loro, adesso non possono più azzardarsi a farlo.

«Twenty-three countries at the United Nations criticized China’s mass detention and surveillance of ethnic Uighurs in Xinjiang province, supporting Britain’s condemnation of Beijing’s human rights record»

«Britain’s UN Ambassador Karen Pierce delivered a joint statement on Tuesday to the UN General Assembly’s human rights committee on behalf of the 23 states including Germany, France, the Netherlands, Norway, Sweden and the US»

«We call on the Chinese government to uphold its national laws and international obligations and commitments to respect human rights, including freedom of religion or belief, in Xinjiang and across China»

«The group of nations urged China to implement recommendations by independent UN human rights experts and to refrain from holding Uighurs in arbitrary detention»

*

«Reacting to the statement, Belarus Ambassador Valentin Rybakov addressed the committee on behalf of 54 countries, including Pakistan, Russia, Serbia, Egypt, Bolivia and the  Democratic Republic of Congo. Rybakov defended China’s actions in Xinjiang as what effective anti-terror and deradicalization methods»

«Now safety and security have returned to Xinjiang and fundamental human rights of people of all ethnic groups there are safeguarded …. We commend China’s remarkable achievements in the field of human rights»

«the accusations against Beijing were a gross interference in China’s internal affairs and deliberate provocation»

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Summing up.

I liberal sono riusciti a raggranellare ventitre voti, mentre la Cina ha trovato senza fatica alcuna cinquantaquattro stati che ne approvano il comportamento.

I numeri dovrebbero parlare chiaro.

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UN members divided over China’s treatment of Uighur minority

European countries backed a United Nations statement criticizing China’s treatment of Uighurs and other Muslims. But many more countries were quick to defend Beijing.

Twenty-three countries at the United Nations criticized China’s mass detention and surveillance of ethnic Uighurs in Xinjiang province, supporting Britain’s condemnation of Beijing’s human rights record.

Britain’s UN Ambassador Karen Pierce delivered a joint statement on Tuesday to the UN General Assembly’s human rights committee on behalf of the 23 states including Germany, France, the Netherlands, Norway, Sweden and the US. 

“We call on the Chinese government to uphold its national laws and international obligations and commitments to respect human rights, including freedom of religion or belief, in Xinjiang and across China,” Pierce said.

The group of nations urged China to implement recommendations by independent UN human rights experts and to refrain from holding Uighurs in arbitrary detention

Reacting to the statement, Belarus Ambassador Valentin Rybakov addressed the committee on behalf of 54 countries, including Pakistan, Russia, Serbia, Egypt, Bolivia and the  Democratic Republic of Congo. Rybakov defended China’s actions in Xinjiang as what effective anti-terror and deradicalization methods. 

“Now safety and security have returned to Xinjiang and fundamental human rights of people of all ethnic groups there
are safeguarded,” Rybakov said. “We commend China’s remarkable achievements in the field of human rights.”

The UK’s statements prompted China’s UN envoy Zhang Jun to warn it was not “helpful” for  trade talks between Beijing and Washington, telling reporters shortly after the accusations against Beijing were a “gross interference in China’s internal affairs and deliberate provocation.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Putin, Russia

Russia. Riserve Valutarie salite a 537.2 miliardi Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-24.

2019-10-24__Russia Riserve Valutarie

The Central Bank of the Russian Federation ha comunicato che le riserve valutarie ammontano a 537.2 miliardi Usd.

Il 10 gennaio di questo anno erano 466.9 miliardi Usd: in poco meno di un anno sono aumentate di 70.3 miliardi Usd.

Per comparazione, le riserve valutarie della eurozona ammontavano a 827 miliardi di euro.

Le riserve auree russe ammontano invece a 2,241.88 tonnellate.

Pubblicato in: Banche Centrali, Brasile, Cina, Devoluzione socialismo, India, Russia

IMF. World Economic Outlook. Italia a crescita zero.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-19.

Paris. Saint-Denis. Monumento funebre in onore di Luigi XVI e Maria Antonietta.

Paris. Saint-Denis. Monumento funebre in onore di Luigi XVI e Maria Antonietta. Prima decapitati, quindi onorati.


2019-10-17__IMF 001

L’IMF prevede una crescita del Pil eguale a zero per l’Italia.

2019-10-17__IMF 002

China +6.1, Brazil +0.9, India +6.1, Hungary +4.6, Philippines +5.7, Poland +4.0, Russian Federation +1.1, Romania +4.0,

France +1.2, Germany +0.5, Japan +0.9, Netherlands +1.8, United States +2.4.

