Pubblicato in: Agricoltura, India, Materie Prime

India. Vende 500,000 tonnellate di grano all’Egitto.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-19.

India 013

India. Prosegue tranquilla a comprare petrolio dalla Russia. Non accetta le sanzioni di Joe Biden.

«L’enclave liberal occidentale ha dichiarato guerra alla Russia, imponendo sanzioni ad effetto immediato irrispettose dei contratti in essere e fomentando il conflitto russo-ukraino cercando di allargare la Nato a quel paese e piazzandovi missili offensivi.

Ma il mondo libero si è dissociato da tali sanzioni e comportamenti, condannandoli. Solo per citare alcuni stati, Brasile, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, India, Cina nonché molti paesi afferenti l’Asean hanno rifiutato e condannato tali sanzioni. Sono quattro miliardi di persone e metà del pil ppp mondiale»

Ma ciò che vale per il petrolio vale anche per tutti gli altri beni.

A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre, diceva Giulio Andreotti.

Ci si domanda donde poi arrivino quelle 500,000 tonnellate di grano in esubero.

* * * * * * *

«Egypt’s government has agreed to buy half a million tonnes of wheat from India»

«Egypt, one of the world’s biggest wheat importers, is looking for alternatives to Black Sea grain exports»

«New Delhi announced a ban on wheat exports on Saturday amid a scorching heat wave that has curtailed domestic production and driven up domestic prices»

«the Indian ban would not apply to the deal with Egypt»

«Egypt has four months’ worth of strategic at reserves and six months of vegetable oils, the country’s prime minister said earlier in the day»

* * * * * * *


Exclusive: Egypt to buy 500,000 tonnes of wheat from India

CAIRO, May 15 (Reuters) – Egypt’s government has agreed to buy half a million tonnes of wheat from India, Egyptian Supply Minister Aly Moselhy told Reuters on Sunday.

Egypt, one of the world’s biggest wheat importers, is looking for alternatives to Black Sea grain exports which face disruptions caused by Russia’s invasion of Ukraine, both major wheat exporters to Egypt.

“We have agreed to buy half a million tonnes from India,” Moselhy said, speaking on the sidelines of a press conference.

New Delhi announced a ban on wheat exports on Saturday amid a scorching heat wave that has curtailed domestic production and driven up domestic prices.

However, Moselhy said during the press conference the Indian ban would not apply to the deal with Egypt.

He also said the Egyptian cabinet had given approval for government purchaser the General Authority for Supply Commodities to circumvent its tender process and purchase wheat directly from countries or companies.

Egypt was also in talks with Kazakhstan, France, and Argentina, he said.

Egypt has four months’ worth of strategic at reserves and six months of vegetable oils, the country’s prime minister said earlier in the day.

Officials say that following procurement of the ongoing local harvest, Egyptian wheat reserves would be sufficient until the end of the year.

Pubblicato in: Armamenti, Russia

Russia. Poseidon. Siluro nucleare progettato per generare tsunami radioattivi.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-19.

2022-05-08__ Poseidon 001

Il Presidente Putin tira fuori nuovi sistemi di arma come un prestigiatore i conigli dal cappello.

Ciò che lascia stupiti e perplessi non è soltanto la potenza ed affidabilità di codesti sistemi, come stiamo vedendo in Ukraina, quanto piuttosto come facciano i russi, che gestiscono un budget militare tutto sommato molto piccolo, a progettare e costruire un così grande numero e varietà di missili allo stato dell’arte.

Il Poseidon ha colpito la fantasia della gente, per cui ne daremo qualche succinta notizia.

Si tenga presente che i russi sono abbottonati quando si parla di questi temi.

* * * * * * *

«Poseidon precedentemente noto col nome in codice di progetto Status-6, è un veicolo sottomarino senza pilota a propulsione nucleare di fabbricazione russa, attualmente in fase avanzata di sviluppo, progettato dal Bureau Rubin ed equipaggiato di una testata nucleare al cobalto-60.

Presentato ufficialmente il 1º marzo 2018 nel corso dell’annuale discorso alla nazione del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, il Poseidon è de facto un siluro nucleare, in grado di infliggere danni irreparabili su ampie porzioni di costa e di entroterra. Tali risultati sarebbero possibili dalla combinazione degli effetti dell’esplosione della testata del vettore che, accreditata secondo i report iniziali di una potenza prossima ai 100 Mt, oltre a contaminare ampi tratti di mare a scapito di fauna e flora acquatiche, produrrebbe un’onda anomala tale da distruggere ogni attività umana. Stime più recenti, invece, ne hanno ridimensionato la potenza a 2 Mt.

Trasportato esternamente allo scafo di un sottomarino madre, i vettori designati all’utilizzo del Poseidon sono il Belgorod e il Chabarovsk. Entrambi i vettori sono stati opportunamente modificati per assolvere a tale compito. ….

 Il fisico nucleare Andrei Sakharov propose lo sviluppo di un siluro armato con una testata nucleare da 10 Mt, in grado di devastare le coste degli Stati Uniti d’America, generando uno tsunami di enormi proporzioni, con onde alte 500 m, e inquinando le aree costiere con le radiazioni residue, al fine di distruggere l’industria ittica. ….

Il mini-sottomarino robot Status-6 sarebbe sviluppato da Rubin, un ufficio di progettazione di sottomarini a San Pietroburgo armato con una testata nucleare al cobalto-59 da 10 megatoni, che in caso di esplosione si sarebbe trasformato nel ben più radioattivo cobalto-60, in grado di inquinare vasti tratti di mare per un periodo di almeno cinque anni Lanciato dai sottomarini a propulsione nucleare della classe Oscar K-139 Belgorod[N 4] 09852 e classe Yasen modificata Chabarovsk[09851, il drone sottomarino sarebbe in grado di “evitare tutti i dispositivi di localizzazione acustica e altre trappole”.

Il drone sarebbe stato lanciato da due nuovi modelli di sottomarini che la Russia aveva iniziato a produrre negli ultimi tre anni, ed avrebbe una portata massima tra le 5400 e le 6300 miglia nautiche (tra i 10000 e gli 11700 chilometri circa), viaggiando ad una velocità di crociera di 30 nodi (circa 55 km/h), ma con spunti di accelerazione fino a raggiungere una velocità massima di 100 nodi (185 km/h, 115 mph) ad una profondità di 1.000 metri grazie alla propulsione affidata ad un piccolo reattore nucleare dotato di pump-jet.» [Fonte]

* * * * * * *


Cosa sappiamo del drone sottomarino russo Poseidon, che trasporta armi nucleari.

Si tratta di un siluro a guida autonoma capace di trasportare una testata nucleare per circa 11 mila chilometri. Nel 2021 Mosca stava progettando di costruirne 30.

Dalla televisione di stato russa, la propaganda militarista del Cremlino ha velatamente minacciato di attacco nucleare il Regno Unito, svelando una delle armi non così tanto segrete di Mosca: il drone sottomarino Poseidon. Si tratta di un siluro a giuda autonoma progettato per trasportare testate atomiche attraverso gli oceani, la cui esistenza è nota già dal 2018.

Da quando Vladimir Putin ha attaccato l’Ucraina, i programmi televisivi russi hanno incominciato a elencare i diversi modi in cui i propri sistemi missilistici possono colpire l’Occidente, con tanto di grafiche apocalittiche ed effetti speciali creati al computer. Tra questi, il maggior rilievo è stato dato ai nuovi razzi intercontinentali Sarmat, testati per la prima volta lo scorso 20 aprile e capaci di attraversare migliaia di chilometri trasportando diverse testate nucleari.

In questo clima da nuova Guerra fredda, nei giorni scorsi il presentatore televisivo Dmitry Kiselyov, chiamato dai media internazionali “la bocca di Putin”, ha spiegato come la Russia potrebbe usare il drone Poseidon per attaccare il Regno Unito. Nel suo intervento, Kiselyov ha spiegato come “possiamo cancellare il Regno Unito” facendo diventare l’isola “un deserto radioattivo”. In base alle sue dichiarazioni riportate dall’Indipendent, Poseidon potrebbe trasportare una testata atomica di 100 megatoni di potenza, migliaia di volte superiore a quella sganciata dagli Stati Uniti su Hiroshima, che “solleverebbe un’onda gigante, uno tsunami capace di sommergere interamente il territorio britannico.

Il Poseidon, noto anche con il nome in codice progetto Status-6, è un veicolo sottomarino senza pilota a propulsione nucleare. Lungo 24 metri e largo 1,6, può viaggiare a una profondità di circa un chilometro e a una velocità di 100 chilometri all’ora. La sua gittata è di circa 11 mila chilometri e può essere lanciato solo da quattro sottomarini russi di classe Belgorod, presumibilmente ancorati nella città costiera di Severodvinsk, vicino alla Finlandia. In base alle informazioni in possesso al United States naval institute, al 25 febbraio dello scorso anno erano in cantiere circa 30 droni Poseidon, sei per ogni sottomarino dedicato al trasporto, più altri destinati a capsule speciali per essere attivati a distanza.

Per quanto riguarda il suo potenziale distruttivo, la rivista di tecnologia Popular Mechanics ha proposto stime di gran lunga inferiori, per quanto devastanti, rispetto a quelle esposte dalla propaganda del Cremlino. Se i primi rapporti parlavano effettivamente della possibilità di trasportare bombe da 100 megatoni, le ultime stime hanno rivalutato la capacità di carico del Poseidon, calibrato più probabilmente per trasportare ordigni da 2 megatoni. La differenza è enorme e fondamentale. Infatti, una bomba da 100 megatoni – il doppio della bomba Tsar, la più potente mai testata – potrebbe effettivamente generare tsunami devastanti in grado di ricoprire chilometri di terra ferma. Mentre una bomba da 2 megatoni potrebbe creare danni gravissimi agli obiettivi costieri, ma non generare le onde radioattive paventate da Kiselyov.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Materie Prime, Russia, Unione Europea

Russia. Nei primi due mesi di conflitto ha raddoppiato i guadagni sullo export EU degli idrocarburi.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-18.

2022-05-15__ CREA 001

«Russia nearly doubled its income from energy sales to the EU during wartime, study shows»

Questa frase sintetizza alla perfezione quello che è accaduto nei primi due mesi del conflitto russo-ukraino.

