Pubblicato in: Persona Umana, Psichiatria, Senza categoria

Nantes. Inchiappetta una vacca e la polizia lo arresta.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-21.

Animali_che_Ridono__006_Muli

Ma dove mai si andrà a finire di questo passo?

Se è vero che questo povero 42enne si era inchiappettato una giovine vacca e non un baldo giovenco questo è successo solo per la perversa malizia del contadino che teneva segregate le bestie nella stalla.

Arrestare questo bravo uomo per mancanza sì lieve è chiara violazione dei diritti umani ed anche dei diritti bovini.

Che poi la polizia sia intervenuta in pochi minuti è evidente segno dello stato poliziesco in cui versa la Francia.

Già: i contadini francesi tengono imprigionati i bovini. E lo fanno solo per soddisfare la loro sete inestinguibile di guadagno, quasi non sapessero che la proprietà privata è un furto.

Ne sfruttano latticini e carni a sfregio dei vegani, ed intanto sottraggono carnina buona alle bramose voglie degli zoofili.

Nei paesi ove la società civile ha trionfato, la zooerastia è portata a titolo di merito di una società socialmente avanzata: è la conquista di un inalienabile diritto umano.

In Germania, ove alla fine l’incesto è stato depenalizzato, la ong Zeta-Verein ha pubblicato la mappa dei paesi che si sono liberati dai tabù clericalfascisti per rendere più facile  ai progressisti l’andare in ferie in posti ove i lori diritti siano rispettati.

Ebbene sì: si arriva anche a cercare di lucrare sulle legittime aspettati degli zoofili.

La Danimarca è la capitale del turismo sessuale zoofilo?

Capite l’entità dell’obbrobrio?

Se è vero che non si nega questo fondamentale diritto umano ad accoppiarsi con animali, è altrettanto vero che lo si nega e conculca nel momento stesso in cui si esige un sordido pagamento per le prestazioni.

*

Poi ci sono le forze della razione razzista, xenofoba, codina ed omofoba. Oscurantismo conservatore mai sufficientemente esecrato.

«La pratica della zoofilia dev’essere proibita in tutta l’Unione europea: è inaccettabile che in alcuni Paesi membri non sia ancora vietata per legge. E’ l’appello che arriva oggi dall’Europarlamento, dove sono state presentate una serie di petizioni che chiedono la fine di pratiche crudeli contro gli animali, compresi i rapporti sessuali e la vivisezione.

”In alcuni Stati membri, come la Germania, ci sono norme che sanzionano la zoofilia, mentre in Italia non esistono leggi di questo tipo o in altri Paesi, come in Danimarca, ci sono luoghi dove a pagamento si può fare sesso con gli animali”, ha denunciato l’eurodeputata del Gruppo dei conservatori e riformisti (Ecr) Cristiana Muscardini, che ha presentato una petizione a nome dell’Unione antivivisezionista italiana (Uai). La parlamentare ha chiesto agli eurodeputati di ”esprimersi in maniera forte per impedire i rapporti sessuali tra essere umani e animali”.» [Fonte]

Nessuna società può dirsi civile se abbia istituito dei corsi scolastici di zoofilia e di zooerastia.

Nota.

Qualora contraeste rapporto sessuali con un elefante, sarebbe suggeribile non farlo innamorare, che se gli saltasse in mente l’idea di possedervi, beh; ci arrivate da soli.


Il Messaggero. 2017-10-21. Sorpreso ad abusare sessualmente di una mucca: arrestato 42enne

Un uomo è stato arrestato la notte tra martedì e mercoledì per aggressione sessuale ad una mucca. È successo in una fattoria nel comune di La Chapelle-sur-Erdre (a nord di Nantes) e il protagonista della sordida vicenda è stato sorpreso da un agricoltore, poco dopo la mezzanotte, mentre stava consumando un rapporto con una giovenca di soli tre mesi.
West-France, che ha riportato l’episodio, ha raccontato che davanti a quella scena l’agricoltore ha immediatamente allertato la polizia. Intervenuta in una manciata di minuti, la gendarmeria ha posto in arresto il perverso zoofilo 42enne che sarà giudicato per abusi sessuali su animali e risponderà dell’accusa davanti alla Corte Penale di Nantes il prossimo 20 febbraio.

Annunci
Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

‘Merkel could be elected global chancellor’. Merkel cancelliera del mondo. – Deutsche Welle

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-22.

Merkel 998

La tecnica era stata teorizzata dal grande Suslov nei suoi memorabili corsi teorici ed applicativi della disinformacija, la disinformazione.

Quando si vuol dire qualcosa di falso dandogli la patente di verità e l’autorità che ne consegue, si citi, oppure si intervisti, un illustre sconosciuto e gli si faccia dire ciò che noi vorremmo fosse detto.

Indi si tratti con deferenza il citato o l’intervistato, e con deferenza ancor maggiore ciò che avrebbe detto.

Se ci faceste caso, questa è la tecnica con la quale sono usualmente scritti tutti gli articoli di giornali e riviste: tutte le bughe abboccano all’unisono.

Esempio.

“Sarah Pimpirucchi, la notissima scienziata, ha dimostrato che quattro più quattro fa nove, non otto. Il mondo è in estasi per tale scoperta che rivoluzionerà il modo di concepire i numeri ed i calcoli. Solo qualche sparuto retrogrado si ostina ancora nella credenza che faccia otto”

Il comune mortale, novello don Abbondio, si domanda “Carneade: chi mai era costui?“: se non lo conosco vuol dire che è importante.

* * *

L’India ha dato i natali a molti uomini illustri: Venkatraman Ramakrishnan, Premio Nobel per la Chimica nel 2009, Amartya Sen, Premio Nobel per l’Economia nel 1998, il matematico Kannan Soundararajan, che insegna a Stanford, il grande Chandrashekhar Khare, che con Jean-Pierre Wintenberger ha dimostrato la congettura di Serre, conseguendo il Premio Fermat nel 2007 ed il Premio Cole nel 2011, solo per fare nomi noti a tutti.

Quale rappresentante dell’India ed esperto di politica mondiale il Deutsche Welle è andato a scovare Mr. Kiran Nagarkar, uno scrittore indiano così noto che è trovabile in Wikipedia solo nella versione inglese e tedesca.

Bene: costui rappresenterebbe l’India ed il mondo.

E moh, che gli fanno dire gli amici del Deutsche Welle?

«The whole world needs Angela Merkel»

*

«Angela Merkel could be elected global chancellor.»

*

«The integrity and greatest strength of the EU is that it is a counterbalance to the US, a counterbalance not as the Soviet Union was but as a bastion of sanity, of humanity, of economic self-dependence, giving the poor and deprived a helping hand and dignity and all those ideals which the enlightened in the world treasure and want to live by»

*

«So for the time-being, I will eat my words and wish that not only Germany but the whole world would elect Merkel as its chancellor»

* * * * * * *

Queste semplici e scarne parole rendono merito a Frau Merkel quanto quelle pronunciate giorni or sono dall’Handelsblatt.

In un afflato di umile modestia, Handelsblatt ci notifica che Frau Angela Merkel deciderà i destini della Germania, dell’Europa e del mondo. È solo per la naturale, sobria,  ritrosia tedesca che Handelsblatt non dice anche dell’Universo.

«Should Germany Step Up to Lead the West?»

*

«Germans face momentous decisions about the future of their country, of Europe, and perhaps the world.»

*

«a shell-shocked New York Times declared that Angela Merkel was now “the liberal West’s last defender»

*

«Germany …. as “the leader of the Free World.”»

*

«Foreign Policy even foresaw the dawn of “Pax Germanica.”»

*

«the foundations of the Western order»

*

«The world looks at Germany, with its powerful economy, deep pockets and stable politics, and sees a rock in the global storm»

*

«Never, therefore, have expectations of Germany been higher»

*

«some foreigners feared the birth of a “Fourth Reich”»

* * * * * * *

Era dai tempi di Benito Napoloni che non si udivano parole del genere. Gli elogi funebri a Ramsete II erano solo pallidi tributi.

Sorge spontanea un domanda:

«Ma Frau Merkel, chi mai si crederebbe di essere?»


