Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Unione Europea

Italia. Alternative. Corte EU approva tagli sovvenzioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-14.

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Treccani ci fornisce una simpatica descrizione dell’ipocrita.

«Chi parla o agisce con ipocrisia, fingendo virtù, buone qualità, buoni sentimenti che non ha, ostentando falsa devozione o amicizia, o dissimulando le proprie qualità negative, i proprî sentimenti di avversione e di malanimo, sia abitualmente per carattere, sia in particolari circostanze, e sempre al fine di ingannare altri, o di guadagnarsene il favore».

Le energie alternative sono state in Europa ed in Italia la fiera dell’ipocrisia. Un’Unione Europea tutta tesa a sorvegliare che non vi fossero aiuti di stato a chicchessia, li autorizzavano e propugnavano per le energie alternative.

Fatto spiegabile perché gran parte dell’impiantistica faceva capo ad ambienti molto vicini all’eurodirigenza adesso uscente. Si sono sganasciati quantità immani di denaro pubblico.

Il problema è banalissimo.

L’industria produttrice in Europa sforna prodotti il prezzo dei quali è del tutto fuori mercato e diventa ragionevolmente competitivo solo ricevendo cospicue sovvenzioni statali. E per anni in Italia decine e decine di miliardi sono stati riversati sulle energie alternative: tutti i Contribuenti hanno dovuto forzosamente finanziare una ristretta cerchia di pochi intimi.

Poi, un bel dì, i pasti gratis furono aboliti, e l’intero comparto delle alternative andò in crisi: senza sovvenzioni statali era morto, da libri in tribunale.

I produttori si rivolsero quindi alle vie legali, arrivando fino alla Corte Europea.

«La riduzione o anche l’azzeramento degli incentivi finanziari alle energie rinnovabili da parte del governo italiano in linea di principio non è contraria al diritto Ue»

«Lo ha chiarito la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su richiesta del Consiglio di Stato su due cause portate avanti da altrettante aziende italiane di produzione di energia da fonti rinnovabili»

«Le aziende avevano realizzato impianti fotovoltaici ammissibili agli incentivi secondo le norme nazionali del 2011, incentivi poi sensibilmente ridotti nel 2012»

«La Corte ha stabilito che la normativa italiana è conforme al diritto Ue, ricordando che la direttiva rinnovabili del 2009 non obbliga gli Stati membri ad adottare dei regimi di aiuti finanziari per promuovere l’uso di energia da fonti rinnovabili»

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Orbene. lo stato non è obbligato a finanziare le energie alternative.

È stata posta la parola fine ad una gigantesca truffa ai danni del Contribuente.

Nota.

  1. Mettete su un’officinetta che produca cacciaviti monouso di burro;

  2. Trovate un onorevole amico che faccia una legge che imponga a tutte le famiglie di dotarsi di un simile set di strumenti;

  3. L’onorevole amico costituisca una agenzia, a fondi statali, che sorvegli l’applicazione della legge: una sede nazionale, una in ogni capoluogo, una in ogni comune, erogando multe salate a quanti non si fossero adeguati;

  4. fate legiferare che le spese di acquisto siano detraibili dalla denuncia dei redditi.

Ai governanti lo stipendio serve solo per ricevere gli estratti conto della banca.


Ansa. 2019-07-11. Corte Ue: legittimo taglio incentivi Italia per rinnovabili

La riduzione o anche l’azzeramento degli incentivi finanziari alle energie rinnovabili da parte del governo italiano in linea di principio non è contraria al diritto Ue. Lo ha chiarito la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su richiesta del Consiglio di Stato su due cause portate avanti da altrettante aziende italiane di produzione di energia da fonti rinnovabili. Le aziende avevano realizzato impianti fotovoltaici ammissibili agli incentivi secondo le norme nazionali del 2011, incentivi poi sensibilmente ridotti nel 2012. La Corte ha stabilito che la normativa italiana è conforme al diritto Ue, ricordando che la direttiva rinnovabili del 2009 non obbliga gli Stati membri ad adottare dei regimi di aiuti finanziari per promuovere l’uso di energia da fonti rinnovabili.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Stati Uniti

Tesla. – 9 miliardi. Bloomberg prevede le azioni a dieci dollari.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-06.

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Tesla è sinonimo di autovetture elettriche, ma soprattutto è il fiore con cui i liberal democratici adornano l’occhiello. Fiore che in passato ha richiamato molti investitori, anche quelli microbici, ma che sembrerebbe essere alquanto appassito. Nove miliardi di debito sono una grossa cifra.

Il settore innovativo, tanto di moda, ha già scottato severamente gli investitori, rerum novarum cupidi, come disse il grande Vincenzo Pecci.

Eolico. Anche TransAlta chiude i battenti dopo 23 anni di perdite.

Energie alternative e sussidi di stato. Fallimenti, manutenzione e ricambi.

Award-winning Surrey supplier of global wind turbines goes bankrupt

Wondering about wind

Endurance wind power declare bankruptcy

Maine wind power developer SunEdison files for bankruptcy protection

SunEdison files for bankruptcy

Troubled Solar, Wind Energy Giant SunEdison Inc. (SUNE) Files For Bankruptcy Protection To Address ‘Liquidity Issues’

US offshore wind farm veering on bankruptcy

The Mercifully Short List of Fallen Solar Companies: 2015 Edition

Startup innovative. Le allucinazioni di gloria e la realtà dei fallimenti.

Chiude Mosaicoon, la startup siciliana fiore all’occhiello del Sud hitech

Droni. Un business per i tribunali fallimentari.

Germania. Rinnovabili. SolarWorld fallita. Era l’industria del futuro tedesco.

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L’elenco sarebbe ben più lungo, ma alla fine i fallimenti hanno generato perdite ben maggiori degli investimenti. È però una realtà della quale nessuno ama parlarne.

L’entità del disastro è di tale portata che alla fine gli stati immuni dall’ideologia liberal ne hanno tratto le conseguenze.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

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«In 7 anni raccolti 19 miliardi di capitali. Ma il rapporto entrate/uscite è negativo: -9 miliardi»

*«La linea verde rappresenta i capitali raccolti sul mercato da Tesla dal 2010 al 2017. In totale si è arrivati a 19 miliardi di dollari, con un’impennata di 7,85 miliardi raccolti solo nel 2017»

*«Peccato che, nello stesso periodo, il flusso di cassa operativo sia stato di -8,69 miliardi di dollari»

*«È per questo che l’agenzia finanziaria Bloomberg, conti di Tesla alla mano, parla già di “bolla scoppiata”, mentre Morgan Stanley ha ipotizzato che il prezzo per azione attuale di 192 dollari potrebbe scendere in futuro a 10 dollari per azione»

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L’otto agosto dello scorso anno la Tesla era quotata 379.57 mentre oggi vale 193.26: la quotazione è quasi dimezzata.

Adesso Bloomberg preconizza i dieci dollari ad azione.

Chi vuole, ne tragga le conseguenze.


