Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Ordini domestici -0.4% m/m. – Destatis.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-23.

2019-08-20__germania-incidenza-economica-del-calo-demografico-bloomberg-__000

Il problema della Germania è semplicissimo: la questione demografica.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Le femmine tedesche autoctone non fanno figli a sufficienza o, meglio, non vogliono fare figli.

Per mantenere costante il numero della popolazione, servirebbe un tasso di fertilità superiore a 2.1. Ad oggi è 1.5: dato questo però che comprende sia autoctoni sia immigrati. Senza la quota degli immigrati il tasso di fertilità scenderebbe di poco sotto l’unità. Il grafico riportato da Destatis è ben chiaro.

2019-08-20__germania-incidenza-economica-del-calo-demografico-bloomberg-__001

Il 41.4% delle famiglie è formata da single. Su 400,115 matrimoni si registrano 163,335 separazioni, tenendo conto solo di quelle espressamente sentenziate da una Corte di Giustizia.

La Germania, intendendo per essa il popolo tedesco, si avvia alla estinzione, a diventare una mera espressione geografica.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. Destatis. Crollo persone in età lavorativa dai 51.8m ai 40m nel 2035.

Germania. Anche l’export crolla del -8% yoy.

Germania. Produzione manifatturiera. -21.3% in sette mesi. È in depressione.

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Destatis. Manufacturing in June 2019: unfilled orders up a seasonally adjusted 0.1% on the previous month

«WIESBADEN – Based on provisional data, the price adjusted stock of orders in manufacturing in June 2019 rose a seasonally and calendar adjusted 0.1% on the previous month, as reported by the Federal Statistical Office (Destatis). The domestic orders not yet completed decreased 0.4% on the previous month, the stock of foreign orders increased 0.3%. The stock of orders comprises the total of new orders received by the end of the reference month which have not led to any turnover and have not been cancelled by that time.

Unfilled orders for producers of intermediate goods in June 2019 were by 0.8% lower than in the previous month. The producers of capital goods recorded an increase of 0.3%. Regarding consumer goods, the stock was up by 0.9% compared to May 2019.

In June 2019, the range of the stock of orders in manufacturing was 5.7 months (previous month also 5.7 months). The range indicates for how many months establishments, theoretically, would have to produce goods until all orders on hand are filled – with turnover remaining constant and without any new orders being received. It is calculated as the ratio between the current stock of orders and average turnover per month in the respective branch.

For the producers of intermediate goods, the range of the stock of orders in June 2019 was 2.9 months (previous month also 2.9), for the producers of capital goods 8.0 months (previous month 7.9) and for consumer goods 2.1 months (previous month also 2.1).»

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Il cuore del rapporto è racchiuso in una frasetta:

«The domestic orders not yet completed decreased 0.4% on the previous month»

La popolazione tedesca decresce ed invecchia: continua a consumare sempre meno. Per consumare occorrerebbe avere la giovinezza ed il denaro per farlo: tutto qui.

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Pubblicato in: Demografia, Unione Europea

Germania. Già ora è realtà geografica non di un popolo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-17.

Germania 001

Le persone che in estate ammoniscono che entro qualche mese sarebbe arrivato l’autunno e quindi l’inverno sono quasi invariabilmente etichettate come cassandre. Se poi reiterano con il passare del tempo il loro avvertimento sono tacciati in malo modo: che vada bene la gente dice che si sta gridando al lupo! al lupo!, avendo così perso credibilità.

Poi, quando arriva l’inverno e trova tutti impreparati, allora chi aveva detto che sarebbe arrivato l’inverno ne è visto come causa efficiente: è colpa sua se alla fine l’inverno sia arrivato.

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Mohammed è nome più frequente a Berlino.

La Gesellschaft für deutsche Sprache riporta come nel corso del 2018 Mohammed è stato il nome più comune per un neonato a Berlino.

Anche a Brema il nome Mohammed è tra i più frequenti, alle spalle di Ben e davanti a quello di Elias.

A livello federale, i nomi maggiormente frequenti sono per le ragazze Marie e per i ragazzi Paul.

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Questi risultati sono stati ottenuti consultando 700 anagrafi, per un totale di oltre un milione di nomi e cognomi.

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È questo un problema del quale ci siamo occupati ripetutamente per la sua cruciale importanza.

Germania. La demografia stritola Germania e Große Koalition.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Deutsche Bundesbank. Si moltiplicano i segnali di un disastro annunciato.

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Germania. 13 milioni di poveri e 330,000 famiglie con la luce tagliata

Germania. Le banche non son quasi più tedesche. Grazie Frau Merkel.

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Alla fine, anche l’Istituto tedesco di statistica, Destatis, è stato obbligato a produrre conti corretti.

Germania. Destatis. Crollo persone in età lavorativa dai 51.8m ai 40m nel 2035.

«In the next 20 years, the current age structure will definitely lead to a decrease in the working-age population and to an increase in the number of older people»

«In 2018, 51.8 million people in Germany were at working age between 20 and 66 years»«»

«By 2035, the working-age population will fall by roughly 4 to 6 million, reaching 45.8 to 47.4 million»

«Without net immigration, the working-age population would decline by roughly 9 million already by 2035»

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Germania. Mancano ora 35,000 insegnanti, nel 2025 ne mancheranno 105,000.

Germania. Assistenza agli anziani: quasi 40,000 posti vacanti.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

«Childless people should be paying much more towards care and pension insurance than those who have started a family»

«In the pay-as-you-go system, the elderly receive money from young people — even if they are the children of others»

«Parents raise future contributors and secure the system for the future»

«how we remain a human society, how we maintain our social institutions, if every third person in Germany is over 60 years old — and less than a fifth are younger than 20?»

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Francia. È iniziato e progredisce il rimpiazzo etnico.