Deutsche Welle. 2017-09-20. Kiran Nagarkar: The whole world needs Angela Merkel

Since the German elections are around the corner, it might be salutary to understand what Germany has meant to generations of Indians. German equals quality. This despite the Volkswagon emissions scandal followed by the news that other German carmakers too were indulging in this prevarication.

Some months ago the Indian prime minister was on a transcontinental hugging binge and one of the recipients, Chancellor Angela Merkel, was certainly news on our TV channels. But ask my countrymen about the forthcoming German elections and 99.99 percent of Indians are likely to look bemused.

Merkel is a living paradox. Throughout her chancellorship, she has stood for stability and sanity. Her finest hour was when she decided that Germany should take in a million refugees. (Unfortunately it also managed to revive the fortunes of the far-right AfD and pose a threat to the coalition in power.) But many of us who respect her political acumen, her capacity to grapple with extremely complex problems and her thoughtful responses were disappointed, to say the least, by her harsh inflexibility in the Greek economic crisis.

Fiscal discipline is undoubtedly an absolute must, however the ones who suffer the most in Greece as well as in Italy, Spain and Portugal are not the endemically corrupt who caused the economic crisis but the very poor and the middle class. Let’s not forget US President Roosevelt proved pouring good money into a rock-bottom economy can revive it with constant nursing and monitoring.

Again, while her government’s decision to call an end to nuclear power was remarkable and environment-friendly, Germany going full steam ahead with coal and exporting it too, is disastrous in fossil-fuel terms.

If elected Angela Merkel must help deal with some very difficult problems. Poland, Hungary and a few other Eastern European countries have forgotten how many millions the EU poured into their empty coffers when they joined. Now, they are doing away with judicial independence and embracing the most regressive nationalistic agendas. The future of German-Turkish relations is a big headache. Merkel along with French President Macron and others, however, must address a fact that is frankly rarely, if ever articulated.

The integrity and greatest strength of the EU is that it is a counterbalance to the US, a counterbalance not as the Soviet Union was but as a bastion of sanity, of humanity, of economic self-dependence, giving the poor and deprived a helping hand and dignity and all those ideals which the enlightened in the world treasure and want to live by.

At the moment the election results in Germany seem to be a forgone conclusion. Most likely, Merkel and her Christian Democrats will continue to lead the country. As a rule I would go along with what political wisdom has always maintained:

1. A democracy needs a strong and articulate opposition to keep the ruling party on its toes and force it to translate its lofty promises into actual action.

And 2. However good or popular the elected head of the state is, she/he must bow out after the second term because a democracy needs fresh ideas and vibrant political culture and choices. Just think, if elected Ms Merkel will be in office for a fourth term. This should make all of us stop and think.

But just look at the current world scenario: a lunatic megalomaniac with all his 900 feet in his mouth rules the one and only super-power, US; a Brexit Britain which can’t even tell where its own self-interest lies; a whole chunk of the eastern EU which is happy to abandon its democratic values; and my own country, India which is besotted with an exclusive Hindutva nationalism. Surely, you’ve got my drift.

So for the time-being, I will eat my words and wish that not only Germany but the whole world would elect Merkel as its chancellor.

Kiran Nagarkar is one of the most significant writers in post-colonial India. In 2012, he was awarded the Federal Cross of Merit, Germany’s highest individual honor.

Pubblicato in: Persona Umana, Psichiatria

Facebook. Un mostro dai mille tentacoli nutrito dal gregge belante.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-27.

FaceBook 001

Quando Lenin espresse la sua ferma volontà di impiccare tutti i borghesi il suo entourage si domandò donde mai avrebbe potuto procurarsi quantità così smisurate di corda.

«Ce le venderanno i borghesi».

*

Di Lenin si può dire di tutto tranne che fosse uno sciocco. Conosceva a fondo la mente e la psicologia umana, e ben sapeva quanto fosse inutile sprecare energie a combattere persone che si sarebbero rovinate da sole, con le loro mani, con le loro parole. Ben difficilmente l’Nkvd svolgeva indagini attive: le era sufficiente avere una congrua rete di informatori. Non le servivano nemmeno troppi falsi testimoni.

Tranne le rare eccezioni di persone silenziose e riservate, quelle pochissime che sanno ascoltare, il restante dell’umanità prova una forza compulsiva a parlare in perenni soliloqui nei quali racconta anche quanto di più intimo e riservato accade nella propria vita.

Facebook colma la lacuna di un immane confessionale.

La persona, sola nella sua casa e non infrequentemente nel proprio ufficio, vi posta di tutto. Intavola colloqui che sono di norma discorsi tra sordi: non le interessa tanto cercare di capire ciò che l’altro voglia dire, quanto piuttosto esternare ciò che si pensa, o si crede di pensare.

Facebook è diventato in breve la succursale gratuita del lettino dello psichiatra o, meglio, di quello che la gente si crede sia il lettino dello psichiatra.

Spesso vi si urla la propria rabbia impotente, la propria delusione cocente, i propri rimpianti, il terrore di un futuro sconosciuto nell’evoluzione ma di aspetto sinistro.

*

Così la gente si da sa sola, volontariamente, come il Cristo ai farisei.

Si illude di essere protetta dall’anonimato. Si è persino arrivati al punto che dei rapinatori postassero i selfi fatti durante la rapina, come se i poliziotti fossero fessi.

Lungi da noi l’idea di fare nomi commerciali, ma sono molteplici gli ottimi software di riconoscimento facciale così come quelli di analisi lessicale e sintattica degli scritti. E se questi sono commercialmente disponibili per piccoli personale, si potrebbe facilmente immaginare cosa possa essere al lavoro sui mainframe e nelle centrali di spionaggio. Dall’analisi delle fotografie si può risalire facilmente al giro di conoscenze ed amici.

*

Così Facebook è diventato un grande auricolare del mondo.

«All of us, when we are uploading something, when we are tagging people, when we are commenting, we are basically working for Facebook»

*

«We tried to map all the inputs, the fields in which we interact with Facebook, and the outcome»

*

«We mapped likes, shares, search, update status, adding photos, friends, names, everything our devices are saying about us, all the permissions we are giving to Facebook via apps, such as phone status, wifi connection and the ability to record audio»

* * * * * * * *

Nota.

In ufficio è proibito portarsi il proprio cellulare o strumenti analoghi, esiste solo un telefono fisso e c’è un telefono a gettone per gli ospiti. I calcolatori non sono in rete. E vi si lavora benissimo.


Bbc. 2017-05-26. How Facebook’s tentacles reach further than you think.

Facebook’s collection of data makes it one of the most influential organisations in the world. Share Lab wanted to look “under the bonnet” at the tech giant’s algorithms and connections to better understand the social structure and power relations within the company.

*

A couple of years ago, Vladan Joler and his brainy friends in Belgrade began investigating the inner workings of one of the world’s most powerful corporations.

The team, which includes experts in cyber-forensic analysis and data visualisation, had already looked into what he calls “different forms of invisible infrastructures” behind Serbia’s internet service providers.

But Mr Joler and his friends, now working under a project called Share Lab, had their sights set on a bigger target.

“If Facebook were a country, it would be bigger than China,” says Mr Joler, whose day job is as a professor at Serbia’s Novi Sad University.

He reels off the familiar, but still staggering, numbers: the barely teenage Silicon Valley firm stores some 300 petabytes of data, boasts almost two billion users, and raked in almost $28bn (£22bn) in revenues in 2016 alone.

And yet, Mr Joler argues, we know next to nothing about what goes on under the bonnet – despite the fact that we, as users, are providing most of the fuel – for free.

“All of us, when we are uploading something, when we are tagging people, when we are commenting, we are basically working for Facebook,” he says.

Image copyright Share Lab

The data our interactions provide feeds the complex algorithms that power the social media site, where, as Mr Joler puts it, our behaviour is transformed into a product.

Trying to untangle that largely hidden process proved to be a mammoth task.

“We tried to map all the inputs, the fields in which we interact with Facebook, and the outcome,” he says.

“We mapped likes, shares, search, update status, adding photos, friends, names, everything our devices are saying about us, all the permissions we are giving to Facebook via apps, such as phone status, wifi connection and the ability to record audio.”

