Pubblicato in: Cina, Commercio, Devoluzione socialismo, Regno Unito

Burberry. Prima luxury fashion house occidentale ostracizzata dai cinesi.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-31.

Cina

«Burberry is a British luxury fashion house headquartered in London, England. It currently designs and distributes ready to wear including trench coats, leather goods, footwear, fashion accessories, eyewear, fragrances, and cosmetics»

«Burberry becomes first luxury brand to suffer Chinese backlash over Xinjiang»

«Burberry has lost a Chinese brand ambassador and its hallmark tartan design was scrubbed from a popular video game, becoming the first luxury brand assailed by the Chinese backlash to Western accusations of abuses in Xinjiang»

«China on Friday sanctioned organisations and individuals in the United Kingdom over what it called “lies and disinformation” about Xinjiang, days after Britain imposed sanctions for alleged human rights abuses in the western Chinese region»

«Burberry is a member of the Better Cotton Initiative, a group that promotes sustainable cotton production which said in October it was suspending its approval of cotton sourced from Xinjiang, citing human rights concerns»

«In a letter to British lawmakers in November, Burberry said it did not have any operations in Xinjiang or work with any suppliers based there, adding that it did not condone any form of modern slavery among its suppliers, including forced, bonded or involuntary prison labour»

«The China National Textile and Apparel Council in a statement on Friday urged international brands to cease “wrong behaviour”, including the exclusion of cotton from Xinjiang in their supply chain»

«I stand with my country in boycotting companies that spread lies about Xinjiang»

«The backlash – particularly in social and traditional media – has also enveloped mass-market brands like H&M, Adidas AG and Nike Inc which have previously expressed critical views on labour conditions in Xinjiang»

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La lista delle ditte occidentali, per lo più europee, ostracizzate dai cinesi si sta allungando.

Poi un bel giorno gli occidentali liberal si daranno una regolata.

L’articolo sotto riportato è della Reuters. Si noti quanto siano cambiati toni ed argomenti.

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Burberry becomes first luxury brand to suffer Chinese backlash over Xinjiang

Burberry has lost a Chinese brand ambassador and its hallmark tartan design was scrubbed from a popular video game, becoming the first luxury brand assailed by the Chinese backlash to Western accusations of abuses in Xinjiang.

China on Friday sanctioned organisations and individuals in the United Kingdom over what it called “lies and disinformation” about Xinjiang, days after Britain imposed sanctions for alleged human rights abuses in the western Chinese region.

Burberry is a member of the Better Cotton Initiative, a group that promotes sustainable cotton production which said in October it was suspending its approval of cotton sourced from Xinjiang, citing human rights concerns.

Award-winning Chinese actress Zhou Dongyu terminated her contract with Burberry as the brand’s ambassador, as Burberry has not “clearly and publicly stated its stance on cotton from Xinjiang,” her agency said on Thursday.

The company’s iconic plaid design was also removed from the clothing worn by characters in Tencent Holdings Ltd’s wildly popular video game “Honor of Kings”, according to a post on the game’s official Weibo account, winning praise from China’s netizens.

Burberry China did not immediately respond to a Reuters request for comment. Burberry cotton is sourced from the United States, Australia, Turkey, India and Egypt, according to its website.

The backlash – particularly in social and traditional media – has also enveloped mass-market brands like H&M, Adidas AG and Nike Inc which have previously expressed critical views on labour conditions in Xinjiang, China’s biggest cotton-producing region.

Activists and U.N. rights experts have accused China of using mass detainment, torture, forced labour and sterilisations on Uighurs in Xinjiang. China denies these claims and says its actions in the region are necessary to counter extremism.

In a letter to British lawmakers in November, Burberry said it did not have any operations in Xinjiang or work with any suppliers based there, adding that it did not condone any form of modern slavery among its suppliers, including forced, bonded or involuntary prison labour.

The China National Textile and Apparel Council in a statement on Friday urged international brands to cease “wrong behaviour”, including the exclusion of cotton from Xinjiang in their supply chain, out of respect for Chinese customers.

Hong Kong lawmaker Regina Ip said she would stop buying Burberry.

“Burberry is one of my favorite brands. But I will stop buying Burberry products. I stand with my country in boycotting companies that spread lies about Xinjiang,” Ip wrote on her Twitter account.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Italia. Censis-Eudaimon. 9.4 milioni di lavoratori pessimisti sul loro futuro.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-31.

2021-03-28__ Censis 001

È stato pubblicato il 4° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale.

«Gli operai spaventati sono 3 su 4»

«Il futuro fa paura ai lavoratori»

«Sono 9,4 milioni i lavoratori del settore privato preoccupati sul futuro della propria occupazione»

«4,6 milioni temono di andare incontro a una riduzione del reddito, 4,5 milioni prevedono di dover lavorare più di prima, 4,4 milioni hanno paura di perdere il posto e di ritrovarsi disoccupati, 3,6 milioni di essere costretti a cambiare lavoro»

«nonostante il blocco dei licenziamenti stabilito per decreto, nel 2020 non sono stati rinnovati 393.000 contratti a termine»

«Il 31,6% dei lavoratori ha sperimentato il lavoro da remoto: il 51,5% dei dirigenti, il 34,3% degli impiegati e il 12,3% degli operai»

«Ma per 4 lavoratori su 10 il lavoro da casa genera nuove disuguaglianze e divisioni in azienda»

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«Nell’annus horribilis il welfare aziendale è andato piuttosto bene. In corso d’anno vi è stato il raddoppio del limite dell’esenzione fiscale per i servizi e prestazioni di welfare aziendale (da 258,23 euro a 516,46 euro) e, pur nell’eccezionalità del momento, è un po’ migliorata la conoscenza tra i lavoratori. Infatti, il 25,6% dichiara di conoscere bene il welfare aziendale (+2,7% rispetto al 2020) ed è un po’ cresciuta la conoscenza anche tra gli esecutivi, su cui più ricadono le asimmetrie informative: lo conoscono bene il 20% (era il 14,3% nel 2020), mentre è il 41,7% tra apicali (era il 39,3%) ed il 25,8% tra gli intermedi (era il 23,8%). Alto l’apprezzamento, con il 77,4% dei lavoratori dipendenti (83,1% dei dirigenti, 82,1% impiegati, 61% operai ed esecutivi) per cui è importante conservare e/o potenziare e/o introdurre il welfare aziendale nella propria azienda»

«53 miliardi di euro è la stima del valore economico potenziale del welfare aziendale se fosse esteso a tutte le imprese del settore privato»

«7 milioni di dipendenti temono un ampliarsi delle disparità in azienda, in primis tra chi è in smart working e chi no»

«Poi, finito il blocco dei licenziamenti, ci si attende un cambio della composizione degli organici aziendali»

«All’ottimismo delle aziende si contrappongono i timori dei lavoratori del settore privato: 3 su 4 ha una qualche paura pensando al futuro. In particolare, 4,6 milioni temono di dover accettare tagli alle retribuzioni, 4,4 milioni di perdere il lavoro, restare disoccupato, 3,6 milioni di dover cambiare lavoro, 4,5 milioni di dover lavorare di più.»