In Germania, come peraltro in Francia e, seppure con minore intensità anche in Italia, sta avvenendo un rimpiazzo della popolazione, con progressivo incremento della quota islamica e declino delle popolazioni autoctone. A questo fenomeno retto dalla denatalità autoctona si associa un innalzamento della età media.

Le ripercussioni economiche sono severe: è impossibile rimpiazzare una classe colta con una professionalmente non preparata. Poi, la carenza di persone in età giovane e lo spopolamento sono causa efficiente di depressioni economiche.

Per non parlare poi di amore per la propria patria.

Non solo.

Nei paesi europei i giovani che lavorano versano dei contributi pensionistici che sono quindi utilizzati per pagare le pensioni dei vecchi. Ma se il numero dei vecchi aumenta e quello dei giovani diminuisce il sistema crolla.

Né ci si stupisca se alla fine in Europa vigerà la Sharia: ci penseranno i mussulmani a mettere in riga le femmine nostrane, sterili nella mente e nel cuore prima ancora che nell’utero.


Mohammed beliebtester Name in Berlin

Gemäß einer Studie der Gesellschaft für deutsche Sprache ist 2018 der häufigste Name für ein Neugeborener in Berlin Mohammed gewesen. Dies gilt in allen möglichen Schreibvarianten, wie die Gesellschaft mitteilte.

Die Gesellschaft für deutsche Sprache gibt jedes Jahr die Liste aus. Ihre Ergebnisse für 2018 veröffentlichte sie an diesem Donnerstag. Auch in Bremen landete der Name Mohammed weit vorne und kam hinter Ben und vor Elias zu liegen. Der beliebteste Babyname in ganz Deutschland war 2018 bei den Mädchen Marie, bei den Jungen sichert sich Paul den ersten Platz.

Die Gesellschaft für deutsche Sprache unterscheidet in ihrer Auswertung zwischen insgesamt beliebten Vornamen – dazu zählen alle Vornamen, neben Erstnamen also auch weitere Namen – und ausschließlich Erstnamen.

Um zu erfahren, welche Namen im letzten Jahr die beliebtesten waren, wurden Daten von über 700 Standesämtern mit insgesamt mehr als einer Million Erst- und Zweitnamen ausgewertet.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Partiti. Leader, iscritti ed Elettori. Il discrimine tra successo ed insuccesso.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-14.

2019-08-14__Voto_Classi_Età__001

I partiti politici dispongono sostanzialmente di tre livelli decisionali: la élite dirigenziale, gli iscritti tesserati ed infine gli Elettori.

Per comprovata tradizione in Occidente la linea politica ed economica è tracciata dalla dirigenza.

In situazioni che richiedono decisioni importanti è costumanza convocare un congresso straordinario e porre agli iscritti il quesito di cosa si debba fare: quid agendum sit.

Ma alla fine il giudizio tranchant deriva dal responso delle urne.

*

Se a prima vista questo modo di procedere sembrerebbe essere logico e democratico, nei fatti si dimostra molto lacunoso e fuorviante.

Tutto questo ragionamento si basa infatti sul presupposto, sul postulato implicito, che la dirigenza rispecchi fedelmente le idee della base degli iscritti e che questa sia campione affidabile dell’elettorato.

Bene, ai nostri tempi questa assunzione non è più valida, ed è la causa efficiente del tracollo di molti partiti politici tradizionali europei, dalla Cdu ed Spd in Germania, al partito democratico in Italia.

Poche situazioni umane soggiacciono più strettamente al principio di inerzia delle politiche. La gran parte delle dirigenze si dimostra incapace di evolversi nel tempo: ne consegue che gli Elettori voltano le spalle a queste formazioni politiche.

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Il problema è plurifattoriale, ma due elementi giocano un ruolo apparentemente fondamentale: la classe di età e la situazione lavorativa.

Elezioni europee. Voto per età, studi, professione, e religiosità.

Per il Partito Democratico, che alle ultime scorse elezioni europee ottenne il 22.7% dei voti, il 19% degli elettori aveva meno di quaranta anni, mentre il 27.9% erano sopra i 65 anni.

Per la Lega, che alle ultime scorse elezioni europee ottenne il 34.3% dei voti, il 38% degli Elettori ha età compresa tra i 35 ed i 64 anni, ossia è in età lavorativa.

Per il PD i lavoratori autonomi e gli operai sono quota marginale dell’Elettorato, essendo il 17.8% ed il 14.3%, rispettivamente. Ben il 28.2% degli Elettori PD sono pensionati. Al contrario la Lega ha in queste fascie il 42.2% ed il 40.3% degli Elettori, rispettivamente.

In poche parole, l’Elettorato del partito democratico è vecchio e pensionato, quello della Lega giovane e lavoratore.

Facendo un conto grossolano ma aderente alla realtà, entro dieci anni il PD perderà un buon trenta percento degli Elettori per il naturale rinnovo della popolazione.

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PD e Lega hanno seguito due differenti strategie decisionali.

– Seguendo la classica procedura, il PD si è rivolto ad una base degli iscritti che non rappresentano più il loro Elettorato, e quindi sono stati duramente punti alle elezioni.

– La Lega, al contrario, ha regolarmente sondato gli umori degli Elettori, assumendoli come linee guida: il risultato è sotto gli occhi di tutti.

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Una delle più pregnanti definizioni dell’intelligenza identifica questa capacità umana con l’arte di saper riconoscere obiettivamente i fatti nuovi e di saperne trarre le conseguenze in modo sequenziale.

Ma l’acume politico è appannaggio di pochi.

Nota.

Un discorso a parte riguarderebbe i media, che in Occidente continuano imperterriti ad ignorare i parere dell’Elettorato, nel tentativo di imporgli le loro ideologie. Il risultato è una disassuefazione dei lettori.