All of this research provided only a fraction of the full picture. So the team looked into Facebook’s acquisitions, and scoured its myriad patent filings.

The results were astonishing.

Visually arresting flow charts that take hours to absorb fully, but which show how the data we give Facebook is used to calculate our ethnic affinity (Facebook’s term), sexual orientation, political affiliation, social class, travel schedule and much more.

One map shows how everything – from the links we post on Facebook, to the pages we like, to our online behaviour in many other corners of cyber-space that are owned or interact with the company (Instagram, WhatsApp or sites that merely use your Facebook log-in) – could all be entering a giant algorithmic process.

And that process allows Facebook to target users with terrifying accuracy, with the ability to determine whether they like Korean food, the length of their commute to work, or their baby’s age.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria

Occorrerebbe decapitarli tutti. Non uno escluso.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-15.

Ghigliottina

Solo la morte risolve certi problemi.

Questo è il titolo de Il Sole 24 Ore:

Exit poll in Olanda: vince il premier Rutte, Wilders sconfitto, crollano i laburisti

«il primo ministro uscente Mark Rutte esce vincitore da queste elezioni politiche, nonostante un calo di 10 seggi rispetto al 2012»

*

«il leader del Pvv, la destra anti-islamica ed euroscettica, è invece il grande sconfitto, nonostante un guadagno di 4 seggi»

*

«Crollano i laburisti del Pdva, partner di minoranza di Rutte nel governo uscente, che ottengono 9 seggi contro 29»

* * * * * * * *

Il primo ministro Mark Rutte perde dieci seggi, circa il 25% di quelli che aveva, ed è dichiarato “vincitore“.

Il partito laburista, compagno di governo di Mr Rutte, perde 29 seggi, passa dai 38 ai nove. Il giornalista del Sole incorre in un refuso. I seggi erano 38 e non ventinove: ventinove sono i seggi persi. Se questa non è una sconfitta lo scrivente è un ballerino della Scala. Ed era uno dei partitti al Governo.

Il Pvv guadagna quattro seggi, quindi “perde”.

*

La formazione che era al governo passa da 79 seggi agli attuali 40: per il Sole avrebbe “vinto“. A casa nostra, una coalizione governativa che si dimezza da 79 a 40 seggi ha perso, ed ha perso alla grande. Che si dimettano e vadano a coltivare tulipani sopra il circolo polare assieme ai giornalisti del Sole 24 Ore.

*

Siamo nell’ambito della pura psichiatria.

È terribile quando l’ideologia offusca le menti fino a questi punti.

Con liberals e socialisti è impossibile ragionare: occorre trattarli come furono a suo tempo trattati i giacobini.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria

Altro che Brexit. Ecco il vero dramma del Regno Unito.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-06.

westminster-palace-01

Il problema è semplice, ma terribilmente drammatico.

Il Regno Unito è pervaso da un dramma lacerante che sta monopolizzando l’attenzione dei media,al punto tale che è intervenuta anche la Bbc, ed addirittura con la penna di Mrs Cherry Wilson.

E tutto questo mentre il parlamento inglese si sta baloccando con il Brexit, quasi volesse scotomizzare la gravità della situazione.

*

Il personaggio.

«Emma Charlotte Duerre Watson (Parigi, 15 aprile 1990) è un’attrice e modella britannica.

Ha raggiunto la fama mondiale dopo aver interpretato il personaggio di Hermione Granger nella serie cinematografica di Harry Potter, dal 2001 al 2011. Nel 2013 per l’interpretazione di Sam in Noi siamo infinito vince il premio alla miglior attrice assegnato ai San Diego Film Critics Society Awards e un People’s Choice Award alla miglior attrice in un film drammatico. Nel corso dello stesso anno è stata premiata agli MTV Movie Awards con l’MTV Trailblazer Award, assegnato a “un attore di giovane età che è riuscito a ispirare gli altri con un portafoglio diversificato di lavoro e una reputazione trascendente agli occhi del pubblico”. Sempre nel 2013 è protagonista in Bling Ring, film di Sofia Coppola in concorso al Festival di Cannes 2013 nella sezione Un Certain Regard. Nel 2015 interpreta Angela Gray nel thriller Regression, diretto dal regista premio Oscar Alejandro Amenábar.» [Fonte]

*

Mrs Emma Watson è un’attrice celebre, famosa e ricca.

Ovviamente è femminista. Che diamine!

 2017-03-08__Emma_Watson__001

Se clickate sulla ricerca di Google:

Emma Charlotte Duerre Watson nake

avrete la possibilità di studiarne tutti i minimi dettagli anatomici, nelle più svariate pose, di cui a seguito riportiamo una delle più caste.

 2017-03-08_Emma_Wtson__001emma-watson-nude-upskirt-celebrity-babe-cumonmy-com-11

A lei sono dedicati innumerevoli siti. Tutti porno perché fare l’attrice significa mettere in mostra lapropria arte, la propria intelligenza. Uno per tutti

celebjihad

Non riportiamo le fotografie. La più vereconda si intitola “Emma Watson Shows Off Her Smooth Little Butthole

Qui i riscontro per chi fosse incredulo. [La foto è molto cruda].

* * * * * * *

IL FATTACCIO.

«Emma Watson’s decision to expose part of her breasts in a Vanity Fair photoshoot has sparked a fierce debate on social media about what it means to be a feminist.»

*

Apriti Cielo!!

La Bbc si interroga angosciata:

Is Emma Watson anti-feminist for exposing her breasts?

Ripetiamo, sgomenti.

Emma Watson è anti-femminista a far vedere qualche centimetro quadrato di mammelle? Dopo che ha mostrato al mondo la vulva e lo sfintere  anale, nature oppure con toys di ogni sorta?

*

Mrs Cherry Wilson, femminista all’acciaio al wolframio, pilastro portante della Bbc da lei scalata in quote rose, scrive un ponderoso articolo che nulla ha da invidiare alla Kritik der reinen Vernunft. Concetti sopraffini, comprendibili solo da parte di menti evolute.

«Emma Watson’s decision to expose part of her breasts in a Vanity Fair photoshoot has sparked a fierce debate on social media about what it means to be a feminist»

*

«She complains that women are sexualised and then sexualises herself in her own work. Hypocrisy»

*

«Watson said she was “confused” by accusations she is “anti-feminist” and there was a real “misunderstanding” about what it actually means»

*

«So can you bare your breasts and still be a feminist?»

*

Ma santa donna! (Donna si fa per dire).

Si può essere femministe e poi farsi fare servizi fotografici piota, piota mentre si sta masturbando, tutta goduta?

Si può essere femministe e poi farsi fare servizietti di ogni genere e tipo, rigorosamente filmati e venduti per vil moneta?

E questo sarebbe il tema dibattuto dai social media?

Ma ché! Ci si sta pigliando per i fondi?

Mrs Chery Wilson: ne abbiamo visto di persone ipocrite ed infingarde, ma come Lei ben poche.

Mrs Emma Watson: può essere femminista un’attrice porno?

Adesso la parola passi alle femministe per l’arringa di rito.


Bbc. 2017-03-06. Is Emma Watson anti-feminist for exposing her breasts?

By Cherry Wilson.

Emma Watson’s decision to expose part of her breasts in a Vanity Fair photoshoot has sparked a fierce debate on social media about what it means to be a feminist.

*

“She complains that women are sexualised and then sexualises herself in her own work. Hypocrisy,” said radio presenter Julia Hartley-Brewer on Twitter.

Watson said she was “confused” by accusations she is “anti-feminist” and there was a real “misunderstanding” about what it actually means.

So can you bare your breasts and still be a feminist?

“Emma Watson has done more for women and for young girls than most of us put together,” says Sam Smethers, chief executive of the Fawcett Society, which campaigns for gender equality and women’s rights.

“So I don’t really see that just because she’s made that decision, any of us should be criticising her.

“She’s an empowered woman who is posing for a very tasteful image. She’s not being exploited, she doing it in a controlling position. It’s a positive use of her body.”

Sexist News, the team behind the campaign for the Sun to stop using topless models on Page 3, said it loved that the former Harry Potter star was “exploring and championing feminism having grown up in the public eye”.

