Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Terrorismo Islamico, Unione Europea

Germania. Chiusa l’Autostrada A93 a Kiefersfelden. Auto con esplosivi e detonatori.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-30.

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«La Germania è una nazione molto vasta e dalle tante personalità.

Nella preparazione del vostro viaggio potrete scegliere fra la romantica Baviera dei castelli e dei pittoreschi villaggi oppure la zona dell’est come la Turingia, culla delle arti e la Sassonia, dalle meravigliose città d’arte.

O ancora potrete visitare la selvaggia e fredda zona del nord affacciata sul Mar Baltico e la bucolica Germania dell’ovest fra case a graticcio, foreste e vigneti.»

Così recita il depliant turistico patrocinato dalla Autorità tedesche.

Nella sezione “Come arrivare” non è menzionata la strada balcanica né le autostrade.

Così tre simpaticissimi africani della Costa d’Avorio, unitamente ad un polacco di noti sentimenti eurofili, sono stati fermati nei pressi di Kiefersfelden nel corso di un “controllo di routine“. Avevano a bordo esplosivi, tubi metallici quali scafi di bombe, una grande quantità di polvere da sparo, inneschi, detonatori, cavi elettrici e cellulari da usarsi come telecomandi.

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Da un po’ di tempo vivere nella “bucolica Germania” sta diventando difficile.

Alla faccia del Trattato di Schengen, attivisti di Alternative für Deutschland travestiti da poliziotti, e con macchine evidentemente rubate alla polizia, fermano proditoriamente le automobili sulle quali viaggiano i migranti che hanno utilizzato i fondi loro distribuiti da Frau Merkel per procurarsi dei materiali esplosivi.

Explosive-like substances found in car at Austrian border
epa05563147 Police vehicles block a check point at the border to Austria near Kiefersfelden, Germany, 30 September 2016. Late on 29 September explosive-like substances were found in a car on highway A93, provoking a large-scale police operation. Four people with suspicious cargo were discovered during an entry check at the border-crossing near Kiefersfelden. EPA/JOSEF REISNER

Quanto sia vasta la rete degli attivisti di Alternative für Deutschland è stato constatato dal fatto che immediatamente è stata chiusa tutta l’autostrada e la zona si è riempita di poliziotti, forze speciali, artificieri e militari in assetto da battaglia.

Tutti, ça va sans dire, nazisti, razzisti, xenofobi, integralisti cristiani, negazionisti, e, colmo dei colmi, persino omofobi ed antifemministi.

Si rimane in attesa delle prese di posizioni.

Le associazioni per i diritti dell’uomo, gente benemerita, protesteranno con veemenza al fermo di quei poveri rifugiati in cerca solo di una patria tranquilla da islamizzare. E poi, di quale libera circolazione si parla se la Germania è diventata un enorme posto di blocco? Per fortuna, i migranti non portavano con loro una foca monaca: solo quanto era sufficiente a ridurre ancora un pochino la popolazione tedesca.

Ci si aspettano anche le irruente lamentele delle femministe mondiali e tedesche. Nessuna femmina tra gli occupanti dell’automobile! Reclameranno quote rose per mansioni di simile impegno umanitario.

I socialdemocratici piangeranno sul clima da colpo di stato causato dalla estrema destra (qui dovrebbe scattare la subroutine nazista, etc. etc).

Frau Merkel interverrà piangendo alla televisione, lamentandosi come gli estremisti di destra conculchino lo spirito di iniziativa dei miserrimi migranti, lodandone invece le capacità imprenditoriali nel patrocinare investimenti produttivi con i contributi federali loro giustamente erogati.

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Perché non portavano con loro

una bomba al neutrone?

Perché Frau Merkel da loro

un sussidio troppo scarno.

Il Bundestag dovrà provvedere ad innalzarlo.

Taluni hanno anche proposto che i migranti abbiano libero accesso, e possano così rifornirsi, alle polveriere della Bundeswehr.  

È diritto inalienabile dei migranti far saltare per aria i tedeschi. 

Nota.

È stato proposto di innalzare una moschea commemorativa a Kiefersfelden.


Bbc. 2016-09-30. Germany closes motorway in bomb scare near Austria

German police closed a motorway at the Austrian border overnight after stopping a car carrying suspected bomb-making materials.

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During a routine check at the Kiefersfelden border crossing, police found “explosive-like” materials in a Polish-registered car. The discovery triggered a major security operation.

The police detained the Polish driver and his three African passengers, from Ivory Coast and Guinea.

The A93 motorway was later reopened.

Three pipes were found in the car which police suspect were intended for pipe bombs. They also found a large amount of gunpowder in the car, as well as connecting wires and several mobile phones.

The Polish driver’s intentions remain a mystery. He is suspected of trafficking the Africans into Germany illegally.

German police have stepped up checks on vehicles entering from Austria since last year’s unexpected influx of 1.1 million migrants and refugees.

The security forces raised the alert level after a number of gun, bomb and machete attacks in Germany during the summer, including a mass shooting in Munich.

 

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Pubblicato in: Geopolitica America del Nord

Canada approva gasdotto Hudson’s Hope – Lelu Island. Ecologisti inferociti.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-30.

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«Canada has given Malaysia’s oil giant Petronas the green light to build a liquefied natural gas pipeline along its Pacific Northwest coast, imposing tough environmental protection requirements amid massive protests»

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«Canada’s Liberal government gave the go-ahead to the Petronas deal worth Can$36 billion ($27 billion, 24 billion euros), which includes a pipeline and two terminals to ship liquefied natural gas (LNG) to Asia»

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Questa notizia suggerisce alcune considerazioni.

  1. La devoluzione del socialismo ideologico internazionale ha privato gli ecologisti del retroterra politico ed economico che per decenni ha determinato il loro spadroneggiamento su ogni iniziativa ad esso contraria. In ogni caso comunque, ne ha ridotto in modo consistente le tangenti pretese.

  2. Non potendo convogliare il proprio gas naturale attraverso una direttrice nord – sud, causa il veto dell’Amministrazione Obama, i canadesi hanno optato per il gasdotto Hudson’s Hope → Lelu Island, ove saranno costruiti due impianti di liquefazione (LNG).

  3. L’intero progetto avrà un costo stimato di 36 miliardi di dollari canadesi, circa 24 miliardi di euro. Questa cifra rende l’idea del fatturato e del guadagno legato al transito del gas in questo gasdotto ed indirettamente dei ritorni economici di tutto il Canada.

  4. Del tutto sequenziale la strenua opposizione dei nativi locali, quattro gatti in croce, appoggiati dai soliti noti dei dimostranti professionisti. Che dell’ecologia se ne fanno un baffo: volevano solo una tangente troppo alta per poter essere pagata. Adesso hanno dovuto abbassare in modo consistente le loro pretese, ringraziando anche il cielo che Mr Trudeau e la Petronas sono stati fin troppo comprensivi. È una dei tanti segni che i tempi stanno mutando velocemente.

  5. Altrettanto significativo è l’appalto dato proprio alla Petronas. Per ignoranza e trascuratezza, l’Occidente continua a considerare i paese del sud – est asiatico dei pezzenti. Ciò non è più vero da un pezzo. Petronas fattura 79.25 miliardi Usd con un utile netto di oltre 25 miliardi. Per confronto, l’Eni fattura 90.984 miliardi con un utile netto di 8.783 miliardi di euro. La differenza di utile netto ottenuto è stridente: nulla da stupirsi se Petronas ha vinto la gara. È più efficiente. Ed ha anche un Governo alle spalle, non un oneroso collettore di tangenti.

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L’Occidente e gli Occidentali stentano fortemente a comprendere come i tempi scorrano velocemente e gli equilibri stiano cambiando a loro sfavore. In particolare, hanno difficoltà a capire che le loro imprese non sono più competitive su di un mercato ove la tassazione media è inferiore al 10%.

Una cosa è la realtà dei fatti ed un’altra il ragionare con archetipi mentali vetusti, da nobili decaduti.

È molto difficile dire se l’Occidente sia o meno ancora in tempo per riequilibrare la situazione, ma tutti questi elementi renderebbero il giudizio molto scettico.


Deutsche Welle. 2016-09-28. Canada approves controversial Petronas gas project

Canada has given Malaysia’s oil giant Petronas the green light to build a liquefied natural gas pipeline along its Pacific Northwest coast, imposing tough environmental protection requirements amid massive protests.

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Canada’s Liberal government gave the go-ahead to the Petronas deal worth Can$36 billion ($27 billion, 24 billion euros), which includes a pipeline and two terminals to ship liquefied natural gas (LNG) to Asia.

The government attached about 190 conditions – most of them to protect the environement – on its first decision on a major energy project since a pro-environment campaign swept Prime Minister Justin Trudeau to power last year. 

Environement Minister Catherine McKenna described the project as an “important opportunity to grow our economy,” and said it would re-build trust the country’s environmental assessment process.

“As the prime minister has emphasized, the only way to get resources to market in the 21st century is if it is done sustainably and responsibly. Today’s announcement reflects this commitment,” she added.     

Public resistance

Prime Minister Justin Trudeau has repeatedly said that the economy and environment should be pursued in parallel, without sacrificing one for the other. But Canadian environmental groups worry the pollution created will worsen global warming and destroy nature.

“How can Prime Minister Trudeau claim to be a climate leader on the international stage, while approving this new project that will become the single largest source of climate pollution in the country,” said Karen Mahon, national director of Stand. This government cannot make decisions like this while honoring their promises on climate change.”

Also Canada’s First Nations indigenous people are concerned about potential sullying of fishing waters. The deal means heavy LNG traffic through a maze of islands where salmon is a vital resource. “

“We will state our adamant opposition to this. The next step for us is litigation,” John Ridsdale, a hereditary leader with the Wet’suwet’en, known as Chief Na’Moks, told the news agency Bloomberg.