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Fmi taglia stime Italia, ferma nel 2019

– Italia a crescita zero nel 2019. Il Fmi rivede al ribasso le stime per il pil italiano sia per quest’anno sia per il 2020. Dopo il +0,9% del 2018, per il 2019 la crescita è prevista a zero, ovvero 0,1 punti percentuali in meno sia rispetto alle previsioni di luglio sia a quelle di aprile. Per il 2020 la crescita è attesa a +0,5% (-0,3 punti su luglio e -0,4 su aprile). A pesare, afferma il Fondo, è l'”indebolimento della domanda interna, un minore impulso si bilancio e un contesto esterno più debole”.

Per l’Italia è “particolarmente essenziale” un impegno “credibile” per un calo del debito pubblico nel medio termine dice il Fondo. Il Fondo stima un debito pubblico in aumento al133,2 nel 2019 dal 132,2% del 2018. Nel 2020 salirà ancora attestandosi al 133,7%, per poi raggiungere il 134% nel 2024. Il deficit è previsto scendere al 2,0% del pil quest’anno dal 2,1% del 2018. Nel 2020 sarà al 2,5% e raggiungerà il 2,6% nel 2024.Il Fmi taglia le stime di crescita di Germania e Francia e  Gb.

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L’IMF ha pubblicato il Report

World Economic Outlook, October 2019. Global Manufacturing Downturn, Rising Trade Barriers.

Full Report and Executive Summary

Global growth is forecast at 3.0 percent for 2019, its lowest level since 2008–09 and a 0.3 percentage point downgrade from the April 2019 World Economic Outlook. Growth is projected to pick up to 3.4 percent in 2020 (a 0.2 percentage point downward revision compared with April), reflecting primarily a projected improvement in economic performance in a number of emerging markets in Latin America, the Middle East, and emerging and developing Europe that are under macroeconomic strain. Yet, with uncertainty about prospects for several of these countries, a projected slowdown in China and the United States, and prominent downside risks, a much more subdued pace of global activity could well materialize. To forestall such an outcome, policies should decisively aim at defusing trade tensions, reinvigorating multilateral cooperation, and providing timely support to economic activity where needed. To strengthen resilience, policymakers should address financial vulnerabilities that pose risks to growth in the medium term. Making growth more inclusive, which is essential for securing better economic prospects for all, should remain an overarching goal.

Chapter 1: Global Prospects and Policies

Over the past year, global growth has fallen sharply. Among advanced economies, the weakening has been broad based, affecting major economies (the United States and especially the euro area) and smaller Asian advanced economies. The slowdown in activity has been even more pronounced across emerging market and developing economies, including Brazil, China, India, Mexico, and Russia, as well as a few economies suffering macroeconomic and financial stress.

Chapter 2:  Closer Together or Further Apart? Subnational Regional Disparities and Adjustment in Advanced Economies

Subnational—within-country—regional disparities in real output, employment, and productivity in advanced economies have attracted greater interest in recent years against a backdrop of growing social and political tensions. Regional disparities in the average advanced economy have risen since the late 1980s, reflecting gains from economic concentration in some regions and relative stagnation in others. On average, lagging regions have worse health outcomes, lower labor productivity, and greater employment shares in agriculture and industry sectors than other within-country regions. Moreover, adjustment in lagging regions is slower, with adverse shocks having longer-lived negative effects on economic performance. Although much discussed, trade shocks—in particular greater import competition in external markets—do not appear to drive the differences in labor market performance between lagging and other regions, on average. By contrast, technology shocks—proxied by declines in the costs of machinery and equipment capital goods—raise unemployment in regions that are more vulnerable to automation, with more exposed lagging regions particularly hurt. National policies that reduce distortions and encourage more flexible and open markets, while providing a robust social safety net, can facilitate regional adjustment to adverse shocks, dampening rises in unemployment. Place-based policies targeted at lagging regions may also play a role, but they must be carefully calibrated to ensure they help rather than hinder beneficial adjustment.

Chapter 3: Reigniting Growth in Emerging Market and Low-Income Economies: What Role for Structural Reforms?

