Pubblicato in: Banche Centrali, Russia

Russia. Riserve Valutarie

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-18.

2019-07-19__Russia__001

La Banca Centrale russa ha rilasciato il valore delle riserve valutarie: 519.7 miliardi Usd.

Il 1° gennaio erano 466.9 miliardi usd.

2019-07-19__Russia__002

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Pubblicato in: Geopolitica Mondiale, Russia, Stati Uniti

Salvini non è Talleyrand. Scaricato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-16.

BACIAMANO-BOSS624

Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord è un caso unico nella storia. Nato da nobile famiglia a metà del ‘700, ma zoppo, fu avviato alla carriera ecclesiastica. Non ne era proprio portato: gli piacevano potere, denaro e belle donne. Ma ad una famiglia potente ben poco può essere negato: nel 1789 è nominato vescovo. Venuta la rivoluzione, il nostro cacciò la tonaca alle ortiche e si dette alla politica, per la quale aveva una prodigiosa vocazione. In breve, scala tutta la gradinata del potere. Un tradimento fatto con perfetto tempismo si ritrovò dopo il colpo del 18 brumaio a fare il ministro degli esteri di Napoleone, non senza essersi portato dietro come souvenir tre milioni di franchi oro. Si defila a suo tempo da un Napoleone cadente e risorge come ministro degli esteri del ritornato Re Luigi XVIII. Sul letto di morte chiederà di essere reintegrato nella carica vescovile.

Insomma, Talleyrand era un virtuoso nella politica, specialmente quella estera.

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Salvini è una grande personalità, ma talune sottili smaliziature tipiche della politica estera sembrerebbero essergli sfuggite.

I russi hanno una millenaria tradizione di ossequio ai trattati stipulati: sono usualmente di larghissime vedute, ma sanno essere ostinatamente fedeli a quanto sottoscritto, costi quel che costi. Nel novero mondiale, la Russia è il partner più affidabile che ci sia, ma esige un rapporto paritetico. Nelle trattative sanno essere spudoratamente chiari: conoscono bene gli abissi degli animi umani. Sono cresciuti storicamente con i mongoli ad est, gli svedesi al nord, i polacchi ad ovest ed i turki al sud. Poi, chiunque abbia visitato la provincia russa di inverno, ben comprende la loro mentalità, molto simile a quella dei naviganti: il gelo, il ghiaccio e la neve assomigliano ad un oceano ove villaggi e città sono le isole alle quali attraccare. Dirigersi verso un villaggio oppure una città ha come presupposto che vi si sia accolti, pena la morte.

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I rapporti con le superpotenze dovrebbero sempre essere concordati in modo che non si prestino ad ambiguità alcuna.

Troppo spesso i capi di governo di piccole nazioni si dimenticano dello smisurato potere che le superpotenze traggono dall’avere servizi informativi allo stato dell’arte.  Nei fatti, sanno tutto di tutti: di qui la necessità di giocare sempre a carte scoperte.

Ottimo l’aver ricevuto Mr Putin, ottimi i rapporti commerciali con la Cina, ottimi i viaggi a Washington: sono però tre direttrici divergenti.


Trump o Putin, chi ha scaricato Salvini? Lega “sacrificata” e sempre più sola

A poche settimane di distanza dalla missione di Salvini negli Usa escono i nastri dell’incontro di Mosca. Lega scaricata dagli Usa o compromessa dalla Russia?

17 giugno. Matteo Salvini in missione negli Stati Uniti incontra il segretario di Stato Pompeo e il vicepresidente Pence, promettendo una svolta iper atlantista al governo e soprattutto alla politica estera del Carroccio. Tra le altre cose, il leader del Carroccio si allinea alla Casa Bianca su Venezuela, Iran, Cina e (almeno in parte) anche sulle sanzioni alla Russia.

4 luglio. Vladimir Putin in visita in Italia. Ricorda tramite interviste e dichiarazioni la sua vicinanza alla Lega, sostenendo allo stesso tempo che il sovranismo è morto. Ma secondo diverse fonti non tutto fila liscio.

10 luglio. Il sito d’informazione statunitense BuzzFeed pubblica alcune registrazioni e la trascrizione completa dell’incontro tra Gianluca Savoini, l'”ambasciatore” della Lega per i rapporti con la Russia, e altri italiani con uomini definiti “del Cremlino”. 

La successione degli eventi è lì, sotto gli occhi, la mano (o l’orecchio) dietro la registrazione e la sua pubblicazione sono ancora nell’ombra. Ma è davvero difficile, difficilissimo, pensare che si tratti solo di un caso. 

La sensazione, netta, è che la Lega sia finita in mezzo a un gioco più grande di lei in una storia dai contorni di spy story e messaggi più o meno criptati a livello geopolitico. Una storia che ricorda, pur con tutte le dovute differenze (e soprattutto ricordando che non esiste alcuna prova che del denaro sia effettivamente passato da Mosca alla Lega), quella dell’ex vicecancelliere austriaco Heinz-Christian Strache, costretto a dimettersi (con conseguente caduta del governo di Sebastian Kurz) a pochi giorni dalle elezioni europee dello scorso 26 maggio dopo la pubblicazione di un video che mostrava un suo incontro con una sedicente nipote di un oligarca vicino a Putin. 

Una storia che magari non avrà conseguenze sul piano interno e sul governo Conte ma che ne avrà eccome sul ruolo internazionale della Lega e del suo leader Salvini. 

Già, perché la pubblicazione di questa registrazione risalente all’ottobre 2018, proprio in questo momento, pregiudica i movimenti in materia di politica estera del Carroccio. Una politica estera, c’è da dire, spesso confusionaria. Prima era stato piazzato al Mise un convinto filocinese come Michele Geraci, fautore dell’accelerazione sul dossier Belt and Road, che ha portato all’adesione dell’Italia all’iniziativa strategica della Cina con la firma del memorandum alla presenza di Xi Jinping.

