Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Persona Umana, Politica Mondiale

Voto elettorale. Un problema di estrema attualità. Un sistema in crisi in occidente.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-11-24.

Elezioni 001

La giurisprudenza relativa alla capacità di votare è di grande interesse sia giuridico, sia sociale, sia politico. Non solo. Ogni epoca esprime delle proprie istanze che si ripercuotono di conseguenza sulla legge elettorale. Da ultimo, ma non certo per ultimo, ogni Collettività ha una sua propria tradizione.

In linea di massima sembrerebbero essere doverose alcune considerazioni.

La prima considerazione consiste nel fatto che la quasi totalità dei sistemi elettorali è concepita per sussistere in condizioni di equilibrio, tranquille, e traballa vistosamente nei momenti di tensione. Solo i romani compresero questo problema e previdero sia la gestione in momenti non tribolati, sia la istituzione di un dittatore pro tempore per superare periodi di particolare difficoltà.

La seconda considerazione parte dal concetto che è l’adempimento di un qualche ben definito dovere che conferisce la capacità di godere di un diritto. Da questo punto di vista il mero dato di essere nati non costituisce substrato al godimento della capacità elettorale, cosa che invece risulta essere evidente nel caso del voto censuale.

La terza considerazione è squisitamente euristica. In un sistema a suffragio universale vince le elezioni quel candidato che maggiormente promette, unico metodo per ottenere il bramato cinquanta per cento più uno. Ma codesta prassi instaura la dittatura di coloro che vivono delle prebende statali. Le forze improduttive parassitano quelle produttive.

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A nostro sommesso parere, il voto dovrebbe competere esclusivamente a coloro che, lavorando e producendo, concorrono a mantenere in vita la Collettività.

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«In linea di massima, per diritto di voto si intende il diritto di partecipare a votazioni di tipo pubblicistico, siano esse di tipo deliberativo o elettivo (Elezioni). Tra questi due tipi di votazioni il secondo è senza dubbio il più importante. Il voto è il diritto politico per eccellenza (Diritti costituzionali) ed è strettamente legato alle nozione di democrazia, di sovranità popolare e di cittadinanza. Da un punto di vista storico, si tratta di un legame relativamente recente, che tuttavia costituisce ora un dato di fatto irreversibile nell’ambito degli ordinamenti democratici, proclamato in tutte le più importanti Costituzioni novecentesche (art. 17 e 22 Cost. Germania 1919; artt. 3, 4 e 6 Cost. Francia 1946; art. 48 Cost.; art. 38 Legge fondamentale Germania 1949; artt. 3 e 6 Cost. Francia 1958; artt. 23, 68 e 69 Cost. Spagna 1978; artt. 136 e 149 Cost. Svizzera 1999): il suffragio universale, ovvero il diritto a partecipare alle elezioni conferito a tutti cittadini maggiorenni, uomini e donne, è, infatti, una conquista del XX secolo e segna il fondamentale passaggio dallo Stato liberale alla moderna democrazia costituzionale (Forme di Stato e forme di governo). Si deve tenere presente, infatti, che il riconoscimento del diritto di voto alle donne costituisce una conquista successiva ed ulteriore rispetto all’affermazione del suffragio universale maschile: mentre il riconoscimento del primo si colloca, da un punto di vista cronologico, tra il 1848 e il primo dopoguerra (cfr. artt. 24 e 25 Cost. Francia 1848; art. 20 Cost. Germania 1871), il secondo viene generalmente attribuito nel periodo di tempo tra il primo e il secondo dopoguerra e, in Italia, solo nel secondo dopoguerra, nel 1946 (Assemblea costituente).

Il voto esisteva anche nell’antichità e nel medioevo, anche se si svolgeva con modalità diverse rispetto a quelle che siamo soliti considerare: solo con l’affermazione del costituzionalismo moderno e del principio di uguaglianza viene accolta l’idea del voto come diritto individuale («un uomo, un voto»), laddove nelle epoche precedenti il voto si ricollegava all’appartenenza a un gruppo (si pensi ai comitia curiata o ai comitiva centuriata dell’antica Roma o all’appartenenza agli ordini negli Stati generali di antico regime). Questo non significa, però, che le carte costituzionali del XVIII e XIX secolo avessero accolto il principio del suffragio universale (maschile): l’unica eccezione, in questo senso, è rappresentata dalla Costituzione francese del 1793, che identificava esplicitamente l’universalità dei cittadini maschi e il popolo sovrano, conferendogli immediatamente il diritto di eleggere i deputati, di deliberare sulle leggi e di votare gli elettori degli arbitri pubblici, degli amministratori e dei giudici criminali e di Cassazione (artt. 7 ss.). Non si può parlare, invece, di suffragio universale maschile a proposito degli U.S.A., dal momento che, fino all’abolizione formale della schiavitù e alla conseguente approvazione del XIII (1865), del XIV (1868) e del XV emendamento (1870), una parte rilevante della popolazione (gli afroamericani) era totalmente esclusa dal godimento non solo dei diritti politici, ma anche dei diritti civili (Diritti costituzionali). Inoltre, nella legislazione di molti Stati membri, l’iscrizione nelle liste elettorali era subordinata al pagamento di una tassa (c.d. poll tax), cosa che escludeva di fatto dal voto i non abbienti.

Del pari, in Europa le legislazioni elettorali si sono per lungo tempo ispirate al principio del suffragio ristretto, stabilendo dei requisiti di reddito (suffragio censitario) o di cultura (suffragio capacitario) o combinandoli tra loro. Da un punto di vista teorico, la limitazione del suffragio si ricollegava all’idea del voto non come diritto, ma come funzione, esercitata nell’esclusivo interesse della nazione o dello Stato: in quanto tale, esso poteva essere conferito non a tutti i cittadini, ma solo a coloro che fossero nelle condizioni di poterlo proficuamente esercitare, godendo di determinati requisiti soggettivi di censo e/o di cultura.» [Treccani]

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                         Lunedì la Corte Suprema della Nuova Zelanda ha stabilito che l’attuale età di voto di 18 anni è discriminatoria, costringendo il Parlamento a discutere se abbassarla. Il caso, che sta attraversando i tribunali dal 2020, è stato acquistato dal gruppo di difesa Make It 16, che vuole che l’età sia abbassata per includere i giovani di 16 e 17 anni. La Corte Suprema ha ritenuto che l’attuale età di voto di 18 anni sia incoerente con la Carta dei diritti del Paese, che dà il diritto di essere liberi da discriminazioni legate all’età una volta raggiunti i 16 anni.

                         La decisione innesca un processo in cui la questione deve essere discussa in parlamento ed esaminata da un comitato parlamentare ristretto. Ma non obbliga il Parlamento a cambiare l’età di voto. Il gruppo afferma sul suo sito web che non ci sono giustificazioni sufficienti per impedire ai 16enni di votare quando possono guidare, lavorare a tempo pieno e pagare le tasse.

                         Personalmente sono favorevole a una diminuzione dell’età di voto, ma non è una questione che riguarda semplicemente me o il governo, qualsiasi cambiamento nella legge elettorale di questa natura richiede il 75% del sostegno parlamentare. Il Partito dei Verdi vuole un’azione immediata per abbassare l’età di voto a 16 anni, ma il più grande partito di opposizione, il Partito Nazionale, non appoggia il cambiamento.

