Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Persona Umana

Ungheria. Matrimoni +84% dal 2010. – Xinuhanet.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-24.

Sunrise behind the Hungarian Parliament building in Budapest.

Nessuno resti sorpreso che sia un’agenzia cinese a riportare con enfasi la duplice notizia che in Ungheria il numero dei matrimoni sia aumentato dell’84% rispetto al 2010 e che il numero dei divorzi sia sceso dal 67% al 33%, una delle più basse percentuali europee.

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L’Ungheria è un paese in forte crescita.

9.7 milioni di abitanti, ha un pil nominale procapite di 17,463 Usd, ed un pil ppa procapite di  34.046 Usd. La popolazione sotto i 14 anni è del 14.66%, mentre quella nella fascia 15 – 24 anni ammonta al 10.76%: gli over-65 sono il 19.5%. Le nascite per 1000 abitanti sono 8.9, mentre i decessi sono 12.8: il saldo è quindi negativo.

Il tasso di fertilità è tra i più basi di Europa: 1.45 bambini nati per ogni donna. Questo valore trova la sua ragion d’essere nel fatto che moltissimi giovani erano emigrati negli scorsi anni in cerca di un lavoro dignitoso: è solo con il Governo Orban che il sistema economico si è rimesso in moto. Adesso iniziano a verificarsi dei rientri.

Dal 2004 la Ungheria è membro dell’Unione Europea e della Nato, ma non vi fa vita a causa del fatto che si professa identitaria sovranista, visione di vita del tutto aborrita dall’attuale dirigenza dell’Unione.

Ma la vera spinta economica è venuta dall’aver aderito al Ceec 16 + 1.

Asia alla conquista dell’Europa dell’Est.

Cina. Ceec 16 + 1. L’Occidente inizia a preoccuparsi.

Cina non divide l’Unione Europea: è già divisa. Ceec.

«The 16+1 was established in 2012 as a multilateral platform facilitating cooperation between China and 16 Central and Eastern European countries (CEEC). …. In recent years, the platform’s summits have attracted a lot of attention, especially in Western Europe …. The intensifying level of engagement between the 16 countries in the CEE region and China has considerably alarmed Brussels and Berlin …. Many Western European observers and policymakers have raised concerns about the potential risks of growing Chinese presence in Eastern Europe, claiming that Beijing’s major interest in engaging with the region is a part of its long-term strategy to undermine EU unity»

L’Ungheria ha ottenuto dal Ceec fondi per investimenti strategici infrastrutturali di gran lunga superiori a quelli ottenuti dall’Unione Europea.

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Chiunque guardi anche solo con una occhiata distratta l’elenco dei paesi europei che aderiscono al Ceec si renderebbe immediatamente conto della portata di lungo termine di questa iniziativa cinese e, di conseguenza, al loro interesse di aver paesi che mantengono la loro popolazione.

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Xinjuanet. Hungary reports marriage boom in 2019.

The institution of marriage is undergoing a true renaissance in Hungary, Katalin Novak, Minister of State for Family and Youth Affairs at the Ministry of Human Capacities, said here on Wednesday.

“In 2019, more couples have tied the knot than anytime during the last 30 years,” Novak said at a press conference.

“Between January and November 2019, about 62,000 people got married, 84 percent more than in 2010,” Novak said.

“Meanwhile, the number of divorces declined: in 2010, the divorce rate was 67 percent, which had decreased to only 33 percent by 2018.”

Novak spoke following the publication of official figures on the number of marriages in Hungary by the Central Statistical Office (KSH).

KSH’s figures show that 2019 witnessed the fastest growth in the number of marriages in Hungary over the past 30 years.

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Hungary reports marriage boom in 2019

The institution of marriage is undergoing a true renaissance in Hungary, Katalin Novák, Minister of State for Family and Youth Affairs at the Ministry of Human Capacities, said here on Wednesday. “In 2019, more couples have tied the knot than anytime during the last 30 years,” Novák said at a press conference.

“Between January and November 2019, about 62,000 people got married, 84 percent more than in 2010,” Novák said. “Meanwhile, the number of divorces declined: in 2010, the divorce rate was 67 percent, which had decreased to only 33 percent by 2018.”

Novák spoke following the publication of official figures on the number of marriages in Hungary by the Central Statistical Office (KSH). KSH’s figures show that 2019 witnessed the fastest growth in the number of marriages in Hungary over the past 30 years.

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Giappone. Pil anno su anno crolla del -6.3%.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-17.

2020-02-17__Giappone. Pil.

Il Cabinet Office ha pubblicato il dato relativo al Pil annuale: -6.3%.

Questo tracollo era annunciato dai precedenti dati trimestrali, ma una caduta del genere ha lasciato sorpresi molti analisti.

Quegli inguaribili ottimisti degli economisti liberal avevano previsto un crollo del -3.7%. Come loro abitudine, hanno sottovalutato in modo severo la realtà dei fatti: si sono illusi ed hanno cercato di illudere la gente.

Eppure la situazione avrebbe dovuto essere ben nota.

Giappone. Produzione Industriale -4.5% mom.

Giappone. Ordinativi di macchine utensili (Annuale) -35.5% a/a.

Giappone. Import -12.0% anno/anno. Quarto consecutivo.

Giappone. Export -5.2% yoy. Dodicesimo mese negativo.

Giappone. Il grande malato dell’oriente. Export -6.3% anno su anno.

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Ma il vero problema del Giappone è quello demografico:

Giappone. Un vecchio ogni 1.8 giovani. Cina e Russia si leccano i baffi.

Con un tasso di fertilità dell’1.42, entro trenta anni la popolazione giapponese non solo risulterebbe essere dimezzata, ma ancor più squilibrata verso gli anziani.

Ma il vecchio ha tutto tranne che il gusto di imprendere.

Non ci si dimentichi poi che i giovani al lavoro mantengono il sistema pensionistico con i contributi che versano.

Con un vecchio ogni 1.8 giovani, ciascuno di loro dovrebbe versare contributi un po’ sotto la metà della pensione percepita dall’anziano: sono cifre improponibili e totalmente non sostenibili.

Oltre ad essere un problema economico, è la crisi di una concezione di vita.

Se non la si cambiasse usando il ragionamento, ci penseranno poi i fatti, che si preannunciano essere ben poco allegri.

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Italia. Rapporto Censis. Il problema del welfare inizia ad essere da incubo.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-14.

2020-02-06__Censis __001

I nostri spensierati quarantenni stanno costruendosi con le loro stesse mani un avvenire da incubo, in cui i ricordi dei bei tempi passati saranno non sollievo, bensì incubo di rimorsi.

Si felicitano tra di loro, tutti compiaciuti che la vita media si stia allungando senza pensare che alla fine vecchiaia e malattie busseranno alle loro porte, ospiti sgradite assieme a miseria ed indigenza.


I dati per l’Italia sono quello che sono. In sintesi:

– il 50% delle famiglie residenti in Italia ha un reddito mediano non superiore a 25,426 euro (2,120 euro al mese);

– il 20.3% …. circa 12 milioni e 230 mila individui risulta a rischio di povertà, … reddito …. inferiore a 10,106 euro (842 euro al mese).»;

– il 27.3% è a rischio di povertà o esclusione sociale;

– in comparazione con il 2007 i redditi familiari da lavoro autonomo sono calati del -20% in termini reali, quelli da lavoro dipendente del -11.4%, ed i redditi da pensione e trasferimenti pubblici del -1.5%;

– La retribuzione netta che resta a disposizione del lavoratore rappresenta poco più della metà del totale del costo del lavoro (il 54.4% pari a 17,277 euro).

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Questi dati possono essere letti da molti punti di vista, ma uno sarebbe di particolare importanza nell’economia del presente discorso.

La metà delle famiglie italiane ha un reddito inferiore ai 2,120 euro al mese, cui corrispondono versamenti pensionistici che potranno garantire una pensione, sempre che all’epoca ancora essa esista, di poco superiore a quella minima. In altri termini, metà delle famiglie non avrà di che vivere.

Non solo, con un reddito mediano così scarno sarebbe improponibile che tali famiglie potessero accumulare qualche risorsa per la vecchiaia. E se anche lo facessero a costo di sacrifici disumani, con il regime di tassi negativi i gruzzolo messo da parte calerebbe invece di crescere nel tempo.

In parole miserrime, la metà dell’attuale popolazione italiana sta candidandosi a vivere in una società della miseria. Né ci si potrebbe illudere che con metà della popolazione in miseria lo stato possa disporre di risorse sufficienti a lenire almeno in parte la situazione.

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Se però integrassimo questi dati con quelli prodotti dal Censis, il quadro generale risulterebbe essere ancora peggiore.

«Nel 2039 la popolazione over 64 supererà quella degli under 35»

«Un primo dato estremamente rilevante è che secondo l’elaborazione del Censis sulla base dei dati Istat, il rapporto tra under 35 e over 64 vedrà un superamento di questi ultimi, che costituiranno il 31.6% della popolazione contro il 31.2% degli under 35»

«Nel 1999 gli under 35 costituivano il 42.8% del totale, mentre nel 2019 ben il 9% in meno»

È facile dedurre come quota rilevante delle persone che raggiungessero l’età pensionabile nel 2039 potrebbe al massimo usufruire di una scarna pensione sociale, sempre poi che all’epoca lo stato ne avesse ancora risorse sufficienti per erogarle.