Sembrerebbe che le roboanti sanzioni di Joe Biden abbiano sortito due effetti:

– un immane costo imposto alle e sopportato dalle tasche degli Elettori Contribuenti americani

– il raddoppio dei guadagni della Russia

2022-05-15__ CREA 002

* * * * * *

«Blocco Continentale designa il blocco disposto da Napoleone I, con decreto datato da Berlino il 21 novembre 1806, contro l’Inghilterra, in risposta al blocco (fittizio) contro la Francia e i paesi satelliti dichiarato dall’Inghilterra. Per effetto del b. nessuna nave che provenisse direttamente dall’Inghil­terra o dalle sue colonie poteva più essere accolta nei porti dell’Impero francese. Più tardi, in risposta alle analoghe misure prese dall’Inghilterra, Napoleone con i decreti di Fontainebleau e di Milano (1807) dichiarò confiscabili le navi neutrali che avessero fatto scalo in porti inglesi. Efficace nel biennio 1807-08 (vi aderirono Prussia, Danimarca, Austria, Svezia e Russia), il b. gravò poi pesantemente sulla politica economica e sociale della Francia; dopo il 1809 perdette rapidamente valore.» [Fonte]

Il blocco continentale morì schiacciato dal peso del contrabbando.

* * * * * *


Financing Putin’s war on Europe: Fossil fuel imports from Russia in the first two months of the invasion

Fossil fuel exports are a key enabler of Russia’s military buildup and brutal aggression against Ukraine.

To shed light on who purchases Russia’s oil, gas and coal, and how the volume and value of imports have changed since the start of the invasion, the Centre for Research on Energy and Clean Air has compiled a detailed dataset of pipeline and seaborne trade in Russian fossil fuels.

                         Key findings include:

– 63 billion EUR worth of fossil fuels were exported via shipments and pipelines from Russia since the beginning of the invasion. The EU imported 71% of this, worth approximately 44 billion EUR.

– The largest importers in order were Germany (EUR 9.1 billion), Italy (EUR 6.9 billion), China (EUR 6.7 billion), Netherlands (EUR 5.6 billion), Turkey (EUR 4.1 billion) and France (EUR 3.8 billion).

– A quarter of Russia’s fossil fuel shipments arrived in just six EU ports: Rotterdam (Netherlands), Maasvlakte (Netherlands), Trieste (Italy), Gdansk (Poland) and Zeebrugge (Belgium).

– Major oil firms, power utilities and industries continued to buy Russian fossil fuels: we detected deliveries to facilities or with ships linked to oil companies Exxon Mobil, Shell, Total, Repsol, BP, Lukoil, Neste and Orlen and Trafigura; power utilities RWE, KEPCO, Taipower, Tohoku Electric Power, Chubu Electric Power, TEPCO, Kyushu Electric Power; and industrial companies Nippon Steel, POSCO, Formosa Petrochemical Corporation, Mitsubishi, Hyundai Steel, Sumitomo and JFE Steel.

– There is a clear pick-up in oil shipments to India, Egypt and other “unusual” destinations for Russian exports. However, the shipments to these new destinations are nowhere near enough to make up for the fall in exports to Europe

– Deliveries of oil to the EU fell by 20% and coal by 40%, while deliveries of LNG increased by 20%. EU gas purchases through pipelines increased by 10%. Oil deliveries to non-EU destinations increased by 20%, and with major changes in destinations. Deliveries of coal and LNG outside the EU increased by 30% and 80%, respectively.

* * * * * * *


Russia Nearly Doubled Its Income From Energy Sales To The EU During Wartime, Study Shows

Moscow continues to benefit from Europe’s energy dependence on Russian oil despite a reduction in sales due to sanctions imposed to pressure it to end its war against Ukraine, according to experts with a Finland-based research organization.

New research by the Center for Research on Energy and Clean Air (CREA) released on April 28 shows that Russia has nearly doubled its revenues from sales of fossil fuels to the EU during the two months of war in Ukraine.

Soaring prices have more than compensated Russia for the loss in sales volume due to sanctions, the research shows.

Researchers at CREA also say new sanctions promise to drive up prices even more, nullifying efforts to prevent Russian President Vladimir Putin from using energy to pressure the EU and to finance the war against Ukraine.

Since the start of the war, Russia has sold 46 billion euros worth of energy resources to the European Union, and the figure continues to rise. This is about twice as much as the amount of sales in the same period in 2021,according to CREA.

Even though there was a decline in the volume of sales, the increase in the price of oil brought Moscow about 63 billion euros ($66 billion) on the energy exported on ships and through pipelines since the invasion was launched on February 24.

According to CREA, the volume of Russian oil imported by the EU fell by 20 percent and coal by 40 percent. However, gas imports grew, and Germany remains the main buyer. During the two months of the war, it imported energy products worth 9 billion euros.

Lauri Millivirta, lead analyst at CREA, said the continued export of energy “is a big hole in the sanctions” and all countries that buy fuel from Russia “become complicit in the monstrous violations of international law committed by the Russian military.”

The only way to stop the war would be a quick and complete rejection of Russian energy carriers, she believes.

The European Parliament in March adopted a resolution calling for an embargo on Russian energy, but so far the European Union has only discussed such an embargo. The EU has imposed an embargo on Russian coal that will take effect from August.

The German government has ruled out a gas embargo because of the economic damage it would cause, but Chancellor Olaf Scholz said on April 28 that Germany must prepare for Russia to suspend gas deliveries.

“Whether and what decision the Russian government will make in this regard is speculation, but…one has to prepare for it,” Scholz said during a visit to Tokyo. The German government already has started preparing for the possibility that Russia will cut off gas supplies, he added.

The CREA research was reported as Russian energy giant Gazprom announced a soaring net profit for last year, citing high energy prices as the main reason for the increase.

Gazprom said in a statement that its net profit hit 2.09 trillion rubles ($29 billion) in 2021, up from 135 billion rubles the year before when profits slumped due to the global pandemic and falling energy prices.

“The main factor that affected the financial result was an increase in gas and oil prices,” the state-controlled company said in a statement.

Global energy prices have soared since last year as economies began emerging from COVID-19 pandemic lockdowns. Prices have risen further in the wake of Russia’s military operation in Ukraine.

Gazprom also forecast a fall in gas output of about 4 percent this year in another sign of the impact of Western sanctions against Moscow.

Gazprom on April 27 announced the halt of gas supplies to EU members Poland and Bulgaria, saying they had violated Putin’s order that payments for gas be made in rubles.

Putin made the demand in retaliation for the West’s economic sanctions against Moscow over the Ukraine conflict.

Although the sanctions had led to an increased level of economic uncertainty in Russia, Gazprom said the situation did not “call into question the consistency” of its operations.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Stati Uniti

Biden. Axios fa una impietosa ma realistica analisi. Biden è impotente contro la inflazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-18.

Biden 001

«Il presidente è in gran parte impotente a far calare l’inflazione»

«Durante le sue osservazioni, Biden ha riconosciuto chiaramente che “alcune delle radici dell’inflazione sono al di fuori del nostro controllo”»

* * * * * * *

«President Biden is blaming three culprits when it comes to controlling inflation: Vladimir Putin, the pandemic and congressional Republicans»

«The problem is: He doesn’t control any of them»

«By conceding he’s mostly powerless to meaningfully reduce inflation, Biden is bracing the country for higher prices»

«He’s also trying to make a case for the Democratic Party — and the remainder of his term — in this fall’s pivotal midterm elections»

«Working down a logic train in his inflation speech Tuesday, the president wanted to convince voters about who’s to blame for soaring prices — whether it’s national gasoline at an all-time high of $4.37/gallon or food prices soaring with each checkout»

«The president is largely powerless to bring down inflation»

«During his remarks, Biden plainly acknowledged “some of the roots of the inflation are outside of our control.”»

«As for direct causes, Biden cited Putin’s invasion of Ukraine and supply-chain snarls caused by the pandemic as the “two major contributors to inflation.”»

«Republicans — as well as Sen. Joe Manchin (D-W.Va.), who effectively killed Biden’s ambitious spending agenda in December — believe the president’s proposals will increase inflation»

«But he was wrong to omit the important contribution to the problem from excessive fiscal and monetary stimulus»

* * * * * * *

Biden. Sondaggio stratificato di gradimento. A confronto Stalingrado fu un trionfo tedesco.

Biden. Addio al clima. La realtà annichilisce i programmi utopici. Reuters è mutato.

America. Le sanzioni di Joe Biden hanno beneficiato Mr Putin e sono state pagate dagli americani.

India. Prosegue tranquilla a comprare petrolio dalla Russia. Non accetta le sanzioni di Joe Biden.

Biden. È crollato nei sondaggi. Sette su dieci Elettori lo disapprovano. Straparla.

Midterm. Sondaggi per stato. I repubblicani potrebbero vincere il Senato.

America. Wall Street. Da Set21 hanno perso 8.5 trilioni Usd di capitalizzazione.

Biden mette al bando i test anti-satellite. Russia, Cina ed India nemmeno rispondono.

Superpotenze militari. Gli equilibri sono rotti. Una guerra è opzione appetibile.

* * * * * * *

In calce riportiamo una traduzione in lingua italiana.

* * * * * * *


Biden is “powerless” to tame inflation

President Biden is blaming three culprits when it comes to controlling inflation: Vladimir Putin, the pandemic and congressional Republicans. The problem is: He doesn’t control any of them.

Why it matters: By conceding he’s mostly powerless to meaningfully reduce inflation, Biden is bracing the country for higher prices. He’s also trying to make a case for the Democratic Party — and the remainder of his term — in this fall’s pivotal midterm elections.

                         – Working down a logic train in his inflation speech Tuesday, the president wanted to convince voters about who’s to blame for soaring prices — whether it’s national gasoline at an all-time high of $4.37/gallon or food prices soaring with each checkout.

                         – “It is a lot better that he is de facto admitting this than overpromising and underdelivering about a low inflation rate by Election Day,” said Jason Furman, a Harvard economist and chair of the Council of Economic Advisers under President Obama.

                         – “The president is largely powerless to bring down inflation.”

Driving the news: During his remarks, Biden plainly acknowledged “some of the roots of the inflation are outside of our control.”

He spoke a day before the release of the April Consumer Price Index, in which economists expect an 8.1% inflation rate.

                         – As for direct causes, Biden cited Putin’s invasion of Ukraine and supply-chain snarls caused by the pandemic as the “two major contributors to inflation.”

                         – He also singled out Republicans for their tax plans, saving particular scorn for Sen. Rick Scott (R-Fla.). The president also blamed “ultra-MAGA Republicans” for blocking his Build Back Better plan, which he claims would lower prices.

