Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Valle d’Aosta. Elezioni regionali. Dati definitivi. Un succinto commento.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-21.

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La Regione Valle d’Aosta ha rilasciato i dati definitivi relativi alle elezioni regionali 2018.

Riportiamo per comparazione i dati relativi alle elezioni politiche tenutesi il 4 marzo, ossia due mesi e mezzo or sono.

Poichè in questa sede interessano i risvolti nazionali di questo voto, si commenteranno soltanto i risultati dei maggiori partiti nazionali.

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Il Movimento 5 Stelle aveva conseguito 15,999 voti (24.11%), ed alle regionali ha conquistato 6,652 voti (10.44%).

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Forza Italia aveva conseguito 5,533 voti (8.34%), ed alle regionali ha conquistato 1,862 voti (2.92%).

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Lega aveva conseguito11,588 voti (17.46%), ed alle regionali ha conquistato 10,872 voti (17.06%).

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Il Partito Democratico aveva ottenuto 6,401 voti (8.88%) [Dato elezioni 2013], ed alle regionali ha conquistato 3,436 voti (5.39%).

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I risultati sono evidenti.

Lega mantiene sostanzialmente le posizioni acquisite attorno al 17%.

Movimento 5 Stelle si ritrova più che dimezzato, mentre Forza Italia è stata ridotta ad un terzo di ciò che era due mesi or sono.

Il partito democratico ha subito una severa sconfitta, non riuscendo nemmeno a conquistare un seggio.

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Il declino dei partiti tradizionali, partito democratico e Forza Italia, è un fenomeno che perdura da oltre due anni, disgregazione alla quale le attuali dirigenza non hanno saputo o potuto porre freno. Non stupiscono quindi questi risultati.

La tenuta della Lega sembrerebbe aver gratificato contenuti e coerenza di questo movimento, nonché la sostanziale correttezza dell’on. Salvini. Forse ci si sarebbe potuti aspettare un qualche incremento.

Il crollo del Movimento 5 Stelle dovrebbe porgere molteplici elementi di ripensamento. Una cosa è infatti il raccogliere, talora amplificandolo, il dissenso e la rabbia popolare, ed una diametralmente opposta il passare alla fase operativa.

Molti Elettori non hanno gradito il comportamento dell’on. Di Maio, prono alle interviste in cui affermare tutto ed il contrario di tutto, liquidando problemi di particolare importanza con semplici slogan. Gli slogan sono essenziali quando si guida la folla all’assalto dei forni, ma sono dannosamente controproducenti in sede di trattative ad alto livello. Gli Elettori sembrerebbero essersi accorti come sia stato facilissimo promettere il reddito di cittadinanza, ma quanto sia difficile per non dire impossibile reperire, specie poi i nquesto momento, il centinaio di miliardi necessari a finanziarlo.

In particolare, la levità con cui l’on Di Maio tratta la materia dell’art. 81 della Costituzione è stato il viscido pavimento sul quale M5S è scivolato.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Italia. Borse. Spread 186.5. FtseMib 23,051.98.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-21.

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Il 7 maggio il Ftse Mib valeva 24,543.16. Oggi, al momento in cui si scrive, vale 23,051.98. In questo arco di tempo il Ftse Mib ha perso il 6.08%.

Nel contempo lo spread sul bund tedesco è salito a 186. Determinerà un aggravio sul conto degli interessi da pagare e condizioni peggiori per il rinnovo dei titoli in scadenza:186 miliardi sono questo anno.

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Questo scherzetto è costato al Contribuente già una quarantina di miliardi, come se nelle tasche ne avessero avuto fin troppi.

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Questi dati dovrebbero dare da pensare, anche perché essi saranno la base sulla quale si dovrà decidere come e di quale entità debba essere la manovra che ad autunno calerà come un mannaia sui Cittadini Elettori e Contribuenti.

Nessuno contesta il dato elettorale del 4 marzo: in un sistema democratico l’Elettore è sovrano. È il Corpo elettorale la società civile di una nazione.

Prendiamo atto di alcuni elementi che, leggendo almeno i media, sembrerebbero essere sfuggiti a molti.

– Una cosa è raccogliere il rabbioso voto di protesta contro il regime vigente: in questo M5S c’è riuscito ad arte.

– Un cosa totalmente differente, diametralmente opposta, è invece il presentarsi come forza politica responsabile e capace di riconoscere e risolvere i problemi.

– Le proiezioni elettorali nel corso di questi due mesi erano state molto chiare, ma il risultato delle elezioni regionali in Valle d’Aosta è inequivocabile: M5S ne esce dimezzato.

– Se è vero che spetta agli eletti il formare il governo nazionale, sarebbe ingenuo ed anche irresponsabile non voler considerare quanto l’Italia sia embricata in molteplici realtà internazionali, dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, dall’Ocse alla Nato. La loro voce, per quanto sommessa, non può non essere ascoltata.

– I patti devono essere mantenuti oppure chiaramente denunciati nelle sedi e con i mezzi propri. Un politico che faccia gossip è semplicemente un irresponsabile.

– Nessuno ovviamente vieta che il nuovo governo stabilisca una sua propria politica sociale ed economica: ci mancherebbe. Può scegliere ciò che più gli aggrada. Ma nel contempo deve allora assumersi il peso della gestione delle reazioni degli altri.

– Ci si riferisce la bataclan fatto attorno al debito sovrano. Altissimi esponenti politici hanno di volta in volta asserito che il debito “non esiste“, che l’Italia sarebbe liberissima di aumentarlo ad libitum, chi ha detto il 4% e chi ha detto il 9.5%, alcuni altri invece hanno proposto che i detentori dei titoli di stato italiano cancellassero duecentocinquanta miliardi di debito.

– Nessuno si scandalizzi di codeste proposte. Si constata però che i creditori siano in forte apprensione e si stiano organizzando per riscuotere il dovuto.

– Una cosa sembrerebbe essere ragionevolmente certa. Fino a tanto che l’Italia intenda continuare a reperire sul mercato acquirenti disposti a comprare i titoli emessi, non invoglia sicuramente gli investitori preannunciando che non avrebbe la minima intenzione di rifondere i debiti contratti.

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Noi non ci scandalizziamo per nessuna soluzione trovabile, ma per i comportamenti scriteriati sì.

Un politico che non sappia tacere dovrebbe al massimo andare a vendere pistacchi allo stadio.

Pubblicato in: Unione Europea

Valle d’Aosta. Elezioni Regionali. UV 19.15%, Lega 17.09%, M5S 10.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-21.

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Questi sono i risultati delle elezioni regionali in Valle Di Aosta, essendo stati scrutinate l’87.8% delle schede.

I commenti saranno fatti esclusivamente a risultati definitivi.