Ascesa (e caduta?) di Musk: come vanno i conti di Tesla

In 7 anni raccolti 19 miliardi di capitali. Ma il rapporto entrate/uscite è negativo: -9 miliardi

È una delle aziende con più appeal al mondo, alla pari di Apple nel mondo della tecnologia. Il fondatore, Elon Musk, è considerato il re Mida della Silicon valley, capace di spostare miliardi (e consensi) con un solo tweet. E le sue auto, dotate di un sistema di guida autonoma fra i più avanzati al mondo, stanno cambiando per sempre il mondo dei trasporti. Eppure c’è qualcosa che non torna. Già, perché i conti di Tesla nascondono una situazione finanziaria che dovrebbe preoccupare ben più di un investitore. Un mistero di cui Truenumbers si era già occupato in questo articolo.

Perché Tesla è in perdita

Il grafico sopra si basa su una recente analisi di Forbes e mostra due indicatori che, messi insieme, restituiscono un’immagine tutt’altro che positiva dei conti di Tesla. La linea verde rappresenta i capitali raccolti sul mercato da Tesla dal 2010 al 2017. In totale si è arrivati a 19 miliardi di dollari, con un’impennata di 7,85 miliardi raccolti solo nel 2017. Peccato che, nello stesso periodo, il flusso di cassa operativo sia stato di -8,69 miliardi di dollari. Secondo molti analisti, quindi, il modello di business di Tesla non è affatto sostenibile: nonostante Elon Musk abbia un’elevata capacità nel raccogliere capitali, la sua azienda è davvero poco redditizia e per ora incapace di restituire gli investimenti fatti negli ultimi anni.

Eppure i grandi finanziatori hanno continuato a lungo ad aprire il loro portafogli. La liquidità entrata nelle casse di Tesla è servita fra le altre cose per lanciare i nuovi progetti dell’azienda, tra cui la produzione di massa delle batterie elettriche per le auto presso la Gigafactory 1 in Nevada e la costruzione di una seconda Gigafactory nello stato di New York. Tutti investimenti che ne hanno rafforzato la posizione nel settore dell’elettrico e sono serviti per il lancio della Model 3 nel mondo. La berlina ha portato nuovo lustro all’azienda e rinforzato la fiducia degli investitori nei conti di Tesla (basti guardare all’iniezione di capitale avvenuta solo nel 2017). Ma le cose stanno cambiando.

Quale futuro per Tesla?

I segnali erano presenti nell’aria da mesi, eppure nelle ultime settimane i timori degli azionisti (e degli analisti) si sono concretizzati: la bolla di Tesla, perché ormai di questo si parla, si sta sgonfiando. Il primo trimestre 2019 si è chiuso in rosso, il personale ha subito dei tagli per incrementare i margini sulle Model 3, le consegne delle auto sono in ritardo, la liquidità continua a ridursi e il debito a pendere come una spada di Damocle sulla testa dell’azienda. A questo scenario si aggiungono la guerra commerciale tra Usa e Cina e la concorrenza sempre più agguerrita delle altre case automobilistiche nel settore dell’elettrico. Tutti fattori che, nel corso del 2019, hanno portato il titolo azionario a perdere oltre il 40% del suo valore in borsa. È per questo che l’agenzia finanziaria Bloomberg, conti di Tesla alla mano, parla già di “bolla scoppiata”, mentre Morgan Stanley ha ipotizzato che il prezzo per azione attuale di 192 dollari potrebbe scendere in futuro a 10 dollari per azione.

Elon Musk, però, eccentrico e carismatico visionario (già fondatore di PayPal), non è rimasto con le mani in mano. Nonostante il vento avverso, gli investimenti da 2,5 miliardi previsti per il 2019 sono ancora in piedi. Fra gli obiettivi annunciati ci sono l’espansione in Cina, con una nuova Gigafactory a Shanghai, l’arrivo della Model 3 in nuovi mercati, lo sviluppo del network Tesla Supercharger per la ricarica veloce e il lancio di due nuovi veicoli (la Model Y e il camion elettrico Semi). Basteranno per riportare Tesla ai fasti di un tempo?

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Italia. Energie alternative in calo, ma promettono 2.7 milioni posti lavoro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-16.

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Nessuno si stupisce più di tanto che cessati gli incentivi statali le energie alternative in Italia stiano ristagnando.

E poi iniziano a mordere le spese di manutenzione e rinnovo degli impianti, che non son cifre da poco.

Ma ciò che lascia sempre più perplessi è la levità espressiva dei supporter.

«sono circa un milione gli impianti tra elettrici e termici installati»

*

«creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro»

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A parte il fatto che in italiano ‘creare‘ significa trarre dal nulla, prerogativa della Divinità non certo della stirpe umana, 2.7 milioni di nuovi posti di lavori sono più del 10% dell’attuale forza lavoro italiana.

Per promettere di generare 2.7 milioni di posti di lavoro serve un fegato grosso così.

Poi, essendo il numero degli impianti eguale ad un milione, ci sarebbero tre addetti per ogni impianto: un numero fantasmagorico.

Poniamo anche di pagarli una miseria, 1,500 euro al mese, 18,000 euro l’anno.

Ogni impianto dovrebbe sobbarcarsi l’onere di 48,600 euro l’anno per mantenere i nuovi posti di lavoro.

Roba da pazzi.

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Poi certa gente si lamenta che non li si stia più a sentire.


Ansa. 2019-05-14. Cala dopo 12 anni la produzione di energia pulita in Italia

ROMA – Cala per la prima volta dopo 12 anni, in Italia, la produzione di energia da fonti rinnovabili – in particolare solare, eolico e bioenergie – e vanno lentissimi gli investimenti nel settore, sia perchè non ci sono più incentivi a sostenerlo, sia per le barriere autorizzative ai progetti nei territori. Lo rileva Legambiente nel rapporto ‘Comuni rinnovabili 2019’, sottolineando che “lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è praticamente fermo”, mentre “molto di più dovremo fare per stare dentro l’Accordo di Parigi sul clima”, fra i cui obiettivi c’è la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra al 2030. I benefici sarebbero pari a 5,5 miliardi di euro all’anno e alla creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro (secondo una ricerca realizzata da Elemens per Legambiente).

Tuttavia, nella nostra Penisola sono circa un milione gli impianti tra elettrici e termici installati in tutti i comuni italiani. Grazie al mix fra fotovoltaico, solare termico, mini idroelettrico, eolico, bioenergie e geotermia distribuiti su tutto il territorio, sono 3.054 i comuni diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici e 50 per quelli termici, mentre sono 41 le realtà già rinnovabili al 100% per tutti i fabbisogni delle famiglie.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Energie Alternative, Ideologia liberal, Senza categoria

Svezia. Olimpiadi in forse per carenza produzione energia. – Bloomberg

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-07.

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«Global trade wars and weakening export markets are not the only potential dampers on Sweden’s growth»

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«There’s also a homegrown problem: a lack of power capacity.»

