Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Senza categoria

Procura di Catania. Ong in combutta con gli scafisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-23.

Diavolo-di-Michelangelo-nel-Giudizio-Universale-della-Cappella-Sistina

Un buon numero di Ong sono in combutta con gli organizzatori dei migranti.

Lo ha affermato il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro.

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«Su Ong come Medici senza frontiere e Save the Children davvero c’è poco da dire. Discorso diverso per altre, come la maltese Moas o come le tedesche, che sono la maggior parte»

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«Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati»

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«Il problema resta essenzialmente politico e i governi europei, non solo quello italiano, devono intervenire subito»

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«La procura di Catania sa che i trafficanti, alcuni dei quali già identificati, hanno due fonti principali di finanziamento: il contrabbando di petrolio e i migranti …. ora sta cercando di capire se dietro qualcuno dei finanziatori di Ong ci siano gli stessi trafficanti, e segnali in questo senso sono stati raccolti.»

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«perché tra i finanziatori di alcune Ong ci sia il miliardario George Soros»

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«Tutte le nove Ong sono, comunque, sotto la lente della procura etnea: «Per quelle sospette dobbiamo capire cosa fanno, per quelle buone occorre invece chiedersi se è giusto e normale che i governi europei lascino loro il compito di decidere come e dove intervenire nel Mediterraneo».»

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Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Che il problema dei migranti fosse politico era cosa ben chiara e nota.

Esattamente come che molti governi dell’Unione Europea, e non solo dell’Unione, fossero i mandanti dell’ondata migratoria.

Taluni direttamente, altri tramite le così dette Ong.

Ma ci si ricordi come le Ong siano un’arma messa a punto da Mr Soros, a nome e per conto dei liberals democratici americani e dei socialisti ideologizzati europei.

Siamo chiari: non esistono Ong “buone” o filantropiche. Sono nei fatti organizzazioni criminali, come peraltro i governi loro finanziatori e mandanti.


Rai News. 2017-04-23. Migranti. Procura Catania: ci sono prove di contatti tra ong e scafisti, intervengano i governi.

“Su Ong come Medici senza frontiere e Save the Children davvero c’è poco da dire. Discorso diverso per altre, come la maltese Moas o come le tedesche, che sono la maggior parte”, spiega il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, in una intervista alla Stampa.

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“Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati”. Lo ha detto il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, intervistato dalla Stampa, parlando dei presunti legami che organizzazioni che operano nel soccorso in mare dei migranti e gruppi di scafisti libici. “Su Ong come Medici senza frontiere e Save the Children davvero c’è poco da dire. Discorso diverso per altre, come la maltese Moas o come le tedesche, che sono la maggior parte”, ha spiegato Zuccaro. “L’inchiesta richiede tempi che l’Europa non si può permettere e d’altronde la risposta giudiziaria non è sufficiente, nonostante la notevole collaborazione che riceviamo da tutti – ha avvertito il magistrato -. Il problema resta essenzialmente politico e i governi europei, non solo quello italiano, devono intervenire subito”. “Per me – conclude Zuccaro -, quei 250mila in arrivo quest’anno sono una stima per difetto”.


La Stampa. 2017-04-23. “Abbiamo le prove dei contatti tra scafisti e alcuni soccorritori”

Il procuratore di Catania: “Ci sono telefonate con chi organizza gli sbarchi e gruppi finanziati da personaggi discutibili. Ma deve intervenire la politica”.

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Nel mare agitato dei disperati che attraversano il Canale di Sicilia, non tutte le ong che recuperano migranti sono uguali: «Ci sono quelle buone e quelle cattive», dice il procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro. La sua è la procura più esposta nell’affaire migranti, per necessità prima ancora che per scelta. Altre, come Palermo, Cagliari e ora pure Reggio Calabria, stanno indagando su naufragi, salvataggi, sbarchi e ruolo delle Ong. Ma Catania lo fa da più tempo, dal tragico affondamento di un barcone davanti Lampedusa il 3 ottobre 2013 con 368 morti. Inoltre ha competenza su quella parte di Sicilia, la zona orientale, dove affacciano i porti di Pozzallo, Augusta, Catania e Messina che da soli assorbono il maggior numero di arrivi di migranti; qui dove questa enorme massa di persone «sta creando problemi di ordine pubblico e crisi di carattere criminale – spiega Zuccaro – che potrebbero influire sul tessuto sociale delle popolazioni. Catania a proposito dei reati di tratta, e di tratta minorile in particolare, ha più procedimenti di Roma, anzi ha il dato più alto in Italia; e poi ci sono i problemi del caporalato, quelli della gestione del denaro per l’accoglienza e l’ospitalità, che lasciano intravvedere fatti gravi».  

E dunque, siccome l’anno scorso di migranti ne sono arrivati 181 mila, e quest’anno si prevede che saranno almeno 250 mila, il fenomeno va osservato sotto tutti i punti di vista e quello giudiziario ha un peso enorme. Come un peso enorme, da poco più di un anno, hanno le Ong – le organizzazioni non governative – che stanno con le loro navi, qualcuna anche con droni e aerei, a pattugliare il tratto di Mediterraneo davanti alla Libia. Perché sono lì, come si finanziano, hanno contatti diretti con i trafficanti? A queste domande sta cercando di dare risposte il pool di cinque pm catanesi, alcuni della Dda altri della «ordinaria», che con Squadra mobile e Guardia di finanza indagano ormai da tempo: «Su Ong come Medici senza frontiere e Save the Children davvero c’è poco da dire – dice Zuccaro – discorso diverso per altre, come la maltese Moas o come le tedesche, che sono la maggior parte» (cinque delle nove Ong schierate in mare, c’è poi la spagnola Proactiva Open Arms). Le buone e le cattive, dunque: «Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti – dice Zuccaro – non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati».  

Come abbia queste informazioni, il procuratore non lo dice; ma che l’agenzia dell’Ue Frontex nel suo rapporto «Risk analysis 2017» abbia definito «taxi» alcune Ong e che i servizi segreti italiani in Libia abbiano notizie dettagliate e di prima mano non è un mistero. Ed è probabilmente per questo che Zuccaro parla di prove che non è possibile utilizzare in un processo. Tutte le nove Ong sono, comunque, sotto la lente della procura etnea: «Per quelle sospette dobbiamo capire cosa fanno, per quelle buone occorre invece chiedersi se è giusto e normale che i governi europei lascino loro il compito di decidere come e dove intervenire nel Mediterraneo».  

La procura di Catania sa che i trafficanti, alcuni dei quali già identificati, hanno due fonti principali di finanziamento: il contrabbando di petrolio e i migranti. Sa pure che negli ultimi tempi i gommoni – di scarsa qualità e in grado di galleggiare solo per poco, giusto il tempo di un salvataggio dentro le venti miglia – partono quasi tutti da Zuara, in Tripolitania, zona non controllata dal governo Serraj; ora sta cercando di capire se dietro qualcuno dei finanziatori di Ong ci siano gli stessi trafficanti, e segnali in questo senso sono stati raccolti.  