Subito dopo, anzi subito prima con una visita di Giancarlo Giorgetti negli States, la Lega aveva però cominciato a prendere le distanze dall’operazione di avvicinamento a Pechino, su imbeccata di Washington. 

La missione di Salvini a Washington era servita proprio per rassicurare gli Usa e smarcarsi non solo dalla Cina ma anche dall’immagine di partito vicino (forse troppo) alla Russia di Vladimir Putin. Sembrava essere andata bene. Il vicepremier aveva espresso con forza una linea atlantista e trumpiana a livello geopolitico ed economico, tanto da assumere posizioni diverse da Mosca su alcuni dossier delicati come il Venezuela e l’Iran, oltre che sulla Cina. 

Salvini sperava non solo di aver incassato l’appoggio di Donald Trump ma anche di potersi ergere a grande mediatore tra Washington e Mosca in un avvicinamento strategico auspicato da molti in funzione di contenimento dell’ascesa di Pechino.

E invece.

Invece ecco gli audio di Savoini. Al di là della loro veridicità o meno, il segnale è chiaro. La Lega è stata sacrificata da Washington. O più probabilmente compromessa da Mosca.

Secondo diversi analisti, prima di “concedere” a Salvini il grado di partner strategico Trump vuole vedere le azioni concrete della Lega al governo su diversi dossier cari alla Casa Bianca, tra i quali il 5G e il riconoscimento di Guaidò. Il tutto a meno che non escano prove concrete del legame tra il Carroccio e Mosca, che dopo il Russiagate renderebbero di fatto “inutilizzabile” la Lega a Trump.

Dall’altra parte, la Russia di Putin potrebbe essere rimasta irritata dalla rotta sempre più atlantista di un partito che considera(va) amico. Ed ecco allora che le registrazioni, pubblicate dopo la visita di Putin a Roma, potrebbero essere anche interpretate come un soft (o sarebbe meglio dire hard) reminder: “Ricordatevi degli amici”.

Ma anche se non ci fossero dietro manine di Washington e Mosca e il timing fosse solo un caso, le conseguenze resterebbero le stesse. La svolta atlantista e trumpiana che Salvini voleva imporre alla sua Lega rischia di fallire. La stessa Russia avrà vita più difficile nei suoi rapporti con un’Unione europea che, se ce ne fosse stato bisogno, con l’atlantista pro Nato Ursula von der Leyen alla Commissione potrebbe assumere una posizione ancora più dura con Mosca con la benedizione dei paesi di Visegrad. E gli amici di Salvini a Visegrad, soprattutto i polacchi (ma non solo) ostili ai russi, potrebbero avere qualche imbarazzo a sviluppare legami con la Lega.

Insomma, una bella botta per una Lega che rischia davvero di restare un po’ più sola. E Salvini, se in un futuro più o meno prossimo vuole approdare a Palazzo Chigi, dovrà ricominciare tutto (o quasi) da capo sul fronte della sua politica estera.

Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo, Russia, Stati Uniti, Unione Europea

Turkia. Arrivati i primi Sistemi S-400.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-12.

Dardanelli 001

Ebbene, è proprio così!

Mentre gli Occidentali si baloccano con il ‘clima‘, l’abbandono del carbone entro il 2050, tutti presi a congratularsi gli uni con gli altri per le ferme prese di posizioni su problemi quali gli lgbt, i transessuali, le perversioni pedofiliche, se sia o meno congruente con il femminismo l’uso di tacchi 12, e tutti i media liberal si danno un gran da fare a dire tutto il male possibile di Mr Trump, quasi fosse lui il nemico da combattere, gli eventi proseguono il loro decorso.

Quelli’uomo che i liberal odiano perché omofobo, identitario, sovranista, recalcitrante ad assimilare il rule of law che assomma il credo liberal socialista, ha appena ricevuto dalla Russia la prima fornitura di Sistemi S-400, lo stato dell’arte nel settore della difesa aerea contro aeromobili e missili.

Volenti o nolenti però, si apre adesso un severo problema del settore meridionale della Nato, e proprio con la Turkia che ha il controllo dei Dardanelli.

L’Unione Europea è adesso compresa tra le basi russe di Kalinigrad e quelle turke di Murted. Forse, Frau Merkel potrebbe anche mobilitare il proprio esercito di frombolieri armati con le nuove catapulte che tirano massi anche a cinquecento metri. Ferma posizione delle front-hole tedesche: non gliela daremo più.


Turkey to deploy first S-400 to Syrian border

«Turkey plans to deploy the initial battery of S-400 air defence missiles, due to arrive from Russia this week, to Şanlıurfa province along the Syrian border, the Turkish pro-government Milli Gazete newspaper reported

Following detailed field analyses, Turkey’s military decided to deploy the first battery of the Russian missile system to Şanlıurfa’s Birecik district, which is considered the midpoint of Turkey’s 910-km border with Syria, according to Milli Gazete. It is also near the Syrian village of Ashme, which is home to the tomb of Süleyman Shah, grandfather of the founder of the Ottoman Empire. 

Some analysts see this move from Turkey as aligned with its broader thinking on the S-400 deal. In an analysis for the Jerusalem Post on Wednesday, columnist Seth Franzman argued that Turkey’s S-400 purchase was less about defending itself than about Syria. 

“Turkey wants the S-400 not because it needs it to defend its airspace but because it will give it leverage over Russia’s role in Syria,” Franzman wrote. “Russia is willing to concede some issues in northern Syria in return for closer cooperation with Turkey.”»

