Pubblicato in: Amministrazione, Criminalità Organizzata

Messico. Dal 1° gennaio a fine aprile 5,333 omicidi con efferatezza.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-05.

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«Nel solo 2017 i morti sono stati 25.339»

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«in Messico nei primi quattro mesi del 2018 ci sono stati 5.333 omicidi legati al crimine organizzato»

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«le vittime narcos, agenti, e tanti civili, finiti in mezzo al fuoco incrociato»

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Il problema è drammaticamente semplice, ma molto scomodo da riportarsi.

Nel 2000 il pil procapite era 7,016 Usd, salito quindi a 10,989 Usd nel 2014 per crollare ai valori di 8,444 Usd a fine 2016.

Se è vero che il costo della vita è basso, specie poi nelle campagne, è altrettanto vero come non sia entusiasmante.

Crisi economica determinata in gran parte da una crisi politica impressionante, condotta anche con l’uso della violenza.

Governo e Magistratura sembrerebbero essere impotenti di fronte ad una criminalità organizzata in modo tale da parere uno stato nello stato, dotato anche di un esercito.

Quando la criminalità passa certe soglie limite, la reazione non può altro che essere adeguata, come minimo paritetica.

Il commercio della droga verso la California è poi un business così appetibile che rende feroci, assatanati.

È del tutto naturale che in una simile situazione le forze dell’ordine abbiano paura, che i magistrati vogliano tutto tranne che giudicare quei malviventi.

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Cosa sarà il futuro?

In certi eventi storici si corre il rischio di diventare facili profeti.

Alla fine si prenderanno provvedimenti draconiani, tipo quelli che si resero necessari nelle Filippine.

È solo un problema di legittima difesa.


Corriere. 2018-05-02.

Messico, in 4 mesi 5333 omicidi. e negli arsenali dei narcos granate, lanciarazzi e mitragliatrici.

Cadaveri decapitati, privati del cuore, martoriati di pallottole: in Messico nei primi quattro mesi del 2018 ci sono stati 5333 omicidi legati al crimine organizzato. E per gli analisti che seguono la crisi il quadro peggiorerà

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Una guerra senza fine, una lotta tra bande criminali che somigli al terrorismo. Anzi lo è. Gli ultimi dati ufficiali segnalano che in Messico nei primi quattro mesi del 2018 ci sono stati 5.333 omicidi legati al crimine organizzato. Per gli analisti che seguono la crisi il quadro peggiorerà. Tra le vittime narcos, agenti, e tanti civili, finiti in mezzo al fuoco incrociato. Nel solo 2017 i morti sono stati 25.339.

Gesti di ferocia

La battaglia tra i cartelli e i sottogruppi attraversa intere regioni messicane, da Acapulco — una delle città pericolose — fino a Cancun, snodo turistico che è diventato terreno di scontro. Pochi giorni fa hanno rinvenuto cinque cadaveri, alcuni decapitati, altri privati del cuore. Gesti di ferocia, la normalità per molti stati, in particolare quelli al confine con gli Usa, meta finale di montagne di droga. Gli articoli sulla stampa locale sono pieni di dettagli efferati, di notizie su agguati e sulle ripetute offensive lanciate dai gruppi di trafficanti. Quello di Jalisco Nueva Generacion continua la sua campagna per allargare le aree di influenza, si serve di sicari e di «scioglitori», persone incaricate di far sparire nell’acido i corpi dei morti. Sorte toccata a tre giovani studenti poi «dissolti» da un rapper al servizio del network.

Carichi di armi

Per sostenere la sfida, i padrini hanno bisogno di molte armi. Ne hanno a volontà, acquistate negli Usa e nei paesi centro-americani. In una recente operazione a Nuevo Laredo, al confine con il Texas, i militari hanno scoperto quattro arsenali dei narcos. Nella lista dei pezzi sequestrati 206 fucili d’assalto, 14 pistole, un paio di fucili Barrett da cecchino, lanciarazzi Rpg, granate, tubi esplosivi e 185 mila proiettili. Il 12 aprile, ancora in Texas, sono stati incriminati due cittadini statunitensi accusati di aver venduto oltre frontiera alcune mitragliatrici Minigun M134-G. Di solito i sicari sistemano queste armi a bordo di pick up usati per scortare carichi di stupefacenti oppure per lanciare assalti alle zone controllate dagli avversari. Tecniche che ricordano quelle di formazioni guerrigliere.

I tunnel

Restando sempre sul fronte narcos l’annuncio della scoperta di un altro tunnel clandestino. Questa volta sono stati i messicani a scoprirlo a Mexicali, cittadina che «guarda» a Calexico, in California. Non era ancora terminato, protetto da alcune «sentinelle», ha una lunghezza di 700 metri, la metà in territorio americano. La galleria è solo una delle tante che i contrabbandieri hanno scavato, con l’aiuto di team specializzati, in diversi punti del confine da metà degli Anni ’90 in poi.

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Spagna. Apri le scatole cinesi ed alla fine ritrovi Mr Soros.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-19.

2018-03-16__Soros__001

Non fermarsi alle apparenze è buona e salutare norma. Molto spesso evita di fare grossolani errori.

«La Plataforma Ciudadana è un’associazione nazionale indipendente costituita nel 2011 dal Centro Culturale Islamico di Valenzia, dal Movimento conto l’intolleranza e dalla Giunta Islamica».

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Il nome esatto è “Fundacon Asamblea de Ciudadanos y Cudadanas del Mediterraneo (FACM).”

«Secretariat

The FACM Secretariat is currently in Valencia (Spain).

Adress
Mediterranean Citizens´Assembly Foundation

C/ San Francisco de Borja, 20, 4º, 8ª

46007 València

Espagne

Email: info@fundacionacm.org

Tel: +34 963 219 558

Contacts:
Secretariat: Anna Pons +34 667 784 130»

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«La Fundación Asamblea de Ciudadanos y Ciudadanas (FACM) es una red que promueve el diálogo, la propuesta y la acción ciudadana.

La Fundación ACM fomenta los valores democráticos de libertad, paz y respeto a la diversidad, así como la responsabilidad ambiental en el Mediterráneo.  La FACM está comprometida con el surgimiento de una comunidad de los pueblos del Mediterráneo.

Desde el año 2008, un grupo de ciudadanos y ciudadanas del Mediterráneo se ha comprometido a participar activamente en el surgimiento de una comunidad mediterránea de los pueblos. Para ello, se puso en marcha el proceso de construcción de la Asamblea de Ciudadanos y Ciudadanas del Mediterráneo.

Se trata de un proceso basado en los valores democráticos de la libertad, la paz, el respeto a la diversidad cultural y la responsabilidad ambiental. La Fundación Asamblea de Ciudadanos y Ciudadanas del Mediterráneo tiene como objetivo promover la palabra y la acción ciudadana común a través de reuniones permanentes con métodos y herramientas innovadoras.

