Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Devoluzione del socialismo ideologico. – Eu Observer

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-24.

Vincent van Gogh - Disperazione

«In a constitutional state, the true ruler is the voter».


Questa considerazione, che al mondo vale quasi esclusivamente per i popoli occidentali, racchiude l’essenza del dominio politico di una parte: conquistare la maggioranza percentuale e, con essa, la maggioranza dei deputati, formando quindi un governo.

Al dominio politico fa seguito quello amministrativo burocratico: il potere politico tenderà a nominare burocrati e funzionari, giudici compresi, aderenti al proprio modo di vedere le cose, alla propria Weltanschauung.

Questo insieme di dipendenti delle pubbliche amministrazioni collegati tra di essi da un comune modo di sentire possono formare ciò che usualmente è designato come “deep state“, ossia un insieme più o meno coordinato che mira ad influenzare e condizionare un eventuale governo che non condivida le proprie ideologie. Come asseriva Hegel, si governa tramite la burocrazia.

Un giudice liberal o socialista governa con le sentenze molto più efficacemente di un parlamento. E, con la scusa della separazione dei poteri, un cambio di governo ben poco potrebbe fare contro di esso. Si consideri anche come i funzionari pubblici, giudici compresi, almeno nelle nazioni europee, non siano cariche elettive, bensì nominate in una qualche maniera dal governo. Così facendo il deep state socialista può sopravvivere al cambio di governo, e favorire il ritorno.

La maggior parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni non è tanto un “fedele servitore” dello stato, quanto piuttosto della componente politica che gli ha procurato il posto che occupa. Solo molto raramente resterà in quel posto solo se la componente politica di cui è espressione resti al governo: una delle più efficaci invenzioni liberal è stata quella del posto pubblico a vita, inamovibile.

Ma la definizione di deep state sarebbe incompleta se non si considerassero le ngo (ong). Associazioni di diritto privato con qualche migliaia di associati che i media schierati denominano “società civile” e che riportano le loro azioni esattamente come se rappresentassero la totalità degli elettori della nazione. Burocrati e funzionari le riconoscono, concedono loro finanziamenti e le istituzionalizzano spesso rendendo obbligatoria la loro consultazione al fine di stendere leggi e regolamenti. Questa è forse la forma più raffinata di potere, che legalizza la piazza.

Infine, liberal e socialisti ideologici grande cura riposero nel dominare i mezzi di comunicazione, in particolare quell ‘pubblici‘ di nome, loro feudi di fatto. Liberi di supportare l’ideologia liberal e socialista.

In sintesi: il deep state è mezzo per controllare una sistema formalmente democratico ma sostanzialmente dittatoriale, non de iure bensì de facto.

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Gran quota dell’ultimo secolo è stato dominato dall’ideologia socialista in Europa, liberal negli Stati Uniti: che promettevano benessere economico e sociale in cambio di una sempre maggiore partecipazione della cosa pubblica nel possesso e nella gestione dei beni pubblici. Essendo fenomeni ideologici erano alieni dal pragmatismo per cui si tende a fare ciò che in quel particolare momento sia utile: si attua invece ciò che l’ideologia impone di fare.

Le ideologie sono in un certo qual senso delle idee coatte e cogenti.

Il sistema regge fino a tanto che vi siano beni da spartire e gestire: quindi implode. Ma implode anche quando la presenza del pubblico condizioni troppo severamente il privato.

Ma detta implosione si attua lentamente nel tempo, in quel processo denominato “devoluzione“. Il crollo finale è solo l’evento conclusivo.

Dapprima viene a meno il consenso politico, con perdita delle leve di governo, quindi, lentamente, il deep state si sgretola.

Due recenti episodi storici sono chiari esempi di quanto detto.

L’Unione Sovietica è andata lentamente disgregandosi fino ad implodere, ma la classe dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni rimasti nel cuore e nella mente comunisti sono stati espulsi da sistema con grande lentezza, si direbbe quasi per rinnovo fisiologico: i vecchi muoiono. L’attrito imposto dal deep state è stato causa efficiente della relativa lentezza dell’emersione della nuova Russia non comunista.

Lo stesso fenomeno è accaduto in Cina, con la variante che Deng Xiaoping nel breve volgere di due settimane ha trasferito gran parte dei supporter del deep state nei laogai, donde erano non più in grado di nuocere a sé ed agli altri. Lo sviluppo cinese è sotto gli occhi di tutti. Nel solo sistema scolastico furono epurati oltre 600,000 insegnanti entrati in ruolo tramite la rivoluzione culturale: Deng non se ne fece scappare nemmeno uno.

Anche in politica le parole di Caifa sono profetiche: “La morte di uno può salvare una nazione“.

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Ma la devoluzione dell’ideologia liberal e di quella socialista sarebbe poco comprensibile se il discorso si limitasse al sistema economico. Certo, il fallimento economico è sotto gli occhi di tutti. Nella foga di realizzare i propri dettami ideologici, si fece di tutto per imporre la propria Weltanschauung etica e morale. Come risultato l’istituto familiare è stato quasi distrutto, ogni cosa contro natura è stata esaltata ed imposta, e con il controllo limitativo della proliferazione l’Occidente si avvia ad esperire la più severe crisi demografica dopo la peste di Giustiniano e quella del 1300.

Questo è un elemento logicamente inspiegabile se non considerando come esso sia ideologico.

Se sarebbe stata cosa crudele ma comprensibile la sua applicazione agli altri, liberal e socialisti hanno volutamente limitato la propria progenie al punto tale da andare in estinzione loro, non gli altri.

Come risultato paradosso, tra qualche decennio l’Europa sarà popolata dagli autoctoni di fede cattolica: si tenga presente che le famiglie che fanno capo a movimenti cattolici hanno un minimo di tre figli, ma la mediana super i sei: la loro stirpe sopravvivrà, mentre quella liberal e socialista sarà scomparsa.

*

Nulla di cui stupirsi se l’ideologia liberal e quella socialista abbiano vistosamente perso consensi e quelli residui siano sostenuto per lo più da vecchi: è un’ideologia condannata dalla demorgafia.

Non ci si faccia ingannare dal fatto che i media sono ancora saldamente liberal e socialisti: senza l’appoggio di un governo in carica sono destinati a scomparire. Un solo esempio per tutti? Leggiamoci gli archivi del Corriere della Sera nel periodo a cavaliere tra il 1° aprile ed il 30 maggio 1945.

Solo per fare qualche esempio, nel 2000 in Grecia il partito socialista valeva il 43.8% ed ora quota il 5.7%; In Francia è ridotto al 6.3%; nella Repubblica Ceka è sceso dal 30.2% al 7.4%; in Spagna dal 34% al 22.7%; in Germania dal 38.5% al 18%; in Italia dal 43.2% all’attuale 23.5%.

«But in the meantime, the voter has – more than 150 years later – clearly lost faith in Lassalle’s political idea»

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«Almost everywhere in Europe, social democratic and socialist parties are losing support: last year, the German SPD saw a historic bad result in the parliamentary elections. Its sister parties in France, the Netherlands and the Czech Republic have even sunk to single digit shares of the vote.»

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«European social democracy is fighting for its political survival: since the new millennium, its vote share has fallen in 15 of the 17 countries we examined – sometimes dramatically»

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«But there are also common roots that can explain the crisis faced by socialists and social democrats in many countries»

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«First, parties have lost many of their core voters. European social democracy, born out of the labour movement of the nineteenth century, had a large support base upon which it could rely for votes: the workers, above all people engaged in manual labour»

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«It is now an ever-shrinking demography: the working class is fragmented, the conditions that supported the social democrats for decades across Europe have disappeared»

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«Second, in the past couple of decades, parties on the political fringes of many countries have emerged or have won approval»

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«populist right-wing parties are appealing to the remaining traditional working class – like the Front National in France, the FPO in Austria, Geert Wilders’ party in the Netherlands and the AfD in Germany»

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«Third, people have long been concerned by a fundamental crisis among mainstream parties»

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«A big comeback for social democracy is not yet on the cards»

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La devoluzione socialista interessa ovviamente i singoli stati, ma nel contempo svolge una pesante azione anche sull’Unione Europea.

Questa è governata dal Consiglio Europeo, ossia dalla riunione dei capi di stato o di governo dei paesi afferenti. Similmente l’Ecofin governa indirettamente l’Eurozona.

Se venti anni or sono l’indirizzo dell’Unione era chiaramente socialista ideologico, tutto volto a concretare gli Stati Uniti di Europa, ad oggi questa unanimità di intenti e vedute è venuto a meno. Non ancora completamente, ma i socialisti ideologici non hanno più la maggioranza e sembrerebbero essere destinati ad estinguersi anche in quel consesso.

Questo periodo di transitorio è destinato a durare ancora molti anni e la attuale starvation politica tedesca ne è chiaro esempio.


Euobserver. 2018-01-22. Europe’s social democrats are having a hard time

The near collapse in the vote for Germany’s SPD is just the latest crisis for social democratic parties across Europe.

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“In a constitutional state, the true ruler is the voter”, in the famous phrase of Ferdinand Lassalle, the champion of workers and intellectual force behind European social democracy.

But in the meantime, the voter has – more than 150 years later – clearly lost faith in Lassalle’s political idea.

Almost everywhere in Europe, social democratic and socialist parties are losing support: last year, the German SPD saw a historic bad result in the parliamentary elections. Its sister parties in France, the Netherlands and the Czech Republic have even sunk to single digit shares of the vote.