The two gas terminals – planned to be built on Lelu Island, near Prince Rupert on the Pacific coast – will have a combined capacity of 12 million tons per year, with the possibility of adding a third down the road.

The pipeline built by the operator TransCanada must cross 900 kilometers of British Columbia between Hudson’s Hope and ending at Lelu Island. The pipeline deal comes after Petronas in late 2012 acquired Canada’s Progress Energy Resources gas producer for $5.2 billion.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Dalla Francia de-Hollandizzata una proposta decente per l’Unione Europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-30.

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Se non avesse avuto questo programma forse sarebbe ancora in sella. Come disse Fouché. È peggio di un crimine: è un errore.


Il tempo scorre veloce, time goes running. In Europa sono cambiati gli equilibri, preludio al mutamento dei rapporti di forza. Equilibrio e forza sono due concetti differenti, per quanto complementari. Facilmente comprensibile il secondo, perché misurabile in termini numerici – risultati elettorali, per esempio – meno intuitivo il primo, essendo sostanzialmente un trend, lo spostamento di un bilancio.

La devoluzione del socialismo ideologico inizia a farsi sentire, nell’attesa che si manifesti in tutta la sua portata.

Tutta l’Unione Europea è immobilizzata, arenata come una balena spiaggiata.

L’attuale dirigenza che ancora conta istituzionalmente: Juncker, Schulz, Hollande e Merkel sono tuttora legalmente in carica ma sono politicamente azzerati. Non sono nemmeno lame-duck: non sono più nemmeno anatroccoli.

Tutte le decisioni importanti sono rimandate al 2017, anno in cui saranno scomparsi di scena, e con loro Mr Obama.

Fossero persone con un minimo brandello di onestà, si sarebbero già dimessi: ma sarebbe come chiedere a Barabba di rendere il maltolto.

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Nulla da stupirsi quindi dell’apparente manfrina cui si assiste attorno alla gestione del Brexit.

Se è vero che il Regno Unito ha votato di uscire dall’Unione Europea, è anche vero che ne è stato obbligato dall’atteggiamento rigido di Mr Juncker ed Herr Schulz, spalleggiati da altri due irriducibili ideologi: Mr Hollande e Frau Merkel.

Un politico dovrebbe per definizione cercare di aggregare persone ed ambienti tramite accordi ragionevoli ampiamente condivisi: non compromessi, ma accordi. Il politico può imporsi soltanto usando la fora, politica, economica oppure militare che sia: ma quel quartetto non ha forza alcuna perché è mentalmente sclerotico: non ha nemmeno saputo utilizzare il fatto che gli altri li lasciavano governare.

Questa banda dei quattro, con Frau Merkel al posto di Jiang Qing, era, ed è ancora, talmente superba da aver ritenuto di poter imporre al Regno Unito la propria Weltanschauung ed il proprio imperio. La propria dittatura.

Culturalmente quanto mai scarni, ben poco conoscevano gli inglesi. Gente tosta.

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Non stupisce quindi che un candidato alla Presidenza francese, Mr Sarkozy abbia lanciato un’interessante ipotesi di lavoro.

«French presidential candidate Nicolas Sarkozy said on Tuesday he would offer Britain a chance to reverse its Brexit vote by negotiating a new treaty for the European Union with Germany, if he wins presidency in 2017»

*

«Sarkozy said the new treaty would focus on reforming the Schengen passport-free zone, restricting the European Commission’s prerogatives to a dozen, integrating the eurozone further and halting membership talks with Turkey»

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«But this time not on the old Europe, on the new Europe. Do you want to stay? If yes, so much the better. Because I can’t accept to lose Europe’s second-largest economy while we are negotiating with Turkey over its EU membership»

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Due i grandi punti di forza, a nostro parere molto ragionevoli, anche se da discutere a fonfo.

«restricting the European Commission’s prerogatives»

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«integrating the eurozone»

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In parole poverissime e riduttive: no ad un’Unione Europea politica, specie poi sotto Juncker e Schulz, sì invece ad un miglioramento strutturale dell’Eurozona.

Esattamente quanto detto giorno or sono dal Governatore Draghi alla Commissione del Parlamento Europeo. Quindi, tutto rimandato al 2017.

Ecb. Draghi. Audizione di fuoco alla Commissione parlamentare europea. 2016-09-27

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È vero che la Germania ha preso rapidamente le distanze dal piano Sarkozy.

«France and Germany distanced themselves on Wednesday from a suggestion by French presidential candidate Nicolas Sarkozy that he could reverse Brexit if elected next year by negotiating a new European Union treaty more acceptable to Britain»

Ma è anche vero che l’anno prossimo Frau Merkel dovrebbe uscire di scena.

Nota.

Reuters, i cui giornalisti adorano Lenin come gli ittiti adoravano il sole, riporta l’articolo non nel frame dedicato alla Francia, bensì in quello dedicato alla Germania.

 


Reuters. 2016-09-27. Sarkozy would offer UK new EU treaty if he wins French presidency: FT

French presidential candidate Nicolas Sarkozy said on Tuesday he would offer Britain a chance to reverse its Brexit vote by negotiating a new treaty for the European Union with Germany, if he wins presidency in 2017, the Financial Times reported.

Sarkozy said the new treaty would focus on reforming the Schengen passport-free zone, restricting the European Commission’s prerogatives to a dozen, integrating the eurozone further and halting membership talks with Turkey, according to FT. (on.ft.com/2cAUKC1)

Sarkozy said if he is elected he would fly to Britain with a draft of new EU treaty the day after the second ballot of the presidential election to secure the support of German Chancellor Angela Merkel.

“I would tell the British, you’ve gone out, but we have a new treaty on the table so you have an opportunity to vote again,” the former French president said to business leaders in Paris.

“But this time not on the old Europe, on the new Europe. Do you want to stay? If yes, so much the better. Because I can’t accept to lose Europe’s second-largest economy while we are negotiating with Turkey over its EU membership. And if it’s no, then it’s a real no. You’re in or you’re out.”

Britain voted to leave the EU on June 23 and new Prime Minister Theresa May has so far repeated that the formal divorce notification will not be sent before the end of the year. Some aides have suggested her plan is to invoke Article 50 early in 2017. [nL8N1BZ3IT]

After the shock referendum, Sarkozy, member of France’s conservative Les Republicains party, had said that he wants a new EU treaty and the suspension of Turkey’s EU accession negotiations. [nL8N19G41X]

Sarkozy announced his candidacy for the April 2017 French presidential election in August, hoping to return as France’s head of state after being unseated in 2012 by the now deeply unpopular Francois Hollande. [nL8N1B335Y]

Pubblicato in: Geopolitica Militare, Geopolitica Mondiale, Senza categoria

Svezia. Un grido di allarme: WW3 probabile entro pochi anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-30.

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«It is unusual for a serving senior military figure, much less the professional head of an Army to speak out on such political matters in Europe. Yet these comments are not just the General’s opinion, he added, remarking his senior colleagues all held the same thoughts. He said: “this is a serious position shared by most. This is a completely different situation to the one we had ten years ago.

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“There is now a much stronger focus on national defence… it is about preparing for the worst”.»

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«the chief of the Swedish army General Anders Brännström told men under his command they could expect to be fighting a war in Europe against skilled opponents “within a few years”.»

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«Sensationally, he suggested a Third World War was just round the corner»

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Il tema sarebbe troppo ampio per una trattazione in un post: di conseguenza ne valuteremo soltanto alcuni aspetti.

Il governo della Svezia è in carica dal 3 ottobre 2014, presieduto dal primo ministro Stefan Löfven: è un esecutivo di coalizione tra il Partito Socialdemocratico e i Verdi, che tuttavia non possiede la maggioranza al Riksdag.

Il Parlamento, il Riksdag, è composto da 349 membri, eletti a suffragio universale con il sistema proporzionale per la durata di quattro anni. 310 seggi sono assegnati in 29 collegi plurinominali, i restanti 39 sono distribuiti tra i partiti. Per entrare in Parlamento, ogni partito deve ottenere almeno il 4% dei suffragi. La elezione si deve svolgere la seconda domenica di settembre.

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«La Svezia ha annunciato il ripristino del servizio militare obbligatorio a partire dal 2018, otto anni dopo la sua soppressione. Ad essere chiamati alle armi saranno tutti i giovani nati dopo il 1999»

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Gli eserciti sono un connubio di armamenti e volontà operativa.

Due caratteristiche nelle quali gli europei sono fortemente carenti.

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Dopo oltre settanta anni di pace, gli europei stentano fatica a comprendere che questa la si difende e tutela solo con forze armate sempre efficienti ed adeguate agli scopi, anche quelli peggiori.

Questo clima culturale ricorda molto da vicino, cambiati solo alcuni termini, quello degli inizi del novecento, quando i quaranta anni di pace seguiti alla guerra franco-prussiana del 1870 avevano falsamente indotto alla conclusione che la pace sarebbe stata eterna. La prima e poi la seconda guerra mondiale distrussero tragicamente simili illusioni.

Oltre all’utopia della pace eterna, l’Occidente è anche pervaso dalla inconscia sicumera che gli armamenti atomici preservino dalle guerre tradizionali. Idea questa del tutto scazontica: una guerra atomica è ovviamente possibile, ma nei fatti sembrerebbe essere del tutto improbabile.

Il nodo centrale è insito in questa domanda:

«Gli Stati Uniti sarebbero davvero consenzienti a farsi distruggere da un attacco atomico solo per difendere l’Europa da una guerra tradizionale?»

La risposta più verosimile sarebbe quella del “no”.

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Collateralmente, si noti come l’Occidente sia abbacinato dall’uso di tecnologie sofisticate. Eppure tutti i recenti conflitti avrebbero dovuto dimostrare che la supremazia tecnologia non costituisce sinonimo di vittoria: si pensi soltanto alla guerra in Vietnam. Vince chi abbia la maggiore volontà di vittoria.