Esta iniciativa, complementaria de otras experiencias existentes, depende enteramente de la constatación de que principalmente a través de la acción y la participación de los ciudadanos como una “comunidad de destino” positiva y de apoyo puede ser establecida en el Mediterráneo.

La Fundación Asamblea de Ciudadanos y Ciudadanas del Mediterráneo no es un proyecto reservado a un pequeño número de personas, a un círculo de iniciados. Más bien necesita obtener el apoyo de un gran número y una gran variedad de personas.»

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Chiunque visitasse la pagine delle News del mese corrente rimarrebbe impressionato dal numero di attività svolte. Ha diramazioni quasi ubiquitarie.

A giudicare dalle attività svolte è un’organizzazione davvero molto costosa.

«MCAF’s main funding source is the Fondation Charles Léopold Mayer pour le Progrès de l’Homme. It also receives funding from public entities and institutions for specific activities (Municipality of Istanbul, PACA Region, Municipality of Tirana, Casa Árabe, Casa Mediterráneo, IEMED…).

With an informal structure (2010-2015), the MCAF has organized six citizens’ meetings (Valencia, Tunis, Volos, Istanbul, Marseilles, Tirana). Festivals, workshops, seminars, declarations, books or European projects are important modalities as well.

Several partners are involved: IPEMED, RESOLIS, Chair UNESCO in World Food Systems – U. Montpellier, French Regions’ Association, Citoyens de la Terre, Les Têtes de l’Art (France), CERAI, Mensa Civica, Mostra Viva del Mediterrani (Spain), Peripli Association (Italy)…

The MCAF is an observer member of the Parliamentary Assembly of the Mediterranean and EMUNI.»

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Ma cosa sarà mai la The Charles Léopold Mayer Foundation for the Progress of Humankind (fph)?

«The Charles Léopold Mayer Foundation for the Progress of Humankind (fph) is a foundation under Swiss law. Our aim is to contribute to the emergence of a global community. Our work focuses on governance, ethics and sustainable living modes.»

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«Son fondateur

Les moyens dont dispose la fph proviennent des revenus du patrimoine légué par Charles Léopold Mayer (1881-1971). Ce Français d’origine irlandaise, chimiste de formation, a longtemps vécu aux États-Unis où il a fait fortune dans la finance. Imprégné de valeurs progressistes et grand admirateur d’Alfred Nobel, il a choisi de mettre sa fortune au service d’actions et de travaux innovants à caractère scientifique et humaniste. Il est l’auteur de plusieurs ouvrages, notamment sur les moteurs du progrès.

Son patrimoine

Le patrimoine de la fondation est investi dans des biens immobiliers et des placements financiers qui lui assurent un revenu annuel stable de dix millions de francs suisses. Les critères retenus pour les placements peuvent se résumer ainsi: investissement sur le long terme, dans des entreprises socialement responsables et soucieuses de l’environnement ; pas de placements à risque ni dans des sociétés dont l’activité est contraire aux buts de la fondation (comme la vente d’armes); un juste équilibre entre actions et obligations.

La fondation possède deux immeubles d’habitation en Suisse (Genève et Lausanne), un immeuble de bureau en France (Paris) et un domaine dans le Val d’Oise, en région parisienne (France) comprenant une exploitation agricole, un centre d’accueil et d’hébergement et deux massifs forestiers.»

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Soros, Sherpa & Fondation Charles Léopold Mayer

«Dans notre précédent billet, nous soulignions les liens entre l’Open Society et la Fondation Charles Léopold Mayer – partenaire de Sherpa – via la EDGE Funders Alliance. Poursuivons ici avec l’European Foundation Centre, l’autre organisme dont la FPH est membre.

L’European Foundation Centre (EFC), domiciliée en Belgique, se présente comme « la plateforme pour et championne de la philanthropie institutionnelle », et compterait plus de 200 organisations membres.[1]

La qualité de sorosite de l’EFC apparaît très vite.[2]

– La présidente du comité directeur n’est autre qu’Ewa Kulik-Bielińska, directrice exécutive de la Stefan Batory Foundation, i. e. l’Open Society polonaise – le lecteur pourra retrouver la genèse de sa création sous la plume de Soros dans Underwriting Democracy.

– La vice-présidente est Katherine Watson, directrice de l’European Cultural Foundation (une ONG néerlandaise). L’Open Society figurait parmi ses partenaires de 2015.[3] On peut aussi y trouver des ONG proches de l’Open Society, que nous ne détaillerons pas ici par question de pertinence et d’à-propos. On mentionnera seulement, toutefois, la Stavros Niarchos Foundation (SNF), ONG grecque pro-migrants, mécène[4] de Solidarity Now (l’Open Society grecque d’aide aux migrants fondée en 2013), et qui avait invité George Soros à donner une conférence, le 28 juin 2013, sur le thème « The Role of Philanthropy within a Social Welfare Society ».[5] Nous reviendrons sur la SNF, bien plus liée aux cercles de pouvoir qu’en apparence, dans un autre billet. Par ailleurs 1) l’Open Society a cofinancé la publication « 10 Years Step Beyond Travel Grants (2003-2013) pour l’European Cultural Foundation[6] 2) Katherine Watson n’a pas caché sa joie lorsque Jordi Vaquer devint le nouveau directeur de l’Open Society Initiative for Europe.[7]»


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Bene. Benissimo.

Adesso possiamo leggere serenamente il Report Plataforma Ciudadana sapendo donde viene e cosa vuole.


Ansa. 2018-03-16. Cresce islamofobia in Spagna, 546 incidenti nel 2017

Report Plataforma Ciudadana contro intolleranza religiosa.

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Cresce l’islamofobia in Spagna, dove nel 2017 sono stati registrati 546 incidenti di odio o intolleranza, dei quali i due terzi, circa 386, in Internet. E’ quanto si evince dal rapporto annuale sull’islamofobia 2018, presentato oggi alla Casa Arabe di Madrid dalla Plataforma Ciudadana contra la Islamofobia.

In aumento i messaggi di ostilità nei confronti della comunità musulmana da parte di leader politici, gli attacchi a moschee, le campagne mediatiche contro l’apertura di nuovi centri di culto, ma anche le aggressioni e discriminazioni di donne musulmane e il proliferare di messaggi di odio e fake news con messaggi xenofobi nelle reti sociali.

