Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Psichiatria, Unione Europea

Industria automobilistica. Immatricolazioni -80%. Potrebbe anche fallire.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-07.

Cigni Neri 001

«il settore Automotive, che rappresenta più del 7% del PIL europeo, impiega (con l’indotto) quasi 14 milioni di lavoratori».

Coronavirus, la grande paura dell’auto: chiudono in Europa Fca, Psa, Renault, Daimler e Volskwagen

«Per ultima oggi capitola anche il leader mondiale. La tedesca Volkswagen annuncia la chiusura della maggior parte degli impianti europei per due settimane. Lo fa a causa dell’incertezza sulla domanda di auto e sulla forniture di componenti. L’amministratore delegato del gruppo di Wolfsburg Herbert Diess l’ha annunciato oggi in conferenza stampa per la presentazione dei risultati annuali: «Ci saranno imminenti interruzioni della produzione nella maggior parte dei siti dei nostri marchi».»

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Crolla il mercato dell’auto: -85,4% a marzo, fa peggio Fca (-90,3%)

«Concessionari chiusi e rimasti senza liquidità. Impianti sbarrati perché la produzione di automobili non è un servizio essenziale. E i clienti in ritirata, costretti a casa per le misure di contenimento. A marzo il peggior dato di sempre per le immatricolazioni di nuove vetture. Meno 85% rileva il ministero dei Trasporti. Flessione di poco superiore a quella francese (-82%) ma Oltralpe la quarantena collettiva è cominciata qualche giorno dopo. Peggio del mercato fa Fiat-Chrysler (90,3%).»

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Con i rivenditori e gli stabilimenti chiusi era del tutto prevedibile un calo di questo livello.

Il problema immediato consiste per quanto tempo ancora si dovrà andare avanti con le attività economiche bloccate per ridurre le possibilità di contagio. Se gli ottimisti prevedono la riapertura a fine aprile, sembrerebbe più aderente alla realtà posporre alla fine di luglio. Sarebbe la morte dell’automotive, che con l’indotto da lavoro a 14 milioni di persone.

Ma non meno fosco si presenta il problema nel medio – lungo termine.

«La pandemia ribalta completamente gli scenari, apre probabilmente per la prima volta ad un processo di de-globalizzazione con l’ipotesi di macroaree regionali capaci di coprire per intero tutta la filiera della componentistica»

«impone alla Commissione Ue anche una possibile revisione dei limiti sulle emissioni pensate in un’era a crescita costante»

«l’impatto dell’emergenza COVID-19 sulla filiera automobilistica si è limitato inizialmente agli stabilimenti cinesi e all’export di componentistica, destinato soprattutto ai produttori coreani e giapponesi, per poi ampliarsi rapidamente generando uno shock manifatturiero su larga scala che ha invaso anche i Paesi occidentali»

«A livello globale, si prevede per quest’anno un crollo della produzione di veicoli leggeri pari a circa 11 milioni di unità, dagli 88,9 milioni del 2019 ai 77,9 milioni per l’anno in corso»

«Ma è evidente che, almeno nel breve termine, le ripercussioni economico-finanziarie si stanno diffondendo in maniera ramificata attraverso la supply-chain internazionale dell’Automotive, dalle materie prime ai semi-lavorati fino ai prodotti finiti»

«E ciò inevitabilmente sta mettendo in discussione il modello globalizzato della value-chain del settore»

«La pandemia probabilmente archivia l’idea di Cina fabbrica del mondo e costringe a ripensare completamente la catena del valore con inevitabili processi di internalizzazione di alcune attività per limitare l’effetto pandemico della supply chain logistica»

«i produttori mantengono un network internazionale di supplier ma, al tempo stesso, presidiano la costante disponibilità dei componenti chiave tramite processi di insourcing, ovvero: 1) riportandone la produzione nel Paese d’origine o in aree geografiche ritenute maggiormente stabili e sicure (in una modalità assimilabile appunto ad una logica di multisourcing)»

«Il “lockdown” degli stabilimenti anche nei Paesi occidentali accentua ulteriormente la disruption della supply-chain. La gravità della situazione deriva dal fatto che lo shock esogeno della pandemia ha colpito il mercato automobilistico con un contemporaneo crollo della domanda di mercato e della produzione industriale»

«Per le imprese del settore, il blocco delle attività si tradurrà in una crescente pressione sui margini di profitto e sulla liquidità, a fronte di enormi investimenti e costi fissi che devono essere ammortizzati.»

«L’impatto maggiore non riguarda tanto i grandi gruppi industriali, quanto soprattutto le piccole e medie imprese della value-chain, dalla componentistica fino alle concessionarie, che sono tipicamente caratterizzate da margini di profitto molto contenuti ed elevati costi di struttura»

«Inevitabilmente anche la spinta all’elettrico subirà una battuta d’arresto. Il comparto elettrico ha subito il contraccolpo della crisi generale del settore, soprattutto alla luce del fatto che la Cina è il principale produttore di batterie al mondo con una quota superiore 50% e un netto distacco su Stati Uniti (7%) ed Europa (2%)»

«La complessità della tecnologia legata allo sviluppo della mobilità elettrica richiede enormi investimenti pluriennali in ricerca e sviluppo, che al momento appaiono incompatibili con la contrazione dei margini di profitto e la crisi di liquidità delle imprese»

«mancato raggiungimento dei target sulle emissioni definiti in un periodo del tutto diverso da quello attuale ma che oggi appaiono decisamente irraggiungibili. «Basti pensare che i livelli sono stati abbassati del 27% dal 2012 ad oggi ed è prevista un’ulteriore riduzione pari al 15% entro il 2025»

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Negli ultimi decenni l’occidente è andato incontro ad una crescita esponenziale delle patologie psichiatriche.

La World Health Organization constata che in Occidente

«27% of the adult population (here defined as aged 18–65) had experienced at least one of a series of mental disorders in the past year».

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Germans struggle to find mental health care during holidays

«But the “big problem in the system,” according to Götz, “is that the people with the most serious psychological problems only rarely get psychotherapy. The people with less pronounced problems get quicker access to resources.”»

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Lo studio Cnesps-Iss del 2011 riportava:

«La prevalenza dei disturbi mentali è molto elevata. Studi recenti condotti in Italia hanno mostrato che la prevalenza annuale nella popolazione generale adulta è come minimo dell’8%, il che implica che ogni anno in Italia almeno 4 milioni di persone presentano un problema di salute mentale»

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«Obsessive compulsive disorder is considered the fourth most common mental disorder in high-income countries and ranks as the tenth leading cause of disability worldwide» [Lancet Psychiatry]

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Nel 2016 la situazione è ancora peggiorata, come riporta il Lancet Psychiatry dell’ottobre 2016.

«sono 164 milioni, il 38,2% della popolazione totale, gli europei colpiti da qualche forma di disturbo mentale, con un impatto economico stimato in 798 miliardi di euro, ma solo 1 europeo su 3 si cura ed arriva a rivolgersi ad uno specialista» [Fonte]

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Babis, PM ceko, vuole annullare il Green Deal per combattere il coronavirus.

Coronavirus seppellisce l’EU Green Deal. Riposa con i fu liberal.

New Industry Plan. Pochi fondi e niente green. Gli ululati dei liberals.

Romania. Il Green Deal è una ‘true religion’. Il gesto del dito.

Letto nell’ottica psichiatrica, lo European Green Deal è un classico deliro compulsivo schizofrenico.

Tutto è stato mirabilmente sintetizzato da Hegel nella seguente frase:

«quando i fatti smentiscono la teoria, tanto peggio per i fatti».

Ma il fatto del coronavirus sta obbligando l’Unione Europea e gli scalmanati a prendere atto della realtà.

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Coronavirus, il futuro dell’auto: il crollo della produzione e ora l’elettrico slitta

Stabilimenti chiusi in tutta Europa, concessionari fermi, immatricolazioni crollate in Italia ed Europa oltre l’80% a marzo. La tempesta perfetta sull’automotive. La pandemia ribalta completamente gli scenari, apre probabilmente per la prima volta ad un processo di de-globalizzazione con l’ipotesi di macroaree regionali capaci di coprire per intero tutta la filiera della componentistica, prelude probabilmente ad uno slittamento di un anno degli investimenti immaginati sull’elettrico da tutti i produttori, impone alla Commissione Ue anche una possibile revisione dei limiti sulle emissioni pensate in un’era a crescita costante senza la cesura storica di un’epidemia di proporzioni inimmaginabili per il suo choc simmetrico su domanda e offerta.

Spiega Giorgio Barbieri, partner Deloitte e responsabile italiano del settore automotive, che «l’impatto dell’emergenza COVID-19 sulla filiera automobilistica si è limitato inizialmente agli stabilimenti cinesi e all’export di componentistica, destinato soprattutto ai produttori coreani e giapponesi, per poi ampliarsi rapidamente generando uno shock manifatturiero su larga scala che ha invaso anche i Paesi occidentali. A livello globale, si prevede per quest’anno un crollo della produzione di veicoli leggeri pari a circa 11 milioni di unità, dagli 88,9 milioni del 2019 ai 77,9 milioni per l’anno in corso. Al momento prevale ancora una diffusa incertezza riguardo alle conseguenze a medio-lungo termine di questo fenomeno prima d’ora sconosciuto. Ma è evidente che, almeno nel breve termine, le ripercussioni economico-finanziarie si stanno diffondendo in maniera ramificata attraverso la supply-chain internazionale dell’Automotive, dalle materie prime ai semi-lavorati fino ai prodotti finiti. E ciò inevitabilmente sta mettendo in discussione il modello globalizzato della value-chain del settore».