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«The dire situation stems from the closing of the nation’s oldest reactors and a shift to wind at a time when the grid is already struggling to keep up with demand in major cities»

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«The shortage, which impacts the nation’s main urban areas, is threatening everything from the rollout of a 5G network in the capital to investments in giant data halls and new subway lines»

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«It could even derail Stockholm’s bid for the 2026 Winter Olympics»

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«Citizens and companies are worried, irritated and even angry, …. How could this situation arise in the engineering nation of Sweden?»

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«The answer is a very ambitious green agenda. Sweden is halfway through a plan to replace the output from four reactors in the industrial south with thousands of wind turbines in the north»

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«abundance of carbon-free power from hydro, nuclear and wind has attracted billions of dollars in the past decade»

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Il problema è semplicissimo.

Come si conviene ai liberal socialisti, l’ideologia impone il passaggio dal nucleare e dal carbone alle energie alternative.

Tralasciamo volutamente i problemi di costo, che però per un’economia quasi stagnante potrebbero essere non da poco.

Il sud della Svezia è la zona ad alta concentrazione industriale, e quindi richiede energia nelle ore lavorative. Non a caso le centrali atomiche sono locate nel sud della Svezia, così come quelle a carbone ed a gas naturale.

Ma al sud i venti sono deboli, capricciosi ed incerti: senza vento non si genera corrente elettrica.

Gli svedesi hanno quindi optato per mettere gli impianti eolici nel nord del paese. Le turbine in grado di lavorare a basse temperature sono costose, sicuramente sì, e richiedono anche grandi manutenzioni, ma cosa non si immolerebbe sull’altare delle energie alternative.

Resta il problema, a quanto sembrerebbe alquanto scotomizzato dagli ingegneri progettisti, di come poter portare l’energia prodotta al nord fino al sud industrializzato.

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Energia. Il problema degli elettrodotti a lunga distanza. Le dissipazioni.

«First, electricity travels on long-distance, high-voltage transmission lines, often miles and miles across country. The voltage in these lines can be hundreds of thousands of volts. You don’t want to mess with these lines.»

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«Why so much voltage? To answer this question, we need to review some high school physics, namely Ohm’s law. Ohm’s law describes how the amount of power in electricity and its characteristics – voltage, current and resistance – are related. It boils down to this: Losses scale with the square of a wire’s current. That square factor means a tiny jump in current can cause a big bump in losses. Keeping voltage high lets us keep current, and losses, low»

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«Energy lost in transmission and distribution: About 6% – 2% in transmission and 4% in distribution – or 69 trillion Btus in the U.S. in 2013»

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Non si è infatti “liberi” di poter costruire una centrale elettrica dove si voglia: occorre piazzare gli impianti ove i venti siano persistenti e non troppo veloci. In altri termini, le sedi di produzione sono quindi obbligate.

Questo comporta necessariamente linee di trasmissione anche molto lunghe: in taluni casi si parla di migliaia di kilometri. La dissipazione in questi casi aumenta a dismisura.

Si pensi soltanto al trasferimento di energia dal Mecklenburg-Vorpommern al Bayern: sono circa 700 kilometri.

La dissipazione è enorme: oltre il cinquanta per cento.

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Siamo estasiati che gli ingegneri svedesi abbiano riscoperto la legge di Ohm.

Ma saremo ancor più esaltati quando avranno studiato un minimo di contabilità dei costi: rifare il grid svedese costerà non uno ma tre occhi delle testa.

Gli svedesi avrebbero un gran bisogno di passare uno dei loro famosi inverni al buio e senza riscaldamento ed acqua calda.


Bloomberg. 2019-05-03. Sweden’s Lack of Electricity Capacity Is Threatening Growth

A shift toward renewables is overwhelming the nation’s grid, leaving a potential Olympic Games in 2026 relying on reserve generators.  

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Global trade wars and weakening export markets are not the only potential dampers on Sweden’s growth. There’s also a homegrown problem: a lack of power capacity. 

The dire situation stems from the closing of the nation’s oldest reactors and a shift to wind at a time when the grid is already struggling to keep up with demand in major cities. The shortage, which impacts the nation’s main urban areas, is threatening everything from the rollout of a 5G network in the capital to investments in giant data halls and new subway lines. It could even derail Stockholm’s bid for the 2026 Winter Olympics.

It’s a stark change from the decades of cheap, surplus electricity that propelled the Nordic region’s biggest economy into one of the richest and most industrialized nations in the world. Now, electricity supplies in urban areas can’t keep up and that could exacerbate a slowdown already impacted by global uncertainty and Brexit.

“Citizens and companies are worried, irritated and even angry,” said Jonas Kamleh, a strategist for the City of Malmo, the nation’s third biggest. “How could this situation arise in the engineering nation of Sweden?”

The answer is a very ambitious green agenda. Sweden is halfway through a plan to replace the output from four reactors in the industrial south with thousands of wind turbines in the north. But grid connections, some dating back to the 1950s, aren’t up to scratch so the power isn’t shipped to where it’s really needed. And to make matters worse, city demand is surging at a faster-than-expected pace because of the electrification of everything from transport to heating.

The capacity issues could hit an economy already heading south after years of strong growth buoyed by household spending and exports. The Swedish National Institute of Economic Research said last month the economy is slowing and forecast GDP growth of just 1.5 percent this year compared with 2.3 percent in 2018.

The abundance of carbon-free power from hydro, nuclear and wind has attracted billions of dollars in the past decade from some of the world’s biggest companies from Amazon.com Inc. to Facebook Inc. and Microsoft Corp. With the major urban areas out of bounds, it will be harder to attract the same level of investment in the future. 

“A lot of businesses are rather energy-intensive and if we do not have enough capacity there is a potential chance it will impact long-term growth,” said Ake Gustafsson, senior economist at Swedbank AB. “Computer giants such as Amazon are global companies that can place their data centers anywhere.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Problemia Energetici, Unione Europea

Germania. Abbandonare il carbone comporta aumenti del 20% agli utenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-02.

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«German consumers already currently pay the highest prices for electricity in Europe.»

*

«The phasing out of coal-based power generation in Germany could push up electricity costs by 20 percent»

*

«According to various studies on this topic, the phasing out of coal could raise the price of electricity on the stock exchange by around 20 percent or one cent per kilowatt hour»

*

«Electricity will be more expensive anyway, because the expansion of renewables will be financed by the EEG (Renewable Energy Sources Act) levy and grid fees will rise»

*

«The affected regions, where tens of thousands of jobs directly or indirectly linked to brown-and black-coal energy production, will receive €40 billion as compensation over the next two decades»

*

«Only one eighth of the 7700-kilometre electricity grid expansion in Germany has been completed»

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Passare dal carbone alle alternative comporta un aumento in bolletta del 20%.

Se questo aumento va a gravare immediatamente sull’utenza finale, si dovrebbero conteggiare anche gli aumenti indotti.

Il panettiere che cuoce il pane in un forno elettrico, pagherà la corrente il 20% di più, così come per la illuminazione e per qualsiasi elettrodomestico usi nella lavorazione. L’impastatrice elettrica consuma molto. Ovviamente, il prezzo del pane dovrà salire.