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I report del Censis sono sempre molto curati e ben documentati. Notiamo soltanto in questo alcune sbavature.

A nostro sommesso parere, il Censis si associa al mondo nel venerare la possibile soluzione del telelavoro. Soluzione tecnica, non certo strategica, ma che risulta essere applicabile solo ad un ruolo impiegatizio, non addetto al pubblico.

Si resta alquanto perplessi nel leggere come il 12.3% degli operai abbia operato con il telelavoro.

Sembrerebbe che si possa stare seduti sul divano di casa e, simultaneamente, avvitare bulloni in fabbrica. Similmente non si riesce ad immaginarsi un idraulico che sturi un lavandino da un cliente, ma standosene a casa sua.

Per non parlare poi dell’agricoltura, la grande ignorata. Provate un po’ ad arare un campo standovene seduti a casa davanti ad un calcolatore.

Larga quota dei lavoratori autonomi, oltre il 75%, ha paura del futuro, ed ha particolarmente ragione. Al blocco dei licenziamenti ha fatto seguito quello delle assunzioni, scaricandone gli oneri sulle aziende. È una forma invero molto discutibile di aiuto alla produzione.

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Sono 9,4 milioni gli italiani che hanno paura di perdere il posto

Gli operai spaventati sono 3 su 4. Smart working apprezzato da chi lo pratica, temuto da chi è in presenza.

Il futuro fa paura ai lavoratori. Sono 9,4 milioni i lavoratori del settore privato preoccupati sul futuro della propria occupazione. In particolare, 4,6 milioni temono di andare incontro a una riduzione del reddito, 4,5 milioni prevedono di dover lavorare più di prima, 4,4 milioni hanno paura di perdere il posto e di ritrovarsi disoccupati, 3,6 milioni di essere costretti a cambiare lavoro. Gli operai spaventati sono 3 su 4. Del resto, nonostante il blocco dei licenziamenti stabilito per decreto, nel 2020 non sono stati rinnovati 393.000 contratti a termine. Sono alcuni dei principali risultati del 4° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon (www.eudaimon.it), leader nei servizi per il welfare aziendale, con il contributo di Credem, Edison e Michelin.

Il 31,6% dei lavoratori ha sperimentato il lavoro da remoto: il 51,5% dei dirigenti, il 34,3% degli impiegati e il 12,3% degli operai. Sul lavoro a distanza vengono espressi giudizi contrastanti. Il 52,4% degli smart worker lo apprezza e vorrebbe che restasse anche in futuro, invece il 64,4% di chi lavora in presenza lo teme. Per il 37% degli smartworker il proprio lavoro è rimasto lo stesso di prima, per il 35,5% è peggiorato, per il 27,5% è migliorato. Ma per 4 lavoratori su 10 il lavoro da casa genera nuove disuguaglianze e divisioni in azienda.

L’87% delle aziende guarda con ottimismo alla ripresa dopo l’emergenza sanitaria. E’ uno dei principali risultati che emerge dal 4° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale. Se l’orizzonte per i lavoratori appare cupo, voglia di fare (62,2%), speranza (33,7%) e coesione interna (30,1%) sono gli stati d’animo prevalenti tra i responsabili aziendali intervistati dal Censis. Il dopo sarà caratterizzato dalla corsa al recupero di fatturato e quote di mercato (76%) e dalla sfida della transizione digitale (36,2%). L’ottimismo delle aziende colpisce, visto che ben il 68,7% di esse ha registrato perdite di fatturato dopo il lockdown della scorsa primavera. Nonostante le straordinarie difficoltà, per il 62,2% dei responsabili aziendali le proprie imprese se la stanno cavando bene.

Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale

Suez. Collo di bottiglia dell’enclave occidentale, non del mondo.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-31.

2021-03-29__ Suez 001

«The Suez Canal, which cuts through Egypt to connect the Mediterranean and Red seas, is so important to world trade that world powers have fought over it since it was completed in 1869»

«The 193 kilometer (120 mile) man-made waterway cuts through Egypt to connect the Mediterranean Sea to the Red Sea, and by extension the Atlantic and Indian oceans»

«That makes it a key transit point for ships moving goods between Asia and Europe and the eastern U.S. It entered service in 1869, 45 years before the Panama Canal»

«About 12% of world trade passes through the canal each year, everything from crude oil to grains to instant coffee. Without Suez, a supertanker carrying Mideast crude oil to Europe would have to travel an extra 6,000 miles around Africa’s Cape of Good Hope, adding some $300,000 in fuel costs»

«Just about every good imaginable, adding up in 2019 to 1.03 billion tons of cargo, according to the Suez Canal Authority. That’s roughly four times more than passed through the Panama Canal»

«The canal’s location makes it a key link for shipping crude oil and other hydrocarbons from countries such as Saudi Arabia to Europe and North America»

«Among other goods, 54.1 million tons of cereal passed through the canal, 53.5 million tons of ores and metals and 35.4 million tons of coal and coke in 2019»

«Egypt’s anti-colonial President Gamal Abdel Nasser nationalized the canal in 1956, a move that sparked the Suez Crisis that same year when Israeli, British and France forces staged an invasion of the Sinai and canal zone. The crisis, which ended after the U.S. intervened against the invasion»

«Today, the canal is operated by the state-owned Suez Canal Authority and is a major money-earner for Egypt’s government, generating $5.61 billion in revenue last year»

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Per la loro innata modestia ed umiltà, i media occidentali liberal identificano sé stessi come il “mondo“.

Ma questo è oramai soltanto una loro allucinazione ideologica.

I paesi del sud est asiatico, Cina in testa, con l’Asean e con il Rcep, hanno da tempo superato l’enclave occidentale intermini di pil ppa, ed esportano per lo più all’interno dell’Asean e del Rcep.

Cina. Febbraio 2021. Export +60.6%, Import +22.2% anno su anno, Saldo +103.25 mld Usd.

L’export cinese ammonta al 25% verso le Americhe, al 20% verso il blocco europeo ed al 48% verso l’Asia.

Se sicuramente l’export verso l’occidente sia ancora rilevante, tuttavia la sua quota sarebbe costantemente in caduta: i commercio con tra i paesi asiatici stanno crescendo a vista d’occhio.

Il caso della superportacontainer incagliata nel canale, sempre che sia stato un incidente casuale, tange in ben poco gli interessi asiatici, mentre colpisce duramente quelli occidentali, specie nel traffico dei cereali, del greggio, dei metalli estrattivi e del carbone.

È stato sufficiente bloccare un collo di bottiglia strategico per dare un colpo feroce al sistema economico occidentale.

E mica è detto che un incidente di tal tipo non possa ripetersi.

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Why a Canal Built in 1869 Is More Important Than Ever.

The Suez Canal, which cuts through Egypt to connect the Mediterranean and Red seas, is so important to world trade that world powers have fought over it since it was completed in 1869. That strategic shipping lane was completely blocked on March 23, when the heavily laden cargo ship Ever Given, longer than the Eiffel Tower is tall, went askew in heavy winds and got its bow wedged into the side of the waterway. The mishap snarled international shipping amid efforts by elite teams to refloat the massive vessel.

