Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Energie Alternative. 2,600 miliardi investiti in dieci anni nel mondo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-10.

Amanita muscaria

«Negli ultimi dieci anni (2010-2019) gli investimenti nelle energie rinnovabili, guidati dal solare, hanno superato i 2.500 miliardi di dollari a livello globale mentre la capacità entro la fine di quest’anno dovrebbe essere quadruplicata da 414 Gw a circa 1.650 escluso il grande idroelettrico»

«La Cina è stato il principale investitore nella capacità di energia rinnovabile in questo decennio, con 758 miliardi di dollari tra il 2010 e la prima metà del 2019; secondi gli Stati Uniti con 356 miliardi e poi il Giappone con 202 miliardi. L’Italia si piazza al settimo posto con 82 miliardi di dollari dopo la Cina con 758 miliardi, Stati Uniti 356, Giappone 202, Germania 179, Gran Bretagna 122 e India 90. Dopo l’Italia ci sono Brasile, Australia, Francia, Spagna, Canada, Olanda, Messico, Belgio, Svezia, Sud Africa, Turchia, Chile e Danimarca con 14 miliardi investiti (escluso il grande idroelettrico).»

«nel decennio si prevede l’installazione di una potenza netta di 2.366 Gw, con la quota maggiore del solare (638 Gw), seguita da carbone (529 Gw), eolico e gas in terza e quarta posizione (rispettivamente 487 Gw e 438 Gw).»

«nel decennio si prevede l’installazione di una potenza netta di 2.366 Gw, con la quota maggiore del solare (638 Gw), seguita da carbone (529 Gw), eolico e gas in terza e quarta posizione (rispettivamente 487 Gw e 438 Gw).»

* * * * * * *

Tenendo conto che il solo piano nucleare cinese prevede investimenti per quasi 2,000 miliardi Usd, ci si sarebbe aspettati qualcosa di più.


Ansa. 2019-09-06. Rinnovabili, in 10 anni investiti 2.600 miliardi nel mondo

Negli ultimi dieci anni (2010-2019) gli investimenti nelle energie rinnovabili, guidati dal solare, hanno superato i 2.500 miliardi di dollari a livello globale mentre la capacità entro la fine di quest’anno dovrebbe essere quadruplicata da 414 Gw a circa 1.650 escluso il grande idroelettrico. E’ quanto emerge dal rapporto “Global Trends in Renewable Energy Investment 2019 (Le tendenze globali negli investimenti nell’energia rinnovabile), commissionato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) e pubblicato in vista del vertice sull’azione globale per il clima dell’Onu, il 23 settembre prossimo.

La Cina è stato il principale investitore nella capacità di energia rinnovabile in questo decennio, con 758 miliardi di dollari tra il 2010 e la prima metà del 2019; secondi gli Stati Uniti con 356 miliardi e poi il Giappone con 202 miliardi. L’Italia si piazza al settimo posto con 82 miliardi di dollari dopo la Cina con 758 miliardi, Stati Uniti 356, Giappone 202, Germania 179, Gran Bretagna 122 e India 90. Dopo l’Italia ci sono Brasile, Australia, Francia, Spagna, Canada, Olanda, Messico, Belgio, Svezia, Sud Africa, Turchia, Chile e Danimarca con 14 miliardi investiti (escluso il grande idroelettrico). L’Europa nel complesso ha investito 698 miliardi di dollari in capacità di energie rinnovabili nello stesso periodo, con la Germania che ha contribuito maggiormente con 179 miliardi e il Regno Unito con 122 miliardi di dollari.
Il rapporto mette in risalto che la sola capacità solare è salita di oltre 26 volte dal livello del 2009, si stima da 25 Gw a 663 Gw entro fine anno, abbastanza per produrre tutta l’energia elettrica necessaria ogni anno a circa 100 milioni di case negli Stati Uniti. Nel 2018 l’investimento per la capacità ha raggiunto 272,9 miliardi di dollari, il triplo rispetto a quello nella produzione di combustibili fossili. Le energie rinnovabili hanno generato il 12,9% dell’elettricità globale nel 2018, evitando due miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica. L’energia solare ha assorbito metà dei 2,6 trilioni di dollari in investimenti in capacità di energia rinnovabile effettuati nel decennio.

Considerando tutte le principali tecnologie di generazione (fossili e zero-carbonio), nel decennio si prevede l’installazione di una potenza netta di 2.366 Gw, con la quota maggiore del solare (638 Gw), seguita da carbone (529 Gw), eolico e gas in terza e quarta posizione (rispettivamente 487 Gw e 438 Gw).

Anche la competitività, guardando ai costi delle energie rinnovabili, è aumentata notevolmente nel corso del decennio con il costo livellato dell’elettricità (che consente il confronto di diversi metodi di generazione di elettricità su base costante) in calo dell’81% per il fotovoltaico solare dal 2009 e del 46% per l’eolico on shore. Mentre la Cina è rimasta il principale singolo investitore nel 2018 (con 88,5 miliardi di dollari, in calo del 38%), gli investimenti in capacità di energia rinnovabile sono stati più diffusi che mai in tutto il mondo lo scorso anno, con 29 paesi che hanno investito ciascuno più di un miliardo di dollari, rispetto ai 25 del 2017 e ai 21 del 2016. “Investire nelle energie rinnovabili vuol dire investire in un futuro sostenibile e redditizio, come ha dimostrato l’ultimo decennio di incredibile crescita delle rinnovabili”, ha commentato Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma ambientale delle Nazioni Unite avvertendo che non è sufficiente perchè le emissioni del settore energetico a livello globale sono aumentate di circa il 10% in questo periodo. “Dobbiamo rapidamente passare alle energie rinnovabili se vogliamo raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima e sviluppo”.

Il rapporto è stato commissionato con Frankfurt School-Unep Collaborating Centre for Climate & Sustainable Energy Finance e prodotto in collaborazione con BloombergNEF.

Annunci
Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Merkel e le energie alternative stanno languendo di inedia. Le cifre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-07.

2019-09-05__Wind__000

In Germania sul futuro Grüne stanno addensandosi grossi nuvoloni minacciosi.

Safety of power-generating wind turbines questioned

«At the beginning of this week, a nearly 100-meter-tall (328-feet-tall) wind turbine collapsed in Hamburg in northern Germany. In addition, a 40-meter-long blade of a wind turbine broke off in Zichow, also in northern Germany. In the weeks leading up to New Year’s, a 95-meter-tall wind turbine collapsed in Saxony. And in Süderholz in Mecklenburg-Western Pomerania, a 70-meter-tall turbine tower fell in mid-December. ….

As a rule, wind turbines are designed to last for 20 years»

* * *

2019-09-05__Wind__001

Wind energy’s big disposal problem

«Germany has more than 28,000 wind turbines — but many are old and by 2023 more than a third must be decommissioned. Disposing of them is a huge environmental problem. ….

the most modern turbines are made more with the goal to have more energy production and that then 20 years later, when these turbines are at the end of their life, then the researchers find the right technologies for their recycling ….»

* * *

2019-09-05__Wind__002

Ma ai vecchi problemi se ne aggiungono dei nuovi, e non da poco.

«The German Economy Ministry has called a summit to discuss a dramatic slowdown in the wind energy sector that’s threatening agreed climate goals. The problems are due to policy mistakes and growing public resistance.»