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I paesi dell’Unione Europea hanno eserciti minimali, del tutto inidonei ad operare sull’intero scacchiere.

La Germania è di carta pesta. Lo afferma il Bundestag. 2016-09-22

Se questa è la situazione dell’esercito tedesco, quella dell’esercito russo è di ben altro tipo.

Russia. Costituito un nuovo corpo d’armata.

È difficile pensare che i russi stiano investendo cifre colossali nelle forze armate soltanto per farle sfilare sulla Piazza Rossa.

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Non solo.

Tutti i paesi membri della Nato hanno aperto gli organici alle femmine: ufficialmente in nome del femminismo imperante, in pratica perché non riescono a coprire nemmeno organici ridotti. D’altra parte, le leve sono state abolite e la denatalità riduce la fascia dei giovani adulti. Nessuno si fiderebbe a reclutare gli immigrati.

Il primo risultato è una significativa diminuzione delle performance fisiche dei soldati Nato. Senza prestanza fisica sul campo si è destinati a morte sicura.

Marines. 85.7% delle femmine fallisce i test bellici. Reazione russa.

Non ci si stupisca della cosa: la differenza tra maschio e femmina è ben evidenziata dalle Olimpiadi, che dividono le gare in maschili e femminili, avendo queste ultime prestazioni atletiche di portata inferiore. Piaccia o meno.

Ma sul campo di battaglia vince proprio chi abbia la capacità fisica più potente ed addestrata.

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Si faccia molta attenzione.

I paesi moderni sono inoltre molto vulnerabili: molto di più di quanto si possa immaginare.

Portiamo un solo esempio.

«Il black-out del sistema elettrico italiano nella domenica del 28 settembre 2003 è stato il più importante black out della rete elettrica italiana. Ha avuto inizio alle 3:30 del 28 settembre 2003 e ha lasciato al buio per diverse ore l’intero territorio italiano, con l’eccezione della Sardegna e delle isole minori.

L’incidente fu dovuto ad una serie di eventi scatenati dalla caduta di un albero finito su un traliccio della linea svizzera ad altissima tensione Lavorgo-Mettlen alle ore 03:01 e dall’allungamento dei conduttori per dilatazione termica causata da correnti elevate: la linea si aprì in protezione e non risultò possibile reinserirla. Il carico si redistribuì automaticamente sulle altre linee, che a loro volta andarono oltre i limiti di sicurezza e si aprirono.

In quel momento, l’Italia stava importando dall’estero il 25% del carico totale.

Alle 3:11 gli operatori svizzeri ETRANS chiesero agli italiani di rientrare nei carichi contrattualizzati, rimuovendo i circa 300 MW di sovraconsumo. L’operazione venne eseguita dal gestore della rete italiana GRTN alle 3:21, ma sarebbero serviti almeno altri 2000 MW di disponibilità per rientrare nei limiti di sicurezza.

A partire dalle 3:25, tutte le linee ad alta portata Svizzera-Italia si aprirono in successione, alcune per sovraccarico, altre per scarica a terra. Il transito proveniente dall’Europa venne ripartito pertanto sulle linee di collegamento con la Francia, che però anch’esse a loro volta andarono in sovraccarico e si aprirono.

In seguito a questo calo della potenza disponibile, nel sistema elettrico italiano iniziarono forti instabilità di tensione, seguite da progressiva perdita di passo: la frequenza nominale di rete di 50 Hz prese a scendere, attivando le diverse protezioni previste dal Piano Difesa del GRTN» [Fonte]

Immaginiamoci ora cosa accadrebbe se una salva di missili da crociera interrompesse in una decina di punti differenti le tre dorsali italiane.

Per almeno dieci giorni l’Italia resterebbe completamente senza corrente elettrica.

Immaginiamoci il panico ed il chaos, la immensa disorganizzazione che ne deriverebbe.

Ma in dieci giorni i carri armati russi sarebbero già arrivati a Lisbona, e gli equipaggi avrebbero anche avuto il tempo di farsi una doccietta e relativa pisaggia.


Asca. 2016-09-28. La Svezia ci ripensa, dal 2018 torna la leva obbligatoria

Stoccolma, 28 set. (askanews) – La Svezia ha annunciato il ripristino del servizio militare obbligatorio a partire dal 2018, otto anni dopo la sua soppressione. Ad essere chiamati alle armi saranno tutti i giovani nati dopo il 1999. La decisione dovrà essere approvata in Parlamento ma il via libera dell’Assemblea è certo: l’annuncio è infatti giunto al termine di un accordo tra il governo di sinistra e l’opposizione di centro-destra. La soppressione del servizio militare obbligatorio, nel 2010, ha creato non pochi problemi al processo di reclutamento nelle forze armate svedesi, in un momento in cui il Paese ha tentato di rafforzare le proprie capacità difensive. Secondo le stime ufficiali, circa 4.000 giovani svedesi dovrebbero essere chiamati ogni anno alle armi. “Spero che riusciremo a trovare un percorso per un metodo di reclutamento più stabile, robusto e funzionale”, ha detto in conferenza stampa il ministro della Difesa, Peter Hultqvist. La Svezia non è membro della Nato ma ha sottoscritto il Partenariato per la pace, programma lanciato nel 1994 per sviluppare la cooperazione militare tra l’Alleanza atlantica e i Paesi non membri.


Breitbar. 2016-06-26. Sweden’s Army Chief Warns Of World War 3 Inside Europe ‘Within a Few Years’

Sweden, which has not officially been at war in over 200 years, will soon be pulled into a European conflict according to an internal army document sent to soldiers and civil servants ahead of army manoeuvres next week.

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Citing the situation in Sweden, the recent decisions of domestic politicians, and global instability, the chief of the Swedish army General Anders Brännström told men under his command they could expect to be fighting a war in Europe against skilled opponents “within a few years”.

As well as soldiers, the booklet containing his stark warning has also been given to civil servants, politicians, and guests of next week’s annual manoeuvres and military demonstrations and exercises. Discussing the new military budget passed by the Swedish government last year for 2016-2020, General Brännström said: “The requirement of our ability to perform armed combat against a skilled opponent was clear, and this in context of the objective to create a front line against military attack and defend Sweden”.

“The global environment we are experiencing which is also demonstrated by strategic decisions [taken by politicians] leads us to the conclusion we could be at war within a few years”.

The general said the manoeuvres, which this year focus on the Swedish army’s ability to fight and survive a winter war, should be conducted with this security situation in mind.

Speaking of his comments with Sweden’s best selling tabloid Aftonbladet, the General said the deteriorating security picture in Europe was the main factor behind his warning, indicating the Islamic State conducting military campaigns in Europe and spreading instability from the Ukraine could lead to conflict. Sensationally, he suggested a Third World War was just round the corner. He told the paper:

“One can draw parallels with the 1930s. A great uncertainty and [political] dynamics which then led to a great war. That time we managed to keep out. But it is not at all certain we could succeed this time”.

Sweden was politically neutral during the Second World War, while all of its neighbours were invaded or fell under the political influence of the Third Reich or Soviet Russia.

It is unusual for a serving senior military figure, much less the professional head of an Army to speak out on such political matters in Europe. Yet these comments are not just the General’s opinion, he added, remarking his senior colleagues all held the same thoughts. He said: “this is a serious position shared by most. This is a completely different situation to the one we had ten years ago.

“There is now a much stronger focus on national defence… it is about preparing for the worst”.

Breitbart London interviewed the recently retired head of the United Kingdom’s Ministry of Defence Development, Concepts, and Doctrine Centre last year, and reported his belief Islamist terror groups would start to launch terror raids on the coasts of southern Europe by boat. Rear Admiral Parry RN told Breitbart London that Islamists could follow the example set by the deadly Mumbai attacks in 2008 which saw Islamist commandos land in fast boats and storm the city and kill 150.

The Admiral said: “We will soon be experiencing minor hit and run attacks on remote parts of Europe, like Malta and the Greek Islands”.

Pubblicato in: Sistemi Economici, Unione Europea

Sigarette e Mercato Nero. EU: 53 miliardi di sigarette illegali.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-29.

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L’Unione Europea si sta strappando i pochi capelli residui.

«Nel 2015 in Ue sono state smerciate 53 miliardi di sigarette illegali, con una crescita del fenomeno delle ‘illicit whites’, sigarette prodotte legalmente ma vendute attraverso il contrabbando»

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«circa 11,5 miliardi di euro di tasse vengono persi in Ue»

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Nessuna paura.

All’Unione Europea importa poco o punto della salute dei cittadini: è preoccupatissima invece degli undici miliardi e mezzo di euro di tasse non incassate.

Questo è il reato peggiore del mondo, ai loro occhi.

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Curiose le diverse definizioni che sono date al mercato nero.

«Il mercato nero, anche detto borsa nera, è il commercio clandestino di beni di prima necessità, spesso collegato a contingenze belliche o di prodotti di altro tipo per cui lo scambio sia regolamentato o vietato da politiche di limitazione e controllo». [Fonte].

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Più propria la definizione data dalla Treccani:

«Tutti gli scambi di beni e servizi che sfuggono alle rilevazioni della pubblica amministrazione e della contabilità nazionale. All’interno del m. n. è possibile distinguere tra scambi legali e illegali (o criminali). I primi includono attività di norma lecite che vengono sottratte volontariamente all’osservazione statistica al fine di evadere, o eludere, le imposte, i costi sociali e gli oneri burocratici (come per es. il lavoro dipendente non dichiarato affatto o non dichiarato come tale, bensì come indipendente, perché soggetto ad aliquote contributive inferiori). Contrariamente, sono considerate attività criminali tutte le transazioni riguardanti beni e servizi la cui vendita, distribuzione e possesso sono proibiti dalle norme penali (come per es. lo spaccio di droga).»