Adnk. 2019-08-13. Calenda: “Il Pd è finito”

Il Pd è finito“. Lo ammette Carlo Calenda ai microfoni di ‘Circo Massimo’, su Radio Capital. “Così com’è, è finito sicuramente. Dopodiché può decidere di andare oltre se stesso, rilanciarsi, ricostruirsi in qualcosa di diverso” ragiona l’europarlamentare, che poi delimita i confini della scissione nel partito. “Ci sono due Pd: uno ha i gruppi parlamentari e un altro ha il partito. Nell’ultima direzione ho proposto di creare una segreteria politica in cui la gente si guarda in faccia e prende una decisione comune. I primi a non volerlo sono stati i renziani. Renzi non si siede con nessuno, non prende la telefonata di nessuno e non discute con nessuno. Questa è la verità” attacca l’ex ministro.

“La scissione nel Pd già c’è. Ormai – prosegue – è un dato di fatto. Renzi ha fatto un’intervista, non solo facendo zompare per aria il Pd ma anche facendolo diventare argomento di conversazione al posto della crisi di governo. Il tutto senza fare una telefonata a nessuno. E questo aveva detto che avrebbe fatto il senatore semplice e che non avrebbe parlato per due anni… pensa se parlava”.

Il governo istituzionale proposto da Renzi, che vedrebbe insieme i parlamentari dem e i 5 Stelle, secondo Calenda, “rischia di farsi, perché l’impulso all’autopreservazione del ceto politico è gigantesco. E l’ex premier ha bisogno di più tempo per fare il suo partito. Ma così offriremo un’occasione gigantesca a Salvini”.

L’ideatore di ‘Siamo Europei’, però, non si arrende: “Non vuol dire che non si lotterà fino alla fine. Io cercherò di costruire un fronte repubblicano, come sto dicendo da mesi, ma insieme al Pd. Si può anestetizzare questa ferita solo rilanciando un grande progetto politico che al momento anche Zingaretti mi sembra non stia lanciando. Se vuole fare il segretario del Pd, e non l’amministratore straordinario della liquidazione – consiglia Calenda – deve rilanciare facendo un grande progetto che coinvolga e vada oltre il Pd”.

“Se avrà il coraggio di farlo, esisterà qualcosa che non sarà il Pd come lo conosciamo oggi. Se non lo farà, il Pd scenderà al 15% e poi ci sarà una sinistra frammentata. E questo significherà consegnare l’Italia a Salvini. Mi batterò contro questa prospettiva. Magari sarò solo come un pirla…”.

L’ex ministro vede una sola via maestra: “Il confronto democratico con le elezioni. E la costruzione del fronte democratico e repubblicano. Abbiamo una battaglia da fare contro chi ci vuole portare fuori dall’Europa e questa battaglia si fa a viso aperto, non facendo accrocchietti per qualche mese”.

Pubblicato in: Demografia, Unione Europea

Italia. Il suicidio dei quarantenni. Non vedranno mai la pensione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-13.

2019-08-09__Italia_Dempgrafia__001

Il problema demografico è stato drammaticamente sottovalutato in passato per motivi ideologici.

Ma adesso inizia a far sentire il suo peso stritolante.

Se ci sarebbero moltissime argomentazioni da produrre, qui si vorrebbe ricordare un solo fatto, che dovrebbe dare molto da pensare.

Il sistema pensionistico italiano si basa sul distribuire sotto forma di pensione e/o sussidio agli aventi diritto del denaro raccolto dai contributi versati da quanti lavorino regolarmente.

Dovrebbe essere ben chiaro come il bilancio dell’Inps dipenda sia dal numero dei lavoratori che versano contributi, sia dall’entità dei contributi medesimi. Diminuendo la numerosità della fascia di persone al lavoro, diminuiscono le entrate dell’Inps: lo stato cerca di ripianare il deficit, ma non è detto che possa far ciò in eterno.

Non solo.

La disoccupazione giovanile sfiora il trenta per cento e, quasi di norma, il lavoro dei nuovi assunti è remunerato ben poco.

1,500 euro al mese sono già uno stipendio a tutt’oggi decisamente buono. Ma questo lavoratore versa in termini mediani 200 euro al mese di contributi. Servono quindi almeno cinque lavoratori per generare il cash per poter pagare una pensione di 1,000 al mese. Ma con una popolazione attuale sotto i cinque anni di 3,047,000 giovani, tra venti anni ci sarà circa un lavoratore per ogni pensionato. Ma questo lavoratore non potrà certo versare 1,000 euro al mese di contributi.

Di conseguenza, la possibilità che l’Inps cessi l’erogazione delle pensioni più che una probabilità è una certezza.

Gli attuali quarantenni hanno deciso di non proliferare, ma senza aver fatto figli sarà del tutto utopistico che tra venti anni se ne possano andare in pensione: non ci saranno i numeri per poterli mantenere.

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Sia ben chiaro che nessuno intende negare il suicidio a quanti lo desiderino, ma questa modalità sarà davvero tormentosa per loro e per tutta l’Italia.

Nota.

Irlanda 8,3, Islanda 7,7, Gran Bretagna 7,3, Svezia 7,2, Francia 7, Albania 6,9, Belgio 6,7, Cipro 6,6, Estonia 6,5, Lussemburgo 6,5, Lettonia 6,4, Slovacchia 6,4, Lituania 6,3, Rep. Ceca 6,3, Danimarca 6,3, Finlandia 6,3, Olanda 6,2, Slovenia 6,2, Media Ue 6,1, Svizzera 6,1, Polonia 6, Romania 5,9, Malta 5,9, Austria 5,8, Spagna 5,6, Bulgaria 5,6, Croazia 5,6, Ungheria 5,6, Grecia 5,4, Portogallo 5,1, Italia 5.


I bambini con meno di 5 anni sono solo il 5%

Ultimi in Europa. Sono 3 milioni e 47mila. E i centenari sono destinati ad aumentare

Il dato è noto: l’Italia è il Paese europeo più vecchio con Genova che ha la palma di città più vecchia d’Europa. Ma fa impressione guardare i dati.