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Elezioni Valle d’Aosta risultati: Lega boom, M5S in forte calo. Crollano FI-Fd

Elezioni Valle d’Aosta risultati. Fortissima avanzata della Lega di Matteo Salvini alle Regionali in Valle d’Aosta. A scrutinio in corso, primo partito con il 19,5% è l’Unione Valdotaine ma il Carroccio è in seconda posizione con il 17% circa, la stessa percentuale raccolta il 4 marzo nonostante alle Regionali siano presenti molte più liste. Pesante calo del Movimento 5 Stelle che dal 24% delle Politiche crolla intorno all’11%. Deludente anche il dato del Pd al al 6,5% mentre il Centro Destra Valle d’Aosta, che riunisce Forza e Fratelli d’Italia, resta addirittura sotto il 3% rispetto al quasi 9% del 4 marzo.

La percentuale definitiva di affluenza al voto per le elezioni regionali e’ stata del 65,12%, con 67 mila 146 votanti su 103 mila 117 aventi diritto. Nel 2013, aveva votato il 73,03% degli aventi diritto. A Valgrisenche la percentuale piu’ alta di voto, pari al 82,53%, a Courmayeur, invece, l’affluenza minore, pari al 54,26%. Lo spoglio si svolge in via sperimentale e provvisoria, attraverso un sistema centralizzato come prevede la legge regionale del 16 ottobre scorso, che ha istituito quattro poli di scrutinio nei comuni di Saint Pierre, Fenis, Verres ed Aosta, presso cui sara’ effettuato lo spoglio delle schede votate nelle sezioni elettorali di riferimento.

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Regionali Val d’Aosta, i risultati: testa a testa Union Valdôtain-Lega. M5s al 10. Pd e Fi vicini alla scomparsa: sono al 5 e al 3

Per il primato è sfida a due tra lo storico partito autonomista e il Carroccio. La terza forza è il cartello elettorale formato dalla Stella Alpina. I Cinquestelle sono quarti. I partiti tradizionali rischiano di rimanere senza seggi. Con il nuovo sistema di voto, in ogni caso, servirà un’intesa per l’elezione del presidente.

Testa a testa tra il partito regionale dell’Union Valdôtain e la Lega, M5s in affanno, Pd e Forza Italia quasi piccoli puntini all’orizzonte. E’ la sintesi dei risultati, ancora parziali, delle Regionali in Valle d’Aosta, dopo il voto di ieri. Dopo lo spoglio dell’83 per cento delle schede (55mila su 67mila) il primo partito è l’Union, lo storico partito autonomista valdostano che raccoglie il 19,1 per cento dei voti. Segue la Lega che conferma i valori delle Politiche del 4 marzo: il Carroccio prende per il momento il 17,2 per cento: si avvia a tornare nel consiglio valdostano dopo vent’anni di assenza ed è un risultato storico in una zona in cui l’autonomismo porta via parecchi voti alleghismo. La terza forza, dopo una serie di sorpassi durante lo scrutinio è il cartello elettorale guidato dalla Stella Alpina, un altro partito autonomista (questo di centrodestra) che insieme alle liste Area Civica e Pour Notre Vallée raggiunge il 10,7.

A seguire il M5s che – a dispetto delle aspettative – a fatica scavalca la soglia del 10 per cento. Di sicuro i Cinquestelle dovranno attendere ancora prima di conquistare una Regione: sulla Valle avevano puntato quasi quanto sul Molise, soprattutto dopo l’elezione di Elisa Tripodi, la prima deputata donna eletta nella Regione proprio con il Movimento. La quarta lista, al 10,4, è l’Union Valdôtain Progressiste, un altro partito autonomista nato da una costola di sinistra dell’Unione più grande.

Stanno peggio (molto peggio) i partiti cosiddetti tradizionali: il Partito Democratico (che spesso ha governato in coalizione con l’Union Valdôtain negli ultimi decenni) è al 5,4, mentre Forza Italia (che si presentava in un simbolo unico con Fratelli d’Italia e altre forze del centrodestra) è ben sotto il 3. Meglio di loro hanno fatto molte liste autonomiste e civiche, tra le quali

Per la prima volta in questa occasione sarà applicato il sistema di voto approvato nel 2017, quando è stato eliminato il doppio turno e introdotto un premio di maggioranza di 21 seggi, che vengono assegnati alla lista singola o alla coalizione, che abbia conseguito almeno il 42 per cento dei voti validi. In realtà, come appare evidente, nessuna lista e nessuna coalizione in corsa alle Regionali di domenica può ambire a quella cifra. Dunque, se il risultato rimanesse questo, i seggi saranno ripartiti secondo un criterio puramente proporzionale, in modo da rispecchiare la percentuale dei voti conseguiti da ciascuna di esse. Questo significa che servirebbero poi accordi da stringere in consiglio regionale per sostenere un presidente.

Per la prima volta lo spoglio delle schede avviene in maniera centralizzata in quattro poli (Aosta, Saint-Pierre, Fenis e Verres) in cui convergono le urne dei seggi di zona: una novità introdotta per garantire maggiormente la segretezza del voto. L’affluenza è stata del 65,12, in netto calo rispetto al 2013 (73).

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Imposte, Tasse, Tributi ed Accise. Non sono sinonimi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-21.

Matsys Jan. (Belgio 1509-1575). Esattore delle Tasse. 1539

Matsys Jan. (Belgio 1509-1575). Esattore delle Tasse. 1539.


Nel comune fraseggio i media ci hanno abituato ad usare i termini imposte, tasse e tributi quasi siano sinonimi, come se indicassero lo stesso contenuto logico. Ma così non è. Purtroppo anche molti politici di alta caratura sembrerebbero avere severi problemi lessicologici. Il risultato è una grande confusione.

Cerchiamo di fare un pochino di chiarezza, senza scendere in un dettaglio pesantemente noioso.

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Tributo, secondo Treccani.

«Prestazione patrimoniale imposta ai cittadini dallo Stato o da altro ente del settore pubblico, in virtù del potere normativo (art. 23 Cost.).

In ragione del presupposto impositivo, si distinguono 3 forme di tributo:

– le imposte, che sono finalizzate al finanziamento della spesa per servizi pubblici indivisibili (per es., ordine pubblico, difesa militare), il cui ammontare varia in ragione della capacità contributiva, ex art. 53 Cost.

– le tasse, che sono tributi corrisposti a fronte di un servizio pubblico erogato a determinati contribuenti, essendo il costo del servizio ripartito in ragione del beneficio ottenuto (per es., tasse universitarie e sanitarie);

– i contributi speciali che costituiscono, infine, tributi per prestazioni erogate a un soggetto su istanza individuale (per es., estrazione o copia di documenti, registrazione di atti; caso a parte, a carattere obbligatorio, per es. per conseguire la pensione o i servizi sanitari, sono i contributi sociali»

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Imposta, secondo Treccani.

«Nell’ambito della più ampia nozione di tributo, la prestazione patrimoniale coattiva acausale, dovuta da un soggetto in base a un presupposto dimostrativo di forza economica, che escluda qualunque relazione specifica con un’attività dell’ente pubblico riferita al soggetto o da cui quest’ultimo possa trarre un vantaggio. In tal senso le imposte si distinguono dalla tassa, il cui presupposto è di contro costituito dalla richiesta di un atto ovvero del compimento di un’attività pubblica specificamente riguardante un determinato soggetto, quale l’emanazione di un provvedimento o la prestazione di un pubblico servizio»

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Tassa, secondo Treccani.

