Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale, India, Russia

Dushanbe. Russia e Cina integrano l’Iran nello SCO. Altra débâcle irredimibile di Joe Biden.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-09-27.

2021-09-27__ Iran entra nello SCO 001

Leaders Of Russia, China-Led Security Blocs Meet To Discuss Afghanistan

«Russia and its Central Asian allies have launched two days of talks in the Tajik capital to discuss the situation in Afghanistan a month after Taliban militants entered Kabul and seized power in the war-torn country.

Leaders of the Russian-led Collective Security Treaty Organization (CSTO) met for a summit in the Tajik capital on September 16, to be followed a day later by a gathering of the Shanghai Cooperation Organization (SCO), which includes China. ….

Founded in 2001, the SCO initially consisted of China, Russia, Kyrgyzstan, Kazakhstan, Tajikistan, and Uzbekistan before India and Pakistan joined in 2017. ….

Iranian President Ebrahim Raisi, whose country is an observer member of the SCO and keen to join the grouping, will attend the gathering.»

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Iran to gain Central Asia clout with entry into SCO security club.

«Iran is set to join the Shanghai Cooperation Organization led by China and Russia as a full member, a move experts say will give Tehran more influence over Central Asia — including war-torn neighbor Afghanistan.

“Today, we will launch procedures to admit Iran as a member state of the SCO, and Saudi Arabia, Egypt and Qatar as new dialogue partners,” Chinese President Xi Jinping said via video link on Friday, addressing the SCO Council of Heads of State in Dushanbe, Tajikistan.

Xi said he was confident the “growing SCO family” would “be the builders of world peace, contributors to global development and defenders of the international order,” according to an English translation shared by China’s official Xinhua News Agency.»

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Russia. Pakistan, Greater Eurasian Partnership ed Eurasian Economic Union.

«Russia e Cina stanno sviluppando un grandioso progetto strategico per l’erezione di una Greater Eurasian Partnership volta a riunire in una comunità di intenti e di reciproci benefici tutte le popolazioni euroasiatiche, ossia più di quattro miliardi di persone. I loro sono diplomatici dilungo corso, passati attraverso dure selezioni, ben diversi dai ministri degli esteri occidentali, che, tra l’altro, stanno in carica per tempo molto limitato, cambiando di volta in volta l’indirizzo politico.

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Ad oriente prese dapprima campo la Sco, Shanghai Cooperation Organization, nata come meccanismo per favorire la risoluzione di dispute territoriali tra i sei paesi aderenti – Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan – l’organizzazione è andata progressivamente istituzionalizzandosi, intensificando la cooperazione tra i suoi membri tanto su questioni di sicurezza quanto in ambiti come quello economico, energetico e culturale.

Mesi addietro, senza alcuna tromba trionfante, ha preso corpo il Rcep. …

Adesso sta emergendo il progetto strategico russo della Greater Eurasian Partnership ed Eurasian Economic Union. Come dicono i nomi stessi, sono un piano che si articolerà su decenni, ma che saranno decenni di crescita comune.

“The Greater Eurasian Partnership has two broad economic goals. First, it aims to connect Russia and the EAEU to China’s Belt and Road Initiative (BRI). Its second, lesser goal is to move beyond China and connect the EAEU with Iran, India, and Southeast Asia.”»

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                         In sintesi.

– Stati Uniti ed Europa hanno da lunga pezza annoverato l’Iran tra gli stati canaglia, fomentatori del terrorismo, colpendolo con un totale bando e coprendolo di sanzioni.

– Russia e Cina lo hanno invece ammesso a pieno titolo nello Sco, e di lì nella Greater Eurasian Partnership ed Eurasian Economic Union, una unione politica, militare ed economica, organizzazioni basate sulla non ingerenza negli affari interni e su rapporti paritetici.

– Sono improvvisamente mutati gli equilibri geopolitici mondiali a favore del Blocco Euroasiatico.

– Questa ulteriore débâcle della Harris-Biden Administration evidenzia molto chiaramente quanto poco pesino sia gli Stati Uniti sia l’Unione Europea.

Lasciamo alla arguta penna di Maurizio Blondet la descrizione dettagliata della risposta sinorussa all’Aukus.

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La risposta di Russia e Cina all’AUKUS.

                         Integrano l’Iran

 Il magistrale pezzo di Pepe Escobar che ha seguito l’incontro della Shanghai Cooperation Organization e Dushanbe. Titolo originale:

                         L’Eurasia prende forma: come la SCO ha appena ribaltato l’ordine mondiale

Sotto lo sguardo di un Occidente senza timone, la riunione del ventesimo anniversario dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è stata focalizzata su due risultati chiave: dare forma all’Afghanistan e dare il via a un’integrazione eurasiatica a spettro completo.

Pepe Escobar

I due momenti salienti dello storico vertice del 20 ° anniversario dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) a Dushanbe, in Tagikistan, dovevano venire dai discorsi programmatici di – chi altro – i leader del partenariato strategico Russia-Cina.

Xi Jinping: “Oggi avvieremo le procedure per ammettere l’Iran come membro a pieno titolo della SCO”.

Vladimir Putin: “Vorrei sottolineare il Memorandum d’intesa firmato oggi tra il Segretariato della SCO e la Commissione Economica Eurasiatica. È chiaramente progettato per promuovere l’idea della Russia di stabilire un partenariato della Grande Eurasia che copra la SCO, l’EAEU (Unione economica eurasiatica), l’ASEAN (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico) e l’iniziativa Belt and Road della Cina (BRI).”

In breve, durante il fine settimana, l’Iran è stato sancito nel suo legittimo ruolo eurasiatico principale e tutti i percorsi di integrazione eurasiatica sono convergenti verso un nuovo paradigma geopolitico e geoeconomico globale,.

(MB – L’Iran ha oggi due alleati veri, che si chiamano Russia e Cina. Sarà più difficile per Israele indurre gli americani a “bomb, bomb, bomb Iran” e fare canagliate come a uno stato-paria e isolato. Anche la speranza di Biden di trattare di nuovo gli accordi sul nucleare iraniano (che Teheran ha adempiuto fedelmente e Trump ha rotto) strappando a Teheran in cambio della levata delle sanzioni, in più, la rinuncia di missili di portata tale da colpire Israele, non è più praticabile. L’Iran con a fianco la Cina, cliente del suo petrolio e largitrice di investimenti, + può resistere a questo genere di ricatti)

“Dushanbe si è rivelato come l’ultimo crossover diplomatico. Il presidente Xi ha rifiutato con fermezza qualsiasi “lezione supponente” e ha sottolineato percorsi di sviluppo e modelli di governance compatibili con le condizioni nazionali. Proprio come Putin, ha sottolineato il focus complementare di BRI e EAEU, e di fatto ha sintetizzato un vero Manifesto multilateralista per il Sud del mondo.

Proprio sul punto, il presidente Kassym-Jomart Tokayev del Kazakistan ha osservato che la SCO dovrebbe promuovere “lo sviluppo di una macroeconomia regionale”. Ciò si riflette nella spinta della SCO a iniziare a utilizzare le valute locali per il commercio, aggirando il dollaro USA.

                         Guarda quel quadrilatero

Dushanbe non è stato solo un letto di rose. L’Emomali Rahmon del Tagikistan, fedele musulmano laico ed ex membro del Partito Comunista dell’URSS – al potere da non meno di 29 anni, rieletto per la quinta volta nel 2020 con il 90% dei voti – ha subito denunciato la “sharia medievale” dei talebani 2.0 e hanno affermato di aver già “abbandonato la loro precedente promessa di formare un governo inclusivo”.

Rahmon … era già al potere quando i talebani conquistarono Kabul nel 1996. Era obbligato a sostenere pubblicamente i suoi cugini tagiki contro l’”espansione dell’ideologia estremista” in Afghanistan – che di fatto preoccupa tutti i membri della SCO -afferma quando si tratta di distruggere loschi abiti jihadisti di stampo ISIS-K.

La polpa della questione a Dushanbe era nei bilaterali – e un quadrilatero.

Prendi il bilaterale tra il ministro degli Esteri indiano S. Jaishankar e il FM cinese Wang Yi. Jaishankar ha affermato che la Cina non dovrebbe vedere “le sue relazioni con l’India attraverso la lente di un paese terzo” e si è preoccupato di sottolineare che l’India “non sottoscrive alcuna teoria dello scontro di civiltà”.

