Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Canada. Il 10.67% della popolazione soffre la fame, e crepa anche per questa.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-22.

Canada 003

Il Canada ha 37,476,732 abitanti con un pil procapite di 52,300 Usd (dato del 2012).

A prima vista, sembrerebbe essere una nazione ricca e prospera.

«More than 4 million people in Canada struggle to get enough to eat, official data show, a problem that ranges from running out of food or skipping meals to compromising on quantity and quality»

«Globally, more than 2 billion people lack access to adequate healthy food, putting them at risk of health problems, including 8 percent of people in North America or Europe»

«Canadians who cannot afford regular meals are more likely to die early, according to a study released on Monday, showing that people are dying from hunger even in wealthy countries»

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Median annual family income in Canada from 2000 to 2017

«This statistic depicts the median annual family income in Canada from 2000 to 2017. In 2017, the median annual family income in Canada was 84,950 Canadian dollars.»

Ad oggi, essendo il rapporto CAD/USD = 0.77, 84,950 dollari canadesi equivarrebbero a 65,411 Usd.

Ovviamente, il reddito netto delle famiglie è quasi doppio a quello delle singole persone.

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Il 10.67% della popolazione canadese non ha i mezzi necessari per potersi nutrie: soffre la fame.

Come conseguenza, la loro vita media è ben più breve di quella di coloro che hanno denaro a sufficienza per poter mangiare almeno quanto è necessario per vivere.

Lungi da noi il voler stuzzicare sentimenti di ipocrita umanitarismo, ma questo dato grida vendetta a Dio ed agli uomini.

Ma che gli hanno fatto quei poveracci affamati a Mr Trudeau? Quello si scaglia contro i fomentatori di odio, ma odia il suo popolo al punto tale da farlo crepare di fame.

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In wealthy Canada, millions go hungry: Report

‘Food insecurity’ raises the likelihood of infectious diseases and suicide, new study shows.

Canadians who cannot afford regular meals are more likely to die early, according to a study released on Monday, showing that people are dying from hunger even in wealthy countries.

The study of more than half a million Canadian adults found that hunger was linked to raised mortality from all causes of death except cancer.

But infectious diseases, unintentional injuries and suicide were twice as likely to kill those who faced severe problems finding enough food as those who do not, said the paper, published in the Canadian Medical Association Journal.

“It’s like we found third-world causes in a first-world country,” lead author Fei Men, a postdoctoral fellow at the University of Toronto, told the Thomson Reuters Foundation.

“Food insecure people in Canada are facing problems like infections and drug poisoning that we would expect people from developing countries to be facing,” he said.

“The results are pretty striking to us as well. In the developed world such as Canada, food insecurity can still cause deaths,” Men added.

More than 4 million people in Canada struggle to get enough to eat, official data show, a problem that ranges from running out of food or skipping meals to compromising on quantity and quality.

Not having enough to eat leads to both “material deprivation and psychological distress” which in turn results in chronic inflammation and malnutrition, it said.

They are also less able to manage chronic conditions, Men said.

“[If they have] diabetes, they are more likely to not adhere to their treatment and drugs so it might have much bigger and harmful effect on them.”

A 2019 study looking at the relationship between hunger and mortality among US adults also found similar that not having enough food was linked to deaths from all causes.

Globally, more than 2 billion people lack access to adequate healthy food, putting them at risk of health problems, including 8 percent of people in North America or Europe, according to the latest data from the United Nations.

Researchers in the Canada study looked at data on more than half a million adults, of whom more than 25,000 died before the average age of 82.

The findings show public health efforts to prevent and treat diseases and injuries should take into account people’s access to adequate food, the authors said.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Italia. Export -4.2%, extra Ue -8.1%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-22.

2020-01-20__Istat 001

L’ottimismo del governo è francamente irritante.

«- A novembre 2019 si stima una flessione congiunturale delle esportazioni (-4,2%) e una variazione nulla delle importazioni. Il calo congiunturale dell’export è da ascrivere in particolare all’ampia diminuzione delle vendite verso i mercati extra Ue (-8,1%), mentre quella verso l’area Ue è più contenuta (-0,9%).

– Nel trimestre settembre-novembre 2019 rispetto al precedente si rileva un aumento delle esportazioni (+1,4%) e una lieve contrazione delle importazioni (-0,6%).

– A novembre 2019 la diminuzione su base annua dell’export è pari a -3,2% e coinvolge sia l’area extra Ue (-3,7%) sia i paesi dall’area Ue (-2,7%). La diminuzione tendenziale dell’import (-5,9%) è principalmente determinata dal forte calo registrato per i mercati extra Ue (-10,6%), mentre per i paesi dell’area Ue la flessione è meno ampia (-2,7%).

– Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla diminuzione tendenziale dell’export nel mese di novembre si segnalano mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (-23,7%), macchinari e apparecchi n.c.a. (-5,5%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-5,1%) e computer, apparecchi elettronici e ottici (-11,5%). In aumento, su base annua, le esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+22,4%), articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (+5,9%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+3,0%).

– Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura più ampia alla flessione delle esportazioni nazionali sono Stati Uniti (-10,5%), Spagna (-10,8%), Germania (-4,5%), Regno Unito (-8,7%) e Cina (-15,5%), mentre si registra un incremento delle vendite verso Svizzera (+11,4%), Francia (+2,5%), Giappone (+17,8%), Belgio (+9,2%) e Turchia (+13,3%).»

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L’Istat ha rilasciato il Report:

Commercio con l’estero e prezzi all’import dei prodotti industriali [pdf]

A novembre 2019 si stima una flessione congiunturale delle esportazioni (-4,2%) e una variazione nulla delle importazioni. Il calo congiunturale dell’export è da ascrivere in particolare all’ampia diminuzione delle vendite verso i mercati extra Ue (-8,1%), mentre quella verso l’area Ue è più contenuta (-0,9%).

Nel trimestre settembre-novembre 2019 rispetto al precedente si rileva un aumento delle esportazioni (+1,4%) e una lieve contrazione delle importazioni (-0,6%).

A novembre 2019 la diminuzione su base annua dell’export è pari a -3,2% e coinvolge sia l’area extra Ue (-3,7%) sia i paesi dall’area Ue (-2,7%). La diminuzione tendenziale dell’import (-5,9%) è principalmente determinata dal forte calo registrato per i mercati extra Ue (-10,6%), mentre per i paesi dell’area Ue la flessione è meno ampia (-2,7%).

Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla diminuzione tendenziale dell’export nel mese di novembre si segnalano mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (-23,7%), macchinari e apparecchi n.c.a. (-5,5%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-5,1%) e computer, apparecchi elettronici e ottici (-11,5%). In aumento, su base annua, le esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+22,4%), articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (+5,9%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+3,0%).

Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura più ampia alla flessione delle esportazioni nazionali sono Stati Uniti (-10,5%), Spagna (-10,8%), Germania (-4,5%), Regno Unito (-8,7%) e Cina (-15,5%), mentre si registra un incremento delle vendite verso Svizzera (+11,4%), Francia (+2,5%), Giappone (+17,8%), Belgio (+9,2%) e Turchia (+13,3%).

Nei primi undici mesi del 2019, l’aumento su base annua dell’export (+2,1%) è trainato dalle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+25,8%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+6,3%), articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (+9,2%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+6,8%).

Si stima che il surplus commerciale a novembre 2019 aumenti di 897 milioni di euro (da +3.975 milioni a novembre 2018 a +4.872 milioni a novembre 2019). Nei primi undici mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge +47.909 milioni (+83.331 milioni al netto dei prodotti energetici).

Nel mese di novembre 2019 si stima che l’indice dei prezzi all’importazione cresca dello 0,6% rispetto al mese precedente e diminuisca del 2,1% in termini tendenziali.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Emilia Romagna. Voto e destino dei leader dei partiti. – Ipsos

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-12.

2020-01-18__Ipsos__001

Per la maggioranza degli italiani i risultati delle elezioni in Emilia Romagna non influenzeranno il futuro politico dei leader dei varia partiti.

2020-01-18__Ipsos__002

Fa eccezione Mr Luigi Di Maio, il cui comportamento politico è disapprovato dal 49% degli intervistati.

2020-01-18__Ipsos__003

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2020-01-18__Ipsos__004

Nota.

A nostro sommesso avviso, e sulla scorta dei dati a nostre mani, molto verosimilmente una sconfitta elettorale del partito democratico in Emilia Romagna potrebbe comportare rimaneggiamenti della segreteria del partito democratico.

Similmente, il giudizio su Di Maio sembrerebbe essere molto ottimistico.

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Sondaggi politici Ipsos: M5S, Di Maio leader decaduto

Il voto in Emilia Romagna del 26 gennaio influirà sul destino politico di Conte, Salvini, Zingaretti? Questo il quesito posto da Ipsos nei suoi ultimi sondaggi politici per Di Martedì. I risultati confermano che l’esito delle regionali emiliane non avrà ripercussioni sui singoli leader. La partita ha sì assunto una dimensione nazionale ma il futuro del premier, capo della Lega e segretario del Pd, appare blindato.

L’unico personaggio politico che potrebbe “rischiare il posto” è Luigi Di Maio. Da mesi al centro di critiche per la gestione verticistica del Movimento, il capo dei Cinque Stelle è anche accusato di essere il principale colpevole del tracollo grillino nelle intenzioni di voto. La speranza del ministro degli Esteri è di invertire la rotta e cementare la sua leadership ottenendo un buon risultato in Emilia Romagna. I sondaggi diramati fino al silenzio elettorale non lasciavano presagire niente di buono. E così non stupisce un altro dato emerso dai sondaggi politici Ipsos, pubblicati il 14 gennaio. Per quasi un italiano su due (49%), Di Maio, oggi, non è il leader migliore per il Movimento.

Qualcosa si è dunque rotto tra la base e il capo politico e gli Stati Generali dei Cinque Stelle, che andranno in scena dal 13 al 15 marzo a Torino, saranno l’occasione per gli scontenti di chiedere un rinnovo dei vertici.

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Sardine. Sergio Echamanov, Mattia Santori ed un mondo di menzogne.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-22.

Paperino che ride

Chiunque ambisca ad assumere una posizione pubblica dovrebbe aver ben presente il fatto che la platea cui si rivolge terrà sempre a mente ciò che ha detto e ciò che ha scritto.

Le accuse rivolte a terzi dovrebbe essere sempre supportate da prove probanti, oggettive.

Le denuncie poi non si fanno sui social, ma si presentano agli organi competenti dello stato.

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Comprendiamo come Mr Sergio Echamanov sia giovane ed abbia anche problemi di salute, cosa di cui siamo profondamente spiaciuti, ma giovinezza e malattia possono essere attenuanti, non scuse.

Ben differente la posizione di Mr Mattia Santori,

«nello stesso video aveva detto che il 21enne «rischia di perdere a causa delle solite buffonate di Salvini, che scatenano l’odio».»

Mr Mattia Santori è uomo fatto, lavora in un ambiente di cesellatori della parola.

Come minimo avrebbe dovuto controllare prima di prendere posizione a favore di Mr Sergio Echamanov nei confronti di Mr Matteo Salvini.

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Ci si rende perfettamente conto che nelle elezioni regionali in Emilia Romagna il partito democratico e le sardine lottano per la sopravvivenza politica: pur essendo la Emilia Romagna una regione storicamente rossa, in questa tornata Salvini e la lega sembrerebbero avere concrete possibilità di vincere la competizione, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero.

Ma la campagna di odio che hanno inscenato è da condannarsi senza se e senza ma. Poi, una campagna politica dovrebbe discutere i programmi elettorali, non cercare di stuzzicare sentimenti di infima lega.

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La bugia delle Sardine: ha perso il lavoro per colpa di Matteo Salvini

Prima dice che gli hanno consigliato di abbandonare il lavoro. Poi ci ripensa e dice che è stato un refuso dovuto allo stress. Sergio Echamanov su Facebook ammette l’errore: “La mia avvocata La Torre non mi ha mai consigliato di dimettermi o di allontanarmi dal mondo del lavoro, mai e mai. Ho avuto un refuso, dovuto al grande stress, i tempi stretti. Mi scuso con Cathy, che mi sta aiutando ad affrontare questa situazione particolare. Grazie a tutti”. 

In un video con Mattia Santori, infatti, era stato detto tutto: “Ci va di sorridere di fronte all’ennesimo caso su cui ci sarebbe da piangere: Sergio oltre a parlare davanti alla piazze, ha anche un lavoro che rischia di perdere o che probabilmente ha già perso perché le solite buffonate di Salvini portano altri buffoni a scatenare un sacco di odio nella vita reale. Quindi per le minacce ricevute è stato consigliato a Sergio di non lavorare più”. A dirlo in un video pubblicato su Facebook era stato il leader delle Sardine Mattia Santori. Accanto a lui Sergio Echamanov, l’esponente del movimento nato a Bologna, finito nel mirino di Matteo Salvini per via della dislessia. 

