Pubblicato in: Demografia

Giappone. Un nuovo sconcertante aspetto demografico.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-26.

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Del Giappone ci si è occupati più volte.

Giappone. Continua la lenta agonia.

Il Giappone è un paese di vecchi: l’età mediana è 46.9 anni. Non solo.

«Il 19.4% dei pensionati giapponesi versa in stato di povertà.»

Nel 2013 il pil pro capite ammontava a 37,100 Usd, ma nel 2015 ammontava a 32,486 Usd.     

Ma il cuore del problema risiede nel fatto che il tasso di fertilità è 1.27.

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In poche parole, il Giappone è destinato ad estinguersi, seguendo i tempi della demografia, ovviamente. È un fenomeno doloroso, molto doloroso: una lenta, implacabile agonia.

Adesso sorge un nuovo problema, che riassumiamo in schede auto esplicative. Una seconda catastofre che va a sovrapporti alla prima.

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Demografia, Unione Europea

Germania. Sassonia. La realtà travolge i tedeschi. Ed è solo l’inizio.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-17.

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Raffello. Il massacro degli innocenti.


La Germania è il grande malato dell’Unione Europea.

Al momento attuale ha ancora molto potere e molta potenza, la sua Bundeskanzlerin Frau Merkel sarà verosimilmente rinnovata nell’incarico conseguendo anche un grande risultato elettorale. Ma il destino tedesco è segnato.

Assomiglia ad un paziente con un cancro al polmone ancora in fase evolutiva: apparentemente sta bene, ma sarebbe ben facile previsione prevederne una lenta e sofferente agonia, culminante alla fine nell’exitus dopo inenarrabili dolori.

La gente comune stenta a rendersene conto, oppure ignora semplicemente il problema, ma sarebbe ben difficile comprendere gli sviluppi politici e militari di questi tempi senza comprendere che tutte le persone al potere, politici, imprenditori e militari, lo hanno invece molto ben presente.

I governanti del mondo, coloro che, se non altro per motivi di ufficio, devono prendere decisioni strategico, diciamo almeno sull’arco del decennio, lo hanno perfettamente e lucidamente presente.

La popolazione autoctona tedesca sta estinguendosi.

Sono venti anni che i demografi stanno dando avvisi su avvisi, warning su warning, ma senza risultato alcuno.

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Germania. Anche la Merkel piange. Wissmann: o si cambia o si fallisce.

Germania ed Islam. Deutsche Islam Konferenz.

Germania. I tedeschi ‘costernati’ stentano ad integrarsi con i turki.

Germania dell’est. Una realtà socio-economica in profonda crisi.

Germania. Bancarotta per chi si dichiarò garante degli immigrati.

Germania. Obiettivo raggiunto. I poveri sempre più poveri. Lo dice il Governo.

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Germania. 13 milioni di poveri e 330,000 famiglie con la luce tagliata.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Migranti. Arrivati 1.2 milioni. 34,000 al lavoro.

Germania. La Sharia si è instaurata de facto e funziona.

Germania. 4,392 migranti lavorano. Ma ne era arrivato più di un milione.

Germania. Il problema delle moschee salafite.

Germania. Migranti. 142,500 crimini nella prima metà 2016.

Germania. Genitori di scolari rinviati a giudizio per reato di opinione.

‘Cosa vuoi fare da grande, Abramino Levi?’. ‘Il musulmano in Germania’.

Germania. 549,209 richieste di asilo negate. Ma continuano a restare in Germania.

Germania. 2,137,000 immigrati nel 2015. Frattura tra Csu e Cdu.

Germania. Governo impone scorte causa probabile guerra civile.

Germania Saudita che avanza. Ecco quanto è araba la Germania.

Germania. Il grande malato di Europa che sta estinguendosi.

Germania. I tedeschi rivogliono l’Heimat.

Germania. Scuole professionali in crisi.

Germania. 12 milioni di indigenti.

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«Allein seit der Wiedervereinigung haben wir bis zu 850 000 Einwohner verloren.»

Dal momento della riunificazione abbiamo perso 850,000 persone.

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«Alle Prognosen besagen, dass dieser Minustrend anhalten wird, auch wenn sich die Bevölkerungsentwicklung zurzeit etwas durch die Flüchtlinge stabilisiert und zudem die Geburtenzahlen leicht steigen.»

Tutte le previsioni indicano che questo trend negativo proseguirà, anche se la crescita della popolazione è attualmente alquanto stabilizzato dai profughi ed anche il tasso di natalità è salito un pochino.

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«Auch eine höhere Zuwanderung aus anderen Bundesländern wird das Defizit auf Dauer nicht ausgleichen»

Anche un’immigrazione molto più qualificata da altri stati non potrebbe compensare questo deficit nel lungo periodo.

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«Im Zeitraum bis 2030 und darüber hinaus werden jedes Jahr in Sachsen rund 60 000 Menschen in Rente gehen, während gleichzeitig jährlich nur etwa 30 000 junge Leute neu in den Arbeitsmarkt eintreten»

Nel periodo fino al 2030 ed oltre, ogni anno andranno in Sassonia in pensione 60,000 persone, mentre ogni anno solo 30,000 giovani saranno disponibili al mercato del lavoro.

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«Wir stecken damit in einer gigantischen „Bevölkerungsfalle“ und das nicht nur, weil es überall zum Fachkräftemangel kommen wird.»

Siamo intrappolati in una gigantesca trappola demografica, anche perché mancheranno le competenze.

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Subito dopo il disastro di Stalingrado Hitler diede ordine di ricostituire la sesta armata, andata completamente persa. Numericamente essa fu ricostituita con reclute giovanissime, molte delle quali provenienti da paesi occupati, e fu armata alla male peggio. Della vecchia sesta armata composta di veterani sperimentati ed armata al meglio dell’epoca era rimasto solo il sogno.

Lo stesso errore si ripete adesso in Germania sotto i nostri occhi.

Ce lo illustra il Ministro delle Finanze Sassone Georg Unland.

Quella crisi demografica di cui parlavano i demografi, svillaneggiati e vilipesi quasi fossero iettatori, non è più alle porte: c’è.

Il Ministro riporta come la Sassonia abbia già perso 850,000 abitanti, ma soprattutto non sa più a quale santo votarsi: fatto è che ogni anno vadano in pensione 60,000 tedeschi autoctoni ed i rincalzi siano solo 30,000.

Sempre il Ministro ammette, nel più puro politichese politicamente corretto, come sia impossibile sostituire giudici, professori universitari, primari medici, dirigenti di azienda, insegnanti scolastici, funzionari di banca e così via con immigrati analfabeti, senza competenze specifiche e che non parlano una parola di tedesco.

Se la situazione non fosse tragica, sarebbe da sghignazzare.

Tutto lo stato sassone e la sua amministrazione ne sarà sconvolta. E lo sarà sempre più profondamente ogni anno che passi. Si preannuncia un’agonia lenta e dolorosa, che avrà un punto di viraggio quando la popolazione musulmana supererà quella autoctona, potendo quindi prendere il potere e togliersi tutti i sassolini, per non dire massi, dalle scarpe. L’eccidio di Schio sembrerà roba da dilettanti. I superstiti tedeschi rimpiangeranno amaramente l’Holodomor.

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Il grottesco della situazione tedesca è che ora parliamo della Sassonia perché il Ministro Unland è stato il primo ad avere il coraggio di parlare di questo argomento. Ma tutto il resto della Germania è nella stessa ed identica situazione, se non peggio.

Frau Merkel ritornerà nuovamente al potere, certo, ma alla fine governerà un cimitero: si ripete la storia di Stalingrado ma questa volta la sesta armata non sarà ricostituita.

Il vero problema non emergerà con l’estinzione della stirpe germanica, bensì quando finalmente i tedeschi autoctoni inizieranno a capire l’esistenza del problema demografico, iniziando a pagarlo sulla propria pelle.

Allora sì diventeranno furibondi contro sé e gli altri, ed i tedeschi furibondi sono capaci di qualsiasi nefandezza.

Se negli anni trenta Hitler era osannato, dopo il 1945 fu maledetto.

Se ora Frau Merkel è riverita ed osannata, tra qualche tempo sarà esecrata e maledetta.

Alles kaputt.

Pagheranno ad usura di non aver procreato.


Sächsische Zeitung. 2017-06-22. So fahren wir den Staat gegen die Wand

Sachsens Finanzminister Georg Unland wehrt gegen immer mehr Landespersonal für immer weniger Sachsen. Das Interview:

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Dresden. Trotz der regelmäßigen Erfolgsmeldungen über rasant steigende Steuereinnahmen fordert Sachsens Finanzminister eine zügige Kehrtwende bei der Personalpolitik des Freistaates. Auf Dauer könne sich das Land Sachsen die Zahl von derzeit 86 000 Beschäftigten nicht leisten, warnt Georg Unland (CDU). Der Grund dafür ist aus seiner Sicht nicht nur das Geld:

Herr Minister, aus aktuellem Anlass: Sind Sie ein übervorsichtiger oder sogar ein ängstlicher Typ?

Also vorsichtig bin ich grundsätzlich. Ängstlich mit Sicherheit nicht. Sonst hätte ich viele Berufe, die ich in meinem Leben ausgeübt habe, nicht machen dürfen. Auch den aktuellen nicht.

Bleiben wir also bei vorsichtig – ist das der Grund dafür, dass Sie auch nach den nun fast schon zehn Jahre anhaltenden Rekordeinnahmen des Landes weiter aufs Sparpedal treten wollen?

Nein, das hat mehr damit zu tun, dass man im Leben schon andere Erfahrungen gemacht hat. Ich kann mich jedenfalls noch sehr gut an die Finanzkrise von 2008 erinnern. Was danach kam, war ein Schockerlebnis. Wir wussten zunächst nicht, wie weiter. Und das prägt natürlich.

Trotzdem, der Freistaat verfügt im Moment über einen Rekordetat, auch für die kommenden Jahren werden Zusatzeinnahmen erwartet. Wie erklärt man da dem Bürger, das Geld reicht nicht für mehr Lehrer oder mehr Polizisten?

Ich glaube, wir führen in Sachsen bei dem Punkt nicht die richtige Diskussion. Wir meinen, immer alles auf noch mehr Geld reduzieren zu müssen. Das ist aber sehr einseitig und geht an den grundlegenden Problemen in diesem Land vorbei. Eines davon ist die Demografie und damit der Bevölkerungsrückgang. Allein seit der Wiedervereinigung haben wir bis zu 850 000 Einwohner verloren. Alle Prognosen besagen, dass dieser Minustrend anhalten wird, auch wenn sich die Bevölkerungsentwicklung zurzeit etwas durch die Flüchtlinge stabilisiert und zudem die Geburtenzahlen leicht steigen. Auch eine höhere Zuwanderung aus anderen Bundesländern wird das Defizit auf Dauer nicht ausgleichen.

Entscheidend ist aber etwas anderes: Nämlich nicht die absolute Zahl der Menschen, die in Sachsen leben, sondern der relative Anteil an der Gesamtbevölkerung in Deutschland. Da wir in vielen westlichen Bundesländern einen deutlichen Bevölkerungszuwachs haben, in Sachsen aber nicht, wird der relative Anteil der Sachsen an der bundesdeutschen Bevölkerung spürbar abnehmen. Ein Phänomen, das hierzulande noch viele unterschätzen. Eine gravierende Folge davon ist aber, dass uns künftig immer weniger Zuschüsse vom Bund und aus dem Länderfinanzausgleich zustehen, unsere nach wie vor wichtigsten Einnahmequellen neben den Steuern. Ein akutes Problem, das völlig offen liegt und leider öffentlich kaum diskutiert wird.

Sachsen muss also mit deutlichen Einschränkungen bei den Finanzhilfen rechnen. Ist dies das einzige Problem?

Leider nicht, weshalb ich die aktuellen Debatten über mehr Personal im sächsischen Staatsdienst auch für so verfehlt halte. Das andere Problem ist die Altersstruktur unserer Bevölkerung. Im Zeitraum bis 2030 und darüber hinaus werden jedes Jahr in Sachsen rund 60 000 Menschen in Rente gehen, während gleichzeitig jährlich nur etwa 30 000 junge Leute neu in den Arbeitsmarkt eintreten. Wir stecken damit in einer gigantischen „Bevölkerungsfalle“ und das nicht nur, weil es überall zum Fachkräftemangel kommen wird.

Wo liegt da konkret die Gefahr?

Wenn wir im öffentlichen Dienst jetzt weiter jede frei werdende Stelle 1:1 wiederbesetzen oder Forderungen nach noch mehr Lehrer- oder Polizeistellen nachkommen, führt das angesichts der sinkenden Bevölkerungszahl automatisch zu einer höheren Staatsquote – der Anteil der Landesbediensteten an den immer weniger werdenden Steuerzahlern steigt. Während also Sachsens Industrie und Handwerk damit noch mehr Nachwuchsprobleme bekommen, würden wir auf eine Staatsbeschäftigungsquote von 20 bis 25 Prozent zusteuern – heute liegen wir bei knapp über 10 Prozent. Das ist das Hauptproblem, welches wir zügig angehen müssen, und hat viel stärkere Auswirkungen, als sich jeden Tag Gedanken zu machen, wo wir eine Million Euro mehr oder weniger ausgeben.