Degli incidenti rilevati lo scorso anno, il 21% erano atti diretti contro le donne e il 4% contro bambini, mentre il 7% contro moschee e centri di culto, l’8% contro uomini e il 4% contro non musulmani. Per regioni, la Catalogna è stata quella che ha registrato un maggior numero di incidenti di carattere islamofobico – soprattutto dopo le stragi di matrice jihadista di Barcellona e Cambrils – seguita dall’Andalusia e dalla Comunità Valenciana. La Plataforma Ciudadana è un’associazione nazionale indipendente costituita nel 2011 dal Centro Culturale Islamico di Valenzia, dal Movimento conto l’intolleranza e dalla Giunta Islamica, membro del Consiglio delle vittime di reati di odio e discriminazione, organismo pioniere e punto di riferimento in Europa.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Stati Uniti

Cnn. Negli Usa la farmaceutica elargisce soldi ai medici che prescrivono stupefacenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-17.

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Negli Stati Uniti molti stati hanno depenalizzato l’uso, lo spaccio e la detenzione di stupefacenti.

Coltivazione, manipolazione e vendita della cannabis è legalmente ammessa in molti stati.

È un business colossale: vale svariate decine di miliardi di dollari.

Queste visioni sono considerate essere tipicamente liberal democratiche: sono un manifesto politico.

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Che poi l’uso degli stupefacenti porti a decine di migliaia di morti sembrerebbe essere cosa di cui nessuno si interessi, tranne il manipolo di codini “benpensanti“, che i media appellano usualmente come “cerical-fascisti”.

La Cnn è stata per decenni il corifeo baluardo dell’ideologia liberal democratica, tutto droga, sesso e gender.

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Orbene.

Di questi giorni la Cnn sembrerebbe aver mutato opinione, ed esce con un articolo lunghissimo di cui riportiamo solo alcune citazioni: si sono accorti che è un business che conduce peraltro al fatto che

«tens of thousands of Americans die».

Bene.

Ne ammazza ben di più la droga che l’uso criminale delle armi da fuoco. Ma la prima è un gran bell’affare, il secondo un cavallo di battaglia politico.

«opioid manufacturers are paying physicians huge sums of money — and the more opioids a doctor prescribes, the more money he or she makes.»

In parole povere, altro che libertà e democrazia in pericolo, altro che altissimi a sublimi principi etici e morali: era solo questione di vilissima bottega.

E chi ci dice che la farmaceutica produttrice di oppiacei non si sia ricordata anche dei suoi affezionati supporter?

Per anni la Cnn ha pianto sulla scomparsa del gurzo del Borneo meridionale.

Adesso piange i morti che ha concorso ad assassinare sostenendo l’uso delle droghe.


Cnn. 2018-03-12. CNN Exclusive: The more opioids doctors prescribe, the more money they make

«tens of thousands of Americans die from prescription opioid overdoses each year»

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«opioid manufacturers are paying physicians huge sums of money — and the more opioids a doctor prescribes, the more money he or she makes.»

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«In 2014 and 2015, opioid manufacturers paid hundreds of doctors across the country six-figure sums for speaking, consulting and other services. Thousands of other doctors were paid over $25,000 during that time.»

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«Physicians who prescribed particularly large amounts of the drugs were the most likely to get paid»

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«I don’t know if the money is causing the prescribing or the prescribing led to the money, but in either case, it’s potentially a vicious cycle. It’s cementing the idea for these physicians that prescribing this many opioids is creating value»

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«The CNN/Harvard analysis looked at 2014 and 2015, during which time more than 811,000 doctors wrote prescriptions to Medicare patients. Of those, nearly half wrote at least one prescription for opioids»

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«Fifty-four percent of those doctors — more than 200,000 physicians — received a payment from pharmaceutical companies that make opioids.»

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Ong - Ngo

Italia. Avaaz. Uno strumento con cui Mr Soros manipola le elezioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-17.

2018-02-17__Avaaz__001

«The banality of evil transmutes into the banality of sentimentality»


Avaaz è una organizzazione che conta 47 milioni di membri in 194 paesi del mondo.

«Avaaz è la comunità che si crea intorno a una campagna che porta i cittadini dentro ai processi decisionali in tutto il mondo.

Avaaz esiste solo da 5 anni, ma è già diventata la rete di pressione politica online più grande e più efficace del mondo.
 The Guardian

Avaaz, che significa “voce” in diverse lingue europee, mediorientali e asiatiche, è stata lanciata nel 2007 con una semplice missione democratica: organizzare i cittadini di tutte le nazioni per ridurre la distanza tra il mondo che abbiamo e il mondo che la maggior parte delle persone, in ogni luogo del mondo, vorrebbe.

Avaaz dà la possibilità a milioni di persone, ognuna con la sua storia, di impegnarsi su questioni urgenti di carattere globale e nazionale, dalla corruzione alla povertà ai conflitti e al cambiamento climatico. Il nostro modello di organizzazione su internet permette a migliaia di azioni individuali, non importanta quanto piccole, di combinarsi rapidamente in una potente forza collettiva. (Leggi dei nostri risultati sulla pagina In evidenza.)

La comunità di Avaaz agisce in 15 lingue grazie a un team di professionisti sparsi per il mondo e a migliaia di volontari. La nostra azione (firmando petizioni, finanziando campagne di comunicazione e azioni sul campo, inviando e-mail e facendo pressione sui governi, organizzando proteste ‘offline’, per le strade e nelle piazze e altri eventi) vuole far sì che il punto di vista e i valori dei cittadini in tutto il mondo influiscano sulle decisioni che riguardano tutti noi.» [Avaaz]

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«Avaaz è un’organizzazione non governativa internazionale istituita nel 2007 a New York che promuove attivismo su tematiche quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti. La sua missione dichiarata è quella di permettere che i processi decisionali di portata globale vengano influenzati dall’opinione pubblica. L’organizzazione opera in quindici lingue diverse, e conta, stando al sito ufficiale, più di 43 milioni di membri iscritti in 194 paesi.

Essendo una comunità on-line, i membri effettivi sono considerati gli iscritti al sito. I membri della community possono essere definiti “attivi” dal momento in cui, via web, partecipano, sottoscrivono e diffondono le attività dell’associazione. L’associazione utilizza anche l’attività “concreta” di alcuni membri che agiscono nella vita reale (per esempio la consegna di petizioni direttamente ai referenti politici) e si avvale di alcuni membri stipendiati che sono direttamente assunti dalla Fondazione “Avaaz.org”, con sede a New York» [Fonte]

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«Avaaz.org è stata cofondata da Res Publica, una “comunità di professionisti del settore pubblico con l’obiettivo di promuovere il buon governo, partecipazione civica e una democrazia deliberativa”, e MoveOn.org, un gruppo non-profit americano di pressione verso politiche progressiste. È stata anche sostenuta dall’Unione Internazionale degli Impiegati di Servizio (SEIU) e GetUp!, una organizzazione non-profit australiana di campagne.