  1. What’s the Suez Canal?

The 193 kilometer (120 mile) man-made waterway cuts through Egypt to connect the Mediterranean Sea to the Red Sea, and by extension the Atlantic and Indian oceans. That makes it a key transit point for ships moving goods between Asia and Europe and the eastern U.S. It entered service in 1869, 45 years before the Panama Canal, which is much shorter, linking the Pacific and Atlantic oceans. The sea-level canal is the longest in the world without locks, with a normal transit time from end to end of about 13-15 hours, according to GlobalSecurity.org.

Container Ship Blocking Suez Canal Paralyzes Trade

  1. Why is it so important?

About 12% of world trade passes through the canal each year, everything from crude oil to grains to instant coffee. Without Suez, a supertanker carrying Mideast crude oil to Europe would have to travel an extra 6,000 miles around Africa’s Cape of Good Hope, adding some $300,000 in fuel costs (although there would be savings from avoiding the Suez passage tolls, which can run hundreds of thousands of dollars.) Because it has no locks, it can even handle aircraft carriers.

  1. What travels through it?

Just about every good imaginable, adding up in 2019 to 1.03 billion tons of cargo, according to the Suez Canal Authority. That’s roughly four times more than passed through the Panama Canal. The canal’s location makes it a key link for shipping crude oil and other hydrocarbons from countries such as Saudi Arabia to Europe and North America. Among other goods, 54.1 million tons of cereal passed through the canal, 53.5 million tons of ores and metals and 35.4 million tons of coal and coke in 2019.

Tight Fit

There’s not a lot of room for maneuver in the Suez Canal for a ship as big as Ever Given

Source: Suez Canal Authority and ship tracking data monitored by Bloomberg

  1. What are the origins of the canal?

The idea dates back to antiquity but it wasn’t until the mid 19th century that Egypt’s Ottoman viceroy Said Pasha granted a French company a concession to build the canal. The project took 10 years and some 1.5 million laborers and cost $100 million ($1.9 billion today), twice the initial estimate. The canal entered service in 1869 but its owners faced financial difficulties shortly after and were forced to sell a controlling stake to the U.K., which ran the canal for the next eight decades.

  1. Who owns it today?

Egypt’s anti-colonial President Gamal Abdel Nasser nationalized the canal in 1956, a move that sparked the Suez Crisis that same year when Israeli, British and France forces staged an invasion of the Sinai and canal zone. The crisis, which ended after the U.S. intervened against the invasion, resulted in the canal’s closure for a year. (It also saw the first UN peacekeeping force.) A decade later, the 1967 Israeli-Arab war prompted Egypt to close Suez to ship traffic for eight years as Egyptian and Israeli forces faced off across the water. Today, the canal is operated by the state-owned Suez Canal Authority and is a major money-earner for Egypt’s government, generating $5.61 billion in revenue last year. An $8 billion expansion of the canal was launched in 2015 with the goal of increasing ship traffic and more than doubling revenue.

Pubblicato in: Cina, Commercio

Hugo Boss China continuerebbe ad usare il cotone dello Xinjiang.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-30.

2021-03-31__Hugo Boss China continuerà ad usare il cotone dello Xinjiang 001

«La controllata cinese di Hugo Boss ha annunciato che continuerà a comprare cotone dello Xinjiang, nonostante la sua casa madre si sia allineata alla posizione di altri grandi brand dell’abbigliamento mondiale che hanno bloccato questi acquisti sulla base delle accuse di genocidio della minoranza uigura e di lavoro forzato avanzate da diverse ong e governi occidentali nei confronti di Pechino»

«Il post contraddice apparentemente quanto riportato sul principale sito internet di Hugo Boss, dove è scritto che la compagnia non acquista direttamente dallo Xinjiang»

«La Cina ha reagito a queste prese di posizione in maniera dura»

«I giganti dell’e-commerce cinese hanno reso inaccessibili i prodotti di questi brand – tra i quali Nike, H&M, Adidas, Burberry – e sui social è partita una pesante campagna di boicottaggio che ha avuto una vastissima eco»

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«Hugo Boss AG came under fire from Chinese celebrities over its stance on human rights in China, ensnaring the company in a growing boycott of western firms who won’t use cotton produced in the region of Xinjiang over concerns it’s made with forced labor by Muslim-minority Uyghurs»

«Li Yifeng, an actor and singer who has more than 60 million followers on his personal Weibo account, has ended all cooperation with Hugo Boss»

«Zhu Zhengting and Wang Linkai, both popular singers, will also stop working with the German firm»

«In a separate statement currently posted to its website, Hugo Boss said the company does not tolerate forced labor and insists that its global suppliers follow suit»

«A two-faced person is the most disgusting. I’ll boycott you forever»

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Cina. Impone sanzioni su personalità ed istituzioni del Regno Unito.

La Cina ha sanzionato il Regno Unito per ritorsione sulla vicenda degli uiguri.

H&M, Nike ed Adidas offendono la Cina ed i cinesi non comprano più i loro prodotti.

Tesla. Cina ne vieta l’accesso nei siti militari, statali e cittadini.

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Così, dopo l’ostracismo dato ad Adidas, Burberry, H&M, Nike, e si aggiunge di questi giorni anche la Hugo Boss.

Il governo cinese non ha avuto bisogno di imporre dazi, né di pensare contromosse.

Checché ne dicano i media occidentali, è una vasta reazione popolare, stanca di sentirsi insultare e calunniare.

Quelle ditte affermano che i cinesi sono immondi perché non seguirebbero gli ‘human rights’ liberal? Li condannano a male parole? Bene, non vengano più a cercare di vendere le loro merci in Cina.

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Cotone Xinjiang, Hugo Boss Cina dice che continuerà a usarlo

La controllata cinese di Hugo Boss ha annunciato che continuerà a comprare cotone dello Xinjiang, nonostante la sua casa madre si sia allineata alla posizione di altri grandi brand dell’abbigliamento mondiale che hanno bloccato questi acquisti sulla base delle accuse di genocidio della minoranza uigura e di lavoro forzato avanzate da diverse ong e governi occidentali nei confronti di Pechino.

La Cina ha reagito a queste prese di posizione in maniera dura. I giganti dell’e-commerce cinese hanno reso inaccessibili i prodotti di questi brand – tra i quali Nike, H&M, Adidas, Burberry – e sui social è partita una pesante campagna di boicottaggio che ha avuto una vastissima eco sui media di stato.

“Il cotone lungo dello Xinjiang è uno dei migliori del mondo, noi crediamo che i materiali di qualità debbano mostrare il loro valore. Per questo continueremo a comprare e sostenere il cotone dello Xinjiang”, ha scritto sul suo profilo Weibo (il “Twitter cinese”) la filiale locale della casa di moda tedesca. E ha ancora affermato: “Abbiamo sempre rispettato il principio dell’unica Cina e difendiamo risolutamente la sua sovranità e integrità territoriale”.

Il post contraddice apparentemente quanto riportato sul principale sito internet di Hugo Boss, dove è scritto chela compagnia non acquista direttamente dallo Xinjiang.