Das heißt, der Freistaat darf ab sofort kein zusätzliches Personal mehr einstellen und muss gleichzeitig Stellen abbauen. Woran denken Sie dabei?

Es geht nicht um Auf- oder Abbau, wir werden kräftig umbauen müssen. In jedem Bereich muss geprüft werden, wo kann man rationalisieren, wo kann man optimieren und wo muss man den Personalbestand sogar aufstocken? Im Pflege- und Sozialbereich wird beispielsweise angesichts der Altersstruktur der Bevölkerung zukünftig zusätzliches Personal benötigt. Wir brauchen dort definitiv mehr Leute, die unseren älteren Menschen helfen. Beim Stichwort Rationalisieren – also mit weniger Leuten das Gleiche oder mehr erreichen – fällt mir die eigene Steuerverwaltung ein, wo die Digitalisierung viele neue Möglichkeiten dafür schafft. Optimieren kann man wiederum fast überall, auch im Schulsystem. Nehmen wir nur mal den aktuellen Klassenteiler von 28 Schülern. Natürlich wäre es unsinnig, den wahllos nach oben zu legen. Aber ob dort 28 oder vielleicht auch einmal 30 Schüler sitzen, das bestätigten alle Gutachten, die ich kenne, hat keine Auswirkungen. Vielmehr kommt es immer auf den Lehrer an, der vor der Klasse steht. Wenn wir diesen Umbau jetzt aber nicht anpacken, sondern immer nur nach mehr Personal rufen, davon bin ich überzeugt, fahren wir den Staat gegen die Wand.

Für Sie ist das ein zwingender Weg, in der Öffentlichkeit sind solche Maßnahmen aber absehbar unpopulär. Wen wissen Sie denn eigentlich bei diesem Projekt hinter sich?

Das Datenmaterial, das wir analysiert haben, ist für jeden öffentlich verfügbar.

Das heißt, Sie stehen bislang mit Ihren Forderungen allein da?

Nein, es gibt viele, mit denen ich das diskutiere. Ganz allein fühle ich mich absolut nicht. Als Finanzminister muss ich jetzt aber öffentlich auf die Konsequenzen hinweisen. Wenn wir hier nicht gegensteuern, werden wir eine doppelt so hohe Staatsquote bekommen wie bisher. Und genau das wird in unserer Gesellschaft definitiv nicht funktionieren.

Sie sind Minister mit CDU-Parteibuch. Ihr derzeitiger Koalitionspartner SPD meint allerdings, dass es angesichts der guten Einnahmen durchaus Spielräume für mehr Personal gibt, und ist fest gewillt, diese auch zu nutzen.

Solche politischen Prozesse laufen nie kurzfristig ab. Man braucht da auch einmal Geduld und Zeit, bis sich die allgemeine Erkenntnis durchgesetzt hat, dass man hier gegensteuern muss. Ich erwarte daher nicht, dass von einem zum anderen Tag der Schalter umgelegt wird. Ich bin mir aber sicher, der notwendige Druck wird zuguterletzt aus der Bevölkerung kommen, wenn man dort merkt, dass überall Leute im Handwerk und der Wirtschaft fehlen und welche konkreten Auswirkungen das hat. Wenn der Staat der Wirtschaft zunehmend die Fachkräfte wegnimmt, dann sägt er an dem Ast, auf dem er sitzt.

Derzeit hat Sachsen gut 86 000 Landesbeschäftigte. Frühere Pläne, die Stellenzahl auf 70 000 zu senken, wurden wieder verworfen. Sind die 70 000 nun doch wieder die neue Zielmarke?

Wir werden die Diskussion, wie viel Personal sich der Freistaat leisten kann, wieder aufnehmen müssen. Und die künftige Gesamtzahl wird nicht mehr, sondern weniger sein. Worauf man sich letztlich verständigt, wird das Ergebnis einer politischen Willensbildung sein. Meine persönliche Einschätzung ist, dass die einstige Zielmarke von 70 000 für die Zukunft nicht ausreichen wird.

Sie meinen, es müssten sogar noch weniger Stellen werden?

Wenn man langfristig denkt – und damit meine ich nicht nur die nächsten drei bis vier Jahren – dann auf jeden Fall ja.

Wird dieser Sparkurs schon im neuen Doppelhaushalt für 2019/2020 zu spüren sein? Werden dort also keine weiteren Personalaufstockungen bei Lehrern oder Polizisten zu finden sein?

Davon bin ich überzeugt. Wir können nicht mehr oben drauflegen. Wir werden umbauen müssen und die dafür nötige Diskussion ist keine über die Ressource Geld, sondern eine über die Ressource Mensch.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Migranti. Austria pronta a schierare esercito al confine italiano.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-04.

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Il 22 settembre si terranno in Germania le elezioni politiche per il governo federale, mentre il 15 ottobre sarà l’Austria ad essere chiamata alle urne.

Il problema dei migranti che continuano ad arrivare illegalmente a getto continuo esiste, ed è ben concreto.

I Governi europei sono i diretti responsabili, perché tollerano, sempre quando non patrocinino, il reclutamento dei migranti in Africa ed il sistema di navi delle più disparate ong che li raccolgono sui litorali libici per poi portarli tranquilli sul continente.

Compreso questo, risulta chiaro come qualsiasi iniziativa presa a cercare di bloccare l’afflusso sia del tutto inconsistente.

Ora, per evidenti motivazioni elettorali, l’Austria annuncia per bocca del Ministro della Difesa di Vienna, Hans Peter Doskozil, che potrebbe schierare l’esercito al Brennero. Mossa plateale sicuramente, ma inconsistente. Tanto poi la Unione Europea li obbligherà a recepirli pro quota.

Di questi giorni la notizia che i migranti hanno superato per numero gli autoctoni a Frankfurt.

Se si cercasse di non disperdersi in dettagli, utili da conoscersi ma irrilevanti dal punto di vista strategico, le conclusioni sembrerebbero essere semplici. Nella fascia di età lavorativa, 25 – 65 anni, i migranti stanno lentamente ma costantemente aumentando e di questo ritmo tra sette – dieci anni saranno la maggioranza. Deceduta alla fine la quota ora anziana, sopra i 65 anni, quasi esclusivamente autoctona, la Germania si ritroverà a maggioranza islamica.

In altri termini, la parola “Germania” diventerà un nome geografico cui non corrisponderebbe più il popolo tedesco.

La storia insegna come in situazioni simili, dopo tensioni più o meno lunghe, più o meno violente, la porzione maggioritaria emerge acquisendo dapprima il diritto di voto e, quindi, assumendo posizioni di governo.

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Erdogan calls on Turkish families in Europe to have five children to protect against ‘injustices’ 

‘You are the future of Europe’: Erdogan urges Turks in EU to have at least 5 kids

Erdogan Urges Turks in Europe to be Continent’s Future: ‘Have 5 Children, Not 3’

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Il problema demografico della Europa e quello della Germania in particolare è terrificante.

Le femmine autoctone non figliano. Gli indici di fertilità globali sono sostenuti principalmente dalle nascite di figli di immigrati, che però non sono né si sentono tedeschi.

La massa si culla in illusioni utopiche: ricordano i tedeschi del 1944. Poi, dopo che arrivarono gli Alleati e l’Armata Rossa, videro i sorci verdi.

Il problema non è di quando i tedeschi si saranno estinti, bensì il periodo di transitorio: pagheranno ad usura le ideologie che hanno coltivato a livello fideistico. I falsi profeti danno solo rimorsi ed infelicità.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. Anche la Merkel piange. Wissmann: o si cambia o si fallisce.

Germania. 13 milioni di poveri e 330,000 famiglie con la luce tagliata.


Adnk. 2017-07-04. Migranti, Austria pronta a schierare esercito al confine italiano.

Si alza la tensione in Europa sulla questione migranti. L’Austria vuole schierare l’esercito al confine con l’Italia se non rallenterà il flusso dal Mediterraneo. “Penso che saranno attivati molto presto controlli alla frontiera e che sarà necessario l’aiuto di un dispiegamento (dell’esercito)”, ha detto il ministro della Difesa di Vienna, Hans Peter Doskozil all’edizione on line del Krone Daily, indicando che questa scelta è inevitabile “se non rallenta il flusso dall’Italia”.

Il giornale scrive che 750 soldati e quattro veicoli blindati sarebbero già stati mandati al Brennero lo scorso fine settimane.

La Commissione europea intanto ha fatto sapere di essere al lavoro per preparare alcune “misure concrete” sul dossier migranti, dopo l’incontro di domenica dei ministri dell’Interno di Francia, Germania, e Italia e del commissario Ue Dimitris Avramopoulos a Parigi. Le misure saranno discusse oggi al collegio dei commissari. Uno dei nodi più spinosi da sciogliere sarà l’ipotesi di far sbarcare i migranti soccorsi non solo in Italia ma in porti di altri Paesi Ue.


Conservative Daily Post. 2017-07-04. Migration Complete: Frankfurt Becomes First City With More Refugees Than Native Citizens

For the first time in history, more than half of residents living in the German city of Frankfurt have a migrant background, as reported by official statistics from the city’s Office of Statistics and Elections.

Figures show that 51.2 percent of people living there are either non-German, German citizens born abroad, or Germans who are the children of immigrants. Regarding this issue, the city’s secretary of integration Sylvia Weber explained that Frankfurt has minorities with relatively large numbers, but no group with a clear majority.

Statistics show that Turkish migrants represent the city’s largest non-German minority, accounting for 13 percent of the entire population. Additionally, a further 61 percent of Frankfurt’s residents who were born abroad are citizens of other European Union (EU) nations.

Apparently, the vast majority of immigrants had a legal and consolidated status of residency in the city. These controversial statistics were revealed in a 200-page document titled “Frankfurt Integration and Diversity Monitoring,” with the main intention being to provide a basis for the city to respond to any kind of inequality regarding employment, housing, or education.

Economically, this report reveals huge disparities between foreigners and Germans, with the income of almost 50 percent of people with roots outside the country falling below the poverty line compared to the 23 percent amongst the natives.

The report also shows that immigrants or people with foreign backgrounds are less likely to be in work, with just 73 percent of non-German men and 59 percent of non-German women being in employment. On the other hand, 78 percent of German women and 83 percent of German men are in work.

Regarding these concerning numbers, Weber hailed the rate of singled motherhood amongst women of foreign origin. As a matter of fact, the report clearly shows that this particular case in this group of people was significantly higher than that of native Germans in Frankfurt.

Given this issue, Weber told that this reality represents a possible sign that female migrant are emancipating themselves. Additionally, Weber called for more research into this subject in order to look for certain strategies to solve it.

Far from being an unexpected situation, this new scenario that Germany is experiencing was predicted in a controversial book titled “Super-Diversity: A New Perspective on Integration.” This work anticipated that native Germans would soon be reduced to a minority in major cities like Stuttgart, Augsburg, and Frankfurt.

In fact, the book also explained that these German cities would join other “majority minority” cities in Europe like London, Brussels, Geneva, and Amsterdam. Its authors celebrated the demographic transformations as providing better opportunities for social justice in Germany and almost every other European nation.

Immigration researcher Jens Schneider and his co-authors Maurice Crul and Franz Lelie assured this new reality would make that everyone living in a large European city will belong to an ethnic minority group. Additionally, they celebrated this possible future by saying that everything will like in New York, which according to their point of view represents a vibrant and metropolitan melting pot.

On the other hand, noting that two-thirds of young people in many of Western Europe’s major cities are of foreign origin, the authors brutally criticized politicians’ calls for newcomers to assimilate. They assure that if there’s no longer any ethnic majority group, everyone will have to adapt to everyone else and diversity will become the new norm in the continent.

They also told that these calls for migrants to integrate and assimilate makes that an important number of citizens with foreign backgrounds will feel excluded and unwelcome. However, they admitted this new reality will require what could be considered as the largest psychological shifts in the history.

According to recent statistics revealed by German interior minister Thomas de Maiziere, the crime rate among migrants in Germany rose by more than 50 percent last year. The numbers of suspected crimes by refugees, asylum-seekers and illegal immigrants rose to 174,438 in 2016, which represents an increase of 52.7 percent.

He also informed crimes by migrants had increased disproportionately, even when the huge influx into the country under Chancellor Angela Merkel’s “open-door” refugee policy was taken into account. Additionally, the interior minister also explained that the proportion of foreign suspects and migrants is higher than the average for the general population.

Pubblicato in: Demografia

America. Migrazioni con esodi dalle città. Questione di tasse. – Bloomberg

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-20.

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Si parla spesso di immigrazione, più o meno legale, negli Stati Uniti e ben poco delle migrazioni interne.

