Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Polonia. Jaroslaw Kaczynski conquista 239 / 460 seggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

2019-10-14__Polonia 001

I partiti dell’Unione Europea avevano investito cifre da capogiro in Polonia, nel tentativo di bloccare il PiS.

Alla fine era intervenuto Mr Soros in persona.

Polonia. Scacciare le ong (ngo) di Mr Soros.

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Soros and Publisher Buy Poland’s No. 2 Radio Station

«Polish newspaper publisher Agora SA and a fund backed by billionaire George Soros agreed to buy the country’s second-largest radio station, thwarting efforts by pro-government groups to strengthen their grip on the media.

Ruling populist parties throughout eastern Europe have turned public media into propaganda machines, while piling pressure on privately-held broadcasters who refuse to toe the party line, such as Agora. Hedge-fund guru Soros, who’s an advocate of liberal democracy, has been vilified as formerly communist nations rebel against the European Union’s values 30 years after the Berlin Wall collapsed.

Agora, whose assets include Gazeta Wyborcza daily, a talk radio station as well as a movie theater business, signed a preliminary deal to purchase 40 percent of Eurozet sp. z o.o. for 130.8 million zloty ($34 million) from Prague-based Czech Media Invest AS, the Polish company said in a regulatory statement. SFS Ventures, a vehicle that includes a Soros-backed fund, will buy the rest.»

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Germania recluta Soros nella campagna elettorale nei Länder orientali.

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Le elezioni sono il più alto momento espressivo della democrazia.

Bene.

Mr Jaroslaw Kaczynski ha conquistato 239 / 460 seggi: la maggioranza parlamentare.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spagna. Chi ha il potere lo esercita anche nei tribunali. Catalogna.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

2019-10-14__Spagna 001

Ogni azione umana può essere vista da molteplici punti di vista.

Un secolo fa gli austriaci considerarono Cesare Battisti un traditore della patria e lo fucilarono, gli italiani invece lo hanno sempre considerato un eroe irredentista.

Poi, alla fine l’Italia ha vinto la guerra e Battisti è diventato il simbolo degli eroi nazionali.

Per il momento la Spagna di Sanchez ha fatto condannare i leader indipendentisti a pesanti pene detentive.

Ma nessuno si illuda che la partita sia chiusa: i tribunali non hanno mai fermato i popoli.

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Catalogna: da 9 a 13 anni ai 12 leader indipendentisti

Pene dai 9 ai 13 anni di carcere sono state comminate dalla Corte suprema spagnola ai 12 leader indipendentisti catalani, fra cui l’ex vicepremier Oriol Junqueras, che sono stati riconosciuti colpevoli, secondo i giudici, di ‘sedizione’ e ‘appropriazione indebita’. Lo scrivono i media spagnoli e internazionali, fra cui El Pais. Non sarebbe quindi stata provata la colpevolezza per il reato più grave di ‘ribellione’, per il quale l’accusa aveva chiesto 25 anni.

Il carcere è stato comminato a nove dei 12 imputati, già in detenzione preventiva: oltre a Junqueras, la ex speaker del parlamento catalano Carmen Forcadell, i leader indipendentisti Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, e gli ex ministri catalani Dolors Bassa, Joaquim Forn, Raul Romeva, Jordi Turull e Josep Rull. Gli altri tre imputati, a piede libero, Carles Mundó, Meritxell Borràs, Santi Vila, sono stati condannati a delle ‘ammende’. La sentenza mette fine a due anni di processo, iniziato esattamente due anni fa e durato quattro mesi, con 52 udienze trasmesse in diretta streaming online.

Per l’ex presidente della generalitat catalana, Carles Puigdemont, in ‘esilio’ all’estero, si tratta di ‘una aberrazione’

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Sanità. Figlietti, non c’è più una lira. Arrangiatevi. Patto da 1,650 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

Fallimento 1023

«L’addio all’incompatibilità tra la figura di commissario ad acta e quella di presidente di Regione»

«La garanzia di una «congrua copertura finanziaria nazionale» per far fronte alla revisione dei ticket e all’abolizione del superticket»

«La «flessibilità nei tetti degli acquisti da privato», quando sia necessario per curare pazienti con malattie rare o gravi in arrivo da un’altra Regione»

«Il superamento della suddivisione «oggi eccessivamente rigida» tra tetto di spesa ospedaliera e territoriale, nel quadro della revisione della governance farmaceutica»

«Queste le principali novità concordate tra i tecnici delle Regioni e del ministero, alle prese con la faticosa scrittura del nuovo Patto per la salute»

«Patto per cui in Conferenza Stato-Regioni – dove si è appena dato il via libera al riparto del payback farmaceutico 2013-2017 per 1,650 miliardi – si è deciso di posticipare la deadline a fine 2019: un escamotage che consentirà a ministero e Regioni di mettere a punto un testo finalmente condiviso e ai governatori di accedere all’aumento di 2 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale per il 2020, che la scorsa legge di Bilancio vincolava alla sottoscrizione del Patto stesso nei tempi prefissati (andava siglato entro il 31 marzo scorso)»

«Sul piatto c’è anche il doppio “spauracchio” revisione dei ticket e addio al superticket che mette tutti d’accordo: nelle Regioni che non hanno già provveduto ad allentare i vincoli sulla compartecipazione, tagliare quelle due voci di entrata significherebbe dover recuperare altrove le risorse»

«Che non ci sono»

«Da qui la richiesta di una “copertura nazionale”, necessaria per far fronte alla riduzione del gettito e al potenziale aumento delle cure che deriverebbe da un alleggerimento del carico sui cittadini»

«Insomma lo slogan “via i ticket” va bene per tutti, purché sia lo Stato a trovare i fondi in più»

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I proclami elettorali di Cetto La Qualunque erano del tutto ragionevoli e fattibili a confronto di questo ‘Patto’.

“Un forestale per ogni albero”!!

Parlando come si mangia, né stato né regioni hanno i fondi necessari per continuare a gestire la sanità pubblica italiana.

SSN. Il fallimento dello stato inizia a fare i primi morti. Poi, ci sarete voi.

Votare chi proponga programmi utopici significa che alla fine si va a sbattere il grugno con la durissima realtà dei fatti.

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Sole 24 Ore. 2019-10-12. Sanità in rosso, le Regioni chiedono il ritorno del governatore-commissario

È una delle novità concordate tra i tecnici delle Regioni e del ministero, alle prese con la faticosa scrittura del nuovo Patto per la salute. Tra le altre indicazioni anche le coperture per l’abolizione del superticket e la flessibilità nei tetti degli acquisti da privato.

L’addio all’incompatibilità tra la figura di commissario ad acta e quella di presidente di Regione. La garanzia di una «congrua copertura finanziaria nazionale» per far fronte alla revisione dei ticket e all’abolizione del superticket. La «flessibilità nei tetti degli acquisti da privato», quando sia necessario per curare pazienti con malattie rare o gravi in arrivo da un’altra Regione. Il superamento della suddivisione «oggi eccessivamente rigida» tra tetto di spesa ospedaliera e territoriale, nel quadro della revisione della governance farmaceutica. Queste le principali novità concordate tra i tecnici delle Regioni e del ministero, alle prese con la faticosa scrittura del nuovo Patto per la salute.

Patto per cui in Conferenza Stato-Regioni – dove si è appena dato il via libera al riparto del payback farmaceutico 2013-2017 per 1,650 miliardi – si è deciso di posticipare la deadline a fine 2019: un escamotage che consentirà a ministero e Regioni di mettere a punto un testo finalmente condiviso e ai governatori di accedere all’aumento di 2 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale per il 2020, che la scorsa legge di Bilancio vincolava alla sottoscrizione del Patto stesso nei tempi prefissati (andava siglato entro il 31 marzo scorso). Davanti alle quindici “schede” presentate dal ministero della Salute a fine settembre, gli assessori battono cassa e aggiungono una serie di paletti. Che soddisfano ora l’una ora l’altra Regione, sempre che lo schema di provvedimento – anticipato dall’agenzia Radiocor – resti confermato.

