Pubblicato in: Armamenti, Medio Oriente

Giappone. Navi da guerra e forze aeree nel Golfo a protezione delle navi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-31.

2019-12-28__ Giappone Portaerei 001

Helicopter Destroyers-(DDH). La chiamano ‘cacciatorpediniere portaelicotteri’, ma a tutti gli effetti è una portaerei leggera pesantemente armata.


«Japan, a US ally, is launching its own operation rather than join a US-led mission to protect shipping in Gulf region.

Japan will send a warship and patrol planes to protect Japanese ships in the Middle East as the situation in the region, from which it sources nearly 90 percent of its crude oil imports, remains volatile, a document approved by the cabinet showed on Friday»

«Under the plan, a helicopter-equipped destroyer and two P-3C patrol planes will be dispatched for information-gathering aimed at ensuring safe passage for Japanese vessels through the region»

«Under the plan, a helicopter-equipped destroyer and two P-3C patrol planes will be dispatched for information-gathering aimed at ensuring safe passage for Japanese vessels through the region»

«If there are any emergencies, a special order would be issued by the Japanese defence minister to allow the forces to use weapons to protect ships in danger»

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Il mondo civile sta iniziando a perdere ogni pazienza residua.

Le importanti rotte commerciali sono vitali per le industrie ed i commerci di tutti i paesi.

Ma sono anche troppo importanti per delegarne ad infidi terzi la difesa.

Come tutti i popoli orientali, i giapponesi sono molto pazienti, ma quando sono in ballo i loro interessi essenziali diventano anche delle belve.

Era dalla fine della guerra mondiale che in Giappone non si sentivano parole come queste:

«a special order would be issued by the Japanese defence minister to allow the forces to use weapons to protect ships in danger».

Le armi sono l’ultima ratio: il permesso al loro uso è segno evidente che la misura sia colma.

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Nota.

A nessuno sfugge il fatto che l’unica risposta possibile ad un attacco missilistico contro delle navi sia il fuoco di controbatteria sulle postazioni a terra donde sia partito l’attacco. Con tutte le logiche conseguenze.

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Aljazeera. 2019-12-27. Japan to send warship, aircraft to Middle East to protect vessels

Japan, a US ally, is launching its own operation rather than join a US-led mission to protect shipping in Gulf region.

Japan will send a warship and patrol planes to protect Japanese ships in the Middle East as the situation in the region, from which it sources nearly 90 percent of its crude oil imports, remains volatile, a document approved by the cabinet showed on Friday.

Under the plan, a helicopter-equipped destroyer and two P-3C patrol planes will be dispatched for information-gathering aimed at ensuring safe passage for Japanese vessels through the region.

If there are any emergencies, a special order would be issued by the Japanese defence minister to allow the forces to use weapons to protect ships in danger.

Friction between Iran and the United States has increased since last year, when US President Donald Trump pulled the US out of a 2015 international nuclear deal with Iran and re-imposed sanctions on it, crippling its economy.

In May and June, there were several attacks on international merchant vessels, including the Japanese-owned tanker Kokuka Courageous, in the region, which the US blamed on Iran.

Tehran denies the accusations.

Japan, a US ally that has maintained friendly ties with Iran, has opted to launch its own operation rather than join a US-led mission to protect shipping in the region.

Last week, Prime Minister Shinzo Abe briefed visiting Iranian President Hassan Rouhani on Tokyo’s plan to send naval forces to the Gulf.

The planned operation is set to cover high seas in the Gulf of Oman, the northern Arabian Sea and the Gulf of Aden, but not the Strait of Hormuz, the cabinet-approved document showed.

The Japanese government aims to start the operation of the patrol planes next month, while the destroyer will likely begin activities in the region in February, a defence ministry official said.

A European operation to ensure safe shipping in the Gulf will also get underway next month when a French warship starts patrolling there.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

La questione meridionale si ripropone nella sua drammaticità. La mafia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-31.

Scacciapensieri 001

Dopo decenni durante i quali la questione meridionale era stata riproposta in tutte le sue varianti, da un po’ di tempo quasi non se ne parla più, come se il Mezzogiorno di Italia non esistesse ovvero fosse emerso ad un sistema socio – economico florido.

La realtà dei fatti è completamente differente.

Istat. Nel Mezzogiorno il 46.9% della popolazione è a rischio povertà.

«Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione».

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Il reddito mediano delle persone sole ammonta nel Meridione a 16,115 euro l’anno, 1,343 euro al mese: ciò significa che metà di questa popolazione gode di un reddito inferiore a tale cifra.

Il reddito mediano delle famiglie italiane ammonta a 25,328 euro l’anno, 2,111 euro al mese: ciò significa che la metà delle famiglie gode di un reddito inferiore a tale cifra.

I giovani intraprendenti, e nel Mezzogiorno ce ne sono molti, sono costretti ad emigrare: infatti il tasso occupazionale giovanile si attesta soltanto al 22,7%, in larga quota in posizioni di dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Nel Meridione non si generano posti di lavoro.

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La retorica imperante impone di additare le cause di simile sfacelo alla mancanza di investimenti nel comparto produttivo e reclama un incremento della presenza dello stato.

In altri termini, si vorrebbe curare questa situazione utilizzando proprio quegli strumenti che la hanno determinata.

Nessuno si fida ad imprendere nel Mezzogiorno. Oltre a tutte le note situazioni che lo controindicano, dalla tassazione eccessiva al carico burocratico alienante, chi imprendesse nel Mezzogiorno avrebbe la certezza assoluta che dovrebbe fare i conti con la mafia.

Tutto il sistema sociale ed economico del Mezzogiorno è governato dalla mafia: dal rilascio dei permessi, alla assunzione del personale, alla gestione degli affari, alla ‘ripartizione‘ degli utili.

Lo stato, questo stato, è del tutto impotente nei confronti delle organizzazioni malavitose, anche perché esse hanno infiltrato magistratura e politica.

Sarebbe impossibile e velleitario parlare di rinascita economica del Mezzogiorno senza prima aver eliminato la mafia nelle sue diverse articolazioni. Gli investimenti originariamente concepiti per ravvivare la produzione finirebbero inevitabilmente nelle tasche dei malavitosi.

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La lotta alla mafia è una guerra, che come tale dovrebbe essere combattuta con l’intelligence e con le armi. Essa infatti le usa, come attestano, per esempio, gli omicidi di Falcone e Borsellino.

I mafiosi, e con essi tutto lo sterminato esercito dei collusi, reclamano a gran voce che lo stato sia garantista nei loro confronti. Che li tratti come persone dabbene. Siamo chiari: chi professi il garantismo in questa situazione o è incardinato nella mafia oppure ne è uno spalleggiatore.

A suo tempo, grazie al preciso ed inequivocabile mandato politico, l’allora Prefetto Cesare Mori inferse colpi durissimi alla mafia siciliana: ricordiamo tra tutti l’assedio di Gangi e l’arresto e relativa condanna al’ergastolo di Vito Cascio Ferro, il boss della mafia siciliana e americana, che aveva fatto assassinar Joe Petrosino.

Basta volerlo, e lo stato può sconfiggere la mafia.

Ma senza aver debellato questa organizzazione malavitosa, parlare di rianimare il sistema sociale ed economico del Mezzogiorno è solo una presa in giro.

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Mezzogiorno, Confindustria: “Rischia spirale recessiva”

Secondo il report di Confindustria e SRM, il Sud Italia rischia la recessione. La crescita si è arrestata dopo 4 anni.

