Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Senza categoria, Unione Europea

Macron ci edifica con la sua umiltà. Ha detto che salverà il mondo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-20.

Matto 001

Riuniti nel Club dei politici trombati e trombandi, Frau Merkel e Mr Macron hanno rilasciato delle dichiarazioni al fulmicotone.

Frau Merkel non si presenterà quale candidata al Congresso della Cdu che si terrà ai primi di dicembre e, verosimilmente, a breve dovrebbe dover rinunciare anche alla cancelleria. A giudicare dal passato, darà le dimissioni dopo aver visto i risultati delle elezioni per l’Europarlamento, ove la rappresentanza della Cdu e della Csu saranno dimezzate e quella della spd ridotta ad uno sparuto manipolo.

Mr Macron è alle prese con una Francia riottosa a riconoscere la sua infinita grandezza. Si fa fatica a crederlo, ma i francesi non lo adorano inginocchiati davanti a sì tanta grandezza. Non ci crederete, ma il suo tasso di esecrabilità è arrivato al 73% e centinaia di migliaia di francesi inferociti sono scesi nelle strade a dimostrare tutta la loro rabbia e scontento.

Ma, come ci si appella in alcune logge massoniche del nord Europa, le ‘Loro Eternità‘ si sono viste, abbracciate, debitamente baciate, ed infine hanno parlato al volgo clamante.

«We have to overcome our taboos and overcome our habits»

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«This new phase can be scary as we will have to share, pool together our decision-making, our policies on foreign affairs, migration and development, an increasing part of our budgets and even fiscal resources, build a common defense strategy»

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«France and Germany are already expected to lay out plans on Monday for a limited joint euro zone budget, which will be focused for now solely on financing investment»

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«Macron …. evoked a world “at a crossroad” in his speech, pitting nationalist movements “with no memory” against more modern, progressive ones»

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«Europe, and within it, the Franco-German alliance, has the obligation not to let the world slip into chaos»

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Già. È proprio così.

L’alleanza franco – germanica che costituisce, a dir loro, l’Unione Europea, ha l’obbligo morale di non lasciar cadere il mondo nel chaos. Vedete come sono buoni?

Non sappiamo se e fino a qual punto Mr Xi, Mr Putin e Mr Trump abbiano compreso appieno l’immensa elargizione che Frau Merkel e Mr Macron fanno loro: concedono a Cina Russia ed America di vivere nell’ordine. Ovviamente, sarà l’ordine voluto da Frau Merkel e Mr Macron.

E simile atto filantropico si concretizzerebbe in «a limited joint euro zone budget», il tutto a beneficio di Francia e Germania.

Romania. Lo speaker Florin Iordache fa il gesto del dito ai gerarchi della EU, in europarlamento.


Reuters. 2018-11-19. Germany, France must break taboos to advance on European reforms: Macron

BERLIN/PARIS (Reuters) – French President Emmanuel Macron called on Sunday for Germany and France to dig deeper as allies in their bid to spearhead a more united Europe, including by overcoming lingering scepticism on issues such as a euro zone budget.

Macron has long championed a vision for a more integrated euro zone, including through a joint budget.

With European Parliament elections looming next May, the French president has also urged pro-EU forces to rally and take concrete policy steps in a bid to fend off anti-immigrant, nationalist parties on the rise in several member states.

In a speech to the German lower house of parliament on Sunday at an event honoring war victims, Macron said the onus was on France and Germany to pursue those efforts.

“This new phase can be scary as we will have to share, pool together our decision-making, our policies on foreign affairs, migration and development, an increasing part of our budgets and even fiscal resources, build a common defense strategy,” Macron said at the Bundestag.

“We have to overcome our taboos and overcome our habits.”

France and Germany are already expected to lay out plans on Monday for a limited joint euro zone budget, which will be focused for now solely on financing investment, according to French finance ministry sources.

That means it will steer clear for now of more controversial elements, like plans to use the budget to help euro zone countries in economic downturns.

But Macron is also pushing for progress in other areas of integration, including on plans to tax internet giants which Berlin has grown hesitant on.

CROSSROADS

Macron, who later met German Chancellor Angela Merkel in Berlin for talks, evoked a world “at a crossroad” in his speech, pitting nationalist movements “with no memory” against more modern, progressive ones.

“Europe, and within it, the Franco-German alliance, has the obligation not to let the world slip into chaos,” he said.

Macron had last week warned against the perils of nationalism at commemorations in Paris to mark the 100th anniversary of the end of World War One, sparking an outcry from U.S. President Donald Trump who blasted the French leader on Twitter days later.

Earlier on Sunday Macron joined Merkel and German President Frank-Walter Steinmeier to place wreaths at the site of the Neue Wache war memorial in Berlin.

“You made clear with an impressive speech how important the German-Franco friendship and cooperation is, and what it role it plays in the European context,” Merkel told Macron before their meeting at the chancellery.

“You said we are at a crossroads … and this is exactly what I perceive,” she said. “Those of us born after the war are responsible for the lessons that we learned.”

Merkel said she and Macron would discuss a wide range of issues including new tax structures for the digital age, migration and efforts to expand European defense cooperation.

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Pubblicato in: Ideologia liberal, Medicina e Biologia, Psichiatria

Sexual harassment? Le femmine sì che se ne intendono.

Giuseppe Sandro Mela

2018-10-02.

ninfomania-raixe-venete-001

Il caso di Mrs Asia Argento è, o dovrebbe essere, noto.

Il caso Asia Argento. Wladimiro Guadagno sembrerebbe avere ragione.

«Non si fanno le denunce con gli psicodrammi, le denunce si fanno in Questura …. non raccontando la storia in un film»

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«Tu avresti potuto dire di no, non eri in una villa isolata, lui stava in un albergo. Te ne potevi andare»

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Asia Argento rifonde 380,000$ per sexual harassment contro un minorenne. – Nyt.

«The Italian actress and director Asia Argento was among the first women in the movie business to publicly accuse the producer Harvey Weinstein of sexual assault. She became a leading figure in the #MeToo movement»

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«But in the months that followed her revelations about Mr. Weinstein last October, Ms. Argento quietly arranged to pay $380,000 to her own accuser: Jimmy Bennett, a young actor and rock musician who said she had sexually assaulted him in a California hotel room years earlier, when he was only two months past his 17th birthday.»

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Ogni commento sulla pudibonda Mrs Argento sarebbe superfluo: è una ninfomane che circuisce ragazzini minorenni. Poi se la vorrebbe dare da verginella. Ovviamente è cofondatrice di #MeToo, albo pretorio delle femministe.

Ma il suo non è mica l’unico caso, solo che delle aggressioni perpetrate a fine di libidine da femmine orgiastiche contro maschi minorenni la stampa liberal non ama parlarne. Per i liberal le femmine sarebbero solo ectoplasmi eterei vessati da maschilisti scatenati.

Eccovi il caso di Mrs Eleanor Wilson, l’ultimo dei casi venuti alla luce.

«Il processo penale a suo carico riguarda quattro casi di abusi sessuali»

Ma su questi fatti le femmine tacciono pudiche, come se tacendo questi accadimenti non esistessero.


Corriere. 2018-10-02. Sesso in volo con lo studente di 16 anni: prof ubriaca resta incinta

A processo l’insegnate 29enne che, ricattata da un altro alunno, ha abortito. Il ragazzo: «Era la mia fidanzata»

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Sesso nel bagno dell’aereo, dopo qualche drink di troppo, durante il volo di ritorno da una gita scolastica dallo Swaziland, in Africa. Non tra due studenti, però. Ma tra un alunno 16enne e la professoressa che accompagnava il gruppo, finita ora alla sbarra. I fatti risalgono al 2015 ma il processo alla 29enne Eleanor Wilson – insegnante di fisica 29enne originaria di Dursley, nel Gloucestershire – si sta celebrando in questi giorni al tribunale di Bristol. La vicenda è resa ancor più torbida dal fatto che è saltata fuori nel 2016, quando un altro studente ha minacciato di spifferare tutto se la docente non avesse fatto sesso anche con lui. Il legame tra l’adolescente e la donna, che ha giustificato l’episodio con l’ebbrezza dovuta all’alcol, è nato proprio durante il viaggio ed è proseguito nei mesi successivi: sul cellulare di entrambi sono stati rintracciati i rispettivi contatti (la prof era registrata sul telefonino del giovane col nome di “Puffetta”) che si erano scambiati per fissare nuovi incontri hot. Senza precauzioni: la relazione s’è interrotta infatti quando Eleanor si accorta di essere rimasta incita ed ha abortito, non sentendosela di creare un ragazzo padre. Poi, non riuscendo più a gestire i ricatti dell’altro studente, s’è finalmente decisa ad informare dell’accaduto il liceo dove lavorava e a dimettersi dall’incarico, prima che la vicenda s’ingigantisse e venisse a galla, come di fatto è avvenuto. Miss Wilson era una professionista molto apprezzata da colleghi e dai genitori, che la consideravano un personalità brillante e preparata, e lo stupore suscitato dalla vicenda è stato grande.

Il processo

Il processo penale a suo carico riguarda quattro casi di abusi sessuali, che la Procura avrebbe ricostruito raccogliendone le prove: l’accusa è di aver sfruttato la sua posizione per togliersi qualche sfizio. «Non è vero» ribatte però la presunta vittima, oggi 19enne, ascoltata dai giudici come testimone: «Le chiesi se era pentita di quello che era successo in aereo e lei disse di no, che non aveva rimorsi – ha dichiarato il ragazzo alla corte -. Per me non era più un’insegnante, era come una fidanzata». «Mi sentivo totalmente perso, infatuato – ha spiegato -. Una donna adulta, con una laurea, una macchina, una bella casa: ero confuso ed eccitato». «Mi disse di essere incinta – spiega il ragazzo – io risposi che non me l’aspettavo e non avrei potuto prendermi cura del bambino». Gli avvocati di Eleanor avvocati stanno tentando una disperata difesa, sostenendo che il racconto del “toy boy” è frutto di fantasia e del desiderio di pavoneggiarsi con i compagni di classe, vantandosi dell’impresa da latin lover. E che si sia spinto talmente avanti nella descrizione dei dettagli, da non poter più ritrattare: in sostanza, per non perdere la faccia con gli amici sarebbe stato costretto a portare avanti la storia del rapporto sessuale “volante” fino alla fine. «Ammette che ci sia stata una comportamento inappropriato, ma niente di sessuale – replicano i pm, evidenziano la contraddizione -. È un giovane che non ha alcun motivo di inventarsi tutto questo». In attesa della sentenza, il ministero dell’Istruzione britannico ha bandito la docente da ogni ruolo a tempo indeterminato.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Germania. Assenze dal lavoro per cause psichiatriche aumentate al 24%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-01.

Vincent van Gogh - Vecchio che soffre

Handelsblatt  il giornale della confindustria tedesca. Testata altamente specialistica, tira un numero alquanto limitato di copie, la sua influenza è grande. Usualmente è anche alquanto obbiettivo, anche se è sempre stato filogovernativo.