«Compenso, talora inferiore al costo, pagato dal privato a un ente pubblico per un servizio a lui reso dall’ente stesso dietro sua domanda. A differenza dell’imposta, la tassa, pur essendo fissata dall’autorità (e quindi in questo senso coattiva), non è obbligatoria per il contribuente, che è tenuto al pagamento solo nel caso in cui intenda usufruire del relativo servizio. La tassa rappresenta dunque una forma di tributo legato a una controprestazione che rientra nell’ambito delle funzioni istituzionali di un’amministrazione pubblica.»

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Accisa, secondo Treccani.

«Tributo indiretto applicato sulla produzione o sul consumo di determinati beni. Le a. assicurano alcune importanti finalità del sistema fiscale:

– la realizzazione del principio della generalità dell’imposta (in quanto colpiscono prodotti di largo consumo, in proporzione al consumo stesso);

– l’assicurazione di un gettito immediato e costante per lo Stato;

– la possibilità di rapide manovre fiscali mediante il ritocco delle aliquote»

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Carico fiscale, secondo il dizionario de il Sole 24 Ore.

«Il carico fiscale comprende l’insieme degli oneri fiscali e contributivi cui devono sottostare le imprese.»

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Contributo, secondo Treccani. [Ha molti significati ed usi: ne elenchiamo i pertinenti]

«- Somma di denaro che, in seguito a particolari disposizioni, viene esatta obbligatoriamente, con carattere di imposta o di tassazione, dallo stato o da enti pubblici, sia per far fronte a lavori di pubblica utilità, sia a favore di determinati gruppi sociali

– Contributo previdenziale, somma che, nel rapporto di assicurazione sociale, deve essere versata obbligatoriamente, parte dal datore di lavoro e parte dal lavoratore stesso, all’istituto assicuratore in misura proporzionale all’ammontare della retribuzione e con aliquote distinte per le varie forme assicurative»

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Ci si rende perfettamente conto di quanto a molti suonino noiose le definizioni e di come spesso lo stesso termine possa essere utilizzato con sensi differenti, talora specificati nei testi.

Una corretta distinzione dei termini è tuttavia importante per comprendere e far comprendere di cosa si stia parlando oppure, per esempio, nel poter valutare il rapporto prestazioni costo e liceità della tassa.

Poniamo un caso per tutti.

La tassa sui rifiuti, entrata in vigore in tutti i comuni italiani a partire dal 1.1.2014, è destinata alla copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati alla smaltimento. Il servizio comprende lo spazzamento, la raccolta, il trasporto, il recupero, il riciclo, il riutilizzo, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

Usualmente il calcolo è automatico a partire dalla metratura dell’immobile, dal numero di persone ivi agenti, dal tipologia di attività svolta, etc. La ponderatura del carico è tuttavia soggetta alla visione politica dell’ente imponente. Alcune tipologie di lavoro potrebbero essere chiamate a contribuire in modo molto maggiore di altre, anche al di là dei costi che obbiettivamente siano loro imputabili.

Un abuso frequentemente riscontrato nell’esame dei bilanci di molti comuni è una tassa sui rifiuti ben più onerosa dei costi oggettivi dello smaltimento. Fatto è che la facilità identificativa ed esattiva porta a caricare su tale tassa altri oneri che in realtà le sono alieni.

Stesso discorso potrebbe essere fatto per le accise, che di norma ben poco hanno a che vedere con il bene colpito.

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Sulle imposte il discorso potrebbe essere di ben maggiore respiro.

Esso coinvolge direttamente il concetto di “stato” e di quali debbano essere le sue mansioni.

Un solo esempio per tutti. Se è logico che uno stato debba provvedere all’ordine interno ed alla difesa, è compito della politica determinarne obiettivi, estensione, e, quindi, costi.

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Una considerazione finale, ma non certo ultima per importanza.

Con l’esclusione delle accise, ogni tassa genera sicuramente un gettito, ma nel contempo necessita di personale e di spese materiali per essere applicata. La contabilità dei costi applicativi è complessa, ma non certo impossibile, e spesso, molto spesso, genera sorprese amare. La tassa soddisfa molto spesso più la vanagloria dei politici che la hanno istituita e la loro reclame elettorale piuttosto che incrementare il gettito. Non da ultimo, nella contabilità dei costi si dovrebbe anche tenere presente quelli dei Contribuenti, chiamati ad ulteriori adempimenti burocratici.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Debito Pubblico a 2,302 mld. Detentori e calendario rinnovi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-21.

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Banca di Italia ha rilasciato il 15 maggio le Statistiche. Mercato Finanziario.

Sempre il 15 maggio Banca di Italia ha rilasciato il report Finanza pubblica: fabbisogno e debito – marzo 2018.

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Il debito delle amministrazioni pubbliche ammontava a fine marzo a 2,302.340 miliardi di euro.

Considerando i soli titoli di stato, i possessori erano così ripartiti:

– Banca di Italia: 367.888 miliardi

– IFM residenti: 342.355 miliardi

– Altre Istituzioni Finanziarie Residenti: 421.524 miliardi

– Altri Residenti: 110.657 miliardi

– Non residenti: 689.879 miliardi.

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I titoli di stato erano così ripartiti, essendo 1,894.164 miliardi il loro totale:

– Bot: 112.852 miliardi

– Ctz: 41.876 miliardi

– Cct: 129.806 miliardi

– Btp 1,609.830 miliardi

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«Ad oggi infatti – stima Nomura – solo il 31,3% del nostro debito pubblico è detenuto da investitori esteri. Di questi appena il 5% risulta in mano a soggetti extra-europei (a inizio anni 2000 questa percentuale era del 10%). I fondi americani risultano avere appena l’1% del debito mentre quelli giapponesi risultano esposti sull’1,5 per cento.» [Fonte]

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Nel corso del 2018 il tesoro deve rinnovare 281.214 miliardi di euro di titoli in scadenza.

Si tenga presente come un incremento degli interessi del solo uno percento corrisponderebbe ad un maggiore esborso di 2.81 miliardi di euro.

Il problema non risiede nell’emissione di titoli: il problema è trovare chi sia disposto a comprarli.

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Nota.

Questi sono i dati ufficiali di Banca di Italia.

Si fa presente che talune formazioni politiche hanno parlato del debito e dei suoi detentori in modo alquanto conviviale, riportando cifre e circostanze inesistenti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Berlino. Linke 22, Cdu 21, Spd 18, Grüne 15. AfD 11.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-20.

Babieca El Cid 001

Babieca era il cavallo di El Cid Campeador. State a vedere che AfD diventerà il Babieca tedesco….


Frau Merkel ed i suoi sodali della Spd ci sono riusciti. Solo loro avrebbero potuto farcela a distruggere in così poco tempo la Große Koalition.

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La Linke è il primo partito politico di Berlino: 22% (+3).

Se si fosse votato a Berlino i risultati sarebbero stati simili a quelli italiani.

