Pubblicato in: Geopolitica Militare, Geopolitica Mondiale, Putin, Russia, Stati Uniti, Trump

Russia ed Ukraina. Qualcuno vorrebbe sabotare il summit Putin – Trump.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-29.

Trump Macron 010

Giorni fa tre navi ukraine si sono avvicinate alle acque territoriali russe al largo di Kerc: i russi le hanno cannoneggiate e quindi catturate.

È scoppiato il finimondo.

Mr Macron e Frau Merkel avrebbero voluto invadere immediatamente la Russia, poi hanno dovuto desistere non disponendo di esercito. Si sono limitati a parole grevi, minacciando l’ulteriore inasprimento delle sanzioni, salvo restando che la Russia continui a far arrivare in Europa il gas naturale.

Il commento migliore è stato quello del presidente Trump.

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«President Trump said Wednesday that he “didn’t like” Russia’s capture of three Ukraine naval vessels and called on European leaders to “get involved” — but stopped short of leveling any criticism at Vladimir Putin for ratcheting up tensions in the region»

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«We’re going to see, we’re going to find out what happened. I didn’t like the incident and we’re getting a report on what’s going on»

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«”Angela, let’s get involved Angela!” he added, referring to German Chancellor Angela Merkel, exaggerating the pronunciation of her first name»

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«The president said that France should also get involved, but didn’t elaborate on what actions the two countries»

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«There was a question — was a warning given? Did they [the Ukranian vessels] let them know they’re coming through? Because they have a system I guess. It’s been working»

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«Ci sarebbe una domanda da porsi. È stato dato un avvertimento? L’Ukraina aveva fatto sapere ai russi che stanno arrivando? Perché hanno un sistema, credo. »

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Questo è il vero quesito da porsi.

L’Ukraina aveva o meno avvisato i russi che delle sue navi da guerra, in realtà tre vecchie carrette, si sarebbero avvicinate a Kerc?

I soliti malpensanti potrebbero anche malignare che tutto ciò che è successo sia stato fatto a posta al solo fine di impedire oppure rendere più difficile il summit in programma tra Mr Trump e Mr Putin.


The New York Post. 2018-11-29. Trump ‘didn’t like’ Russia’s capture of Ukrainian naval vessels

President Trump said Wednesday that he “didn’t like” Russia’s capture of three Ukraine naval vessels and called on European leaders to “get involved” — but stopped short of leveling any criticism at Vladimir Putin for ratcheting up tensions in the region.

“We’re going to see, we’re going to find out what happened. I didn’t like the incident and we’re getting a report on what’s going on,” Trump told The Post during a 36-minute Oval Office interview.

”Angela, let’s get involved Angela!” he added, referring to German Chancellor Angela Merkel, exaggerating the pronunciation of her first name.

The president said that France should also get involved, but didn’t elaborate on what actions the two countries — which have both criticized Russia, as has UN Ambassador Nikki Haley — should take.

“It shouldn’t happen, it shouldn’t happen,” Trump said.

But at the same time he noted: “There was a question — was a warning given? Did they [the Ukranian vessels] let them know they’re coming through? Because they have a system I guess. It’s been working.”

Meanwhile, the Kremlin said Wednesday it still expects a meeting between Putin and Trump to go ahead as planned despite a suggestion from the president that it could be canceled.

Trump said Tuesday that he may cancel the sit-down with Putin at the G-20 meeting in Argentina following Russia’s seizure of the three Ukrainian ships last weekend.

Kremlin spokesman Dmitry Peskov told reporters that the meeting was on and that Russia has not received “any other information from our US counterparts.”

Putin’s foreign affairs adviser, Yuri Ushakov, noted that the meeting, which is set for Saturday, has been prepared through official channels and Moscow expects Washington to notify it of any changes in the same way.

“This meeting is necessary for both sides,” Ushakov said. “It’s important in view of the developing situation in the world.”

The long-simmering conflict between Russia and Ukraine burst into the open on Sunday, when Russian border guards fired on three Ukrainian vessels and seized the ships and the crew.

Trump said he would be receiving a “full report” from his national security team on Russia’s recent actions in eastern Ukraine and the Black Sea, and would decide afterward.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Putin, Russia

Putin. Affermare a voce alta l’evidenza storica negata.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-28.

Putin Vladimir 012

Il grande Gilbert Chesterton lo aveva detto quasi un secolo fa:

«…terminerà.
Non potrà non terminare, perchè si basa su una bugia.

Proseguirà fino al suo apice. Seguirà l’inevitabile declino.

Allora inizierà una nuova grande marcia. La marcia della ricostruzione intellettuale. La marcia del ritorno alla realtà.
Tutto ciò che è reale sarà affermato.

Tutto ciò che non è reale sarà negato.

Ridiventerà ragionevole affermare le pietre della strada; ridiventerà un dogma fideista negarle.

Sarà di nuovo una forma dissennata di misticismo dire che siamo tutti immersi in un sogno; sarà di nuovo razionale asserire che siamo tutti svegli.

Noi saremo lì.

Attizzeremo i nostri fuochi per testimoniare che due più due fa quattro.

Sguaineremo le nostre spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.»

* * * * * * *

La devoluzione delle ideologie liberal e socialista ha come diretta conseguenza che nuove persone e differenti modi di vedere stanno loro subentrando al governo delle nazioni occidentali. Privi del potere statale, e delle sovvenzioni che da esso discendono, anche gli intellettuali liberal si stanno avviando al declino. Tutto richiede il suo tempo, vi sono ancora moltissimi focolai di resistenza e centri di potere, specie poi a livello parastatale, ma il trend è segnato.

Poi, con la scomparsa politica di Frau Merkel, in Europa e nella Unione Europea sparisce un grandioso bastione a sostegno di quelle ideologie, che oramai possono contare soltanto sul protoplasmatico Mr Macron, di cui verosimilmente avrebbero fatto volentieri a meno.

Sta estinguendosi la più robusta ed accanita schiera di negatori professionali e cronici dell’evidenza dei fatti. Al suo posto sta subentrando lentamente ma implacabilmente una nuova generazione orgogliosa e fiera del proprio retaggio religioso, storico, culturale e sociale. Ossia proprio di ciò che liberal socialisti avversavano odiandolo di odio mortale.

«Immortale odium et numquam sanabile vulnus.»

Questa frase di Giovenale, Satire 15, 34, fu incisa sulla medaglia massonica commemoratrice dei torbidi legati alla traslazione della salma di San Pio IX.

Ma, ce lo si ricordi sempre bene, si è prima depravati nella mente e nel cuore, e solo dopo nell’agire, anche in quello sessuale. Ben dipinge Virgilio il sentimento di quanti si facciano caricatura di femmina:

«Notumque furens quid femina possit» (Aen, 5, 6).

*

Uno dei pilastri portanti delle ideologie liberal e socialista è l’odio verso la religione cristiana, odio che arriva al punto di negarne la stessa esistenza. Conseguentemente, esse negano quell’evidenza dei fatti delle radici cristiane dell’Europa, come se fosse facile nascondere le cattedrali gotiche oppure l’arte pittorica tardo medievale.

Mr Putin, di cui tutto può essere detto tranne che sia poco intelligente, ben ha razionalizzato questa situazione.

«Vladimir Putin says the adoption of Christianity more than 1,000 years ago in territory that later became Russia marked the starting point for forming the Russian nation itself»

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«Putin’s comments came Saturday in a ceremony marking the 1,030th anniversary of the adoption by Christianity by Prince Vladimir, the leader of Kievan Rus, a loose federation of Slavic tribes that preceded the Russian state»

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«Christianity was “the starting point for the formation and development of Russian statehood, the true spiritual birth of our ancestors, the determination of their identity. Identity, the flowering of national culture and education.”»

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Putin: Christianity is the foundation of the Russian state

Vladimir Putin says the adoption of Christianity more than 1,000 years ago in territory that later became Russia marked the starting point for forming the Russian nation itself.

Putin’s comments came Saturday in a ceremony marking the 1,030th anniversary of the adoption by Christianity by Prince Vladimir, the leader of Kievan Rus, a loose federation of Slavic tribes that preceded the Russian state.

Speaking to thousands of clergy and believers at a huge statue of the prince outside the Kremlin, Putin said adopting Christianity was “the starting point for the formation and development of Russian statehood, the true spiritual birth of our ancestors, the determination of their identity. Identity, the flowering of national culture and education.”

The comments underline the strong ties between Putin’s government and the Russian Orthodox Church.


Putin: “Il cristianesimo è la radice dell’identità russa”

Il presidente della Russia indica la «cristianizzazione» come matrice identitaria del Paese, della sua forza e del suo protagonismo storico. Critiche e allarmi dai circoli che in passato sostenevano con slancio le «battaglie culturali» per riaffermare le radici dell’Occidente

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Domenica scorsa, nelle chiese della Russia, dell’Ucraina e di altri Paesi un tempo compresi nell’impero russo, tanti cristiani hanno celebrato la festa per i 1130 anni dal battesimo del principe Vladimir il Grande nelle acque del fiume Dnepr, rinnovando anch’essi le proprie promesse battesimali. Anche il presidente russo Vladimir Putin ha approfittato dell’anniversario di quell’evento storico – celebrato come l’inizio della conversione al cristianesimo degli slavi orientali – per ripetere con forza che proprio l a “cristianizzazione” del Gran Principe dell’antica Rus’ di Kiev e dei suoi sudditi rappresenta anche l’atto fondativo della «statualità russa», e la radice perenne che nutre l’identità del popolo russo e la sua missione storica nel mondo.

Putin – che dell’antico monarca battezzato a Cherson nel 988 porta anche il nome – ha riaffermato il legame a suo giudizio viscerale tra cristianesimo e identità russa intervenendo alla cerimonia svoltasi domenica a Mosca, alla presenza del patriarca Kirill, presso il monumento dedicato al principe Vladimir. Il discorso presidenziale, calibrato in ogni parola, ha riproposto ai massimi livelli la «cristianizzazione» come matrice identitaria della Russia, della sua forza e del suo protagonismo storico.