Stabilimenti chiusi in tutta Europa, concessionari fermi, immatricolazioni crollate in Italia ed Europa oltre l’80% a marzo. La tempesta perfetta sull’automotive. La pandemia ribalta completamente gli scenari, apre probabilmente per la prima volta ad un processo di de-globalizzazione con l’ipotesi di macroaree regionali capaci di coprire per intero tutta la filiera della componentistica, prelude probabilmente ad uno slittamento di un anno degli investimenti immaginati sull’elettrico da tutti i produttori, impone alla Commissione Ue anche una possibile revisione dei limiti sulle emissioni pensate in un’era a crescita costante senza la cesura storica di un’epidemia di proporzioni inimmaginabili per il suo choc simmetrico su domanda e offerta.

Spiega Giorgio Barbieri, partner Deloitte e responsabile italiano del settore automotive, che «l’impatto dell’emergenza COVID-19 sulla filiera automobilistica si è limitato inizialmente agli stabilimenti cinesi e all’export di componentistica, destinato soprattutto ai produttori coreani e giapponesi, per poi ampliarsi rapidamente generando uno shock manifatturiero su larga scala che ha invaso anche i Paesi occidentali. A livello globale, si prevede per quest’anno un crollo della produzione di veicoli leggeri pari a circa 11 milioni di unità, dagli 88,9 milioni del 2019 ai 77,9 milioni per l’anno in corso. Al momento prevale ancora una diffusa incertezza riguardo alle conseguenze a medio-lungo termine di questo fenomeno prima d’ora sconosciuto. Ma è evidente che, almeno nel breve termine, le ripercussioni economico-finanziarie si stanno diffondendo in maniera ramificata attraverso la supply-chain internazionale dell’Automotive, dalle materie prime ai semi-lavorati fino ai prodotti finiti. E ciò inevitabilmente sta mettendo in discussione il modello globalizzato della value-chain del settore».

La pandemia probabilmente archivia l’idea di Cina fabbrica del mondo e costringe a ripensare completamente la catena del valore con inevitabili processi di internalizzazione di alcune attività per limitare l’effetto pandemico della supply chain logistica. Dice Barbieri zche le imprese sono chiamate a un profondo ripensamento delle proprie strategie di procurement, che non esclude un eventuale insourcing dei componenti ritenuti maggiormente critici e indispensabili per la continuità produttiva, per i quali è essenziale garantire un costante rifornimento. Da questo punto di vista, tali strategie possono essere concepite e implementate in una logica “multisourcing”, secondo la quale i produttori mantengono un network internazionale di supplier ma, al tempo stesso, presidiano la costante disponibilità dei componenti chiave tramite processi di insourcing, ovvero: 1) riportandone la produzione nel Paese d’origine o in aree geografiche ritenute maggiormente stabili e sicure (in una modalità assimilabile appunto ad una logica di multisourcing); 2) internalizzando la produzione direttamente all’interno dell’OEM stesso (un’ipotesi da ritenersi tuttavia meno probabile)».

Il “lockdown” degli stabilimenti anche nei Paesi occidentali accentua ulteriormente la disruption della supply-chain. La gravità della situazione deriva dal fatto che lo shock esogeno della pandemia ha colpito il mercato automobilistico con un contemporaneo crollo della domanda di mercato e della produzione industriale. I dati relativi al mese di marzo sono chiari, con poco più di 28.000 immatricolazioni in Italia pari ad un crollo dell’85%, e l’emergenza potrebbe prolungarsi per almeno 4-6 mesi. Nel complesso, le stime più recenti relative al 2020 indicano un calo della produzione pari a -2,219 milioni di unità nel Nord America e -2,956 milioni in Europa. Per le imprese del settore, il blocco delle attività si tradurrà in una crescente pressione sui margini di profitto e sulla liquidità, a fronte di enormi investimenti e costi fissi che devono essere ammortizzati. L’impatto maggiore non riguarda tanto i grandi gruppi industriali, quanto soprattutto le piccole e medie imprese della value-chain, dalla componentistica fino alle concessionarie, che sono tipicamente caratterizzate da margini di profitto molto contenuti ed elevati costi di struttura. Molte imprese del settore saranno perciò costrette a ridurre drasticamente i costi, sacrificando i progetti più innovativi. Spiega Barbieri che «il rischio è quello di innescare un circolo vizioso fra domanda e offerta di mercato. Se la situazione non migliorerà nel corso dei prossimi mesi, la chiusura degli stabilimenti potrebbe causare pesanti conseguenze in termini di ridimensionamento della forza lavoro, riducendo ulteriormente sia la capacità produttiva che la capacità di spesa dei consumatori. Il risultato sarebbe una continua revisione al ribasso dei volumi di produzione e un inasprimento della crisi economica, alla quale contribuirebbe anche l’incremento del peso degli ammortizzatori sociali e delle misure di sostegno al reddito. È chiaro quindi come il settore Automotive, che rappresenta più del 7% del PIL europeo e impiega (con l’indotto) quasi 14 milioni di lavoratori».

Inevitabilmente anche la spinta all’elettrico subirà una battuta d’arresto. Il comparto elettrico ha subito il contraccolpo della crisi generale del settore, soprattutto alla luce del fatto che la Cina è il principale produttore di batterie al mondo con una quota superiore 50% e un netto distacco su Stati Uniti (7%) ed Europa (2%)4. «Anche per i veicoli elettrici le stime relative al 2020 saranno decisamente diverse rispetto a quanto previsto fino a pochi mesi fa, con una maggiore incertezza sulle tempistiche di trasformazione del settore della mobilità. Verosimilmente, l’effetto si rifletterà anche sul lancio dei nuovi modelli elettrici previsti per quest’anno, a causa del rinvio o dell’annullamento di molti eventi di punta — spiega Barbieri —. Questo, a sua volta, porterà ad un progressivo slittamento dei modelli successivi e dei relativi investimenti. La complessità della tecnologia legata allo sviluppo della mobilità elettrica richiede enormi investimenti pluriennali in ricerca e sviluppo, che al momento appaiono incompatibili con la contrazione dei margini di profitto e la crisi di liquidità delle imprese».

Ecco perché prende piedi l’ipotesi anche di uno slittamento delle penalizzazioni della Ue relative al mancato raggiungimento dei target sulle emissioni definiti in un periodo del tutto diverso da quello attuale ma che oggi appaiono decisamente irraggiungibili. «Basti pensare che i livelli sono stati abbassati del 27% dal 2012 ad oggi ed è prevista un’ulteriore riduzione pari al 15% entro il 2025; inoltre, ancor prima dell’attuale crisi, si prospettavano sanzioni di circa 400 milioni di euro per metà delle case produttrici in Europa nel 2020 e di 3,3 miliardi nel 202110 — dice Barbieri —. È dunque ragionevole prevedere che, alla luce del peso del settore Automotive sull’economia e degli sforzi finanziari già messi in campo dalla BCE per sostenerla, i vincoli ambientali saranno inevitabilmente allentati per poter rimettere in moto la macchina industriale. Fra le possibili soluzioni ipotizzabili, vi è lo slittamento temporale dei target di almeno uno o due anni, che consentirebbe alle imprese di ritrovare l’ossigeno di cui hanno bisogno per ripartire su basi nuove».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria

Stati Scandinavi. Constatazione di un fallimento. – Nordic Co-Operation.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-15.

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Se l’obiettivo di una Collettività e dei suoi membri è il vivere serenamente felici, i liberal socialisti hanno fallito miseramente questo obiettivo.

Se alla fine fosse possibile mettere l’accetta alla radice, la concezione della persona umana come mera operatrice economica è errata, e la sua applicazione conduce a mostruosità.

L’essere umano vive sicuramente anche una dimensione economica, ma questa non estingue la totalità della persona.

Fatto si è che il vero motivo di base della vita consta nel sentirsi amati, rispettati e stimati per ciò che si è e non per quello che si sarebbe voluto.

La Nordic Co-Operation arriva tristemente a concludere che, nonostante la gioventù nordica goda di un benessere molto sopra quello medio mondiale, essa è infelice, non si stente amata e sembrerebbe essere incapace di amare.

Il sorriso è un regalo.

Tutto sta ad intendersi bene su cosa debba essere considerato il termine ‘amore‘.

Nella fraseologia corrente del politicamente corretto indica semplicemente un’unione carnale: tutto è ridotto al mero sesso.

Amare è il sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia: amore … non è altro che unimento spirituale de l’anima e de la cosa amata. Ma è anche qualcosa di più.

Molti dialetti non hanno il termine ‘amare‘: usano più propriamente ‘voler bene‘. In effetti, è un vero e proprio atto volontario: non è un diritto e spesso non lo si riceve dopo che si sono adempiuti i doveri. A tutti gli effetti è un dono.

Ma nulla è più antieconomico di un dono, di un regalo.

Si ponga molta attenzione. Nell’attuale ottica di vita si ritiene possibile amare il proprio lavoro, ma resta pur sempre impossibile esserne ricambiati. Il lavoro, il successo lavorativo, non è una persona umana.

Avete mai visto un assegno corrervi incontro scodinzolando, come la cagnetta quando vi saluta a rientro, facendo salti di gioia?

La percezione di non essere amati è alienante, è il primo passo verso una solitudine interiore che resta financo acuita dal vivere in ambienti affollati. Più o meno consciamente la persona che non si sente amata si interroga sul perché di un simile fatto. Spesso non riesce a trovarne una ragione, e così si incupisce. Di lì al passo verso le patologie psichiatriche il passo è brevissimo.

Ma allora, riproponiamoci la domanda iniziale: che senso ha la dovizia materiale se poi non ci si sente amati, accettati, stimati?

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«Young people in the Nordic countries are among the most privileged in the world – yet many of them feel miserable.»

