Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Quarantena per gli eurodeputati italiani.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-26.

EP-051364A_Tajani_Brexit
Opening the debate on BREXIT

È un provvedimento tipico dell’Unione Europea.

«Coronavirus, quarantena consigliata anche a eurodeputati»

«Quarantena anche per gli europarlamentari che abbiano viaggiato negli ultimi 14 giorni in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, come già deciso per il personale del Parlamento Europeo»

«I questori hanno diffuso una comunicazione con la quale “consigliano” agli eurodeputati che abbiano viaggiato nelle quattro regioni italiane, oltre che in Cina, a Hong Kong, Macao, Singapore, Corea del Sud e Iran, di osservare un periodo di 14 giorni di “autoisolamento”, senza recarsi in Parlamento, utilizzando i mezzi tecnologici per tenersi in contatto con i rispettivi uffici»

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Quella dello “autoisolamento” è una novità tutta europea.

Che poi la quarantena sia “consigliata”, è un’altra perla da aggiungere al balteo.

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Virus, quarantena per eurodeputati italiani. Fidanza (FdI): “Inaccettabile”

“Ebbene sì, con una decisione assurda il Parlamento Europeo ci ha messo in quarantena”

Coronavirus, quarantena consigliata anche a eurodeputati

Quarantena anche per gli europarlamentari che abbiano viaggiato negli ultimi 14 giorni in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, come già deciso per il personale del Parlamento Europeo. I questori hanno diffuso una comunicazione con la quale “consigliano” agli eurodeputati che abbiano viaggiato nelle quattro regioni italiane, oltre che in Cina, a Hong Kong, Macao, Singapore, Corea del Sud e Iran, di osservare un periodo di 14 giorni di “autoisolamento”, senza recarsi in Parlamento, utilizzando i mezzi tecnologici per tenersi in contatto con i rispettivi uffici. Durante questo periodo, agli eurodeputati si raccomanda di misurarsi la temperatura “due volte al giorno” e di recarsi in Parlamento solo dopo 14 giorni passati in questo modo, se non hanno sintomi, e solo dopo una visita medica. Se invece hanno avuto contatti con persone contagiate dal Sars Cov 2 o hanno sintomi, allora devono rivolgersi al medico; in caso di emergenza, devono contattare il 112.

Coronavirus, Fidanza (FdI): Parlamento Europeo non discrimini europarlamentari italiani eletti in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte

“Ebbene sì, con una decisione assurda il Parlamento Europeo ci ha messo in quarantena. Quello che da noi viene previsto soltanto per chi risiede o ha avuto contatti con la “zona rossa” viene arbitrariamente esteso ai parlamentari eletti in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Ovviamente nessuna limitazione ai colleghi francesi o tedeschi che vengono dalle zone dove ci sono stati i pochi (troppo pochi) casi segnalati. Inaccettabile. Il nostro diritto/dovere di rappresentarvi non può essere compresso senza motivo. Ci faremo sentire!”. È quanto scrive su Facebook il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo Carlo Fidanza, commentando l’annunciata quarantena per i parlamentari europei delle quattro regioni del nord Italia coinvolte. “Mi sono fatto promotore di una lettera dei capidelegazione italiani indirizzata ai vertici del Parlamento affinché prevalga il buon senso e non si proceda ad una arbitraria discriminazione degli europarlamentari italiani”, conclude Fidanza.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regionali. L’alleanza PD – M5S sembrerebbe essere impossibile.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-26.

2020-02-26__Liguria__Elezioni__Risultati 001

«Per le elezioni regionali in Liguria si vota con un sistema elettorale del 1995, anche se la Lega di recente ha presentato una proposta per apportare tutta una serie di modifiche al sistema in vigore.

Allo stato delle cose si tratta di una legge elettorale a turno unico: viene eletto governatore il candidato che riesce a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi avversari.

I 30 seggi (più il presidente eletto) sono ripartiti per l’80% in base a un sistema proporzionale su liste provinciali, dove è possibile esprimere le preferenze in merito ai candidati consiglieri.

Il restante 20% dei seggi sono assegnati con un modello maggioritario basato su listino regionale bloccato che la Lega vorrebbe superare, proponendo anche di riservare un seggio al candidato presidente che ha ricevuto il numero di voti maggiore fra i non eletti.

Per poter accedere alla ripartizione dei seggi, una lista provinciale deve superare la soglia di sbarramento del 3% salvo non siano collegate a una lista regionale che è riuscita a ottenere il 5%.

Infine per un elettore è possibile esprimere un voto disgiunto, ovvero indicare un candidato governatore e poi volendo anche una lista che non lo appoggia.» [Fonte]

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Giovanni Toti nel 2015 riuscì a ottenere una clamorosa vittoria in Liguria, superando la candidata del centrosinistra Raffaella Paita anche grazie alla corsa in solitario della sinistra che tolsero alla dem voti decisivi.

I risultati elettorali sono infatti tranchant. [Vedi Tabella riportata in cimosa]

Un sondaggio fatto tra il 13 e il 18 febbraio e commissionato proprio dal comitato elettorale del governatore vedrebbe Toti ben oltre il 50% a prescindere che a sfidarlo sia Sansa oppure Orlando, con la musica che non cambierebbe anche con una alleanza centrosinistra-M5S.

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A quanto potrebbe sembrare, ma usiamo il condizionale ed il verbo ausiliare di potenzialità, la ventilata coalizione PD- M5S sembrerebbe essere impossibile: i grillini infatti non hanno preso nessuna decisione in merito ed i pidiini hanno perso la pazienza. Già si stanno litigando a morte ciascuno nei propri cortili, ma messi assieme si sbranano come belve assatanate, tutte preoccupate di dare la colpa sempre agli altri.

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Regionali, Sansa ai 5 stelle: “Ora basta”. In Liguria vince la linea anti-Pd

“Niente, un’occasione cacciata al vento”, sottolinea Sansa in polemica col Movimento 5 Stelle.

Finisce con un “vaffa” la lunga attesa di Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto Quotidiano, da lungo in attesa di capire se poteva essere il candidato del Movimento 5 stelle per le elezioni Regionali in Liguria. Con un articolo sul suo blog Liguritutti, Ferruccio Sansa, candidato in pectore del fronte anti-Toti in vista delle prossime regionali dice “ora basta”.

Il messaggio è soprattutto per il Movimento 5 Stelle, colpevole, secondo il giornalista genovese, di non aver ancora sciolto le riserve sulla possibilità di un’alleanza con il centrosinistra. Non solo: Sansa definisce “francamente penoso il comportamento dei vertici del Movimento (non i militanti, nemmeno i tanti eletti oggi delusi e amareggiati) che non ha nemmeno il coraggio di dire ‘no’ e vuole costringere l’odiato alleato Pd ad assumersi la responsabilità della scelta”.

In un lungo corsivo, quasi uno sfogo, Ferruccio Sansa parla – già al condizionale passato – di tutte le battaglie che si sarebbero potute fare se ci fosse stato un comune sentire e uno spirito di collaborazione costruttivo: dalla cancellazione del piano casa alla riprogettazione del sistema ospedaliero, dalla reintroduzione dei parchi, al potenziamento del trasporto pubblico al finanziamento della cultura e dell’istruzione. “Niente, un’occasione cacciata al vento”, sottolinea Sansa.