E dopo Santori ha preso la parola proprio Sergio Echamanov che ha confermato che anche l’avvocato gli ha consigliato di non lavorare più. “È un periodo un po’ difficile ma ci sono persone straordinarie che mi stanno aiutando emotivamente – dice Sergio – Ringrazio tutte le sardine che mi stanno riempendo d’amore. Ci vediamo il 19 gennaio in piazza”.

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Sergio Echamanov, “bugia” delle Sardine/ “Non è vero che ho perso lavoro per Salvini”

Sergio Echamanov e la “bugia” delle Sardine su Matteo Salvini: “Non è vero che ho perso il lavoro per lui”. E quindi racconta cosa è successo…

Bufera sul video di Sergio Echamanov, il ragazzo che era stato preso di mira da Matteo Salvini per la sua dislessia. Il ragazzo ha spiegato che a causa delle minacce che ha ricevuto ha perso il suo lavoro. Gli sarebbe stato consigliato infatti di non lavorare più, anche dal suo avvocato. Ha parlato quindi di un periodo difficile e dell’aiuto che sta ricevendo dalle Sardine. Il loro leader, Mattia Santori, nello stesso video aveva detto che il 21enne «rischia di perdere a causa delle solite buffonate di Salvini, che scatenano l’odio». Poi si scopre che la realtà è ben diversa: in realtà Sergio Echamanov non aveva perso il lavoro per colpa del leader della Lega. Una bugia delle Serdine? Lui preferisce parlare di un «refuso». Di fatto prima ha detto che gli hanno consigliato di lasciare il lavoro, poi ci ha ripensato e ha parlato di un refuso dovuto allo stresso. Anche la “retromarcia” arriva su Facebook.

SERGIO ECHAMANOV E LA “BUGIA” DELLE SARDINE SU SALVINI

Sergio Echamanov ha ammesso l’errore su Facebook. In primis ha smentito il fatto che l’avvocato La Torre gli abbia suggerito di lasciare il lavoro. «Non mi ha mai consigliato di dimettermi o di allontanarmi dal mondo del lavoro, mai e mai», ha precisato il 21enne sui social. Quindi si è spiegato e soprattutto scusato: «Ho avuto un refuso, dovuto al grande stress, i tempi stretti. Mi scuso con Cathy, che mi sta aiutando ad affrontare questa situazione particolare. Grazie a tutti». Nel video precedente invece il leader delle Sardine aveva attaccatto Matteo Salvini: «Ci va di sorridere di fronte all’ennesimo caso su cui ci sarebbe da piangere: Sergio oltre a parlare davanti alla piazze, ha anche un lavoro che rischia di perdere o che probabilmente ha già perso perché le solite buffonate di Salvini portano altri buffoni a scatenare un sacco di odio nella vita reale». Al suo fianco Sergio Echamanov, altro esponente del movimento nato a Bologna che poi ha chiarito quanto accaduto.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. I deputati Nitti ed Aprile lasciano M5S per il Misto.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-22.

Friedrich Caspar. Infinito. Solitudine. 001

«Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.»

Salvatore Quasimodo

«Nitti e Aprile, presentati come candidati della società civile del MoVimento 5 Stelle e quindi scelti personalmente dal Capo Politico Luigi Di Maio, sono stati eletti alla Camera nel collegio uninominale della Puglia. Nitti è direttore d’orchestra e Aprile commercialista.»

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Deputati Nitti e Aprile lasciano M5s

Hanno fatto richiesta di passare al gruppo Misto

ROMA, 21 GEN – I deputati M5s Michele Nitti e Nadia Aprile hanno lasciato il Movimento e formalmente fatto richiesta di aderire al gruppo Misto.

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M5S, deputati Nitti e Aprile lasciano il Movimento

I deputati Michele Nitti e Nadia Aprile, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti parlamentari, hanno lasciato il Movimento 5 Stelle.

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Michele Nitti e Nadia Aprile: altri due deputati M5S vanno nel gruppo misto

I deputati M5s Michele Nitti e Nadia Aprile hanno lasciato il MoVimento 5 Stelle e formalmente fatto richiesta di aderire al gruppo Misto. La Aprile era indicata nei giorni scorsi come una dei deputati a rischio espulsione a causa delle rendicontazioni e delle restituzioni mancate. Era anche indicata come una delle parlamentari vicine al ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Nel 2019 Aprile non aveva restituito alcunché. Domani i probiviri giungeranno ad una conclusione sulle sanzioni ai parlamentari morosi.

La Aprile ha rilasciato alcune dichiarazioni all’AdnKronos dopo l’addio al MoVimento 5 Stelle: “”Non posso nascondere che i fatti che mi hanno visto protagonista nell’ultimo periodo mi hanno seriamente scossa. La situazione in cui mi sono trovata è dipesa esclusivamente da un’inesorabile deriva autoritativa del MoVimento e dalla mancata considerazione in cui sono stata tenuta come parlamentare e, cosa per me ancor più grave, come persona”. Nitti e Aprile, presentati come candidati della società civile del MoVimento 5 Stelle e quindi scelti personalmente dal Capo Politico Luigi Di Maio, sono stati eletti alla Camera nel collegio uninominale della Puglia. Nitti è direttore d’orchestra e Aprile commercialista.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Francia. La rivolta con il tiranno continua. Tagliata la luce ad Orly e Rungis.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-21.

2020-01-21__Parigi

A quanto sembrerebbe, i Patrioti francesi hanno iniziato una nuova fase della rivoluzione, sui cui esiti ci sarebbe ben poco da discutere. Anche ricordano che tra due mesi la Francia torna alle urne.