European social democracy is fighting for its political survival: since the new millennium, its vote share has fallen in 15 of the 17 countries we examined – sometimes dramatically:

Major developments can be seen across Europe:

Germany

In Germany, the SPD result in 2017 federal elections was the worst since the end of the Second World War (at 20.5 percent). But, at the turn of the millennium, it was the strongest party: Gerhard Schroeder led it into government in 1998 with 40 percent of the vote; in 2002 it won 38.5 percent and again named the chancellor. Since then, however, it has gone downhill. Particularly after the ‘Grand Coalition’ from 2005 to 2009, when voters punished the SPD, the junior partner; its vote share collapsed by more than ten percentage points. After a slight increase in 2013, the downward trend has resumed.

France

Last year in France, the Socialist Party (PS) entered its worst-ever crisis. President Francois Hollande, the most unpopular person to hold the office in history, did not even stand for re-election. The party’s candidate, Benoit Hamon, finished in fifth place, with a mere six percent of the vote. A few weeks later came the vote for the National Assembly. In 2012, the PS became the strongest party, this time it fell by more than 20 points and won only seven percent of the vote.

Netherlands, Czech Republic

In the Netherlands and the Czech Republic, the social democratic parties also scored in the single figures for parliamentary elections last year. In comparison to the preceding elections, they dropped by 19 and 13 percentage points respectively.

Greece

In Greece, the decline has already been underway for many years. After the start of the sovereign debt crisis, the ruling Pasok Party resoundingly lost its absolute majority in parliament. In the 2012 vote, it tumbled by more than 30 percentage points, in 2015 it lost even more trust, and today it barely plays any role at all.

Austria

In Austria’s recent vote, although SPO was able to match its results of four years ago, it nevertheless left the government and has lost almost ten percentage points over the past 15 years.

Iberia and Mediterannean

In Italy, Spain and Portugal the social democratic parties were still scoring over 40 percent in elections held over the 2000s. They are far away from that today, with the Spanish PSOE reaching only 22 percent in the last election.

Scandinavia

In Sweden and Finland, too, the election results of the social democrats have been steadily worsening since the turn of the millenium.

In Norway the workers party AP significantly recovered from its decline at the start of the millenium. In 2001, the AP lost more than ten points, winning only 24.3 percent of the vote and finding itself in opposition after more than 40 years in power. It was afterwards able to balance out those losses by shifting to the left. Since the 2009 vote, however, it has gone into reverse once again, winning 27.4 percent of the vote in 2017. While it is still the strongest party, the country is now governed by a conservative coalition.

UK exception

Until recently in the UK, the Labour party was following the same downward trend, losing ten percentage points between 2001 and 2015. But Labour was able to recoup its losses in last year’s general election and clearly profited from the consequences of the Brexit vote earlier in the year.

In every country there are of course differing, individual reasons for this development.

But there are also common roots that can explain the crisis faced by socialists and social democrats in many countries.

First, parties have lost many of their core voters. European social democracy, born out of the labour movement of the nineteenth century, had a large support base upon which it could rely for votes: the workers, above all people engaged in manual labour.

It is now an ever-shrinking demography: the working class is fragmented, the conditions that supported the social democrats for decades across Europe have disappeared.

Industrial jobs are being made superfluous by new technologies or are moving to countries with lower wages.

High-earning permanent staff work alongside wage workers, who often do the same tasks but receive less money for them.

In Germany, the share of traditional workers fell in the last 50 years from half the workforce to barely a quarter. And surveys carried out after elections illustrate that the remaining workers no longer only vote for the social democrats.

Second, in the past couple of decades, parties on the political fringes of many countries have emerged or have won approval.

Socialist and populist left-wing parties have been able to win over voters who earlier voted for the social democrats. It is, to some extent, what Syriza in Greece has managed, along with the left parties in Portugal and Denmark, or Die Linke in Germany, which is the successor party to both the East German Communist Party and the West German WASG.

At the same time, populist right-wing parties are appealing to the remaining traditional working class – like the Front National in France, the FPO in Austria, Geert Wilders’ party in the Netherlands and the AfD in Germany.

Third, people have long been concerned by a fundamental crisis among mainstream parties.

Voter commitment is decreasing, or worse: trust in politics as a whole is dissolving. Many countries in Europe are struggling with diminishing voter participation.

In Germany, around 90 percent of voters went to the ballot box in the 1970s, while in the 2000s that figure was only between 70 to 80 percent.

In France, participation in the second round of the parliamentary vote last year fell to a historic low, and in Greece, too, disengagement with politics is high.

The future?

What would a future for European social democracy look like? How can it respond to the challenges of a globalised, digitalised world? And will it manage to win back voters’ trust?

Europe’s next parliamentary election takes place in Italy in March.

Matteo Renzi, the head of the fractious social democratic party Partito Democratico, would like to lead it back to power once more.

Renzi sees himself as playing a similar role to France’s president, Emmanuel Macron, who presented himself as the renewer of the political scene. Yet in the polls, the anti-European Five Star Movement and Silvio Berlusconi’s right-wing alliance are in the lead.

A big comeback for social democracy is not yet on the cards.

Methodology

The following election results were included in the data: the observations above use the electoral results from 17 European countries. They were collected by the Norwegian Centre for Research Data and the International Foundation for Electoral Systems and processed and compiled by the New York Times in a different context. We have added any missing data.

We looked at parliamentary votes from 2000 to 2017. In countries with two-chamber systems, only the lower house was included in the analysis. In countries with multiple voting rounds, only the first round was examined.

For each country, we analysed the results of all parties that are members or partners of the Party of European Socialists (PES), an alliance of social democratic parties in Europe.

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Pubblicato in: Geopolitica America Latina.

Brasile. Elezioni presidenziali 2018 e la Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-24.

2018-01-22__Brazil__001

Nell’ottobre 2018 il Brasile andrà alle urne per rinnovare Presidente, vice-Presidente, il Congresso nazionale e quelli dei singoli stati, i relativi governatori ed infine l’Assemblea Legislativa. In buona sostanza saranno rinnovate tutte le cariche politiche di rilevanza.

«Anche se i suoi oltre 200 milioni di abitanti rendono il Brasile il quinto paese più popoloso del mondo, complessivamente il Paese ha una bassa densità di popolazione: la maggior parte della popolazione è concentrata lungo la costa, mentre nell’entroterra il paese è relativamente poco abitato, soprattutto in virtù della presenza della foresta amazzonica. La lingua ufficiale è il portoghese. La religione più seguita è il cattolicesimo, il che fa del Brasile lo Stato con il maggior numero di cattolici al mondo, seguita da una crescita notevole del pentecostalismo. ….

L’economia brasiliana è la più grande in America Latina e la settima al mondo sia per dimensioni del Pil nominale sia per potere d’acquisto (PPP). ….

Il Brasile è membro fondatore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), della Comunità dei Paesi di lingua portoghese (CPLP), dell’Unione latina, dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS), dell’Organizzazione degli Stati ibero-americani (OEI), del Mercosul e dell’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR), ed è uno dei paesi del G20 e del BRICS.» [Fonte]

*

«Nelle elezioni presidenziali del 2002-2003 si affermò Luiz Inácio Lula da Silva. Il nuovo presidente, esponente del partito operaio (Partido dos Trabalhadores PT) ha rappresentato una svolta nella politica brasiliana, in precedenza allineata alle scelte del Fondo Monetario Internazionale di cui il Brasile era debitore, in particolare ha contribuito a rilanciare il Mercosur a discapito dell’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti. Il suo programma, che ha garantito provvedimenti volti a favorire la giustizia sociale e a risollevare l’economia dissestata, riscosse ampi consensi, in particolare tra i meno agiati. Tuttavia la sua politica di equilibrismo tra gli interessi del capitale (industriale agrario e finanziario) e le aspettative di lavoratori e braccianti agricoli (sem terra) ha frenato l’auspicata rivoluzione dei rapporti sociali, la protesta degli strati più poveri della popolazione riesplose di fronte al nuovo piano economico. Venne quindi approvata una riforma delle pensioni e varato il programma Fame zero riassunto nel motto: “3 pasti al giorno per tutti” per affrontare il problema della denutrizione diffusa in tutto il Paese. Nel 2004 il Brasile fondò con gli altri Paesi dell’America Latina la Comunità delle Nazioni del Sud America. Dal 2003 è stato istituito il “bolsa familia”, che garantisce una rendita anche se minima a molte persone bisognose, questo sta aiutando molti a uscire della linea della povertà assoluta. Il “bolsa familia” è riconosciuto mondialmente come uno dei migliori piani d’aiuto alla popolazione bisognosa fatto da un governo. Nelle elezioni del 2010 Dilma Rousseff, anch’essa esponente del partito operaio, con un passato da ex guerrigliera imprigionata durante la dittatura ed ex Ministro dell’Energia e delle Miniere durante il governo di Lula, è stata eletta presidente. Incarico mantenuto sino al 31 agosto 2016, quanto è stata destituita dal Parlamento attraverso la procedura di impeachment, iniziata nel dicembre 2015, a seguito dello scandalo corruzione, nato da un’indagine sulla compagnia petrolifera Petrobras e che ha coinvolto il Partito dei Lavoratori. Dal 31 agosto 2016, Michel Temer è divenuto nuovo presidente della Repubblica. » [Fonte]

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Nel 1998, venti anni or sono, il pil era 864.017 miliardi Usd, cui corrispondeva un pil procapite di 5,132 Usd. A fine 2016 il pil si era attestato a 1,798.622 miliardi Usd, con pil procapite di 8,727 Usd. Nel 2016 il pil ppa procapite assommava a 15,242 Usd.

Il sistema economico brasiliano aveva subito due severe crisi nel 1999 – 2002, e poi negli anni 2015 – 2016: ambedue le crisi scatenate dall’instabilità politica, dalla viscerale litigiosità tra le formazioni politiche e dalla sempre crescente  presa di coscienza del continuo aumento del divario tra classi abbienti e classi meno abbienti per non dire francamente povere.