The pace of structural reforms in emerging market and developing economies was strong during the 1990s, but it has slowed since the early 2000s. Using a newly constructed database on structural reforms, this chapter finds that a reform push in such areas as governance, domestic and external finance, trade, and labor and product markets could deliver sizable output gains in the medium term. A major and comprehensive reform package might double the speed of convergence of the average emerging market and developing economy to the living standards of advanced economies, raising annual GDP growth by about 1 percentage point for some time. At the same time, reforms take several years to deliver, and some of them—easing job protection regulation and liberalizing domestic finance—may entail greater short-term costs when carried out in bad times; these are best implemented under favorable economic conditions and early in authorities’ electoral mandate. Reform gains also tend to be larger when governance and access to credit—two binding constraints on growth—are strong, and where labor market informality is higher—because reforms help reduce it. These findings underscore the importance of carefully tailoring reforms to country circumstances to maximize their benefits.

Statistical Appendix

The Statistical Appendix presents historical data as well as projections. It comprises seven sections: Assumptions, What’s New, Data and Conventions, Country Notes, Classification of Countries, Key Data Documentation, and Statistical Tables.

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Russia

Russia e Cina abbandonano il dollaro ed accumulano oro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

Banche Caveau 005

«In meno di un anno la banca centrale cinese ha acquistato oltre cento tonnellate di lingotti …. la Cina non smette di accumulare lingotti a scapito del dollaro …. In Cina la banca centrale ha aumentato le riserve auree anche ad agosto, per il decimo mese consecutivo, con l’acquisto di 5,9 tonnellate di metallo»

«riserve auree [cinesi]. Queste ultime in totale ammontano ora a 1.942,4 tonnellate (ossia 62,64 milioni di once).»

«Il gigante asiatico sta contribuendo alla de-dollarizzazione anche attraverso la vendita di titoli di Stato americani. Sia pure in modo finora molto graduale, lo stock di debito Usa in mano alla Cina continua a calare, tanto che dal mese di giugno il primato mondiale per possesso di Treasuries (al di fuori degli stessi Stati Uniti) è passato al Giappone.

Gli ultimi dati resi disponibili dal dipartimento del Tesoro Usa mostrano che a luglio la Cina custodiva Treasuries per 1.110 miliardi di dollari, il minimo da aprile 2017»

«Le riserve della banca centrale cinese a settembre ammontavano in tutto a 3.092 miliardi di dollari, secondo dati diffusi domenica (-14,8 miliardi rispetto a settembre). L’oro conta per circa il 3%.

Mancano dati precisi sull’attuale valore di tutti gli asset denominati in dollari custoditi da Pechino. Le autorità cinesi poco tempo fa avevano rivelato che il loro peso sul totale delle riserve della banca centrale era crollato dal 79% nel 2005 al 58% a fine 2014. Da allora si presume che la quota sia scesa ulteriormente»

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«È invece la Russia ad accelerare le vendite di Treasuries americani: nel giro di appena 4 mesi, tra marzo e luglio, ne ha liquidati per quasi 90 miliardi di dollari»

«La Russia, minacciata da crescenti sanzioni Usa, è stata ben più drastica nel processo di de-dollarizzazione: la banca centrale nel 2018 ha ridotto le riserve in dollari da circa la metà del totale al 22%, convertendole in yuan, euro o yen (oltre che in oro). E quest’anno ha addirittura accelerato il processo»

«Secondo il dipartimento del Tesoro Usa, nel giro di soli quattro mesi – tra marzo e luglio di quest’anno – Mosca ha liquidato Treasuries per quasi 90 miliardi di dollari, riducendone il possesso di oltre il 90% ad appena 8,5 miliardi di dollari»

«Le riserve auree russe hanno invece raggiunto 2.230,4 tonnellate, per un valore di 109,5 miliardi di dollari a settembre (oltre un quinto del valore totale delle riserve della banca centrale) e sono oggi le quarte al mondo»

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Questi sono i dati di fatto.

Gli economisti occidentali possono dire ciò che vogliono e gratificarsi gli uni con gli altri anche assegnandosi Premi Nobel per l’Economia, ma intanto Russia e Cina tirano diritte per la loro strada.


Sole 24 Ore. 2019-10-08. Cina e Russia «scaricano» il dollaro: accumulano oro e vendono Treasuries

In meno di un anno la banca centrale cinese ha acquistato oltre cento tonnellate di lingotti. Gli asset denominati in dollari intanto scendono, in modo graduale ma inesorabile. È invece la Russia ad accelerare le vendite di Treasuries americani: nel giro di appena 4 mesi, tra marzo e luglio, ne ha liquidati per quasi 90 miliardi di dollari.

