Pubblicato in: Demografia, Unione Europea

Germania. La demografia stritola Germania e Große Koalition.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-31.

2017-09-24__Elezioni_Tedesche__004

La Germania ha 82 milioni di abitanti, con attesa di vita di circa 81.09 anni.

Destatis, l’Istituto tedesco di statistica, riporta 737,575 nascite e 925,200 morti nel corso del 2015. Questo valore corrisponde ad un tasso di fertilità dell’1.5. Questo però è il dato globale, essendo retto in gran parte dalle femmine immigrate, mentre le autoctone hanno un tasso di fertilità di poco superiore la unità.

Sempre secondo Destatis, vivono in Germania 18.6 milioni di persone non autoctone.

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«As regards foreign mothers, a marked increase in births was observed especially among Romanians, Bulgarians and Syrians»

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Nel paragrafo “Population projection“, Destatis calcola che agli attuali ritmi di immigrazione (499,944 individui) nel 2060 vi saranno in Germania 34.3 milioni di persone in età lavorativa. Se l’immigrazione cessasse, di qui al 2060 verrebbero a mancare 499,944 * 40 ≈ 20 milioni. La Germania avrebbe quindi a tale data 14.3 milioni di persone in età lavorativa. Scomparirebbe come realtà industriale.

2017-09-24__Elezioni_Tedesche__001

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Questo è il quadro di lungo termine, che prevede la scomparsa della Germania.

Sul breve termine, invece, il problema è di banale constatazione del dato di fatto.

Sia la Cdu sia la Spd hanno la maggior parte dei votanti nella fascia di età superiore ai 60 anni. Gli Elettori della Cdu sotto i 30 anni non superano il 23% della popolazione. Stesso ragionamento vale per la Spd.

Al contrario, sia AfD sia Fdp hanno prevalentemente un Elettorato in fascia giovane o, comunque, sotto i 45 anni.

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È del tutto chiaro come la demografia cambierà le propensioni al voto. In soli cinque anni saranno deceduti circa 4.5 milioni di persone ora vecchie, con collasso degli Elettori di Cdu e di Spd.

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Queste considerazioni né possono né devono essere assolutizzate.

La demografia è sicuramente un fattore sia importante sia ineludibile, ma non è certamente l’unico elemento in gioco.

Molto si giocherà sulla capacità di Cdu e dell’Spd di sapersi rinnovare, ma in ogni caso il transitorio si prospetterebbe tumultuoso.

 

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Pubblicato in: Demografia, Psichiatria

Germania. Il 17% degli studenti è affetto da patologie psichiatriche.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-18.

2018-03-10__Nature__001

Prolegomeno.

Alcuni giorni or sono è stato pubblicato questo articolo, che ha riscosso notevole audience:

Conoscere e capire la Cina. Test di ammissione in seconda elementare.

Si riportava come il 90% degli studenti tedeschi di scuola superiore ed i loro relativi insegnanti non fosse stato in grado di risolvere i quiz che in Cina sono usati per il passaggio dalla prima alla seconda elementare.

Dei 218 graditi commenti, 215 erano rivolti alla risoluzione del quiz. Solo tre persone hanno cercato correttamente di porsi il problema di cosa stia succedendo in Germania.

Non è preoccupazione di poco conto. Solo per quanto riguarda il sistema scolastico:

Germania. Mancano ora 35,000 insegnanti, nel 2025 ne mancheranno 105,000.

«A new study by the Bertelsmann Stiftung has revealed that elementary schools in Germany are facing a shortfall of 35,000 teachers. By 2025, there will be a need for 105,000 new primary school teachers»

Negli ultimi quindi anni il sistema scolastico tedesco ha quasi triplicato gli organici, avendo dato piena copertura ad un impegno anche pomeridiano ed immettendo nelle classi larghe quote di immigrati.

Il livello qualitativo degli insegnanti è sceso e le classi marezzate seguono molto meno gli insegnamenti. Gli effetti si ripercuoteranno sul lungo termine.

Adesso poi la carenza di insegnanti diventa drammatica nel quadro della costante contrazione della popolazione autoctona: difficile rimpiazzare un insegnante di tedesco con un immigrato che non parla la lingua. Inizia a farsi sentire la carenza di popolazione giovanile.

Ma il problema non è soltanto scolastico: è globale. Coinvolge tutta la popolazione tedesca o, meglio, europea.


Sarebbe impossibile capire il comportamento dei tedeschi senza tener conto che oltre un terzo della popolazione adulta soffre di severe patologie mentali e che tali forme patologiche sono diagnosticabili nel 17% dei giovani studenti delle scuole secondarie.

Sarebbe necessario fare una grande attenzione nel distinguere con la massima cura un comportamento psichiatrico, sia del singolo di gruppo, per evitare di cercare di portare avanti un discorso logico con persone che hanno oggettive difficoltà ad intendere il reale ed ad argomentarvi sovra in modo sequenzialmente logico.

I malati di mente perdono la capacità percettiva e raziocinante che dovrebbe essere la caratteristica del genere umano.

Il problema non è meramente clinico medico: data la sua estensione e gravità è un severo problema sociale.

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«Depression is the leading cause of ill health and disability worldwide. According to the latest estimates from WHO, more than 300 million people are now living with depression, an increase of more than 18% between 2005 and 2015. Lack of support for people with mental disorders, coupled with a fear of stigma, prevent many from accessing the treatment they need to live healthy, productive lives.» [World Health Organization]

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«Immer mehr junge Erwachsene leiden unter psychischen Erkrankungen wie Depressionen, Angststörungen oder Panikattacken. Allein zwischen den Jahren 2005 bis 2016 ist der Anteil der 18- bis 25-Jährigen mit psychischen Diagnosen um 38 Prozent und darunter bei Depressionen um 76 Prozent gestiegen. Diese Zahlen stammen aus dem Barmer-Arztreport 2018, der heute in Berlin vorgestellt wurde. Demnach ist selbst bei den Studierenden, die bislang als weitgehend „gesunde“ Gruppe galten, inzwischen mehr als jeder sechste (17 Prozent) von einer psychischen Diagnose betroffen.» [Barmer Arztreport 2018]

“Sempre più giovani adulti soffrono di malattie mentali come depressione, disturbi d’ansia o attacchi di panico. Solo tra il 2005 e il 2016, la percentuale di giovani tra i 18 e i 25 anni con diagnosi mentali è aumentata del 38 per cento, di cui il 76 per cento in depressione. Queste cifre provengono dal Barmer Arztreport 2018, presentato oggi a Berlino. Secondo questo studio, più di uno su sei (17 per cento) degli studenti, che in precedenza erano considerati come un gruppo “sano”, è ora affetto da una diagnosi psicologica. [Barmer Arztreport 2018]

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«Over one in six students across the country now have a mental health illness»

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«depression, anxiety disorders and panic attacks among young people are on the increase»

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«About 17 percent of students who were previously regarded as healthy are now affected by a mental illness, according to the study. This corresponds to almost half a million (around 470,000) people»

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«Many signs show that there will be significantly more mentally ill young people in the future»

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«more than a quarter (28 percent) of young people seek the help of a therapist in the event of a case of mild depression»

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Sarebbe impossibile comprendere il comportamento dell’Occidente e dei tedeschi in particolare prescindendo dal loro stato psichiatrico: lo avevamo detto in inizio e lo ripetiamo con triste amarezza. Purtroppo, data l’elevata frequenza di questa categoria di patologie, l’essere mentalmente alterati è diventata la norma, ed i pochi rimasti normali, capaci di intendere e volere, sono guardati sottecchi come se fossero animali stranissimi piovuti dal cielo.

Né ci si illuda che crescendo questi studenti migliorino, ritornino normali.

Mental disorders affect more than a third of Europeans [Nature]

«Mental disorders affect more than 160 million Europeans — 38% of the population — each year ….

the most common disorders are anxiety, insomnia and depression, which account for 14%, 7% and 6.9% of the total ….

the true figure is likely be “considerably larger” than 38%»

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In parole poverissime, il 38% degli adulti occidentali assume cronicamente psicofarmaci maggiori. Le conseguenze sociali e politiche sono terrificanti.

Larga parte delle manifestazioni alle quali assistiamo sono veri e propri deliri coatti. Basterebbe solo pensare al visceralismo patologico con cui i più sostengono le proprie strampalate tesi, dal ‘clima’ alla dieta vegana, ai presunti effetti nocivi di qualcosa di per sé assolutamente innocuo. Per non parlare poi dei visceralismi politici, in accordo ai quali la gente sostiene la propria visione politica od economica non solo come se fosse una religione, quanto piuttosto un fanatismo acritico, non supervisionato da un intelletto perché inesistente.

Basterebbe andare almeno una volta ad assistere ad una partita di calcio ed osservare attentamente i comportamenti dei tifosi.

Per disgrazia, anche i soggetti mentalmente alterati godono in Occidente del diritto di voto. Si potrebbe dire che siano equidistribuiti, ma la cosa mica che consoli molto.

Un capitolo a parte sarebbe la qualità dei nostri studenti prima, classe dirigenziale dopo. Sicuramente sussiste il problema nella sua attualità, ma ancor meno rassicurante è pensare al futuro.

Una ultima considerazione.

Con la devoluzione delle ideologie liberal e socialista si dovrebbe iniziare a pensare seriamente a quando l’attuale clima sociale possa effettivamente incidere sullo stato di salute mentale.

Un esempio, uno per tutti. L’obbligo all’uso del fraseggio politicamente corretto è una coercizione del comune sentire ed intendere, ma alla fine condiziona e coerce le menti predisposte.


Nota.

Vi fareste operare da un chirurgo pazzo?

Volereste tranquilli su di un aeroplano guidato da un pilota pazzo?

Vi sentite tranquilli sapendo che un terzo dei militari, armati fino ai denti, sono affetti da patologie psichiatriche?

Siete contenti che vostro figlio, psichicamente normale, abbia nella sua stessa classe il 17% dei compagni insani di mente?


The Local. 2018-03-03. Half a million students in Germany suffer from a mental health illness: study

Over one in six students across the country now have a mental health illness, according to a new study.

The study, published by Barmer health insurance provider last week, found that depression, anxiety disorders and panic attacks among young people are on the increase.

About 17 percent of students who were previously regarded as healthy are now affected by a mental illness, according to the study. This corresponds to almost half a million (around 470,000) people.

Between 2005 and 2016, the proportion of 18- to 25-year-olds diagnosed with mental illnesses in Germany rose by 38 percent. These figures are published in Barmer’s report of the study.

“Many signs show that there will be significantly more mentally ill young people in the future,” said Dr. Christoph Straub, CEO of Barmer.

“Especially among prospective students, pressure having to do with time and one’s performance is constantly increasing and financial worries and fears about the future are added to this,” the CEO said.

Another finding of the study is that the risk of depression among students increases significantly with age; young students were found to be less at risk than older students.

In order to avoid possible mental health cases later on, the health insurance provider recommends that young adults – particularly those who have already experienced depression or anxiety – take advantage of online or in-person resources at an early stage.

While more than a quarter (28 percent) of young people seek the help of a therapist in the event of a case of mild depression, many who should do not. “Out of shame, those affected often avoid going to the doctor,” said Straub.

“We therefore see great potential in online services, especially if they are anonymous and cater to the smartphone generation,” he added.

Barmer not only carries out research into how to reach out to young people with a mental health issues earlier on, it also supports a nationwide research project – funded by the World Health Organization (WHO) – on the mental health of students called StudiCare.

Depression is the leading cause of ill health and disability worldwide and more than 300 million people are now living with the illness, according to WHO.