Nella bozza di patto ce n’è per tutti: il superamento dell’incompatibilità tra la figura di commissario ad acta e governatore di Regione in piano di rientro strizza l’occhio a chi, come il presidente della Campania Vincenzo De Luca, ne ha fatto una questione personale. Mentre la prospettiva di un allentamento del tetto di spesa sugli ospedali privati suona come musica per realtà come la Lombardia, primo approdo per i pazienti con la valigia da fuori Regione e dove c’è sostanziale parità tra erogatori pubblici e non. Sul piatto c’è anche il doppio “spauracchio” revisione dei ticket e addio al superticket che mette tutti d’accordo: nelle Regioni che non hanno già provveduto ad allentare i vincoli sulla compartecipazione, tagliare quelle due voci di entrata significherebbe dover recuperare altrove le risorse. Che non ci sono. Da qui la richiesta di una “copertura nazionale”, necessaria per far fronte alla riduzione del gettito e al potenziale aumento delle cure che deriverebbe da un alleggerimento del carico sui cittadini. Insomma lo slogan “via i ticket” va bene per tutti, purché sia lo Stato a trovare i fondi in più.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

FED. Acquisterà titoli stato per almeno 720 miliardi Usd entro il 2020.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

FED 001

«La Federal Reserve ha annunciato che inizierà ad acquistare circa 60 miliardi di dollari al mese di titoli di Stato per assicurare “ampie riserve” nel sistema bancario, un programma che proseguirà almeno fino al secondo trimestre del 2020.»

«L’istituto centrale americano ha definito la mossa “tecnica” e non un cambiamento di politica monetaria»

«La Federal Reserve inizierà ad acquistare 60 miliardi di dollari di Treasury al mese a partire dal 15 ottobre. Gli acquisti proseguiranno fino al secondo trimestre del 2020 per mantenere un livello di riserve sopra quello degli inizi del settembre 2019»

«La Fed ha reso noto che proseguirà almeno fino a gennaio le sue iniezioni quotidiane di fondi attraverso “repo”, operazioni pronti contro termine dove – overnight o a scadenza di alcuni giorni o settimane – offre contanti alle grandi banche in cambio di sicuri titoli del Tesoro a garanzia. In precedenza, dopo averle iniziate a settembre, aveva già prolungato questa iniziativa ad hoc ripetutamente, promettendola fino agli inizi di novembre. In più darà, però, adesso seguito, almeno fino al secondo trimestre del 2020, a una nuova espansione del proprio portafoglio titoli, una soluzione aggiuntiva e considerata più strutturale esplicitamente sposata dal presidente Powell nei giorni scorsi e ora quantificata e precisata»

«Dal 15 ottobre comprerà Treausuries a breve scadenza al “passo iniziale” di 60 miliardi di dollari al mese, una quantità che alcuni analisti stimano si rivelerà ancora inadeguata e che quindi potrebbe essere alzata»

«Non si tratta di un Qe, aveva già precisato Powell, per stimolare l’economia, nè avrà impatto sulla politica monetaria. Piuttosto di una nuova crescita “organica” del bilancio comprando obbligazioni del Tesoro soltanto a breve scadenza, con l’obiettivo di risolvere la sfida tecnica creata dalla carenza di liquidità sulla piazza del finanziamenti a brevissimo termine. Di assicurare insomma che le riserve bancarie, i depositi in eccesso presso la Fed che rappresenta la principale risorsa per i finanziamenti a breve, siano abbondanti»

«La Fed, nel rispondere alla grave crisi del 2008, aveva lanciato un Quantitative easing che, comprando titoli del Tesoro a lunga scadenza e bond garantiti da mutui, aveva gonfiato il suo balance sheet, ancora oggi attorno al 4.000 miliardi di dollari nonostante l’avvio di riduzioni poi arrestate in agosto di fronte all’indebolimento dell’espansione. Ora questo balance sheet tornerà a crescere grazie ai Treasuries a breve scadenza che la Fed acquisterà, una decisione formalizzata durante un incontro in videoconferenza dei suoi vertici avvenuto il 4 ottobre che ha discusso «questioni relative alle recenti pressioni sui mercati monetari e la realizzazione degli obiettivi di politica mnetaria», stando a un comunicato emesso dalla stessa Banca centrale»

«Le riserve bancarie presso la Fed si sono inoltre ormai dimezzate a circa 1.400 miliardi di dollari rispetto a massimi raggiunto negli anni scorsi, con il rientro dal Qe da parte della Fed che ha a sua volta drenato liquidità»

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Una soluzione del genere era nell’aria da tempo, sia considerando la situazione del mercato repo, sia tenendo presente come il 2020 sia anno elettorale negli Stati Uniti.

Un paragone diventa al momento quasi obbligatorio.

Anche se il 16 ottobre la Banca Centrale Europea pubblicherà il report sulle sue riserve di asset totali, si constata come al 16 settembre queste ammontassero a soli 836.5 miliardi Usd. Non a caso il nuovo QE europeo è limitato a venti miliardi al mese, ossia poco meno di un miliardo Usd per ogni singolo stato dell’eurozona: una cifra decisamente ridicola rispetto a quelle che sarebbero le esigenze.

Tradotto in linguaggio conviviale, il bazooka della Ecb assomiglia ad una cerbottana.

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Reuters. 2019-10-12. Fed acquisterà titoli Stato per 60 mld dlr al mese per assicurare ampie riserve

WASHINGTON (Reuters) – La Federal Reserve ha annunciato che inizierà ad acquistare circa 60 miliardi di dollari al mese di titoli di Stato per assicurare “ampie riserve” nel sistema bancario, un programma che proseguirà almeno fino al secondo trimestre del 2020.

Il piano è una risposta alle recenti tensioni sui mercati interbancari.

L’istituto centrale americano ha definito la mossa “tecnica” e non un cambiamento di politica monetaria.

La Fed ha inoltre comunicato che continuerà almeno fino a gennaio con le operazioni repo overnight per garantire che le riserve siano ampie anche durante fasi di picco della domanda.

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Sole 24 Ore. 2019-10-12. Il «bazooka» Fed: al via acquisti di Treasury per 60 miliardi al mese e iniezioni di liquidità

La Federal Reserve inizierà ad acquistare 60 miliardi di dollari di Treasury al mese a partire dal 15 ottobre. Gli acquisti proseguiranno fino al secondo trimestre del 2020 per mantenere un livello di riserve sopra quello degli inizi del settembre 2019.

NEW YORK – Il nuovo, ricalibrato, bazooka della Federal Reserve per riportare calma, stabilità – e sufficiente liquidità – sui mercati monetari americani è carico ed entrerà in azione da metà mese. “Sparerà” cartucce sia sotto forma di continue offerte di liquidità giornaliere che, questa la principale novità, di un nuovo ampliamento da decine di miliardi di dollari al mese nel portafoglio titoli della Banca centrale.

La Fed ha reso noto che proseguirà almeno fino a gennaio le sue iniezioni quotidiane di fondi attraverso “repo”, operazioni pronti contro termine dove – overnight o a scadenza di alcuni giorni o settimane – offre contanti alle grandi banche in cambio di sicuri titoli del Tesoro a garanzia. In precedenza, dopo averle iniziate a settembre, aveva già prolungato questa iniziativa ad hoc ripetutamente, promettendola fino agli inizi di novembre. In più darà, però, adesso seguito, almeno fino al secondo trimestre del 2020, a una nuova espansione del proprio portafoglio titoli, una soluzione aggiuntiva e considerata più strutturale esplicitamente sposata dal presidente Powell nei giorni scorsi e ora quantificata e precisata.

Dal 15 ottobre comprerà Treausuries a breve scadenza al “passo iniziale” di 60 miliardi di dollari al mese, una quantità che alcuni analisti stimano si rivelerà ancora inadeguata e che quindi potrebbe essere alzata.