Il Sud Italia sull’orlo di una recessione. A fine 2019 si ferma – dopo 4 anni – la crescita delle Regioni meridionali. Questo è quanto rivela il report di Dicembre 2019 del Check-up Mezzogiorno, curato dall’Area Politiche Regionali e per la coesione territoriale di Confindustria e da SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

Sud, Pil si ferma dopo 4 anni

Dopo 4 anni di crescita, l’Indice Sintetico dell’Economia Meridionale è tornato a calare, a 30 punti al di sotto dei livelli pre-crisi. Sul risultato pesa soprattutto l’andamento del Pil, che rallenta in maniera più forte proprio al Sud. Le previsioni Svimez – confermate da Banca d’Italia – individuano nel territorio una mini-recessione a -0,2%.

Il quadro delineato dal rapporto è alquanto desolante, perché molti sono gli indicatori che qualcosa non stia andando nel verso giusto. I ricercatori del Check-up Mezzogiorno hanno registrato un deterioramento nella fiducia delle imprese, specialmente in quelle del manifatturiero.

Le brutte prospettive si riflettono sul numero di aziende operanti, diminuito nel terzo quarto del 2019, e strumenti come il Credito d’Imposta Investimenti Sud “sono solo serviti a limitare i danni”.

Mezzogiorno, meno di 1 giovane su 4 è occupato

Un segnale particolarmente allarmante viene dal tasso di occupazione, che nel 2019 ha registrato un aumento minimo (+0,4%). E la domanda che cresce è soltanto quella relativa a lavori part-time e poco qualificati. La realtà del Mezzogiorno d’Italia è particolarmente svantaggiosa per giovani e per coloro che hanno un’educazione di alto livello. Il tasso occupazionale giovanile si attesta soltanto al 22,7%.

Nonostante il rinnovato dibattito politico sulla questione meridionale, lo studio di Confindustria evidenzia come la spesa pubblica per gli investimenti al Sud sia la più bassa da 15 anni a questa parte: nel 2018 è di 10.3 miliardi.

Per il rapporto, il Mezzogiorno si appresta ad affrontare un punto critico. “Il rallentamento di molti fattori di sviluppo e la persistente debolezza della spesa pubblica negli investimenti rischiano di metterlo in una spirale recessiva”.

La Legge di Bilancio 2020, afferma il report, mette in campo alcune risorse importanti per il Sud, ma queste possono essere soltanto “la prima reazione a un trend economico negativo”.

Confindustria stila quali sono gli elementi che dovrebbero essere al centro del Piano per il Sud, di recente annunciato dal ministro Giuseppe Provenzano. “Adesso è essenziale implementare questa azione per rafforzare la competitività delle imprese, espandere gli investimenti pubblici e potenziare la pubblica amministrazione”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. Altri quindici deputati in fuga.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-31.

Paperino che ride

Si farebbe prima a contare quanti siano rimasti che ad enumerare quelli che se la sono squagliata via.

«Non mi sento di escludere la possibilità che venga formato un nuovo gruppo o una componente del Misto qualora i numeri ci fossero. Ma nessuna fuga in avanti, per ora»

«la costituzione di una nuova compagine sarebbe solo la “naturale conseguenza” dell’uscita dal Movimento di alcuni parlamentari»

«Quanti sono i deputati critici? Da 10 a 15, a vario titolo …. ma si tratta di numeri variabili»

«Che ci sia un malessere è evidente, sicuramente non è frutto di un capriccio personale …. Voglio vedere se il M5S è in grado di cambiare. In caso contrario prenderò una decisione. Per ora non c’è alcuna velleità di costituire gruppi o componenti»

«Sono in una fase di riflessione, non ho ancora preso alcuna decisione in merito»

«Al momento ho intenzione di aprire un’interlocuzione con il capo politico a cui chiederò un cambio di governance in materia di sisma»

«la gestione è risultata fallimentare: in molti paesi distrutti dal terremoto …. non c’è neppure un cantiere aperto»

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Come di abitudine quando si parla del Movimento Cinque Stelle nulla è chiaro, nulla è definito, tutto giace nel più assoluto dei chaos. Anche per Mr Di Maio vi sono valide incertezze che quello sia il suo vero cognome, e che dietro al ‘Di Maio’ non si celi un funzionario redivivo della Ochrana, oppure un Klaus Fuchs oppure ancora, meglio, con Rudolf Abel. Per altri membri del m5s meglio si attaglierebbe ‘Fräulein Doktor’: i gusti son gusti e dovrebbero essere rispettati.

In ogni caso, sarebbe molto attivo il cantiere di demolizione.

La farsa continua ….

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M5S, De Toma: “Da 10 a 15 deputati critici”

“Non mi sento di escludere la possibilità che venga formato un nuovo gruppo o una componente del Misto qualora i numeri ci fossero. Ma nessuna fuga in avanti, per ora”. A parlare, in un colloquio con l’Adnkronos, è il deputato del M5S Massimiliano De Toma, indicato come uno dei possibili componenti del gruppo a cui, secondo indiscrezioni, starebbe lavorando l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. De Toma spiega che la costituzione di una nuova compagine sarebbe solo la “naturale conseguenza” dell’uscita dal Movimento di alcuni parlamentari. “Quanti sono i deputati critici? Da 10 a 15, a vario titolo”, prosegue l’esponente grillino, “ma si tratta di numeri variabili”.

Per De Toma c’è un problema di “visione del Paese” all’interno del Movimento. “Che ci sia un malessere è evidente, sicuramente non è frutto di un capriccio personale”, sottolinea. Ma il suo addio non è scontato: “Voglio vedere se il M5S è in grado di cambiare. In caso contrario prenderò una decisione. Per ora non c’è alcuna velleità di costituire gruppi o componenti” e se un gruppo nascerà, quest’ultimo “appoggerà comunque l’attuale governo”. Il deputato spiega di aver parlato anche con il capogruppo del M5S alla Camera, Davide Crippa: “Cosa mi ha detto? Di avere pazienza…”.

Intanto nel Movimento è scoppiata la guerra delle rendicontazioni. Un tutti contro tutti sfociato in una girandola di accuse e recriminazioni che ha costretto il Blog delle Stelle a intervenire con un duro comunicato: tutti i parlamentari non in regola con le restituzioni contattati via mail dai probiviri “sono stati invitati a ottemperare agli impegni giuridici e morali assunti entro e non oltre il 31 dicembre 2019”, altrimenti scatteranno sanzioni disciplinari. “Si avvicina il 31 dicembre – osserva De Toma – e il Movimento all’interno ha un grosso problema, le restituzioni. Perciò stanno facendo pressioni sui ritardatari esortandoli a mettersi in regola. Ma sarà un boomerang, perché, anche se ciò è giusto, si vogliono nascondere le tante criticità e contraddizioni del Movimento”.

CATALDI – “Sono in una fase di riflessione, non ho ancora preso alcuna decisione in merito” dice all’Adnkronos Roberto Cataldi, deputato del M5S indicato come possibile futuro componente del gruppo parlamentare a cui, secondo indiscrezioni, starebbe lavorando Fioramonti. “Al momento ho intenzione di aprire un’interlocuzione con il capo politico a cui chiederò un cambio di governance in materia di sisma”, dove “la gestione è risultata fallimentare: in molti paesi distrutti dal terremoto – attacca l’avvocato marchigiano – non c’è neppure un cantiere aperto”.