Tra i fondatori ci sono Ricken Patel, Tom Pravda, l’ex parlamentare della Virginia Tom Perriello, il direttore esecutivo di MoveOn.org Eli Pariser, l’imprenditore australiano progressista David Madden, Jeremy Heimans (cofondatore di Purpose.com), e Andrea Woodhouse. Il direttivo è composto da Ricken Patel (presidente), Tom Pravda (segretario), Eli Pariser (presidente del direttivo), e Ben Brandzel (tesoriere).

Il presidente, fondatore e direttore esecutivo di Avaaz è il Canadese-britannico Ricken Patel. Ha studiato Politica, Filosofia e Economia al Balliol College, Università di Oxford. Ha ricevuto un master in Politiche Pubbliche dall’Università di Harvard. Ha lavorato per l’International Crisis Group in diversi paesi nel mondo, inclusi Sierra Leone, Liberia, Sudan e Afghanistan, dove, ha dichiarato “ha imparato a portare le forze ribelli ai tavoli di negoziato, a monitorare le elezioni (di nascosto), e a ridare fiducia a un sistema politico un tempo corrotto e a capire quando le forze straniere venivano manipolate.” È tornato negli USA e ha fatto il volontario per MoveOn.org, dove ha imparato come usare gli strumenti online per l’attivismo.

….

Una inchiesta pubblicata su “Off Guardian” on line del 18 giugno 2015 ha messo in rilievo come sia “Res Publica” che “Move on” – ossìa le organizzazioni che hanno dato vita ad Avaaz – hanno certamente avuto Soros tra i loro cospicui finanziatori. Lo stesso articolo analizza le biografie dei fondatori e mette in guardia sulla insufficiente trasparenza dell’organizzazione.» [Fonte]

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«$20 million? That’s a lot of generosity right there. But yes, the money is definitely rolling in. In an article from 2012, Empire Strikes Black links to Avaaz’s 990 form for 2010, which demonstrates an annual income from “contributions and grants” of $4,767,187 in 2009, and almost half as much again in 2010. Similar returns from 2012-13 show figures of $11,611,547 and $14,545,459 respectively.» [Fonte]

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«Res Publica is a bit hard to pin down. Their Wiki link leads nowhere now, and their URL is dead. There seems to be nothing much about them online that adds more information than the brief summary offered by Avaaz, but NGO Monitor tells us they: “received grants totaling $250,000 from the Soros Open Society Institute in 2008.”» [Fonte]

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«Moveon.org are easier to trace. Their website is still active. They are a Democratic party front group, currently campaigning against GMO salmon, the Confederate flag, Greek austerity and numerous other things, many of which seem eminently reasonable. According to the WaPo they received $1.6 million from “George Soros and his wife” back in 2004.» [Fonte]

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«The International Crisis Group has George Soros as a “trustee” (my how that man gets around). Other trustees include Wes Clark, former NATO Supreme Allied Commander, Carl Bildt, former Prime Minister and Foreign Minister of Sweden, several retired state department officials, ambassadors, diplomats and prime ministers.» [Fonte]

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«Tom Perriello, the second name on Avaaz’s list of individual founders is a “United States State Department official”, and a lawyer, who “served one term as a U.S. Representative for Virginia’s 5th congressional district.” He is also a member of the Democratic Party. He formerly served as President and CEO of Center for American Progress Action Fund and Counselor for Policy at Center for American Progress» [Fonte]

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«A fourth co-founder worth mentioning is David Madden, ex-army officer and “entrepreneur”. David’s previous employers include (go on – guess) the World Bank and – once again – the United Nations» [Fonte]

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Ma Avaaz estende ben oltre i propri orizzonti. Sarebbe lungo addentrarvisi, ma questo sarebbe un primo passo:

Avaaz: The Lobbyist that Masquerades as Online Activism

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Avaaz, Soros, Israel and the Palestinians

«Avaaz was co-founded in 2007 by “Res Publica, a global civic advocacy group, and Moveon.org.” The former received grants totaling $250,000 from the Soros Open Society Institute in 2008. The latter received a $1.46 million grant from George Soros in 2004. Res Publica describes Avaaz.org as its “primary current project.”

According to a 2007 ABC News report on Avaaz.org’s call for the firing of Paul Wolfowitz as president of the World Bank, Avaaz.org is a “global advocacy group funded by philanthropist and financier George Soros, MoveOn.org and the labor group SEIU.”

According to the 2009 Form 990 (page 87) filed by the Open Society Foundations, OSF gave $600,000 to Avaaz.org via New York-based Res Publica; $300,000 for “general support to Avaaz.org” and $300,000 for “Avaaz.org’s work on climate change.”

A check into OSF 990s for 2010 or 2011 show no grants for Avaaz nor Res Publica. According to its 2011 990, Avaaz.org’s total revenue for that year was $7,519,028. Avaaz.org claims it is “wholly member-funded.” Avaaz does not publish a detailed list of donors on its website or 990 forms, and therefore this claim cannot be verified independently.

Avaaz.org is active in the Israeli-Palestinian arena. Its 2011 campaign “Palestine: the time is now,” was aimed at pressuring the UK, France, and Germany to support a Palestinian bid for recognition. The petition and accompanying video titled “Middle East Peace – The Real Story” promotes the Palestinian narrative. In 2007 Avaaz.org launched a petition calling to “End the Siege of Gaza: Ceasefire Now” demanding an end to the “blockade and growing humanitarian crisis in Gaza” and “ensure the free flow of supplies by land, sea or air.”

Avaaz.org teamed up with the anti-Israel, BDS group Jewish Voice for Peace during the 2013 AIPAC Policy Conference purchasing hundreds of anti-AIPAC billboards posted in downtown Washington, DC subway stations.»

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Avaaz in Italia.

Sono in molti ad aver ricevuto la seguente e-mail.

«Cari avaaziani in tutta Italia,

quasi nessuno sembra essersene accorto, ma secondo gli ultimi sondaggi alla coalizione Berlusconi-Salvini-Meloni mancherebbero solo 5 seggi per avere la maggioranza al Senato e 20 per quella alla Camera!

Ma c’è un modo per fermarli — strappargli per pochi voti i seggi più incerti.

In tutta Italia, ci sono almeno 25 collegi in cui basta che poche centinaia di noi decidano di votare per il candidato con più possibilità di battere quello dell’estrema destra per cambiare l’esito delle elezioni nazionali! Questo perché in ogni collegio chi prende più voti va direttamente in Parlamento!

Questa battaglia è veramente importante! Siamo di fronte a candidati di estrema destra che credono che la “razza bianca” debba essere “protetta”, che l’omosessualità sia una malattia o che organizzano manifestazioni per togliere diritti alle donne e alle famiglie. Possiamo fermarli… assieme!

