Pubblicato in: Cina

La ‘casa’ di Shanghai. Capire cosa sia la Cina di oggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-30.

2017-09-21__La 'casa' di Shanghai. Capire cosa sia la Cina.

Il caso è semplice, ma anche da manuale.

Shanghai decide di costruire un’importante arteria di comunicazione a quattro corsie, la North Huting Road, ed inizia i lavori. I proprietarie di una casa messa proprio a cavaliere del tracciato progettato si rifiuta di vendere l’immobile, e la bega legale dura quattordici anni. La fotografia dovrebbe essere di per sé evidente.

* * * * * * *

È strabiliante la superficiale leggerezza con la quale l’Occidente crede di conoscere la Cina.

Quasi invariabilmente nessuno si è mai curato di studiarne costumanze e leggi, retaggio religioso, storico e culturale, ovvero diritto e giurisprudenza attuali. Solo un piccolo manipolo di occidentali si è peritato di fare un viaggio di studio in Cina.

Il risultato è una crassa ignoranza di cosa sia effettivamente la Cina: spesso, quando si sentono alcuni proferire giudizi, ci si domanda di cosa mai stiano parlando.

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Di tutto questo enorme discorso vorremmo mettere in evidenza un unico aspetto.

«La Cina, ufficialmente la Repubblica Popolare Cinese, è uno Stato sovrano situato nell’Asia orientale e il più popolato del mondo, con una popolazione di oltre 1,385 miliardi di persone.

La Cina è una Repubblica popolare in cui il potere è esercitato dal solo Partito Comunista Cinese. Il governo ha sede nella capitale Pechino ed esercita la propria giurisdizione su ventidue province, cinque regioni autonome, quattro municipalità direttamente controllate (Pechino, Tientsin, Shanghai e Chongqing) e due regioni amministrative speciali (Hong Kong e Macao) parzialmente autonome. ….

Dal 1949 il Partito Comunista Cinese è l’unico soggetto politico alla guida del Paese. Esso è il più grande partito del mondo con più di 85 milioni di membri.

Alla sua fondazione la Repubblica Popolare Cinese era uno Stato socialista con un’economia pianificata, votato alla realizzazione del socialismo reale. Dopo la morte di Mao Zedong nel 1976 il Partito Comunista Cinese sotto la guida del nuovo segretario generale Deng Xiaoping iniziò una serie di riforme economiche che segnarono il passaggio al cosiddetto socialismo con caratteristiche cinesi o socialismo di mercato» [Fonte]

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Queste righe sono altamente fuorvianti: corrette nella espressione formale, incorrette nella sostanza.

La Cina ne esce dipinta come una dittatura a partito unico, dittatura a carattere socialista. Cosa che nella realtà non esiste.

Partito Comunista Cinese.

Il Pcc altro non è che la rediviva scuola mandarinica. La discussione politica è fatta nel suo interno, e nel suo interno si confrontano le diverse correnti di pensiero politico, che alla fine esprimono le persone che occuperanno cariche pubbliche. Gli 85 milioni di iscritti sono gli elementi politicamente attivi in Cina. Stranamente, nessuno si scandalizza del fatto che negli Stati Uniti serva il farsi registrare per partecipare alle elezioni, ma l’iscrizione al Pcc svolge esattamente lo stesso ruolo.

Come da tradizioni plurimillenaria, la scuola mandarinica è caratterizzata da una meritocrazia esasperata: il livello di istruzione della classe dirigente che ne emerge è ordini di grandezza maggiore rispetto a quella dei leader occidentali, la sua capacità deve essere comprovata sul campo per poter procedere nel cursus honorum.

Mentre in Occidente un politico deve essere fotogenico e ben curato, Mr Macron spende 28,000 euro al mese per il suo maquillage, ed impiega molto del suo tempo in campagne pre e post elettorali, ed alla fine resta eletto quello che meglio la sa raccontare, in Cina questo aspetto formale semplicemente non esiste.

Quello che in Occidente potrebbe essere compendiato nel termine “democrazia” è del tutto alieno alla mentalità cinese: la conoscono, ne vedono la caratteristiche, e non ne vogliono sapere. Della “democrazia” occidentale i cinesi proprio non sanno cosa farsene, e la temono peggio della peste bubbonica, perché ne vedono l’attuale grado di corruzione.

I cinesi giustamente temono una “democrazia“, tipo quella vigente in Occidente, che si attui senza un contesto metagiuridico inequivocabilmente definito.

Comunismo e socialismo di mercato.

Quando l’occidentale medio sente questi termini, quasi invariabilmente li recepisce nella loro accezione formulata dall’idealismo dialettico e storico. Per comunismo intende l’ideologica della ex Unione Sovietica del periodo stalinista e per socialismo quello definito “reale” della ex-Ddr.

Nulla di più errato.

Indipendentemente dalle etichette che gli occidentali le hanno voluto dare, la politica cinese è improntata ad un empirismo pragmatico refrattario alle ideologie, con una cospicua caratteristica. Se per l’occidentale medio il pragmatismo denota l’arte di ottimizzare il presente, di sfruttare le occasioni che si presentino nell’immanente, quasi che siano i fatti a guidare una persona senza scopi e progetti, il cinese è pragmatico vivendo costantemente il suo futuro strategico: la sua visione temporale travalica l’oggi. Il grande vantaggio di disporre di una scuola mandarinica consiste proprio nel fatto di poter formulare piani e progetti che si articolano sui decenni.

Questa caratteristica resta quasi incomprensibile all’occidentale abituato da due secoli ad un sistema che ragiona sull’arco temporale che intercorre tra le tornate elettorali. I dirigenti cinesi perseguono una linea politica che tiene quasi in non cale quali siano le persone che poi la realizzeranno.

Occorre fare molta attenzione.

Una cosa è compiere una determinata azione perché così richiede l’ideologia, ed una totalmente differente fare la stessa cosa perché più conveniente nello sviluppo futuro e, magari, anche nell’immediato.

Sicuramente in Cina lo stato, talora direttamente il partito, sono proprietari di molte realtà economiche e sociali. Ma questa proprietà non ha assolutamente il contenuto marxista: è solamente la soluzione più conveniente, e nulla vieta che essa venga mutata. Non solo, ma la meritocrazia applicata nella scuola mandarinica si trasmette anche alla gestione di quanto gestito dallo stato. Mentre in Occidente la cosa pubblica è vista come opime spoglia che i partiti a turno colonizzano e sfruttano, in Cina essa deve sottostare alla regola della produttività spinta alle estreme conseguenze.

* * *

Non solo.

La Cina è talmente “comunista” da ammettere, tutelare e proteggere la proprietà privata. Al punto tale che non esiste in Cina la possibilità giuridica che lo stato possa espropriare una proprietà privata. Se la vuole per i suoi scopi, se la deve comprare con denaro sonante, e sotto la condizione che il proprietario acconsenta alla vendita.

Il caso di questa casa che per ben quattordici anni è rimasta nel bel mezzo di una superstrada, obbligando ad una strettoia apparentemente assurda, è da manuale. La Cina è talmente autoritaria da dover sopportare per quattordici lunghi anni la situazioni in cui il proprietario non ne vuole sapere di vendere allo stato l’immobile.

È necessaria una grande dose di intrinseca disonestà mentale per affermare che la Cina sia “comunista” oppure “socialista“.

La Cina è la Cina: non rientra nelle categorie mentali occidentali.

* * *

Il gusto del particolare.

Un altro elemento che caratterizza il pensiero occidentale sulla Cina, e che porta inevitabilmente a grossolani errori di valutazione, è il gusto sofistico del particolare instillato da due secoli di illuminismo prima, idealismo dopo.

Fateci caso. Mentre i media occidentali riportano costantemente negli articoli una qualche intervista a personaggi sconosciuti e quindi generalizzano il loro pensiero quasi fosse verità universale, i media orientali e cinesi in particolare sono quanto mai parchi di interviste.