Oltre a Cataldi, per questa nuova compagine parlamentare filo governativa si fanno i nomi di altri grillini come, oltre a De Toma, Rachele Silvestri, Nadia Aprile, Roberto Rossini; o ex 5 Stelle come Gloria Vizzini, la quale per ora si ritiene una semplice “osservatrice”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Autostrada A26. Crolla il soffitto della Galleria Berté a Masone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-30.

2019-12-30__Masone 001

I concessionari delle Autostrade italiane dovrebbero essere presi, messi contro un muro e giustiziati.

Ed i loro familiari chiamati a pagare il costo delle pallottole e dell’inumazione delle carcasse.

Il processo lo stanno facendo i quarantatre morti del ponte Morandi e tutta questa continua serie di crolli, frane distacchi di soffitti.

Andare in autostrada significa darsi come bersagli dei crolli dovuti ad incuria, trasandatezza e smisurata sete di guadagno.

Revocare la concessione?

Ma stiamo scherzando??

I beni delle società di gestione e quelli privati degli amministratori siano confiscati, ed utilizzati per rifondere le famiglie dei morti che hanno causato e degli immani danni al sistema economico ligure.

A gennaio avremo modo di vedere se Mr Di Maio è coerente, oppure se fa anche lui parte del club dei gestori.

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Genova, nella galleria Berté si stacca il soffitto: chiusa la A26 a Masone

Parte del soffitto della galleria si è staccato, ma il crollo non avrebbe coinvolto mezzi in transito. Chiusa l’autostrada, sul posto si è già formata una coda di un chilometro.

Caduta di calcinacci dalla galleria Berté, in A26 in direzione Genova. Il tratto da Masone fino al bivio A26/A10 è stato chiuso con uscita obbligatoria a Masone, ad eccezione dei mezzi pesanti che restano in coda. Sul posto sono intervenuti le pattuglie della polizia stradale e le squadre dei tecnici di Autostrade. Il crollo non ha coinvolto mezzi in transito. Sul posto si è formata una coda di un chilometro.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca

Ministro da un giorno, Gaetano Manfredi (PD) è già indagato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-30.

Partito Democratico 0273

«Due ministri al posto del dimissionario Lorenzo Fioramonti: Lucia Azzolina in quota M5S, Gaetano Manfredi scelto dal Pd»

«Sul neo ministro della Università Gaetano Manfredi pende una accusa di falso come collaudatore delle case che Silvio Berlusconi fece costruire a L’Aquila»

«Dopo il rovinoso crollo di un balcone la procura de L’Aquila guidata all’epoca da Fausto Cardella mise sotto inchiesta nel 2015 37 persone, fra cui proprio il futuro ministro che aveva fatto da ingegnere collaudatore la perizia sui materiali delle case scrivendo una relazione ritenuta falsa dagli inquirenti»

«Il processo però non è mai stato istruito per una serie incredibile di contrattempi: intervento della procura di Piacenza, rinvio in Cassazione, trasferimento definitivo a L’Aquila, giudice che si è a lungo ammalato, udienze continuamente saltate, errori di notifica, con il risultato che gli imputati sono rimasti in 29 – Manfredi compreso – e l’udienza preliminare per stabilire l’eventuale rinvio a giudizio è stata fissata per il prossimo 5 febbraio 2020»

«vecchi ritagli di stampa sono iniziati a circolare vorticosamente dal pomeriggio della nomina nelle chat dei militanti e dei portavoce del M5s, che pare gradiscano assai poco l’imbarazzante situazione»

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È in segno dei tempi.

Non ci si stupisce più di tanto che il partito democratico sia così a corto di nomi da dover proporre un indagato. e per materia di simile gravità.

Si rimane esterrefatti del silenzio omertoso del movimento cinque stelle, che da sempre si era dichiarato allergico ai corrotti e che aveva a suo tempo obbligato alle dimissioni un Siri, colpevole di essere indagato.

Questo è solo uno dei tanti casi che attestano la perfetta malafede di Mr Di Maio e sodali, che tengono più alla poltrona che alla loro stessa vita.

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Gaetano Manfredi, il nuovo ministro dell’Università è il fratello dell’ex deputato Pd

Due ministri al posto del dimissionario Lorenzo Fioramonti: Lucia Azzolina in quota M5S, Gaetano Manfredi scelto dal Pd.

Due ministri al posto del dimissionario Lorenzo Fioramonti. La responsabilità di governo per scuola e ricerca torna a separarsi dopo 20 anni: alla guida dei due dicasteri, Istruzione e Università e ricerca,vanno la sottosegretaria grillina Lucia Azzolina e il rettore dell’ateneo Federico II di Napoli Gaetano Manfredi. Ad annunciarlo è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella conferenza stampa di fine anno a Villa Madama. All’Istruzione il nome di Azzolina, dirigente scolastico e già sottosegretaria allo stesso ministero in quota M5S (in pole position da giorni dopo le dimissioni di Fioramonti; al ministero della Ricerca invece Gaetano Manfredi indicato da Pd. Il rettore dell’Università Federico II di Napoli e presidente della Conferenza dei rettori è anche fratello dell’ex deputato Pd Massimiliano Manfredi eletto alle elezioni politiche del 2013 alla Camera dei Deputati. 

Il fratello del neo ministro è stato fino ad ottobre 2001 segretario provinciale della Sinistra Giovanile a Napoli. Dal 2006 al 2008 a capo della segreteria del Ministro della Pubblica Amministrazione Luigi Nicolais. Dal 2008 al 2009 coordinatore per le attività programmatiche nazionali del PD all’interno del gruppo dirigente del PD con Walter Veltroni e Dario Franceschini. Dal 2010 al 2013 è inoltre stato Presidente del Pd in provincia di Napoli. 

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Gaetano Manfredi è indagato. Prima grana sul nuovo ministro

Sul neo ministro della Università Gaetano Manfredi pende una accusa di falso come collaudatore delle case che Silvio Berlusconi fece costruire a L’Aquila. Dopo il rovinoso crollo di un balcone la procura de L’Aquila guidata all’epoca da Fausto Cardella mise sotto inchiesta nel 2015 37 persone, fra cui proprio il futuro ministro che aveva fatto da ingegnere collaudatore la perizia sui materiali delle case scrivendo una relazione ritenuta falsa dagli inquirenti. Il processo però non è mai stato istruito per una serie incredibile di contrattempi: intervento della procura di Piacenza, rinvio in Cassazione, trasferimento definitivo a L’Aquila, giudice che si è a lungo ammalato, udienze continuamente saltate, errori di notifica, con il risultato che gli imputati sono rimasti in 29- Manfredi compreso- e l’udienza preliminare per stabilire l’eventuale rinvio a giudizio è stata fissata per il prossimo 5 febbraio 2020.

E’ praticamente scontato che con una udienza preliminare fissata a sei anni dall’inizio dell’inchiesta sui cosidetti “balconi marci” del Progetto C.a.s.e. de L’Aquila sia destinato per tutti i reati- e certamente per quello di falso contestato al futuro ministro- al colpo di spugna della prescrizione. Anche la nuova legge di Alfonso Bonafede che entrerà in vigore dal primo gennaio cancellando la prescrizione, non potrà intervenire sui procedimenti già avviati per il principio del favor rei. Certo che proprio un ministro di Giuseppe Conte possa salvarsi con la prescrizione sarebbe grottesco, dopo avere varato quella legge. A meno che Manfredi stesso non faccia più o meno spontaneamente il gesto di rinunciarvi, tanto più che vecchi ritagli di stampa sono iniziati a circolare vorticosamente dal pomeriggio della nomina nelle chat dei militanti e dei portavoce del M5s, che pare gradiscano assai poco l’imbarazzante situazione…

Pubblicato in: Cina, Commercio

Cina. Ha concesso più prestiti a stati esteri di IMF e World Bank.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-30.