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Russian S-400 defense systems arrive in Turkey despite US warning

«Turkey’s Defense Ministry says the first shipment of a Russian missile defense system has arrived in Turkey, a development that could move the country closer to U.S. sanctions.

The ministry said the first delivery of the S-400 air defense systems arrived on Friday at an air base near the capital, Ankara ….»

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Si deve prendere atto che adesso gli equilibri militari nel Medio Oriente siano cambiati.

È anche un chiaro messaggio ad Israele ed a quanti abbiano ambizioni egemoniche in tale scacchiere, a partire da Mr Macron, che ha tante parole e ‘buoni principi’ ma nessun missile degno di nota.

Senza forze armate è impossibile fare politica estera.


China Org. 2019-07-12. 1st LD: Russian S-400 defense system delivered in Ankara

ANKARA, July 12 (Xinhua) — The first batch of Russian S-400 air defense systems was delivered in Turkish capital city of Ankara on Friday, the Turkish Defense Ministry said.

Within the purchase contract signed between Turkey and Russia, the first shipment of S-400 arrived at Murted Air Base, formerly called the Akinci Air Base, located in northeastern suburb of Ankara, the ministry said in a written statement.

In December 2017, Ankara and Moscow signed a 2.5-billion-U.S.-dollar agreement for two batteries of the S-400 system, Russia’s most advanced long-range anti-aircraft missile system. Turkey is the first NATO member country to acquire the system. Enditem

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Problemia Energetici, Russia

Russia. Programma di quintuplicare il LNG entro il 2035.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-12.

Kremlino 002

Il problema sarebbe molto semplice, e ci aiuta a comprenderlo a fondo lo International Monetary Fund World Economic Outlook (October – 2017).

«Le proiezioni al 2023 danno la Cina ad un pil ppa di 37,067 (20.54%) miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 24,537 (14.01%), e l’India di 16,785 (9.10%) Usd.

Seguono Giappone con 6,358 (3.67%),  Germania 5,171 (32%), Regno Unito 3,5986 (2.06%), Francia 3,5447 (2.04%), Italia 2,755 (1.60%). Russia 4.933 (2.84%) e Brasile 4,168 (2.33%).

I paesi del G7 produrranno 46,293 (27.59%) mld Usd del pil mondiale, mentre i paesi del Brics renderanno conto di 59,331 mld Usd (35.36%).»

I paesi europei grandi consumatori di energia, Germania, Regno Unito, Francia ed Italia rappresenteranno nel 2023 appena il 9% del pil ppa mondiale: saranno pur sempre un mercato da non trascurarsi, ma sicuramente non determinante. I paesi asiatici si stanno sviluppando al ritmo di almeno il 6% all’anno e per svilupparsi hanno un grande bisogno di prodotti energetici, tra i quali il petrolio ed il gas naturale liquefatto, Lng in inglese e gnl in italiano.

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Russia. Varato il Belgorod, Project 09852.

Russia. Akademik Lomonosov. Prima centrale atomica mobile e galleggiante.

Russia. Un gigantesco rompighiaccio per Lng. – Bloomberg.

Artico. 50% delle riserve minerarie.

Yamal. Gli Usa hanno perso, la Russia ha vinto e raddoppia. – Bloomberg

Russia. Yamal. Francia e Germania con il muso nella greppia delle sanzioni.

Cina, Groenlandia e ‘Polar Silk Road’.

Dimenticate Russia, Arabia, Iran, Opec. È la Cina che fa i prezzi del petrolio.

Cina. Arabia Saudita accetta i petro-yuan

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

Putin avvia lo sfruttamento del mega campo Kharasaveyskoye.

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La Russia, quale grande produttrice di petrolio e gas naturale, valuta con la massima attenzione codesti dati proiettati nel futuro.

Pochi settori, infatti, quali l’energetico, si articolano su tempi lunghi. Tra la scoperta di un giacimento di rilevanza ed il suo pieno sfruttamento estrattivo intercorrono in media almeno cinque anni, ed altrettanti sono poi necessari per ammortizzare gli investimenti effettuati.

Mentre tra dieci anni i paesi orientali saranno in pieno sviluppo economico, l’Europa sarà economicamente quasi trascurabile, anche perché la crisi demografica la sta falcidiando: i paesi spopolati non son certo buoni acquirenti.

«La Russia intende quintuplicare la propria produzione di gas naturale liquefatto (gnl) entro il 2035, con l’obiettivo di rispondere all’incremento della domanda nella regione asiatica, e di aggiudicarsi circa il 20 per cento del mercato globale»

«Mosca si aspetta che in futuro circa il 70 per cento del gnl russo venga destinato all’Asia-Pacifico tramite la rotta commerciale nell’Oceano Artico»

«Ad oggi la Russia produce circa 28 milioni di tonnellate di gnl annue, cui contribuiscono anche l’output del progetto Sakhalin-2»

«la Russia si aspetta un significativo aumento delle esportazioni di gas naturale liquefatto verso paesi come Giappone, Cina, India, Corea del Sud e Vietnam»

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Il problema energetico sta quindi spostando gli equilibri eurasiatici verso un continuo rafforzamento della collaborazione politica e tecnica tra Russia e Cina.