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«Germany has one of Europe’s highest rates of employee sick leave and needs to address growing mental health issues caused by stress»

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«Statistics indicate that Germans are calling in sick more often.»

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«The data shows that sickness generally is highest in the former East Germany, where despite billions in investment over the last two decades economic growth continues to lag the west»

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«Comparative data from the European Company Survey shows that while sickness rates from 2004 to 2009 fell from 17 percent to 9 percent in the United Kingdom and from 29 percent to 21 percent in France, in Germany, they jumped from 17 percent to 24 percent.»

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«Employees in the country take on average 16 days of sick leave, compared with nine days in the United Kingdom and just under five in the United States»

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«A full-time German worker in 2011, according to PricewaterhouseCoopers, worked 42 hours a week, compared with 47 hours in the Britain.»

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«That said, costs attributed to sick days run about €60 billion a year in Germany, according to the consultancy Roland Berger. The firm expects the country’s ageing population to increase those numbers. Today, 30 percent of the workforce in Germany is aged between 50 and 64, a number expected to rise to 40 percent by 2050.»

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Si prende atto di questi dati, ma non si condividono in tutto le analisi fatte.

«sickness generally is highest in the former East Germany, where despite billions in investment ….»

A nostro sommesso parere, il tentativo di cercare di ridurre le cause dello stress e delle patologie psichiatriche sul lavoro ad un problema esclusivamente economico sarebbe fuorviante. Esattamente come il termine ‘stress‘ sembrerebbe essere improprio.

Tutti i lavori richiedono concentrazione ed attenzione, e la mente si focalizza sui problemi che devono essere risolti. Questi sono però problemi che tutti risolvono ogni giorno che passa: tranne casi rarissimi, sono tutti a portata dell’uomo normale.

Tra le molte cause psicologiche che possono indurre depressione, sarebbero da citarsene alcune.

Riporre attese irrealizzabili su di un qualcosa comporta una cocente delusione quando si deve constatarne la impossibilità. Per spiegarsi meglio, con un esempio da prendersi ovviamente con buon senso, quando ci si innamora di ciò che si vorrebbe fosse il partner, più intenso è il sentimento affettivo od anche l’invaghimento, tanto maggiore sarà la delusione. Delusione la cui colpa però non è tanto del partner quando piuttosto di chi si è creduto fosse vero ciò che vero non era né poteva esserlo.

La vita corrente in Occidente blandisce con grande frequenza le persone proponendo loro sogni irrealizzabili, dalla salute, a modelli comportamentali, ad idee politiche ed economiche. Maggiori le attese, maggiori le disillusioni.


Handelsblatt. 2014-08-14. Productive But Frequently Sick, Germany Juggles Aging Workforce

Germany has one of Europe’s highest rates of employee sick leave and needs to address growing mental health issues caused by stress, but its workers are still among the world’s most productive.

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When Melissa Schäplitz got a bad cough in her first week working as a dental nurse at an exclusive dental surgery clinic in West Berlin, she didn’t hesitate to call in sick.

“The doctor said I needed a week to recover. My new boss wasn’t so happy, but I couldn’t cough over the patients so I stayed home,” she said. “When I went back, I was able to make the good first impression I wanted to make.”

Germany – Europe’s economic powerhouse – has one of the continent’s highest rates of sick leave, and that rate is rising fast. Mental health issues, especially those related to depression and stress, are on the increase. Both are fueling an ongoing debate in the country.

Chancellor Angela Merkel’s government said last year it would seek ways to improve the work-life balance of workers, but so far has approved no legislation on out-of-hours contact.

At the state level, Guntram Schneider, the labor minister in the state of North Rhine-Westphalia, suggested this week introducing anti-stress laws to stop employers from contacting their workers outside office hours.

Statistics indicate that Germans are calling in sick more often.

The data shows that sickness generally is highest in the former East Germany, where despite billions in investment over the last two decades economic growth continues to lag the west. In 2013, except for the state of Saxony, the former East German states — Mecklenburg-Lower Pomerania, Brandenburg, Saxony-Anhalt, Berlin and Thuringia — continue to trail the western part of the country.

Comparative data from the European Company Survey shows that while sickness rates from 2004 to 2009 fell from 17 percent to 9 percent in the United Kingdom and from 29 percent to 21 percent in France, in Germany, they jumped from 17 percent to 24 percent. Employees in the country take on average 16 days of sick leave, compared with nine days in the United Kingdom and just under five in the United States.

Yet experts argue the statistics paint a misleading picture, noting that German workers put in fewer hours per week than those in some other European countries, such as the United Kingdom. A full-time German worker in 2011, according to PricewaterhouseCoopers, worked 42 hours a week, compared with 47 hours in the Britain.

Some suggest Germany’s relatively high rates of sick leave aren’t a weakness but a strength.

Professor Roger Seifert, a labor analyst at Wolverhampton University said that while work in the United Kingdom has become more intense, with plenty of people competing for jobs, but productivity is low. “Workers are under pressure to come into work when sick,” he said. “If they don’t, they can be easily replaced. Mr. Seifert referred to German workers as being “more productive,” thanks in part for being less worried about “adverse consequences” of taking sick leave.

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“We found that it is worth retaining the older workers, even if they are often slower, because the quality is higher and the overall productivity stays the same or improves”

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Indeed data shows that Germany is more productive than the UK: Britain’s Office for National Statistics shows that in terms of productivity per hour worked – a standard measure of productivity- the German worker scored 123.7, while the UK scored 107.2.

That said, costs attributed to sick days run about €60 billion a year in Germany, according to the consultancy Roland Berger. The firm expects the country’s ageing population to increase those numbers. Today, 30 percent of the workforce in Germany is aged between 50 and 64, a number expected to rise to 40 percent by 2050.

Carmaker BMW estimates that the percentage of its employees older than 50 will rise from 25 percent to over 35 percent by 2020. As part of a pilot project in its plant in Dingolfing, the company provides workers with specially cushioned shoes, ergonomic furniture and supportive gloves as well as counselling and health care. To reduce stress, it has also added breaks in production; when workers require slightly more time to assemble a part, the assembly line slows down. The measures, BMW says, have helped boost productivity and employee morale, and are being copied elsewhere.

“We started off thinking this was a mainly German problem – dealing with an older workforce, but we found that our managers in our Korean plants are also interested,” said Jochen Frey, a company spokesman. “We found that it is worth retaining the older workers, even if they are often slower, because the quality is higher and the overall productivity stays the same or improves.”

German industry’s willingness to recognize and accept the fact that workers are sometimes ill can benefit both employers and employees, according to experts, who point to the H1N1 swine flu that hit Europe and the United States. The U.S. economy was in crisis so most American workers who had the signs of a cold or influenza showed up at work – and struggled. Ultimately, 7 million Americans caught swine flu and were forced to take long sick leaves. By comparison, Germans who stayed home when they first began to feel unwell recovered much faster, and as a result, the country had one of its lowest number of sick days ever that year and among the lowest worldwide.

Ms. Schäplitz, who has now worked at the dental surgery for three years, appears baffled when asked if she worried about losing her job when she called in sick. “Why would I? I was being responsible by staying home,” she said. “I would not trust a nurse who could not even treat herself.”

Pubblicato in: Psichiatria

Italia. Il Consumo dei farmaci antidepressivi +38% in dieci anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-22.

2018-09-15__Antidepressivi__001

Il Ministero della Salute ha rilasciato il rapporto sulla salute mentale degli italiani.

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«la depressione è il più grande buco nero che inghiotte oggi la salute mentale degli italiani. Fra adulti e bambini negli ultimi dieci anni si è passati da un consumo di 30 DDD/1000 die (ovvero dosi giornaliere per 1000 abitanti) di antidepressivi del 2006 alle 39 DDD/1000 die del 2016»

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«nel 2016 su scala nazionale ci sono stati 122 adulti trattati con antidepressivi su 1000 abitanti in regime convenzionato …. e 4,5 su 1000 in distribuzione diretta»

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«A questi si aggiungono i consumi di antipsicotici, anche se in misura minore rispetto agli antidepressivi: si stima che siano trattati con antipsicotici in regime convenzionato 16,1 adulti su 1000, a cui si aggiungono altri 14 su 1000 trattati in distribuzione diretta»

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«Complessivamente sono oltre 7 milioni gli italiani che utilizzano antidepressivi o antipsicotici in regime convenzionato con il Sistema Sanitario a cui se ne aggiungono altri 900 mila che li acquistano in distribuzione diretta»

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Il 14% dei 49 milioni di italiani in fascia di età adulta consuma cronicamente farmaci antidepressivi ed antipsicotici.

Si tenga conto che questi due quadri patologici non estinguono la totalità delle patologie psichiatriche, e che un buon numero di pazienti non è sotto trattamento.

Rispetto a dieci anni or sono i casi in trattamento antidepressivo sono aumentati del 38%.

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Se sicuramente sussiste un problema economico, sia come costo di strutture e professionisti, sia come spesa farmaceutica, altrettanto sicuramente esistono problemi sociali ed umani di non poco conto.

Intanto, vivere in un ambiente di depressi non invoglia certo a comportamenti lieti e spensierati.

Di sicuro, l’atmosfera odierna che privilegia la visione immanente depriva di quella del futuro, e senza poter avere speranza nel futuro, supposto inesistente, non si può far altro che essere depressi.

Per non parlare poi del clima di incertezza sociale ed economica e della situazione di sfacelo delle famiglie, la tutela delle quali è rimasta in non cale per decenni consecutivi.

Ma il meccanismo più potente per indurre una sindrome depressiva è l’aver alimentato attese irrealistiche e spropositate, utopiche, in qualsiasi settore di interesse: quando ci si rende conto che si era vissuto un sogno, un’illusione, si apre immediatamente la porta alla depressione.

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Un ultimo aspetto, tra i tanti.

In un sistema sociale complesso come l’attuale, sono davvero tanti i punti critici ove sarebbe necessario prendere decisioni rapide e sicure. Ma quanti abbiano concrete difficoltà a percepire il reale non sono il prototipo della persona capace di decidere. Bene: un italiano adulto su sette è in questa situazione.

Nessuno gradirebbe farsi operare da un chirurgo convinto che l’intervento andrà male.

Ci si pensi sopra.


Consumo di antidepressivi: più 32,5% in 10 anni

La Toscana è la Regione più “depressa” d’Italia, la Campania quella dove se ne comprano meno

Stiamo diventando un popolo di depressi? Bisognerebbe indagare a fondo per avere una risposta esauriente, ma intanto, quel che è certo, è che un primo indizio c’è: aumenta il consumo di antidepressivi.

Il consumo di antidepressivi

Il grafico sopra mostra la dose giornaliera assunta dagli italiani ogni mille abitanti Regione per Regione. Significa, per esempio, che la media italiana di persone che assumono una dose giornaliera di antidepressivi è pari a 39,87. Il dato è decisamente in crescita rispetto a quello del 2006 quando era 30,08 con un aumento, quindi, del 32,5%.