È stata una vendita piuttosto difficile considerando che il primo vertice Quad si svolge questa settimana a Washington, DC, ospitato da quel “paese terzo” che ora è immerso nel profondo della modalità di scontro di civiltà contro la Cina.

Il primo ministro pakistano Imran Khan è satto in una serie di bilaterali: ha incontrato i presidenti di Iran, Bielorussia, Uzbekistan e Kazakistan. La posizione diplomatica ufficiale del Pakistan è che l’Afghanistan non dovrebbe essere abbandonato, ma impegnato.

Quella posizione aggiungeva sfumature a quanto aveva spiegato l’inviato presidenziale speciale russo per gli affari della SCO Bakhtiyer Khakimov sull’assenza di Kabul al tavolo della SCO: “In questa fase, tutti gli Stati membri hanno capito che non ci sono ragioni per un invito finché non c’è un legittimo, governo generalmente riconosciuto in Afghanistan”.

E questo ci porta all’incontro chiave della SCO: un quadrilatero con i ministri degli Esteri di Russia, Cina, Pakistan e Iran.

Il ministro degli Esteri pakistano Qureshi ha affermato: “Stiamo monitorando se tutti i gruppi sono inclusi o meno nel governo [afgano]”. Il nocciolo della questione è che, d’ora in poi, Islamabad coordinerà la strategia della SCO sull’Afghanistan e farà da intermediario nelle trattative talebane con i leader di spicco tagiki, uzbeki e hazara. Questo alla fine aprirà la strada verso un governo inclusivo riconosciuto a livello regionale dai paesi membri della SCO.

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi è stato accolto calorosamente da tutti, specialmente dopo il suo energico discorso programmatico, un classico dell’Asse della Resistenza. Il suo rapporto bilaterale con il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ruotava attorno a una discussione sul “confronto delle sanzioni”. Secondo Lukashenko: “Se le sanzioni hanno fatto del male alla Bielorussia, all’Iran e ad altri paesi, è stato solo perché ne siamo responsabili noi stessi. Non sempre siamo stati negoziabili, non sempre abbiamo trovato la strada da percorrere sotto la pressione delle sanzioni».

Considerando che Teheran è pienamente informata sul ruolo della SCO di Islamabad in termini di Afghanistan, non ci sarà bisogno di schierare la brigata Fatemiyoun – informalmente conosciuta come Afghan Hezbollah – per difendere gli Hazara sciiti. Fatemiyoun si è formata nel 2012 ed è stata determinante in Siria nella lotta contro Daesh, soprattutto a Palmyra. Ma se ISIS-K non scompare, questa è una storia completamente diversa.

Particolarmente importante per i membri della SCO Iran e India sarà il futuro del porto di Chabahar. Questa rimane la mossa cripto-Via della seta dell’India per collegarla all’Afghanistan e all’Asia centrale. Il successo geoeconomico di Chabahar dipende più che mai da un Afghanistan stabile – ed è qui che gli interessi di Teheran convergono pienamente con la spinta SCO di Russia-Cina.

Ciò che la Dichiarazione SCO di Dushanbe del 2021 ha enunciato sull’Afghanistan è rivelatore:

L’Afghanistan dovrebbe essere uno stato indipendente, neutrale, unito, democratico e pacifico, libero da terrorismo, guerra e droga.

È fondamentale avere un governo inclusivo in Afghanistan, con rappresentanti di tutti i gruppi etnici, religiosi e politici della società afgana.

Gli Stati membri della SCO, sottolineando l’importanza dei molti anni di ospitalità e assistenza efficace forniti dai paesi regionali e vicini ai rifugiati afghani, considerano importante che la comunità internazionale si impegni attivamente per facilitare il loro ritorno dignitoso, sicuro e sostenibile al loro patria.

Per quanto possa sembrare un sogno impossibile, questo è il messaggio unificato di Russia, Cina, Iran, India, Pakistan e i vari ‘stan’ dell’Asia centrale. Si spera che il primo ministro pakistano Imran Khan sia all’altezza del compito e pronto per il suo primo piano della SCO.

                         Quella tormentata penisola occidentale

Le Nuove Vie della Seta sono state lanciate ufficialmente otto anni fa da Xi Jinping, prima ad Astana – ora Nur-Sultan – e poi a Giacarta.

Questo è il modo in cui l’ho segnalato all’epoca.

L’annuncio è arrivato vicino a un vertice della SCO, poi a Bishkek. La SCO, ampiamente liquidata a Washington e Bruxelles come un semplice talk shop, stava già superando il suo mandato originale di combattere le “tre forze del male” – terrorismo, separatismo ed estremismo – e comprendeva la politica e la geoeconomia.

Nel 2013 c’è stata una trilaterale Xi-Putin-Rouhani. Pechino ha espresso pieno sostegno al programma nucleare pacifico dell’Iran (ricordate, questo è stato due anni prima della firma del Piano d’azione congiunto globale, noto anche come JCPOA).

Nonostante molti esperti all’epoca lo negassero, c’era davvero un fronte comune Cina-Russia-Iran in Siria (Asse di Resistenza in azione). Lo Xinjiang veniva promosso come snodo chiave per l’Eurasian Land Bridge. Il gasdotto è stato al centro della strategia cinese, dal petrolio del Kazakistan al gas del Turkmenistan. Alcune persone potrebbero persino ricordare quando Hillary Clinton, in qualità di Segretario di Stato, si è pronunciata in modo lirico su una Nuova Via della Seta a propulsione americana.

Ora confrontare il Manifesto del Multilateralismo di Xi a Dushanbe otto anni dopo, e ricordare come la SCO “ha dimostrato di essere un ottimo esempio di multilateralismo nel 21 ° secolo”, e “ha svolto un ruolo importante nel migliorare la voce dei paesi in via di sviluppo. ”

L’importanza strategica di questo vertice SCO che si terrà subito dopo l’Eastern Economic Forum (EEF) a Vladivostok non può essere sopravvalutata abbastanza. L’EEF si concentra, ovviamente, sull’Estremo Oriente russo e sostanzialmente promuove l’interconnessione tra Russia e Asia. È un fulcro assolutamente chiave del partenariato eurasiatico della Russia.

Una cornucopia di accordi è all’orizzonte: l’espansione dall’Estremo Oriente all’Artico e lo sviluppo della rotta del Mare del Nord, e coinvolgendo tutto, dai metalli preziosi e l’energia verde alla sovranità digitale che scorre attraverso i corridoi logistici tra Asia ed Europa attraverso la Russia.

Come ha suggerito Putin nel suo discorso programmatico, questo è ciò che riguarda la Greater Eurasia Partnership: l’Unione economica dell’Eurasia (EAEU), la BRI (Belt and Road Initiative), l’iniziativa dell’India, l’ASEAN e ora la SCO, che si sviluppa in una rete armonizzata, gestita in modo cruciale da “sovrano centri decisionali”.

                         Grande Asia di sovrani ed eguali

Quindi, se la BRI propone una “comunità di futuro condiviso per il genere umano” molto taoista, il progetto russo, concettualmente, propone un dialogo di civiltà (già evocato dagli anni di Khatami in Iran) e progetti economico-politici sovrani. Sono, infatti, complementari.

Glenn Diesen, professore all’Università della Norvegia sudorientale e redattore della rivista Russia in Global Affairs, è tra i pochissimi studiosi di spicco che stanno analizzando in profondità questo processo. Il suo ultimo libro racconta in modo straordinario l’intera storia nel suo titolo: L’ Europa come la penisola occidentale della Grande Eurasia: regioni geoeconomiche in un mondo multipolare .

Non è chiaro se gli eurocrati di Bruxelles – schiavi dell’atlantismo e incapaci di cogliere le potenzialità della Grande Eurasia – finiranno per esercitare una reale autonomia strategica.

Diesen evoca in dettaglio i paralleli tra la strategia russa e quella cinese. Fa notare come la Cina “sta perseguendo un’iniziativa geoeconomica a tre pilastri sviluppando la leadership tecnologica attraverso il suo piano China 2025, nuovi corridoi di trasporto attraverso la sua Belt and Road Initiative da trilioni di dollari e stabilendo nuovi strumenti finanziari come banche, sistemi di pagamento e internazionalizzazione. dello yuan. Allo stesso modo, la Russia sta perseguendo la sovranità tecnologica, sia nella sfera digitale che oltre, così come nuovi corridoi di trasporto come la rotta del Mare del Nord attraverso l’Artico e, soprattutto, nuovi strumenti finanziari”.