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«New Zealand’s highest court ruled on Monday that the country’s current voting age of 18 was discriminatory, forcing parliament to discuss whether it should be lowered. The case, which has been going through the courts since 2020, was bought by advocacy group Make It 16, which wants the age lowered to include 16 and 17 year olds. The Supreme Court found that the current voting age of 18 was inconsistent with the country’s Bill of Rights, which gives people a right to be free from age discrimination when they have reached 16»

«The decision triggers a process in which the issue must come before parliament for discussion and be reviewed by a parliamentary select committee. But it does not force parliament to change the voting age. The group says on its website there is insufficient justification to stop 16 year olds from voting when they can drive, work full time and pay tax»

«I personally support a decrease in the voting age but it is not a matter simply for me or even the government, any change in electoral law of this nature requires 75% of parliamentarian support. The Green Party wants immediate action to lower the voting age to 16, but the largest opposition party, the National party, does not support the shift.»

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New Zealand court rules voting age of 18 is discriminatory.

Wellington, Nov 21 (Reuters) – New Zealand’s highest court ruled on Monday that the country’s current voting age of 18 was discriminatory, forcing parliament to discuss whether it should be lowered.

The case, which has been going through the courts since 2020, was bought by advocacy group Make It 16, which wants the age lowered to include 16 and 17 year olds.

The Supreme Court found that the current voting age of 18 was inconsistent with the country’s Bill of Rights, which gives people a right to be free from age discrimination when they have reached 16.

The decision triggers a process in which the issue must come before parliament for discussion and be reviewed by a parliamentary select committee. But it does not force parliament to change the voting age.

“This is history,” said Make It 16 co-director Caeden Tipler, adding: “The government and parliament cannot ignore such a clear legal and moral message. They must let us vote.”

The group says on its website there is insufficient justification to stop 16 year olds from voting when they can drive, work full time and pay tax.

New Zealand Prime Minister Jacinda Ardern said the government would draft legislation to reduce the age to 16, which could then be put to a vote in parliament.

“I personally support a decrease in the voting age but it is not a matter simply for me or even the government, any change in electoral law of this nature requires 75% of parliamentarian support,” she said.

Political parties have mixed views on the subject. The Green Party wants immediate action to lower the voting age to 16, but the largest opposition party, the National party, does not support the shift.

“Obviously, we’ve got to draw a line somewhere,” said National party leader Christopher Luxon. “We’re comfortable with the line being 18. Lots of different countries have different places where the line’s drawn and from our point of view, 18’s just fine.”

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Demografia, Devoluzione socialismo, Geopolitica Europea, Ong - Ngo

Tratta dei migranti. Il Ministro Piantedosi interviene alle Camere.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-11-19.

Giulio Romano. Palazzo Gonzaga. Sala dei giganti. 003

In Italia sono le Camere che esercitano la attività politica. Qualsiasi altra organizzazione non ha voce in capitolo. Vogliono contare? Benissimo. Facciano eleggere i propri rappresentanti.

Piantedosi parla molto chiaramente.

«In Italia non si entra clandestinamente, la selezione non viene fatta dai trafficanti di esseri umani.»

«La maggior parte dei migranti che arrivano in Italia sono spinti da motivazioni economiche e non hanno diritto a stare qui»

«La richiesta di pos dovrebbe provenire dallo Stato di bandiera delle navi e non dalle ong»

«E mi sembra che questo grido partito dai Paesi del confine meridionale cominci a essere raccolto»

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«Cyprus, Italy, Greece and Malta on Saturday jointly criticised EU member states for not sharing the responsibility of hosting migrants, saying the four countries collectively are “bearing the heaviest burden of the management of migratory flows in the Mediterranean.”

With Italy, Greece, Malta and Cyprus being the first entry points into Europe through the Central and Eastern Mediterranean route, they said despite the pledges by EU member states for relocating migrants, this translates into a “very small fraction of the actual number of irregular arrivals that have been received so far this year.» [Cyprus Mail]

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                         Nell’Aula della Camera l’informativa urgente del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sulla situazione dei migranti.

Nell’Aula del Senato l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sulla gestione dei flussi migratori.

                         La prima priorità è la tutela della dignità delle persone.

Sull’immigrazione agiamo con umanità e fermezza: non abbiamo alcuna intenzione di venir meno ai nostri compiti di accoglienza, ma in Italia non si entra clandestinamente, la selezione non viene fatta dai trafficanti di esseri umani. Vogliamo governare i flussi invece di subirli.

                         Nel 2022 ci saranno 69mila domande di asilo, il 56% in più rispetto all’anno scorso. E il 57% di quelle esaminate si sono concluse con dinieghi; significa che la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia sono spinti da motivazioni economiche e non hanno diritto a stare qui: così il ministro Piantedosi

                         La presenza delle navi delle ong continua ad essere un pull factor, un fattore di attrazione per i flussi di migranti e sono importanti anche per le organizzazioni criminali che basano il loro modus operandi sulla presenza di beni delle ong sul territorio

                         L’identificazione del luogo di sicurezza avrebbe dovuto essere fatta dallo Stato competente dell’area Sar Malta in cui le navi sono intervenute, Libia e Malta, e poi dallo Stato di bandiera. La richiesta di pos dovrebbe provenire dallo Stato di bandiera delle navi e non dalle ong. Queste navi agiscono in autonomia compromettendo anche la capacità di fare operazioni di soccorso. È quindi legittimo considerare il transito di queste navi non innocuo.

                         Sui migranti abbiamo posto un problema generale. Non è un problema che l’Italia ha con la Francia, noi poniamo un problema politico, di legalità, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa con il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias. Il regolamento di Dublino sembra affaticato e rischia di essere superato, ma non si può prescindere dalla solidarietà europea. E mi sembra che questo grido partito dai Paesi del confine meridionale cominci a essere raccolto, c’è volontà. I problemi non si risolvono in una riunione, ma ho trovato, a partire da Grecia, Malta e Slovenia, solidarietà Domani in Germania il ministro Matteo Piantedosi è atteso alla riunione del G7 Interni.

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Migranti, l’Ue apre. Johansson: ‘Pronti ad aiutare l’Italia’. Piantedosi: ‘I flussi vanno governati’.

Oltre 90mila sbarchi nel 2022, +60%. Informativa del ministro prima al Senato, poi alla Camera.

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Nell’Aula della Camera l’informativa urgente del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sulla situazione dei migranti.

In Aula al Senato l’informativa del Ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, sulla gestione dei flussi migratori.

“La priorità assoluta è la tutela della dignità delle persone.

Questa è la lente attraverso cui mettere a fuoco le decisioni dell’Esecutivo a cui spetta il compito di governare i flussi migratori”, ha detto il ministro.

Sull’immigrazione “agiamo con umanità e fermezza: non abbiamo nessuna intenzione di venire meno ai doveri dell’accoglienza, ma in Italia non si entra illegalmente, la selezione non la fanno i trafficanti di esseri umani.

Vogliamo governare i flussi anzichè subirli.

Ci sono 100mila migranti nel sistema di accoglienza e le prefetture segnalano una saturazione dei posti disponibilità e criticità, ha detto Piantedosi nell’informativa al Senato.

Nel 2022 si registrano 69mila richieste di asilo, il 56% in più rispetto allo scorso anno. Ed il 57% di quelle esaminate si sono concluse con i diniego; significa che la maggioranza dei migranti che arrivano in Italia è spinta da motivazioni economiche e non ha titolo di restare qui: così il ministro Piantedosi.