«At the Ketzin 1 and Ketzin 2 wind farms near the small town of Nauen about 50 kilometers (31 miles) west of Berlin, almost 200 wind turbines are gently humming along in the late-summer breeze. The two wind farms are among the largest and oldest in Germany, generating about 48 megawatts (MW) of electricity and meeting the power needs of about 20,000 people. But these days, the farms are facing unexpected headwinds.»

«”As long as the health hazards of infrasound emissions from the wind turbines haven’t been fully studied and the problem of how to store excess electricity isn‘t resolved, we are against the relentless buildup of wind farms,” says Volkmar Richter, a member of the local branch of the business-friendly Free Democratic Party (FDP).»

«Richter is active in a local pressure group that is protesting the planned extension of the wind farms by another 15 turbines. The group has launched a lawsuit against the plan, claiming the new installations would be built too closely to the village of Falkenrehde, situated only 600 meters (656 yards) away, and that the turbines would threaten the red kite raptors breeding in the area.»

«Legal action against German wind energy projects have multiplied in recent years, leading to a dramatic decline in the number of new onshore wind farms.»

«All over Germany, only 35 new windmills with a combined output of a mere 290 MW were installed in the first half of 2019 — a decline of more than 80% compared with the same period last year and the lowest total in almost two decades.»

«The situation in the wind power sector is a catastrophe. We are facing the slowest buildup of capacity in the past 20 years, while the government at the same time is claiming to fully support and implement the Paris climate goals»

«However, Germany’s wind sector is in “deep trouble,” Brussels-based trade group WindEurope noted recently, and its Chief Executive Giles Dickson said: “The main problem is permissions. It’s got much slower, more complex, and there aren’t enough civil servant to process the applications.”»

«The German wind energy industry federation BWE estimates that wind farms with a total capacity of 11 gigawatts are currently waiting for approval. Until a few years ago, licenses were granted within 10 months. But the process now takes over two years as many wind projects are held up by legal disputes.»

«In the southern German state of Bavaria, for example, the regional government has imposed a so-called 10H ban on new installations, which stipulates that the distance between a turbine and a settlement must be a minimum of 10 times the height of the turbine.»

«about 300 turbines with a total capacity of 1,200 MW are currently being blocked by legal objections based on alleged threats to endangered birds and bats.»

«In addition, military concerns and FM radio beacons constitute significant approval barriers, as wind power projects have to keep a distance of 10 to 15 kilometers to stations that are used for navigation in aviation»

«a quarter of the existing wind power could be cut off by 2025 when older turbines become unprofitable»

* * * * * * *

2019-09-05__Wind__005

Sintetizziamo.

– Le turbine eoliche sono progettate per venti anni di vita ed il 25% di quelle in essere dovrebbe essere sostituito.

– Un numero crescente di pilastri a supporto semplicemente crolla per problemi alla statica. Le fotografie dovrebbero essere eloquenti.

– Le turbine eoliche generano ultrasuoni nocivi alla salute degli umani.

– Il numero di turbine eoliche impiantate si è ridotto dell’80% rispetto all’anno precedente.

– Il contenzioso legale alla messa in opera delle turbine eoliche è cresciuto vertiginosamente.

– Molti Länder hanno legiferato criteri molto restrittivi per ottenere la licenza edilizia e quella di esercizio.

– Le turbine eoliche interferiscono con le reti di comunicazione militari ed aeroportuali.

* * *

Facendo un conto molto grossolano ed approssimato per difetto, la strada delle energie alternative eoliche richiederebbe circa 750 miliardi di investimenti per mantenere la produzione attuale ed altrettanti per incrementarla.

Entrata in fase depressiva, la Germania ben difficilmente potrà trovare un simile volume di risorse da investire in questo settore, ma senza grandi investimenti corre il rischio concreto di veder ridurre in pochi anni il parco turbine ad una manciata di impianti funzionanti.


Deutsche Welle. 2019-09-04. German wind energy stalls amid public resistance and regulatory hurdles

The German Economy Ministry has called a summit to discuss a dramatic slowdown in the wind energy sector that’s threatening agreed climate goals. The problems are due to policy mistakes and growing public resistance.

*

At the Ketzin 1 and Ketzin 2 wind farms near the small town of Nauen about 50 kilometers (31 miles) west of Berlin, almost 200 wind turbines are gently humming along in the late-summer breeze. The two wind farms are among the largest and oldest in Germany, generating about 48 megawatts (MW) of electricity and meeting the power needs of about 20,000 people. But these days, the farms are facing unexpected headwinds.

“As long as the health hazards of infrasound emissions from the wind turbines haven’t been fully studied and the problem of how to store excess electricity isn‘t resolved, we are against the relentless buildup of wind farms,” says Volkmar Richter, a member of the local branch of the business-friendly Free Democratic Party (FDP).

Richter is active in a local pressure group that is protesting the planned extension of the wind farms by another 15 turbines. The group has launched a lawsuit against the plan, claiming the new installations would be built too closely to the village of Falkenrehde, situated only 600 meters (656 yards) away, and that the turbines would threaten the red kite raptors breeding in the area.

Legal action against German wind energy projects have multiplied in recent years, leading to a dramatic decline in the number of new onshore wind farms.

Wind power drive stalls 

All over Germany, only 35 new windmills with a combined output of a mere 290 MW were installed in the first half of 2019 — a decline of more than 80% compared with the same period last year and the lowest total in almost two decades. In 2018, Germany installed wind turbines with a total capacity of 2,800 MW. That in itself was a sharp drop from 2017, when Germany added more than 5,000 MW of wind capacity on land. 

“The situation in the wind power sector is a catastrophe. We are facing the slowest buildup of capacity in the past 20 years, while the government at the same time is claiming to fully support and implement the Paris climate goals,” says Reiner Priggen, a former MP of the Greens and now a chief wind power lobbyist for Germany’s Renewable Energies Association. 

According to the German government’s long-term plan, renewable energy is supposed to account for at least 65% of the country’s electricity needs by 2030 — up from about 44% today. Wind energy, which is expected to become the most important component in the country’s future energy mix, accounted for more than a quarter of electricity production in 2019. Solar power, by contrast, contributed just 10%. According to a recent study by the Agora Energiewende pressure group, about three-quarters of the additional capacity needed by 2030 will have to come from wind.

However, Germany’s wind sector is in “deep trouble,” Brussels-based trade group WindEurope noted recently, and its Chief Executive Giles Dickson said: “The main problem is permissions. It’s got much slower, more complex, and there aren’t enough civil servant to process the applications.”

Public resistance and regulatory hurdles

The German wind energy industry federation BWE estimates that wind farms with a total capacity of 11 gigawatts are currently waiting for approval. Until a few years ago, licenses were granted within 10 months. But the process now takes over two years as many wind projects are held up by legal disputes.

Local pressure groups are suing because they find some of the new projects are being built too closely to residential areas. In the southern German state of Bavaria, for example, the regional government has imposed a so-called 10H ban on new installations, which stipulates that the distance between a turbine and a settlement must be a minimum of 10 times the height of the turbine.

Safety of power-generating wind turbines questioned

Often public resistance is supported by environmental campaigners who are worried about the turbines’ impact on wildlife. According to BWE findings, about 300 turbines with a total capacity of 1,200 MW are currently being blocked by legal objections based on alleged threats to endangered birds and bats.

In addition, military concerns and FM radio beacons constitute significant approval barriers, as wind power projects have to keep a distance of 10 to 15 kilometers to stations that are used for navigation in aviation.