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Tutte le definizioni trovate, anche quelle non riportate, presentano una lacuna, non grave, ma pur sempre una lacuna.

Quello di un carico fiscale eccessivo.

«Le accise sulle sigarette meno pregiate pesa il 62,9 per cento su ogni pacchetto, sulle più pregiate il 57,8. Come mai si paga più tasse sulle sigarette meno pregiate? Facile: le accise hanno una natura regressiva e quindi all’aumentare del valore del bene diminuiscono di percentuale. E anche perché sono quelle di più largo consumo e il Fisco può incassare di più.» [Fonte]

Un pacchetto di Marlboro costa 5.40 euro e 4.131 euro sono accise: il 76.5%.

«Crolla il gettito Iva, così come le entrate derivanti dalle imposte sui carburanti e sul consumo dei tabacchi» [Fonte]

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«se le accise pesano troppo ecco che il consumatore trova altre strade.»

E mica solo il consumatore. I produttori facilmente eludono il fisco nostrano ed europeo.

«una crescita del fenomeno delle ‘illicit whites’, sigarette prodotte legalmente ma vendute attraverso il contrabbando»

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A ben guardare, tutto il problema dipende dal rapporto prestazioni / costo.

Quando l’imposizione fiscale diventa troppo esosa, si dischiudono le porte al commercio di contrabbando: al mercato nero.

Se poi il peso di sanzioni e/o condanne penali fosse lieve, allora il gioco è fatto.

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Da questo punto di vista il mercato nero diventa il migliore alleato del consumatore, mettendo un freno all’esosità del fisco e rendendo disponibili a prezzi equi beni e, talora, anche servizi.

Ci si pensi bene.

Alla fine il libero mercato trionfa sempre.


Ansa. 2016-09-28. Fumo: in Ue nel 2015 vendute 53 mld sigarette illegali

ROMA – Nel 2015 in Ue sono state smerciate 53 miliardi di sigarette illegali, con una crescita del fenomeno delle ‘illicit whites’, sigarette prodotte legalmente ma vendute attraverso il contrabbando, che vedono l’Italia come secondo mercato. Lo hanno affermato gli esperti al convegno ‘Changing trends in smuggling’, organizzato da Euractiv a Bruxelles.

La quota delle ‘illicit whites’ prodotte nei paesi confinanti con l’Ue a est ma anche in Asia, è passata dal 13% del 2009 al 35,4% dello scorso anno. L’Italia, dopo la Polonia, è il paese dove si smerciano di più, con 2,3 miliardi di sigarette, mentre circa l’8% del mercato illegale europeo è nel nostro paese. Ogni anno, hanno spiegato gli esperti citando le stime del rapporto Sun di Kpmg, circa 11,5 miliardi di euro di tasse vengono persi in Ue. “C’è un problema con l’Ucraina – ha sottolineato Dana Meager, sottosegretario all’Economia della Repubblica Slovacca -, ma grandi quantità arrivano anche dalla Russia e dalla Bielorussia”.

Il fenomeno, ha spiegato Alvise Giustiniani, vice president Illicit trade strategy di Philip Morris International, è strettamente legato ad altre attività criminali. “Quella delle sigarette di contrabbando non è un’attività di poco peso – ha sottolineato -, è una criminalità che alimenta anche altri flussi che non sono solo del tabacco, sono legati al commercio della droga, delle armi e anche delle persone, e finanzia grandi gruppi criminali e anche terroristici”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Dresden. Tre siriani pestano una vecchietta di 63 anni, poi cercano di ustionarla.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-29.

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In una Dresda in stato di assedio, piena zeppa di poliziotti e di esercito in assetto di guerra, rigurgitante di ogni ben di Dio in fatto di apparecchiature elettroniche altamente sofisticate, sembra la fiera dell’innovazione tecnologica, zeppa di spini e spioncini, tre giorni dopo le esplosioni di due bombe ed a quattro giorni dalla celebrazione, si deve vedere il trionfo del logico sull’utopico.

Nella Wiener Paltz, piazza centrale di Dresden, di fronte alla stazione ferroviaria, tre giovanotti siriani hanno assalito una vecchietta di 63 anni, la hanno buttata con violenza a terra, pestata e quindi le hanno cacciato addosso petardi per ustionarla.

Con tutto comodo, senza farsi cadere l’ernia, sono intervenuti alcuni poliziotti che hanno preso i giovani, poi ovviamente rilasciati perché la Germania è un paese civile. Che storia mai sarebbe quella di proibire a dei ragazzini di pestarsi in santa pace una vecchia?

E poi, le donne non son forse eguali agli uomini? Sì! Quindi si prendano un po’ anche loro la loro razione di botte e di ustioni.

Ma che caspita vorrebbero i tedeschi? Farsi quattro passi in piazza quando questa è diventata proprietà dei migranti?

L’orgoglio tedesco è davvero smisurato.

I siriani fanno benissimo a pestare i tedeschi ed a pestare le loro donne, specie poi se vecchie. Tanto i tedeschi sono degli smidollati debosciati, senza più nessuna ombra di dignità. Presto li crocefiggeranno, tanto per divertirsi un pochino: e chi si opponesse sarebbe un nazista xenofobo.

Note.

A Dresden sono concentrati quasi tutti gli sniffer della polizia. Ma nessuno di questi costosissimi aggegi ha fiutato l’esplosivo dei petardi. Andiamo bene.

Tutta colpa di Alternative für Deutschland, che non ha ancora vinto le elezioni ed eliminato tutti i socialdemocratici.

 


Sächsische Zeitung. 2016-09-28. Zwischenfall am Wiener Platz

Dresden. Am Dienstagabend wurde eine 63-jährige Frau durch drei Jugendliche zu Fall gebracht und anschließend mit Feuerwerkskörpern beworfen. Das teilte die Bundespolizei am Mittwoch mit.

Die Seniorin lief demnach gegen 18:30 Uhr gemeinsam mit ihrem Lebensgefährten über den belebten Platz vor dem Hauptbahnhof, als ihr durch einen der drei syrischen Jugendlichen ein Bein gestellt wurde. Die Frau stürzte und verletzte sich am Knie. Als wäre das noch nicht genug, warfen die drei 13- und 14-jährigen Jungen einen Feuerwerkskörper auf die Dame und ihre Begleitung. Der Böller explodierte nur wenige Zentimeter neben den beiden Personen.

Eine Streife der am Bahnhof zuständigen Bundespolizei nahm die drei Teenager kurze Zeit später in Gewahrsam. Die weiteren Ermittlungen werden wegen gefährlicher Körperverletzung und Verstoßes gegen das Sprengstoffgesetz durch die sächsische Polizei geführt.

Die zu Fall gebrachte Frau musste sich in ärztliche Behandlung begeben, hieß es.

Pubblicato in: Geopolitica Asiatica

Filippine. Abbandonerebbero l’Occidente alleandosi con Russia e Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-29.

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La storia è colma di alleanze ribaltate.

Nel 1914 l’Italia abbandonò l’alleanza con Austria e Germania e transitò a quella con Francia e Regno Unito.

Nel 1943 l’Italia abbandonò l’alleanza con la Germania ed il Giappone e si ‘alleò’ con gli angloamericani.

Nulla quindi di strano che le Filippine stiano meditando di uscire dalla sfera di influenza occidentale per transitare in quella sino – russa. Di certo, in tale evenienza, salterebbero tutti gli attuali equilibri strategici nel sud – est asiatico e nell’Oceano Pacifico. Nulla poi vieterebbe di pensare che i cinesi non costruiscano isole artificiali anche nell’Oceano Pacifico.

Né sembrerebbe improbabile che la Cina abbia operato nelle prossimità delle Filippine senza averle prima consultate.

La Cina costruisce isole artificiali anche alle Scarborough Shoal.

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«Philippine President Rodrigo Duterte said on Monday he would visit Russia and China this year to chart an independent foreign policy and “open alliances” with two powers with historic rivalries with the United States»

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«Duterte said the Philippines was at the “point of no return” in relations with former colonial ruler the United States, so he wanted to strengthen ties with others, and picked two global powers that have been sparring with Washington on the international political stage»

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«President Duterte has said his country could quit the United Nations over criticism of his war on drugs. The UN previously called for an end to extrajudicial killings, saying “state actors” could be held responsible.»

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«I do not want to insult you, but maybe we’ll just have to decide to separate from the United Nations»

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«In due mesi di ‘lotta alla droga’ lanciata da Duterte, la polizia filippina ha ucciso oltre 2000 sospetti spacciatori o trafficanti di droga, secondo un documento del governo di Manila»

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Mr Duterte non sembrerebbe essere una persona che si faccia troppi scrupoli.

È opinabile ed opinato. Taluni affermerebbero che sia un malavitoso e, forse, questo giudizio potrebbe anche avere un nucleo di verità.

Di certo la situazione delle Filippine è molto delicata e le diplomazie occidentali hanno stentato, e stentano tuttora, a comprenderne appieno le problematiche.

Per obiettività però, le situazioni dovrebbero essere valutate sempre dai diversi punti di vista. Accenneremo solo ad un settore di situazione interna, che in Occidente è molto dibattuto, ma più su scala ideologica che reale.

La lotta alla droga è una vera e propria guerra. Lo spaccio di droga deboscia una nazione, specialmente la sua componente giovane, ed alla fine la uccide.

È un affare molto lucroso, che sostiene la grande criminalità organizzata.

Pensare di combattere una guerra con tanto di morti ammazzati con metodi da pudibonde orsoline è semplicemente imbecille se detto in buona fede, maliziosamente criminale ed abbietto se detto con cognizione di causa.

In fondo, Mr Duerete non ha fatto altro che passare lo spaccio di droga da una competenza giuridica ad una amministrativa.

E gli spacciatori morti non spacciano più.

Né si venga a dire che la pena non è deterrente.