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Liguria, stallo su ipotesi coalizione Pd-M5s. Sansa: “Appesi ai capricci di qualche consigliere. Comportamento penoso dei vertici 5 stelle”.

Il 17 febbraio scorso l’assemblea degli attivisti aveva chiesto un voto sulla piattaforma Rousseau per decidere sull’eventuale alleanza con il Partito democratico. Da quel momento non si è saputo più nulla. Il giornalista del Fatto e candidato in pectore, sul blog Liguri Tutti, ha attaccato l’inerzia dei dirigenti 5 stelle: “E’ il momento di dire basta”.

“Qualcuno deve pur dirlo: basta! O come diceva una volta qualcuno: vaffa…”. Termina così, con un grande classico preso in prestito dal lessico politico del Movimento 5 stelle, il lungo sfogo con il quale il giornalista de il Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa rinuncia salvo colpi di scena alla, a lungo ventilata, candidatura alle prossime elezioni Regionali in Liguria in caso di alleanza tra centrosinistra e M5s. L’intervento, come scritto dal Fatto Quotidiano in edicola, arriva in un momento in cui al capo politico reggente Vito Crimi viene chiesto da più parti di prendere posizione e prendere posizione.

Nel prendere parola sulla questione, per la prima volta pubblicamente, Sansa denuncia l’estenuante attesa di un accordo: “Siamo”, scrive, “appresi ai capricci di qualche consigliere regionale in cerca di conferma” e a quelli di chi perde tempo a “calcolare se garantisca più poltrone correre da soli o in coalizione”. Il riferimento non è al Pd e alla sinistra, che stanno esplicitamente provando in tutti i modi a mettere in campo un’alleanza che includa il M5s per contendere la Regione alle destre unite sulla riconferma di Giovanni Toti. I vecchi giochi di partito, secondo il giornalista, sono piuttosto da attribuire a quello che Sansa definisce come il “comportamento francamente penoso dei vertici del Movimento (non i militanti, nemmeno i tanti eletti oggi delusi e amareggiati) che non ha nemmeno il coraggio di dire ‘no’ e vuole costringere l’odiato alleato Pd ad assumersi la responsabilità della scelta”. Il 17 febbraio scorso infatti, gli attivisti 5 stelle si erano incontrati proprio in Liguria e al termine dell’assemblea hanno chiesto che la decisione fosse messa al voto sulla piattaforma Rousseau. Ma da quel giorno non si è più saputo niente.

Quello pubblicato su “LiguriTutti”, blog condiviso tra Sansa e il collega di Repubblica Marco Preve, più che un semplice sfogo sembra il lancio del programma per un’altra Liguria possibile, una dichiarazione d’intenti abortita sul nascere: “In gioco è molto più della scelta tra due candidati”, scrive ancora il giornalista, “ma proprio l’anima di questa terra. In gioco sono il lavoro, lo sviluppo, l’ambiente e il turismo, la sanità pubblica, i trasporti e l’istruzione”.

L’ormai ex – a meno di clamorosi colpi di scena – candidato in pectore del fronti anti-Toti non risparmia attacchi diretti all’attuale governatore: “In cinque anni non ha espresso nessuna idea di Liguria, l’ha trasformata in una terra di ombrellini e tappeti rossi – scrive Sansa – la Regione ha speso in pubblicità un milione e mezzo di soldi pubblici garantendosi la benevolenza di parte dell’informazione, mentre con la stessa cifra potevano essere acquistate le macchine per la radioterapia dei malati di cancro. Quei pazienti che ogni giorno sono costretti a viaggi in pullman per ottenere cure che salvano loro la vita”.

Nel tirarsi fuori dalla partita, Sansa ammette quella che sarebbe stata la sua disponibilità: “C’erano tempo, entusiasmo, volontà per elaborare un programma che non fosse soltanto ‘contro’, ma soprattutto ‘per’ una nuova Liguria. C’erano ideali comuni nei partiti di una possibile coalizione. (…) C’era tempo per riunire uno schieramento che selezionasse una nuova classe dirigente, politica, ma anche economica. Figure nuove invece dei soliti nomi che per decenni hanno sostenuto il passato centrosinistra e oggi ritroviamo compatti a finanziare Toti”. Così, a tre mesi dalle elezioni, i margini per ribaltare il governo della Regione si assottigliano, in attesa di segni di vita da parte delle forze politiche chiamate in causa da quello che, fino a ieri, era dato come il loro principale candidato.

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Finisce prima di partire la corsa elettorale di Sansa per le elezioni regionali

Per il giornalista la misura è colma: basta attendere le decisioni del m5s sull’accordo con il centrosinistra.

“Peccato, si poteva disegnare un altro futuro. Vicino, a portata di mano. Un futuro presente. Ma non sembrano esserci le condizioni. E qualcuno deve pur dirlo: basta! O come diceva una volta qualcuno: Vaffa…”. Così Ferruccio Sansa, da settimane indicato come possibile candidato alla presidenza della Regione Liguria per una coalizione Centrosinistra-Cinque Stelle, si è sfogato sul blog LiguriTutti , in un commento ripreso anche dall’Ansa, per l’atteggiamento di attesa dei grillini che non hanno sciolto la riserva sulla alleanza.

Il giornalista scrive: “E’ tutto appeso da settimane ai capricci di qualche consigliere regionale in cerca di conferma. Fino al comportamento francamente penoso dei vertici del Movimento che non ha nemmeno il coraggio di dire ‘no’ e vuole costringere l’odiato alleato Pd ad assumersi la responsabilità della scelta”.

Sansa sottolinea che “queste elezioni sono decisive per la Liguria. In gioco è molto più della scelta tra due candidati, ma proprio l’anima di questa terra. La giunta Toti in cinque anni non ha espresso nessuna idea di Liguria, l’ha trasformata in una terra di ombrellini e tappeti rossi. Un fallimento totale”. “Eppure – prosegue – a tre mesi dalle elezioni non c’è ancora una coalizione alternativa. Non c’è un candidato. Soprattutto non si è parlato davvero dei temi che potrebbero dare alla Liguria un futuro diverso”.

Sansa parla al passato. “C’era tempo per mettere insieme una proposta che mettesse in luce i fallimenti dei cinque anni di Toti. Il potere di Toti ha messo radici profonde in città, nel porto, nella banca, nelle autostrade, nell’informazione. Sono passati mesi – conclude – bruciando credibilità e passione. Screditando una proposta politica che avrebbe fatto della Liguria un apripista per l’Italia”.

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CDU. Congresso anticipato al 25 aprile causa la débâcle ad Amburgo.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-26.

G7 Leaders Summit in Canada

Il disastro elettorale subito ad Amburgo, ove la CDU è crollata all’11%, Frau Annegret Kramp-Karrenbauer ha accelerato i tempi ed ha indetto un congresso straordinario per il 25 aprile.

Questo congresso dovrà nominare il leader del partito, che si presenterà come candidato cancelliere alle elezioni politiche federali del prossimo anno.