Clicca qui sotto per sapere se il tuo seggio è in bilico e chi è il candidato che ha maggiori possibilità di vincere:

In alcuni collegi il candidato favorito è del Movimento 5 stelle, in altri del Partito Democratico o di Più Europa. La campagna di Avaaz non sostiene nessuna coalizione o partito ma ha l’unico obiettivo di evitare che partiti estremisti arrivino al governo del Paese. Clicca per farci sapere se nel tuo seggio pensi o meno di votare il candidato che può fermare questa coalizione dell’odio.

E se non vivi in una delle zone più in bilico, sicuramente hai degli amici a cui queste informazioni potrebbero essere utili! In quel caso, condividi con loro la pagina e informali di questa campagna. La nuova legge elettorale ha introdotto dei candidati per ogni circoscrizione, ma pochissimi elettori sanno quali sono e ancora di meno quali hanno reali possibilità di essere eletti.

I membri di Avaaz supportano partiti molto diversi tra loro. Dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, da +Europa a Liberi e Uguali o Potere al Popolo e molti altri. Ma sono uniti nel rifiuto dell’estrema destra violenta e razzista. E la maggior parte vuole unirsi e fermare l’ascesa al potere di questa coalizione dell’odio.

Non tutti saranno disposti a cambiare le loro intenzioni di voto. Ed è giusto così. Ma basta che poche centinaia di noi in ogni collegio si uniscano per sconfiggere l’estrema destra, e possiamo farcela.»

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Ricapitolando:

«alla coalizione Berlusconi-Salvini-Meloni mancherebbero solo 5 seggi per avere la maggioranza …. Siamo di fronte a candidati di estrema destra che credono che la “razza bianca” debba essere “protetta”, che l’omosessualità sia una malattia o che organizzano manifestazioni per togliere diritti alle donne e alle famiglie»

Mr Soros non avrebbe potuto essere più chiaro.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Ricordiamoci che Bologna dette la laurea honoris causa a Mr Soros.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-08.

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Non tutti ricordano come nel 1992 a seguito di ‘strampalate’ manovre finanziarie dell’allora Governatore della Banca di Italia Carlo Azelio Ciampi, la lira fu costretta a svalutare del 30%.

In tutta questa operazione, Mr Soros effettò una specualzione di 14,000 miliardi di lire, ricavandone un guadagno netto, esente tasse del 30%: il tutto a spese del Contribuente italiano.

Una tempestività tale da far pensare che avesse letto nella mente del Governatore, si potrebbe persino dire che lo avesse preceduto. Ma solo maligni maledicenti potrebbero insinuare che fossero di accordo.

Mr Carlo Azelio Ciampi fu poi premiato con la carica di Presidente del Consiglio dal 28 aprile 1993 al 10 maggio 1994, e quindi con la nomina a Presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006.

Ricevette, l’11 dicembre 1991, laurea honoris causa in economia e commercio dall’Università degli Studi di Pavia.

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Invece, Mr Soros ricevette, il 30 ottobre 1995, laurea honoris causa in economia e commercio dall’Università degli Studi di Bologna.

A memento perenne.


Wall Street Italia. 2018-01-13. Bologna: laurea ad honorem a Soros per aver speculato 30mila miliardi ai danni dell’Italia

Correva l’anno 1988 quando a George Soros, fondatore e consigliere del Quantum Group, Presidente del Soros Fund e dell’Open Society Foundations, venne chiesto di partecipare insieme ad un gruppo di investitori al piano di cambiamento di gestione della banca francese Société Générale; Soros rifiutò e preferì agire individualmente sfruttando l’occasione.

Questa mossa gli costò una condanna per insider trading da parte del tribunale francese, che dopo vari ricorsi confermò nel 2006 la multa al magnate della finanza. Multa confermata anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, nonostante l’ennesimo tentativo di ricorso provato da Soros.

Ma all’interno dello SME (Sistema Monetario Europeo), ovvero l’antenato dell’euro, che Soros riesce a dare il meglio di sè: nel 1992 vendette allo scoperto 10 miliardi di dollari in sterline in un’operazione pronti contro termine; questa mossa, che costrinse il Regno Unito ad abbandonare il Sistema monetario europeo e che valse a Soros il soprannome di “L’uomo che sbancò la banca d’Inghilterra”, gli fruttò oltre 1 miliardo di dollari.

Quel giorno, che passò alla storia con il nome di “mercoledì nero”, costò al tesoro britannico 3,4 miliardi di sterline.

Sempre nel 1992, precisamente il 16 settembre, Soros effettuò la stessa identica operazione nei confronti della lira italiana.

All’inizio degli Anni 90 la lira era nella banda larga dello Sme e, non si capisce ancora il perchè; l’allora Governatore della banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, decise di spostarla nella banda stretta per darle forza. Per dare forza alla lira, però, lo Stato avrebbe dovuto offrire alti tassi d’interesse.

Subito dopo, l’agenzia di rating Moody’s declassò la moneta italiana e ne conseguì il violento attacco speculativo nel settembre del ’92, che portò il governo Amato a svalutare la lira del 30% con un costo di 14 mila miliardi da parte della Banca d’Italia.

Il guadagno da parte di Soros fu sconfinato e pure esentasse; egli dichiarò:

“L’attacco alla lira fu una legittima operazione finanziaria”.

Non contento, nel 1997, lo stesso Soros fu artefice di altri due attacchi speculativi effettuati con lo stesso modus operandi: una al baht thailandese ed una al ringgit malese.

Il finanziare usa parte dei suoi proventi per effettuare grandi donazioni a cause a lui care, molto probabilmente per tornaconto personale: donò 400 mila dollari per finanziare il referendum in Massachussetts per la decriminalizzazione delle droghe e dona circa 4 milioni di dollarri all’anno alla Drug Policy Alliance, un’organizzazione che promuove la legalizzazione della cannabis; viene inoltre visto come figura alienata alla famiglia Rothschild ed associato a molti movimenti rivoluzionari come la rivoluzione arancione in Ucraina, la primavera araba, il movimento verde in Iran ed ai gruppi dissidentei Femen e Pussy Riot in Russia, oltre che finanziatore dell’attuale sistema di gestione dell’immigrazione.

Questi movimenti gli permetterebbero di creare nuove situazioni dove poter speculare; ad avvalorare queste tesi vi sono le migliaia di e-mail ottenute dopo aver hackerato i server della Open Society Foundations pubblicata dal sito DC Leaks nell’agosto del 2016, tra cui vi è la lista dei nomi dei beneficiari delle sue donazioni.