Seguendo i passi del “Principe guerriero”

La conversione al cristianesimo – ha insistito Putin nel suo intervento – è stato «il punto di partenza per l’istituzione e lo sviluppo della compagine statale russa», la vera «nascita spirituale» che ha determinato l’identità e l’autocoscienza «dei nostri antenati», e ha anche irrigato «la prosperità della cultura e dell’educazione nazionale», favorendo «legami multiformi con altri Paesi». Anche il protagonismo storico del popolo russo, secondo Putin, non ha la sua genesi in vittorie militari o pulsioni egemoniche, ma in quell’evento con «portata civile» e «potere spirituale trasformante» che ha «predeterminato la secolare strada della Russia e ha avuto effetto sul suo intero sviluppo globale». Lodando la saggezza e la lungimiranza degli avi che “scelsero” il cristianesimo di tradizione bizantina, Putin si è anche soffermato sulla figura del principe Vladimir, il «guerriero» che «affrontò crudeli scontri e prove», e sotto la cui guida «furono costruite chiese, monasteri, città, scuole e biblioteche», animato dall’intuizione che il cristianesimo avrebbe fornito supporto morale e le basi per «consolidare l’unità e l’identità dei popoli che abitavano l’antica Rus’».

L’onda “cristianista” in versione russa

Le suggestioni contenute nel discorso di Putin dedicato al principe Vladimir non sono nuove. Parole e concetti analoghi erano stati espressi da “zar” Putin già cinque anni fa, quando aveva potuto celebrare i 1025 anni dalla conversione della Rus’ di Kiev proprio nella capitale dell’Ucraina, allora retta dal presidente “amico” Viktor Yanukovich. Da allora, con la crisi ucraina e l’intervento militare diretto in Siria, a cambiare sono stati la rilevanza geopolitica della Russia e i rapporti con molti Paesi della Nato. Negli interventi della leadership russa e anche degli esponenti più in vista del Patriarcato di Mosca – il patriarca Kirill e il metropolita Hilarion – si accentuano i toni di misticismo patriottico, quelli che esaltano l’Ortodossia russa come “anima” e scrigno dell’orgoglio identitario nazionale.

In ambienti occidentali aumentano allarmi e critiche verso l’utilizzo del cristianesimo come fattore coagulante della propria identità etnica, culturale e di civiltà. Eppure, mutatis mutandis, accenti e linee di pensiero degli attuali apparati russi mostrano evidenti assonanze con quelli utilizzati per decenni anche in Occidente da settori politici e anche ecclesiastici – dall’“Action Francaise” fino alle lobby neo-con di matrice nordatlantica – avvezzi a valorizzare e ridurre il dinamismo cristiano a principio religioso di identificazione culturale.

Durante la guerra di Corea, nel suo messaggio natalizio del 1951, il presidente USA Harry Truman identificava l’auspicato trionfo sul fronte coreano con la vittoria iniziata nel mondo con la nascita di Gesù: «Noi – diceva Truman rivolto soprattutto ai soldati del suo Paese – saremo forti solo se conserveremo la fede, la fede che può muovere le montagne e che, come dice San Paolo, è sostanza di cose sperate e evidenza di cose non vedute. La vittoria che raggiungeremo ci è stata promessa tanto tempo fa, nelle parole del coro degli angeli che cantavano sopra Betlemme: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e sulla terra pace e buona volontà agli uomini”».

Certe parole d’ordine ora in auge nella leadership putiniana rappresentano la versione russa di tendenze presenti anche in altri mondi. Pulsioni identitarie sempre esposte al rischio di contraffare le parole cristiane in chiave ideologica o di ridurle a fattori di produzione e ispirazione culturale.

Tra i critici del nuovo identitarismo misticheggiante pan russo figurano in prima linea anche settori ecclesiali e culturali che pure, negli ultimi decenni, erano militanti entusiasti delle battaglie culturali per riaffermare la rilevanza del cristianesimo come radice culturale fondativa della civiltà occidentale. Segno che forse le pulsioni identitarie di marca russa risultano indigeste a molti soprattutto per ragioni di banale allineamento con gli assi delle proprie militanze. E sudditanze “geopolitiche”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Problemia Energetici, Russia, Senza categoria, Stati Uniti, Trump, Unione Europea

Arabia Saudita. Estrazione record a11.2 milioni barili giorno.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-27.

Petrolio. Costo per produttore. 001

«Saudi daily production increased to 11.2 million barrels»

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«”Let’s go lower,” Trump tweeted to the Saudis last week»

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«Saudi Arabia is pumping more crude than at any time since its first barrel was extracted 80 years ago, responding to pressure from U.S. President Donald Trump to keep driving oil prices lower»

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«Brent crude, the global benchmark, already tumbled as much as 33 percent since early October, Trump a week ago tweeted: “Thank you to Saudi Arabia, but let’s go lower!”»

*

«Prices have slumped as the U.S., Saudi Arabia and Russia increase supply close to a record, at a time when traders are fretting about slowing growth in demand in emerging markets, particularly in Asia.»

*

«Trump has repeatedly used Twitter to ask Saudi Arabia and other OPEC members to boost production»

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«More recently Trump has compared lower oil prices to a tax cut and a tool to keep inflation low, giving the U.S. Federal Reserve the opportunity to stop raising interest rates»

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«U.S., Saudi Arabia and Russia increase supply close to a record»

Difficile dire che non sia intervenuto un accordo tra questi tre grandi produttori.

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Ma ci sono anche altri elementi al contorno. Uno spicca per la sua attualità.

Khashoggi. Il caso diventa affare diplomatico.

Arabia, Egitto, Germania e Meko 200. Il problema è Frau Merkel.

Siria e Medio Oriente. Una guerra che fa comodo a tutti.

Merkel. L’Arabia Saudita rispetta i ‘diritti umani’ e quindi compra armamenti.

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Trump: Saudi Arabia’s handling of Khashoggi the ‘worst cover-up ever’ [Bbc]

«US President Donald Trump has said that Turkish President Tayyip Erdogan was “pretty rough” on Saudi Arabia in his speech about the death of Jamal Khashoggi.

Speaking to reporters in the White House, Mr Trump also said that Saudi Arabia’s handling of the matter was “the worst cover-up ever”.

Mr Trump, who has sent his CIA director to Turkey to look at the issue, said that he expected to have a report soon»

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President Trump given ‘flat denial’ by Saudi King over disappearance of journalist

«The US president says Saudi Arabia’s King Salman denied all knowledge of the disappearance of journalist Jamal Khashoggi, who was last seen in Istanbul on 2 October.

The authorities in Istanbul believe he was murdered there by Saudi agents – claims Riyadh has dismissed as “lies”.»

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Khashoggi killing: CIA did not blame Saudi crown prince, says Trump

«US President Donald Trump has said the CIA did not conclude that Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman ordered the murder of journalist Jamal Khashoggi.»

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Trump defends Saudi Arabia ties despite Khashoggi murder

«US President Donald Trump has strongly defended ties with Saudi Arabia despite international condemnation of journalist Jamal Khashoggi’s murder.

The kingdom is a “steadfast partner” that has agreed to invest “a record amount of money” in the US, Mr Trump said in a statement.

The president acknowledged Crown Prince Mohammed bin Salman “could very well” have known about Khashoggi’s murder.

“In any case, our relationship is with the Kingdom of Saudi Arabia,” he added.»

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Ma non tutti la ragionano come ragiona il Presidente Trump.

No arms for Riyadh while Khashoggi questions remain: Germany’s Merkel

«Germany will not export arms to Saudi Arabia while the current uncertainty over the fate of journalist Jamal Khashoggi persists, Chancellor Angela Merkel said on Sunday.»

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Merkel: No German arms exports to Saudi until killing cleared up

«German Chancellor Angela Merkel on Monday called the killing of journalist Jamal Khashoggi at the Saudi consulate in Istanbul a “monstrosity” and vowed to halt all German arms exports to Riyadh until the case is cleared up. »

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La differenza è semplice. Mr Trump sta governando il mondo, mentre Frau Merkel sta apprestandosi a far fagotto e tornare a casa a fare la calza.


Bloomberg. 2018-11-26. Saudi Daily Oil Output Surpasses Record 11 Million Barrels

– Saudi daily production increased to 11.2 million barrels

– “Let’s go lower,” Trump tweeted to the Saudis last week

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Saudi Arabia is pumping more crude than at any time since its first barrel was extracted 80 years ago, responding to pressure from U.S. President Donald Trump to keep driving oil prices lower.

Saudi daily output reached 11.2 million barrels a day, from 10.8-10.9 million barrels earlier this month, according to a person familiar with the matter, who asked not to be identified because the data is private. While Brent crude, the global benchmark, already tumbled as much as 33 percent since early October, Trump a week ago tweeted: “Thank you to Saudi Arabia, but let’s go lower!”

The surge in Saudi supply comes two weeks before the kingdom and its allies in the OPEC+ group meet in Vienna to set policy for 2019. Negotiations have already started and will likely intensify later this week at the G20 summit in Buenos Aires, where the leaders of Saudi Arabia and Russia and their oil ministers are scheduled to meet. The two nations are the world’s biggest crude exporters.

“In the past, G20 summits have provided the opportunity to negotiate informally the broad contours of the production agreements that OPEC+ members have later ratified,” Amrita Sen, chief oil analyst at Energy Aspects Ltd. in London, said in a note to clients.

Drill Baby Drill

Saudi oil production hits an all-time high above 11 million barrels a day

Brent fell last week to a one-year low of $58.41 a barrel, down from a four-year high of $86.74 in early October. Prices have slumped as the U.S., Saudi Arabia and Russia increase supply close to a record, at a time when traders are fretting about slowing growth in demand in emerging markets, particularly in Asia.

Trump has repeatedly used Twitter to ask Saudi Arabia and other OPEC members to boost production. In January, Saudi production was below 10 million barrels. More recently Trump has compared lower oil prices to a tax cut and a tool to keep inflation low, giving the U.S. Federal Reserve the opportunity to stop raising interest rates.

Saudi output has also been rising as the kingdom seeks to ensure enough supply as Iranian exports slump following the re-imposition of U.S. sanctions. Buyers of Saudi crude ordered more barrels in early October to guard against a sudden plunge, although in the end the U.S. administration granted more waivers than anyone was expecting.

It’s unclear whether Riyadh plans to keep boosting output and a Saudi oil official declined to comment. The surge this month also means that the kingdom is effectively setting a high baseline for any future cut in output. Saudi Arabia has already said it supports a drop in output and has pledged to reduce oil exports by 500,000 barrels a day in December, compared with November.