Agenzia Nova. 2019-06-14. Energia: Russia pronta a quintuplicare output gnl per rifornire paesi asiatici

La Russia intende quintuplicare la propria produzione di gas naturale liquefatto (gnl) entro il 2035, con l’obiettivo di rispondere all’incremento della domanda nella regione asiatica, e di aggiudicarsi circa il 20 per cento del mercato globale. Lo ha dichiarato al quotidiano “Nikkei” il ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, secondo cui Mosca si aspetta che in futuro circa il 70 per cento del gnl russo venga destinato all’Asia-Pacifico tramite la rotta commerciale nell’Oceano Artico. Novak ha spiegato che la Russia intende rafforzare la cooperazione con il Giappone sui fronti del finanziamento e della tecnologia per il gnl e i settori collegati. Il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente russo, Vladimir Putin, dovrebbero discutere la cooperazione economica tra i rispettivi paesi a margine del G-20 di Osaka, il prossimo 29 giugno; il ministro Novak potrebbe unirsi alla delegazione che accompagnerà il presidente russo in Giappone.
Ad oggi la Russia produce circa 28 milioni di tonnellate di gnl annue, cui contribuiscono anche l’output del progetto Sakhalin-2 – cui partecipano i colossi commerciali giapponesi Mitsui & Co e Mitsubishi Corp – e il progetto Yamanl Lng, nell’Artide russo. Novak ha spiegato che l’obiettivo di Mosca è di aumentare la produzione, che ad oggi soddisfa circa il 6 per cento della domanda globale, sino a 120 0 140 milioni di tonnellate entro il 2035. Qatar e Australia si sono aggiudicati entrambi una quota del 20 per cento del mercato del gnl globale nel 2018; l’obiettivo della Russia è di rivaleggiare con quei due paesi e con gli Stati Uniti, attingendo alle opportunità dei mercati emergenti nell’Asia-Pacifico; la Russia si aspetta un significativo aumento delle esportazioni di gas naturale liquefatto verso paesi come Giappone, Cina, India, Corea del Sud e Vietnam

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Problemia Energetici, Russia

Russia. La Akademik Lomonosov parte da Murmansk verso Pevek.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-11.

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La chiatta Admiral Lomonosov ospita una centrale atomica da 70 MW, progettata per poter lavorare a temperature molto rigide, quali quelle artiche. Fornirà energia elettrica alla zona estrattiva di Pevek.

Artico. 50% delle riserve minerarie.

Russia. Varato il rompighiaccio atomico Ural. Alla fine saranno 13 navi.

Russia. Akademik Lomonosov. Prima centrale atomica mobile e galleggiante.

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

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«Next month, a floating nuclear power plant called the Akademik Lomonosov will be towed via the Northern Sea Route to its final destination in the Far East, after almost two decades in construction»

«It’s part of Russia’s ambition to bring electric power to a mineral-rich region»

«The 144-meter (472 feet) long platform painted in the colors of the Russian flag is going to float next to a small Arctic port town of Pevek, some 4,000 miles away from Moscow»

«It will supply electricity to settlements and companies extracting hydrocarbons and precious stones in the Chukotka region»

«About 2 million Russians reside near the Arctic coast in villages and towns similar to Pevek, settlements that are often reachable only by plane or ship, if the weather permits. But they generate as much as 20% of country’s GDP and are key for Russian plans to tap into the hidden Arctic riches of oil and gas as Siberian reserves diminish.»

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Sarebbe facile previsione prevedere un grande sviluppo della zona estrattiva di Pevek che, data la sua ubicazione, sembrerebbe destinata ad alimentare le richieste energetiche della Cina.

Inutile dire che Greenpeace, la ngo Bellona (che monitora i progetti nucleari e l’impatto ambientale) e tutta la costellazione delle ngo sia insorta contro questo progetto, additandolo come non ecologico.

Degno di nota è il commento fatto da un ottimo amico russo, potente in opere e parole.

«Se hanno paura che gli orsi polari si estinguano, non temano: daremo gli ecologisti in pasto agli orsi. Gli altri? Il gulag è grande e può bene accoglierli tutti»

«in the Arctic waters, it will be cooling down constantly, and there is no lack of cold water».

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Taluni resteranno amareggiati di questo commento, ma molti invece lo condivideranno.


Cnn. 2019-06-30. Russia plans to tow a nuclear power station to the Arctic. Critics dub it a ‘floating Chernobyl’

Murmansk, Russia (CNN) Next month, a floating nuclear power plant called the Akademik Lomonosov will be towed via the Northern Sea Route to its final destination in the Far East, after almost two decades in construction.

It’s part of Russia’s ambition to bring electric power to a mineral-rich region. The 144-meter (472 feet) long platform painted in the colors of the Russian flag is going to float next to a small Arctic port town of Pevek, some 4,000 miles away from Moscow. It will supply electricity to settlements and companies extracting hydrocarbons and precious stones in the Chukotka region.

A larger agenda is at work too: aiding President Vladimir Putin’s ambitious Arctic expansion plans, which have raised geopolitical concerns in the United States.

The Admiral Lomonosov will be the northernmost operating nuclear plant in the world, and it’s key to plans to develop the region economically. About 2 million Russians reside near the Arctic coast in villages and towns similar to Pevek, settlements that are often reachable only by plane or ship, if the weather permits. But they generate as much as 20% of country’s GDP and are key for Russian plans to tap into the hidden Arctic riches of oil and gas as Siberian reserves diminish.

In theory, floating nuclear power plants could help supply energy to remote areas without long-term commitments — or requiring large investments into conventional power stations on mostly uninhabitable land.

But the concept of a nuclear reactor stationed in the Arctic Sea has drawn criticism from environmentalists. The Lomonosov platform was dubbed “Chernobyl on Ice” or “floating Chernobyl” by Greenpeace even before the public’s revived interest in the 1986 catastrophe thanks in large part to the HBO TV series of the same name.

Rosatom, the state company in charge of Russia’s nuclear projects, has been fighting against this nickname, saying such criticism is ill founded.

“It’s totally not justified to compare these two projects. These are baseless claims, just the way the reactors themselves operate work is different,” said Vladimir Iriminku, Lomonosov’s chief engineer for environmental protection. “Of course, what happened in Chernobyl cannot happen again…. And as it’s going to be stationed in the Arctic waters, it will be cooling down constantly, and there is no lack of cold water.”