«French energy workers protesting against President Emmanuel Macron’s pension reform cut power on Tuesday to the world’s largest wholesale fresh food market, Rungis near Paris, the hardleft CGT union’s energy branch said»

«A spokeswoman for Rungis International Market said emergency power kicked in when the outage began 0530 GMT and that there was no disruption to trade. The power cut lasted 90 minutes»

«“The power source to Rungis is cut this morning,” the local CGT energy branch wrote on Facebook »

«The power outage also halted services on the Orlyval rail shuttle serving Orly, the French capital’s second busiest airport»

«The deliberate sabotage of power supplies underlines the growing determination of France’s left-wing unions to resort to wildcat action, after a wave of strikes and street protests since early December failed to force Macron to back down on his overhaul of the pension system»

«The Rungis market covers 234 hectares and generates revenues of 9 billion euros a year»

«Meanwhile, the longest transport strike in France in decades appeared to be petering out on Monday, with most Paris metro and national train services back up and running, offering relief to weary commuters»

«But while the return to work marked a tentative victory for President Emmanuel Macron, who has refused to back down in the dispute over pension reforms, French media and experts warned that opposition to the overhaul was far from over — and taking an increasingly radical turn»

«On the 47th straight day of strikes over the government’s plans to fuse France’s 42 different pension schemes into one, 11 out of 16 metro lines were operating as normal or nearly normal, according to the Paris public transport operator RATP»

«Mobilization continues for CGT Energy. The union, still at the forefront of the strike against the pension reform, claimed Tuesday morning a power cut affecting several cities in the southeast of the cap»

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L’Europa è una bomba ad orologeria.

Gli attuali governi, ivi compresa la Commissione Europea della von der Leyen, vivono arroccati nelle proprie ideologie, del tutto staccati ed incuranti della gente comune.

Ma il malessere è diffuso per tutta l’Unione, ed in Francia in modo particolare.

Eurostat. Reddito Netto Mediano di 1,409 euro al mese.

Ebbene, sì: in questa sedicente opulenta Europa la metà della popolazione vive con meno di 1,409 euro al mese.

Ci si potrebbe permettere di fare i radical chic con 5,000 euro al mese, almeno, ed un solido posto nella pubblica amministrazione, che vessa di tasse e leggi e normative i poveracci che lavorano per arricchire i liberal, senza dare un minimo di servizi decenti.

Francia. Dimissioni in massa dei primari ospedalieri.

Macron, egemone di Francia, licenzia Ségolène Royal, che ha osato contraddirlo.

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Nessuno si faccia illusioni, ma proprio nessuna.

Tutte le valanghe hanno inizio con poche pietruzze, ma alla fine hanno un potere distruttivo degno di bombe ad alto potenziale.

Se questi governi, iniziando da quello di Mr Macron, non se ne andranno con le buone, la gente inferocita li scaccerà con la forza della disperazione.

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French workers cut electricity at world’s largest market in pensions protest

French energy workers protesting against President Emmanuel Macron’s pension reform cut power on Tuesday to the world’s largest wholesale fresh food market, Rungis near Paris, the hardleft CGT union’s energy branch said.

A spokeswoman for Rungis International Market said emergency power kicked in when the outage began 0530 GMT and that there was no disruption to trade. The power cut lasted 90 minutes.

“The power source to Rungis is cut this morning,” the local CGT energy branch wrote on Facebook.

The power outage also halted services on the Orlyval rail shuttle serving Orly, the French capital’s second busiest airport.

The deliberate sabotage of power supplies underlines the growing determination of France’s left-wing unions to resort to wildcat action, after a wave of strikes and street protests since early December failed to force Macron to back down on his overhaul of the pension system.

The Rungis market covers 234 hectares and generates revenues of 9 billion euros a year

Transport strike

Meanwhile, the longest transport strike in France in decades appeared to be petering out on Monday, with most Paris metro and national train services back up and running, offering relief to weary commuters.

But while the return to work marked a tentative victory for President Emmanuel Macron, who has refused to back down in the dispute over pension reforms, French media and experts warned that opposition to the overhaul was far from over — and taking an increasingly radical turn.

On the 47th straight day of strikes over the government’s plans to fuse France’s 42 different pension schemes into one, 11 out of 16 metro lines were operating as normal or nearly normal, according to the Paris public transport operator RATP.

National rail operator SNCF announced Sunday that nearly all suburban, regional and high-speed TGV trains would also be running.

In Paris, the focal point of the strikes that have caused nearly seven weeks of travel misery, the biggest union in RATP said Saturday it was suspending its strike action “to regain strength”.

Unsa-RATP representative Laurent Djebali told AFP that many strikers had voted to resume work “for financial reasons” after going without pay for weeks, but he was adamant that there was “no question” of ending the strike altogether.

The biggest union at the SNCF, the militant CGT, also struck a defiant note in the face of the flagging strike participation.

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CGT Energy demands a giant power cut south of Paris

Mobilization continues for CGT Energy. The union, still at the forefront of the strike against the pension reform, claimed Tuesday morning a power cut affecting several cities in the southeast of the capital. On Facebook, CGT Énergie 94 explained that it had cut “the source station of Rungis“, plunging “the MIN (Rungis market) and Orly in the dark“. In a second publication, CGT Énergie 94 notes that “Energies CGT 94 91 93 75” are “mobilized“, and the “MV (High Voltage 20,000 Volt) substations cut“. According to FranceInfo, the cuts have affected several municipalities, including Orly, Rungis, Anthony, Fresnes and Thiais, from 6 a.m. In Rungis, the shutdown took place from 6 a.m. to 7:30 a.m. The situation is now normal in this commune.

Rungis and its perimeter were affected, a priori between 5:45 am and 8:00 am“Announced Frank Jouanno of CGT Energy from Val-de-Marne to Le Figaro. “One hundred people“Carried out this action, which concerned between”25,000 and 50,000»People.

Contacted by Le Figaro, Laurent Hérédia, federal secretary of the CGT Energy, indicates that this operation is part of “in line with our actions in the fight against pension reform“. He adds that “pickets continue, including at Gennevilliers, on the Serval site. The new Linky meters have not been installed for more than a week.It is Serval’s logistics platform which must deliver the meters for Enedis from all over the Ile-de-France.

The representative of CGT Energie Val-de-Marne, Franck Jouano, explained that he wanted “make an impression“And”have an impact on the economy“. “Currently, in the media, we only hear actions from RATP and SNCF“. Recognizing “collateral damages“Who were able to reach households, he felt that having a power outage was”not the end of the world“.

The government strongly condemned the cut: when asked about BFMTV, the Secretary of State for the City and Housing, Julien Denormandie, criticized an action “outrageous and irresponsible“. “Can you imagine not only the inconvenience, but sometimes the endangerment of people? […] It’s scandalous, it’s irresponsible and it destroys social dialogue“He rebelled, pointing to acts”which degrade the climate of dialogue“.