Key decision makers will be at the G20 summit in Buenos Aires later this week, in a meeting that may well decide the direction of oil prices in 2019. Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman and Russian President Vladimir Putin, who have been working together to manage the oil market for the past two years, both plan to be in the Argentinian capital.

“Both have a common interest in seeing a production cut to mitigate the potential future surplus created by the mismatch between the rise in OPEC+ output and the volume of waivers issued for Iranian oil,” Jeffrey Currie, the head of commodities research at Goldman Sachs Inc., told clients in a note.

Resisting Trump’s desire for lower oil prices would require the Saudi crown prince to go against the White House, just after the president publicly backed him following the killing of Saudi national and Washington Post columnist Jamal Khashoggi.

Khalid Al-Falih and Alexander Novak, the Saudi and Russian energy ministers, are also scheduled to travel to Buenos Aires, according to people familiar with their plans. Their presence reinforces the impression that Saudi Arabia and Russia will try to reach a deal before the OPEC meeting a few days later.

“We believe OPEC+ countries will come to an agreement despite recent tweets from the U.S. arguing for lower oil prices,” Currie wrote.

Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Problemia Energetici, Russia, Stati Uniti, Trump, Unione Europea

Trump. La Germania comprerà gas liquefatto americano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-27.

G7 Leaders Summit in Canada

Ma chi mai si credeva di essere Frau Merkel? Adesso rientra nei ranghi.


Il titolo del The Wall Street Journal, una testata da sempre liberal democratica, è più che eloquente:

In Win for Trump, Merkel Changes Course on U.S. Gas Imports

«BERLIN—Chancellor Angela Merkel has offered government support to efforts to open up Germany to U.S. gas, a key concession to President Trump as he tries to loosen Russia’s grip on Europe’s largest energy market.

Over breakfast this month, the chancellor told a small group of lawmakers her government had decided to co-finance the construction of a €500 million ($576 million) liquefied natural gas shipping terminal in northern Germany, according to people familiar with the meeting, giving a crucial nudge to a project ….»

Non solo la Germania importerà gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, ma addirittura il Governo tedesco cofinanzierà l’impianto di degasificazione.

Inutile sottolinearlo: è una grande vittoria per il Presidente Trump ed una profonda umiliazione per la Bundeskanzlerin Frau Merkel, da sempre avversa a questo progetto, caldeggiando invece il Nord Stream 2.

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Molto significativo il titolo, dell’articolo, del The Hill.

Merkel moves to open up Germany to US gas imports after Trump’s push: report

«German Chancellor Angela Merkel is making a move to open up Germany’s market to U.S. gas companies, following a lobbying push from President Trump, The Wall Street Journal reported.

Merkel told a group of lawmakers over breakfast in October that her government will co-finance a $576 million liquified natural gas (LNG) shipping terminal in northern Germany, the Journal reported, citing people familiar with the meeting.

The project had been stalled for years, but Trump has lobbied hard for Europe to increase LNG purchases from the U.S. while reducing their reliance on Russia.

Germany gets most of its gas from Russia, and American efforts to open its market to U.S. companies has stalled due to lack of government support.

Merkel told lawmakers that the decision to co-finance the LNG terminal was “strategic” and could pay off in the long term, people familiar with the meeting told the Journal.

A German government spokesman told the Journal that the move was made because of Germany’s economic interests, not U.S. pressure.

Less than a week after the reported Merkel meeting with lawmakers, an international consortium filed its first official bid for government financing for a terminal in a town near Hamburg.

Merkel said in her conversation with lawmakers that the government support for the terminal will likely have to continue for the long term and that the terminal will likely not break even for at least 10 years.

“We’re creating jobs and we’re also deepening the trans-Atlantic relationship,” Richard Grenell, U.S. Ambassador to Germany, told the Journal. “The U.S. is totally committed to bringing U.S. LNG to Europe and to Germany.”»

Si notino alcuni passi:

«Merkel told a group of lawmakers over breakfast in October that her government will co-finance a $576 million liquified natural gas (LNG) shipping terminal in northern Germany ….

Trump has lobbied hard for Europe to increase LNG purchases from the U.S. while reducing their reliance on Russia ….

“We’re creating jobs and we’re also deepening the trans-Atlantic relationship,” Richard Grenell, U.S. Ambassador to Germany»

Mr Trump ha raggiunto lo scopo di obbligare la Germania a differenziare le fonti di approvvigionamento energetico rompendo il monopolio del gas russo, obbligando la Bundeskanzlerin a cofinanziare il progetto, ed aumentando posti di lavoro e commercio americano: un risultato di tutto rispetto, e, nel contempo, un segno della debolezza politica di Frau Merkel.

*

Riportiamo in calce il patetico articolo pubblicato dal Sole 24 Ore.

Una precisazione per meglio comprendere il perché tale articolo è miserando.

BASF and Nornickel join forces in European EV battery push – Reuter

«Germany’s BASF and Russian miner Norilsk Nickel (Nornickel) have struck a nickel and cobalt supply deal to meet growing demand for electric vehicle (EV) batteries. ….

Chemicals giant BASF will build a plant to produce cathode materials for batteries in Harjavalta, Finland, adjacent to a nickel and cobalt refinery owned by Nornickel, the world’s second-largest nickel miner and a major cobalt producer. ….

The industry is working to boost the nickel content at the expense of cobalt over the next two years in an effort to raise energy storage capacity and save on more expensive cobalt, much of which comes from artisanal mines in Congo where human rights abuses are rife. ….

The move is part of BASF plans to invest up to 400 million euros ($462 million) as a first step in building production plants for cathode materials in Europe ….

A BASF spokeswoman reiterated that the group is assessing several locations for follow-up investments, including Schwarzheide in eastern Germany»

Sicuramente l’impianto di Harjavalta costituisce una grande investimento, ma altrettanto sicuramente non concorrerà a generare posti di lavoro in Germania. Poi, mentre il Lng  realtà attuale, le automobili elettriche sono un sogno degli idealisti liberal e socialisti, ma al momento rappresentano posti di investimento piuttosto che generatori di reddito e posti di lavoro.

Ecco l’incipit dell’articolo del il Sole 24 Ore:

«La Germania da un lato comincia ad assecondare gli Stati Uniti, al punto da agevolare la costruzione del suo primo rigassificatore pur di importare Gnl americano. Ma dall’altro alza il livello della sfida a Washington, rafforzando ulteriormente i legami con la Russia nel campo dell’energia, con una nuova alleanza che stavolta riguarda le batterie per l’auto elettrica».

Una cosa è la capitolazione dei Frau Merkel, ed una del tutto differente un investimento di una ditta tedesca, per di più fatto in Finlandia. Ben difficilmente questo ultimo potrà essere premio di consolazione, anche perché ha bruciato la possibilità Schwarzheide, di generare posti di lavori nei Länder dell’est, i grandi dimenticati della Große Koalition.

I giornalisti del Sole24 Ore non hanno ancora elaborato il lutto della morte delle ideologie liberal e socialiste, e si comportano come se esse fossero ancora vive. Ma il 24 settembre 2017 ha assestato loro un colpo severo, cui è seguito quello del 4 marzo 2018 in Italia e quello del 14 ottobre 2018 in Baviera.

Ma non sono soltanto morte quelle ideologie: gli Elettori hanno negato alle sinistre di entrare nei Governi, perdendo anche, nel contempo, l’accesso al sottogoverno.

Nulla da eccepire: questi giornalisti sono i migliori supporter dei sovranisti.


Sole 24 Ore. 2018-10-23. La Germania comprerà gas dagli Usa, ma con Mosca stringe accordi sulle batterie

La Germania da un lato comincia ad assecondare gli Stati Uniti, al punto da agevolare la costruzione del suo primo rigassificatore pur di importare Gnl americano. Ma dall’altro alza il livello della sfida a Washington, rafforzando ulteriormente i legami con la Russia nel campo dell’energia, con una nuova alleanza che stavolta riguarda le batterie per l’auto elettrica. Protagonista è Basf, che ieri ha firmato un contratto con Norilsk Nickel, per garantire forniture di metalli a una grande fabbrica di catodi in Finlandia.

Il colosso tedesco, attraverso la controllata Wintershall, è anche azionista del consorzio che sta costruendo il Nord Stream 2, il raddoppio del gasdotto nel Mar Baltico che Washington vede come il fumo negli occhi perché aumenterebbe la dipendenza dell’Europa da Gazprom. Meno di un mese fa la stessa Basf aveva firmato un altro accordo con LetterOne, holding del miliardario russo Mikhail Fridman, per fondere le attività nel petrolio di Wintershall con quelle di Dea (che a sua volta le aveva comprate in gran parte da società tedesche: Rwe ed E.On). Il nuovo gruppo, Wintershall Dea, ambisce a quotarsi in Borsa entro due anni, forte di una produzione di 800mila barili al giorno.

Fridman per ora ha scampato il destino di molti altri oligarchi russi, finiti nella blacklist degli Usa. E anche Norilsk non è direttamente colpita da sanzioni. Tuttavia lo è uno dei suoi maggiori azionisti, Rusal, che ne possiede il 28%. Il gruppo dell’alluminio russo infatti non è ancora stato graziato dal dipartimento del Tesoro americano, anche se ha qualche speranza di farcela, se dimostrerà di aver reciso ogni legame con Oleg Deripaska.

Basf non sembra preoccuparsi delle sue relazioni pericolose, né del rischio di un ulteriore giro di vite contro la Russia da parte di Washington. Nuove sanzioni, che potrebbero colpire proprio il settore dell’energia, sono una prospettiva concreta e imminente secondo molti analisti, ma gli accordi con Norilsk, in discussione dall’anno scorso, sono stati firmati lo stesso: i russi forniranno nickel e cobalto per un impianto che ambisce a produrre materiali per batterie sufficienti entro il 2020 ad alimentare 300mila veicoli eletrici plug in l’anno.

Lo stabilimento potrebbe aspirare a ottenere finanziamenti e agevolazioni dall’Unione europea, che nei giorni scorsi ha promesso di sostenere lo sviluppo del settore per attenuare la dipendenza dalla Cina. Ma Bruxelles potrebbe non gradire che la diversificazione avvenga proprio grazie alla Russia. E la Casa Bianca potrebbe farle da sponda.