The idea itself is not new — the US Army used a small nuclear reactor installed on a ship in the Panama Canal for almost a decade in the 1960s. For civil purposes, an American energy company PSE&G commissioned a floating plant to be stationed off the coast of New Jersey, but the project was halted in the 1970s due to public opposition and environmental concerns.

Russia’s civilian nuclear industry also faced public questions following the Chernobyl catastrophe, which shaped concerns about “the peaceful atom” for decades to follow. Construction of dozens of nuclear plants stopped, affecting not only massive Chernobyl-scale projects but also slowing down the use of low-power reactors like the one in what would become the floating station (The Chernobyl plant produced up to 4,000 megawatts. Lomonosov has two reactors producing 35 megawatts each).

“These reactors were initially to be used within city limits, but unfortunately the Chernobyl incident hindered that,” said Iriminku. “Our citizens, especially if they are not technically savvy, don’t really understand the nuclear energy and that these stations are built differently, so it’s almost impossible to explain that to them.”

The explosion at Chernobyl directly caused around 31 deaths, but millions of people were exposed to dangerous radiation levels.

The final death toll as a result of long-term radiation exposure is much disputed. Although the UN predicted up to 9,000 related cancer deaths back in 2005, Greenpeace later estimated up to 200,000 fatalities, taking further health problems connected to the disaster into account.

Modern Russia hasn’t seen anything close to Chernobyl though. Russia, a major oil and gas producer, also operates several nuclear power stations. The state atomic energy corporation Rosatom has long maintained that its industrial record is one of reliability and safety, and that its reactors have been modernized and upgraded.

But rather than summoning the specter of Chernobyl, some nuclear watchdogs are drawing parallels to the 2011 accident at Fukushima in Japan, with the images of its waterlogged reactors still fresh in the public memory. The Russian plant’s main benefits — mobility and ability to work in remote regions — complicate some crucial security procedures, from routine disposal of the nuclear fuel to rescue operations in the event the platform is hit by a massive wave.

But project engineers say they’ve learned the lessons of Fukushima.

“This rig can’t be torn out of moorings, even with a 9-point tsunami, and we’ve even considered that if it does go inland, there is a backup system that can keep the reactor cooling for 24 hours without an electricity supply,” said Dmitry Alekseenko, deputy director of the Lomonosov plant.

However, experts of Bellona, an NGO monitoring nuclear projects and environmental impacts, say 24 hours might not be enough to prevent a disaster should a tsunami land the rig among towns with two active nuclear reactors aboard.

And then there is the question of cost. Some Russian officials have questioned the floating reactor complex’s price tag of an estimated $450 million, saying it would need to enter serial production to be economically viable. Rosatom has been working to attract clients from Asia, Africa and South America to purchase next iterations of Akademik Lomonosov, but has yet to announce any deals.

The last Russian nuclear project of a comparable scale was completed in 2007, when the “50 Years of Victory” nuclear-powered icebreaker finally sailed after sitting in the docks since 1989. Now, after more than 20 years of arguments, changes of contractors and economic crises, Russian engineers can finally take pride in launching the world’s only nuclear floating rig.

Pubblicato in: Banche Centrali, Russia

Russia. Riserve valutarie a 517.1 mld Usd. A gennaio erano 466.9 mld Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04.

2019-07-04__Russia__001

The Central Bank of the Russian Federation ha rilasciato il dato settimanale della consistenza delle riserve valutarie russe.

2019-07-04__Russia__002

Ammontano a 517.1 miliardi di dollari americani, con un incremento di 50.2 miliardi dal primo giorno di questo anno.

Sono in molti a domandarsi come riesca a far ciò.

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How does Russia have so much foreign exchange reserves?

«Russia is under U.S. sanctions. How does Russia have so much foreign exchange reserves?»

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Russia Buys Quarter of World Yuan Reserves in Shift From Dollar

– Central bank moves reserves to euros, yuan in broad shift

– Fearing more U.S. sanctions, Russia moved out of dollar

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Russia’s central bank dumped $101 billion in U.S. holdings from its huge reserves, shifting into euros and yuan last spring amid a new round of U.S. sanctions.

The central bank moved the equivalent of $44 billion each into the European and Chinese currencies in the second quarter, according to a report published on late Wednesday by the Bank of Russia, which discloses the data with a six-month lag. Another $21 billion was invested in the Japanese yen.

The Chinese currency accounted for 15 percent of total holdings at the last reading, up from 5 percent at the end of the first quarter, according to the report. That puts Russia’s yuan share at about ten times the average for global central banks, with its total holdings of the currency accounting for about a quarter of world reserves in yuan, according to International Monetary Fund data. Morgan Stanley estimated Russia was the main buyer of Chinese bonds last year.

“Russia is making a strategic shift in its reserves towards holding fewer dollars and more assets in other currencies,” said Benn Steil, director of international economics at the Council on Foreign Relations in New York.

The data reveal a dramatic acceleration in a policy Russia has been pursuing for several years of reducing exposure to assets that could be affected by U.S. restrictions. Tough sanctions on major Russian companies in early April hammered the ruble and spurred fears that more restrictions could follow, such as measures to cut Moscow off from global payment systems. Russian holdings of U.S. Treasuries dropped by about $81 billion in May and June, according to U.S. data.

Russia isn’t alone in its bid to reduce reliance on the world’s reserve currency amid increasing attempts by Washington to use economic leverage for geopolitical ends. In a deepening trade war with America, China sold a large portion of its U.S. Treasury holdings last year and officials in Europe put forward proposals to increase the use of the euro in regional transactions.

Pubblicato in: Cina, India, Russia, Stati Uniti

S-400. Arma militare e diplomatica in Turkia ed in India.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-02.

