Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo, Unione Europea

Europarlamento. L’arte di sapersi conquistare i nemici.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-22.

Razzismo 001

Il problema dovrebbe essere semplice, sempre che come tale lo si voglia vedere. Servirebbe anche un pochino di onestà intellettuale.

Una cosa è l’ingerenza della politica nella formulazione delle sentenze emesse dalle corti di giustizia ed una totalmente differente è il fatto che la politica nomini i giudici, come avviene, per esempio, negli Stati Uniti di America, in Francia ed in Germania, solo per fare alcuni esempi. Una cosa ancora differente è quando il potere giudiziario interferisce con quello politico.

Le sinistre europarlamentari fanno volutamente ed artatamente di tutt’erba un fascio, generando così confusione dalla quale rafforzare il proprio potere. Vogliono cercare di governare i paesi identitari sovranisti tramite il sistema giudiziario e la presenza sul loro territorio delle ngo. Non riuscendo ad avere una quota elettorale decente, usano questi sistemi.

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Polonia: l’Ue insiste nel pressing sullo stato di diritto

La Commissione europea ha compiuto il secondo passo in una procedura d’infrazione contro la Polonia, inviando un parere motivato sullo stato di diritto, e più in particolare, sul nuovo regime disciplinare per i giudici polacchi. Si legge in una nota dell’Esecutivo comunitario. Varsavia ha avuto due mesi per rispondere agli argomenti presentati dalla Commissione nella sua lettera di messa in mora. Ma a seguito di un’analisi approfondita della risposta delle autorità polacche, la Commissione ha concluso che “la risposta non allevia le preoccupazioni giuridiche”. Le autorità polacche ora hanno due mesi per adottare le misure necessarie per conformarsi al parere motivato inviato oggi. Se Varsavia non adotterà le misure appropriate, la Commissione può decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Ue. 

Il 3 aprile 2019, Bruxelles aveva avviato questa procedura d’infrazione sostenendo che il nuovo regime disciplinare mina l’indipendenza giudiziaria dei giudici polacchi e non assicura le necessarie garanzie per proteggere i giudici dal controllo della politica. Tra le altre cose – si legge nella nota della Commissione Ue – “la legge polacca permette che i giudici ordinari siano sottoposti a indagini disciplinari, procedure e sanzioni sulla base del contenuto delle loro decisioni giudiziarie. Inoltre, le nuove regole non garantiscono l’indipendenza e l’imparzialità della Camera disciplinare della Corte suprema, composta solo da giudici selezionati dal Consiglio nazionale per la magistratura, che è a sua volta nominato dal Parlamento polacco”.

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Si noti come l’ordinamento polacco sia simile a quello germanico.

«Corte Costituzionale Tedesca.

La nomina dei 16 giudici compete per metà al Bundestag (il parlamento federale) e per metà al Bundesrat (la camera che rappresenta i Länder). Il Bundestag designa i giudici di propria competenza attraverso un comitato di 12 grandi elettori, di cui fanno parte parlamentari eletti dalla medesima camera con metodo proporzionale, che delibera con la maggioranza dei due terzi dei voti. ….

La durata della carica è fissata a 12 anni, ma termina comunque al raggiungimento dell’età di 68 anni,»

Sia in Germania sia in Polonia la Corte Suprema è nominata dai politici eletti: ma per l’europarlamento ciò che va bene in Germania è antidemocratico in Polonia.

Il nodo è ben differente, ed in parte è stato già enucleato. Dobbiamo però aggiunge un’altra componente di non poco valore.

I liberal socialisti odiano di violento odio razziale polacchi ed ungheresi, rei di non essersi sottoposti ai loro voleri, di essersi ribellati al loro piano egemone: questi liberal socialisti nulla hanno da invidiare al nazionalsocialismo di infausta memoria.

Di oggi un nuovo sfregio: la ricusazione di Mrs Beata Szydlo perché polacca.

Non ci si stupisca poi se votando nel Consiglio Europeo Polonia ed Ungheria, assieme a molti altri stati, boccino sistematicamente quanto proposto dall’europarlamento. Per esempio, il bilancio ….

EP employment committee elects Slovak chairwoman

The members of the European Parliament’s employment committee elected Slovak MEP Lucia Duris Nicholsonova as chairwoman on Thursday. Nicholsonova was put forward by the European Conservatives and Reformists (ECR) group after their Beata Szydlo, former Polish PM, was twice rejected, leading to a spat where Szydlo’s PiS party initially refused to back Commission president candidate Ursula von der Leyen. Nicholsonova received 38 votes in favour and 14 against.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Summit Helsinki. Francia e Germania sono di ben dura cervice.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-19.

Kadesh. Trattato. Versione Ittita.

Alla riunione di Helsinki dei ministri degli interni francesi e tedeschi hanno rigettato la bozza formulata da Malta ed Italia.

La loro posizione è semplicemente riassumibile in pochi statements.

– Malta ed Italia aprano i porti e prendano tutti i migranti che arrivano, e se li tengano.

– Francesi e Tedeschi si assumono invece l’onere di prendere i fondi europei per la migrazione, e se li tengono per sé.

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Una consolazione riguarda Herr Seehofer. Sconfitto nelle recenti elezioni in Baviera, è stato destituito dalla carica di presidente della Csu, con le prossime elezioni nei Länder orientale dovrebbe verosimilmente perdere il posto anche di Ministro degli Interni tedesco. Se tutto procede bene, non lo si vedrà mai più.

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«Potrebbe essere solo l’antipasto (piuttosto indigesto per il nostro Paese) di una conflittualità permanente tra l’Italia e i Paesi del Nord Europea sul dossier migranti che rischia di proseguire per i prossimi cinque anni di nuova legislatura europea e far regredire i pur timidi passi in avanti registrati nel Consiglio europeo del giugno 2018»

«Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini e il suo collega maltese hanno contestato l’idea del primo porto sicuro di approdo per gli immigrati, temendo di doversi sobbarcare tutto il peso degli arrivi»

«Nello stesso tempo Francia e Germania si sono opposti al piano italo-maltese che prevede sbarchi e creazione di hot spot per i richiedenti nei Paesi limitrofi a quelli di partenza e corridoi umanitari per chi può essere accolto nei paesi Ue»

«le regole della ricerca e soccorso in mare (Sar), fatta salva la necessità di proteggere la vita umana e fornire assistenza a qualsiasi persona in difficoltà, non possono essere sfruttate dai trafficanti di migranti per facilitare la loro attività criminale»

«stretta sulle Ong e incremento delle espulsioni»

«Secondo Salvini le Ong non possono sostituirsi agli Stati, ricordando quanto avvenuto con la Sea Watch 3 a Lampedusa “che ha violato le leggi italiane e ha speronato una motovedetta»

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Francogermanici hanno semplicemente proposto un diktat: prendere o lasciare.

Poi erano barbari quelli del Trattao di Qadeš ….


Migranti, no di Francia e Germania al piano italo-maltese

Potrebbe essere solo l’antipasto (piuttosto indigesto per il nostro Paese) di una conflittualità permanente tra l’Italia e i Paesi del Nord Europea sul dossier migranti che rischia di proseguire per i prossimi cinque anni di nuova legislatura europea e far regredire i pur timidi passi in avanti registrati nel Consiglio europeo del giugno 2018. La riunione informale dei ministri dell’Interno europei tenutasi oggi ad Helsinki ha fatto riemergere infatti tutte le divisioni esistenti tra i Paesi di prima accoglienza del Sud Europa e quelli del Nord. Già durante la cena di ieri sera Italia e Malta si erano opposti all’adozione di un documento proposto da Francia e Germania che avrebbe impegnato i Paesi del Sud ad offrire porti sicuri per i migranti in arrivo. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini e il suo collega maltese hanno contestato l’idea del primo porto sicuro di approdo per gli immigrati, temendo di doversi sobbarcare tutto il peso degli arrivi. Vi sarebbe poi, secondo Roma e La Valletta, il rischio che in questo modo i profughi vengano ridistribuiti negli altri Paesi mentre tutti gli altri migranti resterebbero nei Paesi di sbarco. Neppure gli incontri di questa mattina tra i ministri di Italia, Malta, Francia e Germania e successivi contatti tra tecnici sono riusciti a smussare le divergenze. È stato concordato che i tecnici dei 28 ministeri dell’Interno si incontreranno anche nelle prossime settimane in vista di un vertice a quattro (più la presidenza finlandese) da tenersi a settembre a Malta.