Ma similmente, l’officina meccanica che ha tutte le apparecchiature che funzionano a corrente elettrica si troverà una lunga serie di aggravi, e quindi dovrà aumentare i prezzi.

Infine, 6,000 kilometri di grid non son mica poi tanto pochi, e giù altri miliardi che se ne vanno.

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Sembra impossibile, ma al momento è impossibile trovare un conteggio totale di tutti i costi riuniti in un unico schema.

Sorge quindi naturale una domanda.

Riusciranno i tedeschi a sopportare i pesi del passaggio da carbone ad alternative?

Sono in molti che ne dubitano fortemente.

Nota.

Un po’ cinicamente si potrebbe dire che se il piano si articola fino al 2038, tra due anni in Germania si terranno nuove elezioni politiche ed è tutto da vedere se questo piano risulterà essere ancora nell’agenda di quello che sarà il nuovo governo.


The Local. 2019-01-30. Electricity prices could rise by 20 percent due to coal withdrawal

The phasing out of coal-based power generation in Germany could push up electricity costs by 20 percent, according to experts.

That’s the findings from the RWI Institute who say Germany’s exit from coal is going to be expensive for consumers and taxpayers, the Rheinishe Post reported Tuesday.

Germans are already paying the highest prices for electricity in Europe, the newspaper reported. It came as around 9,000 employees of energy giant RWE Power wait for details on job cuts.

“According to various studies on this topic, the phasing out of coal could raise the price of electricity on the stock exchange by around 20 percent or one cent per kilowatt hour,” Manuel Frondel, energy expert at the RWI Leibniz Institute for Economic Research in Essen, told the Rheinishe Post.

For a three-person household with an annual consumption of typically 4000 kilowatt hours, this would mean €40 in additional costs per year.

“Electricity will be more expensive anyway, because the expansion of renewables will be financed by the EEG (Renewable Energy Sources Act) levy and grid fees will rise,” said Thilo Schaefer of the Institute of German Business.

Schaefer also said that in the medium term, getting rid of plants that use lignite or brown coal will eliminate a cheap way of generating electricity.

As The Local has reported, the Coal Commission has recommended phasing out coal by 2038 and shutting down around 12.5 of the 43 gigawatts of coal-fired power plant capacity by 2022.

The commission’s findings will now be passed on to the government, which is expected – barring a surprise – to follow the recommendations of the panel it set up.

Under the plan, several plants that use lignite or brown coal, which is more polluting than black coal, will be closed by 2022. Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts. 

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.

The affected regions, where tens of thousands of jobs directly or indirectly linked to brown-and black-coal energy production, will receive €40 billion as compensation over the next two decades.

Although more and more wind turbines and solar plants are being installed, they often do not supply enough electricity because they depend on weather conditions.

Can electricity consumers be relieved?

The Commission advises the federal government to relieve consumers of two billion euros in network charges. But it is still unclear how this will be done and whether the EU will participate. According to RWI expert Frondel, electricity tax could be reduced by around a third with two billion euros, i.e. from two cents per kilowatt hour to around 1.3 cents. “But it is still unclear how electricity consumers will be relieved,” Frondel said.

However, this would not assist the industry, experts say. “If the €2 billion were used to reduce the electricity tax, for example, the industry would not be helped because of its exemption from the electricity tax,” said Frondel.

The CDU Economic Council is also concerned. They say the electricity supply must remain secure and affordable and that the expansion of the grid must be accelerated. Only one eighth of the 7700-kilometre electricity grid expansion in Germany has been completed. Meanwhile, German consumers already currently pay the highest prices for electricity in Europe.

“The government will do everything it can to protect consumers from rising electricity prices by switching from coal to renewable energy,” said Federal Minister for Economic Affairs and Energy Peter Altmaier, of the centre-right Christian Democrats (CDU).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Problemia Energetici, Unione Europea

Germania. Il business dell’abbandono del carbone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

brueghel il giovane. pagamento delle tasse. fisher_museum_of_art

«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

Resta davvero difficile comprendere l’attaccamento dei liberal socialisti tedeschi al ‘clima‘ ed all’abbandono del carbone, che abbonda in Germania, se non si tenessero presenti alcuni dati ed alcune considerazioni. In quel momento tutto diventa chiaro, chiarissimo. Prima ripassiamo i dati.

*

Al momento attuale la Germania produce corrente elettrica bruciando carbone per circa il 35% dei consumi. Il carbone è estratto sul territorio tedesco e la relativa industria di estrazione, trattamento ed applicazioni varie – per esempio la siderurgia – danno lavoro  circa 300,000 persone fisse ed a 100,000 altre avventizie.

Alcune considerazioni.

Considerazione numero uno. Il 2038 è tra venti anni. Frau Merkel e gli attuali politici si saranno da tempo ritirati, e nulla vieterebbe di pensare che quelli loro subentranti la pensassero in modo diametralmente opposto. Come argutamente diceva Herr Schäuble posso rubare tutto, la le miniere restano lì, ancorché chiuse.

Considerazione numero due. La Germania ha un problema demografico da spavento. Le femmine tedesche autoctone non figliano, non procreano. Destatis, l’Istituto federale di Statistica riporta una popolazione attuale di 80.8milioni di abitanti, dei quali 49.2 milioni sono i metà lavorativa, dai 20 ai 64 anni. Ma al 2038 la popolazione si sarà ridotta a 67.6 milioni, con 34.6 milioni di persone in età lavorativa. Se la popolazione totale sarà calata di 13.2 milioni, quella in età lavorativa sarà calata di 14.6 milioni di unità. Una perdita percentuale del 29.67%.

Ma ad un calo così consistente della popolazione attiva corrisponderà una proporzionale riduzione dei consumi energetici: a lume di naso, di un buon 30%.

Considerazione numero tre. Se si guardassero proiezioni più a lungo termine, i quadri dipinti da Destati sono ancor più foschi. Nulla quindi da stupirsi se in Germania si inizia a pensare ad una tassa sul nubilato.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

Basterà solo avere pazienza ed aspettare che i tedeschi arrivino alla fase di terrore. La storia insegna come siano levi nell’attesa ed iperattivi nell’emergenza.

Considerazione numero quattro. Realizzare i propri sogni ha un costo. Chi volesse proprio comparsi una Lamborghini dovrebbe dar fondo ai risparmi e tener presente che una simile automobile ha un costo di gestione non da poco.

Lasciare il carbone, che ricordiamo è estratto in patria, significa accollarsi le spese di chiusura, quelle di costruzione di nuovi impianti, ed infine pagare la bolletta energetica di acquisto dei combustibili sul mercato estero. E questo proprio quando la Cina ha dichiarato che incrementerà la produzione di energia da carbone di almeno il 25%.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Nordrhein-Westfalen presenta un conto da 11.5 miliardi per il carbone.

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Aggiungeremo citando alcune informazioni, poi potremo concludere il ragionamento.