Questo è un problema che l’attuale generazione di quarantenni spensieratamente continua ad ignorare.

Su questo problema se ne innesta un altro, non meno temibile.

«il 20.8% degli anziani risulta non autosufficiente»

Prevedere milioni di posto letto in gerontocomi sarebbe visionario, né potrebbe farsene carico, per gli stessi motivi, il servizio sanitario nazionale.

Sempre che la si  trovi, una badante percepirebbe circa 1,500 euro lordi al mese, ossia di più di quanto il pensionato piglierebbe dalla pensione. È una soluzione improponibile.

Resta la famiglia, ma larga quota di quelli che saranno i pensionati di qui a venti anni è senza prole: essendo single, non ha famiglia cui appoggiarsi. Non solo, ma con un rapporto di un giovane per ogni vecchio, mancheranno semplicemente le braccia necessarie per accudirli. Né ci si illuda che i giovani rimasti, già gravati dai propri vincoli familiari, si possano anche fare carico di quanti non abbiano figliato per tempo. Né, tanto meno, che ne abbiano poi voglia.

In conclusione, di norma si raccoglie ciò che si è seminato, sempre poi che l’alterna sorte non si accanisca.

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Rapporto Censis: demografia e sistema welfare tra sfide e soluzioni

Quali prospettive alla luce del processo di invecchiamento della popolazione?

Il Rapporto Censis, giunto alla 53° edizione, analizza ed interpreta le tendenze socio-economiche più rilevanti degli ultimi anni, come quelle demografiche del Paese e le sfide che le trasformazioni e i nuovi equilibri della società comportano sul sistema welfare italiano .

Confermato un invecchiamento significativo della popolazione, il sistema è pronto a farvi fronte?

Nel 2039 la popolazione over 64 supererà quella degli under 35

Un primo dato estremamente rilevante è che secondo l’elaborazione del Censis sulla base dei dati Istat, il rapporto tra under 35 e over 64 vedrà un superamento di questi ultimi, che costituiranno il 31,6% della popolazione contro il 31,2% degli under 35.

Questo non stupisce se si osserva il fenomeno demografico degli ultimi decenni. Nel 1999 gli under 35 costituivano il 42,8% del totale, mentre nel 2019 ben il 9% in meno. Questo è dovuto ad un calo delle nascite ma anche ad un esodo dei giovani all’estero, aumentato dal 2017 del 226,8%.

Per contro, la popolazione è sempre più longeva, con un aumento degli over 64 in vent’anni del 5%, di cui ad oggi il 27,7% è rappresentato da over 80.

La buona notizia inoltre, è che l’aspettativa di vita alla nascita si allunga e nel 2041 si stima che arriverà a 88,1 anni per le donne e a 83,9 anni per gli uomini.

Questi nuovi equilibri demografici si ripercuotono inevitabilmente sul sistema welfare, chiamato ad affrontare importanti sfide sia sul fronte della salute che della pensione.

La sfide della non autosufficienza e delle pensioni

Sembra quasi scontato; una popolazione più anziana è maggiormente soggetta innanzitutto al rischio della non autosufficienza, dato confermato dai dati emersi nel rapporto:

– + 25% delle persone non autosufficienti dal 2008 (di cui l’80,8% ha più di 65 anni)

– il 20,8% degli anziani risulta non autosufficiente.

Su questo fronte, gli italiani sono soddisfatti dai servizi offerti dall’assistenza pubblica o le conseguenze della non autosufficienza gravano anche sulle famiglie?

Dal rapporto emerge che il 56% degli italiani si dichiara non soddisfatto dai principali servizi socio-sanitari presenti nella propria regione, con il peso delle cure e del sostegno economico che ricade in gran parte direttamente sui medesimi.

In genere, infatti, nella terza e quarta età l’entrata economica principale, se non l’unica per i più, è rappresentata dalla pensione pubblica, purtroppo troppo bassa per far fronte a ciò che la non autosufficienza comporta nella vita di una persona. Ma più in generale, la maggior parte delle volte la pensione pubblica è troppo bassa per garantire un tenore di vita adeguato.

Proprio con ciò si apre la seconda grande sfida che una popolazione che invecchia comporta sul sistema welfare: la pensione pubblica. Da un lato la sostenibilità di un sistema pensionistico a ripartizione e dall’altro pensioni che non coprono il reddito goduto da lavoratori e che lasciano scoperta una fetta piuttosto rilevante delle entrate economiche nella vita di un pensionato.

La previdenza integrativa è la soluzione per un welfare sostenibile

Se la popolazione invecchia e nello stesso tempo cresce l‘inoccupazione, il rapporto tra pensionati e lavoratori entra inevitabilmente in crisi, motivo alla base dell’introduzione del metodo di calcolo contributivo della pensione e di uscite dal mondo del lavoro sempre più avanzate.

Sul punto il Paese è diviso: se per il 43,2% degli italiani l’età di pensionamento deve essere parametrata alla speranza di vita, il 45,2% ha un’opinione esattamente opposta.

Di fatto, però, pensionamenti più rigidi rappresentano una scelta obbligata.

Ecco che una pensione pubblica calcolata in base ai contributi versati nel corso della carriera anziché sulla base della retribuzione degli ultimi anni di lavoro si prospetta meno generosa, soprattutto per le generazioni più giovani, anche alla luce del mutato contesto occupazionale.

Fortunatamente c’è la soluzione: la previdenza integrativa, forma di risparmio finalizzato proprio ad integrare la pensione pubblica a tutela del proprio tenore di vita.

Anche se ad oggi meno del 35% della platea potenziale è iscritta ad un fondo pensione, gli incentivi per farlo ci sono tutti, da un regime fiscale agevolato, alle flessibilità e tutele dello strumento.

Pubblicato in: Cina, Demografia, Russia

Russia, Cina, Giappone, Taiwan. I continui voli dei Tu-95 attorno a Taiwan.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-09.

2020-01-31__cina-mar-giallo-mare-cinese-orientale

Le due super potenze hanno tuttora in servizio bombardieri strategici progettati alla fine degli anni ’50.

Gli Stati Uniti hanno sviluppato il B-52, entrato in servizio nel febbraio 1955, propulso da otto turbogetti Pratt & Whitney TF33-P-3/103 che consentono una autonomia di 16,000 kilometri ad una velocità media di 958 km/h, che può essere armato sia con 31,500 kg di bombe sia con una nutrita serie di missili, atomici o convenzionali. I missili aria-terra Agm-86 hanno una gittata di circa 2,400 km.

I russi hanno invece sviluppato all’incirca nello stesso periodo il bombardiere strategico Tu-95, entrato in servizio nel 1956. È propulso da 4 turboelica Kuznetsov NK-12M, motori con due eliche controrotanti, con una autonomia di volo di 15,000 km ad una velocità di 920 km/h. Al momento sembrerebbe essere armato da una lunga serie di missili aria-terra ed aria-mare, a seconda gli impieghi operativi. Per esempio, il Kh-111 è un missile da crociera dalla portata di 4,500 km circa: può essere dotato di carica convenzionale oppure atomica.

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Nel corso degli ultimi anni, la Russia ha utilizzato i suoi Tu-95 in missioni sempre più impegnative e diversificate.

Ai voli usuali prossimi agli Stati Uniti, principale avversario potenziale, si stanno affiancando voli sempre più frequenti con rotte vicine a Giappone e Taiwan.

Che la zona sia strategica, nulla da dire. La Cina ha fatto di tutto per rendere il Mare Cine del Nord e quello del Sud sempre più ostico alla marina ed alla aviazione americana, che in passato poteva accedervi con nel lago di casa.

Solo per esempio, la Cina ha costruito tutta una fitta serie di isole artificiali, munite in breve di aeroporti, porti navali, magazzini, stazioni radar, e sistemi missilistici sofisticati di difesa terra-aria e terra-nave.

Dal punto di vista strategico il problema della lunga serie di isole che chiudono il Mar Giapponese ed il mare Cinese Orientale è giù stato focalizzato sia dai cinesi sia dai russi, ed è compendiato dalla constatazione che il tasso di fertilità è 1.42 in Giappone, 1.27 nella Korea del Sud, e 1.13 a Taiwan. È quindi sufficiente aspettare qualche decennio e questi paesi si spopoleranno, ma soprattutto con un rapporto vecchi/giovani smisuratamente alto, insostenibile. Al tempo opportuno la Cina e la Russia potranno occupare in tutta tranquillità quelle lande.

Nella gestione invece del transitorio, sia Cina sia Russia hanno tutto l’interesse di far sentire la loro presenza militare in tale scacchiere.

«Russia has little rationale for sending warplanes close to Taiwan, Japan, and South Korea – aside from appeasing China»

«However, in our meetings with Taiwanese defense officials and think tank experts, another, somewhat unexpected, name occasionally surfaced as a security threat, particularly for the Republic of China (ROC) Air Force: Russia. While, ROC defense officials were, as is understandable in a track-two setting, generally short on specifics, they stated, in no uncertain terms, that Russian warplanes are involved in joint Sino-Russian activity in and around Taiwanese airspace»

«Although People’s Liberation Army Air Force (PLAAF) warplanes frequently conduct operations in the Taiwan Strait, they have, until recently, generally refrained from crossing the median line in the strait»

«In August, Russia and China conducted a joint air patrol, wherein “a pair of Russian Tupolev Tu-95 long-range bombers and a similar number of Chinese Xi’an H-6K bombers” flew over international airspace between South Korea and Japan. Korean and Japanese fighter jets scrambled to respond to this intrusion in to their air defense identification zones (ADIZ).»