No di Parigi e Berlino ad hot spot fuori da Ue e corridoi umanitari

Nello stesso tempo Francia e Germania si sono opposti al piano italo-maltese che prevede sbarchi e creazione di hot spot per i richiedenti nei Paesi limitrofi a quelli di partenza e corridoi umanitari per chi può essere accolto nei paesi Ue. Un “non paper” italo-maltese chiedeva un impegno politico e finanziario “per attuare accordi di sbarco (e centri) con i Paesi terzi” con “misure di ridistribuzione obbligatorie”. Italia e Malta chiedevano alla nuova Presidenza finlandese e alla prossima Commissione europea di “dare la massima priorità” alla questione della migrazione “con un duplice obiettivo: creare le condizioni per una vera lotta contro il traffico di migranti e affrontare, senza pregiudizi, la questione delle pressioni subite dai Paesi più esposti”. Si legge nel documento ufficioso (non paper), che i ministri dell’Interno di Italia e Malta hanno preparato per la riunione di Helsinki. Inoltre si chiedeva che i rimpatri fossero condivisi equamente tra tutti gli Stati membri o, altrimenti, gestiti direttamente dall’Unione europea, attraverso Frontex. Più in particolare, nel documento si segnalava che “le regole della ricerca e soccorso in mare (Sar), fatta salva la necessità di proteggere la vita umana e fornire assistenza a qualsiasi persona in difficoltà, non possono essere sfruttate dai trafficanti di migranti per facilitare la loro attività criminale”.

Salvini: stretta sulle Ong e più espulsioni

Concetti che il responsabile del Viminale ha sintetizzato in due punti: stretta sulle Ong e incremento delle espulsioni. Secondo Salvini le Ong non possono sostituirsi agli Stati, ricordando quanto avvenuto con la Sea Watch 3 a Lampedusa “che ha violato le leggi italiane e ha speronato una motovedetta”. Un altro punto è il rafforzamento dell’impegno per prevenire partenze e, soprattutto, l’incremento di espulsioni con una lista di Paesi sicuri che prevedano “riammissioni automatiche” perché ”un conto sono gli arrivi da zone di guerra e un conto quelli da Tunisia o Albania”. “Si è parlato di rispetto delle leggi e sovranità nazionale – ha aggiunto Salvini – dai ministri di più Paesi è stata apprezzata la politica italiana di difesa dei confini con la drastica riduzione degli arrivi in Europa e dei morti nel Mediterraneo”.

Castaner (Francia): cerchiamo di evitare altri morti

In linea con il programma enunciato dalla nuova presidente della Commissione Ue Ursula von der Lynen il ministro dell’Interno francese Christophe Castaner ha tenuto a ricordare che “l’iniziativa franco-tedesca che abbiamo preso è anche un’iniziativa di solidarietà per l’Italia e per Malta. Le posizioni politiche di ognuno sono legittime, ma quello che mi interessa è evitare che gli uomini e le donne muoiano in fondo al mare”. “Matteo Salvini – ha aggiunto Castaner – intende difendere le sue posizioni politiche, che sono legittime. Ma anche le mie posizioni sono altrettanto legittime e sono differenti. Non c’è dell’acrimonia, non ci sono critiche, abbiamo discussioni politiche franche e cordiali. La cosa fondamentale – ha aggiunto Castaner – è la sicurezza degli italiani da un lato e dei francesi dall’altro”. Il rappresentante di Parigi ha confermato che, al momento, “non c’è accordo” ma, ha aggiunto, “c’è bisogno di maggiore solidarietà e più responsabilità, l’Europa ha degli obblighi umanitari. Siamo dei ministri con responsabilità e sappiamo che bisogna trovare un accordo”.

Avramopoulos: non seguire solo l’interesse nazionale

Un appello alla solidarietà e ai principi europei è venuto dal commissario uscente all’immigrazione Dimitris Avramopoulos per il quale “la priorità è combattere le reti di trafficanti e fermare gli arrivi e le partenze irregolari. Non possiamo continuare così in futuro affrontando la situazione caso per caso nel Mediterraneo. Il Consiglio di oggi ha grosse possibilità di trovare soluzioni, sappiamo quali sono le nostre priorità e, ribadisco, chiederò a tutti di comportarsi come Unione europea, per trovare soluzioni. I ministri hanno grosse responsabilità”. Occorre secondo il commissario “pensare e agire con una modalità europea. Se si segue solo l’interesse nazionale ci sono sempre grossi problemi”.

Seehofer a Salvini: Stai già twittando contro di me?

Siparietto tra Matteo Salvini e il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer questa mattina ad Helsinki. Seehofer è stato il primo a raggiungere Salvini nella sala dove era in programma l’incontro e appena ha visto il titolare del Viminale con il telefonino in mano si è rivolto a lui con una battuta. “Matteo, stai già twittando per dire che siamo cattivi con voi?” ha detto riferendosi alle accuse italiane sullo strapotere di Berlino e Parigi in Ue. Salvini ha sorriso e ha risposto: “stavo mandando un messaggio di auguri”.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Problemia Energetici, Russia

Russia. La Akademik Lomonosov parte da Murmansk verso Pevek.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-11.

2019-07-01__Admiral__001

La chiatta Admiral Lomonosov ospita una centrale atomica da 70 MW, progettata per poter lavorare a temperature molto rigide, quali quelle artiche. Fornirà energia elettrica alla zona estrattiva di Pevek.

Artico. 50% delle riserve minerarie.

Russia. Varato il rompighiaccio atomico Ural. Alla fine saranno 13 navi.

Russia. Akademik Lomonosov. Prima centrale atomica mobile e galleggiante.

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

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«Next month, a floating nuclear power plant called the Akademik Lomonosov will be towed via the Northern Sea Route to its final destination in the Far East, after almost two decades in construction»

«It’s part of Russia’s ambition to bring electric power to a mineral-rich region»

«The 144-meter (472 feet) long platform painted in the colors of the Russian flag is going to float next to a small Arctic port town of Pevek, some 4,000 miles away from Moscow»

«It will supply electricity to settlements and companies extracting hydrocarbons and precious stones in the Chukotka region»

«About 2 million Russians reside near the Arctic coast in villages and towns similar to Pevek, settlements that are often reachable only by plane or ship, if the weather permits. But they generate as much as 20% of country’s GDP and are key for Russian plans to tap into the hidden Arctic riches of oil and gas as Siberian reserves diminish.»

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Sarebbe facile previsione prevedere un grande sviluppo della zona estrattiva di Pevek che, data la sua ubicazione, sembrerebbe destinata ad alimentare le richieste energetiche della Cina.

Inutile dire che Greenpeace, la ngo Bellona (che monitora i progetti nucleari e l’impatto ambientale) e tutta la costellazione delle ngo sia insorta contro questo progetto, additandolo come non ecologico.

Degno di nota è il commento fatto da un ottimo amico russo, potente in opere e parole.

«Se hanno paura che gli orsi polari si estinguano, non temano: daremo gli ecologisti in pasto agli orsi. Gli altri? Il gulag è grande e può bene accoglierli tutti»

«in the Arctic waters, it will be cooling down constantly, and there is no lack of cold water».

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Taluni resteranno amareggiati di questo commento, ma molti invece lo condivideranno.


Cnn. 2019-06-30. Russia plans to tow a nuclear power station to the Arctic. Critics dub it a ‘floating Chernobyl’

Murmansk, Russia (CNN) Next month, a floating nuclear power plant called the Akademik Lomonosov will be towed via the Northern Sea Route to its final destination in the Far East, after almost two decades in construction.

It’s part of Russia’s ambition to bring electric power to a mineral-rich region. The 144-meter (472 feet) long platform painted in the colors of the Russian flag is going to float next to a small Arctic port town of Pevek, some 4,000 miles away from Moscow. It will supply electricity to settlements and companies extracting hydrocarbons and precious stones in the Chukotka region.

A larger agenda is at work too: aiding President Vladimir Putin’s ambitious Arctic expansion plans, which have raised geopolitical concerns in the United States.

The Admiral Lomonosov will be the northernmost operating nuclear plant in the world, and it’s key to plans to develop the region economically. About 2 million Russians reside near the Arctic coast in villages and towns similar to Pevek, settlements that are often reachable only by plane or ship, if the weather permits. But they generate as much as 20% of country’s GDP and are key for Russian plans to tap into the hidden Arctic riches of oil and gas as Siberian reserves diminish.

In theory, floating nuclear power plants could help supply energy to remote areas without long-term commitments — or requiring large investments into conventional power stations on mostly uninhabitable land.

But the concept of a nuclear reactor stationed in the Arctic Sea has drawn criticism from environmentalists. The Lomonosov platform was dubbed “Chernobyl on Ice” or “floating Chernobyl” by Greenpeace even before the public’s revived interest in the 1986 catastrophe thanks in large part to the HBO TV series of the same name.