In un articolo, il giornale di Hong Kong South China Morning Post sostiene che un addetto stampa interpellato presso il quartier generale di Hugo Boss in Germania non ha saputo spiegare la contraddizione.

Questa posizione non chiarita ha portato utenti dei social cinesi ad accusare il brand tedesco di ipocrisia, come accaduto alla giapponese Muji, che ha ammesso di continuare a usare cotone dello Xinjiang, ma che avrebbe rimosso abiti fatti quel cotone dal suo sito online giapponese.

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Chinese celebs, netizens slam ‘two-faced’ Hugo Boss over Xinjiang

Beijing: At least three Chinese celebrities on Saturday (Mar 27) dropped German fashion house Hugo Boss, the latest foreign brand caught in a concerted boycott by Chinese consumers over Western accusations of forced labour in Xinjiang. 

Among the celebrities who ended their pacts with Hugo Boss was actor-singer Li Yifeng, who said in a statement through his agent on the Twitter-like microblog Weibo that he would only cooperate with brands that specifically support and procure cotton from the farwestern Chinese region.

Activists and UN rights experts have accused China of using mass detainment, torture, forced labour and sterilisations on Uighurs in Xinjiang. China denies these claims and says its actions in the region are necessary to counter extremism.

Hugo Boss, in a post on its Weibo account on Thursday, said it would “continue to purchase and support Xinjiang cotton.” But it said on Friday that it was not an authorised post, and had been deleted accordingly.

In an email to Reuters on Friday, company spokeswoman Carolin Westermann said an undated English-language statement on its website stating that “so far, HUGO BOSS has not procured any goods originating in the Xinjiang region from direct suppliers” was its official position.

On Saturday, the brand’s Weibo account issued a new statement saying it cherished all longstanding relationships with partners in China.

Hugo Boss China did not immediately reply to a Reuters request for comment.

Chinese Internet users have accused Hugo Boss for backtracking on its position, saying the brand was being “two faced”, with some vowing to boycott the brand for good.

“A two-faced person is the most disgusting. I’ll boycott you forever,” said a Weibo user.

The United States on Friday condemned what it called a “state-led” social media campaign in China against US and other international companies for deciding not to use cotton from China’s Xinjiang region over forced labour concerns.

The Chinese foreign ministry did not immediately respond to a Reuters request for comment.

New Balance, Under Armour, Tommy Hilfiger and Converse, owned by Nike, are among companies that have come under fire in China for statements that they would not use cotton produced in the far-western Chinese region due to suspected forced labour.

The United States and other Western countries have imposed sanctions on Chinese officials for human rights abuses in Xinjiang, which the United States has said have amounted to genocide.

“Several companies are starting to cave in to China’s threats by removing their forced labour policies from their websites, and even going as far as promoting “Xinjiang Cotton” on their websites, which reports show is tainted with Uighur forced labour,” the World Uyghur Congress said in a statement.

“This is the ultimate moral test for these companies: opt for respecting human rights or embolden the genocidal regime of the Chinese Commmunist Party,” said the largest group representing exiled ethnic Uighurs.

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In China, Hugo Boss faces an influencer revolt

Hugo Boss AG came under fire from Chinese celebrities over its stance on human rights in China, ensnaring the company in a growing boycott of western firms who won’t use cotton produced in the region of Xinjiang over concerns it’s made with forced labor by Muslim-minority Uyghurs.

Li Yifeng, an actor and singer who has more than 60 million followers on his personal Weibo account, has ended all cooperation with Hugo Boss, according to a post on his agent’s Weibo account. Zhu Zhengting and Wang Linkai, both popular singers, will also stop working with the German firm, their agents said on Weibo. Reuters reported earlier on their decisions.

The pressure on Hugo Boss comes after the U.S. accused China of waging a state-run social media campaign to boycott companies that refuse to use cotton from Xinjiang. The U.S. has brought sanctions against Chinese officials after accusing the government of forcibly sending more than 1 million Uyghurs and other minorities to “re-education” camps, allegations that Beijing denies.

U.S. and European retail brands including Nike Inc. and Inditex SA’s Zara are also weighing whether to use Xinjiang cotton or risk being boycotted in the world’s second-biggest economy. Hennes & Mauritz AB stores in some parts of China have been shuttered by their landlords after the company expressed concern about the situation in Xinjiang.

Hugo Boss initially appeared to try to appease Chinese concerns, posting on its Weibo account last week that it would “continue to purchase and support Xinjiang cotton.” That comment was unauthorized and has now been deleted, a spokeswoman from Hugo Boss said in an emailed statement to Bloomberg.

In a separate statement currently posted to its website, Hugo Boss said the company does not tolerate forced labor and insists that its global suppliers follow suit. The company “has not procured any goods originating in the Xinjiang region from direct suppliers,” the company said in the statement.

The Uyghurs are a Turkic-speaking ethnic minority of mostly Sunni Muslims with close cultural ties to Central Asia. They have long claimed that their culture was under threat from the surging number of ethnic Chinese moving to live in Xinjiang. Tension between the groups has spilled into periodic violence and a Uyghur separatist movement has developed in the region.

Under President Xi Jinping, China has expanded a crackdown against the Uyghurs, setting up camps the government refers to as “voluntary education centers” needed to purge “ideological diseases.”

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Stati Uniti

Cina. Impone nuove sanzioni a personaggi americani e canadesi.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-30.

Cina. The_Great_Hall_of_the_People

Sabato 27 marzo la Cina ha imposto nuove sanzioni a personaggi ed entità canadesi.

Prosegue la escalation dei provvedimenti da guerra fredda.

«China on Saturday announced sanctions on relevant U.S. and Canadian individuals and entity, citing the two countries’ recent moves of imposing unilateral, disinformation-based sanctions on relevant individuals and entity in China’s Xinjiang»

«According to a Chinese Foreign Ministry spokesperson’s announcement, the United States and Canada imposed unilateral sanctions on relevant individuals and entity in Xinjiang on March 22 based on rumors and disinformation»

«the Chinese side decides to sanction»

«- Chair of the United States Commission on International Religious Freedom (USCIRF) Gayle Manchin»

«- Vice Chair of the USCIRF Tony Perkins, Member of Parliament of Canada Michael Chong»

«- Subcommittee on International Human Rights of the Standing Committee on Foreign Affairs and International Development of the House of Commons of Canada

«The individuals concerned are prohibited from entering the mainland, Hong Kong and Macao of China, and Chinese citizens and institutions are prohibited from doing business with the relevant individuals and having exchanges with the relevant entity»

«They must stop political manipulation on Xinjiang-related issues, stop interfering in China’s internal affairs in any form and refrain from going further down the wrong path»

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L’occidente liberal guidato dalla Harris-Biden Administration ha lanciato una offensiva diplomatica alla Cina, che ritiene essere responsabile di quanto a loro dire starebbe accadendo nello Xinjiang.

Per il momento ci si limita a sanzionare persone ed entità, ma, se si proseguisse, si potrebbe arrivare presto alla imposizione di sanzioni economiche.

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China announces sanctions on U.S., Canadian individuals, entity.