Cdu 21% (-2) ed Spd 18% (-3). La Große Koalition sarebbe impossibile: 21 + 18 = 39. Minoritaria.

Ma anche una coalizione Cdu, Grüne ed Fdp sarebbe impossibile: 21 + 15 + 6 = 42. Minoritaria.

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Bene.

A questo punto anche gli schizzinosi della Cdu dovrebbero alla fine colloquiare o con la Linke, ma da sola non basta, oppure con AfD, che potrebbe essere dirimente.

Ma tutto questo non sarebbe possibile senza prima aver rimosso Frau Merkel.

I Borgia avrebbero ben saputo come diportarsi in questa situazione.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Masaniello era un genio a confronto di questi qui.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-20.

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Vico aveva ragione: la storia si ripete periodicamente, mutata nella forma ma immutata nella sostanza.

Adesso sembrerebbe essere il momento dei nuovi Masaniello.

Una cosa è fare il contestatore a quindici euro al giorno ed una totalmente diversa il governare.

«Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello (Napoli, 29 giugno 1620 – Napoli, 16 luglio 1647), è stato il protagonista della rivolta napoletana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, la popolazione della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo…..

La rivolta fu scatenata dall’esasperazione delle classi più umili verso le gabelle imposte dai governanti sugli alimenti di necessario consumo. Il grido con cui Masaniello sollevò il popolo il 7 luglio fu: «Viva ‘o Rre ‘e Spagna, mora ‘o malgoverno» ….

«Era un giovine di ventisette anni, d’aspetto bello e grazioso, il viso l’aveva bruno ed alquanto arso dal sole: l’occhio nero, i capelli biondi, i quali disposti in vago zazzerino gli scendevano giù per lo collo. Vestiva alla marinaresca; ma d’una foggia sua propria, la quale, […] alla mezzana, ma svelta sua persona molto di gaio e di pellegrino aggiungeva.» ….

Il 6 giugno 1647, alcuni popolani guidati da Masaniello e dal fratello Giovanni bruciarono i banchi del dazio a piazza del Mercato. Domenica 30 giugno, durante le prime celebrazioni per la festa della Madonna del Carmine, il giovane pescatore radunò un gruppo di lazzari vestiti da arabi ed armati di canne come lance, i cosiddetti alarbi, che durante la sfilata davanti al Palazzo Reale rivolsero ogni genere di imprecazione ai notabili spagnoli affacciati al balcone ….

Ottenuta l’abolizione di tutte le gabelle come voleva Masaniello ….

Nella notte tra il 7 e l’8 luglio furono puniti tutti coloro che erano ritenuti responsabili delle gabelle, primo fra tutti Girolamo Letizia, il colpevole dell’arresto della moglie di Masaniello, a cui fu bruciata la casa nei pressi di Portanova. Seguirono la stessa sorte diversi palazzi nobiliari, le case di ricchi mercanti e quelle di altri influenti oppressori, tra cui quella di Andrea Naclerio, che fu in seguito fucilato. Furono poi dati alle fiamme tutti i registri delle imposte e liberati dalle prigioni tutti coloro che erano stati incarcerati per evasione o contrabbando. ….

Giovedì 11 luglio, dopo la ratifica dei capitoli del privilegio nella Basilica del Carmine da parte di un’assemblea popolare, Masaniello cavalcò tra le acclamazioni ed i festeggiamenti dei popolani ….

«Questo Masaniello è pervenuto a segno tale di autorità, di comando, di rispetto e di ubbidienza, in questi pochi giorni, che ha fatto tremare tutta la città con li suoi ordini, li quali sono stati eseguiti da’ suoi seguaci con ogni puntualità e rigore: …. insomma era divenuto un re in questa città, e il più glorioso e trionfante che abbia avuto il mondo.»

Il 16 luglio, ricorrenza della Madonna del Carmine, affacciato da una finestra di casa sua, cercò inutilmente di difendersi dalle accuse di pazzia e tradimento che provenivano dalla strada ….

Sentita la voce amica di quest’ultimo, Masaniello aprì la porta della cella e fu freddato con una serie di archibugiate. Il corpo fu decapitato, trascinato per le strade del Lavinaio, e gettato in un fosso tra Porta del Carmine e Porta Nolana vicino ai rifiuti, mentre la testa fu portata al viceré come prova della sua morte» [Fonte]

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La storia è apparentemente crudele, realistica, al limite del cinismo.

Il M5S ha svolto un primo ruolo strategico nel distruggere il partito democratico, ridotto oramai al 17%, circa: politicamente è diventato ininfluente.

Adesso M5S affronta il suo secondo obiettivo strategico: distruggere questa Europa Unita. Si faccia grande attenzione. Non l’Europea Unita di per sé, bensì questa dirigenza. Ci riusciranno più che bene: è il loro mestiere.

Poi, a lavoro terminato, ebbene, allora si presenteranno i conti, e Masaniello li pagò con otto archibugiate nel torace.

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Tav e Ilva, la scure di Di Maio. Una retromarcia da 133 miliardi

«Già condannata a morte la Tav, saranno riconsiderati tutti i grandi progetti infrastrutturali. Quelli considerati finora prioritari sono poco più di 100, per finanziarli tutti servono ancora 35 miliardi. Dalle Pedemontane al gasdotto Tap, al terzo valico, al nodo di Genova. ….

«L’era delle grandi opere inutili è finita» incalza Luigi Di Maio, dopo l’accordo con la Lega di riconsiderare tutti gli investimenti pubblici (e non solo) sulle infrastrutture. Un programma che fa ballare almeno cento grandi progetti considerati prioritari dal governo del Pd. E, con loro, la bellezza di 133 miliardi di euro, tanto costano…..

Alcuni sono già del tutto finanziati, altri sono ancora indietro, o nemmeno partiti. Finora lo Stato ha investito 98 miliardi di euro in queste nuove infrastrutture, ma per completarne ne mancherebbero altri 35, secondo i dati contenuti nel Def appena presentato dal Governo Gentiloni. Con la nuova linea di governo, in teoria rischiano tutti di essere rimessi in discussione. Non tutti di cadere. Molti riguardano il Nord, e nel Comitato di Conciliazione che dovrà rivisitare i progetti, per il M5S non sarà facile piegare la Lega Nord ….

Due dei progetti da sempre nel mirino del M5S, ad esempio, sono le due Pedemontane di Veneto e Lombardia, da sempre in ritardo. Per la prima, che costa 2,2 miliardi, sono stanziati solo 600 milioni, mentre per la Pedemontana Lombarda (30 chilometri realizzati su 157), che costa 2,6 miliardi, ce ne sono 1,2. Difficile immaginare che, nonostante le critiche grilline, Luca Zaia e Roberto Maroni rinuncino a difendere le loro creature, per le quali si sono tanto battuti.»

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Salvini e Di Maio pretendono che Francoforte cancelli 250 miliardi di debito italiano…

«La bozza di programma preparata da Salvini e Di Maio contiene la richiesta a Francoforte di cancellare tutto il debito pubblico italiano acquistato dalla Banca centrale europea negli ultimi tre anni. Si tratta di 250 miliardi di euro. Se accettata, sarebbe un’aperta violazione dei Trattati europei, cui dovrebbe seguire l’uscita dell’Italia dalla Ue.