“La presenza di navi ong continua a rappresentare un fattore di attrazione, un ‘pull factor'” per i flussi di migranti e sono importanti anche per “le organizzazioni criminali che basano il loro modus operandi sulla presenza di assetti ong nell’area”.

La forma volontaristica del meccanismo di redistribuzione dei migranti “non riesce a decollare, serve una nuova politica europea realmente basata sul principio di solidarietà”, ha aggiunto Piantedosi. 

“Siamo per attivare corridoi umanitari per le persone vulnerabili, da usare come leva anche per i Paesi di origine e transito dei flussi – ha spiegato Piantedosi -. Dobbiamo creare percorsi legali di ingresso per i Paesi che collaborano alla prevenzione delle partenze illegali ed ai rimpatri, con un meccanismo premiale a favore dei Paesi più impegnati nel contrasto all’immigrazione illegale”. 

“L’individuazione del ‘place of safety’ avrebbe dovuto esser fatta dallo Stato competente dell’area Sar Malta in cui le navi sono intervenute, Libia e Malta, e poi dallo Stato di bandiera. La richiesta del ‘pos’ deve arrivare dallo Stato di bandiera delle navi non dalle ong. Queste navi agiscono in modo autonomo compromettendo anche la capacità di fare operazioni di salvataggio. E’ quindi legittimo considerare il transito di queste imbarcazioni non inoffensivo”. 

“C’è chi, anche da posizioni oggi critiche nei confronti dell’azione del Governo, ha sostenuto in passato la necessità di una razionale regolamentazione degli ingressi per favorire l’occupazione nei settori lavorativi trascurati dagli italiani; e chi sosteneva che aprire i porti fosse da irresponsabili, che rischiava di indurre a partire migliaia di persone difficilmente integrabili e che non saremmo stati in grado di accogliere, affermazione che proveniva anche da chi ha definito in questi giorni la nostra posizione un disastro e una sceneggiata”. “Comprendo – aggiunge Piantedosi – che per qualcuno cambiare opinione possa essere anche sempre possibile, ma osservo che temi così delicati vanno affrontati con maggiore ispirazione alla coesione tra le istituzioni”.

“Nel periodo che va dall’1 gennaio 2021 al 9 novembre 2022 le ong, nell’ambito di 91 eventi di sbarco, hanno portato sulle coste italiane 21.046 migranti, di cui 9.956 nel 2021 e 11.090 nel 2022”. Così il ministro dell’Interno aggiungendo che “secondo i dati Frontex, sul totale degli ingressi irregolari nel territorio dell’Unione nel 2022, gli attraversamenti lungo il canale di Sicilia rappresentano la rotta principale degli ingressi illegali diretti in Europa via mare. Tali ingressi sono incomparabili ai flussi via terra per oneri, modalità tecnico-operative e complessità di scenari di intervento”. Il ministro ha quindi ricordato che gli oltre 90.000 ingressi di migranti del 2022, mostrano un aumento del 60% rispetto allo stesso periodo del 2021, “incidendo pesantemente sul sistema di accoglienza nazionale già provato dagli arrivi dall’Ucraina, oltre 172.000 persone accolte in Italia”.

Sui migranti “abbiamo posto un problema generale. Non è un problema che l’Italia ha con la Francia, noi poniamo un problema politico, di legalità”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa col ministro degli Esteri greco Nikos Dendias. Il regolamento di Dublino “sembra affaticato” e adesso rischia di essere superato, ma non si può prescindere da una solidarietà europea”. E “mi sembra che questo grido partito dai paesi frontalieri del sud cominci ad essere accolto, c’è disponibilità. I problemi non si risolvono in una riunione, ma ho trovato, a partire da Grecia, Malta e Slovenia, solidarietà”.

Sugli arrivi sui migranti in Italia “siamo pronti a dare sostegno e ad aiutare in questa situazione. E avrò anche l’opportunità di incontrare il nuovo ministro italiano domani in Germania e questa è forse una cosa di cui discuterò”, ha detto la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, incontrando la stampa dopo la riunione del Collegio dei commissari. Domani in Germania il ministro Matteo Piantedosi è atteso alla riunione del G7 dell’Interno.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Italia. Scuola. 300,000 studenti in meno e 50,000 docenti in più. Una cosca mafiosa.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-09-16.

2022-09-14__ Scuola 001

«Oltre 7 milioni di studenti e 50 mila nuovi docenti»

«Sono 7,286,151 le studentesse e gli studenti che torneranno sui banchi delle scuole statali, per un totale di 366,310 classi.»

«Abbiamo 801 mila insegnanti che sono per la gran parte, 605 mila, a tempo indeterminato, 90 mila insegnanti di sostegno. Poi abbiamo 25 mila insegnanti che stanno concludendo il loro concorso»

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Facendo due conti.

La Tabella riportata dallo Ocse dovrebbe essere significativa.

Con dati più aggiornati, vi sono 9.09 studenti per docente, 7,286,151 / 801,000.

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A voler essere oltremodo benevoli, la scuola italiana è una cosca mafiosa finalizzata al suo auto sostentamento.

E quei buontemponi del ministro Patrizio Bianchi e di Antonello Giannelli ci vengono anche a dire che “non ci sono tutti i docenti che dovrebbero esserci”.

Questa scuola è diventata proprietà privata dei docenti, che ci sguazzano a piacer loro.

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Ma le cose non stanno certo così.

Il proprietario della scuola è il Popolo italiano nella persona dei Cittadini Contribuenti, ove il ministro eletto da libere elezioni ne è il gerente.

I docenti altro non sono che dipendenti, persone spesso degnissime, ma pur sempre dipendenti.

Che Antonello Giannelli si arroghi il diritto di parlare come si trattasse di “cosa nostra” è una mostruosità giuridica, un vulnus alla democrazia.

Per il momento il corpo docente non è licenziabile, ma nulla vieta di pensare che in un domani la legge cambi, e questo domani si sta avvicinando.

Circa la metà dell’attuale corpo docente dovrà essere licenziato, non essendo più a lungo possibile né giusto continuare a mantenere personale in esubero.

Nessuno piangerà su di loro.

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La scuola è ricominciata con 300 mila studenti in meno

Oltre 7 milioni di studenti e 50 mila nuovi docenti. Gli ultimi a tornare sui banchi lunedì prossimo saranno gli alunni della Sicilia e della Val d’Aosta.

AGI – La scuola riparte con 300 mila studenti in meno. A dare il “doloroso” dato è il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che, parlando in apertura di anno scolastico, rileva come “abbiamo mantenuto il numero di docenti che avevamo prima del Covid, a abbiamo avuto una caduta del numero degli allievi: tra il 2021 e oggi, ne abbiamo persi circa 300 mila”.

Sono 7.286.151 le studentesse e gli studenti che torneranno sui banchi delle scuole statali, per un totale di 366.310 classi.

                         Il nodo dei numeri

“Le criticità sono sempre le stesse: messo un po’ ai margini il Covid, almeno per ora non più vissuto come emergenza, il problema principale è che non ci sono tutti i docenti che dovrebbero esserci” ha detto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi.