Istanbul 004

«I russi hanno un segreto che nessuno è mai riuscito a violare. Come siano riusciti a concepire, progettare, costruire e rendere operativi un così grande numero di sistemi missilistici allo stato dell’arte ed il tutto in così poco tempo ed infine a costi irrisori»

9M729, Iskander, Kalibr, S-400, S500. Putin è un gran costruttore di missili.

Cina. Dispiegati nel sud-est asiatico gli S-400 russi.

Medio Oriente. La Russia fornirà sistemi S-400 all’Arabia Saudita.

Turkia. Firmato contratto S-400. Si dice siano già operativi.

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Nelle abili mani di Mr Putin il sistema di missili anti oggetti volanti S-400 sta transitando da arma temibile a strumento diplomatico. Come arma, l’S-400 sarebbe in grado di intercettare ed abbattere aerei, droni, e missile anche ipersonici con una portata riferita di circa 400 km. Come strumento diplomatico è un mezzo molto utile per gratificare i paesi amici e per stuzzicare l’amicizia degli incerti. Poi, dotarsi di S-400 conferisce allo stato possessore una supremazia locoregionale nei confronti dei paesi viciniori.

Questi sistemi di arma erano una volta appannaggio dei soli Stati Uniti, che li avevano concessi a terzi con grande morigeratezza. Adesso la concorrenza russa inizia a farsi sentire pesantemente.

Il problema si sposta quindi da quello strettamente militare a quello politico: i potenziali acquirenti vogliono rapporti politici paritetici e tollerano ben pochi condizionamenti. I russi faranno pur sempre un’offerta in briciolo più conveniente di quella americana.

«The U.S. has reportedly offered India the MIM-104F Patriot (PAC-3) surface-to-air missile defense system and the Terminal high Altitude Area Defense (THAAD) system in lieu of the S-400»

«A senior U.S. diplomat in a recent congressional testimony expressed deep concerns over India’s decision to procure five squadrons of Russian-made Almaz-Antei S-400 Triumf air defense systems (NATO reporting name: SA-21 Growler) for service in the Indian Air Force (IAF).»

«U.S. Principal Deputy Assistant Secretary for South and Central Asia Alice Wells said in an official testimony before the U.S. House of Representatives House Foreign Affairs subcommittee on June 13 that the purchase of the S-400 defense systems could limit burgeoning India-U.S. military relations»

«At a certain point, a strategic choice has to be made about partnerships and a strategic choice about what weapons systems and platforms a country is going to adopt»

«India and Russia signed a $5 billion contract for the procurement of five S-400 squadrons during last year’s annual bilateral summit held in New Delhi in early October. Indian Prime Minister Narendra Modi and Russian President Vladimir Putin presided over the signing ceremony. The first S-400 squadron is expected to be stood up by the fall of 2020»

«The Modi government has persisted in its decision to purchase the Russian-made S-400s despite strong opposition from the United States and the possible imposition of economic sanctions on India under U.S. legislation known as the Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA).»

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I tempi stanno mutando rapidamente.

Se negli anni sessanta gli Stati Uniti erano potenza militare mondiale egemone e si spartivano tranquillamente con la Unione Sovietica le reciproche sfere di influenza, la situazione attuale è mutata.

Non soltanto vi sono ora tre superpotenze atomiche, ma la forza politica, sociale, culturale, economica e militare dell’America sta deperendo: è ancora molto forte, sicuramente sì, ma non più egemone.

Inoltre gli Stati Uniti sono dilaniati da una furibonda guerra civile con la quale i liberal democratici cercano in ogni modo e maniera di distruggere la persona fisica del presidente Trump, reo di non condividere i loro alti ideali.

Questa lotta intestina danneggia in ultima analisi proprio gli Stati Uniti, con grande gioia di Mr Xi e di Mr Putin.


The Diplomat. 2019-06-17. US Warns India Over S-400 Air Defense System Deal With Russia

A senior U.S. diplomat in a recent congressional testimony expressed deep concerns over India’s decision to procure five squadrons of Russian-made Almaz-Antei S-400 Triumf air defense systems (NATO reporting name: SA-21 Growler) for service in the Indian Air Force (IAF).

U.S. Principal Deputy Assistant Secretary for South and Central Asia Alice Wells said in an official testimony before the U.S. House of Representatives House Foreign Affairs subcommittee on June 13 that the purchase of the S-400 defense systems could limit burgeoning India-U.S. military relations.

The induction of the new long-range air defense systems “effectively could limit India’s ability to increase our own interoperability,” according to Wells, adding that the United States has “serious concerns” about the long-term strategic implications of the purchase for U.S.-India ties.

 “At a certain point, a strategic choice has to be made about partnerships and a strategic choice about what weapons systems and platforms a country is going to adopt,” Wells said.

India and Russia signed a $5 billion contract for the procurement of five S-400 squadrons during last year’s annual bilateral summit held in New Delhi in early October. Indian Prime Minister Narendra Modi and Russian President Vladimir Putin presided over the signing ceremony. The first S-400 squadron is expected to be stood up by the fall of 2020.

The Modi government has persisted in its decision to purchase the Russian-made S-400s despite strong opposition from the United States and the possible imposition of economic sanctions on India under U.S. legislation known as the Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA). The legislation seeks to economically and financially punish countries engaging in “significant transactions”–defined as any deals above $15 million–with the Russian state-owned defense industry.

While the Trump administration has been given authority under the 2019 U.S. National Defense Authorization Act (NDAA) to waive sanctions in special cases it is far from clear whether India would be able to obtain exempt status. For one thing, sanction waivers have originally been reserved for cases of Soviet-era hardware costing less that $15 million and not for modern and more expensive platforms like the S-400.

“There is no blanket waiver, or a country waiver, when it comes to S-400, Wells cautioned. “We have serious concerns about a possible S-400 purchase, and we are continuing our conversations on how the United States or other defense providers could assist India.”