Questo è soltanto il diritto alla legittima difesa di una Collettività.

Certo, tutti coloro che guadagnano dallo spaccio se ne lamentano ad altissima voce, invocando quella giustiia che loro calpestando quotidianamente.


Reuters. 2016-09-26. Philippines’ Duterte wants to ‘open alliances’ with Russia, China

Philippine President Rodrigo Duterte said on Monday he would visit Russia and China this year to chart an independent foreign policy and “open alliances” with two powers with historic rivalries with the United States.

Duterte said the Philippines was at the “point of no return” in relations with former colonial ruler the United States, so he wanted to strengthen ties with others, and picked two global powers that have been sparring with Washington on the international political stage.

Last week, he last declared he would visit China, with which ties remain frosty over a South China Sea arbitration ruling won by the Philippines in July. He said Russian Prime Minister Dmitry Medvedev was expecting him in Moscow.

China claims most of the South China Sea, through which more than $5 trillion of trade moves annually. Brunei, Malaysia, the Philippines, Taiwan and Vietnam have rival claims.

An arbitration court in The Hague in July invalidated China’s claims to the waterway in a case brought by the Philippines, a ruling Beijing refuses to recognize.

“I am ready to not really break (U.S.) ties but we will open alliances with China and… Medvedev,” Duterte told reporters, adding he would open up the “other side of the ideological barrier”.

He welcomed investment and shrugged off rating agency Standard and Poor’s concerns last week about the Philippine economy on his watch.

“Never mind about the ratings,” he said. “I will open up the Philippines for them to do business, alliances of trade and commerce.”

The peso fell on Monday to its lowest since 2009, and foreign investors have dumped local shares for six straight weeks, worried about Duterte’s anti-U.S. rhetoric and brutal war on drugs, which has alarmed rights groups at home and abroad.

In Washington, State Department spokesman Mark Toner said the Philippine government had not contacted the United States about the comments made by Duterte.

U.S. cooperation with the Philippine government remains strong and the United States has not seen anything that would indicate a shift by Manila, Toner said at a daily news briefing.

“They’re a sovereign nation and we’re certainly not going to hold them back from pursuing closer relations with either of those countries. … It’s not a zero-sum game,” he said.

Duterte also said he would open up telecoms and airlines, two domestic sectors long controlled by local players and criticized for being uncompetitive. He did not elaborate.

His vitriol against the United States has become a near-daily occurrence, sparking both amusement and concern. On Monday he accused Washington of “hypocrisy” and “lording it over us”.

His latest swipe included ruling out participation in any maritime conflict initiated by the United States, despite a 1951 treaty which Duterte said required Manila to back Washington.

“I am about to cross the Rubicon between me and the U.S.,” he said,” without elaborating. “It’s the point of no return.”

Toner said he would dispute Duterte’s premise that the United States might start a maritime conflict. “The United states has a strong security presence in the Asia-Pacific region, but we’re certainly not looking to start a military action against anyone,” he said.

It was unclear whether Duterte’s outbursts will affect relations between the two countries, whose militaries have scheduled joint exercises in October.

On Monday, the U.S. embassy in Manila announced two-week deployment of a pair of C130 planes and 100 troops at an air base in the central Philippines, the third of its kind this year, as part of a rotational troops agreement.

Separately, Duterte said the United Nations, European Union and United States would get a free hand to investigate killings in his anti-narcotics campaign, but only under Philippine laws.

Deaths in the campaign have averaged more than 40 a day since Duterte took office on June 30.


Deutsche Welle. 2016-08-20. Philippine president threatens to exit UN over drug campaign criticism.

President Duterte has said his country could quit the United Nations over criticism of his war on drugs. The UN previously called for an end to extrajudicial killings, saying “state actors” could be held responsible.

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In a profanity-laden press conference in the early hours of Sunday morning, the Philippine president threatened to quit the United Nations over comments made by the agency.

Two UN human rights experts released a statement last week calling for the Philippine government “to put an end to the current wave of extrajudicial executions and killings” in Duterte’s campaign against drugs.

“I do not want to insult you, but maybe we’ll just have to decide to separate from the United Nations,” Rodrigo Duterte said during a press conference in the city of Davao.

Asked about the possible consequences of his comments, he said: “I don’t give a shit about them. They are the ones interfering.”

The president said the UN had done nothing for the Philippines – without mentioning the international body’s poverty reduction programs and natural disaster relief efforts following typhoons.

“You do not just go out and give a shitting statement against a country,” Duterte said.

Firing back at UN, US

Duterte pointed to the persistence of hunger and terrorism as examples of UN failures.

“You now, United Nations, if you can say one bad thing about me, I can give you 10 (about you),” he said. “Because if you are really true to your mandate, you could have stopped all these wars and killing.”

The president also called out police shootings of African Americans in the United States and asked why the nation – a traditional ally of the Philippines – hadn’t done anything to stop the situation in Syria and Iraq.

“Anybody in that stupid body complaining about the stench there of death?” he asked.

Deadly war on drugs

The UN’s special rapporteur on summary executions, Agnes Callamard, implied that officials in the Philippines could be held responsible for extrajudicial killings of suspected drug dealers and drug addicts.

Duterte previously called for people in Phillipine slums to kill neighbors who were suspected of being drug addicts – a line which his aides said was never intended to be taken literally.


Bbc. 2016-08-20. Philippines’ Rodrigo Duterte threatens to leave UN.

Philippine President Rodrigo Duterte has threatened to “separate” from the UN after it criticised his war on drugs as a crime under international law.

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Mr Duterte said he might ask China and African nations to form another body. He also accused the UN of failing on terrorism, hunger and ending conflicts.

Mr Duterte, elected in May, has sanctioned the killing of traffickers to try to wipe out the drugs trade.

The UN has repeatedly condemned the drive as a violation of human rights.

Some 900 suspected drug traffickers have been killed since Mr Duterte was elected on 9 May.

Last week, two UN human rights experts said Mr Duterte’s directive for police and the public to kill suspected drug traffickers amounted to “incitement to violence and killing, a crime under international law”.

In an expletives-laden tirade against the UN on Sunday, Mr Duterte branded the experts “stupid”, saying they should count the number of innocent lives lost to drugs.

“I do not want to insult you. But maybe we’ll just have to decide to separate from the United Nations,” he said.

“If you are that rude, we might just as well leave,” he said.

“So take us out of your organisation. You have done nothing. Where were you here the last time? Never. Except to criticise,” he said.

Mr Duterte said the UN should refund its contribution “so we can go out”.

Mr Duterte said the UN had been unable to combat hunger and terrorism and had failed to end the killing of civilians in Iraq and Syria.

“You now, United Nations, if you can say one bad thing about me, I can give 10 [about you]. I tell you, you are [useless]. Because if you are really true to your mandate, you could have stopped all these wars and killings.”

UN Secretary General Ban Ki-moon and the UN’s Office on Drugs and Crime (UNODC) have both condemned Mr Duterte’s “apparent endorsement of extrajudicial killings, which is illegal and a breach of fundamental rights and freedoms”.

Mr Duterte was sworn in as president in June, after winning a landslide election victory.

He had previously been mayor of the country’s third biggest city, Davao, for 22 years where his tough approach and controversial comments earned him the nickname “The Punisher”.


Bbc. 2016-08-23. Philippines war on drugs: ‘1,900 killed’ amid crackdown

The head of the Philippines police has said more than 1,900 people have been killed during a crackdown on illegal drugs in the past seven weeks.

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Ronald de la Rosa was speaking at a senate hearing into the sharp rise in deaths since Rodrigo Duterte became president.

He said police operations had killed about 750 people, but the other deaths were still being investigated.

Mr Duterte won the presidency with his hard-line policy to eradicate drugs.

He has previously urged citizens to shoot and kill drug dealers who resisted arrest, and reiterated that the killings of drug suspects were lawful if the police acted in self-defence.

He also threatened to “separate” from the UN after it called his war on drugs a crime under international law.

The US has said it is “deeply concerned” by the increase in drug-related killings.

The senate joint inquiry is being conducted by Senator Leila de Lima, who has called on authorities to explain the “unprecedented” rise in deaths.

It is also hearing from the relatives of some of those killed.

Mr dela Rosa told the inquiry on Tuesday that a total of 1,916 deaths had been recorded during the crackdown, 756 of which were during police operations.

He said the number had gone up even since he gave evidence on Monday, where he gave a figure of 1,800 deaths.

“Not all deaths under investigations are drug-related,” he told news agency Reuters, saying about 40 killings were due to robbery or personal disputes.

However, Mr dela Rosa said there was no declared policy to kill drug users and pushers, saying police were “not butchers”.

The police director-general also added that about 300 police officers were suspected to be involved in the drugs trade, warning that they would be charged and removed from their positions if found guilty.

Nearly 700,000 drug users and peddlers have turned themselves in since the launch of the campaign, Mr dela Rosa said.

He also said that there was a decrease in overall crime, though the number of homicides and murders had increased.

On Monday, Mr dela Rosa told the inquiry: “I admit many are dying but our campaign, now, we have the momentum.”

Senator Frank Drilon told Reuters that the number of deaths was “alarming” and had “a chilling effect”.

In his previous role as mayor of Davao, Mr Duterte built a reputation for blunt speaking and supporting the extrajudicial killings of suspected criminals.

Crime rates in Davao decreased while he was in office, though human rights groups estimate than more than 1,000 people were killed with no legal process.