L’intero Sud del mondo, stordito dal crollo accelerato dell’Impero occidentale e dal suo ordine unilaterale basato su regole, sembra ora pronto ad abbracciare il nuovo solco, pienamente mostrato a Dushanbe: una Grande Eurasia multipolare di sovrani eguali.

Pubblicato in: Brasile, Cina, India, Russia

Brics. 13mo Summit, con novità. Vogliono un ruolo politico internazionale.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-09-09.

BRICS 001

Il Club dei Brics è formato da Cina, Brasile, Russia, India e South Africa.

«Together, the five-nation group accounts for almost a quarter of the world’s total GDP and over 16% of world trade»

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«Chinese President Xi Jinping will virtually meet his counterparts from Brazil, Russia, India and South Africa during the 13th BRICS Summit on Sept. 9»

«The leaders are expected to discuss issues such as counterterrorism, reforming multilateral organizations like the UN or the IMF, as well as the Covid-19 pandemic and regional developments»

«When the term was first coined, BRIC referred to the four prominent emerging economies of Brazil, Russia, India and China. South Africa was added in 2010»

«Indian Prime Minister Narendra Modi will chair Thursday’s meeting, which will also be attended by Brazil’s Jair Bolsonaro, Russia’s Vladimir Putin and South Africa’s Cyril Ramaphosa»

«India has outlined four priority areas for its chairship including reforms for multilateral organizations such as the United Nations and the International Monetary Fund, counterterrorism and using technology to achieve sustainable development goals, according to India’s Ministry of External Affairs»

«it is expected that Afghanistan could be on the agenda»

«The fate of BRICS has diverged since the first summit was held in Russia more than a decade ago. While China and India have grown exponentially, Russia, Brazil and South Africa have stumbled in exerting their influence on the global economy»

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Cina. Un j’accuse ferocemente e brutalmente rude, e vero, contro gli Stati Uniti.

Cina. Si avvia alla maggioranza nelle Nazioni Unite.

Rappresentando il 25% circa del Pil mondiale ed il 16% dei commerci mondiali, i Brics si apprestano adesso a svolgere anche un ruolo politico globale. È questa una grande svolta.

La Cina da sola può contare su quasi la metà dei voti in aula alle Nazioni Unite, ed i Brics dovrebbero avere la maggioranza dei votanti.

L’operazione sul Fondo Monetario potrebbe essere più difficile, ma i Brics non dovrebbero poter essere ignorati più a lungo.

I tempi stanno mutando molto velocemente.

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China’s Xi Jinping to attend virtual BRICS summit chaired by India

– Chinese President Xi Jinping will virtually meet his counterparts from Brazil, Russia, India and South Africa during the 13th BRICS Summit on Sept. 9.

– Indian Prime Minister Narendra Modi will chair Thursday’s meeting, which would also be attended by Brazil’s Jair Bolsonaro, Russia’s Vladimir Putin and South Africa’s Cyril Ramaphosa.

– The leaders are expected to discuss issues such as counterterrorism, reforming multilateral organizations like the UN or the IMF, as well as the Covid-19 pandemic and regional developments.

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Chinese President Xi Jinping will virtually meet his counterparts from Brazil, Russia, India and South Africa during the 13th BRICS Summit on Sept. 9, the country’s foreign ministry said Wednesday.

When the term was first coined, BRIC referred to the four prominent emerging economies of Brazil, Russia, India and China. South Africa was added in 2010. Together, the five-nation group accounts for almost a quarter of the world’s total GDP and over 16% of world trade.

Indian Prime Minister Narendra Modi will chair Thursday’s meeting, which will also be attended by Brazil’s Jair Bolsonaro, Russia’s Vladimir Putin and South Africa’s Cyril Ramaphosa. India currently holds the group’s rotating chairship.

India has outlined four priority areas for its chairship including reforms for multilateral organizations such as the United Nations and the International Monetary Fund, counterterrorism and using technology to achieve sustainable development goals, according to India’s Ministry of External Affairs.

“In addition to these areas, the leaders will also exchange views on the impact of the Covid-19 pandemic and other current global and regional issues,” the MEA said Monday.

While the Indian ministry did not specify which global or regional issues would be discussed, it is expected that Afghanistan could be on the agenda. Developments in Kabul are likely to directly impact China, India and Russia.

India’s national security advisor Ajit Doval will present at the summit.

Modi previously chaired the BRICS summit in 2016 in Goa. Last year, the meeting shifted to a virtual format due to the pandemic.

The fate of BRICS has diverged since the first summit was held in Russia more than a decade ago. While China and India have grown exponentially, Russia, Brazil and South Africa have stumbled in exerting their influence on the global economy.

Meanwhile, the relationship between China and India deteriorated last year following border clashes high in the Himalayas.

Pubblicato in: Cina

Nuova Zelanda. Cresce il numero di studenti con proficiency in Cinese.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-09-08.

Cina 017

È in continua crescita il numero di studenti non asiatici che durante il ciclo degli studi si applica a quello della lingua cinese, conseguendo alla fine il proficiency.

Molte le concause di questo fenomeno.

La Cina si è affermata essere una grande potenza economica, e questo stimola allo studio del cinese.

Inoltre, nelle organizzazioni internazionali che fanno capo alla Cina, le lingue occidentali non sono contemplate e non sono disponibili i traduttori simultanei. Di conseguenza, gli occidentali che non parlassero un cinese fluente risulterebbero essere funzionalmente esclusi,e questo fenomeno inizia ad essere di grande rilevanza.

Molti stati non asiatici hanno stipulato con la Cina accordi per programmi di studio delle reciproche lingue, inserendovi anche quello della lingua cinese.

I tempi stanno mutando velocemente.

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«Thirty-four secondary school students from across New Zealand competed for Chinese proficiency in the annual “Chinese Bridge” competition»

«Due to the COVID-19 pandemic, 15 junior high school students and 19 senior high school students participated in the 14th “Chinese Bridge” Chinese Proficiency Competition for Secondary School Students via video link»

«Hosted by the Confucius Institute at the University of Canterbury, the theme of the contest is “Fly High with Chinese”»

«Dong encouraged Chinese learners to become “friendly ambassadors of China-New Zealand people-to-people exchanges”, making positive contributions to promoting China-NZ educational exchanges and enhancing friendship between the two countries»

«Learning Chinese well will not only open doors to the long and rich Chinese history and culture, help make friends with 1.4 billion Chinese people, but also enable you to become successful in your career development»

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Per lunghi decenni i liberal socialisti occidentali si erano creduti che la conoscenza della lingua inglese fosse la conoscenza della lingua franca a livello globale.

L’aspetto farsesco è che se lo credono tuttora, autoescludendosi da gran parte del mondo.

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New Zealand secondary school students compete for Chinese proficiency

CHRISTCHURCH, New Zealand, Aug. 8 (Xinhua) — Thirty-four secondary school students from across New Zealand competed for Chinese proficiency in the annual “Chinese Bridge” competition held on Sunday.

Due to the COVID-19 pandemic, 15 junior high school students and 19 senior high school students participated in the 14th “Chinese Bridge” Chinese Proficiency Competition for Secondary School Students via video link.

Hosted by the Confucius Institute at the University of Canterbury, the theme of the contest is “Fly High with Chinese”.

Dong Zhixue, education counsellor of the Chinese embassy in New Zealand, said at the opening ceremony that the Chinese teaching program this year has been facing a lot of difficulties due to the border closure that prevents the coming of more Chinese language teachers. However, students have still made lots of progress seen from the number and quality of contestants in this year’s competition.

Dong encouraged Chinese learners to become “friendly ambassadors of China-New Zealand people-to-people exchanges”, making positive contributions to promoting China-NZ educational exchanges and enhancing friendship between the two countries.

Chinese Consul General in Christchurch Wang Zhijian said the students’ Chinese proficiency level has been increasing year by year.

“Learning Chinese well will not only open doors to the long and rich Chinese history and culture, help make friends with 1.4 billion Chinese people, but also enable you to become successful in your career development,” Wang said, adding China is the biggest trade partner of more than 120 countries and regions, including New Zealand.

Andrew Turner, Deputy Mayor of Christchurch, said despite current restrictions, the relationship between China and New Zealand is growing in tourism, education, trade, cultural and people-to-people exchange.

“There will definitely be big opportunities in the future for people who have the skills to bridge between New Zealand and China,” Turner said. Enditem

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Problemia Energetici

Asia. Trend energetici. Il carbone domina nella produzione di corrente elettrica.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-09-08.