In many cases, by the time these complaints are dealt with and the installation of new wind turbines is approved, the registered technology is already outdated.

As part of efforts to boost public acceptance for wind power, the state of Brandenburg recently passed a law that forces operators to pay an annual lump sum of €10,000 ($11,000) per wind turbine to neighboring municipalities.

Double blow from subsidy cuts

On top of the numerous legal risks, there is a growing commercial risk for the wind power industry, which threatens to scare off potential investors. By introducing a market-based tendering model for new capacity, the government forced the industry to cut costs and face stronger competition.

As of next year, wind turbines with a total capacity of 4,000 MW will drop out of the state subsidy scheme, which was guaranteed 20 years ago under Germany’s Renewable Energy Law (EEG).

Luise Pörtner, the managing director of BayWa re., a leading renewable energy developer, already speaks of “a massive impact on the onshore wind industry.” She estimates that a quarter of the existing wind power could be cut off by 2025 when older turbines become unprofitable.

“We need a great deal of re-powering,” says Pörtner, referring to the replacement of outdated wind turbines on the same site. She admits, though, that approval procedures have become so strict that about 45% of turbines approved two decades ago, are likely to be refused today under the new rules.

Another initiative to boost onshore facilities — corporate Power Purchase Agreement (PPA) — is also failing to get off the ground. These long-term power supply agreements between turbine operators and power companies aim to guarantee a set price for a certain period of time, mostly five years. But these contracts are considered risky because no one knows how the price of electricity will trend.

Growing investor reluctance is already showing in the number of wind power projects tendered this year. Of the more than 1,350 MW offered by the government so far in 2019, only 746 MW could materialize due to a lack of participation in the public auction rounds.

So, the German wind energy summit is coming at a critical moment for Europe’s largest economy, which has committed itself to phasing out nuclear power by 2022 and coal power by 2038. That shift can only succeed if the country manages to expand its wind energy sector significantly.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Sardegna. Piano energetico. I sardi abiteranno le caverne vestiti di pelli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-12.

Nilus 001

«Rinviato a settembre il tavolo al ministero dello Sviluppo per definire la data di spegnimento delle centrali»

«Per affrontare la questione decarbonizzazione e definire la data del Phase out dal carbone, ossia lo spegnimento delle centrali sarde, ci si dovrà rivedere al ministero dello Sviluppo economico dopo le vacanze estive»

«non si possono determinare né i tempi autorizzativi e quelli di realizzazione delle opere inserite nel Pniec Piano nazionale integrato energia e clima del 2018»

«Rinvio considerato quasi come un passo avanti per scongiurare il rischio black out energetico dell’isola del 2025»

«Dall’incontro emerge un fatto positivo che non si è dato come punto fermo il 2025 per la decarbonizzazione, a differenza degli altri tavoli tecnici che hanno definito che la decarbonizzazione si può compiere»

«Anche perché allo spegnimento delle centrali a carbone o a combustibile fossile e che oggi assicurano all’isola più del sessanta per cento di energia, dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo»

* * * * * * *

Tecnici ministeriali ed ecologisti alla fine otterranno il Premio Nobel per l’economia. Hanno fatto una scoperta grandiosa:

«allo spegnimento delle centrali a carbone …. dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo»

Peccato che nella foga di stabilire a fine agosto lo spegnimento delle centrali elettriche alimentate a carbone, che forniscono circa il sessanta per cento del fabbisogno, nessuno abbia pensato a costruire centrali elettriche alternative.

In fondo, basterebbero circa una novantina di miliardi, e tutti sanno che l’Italia sta navigando nell’oro.

*

Come alternativa, i sardi saranno ecologicamente puliti, abiteranno le caverne vestendosi di pelli.

Non accenderanno fuochi per non inquinare e non mangeranno carne perché gli animali inquinano.

Ecco risulto il problema sardo.


Sole 24 Ore. 2019-08-07. La Sardegna rischia black out energetico, stallo sulla decarbonizzazione

Rinviato a settembre il tavolo al ministero dello Sviluppo per definire la data di spegnimento delle centrali

*

Tutto rinviato a settembre. Per affrontare la questione decarbonizzazione e definire la data del Phase out dal carbone, ossia lo spegnimento delle centrali sarde, ci si dovrà rivedere al ministero dello Sviluppo economico dopo le vacanze estive. La situazione che riguarda la Sardegna è complessa e ha bisogno di approfondimenti che riguardano sia i processi autorizzativi sia le opere da costruire. È quanto emerso nel corso dell’incontro del 30 luglio, annunciato i giorni scorsi e a cui hanno partecipato istituzioni, aziende e organizzazioni sindacali (ma non la Confindustria della Sardegna).

La complessità della questione sarda

«Si è stabilita la complessità del caso sardo – chiarisce Francesco Garau, segretario regionale Filctem – dovuta al fatto che non si possono determinare né i tempi autorizzativi e quelli di realizzazione delle opere inserite nel Pniec Piano nazionale integrato energia e clima del 2018». Motivo per cui, alla fine dell’incontro il direttore del Mise, l’ingegner Gilberto Dialuce, ha annunciato che la questione sarà affrontata nel corso di un nuovo incontro da convocare a settembre. Rinvio considerato quasi come un passo avanti per scongiurare il rischio black out energetico dell’isola del 2025. «Dall’incontro emerge un fatto positivo – prosegue Garau – che non si è dato come punto fermo il 2025 per la decarbonizzazione, a differenza degli altri tavoli tecnici che hanno definito che la decarbonizzazione si può compiere». Anche perché allo spegnimento delle centrali a carbone o a combustibile fossile e che oggi assicurano all’isola più del sessanta per cento di energia, dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo. Che non comprende solamente l’energia elettrica ma anche quella termica, necessaria per il riavvio di impianti industriali. Proprio a questo aspetto sono legati gli investimenti che spaziano dalla metallurgia (che solo nel polo industriale di Portovesme valgono più di trecento milioni di euro) a alle ceramiche tra il Medio Campidano e la Sardegna centrale continuando con la piccola manifattura. Assente perché non invitata Confindustria Sardegna che ha affidato la sua protesta a una lettera inviata al ministro dello Sviluppo economico Di Maio, al presidente della Regione Christian Solinas e all’assessore dell’Industria. «La rappresentanza del sistema confindustriale della Sardegna è infatti direttamente interessata e coinvolta con le proprie imprese ed attività alle tematiche riguardanti la disponibilità, efficienza e costi dell’energia, le reti di trasmissione energetica, la riconversione dei siti industriali, la realizzazione del progetto di metanizzazione, gli investimenti produttivi programmati con la relativa ricaduta economica ed occupazionale – si legge nella lettera degli industriali -. Nella nota è stato pertanto richiesto con decisione, considerata la partecipazione al tavolo anche dei Comuni, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle associazioni ambientaliste, che il Ministero e la Regione Sardegna non escludano impropriamente dal confronto Confindustria Sardegna, imprescindibile e centrale per contribuire alla costruzione di un percorso sostenibile e partecipato di sviluppo della Sardegna».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Unione Europea

Italia. Alternative. Corte EU approva tagli sovvenzioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-14.

1450-1523__Signorelli_003_Duomo_di_Orvieto)_

Treccani ci fornisce una simpatica descrizione dell’ipocrita.