Ansa. 2016-09-06. Duterte insulta Obama, salta l’incontro in Laos

 Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, minaccia Barack Obama di non interferire negli omicidi extragiudiziari oppure “figlio di p…, te la farò pagare” all’imminente summit in Laos. Duterte ha risposto così alla domanda di un reporter su come avrebbe spiegato a Obama l’alto numero di omicidi extragiudiziali, nell’imminente faccia a faccia previsto a margine del vertice Asean in Laos dove i due presidenti si recheranno nelle prossime ore. E ha sottolineato di essere il leader di un Paese sovrano e di dover rispondere solo al popolo filippino. In due mesi di ‘lotta alla droga’ lanciata da Duterte, la polizia filippina ha ucciso oltre 2000 sospetti spacciatori o trafficanti di droga, secondo un documento del governo di Manila. Ad agosto Washington aveva espresso preoccupazione.

Obama, alla luce degli insulti ricevuti da Duterte, ha detto di aver chiesto al suo staff di valutare se il previsto incontro con il capo di Stato filippino possa essere ancora “produttivo”. In serata la Casa Bianca ha comunicato che l’incontro tra i due presidenti è stato annullato.

“Il presidente non avrà un bilaterale con Rodrigo Duterte. Incontrerà invece la presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye”.

 

Pubblicato in: Scienza & Tecnica, Sistemi Economici

La chimica tedesca è in subbuglio. Lanxess AG acquisisce Chemtura.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-29.

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«Dopo la seconda guerra mondiale, in base alla conferenza di Potsdam tenutasi tra il 17 luglio e il 2 agosto 1945, la Germania dovette pagare agli Alleati 23 miliardi di dollari statunitensi soprattutto in macchinari e in stabilimenti di produzione. Le riparazioni all’Unione Sovietica finirono nel 1953. Inoltre, in osservanza alla politica di de-industrializzazione e pastoralizzazione della Germania, un gran numero di industrie civili vennero smantellate per essere trasportate in Francia e nel Regno Unito, o semplicemente distrutte. Nel 1950, quando terminarono gli smantellamenti, erano state rimosse le apparecchiature da 706 impianti manufatturieri nell’ovest e la capacità di produzione dell’acciaio era stata ridotta di 6.700.000 tonnellate.

Alla fine, in molti Paesi le vittime di guerra vennero compensate con le proprietà dei tedeschi che vennero espulsi dopo la seconda guerra mondiale. A partire anche da prima della resa della Germania e fino a due anni dopo, gli Stati Uniti perseguirono un intenso programma volto a raccogliere tutte le tecnologiche e il know-how scientifico tedesco, nonché tutti i brevetti e molti eminenti scienziati della Germania (noto come Operazione Paperclip). Lo storico John Gimbel, nel suo libro Science Technology and Reparations: Exploitation and Plunder in Postwar Germany, afferma che le “riparazioni intellettuali” (intellectual reparations) prese dagli Stati Uniti e dal Regno Unito ammontarono a circa 10 miliardi di dollari. Parte delle riparazioni tedesche furono sotto forma di lavoro forzato. Fino al 1947, circa 4.000.000 prigionieri di guerra e civili tedeschi vennero utilizzati come forzati in Unione Sovietica, Francia, Regno Unito, Belgio e nella Germania sotto controllo americano.

La Germania pagò ad Israele 450 milioni di marchi tedeschi come riparazioni per l’Olocausto, e 3 miliardi di marchi al Congresso ebraico mondiale per compensare i sopravvissuti in altri Paesi.» [Fonte]

*

«L’accordo sui debiti esteri germanici, noto anche come accordo sul debito di Londra (in tedesco rispettivamente Abkommen über deutsche Auslandsschulden e Londoner Schuldenabkommen, in inglese Agreement on German External Debts e London Debt Agreement), è stato un trattato di parziale cancellazione del debito firmato a Londra il 27 febbraio 1953 tra la Repubblica Federale di Germania da una parte e Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia dall’altra. ….

I negoziati durarono dal 27 febbraio all’8 agosto 1953. Il trattato, ratificato il 24 agosto 1953, impegnava il governo della Repubblica federale di Germania sotto il cancelliere Konrad Adenauer a rimborsare i debiti esterni contratti dal governo tedesco tra il 1919 e il 1945 ed era accoppiato al concordato sul rimborso parziale dei debiti di guerra alle tre potenze occidentali occupanti. Furono prese in considerazione le esigenze di 70 Stati, 21 dei quali provenienti direttamente dai partecipanti ai negoziati e firmatari del contratto; i Paesi del blocco orientale non vennero coinvolti e le loro richieste furono ignorate.

In fase di negoziazione, il totale ammontava a 16 miliardi di marchi di debiti degli anni 1920 inadempiuti negli anni 1930, ma che la Germania decise di rimborsare per ristabilire la sua reputazione. Questa somma di denaro venne pagata ai governi e alle banche private di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Altri 16 miliardi di marchi erano rappresentati da prestiti del dopoguerra dagli Stati Uniti. ….

L’accordo normava anche i debiti delle riparazioni della seconda guerra mondiale e questi furono messi in correlazione con la riunificazione tedesca (evento che nel 1953 sembrava lontano e non certo). Fu stabilito che i debiti sarebbero stati congelati fino alla riunificazione della Germania. Quando nel 1990 questo evento si verificò i suddetti debiti furono quasi del tutto cancellati, questo per permettere al nuovo stato di gestire una costosa e difficile riunificazione. Del totale rimasero operative solo delle obbligazioni per un valore di 239,4 milioni di marchi tedeschi che furono pagati a rate. Il 3 ottobre 2010 la Germania terminò di rimborsare i debiti imposti dal trattato.» [Fonte]

*

In particolare, l‘Abkommen über deutsche Auslandsschulden e Londoner Schuldenabkommen prevedeva che la Germania non entrasse nuovamente con innovazioni sostanziali nel campo della chimica fine se non a refusioni terminate.

Questa clausola si rivelò ben presto del tutto inopportuna, e fu in parte mitigata, ma non annullata.

Ditte come la Bayer e la Basf rimisero in piedi la produzione e, prudentemente, la globalizzarono, sia per gli evidenti motivi economici sia per bypassare almeno in parte le limitazioni. Difficile pensare che tali operazioni non avessero ricevuto un assenso internazionale.

Ufficialmente, dal 2010 dovrebbero essere libere di operare, ma sicuramente si trovano in oggettive condizioni di inferiorità.

Il nodo vero è il seguente.

Le scoperte scientifiche possono ai nostri fini essere divise in due tipi: quelle che portano a perfezione un settore teorico e produttivo e quelle pochissime che sono epocali. Sono queste ultime quelle che cambiano nettamente i mercati.

«Esistevano già impianti industriali per le tre grandi innovazioni dell’epoca: la fabbricazione industriale dell’acido solforico, quella della soda artificiale secondo il procedimento di Nicolas Leblanc (1742-1806) e, infine, quella dei prodotti al cloro per la decolorazione delle fibre» [Fonte]

Si pensi al solo acido solforico.

«Nel 1831 fu un commerciante di aceto, il britannico Peregrine Phillips, a brevettare un processo più economico per la produzione di anidride solforica e acido solforico concentrato. Nel suo processo lo zolfo o la pirite venivano bruciati a dare anidride solforosa, SO2, che veniva successivamente trasformata con alte rese in SO3 tramite reazione con l’ossigeno dell’aria passando su un catalizzatore di platino ad alta temperatura. La domanda di acido solforico concentrato all’epoca non fu tale da giustificare la realizzazione di un impianto; il primo impianto che utilizzò questo processo (detto a contatto) fu costruito nel 1875 a Friburgo, in Germania.

Nel 1915 la tedesca BASF sostituì il catalizzatore di platino con un più economico catalizzatore di vanadio pentossido, V2O5. Questo, unito alla crescita della domanda, portò alla graduale sostituzione degli impianti a camera di piombo con impianti a contatto. Nel 1930 questi ultimi fornivano al mercato circa un quarto della produzione totale di acido solforico, oggi ne forniscono la quasi totalità.» [Fonte]

Ma la grande svolta fu la messa a punto del processo Haber-Bosh per la produzione industriale a bassissimi costi di ammoniaca, senza ricorrere a materie prime importate.

«Il processo fu originariamente brevettato da Fritz Haber. Nel 1910 Carl Bosch, che in tale periodo lavorava per la BASF, diffuse commercialmente con successo il processo e si assicurò i successivi brevetti. Il processo Haber-Bosch fu utilizzato per la prima volta su scala industriale in Germania durante la prima guerra mondiale» [Fonte]

Non potendo per motivi bellici continuare ad importare dal Cile il nitrato di sodio, i chimici tedeschi lo estrassero semplicemente dall’aria. Ha generato più benessere il processo Haber-Bosh di tutti gli economisti attivi nella storia.

* * * * * * *

Cosa sta succedendo adesso

alla chimica tedesca?

Il 2010 è passato. Ed oggi si iniziano a vedere i risultati.

La Bayer ha acquisito la Monsanto.

Monsanto. Santi e subito. Stanno diventando tedeschi…

Di questi giorni la notizia della Lanxess AG che ha acquistato la Chemtura. Basf è anche essa in subbuglio. La facoltà di chimica di Chemnitz pullula di cinesi.

Ci si pone una domanda.

Cosa sta bollendo nella pentola della ricerca scientifica tedesca nel settore della chimica?

Tutte queste manovre sembrerebbero infatti essere il preludio alla introduzione di un nuovo processo Friburgo oppure Haber-Bosh.


«Lanxess AG is a Germany-based company engaged in the chemicals sector. The Company specializes in the development, manufacturing and marketing of chemical intermediates, specialty chemicals and plastics. Its business activities are divided into three segments: Performance Polymers, responsible for the manufacture of special-purpose rubbers for rubber products used in vehicles, footwear, engineering and construction area, among others; Advanced Intermediates, focused on the development of intermediates for agrochemicals, coatings industries, pharmaceuticals and tire chemicals, among others, as well as Performance Chemicals, which includes chemicals applied in material protection products, inorganic pigments, finishing agents, leather industry and resins for water treatment, among others. In addition, the Company supplies synthetic rubber through ARLANXEO, a joint venture with Saudi Aramco. It operates over 50 production sites worldwide.