«While Russian President Vladimir Putin has cultivated a reputation for hard-headed realpolitik, these episodes demonstrate that he may be more focused on currying favor with Beijing than on conducting a policy that is in Russia’s national interest»

«Not only do these cases demonstrate Russia’s eagerness to act as China’s sidekick, they also show that Putin is willing to take actions, at least in Asia, on China’s behalf, even when they harm Russia’s own bottom line»

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Questa analisi del The Diplomat contiene molti spunti interessanti, ma sembrerebbe sottacere un vistoso dato di fatto.

Il principale porto russo orientale, Vladivostok, è sul Mare dell’Est, che è chiuso ad est dalle isole giapponesi. Lo stretto di Wakkanai è facilmente interdicibile. In altri termini, la Russia non ha uno sbocco sul mare aperto.

È del tutto naturale che la Russia nutra ambizioni strategiche su questo scacchiere.

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Why Are Russian Military Planes Flying Around Taiwan?

Russia has little rationale for sending warplanes close to Taiwan, Japan, and South Korea – aside from appeasing China.

I was part of a group of American experts invited by the Republic of China’s Ministry of Foreign Affairs (MOFA) to observe Taiwan’s recently concluded presidential and legislative elections. Needless to say, it was a good opportunity to witness Taiwan’s vibrant democracy in action. It was also a chance to take the temperature of Taiwan’s defense community, and to learn how they are coping with the traditional hard power playbook that Beijing is deploying in parallel to its massive, island-wide disinformation campaign. An oft-cited  example of recent Chinese military muscle flexing was the passage of China’s indigenously produced aircraft carrier Shandong through the Taiwan Strait, 16 days before Taiwanese went to the polls in an election widely considered a de facto referendum on whether Taipei would remain aligned with the United States or tilt toward China.

As in most conversations with our Taiwanese interlocutors, the focus was overwhelmingly on the existential threat posed by the People’s Liberation Army (PLA). However, in our meetings with Taiwanese defense officials and think tank experts, another, somewhat unexpected, name occasionally surfaced as a security threat, particularly for the Republic of China (ROC) Air Force: Russia. While, ROC defense officials were, as is understandable in a track-two setting, generally short on specifics, they stated, in no uncertain terms, that Russian warplanes are involved in joint Sino-Russian activity in and around Taiwanese airspace.

Although People’s Liberation Army Air Force (PLAAF) warplanes frequently conduct operations in the Taiwan Strait, they have, until recently, generally refrained from crossing the median line in the strait. Prior to the past year’s precipitous downslide in cross-strait relations, respect for the median line, per the Taiwan MOFA, functioned as a “long-held tacit agreement” that helped keep the peace in the channel. However, of late, reports of Chinese violations have begun to surface. For example, in April 2019, Shenyang J-11 fighters crossed median line, as the Trump administration readied approval of the sale of F-16V fighters to Taiwan. ROC defense officials and experts conveyed that China’s respect for the median line has only deteriorated since. As is well known, PLAAF activity in and around Taiwan’s airspace is intended to wear down the ROC Air Force’s readiness and force it to expend precious resources.

In August, Russia and China conducted a joint air patrol, wherein “a pair of Russian Tupolev Tu-95 long-range bombers and a similar number of Chinese Xi’an H-6K bombers” flew over international airspace between South Korea and Japan. Korean and Japanese fighter jets scrambled to respond to this intrusion in to their air defense identification zones (ADIZ). Notably, the intrusions occurred in the area where the Korean and Japanese ADIZs overlap, suggesting, per U.S. Commander, Pacific Air Forces Charles Brown, an attempt to broaden the already deep fissure between two of America’s most crucial Asian allies.

While Russian President Vladimir Putin has cultivated a reputation for hard-headed realpolitik, these episodes demonstrate that he may be more focused on currying favor with Beijing than on conducting a policy that is in Russia’s national interest. Western observers are well aware of Russia’s revanchist aggression in Eastern Europe, and its return to great power status in the Middle East. Far fewer are familiar with Russian foreign policy toward East Asia. In contrast to Europe or the Middle East, Russia is a secondary power in this region. Furthermore, aside from the deep and multifaceted Sino-Russian entente, Russia, in its relations with Japan, South Korea, and the Southeast Asian states, could be said to act in a way most approximating a country with a focus on trade and investment, versus its traditional, hard-wired, hard power perspective. For example, Russia is an active participant in the region’s multilateral fora, such as APEC, and is generally not seen in the region as the threat it is elsewhere. As a result key U.S. security partners, such as Japan, have hitherto maintained far more functional relationships with Russia than do most NATO countries. For Moscow the benefits of these relationships, particularly in the economic sphere, are hardly insignificant. For example, in 2017, 7 percent of Russian exports were destined for Japan and South Korea combined (versus 11 percent to China). However, dependence on China is likely to increase, especially with the Power of Siberia LNG pipeline coming online late last year.

In light of Putin’s desire to develop deeper ties with Asian countries such as Japan, South Korea, and the ASEAN states, both in response to Russia’s continuing isolation from the West and to diversify away from China, Moscow’s willingness to join Beijing in bullying its neighbors appears quite short-sighted indeed. In fact, this decision underscores that Russia’s role in East Asia is not entirely “normal,” and is becoming less so as Beijing is ever more in the driver’s seat. Not only do these cases demonstrate Russia’s eagerness to act as China’s sidekick, they also show that Putin is willing to take actions, at least in Asia, on China’s behalf, even when they harm Russia’s own bottom line. While, in isolation, the Russian threat to Japanese, South Korean, and Taiwanese security is minor, these developments portend that the days of Moscow hewing to an independent foreign policy in Asia are at an end.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Merkel inizia a sbattere il volto sulla durissima realtà. Dopo di lei il diluvio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-18.

Das Brandenburger Tor in Berlin

Per comprendere al meglio la portata delle dichiarazioni di Frau Merkel sarebbe di estrema utilità rileggere i seguenti articoli:

Germania. Popolazione. Classi di età. Destatis. Dati cimiteriali.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

«La popolazione tedesca sta diminuendo e sta invecchiando. Questa constatazione non sorprendente ha un impatto significativo sulla futura struttura del mercato del lavoro. …. Il cambiamento demografico sta portando ad una riduzione del numero di popolazione attiva in Germania a medio e lungo termine, più rapida della popolazione nel suo complesso»

«Germany will lack millions of skilled workers, technical and medical workers and researchers in the near future»

«As a result of demographic change, the labour market situation will considerably worsen over the next 10 to 20 years»

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Germania. Mancano ora 35,000 insegnanti, nel 2025 ne mancheranno 105,000.

Germania. Assistenza agli anziani: quasi 40,000 posti vacanti.

Germania. La demografia stritola Germania e Große Koalition.

«Sia la Cdu sia la Spd hanno la maggior parte dei votanti nella fascia di età superiore ai 60 anni. Gli Elettori della Cdu sotto i 30 anni non superano il 23% della popolazione. Stesso ragionamento vale per la Spd.

Al contrario, sia AfD sia Fdp hanno prevalentemente un Elettorato in fascia giovane o, comunque, sotto i 45 anni.»

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

«Il problema della denatalità pervade la Germania: se ne inizia a parlare con sempre maggiore apprensione, proprio come negli ultimi anni di guerra i tedeschi parlavano dell’Armata Rossa: dapprima a Smolensk, poi a Minsk, indi a Varsavia ed infine a Berlino»

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Nel leggere le statistiche demografiche si distingua con cura tra ‘popolazione tedesca‘, ossia persone con la cittadinanza, e ‘popolazione autoctona‘, ovvero persone di ascendenza tedesca.

Le femmine tedesche autoctone hanno in uggia la procreazione: il tasso di fertilità globale è ad oggi 1.41, questo valore è retto principalmente dalla proliferazione degli immigrati. Per le femmine autoctone è sotto la unità.

Il modo più semplice e naturale per rimediare una simile situazione sarebbe quella di riprende a fare figli. Ma l’istituto familiare è stato distrutto, il numero delle separazioni e dei divorzi è davvero alto, la scuola si arroga il diritto di educare i figli altrui.

Orbene.

Alla contrazione delle nascite corrisponde quella della numerosità della forza lavoro.

Adesso se ne è accorta persino Frau Merkel. A modo suo, ma ne ha dovuto prendere atto.

Alla Germania mancano non lavoratori generici, bensì skilled worker, denominati anche qualified workers.

Mancano insegnanti, infermieri, medici, addetti ai sistemi finanziari, burocrati, giudici, etc. Ossia tutte figure professionali di alto livello, per esercitare le quali serve anche il dominio di un tedesco fluente.

Il brav’uomo immigrato dalla Siria oppure dall’Africa risponde a tutto tranne che alla caratteristica di essere ‘qualificato’ e di parlare correntemente il tedesco.