«Chi parla o agisce con ipocrisia, fingendo virtù, buone qualità, buoni sentimenti che non ha, ostentando falsa devozione o amicizia, o dissimulando le proprie qualità negative, i proprî sentimenti di avversione e di malanimo, sia abitualmente per carattere, sia in particolari circostanze, e sempre al fine di ingannare altri, o di guadagnarsene il favore».

Le energie alternative sono state in Europa ed in Italia la fiera dell’ipocrisia. Un’Unione Europea tutta tesa a sorvegliare che non vi fossero aiuti di stato a chicchessia, li autorizzavano e propugnavano per le energie alternative.

Fatto spiegabile perché gran parte dell’impiantistica faceva capo ad ambienti molto vicini all’eurodirigenza adesso uscente. Si sono sganasciati quantità immani di denaro pubblico.

Il problema è banalissimo.

L’industria produttrice in Europa sforna prodotti il prezzo dei quali è del tutto fuori mercato e diventa ragionevolmente competitivo solo ricevendo cospicue sovvenzioni statali. E per anni in Italia decine e decine di miliardi sono stati riversati sulle energie alternative: tutti i Contribuenti hanno dovuto forzosamente finanziare una ristretta cerchia di pochi intimi.

Poi, un bel dì, i pasti gratis furono aboliti, e l’intero comparto delle alternative andò in crisi: senza sovvenzioni statali era morto, da libri in tribunale.

I produttori si rivolsero quindi alle vie legali, arrivando fino alla Corte Europea.

«La riduzione o anche l’azzeramento degli incentivi finanziari alle energie rinnovabili da parte del governo italiano in linea di principio non è contraria al diritto Ue»

«Lo ha chiarito la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su richiesta del Consiglio di Stato su due cause portate avanti da altrettante aziende italiane di produzione di energia da fonti rinnovabili»

«Le aziende avevano realizzato impianti fotovoltaici ammissibili agli incentivi secondo le norme nazionali del 2011, incentivi poi sensibilmente ridotti nel 2012»

«La Corte ha stabilito che la normativa italiana è conforme al diritto Ue, ricordando che la direttiva rinnovabili del 2009 non obbliga gli Stati membri ad adottare dei regimi di aiuti finanziari per promuovere l’uso di energia da fonti rinnovabili»

* * * * * * * * * * *

Orbene. lo stato non è obbligato a finanziare le energie alternative.

È stata posta la parola fine ad una gigantesca truffa ai danni del Contribuente.

Nota.

  1. Mettete su un’officinetta che produca cacciaviti monouso di burro;

  2. Trovate un onorevole amico che faccia una legge che imponga a tutte le famiglie di dotarsi di un simile set di strumenti;

  3. L’onorevole amico costituisca una agenzia, a fondi statali, che sorvegli l’applicazione della legge: una sede nazionale, una in ogni capoluogo, una in ogni comune, erogando multe salate a quanti non si fossero adeguati;

  4. fate legiferare che le spese di acquisto siano detraibili dalla denuncia dei redditi.

Ai governanti lo stipendio serve solo per ricevere gli estratti conto della banca.


Ansa. 2019-07-11. Corte Ue: legittimo taglio incentivi Italia per rinnovabili

La riduzione o anche l’azzeramento degli incentivi finanziari alle energie rinnovabili da parte del governo italiano in linea di principio non è contraria al diritto Ue. Lo ha chiarito la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su richiesta del Consiglio di Stato su due cause portate avanti da altrettante aziende italiane di produzione di energia da fonti rinnovabili. Le aziende avevano realizzato impianti fotovoltaici ammissibili agli incentivi secondo le norme nazionali del 2011, incentivi poi sensibilmente ridotti nel 2012. La Corte ha stabilito che la normativa italiana è conforme al diritto Ue, ricordando che la direttiva rinnovabili del 2009 non obbliga gli Stati membri ad adottare dei regimi di aiuti finanziari per promuovere l’uso di energia da fonti rinnovabili.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Stati Uniti

Tesla. – 9 miliardi. Bloomberg prevede le azioni a dieci dollari.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-06.

2019-06-07__Tesla__001

Tesla è sinonimo di autovetture elettriche, ma soprattutto è il fiore con cui i liberal democratici adornano l’occhiello. Fiore che in passato ha richiamato molti investitori, anche quelli microbici, ma che sembrerebbe essere alquanto appassito. Nove miliardi di debito sono una grossa cifra.

Il settore innovativo, tanto di moda, ha già scottato severamente gli investitori, rerum novarum cupidi, come disse il grande Vincenzo Pecci.

Eolico. Anche TransAlta chiude i battenti dopo 23 anni di perdite.

Energie alternative e sussidi di stato. Fallimenti, manutenzione e ricambi.

Award-winning Surrey supplier of global wind turbines goes bankrupt

Wondering about wind

Endurance wind power declare bankruptcy

Maine wind power developer SunEdison files for bankruptcy protection

SunEdison files for bankruptcy

Troubled Solar, Wind Energy Giant SunEdison Inc. (SUNE) Files For Bankruptcy Protection To Address ‘Liquidity Issues’

US offshore wind farm veering on bankruptcy

The Mercifully Short List of Fallen Solar Companies: 2015 Edition

Startup innovative. Le allucinazioni di gloria e la realtà dei fallimenti.

Chiude Mosaicoon, la startup siciliana fiore all’occhiello del Sud hitech

Droni. Un business per i tribunali fallimentari.

Germania. Rinnovabili. SolarWorld fallita. Era l’industria del futuro tedesco.

* * * * * * *

L’elenco sarebbe ben più lungo, ma alla fine i fallimenti hanno generato perdite ben maggiori degli investimenti. È però una realtà della quale nessuno ama parlarne.

L’entità del disastro è di tale portata che alla fine gli stati immuni dall’ideologia liberal ne hanno tratto le conseguenze.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

* * *

«In 7 anni raccolti 19 miliardi di capitali. Ma il rapporto entrate/uscite è negativo: -9 miliardi»

*«La linea verde rappresenta i capitali raccolti sul mercato da Tesla dal 2010 al 2017. In totale si è arrivati a 19 miliardi di dollari, con un’impennata di 7,85 miliardi raccolti solo nel 2017»

*«Peccato che, nello stesso periodo, il flusso di cassa operativo sia stato di -8,69 miliardi di dollari»

*«È per questo che l’agenzia finanziaria Bloomberg, conti di Tesla alla mano, parla già di “bolla scoppiata”, mentre Morgan Stanley ha ipotizzato che il prezzo per azione attuale di 192 dollari potrebbe scendere in futuro a 10 dollari per azione»

* * *

L’otto agosto dello scorso anno la Tesla era quotata 379.57 mentre oggi vale 193.26: la quotazione è quasi dimezzata.

Adesso Bloomberg preconizza i dieci dollari ad azione.

Chi vuole, ne tragga le conseguenze.


Ascesa (e caduta?) di Musk: come vanno i conti di Tesla

In 7 anni raccolti 19 miliardi di capitali. Ma il rapporto entrate/uscite è negativo: -9 miliardi

È una delle aziende con più appeal al mondo, alla pari di Apple nel mondo della tecnologia. Il fondatore, Elon Musk, è considerato il re Mida della Silicon valley, capace di spostare miliardi (e consensi) con un solo tweet. E le sue auto, dotate di un sistema di guida autonoma fra i più avanzati al mondo, stanno cambiando per sempre il mondo dei trasporti. Eppure c’è qualcosa che non torna. Già, perché i conti di Tesla nascondono una situazione finanziaria che dovrebbe preoccupare ben più di un investitore. Un mistero di cui Truenumbers si era già occupato in questo articolo.