La spiegazione di questo fenomeno che viene generalmente fornita è che l’aumento del consumo di antidepressivi è legato all’andamento economico, ovvero, quando l’economia non cresce le persone sono più in difficoltà e più soggette a stress e depressione. Beh: stando ai dati questa spiegazione non regge. In effetti nel 2016 il consumo di psicofarmaci è, in tutte le Regioni italiane, superiore a quella degli anni peggiori della crisi economica, 2009 compreso, che è stato l’hannus orribilis per l’Italia. E’ superiore anche ai dati del 2012-2013, altri anni molto difficili per l’economia italiana.

La regione più depressa

La Regione dove c’è il maggiore consumo di antidepressivi è la Toscana: 60,96 ogni mille persone assume la dose giornaliera, in crescita mostruosa rispetto a 46,89 di 10 anni prima e in aumento anche rispetto al dato del 2015: 59,60. La Regione che, invece, sembra la meno propensa alla depressione è la Campania: 30,59.


7,9 milioni gli italiani trattati con antidepressivi e antipsicotici. I dati regione per regione

A farla da padrone sono gli antidepressivi, il cui uso è cresciuto enormemente negli ultimi 10 anni. Per un costo di 340 milioni di euro.

Stando ai dati più recenti pubblicati in materia di salute mentale, contenuti nell’ultimo rapporto di Osservasalute, possiamo dire che è la depressione il più grande buco nero che inghiotte oggi la salute mentale degli italiani. Fra adulti e bambini negli ultimi dieci anni si è passati da un consumo di 30 DDD/1000 die (ovvero dosi giornaliere per 1000 abitanti) di antidepressivi del 2006 alle 39 DDD/1000 die del 2016.

Secondo quanto emerge dall’ultimo rapporto del Ministero della Salute in materia di salute mentale, nel 2016 su scala nazionale ci sono stati 122 adulti trattati con antidepressivi su 1000 abitanti in regime convenzionato (i farmaci vengono acquistati dalla ASL/Regione ma distribuiti al paziente, per loro conto, dalle farmacie territoriali aperte al pubblico) e 4,5 su 1000 in distribuzione diretta (le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere acquistano i farmaci, e li distribuiscono, mediante le proprie strutture, direttamente ai pazienti per il consumo al proprio domicilio), per un totale di 44,2 DDD/1000 die in regime convenzionato e 0,7 in distribuzione diretta.

A questi si aggiungono i consumi di antipsicotici, anche se in misura minore rispetto agli antidepressivi: si stima che siano trattati con antipsicotici in regime convenzionato 16,1 adulti su 1000, a cui si aggiungono altri 14 su 1000 trattati in distribuzione diretta.

Complessivamente sono oltre 7 milioni gli italiani che utilizzano antidepressivi o antipsicotici in regime convenzionato con il Sistema Sanitario a cui se ne aggiungono altri 900 mila che li acquistano in distribuzione diretta. Stiamo parlando di oltre un italiano su 8, considerando anche i bambini.

La regione dove il consumo di antidepressivi è più elevato è la Toscana, con 207 trattati su 1000 abitanti e 68 DDD/1000 die in regime convenzionato e 10,6 trattati su 100 e 3,6DDD/1000 die in distribuzione diretta.

Seguono la Liguria con 190 trattati per 1000 abitanti e 61,1 DDD/1000 die in regime convenzionato e 8,6 trattati per 1000 e 1,8 DDD/1000 die in distribuzione diretta. Una situazione particolare si riscontra in Piemonte, dove i tassi di persone trattate in distribuzione diretta è decisamente più alta rispetto al resto d’Italia.

La ragione è semplice: la distribuzione diretta è competenza delle regioni e delle province autonome, e a quanto pare farebbe risparmiare di più rispetto a quella per conto. Due recenti studi promossi dalla Società dei farmacisti ospedalieri e servizi farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale e con l’Università di Ferrara hanno comparato la Distribuzione Diretta con la Distribuzione per Conto rispettivamente in 10 Aziende Sanitarie piemontesi e tra due Aziende Sanitarie di Ferrara con la ASL H di Roma. In entrambi gli studi, sotto il profilo dei costi a carico del SSR (Servizio Sanitario Regionale), risulta più vantaggiosa la Distribuzione Diretta.

La questione dei costi è sicuramente centrale. Sempre il rapporto del Ministero della Salute riporta che nel 2016 in regime di assistenza convenzionata, per la categoria degli antidepressivi la spesa lorda complessiva è di oltre 338 milioni di euro per 34 milioni di confezioni. In distribuzione diretta la spesa lorda per gli antidepressivi è stata pari a 1,5 milioni di euro con un numero di confezioni pari a circa 661 mila.

Per la categoria degli antipsicotici invece la spesa lorda complessiva in regime convenzionato è stata di 68 milioni di euro con un numero di confezioni che ha sfiorato i 5 milioni. In distribuzione diretta si sono spesi invece circa 114 milioni di euro con un numero di confezioni pari a 6,2 milioni.

Gli antipsicotici sono venduti dunque di più tramite distribuzione diretta rispetto agli antidepressivi. In Italia sono trattati con antipsicotici in regime convenzionato 16,1 adulti su 1000, a cui si aggiungono altri 14 su 1000 trattati in distribuzione diretta.

L’aspetto interessante è che le regioni con il più alto consumo di antipsicotici non sono le stesse che consumano molti antidepressivi: la Toscana e la Liguria infatti, prime regioni per consumo di antidepressivi, mostrano un consumo di antipsicotici in linea con la media nazionale. Le regioni che invece fanno uso maggiormente di antipsicotici sono il Piemonte e l’Abruzzo, e in Piemonte quasi la totalità dei trattamenti avviene in distribuzione diretta: ben 48 trattati su 1000.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Macron le Gaffeur. Adesso anche il ministro degli interni se ne va.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

2018-09-18__Macron e Collomb

Mr Macron lo scorso anno godeva di una popolarità del 62%. Ad oggi è quotato al 25%, con un tasso di esecrabilità al 69%, che si è pienamente meritato.

Il suo governo sta cadendo a pezzi.

Macron perde un altro ministro. Gli resta solo il carissimo Benalla.

Francia. Silurato ed affondato Mr. Nicolas Hulot. Riposi in pace.

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Mr Macron soffre soltanto di delirio schizofrenico di onnipotenza: crede con tutta modeastia di essere il dio creatore dell’universo e pretende di essere oggetto di culto.

Nei sondaggi per le elezioni europee, il partito di Mr Macron è proiettato al 21%, dal 57% che aveva un anno or sono, ed anche i suoi fidi se la stanno squagliando uno per volta. Sono stufi di essere presi a pesci in faccia.

Nota a margine.

Un capo politico europeo vale nell’Unione Europea per quanto vale nella propria patria.

Chi non si ricorda il suo megalitico programma di riforma dell’Unione Europea in una Stato di Europea?

È diventato materiale per gli archivi storici.

Ci manca solo che anche il fido Benallà abbandoni il tetto ed il talamo.

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French interior minister to quit in further blow to Macron [The Guardian]

«France’s interior minister, Gérard Collomb, has announced he will resign next year to run for his former job as mayor of Lyon, in yet another blow to the president.

The announcement from Collomb, a political heavyweight and one of Emmanuel Macron’s most loyal ministers, comes after the environment minister, Nicolas Hulot, quit last month and as the president’s approval ratings have plummeted.

Collomb told L’Express magazine he would quit after the European elections in order to stand for mayor of France’s third biggest city in 2020.

“The local elections are still far away – I will run in Lyon if I don’t get diagnosed as seriously ill any time before that,” he joked. “I won’t be interior minister right up until the last moment. After a certain amount of time it would be better to be totally free for the campaign.

“I think ministers who want to run in the 2020 local elections should be able to quit the government after the European fight,” he said of the European parliament polls in May.

Collomb served as Lyon mayor for 16 years until Macron poached him for the interior ministry job.»

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Macron stuck in ‘ketchup moment’ says interior minister, as he announces 2020 retirement [The Telegraph]

«President Emmanuel Macron of France is stuck in a “ketchup moment” whereby the effects of his reforms are still stuck inside the bottle but with a “thump” will soon come flying out in one go, his interior minister has claimed.

Gérard Collomb, the interior minister, issued the ketchup analogy to explain the lack of tangible benefits of Mr Macron’s reforms while also dealing his presidency a fresh blow by announcing his intention to step down next year to run for re-election as mayor of Lyon in 2020.

His reference to the physics of the famed bottled tomato sauce came a day after an MP quit his party, saying she felt as if she was “on the Titanic”.

Frédérique Dumas resigned from Mr Macron’s centrist Republic on the Move party because she said the government had “forgotten the fundamental principles of Macronism”. She added: “Some decisions come down to budget cuts. There is no ambition, no direction.”

The move by Ms Dumas, 55, a former film producer, reflects growing disillusionment with the president and impatience that his controversial and often painful economic reforms have so far failed to cut unemployment or significantly boost growth.»

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Macron’s government in flux as key ally plans to quit post [Reuters]

«France’s interior minister, one of President Emmanuel Macron’s closest allies, has announced plans to quit the government and run for election as mayor of Lyon in 2020, adding to doubts and instability around the young leader’s administration.

Gerard Collomb’s announcement in an interview in L’Express magazine follows the abrupt resignations of a popular environment minister, who questioned Macron’s commitment to the reduction of nuclear power, and the sports minister.

A high-profile member of Macron’s party, Republique En Marche, also quit over the weekend.

Macron’s approval rating has plunged to about 30 percent, from around 60 percent shortly after he was elected in May 2017, with opinion polls showing he is regarded as aloof and unsympathetic toward people’s everyday hardships.

Collomb, who recently acknowledged what he called a “lack of humility” in Macron’s administration, suggested he could stand down as soon as the middle of next year.

“I won’t be interior minister up to the last minute,” he told the weekly magazine. “Ministers who want to run in the 2020 municipal elections should in my view leave the government after the European (parliament) elections,” he said.

The European parliament vote takes place in May 2019.»


Corriere. 2018-09-18. Macron, si dimette il ministro dell’Interno Collomb. Gaffe sulle porcellane al negozio dell’Eliseo

Dopo l’addio del ministro Hulot, numero 3 dell’esecutivo, anche il numero 2 Collomb ha annunciato l’intenzione di lasciare il governo (il prossimo anno, dopo le Europee). E la contraffazione sulle porcellane vendute nel negozio dell’Eliseo si somma ad altri «fastidi» accumulati negli ultimi mesi.

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PARIGI — Non sono giorni facili per Macron e per il governo francese. Dopo le dimissioni con effetto immediato in diretta alla radio di Nicolas Hulot, il ministro della Transizione ecologica considerato il numero 3 dell’esecutivo, ci sono quelle a scoppio ritardato del numero 2 Gérard Collomb, ministro dell’Interno e macroniano della prima ora, annunciate per il 2019 al settimanale l’Express.

L’intervista

Alla domanda sulle sue intenzioni per le elezioni municipali del 2020, quando avrà 73 anni, Collomb ha risposto così: «Se fino a quel momento non mi avranno diagnosticato una malattia grave, sarò candidato a Lione». Il ministro aggiunge che per partecipare alla corsa a sindaco lascerà il governo nel 2019, dopo le europee di giugno.