BEIJING, March 27 (Xinhua) — China on Saturday announced sanctions on relevant U.S. and Canadian individuals and entity, citing the two countries’ recent moves of imposing unilateral, disinformation-based sanctions on relevant individuals and entity in China’s Xinjiang.

According to a Chinese Foreign Ministry spokesperson’s announcement, the United States and Canada imposed unilateral sanctions on relevant individuals and entity in Xinjiang on March 22 based on rumors and disinformation.

In response, the Chinese side decides to sanction Chair of the United States Commission on International Religious Freedom (USCIRF) Gayle Manchin, Vice Chair of the USCIRF Tony Perkins, Member of Parliament of Canada Michael Chong, and the Subcommittee on International Human Rights of the Standing Committee on Foreign Affairs and International Development of the House of Commons of Canada.

“The individuals concerned are prohibited from entering the mainland, Hong Kong and Macao of China, and Chinese citizens and institutions are prohibited from doing business with the relevant individuals and having exchanges with the relevant entity,” said the announcement.

In the meantime, China’s previous sanctions on U.S. individuals who have seriously undermined China’s sovereignty and interests on Xinjiang-related issues remain effective.

The Chinese government is firmly determined to safeguard its national sovereignty, security and development interests, and urges the relevant parties to clearly understand the situation and redress their mistakes.

“They must stop political manipulation on Xinjiang-related issues, stop interfering in China’s internal affairs in any form and refrain from going further down the wrong path. Otherwise, they will get their fingers burnt,” said the announcement. Enditem.

Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale

Cina. Gennaio-Febbraio. Profitti Industriali +178.9% su dodici mesi, +20.10% anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-30.

2021-03-29__ Cina Profitti Industriali 001

«From January to February, the added value of industries above designated size increased by 35.1 percent year-on-year (the growth rate of added value below is the real growth rate after deducting price factors); compared with January to February in 2019, it increased by 16.9 percent, with an average growth of 8.1 percent in two years»

«the value added by mining industry increased by 17.5 percent year-on-year from January to February»

«that of manufacturing increased by 39.5 percent»

«In terms of economic types, from January to February, the added value of state-owned holding enterprises increased by 23.0 percent»

«that of joint-stock enterprises increased by 34.2 percent»

«that of foreign-invested enterprises and enterprises invested by Hong Kong, Macao and Taiwan increased by 41.4 percent»

«that of private enterprises increased by 43.8 percent»

2021-03-29__ Cina Profitti Industriali 002

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La Cina sta crescendo a ritmo veloce, e con lei anche molti dei sistemi economici del sud est asiatico. Oramai l’Asean ed il Rcep si stanno avviando alla autoconsistenza, mentre l’enclave liberal occidentale langue, specialmente il blocco europeo. Ma la ‘colpa’ non è del Covid.

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Il National Bureau of Statistics of China ha rilasciato il Report Industrial Production Operation from January to February 2021.

From January to February, the added value of industries above designated size increased by 35.1 percent year-on-year (the growth rate of added value below is the real growth rate after deducting price factors); compared with January to February in 2019, it increased by 16.9 percent, with an average growth of 8.1 percent in two years. On a month-on-month basis, in February, the added value of industries above designated size increased by 0.69 percent over the previous month.

According to three categories, the value added by mining industry increased by 17.5 percent year-on-year from January to February; that of manufacturing increased by 39.5 percent; and that of power, heat, gas and water production and supply increased by 19.8 percent.

In terms of economic types, from January to February, the added value of state-owned holding enterprises increased by 23.0 percent, that of joint-stock enterprises increased by 34.2 percent, that of foreign-invested enterprises and enterprises invested by Hong Kong, Macao and Taiwan increased by 41.4 percent, and that of private enterprises increased by 43.8 percent.

From January to February, the added value of 40 out of 41 major industries maintained a year-on-year growth. The agricultural and sideline food processing industry increased by 22.8 percent, that of textile industry increased by 39.5 percent, that of chemical raw materials and chemical products manufacturing industry increased by 30.8 percent, that of non-metallic mineral products industry increased by 44.8 percent, that of ferrous metal smelting and processing industry increased by 21.6 percent, that of non-ferrous metal smelting and processing industry by 22.7 percent, that of general equipment manufacturing industry increased by 62.4 percent, that of special equipment manufacturing industry increased by 59.2 percent, that of automobile manufacturing industry by 70.9 percent, that of road, shipping, aerospace and other transportation equipment manufacturing industry increased by 48.9 percent, that of  electrical machinery and equipment manufacturing industry increased by 69.4 percent, that of computer, communication and other electronic equipment manufacturing industry increased by 48.5 percent, and that of power and heat production and supply industry increased by 19.6 percent.

From January to February, 565 of 612 products increased year on year. Steel was 209.53 million tons, a year-on-year increase of 23.6 percent; cement was 241.29 million tons, a year-on-year increase of 61.1 percent; ten non-ferrous metals was 10.56 million tons, a year-on-year increase of 10.6 percent; ethylene was 4.75 million tons, a year-on-year increase of 26.7 percent; vehicles was 3.855 million sets, a year-on-year increase of 89.9 percent, of which new energy vehicles was 317,000 sets, a year-on-year increase of 395.3 percent; power generation was 1,242.8 billion kwh, a year-on-year increase of 19.5 percent; crude oil processing capacity was 114.24 million tons, a year-on-year increase of 15.0 percent.

From January to February, the product sales rate of industrial enterprises was 98.5 percent, increased by 1.1 percentage points over the same period of last year; the export delivery value of industrial enterprises was 1,929.9 billion yuan, increased by 42.5 percent in nominal terms over the same period of last year.

Pubblicato in: Commercio, Geopolitica Europea

Suez. Disincagliata la EverGreen. Traffico navale in ripresa.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-29.

2021-03-29__ Suez 002

«A giant ship that blocked the Suez Canal for nearly a week has been finally freed»

«The 400m-long (1,300ft) Ever Given was wedged across the canal»

«Suez is one of the world’s busiest trade routes, and companies were forced to reroute ships, causing long tailbacks of hundreds of vessels»

«the Ever Given had been refloated at 15:05»

«The vessel was towed to a location outside the channel for further inspection»

«To refloat the 224,000-ton vessel, approximately 30,000 cubic meters of sand was dredged and a total of eleven harbour tugs and two powerful seagoing tugs were deployed»

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«Disruption to global trade will not end with the refloating of the Ever Given»

«there are currently more than 370 ships waiting to pass through the canal, including container vessels, tankers, and bulk carriers»

«Clearing that backlog is expected to take several days»

«They will be joined by other vessels travelling from East Asia to Europe»

«Inevitably, cargoes will be reaching their destination much later than planned, there may be congestion when they arrive in ports»

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Questo incidente ha dimostrato la fragilità delle linee di comunicazioni marittime tra l’Asia ed il Mediterraneo, e di qui verso gli Stati Uniti.

L’unica alternativa ragionevole potrebbe essere la linea ferroviaria che congiunge la Cina con il blocco europeo, specialmente con i paesi dell’ex est europeo, ma la fragilità resta immutata.