Per ironia della sorte l’annuncio dell’accordo Basf-Norilsk è arrivato proprio mentre il Wall Street Journal pubblicava indiscrezioni secondo cui la cancelliera Angela Merkel si sarebbe (parzialmente) arresa alle pressioni Usa sul gas, promettendo un sostegno economico per la costruzione del primo rigassificatore tedesco. La Germania – accusata da Trump di essere «ostaggio della Russia» nelle politiche energetiche – potrà così cominciare ad importare Gnl «made in Usa», anche se dal punto di vista economico non ne avrebbe nessuna convenienza.

Merkel, secondo il giornale americano, avrebbe comunicato il «cambio di strategia» a un gruppo di parlamentari, affermando che il Governo tedesco è ora pronto a cofinanziare un impianto da 500 milioni di euro nel Nord del Paese. Meno di una settimana dopo, il 16 ottobre, un consorzio internazionale ha depositato una richiesta ufficiale di sussidi per un terminal a Stade, vicino Amburgo.

Il consorzio (di cui fanno parte China Engineering Company, la banca australiana Macquarie e l’americana DowDuPont) ha due potenziali concorrenti che a breve dovrebbero presentare progetti alternativi, scrive il Wsj, e la scelta potrebbe avvenire entro fine anno. Fonti tedesche e americane ipotizzano che questa mossa forse potrebbe bastare ad evitare sanzioni Usa contro Nord Stream 2, di cui è già stata avviata la costruzione in territorio tedesco.

Pubblicato in: Cina, Problemia Energetici, Russia

Russia. Un gigantesco rompighiaccio per Lng. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-17.

Yamal 001

I giacimenti di gas naturale nella zona di Yamal sono tra i più vasti del mondo, ma il loro sfruttamento è condizionato dalla situazione climatica al limite della vivibilità.

Russi e cinesi stanno facendo ogni possibile sforzo sia nel perfezionare le tecniche estrattive, sia nel trovare soluzioni idonee al trasporto a destinazione di quanto estratto.

La Russia ha intanto costruito una prima centrale atomica a bassa potenza galleggiante

Russia. Akademik Lomonosov. Prima centrale atomica mobile e galleggiante.

Questa enorme chiatta permette di disporre delle grandi quantità di energia necessarie alle trivellazioni, estrazioni e costruzione degli impianti estrattivi.  Poi, durante la notte artica si può lavorare soltanto con luce artificiale, e le maestranze hanno bisogno di un efficiente sistema di riscaldamento.

Resta il grande problema del trasporto a destinazione del gas. La costruzione di un gasdotto sarebbe al momento tecnicamente impossibile. La Russia ha optato per la liquefazione del gas estratto, per cui serve sicuramente l’impianto idoneo, ma altrettanto sicuramente delle navi Lng in grado di navigare nell’Artico anche in situazioni climatiche avverse: dei rompighiaccio.

Artico. 50% delle riserve minerarie.

Yamal. Gli Usa hanno perso, la Russia ha vinto e raddoppia. – Bloomberg

Russia. Yamal. Francia e Germania con il muso nella greppia delle sanzioni.

Cina, Groenlandia e ‘Polar Silk Road’.

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«The 1,000-foot-long vessels for hauling liquefied natural gas can cut through ice up to 7 feet thick.»

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«Until factories open on the moon or Mars, there’s no less hospitable an industrial workplace than Yamal LNG, a $27 billion liquid natural gas plant that lies in Russian territory 375 miles north of the Arctic Circle. In the winter, when there’s zero sun for more than two months, temperatures reach -13F on land and -58F in the blinding fog out at sea. But there’s a lot of fossil fuel in this wasteland—44 trillion cubic feet, the equivalent of about 8 billion barrels of oil. »

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«The tankers are the widest gas carriers ever built, at about 164 feet. Fully loaded, each carries the same volume as about 1 million barrels of oil. Together, the 15 will be able to carry 16.5 million tons of liquefied natural gas a year—enough to supply half of South Korea’s annual consumption, and close to the eventual output of Yamal LNG. They’ll travel west to Europe in the winter and east to Asia in the summer, moving through ice that’s up to 7 feet thick»

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Lo sfruttamento su larga scala dei giacimenti artici è iniziato.

Paesi ex-emergenti quali Cina ed India sono affamati di energetici. Nel volgere di una decina di anni dovrebbero decuplicare le propri richieste sul mercato.

Dimenticate Russia, Arabia, Iran, Opec. È la Cina che fa i prezzi del petrolio.

Cina. Arabia Saudita accetta i petro-yuan

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

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Si prospettano diversi decenni di grandi tensioni per l’accaparramento dei giacimenti ed il relativo trasporto dell’estratto.


Bloomberg. 2018-07-10. Russia Is Building $320 Million Icebreakers to Carve New Arctic Routes

The 1,000-foot-long vessels for hauling liquefied natural gas can cut through ice up to 7 feet thick.

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Until factories open on the moon or Mars, there’s no less hospitable an industrial workplace than Yamal LNG, a $27 billion liquid natural gas plant that lies in Russian territory 375 miles north of the Arctic Circle. In the winter, when there’s zero sun for more than two months, temperatures reach -13F on land and -58F in the blinding fog out at sea. But there’s a lot of fossil fuel in this wasteland—44 trillion cubic feet, the equivalent of about 8 billion barrels of oil. So Yamal LNG, controlled by Russian natural gas producer Novatek, has brought together partners to spend an unprecedented sum on a new kind of transportation that will be here much faster than self-driving cars or a casual afternoon spaceflight.

Conventional tankers still can’t handle the ice in the Arctic’s Kara Sea—even though it’s slowly but surely melting because of global warming. It would be extremely costly and time-consuming to provide smaller icebreaking ships as escorts for the tankers. That’s why an international collaboration of ship designers, engineers, builders, and owners is creating a minimum of fifteen 1,000-foot-long, $320 million tankers to break the ice themselves. “The vessel has to be able to perform her tasks in extremely harsh conditions,” says Mika Hovilainen, an icebreaker specialist at Aker Arctic Technology Inc., the Helsinki company that designed the ships. “Systems have to work properly in a very wide range of temperatures.”

The tankers are the widest gas carriers ever built, at about 164 feet. Fully loaded, each carries the same volume as about 1 million barrels of oil. Together, the 15 will be able to carry 16.5 million tons of liquefied natural gas a year—enough to supply half of South Korea’s annual consumption, and close to the eventual output of Yamal LNG. They’ll travel west to Europe in the winter and east to Asia in the summer, moving through ice that’s up to 7 feet thick.

Icebreakers don’t break ice like a barbecue host crushing up a bag from the local convenience store. The ships’ hulls are designed to bend the edge of the ice sheet downward, snapping the sheet with pressure distributed across its surface. In 7-foot-thick ice, the tanker’s stern, which is the end of the ship designed to break heavy ice, faces forward. The first tanker, which began operating in December, can move at 7.2 knots (8.3 mph) stern-forward in thick ice. It was the first vessel to sail the Northern Sea Route from Siberia to the Bering Strait, setting a time to beat of 6½ days.

The ship is part of a much bigger game. “This is perhaps the largest step forward in our developing of the Arctic,” Russian President Vladimir Putin said in December at the opening of the Yamal LNG facility. Citing the 18th century poet Mikhail Lomonosov’s prediction that Russia would expand through Siberia, Putin said, “Now we can safely say that Russia will expand through the Arctic this and next century. This is where the largest mineral reserves are located. This is the site of a future transport artery that I am sure will be very good and efficient: the Northern Sea Route.”

Along the routes the carriers will be traveling, the wildly varying ice conditions and depths require a hull that’s both durable and designed specifically to sweep broken ice out of the way. Aker’s engineers meticulously tested their design through simulations and then scale models in a 250-foot-long, 26-foot-deep test basin, crashing model ships into dummy ice to see which parts of the hull needed more or less reinforcement. They also took care not to overarmor the tankers, so as not to slow them down unnecessarily on open water.

Bending ice into submission requires enormous power. The tankers are propelled by three 15-megawatt, natural gas-powered generators—any one of the vessels could power as many as 35,000 U.S. homes. To avoid working the generators too hard, the ships’ massive thrusters, produced by Swedish-Swiss engineering giant ABB Ltd., decouple the engines from the propellers. That is to say, the propellers can spin faster or slower without making the engine “roar up and down,” says Peter Terwiesch, president of ABB’s industrial automation division. Separating the engine and the propeller workload improves fuel efficiency by 20 percent, according to ABB. As a bonus, “you get much better maneuverability,” Terwiesch says. Turning a supertanker has never been easier.

Although LNG tankers have been around for half a century, ferrying fuel from the arid Middle East, there’d been no need for ice-rated models until the past decade, when Norway’s Snohvit and Russia’s Sakhalin-2 projects pioneered gas production in colder climes. Yamal LNG’s port, Sabetta, was designed and built in tandem with the ships that would serve it.

The other trend making the massive icebreakers feasible is humanity’s prodigious climate-warming pollution. The Russian half of the Arctic is becoming passable much more quickly than the U.S.-Canadian side. The carriers chartered to Yamal LNG are supposed to have a life span of 40 years, so they’ll likely still be at sea in the 2040s, when climate scientists project that the Arctic will be ice-free in the summer. “Further development of the Arctic and its resources is inevitable,” says Keith Haines, a meteorology professor at the University of Reading who studies Arctic shipping. “The commitment is there.”

Pubblicato in: Armamenti, Cina, Russia

Cina. Dispiegati nel sud-est asiatico gli S-400 russi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-26.

Si-vis-pacem-para-bellum

«They will stand little chance of evading attacks by the new missile system.»


«It is critical to note when assessing its capabilities that the S-400 was designed largely in response to the United States’ development of advanced stealth aircraft, with the cash-strapped Russia forced to cancel Soviet era programs to develop stealth fighters of its own and instead rely on asymmetric surface-to-air batteries to ensure its continued ability to threaten the new American aircraft»

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«Entering service just months after the U.S. Air Force’s F-22 Raptor, the lethal new American jet held the S-400 to extremely high standards. This implies that the missile platform is well within its limits to target non-stealthy older aircraft such as the F-15. Taiwanese jets today, considerably lighter, slower, lower flying than the F-15 and operating with high radar and heat signatures by the standards of modern combat jets, have an extremely poor level of survivability against the S-400 even at extreme ranges.»