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«Germany is hoping to recruit qualified workers from outside the EU to prevent companies from moving their business abroad»

«Berlin is looking to countries such as Mexico, Vietnam and India to fill the gaps»

«German Chancellor Angela Merkel used her weekly podcast on Saturday to sound the alarm on the country’s skilled labor shortage, saying it could force companies to move else»

«We know that many sectors and businesses are looking for skilled workers, …. “Without sufficient skilled workers, a business location cannot be successful …. That is why it is necessary for us to make every effort to recruit a sufficient number of specialists. Otherwise, companies will have to migrate — and, of course, we do not want that»

«There are already 2.5 million people from EU countries working in Germany. But that alone is not enough, and that is why we also have to look for skilled workers from outside the European Union»

«Germany is most in need of electrical engineers, metal workers and mechatronics engineers, cooks, nurses, aged care workers, computer scientists and software developers.»

«The government has been looking to draw people who qualify from Mexico, the Philippines, Brazil, India and Vietnam, among others»

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Sicuramente l’immigrazione clandestina illegale dall’Africa non è costituita da ingegneri elettrici, metalmeccanici finiti, ingegneri mecatronici, cuochi, infermiere, ingegneri informatici e sviluppatori di software.

Quando era AfD a dir questo, si era subito beccata il titolo di fascista….

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Merkel warns German labor shortage could spark business exodus

Germany is hoping to recruit qualified workers from outside the EU to prevent companies from moving their business abroad. Berlin is looking to countries such as Mexico, Vietnam and India to fill the gaps.

German Chancellor Angela Merkel used her weekly podcast on Saturday to sound the alarm on the country’s skilled labor shortage, saying it could force companies to move elsewhere.

“We know that many sectors and businesses are looking for skilled workers,” Merkel said. “Without sufficient skilled workers, a business location cannot be successful.

“That is why it is necessary for us to make every effort to recruit a sufficient number of specialists. Otherwise, companies will have to migrate — and, of course, we do not want that.”

The chancellor’s warning comes ahead of a summit on the issue between government representatives, employers and trade unions in Berlin on Monday.

Non-EU workers to fill the gap

Germany wants to tackle the shortfall domestically by providing “good training for as many people as possible,” Merkel said. At the same time, Berlin is looking to recruit qualified people from other European Union countries, and further afield.

There are already 2.5 million people from EU countries working in Germany. “But that alone is not enough, and that is why we also have to look for skilled workers from outside the European Union,” Merkel said.

The Skilled Workers Immigration Act, which comes into force on March 1, 2020, aims to make it easier for skilled workers from non-EU countries to come to Germany.

Skilled workers sought in Mexico, Asia

Monday’s summit will address how best to put the new skilled immigration law into practice, with a memorandum of understanding expected to be adopted at the end of the meeting. A draft of the document, cited by German newspaper group Redaktionsnetzwerk Deutschland (RND), called for additional staff and a central unit to help speed up visa processing. It also said German language training should be expanded so that prospective skilled workers can complete language courses in their countries of origin.

Germany is most in need of electrical engineers, metal workers and mechatronics engineers, cooks, nurses, aged care workers, computer scientists and software developers. The government has been looking to draw people who qualify from Mexico, the Philippines, Brazil, India and Vietnam, among others. 

Labor Minister Hubertus Heil sought to allay concerns among immigrant-wary sections of the population, telling the Augsburger Allgemeine newspaper that the recruitment drive “is not about uncontrolled immigration, but about qualified people who we need so that our country can remain economically strong in the future.”

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Popolazione. Classi di età. Destatis. Dati cimiteriali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-16.

2019-08-22__Germania_Classi di età 001

“Nel 2018, circa 20.8 milioni di persone in Germania avevano un background migratorio. Come riportato dall’Ufficio federale di statistica (Destatis) sulla base del microcensimento, ciò corrisponde a un aumento del 2.5% rispetto all’anno precedente (2017: 20.3 milioni). Una persona ha una storia di migrazione se lui o almeno un genitore non è nato con cittadinanza tedesca. Questo è stato il caso di una persona su quattro in Germania nel 2018.

Nel 2018, circa il 52% della popolazione con un passato migratorio erano tedeschi e poco meno del 48% erano stranieri. Circa la metà dei 10.9 milioni di tedeschi con un passato migratorio ha avuto la cittadinanza tedesca dalla nascita (5.5 milioni). Hanno un background migratorio perché almeno un genitore è straniero, naturalizzato, tedesco per adozione o rimpatriato (tardivo) di etnia tedesca.

Quasi la metà degli immigrati indica motivi familiari per la migrazione

Dei 20.8 milioni di persone con un passato migratorio che vivono in Germania, circa 13.5 milioni non sono nati in Germania, ma sono immigrati durante la loro vita. Gli immigrati hanno citato i motivi familiari come il motivo più importante per l’immigrazione (48%), mentre un altro 19% ha citato l’ingresso o la ricerca di lavoro in Germania. Per il 15% degli immigrati, la fuga e l’asilo sono stati i motivi principali. Il 5 % ha dichiarato di essere venuto in Germania per studiare o per seguire una formazione professionale iniziale o continua.”

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La Tabella ci fornisce invece molti altri dati numerici di grande interesse.

Gli ultra sessantacinquenni sono 17.281 milioni, dei quali 15.289 (88.47%) milioni autoctoni e 1.990 (11.53%) milioni non di etnia tedesca. Per il naturale rinnovo, entro quindici anni circa mancheranno all’appello 15.289 milioni di tedeschi autoctoni.

In totale, sono in età lavorativa 45.068 milioni. Di questi 33.342 (73.9%) milioni sono autoctoni ed 11.728 (26.1%) milioni sono di etnia non tedesca.

Considerando invece i giovani in età compresa tra 0 e 15 anni, questa classe di età ammonta a 10.836 milioni di persone. Gli autoctoni sono 6.539 (60.3%) milioni mentre 4.297 (39.7%) sono non tedeschi.

Questo dipende dalla ritrosia delle femmine tedesche a procreare. Se infatti il rapporto femmine / giovani  41.207 / 10.836 = 3.8, questo rapporto sale nelle femmine autoctone a 4.7 mentre per quelle non tedesche ammonta a 2.3. Le femmine straniere sono infatti solo il 24.5% della popolazione femminile, ma figliano il doppio di quelle tedesche: ossia il 39.6%.

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Questi dati numerici rendono pienamente ragione di un altro Report di Destatis

Germania. Destatis. Crollo persone in età lavorativa dai 51.8m ai 40m nel 2035.

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Questi dati erano noti da tempo, e da tempo si assiste al loro costante deterioramento.

Notiamo solo come i problemi demografici si instaurino lentamente, ma ancor più lentamente possano essere risolti.

Una sola nota alla situazione attuale.

Alla diminuzione della numerosità della popolazione al lavoro conseguirà una diminuzione dei contributi pensionistici versati, da cui ancora un inasprimento del problema di come fare a pagare le pensioni in essere, visto che esse sono pagate con i contributi versati.


Destatis. 2019-08-21. Jede vierte Person in Deutschland hatte 2018 einen Migrationshintergrund

WIESBADEN – Im Jahr 2018 hatten rund 20,8 Millionen Menschen in Deutschland einen Migrationshintergrund. Wie das Statistische Bundesamt (Destatis) auf Basis des Mikrozensus weiter mitteilt, entsprach dies einem Zuwachs gegenüber dem Vorjahr von 2,5 % (2017: 20,3 Millionen). Eine Person hat einen Migrationshintergrund, wenn sie selbst oder mindestens ein Elternteil nicht mit deutscher Staatsangehörigkeit geboren wurde. Dies traf 2018 auf jede vierte Person in Deutschland zu. 

Im Jahr 2018 waren rund 52 % der Bevölkerung mit Migrationshintergrund Deutsche und knapp 48 % Ausländerinnen beziehungsweise Ausländer. Etwa die Hälfte der 10,9 Millionen Deutschen mit Migrationshintergrund besitzen die deutsche Staatsangehörigkeit seit ihrer Geburt (5,5 Millionen). Sie haben einen Migrationshintergrund, weil mindestens ein Elternteil ausländisch, eingebürgert, deutsch durch Adoption oder (Spät-)Aussiedlerin oder Aussiedler ist. 

Fast die Hälfte der Zugewanderten gibt familiäre Gründe für Migration an 

Von den 20,8 Millionen in Deutschland lebenden Menschen mit Migrationshintergrund waren rund 13,5 Millionen Menschen nicht hierzulande geboren, sondern sind im Laufe ihres Lebens zugewandert. Als wichtigstes Migrationsmotiv nannten die Zugewanderten familiäre Gründe (48 %), bei weiteren 19 % war es die Aufnahme beziehungsweise Suche nach einer Beschäftigung in Deutschland. Für 15 % der Zugewanderten stellten Flucht und Asyl das Hauptmotiv dar. 5 % gaben an, zum Studieren beziehungsweise wegen einer Aus- oder Weiterbildung nach Deutschland gekommen zu sein. 

Knapp drei Viertel der aus familiären Gründen Zugewanderten kommen aus Europa 

Zuwandererinnen und Zuwanderer, die angaben, aus familiären Gründen nach Deutschland gereist zu sein, kamen hauptsächlich aus Europa (72 %), ebenso diejenigen, die wegen der Aufnahme beziehungsweise Suche nach einer Beschäftigung nach Deutschland gekommen sind (85 %). Hingegen kamen Zuwandererinnen und Zuwanderer, die Flucht und Asyl als Hauptmotiv für die Migration angaben, hauptsächlich aus dem Nahen Osten (47 %). Diejenigen, die für ein Studium oder eine Aus- und Weiterbildung nach Deutschland eingereist sind, kamen zu 40 % aus Europa und zu 38 % aus Asien. ….