Più di cento tonnellate d’oro in meno di un anno. Mentre con gli Stati Uniti continua il braccio di ferro sui dazi, la Cina non smette di accumulare lingotti a scapito del dollaro. Una tendenza che si osserva in modo ancora più accentuato in Russia, dove non solo la banca centrale sta incrementando il peso delle riserve auree, ma anche le transazioni commerciali si stanno spostando verso valute diverse dal biglietto verde.

Il gigante petrolifero Rosneft dal mese scorso ha scelto l’euro come valuta di riferimento per i contratti di fornitura ai clienti: una mossa che esclude la divisa americana da transazioni per oltre 50 miliardi di dollari l’anno, solo con riferimento alle vendite di petrolio (Rosneft esporta 2,4 milioni di barili di greggio al giorno) .

In Cina la banca centrale ha aumentato le riserve auree anche ad agosto, per il decimo mese consecutivo, con l’acquisto di 5,9 tonnellate di metallo. Da dicembre – quando Pechino, dopo una lunga pausa, ha ripreso ad accumulare oro – nei forzieri della People’s Bank of China sono entrate ben 105,7 tonnellate di lingotti, che corrisponde a un incremento del 5,8% delle riserve auree. Queste ultime in totale ammontano ora a 1.942,4 tonnellate (ossia 62,64 milioni di once).

Il gigante asiatico sta contribuendo alla de-dollarizzazione anche attraverso la vendita di titoli di Stato americani. Sia pure in modo finora molto graduale, lo stock di debito Usa in mano alla Cina continua a calare, tanto che dal mese di giugno il primato mondiale per possesso di Treasuries (al di fuori degli stessi Stati Uniti) è passato al Giappone.

Gli ultimi dati resi disponibili dal dipartimento del Tesoro Usa mostrano che a luglio la Cina custodiva Treasuries per 1.110 miliardi di dollari, il minimo da aprile 2017.

Le riserve della banca centrale cinese a settembre ammontavano in tutto a 3.092 miliardi di dollari, secondo dati diffusi domenica (-14,8 miliardi rispetto a settembre). L’oro conta per circa il 3%.

Mancano dati precisi sull’attuale valore di tutti gli asset denominati in dollari custoditi da Pechino. Le autorità cinesi poco tempo fa avevano rivelato che il loro peso sul totale delle riserve della banca centrale era crollato dal 79% nel 2005 al 58% a fine 2014. Da allora si presume che la quota sia scesa ulteriormente.

La Russia, minacciata da crescenti sanzioni Usa, è stata ben più drastica nel processo di de-dollarizzazione: la banca centrale nel 2018 ha ridotto le riserve in dollari da circa la metà del totale al 22%, convertendole in yuan, euro o yen (oltre che in oro). E quest’anno ha addirittura accelerato il processo.

Secondo il dipartimento del Tesoro Usa, nel giro di soli quattro mesi – tra marzo e luglio di quest’anno – Mosca ha liquidato Treasuries per quasi 90 miliardi di dollari, riducendone il possesso di oltre il 90% ad appena 8,5 miliardi di dollari.

Le riserve auree russe hanno invece raggiunto 2.230,4 tonnellate, per un valore di 109,5 miliardi di dollari a settembre (oltre un quinto del valore totale delle riserve della banca centrale) e sono oggi le quarte al mondo.

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Commercio, Russia

Rosneft. Da settembre le transazioni saranno fatte in euro, non più in dollari.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Kremlino 002

C’era stato un primo, timido annuncio il 21 agosto.

Russia’s Rosneft to switch to euros in oil products tenders – traders

«Russia’s Rosneft, one of the world’s top oil producers and exporters, has notified customers that future tender contracts for oil products will be denominated in euros not dollars as early as this year, five trading sources told Reuters.

The move is likely to be seen as an attempt to offset any potential negative impact of U.S. sanctions on Russia.

Rosneft, which accounts for over 40% of Russia’s oil output, sells the bulk of its oil products for export at annual tenders as well as at a number of spot or short-term tenders.»

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Russia’s Rosneft seeks euros for all new export deals -documents

«Russia’s Rosneft has set the euro as the default currency for all its new export contracts including for crude oil, oil products, petrochemicals and liquefied petroleum gas, tender documents showed.

The switch from U.S. dollars, which happened in September according to the tender documents published on Rosneft’s website, is set to reduce the state-controlled firm’s vulnerability to potential fresh U.S. sanctions.

Washington has threatened to impose sanctions on Rosneft over its operations in Venezuela, a move which Rosneft says would be illegal.