“Il ministro Bianchi si è molto impegnato su questo fronte, va riconosciuto – spiega Giannelli – il fatto è che in Italia è il meccanismo che non funziona, e non funziona da 50 anni: continua ad esserci un precariato imponente, con un quarto dei posti occupati da docenti non di ruolo ma supplenti. La colpa? In sostanza dei concorsi centralizzati, di un pregiudizio ideologico che impedisce di lasciare la decisione su chi assumere ai presidi, come se un preside rischiasse la poltrona solo per mettere un incompetente in cattedra. Servirebbe una reale autonomia scolastica – ha concluso il presidente dell’Anp – quella di oggi è per lo più di facciata”. 

“Abbiamo 801 mila insegnanti che sono per la gran parte, 605 mila, a tempo indeterminato, 90 mila insegnanti di sostegno” dice sa parte sua Bianchi, “Abbiamo dato ad ognuno dei ragazzi che ha sofferto in questo periodo una persona che li segue. Poi abbiamo 25 mila insegnanti che stanno concludendo il loro concorso. Abbiamo fatto sette concorsi in un anno e mezzo. L’anno scorso abbiamo assunto 61 mila insegnanti, quest’anno già 50 mila”. 

I primi a rientrare in aula sono stati, lo scorso 5 settembre, gli alunni e le alunne della Provincia di Bolzano. Da oggi si riparte ufficialmente, secondo i calendari predisposti a livello regionale, in Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e nella Provincia di Trento. Martedì, rende noto il ministero dell’Istruzione, sarà la volta di bambini e ragazzi della Campania. Il 14 settembre le lezioni prendono il via in Calabria, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Umbria. Il 15 riprenderanno, invece, in Emilia-Romagna, Lazio e Toscana. In coda, il 19 settembre, Sicilia e Valle d’Aosta.

Pubblicato in: Demografia, Persona Umana, Vizi e Depravazioni

Sex Toys. Un mercato da 33.6 miliardi che vende quasi 70 milioni di pezzi.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-09-08.

Gufo_019__

«Sex toy is an object used to provide or increase sexual pleasure, as a dildo or vibrator.» [Dictionary]

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«Due colossi dell’industria dei giocattoli sessuali si sono fusi: si tratta della tedesca Wow Tech, leader della progettazione di questo genere di articoli, e la britannica Lovehoney, rivenditore online»

«Lovehoney Group opererà in Nord America, Europa e Asia, offrendo marchi come We-Vibe, Womanizer e Arcwave»

«nel 2020, le vendite globali di sex toys sono cresciute del 26% a 33.6 miliardi di dollari»

«Fondata nel 2002 Lovehoney è attualmente controllata da Telemos Capita, che continuerà a controllare il Lovehoney Group»

«Cdh Investments, è invece una società di private equity con sede in Cina che supervisiona circa 26 miliardi di dollari di asset e manterrà una quota di minoranza nella nuova società»

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In questa sede e per i nostri scopi due sono gli elementi di interesse.

– Nel 2020 il fatturato annuale ammontava a 33.6 miliardi di dollari americani, con una crescita anno su anno del 26%.

– Ha venduto per corrispondenza circa 70 milioni di device.

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Gli Usa hanno un fertility rate di 1.70, mentre il Regno Unito ha fertility rate di 1.65.Gli Stati Uniti hanno 167.23 milioni di femmine. Il Regno Unito ha 33.94 milioni di femmine.

L’occidente ha quindi 201.17 milioni di abitanti femmine, delle quali circa 103 milioni sono da annoverarsi tra le potenziali utenti di sex toys. Ebbene, in termini medi hanno acquistato nel solo 2020 70 milioni di devices, quasi uno a testa. Poi ci sono i pezzi venduti nel corso degli altri anni.

Non è questo né tempo né luogo per considerazioni molto generali.

L’uso dei sex toys consente alle femmine non solo di raggiungere l’orgasmo, ma mantenendo il toy in funzione più a lungo raggiungono lo status orgasmico. Una volta ottenuto questo risultato la femmina diventa dipendente dai toys, e ne ricerca di sempre più potenti alimentando così il volume degli acquisti.

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Sex Toys I Più Venduti per Categoria

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Il lockdown ha spinto i sex toys: nasce colosso mondiale

Con il boom della domanda di sex toys, visto che il lockdown ha spinto l’acquisto di vibratori, prolungamenti sessuali, modelli in pelle, intimo, porno movie, due colossi dell’industria dei giocattoli sessuali si sono fusi: si tratta della tedesca Wow Tech, leader della progettazione di questo genere di articoli, e la britannica Lovehoney, rivenditore online. Dalle nozze societarie nascerà un colosso dell’industria del sesso. Lo rivela il Wall Street Journal, secondo il quale si tratta di un affare da 1,2 miliardi di dollari (questo è il valore stimato delle due società combinate insieme) che partorirà la più grande azienda di benessere sessuale del mondo, capace di generare entrate per 400 milioni di dollari l’anno e un listino di almeno 50 tipi diversi di vibratori. I ricavi di 400 milioni sono una stima delle due aziende, che è pari al doppio del fatturato combinato delle due ditte nel 2020, a dimostrazione che il settore tira.

                         Il comparto sex toys

I due gruppi scommettono sulla crescita del comparto che, secondo loro, continuerà anche grazie al lancio dei vaccini, che consentirà alle persone di lasciare le proprie case e socializzare in gruppo. Lovehoney Group opererà in Nord America, Europa e Asia, offrendo marchi come We-Vibe, Womanizer e Arcwave. Inoltre, le due società puntano su una scala aggiuntiva che consentirà loro di fare acquisizioni più grandi. “I prodotti per il benessere sessuale hanno guadagnato una posizione dominante nel mercato attuale”, afferma Johannes Plettenberg, amministratore delegato di Wow Tech, il quale agirà in quel ruolo anche in Lovehoney.

                         Vendite a 33 miliardi di dollari

Secondo un rapporto di Grand View Research, una società di ricerche di mercato con sede in California, nel 2020, le vendite globali di sex toys sono cresciute del 26% a 33,6 miliardi di dollari. Si prevede che le vendite totali diminuiranno di quasi il 9% quest’anno, ma la crescita riprenderà a metà del 2022 e aumenterà dell’8% annuo fino al 2028, prevede il rapporto.    Il motivo? Innanzitutto alcune modifiche normative nei paesi asiatici che renderanno questa tipologia di prodotti più ampiamente esportabili e disponibili. Inoltre, una considerazione di marketing: una sempre maggiore accettazione, anche grazie al Covid, da parte di entrambi i sessi dell’utilizzo dei giocattoli sessuali.

                         Le due società

Fondata nel 2002, Lovehoney è attualmente controllata da Telemos Capital, che continuerà a controllare il Lovehoney Group. La società di private equity con sede nel Regno Unito è finanziariamente sostenuta da uno dei discendenti dell’ormai defunto miliardario svizzero Klaus Jacobs, l’imprenditore che sta dietro Adecco Group, il gigante delle risorse umane e il produttore di cioccolato Barry Callebaut. Il suo chief investment officer, Jacob Polny, è entrato a far parte della società di acquisizione nel 2017 e proviene dal colosso statunitense del private equity Tpg, dove ha co-diretto gli investimenti per i consumatori, la vendita al dettaglio e il tempo libero in Europa.    L’azionista di controllo di Wow Tech, Cdh Investments, è invece una società di private equity con sede in Cina che supervisiona circa 26 miliardi di dollari di asset e manterrà una quota di minoranza nella nuova società.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Italia. Venti giorni al voto. Proiezioni del numero dei seggi fatte sul Rosatellum.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-09-05.