                         – Republicans — as well as Sen. Joe Manchin (D-W.Va.), who effectively killed Biden’s ambitious spending agenda in December — believe the president’s proposals will increase inflation.

Between the lines: Biden was careful not to directly blame the Federal Reserve for the current 8.5% annual inflation rate, but he reminded voters the Fed “plays a primary role in fighting inflation in our country.”

                         – He also was explicit he would “never interfere with the Fed’s judgments.”

                         – Biden’s approach is in contrast to President Trump, who publicly tried to pressure Federal Reserve Chair Jerome Powell into keeping interest rates low while threatening to fire him.

The big picture: Congressional Republicans and prominent Democratic economists, like Harvard’s Larry Summers, have insisted that pandemic spending has contributed to inflation.

They cite the $1.9 trillion coronavirus relief bill Biden signed into law last March.

                         – Economic experts have also faulted the Fed, which announced its biggest rate hike in history last week, for keeping interest rates too low for too long.

                         – “The president was right to call out Ukraine and COVID as factors in our inflation,” Steve Rattner, a former economic adviser to President Obama, told Axios.

                         – “But he was wrong to omit the important contribution to the problem from excessive fiscal and monetary stimulus.”

                         – “And he overstated the extent to which his current actions and proposals are likely to ameliorate the problem.”

Go deeper: Biden, when directly asked if he bore any responsibility for inflation said, “I think our policies help, not hurt.”

                         – He also cited the FY21 federal deficit, which was $2.8 trillion, as helping to reduce inflation.

                         – It was roughly $350 billion less than Trump’s record $3.1 trillion deficit, in 2020.

The intrigue: Biden hinted his administration is considering reducing some of the China tariffs imposed by Trump — a source of debate inside the administration.

                         – “No decision has been made on it,” he told reporters.

* * * * * * *


Biden è “impotente” a domare l’inflazione

Il Presidente Biden accusa tre colpevoli quando si tratta di controllare l’inflazione: Vladimir Putin, la pandemia e i repubblicani del Congresso. Il problema è che non ne controlla nessuno.

Perché è importante: Ammettendo di essere per lo più impotente a ridurre significativamente l’inflazione, Biden sta preparando il Paese ad un aumento dei prezzi. Inoltre, sta cercando di difendere il Partito Democratico – e il resto del suo mandato – nelle cruciali elezioni di midterm di quest’autunno.

                         – Nel suo discorso sull’inflazione di martedì, il Presidente ha voluto convincere gli elettori di chi sia la colpa dell’impennata dei prezzi, sia che si tratti della benzina ai massimi storici di 4,37 dollari al gallone, sia che si tratti dei prezzi dei generi alimentari che aumentano a ogni controllo.

                         – È molto meglio che lo ammetta de facto, piuttosto che promettere troppo e non dare nulla per un basso tasso di inflazione entro il giorno delle elezioni”, ha dichiarato Jason Furman, economista di Harvard e presidente del Council of Economic Advisers sotto il presidente Obama.

                         – “Il presidente è in gran parte impotente a far scendere l’inflazione”.

La notizia è stata trainata: Durante le sue osservazioni, Biden ha riconosciuto chiaramente che “alcune delle radici dell’inflazione sono al di fuori del nostro controllo”.

Ha parlato un giorno prima della pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo di aprile, per il quale gli economisti prevedono un tasso di inflazione dell’8,1%.

                         – Per quanto riguarda le cause dirette, Biden ha citato l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin e le difficoltà di approvvigionamento causate dalla pandemia come i “due principali fattori che contribuiscono all’inflazione”.

                         – Ha anche criticato i repubblicani per i loro piani fiscali, riservando un particolare disprezzo al senatore Rick Scott (R-Fla.). Il Presidente ha anche incolpato “i repubblicani ultra-MAGA” per aver bloccato il suo piano Build Back Better, che secondo lui abbasserebbe i prezzi.

                         – I repubblicani – così come il senatore Joe Manchin (D-W.Va.), che a dicembre ha di fatto bloccato l’ambizioso programma di spesa di Biden – ritengono che le proposte del presidente aumenteranno l’inflazione.

Tra le righe: Biden è stato attento a non incolpare direttamente la Federal Reserve per l’attuale tasso di inflazione dell’8,5% annuo, ma ha ricordato agli elettori che la Fed “svolge un ruolo primario nella lotta all’inflazione nel nostro Paese”.

                         – È stato anche esplicito sul fatto che non avrebbe “mai interferito con le decisioni della Fed”.

                         – L’approccio di Biden è in contrasto con il Presidente Trump, che ha cercato pubblicamente di fare pressione sul Presidente della Federal Reserve Jerome Powell affinché mantenesse bassi i tassi di interesse, minacciando di licenziarlo.

Il quadro generale: I repubblicani del Congresso e importanti economisti democratici, come Larry Summers di Harvard, hanno insistito sul fatto che la spesa per la pandemia ha contribuito all’inflazione.

Essi citano il disegno di legge di 1.900 miliardi di dollari per il soccorso al coronavirus che Biden ha firmato lo scorso marzo.

                         – Gli esperti economici hanno anche rimproverato alla Fed, che la scorsa settimana ha annunciato il più grande rialzo dei tassi della storia, di averli tenuti troppo bassi per troppo tempo.

                         – Il presidente ha fatto bene a citare l’Ucraina e il COVID come fattori di inflazione”, ha dichiarato ad Axios Steve Rattner, ex consigliere economico del presidente Obama.

                         – Ma ha sbagliato a tralasciare l’importante contributo al problema di un eccessivo stimolo fiscale e monetario”.

                         – E ha sopravvalutato la misura in cui le sue attuali azioni e proposte sono in grado di migliorare il problema”.

Approfondisci: Biden, alla domanda diretta se fosse responsabile dell’inflazione, ha risposto: “Penso che le nostre politiche aiutino, non danneggino”.

                         – Ha anche citato il deficit federale dell’anno fiscale 21, che era di 2.800 miliardi di dollari, come un aiuto per ridurre l’inflazione.

                         – Si tratta di circa 350 miliardi di dollari in meno rispetto al deficit record di 3.100 miliardi di dollari previsto da Trump per il 2020.

L’intrigo: Biden ha lasciato intendere che la sua amministrazione sta valutando la possibilità di ridurre alcuni dei dazi sulla Cina imposti da Trump – una fonte di dibattito all’interno dell’amministrazione.

                         – “Non è stata presa alcuna decisione in merito”, ha detto ai giornalisti.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Stati Uniti

Usa. Volevano far fallire la Russia e stanno fallendo loro. Persi 11,700 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-17.

2022-05-17__ Wall Street 001

Il 23 settembre 2021 la capitalizzazione totale del mercato azionario americano ammontava a 54,700 miliardi di dollari.

Il 13 maggio 2022 la capitalizzazione totale del mercato azionario americano ammontava a 43,000 miliardi di dollari.

Nel corso di questi mesi Wall Street ha perso 11,700 miliardi di dollari, ossia il 21.39 percento del suo valore iniziale.

2022-05-17__ Wall Street 002

* * *

Esaminando gli andamenti degli indici della borsa di New York, si constata come in sei mesi il Dow Jones abbia perso il -10.92%, il Nasdaq il -25.54%, S&P 500 il 14.07%, il Russell 2000 il -25.33%.

* * * * * * *

Le borse americane erano sicuramente in bolla, destinata quindi a deflagrare.

Per anni la Fed ha iniettato nel sistema enormi liquidità, che in ultima analisi hanno solo alimentato la speculazione, facendo crescere il debito a dismisura.

Ma questo non è l’unico fattore.

Il Producer Price Index, Ppi, vale adesso 11.0% e l’indice dei prezzi al consumo, Cpi, quota 8.3%.

La inflazione è in continua crescita e costituisce il maggiore problema del Cittadino Contribuente Elettore. Ma anche della Fed.

Il sistema economico, finanziario e produttivo americano si trova in un pericoloso equilibrio metastabile.

Con questo tasso di inflazione ed il crollo delle borse sono entrati in crisi i fondi pensioni. I loro capitali erano in gran parte allocati in azioni. Non solo. Ma le quote versate sono falcidiate dalla inflazione, esitando così in una operazione in netta perdita. Il destino dei fondi pensioni è appeso ad un filo di ragno, ma questa è una altra bolla destinata a scoppiare.

A peggiorare la situazione si dovrebbe aggiungere che mancano cinque mesi alle elezioni di midterm, ove tutti i sondaggi sono concordi nel suggerire che i repubblicani possano conquistare sia il Congresso sia il Senato. La popolarità di Joe Biden è molto bassa.

Da mesi Joe Biden conduce assieme ai partner della Nato una guerra asimmetrica, per procura, contro la Russia.

Ma sanzioni e guerra costano, e chi paga è il Contribuente Elettore americano.

Il sistema delle sanzioni imposte si è rivelato essere più costoso per il Contribuente Elettore che non per la Russia, che ha prontamente dirottato su Cina ed India le materie prima che l’occidente liberal rifiuta di comprare.

Le speranze di Joe Biden di far fallire la Russia con un blitz finanziario sono naufragate.

Joe Biden ha più solo cinque mesi di tempo, prima di tramutarsi in una anatra zoppa.

Di qui il crescendo della aggressività della Nato.

* * * * * * *

Orbene.

Tutti questi dati concorrono a rendere sempre più plausibile un ulteriore crollo della situazione economica americana. 

Avrebbe dovuto fallire la Russia ed invece stanno fallendo gli Stati Uniti.

* * * * * * *

Africa. Le sanzioni di Joe Biden rendono appetibili i metalli africani anche in zone pericolose.

Usa. Calo della immigrazione riduce il lavoro a basso costo e causa aumenti dei prezzi.

California. Corrente elettrica insufficiente. Mantiene in funzione la centrale atomica.

Usa. Sanzioni alla Russia. Dal 23 settembre sono costate 10,400 miliardi ai Contribuenti.

Fondi Pensioni ed Inflazione. Il macello è già iniziato. L’inflazione li falcia senza pietà.

Biden. Sondaggio stratificato di gradimento. A confronto Stalingrado fu un trionfo tedesco.

Usa. Lo spettro della depressione è sempre più probabile. – Goldman Sachs Group.

Biden. Addio al clima. La realtà annichilisce i programmi utopici. Reuters è mutato.

America. Le sanzioni di Joe Biden hanno beneficiato Mr Putin e sono state pagate dagli americani.

Usa.  Si sta avviando a passo fermo verso una nuova depressione. – Bloomberg.