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«Taiwan’s fleet of unspecialized light multirole aircraft — six wings comprised of Mirage 2000 jets and F-5E Freedom Fighters (one wings each) as well as F-16A Fighting Falcons and indigenous F-CK Ching Kuo jets (two each) — lack even basic stealth technologies and use designs dating back to the 1970s or earlier. They will stand little chance of evading attacks by the new missile system.»

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«Other than fighters, support aircraft such as the E-2 Hawkeye, while potentially highly effective force multipliers when operating at safe distances, will be extremely vulnerable as soon as they leave the ground, due to their poor maneuverability and bulky airframes . With the S-400’s missiles incoming at speeds of Mach 8.2, in the case of the 48N6E2, and Mach 14 in the case of the 48N6E3 and 40N6, the missiles can be launched from command posts on the Chinese mainland and will reach their targets over Taiwan in a matter of seconds.»

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«While Chinese air defense capabilities were negligible until the early 1990s, the acquisition of advanced Russian technologies, including several variants of the S-300, was key to building up an advanced network capable of protecting the country’s airspace from a potential air or missile attacks — shifting the balance of forces in the air strongly in Beijing’s favor»

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«The S-400 today is set to complement existing air defense platforms such as the HQ-16 and HQ-17, while fielding a number of game-changing capabilities, including new surface-to-air missiles and anti-stealth technologies»

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«Even without the support of other air defense and aerial assets, the S-400 alone poses a major threat not only to hostile aircraft operating within Chinese airspace, but also, due to its extreme range, to aircraft to well beyond Chinese shores.»

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“Si vis pacem, para bellum”.

Trenta anni or sono la Cina era politicamente, economicamente e militarmente un paese trascurabile.

Poi venne Deng Xiao Ping che mise in soffitta le ideologie ed instaurò un sano pragmatismo empirico.

Adesso è diventata una grande potenza e le sue forze armate iniziano a diventare davvero temibili.

L’acquisizione dei sistemi S-400 rende il suo spazio aereo ben difficilmente penetrabile, se non al costo di perdite intollerabili. Nessuna intenzione di sopravvalutare la potenza di fuoco degli S-400: solo che gli equilibri di forze hanno spostato significativamente le proprie frontiere.


The Diplomat. 2018-08-15. What China’s Newly Inducted S-400 Means for the Balance of Power in the Taiwan Strait

Taiwan’s fighter jets will stand little chance of evading attacks by the new missile system.

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The Chinese People’s Liberation Army’s (PLA) recent acquisition of Russian-made S-400 missile systems has considerably augmented what has already long been one of the world’s most formidable air defense networks, with wide-ranging implications for the balance of power in East Asia.

While Chinese air defense capabilities were negligible until the early 1990s, the acquisition of advanced Russian technologies, including several variants of the S-300, was key to building up an advanced network capable of protecting the country’s airspace from a potential air or missile attacks — shifting the balance of forces in the air strongly in Beijing’s favor. The S-400 today is set to complement existing air defense platforms such as the HQ-16 and HQ-17, while fielding a number of game-changing capabilities, including new surface-to-air missiles and anti-stealth technologies. Even without the support of other air defense and aerial assets, the S-400 alone poses a major threat not only to hostile aircraft operating within Chinese airspace, but also, due to its extreme range, to aircraft to well beyond Chinese shores.

While China’s acquisition of the S-400 is set to have considerable implications for a number of potential conflict zones, including the country’s ongoing disputes with Japan over the Senkaku/Diaoyu Islands and with India over the border region, it is in the Taiwan Strait where the weapon’s deployment may well have the greatest impact. The S-400 is able to engage a phenomenal 80 aircraft simultaneously, equivalent to approximately one-third of Taiwan’s fighting fleet, allocating two missiles per target. In addition, the missile system’s 48N6E2, 48N6DM/48N6E3, and 40N6 missiles retain ranges of 200 km, 250 km and 400 km respectively, all giving extensive coverage over Taiwanese airspace. Thus the PLA’s acquisition of the S-400 allows it to enforce an effective no fly zone over the territories under Taipei’s control in the event of cross-strait war.

It is critical to note when assessing its capabilities that the S-400 was designed largely in response to the United States’ development of advanced stealth aircraft, with the cash-strapped Russia forced to cancel Soviet era programs to develop stealth fighters of its own and instead rely on asymmetric surface-to-air batteries to ensure its continued ability to threaten the new American aircraft. Entering service just months after the U.S. Air Force’s F-22 Raptor, the lethal new American jet held the S-400 to extremely high standards. This implies that the missile platform is well within its limits to target non-stealthy older aircraft such as the F-15. Taiwanese jets today, considerably lighter, slower, lower flying than the F-15 and operating with high radar and heat signatures by the standards of modern combat jets, have an extremely poor level of survivability against the S-400 even at extreme ranges.

Taiwan’s fleet of unspecialized light multirole aircraft — six wings comprised of Mirage 2000 jets and F-5E Freedom Fighters (one wings each) as well as F-16A Fighting Falcons and indigenous F-CK Ching Kuo jets (two each) — lack even basic stealth technologies and use designs dating back to the 1970s or earlier. They will stand little chance of evading attacks by the new missile system.

Other than fighters, support aircraft such as the E-2 Hawkeye, while potentially highly effective force multipliers when operating at safe distances, will be extremely vulnerable as soon as they leave the ground, due to their poor maneuverability and bulky airframes . With the S-400’s missiles incoming at speeds of Mach 8.2, in the case of the 48N6E2, and Mach 14 in the case of the 48N6E3 and 40N6, the missiles can be launched from command posts on the Chinese mainland and will reach their targets over Taiwan in a matter of seconds.

While Taiwan’s air fleet already faced a considerable challenge operating against China’s existing air defense batteries such as the HQ-9B and elite air superiority fighters such as the J-11B and Su-35, the emergence of the S-400 not only eliminates an offensive or retaliatory strike role for Taiwan’s air fleet but it also seriously hinders its ability to undertake even very basic defensive operations. As Taiwan continues to invest heavily in costly but seemingly inconsequential modernizations for its aging fighters, from new cruise missiles to stronger radars, the armed forces would do well to consider the threat the S-400 poses to the continued viability of their fleet.

Possible counters to the new weapons system could include heavy investments in electronic warfare and potentially the acquisition of stealth fighters which, at least at extreme ranges, should retain a degree of survivability against the S-400. With the situation for Taiwan’s air force looking increasingly bleak, the military may well move to concentrate more heavily on acquiring and modernizing its own ground based surface-to-air missile systems as an asymmetric response – an effective means of denying the PLA Air Force access to its airspace even if its own fighter fleet remains grounded.

Pubblicato in: Russia

17 luglio 1918. La fine dei Romanov.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-17.

Tomba_002

Cento anni fa i comunisti sterminarono tutti i membri della famiglia imperiale Romanov.

Tutte le rivoluzioni esigono la testa dei capi dei precedenti regimi. Poi, non sazie, quelle dei collaboratori e dei sostenitori, infine di tutti gli oppositori. Ed andrebbe financo bene se si fermassero lì: ma la storia insegna che non si fermano per nulla.

Olivier Cromwell fece decapitare Re Carlo I. La rivoluzione francese fece altrettanto con Re Luigi XVI. Poi, tutti gli altri.

C’è poco da fare: la storia è scritta con il sangue.

*

Questo è un sunto schematico degli avvenimenti.

«Jakov Michajlovič Jurovskij fu incaricato di occuparsi personalmente della preparazione, dell’esecuzione e del successivo occultamento dell’eccidio della famiglia imperiale e delle persone che l’avevano seguita: in totale sarebbero morte 11 persone. Venne nominato comandante della Casa a destinazione speciale, ossia della Casa Ipat’ev, dove erano detenuti lo zar deposto Nicola II e tutta la sua famiglia, e nelle loro ultime settimane di vita gestì i ritmi della casa.

I Romanov vivevano sotto stretta sorveglianza e la prolungata convivenza con le guardie rosse era costellata di soprusi e angherie da parte di queste ultime verso l’ormai impotente famiglia, specialmente verso le figlie adolescenti dell’ex sovrano Ol’ga, Tat’jana, Marija e Anastasija. Sotto il precedente comandante della casa, i furti e gli scherzi triviali verso la famiglia erano all’ordine del giorno e i Romanov avevano persino difficoltà a tutelare la salute cagionevole del figlio minore di Nicola II, Aleksej, malato di emofilia, e della ex zarina Aleksandra Fëdorovna, sofferente di sciatica.

Con l’arrivo del commissario Jakov Michajlovič Jurovskij il regime della Casa a destinazione speciale cambiò: le guardie furono disciplinate a non avere contatti con i prigionieri e i furti cessarono improvvisamente.

Jurovskij si informava giornalmente da Nicola Romanov circa la salute della moglie e del figlio, talvolta accettava di portare qualche richiesta all’esterno e permise alle suore di un convento vicino di portare latte e uova fresche per i prigionieri. Nel frattempo effettuava tutti i preparativi per l’esecuzione.

Nella seduta del Soviet dove si sarebbero decisi i bersagli dei carnefici, le guardie rosse si rifiutarono di sparare sui figli e Jurovskij dovette chiamare ex prigionieri di guerra austro-ungarici che avevano aderito alla rivoluzione a cui spiegò tutto in tedesco; fra di loro si dice fosse presente anche il giovane Imre Nagy, in realtà è appurato che l’Imre Nagy ivi presente fosse soltanto un omonimo e si consideri che all’epoca questo nome era parecchio diffuso.

La notte tra il 16 e il 17 luglio, alle 11 di sera, Jurovskij chiamò il suo assistente Medvedev e gli diede le seguenti disposizioni:

    raccogliere 11 revolver dai soldati della casa;

    avvisare il corpo di guardia della casa di non allarmarsi, se avesse udito degli spari.