D’altronde, di cose che meritano di essere chiarite ce ne sono: ci si chiede, ad esempio, che ci fa uno come Robert Pelton, che produce coltelli da guerra, o l’ex ufficiale maltese Ian Ruggier, noto per non essere mai stato tenero con i migranti sbarcati sulla sua isola, tra le persone vicine ai ricchi coniugi maltesi Cristopher e Regina Catambrone che nel 2014 si sono «inventati» l’Ong Moas; o perché tra i finanziatori di alcune Ong ci sia il miliardario George Soros. «L’inchiesta richiede tempi che l’Europa non si può permettere – avverte il procuratore Zuccaro – e d’altronde la risposta giudiziaria non è sufficiente, nonostante la notevole collaborazione che riceviamo da tutti. Il problema resta essenzialmente politico e i governi europei, non solo quello italiano, devono intervenire subito; l’ho detto il mese scorso al comitato Schengen del Senato, l’altro giorno alla Commissione libertà civili del Parlamento europeo venuta in Sicilia, e lo ripeterò la prossima settimana alla Commissione difesa del Senato. Per me, quei 250 mila in arrivo quest’anno sono una stima per difetto». 

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo

Francia. Punto di vista cinese sulle elezioni, prima dei risultati.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-23.

Pechino-Cina

China Org è un’agenzia di stampa molto vicina al Governo cinese. Usualmente riporta le notizie in modo scarno ed essenziale, quasi senza nessun commento.

Questa mattina, quasi a sorpresa, è uscita con un editoriale che chiosa le elezioni francesi.

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«political observers even consider the election as a referendum on the EU.»

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«Among the 11 candidates, eight have expressed a Eurosceptic positioning, with Le Pen being the most prominent.»

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«The French public long had a certain ambiguity when it comes to the EU, as surveys show that people are consistently in favour of the euro, but 54 percent of them also voted against a drafted European Constitution in 2005.»

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«The morose economic context, an unemployment rate close to 10 percent, the still half-mast growth, and continuous security threats are all crystallising resentments towards the EU, often blamed as the culprit.»

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«handling the relationship with the EU will be a very difficult task for whoever gets into the Elysee Palace»

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«The EU, we change it or we leave it»

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Come da abitudine, i cinesi non entrano nei problemi di politica interna.

Prendono atto che queste elezioni sono una sorta di referendum sull’Unione Europea e constatano che chiunque sia alla fine eletto presidente della Francia renderà meno stabile la conduzione politica europea.

Il cuore del problema è che così l’Unione Europea non può continuare ad essere governata.

E questo deficit gestionale è di tale portata che, se non avverranno mutamenti sostanziali e rapidi, l’Unione stessa potrebbe disgregarsi. Ma la China sembrerebbe essere molto distaccata da questa realtà.


China Org. 2017-04-23. French election crucial for future of Europe

After a long and chaotic campaign, 47 million French voters will go to the polls on Sunday for the first round of a historic presidential election.

The election goes beyond national stakes and will have decisive impacts on the future of the European Union (EU) and the Old Continent.

Following a series of unexpected events on the global stage including “Brexit” and the election of Donald Trump as U.S. President, the world’s attention is now focused on France, wondering how the EU’s third largest economy will respond to the rise of populism, protection and sentiment against globalisation.

The atmosphere of uncertainly will linger until the last moment for Sunday’s vote, while in 2012, the duel for the second round was known in advance as they were the clear favourites in polls.

Out of the 11 candidates running for presidency this year, four are currently neck-and-neck in polls, the centrist former Minister of economy Emmanuel Macron, the far-rightist Marine Le Pen, the right-wing conservative Francois Fillon and the far-leftist Jean-Luc Melenchon.

Most polls indicates that Macron and Le Pen are the most likely to face off in the runoff on May 7, but no one can really predict as differences among voting intentions for the four remain narrow.

Whatever choice the French people make will undoubtedly go beyond their national borders, as it is the second of several elections in major European countries, followed by those in Germany and the United Kingdom.

Although the Dutch election in March gave a sign of relief to traditional political elites in Europe as the conservative party was able to trump populist candidate Geert Wilders, the situation in France is more complicated. Some political observers even consider the election as “a referendum on the EU.”

Different positions on France’s place in the EU have been highlighted thorough the election campaign.

Among the 11 candidates, eight have expressed a a Eurosceptic positioning, with Le Pen being the most prominent.

She has promised a “Frexit” if elected, pledging to “recover the monetary, economic, legislative and territorial sovereignty” of France, re-establish national borders, and leave the Schengen area of free circulation.

Meanwhile, Melenchon, who has seen a big surge in polls in the final sunup, also has very critical of the EU and calls for more reforms, including renegotiating European treaties.

“The EU, we change it or we leave it,” he said.

Only Macron appears to be truly pro-EU and pleads for the revival of the Franco-German duo to “strengthen the monetary union,” hence the favourite candidate for Berlin and Brussels.

He proposes to “launch democratic conventions throughout the EU by the end of 2017,” with an objective to develop a “short road map” laying down the union’s priorities for action and their implementation timetable for the next five years.

Right-wing candidate François Fillon pleads for a “Europe of Nations”. He wants to “end the permanent enlargements of the European Union”, “negotiate a European agenda for tax harmonization,” and has made the reduction of the public deficit its battleground.

Fillon also highlights his experience as a former prime minister but his image remains tainted by a “fake jobs” scandal.

The French public long had a certain ambiguity when it comes to the EU, as surveys show that people are consistently in favour of the euro, but 54 percent of them also voted against a drafted European Constitution in 2005.

The morose economic context, an unemployment rate close to 10 percent, the still half-mast growth, and continuous security threats are all crystallising resentments towards the EU, often blamed as the culprit.

Therefore, handling the relationship with the EU will be a very difficult task for whoever gets into the Elysee Palace.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Islamizzazione dell'Occidente

Dopo i tedeschi ‘costernati’ gli australiani frenano l’immigrazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-23.

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Germania. I tedeschi ‘costernati’ stentano ad integrarsi con i turki.

«Le elezioni turke hanno avuto sui tedeschi lo stesso effetto dei bombardamenti di Amburgo: li hanno portati a capire quello che uno scugnizzo napoletano avrebbe capito benissimo trenta anni fa. Che volete che si dica? Sono un po’ lenti di comprendonio.»

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«The latest unofficial results show 51.4 percent of voters in Turkey backed plans for an overhaul of the political system which will give Erdogan sweeping new powers, while support among 1.4 million eligible voters in Germany was far higher, at 63 percent»

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«In the western city of Essen, as many as 75.9 percent backed the “yes” campaign»

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«Germany is home to some 3 million people with Turkish roots and some politicians said the loyalty many showed to Erdogan, …. pointed to a rejection of democratic values»

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«Experts say many second and third generation Turks have not successfully integrated into wider German society and language is a problem»

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«hundreds of thousands of Turks living in Germany are loyal to Germany on an “economic and social level,” – but on a “political and ideological level»

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Gli australiani hanno recepito in un baleno la lezione tedesca.

– Il numero degli immigrati non deve superare un certo quale valore di soglia, oltre il quale il sistema si destabilizzerebbe.