Perché Tesla è in perdita

Il grafico sopra si basa su una recente analisi di Forbes e mostra due indicatori che, messi insieme, restituiscono un’immagine tutt’altro che positiva dei conti di Tesla. La linea verde rappresenta i capitali raccolti sul mercato da Tesla dal 2010 al 2017. In totale si è arrivati a 19 miliardi di dollari, con un’impennata di 7,85 miliardi raccolti solo nel 2017. Peccato che, nello stesso periodo, il flusso di cassa operativo sia stato di -8,69 miliardi di dollari. Secondo molti analisti, quindi, il modello di business di Tesla non è affatto sostenibile: nonostante Elon Musk abbia un’elevata capacità nel raccogliere capitali, la sua azienda è davvero poco redditizia e per ora incapace di restituire gli investimenti fatti negli ultimi anni.

Eppure i grandi finanziatori hanno continuato a lungo ad aprire il loro portafogli. La liquidità entrata nelle casse di Tesla è servita fra le altre cose per lanciare i nuovi progetti dell’azienda, tra cui la produzione di massa delle batterie elettriche per le auto presso la Gigafactory 1 in Nevada e la costruzione di una seconda Gigafactory nello stato di New York. Tutti investimenti che ne hanno rafforzato la posizione nel settore dell’elettrico e sono serviti per il lancio della Model 3 nel mondo. La berlina ha portato nuovo lustro all’azienda e rinforzato la fiducia degli investitori nei conti di Tesla (basti guardare all’iniezione di capitale avvenuta solo nel 2017). Ma le cose stanno cambiando.

Quale futuro per Tesla?

I segnali erano presenti nell’aria da mesi, eppure nelle ultime settimane i timori degli azionisti (e degli analisti) si sono concretizzati: la bolla di Tesla, perché ormai di questo si parla, si sta sgonfiando. Il primo trimestre 2019 si è chiuso in rosso, il personale ha subito dei tagli per incrementare i margini sulle Model 3, le consegne delle auto sono in ritardo, la liquidità continua a ridursi e il debito a pendere come una spada di Damocle sulla testa dell’azienda. A questo scenario si aggiungono la guerra commerciale tra Usa e Cina e la concorrenza sempre più agguerrita delle altre case automobilistiche nel settore dell’elettrico. Tutti fattori che, nel corso del 2019, hanno portato il titolo azionario a perdere oltre il 40% del suo valore in borsa. È per questo che l’agenzia finanziaria Bloomberg, conti di Tesla alla mano, parla già di “bolla scoppiata”, mentre Morgan Stanley ha ipotizzato che il prezzo per azione attuale di 192 dollari potrebbe scendere in futuro a 10 dollari per azione.

Elon Musk, però, eccentrico e carismatico visionario (già fondatore di PayPal), non è rimasto con le mani in mano. Nonostante il vento avverso, gli investimenti da 2,5 miliardi previsti per il 2019 sono ancora in piedi. Fra gli obiettivi annunciati ci sono l’espansione in Cina, con una nuova Gigafactory a Shanghai, l’arrivo della Model 3 in nuovi mercati, lo sviluppo del network Tesla Supercharger per la ricarica veloce e il lancio di due nuovi veicoli (la Model Y e il camion elettrico Semi). Basteranno per riportare Tesla ai fasti di un tempo?

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Italia. Energie alternative in calo, ma promettono 2.7 milioni posti lavoro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-16.

Animali_che_Ridono__006_Muli

Nessuno si stupisce più di tanto che cessati gli incentivi statali le energie alternative in Italia stiano ristagnando.

E poi iniziano a mordere le spese di manutenzione e rinnovo degli impianti, che non son cifre da poco.

Ma ciò che lascia sempre più perplessi è la levità espressiva dei supporter.

«sono circa un milione gli impianti tra elettrici e termici installati»

*

«creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro»

* * * * * * *

A parte il fatto che in italiano ‘creare‘ significa trarre dal nulla, prerogativa della Divinità non certo della stirpe umana, 2.7 milioni di nuovi posti di lavori sono più del 10% dell’attuale forza lavoro italiana.

Per promettere di generare 2.7 milioni di posti di lavoro serve un fegato grosso così.

Poi, essendo il numero degli impianti eguale ad un milione, ci sarebbero tre addetti per ogni impianto: un numero fantasmagorico.

Poniamo anche di pagarli una miseria, 1,500 euro al mese, 18,000 euro l’anno.

Ogni impianto dovrebbe sobbarcarsi l’onere di 48,600 euro l’anno per mantenere i nuovi posti di lavoro.

Roba da pazzi.

* * * * * * *

Poi certa gente si lamenta che non li si stia più a sentire.


Ansa. 2019-05-14. Cala dopo 12 anni la produzione di energia pulita in Italia

ROMA – Cala per la prima volta dopo 12 anni, in Italia, la produzione di energia da fonti rinnovabili – in particolare solare, eolico e bioenergie – e vanno lentissimi gli investimenti nel settore, sia perchè non ci sono più incentivi a sostenerlo, sia per le barriere autorizzative ai progetti nei territori. Lo rileva Legambiente nel rapporto ‘Comuni rinnovabili 2019’, sottolineando che “lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è praticamente fermo”, mentre “molto di più dovremo fare per stare dentro l’Accordo di Parigi sul clima”, fra i cui obiettivi c’è la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra al 2030. I benefici sarebbero pari a 5,5 miliardi di euro all’anno e alla creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro (secondo una ricerca realizzata da Elemens per Legambiente).

Tuttavia, nella nostra Penisola sono circa un milione gli impianti tra elettrici e termici installati in tutti i comuni italiani. Grazie al mix fra fotovoltaico, solare termico, mini idroelettrico, eolico, bioenergie e geotermia distribuiti su tutto il territorio, sono 3.054 i comuni diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici e 50 per quelli termici, mentre sono 41 le realtà già rinnovabili al 100% per tutti i fabbisogni delle famiglie.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Energie Alternative, Ideologia liberal, Senza categoria

Svezia. Olimpiadi in forse per carenza produzione energia. – Bloomberg

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-07.

2019-05-05__Sweden__001

«Global trade wars and weakening export markets are not the only potential dampers on Sweden’s growth»

*

«There’s also a homegrown problem: a lack of power capacity.»

*

«The dire situation stems from the closing of the nation’s oldest reactors and a shift to wind at a time when the grid is already struggling to keep up with demand in major cities»

*

«The shortage, which impacts the nation’s main urban areas, is threatening everything from the rollout of a 5G network in the capital to investments in giant data halls and new subway lines»

*

«It could even derail Stockholm’s bid for the 2026 Winter Olympics»

*

«Citizens and companies are worried, irritated and even angry, …. How could this situation arise in the engineering nation of Sweden?»

*

«The answer is a very ambitious green agenda. Sweden is halfway through a plan to replace the output from four reactors in the industrial south with thousands of wind turbines in the north»

*

«abundance of carbon-free power from hydro, nuclear and wind has attracted billions of dollars in the past decade»

* * * * * * * *

Il problema è semplicissimo.

Come si conviene ai liberal socialisti, l’ideologia impone il passaggio dal nucleare e dal carbone alle energie alternative.