This Tuesday morning, the cut affected the transport in Île-de-France: the circulation of the Orlyval was disrupted, and its teams declared to make “their maximum to quickly bring the installations back into conformity“. Similarly, tram line 7 was hit by the action of CGT Energy, and set up replacement buses for its passengers. However, Orly airport was not affected.

Mobilization continues for CGT Energy. The union, still at the forefront of the strike against the pension reform, claimed Tuesday morning a power cut affecting several cities in the southeast of the capital. On Facebook, CGT Énergie 94 explained that it had cut “the source station of Rungis“, plunging “the MIN (Rungis market) and Orly in the dark“. In a second publication, CGT Énergie 94 notes that “Energies CGT 94 91 93 75” are “mobilized“, and the “MV (High Voltage 20,000 Volt) substations cut“. According to FranceInfo, the cuts have affected several municipalities, including Orly, Rungis, Anthony, Fresnes and Thiais, from 6 a.m. In Rungis, the shutdown took place from 6 a.m. to 7:30 a.m. The situation is now normal in this commune.

Rungis and its perimeter were affected, a priori between 5:45 am and 8:00 am“Announced Frank Jouanno of CGT Energy from Val-de-Marne to Le Figaro. “One hundred people“Carried out this action, which concerned between”25,000 and 50,000»People.

Contacted by Le Figaro, Laurent Hérédia, federal secretary of the CGT Energy, indicates that this operation is part of “in line with our actions in the fight against pension reform“. He adds that “pickets continue, including at Gennevilliers, on the Serval site. The new Linky meters have not been installed for more than a week.It is Serval’s logistics platform which must deliver the meters for Enedis from all over the Ile-de-France.

The representative of CGT Energie Val-de-Marne, Franck Jouano, explained that he wanted “make an impression“And”have an impact on the economy“. “Currently, in the media, we only hear actions from RATP and SNCF“. Recognizing “collateral damages“Who were able to reach households, he felt that having a power outage was”not the end of the world“.

The government strongly condemned the cut: when asked about BFMTV, the Secretary of State for the City and Housing, Julien Denormandie, criticized an action “outrageous and irresponsible“. “Can you imagine not only the inconvenience, but sometimes the endangerment of people? […] It’s scandalous, it’s irresponsible and it destroys social dialogue“He rebelled, pointing to acts”which degrade the climate of dialogue“.

This Tuesday morning, the cut affected the transport in Île-de-France: the circulation of the Orlyval was disrupted, and its teams declared to make “their maximum to quickly bring the installations back into conformity“. Similarly, tram line 7 was hit by the action of CGT Energy, and set up replacement buses for its passengers. However, Orly airport was not affected.

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Parigi, tagliano la luce per protesta

Azione del sindacato Cgt contro la riforma delle pensioni

PARIGI, 21 GEN – Ancora corrente tagliata in Francia in un nuovo blitz contro la riforma delle pensioni rivendicata da CGT Energie. In particolare, il sindacato in lotta contro il progetto di Emmanuel Macron ha annunciato di essere all’origine del blackout di questa mattina nella zona dell’aeroporto di Orly e i mercati generali di Rungis, a sud di Parigi, con l'”obiettivo di colpire l’economia e mostrare la mobilitazione contro la riforma delle pensioni”.

Un atto “scandaloso” e “irresponsabile”, ha detto il ministro francese incaricato per la Città e la Casa, Julien Denormandie, ai microfoni di BFM-TV-RMC.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Francia. Dimissioni in massa dei primari ospedalieri.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-21.

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Chiunque abbia avuto conoscenza diretta dell’Unione Sovietica di Brežnev, oppure si sia peritato di studiarne un po’ struttura e dinamiche, non potrebbe fare a meno di concludere che l’attuale Unione Europea, ed anche molti stati nazionali ad essa afferenti, sono affetti da un sistema burocratico ipertrofico, da uno statalismo accentratore e pianificatore quanto incapace di cogliere ed adattarsi alla realtà.

Il risultato finale si concretizza in sistemi sanitari nazionali minuziosamente organizzati e pianificati a livello centrale, con un forte squilibrio del personale e dell’allocazione delle risorse: gli ospedali rigurgitano di dipendenti amministrativi tutti indaffarati ad attuare le normativi ricevute, mentre il personale medico ed infermieristico è assunto su base concorsuale ‘atipica’, è insufficiente, ed è soprattutto oberato da una serie di adempimenti burocratici che impediscono di fatto di svolgere il loro lavoro, ossia di curare la gente.

Troppo spesso il problema è liquidato in meri termini economici: i medici e gli infermieri sono sottopagati per le responsabilità che sono chiamati ad assumersi, lavorando per di più in un ambiente ostile, ma il problema più acuto è che sono stati resi schiavi di un apparato burocratico acefalo, ove ai medici restano solo le responsabilità civili e penali.

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Come sia finita l’Unione Sovietica è cosa nota: è implosa sotto il peso delle proprie contraddizioni. E tutti possiamo constatare quanto tempo sia necessario per poter ricostruire qualcosa di funzionante sulle pregresse rovine lasciate dal socialismo.

La Francia è uno dei paesi europei maggiormente burocratizzato, e la sanità non sfugge certamente all’attenzione dei burocrati.

Ma anche questo settore sta collassando.

Il contesto generale è deprimente, con il governo che ha dovuto ritirare la riforma del sistema pensionistico, ed è sempre più contestato dalle piazze: la gente non ne può di più.

Macron, egemone di Francia, licenzia Ségolène Royal, che ha osato contraddirlo.

Francia. La rivolta si estende al settore energetico.

Francia. La rivolta dei Contribuenti quasi ignorata dai media.

Francia. Manomessa la rete elettrica. La rivoluzioni sta iniziando.