It believes the row created by the photoshoot is “daft”, adding: “It is not a debate that we have about men’s fashion shoots, regardless of the amounts of nipple-grazing crochet they wear.

“While no woman gets to dress herself outside of our society’s patriarchal bubble, this example just shows that someone like Emma Watson is going to face an even more impossible standard than many other women.”

Victoria Jenkinson, 20, a member of Girlguiding, believes the shoot has been used as a opportunity to “stir up a frenzy” around Watson and “undermine” her work promoting women’s rights.

“The shoot doesn’t suggest hypocrisy nor does it undermine her work as a feminist and we as women should be united in our fight for equality more than ever before,” she said.

“I don’t understand why people have an idea they can tell a woman what she can and can’t do and I agree with Emma that critics have missed the point.

“A woman should be able to choose what she wants to do. This is what feminism is all about in 2017.”

But Dr Finn Mackay, a feminism researcher at the University of West England, rejects the view that feminism is about giving women “choice” and says it is a social justice movement.

“Emma’s saying feminism is about choice and the choice to do whatever you want, but that’s a nonsense,” she says.

“Some women choose terrible things, some women choose to work for parties that deny women access to abortion, access to healthcare or mothers access to welfare.”

However, she does not believe that Watson’s pose for Vanity Fair means she is not a feminist.

“If she self identifies as a feminist and believes in promoting women’s rights, her doing her job doesn’t necessarily have to undermine that.

“I think if she’s trying to say being in a photoshoot and getting your breast out is a feminist act, that’s a different matter.”

But Dr Mackay believes promoting feminism is more effective through the voice and not the body.

“The most radical thing that women can do in this culture is keep their clothes on and open their mouths and make political points,” she says.

The controversy surrounding Watson’s magazine shoot has brought into question what it means to be a feminist.

But equality groups and feminists say the debate should be focused on female objectification and inequality.

‘Dig at feminism’

Ms Smethers says: “The real issue about all of this is the pressure on young women to look a certain way, to be judged on their appearance so if we are going to focus on anything that’s what I would be more concerned to be prioritised.”

Dr Mackay questions why the debate has been reduced to a celebrity exposing her breasts rather than issues such as women’s economic positions and cuts to women’s services.

“A Hollywood celebrity flashing a bit of boob is really the least of my worries,” she says.

“It’s interesting that people only speak about it now and their real motivation seems to be to want to have a dig at feminism rather than to talk about the overall problems Hollywood has with objectifying women.”

Sexist News adds: “We really need to examine why on earth this one fashion image has caused such outrage. This is not to say that images of fashion or celebrity are unproblematic, quite the contrary.

“As ever the focus is on what a woman should or shouldn’t be doing and not on how our culture presents, polices and consumes women’s bodies and condemns their actions.

“We need to challenge these things, not the individual women stuck in the system.”

Pubblicato in: Medicina e Biologia, Psichiatria, Scienza & Tecnica

Integratori vitaminici sarebbero causa efficiente di cancro.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-13.

 The medieval dance of death.

Superstizione e supponenza sono caratteristiche che si associano quasi invariabilmente alla ignoranza.

Così si formano idee preconcette talmente radicate e coercitive, da terminare soltanto con la morte dell’ossesso: non le si sradicano nemmeno a cannonate.

Gli ossessi sono tetragoni ad ogni possibile forma di ragionamento.

Uno dei miti più radicati della società contemporanea è quello delle vitamine e degli antiossidanti.

La loro assunzione continuativa sarebbe quanto mai benefica, e la Fao le distribuisce infatti a piene mani, al posto del grano e del riso. Morire di fame sì, ma sani.

*

Virtualmente nessuno, tranne gli addetti ai lavori, sa cosa siano e come funzionino, ma tutti cicalecciano che la loro assunzione tutti i giorni in larghe dosi sarebbe la panacea contro tutto, ivi compresa la morte.

Ma Sorella Morte se ne fa ben poco delle loro credenze, e falcia questi consumatori cronici con rinvigorito impeto. E questi iperconsumatori sono statisticamente molto più esposti alle patologie cancerogene. Poi, come di abitudine, si riscontra una massa di caproni urlanti che contestano aspramente il dato di fatto, avversano l’evidenza. E l’aspetto ridicolo è che si dichiarano fedeli servitori della scienza.

Se ben si comprende un simile comportamento in quanti ne traggono guadagni, tranne la motivazione psichiatrica il comportamento di tutti gli altri resterebbe incomprensibile.

Siamo chiari: la morte degli ossessi è una liberazione.

*

«The incidence of lung cancer increased by 16% in the group given vitamin supplements.»

*

«In 1994, for example, one trial followed the lives of 29,133 Finish people in their 50s. All smoked, but only some were given beta-carotene supplements. Within this group, the incidence of lung cancer increased by 16%.»

*

«A similar result was found in postmenopausal women in the U.S. After 10 years of taking folic acid (a variety of B vitamin) every day their risk of breast cancer increased by 20% relative to those women who didn’t take the supplement.»

*

«It gets worse. One study of more than 1,000 heavy smokers published in 1996 had to be terminated nearly two years early. After just four years of beta-carotene and vitamin A supplementation, there was a 28% increase in lung cancer rates and a 17% increase in those who died.»

*

«A study published in 2007 from the US National Cancer Institute, for instance, found that men that took multivitamins were twice as likely to die from prostate cancer compared to those who didn’t.»

*

«And in 2011, a similar study on 35,533 healthy men found that vitamin E and selenium supplementation increased prostate cancer by 17%»

* * * * * * *

«Quando i fatti smentiscono la teoria, tanto peggio per i fatti» [Hegel]

 


Bbc. 2016-12-12. Why vitamin pills don’t work, and may be bad for you.

We dose up on antioxidants as if they are the elixir of life. At best, they are probably ineffective. At worse, they may just send you to an early grave.

*

For Linus Pauling, it all started to go wrong when he changed his breakfast routine. In 1964, at the age of 65, he started adding vitamin C to his orange juice in the morning. It was like adding sugar to Coca Cola, and he believed – wholeheartedly, sometimes vehemently  – that it was a good thing.

Before this, his breakfasts were nothing to write about. Just that they happened early every morning before going to work at California Institute of Technology, even on weekends. He was indefatigable, and his work was fruitful.

At the age of 30, for instance, he proposed a third fundamental way that atoms are held together in molecules, melding ideas from both chemistry and quantum mechanics. Twenty years later, his work into how proteins (the building blocks of all life) are structured helped Francis Crick and James Watson decode the structure of DNA (the code of said building blocks) in 1953. 

The next year, Pauling was awarded a Nobel Prize in Chemistry for his insights into how molecules are held together. As Nick Lane, a biochemist from University College London, writes in his 2001 book Oxygen, “Pauling… was a colossus of 20th Century science, whose work laid the foundations of modern chemistry.”

But then came the vitamin C days. In his 1970 bestselling book, How To Live Longer and Feel Better, Pauling argued that such supplementation could cure the common cold. He consumed 18,000 milligrams (18 grams) of the stuff per day, 50 times the recommended daily allowance.

In the book’s second edition, he added flu to the list of easy fixes. When HIV spread in the US during the 1980s, he claimed that vitamin C could cure that, too.

In 1992, his ideas were featured on the cover of Time Magazine under the headline: “The Real Power of Vitamins”. They were touted as treatments for cardiovascular diseases, cataracts, and even cancer. “Even more provocative are glimmerings that vitamins can stave off the normal ravages of ageing,” the article claimed.

Sales in multivitamins and other dietary supplements boomed, as did Pauling’s fame.

But his academic reputation went the other way. Over the years, vitamin C, and many other dietary supplements, have found little backing from scientific study. In fact, with every spoonful of supplement he added to his orange juice, Pauling was more likely harming rather than helping his body. His ideas have not just proven to be wrong, but ultimately dangerous. 

Pauling was basing his theories on the fact that vitamin C is an antioxidant, a breed of molecules that includes vitamin E, beta-carotene, and folic acid. Their benefits are thought to arise from the fact that they neutralise highly reactive molecules called free-radicals.