«This is such a paradox, that the Nordic countries are now going to look into the phenomena and try to find out what is going wrong»

«”Demography is a joint challenge. We are getting more old people and at the same time a smaller workforce. It is adding pressures on our welfare systems and on how we can finance them in future”»

«”Young people are around the clock mirroring themselves in role models and many are feeling pressured to live up to certain ideals. It contributes to stress and adds pressure on people to perform and often beyond ability”»

«”One misfit young person costs our society 2.5-2.8 million crowns per year (€350,000)”»

«Social media was named as number one culprit for the lack of well-being among young people»

«”It is a result of the competitive global society where you must be world champion at all times and in everything. If you don’t make it as a space engineer or a doctor, then you are useless. We need to say instead, that each profession is of value. Whether you are craftsman, an academician or whatever you are, you are of value to your society,”»

«The trend of dissatisfied youth goes across the Nordic region but it is also observed in Canada and elsewhere»

«The Danish Youth Council published last June a study, showing that one-in-three young people experiences a high level of stress, almost a fifth of young people have poor mental health, and about one-in-ten youngsters feels unwanted and alone»

«This is higher than for any other age group and it hits girls harder than boys»

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Uno dei tanti paradossi è che in un clima ideologizzato in cui essere femmina è bello per definizione, in cui le femmine sono iperprotette da leggi e costumi, in cui trionfa il concetto di ‘quote rosa‘, sono proprio le femmine a rappresentare la maggior quota degli esseri infelici, dei malati mentali.

Per non parlare poi della crisi della menopausa, quando quasi la metà delle femmine risulta essere affetta da sindromi depressive più o meno gravi.

Fatto si è che non si sentono amate: ma chi mai potrebbe voler bene a femmine sì fatte?

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Paradox: Nordics’ privileged youth feel miserable

Young people in the Nordic countries are among the most privileged in the world – yet many of them feel miserable.

This is such a paradox, that the Nordic countries are now going to look into the phenomena and try to find out what is going wrong.

Realising that youth is an essential resource in society, Denmark, Greenland and the Faroe Islands have decided to focus on the psychological well-being of Nordic young people during their joint chairmanship of the Nordic council of ministers in 2020.

The Nordic welfare states can ill-afford to overlook that their youngest citizens do not feel good.

“Demography is a joint challenge. We are getting more old people and at the same time a smaller workforce. It is adding pressures on our welfare systems and on how we can finance them in future”, Danish minister for Nordic cooperation, Mogens Jensen said when presenting the “State of the Nordic Region 2020”, a statistical overview of the region’s performance in Copenhagen on Tuesday (4 February).

“Young people are around the clock mirroring themselves in role models and many are feeling pressured to live up to certain ideals. It contributes to stress and adds pressure on people to perform and often beyond ability”, the Danish minister said.

Despite having very generous provisions for parental leave, the Nordic countries are moving towards a China-like situation with the latest figures showing birth rates at historic-low levels in three Nordic countries, Iceland, Norway and Finland.

Only the Faroe Islands have enough children born to sustain the existing population.

“Youth is the most important resource we have,” said Kaj Leo Holm Johannesen, the Faroe’s co-chairman of the Nordic council of ministers.

“One misfit young person costs our society 2.5-2.8 million crowns per year (€350,000)”, he pointed out and invited everybody to come to his islands to study fertility trends.

“If you are able to change the system and get one misfit young person into the labour force instead, then he or she will become a resource contributing to society instead of being an economic burden,” he said.

Social media culprit

Social media was named as number one culprit for the lack of well-being among young people, but it is not the only one.

“It is a result of the competitive global society where you must be world champion at all times and in everything. If you don’t make it as a space engineer or a doctor, then you are useless. We need to say instead, that each profession is of value. Whether you are craftsman, an academician or whatever you are, you are of value to your society,” Kaj Leo Holm Johannesen said.

The trend of dissatisfied youth goes across the Nordic region but it is also observed in Canada and elsewhere.

“It is very complex. We can’t point out one single factor for the young generation’s feeling miserable. But we need more focus on this and more research to figure out, what to do about it”, said Chris Holst Preuss, chairman of the Danish Youth Council, an umbrella organisation with more than 70 children and youth organisations as members.

The Danish Youth Council published last June a study, showing that one-in-three young people experiences a high level of stress, almost a fifth of young people have poor mental health, and about one-in-ten youngsters feels unwanted and alone.

This is higher than for any other age group and it hits girls harder than boys, the study found.

It also found that 77-percent of young people preferred to be with their friends in real life rather than online, and that half of young people wanted to spend less time on social media.

Yougsters’ self-esteem is built on their achievements, and they assume responsibility for how they manage in life, increasing their concerns about not doing well enough.

But there is no room to show weakness in such a performance culture, according to the study which was conducted by Epinion among 1,500 representative young people.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Svezia. ‘Number of young adults given treatment for psychiatric illness has risen by 70%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-05.

Manicomio 001

Why so many young Swedes live alone

«the number of young adults aged 16 to 24 given treatment for psychiatric illness in Sweden has risen by nearly 70% over the past decade, according to figures released by Sweden’s National Board of Health and Welfare in 2018.»

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World Health Organization. Special initiative for mental health (2019-2023)

World Health Organization. Data and resources

World Health Organization. Fact sheet – Mental health (2019)

«Mental disorders are one of the most significant public health challenges in the WHO European Region, as they are the leading cause of disability and the third leading cause of overall disease burden (measured as disability-adjusted life years), after cardiovascular disease and cancers.

The estimated prevalence of mental disorders in the WHO European Region in 2015 was 110 million, equivalent to 12% of the entire population at any one time. Inclusion of substance use disorders increases that number by 27 mil­lion (to 15%), while inclusion of neurological disorders such as dementia, epilepsy and headache disorders increases the total by more than 300 million, to 50%.»

One in four girls have depression by the time they hit 14, study reveals

More students than ever suffer mental ill health. We must change our toxic world

Two-thirds of Britons have had mental health problems – survey

«Two-thirds of British adults say they have experienced mental ill-health at some point in their lives, according to a survey.

The World Health Organisation says one in four people globally are affected by problems such as depression or panic attacks at some point. Research published by the Mental Health Foundation on Monday suggests that the prevalence is far wider in the UK.»

Half a million students in Germany suffer from a mental health illness: study

«The study, published by Barmer health insurance provider last week, found that depression, anxiety disorders and panic attacks among young people are on the increase.

About 17 percent of students who were previously regarded as healthy are now affected by a mental illness, according to the study. This corresponds to almost half a million (around 470,000) people.

Between 2005 and 2016, the proportion of 18- to 25-year-olds diagnosed with mental illnesses in Germany rose by 38 percent. These figures are published in Barmer’s report of the study.»

«While more than a quarter (28 percent) of young people seek the help of a therapist in the event of a case of mild depression, many who should do not.»

Femmine. C’è un baco nel sesso muliebre.

«Fino a due anni fa nessuna rivista scientifica avrebbe mai accettato per la pubblicazione un lavoro del genere. Ma il tempo corre rapidamente.

Greendale GA1, Huang MH, Wight RG, Seeman T, Luetters C, Avis NE, Johnston J, Karlamangla AS.

Effects of the menopause transition and hormone use on cognitive performance in midlife women.

Neurology. 2009 May 26;72(21):1850-7. doi: 10.1212/WNL.0b013e3181a71193.»

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Cannabis. L’uso nell’adolescenza induce depressione e suicidi nell’adulto.

«Significativo il commento di un noto senatore repubblicano:

“La cannabis la fumano i democratici: se alla fine si suicidano, tanto di guadagnato”.»

Germania. 5.3 milioni di adulti depressi.

Il caso di Mrs Ramsey Bearse. Sodoma e Gomorra a scuola.

Asia Argento rifonde 380,000$ per sexual harassment contro un minorenne. – Nyt.

Depressione. Patologia personale ma anche sociale. I numeri.

Size and burden of mental disorders in Europe—a critical review and appraisal of 27 studies

«On the basis of meta-analytic techniques as well as on reanalyses of selected data sets, it is estimated that about 27% (equals 82.7 million; 95% CI: 78.5–87.1) of the adult EU population, 18–65 of age, is or has been affected by at least one mental disorder in the past 12 months»

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È questo un argomento di difficile trattazione a causa di una massiccia ingerenza politica: ai governanti brucia il dover ammettere che le politiche condotte portano inevitabilmente a patologie psichiatriche.

Gli articoli disponibili, anche quelli pubblicati su riviste scientifiche di alto livello, hanno la caratteristica di definire i termini usati in modo non standard, valevoli solo nell’ambito della pubblicazione in oggetto.

Il termine ‘mentalmente sano‘ dovrebbe essere intuitivo, ma si presta anche ad equivoci. Il più comune ha dell’aberrante: “io sono normale: i pazzi sono tutti gli altri“.

Similmente, il termine “patologia psichiatrica” spazia dalle forme lievi, al limite del sintomatico, fino a quelle più gravi e severe.

Cerchiamo di fissare le cifre più corroborate.

– quasi il 70% degli inglesi ha sofferto o soffre di una forma depressiva che richiede trattamento psicoattivo.

– il 40% degli europei assume cronicamente psicofarmaci maggiori, che molto spesso paga di propria tasca, constatato il loro effetto benefico.

– nella classe di età 16 – 24 anni circa il 25% soffre di patologie mentali maggiori.

– la depressione è molto più frequente nelle femmine che nei maschi, con un picco nella giovane età ed un altro picco in rapporto alla menopausa.

– poco più del 20% della popolazione in età scolare soffre di patologie psichiatriche maggiori.

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Considerazioni.

Le patologie psichiatriche, specie poi quelli maggiori, sono caratterizzate da turbe anche severe della percezione del reale, da disgregazione dell’ideazione e delle facoltà raziocinanti, dalla presenza più o meno evidente di deliri ossessivi coercitivi.

Traducendo in un linguaggio piano, il paziente psichiatrico non è in grado di intendere e volere, con deficit di entità variabile a seconda della gravità della patologia.

Sono molte le considerazioni che sorgerebbero spontanee.