– La cittadinanza, e quindi il diritto di voto, dovrebbe essere concessa solo in casi di comprovata integrazione, sempre che di integrazione si possa parlare su archi di tempo di pochi anni.

Sono norme di elementare buon senso.

«It is important that they understand that they are making a commitment to our Australian values»

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«A more stringent English language test involving reading, writing, listening and speaking»

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«Providing evidence of integration into the community, such as employment history, school enrolment or membership of community organisations»

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«Having already been a permanent resident for at least four years»

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Come si vede non si pretende troppo.


Bbc. 2017-04-20. Australia unveils major changes to citizenship process

Australia will make it more difficult to gain citizenship in a major overhaul of its migration process.

Aspiring citizens will undergo tougher tests on their English language skills and ability to demonstrate “Australian values”, PM Malcolm Turnbull said.

Applicants must also have completed four years as a permanent resident – three years longer than at present.

The move comes two days after Australia unveiled stricter visa requirements for skilled workers from overseas.

Mr Turnbull said the changes would ensure that migrants were better integrated into the community.

“It is important that they understand that they are making a commitment to our Australian values,” he said.

What are the changes?

In explaining what constituted “Australian values”, Mr Turnbull said migrants must demonstrate support for religious freedom and gender equality.

“Respect for women and children … that is a key Australian value,” he said, adding domestic violence would not be tolerated.

Other changes to the citizenship process include:

– A more stringent English language test involving reading, writing, listening and speaking;

– Providing evidence of integration into the community, such as employment history, school enrolment or membership of community organisations;

– Having already been a permanent resident for at least four years;

– Allowing applicants to apply only three times, and automatically failing anyone who cheats on a test.

When asked about reports that applicants would be quizzed on whether they supported forced child marriage or female genital mutilation, Mr Turnbull said it was important to “reinforce our values”.

“If we believe that respect for women and children [is an Australian value]… then why should that not be made a key part, a fundamental part, a very prominent part, of our process to be an Australian citizen?”

Tightening rules

The requirements would apply to all new applications for citizenship, the government said.

On Tuesday, the government said it would replace a controversial visa scheme to make it harder for foreign nationals to work in Australia.

Mr Turnbull said both announcements had been made in the national interest.

The opposition Labor Party accused Mr Turnbull of making announcements for political gain.

“It seems a little odd to me that you would actually ask people whether or not they are going to obey the law when they already pledge to obey the law,” said Labor senator Penny Wong.

Pubblicato in: Agricoltura

Finalmente buone notizie. Il Bordeaux 2016 è da favola.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-22.

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Dalla Francia non arrivano solo notizie nefaste di attentati sanguinosi oppure la ridda di prospezioni elettorali che prognosticano tutto ed il contrario del tutto.

Arrivano anche notizie liete.

«The Bordeaux 2016 vintage is shaping up to be potentially the best for at least six years, comparable in structure and richness with the landmark 2009 and 2010 wines and in some respects surpassing them»

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Eguagliare l’annata 2010 è davvero difficile, ma superarla meriterebbe veramente di pigliarsene qualche bottiglia da bere con amici o, meglio, con una bella ragazza.

Un’idea?

Pauillac Château Lafite Rothschild 1er Cru 2010 – Domaines Barons de Rothschild.

Fate solo attenzione che sia stato conservato ad arte e che il trasportatore non lo abbia trattato come si tratta il Tavernello.


Bloomberg. 2017-04-22. Bordeaux ’16 Vintage Looking Like the Best in Six Years

– Producers say vintage has potential to be best since 2010

– Dry summer following wet spring gave wines freshness, balance

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The Bordeaux 2016 vintage is shaping up to be potentially the best for at least six years, comparable in structure and richness with the landmark 2009 and 2010 wines and in some respects surpassing them, according to producers and merchants interviewed this month.

Buyers who attended trade tastings in the region agreed quality is high and indicated they expect that to be reflected in increases of 10 percent or more for ’16 release prices relative to 2015s. The wine is sold forward while still maturing in barrels and will be offered to the international trade over the next few weeks.

The vintage comes after a difficult period for Bordeaux, which saw prices peak in 2011 on the back of speculative buying, then slump more than 40 percent in the following five years. A run of poor harvests between 2011 and 2013 was followed by an improved crop in 2014 and a high-quality vintage in 2015. Now producers are saying 2016 marks a new high point.

“It has the structure of 2010 but the elegance of 2015, 2009,” according to Veronique Sanders of Chateau Haut Bailly in Pessac-Leognan. “The tannins are very round.”

The character of the vintage was shaped by highly unusual weather, which featured a very wet spring followed by an exceptionally dry summer and then cool nights and warm days in September and October allowing grapes to ripen while preserving their freshness.

August temperatures were 5 degrees Celsius more than normal while the month had 30 percent more sunshine than average, according to a study by Laurence Geny and Axel Marchal of the University of Bordeaux. The first 13 days of September were the hottest since 1950, followed by brief rain and then more sun which gave renewed impetus to ripening.

“It’s rare to have such balance,” Philippe Dhalluin of Chateau Mouton Rothschild in Pauillac said. “It’s due to the summer. Maturity came very slowly.”

At nearby estate Chateau Pichon Baron, owned by Axa Millesimes, Christian Seely said that amid the favorable vintage “tannins needed to be controlled,” while across the road at Chateau Pichon Longueville Comtesse de Lalande Nicolas Glumineau summed up the vintage as “everything in balance.”

Over on the right bank 2016 was “a great combination of the terroir and the technique,” according to Marielle Cazaux at Chateau La Conseillante in Pomerol, while Jean-Valmy Nicolas at nearby Chateau Figeac in Saint Emilion said the estate’s 2016 was “the best Figeac produced in the modern era.”

Stephanie de Bouard-Rivoal of Chateau Angelus in Saint Emilion said the 2016 vintage was characterized by “a lot of freshness, precision” and that while the favorable harvest weather would have allowed the estate to produce more bottles, “we decided to be more selective.” Her cousin Thierry Grenie de Bouard, who joined her last year in the estate’s top management, said 2016 was exceptional for its “long maceration, long extraction.”

“A vintage which seemed so challenging at the beginning totally exceeded expectations,” James Snoxell, head of buying at Armit Wines in London, wrote in his vintage report. “The vintage turned out to be a remarkably successful one.”

U.K. buyers will have to contend not only with potentially higher release prices for the wines, but also an 8 percent drop in the pound against the euro since last June’s referendum on Britain leaving the European Union, which will exacerbate any premium.

Philippe Kalmbach of the Wine Source Fund said that while unchanged prices, excluding currency fluctuations, would be the “best-case scenario,” he anticipated price increases since Bordeaux producers were reaping the benefits of investment in new wine-making facilities and cellars. “With all this investment, there is a feeling they can’t make a bad wine,” he said. “The tannins feel very silky.”

 

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Lettera aperta di Emmanuel Macron.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-22.

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Giudichino i Lettori: alcuni saranno di accordo, altri non condivideranno.