Carica anche ingrata, perché Frau Merkel continuerà a mantenere la cancelleria, perpetuando in questa maniera un molto controproducente duopolio.

«Germany: Angela Merkel’s CDU to decide new leader on April 25»

«A series of gaffes and regional election defeats had forced current leader Annegret Kramp-Karrenbauer to step down»

«The CDU have fixed a date to pick a successor and candidates have a week to declare their wish to run.»

«This spurred a national scandal after it was revealed center-right parties CDU and the business-friendly FDP had voted in league for the first time with the anti-immigration party, despite repeated vows not to work with the AfD at any level»

«A YouGov poll conducted on behalf of Germany’s DPA news agency shows Friedrich Merz, a long-time rival of Merkel, is the most popular name in the race to replace her. …. Some 18% of respondents would like to see Merz, a former parliamentary group leader, leading the CDU and its Bavarian sister party, the Christian Social Union (CSU), into the election campaign.»

«CSU head Markus Söder came in second place with 12% followed by Norbert Röttgen — a former minister who now chairs the German parliament’s foreign affairs committee — with 11%»

«North Rhine-Westphalia’s state premier, Armin Laschet, was fourth with 9% and Health Minister Jens Spahn polled 7%.»

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Il sondaggio riportato inerisce gli Elettori, ma non è detto che i delegati al congresso abbiano le stesse idee. È oramai un refrain che affligge quasi tutte le forze politiche europee.

Ricordiamo come Herr Merz sia considerato essere un figura diametralmente opposta a Frau Merkel, che nello scorso congresso era stato battuto dalla merkeliana Frau Annegret Kramp-Karrenbauer per una manciata di voti.

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Germany: Angela Merkel’s CDU to decide new leader on April 25

A series of gaffes and regional election defeats had forced current leader Annegret Kramp-Karrenbauer to step down. The CDU have fixed a date to pick a successor and candidates have a week to declare their wish to run.

Germany’s conservative Christian Democratic Union (CDU) is to hold a special congress on April 25 to decide its new leader, incumbent Annegret Kramp-Karrenbauer announced on Monday.

Kramp-Karrenbauer said the choice of CDU leader made at the upcoming congress would send a clear signal about who will run for chancellor for the party in next year’s federal election. She also said potential candidates would announce this week whether they want to run.

German broadcaster N-TV and news agency DPA earlier reported that party sources said the extraordinary congress would happen on April 25 or May 9, but Kramp-Karrenbauer has now confirmed it will be the former.

Merkel’s initial heir apparent resigned as party leader earlier this month following the controversy surrounding her party’s cooperation with the far-right Alternative for Germany (AfD) party in the eastern state of Thuringia.

The furor erupted over the ousting of the socialist Left party state premier. This spurred a national scandal after it was revealed center-right parties CDU and the business-friendly FDP had voted in league for the first time with the anti-immigration party, despite repeated vows not to work with the AfD at any level. The move was seen as Kramp-Karrenbauer’s grip on the party further slipping.

Kramp-Karrenbauer, who is also defense minister, has faced criticism from within the party for a series of gaffes and for presiding over several electoral defeats for the CDU at state level.

Merkel, who has served as German chancellor for almost 15 years, has already confirmed she will not run again.

Merz strongest candidate among public

A YouGov poll conducted on behalf of Germany’s DPA news agency shows Friedrich Merz, a long-time rival of Merkel, is the most popular name in the race to replace her.

Some 18% of respondents would like to see Merz, a former parliamentary group leader, leading the CDU and its Bavarian sister party, the Christian Social Union (CSU), into the election campaign.

CSU head Markus Söder came in second place with 12% followed by Norbert Röttgen — a former minister who now chairs the German parliament’s foreign affairs committee — with 11%.

North Rhine-Westphalia’s state premier, Armin Laschet, was fourth with 9% and Health Minister Jens Spahn polled 7%.

Some 43% of respondents declined to endorse any of the five men.

So far, only Röttgen has formally announced that he will be seeking to be the CDU’s party leader.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Processi e loro durata. I grado 514 gg, II grado 993, III grado 1,442. Totale 2,949 gg.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-26.

2020-02-18--Processi Durata

«In Italia servono in media 514 giorni per concludere il primo grado di un processo civile, quasi mille giorni (993, per la precisione) per il secondo e ben 1.442 giorni per il terzo »

«In totale, dunque, poco meno di 3mila giorni (2.949)»

«Ebbene, l’Italia con 514 giorni è terza su 37. Ci superano solamente la Bosnia, con 574, e la Grecia, con 610»

«Dopo le piccole Malta, Monaco e la Croazia il primo grande Paese è la Francia, con 353 giorni. In Spagna sono 282, in Germania 196, appena sopra la mediana, di 192»

«E ancora più lontani dai Paesi più virtuosi, tra cui vi è la Russia, con solo 42 giorni, superata solo dall’Azerbaigian, con 25. Bene anche la Svizzera, dove i processi civili durano mediamente 107 giorni, e i Paesi Bassi, dove si arriva a 121.»

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Parlando di giustizia e di durata dei processi spesso si tralasciano i veri elementi che causano ritardi.

– In primo luogo, la farraginosità dei codici di procedura civile e penale. E ben poco giovano i continui rimaneggiamenti dei testi. Sono procedure che potrebbero essere ampiamente snellite, senza ledere le prerogative dell’accusa e della difesa.

– In secondo luogo, se è vero che in molte sedi l’organico dei giudici è scarno, ben peggiore è la carenza di personale intermedio, quali i cancellieri e le segreterie. Poi, per aggiungere il peggio al male, in molte sedi hanno pensato bene di trasferire nelle cancellerie personale dismesso proveniente da altre amministrazioni pubbliche: brava gente, ma del tutto digiuni del lavoro che dovrebbero fare.

– In terzo luogo, la così detta ‘informatizzazione’ del sistema giudiziario consta di software di dubbio funzionamento, che per di più gira su calcolatori del tutto inadeguati alla bisogna. A quanto potrebbe sembrare, il concetto di manutenzione dei programmi è aliena alla pubblica amministrazione. Stendiamo infine un pietoso velo sulle linee di trasmissione.

– In quarto luogo, in molti tribunali esiste una carenza sostanziale di strumenti informatici. Non è raro riscontrare la presenza di una unica stampante, condivisa da tutti i giudici e da tutti i cancellieri.

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Un processo civile in Italia dura almeno 514 giorni.

In Italia servono in media 514 giorni per concludere il primo grado di un processo civile, quasi mille giorni (993, per la precisione) per il secondo e ben 1.442 giorni per il terzo. In totale, dunque, poco meno di 3mila giorni (2.949). Avete capito bene: quasi 8 anni. Mentre il governo si spacca sulla riforma del processo penale e sulla prescrizione (qui gli ultimi dati disponibili sul tema con la classifica dei tribunali peggiori), andiamo a vedere quali sono i tempi del processo civile in Italia, a confronto con gli altri Paesi.