Rosneft did not immediately reply to a Reuters request for comment. Rosneft is Russia’s top oil exporter, shipping abroad about 120 million tonnes of oil a year, or 2.4 million barrels per day.

“Rosneft has recently adjusted all the new contracts for export supplies to euros. We’ve been notified,” a trader at a company regularly buying from Rosneft told Reuters.

Reuters previously reported that Rosneft has turned to euros in its oil products sales.

According to three traders, Rosneft has named the euro as the default currency in all new contracts for its export sales starting from September.

As benchmark oil prices are quoted in dollars, Rosneft asks buyers to use the euro/dollar exchange rate published by Bloomberg one day prior to the set payment day, according to tender documents.

“Rosneft used to have the euro as one of the options, but since last month it’s the main option. We’ve been notified, but still it’s a visible change,” one of the traders said.»

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«La de-dollarizzazione prosegue in Russia, che prende le distanze dalla valuta americana anche negli scambi commerciali e nei mercati dell’energia, dominati dal biglietto verde»

«E intanto Mosca e Teheran passano a un sistema alternativo a Swift per i trasferimenti interbancari …. Come già avviene tra diverse banche russe e cinesi»

«Rosneft copre più del 40% del petrolio estratto in Russia; ne esporta ogni anno circa 120 milioni di tonnellate, pari a 2,4 milioni di barili al giorno»

«mentre le nuove restrizioni decise in agosto in seguito al caso Skripal toccano per la prima volta le emissioni di debito sovrano russo, a cui le banche americane non possono partecipare.»

«In parallelo, le banche russe si spostano su sistemi di pagamenti alternativi, e il governo incoraggia le aziende ad accettare pagamenti in altre valute»

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Una sola considerazione.

International Monetary Fund World Economic Outlook (October – 2017)

Le proiezioni al 2022 danno la Cina ad un pil ppa di 34,465 (20.54%) miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505 (14.01%), e l’India di 15,262 (9.10%) Usd. Seguono Giappone con 6,163 (3.67%),  Germania (4.932%), Regno Unito 3,456 (2.06%), Francia 3,427 (2.04%), Italia 2,677 (1.60%). Russia 4.771 (2.84%) e Brasile 3,915 (2.33%).

I paesi del G7 produrranno 46,293 (27.59%) mld Usd del pil mondiale, mentre i paesi del Brics renderanno conto di 59,331 mld Usd (35.36%).

Gli Stati Uniti valgono il 14.01% dell’economia mondiale ed i paesi del G7 il 27.06%.

Troppo poco per pretendere di continuare a governare il mondo.

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Rosneft passa all’euro: non è più il dollaro la valuta di riferimento

La de-dollarizzazione prosegue in Russia, che prende le distanze dalla valuta americana anche negli scambi commerciali e nei mercati dell’energia, dominati dal biglietto verde. E intanto Mosca e Teheran passano a un sistema alternativo a Swift per i trasferimenti interbancari.

Si accettano solo euro. La Russia ha compiuto un altro importante passo sul fronte della de-dollarizzazione, prendendo le distanze dal biglietto verde per mettersi il più possibile al riparo dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, presenti e future. E se finora lo ha fatto soprattutto per mano della Banca centrale russa, che nel 2018 ha ridotto le proprie riserve in dollari da circa la metà del totale al 22%, convertendole in yuan, euro o yen (oltre che in oro), il passaggio ad altre valute sta lentamente progredendo anche negli scambi commerciali. E anche sui mercati del petrolio, tradizionalmente radicati sull’uso del dollaro.

Lo scrive l’agenzia Reuters: Rosneft, una delle principali compagnie petrolifere al mondo e primo esportatore russo, ha scelto l’euro come valuta di riferimento in tutti i nuovi contratti di esportazione, a partire da settembre. Una svolta che riguarda greggio e derivati, prodotti petrolchimici, gas liquefatto. Reuters fa riferimento ai documenti per i tender (attraverso cui passa la maggior parte dell’export) pubblicati sul sito della compagnia russa. E in cui si chiede ai clienti di far riferimento al tasso di cambio euro/dollaro del giorno precedente al pagamento, dal momento che i prezzi del petrolio sono fissati in dollari.

Rosneft, controllata dallo Stato, non ha rilasciato commenti; ma una delle fonti citate da Reuters, trader in una compagnia che acquista regolarmente da Rosneft, ha confermato di avere avuto notifica del passaggio ai nuovi contratti. Come peraltro la stessa Reuters aveva riferito il 21 agosto scorso, in riferimento però solo ai contratti di esportazione dei prodotti petroliferi. Stando alle fonti dell’agenzia, l’euro diventerà invece la valuta di default per tutti i contratti: se fino a oggi era stata una delle opzioni possibili, ora è l’opzione principale.