In effetti si sta riscontrando un esodo dalle grandi città metropolitane verso la Sun Belt.

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Molti sono i fenomeni, e taluni di grande impatto odierno e, soprattutto, futuro.

«As for the broader economic implications, Federal Reserve Bank of Philadelphia President Patrick Harker is among some U.S. central bank officials who have suggested labor shortages across the entire country could be aggravated by government steps to crack down on illegal immigration, a political hot-button issue amid outcries that undocumented foreign workers are taking American jobs».

Cerchiamo di ragionare.

«America’s Sunbelt is absorbing the exodus»

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«The area — where jobs generally are plentiful, taxes are lower and winter temperatures milder — stretches from parts of North Carolina in the east to California in the west»

L’articolista di Bloomberg identifica tre ottime ragioni per fuggire dalle grandi città:

– “jobs generally are plentiful”

– “taxes are lower”

– “winter temperatures milder”.

La gente in poche parole se ne va alla ricerca di una migliore e maggiore offerta di lavoro e, soprattutto si potrebbe aggiungere, di una pressione fiscale più umana. Gli inverni più miti potrebbero essere un ottimo motivo di trasferimento per i pensionati.

Però, generare un clima idoneo a migliorare l’offerta lavorativa e ridurre le tasse entro limiti umanamente sopportabili dovrebbe essere compito delle Autorità cittadine.

Ma se la gente scappa in cerca di lavoro e tasse minori, resta ben difficile credersi che possano essere sostituiti da migranti che non conoscono la lingua inglese e che hanno una preparazione professionale fatiscente.

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Un altro dato sembrerebbe essere degno di menzione.

Nel 2014, di Los Angeles ha registrato 166,913 nascite su 3,929,000 abitanti, mentre New York City 247,502 nascite su 8,491,000 abitanti: i tassi di natalità sono 4.2% e 2.9%, rispettivamente. Sono tassi inferiore a quelli attesi per mantenere costante la popolazione. Si noti però come i due terzi delle nascite sia da ascriversi agli immigrati, per cui le popolazioni autoctone sono in netta regressione, altro motivo ragionevole di emigrazione da un contesto socioeconomico vecchio ed i continuo invecchiamento.


Bloomberg. 2016-06-15. Immigration Not Enough to Halt Exodus From Biggest U.S. Cities

– Chicago leads nation in domestic departures in Bloomberg data

– Dallas, Houston, Phoenix among American cities showing gains

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Immigration to the U.S. has failed to make up for the number of residents leaving New York, Los Angeles and Chicago — the nation’s top three metropolitan areas.

Chicago — beset by crime, economic and budgetary woes and high taxes — is the net exodus leader among 100 metro areas tracked by Bloomberg using Census Bureau data for the year through July 1, 2016. An average 245 local residents left the Windy City each day compared with the arrival of 71 foreigners. Census doesn’t inquire about a person’s citizenship status. 

As Chicago struggles, so does Illinois. Last year, the net number of business establishments in the Prairie State fell by 1,235 from 2015, the worst performance of any state in the union, Bureau of Labor Statistics data show.

For the nation’s third most-populous metropolitan area, foreign immigration “is the only offset we’ve got and it would be tragic to lose,” said Diane Swonk, chief executive and founder of DS Economics in Chicago.

As for the broader economic implications, Federal Reserve Bank of Philadelphia President Patrick Harker is among some U.S. central bank officials who have suggested labor shortages across the entire country could be aggravated by government steps to crack down on illegal immigration, a political hot-button issue amid outcries that undocumented foreign workers are taking American jobs.

In the New York metropolitan area, financial-hub Manhattan prospers while old factory towns such as Paterson, New Jersey, and Waterbury, Connecticut, languish. The region registered an average daily loss of 548 local residents against a gain of 394 foreigners, according to the data.

While Los Angeles gained more than 54,000 international migrants, it lost more than 87,000 people due to domestic migration, the third-worst outflow in the country. On the bright side, Census data show there were 166,913 births in the City of Angels in the year ended July 1, 2016, second only to New York City with 247,502.

Overall, the population of Los Angeles, including net births and migration, grew by 41,619 residents during the period. That compares with a 35,571 increase in the New York area and a 19,570 decline in Chicago, which was one of 15 cities to show an outright decrease.

America’s Sunbelt is absorbing the exodus. The area — where jobs generally are plentiful, taxes are lower and winter temperatures milder — stretches from parts of North Carolina in the east to California in the west.

An average of a hundred or more people each day moved to Dallas, Houston, Atlanta and Phoenix. Dallas led all metropolitan areas with 235 arrivals: 165 from within the U.S. and 70 from outside the country.

Immigration is particularly notable in Miami, where 178 people from outside the U.S. moved each day versus an outflow of domestic residents. Florida has been the favored destination for many people fleeing the political and economic crisis in Venezuela.

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Pubblicato in: Demografia, Unione Europea

Deutsche Bundesbank. Si moltiplicano i segnali di un disastro annunciato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-10.

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Le persone che in estate ammoniscono che entro qualche mese sarebbe arrivato l’autunno e quindi l’inverno sono quasi invariabilmente etichettate come cassandre. Se poi reiterano con il passare le tempo il loro avvertimento sono tacciati in malo modo: che vada bene la gente dice che si sta gridando al lupo! al lupo!, avendo così perso credibilità.

Poi, quando arriva l’inverno e trova tutti impreparati, allora chi aveva detto che sarebbe arrivato l’inverno ne è visto come causa efficiente: è colpa sua se alla fine l’inverno è arrivato.

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La situazione demografica tedesca diventa sempre più esplosiva ogni giorno che passa.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Germania. 13 milioni di poveri e 330,000 famiglie con la luce tagliata

Germania. Le banche non son quasi più tedesche. Grazie Frau Merkel.

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Questo argomento sta diventando un ritornello spesso intonato da Bundesbank.

Demographic challenges in Germany

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«The population in Germany will age in the coming years and fall significantly in the future»

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«This will also have an impact on the labour market»

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«the number of people of working age, ie between the ages of 15 and 74, will drop by nearly 2.5 million by 2025»

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«the share of the population made up by older people aged between 55 and 74 will increase by 7 percentage points to roughly 40%.»

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«one million fewer people would be available to the labour market by 2025»

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«Even in the scenario with higher immigration, the demographic trend cannot be stopped in the long term»

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«Demographic change influences not only the total number of hours worked, but also labour productivity»

*

«on account of the fact that older workers …. are more productive than younger ones»

*

«in an ageing society, services, such as care for the elderly, gain in significance compared to the production of goods»

* * * * * * *

L’immigrazione può sopperire alla mancanza di mano d’opera non qualificata, ma non vicaria quella specializzata ovvero i quadri superiori. Ma la vera carenza sarà proprio quella di operai specializzati e di quadri superiori.

Al 2025, essendo andata in pensione la classe del baby-boom, serviranno circa 900,000 insegnati nelle scuole, 600,000 burocrati dell’amministrazione pubblica, 130,000 addetti alle banche ed alla gestione finanziaria.

*

Molti assumono nei confronti del problema demografico una posizione fatalistica: “va  beh, vorrà dire che moriremo tutti“.

Questa posizione è infantilmente incorretta.

Il vero problema sarà il periodo di transizione, quando gli autoctoni saranno ancora numericamente presenti ma come pensionati, e la maggior quota della popolazione attiva sarà costituita da immigrati, che faranno loro vedere i sorci verdi. Perché mai dovrebbero lavorare per mantenere quella genia?

Né si pensi che questi fenomeni siano sconosciuti all’estero. La frase pronunciata da Mr Erdogan dovrebbe essere chiara:

«Fate almeno cinque figli, il futuro è vostro»

*

Stranamente, nessuno sembrerebbe avere il coraggio di dire che l’unico rimedio al calo demografico degli autoctoni è che riprendano a proliferare. Non sarebbe politicamente corretto recepire i suggerimenti dati da Mr Erdogan ai turki residenti in Europa.

Nota.

Questi dati sono pubblici, e li conoscono, ed anche molto bene, sia negli Stati Uniti sia in Russia sia in Cina. La Germania pesa anche in ragione della sua popolazione.


Deutsche Bundesbank. 2017-05-06. Demographic change could weaken economic growth

The population in Germany will age in the coming years and fall significantly in the future. This will also have an impact on the labour market. For example, according to a projection in the Bundesbank’s April Monthly Report, the number of people of working age, ie between the ages of 15 and 74, will drop by nearly 2.5 million by 2025. The demographic-related fall in the labour supply will accelerate over time, according to Bundesbank experts. At the same time, the share of the population made up by older people aged between 55 and 74 will increase by 7 percentage points to roughly 40%.

Compared to a previous projection by the Bundesbank in 2012, the projection horizon has now been extended by five years to 2025. It is based on the current population projection of the Federal Statistical Office as well as the Bundesbank’s own assumptions concerning expected immigration in the coming years.

Growth could fall considerably by 2025

In the baseline scenario, the labour force potential, ie the available domestic labour supply over the medium term, is expected to be roughly the same in 2025 as it was in 2016. The labour force potential is initially likely to continue to increase until 2021, after which a significant fall is expected due to the baby-boomer generation exiting the labour market. Therefore, according to the Monthly Report, a steady growth in the labour force potential is not to be expected over the coming years.

Demographic change will also have an impact on trend economic growth in Germany. Bundesbank economists expect the German economy’s production potential to grow considerably more slowly in the coming years than of late. In the years 2011 to 2016, potential growth stood at nearly 1¼% on average. According to the projections, it could fall to just over ¾% per year on average between 2021 and 2025. The main driver of this change is the demographic-induced decline in the total number of hours worked, ie the labour input of all persons in employment.

Immigration unable to prevent fall in labour supply.

Two factors have thus far counteracted the projected drop in the labour supply. First, the participation of older people in the labour force has risen in recent years. Bundesbank economists expect this to continue in the coming years, too. However, they note that the further activation of domestic labour will probably exhaust any remaining potential. Second, the current high level of immigration is slowing the demographic-related trend.

The Bundesbank assumes there was net migration of around 500,000 people in 2016. According to the projection, this is expected to fall to 200,000 per year by 2025. This would mean a total of nearly 2½ million people coming to Germany, which would increase the labour force potential by nearly two million people. However, this projection is subject to a high degree of uncertainty. If immigration turned out to be only half as high as assumed in the baseline scenario, the labour force potential would already begin to fall in 2020. Cumulatively, one million fewer people would be available to the labour market by 2025, according to the Monthly Report. Even in the scenario with higher immigration, the demographic trend cannot be stopped in the long term. The fall in the labour supply would then merely be delayed, starting in 2023.

Demographics dampen labour productivity.

Demographic change influences not only the total number of hours worked, but also labour productivity. In the short term, productivity in an ageing society can, for example, be boosted on account of the fact that older workers, whose share of the labour force is set to increase in the coming years, are more productive than younger ones. However, according to the assessment of Bundesbank economists, in the medium to long term, demographic change is likely to have a rather dampening effect on productivity growth. This is partly because the labour productivity of older members of the workforce typically plateaus, hardly making any new gains. Furthermore, in an ageing society, services, such as care for the elderly, gain in significance compared to the production of goods. As, judging by experience, the productivity of service providers is lower than that of the production sector, ageing economies could exhibit lower macroeconomic productivity growth, at least during the demographic transition process, note the Bundesbank’s economists.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Germania dell’est. Una realtà socio-economica in profonda crisi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-17.

2017-04-15__Germania_Est_001

La situazione della Germania dell’Est è quella che sarà ragiunta in poco tempo da molti altri paesi dell’Unione Europea, Italia compresa.

«Germany’s population faces near-irreversible decline»

*

«According to predictions from the UN in 2015, two in five Germans will be over 60 by 2050 and Europe’s oldest country will have shrunk to 75m from 82m. Since the 1970s, more Germans have been dying than are born»

*

«Fewer births and longer lives are a problem for most rich countries»

*

«But the consequences are more acute for Germany, where birth rates are lower than in Britain and France»

*

«Nearly 30 years after unification the region still suffers the aftershock from the fall of the Berlin Wall in 1989, when millions—mostly young, mostly women—fled for the west»

*

«Apprentices—especially in service industries—are hard to find»

*

«refugees are not filling the labour shortage. Of the 2,600-odd asylum-seekers who arrived in the area in 2015 and 2016, fewer than a third are now registered as “capable of working” and only 40 are fully employed»

*

«By 2050 Greece, Italy, Poland, Portugal and Spain—which, unlike Germany, have all suffered net brain-drains—will be older than Germany by median age and will have shrunk substantially»

*

«Despite an influx of 1.2m refugees over the past two years, Germany’s population faces near-irreversible decline»

*

«the air is much cleaner and we can finally hang out laundry, …. But many jobs were lost and so few children are left»

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2017-04-15__Germania_Est_002

Il problema è semplice, ed alla fine inizia ad attirare l’attenzione, ma adesso che “Germany’s population faces near-irreversible decline

L’editoriale del The Economist è drammatico. Parlare di declino irreversibile sono parole grosse, ma vere e, forse, fin troppo ottimistiche.