Rosatom, the state company in charge of Russia’s nuclear projects, has been fighting against this nickname, saying such criticism is ill founded.

“It’s totally not justified to compare these two projects. These are baseless claims, just the way the reactors themselves operate work is different,” said Vladimir Iriminku, Lomonosov’s chief engineer for environmental protection. “Of course, what happened in Chernobyl cannot happen again…. And as it’s going to be stationed in the Arctic waters, it will be cooling down constantly, and there is no lack of cold water.”

The idea itself is not new — the US Army used a small nuclear reactor installed on a ship in the Panama Canal for almost a decade in the 1960s. For civil purposes, an American energy company PSE&G commissioned a floating plant to be stationed off the coast of New Jersey, but the project was halted in the 1970s due to public opposition and environmental concerns.

Russia’s civilian nuclear industry also faced public questions following the Chernobyl catastrophe, which shaped concerns about “the peaceful atom” for decades to follow. Construction of dozens of nuclear plants stopped, affecting not only massive Chernobyl-scale projects but also slowing down the use of low-power reactors like the one in what would become the floating station (The Chernobyl plant produced up to 4,000 megawatts. Lomonosov has two reactors producing 35 megawatts each).

“These reactors were initially to be used within city limits, but unfortunately the Chernobyl incident hindered that,” said Iriminku. “Our citizens, especially if they are not technically savvy, don’t really understand the nuclear energy and that these stations are built differently, so it’s almost impossible to explain that to them.”

The explosion at Chernobyl directly caused around 31 deaths, but millions of people were exposed to dangerous radiation levels.

The final death toll as a result of long-term radiation exposure is much disputed. Although the UN predicted up to 9,000 related cancer deaths back in 2005, Greenpeace later estimated up to 200,000 fatalities, taking further health problems connected to the disaster into account.

Modern Russia hasn’t seen anything close to Chernobyl though. Russia, a major oil and gas producer, also operates several nuclear power stations. The state atomic energy corporation Rosatom has long maintained that its industrial record is one of reliability and safety, and that its reactors have been modernized and upgraded.

But rather than summoning the specter of Chernobyl, some nuclear watchdogs are drawing parallels to the 2011 accident at Fukushima in Japan, with the images of its waterlogged reactors still fresh in the public memory. The Russian plant’s main benefits — mobility and ability to work in remote regions — complicate some crucial security procedures, from routine disposal of the nuclear fuel to rescue operations in the event the platform is hit by a massive wave.

But project engineers say they’ve learned the lessons of Fukushima.

“This rig can’t be torn out of moorings, even with a 9-point tsunami, and we’ve even considered that if it does go inland, there is a backup system that can keep the reactor cooling for 24 hours without an electricity supply,” said Dmitry Alekseenko, deputy director of the Lomonosov plant.

However, experts of Bellona, an NGO monitoring nuclear projects and environmental impacts, say 24 hours might not be enough to prevent a disaster should a tsunami land the rig among towns with two active nuclear reactors aboard.

And then there is the question of cost. Some Russian officials have questioned the floating reactor complex’s price tag of an estimated $450 million, saying it would need to enter serial production to be economically viable. Rosatom has been working to attract clients from Asia, Africa and South America to purchase next iterations of Akademik Lomonosov, but has yet to announce any deals.

The last Russian nuclear project of a comparable scale was completed in 2007, when the “50 Years of Victory” nuclear-powered icebreaker finally sailed after sitting in the docks since 1989. Now, after more than 20 years of arguments, changes of contractors and economic crises, Russian engineers can finally take pride in launching the world’s only nuclear floating rig.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Ong - Ngo

Ngo e sbarchi clandestini. Si credono razza egemone. Erasmo Palazzotto.

Giuseppe Sandro Mela

2019-07-07.

2019-07-06__Salvini__001

La Alan Kurdi, nave della ngo tedesca Sea Eye, ha cambiato rotta e si dirige su Malta.


Il comportamento degli attuali governi francese e tedesco, dai quali deriva quello delle ong da loro patrocinate, è di tipica derivazione marxista-leninista.

Come tutte le persone superbe, ritengono di essere la razza egemone, credono che ciò che pensano sia verità assoluta, e quindi fanno di tutto per imporla. Sono sia dittatoriali sia rivoluzionari. Come tutti i razzisti, odiano di odio viscerale quanti loro si oppongano.

Questo odio trova la sua genesi nella discrepanza evidente che non sono in grado di imporre completamente i loro voleri, e questa è per loro una umiliazione urente. Così gli avversari politici diventano dei nemici mortali: sono quelli che sono percepiti come la minaccia alla loro stesa esistenza.

Reduci dalle eclamptiche sconfitte nel Consiglio Europeo, ove undici nazioni capitanate da quelle del V4 e dal’Italia li hanno mazzolati per benino, sfogano la loro rabbia impotente scatenando le ogn, loro gruppo di fuoco.

Chiamano la tratta dei negri “salvataggi in mare“. credono di essere autorizzati a non rispettare codici e leggi.

Sono comunisti fino al midollo.

Si fanno forti degli appoggi politici che hanno in sede dell’Unione Europea e della quinta colonna che hanno nella magistratura italiana. Sì: proprio quella magistratura che sta ad oggi mostrando il suo vero volto con la crisi del Consiglio Superiore della Magistratura.

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Italia. Sondaggio plebiscitario a favore di Salvini.

La stragrande maggioranza degli italiani di immigrazione clandestina e delle ngo non ne suole più sapere.

Se il 59% degli italiani approva il fermo comportamento di Salvini, il gradimento delle ngo è crollato dal passato 80% all’attuale 39%. La gente iniza a percepirle per quello che sono: organizzazioni criminali al soldo straniero.

Ma non dimentichiamo.

Il capo missione di Mediterranea è Erasmo Palazzotto, parlamentare di Leu, Liberi ed Uguali, partito fondato da Pietro Grasso, ex presidente del senato.

Quanto vale elettoralmente il Leu?

Nelle elezioni del 4 marzo 2017 ha ottenuto 14 deputati su 630, e 4 senatori su 320.

E costui, con poco più del’1% vorrebbe imporsi al governo legalmente in carica.


Ansa. 2019-07-07. I migranti sbarcano a Lampedusa, la ‘Alex’ sequestrata e l’equipaggio indagato

I migranti sbarcano a terra dalla Alex per effetto del sequestro penale disposto di iniziativa dalla Guardia di Finanza. Lo fa sapere il Viminale, aggiungendo che l’equipaggio è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La Alan Kurdi ha cambiato rotta verso Malta, lasciando le acque al largo di Lampedusa. “Non possiamo aspettare finche’ lo stato di emergenza non prevale”, fa sapere la ong Sea Eye. “Ora – aggiunge Sea Eye – Sì deve dimostrare se gli altri governi europei appoggiano l’atteggiamento dell’Italia “

Un esposto alla Procura di Agrigento sulle procedure che sono state seguite nei confronti della Alex, l’imbarcazione alla quale era stato intimato dalle autorità italiane di recarsi a Malta come “porto sicuro”, è stato presentato dai legali di Mediterranea Human Savings prima ancora dell’approdo a Lampedusa. Lo ha detto all’ANSA il capo missione Erasmo Palazzotto, parlamentare di Leu.

“Ancora non ci è stato notificato nulla. Siamo assolutamente sereni perchè convinti di avere operato correttamente e perchè abbiamo già presentato un esposto alla magistratura. Diciamo che questa volta siamo arrivati prima della Guardia di Finanza”. Così il capo missione di Mediterranea Erasmo Palazzotto, commenta la decisione del Viminale di fare sbarcare tutti i migranti a bordo della Alex, sequestrare l’imbarcazione e indagare tutto l’equipaggio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Ungheria. Accademia delle Scienze bonificata dai liberal socialisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-08.

Budapest 002

L’Occidente liberal socialista si picca di essere la quintessenza della democrazia, della libertà di parola della tolleranza.

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«Lasciate che vi dica qualcosa dei mei problemi con la ragazze. Tre cose succedono quando le donne sono in un laboratorio: tu ti innamori di loro, loro si innamorano di te e poi, quando le critichi, scoppiano a piangere».

Per questa frase il Premio Nobel Tim Hunt è stato obbligato a dare le dimissioni.

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E che dire del comportamento verso il Premio Nobel Feynman?