Ciminiere Tedesche

L’enclave liberal socialista occidentale ha assunto come incrollabile mito la necessità di decarbonizzare la propria produzione di energia elettrica, ma dal punto di vista economico è in una recessione indotta dagli strabilianti costi energetici gravati da ogni sorta i tasse e balzelli.

Ma l’enclave liberal socialista occidentale è adesso una quota non più primaria sui mercati mondiali.

Il resto del mondo, quello che conta, vive serenamente ignorando le loro ubbie.

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«La Cina, prima di tutto, ha confermato la sua leadership mondiale relativamente alla crescita della domanda di energia. In soli 8 anni, fra il 2001 e il 2008, aveva più che raddoppiato i consumi di energia, portandoli da poco più di un miliardo di tonnellate equivalenti petrolio (tep) ad oltre 2,2 miliardi, mentre nel 2020 si è portata a 3,5 miliardi, su un trend di crescita che nemmeno la pandemia del 2020 ha interrotto»

«il carbone rimane saldamente la principale fonte a copertura della domanda di energia cinese»

«Asia, dove la crescita economica, indispensabile per i miliardi di persone povere che vi vivono e per quelli che arriveranno, porta a maggiori consumi di energia»

«Dal 2008 ad oggi i consumi del Giappone di energia sono scesi da 520 a 412 milioni di tep»

«I consumi di energia pro capite della maggioranza dei paesi asiatici non arrivano a 1 tep, un terzo dell’Europa o del Giappone»

«Annunciare rivoluzioni ecologiche è facile quando i consumi energetici calano»

«Sono le grandi centrali elettriche, che in Asia funzionano prevalentemente a carbone, che permettono di coprire la domanda di elettricità e di far star meglio miliardi di persone»

«la capacità di grande dimensione può essere fornita solo da fonti fossili oppure dal nucleare»

«La regola vale in tutto il mondo: per fare 1.000 chilowatt di fotovoltaico occorrono circa 1,6 ettari di superficie, quasi due campi di calcio, che però producono solo quando c’è il sole (normalmente 1.500 ore l’anno con una produzione di 1 milione e mezzo di chilowattora)»

«Sulla stessa superficie di 1,6 ettari è possibile installare una centrale tradizionale a gas da 800.000 chilowatt che funziona quasi sempre, normalmente 7 mila delle 8.760 ore che ci sono in un anno»

«Ciò significa che può produrre fino a 5,6 miliardi di chilowattora, 3.700 volte quello che fa l’impianto fotovoltaico»

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Cina. 2020. Attivate centrali a carbone per 38.4 GW ed in costruzione per altri 36.9 GW.

China Promotes Climate Goal, and Builds New Coal Plants

China must ban new coal power plants to meet 2060 goal: Report. – Bloomberg.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

I paesi asiatici hanno ben compreso come l’energia a basso costo sia il motore primo dello sviluppo economico.

E non intendono rinunciarvi.

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I trend energetici asiatici

Tra le Olimpiadi di Pechino del 2008 e quelle di Tokyo del 2021 molto è cambiato nel continente, ma non la sete di energia dei paesi emergenti, che continuano ad affidarsi largamente alle fonti fossili per far galoppare le loro economie

Era l’agosto del 2008 e la Cina si presentava al mondo nella sua veste moderna con le Olimpiadi numero ventinove di Pechino, una vetrina della sua volontà e capacità di competere con l’Occidente. La sua economia in pieno boom spingeva sui consumi di energia e in particolare di petrolio che, pochi giorni prima, aveva raggiunto i 140 dollari per barile. Nel 2021 con prezzi quasi dimezzati a 75 dollari, si torna in Asia con le Olimpiadi numero 32 a Tokyo. In questi 13 anni, parecchio è accaduto in Asia e un confronto è utile per capire dove sta andando l’area più importante per i futuri consumi energetici dell’intero pianeta.

                         Andamenti opposti per Cina e Giappone

La Cina, prima di tutto, ha confermato la sua leadership mondiale relativamente alla crescita della domanda di energia. In soli 8 anni, fra il 2001 e il 2008, aveva più che raddoppiato i consumi di energia, portandoli da poco più di un miliardo di tonnellate equivalenti petrolio (tep) ad oltre 2,2 miliardi, mentre nel 2020 si è portata a 3,5 miliardi, su un trend di crescita che nemmeno la pandemia del 2020 ha interrotto. Come nei primi anni 2000 anche nell’ultimo decennio, Pechino si è affidata in gran parte alla fonte che più le conviene, il carbone, più inquinante ma meno costoso e è ampiamente disponibile nelle ingenti riserve interne, dove lavorano milioni di operai. Sono aumentate, sì, le fonti rinnovabili, al 13 percento del totale, ma il carbone rimane saldamente la principale fonte a copertura della domanda di energia cinese. 

In Giappone, il paese più sviluppato dell’Asia, i consumi energetici sono in calo, per la maturità della propria industria e per una popolazione che cala e che invecchia. Dal 2008 ad oggi i consumi del Giappone di energia sono scesi da 520 a 412 milioni di tep.

Il modello occidentale, o meglio quello delle economie industrializzate, che il Giappone rappresenta molto bene, si confronta con quello del resto dell’Asia, dove la crescita economica, indispensabile per i miliardi di persone povere che vi vivono e per quelli che arriveranno, porta a maggiori consumi di energia. I consumi di energia pro capite della maggioranza dei paesi asiatici non arrivano a 1 tep, un terzo dell’Europa o del Giappone, ed è inevitabile che nei prossimi anni tendano a salire. I paesi ricchi, con l’Unione europea in testa, da anni si sono fatti portatori dell’esigenza di abbattere le emissioni di gas climalteranti che derivano dal consumo delle fonti fossili. Annunciare rivoluzioni ecologiche è facile quando i consumi energetici calano, come accade da anni in Giappone e in Europa, invece, per chi è nella fase iniziale di sviluppo, come accade per la gran parte dell’Asia, i modelli che possono soddisfare la dirompente crescita, sono sempre gli stessi, ovvero quelli che abbiamo sfruttato anche noi negli anni del nostro boom, basati su grandi impianti di produzione. Questi permettono di ottenere economie di scala per avere costi unitari bassi e per distribuire a cascata l’energia a valle, prima con giganteschi sistemi di trasmissione, poi con quelli di distribuzione al dettaglio.

                         Il caso dell’elettricità e la lezione asiatica

Il caso tipico è quello dell’elettricità ed è anche quello più interessante perché, da una parte, coinvolge il tentativo di abbandonare il carbone, la fonte più inquinante, e dall’altra, perché è qui che possono decollare le fonti rinnovabili nuove, quelle che tutti vorrebbero più diffuse, il fotovoltaico e il vento.

Quanto accaduto negli ultimi 13 anni in Asia conferma in maniera netta che i modelli per produrre e distribuire energia elettrica sono sempre quelli, che qualcuno può chiamare tradizionali, e che non possono cambiare molto. Possono diventare più efficienti, vedere applicate nuove tecnologie più pulite, anche con l’apporto della produzione distribuita da fonti rinnovabili, ma la sostanza non cambia. Sono le grandi centrali elettriche, che in Asia funzionano prevalentemente a carbone, che permettono di coprire la domanda di elettricità e di far star meglio miliardi di persone. Altri grandi impianti di generazioni si affidano al gas, per lo più importato, e anche al nucleare, mentre la grande fonte rinnovabile, l’idroelettrico, ha un ruolo importante, ma con il problema che, come le altre rinnovabili, necessita di enormi superfici. Dai grandi impianti di produzione, l’elettricità viene distribuita a cascata nel sistema di trasmissione, i grandi tralicci, arriva alle stazioni di dispacciamento, quelle dove si attaccano le linee elettriche più piccole che provvedono ad arrivare nei centri urbani, o nelle aree rurali, e da lì si allacciano alle piccole reti di distribuzione, che arrivano nelle case o nelle fabbriche. Il principio è che a monte vi deve essere una grande capacità di produzione di potenza, che per unità di tempo diventa energia, che poi può essere distribuita a valle, seguendo leggi fisiche che ricordano anche quelle del sistema circolatorio del sangue dell’uomo. È semplice, la capacità di grande dimensione può essere fornita solo da fonti fossili oppure dal nucleare, mentre le fonti rinnovabili sono disperse, poco concentrate e, aspetto altrettanto importante, non programmabili e non stoccabili. Questa è la ragione per la quale in Asia si continuano a costruire centrali a carbone, nonostante tutti siano d’accordo circa l’urgenza di tagliare le emissioni di CO2.