“Lack of support for people with mental disorders, coupled with a fear of stigma, prevent many from accessing the treatment they need to live healthy, productive lives,” WHO writes on its website.

Barmer health insurance compiled anonymous data from around eight million insured people for the completion of the study. Each year Barmer’s annual study has a different focus.  

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Germania al capolinea. – Handelsblatt

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-14.

 Scrofa che allatta

Da quasi due anni la confindustria tedesca lancia sempre più accorati segnali di allarme sul reale stato dell’economia tedesca.

Germania. Gigante dai piedi di argilla. – Handelsblatt

Confindustria tedesca sempre più preoccupata. – Handelsblatt

Brexit. Alla fine chi ci perde sarà la Germania. – Handelsblatt

Handelsblatt. Ciò che rendeva forte la Germania ora la rende vulnerabile.

Germania. Energiewende kaputt. – Handelsblatt.

Germania. Trump ha ragione. – Handelsblatt.

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Come è logico per quanti abbiano a mente gli investimenti strategici, confindustria è sempre più preoccupata della denatalità degli autoctoni. E la preoccupazione è tale che se ne è interessata anche Bundesbank.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Deutsche Bundesbank. Si moltiplicano i segnali di un disastro annunciato.

«The population in Germany will age in the coming years and fall significantly in the future …. This will also have an impact on the labour market …. the number of people of working age, ie between the ages of 15 and 74, will drop by nearly 2.5 million by 2025 …. the share of the population made up by older people aged between 55 and 74 will increase by 7 percentage points to roughly 40%»

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«Al 2025, essendo andata in pensione la classe del baby-boom, serviranno circa 900,000 insegnati nelle scuole, 600,000 burocrati dell’amministrazione pubblica, 130,000 addetti alle banche ed alla gestione finanziaria.»

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Quasi di norma, la gente non ha il senso del futuro, salvo poi lagnarsene quando il futuro diventa attuale.

Non così un industriale.

Selezionare l’idea produttiva, progettare l’impianto industriale, costruirlo, renderlo attivo ed infine ammortizzarlo è un processo che si articola su almeno sette anni di tempo. L’industriale si domanda quindi: tra sette anni ciò che produco troverà mercato? E per un investimento di centinaia di milioni?

Ma i tempi sono ancora più lungi quando ci si accosta a particolari settori, quali per esempio, quello energetico. Tra progetto e costruzione una centrale elettrica assorbe una decina di anni, ed altrettanti anni sono necessari per l’ammortamento dell’investimento. Un arco di tempo ventennale.

Dovrebbe essere quindi chiaro come il problema demografico interessi strettamente tutti coloro che direttamente od indirettamente siano interessati al comparto produttivo industriale.

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«Unfilled job openings and holes in supply chains threaten economic growth»

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«The time to act is now»

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«there are increasing signs that Europe’s powerhouse may be reaching its limits»

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«Shortages of skilled workers, factories operating at nearly full capacity, and bottlenecks in supply chains threaten to brake the country’s surging economy»

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«The limits are affecting not only the manufacturing industry, but services and construction as well»

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«And while IT workers are hard to come by, caretakers for an aging population are in even shorter supply»

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«a currency regime that keeps the euro undervalued for Germany, bolstering its exports and enabling it to accumulate the largest current account surplus in the world»

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«there would be less shortage of skilled workers»

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«There are only 194 unemployed for every 100 job openings in western Germany and 225 in eastern Germany, the lowest level in 25 years»

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«The building sector estimates it needs to add 35,000 workers in the current year, to a total of 3.3 million»

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«Some firms can’t take in more orders because they don’t have the personnel to fulfill them»

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Il messaggio è semplice.

All’industria non servono braccia senza qualificazione: servono lavoratori esperti, ben qualificati nel loro mestiere.

Ed il calo demografico renderà questo problema sempre più scottante.

Adesso poniamoci una domanda, anche se gli industriali tedeschi già vi hanno risposto nei fatti.

Quale persona sana di mente farebbe un grande investimento nel comparto produttivo in questa Germania?


Handelsblatt. 2018-03-11. German economy faces shortages as growth tests limits

Unfilled job openings and holes in supply chains threaten economic growth. The time to act is now.

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The German economy shows no signs of slowing down even after nine years of growth, but there are increasing signs that Europe’s powerhouse may be reaching its limits. Shortages of skilled workers, factories operating at nearly full capacity, and bottlenecks in supply chains threaten to brake the country’s surging economy.

The limits are affecting not only the manufacturing industry, but services and construction as well. And while IT workers are hard to come by, caretakers for an aging population are in even shorter supply.

The economy is reaping the benefits of its own efficiency, gains in productivity and labor-law reforms — but also from a currency regime that keeps the euro undervalued for Germany, bolstering its exports and enabling it to accumulate the largest current account surplus in the world. The country is becoming the victim of its own success and economists are urging companies and lawmakers to take action now to secure growth.

They have plenty of suggestions on how to do that. Greater emphasis on recruitment and training for skilled workers is an obvious step. But economists also recommend removing incentives for early retirement that date from times of high unemployment but now exacerbate shortages. And some are urging lawmakers to do away with tax splitting for married couples — income tax is levied for each partner on half the combined income — which studies have shown inhibits more women from entering the workforce. Germany has the widest gap in working hours for men and women in the European Union.

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“Some firms can’t take in more orders because they don’t have the personnel to fulfill them.”

Hans Peter Wollseifer, president, German Confederation of Skilled Crafts

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Also, companies have to become less perfectionist in standards they set for new hires. “Many still unfortunately think they can buy skilled workers like merchandise,” said Marika Lulay, head of IT firm GFT. Everyone wants fully trained, experienced workers. “If business was prepared to accept more compromises, there would be less shortage of skilled workers.”

In the meantime, almost every measure shows an economy near its limits. The country has 1.2 million job openings — a record. There are only 194 unemployed for every 100 job openings in western Germany and 225 in eastern Germany, the lowest level in 25 years. Openings in manufacturing rose 35 percent over the year-ago quarter, and in construction, they were up by a quarter. The building sector estimates it needs to add 35,000 workers in the current year, to a total of 3.3 million. Openings remain unfilled for more than 150 days, compared to 100 days on average for jobs in general. Caretaker openings are vacant for 171 days, well above the wait for IT workers.

Electrical and metalworking industries are hurting for skilled laborers. Nearly 30 percent of companies say that a lack of workers is dampening production. “Some firms simply can’t take in any more orders because they just can’t find the personnel to fulfill them,” said Hans Peter Wollseifer, president of the German Confederation of Skilled Crafts.

Average capacity utilization is at 87 percent, and in some electrical and metalworking industries it has shot above 90 percent. The chemical industry was running at 87 percent utilization last year, and recently had to revise its forecast upward for production this year.

Logistics sometimes lag for lack of personnel — goods sometimes sit idle because trucking companies lack enough drivers. Nearly half the firms surveyed by the Kiel Institute for the World Economy listed this as a problem. Two-fifths of the procurement managers surveyed by HIS Markit reported longer waits for deliveries in February — longer than they have seen in years. Besides bottlenecks, there are some basic materials, like metals, plastics, and electric components, that are not readily available.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Giappone. Si avvia sul Calvario, ma in fondo c’è solo la Croce.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-09.

 2018-03-05__Giappone__001

7 signs Japan has become a ‘demographic time bomb’ [Business Insider]

«Japan is dealing with what economists call a “demographic time bomb.”

Through a vicious cycle of low fertility and low consumer spending, the country’s economy has gradually shrunk over the last 25 years.»

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Index Mundi riporta che all’inizio del 2018 il Giappone contava 126,451,398 abitanti.

La ripartizione per fasce di età è singolare:

00 – 14 anni: 12.84%

15 – 24 anni: 09.64%

25 – 54 anni: 37.50%

55 – 64 anni: 12.15%

65 – 99 anni: 27.87%.

L’età mediana è 46 anni. Nascono 7.7 bambini ogni 1,000 abitanti ed il tasso di fertilità è 1.41. Ma in Tokyo il tasso di fertilità è 1.09.

Ogni 1,000 abitanti si registrano 9.8 decessi contro le 7.7 nascite.

Il Giappone si avvia a diventare una paese di vecchi depauperato della componente giovanile.

Se il traguardo finale è la estinzione del popolo giapponese, la fase di passaggio sarà caratterizzata da un elevato rapporto vecchi / giovani.

La prima conseguenza immediata è semplicissima: i vecchi dovranno rinunciare ad un largo numero di servizi non tanto per carenza di mezzi economici, quanto per carenza di braccia giovani. Diciamo pure che non sarà certo una pacchia: i vecchi non sono autosufficienti.

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Il madornale errore fatto da liberal e socialisti ideologici è quello di aver considerato i processi economici come fattori a sé stanti. Invece l’economia altro non è che la risultante dell’agire economico delle persone umane: senza di queste non può esistere sistema economico di sorta. Le crisi demografiche si accompagnano sempre a crisi economiche, e l’unico rimedio è la ripresa della proliferazione. L’essere umano è libero, libero di fare anche cose totalmente anti economiche.

Se è di interesse la numerosità della popolazione totale, ancor più lo sono i rapporti intercorrenti tra le diverse classi di età. Il vecchio pensa solo alla propria pensione ed a come poter conservare i propri beni. È il giovane che per sua intima natura ha il gusto dell’imprendere, del fare.

Alla luce di quanto riportato, appare evidente che non c’è “stimolo economico” che tenga se non ci sono le persone che possano raccoglierne l’opportunità: sarebbe come voler rianimare un cadavere. Le ossa nella tomba non imprendo né tanto meno sono mercato.

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Adesso i primi nodi iniziano a venire al pettine.

«In un paese che ha un tasso di disoccupazione molto basso (intorno al 2,8 per cento) e un numero di giovani universitari in costante calo, Mitsuhiro Wada deve assumere fino a 900 nuovi laureati ogni anno»

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«Il mercato è difficile: c’è una concorrenza enorme» dice Wada, responsabile delle assunzioni del personale di Daiwa House, uno dei colossi giapponesi del settore edilizio e una delle aziende che assumono di più. «Oggi è addirittura più difficile che nel 2007 o 2008»

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«Dopo il quinquennio di stimoli economici varati dal governo del primo ministro Shinzo Abe e con una popolazione in età lavorativa in netto calo demografico, le grandi aziende giapponesi sono impegnate in una sfida agguerrita per accaparrarsi i talenti migliori»

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«Tenuto conto che per molti laureati il posto di lavoro a vita è ancora adesso la regola, non riuscire ad assumere energie fresche potrebbe esporre perfino le aziende più affermate al rischio di un declino sul lungo periodo, perché di sicuro faranno molta più fatica a reclutare personale all’altezza nelle ultime fasi della loro carriera»

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«non riuscire ad assumere energie fresche».

Semplicemente non ce ne sono più.

Giappone. Continua la lenta agonia.

Giappone. Un nuovo sconcertante aspetto demografico.

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Né ci si illuda che questi dati siano ignoti a cinesi, indiani e russi, che stanno aspettando pazientemente la disintegrazione demografica nipponica.

Né infine ci si illuda che il tasso di fertilità possa essere smosso con stimoli economici, quali gli assegni familiari.

La denatalità che affligge l’Occidente non è causata da carenza di mezzi, ma è la risultante finale della Weltanschauung liberal e socialista ideologica.