« Al pianterreno era stata scelta una stanza con un tramezzo di legno stuccato (per evitare rimbalzi), da cui erano stati levati tutti i mobili. La squadra era pronta nella stanza accanto. I Romanov non avevano intuito nulla.[3] »

(Dalla nota di Jurovskij)

A mezzanotte, Jurovskij svegliò i Romanov e ordinò loro di prepararsi per una partenza; spiegò che, in concomitanza dell’arrivo imminente dei bianchi in città era scoppiata una sommossa e che sarebbe stato più sicuro trasferirli altrove. Mezz’ora più tardi Nicola II, la moglie Aleksandra, il medico Botkin, l’inserviente Trupp, il cuoco Charitonov, poi i cinque figli, Ol’ga, Tatijana, Marija, Anastasija, Aleksej e la dama di compagnia Anna Demidova scesero le scale e Jurovskij li invitò ad entrare nella stanza del pianterreno.

« Nikolaj aveva in braccio Aleksej, gli altri portavano dei cuscinetti e delle piccole cose di vario genere. Entrando nella stanza vuota, Aleksandra Fëdorovna domandò: «Ma come, non c’è neppure una sedia? Non ci si può neppure sedere?». Il com. ordinò di portare due sedie. Nikolaj fece sedere su una sedia Aleksej, mentre sull’altra prese posto Aleksandra Fëdorovna. Ai rimanenti il com. ordinò di disporsi in fila.[4] »

(Jurovskij – che narra in terza persona)

Alludendo alla sua professione di fotografo, il commissario li dispose come per una fotografia di notifica: seduti in prima fila Aleksandra Fëdorovna e Aleksej, accanto a loro Nicola e alle loro spalle le figlie; sui lati i membri del seguito.

« Con rapidi gesti del braccio Jurovskij indicava a ciascuno dove doveva disporsi. Calmo, a bassa voce: «Prego, voi mettetevi qua, e voi qua… ecco, così, in fila…». I detenuti si disposero in due file. Nella prima c’era la famiglia dello zar, nella seconda la loro gente.[5] »

(Sterkotin, membro del commando)

Quando tutto fu pronto, Jurovskij chiamò il commando armato e 10 uomini si ammassarono sulla porta attendendo l’ordine.

«Quando entrò la squadra, il com. disse ai Romanov che in considerazione del fatto che i loro parenti continuavano l’attacco contro la Russia sovietica, il Comitato esecutivo degli Urali aveva deciso di giustiziarli. Nicola voltò le spalle alla squadra, volgendosi verso la famiglia, poi, come tornato in sé, si girò in direzione del com., chiedendo: «Come? Come?» […] Il com. ripeté in fretta e ordinò alla squadra di puntare. Nicola non disse più nulla, si voltò di nuovo verso la famiglia, agli altri sfuggirono altre esclamazioni sconnesse. Tutto ciò durò alcuni secondi.[6] »

(Jurovskij)

«Detta l’ultima parola, Jurovskij estrasse di colpo il revolver dalla tasca e sparò allo zar. La zarina e la figlia Ol’ga cercarono di farsi il segno della croce, ma non fecero in tempo.[7] »

(Strekotin)

Gli uomini ammassati sulla porta tesero i revolver e bersagliarono sul gruppo: Aleksandra Fëdorovna cadde subito dopo il marito, seguita da Aleksej; dopo di loro si rivolsero alle figlie e al seguito.

« […] Si formarono tre file di uomini che sparavano con le pistole. E la seconda e la terza fila sparavano al di sopra delle spalle di quelli che erano davanti. Le braccia con i revolver, protese verso i condannati, erano così tante e così vicine l’una all’altra che quelli che erano davanti ebbero il dorso della mano ustionato dagli spari di quelli che erano dietro.[8]»

(Kabanov, membro del commando)

Nella confusione generale, i pianti e le urla delle ragazze confondevano gli uomini, che non riuscivano a mirare correttamente; le figlie, avendo cucito alcuni gioielli nei vestiti, dovettero subire più colpi prima di cadere e far cessare le urla che disturbavano i carnefici.

« Il mio aiutante dovette consumare un intero caricatore.[9] »

(Jurovskij)

« Le due figlie minori dello zar erano accovacciate per terra contro la parete, con le braccia strette sul capo. Intanto due stavano sparando contro le loro teste. Aleksej era disteso sul pavimento. Qualcuno sparava anche contro di lui. La frel’na [tata, la Demidova] era sul pavimento ancora viva. »

(Kabanov)

I gioielli cuciti negli abiti facevano rimbalzare i proiettili sui corpi delle donne, che ferite e spaventate, non sembravano smettere di dibattersi in preda al dolore e al terrore.

« Allora mi slanciai nel locale dell’esecuzione e urlai di smetterla di sparare e di finire quelli che erano ancora vivi a colpi di baionetta… Uno dei compagni cominciò a spingere nel petto della frel’na la baionetta del suo fucile americano Winchester. La baionetta aveva l’aspetto di un pugnale, ma la punta non era acuminata e non penetrava. Ella si aggrappò con ambo le mani alla baionetta e cominciò a urlare. Poi la colpirono con i calci dei fucili.[10] »

(Kabanov)

Dopo circa venti minuti, l’esecuzione ebbe termine.

« Il sangue scorreva a rivoli. Quando io arrivai l’erede era ancora vivo e rantolava. Jurovskij gli si accostò e gli sparò due o tre colpi a bruciapelo. L’erede tacque. Quel quadro mi provocò un conato di nausea.[11] »

(Medvedev, assistente di Jurovskij)

Tuttavia, al momento di trasportare i corpi all’autocarro, il commando si accorse che non tutti erano morti.

« Quando deposero sulla barella una delle figlie, essa lanciò un urlo e si coprì il volto con una mano. Constatammo che erano vive anche le altre. Ormai non si poteva più sparare, perché le porte erano aperte […] Ermakov prese il mio fucile con la baionetta innestata e a colpi di baionetta finì tutti coloro che erano ancora vivi.[12] »

(Sterkotin)

I cadaveri vennero caricati su una camionetta che, seguita dal commando di Jurovskij, si addentrò nel bosco di Koptjakij per passare alla fase dell’occultamento. A metà strada l’autocarro si impantanò: il commissario decise quindi di bruciare sul posto due corpi per confondere un’eventuale futura indagine dei bianchi. Nella sua nota egli attesta che bruciò il corpo di Aleksej e di una donna (probabilmente Marija o Olga) che identifica con Anna Demidova.

Dopo la prima cremazione e il disincaglio del carro, Jurovskij e i suoi arrivarono nel luogo prescelto: una cava abbandonata chiamata la radura dei quattro fratelli (per la presenza di quattro ceppi di abeti).

Lì i cadaveri vennero spogliati (fu allora che gli uomini scoprirono i gioielli nascosti dalla zarina e dalle figlie) e fatti a pezzi con asce e coltelli; gettati nella cava, vennero cosparsi di acido solforico e poi dati alle fiamme.

Il giorno seguente all’esecuzione, Sverdlov interruppe i lavori del comitato centrale di Mosca e mormorò qualcosa a Lenin, che dice a voce alta: «Il compagno Sverdlov ha da fare una dichiarazione». «Devo dire» dice Sverdlov «che abbiamo ricevuto notizie da Ekaterinburg. Per decisione del Soviet regionale, è stato fucilato Nicola II in un tentativo di fuga mentre le truppe cecoslovacche si avvicinavano alla città. Il presidium del comitato esecutivo centrale panrusso approva tale decisione». Segue un “silenzio generale”, fino a quando Lenin non propone di continuare il lavoro interrotto.[13]

Il 20 luglio venne pubblicato a Ekaterinburg il decreto dell’eseguita esecuzione:

« Decreto del Comitato esecutivo del Soviet degli Urali dei deputati operai, contadini e dell’Armata Rossa. Avendo notizia che bande cecoslovacche minacciano Ekaterinburg, capitale rossa degli Urali, e considerando che il boia coronato, qualora si desse alla latitanza, potrebbe sottrarsi al giudizio del popolo, il Comitato esecutivo, dando corso alla volontà del popolo, ha decretato di procedere all’esecuzione dell’ex zar Nikolaj Romanov, colpevole di innumerevoli crimini sanguinosi.[14] »

Nonostante il Soviet centrale di Mosca avesse negato in seguito lo sterminio dell’intera famiglia, comunicando la sola fucilazione dello zar “in un tentativo di fuga”, e nonostante gli sforzi di Jurovskij e dei suoi uomini di occultare nel modo più assoluto ogni traccia dell’esecuzione di massa, i resti nella cava dei quattro fratelli sono stati portati alla luce nel 1979.

Alapaevsk, 18 luglio 1918

La notte tra il 17 e il 18 luglio 1918, nella località di Alapaevsk sono passati per le armi: la granduchessa Elizaveta Fedorovna, sorella della zarina, il granduca Konstantin Konstantinovič, il granduca Igor’ Konstantinovič, il granduca Ivan Konstantinovič, il granduca Sergej Michajlovič, suor Varvara Jakovleva e infine il principe Vladimir Pavlovič Paley.»

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Nessuno si faccia la minima illusione. Ma proprio nessuna.

Su questa Europa odierna si stanno addensando cupe nuvole. Un ancien régime che sta facendo l’impossibile per non morire ed un nuovo emergente. La concreta possibilità di uno sbocco violento è tutt’altro che remota.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Putin, Russia

Pussy Riot. La Alyokhina ancora nei guai.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-14.

Pussy Riot 001

A dirla franca, le Pussy Riot sono più famose in Occidente che in Russia.

E, verosimilmente, sono più famose per gli ampi spazi loro concessi dai media liberal che per audience generale. Solo che sono popolari tra i liberal che leggono compitandoli i loro giornali: gli altri usualmente le ignorano come se nulla fosse.

«Pussy Riot è un collettivo punk rock russo, femminista e politicamente impegnato che agisce sotto rigoroso anonimato: le attiviste organizzano proteste per lo sviluppo della democrazia, in Russia e altre parti del mondo. ….

Pussy è un termine equivocabile in quanto significa micio e, nello slang anglosassone, indica vagina; riot significa rivolta.

Il gruppo è attivo a Mosca, città che fa da palcoscenico ai flash mob e alle performance estemporanee attraverso cui il gruppo dà espressione a provocazioni politiche nei confronti dell’establishment politico e istituzionale, su argomenti come la situazione delle donne in Russia ….