È del tutto ovvio che su di un miliardo e quattrocento milioni di persone se ne trovi una corrotta e disonesta. Ma ciò non implica che tutti i cinesi siano corrotti e disonesti. Né, tanto meno, che il sistema cine sia corrotto e disonesto.

In Occidente il Movimento degli Ombrelli, peraltro voluto e fomentato dagli occidentali stessi, era presentato come un movimento di massa, che avrebbe coinvolto tutti i cinesi.

Sarebbe come se uno guardasse Padre Pio da Pietrelcina e quindi ne deducesse che tutti gli occidentali siano cattolici e di vita santa: sbaglierebbe, e sbaglierebbe di grosso.

* * * * * * *

Conclusione.

Strano, stranissimo comunismo, oppure socialismo, quello cinese, che prevede e tutela la proprietà privata fino a non avere una legge di esproprio, e che ha dovuto adattarsi all’idea che per ben quattordici anni il proprietario di una casa non avesse voluto vendere allo stato.

Strano, stranissimo comunismo quello cinese, quello in cui Mr Xu Jun può diventare un proprietario immobiliare.

*

Ma siamo anche certi che nessun argomento logico, nessuna evidenza fattuale riuscirà mai a smuovere quanti parlano in malafede.


China Org. 2017-09-19. Shanghai house in road torn down after 14-year battle

Old residential houses surrounding the building were torn down several years ago to widen North Huting Road to four lanes.

The owners of the house-known as a nailhouse, which describes a building whose owners hold out against developers-didn’t reach an agreement for compensation with the relocation authority. So the four lanes, two in each direction, had to be reduced to two lanes to go around the structure.

Zhang Xinguo, the son-in-law of 89-year-old Xu Jun, who owned the house, said the family paid a big price in their everyday lives for standing their ground.

“It’s noisy around the clock and particularly late at night when trucks come and go. My mother-in-law died of a heart attack three years ago,” said Xu, who lived in the house with his wife, father-in-law, son’s family of three and a married daughter.

Despite the noise, dust and safety risks, there was also tremendous psychological pressure, Xu said, adding that the family moved to a rented apartment nearby on Friday before going to relocation homes offered by the government.

“I didn’t take pride in being the one to live in the middle of the road,” he said. “There have been three traffic accidents because drivers who were not familiar with the road were not able to make a sudden turn to avoid the building.”

Xu said the family didn’t want to inconvenience the public but remained in the house since 2003 because they didn’t agree with the amount of compensation they were offered.

“In the 1950s when the houses were built, my father-in-law held two certificates to show that the family owned two pieces of land for farmers to build residences on. But the relocation authority said one of them had expired,” Xu said.

In the end, family members thought they would not be able to get as much compensation as they had wished, so they agreed to be relocated on Aug 21.

Lu Hui, head of the relocation office of the Jiuliting subdistrict, said representatives talked to the family face to face and by phone dozens of times to try to persuade them to consider the safety and convenience of passing vehicles and pedestrians.

The family was awarded four apartments with a total area of around 400 square meters as compensation. The location of the apartments was not revealed.

 

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Corriere della Sera. Da ‘Viva il Duce’ a ‘Viva Soros’. I leccaculi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-30.

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Per sua stessa ammissione, Il Corriere della Sera, Rcs per l’esattezza,

«nel 2015 aveva chiuso con una perdita di 175,7 milioni».

Non è facile trovare un patrono che ripiani perdite di quel calibro e poi non pretenda la gratitudine dei giornalisti strappati, almeno momentaneamente, dai sagrati delle Chiese.

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Il Corriere della Sera è sempre stato un giornale portavoce del potere, del potere che conta.

Parole forti, diranno alcuni.

Ecco qua.

Questa è una pagina riassuntiva dell’Archivio Storico del Corriere della Sera.

2017-09-30__Duce__001

I titoli sono già tutti un programma.

Non sufficit?

Ci mancherebbe.

Eccovi una seconda fotocopia.

2017-09-30__Duce__002

«Con fiammeggiante volontà di lotta e di gloria le moltitudini acclamano al Sovrano e al Duce»

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«Enorme ripercussione mondiale dell’intervento italiano»

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«Vibranti dimostrazioni del popolo di Albania»

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Leggetevi gli articoli: per usare un termine politicamente corretto, più leccaculi di così non si sarebbe mai potuto essere.

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Sono passati settanta anni abbondanti.

Ong. Tempi durissimi. India avvia inchiesta sulla Bloomberg Philanthropies.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Cina. Una nuova legge sulle Ong (Ngo).

Orban contro Soros. Nuova legge sulle Ong.

Racket delle ong. Questo è il titolo del Gatestone Institute.

More Than 7,000 Foreign NGOs in China: Only 91 Registered So Far

NGO Head First Russian Charged Under ‘Foreign Agent’ Law

Germania ed Austria accusano le Ogn di traffico di esseri umani.

Procura di Catania. Ong in combutta con gli scafisti.

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Cambia la persona da venerare con religiosa prostrazione, ma lo stile rimane sempre lo stesso.

Alleghiamo in calce l’ultimo articolo, ancora grondante della saliva del giornalista.

Chissà a chi mai leccheranno la rima anale quando l’astro di Mr Soros sarà tramontato come quello del Duce.


Corriere. 2017-09-29. Soros nemico pubblico in Ungheria La caccia alle streghe di Orbán

Il governo promuove una consultazione su un inesistente piano migranti del miliardario che prevederebbe l’ingresso di un milione di stranieri all’anno nel Paese

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La lettera che nei prossimi giorni il governo farà recapitare a ogni famiglia ungherese mostra la foto di un uomo di una certa età. È avvolto in una luce fredda e scura che rende sinistro il suo sorriso. Il testo recita: «Questo è George Soros, uno dei più influenti miliardari al mondo. E questo è il suo pericoloso piano: smantellamento della barriera ai confini; insediamento di un milione di migranti all’anno in Ungheria; nove milioni di forint (circa 30 mila euro, ndr) in sussidi pubblici per ogni migrante». Quindi, ultimata la presentazione, arriva la domanda agli elettori: «Cosa ne pensi? Consultazione nazionale sul piano Soros».

Non importa che nessun piano del genere sia mai esistito e Soros non abbia mai detto niente che potesse indurre gli ungheresi a sospettarlo. L’uomo che oggi figura al 29esimo posto della lista dei più ricchi al mondo secondo Forbes, dopo aver donato almeno otto miliardi di dollari per sostenere la transizione verso la democrazia e i diritti umani in un gran numero di Paesi, ha fatto qualcosa di diverso: da anni cerca di convincere gli europei ad accogliere i rifugiati in arrivo e a distribuirli in tutti i Paesi dell’Unione.

Questo è bastato al premier ungherese Viktor Orbán per fare di Soros il proprio fantasma. O, più precisamente, per farne il fantasma che l’uomo forte di Budapest agita di fronte agli ungheresi nella speranza di puntellare la propria popolarità. Nei mesi scorsi una campagna del governo di Budapest lo ritraeva in un poster di uno stile che richiama la propaganda antisemita fra le due guerre. La scritta non era da meno: «Non lasciate a George Soros l’ultima risata!».

Per il finanziere e filantropo, che oggi ha 87 anni, non è una novità. Da un quarto di secolo, da quando il suo successo come investitore è tale che statisticamente capita una volta ogni 473 milioni di tentativi, si trova sempre qualcuno disposto ad accusarlo di qualche complotto. Ma questa era dei nuovi nazionalismi degli uomini forti nei Paesi deboli sta trasformando questo riflesso in una sorta di industria politica internazionale.