Non si tratta di un Qe, aveva già precisato Powell, per stimolare l’economia, nè avrà impatto sulla politica monetaria. Piuttosto di una nuova crescita “organica” del bilancio comprando obbligazioni del Tesoro soltanto a breve scadenza, con l’obiettivo di risolvere la sfida tecnica creata dalla carenza di liquidità sulla piazza del finanziamenti a brevissimo termine. Di assicurare insomma che le riserve bancarie, i depositi in eccesso presso la Fed che rappresenta la principale risorsa per i finanziamenti a breve, siano abbondanti.

«Non è un cambiamento di politica monetaria»

La Fed ha confermato questo approccio: ha precisato che l’obiettivo è di «mantenere le riserve a livelli pari o superiori a quelli prevalenti agli inizi di settembre», vale a dire prima cioè di recenti strozzature affiorate sul mercato e che hanno generato tensioni. La Fed, per cercare di scongiurare il ritorno di timori associati a strategie anti-crisi, ha continuato affermando che le azioni odierne sono «puramente tecniche» e non rappresentano «cambiamenti di politica monetaria»; che «in particolare gli acquisti di Treasuries avranno pochissimo o nessun impatto sul livello dei tassi di interesse a lunga e sulle condizioni finanziarie più in generale».

La Fed, nel rispondere alla grave crisi del 2008, aveva lanciato un Quantitative easing che, comprando titoli del Tesoro a lunga scadenza e bond garantiti da mutui, aveva gonfiato il suo balance sheet, ancora oggi attorno al 4.000 miliardi di dollari nonostante l’avvio di riduzioni poi arrestate in agosto di fronte all’indebolimento dell’espansione. Ora questo balance sheet tornerà a crescere grazie ai Treasuries a breve scadenza che la Fed acquisterà, una decisione formalizzata durante un incontro in videoconferenza dei suoi vertici avvenuto il 4 ottobre che ha discusso «questioni relative alle recenti pressioni sui mercati monetari e la realizzazione degli obiettivi di politica mnetaria», stando a un comunicato emesso dalla stessa Banca centrale.

Il mercato repo in questione, o dei finanziamenti a breve, tra le banche aveva conosciuto brusche strozzature in settembre, secondo quanto dichiarato dalla Fed e da numerosi analisti e banchieri, per una serie di ragioni tecniche concomitanti. Forti emissioni di titoli del Tesoro per coprire un crescente deficit federale avevano sottratto risorse alle banche, tenute ad assorbirli. Le aziende avevano chiesto liquidità per ragioni di scadenze fiscali in quelle stesse giornate. Le riserve bancarie presso la Fed si sono inoltre ormai dimezzate a circa 1.400 miliardi di dollari rispetto a massimi raggiunto negli anni scorsi, con il rientro dal Qe da parte della Fed che ha a sua volta drenato liquidità. Lo stesso effetto delle strette di regolamentazione e della concentrazione bancaria, fenomeni avvenuti nel dopo-crisi 2008, avrebbero contribuito a difficoltà nel funzionamento del mercato monetario.

Tradizionalmente su questa piazza le banche si prestano fondi tra loro overnight o a breve in cambio di titoli a garanzia, operazioni poi rapidamente chiuse e che garantiscono al sistema la liquidità quotidiana necessaria a condurre normali attività di trading e di credito. Stress su questa piazza interbancaria – i tassi su questi prestiti nel momento peggiore si erano impennati fino al 10% da circa il 2%, vicini come è abitudine ai tassi sui Fed funds stabiliti dalla Banca centrale – potrebbero generare anche contagi per l’economia e il sistema finanziario allargati. E mettere in dubbio il controllo e l’efficacia della politica monetaria della Fed.

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Russia

Russia e Cina abbandonano il dollaro ed accumulano oro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-14.

Banche Caveau 005

«In meno di un anno la banca centrale cinese ha acquistato oltre cento tonnellate di lingotti …. la Cina non smette di accumulare lingotti a scapito del dollaro …. In Cina la banca centrale ha aumentato le riserve auree anche ad agosto, per il decimo mese consecutivo, con l’acquisto di 5,9 tonnellate di metallo»

«riserve auree [cinesi]. Queste ultime in totale ammontano ora a 1.942,4 tonnellate (ossia 62,64 milioni di once).»

«Il gigante asiatico sta contribuendo alla de-dollarizzazione anche attraverso la vendita di titoli di Stato americani. Sia pure in modo finora molto graduale, lo stock di debito Usa in mano alla Cina continua a calare, tanto che dal mese di giugno il primato mondiale per possesso di Treasuries (al di fuori degli stessi Stati Uniti) è passato al Giappone.

Gli ultimi dati resi disponibili dal dipartimento del Tesoro Usa mostrano che a luglio la Cina custodiva Treasuries per 1.110 miliardi di dollari, il minimo da aprile 2017»

«Le riserve della banca centrale cinese a settembre ammontavano in tutto a 3.092 miliardi di dollari, secondo dati diffusi domenica (-14,8 miliardi rispetto a settembre). L’oro conta per circa il 3%.

Mancano dati precisi sull’attuale valore di tutti gli asset denominati in dollari custoditi da Pechino. Le autorità cinesi poco tempo fa avevano rivelato che il loro peso sul totale delle riserve della banca centrale era crollato dal 79% nel 2005 al 58% a fine 2014. Da allora si presume che la quota sia scesa ulteriormente»

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«È invece la Russia ad accelerare le vendite di Treasuries americani: nel giro di appena 4 mesi, tra marzo e luglio, ne ha liquidati per quasi 90 miliardi di dollari»

«La Russia, minacciata da crescenti sanzioni Usa, è stata ben più drastica nel processo di de-dollarizzazione: la banca centrale nel 2018 ha ridotto le riserve in dollari da circa la metà del totale al 22%, convertendole in yuan, euro o yen (oltre che in oro). E quest’anno ha addirittura accelerato il processo»

«Secondo il dipartimento del Tesoro Usa, nel giro di soli quattro mesi – tra marzo e luglio di quest’anno – Mosca ha liquidato Treasuries per quasi 90 miliardi di dollari, riducendone il possesso di oltre il 90% ad appena 8,5 miliardi di dollari»

«Le riserve auree russe hanno invece raggiunto 2.230,4 tonnellate, per un valore di 109,5 miliardi di dollari a settembre (oltre un quinto del valore totale delle riserve della banca centrale) e sono oggi le quarte al mondo»

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Questi sono i dati di fatto.

Gli economisti occidentali possono dire ciò che vogliono e gratificarsi gli uni con gli altri anche assegnandosi Premi Nobel per l’Economia, ma intanto Russia e Cina tirano diritte per la loro strada.


Sole 24 Ore. 2019-10-08. Cina e Russia «scaricano» il dollaro: accumulano oro e vendono Treasuries

In meno di un anno la banca centrale cinese ha acquistato oltre cento tonnellate di lingotti. Gli asset denominati in dollari intanto scendono, in modo graduale ma inesorabile. È invece la Russia ad accelerare le vendite di Treasuries americani: nel giro di appena 4 mesi, tra marzo e luglio, ne ha liquidati per quasi 90 miliardi di dollari.

Più di cento tonnellate d’oro in meno di un anno. Mentre con gli Stati Uniti continua il braccio di ferro sui dazi, la Cina non smette di accumulare lingotti a scapito del dollaro. Una tendenza che si osserva in modo ancora più accentuato in Russia, dove non solo la banca centrale sta incrementando il peso delle riserve auree, ma anche le transazioni commerciali si stanno spostando verso valute diverse dal biglietto verde.

Il gigante petrolifero Rosneft dal mese scorso ha scelto l’euro come valuta di riferimento per i contratti di fornitura ai clienti: una mossa che esclude la divisa americana da transazioni per oltre 50 miliardi di dollari l’anno, solo con riferimento alle vendite di petrolio (Rosneft esporta 2,4 milioni di barili di greggio al giorno) .

In Cina la banca centrale ha aumentato le riserve auree anche ad agosto, per il decimo mese consecutivo, con l’acquisto di 5,9 tonnellate di metallo. Da dicembre – quando Pechino, dopo una lunga pausa, ha ripreso ad accumulare oro – nei forzieri della People’s Bank of China sono entrate ben 105,7 tonnellate di lingotti, che corrisponde a un incremento del 5,8% delle riserve auree. Queste ultime in totale ammontano ora a 1.942,4 tonnellate (ossia 62,64 milioni di once).