Nel mese di marzo 2012, tre donne del gruppo sono state arrestate con l’accusa di “teppismo e istigazione all’odio religioso”[1] per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore. ….

A tale proposito hanno affermato: «quello che abbiamo in comune è l’impudenza, testi che si nutrono di argomenti politici, l’importanza delle tematiche femministe e un’immagine femminile non-standard» ….

Il 21 febbraio 2012, nell’ambito di una protesta contro la rielezione di Vladimir Putin, tre artiste del gruppo si sono introdotte nella Cattedrale di Cristo Salvatore, tempio della Chiesa ortodossa russa a Mosca e, dopo essersi fatte il segno della croce, hanno cercato di esibirsi con una canzone. In meno di un minuto sono state scortate fuori dalle guardie. ….

Il 3 marzo 2012, a seguito di operazioni di indagine che hanno visto in campo reparti della polizia antiterrorismo, le autorità russe hanno arrestato due presunte appartenenti al gruppo, Marija Alëchina (23 anni all’epoca dei fatti) e la siberiana Nadežda Tolokonnikova (22 anni), accusate di teppismo. Entrambe le donne hanno dapprima negato l’affiliazione del gruppo e hanno iniziato uno sciopero della fame per protesta contro il regime di detenzione.

Il 16 marzo è stata arrestata un’altra donna, Ekaterina Samucevič (29 anni), già ascoltata in precedenza come testimone del caso.

Sottoposte a interrogatori, le tre donne non hanno mai rivelato agli inquirenti i nomi delle altre componenti coinvolte nell’azione di protesta. ….

Il 17 agosto 2012 è iniziata la lettura del lungo dispositivo della sentenza ….

Il 10 ottobre 2012, in appello, Ekaterina Samucevič è stata scarcerata mediante cauzione …. È stata invece confermata la pena di due anni per la moscovita Marija Alëchina e per la siberiana Nadežda Tolokonnikova

La Chiesa ortodossa russa, ad esempio, si è espressa sulla questione ai suoi massimi livelli: il 21 marzo 2012, officiando la liturgia nella Chiesa della Deposizione della Veste di Mosca, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Cirillo I, ha condannato severamente l’azione delle Pussy Riot, bollandola come blasfema e demoniaca:.» [Fonte]

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In Russia la legge vieta e considera reato lo scassinare le porte chiuse dei privati, così come irrompere in una Chiesa, interrompendo le sacre funzioni danze oscene e canti ‘sui generis‘. Similmente, opporsi all’attuale governo è cosa lecita, purché nel farlo non si incorra in reati, ossia in comportamenti da codice penale.

«Срань, срань, срань Господня!»

Merda, merda, merda del Signore

Ci si provi a dir ciò nella tollerante Francia di Mr Macron, indirizzandosi alla Sua persona. Ci si provi a dire in un gay pride che sono dei debosciati: si finisce a Porto Azzurro a vita.

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«Pussy Riot band member Maria Alyokhina has been fined for failing to perform community service, part of a punishment for several protests aimed at the Russian security services»

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«Alyokhina was detained last December for displaying a banner calling Russia’s secret services butchers, and again in April for throwing paper planes near the Federal Security Service (FSB) building in support of the Telegram instant messaging service»

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«A court ordered Alyokhina to volunteer a total of 140 hours of community service for both acts of civil disobedience»

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«Alyokhina, who has focused on human rights activism after spending two years behind bars for performing a “punk prayer” in Russia’s main church, did not perform the community service»

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Il caso ha avuto risonanza sui media liberal occidentali.

È utilizzato come argomentazione contro l’attuale governo russo, accusato di esser autocratico.

Ma quando la politica si appropria di fatti giudiziari, la partigianeria è quasi di obbligo.

Adesso poniamo una domanda.

Cosa sarebbe accaduto ad una persona che negli Stati Uniti oppure in Germania avesse disobbedito ad una sentenza emessa da un tribunale?


The Moscow Times. 2018-07-11. Pussy Riot Activist Fined for Avoiding Community Service

Pussy Riot band member Maria Alyokhina has been fined for failing to perform community service, part of a punishment for several protests aimed at the Russian security services.

Alyokhina was detained last December for displaying a banner calling Russia’s secret services butchers, and again in April for throwing paper planes near the Federal Security Service (FSB) building in support of the Telegram instant messaging service. A court ordered Alyokhina to volunteer a total of 140 hours of community service for both acts of civil disobedience.

Alyokhina, who has focused on human rights activism after spending two years behind bars for performing a “punk prayer” in Russia’s main church, did not perform the community service.

The activist was detained outside a Moscow courthouse while attending a hearing on an unrelated defamation lawsuit.

Alyokhina later told Interfax that she was fined 200,000 rubles ($3,217) for missing both rounds of community service, for a total fine of 400,000 rubles ($6,435).

The activist plans to appeal the decision — and continue disobeying the court orders to complete her community service — she told the Ekho Moskvy radio station Wednesday.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Russia, Unione Europea

Russia. Ritirerebbe la licenza a France 24 ed a Deutsche Welle.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-07.

Kremlino 001

Nel 1980 era stato introdotto all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM III) il Disturbo della Personalità Multipla (attualmente denominato Disturbo Dissociativo dell’Identità, dalla IV edizione del DSM – 1994).

Tale disturbo è caratterizzato dalla presenza di due o più identità distinte. Questo comporta una forte compromissione della continuità del senso di sé, accompagnata da alterazioni negli affetti, nei comportamenti, nella coscienza, nella memoria, nella percezione, nella cognizione e nelle funzioni senso-motorie. Queste alterazioni possono essere auto-riferite o riportate da terzi.

Anche se non patognomonica, si constata spesso la simultanea presenza di Ddi con la schizofrenia di tipo paranoide, caratterizzata da delirio di persecuzione: il soggetto ritiene di vivere in un mondo da lui ritenuto essere ostile. Ritiene di essere vittima delle azioni malevole delle altre persone, e rimugina sui contenuti dei suoi deliri, che rappresentano di fatto l’unica giustificazione alle proprie sofferenze. Alcol e droghe solitamente inducono sia dissociazione della personalità sia schizofrenia.

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Molte grandi nazioni europee sembrerebbero soffrire di dissociazione della personalità unita a schizofrenia paranoide.

La Germania politica reclama a gran voce sanzioni sempre più severe nei confronti della Russia, accusandola sì di cose anche vere, ma molte di pura fantasia, come per esempio l’accusa di aver manipolato i risultati elettorali al punto di aver cambiato il decorso della storia. Che la Russia sia militarmente potente è un dato di fatto, ma che sia onnipotente è cosa tutta da dimostrare.

Nel contempo, i tedeschi sono ciccioli e lingua in bocca con i russi per la costruzione del gasdotto Nord Stream 2, delocalizzano in Russia interi stabilimenti per la costruzione di motori di automobili, e commerciano allegramente con la Russia alla faccia del sanzioni che agli altri impongono di osservare.

Germania. L’ex-cancelliere Spd Schröder nel board della russa Rosneft.

Già: ma la Rosneft è sotto sanzioni.

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«Russia said it might strip the licenses of France 24TV channel and Germany broadcaster Deutsche Welle»

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«The threat came a day after the French media regulator (CSA) warned RT’s French office, accusing it of misrepresenting facts»

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«During an analysis of the licensing agreements in (watchdog) Roskomnadzor’s possession, it has been established that the editorial activity of (France 24) is under the control of a foreign legal entity»

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«The official pointed out that this would violate a Russian media law introduced in 2015 which restricts foreign ownership of media companies in Russia to 20 percent or less»

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A nostro parere, sia France 24 sia Deutsche Welle svolgono un ruolo quasi indispensabile nel panorama giornalistico internazionale.

La loro lettura conferisce la certezza quasi assoluta che è vero il contrario di quanto essi asseriscono: come si vede, svolgono un ruolo della massima importanza.


→ Paris Guardian. 2018-07-02. Russia threatens to strip French, German media off licences

– The move comes at a time when relations between the West and Moscow have hit a new low

– Russia said it might strip the licenses of France 24TV channel and Germany broadcaster Deutsche Welle

– The threat came a day after the French media regulator (CSA) warned RT’s French office, accusing it of misrepresenting facts

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MOSCOW, Russia – As the conflict between Russia and the West intensifies, now, Russia has warned that it might strip the France 24 TV channel and German broadcaster Deutsche Welle of their Russian operating licenses.

Ties between the West and Moscow have deteriorated dramatically over the last few months and Russia’s recent warning to European broadcasters came a day after French authorities accused Russian broadcaster RT of airing distortions about the conflict in Syria.

In a statement issued in Russian news agencies, the country’s communications watchdog said that it may act against the French media outlet.

This is not the first time Russia has threatened foreign outlets with expulsion using laws regulating media ownership.

Russia has previously responded to measures taken by foreign governments against RT by tit-for-tat measures against outlets from foreign countries.

The French media regulator (CSA) issued a warning to RT’s French office last week, accusing it of misrepresenting facts in a news bulletin about events in Syria.

In the particular report, RT’s program had questioned whether chemical attacks in the eastern region of Ghouta had really occurred.

The report further accused a local group of fabricating the attack and its effects on the local population.

Meanwhile, in response, Russian news agency RIA quoted a Russian broadcasting industry source as saying, “During an analysis of the licensing agreements in (watchdog) Roskomnadzor’s possession, it has been established that the editorial activity of (France 24) is under the control of a foreign legal entity.”

The official pointed out that this would violate a Russian media law introduced in 2015 which restricts foreign ownership of media companies in Russia to 20 percent or less.

In a report, Interfax news agency further noted that Roskomnadzor could now ask a court to strip Media Communications, a Russian entity, of its license to broadcast France 24 in Russia.

Further intensifying the threat, RT chief Margarita Simonyan was quoted as saying in RIA, “Unlike others, Russia can afford such a luxury as reciprocal measures.”

Subsequently, a committee of the upper house of the Russian parliament said that it would ask “the regulatory authorities” to examine how Germany’s Deutsche Welle is complying with Russian legislation.

Pubblicato in: Cina, Russia

Relazioni sino – russe. Analisi. – The Diplomat.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-06.