I dati non sono aggiornatissimi, si riferiscono al 2016, ma non ne esistono altri più aggiornati. A fare l’analisi ci pensa il Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti umani, dello stato di diritto e della democrazia. L’ultima edizione disponibile del rapporto in merito, redatto da un’apposita commissione (la European Commission for the efficiency of justice, o Cepej), è dell’ottobre 2018 e contiene, appunto, dati relativi al 2016.

La durata del processo civile

I numeri nel grafico qui sopra rappresentano la durata media dei processi civili di primo grado nei vari Paesi europei, sia dell’Unione Europea che non. Si tratta per l’esattezza del “disposition time”, ovvero di una misura ricavata dalla divisione dei casi pendenti per quelli risolti in un anno. Moltiplicando per 365 si ottiene il numero di giorni che ci vogliono per definire una causa. Ebbene, l’Italia con 514 giorni è terza su 37. Ci superano solamente la Bosnia, con 574, e la Grecia, con 610.

Dopo le piccole Malta, Monaco e la Croazia il primo grande Paese è la Francia, con 353 giorni. In Spagna sono 282, in Germania 196, appena sopra la mediana, di 192. E’ quel valore che divide in due i Paesi, metà migliori e metà peggiori. Come si vede siamo lontanissimi. E ancora più lontani dai Paesi più virtuosi, tra cui vi è la Russia, con solo 42 giorni, superata solo dall’Azerbaigian, con 25. Bene anche la Svizzera, dove i processi civili durano mediamente 107 giorni, e i Paesi Bassi, dove si arriva a 121.

Quanto durano i processi all’estero?

Tra la data più antica e più recente che il Consiglio d’Europa, la nostra fonte, considera, ovvero 2010 e 2016, in media vi è stato un miglioramento a livello europeo, con un calo del numero dei giorni dell’1,5%. Ma la variabilità è stata enorme.  In Italia vi è stato un peggioramento del 4,3%, essendo passati da una durata di 493 a una di 514 giorni. Anche se vi è da dire che il picco è stato raggiunto nel 2012 con 590 giorni e poi vi è stato un calo.

Peggio è andata in Grecia, dove, probabilmente complice la crisi economica, si è passati da 190 giorni nel 2010 a 610 nel 2016.

Tra i Paesi più importanti peggioramenti vi sono stati in Francia, dove i giorni sono aumentati da 279 a 353, e in Germania, da 184 a 196, mentre vi è stato un calo positivo in Spagna, da 314 a 282 giorni, o in Svezia, da 187 a 164.

Tra le procedure specifiche quella in cui in Italia il disposition time è minore appare quella relativa ai casi di insolvenza e fallimento, con solo 120 giorni, molto meno che in Spagna, per esempio, dove si arriva a 1509.

Si sale a 290 giorni con le cause di lavoro, e a 511, molto vicino alla media italiana, con i divorzi.

Sarà interessante osservare i numeri dell’edizione 2020, con i dati più recenti, dello studio del Consiglio d’Europa, per osservare se vi è stato nel frattempo un effettivo miglioramento e se questo è stato in linea con quello degli altri Paesi.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Senato della Repubblica dichiara guerra al coronavirus.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-26.

Brügel Pieter. La parabola dei ciechi. Gallerie Nazionali di Capodimonte

«Ma Karl Georg Wilhelm Flügge (1847-1923), nel 1897 aveva pubblicato un lavoro che avrebbe creato molto fermento tra la classe medica del tempo.

Con la partecipazione di tutta la sua equipe, aveva eseguito una serie di esperimenti che provavano inequivocabilmente l’esistenza di un’altra via di contagio.

Il malato tossendo, o anche solo parlando, emette delle goccioline di saliva microscopiche che mantengono in sospensione un certo numero di batteri vivi e virulenti che possono penetrare nella bocca e nel naso dell’interlocutore.

Prima delle esperienze di Flügge era l’ambiente abitato dal malato ad essere causa d’infezione; o meglio il malato doveva prima infettare i luoghi da lui attraversati, per poi trasmettere ad altri la malattia. Flügge invece dimostrò come non ci volessero tramiti (né oggetti di vestiario, polvere, suppellettili, o altro) ma il malato potesse direttamente contagiare gli altri.» [Eleonora Pistacchio. Le goggioline di Flügge. Le Infezioni in Medicina, 2, 1999. pag. 130].

Il contagio delle patologie respiratorie avviene in larga quota attraverso il respiro o gli starnuti della persona infetta ovvero portatrice. Se però questa indossa correttamente la mascherina, la potenzialità del contagio risulta essere molto ridotta, così come se anche i presenti la avessero indossata.

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Adesso si leggano le disposizioni date dal Senato della Repubblica.

L’adozione delle mascherine è ignorata.

Coronavirus, misure al Senato: termometri e gel per tutti

“Presso tutte le portinerie del Senato sarà eseguita, da parte del personale sanitario, la misurazione della temperatura corporea di tutti coloro che accedono ai Palazzi”. E’ quanto deciso dal Collegio dei senatori questori nell’ambito delle “misure per la gestione dell’emergenza derivante dalla diffusione del COVID-19”.

Nella comunicazione a senatori e dipendenti, viene spiegato che “in fase di prima applicazione, a decorrere dalla data odierna, tale controllo sarà effettuato agli ingressi di piazza Madama, San Luigi de’ Francesi e via degli Staderari. Gli ospiti esterni potranno utilizzare la sola portineria di San Luigi de’ Francesi per accedere a Palazzo Madama e la portineria di via degli Staderari per l’ingresso a Palazzo Carpegna. Presso tutte le portinerie saranno, altresì, collocati erogatori di gel disinfettante e appositi avvisi sul comportamento a cui dovranno attenersi gli utenti dei Palazzi”.

“In particolare, tutti dovranno obbligatoriamente disinfettarsi le mani prima di varcare gli ingressi. Coloro che presentano sintomi di mal di gola, rinorrea, tosse, febbre e sintomatologia simil influenzale dovranno immediatamente contattare telefonicamente l’ambulatorio di Palazzo Madama, che darà loro le opportune indicazioni. La portineria di via Dogana Vecchia 27 rimarrà chiusa”.

Inoltre, “a partire dalla data odierna sono sospesi gli accessi nei Palazzi del Senato delle scolaresche e dei gruppi. Sono altresì sospesi tutti i convegni e le aperture di Palazzo Madama al pubblico normalmente previste il primo sabato di ciascun mese”.

“Ciascun Senatore potrà ricevere ospiti nel numero massimo di due al giorno e li potrà accogliere esclusivamente nel proprio studio o nei locali del proprio Gruppo – si legge ancora – In ogni caso, gli ospiti, oltre a quanto previsto al comma 1, dovranno sottoscrivere un’autocertificazione, con la quale dichiareranno di non aver accusato, negli ultimi 7 giorni, sintomi di mal di gola, rinorrea, tosse, febbre e sintomatologia simil influenzale, nonché di non essere transitati, negli ultimi 20 giorni” nei Comuni della zona ‘rossa’ o “di essere transitati nei Paesi a rischio epidemiologico come identificati dall’Organizzazione mondiale della sanità”.