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Suez Canal: Giant ship blocking Suez Canal finally freed

A giant ship that blocked the Suez Canal for nearly a week has been finally freed, the Egyptian authorities say.

The 400m-long (1,300ft) Ever Given was wedged across the canal before salvage crews dislodged her on Monday.

It was not immediately clear when full traffic could resume in the canal.

Suez is one of the world’s busiest trade routes, and companies were forced to reroute ships, causing long tailbacks of hundreds of vessels.

Peter Berdowski, CEO of Dutch salvage company Boskalis, said the Ever Given had been refloated at 15:05 (13:05 GMT) on Monday, “thereby making free passage through the Suez Canal possible again”.

The vessel was towed to a location outside the channel for further inspection.

To refloat the 224,000-ton vessel, approximately 30,000 cubic meters of sand was dredged and a total of eleven harbour tugs and two powerful seagoing tugs were deployed, according to Boskalis.

Egyptian TV footage showed the ship aligned in a straight position along the canal.

Egyptian President Abdul Fattah al-Sisi thanked Egyptians for their efforts in “ending the crisis”.

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Disruption to global trade will not end with the refloating of the Ever Given. According to Lloyds List, there are currently more than 370 ships waiting to pass through the canal, including container vessels, tankers, and bulk carriers. Clearing that backlog is expected to take several days.

Some ships have already left the region, preferring to take an alternative, longer route around the southern tip of Africa. They will be joined by other vessels travelling from East Asia to Europe – whose operators have decided not to risk waiting for the canal to reopen.

Inevitably, cargoes will be reaching their destination much later than planned, there may be congestion when they arrive in ports while future sailing schedules have been thrown into disarray.

The cost of shipping goods to Europe is expected to rise as a result. Industry experts are warning that the knock-on effects on delicately balanced supply chains could be felt for months to come.

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Suez, liberata la EverGiven: riprende traffico nel canale dopo una settimana

La nave portacontainer “Ever Given” che bloccava il Canale di Suez da una settimana è stata liberata. Il traffico è ripreso regolarmente. VIDEO.

Canale di Suez, la portacontainer EverGiven è stata liberata

La portacontainer EverGiven e’ stata completamente disincagliata e il traffico nel Canale di Suez e’ ripreso. Lo riferisce l’Autorita’ del Canale di Suez. La Leth Agencies, societa’ di servizi attiva nel Canale, ha riferito su Twitter che i rimorchiatori stanno trascinando la nave verso il Grande Lago Amaro, un largo bacino al centro del canale dove l’imbarcazione sara’ sottoposta a ispezioni tecniche. Aiutati dall’alta marea, i rimorchiatori sono riusciti a disincagliare il bulbo di prua, che era rimasto ancora bloccato dalla sabbia. Le immagini satellitari dei siti che monitorano il traffico marittimo mostrano la nave di nuovo in posizione centrale, dopo che i forti venti l’avevano rimessa in posizione diagonale subito dopo il disincagliamento. Non e’ chiaro quando il traffico nel Canale potra’ tornare alla normalita’. Sono infatti almeno 367 le navi bloccate nell’arteria attraverso la quale passa ogni giorno il 10% delle merci trasportate nel mondo per via marittima. 

La nave portacontainer “EverGiven”, che bloccava il Canale di Suez da una settimana, ha iniziato a muoversi questa mattina ed è stata parzialmente rimessa a galla, secondo i siti di monitoraggio del traffico marittimo. Il presidente dell’Autorità che gestisce il Canale di Suez, il tenente generale Osama Rabie, aveva fatto sapere che la “Ever Given” è stata “significativamente” raddrizzata, la posizione è stata “modificata all’80%”. Rabie ha aggiunto che alle operazioni hanno partecipato dieci rimorchiatori, due hanno tirato la prua della nave a nord e quattro hanno spinto la poppa a verso sud. Secondo VesselFinder, la poppa della nave– che è lunga 400 metri e pesa più di 200mila tonnellate– si è spostata ed è ora più vicina e quasi in parallelo al canale.

La confema arriva anche da Leth Agencies, una delle aziende che ha lavorato con i rimorchiatori e le draghe, per risolvere la crisi: “Ever Given è stato parzialmente rimessa a galla nel Canale di Suez“. Mentre il fornitore di servizi marittimi Inchcape fa sapere che la nave è finalmente a galla ed “è stata anche ancorata al momento”.

Dalle foto che circolano si vede infatti che la nave è ancorata sul lato orientale del flusso d’acqua. L’Autorità del Canale di Suez non ha ancora dato una conferma ufficiale nè è chiaro quando sarà ripristinato il traffico nel canale, in cui passa oltre il 10 per cento delle merci mondiali.

Nella serata di domenica erano stati schierati altri due rimorchiatori per liberare la nave, in aiuto alla altra decina di mezzi navali già presenti sul posto, dopo che i lavori di dragaggio avevano rimosso 27mila metri cubi di sabbia fino. Ma ad un certo punto domenica sera le operazioni erano stati rinviate all’alba di stamane per sfruttare l’alta marea. “In attesa di ulteriori conferme e aggiornamenti dall’Autorità del Canale, le proiezioni sul ripristino della “Ever Given” sembrano promettenti”, ha confermato Leth Agencies. “Le navi attualmentnel Canale di Suez attendono gli aggiornamenti sul possibile scenario di transito”. 

Canale di Suez, calano i prezzi del petrolio dopo la notizia 

I prezzi del petrolio calano a seguito della notizia dello spostamento della “Ever Given”. Sui circuiti elettronici il Wti cede il 2,33% a 59,55 dollari al barile, mentre il Brent perde il 2,08% a 63,23 dollari al barile.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Singapore. Febbraio. Produzione Industriale +16.4% anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-29.

2021-03-26__ Singapore 001

Singapore sta crescendo a grande velocità, come se la pandemia da Covid non fosse esistita.

Uno dei suoi punti di forza consiste nel fatto che produce beni indispensabili, che quindi ben sostengono per l’Exports. Poi, è integrata  nel Rcep.

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Singapore. Gennaio. Produzione Industriale (Annuale) +8.6%.

Singapore. Gennaio. Esportazioni non petrolifere +12.80% anno 2020 su anno 2019.

Singapore. Novembre. Produzione Industriale +17.9% anno su anno.

Singapore. Dicembre. Produzione Industriale +14.3% anno su anno.

Cina. Rcep. Non enfatizzato, il vero obiettivo è il controllo del mondo.

Asia. Firmato l’Accordo Rcep. Nasce il più grande mercato libero mondiale.

The world’s largest trade deal could be signed in 2020 — and the US isn’t in it

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Statistics Singapore ha rilasciato il report Monthly Manufacturing Performance February 2021. (Annuale)

«Singapore’s manufacturing output increased 16.4% in February 2021 on a year-on-year basis. Excluding biomedical manufacturing, output grew 13.6%. On a three-month moving average basis, manufacturing output increased 13.9% in February 2021, compared to a year ago. On a seasonally adjusted month-on-month basis, manufacturing output increased 1.6%.