Sole 24 Ore. 2018-03-02. In Giappone mancano laureati, aziende pronte a lottare per assumere

In un paese che ha un tasso di disoccupazione molto basso (intorno al 2,8 per cento) e un numero di giovani universitari in costante calo, Mitsuhiro Wada deve assumere fino a 900 nuovi laureati ogni anno. «Il mercato è difficile: c’è una concorrenza enorme» dice Wada, responsabile delle assunzioni del personale di Daiwa House, uno dei colossi giapponesi del settore edilizio e una delle aziende che assumono di più. «Oggi è addirittura più difficile che nel 2007 o 2008». Dopo il quinquennio di stimoli economici varati dal governo del primo ministro Shinzo Abe e con una popolazione in età lavorativa in netto calo demografico, le grandi aziende giapponesi sono impegnate in una sfida agguerrita per accaparrarsi i talenti migliori.

Tenuto conto che per molti laureati il posto di lavoro a vita è ancora adesso la regola, non riuscire ad assumere energie fresche potrebbe esporre perfino le aziende più affermate al rischio di un declino sul lungo periodo, perché di sicuro faranno molta più fatica a reclutare personale all’altezza nelle ultime fasi della loro carriera. «Di solito, il settore edilizio ha un andamento ciclico: ci sono stati periodi in cui le assunzioni erano scarse – dice Wada -. Di conseguenza, fanno parte del nostro personale pochi trentenni e vorremmo riuscire a mantenere un certo equilibrio». Le prospettive per il settore edilizio in Giappone sono migliorate parecchio da quando Tokyo ha vinto la candidatura a ospitare i Giochi Olimpici del 2020. Daiwa House punta a un rapido aumento delle vendite e di conseguenza deve procedere a numerose assunzioni. «Intendiamo essere il numero uno e trovare una buona occasione per espandere la nostra quota di mercato», dice Wada.

In Giappone le assunzioni sono ancora adesso collegate alla stagione annuale delle lauree e le aziende seguono alcune disposizioni facoltative che le vincolano a condurre colloqui e proporre posti di lavoro a determinate condizioni. Una volta assunto, un neolaureato avrà la certezza di costanti avanzamenti di carriera e riceverà aumenti della retribuzione annuale fino all’età della pensione, che di solito è a 60 anni ma è anch’essa in rialzo. Mentre nell’insieme il mercato del lavoro giapponese è in notevole espansione – con un rapporto tra posti di lavoro e aspiranti lavoratori che è tra i più alti dalla metà degli anni Settanta a oggi –, nel caso dei laureati il rapporto è ancora inferiore ai massimi storici del 2007-2008, e molto al di sotto della bubble economy degli anni Ottanta.

In parte, ciò dipende dal fatto che le aziende sono diventate più disciplinate in relazione a come assumono nel corso del ciclo economico. Lo dice Akihito Toda, analista capo per Recruit Works Institute, un istituto di ricerca: «Di recente, questo modello ha previsto di non incrementare le assunzioni in maniera eccessiva solo perché l’economia è migliorata». Questo, però, nasconde il divario che si è venuto a creare tra i datori di lavoro di prestigio che assumono (come il governo, le case automobilistiche e le grandi banche da una parte) e i settori meno popolari come le vendite al dettaglio, l’assistenza sanitaria e l’edilizia dall’altra. «Chi riesce ad assumere personale senza contrattempi non lo considera un problema di rilievo. Le aziende che si imbattono in difficoltà, invece, non pensano a lungo termine ed entrano in forte competizione le une con le altre», dice ancora Toda.

Le aziende più piccole ingaggiano una battaglia particolare: «Secondo un nostro sondaggio di quest’anno, più del 50 per cento delle piccole e medie imprese non è riuscito ad assumere il numero di laureati che voleva», dice Tomonori Sugisaki della Camera di Commercio del Giappone. Le aziende reagiscono in molteplici modi diversi ma, in generale, non aumentano il salario. Dal momento che i laureati giapponesi si aspettano di trovare un lavoro a vita, la retribuzione iniziale non è rilevante: scelgono dunque in base alla stabilità e alla reputazione percepite e al grado di comfort che offre un datore di lavoro.

Wada, di Daiwa House, sta cercando di incoraggiare una più ampia diversità di stili lavorativi, oltre a facilitare la vita delle madri che lavorano. Tra le altre cose, questa azienda ha cancellato uno dei requisiti tradizionali nel mondo del lavoro giapponese, quello che prevede che un dipendente si trasferisca ovunque lo mandi il datore di lavoro. «Abbiamo inaugurato un sistema nel quale è possibile specificare la regione nella quale si è disposti a lavorare: così facendo, cerchiamo di offrire al nuovo personale termini di lavoro su misura», dice. Per il momento, le aziende giapponesi non hanno ancora cercato all’estero, se si esclude un numero assai esiguo di aziende manifatturiere globalizzate. Anche se il lavoro oltreoceano di Daiwa House è in rapida espansione, «per adesso pensiamo alle assunzioni ancora e soltanto in termini di lavoratori giapponesi», dice Wada.

Altra questione sulla quale si sta concentrando l’attenzione generale è che cosa fare dei lavoratori di maggior talento. Di norma, le aziende giapponesi amano prendere tempo e spostare i dipendenti in una serie di posizioni diverse, assottigliando sempre più il loro numero a mano a mano che si sale più in alto nell’organigramma aziendale. Anche le aziende più popolari, tuttavia, stanno riscontrando una nuova tendenza: i lavoratori giovani non sono disposti come un tempo a farsi strada verso l’alto, ma preferiscono abbandonare il posto di lavoro che hanno per unirsi a una start-up o un’associazione di beneficenza.«Alcune aziende ormai stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di dover trovare una scorciatoia», dice Toda.

Le prospettive di riuscire ad assumere sono sempre più cupe. A partire dall’anno prossimo, il numero degli studenti che si iscriverà alle università giapponesi inizierà a calare vistosamente, visto che l’ultimo strascico dei baby boomer si va esaurendo. E a partire dal 2022 inizieranno a laurearsi classi composte da un numero sempre più esiguo di studenti.

 

Pubblicato in: Demografia, Unione Europea

Kurz. Un discorso da statista.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-19.

Austria. Vienna. 001

Parlando alla Munich Security Conference Herr Kurz, Cancelliere austriaco, ha tenuto un discorso di ampio respiro.

È un j’accuse nei confronti dell’attuale dirigenza europea davvero fuori dal comune.

«Austrian Chancellor: EU regulations are punishing businesses»

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«in the last couple of years things have changed»

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«USA has an economic power that is stronger than ever before but they are retreating from the world stage»

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«China has been filling that vacuum in political terms and economic terms»

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«To ensure peace in the EU we got rid of the borders in the EU a long time ago, but without proper external border protection these borders are in danger, and something that always seemed unimaginable to me has become reality, namely that we would have border controls with the EU again»

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«Only if we decide who can come to us, and only if we ourselves protect the borders can we ensure the the EU without domestic borders will also be a given in the future»

*

«To ensure wealth we as the EU have created common guidelines and established the single market …. But if we look at how strong the influx of regulations has become and if we listen to more and more small and medium-sized businesses (SMEs) complaining about this, then I think we need to realise that we can only ensure wealth if we create guidelines that are also useful for small and medium-sized enterprises. …. In some areas we have taken a wrong turn as I said, and very often my feeling is that we are paralysing ourselves, we get caught up in contradictions, we’ve created structures that are no longer viable»

*

«I have often had the impression that as the European Union we are sometimes acting like an old married couple. The west complaining about the east, the north complaning about the south, and then we’ve got those self-proclaimed vanguard that considers themselves progressive and they complain about those they consider to be old fashioned.»

*

«[If] EU wants to become stronger again it is necessary we go back to the original idea of the EU”, and continued: “If we concentrate on the bigger issues within the EU we will also be able to be internationally stronger»

*

«I strongly believe that if as the EU become internally stronger again, if we protect our borders and ensure stability, become economically stronger, this will be the basis of becoming internationally more important again and thereby ensure more security and stability not just in Europe but also internationally»

* * * * * * * *

È vero.

Negli ultimi anni troppe cose sono mutate perché gli attuali schemi politici possano essere ancora validi. L’Unione Europea ha un overkilling di leggi e regole contrastanti, astrusamente complicate, che vorrebbere regolamentare fin nel minimo dettaglio, con il risultato finale di bloccare il sistema economico. Poi, senza sizurezza ai confini, non esiste possibilità di sicurezza interna.

«we’ve created structures that are no longer viable»


Express. 2018-02-17. ‘We are paralysing ourselves!’ EU rules are crushing normal people, Kurz blasts

THE Chancellor of Austria Sebastian Kurz slammed the EU today for an “influx of regulations” he claims is “paralysing” the bloc and punishing small businesses.

*

Mr Kurz, who at 31 is the youngest world leader, also reflected on an apparent shift in the global power balance in his speech at the Munich Security Conference.

Speaking after the Prime Minister Theresa May called for a security treaty with the EU after Brexit, Mr Kurz that “in the last couple of years things have changed.”

The leader of the conservative People’s Party (OVP) added that the “USA has an economic power that is stronger than ever before but they are retreating from the world stage” and that China has been “filling that vacuum in political terms and economic terms.”

The Austrian leader later slammed the bloc’s approach to border security, and said: “To ensure peace in the EU we got rid of the borders in the EU a long time ago, but without proper external border protection these borders are in danger, and something that always seemed unimaginable to me has become reality, namely that we would have border controls with the EU again.”

Mr Kurz spoke in favour of the EU bolstering security on its borders, and continued: “Only if we decide who can come to us, and only if we ourselves protect the borders can we ensure the the EU without domestic borders will also be a given in the future.”

The conservative leader then slammed the nature of EU’s single market regulations, and continued: “To ensure wealth we as the EU have created common guidelines and established the single market

“But if we look at how strong the influx of regulations has become and if we listen to more and more small and medium-sized businesses (SMEs) complaining about this, then I think we need to realise that we can only ensure wealth if we create guidelines that are also useful for small and medium-sized enterprises.

“In some areas we have taken a wrong turn as I said, and very often my feeling is that we are paralysing ourselves, we get caught up in contradictions, we’ve created structures that are no longer viable.”

Mr Kurz went on to say: “I have often had the impression that as the European Union we are sometimes acting like an old married couple. The west complaining about the east, the north complaning about the south, and then we’ve got those self-proclaimed vanguard that considers themselves progressive and they complain about those they consider to be old fashioned.”

He said that if the “EU wants to become stronger again it is necessary we go back to the original idea of the EU”, and continued: “If we concentrate on the bigger issues within the EU we will also be able to be internationally stronger.

“In my opinion this is the freedom to reside and the open borders will be guaranteed in future as well and this means a focus n a better and stronger external border protection.”

Mr Kurz continued: “I strongly believe that if as the EU become internally stronger again, if we protect our borders and ensure stability, become economically stronger, this will be the basis of becoming internationally more important again and thereby ensure more security and stability not just in Europe but also internationally.”

The Austrian leaders comments in Munich come days after the President of the European Council Donald Tusk hit out at him after their first official meeting in Vienna.

Mr Tusk said that Austria’s opposition to migrant quotas is fuelling populism and dividing the EU.

Speaking from Vienna, he said: “When it comes to managing illegal migration Chancellor Kurz and I have discussed this many times already, and we have similar views. 

“Migration will remain a challenge for many years to come which is why we want to find a solution which is to make sure that the EU together with national states can manage future migration flow sufficiently and without creating new divisions in Europe. 

“It is possible but naturally all sides need to compromise. 

“Above all we must put an end to the destructive emotions surrounding the issues of relocation as they continue to fuel populism and divide Europe. 

“If the issue is not resolved by ministers within the next month, we will need to find a solution at the June European Council.” 

Theresa May used her speech in Munich this morning to say that “Europe’s security is our security” as called for a new treaty after Brexit.