I Questori hanno anche disposto che “laddove possibile, le Commissioni parlamentari effettueranno le audizioni in video conferenza”. Tra i vari punti della delibera, si prevede anche che “i dipendenti dell’Amministrazione che, per ragioni di servizio, debbono entrare in contatto con soggetti esterni saranno muniti di dispositivi di protezione individuale atti a contenere il contagio” e che “presso il self service e la caffetteria di Palazzo Madama, la mensa di Palazzo delle Coppelle e la caffetteria di Palazzo Carpegna la frutta e la verdura fresche dovranno essere porzionate e sigillate in maniera tale da garantire l’igiene alimentare”.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Pil quarto trimestre (Q4) 0.0%. Franca recessione.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-25.

2020-02-25__Germania pil Q4 001

Nel quarto trimestre del 2019 (Q4) il pil trimestrale tedesco è rimasto immobile: 0.0%.

Destatis ha lievemente innalzato la quota attribuita all’economia sommersa ed a quella proveniente da attività illegali e criminali, per ottenere u dato che non fosse francamente negativo.

Resta il fatto che la Germania è in pieno processo recessivo e di stagnazione.

Dopo la débâcle elettorale ad Amburgo, ove la Cdu è crollata all’11%, è stato indetto un congresso straordinario, che potrebbe anche sancire il Merkeldämmerung.

Pubblicato in: Medicina e Biologia, Unione Europea

Consiglio Europeo. Il premier slovacco Pellegrini ricoverato per polmonite.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-25.

Coronavirus

«Il premier slovacco Peter Pellegrini ricoverato per infezione a vie respiratorie e febbre»

«Il premier slovacco Peter Pellegrini ha cancellato tutti i suoi programmi perché ha un’infezione acuta delle vie respiratorie associata a febbre alta»

«Lo ha reso noto il suo staff»

«Pellegrini, come ha scritto su Facebook postando una foto, è ricoverato da venerdì sera in ospedale a Bratislava, dopo essere rientrato dal Consiglio europeo straordinario sul bilancio a Bruxelles»

«Due to his conditions he canceled all his commitments” six days after the elections parliamentarians in Slovakia»

«Pellegrini returned to Bratislava on Friday night after the negotiating marathon in Brussels for the EU budget summit»

«The Prime Minister is exhausted and has pneumonia, but that’s all»

«No cases of coronavirus have been reported in Slovakia »

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Il proverbio post hoc ergo propter hoc non è la regola nel caso di contagi virali, ma pur tuttavia dovrebbe essere preso in considerazione.

Mr Pellegrini è stato per oltre venti ore a contatto con i suoi colleghi capi di stato e di governo ed è rientrato in patria con una polmonite così severa da imporre il ricovero.

È troppo presto per poter stabilire se sia o meno dovuta dal coronavirus, ma nella situazione attuale il sospetto sarebbe forte, anche se le fonti ufficiali slovacche smentiscono categoricamente questa possibilità.

Ci si rende perfettamente conto che, data l’alta carica, la prudenza sia d’obbligo.

Però il controllo clinico e laboratoristico dei capi di stato e di governo, nonché di tutto il personale di Bruxelles dovrebbe essere mandatorio.

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Slovacchia, il premier Peter Pellegrini ricoverato per infezione a vie respiratorie e febbre

Il premier slovacco Peter Pellegrini ricoverato per infezione a vie respiratorie e febbre

Il premier slovacco Peter Pellegrini ha cancellato tutti i suoi programmi perché ha un’infezione acuta delle vie respiratorie associata a febbre alta. Lo ha reso noto il suo staff. Pellegrini, come ha scritto su Facebook postando una foto, è ricoverato da venerdì sera in ospedale a Bratislava, dopo essere rientrato dal Consiglio europeo straordinario sul bilancio a Bruxelles.

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Slovakia, premier hospitalized for respiratory infection

Slovak Prime Minister Peter Pellegrini was hospitalized for a respiratory infection. His office made it known in a statement, specifying that “Pellegrini was hospitalized last night at the home of an acute respiratory infection accompanied by high fever. Due to his conditions he canceled all his commitments” six days after the elections parliamentarians in Slovakia. “At the worst time my health disappointed me,” the 44-year-old Prime Minister, a member of the Social Democratic Party Smer, wrote in a post on Facebook, expressing the hope of being able to return to work immediately. Pellegrini returned to Bratislava on Friday night after the negotiating marathon in Brussels for the EU budget summit.

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Slovak PM does not have coronavirus: Spokesperson

The office of Slovak Prime Minister Peter Pellegrini on Monday denied he had contracted the coronavirus, after speculation surrounding his hospitalization with pneumonia.

“The Prime Minister is exhausted and has pneumonia, but that’s all,” Slovak government spokesperson Patricia Macikova told AFP when asked about the rumors on Monday.

Rumors about Pellegrini’s health were circulating in European circles, as he attended the EU budget summit last Thursday.

Back home in Slovakia, he was admitted to hospital on Saturday. Pellegrini posted a photo of himself giving a thumbs-up from a hospital in Bratislava Sunday.

On Monday, he posted another message saying “I believe that tomorrow, in spite of everything, I will be able to return to work.”

No cases of coronavirus have been reported in Slovakia.

But the number of fatalities in China – where the virus emerged late last year – continues to rise, with 150 more than deaths taking the official toll to nearly 2,600.

And the spread of the virus in other parts of the world has accelerated over the past week, with Iran, South Korea and Italy emerging as new hotspots.

Pubblicato in: Unione Europea

Orban offre un posto di lavoro ad Herr Guenther Öttinger, che accetta.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-25.

Sunrise behind the Hungarian Parliament building in Budapest.
Sunrise behind the Hungarian Parliament building in Budapest.

«German ex-commissioner Oettinger lands Orban job»

«Hungary’s prime minister Viktor Orban has appointed the controversial German former commissioner Guenther Oettinger as co-chair of a newly formed National Science Policy Council, raising questions on the code of conduct of the former EU official»

«According to the commission’s rules, former commissioners have to notify the EU executive with “a minimum of two months’ notice of their intention to engage in a professional activity during a period of two years after they have ceased to hold office”. …. The commission then examines the information provided and decides if the”nature of the planned activity is compatible” with EU rules. »

«Oettinger has informed the commission that the Hungarian government had discussed with him a possible function in the Hungarian National Science Policy Council»

«Oettinger has also also indicated to the commission that he would be ready to accept the job and that he would notify the commission once he has received more information about the function from the Hungarian government»

«The German politician said he would like to have more discussions about the post to clarify the responsibilities, which will help determine if he will receive a compensation for it. …. He added he only learned on Thursday that his name had appeared in the official journal as co-chair of the council»

«Oettinger is the only non-Hungarian member of the council – which answers directly to the prime minister and is chaired by the minister for innovation and technology»

«The National Science Policy Council “gives an opinion and makes recommendations on the government’s research and development and innovation activities, and monitors the operation of [the state-funded] National Research, Development and Innovation Fund and its annual program strategy” …. It was created at the start of the year. Critics say it is part of the government’s overhaul, triggered last year, to tighten state control over academic life.»