Notably, in September 2008, the United States imposed sanctions on the People’s Liberation Army’s (PLA) Equipment Development Department (EDD) for China’s induction of S-400 systems and Sukhoi Su-35S (NATO reporting name: Flanker-E) fourth generation, twin-engine, multirole fighter aircraft.

“Under the Trump administration, we’ve been very clear that we’re ready to help meet India’s defense needs and we are seeking a very different kind of defense partnership building on the ‘Major Defense Partner’ designation that India has received from Congress,” Wells noted.

The U.S. has reportedly offered India the MIM-104F Patriot (PAC-3) surface-to-air missile defense system and the Terminal high Altitude Area Defense (THAAD) system in lieu of the S-400.

Wells testimony comes ahead of U.S. Secretary of State Mike Pompeo’s visit to India later this month.

Pubblicato in: Geopolitica Africa, Putin, Russia

Putin. La Russia alla conquista dell’Africa.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-23.

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Gli occidentali hanno fatto nei confronti di popoli africani una lunga serie di errori alcuni dei quali madornali quali per esempio, il voler imporre loro la visione del’l’ideologia liberal, elemento loro alieno.

Kenyatta: Gay rights is a non-issue for Kenya

La Francia ha gestito l’Africa Centrale al rango di colonia schiavista.

China: France’s Macron Should Press Xi on Rights

Macron in visita nel Burkina Faso. Per poco lo accoppano. Incidente diplomatico.

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La Cina ha invece dispiegato tutta la sua maestria diplomatica, impegnandosi con rapporti bilaterali equiparitari alla costruzione di un largo numero di infrastrutture essenziali.

Cina. Consolida il suo impero in Africa.

Cina ed Africa. I rapporti collaborativi si stanno consolidando.

Cina ed Africa. Una politica di rapporti internazionali paritetici.

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

I nuovi enormi investimenti della Cina in Africa

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Se le mosse diplomatiche ed economiche della Cina e dell’occidente sono alquanto evidenti se non altro perché riportate dai giornali internazionali, quelle russe sembrerebbero azioni fantasma, ben poco chiacchierate. Ma il classico riserbo russo non significa assolutamente che Mr Putin sia inerte, anzi.

«Russia is seeking to bolster its presence in at least 13 countries across Africa by building relations with existing rulers, striking military deals, and grooming a new generation of “leaders” and undercover “agents”»

«The mission to increase Russian influence on the continent is being led by Yevgeny Prigozhin, a businessman based in St Petersburg who is a close ally of the Russian president, Vladimir Putin. One aim is to “strong-arm” the US and the former colonial powers the UK and France out of the region»

«Russia has a military presence and peacekeeping mission in Central African Republic. CAR is described as “strategically important” and a “buffer zone between the Muslim north and Christian south”. It allows Moscow to expand “across the continent”, and Russian companies to strike lucrative mineral deals, the documents say»

«On 24 May the Kremlin announced it was dispatching a team of army specialists to the neighbouring Democratic Republic of the Congo.»

«Five days later the Kremlin said it would host the first ever Russia-Africa summit in October in the Black Sea resort of Sochi. Putin and Egypt’s president, Abdel Fatah al-Sisi, will chair the event. About 50 African leaders are due to attend»

«The closest relations are with CAR, Sudan and Madagascar – all put at five. Libya, Zimbabwe and South Africa are listed as four, according to the map, with South Sudan at three, and DRC, Chad and Zambia at two.»

«Other documents cite Uganda, Equatorial Guinea and Mali as “countries where we plan to work”. Libya and Ethiopia are flagged as nations “where cooperation is possible”.»

«In Madagascar the new president, Andry Rajoelina, won election with “the Company’s support”, the map says. Russia “produced and distributed the island’s biggest newspaper, with 2 million copies a month”, it adds. Rajoelina denies receiving assistance.»

«Other suggestions in the documents include trans-African road and rail-building schemes. A railway could be built linking Dakar in Senegal with Port Sudan in Sudan, along the “old hajj [pilgrimage] route”. A separate 2,300-mile (3,700km) toll road was proposed connecting Port Sudan with Douala in Cameroon»

«More immediate practical measures include setting up Russian-controlled non-governmental organisations in African states and organising local meetings.»

«Russian operatives also offer thoughts on global politics.»

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I piani di Mr Putin sono a lungo termine.

Sembrerebbe quindi difficile poter vedere risultati immediati od a breve. Ma l’esperienza insegna come questo approccio per piccoli passi discreti ponga delle solide basi durature.

Attenzione!

L’Africa odierna è povera, spesso misera. Ma è nella stessa situazione della Cina trenta anni or sono, e trenta anni passano velocemente. Pensiamo solo a come cambierebbe il mondo quando l’Africa entrasse tra i paesi emersi.


Guardian. 2019-06-11. Exclusive: Kremlin ally Yevgeny Prigozhin leading push to turn continent into strategic hub, documents show

Russia is seeking to bolster its presence in at least 13 countries across Africa by building relations with existing rulers, striking military deals, and grooming a new generation of “leaders” and undercover “agents”, leaked documents reveal.

The mission to increase Russian influence on the continent is being led by Yevgeny Prigozhin, a businessman based in St Petersburg who is a close ally of the Russian president, Vladimir Putin. One aim is to “strong-arm” the US and the former colonial powers the UK and France out of the region. Another is to see off “pro-western” uprisings, the documents say.

In 2018 the US special counsel Robert Mueller indicted Prigozhin, who is known as “Putin’s chef” because of his Kremlin catering contracts. According to Mueller, his troll factory ran an extensive social media campaign in 2016 to help elect Donald Trump. The Wagner group – a private military contractor linked to Prigozhin – has supplied mercenaries to fight in Ukraine and Syria.