Tralasciamo volutamente i problemi di costo, che però per un’economia quasi stagnante potrebbero essere non da poco.

Il sud della Svezia è la zona ad alta concentrazione industriale, e quindi richiede energia nelle ore lavorative. Non a caso le centrali atomiche sono locate nel sud della Svezia, così come quelle a carbone ed a gas naturale.

Ma al sud i venti sono deboli, capricciosi ed incerti: senza vento non si genera corrente elettrica.

Gli svedesi hanno quindi optato per mettere gli impianti eolici nel nord del paese. Le turbine in grado di lavorare a basse temperature sono costose, sicuramente sì, e richiedono anche grandi manutenzioni, ma cosa non si immolerebbe sull’altare delle energie alternative.

Resta il problema, a quanto sembrerebbe alquanto scotomizzato dagli ingegneri progettisti, di come poter portare l’energia prodotta al nord fino al sud industrializzato.

*

Energia. Il problema degli elettrodotti a lunga distanza. Le dissipazioni.

«First, electricity travels on long-distance, high-voltage transmission lines, often miles and miles across country. The voltage in these lines can be hundreds of thousands of volts. You don’t want to mess with these lines.»

*

«Why so much voltage? To answer this question, we need to review some high school physics, namely Ohm’s law. Ohm’s law describes how the amount of power in electricity and its characteristics – voltage, current and resistance – are related. It boils down to this: Losses scale with the square of a wire’s current. That square factor means a tiny jump in current can cause a big bump in losses. Keeping voltage high lets us keep current, and losses, low»

*

«Energy lost in transmission and distribution: About 6% – 2% in transmission and 4% in distribution – or 69 trillion Btus in the U.S. in 2013»

*

Non si è infatti “liberi” di poter costruire una centrale elettrica dove si voglia: occorre piazzare gli impianti ove i venti siano persistenti e non troppo veloci. In altri termini, le sedi di produzione sono quindi obbligate.

Questo comporta necessariamente linee di trasmissione anche molto lunghe: in taluni casi si parla di migliaia di kilometri. La dissipazione in questi casi aumenta a dismisura.

Si pensi soltanto al trasferimento di energia dal Mecklenburg-Vorpommern al Bayern: sono circa 700 kilometri.

La dissipazione è enorme: oltre il cinquanta per cento.

*

Siamo estasiati che gli ingegneri svedesi abbiano riscoperto la legge di Ohm.

Ma saremo ancor più esaltati quando avranno studiato un minimo di contabilità dei costi: rifare il grid svedese costerà non uno ma tre occhi delle testa.

Gli svedesi avrebbero un gran bisogno di passare uno dei loro famosi inverni al buio e senza riscaldamento ed acqua calda.


Bloomberg. 2019-05-03. Sweden’s Lack of Electricity Capacity Is Threatening Growth

A shift toward renewables is overwhelming the nation’s grid, leaving a potential Olympic Games in 2026 relying on reserve generators.  

*

Global trade wars and weakening export markets are not the only potential dampers on Sweden’s growth. There’s also a homegrown problem: a lack of power capacity. 

The dire situation stems from the closing of the nation’s oldest reactors and a shift to wind at a time when the grid is already struggling to keep up with demand in major cities. The shortage, which impacts the nation’s main urban areas, is threatening everything from the rollout of a 5G network in the capital to investments in giant data halls and new subway lines. It could even derail Stockholm’s bid for the 2026 Winter Olympics.

It’s a stark change from the decades of cheap, surplus electricity that propelled the Nordic region’s biggest economy into one of the richest and most industrialized nations in the world. Now, electricity supplies in urban areas can’t keep up and that could exacerbate a slowdown already impacted by global uncertainty and Brexit.

“Citizens and companies are worried, irritated and even angry,” said Jonas Kamleh, a strategist for the City of Malmo, the nation’s third biggest. “How could this situation arise in the engineering nation of Sweden?”

The answer is a very ambitious green agenda. Sweden is halfway through a plan to replace the output from four reactors in the industrial south with thousands of wind turbines in the north. But grid connections, some dating back to the 1950s, aren’t up to scratch so the power isn’t shipped to where it’s really needed. And to make matters worse, city demand is surging at a faster-than-expected pace because of the electrification of everything from transport to heating.

The capacity issues could hit an economy already heading south after years of strong growth buoyed by household spending and exports. The Swedish National Institute of Economic Research said last month the economy is slowing and forecast GDP growth of just 1.5 percent this year compared with 2.3 percent in 2018.

The abundance of carbon-free power from hydro, nuclear and wind has attracted billions of dollars in the past decade from some of the world’s biggest companies from Amazon.com Inc. to Facebook Inc. and Microsoft Corp. With the major urban areas out of bounds, it will be harder to attract the same level of investment in the future. 

“A lot of businesses are rather energy-intensive and if we do not have enough capacity there is a potential chance it will impact long-term growth,” said Ake Gustafsson, senior economist at Swedbank AB. “Computer giants such as Amazon are global companies that can place their data centers anywhere.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Problemia Energetici, Unione Europea

Germania. Abbandonare il carbone comporta aumenti del 20% agli utenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-02.

2019-01-30__carbone__001

«German consumers already currently pay the highest prices for electricity in Europe.»

*

«The phasing out of coal-based power generation in Germany could push up electricity costs by 20 percent»

*

«According to various studies on this topic, the phasing out of coal could raise the price of electricity on the stock exchange by around 20 percent or one cent per kilowatt hour»

*

«Electricity will be more expensive anyway, because the expansion of renewables will be financed by the EEG (Renewable Energy Sources Act) levy and grid fees will rise»

*

«The affected regions, where tens of thousands of jobs directly or indirectly linked to brown-and black-coal energy production, will receive €40 billion as compensation over the next two decades»

*

«Only one eighth of the 7700-kilometre electricity grid expansion in Germany has been completed»

* * * * * * *

Passare dal carbone alle alternative comporta un aumento in bolletta del 20%.

Se questo aumento va a gravare immediatamente sull’utenza finale, si dovrebbero conteggiare anche gli aumenti indotti.

Il panettiere che cuoce il pane in un forno elettrico, pagherà la corrente il 20% di più, così come per la illuminazione e per qualsiasi elettrodomestico usi nella lavorazione. L’impastatrice elettrica consuma molto. Ovviamente, il prezzo del pane dovrà salire.

Ma similmente, l’officina meccanica che ha tutte le apparecchiature che funzionano a corrente elettrica si troverà una lunga serie di aggravi, e quindi dovrà aumentare i prezzi.

Infine, 6,000 kilometri di grid non son mica poi tanto pochi, e giù altri miliardi che se ne vanno.

* * *

Sembra impossibile, ma al momento è impossibile trovare un conteggio totale di tutti i costi riuniti in un unico schema.

Sorge quindi naturale una domanda.

Riusciranno i tedeschi a sopportare i pesi del passaggio da carbone ad alternative?

Sono in molti che ne dubitano fortemente.

Nota.

Un po’ cinicamente si potrebbe dire che se il piano si articola fino al 2038, tra due anni in Germania si terranno nuove elezioni politiche ed è tutto da vedere se questo piano risulterà essere ancora nell’agenda di quello che sarà il nuovo governo.


The Local. 2019-01-30. Electricity prices could rise by 20 percent due to coal withdrawal

The phasing out of coal-based power generation in Germany could push up electricity costs by 20 percent, according to experts.