Solo nell’ultimo anno Soros è stato accusato di aver tramato per sovvertire il governo in Macedonia e in Russia, aver finanziato le proteste contro Donald Trump negli Stati Uniti, e aver inventato un inesistente attacco alle armi chimiche in Siria. Sempre lui, avrebbe finanziato i battelli delle organizzazioni non governative che prendevano in carico rifugiati e migranti nel Mediterraneo per portarli in Italia (anche questo è stato più volte smentito). Le ramificazioni dell’industria del complotto non finiscono qui. Poiché alcuni dei progetti sostenuti da Soros riguardano la difesa dei diritti dei palestinesi, anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu lo accusa di complottare. All’inizio di questo mese il figlio di Netanyahu, Yair, ha finito per pubblicare sul suo profilo Facebook un’immagine del miliardario che tiene appeso il mondo alla sua canna da pesca di fronte a una sorta di rettile mostruoso. Yair è stato costretto a cancellare il fotomontaggio quando Haaretz, il quotidiano israeliano, ne ha sottolineato la somiglianza con le immagini della propaganda antisemita degli anni ’30. Era già tardi: l’ex leader del Ku Klux Klan David Duke aveva già rilanciato quel post.

Ricco, internazionalista, sostenitore delle società aperte, impegnato per i rifugiati — per di più ebreo — Soros è il nemico perfetto. Orbán sembra odiarlo con la determinazione che si riserva ai nemici intimi e in effetti lo conosce da tempo. Non solo perché Soros è nato in Ungheria, da dove è fuggito nei primi anni di socialismo reale dopo essere scampato ai nazisti. Ma anche perché Orbán ha studiato a Oxford grazie a una delle tante borse di studio offerte dal filantropo.

Ora il governo di Budapest cerca di chiudere l’Università dell’Europa centrale che Soros ha finanziato, rende la vita difficile alle associazioni indipendenti non allineate e soffia sul fuoco di un razzismo ormai esplicito. L’Europa e il Partito popolare europeo, al quale Orbán appartiene, tollerano spiegando che senza di lui la deriva ungherese sarebbe persino peggiore. La domanda che resta è fino a dove può portare questo argomento.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Gli Ossi hanno svoltato a destra. Merkel kaputt. – Handelsblatt

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-29.

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«Suddenly a lot of mainstream politicians are discovering

the need to cover their “open right flank.”»


«Wessi is the informal name that people in Germany call former citizens of West Germany before re-unification, while the counterpart for former citizens of East Germany is Ossi. These names represent the lingering differences between the two pre-reunification cultures, and Germany’s popular culture includes many Ossi-Wessi jokes and cliches. While some people in Germany may consider these names insulting, others regard them as part of the German culture.»» [Fonte]

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In accordo agli stringenti canoni del politicamente corretto, l’uso dei termini Ossi e Wessi è altamente scorretto: roba da nazisti, xenofobi, totalitari, machisti, codini leccapile, anticaglie da sagrestia, e financo omofobi.

Ma il 24 settembre è passato, e l’Handelsblatt, il giornale della confindustria tedesca, ha ripreso ad usarli come se niente fosse successo. Come successe in Italia il 25 aprile.

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Vento nuovo. Idee nuove, libertà di parola mai udita nella tetra Germania di Frau Merkel e di Herr Schulz.

Il dramma dei tedeschi è che non si sono mai presi due scugnizzi napoletani. Messi in un hotel di gran lusso, conti ripianati a pié di lista, harem e denaro a fiumi: poi, una volta all’anno, per non importunarli, chieder loro un consiglio ed eseguirlo.

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«The Alternative for Germany isn’t just a right-wing protest movement headed for the German parliament; it’s also a brown-tinged magnet pulling other German political parties in its direction»

*

«Its leaders fear the German idyll of bratwurst and beer is being threatened by asylum seekers and Islam»

*

«strict immigration limits and draconian security are ways to enforce a sort of cultural Reinheitsgebot»

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«We’re going to hunt Frau Merkel; we will claim back our country and our people»

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«We got the message …. We will close the right flank with a clear edge and clear political positions …. We will close the right flank with a clear edge and clear political positions.» [Horst Seehofer]

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«Chancellor Merkel too feels the pull. She’s promising to win back disaffected voters “by taking on board” their concerns and fears. Interpret that however you wish»

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«to a targeted selection of people with qualifications, and mass rejections of most others»

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«In the area that used to be East Germany the party won 21.5 percent, and in Saxony, which borders on the Czech Republic and Poland, it got a whopping 27 percent»

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Ciascuna di tutte queste frasi costituisce un’eresia per l’ideologia liberal e socialista.

Se è un’enormità che si ammetta che AfD non sia movimento di protesta, vorremmo sottolineare alcuni passaggi.

«We’re going to hunt Frau Merkel»

“To hunt” significa andare a caccia per ammazzare. “Wolves hunt prey in packs”. Diciamo che non è espressione politicamente corretta.

«Frau Merkel»

I tedeschi tengono ai loro titoli come i pidiini al denaro. Frau Merkel è la Bundeskanzlerin, da che mondo è mondo. Chiamarla soltanto “Frau” Merkel equivale ad averla degradata sul campo.

«Chancellor Merkel»

Il tedesco è lingua dotta. Accanto al termine Bundeskanzler, termine maschile, unisce quello di Bundeskanzlerin, termine femminile, cui Frau Merkel tiene più della pupilla dei suoi occhi. Non ci risulterebbero termini coniati nella nuova neolingua per indicare cancellieri anfiboli. Nel politicamente corretto chiamare “chancellor” Frau Merkel è poco più che insultante. Forse non tutti dominano tedesco ed inglese.

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Ripetiamo solo per chiarezza.

«Ma il 24 settembre è passato …. Come successe in Italia il 25 aprile»

Nota.

– Il termine anfibolo non è un insulto. Esso indica un gruppo di minerali, miscele isomorfe di silicati di ferro, magnesio, calcio, talora anche d’alluminio e sodio, con acqua di costituzione. Sono miscele isomorfe.

– La penetrazione liberal è allucinante.

Sentite come un dizionario riporta come esempio di traduzione questa frase di Mr Barroso.

«Therefore, President Sarkozy, Chancellor Merkel, you should put your own house in order before telling President Barroso what to do.»

‘Quindi, caro Nicolas e cara e gentile Angela, la lettera, prima di farla a Barroso, fatela a voi stessi.’

Caro Nicholas e cara e gentile Angela un bel corno di niente, per non dir poi del resto…..


Handelsblatt. 2017-09-26. Five Signs of Germany’s Rightward Shift

Suddenly a lot of mainstream politicians are discovering the need to cover their “open right flank.”

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1 – The AfD enters the Bundestag as the third-strongest force

The Alternative for Germany isn’t just a right-wing protest movement headed for the German parliament; it’s also a brown-tinged magnet pulling other German political parties in its direction. Its leaders fear the German idyll of bratwurst and beer is being threatened by asylum seekers and Islam. To the AfD, strict immigration limits and draconian security are ways to enforce a sort of cultural Reinheitsgebot (“purity law”, in a term that usually applies to beer brewing). “We’re going to hunt Frau Merkel; we will claim back our country and our people,” said top candidate Alexander Gauland after his party emerged as the third-biggest in the new parliament. While politicians sought clarification of his language, Mr. Gauland insisted his party’s ideals were far more democratic than its rhetoric.

2 – Bavaria’s CSU discovers its open right “flank”

The response to the AfD’s success from the Christian Social Union, Ms. Merkel’s smaller Bavarian sister party, came quickly. “We got the message,” the irked party leader Horst Seehofer told reporters on Monday. “We will close the right flank with a clear edge and clear political positions.” Mr. Seehofer, who is also the Bavarian premier, had to come up with something after his party suffered its worst federal-election result since 1949. He has long been an outspoken advocate for a cap on refugees, so rivals wondered if closing a flank means aping the AfD. Mr. Seehofer also seemed to call into question the CSU’s relationship with the CDU, but a spokesman later clarified that the politician just wanted the parties to renew their vows.