Tetu. 2017-04-22. Emmanuel Macron détaille ses propositions “contre la haine envers les LGBTI”

Éduquer, sanctionner, légiférer. Dans une lettre ouverte, Emmanuel Macron détaille son programme sur les droits des personnes LGBT.

En février dernier, Emmanuel Macron était le seul candidat à la présidentielle à n’avoir pas divulgué son programme sur les questions LGBT. Il avait accepté de le faire dans les colonnes du retour de TÊTU en kiosques, publié après ses déclarations compatissantes sur la Manif pour tous. Le 16 avril dernier, à la veille de son grand meeting parisien, Emmanuel Macron a publié sur le site de son mouvement En Marche ! une lettre ouverte à l’attention des personnes LGBTI. Le candidat à l’élection présidentielle y détaille ses propositions pour que « toutes les citoyennes et tous les citoyens [déploient] leur liberté et [vivent] la vie qu’ils souhaitent ».

Partant du constat que les personnes LGBTI sont encore trop souvent victimes « de discriminations, d’agressions et de violences » – augmentant sensiblement les risques de souffrance voire de détresse psychologique -, Emmanuel Macron se veut »intraitable contre la haine envers les LGBTI ». Cela en passe par trois axes.

Éduquer

Tout d’abord, à travers l’éducation, en formant les « enfants au respect mutuel et à l’égalité » ainsi qu’en sensibilisant la communauté éducative aux discriminations, lesquelles causes des souffrances « d’autant plus profondes qu’elles sont éprouvées dans son jeune âge ». Cette sensibilisation devra également se faire auprès « des agents de la fonction publique, notamment au sein de la police » afin que les victimes se sentent écoutées et comprises.

Sanctionner

Ensuite, Emmanuel Macron compte sur la Justice pour enrayer les discriminations et le sentiment d’impunité. Il souhaite accentuer le combat contre le cyber-harcèlement qui frappe de plus en plus de personnes LGBT. Dans la lignée de la formation des policiers aux questions LGBT, le candidat d’En Marche ! souhaite que les victimes de discrimination aient confiance en leurs institutions, notamment en la Justice, laquelle devra indéniablement punir les auteurs. Il souhaite également lutter « en amont » contre les discriminations dans la vie quotidienne (entreprises, accès au logement…) en menant des opérations de « testing » et en sanctionnant les contrevenants à la loi.

Légiférer

Enfin, Emmanuel Macron s’appuiera sur un volet législatif pour faire avancer les droits des personnes LGBT. Ainsi, comme il l’a déjà annoncé, il compte autoriser la PMA pour les couples de femmes et les femmes célibataires mais seulement après avoir reçu l’avis du Comité consultatif national d’éthique, attendu depuis 2013. Cette position le distingue de Benoît Hamon et Jean-Luc Mélenchon qui comptent légaliser la PMA sans condition.

Il envisage également de faciliter la reconnaissance des enfants nés par GPA à l’étranger, et ce en accord avec la jurisprudence de la Cour européenne des droits de l’homme (la France a été condamnée pour son refus de retranscrire dans l’état-civil national la filiation d’enfants nés par GPA à l’étranger, ndlr).

Si le candidat à l’élection présidentielle dit vouloir « [lancer] une initiative internationale pour s’attaquer à la GPA très peu payée et subie et lutter contre le trafic d’enfants et de femmes », il ne dit rien sur une éventuelle légalisation de la GPA en France.

Lors de son meeting lundi à Paris lundi 17 avril, Emmanuel Macron a également abordé la question des personnes LGBT, notamment à la lumière de l’actualité. Il a condamné la réouverture de « camps pour homosexuels » en Tchétchénie. Enfin, la salle a acclamé des couples d’hommes et de femmes qui se sont embrassés sur l’écran géant.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Trump, i Repubblicani e l’Accordo di Parigi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-22.

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L’unica cosa reale e vera del così detto ‘clima‘ è il mare, l’oceano di denaro che le casse pubbliche vi hanno riversato.

Ufficialmente, in nome della pubblica salubrità e qualità di vita, nei fatti per arricchire indebitamente i liberal democratici negli Stati Uniti ed i socialisti ideologici in Europa.

Si ricordi che quello di Parigi era un accordo, non un Trattato. Per parafrasare quanto dicono i detrattori di Mr Trump, se l’accordo lo ha sottoscritto Mr Obama, Mr Trump deve rinnegarlo.

«Conservatives on Tuesday launched an all-out assault on the Paris climate accord, pressuring President Trump to brush aside moderate voices in the White House — including son-in-law Jared Kushner — and keep his campaign promise to pull the U.S. out of the deal»

*

«top administration officials were set to meet Tuesday and debate whether to remain a part of the agreement, which was signed in late 2015 and represents one of former President Barack Obama’s biggest international achievements»

*

«But that meeting was abruptly canceled amid reports of deep disagreement within the administration over how to proceed»

*

«On Tuesday, CEI started a petition drive calling on the president to keep his campaign commitment»

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«President Trump should keep his promise to withdraw from the Paris Climate Treaty»

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«The deal, which is not a formal treaty and carries no noncompliance penalties whatsoever, calls on the U.S. to cut its greenhouse gas emissions by at least 26 percent by»

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«China, the world’s largest polluter, has to do nothing until 2030, when it says it will reach peak emissions and then begin reductions»

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Gran bel accordo!

Gli americani si sarebbero dovuti accollare i costi della riduzione delle emissioni, tangenti ai democratici incluse, ed i cinesi avrebbero iniziato a farlo tra tredici anni.

Viene il forte sospetto che Mr Obama fosse al soldo dei cinesi.


The Washington Times. 204-04-19. Conservatives pressure Trump to dismiss moderate voices, scrap Paris climate accord

Conservatives on Tuesday launched an all-out assault on the Paris climate accord, pressuring President Trump to brush aside moderate voices in the White House — including son-in-law Jared Kushner — and keep his campaign promise to pull the U.S. out of the deal.

With the president in Wisconsin, top administration officials were set to meet Tuesday and debate whether to remain a part of the agreement, which was signed in late 2015 and represents one of former President Barack Obama’s biggest international achievements.

But that meeting was abruptly canceled amid reports of deep disagreement within the administration over how to proceed, with chief strategist Steve Bannon and others favoring withdrawal and Mr. Kushner and other moderate voices reportedly urging the president to honor the deal.

Outside pressure from influential conservatives reached a boiling point Tuesday as groups such as the Competitive Enterprise Institute launched a public relations campaign reminding voters of Mr. Trump’s campaign promise to scrap Paris.

White House spokeswoman Sarah Sanders denied that any of those factors played a role in the cancellation.

“They wanted to have that conversation. Since they haven’t had it, I don’t think they could say that there’s a lot of discord between where everyone is,” she said while traveling aboard Air Force One and brushing aside widespread reports of infighting. “That’s the purpose of the meeting. And so it was, again, scheduling conflicts for today.”

Ms. Sanders sidestepped questions about which way the president was leaning on Paris.

Throughout his campaign, Mr. Trump repeatedly said he would pull the U.S. out of the agreement if he became president, though he softened that stance almost immediately after he was elected in November.