«There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday»

*

«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

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«It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others»

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«Energy companies can also expect billions in compensation»

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E se facessimo quattro conti della serva?

Chiudere le centrali elettriche alimentate a carbone, e con esse terminare l’estrazione del carbone, verrà a costare grosso modo quaranta miliardi di refusioni ai Länder, 40 miliardi per la costruzione delle nuove centrali non alimentate a carbone, 40 miliardi di refusione alle società estrattrici ed infine un trenta miliardi all’anno di acquisto di combustibili quali il gas naturale russo. Una rapida somma: centosettanta miliardi.

I tedeschi saranno ecologicamente puliti, anche se resteranno auto e camion, per non parlare poi del riscaldamento degli immobili, ma dovranno cavarsi dalle tasche un gran bella cifretta.

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Ma donde li piglierà la Germania tutti quei soldi?

Banale la risposta.

Li pagheranno tutti i sodali dell’Unione Europea, Italia in testa.

Forse che gli stati membri dell’Unione verrebbero che la Germania continui a bruciare carbone, maleodorante e che sporca tutto?

Ma per un pura coincidenza del destino, tutte le società che gestiscono le energie alternative in Germania sono di proprietà di liberal socialisti. Hanno assunto solo e soltanto liberal socialisti. È in pratica cosa loro.

Questi, annusata l’aria di devoluzione, hanno pensato bene di trovarsi un posto di lavoro assicurato e redditizio.

Fiumi di denaro che saranno prudentemente investiti all’estero.

Fiumi di denaro pubblico che finiranno nelle loro capienti scarselle.

Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Poi non ci si lamenti se gli identitari sovranisti crescono.


The Local. 2019-01-28. Energy giant warns of ‘significant’ job losses over Germany’s coal phase out

There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday.

“We can’t exactly say yet how many employees will be affected,” Martin told the Rheinische Post newspaper.

“But I expect a significant reduction as soon as 2023, which goes far beyond current planning and what can be done through normal fluctuations.”

A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal.

It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others.

Energy companies can also expect billions in compensation.

Coal, the dirtiest of all fossil fuels, last year accounted for more than 30 percent of Germany’s energy mix.

RWE, the biggest operator of coal-fired plants in Germany, has for years been warning of the negative impact the exit from coal would have on jobs and energy security in Germany.

Some 20,000 people are directly employed in the coal industry in Europe’s top economy.

It is now up to the German government to implement the commission’s recommendations.

A meeting between Chancellor Angela Merkel, Finance Minister Olaf Scholz and regional leaders to discuss the proposals is scheduled to take place on Thursday.

Germany’s reliance on dirty coal is in part down to Merkel’s decision in the wake of the 2011 Fukushima disaster to ditch nuclear power by 2022.

But the use of the polluting fuel has complicated Germany’s efforts to stick to targets for limiting greenhouse gas emissions, undermining Merkel’s role as a leading advocate of the global Paris Climate Agreement.

Under the commission’s plans, power plants in Germany using lignite or brown coal, which is even more polluting than black coal, would be closed by 2022.

Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts.

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but it did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Senza categoria, Unione Europea

Francia. Macron alza bandiera bianca e scarica il biogas.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-27.

2019-01-27__france__biogass__001

Ecco cosa scriveva il 9 novembre 2018 l’Engie.

«Today, during the inauguration of the Beauce Gâtinais Biogas (BGB) methanization unit in France, in presence of François de Rugy, French Minister of State, Minister of the Ecological and Solidarity Transition, Isabelle Kocher, ENGIE CEO, announced that €800 million would be mobilized in the next five years to develop green gases, a new French sector of excellence that will create value and jobs in France. This plan will support the objective of at least 10% green gas injected into the networks by 2030, as enshrined in the French Energy Transition Law for Green Growth.

ENGIE is positioning itself throughout the entire value chain of the biomethane industry: from project development, in close collaboration with farmers, to the sale to end consumers. By 2030, ENGIE and its partners aim to mobilize a total of €2 billion to produce 5 TWh per year of biomethane by that date.»

Poi vennero i Giles Jaunes.

*

Qualche giorno fa la Germania aveva gettato la spugna per il biogass: non ce la faceva più a finanziarlo dando 25 cent per kilowatt. Kilowatt, avete letto bene.

Germania. Alternative. Cessati i sussidi il biogas fallisce. 40,000 a spasso.

«German government subsidies will end in 2021, which could mark the end for the entire experiment, but the biogas bubble has already deflated»

«The trouble is that is heavily subsidized by the government»

«When Berlin was paying 25 cents per kilowatt hour for biogas, farmers rushed to invest»

«he expects half of Germany’s biofuel facilities to disappear after 2021, with considerable loss of flexibility in the energy system»

*

Qualche giorno dopo la Germania, anche la Francia di Mr Macron alza bandiera bianca sulle alternative a biogas. Non hanno più soldi per finanziare a fondo perduto questa benemerita iniziativa che ha arricchito tanti e tanti sodali.

«France is ready to provide 7 to 9 billion euros ($8-10 billion) of subsidies for renewable gas but only if the industry can substantially lower its costs, the government said on Friday»

*

«Produced from methanisation of agricultural and other biological waste, biogas still costs about four times more than natural gas imported by pipeline or LNG tankers from countries like Russia, Norway, Algeria or Qatar»

*

«to reduce costs to 67 euros per MWh by 2023 was way too ambitious. Current tariffs are around 90-95 euros per MWh»

90 – 95 euro per MWh: avete letto bene.

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Cerchiamo di sintetizzare e di tradurre in italiano dal politicamente corretto.

«biogas still costs about four times more than natural gas imported»

Alla fine, anche i bianchi dalla lingua biforcuta dicono qualcosa di vero: l’energia elettrica prodotta dal biogass ha un costo finale di quattro volte maggiore di quello ottenuto bruciando carbone, petrolio, oppure gas.

Fino ad oggi, esattamente come in Germania, la differenza era stata messa dallo stato: per la Francia erano a bilancio circa dieci miliardi di euro. Poi, in parte, il costo dell’energia per l’utente finale era, ed è tuttora, gravato da accise che ammazzerebbero un toro. In Francia l’energia elettrica la si compra dal gioielliere.

Togliendo i sussidi stato al biogas e destinando la stessa cifra ai Cittadini Elettori, si potrebbe innalzare la soglia minima tassabile di circa 8,000 euro l’anno, con grande sollievo delle classi misere e povere. Ma Mr Macron è il presidente dei ricchi.

Come si vede, la rivolta dei Gilets Jaunes inizia a dare i suoi frutti, che saranno davvero maturi quando Mr Macron avrà dato le dimissioni e si sarà ritirato in un convento buddista nel Tibet meridionale.


Reuters. 2019-01-26. France makes biogas support conditional on cutting costs

France is ready to provide 7 to 9 billion euros ($8-10 billion) of subsidies for renewable gas but only if the industry can substantially lower its costs, the government said on Friday.