Il gigante asiatico sta contribuendo alla de-dollarizzazione anche attraverso la vendita di titoli di Stato americani. Sia pure in modo finora molto graduale, lo stock di debito Usa in mano alla Cina continua a calare, tanto che dal mese di giugno il primato mondiale per possesso di Treasuries (al di fuori degli stessi Stati Uniti) è passato al Giappone.

Gli ultimi dati resi disponibili dal dipartimento del Tesoro Usa mostrano che a luglio la Cina custodiva Treasuries per 1.110 miliardi di dollari, il minimo da aprile 2017.

Le riserve della banca centrale cinese a settembre ammontavano in tutto a 3.092 miliardi di dollari, secondo dati diffusi domenica (-14,8 miliardi rispetto a settembre). L’oro conta per circa il 3%.

Mancano dati precisi sull’attuale valore di tutti gli asset denominati in dollari custoditi da Pechino. Le autorità cinesi poco tempo fa avevano rivelato che il loro peso sul totale delle riserve della banca centrale era crollato dal 79% nel 2005 al 58% a fine 2014. Da allora si presume che la quota sia scesa ulteriormente.

La Russia, minacciata da crescenti sanzioni Usa, è stata ben più drastica nel processo di de-dollarizzazione: la banca centrale nel 2018 ha ridotto le riserve in dollari da circa la metà del totale al 22%, convertendole in yuan, euro o yen (oltre che in oro). E quest’anno ha addirittura accelerato il processo.

Secondo il dipartimento del Tesoro Usa, nel giro di soli quattro mesi – tra marzo e luglio di quest’anno – Mosca ha liquidato Treasuries per quasi 90 miliardi di dollari, riducendone il possesso di oltre il 90% ad appena 8,5 miliardi di dollari.

Le riserve auree russe hanno invece raggiunto 2.230,4 tonnellate, per un valore di 109,5 miliardi di dollari a settembre (oltre un quinto del valore totale delle riserve della banca centrale) e sono oggi le quarte al mondo.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Unione Europea

EU – Cina. I dazi altrui sono soprusi, quelli dell’EU azioni dovute.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-13.

EP-051364A_Tajani_Brexit
Opening the debate on BREXIT

«The European Union (EU) imposed tariffs as high as 66.4% on steel road wheels from China, targeting manufacturers such as Zhejiang Jingu Co Ltd and Xingmin Intelligent Transportation Systems Co Ltd»

«The duties punish Chinese exporters of steel wheels for vehicles including cars, tractors, and trailers for allegedly having sold them in the EU below cost, a practice known as dumping. The European market for such wheels is worth an estimated EUR800m (USD881m).»

«Dumped imports of steel road wheels from China caused “material injury” to EU-based manufacturers of the goods, the European Commission, the 28-nation bloc’s executive arm in Brussels, said on Thursday (10 October) in the Official Journal»

«The EU has 11 manufacturers of steel road wheels, according to the commission, which took the unusual step of declining to identify any of them. European producers requested anonymity “on grounds of a fear of retaliatory measures by some of their customers”, the commission said»

«The EU industry employs 3,600 people mainly in Germany, France, Spain, the Czech Republic, Italy, Romania, and Poland»

«The rates of the provisional anti-dumping duties are 50.3% against 19 specifically named Chinese exporters – including Zhejiang Jingu and Xingmin Intelligent Transportation Systems – and 66.4% for all others»

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E così l’Unione Europea prosegue nel mettere dazi sulle merci cinesi.

L’accusa formale sarebbe quella di dumping, ma sono in molti a ritenere che più semplicemente i cinesi sappiano produrre a costi inferiori a quelli europei

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China slapped by EU tariffs as high as 66%

Meanwhile, the Singapore central bank is set to join the global policy easing tide

The European Union (EU) imposed tariffs as high as 66.4% on steel road wheels from China, targeting manufacturers such as Zhejiang Jingu Co Ltd and Xingmin Intelligent Transportation Systems Co Ltd.

The duties punish Chinese exporters of steel wheels for vehicles including cars, tractors, and trailers for allegedly having sold them in the EU below cost, a practice known as dumping. The European market for such wheels is worth an estimated EUR800m (USD881m).

Dumped imports of steel road wheels from China caused “material injury” to EU-based manufacturers of the goods, the European Commission, the 28-nation bloc’s executive arm in Brussels, said on Thursday (10 October) in the Official Journal.

The anti-dumping duties represent the preliminary outcome of a probe opened in February based on a dumping complaint by the Association of European Wheel Manufacturers. The levies, due to take effect on Friday, will last for six months and may be prolonged for five years.

The EU has 11 manufacturers of steel road wheels, according to the commission, which took the unusual step of declining to identify any of them. European producers requested anonymity “on grounds of a fear of retaliatory measures by some of their customers”, the commission said.

The EU industry employs 3,600 people mainly in Germany, France, Spain, the Czech Republic, Italy, Romania, and Poland, the commission said in a subsequent emailed statement about the case.

Chinese exporters’ combined share of the EU market for steel road wheels doubled to 5.3% last year compared with 2015, the commission said in its decision published in the Official Journal.

The rates of the provisional anti-dumping duties are 50.3% against 19 specifically named Chinese exporters – including Zhejiang Jingu and Xingmin Intelligent Transportation Systems – and 66.4% for all others.

Separately on Thursday, the commission threatened to stoke longstanding tensions with China over steel trade by opening an inquiry into whether Chinese producers of hot-rolled, stainless-steel sheets and coils receive market-distorting government aid.

The probe, which also covers Indonesia and is due to last as long as 13 months, could lead to EU anti-subsidy duties on imports of these steel products – used for other kinds of steel and for tubes – from both countries. Hot-rolled, stainless-steel sheets and coils from China, Taiwan, and Indonesia face a separate threat of European anti-dumping duties as a result of an investigation opened in August.

The EU already has anti-dumping and/or anti-subsidy levies on a range of other products imported from China, the biggest producer of the metal with around half the world’s output. – Bloomberg News.

The Shanghai Composite Index gained 0.78% to 2,947.71 on Thursday while the Hang Seng Index inched 0.10% higher to 25,707.93.

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China Hit by EU Tariffs as High as 66%

«The European Union imposed tariffs as high as 66.4% on steel road wheels from China, targeting manufacturers such as Zhejiang Jingu Co. and Xingmin Intelligent Transportation Systems Co.

The duties punish Chinese exporters of steel wheels for vehicles including cars, tractors and trailers for allegedly having sold them in the EU below cost, a practice known as dumping.»

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Materie Prime, Senza categoria

Sud Africa. Estrazione oro -5.4% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-13.

2019-10-12__Sud Africa. Estrazione Oro. 001

L’estrazione di oro in Sud Africa è in diminuzione da due anni a questa parte.

Se sicuramente vi siano molte ed acute problematiche di tensioni sociali, altrettanto sicuramente le miniere sembrerebbero avviarsi all’inizio dell’esaurimento.

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«A South African gold mine that goes two miles beneath the Earth’s surface holds far more than just precious metals»

«Moab Khotsong, a South African gold mine that extends nearly two miles beneath the surface.»

«The country was the world’s top gold producer for decades. »

«Now the gold is running out, just as these ultra-deep mines have attracted a new breed of miner on a very different quest»

«We dropped two miles in a couple of minutes and emerged in an underground city. To get to the gold, miners must walk miles through a vast maze of dimly lit tunnels.»

«The gold in these ultra-deep mines is found in narrow veins, laced through the rock. Some are no wider than a pencil.»

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Queste argomentazioni potrebbero aiutare a comprendere meglio la corsa all’oro perseguita da molti stati.

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What lies at the bottom of one of the deepest holes ever dug by man?

A South African gold mine that goes two miles beneath the Earth’s surface holds far more than just precious metals.