«Il 28 gennaio 1986 la navetta spaziale Challenger esplose in diretta televisiva, con l’equipaggio a bordo. Quattro mesi dopo Richard Feynman, in un’altra diretta televisiva, spiegò il disastro immergendo una delle guarnizioni di gomma della navetta in un bicchiere di acqua gelata e mostrando che si spaccava: uno smacco per la Nasa, ma un successo mediatico per lui.» [Fonte]

A new feminist attack on Richard Feynman

«Feynman used to pretend to be a student so he could ask undergraduate women out. I suspect that this kind of behavior on the part of a contemporary professor would almost certainly lead to harsh disciplinary action, as it should» [Fonte]

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«“A few years after I gave some lectures for the freshmen at Caltech (which were published as the Feynman Lectures on Physics), I received a long letter from a feminist group. I was accused of being anti-women because of two stories: the first was a discussion of the subtleties of velocity, and involved a woman driver being stopped by a cop. There’s a discussion about how fast she was going, and I had her raise valid objections to the cop’s definitions of velocity. The letter said I was making the women look stupid.

The other story they objected to was told by the great astronomer Arthur Eddington, who had just figured out that the stars get their power from burning hydrogen in a nuclear reaction producing helium. He recounted how, on the night after his discovery, he was sitting on a bench with his girlfriend. She said, “Look how pretty the stars shine!” To which he replied, “Yes, and right now, I’m the only man in the world who knows how they shine.” He was describing a kind of wonderful loneliness you have when you make a discovery.

The letter claimed that I was saying a women is incapable of understanding nuclear reactions.

I figured there was no point in trying to answer their accusations in detail, so I wrote a short letter back to them: “Don’t bug me, Man!”»

Bene. Un gruppetto di femministe scatenate gli impedì di tenere una sua conferenza alla Stanford University.

Delle oche starnazzanti contro uno dei maggiori scienziati dell’ultimo secolo.

*

Provatevi in un campus liberal a dire che sostenete Mr Trump, oppure che gli lgbt sono solo malati mentali, curabili: vi crocefiggono.

Da più fastidio l’ipocrisi che la ideologia liberal socialista.

Orbene: questi che si definiscono il prototipo dei democratici si stanno adesso scagliando contro l’Ungheria.

Questa nazione sta semplicemente proseguendo la difficile opera di bonificare le proprie istituzioni dai liberal socialisti, esattamente come in altri tempi si procedette alla denazificazione.

«Nationalist politicians in Budapest appear to be stepping up their attacks on the Hungarian Academy of Sciences, with a controversial change to its research funding system and a broadside against social scientists funded by the Academy»

«Immigration, homosexual rights and gender science – these topics occupy the researchers of the Academy …. are politically suspicious, suggesting that the government should have a “greater insight” into the Academy’s work.»

«The article features a roster of scientists of the Centre for Social Sciences of the Academy who study gender, migration, ethnic minorities and LGBTQ policies»

«The attack comes only days after the Hungarian government proposed changes to its research funding system that puts the newly formed Ministry for Innovation and Technology in charge of decisions over what research topics can be funded or not in the institutes of the Academy»

«The ministry will directly manage HUF 29.1 billion in support of higher education institutions for research and development, HUF 12.7 billion for the National Scientific Research Fund and HUF 28.1 billion for the Hungarian Academy of Sciences»

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Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

NGOs And The Mechanics Of Hybrid War

Ungheria. Orban vara misure per nascite e famiglie.

Orbán rimpatria in Ungheria gli ungheresi emigrati in Venezuela.

Orban fa cessare gli studi universitari sul gender.

Orban abolisce lauree e corsi di studio sul ‘gender’.

Orban scaccia Soros e vince la Unione Europea. E siamo solo agli inizi.

Orban contro Soros. Nuova legge sulle Ong.

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Il clangore delle urla che levano i iberal socialisti è indice sicuro di quanto Mr Orban abbia colpito in modo forte e duro i residui centri liberal in Ungheria, dai quali gli ideologi dell’Unione Europea avrebbero contato di condizionare l’Ungheria.

Ma adesso le voci di Juncker, Tusk, Macron e Merkel arrivano sempre più fievoli in terra magiara, e se Frau von der Leyen vuole mantenersi i voti degli undici stati che la hanno supportata in Consiglio Europeo deve ben guardarsene dall’interferire negli affari interni di quel paese.

Prossima tappa, la rimozione di tutti i giudici collusi con i liberal socialisti.

È finita un’era. Piaccia o meno.


Orbán allies target Hungarian social scientists, in battle with Academy of Sciences

Nationalist politicians in Budapest appear to be stepping up their attacks on the Hungarian Academy of Sciences, with a controversial change to its research funding system and a broadside against social scientists funded by the Academy.

An article published by Hungarian pro-government magazine Figyelo, titled “Immigration, homosexual rights and gender science – these topics occupy the researchers of the Academy”, claims that the research topics of the Centre for Social Sciences of the Hungarian Academy of Sciences are politically suspicious, suggesting that the government should have a “greater insight” into the Academy’s work.

The article features a roster of scientists of the Centre for Social Sciences of the Academy who study gender, migration, ethnic minorities and LGBTQ policies.

The attack comes only days after the Hungarian government proposed changes to its research funding system that puts the newly formed Ministry for Innovation and Technology in charge of decisions over what research topics can be funded or not in the institutes of the Academy. It also follows a long-running campaign by the government to close or evict the country’s top-rated institution, the Central European University, founded by philanthropist George Soros.

Researchers targeted in the Figyelo article warn that the new law will allow the ministry to control the budget of the research institutes and to dictate conditions for all decisions with financial consequences from research programmes to personnel matters, said Judit Takacs, a research chair of the Academy’s department for social relations and network analysis.

“It leaves one feeling nauseous to have one’s work and name used as part of a propaganda campaign against academic autonomy,” Takacs said.

Róza Vajda, a junior research fellow at the department for Methodology and History of Research in the Academy who was also on the Figyelo list, said that the article is providing a narrative support to aid the policy changes considered by the government. By changing the rules for funding research the government “creates financial dependency which means political dependency,” said Vajda.

The Ministry for Innovation and Technology and Figyelo did not respond to requests for comment.

New research funding policy

The Hungarian Academy of Sciences is the dominant research organisation in the country – both funding and conducting research at the country’s universities. It dates to 1825, but has lately been clashing with the rightist government. The Academy’s web site currently features a prominent statement opposing the government’s funding plans.

Until now, the Academy was allocated an independent budget, but the new rules prepared by the government propose that all public funding for research should be allocated through the new Ministry of Innovation and Technology, led by Laszlo Palkovics.

The ministry will directly manage HUF 29.1 billion in support of higher education institutions for research and development, HUF 12.7 billion for the National Scientific Research Fund and HUF 28.1 billion for the Hungarian Academy of Sciences.

The government says the unified coordination will allow the ministry to oversee the use of national funds “as efficiently as possible”. “The priorities of the research areas should be prioritised [sic] and coordinated in the interest of the best use of resources, universities, academia and companies.”

Under the same policy strategy, the minister, Palkovics, dismissed the chairman of the National Office for Research, Development and Innovation (NRDI), József Pálinkás, “as he expects the future operation of the office based on other management and methodological principles.” Pálinkás, an advocate for scientific excellence, was appointed in 2015 and his mandate was supposed to run until 2020.

The ministry says that it won’t interfere with the work of the institutes, but researchers fear that the proposed changes will give the government the ability to decide which research projects are worthy of funding. The changes “will put an end to the scientific independence of the research centres” said the Academy.

Propaganda at work

The changes were a tough pill to swallow for researchers, but the Figyelo article confirmed that by discrediting certain fields of research, the government can use the new funding structure to limit academic freedom.

For Levente Littvay, a political scientist at Central European University (CEU) in Budapest, after seeing the article, “Our worse suspicions were confirmed: it is a political attack,” Littvay said.

The article was published “to prepare the ground a little in terms of propaganda,” said Takacs.

Figyelo is responsible for another article published in April that listed the so-called “Soros mercenaries”, which included researchers at CEU, a university that was founded by Hungarian-born philanthropist George Soros, whose world views are at odds with Hungarian prime minister Viktor Orbán.

On April 8, Orbán won his fourth term, running on a nationalist platform which touted the benefits of “illiberal democracy”, warned against foreign influence in the country and swore to protect the Christian identity of the Hungarian nation.

Vajda says that the victory emboldened Orbán to continue “crushing institutions, autonomy and independent thinking.”

“They already promised that once they win, they will go on and be more devastating,” said Vajda.

“It is hard to believe that an EU country could sink this low,” said Littvay.  

This is not the first time researchers and academics in Hungary have felt threatened by the overreaching arm of the government. A change in the higher education law passed in 2017, requiring foreign universities to maintain a campus in their home country, was widely interpreted as a direct move against CEU.

The university is now making plans to start advertising a new campus in Vienna as its base in the 2019 student recruitment campaign, unless the Hungarian government agrees that the university is in compliance the Hungarian law and it is free to operate in Budapest.