Der Mikrozensus, der an den Eckwerten der Bevölkerungsfortschreibung hochgerechnet wird, kommt für das Jahr 2018 auf einen jahresdurchschnittlichen Bestand von 9,9 Millionen ausländischen Personen in Privathaushalten. Zum Jahresende 2018 weist das Ausländerzentralregister (AZR) hingegen 10,9 Millionen Ausländerinnen und Ausländer nach. Die Differenz ist vor allem auf eine unterschiedliche Bestandsbasis zurückzuführen. So hatte der Zensus 2011 ergeben, dass die Zahl der in Deutschland lebenden Ausländerinnen und Ausländer um 1,1 Millionen Personen niedriger war als zuvor angenommen. Dieser Effekt ist in der Bevölkerungsfortschreibung und in den Eckwerten des Mikrozensus berücksichtigt. Im AZR wurden hingegen keine vergleichbaren Bestandskorrekturen vorgenommen. Zudem sind im Unterschied zum Mikrozensus im AZR auch Ausländerinnen und Ausländer in Gemeinschaftsunterkünften erfasst. 

Pubblicato in: Demografia

Stranieri con cittadinanza italiana. 1.340 milioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-27.

2019-10-10__Stranieri 001

«Oltre 1 milione e 340mila persone hanno acquisito la cittadinanza»

«troviamo al primo posto la comunità marocchina con 184.333 persone che hanno ottenuto la cittadinanza. La seconda comunità per numero di acquisizioni è quella albanese con 169.644 conferimenti. Solo 12.552 cinesi diventano italiani. I rumeni sono terzi con 77.046 acquisizioni di cittadinanza, seguono poi i cittadini provenienti dall’India con 39.360 conferimenti.»

«La situazione cambia se si considerano, invece, gli stranieri residenti, ma che non hanno acquisito la cittadinanza. La composizione del podio non cambia, ma a condurre la graduatoria, in questo caso, sono i rumeni con 1.190.091 residenti, seguiti dalla comunità albanese (440.465 residenti) e marocchina (416.531). Ciò significa che ogni 100 stranieri marocchini ci sono 44 italiani di origine marocchina ed ogni 100 albanesi vi sono 39 italiani di origine albanese.»

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Premesso che ci sono ampie fasce di eccezioni, usualmente gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana sono inseriti nel mondo del lavoro, per lo più nelle classi di reddito medio – basse, ma comunque in ogni caso con un netto miglioramento rispetto a quanto percepito nell’antica patria.

A nostra conoscenza non sono disponibili sondaggi elettorali su questa fascia di popolazione. Tuttavia, da informazioni da prendersi con beneficio di inventario, sembrerebbero essere ben poco interessati alla politica nazionale ed alquanto più attivi nelle elezioni amministrative.

In ogni caso, sono cittadini italiani a tutti gli effetti, e la Collettività dovrebbe recepire ed ameno tentare di risolvere i loro problemi. Giusto e lecito che alimentino un ricordo delle passate tradizioni, altrettanto utile l’essersi integrati nelle nuove: sono due opzioni che dovrebbero essere sinergiche.

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Stranieri con cittadinanza italiana: marocchini primi

Oltre 1 milione e 340mila persone hanno acquisito la cittadinanza. Ecco da dove vengono: Marocco, Albania, Romania. Sono le principali terre di origine degli stranieri con cittadinanza italiana. Secondo quanto riportato nel Rapporto annuale 2019 dell’Istat, in totale, gli italiani per acquisizione sono oltre 1 milione e 340mila.

L’Albania al secondo posto

Il grafico sopra mostra le prime 10 comunità etniche con maggior numero di acquisizioni di cittadinanza al 1° gennaio 2018. Tra queste, troviamo al primo posto la comunità marocchina con 184.333 persone che hanno ottenuto la cittadinanza. La seconda comunità per numero di acquisizioni è quella albanese con 169.644 conferimenti.

Solo 12.552 cinesi diventano italiani

I rumeni sono terzi con 77.046 acquisizioni di cittadinanza, seguono poi i cittadini provenienti dall’India con 39.360 conferimenti. Nella lista delle prime 10 nazioni da dove provengono i nostri nuovi connazionali troviamo anche l’Egitto (24.125), l’Ucraina (23.096) e il Bangladesh. A chiudere la top ten, la Moldova con 18.654 acquisizioni di cittadinanza e due comunità asiatiche: le Filippine ne hanno ottenute 16.725 e la Cina solo 12.552.

Gli stranieri con cittadinanza italiana

La situazione cambia se si considerano, invece, gli stranieri residenti, ma che non hanno acquisito la cittadinanza. La composizione del podio non cambia, ma a condurre la graduatoria, in questo caso, sono i rumeni con 1.190.091 residenti, seguiti dalla comunità albanese (440.465 residenti) e marocchina (416.531). Ciò significa che ogni 100 stranieri marocchini ci sono 44 italiani di origine marocchina ed ogni 100 albanesi vi sono 39 italiani di origine albanese.
La Cina, fanalino di coda nella classifica delle acquisizioni di cittadinanza, è quarta per numero di stranieri residenti, che sono 290.681. Ultimo posto per gli egiziani (119.513).

Dove si stabilizzano i nuovi italiani

Secondo Istat, gli stranieri con cittadinanza italiana tendono a stabilizzarsi maggiormente al Centro e al Nord, dove si registra un’incidenza sul totale dei residenti superiore al 10 per cento, rispetto al Sud: nel Mezzogiorno, infatti, la presenza di immigrati è di poco superiore al 4% rispetto ai residenti ed è più direttamente condizionata dall’ingresso di migranti in cerca di protezione umanitaria.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

SSN. Il fallimento dello stato inizia a fare i primi morti. Poi, ci sarete voi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Fallimento 1023

Cesareo rimandato per mancanza di anestesisti, perde il bambino

«Si presenta in ospedale e scopre che il figlio che porta in grembo è morto. E’ accaduto nell’ospedale di Vibo Valentia ad una donna di 32 anni. I familiari hanno riferito che alla donna, durante un controllo in cui non erano emerse anomalie, era stato detto che sarebbe stata chiamata per il cesareo. Ieri, 9 ottobre, alla gestante, presentatasi in ospedale non avendo ricevuto notizie, era stato detto che non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti e che quindi sarebbe dovuta  tornare l’indomani. Nel frattempo, però, il bambino è deceduto.»

Si legga con grande attenzione.

«non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti»

«Nel frattempo, però, il bambino è deceduto»

Bene.

Oggi quel bambino, domani Voi, quando cercherete invano un anestesista che vi addormenti per l’operazione che vi avrebbe salvato la vita. Oppure, quando cercherete un anestesista per fare operare Vostro figlio, mentre lo vedrete morire perché di anestesisti non ce ne sono più.

Questo è il bel risultato di avere al governo formazioni politiche stataliste, pianificatrici, idolatre della burocrazia. Vi promettono impossibili cose future e vi fanno morire ora come cani rognosi.

Già: mica che muoiano solo gli altri.

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Occorrerebbe fare molta attenzione. È da anni che segnaliamo accoratamente questo problema.

Fuga dei medici. Saranno sostituiti dai becchini negli ospedali della mala morte.

«Chiunque si periti di studiare anche solo superficialmente la ridda di leggi, norme e regolamenti che imbrigliano sia la formazione universitaria sia il servizio sanitario nazionale si troverà a rimpiangere e molto amaramente la burocrazia che vigeva nell’Unione Sovietica dell’epoca di Brèžnev.

Tutto dovrebbe essere sotto controllo di un immane moloch burocratico, che tutto dovrebbe prevedere e tutto dovrebbe sorvegliare. Il fine ultimo è la preservazione di posti e stipendi dei burocrati e dei funzionari: gli enti vivono benissimo, anzi ancor meglio, senza gli utenti.

Gli ospedali sopravvivono più che bene senza medici, senza infermieri e senza quegli incalliti seccatori che sono i malati. Ma chi mai si crederebbero di essere questi malati?»

«In 10 anni perderemo 47.000 camici bianchi, tra 5 non potremo curare 14 milioni di persone»

«L’ultimo caso a Parma. Il concorso per medici di pronto soccorso e medicina d’urgenza bandito dall’azienda ospedaliera e universitaria è andato deserto»

«il precedente avviso per 23 posti aveva attratto appena nove adesioni»

«A Matera a un bando per 14 professionisti da distribuire tra pronto soccorso, radiologia e medicina generale non ha risposto nessuno»

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Sanità. Spesa totale 152.817 mld, pubblica 113.131 mld, famiglie 35.989 mld.

Sanità. Ancora concorsi deserti. Il buon senso non alberga più in Italia.

«Dal punto di vista del bilancio costa 152.817 miliardi ogni anno, ma 35.989 miliardi ce li devono mettere le persone di tasca propria se vogliono essere curate.

Dal punto di vista stipendiale gli emolumenti sono troppo bassi per poter rientrare degli investimenti fatti per poter studiare i sei anni di corso di laurea, i cinque di specialità e gli almeno tre di scuola di perfezionamento. Il medico inizia a lavorare ben dopo il trentesimo anno di età.»