Over the years at “60 Minutes,” we have been in more than a few tunnels. We explored Mexican drug lord El Chapo’s subterranean escape routes, burrowed through a Roman villa buried by Mount Vesuvius and traveled the depths of the New York City subway.   But nothing prepared us for a place called Moab Khotsong, a South African gold mine that extends nearly two miles beneath the surface. As we first reported last November, In their pursuit of gold, South Africans have dug the deepest holes on earth. The country was the world’s top gold producer for decades. Now the gold is running out, just as these ultra-deep mines have attracted a new breed of miner on a very different quest. We went along for the adventure.

In the early morning light, tall mine shafts loom over the Vaal River basin two hours southwest of Johannesburg. This once was a booming gold field, now most mines lie abandoned but Moab Khotsong is bustling. Long before the sun rises, thousands of miners start lining up for the triple-deck elevator called “the cage.” It’s jammed but more always push on, and early one morning, so did we.

We’re packed in as tight as sardines, the electric bells signal we’re ready, and the cage drops. Slowly at first, then picks up speed fast. We plunge 450 stories straight down. It’s the longest elevator ride on Earth.

The cage rattles and whistles as we descend, the air gets more humid the deeper we go. Our lifeline to the surface is a machine called the manwinder, massive coils of steel rope two inches thick that attach to the cage and unspool faster and faster. We dropped two miles in a couple of minutes and emerged in an underground city.

To get to the gold, miners must walk miles through a vast maze of dimly lit tunnels. Sometimes you’re lucky and can catch a ride, but mostly you just walk. For Leroy Lee, it’s in the blood. His father worked in the mines. Now it’s his turn. His family depends on his job.

The gold in these ultra-deep mines is found in narrow veins, laced through the rock. Some are no wider than a pencil. It’s cramped at the rock face and we crouch alongside the miners as they work hunched over in the dark. The noise from the drills is deafening. Massive air conditioners cool the tunnels but it can still reach 120 degrees down here.

At the end of the shift, we had to rush not to miss the elevator back up. It doesn’t wait for anyone.

And here’s where all that breaking rock pays off: the smelter. The ore is smashed and pulverized in a grinder before being fed into a furnace. Monga Kasongo, who runs the operation, told us we were the first TV crew to film the weekly ritual they call “the pour.” We all had to wear these special pajamas with no pockets so we couldn’t steal anything. The heat was intense as the furnace reached almost 2,000 degrees. The gold turned to liquid and poured down into the moulds.

Monga Kasongo: When I saw it the first time, I was like “wow.” That’s something that keeps me going. When you hear people who have never seen gold or touched it, I feel like I’m more privileged.

These bars will be refined again to 99.99 percent purity before they’re sold for coins and jewelry. The mine used to process about 60 tons of gold a year. Now it’s just a quarter of that. Still, the day we watched the pour, there was a pretty good haul.

Bill Whitaker: Wow, this is quite heavy…

Monga Kasongo: Yes, it is.

Bill Whitaker: How much is this?

Monga Kasongo: 11 million rand.

Bill Whitaker: In U.S. dollars, we’re talking seven and a half to eight million U.S. dollars for what you poured today?

Monga Kasongo: Yes, definitely.

Bill Whitaker: That sounds like a good day?

Monga Kasongo: It’s a good business.

It’s one thing to come here for the gold but now this harsh environment has attracted others: scientists hunting for what they call extreme life.

Tullis Onstott: We’ve found water that’s a billion years’ old

Bill Whitaker: A billion years old?

Tullis Onstott: A billion years’ old

Bill Whitaker: In these caves?

Tullis Onstott: Right.

An international team, led by Princeton geoscientist Tullis Onstott and Belgian biologist Gaetan Borgonie, are pioneers in the search for life buried in the rock where no one thought it could survive. Borgonie says his colleagues thought he was crazy when he took a sabbatical to try to prove there was life deep underground.

Gaetan Borgonie: Oh, come on they said. You’re going to go to South Africa for a year, you’re gonna go look for something that does not exist there.

They’ve lost count of the number of trips to the bottom of the mines searching for life hidden in the ancient water, seeping through the rock.

Gaetan Borgonie: This is a completely different world down there. There are different rules.

Bill Whitaker: How so?

Gaetan Borgonie: The temperature is different; the pressure is different. I mean, it’s a tough world down there for life.

The next day we went along with them to the deepest level of the mine. For them it was just another day at the office, for us it was an eye-opener.

With just the light from our headlamps, we waded through a tunnel that had been flooded with cold water to cool it down. Then we grabbed a chairlift cut through a channel of rock, except this one went down.

Picture five of New York’s World Trade Centers stacked on top of each other. That’s how deep in the Earth we are.

When the chairlift stopped suddenly we had to hike down the last 50 yards to the bottom. Then, at the end of an abandoned tunnel our scientists found something amazing.

Tullis Onstott: I’ve been looking for 20 years for a salty water deposit like this. Never found it until now.

White patches on the wall turned out to be salt.

Bill Whitaker: Is that edible?

Bennie: I don’t know, he’s tried it.

Bill Whitaker: This is ancient salt?

Tullis Onstott: That’s the question. Has to be– has to be ancient salt.

Bill Whitaker: Very salty. Salty salt.

And the source? This dripping salt water.

Bill Whitaker: What does that tell you?

Tullis Onstott: It tells me this water is extremely old. Cause in these rock formations they were formed three billion years ago. There weren’t salt deposits back then.

They believe this water could be all that’s left of an ancient ocean and where there’s water, there can be life.

Tullis Onstott: We could be looking at something which has never seen the life that has evolved on the surface of the planet.

Bill Whitaker: All from this cave two miles down in South Africa?

Tullis Onstott: All from gold mines in South Africa. Exactly.

In 2011 they found what no one thought possible: these tiny worms living in a pocket of water 5,000 years old. What you’re seeing is magnified. These worms are no bigger than a human hair. It was a species never-before-seen. It survives without sunlight, deep in the hot underworld, so they called it Mephisto or, “the devil.”

Gaetan Borgonie: That’s where my worms live. They eat bacteria.

Bill Whitaker: The first worm you found was in something like that?

Gaetan Borgonie: Yeah

Using an endoscope camera, they were the first to film this deep inside the earth’s crust. This is the devil worm’s home. Before this, no one thought animal life could exist this deep.

Bill Whitaker: You’ve made a big discovery.

Gaetan Borgonie: For me it is big, because for me personally, I had to fight quite a lot of people to be able to do this. On a personal level, that was the biggest victory for me. In the total grand scheme of things, it’s just a worm.

Bill Whitaker: It’s just a worm …

Gaetan Borgonie: It’s just a worm.

They were surprised to find other living creatures too, so many they called them a zoo. A crustacean, about one sixty-fourth of an inch. An arthropod, a flatworm, and single-cell bacteria. It set off a storm of speculation about where else extreme life might exist, perhaps even on Mars. NASA helped fund their research.

Gaetan Borgonie: If there is life here in the deep, then you should definitely dig on Mars because if life was ever there you will find some life form, I believe very strongly, still on Mars.

Bill Whitaker: So the Martians we meet in the future could be these single-cell organisms you’re–

Gaetan Borgonie: I think that would be the–

Bill Whitaker: –you’re talking about.

Gaetan Borgonie: –that is– yes, indeed. I think that would be the most likely. But be prepared to be surprised, I would say.

South Africa’s gold mines are now so deep they might as well be on another planet.

Bernard Swanepoel: I’m not sure that we really want to send human beings much deeper.

Bernard Swanepoel started his career underground and ended it as the CEO of Harmony Gold, which now owns Moab Khotsong.

Bernard Swanepoel: If you are in a successful mining team, it must be like a successful sports team. I mean mining is one of those activities where at the end of every shift you know whether you won or lost.

Gold was the lifeblood of South Africa. The way it’s dug out has changed little since apartheid when underpaid black miners often worked in mortal danger. At its worst, more than 800 workers a year died in mining accidents. No coincidence the struggle that led to apartheid’s defeat started underground.