2022-09-05__ Italia Camera 001

In sintesi.

Le previsioni assegnano a Meloni, Salvini e Berlusconi 389 seggi su 600: con altri 11 si può cambiare la Costituzione senza passare da referendum

– Si possono eleggere il presidente della Repubblica e buona parte del Consiglio superiore della magistratura

– il centrodestra conquisterà 258 seggi alla Camera e 131 seggi al Senato

– la attuale legge elettorale fu approvata nel 2017 dal Partito Democratico

– 379 dei 600 seggi parlamentari sono assegnati in proporzione ai voti ottenuti

– i restanti 221 seggi sono assegnati nei collegi

– secondo le previsioni sui collegi il centrodestra conquisterà 199 collegi, il centrosinistra 18 e gli altri partiti nessuno

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Sondaggi, centrodestra vicino alla maggioranza dei due terzi: perché è così importante

Le previsioni assegnano a Meloni, Salvini e Berlusconi 389 seggi su 600: con altri 11 si può cambiare la Costituzione senza passare da referendum.

In Italia, chi controlla due terzi del Parlamento è padrone dei giochi. Con questa maggioranza qualificata si può riformare la Costituzione senza passare per un referendum popolare. Si possono eleggere, senza scendere a compromessi con altri partiti, il presidente della Repubblica e buona parte del Consiglio superiore della magistratura. Si possono concedere amnistie e indulti.

Con due terzi del Parlamento, insomma, il proprio potere esecutivo e legislativo incontra pochissimi limiti. Mai, nella storia della Repubblica, una singola parte politica ha raggiunto quella soglia. All’indomani delle elezioni del 25 settembre, tuttavia, la coalizione di centrodestra  (composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati) potrebbe andarci molto vicino.

                         Le proiezioni del nuovo Parlamento

Secondo le proiezioni di YouTrend e Cattaneo Zanetto&Co (basate su otto diversi sondaggi e sulle analisi dei collegi elettorali) il centrodestra conquisterà 258 seggi alla Camera e 131 seggi al Senato. A separare la coalizione dalla maggioranza di due terzi ci sarebbero appena 9 seggi alla Camera e 2 al Senato.

Una breve distanza, considerando che nel corso degli ultimi cinque anni più del 30 per cento dei parlamentari ha cambiato casacca e che, quindi, anche nella prossima legislatura alcuni deputati e senatori potrebbero decidere di unirsi a questa grande coalizione.

                         Perché il centrodestra potrebbe stravincere

Ma come può una coalizione che secondo i sondaggi ha tra il 46 e il 48 per cento dei voti ottenere il 66 per cento dei posti in Parlamento? La causa sta nel funzionamento dell’attuale legge elettorale (la cosiddetta Rosatellum), che fu approvata nel 2017 da Partito Democratico Lega Nord e Forza Italia (in un’epoca in cui i rapporti di forza erano diversissimi da oggi).

Secondo questo sistema elettorale 379 dei 600 seggi parlamentari sono assegnati in proporzione ai voti ottenuti, mentre i restanti 221 seggi – e qui sta la ragione della probabile stravittoria del centrodestra – sono assegnati con un metodo che si chiama maggioritario.

Funziona così. L’Italia viene divisa in tante porzioni di territorio, chiamate collegi: tante quanti sono i seggi da assegnare. In ogni collegio ogni partito o coalizione può presentare un solo candidato. Alla fine, il candidato che ottiene anche solo un voto in più rispetto agli altri in quel collegio vince il seggio.

Questo sistema, di fatto, avvantaggia le forze politiche che sono già in vantaggio. Perché in una competizione diretta in cui chi vince prende tutto, è chiaro che i partiti minori non hanno alcuna possibilità contro i più grandi. Tanto è vero che secondo le previsioni sui collegi il centrodestra conquisterà 199 collegi, il centrosinistra 18 e gli altri partiti nessuno.

                         Le conseguenze

Ovviamente, i sondaggi su cui si basano le previsioni dei collegi hanno un margine di errore (spesso tra l’1 e il 3 per cento), ma è difficile ipotizzare un risultato elettorale diverso da una schiacciante vittoria della coalizione guidata da Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi.

Le potenzialità di questa ipotetica maggioranza sarebbero enormi. Potrebbe essere in grado, ad esempio, di introdurre l’ elezione diretta del presidente della Repubblica (ruolo ricoperto oggi da Sergio Mattarella). Oggi viene eletto dal Parlamento in seduta comune a maggioranza – per l’appunto – dei due terzi.

Questo è uno dei punti principali del loro programma istituzionale e per metterlo in atto è necessario modificare vaste parti della Costituzione. Anche se nessuno dei leader del centrodestra ha chiarito con precisione come intende modellarla, questa riforma cambierebbe di fatto il sistema di governo: da una repubblica parlamentare, l’Italia diventerebbe una repubblica presidenziale più vicina al modello americano.

Pubblicato in: Banche Centrali, Demografia

Italia. Guadagnano 865.1 miliardi con un reddito medio di 2,637 euro al mese.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-09-04.

2022-09-04__ Il reddito medio in Italia 001

In sintesi.

– Gli italiani guadagnano 865.1 miliardi

– Il 44.5% dichiara meno di 15mila euro

– solo circa il 5.5% dei contribuenti dichiara più di 50mila euro, versando il 24.2% dell’Irpef totale

– il reddito medio famigliare inclusivo degli affitti figurativi è stimato in media pari a 36,416 euro

– i redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’84.7% del reddito complessivo dichiarato

– il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 17,960 euro

– la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a tassazione sostitutiva e non rientra pertanto nell’Irpef.

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Il reddito medio in Italia è di 2.637 euro al mese

Gli italiani guadagnano 865,1 miliardi. Il 44,5% dichiara meno di 15mila euro.

Qual è il reddito medio italiano? Per rispondere chiamiamo in causa sia i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze che quelli dell’Istat. Partiamo da un dato: il reddito medio in Italia è mediamente di 21.570 euro. Emerge dalle dichiarazioni dei redditi persone fisiche (Irpef) presentate nel 2021, relative all’anno di imposta 2020, pubblicate dal ministero. Il reddito complessivo totale dichiarato ammonta a 865,1 miliardi di euro (-19 miliardi rispetto all’anno precedente, a causa del Covid). Significa che questi 865,1 miliardi sono i soldi che gli italiani, in quanto, appunto, persone fisiche, hanno guadagnato (o, meglio, denunciato di aver guadagnato) in un anno intero.

                         Il reddito medio pro capite e le dichiarazioni fiscali

Ma è molto interessante anche vedere come sono distribuiti i redditi in Italia. Come mostra il grafico in alto, il 44,5% dei contribuenti italiani, che dichiara il 14,1% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15mila euro; in quella tra i 15mila e i 50mila euro si posiziona il 49,9% dei contribuenti, che dichiara il 61,7% dell’Irpef complessivo, mentre solo circa il 5,5% dei contribuenti dichiara più di 50mila euro, versando il 24,2% dell’Irpef totale. Nel grafico in alto, però, si possono vedere quanti contribuenti formano le varie classi di reddito in Italia in modo più dettagliato. Si tratta di dati interessanti per cercare di capire quale sia lo stipendio medio in Italia.

                         Come si calcola il reddito netto familiare?