Ma ciò che più colpisce è che alla fine invece di concentrarsi su cosa sarà il risultato finale – la scomparsa degli autoctoni – l’articolo inizia a delineare i triboli del periodo di transizione, che si preannuncia anche lungo quanto doloroso.

– I migranti potranno forse rimpinguare i numeri, ma con un infimo livello qualitativo: solo un terzo è giudicato essere “capable of working”.

– Se è vero che la professionalità può essere acquisita, è altrettanto vero che vi sia grande differenza tra il lavoro in una grande catena di montaggio e quello nel contesto lavorativo locale. Servirebbe una buona padronanza della lingua, ed il tedesco sembrerebbe essere alquanto ostico, oltre la professionalità specifica. Se i tempi di formazione di un buon operaio specializzato si aggirano sui cinque anni, quelli per la formazione di quadri o dirigenti salgono rapidamente oltre il decennio. Rimpiazzare il direttore di una filiale di banca oppure i professori delle scuole inferiori e superiori non è cosa improvvisabile.

– Questa situazione, unitamente al calo numerico degli autoctoni, ostacola grandemente l’impianto di nuove attività produttive, sempre che qualche imprenditore fosse mai stato disponibile ad un’operazione del genere.

*

È sconsolante la conclusione cui perviene un Cittadino.

«the air is much cleaner …. But many jobs were lost and so few children are left».

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Erdogan ai turchi che vivono in Europa: “Fate almeno cinque figli, il futuro è vostro”


The Economist. 2017-04-15. East Germany’s population is shrinking

WERE it not for the graffiti on abandoned buildings, Bitterfeld-Wolfen, two towns north of Leipzig joined as one in 2007, would seem devoid of young people. Pharmacies, physiotherapy surgeries and shops selling garden gnomes line the sleepy streets. In its heyday the place had a booming chemical industry. Today “the air is much cleaner and we can finally hang out laundry,” says an elderly local out on a morning stroll. “But many jobs were lost and so few children are left.” He points out a building that was once a school; today it is one of many care homes.

Despite an influx of 1.2m refugees over the past two years, Germany’s population faces near-irreversible decline. According to predictions from the UN in 2015, two in five Germans will be over 60 by 2050 and Europe’s oldest country will have shrunk to 75m from 82m. Since the 1970s, more Germans have been dying than are born. Fewer births and longer lives are a problem for most rich countries. But the consequences are more acute for Germany, where birth rates are lower than in Britain and France.

If Germany is a warning for others, its eastern part is a warning for its west. If it were still a country, East Germany would be the oldest in the world. Nearly 30 years after unification the region still suffers the aftershock from the fall of the Berlin Wall in 1989, when millions—mostly young, mostly women—fled for the west. Those who remained had record-low birth rates. “Kids not born in the ’90s, also didn’t have kids in the 2010s. It’s the echo of the echo,” says Frank Swiaczny from the Federal Institute for Population Research, a think-tank in Wiesbaden. The east’s population will shrink from 12.5m in 2016 to 8.7m by 2060, according to government statistics. Saxony-Anhalt, the state to which Bitterfeld-Wolfen belongs, is ahead of the curve.

Berlin used to pay little attention to the area. But regional decline has already had a political effect. In a state election in March 2016, a populist party, the AfD, came first in Bitterfeld and second in Wolfen. Such places will matter in a federal election in September, which is expected to be tight. Bitterfeld-Wolfen has seen its population plummet from 75,000 in 1989 to 40,500 today. Even after administrators tore down blocks of flats, and cut floors off others, skeletal remains of buildings still await the wrecking ball. Nearly one building in five is empty. A grand Stalinist-era construction, once the town’s cultural palace, now stands deserted. Two-thirds of kindergartens and over half the schools have closed since 1990. The number of pupils finishing secondary school has fallen by half. Employers struggle to fill vacancies.

Apprentices—especially in service industries—are hard to find. The one booming industry, care, is desperate for more geriatricians, nurses and trainees. To help fill the gap, the local Euro-Schulen, a training institute, has turned to Vietnam. Having studied German in Hanoi, 16 young apprentices started this month, with 20 more expected soon. Nearby Dessau is setting up a similar arrangement with China.

Germany has long relied on migrants to make up for low fertility rates. Unusually high migration in recent years has more than offset the shrinkage of the native-born population. But the EU countries that have traditionally provided the migrants, such as Poland, are also ageing. Migrant flows will slow; competition for labour will increase. And Olga Pötzsch, from the Federal Statistical Office, argues that Germany will need far more migrants to stop population decline, which is predicted to accelerate from 2020.

Uwe Schulze, a senior local official, says that refugees are not filling the labour shortage. Of the 2,600-odd asylum-seekers who arrived in the area in 2015 and 2016, fewer than a third are now registered as “capable of working” and only 40 are fully employed. From his wood-panelled office in a neoclassical building that once housed one of Europe’s largest colour-film makers, Armin Schenk, Bitterfeld-Wolfen’s mayor, says the problems are mostly to do with language, qualifications and uncertainty about asylum. Asked whether Afghans and Syrians could join the same programme as the Vietnamese, Liane Michaelis, from Euro-Schulen, forcefully shakes her head, citing educational, religious and ethical barriers for care jobs. She adds that “those who do have the right papers leave quickly”. According to the OECD, about half of asylum-seekers who started off in eastern Germany in the past moved to places such as Hamburg once they secured their permit.

With the odds seemingly stacked against it, Bitterfeld-Wolfen is at least trying. On a whirlwind tour of the town, Mr Schenk shows how the old coal mine was turned into a lake with a new marina and a promenade. He repeats the town’s mantra: “It’s all about offering good-quality life and leisure.” A brochure shows pictures of smiling children, yachts and tennis. Bitterfeld-Wolfen, it reads, is “one of the youngest cities in Germany”. But even if such marketing did stem departures (and in 2015, for the first time, inward migration slightly exceeded the outflow) the town is still shrinking; more than twice as many die each year as are born.

Across many parts of rural Europe mayors struggle with similar problems, wondering when to turn their school into a care home. By 2050 Greece, Italy, Poland, Portugal and Spain—which, unlike Germany, have all suffered net brain-drains—will be older than Germany by median age and will have shrunk substantially, according to the UN. Ageing and emigration are likely further to dampen growth in central and southern European countries, says the IMF. It calculates that by 2030 GDP per person in several countries may be 3-4% lower than it would have been without emigration.

Where Bitterfeld-Wolfen goes…

In Germany, however, the consequences are particularly acute. With a strong economy and a tight labour market, some employers already struggle to fill vacancies. BCG, a consultancy, predicts that by 2030 the country will be short of between 5m and 7m workers. The triple shock of a smaller workforce, increased social spending and the likely dampening effect of an older workforce on innovation and productivity will drag down future growth, predicts Oliver Holtemöller of the Leipzig Institute for Economic Research. These effects are stronger in the east, he adds. Productivity is 20% lower than in the west; the ageing population and continuing migration to the west will make economic convergence even less likely.

Pubblicato in: Demografia, Geopolitica Asiatica

Giappone. La tempesta annunciata incombe sul JGB.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-11.

2017-04-06__Giappone__001

L’immagine del Giappone è ben rappresentata dal treno ad alta velocità Hokkaido Shinkansen.

«The Hokkaido Shinkansen’s occupancy greatly varies from month to month; the rate hovered from 40% to 48% during the July-September tourist season but fell below 30% in November, then to 19% in January and February»

*

Quando era stato progettato avrebbe dovuto viaggiare sempre pieno. Stracolmo.

L’errore dei progettisti è stato non tenere in debito conto la demografia giapponese, l’unico fattore facilmente e sicuramente prevedibile su lunghi archi temporali.

Nel 2016 il Giappone aveva un’età mediana di 46.9 anni ed una percentuale di over 65 del 27.28%. I vecchi non viaggiano e quel poco che fanno non è certo sulle linee squisitamente commerciali.

Il Giappone è un popolo di vecchietti, che pensano non certo a lavorare, ma solo a mantenere la propria pensione al meglio. Il gusto di imprendere è tipico dei giovani, non dei vecchi. E con un tasso di fertilità dell’1.41 la situazione non potrà fare altro che peggiorare.

Se questi semplici dati fanno la consolazione di Russia e Cina, che stanno pazientemente aspettando che il popolo giapponese si estingua per risolvere in modo definitivo il problema nipponico nell’est asiatico senza aver dovuto sparare un colpo, d’altro canto non dovrebbero proprio rallegrare né i giapponesi né gli occidentali. Ma costoro sembrerebbero non darsene mica poi tanto cruccio.

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Però il calo demografico porta inevitabilmente ad un calo produttivo e ad una riduzione dei consumi: così la stagnazione economica diventa ogni giorno che passa meno risolvibile.

Avendo assunto a dogma di fede l’assioma secondo il quale la crescita economica sia stimolata da tassi bassi, la Boj da molto tempo tiene tassi di interesse attorno allo zero.

Ma, ovviamente, nonostante oltre venti anni di tassi infimi, di ripresa economica non se ne vede nemmeno l’ombra. Quindi, da bravi ideologici, i giapponesi persevereranno.

Ma il sonno dei ventiquattro milioni e mezzo di pensionati non sono mica poi tanto tranquilli.

I contributi pensionistici versati non hanno avuto modo di essere rivalutati nel tempo, il numero dei pensionati è in continuo aumento, ed il numero dei lavoratori che versano attivamente i contributi diminuisce.

La conseguenza è lapalissiana.

Il Government Pension Investment Fund non sa più a quale santo votarsi.

«The Bank of Japan’s zero interest rate policy is forcing Japan’s Government Pension Investment Fund to take on more risk via an increased portfolio allocation to stocks, as near-zero yields have made Japanese government bonds nonviable as core holdings»

*

«The GPIF aims to secure returns equivalent to the rate of wage growth plus 1.7 percentage points in order to make good on payouts»

*

«The rationale behind the change is that a portfolio heavily biased toward JGBs would fall short of the yield target once the economy sheds deflationary pressures»

*

«The new policy sets allocation goals of 35% for domestic bonds, 25% for domestic equities, 15% for foreign bonds and 25% for overseas stocks»

*

«Before the realignment, 60% was the desired proportion for domestic bonds»

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Ma si sa che il diavolo si cela nei particolari.

Il Government Pension Investment Fund era uno dei principali acquirenti dei titoli di stato emessi dalla Boj, che li emette a piene mani per iniettare liquidità nel sistema. Incrementando così il debito sovrano che si avvia al 270% in rapporto al pil.

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Riassumiamo.

Il Giappone, come peraltro la gran parte delle nazioni occidentali, si sta semplicemente suicidando, sotto gli occhi compiaciuti dei suoi competitors.


Asian Review. 2017-04-05. Ultralow rate driving Japan’s public pension fund out of JGBs

TOKYO — The Bank of Japan’s zero interest rate policy is forcing Japan’s Government Pension Investment Fund to take on more risk via an increased portfolio allocation to stocks, as near-zero yields have made Japanese government bonds nonviable as core holdings.

The GPIF aims to secure returns equivalent to the rate of wage growth plus 1.7 percentage points in order to make good on payouts. The fund overhauled its base asset allocation policy in October 2014 amid the reflation push by the government. The rationale behind the change is that a portfolio heavily biased toward JGBs would fall short of the yield target once the economy sheds deflationary pressures.  

The new policy sets allocation goals of 35% for domestic bonds, 25% for domestic equities, 15% for foreign bonds and 25% for overseas stocks. Before the realignment, 60% was the desired proportion for domestic bonds.

The heavier focus on equities resulted in an investment profit of more than 10 trillion yen ($90 billion) for October-December 2016, a quarterly record due to gains in Japanese and foreign stocks. Cumulative income after the portfolio overhaul has climbed to 11.7 trillion yen.

The solid returns are good news, but a concerning shift has been occurring in the fund’s domestic bond portfolio. Allocations on those low-risk assets has fallen below the 35% target and hit a record low of 33.26% at the end of last year. Funds from redemptions of its Japanese government bond-holdings have been redirected toward short-term assets, lifting their share to 6.46%, the second-highest level on record.

This scenario is playing out because the interest rate outlook adopted in 2014 widely missed its mark. Yields not only failed to increase, but the BOJ’s monetary easing policy drove long-term interest rates into negative territory at one point. Long rates are currently hovering near zero. Since JGBs will generate hardly any interest income under such a rate environment, it is “difficult to justify JGB buying,” a person close to the GPIF noted.

Dividends and interest income used to make up two-thirds of the GPIF’s cumulative earnings. If JGBs with relatively higher returns continue to be redeemed, the income from JGBs will shrink further. This would make the GPIF’s portfolio even more susceptible to stock market fluctuations than it already is in the foreseeable future.