La regola vale in tutto il mondo: per fare 1.000 chilowatt di fotovoltaico occorrono circa 1,6 ettari di superficie, quasi due campi di calcio, che però producono solo quando c’è il sole (normalmente 1.500 ore l’anno con una produzione di 1 milione e mezzo di chilowattora). Sulla stessa superficie di 1,6 ettari è possibile installare una centrale tradizionale a gas da 800.000 chilowatt che funziona quasi sempre, normalmente 7 mila delle 8.760 ore che ci sono in un anno. Ciò significa che può produrre fino a 5,6 miliardi di chilowattora, 3.700 volte quello che fa l’impianto fotovoltaico, peraltro in maniera intermittente e non programmabile. Certo, i pannelli sono più belli, catturano la luce del sole e sono puliti, ma ciò non è abbastanza per garantire la copertura della domanda dei miliardi di persone dell’Asia, che hanno bisogno di elettricità per illuminare le città di notte, per rinfrescarsi d’estate, per far funzionare le loro fabbriche, i loro centri commerciali, i loro ospedali.

                         Fotovoltaico, idrogeno e nucleare: corsi e ricorsi storici

Questo vale anche in Giappone, paese che da decenni cerca di ridurre la dipendenza dai fossili spostandosi sulle rinnovabili, sia perché è da sempre privo di risorse interne e deve importare tutto sia perché fu colpito duro dalle crisi energetiche degli anni ’70. Fu uno dei primi a tentare lo sviluppo del fotovoltaico negli anni ’70, grazie alla leadership nella tecnologia dei semiconduttori, tuttavia, i risultati sono parziali ad oggi e la produzione elettrica da fotovoltaico non raggiunge l’8 percento del totale. L’eolico, per ragioni geografiche, non è mai stato importante in Giappone, mentre molto più interessante è stato il tentativo negli anni di sfruttare l’idrogeno quale vettore nel settore dei trasporti. Anche qui, dopo gli entusiasmi degli anni ’70 e un revival negli anni ’90, gli sviluppi sono stati marginali, mentre nel 2021, dimenticate le difficoltà del passato, è di nuovo al centro delle speranze, un po’ come accade in Europa.

Il Giappone si era affidato molto al nucleare, ma il grave incidente di Fukushima dell’11 marzo 2011 ha interrotto questo rapporto di fiducia. L’incidente, vale ricordare, non fu dovuto ad un malfunzionamento dell’impianto, ma al banale errore di avere messo i motori diesel sotto il livello del mare. Quando è arrivata l’onda causata dallo tsunami, i motori sono stati coperti d’acqua, si sono bloccati, il raffreddamento del reattore è cessato è il reattore è esploso. L’incidente scatenò una reazione contraria al nucleare che portò alla chiusura momentanea di gran parte delle oltre 50 centrali nucleari del Giappone, spingendo ancora di più sull’entusiasmo per le rinnovabili. La produzione da nucleare è passata da quasi 300 miliardi chilowattora del 2010, quando contava per il 30 percento del totale della produzione elettrica, a 40 miliardi nel 2020, il 4 percento del totale. Il calo dei consumi di circa 200 miliardi a 1000 del 2020 ha assorbito gran parte della caduta del nucleare, ma in aumento sono stati sia i consumi di gas che di carbone, che attualmente contano rispettivamente per il 35 percento e per il 30 percento della produzione complessiva. Le fonti rinnovabili intermittenti, quelle alla base degli ipotetici nuovi modelli di produzione elettrica, su cui da decenni anche il Giappone insiste, rimangono al 12 percento del totale. Così, a 13 anni dalle Olimpiadi di Pechino, l’elettricità che servirà anche per i giochi di Tokyo continuerà ad essere prodotta dalle grandi centrali elettriche dove sono le fonti tradizionali, quelle che consentono la necessaria densità energetica. Il resto, sono ipotesi e auspici che cominciano, però, ad essere un po’ datati.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. 2020. Il numero dei milionari è cresciuto. Sono adesso 301,000 con 593 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-08-27.

2021-08-21__ Italia Ricchi 001

                         In sintesi.

– I 301mila “paperoni” del nostro Paese nel complesso possiedono 593 miliardi, in crescita rispetto ai 498 del 2019

– non solo sono di più, ma che ognuno di loro è più ricco di prima

– Tra i motivi della grande disuguaglianza tra l’andamento dei redditi e quello dei patrimoni vi è naturalmente il carattere molto atipico di questa crisi, che a differenza della precedenza, quella tra il 2008 e il 2013, non è stata finanziaria

– hanno beneficiato degli stimoli dei governi e delle Banche Centrali varati per alleviare e contrastare le conseguenze economiche dei lockdown

– L’aumento dei listini ha provocato, in un Paese in cui i patrimoni vengono investiti molto in equity, un incremento degli asset

– una crescita dei valori degli immobili nelle grandi città del Nord Ovest, come Milano, dove si è avuto un balzo del 9,2%

* * *

– a livello mondiale sono 20.8 milioni di individui

– Insieme i milionari di America, Cina, Giappone e Germania rappresentano il 62.9% del totale mondiale.

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I ricchi italiani sono cresciuti persino nel 2020

Quelli con più di un milione di patrimonio sono passati da 298 a 301mila.

La devastante crisi economica del 2020 ha colpito il tessuto economico e sociale del Paese in modo vastissimo, eppure alcuni segmenti sembrano essere stati risparmiati. Tra questi i ricchi. Secondo l’ultimo report di Capgemini sulla ricchezza a livello mondiale coloro che hanno un patrimonio di più di un milione di dollari sono aumentati ovunque l’anno scorso, e anche in Italia.

                         Quanti sono i ricchi italiani?

Dei 20,8 milioni di individui che superano questa soglia i ricchi italiani sono 301mila, in crescita rispetto ai 298mila del 2019. Certo, si tratta di un aumento limitato, soprattutto se paragonato a quello globale del 6,3%, ma comunque un aumento. A fare eccezione tra i Paesi avanzati solo il Regno Unito, in cui invece i milionari sono diminuiti del 3%. Qui del resto la recessione, del 9,9%, è stata addirittura più importante che nel nostro Paese. E poi il Brasile, dove invece sono scesi del 6,6%

Molto diversamente è andata negli Stati Uniti, dove coloro con un patrimonio superiore al milione sono cresciuti di ben l’11,3%, persino più che in Cina, passando da 5 milioni e 909mila a 6 milioni e 575mila. Si tratta del Paese in cui sono di più nel mondo, seguito da Giappone, Germania e Cina. Insieme i milionari di queste quattro economie rappresentano il 62,9% del totale mondiale. Nel 2019 erano il 61,6%, nel 2012 il 58,4%. Significa che la ricchezza si è ulteriormente concentrata.

                         Il patrimonio dei miliardari italiani.

I 301mila “paperoni” del nostro Paese nel complesso possiedono 593 miliardi, in crescita rispetto ai 498 del 2019. Il tasso di crescita a livello di patrimonio supera quello a livello di numerosità di ricchi italiani. Vuol dire che non solo sono di più, ma che ognuno di loro è più ricco di prima. Nel mondo l’aumento è stato del 7,6%, un incremento superiore a quello medio tra 2013 e 2019, del 5,8%. Nell’anno della pandemia in sostanza la ricchezza non è solo cresciuta, ma ha accelerato il proprio incremento. In particolare in Nordamerica e in Medio Oriente.

E la cosa è ancora più valida per i super-ricchi, ovvero per la punta della piramide che Capgemini identifica con coloro che hanno un patrimonio superiore a 30 milioni di dollari. Questi sono l’1% di tutti i milionari, 200.900 persone a livello mondiale, ma hanno il 34% di tutti i patrimoni posseduti dai ricchi. Il loro numero è cresciuto del 9,6% nel 2020 e i loro asset del 9,1%, mentre quelli di chi aveva tra uno e 5 milioni sono aumentati “solo” del 6,3%.

                         Perché i ricchi diventano più ricchi?

Tra i motivi della grande disuguaglianza tra l’andamento dei redditi e quello dei patrimoni vi è naturalmente il carattere molto atipico di questa crisi, che a differenza della precedenza, quella tra il 2008 e il 2013, non è stata finanziaria. Non è iniziata con un crollo della Borsa o con lo scoppio di una bolla.