Per dare un’idea di codeste diseguaglianze, si consideri come nel 2016 il pil procapite mediano assommasse a 4,161 Usd, contro gli 8,727 Usd del pil procapite medio. Ricordiamo come il valor mediano di 4,161 Usd indichi che la metà della popolazione brasiliana ha pil procapite inferiore a tale cifra.

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In questo contesto di turbolenze politiche ed economiche, cui si associa un tasso di corruzione davvero molto alto, si stanno dando battaglia oltre venti formazioni politiche.

«The President of Brazil is elected using the two-round system. Citizens may field their candidacies for the presidency, and participate in the general elections, which are held on the first Sunday in October (in this instance, 7 October 2018). If the most-voted candidate takes more than 50% of the overall vote, he or she is declared elected. If the 50% threshold is not met by any candidate, a second round of voting is held on the last Sunday in October (in this instance, 28 October 2018). In the second round, only the two most-voted candidates from the first round may participate. The winner of the second round is elected President of Brazil.»

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Questo è l’elenco alfabetico dei principali partiti politici.

Brazilian Democratic Movement (MDB)

Brazilian Labour Renewal Party (PRTB)

Brazilian Social Democracy Party (PSDB)

Brazilian Socialist Party (PSB)

Christian Democracy (DC)

Christian Labour Party (PTC)

Communist Party of Brazil (PCdoB)

Democratic Labour Party (PDT)

Democrats (DEM)

Free Homeland Party (PPL)

Green Party (PV)

New Party (NOVO)

Party of the Republic (PR)

Patriota (PATRI)

Podemos (PODE)

Popular Socialist Party (PPS)

Progressistas (PP)

Social Christian Party (PSC)

Social Democratic Party (PSD)

Social Liberal Party (PSL)

Socialism and Liberty Party (PSOL)

Sustainability Network (REDE)

Workers’ Party (PT)

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È del tutto evidente come le aggregazioni che si formeranno al secondo turno siano determinanti al fine delle elezioni presidenziali.

Sarà fondamentale la scelta del candidato presidente da parte del Partito dei Lavoratori, cui facevano capo Mr Lula e Mrs Rousseff, ma sta anche facendosi notare la candidatura di Mr Bolsonaro.

Brasile. Elezioni 2018. Mr Bolsonaro si candiderebbe.

«A seven-term congressman, Bolsonaro is emerging as the law-and-order and anti-corruption candidate for the October 2018 vote»

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«His support is fed by a surge in violent crime and Brazil’s worst-ever graft scandal, which has implicated much of the political class, including President Michel Temer»

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«For many disillusioned voters in Latin America’s largest country, Bolsonaro’s appeal lies in his clean record, with not a single allegation of graft raised against him»

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«Battling what he sees as a hostile press, Bolsonaro aims to use social media to deliver his message directly to voters, as Trump did successfully in the U.S. election last year»

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«His Facebook page has more followers than any other politician in Brazil – 4.5 million.»

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Queste sono le proiezioni più aggiornate disponibili.

2018-01-22__Brazil__002

Come si constata, il partito dei lavoratori avrebbe ottime chance solo se il candidato presidente fosse Mr Lula. Mrs Rousseff sembrerebbe essere politicamente bruciata e gli altri nomi inconsistenti. Mr Bolsonaro apparirebbe esere stabile nelle successive prospezioni, attestandosi su percentuali di dichiarazioni di voto un po’ superiori al venti per cento. Tutti gli altri partiti sembrerebbero al momento esser fuori causa.

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Queste elezioni potrebbero essere critiche non solo per il Brasile, ma anche per l’assetto geopolitico del Sud America.

Il Partito dei Lavoratori, fortemente liberal e socialista, tende a vedere nel mercato americano lo sbocco naturale dell’economia brasiliana: in questo è decisamente conservatore. Mr Bolsonaro sembrerebbe essere più aperto all’idea di far giocare al Brasile un ruolo mondiale.

Il Brasile fa parte del Mercosur, mercato Comune del Sud, e dell’Unasur. Dal 2007 è socio fondatore della Banca del Sud. Ma soprattutto il Brasile fa parte del Brics, associazione economica di Brasile, Russia, India, Cina, e Sud Africa. Assieme, i Brics rendono conto di oltre il trenta per cento del pil ppa mondiale: giusto poco più di quanto valga il G7.

China investment in Brazil hit seven-year high in 2017

«China invested $20.9 billion in Brazil in 2017, the most since 2010 as a recession helped push down asset prices and attracted investors, according to Brazil’s planning ministry.

The energy, logistics and agriculture sectors drew the most Chinese capital, including investments in Brazil’s rich pre-salt oil fields and China’s State Power Investment Corp $2.25 billion deal to operate the São Simão hydropower plant.

The 2017 investment figure considers confirmed and announced investments, but does not include marquee deals like Chinese ride-hailing heavyweight Didi Chuxing’s purchase of a controlling stake in Brazilian competitor 99, as the private companies did not disclose the size of the deal.

Chinese investment has poured into Brazil in recent years as the world’s most populous country looks to secure food for its citizens and other natural resources.

The Brazilian government expects Chinese investment to continue increasing this year as asset prices remain low after the recession that ended last year but economic growth picks up.

“Brazil has much less investment than we need … we need foreign investors,” Jorge Arbache, vice planning minister for international affairs, said in an interview.

This year’s most wide open elections in decades are unlikely to slow Chinese investment, he said.

“When we talk to the Chinese about it being an election year, a year with a strong political component, the Chinese show each time that they have a longer-term vision for Brazil,” Arbache said. “It’s unlikely they’ll reduce their presence.”»

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In estrema sintesi, anche molto riduttiva, il Brasile deve scegliere tra un Occidente che non investe in infrastrutture e produzione industriale e la Cina, che ne è l’esatto opposto, e che per giunta non impone vincoli politici od etici.

Pubblicato in: Giustizia, Persona Umana

Quelle potrebbero essere i giudici di domani.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-23.

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È destituito ma fa lezione: Bellomo imbarazza i giudici

«Nell’hotel di Roma tra studentesse in minigonna»

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«Francesco Bellomo esce dall’aula con passo calmo dopo tre ore di lezione per fare una breve pausa al bar, contornato da quattro ragazze in minigonna»

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«Quest’uomo di 47 anni, che ne dimostra però molti meno, è stato destituito dopo il caso dei contratti con clausole su minigonne e tacchi a spillo fatti firmare alle allieve della sua scuola di preparazione al concorso in magistratura, test che inizia proprio oggi a Roma»

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«La situazione, nonostante i provvedimenti dei giudici e tre inchieste, non è però cambiata. Ieri in un albergo poco fuori dal centro della Capitale, l’hotel Holiday Inn Eur Parco dei Medici, erano in tante a seguire le sue parole e a prendere appunti con abiti attillati e tacchi alti»

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«L’ex giudice è stato destituito quasi all’unanimità (un solo astenuto) il 12 gennaio dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, l’organo di autogoverno dei magistrati dei Tar e del Consiglio di Stato»

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«Bellomo è considerato da molte sue studentesse un genio del diritto.»

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«A me non interessa ciò che fa Bellomo. È considerato un genio del diritto e il mio obiettivo è solo quello di passare questo concorso»

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«Una di queste, sui 25 anni, capelli biondi corti e gambe scoperte, borbotta qualcosa e allunga il passo»

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Precisiamo alcune cose che sembrerebbero essere sfuggite a molte persone.

  1. Le ragazze non sono studentesse universitarie. Sono tutte laureate in giurisprudenza e con una certa quale anzianità di carriera, usualmente dai quattro ai dieci anni. Sono donne, professioniste, che si preparano al concorso per accedere alla Magistratura.

  2. Di estate nessuno sembrerebbe scandalizzarsi di giovani donne che girino con pantaloncini glutei, che non differiscono poi molto dalle minigonne per superfici esposte, anzi: espongono ancor di più. Basta frequentare i tribunali per veder donne vestite in modo ‘stravagante’. Sì in tribunale, no ai corsi?

  3. I contratti sono stati liberamente firmati da ambedue i contraenti. Nessuno ha obbligato nessuna a firmare: quante hanno firmato hanno liberamente accettato.

  4. Per accedere al concorso per la Magistratura non sono richiesti corsi propedeutici. Questi li fanno le persone che presumono di trarne nozioni utili.

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Facciamo nostre due considerazioni finali dell’articolista: al giudice si richiede non solo competenza ma anche stabilità e serietà.

«Quelle potrebbero essere i giudici di domani»

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«Queste scene fanno soffrire. Credevo che fosse qualcosa di più nobile ambire a fare i magistrati»

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo

Rapporto Oxfam. 2,043 miliardari posseggono l’82% delle ricchezze.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-24.

Operazione anti-accattonaggio

L’Oxfam ha rilasciato il report «Reward work, not wealth. To end the inequality crisis, we must build an economy for ordinary working people, not the rich and powerful.»

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«Last year saw the biggest increase in the number of billionaires in history, with one more billionaire every two days. There are now 2,043 dollar billionaires worldwide. Nine out of 10 are men. Billionaires also saw a huge increase in their wealth. This increase was enough to end extreme poverty seven times over. 82% of all of the growth in global wealth in the last year went to the top 1%, whereas the bottom 50% saw no increase at all.»

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«Living wages and decent work for the world’s workers are fundamental to ending today’s inequality crisis. All over the world, our economy of the 1% is built on the backs of low paid workers, often women, who are paid poverty wages and denied basic rights.»

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«- Over three-quarters of people either agree or strongly agree that the gap between rich and poor in their country is too large – this ranges from 58% in the Netherlands to 92% in Nigeria.