CEU expressed its solidarity with the Academy and its researchers. “The attacks against the autonomy of the Academy and the attempts to intimidate its researchers are unacceptable and threaten to seriously hinder the capacity of this premier institution to fulfill its mission at the service of the Hungarian people,” the university said.

*


Hungary: Parliament puts Academy of Sciences institutes under government control

The Hungarian parliament has voted to restructure its science sector to give government full control. Academics sharply criticize the move, fearing an end to free research in the country.

Hungary’s National Assembly has adopted a controversial bill to vastly restructure the Hungarian Academy of Sciences (MTA).

Human Rights Watch reported Tuesday that 15 academic institutes were to be removed from the Academy and placed in a newly established state research network. 

The plans, which have been known since early in year, have repeatedly provoked protests from researchers and academics at home and abroad.

Changes ahead

The changes are expected to come into force at the beginning of September. The supervisory board — the Eotvos Lorand Research Network (ELKH) — is to consist of 13 members. Six to be named by the Academy of Sciences and six by the Ministry of Innovation. The head of the committee will have the casting vote — appointed by Hungary’s Minister of Innovation Laszlo Palkovics. 

The creation of the ELKH will deprive the Academy of important financial resources, including scholarships for scientists and funds for research projects.

Additionally, the Academy could lose its grant, enshrined in law, to finance its running costs.

The new law will also establish a National Science Policy Council, to be headed by Palkovics. This body will advise the government on innovation and research topics. 

Resistance falls on deaf ears

The Academy of Sciences has unanimously spoken out against the amendment. Its president Laszlo Lovasz said in a statement ahead of Tuesday’s vote: “We kept on negotiating relentlessly, but our efforts proved futile.”

Lovasz concludes that the future scientific landscape is “unsuitable for the research community” and that the law violates “European principles.” 

Open Letter

Palkovics, on the other hand, argues that by restructuring the sector, the government wants to make Hungary more competitive within the scientific world.

The minister justified the move with reference to German research institutions he says fulfil a similar task to the soon to be established ELKH: The Leibniz Association or the Max Planck Society. 

Representatives of the German science organizations see the situation quite differently, emphasizing their independence from politicsin an open letter. They were critical of the bill, siding with the Hungarian Academy of Sciences. 

‘Violation of democratic principles’

Numerous critics from the world of politics have also spoken out. Udo Bullmann, leader of the Socialist Group in the European Parliament, accuses Hungary’s Prime Minister Viktor Orban of wanting to silence critical scientists.

“We are horrified to see Orban strike a new blow against scientific freedom and democracy in his country,” Bullmann said. He is “obviously out to establish a flawless autocracy in Hungary,” he added.

Since 2017, the Hungarian government has repeatedly taken steps to restrict freedom of scientific work within the country. Since then, the work of the Central European University, financed by US philanthropist George Soros, has been severely limited. 

As a consequence, the CEU will gradually move to Vienna and start teaching there from fall 2019. By 2023, the entire university will have moved to Austria — a direct result of Orban’s plans to restrict scientific freedoms. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Italia. Sondaggio plebiscitario a favore di Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-06.

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«Oggi come allora gli italiani si confermano nettamente a favore della linea della fermezza che impedisca gli sbarchi sul territorio italiano dei migranti soccorsi in mare dalle navi delle organizzazioni umanitarie: il 59% si dichiara molto (34%) o abbastanza (25%) d’accordo, mentre il 29% è contrario»

«Dieci mesi fa i favorevoli erano pari al 61%.»

«Oggi l’accordo è plebiscitario tra i leghisti (99%) e risulta largamente prevalente tra i pentastellati (77%) e gli elettori dell’opposizione di centrodestra (59%)»

«Inoltre, il consenso è particolarmente elevato tra le persone di oltre 35 anni, tra i lavoratori autonomi e gli operai»

«E i credenti che partecipano alla messa con frequenza elevata, esprimono un livello di accordo in linea con il dato complessivo, mostrando di stare più dalla parte di Salvini che di papa Francesco»

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«la maggioranza degli italiani (59%) sta con «il capitano» Salvini, mentre il 23% si schiera con la capitana Rackete,»

«A ciò si aggiunge il crollo di fiducia nei confronti delle organizzazioni non profit, che passa dall’80% del 2010 al 39% odierno»

«Il discredito colpisce duramente un intero settore che non comprende solo le ong impegnate nei soccorsi in mare e nell’accoglienza dei migranti, ma rappresenta oltre 340mila realtà che operano nei settori più disparati, dai servizi alla persona (infanzia, anziani, disabili, ecc.) alla cultura, dallo sport alla cooperazione internazionale»

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Chiunque viva senza paraocchi ideologico la realtà attuale dell’Italia non può fare altro che riconoscersi in questo sondaggio. È consolante che il 77% degli aderenti al M5S approvi l’operato del Governo, anche se Salvini ha maggiore visibilità essendo il ministro degli interni.

Il partito democratico evidenzia in questo sondaggio ciò che è: un cascame storico del comunismo virato in ideologia liberal socialista. Il suo elettorato vecchio e stantio è ancora abbarbicato alla Internazionale Socialista, anche se questa è scomparsa da un bel pezzo.

È ancora alquanto potente, ma orami il suo potere si indova nelle pieghe di quella magistratura che sta facendo il suo show nelle tristi vicende del Consiglio Superiore della Magistratura e nelle ultime sentenza, ispirate più alla ideologia che alla legge.

Le ngo, ogn, sono finalmente percepite per ciò che sono: organizzazioni criminali internazionali che vorrebbero porsi al di sopra delle leggi. Si resta alquanto amareggiati che ben il 39% dei Cittadini le reputi ancora associazioni oneste.

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Ancora un po’ di pazienza.

Poi questa esecranda eurodirigenza dovrà ben lasciare il campo alla nuova, ed intanto il potere di Frau Merkel vacilla in Germania in modo sempre più vistoso.

Senza padrini internazionali, le ngo si ritroveranno a corto di finanziamenti e di copertura politica.

I media liberal si ostinano a denominare la tratta dei negri con il termine di ‘soccorso in mare‘, quando al massimo le ngo soccorrono le loro sempre più modeste entrate illecite.

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Nel febbraio 1945 i fascisti arrestarono mio padre, reo di aver detto che la guerra era persa. Poco più di un mesetto dopo i suoi carcerieri erano stati appesi per i piedi agli alberi della città.

Serve solo avere ancora un pochino di pazienza: poi si regoleranno i conti.


Corriere. 2019-07-06. Salvini e la Sea Watch, il sondaggio: gli italiani per la linea della fermezza. Crollata la fiducia per le non profit

La vicenda Sea Watch, com’era lecito attendersi, ha avuto un’elevata risonanza nell’opinione pubblica e non avrebbe potuto essere altrimenti, tenuto conto dei toni violenti che l’hanno accompagnata: circa due italiani su tre (63%) l’hanno seguita con attenzione e il 29% ne ha almeno sentito parlare, solo l’8% la ignora. Sono dati simili a quelli registrati nello scorso settembre in occasione del caso della nave Diciotti, quando l’88% risultava a conoscenza della vicenda.

Accordo plebiscitario

Oggi come allora gli italiani si confermano nettamente a favore della linea della fermezza che impedisca gli sbarchi sul territorio italiano dei migranti soccorsi in mare dalle navi delle organizzazioni umanitarie: il 59% si dichiara molto (34%) o abbastanza (25%) d’accordo, mentre il 29% è contrario. Dieci mesi fa i favorevoli erano pari al 61%. Oggi l’accordo è plebiscitario tra i leghisti (99%) e risulta largamente prevalente tra i pentastellati (77%) e gli elettori dell’opposizione di centrodestra (59%). Va notato che tra gli elettori di centrosinistra, pur prevalendo la netta contrarietà alla chiusura dei porti, uno su cinque (19%) si dichiara a favore. Inoltre, il consenso è particolarmente elevato tra le persone di oltre 35 anni, tra i lavoratori autonomi e gli operai. E i credenti che partecipano alla messa con frequenza elevata, esprimono un livello di accordo in linea con il dato complessivo, mostrando di stare più dalla parte di Salvini che di papa Francesco. Il consenso alla linea salviniana non appare tanto dettato dalla preoccupazione che il nostro Paese non sia più in grado di accogliere altri migranti (solo il 28% è di questo parere), quanto piuttosto dall’esigenza di coinvolgere gli altri Paesi europei nella gestione dei flussi (71%). Il braccio di ferro, quindi, è considerato l’unico modo possibile per costringere le altre nazioni europee a fare la propria parte, nella convinzione — largamente diffusa — che l’Ue ci abbia lasciato soli.