2019-10-16__Cina Debiti 001

Il Kiel Institute for the World Economy ha pubblicato un interessante report: China’s Overseas Lending.

«Compared with China’s dominance in world trade, its expanding role in global finance is poorly documented and understood. Over the past decades, China has exported record amounts of capital to the rest of the world. Many of these financial flows are not reported to the IMF, the BIS or the World Bank. “Hidden debts” to China are especially significant for about three dozen developing countries, and distort the risk assessment in both policy surveillance and the market pricing of sovereign debt. We establish the size, destination, and characteristics of China’s overseas lending. We identify three key distinguishing features. First, almost all of China’s lending and investment abroad is official. As a result, the standard “push” and “pull” drivers of private cross-border flows do not play the same role in this case. Second, the documentation of China’s capital exports is (at best) opaque. China does not report on its official lending and there is no comprehensive standardized data on Chinese overseas debt stocks and flows. Third, the type of flows is tailored by recipient. Advanced and higher middle-income countries tend to receive portfolio debt flows, via sovereign bond purchases of the People’s Bank of China. Lower income developing economies mostly receive direct loans from China’s state-owned banks, often at market rates and backed by collateral such as oil. Our new dataset covers a total of 1,974 Chinese loans and 2,947 Chinese grants to 152 countries from 1949 to 2017. We find that about one half of China’s overseas loans to the developing world are “hidden”. ….

Unlike other major economies, almost all of China’s overseas lending and investment is official, meaning that it is undertaken by the Chinese government, state-owned companies or the statecontrolled central bank. Most notable is the fact that the documentation of China’s capital exports is (at best) opaque. ….

China does not divulge data on its official flows with the OECD’s Creditor Reporting System, and it is not part of the OECD Export Credit Group, which provides data on long- and short-term trade credit flows ….

China’s direct loans and trade credits have climbed from almost zero in 1998 to more than 1.6 trillion USD, or close to 2 percent of world GDP in 2018. ….

In total, estimates suggest that the Chinese state now accounts for a quarter of total bank lending to emerging markets ….

This has transformed China into the largest official creditor, easily surpassing the IMF or the World Bank. ….

Overall, we combined details on more than 1,947 loans as well as 2,947 grants extended by the Chinese government and state-owned creditor agencies since 1949, to more than 150 countries worldwide, with total commitments of 530 billion US$. ….

using unpublished data from the World Banks’s Debtor Reporting System and data on BIS reported bank claims, we find that about 50% of China’s lending is “hidden”. Neither the IMF, nor the World Bank, nor credit rating agencies report on these “hidden” debt stocks, which have grown to more than 200 billion USD as of 2016 ….

These practices have a historical analogue. Indeed, China’s overseas loans share many features with French, German and British 19th century foreign lending, which also tended to be market based, partially collateralized by commodity income, and characterized by a close link of political and commercial interests ….

the government of China holds more than five trillion USD of debt towards the rest of the world (6% of world GDP) ….»

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Chiunque abbia una sia pur minima infarinatura dei canoni dell’economia classica capisce al volo cosa stia facendo la Cina: replica quello che fu il comportamento delle potenze occidentali nell’ottocento. Per questo motivo il comportamento cinese resto oscuro a politici ed economisti occidentali, che non riescono neppure a quantizzarne la portata.

A differenza degli occidentali, la Cina intrattiene relazioni economiche indipendentemente dai problemi interni dei paesi e senza voler imporre la condivisione dell’ideologia liberal.

Poi, sarebbe da domandarsi per quale strano motivo i cinesi dovrebbero pubblicare i rendiconti di ciò che stanno facendo: tanto, ne mettono al corrente coloro che reputano debbano esserne aggiornati.

Di fatto, in ogni caso, ha fatto più prestiti la Cina dell’Imf e della World Bank: due organizzazioni destinate a declinare assieme al declino dell’occidente.

La stima di 1.6 trilioni Usd di crediti in essere è molto cautelare: altri istituti li stimano fino al doppio.

La Cina sta legandosi la maggior parte degli stati africani ed asiatici ed una quota rilevante di nazioni del sud America. È una penetrazione finanziaria ed economica strategica, destinata a dare i suoi frutti nel tempo.

L’occidente ha nel corso dei decenni assunto una struttura altamente dispendiosa e poco efficiente, e destina gran parte delle sue risorse al mantenimento di un welfare alla lunga insostenibile. Il confronto con la Cina è perso. Il mondo non ha più bisgno dell’occidente.

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The Countries Most in Debt to China

According to research recently published by the Kiel Institute for the World Economy, there are seven countries in the world whose external loan debt to China surpasses 25 percent of their GDP. Three (Djibouti, Niger and The Republic of the Congo) are located in Africa, while four (Kyrgyztan, Laos, Cambodia and the Maldives) are in Asia.

Yet, the world map of debt to China amassed through direct loans (excluding debt holdings and short-term trade debt) shows that a majority of countries heavily in debt to China are in Africa, but that Central Asia and Latin America follow close behind.

While China’s overseas lending is coordinated by the country’s centralized government, it is often poorly documented, which the researchers of the paper were trying to change. They found that debt by direct loans started to grow immensely only around 2010 and that loans by China often come at higher rates and with shorter grace periods for the receiving country than comparable loans from the OECD or the World Bank. The authors also caution that countries heavily in debt to China are at risk of defaulting. In the 1970s, a lending boom which consisted of similar contracts offered by U.S., European and Japanese banks had led to this outcome for a number of developing countries which were trying to improve their infrastructure, according to the research.

Meanwhile, external debt to China through portfolio holdings is concentrated in developed nations and passes the threshold of 10 percent of GDP for Germany and the Netherlands. It amounts to between 5 and 10 percent of GDP in the U.S., Canada, France, the UK and Australia.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Olanda. Il narcostato che batte il Messico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-30.

Olanda 271

Anche se spesso per falso pudore non se ne vorrebbe parlare, esiste tutta una fascia sociale dedicata al crimine organizzato.

Possono variare le denominazioni, ma la sostanza è la stessa.

Ma parlare della grande criminalità porta necessariamente a distinguere la micro e bassa manovalanza, i gruppi di fuoco, ma la criminalità organizzata ha una alta dirigenza poliglotta, laureata nei migliori atenei mondiali, di alto profilo intellettivo ed ottime preparazioni specifiche.

La droga è il commercio illegale più redditizio.

Ma questo non potrebbe prosperare senza una ben radicata connivenza nella politica e nella alta burocrazia statale.

Solo ricordandosi questi presupposti diventa logica conseguenza comprendere l’operato di molti governanti e parlamentari, di connivenze tra giudici e forze dell’ordine, ampie infiltrazioni tra gli insegnanti scolastici, e così via.

Lo schema operativo ricalca l’operazione che a suo tempo fece Al Capone, quando fece colonizzare la cittadina di Cicero dai suoi picciotti, grazie ai quali elesse giunta e sindaco. Cicero fu a lungo una città modello, additata ad esempio in tutti gli States: nessun misero, nessun povero, un comune di rara generosità che richiamava aziende su aziende: dalla produzione su larga scala di birra ed alcoolici illegali, ad una serie incredibile di bordelli, corredati da servizi vari, quale le lavanderie. Nessun crimine, sia pur minimo, era tollerato: gli unici due balordi che tentarono fecero una fine tale che dissuase chiunque dal riprovarci.