Quanti bambini sotto i 5 anni

Quelli del grafico sopra mostra la percentuale sul totale della popolazione dei bambini che hanno meno di 5 anni. Per trovare l’Italia bisogna scorrere con lo sguardo fino all’estremità destra del grafico: ultimi con appena il 5% di bambini sotto i 5 anni rispetto alla popolazione residente.

Male anche se si considerano le cifre in valore assoluto: i bambini italiani con un’età inferiore ai 5 anni sono 3 milioni e 47mila. Tra i grandi Paesi europei superiamo la Spagna ma restiamo dietro alla Francia, per esempio, che ha più o meno la stessa popolazione residente dell’Italia; la Francia ha 4,7 milioni di bambini, la Germania (che ha più residenti di noi, però) ne ha 4,4 e la Gran Bretagna ne ha 4,8.

I centenari aumenteranno

Con il 5% di popolazione residente con meno di 5 anni l’Italia è battuta da Paesi dove la natalità è tradizionalmente molto bassa, tra i quali la stessa Germania, dove la percentuale sale al 5,4%. Ma per dare un’idea del problema, occorre citare anche i dati delle persone molto anziane che vivono in Italia: i centenari. Attualmente i centenari italiani sono “solo” 15mila, ma sono destinati a salire in maniera rapidissima quando diventeranno centenari le persone che sono nate dopo la prima guerra mondiale. Quelli attuali, infatti, sono quelli che sono nati durante il conflitto, un periodo durante il quale la natalità è stata particolarmente bassa. Il combinato disposto di: pochi bambini e anziani destinati a crescere è alla base della bomba demografica che scoppierà nei prossimi anni.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. È iniziato e progredisce il rimpiazzo etnico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-05.

2019-07-25__Francia__001

«I numeri che vi mostriamo, raccolti su dati statistici ufficiali dal sito Fdsouche.com, parlano di genocidio. Quello del popolo francese. Quel genocidio in cui Macron vuole coinvolgere anche l’Italia»

«In Francia sono proibite statistiche etniche, perché la gente non deve sapere. E’ però possibile ricostruirle attraverso i nomi»

«L’analisi dei nomi musulmani dei nuovi nati in Francia nel 2018 rivela: un tasso nazionale che raggiunge il 21,6%»

«Ma in base all’analisi di nomi ‘rari’ la stima del tasso nazionale di musulmani in Francia sarebbe del 24,2%.»

«Quindi, l’anno scorso, quasi 1 nuovo nato ‘francese’ su 4 era musulmano»

«Nelle banlieus parigine, i nati islamici sono già la maggioranza»

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Nella libera Francia sono proibite le statistiche etniche. Un concetto invero alquanto particolare di cosa sia la libertà.

Questi dati suggerirebbero che un quarto delle nascite avvenga nella popolazione musulmana. Le femmine autoctone non figliano con eguali proporzioni.

Tutte le situazioni che travalicano il comune buon senso hanno nella storia una unica possibilità di sblocco: una rivoluzione sanguinosa e sanguinolenta.

E la Francia ha già esperito cosa questo voglia dire due secoli or sono.


Affari Italiani. 2019-07-24. Francia: 1 nato su 4 è musulmano, è sostituzione etnica

I numeri che vi mostriamo, raccolti su dati statistici ufficiali dal sito Fdsouche.com, parlano di genocidio. Quello del popolo francese. Quel genocidio in cui Macron vuole coinvolgere anche l’Italia.

In Francia sono proibite statistiche etniche, perché la gente non deve sapere. E’ però possibile ricostruirle attraverso i nomi.

L’analisi dei nomi musulmani dei nuovi nati in Francia nel 2018 rivela:

  • – Un tasso nazionale che raggiunge il 21,6%

  • – Ma in base all’analisi di nomi ‘rari’ la stima del tasso nazionale di musulmani in Francia sarebbe del 24,2%.

Quindi, l’anno scorso, quasi 1 nuovo nato ‘francese’ su 4 era musulmano. In questa statistica, ovviamente, sono esclusi tutti gli altri immigrati non musulmani. E’ quindi possibile pensare che già l’anno scorso quasi la metà dei nuovi nati non era francese. In Italia, per dare un senso, il numero è sotto il 15 per cento.

Questo ci spiega come sia folle un welfare pro-natalità se ospiti una massiccia popolazione straniera dal terzo mondo se non lo limiti ai tuoi cittadini. E che per farlo devi innanzitutto non avere concesso cittadinanza agli stranieri come ha fatto la Francia e come stiamo facendo noi al 18esimo anno di età.

E quanto sia folle seguire la Francia nelle politiche dei ricongiungimenti familiari. Decisivi nell’avere portato i bambini francesi ad essere minoranza in casa propria.

Nelle banlieus parigine, i nati islamici sono già la maggioranza:

E’ una catastrofe di proporzioni gigantesche. Nessuna guerra è riuscita in quello in cui sta riuscendo l’immigrazione.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Stratificazione per tipologia di reddito. Classe media estinta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-27.

Destatis__001

Destatis, l’Istituto di Statistica tedesco, ha rilasciato il seguente Report.

Employment is main source of income for 47% of the population

«In 2018, employment was the main source of livelihood for just under half of the population (47%) in Germany. Based on microcensus results, the Federal Statistical Office (Destatis) also reports that for almost one in four persons (24%) the main source of income was the income of family members (for instance, partner, parents). Another 22% lived mainly on pension payments. The main source of income for 7% of the population was public benefits (for instance, unemployment benefit I and II, basic security benefits in old age, training assistance, parental allowance). For only just under 1% of the population, their main source of livelihood was their own assets (including savings, interest, and proceeds from renting and leasing).»

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Riassumendo.

– il 47% della popolazione vive basandosi quasi sul solo reddito da lavoro;

– il 24% ha per principale risorsa quanto percepiscono i familiari;

– il 22% vive principalmente della propria pensione;

– il 7% della popolazione vive di pubblici benefici.