– In primo luogo, ci si potrebbe domandare che senso abbia il suffragio universale se buona quota dei votanti non sia sana di mente. Si potrebbe obiettare che alla fine i voti di questa classe dovrebbero spargersi su tutte le formazioni presenti, ma non è che sia considerazione particolarmente consolante. I pazienti psichiatrici sono proni al fenomeno di reclutamento in fase, fatto che rende ragione della volatilità del voto, con partiti che schizzano a percentuali mai viste per poi ricadere nell’anonimato. Né consola il fatto che anche buona parte dei ministri sia pazza da legare. Da questo punto di vista il metodo cinese della scuola mandarinica consente di eliminare tutti gli squilibrati, cosa non da poco.

– In secondo luogo, quando le persone affette da patologie psichiatriche superano la soglia del tollerabile, la società diventa invivibile. Poche genie come gli psichiatrici tendono a conglomerarsi. Quanto sta accadendo in molti partiti politici europei è segno indelebile di patologia mentale: idee confuse e desiderio irrefrenabile di imporle sono marker specifici. Vivere le idee politiche, sociali ed economiche come dogmi di fede sono stigmate evidenti.

Attention-deficit hyperactivity disorder comorbidity and antidepressant resistance among patients with major depression: A nationwide longitudinal study.

– In terzo luogo, altro elemento caratteristico dei pazienti psichiatrici è la perdita del potere di revisione critica. Scollati dal reale percepito come sentimento onirico, incapaci a condurre un ragionamento privo di contraddizioni, risultano essere deprivati della capacità introspettiva. A ciò consegue la percezione del delirio coatto come verità assoluta, e questa sarebbe forse ancora il meno: la conseguenza peggiore è la fermissima volontarietà di imporre la propria Weltanschauung. Una cosa è una persona che desidera vivere in modo vegano ed una del tutto differente quella che vorrebbe imporre a tutti il suo regime dietetico.

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Si resta notevolmente perplessi a vedere un gran numero di persone inneggiare al modus vivendi dei paesi nordici, che poi sono quelli affetti dalle più preoccupanti percentuali di patologie mentali. Inneggiano ad una gabbia di pazzi da legare.

I pochi normali residui non vi andrebbero a vivere nemmeno dietro corresponsione di elevati stipendi.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia, Psichiatria

Femmine. C’è un baco nel sesso muliebre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-24.

2018-12-25__Menopausa__001

Fino a due anni fa nessuna rivista scientifica avrebbe mai accettato per la pubblicazione un lavoro del genere. Ma il tempo corre rapidamente.

Greendale GA1, Huang MH, Wight RG, Seeman T, Luetters C, Avis NE, Johnston J, Karlamangla AS.

Effects of the menopause transition and hormone use on cognitive performance in midlife women.

Neurology. 2009 May 26;72(21):1850-7. doi: 10.1212/WNL.0b013e3181a71193.

«BACKGROUND:

There is almost no longitudinal information about measured cognitive performance during the menopause transition (MT).

METHODS:

We studied 2,362 participants from the Study of Women’s Health Across the Nation for 4 years. Major exposures were time spent in MT stages, hormone use prior to the final menstrual period, and postmenopausal current hormone use. Outcomes were longitudinal performance in three domains: processing speed (Symbol Digit Modalities Test [SDMT]), verbal memory (East Boston Memory Test [EBMT]), and working memory (Digit Span Backward).

RESULTS:

Premenopausal, early perimenopausal, and postmenopausal women scored higher with repeated SDMT administration (p < or = 0.0008), but scores of late perimenopausal women did not improve over time (p = 0.2). EBMT delayed recall scores climbed during premenopause and postmenopause (p < or = 0.01), but did not increase during early or late perimenopause (p > or = 0.14). Initial SDMT, EBMT-immediate, and EBMT-delayed tests were 4%-6% higher among prior hormone users (p < or = 0.001). On the SDMT and EBMT, compared to the premenopausal referent, postmenopausal current hormone users demonstrated poorer cognitive performance (p < or = 0.05) but performance of postmenopausal nonhormone users was indistinguishable from that of premenopausal women.

CONCLUSIONS:

Consistent with transitioning women’s perceived memory difficulties, perimenopause was associated with a decrement in cognitive performance, characterized by women not being able to learn as well as they had during premenopause. Improvement rebounded to premenopausal levels in postmenopause, suggesting that menopause transition-related cognitive difficulties may be time-limited. Hormone initiation prior to the final menstrual period had a beneficial effect whereas initiation after the final menstrual period had a detrimental effect on cognitive performance.»

*

Devi, Gayatri, MD

Menopause-Related Cognitive Impairment.

Obstetrics & Gynecology: December 2018 – Volume 132 – Issue 6 – p 1325–1327

«BACKGROUND: Identifying the cognitive changes associated with the menopausal transition prevents misattribution of symptoms to more ominous causes such as neurodegenerative disease.

CASE: Two women with cognitive loss and objective evidence of menopause-related cognitive impairment are presented, misattributed to Alzheimer disease in one case and frontotemporal dementia in the other. Neurocognitive testing, neuroimaging, and laboratory findings are reviewed. Both women were diagnosed with menopause-related cognitive impairment and were stable in follow-up over 4 or more years.

CONCLUSIONS: Recognizing the cognitive changes associated with menopause and distinguishing from cognitive impairment resulting from other etiologies—including neurodegenerative diseases such as Alzheimer disease—has important clinical implications both for treatment and for prognosis.»

* * * * * * *

La menopausa è l’evento fisiologico per cui la femmina cessa di essere fertile, entrando nel climaterio.

La caratteristica principale della menopausa è la perdita permanente della funzione principale delle ovaie: esse non producono più follicoli ovarici e di conseguenza nemmeno estrogeni. La produzione di follicoli ovarici è destinata ad esaurirsi in ogni donna perché, a differenza degli uomini, il numero di gameti femminili è ben definito già a partire dalla nascita (riserva ovarica).

Tale stato provoca una serie di mutamenti nella donna che riguardano gli aspetti trofici, metabolici, sessuali e psicologici, con una serie di manifestazioni (sintomi) che variano a seconda della persona e possono essere più o meno marcati.

In questa fase vengono espressi i primi disturbi di tipo psicologico, ansia, irritabilità, nervosismo e disforia. Neurologicamente, si assiste a un invecchiamento della persona, con conseguente diminuzione delle capacità di concentrazione e di memoria.

Fra le manifestazioni a livello vasomotorio le vampate di calore sono le più frequenti.

Fra i fattori psicologici il più importante resta la depressione (la media calcolata è del 50% delle donne). La causa che comporta tale correlazione non è ben compresa, ma si pensa sia anch’essa un effetto della diminuzione degli ormoni, più precisamente della diminuzione dell’estradiolo, un ormone che viene prodotto dalle ovaie durante il ciclo mestruale. Di norma si instaurano disturbi del sonno, specie all’addormentamento. Il quadro depressivo è inoltre aggravato dalla consapevolezza di non essere più fertili, evento questo vissuto spesso in modo drammatico dalle donne che si siano rese volontariamente sterili.

Quando una donna si trova nel periodo della perimenopausa si assiste al fenomeno dell’aumento del riassorbimento osseo, anche questo fattore è correlato alla mancanza degli estrogeni. Le patologie osteoarticolari sono appannaggio tipico del sesso femminile.

* * * * * * *

La natura ha progettato le femmine con una piena efficienza che dura fino alla menopausa, ossia fino ai 40 – 50 anni. Dopo la vita diventa ben difficile, per loro e per quanti le circondano.

Le turbe della personalità possono essere severe.

Oltre a variazioni repentine del tono dell’umore, circa la metà delle femmine va incontro a sindrome depressiva, che poco si avvale della terapia specifica. Tipicamente la persona depressa vede sempre tutto nero, anche ciò che avrebbe dovuto essere bello. Ogni evento è drammatizzato. Vivere con la femmina diventa particolarmente difficile e, spesso, le unioni si spezzano.

È del tutto naturale come questa sindrome climaterica possa essere destruente sia in famiglia sia sul mondo del lavoro.

Ma non basta.

Il deficit estrogenico induce anche quadri cognitivi quasi simulanti la demenza frontotemporale.

Il potere intellettivo delle femmine decade rapidamente nel tempo. Un sintomo vistoso è la perdita della memoria.

Poi, specie sul lavoro, la abitudine e l’esperienza possono in parte vicariare, ma alla fine il deficit diventa evidente ed invalidante.

Una nota finale, della massima importanza.

«Hormone initiation prior to the final menstrual period had a beneficial effect whereas initiation after the final menstrual period had a detrimental effect on cognitive performance.»

Il trattamento ormonale sostitutivo dimostra una certa quale utilità solo se assunto nelle fasi iniziali della menopausa. Se instaurato a climaterio conclamato peggiora sensibilmente il degrado mentale.


The New York Times. 2018-12-23. The Brain Fog of Menopause

‘Menopause-related cognitive impairment happens to women in their 40s and 50s, women in the prime of life who suddenly have the rug pulled out from under them,’ an expert says.

*

Dr. Gayatri Devi’s patient, a 55-year-old former headmistress, had good reason to be distraught. The woman had a yearlong history of progressive memory loss and behavioral problems and was referred to Dr. Devi, a neurologist, with a possible diagnosis of frontotemporal dementia.

As Dr. Devi recounted in the journal Obstetrics & Gynecology, the woman’s once prodigious memory had seriously deteriorated and she’d become increasingly irritable. She had difficulty organizing tasks, keeping track of belongings, setting goals, making plans and seeing them through. Yet the results of medical and neurological tests and brain scans were normal.

Noting that the woman had gone through menopause a year earlier, Dr. Devi traced her symptoms to the decline in estrogen stimulation of the brain that occurs in all women at menopause with varying effects. Some are more sensitive to falling estrogen levels than others.

With a likely diagnosis of menopause-related cognitive impairment, the doctor prescribed hormone-replacement therapy. Within 15 months, the woman’s behavioral symptoms had disappeared and her learning ability and memory were back to normal. She was able to complete a demanding graduate program and assume a new leadership position in education.