Electronics: Output increased 30.3% in February 2021 on a year-on-year basis. This was attributed to the semiconductors and infocomms & consumer electronics segments which grew 36.5% and 5.7% respectively. In particular, growth of the semiconductors segment was supported by demand from 5G markets and a low production base a year ago. On a year-to-date basis, the electronics cluster grew 25.5% compared to the same period a year ago.

Biomedical manufacturing: Output increased 23.9% in February 2021 as compared to the same period in 2020. Pharmaceuticals output grew 16.7% with higher output of active pharmaceutical ingredients, while the medical technology segment rose 12.6% with higher export demand for medical devices. Overall, the biomedical manufacturing cluster grew 3.5% in the period January – February 2021, compared to the same period a year ago.

Precision Engineering: Output grew 15.0% year-on-year in February 2021. The machinery & systems segment grew 23.5%, supported by robust demand for semiconductor equipment. On the other hand, the precision modules & components segment declined 4.5% with lower production of dies, moulds, tools, jigs and fixtures. Overall, output of the precision engineering cluster grew 15.7% year-on-year in the period January – February 2021.»

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Regno Unito

Cina. Impone sanzioni su personalità ed istituzioni del Regno Unito.

Cina 017

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-29

“Con noi la Cina non si è mai permessa di parlare come fa con Biden”, dice Trump.

«Se ci fosse stato ancora l’amministrazione Trump al vertice Usa-Cina di Anchorage, Alaska, i suoi rappresentanti “si sarebbero alzati dal tavolo” dopo gli “insulti lanciati agli americani e all’America”. Lo ha detto l’ex presidente, intervenendo a Fox News. Trump ha parlato di “imbarazzo assoluto”. Una settimana fa il consigliere alla Sicurezza nazionale, Jacob Sullivan, e il segretario di Stato, Antony Blinken, avevano tenuto un incontro con il capo della diplomazia cinese Yang Jiechi il quale, ha ricordato la conduttrice, Laura Ingraham, aveva evidenziato le “molte rivolte che hanno attraversato gli Stati Uniti, soprattutto da parte di Black Lives Matter”. “A noi non è mai successa una cosa del genere – ha commentato Trump – quello è stato un imbarazzo assoluto per il nostro Paese. Non potevo crederci”. “Saremmo andati via – ha continuato – nessuno si è mai permesso di parlare al mio gruppo in quel modo, nessuno mi ha mai parlato in quel modo, glielo garantisco. Se lo avessero fatto, avremmo raddoppiato le tariffe. In realtà, francamente, era qualcosa che avremmo dovuto fare. Ho preso miliardi e miliardi di dollari dalla Cina, stavamo riportando di nuovo in alto l’economia, stava andando davvero bene. E la Cina ci rispettava. Non hanno mai parlato come hanno fatto” con la squadra di Joe Biden.»

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China sanctions UK entities, individuals for Xinjiang ‘lies’.

«China sanctioned organisations and individuals in the United Kingdom on Friday over what it called “lies and disinformation” about Xinjiang, days after Britain imposed sanctions for human rights abuses in the western Chinese region.

The Chinese foreign ministry said in a statement it sanctioned four entities and nine individuals, including lawmakers such as former Conservative Party leader Iain Duncan Smith and the Conservative Party Human Rights Commission, that “maliciously spread lies and disinformation.”

Targeted individuals and their immediate family members are prohibited from entering Chinese territory, the ministry said, adding that Chinese citizens and institutions will be prohibited from doing business with them.

The move is a retaliation to a coordinated set of sanctions imposed by the United States, European Union, Britain and Canada against Beijing over what they say are human rights violations against the Uighur Muslim minorities in Xinjiang. Beijing has already applied retaliatory sanctions against the EU that were in line with Friday’s announcement. …»

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«La Cina ha annunciato sanzioni contro nove personalità e quattro istituzioni britanniche»

«L’accusa è di aver “diffuso bugie e disinformazione” sul trattamento riservato dal governo cinese alla minoranza musulmana uigura»

«le persone e le istituzioni britanniche sanzionate sono bandite dalla Cina – comprese Hong Kong e Macao – mentre le loro proprietà nel Paese sono congelate»

«Ai cittadini e alle istituzioni cinesi è inoltre vietato trattare con loro»

«una misura di ritorsione contro le proteste elevate dalla Gran Bretagna, ma anche da Stati Uniti e Unione Europea, per la situazione dei diritti umani nella regione nord-occidentale cinese dello Xinjiang»

«Il Regno Unito …. ha imposto sanzioni unilaterali su individui e istituzioni cinesi rilevanti, citando le cosiddette questioni dei diritti umani nello Xinjiang. Questa mossa, basata solo su bugie e disinformazione, viola in modo flagrante il diritto internazionale e le norme di base che regolano le relazioni internazionali, interferisce grossolanamente negli affari interni della Cina e mina gravemente le relazioni Cina-Regno Unito»

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L’Amministrazione Harris-Biden, seguita da tutta l’enclave occidentale liberal socialista, ha imboccato una pericolosa strada di confronto con la Cina e con la Russia, scegliendo come terreno del contendere la così detta questione dei ‘diritti umani’.

Persistono però seri dubbi che una simile manovra possa seriamente bloccare la crescita economica della Cina e del Sud Est asiatico, oramai saldamente impostata e quasi autosufficiente.

Nel converso, si constata come le guerre fredde spesso siano il preludio di quelle calde.

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La Cina ha sanzionato il Regno Unito per ritorsione sulla vicenda degli uiguri.

La Cina ha annunciato sanzioni contro nove personalità e quattro istituzioni britanniche. L’accusa è di aver “diffuso bugie e disinformazione” sul trattamento riservato dal governo cinese alla minoranza musulmana uigura. La decisione segna un’ulteriore escalation delle tensioni fra la Cina e i Paesi dell’Occidente e appare una misura di ritorsione contro le proteste elevate dalla Gran Bretagna, ma anche da Stati Uniti e Unione Europea, per la situazione dei diritti umani nella regione nord-occidentale cinese dello Xinjiang.

Almeno un milione di uiguri e persone di altri gruppi religiosi, per lo più musulmani, sarebbero tenuti in campi di prigionia nella regione, secondo quanto riferito dai gruppi che si battono per il rispetto dei diritti umani di queste popolazioni. Le autorità locali sono inoltre accusate di praticare la sterilizzazione delle donne e di imporre il lavoro forzato.   

Fra i britannici sanzionati da Pechino, c’è Iain Duncan Smith, ex leader del partito conservatore britannico, insieme ad altri esponenti politici della Gran Bretagna.    

“Il Regno Unito – ha detto il Ministero degli Esteri cinese in un comunicato – ha imposto sanzioni unilaterali su individui e istituzioni cinesi rilevanti, citando le cosiddette questioni dei diritti umani nello Xinjiang. Questa mossa, basata solo su bugie e disinformazione, viola in modo flagrante il diritto internazionale e le norme di base che regolano le relazioni internazionali, interferisce grossolanamente negli affari interni della Cina e mina gravemente le relazioni Cina-Regno Unito”.   