«Oettinger advised Orban on how to handle a commission probe into the Paks II project»

«Oettinger’s conduct also raised questions last summer when it emerged that he founded a consultancy firm with a partner in Hamburg still as a commissioner»

«If there are reasonable concerns that this could be a direct result of then commissioner Oettinger’s actions favouring the Hungarian government, then this would become a corruption investigation and should be assessed by the appropriate body»

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I commissari della Commissione Europea hanno un grande potere se sostenuti del presidente, dal proprio partito e se questo sia forte nella nazione di provenienza. Poi, ovviamente, contano intelligenza, savoir-faire e tutto il network delle conoscenze.

Ma i problemi sorgono quando il partito in patria abbia perso consensi elettorali, così come il gruppo europarlamentare di appartenenza, ed il commissario non sia rinnovato. Si ritrova disoccupato. Più che il guadagno, si sente privo del potere.

È questo il caso di Herr Guenther Öttinger, già esponente della Cdu, presidente dello stato federato del Baden-Württemberg tra il 2005 e il 2010.

Essersi aperto una società di consulenza è sicuramente un primo passo, ma senza un qualche incarico da parte di un governo di una qualche nazione i contatti pregressi svanirebbero rapidamente nel tempo.

Di questi tempi, anche l’Ungheria di Orban torna utile ad Herr Öttinger.

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German ex-commissioner Oettinger lands Orban job

Hungary’s prime minister Viktor Orban has appointed the controversial German former commissioner Guenther Oettinger as co-chair of a newly formed National Science Policy Council, raising questions on the code of conduct of the former EU official.

According to Hungary’s official journal, the German ex-commissioner was appointed by Orban as of 5 February for a period of three years.

But the European Commission has not yet authorised the Oettinger to take up the position, according to the commission’s own website.

According to the commission’s rules, former commissioners have to notify the EU executive with “a minimum of two months’ notice of their intention to engage in a professional activity during a period of two years after they have ceased to hold office”.

The commission then examines the information provided and decides if the”nature of the planned activity is compatible” with EU rules.

Oettinger has informed the commission that the Hungarian government had discussed with him a possible function in the Hungarian National Science Policy Council, a commission official said when asked by EUobserver on the matter.

Oettinger has also also indicated to the commission that he would be ready to accept the job and that he would notify the commission once he has received more information about the function from the Hungarian government, the official added.

The commission would then evaluate the compatibility of the activity with the post-term of office obligations of former commissioners.

Oettinger himself told Euronews on Friday (21 February) that so far, they have agreed in principle with the government that he would play a role in the National Science Policy Council, but he had not yet signed a contract.

The German politician said he would like to have more discussions about the post to clarify the responsibilities, which will help determine if he will receive a compensation for it.

He added he only learned on Thursday that his name had appeared in the official journal as co-chair of the council.

Ethics questions

“The fact that former commissioner Oettinger was apparently nominated for a role without undergoing any ethics assessment raises many concerns and it shows once again how the process for vetting commissioner’s compliance with ethics rules is deeply inadequate,” Margarida Silva with Corporate Europe Observatory, lobbying watchdog organisation, said.

“As the role has already been announced by the Hungarian government, we believe that president von der Leyen should immediately demand a full assessment from independent ethics body,” she added, saying such an assessment should take into consideration the full scope of the role.

“It should also look into the negotiation and nomination process. Why is it that the Hungarian government has announced the role allegedly before former commissioner Oettinger even accepted?,” Silva said.

Oettinger is the only non-Hungarian member of the council – which answers directly to the prime minister and is chaired by the minister for innovation and technology.

The National Science Policy Council “gives an opinion and makes recommendations on the government’s research and development and innovation activities, and monitors the operation of [the state-funded] National Research, Development and Innovation Fund and its annual program strategy”, according to the government’s website.

It was created at the start of the year. Critics say it is part of the government’s overhaul, triggered last year, to tighten state control over academic life.

Previous controversy

It is not the first time Oettinger’s code of conduct is called into question when it comes to relations with the Hungarian government.

In 2016, Oettinger used a private plane for a travel to Budapest offered by a German businessman with strong Kremlin ties, Klaus Mangold, which possibly broke EU ethics rules – even though the commission at the time considered it to fall outside of its transparency and ethics rules.

Mangold’s consultancy firm also had a contract with the Orban government at the time, and organised the meeting with Orban and Oettinger, for which he provided the private plane.

At the time, former Green MEP Benedek Javor suggested that the controversial Russian-built extension of Hungary’s Paks nuclear plant was discussed by Oettinger, a former energy EU commissioner, Mangold and Orban.

He also assumed that Oettinger advised Orban on how to handle a commission probe into the Paks II project.

Both the commission and the Hungarian government denied the Paks II claim, saying the topic was digital issues.

Oettinger told Euronews on Friday that the issue of nuclear energy and science are far from each other and and he does not see a connection between his appointment and Paks.

Javor, however, told EUobserver the appointment “confirms our worst assumptions”.

“It is difficult not to see it as a compensation [ to Oettinger] for the help [with Paks II],” Javor said, adding that it is “difficult to believe” that he did not know if he would be paid or not when he had already been appointed.

“This appointment is a strong signal that the connection between the Hungarian government, Paks and Oettinger can be confirmed,” he said, adding the issue sheds a bad light on the commission and the German Christian Democrats (CDU).

Consultancy firm

Oettinger’s conduct also raised questions last summer when it emerged that he founded a consultancy firm with a partner in Hamburg still as a commissioner.

The company was to become operational at the end of Oettinger’s term, but the EU’s rules call for a two-year waiting period before allowing former commissioners to return to work.

“This case might be even more serious,” Silva said on the appointment.

“If there are reasonable concerns that this could be a direct result of then commissioner Oettinger’s actions favouring the Hungarian government, then this would become a corruption investigation and should be assessed by the appropriate body,” she said.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Budget settennale. La proposta Michael.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-25.

2020-02-21__Michael Proposta

Sarà come la peggiore delle assemblee condominiali.


«With the UK now leaving, the EU-27 will have to plug a €60-75bn hole in the forthcoming seven-year budget»

«Some member states, with the Netherlands’ at the forefront, argue that this calls for a smaller budget»

«As with all EU budget negotiations, it starts with high ambitions, and it ends up a wrangle over every billion between member states»

«The cohesion funds, designed to help poorer regions converge, are currently pencilled-in at €323bn for the regions of all EU countries until 2027»

«The overall size of the first post-Brexit EU budget is proving to be one of the toughest nuts to crack»

«The biggest net contributors to the budget, including Germany, and the so-called ‘Frugal Four’ – Denmark, Sweden, Austria and the Netherlands – want the budget to be kept at no higher than 1.0 percent of the EU GNI»

«For Dutch prime minister Mark Rutte, who is facing elections next year, and has pledged this in his coalition agreement, it is a particularly important issue»

«Two of the biggest policy areas will still take up over 60 percent of the EU budget, even though both are to be deeply cut»

«Despite an overall cut in cohesion funds of around 12 percent, some member states stand to lose up to 24 percent of their EU subsidies»

«However, cohesion countries, especially from central and eastern Europe, where often over 85 percent of public funds are financed from EU money, think the cuts are too arbitrary»