This woman’s case was admittedly extreme, but Dr. Devi told me that “60 percent of women go through menopause-related cognitive impairment” that, when serious enough to be brought to medical attention, is too often misdiagnosed as “mild cognitive impairment,” a precursor to dementia.

Menopause-related cognitive symptoms are very similar to “chemo brain,” a common complaint among women treated for breast cancer and in some men treated for prostate cancer. Treatment of both diseases often results in an abrupt drop in estrogen levels.

People with so-called brain fog following cancer treatment “have trouble with short-term memory, multitasking, coming up with words and putting cogent thoughts together,” said Dr. Devi, an attending neurologist at Lenox Hill Hospital in New York and clinical professor of neurology at SUNY Downstate Medical Center in Brooklyn.

“Menopause-related cognitive impairment happens to women in their 40s and 50s, women in the prime of life who suddenly have the rug pulled out from under them,” she said. Yet, she believes, the correct diagnosis is missed more often than not.

“Women with menopause-related cognitive impairment are afraid they’re developing some form of dementia, but if they go to a memory disorder specialist, they may not get the right diagnosis,” Dr. Devi said in an interview. Internists may check for thyroid disease, a vitamin deficiency or infection, but rarely connect the woman’s menstrual history to her cognitive symptoms, she said.

Dr. Devi chose to publish her report in the obstetric journal because many women in midlife use their gynecologist as their primary care physician “and I want them to know this condition exists and often responds to short-term treatment with estrogen to tide the brain over.”

In an accompanying editorial, Pauline M. Maki, a professor of psychiatry and psychology at the University of Illinois at Chicago, noted that “not only do women more frequently report cognitive difficulties as they transition from premenopause to perimenopause to postmenopause, but they also perform more poorly on standardized neuropsychological tests, particularly tests of verbal memory, aspects of executive function, and processing speed.”

Women often describe these deficits as “brain fog,” and they and their doctors may blame the sleep deprivation associated with hot flashes and night sweats, which are definitely “taxing to the brain,” Dr. Maki said. But while these common menopausal symptoms can add to the severity of memory problems, they are not the primary cause of cognitive issues in these women, she said.

A six-year study of 1,903 women who were at midlife found that menopause-related symptoms like depression, anxiety, sleep disturbance and hot flashes did not account for declines in memory, learning and how fast the brain processes information during the menopause transition.

“The most helpful thing we can do is to normalize these experiences for women who are transitioning through the menopause and let them know that women’s brains are sensitive to fluctuating levels of estrogen, both in terms of cognitive ability and mood,” Dr. Maki said.

In fact, symptoms similar to those in menopausal women affect many women premenstrually, when there is a short-lived drop in circulating estrogen. But unlike a normal menstrual cycle, the transition through menopause is gradual and typically takes months and sometimes years, making it harder to recognize its link to cognitive problems. Estrogen levels usually start to decline around age 45, but a woman may not become postmenopausal until age 50 or later, when menstrual bleeding stops for at least a year and very little estrogen is released by her ovaries.

The other critically important fact that all women transitioning through menopause should know is that the brain and mood effects are temporary, said Dr. Gail A. Greendale, a specialist in geriatrics and women’s health at the David Geffen School of Medicine and the University of California, Los Angeles. The postmenopausal brain, it seems, adjusts to having little or no estrogen on board.

In a study Dr. Greendale directed that followed 2,362 women for four years, declines in memory and learning ability that characterized their transition through menopause rebounded postmenopausally, “suggesting that menopause transition-related cognitive difficulties may be time-limited,” she and colleagues concluded.

“The brain fog when women’s brains seem not to be hitting on all eight cylinders is temporary,” Dr. Greendale said in an interview. “During the menopause transition, a woman’s brain may feel a little off, a little muddy, but when the transition passes, the clouds clear and the fog lifts. Sometimes all a woman needs to know is that this too shall pass.”

However, for women unwilling or unable to ride out the transition, Dr. Maki said treatment options, in addition to hormone replacement, include following a Mediterranean diet, brisk walking and minimizing alcohol consumption. Those who can safely take estrogen should know that participants in the Women’s Health Initiative, a large government study of postmenopausal women, who were randomized to take hormone replacements starting in their 50s had a lower mortality rate and were less likely to die of Alzheimer’s disease during an 18-year follow-up.

In 2015, the North American Menopause Society reviewed nonhormonal treatments for hot flashes, several of which may also relieve cognitive symptoms. One is a low dose of the antidepressant paroxetine (Paxil). Another is gabapentin, an anticonvulsant and pain reliever that hooks onto estrogen receptors in the brain.

The critical message, Dr. Maki said, is that menopause-related cognitive issues “need not compromise a woman’s quality of life,” though women may have to be proactive for the condition to be properly diagnosed and treated.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria

Fumo di tabacco. Il 37% dei minorenni fuma.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-24.

Gufo_019__

In Italia la commercializzazione del tabacco è appannaggio di un monopolio statale.

Siamo al paradosso.

Lo stato introita 1.569 miliardi di euro di imposte sulle vendita del tabacco e ne spende un po’ più della metà per fare propaganda contro il fumo. Propaganda affidata in passato agli amici degli amici.

Una tassazioni esorbitante, che ovviamente è aggirata ogniqualvolta possibile.

Italia. Contrabbando di sigarette, un danno da 822 milioni di euro.

Se lo stato fosse meno ingordo e si accontentasse, il contrabbando non sarebbe più redditizio ed alla fine lo stato ci guadagnerebbe.

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I minorenni che fumano sono il 37% rispetto ad una media europea del 24%.

Per molti è tanto, per altri è poco. Molti dicono: meglio il fumo di tabacco che l’etile e la droga.

La questione del fumo è inquinata da una severa componente politica, tanto che in alcune nazioni ha portato a decise prese di posizioni.

Ong. Tempi durissimi. India avvia inchiesta sulla Bloomberg Philanthropies.

«India has been investigating how Bloomberg Philanthropies, founded by billionaire Michael Bloomberg, funds local non-profit groups for anti-tobacco lobbying, government documents show, making it the latest foreign non-government organization to come under scrutiny»

*

«they were acting against India’s national interests»

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In sintesi.

Cannabis. L’uso nell’adolescenza induce depressione e suicidi nell’adulto.

In modo concomitante alla campagna contro il fumo di tabacco si è sviluppata quella a favore del fumo di cannabis, quasi che mentre il primo condurrebbe a morte certa il secondo possa prolungare la vita.

Fumare cannabis fa molto liberal, mentre fumare tabacco è out: roba da identitari sovranisti.

La cannabis fa guadagnare gli spacciatori, il tabacco solo qualche contrabbandiere.

Sarebbe a nostro sommesso parere più proficuo ripartire tra fumatori e persone che non gradiscono il fumo: sarà ben possibile convivere.

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Constatiamo sommessamente solo un aspetto.

Il fumo di sigarette è stato a lungo demonizzato, e con esso i fumatori, più per un motivo politico che di reale salute pubblica. La cannabis è ben più pericolosa, ma il suo fumo è considerato essere ‘in’.

Se il fumo concorre a rendere più esposti a molte patologie, sarebbe altrettanto vero l’ammettere che non ne sia la causa. Nel converso, il fumo di cannabis erode i poteri mentali ed è causa di suicidio.

Infine, se il 37% della popolazione ha l’abitudine di fumare, un qualche diritto dovrebbe spettare ad una così grande percentuale: sarebbe pura e semplice democrazia.

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Sul tabacco grava un onere fiscale minimo, accisa più Iva, del 95.62%. Poi,  a seconda di tipo e marca, si va in salita.

L’Agenzia Dogane e Monopoli da le seguenti cifre.

«Tutte le categorie sono assoggettate all’IVA nella misura del 22% del prezzo di vendita al pubblico al netto dell’IVA stessa e all’accisa che varia in relazione alla categoria.

L’accisa, per tutte le categorie, tranne che per i tabacchi da inalazione senza combustione che sono assoggettati a un’accisa specifica per unità di prodotto (pezzo), è correlata al prezzo di vendita.

Qualora i prodotti provengano da Paesi terzi, cioè non appartenenti alla Unione Europea, si applica il dazio.

Il prezzo finale di vendita al pubblico di un prodotto risulta dalla somma delle seguenti componenti: IVA, Aggio, Accisa e Quota al fornitore. Quest’ultima è residuale rispetto al prezzo scelto dal produttore.

Le aliquote di base per il calcolo dell’accisa sono:

– Sigarette 59,1%

– Sigari e Sigaretti 23%

-Trinciato a taglio fino per arrotolare le sigarette 58,5%

– altri tabacchi da fumo 56%

– tabacco da fiuto e da mastico 24,78%

Per le sigarette è previsto un onere fiscale minimo (Accisa + IVA) pari a euro 175,54 per chilogrammo convenzionale pari a 1.000 sigarette

Per i sigari, i sigaretti e il tabacco trinciato a taglio fino da usarsi per arrotolare le sigarette, è fissata un’accisa minima rispettivamente di euro 25 per 200 pezzi, euro 30 per 400 pezzi ed euro 120 per Kg.

Lo Stato, quindi, interviene nel settore in modo deciso fissando un livello di tassazione che, per le sigarette, supera il 77% del prezzo finale.

Per chi fosse interessato a conoscere esattamente le componenti del prezzo dei prodotti, si riportano, per ciascuna categoria, le relative tabelle di ripartizione fissate con provvedimento dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e pubblicate su questo sito:

Sigarette – pdf»

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«gettito dell’imposta sul consumo dei tabacchi ammonta a 1.569 milioni di euro (+46 milioni di euro, pari a +3,0%);» [Bollettino Entrate Tributarie]

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Minorenni che fumano, Italia prima in Europa

Sono il 37% rispetto ad una media del 24%. Svezia e Irlanda al 13% e Islanda al 6%

Un altro di quei primati di cui l’Italia farebbe volentieri a meno. Il grafico sopra mostra, infatti, la percentuale di minorenni che fumano.