On Tuesday, CEI started a petition drive calling on the president to keep his campaign commitment. The group also posted a video featuring Mr. Trump on the campaign trail decrying the accords.

“President Trump should keep his promise to withdraw from the Paris Climate Treaty. The Paris treaty is a key part of President Obama’s war on America’s most affordable and abundant energy — coal, oil, and natural gas,” the institute says in a brief message accompanying the petition. “But the Washington Swamp and the United Nations establishment are fighting hard to change President Trump’s mind. These are not the people who voted to change the direction of the country.”

Other conservatives are taking direct aim at Mr. Kushner, warning of political consequences if Mr. Trump abandons his campaign promise.

“For his part, Mr. Kushner must know that an obviously broken campaign pledge will impair the President’s ability to be reelected,” Michael McKenna, a Republican strategist who worked on the Trump transition team, wrote in a memo that laid out the reasons for withdrawal.

“He probably also knows (or will know) that there is no mechanism — absent withdrawal — that allows the sort of reworking the agreement that some in the administration have suggested is possible,” Mr. McKenna added.

Indeed, the agreement as constructed doesn’t seem to allow the U.S. to lower its emissions goals and maintain its seat at the international table, as Secretary of State Rex W. Tillerson and others have suggested.

The deal, which is not a formal treaty and carries no noncompliance penalties whatsoever, calls on the U.S. to cut its greenhouse gas emissions by at least 26 percent by 2025 — a massive reduction that would require dramatic changes in domestic American energy policy.

China, the world’s largest polluter, has to do nothing until 2030, when it says it will reach peak emissions and then begin reductions. There are signs, however, that China already is beginning to curb its emissions.

While Mr. Trump apparently is still open to remaining in the agreement, his administration is taking steps that would make it virtually impossible to meet the emissions targets. For example, he has instructed the Environmental Protection Agency to eliminate the Clean Power Plan, a set of national limits on carbon pollution from power plants that is central to meeting the broader emissions goals.

More broadly, Mr. Trump has made clear that he wants to ramp up U.S. oil, gas and coal production and end the Obama administration’s favoritism toward renewable energy. Those policy priorities make the Paris pledge little more than words on a page, even if the nation formally remains a part of the deal.

Even the president’s EPA administrator openly favors withdrawal.

Paris was just a bad deal, in my estimation,” EPA chief Scott Pruitt said last month.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Francia. Cento motivi per votare Marine Le Pen. – The Local

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-22.

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Il giornale The Local è saldamente schierato a favore di Macron, usando argomentazioni pacate e spesso ragionevoli.

Con atteggiamento tipico delle persone non viscerali, i redattori di questa testata hanno fatto un tentativo di capire i motivi per i quali la gente del popolo voterà per Marine Le Pen.

Hanno commissionato un grande numero di interviste, riportando virgolettata per ciascuna di esse la frase salente.

Ne esce un quadretto vivace, naturale e sorprendente.

Lo spaccato di una Francia inedita ai più, formata da gente che lavora e che vorrebbe poter vivere tranquilla.

Nel complesso, questo è un florilegio di cui dovrebbe tener conto qualsiasi candidato i qualsiasi nazione.


The Local. 2017-04-22. This is why millions of French people will vote Marine Le Pen for president

The mention of the name Le Pen still causes many French voters as well most mainstream media and politicians to tense up, but on April 23rd as many as eight million French voters will put her name in the ballot box. They tell us why.

*

Marine Le Pen has lambasted by her rivals, criticised by leading economists and business leaders, declared public enemy number one by most politicians outside her party and had war declared on her by sextremists Femen.

Yet on Sunday in the first round of the French presidential election somewhere between seven and eight million French people are expected to vote for her as the next president of France.

We asked some of those voters who attended her raucous rally in Paris to tell us why, in just one sentence or two.

Change

“She will change something. We need to give her a chance. She can’t do anything catastrophic. If she doesn’t succeed then we will try someone else,” said Francois Glauzy, a chauffeur from the Paris suburb of Bagneux.  

French first

“I want her to give a chance to French people above the others and give work to people who need it,” said Rosaline Glauzy, also from the Paris suburb of Bagneux.

Grandfather Denis Thierry, a former member of the Communist party from Paris told The Local there must be “national priority” for the French.

“I have grandchildren. They are all on the list for social housing but not one of them has been given lodging. They need to prioritize lodging and jobs for French people.”

Student Roxanne Boissel said: “I know a lot of students who don’t have work because those jobs are going to immigrants. France has homeless living in the streets but immigrants are given housing.

Borders

“We need to control our borders and our country. France is nothing like it was 20 years ago,” said Florence Gerault a teacher from Versailles.

Radical Islam

“I will vote Marine Le Pen to stop the rise of Islamic fundamentalism in France more than anything else because it’s a real problem for the country and for all of Europe,” said Gregory a civil servant from near Paris. “All those who are considered a danger should be expelled from France.”

Tough on crime

Martine a civil servant who is originally from Guadeloupe said: “I want to feel safe when I leave my house in the morning. Criminals are not punished in this country. If she doesn’t win, I won’t stay in France. I don’t feel safe.”

Sovereignty

“I’m voting for Le Pen for a return to national sovereignty and a return of power to French people so we are dictated to by Brussels. I want a return to a Europe of nations,” said Valentin Manent, aged 28 a stage technician from the city of Orleans.

Immigration

“In the current economic context immigration is just not sustainable. It causes difficulties in terms of security and needs to be controlled,” said 27-year-old Bruno.

“I’ll vote her for social justice. Our elderly people and our handicapped need to be looked after before immigrants are looked after,” said 38-year old Jeanne Berullier from Orleans.

Antonio Davisseau, a young student from Toulon in the south of France added: “We have millions of unemployed and homeless people and the government does nothing for these people yet they welcome all the immigrants. Marine Le Pen is the only one who will change things radically.”

Kevin, a 25-year-old from Nancy who works in marketing spoke of the immigrant communities in poor housing estates.

“We can’t accept more immigrants, when we can’t assimilate those that are already here,” he said. “They live in their own communities and it just encourages integralism.”

Veronica Radoux, from suburbs of Paris said: “France cannot take on all the misery in the world. At some point we have to say ‘stop’. Marine Le Pen can change things. She is willing.

Alexandre a 20-year-old student said: “Most of the criminals we have are immigrants and they don’t want to be French. They want to keep their own identity.”

Revive “forgotten France”

“Voting for Le Pen is about getting the forgotten France back again,” said Quentin a 29-year-old political advisor for the National Front.

“There is a big divide between the big cities in France and the rest of the country. The small places on the outskirts are all having their banks and shops closed down. Some cities and villages are dying. I’m defending these territories. We all are.”

Identity

Cyril, an engineer from Paris, said: “There is so much immigration that we are losing our identity. Our principle value is respect and there’s none left.”

Elisabeth Lalanne de Haut, a National Front regional councillor from Haute Normandie, said: “There’s only Marine Le Pen who can restore French values and our customs, traditions and our homeland, because certain other candidates don’t like France.”