Anzi, le Borse mondiali hanno beneficiato degli stimoli dei governi e delle Banche Centrali varati per alleviare e contrastare le conseguenze economiche dei lockdown. Questo è vero soprattutto per gli Stati Uniti, dove questi interventi sono stati ancora più massicci che in Europa. L’aumento dei listini ha provocato, in un Paese in cui i patrimoni vengono investiti molto in equity, un incremento degli asset.

                         In Italia è andata diversamente.

 Il recupero del Ftse Mib entro il 2020 non è stato così rilevante, ma soprattutto è al mattone, vecchio amore dei ricchi italiani, che si deve guardare per capire i motivi della crescita dei patrimoni. Dopo anni di stagnazione dei prezzi delle case, a dispetto degli incrementi che si segnalavano in altri Paesi, nel nostro nel 2020 sono aumentati del 2,5% circa, molto più del Pil, soprattutto per una crescita dei valori degli immobili nelle grandi città del Nord Ovest, come Milano, dove si è avuto un balzo del 9,2%. Ed è soprattutto in queste realtà che i milionari in Italia hanno maggiori proprietà. La speranza è che l’aumento dei patrimoni sia seguito quest’anno e i prossimi anche da uno sostenuti dei redditi.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Geopolitica Asiatica, Stati Uniti

Cina vs Usa. Gli alleati degli Stati Uniti in Asia orientale contro una linea dura sulla Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-08-17.

Pollo allo Spiedo 001

Tempi grami per la Harris-Biden Administration.

«U.S. Allies in East Asia do not support a hardline on China»

«Biden would adopt a less confrontational approach to relations with China. They have been disappointed»

«Early steps by the new American administration toward China seemed to be a continuation of President Trump’s hardline policies»

«the new secretary of state echoed the charge of his predecessor that China was engaged in genocide against the Uighurs in Xinjiang. The tariff barriers on bilateral trade have been left in place»

«that competition is now the principal driver in the bilateral relationship. For much of the last 50 years, the U.S. was confident that China’s growing wealth and power did not threaten the U.S.’ vital interests and their differences could be managed by diplomacy and engagement»

«The U.S. is seeking to adjust to an international situation in which it is no longer the sole superpower»

«This is not so much because of a decline in power, but because other countries have risen to major power status and China, of course, is the first and foremost example of that»

«A new multipolar world is emerging»

«→→ At the same time, there is no question that the social and political polarization that has been a prominent feature of the U.S.’ domestic scene over the last half decade has damaged the international image of the U.S. and the perception of its reliability as a great power ←←»

«China, in turn, in a remarkably short period of time, has regained the wealth and military strength that are the attributes of major powers»

«Of particular importance for US-China Relations, the administration has reaffirmed that it will adhere to one-China policy and that it does not support independence for Taiwan, and it is also seeking a pattern of regular consultations between Beijing and Washington»

«However, the reality is less positive»

«President Biden needs congressional support for his domestic programs and congressional attitudes toward China are hostile»

«A hardline American approach to China does not mesh well with the interests of US allies and friends in East Asia who do not wish to see the region polarized»

«In other words, the U.S. that tries to work with our friends and allies will discover that they do not support a hardline approach to China»

* * * * * * *

Il problema è semplice.

La Cina è cresciuta, e sta continuando a crescere sia economicamente, sia politicamente, sia militarmente.

Nei rapporti esteri, massimamente con gli Stati Uniti, reclama relazioni inter pares, nel pieno rispetto dell’altrui sovranità nazionale, senza ingerenza alcuna nei fatti interni.

In carenza di questi requisiti, sarà sempre un dialogo tra sordi.

Ma adesso anche i tradizionali alleati degli Stati Uniti nel sud est asiatico stanno disimpegnandosi da questa politica estera americana: per loro i rapporti politici ed economici con la Cina sono assurti a grande importanza, e non possono essere più a lungo ignorati.

La Harris-Biden Administration sembrerebbe sempre più autoescludersi da questo scacchiere in piena crescita.

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U.S. Allies in East Asia Do Not Support a Hardline on China

When President Donald Trump lost the November 2020 presidential elections in the U.S., some people hoped that President Joe Biden would adopt a less confrontational approach to relations with China. They have been disappointed. Early steps by the new American administration toward China seemed to be a continuation of President Trump’s hardline policies. Shortly after the administration took office, the new secretary of state echoed the charge of his predecessor that China was engaged in genocide against the Uighurs in Xinjiang. The tariff barriers on bilateral trade have been left in place. Senior officials in the Biden administration bluntly stated that the U.S. engagement strategies toward China had failed and that competition is now the principal driver in the bilateral relationship. For much of the last 50 years, the U.S. was confident that China’s growing wealth and power did not threaten the U.S.’ vital interests and their differences could be managed by diplomacy and engagement. That is no longer the case. And the question is why. 

A starting point to understanding what has happened is to recognize that the U.S. and China are both in the midst of fundamental transitions that affect their respective places in the world. 

The U.S. is seeking to adjust to an international situation in which it is no longer the sole superpower. This is not so much because of a decline in power, but because other countries have risen to major power status and China, of course, is the first and foremost example of that. A new multipolar world is emerging. Not surprisingly, the U.S. is reluctant to give up the dominant position that it has occupied since the end of the Cold War and to accept the adjustments that it must make in order to establish a new equilibrium. At the same time, there is no question that the social and political polarization that has been a prominent feature of the U.S.’ domestic scene over the last half decade has damaged the international image of the U.S. and the perception of its reliability as a great power.

China, in turn, in a remarkably short period of time, has regained the wealth and military strength that are the attributes of major powers. This has altered the psychology of the Chinese people. This is what Zheng Bijian didn’t take into account when he came up with the concept of peaceful rise. The Chinese people now are demanding a more muscular foreign policy, consistent with China’s growing power. And this has changed Chinese behavior patterns, which have become more assertive. As a result, regional countries, including the U.S., are finding China’s assurances that it will rise peacefully and never bully its neighbors less and less credible.

These are two of the key background factors that have influenced the sharp plunge in the bilateral U.S.-China relationship, to the lowest depths in half a century. This has created a dangerous situation where missteps by either side or by both could plunge the world into an unprecedented crisis. I use the term unprecedented because China and the U.S. are both major nuclear powers. Confrontations between them are particularly dangerous, and repair work by both sides is vitally necessary. 

Fortunately, despite some superficial similarities, the Biden administration is fundamentally different from its predecessors. President Biden has more foreign policy and national security experience than any American president since the first President Bush 30 years ago. In contrast to the Trump administration, President Biden has appointed capable and experienced officials as secretary of state and national security advisor. These are officials who could sit down without talking points and talk for hours with Chinese counterparts about any issue in the world. Now this was totally missing in the last administration. The Biden administration is moving carefully, to iron out internal differences and adopt sustainable policies that will not simply reflect the whims of a woman. 

Of particular importance for US-China Relations, the administration has reaffirmed that it will adhere to one-China policy and that it does not support independence for Taiwan, and it is also seeking a pattern of regular consultations between Beijing and Washington. The recent consultations between US Deputy Secretary of State Wendy Sherman and State Councilor and Foreign Minister Wang Yi and Vice Foreign Minister Xie Feng were marked by a barrage of charges by each side against the other.

However, if one reads carefully the public reports regarding the consultations, it is evident that there were constructive elements. According to the Chinese account of the meeting, Deputy Secretary Sherman called the US-China relationship as the most important bilateral relationship in the world, noted many times that the two sides have had contact with each other since President Biden was sworn in, expressed U.S.’ willingness to have open and candid contacts and dialogues with China, declared the U.S.’ hopes that the two countries could coexist peacefully, said that the U.S. has no intention of restricting Chinese development and does not want to contain China and would like to see China develop further, and noted that the two sides can engage in healthy competition, cooperate on climate change, drug control in international and regional hotspots, and strengthen crisis management capacity and avoid conflicts. American accounts of the meeting she had are consistent with the above statements. These are encouraging words that you would not have heard from the previous administration. 

However, the reality is less positive. President Biden needs congressional support for his domestic programs and congressional attitudes toward China are hostile. Changing these attitudes will be difficult but not impossible. A hardline American approach to China does not mesh well with the interests of US allies and friends in East Asia who do not wish to see the region polarized. In other words, the U.S. that tries to work with our friends and allies will discover that they do not support a hardline approach to China, and I think that will have an impact overtime. But as the first step, it would be useful for both China and the U.S. to tone down their rhetoric toward each other. Governments have the responsibility not only to formulate wise foreign policies, but to talk in ways that develop public support for those policies — and we are not doing that. We are talking publicly in ways that undermine the wise policy that we should be pursuing. So as a starter, let’s get our rhetoric under control and I hope that will have some chance to exchange views about other steps that could be taken.