Produced from methanisation of agricultural and other biological waste, biogas still costs about four times more than natural gas imported by pipeline or LNG tankers from countries like Russia, Norway, Algeria or Qatar.

Under its draft “PPE” 10-year energy plan, the government set a target for biogas to account for seven to 10 percent of gas consumption by 2030 from well below one percent today if costs can fall rapidly.

Gas grid operator GRTgaz said in a statement the draft PPE was worrying for the outlook of the nascent biomethane industry.

It said a goal to reduce costs to 67 euros per MWh by 2023 was way too ambitious. Current tariffs are around 90-95 euros per MWh.

“No other renewable energy sector that is mature today has seen its development conditional on such terms,” GRTgaz said.

It said the PPE did not account for the fact that biogas is non-intermittent, can easily be stored, helps deal with waste and provides income for farmers.

“As it is, the PPE trajectory threatens the development of this young industry,” GRTgaz said.

Through a system of tenders, the government wants to boost the amount of biogas produced in France from 5.4 terawatt hour in 2016, to 14 TWh in 2023 and 24 to 32 TWh in 2028. It also wants to boost the amount of biogas injected in the gas grid from virtually nothing today to more than half of production.

Although France is way behind biogas pioneers like Denmark and Germany, the sector is growing quickly. The amount of biogas injected in GRTgaz’ pipelines rose 75 percent to 714 GWh last year. Installed capacity is 1.2 TWh at 76 sites, and there is a pipeline of 661 new projects for a total capacity of 14 TWh.

A year ago, French utility Engie’s CEO Isabelle Kocher said biogas has the potential to grow from about one percent of gas consumption in France to 10 percent by 2025, 30 percent by 2030 and 100 percent by 2050. reut.rs/2sJwmUw

Over the next decade, the government wants to reduce total French gas consumption from 493 TWh in 2017 to about 420 THh in 2028 through energy savings and better insulation.

($1 = 0.8767 euros)

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Davos. Riunione di nobili decaduti senza terra e denari. Le defezioni aumentano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-20.

2018-11-25__davos 001

Il Meeting di Davos ricorda da vicino la riunione dei nobili decaduti, sotto la terza arcata del ponte sull’Elba a Dresden. Le prime due arcate erano state occupate da migranti in via di integrazione.

Si vedevano, si salutavano con la deferenza dovuta al titolo, si chiedevano vicendevolmente, con tutto garbo e stile da noblesse oblige: “Ma Lei signor Visconte, ha portato qualcosa da mangiare?”.

La riunione si sciolse poco prima del tramonto, non senza essersi divise le zone dove poter rovistare nei cassonetti alla ricerca di un qualcosa di commestibile.

*

Eppure fino al 2015 i titoli di Davos erano roboanti.

There’s A Plan Floating Around Davos To Spend $90 Trillion Redesigning All The Cities So They Don’t Need Cars

«That is one of the more ambitious (and possibly outlandish) ideas knocking around the World Economic Forum at Davos, Switzerland, this morning. The Davos meeting is the annual conclave of the world’s ruling class: presidents and prime ministers, CEOs, and religious figures (and the thousands of journalists who follow them, hoping for a soundbite or two).

The $90 trillion cities proposal came from former vice president Al Gore and former president of Mexico Felipe Calderon, and their colleagues on the The Global Commission on the Economy and Climate. That group hopes to persuade the world’s leaders to do something about humanity’s suicidal effort to heat the Earth’s climate. ….»

*

The 2018 Report of the Global Commission on the Economy and Climate

«We are significantly under-estimating the benefits of cleaner, climate-smart growth. Bold climate action could deliver at least US$26 trillion in economic benefits through to 2030, compared with business-as-usual. There are real benefits to be seen in terms of new jobs, economic savings, competitiveness and market opportunities, and improved well-being for people worldwide.»

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Si parlava con nonchalance non di milioni, e nemmeno di miliardi, bensì di trilioni di dollari americani. Un trilione equivale a mille miliardi.

Partnerships for better growth and a better climate.

«The Global Commission on the Economy and Climate, and its flagship project The New Climate Economy, were set up to help governments, businesses and society make better-informed decisions on how to achieve economic prosperity and development while also addressing climate change.

The New Climate Economy was commissioned in 2013 by the governments of seven countries: Colombia, Ethiopia, Indonesia, Norway, South Korea, Sweden and the United Kingdom. The Commission has operated as an independent body and has been given full freedom to reach its own conclusions. Lead by its global commission, it has disseminated its messages by engaging with heads of governments, finance ministers, business leaders and other key economic decision-makers in over 30 countries around the world.»

* * * * * * *

Mr Al Gore avrebbe voluto spendere 90 trilioni, poi scesi 26 trilioni. Tutti denari che avrebbero dovuto essere prelevati dalla tasche dei Cittadini Contribuenti, per transitare in quelle dei liberal, democratici negli Stati Uniti e socialisti in Europa.

Ben si comprendo gli urli di dolore che si stanno levando di questi tempi!

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Eccovi il report odierna di Sky tg24.

«Una globalizzazione 4.0 che funzioni e sia inclusiva e sostenibile. Una governance internazionale efficace. Il rilancio dell’agenda climatica. Sono questi i temi principali del Wef 2019. A spiegarli è lo stesso Klaus Schwab: “Nella società attuale, una ulteriore integrazione mondiale è inevitabile e i modelli esistenti di governance globale hanno difficoltà a promuovere azioni concrete fra le potenze mondiali”. “Questa quarta ondata della globalizzazione deve essere centrata sull’uomo”, aggiunge Schwab che ha anche invitato i leader presenti al summit a trovare “l’immaginazione e l’impegno necessari”, per affrontare “un periodo di profonda instabilità globale portata dall’impatto della quarta rivoluzione industriale, dal riallineamento delle dinamiche geo-economiche e delle forze geopolitiche”. ….»

Tra i grandi della Terra assenti Trump, Macron, Xi

«Quest’anno alla conferenza manca Donald Trump, ospite d’onore arrivato nel 2018 da rockstar. Il tycoon aveva già anticipato la sua assenza a causa della questione Shutdown negli Stati Uniti. Per lo stesso motivo è stata cancellata la partecipazione dell’intera delegazione della Casa Bianca: era previsto l’arrivo del segretario di stato Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. Da sottolineare anche le assenze di Ivanka Trump, figlia del tycoon, e del genero Jared Kushner. Mancherà anche Xi Jinping, primo presidente cinese presente al Wef che nel 2017 lanciò una controffensiva a suo modo globalista. Impegnato sul fronte gilet gialli, anche il presidente francese Emmanuel Macron sarà assente a Davos.»

*

Le idee di Mr Trump sul ‘clima’ dovrebbero essere note: del tutto normale che non perda tempo andando a Davos.

Il forfeit di Mr Xi è urente.

Dapprima annuncia che la Cina aumenterà del 25% la quota di energia elettrica generata bruciando carbone:

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Quindi annuncia che la Cina cesserà le sovvenzioni alle energie alternative: sono un fallimento economico.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Infine, manda a Davos il suo vice, che vi sarà nell’intermezzo della visita in Svizzera:

Cina. Davos. Sarà presente Mr Wang Qishan, vice presidente cinese.