That’s the findings from the RWI Institute who say Germany’s exit from coal is going to be expensive for consumers and taxpayers, the Rheinishe Post reported Tuesday.

Germans are already paying the highest prices for electricity in Europe, the newspaper reported. It came as around 9,000 employees of energy giant RWE Power wait for details on job cuts.

“According to various studies on this topic, the phasing out of coal could raise the price of electricity on the stock exchange by around 20 percent or one cent per kilowatt hour,” Manuel Frondel, energy expert at the RWI Leibniz Institute for Economic Research in Essen, told the Rheinishe Post.

For a three-person household with an annual consumption of typically 4000 kilowatt hours, this would mean €40 in additional costs per year.

“Electricity will be more expensive anyway, because the expansion of renewables will be financed by the EEG (Renewable Energy Sources Act) levy and grid fees will rise,” said Thilo Schaefer of the Institute of German Business.

Schaefer also said that in the medium term, getting rid of plants that use lignite or brown coal will eliminate a cheap way of generating electricity.

As The Local has reported, the Coal Commission has recommended phasing out coal by 2038 and shutting down around 12.5 of the 43 gigawatts of coal-fired power plant capacity by 2022.

The commission’s findings will now be passed on to the government, which is expected – barring a surprise – to follow the recommendations of the panel it set up.

Under the plan, several plants that use lignite or brown coal, which is more polluting than black coal, will be closed by 2022. Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts. 

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.

The affected regions, where tens of thousands of jobs directly or indirectly linked to brown-and black-coal energy production, will receive €40 billion as compensation over the next two decades.

Although more and more wind turbines and solar plants are being installed, they often do not supply enough electricity because they depend on weather conditions.

Can electricity consumers be relieved?

The Commission advises the federal government to relieve consumers of two billion euros in network charges. But it is still unclear how this will be done and whether the EU will participate. According to RWI expert Frondel, electricity tax could be reduced by around a third with two billion euros, i.e. from two cents per kilowatt hour to around 1.3 cents. “But it is still unclear how electricity consumers will be relieved,” Frondel said.

However, this would not assist the industry, experts say. “If the €2 billion were used to reduce the electricity tax, for example, the industry would not be helped because of its exemption from the electricity tax,” said Frondel.

The CDU Economic Council is also concerned. They say the electricity supply must remain secure and affordable and that the expansion of the grid must be accelerated. Only one eighth of the 7700-kilometre electricity grid expansion in Germany has been completed. Meanwhile, German consumers already currently pay the highest prices for electricity in Europe.

“The government will do everything it can to protect consumers from rising electricity prices by switching from coal to renewable energy,” said Federal Minister for Economic Affairs and Energy Peter Altmaier, of the centre-right Christian Democrats (CDU).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Problemia Energetici, Unione Europea

Germania. Il business dell’abbandono del carbone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

brueghel il giovane. pagamento delle tasse. fisher_museum_of_art

«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

Resta davvero difficile comprendere l’attaccamento dei liberal socialisti tedeschi al ‘clima‘ ed all’abbandono del carbone, che abbonda in Germania, se non si tenessero presenti alcuni dati ed alcune considerazioni. In quel momento tutto diventa chiaro, chiarissimo. Prima ripassiamo i dati.

*

Al momento attuale la Germania produce corrente elettrica bruciando carbone per circa il 35% dei consumi. Il carbone è estratto sul territorio tedesco e la relativa industria di estrazione, trattamento ed applicazioni varie – per esempio la siderurgia – danno lavoro  circa 300,000 persone fisse ed a 100,000 altre avventizie.

Alcune considerazioni.

Considerazione numero uno. Il 2038 è tra venti anni. Frau Merkel e gli attuali politici si saranno da tempo ritirati, e nulla vieterebbe di pensare che quelli loro subentranti la pensassero in modo diametralmente opposto. Come argutamente diceva Herr Schäuble posso rubare tutto, la le miniere restano lì, ancorché chiuse.

Considerazione numero due. La Germania ha un problema demografico da spavento. Le femmine tedesche autoctone non figliano, non procreano. Destatis, l’Istituto federale di Statistica riporta una popolazione attuale di 80.8milioni di abitanti, dei quali 49.2 milioni sono i metà lavorativa, dai 20 ai 64 anni. Ma al 2038 la popolazione si sarà ridotta a 67.6 milioni, con 34.6 milioni di persone in età lavorativa. Se la popolazione totale sarà calata di 13.2 milioni, quella in età lavorativa sarà calata di 14.6 milioni di unità. Una perdita percentuale del 29.67%.

Ma ad un calo così consistente della popolazione attiva corrisponderà una proporzionale riduzione dei consumi energetici: a lume di naso, di un buon 30%.

Considerazione numero tre. Se si guardassero proiezioni più a lungo termine, i quadri dipinti da Destati sono ancor più foschi. Nulla quindi da stupirsi se in Germania si inizia a pensare ad una tassa sul nubilato.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

Basterà solo avere pazienza ed aspettare che i tedeschi arrivino alla fase di terrore. La storia insegna come siano levi nell’attesa ed iperattivi nell’emergenza.

Considerazione numero quattro. Realizzare i propri sogni ha un costo. Chi volesse proprio comparsi una Lamborghini dovrebbe dar fondo ai risparmi e tener presente che una simile automobile ha un costo di gestione non da poco.

Lasciare il carbone, che ricordiamo è estratto in patria, significa accollarsi le spese di chiusura, quelle di costruzione di nuovi impianti, ed infine pagare la bolletta energetica di acquisto dei combustibili sul mercato estero. E questo proprio quando la Cina ha dichiarato che incrementerà la produzione di energia da carbone di almeno il 25%.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Nordrhein-Westfalen presenta un conto da 11.5 miliardi per il carbone.

* * *

Aggiungeremo citando alcune informazioni, poi potremo concludere il ragionamento.

«There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday»

*

«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

*

«It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others»

*

«Energy companies can also expect billions in compensation»

* * * * * * * *

E se facessimo quattro conti della serva?

Chiudere le centrali elettriche alimentate a carbone, e con esse terminare l’estrazione del carbone, verrà a costare grosso modo quaranta miliardi di refusioni ai Länder, 40 miliardi per la costruzione delle nuove centrali non alimentate a carbone, 40 miliardi di refusione alle società estrattrici ed infine un trenta miliardi all’anno di acquisto di combustibili quali il gas naturale russo. Una rapida somma: centosettanta miliardi.

I tedeschi saranno ecologicamente puliti, anche se resteranno auto e camion, per non parlare poi del riscaldamento degli immobili, ma dovranno cavarsi dalle tasche un gran bella cifretta.

* * * * * * *

Ma donde li piglierà la Germania tutti quei soldi?

Banale la risposta.

Li pagheranno tutti i sodali dell’Unione Europea, Italia in testa.

Forse che gli stati membri dell’Unione verrebbero che la Germania continui a bruciare carbone, maleodorante e che sporca tutto?

Ma per un pura coincidenza del destino, tutte le società che gestiscono le energie alternative in Germania sono di proprietà di liberal socialisti. Hanno assunto solo e soltanto liberal socialisti. È in pratica cosa loro.

Questi, annusata l’aria di devoluzione, hanno pensato bene di trovarsi un posto di lavoro assicurato e redditizio.

Fiumi di denaro che saranno prudentemente investiti all’estero.