Usa. 81% degli adulti teme la inflazione e la recessione questo anno.

Biden. È crollato nei sondaggi. Sette su dieci Elettori lo disapprovano. Straparla.

Biden. Presidential Approval Index rating of -30.

Stati Uniti. Anno 2021. Import, Export, Macrodati. Le sanzioni sono temibili ma controproducenti.

Recessione. Gli investitori devono prepararsi ad una nuova grande depressione.

Pubblicato in: Armamenti, Cina

Australia. Irritata dalla presenza di navi spia cinesi a largo della costa occidentale.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-17.

Australia Exmonth 001

«A Chinese intelligence ship was tracked off Australia’s west coast within 50 nautical miles of a sensitive defence facility»

«Prime Minister Scott Morrison said the Chinese navy vessel was not in Australian territorial waters but its presence was “concerning”»

«It is clearly an intelligence ship and they are looking at us and we’re keeping a close eye on them»

«Australia had tracked the spy ship over the past week as it sailed past the Harold E Holt naval communications station at Exmouth, which is used by Australian, U.S. and allied submarines»

«Australia holds a general election on May 21 and the question of a national security threat posed by China has been a major campaign theme»

«Chinese navy vessels have been tracked off Australia’s north and eastern coasts several times in recent years, and the same Chinese vessel monitored Australian navy exercises with the U.S. military off the east coast last year»

«In February, China and Australia exchanged accusations over an incident in which Australia said one of its maritime patrol aircraft detected a laser directed at it from a People’s Liberation Army Navy (PLAN) vessel»

* * * * * * *

«Una nave dei servizi segreti cinesi è stata rintracciata al largo della costa occidentale dell’Australia, a meno di 50 miglia nautiche da una struttura di difesa sensibile».

«Il primo ministro Scott Morrison ha dichiarato che la nave della marina cinese non si trovava nelle acque territoriali australiane, ma la sua presenza era “preoccupante».

«È chiaramente una nave di intelligence e ci stanno guardando e noi li teniamo d’occhio».

«L’Australia ha seguito la nave spia nel corso dell’ultima settimana, mentre passava davanti alla stazione di comunicazione navale Harold E Holt a Exmouth, utilizzata dai sottomarini australiani, statunitensi e alleati».

«Il 21 maggio si terranno le elezioni politiche in Australia e la questione della minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dalla Cina è stata uno dei temi principali della campagna elettorale».

«Negli ultimi anni, navi della marina cinese sono state avvistate più volte al largo delle coste settentrionali e orientali dell’Australia e l’anno scorso una stessa nave cinese ha monitorato le esercitazioni della marina australiana con le forze armate statunitensi al largo della costa orientale».

«A febbraio, Cina e Australia si sono scambiate accuse per un incidente in cui l’Australia ha dichiarato che uno dei suoi aerei di pattugliamento marittimo ha rilevato un laser diretto verso di lei da una nave della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN)».

* * * * * * *

In calce riportiamo una traduzione in lingua italiana.

* * * * * * *


Australia says Chinese spy ship’s presence off west coast ‘concerning’

Sydney, May 13 (Reuters) – A Chinese intelligence ship was tracked off Australia’s west coast within 50 nautical miles of a sensitive defence facility, Australia said on Friday, raising concern amid an election campaign about China’s assertive behaviour in the region.

Prime Minister Scott Morrison said the Chinese navy vessel was not in Australian territorial waters but its presence was “concerning”.

“It is clearly an intelligence ship and they are looking at us and we’re keeping a close eye on them,” he told reporters.

Australia had tracked the spy ship over the past week as it sailed past the Harold E Holt naval communications station at Exmouth, which is used by Australian, U.S. and allied submarines.

China’s embassy in Australia did not immediately respond to a request for comment.

Australia holds a general election on May 21 and the question of a national security threat posed by China has been a major campaign theme.  

“I think it is an act of aggression. I think particularly because it has come so far south,” Defence Minister Peter Dutton told a news conference.

“It has been in close proximity to military and intelligence installations on the west coast of Australia.”

Relations between the two major trading partners have been strained in recent years over various issues including Chinese influence in Australia and the Pacific region.

Dutton questioned the “strange timing” of the vessel’s appearance although Home Affairs Minister Karen Andrews declined link it to the election campaign and Morrison said Chinese navy vessels had been off the Australian coast previously.

The opposition Labor Party said it was seeking a briefing from the government.

Chinese navy vessels have been tracked off Australia’s north and eastern coasts several times in recent years, and the same Chinese vessel monitored Australian navy exercises with the U.S. military off the east coast last year.

In February, China and Australia exchanged accusations over an incident in which Australia said one of its maritime patrol aircraft detected a laser directed at it from a People’s Liberation Army Navy (PLAN) vessel.

On the latest incident, Australia’s defence department said in a statement the Dongdiao Class Auxiliary Intelligence ship named Haiwangxing travelled down the west coast, crossing into Australia’s Economic Exclusion Zone on May 6, and coming within 50 nautical miles of the communications station on May 11.

“I certainly don’t believe that when you take it together with the many other coercive acts and the many statements that have been made which have been attacking Australia’s national interests, you could describe it as an act of bridge building or friendship,” Morrison said.

* * * * * * *


L’Australia afferma che la presenza di una nave spia cinese al largo della costa occidentale è “preoccupante”.

Sydney, 13 maggio (Reuters) – Una nave spia cinese è stata rintracciata al largo della costa occidentale australiana, a meno di 50 miglia nautiche da una struttura di difesa sensibile, ha dichiarato venerdì l’Australia, sollevando preoccupazioni nel corso della campagna elettorale per il comportamento assertivo della Cina nella regione.

Il primo ministro Scott Morrison ha dichiarato che la nave della marina cinese non si trovava nelle acque territoriali australiane, ma la sua presenza era “preoccupante”.

“È chiaramente una nave da spionaggio, ci stanno osservando e noi li teniamo d’occhio”, ha dichiarato ai giornalisti.

Nell’ultima settimana, l’Australia ha seguito la nave spia mentre passava davanti alla stazione di comunicazione navale Harold E Holt di Exmouth, utilizzata dai sottomarini australiani, statunitensi e alleati.

L’ambasciata cinese in Australia non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Il 21 maggio si terranno le elezioni politiche in Australia e la questione della minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dalla Cina è stata uno dei temi principali della campagna elettorale. 

“Penso che sia un atto di aggressione. Soprattutto perché si è spinto così a sud”, ha dichiarato il ministro della Difesa Peter Dutton in una conferenza stampa.

“È stato in prossimità di installazioni militari e di intelligence sulla costa occidentale dell’Australia”.

Le relazioni tra i due principali partner commerciali sono state tese negli ultimi anni per varie questioni, tra cui l’influenza cinese in Australia e nella regione del Pacifico.

Dutton ha messo in dubbio la “strana tempistica” dell’apparizione della nave, anche se il ministro degli Interni Karen Andrews ha rifiutato di collegarla alla campagna elettorale e Morrison ha detto che le navi della marina cinese erano già state al largo delle coste australiane in precedenza.

Il partito laburista all’opposizione ha dichiarato di voler chiedere un’informativa al governo.

Negli ultimi anni, navi della marina cinese sono state avvistate più volte al largo delle coste settentrionali e orientali dell’Australia e l’anno scorso la stessa nave cinese ha monitorato le esercitazioni della marina australiana con l’esercito statunitense al largo della costa orientale.

A febbraio, Cina e Australia si sono scambiate accuse per un incidente in cui l’Australia ha dichiarato che uno dei suoi aerei di pattugliamento marittimo ha rilevato un laser diretto verso di lei da una nave della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN).

In merito all’ultimo incidente, il Dipartimento della Difesa australiano ha dichiarato in un comunicato che la nave ausiliaria di intelligence della classe Dongdiao, chiamata Haiwangxing, ha viaggiato lungo la costa occidentale, attraversando la Zona Economica di Esclusione dell’Australia il 6 maggio e arrivando a 50 miglia nautiche dalla stazione di comunicazione l’11 maggio.

“Non credo che, insieme ai molti altri atti coercitivi e alle molte dichiarazioni che sono state fatte per attaccare gli interessi nazionali dell’Australia, si possa descrivere come un atto di costruzione di ponti o di amicizia”, ha detto Morrison.

Pubblicato in: Armamenti, Geopolitica Asiatica, Stati Uniti

Scacchiere indo-pacifico. Rifiuta di ospitare missili intermedi americani.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-16.

Teatro Indo-Pacifico 001

«As part of Washington’s long-standing strategy of encircling and containing China, it seeks to add to its already immense military footprint along China’s periphery, missile installations and specifically, ground-based intermediate-range missiles (GBIRMs) across the Indo-Pacific Region»

«The paper considers various US “allies” who might host the missiles»

«                       Thailand: US Needs Regime Change»

«In reality, RAND’s conclusion that elections in Thailand were “anything but fair” is based solely on the fact that the US client regime of choice – a coalition between US-backed billionaires Thaksin Shinawatra and Thanathorn Juangroongruangkit simply failed to win and take office»

«Second, the Thai government has shown a propensity to pursue closer ties with China, particularly since the coup. Research reveals that Thai military officers and officials view Chinese influence on Thailand’s security policies as now equal to that of the United States»

«                       The Philippines: Once a Colony…»

«Specifically, since his election in May 2016, Duterte has advocated closer ties with Beijing while concurrently pursuing policies that weaken core pillars of the US-Philippine alliance. Although Duterte has backtracked somewhat on these approaches, leading to some improvement in US-Philippine ties, as long as future Philippine leaders continue similar policies, including opposition to a permanent US military presence, the Philippines is extremely unlikely to accept the deployment of US GBIRMs»

«                       South Korea: Close Economic Ties with China Trump US Troop Presence» 

«Although the alliance between the United States and the ROK was forged during the Korean War, the ROK also retains a close relationship with China to help manage and resolve continuing North Korean security challenges»

«Again, economic ties with China and the fact that hosting US missiles for the explicit use of threatening China would run contrary to South Korea’s own best interests»

«                       Australia: Self-Sabotage»

«And it has only been through immense political interference in Australia and pressure from Washington to sabotage Australia’s economic ties with China»

«Although strong historical ties with the United States and developments in 2021 that indicate an expansion of US access and presence make it impossible to rule out the possibility of Australia being willing to host US GBIRMs, a historical reluctance to host permanent foreign bases, combined with the geographical distance of Australia from continental Asia, makes this possibility unlikely»

«                       Japan: The Most Likely Candidate»

«Even Japan, still occupied by tens of thousands of US troops a generation after the end of World War 2, is seen as unlikely to host such missiles»

«                       The US Undermines, not Underwrites Indo-Pacific Peace»

«Yet according to US government-funded analysis carried out by the RAND Corporation in this report, existing military cooperation with the US seems more or less testing the limits of what is acceptable in each nation»

«Taken together it is clear that America’s military presence in the Indo-Pacific region is aimed solely at encircling, containing, and confronting China»

«This is a policy that threatens to undermine not just China’s peace, stability, security, and prosperity, but that of the entire Indo-Pacific region which depends on close and ever-growing ties with China»

«This is a policy that threatens to undermine not just China’s peace, stability, security, and prosperity, but that of the entire Indo-Pacific region which depends on close and ever-growing ties with China»

* * * * * * *


Washington’s Indo-Pacific “Allies” Refuse to Host US Missiles

As part of Washington’s long-standing strategy of encircling and containing China, it seeks to add to its already immense military footprint along China’s periphery, missile installations and specifically, ground-based intermediate-range missiles (GBIRMs) across the Indo-Pacific Region.