– Nearly two-thirds of the respondents in the 10 countries think the gap between the rich and the poor needs to be addressed urgently or very urgently.

– 60% of total respondents agree or strongly agree it is the government’s responsibility to reduce the gap between the rich and the poor. In South Africa, 69% of respondents agree or strongly agree.

– 75% of the respondents prefer lower levels of income inequality than those that exist in their country. In fact, more than half of the people surveyed wanted lower levels of inequality in their country than currently exist in any country in the world.»

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«- Last year saw the biggest increase in the number of billionaires in history, one more every two days. There are now 2,043 dollar billionaires worldwide. Nine out of 10 are men.18

– In 12 months, the wealth of this elite group has increased by $762bn. This is enough to end extreme poverty seven times over.19

– In the period between 2006 and 2015, ordinary workers saw their incomes rise by an average of just 2% a year,20 while billionaire wealth rose by nearly 13% a year – almost six times faster.21

– 82% of all growth in global wealth in the last year went to the top 1%, while the bottom half of humanity saw no increase at all.22

– While billionaires in one year saw their fortunes grow by $762bn, women provide $10 trillion in unpaid care annually to support the global economy.23

– New data from Credit Suisse means 42 people now own the same wealth as the bottom 3.7 billion people, and that last year’s figure has been revised from eight to 61 people owning the same as the bottom 50%.24

– The richest 1% continue to own more wealth than the whole of the rest of humanity»

* * * * * * * * * * *

Il tema della ricchezza si presta a diverse angolature di lettura. Ciascuno permette di intravedere qualche aspetto vero, e gli uni non escludono gli altri.

Si potrebbe anche notare come gli approcci che facciano leva su sentimentalismi siano verosimilmente più di ostacolo che di utilità per comprendere ed affrontare il problema.

Alla fine dell’800 Vilfredo Pareto enunciò il principio per cui un limitato numero di cause produca un elevato numero di effetti. Applicando il principio ai sistemi economici, la maggior parte della ricchezza è accentrata in potestà di pochi.

Questo è il dato di fatto, sperimentalmente riscontrabile in tutte le società.

Il principio di Pareto pone molti problemi ed obbliga anche ad alcune conseguenze.

Prima conseguenza.

La curva di distribuzione della ricchezza non è simmetrica. Presenta un picco sinistro, corrispondente ai meno abbienti, ed una lunga coda destra, ove si addensano i ricchi.

Gli economisti usano di norma la media aritmetica quali indicatore di tendenza centrale: è facilmente calcolabile e quasi tutti sanno cosa sia, o almeno credono di saperlo. Ma la media aritmetica è idonea a rappresentare soltanto curve simmetriche, per cui fornisce un valore ben poco rappresentativo della situazione.

Queste curve altamente asimmetriche sarebbero meglio rappresentabili da percentili, e tra di essi la mediana potrebbe avere ruolo principe. Data una serie di dati, il valor mediano è quel valore al di sotto del quale si addensa la metà della popolazione in oggetto.

Per precisione, la media altro non è che il valore che minimizza la somma degli scarti quadratici, mentre la mediana minimizza la somma dei valori assoluti degli scarti.

Un esempio potrebbe chiarire meglio quanto detto.

La Germania ha nel un pil procapite di 41,244 Usd, che la pone tra i paesi più ricchi del mondo. Ma non è tutto oro ciò che riluce.

Germania. 13 milioni di poveri e 330,000 famiglie con la luce tagliata.

Germania. 860,000 homeless, ed adesso pagano le tasse.

‘Massive’ rich-poor gap in German society

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

«In Germania il 17.1% della popolazione vive in povertà, percentuale che si innalza al 69.1% nei disoccupati.»

In effetti, in Germania nel 2016 il pil ppa procapite mediano era 16,534.50 Usd: ossia, il 50% della popolazione tedesca vive con meno di 16,534 dollari l’anno.

Davvero pochino per un paese detto ricco.

In sintesi estrema: una cosa è la ricchezza disponibile nella nazione ed una molto differente quella accessibile da parte della grande maggioranza dei cittadini.

*

Seconda conseguenza.

La Ricchezza. Domandiamoci cosa sia.

Italia. 307mila (1.2%) famiglie controllano il 20% della ricchezza finanziaria.

Era talmente ricco da potersi permettere la dentiera.

Negli anni attorno al 1100 l’Abbazia di Cluny e le sue dipendenze erogavano ottantamila pasti gratuiti per i poveri, una enormità per la popolazione dell’epoca: eppure la Borgogna era allora ritenuta essere una delle zone più ricche della Francia. Gli scritti di Sant’Ugo Abate danno un vivido quadro della situazione.

Negli ultimi due secoli l’Occidente si è dovuto fronteggiare con questo problema. Industrializzazione e ferrovie prima, avvento dell’elettricità dopo, hanno dato una formidabile spinta alla crescita economica, ma la povertà non è stata debellata.

La grande tentazione è stata quella di demonizzare la ricchezza. È un’operazione che ben si presta ad ogni possibile forma di demagogia. Lo stato si è così assunto l’onere di equilibrare la distribuzione della ricchezza.

I dati forniti per la Germania dovrebbero essere sufficientemente esplicativi di quanto l’insuccesso sia evidente. E si consideri che la Germania sarebbe anche uno dei più ricchi sistemi economici: figuratevi cosa accade nei più poveri.

Anche se il sistema di Cluny era davvero molto efficiente, ancora adesso è in auge l’aforisma per cui

«the charity has been criticized as offering a too simplistic view of the imbalances.»

Spesso però le soluzioni più semplici sono anche quelle che funzionano meglio.

Terza conseguenza.

Si voglia o meno, ricchezza e ricchi servono a tutta la collettività.

«Richer people are already highly taxed people – reducing their wealth beyond a certain point won’t lead to redistribution, it will destroy it to the benefit of no one»

Senza ricchi, senza una concentrazione dei mezzi, sarebbero impossibili i grandi investimenti, specialmente quelli nelle infrastrutture, ossia in quegli strumenti pubblici che generano nuova ricchezza.

Questo concetto è stato pienamente assimilato da Deng Xioping nel formulare la visione economica cinese.

La ‘casa’ di Shanghai. Capire cosa sia la Cina di oggi.

Cina. Mandarinato e democrazia. – Handelsblatt

«Never before had the Chinese so many freedoms, so much prosperity and so much rapid growth under Communist leadership as they did after Mr. Deng’s reforms».

Cina. Xiamen. Brics Plus alla conquista del mondo.

Belt and Road Forum. L’alternativa a Davos ed al G20.

Obor. Progetto cinese su di un terzo del pil mondiale, per ora.

Cina si è già conquistata gran parte del mondo.

*

In buona sostanza, la dottrina cinese propugnata da Deng Xiaoping capovolge la visione occidentale del problema.

Lo stato non deve tanto tassare i ricchi per ridistribuire ai poveri, quanto piuttosto fare gli investimenti infrastrutturali che mettono in grado i miseri di trovare un dignitoso lavoro ed emergere dalla fascia dell’indigenza.

Cina. La dottrina economica vincente di Deng Xiaoping.

* * * * * * * * * * *

Concludiamo.

Per un’analisi storica un periodo di trenta anni è ben poca cosa.

Prendiamo però atto come nel 1990 il pil cinese ammontasse a 398.623 miliardi Usd, salito a 11,232.108 miliardi a fine 2016. In termini di pil procapite si è passati dai 349 Usd del 1990 agli attuali 8,123 Usd: un aumento di circa ventiquattro volte. In termini di pil ppa procapite la cifra sarebbe 16,676 Usd.

Questa visione economica sembrerebbe essere la via al momento più efficiente per combattere la povertà.

Tutto il resto sembrerebbe essere solo un insieme di parole armoniose e suadenti a piacere, ma con poco o punto effetto pratico. Ma ciò che conta sono i fatti.


Aljazeera. 2018-01-22. World’s richest get 82 percent of global wealth: Oxfam

Half of the world’s population received no share of all wealth created globally last year, while 82 percent went to the richest one percent, a report by Oxfam International revealed.

Billionaires in 2017 increased their wealth by $762bn, enough to end “global extreme poverty seven times over”, the UK-based charity’s annual inequality report, published on Monday, said.

Winnie Byanyima, the organisation’s executive director, has called the boom a “symptom of a failing economic system”.

“The people who make our clothes, assemble our phones and grow our food are being exploited to ensure a steady supply of cheap goods, and swell the profits of corporations and billionaire investors,” she said on January 19.

Last year saw the biggest increase in billionaires in recorded history, with one minted every two days, according to the report, named ‘Reward work, not wealth’.

There are now 2,043 billionaires worldwide – 90 percent of which are men – the report, based on data from Credit Suisse’s Global Wealth Databook for 2017, said.

Tax evasion, erosion of workers’ rights and automation are responsible for the world’s economic inequality, according to Oxfam.

The organisation has called for greater redistribution of wealth through the use of taxation and public spending programmes by governments worldwide, the elimination of the gender pay gap and a focus on ‘living wages’ rather than minimum wages.

‘Demonising capitalism’

Critics, however, have accused Oxfam of being “obsessed with the rich, rather than concerned with the poor” following publication of the report.

“Demonising capitalism may be fashionable in the affluent Western world but it ignores the millions of people who have risen out of poverty as a result of free markets,” Mark Littlewood, director general at the UK-based Institute of Economic Affairs, said in a statement on Monday.

“Richer people are already highly taxed people – reducing their wealth beyond a certain point won’t lead to redistribution, it will destroy it to the benefit of no one,” he said.

Increasing minimum wage rates would also likely result in jobs being cut, harming those Oxfam intend to help, Littlewood added.