Quanti sono i minorenni che fumano

La percentuale è calcolata sul totale dei ragazzi tra i 15 e i 16 anni. A questi è stato chiesto se avessero fumato almeno una sigaretta nella settimana precedente. Purtroppo i minorenni che fumano in Italia sono il 37%: la percentuale più alta in Europa (almeno tra i Paesi presi in considerazione dallo studio dell’Ocse).

Nell’Europa a 25 la media è stata fissata a quota 24, che è comunque una media altissima: significa che in media quasi un quarto dei 15-16enni europei fuma. Sopra questa percentuale ci sono soprattutto Paesi dell’Est ma anche Francia e Austria che si fissano rispettivamente al 26 e 28%.

Più tasse meno fumo?

Come combattere il dilagare del tabagismo? Le sigarette elettroniche non sembrano riuscire ad allontanare un fumatore incallito dal suo pacchetto di bionde, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo. Forse più efficace è la strada “economica”. Alzare le tasse, è stato dimostrato in America, riduce effettivamente il consumo di tabacco. Ma, in Italia, almeno, anche questa strada non sembra avere raggiunto particolari risultati, vista una così alta percentuale di minorenni che fumano.

In ogni caso i Paesi europei più virtuosi sono del Nord Europa: Irlanda e Svezia sono gli ultimi nella classifica dei minorenni che fumano, entrambi a quota 13%. Ma ancora meglio di loro fa l’Islanda (non compresa nel grafico sopra) che è addirittura ad appena il 6% di ragazzini con la sigaretta in bocca.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria

Cannabis. L’uso nell’adolescenza induce depressione e suicidi nell’adulto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-23.

2019-02-20__Cannabis__001

Jama Psichiatry, uno dei più noti e diffusi giornali medici a livello mondiale, ha pubblicato un articolo che riporta uno studio condotto su 23,317 persone che avevano consumato nell’adolescenza cannabis.

«adolescent cannabis consumption was associated with increased risk of developing depression and suicidal behavior later in life, even in the absence of a premorbid condition.»

*

«Preadolescents and adolescents should avoid using cannabis as use is associated with a significant increased risk of developing depression or suicidality in young adulthood»

*

«these findings should inform public health policy and governments to apply preventive strategies to reduce the use of cannabis among youth»

* * * * * * *

«Cannabis is the most commonly used drug of abuse by adolescents in the world»

*

«After screening 3142 articles, 269 articles were selected for full-text review, 35 were selected for further review, and 11 studies comprising 23 317 individuals were included in the quantitative analysis»

*

«The OR of developing depression for cannabis users in young adulthood compared with nonusers was 1.37 (95% CI, 1.16-1.62; I2 = 0%)»

*

«The pooled OR for suicidal ideation was 1.50 (95% CI, 1.11-2.03; I2 = 0%), and for suicidal attempt was 3.46 (95% CI, 1.53-7.84, I2 = 61.3%).»

*

«the high prevalence of adolescents consuming cannabis generates a large number of young people who could develop depression and suicidality attributable to cannabis»

*

«This is an important public health problem and concern, which should be properly addressed by health care policy.»

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Si dovrebbe amaramente constatare come la politica sia pesantemente entrata in un settore che avrebbe dovuto restare di appannaggio degli scienziati. Questo articolo comparso su Forbes dovrebbe essere esplicativo.

Marijuana’s Ten Biggest Victories Of 2018

Here’s a look back at marijuana’s 10 biggest victories of the year:

President Trump ended up lending his support to a bill to end federal marijuana prohibition.

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«It began with then-U.S. Attorney General Jeff Sessions sending waves of uncertainty and fear over the cannabis industry and legalization supporters on January 4, when he formally rescinded Obama-era guidelines protecting state marijuana laws.

But as 2018 went on, even more states ended up changing their laws to allow for legal recreational or medical cannabis use despite the conflict with federal law. Efforts to end national prohibition in Congress picked up steam as well. And several nations moved to significantly overhaul their marijuana laws.

Here’s a look back at marijuana’s 10 biggest victories of the year:

Lawmakers Start Passing Marijuana Legalization Bills

It didn’t take long for pro-legalization forces to get a victory on the board after Session’s anti-cannabis attack. Just hours later, on the very same day the attorney general threw the previous administration’s federal cannabis protections in the trash, Vermont lawmakers voted to approve a marijuana legalization bill. Gov. Phil Scott, a Republican, went on to sign the legislation, which allows adults to grow and possess small amounts of cannabis but does not provide for a system of legal sales. That made Vermont the first state in the nation to enact legalization by an act of lawmakers instead of through a ballot initiative. ….

During last month’s midterms, voters in Michigan strongly approved a ballot measure making their state the fist in the Midwest to legalize adult-use marijuana. No longer relegated to the coasts, legal markets for recreational marijuana are now an emerging nationwide trend. Separately, while not nearly as far-reaching as ending prohibition and allowing legal sales, voters in five Ohio cities also approved local cannabis decriminalization ballot measures on Election Day, signaling that a regional Midwest movement for marijuana reform is on the rise.»

In linea generale si potrebbe affermare che i liberal democratici sostengono la liberalizzazione e depenalizzazione dell’uso della cannabis, mentre i repubblicani vi si oppongono. I liberal democratici sostengono l’uso della cannabis come momento di trionfo della libertà accusando i repubblicani di essere liberticidi: per loro la cannabis sarebbe innocua se non benefica.

I liberal democratici hanno fatto del libero uso della cannabis un pilastro portante della loro azione politica. Non sei liberal se non fumi la cannabis.

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Questo studio evidenzia come l’uso della cannabis da adolescenti sia significativamente associato all’insorgenza di sindromi depressive che conducono spesso al suicidio.

«the high prevalence of adolescents consuming cannabis generates a large number of young people who could develop depression and suicidality attributable to cannabis»

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Solo due anni or sono nessuna rivista scientifica si sarebbe mai azzardata a pubblicare un lavoro del genere, anche se tutti i materiali erano già disponibili: sarebbe stato un suicidio politico, con immediata radiazione dalla fruizione di fondi pubblici per la ricerca.

Significativo il commento di un noto senatore repubblicano:

“La cannabis la fumano i democratici:

se alla fine si suicidano, tanto di guadagnato”.

Nota.

In epidemiologia l’odds ratio (OR) è la misura dell’associazione tra due fattori, per esempio tra un fattore di rischio e una malattia. Il calcolo dell’odds ratio prevede il confronto tra le frequenze di comparsa dell’evento (ad esempio, malattia) rispettivamente nei soggetti esposti e in quelli non esposti al fattore di rischio in studio. Esso è utilizzato negli studi retrospettivi (caso-controllo), dove non è necessaria la raccolta dei dati nel tempo, infatti esso non calcola un andamento ed è, anzi, indipendente dal fattore durata. Negli studi prospettici si utilizza invece, allo stesso scopo, il calcolo del rischio relativo.

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Association of Cannabis Use in Adolescence and Risk of Depression, Anxiety, and Suicidality in Young AdulthoodA Systematic Review and Meta-analysis

Gabriella Gobbi, MD, PhD1; Tobias Atkin, BA1; Tomasz Zytynski, MD1; et al

JAMA Psychiatry. Published online February 13, 2019. doi:10.1001/jamapsychiatry.2018.4500

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Key Points

Question  Is adolescent cannabis consumption associated with risk of depression, anxiety, and suicidality in young adulthood?

Findings  In this systematic review and meta-analysis of 11 studies and 23 317 individuals, adolescent cannabis consumption was associated with increased risk of developing depression and suicidal behavior later in life, even in the absence of a premorbid condition. There was no association with anxiety.

Meaning  Preadolescents and adolescents should avoid using cannabis as use is associated with a significant increased risk of developing depression or suicidality in young adulthood; these findings should inform public health policy and governments to apply preventive strategies to reduce the use of cannabis among youth.

Abstract

Importance  Cannabis is the most commonly used drug of abuse by adolescents in the world. While the impact of adolescent cannabis use on the development of psychosis has been investigated in depth, little is known about the impact of cannabis use on mood and suicidality in young adulthood.

Objective  To provide a summary estimate of the extent to which cannabis use during adolescence is associated with the risk of developing subsequent major depression, anxiety, and suicidal behavior.

Data Sources  Medline, Embase, CINAHL, PsycInfo, and Proquest Dissertations and Theses were searched from inception to January 2017.

Study Selection  Longitudinal and prospective studies, assessing cannabis use in adolescents younger than 18 years (at least 1 assessment point) and then ascertaining development of depression in young adulthood (age 18 to 32 years) were selected, and odds ratios (OR) adjusted for the presence of baseline depression and/or anxiety and/or suicidality were extracted.

Data Extraction and Synthesis  Study quality was assessed using the Research Triangle Institute item bank on risk of bias and precision of observational studies. Two reviewers conducted all review stages independently. Selected data were pooled using random-effects meta-analysis.

Main Outcomes and Measures  The studies assessing cannabis use and depression at different points from adolescence to young adulthood and reporting the corresponding OR were included. In the studies selected, depression was diagnosed according to the third or fourth editions of Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders or by using scales with predetermined cutoff points.

Results  After screening 3142 articles, 269 articles were selected for full-text review, 35 were selected for further review, and 11 studies comprising 23 317 individuals were included in the quantitative analysis. The OR of developing depression for cannabis users in young adulthood compared with nonusers was 1.37 (95% CI, 1.16-1.62; I2 = 0%). The pooled OR for anxiety was not statistically significant: 1.18 (95% CI, 0.84-1.67; I2 = 42%). The pooled OR for suicidal ideation was 1.50 (95% CI, 1.11-2.03; I2 = 0%), and for suicidal attempt was 3.46 (95% CI, 1.53-7.84, I2 = 61.3%).