3 – Angela Merkel’s Christian Democrats talk Leitkultur

If Ms. Merkel and her center-right Christian Democrats move to the right, does that make them right-centerish-right? The CDU lost more than 1 million voters to the AfD, even though it, too, had burnished its conservative rhetoric. Thomas de Maizière, Germany’s interior minister and a CDU member, in May uttered some populist sentiments of his own in Germany’s most populist newspaper, Bild: “Not everyone who stays in our country for a certain period of time becomes a part of our country.” Possibly a dog whistle for lederhosen, bratwurst and beer, the comment sparked a nationwide discussion on German Leitkultur, or a definitive core culture. Now facing the most splintered parliament in modern German history, Chancellor Merkel too feels the pull. She’s promising to win back disaffected voters “by taking on board” their concerns and fears. Interpret that however you wish.

4 – The Free Democrats turn Canadian

Middle-aged but still boyish, Christian Lindner, the leader of the pro-business Free Democrats, returned his party to the Bundestag after crashing out of it in the last election in 2013. He’s pushing tougher immigration rules for Germany but softens the sell by saying it would follow the Canadian model — and who doesn’t love Canadians? His idea comes down to a targeted selection of people with qualifications, and mass rejections of most others. He’s also talking a good conservative talk on the euro zone. Got a weak European economy? Mr. Lindner would prefer you leave the currency area.

5 – The Ossis go from far left to far right

You thought the AfD’s national vote share of 13 percent was a lot? In the area that used to be East Germany the party won 21.5 percent, and in Saxony, which borders on the Czech Republic and Poland, it got a whopping 27 percent. Among eastern German men, the AfD was even the strongest party overall. Those born in the formerly communist east, known as Ossis, used to express their disappointment with the economic gloom that followed reunification by voting for the The Left, which descends from the communist party that ruled East Germany. But The Left is nowadays part of some state governments, which seems to make it appear mainstream. So Ossis are defecting to the AfD to vent their frustration.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

G7. De profundis per l’Occidente. Atto di morte.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-29.

2017-09-29__Torino__001

A Torino è in corso il

G7 Labour and Employment Ministers’ Meeting

tra il comune disinteresse ed un assodante silenzio della stampa internazionale e domestica.

G7 di Venaria su industria, scienza e lavoro. Flop totale.

*

Eppure il G-7 avrebbe dovuto essere il Summit dei paesi occidentali più industrializzati, insomma, di quei paesi che ritengono di poter governare il mondo.

Il tema poi sarebbe anche stato di estrema attualità: il lavoro e l’occupazione.

Ma quanto conta il G-7?

Quanto contano gli stati del G-7?

Mr Trump si è fatto il G-1.

Mr Abe è dimissionario. Mrs May gestisce un governo di minoranza. Mr Macron ha conquistato al senato 22 seggi su 140: non certo definibili come maggioranza. Frau Merkel ha preso una mazzata sui denti che la resa edentula.

I sistemi economici dei paesi afferenti il G-7 rendono ragione di circa il 30% dell’economia mondiale, poco meno dell’ammontare di quelli dei Brics, per non parlare dei Brics Plus.

Ma il discorso è ben più ampio di quello meramente economico.

La vera perdente è l’attuale Weltanschauung occidentale, quella di derivazione liberal a socialista ideologica.

Questo G-7 è il suo atto di morte.

*

Eppure si era mossa persino la International Trade Union Confederation.

Aveva presentato anche un documento che sembrerebbe essere stato scritto ai primi dell’ottocento, prima per intenderci delle guerre per l’indipendenza italiana.

Titolo oltremodo ambizioso:

Framing the Future of Work with Just Transition Principles.

«The G7 Ministers of Labour and Employment are meeting in Turin on 29 and 30 September to address the Future of Work in the context of rising inequalities and gaps in job quality, coupled with major structural changes to our economies driven by digitalisation, demographic changes and migration»

*

«The discussion on the Future of Work should be firmly based on Just Transition principles by which special attention should be paid to regions and sectors that may be impacted by climate change, to ensure that workers are not paying the cost of adjustment to the Next Production Revolution and the digitalisation of our economies»

*

«Support social dialogue at firm-level through worker participation mechanisms to help anticipate changes and incrementally improve innovation»

*

«Enable the labour market participation of women and youth by formalising informal work with targeted active labour market policies, investing in quality child care, minimum wages and universal social protection and introducing measures on equal pay legislation and effective wage policies»

* * * * * * *

È un testo schizofrenico.

Parlano di concetti oramai deprivati dei loro contenuti.

Chiusi in una riunione che non interessa a nulla e nessuno parlano di problemi inesistenti e dei quali nessuno più si cura: sembrano un gruppetto di ricoverati in ospedale psichiatrico che si dichiarano vicendevolmente. “io sono Napoleone” ed “io sono Giulio Cesare“. In realtà sono solo ricoverati in manicomio.

Il fatto reale è semplice: il G7 non conta più nulla.

*

Ma questa stagione di deliri schizoidi mica che sia finita qui!

Reset G7, tensioni alla Street Parade

Duecento persone, un mix di ragazzetti e tante teste bianche, hanno inscenato a Torino durante la notte una manifestazione contro Dio solo sa che cosa.

Dire che siano patetici sarebbe un troppo grande complimento.

“Schiavi”?

Sì: sono schiavi dei loro deliri.


International Trade Union Confederation. 2017-09-26. Trade Union Statement to the G7 Labour and Employment Ministers’ Meeting – Turin, September 2017

Framing the Future of Work with Just Transition Principles

Trade Union Statement to the

G7 Labour and Employment Ministers’ Meeting

Turin, September 2017

*

 The G7 Ministers of Labour and Employment are meeting in Turin on 29 and 30 September to address the Future of Work in the context of rising inequalities and gaps in job quality, coupled with major structural changes to our economies driven by digitalisation, demographic changes and migration.

The discussion on the Future of Work should be firmly based on Just Transition principles by which special attention should be paid to regions and sectors that may be impacted by climate change, to ensure that workers are not paying the cost of adjustment to the Next Production Revolution and the digitalisation of our economies. G7 Ministers are urged to identify principles and concrete actions to secure an equitable distribution of the gains from globalised and digitalised economies.

Ministers should:

  • Endorse Just Transition principles for workers by committing to strengthening the role of labour market institutions, including collective bargaining;

  • Commit to tripartite social dialogue frameworks at national and sector level on the impact of automation and digitalisation and the design, development and introduction of digital and green technologies;

  • Support social dialogue at firm-level through worker participation mechanisms to help anticipate changes and incrementally improve innovation;

  • Ensure fundamental labour rights – including freedom of association and the right to bargain collectively – decent wages and social protection across the digital economy, and specifically in the platform economy, in the face of rising forms of non-standard jobs, self-employed workers or the use of civil contracts. Employers, including platform providers, should be held responsible for the wage and working conditions of their employeesiii;

  • Stimulate job creation, public and private investment in the green and care economies, ICT and STEM related sectors and high-speed broadband coverage;

  • Enable the labour market participation of women and youth by formalising informal work with targeted active labour market policies, investing in quality child care, minimum wages and universal social protection and introducing measures on equal pay legislation and effective wage policies;

….»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Wolfgang Schäuble. Presto molti lo rimpiangeranno.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-29.

Schäuble Wolfang 001

Wolfgang Schäuble dovrebbe essere nominato Presidente del Bundestag.

Resterà così libera la carica di Ministro delle Finanze in Germania, ed un altro personaggio siederà nei posti che competono a tale carica nelle istituzioni europee.

L’avvicendamento alle cariche pubbliche è caratteristica di ogni sistema realmente democratico: diamo atto da Herr Schäuble di aver rinunciato a legittime ambizioni di carriera politica, così come diamo atto ai suoi colleghi di partito di averlo proposto per una carica altrettanto presigiosa.

«Wolfgang Schäuble (born 18 September 1942) is a German politician of the Christian Democratic Union (CDU) who has served as Germany’s Federal Minister of Finance in the second and third Merkel cabinets since 2009.