*

La quasi totalità della popolazione tedesca ha come fonte primaria di sostentamento un ingresso fisso, proprio o parentale, da lavoro o pensione. Il 31% (24% + 7%) vive utilizzando risorse altrui, parentali o pubbliche: in altri termini, non è economicamente indipendente.

Lascia molto pensosi che la quota di persone che potrebbero vivere di solo reddito sia inferiore all’1%.

È un modo come un altro di constatare la scomparsa della classe media tedesca, ossia di quella che con il suo lavoro era riuscita ad accantonare risorse il frutto delle quali avrebbe loro consentito di vivere.

Le ripercussioni sono di vasta portata.

È praticamente scomparsa quella classe di persone che concorrevano potentemente al risparmio, risorse che poi erano trasferite agli investimenti produttivi attraverso gli usuali canali finanziari.

Se a prima vista la situazione potrebbe sembrare essere in equilibrio, il quadro futuro appare del tutto tempestoso.

Ricostituire la classe media sarà operazione molto lunga e sofferta.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Germania. 5.3 milioni di depressi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-26.

Mendicanti 012 Pietr Brueghel. Ciechi che guidano ciechi. Louvre

The social media platforms with the most negative effects on mental health

5.3 million Germans suffer from depression each year

«Depression can take a massive toll not only on the sufferers, but also on their loved ones. A study by the German Depression Foundation found the illness caused relationship breakdowns for almost half of those affected.

Eighty-four percent of respondents stated that depression caused them to completely withdraw from social life, 72 percent experienced feeling disconnected from people in general, and 45 percent broke up with their romantic partner»

More German students suffering from depression, anxiety, panic attacks

«Some 470,000 German students suffer from a mental disorder and this number is likely to grow, according to German health insurance company Barmer. Depression cases among young people are increasingly common»

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Quos Deus perdere vult, dementat prius.

Dio fa uscire di senno le persone che vuole distruggere.

L’essere umano differisce dal resto del mondo animale per la sua capacità raziocinante, che trova la sua massima espressione nel pensiero astratto. Se questo poi è condotto in accordo al principio di non contraddizione, assume la caratteristica peculiare che ogni ragionamento può fondarsi su altri precedenti.

Un classico esempio è la matematica, ove si fatica, e non poco, per stabilire un teorema robustamente dimostrato, ma che può essere proprio per questo utilizzato negli sviluppi successivi.

Ragionare significa possedere una integra percezione del reale: questo è il primo e fondamentale passo sul quale costruire ogni ragionamento. È proprio la corretta percezione del reale che consente di individuare fatti nuovi, di comprenderli ed infine di risolverne le sfide. In fondo, ciò che denominiamo ‘intelligenza’ altro non è che l’arte di risolvere problemi nuovi.

Se l’intelletto è caratteristica di tutti gli esseri umani, taluni ne sono ampiamente dotati, altri meno: è questa una realtà che dobbiamo accettare con grande umiltà. Nei loro rispettivi settori di azione, Michelangelo, Mozart, Newton erano dei possenti geni, ma di persone di tal fatta la storia è molto avara.

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Usualmente, nessuno si stupisce che un atleta si sottoponga ad intensi e faticosi allenamenti e pratichi una vita oltremodo regolata. L’atleta è regolare nei pasti così come nell’alternanza degli allenamenti con il riposo. In parole povere, si assoggetta ad una rigida disciplina.

Per contro, la quasi totalità si stupisce quando si fa loro presente come la mente sia come un muscolo, che solo se esercitata in modo continuo e regolare, e con grande criterio, riesce a dare il meglio di sé stessa. Una intelligenza media ma bene allenata e curata può raggiungere vette notevoli.

Ma come sono poche le persone che allenano il proprio corpo, così sono altrettanto poche quelle che allenano la loro mente.

Come un corpo non addestrato ed allenato non è in grado di sopportare sforzi peraltro anche modesti, così è anche per la mente. La logica è la palestra della mente.

Ma per la mente il problema può diventare anche molto serio.

L’intelletto supervisiona la percezione, vagliandola ed accettandola solo se coerente, e porta ad elaborare pensieri di solido costrutto, che molto spesso sono molto onerosi da sopportarsi.

Fatto si è che la mente supervisione, o dovrebbe farlo, il comportamento umano: è la mente che da il via libera all’azione volontaria. Ma se tale azione è intrinsecamente logica, di norma è ben poco entusiasmante. Similmente, la mente governa le pulsioni, reprimendole ed incanalandole.

Una mente debole non sa resistere alle proprie pulsioni. Ma così facendo la persona diventa di fatto schiava dei propri moti sentimentali. Di fatto l’essere umano abdica alla propria libertà: dapprima nel piccolo, quindi nel grande.

Le fantasie troppo sbrigliate inducono a rimuginare e desiderare cose impossibile. Ma se si desiderano cose impossibili, inevitabilmente si cozza contro la realtà. E questo è evento anche molto doloroso. L’esercizio della fantasia richiede un notevole autocontrollo.

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Il nostro sistema di vita risente di una malefica affermazione: “vietato vietare”.

Ma la libertà asserita come se fosse senza limite, intanto è una licenza perché eradicata dal concetto del giusto e dell’equo, poi, immancabilmente, cozza contro quella degli altri.

Immediatamente si finisce nei triboli, ed anche di quelli neri: la persona umana vorrebbe poter far sempre ciò che vuole, ma c’è sempre qualcuno o qualcosa che glielo impedisce. La persona percepisce nettamente che la sua libertà è disgiunta dal potere volontario, e ne soffre. È costretta ad ammettere di non essere onnipotente.

È una forma di sofferenza dapprima psicologica, ma che alla fine straborda in quella francamente psichiatrica.