The documents show the scale of Prigozhin-linked recent operations in Africa, and Moscow’s ambition to turn the region into a strategic hub. Multiple firms linked to the oligarch, including Wagner, are known by employees as the “Company”. Its activities are coordinated with senior officials inside Russia’s foreign and defence ministries, the documents suggest.

Putin showed little interest in Africa in the 2000s. But western sanctions imposed in 2014 over the annexation of Crimea have driven Moscow to seek new geopolitical friends and business opportunities.

Russia has a military presence and peacekeeping mission in Central African Republic. CAR is described as “strategically important” and a “buffer zone between the Muslim north and Christian south”. It allows Moscow to expand “across the continent”, and Russian companies to strike lucrative mineral deals, the documents say.

On 24 May the Kremlin announced it was dispatching a team of army specialists to the neighbouring Democratic Republic of the Congo. According to Dmitry Peskov, Putin’s press spokesman, they will service Russian-made military equipment. So far Moscow has signed military cooperation deals with about 20 African states.

Five days later the Kremlin said it would host the first ever Russia-Africa summit in October in the Black Sea resort of Sochi. Putin and Egypt’s president, Abdel Fatah al-Sisi, will chair the event. About 50 African leaders are due to attend. The aim is to foster political, economic and cultural cooperation.

The leaked documents were obtained by the Dossier Center, an investigative unit based in London. The centre is funded by Mikhail Khodorkovsky, the Russian businessman and exiled Kremlin critic.

Prigozhin has been approached for comment. He has previously denied any links to the troll factory and has said of Wagner that it does not exist. Putin has previously said that entities linked to Prigozhin do not constitute the Russian state.

A map from December 2018 seen by the Guardian shows the level of cooperation between the “Company” and African governments, country by country. Symbols indicate military, political and economic ties, police training, media and humanitarian projects, and “rivalry with France”. Five is the highest level; one is the lowest.

The closest relations are with CAR, Sudan and Madagascar – all put at five. Libya, Zimbabwe and South Africa are listed as four, according to the map, with South Sudan at three, and DRC, Chad and Zambia at two.

Other documents cite Uganda, Equatorial Guinea and Mali as “countries where we plan to work”. Libya and Ethiopia are flagged as nations “where cooperation is possible”. The Kremlin has recently stepped up its ground operation in Libya. Last November the Libyan commander Khalifa Haftar travelled to Moscow and met the defence minister, Sergei Shoigu. Prigozhin was spotted at the talks. Egypt is described as “traditionally supportive”.

The graphic gives an overview of “Company” activities and achievements. It claims credit in CAR for getting of rid of politicians who are “orientated to France”, including national assembly representatives and the foreign minister. This appears to be Charles-Armel Doubane, sacked in December. It has “strengthened” the army and set up newspapers and a radio station. Russia is an “83% friend”, it says.

In Madagascar the new president, Andry Rajoelina, won election with “the Company’s support”, the map says. Russia “produced and distributed the island’s biggest newspaper, with 2 million copies a month”, it adds. Rajoelina denies receiving assistance.

Another key territory is Sudan. Last year Russian specialists drew up a programme of political and economic reform, designed to keep President Omar al-Bashir in power. It included a plan to smear anti-government protesters, apparently copy-pasted from tactics used at home against the anti-Putin opposition. (One memo mistakenly says “Russia” instead of “Sudan”.)

One ploy was to use fake news and videos to portray demonstrators in Khartoum and other Sudanese cities as “anti-Islam”, “pro-Israel” and “pro-LGBT”. The government was told to increase the price of newsprint – to make it harder for critics to get their message out – and to discover “foreigners” at anti-government rallies.

In a leaked letter Prigozhin wrote to Bashir complaining that the president had not actually followed through on the advice. Prigozhin mentioned “lack of activity” by the Sudanese government and its “extremely cautious position”.

The military deposed Bashir in April in a coup. Last week Sudan’s Rapid Support Forces opened fire on pro-democracy protesters, killing over a hundred. The Russian advisers had urged Sudan’s military council to suppress the activists with “minimal but acceptable loss of life”, one former regime source told CNN.

Meanwhile, Moscow is keen to exploit a long-running territorial dispute in Comoros, the documents say. France directly controls one out of four of the Indian Ocean islands, Mayotte. In 2018 Prigozhin employees flew to Comoros via Belarus. Their objective was to test if “political technologies” might be used to inflame the row between Paris and the Comoros government.

Other suggestions in the documents include trans-African road and rail-building schemes. A railway could be built linking Dakar in Senegal with Port Sudan in Sudan, along the “old hajj [pilgrimage] route”. A separate 2,300-mile (3,700km) toll road was proposed connecting Port Sudan with Douala in Cameroon. Neither has so far happened.

A plan to revive “pan-African consciousness” appears closely modelled on the idea of Russkiy Mir, or Russian world. The concept has become fashionable under Putin and signifies Russian power and culture extended beyond current borders.

One working paper is titled “African world”. It calls for a developing “African self-identity”. It recommends collecting a database of Africans living in the US and Europe, which might be used to groom “future leaders” and “agents of influence”. The eventual goal is a “loyal chain of representatives across African territory”, the March 2018 paper says.

More immediate practical measures include setting up Russian-controlled non-governmental organisations in African states and organising local meetings.

It is unclear how many Prigozhin initiatives have actually gone forward. There is evidence that media projects mentioned in the documents are now up and running – albeit with marginal impact. They include a website, Africa Daily Voice, with its HQ in Morocco, and a French-language news service, Afrique Panorama, based in Madagascar’s capital Antananarivo.

Russian operatives also offer thoughts on global politics. One policy paper, titled “Russian influence in Africa”, says Moscow needs to find “reliable partners among African states” and should establish military bases.