The Prime Minister also hinted that the UK could still pay cash into the EU’s foreign aid budget after Brexit.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Italia. Sondaggio. Astensionismo e Giovani.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-12.

Caino ed Abele 005

L’Istituto Demopolis è uscito con i risultati di un sondaggio davvero interessante, perché si occupa sia dei risultati elettorali sia del fenomeno dell’astensionismo, dei giovani e dell’Unione Europea.

Sintesi dei risultati.

– Centro destra: 37.2%, M5S: 28.3%, Centro sinistra 27.5%, Liberi Uguali: 5.8%.

– Il Partito Democratico, con il 22.8%, potrebbe uscire severamente ridimensionato causa il voto nei collegi.

– 17 milioni di italiani potrebbe astenersi e di questi 13 milioni sicuramente si asterranno.

– 4 milioni sono al momento ‘indecisi‘.

– il 47% dei giovani, sotto i 25 anni, si asterrà dal voto: «crede che la politica non sia in grado di incidere sulla vita e sul futuro dei giovani nel nostro Paese».

– Le promesse elettorali sono solo parole (34%),  sono difficilmente realizzabili (41%), sono proposte concrete (25%).

– Solo il 24% degli italiani è a favore dell’Unione Europea, ma solo il 22% riterrebbe utile lasciarla.

– Posti di lavoro (81%) e gestione dei flussi migratori (80%) sono i temi maggiormente sentiti.

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* * * * * * * * * * *

Questi dati imporrebbero una approfondita riflessione sia ai politici sia ai cittadini.

L’Italia è un paese fortemente invecchiato, tutto teso a mantenere i privilegi degli anziani: questi però, almeno al momento, votano.

I partiti politici hanno presentato facce vecchie e le poche nuove parlano da vecchie, dicendo cose desuete. Hanno proposto come soluzioni manovre ripetutamente fallite e visibilmente impossibili da attuarsi.

Europa. Italia. Condanna a morte passata in giudicato.

Non avendo generato prole, gli anziani si ritrovano soli e spesso abbandonati nei nosocomi e nei gerontocomi. Il loro numero aumenta ogni giorno che passa. Assorbono larga parte delle risorse disponibili e precludono il lavoro ai pochi giovani rimasti. Ma, soprattutto, non essendo assistiti dai relativi familiari che non hanno, necessitano di una costosa assistenza da parte di terzi, stipendiati.

Però, come già detto, votano, ed i partiti parlano suadenti alle loro orecchie.

I giovani non trovano lavoro e, quando lo trovano, è quasi invariabilmente remunerato ai limiti della sussistenza.

È del tutto naturale che rigettino in toto il sistema e non si curino di andare a votare: il loro voto sarebbe ininfluente: qualsiasi voto dessero continuerebbero sempre ad essere dei paria, novelli meteci.

Del tutto naturale che non vi sia fiducia alcuna in quello che promettono i partiti.

Italia. Partiti promettono ciò che non hanno. Il macigno del debito.

Senza un drastico cambio strutturale del sistema andare a votare sarà perfettamente inutile. Ecco la reale motivazione inespressa degli astenuti, che oramai formano il vero partito di maggioranza.

* * * * * * *

Una considerazione, esposta per ultima ma non certo ultima per importanza.

È nella natura umana l’illudersi che il futuro sia simile al presente: risponde in campo umano al principio fisico di inerzia. Poi intervengono fatti destabilizzanti, e tutto il sistema deve tendere ad un nuovo equilibrio, ben differente dal passato.

Al momento la portata della crisi demografica è capita e percepita da pochi nella sua gravità: la gente al massimo si illude che tutto prosegua come prima a popolazione ridotta. Mentono a sé stessi.

Ma non è questo l’aspetto importante. Il discrimine è il rapporto anziani / giovani.

È, ed ogni giorno che passa sarà sempre peggio, l’aumento del rapporto anziani / giovani quello che caratterizzerà il futuro prossimo. I vecchi non avranno persone valide che li possano accudire. Né è da tutti il potersi permettere un gerontocomio oppure una badante, ossia un onere suppletivo di grosso modo 2,000 euro al mese, oltre le restanti spese.

La grande massa resterà sola: abbandonata. Ma continuerà a votare, sempre che non intervengano probabilissimi fatti nuovi. Tutte le sopportazioni hanno dei limiti.

E poi, per quale motivo i giovani dovrebbe prodigarsi ad accudire dei vecchi che nulla fecero per loro? Per quale motivo dovrebbe andare a votare per perpetuare questo stato di cose che li condanna a morte di inedia?

*

Quando il giovane avvocato Robespierre, neodeputato all’Assemblea Nazionale, propose si decapitare tutti i nobili fu sonoramente fischiato. Ma tre anni dopo in Francia erano restati ben pochi nobili.

Mai come di questi tempi risulta essere valido il monito:

«vecchi, non portate i giovani all’ira»


Demopolis. 2018-02-11. Verso le Elezioni del 4 marzo 2018: il peso dei partiti a 3 settimane dal voto

A poco più di 3 settimane dal voto, il Movimento 5 Stelle si conferma, con il 28,3%, primo partito, in vantaggio sul Partito Democratico, attestato al 22,8%. Se si votasse oggi per la Camera, Forza Italia avrebbe il 16,3%, la Lega il 14%. Liberi e Uguali si attesta al 5,8%; Fratelli d’Italia al 4,7%. Sotto la soglia del 3% resterebbero le altre liste. Sono i dati del Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.

Con la nuova legge elettorale torna rilevante, per l’assegnazione dei seggi nella quota uninominale, la forza delle coalizioni. Secondo l’analisi dell’Istituto Demopolis, l’area di Centro Destra otterrebbe nel complesso il 37,2%; il Movimento 5 Stelle il 28,3%. La coalizione di Centro Sinistra, costituita dal PD e dagli alleati minori, avrebbe oggi il 27,5.

Con le attuali stime di voto anche la coalizione più forte resterebbe per il momento al di sotto della maggioranza assoluta di 316 seggi a Montecitorio.

Astensione in crescita

La più recente indagine dell’Istituto Demopolis conferma una crescente disaffezione al voto degli italiani. L’astensione, che potrebbe comunque ridursi nelle ultime settimane, colpisce indistintamente tutti gli schieramenti politici, soprattutto nelle regioni centrali e nel Sud del Paese.

Se si votasse oggi, circa 17 milioni di italiani potrebbero non votare alle Politiche: il numero più significativo di essi, 13 milioni, è assolutamente determinato a non recarsi alle urne; oltre 4 milioni di elettori fanno parte invece di quel segmento che lo studio dell’Istituto Demopolis definisce “astensione revocabile”. Sono milioni di elettori che potrebbero ancora cambiare idea e recarsi alle urne il 4 marzo.

“Si tratta – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – di un target molto importante per i partiti e spesso determinante per l’esito della campagna elettorale, costituito da cittadini oggi del tutto indecisi anche sulla scelta di voto”.

Particolarmente significativo appare il dato sull’astensione tra i più giovani. I dati che emergono dall’indagine Demopolis confermano le preoccupazioni espresse dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Il 47%, quasi 1 giovane su 2, tra quanti hanno meno di 25 anni, appare deciso a non votare alle prossime Elezioni Politiche. La maggioranza assoluta degli intervistati crede che la politica non sia in grado di incidere sulla vita e sul futuro dei giovani nel nostro Paese.

Le promesse elettorali nella percezione dell’opinione pubblica

Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le promesse e gli annunci da parte dei diversi leader politici impegnati nella campagna elettorale in vista del voto del 4 marzo. Il sondaggio, condotto dall’Istituto Demopolis, rivela un diffuso scetticismo in ampi segmenti dell’opinione pubblica.

Un quarto degli italiani le ritiene proposte concrete e fattibili di Governo; il 34% le considera solo promesse elettorali, finalizzate ad incrementare il consenso. Per il 41%, la maggioranza relativa dei cittadini, si tratta invece di annunci interessanti e condivisibili, ma difficilmente realizzabili: dall’aumento delle pensioni minime all’eliminazione del bollo auto, dal reddito di cittadinanza alla Flat tax, dall’abrogazione della Legge Fornero all’introduzione del salario minimo legale.

Sui temi più rilevanti al centro del dibattito politico negli ultimi giorni i cittadini sembrano avere le idee chiare: ammettono di condividere ampia parte delle proposte, riconoscendo però, nel contempo, la loro difficile sostenibilità economica.

Gli italiani e l’Europa

Il nostro Paese ha smesso da tempo di primeggiare per europeismo: poco più di un terzo dei cittadini afferma oggi di avere fiducia nell’Unione Europea. La fiducia – secondo il trend rilevato dall’Istituto Demopolis – si riduce dal 52% del 2006 al 28% del 2016, l’anno della Brexit e dell’elezione di Trump. Per attestarsi oggi, in ripresa, al 34%.

E se si votasse in Italia per un Referendum consultivo sull’UE, analogo a quello del 2016 nel Regno Unito? La risposta è netta: il 73% voterebbe per restare nell’Unione. L’attuale Europa piace poco, ma i cittadini riterrebbero rischioso uscirne, nella convinzione che l’Italia, fuori dall’Unione, sarebbe troppo debole per poter competere da sola sugli scenari mondiali.

L’Istituto Demopolis ha chiesto su quali temi l’Europa dovrebbe impegnarsi con maggiore incisività nell’immediato futuro. L’81% pone al primo posto l’occupazione, auspicando adeguati investimenti per la creazione di posti di lavoro. Al secondo posto, all’80%, la richiesta di una differente gestione da parte di tutti i Paesi membri, dei flussi migratori. Il 53%, infine, sottolinea il problema delle disuguaglianze sociali, cresciute nel nostro Paese in modo significativo negli anni della crisi.

Pubblicato in: Demografia

Germania. Mancano ora 35,000 insegnanti, nel 2025 ne mancheranno 105,000.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-03.

Merkel 998

Il figliol prodigo decise di ritornare a casa non certo perché si fosse pentito: semplicemente provava una terribile fame ed invidiava il pasto che era dato ai porci, ma non a lui. O morire o tornare: alterum non datur.

Tutto nella storia deve percorrere il proprio decorso fino alla fine. La gente non si rende conto dei problemi fino a tanto che questi non la attanagliano. Cercare di spiegarglieli prima è opera di Sisifo: fatica sprecata.

«A new study by the Bertelsmann Stiftung has revealed that elementary schools in Germany are facing a shortfall of 35,000 teachers. By 2025, there will be a need for 105,000 new primary school teachers»

*

«many teachers are reaching retirement age over the next seven years and will have to be replaced»

*

«there’s been a change in Germany’s education policy, with so-called “Ganztagsschulen,” or all-day schools, on the rise. Instead of heading home at around 12 or 1 p.m, students stay in class for a longer time, and additional teachers are needed to fill the gap»

*

«attracting 35,000 additional people is going to be tough.»

* * * * * * * *

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

«Germany will lack millions of skilled workers, technical and medical workers and researchers in the near future»

*

«As a result of demographic change, the labour market situation will considerably worsen over the next 10 to 20 years»

*

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

*

Cerchiamo di ragionare come se i liberal non esistessero.

– Ora, adesso, mancano 35,000 insegnanti, nel 2025 ne mancheranno 105,000, in futuro ancora di più.

– Il numero di studenti è in lieve aumento perché stanno andando alle elementari i figli degli immigrati, che sono prolifici: i bambini tedeschi autoctoni sono in forte calo.

– Il fabbisogno di insegnanti elementari è quasi raddoppiato quando la frequenza alle scuole elementari è passata dalla sola mattina alla giornata completa. Ma questo miglioramento del welfare scolastico non è soltanto un costo aggiuntivo per la pubblica amministrazione: necessita di persone umane che ne diano il contenuto.