La carriera

Per Collomb si tratterebbe di un ritorno alla politica locale, che ha monopolizzato il suo impegno per quasi tutta la carriera. Consigliere comunale nel 1977, è stato poi sindaco di Lione per 16 anni e, se dovesse vincere, il prossimo sarebbe il suo quarto mandato. Collomb è sempre stato iscritto al partito socialista e ha cominciato ad avvicinarsi a Macron quando questi era ministro dell’Economia nel governo della gauche di François Hollande, per poi uscire dal partito entrando tra i primi nel movimento En Marche.

I rapporti con Macron

Membro più anziano del governo, forte di una lunga esperienza e di una personalità politica che precedono la collaborazione con Macron, Collomb è stato finora un ministro tutto sommato fedele sul fondo delle questioni ma capace di rivendicare la propria libertà di espressione, fino a provocare conflitti con Macron. Per esempio, non ha rinunciato a sottolineare la propria contrarietà al progetto del primo ministro Édouard Philippe di abbassare il limite di velocità da 90 a 80% nelle strade secondarie. Qualche giorno fa, commentando il crollo di Macron nei sondaggi, ha detto che «forse abbiamo mancato di umiltà», una critica diretta allo stile del capo dello Stato, che lo ha invitato poi all’Eliseo per una cena chiarificatrice. Negli ultimi tempi i rapporti si sono incrinati, anche in seguito allo scandalo Benalla e alla prestazione poco convincente di Collomb davanti alla commissione d’inchiesta dell’Assemblea nazionale. Collomb potrebbe avere deciso di fare la prima mossa, rubando il tempo a un presidente che comunque avrebbe avuto già in mente di sostituirlo nel grande rimpasto di governo che con ogni probabilità sarebbe avvenuto comunque dopo le europee.

Via subito

L’opposizione di destra chiede gran voce che Collomb lasci immediatamente, perché un portafoglio così delicato come l’Interno — che ha la competenza su questioni cruciali come migranti e lotta al terrorismo — non può essere lasciato a un ministro a tempo. «A partire da oggi Collomb sarà un ministro precario, un precario della sicurezza — dice Eric Ciotti dei Républicains —. Dopo l’addio di Hulot assistiamo un po’ a una fuga dal Titanic, la maggioranza En Marche è completamente frastornata». Florian Philippot, ex braccio destro di Marine Le Pen e presidente dei Patriotes, nota che «qualcosa non funziona nella maggioranza, comunque sarebbe più logico che Collomb se ne andasse subito».

Gli altri fastidi

Dopo il calo nei sondaggi successivo allo scandalo Benalla (qui sopra il video, qui l’intervista in cui il collaboratore di Macron raccontava che all’Eliseo «tutto dipende da un suo sorriso»), il presidente Macron vive un momento delicato. Il suo «parlare vero», la franchezza che ha sempre rivendicato, si traduce talvolta in frasi che vengono poco apprezzate dall’opinione pubblica. Come quando in visita a Copenaghen ha lodato la capacità dei danesi di rinnovarsi definendo invece i francesi «Galli refrattari al cambiamento». O quando, domenica scorsa, in occasione della giornata «porte aperte» dell’Eliseo, ha risposto così a un orticoltore che si lamentava di non trovare lavoro: «Se lei è pronto e motivato, negli alberghi, ristoranti, caffè, nell’edilizia, non c’è un posto dove non mi dicano che cercano personale. Attraverso la strada e glielo trovo io un lavoro» (video in alto). La voglia di spronare all’ottimismo di Macron e i modi spicci si traducono talvolta in una tendenza a fare la lezione ai francesi. Così anche iniziative secondarie, come l’idea di vendere merchandising con il logo dell’Eliseo per finanziare il rinnovamento dell’edificio, si prestano a critiche. Non passa il braccialetto d’oro con la scritta «Égalité» venduto a 250 euro nella boutique online, e neanche l’infortunio della scritta «porcellana di Limoges» incisa sulle tazze con l’immagine di Macron, fabbricate in realtà a Tolosa. L’Eliseo si è accorto della contraffazione appena prima di metterle in vendita e il fornitore ha inviato allora altre 300 tazze con una più vaga dicitura «porcellana francese».

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Psichiatria

Calenda. ‘Al pd serve il presidente della associazione di psichiatria.’

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

Laringe 001

Quando lo dicevamo noi, il gregge dei liberal socialisti ha iniziato a belare a gola spiegata. Cartilagini cricoidee possenti, una tiroidea superiore grossa così, come un acquedotto, aritenoidi ipertrofiche. Ma a simili sembianze non corrispondono adeguati supporti delle aree di Broca e di Wernicke: i centri per la comprensione e per la produzione del linguaggio dei liberal socialisti si collocano alla scala inferiore del’evoluzione. Assimilano e riproducono qualche slogan. Ma da lì a dire qualche costrutto logicamente stabile ce ne passa: in caso contrario non avrebbero aderito alla ideologia liberal socialista.

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«Sta diventando …. un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria».

Queste sono le parole dell’on Calenda a proposito del partito democratico.

Avendolo detto lui non abbiamo nessun motivo per non credergli.

Ma se fosse solo questo, andrebbe di lusso.

«Sono convinto …. che alle prossime europee il PD non ci debba essere. Serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati»

«

«un partito che ha come unico obiettivo

quello di spartirsi una torta»

In pratica, una associazione per delinquere.

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In sintesi.

Gli aderenti al partito democratico sono pazzi da legare, da chiudere dentro un manicomio gettando le chiavi ai pesci.

E la loro dirigenza non è certo da meno.

Bene.

L’Italia è stata governata per decenni a pazzi furiosi con delirio depredatorio, e questo lo sappiamo più che bene, solo che prima non lo si poteva dire.

Ma non tutto il male viene per nuocere.

Ringraziamo la Divina Provvidenza che ha dato il pd e questa sua attuale dirigenza, ossia l’unica forza distruttrice in grado di sfasciare quel partito alla radice.

Se al posto di quei bische ci fosse stato un Richelieu, un Bismarck oppure un Lenin il partito democratico avrebbe tiranneggiato per secoli.

Invece si sono suicidati con le loro stesse mani. Cosa ne sarà del gregge belante? Figuriamoci se non troveranno un altro straccio dietro cui correre.


Ansa. 2018-09-18. Calenda: al Pd serve un segretario psichiatra

La cena per ritrovarsi e accordare una strategia di opposizione è saltata. E l’organizzatore, Carlo Calenda, non nasconde l’amarezza. Fino a dire, in diretta a Circo Massimo, su Radio Capital, che ai dirigenti del PD importa solo del congresso. “Sta diventando – dice Calenda – un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria”

“Sono convinto – osserva l’ex ministro – che alle prossime europee il PD non ci debba essere. Serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati”.

    Calenda, poi, spiega che l’invito a cena serviva banalmente “per ricostruire un rapporto tra Gentiloni e Renzi, e soprattutto per cercare di compattare un gruppo per fare opposizione in maniera strutturata. Poi sono partite cose surreali, tipo Zingaretti che invita un operaio e uno studente, che non c’entra niente. Poi gli altri del PD, uno dice che sta a dieta, l’altro che organizza un panino… insomma, è diventata una buffonata. Anzi, un’abbuffata di parole, in pieno stile di autolesionismo del PD”.

   Il primo a sfilarsi, dopo aver in un primo momento accettato l’invito, è stato l’ex premier Renzi: “Ha risposto tramite retroscena, dicendo che non sarebbe venuto perché lui si occupa dei destini dell’universo del paese e quindi non se ne frega niente di andare a una cena”, attacca Calenda. “Non so bene quale sia l’interesse di Renzi, che da molto tempo ti dice A e poi fa B. Penso che se dici ‘io ci sarò’ e poi fai uscire certi retroscena… è un modo di fare non serio, a cui ormai sono abituato da mesi”.

Calenda rifiuta però l’idea di una cena senza l’ex segretario: “Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente. Nel PD c’è un’entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un po’ singolare. È stato un presidente del Consiglio che all’inizio aveva veramente voglia di cambiare l’Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato”. “L’unica cosa che vuole fare il PD in questo momento”, analizza l’ex ministro, “è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l’opposizione si fa in ordine sparso”.   

Giachetti inizia sciopero fame, subito data congresso – “Sono incazzato nero” e “le ho provate tutte” ma “invece traccheggiamo” e allora “a questo scenario indecoroso reagisco tornando alle mie origini: dalla mezzanotte di ieri sera ho iniziato lo sciopero della fame perché sia immediatamente convocata una assemblea straordinaria e fissata la data del congresso del Partito democratico”. Lo annuncia con un video su Facebook il deputato Pd Roberto Giachetti. “I tempi per il congresso subito ci sono”, aggiunge. “Visto che voi vi dedicate alle cene e continuate a prendere tempo mentre il Pd scivola sempre più in basso, io smetto di mangiare”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Psichiatria, Senza categoria

Sexy toys e porno. Un mercato al femminile in crescita del +40%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-23.

Vincent van Gogh - Gli Scarponi

Questo è un mercato in continua espansione, che cresce al ritmo del 40% l’anno, e che fatturerebbe circa quindici miliardi, ma in questo settore l’evasione è così elevata che le stime più realistiche indicherebbero un centinaio di miliardi ogni anno.

«Secondo quanto riferiscono gli ultimi dati, sono sempre più le donne ad acquistare sex toys rispetto agli uomini, per un utilizzo da sole o in compagnia del proprio partner. A conferma di tale impressione supportata dai dati di vendita, il fatto che siano stati i gadget dedicati alla coppia i più richiesti nel 2017, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente: kit per il bondage e per i giochi di ruolo sono tra i sex toys più apprezzati e utilizzati.» [Fonte]

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«women are not only dominating the adult toy industry as owners, but as users of products as well.»

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I sey toys più evoluti sono a scheletro metallico e vanno a corrente, alcuni erogano 500 watt. Il povero cromosoma Y si trova spiazzato: sarebbe una performance disumana.

I kit di bondage vanno alla grande perché con i toys la femmina riesce a raggiungere uno stato orgasmico continuativo: se è stata adeguatamente e saldamente legata non può svincolarsi ed il partner può farle protrarre il godimento per ore. Poi, ovviamente, serve per slegarla. Un po’ quello che accadde ad Ulisse con le sirene.

Il tasso di assuefazione è la quasi totalità, così come è quasi impossibile che dopo esperienze del genere la femmina si adatti ad un rapporto normale: sarebbe dar da bere latte ad un etilista.

La clinica ginecologica e quella psichiatrica iniziano a classificare nuove forme patologiche.

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Tube Sites Are Free, So How Does The Porn Industry Actually Make Money?

«Porn is literally a single click away. It seems like it’s harder to avoid than to find, and you can access the most extreme, hardcore material with simple search terms in your favorite search engine. It wasn’t always that way, but let’s break down the basics.