Asian Review. 2017-04-05. Lots of empty seats on Hokkaido Shinkansen

In dead of winter, new bullet train only 6% full at night.

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TOKYO — A year since its launch, and the Hokkaido Shinkansen, which runs between Shin-Aomori and Shin-Hakodate-Hokuto stations, is struggling with low occupancy rates.

The rate through February was 7 percentage points higher than the previous forecast but still only 33%.

Passenger numbers have plunged with winter, dropping the line’s occupancy rate to below the 47% that the Hokuriku Shinkansen got its first year. The Hokuriku Shinkansen runs more or less west from Tokyo.

The Hokkaido Shinkansen’s occupancy greatly varies from month to month; the rate hovered from 40% to 48% during the July-September tourist season but fell below 30% in November, then to 19% in January and February.

By contrast, three airlines that have flights between Tokyo’s Haneda Airport and Hakodate saw their passenger rates during the 11 months from last April to February drop 5% below what they were in the year-earlier period.

The fastest that a bullet train can get passengers between Tokyo and Shin-Hakodate-Hokuto is four hours and two minutes. This barely eclipses the psychological four-hour barrier under which passengers are said to prefer trains over planes.

To attract passengers in the off-season, Hokkaido Railway, known as JR Hokkaido, plans to start marketing products with one-night stays in Shin-Hakodate-Hokuto before or after business.

“We have not had so many business travelers,” President Osamu Shimada said.

Since some trains are only 6% full at night, JR Hokkaido plans to sell special round-trip tickets between Shin-Hakodate-Hokuto and Shin-Aomori stations for 4,000 yen ($35.92), about 70% cheaper than the normal price — but only to people who live near the stations.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-21.

2017-03-18__Germania. Summit in Cancelleria per l'allarme demografico.__001__Census_Based2011_AgeStructure

Il problema demografico dovrebbe essere ampiamente noto, ma sembrerebbero essere emersi nuovi elementi, prima non presi in sufficiene considerazione.

Adesso acquista importanza ancor più rilevante, visto che a questo tema è stato dedicato un intero consiglio dei ministri.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

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In Germania nel 2016 nella fascia di età 0 -14 anni si riscontravano 10,357,847 individui (5,317,183 maschi e 5,040,664 femmine) e nella fascia di età sopra i 65 anni vi erano 17,564,983 (7,709,799 maschi e 9,855,184 femmine). Una differenza di 7,564,983 persone. Tra quindici anni la maggior parte delle persone in classe di età atuale over 65 sarà passata a miglior vita, e dovrebbe essere rimpiazzata.

È semplicemente impossibile che 10,357,847 individui possano a suo tempo rimpiazzare i 17,564,983 che saranno deceduti. In quindici anni mancheranno all’appello 7,564,983 persone. Ma il problema è ancora più grave.

L’età mediana della popolazione tedesca è 46.8 anni, ossia metà della popolazione totale è di età superiore a quella soglia: è vecchia.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

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Destatis rende noto che in Germania a tutto il 31-12-2016 vivevano 82.2 milioni di persone: di queste 8.7 milioni sono stranieri e 17.1 milioni sono di ascendenza straniera. Ma questi 25.8 milioni di persone hanno in gran parte un’età al di sotto della soglia dei 60 anni: sono circa la metà dei 49.2 milioni di persone hanno età compresa tra i 20 ed  60 anni. In questa fascia i tedeschi autoctoni sono quindi circa la metà.

Nel 2016 vi sono stati 925,200 decessi e 737,575 nascite: un saldo negativo quindi di 187,625 unità. Nel 2015 il tasso totale, di fertilità, ossia il numero di figli per ogni singola femmina, era 1.50. Poiché però le donne straniere sono più fertili di quelle autoctone, il tasso di fertilità delle femmine tedesche scende drammaticamente vicino alla unità. Per mantenere lo stesso numero di persone sarebbe necessario un tasso di fertilità di 2.2, tenedo conto della mortalità prematura.

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Questi dati indicano due fenomeni che prendono luogo sul lungo termine, fenomeni condizionati dal fatto che i tempi biologici sono noti: dal concepimento al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro intercorrono da 20 a 30 anni, a seconda del livello di occupazione considerato.

Il primo fenomeno è l’estinzione della popolazione tedesca autoctona. È un fenomeno che autoalimenta: meno femmine nascono, meno sono le femmine che dopo due decenni possono procreare. In altre parole la Germania si avvia ad essere una mera espressione geografica, popolata da tuto fuorché da tedeschi.

Il secondo fenomeno è più subdolo da essere identificato con chiarezza: tuttavia esso emerge chiaramente dalla semplice osservazione della figura prodotta da Destatis. Un buon terzo dei tedeschi autoctoni al lavoro è in una fascia di età compresa tra i 50 ed i 65 anni: sono quattordici milioni di persone che entro quindici anni usciranno dalla fascia di età lavorativa. Ma nella fascia di età compresa tra i 35 ed i 50 anni non vi sono nemmeno cinque milioni di tedeschi autoctoni. Gli autoctoni potranno sostituire solo un terzo di coloro che andranno in pensione. E qui vengono ulteriori problemi.

Orbene.

2017-03-18__Germania. Summit in Cancelleria per l'allarme demografico.__002__Census_Based2011_AgeStructure

Di questi quattordici milioni solo una milionata lavora alle catene di montaggio o in fabbriche, e sarebbe quindi abbastanza facilmente sostituibile con degli immigrati. Ma i restanti tredici milioni svolgono ruoli dirigenziali come magistrati, professori universitari e ricercatori, dirigenza nel comparto produttivo e nei servizi, non da ultimo nel settore socio-sanitario e nella burocrazia.

L’idea di sostituire un professore di filologia romanza oppure di meccanica quantistica con un immigrato magrebino che non sa parlare tedesco ed ha solo una istruzione elementare è semplicemente demenziale. Ma lo stesso ragionamento vale per tutti i ruoli direttivi. Chi mai si farebbe operare da un immigrato senza nemmeno il diploma di laurea?

Eppure questo problema è sistematicamente misconosciuto. L’immigrazione può apportare persone, ma queste persone non sono qualificate.

Il terzo fenomeno consiste nel fatto che in Europa il 40% della popolazione assume cronicamente psicofarmaci maggiori, e World Health Organization attesta che un terzo della popolazione soffre di ansietà patologica e quasi il dieci per cento di severe sindromi depressive, solo per citare alcune patologie. Patologie che colpiscono con molto maggiore frequenza le femmine rispetto ai maschi.

I rimpiazzi non saranno quindi sani mentalmente, in termini medi. Chi mai si farebbe operare da un chirurgo pazzo? Fareste guidare un autobus ad uno squilibrato?

Il quarto fenomeno è talmente scabroso che nessuno ne vuole parlare. Come in altri paesi, in Germania le pensioni sono pagate con i contributi versati da coloro che lavorano. Già adesso, con quasi il 40% della forza lavoro sotto contratto da mini-Arbeit, il flusso dei contributi si è affievolito, e deve pesantemente essere integrato dallo stato. Ora nella fascia di età compresa tra i 50 ed i 65 anni vi sono quattordici milioni ed hanno quasi tutti lavori regolari e versano fior di contributi. Ma quando questi avranno raggiunto l’età della pensione, saranno sostituiti da un po’ meno di cinque milioni di individui. E da cinque milioni di poveracci che, guadagnando ben poco versano poco a niente di contributi. Mancheranno all’appello circa nove milioni di persone che versino i contributi con i quali pagare le pensioni. Si pone quindi il problema di chi potrà mai pagare tutte quelle pensioni. Anche l’economia tedesca non ce la potrà fare.

Ecco perchè si inizia a parlare di eutanasia economica. Chi è vecchio, in pensione, ed è quindi economicamente improduttivo, bene, lo si ammazzi. Volente o nolente. Una pensione di meno. E se poi il morituro/a non avesse discendenza, grasso che cola! Il suo patrimonio lo incamera lo stato.

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«Chancellor Angela Merkel and four of her ministers are discussing the government’s demography strategy at a summit in Berlin»

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«But not just German angst. People in Italy, Poland or Russia are concerned about population collapse as well»

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«The population has started to decline in many countries.»

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«Another problem is combining employment with having a family»

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«In [the former] West Germany, mothers are typically expected to stay home with small children.»

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«That is damaging for their career and their income»

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«Germany is certainly below average in the attitude that women with children should not work»

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«That is just very detrimental to fertility»

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Il discorso fatto è semplice e limpido. Nei prossimi quindici anni lo stato tedesco muterà in modo consistente: dovrà ridurre tutti gli organici dirigenziali causa carenza di personale umano. Un solo esempio. Per rimpiazzare i 600,000 profesori delle scuole inferiori e superiori che andranno in pensione saranno disponibili, a parità di concentrazione percentuale, meno di 300,000 nuovi insegnanti. Le classi da venti alunni torneranno ad averne quaranta. Ma i due milioni di burocrati come potranno essere rimpiazzati?

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È un problema di Weltanschauung, e quella attuale ha condotto al disastro, al suicidio.

Le femmine che essendo ora in età fertile non vogliono danneggiare le loro carriere quando avranno l’età della pensione ne riceveranno, che vada di lusso, una da fame: da fame nera. Ed in quel momento di particolare bisogno saranno sole: non avranno prole che le mantenga ed accudisca. Saranno sole con il loro egoismo, che però non è commestibile e genera rimorsi.

Ci si pensi bene:

«mothers are typically expected to stay home with small children.»

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«women with children should not work»

*

La maternità e l’allevamento della prole è il fine che natura ha disposto per le femmine, e per le femmine all’interno di una Collettività.

Si vuole ripudiare un dettame di natura? Perfetto. Quella Collettività si estingue, scompare. E da due metri sotto terra non può più nuocere a sé ed agli altri. Mai morte fu tanto benedetta! Ma mica che sarà un morte semplice, indolore.

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Ripetiamo: è un problema di mentalità, e quella attuale osteggia in ogni modo il fatto che una femmina faccia figli e stia a casa ad accudirli. Inneggia all’amore libero, alla contraccezione, all’aborto con cui assassinare il feto che fosse sfuggito ai contraccettivi. Postula che la femmina si realizzi esclusivamente nel lavoro e nella carriera. Odia la religione e la famiglia.

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È assurdo demonizzare la gravidanza e la prole, picconare l’istituto familiare, favorirne la disgregazione, e poi offrire denaro alle femmine che prolificano. È una contraddizione schizofrenica.

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Nessun problema.

La Germania si estinguerà, e questo sarebbe il meno. Quando l’attuale classe di femminine in età fertile entrerà in quella della menopausa ne pagherà tutte le conseguenze: già, proprio quelle conseguenze che ora non vogliono saperne di considerare.

È giusto che vadano al massacro della miseria: raccoglieranno quello che il femminismo ha seminato.

Ma questo quadro non terrà luogo tra decenni indefiniti: lo si è iniziato a vedere adesso e si aggraverà progressivamente nei prossimi anni. Sarà un processo lungo e doloroso. Tante persone superbe ed egoiste dovranno mangiare, almeno fino a tanto che glielo daranno, un pane condito con lacrime.


Deutsche Welle. 2017-03-16. ‘Germany is below average in tackling population decline’

Chancellor Angela Merkel and four of her ministers are discussing the government’s demography strategy at a summit in Berlin. Their record so far? Below average, says expert James Vaupel.

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DW: A few years ago, Germany was fearing a population collapse. Was that just typical German angst?

James Vaupel: Yes, it was mostly German angst. But not just German angst. People in Italy, Poland or Russia are concerned about population collapse as well. The population has started to decline in many countries. And if you extrapolate this into the distant future you can imagine the situation with a much smaller population. But it takes a long time. And over a period of many decades, public policies might change, people’s attitudes might change.

Has that happened recently in Germany? We have seen a sort of mini baby boom lately.

If people had the number of children they want to have, then the typical German family would have more than two children. But the number is still much lower. Why? One problem is daycare. Another problem is combining employment with having a family. In [the former] West Germany, mothers are typically expected to stay home with small children. That is damaging for their career and their income.

The government has been trying to tackle these issues. More daycare centers, longer parental leave – has that not had any impact?

It has had a modest impact. But it is too little. When a young couple has a child, an enormous burden is put on the couple. And the government could do a lot of things to make that burden less. Denmark and Sweden, for example, do a much better job in helping young people have children than Germany does. In Denmark, there is long paternity and maternity leave. There is flextime so that people can work a flexible number of hours per week. There are a lot of part-time work opportunities. And there is lots of daycare at a very low cost.

How would you rate German policies – are we just OECD average, then?

I think Germany is below average in terms of the help provided to young people. And Germany is certainly below average in the attitude that women with children should not work. In most countries it was like that 50 years ago but not today. That is just very detrimental to fertility.

Is it up to refugees from Syria and other places then to fill the gap?

Of course, a 20-year-old migrant can replace a baby that was not born 20 years ago. The difficulty with migrants is that it is very difficult to assimilate them. This is a major problem in many European countries.