Bill Whitaker: Gold and gold mining seem to be in the DNA of South Africa.

Bernard Swanepoel: South African gold mining especially has always been at the center of all political and other activities in our country. I mean our bad apartheid history is intertwined with gold mining. I mean a lot of the– a lot of the legislation to dispossess black people of land was in order to create cheap labor for South African gold mines.

Bill Whitaker: You grew up in a small mining town, during the era of apartheid. What are your strongest memories?

Bernard Swanepoel: Well, ultimately I’m a privileged person that, because I was white and I was male, those were the two requirements at the time to become a mining engineer.

Bill Whitaker: So are you the new face of South African mining?

Monga Kasongo: I will say yes. We are the new generation in the mining.  

Just a dozen years after apartheid ended, engineer Monga Kasongo started managing the smelter. He told us he chose to move here from the Congo to work in the mines.

Bill Whitaker: Has that wound in South Africa been healed?

Monga Kasongo: Not 100 percent healed. But there is some healing happening, there is some healing, yes because you have a different– different people working in the mines and the mindset has been changing.

Now safety is paramount. You’ll find women underground and blacks are senior managers. Once some of the lowest-paid laborers are now among the highest. But this generation of gold miners know they may be the last. Of the 11 gold mines that once flourished around here, only three still operate. The mines are now so deep, it’s becoming too expensive to get the gold out. The story of the ultra-deep mines is nearing its final chapter. To dig the riches from such astounding depths took grit and brute force. Now South Africa’s resolve must be deployed to solving the next challenge: what to do when the gold runs out.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Istat. Analisi innovativa sul mercato del lavoro negli ultimi venti anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-13.

Istat 001

L’Istat ha varato una serie di indagini statistiche non convenzionali, intendendo con ciò l’utilizzo anche di dati non di provenienza dell’Istituto, ma non per questo raccolti con cura minore.

Vent’anni di occupazione dal lato della qualificazione del lavoro. Testo integrale.

«Individuare la qualificazione del lavoro svolto attraverso la professione esercitata dagli occupati può costituire uno degli strumenti per osservare, sul lungo periodo, gli effetti dei cambiamenti in atto nel sistema produttivo, distinguendoli dai loro esiti puntuali.

Si tratta di un approccio inusuale nell’analisi statistica del mercato del lavoro, che individua una proxy delle trasformazioni della struttura dell’occupazione. L’approccio offre nuovi risultati, talvolta controintuitivi, nella ricostruzione del cambiamento nel lungo periodo.»

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Ne riportiamo solo alcuni abstract.

«La crisi economica che ha attraversato i dieci anni trascorsi dal 2008 al 2017 ha colpito duramente l’occupazione, che alla fine del periodo non risulta aver ancora recuperato i livelli pre-crisi. Tali esiti hanno modificato i precedenti assetti del mercato del lavoro»

«Sul piano demografico, infatti, la crisi ha colpito soprattutto i maschi e la popolazione più giovane che ha visto chiudersi di fatto le prospettive di collocamento e di sostituzione della forza lavoro nel sistema economico. Al contrario l’occupazione femminile e quella con più di 35 anni, nel decennio considerato, sono cresciute sensibilmente»

«Sul piano dei rapporti di lavoro, infine, il decennio ha registrato saldi negativi sia per il lavoro Autonomo sia per il lavoro Dipendente a tempo indeterminato»

«In questo contesto, l’attenzione del dibattito pubblico si è concentrata sulle ripetute crisi industriali, sulle relative pesanti ricadute sull’occupazione operaia e sulla conseguente necessità di attivare e di ampliare il set di ammortizzatori sociali disponibili per farvi fronte.

Tuttavia se ci si sofferma su questo aspetto della crisi non si può non notare come la riduzione dello stock di lavoro operaio e artigiano sia un dato che si registra già dalla fine degli anni novanta anche in Europa»

«L’informazione fornita è chiara. Dal 1998 al 2017 sia in Italia che nel complesso dei 15 paesi UE presi in esame l’occupazione cresce progressivamente e la crisi registrata a partire dal 2009 segna prima un’inversione di tendenza e, alla ripresa, un rallentamento della crescita, senza mai segnare, però, un ritorno ai livelli occupazionali di inizio periodo: il saldo finale è positivo e rimane consistente, attestandosi intorno al 13 per cento di occupati in più per l’Italia e intorno al 18 per cento per i quindici paesi dell’Unione»

«Dentro questa crescita, tuttavia, il peso delle professioni artigiane e operaie qualificate sull’occupazione complessiva si riduce progressivamente passando, per l’Italia, dal 19,1 al 13,1 per cento e, per i 15 paesi UE, dal 15,6 al 10,6 per cento, facendo registrare, a fine periodo, un ridimensionamento dello stock iniziale di circa 867 mila unità per l’Italia e di circa 4,7 milioni per il complesso dei 15 paesi membri dell’Unione (rispettivamente pari a -22,3 per cento e a -19,8 per cento dello stock iniziale di artigiani e operai qualificati)»

«Se visto con una maggiore profondità di campo, lo stesso fenomeno viene letto come elemento implicito nel cambio di paradigma del consumo e della produzione industriale di massa e dei relativi adattamenti nei modi di produrre delle singole imprese»

«nella crescita del lavoro a qualificazione medio-alta e alta – del lavoro dei knowledge workers – che si registra nelle società economicamente avanzate»

«Le modalità della qualificazione del lavoro svolto, qui presentate, partono, piuttosto, dal presupposto che tale misura vada costruita a partire dalle professioni effettivamente esercitate nel sistema produttivo riorganizzando l’informazione disponibile rilevata dalla statistica pubblica e, per certi aspetti, dalla stessa pubblica amministrazione attraverso la Classificazione delle Professioni pubblicata dall’Istat»

«Una prima ha avuto effetti negativi riducendo complessivamente di un lavoratore ogni cinque per l’intero Paese e per il Mezzogiorno lo stock di occupati contribuendo in modo costante e negativo alla crescita dell’occupazione per tutto il periodo»

«una netta riduzione dello stock degli imprenditori grandi e piccoli, degli esercenti attività commerciali, degli artigiani e dei lavoratori in proprio, con esiti negativi consistenti»

«ha contribuito positivamente all’occupazione una seconda componente costituita dal lavoro a medio-alta e alta qualificazione e da quello non manuale a media e a medio-bassa e bassa qualificazione»

«Anche dal lato delle variazioni positive rimangono nette differenze territoriali che incidono in modo diverso sul saldo occupazionale per l’Italia e per il Mezzogiorno dove il contributo all’occupazione del lavoro a qualificazione medio-alta e alta risulta meno di un terzo del contributo dato da questa all’occupazione dell’intero territorio nazionale»

«Il contributo del lavoro manuale, infatti, è venuto progressivamente erodendosi a vantaggio del lavoro a medio-alta ed alta qualificazione (30,8 per cento in Italia, 26,7 per cento nel Mezzogiorno) e del lavoro non manuale (29,2 per cento per l’Italia e 29,3% per il Mezzogiorno) finendo per rappresentare la quota residuale sia dell’occupazione nazionale sia di quella della ripartizione (rispettivamente il 24,2 per cento e il 25,2 per cento).»

* * * * * * *

Difficile operare una sintesi coerente di  tutti questi risultati.

Tra i molti aspetti sarebbero da considerarne prioritari alcuni:

– Il numero delle persone disposte ad imprendere è in costante diminuzione, con severi riflessi sulla generazione di posti di lavoro: in ultima analisi sono proprio gli imprenditori coloro che generano posti di lavoro. Potrebbero esserci tutti gli incentivi possibili, cosa che non è, che senza questa tipologia di persone il lavoro langue;

– Una cosa è la preparazione, specie quella medio-alta fornita da scuola ed università, ed una del tutto differente quella necessaria per lavorare in modo produttivo. Il mondo scolastico e della formazione in senso lato sembrerebbe essere del tutto avulso dalla realtà dei fatti. Nella pratica, sono le aziende a doversi far carico della formazione, con costi aggiunti impropri.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Di Maio. Tre pesche più due susine fanno cinque frutti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Arcimboldo Giuseppe. L'imperatore Rodolfo.