The porn industry is worth an estimated massive $97 billion dollars, globally. But since the shift of power within the industry, and the new business model based on free content for viewers, we think it’s important to understand the economics of it all so our Fighters are better equipped.

In the industry today, how do people make money? Especially those behind the massive sites that only post free videos? ….

So what about those free tubes? In the online business, clicks are king. Huge sites owned by MindGeek command a massive amount of traffic— like PornHub that received 23 billion visitors in 2016—and that’s potential viewers for those paid content guys who want more subscribers. ….»

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Top Ten Reviews fornisce qualche dato statistico.

– I fruitori di siti porno hanno 50,000 – 75,000 Usd di entrate nette nel 25.58% dei casi, e più di 75,000 Usd netti nel 35.30%. Sono un po’ più del 61% degli utenti.

– L’industria del porno produce più di dodicimila titoli l’anno.

– I siti web porno sono 4.2 milioni, ossia il 12% del totale.

– I motori di ricerca ricevono 68 milioni di richieste porno al giorno, ossia il 25% delle richieste totali.

– I download pornografici giornalieri ammontano a 1.5 miliardi, ossia il 35% del totale.

– Il 42.7% degli utenti internet visualizza costantemente siti porno.

– Ogni mese 75 milioni di utenti internet visita siti porno.

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Il problema sarebbe però ben più vasto.

«Con il termine Deep Web si indica l’insieme dei contenuti presenti sul web e non indicizzati dai comuni motori di ricerca (ad es. Google, Bing), mentre con il termine Dark Web si indica l’insieme di contenuti accessibili pubblicamente che sono ospitati in siti web il cui indirizzo IP è nascosto, ma ai quali chiunque può accedere purché ne conosca l’indirizzo. Elementi appartenenti al Dark Web sono anche i contenuti privati scambiati tra utenti all’interno di un network chiuso di computer, strutture definite come darknet»

Deep Web e Darknet sono l’Eldorado di quanti abbiano la necessità di compiere operazioni finanziarie discrete. Ma con questo non si pensi che il porno ne resti escluso. Anzi!

Qui si trovano filmati reali, non fiction.

Se il filone bdsm è quello percentualmente più richiesto dai siti porno, qui si trova il bdsm reale, culminante spesso con la soppressione della vittima.

Similmente, qui la pedopornografia consiste di filmati reali.

I guadagni in questo settore sono davvero consistenti, anche perché tutto ciò che vi avviene costituisce reato punibile con l’ergastolo in occidente e con la pena di morte in quasi tutto il resto del mondo. Il dark web è la fogna delle fogne.

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Questi dati dovrebbero dare da pensare a dove si stia andando. È un degrado morale da fa venire i brividi.

D’altra parte, questi numeri ci danno ragione di molti comportamenti abnormi ai quali assistiamo quotidianamente.

Si tenga sempre ben presente che il 38% della popolazione occidentale assume cronicamente psicofarmaci maggiori.

Nota.

Chiunque dedichi un po’ di tempo a girare per studio siti porno, magari anche limitandosi a quelli di libero accesso sul web, noterà immediatamente come la quasi totalità delle ragazze / donne riprese siano di razza bianca, caucasica. Tutte a volto scoperto, facilmente riconoscibili.

Prendendo il dato con il dovuto buon senso, sono stati enumerati oltre tre milioni di volti differenti. Ossia larga parte delle ragazzine occidentali.

Eppure l’emolumento di una ‘attrice porno‘ è davvero miserabile.


Iol. 2017-07-25. Sex toy industry now dominated by women

Not only was it unheard of, it was unspoken of – female sexual liberation and self exploration were simply not acknowledged despite it happening behind closed doors.

Fast forward to 2017 and women are not only dominating the adult toy industry as owners, but as users of products as well.

“Back in the days when I started in the field of sexology pre-apartheid, the notion of female masturbation didn’t exist. It is quite revolutionary how women have claimed their sexuality and the sex toy sales really affirm that women are proudly buying these products,” clinical sexologist Dr Marlene Wasserman, popularly known as Dr Eve, explained.

“Before, there was silence around female masturbation no one spoke about it publicly, whereas male masturbation was seen as ‘something men do’ and a sign of masculinity. For women, there was a lot of shame and guilt around a woman pleasing herself in that way,” she said

Adult World store chain owner Arthur Calamaras attested to this, adding, “The adult toy and pleasure industry was traditionally a male-controlled industry and mostly about men selling to men. But in the last few years, the market has gone a different direction and women are now driving the market. There are a lot of women now opening their own stores.”

Earlier this year, a survey commissioned by Desir, luxury brand for high-end adult toys, involving more than 700 respondents, revealed that the vibrator was the most sought after and bought toy among South Africans with 29% of the respondents purchasing them.

Last year, a report on the global sex toy industry released by the Statistic Brain Research Institute also showed that SA had the third-highest number of Google searches for sex toys in the world, and that the top five most popular items bought online were, in order, vibrators, rubber penises, lubrication, anal beads and penis rings.

“There are a lot of single people out there looking after themselves. We are also getting healthier and some couples are outliving each other. We’re living up until 70-80 years old and some people are still sexually active past their 70s,” Calamaras added.

“Lubrications are also a very big market. We bring in R400000 worth of lubricants every three months (in their stores).

“Also, there are far more expensive vibrators that have come out into the market than in previous years. We’ve seen women want more classier, streamlined toys like the ‘Rabbit’ and other ranges”.

The only trouble with this openness about sex toys, according to Dr Eve, “it’s created another tide” of pressure to self-please and achieve orgasm for women.

“We tend to pathologise things too much as a society. Now, if a woman doesn’t masturbate, there’s suddenly a problem with her. People want women to get edgier and edgier when so many women are already so uncomfortable with their bodies.

“I can’t stand these magazines that project women as these sexual vixens – women just want to be who they are,” Dr Eve countered.

“Masturbation is part of a woman’s health and pleasure – it shouldn’t be forced, it should be consensual,” she said.

Dr Eve has also noted a “huge shift” in her own sex toy store that has seen sales of higher-end toys drop as an emerging market of younger, black people sought more affordable access to the toys.


Business Insider. 2017-12-01. L’e-commerce guida il boom dei sex toys, un mercato da 15 miliardi di dollari che in Italia è cresciuto del 40% in un anno

Da piccolo per tanto tempo sono stato convinto che mio padre fosse un criminale, un mafioso. Il lavoro che faceva è stato sempre un grande mistero, nessuno ne parlava. Poi quando sono cresciuto le cose sono cambiate, e ora la sua occupazione è diventata la mia, un business di famiglia“.

Il padre di Chad Braverman nel 1976 aprì una start-up di sex toys in California, attività che all’epoca creava non poco imbarazzo. Il New York Times racconta che quello dei giocattoli per adulti era quasi un business ‘sotterraneo’, i gadget venivano venduti nel retrobottega di squallide librerie, e i clienti uscivano con i loro acquisti nascosti in anonimi sacchetti di carta marrone.

In questo clima Ron Braverman fondò la Doc Johnson Enterprises a North Hollywood, in California. Poi però i tempi sono cambiati, l’industria dei giocattoli erotici da mercato di nicchia si è trasformato in un settore di più ampio consumo, e la sua azienda è diventata leader di un comparto da 15 miliardi di dollari.

Le persone ci scherzavano su – racconta Chad – Chiedevano ‘tuo papà fa davvero dei peni di gomma?’ Ma quando sono andato all’università improvvisamente tutto è cambiato e sono diventato la persona più ‘cool’ del campus“.

I Braverman – Ronald, il 35 enne Chad e sua sorella Erica, di 29 anni – sono i primi ad aver trasformato quello dei sex toys in un business di famiglia. E se storicamente “i clienti non erano fedeli ad un marchio in particolare”, spiega l’imprenditore dell’erotico, il trend si è poi modificato e ora i produttori seguono con attenzione maniacale il mutare delle richieste di consumatori sempre più attenti e in rapida crescita numerica.

“Il settore dei gadget per adulti è in piena espansione”, afferma da parte sua Lynn Comella, docente della University of Nevada e autrice del libro ‘Vibrator Nation‘. L’azienda dei Braverman, peraltro, è anche una grande sostenitrice del ‘Made in America’, visto che il 75% degli oggetti escono dallo stabilimento nella Fernando Valley, dove si producono 75 mila gadget ogni settimana, distribuiti in 7.500 negozi negli Stati Uniti e su siti specializzati. Nell’ultimo periodo, spiegano gli analisti, i canali offerti dall’e-commerce hanno permesso all’industria di espandersi ulteriormente perché consentono a tutti gli utenti del mondo di superare l’imbarazzo legato all’acquisto.

Il mercato dei sex toys a livello globale vale oggi 15 miliardi di dollari e secondo l’ultimo rapporto di Technavio dovrebbe superare i 29 miliardi di dollari entro il 2020. Statistic Brain, invece, rileva che i gadget vengono usati dal 23% degli adulti durante i rapporti intimi. Gli americani sono coloro che più di tutti al mondo cercano su Google informazioni dettagliate sui sex toys, seguiti da inglesi e sudafricani.

Anche in Italia il business è in forte crescita: i dati raccolti dalla piattaforma di e-commerce MySecretCase rilevano un incremento delle vendite del 40% rispetto al 2016. Pare che le coppie siano i maggior acquirenti: il tasso del 2017 afferma che rappresentano il 35% delle vendite, rispetto al trend 2014-2016 dove il valore è rimasto stabile al 25%. Milano si rivela la città più dinamica in termini di vendite con il 20%, seguita da Roma al 15% e Torino, al 5%.

Pubblicato in: Demografia, Psichiatria

Germania. Il 17% degli studenti è affetto da patologie psichiatriche.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-18.

2018-03-10__Nature__001

Prolegomeno.

Alcuni giorni or sono è stato pubblicato questo articolo, che ha riscosso notevole audience:

Conoscere e capire la Cina. Test di ammissione in seconda elementare.

Si riportava come il 90% degli studenti tedeschi di scuola superiore ed i loro relativi insegnanti non fosse stato in grado di risolvere i quiz che in Cina sono usati per il passaggio dalla prima alla seconda elementare.

Dei 218 graditi commenti, 215 erano rivolti alla risoluzione del quiz. Solo tre persone hanno cercato correttamente di porsi il problema di cosa stia succedendo in Germania.

Non è preoccupazione di poco conto. Solo per quanto riguarda il sistema scolastico:

Germania. Mancano ora 35,000 insegnanti, nel 2025 ne mancheranno 105,000.

«A new study by the Bertelsmann Stiftung has revealed that elementary schools in Germany are facing a shortfall of 35,000 teachers. By 2025, there will be a need for 105,000 new primary school teachers»

Negli ultimi quindi anni il sistema scolastico tedesco ha quasi triplicato gli organici, avendo dato piena copertura ad un impegno anche pomeridiano ed immettendo nelle classi larghe quote di immigrati.

Il livello qualitativo degli insegnanti è sceso e le classi marezzate seguono molto meno gli insegnamenti. Gli effetti si ripercuoteranno sul lungo termine.