Conclusions and Relevance  Although individual-level risk remains moderate to low and results from this study should be confirmed in future adequately powered prospective studies, the high prevalence of adolescents consuming cannabis generates a large number of young people who could develop depression and suicidality attributable to cannabis. This is an important public health problem and concern, which should be properly addressed by health care policy.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Unione Europea. Quanti trilioni dovrebbero pagare i Contribuenti?

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

unione europea 010 bicchieri

La Commissione Europea è prossima alla scadenza.

Le elezioni politiche che si terranno in sette stati dell’Unione cambieranno la composizione, e quindi le scelte politiche, del Consiglio Europeo, mentre quelle per l’europarlamento potrebbero rivoltare gli attuali equilibri.

Queste Commissioni Europee dovranno rinnovare gli organici e gli attuali commissari europei dovranno cercarsi un’altro lavoro.

Ma prima di lasciarci hanno pubblicato un grandioso documento di loro riflessioni.

Un aspetto alquanto strano è che gli estensori sembrerebbero essersi innamorati del termine “trilione“, ossia mille miliardi di euro. Tutti pagati dai Contribuenti.

«Achieving the SDGs is estimated to require

around EUR 4.5 to 6 trillion globally»

Quindi, soltanto per l’SDG la Commissione prevede di dover investire tra i 4.5 e i 6 trilioni di euro.

Sorge quindi spontanea la domanda:

ma donde mai si sarebbero creduti di poterli cavar fuori?

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La European Commission ha rilasciato il seguente documento:

Reflection paper: Towards a Sustainable Europe by 2030

«Transport is responsible for 27% of the EU’s greenhouse gas emissions, and many urban areas are in breach of agreed EU air pollution limits ….

In the EU fossil fuels continue to benefit from public subsidies of around EUR 55 billion per year, or some 20% of the EU’s fuel import bill, in spite of the EU’s ambitious decarbonisation measures and subsidy phaseout commitments in the G7 and G20 ….

Currently, around 22.5% of the EU population is still at risk of poverty or social exclusion and 6.9% of Europeans still suffer severe material deprivation ….

The SDGs offer the way forward. It is estimated that a global food and agriculture system in line with the SDGs could create new economic value of more than EUR 1.8 trillion by 2030 ….

Achieving the SDGs is estimated to require around EUR 4.5 to 6 trillion globally ….

Around EUR 180 billion of additional investments are needed to achieve the EU’s 2030 targets agreed in Paris, including a 40% cut in greenhouse gas emissions ….

Global challenges like climate change, land and ecosystem degradation, coupled with a growing population force us to seek new ways of producing and consuming our biological resources that respect the ecological boundaries of our planet. With a turnover value of EUR 2.3 trillion and accounting for 8.2% of the EU’s workforce, the bioeconomy is a key component of the EU economy. ….»

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«The hidden costs – or negative externalities – of transport in the EU, like accidents, congestion, and pollution, are estimated at €1 trillion per year»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Germania. Welfare al capolinea. Ci si cura se si hanno i soldi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-01.

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Il Deutsche Welle pubblica una lacrimoso articolo sui malati di mente in Germania.

«The holiday season can be a stressful time of year, especially for people seeking mental health care»

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«Unfortunately for those who want treatment in Germany, bureaucracy can often get in the way.»

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«the average waiting time to find psychotherapists in Germany is rapidly lengthening»

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«The supply is smaller than the demand»

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«Some therapists are paid through state health insurance companies, which gives people on lower incomes a chance to get help, but the number of such insurance-supported posts is limited.»

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«the average waiting time for treatment was five months, and longer in rural regions»

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«I might have completely given up on the whole thing if I had had to ‘prove’ again that I was ill»

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«There are already plenty of bureaucratic obstacles to getting psychological care in Germany»

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«The emphasis on patients’ free will, for instance, often means that therapists are hamstrung when reaching out to people who are suffering, even if those patients struggle to reach out themselves.»

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«But the “big problem in the system,” according to Götz, “is that the people with the most serious psychological problems only rarely get psychotherapy. The people with less pronounced problems get quicker access to resources.”»

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Il paziente psichiatrico ha per caratteristica il ritenere fermamente che i pazzi siano gli altri, mentre lui sarebbe sanissimo.

Così, poiché formalmente serve che il paziente dia il consenso informato al trattamento, per rispetto alla sua persona e sua libertà, solo coloro che hanno problemi minori si fanno curare, mentre gli altri si abbandonano al decorso naturale della patologia.

Ma nessun medico mai si sognerebbe di intervenire senza il consenso del paziente: finirebbe in galera per il resto dei suoi giorni.

Poi, di psichiatri e psicologi ce ne sono sempre meno. Gli autoctoni muoiono per morte naturale causa la senectus e giovani a rimpiazzarli non ce ne sono. Non nascono quasi più tedeschi.

Infine, perché mai uno psichiatra dovrebbe lavorare per quattro scudi bucati per il welfare nazionale quando privatamente potrebbe guadagnare dieci volte tanto?

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Le conseguenze sono evidenti.

Immaginatevi una persona debole di mente alla presa con i questionari, con le porte che si aprono per riconoscimento pupillare, con i modulari per i rimborsi differenziati delle prestazioni godute.

Provate un po’ a spiegare ad un pazzo furioso che deve attendere otto mesi per la prima visita.

Si possono curare solo quanti abbiano mezzi consistenti ed una famiglia che voglia loro bene e li segua, per esempio, spingendoli ad andare dallo specialista.

Amici tedeschi: avete votato i liberal socialisti? Ebbene, questo è il frutto terminale.

E domani sarà ancor peggio.

Piglieranno un centrafricano che parla congolese, lo nomineranno capo del servizio psichiatrico e guarderanno finalmente soddisfatti gli organici riempiti.

In bocca al congolese!!

Nota.

Sarebbe anche l’ora che i tedeschi imparassero l’arabo.


Deutsche Welle. 2018-12-28. Germans struggle to find mental health care during holidays

The holiday season can be a stressful time of year, especially for people seeking mental health care. Unfortunately for those who want treatment in Germany, bureaucracy can often get in the way.

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Susanne Günther knows that the Christmas holiday can be a time of crisis. The social education specialist, who works at a crisis help center in Berlin, is often busier in the days right before and after December 25.

“There are more family issues,” she told DW. “People think about what they’re doing for Christmas: ‘Do I want to see my brother, my mother, my sister, my children?’ Maybe there are conflicts. Or they’re lonely, and they’re thinking about where they’re going to spend Christmas and a frustration builds up.”

The people working at Günther’s crisis center in the Lichtenberg district of the German capital are all professionals trained in various areas of counseling. “Most of us are psychologists and social workers,” she said, and people have the option of either phoning a hotline or appearing at the centers in person. In emergencies, Berlin’s crisis centers also make house calls.

After providing initial support, Günther’s center can help people find long-term therapists, which can be difficult since the average waiting time to find psychotherapists in Germany is rapidly lengthening. “The supply is smaller than the demand,” she said. Some therapists are paid through state health insurance companies, which gives people on lower incomes a chance to get help, but the number of such insurance-supported posts is limited.

Low-threshold access

In fact, the high demand for psychotherapists has been on the government’s agenda, which is why conservative Health Minister Jens Spahn has come up with his own solution: to make those seeking help attend a pre-check from a specialist who decides whether they really need to see a therapist.

This idea has faced almost universal derision from the profession. Many psychotherapists believe it will only install an extra bureaucratic hurdle that will make it harder for people who need urgent help. Earlier this year, three psychotherapy associations joined forces to start a petition, which took no time to gather the 50,000 signatures necessary to force a parliamentary committee to hold a public hearing.

It was pointed out to the Bundestag members that, according to a study by the Federal Chamber of Psychotherapists, the average waiting time for treatment was five months, and longer in rural regions. Not only that, the professional psychotherapists were outraged that Spahn’s assessor would have the power to “appoint” a therapist for each patient, thus depriving those patients of their right to choose their own.

All these arguments were supported by a mental health care patient writing anonymously in Stern magazine of the difficult path to getting treatment in Germany: “I might have completely given up on the whole thing if I had had to ‘prove’ again that I was ill,” she wrote.

Free will

There are already plenty of bureaucratic obstacles to getting psychological care in Germany. The emphasis on patients’ free will, for instance, often means that therapists are hamstrung when reaching out to people who are suffering, even if those patients struggle to reach out themselves.

Of course, many other factors play a role in how people find psychological care, as Thomas Götz, psychotherapist and Berlin’s state commissioner for psychiatry, pointed out: “How well-known are the offers? How sensitized is one to them? Do I know where I can call in a crisis situation?”

Like many aspects of German domestic policy, mental health care is administered at the state level, which means that there are different degrees of care and availability across the country. In Berlin, advertising for crisis centers is relatively visible, especially in public transport, and helplines are manned 24 hours a day by specialized professionals — either care workers, social workers, or therapists. But the awareness and the availability in geographically larger states, with more rural areas, is much lower.

“When it comes to the demand for psychotherapy, it’s certainly the case that there has been an increased sensitization,” Götz told DW. “People are more likely to go to a doctor, and doctors are more likely to look a more closely at certain patients.”

But the “big problem in the system,” according to Götz, “is that the people with the most serious psychological problems only rarely get psychotherapy. The people with less pronounced problems get quicker access to resources.”

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Germania. 5.3 milioni di adulti depressi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-29.

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Mental disorders on the rise in Europe

«Mental disorders such as depression and anxiety attacks, as well as neurological diseases like dementia and Alzheimer’s, are affecting 38 percent of Europeans. ….