– Il nodo reale è che non ci sono giovani a sufficienza. Se è vero che un aumento di stipendio attirerebbe la gente in quel settore, sarebbe altrettanto vero che immediatamente altri settori sarebbero privi di personale.

*

Al sodo.

Le persone non ci sono e quindi non sono trovabili: il solo tedesco fluente sarebbe un deterrente micidiale.

Si possono piangere lacrime di petrolio sintetico ma in Germania i giovani autoctoni sono rarefatti. Niente bambini?dDopo niente giovani. Dopo ancora niente adulti.

Adesso si è al bivio.

– O si dimezza il numero delle ore scolastiche;

– O si escludono dalle elementari gli immigrati, dimezzando così gli studenti.

*

Ma questi sono tapulli.

Una cosa sono i rimedi emergenziali ed un’altra, totalmente differente, quelli che stabilizzano le situazioni sul lungo termine. Troppi si stanno ancora illudendo che la crisi demografica degli autoctoni porti ad un decremento equilibrato della popolazione. Errore grossolano: di prospetta invece una collettività di vecchi senza giovani.

Poi ci sarà, meglio ci sarebbe, da rimpiazzare giudici, funzionari di banca, medici, infermieri, professori universitari, agenti delle tasse, etc. Li rimpiazzeranno con marocchini analfabeti?

Vi fareste operare da un marocchino che mai in vita sua vide un bisturi? Il problema non sarà quando sarete morti stecchiti: sarà l’iter verso la dipartita.


Deutsche Welle. 2018-02-01. Germany facing shortfall of 35,000 primary school teachers: study

Germany’s teacher shortage is set to get much worse by 2025, according to a new study. Career changers who take on teaching without an education background are filling some of the gaps, but more needs to be done.

*

Germany is known for its efficiency and accuracy. Those are good qualities for an excellent school system that produces smart, capable and well-versed students — at least in theory.

In practice, all is not well with German schools.

A new study by the Bertelsmann Stiftung has revealed that elementary schools in Germany are facing a shortfall of 35,000 teachers. By 2025, there will be a need for 105,000 new primary school teachers, but only 70,000 teaching students will finish their education and enter schools in the same time period.

“Such a substantial lack will affect the young students’ achievements,” Ilka Hoffmann, head of the schools department of the German teachers’ union GEW, told DW. “This catastrophe has been building up for years, and now it has really hit us.”

‘We need more teachers now’

The huge teacher shortage is due to several different factors, Bertelsmann researchers found out. For one, many teachers are reaching retirement age over the next seven years and will have to be replaced.

In addition, elementary schools are in need of more instructors because the birth rate has increased in recent years, meaning more kids are entering school.

Lastly, there’s been a change in Germany’s education policy, with so-called “Ganztagsschulen,” or all-day schools, on the rise. Instead of heading home at around 12 or 1 p.m, students stay in class for a longer time, and additional teachers are needed to fill the gap.

“We have far too few new teachers coming into elementary schools to make up for all of these factors,” Dirk Zorn, senior project manager for education at the Bertelsmann Stiftung, told DW. “And giving more college students the opportunity to study education is a long-term option, but becoming a teacher takes seven years and we need more teachers now.”

One possible solution is accepting more career changers — people who have not gone to university to become a teacher, but who have degrees in other subjects and have worked in other professions. Schools are already doing this, but the Bertelsmann experts said it needs to happen more frequently and be better organized.

Currently, there are no nationwide prerequisites or standardized training programs for career changers who want to become teachers. That, Zorn says, needs to change.

Teaching the youngest not an easy task

Experts like Hoffmann of the teachers’ union are calling for intense preparatory programs for new teachers.

“There are very specific demands for those who want to teach elementary school,” said Hoffmann, who was a teacher before she started working at the GEW.

“Career changers need to learn more about developmental psychology, and they need to be better prepared for the diverse groups of kids they’re going to encounter in their classroom. Developmentally, there can be a difference of two to four years between the ‘weakest’ and the ‘strongest’ kids.”

For Robert, a teacher in the German state of Lower Saxony, the transition was smooth. The IT expert, who studied informatics and worked at a research institute, decided to become a teacher when he realized how much he missed tutoring. He has been a full-time math and informatics teacher since the last school year.

“I felt well prepared after I went through the one-and-a-half years of student teaching that the regular education students go through,” Robert told DW. “The supervisor was always there to offer support or answer any questions the career changers had.”

Robert teaches grades five through 12. He believes that coming into elementary school teaching without previous qualifications is harder. And he said that some principals might be less likely to hire career changers.

Experts, on the other hand, point out that now is not the time to turn career changers away. After all, there are 35,000 positions to be filled.

“We need these people, so we can’t say we don’t want them,” said Hoffmann.

Many teachers in elementary schools are likely to welcome career changers, since having fewer teachers on staff usually means kids and adults suffer alike.

“There aren’t enough people at this school, so classes get dropped or teachers have to jump in as substitutes instead of working more closely with some of their own students,” Christin, a fourth-grade teacher from the northern German city of Bremen, told DW. “If they have worked educationally in some capacity before, I’m totally fine with career-changers.”

In the long run, experts say, the job needs to be made more appealing. One step to do that is to increase the pay — elementary school teachers get paid less than their colleagues in middle and high school, even though their work is just as demanding.

“There’s always paperwork or class prep on nights and weekends,” said Christin. “I consciously set aside one day a week, but with everything there is to do, you could actually work 24/7.”

Education experts say the pay needs to be on par with that level of commitment. Otherwise, attracting 35,000 additional people is going to be tough.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Europa. Italia. Condanna a morte passata in giudicato.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-29.

 Neonato 001

Questo articolo tratta un tema aborrito dai liberal e dai socialisti ideologici. Per di più è scritto con una terminologia aliena dal politicamente corretto ed è corroborato da dati numerici inappugnabili. Gli idiosincrasici si astengano dalla lettura.

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Il discorso tenuto dal Presidente Trump in occasione della Marcia Pro – Life di Washington ha suscitato un prevedibile coro di ingiuriosi epiteti. Gli diamo atto di aver dimostrato un coraggio del tutto fuori la norma.

«We have tens of thousands of people watching us right down the road — tens of thousands.  So I congratulate you.  And at least we picked a beautiful day.  You can’t get a more beautiful day.»

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«Today, I’m honored and really proud to be the first President to stand with you here at the White House to address the 45th March for Life.  That’s very, very special — 45th March for Life»

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«Today, tens of thousands of families, students, and patriots — and, really, just great citizens — gather here in our nation’s capital.  You come from many backgrounds, many places.  But you all come for one beautiful cause: to build a society where life is celebrated, protected, and cherished.»

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«The March for Life is a movement born out of love.  You love your families, you love your neighbors, you love our nation, and you love every child, born and unborn, because you believe that every life is sacred, that every child is a precious gift from God»

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«Because of you, tens of thousands of Americans have been born and reached their full, God-given potential — because of you.»

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«As you all know, Roe vs. Wade has resulted in some of the most permissive abortion laws anywhere in the world.  For example, in the United States, it’s one of only seven countries to allow elective late-term abortions, along with China, North Korea, and others.»

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«Americans are more and more pro-life. You see that all the time.  In fact, only 12 percent of Americans support abortion on demand at any time.»

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In Occidente la Weltanschauung liberal e socialista ideologica ha demolito nel corso di decenni l’istituto giuridico del matrimonio, riducendolo al rango di coabitazione pro tempore, ne ha facilitato e favorito la disgregazione eliminando il reato di abbandono del tetto coniugale, ha reso eventi automatici separazioni e divorzio.

Un gran colpo è stato poi inferto dal femminismo nel momento in cui patrocina l’ideologia di una femmina che si realizza esclusivamente nel lavoro, avendo in uggia famiglia e prole. Il discrimine consta nel termine “esclusivamente”.

Come ciliegina sulla torta è stato introdotto l’uso dell’aborto quale mezzo di controllo delle nascite. Non solo è stato legalizzato un omicidio volontario, ma è stato reso atto amministrativo la cui decisione spetta esclusivamente alla femmina, come se il maschio non fosse intervenuto a determinare la gravidanza. Tutto ciò è infine stato denominato “diritto fondamentale delle femmine“: le femmine hanno ottenuto il diritto di assassinare il feto che portano in grembo. Concetto invero molto strano di diritto, cui tra l’altro non corrisponde dovere alcuno. Etica e morale non sono oggetto di approvazione a maggioranza. Con lo stesso identico metro furono varate le leggi razziali: varia soltanto l’oggetto da mettere a morte.

È stato un peana alla sterilità della mente, del cuore e dell’utero.

Il risultato è semplice.

Nel volgere di alcuni decenni oltre sessanta milione di feti sono stati uccisi: legalmente, ma altrettanto legalmente, obbedendo a leggi ed ordini, gli Ebrei erano soppressi nelle camere a gas.

* * * * * * *

I risultati sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere.

In Occidente, specie l’Europa, la stirpe autoctona sta andando verso la estinzione per carenza di nascite.

Il tasso di fertilità totale è 1.87 negli Stati Uniti, 1.50 in Spagna, 1.47 in Austria, 1.45 in Germania, 1.44 in Italia, 1.19 ad Hong Kong, e 0.83 a Singapore. Si noti però che il tasso di fertilità totale inerisce l’intera popolazione: nei paesi occidentali tale dato dovrebbe essere ridotto del 25% circa per ottenere il tasso di fertilità delle femmine autoctone.

*

Gli uffici di statistica europei si sono dati un gran bel da fare per inghirlandare questi dati. Istat per esempio, assume che ogni anno entrino in Italia circa 500,000 immigrati, così la curva attesa della popolazione nel tempo resta quasi costante.

Ma adesso che l’immigrazione sta andando ad esaurimento i nodi arrivano al pettine.

«the Italian government and Eurostat expect that by 2080 there will be 53 to 60 million inhabitants in Italy. This can only be true if the indigenous population is replenished with 25 to 30 million first-generation migrants and their offspring from Africa or Asia.»

*

«This can only be true if the indigenous population is replenished with 25 to 30 million first-generation migrants and their offspring from Africa or Asia»

*

«the Italians will be a minority by 2080»

* * * * * * *

Il problema non è soltanto etico e morale.

Confindustria bavarese ha recentemente rilasciato un report corredato da dati severi:

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Gli industriali tedeschi hanno dovuto ammettere l’impossibilità di rimpiazzare con un immigrato illetterato professori di scuola inferiore ed universitari, giudici, dipendenti di banca ed istituti finanziari, nonché militari.

«Unsere aktuelle Studie Arbeitslandschaft 2040 zeigt: die Fachkräftesicherung bleibt eine zentrale Herausforderung für unser Land. …. Wenn die Unternehmen ihren Personalbedarf nicht decken können, leidet die Wettbewerbsfähigkeit und in der Konsequenz die Wirtschaftskraft Deutschlands …. «Für das Jahr 2040 wird immer noch einen Fachkräftelücke in Höhe von 3,9 Millionen Arbeitskräften erwartet».

Sull’argomento è intervenuto anche Herr Weidmann, Governatore di Bundesbank.

Deutsche Bundesbank. Si moltiplicano i segnali di un disastro annunciato.

«The population in Germany will age in the coming years and fall significantly in the future …. This will also have an impact on the labour market …. the number of people of working age, ie between the ages of 15 and 74, will drop by nearly 2.5 million by 2025 …. the share of the population made up by older people aged between 55 and 74 will increase by 7 percentage points to roughly 40%»

*

«Al 2025, essendo andata in pensione la classe del baby-boom, serviranno circa 900,000 insegnati nelle scuole, 600,000 burocrati dell’amministrazione pubblica, 130,000 addetti alle banche ed alla gestione finanziaria.»