A research paper funded by the US government and published by the RAND Corporation titled, “Ground-Based Intermediate-Range Missiles in the Indo-Pacific Assessing the Positions of US Allies,” claims this is necessary because China has developed “a wide array of capabilities that the United States was prohibited from fielding” because of America’s adherence to the Intermediate-Range Nuclear Forces (INF) Treaty of which it is no longer a signatory.

The purpose of the paper is to determine where best to locate these missiles because the US itself has no territory in the region close enough to China and its GBIRMs to put them in check. This, however, is also an admission that China’s GBIRM capabilities are not a danger to the US itself, but rather to US “interests” in the Indo-Pacific region including first and foremost its desired primacy over it.

The paper considers various US “allies” who might host the missiles including Thailand, the Philippines, South Korea, Australia, and Japan.

In each case there are serious complications including the fact that most of these “allies” have close and ever-growing ties with China economically and in some cases even militarily.

                         Thailand: US Needs Regime Change

Regarding Thailand, the RAND paper cites two obstacles, the first being:

…since the coup, Thailand has not held fair elections resulting in a democratically elected government. Instead, the forces behind the coup remain in power, with a pro-military government pushing the country further down the road of authoritarianism. Observers recognize the February 2019 elections as anything but fair, and the government continues to weaken Thailand’s democratic institutions. The continuing presence of the military-backed government in Bangkok prevents the United States from strengthening US-Thai military relations. As long as this remains true, requesting this regime to host US GBIRMs is highly unlikely.

In reality, RAND’s conclusion that elections in Thailand were “anything but fair” is based solely on the fact that the US client regime of choice – a coalition between US-backed billionaires Thaksin Shinawatra and Thanathorn Juangroongruangkit simply failed to win and take office.

Because political circles representing Thailand’s actual best interests took office, Thai foreign policy was shaped in such a way leading to the second obstacle for US missiles being based in Thailand.

RAND would claim:

Second, the Thai government has shown a propensity to pursue closer ties with China, particularly since the coup. Research reveals that Thai military officers and officials view Chinese influence on Thailand’s security policies as now equal to that of the United States. Some analysts have argued that this is because Thailand views China as benign rather than a revisionist power or a military threat. Others have found that Thailand sees itself as reliant on China for protection against military threats. How much influence these views have on defense decisions remains an ongoing debate, but Thailand has not only purchased arms from China, such as submarines and tanks, but also allowed the People’s Liberation Army Navy to access the Sattahip Naval Base (a port of call often used by the United States) and exercised with China on an annual basis. These closer ties represent a major reason why the United States “should not harbor any illusions that Thailand will be an active partner on China-related challenges.”

Not mentioned is the fact that China is Thailand’s largest trade partner, largest investor, largest source of tourism and thus a direct contributor to one of Thailand’s several major industries, as well as an increasingly important partner in reducing Thailand’s dependency on US weapons and defense partnership. Cultivating closer ties with China is simply in Thailand’s best interests but is a process done with a very conscious effort to maintain a certain level of ties with the United States nonetheless.

It can be assumed that the policymakers behind this RAND report would like to see Thai policy and the government making it changed. But this would mean Thai policy would change in a way that would jeopardize Thailand’s best interests simply to suit Washington’s. Because Thailand’s current ruling circles of political and military power refuse to place Washington’s interests above their own, Washington has embarked on a policy of changing Thailand’s ruling circles of political and military power.

Protests that could be characterized as anti-government, anti-monarchy, and anti-military have taken to the streets on and off since 2019 in the aftermath of Thai general elections that year. The core organizations promoting, supporting, and even leading the protests are funded by the US government through the National Endowment for Democracy (NED). This includes media organizations like Prachatai, Isaan Record, and Bernar News, legal organizations like iLaw (Internet Law Reform Dialogue) who in 2020 organized a petition to rewrite Thailand’s constitution, and Thai Lawyers for Human Rights who not only provide legal support for protest leaders but included staff members who themselves led protests.

In other words, the RAND Corporation is not simply pointing out the shortcomings in Thailand preventing the US from placing missiles in their territory among other attempts to militarily and economically encircle and contain China – the US is already actively attempting to rectify these shortcomings through political interference ranging from coercion up to and including attempted regime change.

It is precisely because of Washington’s approach not only with Thailand but all of the nations mentioned in the RAND Corporation’s report that many of these nations have begun diversifying away from economic and military dependence on the West and the US in particular. Increasing trade with China and Beijing’s foreign policy of non-interference makes turning to China an easy choice. Only through active coercion and interference can the US attempt to convince nations in the Indo-Pacific to rethink this pivot.

                         The Philippines: Once a Colony…

The Philippines – colonized by the US from 1898 to 1946 – has experienced a similar pivot from West to East and more specifically, from a close (some could say subservient) relationship with Washington to a more balanced relationship using growing ties with Beijing as leverage to ensure it remains that way.

The RAND Corporation says of the Philippines:

The US alliance with the Philippines is in a state of flux. While the Philippine public and elites generally support the United States and the alliance itself, current President Rodrigo Duterte has pursued policies that negatively affect ties. Specifically, since his election in May 2016, Duterte has advocated closer ties with Beijing while concurrently pursuing policies that weaken core pillars of the US-Philippine alliance. Although Duterte has backtracked somewhat on these approaches, leading to some improvement in US-Philippine ties, as long as future Philippine leaders continue similar policies, including opposition to a permanent US military presence, the Philippines is extremely unlikely to accept the deployment of US GBIRMs.

Just like with Thailand – the Philippines counts China as its largest and most important economic partner. Allowing the US to place missiles on its territory for the explicit and sole purpose of threatening China clearly runs contrary to Manila’s best interests.

Just as in Thailand, the US maintains an active policy of political interference in the Philippines to shape its political landscape to place pro-American individuals into positions of power to shift Filipino foreign policy away from reflecting the nation’s interests and instead serving American interests at the cost of the Philippines’ economic and political future.

                         South Korea: Close Economic Ties with China Trump US Troop Presence 

South Korea, despite hosting tens of thousands of US troops, is also considered by RAND an unlikely host of US GBIRMs. The report notes:

Although the alliance between the United States and the ROK was forged during the Korean War, the ROK also retains a close relationship with China to help manage and resolve continuing North Korean security challenges. The ROK also shares close economic ties with China. Because of experiences of Chinese opposition to the ROK hosting a US defensive missile system and the ROK government’s past susceptibility to Chinese pressure, combined with a general deterioration of US-ROK relations, it is highly unlikely that the ROK would consent to host US GBIRMs.

Again, economic ties with China and the fact that hosting US missiles for the explicit use of threatening China would run contrary to South Korea’s own best interests.

                         Australia: Self-Sabotage

As a matter of fact, the same goes for Australia – also mentioned in the report. And it has only been through immense political interference in Australia and pressure from Washington to sabotage Australia’s economic ties with China, that a general atmosphere of belligerence against China has begun to form. But even so, RAND Corporation sees the positioning of ground-based intermediate range missiles in Australia a provocation too far.

The report states:

Although strong historical ties with the United States and developments in 2021 that indicate an expansion of US access and presence make it impossible to rule out the possibility of Australia being willing to host US GBIRMs, a historical reluctance to host permanent foreign bases, combined with the geographical distance of Australia from continental Asia, makes this possibility unlikely. This is unlikely to change in the coming decade, even as Australia agrees to an increase in US rotational presence.

And while RAND notes that it is unlikely to change in the coming decades there are clearly efforts by the US and its supporters in Australia to change this sooner rather than later.

This is done through policy think tanks like the Australian Strategic Policy Institute (ASPI) funded by the US government and US-based arms manufacturers – shaping Australian foreign policy to suit the interests of the US at the cost of Australia’s economy and its sovereignty.

                         Japan: The Most Likely Candidate 

Even Japan, still occupied by tens of thousands of US troops a generation after the end of World War 2, is seen as unlikely to host such missiles. The RAND report notes that:

Because of Japan’s willingness to strengthen the alliance and pursue efforts to bolster its own defense capabilities vis-à-vis China, however, Japan is the regional ally that appears most likely to host US GBIRMs. That possibility, however, remains low, heavily caveated by the challenge of accepting any increase in US  presence and deploying weapons that are explicitly offensive in nature. That is unlikely to change in the years ahead.

However, the report notes that Japan could serves as a partner for a potential alternative to hosting US missiles of the intermediate range category – jointly developing such missiles deployed by the Japanese military itself.

                         The US Undermines, not Underwrites Indo-Pacific Peace

The US Indo-Pacific Command (USINDOPACOM) on its official website claims:

USINDOPACOM protects and defends, in concert with other US Government agencies, the territory of the United States, its people, and its interests. With allies and partners, USINDOPACOM is committed to enhancing stability in the Asia-Pacific region by promoting security cooperation, encouraging peaceful development, responding to contingencies, deterring aggression, and, when necessary, fighting to win.  This approach is based on partnership, presence, and military readiness.

Yet according to US government-funded analysis carried out by the RAND Corporation in this report, existing military cooperation with the US seems more or less testing the limits of what is acceptable in each nation. The RAND Corporation report acknowledges how unpopular the notion of hosting additional US missiles is throughout the Indo-Pacific region despite insinuating its necessity to counter China.

Taken together it is clear that America’s military presence in the Indo-Pacific region is aimed solely at encircling, containing, and confronting China. This is a policy that threatens to undermine not just China’s peace, stability, security, and prosperity, but that of the entire Indo-Pacific region which depends on close and ever-growing ties with China.