«In tarda serata il M5S si è premurato di sottolineare che il punto è stato tagliato dall’ultima versione del documento. Una smentita obbligata per evitare, stamattina, un’impennata del differenziale di rendimento fra Btp italiani e Bund tedeschi» spiega La Stampa.»

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Cerchiamo di essere chiari.

Nessuno si scandalizza per il ventilato blocco della Lione – Torino, oppure per l’uscita dall’Euro, oppure ancora per una insolvenza sul debito sovrano.

Il problema è soltanto la valutazione dei costi e l’esame se i fondi necessari siano disponibili.

Ogni azione ha una sua controreazione, ogni azione ha il suo costo.

Che l’Unione Europea “condoni” centinaia di miliardi di debito nazionale sembrerebbe però essere una allucinazione di un delirio schizofrenico. Anche per il fatto che né l’Unione Europea, né tanto meno la Banca Centrale, detengono titoli di stato italiani: al massimo, sono in deposito presso la Banca di Italia. Hanno semplicemente sbagliato l’ente cui indirizzare la supplica.

Non tanto per immoralità della cosa, quanto per il fatto che simili azioni si fanno esclusivamente quando non si deve poi andare ad elemosinare ancora da coloro che sono stati gabbati. Fino a tanto che l’Italia dovrà ricorrere al mercato per far finanziare il proprio debito, rinnovi inclusi, sarebbe stato bene lusingare e coccolare quelli che si sono accollati l’onere di comprare titoli di stato italiani.


Corriere. 2018-05-20. Governo, la Francia avverte l’Italia: «Rispetti gli impegni o eurozona rischia»

La Francia mette in guardia l’Italia. Il ministro francese dell’economia, Bruno Le Maire, avverte che la stabilità della zona euro sarà «messa a rischio» se il prossimo governo italiano non rispetterà i suoi impegni su debito e deficit. «Se il nuovo governo non rispetterà i suoi impegni sul debito, sul deficit, ma anche sul consolidamento delle banche, l’intera stabilità finanziaria della zona euro sarà minacciata», ha avvertito nel corso di una trasmissione televisiva.

«Futuro Italia è in Ue»

«Vedremo quali decisioni saranno prese dall’Italia, io ribadisco quanto sia importante mantenere questi impegni a lungo termine per garantire la nostra stabilità comune – ha aggiunto Le Maire -. Tutti in Italia devono capire che il futuro dell’Italia è in Europa e da nessun’altra parte, e perché questo futuro sia in Europa ci sono regole da rispettare».

Pubblicato in: Demografia, Unione Europea

Italia. 169 vecchi ogni 100 giovani. Si prospettano tempi crudeli.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-20.

«Oportet fecisse, non facere.»


2018-05-17__Italia__Index_Mundi__001

Ogni mille persone vi sono in Italia 10.4 decessi contro 8.6 nascite: il saldo demografico degli autoctoni è quindi negativo. A ciò si aggiunga come in Italia vi siano 168.7 vecchi contro 100 giovani: è un paese di vecchi, con la mentalità tipica dei vecchi.

La età mediana della popolazione è di 45.5 anni, ossia metà della popolazione ha età inferiore ai 45.5 anni, e l’altra metà superiore. È uno squilibrio severo. Per paragone, i maschi hanno età mediana di 39.6 anni in Francia e 36.5 anni in Cina.

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Questi dati suggerirebbero un elevato numero di aspetti da approfondire, ma ne vorremmo segnalare solo alcuni.

Le persone vecchie necessitano di assistenza, che può essere fornita soltanto da persone giovani, usualmente familiari. Ma se i giovani non esistono, non può sussistere nemmeno l’assistenza ai vecchi. Taluni amano dire che esistono i gerontocomi e le badanti. È cosa vera, ma incompletamente riportata. Un gerontocomio medio ha una retta mensile a partire dai 2,500 euro, ossia 30,000 euro l’anno: non sono molti i vecchi che abbiano a disposizione cifre del genere. Simile discorso per la badante, i cui emolumenti medi partono dai 1,500 euro mensili ai quali si dovrebbero aggiungere i contributi: anche in questo caso non tutti hanno la possibilità di spendere in badante 20,000 euro ogni anno.

Si tenga anche conto come in larga maggioranza il capitale di famiglia risulti essere investito nell’immobile di abitazione: se lo si vendesse si otterrebbe liquidità, ma non si saprebbe dove e come andare ad abitare. Dalla vendita della nuda proprietà di ricava infine solo una quota piccola del valore totale dell’unità abitativa.

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Vi è poi un altro problema, che riportiamo qui in modo grossolanamente approssimativo solo per poterlo esporre in sintesi di poche righe.

Il sistema pensionistico italiano in buona sostanza eroga in pensioni quanto è versato annualmente come contributi dalla popolazione attiva dal punto di vista lavorativo. Ossia i contributi versati dai 100 giovani pagano le pensioni dei 168.7 vecchi. Questo è un macigno insostenibile. Le entrate dell’Istituto Previdenziale sono infatti integrate dallo stato con oltre un centinaio di miliardi: situazione anch’essa non sostenibile nel tempo.

Ma alla bassa quota di giovani fa riscontro un ulteriore fattore di contrazione delle nascite: la carenza di femmine.

In poche parole: questo è un problema che, lasciato lì, non ammette vie di uscita, e che prospetta un avvenire invero crudele, causa forza maggiore.

Nota.

Prima o poi, vecchi lo diventeremo tutti, almeno, molti lo spererebbero. Problemi che da giovani sembrerebbero essere remoti nel tempo un bel dì si evidenziano in tutta la loro crudezza. E questo sempre che si abbia buona sorte con la salute, ma mica è detto che le patologie invalidanti colpiscano solo il noioso vicino di casa. Se sussiste il problema economico, e non tutti godranno pensioni adeguate a potersi permette il welfare e case di riposo da anziani, ancor peggio sarà l’assordante silenzio della solitudine.


Ansa. 201805-05-17. Istat: Italia in declino demografico, più vecchi e soli

100mila residenti in meno sul 2017, 168 anziani ogni 100 giovani.

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Italiani più vecchi e soli. La popolazione totale diminuisce per il terzo anno consecutivo di quasi 100mila persone rispetto al precedente: al 1° gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60,5 milioni, con 5,6 milioni di stranieri (8,4%). Così il rapporto Istat secondo cui l’Italia è il secondo paese più vecchio del mondo: 168,7 anziani ogni 100 giovani. Il Paese appare anche più fragile rispetto all’Ue: il 17,2% si sente privo o quasi di sostegno sociale. Gli anziani che vivono soli passano oltre 10 ore senza interazioni con altri.

Ascensore sociale bloccato. La dote familiare in termini di beni economici ma anche di titoli di studio e attività dei genitori è ”determinante” per avere successo nello studio e nel lavoro: solo il 18,5% di chi parte dal basso si laurea e il 14,8% ha un lavoro qualificato. La cerchia di parenti e amici è anche decisiva nel trovare e non solo nel cercare un impiego: lavora grazie a questo ”canale informale” il 47,3% (50,6% al Sud) contro il 52,7% che l’ha ottenuto tramite annunci, datori di lavoro agenzie, concorsi.