Monday’s report arrived ahead of the annual World Economic Forum (WEF), in Davos, Switzerland, which is scheduled to begin on Tuesday.

This year’s conference, attended by political and business leaders from across the globe, will focus on ‘creating a shared future in a fractured world’, according to the WEF’s website.

Last year’s inequality report by Oxfam revealed that eight men, including Bill Gates and Michael Bloomberg, own as much wealth as 3.6 billion people.

Pubblicato in: Cina, Commercio

Cina. Belt and Road cresce. Q3 trade da 750 mld Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-23.

2018-01-23__Cina__001

Mentre gli Stati Uniti si stanno dilaniando in una guerra civile sessuale combattuta a colpi di scandali più presunti che veri, ma in ogni caso diffamatori per l’intero complesso americano, mentre nell’Unione Europa si sta scatenando una guerra di secessione per come si debba intendere la Weltanschauung europea, mentre molte grandi nazioni europee esperiscono una severa crisi politica che impedisce loro di formare uno straccetto di governo, bene: mentre tutto ciò accade la Cina prosegue a lavorare notte e giorno.

*

China-OBOR Multilateral Trade Increases 26%

Switzerland holds the balance of the new Silk Road

Nei primi tre trimestri 2017 il Progetto Belt and Road, Silk Road, ha consentito scambi commerciali per oltre 750 miliardi Usd.

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Questi sono i principali titoli comparsi nella sola settimana scorsa.

Here comes another Belt and Road train! Direct freight service links China’s Guangxi to Poland

China opens new freight train service to Budapest

Freight train service to link northeast China’s Yanbian with Europe

1,000th trip! China-Europe direct freight rail service makes stride

New Belt and Road rail freight service launched! It links Finland’s Kouvola to China’s Xi’an

Another Belt and Road freight service launched! It links China’s Xinjiang to Ukraine

New “Silk Road” freight train launched between China and Germany

They come in a bulk! China-Europe rail freight service to boost e-commerce

China-Europe freight trains bring European food to central China’s supermarkets

Another Belt and Road freight service launched! It links east China to Kazakhstan

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Non passa giorno senza che si aggiunga un qualche nuovo concreto passo avanti nell’intero progetto.

La Cina sta conquistando economicamente il mondo, ed alla fine l’Occidente si troverà isolato. E con il programma Ceec sta penetrando i paesi dell’est europeo.

È desolante l’oziosa incuria dimostrata dai governanti europei e dalla dirigenza di Bruxelles: sembrerebbero essere affetti da sindrome autistica.

Una sola, semplice constatazione.

Il pil cinese nel 2000 era 1,214.9 miliardi Usd ed a fine 2016 era 11,232 mld Usd: a tutto il 2017 è semplicemente decuplicato. La Cina continua a crescere al ritmo del 6 – 7 % all’anno, e spesso anche di più.

Poniamo allora una domanda seria.

Non sarebbe tempo che l’Occidente riveda criticamente le proprie idee politiche ed economiche, mutuando dal modello di sviluppo cinese quanto possa essere di utilità?

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Australia. Il problema dell’immigrazione illegale.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-23.

Pere Borrel del Caso. Sfuggendo alla critica.

Come Stati Uniti e Canada, anche l’Australia si è formata attraverso l’immigrazione, principalmente dai paesi europei.

Non stupisce quindi come molte delle loro istituzioni siano state improntate da questo fenomeno: per esempio, la relativa facilità con la quale si può acquisire la cittadinanza e lo ius soli.

Negli ultimi decenni anche l’Australia è stata massicciamente coinvolta dal fenomeno della migrazione illegale, che ha raggiunto nel tempo dimensioni di tale portata da richiedere misure emergenziali.

Si vorrebbe essere molto chiari.

Una cosa è la “immigrazione“, regolamentata in ogni stato da apposite leggi e regolamenti, ed una completamente differente è la “immigrazione illegale“: questa ultima è caratterizzata dal fatto di essere illegale, ossia in contrasto ad ogni legge e regolamento.

Se si accetta, e spesso si sollecita, l’immigrazione, si rigetta in toto il concetto di tolleranza verso la illegalità.

*

Un secondo punto di notevole importanza risiede nel fatto che la maggior quota dell’immigrazione illegale è costituita non tanto da persone che sfuggano guerre e/o persecuzioni, ai quali spetta e compete il titolo di “rifugiati politici“, quanto piuttosto da “migranti economici“. Con tale termine si denominano quelle persone che migrano per migliorare la propria possibilità di guadagno.

* * * * * * * *

Tuttavia il vero aspetto centrale dell’immigrazione non sono i migranti.

Senza l’appoggio e la tutela di forze politiche all’interno del paese, nessun fenomeno migratorio può prendere campo. Quando Polonia, Ungheria ed Austria hanno voluto chiudere le frontiere, lo hanno fatto. Ma lo hanno fatto perché i loro governi lo volevano fare: bloccare il flusso dei migranti e, nel contempo, mettere l’opposizione in grado di non nuocere più a lungo. Similmente in Germania: quando il governo incoraggiava i migranti ne ricevette un milione e mezzo, ma quando Frau Merkel fu costretta ad irrigidirsi la quota di immigrati in Germania si è ridotto a meno di un decimo.

I partiti della sinistra liberal e socialista ideologica sono stati i santi patroni ed i beneficiari dell’immigrazione illegale.

*

Vi è infine un ultimo elemento da considerare.

Ogni migrante arrivato ha sborsato per il viaggio una cifra che oscilla tra i cinquemila ed i diecimila dollari americani.

Nelle loro rispettive patrie queste son cifre del massimo rispetto, delle quali ben pochi possono disporne.

Di conseguenza, non si può fare altro che concludere che i migranti abbiano finanziatori: gente che se investisse in loco le cifre esborsate ne favorirebbe potentemente il decollo economico.

Facciamo un conto della serva.

Nel 2016 sono arrivati in Germania un milione e mezzo di migranti illegali. Quindi, sono stati investiti 7.5 miliardi per consentir loro il viaggio. Non è una cifra piccola, specie tenendo conto che è stata elargita a fondo perso.

* * * * * * * *

Il problema di queste migrazioni non può essere combattuto ostacolando i migranti.

Serve eleggere governi che non siano di sinistra e mettere fuori causa tutte le organizzazioni che nelle varie patrie svolgono un ruolo di quinta colonna.

In Europa così come in Australia.


Deutsche Welle. 2018-01-20. Australian diplomat on refugee policy: ‘We are not inhumane’

Alexander Downer, Australia’s High Commissioner to the UK, defends his country’s hard line on refugees and asylum seekers in an exclusive interview with DW.

*

“We are not inhumane, we provide humane conditions. No matter what allegations they make, we are not going to bow to their demands and we are not going to become the victims of people smugglers,” Alexander Downer told Tim Sebastian on DW’s Conflict Zone

“We don’t take people who try to get to Australia by paying smugglers,” the Australian High Commissioner to the UK insisted, referring to asylum seekers who have come from Indonesia by boat and often paid large sums of money for illegal passage. Hundreds have died making this journey, however the number of arrivals has decreased since the government introduced harsher measures.

Hardline border security 

Australia has long had a tough border security policy. Refugees and migrants trying to reach the continent by boat are intercepted and interned in offshore detention centers on Papua New Guinea’s Manus Island and Nauru in the South Pacific. But even if they gain refugee status, the government doesn’t allow them to be settled in Australia. In 2013, the coalition government tightened Australia’s asylum policy even further, when it launched Operation Sovereign Borders, putting the military in charge of protecting the country’s frontiers.

In October 2017, Australia finally got a seat on the UN Human Rights Council after years of sustained pressure over its own human rights record. Former Prime Minister Tony Abbott said: “Australians were sick of being lectured by the UN.” Speaking on this issue, Downer told Conflict Zone: “They can’t expect us just compliantly to agree with every allegation that’s made if we don’t regard the allegations as allegations of substance,” but he acknowledged that Australia “wouldn’t go into the Human Rights Council if we didn’t think that it had some value.”

Is Canberra showing enough solidarity? 

When adopting the New York Declaration on Refugees and Migrants, all 193 UN member states declared “profound solidarity with, and support for, the millions of people in different parts of the world who, for reasons beyond their control, are forced to uproot themselves and their families from their homes.” But is Australia really showing enough solidarity? 

“There is a huge campaign to break our policy, a huge campaign by people who don’t approve of our policy, who say we should let all these people in,” Downer said. Human Rights organizations like Amnesty International or the UNHCR have repeatedly criticized the harsh treatment asylum seekers face when arriving at the processing centers. “Australia’s policy of exiling asylum seekers who arrive by boat is cruel in the extreme. Few other countries go to such lengths to deliberately inflict suffering on people seeking safety and freedom,” Amnesty’s senior director for research Anna Neistat said. 

The European policy of chaos 

Speaking on DW’s Conflict Zone, Australia’s High Commissioner to the UK said the alternative to the country’s strict policy is “the policy of chaos that you’ve seen […] in Europe.” With a population of 24 million, Australia accepts between 12,000 and 14,000 refugees per year and agreed to accept an additional 12,000 Syrian refugees. The government also made a pledge this year to increase its annual intake to 19,000. In comparison, nearly one million refugees arrived in Germany in 2015 at the height of the crisis and around 280,000 in 2016. 

“We’ve seen what happens in Germany, we’ve seen what happens in Italy, we’ve seen what’s happened in Europe. We are not going to have our politics thrown into turmoil,” Downer explained. 

Is Australia ignoring abuse?