Were China an actual threat, nations would be asking the US for its missiles rather than the US military commissioning reports to figure out why each nation does not want them – a problem then passed off to other US agencies and funding arms to resolve through political interference and coercion.

Ultimately, this reveals the US, not China, as the greatest and most persistent threat to the Indo-Pacific region – a region that may not represent perfect diplomatic relations at all times across all issues – but a region that seems to agree that China’s rise is key to each nation’s future individually as well as key to the future of the region as a whole.

The real battlelines will not be between China and its neighbors, but rather between the region and Washington’s various ongoing efforts to undermine sovereignty and eventually change various nations’ willingness to host US missiles as well as cooperate with other measures the US seeks to pursue in its increasingly dangerous competition – some may already say conflict – with China.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Italia. Paghiamo più pensioni che buste paga. L’Italia che marcia verso il default.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-16.

Pensioni ed occupati 001

L’Ufficio Studi della Ciga ha pubblicato una interessante elaborazione che collega il numero delle pensioni erogate al numero degli occupati.

Pensioni ed occupati 002

* * * * * * *

Pensioni ed occupati 003

Il modello pensionistico italiano è basato sul regime tecnico-finanziario della ripartizione pura in quanto i contributi versati dal settore produttivo, aziende e lavoratori, sono utilizzati per pagare le pensioni in essere senza alcun accumulo di capitale; il sistema risulta in equilibrio solo quando, annualmente, il flusso delle entrate contributive è sufficiente ad erogare le prestazioni.

In poche parole, i contributi versati dagli occupati sono usati per pagare le pensioni in atto.

Per evitare di andare in deficit, poi al momento ripianato dallo stato, sarebbe necessario che il rapporto occupati / pensioni erogate fosse almeno maggiore a 10.

Pensioni ed occupati 004

* * * * * * *


Causa covid, ora paghiamo piu’ pensioni che buste paga.

Con un notevole grado di certezza, fa sapere l’Ufficio studi della CGIA, possiamo affermare che il numero delle pensioni erogate in Italia ha superato quello degli occupati 1. In virtù degli ultimi dati disponibili, se nello scorso mese di maggio coloro che avevano un impiego lavorativo sono scesi a 22,77 milioni di unità 2, gli assegni pensionistici erogati sono superiori.

Al 1° gennaio 2019, infatti, la totalità delle pensioni erogate in Italia ammontava a 22,78 milioni. Se teniamo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato dall’introduzione di “quota 100”, successivamente all’ 1 gennaio dell’anno scorso il numero complessivo delle pensioni è aumentato almeno di 220 mila unità. Pertanto, possiamo affermare con una elevata dose di sicurezza che gli assegni stanziati alle persone in quiescenza sono attualmente superiori al numero di occupati presenti nel Paese. Sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo:

“Il sorpasso è avvenuto in questi ultimi mesi. Dopo l’esplosione del Covid, infatti, è seguito un calo dei lavoratori attivi. Con più pensioni che impiegati, operai e autonomi, in futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale che attualmente supera i 293 miliardi di euro all’anno, pari al 16,6 per cento del Pil. Con culle vuote e un’età media della popolazione sempre più elevata, nei prossimi decenni avremo una società meno innovativa, meno dinamica e con un livello e una qualità dei consumi interni in costante diminuzione”.

Sebbene gli effetti della crisi dovuta al Covid avranno un impatto molto negativo dal punto di vista occupazionale, è evidente che il progressivo invecchiamento della popolazione italiana sarà un altro grosso problema con il quale fare i conti. Afferma il segretario della CGIA Renato Mason:

“Negli ultimi anni gli imprenditori stanno cercando personale altamente qualificato o figure caratterizzate da bassi livelli di competenze. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono posti di lavoro che spesso i nostri giovani, peraltro sempre meno numerosi, rifiutano di occupare e solo in parte vengono coperti dagli stranieri. Una situazione che con la depressione economica alle porte potrebbe assumere dimensioni più contenute, sebbene in prospettiva futura la difficoltà di incrociare la domanda e l’offerta di lavoro rimarrà una questione non facile da risolvere”.

                         Al Sud tutte le regioni presentano un saldo negativo

Sebbene gli ultimi dati disponibili a livello territoriale non siano recentissimi 4, tutte le otto regioni del Sud presentano un numero di pensioni superiore a quello degli occupati (vedi Tab. 1). Tra le province meridionali solo tre registrano un saldo positivo, ovvero più lavoratori attivi che pensioni erogate. Esse sono: Teramo, Ragusa e Cagliari (vedi Tab. 2).

Al Nord, invece, l’unica regione in “difficoltà” è la Liguria, che ha tutte le 4 province con il saldo negativo e il Friuli Venezia Giulia che ha un saldo pari a zero. Al Centro, invece, male anche l’Umbria e le Marche. Ovviamente, le situazioni più problematiche si registrano nelle aree dove l’età media è più avanzata. A livello regionale quella più elevata si trova in Liguria (48,46 anni medi). Subito dopo scorgiamo il Friuli Venezia Giulia (47), il Piemonte (46,54), la Toscana (46,52) e l’Umbria (46,49). A livello provinciale, invece, la realtà più “vecchia” d’Italia è Savona (48,85 anni medi), seguono Biella (48,70), Ferrara (48,55), Genova (48,53) e Trieste (48,39). Le più giovani, invece, sono Bolzano (42,30), Crotone (42,18), Caserta (41,35) e Napoli (41,31).

                         L’invecchiamento un problema che riguarda tutti i paesi avanzati

La questione dell’invecchiamento della popolazione non è un problema solo italiano. Riguarda, purtroppo, la stragrande maggioranza dei paesi più avanzati economicamente. Giappone e Germania, ad esempio, presentano degli indicatori demografici molto simili ai nostri. Ricordiamo che il problema è stato messo all’ordine del giorno addirittura nel G20 tenutosi ad Osaka l’anno scorso che l’ha definito, per la prima volta nella storia, un rischio globale.

Per quali ragioni i grandi della terra si sono occupati di demografia ? Per il semplice fatto che l’80 per cento degli over 65 vive nelle 20 economie maggiormente sviluppate che insieme producono l’85 per cento del Pil mondiale e, più degli altri, potrebbero beneficiare del “dividendo demografico” generato dai paesi emergenti. In questi ultimi, al contrario, va aumentando la coorte in piena età lavorativa (30-55 anni) ad un ritmo superiore rispetto alla capacità del sistema economico locale di creare posti di lavoro e, pertanto, non viene assorbita dal mercato del lavoro.

Pertanto, come dicevamo più sopra, il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è rilevante non solo per le conseguenze sociali ma anche per quelle economiche in termini di spesa sanitaria e di sostenibilità del sistema pensionistico. In particolare, i consumi degli over 60 sono mediamente più alti rispetto a quelli degli under 30 nel comparto dell’alimentazione, della casa e della salute. Ma in tutti gli altri settori, il divario è ad appannaggio delle classi demografiche più giovani che, però, anche in Italia si stanno contraendo paurosamente.

Con le culle vuote e l’assenza di politiche migratorie di ampio respiro corriamo il pericolo che il Vecchio Continente venga travolto da queste problematiche. L’Europa ha bisogno disperatamente di più bambini e di più persone al lavoro che possano sostenere gli anziani a riposo o bisognosi di cure. E’ necessario far venire alla luce nuove risorse e di attrarne di già disponibili. L’Ufficio studi della CGIA conclude:

“Investire per favorire le nascite, purtroppo, è una scelta che non piace a molti governi, spesso in virtù di un banale calcolo statistico, considerato che proprio la tendenza demografica declinante richiede sempre maggiori risorse a favore della parte elettoralmente più rilevante della popolazione. Ma la tentazione della rendita è di per sé un indicatore evidente di declino e di sconfitta”.

Pubblicato in: Russia, Stati Uniti

La Russia ha ragione. L’America ammette di star conducendo in Ukraina una guerra per procura.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-15.

Gargoyle 002. Base Notre Dame Paris

«La Russia ha ragione: gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra per procura in Ucraina»

«La guerra in Ucraina non è solo un conflitto tra Mosca e Kiev, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov»

«È una guerra per procura in cui l’alleanza militare più potente del mondo, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, sta usando l’Ucraina come un ariete contro lo stato russo»

«Lavrov è uno dei più affidabili portavoce della propaganda infondata del presidente Vladimir Putin, ma in questo caso non ha torto»

«E meno funzionari statunitensi dicono al riguardo, meglio è»

«Le guerre per procura sono strumenti di lunga data della rivalità tra grandi potenze perché permettono a una parte di dissanguare l’altra senza uno scontro diretto di armi»

«A un costo molto basso … possiamo rendere loro le cose molto difficili»

«La chiave della strategia è trovare un partner locale impegnato – un proxy disposto a uccidere e morire – e poi caricarlo con le armi, il denaro e l’intelligence necessari per infliggere colpi devastanti a un rivale vulnerabile».

«L’Ucraina ha usato droni, armi anticarro e altri strumenti forniti dagli Stati Uniti e dai paesi europei per masticare le unità russe»

«Per la NATO, la ricompensa è stata danneggiare alcune delle parti più importanti dell’esercito russo – le sue forze di terra e meccanizzate, le sue unità aeree, le sue forze per le operazioni speciali – così male che potrebbero volerci anni per recuperare»

«Il modo di condurre una guerra per procura è quello di mantenere una cospirazione del silenzio»

«Grazie all’incredibile resistenza dell’Ucraina, gli Stati Uniti e i loro amici hanno messo Putin sul lato sbagliato di una brutale guerra per procura»

«Ora Washington deve solo stare zitta»

* * * * * * *

Questo articolo di Bloomberg parla alla fine chiaramente.

Al di là degli obiettivi buonisti, lo scopo del conflitto è la distruzione dell’avversario.

Ma a nostro sommesso avviso, il problema non è solo di confronto militare.

Ambedue le nazioni sono provate, e questa guerra per procura non è più il blitz immaginato agli inizi, bensì si è trasformata in guerra di attrito ed usura.

E nulla vieta di pensare che gli Stati Uniti siano i primi a collassarsi.

Usa. La produzione manifatturiera sta rallentando. È crisi profonda.

Usa. Sanzioni alla Russia. Dal 23 settembre sono costate 10,400 miliardi ai Contribuenti.

Usa. Midterm. I sondaggi darebbero Congresso e Senato ai Repubblicani.