Rosneft copre più del 40% del petrolio estratto in Russia; ne esporta ogni anno circa 120 milioni di tonnellate, pari a 2,4 milioni di barili al giorno.

Il processo di de-dollarizzazione dell’economia procede lentamente man mano che la Russia, a partire dal 2014, entra sempre più nel mirino delle sanzioni decise dal Tesoro americano: quelle che potrebbero aggiungersi ora per Rosneft riguardano le attività della compagnia di Igor Sechin in Venezuela, mentre le nuove restrizioni decise in agosto in seguito al caso Skripal toccano per la prima volta le emissioni di debito sovrano russo, a cui le banche americane non possono partecipare. In parallelo, le banche russe si spostano su sistemi di pagamenti alternativi, e il governo incoraggia le aziende ad accettare pagamenti in altre valute. L’ultimo annuncio riguarda l’Iran: il 17 settembre scorso il governatore della Banca centrale iraniana ha dichiarato che per le transazioni interbancarie Mosca e Teheran inizieranno a utilizzare un sistema alternativo a Swift. Come già avviene tra diverse banche russe e cinesi.

Pubblicato in: Commercio, Putin, Russia

Russia. Putin inizia a fare sul serio. Con successo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-06.

Russo-Baltique Vodka

Russo-Baltique Vodka.


Questa era una operazione mai riuscita in Russia, a partire dai decreti mai attuati di Alessandro I Pavlovič zar di Russia.

«Russian alcohol consumption decreased by 43% from 2003 to 2016»

«It attributed the decline to a series of alcohol-control measures implemented by the state, and a push towards healthy lifestyles»

«the drop in alcohol consumption was linked to a significant rise in life expectancy»

«Alcohol consumption has long been recognised as one of the main driving factors of mortality in the Russian Federation, especially among men of working age»

«But from 2003 to 2018, alcohol consumption and mortality decreased, with the most significant changes occurring in causes of death linked to alcohol»

«Alcohol-control measures introduced under former President Dmitry Medvedev included advertising restrictions, increased taxes on alcohol and a ban on alcohol sales between certain hours. The restrictions on alcohol are one of the most striking changes in Russia in recent years»

«In Moscow, the all-night kiosks crammed full of vodka, beer – and whole, dried fish taped to the glass – are long gone. You can only buy alcohol in shops, or from delivery firms, until 11pm. That includes beer which wasn’t even classed as booze in the old days»

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Una così consistente diminuzione del consumo di superalcoolici è anche un segno indiretto della crecita di una nuova classe media.


Russian alcohol consumption down 43%, WHO report says

Russian alcohol consumption decreased by 43% from 2003 to 2016, a World Health Organization (WHO) report says.

It attributed the decline to a series of alcohol-control measures implemented by the state, and a push towards healthy lifestyles.

The WHO said the drop in alcohol consumption was linked to a significant rise in life expectancy.

It noted that Russia had previously been considered one of the heaviest-drinking countries in the world.

“Alcohol consumption has long been recognised as one of the main driving factors of mortality in the Russian Federation, especially among men of working age,” the report said.

But from 2003 to 2018, alcohol consumption and mortality decreased, with the most significant changes occurring in causes of death linked to alcohol.

In 2018, life expectancy in Russia reached a historic peak, at 68 years for men and 78 years for women.

Alcohol-control measures introduced under former President Dmitry Medvedev included advertising restrictions, increased taxes on alcohol and a ban on alcohol sales between certain hours.

The restrictions on alcohol are one of the most striking changes in Russia in recent years.

In Moscow, the all-night kiosks crammed full of vodka, beer – and whole, dried fish taped to the glass – are long gone. You can only buy alcohol in shops, or from delivery firms, until 11pm. That includes beer which wasn’t even classed as booze in the old days.

And if you do buy a bottle, you can forget drinking it in the street. That’s banned here now, and police fines are common enough for most people to stick to the rules.

Alongside the new restrictions, there’s been a big push on healthy living that’s coincided with an expansion of the middle class. Many Russians are increasingly health-conscious, like their European and American counterparts – and like their president, who’s filled calendars with his action-man photoshoots over the years.

But drinking patterns are linked to wealth as well as health. In poorer communities, away from the big cities, drinking cheap surrogates and home-made alcohol is still common.