In 1954, Rebeca Gerschman then at the University of Rochester, New York, first identified these molecules as a possible danger – ideas expanded upon by Denham Harman, from the Donner Laboratory of Medical Physics at UC Berkeley in 1956, who argued that free radicals can lead to cellular deterioration, disease and, ultimately, ageing.

Throughout the 20th Century, scientists steadily built on his ideas and they soon became widely accepted.

Here’s how it works. The process starts with mitochondria, those tiny combustion engines that sit within our cells. Inside their internal membranes food and oxygen are converted into water, carbon dioxide, and energy. This is respiration, a mechanism that fuels all complex life.

‘Leaky watermills’

But it isn’t so simple. In addition to food and oxygen, a continuous flow of negatively charged particles called electrons is also required. Like a subcellular stream downhill powering a series of watermills, this flow is maintained across  four proteins, each embedded in the internal membrane of the mitochondria, powering the production of the end product: energy.

This reaction fuels everything we do, but it is an imperfect process. There is some leakage of electrons from three of the cellular watermills, each able to react with oxygen molecules nearby. The result is a free radical, a radically reactive molecule with a free electron. 

In order to regain stability, free radicals wreak havoc on the structures around them, ripping electrons from vital molecules such as DNA and proteins in order to balance its own charge. Although inconceivably small in scale, the production of free radicals, Harman and many others posited, would gradually take its toll on our entire bodies, causing mutations that can lead to ageing and age-related diseases such as cancer.

In short, oxygen is the breath of life, but it also holds the potential to make us old, decrepit, and then dead.

Shortly after free radicals were linked to ageing and disease, they were seen as enemies that should be purged from our bodies. In 1972, for example, Harman wrote, “Decreasing [free radicals] in an organism might be expected to result in a decreased rate of biological degradation with an accompanying increase in the years of useful, healthy life. It is hoped that [this theory] will lead to fruitful experiments directed toward increasing the healthy human lifespan.” 

He was talking about antioxidants, molecules that accept electrons from free radicals thereby diffusing the threat. And the experiments he hoped for were sown, nurtured, and replicated over the next few decades. But they bore little fruit.

In the 1970s and into the 80s, for example, many mice – our go-to laboratory animal – were prescribed a variety of supplementary antioxidants in their diet or via an injection straight into the bloodstream. Some were even genetically modified so that the genes coding for certain antioxidants were more active than non-modified lab mice. 

Although different in method, the results were the largely the same: an excess of antioxidants didn’t quell the ravages of ageing, nor stop the onset of disease.

“They never really proved that they were extending lifespan, or improving it,” says Antonio Enriquez from the Spanish National Centre for Cardiovascular Research in Madrid. “Mice don’t care for [supplements] very much.”

What about humans? Unlike our smaller mammalian kin, scientists can’t take members of society into labs and monitor their health over their lifetime, while controlling for any extraneous factors that could bias the results at the end. But what they can do is set up long-term clinical trials.

The premise is pretty simple. First, find a group of people similar in age, location, and lifestyle. Second, split them into two subgroups. One half receives the supplement you’re interested in testing, while the other receives a blank – a sugar pill, a placebo. Third, and crucially to avoid unintentional bias, no one knows who was given which until after the trial; not even those administering the treatment. 

Known as a double-blind control trial, this is the gold standard of pharmaceutical research. Since the 1970s, there have been many trials like this trying to figure out what antioxidant supplementation does for our health and survival. The results are far from heartening.

In 1994, for example, one trial followed the lives of 29,133 Finish people in their 50s. All smoked, but only some were given beta-carotene supplements. Within this group, the incidence of lung cancer increased by 16%.

A similar result was found in postmenopausal women in the U.S. After 10 years of taking folic acid (a variety of B vitamin) every day their risk of breast cancer increased by 20% relative to those women who didn’t take the supplement. 

It gets worse. One study of more than 1,000 heavy smokers published in 1996 had to be terminated nearly two years early. After just four years of beta-carotene and vitamin A supplementation, there was a 28% increase in lung cancer rates and a 17% increase in those who died.

These aren’t trivial numbers. Compared to placebo, 20 more people were dying every year when taking these two supplements. Over the four years of the trial, that equates to 80 more deaths. As the authors wrote at the time, “The present findings provide ample grounds to discourage use of supplemental beta-carotene and the combination of beta-carotene and vitamin A.”

Fatal ideas

Of course, these notable studies don’t tell the full story. There are some studies that do show benefits of taking antioxidants, especially when the population sampled doesn’t have access to a healthy diet. 

But, according a review from 2012 that noted the conclusions of 27 clinical trials assessing the efficacy of a variety of antioxidants, the weight of evidence does not fall in its favour.

Just seven studies reported that supplementation led to some sort of health benefit from antioxidant supplements, including reduced risk of coronary heart disease and pancreatic cancer. Ten studies didn’t see any benefit at all – it was as if all patients were given the sugar pill also (but, of course, they weren’t). That left another 10 studies that found many patients to be in a measurably worse state after being administered antioxidants than before, including an increased incidence of diseases such as lung and breast cancer.

“The idea that antioxidant [supplementation] is a miracle cure is completely redundant,” says Enriquez. Linus Pauling was largely unaware of the fact that his own ideas could be fatal. In 1994, before the publication of many of the large-scale clinical trials, he died of prostate cancer. Vitamin C certainly wasn’t the cure-all that he cantankerously claimed it was up until his last breath. But did it contribute to a heightened risk? 

We’ll never know for sure. But given that multiple studies have linked excess antioxidants to cancer, it certainly isn’t out of the question. A study published in 2007 from the US National Cancer Institute, for instance, found that men that took multivitamins were twice as likely to die from prostate cancer compared to those who didn’t. And in 2011, a similar study on 35,533 healthy men found that vitamin E and selenium supplementation increased prostate cancer by 17%.

Ever since Harman proposed his great theory of free radicals and ageing, the neat separation of antioxidants and free radicals (oxidants) has been deteriorating. It has aged.

Antioxidant is only a name, not a fixed definition of nature. Take vitamin C, Pauling’s preferred supplement. At the correct dose, vitamin C neutralises highly charged free radicals by accepting their free electron. It’s a molecular martyr, taking the hit upon itself to protect the cellular neighbourhood. 

But by accepting an electron, the vitamin C becomes a free radical itself, able to damage cell membranes, proteins and DNA. As the food chemist William Porter wrote in 1993, “[vitamin C] is truly a two-headed Janus, a Dr Jekyll-Mr Hyde, an oxymoron of antioxidants.”

Thankfully, in normal circumstances, the enzyme vitamin C reductase can return vitamin C’s antioxidant persona. But what if there’s so much vitamin C that it simply can’t keep up with supply? Although such simplifying of complex biochemistry is in itself problematic, the clinical trials above provide some possible outcomes.  

Divide and conquer

Antioxidants have a dark side. And, with increasing evidence that free radicals themselves are essential for our health, even their good side isn’t always helpful.

We now know that free radicals are often used as molecular messengers that send signals from one region of the cell to another. In this role, they have been shown to modulate when a cell grows, when it divides in two, and when it dies. At every stage of a cell’s life, free radicals are vital.

Without them, cells would continue to grow and divide uncontrollably. There’s a word for this: cancer.

We would also be more prone to infections from outside. When under stress from an unwanted bacterium or virus, free radicals are naturally produced in higher numbers, acting as silent klaxons to our immune system. In response, those cells at the vanguard of our immune defense – macrophages and lymphocytes – start to divide and scout out the problem. If it is a bacterium, they will engulf it like Pac-Man eating a blue ghost.

It is trapped, but it is not yet dead. To change that, free radicals are once again called into action. Inside the immune cell, they are used for what they are infamous for: to damage and to kill. The intruder is torn apart.

From start to finish, a healthy immune response depends on free radicals being there for us, within us. As geneticists Joao Pedro Magalhaes and George Church wrote in 2006: “In the same way that fire is dangerous and nonetheless humans learned how to use it, it now appears that cells evolved mechanisms to control and use [free radicals].”

Put another way, freeing ourselves of free radicals with antioxidants is not a good idea. “You would leave the body helpless against some infections,” says Enriquez.

hankfully, your body has systems in place to keep a your inner biochemistry as stable as possible. For antioxidants, this generally involves filtering any excess out of the bloodstream into urine for disposal. “They go in the toilet,” says Cleva Villanueva from Instituto Politécnico Nacional, Mexico City, in an email.