Fiumi di denaro pubblico che finiranno nelle loro capienti scarselle.

Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Poi non ci si lamenti se gli identitari sovranisti crescono.


The Local. 2019-01-28. Energy giant warns of ‘significant’ job losses over Germany’s coal phase out

There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday.

“We can’t exactly say yet how many employees will be affected,” Martin told the Rheinische Post newspaper.

“But I expect a significant reduction as soon as 2023, which goes far beyond current planning and what can be done through normal fluctuations.”

A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal.

It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others.

Energy companies can also expect billions in compensation.

Coal, the dirtiest of all fossil fuels, last year accounted for more than 30 percent of Germany’s energy mix.

RWE, the biggest operator of coal-fired plants in Germany, has for years been warning of the negative impact the exit from coal would have on jobs and energy security in Germany.

Some 20,000 people are directly employed in the coal industry in Europe’s top economy.

It is now up to the German government to implement the commission’s recommendations.

A meeting between Chancellor Angela Merkel, Finance Minister Olaf Scholz and regional leaders to discuss the proposals is scheduled to take place on Thursday.

Germany’s reliance on dirty coal is in part down to Merkel’s decision in the wake of the 2011 Fukushima disaster to ditch nuclear power by 2022.

But the use of the polluting fuel has complicated Germany’s efforts to stick to targets for limiting greenhouse gas emissions, undermining Merkel’s role as a leading advocate of the global Paris Climate Agreement.

Under the commission’s plans, power plants in Germany using lignite or brown coal, which is even more polluting than black coal, would be closed by 2022.

Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts.

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but it did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Senza categoria, Unione Europea

Francia. Macron alza bandiera bianca e scarica il biogas.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-27.

2019-01-27__france__biogass__001

Ecco cosa scriveva il 9 novembre 2018 l’Engie.

«Today, during the inauguration of the Beauce Gâtinais Biogas (BGB) methanization unit in France, in presence of François de Rugy, French Minister of State, Minister of the Ecological and Solidarity Transition, Isabelle Kocher, ENGIE CEO, announced that €800 million would be mobilized in the next five years to develop green gases, a new French sector of excellence that will create value and jobs in France. This plan will support the objective of at least 10% green gas injected into the networks by 2030, as enshrined in the French Energy Transition Law for Green Growth.

ENGIE is positioning itself throughout the entire value chain of the biomethane industry: from project development, in close collaboration with farmers, to the sale to end consumers. By 2030, ENGIE and its partners aim to mobilize a total of €2 billion to produce 5 TWh per year of biomethane by that date.»

Poi vennero i Giles Jaunes.

*

Qualche giorno fa la Germania aveva gettato la spugna per il biogass: non ce la faceva più a finanziarlo dando 25 cent per kilowatt. Kilowatt, avete letto bene.

Germania. Alternative. Cessati i sussidi il biogas fallisce. 40,000 a spasso.

«German government subsidies will end in 2021, which could mark the end for the entire experiment, but the biogas bubble has already deflated»

«The trouble is that is heavily subsidized by the government»

«When Berlin was paying 25 cents per kilowatt hour for biogas, farmers rushed to invest»

«he expects half of Germany’s biofuel facilities to disappear after 2021, with considerable loss of flexibility in the energy system»

*

Qualche giorno dopo la Germania, anche la Francia di Mr Macron alza bandiera bianca sulle alternative a biogas. Non hanno più soldi per finanziare a fondo perduto questa benemerita iniziativa che ha arricchito tanti e tanti sodali.

«France is ready to provide 7 to 9 billion euros ($8-10 billion) of subsidies for renewable gas but only if the industry can substantially lower its costs, the government said on Friday»

*

«Produced from methanisation of agricultural and other biological waste, biogas still costs about four times more than natural gas imported by pipeline or LNG tankers from countries like Russia, Norway, Algeria or Qatar»

*

«to reduce costs to 67 euros per MWh by 2023 was way too ambitious. Current tariffs are around 90-95 euros per MWh»

90 – 95 euro per MWh: avete letto bene.

* * * * * * *

Cerchiamo di sintetizzare e di tradurre in italiano dal politicamente corretto.

«biogas still costs about four times more than natural gas imported»

Alla fine, anche i bianchi dalla lingua biforcuta dicono qualcosa di vero: l’energia elettrica prodotta dal biogass ha un costo finale di quattro volte maggiore di quello ottenuto bruciando carbone, petrolio, oppure gas.

Fino ad oggi, esattamente come in Germania, la differenza era stata messa dallo stato: per la Francia erano a bilancio circa dieci miliardi di euro. Poi, in parte, il costo dell’energia per l’utente finale era, ed è tuttora, gravato da accise che ammazzerebbero un toro. In Francia l’energia elettrica la si compra dal gioielliere.

Togliendo i sussidi stato al biogas e destinando la stessa cifra ai Cittadini Elettori, si potrebbe innalzare la soglia minima tassabile di circa 8,000 euro l’anno, con grande sollievo delle classi misere e povere. Ma Mr Macron è il presidente dei ricchi.

Come si vede, la rivolta dei Gilets Jaunes inizia a dare i suoi frutti, che saranno davvero maturi quando Mr Macron avrà dato le dimissioni e si sarà ritirato in un convento buddista nel Tibet meridionale.


Reuters. 2019-01-26. France makes biogas support conditional on cutting costs

France is ready to provide 7 to 9 billion euros ($8-10 billion) of subsidies for renewable gas but only if the industry can substantially lower its costs, the government said on Friday.

Produced from methanisation of agricultural and other biological waste, biogas still costs about four times more than natural gas imported by pipeline or LNG tankers from countries like Russia, Norway, Algeria or Qatar.

Under its draft “PPE” 10-year energy plan, the government set a target for biogas to account for seven to 10 percent of gas consumption by 2030 from well below one percent today if costs can fall rapidly.

Gas grid operator GRTgaz said in a statement the draft PPE was worrying for the outlook of the nascent biomethane industry.

It said a goal to reduce costs to 67 euros per MWh by 2023 was way too ambitious. Current tariffs are around 90-95 euros per MWh.

“No other renewable energy sector that is mature today has seen its development conditional on such terms,” GRTgaz said.

It said the PPE did not account for the fact that biogas is non-intermittent, can easily be stored, helps deal with waste and provides income for farmers.

“As it is, the PPE trajectory threatens the development of this young industry,” GRTgaz said.

Through a system of tenders, the government wants to boost the amount of biogas produced in France from 5.4 terawatt hour in 2016, to 14 TWh in 2023 and 24 to 32 TWh in 2028. It also wants to boost the amount of biogas injected in the gas grid from virtually nothing today to more than half of production.

Although France is way behind biogas pioneers like Denmark and Germany, the sector is growing quickly. The amount of biogas injected in GRTgaz’ pipelines rose 75 percent to 714 GWh last year. Installed capacity is 1.2 TWh at 76 sites, and there is a pipeline of 661 new projects for a total capacity of 14 TWh.

A year ago, French utility Engie’s CEO Isabelle Kocher said biogas has the potential to grow from about one percent of gas consumption in France to 10 percent by 2025, 30 percent by 2030 and 100 percent by 2050. reut.rs/2sJwmUw

Over the next decade, the government wants to reduce total French gas consumption from 493 TWh in 2017 to about 420 THh in 2028 through energy savings and better insulation.

($1 = 0.8767 euros)