From 1984 to 1991 he was a member of Helmut Kohl’s cabinet, first as Federal Minister for Special Affairs and Chief of the Chancellery and then as Federal Minister of the Interior. Between 1991 and 2000, he was chairman of the CDU/CSU group in the parliament, and from 1998 to 2000 also CDU party chairman. He served again as Federal Minister of the Interior in the First Merkel cabinet from 2005 to 2009.

On 27 September 2017 the CDU/CSU-group in the Bundestag announced that it would nominate Schäuble as President of the Bundestag.

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Schäuble was born in Freiburg im Breisgau, as the son of a tax finance advisor. He is the middle brother of three. After completing his Abitur in 1961, Schäuble studied law and economics at the University of Freiburg and the University of Hamburg, which he completed in 1966 and 1970 by passing the First and Second State Examinations respectively, becoming a fully qualified lawyer.

In 1971 Schäuble obtained his doctorate in law, with a dissertation called “The public accountant’s professional legal situation within accountancy firms”.

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Schäuble entered the tax administration of the state of Baden-Württemberg, eventually becoming a senior administration officer in the Freiburg tax office. Subsequently he became a practising registered lawyer at the district court of Offenburg, from 1978 to 1984.» [Fonte]

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Come regolarmente succede a tutti i ministri delle finanze, Herr Wolfgang Schäuble è personalità controversa, sia in patria, sia in Europa.

Per taluni è stato un ministro troppo accomodante, troppo permissivo. Per talaltri invece è stato un ministro troppo rigido, legato a schemi e teorie economiche da loro ritenuti essere superate.

Se tutti sono concordi nel ritenerlo persona abile e preparata, nonché onesta, molti, troppi a nostro sommesso parere, invece lo demonizzano come causa efficiente di tutti i loro guai attuali e di quelli futuri incombenti.

Scambiano la durezza dell’attuale situazione politica ed economica con la figura del Ministro delle Finanze.

Taluni si stanno facendo, e si cullano in illusioni aberranti.

«His successor may not be as ornery, but southern Europeans — and above all Greeks — shouldn’t expect any better treatment»

*

«Schaeuble’s protestant philosophy of political service is important for the understanding of his tenure as finance minister»

*

«Of course, it took personal conviction to steer his unwavering course of austerity, balanced budgets and respect for rules»

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«This is not the end of the Schaeuble era in politics»

*

«That Merkel is willing to move Schaeuble out of the finance minister’s job shows the seriousness of her intention to build a stable coalition with the FDP and the Greens»

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«Unfortunately for Greece and other southern European nations seeking financial help, the party’s potential candidates are likely to be as tight-fisted as Schaeuble.»

*

«The FDP is not ordoliberal — it’s unabashedly neoliberal. It is firmly opposed to fiscal stimulus, debt write-offs, transfers of German money to neighboring countries, and budget deficits, and its opposition has less to do with continuity than Schaeuble’s was: It’s a matter of principle.»

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Concludendo, se a nostro avviso Herr Schäuble sembrerebbe essere stato fin troppo accomodante, il suo successore potrebbe essere fin troppo rigido. Sempre che, dato ma non concesso, Frau Merkel riesca a formare un governo.

Se Bloomberg vede male la Grecia, sono in molti a vedere ben peggio l’Italia.


Bloomberg. 2017-09-28. Why Germany’s Shakeup Won’t Help Greece

Finance Minister Wolfgang Schaeuble is on the way out. His replacement could prove even tougher.

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Those cheering the looming departure of Wolfgang Schaeuble from the German Ministry of Finance should hold the champagne. His successor may not be as ornery, but southern Europeans — and above all Greeks — shouldn’t expect any better treatment. 

Schaeuble has held a wide range of positions since he was first elected to the German parliament in 1972; he’s been interior minister, chief of staff to the chancellor and the leader of the Christian Democratic Union, the party now headed by Chancellor Angela Merkel; he nearly became president at one point and chancellor at another. Only one of his post-World War II predecessors at the Ministry of Finance has served longer than his eight years, and not by much. But Schaeuble has always served his party in whatever position it could offer, and he’ll still be a formidable figure as speaker of the parliament, formally the second most senior office-holder in Germany after the president, just ahead of the chancellor. 

Schaeuble’s protestant philosophy of political service is important for the understanding of his tenure as finance minister. Of course, it took personal conviction to steer his unwavering course of austerity, balanced budgets and respect for rules. Schaeuble was trained at the University of Freiburg, where ordoliberalism was developed in the 1930s through 1950s. This theory married a liberal, pro-market approach with a strong state, whose role is to maintain a high level of social security. Ordoliberalism has faded somewhat since the 1970s, but it still influences much of German economic thinking, and Schaeuble was close to its origins in his formative years. As finance minister late in his life, he tended to lean toward the “ordo” part. He once confessed to his brother: “The older I get and the more I see as finance minister, the more skeptical I get about capitalism.”

By and large, though, Schaeuble merely upheld his party’s long-standing political line, which was obvious long before he took up the finance minister’s job — as the economic foundations of the European Union and the euro area were being discussed. Markus Brunnermeier, Harold James and Jean-Pierre Landau described the “Rhine divide” between expansionist, pro-stimulus France and rules-loving Germany in their recent book, “The Euro and the Battle of Ideas.” More of a constitutional lawyer than an economist (although trained in economics, too), Schaeuble maintained continuity as best he could. His single-minded discipline has been his biggest asset to Merkel, whom he has served loyally though she had outmaneuvered him politically after Helmut Kohl was forced to give up party leadership in 1998.

This is not the end of the Schaeuble era in politics. This year, the parliament even changed the rules so he could open its first session after the election as the longest-serving member. Before, the oldest legislator got the honor, but in 2017, it would have been an Alternative for Germany (AfD) member — and the German establishment couldn’t allow it. It played the king of clubs: Schaeuble. Now that parliament includes an unruly group of nationalists elected from the AfD party and a Social Democratic faction that is determined to oppose Merkel, Schaeuble is in a better position to help the chancellor and the CDU. Keeping the debate in hand is suddenly important, and Schaeuble is a rock of fortitude, exuding a “natural authority,” as liberal Free Democratic Party leader Christian Lindner noted in a tweet supporting Schaeuble’s move.

That Merkel is willing to move Schaeuble out of the finance minister’s job shows the seriousness of her intention to build a stable coalition with the FDP and the Greens. But the finance ministry will likely go to the FDP, which won more votes in the election than the Greens, and made clear its ambition to secure the finance post even before the election campaign was over. Unfortunately for Greece and other southern European nations seeking financial help, the party’s potential candidates are likely to be as tight-fisted as Schaeuble. The FDP is not ordoliberal — it’s unabashedly neoliberal. It is firmly opposed to fiscal stimulus, debt write-offs, transfers of German money to neighboring countries, and budget deficits, and its opposition has less to do with continuity than Schaeuble’s was: It’s a matter of principle.

Schaeuble could be expected to look for compromise within the established rules. Setting up the European Stability Mechanism, for example, was such a compromise, allowing the transfer of financial reputation to the distressed economies without the straight transfer of taxpayer cash. The FDP dislikes the ESM, mistrusts it as a dishonest trick. Its leaders’ belief in capitalism is stronger than Schaeuble’s; their belief in solidarity is weaker. The FDP wants to go after EU countries that don’t stick to their fiscal commitments; Schaeuble was willing to give them a pass. Eurogroup partners knew Schaeuble was hard to please, but they got used to his acerbic style and figured out how to work with him. That may be more difficult with an FDP minister, who, at least initially, is likely to be more of a zealot than a tradition-keeper in the Schaeuble vein. It’s likely that southern Europeans will be nostalgic for Schaeuble soon enough.

Pubblicato in: Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Polonia. Sta nascendo un nuovo polo finanziario europeo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-28.