«Mi dimetto perché sono costretta a fare cose non etiche. Mi dimetto perché un tempo il nostro compito era curare i malati, oggi ci viene chiesto di produrre ricoveri, un numero sempre maggiore di ricoveri in modo da fare soldi per l’ospedale. I miei pazienti, malati di diabete, hanno complicazioni gravi, alcuni rischiano l’amputazione ma le loro degenze sono troppo lunghe, non producono profitto e quindi diventano un peso. Io non lo sopporto più»

«la protesta di 1.100 medici di tutta la Francia— tra i quali 600 primari — che si sono dimessi dalle loro funzioni amministrative»

«Continueremo a occuparci dei pazienti, come è ovvio, ma non risponderemo più all’amministrazione, e smetteremo di occuparci più dei fogli Excel che della salute dei pazienti »

«Da tutto il Paese arrivano le testimonianze di ospedali sul punto di crollare sotto il peso delle riduzioni della spesa e del personale»

«Hanno cominciato lo scorso autunno quelli che lavorano nei pronto soccorso, che suppliscono ormai ai medici di base, soprattutto in provincia dove i dottori scarseggiano e molti abitanti si fanno curare all’ospedale più vicino anche per malattie che non richiederebbero interventi urgenti.»

«La ministra della Sanità, Agnès Buzyn, promette un piano da 1,5 miliardi in tre anni, giudicato largamente insufficiente»

«L’ospedale pubblico costa alla Francia circa 85 miliardi l’anno, cifra tra le più alte nei Paesi dell’Ocse»

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Tutte le valanghe all’inizio erano pochi sassolini: serve del tempo perché si formi e proceda il fronte distruttivo.

Come del resto l’Unione Europea, anche la Francia inizia ad avviarsi alla implosione.

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I medici in Francia, «Pazienti come numeri»: l’addio choc dei primari

Dimissioni di massa tra i medici: «Ci chiedono soltanto di produrre ricoveri»

«Mi dimetto perché sono costretta a fare cose non etiche. Mi dimetto perché un tempo il nostro compito era curare i malati, oggi ci viene chiesto di produrre ricoveri, un numero sempre maggiore di ricoveri in modo da fare soldi per l’ospedale. I miei pazienti, malati di diabete, hanno complicazioni gravi, alcuni rischiano l’amputazione ma le loro degenze sono troppo lunghe, non producono profitto e quindi diventano un peso. Io non lo sopporto più».

Lo sfogo della professoressa Agnès Hartemann, primario di diabetologia all’ospedale La Pitié Salpêtrière di Parigi, ha portato in primo piano la protesta di 1.100 medici di tutta la Francia— tra i quali 600 primari — che si sono dimessi dalle loro funzioni amministrative.

«Continueremo a occuparci dei pazienti, come è ovvio, ma non risponderemo più all’amministrazione, e smetteremo di occuparci più dei fogli Excel che della salute dei pazienti», ha aggiunto Hartemann al termine di una conferenza stampa. Da tutto il Paese arrivano le testimonianze di ospedali sul punto di crollare sotto il peso delle riduzioni della spesa e del personale. «Ci capita di ricoverare dei bambini in ginecologia perché non ci sono abbastanza letti», si indigna per esempio Antoinette Perlat, primario di medicina interna all’ospedale universitario di Rennes.

Se i ferrovieri, con il loro sciopero iniziato il 5 dicembre e continuato durante le feste di Natale hanno finora quasi monopolizzato l’attenzione dei media e del governo, anche medici e infermieri da mesi sono in agitazione. Hanno cominciato lo scorso autunno quelli che lavorano nei pronto soccorso, che suppliscono ormai ai medici di base, soprattutto in provincia dove i dottori scarseggiano e molti abitanti si fanno curare all’ospedale più vicino anche per malattie che non richiederebbero interventi urgenti.

Nelle ultime settimane la protesta si è allargata ai primari, che lamentano l’eccesso di compiti amministrativi e la difficoltà di rapportarsi ai pazienti con l’umanità e l’attenzione imposte dal giuramento di Ippocrate.

Il 14 gennaio, mentre il direttore dell’ospedale Saint-Louis di Parigi pronunciava il tradizionale discorso di auguri di inizio anno, i medici e gli infermieri si sono tolti il camice bianco e lo hanno gettato per terra davanti a lui. Tra le ragioni di un malcontento popolare che ha portato in piazza i gilet gialli e poi i sindacati contro la riforma delle pensioni, c’è la generica paura di dare l’addio al modello sociale francese che ha al centro la scuola e l’ospedale pubblico, a lungo vanto del Paese. La ministra della Sanità, Agnès Buzyn, promette un piano da 1,5 miliardi in tre anni, giudicato largamente insufficiente. L’ospedale pubblico costa alla Francia circa 85 miliardi l’anno, cifra tra le più alte nei Paesi dell’Ocse.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Puglia. Altra regione che si avvia al centrodestra.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-21.

Puglia 001

Questo primo semestre 2020 è denso di elezioni regionali.

Nel 2020 si voterà per le elezioni regionali in Emilia Romagna, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, e Veneto. Di queste, Liguria e Veneto hanno governatori e giunte di centrodestra, il rinnovo delle quali sembrerebbe essere scontato. Le altre sei hanno governatori del pd, il rinnovo dei quali appare molto problematico, specie ora che M5S avrebbe deciso di presentarsi alle elezioni con un sua propria lista.

Lega e cdx hanno già vinto consecutivamente in Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte ed Umbria.

Entro sei mesi si terranno ben otto elezioni regionali: due regioni sono al momento a guida cdx, Veneto e Liguria, le restanti sono a guida pidiina.

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«Elezioni regionali Puglia sondaggi: Emiliano nettamente sconfitto se il Pd non fa accordi con i 5 Stelle e con Renzi»

«Sulle elezioni regionali in Puglia della prossima primavera il quadro non è ancora definito. Michele Emiliano sarà il candidato del Partito Democratico dopo aver vinto le primarie di domenica scorsa, ma intanto Italia Viva, Azione di Carlo Calenda e +Europa preparano una corsa solitaria»

«Primo scenario: …. un’alleanza tutti insieme contro il blocco sovranista/salviniano. Una coalizione che inglobi il Pd, il Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Più Europa e tutte le anime del Centrosinistra. …. In questo caso …. finirebbe con la sconfitta del fronte Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia e altri di Centrodestra, che si fermerebbe al 46%, e la vittoria del blocco Pd-M5S-altri con il 52%.»

«Secondo scenario: …. corsa solitaria dei renziani, intorno al 4%, e sempre Pd e 5 Stelle insieme. In questo caso finirebbe 48% per l’ipotetico blocco vicino all’attuale governo contro il 46% del fronte sovranista/salviniano»

«Terzo scenario: …. vittoria netta del Centrodestra con il 46%, Movimento 5 Stelle intorno al 26%, Partito Democratico fermo al 16%, altri di Centrosinistra complessivamente al 10% e altri partiti o liste al 2%.»