Non a caso Soros non manca di esprimere opinioni (verbali o scritte) su ogni parte del mondo (visioni sull’Asia, sulla Russia e l’Ucraina, sull’antisemitismo ed Israele, sull’Europa, sugli Stati Uniti) ed è un accanito sostenitore dell’euro come moneta unica in Europa, così da creare la situazione presente ai tempi dello Sme.

Nel 1999 l’economista premio Nobel Paul Krugman definì così l’”effetto Soros”:

“Nessuno che abbia letto una rivista d’affari negli ultimi anni può ignorare che in questi giorni ci sono davvero investitori che non solo spostano denaro in previsione di una crisi monetaria, ma effettivamente fanno del loro meglio per innescare tale crisi per divertimento e profitto. Questi nuovi attori sulla scena non hanno ancora un nome standard; il termine che propongo è ‘Soroi’.”

La differenza è che mentre in Francia è stato incriminato, con conferma della condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, e in Paesi come la Malesia, la Thailandia e l’Indonesia si vuole nei suoi confronti l’ergastolo o addirittura la pena di morte, in Italia le cose sono diametralmente all’opposto: l’Università di Bologna, la più antica università al mondo, lo premiò con una laurea in economia ad honoris causa proprio per l’attacco sferrato ai danni dell’Italia nella speculazione contro la lira.

La cerimonia si svolse in presenza di Romano Prodi (che di Soros presentò anche l’edizione italiana del libro autobiografico) e fu presieduta da Stefano Zamagni, stretto collaboratore dello stesso Prodi.

Viene spontaneo chiedersi come si possa pensare di insegnare educazione finanziaria ed ancor più come si possa credere di trasmettere valori etici, culturali e civili tramite l’università, che ne dovrebbe essere la massima espressione, se la più antica università del mondo premia con una laurea ad honoris causa chi danneggia Stati e cittadini tramite speculazioni finanziarie e movimenti affiliati; considerando inoltre che il tutto è avvenuto con il benestare di alte cariche politiche, statali e culturali.

Di seguito un video facilmente reperibile su youtube con le dichiarazioni di Craxi e Pomicino in merito a Soros, Ciampi e la situazione di quel periodo:

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia di Macron. Cinque migranti uccisi a pistolettate a Calais.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-02.

Calais 001

Questa è la Francia di Mr Macron, Presidente dei francesi.

La Francia è un paese socialmente avanzato, mica ha un governo di estrema destra.

Se cammini su di un marciapiede se ti va bene ti arriva addosso un camion e ti ammazza.

Se disegni vignette satiriche ti arriva un plotone di esecuzione mussulmano e ti stende a suon di raffiche di mitra.

Adesso i migranti dispongono di armi da fuoco, ed ammazzano allegramente la gente.

Certo, due pistolettate insegnano meglio di cento discorsi.

Si spera che Mr Macron non voglia incrementare l’export francese mandandoci i migranti con relativi armamenti. Magari con due carri armati.

*

«At least five migrants have been shot in the French port city of Calais, after a mass brawl between Afghans and Eritreans»

*

«Four Eritrean youths aged 16-18 are in a critical condition and have been rushed to a local hospital for surgery»

*

«A fifth man was taken to nearby Lille due to the severity of his injuries»

*

«The cause of the clashes is not yet clear but the initial fight on the city’s southern outskirts broke out in the afternoon, where migrants had been queuing for food handouts»

*

«Around 100 Eritreans and some 30 Afghans were caught up in the violence, which lasted almost two hours and started when an Afghan fired shots»

*

«This is the worst violence between migrants in Calais for months, and the use of firearms is a worrying escalation»

* * * * * * *

Quanto accaduto impone di porsi molte domande.

– Come hanno fatto i migranti afgani a procurarsi armi da fuoco e relativo munizionamento in un paese che ha regole molte rigide su vendita e porto d’armi?

– Per essere ancora più espliciti: chi ha fornito le armi ai migranti?

– Per quale motivo la polizia francese, nota per essere iper invasiva ed anche efficiente, almeno quando ne riceve gli ordini di esserlo, ha tollerato che i migranti si armassero?

– Gli scontri sarebbero durati circa due ore. Perché le forze dell’ordine non sono intervenute immediatamente?

*

Si dovrebbe fare alquanta attenzione.

I migranti armati in un domani potrebbero anche fare una rivoluzione.

E siamo solo agli inizi.


Bbc. 2018-02-02. Calais migrants: Five shot in mass brawl

At least five migrants have been shot in the French port city of Calais, after a mass brawl between Afghans and Eritreans.

Four Eritrean youths aged 16-18 are in a critical condition and have been rushed to a local hospital for surgery, AFP news agency reports.

A fifth man was taken to nearby Lille due to the severity of his injuries.

At least 13 more people were wounded due to “blows from iron bars”, the local prosecutor’s office said.

What led to the violence?

The cause of the clashes is not yet clear but the initial fight on the city’s southern outskirts broke out in the afternoon, where migrants had been queuing for food handouts.

Around 100 Eritreans and some 30 Afghans were caught up in the violence, which lasted almost two hours and started when an Afghan fired shots, AFP said.

A second melee erupted shortly afterwards at an industrial site around 5km (three miles) away, when between 150 and 200 Eritreans armed with iron rods and sticks clashed with about 20 Afghans, the local prefecture said.

Later on in the afternoon further violence broke out at a food distribution point in an area of Calais not far from the site of the old migrant camp known as the Jungle.

French Interior Minister Gérard Collomb visited Calais overnight and said the clashes had been exceptionally serious. One of the most seriously wounded was said to have been hit by a bullet in the back of the neck.

“There’s been an escalation of violence that has become unbearable for both the people of Calais and the migrants,” the minister said.

Why are the migrants there?

Though the Jungle camp was demolished in 2016, hundreds of migrants are still living rough in the nearby woods, hoping to reach the UK. Many of those left are young men.

Local charities put the number of such migrants living in Calais at around 800, while the authorities say there are between 550 and 600.

Tensions between Afghans and Africans always run high in the area, the BBC’s Hugh Schofield in Paris reports.

This is the worst violence between migrants in Calais for months, and the use of firearms is a worrying escalation, our correspondent adds.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Germania. Un immigrato illegale guadagna più del rettore. – Fotocopie

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-30.

2018-01-30__Germania_Immigrati__001

In Germania è in corso una strenua battaglia a favore del ricongiungimento dei parenti con gli immigrati clandestini.

Si fa un gran parlare di motivi umanitari: si sarebbe forse così duri di cuore? Vergogna!

Spd, Herr Schulz, e tutte le ngo operanti in Germania stanno piangendo caldissime lacrime su quei poveracci, che quei mostri senza cuore di Alternative für Deutschland vorrebbero cacciar via a pedate perché sono omofobi, razzisti, e, diciamolo francamente nazionalsocialisti.