Officers & Directors

Name                                    Compensation

Rolf Stomberg                        266,000

Matthias Zachert                4,624,000

Gisela Seidel                              171,753

Michael Pontzen                 1,394,000

Hubert Fink                           435,000» [Reuters]

 


«Chemtura Corporation, incorporated on May 27, 1999, is a developer, manufacturer and marketer of engineered industrial specialty chemicals. The Company’s products are sold to industrial manufacturing customers for use as additives, ingredients or intermediates that add value to their end products. The Company operates through two segments: Industrial Performance Products and Industrial Engineered Products. Its Industrial Performance Products segment is a manufacturer and marketer of lubricant additive components, synthetic lubricant base-stocks, synthetic finished fluids, calcium sulfonate specialty greases and phosphate and polyester-based fluids, and is also engaged in the development and production of hot cast elastomer pre-polymers. Its Industrial Engineered Products segment is a developer and manufacturer of bromine and bromine-based products and organometallic compounds. The Company operates in a range of end-use industries, including automotive, building and construction, electronics, lubricants, packaging and transportation. It operates in North America, Europe and Asia, Asia/Pacific and Latin America.

Industrial Performance Products

The Industrial Performance Products segment develops, manufactures and markets specialty performance chemicals, formulations and polymers. Industrial Performance Products include synthetic base-stocks and petroleum additives that enable engine and machine protection through friction reduction, thermal and oxidative stabilization, detergency, corrosion inhibition and wear protection in transportation and industrial lubricating fluids and greases; specialty synthetic finished lubricants and greases for aviation, marine, refrigeration, power generation and general industrial applications; thermoset and thermoplastic urethane polymers engineered to provide performance properties in a range of industrial and recreational applications, and polyester polyols for cast polyurethane pre-polymers, flexible polyurethane foams and water-based polyurethane dispersions used in various types of coatings, such as wood floor finishes, glass fiber coatings and textile treatments.

The Company is a manufacturer and marketer of base-stocks, additive components, finished synthetic lubricants and specialty greases. The Company’s specialty synthetic lubricant base-stocks, including SYNTON polyalphaolefins, REOLUBE phosphate esters, and a portfolio of HATCOL esters, are used in automotive, aviation, refrigeration, hydraulic systems and various industrial applications. In addition, REOLUBE phosphate esters provide fire-resistant capability that allows the operation of equipment under high-risk situations, such as in nuclear power plants. It offers specialty additive components, such as NAUGALUBE alkylated diphenylamine antioxidants. Its oil-soluble HYBASE and LOBASE calcium sulfonate surfactants enable lubricants to keep car, truck and ship engines clean with minimal wear by providing detergency and corrosion protection properties. Additionally, it markets a specially developed overbased magnesium sulfonate detergent to prevent corrosion in turbines, which burn heavy fuels for electrical power generation. Its ANDEROL and ROYCO branded specialty and synthetic finished lubricants come with original equipment manufacturer approvals for the aerospace and defense, and industrial markets. It also offers ROYCO lubricants. It manufactures and sells calcium sulfonate specialty greases and phosphate ester-based fluids for extreme temperature applications. In addition to its branded lubricants, it also manufactures private label finished lubricants.

The Company is a supplier of a range of low-free monomer and conventional cast urethane pre-polymers, thermoplastic polyurethanes, custom curatives and urethane chemicals serving a range of industries. Cast polyurethane products are produced from its ADIPRENE and VIBRATHANE urethane pre-polymers, which offers durability, abrasion resistance, cut resistance, high temperature resistance and chemical resistance for performance-oriented applications. Its ULTRALAST thermoplastic polyurethane (TPU) polymers can be used in a range of applications in the oil and gas, mining, construction and sports equipment industries. Its urethane chemicals business consists of over two product lines. FOMREZ polyester polyols serve as raw material for the Company’s pre-polymer line of products and are also utilized in industrial applications, such as flexible foam for seating. WITCOBOND polyurethane dispersions serve a diverse customer base and are primarily utilized for glass fiber sizing, wood floor coatings and ballistics protection applications.

Industrial Engineered Products

The Company is engaged in manufacturing and selling of engineered specialty chemicals utilized in the plastics, agriculture, fine chemicals, oil and gas, building and construction, insulation, electronics, mercury control, solar energy, pharmaceutical and automotive industries. The Company’s products include catalyst components, surface treatments, flame retardants and a bromine-based product line used as agricultural and pharmaceutical intermediates, completion fluids for oil and gas extraction and mercury control products for coal fired power stations. These products are sold across the value chain ranging from direct sales to monomer producers, polymer manufacturers, compounders and fabricators, fine chemical and pharmaceutical manufacturers, photovoltaic panel and light-emitting diode (LED) producers, oilfield service and electricity generation companies to industry distributors.

The Company’s Great Lakes Solutions is a manufacturer and marketer of bromine, bromine intermediates, and flame retardant products and solutions. The Company’s flame retardant products are used in applications, such as electronic components, electrical enclosures and building products, including insulation and furniture foam, and automotive, while bromine and bromine intermediates are used in the manufacturing of a range of industrial, consumer products and energy producing industries. Its products include the Emerald Innovation Series, Firemaster bromine-based flame retardants; Kronitex, Reofos phosphorus-based flame retardants; Fyrebloc flame retardants; Fireshield LSFR, Ongard, Oncor, Pyrobloc, Smokebloc, Thermoguard/Timonox/Trutint antimony-based flame retardants/synergists, and PetCat antimony-based catalysts. Great Lakes Solutions is a manufacturer of bromine and bromine intermediates, which are utilized in various industries, including agrochemicals, pharmaceuticals, fine chemicals, butyl rubber, polymers and biocides. Great Lakes Solutions’ brine fluids are used in oil exploration and development, which are used in the preparation of well equipment for production, including insertion of liners, screens, packers and other equipment.

The Company’s Organometallics are a group of metals containing organic chemicals. Organometallics are catalyst components used to initiate the polymerization reactions that transform monomers into polymers and cure certain paints. They are also used as precursors in glass coatings, chemical vapor deposition agents in the production of semiconductors, LEDs and photovoltaic panels, as well as reagents used in the production of pharmaceutical intermediates.

Officers & Directors

Name                    Compensation

Craig Rogerson    7,472,880

Stephen Forsyth  2,119,440

Billie Flaherty      1,569,850

Chet Cross            1,689,390

Simon Medley     1,398,320» [Reuters]

 


Reuters. 2016-09-26. Germany’s Lanxess to buy Chemtura for about $2.12 billion in cash

Lanxess AG (LXSG.DE) said on Sunday it would buy specialty chemical company Chemtura Corp (CHMT.N) for about $2.12 billion in cash to improve the German company’s additives business.

Lanxess’s offer of $33.50 for each Chemtura share, represents a premium of about 19 percent to the Philadelphia-based company’s close on Friday.

The world’s largest synthetic rubber maker will use existing funds and new debt to buy Chemtura in a deal with an enterprise value of about 2.4 billion euros ($2.69 billion), Lanxess said in a statement.

The boards of both companies have unanimously approved the deal, which is expected to close around mid-2017, Chemtura said in a separate statement.

Lanxess also said it will no longer pursue its earlier-announced share buyback of around 200 million euros.

Morgan Stanley advised Chemtura on the deal.

 

Pubblicato in: Banche Centrali, Sistemi Economici, Unione Europea

Tutto si deflazionerebbe tranne che gli stipendi. Inflazione +0.6 a/a.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-28.

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L’Istat ha rilasciato i dati sull’inflazione degli stipendi: 0.6 anno / anno.

Negli ultimi cinque anni l’inflazione ha raggiunto il 7%, circa.

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2016-09-28__stipendi__003

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Di questi tempi si fa un gran parlare della deflazione, considerata essere il pericolo mortale della crescita.

Crescita che peraltro è costantemente riportata essere dietro l’angolo, ma che non si fa mai vedere. Dicono che esista.

Qualcosa non torna.

E non ritorna per tutti quelli che vivono di una pensione o di uno stipendio. Immutabili nel tempo, sembrano essere delle costanti come pi greco oppure il numero di Nepero.

Poniamo adesso una domanda.

Ma come possiamo essere in deflazione se gli stipendi si inflazionano?

Pubblicato in: Sistemi Economici, Unione Europea

Germania. Cum-ex. Per il fisco un’evasione fiscale da 10 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-28.

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«Caro professore, lei guadagna miseramente poco per poter pensare di eludere il fisco. Se lei guadagnasse normalmente, diciamo almeno venti milioni al mese, allora non pagherebbe un centesimo. Si rassegni».

Così il mio commercialista mi ha liquidato con un oceano di tasse da pagare.

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«Such trades are all about the acquisition of shares with (cum) a dividend on or just before the dividend record date and delivery of these shares after that date without (ex) dividend payment. The practice obviously made it possible to obtain multiple refunds of capital gains that had only been paid once to the German fiscal authorities.»

«What is ‘Cum Dividend’

Cum dividend, which means “with dividend,” is when a buyer of a security is entitled to receive a dividend that has been declared, but not paid. A stock trades cum-dividend up until the ex-dividend date, after which the stock trades without its dividend rights. Cum dividend is used to describe a share in which the investor who purchases it is entitled to the next dividend scheduled for distribution.

BREAKING DOWN ‘Cum Dividend’

With cum dividend, the seller is not only selling the right to the share, he is also selling along with it the rights to the next distribution. Often, this determination is made more by the timing of the sale than by a specific choice on the part of the seller.

In order to purchase a share sum dividend, it must be purchased by a certain point in the dividend period, to complete the recording of the transaction in time to receive the distribution. If the deadline is not met, the share may be sold ex-dividend, meaning without the right to the next distribution. The dates are set based on the declaration date and recording date chosen by the company whose stock is involved.