“Il Mezzogiorno rimane l’unica ripartizione geografica con un saldo occupazionale negativo rispetto al 2008 (-310 mila, -4,8%)”. Si legge nel Rapporto annuale dell’Istat. Quindi il Sud non ha ancora recuperato i livelli pre-crisi. E ancora, al Mezzogiorno la quota di giovani 15-29enni che non studiano e non lavorano, conosciuti con l’acronimo inglese di Neet, è più che doppia rispetto a quella dell’Italia settentrionale. I Neet seppure in calo, a 2,2 milioni nel 2017, sono ancora il 24,1%, dal 16,7% del Nord al 34,4% del Sud.

In un decennio la mappa del lavoro è cambiata e il lavoro manuale segna una decisa contrazione: tra il 2008 e il 2017 sono scesi di un milione gli occupati classificati come “operai e artigiani” mentre si contano oltre 860 mila unità in più per le “professioni esecutive nel commercio e nei servizi”, in cui rientrano gli impiegati con bassa qualifica che potrebbero essere ribattezzati come i ‘nuovi collettivi bianchi’. Lo rileva l’Istat. E ancora, se nell’industria si sono perse 895mila unità nei servizi se ne sono guadagnate 810mila.

In Italia il trasporto pubblico locale appare sottoutilizzato: gli utenti abituali di autobus, filobus e tram sono l’11 dei residenti dai 14 anni in su. Nel 2016, quasi quattro italiani su cinque si sostano giornalmente utilizzando mezzi propri per un tasso di motorizzazione di 625 auto ogni 1.000 abitanti. Un dato largamente superiore a quello registrato nei maggiori Paesi europei (555 in Germania, 492 in Spagna, 479 in Francia, 469 nel Regno Unito). Nel biennio 2015-16 l’offerta del trasporto pubblico locale ha recuperato una parte della flessione registrata nel quadriennio precedente, ma è ancora inferiore del 2,2% rispetto a quella del 2011. Tra il 2011 e il 2016 si poi modificata anche la ripartizione dell’offerta. Nei capoluoghi o città metropolitane l’offerta di autobus e filobus è diminuita del 12,6%, quella del tram è aumentata del 3,7%, così come quella della metropolitana (+18,1%).

“Nel 2017 il benessere degli italiani misurato nel Def mostra un deciso miglioramento in cinque dei dodici indicatori considerati e un arretramento nei rimanenti sette”. “In positivo” la riduzione della criminalità predatoria (scippi e rapine), il miglioramento della partecipazione al mercato del lavoro e la diminuzione della durata delle cause civili. Invece, risultano “in negativo” l’aumento delle disuguaglianze e della povertà assoluta, che, come rivelato già in audizione sul Def, nel 2017 secondo le stime preliminari interesserebbe l’8,3% dei residenti (circa 5 milioni) contro il 7,9% nel 2016. Inoltre, fa presente l’Istat, “gli indicatori disponibili per i primi mesi del 2018 segnalano la prosecuzione del recupero della crescita dell’economia italiana, pur se a ritmi moderati”.

Nell’anno scolastico 2016-2017 nelle scuole del primo ciclo, statali e non, gli alunni con disabilità sono quasi 160 mila, il 3,5% del totale. Solo il 34% degli edifici scolastici del primo ciclo è accessibile e privo di barriere. Lo certifica Istat nel Rapporto annuale 2018. In circa la metà dei fabbricati non accessibili mancano ascensori a norma, servoscala o rampe. Meno carenti sono servizi igienici scale o porte a norma. La normativa prevede un insegnante di sostegno ogni due alunni disabili: in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno si riscontra un rapporto vicino a un insegnante per ogni alunno con disabilità mentre nel centro e nel nord il rapporti si avvicina a quello previsto dalle norme. La situazione è capovolta per la presenza degli assistenti dell’autonomia e della comunicazione, figura finanziata dagli Enti locali: nel Mezzogiorno l’offerta è molto ridotta.

Nel 2015 la spesa per protezione sociale è stata in Italia pari al 30% del Pil. Un dato superiore a quello registrato nei Paesi dell’Unione Europea che hanno speso mediamente il 28,5% del Pil. Spiega sempre il rapporto annuale dell’Istat. Le prestazioni sociali in denaro predominano su quelle in natura, con l’Italia che presenta il valore più elevato (il 22% del Pil).

La ripresa del mercato del lavoro iniziata nel 2014 “è andata consolidandosi nel 2017” con un aumento di occupati stimati nella contabilità nazionale di 284.000 unità sul 2016 a fronte dei 324.000 in più registrati nell’anno precedente. Il monte ore lavorate nel 2017 ha raggiunto quota 10,8 miliardi di ore, ormai vicino al recupero del livello pre-crisi (11,5 miliardi nel 2017). La dinamica salariale invece è rimasta contenuta con le retribuzioni contrattuali per dipendente cresciute solo dello 0,6% in linea con il minimo storico registrato nel 2016.

Se si sommano le persone che nel 2017 erano disoccupate con le forze lavoro potenziali, ovvero coloro che sono disposti a lavorare ma non cercano attivamente impiego o non sono immediatamente disponibili, si arriva a poco più di sei milioni di individui, in calo rispetto ai 6,4 milioni del 2016. Lo sottolinea sempre l’Istat nel suo rapporto. Le persone in cerca di occupazione nel 2017 erano 2,9 milioni con un calo di 105.000 unità sul 2016 (tasso all’11,2%). Le forze lavoro potenziali nell’anno erano 3,13 milioni con un calo di 213.000 unità sul 2016.

Nel tradizionale rapporto annuale, l’Istat ha messo a confronto la struttura delle disuguaglianze urbane in tre delle principali città italiane, Milano, Roma e Napoli, evidenziando come ci sia comunque quasi sempre un netto distacco tra il centro e la periferia. Il capoluogo lombardo ha una struttura radiale, a cerchi concentrici. Le aree più benestanti coincidono con quelle con i più alti valori immobiliari e si addensano soprattutto nelle zone centrali della città mentre le zone ad alta vulnerabilità si trovano tutte in periferia. Più complessa, invece, la situazione nella Capitale, dove emergono sia gli sviluppi borghesi di ‘Roma Nord’, sia i più recenti cambiamenti socio-economici di alcuni quartieri popolari dovuti al trasferimento di segmenti della popolazione benestante. Le zone più vulnerabili sono presenti anche in alcune aree centrali, anche se la loro concentrazione massima si registra nelle zone a ridosso del Raccordo Anulare, a Nord-ovest come ad est. Napoli, infine, presenta un evidente contrasto da Ovest, dove si trovano le zone più benestanti e meno vulnerabili, a Est (e all’estremo Nord) dove accade il contrario.

Pubblicato in: Cina, Commercio, Unione Europea

La sinizzazione dell’Europa prosegue a ritmo serrato.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-20.