If you could change policies in Germany, what would you change first?

The pension system. The age of retirement. One of the reasons why Germany doesn’t have enough money to spend on helping families is that so much money is being spent on older people who do not work. If people worked longer, that would save a lot of money and would contribute to the economy. Germany could then spend more money on education, on health, on assimilating migrants, on defense, on research, if older people worked to a higher age.

And how would you convince people to keep working?

A very important thing would be to have more flexible working hours. If you want to encourage older people to stay in the workforce you need more part-time jobs, more flextime jobs, where you can pick the hours you want to work. There is still too much inflexibility in the German system.

Dr. James W. Vaupel is the founding Director of the Max Planck Institute for Demographic Research in Rostock, Germany.

Pubblicato in: Demografia, Geopolitica Europea, Unione Europea

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-17.

2017-02-13__germania_popolazione__001

Per capire meglio quanto sarà esposto, potrebbe essere utile fare un richiamo a due precedenti storici a tutti noti, ma spesso non ben soppesati da molti.

Primo esempio. Nel luglio 1943 si svolse sul fronte russo la battaglia di Kursk. I tedeschi non ottennero altro risultato che subire severe perdite oltre al virtuale annientamento delle loro forze corazzate. La guerra era persa, anche se Kursk distava da Berlino circa millecinquecento kilometri. Servirono poi altri due anni di conflitto per arrivare alla pace.

Secondo esempio. Nel giugno 1942 si svolse la battaglia di Midway, un atollo messo nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. Gli americani affondarono quattro portaerei di assalto giapponesi, ed abbatterono 248 aerei navali giapponesi. Era evidente a tutti che il Giappone aveva perso la guerra, anche se Midway distava da Tokyo 4,119 kilometri. Ci vollero altri tre anni di guerra per poter finalmente chiudere la partita.

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Questi esempi storici indicano chiaramente come alcuni fatti, in questo caso battaglie, siano eventi che segnano in modo inequivocabile l’inizio della fine di un certo quale processo storico: il suo culmine, oltre il quale non sussiste altro che il declino fino alla scomparsa.

Non è facile identificarli nel momento in cui accadono: a quell’epoca sia la Germania sia il Giappone parevano essere ancora molto forti, ed in effetti lo erano, ma non a sufficienza da vincere. E chi non vince soccombe.

Lo stesso modulo ragionativo vale per la Germania attuale.

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La situazione geopolitica, economica e militare della Germania di oggi ricorda da vicino, mutatis mutandis, quella della Germania nel luglio 1943 e del Giappone nel giugno 1942.

Al momento attuale il sistema politico sembrerebbe ancora reggere e quello economico essere soddisfacente. Sembrerebbe.

Ma questa è la situazione attuale: non ci si faccia trarre in inganno. Stanno infatti emergendo dei fatti nuovi la portata dei quali equivale alla battaglia di Kursk oppure a quella di Midway.

La Germania attuale è sconfitta storicamente e strategicamente, e lo è in modo così severo da correre il serio pericolo di essere ridota ad una mera espressione geografica. Si potrebbe anche azzardare una data: entro venti anni al massimo risulterà essere annientata, scomparsa. Kaputt.

Diversi sono questi eventi spartiacque.

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Il primo elemento è quello demografico.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

La demografia è una delle poche scienze facilmente prevedibili, perché i tempi di gestazione e crescita degli esseri umani sono noti e certi: è quindi facile fare i conti e prevederne i tempi.

Secondo Destatis, l’Istituto di Statistica tedesco, il 41.4% delle famiglie è formato da single. Su 400,115 matrimoni si registrano 163,335 separazioni, tenendo conto solo di quelle espressamente sentenziate da una Corte di Giustizia. Il tasso di fertilità è 1.5, ma questo è sorretto in larga quota dalla prolificazione degli immigrati: le femmine autoctone, ossia tedesche di stirpe, hanno indice di fertilità ben inferiore alla unità, laddove 2.1 sarebbe il minimo per mantenere costane la popolazione. Sugli 82.2 milioni di persone che vivono in Germania, 8.7 mn sono stranieri e 17.1 mn sono figli di stranieri. Sono 25.8 milioni di persone, ma non basta. La maggior parte di essi rientra nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 60 anni, ossia in età lavorativa e fertile, di cui rappresenta circa il 60%. Nel 2015 gli ultra sessantenni formavano il 24.4% della popolazione. Se nel 1950 i giovani (età <= 20 anni) erano il 30.4%, nel 2015 si erano ridotti ad essere il 18.3%, in gran parte non tedeschi. Già tra dieci anni metà della popolazione in età lavorativa sarà straniera o di ascendenza straniera, idonei a ricoprire compiti lavorativi di grado basso: mancheranno in modo drammatico le figure prfessionali della fascia medio- alta.

I vecchi notoriamente decedono ben prima degli adulti e dei giovani: entro venti anni gli attuali 20 milioni di tedeschi anziani sarà passato a miglior vita senza essere rimpiazzato da un corrispondente numero di autoctoni di eguale preparazione e caratteristiche.

Immigrazione? L’immigrazione illegale di cui siamo stati testimoni può al massimo rimpiazzare una bassa manovalanza, ma a breve ci sarà bisogno di quadri nell’industria, di colletti bianchi negli uffici: si dovranno rimpiazzare i posti ed i ruoli dirigenziali.

Orbene, se anche adesso tutte le femmine tedesche si mettessero a prolificare, di qui a venti anni il problema sarebbe irrisolto. Dalla gestazione all’immissione nel mondo del lavoro un essere umano impiega almeno venticinque anni. La Germania collasserebbe lo stesso. Dal punto di vista demografico è kaputt. Il grafico qui riportato dovrebbe esser esplicito: è fortemene ottimista.

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2017-02-07__germania-incidenza-economica-del-calo-demografico-bloomberg-__001

Il secondo elemento è quello della vita personale e della sanità mentale.

Il calo delle nascite non è ascrivibile a fattori economici: la repubblica federale tedesca garantisce alle donne che hanno partorito un assegno mensile la cui entità netta mensile varia dai 500 ai 2,000 euro, somma di differenti voci.

È un problema di Weltanschauung, di ciò che Frau Merkel identifica come “valori” della Germania. Da decine di anni l’istituto familiare è stato sistematicamente demolito fino a renderlo equiparato ad anche meno di un regime di convivenza. Separazione e divorzio sono stati resi così facili da essere semplicemente automatici. Se garanzie restano ancora parzialmente per la prole, non sussistono per i coniugi, specie per il maschio.

Ma i danni peggiori sono stati generati dal femminismo. Questa teoria infatti relega la femmina nel solo dominio economico, svincolato da doveri religiosi, etici e morali. Così si è aperta la strada all’uso generalizzato degli anticoncezionali delle più diverse tipologie. A ciò si aggiunga l’aborto. Esso è pudicamente denominato “pro choice“: ossia scegliere se tenere o assassinare il proprio figlio. Ma assassinare un figlio non può essere impunemente considerato una possibile “scelta“. Scelleratezza è, e scelleratezza rimane. Ed una Collettività non può reggersi quando la mentalità corrente sia contro natura.

Le donne tedesche, come peraltro quelle occidentali in genere, vivono un rifiuto ideologico della prole, vista come impaccio ad una propria realizzazione lavorativa ed alla propria vita in generale e sessuale in particolare. Quando si è giovani, dicimolo pure francamente, è bello potersela spassare dimetichi del futuro.

È una Weltanschauung per cui tutti accampano diritti sconiugati dai relativi doveri, laddove sarebbero i doveri, quando adempiuti, a conferire dei diritti. È Weltanschauung corrente non dare peso alcuno ai doveri dovuti alla Collettività ed anche a sé stessi.

Questa visione di vita affonda le sue radici dapprima nell’illuminismo, quindi nell’idealismo dialettico e storico, culminando nelle teorie del socialismo ideologico.

Senza rigettare tale modo di concepire l’esistenza non sarà mai possibile una ripresa delle nascite, e ciò non sarà possibile se non dopo aver rimosso i socialisti ideologizzati dai centri di potere, che usano per propalare le proprie teorie di morte.

Una delle più severe conseguenze dello scardinamento familiare, non l’unica ma sicuramente la primaria, è la constatazione che 164 milioni di cittadini europei presentano seri disturbi mentali, che nel 2005 colpivano il 27.4% della popolazione e sei anni dopo il 38.2%. Le femmine rendono conto del maggior numero di severe sindromi depressive, in gran parte ascrivibili all’ingresso in menopausa, con la constatazione di una vita sentimentale fallita alle spalle così come alla constatazione di non aver proliferato. La mancanza di prole, e l’aver preso coscienza di averla soppressa, genera rimorsi urenti quanto irredimibili. Ma è troppo tardi. Con la menopausa quelle donne sterili nella mente e nel cuore prima ancora che nell’utero entrano in un labirinto depressivo che fa loro provare già sulla terra quello che sarà l’inferno futuro. La solitudine sarà il loro incubo, la condanna che si sono generate con le loro mani. Escono di senno, anche se prima non erano certo normali.

Una popolazione la gran parte della quale sia incapace di intendere e volere correttamente non può fare altro che andare alla rovina. La sindrome depressiva è l’esatto opposto dell’ottimismo imprenditoriale. La patologia mentale impedisce di recepire il reale nella sua oggettività: tutto  è vissuto in modo soggettivo.

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Il terzo elemento è il rapporto intercorrente tra demografia ed economia.

Alcune considerazioni sono, o dovrebbero, essere ovvie.

Maggiore è una popolazione, più ampio è il mercato interno.

Ma una popolazione con pochi giovani e tanti vecchi ha propensione a tutto tranne che agli investimenti produttivi: il vecchio vuole servizi, pensione e redditi garantiti, sia pur essi bassi. Sono i giovani ad aver il gusto e la voglia di nuovo, di imprendere, di fare.

Negli ultimi decenni la finanza si è imposta quasi come fenomeno disgiunto da quello economico, dalla produzione. In un ragionevole ambito, questa dicotomia può sussistere, ma con molta moderazione. Alla fine, anche di chi si occupa di finanza e servizi dovrà ben mangiare, e qualcuno dovrà quindi ben produrre se non altro il cibo.

Le produzioni occidentali hanno subito un severo processo di delocalizzazione, principalmente a causa dei regimi impositivi e burocratici locali. Ora la Germania, come peraltro molti altri paesi occidentali, si ritrova con una produzione in piena crisi.

Ma il suo vero problema non è quello attuale: per il momento il sistema produttivo ancora si regge, bensì quello futuro.

Cerchiamo di spiegarci meglio. Un impianto industriale di ragionevoli dimensioni necessita di circa un anno di analisi di mercato, due anni di costruzione ed almeno quattro anni di ammortamento. L’orizzonte temporale dell’imprenditore che impianta uno stabilimento è come minimo di sette anni.

Ma costruire un grande stabilimento in un paese che si sta spopolando sembrerebbe essere idea ben poco scaltra. Difficile trovare le competenze da assumere, difficile trovare il target cui vendere i prodotti. Uno stabilimento automobilistico richiede usualmente una decina di migliaia di addetti specializzati liberi sul mercato e genera un indotto di circa altri cinquantamila posti di lavoro, anche essi da ricoprirsi tra i non occupati. E tutte queste persone dovrebbero essere ragionevolmente addensate in un territorio ragionevolmente piccolo. Caratteristica questa assente in un territorio spopolato di giovani. Gli immigrati potrebbero ricoprire ruoli di basso o infimo livello, ma non hanno la preparazione per rivestire posti direzionali.

Senza la disponibilità di classi giovani che si affaccino sul mondo del lavoro resta semplicemente impossibile anche il solo pensare ad investire in nuovi stabilimenti produttivi. Non a caso ad oggi in Germania oltre il 40% degli addetti alla produzione è assunta con Miniarbeit.

E questo è proprio il fenomeno che inizia ad evidenziarsi in Germania. Non si possono progettare investimenti di medio – lungo termine: il sistema diventa instabile ed alla vine crollerà. Faremo alcuni esempi.

La chimica tedesca, asse portante della passata produzione tedesca, sta delocalizzando in modo spinto.

La chimica tedesca è in subbuglio. Lanxess AG acquisisce Chemtura

Juncker. Investite in Europa! Vi tasseremo. Basf investe in Asia.

Adesso, anche l’industria automobilistica segue le orme della chimica.

Giorni fa il Presidente della Volkswagen, Matthias Mueller, come se la Germania non avesse imposto alla Russia sanzione alcuna, si è fatto ricevere dal Presidente Putin in persona per concordare la costruzione di uno stabilimento VW in Russia.

«West sanctioned Moscow for its 2014 annexation of Ukraine’s Crimea»

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«Volkswagen has sustained investment, betting sales will one day recover to their 2012 peak of almost 3 million vehicles a year from around 1.4 million vehicles now»

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In tempi normali sarebbe stato un normale business. Non in questo momento.