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Il quadro è ancora fluido, ma senza dubbio il centrodestra costituisce una concreta alternativa al centrosinistra.

Marche. Elezioni Regionali. M5S correrà da solo.

Regionali. FI. Santelli candidata in Calabria, Caldoro in Campania.

Campania. Winpoll. De Luca batte Caldoro.

Campania. Sondaggio Bidimedia.

Toscana. Elezioni. Sondaggi conflittuali ma anche complementari.

Se è vero che le elezioni regionali hanno una ampia valenza locale, di questi tempi stanno assumendo anche una grande importanza politica nazionale.

Se, come potrebbe essere possibile, lega e centrodestra potessero conquistare la maggior quota delle regioni che vanno al voto il governo centrale rosso-giallo ne resterebbe fortemente penalizzato.

Poi, al massimo tra due anni, si terranno le elezioni politiche, che potrebbero  mettere la parola fine, una pietra tombale, alle ambizioni del movimento cinque stelle ed a quelle del partito democratico.

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Elezioni Puglia sondaggi, primi dati clamorosi. Ecco chi è nettamente in testa

Elezioni regionali Puglia sondaggi: Emiliano nettamente sconfitto se il Pd non fa accordi con i 5 Stelle e con Renzi.

Sulle elezioni regionali in Puglia della prossima primavera il quadro non è ancora definito. Michele Emiliano sarà il candidato del Partito Democratico dopo aver vinto le primarie di domenica scorsa, ma intanto Italia Viva, Azione di Carlo Calenda e +Europa preparano una corsa solitaria. Nel Centrodestra resta ancora da sciogliere il nodo Raffaele Fitto sì o no, con Fratelli d’Italia che ha ufficializzato la sua candidatura ma con la Lega e Matteo Salvini che ha preso tempo rimandando ogni decisione a dopo le elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria (“Ne riparliamo dal 27 gennaio in poi”, ha affermato il segretario del Carroccio ad Affaritaliani.it). Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, salvo colpi di scena improbabili, Luigi Di Maio confermerà la strategia di nessuna alleanza con il Pd come nelle altre Regioni.

Ma che cosa dicono i sondaggi? Mancando ancora molti mesi e non avendo ancora ben definito il quadro dei competitor le cifre sono approsimative, ma il sondaggista Alessandro Amadori ha analizzato per Affaritaliani.it la situazione attuale basandosi sui risultati in Puglia delle Europee del maggio 2019 e incrociando questi dati con quelli del monitoraggio elettorale nazionale da cui vengono poi estrapolati i dati regionali.

Il primo scenario – al momento decisamente improbabile – è quello di un’alleanza tutti insieme contro il blocco sovranista/salviniano. Una coalizione che inglobi il Pd, il Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Più Europa e tutte le anime del Centrosinistra. In questo caso – secondo le stime di Amadori – la sfida in Puglia finirebbe con la sconfitta del fronte Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia e altri di Centrodestra, che si fermerebbe al 46%, e la vittoria del blocco Pd-M5S-altri con il 52%.

Il secondo scenario vede la corsa solitaria dei renziani, intorno al 4%, e sempre Pd e 5 Stelle insieme. In questo caso finirebbe 48% per l’ipotetico blocco vicino all’attuale governo contro il 46% del fronte sovranista/salviniano.

Infine il terzo scenario, che è anche quello più probabile almeno stando alle dichiarazioni fino ad oggi: vittoria netta del Centrodestra con il 46%, Movimento 5 Stelle intorno al 26%, Partito Democratico fermo al 16%, altri di Centrosinistra complessivamente al 10% e altri partiti o liste al 2% (questo valore resta immutato anche per gli scenari 1 o 2). Ipotizzando anche un’alleanza tra Pd, quindi Emiliano, e altre forze di Centrosinistra (ma non Italia Viva) non si andrebbe oltre quota 22%.

In definitiva, al momento, il quadro è abbastanza chiaro: se il Pd non si accorda con il M5S e con Renzi – ma soprattutto con Di Maio – la conquista da parte del Centrodestra della guida della Regione Puglia è quasi scontata. Sempre che le tensioni sul nome di Fitto non portino a una clamorosa rottura tra Meloni e Salvini. Ipotesi che comunque viene nettamente smentita sia da Fratelli d’Italia sia dalla Lega.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Bonaccini e la buona amministrazione. Boom di assunzioni in regione.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-21.

2020-01-21__Bonaccini Assunzioni 001

Partito democratico e media liberal da decenni ripetono con costanza degna di miglior causa che i pidiini sarebbero dei buoni amministratori. Ripetilo oggi, ripetilo domani, alla fine qualche buga abbocca, e crede che sia vero.

Presentandosi come indipendente, come se non fosse incardinato nel partito democratico, Bonaccini presenta sé stesso come il prototipo della buona e sana amministrazione, reclamando quindi il voto sia dai simpatizzanti di quel partito, sia il voto disgiunto di tutti gli altri.

Ma quando si vanno ad enumerare i fatti, le cose cambiano in modo drammatico.

«Boom di contratti a tempo indeterminato col “buon governo” Bonaccini»

«Dal 2014 al 2018 il personale a tempo indeterminato in Regione Emilia Romagna è aumentato di 742 unità, il 26% in più»

«La Regione è passata da 2.859 dipendenti a tempo indeterminato a 3.601»

«742 unità in più, per fare sempre le stesse cose»

«Inoltre il personale di diretta collaborazione (che cioè collabora con i politici e le loro strutture organizzative) è aumentato del 73,5% con 118 unità nel 2018»

«Ma non solo: sono in corso nel 2019 selezioni per altre 628 assunzioni con categoria D, cioè funzionari con stipendi ragguardevoli, con il rischio di superare la dotazione organica che la Regione può avere: 3891 dipendenti»

«Come si riesce ad entrare a lavorare in Regione?»

«A parte farcelo dire da Quo Vado di Checco Zalone, principalmente tramite concorsi pubblici»

«Ma piccoli eserciti di persone si avvicinano all’ente tramite collaborazioni ad hoc con contratti a tempo determinato, con enti subordinati della Regione, succursali o su segnalazioni di dirigenti o politici»

«Quando il governatore, o il politico di turno, cessa il mandato anche i suoi collaboratori dovrebbero andare a casa»

«Ma qualcuno segue strade diverse, cioè cerca di far diventare a tempo indeterminato il personale di fiducia che aveva, con concorsi ad hoc»

«Ma oibò questa esplosione di personale a tempo indeterminato lascia perplessi.»