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Di fronte a questi dati un gran numero di persone fa le spallucce e replica che sono per loro in non cale: tanto muoiono prima e non hanno prole, sono sterili.

Molte altre persone proclamano smargiassate, salvo poi doversi ricredere quando finiscono in un gerontocomio, sempre che ne abbiano i mezzi per permetterselo: ben difficilmente le rette sono inferiori 2,400 euro mensili, quasi trentamila euro l’anno. Quante illusione infrante quando ho portato persone in visita ai gerontocomi! Il personale ti cura “amorevolmente” fino a tanto che non è stato nominato l’amministratore di sostegno: poi inizia sulla terra l’inferno.

Gerontocomi: realtà che nessuno vorrebbe vedere e che si illude che non esistano.

Un’altra quota di persone conclude dicendo che solo l’eutanasia economica sarà un rimedio. Sicuramente le persone la mano delle quali non ha tremato nell’uccidere il proprio figlio non ha certo timore di suicidarsi. Ma questo è un rimedio personale, non certo collettivo.

Infine, ben pochi si rendono conto che se il futuro riserva un cospicuo ridimensionamento della numerosità della popolazione, gli effetti negativi si faranno sentire ben presto. Ne risulterà infatti alterato il fisiologico rapporto tra giovani e vecchi. I vecchi non possono accudire i vecchi: sono i giovani gli unici che possono accudir loro. Senza giovani, i vecchi muoiono di inedia.

Si pensi allora a quale razza di mondo lasciamo in eredità ai nostri giovani e poi meditiamo un po’ se non ce lo siamo meritati. Nella vita tantum dabis, tantum dabo.

In Germania ad oggi circa sette milioni e mezzo di giovani lavorano con contratti di Miniarbeit: ci si illude che muoiano dal desiderio di accudire i vecchi?

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L’unico modo per uscire da questa cultura della morte è riprendere a fare figli.

Abrogare tutte le leggi che hanno distrutto l’istituto familiare è sicuramente un primo buon passo.

Introdurre un sistema stipendiale che reintroduca gli assegni familiari commensurati alla numerosità della prole sarebbe iniziativa meritoria.

Ma il problema non si estingue nel mero computo economico: è necessaria una mutazione di mentalità.

Deve morire questa Weltanschauung della morte.

Ed in questo una legge di tassazione su celibi e nubili potrebbe essere già un buon incentivo.


Zero Hedge. 2018-01-19. The Incredible Shrinking Population: By 2080, Italians Will Be A Minority In Their Own Nation

Though the official data shows that Italy’s population was growing until 2015 and according to a Eurostat projection it will stabilize within the next decades, the number of indigenous citizens is shrinking with an astonishing pace: every year by a quarter of a million, and this decline will accelerate. That means that the projected demographic growth can only be achieved by mass migration from Africa and Central Asia. Currently most migrants in Italy are from Romania but that number is declining rapidly. There will be less and less migration from other European countries because all European nations are in a dramatic demographic decline and because due to the prolonged Italian economic crisis the country is not a prime destination for people from other European states.

If the official Eurostat forecast is correct, then within 60 years or, taking into consideration the current pace of migration even sooner, 50% of Italy’s inhabitants will be of African or Asian descent. The figures found by our demographic-research team are by far not unique and government statisticians have the same numbers. Not only are the Italian and European authorities fully aware of this, but they seem to be executing a re-population program on such a monumental scale that will dwarf the Swedish mass migration experiment.

The Italian fertility rate (of indigenous and naturalized female citizens), i.e. the number of children per woman, is 1.34, which is far below the replacement level of 2.1. Much the same is true of the whole European continent. In this respect Europe resembles Japan. The difference is that while the Japanese authorities expect the country’s population to decline by a stunning 60% by the end of this century, the European governments predict a population growth. Why is that so? The answer is simple. The European leaders have opted for replenishing their nations with migrants whereas their Japanese counterparts have not. The Tokyo authorities refuse to replace their people with aliens, knowing full well that in the long run such a step would mean that Japan will only continue to exist in name.

To get a better understanding of the demographic development in Europe, the Gefira team has developed software for population simulation, called Cerberus 2.0. The program is fed with millions of records provided by Eurostat and National Statistic Agencies of different European member-states. For Italy, Cerberus 2.0 began its simulation with the 1985 population level, which is the first year for which a complete database concerning death and fertility rates is available. To calculate the population of the subsequent years, Cerberus 2.0 increased the age of all groups. The program uses the age-specific fertility and death rates for each year. The number of newborns can be calculated from the age-specific fertility rate multiplied by the number of women in each year. The program can determine very precisely how many newborns there are and how many people die in each age-group. Demographic prediction without migration is the most precise forecast and leaves us with little uncertainty about the plight of the Italian nation.

Starting with the year 1985, Cerberus 2.0 calculated that in 2016 Italy should have numbered 55 million people. Yet, according to Istat, the Italian National Institute of Statistics, there were 60 million inhabitants, which means that 5 million of them were immigrants. This fact was both admitted by Istat and predicted by our software.

For the predictions after 2016 Cerberus 2.0 uses the fertility and death rates from 2016. This simulation gives a very accurate estimation of the future Italian population.

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Without a drastic change in the attitude to family life and reproduction in Western society, the fertility rates of native Europeans will not increase. A relative high number of children per family in some European countries are due to (especially) first generation immigrants. For example the overall (indigenous and immigrant) fertility rate in the Netherlands is 1.67 while the fertility rate of the women born in the Netherlands is a meager 1.5.

Life expectancy will not change significantly the overall demographic picture. The death rate for the cohort of people aged up to 65 in Western countries is so low that improvements in this respect are hardly possible. Life expectancy of seniors can increase a little, but that will not affect the growth of a population in any significant way. Fertility generally ends at the age of 55. Demographers know precisely the future of the western native populations, and yet there is little or no academic debate about their looming extinction.

There is a large group of social scientists who cling to the belief (and that’s the right word for it) that migrants from Morocco, Congo or Zimbabwe will absorb the Italian culture and blend into the Italian nation. The common reply to critics of immigration policies is that ”problems will disappear after the second generation” or that ”it will be like the US” where there are Italian-Americans, Chinese-Americans, African-Americans and so on. In other words, within one or two generations the new black Italians will behave as Italians, and no difference will be noticeable apart from their dark skin colour. A different opinion, based on tangible evidence, is deemed racist and treated accordingly. The discussion in “polite society” is focused on the size and speed of migration and the integration of the arrivals. Like it was in Galileo’s days, the believers have the upper hand over those who adduce observation and facts. The future US is not going to resemble the past US: the present US is already in the process of change. And yet, problems do not ”disappear after two generations”. France, which now has the third generation of third-world immigrants, faced ethnic riots over a decade ago, with the then President Sarkozy labeling the North African rioters ”scum”. Such conflicts can never be ironed out. Cultural clashes between Catholics and Protestant migrant communities in the US weren’t uncommon, yes, but they never evolved into the regular outbreaks of Islamic terrorism we are seeing in Europe today. Immigrants to the US were also never expected to benefit from a developed welfare system equivalent to the ones we have in Europe nowadays Mark Faber, a Swiss investor, was removed from many public functions for his remark that if Africans had founded America, the USA would look like Africa. While this seems a truism for ordinary people, the investor was forced to apologise by the politically correct community, high minded academics and journalists. Any person who believes mass migration from Africa will change the face and soul of the nation is labeled a racist.

With zero immigration and the current birth rate Cerberus 2.0 predicts that in 2080 the Italian population will be reduced to about 27 million people and in 2100 it will be further reduced by 60% to 20 million, which is the same result as the Japanese statisticians predict for Japan. Surely, the renowned economists, policymakers, and trend forecasters are aware of such a drastic change in Western societies or are they?

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Despite these data, the Italian government and Eurostat expect that by 2080 there will be 53 to 60 million inhabitants in Italy. This can only be true if the indigenous population is replenished with 25 to 30 million first-generation migrants and their offspring from Africa or Asia. Even if migration does not accelerate, the Italians will be a minority by 2080. If we consider the migration rate of the last five years, this can happen even sooner.While the general public is unaware of its fate, top policy-makers know the numbers. German, Spanish, Norwegian, Irish and Dutch NGOs as well as the European Navy have ferried a shocking 600 thousand non-Western migrants from Libya to Italy since 2014. This has been done with the full complicity of the current Italian authorities. The grand replacement is no accident nor is it intended to be stopped. It is a well designed, devious program without the European natives having a say.

 


The White House. 2018-01-19. Remarks by President Trump to March for Life Participants and Pro-Life Leaders

THE PRESIDENT:  Thank you very much.  That’s so nice.  Sit, please.  We have tens of thousands of people watching us right down the road — tens of thousands.  So I congratulate you.  And at least we picked a beautiful day.  You can’t get a more beautiful day.

I want to thank our Vice President, Mike Pence, for that wonderful introduction.  I also want to thank you and Karen for being true champions for life.  Thank you, and thank Karen.  (Applause.)

Today, I’m honored and really proud to be the first President to stand with you here at the White House to address the 45th March for Life.  That’s very, very special — 45th March for Life.  (Applause.)

And this is a truly remarkable group.  Today, tens of thousands of families, students, and patriots — and, really, just great citizens — gather here in our nation’s capital.  You come from many backgrounds, many places.  But you all come for one beautiful cause: to build a society where life is celebrated, protected, and cherished.

The March for Life is a movement born out of love.  You love your families, you love your neighbors, you love our nation, and you love every child, born and unborn, because you believe that every life is sacred, that every child is a precious gift from God.  (Applause.)

We know that life is the greatest miracle of all.  We see it in the eyes of every new mother who cradles that wonderful, innocent, and glorious newborn child in her loving arms.

I want to thank every person here today and all across our country who works with such big hearts and tireless devotion to make sure that parents have the care and support they need to choose life.  Because of you, tens of thousands of Americans have been born and reached their full, God-given potential — because of you.

You’re living witnesses of this year’s March for Life theme.  And that theme is: Love saves lives.  (Applause.)

As you all know, Roe vs. Wade has resulted in some of the most permissive abortion laws anywhere in the world.  For example, in the United States, it’s one of only seven countries to allow elective late-term abortions, along with China, North Korea, and others.

Right now, in a number of states, the laws allow a baby to be born [torn] from his or her mother’s womb in the ninth month. It is wrong; it has to change.

Americans are more and more pro-life.  You see that all the time.  In fact, only 12 percent of Americans support abortion on demand at any time.

Under my administration, we will always defend the very first right in the Declaration of Independence, and that is the right to life.  (Applause.)

Tomorrow will mark exactly one year since I took the oath of office.  And I will say, our country is doing really well.  Our economy is perhaps the best it’s ever been.  You look at the job numbers; you look at the companies pouring back into our country; you look at the stock market at an all-time high; unemployment, 17-year low.

Unemployment for African American workers, at the lowest mark in the history of our country.  Unemployment for Hispanic, at a record low in history.  Unemployment for women, think of this, at an 18-year low.  We’re really proud of what we’re doing.

And during my first week in office, I reinstated a policy first put in place by President Ronald Reagan, the Mexico City policy.  (Applause.)

I strongly supported the House of Representative’s Pain-Capable bill, which would end painful, late-term abortions nationwide.   And I call upon the Senate to pass this important law and send it to my desk for signing.  (Applause.)

On the National Day of Prayer, I signed an executive order to protect religious liberty.  (Applause.)  Very proud of that.