2018-01-30__Germania_Immigrati__002

* * * * * * *

Mai credere al buon cuore della socialdemocrazia e delle organizzazioni non governative di Mr Soros.

Parole dure?

Leggetevi per bene le fotocopie accluse.

*

Un ‘marocchino’ penetra in Germania in una qualche maniera.

Lì viene accolto a braccia aperte dalle organizzazioni umanitarie, che gli forniscono consulenza. L’Spd ha anche lei le sue organizzazioni ‘caritative‘.

È subito avviata la pratica per il ricongiungimento umanitario, che avrà copertura politica dall’Spd e, nel caso, dai magistrati liberal e socialisti.

Arrivano in Germania moglie e figli, e scattano immediatamente le previdenze, a suo tempo votate grazie al buon cuore dei socialdemocratici e su istanza della ‘società civile‘, terminologia in codice che indica quei quattro gatti delle ngo.

Quando arriva in tasca al ‘marocchino‘?.

7,300 euro.

* * * * * * *

Per dovere di cronaca si dovrebbe dire che non tutto resta al ‘marocchino‘.

Socialdemocratici ed ngo, che tanto si sono prodigate, si fanno versare tremila euro il partito e duemila euro le ngo, sottobanco, in nero.

Al ‘marocchino‘ restano pur sempre 2,300 euro che si aggiungono alle altre previdenze e benefit, quali per esempio casa ed utenze gratuite.

Moltiplicate il tutto per i milioni di immigrati arrivati.

Adesso dovreste essere in grado di capire su cosa stia discutendo l’Spd con Frau Merkel.

Adesso dovreste sapere perché mai le ngo strillano come aquilotti affamati, insaziabili.

*

E pensate anche che quei maledetti di AfD non vorrebbero pagare le tasse.

*

Nella vita abbiamo incontrato molte persone abbiette. Ma socialdemocratici ed incardinati nelle ngo superano tutti i limiti.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Ngo (ong) chiedono maggiori fondi all’Unione Europea

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-22.

 Parassiti Afidi

Le ngo (ong) si trovano in crescenti difficoltà ad operare in molti stati europei.

La European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) ha recentemente rilasciato un Report (riportato in calce), su codesto argomento.

Queste sono le ragioni che adducono.

«The centre-right European People’s Party has been pushing to restrict EU funds for NGOs.»

*

«The lack of sustainable long-term financing hampers the effectiveness of the civil groups’ work. Most funds are only available through short-term projects that do not cover advocacy and awareness-raising.»

*

«The agency recommends setting up funds for long-term financing and that the administrative burdens should be proportionate and reasonable. The free movement of capital – something that has come under threat in Hungary and the UK – is also key in providing funding.»

*

«Another issue highlighted by the report is that governments across the EU are not keen to consult with civil organisations when working on new legislation. Even if governments are open for consultation, they give very little time – in extreme cases only a few hours – for organisations to comment on bills.»

*

«Counterterrorism, anti-moneylaundering measures, shrinking budgets and threats curtail the work of civil rights’ groups in the EU, a new report published on Thursday (18 January) by the EU’s Vienna-based Fundamental Rights Agency (FRA) has found. »

*

«While there is a clear effort to crackdown on NGOs in Hungary and Poland, experts say that rights groups face threats across the bloc.»

*

«In a number of countries counterterrorism measures had a direct or indirect effect on NGOs. Freedom of assembly for instance was reduced in countries such as France and Spain.»

*

«Anti-moneylaundering measures also had an impact: in the UK over 300 UK-based charities’ bank accounts were frozen at least temporarily because of strict implementation of the new rules»

*

«Civil society groups under attack in Hungary and Poland urged the EU on Tuesday (9 January) to set up a fund geared towards NGOs that are protecting European values in member states»

*

«The European Commission in December referred Hungary to the EU’s top court because of the law, which the bloc’s executive said infringed EU rules»

*

«She said that the police, the interior ministry and other law enforcement organisations have ceased their contracts with the NGO»

*

«She said NGOs used to rely on public financing, but with the government of the Law and Justice Party (PiS) in power those funds have dried up»

* * * * * * *

Il cuore del problema risiede nella prima frase enucleata.

«The centre-right European People’s Party has been pushing to restrict EU funds for NGOs.»

La Commissione elargisce sponte sua grandi quantità di fondi alle ngo, notabilmente quelle facenti capo a Mr Soros. Poi vi sono i fondi incanalati tramite la European Union Agency for Fundamental Rights. Poi tutto il resto.

Quindi enuncia come sia insito nei principi fondamentali dell’Unione Europea l’accettazione delle ngo sul territorio nazionale degli stati membri.

Indi queste ngo agiscono facendo attiva propaganda contro i governi legittimamente eletti, qualora essi fossero dissenzienti dalla linea della dirigenza europea. La piazza deve aver ragione sulle libere elezioni.

Tutto questo è dagli eurocrati denominato “democrazia”

«She said foreign funding has been the key in maintaining the independence of her organisation»

*

«Hungary …. which the bloc’s executive said infringed EU rules »

*

Ricapitoliamo.

Se le ngo mantengono la loro indipendenza dagli stati dove operano perché ricevono finanziamenti dall’estrero, allora dipenderanno dai voleri dei finanziatori esteri.

A quanto sembra i Trattati EU conterrebbero la norma in accordo alla quale gli stati membri debbano accogliere e lasciare operare le ngo. Si sarebbe davvero molto curiosi che ci fosse indicato dove si trovi scritto un simile assunto.


EuObserver. 2018-01-14. Hungarian and Polish NGOs urge EU funds against crackdown

Civil society groups under attack in Hungary and Poland urged the EU on Tuesday (9 January) to set up a fund geared towards NGOs that are protecting European values in member states.

NGOs in the two central European countries, where what Hungarian prime minister Viktor Orban once boasted was ‘illiberal democracy’ has taken a hold, have called for the creation of a so-called “European Values Instrument” that would support civil society groups that are promoting democracy, human rights and rule of law.

“We should be putting our money where our mouth is,” Marta Pardavi, co-chair of the Hungarian Helsinki Committee, which has recently been the target of a government campaign against NGOs, said at a European Parliament hearing.

She said foreign funding has been the key in maintaining the independence of her organisation.

The Helsinki Committee partly focuses on protecting the rights of asylum seekers and refugees, which has made the NGO a target for Orban’s government, which vehemently opposes taking in refugees.

“European institutions should set up a instrument to defend civil rights organisations,” Pardavi said, adding that there were such mechanisms for accession and third countries, but not for EU member states.

Pardavi told EUobserver that existing EU funds are designed for specific, short-term projects, usually available for 18 months. She argued that for the sustainable functioning and reinforcement of human rights NGOs, an overarching funding should be available.