Varsavia 001

Mentre Frau Merkel tenta di catechizzare i suoi concittadini ed il mondo per convertirli al nuovo credo alteramente senziente, pensante ed operante, la Polonia le sta scippando sotto il naso le sede operative europee delle maggiori banche mondiali.

Tutto era nato negli scorsi anni e si era concretizzato a fine giugno.

A quell’epoca già iniziavano a circolare le proiezioni elettorali per pochi intimi, quelle reali.

Germania. Analisi del voto federale. 1. Classi di età.

Germania. Analisi del voto federale.2. Altre caratteristiche. Est – Ovest.

Germania. Analisi del voto federale. 3. I voti nei Länder.

Germania. Heimat risorta, viva e vegeta. Il perché di una vittoria.

Europa. La devoluzione del socialismo ideologico. – Spiegel

Tutti i grandi investitori erano, e sono, consci che le elezioni tedesche avrebbero mutato gli equilibri politici in Europa.

Ma nel contempo tutti i grandi investitori hanno da lunga pezza ben presente la situazione tedesca, come si prospetta nel medio – lungo termine.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. 13 milioni di poveri e 330,000 famiglie con la luce tagliata.

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

Germania. Sassonia. La realtà travolge i tedeschi. Ed è solo l’inizio.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

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Se questi problemi fossero chiari, tutto quello che sta succedendo sarebbe di una evidente semplicità. La Polonia diventa immediatamente appetibile a discapito della Germania.

La conseguenza di tutto quanto sopra riportato è sequenziale: i grandi investitori si domandano se valga ancora la pena fare investimenti strategici in Germania. E la risposta è no.

Certamente resta ancora possibile fare qualche affaruccio, ma investimenti strategici sicuramente no.

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Trump visiterà la Polonia il sei luglio.

Mr Trump non era andato in Polonia per parlare di giardinaggio.

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Radio Poland aveva dato un primo timido annuncio il 23 gennaio c.a.:

«Three Polish cities: Warsaw, Kraków and Wrocław are being considered for opening a new office of financial company JP Morgan Chase, the Puls Biznesu daily reported.

Kraków’s city hall confirmed that its representatives held a meeting with JP Morgan officials.

According to the daily, Poland is not the only country considered by JP Morgan, and a number of European cities are competing to lure the company, whose investment could create 2,500 new jobs.

Puls Biznesu added that investment banker, Goldman Sachs, will also probably relocate its back-office from London’s city to Warsaw following Brexit.

Mateusz Morawiecki, Poland’s Finance and Development Minister has said that due to the UK leaving the EU, the Polish services sector might see 20,000 new jobs created between 2016 and the end of 2017.»

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Reuters aveva ripreso la notizia il 26 di aprile:

«U.S. bank JPMorgan Chase (JPM.N) is zooming in on Warsaw as a destination for its new back office operations center which could eventually employ several thousand people supporting the bank’s European and Asian business, sources said.

As Britain prepares to leave the European Union, and banks and other financial firms look to shift jobs from London’s financial center, Poland has set its sights on mid-tier work where salaries may not be astronomical but jobs are numerous.

A delegation from JPMorgan visited Warsaw last month, the sources said, to look for real estate that could house the new center, which could become of the largest of its kind in Poland.

“The focus is definitely Warsaw,” said one source familiar with the matter, speaking anonymously as discussions are not public.

JPMorgan has also visited Poland’s western city of Wroclaw and Hungary’s capital Budapest as possible contenders»

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Careers in Poland aveva dato ulteriore conferma l’11 maggio, ricordando come in Polonia si fossero già rtasferite importanti attività di Goldman Sachs, Credit Suisse ed UBS:

«Warsaw is about to become home of another eminent operations centre – this time for USA’s investment bank, JPMorgan Chase. Although the information has yet to be confirmed, Poland is a firm contender in the race to secure the position of JPMorgan’s next location. The bank is said to be looking for new office sites as a result of Brexit. This would make JPMorgan Chase another institution planning to shift away from London’s City after Britain’s ‘leave’ vote last year.

The back office centre that JPMorgan is looking to open would deal with bank’s businesses in Europe and Asia. Poland is certainly capable of providing enough workforce and has experience in attracting foreign employees as well. Although no clear declarations have been made, the financial centre may several thousand people – according to some sources about 2,500 employees, although initially it would hire less than a hundred people.»

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Di questi giorni la conferma data da Reuter.

«Poland’s government expects JPMorgan Chase & Co. to open an operational center in Warsaw, swelling the ranks of banks attracted by Poland’s lower costs amid competition by European cities for jobs set to move away from London»

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«The deal is done»

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«UBS Group AG has set up a global hub in Krakow »

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«Goldman Sachs, which is planning to halve its London staff to 3,000 workers, will expand in Warsaw to “several hundred” people over the next three year »

*

«Brexit could bring as many as 30,000 business service-sector jobs to Poland»

*

«Business outsourcing centers opened by foreign corporates have added 198,000 jobs in Poland, including 32,000 in the 12 months to March, with many of them in the financial industry, according to the Association of Business Service Leaders in Poland»

*

«That compares with 275,000 people employed in the traditional financial sector as of the first quarter, according to the Central Statistical Office»

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Nel 2000 la Polonia aveva un pil di 171.276 miliardi Usd, che nel 2016 è cresciuto a 467.591. Il Q1 ed il Q2 di questo anno hanno segnato un +4.2% ed un +4.4%, rispettivamente.

Nel 2000 il pil procapite era 4,476 Usd che nel 2016 è arrivato a 12,314 Usd.


Bloomberg. 2017-09-24. JPMorgan to Hire ‘Thousands’ for Operations Hub in Poland

– Deputy Prime Minister Morawiecki says sealed deal with lender

– Pekao starts hiring Polish bankers from U.K. amid Brexit risks

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Poland’s government expects JPMorgan Chase & Co. to open an operational center in Warsaw, swelling the ranks of banks attracted by Poland’s lower costs amid competition by European cities for jobs set to move away from London.

The U.S. bank, which is poised to hire “several thousand people,” according to Polish Deputy Prime Minister Mateusz Morawiecki, adds to list of foreign lenders that have been relocating some mid- and back-office positions to the formerly communist European Union member.

“The world’s largest bank will have a headquarters here and will hire several thousand people in management, risk management and logistics, which is good as these are well paid jobs,” Morawiecki told public radio Trojka on Friday. “The deal is done.”

UBS Group AG has set up a global hub in Krakow, while Goldman Sachs, which is planning to halve its London staff to 3,000 workers, will expand in Warsaw to “several hundred” people over the next three years, Handelsblatt has reported. Morawiecki said this year that Brexit could bring as many as 30,000 business service-sector jobs to Poland.

Jennifer Zuccarelli, a spokeswoman at JPMorgan in London, declined to comment. A spokeswoman said in January that the bank was “always reviewing our options to improve our real estate strategy for back-office functions” and that the process had “nothing to do with” Brexit.

Outsourcing Centers

Business outsourcing centers opened by foreign corporates have added 198,000 jobs in Poland, including 32,000 in the 12 months to March, with many of them in the financial industry, according to the Association of Business Service Leaders in Poland. That compares with 275,000 people employed in the traditional financial sector as of the first quarter, according to the Central Statistical Office.

New positions in the banking industry in Warsaw offer salaries from $1,400 to $5,050 per month, according to ABSL. That compares with the average annual salary of about $62,000 in financial services in the U.K., according to job recruitment agency Reed.

Separately, Poland’s second biggest lender Pekao SA announced a prominent hire from among the group of Poles who had been building their careers in London’s financial center, flagging the move as a symbol of Warsaw’s growing allure for financial professionals amid Brexit risks.

The lender took on Roksana Ciurysek-Gedir, who has headed a team at Credit Suisse’s wealth management unit, as deputy chief executive officer. Pekao’s acting CEO Michal Krupinski, himself a former investment banker in Merrill Lynch, expects more hires from London in the coming weeks.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Herr Schulz. Due frasi da mettere in cornice.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-28.