2018-04-20__Silk_Road__001

The State CouncilThe People’s Republic of China – ha aperto da qualche tempo un complesso sito internet dedicato alla The Belt and Road Initiative.

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Gli Occidentali trovano una grande difficoltà a cercare di comprendere come la Cina si muova su ottiche strategiche, e tendono a risolvere ogni problematica in una mera questione economica, con l’aggravante che di norma considerano soltanto l’immediato. Nulla quindi da stupirsi se quando iniziano a capire i giochi siano stati fatti, e da un bel pezzo.

Anche se occorre mutare i termini, sembrerebbe che si stia ripetendo la situazione determinata dalle campagne italiane di Napoleone. Il Consiglio Aulico austriaco, una sorta di rudimentale stato maggiore, avocava a sé gli spostamenti a livello di reggimento pur essendo il teatro di guerra distante ottocento kilometri: i tempi di comunicazione erano smisuratamente lunghi. Non solo. Il Consiglio Aulico dava per scontato che le truppe si spostassero portandosi dietro lunghe colonne di carriaggi a supporto logistico, che garantissero munizionamento e viveri, oltre a generi di conforto: il risultato era una velocità di spostamenti di solo una decina di kilometri al dì. Al contrario, Napoleone si era organizzato in corpi d’armata che ricevevano solo direttive strategiche, lasciando al loro comandante tutte le iniziative locali. Poi, i francesi non si trascinavano dietro che pochissimi carriaggi, per lo più munizioni, e vivevano come le cavallette sulle risorse locali. Il risultato era che le truppe napoleoniche potevano spostarsi anche di cinquanta kilometri al giorno, ed all’occorrenza, anche ben di più. Celeberrima la concentrazione effettuata da Napoleone ad Austerlitz. Gli austriaci proprio non riuscivano a capire come potesse napoleone essere così fulmineo delle sue azioni. Reputavano impossibile la cosa.

Il problema è anche quello delle risorse, ma di ben maggiore interesse è la modalità di impiego.

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Nel caso cinese, gli occidentali non riescono a comprendere quanto i cinesi siano determinati a rimandare lo sviluppo del mercato interno, e quindi della relativa situazione socio – economica, a dopo che abbiano conquistato posizioni strategiche di dominio economico mondiale.

In altri termini, l’occidentale ideologizzato vede il welfare minimale cinese come una imposizione tirannica invece che come una situazione voluta e condivisa: prima si vince, quindi si festeggia.

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Il progetto Belt and Road è strategico, ossia guarda ai decenni.

Il suo primo pilastro è la constatazione che senza infrastrutture – acquedotti, fogne, centrali elettriche, strade e strade ferrate – è semplicemente impossibile impiantare attività produttive e commerciali.

Il suo secondo pilastro è la volontà di fare emergere nazioni con sistemi economici ancora a livello di miseria. Certo, prima che il Bangladesh possa disporre di un sistema economico decentemente funzionante passeranno uno o due decenni. Però, quando i paesi del sud est asiatico, e quelli africani, saranno diventati economie emerse, essi continueranno a gravitare nell’orbita cinese e l’Occidente si troverà strategicamente accerchiato, quasi senza più nessuna opportunità operativa.

Il suo terzo pilastro è la sinizzazione strisciante dell’economia occidentale. La Cina sta perseguendo una accurata strategia di acquisti di realtà produttive strategiche, da ultima la Edp portoghese. Diamo tempo al tempo: alla fine l’Europa sarà sinizzata.

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«It traveled a 9,800-kilometer-long journey for 15 days through Kazakhstan, Russia, Ukraine and Slovakia, and slowly pulled into Vienna South Freight Center»

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«China-Europe freight trains have made 1,000 trips in the first three months, up 75 percent compared with the same period last year»

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«According to China’s Ministry of Commerce, the total trade volume between the two countries reached a historic high of 8.39 billion US dollars in 2017, a year-on-year increase of 15.5 percent from 2016»

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«The train will travel 11,000 kilometers to the Belgian city of Antwerp, through Kazakhstan, Russia, Belarus, Poland and Germany, said Xu Fengyi, head of the Tangshan Customs. …. The train service will cut transport time from the usual 45 days by sea, to just 16 days»

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«The train carried 53 containers of goods valued at 23 million yuan ($3.6 million), including textile machinery produced in Shandong. It will travel about 7,300 kilometers for 13 days to arrive at its destination in Uzbekistan»

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«Since the first cargo train set off from Daqing city, Heilongjiang province, for Belgium last June, the new China-Europe train service tailor-made for Volvo’s Daqing factory has transported 10,936 China-made Volvo cars»

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Le ultime due frasi sono paramount.

Cina. Ha vinto la guerra delle strade ferrate.

– I treni merci cinesi sono in grado di trasportare 53 container l’uno, coprendo seicento kilometri al giorno.

– I cinesi hanno esportato in Europa, solo con questi treni, undicimila automobili Volvo prodotte in Cina.

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Da ultimo, ma non certo per ultimo, si faccia la seguente constatazione.

I paesi del Visegrad e, più in generale, i paesi dell’ex est europeo stanno per essere collegati meglio con la Cina che con il resto dell’Unione Europea. Entro poco tempo il loro interscambio commerciale con la Cina sarà superiore a quello con il resto dell’Europa. Poi non ci si stupisca se in un futuro tendessero a gravitare più sulla Cina che sulla Unione Europa.


China Daily. 2018-04-30. New freight train symbol of cooperation with China: Austrian president

VIENNA – A new China-Europe freight train arrived in Vienna on Friday, which Austrian President Alexander Van der Bellen described as a symbol of the cooperation between China and Austria.

The train — carrying 41 containers of goods valued at 1.5 million US dollars, including LED displays, tires and lamps — departed from Chengdu, capital of southwest China’s Sichuan Province on April 12.

It traveled a 9,800-kilometer-long journey for 15 days through Kazakhstan, Russia, Ukraine and Slovakia, and slowly pulled into Vienna South Freight Center. From the station, the goods will be transported to the destination.

“This is really a symbol of the cooperation between China and Austria,” Van der Bellen told Xinhua. “We really hope this train is the first step of closer cooperation between China and Austria.”

With the new train, Austria is included into the network of China-Europe freight train service under the Belt and Road Initiative.

China-Europe freight trains have made 1,000 trips in the first three months, up 75 percent compared with the same period last year, according to China Railway Corporation.

The cross-border rail network links 43 Chinese cities with 41 European cities in 13 countries. Chengdu has 16 routes to cities including Nuremberg, Milan and Prague.

The first direct freight train came after Austria’s largest delegation visited China from April 7 to 12, during which both sides enhanced bilateral ties, especially Belt and Road cooperation.

Chinese Ambassador to Austria Li Xiaosi told Xinhua that the Austrian President had paid a successful visit to China.

After the new China-Europe cargo train in Vienna, both nations would work closely to facilitate more cooperation under the Belt and Road initiative, said Li.