There is no specific schedule for the release of dividends, so the dates can vary from company to company. Some companies may offer quarterly dividends, while others may only pay dividends once or twice a year. While it is not considered common, some companies even pay dividends monthly.

Declared Dividends

Cum dividend rights include those associated with the next declared dividend. A declared dividend is the amount that has been agreed upon by the board of directors, through a motion authorizing the payments, and effectively functions as a liability for the company. As dividends are portions of a company’s profit, these amounts have the potential to fluctuate.

Once the dividend is declared, the company sets a recording date that must be met in order to receive the dividend. Often, a share must be purchased a minimum of two business days prior to the recording date to be entitled to the dividend. This cutoff date is referred to as the ex-dividend date, or ex-date. If the share is purchased after the ex-date, it is being sold ex-dividend instead of cum dividend.» [Fonte]

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Quindi, di per sé il problema risulterebbe essere semplice.

Il problema nasce dal fisco locale, che peraltro non saprebbe come tassare quello che crederebbe fosse tassabile, anche perché in realtà non saprebbe nemmeno dove fosse.

Non è un gioco di parole.

«The German and international financial industries and their advisors have come under new pressure to investigate so-called ‘cum/ex’ trades conducted between 2000 and 2012. For many years, tax authorities and criminal prosecutors have pursued banks and their advisors for claiming tax refunds in connection with stock trades conducted around the time of a company’s dividend date. According to some estimates, cum/ex trades generated more than USD 10 billion in tax refunds for banks, investors and other counterparties in the financial industry. Now, new risks for the financial industry are emerging as a result of a series of recent events.

Cum/ex trades raise multiple legal, compliance and regulatory issues for a variety of institutions and individuals. Banks, brokers, clearing houses, tax advisors, lawyers and investors could find themselves confronted with tax reimbursement claims, criminal prosecution, fines and imprisonment, and damages claims. Moreover, cum/ex trades carry reputational risk for anyone involved in such transactions.

Banks and other financial institutions should set up an inventory of all trades in German stock and ancillary transactions conducted around the time of dividend payment dates between 2000 and 2012. Based on this, a thorough analysis should be carried out to evaluate tax and criminal law risks for the company and its employees, directors and officers. It is advisable to assess the necessity of amending past tax declarations (section 153 of the German Fiscal Code (Abgabenordnung)), and of opting for voluntarily disclosing tax liabilities (sections 371, 378 of the German Fiscal Code). 

Before we highlight the key legal issues, we will first provide a brief overview of recent events in this area that some observers believe have the potential to be game changing.» [Fonte]

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Il fisco di un paese vorrebbe, ma in realtà non può, tassare una qualche operazione avvenuta fuori dal suo territorio, non contabiizzata, non contabilizzabile.

Ciò sarebbe possibile soltanto se vi fossero chiare leggi e regolamenti internazionali, che però non solo non ci sono, ma che nessuno vorrebbe. E se ci fossero, ben pochi rispetterebbero.

Infine, i mercati sono diventati talmente complessi che il fisco non riesce a categorizzare tutte le possibili evenienze.

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Adesso immaginatevi la scena.

Al tavolo di riunione stanno seduti da un lato cinque dipendenti del fisco, duemila euro al mese ed una laureetta con 65/100 conseguita in una oscura università per corrispondenza. Dall’altra cinque tra avvocati e commercialisti, laurea ad Harvard, master alla Colombia, dieci anni di esperienza a Shanghai ed altrettanti al London Stock Exchange, dieci milioni al mese di guadagno netto.

Fate Voi.

 


Deutsche Welle. 2016-09-26. German fiscal authorities investigate cum-ex trade fraud

Authorities in the western German state of North Rhine-Westphalia have intensified their investigations into a possible large-scale tax fraud. More than 100 banks may have been involved in so-called cum-ex trades.

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Media reports said Monday that fiscal authorities in North Rhine-Westphalia had stepped up their efforts to investigate whether scores of domestic and foreign banks had been involved in a fraudulent scheme stripping the state of more than 10 billion euros ($11.2 billion) in tax revenue.

According to German daily “Süddeutsche Zeitung” and public broadcasters NDR plus WDR, the target of the investigations were lenders in the US, the UK, Switzerland and France.

Current investigations are being pursued on the basis of sensitive data contained on a CD that German authorities bought from an industry insider a couple of years ago.

No one will be let off the hook

Among the banks in the firing line are JP Morgan, Morgan Stanley, Barclays, HSBC as well as UBS and BNP Paribas.

Authorities are looking into so-called cum-ex trades, which are tax-driven share transactions made around dividend record dates.

Such trades are all about the acquisition of shares with (cum) a dividend on or just before the dividend record date and delivery of these shares after that date without (ex) dividend payment. The practice obviously made it possible to obtain multiple refunds of capital gains that had only been paid once to the German fiscal authorities.

The finance minister of North Rhine-Westphalia, Norbert Walter-Borjans, said the suspected culprits “should not expect the state to let the valuable data on the obtained CD rot away in some drawers.”

He noted that some of the banks in question had already started talks with the authorities, declaring their willingness to cooperate. He called on all the others to follow suit.


Deutsche Welle. 2016-09-26. A long battle against tax havens

The Panama Papers have revealed a vast network of dubious offshore companies, ostensibly used to hide depositors’ money from tax authorities. Politicians have been trying for years to shut down such oases.

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It all began in 1998 with an attempt to list all the countries whose tax laws violated the principle of fair competition. At the time, the Organization for Economic Cooperation and Development, a club of the world’s richest countries, spearheaded its “Harmful Tax Competition” initiative, which aimed to combat tax havens. It didn’t take long for OECD member states Switzerland, Austria, Belgium and Luxembourg to start making a fuss. They saw their models of banking secrecy endangered. But they finally came around – albeit only slightly – once the OECD’s requirements were loosened.

When the European Savings Directive was adopted in 2005, however, the four staged a successful resistance. Instead of sharing information on foreign depositors with authorities back in their home countries, the four were able to push through a measure that foresaw them charging a so-called “withholding tax,” which applied to capital gains. The result was that any hoped-for transparency fell by the wayside.

The financial crisis turns up the heat

It wasn’t until the global financial crisis struck in 2009 that the dynamic changed in the fight against tax evasion. Suddenly, countries were scrambling to align their tax laws in order to prevent potential tax revenues from slipping through their fingers. Governments – and by extension, taxpayers – were being saddled with the cost of bailing out banks, and their patience with countries that had been black-listed by the OECD for maintaining strict banking secrecy was wearing thin. That atmosphere eventually led countries like Lichtenstein, Andorra or Monaco to relent and loosen their policies of secret keeping.

The end of banking secrecy

On October 29, 2014, 51 countries effectively agreed to abolish banking secrecy, signing an agreement that had been written according to OECD standards. There were 100 other countries that weren’t signatories, but they had at least expressed their support for the measures outlined in the agreement.

Among those onboard were important financial hubs, such as Switzerland, Lichtenstein and Singapore. There were also several countries in the Caribbean and the Channel Islands, which had traditionally been a hub for so-called letterbox companies.

Panama and the US distinguish themselves

It’s worth mentioning that Panama was as dismissive of the new OECD standards as the United States. “Panama was initially willing to participate, but it changed its mind when it saw that the US wasn’t onboard,” Markus Meinzer of the Tax Justice Network was quoted by Spiegel Online as saying. The Americans were cracking down on tax fraud as long as it was lucrative for them, but states like Nevada and Delaware are still home to many shell companies, according to Spiegel Online.

The agreement binds the signatories to informing each other about the foreign accounts of individuals. The automatic exchange of information was aimed at making it easier for tax authorities to control the flow of money abroad and fight tax evasion.

Exchanging data and information

Banks and other financial institutions are still required to report on interest, dividends, account balances or proceeds from the sale of financial assets to domestic authorities. This happens if the beneficiary of such transactions lives abroad.

Furthermore, the agreement also sets the rules for special and spontaneous requests from authorities of another state. It foresees allowing authorities to deny such requests from their counterparts on the grounds that the relevant information is in a bank’s possession.

The new regulation applies to accounts that were opened from January 2016 onward. Starting in September 2017, countries will be able to exchange data among themselves.

Closing tax loopholes

Meanwhile, some of the world’s leading industrial nations have come up with an action plan for closing tax loopholes exploited by multinationals. In mid-January, representatives from more than 30 countries signed their first detailed agreement. The deal foresees internationally active companies reporting about their business undertakings and proceeds in various countries. This information would then be automatically exchanged between national tax authorities. The aim is that corporations are then taxed appropriately in all countries – another one of the OECD’s ideas.

The OECD spoke of a “milestone,” referring to its successful bid at pushing through its so-called BEPS initiative. BEPS stands for “base erosion and profit sharing,” which is jargon used to describe the negative effect that multinational companies’ tax evasion has on countries’ tax bases. It refers to the practice of firms like Google, which managed to avoid paying any taxes on its profits using subsidiaries in Bermuda, Ireland and the Netherlands.

G20 is onboard

An action plan to rein in such practices was formally adopted at the G20 summit in Antalya last year. Specifically, summit attendees focused on point 13 of the 15 that the OECD’s BEPS plan had laid out. The requested country-specific reports are to be compiled by parent companies in the country in which they reside. Those reports will then be automatically exchanged with tax authorities in other countries – although they won’t be made public. But only companies with foreign subsidiaries and annual revenues of at least 750 million euros ($854.4 million) are subjected to the new rules. In Germany, fewer than 1,000 companies are expected to be affected.

Money laundering directives

Since the summer of 2015, the EU’s fourth Money Laundering Directive has been in effect. It is aimed at hindering terrorism financing and transactions on the black market by, first and foremost, compiling exact records of people and their bank accounts. In order to combat money laundering, the German finance ministry also monitors cash payments – a controversial issue as it concerns the privacy of individual citizens.