La telenovela dell’Alleanza PD- M5S prosegue nel suo corso.

Ecco un summary cronologico.

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Umbria, incontro Di Maio-Zingaretti

«A quanto apprende l’Adnkronos, c’è stato ieri un vertice tra Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e capo politico del M5S, e il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Sul tavolo, la strategia da portare avanti in Umbria in vista del voto del 27 ottobre. A quanto si apprende, nell’incontro si è anche affrontato il tema delle regionali in Calabria.

Ma sulla Calabria al momento non sarebbe stata trovata nessuna intesa. Per il M5S si tratta di un terreno delicatissimo, con un nutrito numero di parlamentari calabresi che, la scorsa settimana, si è dato appuntamento a Roma per ribadire la contrarietà ad ogni tipo di accordo con altre forze politiche, in primis proprio con il Pd.»

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Zingaretti a M5S: “Facciamo alleanza”

«”Noi oggi abbiamo forze politiche che potenzialmente rappresentano il 45-48 per cento degli italiani. Domanda: vogliamo provare a farla diventare un’alleanza? Altrimenti, inutile girarci attorno, torna Salvini”. Lo dice Nicola Zingaretti a Otto e Mezzo parlando dei 5 stelle. Ma in questa alleanza ci sarebbe anche Matteo Renzi? “Va chiesto a lui. Per me non ci sarebbe problema”, risponde Zingaretti.

“Pd e M5S rappresentano insieme oltre il 40 per cento dell’elettorato italiano e se allarghiamo anche agli alleati abbiamo una potenziale alleanza che sta tra il 47 e il 48 per cento” spiega.»

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Morani: “Alleanza Pd-M5S? Riflettiamoci”

«”Io sono d’accordo a fare una seria riflessione sulla strategia delle alleanze ma prima vediamo come va l’esperienza di governo e come andranno le elezioni in Umbria”. Alessia Morani, sottosegretario al Mise, commenta così all’Adnkronos le parole di Nicola Zingaretti, secondo cui l’accordo di governo con i 5 Stelle dovrebbe diventare un’alleanza politica.

“Vediamo prima l’Umbria, trattandosi della prima prova elettorale in alleanza – osserva Morani – il risultato sarà molto interessante. Penso anche che trattandosi di una alleanza inedita sia anche molto difficile fare previsioni”.»

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Orfini dice ‘no’ ad alleanza Pd-M5S: “Decidano elettori e iscritti”

«”Ieri sera in tv Zingaretti ha proposto di trasformare l’accordo di governo col M5S in un’alleanza vera intorno alla quale ricostruire il nuovo centro sinistra. È una proposta legittima e forte, che ha una sua dignità e non va banalizzata. Ma una scelta del genere non è nel mandato col quale Nicola ha vinto il congresso e per farla serve si esprimano iscritti ed elettori del Pd”. Lo scrive Matteo Orfini su Facebook, all’indomani della proposta avanzata dal segretario Pd per un’alleanza ‘anti-sovranista’ con il Movimento Cinquestelle.

“Se davvero questa è la prospettiva che il gruppo dirigente ha in mente – aggiunge Orfini -, si convochi un nuovo congresso (magari dopo le regionali che dobbiamo impegnarci a vincere), si aprano i gazebo delle primarie e sia il nostro popolo a decidere”. “Nel mio piccolo – scrive ancora – in quel congresso sosterrò la tesi opposta: con questo M5S che sguazza come sempre nella retorica antipolitica, che difende i decreti sicurezza di Salvini, che considera il garantismo una bestemmia, che vuole smantellare la democrazia rappresentativa, che dice no a unioni civili e ius culturae, con questo M5S non voglio costruire alleanze. Superata l’emergenza voglio provare a batterlo.»

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M5S, Fico: “Rischio scissioni se si pensa all’ego”

«E’ “nell’equilibrio delle opinioni e delle idee che si regge un grande movimento, trovando sintesi e punti di caduta. Chi non trova una sintesi, chi non trova punti di caduta, chi vuole sempre avere ragione e pensa solo al proprio ego, finisce in scissioni e controscissioni, che è l’ultima cosa che un Movimento politico come il nostro deve avere. Bisogna andare avanti tutti insieme, affrontare le tematiche su cui non siamo d’accordo”. Così il presidente della Camera, Roberto Fico, al suo arrivo a Italia 5 Stelle. “Non esiste dissenso ma partecipazione, e idee differenti. La grande bravura è saper ascoltare tutti”, non per fungere da “tappo” ma per “creare grande partecipazione”, osserva ancora Fico.

Ai cronisti che gli chiedono di un’alleanza con il Pd di lungo respiro come proposto da Nicola Zingaretti, Fico risponde: “Non c’è una questione nazionale in questo momento, non mi interessa questo discorso”. In Umbria “abbiamo fatto un accordo anche con altre liste civiche, dove il M5S e il Pd hanno fatto un passo indietro per far emergere la società civile. E’ un’operazione locale in un luogo dove c’erano delle difficoltà, e mi è sembrato un grande gesto di maturità da parte di entrambi”, sottolinea Fico.»

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Di Maio: “Alleanza con Pd non è all’ordine del giorno”

Dopo l’accordo per l’Umbria ”non sono all’ordine del giorno altri patti regionali e tantomeno nazionali” con il Pd. Così Luigi Di Maio, ospite di Maria Latella su Skytg24, replica alle parole di Nicola Zingaretti sull’ipotesi di un’alleanza con il M5S a partire dalle altre regioni al voto. Il capo politico del Movimento chiude così all’ipotesi avanzata dal segretario dem, che ieri a Otto e Mezzo aveva affermato: “Noi oggi abbiamo forze politiche che potenzialmente rappresentano il 45-48 per cento degli italiani. Domanda: vogliamo provare a farla diventare un’alleanza? Altrimenti, inutile girarci attorno, torna Salvini”. Oggi la risposta.

“Con Renzi – ha quindi aggiunto Di Maio parlando del rapporto con il leader di Italia Viva – ci siamo sentiti in occasioni cruciali come quando c’è stata la scissione. Fra noi non credo sia cambiato niente, ma con i suoi capi delegazione, come Teresa Bellanova, lavoriamo bene. Con Renzi lavoriamo alla prova dei voti, come sul taglio dei parlamentari”.

”Sul taglio dei parlamentari – ha precisato Di Maio – è stata una prova di fiducia, non c’è stato alcun scambio. Era il primo punto per sederci al tavolo del governo. Quindi, meno dietrologia e più fatti”.

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“Pd e M5S rappresentano insieme oltre il 40 per cento dell’elettorato italiano e se allarghiamo anche agli alleati abbiamo una potenziale alleanza che sta tra il 47 e il 48 per cento”

Mr Zingaretti ha fatto una proposta del tutto lecita, forse alquanto prematura ed, a quanto potrebbe sembrare, senza essersi prima consultato né con i suoi né con gli attuali alleati.

La levata di scudi è stata immediata, sia nel partito democratico sia nel movimento cinque stelle.

Se per l’Umbria un accordo elettorale poteva essere un ragionevole esperimento, una alleanza vera e propria sembrerebbe un’ipotesi al momento difficilmente accettabile da parte sia degli iscritti sia degli Elettori.

Molti iscritti al PD non condividono questo Governo rosso-giallo, così come molti iscritti del M5S: nei fatti le Weltanschauung delle due formazioni sono fortemente differenti e su molti temi anche francamente conflittuali.

L’esperienza insegna che in politica tre pesche più due susine fanno in teoria cinque frutti, ma nella pratica corrono il forte rischio di rivelarsi essere stato un fallimento.

Esattamente come le alleanze ‘contro qualcuno‘ possono avere una certa quale valenza tattica, ma alla lunga non reggono.