Pubblicato in: Unione Europea, Vizi e Depravazioni

Ungheria. Orban. Limitata la vendita di libri lgbt ai bambini. Ira dei liberal.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-08-10.

Ungheria 001

«Hungary ordered shops on Friday to sell children’s books seen as promoting homosexuality in “closed wrapping”, stepping up restrictions that have set Prime Minister Viktor Orban on a collision course with rights groups and the European Union»

«The decree also included books seen as promoting gender change and containing “explicit” depictions of sexuality»

«banned any sale of them at all within 200 metres of a school or a church»

«The order is the first of what is expected to be a series of directives spelling out the implications of a law passed in June banning the use of materials seen as promoting homosexuality and gender reassignment at schools»

«The European Commission has launched legal action against Orban’s nationalist government over the legislation, saying it is discriminatory and contravenes European values of tolerance and individual freedom»

«a self-proclaimed crusade to safeguard what he says are traditional Christian values from Western liberalism»

«In July Hungary fined the distributor of a children’s book about same-sex “rainbow families” under a law that bans unfair trade practices»

«Orban’s government says the new law is meant to protect children and leave it up to parents to educate them about sexuality»

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Unione Europea. Giugno21. Industrial producer prices (PPI) +10.3% su giugno20.

Unione Europea. Recovery Plan bloccato. Nemmeno un cane vuol comprare i bond europei.

Lo scontro avviene tra due opposte ed incompatibili Weltanschauung: i principi del Credo cristiano protetti da Mr Orban e la visione liberal socialista.

Da un punto di vista operativo, la grande differenza tra queste due visioni consiste nel fatto che Mr Orban nulla intende imporre, mentre al contrario i liberal socialisti vorrebbero obbligare gli ungheresi ad accettare e praticare la ideologia liberal.

Lo scontro continua, anche se la crescente inflazione dovrebbe dare alla Unione Europea ben altro a cui pensare.

In ogni caso, anche se non cristiana, anche la Cina è su posizioni simili a quelle di Mr Orban. I liberal sono isolati, chiusi nel loro enclave, autoreferenziali.

Cina. Si ribella alla femminilizzazione dei suoi maschi. Li vuole virili.

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Hungary restricts sales of LGBT-themed children’s books

– Decree bans sales of affected books close to churches

– PM Orban on collision course with EU, rights groups

– Order spells out implication of new school law

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BUDAPEST, Aug 6 (Reuters) – Hungary ordered shops on Friday to sell children’s books seen as promoting homosexuality in “closed wrapping”, stepping up restrictions that have set Prime Minister Viktor Orban on a collision course with rights groups and the European Union.

The decree also included books seen as promoting gender change and containing “explicit” depictions of sexuality. It told shops to sell them separately and banned any sale of them at all within 200 metres of a school or a church.

The order is the first of what is expected to be a series of directives spelling out the implications of a law passed in June banning the use of materials seen as promoting homosexuality and gender reassignment at schools.

The European Commission has launched legal action against Orban’s nationalist government over the legislation, saying it is discriminatory and contravenes European values of tolerance and individual freedom.

Orban, in power since 2010 and facing a challenging election next year, has grown increasingly radical on social policy in a self-proclaimed crusade to safeguard what he says are traditional Christian values from Western liberalism.

In July Hungary fined the distributor of a children’s book about same-sex “rainbow families” under a law that bans unfair trade practices. Orban’s government says the new law is meant to protect children and leave it up to parents to educate them about sexuality.

Several rights groups have said the law wrongly conflates paedophilia and pornography with LGBT issues. Ursula von der Leyen, head of the EU’s executive Commission has called it a “disgrace”.

An Ipsos poll last month found that 46% of Hungarians support same-sex marriage. Last month thousands of Hungarians joined the annual Budapest Pride march to protest against the law.

The European Commission’s legal action against Hungary and a separate move against Poland are the latest salvo in a clash of cultures between Brussels and some of the EU’s newest members in eastern Europe over a range of core issues including the rule of law and press freedoms.

Pubblicato in: Cina, Diplomazia, Stati Uniti

Cina. Un j’accuse ferocemente e brutalmente rude, e vero, contro gli Stati Uniti.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-27.

Leonardo. Uomo Irato. 001

«China would not accept the United States taking a “superior” position in the relationship»

Biden attacca nuovamente la Cina e questa replica al vetriolo.

Cina. Giugno21. Import +36.7%, Export +32.2%, anno su anno.

BlackRock. Gli assets hanno passato i 9.5 trilioni di dollari. Da quando è in Cina.

Cina. Xiaomi sorpassa Apple ed è seconda nel mercato mondiale degli smartphone.

Cina. 2021Q2. Pil +7.9% anno su anno, +12.7% negli ultimi 12 mesi.

Cina. Criticata ferocemente perché usa sui social le tecniche imparate da Facebook e Google.

China’s Wechat deletes university LGBT accounts

Cina. Il 60% delle imprese europee fugge da casa e sta investendo lì. – Bloomberg.

Cina. 2020. Investimenti esteri +81% YoY. Superano quelli negli Usa.

Cina. Si avvia alla maggioranza nelle Nazioni Unite.

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«The China-U.S. relationship is in a stalemate, fundamentally because some Americans portray China as an “imagined enemy,” said Chinese Vice Foreign Minister Xie Feng, urging the United States to change its highly misguided mindset and dangerous policy»

«Xie made the remarks on Monday during talks with U.S. Deputy Secretary of State Wendy Sherman, who is on a visit to north China’s port city of Tianjin from July 25 to 26»

«For quite some time, when talking about conflict with China and challenges facing the United States, the “Pearl Harbor moment” and the “Sputnik moment” have been brought up by some Americans»

«It seems as if by making China an “imagined enemy,” a national sense of purpose would be reignited in the United States»

«→→ The hope may be that by demonizing China, the United States could somehow shift domestic public discontent over political, economic and social issues and blame China for its own structural problems ←←»

«It seems that a whole-of-government and whole-of-society campaign is being waged to bring China down. It is as if when China’s development is contained, all U.S. domestic and external challenges would go away, and America would become great again and Pax Americana would continue to go on»

«The U.S. policy seems to be demanding cooperation when it wants something from China; decoupling, cutting off supplies, blockading or sanctioning China when it believes it has an advantage; and resorting to conflict and confrontation at all costs»

«Do bad things and get good results. How is that even possible?»

«China wants to work with the United States to seek common ground while shelving the differences»

«→→ The U.S. side needs to change course and work with China on the basis of mutual respect and embrace fair competition and peaceful coexistence with China ←←»

«The U.S. side’s so-called “rules-based international order” is designed to benefit itself at others’ expense, hold other countries back and introduce the law of the jungle»

«→→ This is an effort by the United States and a few other Western countries to frame their own rules as international rules and impose them on other countries ←←»

«The United States is the “inventor and patent and intellectual property owner” of coercive diplomacy»

«The Chinese believe that one must not do to others what one does not like to be done to himself»

«It is the United States who has engaged in broad unilateral sanctions, long-arm jurisdiction and interference in other countries’ internal affairs»

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Per tradizione ultra millenaria la diplomazia cinese è oltremodo cauta e misurata negli enunciati.

Mr Xie Feng, Vice Foreign Minister, ha invece parlato usando parole inusitatamente dure nei confronti della Harris-Biden Administration. Per dirla in modo conviviale, ha vuotato il sacco, mettendo gli americani spalle al muro.

Più che una nota diplomatica, le parole di Mr Xie Feng suonerebbero come un ultimatum, che potrebbe anche precedere delle severe contromisure cinesi.

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China urges U.S. to change misguided mindset

TIANJIN, July 26 (Xinhua) — The China-U.S. relationship is in a stalemate, fundamentally because some Americans portray China as an “imagined enemy,” said Chinese Vice Foreign Minister Xie Feng, urging the United States to change its highly misguided mindset and dangerous policy.

Xie made the remarks on Monday during talks with U.S. Deputy Secretary of State Wendy Sherman, who is on a visit to north China’s port city of Tianjin from July 25 to 26.