The authors found that every year almost 165 million people suffer from mental illnesses, in particular depression, anxiety and insomnia. Addiction and eating disorders are also a concern for more than 15 million people in the 30 countries analyzed»

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Anti-depression drugs are on the rise in Germany, but do we know what we’re taking

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«Depression can take a massive toll not only on the sufferers, but also on their loved ones»

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«A study by the German Depression Foundation found the illness caused relationship breakdowns for almost half of those affected»

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«Around 5.3 million people in Germany suffer from depression each year»

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«around 17 percent of German adults will experience a persistent depressive disorder in their lifetime»

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«Eighty-four percent of respondents stated that depression caused them to completely withdraw from social life, 72 percent experienced feeling disconnected from people in general, and 45 percent broke up with their romantic partner»

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«The high number of separations shows what a profound illness depression is»

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«is often the cause, rather than the consequence, of partnership conflicts»

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I dati sono questi.

Possono essere discussi in ogni modo e maniera che tali rimangono.

La cosa strana è che la gente si accapiglia nel cercar una qualche causa a suo dire efficiente, e sembrerebbe invece che nessuno si domandi cosa si possa fare.

Sicuramente un più facile e precoce accesso alle cure psichiatriche sarebbe il benvenuto. Quasi sempre queste patologie prese all’inizio tendono a regredire, se curate allo stato dell’arte. Spesso i pazienti tendono a considerare patologici non tanto sé stessi, quanto gli altri che li circondano.

Vi è poi una generalizzata tendenza a guardare con sospetto gli psicofarmaci, salvo poi utilizzarli in modo incongruo. È un vezzo sociale che si paga ben caro.

Una considerazione finale.

Se i consulenti matrimoniali e gli avvocati razionalizzassero che nella metà delle coppie che loro si presentano uno dei coniugi sarebbe da inviare per consulenza allo psichiatra, molte unioni potrebbero superare il momento di crisi e riprendere con comune gradimento.

Già: consulenti ed avvocati onesti: mica si è detto poco.

Nota.

Non ci si illuda. La depressioneè una patologia psichiatrica frequente, ma mica che si l’unica…

Deutsche Welle. 2018-11-29. 5.3 million Germans suffer from depression each year

Depression can take a massive toll not only on the sufferers, but also on their loved ones. A study by the German Depression Foundation found the illness caused relationship breakdowns for almost half of those affected.

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The German Depression Foundation has published its 2018 Depression Barometer, offering an insight into how widespread the mental disorder is in Germany, and the impact it can have on personal relationships.

The foundation interviewed 5,000 people between ages 18 and 69 for the study.

Eighty-four percent of respondents stated that depression caused them to completely withdraw from social life, 72 percent experienced feeling disconnected from people in general, and 45 percent broke up with their romantic partner.

“The high number of separations shows what a profound illness depression is,” German Depression Foundation chairman Ulrich Hegerl said.

Around 5.3 million people in Germany suffer from depression each year, and around 17 percent of German adults will experience a persistent depressive disorder in their lifetime, the foundation said.

According to the World Health Organization (WHO), 322 million people worldwide suffer from depression — that means roughly every 20th person you’d walk past in the street.

What are the typical symptoms?

Listlessness, insomnia, feeling emotionally drained — the symptoms of depression are diverse, and the illness itself is still taboo.

For a clinical diagnosis, symptoms have to be present for more than two weeks. It’s not just about feeling a bit down at the end of the day. People suffering depression are often permanently exhausted and have trouble sleeping.

“People suffering from depression lose their drive, their interest … they withdraw and see everyday life through black glasses,” Hegerl said. “People lose their appetite, and hopeless thoughts and thoughts about self-harm swirl in their brain. Clinical depression is very different from sadness or stress.”

These changes can have a destructive impact on relationships, which is why depression “is often the cause, rather than the consequence, of partnership conflicts,” Hegerl added.

Still stigmatized

The German Depression Foundation warned that a lack of knowledge about depression had resulted in a stigmatized view of the disease in society.

According to its barometer, 56 percent of people think that living the wrong lifestyle can cause depression. About 30 percent said having a weak character was to blame.

The study, which also looked at how families respond to depression, found that 73 percent of relatives reported feeling guilt and responsibility for the suffering of a loved one.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Psichiatria

Il caso di Mrs Ramsey Bearse. Sodoma e Gomorra a scuola.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-19.

2018-12-11__Ramsey__001

Spediva foto in topless all’allievo, insegnante (ed ex-Miss) rischia 20 anni

«La ‘soressa 28enne delle medie è finita in manette venerdì dopo che i genitori hanno trovato gli scatti sul telefono del figlio, la polizia cerca altri casi.

CHARLESTON – Doppia sorpresa per una famiglia del West Virginia quando, sul cellulare del figlio 15enne, sono saltati fuori degli scatti di nudo, inviati via Snapchat dalla di lui ex-insegnante di scienze delle medie.

Ramsey Bearse, 28 anni, sposata e docente presso la Scuola Media Andrew Jackson di Charleston, è così finita in manette con l’accusa di “condivisione di materiale osceno a un minorenne”. »

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Questo l’annuncio del Kanawha County Sheriff’s Office

«Today Ramsey BethAnn Bearse, 28 years old of Charleston, WV, was arrested. She is charged with distributing obscene materials to a minor. Mrs. Bearse sent obscene photographs of herself to a 15 year old who was a former student of hers at Andrew Jackson Middle School.

She is currently suspended from her teaching position. Mrs. Bearse was released on a $10,000 property bond following her arraignment.

Anyone with additional information on this or similar cases is urged to contact the Kanawha County Sheriff’s Office by phone at 304-357-0169 or email at tips@kanawhasheriff.us.

As is always the case in criminal matters, the charge against Mrs. Bearse is merely an accusation. She is presumed innocent unless and until proven guilty. Attached to this post is a mugshot taken during today’s arrest.»

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Questo è l’annuncio della Cnn.

Former Miss Kentucky charged with sending nude photos of herself to 15-year-old student

«A middle school teacher and former Miss Kentucky pageant winner has been arrested and charged with sending nude photographs of herself to a 15-year-old boy, authorities said.

Ramsey Bearse, a 28-year-old teacher at Andrew Jackson Middle School outside Charleston, West Virginia, allegedly sent the photos to a former student, according to the Kanawha County Sheriff’s Office.

The boy’s parents found the photos on his phone and told police about them last week. They said their son was a student at Andrew Jackson from 6th to 8th grade and that Bearse was a teacher there during some of that time, according to a criminal complaint.

In an interview with police, Bearse admitted to sending at least four photos of her topless via Snapchat from about August to October, the complaint states»

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Notiamo come Mrs Bearse sia rea confessa. Poi, sulla sua colpevolezza dovrà emettere sentenza un giudice e si potrà parlare di colpevolezza solo a sentenza definitiva.

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Questi casi sono all’ordine del giorno negli Stati Uniti, e non solo in quella nazione.

Se Mrs Bearse fosse stata un maschio, i giornali avrebbero riportato la notizia in prima pagina e #MeToo avrebbe organizzato una marcia verso il Campidoglio. I liberal democratici avrebbero fatto almeno una decina di interpellanze parlamentari.

Ma Mrs Bearse è una femmina: quindi tutto in sordina, riportando la notizia di frammezzo ai necrologi.

Eppure il The United States Department of Justice riporta come di fatti del genere ne accadano una decina al giorno, e che quasi invariabilmente vi siano coinvolte giovani femmine in ruolo dirigenziale.

Ci si ricorda il caso di Mrs Asia Argento? Corifea di #MeToo, feroce accusatrice di chi venti anni prima le aveva guardato nella scolatura, rivelatasi poi per quello che era: una ninfomane seduttrice di minorenni.

Il caso Asia Argento. Wladimiro Guadagno sembrerebbe avere ragione.

Asia Argento rifonde 380,000$ per sexual harassment contro un minorenne. – Nyt.

Sexual harassment? Le femmine sì che se ne intendono.

Sesso in volo con lo studente di 16 anni: prof ubriaca resta incinta

Veronica Ciccone, in arte madonna, accusata di sexual harassment.

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Ma ciò che più lascia la bocca amara non è tanto il constatare quanto le femmine siano femmine: sono i verdetti delle Corti di Giustizia gestite da giudici liberal democratici a lasciare impietriti. Un cosa è Sodoma e Gomorra, ed una totalmente differente è il legalizzarla.

Una nota triste. Guardate bene la fotografia segnaletica della polizia. Mrs Bearse ha un viso che è qualcosa di più che triste: gli occhi sono disperati. Verosimilmente si è resa alla fine conto della portata di quello che ha fatto. Una vita cacciata alle ortiche, potrebbe anche essere condannata a venti anni, il tutto per non aver saputo e voluto tenere a freno i suoi istinti.

Vedete: la morale è a nostra tutela, non per conculcarci.


Cnn. 2018-12-10. Former Miss Kentucky charged with sending nude photos of herself to 15-year-old student

A middle school teacher and former Miss Kentucky pageant winner has been arrested and charged with sending nude photographs of herself to a 15-year-old boy, authorities said.

Ramsey Bearse, a 28-year-old teacher at Andrew Jackson Middle School outside Charleston, West Virginia, allegedly sent the photos to a former student, according to the Kanawha County Sheriff’s Office.

The boy’s parents found the photos on his phone and told police about them last week. They said their son was a student at Andrew Jackson from 6th to 8th grade and that Bearse was a teacher there during some of that time, according to a criminal complaint.

In an interview with police, Bearse admitted to sending at least four photos of her topless via Snapchat from about August to October, the complaint states.

She is charged with four counts of distributing obscene materials to a minor, a felony.

The former beauty queen has been suspended from her teaching position and was released on a $10,000 property bond after her arraignment, the sheriff’s office said.

Bearse, who competed in pageants under the name Ramsey Carpenter, was named Miss Kentucky in 2014.

In this file photo, Miss Kentucky 2014 Ramsey Carpenter attends the 141st Kentucky Derby at Churchill Downs on May 2, 2015 in Louisville, Kentucky.

She won the preliminary talent competition at the national Miss America pageant in Atlantic City for her fiddle performance, CNN affiliate WTVQ reported at the time. Her platform issue was raising awareness about multiple sclerosis, which she was diagnosed with in 2010, WTVQ reported.