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Herr Martin Schulz ha pronunciato due frasi che la contano davvero lunga sulla sua mentalità e filosofia politica e di vita.

«il partito socialdemocratico di Martin Schulz che, dopo la pesante sconfitta subita alle elezioni, ha annunciato che “andrà all’opposizione” per “difendere il Paese dall’estrema destra”» [Fonte]

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La prima frase è un semplice enunciato

«andrà all’opposizione»

e come tale non ammette molte considerazioni.

Una sola sarebbe quasi di obbligo. Un partito politico si presenta alle elezioni per cercare di ottenere una compartecipazione al governo della cosa pubblica: in caso contrario perde la finalità ultima per la quale ha chiesto il voto agli elettori. Sicuramente questo ragionamento deve essere modulato sulla scorta della situazione attuale: alle volte passare un periodo di tempo all’opposizione permette di riorganizzarsi oppure di non esporsi troppo su scelte difficili. L’opposizione ha sempre una libertà d’azione e di parola molto maggiore di quanti siano responsabili del governo della nazione. Pur tuttavia, la vocazione all’opposizione apparirebbe essere cosa ben stravagante.

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«difendere il Paese dall’estrema destra»

è la frase che specifica l’intrinseca motivazione della prima, di cui fa parte integrante.

Compendia in poche parole gran parte della Weltanschauung socialdemocratica.

In primo luogo, Herr Schulz si sente il “difensore del paese” senza peraltro che alcuno lo abbia nominato tale. Almeno, non risulterebbe proprio che l’Spd sia stata nominata ombudsman di chicchessia. Si potrebbe anche dire che i tedeschi sanno benissimo difendersi da soli. Del “paese“, poi, apparirebbe essere un’ambizione del tutto fuori luogo. L’Spd faccia gli interessi dei propri elettori, che gli altri partiti cureranno quelli dei propri. Per non dire infine che il compito di “difendere” il paese dovrebbe spettare al Bundestag nella sua globalità: se no, che ci starebbe a fare? Per non parlare del Governo.

In secondo luogo, “estrema destra“. Le formazioni politiche sono ammesse a presentare le liste da sottoporre agli Elettori da parte di un Tribunale, che vaglia persone e programmi. Affermare che in Parlamento siano arrivate persone e partiti pericolosi sembrerebbe essere frase ben pesante, quanto immotivata. Offensiva per la Magistratura.

In terzo luogo, si analizzi la struttura logica della frase. Herr Schulz e l’Spd trarrebbero motivo di esistenza dal fatto che si sarebbero erti a “difensori” del Paese da parte di forze oscure e malvagie. Questa però non solo è una loro illazione, ma anche affermazione oltremodo pericolosa.

Primum, evidenzia la definizione negativa che loro danno di sé stessi: non si sono fatti eleggere per fare qualcosa, bensì per impedire a qualcosa di altro di esprimersi. In parole povere, non sanno minimamente cosa fare, non hanno proprio nessuna idea in testa.

Deinde, data la soggettività con la quale si percepisce la pericolosità di qualcuno o qualcosa, sorge fierissimo il sospetto che se non ci fosse qualcosa o qualcuno di “pericoloso“, lo si potrebbe, lo si dovrebbe, benissimo inventare di sana pianta. In fondo, a ben pensarci, la frase “siamo qui per difendervi da fascisti” non implica minimamente che i fascisti esistano né, tanto meno, che ce ne siano ancora in giro.

Avere un nemico immaginario è molto meglio che averne uno vero, in carne ed ossa e, magari, anche armato e con il carattere scorbutico.

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Benediciamo il Cielo che ci ha donato Herr Martin Schulz.

«Sono in molti a ringraziare l’Onnipotente di aver donato alla Germania Herr Martin Schulz, l’unica persona al mondo in grado di distruggere così compiutamente il partito socialdemocratico tedesco.

Se al posto di Herr Schulz ci fosse stato un Richelieu, un von Bismarck, oppure un Lenin, l’Europa sarebbe tutta riunita e compatta sotto un regime socialista de iure e de facto

Lasciamolo sull’Aventino a sorvegliare gli spaventapasseri e procediamo oltre: noi abbiamo ben presente cosa fare di costruttivo nella vita.


Nota.

Quanti abbiano qualche minimo rudimento di logica discorsiva formale avranno capito al volo come il cuore del problema sia la presenza di un postulato implicito secondo la dimostrazione datane da Kurt Gödel nell’ambito dei teoremi di incompletezza.

Similmente, chiunque abbia una sia pur elementare infarinatura di filosofia politica avrà immediatamente riconosciuto come il postulato implicito del pensiero di Herr Martin Schulz sia quello tipico del materialismo dialettico e, quindi, di quello storico, che in ultima analisi si basano sull’assioma del nemico.

Esiste ed è immanente un nemico talmente potente e mortale, talmente feroce e bestiale, che qualsiasi cosa sia fatta per difendersene sarà sempre ben poca cosa rispetto a quello che tale essere avrebbe potuto fare.

Quindi, per evitare una tirannide supposta ancorché indimostrata ed indimostrabile, si dovrebbe accettare la tirannide in atto, quasi fosse il male minore. Più che accettarla, benedirla: i tiranni attuali ritengono essere dei benefattori.

Che poi il nemico esista o non esita è elemento del tutto trascurabile: la tirannide si riterrebbe essere stata eticamente e moralmente giustificata.

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Analisi del voto federale. 3. I voti nei Länder.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-28.

Merkel. Rifugiati 001

Qui si trovano i due precedenti articoli:

Germania. Analisi del voto federale. 1. Classi di età.

Germania. Analisi del voto federale.2. Altre caratteristiche. Est – Ovest.

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Nelle elezioni politiche tedesche gli elettori dispongono di due voti distinti:

Erststimmen: con questa scheda si votano i candidati in un collegio uninominale.

Zweitstimmen: con questa scheda si vota in un sistema proporzionale corretto su base federale.

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A spoglio concluso, un’apposita commissione esegue un compenso su base proporzionale.

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Le percentuali di voti presi da una formazione politica con l’Erststimmen e con lo Zweitstimmen possono differire anche significativamente.

La prima modalità di voto è fortemente condizionata dalla personalità del candidato.

La seconda modalità di voto esprime sostanzialmente un giudizio sul partito.

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In linea generale, i candidati dei partiti tradizionali, Union (Cdu e Csu) ed Spd, hanno retto bene la prova, assicurandosi percentuali di voto di qualche punto sopra quelle conseguite nello Zweitstimmen. L’opposto per molti altri partiti. L’Spd perde quattro punti percentuali in questo confronto, mentre Fdp ne guadagna 3.7: sono differenze davvero molto severe.

Le percentuali di voto Zweitstimmen per AfD sono decisamente molto elevate.

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La composizione del voto per i singoli Länder è di grande interesse, perché questi nominano i senatori nel Bundesrat.

Gli unici a gongolare di questi risultati sono Mr Trump, Mr Putin  e Mr Xi.

Solo Frau Merkel ed Herr Schulz sarebbero stati in grado di ottenere un simile macello, spaccando di fatto in due la Germania, resa per di più ingovernabile.

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Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Trump. Dazi del 220% sugli aerei Bombardier.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-27.

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Chi si fosse illuso che la affermazione “America First” fosse uno slogan sarà rimasto amaramente deluso.

Non lo è per niente, ed alle parole seguono i fatti.

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Cercheremo di spiegarci nel più puro, ricercato, cauto e liberal linguaggio politicamente corretto: leggete quindi tra le righe quanto non si potrebbe dire a chiara voce.