Abbiamo anche i dati dell’Istat sul reddito familiare. A differenza degli altri, questi non si basano solo sulle dichiarazioni fiscali ma anche sulle rilevazioni fatte dall’istituto nazionale di statistica tramite questionari. Si stima che nel 2018 (ultimo anno disponibile) le famiglie residenti in Italia abbiano percepito un reddito medio netto pari in media a 31.641 euro, cioè 2.637 euro al mese.

Il reddito netto familiare calcolato dall’Istat include i redditi da lavoro dipendente compresi i fringe benefits (buoni pasto, auto aziendale, rimborsi spese sanitarie, scolastiche o asili nido, vacanze premio, beni prodotti dall’azienda, eccetera) e i redditi da lavoro autonomo, quelli da capitale reale e finanziario, le pensioni e altri trasferimenti pubblici e privati, il valore monetario di eventuali beni prodotti in famiglia per l’autoconsumo, al netto delle imposte personali sul reddito, delle tasse e tributi sull’abitazione e dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti e autonomi. Da questo importo vengono sottratti i trasferimenti versati ad altre famiglie (per esempio, gli assegni di mantenimento per un ex-coniuge).

                         Qual è il reddito medio delle famiglie in Italia?

Rispetto all’anno precedente, nel 2018 i redditi familiari medi in termini reali (esclusi gli affitti figurativi, cioè il denaro che una persona avrebbe pagato se non vivesse nella casa di proprietà) sono cresciuti solo nel Mezzogiorno (+0,8%), sono diminuiti nel Centro (-1,0%) e nel Nord-est (-1,8%), rimanendo invece invariati al Nord-ovest (+0,1%). Naturalmente queste variazioni hanno un riflesso sull’F24 compilabile automatico. I maggiori incrementi si osservano per le coppie senza figli (+0,7%) e per le coppie con figli (+0,5%); in riduzione invece i redditi familiari reali per le persone sole (-2,5%).

Nel 2018, il reddito medio famigliare inclusivo degli affitti figurativi è stimato in media pari a 36.416 euro, considerando le variazioni in termini reali la riduzione rispetto all’anno precedente è pari allo 0,8%, a causa della diminuzione degli affitti figurativi (-3,7%); questo stesso indicatore, una volta reso equivalente, risulta invece invariato in termini reali.

                         Redditi da lavoro dipendente e redditi da lavoro autonomo

Ma quali sono le tipologie di reddito più diffuse? Secondo i dati del Mef sulle dichiarazioni fiscali i redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’84,7% del reddito complessivo dichiarato. Nello specifico, i redditi da pensione compongono il 31,3% del totale in Italia.

Era il 29% solo due anni prima, nel 2018, ma la categoria dei pensionati è stata quella che più di ogni altra è riuscita a uscire indenne, dal punto di vista economico, dalla crisi pandemica, mentre molti lavoratori perdevano il proprio impiego, ed è quindi naturale che il suo peso sia cresciuto.

Il reddito medio pro capite più elevato in Italia è quello da lavoro autonomo, pari a 52.980 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 17.960 euro. Il reddito medio pro capite dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.720 euro, quello dei pensionati arriva a 18.650 euro, in aumento rispetto agli anni precedenti. Infine, il reddito medio pro capite da partecipazione in società di persone ed assimilate risulta di 16.450 euro. E’ da tener presente, però, che la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a tassazione sostitutiva e non rientra pertanto nell’Irpef.

                         Come funziona il bonus per i redditi fino a 35mila euro

Questi numeri, in gran parte in calo rispetto agli anni precedenti (tranne quelli relativi ai pensionati), sono il risultato dell’impatto della crisi scatenata dalla pandemia.

A questa si è aggiunta da poco la guerra tra Russia e Ucraina, che ha provocato sconvolgimenti economici davvero inaspettati, l’aumento dei prezzi delle materie prime tra tutte. La crescita di questi provoca inflazione che, se combinata con l’incremento del costo del gas (e quindi della bolletta elettrica) per famiglie e imprese, rischia di mettere in serissima crisi economica milioni di famiglie italiane.

Questo è il motivo per il quale il governo Draghi ha deciso, all’interno di una più ampia manovra tesa a sostenere i redditi medi in Italia, di varare un bonus di 200 euro per i redditi fino a 35mila euro lordi annui. E’ un contributo una-tantum destinato sia ai lavoratori che ai pensionati. Ai primi penserà il datore di lavoro che poi provvederà a recuperare l’importo versato ai dipendenti “scalandolo” dal primo pagamento delle tasse, mentre i pensionati si troveranno i 200 euro direttamente sul conto bancario. Tra i beneficiari ci sono anche i lavoratori autonomi e questo fa salire la platea dei potenziali beneficiari alla cifra-monstre a 28 milioni di persone.

Per sostenere i redditi medi in Italia, soprattutto, ovviamente, quelli più bassi, sono destinati ben 6.5 miliardi di euro all’interno di una manovra, varata nei primi giorni di maggio 2022, di ben 14 miliardi. Questi 6,5 miliardi dovevano essere destinati al taglio (minimo, in verità) del cuneo fiscale ma alla fine l’esecutivo ha deciso per il bonus una-tantum.

                         I pensionati hanno l’assegno più pesante da inizio 2022

Riguardo al bonus per i pensionati bisogna comunque ricordare che questi hanno già visto rivalutati i propri assegni. E’ successo a gennaio 2022 e la crescita è stata dell’1,7%, ma non per tutti. Il modello perequativo delle pensioni è, infatti, a scaglioni. Ovvero, l’inflazione del 2021 sarà recuperata al 100% per le pensioni pari a 4 volte l’assegno minimo (circa 524 euro); al 90% per gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo; al 75% per quelle oltre 5 volte l’assegno minimo.

Pubblicato in: Demografia, Stati Uniti

USA. 2022. Reddito delle famiglie per scaglioni. Medie e mediane. – Census Bureau

Giuseppe Sandro Mela.

2022-07-04.

America. Classi di reddito. 001

Lo U.S. Census Bureau ha rilasciato il Report Income Distribution for Households, di cui riportiamo i principali risultati in Tabella.

Molte sono le considerazioni utili alla comprensione.

In primo luogo, i valori medi sono consistentemente maggiori di quelli mediani. Questo accade perché le distribuzioni di frequenza sono left skewed, con una lunga coda destra. I valori medi non sono rappresentativi della distribuzione, ed il loro uso porta a conclusioni ingannevoli.

In secondo luogo, la percentuale dei capifamiglia nella fascia di reddito sotto i 25,000 Usd/anno ammonta al 18.1%. Questa percentuale è minima per le coppie sposate 5.6%, ma sale addirittura al 33.2% per i capifamiglia single.

In terzo luogo, la percentuale dei capifamiglia con reddito superiore ai 100,000 Usd è del 31.4%, che sale al 48.1% per le coppie sposate, ma crolla al 14.5% per i capifamiglia single.

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Census Bureau Releases New Estimates on America’s Families and Living Arrangements

«- There were 37 million one-person households in 2021, or 28% of all U.S. households. In 1960, single-person households represented only 13% of all households.

– The number of families with their own children under age 18 in the household declined over the last two decades. In 2021, 40% of all U.S. families lived with their own children, compared to 44% in 2011 and 48% in 2001.