Pechino avverte quindi Londra di “non andare oltre sulla strada sbagliata”. E precisa che le persone e le istituzioni britanniche sanzionate sono bandite dalla Cina – comprese Hong Kong e Macao – mentre le loro proprietà nel Paese sono congelate. Ai cittadini e alle istituzioni cinesi è inoltre vietato trattare con loro.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S e M5$. Alla fine è scoppiata la rivolta. – Götterdämmerung.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-03-29.

2021-03-30__ Mattarella 001

Ed alla fine i nodi arrivarono al pettine, ed è rivolta.

«Benvenuti in Vietnam»

«M5S, ultimatum dei big a Conte: “Se blindi i 2 mandati il partito te lo fai da solo”»

«Le parole di Beppe Grillo sulla regola dei due mandati, blindata dal garante pentastellato in quanto “pilastro” del M5S, hanno scatenato un terremoto all’interno del Movimento 5 Stelle»

«Sul piede di guerra molti big pentastellati al secondo mandato, che speravano in una deroga al regolamento per non interrompere anzitempo la loro carriera politica»

«E che ora minacciano di fare la rivoluzione qualora Giuseppe Conte dovesse confermare il ‘diktat’ di Grillo»

«cresce il malcontento di ora in ora»

«La scelta di Grillo …. espone Conte al fuoco incrociato. Adesso o Conte smentisce Grillo o avrà contro i parlamentari al secondo mandato per due anni»

«Blindare i 2 mandati ora …. è una scelta suicida: si tratta in pratica di mandare al macero chi dovrebbe sovvenzionare il ‘nuovo’ Movimento. Se Conte avalla la scelta di Grillo, il partito se lo fa da solo»

«gli eletti che finiscono il secondo mandato non saranno abbandonati»

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Non sarebbe servita una intelligenza sopraffina per razionalizzare che una volta ottenuto un successo si resti comunque schiavi degli slogan usati per vincere.

“Dopo due mandati, tutti a casa”.

Intanto, i sondaggi suggerirebbero che il nuovo partito di Gianluigi Paragone, un fuoriuscito dal M5S, arriverebbe a circa il 7%, dimezzando così la quota residua del M5S.

Ma la cosa più simpatica consiste nel sentire come codesti eletti diano semplicemente per scontata la propria rielezione.

Ma questa attesa sarà impossibile per molti di loro.

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M5S, ultimatum dei big a Conte: “Se blindi i 2 mandati il partito te lo fai da solo”.

Tensioni dopo la mossa di Grillo. Nasce area presidenti Commissioni: “Vogliamo incidere”.

Benvenuti in Vietnam. Le parole di Beppe Grillo sulla regola dei due mandati, blindata dal garante pentastellato in quanto “pilastro” del M5S, hanno scatenato un terremoto all’interno del Movimento 5 Stelle. Sul piede di guerra molti big pentastellati al secondo mandato, che speravano in una deroga al regolamento per non interrompere anzitempo la loro carriera politica. E che ora minacciano di fare la rivoluzione qualora Giuseppe Conte dovesse confermare il ‘diktat’ di Grillo.

In alcune chat e nei ‘caminetti’ riservati cresce il malcontento di ora in ora. Autorevoli fonti pentastellate, conversando con l’Adnkronos, lanciano un messaggio al leader in pectore del Movimento: “La scelta di Grillo”, spiegano, “espone Conte al fuoco incrociato. Adesso o Conte smentisce Grillo o avrà contro i parlamentari al secondo mandato per due anni”. Insomma: l’ex premier non è stato ancora incoronato come ‘capo’ ma deve già fronteggiare il possibile ammutinamento dei pezzi da novanta del M5S, che ora minacciano di chiudere i rubinetti del finanziamento sulla scia di quanto già accaduto con la piattaforma Rousseau. “Blindare i 2 mandati ora – ragiona un big pentastellato – è una scelta suicida: si tratta in pratica di mandare al macero chi dovrebbe sovvenzionare il ‘nuovo’ Movimento. Se Conte avalla la scelta di Grillo, il partito se lo fa da solo”.

Mentre Conte e ‘l’elevato’ Grillo provano a comporre “amichevolmente” la frattura con l’Associazione Rousseau di Davide Casaleggio, il M5S sta infatti creando le condizioni per raggiungere una propria autonomia finanziaria: il tesoriere Claudio Cominardi ha aperto un conto corrente, dove confluiranno i versamenti dei parlamentari (nei giorni scorsi si è parlato di 3mila euro a testa) per sostenere il progetto rifondativo di Conte. Ma la bomba sganciata da Grillo in assemblea rischia di complicare maledettamente i piani dell’avvocato del popolo.

Nel frattempo deputati e senatori iniziano a contarsi, dando vita ad associazioni e gruppi tematici: l’obiettivo è per acquisire potere contrattuale in vista dell’approdo di Conte alla guida dal M5S. E’ il caso di ‘Italia Più 2050’ (promossa, tra gli altri, dai sottosegretari Dalila Nesci e Carlo Sibilia) e del neonato gruppo ‘Innovare’, attorno al quale gravitano per lo più eletti alla prima legislatura vicini a Rousseau, contrari all’abolizione del tetto dei 2 mandati. Ma non si tratta delle uniche iniziative in campo.

“Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club”. Chissà se quei parlamentari 5 Stelle che, in via riservata, da settimane seguitano a riunirsi su Zoom per “fare rete” si ispirano al romanzo di Chuck Palahniuk o all’omonimo film di David Fincher quando gli viene chiesto delle loro riunioni ‘carbonare’. A quanto apprende l’Adnkronos, nel nuovo M5S balcanizzato che ha ‘scoperto’ le correnti, infatti, prende corpo una nuova area che per ora lavora a fari spenti: una maggioranza silenziosa, “trasversale e ibrida”.

Un nutrito gruppo di parlamentari che punta a essere determinante in Parlamento e a influenzare le politiche del Movimento, nonché i rapporti col governo. In prima linea ci sono alcuni presidenti di Commissione, come Filippo Gallinella e Gianluca Rizzo. Ma l’area è vasta e comprende, tra gli altri, Tiziana Ciprini, Giuseppe Chiazzese, Luciano Cillis: all’ultima riunione hanno partecipato anche alcuni ex esponenti di governo come Giuseppe L’Abbate, Angelo Tofalo, Giulia Grillo ed Emanuela Del Re.

Nel frattempo Conte continua a tessere la tela del ‘suo’ Movimento. Secondo quanto viene riferito da fonti grilline, l’ex inquilino di Palazzo Chigi vorrebbe costruire un partito ‘scalabile’, con referenti territoriali, guardando ai Verdi Europei e dando grande risalto al tema della formazione (nei progetti del leader in pectore ci sarebbe anche una “scuola politica”).

Molti sono però gli ostacoli sul cammino di Conte: uno si chiama Rousseau, l’altro è rappresentato proprio dal tema dei 2 mandati. Grillo è stato chiaro: “Questo pilastro non si tocca”. Ma il garante ha anche assicurato che “gli eletti che finiscono il secondo mandato non saranno abbandonati”. Per questo si ragiona su un compromesso e su regole più morbide, come lo stop al divieto di candidarsi per altri incarichi se il mandato non è ancora terminato. Per ora si tratta solo di ipotesi. Intanto la guerra interna è iniziata.