Usa. Inflazione. Gli Elettori ispanici abbandonano i democratici a favore dei repubblicani.

Usa. Inflazione. Fed plantigrada ed Amministrazione occupata altrove.

I recenti crolli di Wall Street sono un segnale ben poco raccomandante di un sistema economico al limite di rottura. Così come l’inflazione fuori controllo e gli sgangherati interventi della Fed.

Ed il fantasma di midterm incombe. Joe Biden ha più pochi mesi.

* * * * * * *

In calce riportiamo una traduzione dell’articolo riportato in lingua italiana.

* * * * * * *

«Russia is right: the U.S. is waging a proxy war in Ukraine»

«The war in Ukraine isn’t just a conflict between Moscow and Kyiv, Russian Foreign Minister Sergei Lavrov»

«It is a “proxy war” in which the world’s most powerful military alliance, the North Atlantic Treaty Organization, is using Ukraine as a battering ram against the Russian state»

«Lavrov is one of the most reliable mouthpieces for President Vladimir Putin’s baseless propaganda, but in this case he’s not wrong»

«And the less U.S. officials say about it, the better»

«Proxy wars are longstanding tools of great-power rivalry because they allow one side to bleed the other without a direct clash of arms»

«At a very low cost … we can make it very hard for them»

«The key to the strategy is to find a committed local partner — a proxy willing to do the killing and dying — and then load it up with the arms, money and intelligence needed to inflict shattering blows on a vulnerable rival»

«Ukraine has used drones, antitank weapons and other tools provided by the U.S. and European countries to chew up Russian units»

«For NATO, the payoff has been damaging some of the most important parts of the Russian military — its ground and mechanized forces, its airborne units, its special operations forces — so badly that it may take them years to recover»

«The way to wage a proxy war is to maintain a conspiracy of silence»

«Thanks to Ukraine’s incredible resistance, the U.S. and its friends have put Putin on the wrong end of a brutal proxy war»

«Now Washington just needs to shut up about it»

* * * * * * *


Russia Is Right: The U.S. Is Waging a Proxy War in Ukraine

The war in Ukraine isn’t just a conflict between Moscow and Kyiv, Russian Foreign Minister Sergei Lavrov recently declared. It is a “proxy war” in which the world’s most powerful military alliance, the North Atlantic Treaty Organization, is using Ukraine as a battering ram against the Russian state.

Lavrov is one of the most reliable mouthpieces for President Vladimir Putin’s baseless propaganda, but in this case he’s not wrong. Russia is the target of one of the most ruthlessly effectively proxy wars in modern history. And the less U.S. officials say about it, the better.

Proxy wars are longstanding tools of great-power rivalry because they allow one side to bleed the other without a direct clash of arms. During the Cold War, the Soviet Union bled the U.S. by supporting communist proxies in Korea and Vietnam.

The U.S. got revenge in Afghanistan and Nicaragua during the 1980s, supporting anticommunist insurgents who killed Soviet troops or destabilized Moscow’s clients. America would “do to the Soviets what they have been doing to us,” said National Security Council official Richard Pipes. “At a very low cost … we can make it very hard for them.”

The key to the strategy is to find a committed local partner — a proxy willing to do the killing and dying — and then load it up with the arms, money and intelligence needed to inflict shattering blows on a vulnerable rival. That’s just what Washington and its allies are doing to Russia today.

Ukrainian forces are nothing if not committed; they have been willing, in many cases, to fight to the last man. They have proved themselves far more effective than even the U.S. intelligence community anticipated when the invasion began. Putin’s ill-conceived aggression has left Russia in a terribly exposed position, and the Kyiv government and its supporters have no intention of letting Moscow escape the trap.

Ukraine has used drones, antitank weapons and other tools provided by the U.S. and European countries to chew up Russian units. Although the figures are inexact, it appears that Moscow has suffered over 10,000 deaths and lost at least 3,500 vehicles in this war. Western governments have delivered the money to keep Kyiv in business and the intelligence it has used to spoil Russia’s attacks — and even, reportedly, to target its generals. (U.S. officials have denied, plausibly enough, that they are providing Ukraine with intelligence with the express purpose of killing Russian generals, but they have confirmed that they are providing Ukraine with a wide range of information that it decides how to use.)

For NATO, the payoff has been damaging some of the most important parts of the Russian military — its ground and mechanized forces, its airborne units, its special operations forces — so badly that it may take them years to recover. America’s goal is to “weaken” Russia, Secretary of Defense Lloyd Austin has acknowledged; the only way to deal with a rogue regime is to reduce its capacity for harm.

Don’t expect Moscow’s position to improve. Its offensive in eastern Ukraine is proceeding lethargically. Ukraine is getting better-armed as the war goes on, while Russia has badly depleted its stocks of weapons and been reduced to throwing already weakened units back into the line. Putin hoped to break the Ukrainian state; he may break his own army instead.

That would be a coup for the democratic world, but getting there will require some rhetorical discipline. One reason the public knows so much about Western support for Ukraine is because the U.S. government has been leaking like crazy, divulging sensitive information about the role American-provided intelligence has played in targeting the Russian brass and sinking the flagship of Moscow’s Black Sea fleet. This not-for-attribution bragging is bad news.

The way to wage a proxy war is to maintain a conspiracy of silence. The target state is more likely to refrain from retaliating if the other side can resist taking a victory lap. During the 1950s, for instance, the U.S. and the Soviet Union both suppressed the news that Soviet pilots were flying combat missions over North Korea as a way of keeping this limited confrontation under wraps and within bounds. 

So far, the U.S. and its allies have been very effective at coercing Putin’s Russia. They have helped Ukraine kill vast numbers of Russian soldiers — more than Moscow lost in its decade-long quagmire in Afghanistan — while simultaneously deterring Putin from striking NATO or otherwise retaliating militarily against his tormentors. There is no good reason to destabilize this fragile equilibrium by taunting a leader who on Monday claimed that NATO had been planning a preemptive strike against Russia and compared this conflict to World War II.

Thanks to Ukraine’s incredible resistance, the U.S. and its friends have put Putin on the wrong end of a brutal proxy war. Now Washington just needs to shut up about it.

* * * * * * *


La Russia ha ragione: Gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra per procura in Ucraina

La guerra in Ucraina non è solo un conflitto tra Mosca e Kiev, ha dichiarato recentemente il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. È una “guerra per procura” in cui l’alleanza militare più potente del mondo, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, sta usando l’Ucraina come un ariete contro lo stato russo.

Lavrov è uno dei più affidabili portavoce della propaganda infondata del presidente Vladimir Putin, ma in questo caso non ha torto. La Russia è l’obiettivo di una delle guerre per procura più spietatamente efficaci nella storia moderna. E meno funzionari statunitensi dicono su di essa, meglio è.

Le guerre per procura sono strumenti di lunga data della rivalità tra grandi potenze perché permettono a una parte di dissanguare l’altra senza uno scontro diretto di armi. Durante la Guerra Fredda, l’Unione Sovietica ha dissanguato gli Stati Uniti sostenendo i proxy comunisti in Corea e Vietnam.

Gli Stati Uniti si sono vendicati in Afghanistan e Nicaragua durante gli anni ’80, sostenendo gli insorti anticomunisti che hanno ucciso le truppe sovietiche o destabilizzato i clienti di Mosca. L’America “farebbe ai sovietici quello che loro hanno fatto a noi”, ha detto il funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Richard Pipes. “Ad un costo molto basso … possiamo rendere loro le cose molto difficili”.

La chiave della strategia è trovare un partner locale impegnato – un proxy disposto a uccidere e morire – e poi caricarlo con le armi, il denaro e l’intelligence necessari per infliggere colpi devastanti a un rivale vulnerabile. Questo è proprio quello che Washington e i suoi alleati stanno facendo alla Russia oggi.

Le forze ucraine non sono nulla se non impegnate; sono state disposte, in molti casi, a combattere fino all’ultimo uomo. Hanno dimostrato di essere molto più efficaci di quanto persino la comunità di intelligence degli Stati Uniti avesse previsto quando è iniziata l’invasione. L’aggressione mal concepita di Putin ha lasciato la Russia in una posizione terribilmente esposta, e il governo di Kiev e i suoi sostenitori non hanno intenzione di lasciare che Mosca sfugga alla trappola.

L’Ucraina ha usato droni, armi anticarro e altri strumenti forniti dagli Stati Uniti e dai paesi europei per masticare le unità russe. Anche se le cifre sono inesatte, sembra che Mosca abbia subito oltre 10.000 morti e perso almeno 3.500 veicoli in questa guerra. I governi occidentali hanno consegnato il denaro per mantenere Kyiv in attività e l’intelligence che ha usato per rovinare gli attacchi della Russia – e anche, secondo quanto riferito, per colpire i suoi generali. (I funzionari degli Stati Uniti hanno negato, in modo abbastanza plausibile, che stanno fornendo all’Ucraina informazioni con l’esplicito scopo di uccidere i generali russi, ma hanno confermato che stanno fornendo all’Ucraina una vasta gamma di informazioni che decide come utilizzare).

Per la NATO, la ricompensa è stata danneggiare alcune delle parti più importanti dell’esercito russo – le sue forze di terra e meccanizzate, le sue unità aeree, le sue forze di operazioni speciali – così male che potrebbero volerci anni per recuperare. L’obiettivo dell’America è quello di “indebolire” la Russia, ha riconosciuto il segretario alla Difesa Lloyd Austin; l’unico modo per affrontare un regime canaglia è quello di ridurre la sua capacità di nuocere.

Non aspettatevi che la posizione di Mosca migliori. La sua offensiva in Ucraina orientale sta procedendo in modo letargico. L’Ucraina sta diventando meglio armata man mano che la guerra va avanti, mentre la Russia ha gravemente esaurito le sue scorte di armi e si è ridotta a rimettere in linea unità già indebolite. Putin sperava di spezzare lo stato ucraino; potrebbe invece spezzare il suo stesso esercito.

Questo sarebbe un colpo per il mondo democratico, ma arrivarci richiederà una certa disciplina retorica. Uno dei motivi per cui il pubblico sa così tanto del sostegno occidentale all’Ucraina è perché il governo degli Stati Uniti ha fatto trapelare come un matto, divulgando informazioni sensibili sul ruolo che l’intelligence fornita dagli americani ha giocato nel prendere di mira l’ottone russo e affondare la nave ammiraglia della flotta del Mar Nero di Mosca. Questo vantarsi senza attribuzione è una cattiva notizia.