Austria will build a new station as a terminal for the Belt and Road in the middle of the Europe, according to a memorandum of cooperation signed by Austrian OBB Holding AG and Chengdu International Rail Port Investment & Development (Group) Co., Ltd.

According to China’s Ministry of Commerce, the total trade volume between the two countries reached a historic high of 8.39 billion US dollars in 2017, a year-on-year increase of 15.5 percent from 2016.


China Daily. 2018-04-30. Freight train service connects Chinese port with Belgium

SHIJIAZHUANG – A freight train service has been launched from a port in North China’s Hebei province to Belgium, a further line for freight between China and Europe.

A train carrying 41 containers of local products, such as kaoline and yeast, departed around noon Thursday from Jingtang Port District in the city of Tangshan, marking the inauguration of the service.

The train will travel 11,000 kilometers to the Belgian city of Antwerp, through Kazakhstan, Russia, Belarus, Poland and Germany, said Xu Fengyi, head of the Tangshan Customs.

The train service will cut transport time from the usual 45 days by sea, to just 16 days.

Tangshan, 150 km from Beijing and sitting on the north of the Bohai Sea, has just develop 32 km of its 230-km coastline for commercial use, where two port districts — Jingtang and Caofeidian — are located. It handled 573 million tonnes of freight last year, according to the city government.

The new freight service offers a new way not only for the freight of Beijing, Tianjin, and Hebei to Europe, but also for that of Japan and the Republic of Korea to Europe via China, according to Xu.


China Daily. 2018-04-13. Jinan launches freight train service to Uzbekistan

JINAN – A new freight train left Jinan, capital of East China’s Shandong province, for Uzbekistan Friday morning.

The train carried 53 containers of goods valued at 23 million yuan ($3.6 million), including textile machinery produced in Shandong. It will travel about 7,300 kilometers for 13 days to arrive at its destination in Uzbekistan.

This is the first China-Asia freight train service launched in the city, which will bring new opportunities for Jinan’s development, said the local railway bureau.

The province has eight international freight train routes. A total of 70 China-Europe and China-Asia freight trains departed from the province in the first three months of this year.


China Daily. 2018-02-27. New China-Europe train service begins with 11,000 cars

Since the first cargo train set off from Daqing city, Heilongjiang province, for Belgium last June, the new China-Europe train service tailor-made for Volvo’s Daqing factory has transported 10,936 China-made Volvo cars.

A one-way trip takes 18 days via the 10,887 kilometers-long route, passing through Russia, Belarus, Poland and Germany, saving 28 days compared to the traditional marine transport.

The train to Zeebrugge Port in Belgium also marked the first time that China has exported complete vehicles to Western Europe.

The return train will also transport goods, opening up a faster, safer and more convenient way between Europe and China.


China Daily. 2018-03-29. China-Europe railway network sparks new vitality in Germany’s biggest inland port

BERLIN – For centuries, endless river steamers run on the Rhine river, making their whistles as the symbol of the prosperity of German city Duisburg.

Today the sirens of trains coming from thousands of miles away and the sound of whistles converge here. Like a cheerful symphony, new vitality is being brought to the city.

Duisburg, Germany’s biggest inland port and one of the important slots of China Railway Express (CRE), has witnessed fruitful results of the Belt and Road Initiative over the past few years and harvested its own urban economic growth.

Witness: From few to many

Amelie Erxleben, of DIT Duisburg Intermodal Terminal, showed us recently around the terminal, where containers labeled with “China Railway Express” were seen everywhere. Large equipment machines were busy loading and unloading.

“About one third of our business now is related to China,” Erxleben said, adding that “around 25 west- and eastbound CRE trains are expected here every week.”

DIT, one of the nine large freight yards, is also a main railway container distribution center in the region. Only four years ago, DIT only handled seven to eight CRE trains weekly.

The soaring business volume makes dit appear more crowded. Even the road in front of its gated is often congested.

In order to deal with new situation, management of the terminal has recently bought another 200,000 square meters of land, according to Erxleben.

Duisburg is on one end of the Chongqing-Xinjiang-Europe rail line which started operation in 2011 from the Chinese southwest city of Chongqing. In recent years, more and more trains operated by the CRE from Zhengzhou, Wuhan, Yiwu, Shenyang and other Chinese cities are arriving here.

Statistics showed that 78 Chongqing-Xinjiang-Europe trains, a year-on-year increase of 66 percent, have been operated since this January. More than 1,000 trains are planned this year.

Participation: Unlimited opportunities

Chen Si, a native woman from China’s western province of Sichuan, is exploring the huge market brought by CRE trains, together with her husband Klaus Hellmann, member of the supervisory board of the German logistics company Hellmann.

The transport between Germany and China takes CRE trains approximately 14 days, much faster than by sea and much cheaper than by air. Therefore, it has certain comparative advantage, according to Chen.

“Last year, the total volume of our business by rail from Europe to China amounted to 160,000 tonnes, almost equaling the weight of the Cologne Cathedral,” said Matthias Magnor, chief operating officer of Rail and Road at Hellmann, during an interview with Xinhua.

CRE trains has made a great contribution to that volume. Meanwhile, the business is growing very fast, Magnor added.

Many industries have benefited from the Europe-China freight trains.

“For example the fashion industry, the sales would be very much affected by seasonal reasons. Before the operation of CRE trains, it would take around 40 to 50 days to transport. But now 14 to 15 days are needed, which will sufficiently ensure the sales,” Magnor said.

In fact, when Hellmann began its CRE train business five years ago, some German companies were not very optimistic.

“I managed to persuade them that it is a viable transport option,” Hellmann said.

Facts speak louder than words. CRE trains under the Belt and Road Initiative have become the “third pillar” for the transportation between Europe and Asia besides air and sea ways.

Win-win: New sail for old ship

In recent years, Duisburg has also faced the problem of traditional growth momentum decline and is in search for new growth engines. It is just like an old ship opening a new sail. With CRE trains, another gold time will be presented to Duisburg.

Johannes Pflug, responsible for China affairs in the Duisburg municipality, said that the volume of the Port of Duisburg grew by 30 percent in 2017, making itself the fastest growing port in Germany.

CRE trains play an important role and more than 6,000 jobs in the area of logistics for the city have been created, Pflug told Xinhua, adding “we are the beneficiary of CRE trains.”

In Pflug’s opinion, CRE trains connect the Europe and Asia more closely, achieving a win-win situation. Not only Chinese goods, but also Chinese capital and companies are attracted to Duisburg. More than 100 Chinese companies have so far settled in the region.

“A Chinese company is constructing a 18-story hotel; Chinese company Huawei is responsible for the lighting project of the city,” Pflug said.

As the Mayor of Duisburg Soeren Link said, CRE trains have brought unlimited opportunities to the city. They bring not only the development of local logistics, but also the improvement of supporting services.

The Belt and Road Initiative sees Duisburg usher in a second spring, according to a commentary of German newspaper Sueddeutsche.

The Rhine crosses Duisburg and enters the North Sea. The world economy is just like the sea that can not return to the lake. Protectionism can not create current prosperity in Duisburg either. The new movement on the Rhine is precisely the pulse of this great new era.