Adesso poi la carenza di insegnanti diventa drammatica nel quadro della costante contrazione della popolazione autoctona: difficile rimpiazzare un insegnante di tedesco con un immigrato che non parla la lingua. Inizia a farsi sentire la carenza di popolazione giovanile.

Ma il problema non è soltanto scolastico: è globale. Coinvolge tutta la popolazione tedesca o, meglio, europea.


Sarebbe impossibile capire il comportamento dei tedeschi senza tener conto che oltre un terzo della popolazione adulta soffre di severe patologie mentali e che tali forme patologiche sono diagnosticabili nel 17% dei giovani studenti delle scuole secondarie.

Sarebbe necessario fare una grande attenzione nel distinguere con la massima cura un comportamento psichiatrico, sia del singolo di gruppo, per evitare di cercare di portare avanti un discorso logico con persone che hanno oggettive difficoltà ad intendere il reale ed ad argomentarvi sovra in modo sequenzialmente logico.

I malati di mente perdono la capacità percettiva e raziocinante che dovrebbe essere la caratteristica del genere umano.

Il problema non è meramente clinico medico: data la sua estensione e gravità è un severo problema sociale.

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«Depression is the leading cause of ill health and disability worldwide. According to the latest estimates from WHO, more than 300 million people are now living with depression, an increase of more than 18% between 2005 and 2015. Lack of support for people with mental disorders, coupled with a fear of stigma, prevent many from accessing the treatment they need to live healthy, productive lives.» [World Health Organization]

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«Immer mehr junge Erwachsene leiden unter psychischen Erkrankungen wie Depressionen, Angststörungen oder Panikattacken. Allein zwischen den Jahren 2005 bis 2016 ist der Anteil der 18- bis 25-Jährigen mit psychischen Diagnosen um 38 Prozent und darunter bei Depressionen um 76 Prozent gestiegen. Diese Zahlen stammen aus dem Barmer-Arztreport 2018, der heute in Berlin vorgestellt wurde. Demnach ist selbst bei den Studierenden, die bislang als weitgehend „gesunde“ Gruppe galten, inzwischen mehr als jeder sechste (17 Prozent) von einer psychischen Diagnose betroffen.» [Barmer Arztreport 2018]

“Sempre più giovani adulti soffrono di malattie mentali come depressione, disturbi d’ansia o attacchi di panico. Solo tra il 2005 e il 2016, la percentuale di giovani tra i 18 e i 25 anni con diagnosi mentali è aumentata del 38 per cento, di cui il 76 per cento in depressione. Queste cifre provengono dal Barmer Arztreport 2018, presentato oggi a Berlino. Secondo questo studio, più di uno su sei (17 per cento) degli studenti, che in precedenza erano considerati come un gruppo “sano”, è ora affetto da una diagnosi psicologica. [Barmer Arztreport 2018]

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«Over one in six students across the country now have a mental health illness»

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«depression, anxiety disorders and panic attacks among young people are on the increase»

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«About 17 percent of students who were previously regarded as healthy are now affected by a mental illness, according to the study. This corresponds to almost half a million (around 470,000) people»

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«Many signs show that there will be significantly more mentally ill young people in the future»

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«more than a quarter (28 percent) of young people seek the help of a therapist in the event of a case of mild depression»

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Sarebbe impossibile comprendere il comportamento dell’Occidente e dei tedeschi in particolare prescindendo dal loro stato psichiatrico: lo avevamo detto in inizio e lo ripetiamo con triste amarezza. Purtroppo, data l’elevata frequenza di questa categoria di patologie, l’essere mentalmente alterati è diventata la norma, ed i pochi rimasti normali, capaci di intendere e volere, sono guardati sottecchi come se fossero animali stranissimi piovuti dal cielo.

Né ci si illuda che crescendo questi studenti migliorino, ritornino normali.

Mental disorders affect more than a third of Europeans [Nature]

«Mental disorders affect more than 160 million Europeans — 38% of the population — each year ….

the most common disorders are anxiety, insomnia and depression, which account for 14%, 7% and 6.9% of the total ….

the true figure is likely be “considerably larger” than 38%»

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In parole poverissime, il 38% degli adulti occidentali assume cronicamente psicofarmaci maggiori. Le conseguenze sociali e politiche sono terrificanti.

Larga parte delle manifestazioni alle quali assistiamo sono veri e propri deliri coatti. Basterebbe solo pensare al visceralismo patologico con cui i più sostengono le proprie strampalate tesi, dal ‘clima’ alla dieta vegana, ai presunti effetti nocivi di qualcosa di per sé assolutamente innocuo. Per non parlare poi dei visceralismi politici, in accordo ai quali la gente sostiene la propria visione politica od economica non solo come se fosse una religione, quanto piuttosto un fanatismo acritico, non supervisionato da un intelletto perché inesistente.

Basterebbe andare almeno una volta ad assistere ad una partita di calcio ed osservare attentamente i comportamenti dei tifosi.

Per disgrazia, anche i soggetti mentalmente alterati godono in Occidente del diritto di voto. Si potrebbe dire che siano equidistribuiti, ma la cosa mica che consoli molto.

Un capitolo a parte sarebbe la qualità dei nostri studenti prima, classe dirigenziale dopo. Sicuramente sussiste il problema nella sua attualità, ma ancor meno rassicurante è pensare al futuro.

Una ultima considerazione.

Con la devoluzione delle ideologie liberal e socialista si dovrebbe iniziare a pensare seriamente a quando l’attuale clima sociale possa effettivamente incidere sullo stato di salute mentale.

Un esempio, uno per tutti. L’obbligo all’uso del fraseggio politicamente corretto è una coercizione del comune sentire ed intendere, ma alla fine condiziona e coerce le menti predisposte.


Nota.

Vi fareste operare da un chirurgo pazzo?

Volereste tranquilli su di un aeroplano guidato da un pilota pazzo?

Vi sentite tranquilli sapendo che un terzo dei militari, armati fino ai denti, sono affetti da patologie psichiatriche?

Siete contenti che vostro figlio, psichicamente normale, abbia nella sua stessa classe il 17% dei compagni insani di mente?


The Local. 2018-03-03. Half a million students in Germany suffer from a mental health illness: study

Over one in six students across the country now have a mental health illness, according to a new study.

The study, published by Barmer health insurance provider last week, found that depression, anxiety disorders and panic attacks among young people are on the increase.

About 17 percent of students who were previously regarded as healthy are now affected by a mental illness, according to the study. This corresponds to almost half a million (around 470,000) people.

Between 2005 and 2016, the proportion of 18- to 25-year-olds diagnosed with mental illnesses in Germany rose by 38 percent. These figures are published in Barmer’s report of the study.

“Many signs show that there will be significantly more mentally ill young people in the future,” said Dr. Christoph Straub, CEO of Barmer.

“Especially among prospective students, pressure having to do with time and one’s performance is constantly increasing and financial worries and fears about the future are added to this,” the CEO said.

Another finding of the study is that the risk of depression among students increases significantly with age; young students were found to be less at risk than older students.

In order to avoid possible mental health cases later on, the health insurance provider recommends that young adults – particularly those who have already experienced depression or anxiety – take advantage of online or in-person resources at an early stage.

While more than a quarter (28 percent) of young people seek the help of a therapist in the event of a case of mild depression, many who should do not. “Out of shame, those affected often avoid going to the doctor,” said Straub.

“We therefore see great potential in online services, especially if they are anonymous and cater to the smartphone generation,” he added.

Barmer not only carries out research into how to reach out to young people with a mental health issues earlier on, it also supports a nationwide research project – funded by the World Health Organization (WHO) – on the mental health of students called StudiCare.

Depression is the leading cause of ill health and disability worldwide and more than 300 million people are now living with the illness, according to WHO.

“Lack of support for people with mental disorders, coupled with a fear of stigma, prevent many from accessing the treatment they need to live healthy, productive lives,” WHO writes on its website.

Barmer health insurance compiled anonymous data from around eight million insured people for the completion of the study. Each year Barmer’s annual study has a different focus.  

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria

Patologie mentali. Il vero cancro dell’Occidente.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-11.

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La psichiatria sperimentale ci fornisce alcuni risultati di consistente impatto sociale.

Consideriamo prima i dati: poi ne trarremo alcune conclusioni.

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Mental disorders affect more than a third of Europeans [Nature, doi: 10.1038 / news. 2011.514]

«Mental disorders affect more than 160 million Europeans — 38% of the population — each year, says a report1 issued today by the European Brain Council and the European College of Neuropsychopharmacology. Yet, fewer than a third of those affected receive treatment.

Led by Hans-Ullrich Wittchen, a psychologist at the Technical University of Dresden in Germany, the three-year study covered the 27 countries in the European Union (EU) as well as Switzerland, Norway and Iceland. The researchers found that the most common disorders are anxiety, insomnia and depression, which account for 14%, 7% and 6.9% of the total, respectively.

The researchers originally aimed to study all disorders of the brain, split into two major categories: mental or psychiatric disorders such as depression and schizophrenia, and neurological diseases such as stroke, multiple sclerosis or Parkinson’s disease. Ultimately, they weren’t able to estimate the combined prevalence, because so many of them occur together. So Wittchen says the true figure is likely be “considerably larger” than 38%.»

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Mental disorders [World Health Organization]

«The burden of mental disorders continues to grow with significant impacts on health and major social, human rights and economic consequences in all countries of the world.

Depression is a common mental disorder and one of the main causes of disability worldwide. Globally, an estimated 300 million people are affected by depression. More women are affected than men.

Depression is characterized by sadness, loss of interest or pleasure, feelings of guilt or low self-worth, disturbed sleep or appetite, tiredness, and poor concentration. Sufferers may also have multiple physical complaints with no apparent physical cause. ….

Bipolar affective disorder. This disorder affects about 60 million people worldwide. It typically consists of both manic and depressive episodes separated by periods of normal mood. Manic episodes involve elevated or irritable mood, over-activity, pressure of speech, inflated self-esteem and a decreased need for sleep. People who have manic attacks but do not experience depressive episodes are also classified as having bipolar disorder. ….

Schizophrenia is a severe mental disorder, affecting about 21 million people worldwide. Psychoses, including schizophrenia, are characterized by distortions in thinking, perception, emotions, language, sense of self and behaviour. ….

Worldwide, 47.5 million people have dementia. Dementia is usually of a chronic or progressive nature in which there is deterioration in cognitive function (i.e. the ability to process thought) beyond what might be expected from normal ageing. It affects memory, thinking, orientation, comprehension, calculation, learning capacity, language, and judgement. The impairment in cognitive function is commonly accompanied, and occasionally preceded, by deterioration in emotional control, social behaviour, or motivation. ….

between 76% and 85% of people with mental disorders receive no treatment for their disorder»

*

The size and burden of mental disorders and other disorders of the brain in Europe 2010. [Eur Neuropsychopharmacol. 2011 Sep; 21(9) :655-79. doi: 10.1016/j]

«It is estimated that each year 38.2% of the EU population suffers from a mental disorder. Adjusted for age and comorbidity, this corresponds to 164.8million persons affected»

* * * * * * *

Cercando di sintetizzare all’estremo, in Occidente quattro persone su dieci presentano seri problemi psichiatri, che si concretizzano in una incorretta percezione del reale, ed in un’altrettanto incorretta elaborazione dell’acquisito. Le patologie mentali sono il quadro morboso più diffuso in Occidente.