Herr Mueller ha scavalcato la Bundeskanzlerin Frau Merkel, fatto questo davvero molto singolare e che la conta lunga su quanto valga ora l’attuale cancelleria, ed ha ignorato la esistenza di sanzioni, senza peraltro riceverne lamentele in patria da parte di politici inerti. Già adesso la cancelleria non conta che ben poco.

Ma è anche il coraggio della disperazione: in questa, e sopratutto nella Germania futura, non hanno albergo grandi impianti produttivi. Herr Mueller sa benissimo quanto pesino i fattori demografici e culturali.

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Il quarto elemento è la generale mancanza di considerazione internazionale che circonda la Germania attuale. Nessuno vuole più condividere i “valori” tedeschi: vogliono vivere e perpetuarsi. Fuori dalla Germania, gli altri popoli hanno una gran voglia di vivere.

Alcuni flash.

Mentre in altri tempi il capo di stato polacco sarebbe andato in pellegrinaggio a Berlino accontentandosi di essere ricevuto da un sottosegretario, il sette febbraio la Bundeskanzlerin Frau Merkel in persona si è recata a Varsavia chiedendo di essere ricevuto dal Mr Jaroslaw Kaczynski, capo del PiS, che però non ricopre carica governativa alcuna. E la cancelliera è stata ricevuta con il protocollo con cui si ricevono privati che provengono da un qualsiasi paesuccolo africano. Da un punto di vista diplomatico fu uno sberleffo.

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Ma cosa ben peggiore è il fatto che mentre il Presidente Trump ha ricevuto in pompa magna Mr Farage e Mrs May, non ha ritenuto opportuno invitare la Bundeskanzlerin Frau Merkel. Da un punto di vista diplomatico è uno schiaffo severo, ma non è l’unico.

Dopo lunghe e lamentose suppliche, il Ministro degli esteri tedesco Herr Gabriel è riuscito ad arrivare a Washington. Lì è stato ricevuto dall’attaché Mr Clarke, gradino molto basso della gerarchia, quasi un fattorino gallonato, per poter avere ben otto minuti di colloquio con il Segretario di Stato Tillerson. Meno del tempo concesso al rappresentante del Messico e del Ghana. A breve la Bundeskanzlerin Frau Merkel si incontrerà con il vicepresidente Mike Pence: un oltraggio, data la disparità di rango e di potere decisionale.

Per gli Stati Uniti la Germania non conta pù nulla.

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Concludiamo.

La Germania sta avviandosi irreversibilmente verso la estinzione della stirpe autoctona che è incapace di riprodursi.

Ogni giorno che passa acquista sempre più i segni ed i sintomi di un paese vecchio, senza la componente giovanile.

Quando tra una decina di anni saranno usciti dal mondo del lavoro gli attuali cinquantenni il problema irromperà nella sua massima virulenza.

Gli investitori conoscono molto bene questa problematica e come conseguenza hanno cessato gli investimenti nel comparto produttivo tedesco. Ciò non toglie che si possano fare degli affarucci estemporanei in borsa: ma questo è l’oggi, non il domani.

Già tra dieci anni resterà difficile trovare anche meccanici, idraulici ed elettricisti per le usuali manutenzioni ordinarie. Non parliamo poi di personale infermieristico oppure di badanti. Ma saranno anche introvabili i colletti bianchi di rimpiazzo a quelli pensionati o deceduti. Rimpiazzare un direttore di banca con un magrebino che non parla tedesco? Sembrerebbe essere cosa ben poco scaltra.

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Il mondo sta semplicemente seduto ad aspettare: sarebbero risorse ed energie sprecate quelle impiegate contro la Germania. Si sta semplicemente suicidando con le sue stesse credenze e mani. Ben pochi la rimpiangeranno. E molti stanno facilitando questo processo.

Ridotta a realtà geografica, molti si stanno già organizzando per colonizzarla. Nessuno si stupirebbe se alla fine dovesse fare la fine della ex Prussia orientale: oggi lì abitano solo ed esclusivamente dei russi.


→ Reuters. 2017-02-08. Putin meets Volkswagen CEO, offers help in Russia

President Vladimir Putin met Volkswagen Chief Executive Matthias Mueller in Moscow on Wednesday and said he was ready to help the German car giant (VOWG_p.DE) develop its business in Russia at a time of sliding sales and weak demand.

Putin said he understood the challenges the car maker faced in Russia, where the country’s once-booming auto market has fallen victim to a sustained economic downturn.

“We are very happy that your business as a whole is doing well, although we understand there are certain difficulties,” Putin said after the meeting, a rare face-to-face between the Russian leader and a major European industrialist after the West sanctioned Moscow for its 2014 annexation of Ukraine’s Crimea.

“We are always ready to discuss any questions you have to help you develop further in our country.”

VW Group, which produces the Volkswagen, Audi, Seat and Skoda brands, is Russia’s largest foreign car maker by sales and revenue. But its sales fell by 5 percent in Russia last year, according to the Association of European Businesses (AEB) lobby group, as the wider market fell by 11 percent year-on-year.

Some foreign car makers, such as General Motors (GM.N), have quit Russia, but Volkswagen has sustained investment, betting sales will one day recover to their 2012 peak of almost 3 million vehicles a year from around 1.4 million vehicles now.

The company makes cars at a factory in Kaluga, some 170 kilometers (105.63 miles) southwest of Moscow, and started production at a new engine plant in the city in 2015. It also has two other production sites.

An industry source said Mueller’s meeting with Putin had been to discuss “exclusive benefits” for his company.

Volkswagen said in a statement it was committed to the Russian market, where it said it provided 6,800 direct and 50,000 indirect jobs, and planned further development there.

“We are thinking ahead over the future and looking for the ways of implementing our global strategy at the Russian market,” the company said.

Putin told reporters tax privileges offered by the Russian government were already helping support Volkswagen’s sales.

The AEB sees Russian car sales increasing by 4 percent in 2017 after four consecutive years of decline, but said on Wednesday they had fallen 5 percent in January. VW Group sales increased 2 percent for the month.

Volkswagen has fared worse elsewhere. After admitting in September 2015 that it cheated U.S. diesel emissions tests, it is still battling regulatory investigations, investor and consumer lawsuits, and striving to rebuild its reputation.


→ The Guardian. 2017-02-08. ‘Europe’s fate is in our hands’: Angela Merkel’s defiant reply to Trump

Angela Merkel and François Hollande have responded curtly but defiantly after Donald Trump cast further doubt on his commitment to Nato and gave strong hints that he would not support EU cohesion once in office.

“We Europeans have our fate in our own hands,” the German chancellor said after the publication of the US president-elect’s interviews with the Times and German tabloid Bild. “He has presented his positions once more. They have been known for a while. My positions are also known.”

In the Times interview, Trump complained that Nato had become “obsolete” because it “hadn’t taken care of terror” – a comment later welcomed by the Kremlin. He suggested that other European countries would follow in Britain’s footsteps and leave the EU.

Hollande, the French president, retorted by saying Europe did not need to be told what to do by outsiders.

“Europe will be ready to pursue transatlantic cooperation, but it will based on its interests and values,” Hollande said on Monday. “It does not need outside advice to tell it what to do.”

Germany’s foreign minister, Frank-Walter Steinmeier, said the criticism of Nato had caused concern in the political and military alliance. “I’ve spoken today not only with EU foreign ministers but Nato foreign ministers as well and can report that the signals are that there’s been no easing of tensions,” he said.

Other senior members of Merkel’s government were quick to defend Germany’s policies after Trump criticised the chancellor’s handling of the refugee crisis and threatened a 35% tariff on BMW cars imported to the US.

Responding to Trump’s comments that Merkel had made an “utterly catastrophic mistake by letting all these illegals into the country”, the deputy chancellor and minister for the economy, Sigmar Gabriel, said the increase in the number of people fleeing the Middle East to seek asylum in Europe had partially been a result of US-led wars destabilising the region.

“There is a link between America’s flawed interventionist policy, especially the Iraq war, and the refugee crisis; that’s why my advice would be that we shouldn’t tell each other what we have done right or wrong, but that we look into establishing peace in that region and do everything to make sure people can find a home there again,” Gabriel said.

“In that area, Germany and Europe are already making enormous achievements – and that’s why I also thought it wasn’t right to talk about defence spending, where Mr Trump says we are spending too little to finance Nato. We are making gigantic financial contributions to refugee shelters in the region, and these are also the results of US interventionist policy.”

John Kerry, the outgoing US secretary of state, also responded tartly to Trump’s criticisms of Merkel, warning him he would need to rein in his views once he took office.

“I thought, frankly, it was inappropriate for a president-elect of the United States to be stepping in to the politics of other countries in a quite direct manner,” Kerry told CNN’s Christiane Amanpour. “As of Friday, he’s responsible for that relationship.

“But I think we have to be very careful about suggesting that one of the strongest leaders in Europe – and one of the most important in respect of where we are heading – made one mistake or another.”

Gabriel, who is expected to run as the centre-left candidate against Merkel in Germany’s federal elections in September, said Trump’s election should encourage Europeans to stand up for themselves.

“On the one hand, Trump is an elected president. When he is in office, we will have to work with him and his government – respect for a democratic election alone demands that,” Gabriel said.

“On the other hand, you need to have enough self-confidence. This isn’t about making ourselves submissive. What he says about trade issues, how he might treat German carmakers, the question about Nato, his view on the European Union – all these require a self-confident position, not just on behalf of us Germans but all Europeans. We are not inferior to him, we have something to bring to the table, too.

“Especially in this phase in which Europe is rather weak, we will have to pull ourselves together and act with self-confidence and stand up for our own interests.”

The German foreign ministry rejected Trump’s criticism that creating “security zones” in Syria would have been considerably cheaper than accepting refugees fleeing the war-torn country.

“What exactly such a security zone is meant to be is beyond my comprehension and would have to be explained,” said Martin Schäfer, a spokesman for the German foreign ministry.

Schäfer also rejected Trump’s labelling of the EU as a “vehicle for Germany”. He said: “For the German government, Europe has never been a means to an end but a community of fate which, in times of collapsing old orders, is more important than ever.”

Hints of a fundamental shift in US trade policy sent shockwaves through German politics and business.

In his interview, Trump indicated that he would aim to realign the “out of balance” car trade between Germany and the US. “If you go down Fifth Avenue, everyone has a Mercedes Benz in front of his house, isn’t that the case?” he said. “How many Chevrolets do you see in Germany? Not very many, maybe none at all … it’s a one-way street.”

Asked what Trump could do to make sure German customers bought more American cars, Gabriel said: “Build better cars.”

Shares in BMW, Daimler and Volkswagen fell on Monday morning following Trump’s comments. BMW shares were down 0.85%, shares in Daimler were 1.54% lower and Volkswagen shares were trading 1.07% down in early trading in Frankfurt.

All three carmakers have invested heavily in factories in Mexico, where production costs are lower than the US, with an eye to exporting smaller vehicles to the US market.

A BMW spokeswoman said a BMW Group plant in the central Mexican city of San Luis Potosi would build the BMW 3 Series from 2019, with the output intended for the world market. The plant in Mexico would be an addition to existing 3 Series production facilities in Germany and China.

But Gabriel said on Monday that a tax on German imports would lead to a “bad awakening” among US carmakers since they were reliant on transatlantic supply chains.

“I believe BMW’s biggest factory is already in the US, in Spartanburg [South Carolina],” Gabriel, leader of the SPD, told Bild in a video interview.

“The US car industry would have a bad awakening if all the supply parts that aren’t being built in the US were to suddenly come with a 35% tariff. I believe it would make the US car industry weaker, worse and above all more expensive. I would wait and see what Congress has to say about that, which is mostly full of people who want the opposite of Trump.”


→ Deutsche Welle. 2017-02-10. Merkel to meet US Vice President Pence at ‘critical’ Munich Security Conference

Chancellor Angela Merkel is to meet US Vice President Mike Pence next week, when she attends the Munich Security Conference. It will be the first time she meets any senior member of the new Washington administration.

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German government sources said on Thursday that Merkel would meet the vice president at the conference, which takes place this year amid uneasiness about the future of Transatlantic relations.

US Secretary of State Rex Tillerson and defense secretary James Mattis – who are also deemed likely to attend – could also be involved in the discussions.

Although the February 17-19 conference is among the most important foreign policy and security gatherings in the world, Merkel did not attend last year.

The meeting follows Trump’s criticism of Merkel’s refugee policy and comments in which he said he viewed NATO as “obsolete.”

Criticism in both directions

Meanwhile, in a telephone conversation with US President Donald Trump last week, Merkel criticized Trump’s ban on refugees and people from seven mainly Muslim countries entering the United States.

Among the topics up for discussion at the conference will be Transatlantic ties, NATO and the EU, the Ukraine crisis, Russia and Syria.

Conference chairman Wolfgang Ischinger has said he hopes the conference will reveal more about the Trump team’s intentions regarding NATO and the EU.