A 60-year-old retired man from Toulouse who gave his name as Jean-Pierre said: “Before, I used to speak to anyone, but I don’t want to speak to people wearing the veil. What would I say to her? I Just want things to be balanced. We are turning into Lebanon.”

Valentin Caceres, a 20-year-old student from the greater Paris region of Ile-de-France said: Each country is different. When I go to Morocco or the United States I like to discover new cultures and I want France to keep its own culture. We have the impression that France is no longer France.”

“She is the only one who is a patriot and the only one who will defend French values of liberty, egality and fraternity. These are the values of our civilisation of our story, but we are losing them,” said retired 61-year-old Christian de la Motte from Paris.

“Africans who come to France come with their own traditions and their own culture and little by little they impose their culture and traditions,” he added. “I don’t want to eat halal meat or have people praying in the streets and we don’t want to see women wearing the veil in the streets.”

To bring back the franc

“Marine Le Pen is the only one who defend our monetary sovereignty. In this economic crisis France needs to be able to devalue its own currency to boost exports,” said 25-year-old Alexis Robert from the Champagne region of eastern France.

All those reasons…

Franz Pfifferling a 30-year-old carer.

“There’s not just one reason to vote for Marine Le Pen, there are many. Everything is linked. Migration, security, the economy. We need to control our borders not close them like 95 percent of all the other countries in the world.

“They have made a waste of this country. When you think of those people who fought for the country in two wars. If they could see the France of today…”

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Islamizzazione dell'Occidente, Senza categoria, Terrorismo Islamico

Il terrorista dei Champs Elysées aveva già fatto un altro attentato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-21.

2017-04-21__Parigi__001

I capi di stato non sono stati eletti per presenziare con volto annoiato ai funerali delle vittime del terrorismo.

Sono stati eletti per estirpare il terrorismo stesso.

Ma è conflittuale finanziare il terrorismo islamico in Medio Oriente ed in Africa, dargli copertura politica ed armarlo, viziare e coccolare gli islamici già presenti sul territorio, finanziare le moschee ove si predica il  terrorismo, rimettere in libertà terroristi già fermati e condannati da un Tribunale, e poi fingere di dolersi se il terrorismo colpisce ancora, facendo morti ammazzati.

Anche alla ipocrisia dovrebbe essere posto un limite.

Il killer sembrerebbe aver usato un kalashnikov: sembrerebbe che in Francia sia più facile procurarsi un kalashnikov che il permesso di parcheggiare l’automobile per strada.

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«L’attentatore era noto ai servizi di sicurezza»

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«Aveva già sparato ad un agente nel 2001»

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«Era nato nella periferia di Parigi»

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«Un francese, Karim C., forse appoggiato da un complice belga, ha ucciso con un kalashnikov un poliziotto sugli Champs-Elysees e ne ha feriti altri due»

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«l’attentato è stato compiuto da qualcuno denominato ‘Abu Yusuf al Beljiki’, ovvero “il belga”»

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«Si chiamava Karim C., era schedato dalla polizia, radicalizzato, con pesanti precedenti»

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«già 15 anni fa era stato condannato per tentato omicidio di un agente, quindi per aver assalito una guardia in carcere»

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Cerchiamo di ragionare.

– L’attentatore è un cittadino francese, madrelingua francese, nato nelle banlieue parigine, indottrinato nelle moschee che usano i finanziamenti statali per propalare il terrorismo. Non è un poveraccio immigrato.

– Nel 2001 aveva fatto un attentato sparando ad un agente, condannato per tentato omicidio ma rapidamente rimesso in libertà da una Magistratura connivente.

– Intanto, per perfezionare il curriculum, aveva assalito una guardia in carcere.

– Avrebbe dovuto essere un sorvegliato speciale dei servizi antiterrorismo, invece ha potuto agire indisturbato, come se si fosse preparato per andare a pescare nella Loira.

*

I responsabili di questo ultimo attentato, e di tutti i precedenti, sono il Presidente Hollande, il suo governo socialista, i Magistrati, e tutti i buonisti che frignano sui poveri terroristi incuranti del sangue sparso dalle vittime innocenti.

Adesso, alla luce di quanto successo, rileggetevi bene il manifesto pubblicato dalla massoneria francese:

I massoni francesi esortano al voto. Domenica conteremo quanto valgono.

Queste logge massoniche sono causa efficiente del terrorismo.


Ansa. 2017-04-21. Parigi, ucciso un agente agli Champs Elysées. Abbattuto l’aggressore. L’Isis firma attacco. Presunto complice si presenta ad Anversa

Feriti gravemente altri due agenti. Spari di kalashnikov diretti alla polizia. L’attentatore era noto ai servizi di sicurezza: ‘Aveva già sparato ad un agente nel 2001’. L’episodio è avvenuto a tre giorni dalle elezioni presidenziali in Francia.

*

Il terrorismo irrompe nelle elezioni francesi: ieri sera un 39enne armato di kalashnikov ha sparato sugli Champs-Elysees a Parigi uccidendo un poliziotto e ferendone altri due, prima di venire abbattuto. Rivendicazione dell’Isis. Hollande ha convocato per stamattina un Consiglio di difesa. Presunto complice si presenta alla polizia ad Anversa, ma per procura non c’è alcun legame con il Belgio. Fermate tre persone vicine al killer.

E’ ripreso stamattina il traffico sugli Champs Elysees dopo l’attacco di ieri sera. Come previsto, e’ cominciato questa mattina all’Eliseo un Consiglio di difesa convocato d’urgenza ieri sera dal presidente francese Francois Hollande. 
“Nulla deve ostacolare l’appuntamento democratico”, ha dichiarato il premier francese Bernard Cazeneuve.

Il belga segnalato dalle autorità di Bruxelles a Parigi in relazione all’attentato si è presentato spontaneamente al commissariato di polizia di Anversa. 

Non c’è al momento nessun legame” tra l’attacco a Parigi e il Belgio. Lo ha affermato la Procura federale belga, secondo quanto riporta la tv pubblica fiamminga Vrt. L’uomo presentatosi spontaneamente al commissariato ad Anversa, che ha un alibi e che nega ogni coinvolgimento nei fatti di Parigi, è noto per casi gravi di traffico di stupefacenti ma non ha legami con il terrorismo né è noto per essere radicalizzato, riferisce la Procura.

Diverse armi sono state ritrovate nell’Audi 4 del terrorista ucciso dopo la sparatoria sugli Champs-Elysées: un fucile a pompa e delle armi bianche, tra cui un coltello da cucina.

Tre persone ritenute vicine all’assalitore sono state fermate e interrogate dai servizi antiterrorismo. Si trovavano nelle abitazioni perquisite durante la notte dalla Polizia.