But Australia hasn’t just come under fire for its reluctance to take in more refugees. The UN has described the conditions in the camps in Papua New Guinea and Nauru as inhumane and “immensely harmful.” Downer rejected this as “being untrue”. He said opposition from human rights organizations to the Australian policy had been unrelenting: “At every turn they have tried to force us to change our policy. […] If they are found to be refugees, we don’t send them back to the countries they have come from. We make sure they have a place of safety to reside and that’s our obligation.”

In 2016, The Guardian published a set of 2,000 leaked reports revealing the scale of abuse of children in the Nauru offshore detention center: “The reports range from a guard allegedly grabbing a boy and threatening to kill him (…) to guards allegedly slapping children in the face.” 

Serious allegations

Other allegations relate to sexual abuses by security guards. In one case from September 2014, a guard is accused of demanding “sexual favours” in return for permission for a young woman to shower for four minutes instead of two.

There are other cases where refugees have been beaten by the Papua New Guinea police with steel bars. Downer refuted the allegations: “I have been to Nauru personally by the way, and the allegations made about Nauru bore no relationship to what I saw when I went to Nauru.”

In November 2017, Canberra closed the controversial Manus Island detention center in Papua New Guinea following a 2016 Supreme Court ruling that the detention of asylum seekers there was unconstitutional; the UNHCR had also urged Australia to “stop a humanitarian emergency unfolding”. Following the closure, some 600 men residing at the facility have refused to leave for temporary residences nearby, saying the alternative shelters provided are less safe and may leave them open to attacks from locals.

Downer told Tim Sebastian it is not only refugees who have been affected by this crisis. “We have been quite traumatized as a country by seeing scenes on television of boats being wrecked on islands off Australia,” he said. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Schulz. Rivedere l’accordo firmato. Spd crolla al 17%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-22.

2018-01-22__Spd__001

Lo scorso anno si pubblicava questo articolo:

Dio benedica Juncker e Schulz, e se li prenda presto.

«Che Dio benedica Juncker e Schulz, e se li prenda presto nella gloria di un martirio particolarmente doloroso e terrificante, anteprima dell’inferno in cui saranno relegati per tutta la eternità. Faccia loro capire quanto danno hanno arrecato a tutta la popolazione dell’Unione Europea.

Dunque, ringraziamo la Divina Provvidenza che nella sua infinita misericordia ci ha donato Mr Juncker, Mr Hollande, Herr Schulz, e Frau Merkel.

Chi mai, chi mai meglio di loro avrebbero potuto distruggere il potere politico dei liberal e dei socialisti ideologici?

Nessuno: nemmeno con la migliore buona volontà.

Speriamo soltanto che non desistano fino ad opera compiuta.

Oggi l’Spd è quotata 17%.

Bravo Herr Schulz! Sette più!! Tra poco AfD sarà il secondo partito tedesco.

* * * * * * * *

Il rapporto tra Spd e Cdu è un incesto contro natura, ove ciascuna delle due parti vorrebbe sodomizzare l’altra.

Nel tentativo di non perdere troppo del proprio già smunto elettorato, perdono assieme e stanno coprendo la Germania di ridicolo.

La base della Spd è in rivolta, ed anche palese.

«At an SPD congress where divisions over the proposed alliance were laid bare, 56 percent of delegates voted on Sunday to start formal negotiations on the basis of the blueprint»

*

«An RTL poll conducted on Monday indicated the party’s support had dropped a point to 17 percent, well below the 20.5 percent it won in September, itself a post-war low, and just four ahead of the far-right Alternative for Germany (AfD).»

*

«The leader of Germany’s Social Democrats (SPD) said on Monday he wanted to renegotiate key issues agreed in a coalition blueprint with Chancellor Angela Merkel’s conservatives»

* * * * * * * *

Riassumiamo.

Dopo mesi di faticosissimi incontri, tipo le fatiche di Ercole, Cdu ed Spd avevano firmato un accordo di ventotto pagine, più allegati non resi di pubblico dominio.

In pratica, la Spd rinnegava l’ideologia socialista e la Cdu rinnegava l’ideologia liberal.

L’accordo fu sbandierato ai quattro venti ed i giornali di regime lo inneggiavano come se fosse stata la scoperta dell’America.

Poi l’Assemblea dell’Spd ha ratificato quel protocollo di intesa, base sulla quale proseguire i colloqui, ma con una risicata maggioranza del 56% dei delegati.

Siamo chiari: se Herr Schulz proseguisse, la socialdemocrazia tedesca si spaccherebbe almeno in due tronconi.

Poi il fattaccio.

La forsa Gesellschaft für Sozialforschung und statistische Analyse mbH, forsa Institute for Social Research and Statistical Analysis, società di proprietà dell’Spd, pubblica oggi i risultati dell’ultimo sondaggio.

La socialdemocrazia tedesca vale ora il 17% dell’elettorato.

AfD è in crescita, quotata al 13%.

Herr Schulz è con le spalle al muro.

Se prosegue come se nulla fosse perde il controllo del partito, in caso contrario non riuscirà a portare a termine un accordo con la Cdu.

I nuovi negoziati saranno più duraturi del Congresso di Vienna.

*

La palude politica tedesca sta pagando a caro prezzo la preclusione ideologica di Frau Merkel a trattare con AfD, che pure è la vera vincitrice della tornata elettorale del 24 settembre.

E così, tutto da rifare, pover’uomo.

Già. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.

Passeranno così la primavera e poi l’estate, ed alla fine in autunno si terranno nuove elezioni che sanciranno la scomparsa di questi due partiti decotti e dei loro leader, mostri di egotica brama di potere.

Ma se il Signore continua ad assistere, né Herr Schulz né Frau Merkel desisteranno, fino a tanto che le masse inferocite non li scacceranno a pedate.

“Ha disperso i superbi nei pensieri dei loro cuori.”


Reuters. 2018-01-22. Germany’s SPD wants Merkel to sweeten coalition deal

BERLIN (Reuters) – The leader of Germany’s Social Democrats (SPD) said on Monday he wanted to renegotiate key issues agreed in a coalition blueprint with Chancellor Angela Merkel’s conservatives after his party narrowly approved the start of formal coalition talks.

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At an SPD congress where divisions over the proposed alliance were laid bare, 56 percent of delegates voted on Sunday to start formal negotiations on the basis of the blueprint.

That was tighter than many experts had expected, with discontent among the rank-and-file widespread. The SPD leadership tried on Monday to appease critics by demanding that the conservatives make concessions on immigration and healthcare.

An RTL poll conducted on Monday indicated the party’s support had dropped a point to 17 percent, well below the 20.5 percent it won in September, itself a post-war low, and just four ahead of the far-right Alternative for Germany (AfD).

Merkel, Horst Seehofer, the leader of her Bavarian CSU allies, and SPD head Martin Schulz met on Monday to discuss the timetable of negotiations.

Schulz said that “we will talk about all the topics we addressed in the exploratory talks again”.

SPD General Secretary Lars Klingbeil told the public broadcaster ARD that the SPD wanted to add a “hardship provision” to an agreement that caps the number of family members who can join refugees already accepted in Germany at 1,000 a month.

He also hoped the conservatives would give ground on the single “citizen’s insurance” that the SPD wants to replace Germany’s dual private and public healthcare systems.

If SPD leaders fail to deliver more, the risk increases that the party’s 443,000 members might reject a final deal when they are asked to vote.

A conservative-SPD ‘grand coalition’ has governed Europe’s economic powerhouse since 2013, and a re-run appears to be Merkel’s best chance of securing a fourth term as chancellor.

She said she looked forward to intensive talks on forming a stable government and her priorities were preserving Germany’s economic strength and ensuring social justice and security.

Investors and partner countries are worried that policymaking in Germany and Europe may become hamstrung by a political deadlock that is about to enter its fifth month.

NO CONCESSIONS?

Schulz, whose leadership was on the line on Sunday, said the vote handed him a “duty to fight for all those who voted against”.

SPD parliamentary leader Andrea Nahles said she would negotiate “until the other side squeals”.

But Volker Bouffier, a lawmaker for Merkel’s Christian Democrats (CDU), ruled out any major changes to the blueprint.

“The key issues can no longer be called into question,” he told the daily Bild.

Juergen Hardt, conservative foreign policy spokesman in parliament, told Reuters the formal negotiations could begin this week and might be concluded by mid-February.

“Changes (to the blueprint) can only be made by mutual consent, because everyone has already given up something to get to the agreement in the exploratory talks,” he said. “The cornerstones are clear.”

Both parties suffered heavy losses to the far right in September’s election and Merkel was weakened further by the collapse in November of coalition talks with the Greens and the pro-business FDP.

The blueprint envisages a review of the next government’s progress after two years to assess if changes are needed, sparking speculation that the conservatives might also be engineering an opportunity for Merkel to step down.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Ngo (ong) chiedono maggiori fondi all’Unione Europea

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-22.

 Parassiti Afidi

Le ngo (ong) si trovano in crescenti difficoltà ad operare in molti stati europei.

La European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) ha recentemente rilasciato un Report (riportato in calce), su codesto argomento.

Queste sono le ragioni che adducono.

«The centre-right European People’s Party has been pushing to restrict EU funds for NGOs.»

*

«The lack of sustainable long-term financing hampers the effectiveness of the civil groups’ work. Most funds are only available through short-term projects that do not cover advocacy and awareness-raising.»

*

«The agency recommends setting up funds for long-term financing and that the administrative burdens should be proportionate and reasonable. The free movement of capital – something that has come under threat in Hungary and the UK – is also key in providing funding.»

*

«Another issue highlighted by the report is that governments across the EU are not keen to consult with civil organisations when working on new legislation. Even if governments are open for consultation, they give very little time – in extreme cases only a few hours – for organisations to comment on bills.»