Gran brutta patologia la depressione. Il sintomo soggettivo prevalente è la sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole, che può arrivare all’odio verso di sé. Vengono meno gli interessi: che senso avrebbe coltivarli se poi nulla può essere realizzato?

Ma al peggio non vi è mai limite.

Spesso il depresso è convinto che la colpa sia degli altri, della vita, della sfortuna e si sente arrabbiato con tutto e tutti: arriva anche a farsi terra bruciata intorno.

Il depresso è una persona sostanzialmente sola.

Ad un certo qual punto anche l’etile oppure le droghe psicoattive non gli leniscono in nulla le sofferenze.

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Bene.

La grande Germania inizia a prendere atto che un po’ più di un quarto della sua popolazione attiva soffre di sindrome depressiva, ed anche di grado così elevato da l’efficienza lavorativa.

«It is estimated that around 5.3 million Germans suffer from depression each year»

Ma questi sono coloro che sono andati dal medico: poi ci sono le forme più lievi o quelli che non ne vogliono sapere di curarsi, perché i pazzi sarebbero gli altri.

Questa Germania che esalta la propria socialità ha larga quota di persone asociali.

Se la situazione dei giovani è drammatica:

«Some 470,000 German students suffer from a mental disorder and this number is likely to grow, according to German health insurance company Barmer. Depression cases among young people are increasingly common»,

quella delle femmine è ancor peggio. La depressione colpisce in larga quota il sesso femminile, specie poi al sopraggiungere della menopausa.

Fa specie vedere la metamorfosi di quelle che nella giovinezza furono walchirie: raccolgono in età matura ciò che hanno seminato da giovani.

* * *

Né si pensi che il fenomeno sia statico.

“the instances of mental illness have risen by 38 percent between 2005 and 2016. Specifically, depression cases have increased by 76 percent in the same time frame.”

* * *

Concludiamo ponendoci una domanda.

Che senso ha vivere nella prospera Germania se poi si sia così infelici da scivolare nella sindrome depressiva?


Deutsche Welle. 2019-07-25. Germany: Sick days due to mental health problems on the rise

German health insurance provider DAK has said the number of people taking time off due to mental health tripled in the last 20 years. Employees said depression was the factor most likely to cause them to take time off.

Calling in sick over depression, anxiety or stress has risen sharply in Germany, according to a new report published by the biggest health insurance company in the country.

DAK Gesundheit’s “Psychoreport 2019,” which was released on Thursday, said the number of workers calling in sick had tripled over the last twenty years. One in eighteen people took at least one day off work over mental health concerns in 2018, the report said.

The number of people calling in sick for any health reason increased by around 31%.

In 1997, workers took on average 0.7 days a year off work because of mental health concerns, which rose to 2.5 days in 2017. The report highlighted depression as the most prevalent mental health issue to cause workers to take days off, followed by “adjustment disorders.”

These include needing to adjust to a distressing event in one’s personal life, for example. Cases of burnout have dropped by almost half since 2012, the report also showed.

No longer a taboo

Company researchers said their report highlighted a growing openness over mental health.  “Mental health issues are no longer a taboo in conversations between a doctor and their patients,” DAK Chairman Andreas Storm said.

But he called on employers to “drag mental health issues out of the taboo-zone and to offer help to their colleagues [experiencing mental health difficulties].”

Stress induced illness

A DAK spokesperson told DW: “Chronic stress can lead to depression. That much is abundantly clear.” According to a report by the same organization, around 3 in 10 Germans work over 40 hours a week, which can lead to intense levels of stress.

“So it’s crucial that we recognize early indications of stress, like a lack of or disrupted sleep or irritability, and take them seriously,” the spokesperson added.

As people get older, the number of days they take off work for mental health reasons also consistently goes up, the report showed. It also said women were more likely to take time off for reasons related to mental health than their male colleagues.

It is estimated that around 5.3 million Germans suffer from depression each year

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Il Sud ha perso 879.712 giovani in 5 anni. Effetto della tirannide pidiina

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-14.

Boldrini 001

L’Italia ha pagato ben caro il lungo periodo di cinque anni sotto la tirannide del partito democratico.

Se è vero che il 4 marzo 2018 ha dimezzato i consensi elettorali al PD, ed ha rispedito a casa quei figuri, è d’altra parte altrettanto vero che quella genia è ancora impunita.

Hanno non solo tollerato, bensì anche promosso, un’immigrazione selvaggia quanto illegale, lasciando marcire la gioventù italiana ed obbligandola all’espatrio forzato. Figli del comunismo, hanno attuato nel Mezzogiorno italiano una sorta di Holodomor, ad un livello tale da poter dire che sia stato fatto in odio razziale.

«In un solo anno, il 2017 (ultimi dati disponibili) 150.215 persone hanno lasciato il Sud Italia per trasferirsi: 107.712 hanno deciso di andare verso il Nord Italia mentre altre 42.593 hanno preferito emigrare all’estero»

«2017 …. quell’anno addirittura 156.298 persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per andare: 131.616 al Nord e altri 24.682 all’estero»

«negli ultimi 5 anni: complessivamente le persone che sono andate via sono state 879.712: quasi 180mila persone ogni anno (179.712).»

«tra il 2012 e il 2017 gli spostamenti dal Mezzogiorno verso le regioni Centro-settentrionali si sono ridotti da 132 a 110mila; al contrario, l’ammontare dei flussi migratori dalle regioni meridionali verso l’estero risulta quasi raddoppiato, da 25 a 43 mila»

«In 5 anni 879.712 persone»

«Circa la metà di questa perdita (208 mila) è costituita da giovani dai 20 ai 34 anni e di questi, due su tre sono in possesso di un livello di istruzione medio-alto»

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L’Italia Meridionale aveva nel 2018 13,997,878 abitanti: ha quindi perso il 6.28% della sua popolazione. Ma la ha persa nella sua fascia giovanile. Sono circa 450,000 nuove famiglie di meno.