For quite some time, when talking about conflict with China and challenges facing the United States, the “Pearl Harbor moment” and the “Sputnik moment” have been brought up by some Americans, Xie said.

Some international scholars, including some U.S. academics, perceive this as comparing China to Japan in the Second World War and the Soviet Union in the Cold War. It seems as if by making China an “imagined enemy,” a national sense of purpose would be reignited in the United States. The hope may be that by demonizing China, the United States could somehow shift domestic public discontent over political, economic and social issues and blame China for its own structural problems, he said.

It seems that a whole-of-government and whole-of-society campaign is being waged to bring China down. It is as if when China’s development is contained, all U.S. domestic and external challenges would go away, and America would become great again and Pax Americana would continue to go on, Xie said.

                         BILATERAL TIES.

In terms of the United States’ “competitive, collaborative and adversarial” rhetoric, Xie said this is a thinly veiled attempt to contain and suppress China.

The Chinese people feel that the real emphasis is on the adversarial aspect, the collaborative aspect is just expediency, and the competitive aspect is a narrative trap, he said.

The U.S. policy seems to be demanding cooperation when it wants something from China; decoupling, cutting off supplies, blockading or sanctioning China when it believes it has an advantage; and resorting to conflict and confrontation at all costs, he added.

“It seems that the United States only thinks about addressing its own concerns, getting the results it wants and advancing its own interests. Do bad things and get good results. How is that even possible?” Xie said.

What the world needs most is solidarity and cooperation, for humanity are passengers in the same boat, according to Xie.

“The Chinese people cherish peace,” said Xie, adding that what China hopes to build is a new type of international relations featuring mutual respect, equality, justice and win-win cooperation, and a community with a shared future for mankind.

“China wants to work with the United States to seek common ground while shelving the differences,” he said.

The U.S. side needs to change course and work with China on the basis of mutual respect and embrace fair competition and peaceful coexistence with China.

“After all, a healthy and stable China-U.S. relationship serves the interests of both sides. And the world expects nothing less from the two sides,” he added.

The U.S. side’s so-called “rules-based international order” is designed to benefit itself at others’ expense, hold other countries back and introduce “the law of the jungle,” Xie said.

This is an effort by the United States and a few other Western countries to frame their own rules as international rules and impose them on other countries.

The United States has abandoned the universally-recognized international law and order and damaged the international system it has helped to build, he said. “It is trying to replace it with a so-called ‘rules-based international order.'”

“The purpose is to resort to the tactic of changing the rules to make life easy for itself and hard for others, and to introduce ‘the law of the jungle’ where might is right and the big bully the small,” Xie added.

COERCIVE DIPLOMACY.

The United States is the “inventor and patent and intellectual property owner” of coercive diplomacy, Xie said.

The Chinese believe that one must not do to others what one does not like to be done to himself. The desire to seek hegemony or territorial expansion is simply not in the Chinese DNA, according to Xie.

“China has never coerced any country,” he said, adding that China responds to foreign interference with legitimate and lawful countermeasures, and the aim is to defend the legitimate rights and interests of the country and uphold international equity and justice.

China has never gone to others’ doorsteps to provoke trouble. Neither has China ever stretched its arm into the households of others, still less has China ever occupied any inch of other countries’ territory, he said.

“It is the United States who has engaged in broad unilateral sanctions, long-arm jurisdiction and interference in other countries’ internal affairs,” he said.

The U.S. notion of “engaging other countries from a position of strength” is just another version of the big bullying the small and “might is right.” This is pure coercive diplomacy, he added. Enditem

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Materie Prime, Unione Europea

Unione Europea. Mancano 20 milioni di tonnellate di acciaio in un anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-06.

Acciaio a rotoli 001

«Abbiamo una carenza di acciaio in Europa»

«La Cina …. preferisce negoziare con gli Stati Uniti, dove i livelli di prezzo sono molto più alti»

«L’acciaio della Cina manca sul mercato mondiale»

«In Europa, c’è stata una carenza di circa 20 milioni di tonnellate di acciaio laminato, …. è circa il 20% della quantità richiesta in anni normali»

«I livelli dei prezzi sono aumentati bruscamente»

«anche le materie prime sono diventate molto più costose per le acciaierie»

«Attualmente si devono pagare prezzi record per i minerali»

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Nei disperati tempi nei quali si stava peggio, i paesi che ora fanno parte dell’Unione Europea producevano acciaio di alta qualità in quantità anche esuberante le richieste interne.

Poi vennero i liberal e le acciaierie furono coperte di tasse, leggi, normativi e regolamenti.

Questo è il risultato.

Tutto il comparto industriale ne è colpito.

Solo che adesso il costo nelle materie prime è in forte crescita e l’enclave occidentale soffre di una inflazione strutturale.

Difficile da vedere delle vie di uscita.

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Thyssenkrupp-Manager besorgt “Wir haben einen Stahlengpass in Europa”

In Europa fehlen 20 Millionen Tonnen Flachstahl. China brauche den Werkstoff selbst und verhandele lieber mit den USA, wo das Preisniveau deutlich höher sei, so der Chef von Thyssenkrupp Steel.

Den Stahlüberschuss, der die Lage auf dem Weltmarkt viele Jahre bestimmt habe, gebe es nicht mehr, sagte Osburg. China, wo die Corona-Krise schon im vergangenen Jahr überwunden worden sei, habe einen “extrem hohen Stahlhunger”. Deshalb habe die chinesische Regierung die in der Vergangenheit gewährten Steuererleichterungen für Stahlexporte gestrichen. Stahl aus China fehle daher auf dem Weltmarkt. Was noch vorhanden sei, “sucht sich vor allem den Weg in die USA”. Denn dort sei das Preisniveau deutlich höher als in Europa.

20 Millionen Tonnen fehlen 

In Europa fehlten etwa 20 Millionen Tonnen Flachstahl. Das seien rund 20 Prozent der in normalen Jahren benötigten Menge. Diese Lücke sei keine Folge der Schutzmaßnahmen für die europäische Stahlindustrie. “Ihnen verkauft einfach keiner etwas”, sagte Osburg. Das Preisniveau habe kräftig angezogen, aber auch die Rohstoffe seien für die Hüttenwerke deutlich teurer geworden. So müssten für Erze derzeit Rekordpreise gezahlt werden

Der Thyssenkrupp-Manager rechnet vorerst nicht mit einer Entspannung. Da die großen Corona-Wiederaufbauprogramme in Europa und den USA erst anliefen, werde die Nachfrage nach Stahl hoch bleiben. Das konjunkturelle Umfeld werde zumindest mittelfristig gut bleiben. Das spreche dafür, “dass die Stahlkonjunktur wahrscheinlich nicht sehr schnell wieder in große Probleme kommt”.

Pubblicato in: Brasile, Cina, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Fisco e Tasse, India, Materie Prime, Regno Unito, Stati Uniti

Occidente si sta suicidando per motivi ideologici con alti costi dell’energia.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-01.

2021-06-28__ CostoEnergia per kwh 001

La disponibilità di corrente elettrica anche nei momenti di richieste di picco ed a costi concorrenziali è uno dei presupposti per sostenere un sistema economico produttivo che sia competitivo nel mercato.

Nel mondo, i prezzi per kw/h sono massimi in Germania (0.36 dollari americani), seguita dalla Danimarca (0.33), dal Belgio (0.3), dal Portogallo (0.27), dal Regno Unito (0.26), dall’Italia (0.26), dalla Spagna (0.24), dalla Francia (0.22).

Pur essendo caro, negli Stati Uniti il prezzo per kw/h è 0.15.

Per contro, il prezzo per kw/h è 0.12 in Brasile, 0.1 in Indonesia, 0.08 in India ed in Cina.

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L’enclave liberal socialista occidentale presenta i costi più elevati, doppi di quelli degli Stati Uniti e quadrupli rispetto a quelli dell’India e della Cina.

Questi oneri strutturali pesano sia sulle popolazioni, sia sul comparto industriale, che di conseguenza è poco o punto concorrenziale a livello mondiale. Essi sostengono inoltre il processo inflattivo in corso.

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I motivi che sostengono questi prezzi elevati sono da ascriversi sicuramente al costo delle materie prime, ma in misura ben maggiore alle tasse che gli stati hanno imposto per privilegiare l’abbandono del carbone e dei combustibili fossili, coerentemente a quanto prescrive l’ideologia liberal.

Nulla da stupirsi, quindi, che l’occidente stia devolvendo.

2021-05-20__ G7 GDP (Statista) 001