Today, I’m announcing that we have just issued a new proposal to protect conscience rights and religious freedoms of doctors, nurses, and other medical professionals.  So important.  (Applause.)

I have also just reversed the previous administration’s policy that restricted states’ efforts to direct Medicaid funding away from abortion facilities that violate the law.  (Applause.)

We are protecting the sanctity of life and the family as the foundation of our society.  But this movement can only succeed with the heart and the soul and the prayer of the people.

Here with us today is Marianne Donadio from Greensboro, North Carolina.  Where is Marianne?  Hello.  Come on up here, Marianne.  Come.  (Applause.)  Nice to see you, Marianne.

Marianne was 17 when she found out she was pregnant.  At first, she felt like she had no place to turn.  But when she told her parents, they responded with total love, total affection, total support.  Great parents?  Great?

DONADIO:  Wonderful parents, yes.

THE PRESIDENT:  I thought you were going to say that.  I had to be careful.  (Laughter.)

Marianne bravely chose life and soon gave birth to her son.  She named him Benedict, which means blessing.

Marianne was so grateful for her parents’ love and support that she felt called to serve those who were not as fortunate as her.  She joined with others in her community to start a maternity home to care for homeless women who were pregnant.  That’s great.  They named it “Room at the Inn.”

Today, Marianne and her husband, Don, are the parents of six beautiful children, and her eldest son Benedict and her daughter Maria join us here today.  Where are they?  (Applause.)  Come on over.  How are you?  That’s great.

Over the last 15 years, Room at the Inn has provided housing, childcare, counseling, education, and job training to more than 400 women.  Even more importantly, it has given them hope.  It has shown each woman that she is not forgotten, that she is not alone, and that she really now has a whole family of people who will help her succeed.

That hope is the true gift of this incredible movement that brings us together today.  It is the gift of friendship, the gift of mentorship, and the gift of encouragement, love, and support.  Those are beautiful words, and those are beautiful gifts.  And most importantly of all, it is the gift of life itself.

That is why we march.  That is why we pray.  And that is why we declare that America’s future will be filled with goodness, peace, joy, dignity, and life for every child of God.

Thank you to the March for Life — special, special people.  And we are with you all the way.  May God bless you and may God bless America.  Thank you.  Thank you.  Thank you very much.

Pubblicato in: Demografia, Politica Mondiale

Giappone. Domani elezioni anticipate. Abe favorito.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-21.

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«new polling shows Prime Minister Shinzo Abe’s ruling coalition on track to win around 300 of the 465 seats in the Diet’s lower house»

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«But The Nikkei Inc. survey indicates that some uncertainty remains on the eve of the Japanese election, with 23% of the 289 single-seat constituencies and 16% of the 176 proportional-representation seats still considered close races»

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«finds 207 single-seat districts and 55 proportional-representation seats leaning toward or strongly favoring Abe’s ruling Liberal Democratic Party»

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«The poll suggests the coalition may capture 63.9% of the chamber, down from 68.2% before the election»

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«This would leave it just short of the 310 seats — a two-thirds supermajority — needed to advance Abe’s goal of revising Japan’s pacifist constitution to formally acknowledge the role of the country’s Self-Defense Forces»

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Il Giappone ha molti severi problemi, alcuni dei quali sono stati solamente adombrati in campagna elettorale, secondo l ostile orientale.

Sono però problemi la risoluzione dei quali richiederebbe maggioranze sopra i 310 deputati, perché le decisioni in merito richiederebbero maggioranze qualificate.

Un primo grande problema è costituito dalla difesa dello stato. Il Giappone ha forze armate del tutto inadeguate e non dispone di armamento atomico per costituzione. Ma ciò che poteva avere un senso settanta anni fa sembrerebbe non averlo più ora. La Cina è emersa come superpotenza economica e militare. Essa non costituisce una minaccia al Giappone, però c’è, e quindi un nuovo equilibrio di forze sarebbe auspicabile. Poi, sicuramente il Giappone è protetto da trattati militari, ma tutti sappiamo come i trattati siano pezzi di carta che hanno valore solo se sostenuti da un forte esercito.

Un secondo grande problema è costituito da un debito pubblico straripante, che tutti si affannano a ripetere che sia utile e benefico, ma che nei fatti pesa come un macigno. È innegabile quanto questo aspetto possa condizionare un riarmamento giapponese.

Un terzo grande problema è quello demografico. A fronte di una mortalità del 9.6 per mille, si evidenzia un tasso di natalità del 7.8 per mille. Il tasso di fertilità si attesta a 1.41, mentre l’attesa di vita sfiora gli 83.84 anni. Il saldo è quindi negativo. Più ancora che il futuro calo della popolazione, interessa lo squilibrio tra anziani e giovani, essendo questi ultimi coloro che alla fine pagano le pensioni. Ma senza giovani è impossibile costituire un esercito.

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Il Giappone è un paese di vecchi: il 27.28% della popolazione è over 65. Sarà ben difficile che riesca a riprendersi.


Nikkei Asian Review. 2017-10-21. Abe’s coalition seen near supermajority in Japan election poll

TOKYO — As the campaign for Sunday’s general election enters its final stretch, new polling shows Prime Minister Shinzo Abe’s ruling coalition on track to win around 300 of the 465 seats in the Diet’s lower house, while Tokyo Gov. Yuriko Koike’s upstart Party of Hope has lost much of its initial momentum.

But The Nikkei Inc. survey indicates that some uncertainty remains on the eve of the Japanese election, with 23% of the 289 single-seat constituencies and 16% of the 176 proportional-representation seats still considered close races.

LDP firmly in front

The poll, conducted Tuesday through Thursday, finds 207 single-seat districts and 55 proportional-representation seats leaning toward or strongly favoring Abe’s ruling Liberal Democratic Party, roughly the same as in an Oct. 10-11 poll conducted as campaigning officially began. The party held 290 seats before Abe dissolved the lower house in September for the snap election.

Junior coalition partner Komeito looks to reach 35 seats, up one from the earlier survey and an increase of one seat from the party’s previous standing in the lower house.

The poll suggests the coalition may capture 63.9% of the chamber, down from 68.2% before the election. This would leave it just short of the 310 seats — a two-thirds supermajority — needed to advance Abe’s goal of revising Japan’s pacifist constitution to formally acknowledge the role of the country’s Self-Defense Forces. The coalition would be forced to seek opposition support, and how that proceeds would depend on which party gains the upper hand in the opposition.

The Party of Hope — or Kibo no To — which picked up many candidates from the former Democratic Party in an effective merger, was favored in the earlier poll to lead the opposition, with 69 seats. But the party has failed to gain widespread support, owing partly to Koike’s comments about “excluding” Democratic lawmakers deemed too liberal. The governor acknowledged in a news conference Thursday that her phrasing “may have been harsh.” The latest survey shows her party winning just 55 seats — fewer than its individual members held before the election.

The left-leaning Constitutional Democratic Party, which includes many of those former Democrats left out by the Party of Hope, is rapidly catching up. The party’s projected seat total has risen from 45 to 54 as it attracts more of the opposition interest away from the Party of Hope. The Constitutional Democrats, headed by Yukio Edano — who served as chief cabinet secretary in a former Democratic Party of Japan government, could become the second-largest party in the lower house.

The Japanese Communist Party looks set to lose three seats, bringing its total to 18, while the Japan Innovation Party would drop from 14 to 10 amid struggles in its main support base of Osaka.

Independents are expected to take 30 seats, up from 28 in the earlier poll. The gains likely owe to growing support for former Democrats who chose not to join the Party of Hope.

Koike’s Party of Hope sheds support as liberal rivals gain ground: Nikkei survey

The poll was conducted by Nikkei Research via random-digit dialing. Roughly 45,000 eligible voters participated for a response rate of 60.1%.

Hope fades as forsaken liberals rise

The survey results suggest that the opposition’s failure to present a united front against the ruling coalition has hit the Party of Hope hardest. The LDP has pulled well ahead of the party in 13 districts previously considered battlegrounds, nearly all of which had at least two opposition candidates splitting the anti-Abe vote.

The upstart party is foundering even in Tokyo, where Koike’s local party Tomin First no Kai trounced the LDP in the July metropolitan assembly election. The Party of Hope is not strongly favored to win in any of the capital’s 25 single-seat districts, and it is seen as having the upper hand in only two. The governor’s association with the party does not seem to be drawing unaffiliated voters as hoped.

The rise of the Constitutional Democrats is causing problems for the Party of Hope as well. In Tokyo’s 10th district, once represented by Koike herself in the lower house, support for the Party of Hope candidate slumped by 9 points between the two polls, with the LDP and Constitutional Democratic contenders competing for those votes.

Koike circulated a manifesto to her party’s candidates Thursday casting the Party of Hope as a healthy, “reformist conservative” alternative to an LDP focused on protecting its own interests and a Constitutional Democratic Party veering steadily to the left.

A survey of party support showed the LDP leading with 38%, followed by the Constitutional Democrats at 15%, the Party of Hope at 10% and Komeito and the Communist Party tied at 5%. Yet despite the ruling party’s commanding lead, 47% of respondents disapproved of the current cabinet while only 38% approved.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Finlandia. Tanto per mettere un dito nell’occhio a liberal e socialisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-05.

Buchmalerei im Codex Buranus. Das Schicksalsrad

Buchmalerei im Codex Buranus: Das Schicksalsrad.


O Fortuna / velut luna

statu variabilis, /

semper crescis / aut decrescis;

vita detestabilis / nunc obdurat

et tunc curat / ludo mentis aciem,

egestatem, / potestatem

dissolvit ut glaciem.


La Finlandia ha 5,489,322 abitanti. Se il pil nominale procapite ammonta a 45,635 Usd, il pil ppa procapite è invece 35,771 Usd, causa un elevato costo della vita.

Wikipedia riporta un tasso di fecondità di 1.9, verosimilmente grossolano errore di battuta: il tasso di fertilità appurato dall’Istituto Centrale di Statistica finlandese è 1,57.

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Statistics Finland è istituto molto serio e puntiglioso nella descrizione dei metodi usati e nelle definizioni date.

Births.

«The statistics on births contain all the children whose mother was permanently resident in Finland at the time of their birth. The statistics contain data on the child, mother and the mother’s spouse. ….

A child is recorded in statistics as having been born in Finland if the mother is registered as permanently resident in Finland at the time of the birth even if she were abroad at that time. ….

The variables included in the statistics on births include gender and whether the child was born in a currently valid marriage or outside marriage, month of birth, municipality of birth, country of birth, nationality and language»

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Fall in the number of births even steeper

«According to Statistics Finland’s data on population changes, 52,814 children were born in 2016. The number of births has now decreased for the sixth year in succession. The number of births was 2,658 children, i.e. 4.8 per cent fewer than in 2015. This yearly decrease is the highest since the beginning of the 1970s, when measured in relative terms.»

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Death.

«In 2016, a total of 53,923 persons died, which is the largest number since 1944. The previous record year after the 1940s was 2015, from which the number of deaths now grew by another 1,431. Altogether, 501 more women and 930 more men died than in 2015»

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«The Finnish birth rate is just 1.57 children per woman, the lowest since the great famine of 1868.»

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«just as in Bernie Madoff’s get-rich-quick scheme, paying benefits to today’s investors (i.e., taxpayers) requires finding new suckers tomorrow»

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«the retirement system is every bit as much of a Ponzi scheme»

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«The Finnish welfare state, like many of those in the West, was primarily erected during the post-World War II baby boom, when the number of people dependent on the government was few and dozens of future taxpayers were being born every day»

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«Today, with the Nordic countries’ lowest ratio of youths to the working-age population and highest rate of old-age dependency»

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«Finland is discovering the truth in Margaret Thatcher’s assertion that socialists “always run out of other people’s money.”»