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Se è vero che la morte di una persona è un dramma umano, la morte di un milione è un fatto statistico.

Nel corso degli ultimi decenni il servizio sanitario nazionale ha subito una burocratizzazione di portata tale da fare impallidire quello sovietico di infausta memoria. Contemporaneamente, gli accessi alla facoltà di medicina e chirurgia sono stati sottoposti ad una ‘programmazione‘ ministeriale i risultati della quale sono sotto gli occhi di tutti: mancano specialisti preparati ed i concorsi stanno andando deserti. Nel contempo, larga quota dei nostri laureati in medicina e chirurgia emigrano all’estero, ove sono liberi di poter lavorare ed ottengono stipendi in linea con la loro preparazione. Ma, quel che è peggio, a nessuno viene mai in mente di ritornare: chi glielo farebbe fare?

Ma nessuno si illuda, ma proprio per niente.

Per formare un buon anestesista occorre un ciclo di studio di oltre venti anni.

Se adesso vi è carenza di personale, anche cambiando tutto e deburocratizzando al massimo, per lungo tempo questa carenza peserà come un macigno, un masso ogni morte.

Bene.

Facciano una legge che mandi in sala operatoria i burocrati ministeriali

Né ci si illuda che il richiamo in servizio di medici vegliardi possa risolvere la situazione: anche se di provata esperienza, un vecchio è pur sempre un vecchio, e le forze fisiche hanno dei limiti biologici.

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Cesareo rimandato per mancanza di anestesisti, perde il bambino

La donna era stata mandata a casa e invitata a tornare, ma il bimbo è deceduto.

Si presenta in ospedale e scopre che il figlio che porta in grembo è morto. E’ accaduto nell’ospedale di Vibo Valentia ad una donna di 32 anni. I familiari hanno riferito che alla donna, durante un controllo in cui non erano emerse anomalie, era stato detto che sarebbe stata chiamata per il cesareo. Ieri, 9 ottobre, alla gestante, presentatasi in ospedale non avendo ricevuto notizie, era stato detto che non si poteva procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti e che quindi sarebbe dovuta  tornare l’indomani. Nel frattempo, però, il bambino è deceduto.

La 32enne era arrivata alla fase finale della gravidanza essendo alla trentanovesima settimana di gestazione. Il controllo a cui si era sottoposta la donna, e dal quale non erano emerse anomalie, era stato effettuato il 26 settembre scorso. La gestante, alla quale era stato detto che a giorni sarebbe stata chiamata per effettuare il cesareo, non aveva però ricevuto più notizie. E così ieri, insieme al marito, si è recata in ospedale per chiedere spiegazioni sui motivi del ritardo dell’intervento, ricevendo la comunicazione dell’impossibilità di procedere al parto cesareo per l’assenza di anestesisti. Stamattina la nuova visita in ospedale con la scoperta della morte del feto.

L’Azienda sanitaria di Vibo Valentia ha disposto un’ispezione interna e in un comunicato ripercorre la vicenda: “La signora G.M.A., di 32 anni, il 26 settembre, essendo alla 37/ma settimana di gravidanza, si è presentata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Presidio Ospedaliero di Vibo Valentia per i previsti accertamenti sanitari”.

“In tale circostanza la paziente, oltre alla visita preventiva, veniva sottoposta agli esami di laboratorio e strumentali (prelievo del sangue, ecografia, flussimetria, elettrocardiogramma, etc.) – continua il comunicato – Non emergendo problemi a carico del feto e della stessa paziente, quest’ultima è stata rinviata al proprio domicilio non prima di concordare con i sanitari un ricovero programmato per il 10 ottobre (39° settimana di gravidanza) al fine di procedere con il parto cesareo. Alle 10,21 di oggi la signora è stata sottoposta ad ulteriori controlli, dai quali purtroppo è emersa la presenza di un feto premorto”.

 “Una notizia molto dolorosa che dimostra come la situazione in Calabria sia catastrofica: è necessario un intervento di emergenza da parte del governo e tutte le regioni dovrebbero assumere e promuovere un ‘patto di solidarietà economica e di professionisti’ per sostenere la sanità calabrese”, afferma all’ANSA il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli.

“Le conseguenze della disorganizzazione della Sanità non possono ricadere sui cittadini. Per questo – ha sottolineato Anelli – bisogna fare il punto sulla questione Calabria perché il sistema non ha finora funzionato”. Da qui la richiesta di un “intervento di emergenza” da parte del governo ma anche di un ‘Patto di solidarietà’ da parte delle Regioni che, ha concluso, “dovrebbero contribuire a tamponare l’attuale emergenza di questa Regione fornendo professionisti ma anche risorse economiche”.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Germania. Aumenta il numero dei miseri, in gran parte femmine single.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-11.

Femminista e spazzatura

A quarant’anni era una femminista in tiro.


Il numero dei pensionati tedeschi che dovrebbe vivere con 905 euro al mese sta crescendo di giorno in giorno e si avvia a diventare il 21.6% della popolazione.

In questa categoria ricadono i lavoratori non qualificati ed i single, per lo più femmine.

Nemesi si beffa di questa società femminista: sai che bel sugo passare giovinezza e maturità facendo ciò che aggrada e poi subire decenni di miseria.

Respireranno, forse, aria pulita, ma sfamarsi con 905 euro al mese è impresa improba.

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«Financial problems in old-age are a worry for the majority of Germans.»

«A study by the Ernst & Young consulting company published at the start of 2019, found more than half of all Germans have a fear of living in poverty later in life.»

«A total of 56 percent of respondents said they were very or slightly scared of financial insecurity in old age, an 18 percent jump from 2017.»

«More than every fifth pensioner in Germany will face financial insecurity in the next 20 years, according to a new study»

«The proportion of pensioners at risk of poverty could rise from 16.8 to 21.6 percent»

«Groups particularly affected are low-skilled workers, single people – especially women – and people who’ve experienced long periods of unemployment»

«Schiller called for reform of the pensions system»

«Eastern German pensioners will have to cope with a particularly severe increase. The number of pensioners dependent on the state in eastern regions is currently a fairly low 6.5 percent …. But it could almost double to just under 12 percent by 2039»

«Precarious employment, part-time work, fixed-term contracts and breaks in working life for mothers can lead to financial struggles later in life»

«The current research uses data from 2018 that shows there are 31 people aged 67 and over in every 100 people of working age – and this could rise to 47 after the baby boomers enter retirement in 2038»

«Someone in Germany is generally deemed to be living in poverty if they live in a household with an income below 60 per cent of the current median (or typical) household income, although other factors are taken into account. According to the study, these are people whose monthly net income is less than €905»

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Il problema tedesco è riassunto molto bene da due articoli usciti di recente.

«All this begs the question – who will pay for us all when we’re older if there aren’t enough people to contribute to the social security system?»

«As a care crisis looms, Health Minister Jens Spahn thinks people without children should contribute more to the German social security system»

«In the pay-as-you-go system, the elderly receive money from young people – even if they are the children of others»

«Currently, there is no difference in the amount of pension tax (Rentenversicherung) that people pay, but there’s a clause which means people without kids already pay slightly more to the Pflegeversicherung»

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How Germany plans to fight its drastic shortage of care workers

«Around 1.6 million people work in the care sector in Germany. But almost 40,000 jobs are unfilled — and demand is growing due to an ageing population. What happens now?

Better pay, lighter workloads and more trainees: that’s how the government hopes to plug a huge vacancy gap in Germany’s crisis-hit care sector.

There are almost 40,000 unfilled nursing care positions throughout the country. The issue is particularly urgent because the number of people who need care in Germany is expected to rise significantly in the coming decades: from the 3.3 million counted in 2017, to four million by 2030, and 5.3 million by 2050, according to estimates by authorities.

Why? Because German society is getting older and that means there’s going to be a bigger burden on care services, which are already struggling to cope. At the other end of the scale, people are having less babies, although family friendly policies, like paid parental leave, do seem to be having a positive impact on the birth rate.»

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Should people without children be forced to pay more tax in Germany?

«As a care crisis looms, Health Minister Jens Spahn thinks people without children should contribute more to the German social security system. We spoke to an expert to find out why and what it all means.

We’ve all been there: the first time you open your payslip in Germany can come as quite a shock. Why? Well, because a big chunk of your wages is taken away in the form of tax and social security contributions.

This is, of course, a good thing in many ways because it should (hopefully) mean that we live in a country with good public services and that we’ll be provided with excellent health care when we need it, a pension in future and long term nursing care.

But there are problems ahead.

German society is getting older and that means there’s going to be a bigger burden on care services, which are already struggling to cope. At the other end of the scale, people are having less babies, although family friendly policies, like paid parental leave, do seem to be having a positive impact on the birth rate.

All this begs the question – who will pay for us all when we’re older if there aren’t enough people to contribute to the social security system?

Spahn, a politician who is vying to replace Angela Merkel as head of the centre-right Christian Democrats (CDU) when she steps down in December, last week tried to tackle this issue, which resulted in a bit of a frenzy across German media.

In an editorial piece for the daily Südwest Presse newspaper, All this begs the question – who will pay for us all when we’re older if there aren’t enough people to contribute to the social security system?