«Under the loose coalition of the ‘Friends of Cohesion’, 15 central and southern European countries recently argued that cohesion funds should remain at current levels. They also point out that at least 50 cents in every euro invested in the cohesion countries flows back to the net contributor nations through investment and tenders»

«Farmers are meanwhile planning to protest in Brussels on Thursday, as agriculture is also facing a steep 14 percent cut»

«But at least 17 member states are arguing that with the UK rebate gone, all rebates should be gone»

«Michel has included €7.5bn new money to fund the greening of the economy»

«For the first time, there will be a new tool introduced into the EU budget which is designed to make sure EU money is spent correctly»

«Previously dubbed the “rule of law mechanism”, it was originally coined as an answer to the bloc’s struggle with countries backsliding on rule of law issues, mainly Poland and Hungary»

«The compromise put forward by Michel introduces a mechanism that focuses on protecting “the sound implementation of the EU budget and the financial interests of the union”, but steers clear of any semi-automatic sanctions, originally proposed by the commission and backed by the Finnish EU presidency»

«The idea here, this is about protecting the budget, it is not about the rule of law»

«The debate between those who want the EU to have the ability to tax on its own, and those who want to keep that power close to member states will be back»

«Michel proposes a contribution on plastic use, a contribution on the basis of the EU’s emissions trading scheme, and to consider further ‘own resources’, such as digital tax, an aviation levy, a carbon border tax and a financial transaction tax»

«There is little optimism that leaders will strike a deal at the first try»

«Michel could convene another summit in a few weeks, if there is no breakthrough this time»

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Ci si rende perfettamente conto di quanto sia difficile raggiungere un accordo, specie poi quando una parte è rigida nelle proprie proposte.

A nostro sommesso parere, la proposta Michael è del tutto inaccettabile, specie nel lasciare all’europarlamento la capacità di levare tasse autonome, e di tale entità, e nel condizionar l’erogazione di fondi all’accettazione dell’ideologia liberal.

Ma dal punto di vista economico, l’Italia ne uscirebbe massacrata.

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These are the crunch issues at the EU budget summit

Thursday (20 February) will be the first time EU countries get together to hammer out an agreement on the next seven-year budget without the UK, often seen as a trouble-maker. At the last budget marathon, then prime minister David Cameron threatened a veto unless the EU budget was frozen in real terms and Britain’s rebate maintained.

With the UK now leaving, the EU-27 will have to plug a €60-75bn hole in the forthcoming seven-year budget.

Some member states, with the Netherlands’ at the forefront, argue that this calls for a smaller budget. But within a changing geopolitical context, five years after the migration crisis, and a commitment to digitalise and green the European economy, there is also a need to invest, these same member states often argue.

“This is supposed to be the cornerstone of how to implement our policies,” said one EU diplomat.

As with all EU budget negotiations, it starts with high ambitions, and it ends up a wrangle over every billion between member states.

The EU budget still remains relatively small, with EU Council president Charles Michel’s latest proposal of 1.074 percent of the EU’s gross national income (GNI), for seven years and 27 countries.

The cohesion funds, designed to help poorer regions converge, are currently pencilled-in at €323bn for the regions of all EU countries until 2027. In comparison the total German federal budget for this year is €362bn. The entire migration and border management policy is planned to be financed with €21.9bn over the next period.

Here is a look at some of the key issues facing EU leaders.

One percent

The overall size of the first post-Brexit EU budget is proving to be one of the toughest nuts to crack.

The biggest net contributors to the budget, including Germany, and the so-called ‘Frugal Four’ – Denmark, Sweden, Austria and the Netherlands – want the budget to be kept at no higher than 1.0 percent of the EU GNI. For Dutch prime minister Mark Rutte, who is facing elections next year, and has pledged this in his coalition agreement, it is a particularly important issue.

At the other end of the spectrum is the European Parliament, which has to consent to the budget, and wants to see an overall spend of 1.3 percent. The commission, which originally proposed a 1.11 percent, is arguing that national budgets run at 45 percent of GNI usually. All EU countries are paying less than 1.0 percent of their annual earnings into the budget.

Cohesion and agriculture

Two of the biggest policy areas will still take up over 60 percent of the EU budget, even though both are to be deeply cut. Despite an overall cut in cohesion funds of around 12 percent, some member states stand to lose up to 24 percent of their EU subsidies. Michel’s proposal adjusted that by diverting money from richer to poorer regions.

However, cohesion countries, especially from central and eastern Europe, where often over 85 percent of public funds are financed from EU money, think the cuts are too arbitrary.

“There is a general feeling of unfairness,” one diplomat said. Such criteria as migration, youth unemployment and GDP growth in calculating the distribution of EU cohesion funds tilt it towards southern EU countries.

Under the loose coalition of the ‘Friends of Cohesion’, 15 central and southern European countries recently argued that cohesion funds should remain at current levels. They also point out that at least 50 cents in every euro invested in the cohesion countries flows back to the net contributor nations through investment and tenders.

Farmers are meanwhile planning to protest in Brussels on Thursday, as agriculture is also facing a steep 14 percent cut.

Inside the negotiating room, Michel can expect pushback from major farming member states like France, plus others on rural development and direct payments to farmers. There is also €11bn planned for market-support schemes, but it is not yet clear how it will be spent – but it could be used to ease the pain of some of the countries losing the most.

Rebate

The rebates will pose one of the biggest political hurdles. The UK’s rebate, the partial refund for their payments into the EU budget, disappears with Brexit.

In a complex mechanism, Germany, the Netherlands, Austria, Denmark and Sweden (which are net contributors) have their own rebates and want to keep them. But at least 17 member states are arguing that with the UK rebate gone, all rebates should be gone.

Michel proposed to keep a lump-sum as a correction for these countries, whose EU contributions will increase because of Brexit, but which should “degress” over the next seven years. Specific figures will only be part of the negotiations. According to some calculations, €14.5bn could be saved if rebates were scrapped. “Frugal countries obviously can’t have both 1.0 percent and rebates,” said one senior EU official.

Greening

The commission’s green push has reached the EU budget: Michel has included €7.5bn new money to fund the greening of the economy, and convinced some of the reluctant countries, such as Poland, to sign up to the EU’s climate goals by helping their emissions-heavy regions adjust.

However, other central European countries are sceptical and see the Just Transition Fund as a way for net contributors to get back some of their funding.

Rule of law

For the first time, there will be a new tool introduced into the EU budget which is designed to make sure EU money is spent correctly. Previously dubbed the “rule of law mechanism”, it was originally coined as an answer to the bloc’s struggle with countries backsliding on rule of law issues, mainly Poland and Hungary.

The compromise put forward by Michel introduces a mechanism that focuses on protecting “the sound implementation of the EU budget and the financial interests of the union”, but steers clear of any semi-automatic sanctions, originally proposed by the commission and backed by the Finnish EU presidency. “The idea here, this is about protecting the budget, it is not about the rule of law,” a senior EU official admitted.

Own resources

The debate between those who want the EU to have the ability to tax on its own, and those who want to keep that power close to member states will be back.