Bene,

Adesso lo stesso schema è applicato a livello di stato.

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Ad oggi, l’Olanda, i Paesi Bassi, è il narcostato di maggiore importanza finanziaria e ‘commerciale’.

I narcotrafficanti manipolano governo, parlamento, sistema giudiziario e forze dell’ordine, nonché il mondo bancario e finanziario. Lo fanno con mano leggera, ma molto ferma. Sono strenui supporter dei liberal socialisti, che forniscono loro la necessaria copertura politica.

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«”We definitely have the characteristics of a narco-state,” confides Jan Struijs, chairman of the biggest Dutch police union »

«”Sure we’re not Mexico. We don’t have 14,400 murders. But if you look at the infrastructure, the big money earned by organised crime, the parallel economy. Yes, we have a narco-state.”»

«South American drug lords started by shipping to West Africa. The drugs then went north over old smuggling lines from Morocco, and young Moroccans whose parents had moved to the Netherlands still had family connections and migration routes to tap into.»

«That is how police allege Ridouan Taghi made his fortune. He inherited or “gained control” of a smuggling line and started moving cocaine instead of cannabis – which generated more money, and violence»

«While ringleaders often operate internationally, police fear they are able to use domestic influence to control contract killers who are becoming increasingly younger.»

«”Police understand but don’t have the means to intervene,”»

«The Dutch economy may not be dependent or defined by the drugs industry, but that industry is exerting increasing influence on society.»

«Even before Wiersum’s murder, a report commissioned by the mayor or Amsterdam in August described the capital as a “Valhalla for drugs criminals”»

«One opinion poll suggested 59% of people believed the Netherlands was now a narco-state, in other words a country whose economy is dependent on the trade in illegal drugs.»

«It strikes me as ironic that in a bureaucratic nation that sends you a dog tax reminder or fine for an overdue parking payment in a flash, gangsters remain at large and gangland shootings erupt on a regular basis.»

«The deadly shooting of Derk Wiersum destroyed a common misconception here: that drug cartels only kill their own»

«”It’s about opportunities in society. They’re no different from bankers or journalists, they want to make money. If you aren’t a good football player or don’t have the brains to wrestle yourself out of that world, this is their means. It’s not just a drug problem, it’s a social problem.”»

«The Netherlands has in a sense created the perfect environment for the drugs trade to flourish.»

«Billions and billions of euros are earned on the black market. Synthetic drugs with a street value of €18.9bn (£16bn; $22bn) were produced in the Netherlands in 2017»

* * * * * * *

Nessuno si faccia illusioni. Ma proprio nessuna.

Le guerre si combattono ad armi pari, e la così detta ‘tutela del diritto’ rende sempre questa mafia vincente.

Nota.

Si sarebbe potuto fare nomi e cognomi, ma a nessuno farebbe piacere finire in un pilone di cemento armato.

*


Bbc. 2019-12-20. Is the Netherlands becoming a narco-state?

“We definitely have the characteristics of a narco-state,” confides Jan Struijs, chairman of the biggest Dutch police union.

“Sure we’re not Mexico. We don’t have 14,400 murders. But if you look at the infrastructure, the big money earned by organised crime, the parallel economy. Yes, we have a narco-state.”

His words echo in a society that has been convulsed by a murder that went far beyond the bubble of the criminal underworld.

The deadly shooting of Derk Wiersum destroyed a common misconception here: that drug cartels only kill their own. A 44-year-old father of two, he was shot dead in front of his wife outside their home in Amsterdam in September.

‘This is meant to frighten us’

Wiersum was the lawyer for a crown prosecution witness, Nabil B, who had turned supergrass in a case against two of the Netherlands’ most wanted suspects.

The shooting in broad daylight in quiet suburbia was seen as an attack on civil society, democracy and the rule of law.

“This is meant to frighten us,” warned public prosecutor Fred Westerbeke. “We must continue to use key witnesses otherwise we will get no further.”

Suddenly, the fears of a drug users’ paradise turning into a haven for drug crime and an economy undermined by it had burst into the open.

Shock at murder of Dutch lawyer in gangster case

“A few incidents over the last few years were like a sign on the wall,” explains Wouter Laumans whose bestseller, Mocro Mafia, is a story charting the rise of a new generation of criminals in Amsterdam.

“The signs were there that it could flow over from the underworld to the upper world, and now that has happened.”

Laumans lists a series of incidents as evidence of the escalating brutality:

– Two young boys killed in Kalashnikov shootout with bullets ricocheting off walls

– A mother murdered in front of her children

– A severed head outside a coffee shop

– The murder of a crown witness’s brother, Reduan B

– The murder of lawyer Derk Wiersum.

What is the ‘Mocro Mafia’?

“It’s street slang. Young Moroccans call each other ‘Mocro’,” says Laumans, who wrote the book with Marijn Schrijver.

“We came up with Mocro Mafia to encapsulate what the book was about. Now I see they’re using it in police reports. But it’s not only Moroccans. It’s about young boys growing up in areas of Amsterdam where tourists never go.

“It’s not canals, the Rijksmuseum, Van Gogh. It’s the housing estates. They don’t have the same opportunities. They are aspirational, they are looking for a career in the underworld.”

Organised crime ‘rotting society’

Even before Wiersum’s murder, a report commissioned by the mayor or Amsterdam in August described the capital as a “Valhalla for drugs criminals”.

The Netherlands wasn’t yet a narco-state but was in danger of becoming one, warned Justice Minister Ferd Grapperhaus.

Without firm intervention, he said, “you’ll get a minister standing here in dark glasses rather that someone simply giving democratic accountability”.

“We knew it was coming,” Jan Struijs told me. “Lawyers, mayors, police officers – we’ve all been threatened by organised crime. All the alarms have been sounding but the politicians have been naive. Now it’s rotting the concrete of our society.”

A few days later another Dutch lawyer, Philippe Schol, was shot in the leg in a drive-by shooting while out walking his dog near his home across the border in Germany.

One opinion poll suggested 59% of people believed the Netherlands was now a narco-state, in other words a country whose economy is dependent on the trade in illegal drugs.

It strikes me as ironic that in a bureaucratic nation that sends you a dog tax reminder or fine for an overdue parking payment in a flash, gangsters remain at large and gangland shootings erupt on a regular basis.

Arrest of the Netherlands’ most wanted

Then came a high-profile arrest in the Gulf this week.

Ridouan Taghi was detained entering Dubai on a fake ID and held under an international arrest warrant on suspicion of multiple murders and drug running.

Described by police as one of the world’s “most dangerous men”, the 41-year-old is suspected of ordering a string of “liquidations”, including the murder of Derk Wiersum.

Dutch prosecutors immediately sought his extradition, ahead of a major gangland trial in March 2020, and he was flown to the Netherlands late on Wednesday.

The “Marengo” case involves five murders and a series of attempted murders, including the brother of informant Nabil B.

Ridouan Taghi is believed to have been living in Dubai with his wife and six children.

Dutch police say his arrest followed intense international co-operation rather than a tip-off . A hundred detectives were involved and police chief Erik Akerboom said the arrest was “of great importance to the Netherlands”.

Read more from Anna: Astrid Holleeder’s story: Why I betrayed my crime boss brother

“Taghi and his henchmen pose a threat to the rule of law. It is very important for us as police… to remove threats,” he said.