Lo stato italiano ha investito cifre non da poco per dar loro una buona formazione scolastica, ed ha perso tutto l’investimento perché i giovani hanno dovuto emigrare.

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È stata volontariamente e scientemente perpetrata una colossale ingiustizia, per rimediare alla quale saranno necessari decenni.

Responsabilità politiche di tale portata non possono né debbono essere dimenticate. Ed alla fine, appena sarà possibile, la dirigenza del PD allora al governo della nazione dovrà essere chiamata alla sbarra, giudicata con giusto giudizio, e severamente condannata.


Il Sud ha perso 879.712 persone in 5 anni.

I numeri dello spopolamento. Aumenta chi va all’estero, calano quelli che scelgono il Nord Italia

In un solo anno, il 2017 (ultimi dati disponibili) 150.215 persone hanno lasciato il Sud Italia per trasferirsi: 107.712 hanno deciso di andare verso il Nord Italia mentre altre 42.593 hanno preferito emigrare all’estero.

Lo spopolamento del Sud

Un esodo? Beh, sì. Un vero spopolamento del Sud, soprattutto se si non si considerano i dati di un solo anni, ma quelli degli ultimi 5 anni. Cominciamo con il dire che il fenomeno sembrava in calo e che è tornato a crescere solo nel 2016 ed è proseguito nel 2017. In effetti il picco del 2012 non è stato più raggiunto negli ultimi 5 anni. quell’anno addirittura 156.298 persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per andare: 131.616 al Nord e altri 24.682 all’estero.

Dove vanno

Guardando poi la destinazione delle persone che se ne vanno si scopre che diminuisce la fuga dal Sud Italia destinazione Centro-nord mentre aumentano le persone che escono dall’Italia. In effetti sempre tra il 2012 e il 2017 gli spostamenti dal Mezzogiorno verso le regioni Centro-settentrionali si sono ridotti da 132 a 110mila; al contrario, l’ammontare dei flussi migratori dalle regioni meridionali verso l’estero risulta quasi raddoppiato, da 25 a 43 mila.

In 5 anni 879.712 persone

Adesso proviamo a fare i conti del fenomeno dello spopolamento del Sud negli ultimi 5 anni: complessivamente le persone che sono andate via sono state 879.712: quasi 180mila persone ogni anno (179.712). I dati dell’Istat non dicono, tuttavia, quante di queste persone sono tornate, ma comunque i numeri autorizzano a parlare del fenomeno usando la parola “esodo”. E, come afferma l’Istat, non riguarda solo i cittadini del Sud. In realtà riguarda tutto il Paese. Il saldo migratorio con l’estero degli italiani, infatti, è negativo fin dal 2008 e ha prodotto una perdita netta di circa 420 mila residenti in dieci anni. Circa la metà di questa perdita (208 mila) è costituita da giovani dai 20 ai 34 anni e di questi, due su tre sono in possesso di un livello di istruzione medio-alto.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. 9,568,000 ‘occupati’ lavorano meno di 40 ore settimanali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-12.

2019-07-04__Occupati__001

L’Istat ha rilasciato il Report

Occupati e disoccupati (dati provvisori). [pdf]

Gli occupati ammontano a 23.387 milioni, dei quali 13.528 milioni maschi e 9.860 milioni femmine.

Gli occupati dipendenti sono 18.032 milioni, dei quali 14.968 milioni sono permanenti e 3.064 milioni sono a termine. Gli indipendenti sono 5.355 milioni.

Nella fascia di età 25 – 34 anni gli occupati sono 4.076 milioni, mentre gli inattivi assommano a 1.757 milioni.

* * * * * * *

«Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:

– hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;

– hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;

– sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi.»

È del tutto ovvio come il numero delle persone che siano definite ‘occupate’ differisca in base al criterio con cui questo termine sia stato definito.

Se il primo statement fosse

«hanno svolto almeno un minuto primo di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura»

il numero degli occupai salirebbe vertiginosamente.

* * * * * * *

«Il fatto sorprendente è che le 40 ore a settimana, le classiche 8 ore al giorno che da sempre hanno rappresentato quasi un’ovvietà per chi entra nel mondo del lavoro, sono una realtà “solo” per 11 milioni e 605mila italiani»

«9 milioni e 568mila sono occupate per meno di 40 ore settimanali»

«Per quanto riguarda le donne, su 9 milioni e 674mila lavoratrici italiane, sono 3 milioni e 196mila con un carico lavorativo di almeno 40 ore (33%), mentre sono ben 5 milioni e 564 mila sotto soglia 40, cioè il 57,5%.»

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Questi dati sono tutto tranne che esaltanti.

Ma se la situazione al momento attuale è ben triste, ancor peggio si preannuncia il futuro.

I nove milioni e mezzo di persone che lavorano meno di 40 ore settimanali percepiscono stipendi ridotti di conseguenza e, soprattutto, versano contributi pensionistici irrisori.

Sono nove milioni e mezzo di persone che sono candiate a viere la loro vecchiaia con pensioni irrisorie e senza aver avuto la possibilità di potersi mettere da parte un qualcosa.

Ci si pensi bene: non è problema da poco.

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Le 40 ore riguardano appena la metà degli occupati e solo un terzo delle donne

Facile dire “occupato”. Il fatto è che c’è lavoro e lavoro, in base a molte variabili, compresa quella che riguarda le ore lavorate.

Le ore lavorate

Per 592mila italiani la settimana lavorativa consiste in un orario che va da un minimo di 1 a un massimo di 10 ore che, certamente, non garantisce un reddito minimamente soddisfacente. Ma dal punto di vista meramente statistico, anche con un’ora di lavoro alla settimana, si esce dalla categoria dei disoccupati e si entra in quella degli occupati. Non è una particolarità dell’Istat: sono regole internazionali degli istituti di statistica in base alle quali se una persona lavora 1 ora la settimana retribuita, non è disoccupato ma, appunto, occupato. Il dato positivo è che le persone che lavorano così poco sono in calo, come mostra il grafico interattivo sopra.