Scontro personalizzato

Nel merito della vicenda Sea Watch le opinioni degli italiani sono molto diversificate, anche se le responsabilità principali vengono addossate più alla ong (30%) che al governo italiano (18%); inoltre il 20% ritiene che sia l’ong sia il Governo abbiano cercato lo scontro e l’11%, salomonicamente, ritiene che si sia trattato di una sorta di gioco delle parti nel quale la prima è stata mossa dall’urgenza di prestare soccorso ai migranti e il secondo da quella di far rispettare la legge. Ma il 21% non è in grado di prendere una posizione al riguardo. Lo scontro di questi giorni è stato fortemente personalizzato: non sono mancati pesanti insulti nei confronti della capitana della Sea Watch, Carola Rackete, non solo nell’anonimato del mondo virtuale dei social e non solo da parte di facinorosi, basti pensare ad alcune frasi pronunciate sulla banchina di Lampedusa nel momento dello sbarco da molti dei presenti o a quelle pronunciate a più riprese dal ministro e vicepremier Salvini, cui ha fatto seguito l’annuncio di querela per diffamazione da parte dei legali della capitana. Ebbene, in questo derby tra capitani la maggioranza degli italiani (53%) sta con «il capitano» Salvini, mentre il 23% si schiera con la capitana Rackete, e uno su quattro (24%) non si pronuncia. Infine, la vicenda si ripercuote sulla reputazione delle ong che, da quando nel 2017 furono definite da Luigi Di Maio «taxi del mare», hanno perso l’immagine positiva e quella sorta di aura di bontà di cui godevano: oggi il 56% degli italiani le considera organizzazioni che agiscono per scopi economici, mentre solo il 22% ritiene che siano mosse da intenti umanitari. A ciò si aggiunge il crollo di fiducia nei confronti delle organizzazioni non profit, che passa dall’80% del 2010 al 39% odierno. Il discredito colpisce duramente un intero settore che non comprende solo le ong impegnate nei soccorsi in mare e nell’accoglienza dei migranti, ma rappresenta oltre 340mila realtà che operano nei settori più disparati, dai servizi alla persona (infanzia, anziani, disabili, ecc.) alla cultura, dallo sport alla cooperazione internazionale. Dunque, non stupisce che con la fiducia stiano diminuendo anche le donazioni destinate al non profit. È solo uno dei tanti effetti collaterali del greve stile comunicativo della stagione politica attuale.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

EU non accetta la nota Onu sui migranti rimandati in Libia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-05.

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I tempi stanno cambiando alla velocità della luce.

E gli accordi tra le undici nazioni sovraniste e Mrs Ursula von der Leyen devono essere rispettati.

«The European Commission has dismissed calls by the UN refugee agency (UNHCR) to halt the return of people rescued at sea to war-torn Libya»

«The UN call followed the airstrike this week that killed at least 53 people at the Tajoura detention centre in the outskirts of the capital, Tripoli, including six children»

«Asked to react on the UN demands, the European Commission declined»

«No access»

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Corriere, La Stampa e Repubblica si sgolano d urlare che Macron e Merkel hanno stravinto.

Evidentemente alle Nazioni Unite non leggono quelle pregevoli testate, libri sacri dei liberal de noi atri.

Li hanno spernaccchiati alla grande …..

E la Commissione Europea si unisce al coro delle Nazioni Unite. Quelli non vogliono mica finire linciati dalle folle inferocite.

Brutto cercare di essere più papisti del papa.

«Asked to react on the UN demands,

the European Commission declined»

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Con questa legislatura europea gli identitari sovranisti hanno finalmente in mano l’arma di ritorsione: reclamano la loro presenza.



EU Observer. 2019-07-04. EU dismisses UN call to stop migrant returns to Libya

The European Commission has dismissed calls by the UN refugee agency (UNHCR) to halt the return of people rescued at sea to war-torn Libya.

The UN call followed the airstrike this week that killed at least 53 people at the Tajoura detention centre in the outskirts of the capital, Tripoli, including six children.

Asked to react on the UN demands, the European Commission declined.

“I am not going to give reactions to specific statements,” a European Commission spokeswoman told reporters in Brussels on Thursday (4 July).

The EU-trained and part-funded Libyan Coast Guard had in fact sent 108 people to Tajoura only days after another bomb had exploded near the facility in early May.

It is unclear if any of those are among the dead or injured as the toll continues to climb in what has been described as a possible war crime.

But Medecins Sans Frontieres (MSF), an NGO, says the EU is complicit in their deaths.

“We have seen thousands of people who have been intercepted at sea and returned to detention centres even whilst there is conflicts raging around the city,” MSF’s Sam Turner told PRI media outlet.

Tajoura housed at least 600 refugees and migrants, including women and children.

Another 500 remain stuck at the facility despite the shelling with the UN describing reports that Libyan guards had shot at refugees and migrants trying to flee from the air strikes.

“The number of civilian casualties caused by the conflict has almost doubled as the result of this single attack,” said an UN Office for Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) report on Wednesay.

Many of the people that end up in the detention centres are intercepted at sea by the Libyan coast guard. Around 3,300 are thought to be locked up in centres inside and around Tripoli alone.

‘No access’

The commission – which funds some €45m from its Emergency Trust Fund for Africa towards Libya, including funding for the coastguard – says it is up to Libyans to rescue people within their own territorial waters “as we have no access”, adding that the EU is training them to respect human rights.

But an earlier probe by this website has found people who failed the EU’s screening tests for the training, amid speculation some are militias, remain employed with the Libyan coast guard.

“People who are refused EU training return to work. We have received no proof, or documents, that they did something wrong,” Qassim Ayoub, spokesperson for Libya’s coast guard, told EUobserver last year.

The European Commission says it has no idea on how many have failed the screening tests.

The EU supports the UN agency, along with the International Organisation for Migration (IOM), to resettle or send home people stranded in Libya.

The IOM says it has helped return some 5,000 to their home countries spread throughout Africa and Asia.

From the start of this year til the end of June, around 1,300 refugees were resettled out of Libya. Of those, 711 were sent to Niger, 295 went to Italy and 291 were resettled elsewhere in Europe as well as Canada.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Ong - Ngo

Migranti. Ngo, ong, colluse con la ‘ndrangheta. 11 arresti solo a Lodi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-03

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«I finanzieri del Comando provinciale di Lodi, su disposizione della Procura di Milano, stanno eseguendo numerose perquisizioni e un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone accusate di associazione per delinquere, truffa allo Stato e autoriciclaggio nell’ambito dell’inchiesta ‘Fake Onlus’ che vede al centro una presunta gestione economica illecita da parte di alcune onlus che si occupano di accoglienza dei migranti, per presunti profitti illeciti per milioni di euro»

«Ammonterebbe a circa 7 milioni di euro il presunto profitto illecito incassato da alcune onlus che si occupano dell’accoglienza dei migranti»

«Il particolare emerge dall’inchiesta, coordinata dai pm di Milano Boccassini e Prisco e condotta dalla Gdf di Lodi, che ha portato ad 11 arresti per associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato e autoriciclaggio»

«Quattro le onlus coinvolte che avrebbero utilizzato falsi documenti per partecipare ai bandi pubblici per gestire l’accoglienza di centinaia di migranti»

«Avrebbero utilizzato per “scopi personali” oltre 4,5 milioni di euro dei circa 7,5 milioni ottenuti»

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Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

«In primo luogo si fonda e finanzia una organizzazione che patrocini un qualcosa di apparentemente degno per ogni persona: “diritti della gioventù”, “protezione dei più deboli”, etc. Dirigenza e personale è nominata da Soros in persona.

In secondo luogo, si scatena un’offensiva mediatica che sensibilizzi l’opinione pubblica al problema e ne evidenzi l’assoluta emergenza in atto.

In terzo luogo, governi amici riconoscono tale organizzazione e, soprattutto, la dotano di fondi.

In quarto luogo, tali governi amici stabiliscono anche che tale organizzazione debba essere obbligatoriamente consultata prima di prendere decisioni in materia.

In quinto luogo, governi amici costituiscono delle agenzie indipendenti dal governo stesso, strutturate attorno all’organizzazione in oggetto, che ne assume de facto la dirigenza. Parte del personale dell’organizzazione transita nei quadri burocratici di queste agenzie, così da averne il governo indipendentemente da chi le dovesse dirigere.

In sesto luogo, governi amici deliberano fondi per la risoluzione di un qualche problema, la gestione dei quali fondi è affidata a codeste agenzie od anche direttamente a quella organizzazione.»

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Non a caso in tutti i paesi civili le ngo sono state mese al bando, ovvero, messe sotto controllo dello stato.

Brasile. Bolsonaro. I fondi delle ngo saranno supervisionati.