The following day, six people were picked up across the Netherlands on suspicion of money laundering and possessing drugs and firearms.

While the arrest of Ridouan Taghi was a success for Dutch law enforcement, Wouter Laumans doubts it’ll deter young people from aspiring to follow in his footsteps.

“It’s about opportunities in society. They’re no different from bankers or journalists, they want to make money. If you aren’t a good football player or don’t have the brains to wrestle yourself out of that world, this is their means. It’s not just a drug problem, it’s a social problem.”

How big is the Dutch drug problem?

The Netherlands has in a sense created the perfect environment for the drugs trade to flourish.

With its extensive transport network, its lenient drug laws and penalties, and its proximity to a number of lucrative markets, it is an obvious hub for the global narcotics flow.

Renowned writer Roberto Saviano, who chronicled the organised crime world of the Naples Camorra network, believes mafia influence in Amsterdam is even worse.

“There are clans from all over the world, because the Netherlands is one of the most important transit ports. They know whoever controls the Netherlands has one of the arteries of the global drug market,” he told the Volkskrant newspaper.

Billions and billions of euros are earned on the black market. Synthetic drugs with a street value of €18.9bn (£16bn; $22bn) were produced in the Netherlands in 2017.

Soft drugs have been imported from Colombia and North Africa for 30 years. Today a significant portion of synthetic drugs – MDMA, LSD, amphetamines, GHB and crystal meth – are produced in the Netherlands. In fact the country is considered a world leader.

Police union chief Jan Struijs highlights the speed at which these drugs are transported around the globe.

“On the day Donald Trump became president, the first distinctive orange ‘Trumpies’ ecstasy tablets were found in Schiphol; 24 hours later they were on sale in Australia.

“There are a lot of Mexicans helping to produce crystal meth in the Netherlands. You see a cocaine dump in Venezuela and Suriname, you see very low prices in Amsterdam, Liverpool and Manchester. Every gram you buy goes to organised crime and to funding these drug cartels.”

Where the Netherlands fits on the drugs map

South American drug lords started by shipping to West Africa. The drugs then went north over old smuggling lines from Morocco, and young Moroccans whose parents had moved to the Netherlands still had family connections and migration routes to tap into.

That is how police allege Ridouan Taghi made his fortune. He inherited or “gained control” of a smuggling line and started moving cocaine instead of cannabis – which generated more money, and violence.

While ringleaders often operate internationally, police fear they are able to use domestic influence to control contract killers who are becoming increasingly younger.

“Police understand but don’t have the means to intervene,” shrugs Jan Struijs, “It’s not only the budget cuts. Also youth prevention teams have gone. So young people are falling under the radar. Then suddenly we see them helping with liquidations.”

But does that mean that the Netherlands has turned into a narco-state?

“We don’t have bodies dangling from bridges,” argues Wouter Laumans, “but we do have corruption in the docks, violence against lawyers, threats to journalists. It definitely has some of the characteristics of a narco-state lite.”

If it does have such an unenviable status, it manifests itself mostly below the radar.

The Dutch economy may not be dependent or defined by the drugs industry, but that industry is exerting increasing influence on society.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

ECB. Lagarde inizia a fare marcia indietro. La Green Economy non le compete. …..

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-29.

2019-12-30__Lagarde 001

Christine Lagarde a Nicolas Sarkozy: “Usami come vuoi”, lettera-zerbino della direttrice del Fmi

«”Usami per il tempo che ti serve”. Ha fatto scalpore in Francia la lettera trovata dagli investigatori il 20 marzo scorso, scritta da Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, all’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. Il Corriere della Sera definisce lo stile del manoscritto, trovato nell’abitazione parigina della Lagarde durante una perquisizione per lo scandalo Tapie-Crédit Lyonnais, “a metà strada tra Cinquanta sfumature di grigio e Fantozzi”.

La lettera è senza data, ma è stata scritta con tutta probabilità quando la Lagarde era ministro delle Finanze e Sarkozy presidente della Repubblica. Le Monde ne ha pubblicato ieri il contenuto, mostrando al mondo un’immagine molto “sottomessa” della Lagarde. Il testo, infatti, recita così:

Caro Nicolas,

molto brevemente e rispettosamente:

Sono al tuo fianco per servire te e i tuoi progetti per la Francia

Ho fatto del mio meglio e posso aver fallito, qualche volta. Te ne chiedo perdono

Non ho ambizioni politiche personali e non desidero diventare un’ambiziosa servile come molti di coloro che ti circondano: la loro lealtà è recente e talvolta poco durevole

Usami per il tempo che serve a te, alla tua azione e al tuo casting

Se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno: senza guida, rischio di essere inefficace; senza sostegno, rischio di essere poco credibile.

Con la mia immensa ammirazione, Christine L.»

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Questo è il ritratto che da di sé stessa Mrs Christine Lagarde.

Commissione Europea ed europarlamento hanno messo a capo dell’Ecb uno spaventapasseri, piantato lì nel campo.

«senza guida, rischio di essere inefficace; senza sostegno,

rischio di essere poco credibile»

Ma per fortuna di Mrs Lagarde nel consiglio dell’Ecb siede anche quel bravo uomo di Herr Weidmann, mite, mansueto, remissivo, titubante su quanti cucchiaini di zucchero mettere nella tazza del caffè, ma roccioso sui problemi bancari e valutari.

Mr Weidmann ha adottato la Lagarde. Consigliare i dubbiosi è opera di misericordia spirituale.

* * *

Una cosa sono le promesse elettorali, ma una totalmente differente le azioni intraprese una volta conseguita l’ambita carica.

Non è dato di sapere cosa e come si siano detti i governatori delle banche centrali riuniti in un meeting discreto, totalmente informale. Ma a quanto si sussurra nei corridoi ed alle macchinette del caffè  molti governatori, specie poi quelli che contano, hanno informalmente ricordato a Mrs Christine Lagarde della defenestrazione di Praga.

Mrs Lagarde è sempre stata persona ragionevole: tra l’essere cacciata giù dalla finestra del ventottesimo piano e fare marcia indietro ha optato per conservare sul collo la sua testolina impreziosita dall’opera del parrucchiere personale.

«Sono i governi, piuttosto che la Bce attraverso l’incentivo degli acquisti di bond, ad essere in prima linea sugli investimenti nella green economy: a dirlo in una lettera ad alcuni europarlamentari è la presidente della BCe Christine Lagarde»

«facendo un parziale dietrofront dopo aver suggerito in precedenza che la politica monetaria potrebbe svolgere un ruolo chiave»

«Ridurre gli incentivi agli investimenti inquinanti, e premiare invece tecnologie e modelli di business più sostenibili è in primo luogo un compito dei governi democraticamente eletti e delle autorità pubbliche»

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Orbene.

Adesso dovrebbe essere chiaro che l’Ecb non supporterà il Green Deal europeo.

Herr Timmermans è il grande perdente, e con lui l’ala liberal socialista europea. Timmermans aveva sperato di poter fare l’aedo a Mrs Lagarde, ma quella invece, da brava femminuccia, si è scelta il padrone più potente.

Ne vedremo delle belle.

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Lagarde: governi, non Bce, in prima linea su green economy

Le misure fiscali sul carbone sono lo strumento ottimale

Sono i governi, piuttosto che la Bce attraverso l’incentivo degli acquisti di bond, ad essere in prima linea sugli investimenti nella green economy: a dirlo in una lettera ad alcuni europarlamentari è la presidente della BCe Christine Lagarde, facendo un parziale dietrofront dopo aver suggerito in precedenza che la politica monetaria potrebbe svolgere un ruolo chiave.