In ogni caso, la risposta di Mr Di Maio dovrebbe essere ben chiara.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Europea, Unione Europea

Macron. Sylvie Goulard. Ira furibonda per il controllo della Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Macron Merkel Parigi

Il superbo ha un concetto di sé stesso così elevato, ma così elevato da considerarsi dio sulla terra, Ma il percepirsi come una sorta di divinità autoreferenziale ha come conseguenza la granitica certezza che la propria volontà sia anche onnipotente: per il superbo al suo volere dovrebbe conseguire in modo automatico l’effettivo potere attuativo.

Ma nella vita umana ci sono anche gli altri, talora superbi anche essi.

Così la volontà del superbo si scontra con la dura realtà che gli altri possano non essere di accordo oppure anche contestarla. Dapprima il nostro uomo resta semplicemente stupefatto che gli altri non si sottomettano ai propri voleri, ma in breve inizia ad odiarli in modo violento e totale. Poco o punto importa il perché gli altri si siano opposti. La loro opposizione diventa immediatamente la prova euristica che la volontà del superbo non sia onnipotente: lo umilia fino al midollo.

E più è radicata la superbia nel proprio io, maggiore è l’odio viscerale che ne emerge, con l’imperiosa urgenza di distruggere fisicamente ogni possibile oppositore. Solo distruggendo quanti si siano opposti il superbo recupera la sua percezione di onnipotenza e, sotto sotto, la propria autostima. Si innesca di conseguenza una lotta mortale: è diventata questione di vita o di morte.

Come corollario a margine, è elemento caratteristico dei superbi l’incapacità strutturale ad ammettere di aver fatto un qualsivoglia errore: la capacità di autocritica e di saper chiedere scusa all’occorrenza è aliena alla mente superba. La colpa sarà sempre ed invariabilmente degli altri. E spesso la tragedia rasenta la farsa, il superbo appare ai più come un moccioso che frigna di rabbia impotente, accusando la maestra di avercela con lui, di perseguitarlo.

* * * * * * *

Senza avere ben presente questa realtà i comportamenti di Mr Macron risulterebbero essere incomprensibili.

«Macron cries foul as EU lawmakers snub French pick for industry job»

«French President Emmanuel Macron insisted Sylvie Goulard was the victim of a “political game” on Thursday after France’s choice to be the head of EU industrial policy was emphatically rejected by European lawmakers»

«Goulard was pressed by lawmakers over her role in a jobs scandal, in which she denies wrongdoing, and also her work in previous years as an adviser for a U.S. think-tank which paid her more than 10,000 euros a month»

«Her rejection, led by the biggest group in the European Parliament, comes against the backdrop of a power struggle between lawmakers and Macron about who should take leadership roles in the next European Commission»

«The wrestle for influence comes at a time when the EU executive needs a strong mandate to take on a host of challenges over the next five years, ranging from anti-EU populists at home to a more assertive China abroad. »

«However Macron saw different motivations for the rejection.

“Sylvie Goulard has been the object of a political game which affects the whole of the European Commission,” said a statement issued by his office.»

«Macron said later: “I need to understand what was at play. Resentment. Pettiness maybe. But I need to understand.”»

«In July, Macron killed off an EPP initiative to decide who would become the next head of the powerful European Commission, which helps decide policy for 500 million Europeans»

«Macron proposed Goulard for the post of EU internal market commissioner, responsible for European defense integration, a role which would have seen her manage a new multi-billion euro defense fund.»

«Sylvie Goulard was very clearly the hostage of national and European political game-playing, …. This shows that from the start, it was never about her competence. European politics shouldn’t be written by resentment»

* * * * * * *

È altro tratto caratteristico dei superbi grondanti di odio accusare gli altri di essere odiatori ad oltranza: si imputano agli altri i propri vizi.

La posta in gioco è chi sia egemone in questa Unione Europea.

In un clima politico così frammentato nessuno ha la forza numerica di imporsi, e Mr Macron si era illuso di poter essere lui l’egemone, appurata la lenta scomparsa della Bundeskanzlerin Frau Merkel verso l’oblio della inconsistenza politica.

Ma la dura realtà evidenzia come il fronte liberal-socialista stia disgregandosi. E questo sarebbe l’ultimo colpo:

Germania. Merkel rifiuta la firma alla lettera EU per il ‘clima’.

Gran brutto segno clinico lo scollamento dal reale.

Se è vero che l’Imperatore Caligola aveva fatto nominare senatore il proprio cavallo, sarebbe altrettanto vero constatare come Mr Macron non sia a livello di Caligola. Forse potrà impuntarsi su Mrs Sylvie Goulard, ma di essere l’egemone della Unione Europea adesso se lo può scordare in modo definitivo.

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Reuters. 2019-10-11. Macron cries foul as EU lawmakers snub French pick for industry job

French President Emmanuel Macron insisted Sylvie Goulard was the victim of a “political game” on Thursday after France’s choice to be the head of EU industrial policy was emphatically rejected by European lawmakers.

Goulard was pressed by lawmakers over her role in a jobs scandal, in which she denies wrongdoing, and also her work in previous years as an adviser for a U.S. think-tank which paid her more than 10,000 euros a month.

Her rejection, led by the biggest group in the European Parliament, comes against the backdrop of a power struggle between lawmakers and Macron about who should take leadership roles in the next European Commission.

The wrestle for influence comes at a time when the EU executive needs a strong mandate to take on a host of challenges over the next five years, ranging from anti-EU populists at home to a more assertive China abroad.

After a second hearing, Goulard, an experienced former French diplomat and EU lawmaker, was rejected on Thursday by 82 EU lawmakers in two committees charged with vetting her, with only 29 backing her – failing to reach the requisite two-thirds support.

“EU citizens won’t put their trust in their institutions when a Commissioner sees absolutely no problem in making 10,000 euros a month from a private lobby in addition to her MEP salary,” said French far-left lawmaker Manon Aubry.

However Macron saw different motivations for the rejection.

“Sylvie Goulard has been the object of a political game which affects the whole of the European Commission,” said a statement issued by his office.

Macron said later: “I need to understand what was at play. Resentment. Pettiness maybe. But I need to understand.”

TOUGH TASK FOR NEW EU CHIEF

The rejection complicates the task of incoming European Commission president Ursula von der Leyen, who was also put forward by Macron. While she is a center-right politician, she was not the first choice of lawmakers of the center-right European People’s Party (EPP), the biggest bloc in parliament.

She has already seen her Hungarian and Romanian candidates for roles rejected by the assembly.

In July, Macron killed off an EPP initiative to decide who would become the next head of the powerful European Commission, which helps decide policy for 500 million Europeans.

Following Goulard’s rejection, president-elect von der Leyen called for European unity of purpose toward a “common objective” of forming a new Commission.

“We must not lose sight of what is at stake: the next five years will be decisive for Europe in a difficult global environment,” she said in a statement after meeting leaders of key lawmaker groups. “It is now necessary … to speed up the process so that Europe can act swiftly.”

GOULARD CAUGHT IN JOBS FUROR

Macron proposed Goulard for the post of EU internal market commissioner, responsible for European defense integration, a role which would have seen her manage a new multi-billion euro defense fund.

Following Macron’s 2017 election victory, Goulard was appointed defense minister but resigned barely a month into the job after an investigation into the way her political party, MoDem, hired assistants in the European assembly.

At an earlier hearing on Oct. 2, Goulard denied wrongdoing, saying the funds had been repaid and that she considered the affair a human resources issue rather than a legal one.

She said she risked becoming a victim of a “political game” among rival political groups in the European Parliament, particularly at the hands of the EPP.

“I am not under formal investigation,” she told lawmakers on Thursday as she protested her innocence once more.

She also expressed regret that her work for the Berggruen Institute, during her time as an EU lawmaker from 2013 to 2016, had cast a shadow over her candidacy.

European lawmaker Stephane Sejourne, an ally of Macron, echoed the French president’s sentiments.

“Sylvie Goulard was very clearly the hostage of national and European political game-playing,” he tweeted. “This shows that from the start, it was never about her competence. European politics shouldn’t be written by resentment.”

Parliament, which has been fragmented between pro and anti-EU groups since May elections, will vote on the Commission as a whole on Oct. 23 before it can take office.