Ungheria. Mr Orban mette fuori leggi le ngo pro-immigrazione.

Polonia. Scacciare le ong (ngo) di Mr Soros.

Russia. Nuova legge sulle ong (ngo). Povero Mr Soros.

Cina. Una nuova legge sulle Ong (Ngo).

Ngo (Ong) e le guerre ibride.

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Bene.

Adesso inizia ad emergere la dolorosa realtà a tutti nota: le ngo sono strettamente collegate alla mafia: sono vere e proprie organizzazioni criminali.

Solo nel distretto giudiziario di Lodi ne operavano quattro ngo: «Volontari senza frontiere», «Milano Solidale», «Amici di Madre Teresa» e «Area solidal».

Nomi roboanti di filantropia, volti a mimetizzare la sordida e criminale bramosia di guadagno illecito.

I migranti sono solo il mezzo per depredare le risorse dello stato, e quanti sostengano codeste ngo sono semplicemente loro complici.

Ma l’Italia è ben più vasta del distretto di Lodi, ed ovunque si svolgessero indagini schiere di altre ngo transiterebbero direttamente alle patrie galere.


Ansa. 2019-07-02. Migranti: onlus collegate a pregiudicati della ‘ndrangheta, 11 arresti

Al centro una presunta gestione economica illecita da parte di alcune onlus che si occupano di accoglienza dei migranti, per presunti profitti illeciti per milioni di euro.

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I finanzieri del Comando provinciale di Lodi, su disposizione della Procura di Milano, stanno eseguendo numerose perquisizioni e un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone accusate di associazione per delinquere, truffa allo Stato e autoriciclaggio nell’ambito dell’inchiesta ‘Fake Onlus’ che vede al centro una presunta gestione economica illecita da parte di alcune onlus che si occupano di accoglienza dei migranti, per presunti profitti illeciti per milioni di euro.

Ammonterebbe a circa 7 milioni di euro il presunto profitto illecito incassato da alcune onlus che si occupano dell’accoglienza dei migranti. Il particolare emerge dall’inchiesta, coordinata dai pm di Milano Boccassini e Prisco e condotta dalla Gdf di Lodi, che ha portato ad 11 arresti per associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato e autoriciclaggio. Quattro le onlus coinvolte che avrebbero utilizzato falsi documenti per partecipare ai bandi pubblici per gestire l’accoglienza di centinaia di migranti.  

Avrebbero utilizzato per “scopi personali” oltre 4,5 milioni di euro dei circa 7,5 milioni ottenuti illecitamente, i rappresentanti legali delle onlus al centro dell’inchiesta dei pm di Milano che ha portato a un’ordinanza cautelare per 11 persone (una in carcere, 5 ai domiciliari e 5 obblighi di dimora). Emerge dalle indagini della Gdf di Lodi su un consorzio di onlus che opera nella gestione dell’emergenza migranti che ha partecipato, tra il 2014 e il 2018, a bandi indetti dalle Prefetture di Lodi, Parma e Pavia.

L’indagine nasce dall’analisi delle movimentazioni bancarie sui conti correnti intestati ad un consorzio di società cooperative onlus che opera nella gestione dell’emergenza migranti. L’inchiesta ha permesso di smantellare una presunta associazione a delinquere “dedita alla fraudolenta partecipazione a gare pubbliche indette dalle Prefetture di Lodi, Parma e Pavia per la gestione dei flussi migratori”. In particolare, le onlus indagate “dal 2014 al 2018, a fronte dei bonifici ordinati dai citati Uffici Territoriali del Governo in conseguenza degli appalti aggiudicati, hanno ottenuto illecitamente 7.497.256,26 euro di cui 4.586.981,27 utilizzati per scopi personali dai rappresentanti legali delle medesime Onlus”.

Le onlus sarebbero collegate “a noti pluripregiudicati appartenenti alla ‘ndrangheta” e sarebbero state utilizzate per consentire a persone recluse di “accedere ai benefici di legge attraverso l’assunzione presso le predette cooperative”. Le onlus sarebbero state “sfruttate per fare ottenere a persone recluse, attraverso il rilascio di documentazione falsa, la concessione della misura alternativa alla detenzione da parte del magistrato di sorveglianza”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Olanda. Testo della lettera di Mr Ankie Broekers-Knol, sottosegretario olandese.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-30.

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Riportiamo nella sua interezza la traduzione della lettera mandata da Mr Ankie Broekers-Knol, Segretario di Stato olandese per la migrazione, inviata al Ministro Salvini.

Ci asteniamo da alcun commento: notiamo soltanto come il testo sia ben più lungo e dettagliato di quanto riportato da parte di molti media.

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Ankie Broekers-Knol, Segretario di Stato per la migrazione.

Caro Collega,

molte grazie per la Sua lettera, in data 23 giugno 2019, riguardante le attività della nave Sea-Watch 3, registrata in Olanda.

Il governo olandese condivide le preoccupazioni del governo italiano, e cioè che la Sea-Watch 3 stia effettivamente conducendo operazioni (semi) permanenti di ricerca e soccorso in un’area contraddistinta dalle attività criminali dei trafficanti di esseri umani. L’Olanda sottoscrive pienamente, in virtù della legge internazionale, l’obbligo di trarre in salvo tutte le persone che vengono a trovarsi in difficoltà in mare. Tuttavia, come Lei giustamente osserva, gli interventi della Sea-Watch 3 non dovrebbero affiancare e facilitare le operazioni criminali degli scafisti.

La maggior parte delle imbarcazioni cariche di migranti che salpano dalla Libia non sono atte alla navigazione e certamente non sono equipaggiate in modo idoneo per raggiungere le coste europee. Evidentemente gli scafisti, come i migranti stessi, si aspettano di essere tratti in salvo in mare. Non si può escludere che le attività delle navi delle ONG, sistematicamente alla ricerca di migranti in difficoltà e coadiuvate dai velivoli di ricognizione come pure da un numero telefonico di emergenza, non vadano ad alimentare quelle aspettative. Le ONG dovrebbero tener conto delle strategie degli scafisti, compresa la probabilità che i trafficanti facciano affidamento su di loro per trarre in salvo il loro carico di esseri umani. Questo significa che occorre rispettare le istruzioni emanate dalle apposite autorità di ricerca e soccorso, anche quelle libiche, e che le persone tratte in salvo dovrebbero essere fatte sbarcare nel porto sicuro più vicino, nel rispetto delle normative internazionali. Pertanto lo sbarco in un porto del nord Africa dovrebbe essere preso in considerazione come un’opzione possibile.

Siamo dispiaciuti, quanto Lei, delle scelte fatte dalla capitana della Sea-Watch 3. Avrebbe potuto affidare le operazioni di salvataggio alla guardia costiera libica. La situazione non presentava un quadro di emergenza, eppure la capitana si è precipitata a raccogliere i migranti a bordo della sua nave. Avrebbe potuto far rotta sulla Tunisia e chiedere il permesso di attracco lì. Invece, intenzionalmente e unilateralmente, la capitana ha deciso di far rotta su Lampedusa e violare le acque territoriali italiane, ben consapevole di commettere un reato. La capitana avrebbe anche potuto scegliere un porto di approdo per la Sea-Watch 3 in Olanda. Contrariamente a quanto da Lei affermato nella Sua lettera, la capitana non ha mai fatto richiesta di sbarcare in Olanda.

Fino a poco tempo fa, l’Olanda non si era dotata di un quadro normativo legale per le navi delle ONG che effettuano operazioni di ricerca e soccorso. Visti gli interventi effettuati dalla Sea-Watch 3 e le difficoltà che ne sono scaturite, in particolare quest’anno, l’Olanda è seriamente preoccupata per la mancanza di sicurezza di simili attività, una situazione, questa, che richiede urgentemente la massima attenzione. Pertanto una direttiva ministeriale è stata emanata il 3 aprile 2019, per dettagliare i requisiti di sicurezza e di equipaggio delle navi appartenenti ad organizzazioni umanitarie che effettuano ripetuti interventi di ricerca e salvataggio. Tuttavia, l’applicazione di questa normativa è al momento attuale oggetto di azioni legali da parte della Sea-Watch in Olanda. Il tribunale olandese ha stabilito un periodo di transizione e di conseguenza la nuova legge non entrerà in vigore fino al 15 agosto 2019. Da quella data in poi, la Sea-Watch 3 dovrà rispettare regole molto più stringenti, a meno che l’azione legale intrapresa dalla ONG non porti a esiti diversi.