– In 2021, 34% of adults age 15 and over had never been married, up from 23% in 1950

– In 2021, more than one-half (58%) of adults ages 18 to 24 lived in their parental home, compared to 17% of adults ages 25 to 34»

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Questi dati non stupiscono, essendo la logica conseguenza della Weltanschauung imperante negli Stati Uniti.

Secondo l’ideologia liberal la giovinezza è fatta per godersi la vita e, per le femmine, per fare carriera, occupazione spesso contrastante con la formazione dei una famiglia.

Ma sono ben poche quelle che riescono a sfondare nel mondo del lavoro, nonostante le onnipresenti quote rosa.

Non considerando il matrimonio una sacra istituzione, ne consegue la estrema facilità del divorzio. Il matrimonio è visto come un contratto a termine, indissolubile solo negli aspetti economici che ne conseguono, complici tribunali su questo inflessibili. Motivo di rovina economica della parte soccombente, quasi invariabilmente l’ex marito.

È una società che vive l’immanente senza percezione e senso del futuro: per i liberal con la morte termina la esistenza.

Da questo punto di vista, la inflazione galoppante al 9.7% sarà uno stimolo potente a rivedere molte posisioni ideologiche.

Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Unione Europea. Il 29% della popolazione è drogato con droghe maggiori.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-06-27.

2022-06-26__ Droga 001

«The European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) is the leading authority on illicit drugs in the European Union. The Lisbon-based agency provides independent scientific evidence and analysis on all aspects of this constantly changing threat to individual lives and wider society. Its work contributes to EU and national policies to protect Europe’s citizens from drug-related harms.» [Emcdda]

2022-06-26__ Droga 002

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Lo European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction ha pubblicato il Report

The drug situation in Europe up to 2022.

An overview and assessment of emerging threats and new developments

The 2022 European Drug Report draws on the latest data available to provide an overview of emerging drug issues affecting Europe. Based on a mixed method approach, utilising data from a range of routine and complementary sources, we present an analysis here of the current situation and also highlight some developments that may have important implications for drug policy and practitioners in Europe.

                         The drug situation in Europe up to 2022

Our overall assessment is that drug availability and use remain at high levels across the European Union, although considerable differences exist between countries.

Approximately 83.4 million or 29 % of adults (aged 15–64) in the European Union are estimated to have ever used an illicit drug, with more males (50.5 million) than females (33.0 million) reporting use. Cannabis remains the most widely consumed substance, with over 22 million European adults reporting its use in the last year. Stimulants are the second most commonly reported category. It is estimated that in the last year 3.5 million adults consumed cocaine, 2.6 million MDMA and 2 million amphetamines. Around 1 million Europeans used heroin or another illicit opioid in the last year. Although the prevalence of use is lower for opioid use than for other drugs, opioids still account for the greatest share of harms attributed to illicit drug use. This is illustrated by the presence of opioids, often in combination with other substances, which was found in around three quarters of fatal overdoses reported in the European Union for 2020. It is important to note that most of those with drug problems will be using a range of substances. We are also seeing considerably more complexity in drug consumption patterns, with medicinal products, non-controlled new psychoactive substances and substances such as ketamine and GBL/GHB now associated with drug problems in some countries or among some groups. This complexity is reflected in an increasing recognition that drug use is linked with, or complicates how we respond to, a wide range of today’s most pressing health and social issues. Among these issues are mental health problems and self-harm, homelessness, youth criminality and the exploitation of vulnerable individuals and communities.

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Nell’economia del presente articolo, il dato di rilievo è espresso da questa frase:

«Approximately 83.4 million or 29 % of adults (aged 15–64) in the European Union are estimated to have ever used an illicit drug»

Ci si rende perfettamente conto dell’enorme giro economico illegale determinato dalla droga.

Esattamente come ci si rende perfettamente conto come un simile potere economico sia in grado di corrompere forze dell’ordine e magistrati.

Tuttavia il problema si configura a livello politico, anche esso corrompibile. Molti partiti politici, massimamente quelli liberal e di sinistra, sono promotori di legislazioni oltremodo tolleranti e ben difficilmente i magistrati erogano condanne detentive agli spacciatori.

Questo stato di cose obbliga a concludere come il problema della droga possa essere risolto solo estromettendo quelle componenti politiche dal potere di governo.

Le ripercussioni sociali sono drammatiche.

L’uso delle droghe comporta la dipendenza farmacologica. Tuttavia il problema è ancora a più alto livello. Sono spinte all’uso degli stupefacenti quelle persone incapaci di percepire nelle sue corrette dimensioni la realtà, e che si rifugiano nei deliri coatti prodotti dalle loro menti malate ed ingigantiti dall’uso di codeste sostanze.

Il tragico è che alla fine esse credono fermamente che i loro deliri siano la realtà.

In termini riduttivi, ma forse più facilmente intuibili, sono persone incapaci di intendere e di volere.

Si deve tristemente costatare però come in un regime retto a suffragio universale codeste persone esercitino il diritto di voto.

Pubblicato in: Armamenti, Demografia, Russia, Stati Uniti

Russia ha vinto il conflitto. Ma gli occidentali ancora non capiscono la strategia di Mr Putin.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-06-01.

2022-05-31__ Rifugiati 001

Le vittorie russe in Ucraina orientale accendono il dibattito sul corso della guerra.

La Russia ha vinto il conflitto con la Ukraina, ma gli occidentali stentano ancora a capirlo perché sembrano intrinsecamente incapaci di comprendere la strategia russa, che cercano di ridurre ai loro schemi mentali altamente ideologizzati, del tutto inidonei a decrivere i nuovi fenomeni.

Ma questo potrebbe ancora essere il meno. Mancano in modo incredibile di una visione di insieme, di saper collegare tra di essi fatti diversi. Globalità di visione che caratterizza invece la strategia russa del Presidente Putin.

Porteremo soltanto un esempio di un argomento mai citato dai media occidentali, come se non esistesse.

Il 24 febbraio in Ukraina vi erano 37 milioni di abitanti. Ad oggi ne sono fuoriuscite 6,737,208 persone. Questa è una arma micidiale del Presidente Putin. Spopola la Ukraina ed obbliga l’Unione Europea a mantenere ed alloggiare un numero esorbitante di persone rifugiate.

E questo grandioso risultato il Presidente Putin lo ha ottenuto senza spendervi nemmeno un copeco.

Una nazione è tale per le caratteristiche della sua popolazione. Senza popolazione diventa una mera realtà geografica.

Si pensi a cosa era la Prussia in passato e cosa ne è rimasto dopo che i russi deportarono tutta la popolazione tedesca rimpiazzandola con persone russe.

Se sicuramente le distruzioni materiali sono severe, il danno demografico è incolmabile.

Eppure i liberal socialisti occidentali e Joe Biden ancora non hanno compreso questo fenomeno, per la verità di ben facile comprensione.