In an editorial piece for the daily Südwest Presse newspaper, Spahn said people who don’t have children should pay more towards care and pension insurance than parents do. He also said the current system was unsustainable. 

Spahn said that 3.3 million people currently receive long-term care insurance (Pflegeversicherung) benefits, 1.7 million people already live with dementia and 300,000 more are diagnosed every year, adding that the task to deal with it all is “growing”.

“In the pay-as-you-go system, the elderly receive money from young people – even if they are the children of others,” Spahn said.

Currently, there is no difference in the amount of pension tax (Rentenversicherung) that people pay, but there’s a clause which means people without kids already pay slightly more to the Pflegeversicherung.

Those without children between the ages of 23 and 64 contribute 0.25 percentage points more towards long -term care insurance than parents do.»

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Benissimo.

Adesso i quarantenni se la ridano pure di cuore. Tra venticinque anni non rideranno più. Saranno trattati per come hanno trattato.


The Local. 2019-09-12. Old-age poverty in Germany ‘set to rise significantly’

More than every fifth pensioner in Germany will face financial insecurity in the next 20 years, according to a new study.

The proportion of pensioners at risk of poverty could rise from 16.8 to 21.6 percent by 2039, according to research published on Thursday by the German Institute for Economic Research (DIW Berlin) on behalf of the Bertelsmann Stiftung. 

That’s the case even if the economy remains in good shape, researchers say. Groups particularly affected are low-skilled workers, single people – especially women – and people who’ve experienced long periods of unemployment. 

Christof Schiller, head of the study, said: “Even if the labour market develops positively, we must expect a significant increase in poverty among the elderly in the next 20 years.”

Schiller called for reform of the pensions system.

Someone in Germany is generally deemed to be living in poverty if they live in a household with an income below 60 per cent of the current median (or typical) household income, although other factors are taken into account. According to the study, these are people whose monthly net income is less than €905.

The proportion of pensioners who are dependent on the state to secure their livelihood could rise from the current nine percent to just under 12 percent by 2039. 

The DIW study found eastern German pensioners will have to cope with a particularly severe increase. The number of pensioners dependent on the state in eastern regions is currently a fairly low 6.5 percent –  probably as a result of higher female employment during the GDR era. But it could almost double to just under 12 percent by 2039.

What are the reasons for old-age poverty?

Precarious employment, part-time work, fixed-term contracts and breaks in working life for mothers can lead to financial struggles later in life. 

The pension system is also under pressure as the population gets older. The current research uses data from 2018 that shows there are 31 people aged 67 and over in every 100 people of working age – and this could rise to 47 after the baby boomers enter retirement in 2038.

The study lays bare the problems that lie ahead. Social security and how to deal with an ageing population are high on the agenda of Germany’s ruling coalition, made up of the centre-right Christian Democrats (CDU/CSU) and the centre-left Social Democrats (SPD).

Earlier this year, Labour Minister Hubertus Heil, of the SPD, presented his plan on introducing a basic pension (Grundrente) in Germany. It would see people who have clocked up 35 years of work, raised children or cared for relatives receive a supplement to their pension. It is intended to help those who receive a small pension.

But the Union is opposed to the basic pension being paid if the person concerned is not in need – for example, if that person has a partner with a good income who can support them. However, Heil insists on the model without means testing to avoid bureaucracy.

According to the study authors, the coalition plans, even without means testing, would not be “sufficiently targeted” to help those in need.

If implemented, the plans would limit the poverty risk rate to 18.4 percent by 2039, but many people would still fall through the net.

Schiller suggested adding a simple income test to Heil’s plans, which would ensure that only low-income households are taken into account, but would keep the administrative burden low.

He also said there should be more flexibility, which could help pensioners whose working lives have been interrupted by longer breaks in employment.

The report is primarily based on data from a representative survey of the German resident population (SOEP) conducted annually since 1984.

Financial problems in old-age are a worry for the majority of Germans.

A study by the Ernst & Young consulting company published at the start of 2019, found more than half of all Germans have a fear of living in poverty later in life.

A total of 56 percent of respondents said they were very or slightly scared of financial insecurity in old age, an 18 percent jump from 2017.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Putin, Russia

Russia. Il problema demografico. È in via di risoluzione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-24.

2019-07-10__Russia_Demografia__001

La demografia dei paesi derivati dal crollo dell’URSS è segnata dalle stigmate di settanta anni di comunismo, dal trauma sociale, politico ed economico dell’implosione del sistema e dalla profondità della crisi economica che ne è derivata.

Dopo la lunga, agonica conduzione di Mr Brèžnev, periodo di stagnazione sociale ed economica, al crollo del sistema nulla era stato approntato per sostituirlo. Due uniche istituzioni quelle più o meno sopravvissute con almeno una parvenza di efficienza: le forze armate nella loro componente di armamenti nucleari e l’allora Kgb e Gru.

La sorte dette alla Russia l’equivalente di quel grande statista che fu Deng Xiaoping: Mr El’cin.

In Occidente è uomo deriso e vilipeso, odiato perché è a Lui che si deve l’inizio della ricostruzione della Russia sulle macerie fumanti del materialismo storico. Uomo incredibilmente pratico, classico frutto russo, prese lucidamente atto della situazione e fece l’unica cosa logica da fare in quel momento. Disse ai russi: “Arricchitevi, non mi importa come, ma arricchitevi“. E questi si diedero un gran da fare. Seguirono dieci anni di apparente totale anarchia, ed anche di palesi ingiustizie.

Se il pil russo era 516 miliardi Usd nel 1990, nel 2000 era sceso a 278, mentre il pil procapite era crollato da 3,502 Usd a 1,899 Usd. Questi numeri indicano chiaramente quante lacrime e sangue sia costata la ricostruzione: l’obiettivo primario era quello di far crescere una classe, piccola a piacere, ma presente, di ricchi straricchi. Solo i ricchissimi avrebbero potuto finanziare la nascente ripresa economica. El’cin aveva fatto quello che mille anni prima avevano fatto le Repubbliche di Venezia e di Genova.

Agli inizi degli anni 2000 Gru e Kgb misero al potere Putin, degno successore di El’cin.

Con l’avvento di Mr Putin tutto cambia. La Russia doveva rientrare in un sistema grosso modo legale, ricostituire la autorità centrale dello stato.  Domare gli oligarchi non fu cosa semplice, e Mr Putin usò talora una mano ben pesante. Gli obiettivi erano, in ordine strategico:

– ricostituire il comparto produttivo, per iniziare a generare ricchezza generalizzata;

– ricostituire le forze armate alla pristina potenza mondiale, perché senza di esse nessuna politica estera sarebbe possibile;

– da ultimo, il welfare, ma solo da ultimo.

È un programma che ricalca strettamente quello a suo tempo fatto da Ciro il Grande, quando da un popolo misero e disarmato ne fece i padroni del mondo di allora. Siamo chiari: solo popoli come quello russo o quello cinese avevano, hanno, la resistenza morale per seguire una simile strada, del tutto aliena alla mentalità occidentale.

Se l’Occidente odiava e sbeffeggiava El’cin, odio ben maggiore riserva a Mr Putin. Si erano creduti di aver potuto eliminare la Russia dal contesto mondiale e costui te la fa risorgere ed ancor più potente di prima. I russi son disposti a mangiare per anni cavoli e saliva, ma vogliono, fortemente vogliono, ripristinare la gloria della loro nazione, della loro patria. Nei triboli si compattano.

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Senza aver presente codesto passato sarebbe impossibile comprendere il presente ed intravedere il futuro.

Un sistema socioeconomico così sotto tensione, con periodi di mera sopravvivenza per una grande quantità di persone, invogliava ben poco a formare delle famiglie ed ancor meno a proliferare.

Il grafico riporta fedelmente gli effetti di questi travagli storici.

Il tasso di fertilità crolla dai 2.5 a poco più dell’unità nel 2000. Ma adesso è già tornato ad 1.7, e con trend in crescita.

Se prima le nascite erano il doppio delle morti, nel 1991 queste ultime superarono le prime. Ma dal 2013 il numero delle nascite è lievemente superiore a quello delle morti.

«Since 2007 the authorities have been providing a one-time benefit in the form of certificate that can only be used for particular goods or services, adjusted annually for inflation, to mothers who have more than 1 child»

«In the same year the government set September 12 as the National Day of Conception, a day off from work for couples»

«It was hoped that 9 months later, on June 12, Russia’s National Day, there would be a bumper crop of children, and it was»

«Women who gave birth on that day could win refrigerators, money, or cars. Parents with 7 or more children are invited to the Kremlin and receive medals from the president himself.»

«The positive result of that action was only achieved in 2013»

«The authorities realize that the demographic problem can only be solved by strengthening the family.»

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Dalle crisi demografiche si esce soltanto rafforzando le famiglie, disponendo leggi che le proteggano e ne ostacolino la disgregazione, disincentivando l’uso di anticoncezionali e dell’aborto, sempre che esso sia legalmente permesso.

Poi, da ultimo ma non certo per ultimo, ripristinando i principi religiosi.


Gefira. 2019-07-08Russia’s demography is a case apart

The Russian Federation is the world’s largest country in terms of area, the largest producer and exporter of natural gas, crude oil, and many food products, which is why this state exerts a significant influence on others. If anything goes wrong there some countries will be rubbing their hands in delight that one of their competitors is getting weaker, while others will be in a difficult, situation, losing their main supplier or buyer.