Per fare un esempio banale ma facilmente intuibile, una persona depressa recepirà in modo sistematicamente negativo qualsiasi cosa gli possa accadere, anche se obbiettivamente piacevole. Per non parlare poi di quanti siano affetti da delirio di persecuzione.

Pochi pazienti come quelli psichiatrici sono restii a comprendere che i malati sono loro, non i normali che li circondano. Il risultato finale è che non si curano, peggiorano rapidamente ed infine si cronicizzano.

*

Questi dati erano apparentemente contrastanti con l’Effetto Flynn.

«The Flynn effect is the substantial and long-sustained increase in both fluid and crystallized intelligence test scores measured in many parts of the world from roughly 1930 to the present day.[citation needed] When intelligence quotient (IQ) tests are initially standardized using a sample of test-takers, by convention the average of the test results is set to 100 and their standard deviation is set to 15 or 16 IQ points. When IQ tests are revised, they are again standardized using a new sample of test-takers, usually born more recently than the first. Again, the average result is set to 100. However, when the new test subjects take the older tests, in almost every case their average scores are significantly above 100.

Test score increases have been continuous and approximately linear from the earliest years of testing to the present. ….

There is debate about whether the rise in IQ scores also corresponds to a rise in general intelligence, or only a rise in special skills related to taking IQ tests. Because children attend school longer now and have become much more familiar with the testing of school-related material, one might expect the greatest gains to occur on such school content-related tests as vocabulary, arithmetic or general information.» [Fonte]

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Intelligence of Norwegians and Danes on the wane, say researchers

«Intelligence levels have fallen in all Scandinavian countries, including Norway and Denmark, according to an analysis.

The study was conducted by James Flynn, a leading researcher of intelligence quotient (IQ) measurement, writes Norwegian news agency NTB.

IQ in the Scandinavian countries had been on the up for decades, but the trend has now been reversed, according to a report published by journal Intelligence.

Measures taken as part of the study have shown that, in Norway, fewer people are reaching higher levels of mathematical and linguistic ability.

The trend is similarly prominent in both Denmark and Norway and even more so in Finland.

“This signals without doubt a depletion of people with high cognitive abilities,” Flynn said according to NTB’s report.»

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* * * * * * *

«Secondo le statistiche dell’EMCDDA circa il 32% della popolazione tra i 15 ed i 64 anni ha fatto uso di cannabis una tantum nella vita. L’Italia è il terzo Paese per questo genere di consumo dopo la Danimarca con 32,5% e la Spagna (32,1%) mentre in fondo a questa classifica si pone la Romania con l’1,5% di consumatori. Per quanto riguarda l’uso di cocaina, l’Italia occupa il terzo posto con il 7% di individui adulti (15-64 anni) che – almeno una volta – hanno fatto uso di cocaina. Al primo posto si colloca la Spagna con 10,2% ed al secondo posto il Regno Unito con il 7,4%. In fondo all’uso di cocaina si colloca la Romania con 0,1%. Considerando i consumatori di amfetamine, circa il 3,2% di Italiani hanno assunto almeno una volta questa sostanza mentre il Regno Unito si colloca al primo posto con circa il 10% di adulti. Il Regno Unito è al primo posto anche per il consumo di ecstasy (8,1%) mentre in Italia il 3% di adulti ha fatto uso di questa sostanza. Per quanto riguarda l’LSD non esistono dati riguardo all’Italia mentre il Regno Unito conquista ancora il primato con il 5,3% di persone che hanno assunto questa sostanza almeno una volta nella vita.

Considerando solo gli uomini, i principali consumatori di Cannabis sono gli Spagnoli (40.5%), seguiti dai Danesi (39.7%), i Francesi (37.9%) e gli Italiani (36.6%). Per quanto riguarda la cocaina, il primato spetta alla Spagna (15.1%), il Regno Unito (9.9%) e l’Italia (8.7%). Nel consumo di amfetamine i Britannici maschi si mantengono i primi (12.6%), a seguito la Danimarca (9.2%) mentre l’Italia si ferma al 3.7%. Il Regno Unito è anche prima nel consumo di ecstasy con il 10.7% (l’Italia si ferma al 4.2%) e di Lsd (7.6%)» [Fonte]

Ma non si pensi che l’alcohol non scherzi: non scherza affatto.

L’uso e l’abuso di alcol in Italia. Istat.

«63%. È la percentuale complessiva degli italiani al di sopra degli 11 anni che almeno una volta, nel corso del 2014, hanno bevuto sostanze alcoliche. Erano quasi il 70 per cento 10 anni fa. Sono i diminuiti i bevitori quotidiani (22,1 per cento contro il 31,0) mentre sono aumentati quelli occasionali (41 invece di 38,6 per cento) e anche chi beve fuori pasto (26,9 rispetto al 5,7 per cento). La distribuzione per età cambia sensibilmente questi valori: nella fascia di età 25-44 anni gli astemi nel 2014 sono stati il 29,3 per cento, mentre ha consumato alcol solo il 19,4 per cento tra i ragazzi da 11 a 17 anni. Nella fascia di ultra 65enni si raggiunge il picco di chi assume alcol tutti i giorni: il 32,8 per cento, comunque in calo rispetto al 40,8 del 2005. Il sistema corporeo di smaltimento dell’alcol non è completamente efficiente prima dei 21 anni ed è inefficiente sino ai 16 anni; dopo i 65 anni si perde gradualmente la capacità di smaltire l’alcol.

Sono le donne, in percentuale, che bevono alcol tutti i giorni: meno di un terzo degli uomini, che arrivano al 33,8 per cento nel 2014»

* * * * * * *

Prima di proseguire, poniamoci alcune domande.

Chi avrebbe piacere di farsi operare da un chirurgo ubriaco, oppure sotto l’effetto della cocaina?

Chi avrebbe piacere di utilizzare un volo pilotato da un depresso con tendenze suicide? Se quello decide di suicidarsi muoiono anche tutti i passeggeri, fatto purtroppo già successo.

La risposta dovrebbe essere intuitiva.

Data l’entità del danno inferto, nessuna manovra che contrasti l’uso di droghe sarà mai sufficientemente dura. Nessuna manovra che contrasti il dilagare delle patologie mentali sarà mai troppo severa.

* * * * * * *

Sembrerebbe difficile, per non dire impossibile, comprendere idee e comportamenti dell’attuale mondo occidentale senza tenere presenti questi dati.

Molte manifestazioni alle quali assistiamo giornalmente sono solo epifenomeni di patologie mentali: sono a tutti gli effetti dei deliri. Fate soltanto caso a quanti recepiscono una posizione politica come se fosse un delirio coatto, vissuto come la caricatura di un credo religioso.

Orbene, che senso ha il suffragio universale concesso ad una popolazione in cui quattro persone adulte su dieci assumono cronicamente psicofarmaci maggiori? Se potrebbe essere vero che esse si distribuiscano equamente su tutti i partiti, altrettanto certo è che quelli ideologicizzati saranno una grande attrattiva per quanti nutrano deliri.

Ci si pensi bene, ma molto bene.

Cosa altro mai sarebbe l’ideologia totalizzante se non un delirio?

Una cosa è la ferma volontà di voler perseguire un qualcosa, ma una totalmente differente è l’ottusa cocciutaggine di volerla perseguire costi quel che costi.

Si pensi solo alle scene di isterie collettive ed all’ondivaga accoglienza di mode stereotipe.

Vivono in modo stereotipato le menti non in grado di esercitare un minimo di revisione critica.

*

Ma mica solo droghe ed alcohol sono concausa di patologie mentali.

«Lesbians, gays and bisexuals are more likely to have long-standing mental health problems and are twice as likely to have had bad experiences with their GP.»

*

Lesbian, gay and bisexual men and women report poorer health and experiences of NHS [University of Cambrisge]

«A survey of over two million people has found that lesbian, gay and bisexual men and women in England are more likely to report poor health and unfavourable experiences of the National Health Service than their heterosexual counterparts. ….

This research demonstrates how lesbian, gay and bisexual people continue to experience poorer mental health»

*

Pensiamoci bene, ma molto bene.

Un terzo abbondante degli Elettori non è sostanzialmente in grado di intendere e di volere, pericolosi a sé ed agli altri.

Se è vero che usualmente queste situazioni patologiche sono equamente equidistribuite su tutte le componenti, come prima abbiamo fatto notare, è altrettanto vero che all’occorrenza un imbonitore che sappia toccare i loro deliri trascinerà le masse come il flauto magico. La storia è piena di formazioni politiche che dal nulla conquistano la maggioranza in un baleno. La storia è piena di demagoghi quali Lenin, Mussolini, Hitler, Maduro che hanno saputo ammaliare le masse con teorie politiche e sociali totalizzanti e perverse.

L’attuale situazione psichiatrica dell’Occidente sembrerebbe proprio essere il preludio a nuove forme dittatoriali.

Conclusione.

Il brano del Grande Inquisitore ne I Fratelli Karamazov sarebbe farsesco se le masse fossero sane di mente. Dicessimo di più, potremmo suscitare sgraditissimi astii.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Psichiatria

La realtà delle femmine incapace di orgasmo. Sono infelici.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-04.

Consoni Lilla. Streghe, megere e vecchie infernali. 1997.

Consoni Lilla. Streghe, megere e vecchie infernali. 1997.


Il femminismo ed il gender sono una diretta emanazione dell’ideologia liberal.

Ma se il fine ultimo dell’essere umano è la felicità, sembrerebbe essere lecito domandarsi quanto queste ideologie abbiano reso felici le femmine, e con esse il genere umano.

Se è vero che le persone umane agiscono sull’ambiente in cui vivono variandolo, è però altrettanto vero che l’ambiente condiziona le persone, più o meno inconsciamente. Ma è proprio vero che la femmina si dovrebbe realizzare pienamente solo ed esclusivamente nel lavoro?

Ma cosa poi vogliono le femmine? Come tutti gli essere umani vorrebbero amare ed essere amate, ma l’amore non è una mercanzia, anzi. Pochi termini come lo ‘amore‘ sono stati distorti. Amare significa voler fermamente che l’oggetto amato realizzi lo scopo per cui è a questo mondo.

Amare non è sinonino di congiunzione carnale: né è sinonimo di fornitura di mezzi. Sarà anche questo, ma non certo in modo esclusivo.

Cercheremo di approfondire questo problema, almeno per alcuni aspetti: ma è poi felice la femmina occidentale?

*

Il “Female sexual arousal disorder” (Fsad) è una patologia psichiatrica codificata come ICD-10 F52.2, ICD-9-CM 302.72.