L’attentato, due giorni fa l’avvertimento. Ieri sera, a tre giorni dal primo turno, il terrorismo ha fatto irruzione nelle elezioni presidenziali francesi. Un francese, Karim C., forse appoggiato da un complice belga, ha ucciso con un kalashnikov un poliziotto sugli Champs-Elysees e ne ha feriti altri due. Poi si è dato alla fuga, ma è stato ucciso dopo pochi metri. Prima di mezzanotte, la rivendicazione dell’Isis: l’attentato è stato compiuto da qualcuno denominato ‘Abu Yusuf al Beljiki’, ovvero “il belga”. A Parigi, il killer – come confermato dal procuratore Francois Molins – è stato identificato e la sua abitazione in banlieue di Parigi già perquisita. Si chiamava Karim C., era schedato dalla polizia, radicalizzato, con pesanti precedenti: già 15 anni fa era stato condannato per tentato omicidio di un agente, quindi per aver assalito una guardia in carcere. Era nato nella periferia di Parigi. Il panico si è propagato in pochi istanti, l’intera avenue, la più celebre della capitale, è stata blindata dai furgoni di polizia, dalla Concorde fino all’Etoile. Tutte le fermate del metrò sono state sbarrate, gli abitanti sono stati invitati a non avvicinarsi al quartiere.

L’agenzia Amaq, legata allo Stato Islamico, ha riferito che l’attacco è stato compiuto da “combattenti” dell’Isis, uno dei quali viene individuato in Abu Yusuf al Beljiki, ovvero “il belga”. Lo riferisce il Site.

Erano passati pochi minuti dalle 21 e gli 11 candidati alle presidenziali di domenica erano impegnati da un’ora nell’ultima performance in diretta tv su France 2 quando diverse raffiche di armi automatiche hanno seminato il terrore sugli Champs-Elysees, all’altezza del civico 102, in prossimità dei grandi magazzini britannici ‘Marks & Spencer’. Un uomo è sceso da un’Audi 80 grigia, si è avvicinato ad un furgone parcheggiato con alcuni poliziotti all’interno – agenti della stradale e della municipale – e ha fatto fuoco con un kalashnikov. Un agente è stato ucciso sul colpo, altri due feriti, una passante – una turista straniera – colpita da schegge. L’assalitore si è dato alla fuga, a piedi, abbandonando l’auto. Dopo pochi metri, è stato abbattuto da altri colleghi degli agenti aggrediti, che stavano pattugliando la strada. Testimoni hanno parlato di “una vera e propria esecuzione”. La procura antiterrorismo è stata immediatamente incaricata delle indagini, dopo aver escluso in pochi minuti che si trattasse di una rapina o di criminalità comune. Panico nella strada, in pochi minuti tutto è stato blindato, i tanti negozi ancora aperti sono stati invitati a chiudere immediatamente. Poliziotti e teste di cuoio hanno perquisito ogni centimetro quadrato dei negozi, in particolare il grande magazzino ‘Marks & Spencer’, poi si sono riversati in un parcheggio poco distante, per il sospetto che un complice potesse essere in fuga proprio lì. Sul presunto ‘secondo uomo’, però, non ci sono conferme in Francia, mentre dal Belgio rimbalza la notizia – e la foto – di un complice “arrivato in treno da Bruxelles”. Il suo domicilio belga sarebbe stato già perquisito. 

 Intanto, sul canale pubblico France 2 andava in onda l’ultimo dibattito elettorale, a 3 giorni dalle urne. Per 40 minuti, i candidati si sono succeduti nello studio ma di attentato a Parigi non si è mai parlato. Emmanuel Macron è stato il primo ad esprimere il cordoglio e il dolore per il poliziotto ucciso, Marine Le Pen è indicata da molti come la candidata che più potrebbe trarre vantaggio dall’attentato. All’Eliseo, il primo ministro Bernard Cazeneuve ha raggiunto pochi minuti dopo i fatti il presidente Francois Hollande, che in serata ha confermato come la pista terroristica sia quella che stanno seguendo le autorità. Per questa mattina alle 8, il presidente ha convocato all’Eliseo un Consiglio di difesa, annullando una visita in Bretagna. Anche Le Pen e Fillon hanno annullato gli ultimi comizi previsti per oggi, confermati invece da Macron, Melenchon e Hamon.


Bbc. 2017-04-21. Paris shooting: Gunman was ‘focus of anti-terror’ probe

The gunman who shot dead a policeman in Paris on Thursday has been identified from papers left in his car, but French officials are yet to release his name.

Local media say the 39-year-old lived in the city’s suburbs, and had been seen as a potential Islamist radical.

The gunman wounded two police officers before being shot dead by security forces on the Champs Elysees.

A pump-action shotgun and knives were found in his car, the French TV station BFMTV reported.

Another man suspected of possible links to the attack has turned himself in to Belgian police.

French police have also taken three family members of the gunman into custody, Reuters reports, citing a legal source.

Prime Minister Bernard Cazeneuve said security forces, including elite units, were fully mobilised ahead of Sunday’s presidential poll.

“Nothing must be allowed to impede the fundamental democratic process of our country,” he said after an emergency security cabinet meeting.

So-called Islamic State (IS) has said one of its “fighters” carried out the attack.

What happened on Thursday on the Champs-Elysees?

A car pulled up alongside a police bus just before 21:00 (19:00 GMT) and a man got out, opening fire on the bus with an automatic weapon, Interior Ministry spokesman Pierre-Henry Brandet said.

After killing an officer, the man attempted to run away while shooting at other officers, two of whom he injured, the spokesman added.

He was then shot dead by security forces.

Terrified eyewitness later recounted scenes of panic as they ran for cover after hearing gunfire.

The whole of the Champs Elysees was evacuated.

Because of its worldwide renown and its large number of visitors, the avenue has long been seen as a potential target, the BBC’s Hugh Schofield in Paris reports.

Overnight, a property in the eastern Parisian suburb of Chelles was searched by investigators, who want to know who else – if anyone – may have known about the gunman’s plans.

What is known about the attacker?

Paris prosecutor François Molins said shortly after the shootings that “the attacker’s identity is known and has been verified”.

“I won’t reveal it, because investigations and raids are already under way, in particular to establish whether there is any evidence or not of complicity [in this attack],” he said, adding that more information would be released on Friday.

According to French media, the attacker served several years in prison for firing on police officers with a gun in the early 2000s.

More recently the intelligence services identified him as a potential Islamist radical.

Meanwhile, IS named the attacker as Abu-Yusuf al-Baljiki, in a statement carried by its Amaq news outlet.

The Belgian interior minister told VRT public broadcaster that the perpetrator was a French national.

Could the attack influence the elections?

The attack took place as 11 candidates in Sunday’s closely fought presidential election were engaged in a final joint TV appearance to argue their policies.

Three of the four main candidates, centrist Emmanuel Macron, centre-right Francois Fillon and far-right Marine Le Pen, have called off planned events on Friday, which would have been the final day of campaigning.

Front National candidate Marine Le Pen told a French radio station on Friday morning she feared further attacks, and said France should immediately reinstate border checks.

She tweeted: “I feel for and stand by our security forces, who have been targeted again.”

Meanwhile, Independent centrist Emmanuel Macron urged French citizens not to “give in to fear” in a interview with the RTL station.

He said it was a president’s “first duty to protect” and he expressed his “solidarity” with the police.

Mr Fillon, of the Republican Party, also went on Twitter to pay “tribute to the security forces who give their lives to protect ours”.