«Se andiamo a scavare nei loro report pubblici troviamo 32 giornalisti tra le 742 persone passate a tempo indeterminato tra il 2014 e il 2018»

«Il boom della Regione sotto Bonaccini si è scatenato soprattutto tra il 2015 e il 2016, con un passaggio dei contratti a tempo indeterminato dai 2.846 ai 3.711, cioè forse quando Bonaccini ha preso piena conoscenza della macchina amministrativa regionale»

«A pensar male verrebbe da dire che Bonaccini ha cercato di riempire il più possibile l’Ente e chi è entrato lo ricorderà per quanto è stato “compagnissimo” nell’indire tali concorsi.»

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In Italia vige la norma che il dipendente pubblico abbia un posto a tempo indeterminato e che non sia licenziabile.

Commemoriamo i nostri caduti. In 3 anni chiusi 3 mln di partite Iva.

Così, mentre tre milioni di persone con la partita Iva sono state costrette a chiudere le attività sepolte sotto una pletora di tasse, mentre tutti i disoccupati provengono dal comparto produttivo – quelli che avvitano bulloni, per intendersi – nell’Emilia Romagna Bonaccini si è messo al riparo ed ha assunto amici ed amici degli amici, gli stipendi dei quali graveranno sulle miserrime spalle del popolo lavoratore.

Sicuramente tutti questi clientes lo voteranno, ma sarebbe un bene che tutti gli altri sapessero come stanno le cose.

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Bonaccini Regione Emilia Romagna. Fiumi di assunzioni definitive pre-elezioni

Boom di contratti a tempo indeterminato col “buon governo” Bonaccini. Anche 32 giornalisti. In corso selezioni per altre centinaia di assunzioni. E’ buon governo?

Dal 2014 al 2018 il personale a tempo indeterminato in Regione Emilia Romagna è aumentato di 742 unità, il 26% in più. La Regione è passata da 2.859 dipendenti a tempo indeterminato a 3.601. 742 unità in più, per fare sempre le stesse cose. Inoltre il personale di diretta collaborazione (che cioè collabora con i politici e le loro strutture organizzative) è aumentato del 73,5% con 118 unità nel 2018. Ma non solo: sono in corso nel 2019 selezioni per altre 628 assunzioni con categoria D, cioè funzionari con stipendi ragguardevoli, con il rischio di superare la dotazione organica che la Regione può avere: 3891 dipendenti. Questi sono i numeri di Bonaccini. E’ un modello? E’ buon governo? Lasciamo a voi il giudizio (guarda le tabelle in fondo e gli schemi con alcune selezioni).

Mentre l’impresa italiana delocalizza all’estero a causa dell’alto costo del lavoro e delle tasse, uno studio nazionale della Corte dei conti sull’andamento della spesa per il personale degli enti pubblici territoriali (triennio 2015-2017), ricorda che la spesa per il personale di questi enti è sempre in crescita. E il dipendente regionale è il più caro di tutti. Nel 2017 la spesa media per dipendente regionale è di 34.000 euro, a fronte di 27.000 euro del dipendente comunale e di 28.000 del provinciale. La spesa media per il personale dirigente è di 94.000 euro nelle Regioni, 84.000 nei Comuni e 103.000 nelle Province, questi ultimi finiti quasi sempre nelle Regioni.

Si guadagna proprio bene in Regione.

Ma quali sono i compiti di questi enti? Principalmente fare leggi e trasferire denaro alle Ausl. Come si riesce ad entrare a lavorare in Regione? A parte farcelo dire da Quo Vado di Checco Zalone, principalmente tramite concorsi pubblici. Ma piccoli eserciti di persone si avvicinano all’ente tramite collaborazioni ad hoc con contratti a tempo determinato, con enti subordinati della Regione, succursali o su segnalazioni di dirigenti o politici. Quando il governatore, o il politico di turno, cessa il mandato anche i suoi collaboratori dovrebbero andare a casa. Ma qualcuno segue strade diverse, cioè cerca di far diventare a tempo indeterminato il personale di fiducia che aveva, con concorsi ad hoc. Siamo nelle storture e siamo certi che la Regione Emilia Romagna non abbia seguito questa vocazione. Non avrà cucito i concorsi regionali addosso ai vincitori prescelti con anticipo. Ma oibò questa esplosione di personale a tempo indeterminato lascia perplessi.

Se andiamo a scavare nei loro report pubblici troviamo 32 giornalisti tra le 742 persone passate a tempo indeterminato tra il 2014 e il 2018. Manco fosse un grande giornale nazionale la Regione Emilia Romagna! Solitamente il principale compito dei giornalisti in Regione è fare la grancassa del politico che lo ha fatto assumere. Perché fare loro contratti a tempo indeterminato visto che i politici cambiano? Forse perché in Emilia il colore politico non cambia da 75 anni? Non fatelo sapere ai tantissimi giornali in solidarietà o a Rocco Casalino che gli “girano”.

Il boom della Regione sotto Bonaccini si è scatenato soprattutto tra il 2015 e il 2016, con un passaggio dei contratti a tempo indeterminato dai 2.846 ai 3.711, cioè forse quando Bonaccini ha preso piena conoscenza della macchina amministrativa regionale. Eppure tra il 2015 e il 2016 non c’è stata l’invasione delle cavallette, dei Visitors o di Godzilla in Regione.

A pensar male verrebbe da dire che Bonaccini ha cercato di riempire il più possibile l’Ente e chi è entrato lo ricorderà per quanto è stato “compagnissimo” nell’indire tali concorsi. Ma noi non pensiamo male, pensiamo bene! Bellacciao bellacciao bellacciao ciao ciao…

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, recita la Costituzione. Forse andava scritto “fondata sulla promessa di un lavoro”. Ma è difficilissimo mettere in piedi e mantenere un’impresa a causa dell’esasperata burocrazia, delle tasse e soprattutto per il costo del lavoro. E lo Stato si mangia buona parte dei soldi che dovrebbero finire in tasca al lavoratore.

Nel nostro paese sembra che solo due aziende riescano ad assumere senza problemi: lo Stato e la criminalità organizzata. E quest’ultima non fa contratti veri e propri a tempo indeterminato.

Sarà per questo motivo che il cittadino ha sempre maggiore disaffezione verso al politica?