Per quel che riguarda le responsabilità dello Stato di bandiera, faccio riferimento ai precedenti scambi di note diplomatiche su questo argomento. La responsabilità di individuare un porto sicuro spetta innanzitutto al capitano, dopo aver coordinato le sue mosse con le autorità di ricerca e soccorso della zona. In virtù delle responsabilità sancite dalla legge internazionale, lo Stato di bandiera può assistere la nave nella ricerca di un porto sicuro. Il governo olandese ribadisce ancora una volta che ciò non comporta l’obbligo, per lo Stato di bandiera, di accogliere le persone tratte in salvo.

Come Lei sa, dopo un episodio simile occorso alla Sea-Watch 3 nel gennaio 2019, e in assenza di un progetto di cooperazione verso una soluzione concreta e strutturale come indicata nelle direttive del Consiglio europeo nel giugno 2018, l’Olanda ha deciso che non avrebbe più partecipato ai programmi di sbarco. In questo contesto, l’Olanda ha esplicitamente dichiarato la sua intenzione di non accogliere più i migranti raccolti dalle navi della Sea-Watch.

Vorrei inoltre aggiungere che nel caso di migranti non aventi diritto a protezione internazionale, il ricollocamento rappresenta uno spreco di risorse e di denaro pubblico, e pertanto va evitato a ogni costo.

Ciò non significa che l’Olanda non intende assumersi seriamente le sue responsabilità. Quando la Sea-Watch 3 si è nuovamente ritrovata in una situazione difficile, l’Olanda ha fatto il possibile per reperire un porto sicuro nel Mediterraneo, anche in Italia. Le richieste di attracco sono state inviate dalla guardia costiera olandese, e anche tramite contatti diplomatici. Purtroppo, senza ricevere alcuna conferma. Allo stesso tempo, l’Olanda ha chiesto alla Commissione europea di coordinare le operazioni di sbarco.

L’Olanda è profondamente consapevole delle pressioni migratorie sull’Italia nel corso degli ultimi anni, e in particolare quelle, fortissime, verificatesi dalla metà del 2017 in poi. Grazie agli sforzi dell’Italia e al sostegno degli altri stati membri, tra cui l’Olanda, il numero degli arrivi si è ridotto drasticamente. A causa tuttavia degli spostamenti secondari clandestini, tuttora in corso, l’Olanda non ha riscontrato un simile calo nel numero di richieste di asilo politico. Al contrario, sulla scia della crisi post migratoria, abbiamo registrato un numero crescente di domande, da parte di migranti che raggiungono l’Olanda dopo essere sbarcati in Italia.

Per poter affrontare queste nuove sfide, occorre lavorare insieme per riformare il sistema di accoglienza e d’immigrazione dell’Unione europea, sulla base di principi di solidarietà e responsabilità. Per far ciò, occorre trovare una soluzione strutturale per gli sbarchi nel Mediterraneo, nel rispetto delle direttive del Consiglio europeo del giugno 2018. Come parte di questa soluzione, si potrebbe applicare una procedura obbligatoria a livello europeo da attuare sui confini esterni, per stabilire velocemente quali sono i migranti che hanno diritto a protezione internazionale e quali no. Nel caso di pressioni migratorie eccessive negli stati di sbarco, i migranti che hanno diritto alla protezione internazionale potrebbero essere ricollocati tramite un programma a livello europeo. Coloro che non hanno diritto a protezione non potranno accedere al territorio Schengen, ma dovranno essere rispediti rapidamente nei paesi d’origine, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza.

Il prossimo Consiglio informale per la giustizia e gli affari interni, che si terrà a Helsinki, offre un’eccellente opportunità di approfondire questi argomenti. Mi auguro vivamente di poterLa incontrare in quell’occasione. Inoltre, come ho fatto presente al Suo ambasciatore all’Aia, sono pronta a venire a Roma e intavolare un dibattito bilaterale per affrontare le attuali criticità.

Distinti saluti,

Ankie Broekers-Knol

Segretario di Stato per la migrazione

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Germania recluta Soros nella campagna elettorale nei Länder orientali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-24.

Soros George 002

Tra qualche mese si voterà in tre Länder della Germania orientale.

In Thüringen AfD è quotata al 20%, in Sachsen al 24% e nel Brandenburg al 21%: potrebbe diventare il partito di maggioranza relativa.

Questo sicuramente per la sua abilità a parlare al cuore ed alla mente della gente, ma altrettanto sicuramente per l’implosione dei partiti tradizionali: in Sachsen l’Spd è all’8% e nel Brandenburg la Cdu è al 17%. Però. nei Länder orientali i Grüne non hanno sfondato: in Thüringen raggiungono solo l’8%.

Se sia importante conquistare il cancellierato e la maggioranza nel parlamento federale, altrettanta importanza riveste il controllo dei Länder, che nominano i sentori nel senato federale.

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Nessuno si aspetti risultati rivoluzionari, ma

«The anti-immigration party made  gains in the region in the European Parliament elections last month, emerging as a powerful political force in eastern Germany.»

Al momento AfD ha l’ostracismo di tutte le forze politiche liberal ed è soggetta ad una conventio ad excludendum che non si vedeva dal 1933. Ma il tempo, la devoluzione del socialismo liberal a livello mondiale, e la crisi economica lavorano a suo favore,

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Con l’avvallo, per non dire richiesta, del governo federale, ombra di ciò che fu in passato, adesso Mr George Soros scende in campo nella battaglia elettorale all’est, agendo da stato nello stato: infondo la Germania è un suo dominion.

«George Soros’s Open Society Foundation is gearing up to battle hate and the far-right in eastern Germany. The Alternative for Deutschland (AfD) is predicted to perform well in three upcoming state elections»

«The foundation of American billionaire George Soros plans to expand operations in eastern Germany where right-wing populists are strong, his Open Society Foundation said Friday»

«As a first step we will work with local partners in East Berlin and surrounding areas to launch an initiative to fight against hate crimes»

«In light of the political landscape in eastern Germany, the Open Society Foundation is seeking to support organizations that promote an open, liberal and pluralistic Germany. …. the foundation supports more than 50 civil society organizations in Germany»

«Under pressure from Hungarian Prime Minister Viktor Orban, the Open Society Foundation closed its doors in Budapest last year and moved one of its main offices to Berlin.»

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Si resta attoniti e stupefatti nel constatare come la Germani accetti che una forza straniera svolga un’attiva campagna elettorale durante le elezioni nei Länder. Se mai ce ne fosse stato bisogno, questa è una prova ulteriore di quanto la Germania ed il suo attuale Governo siano commissariati da forze estere, che degli interessi dei tedeschi non tengono alcun conto.

A loro interessa esclusivamente il potere per il potere: sono intrinsecamente dittatoriali come a suo tempo lo furono Lenin e Stalin o, meglio, un Quisling

Ci si prepari quindi a ciò che avverrà.

Chiunque parlasse bene di AfD sarebbe immediatamente accusato di spargere discorsi di odio.

Similmente, constatare il fallimento della Große Koalition sarebbe subito un discorso di odio.

Nota.

Molte persone avversano a parole Mr Soros, ma nei fatti appoggiano le ideologia propalate dalle ong a lui facenti capo. Non si rendono conto che Mr Soros ha scatenato in Europa un’offensiva globale, che può essere contrastata esclusivamente utilizzando una strategia altrettanto globale.

Gli amici dei nostri nemici sono nostri nemici.


Deutsche Welle. 2019-06-22. George Soros to target far-right in eastern Germany

George Soros’s Open Society Foundation is gearing up to battle hate and the far-right in eastern Germany. The Alternative for Deutschland (AfD) is predicted to perform well in three upcoming state elections.

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The foundation of American billionaire George Soros plans to expand operations in eastern Germany where right-wing populists are strong, his Open Society Foundation said Friday.

“As a first step we will work with local partners in East Berlin and surrounding areas to launch an initiative to fight against hate crimes,” said Selmin Caliskan, the director of the foundation’s Berlin bureau on Friday. Details of the action will be released in the coming months.

The right-wing Alternative for Deutschland (AfD) is strongest in Germany’s formerly Communist east, where three states — Thuringia, Saxony and Brandenburg —  hold elections in the fall.

The anti-immigration party made  gains in the region in the European Parliament elections last month, emerging as a powerful political force in eastern Germany. The AfD is currently represented in Germany’s federal parliament and every state legislature.

In light of the political landscape in eastern Germany, the Open Society Foundation is seeking to support organizations that promote an open, liberal and pluralistic Germany. According to Caliskan, the foundation supports more than 50 civil society organizations in Germany.

The Hungarian-born Soros has become a bête noire of the European far-right for his promotion of open borders and liberal causes.

Under pressure from Hungarian Prime Minister Viktor Orban, the Open Society Foundation closed its doors in Budapest last year and moved one of its main offices to Berlin.