Jean-Luc Mélenchon, standing for the far left, tweeted: “I strongly feel for the policemen killed and wounded and their families. Terrorist attacks will never go unpunished, accomplices never forgotten.”

Islamist militancy is a major issue in the polls after recent mass attacks claimed by IS, with 238 people killed in jihadist attacks in France since 2015, according to data from AFP news agency.

And how did the world react?

At the White House, US President Donald Trump said people had to be strong and vigilant.

“Our condolences from our country to the people of France,” he said. “It looks like another terrorist attack and… what can you say? It just never ends.”

In the UK, a Downing Street spokesman said: “The UK strongly condemns the appalling terrorist attack in Paris. The Prime Minister (Theresa May) has tonight passed on her condolences to President Hollande.”

German Chancellor Angela Merkel pledged to remain “strong and determined” alongside France.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

I massoni francesi esortano al voto. Domenica conteremo quanto valgono.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-21.

2017-04-19__Sette Obbedienze Massoniche francesi esortano al voto__massoni-anti-le-pen

Da due secoli la massoneria francese è sempre stata in grado di coagulare alle elezioni la maggioranza assoluta dei deputati eletti oltre che la conquista della presidenza o ruoli analoghi, cui dovrebbe essere aggiunta la quota di massoni attivi nella parte minoritaria. Il loro peso elettorale nel passato, anche recentissimo, potrebbe essere stimato attorno al 65%.

Bene, questo strapotere sembrerebbe scricchiolare: sembrerebbe non essere più presente.

Il manifesto pubblicato da sette obbedienze massoniche francesi è inequivocabile e non lascia dubbi su chi sia il loro candidato in pectore.

Queste le obbedienze firmatarie:

«Obédiences signataires :

Grand Orient de France

Fédération française du DROIT HUMAIN

Grande Loge Féminine de France

Grande Loge Féminine de Memphis Misraïm

Grande Loge Mixte Universelle

Grande Loge Mixte de France

Grand Chapitre Général Féminin de France

Grande Loge des Cultures et de la spiritualité»

*

Tre logge sono femminili e due sono miste, seguendo in ciò le più recenti tendenze massoniche.

Una è un’organizzazione di sicura dipendenza massonica, ma non ufficialmente incardinata.

Il Grand Orient de France è il core della massoneria francese. A seguito il documento originale in fotocopia.

2017-04-14__Sette Obbedienze Massoniche francesi esortano al voto

*

È un gesto alquanto inusuale l’aver pubblicato un manifesto. Usualmente la massoneria predilige metodi meno diretti.

Sembrerebbe essere un gesto determinato dalla disperata sensazione di non riuscire a vincere, motivo per cui si giocano il tutto per tutto nella speranza di avere ancora una qualche moral suasion.

Domenica avremo però modo di contare, di enumerare, quanto conti ancora la massoneria francese: il suo peso politico equivarrà ai voti presi dal loro candidato.

Non azzardiamo previsioni, ma la sensazione è che molti piangeranno amaramente.


Grand Orient de France. 2017-04-13. Sept Obédiences maçonniques lancent un Appel Républicain pour les élections présidentielles – 13 avril 2017.

Les Obédiences maçonniques signataires de cet Appel rappellent l’importance de la prochaine échéance électorale qui va engager notre pays pour les années qui viennent. Hors de nos territoires le résultat de cette élection sera observé par toutes celles et tous ceux qui se font une certaine idée de la France républicaine, porteuse historique des idéaux de Liberté, d’Egalité et de Fraternité.

Les Obédiences signataires de cet Appel ne donnent aucune consigne de vote. Mais elles tiennent à rappeler solennellement les valeurs et les principes qui doivent unir les énergies de notre peuple en vue du développement du bien commun.

Les Obédiences signataires revendiquent leur idéal humaniste universaliste et rappellent leur attachement à la République, à la séparation des pouvoirs, au vote comme outil citoyen, à la laïcité pleine et entière comme forme élevée de la paix sociale, à la liberté absolue de conscience, à l’école comme espace préservé  préparant au vivre ensemble.
Elles sont attachées à l’édification de sociétés fraternelles respectueuses de la dignité humaine, soucieuses de ne pas considérer l’être humain comme une variable d’ajustement d’une économie dérégulée. Elles veulent faire progresser l’égalité des droits, l’égalité réelle entre les femmes et les hommes. Au racisme, à la haine de l’autre et aux murs elles opposent la volonté de bâtir des ponts. 

Les Obédiences signataires de cet Appel invitent donc les citoyens français à la vigilance la plus grande. Des menaces très inquiétantes pèsent toujours sur notre société. Communautarismes clivants et visions régressives de la vie en société et des rapports entre femme et homme se nourrissent les uns des autres.

En France et hors de France poussent les égoïsmes nationaux et les pulsions identitaires. Rôdent des menaces d’affrontements et de guerres. Des pans entiers de notre société, dont nombre de jeunes, sont en totale désaffection vis-à-vis de l’engagement et des projets politiques, alors qu’exercer son devoir de citoyen en allant voter est plus que jamais essentiel.
Nous voyons avec inquiétude des positions publiques décomplexées et omniprésentes s’affirmer et occuper les esprits. Elles menacent la séparation des pouvoirs et appellent à des confrontations néfastes. Des concepts et des idéaux qui sont et restent des ferments d’avenir sont manipulés et détournés de leur sens. De vieilles perspectives qui ont fait tant de mal dans le passé réapparaissent sous des formes adaptées aux temps actuels et aux repères parfois perdus. 

Pourtant nous voulons inviter nos concitoyens femmes et  hommes à ne pas cultiver le déclinisme et la peur, l’abandon ou le repli. Il est inexact de considérer que notre société n’est traversée que de menaces et de dangers. Des espaces ouverts de recherche du progrès humain et l’aspiration à plus de justice existent bien, en particulier chez les jeunes.
Il s’agit donc de chercher des solutions pour l’avenir en gestation dans le monde d’aujourd’hui. Ce travail-là est essentiel. Il doit s’inscrire dans une démarche ouverte et réfléchie, de celles qui inspirent des moments importants de l’Histoire.
Il faut bâtir, et non pas craindre.

C’est en prenant en compte cette aspiration que la parole politique, brouillée par des engagements égarés et des pratiques condamnables, pourra se faire entendre largement, se régénérer et revivifier l’espace démocratique.

Les Francs-Maçonnes et Francs-Maçons signataires de cet Appel invitent les citoyens à voter en conscience, de manière éclairée, à veiller dans leurs choix à ce que soit garanti le respect des valeurs et principes qui unissent. Ils incitent à refuser les terribles ferments de discorde et d’affrontements, à se situer dans une démarche responsable et prospective, génératrice d’une fraternité humaine généreuse et créative.

Obédiences signataires :

Grand Orient de France

Fédération française du DROIT HUMAIN

Grande Loge Féminine de France

Grande Loge Féminine de Memphis Misraïm

Grande Loge Mixte Universelle

Grande Loge Mixte de France

Grand Chapitre Général Féminin de France

Grande Loge des Cultures et de la spiritualité