 Accordo 001

«The pomp and circumstance that accompanied Putin’s recent visit to China obscure the real significance of the bilateral deals and statements it yielded»

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«While in Beijing, Chinese President Xi Jinping awarded Putin the first-ever “Order of Friendship” for his role in guiding and shaping Sino-Russian relations»

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«While the G7 summit proved a fantastic show of disunity and petty division due to U.S. President Donald Trump, two of the world’s leading authoritarian states managed to display unity.»

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«Putin’s coterie ambled into town ready to discuss a framework trade agreement that would ideally lead to a bilateral trade deal in about two-and-a-half years»

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«Sources at the Ministry of Economic Development (MinEkonomiki) called the future deal an analogue of the Trans-Pacific Partnership (TPP)»

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«Chinese investors want Russia to better protect their investments, their property rights, and let Chinese firms compete for market share»

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«The first is unlikely since the Kremlin’s political constituencies of rich businessmen and state firms crucial to the budget enrich themselves at the expense of efficiency, sustainable growth, and partners when possible»

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«The second is even less likely for a similar reason: the power to seize assets is vital to the contract governing Russia’s politics»

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«The third is simply impossible because Russia’s manufacturers employ over 14 percent of Russia’s workforce, often in less populated regions that form a core political constituency for Putin»

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«Regarding high-speed rail, the proposed Moscow-Kazan route is estimated to cost $20.1 billion thanks to Russia’s inflated construction costs»

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Riassumendo, in estrema sintesi.

Russia e Cina sono al momento in una particolare sintonia di obiettivi comuni, facilitate in questo anche, e forse soprattutto, dalla scomposta politica occidentale.

Ma non è certo detto che le contingenze delle situazioni attuali si perpetuino nel tempo, né, tanto meno, che il quadro geopolitico mondiale non vari anche esso.


The Diplomat. 2018-06-20. Putin on the Ritz in China.

Over the last few years it’s become commonplace for Russia watchers and political scientists to compare Vladimir Putin to Leonid Brezhnev. Both leaders held power over the course of an entire generation and, now for Putin, share the misfortune of having overseen deepening economic and social stagnation. After Putin issued decrees naming his new presidential administration, Carnegie Moscow fellow Alexander Gabuev quipped on Twitter that since 80 percent of the team wasn’t changing, “it’s brezhnevization, but with more advanced medical services for the top leadership.”

The parallels between the two are strong, but Putin faces a different geopolitical and economic environment. Russia is politically isolated from the West and under financial and economic sanctions due to its war in eastern Ukraine and illegal annexation of Crimea. Russia’s lackluster economic growth and development has rendered it increasingly dependent on China for natural resource demand and financing, a situation Brezhnev never faced. But as Brezhnev’s doctors might have joked, different strokes for different folks.

The pomp and circumstance that accompanied Putin’s recent visit to China obscure the real significance of the bilateral deals and statements it yielded. The asymmetries in the relationship are by some turns accelerating and others, stagnating.

Xi and Kasha

While in Beijing, Chinese President Xi Jinping awarded Putin the first-ever “Order of Friendship” for his role in guiding and shaping Sino-Russian relations. The visual was somewhat reminiscent of Brezhnev, known for his love of medals, but was a valuable symbol for domestic and international audiences. While the G7 summit proved a fantastic show of disunity and petty division due to U.S. President Donald Trump, two of the world’s leading authoritarian states managed to display unity. Though significant news emerged from the Beijing visit, details don’t suggest relations are necessarily improving.

Putin’s coterie ambled into town ready to discuss a framework trade agreement that would ideally lead to a bilateral trade deal in about two-and-a-half years. Sources at the Ministry of Economic Development (MinEkonomiki) called the future deal an analogue of the Trans-Pacific Partnership (TPP). That’s a far cry from reality. Certain agreements will likely be reached, but Chinese investors want Russia to better protect their investments, their property rights, and let Chinese firms compete for market share.

The first is unlikely since the Kremlin’s political constituencies of rich businessmen and state firms crucial to the budget enrich themselves at the expense of efficiency, sustainable growth, and partners when possible. The second is even less likely for a similar reason: the power to seize assets is vital to the contract governing Russia’s politics. The third is simply impossible because Russia’s manufacturers employ over 14 percent of Russia’s workforce, often in less populated regions that form a core political constituency for Putin. Introducing competition may threaten the Kremlin’s strategy of maintaining higher employment at the expense of efficiency to prevent protests and dissent from spreading.

The best that can be hoped for is improving market access for sectors in a manner that won’t threaten support. Things like consumer services and e-commerce come to mind.

Invested Interests

In big financial news, China Development Bank (CDB) loaned Vneshekonombank (VEB) more than 600 billion rubles ($9.6 billion). The agreement for the loan was predicated on providing financing for projects linked to Eurasian integration initiatives. VEB mentioned Arctic infrastructure for the Northern Sea Route (NSR) in its press release. Some have perked up at the thought that the money could finance the Moscow-Kazan high-speed rail line that’s been kicked around for several years now.

But there are few concrete projects in the pipeline to develop the NSR, nor is legislation regarding legal responsibility for the NSR even finalized. The route has been given to nuclear giant Rosatom, but many questions remain as to what its powers actually are. Regarding high-speed rail, the proposed Moscow-Kazan route is estimated to cost $20.1 billion thanks to Russia’s inflated construction costs. The money likely has a different purpose despite naming 70 potential projects for joint investment.

Igor Shuvalov, first deputy minister in Prime Minister Dmitry Medvedev’s cabinet until May, now heads VEB. The bank has been tasked with becoming a driver of development meant to help realize Putin’s May decrees concerning various socioeconomic development goals. The reality is that most of the relevant investments into infrastructure do not qualify as pertinent to Eurasian integration. Further, Shuvalov is expected to oversee laying off 40-50 percent of the bank’s employees to improve its efficiency.

Efficiency has become a pressing priority given that VEB has been a clearinghouse for insider deals aimed at maximizing costs to transfer money to friends of the Kremlin. China knows this, which is why VEB is only being given five years to service the loans. Such terms should force VEB to spend on projects, particularly as it’s stipulated by the agreement that they won’t invest more than 30-40 percent of the financing needed for each project to encourage bringing in partners.

But the likeliest scenario is that the bank will funnel the money toward projects whose costs will spiral, thus creating a loop where more money will be loaned via VEB to contractors who should then service that debt to make it appear as though the bank is generating profits. With those profits, they can then argue that efficiency is rising regardless of what gets built or which foreign partners, if any, are involved. Odds are low, particularly with higher oil prices providing more revenues to finance domestic contractors.

By the terms of the loan agreement, it’s clear CDB doesn’t trust Russia to build what it says it will. VEB will have to get creative so it can take the money and run. That’s a template Rosneft – Russia’s largest oil producer – had, until recently, mastered with China.

You’re SOE Vain

Before Putin arrived in Beijing, Rosneft CEO Igor Sechin met with China’s Minister of Commerce Zhong Shan. Although Rosneft’s press release stated that China would “give full support to mutually beneficial investment projects,” the meeting was proof of Rosneft’s declining political stock. The Ministry of Commerce oversees China’s foreign investments. That means the ministry was involved in scuttling CEFC China Energy’s deal to acquire 14.2 percent of Rosneft’s shares last year. No other Chinese firms expressed interest in Rosneft; likely any acquisition of shares in Rosneft was a poor investment. No oil and gas delegations met with Sechin. Rosneft is too politicized, unprofitable, and unwilling to allow large-scale investments into Russian oil and gas fields.

Rosneft’s corporate approach to China may have served the Kremlin’s interests in increasing Russia’s share of China’s oil market, but working with a private sector actor reliant on bad credit without improving its own profitability for shareholders worked at cross purposes to political relations between Moscow and Beijing. China will likely now demand more guarantees of profitability and access to fields, evidenced by reported interest from China National Petroleum Corporation (CNPC) in an LNG project with Novatek – a privately-owned natural gas producer in Russia.

Hairsplitting the Atom

Russian nuclear monopoly Rosatom reached deals with China National Nuclear Power Co. Ltd (CNNPC) to build four reactor units worth an estimated $3.62 billion. The announcement was heralded as Rosatom had successfully beaten out U.S. firm Westinghouse for the contracts. However, the agreement likely came due to pressures facing Rosatom.

In February, the company requested a trillion rubles ($16 billion) to fund the modernization of existing plants and transmission systems. Rosatom aims to match or exceed Gazprom and Rosneft’s investment programs’ annual expenditures by 2023, a pressing priority to position itself to build abroad to advance Russia’s foreign policy aims.

However, the company’s international projects are frequently unprofitable. Oil and gas companies provide real tax revenues, meaning they’re frequently likelier to get what they ask for from Moscow. These deals would likely provide Rosatom a quick cash infusion while providing China another avenue to steal Russian intellectual property and replace Russian expertise and technology domestically over time.

Bilateral Damage

Putin’s visit to Qingdao for the Shanghai Cooperation Organization (SCO) summit offered virtually nothing of substance to assess. Russia’s bilateral agenda with China dwarfs any of the other considerations from the summit. The Qingdao Declaration – the summit’s closing communique – is largely a puff piece filled with hypocritical teeth-gnashing. The tartuffery on display in Qingdao reflected the large gap between Russia’s multilateral rhetoric and the reality of its bilateral relationship with China.

Addressing the summit, Putin noted that “Russia and China are also preparing an agreement on the Eurasian Economic Partnership, which, of course, will be open to all the SCO countries.” Talk of trade multilateralism is farcical for now. Russia lacks proper institutional capacity to carry out trade negotiations with China, let alone the entire bloc simultaneously.

There are no notable China hands within Putin’s presidential administration, there’s no clear organization to the China policy community in Moscow, nor is MinEkonomiki well suited to the task. The ministry has been gutted of much of its institutional heft, likely being handed trade talks so as to hang a sword of Damocles over Minister Maxim Oreshkin’s head. Any trade deal involving the Eurasian Economic Union (EAEU) only adds yet more lobbying considerations and threats to Russian firms’ competitiveness.

A mix of growing dependence on financing, status quo stagnation in energy relations, and stale rhetoric is all Putin could deliver in Beijing and Qingdao. In June of 1978, Brezhnev excoriated Jimmy Carter and the United States for trying to “play the China card” against the Soviet Union. “Its architects may bitterly regret it,” Brezhnev declared. Putin faces no such pressure today but seems happy to play the China card himself. The question remains when he’ll regret it.