*

«Counterterrorism, anti-moneylaundering measures, shrinking budgets and threats curtail the work of civil rights’ groups in the EU, a new report published on Thursday (18 January) by the EU’s Vienna-based Fundamental Rights Agency (FRA) has found. »

*

«While there is a clear effort to crackdown on NGOs in Hungary and Poland, experts say that rights groups face threats across the bloc.»

*

«In a number of countries counterterrorism measures had a direct or indirect effect on NGOs. Freedom of assembly for instance was reduced in countries such as France and Spain.»

*

«Anti-moneylaundering measures also had an impact: in the UK over 300 UK-based charities’ bank accounts were frozen at least temporarily because of strict implementation of the new rules»

*

«Civil society groups under attack in Hungary and Poland urged the EU on Tuesday (9 January) to set up a fund geared towards NGOs that are protecting European values in member states»

*

«The European Commission in December referred Hungary to the EU’s top court because of the law, which the bloc’s executive said infringed EU rules»

*

«She said that the police, the interior ministry and other law enforcement organisations have ceased their contracts with the NGO»

*

«She said NGOs used to rely on public financing, but with the government of the Law and Justice Party (PiS) in power those funds have dried up»

* * * * * * *

Il cuore del problema risiede nella prima frase enucleata.

«The centre-right European People’s Party has been pushing to restrict EU funds for NGOs.»

La Commissione elargisce sponte sua grandi quantità di fondi alle ngo, notabilmente quelle facenti capo a Mr Soros. Poi vi sono i fondi incanalati tramite la European Union Agency for Fundamental Rights. Poi tutto il resto.

Quindi enuncia come sia insito nei principi fondamentali dell’Unione Europea l’accettazione delle ngo sul territorio nazionale degli stati membri.

Indi queste ngo agiscono facendo attiva propaganda contro i governi legittimamente eletti, qualora essi fossero dissenzienti dalla linea della dirigenza europea. La piazza deve aver ragione sulle libere elezioni.

Tutto questo è dagli eurocrati denominato “democrazia”

«She said foreign funding has been the key in maintaining the independence of her organisation»

*

«Hungary …. which the bloc’s executive said infringed EU rules »

*

Ricapitoliamo.

Se le ngo mantengono la loro indipendenza dagli stati dove operano perché ricevono finanziamenti dall’estrero, allora dipenderanno dai voleri dei finanziatori esteri.

A quanto sembra i Trattati EU conterrebbero la norma in accordo alla quale gli stati membri debbano accogliere e lasciare operare le ngo. Si sarebbe davvero molto curiosi che ci fosse indicato dove si trovi scritto un simile assunto.


EuObserver. 2018-01-14. Hungarian and Polish NGOs urge EU funds against crackdown

Civil society groups under attack in Hungary and Poland urged the EU on Tuesday (9 January) to set up a fund geared towards NGOs that are protecting European values in member states.

NGOs in the two central European countries, where what Hungarian prime minister Viktor Orban once boasted was ‘illiberal democracy’ has taken a hold, have called for the creation of a so-called “European Values Instrument” that would support civil society groups that are promoting democracy, human rights and rule of law.

“We should be putting our money where our mouth is,” Marta Pardavi, co-chair of the Hungarian Helsinki Committee, which has recently been the target of a government campaign against NGOs, said at a European Parliament hearing.

She said foreign funding has been the key in maintaining the independence of her organisation.

The Helsinki Committee partly focuses on protecting the rights of asylum seekers and refugees, which has made the NGO a target for Orban’s government, which vehemently opposes taking in refugees.

“European institutions should set up a instrument to defend civil rights organisations,” Pardavi said, adding that there were such mechanisms for accession and third countries, but not for EU member states.

Pardavi told EUobserver that existing EU funds are designed for specific, short-term projects, usually available for 18 months. She argued that for the sustainable functioning and reinforcement of human rights NGOs, an overarching funding should be available.

“The later this fund comes to life, the more money it would need,” she argued.

The Hungarian Helsinki Committee is one of the organisations affected by new legislation targeting civil society groups that receive foreign – including European – funding, forcing them to label themselves as “supported from abroad”.

The European Commission in December referred Hungary to the EU’s top court because of the law, which the bloc’s executive said infringed EU rules.

Pardavi said her organisation would not comply with the new law.

She said that the police, the interior ministry and other law enforcement organisations have ceased their contracts with the NGO, despite having worked together for over 20 years.

“There is desperate need for the EU to start recognising the problem of the civil society organisations,” Malgorzata Szuleka, lawyer and researcher at the Helsinki Foundation for Human Rights in Poland said at the event, adding that NGOs are usually the first victims in countries where rule of law is under pressure.

She said the shrinking space for NGOs to consult with the government is one of the ways Poland is shutting out the civil society from telling their opinion on draft laws.

Szuleka told Euobserver that certain NGOs are on a “starvation diet” in Poland, especially those dealing with migrants and refugees, and women’s rights.

She said NGOs used to rely on public financing, but with the government of the Law and Justice Party (PiS) in power those funds have dried up. She cited the example of EU funds for migration and refugees that has not been distributed in Poland by the authorities.

Szuleka said the EU should step in and help make NGOs more resistant to the changing of the governments.

‘Ill democracies’

At the parliament hearing, human rights advocates argued that governments in Poland, Hungary and, for a period of time, in Croatia, are working from a similar “playbook”, when building an illiberal democracy, undermining fundamental rights and the rule of law.

Hungary has been regularly criticised by the European Commission, whic has also launched the Article 7 sanctions procedure against Poland on rule of law issues.

“We see a number of countries, where there are worrying developments on the rule of law, democracy, and fundamental rights. And the EU is struggling to cope with that,” said liberal MEP Sophie in ‘t Veld, one of the organisers of the event, along with EPP MEP Frank Engel.

In ‘T Veld added that this is not about a divide between the eastern and western part of the EU, but among people who stand up for the rule of law and those authoritarians who take away human rights.

 


EuObserver. 2018-01-18. Rights NGOs face fresh threats across the EU, agency says

Civil rights group – particularly LGBT groups – face threats in the EU.

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Counterterrorism, anti-moneylaundering measures, shrinking budgets and threats curtail the work of civil rights’ groups in the EU, a new report published on Thursday (18 January) by the EU’s Vienna-based Fundamental Rights Agency (FRA) has found.

Civil society as a whole – a key pillar of democracy – is under threat in many parts of the EU, it concludes.

“A thriving democracy needs a healthy civil society. Unfortunately, the EU’s own civil society is facing a pattern of threats and pressures in many parts of the EU,” FRA director Michael O’Flaherty said, adding that addressing this “unacceptable situation should be a high priority” for the EU and member states.

The FRA focuses on human rights and makes recommendations to both the EU and member states to protect human rights when implementing EU law.

While there is a clear effort to crackdown on NGOs in Hungary and Poland, experts say that rights groups face threats across the bloc.

In a number of countries counterterrorism measures had a direct or indirect effect on NGOs. Freedom of assembly for instance was reduced in countries such as France and Spain.

Anti-moneylaundering measures also had an impact: in the UK over 300 UK-based charities’ bank accounts were frozen at least temporarily because of strict implementation of the new rules.

The agency wants EU member states to make sure that new measures do not have negative side-effects on NGOs.

Attacks, physical abuse, threats and smear campaigns against NGOs have become the new norm, researchers say. “They feel it’s part of their job now,” an official familiar with the issue said.

The attacks typically come from political groups, for instance from people unhappy with groups helping refugees. LGBTI rights, womens’ rights and the rights of refugees tend to be the most sensitive subjects, receiving the brunt of threats.

However, it is difficult to assess the scope of the threat, because there are no figures on this as authorities do not register if a physical abuse was a direct attack against a civil group. The agency plans a report specifically on that in the autumn.

In some cases, civil groups fear state surveillance, the report notes. In July 2015, Amnesty International reported that “UK government agencies had spied on the organisation by intercepting, accessing and storing its communications”.

Short on money

The lack of sustainable long-term financing hampers the effectiveness of the civil groups’ work. Most funds are only available through short-term projects that do not cover advocacy and awareness-raising.

Shrinking national budgets and increasing administrative burdens also complicate the NGOs’ work.

The agency recommends setting up funds for long-term financing and that the administrative burdens should be proportionate and reasonable. The free movement of capital – something that has come under threat in Hungary and the UK – is also key in providing funding.

Recently, several NGOs have called for the establishment of a specific EU fund for rights groups. The European Economic and Social Committee (EESC) also urged such a move last autumn.

Another issue highlighted by the report is that governments across the EU are not keen to consult with civil organisations when working on new legislation. Even if governments are open for consultation, they give very little time – in extreme cases only a few hours – for organisations to comment on bills.

The report was compiled after NGOs said they are coming under increasing political pressure by changing laws and some have endured physical attacks.

While the EU is often visible at helping civil society outside of the bloc, there have been few measures to protect or even to assess the situation of civil groups within the EU.

The Civil Liberties Union for Europe (Liberties), an NGO promoting the civil liberties in the EU, said in a statement that with the FRA’s report it could be harder for “politicians in Brussels to ignore” the increasing threat to NGOs.

The organisation notes that the EU commission and European Parliament have been “largely uninterested in pleas” from activists to protect rights groups.

The centre-right European People’s Party has been pushing to restrict EU funds for NGOs.

 

 

 

 

 

European Union Agency for Fundamental Rights. 2018-01-18. Civil society under threat, Fundamental Rights Agency finds.

In many parts of the EU, civil society is under threat, finds a new report by the European Union Agency for Fundamental Rights (FRA). Given the vital role civil society plays in upholding democratic processes and in promoting human rights, decision makers need to ensure the important work of civil society is not undermined through policy and legal changes and funding cuts.