Ridurre gli incentivi agli investimenti inquinanti, e premiare invece tecnologie e modelli di business più sostenibili”è in primo luogo un compito dei governi democraticamente eletti e delle autorità pubbliche”, scrive Lagarde. “Le misure fiscali sul carbone sono lo strumento ottimale”.

Pubblicato in: Senza categoria

Sardine. I prezzi stanno continuando a scendere.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-29.

2019-12-25__Sardine 001

Banco è  termine tecnico che indica un gruppo molto grande di pesci che nuotano assieme in modo sincrono e coordinato.


Tutte le cose ricercate ma rare presentano costi elevati ed in salita nel tempo. Nel converso, cose di buon comando e molto diffuse presentano prezzi bassi ed in discesa.

Questa ultima evenienza è il caso dei banchi di sardine.

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L’umanità è debitrice alle sardine dell’Adriatico di un grande progresso scientifico. L’eminente zoologo Umberto D’Ancona aveva lungamente studiato i banchi di sardine. Aveva constatato un consistente aumento di pesci selaci (pesci predatori) e aveva ipotizzato che ciò fosse legato alla diminuzione dell’attività di pesca causata dalla guerra navale nell’Adriatico durante il primo conflitto mondiale. Secondo l’ipotesi di D’Ancona, la pesca perturbava l’equilibrio naturale tra le specie, e la guerra, con la conseguente sospensione della pesca, aveva ristabilito un nuovo equilibrio naturale a favore dei pesci predatori.

Caso volle che il suocero di D’Ancona fosse Volterra, uno dei migliori matematici italiani dell’epoca. A lui dobbiamo il modello Lotka – Volterra che descrive in modo magnifico la situazione a regime, ossia senza interferenze. Ma avendo in mano un modello descrittivo – predittivo, resta molto facile stabilire il tempo migliore per la pesca e determinarne la quantità in modo tale da non esaurire le riserve, ossia i banchi residui, riducendo in modo consistente i tempi di ricerca e di pesca effettiva.

Da quel momento la pesca delle sardine divenne molto conveniente, perché fatta a costi ridotti, senza inutili risparmi oppure depredamenti devastanti.

La sardina fece il suo ingresso trionfale sulle tavole italiane ed, inscatolata, su quelle europee.

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Le sardine – quelle vere, diffidare dalle imitazioni – stanno presentando prezzi in continuo calo, anche per il raffinamento delle tecniche eco e radar di identificazione dei banchi: i pescherecci ci vanno sopra con una precisione quasi millimetrica, se i pescatori siano muniti della apposita strumentazione e siano anche ben addestrati nel suo funzionamento.

Ma la caduta dei prezzi è tale che i margini stanno diventando risicati: le sardine portano sempre dei triboli.

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2019-12-25__Sardine 002

Le sardine, quelle vere: i prezzi scendono ancora

E’ stato il primo pesce ad essere messo in scatola. Si narra su ordine di Napoleone, che ne andava matto. Chissà se la notorietà politica delle cosiddette sardine nelle piazze italiane riuscirà a rialzare anche i prezzi sul mercato di Chioggia, il principale in Italia per questa specie di pesce. Le quotazioni, infatti, sono in calo ormai da anni. I dati dell’Istat non vanno oltre il 2016, ma rendono l’idea sulle sorti di questo piccolo pesce osseo marino della famiglia dei Clupeidae: in questo anno le sardine hanno rappresentato il 15,3 % di tutto il pesce pescato in Italia come quantità. Ma la quota di fatturato sul totale non è andata oltre il 2,5%. Del resto, la sardina è un pesce povero che si pesca con facilità e in grandi quantità.

La politica e il mercato ittico

Le ricerche su Google della parola “sardine” si sono impennate, ma la colpa è solo del movimento politico che sta riempendo le piazze italiane. Però, è l’occasione giusta per chiedersi quanto vale il secondo pesce più pescato in Italia. E non è la prima volta che la politica si rivolge al mondo del mare e dei pesci. Dalla “balena bianca”, l’appellativo con cui veniva chiamata la Dc, al Trota, il soprannome di Renzo Bossi, il figlio del Senatùr. E le sardine? Sono state prese in prestito dai manifestanti anti Salvini a partire dal 14 novembre. Gli organizzatori volevano dimostrare che a Bologna un gruppo di persone senza nessuna organizzazione alle spalle poteva diventare più numeroso di quello richiamato da Salvini. Insomma, volevano una piazza nella quale stare stretti come sardine. Dopo varie manifestazioni in tutta Italia le sardine sono pronte ad arrivare a Roma con la manifestazione del 14 dicembre.

Il consumo pro capite di sardine

L’ultimo rapporto sulla pesca in Europa della Commissione europea è del 2018, ma presenta i dati del 2016. Qui possiamo trovare il consumo pro capite nei Paesi Ue di prodotti ittici: 24,33 kg, in aumento del 3%, cioè di 763 grammi, rispetto al 2015. Gli aumenti più significativi hanno coinvolto l’aringa (+299 grammi) e le sardine (+157 grammi), oltre al tonnetto striato (+95 grammi). La sardina viene consumata fresca su quasi tutte le coste italiane, con particolare concentrazione nel Veneto, in Sicilia e in Liguria. Alcuni piatti a base di questo pesce sono molto famosi e tipici della cucina italiana tradizionale, come la pasta con le sarde, le sarde a beccafico e le sarde in saor. La sardina è molto utilizzata anche sotto forma di inscatolato, sia sott’olio che – in misura minore – marinata e sotto sale.

Il consumo pro capite

Nel 2016 sono state pescate 28.789 sardine nei mari italiani. I pescatori italiani hanno fatto meglio solo con le acciughe: ne hanno prese 37.968, come si vede nel grafico in alto. Descrive i primi 10 pesci pescati nei mari italiani con la quantità catturata per ogni specie sul totale. Vengono pescate soprattutto nell’Adriatico, in particolare nell’Alto: vengono da qui 18.654 delle 28.789  sardine catturate in Italia. La grandissima parte delle sardine viene catturata con il sistema di pesca comunemente chiamato “volante”, in cui la rete viene trainata da due imbarcazioni accoppiate. Dalla rete da traino pelagica – che, al contrario della rete a strascico, opera lontano dai fondali – derivano la maggior parte delle catture.

I dolori della sardina

La sardina – come fa notare un rapporto dedicato a questa specie da Unioncamere e Ministero delle politiche agricole – è probabilmente la specie ittica con il prezzo più basso tra quelle pescate in Italia. “La pesca della sardina però è considerata dai pescatori dell’Adriatico – soprattutto delle zone centrali e meridionali – un’attività relativamente secondaria, svolta quando i prezzi tendono ad aumentare e quando vi è un aumento della domanda per l’esportazione. Di conseguenza, i rendimenti risultano in calo”, si legge nel rapporto. Lo stesso report, realizzato con dati che arrivano all’ottobre 2017, richiama la necessità di “elaborare specifiche strategie commerciali per incrementarne la quotazione e rivalutare i numerosi titoli di merito che la sardina ha acquisito sotto l’aspetto qualitativo e nutrizionale”.

Pubblicato in: Cina, Stati Uniti, Unione Europea

Cina. Da gennaio taglia i dazi su 850 prodotti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-29.