“We’re very good at balancing things out so that the affect [of supplementation] is moderate whatever you do, which we should be grateful for,” says Lane. Our bodies have been selected to balance the risk of oxygen ever since the first microbes started to breathe this toxic gas. We can’t change billions of years of evolution with a simple pill.

No one would deny that vitamin C is vital to a healthy lifestyle, as are all antioxidants, but unless you are following doctor’s orders, these supplements are rarely going to be the answer for a longer life when a healthy diet is also an option. “Administration of antioxidants is justified only when it is evident that there is a real deficiency of a specific antioxidant,” says Villanueva. “The best option is to get antioxidants from food because it contains a mixture of antioxidants that work together.”

“Diets rich in fruits and vegetables have been shown generally to be good for you,” says Lane. “Not invariably, but generally that’s agreed to be the case.” Although often attributed to antioxidants, the benefits of such a diet, he says, might also hail from a healthy balance of pro-oxidants and other compounds whose roles aren’t yet fully understood.

After decades of unlocking the baroque biochemistry of free radicals and antioxidants, hundreds of thousands of volunteers, and millions of pounds spent on clinical trials, the best conclusion that 21st Century science has to offer is also found within a child’s classroom – eat your five-a-day.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Senza categoria, Sistemi Politici

Patologie mentali e reazioni anti-Trump della sinistra.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-25.

 

US Presidential Election
epa05623503 People in the crowd at Hillary Clinton’s 2016 US presidential Election Night event watch results come in on a big screen at the Jacob K. Javits Convention Center in New York, New York, USA, 08 November 2016. Americans vote on Election Day to choose the 45th President of the United States of America to serve from 2017 through 2020. EPA/JUSTIN LANE

Lo studio Cnesps-Iss del 2011 riportava:

«La prevalenza dei disturbi mentali è molto elevata. Studi recenti condotti in Italia hanno mostrato che la prevalenza annuale nella popolazione generale adulta è come minimo dell’8%, il che implica che ogni anno in Italia almeno 4 milioni di persone presentano un problema di salute mentale [1,2,3]. In questi studi sono stati considerati solo i disturbi più comuni (disturbo depressivo maggiore e disturbi d’ansia), escludendo ad esempio i disturbi di personalità. Si tratta dunque, probabilmente, di stime conservative; vari studi condotti in altri Paesi europei hanno riscontrato prevalenze annuali anche più alte, che si aggirano intorno al 15-20%».

US Presidential Election

In particolare:

«Obsessive compulsive disorder is considered the fourth most common mental disorder in high-income countries and ranks as the tenth leading cause of disability worldwide» [Lancet Psychiatry]

US Presidential Election

Il dramma nel dramma è costituito dalla “ruminazione” dell’oggetto del delirio.

«la ruminazione consiste in un modello di pensiero ripetitivo, ossessivo e auto-diretto, difficile da interrompere, che non porta ad alcuna azione efficace o ad alcuna soluzione dei problemi, ma capace al contrario di aumentare l’angoscia e il pensiero negativo, perpetuare i sintomi, inibire il comportamento strumentale ed alterare la concentrazione e la cognizione.» [Fonte]

Nel 2016 la situazione è ancora peggiorata, come riporta il Lancet Psychiatry dell’ottobre 2016.

«sono 164 milioni, il 38,2% della popolazione totale, gli europei colpiti da qualche forma di disturbo mentale, con un impatto economico stimato in 798 miliardi di euro, ma solo 1 europeo su 3 si cura ed arriva a rivolgersi ad uno specialista» [Fonte]

* * * * * * *

«Il termine “paranoia” indica una contingenza di disturbo mentale lucido, caratterizzato dalla convinzione delirante del paziente di essere perseguitato (o, più specificatamente, dall’ideazione che qualcuno o qualcosa abbia intenzione di nuocergli). Questa condizione è spesso caratterizzabile come una degenerazione patologica di alcuni tratti caratteriali come la diffidenza, l’inclinazione al pregiudizio o l’insicurezza. Il sistema di credenze di tipo persecutorio viene elaborato dal paziente in modo lucido e sistematico, ovvero non viene in generale a mancare la funzione razionale. In questo senso la paranoia si può descrivere come un caso particolare di disturbo delirante. ….

Il paranoico attacca la persona di cui si sente vittima in modo del tutto ingiusto e irragionevole; qualunque risposta possa dare chi è aggredito viene interpretata come un tentativo di inganno e quindi rimugina, parla molto dei suoi problemi, ne controlla i comportamenti. …

Raramente i paranoici si considerano malati ed in genere si sottopongono a terapia solamente se fermamente invitati.» [Fonte]

2016-11-10__democrazia__001

* * * * * * *

Tema fondamentale dell’ideologismo dialettico e di quello storico è la identificazione a priori di un nemico potente e malvagio, e così potente e malvagio che qualsiasi atto è giustificato e giustificabile pur di annientarlo. In altri termini, non esiste l’avversario politico, ma solo il nemico.

Così, il comunismo identificava come nemico mortale il capitalismo ed i capitalisti ed il nazionalsocialismo gli Ebrei. Come tutte le sindromi ossessive compulsive non era data dimostrazione razionale alcuna della reale esistenza di tale immane pericolo, ma ci si arrabattava a cercare elementi, veri od immaginari, che lo avvallassero. Poi, la ruminazione continua del delirio faceva il resto, tetragona ad ogni possibile parvenza razionale, ed esitava inevitabilmente nella violenza. I gulag sovietici e comunisti in genere, così come i lager, non sono altro che il naturale sbocco di tali teorie politiche.

Non ci si faccia illusioni. La violenza insita dell’ideologia di sinistra esita sempre nel tentativo di rivoluzione, ovvero nell’azione di una minoranza che cerca di ottenere il potere con la forza. Democrazia ed ideologia sono antitetiche.

Tutto è stato mirabilmente sintetizzato da Hegel nella seguente frase:

«quando i fatti smentiscono la teoria, tanto peggio per i fatti»

*

Cambiato qualche termine, questa è la situazione degli attuali aderenti a visioni politiche di sinistra, principalmente il socialismo ideologico.

La loro mancanza di ogni parvenza di razionalità, il loro rifiuto della logica, l’odio viscerale che li attanaglia e che sfocia in manifestazioni verbali inizialmente, di piazza dopo, con dispiego della violenza distruttiva. È la Notte dei Cristalli, ripetuta in tutta la sua variegatura espressiva.

Ecco cosa sono queste manifestazioni anti-Trump.

Trump. ‘Not my president’. Non si scherzi con il fuoco.  

Trump. Ride bene solo chi ride ultimo.

 

 


Il Giornale. 2016-11-19. Paranoie sinistre degli anti-Trump

I NIPOTINI DI SOROS

Una signora attempata sfila in corteo per una via di New York innalzando un cartello: “Hillary the people’s President”; peccato che “the people” quel Presidente non l’abbia voluto.

A Portland un gruppo di femministe vomitate da una caricatura degli anni ‘70, espone una bimba nera di 6-7 anni con un cartello: “Tell me how it’s ok to grab my pussy?”; per giudicare l’indecenza e l’idiozia ideologica di queste cianfrusaglie travestite da donne non serve il moralismo quacchero, basta una laica consapevolezza di sé.
A Chicago due fanciullette bianche innalzano cartelli in cui si dicono “sconvolte e spaventate”.

A Los Angeles gli studenti californiani chiedono “Power to the People”, come se Trump non fosse stato eletto dal popolo e fosse un Matteo Renzi qualsiasi.

Le immagini si moltiplicano e mostrano i volti delle proteste con cui la sinistra liberal Usa cerca di allontanare da sé il demone di una sconfitta inaspettata: bandiere americane bruciate, vetrine e auto distrutte, simboli fallici con la faccia di Trump e striscioni con la scritta “Fuck Trump”, giusto per esorcizzare il fatto che è stato Trump a fottere loro.