Time of ‘greatest uncertainty’

Ischinger described the conference as the most critical in many years, at a time when the tectonic plates of geopolitics appear to be shifting following Trump’s win in the US and as the EU experiences significant inner turmoil.

“We are living through and witnessing a time of the greatest uncertainty,” said Ischinger, warning against high-handedness and reproach in dealing with the US, to which he was a former ambassador.

Dozens of senior politicians, including heads of state and government, are expected to attend the event, where outgoing German President Joachim Gauck is to be honored with the Ewald-von-Kleist Prize on Saturday evening.


→ Deutsche Welle. 2017-02-10. EU’s Mogherini warns US not to ‘interfere’ in European politics

The EU’s foreign policy chief has cautioned Washington about meddling in the bloc’s political life. Trump’s administration has reached out to EU officials, asking which nation was next to leave, an ex-US ambassador said.

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The EU’s top diplomat, Federica Mogherini, on Friday warned US President Donald Trump’s administration of meddling in European politics, saying the bloc’s relationship with Washington will be “transactional and pragmatic.”

“We do not interfere in US politics … and Europeans expect that America does not interfere in European politics,” Mogherini said after wrapping up meetings with US officials, including US Secretary of State Rex Tillerson.

Last year, Trump praised the UK’s decision to leave the EU in a referendum commonly referred to as “Brexit,” prompting concerns across the bloc that he may seek to undermine the European project.

“The unity of the European Union, I believe, is more evident today than it was some months ago,” Mogherini said.

“The UK will stay a member state of the European Union for another two years at least … And it will not be able to negotiate any trade agreement bilaterally with any third country [until leaving the EU],” she added.

Since his electoral victory in November, several EU leaders have criticized Trump for his divisive remarks, with German Chancellor Angela Merkel saying, “We Europeans have our fate in our own hands.”

Next US ambassador to EU?

Meanwhile, Mogherini noted that the White House has yet to choose an ambassador to the EU, which the bloc’s 28 member states would have to consent to under a long-held tradition. EU politicians have expressed their displeasure about the possible nomination of Theodore Roosevelt Malloch.

Before leaving his post in January, former US Ambassador to the EU Anthony Gardner warned Trump’s administration not to support the bloc’s breakup.

Gardner, appointed by former President Barack Obama, said Trump’s transition team have contacted several EU officials before the inauguration and asking them which country is likely to exit the bloc after the UK.

“To think that by supporting the fragmentation of Europe we would be advancing our interests would be sheer folly. It is lunacy,” Gardner said at his final press conference.

Securing Iran deal

During his campaign, Trump vowed to dismantle the Iran deal that world powers negotiated in 2015, and effectively curbed Tehran’s nuclear program in exchange for scrapping economic sanctions against Iran.

The deal’s survival remains an open question if Trump’s administration would withdraw from the international agreement. However, the EU’s top diplomat said the White House offered assurances that will remain intact.

“I was reassured by what I heard in the meetings on the intention to stick to the full implementation of the agreement,” Mogherini told reporters Friday.

Mogherini said her main task during her visit to Washington was to ensure the Iran deal survived Trump’s administration.


Wittchen HU, et Al. The size and burden of mental disorders and other disorders of the brain in Europe 2010. Eur Neuropsychopharmacol. 2011 Sep;21(9):655-79.

Abstract

AIMS:

To provide 12-month prevalence and disability burden estimates of a broad range of mental and neurological disorders in the European Union (EU) and to compare these findings to previous estimates. Referring to our previous 2005 review, improved up-to-date data for the enlarged EU on a broader range of disorders than previously covered are needed for basic, clinical and public health research and policy decisions and to inform about the estimated number of persons affected in the EU.

METHOD:

Stepwise multi-method approach, consisting of systematic literature reviews, reanalyses of existing data sets, national surveys and expert consultations. Studies and data from all member states of the European Union (EU-27) plus Switzerland, Iceland and Norway were included. Supplementary information about neurological disorders is provided, although methodological constraints prohibited the derivation of overall prevalence estimates for mental and neurological disorders. Disease burden was measured by disability adjusted life years (DALY).

RESULTS:

Prevalence: It is estimated that each year 38.2% of the EU population suffers from a mental disorder. Adjusted for age and comorbidity, this corresponds to 164.8million persons affected. Compared to 2005 (27.4%) this higher estimate is entirely due to the inclusion of 14 new disorders also covering childhood/adolescence as well as the elderly. The estimated higher number of persons affected (2011: 165m vs. 2005: 82m) is due to coverage of childhood and old age populations, new disorders and of new EU membership states. The most frequent disorders are anxiety disorders (14.0%), insomnia (7.0%), major depression (6.9%), somatoform (6.3%), alcohol and drug dependence (>4%), ADHD (5%) in the young, and dementia (1-30%, depending on age). Except for substance use disorders and mental retardation, there were no substantial cultural or country variations. Although many sources, including national health insurance programs, reveal increases in sick leave, early retirement and treatment rates due to mental disorders, rates in the community have not increased with a few exceptions (i.e. dementia). There were also no consistent indications of improvements with regard to low treatment rates, delayed treatment provision and grossly inadequate treatment. Disability: Disorders of the brain and mental disorders in particular, contribute 26.6% of the total all cause burden, thus a greater proportion as compared to other regions of the world. The rank order of the most disabling diseases differs markedly by gender and age group; overall, the four most disabling single conditions were: depression, dementias, alcohol use disorders and stroke.

CONCLUSION:

In every year over a third of the total EU population suffers from mental disorders. The true size of “disorders of the brain” including neurological disorders is even considerably larger. Disorders of the brain are the largest contributor to the all cause morbidity burden as measured by DALY in the EU. No indications for increasing overall rates of mental disorders were found nor of improved care and treatment since 2005; less than one third of all cases receive any treatment, suggesting a considerable level of unmet needs. We conclude that the true size and burden of disorders of the brain in the EU was significantly underestimated in the past. Concerted priority action is needed at all levels, including substantially increased funding for basic, clinical and public health research in order to identify better strategies for improved prevention and treatment for disorders of the brain as the core health challenge of the 21st century.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-10.

2017-02-06__germania-incidenza-economica-del-calo-demografico-bloomberg-__001

«the country’s surplus …. will fall by 20 percent by 2020, to around 7 percent of Germany’s gross domestic product»

*

«The biggest role will be played by demographics. Germany is aging fast and an older population earns less (pensioners make less money than workers at the apex of their career) and tend to spend more. This will bring the savings rate down.»

*

«But an even greater demographic effect is then expected for 2020-2025, and the surplus should then decline clearly further»

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I dati sono semplici e chiari.

La Germania basa la sua economia sulle esportazioni, e queste stanno segnalando un declino che è destinato ad accentuarsi con il tempo.

Ancora una decina di anni e questo fenomeno assumerà dimensioni di portata tale da destabilizzare l’intero comparto produttivo. Certamente al momento l’economia tedesca è ancora forte, ma sembrerebbe aver raggiunto l’apice, oltre il quale il declino è giocoforza.

Mentre il volgo continua a guardare l’immediato con nullo orizzonte temporale, chiunque ragionasse invece in termini strategici non potrebbe fare a meno di prenderne atto.

Da questo punto di vista ben si comprendono i giudizi espressi dal Presidente Putin sulla Germania, ritenuta essere strategicamente ininfluente, così come si comprende il modo quasi offensivo con cui l’Amministrazione Trump ha ricevuto il Ministro degli esteri tedesco. Si aggiunga che la Germania si avvia ad un isolamento politico sempre più marcato ed evidente.

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Il problema della Germania è semplicissimo: la questione demografica.

Le femmine tedesche autoctone non fanno figli a sufficienza o, meglio, non vogliono fare figli.

Per mantenere costante il numero della popolazione, servirebbe un tasso di fertilità superiore a 2.1. Ad oggi è 1.5: dato questo però che comprende sia autoctoni sia immigrati. Senza la quota degli immigrati il tasso di fertilità scenderebbe di poco sotto l’unità. Il grafico riportato da Destatis è ben chiaro.

2017-02-07__germania-incidenza-economica-del-calo-demografico-bloomberg-__001

Il 41.4% delle famiglie è formata da single. Su 400,115 matrimoni si registrano 163,335 separazioni, tenendo conto solo di quelle espressamente sentenziate da una Corte di Giustizia.

La Germania, intendendo per essa il popolo tedesco, si avvia alla estinzione, a diventare una mera espressione geografica.

*

Grande e severo errore è stato il voler considerare questo problema esclusivamente dal punto di vista economico.

Gli aiuti economici alle femmine che hanno prolificato sono davvero molto generosi, per molte ragazze sono un vero affare almeno fino alla maggiore età del figlio, ma non hanno risolto il problema.

Il problema è religioso e culturale: è un problema di Weltanschauung.

La famiglia è culturalmente penalizzata, la figura femminile intesa solo nella sua manifestazione economica e non anche familiare, la propaganda anticoncezionale ed abortista esasperata.

È quindi del tutto sequenziale che la Germania si trovi ad essersi incamminata verso la estinzione.

Ma senza popolazione, non può esistere nemmeno il sistema economico. 


Bloomberg. 2016-08-30. Aging Germany Is Almost Ready to Spend

Germany’s much-criticized current-account surplus is set to become smaller in the coming years as spending patterns shift with changes in society.

A study by Deutsche Bank economists Heiko Peters and Robin Winkler finds that the country’s surplus — mostly driven by net goods trade — will fall by 20 percent by 2020, to around 7 percent of Germany’s gross domestic product. While still big, it’s a far cry from the record 8.8 percent of GDP, or 275 billion euros, it is projected to reach this year.

It’s a running debate. The International Monetary Fund, the U.S. and fellow euro-area countries have all argued that the current-account balance is proof that Germans are saving too much and not spending enough.

The reasoning is that while Germany’s exports are benefiting from the weak euro, wages and government spending are low, creating an excess of savings and curbing imports. Germans respond that they cannot be asked to make their economy less competitive.

Whichever side of the debate you are on, the Deutsche Bank study shows that some structural factors are poised to reduce the imbalances of the German economy in coming years. 

The biggest role will be played by demographics. Germany is aging fast and an older population earns less (pensioners make less money than workers at the apex of their career) and tend to spend more. This will bring the savings rate down.

Then there is the housing market. After years of near-stagnation, German real estate is entering a period of expansion, and an influx of migrants is adding to already buoyant demand. Construction will take years to catch up, in the meantime, prices are bound to rise.

How will this impact the current-account balance? In short, higher real-estate values typically translate into higher spending. Homeowners feel richer as the value of their house goes up. Meanwhile, building material will come into the country from abroad. So consumption and imports increase. 

Meanwhile, global trade is set to slow, and with it demand for German-manufactured goods. 

Even so, the decline in the current-account surplus will only partially help European peers.

“Some of the deterioration will benefit the balances of Germany’s European neighbors,” wrote Peters and Winkler. “But the main decline will be vis-a-vis the traditional importers in Asia, the Middle East, and elsewhere.” 


Bloomberg. 2017-02-30. Attention Trade Warriors: Germany’s Surplus is on the Wane

An aging society, a housing boom and more immigrants will help slim Germany’s controversial current-account, Deutsche Bank argues.

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The Trump administration appears intent on escalating the long-standing U.S. practice of attacking Germany’s current-account surplus.

Good news for those on the receiving end: It has probably peaked.

As officials like National Trade Council director Peter Navarro rail against the trade imbalance that dominates the balance of payments between the two countries,  pensioners, home-buyers and immigrants are quietly working to bring that $297 billion current-account surplus down. 

According to research by Deutsche Bank, demographics and a housing boom are two factors that will drive the current account balance — the difference between what a country earns from abroad and what it spends — to its lowest level in seven years by 2020.

That may offer little consolation to the German delegation when it hosts a Group of 20 meeting of finance ministers in March, as they’ll likely face intensified criticism for allowing such an imbalance to continue. Germany has long faced flak, both within the euro area and outside it, for failing to encourage greater domestic spending and imports to balance out its external excess.

Still, while the weaker euro will continue to make German exports attractive in the U.S. — think expensive sedans, high-tech machinery — there are countervailing factors at play on the other side of the equation.

“In the medium term we expect the demographic development and the solid domestic economy, driven by a sustained positive development on the property market, to push the surplus down to 7 percent of GDP,” Deutsche Bank economist Heiko Peters said by phone. 

A rising share of pensioners in the German population, who normally have less money to save than people in jobs, will crimp household savings rates, while an increasing number of immigrants such as refugees will contribute to boosting German imports, Peters wrote in a study first published last year.

And with housing valuations outpacing income and rent growth since 2009, home owners feel richer, save less toward retirement and borrow against their property. That leads to rising imports of building materials to fuel the property boom and increased demand for foreign consumer goods on the back of the wealth effect.

Seven percent of GDP is still a mighty big number for an economy as large as Germany’s. 

“That’s still a relatively high level until 2020,” Peters says. “But an even greater demographic effect is then expected for 2020-2025, and the surplus should then decline clearly further.”