2019-12-24__Cina 001

In effetti, si restava molto perplessi a sentire i cinesi lamentarsi dei dazi americani, quando poi avevano messo dazi a due cifre percentuali sulle merci occidentali.

A tutte le manfrine dovrebbe esserci un limite, e quello del ridicolo dovrebbe essere evitato come la peste nera.

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«Dal 1 gennaio 2020 la Cina ha annunciato il taglio delle tariffe sull’importazione di oltre 850 prodotti, dalla carne di maiale congelata ad alcuni tipi di semi-conduttori»

«Ad annunciarlo la Commissione per le Tariffe Doganali del Consiglio di Stato, il governo cinese»

«La mossa giunge mentre la Cina sta ultimando i dettagli dell’intesa raggiunta con gli Stati Uniti sulla fase uno della disputa tariffaria anche se non appare direttamente collegata ad essa e gli Usa non vengono menzionati nel comunicato, e mentre si registrano progressi per un accordo di libero scambio con Giappone e Corea del Sud»

«Next year, China will implement temporary import tariffs, which are lower than the most-favored-nation tariffs, on more than 850 products, the finance ministry said on Monday. That compared with 706 products that were taxed at temporary rates in 2019»

«The tariff changes were made to “increase imports of products facing a relative domestic shortage, or foreign specialty goods for everyday consumption»

«China and the United States cooled their drawn-out trade war earlier this month, announcing a Phase 1 agreement that would reduce some U.S. tariffs in exchange for more Chinese purchases of American farm products and other goods»

«The finance ministry said the tariff rate for frozen pork will be cut to 8% from the most-favored-nation duty of 12%, as China copes to plug a huge supply gap after a severe pig disease decimated its hog herd»

«China brought in 229,707 tonnes of pork in November, up more than 150% from the previous year. Pork imports CNC-PORK-IMP for the first 11 months of the year stood at 1.733 million tonnes, up 58% from a year earlier»

«China will also lower temporary import tariffs for ferroniobium – used as an additive to high strength low alloy steel and stainless steel for oil and gas pipelines, cars and trucks – from 1% to zero in 2020 to support its high-tech development. The country brought in 35,909 tonnes of ferroniobium in 2018 and 37,818 tonnes for the first 10 months of this year»

«U.S. Trade Representative Robert Lighthizer said China had agreed to buy $200 billion worth of additional U.S. goods and services over the next two years as part of the Phase 1 trade pact to be signed in early January. If the purchases are made, they would represent a huge jump in U.S. exports to China»

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Una considerazione finale.

Se, come potrebbe sembrare, Usa e Cina iniziassero a trovare accordi soddisfacenti per ambedue, si raffredderebbero molte delle attuai tensioni sui mercati.

Ma alla fine emergerebbe che, in ogni caso, il vero perdente sarebbe l’Unione Europea.

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China to lower import tariffs on frozen pork, avocados from January 1

BEIJING (Reuters) – China will lower tariffs on products ranging from frozen pork and avocado to some types of semiconductors next year as Beijing looks to boost imports amid a slowing economy and a trade war with the United States.

Next year, China will implement temporary import tariffs, which are lower than the most-favored-nation tariffs, on more than 850 products, the finance ministry said on Monday. That compared with 706 products that were taxed at temporary rates in 2019.

The tariff changes were made to “increase imports of products facing a relative domestic shortage, or foreign specialty goods for everyday consumption,” the ministry said in a statement on its website.

China and the United States cooled their drawn-out trade war earlier this month, announcing a Phase 1 agreement that would reduce some U.S. tariffs in exchange for more Chinese purchases of American farm products and other goods.

The finance ministry said the tariff rate for frozen pork will be cut to 8% from the most-favored-nation duty of 12%, as China copes to plug a huge supply gap after a severe pig disease decimated its hog herd.

An outbreak of African swine fever that started in August last year has nearly halved China’s pig herd, official data showed, sending pork prices soaring to record levels.

Beijing has issued a series of measures to boost pig production, while increasing imports of various meats to meet domestic demand.

China brought in 229,707 tonnes of pork in November, up more than 150% from the previous year. Pork imports CNC-PORK-IMP for the first 11 months of the year stood at 1.733 million tonnes, up 58% from a year earlier.

China will also lower temporary import tariffs for ferroniobium – used as an additive to high strength low alloy steel and stainless steel for oil and gas pipelines, cars and trucks – from 1% to zero in 2020 to support its high-tech development.

The country brought in 35,909 tonnes of ferroniobium in 2018 and 37,818 tonnes for the first 10 months of this year.

The tariff rate for frozen avocado was cut to 7% from the most-favored-nation duty of 30%, the ministry said.

China’s economy is expanding at its weakest rate in nearly 30 years and could face more downward pressure next year, but the government has vowed to keep growth within a reasonable range in 2020 and keep policies forward-looking and effective.

U.S. Trade Representative Robert Lighthizer said China had agreed to buy $200 billion worth of additional U.S. goods and services over the next two years as part of the Phase 1 trade pact to be signed in early January. If the purchases are made, they would represent a huge jump in U.S. exports to China.

Beijing has said the increased purchases are in line with the growing need of the Chinese people, as the country opens its markets further to global trade.

Tariffs for some asthma and diabetes medications will be set at zero, the ministry said, while duties on some wood and paper products will be lowered too.

Import tariffs on multi-component semiconductors will be cut to zero.

China will also further lower most-favored-nation import tariffs on some information technology products from July 1, the ministry said.

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Dazi, la Cina taglia le tariffe sull’importazione di oltre 850 prodotti da gennaio

Tra i prodotti per cui è prevista una riduzione compaiono la carne di maiale, gli avocado congelati. Le tariffe saranno, invece, azzerate, per i farmaci anti-asma e per le materie prime dei farmaci anti-diabete.

Dal 1 gennaio 2020 la Cina ha annunciato il taglio delle tariffe sull’importazione di oltre 850 prodotti, dalla carne di maiale congelata ad alcuni tipi di semi-conduttori. Ad annunciarlo la Commissione per le Tariffe Doganali del Consiglio di Stato, il governo cinese. La mossa giunge mentre la Cina sta ultimando i dettagli dell’intesa raggiunta con gli Stati Uniti sulla fase uno della disputa tariffaria anche se non appare direttamente collegata ad essa e gli Usa non vengono menzionati nel comunicato, e mentre si registrano progressi per un accordo di libero scambio con Giappone e Corea del Sud. La decisione di ridurre le tariffe, spiega la nota diffusa dall’agenzia Xinhua, è quello di «espandere le importazioni, promuovere il coordinato sviluppo di commercio e investimenti, avanzare lo sviluppo di alta qualità della costruzione congiunta dell’iniziativa Belt and Road», la Nuova Via della Seta, lanciata nel 2013 dal presidente cinese, Xi Jinping. 

Tra i prodotti per cui è prevista una riduzione delle tariffe compaiono la carne di maiale congelata – all’8%, una mossa che pare diretta a contrastare il forte rincaro dei prezzi dopo l’epidemia di peste suina africana che ha decimato allevamenti in tutta la Cina – gli avocado congelati (al 7%) e il succo d’arancia non congelato. Le tariffe saranno, invece, azzerate, per i farmaci anti-asma e per le materie prime dei farmaci anti-diabete, così come per alcuni semi-conduttori. La mossa prevede anche la riduzione delle tariffe su 176 prodotti tecnologici importati a partire dal 1 luglio 2020, e un abbassamento delle tariffe sui prodotti in legno e carta a partire dall’inizio del prossimo anno.