Michel proposes a contribution on plastic use, a contribution on the basis of the EU’s emissions trading scheme, and to consider further ‘own resources’, such as digital tax, an aviation levy, a carbon border tax and a financial transaction tax. “If endorsed by EU leaders, this would be single biggest change in the own resources system ever,” confirmed one senior EU official.

Timetable?

EU leaders will get together Thursday afternoon, and then meet bilaterally for more detailed negotiations. Talks could run into Friday. There is little optimism that leaders will strike a deal at the first try.

Michel could convene another summit in a few weeks, if there is no breakthrough this time. Programmes under the current budget run out this year, which means payments can still be done – but no new programmes and no new commitments can be made if there is no agreement on the EU budget by the end of the year (with enough time for the parliament to vote, and finalise, related legislation.)

Rebates would also automatically disappear if there is no agreement.

Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale, Materie Prime

Cina. La dicono stremata dal virus, ma fa salire il prezzo del greggio.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-25.

Pechino-Città-Proibita-da-Piazza-Tiananmen

«Il prezzo del Brent è schizzato del 10% negli ultimi 7 giorni, attestandosi a circa 59 dollari al barile»

«È salito anche il mercato azionario USA, sebbene le compagnie legate alla Cina, come Apple abbiano visto un ribasso»

«Se il coronavirus sta davvero pesando sull’economia cinese, come indicano le notizie, il prezzo del greggio avrebbe dovuto proseguire il trend ribassista dell’inizio della scorsa settimana»

«Le raffinerie di petrolio starebbero processando il 25% in meno di greggio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso»

«Malgrado le notizie negative, i prezzi del greggio sono saliti»

«le importazioni petrolifere cinesi sono continuate a livelli quasi normali, con la nazione asiatica che ha importato più di 10 milioni di barili al giorno di greggio»

«Notiamo che le sole importazioni petrolifere cinesi sono di solito equivalenti a circa il 10% della produzione globale, circa 100 milioni di barili al giorno»

«sembra che tutti gli altri maggiori fornitori, come Arabia Saudita, Russia ed Iraq, abbiano continuato ad esportare greggio in Cina ai soliti livelli»

«TankerTrackers.com di recente ha notato petroliere in attesa lungo la costa cinese equivalenti a circa tre giorni di importazioni da Arabia Saudita, Iraq, Oman, Indonesia e Brasile, tra gli altri »

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A marzo la dogana cinese pubblicherà i dati sulle importazioni petrolifere.

Se è vero che la Cina potrebbe solo stare aumentando le scorte, potrebbe anche essere vero che il coronavirus non abbia inciso sull’economa cinese con l’effetto che i media occidentali definiscono ‘micidiale’.

Insomma, i conti non tornano.

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Se il coronavirus pesa sull’economia cinese, perché il greggio sta salendo?

Il prezzo del Brent è schizzato del 10% negli ultimi 7 giorni, attestandosi a circa 59 dollari al barile ieri. È salito anche il mercato azionario USA, sebbene le compagnie legate alla Cina, come Apple (NASDAQ:AAPL), abbiano visto un ribasso.

Se il coronavirus sta davvero pesando sull’economia cinese, come indicano le notizie, il prezzo del greggio avrebbe dovuto proseguire il trend ribassista dell’inizio della scorsa settimana. Il peso si sta facendo sentire in particolare sui trasporti in Cina, così come sul commercio e sui viaggi aerei. Le raffinerie di petrolio starebbero processando il 25% in meno di greggio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Malgrado le notizie negative, i prezzi del greggio sono saliti. Questi movimenti al rialzo sembrano essere alimentati, in parte, dall’idea che le importazioni petrolifere cinesi sono continuate a livelli quasi normali, con la nazione asiatica che ha importato più di 10 milioni di barili al giorno di greggio. Notiamo che le sole importazioni petrolifere cinesi sono di solito equivalenti a circa il 10% della produzione globale, circa 100 milioni di barili al giorno.

A parte le notizie di inizio febbraio secondo cui l’Unipec, compratore di greggio cinese, avrebbe smesso di comprare carichi dall’Africa Occidentale, sembra che tutti gli altri maggiori fornitori, come Arabia Saudita, Russia ed Iraq, abbiano continuato ad esportare greggio in Cina ai soliti livelli.

Importazioni petrolifere cinesi: uno sguardo più approfondito

TankerTrackers.com di recente ha notato petroliere in attesa lungo la costa cinese equivalenti a circa tre giorni di importazioni da Arabia Saudita, Iraq, Oman, Indonesia e Brasile, tra gli altri.

Questo accumulo potrebbe indicare che la Cina non può o non vuole importare greggio ai livelli pre-coronavirus. Oppure, la Cina potrebbe stare deliberatamente facendo attendere le petroliere di al fine di usare il coronavirus come una scusa per negoziare prezzi più bassi.

Non sapremo quanto greggio la Cina sta importando né se il coronavirus sta avendo un impatto sulle importazioni di greggio fino a quando la dogana cinese non pubblicherà i dati di febbraio. Agenzie come Reuters e Platts di solito riportano i dati sulle importazioni petrolifere cinesi sul mese circa una settimana dopo la fine del mese stesso.

Se la Cina dovesse pubblicare dati sulle importazioni di greggio di febbraio simili a quelli pre-coronavirus, dovremmo dedurre che la nazione asiatica sta accumulando più scorte. In questo caso, la domanda importante da porsi è: perché? Perché la Cina dovrebbe continuare ad importare greggio se non ne ha bisogno e dovrebbe conservarlo?

Ci sono due risposte logiche a questa domanda:

  1. La Cina si sta mettendo al riparo, nell’idea che il prezzo che ottiene per questo greggio sia migliore di quello che pagherebbe in futuro. Ciò dimostrerebbe che i compratori di greggio cinesi credono che il coronavirus stia passando, che l’economia cinese si riprenderà presto e che i prezzi del greggio saliranno in futuro.

  2. La Cina sta comprando greggio ora perché crede che non vi avrà accesso in futuro o perché avrà bisogno di usare molto greggio in futuro, magari per attività governative.

E, se le importazioni dovessero essere scese…

D’altra parte, se la Cina dovesse riportare che le importazioni di greggio a febbraio sono drasticamente inferiori ai livelli pre-coronavirus, ciò dimostrerebbe che il coronavirus sta avendo un effetto negativo sull’economia cinese e che continuerà a pesare sull’economia del paese ancora per qualche tempo.

Dei dati inferiori significherebbero che la nazione non vede alcun motivo di mettersi al riparo comprando greggio da conservare ora perché il prezzo sarà più basso in futuro. E questo sarebbe un brutto segno sia per la Cina che per l’economia globale.

L’OPEC e l’OPEC+ si incontreranno il 5 e 6 marzo e si può stare certi che faranno una loro stima della domanda cinese. Hanno accesso ad informazioni sia dai produttori che dagli esportatori dei loro paesi, quindi saranno in grado di elaborare una buona valutazione dell’attuale situazione della Cina. Se dovessero prevedere una domanda ancora alta dalla Cina, sentiranno meno pressione per un aumento dei tagli alla produzione.