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«Russian wins in eastern Ukraine spark debate over course of war»

«Russian troops are making steady progress in Ukraine’s east on the back of more-concentrated artillery and air power, now controlling almost all of the Luhansk region and threatening to encircle thousands of Ukraine’s most experienced troops»

«That is sparking fears that Russia could be poised for a bigger breakthrough, and leading to increasingly panicked calls from Kyiv for even more powerful offensive weapons»

«Russia’s capture of a series of towns including Popasna means its forces hold 95% of the Luhansk region that makes up the northern half of the Donbas area»

«That increasingly entails leveling Ukrainian defenses with extended artillery barrages before attempting to secure territory»

«A sense that the tide of the war could be turning in favor of the likely narrowed goals of President Vladimir Putin»

«Just as previous Russian setbacks led to an over-optimistic consensus on Ukraine’s ability to win the war»

«So far Ukrainian commanders have not taken that bait, either because they are building up reserves and awaiting the arms needed from the US and other allies to make a successful counter-offensive possible, or because they are themselves suffering heavy losses and cannot»

«In Moscow, Security Council Secretary Nikolai Patrushev said this week that Russia had no deadlines to meet in pursuing its “special military operation” in Ukraine»

«With Russian artillery now in reach of supply roads to the pocket, Ukraine’s commanders face difficult choices»

«It’s very difficult to explain to Ukrainians why the Russians still have the ability to move forward»

«Rather than the 90 howitzers the US has promised to date, Ukraine needs 400 to 500, as well as MLRS with ranges of at least 70 to 80 kilometers, weapons that will allow it to damage Russian forces and firepower at depth»

«Washington decided that Russia will not be allowed to prevail militarily, but it is doing that in a piecemeal fashion and there remains no consensus to deliver enough weapons»

«Remember that although the Russians are being bled, so are we»

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Russian Wins in Eastern Ukraine Spark Debate Over Course of War

Arrival of more powerful weapons and fresh Ukrainian volunteers, combined with the steady attrition of Russian forces and equipment, suggests slow pace of movement on the battlefield favours Ukraine

Russian troops are making steady progress in Ukraine’s east on the back of more-concentrated artillery and air power, now controlling almost all of the Luhansk region and threatening to encircle thousands of Ukraine’s most experienced troops.

That is sparking fears that Russia could be poised for a bigger breakthrough, and leading to increasingly panicked calls from Kyiv for even more powerful offensive weapons.

Russia’s capture of a series of towns including Popasna means its forces hold 95% of the Luhansk region that makes up the northern half of the Donbas area. On Friday, Ukraine’s military command said Russian troops were pushing on from Popasna toward the town of Bakhmut, 32 kilometers (20 miles) west, seeking to isolate Ukrainian forces in a pocket of government-held territory around Sievierodonetsk.

UK Prime Minister Boris Johnson described the Russian gains as “slow, but I’m afraid palpable, progress,” in a Bloomberg interview. He also backed Ukrainian demands for supplies of longer range multiple launch rocket, or MLRS, systems as “where the world needs to go.”

The recent Russian gains appear at least in part to be the products of past Ukrainian success. By mounting so effective a defense that Russian commanders had to withdraw from around the country’s two largest cities – Kyiv and Kharkiv – Ukraine also drove them to abandon a wildly over-ambitious battle plan that had left their troops thinly spread and too far from logistical lifelines.

Ukrainian military spokesman Oleksandr Motuzyanyk described the change in the Russian approach to the war as “colossal” at a briefing this week. Russian commanders now take fewer risks and ensure better air cover as they pursue scorched earth tactics. That increasingly entails leveling Ukrainian defenses with extended artillery barrages before attempting to secure territory.

President Volodymyr Zelenskiy in a Friday night video address called the situation in Donbas “very difficult,” adding “the occupiers are trying to achieve in at least a hundred days of war the goals they hoped to achieve in the first days after February 24.”

Moscow has attempted to remedy some of the challenges it faced in “logistics and sustainment,” which left troops without crucial supplies in the early days of the war, Pentagon spokesman John Kirby told reporters on Friday. Part of the improvement stems from the fact Donbas is closer to Russia and part comes from a higher degree of caution about “getting too far ahead,” he said.

A sense that the tide of the war could be turning in favor of the likely narrowed goals of President Vladimir Putin comes as some, including former US Secretary of State Henry Kissinger, call for Ukraine to consider trading territory for a cease-fire.

Yet how to interpret the Russian advances has sharply divided military analysts, with many warning against drawing conclusions from incremental movements on a relatively small part of the battlefield that earlier this month saw Russia suffer major losses in a failed attempt to cross the Siverskyi Donets river.

Just as previous Russian setbacks led to an over-optimistic consensus on Ukraine’s ability to win the war, relatively minor gains are now driving the kind of pessimism reflected in Kissinger’s remarks, Lawrence Freedman, Emeritus Professor of War Studies at King’s College London, wrote in a Friday blog post.

“This indicates the ever-present danger for those analyzing the course of this war of getting too far ahead of events on the ground,” Freedman wrote. “The best assessment of Russian strategy now is that it seeks to take what it can from the current effort and then dare Ukraine to try to seize it back.”

So far Ukrainian commanders have not taken that bait, either because they are building up reserves and awaiting the arms needed from the US and other allies to make a successful counter-offensive possible, or because they are themselves suffering heavy losses and cannot.

In the longer term, the arrival of ever more powerful weapons and fresh Ukrainian volunteers, combined with the steady attrition of Russian forces and equipment, suggests the slow pace of movement on the battlefield favours Ukraine, according to a weekly update by Rochan Consulting, a Warsaw-based group that closely follows the war.

“Time is working in Ukraine’s favor,” Rochan said in the report. “Unless Russia conducts mobilization (general or partial), its armed forces will not only stall over the next few weeks, but the influx of Western weaponry and Ukrainian personnel will allow Kyiv to start pushing Russian units back along a much broader front.”

In Moscow, Security Council Secretary Nikolai Patrushev said this week that Russia had no deadlines to meet in pursuing its “special military operation” in Ukraine.

Yet there are dangers for Zelenskiy’s government, even from the limited win that Russia’s capture of the Sievierodonetsk pocket would represent for Putin, according to Mykola Bielieskov, a military analyst at Ukraine’s National Institute for Strategic Studies, a government think tank.

With Russian artillery now in reach of supply roads to the pocket, Ukraine’s commanders face difficult choices: To bring in reinforcements under fire, to withdraw under fire, or mount a Mariupol-style defense after encirclement, in the hope that a counter-offensive and relief will come in time.

“All options are militarily and politically risky,” Bielieskov said, speaking by phone from Kyiv. “It’s very difficult to explain to Ukrainians why the Russians still have the ability to move forward, after being rolled back from Kyiv and Kharkiv. So even if it is not a major success, this local success would have negative repercussions for the government.”

Bielieskov blamed the slowness of even the US administration to make the move from giving Ukraine’s soldiers what they need to survive Russian attacks, to giving them what’s required to compete with Russia’s quantitative advantage in artillery and mount counter-offensives.

Rather than the 90 howitzers the US has promised to date, Ukraine needs 400 to 500, as well as MLRS with ranges of at least 70 to 80 kilometers, weapons that will allow it to damage Russian forces and firepower at depth, according to Bielieskov.

Yet despite Johnson’s support and a CNN report that the US is preparing to green light sending MLRS to Ukraine, the administration in Washington has been hesitant, worrying that the missiles – some of which have a range of 300 kilometers – might be used to strike deep inside Russia, according to CNN and others.

A senior defense department official said Thursday that no decision had been taken, meaning even if the US goes ahead it would be weeks before any of the systems appear on the front lines.

“Washington decided that Russia will not be allowed to prevail militarily, but it is doing that in a piecemeal fashion and there remains no consensus to deliver enough weapons, quickly enough to turn Ukraine’s defense to offense,” said Bielieskov. “Remember that although the Russians are being bled, so are we.”