Moscow is concerned about the demographic decline which negatively affects the country’s geopolitical, economic and military potential. Though the Russian population is not threatened with extinction in the foreseeable future, the media often describe the country’s demographic situation as difficult or critical. The labour force is said to be declining by 800 thousand workers every year. Immigration could be a solution but for a disproportionately high number of umie educated people among foreigners. A brain drain is yet another problem that the government needs to deal with.1)Certainly, pension expenditure will have to be increased because of the growing number of seniors or pensions will have to be reduced. There could arise a need to levy a higher income tax and extend the retirement age. As for now the authorities are focused on encouraging families to have children.

Since 2007 the authorities have been providing a one-time benefit in the form of certificate that can only be used for particular goods or services, adjusted annually for inflation, to mothers who have more than 1 child.2)In the same year the government set September 12 as the National Day of Conception, a day off from work for couples. It was hoped that 9 months later, on June 12, Russia’s National Day, there would be a bumper crop of children, and it was, but only a few times. Women who gave birth on that day could win refrigerators, money, or cars. Parents with 7 or more children are invited to the Kremlin and receive medals from the president himself.3)The positive result of that action was only achieved in 2013.4)The authorities realize that the demographic problem can only be solved by strengthening the family.5)

The population of the Russian Federal Soviet Socialist Republic increased from 87 million in 1922 up to 148 million in 1991 and remained at that level until 1996, after which it started to decrease. From 2009 the situation seemed to be improving slightly until last year, which was predicted by some economists because about the year 2010 women aged 25-30, i.e. those with the highest fertility rate, made up the biggest age cohort.6)There is a high possibility that in 30 years the population will drop by over 10 million and by 2100 it will have decreased by the same number. By 2050 Russia will be the 15th most-populous country, following the Philippines and Tanzania.7)

Already since about 1983, a few years before the end of the Soviet Union, the birth and fertility rates had been decreasing, which was one of the earliest signs of the coming crisis. After 1991 the number of deaths surpassed that of births: 12,2 as opposed to 10,7 per 1000 people respectively.

In 2000 1,2 million children were born and 2,2 million people died. Until 2012 the number of deaths had remained higher than that of births. Then the birth rate began to slightly exceed the death rate but only until 2016. In 2017 in each month there were 10%-15% fewer births than in 2016. The data from January to August of 2017 show that there was a loss of above 100 thousand people. At present, in Russia one birth occurs every 18 and one death every 16 seconds, so again more people die than are born. The fertility rate is about 1,7. In comparison to many other countries this is a relatively good result, but still below the replacement level.

Already since about 1983, a few years before the end of the Soviet Union, the birth and fertility rates had been decreasing, which was one of the earliest signs of the coming crisis. After 1991 the number of deaths surpassed that of births: 12,2 as opposed to 10,7 per 1000 people respectively.

In 2000 1,2 million children were born and 2,2 million people died. Until 2012 the number of deaths had remained higher than that of births. Then the birth rate began to slightly exceed the death rate but only until 2016. In 2017 in each month there were 10%-15% fewer births than in 2016. The data from January to August of 2017 show that there was a loss of above 100 thousand people. At present, in Russia one birth occurs every 18 and one death every 16 seconds, so again more people die than are born. The fertility rate is about 1,7. In comparison to many other countries this is a relatively good result, but still below the replacement level.

In the 60’s of 20th century people aged 65 and over made up 6% of the society, in 1991 – 10%, and now almost 14%. In the same time the number of children (aged 0-14 years) dropped by 13 percentage points, so it is clearly visible that society is aging. The population aged 15-64 had been shrinking till 1991 and then started growing until 2015. The Russian Federation’s life expectancy is low: 70,91, while for example the US boasts 78,84.

There are many causes behind it. Some of them are related to the means taken by Boris Yeltsin (First President of the Russian Federation) and then by Yegor Gaidar and Anatoly Chubais (First Deputy Prime Minister and Deputy Prime Minister of the Russian Federation respectively), who were in charge of the country’s social and economic transformation. Widespread unemployment, rampant inflation, empty shops made people feel insecure and discouraged them from starting a family. At present every fifth Russian does not want to have children. Psychologists investigating this topic think that now people are unable and unwilling to share life with someone else and compromise their own habits.9)For 100 marriages 80 end in divorce and because of that young women are afraid to be abandoned or become single mother. Moreover some of them, in particular from the middle class, are scared to lose attractive appearance, personal freedom and independence. Over the last 10 years educated and wealthy women have become increasingly childless, while these not educated give birth more often.10)Professional career can hardly be reconciled with having a family. It is believed that people have to make a choice between children, lack of self-development and poverty or vice versa, with nothing in between. According to VCIOM (Russia Public Opinion Research Center) about 10% of Russians do not have enough money to buy food. The number of people living in poverty grew from 15,5 million in 2013 to 19,8 million in 2016. So they cannot afford babies if they want to raise them in good conditions so much so that childcare facilities are few.

Russia is facing a bigger problem than the low birth rate: its death rate which stands at 13 per 1000 people while the world’s average is about 8, in US 8, in UK over 9. After the collapse of the USSR the death rate has increased largely due to alcohol abuse and suicide. At that time people were pushed into economic dire straits. A factory closed overnight, no financial resources to start a business, no potential customers for existing enterprises. The Yeltsin era was war in slow motion, razing the country to the ground, as it implemented the West’s advice.

The economic crisis hit the Russian health care system. There occurred diseases that are not even found in many Third World countries: diphtheria, typhus, cholera, typhoid, and especially tuberculosis. Mortality due to TB is dropping but still there are 320 new cases and 64 resultant deaths each day. The problem most often concerns men (infected women make up less than 50%), aged mainly 25-34 years. The major causes are bad living conditions, no treatment, late detection, insufficient number of medical laboratories, and low infection control. Tuberculosis hits primarily the homeless, unemployed, migrants, and drug and alcohol addicts. 11)

More than 30% of all deaths in Russia in 2012 were alcohol-related: ethanol poisoning, cirrhosis, accidents. The total consumption of pure alcohol in litres in 2010 was 32,0 for men and 12,6 for women, (average 22,3) whereas in the US at the same time it was 18,1 and 7,8 (13,3) respectively,12)which results in a rising mortality among men aged 50 and less. Russians are not only addicted to alcohol but also to drugs, mainly heroin. During the Soviet era, the country was not a significant consumer of narcotics but the situation has changed since the beginning of the new millennium. Between 1996-2006 the number of drug users increased tenfold. Now about 8,5 million Russians abuse illicit narcotics and 90% of them use heroin. One of the by-products of this phenomenon is the world’s fastest-growing HIV epidemic that affects a third of the drug addicts. In 2015 Russia recorded almost 100 thousand new HIV infections and in the following year about 1 million. Each day there are 80-100 HIV infection cases among women.13)

Another big problem is abortion. It is quite common and used for birth control. There are 480 abortions per 1000 live births (while in US 200, in Germany 135). It is a legal procedure up to 12th week of pregnancy and in special circumstances at later stages. In 1920 the Russian Soviet Republic was the first country in the world to allow abortion under all circumstances. Now abortions in Russia are available as a part of free health care package of mandatory medical insurance and every insured woman aged 16+ can request a free pregnancy termination.14)At the end of the 1990s officially there were 3 million abortions annually per 1 million births whereas according to unofficial estimates the number was 5-6 times greater. Until 2007 the number of abortions was higher than the number of live births. W 2008 there were 72 terminations of pregnancy per 100 births compared to 20/100 in US. Hand in hand with pregnancy termination many children – in 1993 5% of newborns and 5 years later 9% – are abandoned after birth. At the end of 1990’s there were about 1 million homeless children.15)

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  1. ↑ 25 лет спустя: демография после развала СССР, Настоящее Время 2016.

  2. ↑ The benefits of being a Russian mother, Russia beyond 2015-08-24.

  3. ↑ Why Putin is paying women to have more children… Inside Russia’s super families, The Telegraph 2017-03-10.

  4. ↑ 6 creative ways countries have tried to up their birth rates, Mental Floss 2016-05-11.

  5. ↑ Демографическое будущее России: депопуляция навсегда?, Библиотека учебной научной литературы.

  6. ↑ The Russian economy in 2050: Heading for labour based stagnation, BROOKINGS 2015-04-02.

  7. ↑ Western Sanctions Are Shrinking Russia’s Population, Foreign Policy 2017-10-19.

  8. ↑ Что стало с русскими в союзных республиках после развала СССР, Рамблер 2017-06-11.

  9. ↑ Почему так много людей не хотят вступать в брак, заводить детей? Ответы психолога, Первый канал 2010-02-25.

  10. ↑ Чайлдфри: почему женщины не хотят рожать, Mиp24 2016-04-12.

  11. ↑ Tuberculosis country profiles, WHO 2017-12-01.

  12. ↑ Russia is quite literally drinking itself to death, QUARTZ 2015-05-13.

  13. ↑ HIV and AIDS in Russia, Avert organisation 2017-06-13.

  14. ↑ Putin’s next target is Russia’s abortion culture, Foreign Policy 2017-10-03.

  15. ↑ Демография в России (1897-2030), Dissonnace.ru 2010-09-13.