La “zona 40”

Il fatto sorprendente è che le 40 ore a settimana, le classiche 8 ore al giorno che da sempre hanno rappresentato quasi un’ovvietà per chi entra nel mondo del lavoro, sono una realtà “solo” per 11 milioni e 605mila italiani. La “zona 40” è, comunque, la più affollata di persone dato che altre 9 milioni e 568mila sono occupate per meno di 40 ore settimanali.

Scorporando i dati per genere ci si accorge, poi, di quanto sia ancora distante la parità uomo-donna. I maschi occupati per 1-10 ore la settimana sono infatti 193mila (1,4% dei lavoratori uomini), mentre le lavoratrici sono 398mila (4,1% delle donne). Affrontando poi la “zona 40”, dei 13 milioni e 349 mila lavoratori uomini italiani, il 62,9%, ovvero 8 milioni e 409mila, lavora almeno 40 ore, mentre meno della metà, 4 milioni e 3 mila, ovvero il 29,9% è sotto la fatidica soglia. Per quanto riguarda le donne, su 9 milioni e 674mila lavoratrici italiane, sono 3 milioni e 196mila con un carico lavorativo di almeno 40 ore (33%), mentre sono ben 5 milioni e 564 mila sotto soglia 40, cioè il 57,5%.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Giappone. Un vecchio ogni 1.8 giovani. Cina e Russia si leccano i baffi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-11.

2019-06-18__cina-mar-giallo-mare-cinese-orientale

Cina. Controllo strategico del Mar Giallo e del Mare Cinese Orientale.

«Si deve ammettere che Deng Xiaoping quaranta anni fa aveva visto ben lontano, quando aveva detto che la Cina avrebbe solo dovuto aspettare per avere il dominio del Mar del Giappone, del Mar Giallo e del Mare Cinese Orientale.

Prima, guardiamo con molta attenzione la carta geografica.

Giappone, Korea del Sud, Taiwan ed Hong Kong costituiscono punti geografici che la Cina da sempre avrebbe voluto possedere. Taiwan poi è per la Cina una pulpite purulenta. Ma anche la Russia guarda concupiscente al Giappone.

* * *

Adesso, leggiamoci i dati della seguente tabella, che riporta il tasso di fertilità di questi paesi.

Giappone            1.42

Korea del Sud    1.27

Taiwan                 1.13

Hong Kong           1.2

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Basta avere pazienza ancora trenta anni, una generazione, e questi paesi sono destinati a scomparire dalla faccia della terra.

A quel tempo, la Cina e la Russia se li potranno occupare tranquillamente, senza dover sparare un colpo, e soprattutto, potranno colonizzarli con le loro popolazioni, ottenendone quindi un dominio irreversibile. Al massimo, entrando in quei paesi, troveranno un ammasso di vecchietti, ma i cinesi ed i russi hanno per questo sistemi infallibili.»

*

Il “World Population Prospects 2019: Highlights” dell’Onu riporta dati sui quali sarebbe opportuno meditare, perché precorrono di circa un decennio quella che sarà la situazione europea.

In Giappone per ogni over-65 vi sono solo 1.8 under-64.

Questo dato ammetterebbe molti punti di vista di lettura.

Per definizione, il vecchio è una persona che necessita di assistenza, ma per assisterlo occorrono persone giovani e, soprattutto, che abbiano voglia di farlo.

Ma se non ci sono giovani, si può essere ricchi a piacere che proprio non si trovano.

Sarebbe come trovarsi in un deserto seduti su di una tonnellata di oro fino: alla fine si sarebbe anche disposti a darla in cambio di un bicchiere di acqua, sempre che si trovasse qualcuno che sia disposto a darlo.

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Sono quasi trenta anni che si parla della crisi demografica, ma l’attuale mentalità dei politici o non riesce a comprendere oppure la tiene in non cale. Molti invece la perseguono attivamente.

Il Fertility Rate By Country 2019 riporta Austria 1.511, Italia 1.491, Giappone 1.478, Germania 1.47, Spagna 1.391, Grecia 1.302, Polonia 1.290, e Portogallo 1.241.

Per Spagna, Grecia, Polonia e Portogallo pesa in modo non indifferente l’emigrazione giovanile subita al culmine della crisi economica: senza poter trovare lavoro in patria i giovani erano obbligati a migrare, depauperando così la nazione.

Diverso invece quanto accade in Austria, Italia, Giappone e Germania, ove la cultura liberal imperante demonizza la procreazione: se è ragionevole che il problema economico possa influire almeno parzialmente, il movente ideologico è un vero e proprio masso.

Queste nazioni si stanno destinando alla estinzione, ma hanno scelto un approccio al problema quanto mai doloroso.

Diventare vecchi e non poter avere una qualche assistenza è vita davvero grama.

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2019-06-18__Giappone_Vecchi__001


Aska News. 2019-06-18. Giappone in crisi demografica: Paese con minore incidenza giovani

Rapporto Onu: per ogni over-65 solo 1,8 entro i 64.

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Il Giappone ha la più bassa percentuale di persone in età lavorativa al mondo. Lo riferisce il rapporto “World Population Prospects 2019: Highlights” dell’Onu.

In momento in cui l’incidenza della popolazione ultrasessantacinquenne in tutto il mondo è in calo, in Giappone sale e ci sono 1,8 persone tra i 25 e 64 anni rispetto a ogni ultrasessantacinquenne, secondo il rapporto.

In Europa e in Nordamerica il rapporto è 3,0, mentre in Africa subsahariana è 11,7. Entro il 2050 la stima è che in 48 paesi – prevalentemente in Europa, Nordamerica, Asia – avranno il rapporto sotto quota 2, con conseguente impatto sui mercato del lavoro, sulla sanità e sui sistemi pensionistici.