*

Una sconsolata Cnn  annuncia che anche Ms May se ne guarda bene di andare a Davos.

Theresa May is skipping Davos, citing Brexit

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Ma mica che sia finita qui. Persino l’inclito Mr Macron non attenderà i lavori di Davos: lui che si era proclamato l’erede universale del ‘clima’, che avrebbe portato avanti la sua battaglia per la vittoria finale del ‘clima’.

Ma, Vi ricordate che cosa aveva detto?

Macron. Ricordiamo cosa disse un anno fa a Davos.

Bene. Sono bastate qualche decina di migliaia di lebbrosi, Gilets Jauns, che gli hanno messo a soqquadro la Francia a causa delle imposte sul carburante e che adesso reclamano la sua testa.

Da autoproclamato imperatore del mondo si è trasformato nel recluso nell’Eliseo, che non osa nemmeno di andare a far visita in carcere al beneamato Benalla che pur tanto si è prodigato per lui.

*

Resta l’immarcescibile Frau Merkel, l’anatra zoppa di Europa, che si abbracccia a mr Macron, barcollante sotto il peso del distacco da Mr Benalla.

Il 24 gennaio 2018 aveva detto:

Merkel Davos: Trump impari dalla storia.

«Abbiamo bisogno di un’Unione europea sempre più integrata”, dall’unione bancaria alla difesa comune. Ha aggiunto la Merkel tornando a esprimere rammarico per il voto britannico a favore della Brexit, ma allo stesso tempo notando come il progetto europeo sia “chiaramente incoraggiato dall’elezione del presidente francese Emmanuel Macron, che ha dato all’Unione nuovo impeto che ci rafforzerà.

“Abbiamo bisogno di un’ Unione europea sempre più integrata”, dall’unione bancaria alla difesa comune. Ha aggiunto la Merkel tornando a esprimere rammarico per il voto britannico a favore della Brexit, ma allo stesso tempo notando come il progetto europeo sia “chiaramente incoraggiato dall’elezione del presidente francese Emmanuel Macron, che ha dato all’Unione nuovo impeto che ci rafforzerà” ….

La Francia sarà “un modello nella lotta contro il cambiamento climatico”. Emmanuel Macron ha imbracciato la bandiera ambientalista di fronte alla platea del Forum di Davos. “Stiamo perdendo la battaglia. Nel 2020, se non saremo in grado di presentare dei risultati, cosa diremo alla gente?

Fortunatamente non avete invitato nessuno scettico rispetto al riscaldamento globale quest’anno

La Francia e tornata al centro dell’Europa”, dice poi Macron, “non vi sarà un successo francese senza un successo europeo»

* * * * * * *

Su queste basi, oramai Davos è diventata quasi innocua.

Homo sine pecunia est imago mortis.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-16.

cina

L’annuncio dato dalla Cina è sobrio, esaustivo e sembrerebbe essere con i piedi bene sulla terra.

China: No Wind Or Solar If It Can’t Beat Coal On Price

«China has said it will not approve wind and solar power projects unless they can compete with coal power prices.

Beijing pulled the plug on support for large solar projects, which had been receiving a per kWh payment, in late May. That news came immediately after the country’s largest solar industry event and caught everyone by surprise.

Officials are understood to have been frustrated at seeing Chinese suppliers and engineering firms building solar projects overseas that delivered electricity at prices far below what was available back home.

The country also has its own issues with grid logjams. These have caused power from wind and solar projects to be wasted due to a lack of capacity on the network to transmit and distribute it. In 2017 12% of wind generation and 6% of solar was curtailed.

In the plans announced on Thursday, the National Development and Reform Commission (NDRC), the top strategic planning authority, and the National Energy Administration (NEA) set out a series of conditions under which new solar and wind projects would be approved from now till the end of 2020.

Chief among these is that the price matches or undercuts the national coal benchmark, something that happened for the first time ever just last month.

Projects will also have to show that the grid can handle their output. Technical specifications will ensure that the highest standards are met on that front.

Local governments have been told they are free to offer their own subsidies to projects if they wish.

In the past, provincial authorities have spent heavily to bankroll uncompetitive solar manufacturers. Thursday’s announcement warned that any attempt to use project subsidies to invest in “local factories” or to make the use of locally made components a condition of the subsidy.

Also included in the wide-ranging changes is the introduction of a green certificate scheme. A small trial of such a scheme was undertaken in 2017. It would work in a similar way to renewable energy certificates schemes in the U.S. and elsewhere. A certificate is created for each unit of electricity generated. These are then traded among utilities who may have targets to meet as determined by regulators or purchased by an end user to demonstrate their use of “clean” power. Details on the mechanics of the certificate scheme have not yet been released.»

Riassumiamo.

«China has said it will not approve wind and solar power projects unless they can compete with coal power prices»

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«Beijing pulled the plug on support for large solar projects»

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«The country also has its own issues with grid logjams. These have caused power from wind and solar projects to be wasted due to a lack of capacity on the network to transmit and distribute it. In 2017 12% of wind generation and 6% of solar was curtailed.»

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«Projects will also have to show that the grid can handle their output»

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«Projects will also have to show that the grid can handle their output. Technical specifications will ensure that the highest standards are met on that front.»

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Se è vero che la corrente elettrica è prodotta nelle centrali, sarebbe altrettanto vero ricordare come da queste debba essere portata ai consumatori tramite gli elettrodotti, che dissipano energia.

Il costo deve essere contabilizzato su quanto alla fine arriva al consumatore.

Non solo, ma si deve anche tener conto del costo di impianto, di manutenzione e di rinnovo.

In linea generale, più le centrali sono piccole e sparpagliate e minore è la necessità di disporre di reti a lunga percorrenza: maggiore la lunghezza dell’elettrodotto, maggiore la dispersione

Della corrente eolica prodotta sul Baltico ne arriva in Baviera, luogo di consumo industriale, appena il 50%. Questo vuol dire raddoppiare i costi per kwh.

Infine, e cosa non da poco, l’eolico produce corrente solo quando tira vento ed il solare solo quando c’è il sole.

Queste centrali entrano in produzione a capriccio meteorologico, non dietro esplicita richiesta dei consumatori.

Per ultimo ma non certo per ultimo, quando queste centrali alternative entrano in funzione immettono grandi quantità di energia nel grid, che se ne va regolarmente in sovraccarico.

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L’arte di saper fare di conto non è poi impresa impossibile.