Gli stati europei hanno fatto dell’industria aeronautica uno dei più orrendi carrozzoni politici della storia umana, ove la norma è incompetenza e corruzione. Personale liberal e socialista, quote rose ovunque perché “femmina è bello!”, cimitero di costosissimi elefanti dismessi dai ranghi politici, cessi ripartiti per tutte le possibili tipologie, vere o presunte, di sesso degenerato ma pur sempre oltremodo costoso.

I risultati sono prodotti di qualità inferiore a quella offerta dal mercato, e questo sarebbe il meno.

Questa industria aeronautica sopravvive di sovvenzioni dell’Unione Europea e dei vari stati, e ciò nonostante è in triboli perpetui.

Ha quasi cessato di essere un insieme di aziende produttive: sono solo aziende tenute in piedi per mantenere clientes, personale, amici, amanti e grandi elettori. È un immenso voivodato liberal e socialista.

Le partecipate italiane, quelle dei tempi dei centro-sinistra organici, sarebbero gigli in odore si santità a confronto e l’industria aeronautica europea sta avviandosi a grandi passi ad eguagliare la gestione fatta dal partito democratico italiano nelle banche. I pirati della Malesia erano galantuomini.

Viste dall’esterno, assomigliano in tutto e per tutto ad associazioni per delinquere di stampo mafioso.

*

Ci si rende perfettamente conto di quanto questo linguaggio politicamente corretto possa essere criptico, ma confidiamo sull’intelletto dei signori Lettori.

Ci scusiamo di aver parlato in così forbiti termini politicamente corretti, ma nel contempo abbiamo la quasi certezza che qualcuno troverà pur sempre qualcosa da ridire: nel caso lo seppelliremo sotto i faldoni dei bilanci, che tanto hanno incrementato l’industria degli inchiostri rossi.

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«Bombardier received an unfair subsidy in the form of £135m investment pledge by the UK Government and Northern Ireland’s power sharing administration»

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«The firm also received $1bn from the Quebec government in 2015»

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«Bombardier received unfair state subsidies from the UK and Canada, allowing the sale of airliners at below cost price in America.»

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«Bombardier vowed to fight the ruling which it described as “absurd”. The company is due to start delivery of up to 125 new jets to Delta Airlines next year as part of a $5.6bn (£4.2bn) deal signed in 2016.»

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«this allowed Bombardier to supply aircraft at in implausibly low price of around £19m, making it impossible for Boeing to compete. Those aircraft will now cost around £61m once the interim tariff is applied»

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«L’amministrazione Trump ha deciso di imporre dazi antidumping del 220% sugli apparecchi CSeries della canadese Bombardier»

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È finita un’era: cerchiamo di rendercene conto.



Sole 24 Ore. 2017-09-27. Trump impone dazi del 220% sugli aerei Bombardier. May: «delusa»

L’amministrazione Trump ha deciso di imporre dazi antidumping del 220% sugli apparecchi CSeries della canadese Bombardier. La decisione è arrivata dal Dipartimento del Commercio dopo le proteste di Boeing per presunte sovvenzioni sleali che avrebbero avvantaggiato il costruttore canadese. Secondo il colosso dell’aeronautica statunitense, un ordine di 75 CSeries da parte di Delta Air Lines (del valore di cinque miliardi di dollari) sarebbe stato “viziato” da pratiche scorrette da parte di Bombardier, esattamente come accaduto negli anni Novanta con l’europea Airbus.

La decisione del Dipartimento del Commercio contro Bombardier diventerà effettiva solo se la International Trade Commission statunitense darà ragione a Boeing in una decisione finale attesa per l’anno prossimo.

Intanto il primo ministro inglese Theresa May si è detta «amaramente delusa» per la decisione del governo americano di imporre dazi antidumping del 220% sui prodotti della canadese Bombardier, che impiega migliaia di dipendenti in Irlanda del Nord. «Sono amaramente delusa per la decisione su Bombardier», ha twittato May. «Il governo continuerà a lavorare con il gruppo per salvaguardare i posti di lavoro in Irlanda del Nord», ha aggiunto.

La CSeries è una famiglia di aeroplani di linea a fusoliera stretta (narrow-body) composta da due modelli: CS100 e CS300, in fase di test e prima produzione da parte di Bombardier Aerospace. Il progetto fu annunciato nel 2004, mentre la progettazione e lo sviluppo sono cominciate nel 2008. Il CS110 ha una capienza 100-125 posti e il CS130 di 120-145 posti, a seconda delle configurazioni. I nuovi CSeries montano nuovi motori ecologici costruiti con materiali compositi.

Il progetto CSeries ha costretto Airbus, nel dicembre 2010, a rivisitare i suoi A320 proponendo la versione ri-motorizzata A320neo, per il rischio di perdere quote di mercato nel campo dei velivoli narrow-body della categoria sotto ai 150 posti. La risposta di Airbus al progetto CSeries, ha a sua volta costretto anche Boeing, nell’agosto 2011, ad offrire una versione ri-motorizzata della sua gamma di aerei a fusoliera stretta, proponendo il Boeing 737 MAX.


Independent. 2017-09-27. US Bombardier ruling: Theresa May ‘bitterly disappointed’ at Trump administration tariff decision

Bombardier employs around 4,200 people in Belfast and thousands more jobs in Northern Ireland are supported through the manufacturer’s supply chain.

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Prime Minister Theresa May is “bitterly disappointed” by a US Department of Commerce decision to impose a tariff of nearly 220 per cent on a new model of passenger jet manufactured by Bombardier, one of Northern Ireland’s biggest employers, Downing Street said. 

The comment came after Ms May was accused of being “asleep at the wheel” as unions warned that thousands of jobs could be put at risk by the US move.

Canadian multinational Bombardier employs around 4,200 people in Belfast and thousands more jobs in Northern Ireland are supported through the manufacturer’s supply chain, according to trade unionists.

Ms May had lobbied US President Donald Trump over the dispute, which was sparked by complaints from rival Boeing that Bombardier received unfair state subsidies from the UK and Canada, allowing the sale of airliners at below cost price in America.

Bombardier vowed to fight the ruling which it described as “absurd”. The company is due to start delivery of up to 125 new jets to Delta Airlines next year as part of a $5.6bn (£4.2bn) deal signed in 2016.

Union leaders slammed the prime minister for failing to do more to lobby for British workers.

GMB national officer, Ross Murdoch described the decision as a “hammer blow to Belfast” and accused Ms May of being “asleep at the wheel when she could and should have been fighting to protect these workers”.

Jimmy Kelly, Unite regional secretary, said: “The decision taken by the US department of commerce was not unexpected – unfortunately it is unlikely to be overturned by president Trump whose protectionist tendencies are well-known.

“The threat of punitive tariffs on the C-Series will cast a shadow over Bombardier’s future unless the company can source alternative and substantial sales outside the US market.”

It is understood the Prime Minister raised the issue in a telephone call with US President Donald Trump earlier this month following presure from Democratic Unionist Party leader Arlene Foster, whose 10 MPs are propping up Ms May’s minority government.

Mrs Foster said: “This is a very disappointing determination, but it is not the end of the process and there are further steps that will follow.

“The C-Series is a hugely innovative aircraft that is vital to Bombardier’s operations in Belfast. It is this innovation that sets the C-Series apart and it is not in direct competition with Boeing.”

Bombardier’s deal to supply billions of pounds worth of jets is in jeopardy after the US Commerce Department ruled that Bombardier received an unfair subsidy in the form of £135m investment pledge by the UK Government and Northern Ireland’s power sharing administration. The firm also received $1bn from the Quebec government in 2015.

US authorities say this allowed Bombardier to supply aircraft at in implausibly low price of around £19m, making it impossible for Boeing to compete. Those aircraft will now cost around £61m once the interim tariff is applied.

US secretary of commerce Wilbur Ross said on Wednesday: “The US values its relationships with Canada, but even our closest allies must play by the rules.

“The subsidisation of goods by foreign governments is something that the Trump Administration takes very seriously, and we will continue to evaluate and verify the accuracy of this preliminary determination.”