Il modo di condurre una guerra per procura è quello di mantenere una cospirazione del silenzio. Lo stato bersaglio è più probabile che si astenga dal vendicarsi se l’altra parte può resistere a fare un giro di vittoria. Durante gli anni ’50, per esempio, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica hanno entrambi soppresso la notizia che i piloti sovietici stavano volando in missioni di combattimento sulla Corea del Nord come un modo per mantenere questo confronto limitato sotto silenzio e nei limiti.

Finora, gli Stati Uniti e i loro alleati sono stati molto efficaci nel costringere la Russia di Putin. Hanno aiutato l’Ucraina a uccidere un gran numero di soldati russi – più di quelli che Mosca ha perso nel suo decennale pantano in Afghanistan – e contemporaneamente hanno dissuaso Putin dal colpire la NATO o altrimenti dal fare rappresaglie militari contro i suoi aguzzini. Non c’è una buona ragione per destabilizzare questo fragile equilibrio deridendo un leader che lunedì ha affermato che la NATO ha pianificato un attacco preventivo contro la Russia e ha paragonato questo conflitto alla seconda guerra mondiale.

Grazie all’incredibile resistenza dell’Ucraina, gli Stati Uniti e i loro amici hanno messo Putin sul lato sbagliato di una brutale guerra per procura. Ora Washington ha solo bisogno di stare zitta.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Africa, Materie Prime

Africa. Le sanzioni di Joe Biden rendono appetibili i metalli africani anche in zone pericolose.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-05-15.

Gufo_019__

«con il 7% della fornitura globale di nichel della Russia, il 10% del platino del mondo e il 25-30% del palladio del mondo fuori dal mercato internazionale, i ricchi depositi africani di questi metalli iniziano a sembrare molto più attraenti»

«Le sanzioni occidentali alla Russia per la sua invasione dell’Ucraina stanno costringendo le catene di approvvigionamento dei metalli a riconfigurarsi lungo le linee geopolitiche»

I paesi dell’enclave liberal occidentale stanno imbattendosi in una critica carenza di carenza di metalli, carenza che è effetto del blocco delle esportazioni di tali beni da loro stessi imposto alla Russia.

Ma se le miniere africane possono offrire ragionevoli ancorché rischiose possibilità di approvvigionamento, il loro sfruttamento non risolve certamente la carenza attuale.

Senza materie prime la produzione chiude i battenti.

Con un Ppi al 37% il blocco europeo sta agonizzando.

I Contribuenti dell’enclave socialista stanno pagando un ben alto prezzo.

La Russia?

Esporta con gioia il suo surplus minerario alla Cina ed all’India. Non ha perso un centesimo.

* * * * * * *

In calce riportiamo una traduzione in lingua italiana dell’allegato articolo.

* * * * * * *


«Global scramble for metals thrusts Africa into mining spotlight»

«The need to secure new sources of metals for the energy transition amid sanctions on top producer Russia has increased the Africa risk appetite for major miners, who have few alternatives to the resource-rich continent»

«Companies and investors are considering projects they may have previously overlooked, while governments are also looking to Africa, anxious to ensure their countries can procure enough metals to feed an accelerating net-zero push»

«The reality is that the resources the world wants are typically located in difficult places»

«The United States has voiced support for new domestic mines, but projects have stalled»

«Certainly, the risks of mining in sub-Saharan Africa remain high»

«The acute security challenge facing mines in the gold-rich Sahel region was highlighted last month when Russia’s Nordgold abandoned its Taparko gold mine in Burkina Faso over an increasing threat from militants»

«And even in the continent’s most industrialised economy, South Africa, deteriorating rail infrastructure is forcing some coal producers to resort to trucking their product to ports»

«Yet with Russia’s 7% of global nickel supply, 10% of the world’s platinum, and 25-30% of the world’s palladium off the table, Africa’s rich deposits of those metals start looking a lot more attractive»

«Western sanctions on Russia over its invasion of Ukraine are forcing metals supply chains to reconfigure along geopolitical lines»

* * * * * * *


Global scramble for metals thrusts Africa into mining spotlight

Ohannesburg, May 8 (Reuters) – The need to secure new sources of metals for the energy transition amid sanctions on top producer Russia has increased the Africa risk appetite for major miners, who have few alternatives to the resource-rich continent.

Companies and investors are considering projects they may have previously overlooked, while governments are also looking to Africa, anxious to ensure their countries can procure enough metals to feed an accelerating net-zero push.

This year’s Investing in African Mining Indaba conference, which runs May 9-12 in Cape Town, will see the highest-ranking U.S. government official in years attending, organisers say, as well as representatives from the Japan Oil, Gas and Metals Corporation (JOGMEC), in a sign of rich countries’ rising concern about securing supply.

“The reality is that the resources the world wants are typically located in difficult places,” said Steven Fox, executive chairman of New York-based political risk consultancy Veracity Worldwide.

The U.S. administration wants to position itself as a strong supporter of battery metals projects in sub-Saharan Africa, he said.

“While Africa presents its challenges, those challenges are no more difficult than the corresponding set of challenges in Canada. It may be easier to actually bring a project to fruition in Africa, than in a place like Canada or the U.S.,” he added.

The United States has voiced support for new domestic mines, but projects have stalled. Rio Tinto’s  Resolution copper project, for example, was halted over Native American claims on the land, and conservation issues.

Certainly, the risks of mining in sub-Saharan Africa remain high. The acute security challenge facing mines in the gold-rich Sahel region was highlighted last month when Russia’s Nordgold abandoned its Taparko gold mine in Burkina Faso over an increasing threat from militants.

And even in the continent’s most industrialised economy, South Africa, deteriorating rail infrastructure is forcing some coal producers to resort to trucking their product to ports.

Yet with Russia’s 7% of global nickel supply, 10% of the world’s platinum, and 25-30% of the world’s palladium off the table, Africa’s rich deposits of those metals start looking a lot more attractive.

“As a mining company, there aren’t many opportunities and if you are going to grow, you’re going to have to look at riskier countries,” said George Cheveley, portfolio manager at Ninety One.

“Clearly, after Russia-Ukraine people are more sensitive to geopolitical risk and you cannot predict which projects are going to work out and which are not,” he added.

Kabanga Nickel, a project in Tanzania, secured funding from global miner BHP  in January, and CEO Chris Showalter said it is seeing increased demand from potential offtakers.

Western sanctions on Russia over its invasion of Ukraine are forcing metals supply chains to reconfigure along geopolitical lines, Showalter said.

“Not everyone’s going to be able to get clean battery metals from a friendly jurisdiction, so I think some difficult decisions will have to be made, and it is going to force people to make some new decisions about where they want to source.”

* * * * * * *


La corsa globale ai metalli spinge l’Africa sotto i riflettori dell’industria mineraria

Ohannesburg, 8 maggio (Reuters) – La necessità di assicurarsi nuove fonti di metalli per la transizione energetica in mezzo alle sanzioni sul produttore principale Russia ha aumentato l’appetito di rischio Africa per i principali minatori, che hanno poche alternative al continente ricco di risorse.

Le aziende e gli investitori stanno prendendo in considerazione progetti che potrebbero aver trascurato in precedenza, mentre i governi stanno anche guardando all’Africa, ansiosi di garantire che i loro paesi possano procurarsi abbastanza metalli per alimentare una spinta netta-zero in accelerazione.

La conferenza Investing in African Mining Indaba di quest’anno, che si svolge dal 9 al 12 maggio a Città del Capo, vedrà la partecipazione del più alto funzionario del governo degli Stati Uniti da anni, dicono gli organizzatori, così come i rappresentanti della Japan Oil, Gas and Metals Corporation (JOGMEC), in un segno della crescente preoccupazione dei paesi ricchi di garantire l’approvvigionamento.

“La realtà è che le risorse che il mondo vuole sono tipicamente situate in luoghi difficili”, ha detto Steven Fox, presidente esecutivo della società di consulenza sui rischi politici Veracity Worldwide con sede a New York.

L’amministrazione degli Stati Uniti vuole posizionarsi come un forte sostenitore dei progetti sui metalli delle batterie nell’Africa sub-sahariana, ha detto.

“Mentre l’Africa presenta le sue sfide, quelle sfide non sono più difficili del corrispondente insieme di sfide in Canada. Può essere più facile portare a compimento un progetto in Africa che in un posto come il Canada o gli Stati Uniti”, ha aggiunto.

Gli Stati Uniti hanno espresso il loro sostegno per nuove miniere nazionali, ma i progetti si sono arenati. Il progetto di rame Resolution di Rio Tinto, per esempio, è stato fermato per le rivendicazioni dei nativi americani sulla terra e per questioni di conservazione.

Certamente, i rischi dell’attività mineraria nell’Africa sub-sahariana rimangono alti. L’acuta sfida alla sicurezza delle miniere nella regione del Sahel, ricca d’oro, è stata evidenziata il mese scorso quando la russa Nordgold ha abbandonato la sua miniera d’oro Taparko in Burkina Faso a causa della crescente minaccia dei militanti.

E anche nell’economia più industrializzata del continente, il Sudafrica, il deterioramento delle infrastrutture ferroviarie sta costringendo alcuni produttori di carbone a ricorrere ai camion per trasportare il loro prodotto nei porti.

Tuttavia, con il 7% della fornitura globale di nichel della Russia, il 10% del platino del mondo e il 25-30% del palladio del mondo fuori dal tavolo, i ricchi depositi africani di questi metalli iniziano a sembrare molto più attraenti.

“Come azienda mineraria, non ci sono molte opportunità e se vuoi crescere, devi guardare a paesi più rischiosi”, ha detto George Cheveley, portfolio manager di Ninety One.

“Chiaramente, dopo Russia-Ucraina la gente è più sensibile al rischio geopolitico e non si può prevedere quali progetti andranno bene e quali no”, ha aggiunto.

Kabanga Nickel, un progetto in Tanzania, si è assicurato un finanziamento da BHP a gennaio, e il CEO Chris Showalter ha detto che sta vedendo un aumento della domanda da parte di potenziali acquirenti.

Le sanzioni occidentali alla Russia per la sua invasione dell’Ucraina stanno costringendo le catene di approvvigionamento dei metalli a riconfigurarsi lungo le linee geopolitiche, ha detto Showalter.

“Non tutti saranno in grado di ottenere metalli puliti per batterie da una giurisdizione amica, quindi penso che alcune decisioni difficili dovranno essere prese, e questo costringerà le persone a prendere alcune nuove decisioni su dove vogliono approvvigionarsi”.