«Female sexual arousal disorder (FSAD) is a disorder characterized by a persistent or recurrent inability to attain sexual arousal or to maintain arousal until the completion of a sexual activity. The diagnosis can also refer to an inadequate lubrication-swelling response normally present during arousal and sexual activity. The condition should be distinguished from a general loss of interest in sexual activity and from other sexual dysfunctions, such as the orgasmic disorder (anorgasmia) and hypoactive sexual desire disorder, which is characterized as a lack or absence of sexual fantasies and desire for sexual activity for some period of time. ….

Estimates of the percentage of female sexual dysfunction attributable to physical factors have ranged from 30% to 80%.» [Fonte]

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In sintesi, in Occidente una quota variabile tra il 30% e l’80% delle femmine è incapace di raggiungere l’orgasmo per cause fisiche. Tendo conto anche delle cause psichiatriche la frequenza di questa patologia aumenta in modo consistente: circa il 70% delle femmine è incapace di godere l’orgasmo.

Si noti come questa patologia rientri nella psichiatria piuttosto che nell’endocrinologia o nella ginecologia anche per l’Associazione degli Psichiatri Americani, da sempre schierati sulle posizioni dell’ideologia liberal.

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Come tutte le sindromi psichiatriche da deprivazione le tipiche reazioni possono essere schematizzate in tre grandi categorie.

Alla prima categoria si ascrivono le reazioni da rimozione. La femmina nella sua psiche prende atto del problema, cerca disperatamente di risolverlo con le sue sole forze, ma l’insuccesso la rende ancor più frustrata. Di qui il rifiuto totale di ogni possibile evenienza sessuale. Infatti, una volta eliminata radicalmente questa occorrenza, si eliminano completamente gli insuccessi: non si cimentano nemmeno più nel tentativo di un docking.

Alla seconda categoria si ascrivono le reazioni da rigetto. Poiché all’imperioso desiderio di esperire l’orgasmo corrisponde l’insuccesso quasi certo, lo si demonizza ed alla fine lo si odia. È il quadro classico che consegue all’aver coltivato un desiderio irrealizzabile, che tramuta l’amore in profondo odio. Chi avesse messo attese irrealizzabile nel partner alla fine lo odia: è il meccanismo per cui coppie che si amavano anche con grande trasporto alla fine si separano con astioso rancore. Da tutto ciò deriva, anche se parzialmente, la terza categoria di reazioni.

Alla terza categoria sono da ascriversi le reazioni da surroga. Sentendosi deprivata del godimento dell’orgasmo naturale, la femmina si rifugia nell’autoerotismo, nelle droghe stimolanti, nell’uso di device elettromeccanici. Tutti rimedi che concorrono soltanto ad aggravare la situazione, anche se lì per lì fanno arrivare al sospirato orgasmo.

L’autoerotismo è il più subdolo. Nel corso della masturbazione la femmina architetta un sogno, di norma ripetitivo: ma come tutti i sogni esso è disancorato dalla realtà. È impossibile realizzare nella vita corrente un simile sogno, fatto questo che alla fine coerce in un egotico solipsismo. La femmina diventa schiava dei suoi sogni, unica evenienza possibilità di godimento fisico e psichico. Vive in modo tensiogeno il contatto con la realtà che permea di assunti di una fantasia non supervisionata dallarazionalità mentale.

Sugli effetti di droghe quali eroina e cocaina ci sarebbe ben poco da dire: dovrebbero essere tristemente noti.

L’uso dei device elettromeccanici si associa di norma alla masturbazione onirica, solo che dimensioni, forza e possibilità di durata di azione di un meccanismo nulla hanno a che vedere con le risorse umane. Alla fine si sviluppa una dipendenza da essi, fatto questo che preclude ogni possibile rapporto naturale, vissuto come totalmente insoddisfacente e spesso avversato perché il maschio raggiunge invece l’eccitazione. La femmina si sente defraudata. Né si sottovaluti il mercato dei giocattoli per femmine adulte: se ne vendono centinaia di migliaia di pezzi ogni anno.

* * * * * * *

Il risultato finale del female sexual arousal disorder è un comportamento schizoide. Se da una parte la femmina vive il disperato bisogno di attirare l’attenzione del maschio ad ogni costo e con ogni mezzo nella speranza orgasmica, nel contempo la avversa e lo rifugge nella certezza frustrante dell’insuccesso. Questo si ripercuote su tutto il comportamento femminile, sia in casa sia sul lavoro.

Ma la risultante finale è una drammatica, esasperante solitudine, da una parte subita con insulto personale della sorte avversa che defrauda, dall’altra ricercata e quasi bramata. E poiché le portatrici di questa patologia sono incapaci di revisione critica, la colpa del tutto è scaricata sul maschio: desiderio di farlo schiattare umiliandolo nel suo vigore. Presto si arriva al franco odio.

Non ci si stupisca quindi se i due terzi delle femmine sviluppino una sindrome depressiva, che si acuisce poi con il climaterio e la vecchiaia incipiente. La solitudine e la discrepanza dal reale diventano un carcere infernale.

*

Ma è triste esperienza di quanto perversione richiami perversione. Alla fine l’abitudine al perverso rende la femmina schiava dello stesso. Tutto il suo modulo mentale vi si impronta, anche in situazioni dove il sesso non dovrebbe entrarci per nulla.

Two-thirds of Britons have had mental health problems – survey

Lo sparuto manipolo di sani di mente è diventato una minoranza in Occidente.

I due articoli allegati sono un sunto dei trattati di psichiatria. Si pensi soltanto che si è arrivato all’aberrazione di pubblicare, a spese del pubblico erario, il “Feminist Journal of Geography”, come se la geografia variasse a seconda del sesso di chi la studia.

Nota.

Nell’abbracciare la teoria femminista i liberal ne hanno determinato la psichiatria.


Campus Reform. 2017-12-25. Feminist Profs: selfies perpetuate classic ‘gender roles’

– The professors analyzed 233 female selfies posted online after the first University of Georgia home football game of 2013.

– They found that “formal wear, soft and flowy dresses, a significant amount of jewelry,” bright red lipstick, and white teeth characterize the “southern lady.”

*

A group of feminist professors recently discovered that Instagram selfies taken by women in college can reinforce “traditional gender roles.”

In a study led by Mardi Schmeichel, a University of Georgia (UGA) professor specializing in “feminist theory,” a team of professors analyzed 233 selfies that were posted in 2013 within 24 hours of the first UGA football home game of the semester.

Schmeichel and her team analyzed these selfies to see if they represented “the idealized symbol of the southern lady,” which they note is an aesthetic trope that “has had significant and enduring consequences on notions of femininity in the South.”

This symbol of the southern lady, they argue, is typified by students’ formal wear, soft and flowy dresses, a significant amount of jewelry, and clothes that emphasize “feminine curves without revealing what might be considered ‘too much’ skin.”

Bright red lipstick and white teeth are also considered emblematic of this southern aesthetic, Schmeichel argues.

After analyzing selfies posted in the time surrounding the first 2013 UGA home game, Schmeichel found that 25 percent of women who posted photos embody this harmful aesthetic.

“The clothing, makeup, posing and editing used in the southern lady images work together to achieve a hyperfeminine gender performance that differs significantly from the images of women in the other selfies,” Schmeichel laments.

“In the southern lady images, attention to a traditionally gendered performance has been emphasized,” Schmeichel writes, lamenting that “the southern lady images that circulate in these selfies reinscribe a traditional femininity organized around/on a binary.”

She also notes that students’ embodiment of femininity can be troubling.

 “The celebration of traditional femininity has been is [sic] a vexing concern for some feminists, who have interpreted it as a rolling back of hard-won progress to eliminate women’s association with these rigidly gendered and often marginalized subject positions.”

“If we are committed to destabilizing gender binaries and working toward a world in which bodies, and images of them, are not traded as capital, then there must be some attention paid to ways in which women’s [Instagram] practices and behaviors can get in the way of these goals,” Schmeichel concludes.

Campus Reform reached out to Schmeichel and her team for comment, but did not receive a response in time for publication.


Campus Reform. 2017-12-25. Feminist profs: Citations perpetuate ‘white heteromasculinity’

– Two feminist Geography professors recently wrote an article for an academic journal arguing that citations in scholarly articles contribute to “white heteromasculinity” by ignoring research by women and people of color.

– The authors say that “white men tend to be cited in much higher numbers than people from other backgrounds,” but dismiss the idea that this is due to the relative preponderance of white male geographers.

*

In a recent academic journal article, two feminist professors claim that citing sources in scholarly articles contributes to “white heteromasculinity.”

Rutgers University professor Carrie Mott and University of Waterloo professor Daniel Cockayne advance the claim in an article published last month in the Feminist Journal of Geography, but also suggest that citation can serve as “a feminist and anti-racist technology of resistance” if references are chosen with the explicit intent of promoting “those authors and voices we want to carry forward.”

Mott and Cockayne say citation practices are an issue of scholarly concern because whether a professor’s work is cited by other scholars has strong implications for hiring, promotion, tenure, and how “certain voices are represented over others” in academia.

“To cite only white men…or to only cite established scholars…does a disservice to researchers and writers who are othered by white heteromasculinism,” they argue, defining “white heteromasculinism” as “an intersectional system of oppression describing on-going processes that bolster the status of those who are white, male, able-bodied, economically privileged, heterosexual, and cisgendered.”

The authors claim that this oppressive tradition contributes to the “marginalization of women, people of color, and those othered through white heteromasculine hegemony,” asserting that “particular voices and bodies are persistently left out of the conversation altogether.”

Mott, one of the co-authors, told Campus Reform that she and Cockayne were inspired to write about citation practices after observing that “white men tend to be cited in much higher numbers than people from other backgrounds,” explaining that “we started looking into research that had been done in other fields about similar topics, and wanted to write something specifically for Geographers to think about the relationship between knowledge production and identity.”

According to Mott, women and minorities “have contributed a lot to Geographic research,” but those contributions have largely been overlooked by other researchers, which not only hinders the professional advancement of individual scholars, but also denies the benefit that their diverse perspectives might offer to the discipline.

“When it is predominantly white, heteronormative males who are cited, this means that the views and knowledge that are represented do not reflect the experience of people from other backgrounds,” she asserted. “When scholars continue to cite only white men on a given topic, they ignore the broader diversity of voices and researchers that are also doing important work on a that topic.”

According to the most recent research by the American Association of Geographers, however, women only account for 37 percent of geography professors, and only publish 33 percent of research articles related to geography.

Campus Reform inquired as to whether the citational disparity might simply reflect the relative preponderance of white men in the field, but Cockayne rebuffed that suggestion, saying, “the point we are trying to make is that important research done by traditionally marginalized voices…is often ignored by ‘mainstream’ and very well-established scholars—which means, in geography at least, white male Marxists.”

The professors conclude their paper by suggesting that researchers practice “conscientious engagement” in their citations “as a way to self-consciously draw attention to those whose work is being reproduced.”

Specifically, they urge their fellow scholars to “think through how many women, people of color, early career scholars, graduate students, and non-academics are cited,” saying this will call attention to “the power dynamics that are unintentionally reproduced therein.”

They caution, however, that this approach entails a certain risk of “basing assumptions of gender or cisnormativity on particularly gendered names.”