“A thriving democracy needs a healthy civil society. Unfortunately, the EU’s own civil society is facing a pattern of threats and pressures in many parts of the EU. Addressing this unacceptable situation should be a high priority for policy makers at EU and national levels,” says FRA Director Michael O’Flaherty.

The ‘Challenges facing civil society organisations working on human rights in the EU’ report explores how these challenges vary across the EU. It points to:

– Threats, physical and verbal attacks against activists, as well as smear campaigns;

– Legal changes that negatively affect civil society, such as freedom of assembly restrictions, often a by-product of counter-terrorism laws;

– Shrinking budgets and increased difficulties in getting funding;

– Lack of appropriate involvement of civil society in law- and policy-making.

Member States should abide by the laws, including international standards that recommend civil society participation in policy cycles. Due attention must also be paid to ensure that new or redrafted laws and policies do not undermine the work of civil society. Civil society funding also needs to be protected. In addition, channels of dialogue between civil society and the EU need to be strengthened to ensure their concerns are heard and addressed. This includes finding ways to collect comparable and reliable data on the challenges civil society face, such as threats, intimidation and attacks.

This report contains promising practices that are being used to address these challenges.

Notes to editors:

– FRA is the EU’s independent body for delivering fundamental rights assistance and expertise to the EU and its Member States.

– As part of its cooperation with non-governmental organisations and civil society, FRA initiated this research to look into how best to enable and protect civil society. 

– The report will be launched at an event in Brussels at the European Economic and Social Committee (EESC) on 19 January which will also be livestreamed. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spagna. Effetto Catalogna sulle ultime previsioni elettorali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-22.

2018-0118__Spagna__001

Mr Rajoy guida un Governo di minoranza.

Nelle elezioni del 26 giugno 2016 il suo partito, partito popolare PP, aveva conseguito il 33.0% dei voti, i socialisti del Psde il 22.6%, Unidos Podemos il 21.2% ed il partito Ciudadanos il 13.1%.

«Ideologically, Cs describes itself as a progressive, secular, constitutional Spanish unionist, European federalist and postnationalist political party. Ciudadanos supports the current autonomous rights granted to autonomous communities in Spain, but rejects the autonomous communities’ right to self-determination outside of the Spanish state. As an originally Catalan party it specifically opposes Catalan nationalism as an outdated, authoritarian and socially divisive ideology which fuels hatred among both Catalans and Spaniards. Rivera uses the phrase “Catalonia is my homeland, Spain is my country and Europe is our future” to describe the party’s ideology.» [Fonte]

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In due differenti sondaggi tenutisi ai primi di gennaio le propensioni al voto determinerebbero un vero e proprio sommovimento.

Il partito popolare di Mr Rajoy crollerebbe al 23.2% (90 seggi), il Psde scenderebbe di una inezia al 21.6& (80 seggi), Unidos Podemos crollerebbe al 15.1% (55 seggi), mentre il Ciudadanos salirebbe al 27.1% (ventosette punto uno), cui conseguirebbero 95 seggi parlamentari.

Per la prima volta da due decenni a questa parte la somma dei partiti tradizionali non supera la maggioranza, e sempre per la prima volta un partito di nuova gestazione assumerebbe prepotentemente la maggioranza relativa.

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Si è perfettamente consci che la nuova tornata elettorale, tranne eventi al momento non preventivabili, dovrebbe cadere nel 2020, e che nel corso di questi anni molte situazioni potrebbero mutare, ed anche profondamente.

Nel contempo però si prende atto che un qualche proceso di mutazione sia in corso nel quadro politico spagnolo.

Fenomeno questo che dovrebbe dar da pensare ai dirigenti sia del partito popolare sia di quello socialista. L’esempio di Herr Kurz potrebbe essere valutato appieno.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Paesi dell’est e crisi politico ed economica europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-22.

Europa 002

L’Occidente sta attraversando una crisi politica ed identitaria di entità tale da non trovare riscontro nella storia dei decenni recenti: si dovrebbe risalire agli anni venti del secolo scorso per trovare una situazione ragionevolmente analoga.

Negli Stati Uniti il passaggio da un’amministrazione democratica a quella repubblicana appare essere quanto mai sofferto.

In Europa grandi stati quali la Spagna, l’Olanda, la Germania e, forse, tra poco anche l’Italia, si trovano nella condizione di avere governi minoritari, instabili, frutto più di necessaria convivenza che di chiaro indirizzo politico condiviso.

In questo ambito, anche i paesi dell’est europeo stanno passando i loro triboli.

Ma ai turmoil politici corrispondono ovviamente altrettante turbolenze economiche.

«In many investors’ eyes, political events in central and eastern Europe fall into the usual political noise category, while changes in larger emerging markets can mean a watershed moment for the economy, …. Investors may see the European Union as the ultimate backstop to negative political developments.»

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«For long-term investors, broader developments in economical, political and social areas are more important …. Financial market participants have strong confidence in the long-term political agenda of CEE, as it’s still better-established and more diversified than many other emerging-market regions.»

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«Political risk is alive and kicking in eastern Europe, but investors couldn’t care less»

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«The region’s currencies and bonds continue to outperform peers, helped by the European Central Bank’s asset purchases in the euro area and the fastest economic growth in six years»

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«Eastern European economies probably grew by 3.7 percent last year, the fastest pace since 2011»

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Problema davvero complesso, senza soluzione unica.

Né si sottovaluti la crisi demografica. Sarebbe impossibile progettare impianti industriali che richiedano mano d’opera numerosa in paesi che si stanno spopolando. I dati demografici sono un freno totale ai progetti industriali di lungo termine.

Germania. Metà Dax-30 è in mano straniera. – Handelsblatt.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

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Da un punto di vista pratico potrebbe essere utile distinguere abbastanza nettamente due differenti tipologie di investimenti.

Gli investimenti di medio termine sono al momento vivibili in termini ambivalenti. Da una parte si constata quanto possano essere remunerativi, dall’altra ci si rende conto di quanto la instabilità politica possa generare bruschi cambiamenti del contesto operativo. Sta quindi all’operatore la valutazione del rapporto prestazioni / costi e dei relativi rischi connessi.

Gli investimenti sul lungo termine sono invece al momento poco turbati da tutti questi sobbollimenti. La opinione diffusa è che in una qualche maniera proprietà e redditività saranno tutelate in modo ragionevole.

Ma alla ragionevolezza delle previsioni dovrebbe sempre far riscontro l’uso di una sana prudenza.


Bloomberg. 2018-01-18. Investors Are Ignoring Big Risk Signals in Eastern Europe

– Traders look past politics in Poland, Czech Republic, Romania

– ECB stimulus, growth have helped countries outperform peers

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Political risk is alive and kicking in eastern Europe, but investors couldn’t care less.

Currencies from the zloty to the koruna and the forint are all strengthening, ignoring political risk and turmoil. Poland is being threatened by unprecedented political and possibly economic sanctions by the European Union for eroding the rule of law, while the Czech Republic’s billionaire leader has failed to form a majority government and Romania’s ruling party just ousted its third prime minister in about a year.

The region’s currencies and bonds continue to outperform peers, helped by the European Central Bank’s asset purchases in the euro area and the fastest economic growth in six years. Poland, the Czech Republic and Hungary boast the best-performing emerging-market currencies since the beginning of 2017, while volatility is waning. Their stock indexes have also hit multi-year highs in the last 12 months.

“There’s still ample global liquidity and search for yields,” said Viktor Szabo, a money manager who helps oversee $15 billion in emerging-market debt at Aberdeen Standard Investments in London. “External demand from the EU is strong, EU flows are coming in, domestic consumption is strong across the board, inflation is not a major problem, at least in central banks’ view. What’s not to like? The music is on, so investors have to dance.”

Eastern European economies probably grew by 3.7 percent last year, the fastest pace since 2011, according to a weighted average of country forecasts in a Bloomberg survey. That growth has been helped by investments funded by billions of euros in development aid from the EU, which most regional countries joined in the previous decade.

Policy Support

While it spars with Brussels, Poland’s governing Law and Justice party looked to appeal to investors when it last month appointed former Economy Minister and bank chief Mateusz Morawiecki as premier. Hungary’s cabinet is feuding with billionaire financier George Soros as it ramps up an anti-immigrant campaign heading into elections in April, with Prime Minister Viktor Orban holding a firm lead in polls. In Bulgaria, which this month took over the EU’s rotating six-month presidency, Prime Minister Boyko Borissov is facing a no-confidence motion that has almost no chance of passing but could be a source of humiliation.

“In many investors’ eyes, political events in central and eastern Europe fall into the usual political noise category, while changes in larger emerging markets can mean a watershed moment for the economy,” said Magdalena Polan, a global emerging-market economist at Legal & General Group Plc in London. “Investors may see the European Union as the ultimate backstop to negative political developments.”

Central banks have also been supportive of assets. The Czech Republic was one of the first to tighten policy in Europe to curb accelerating inflation on the back of rising consumption and wages. The region’s local-currency bonds outperformed the 11 percent return on an index of emerging-market notes.

Polish policy makers have kept interest rates on hold for almost three years, while Hungary’s record current-account surplus has allowed investors to see bond gains without suffering from currency depreciation, as the central bank pushes ahead with unconventional easing. That contrasts with the situation further east in Turkey, which has been forced to tighten policy to counter a lira being sold off on political risk and a deteriorating current account.

“For long-term investors, broader developments in economical, political and social areas are more important,” said Jetro Siekkinen, who helps oversee $2.5 billion in emerging-market debt as head of portfolio management at Aktia Asset Management in Helsinki. “Financial market participants have strong confidence in the long-term political agenda of CEE, as it’s still better-established and more diversified than many other emerging-market regions.”