La paranoia dei liberal si sta consumando con vampate di violenza e retorica elitaria; i nipotini di Soros, scesi in piazza a 10$ al giorno per contestare l’esito di un voto democratico, fanno parte del rito apotropaico universale con cui la sinistra prova ad espiare la colpa della propria stupidità e la rabbia quando la Storia non risponde ai suoi desideri.

Per questo, quando la polizia di Portland ha diramato la notizia che il 70% dei giovincelli arrestati per le violenze che hanno scatenato perché “Trump is not my President” è gente che nemmeno è andata a votare, non ci siamo sorpresi più di tanto.

NELLE SCUOLE DEI FIGHETTI

Alla Cornell University di Ithaca, ottocentesca istituzione dello Stato di NY, studenti e professori hanno indetto la giornata del “Cry with Us”, la lamentela collettiva, una sorta di lagna condivisa con cui elaborare il lutto della vittoria di Trump; e così, in una giornata plumbea falciati dal vento freddo della nuova America reazionaria i docenti e i loro discenti si sono accampati a piangere per l’elezione del nuovo Presidente ed esprimere la loro preoccupazione per le sorti progressive dell’umanità.

Un video postato sulla pagina Facebook del Cornell Daily Sun (lo storico giornale universitario) mostra un’anziana professoressa sessantottarda spiegare le ragioni della sua presenza: “i risultati spezzano il cuore (…) sono un ceffone in faccia a tanti cittadini americani … ci sono tante persone che soffrono e che pensano che Trump darà loro risposte.… Non penso che capiscano…”. Questa frase condensa tutta l’arroganza di chi si crede sempre dalla parte giusta della storia.

Nelle scuole dei fighetti radical-chic, dove i giovani vengono formati ai valori di “pace, democrazia, solidarietà, uguaglianza, amore” e arcobaleni vari, lo psicodramma tocca livelli di ridicolo lirismo. Hamilton Clark è il Direttore della Avenue World School di Chelsea, la scuola per intenderci dove Tom Cruise e Kate Holmes hanno mandato la piccola Suri.

Il giorno dopo le elezioni Mr. Clark ha inviato una lettera ai genitori degli studenti rassicurandoli che la scuola s’impegnerà con ogni sforzo per affrontare “il disorientamento, l’emozione e l’ansia dei ragazzi” di fronte all’evento incredibile della vittoria di Trump.

Dopo aver ammesso che il risultato elettorale “ha deluso la scuola” ha però affermato che i docenti sono eroici per aver passato la notte delle elezioni al Javits Center (il QG del Comitato Clinton)  ma “la mattina dopo hanno messo la loro faccia e sono venuti a scuola pronti per i loro studenti” ai quali “stanno facendo ascolto ed accoglienza” per mitigare i contraccolpi piscologici della bastonata. Come direbbe Obelix: “Sono pazzi questi Liberal!”.

Ma c’è chi non ha reagito in maniera così composta: il prof. Kevin Allred insegna gender studies alla Rutgers University: il suo corso di studio è: “Prospettive femministe: politicizzando Beyoncé”.

Qualche giorno fa la polizia lo ha prelevato da casa e portato in ospedale per un esame psichiatrico. Il motivo è che, secondo alcuni suoi studenti, il Prof si sarebbe abbandonato in classe e su Twitter a commenti violenti in cui invitava a bruciare bandiere americane e a sperimentare il Secondo Emendamento ammazzando cittadini bianchi.

Ovviamente il giovane professore non è matto e probabilmente il suo odio per Trump è stato frainteso ma per lui tutto questo è la dimostrazione che “il giro di vite di Trump sulla libertà di parola è cominciato”.

IL DELIRIO DELL’ÉLITE

Colpisce che questi deliri provengano da scheggie impazzite dell’alta società americana, non quella degli “ignoranti” che hanno votato Trump.

Matt Harrigan non è un disoccupato di Detroit ma il Ceo di un’importante azienda di San Diego, la PacketSled, specializzata in Big Data e Cyber Security; o meglio era il Ceo, perché è stato licenziato dopo che su Facebook, la notte dei risultati elettorali, ha scritto diversi post in cui annunciava che avrebbe ammazzato Trump: “mi procuro un fucile da cecchino e mi apposto dove è meglio (…) in un stanza della Casa Bianca. Sul serio. Fottiti!”. Intervistato sulla Abc, l’ex manager (padre di due figli) si è scusato e pentito, dicendo che era ubriaco.

In molte città americane si sono registrati episodi di violenza contro sostenitori di Donald Trump: minacce, aggressioni e pestaggi. Eppure colpisce il fatto che né la Clinton né Obama abbiano ancora condannato questi episodi; anzi entrambi fanno di tutto per alimentarli: Obama invitando i manifestanti anti-Trump a non tacere e la Clinton sbandierando congiure ai suoi danni (dall’FBI a Putin) come ragione della sua disfatta.

La sinistra sta perdendo la testa; i suoi leader sono ormai privi di freni inibitori e questo non è un bene per la democrazia americana.

Per fortuna, ogni tanto, qualcuno da quelle parti ha il coraggio di spiegarlo: Jon Stewart, poliedrico intellettuale della tv americana, mitico conduttore di The Daily Show (uno dei programmi satirici più seguiti) e da sempre liberal, ha denunciato l’ipocrisia della sinistra americana: L’America che ha votato Trump è quella che votò Obama. Dovrebbe essere un concetto facile da capire ed accettare, perché si chiama “democrazia”; ma è proprio ciò che la paranoica sinistra in America e in altre parti del mondo non sopporta.

 

Pubblicato in: Amministrazione, Geopolitica Mondiale, Psichiatria, Unione Europea

Prima di votare al referendum leggete come funziona l’Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-21.

 unione-europea-eurpa-001

Stiamo vivendo in un’epoca in cui la follia è diventata così frequente da essere considerata la norma.

Si apre quindi un quesito.

È psichiatricamente normale chi rientra nella norma, nella moda in termini statistici, oppure chi gode delle caratteristiche insite nel concetto di “normalità“?

La domanda non è da poco: per comprenderne l’intimo significato si dovrebbe consultare il sito della European Commission.

Qui si vorrebbe affrontare un problema non politico, ma meramente organizzativo strutturale.

Questa Unione Europea ricorda molto da vicino l’organizzazione del Regno di Francia alla fine del ‘700: troppo complessa per poter funzionare. Con il referendum il popolo sovrano può dire ‘sì’ oppure ‘no’ a questa Europa.

Ripetiamo esclusivamente per maggiore chiarezza.

Qui non si tratta alcun tema politico, bensì soltanto quello strutturale gestionale.

* * * * * * *

Il Parlamento Europeo.

«Il Parlamento europeo (anche popolarmente conosciuto come Europarlamento) è l’unica istituzione dell’Unione europea ad essere eletta direttamente dai suoi cittadini. Insieme al Consiglio dell’Unione europea, costituisce una delle due camere che esercitano il potere legislativo nell’Unione. Il PE Svolge anche una funzione di controllo sull’operato della Commissione europea, ne elegge il Presidente su proposta del Consiglio europeo e approva in blocco la Commissione. ….

Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea, nell’ambito della procedura legislativa ordinaria approvano i progetti di atto legislativo proposti dalla Commissione europea. Fermo restando l’esclusivo potere di iniziativa legislativa in capo alla Commissione, il Parlamento europeo detiene un potere di “iniziativa dell’iniziativa” nei confronti della Commissione, attraverso una delibera a maggioranza assoluta.

Dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona la procedura cosiddetta di “codecisione” è divenuta procedura legislativa ordinaria che prevede un piano di parità tra il Parlamento e il Consiglio. Esistono tuttavia delle procedure legislative speciali che prevedono una diversa composizione dei poteri di intervento nell’ambito legislativo di Parlamento e Consiglio, con la prevalenza, a seconda degli ambiti, del ruolo dell’una o dell’altra istituzione.»

*

Commissione Europea.

Per chi volesse complementare, sarebbe altamente suggeribile leggersi anche questo simpaticissimo link. In alternativa, questo è il pdf ufficiale.

«Nel 2010 la Commissione impiegava 25.018 persone, di cui 12.931 compresi nella categoria AD e 12.087 nella categoria AST. A questi si aggiungono 7.122 “esterni” (agenti a contratto, funzionari nazionali distaccati, ecc.).