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«living at others’ expense»

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«The healthcare system is severely inefficient and costly, and stands in the way of normal people’s access to the truly great medical care provided by the private sector. The public education is also very costly and constantly short of money …. The idea of everyone’s right to a university degree has resulted in a very high number of university graduates, but their degrees are often of no value on the job market …. »

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«The national debt has already reached alarming levels»

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Ma il problema non si ferma mica qui.

Come dopo le elezioni tedesche non si trova manco un cane rognoso che ammetta di aver votato socialista, così anche Antti Rinne, boss del partito socialdemocratico è caduto sulla via di Damasco, voltando gabbana alla velocità della luce.

Leggete un po’ qua.

«Antti Rinne, the chairperson of the Social Democratic Party, has caused a ruckus by encouraging Finns to reproduce.»

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«This is a very serious issue. No nation can develop itself unless there are new generations to secure its future»

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«Rinne’s comments stirred up controversy on social media and apparent unease among his party comrades due to his rather questionable choice of words»

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«Rinne argued that the historically low birth rate necessitates the adoption of a comprehensive strategy on family policy. The baby boomers, he reminded, were encouraged to reproduce with the slogan “fourth one for the homeland”»

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«Jiska Gröhn, the chairperson of the Christian Democratic Youth of Finland, contrastively lauded the opposition leader for his efforts to encourage discussion on an important issue»

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«The next generation always pays the pensions of the previous one. Who will pay your pension?»

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«reforming the family leave system»

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I socialdemocratici finlandesi sono sempre stati sostenitori accesi del controllo delle nascite e dell’aborto. Sono stati causa efficiente dello smantellamento dell’istituto familiare, con separazione e divorzio quali atti dovuti a sola richiesta di parte. Femmine esclusivamente in carriera: doppio petto gessato, ottantesimo piano di un grattacielo, tre milioni al mese di stipendio. Famiglia e figli pesi orrifici da evitarsi come la peste.

E moh, Antti Rinne sembrerebbe aver mutato idea in modo radicale.

Vatti a fidare del socialisti ideologici: presi a cannonate si convertono. Dicono di essersi convertiti. Basta pillola contraccettiva, basta pilloa del giorno dopo, basta spirale uterina, basta aborto, diritto di famiglia ripristinato. Non li si riconosce più.

Non fan più quei bei socialisti di una volta. Ma noi abbiamo memoria buona: molto buona.


New American. 2017-09-23. Baby Bust Threatens Finland’s Already Precarious Welfare State

Finland, once proclaimed the best country in the world by Newsweek because of its lavish welfare state, is now facing the same crisis besetting all other welfare states: too many tax-eaters and too few taxpayers.

According to Bloomberg, the root of the problem is that Finns aren’t procreating enough. The Finnish birth rate is just 1.57 children per woman, the lowest since the great famine of 1868. It needs to be at least two per woman to keep the welfare state afloat, Aktia Bank chief economist Heidi Schauman told Bloomberg. “We have a large public sector and the system needs taxpayers in the future,” she explained.

In other words, just as in Bernie Madoff’s get-rich-quick scheme, paying benefits to today’s investors (i.e., taxpayers) requires finding new suckers tomorrow.

The Finnish welfare state, like many of those in the West, was primarily erected during the post-World War II baby boom, when the number of people dependent on the government was few and dozens of future taxpayers were being born every day. Also like most welfare states, it started out small and grew to offer greater benefits to ever more beneficiaries over time. Bloomberg mentions the country’s “famous baby-boxes,” which started out as simple care packages for the poor but eventually came to “include all sorts of goodies” and were distributed to all families, regardless of income.

Today, with the Nordic countries’ lowest ratio of youths to the working-age population and highest rate of old-age dependency, Finland is discovering the truth in Margaret Thatcher’s assertion that socialists “always run out of other people’s money.” It is also learning that massive welfare states, contrary to progressives’ pie-in-the-sky pronouncements, invariably mean lower standards of living for everyone: The European Commission expects Finland’s annual economic growth to peak at 1.9 percent in 2035, then fall to 1.5 percent, where it will remain for a decade.

Bloomberg, which finds the current birthrate “surprisingly low … given the efforts made by the state to support parenthood” — doesn’t every government program produce the opposite of its stated intentions? — suggests that the solution to Finland’s crisis is still more government intervention. Schauman herself argued that “what Finland really needs is a political program that treasures the family and increases the value of parenthood.”

But what if the problem isn’t too few babies but too many government dependents? After all, even if Finland were somehow to discover a couple million new taxpayers tomorrow — the country’s population is about 5.5 million — that would only put off the day of reckoning until those people either died or dropped out of the workforce in favor of living at others’ expense.

No, the real problem with Finland’s welfare state is spending, as Finnish tax adviser Kaj Grussner explained in a 2010 article:

«The Finnish welfare state comes at a price we can’t afford. The healthcare system is severely inefficient and costly, and stands in the way of normal people’s access to the truly great medical care provided by the private sector. The public education is also very costly and constantly short of money. Textbooks are passed on from generation to generation, everybody learning the same fallacies as the ones before them, provided that books are even readable.

The idea of everyone’s right to a university degree has resulted in a very high number of university graduates, but their degrees are often of no value on the job market. Due to high taxes and both the legal and financial risks of employing people, an 8 percent unemployment rate is considered normal. And did I mention that the retirement system is every bit as much of a Ponzi scheme as the US Social Security system, and is on the verge of collapse?

The national debt has already reached alarming levels…. Bankruptcy will come unless significant changes are made.»

Those “significant changes” most emphatically do not include more government programs aimed at encouraging procreation or exhortations that reproduction is a patriotic duty. Instead, they entail slashing spending and taxes; getting the government out of education, healthcare, and other sectors; and letting Finns decide for themselves how many children to have. That way leads to liberty and prosperity. Finland’s present course is, unfortunately, the road to serfdom.

Bloomberg. 2017-09-23. Finland’s Welfare State Has a Massive Baby Problem

The number of newborns has fallen to its lowest level in 148 years.

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You know you’ve got a problem when even the best don’t have the solution.

Finland, a first-rate place in which to be a mother, has registered the lowest number of newborns in nearly 150 years. The birth rate has been falling steadily since the start of the decade, and there’s little to suggest a reversal in the trend. 

Demographics are a concern across the developed world, of course. But they are particularly problematic for countries with a generous welfare state, since they endanger its long-term survival.

For Heidi Schauman, the statistics are “frightening.”

“They show how fast our society is changing, and we don’t have solutions ready to stop the development,” the Aktia Bank chief economist said in a telephone interview in Helsinki. “We have a large public sector and the system needs taxpayers in the future.”

To do that, the fertility rate should equal two per woman, Schauman says. It was projected at 1.57 in 2016, according to Statistics Finland.

That’s a surprisingly low level, given the efforts made by the state to support parenthood.

Perhaps nothing illustrates those better than Finland’s famous baby-boxes. Introduced in 1937, containers full of baby clothes and care products are delivered to expectant mothers, with the cardboard boxes doubling up as a makeshift cot. The idea behind the maternity packages was prompted by concerns over high infant mortality rates in low-income families. The starter kits were eventually extended to all families.

Offering generous parental leave and one of the best education system in the world doesn’t seem to be working either. According to the OECD, Finland already has the lowest ratio of youths to the working-age population in the Nordics.

The situation is only likely to get worse, according to OECD projections.

The European Commission says demographic factors are limiting Finland’s economic growth potential, which is estimated to peak at 1.9 percent in 2035 and flatten at 1.5 percent between 2050 and 2060.

What to do?

Reversing the modern idea that it’s ok not to have kids is impracticable. Opening the doors to immigrants is a political no-go area (Prime Minister Juha Sipila’s center-right government relies on the support of nationalist lawmakers). The leader of the opposition Social Democrats, Antti Rinne, caused a stir in August when he urged women to fulfill their patriotic duty and have more babies.

The government has been working with employers and trade unions to boost gender equality by making parental leave more flexible and the benefits system simpler. The reforms are expected to come into force in 2019.

Schauman believes that won’t be enough.

“The discussion has revolved around gender equality and the employment of women, with the issue of natality sent to the background,” she said. What Finland really needs is a political program that treasures the family and increases the value of parenthood, the economist argued.

The baby boxes that are delivered to expectant mothers contain all sorts of goodies. They include bodysuits, leggings, mittens, bra pads, talcum powder, lubricant, a hairbrush and a bath thermometer.

One suggestion is to leave out the condoms.

Helsinki Times. 2017-09-23. Rinne provokes controversy by encouraging Finns to reproduce

The Social Democratic Party’s chairperson, Antti Rinne (left), and two deputy chairpersons, Sanna Marin (centre) and Maarit Feldt-Ranta, took part in the opposition party’s summer convention in Kouvola on 23 August, 2017.

Antti Rinne, the chairperson of the Social Democratic Party, has caused a ruckus by encouraging Finns to reproduce.

“This year, fewer than 50,000 children will be born in Finland for the first time since the famine years of the 1860s,” he was quoted as saying by Helsingin Sanomat at the summer convention of the Social Democrats in Kouvola on Wednesday.

“This is a very serious issue. No nation can develop itself unless there are new generations to secure its future.”

Rinne’s comments stirred up controversy on social media and apparent unease among his party comrades due to his rather questionable choice of words. He encouraged the public to participate in talkoot, a Finnish term for a traditional form of neighbourly help that is associated with a strong sense of community.

The number of births has decreased for six consecutive years in Finland, most recently by over 2,800 to roughly 52,500 between 2015 and 2016. The number of births recorded last year was the lowest since the country gained independence in 1917.

Rinne argued that the historically low birth rate necessitates the adoption of a comprehensive strategy on family policy. The baby boomers, he reminded, were encouraged to reproduce with the slogan “fourth one for the homeland”.

“It’s self-evident that parties don’t get to decide what goes on in bedrooms also in this respect, but we can erase the concerns people have about starting a family,” he said according to Helsingin Sanomat.

While many admitted that the low birth rate is a concern, the rhetoric employed by the opposition leader was widely deemed questionable.

Liisa Jaakonsaari (SDP), a Member of the European Parliament, tweeted that the term synnytystalkoot brings to mind national socialism and the Third Reich.

Sanna Marin, a deputy chairperson of the Social Democrats, reminded that the party is an advocate of abolishing daycare fees, reforming the parental leave system and improving the financial situation of families with children, but estimated that synnytystalkoot was a wretched choice of words.

Jiska Gröhn, the chairperson of the Christian Democratic Youth of Finland, contrastively lauded the opposition leader for his efforts to encourage discussion on an important issue.

“The choice of words was poor, and now we are witnessing the consequences. The danger, however, is that this important issue is ignored completely. The baby is thrown out with the bathwater,” he wrote in a blog on Puheenvuoro on Thursday.

“Our skewed demographic development is one of the most crucial questions for our 100-year-old home country. The next generation always pays the pensions of the previous one. Who will pay your pension?” asked Gröhn.

The Social Democratic Party on Thursday responded to the controversy by presenting six measures to improve the well-being of families: reforming the family leave system, raising the enrolment rate in early-childhood education, introducing hobbies to the school day, lengthening compulsory education to 12 years, developing the occupational skills of working-age people, and increasing affordable housing production especially in population centres.

Rinne, in turn, said he had deliberately chosen an outdated word because his previous attempts to generate discussion on the issue had proven unsuccessful.

“It may sound outdated and it may have been poorly chosen, but I was annoyed that I was unable to get the message across earlier. I thought that I should use a word that encapsulates the problem and receives attention,” he explained to Helsingin Sanomat.