Climate Dispatch. 2019-01-12. China: No More Wind Or Solar If It Can’t Beat Coal On Price

China has said it will not approve wind and solar power projects unless they can compete with coal power prices. Beijing pulled the plug on support for large solar projects, which had been receiving a per kWh payment, in late May. That news came immediately after the country’s largest solar industry event and caught everyone by surprise. –John Parnell, Forbes, 10 January 2018

Shares in China’s new energy vehicle (NEV) makers and other firms in the industry chain are pummelled, after media reports that Beijing this year could continue to cut subsidies for NEVs. —The Economic Times, 9 January 2019

Saudi Arabia is nearing a deal to invest in U.S. liquefied natural gas, a landmark decision for the kingdom, which in the past had been a huge supplier of energy to America. America’s shale revolution has broken years of dependence on Middle Eastern oil, to the extent that the International Energy Agency expects the U.S. to become a net energy exporter by 2023. —The Wall Street Journal, 9 January 2019

China National Petroleum Company (CNPC) reported that shale gas production from its Sichuan Basin project increased by 40% between 2017 and 2018. Total gas output was pegged at 4.27 billion cubic meters (bcm), with a daily output amounting to 20 million cubic meters (mcm). The figures are record highs, the company said. —JPT Digital, 10 January 2019

Support in German Chancellor Angela Merkel’s coalition for a major new Russian gas pipeline is slipping as frustration with the Kremlin’s brinkmanship grows and pressure from U.S. President Donald Trump starts to bite. —Bloomberg, 7 January 2019

BP discovers 1 billion barrels of oil at its Thunder Horse field in the Gulf of Mexico. The oil giant also says it will spend $1.3 billion to develop the third phase of its Atlantis offshore field south of New Orleans. BP credits its investment in advanced seismic technology for speeding up its ability to confirm the discoveries. —CNBC, 8 January 2019

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Problemia Energetici

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-14.

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«Weak demand in Europe and China along with ramping up of global output from recent capacity additions and upgrades will be the main overhang for EU coal prices next year»

*

«EU coal for 2019 increased 1.7% through Dec. 21»

*

«Coal use faces more headwinds from the EU’s emissions market. Carbon allowances tripled this year and are forecast to jump again in 2019 when market reforms to reduce a glut kick in next year»

*

«The story of coal is a tale of two worlds with climate action policies and economic forces leading to closing coal power plants in some countries, while coal continues to play a part in securing access to affordable energy in others»

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2019-01-09__carbone__002

La manfrina del carbone continua imperterrita.

Satellite images show ‘runaway’ expansion of coal power in China

«Extra 259GW capacity from coal in pipeline despite Beijing’s restrictions on plants. ….

Chinese coal-fired power plants, thought to have been cancelled because of government edicts, are still being built and are threatening to “seriously undermine” global climate goals, researchers have warned.

Satellite photos taken in 2018 of locations in China reveal cooling towers and new buildings that were not present a year earlier at plants that were meant to stop operations or be postponed by orders from Beijing.

The projects are part of an “approaching tsunami” of coal plants that would boost China’s existing coal capacity by 25% …. The total capacity of the planned coal power stations is about 259GW, bigger than the American coal fleet and “wildly out of line” with the Paris climate agreement

This new evidence that China’s central government hasn’t been able to stop the runaway coal-fired power plant building is alarming – the planet can’t tolerate another US-sized block of plants to be built ….

Other photographs show water vapour emerging from cooling towers where there was none before, such as at the Zhoukou Longda power station in central China, which indicatesa plant burning coal and generating electricity»

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La Cina brucia al momento il 55.98% del carbone mondiale per generare energia elettrica. Ma aumentando la produzione di corrente aumentando potenza e numero delle centrali a carbone salirà rapidament al 70%.

«coal plants that would boost China’s existing coal capacity by 25%»

Lo fa per il semplice motivo che il costo dell’energia generata con il carbone costa moto meno di tutte le altre soluzioni possibili.

Poi, per amore di quieto vivere proclama che in un futuro sostituirà il carbone con qualcosa di altro, ma nei fatti si comporta all’opposto. Sanno fare i conti: tutto qua.

China: No Wind Or Solar If It Can’t Beat Coal On Price

L’incontro di Davos si preannuncia essere un altro buco nell’acqua. E tra Gilets Jaunes e recessione sia Mr Macron sia Frau Merkel avranno cose ben più importanti a cui pensare: per esempio, la loro sopravvivenza fisica.


Bloomberg. 2019-01-06. Coal’s Heyday At $100 a Ton Passes in Europe With Curbs on Its Use

Price of the power generation fuel may drop 10% this year in Rotterdam as demand falls in Europe and China.

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Coal’s three-year run of blistering gains in Europe is set to end, clobbered by a combination of weakening demand and energy polices aimed at phasing out the dirtiest fossil fuel.

After prices more than doubled since 2016 as Asian importers drove demand, coal is expected to fall more than 10 percent to $76.50 a ton next year in Europe, a Bloomberg survey shows. That’s a far cry from October’s five-year high of $100 a ton.

A return to those levels any time soon may be difficult. Slowing growth in China and other Asian countries is damping demand at a time when India’s mines are set to churn out more supplies. In Europe, pressure to cut use of the fuel in power generation is intensifying, while the cost for polluting is near the highest in a decade and expected to climb further.

“Weak demand in Europe and China along with ramping up of global output from recent capacity additions and upgrades will be the main overhang for EU coal prices next year,” said Elchin Mammadov, an analyst at Bloomberg Intelligence.

Since its October high, year-ahead coal contracts on ICE Futures Europe have fallen as low as $83.70 a ton. That reflected an ebb in demand in China after it built up stockpiles needed for winter. In the same period, crude oil, a bellwether for energy prices, collapsed almost 40 percent along with concerns of weakening economic growth and a looming glut.

The global movement against climate change is spurring the push for cleaner alternatives to coal. This has led to several European Union countries setting dates by which they will stop burning the fuel altogether. Britain has committed to phasing out coal completely by 2025. Sweden and France plan to close their last plants by 2023.

German Chancellor Angela Merkel’s government will in February publish a timetable for exiting the world’s most widely used power-plant fuel. The so-called Coal Commission is weighing whether to slow the pace of coal station closures after union leaders and industrial companies objected to rising energy costs.

Coal use faces more headwinds from the EU’s emissions market. Carbon allowances tripled this year and are forecast to jump again in 2019 when market reforms to reduce a glut kick in next year. The rising cost of pollution is likely to boost demand for natural gas, which emits half the carbon of coal.

A Year in the Life of Coal

EU coal for 2019 increased 1.7% through Dec. 21

Demand for coal in Europe has fallen steadily since 2012 and will drop 1.1 percent annually through 2023, International Energy Agency data show. It’s forecast to fall more than 2 percent a year through 2023 in the U.S. and Europe, while China demand will decline.

That contrasts with Southeast Asia and India, where consumption is seen expanding annually by at least 4 percent over the next five years. Newcastle coal, an Asian benchmark, is averaging $106 a ton in 2018, the highest since 2011, and is forecast to average about $95 next year, according to the median of seven estimates compiled by Bloomberg.

Asian Appetite

Coal demand from Southeast Asia and India to continue through 2023

“The story of coal is a tale of two worlds with climate action policies and economic forces leading to closing coal power plants in some countries, while coal continues to play a part in securing access to affordable energy in others,” said Keisuke Sadamori, director of energy markets and security at the Paris-based IEA.