Le DG che occupano più personale sono il Servizio traduzione (2.427 dipendenti) e il Centro Comune di Ricerca (2.243 dipendenti).

I funzionari e dipendenti della Commissione provengono da tutti gli stati membri. La nazionalità complessivamente più rappresentata è quella belga (19,5% del totale), soprattutto grazie al fatto che circa il 30% dei dipendenti di categoria AST è belga; ciò si spiega con il fatto che i tre quarti dei dipendenti della Commissione lavorano in Belgio. Tra i dipendenti di categoria AD, le nazionalità più rappresentate sono quella francese (1.444 persone) e quella tedesca (1.375 persone). Sono italiani 1.225 dipendenti di categoria AD e 1.348 dipendenti di categoria AST (10,2% del totale dei dipendenti della Commissione). Generalmente le nazionalità che sono sotto-rappresentate sul totale dei dipendenti esprimono tuttavia un numero significativo di funzionari di alto livello.

Anche se gran parte delle attività della Commissione si svolge a Bruxelles e in parte minore a Lussemburgo, vi sono dipendenti della Commissione in tutti gli stati membri. In Italia lavorano 1.025 dipendenti della Commissione, appartenenti in larga parte alla sede di Ispra del Centro Comune di Ricerca.

Le donne rappresentano il 51,9% dei dipendenti della Commissione, contro il 48,1% degli uomini.»

*

Non si abbia timore. Ad oggi, 2016, i dipendenti della Commissione sono levitati ad oltre 35,000, interni più membri esterni e consulenti. Stipendi a carico dei Contribuenti.

Cosa fanno? La sola direttiva EU sulla coltivazione delle melanzane assomma a 17,000 pagine, descrivendo nel più infimo dettaglio modalità di coltivazione e specifiche chimico-fisiche del prodotto finale, ivi compresa al dimensionalità spaziale, calcolata ovviamente in quattro dimensioni. Tutti gli agricoltori dovrebbe conoscere, e bene, la matematica dei quaternioni. Bastano in fondo quattro anni di matematica ed un master specifico. Poi, a coltivar melanzane. Tutti sanno che gli immigrati illegali sono addottorati in matematica oppure in fisica.

Questa è la Commissione Europea.

«The European Commission (EC) is the executive body of the European Union responsible for proposing legislation, implementing decisions, upholding the EU treaties and managing the day-to-day business of the EU. Commissioners swear an oath at the European Court of Justice in Luxembourg, pledging to respect the treaties and to be completely independent in carrying out their duties during their mandate.

The Commission operates as a cabinet government, with 28 members of the Commission (informally known as “commissioners”). There is one member per member state, but members are bound by their oath of office to represent the general interest of the EU as a whole rather than their home state »

Quindi, la Commissione Europea è organo esecutivo: come tale esegue e non dispone.

Chi conta, ossia di legifera anche se parzialmente, è il Consiglio dell’Unione Europea.

«Il Consiglio dell’Unione Europea (denominato in questo modo dal trattato di Lisbona del 2007), noto anche come Consiglio dei ministri europei, in precedenza come Consiglio speciale dei ministri, detiene – insieme col Parlamento europeo – il potere legislativo nell’ambito dell’Unione europea.

Il Consiglio è composto, ai sensi dell’art. 16 del Trattato sull’Unione europea, da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che possa impegnare il governo dello Stato membro, scelto in funzione della materia oggetto di trattazione. Tale ampia formulazione consente una maggiore flessibilità, e dunque una maggiore discrezionalità da parte degli Stati, rispetto alla previsione della necessaria partecipazione di un ministro: ordinamenti federali come quello tedesco, infatti, nelle materie di competenza dei singoli Länder, non hanno un unico ministro, ma un ministro per ogni Land, e la previsione della partecipazione di un “ministro” creerebbe difficoltà di individuazione.»

*

Ma chi conta veramente è il Consiglio Europeo.

«Il Consiglio europeo è un organo che si riunisce periodicamente per definire “le priorità e gli orientamenti politici generali” dell’Unione europea ed esaminare i principali problemi del processo di integrazione. Con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009, è una delle istituzioni dell’Unione europea e ha un presidente, eletto per due anni e mezzo.

Non va confuso con un’altra istituzione dell’Unione europea: il Consiglio dell’Unione europea, che detiene il potere legislativo dell’Unione al pari del Parlamento europeo. Non va confuso nemmeno col Consiglio d’Europa, il quale è una organizzazione internazionale indipendente dall’Unione europea. ….

Il Consiglio europeo nasce dalla prassi instaurata fin dal 1961 di tenere riunioni informali e senza una cadenza prestabilita tra i capi di Stato e di governo dei paesi che aderivano alle comunità ….

È rimasta tuttavia la natura giuridica anomala e ambigua del Consiglio, dal momento che la sua creazione non è prevista nei trattati istitutivi della comunità. Se da un lato la volontà politica degli Stati membri di creare uno strumento flessibile, capace di agire liberamente al di fuori degli schemi istituzionali comunitari ha consentito a quest’organo di agire spesso in maniera efficace e positiva per lo sviluppo del processo comunitario (passaggio alla fase definitiva del mercato comune, risorse proprie, sistema monetario, negoziato per l’adesione di nuovi stati, elezione diretta del Parlamento, ecc.), dell’altro lato bisogna considerare che risulta tuttora sprovvisto di qualunque forma di controllo democratico e giurisdizionale sul piano comunitario, in quanto non sottoposto alle regole procedurali dei trattati istitutivi né a limiti di competenza. ….

Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri dell’Unione europea e dal Presidente del Consiglio europeo che ne presiede le sessioni; inoltre partecipa senza diritto di voto il Presidente della Commissione europea.»

* * * * * * *

Adesso che ci si è schiariti almeno a grandi linee le idee su come funzionerebbe l’Unione Europea, che è però molto più complessa ancora, alcuni elementi saltano agli occhi.

– Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri dell’Unione europea che definiscono “le priorità e gli orientamenti politici generali”: è il sommo organo direttivo.

– “È rimasta tuttavia la natura giuridica anomala e ambigua del Consiglio, dal momento che la sua creazione non è prevista nei trattati istitutivi della comunità”.

– Il Parlamento Europeo, unica struttura elettiva, ha poteri molto limitati e, soprattutto, condivisi.

*

Conclusioni.

Qui non si fa problema di schieramento partitico, né di teoria politica alcuna.

Qui il problema è semplicemente organizzativo o, meglio, di struttura gestionale.

Il funzionamento dell’Unione Europea è quanto meno farraginoso e necessiterebbe di una sostanziale revisione e semplificazione atta a renderlo agevole ed in grado di prendere decisioni in tempi umanamente rapidi.

Non solo, una struttura più agile risulterebbe essere molto più trasparente. Per esempio, gli Stati Uniti hanno una Camera eletta sostanzialmente in modo proporzionale tenendo conto del numero dei votanti nei singoli stati, bilanciata da un Senato ove siedono due rappresentanti per ogni singolo stato, indipendentemente dall’entità della loro popolazione. Sia Senato, sia Camera, sia Presidente degli Stati Uniti sono elettivi, cosa che non guasta. È solo un’idea messa lì, ma ha il grande vantaggio di essere semplice e gestibile. Altra carenza non prevista è la mancanza di referendum a livello di Unione Europea su temi particolarmente sensibili, quali per esempio variazioni istituzionali.

Infine, ma non da ultimo, l’Unione Europea presenta un problema nei rapporti con gli altri stati.

Non esiste al momento una carica dell’Unione contattando la quale un capo di stato straniero possa interloquire con una persona in grado di rappresentare a tutti gli effetti l’Unione Europea. Non parliamo poi di poter parlare con una persona in grado di dare attuazione a quanto discusso e concordato.

Si arriva così a degli assurdi operativi, quali per esempio il Presidente Hollande e la Bundeskanzlerin Frau Merkel che vanno a colloquio con il Presidente Putin. Ossia due capi di stato, importanti, sicuramente, ma non cariche istituzionali dell’Unione. Nessuno vuole sminuire il peso politico dei due personaggi, ma dovrebbe essere evidente la carenza strutturale dell’Unione Europea.