“The later this fund comes to life, the more money it would need,” she argued.

The Hungarian Helsinki Committee is one of the organisations affected by new legislation targeting civil society groups that receive foreign – including European – funding, forcing them to label themselves as “supported from abroad”.

The European Commission in December referred Hungary to the EU’s top court because of the law, which the bloc’s executive said infringed EU rules.

Pardavi said her organisation would not comply with the new law.

She said that the police, the interior ministry and other law enforcement organisations have ceased their contracts with the NGO, despite having worked together for over 20 years.

“There is desperate need for the EU to start recognising the problem of the civil society organisations,” Malgorzata Szuleka, lawyer and researcher at the Helsinki Foundation for Human Rights in Poland said at the event, adding that NGOs are usually the first victims in countries where rule of law is under pressure.

She said the shrinking space for NGOs to consult with the government is one of the ways Poland is shutting out the civil society from telling their opinion on draft laws.

Szuleka told Euobserver that certain NGOs are on a “starvation diet” in Poland, especially those dealing with migrants and refugees, and women’s rights.

She said NGOs used to rely on public financing, but with the government of the Law and Justice Party (PiS) in power those funds have dried up. She cited the example of EU funds for migration and refugees that has not been distributed in Poland by the authorities.

Szuleka said the EU should step in and help make NGOs more resistant to the changing of the governments.

‘Ill democracies’

At the parliament hearing, human rights advocates argued that governments in Poland, Hungary and, for a period of time, in Croatia, are working from a similar “playbook”, when building an illiberal democracy, undermining fundamental rights and the rule of law.

Hungary has been regularly criticised by the European Commission, whic has also launched the Article 7 sanctions procedure against Poland on rule of law issues.

“We see a number of countries, where there are worrying developments on the rule of law, democracy, and fundamental rights. And the EU is struggling to cope with that,” said liberal MEP Sophie in ‘t Veld, one of the organisers of the event, along with EPP MEP Frank Engel.

In ‘T Veld added that this is not about a divide between the eastern and western part of the EU, but among people who stand up for the rule of law and those authoritarians who take away human rights.

 


EuObserver. 2018-01-18. Rights NGOs face fresh threats across the EU, agency says

Civil rights group – particularly LGBT groups – face threats in the EU.

*

Counterterrorism, anti-moneylaundering measures, shrinking budgets and threats curtail the work of civil rights’ groups in the EU, a new report published on Thursday (18 January) by the EU’s Vienna-based Fundamental Rights Agency (FRA) has found.

Civil society as a whole – a key pillar of democracy – is under threat in many parts of the EU, it concludes.

“A thriving democracy needs a healthy civil society. Unfortunately, the EU’s own civil society is facing a pattern of threats and pressures in many parts of the EU,” FRA director Michael O’Flaherty said, adding that addressing this “unacceptable situation should be a high priority” for the EU and member states.

The FRA focuses on human rights and makes recommendations to both the EU and member states to protect human rights when implementing EU law.

While there is a clear effort to crackdown on NGOs in Hungary and Poland, experts say that rights groups face threats across the bloc.

In a number of countries counterterrorism measures had a direct or indirect effect on NGOs. Freedom of assembly for instance was reduced in countries such as France and Spain.

Anti-moneylaundering measures also had an impact: in the UK over 300 UK-based charities’ bank accounts were frozen at least temporarily because of strict implementation of the new rules.

The agency wants EU member states to make sure that new measures do not have negative side-effects on NGOs.

Attacks, physical abuse, threats and smear campaigns against NGOs have become the new norm, researchers say. “They feel it’s part of their job now,” an official familiar with the issue said.

The attacks typically come from political groups, for instance from people unhappy with groups helping refugees. LGBTI rights, womens’ rights and the rights of refugees tend to be the most sensitive subjects, receiving the brunt of threats.

However, it is difficult to assess the scope of the threat, because there are no figures on this as authorities do not register if a physical abuse was a direct attack against a civil group. The agency plans a report specifically on that in the autumn.

In some cases, civil groups fear state surveillance, the report notes. In July 2015, Amnesty International reported that “UK government agencies had spied on the organisation by intercepting, accessing and storing its communications”.

Short on money

The lack of sustainable long-term financing hampers the effectiveness of the civil groups’ work. Most funds are only available through short-term projects that do not cover advocacy and awareness-raising.

Shrinking national budgets and increasing administrative burdens also complicate the NGOs’ work.

The agency recommends setting up funds for long-term financing and that the administrative burdens should be proportionate and reasonable. The free movement of capital – something that has come under threat in Hungary and the UK – is also key in providing funding.

Recently, several NGOs have called for the establishment of a specific EU fund for rights groups. The European Economic and Social Committee (EESC) also urged such a move last autumn.

Another issue highlighted by the report is that governments across the EU are not keen to consult with civil organisations when working on new legislation. Even if governments are open for consultation, they give very little time – in extreme cases only a few hours – for organisations to comment on bills.

The report was compiled after NGOs said they are coming under increasing political pressure by changing laws and some have endured physical attacks.

While the EU is often visible at helping civil society outside of the bloc, there have been few measures to protect or even to assess the situation of civil groups within the EU.

The Civil Liberties Union for Europe (Liberties), an NGO promoting the civil liberties in the EU, said in a statement that with the FRA’s report it could be harder for “politicians in Brussels to ignore” the increasing threat to NGOs.

The organisation notes that the EU commission and European Parliament have been “largely uninterested in pleas” from activists to protect rights groups.

The centre-right European People’s Party has been pushing to restrict EU funds for NGOs.

 

 

 

 

 

European Union Agency for Fundamental Rights. 2018-01-18. Civil society under threat, Fundamental Rights Agency finds.

In many parts of the EU, civil society is under threat, finds a new report by the European Union Agency for Fundamental Rights (FRA). Given the vital role civil society plays in upholding democratic processes and in promoting human rights, decision makers need to ensure the important work of civil society is not undermined through policy and legal changes and funding cuts.

“A thriving democracy needs a healthy civil society. Unfortunately, the EU’s own civil society is facing a pattern of threats and pressures in many parts of the EU. Addressing this unacceptable situation should be a high priority for policy makers at EU and national levels,” says FRA Director Michael O’Flaherty.

The ‘Challenges facing civil society organisations working on human rights in the EU’ report explores how these challenges vary across the EU. It points to:

– Threats, physical and verbal attacks against activists, as well as smear campaigns;

– Legal changes that negatively affect civil society, such as freedom of assembly restrictions, often a by-product of counter-terrorism laws;

– Shrinking budgets and increased difficulties in getting funding;

– Lack of appropriate involvement of civil society in law- and policy-making.

Member States should abide by the laws, including international standards that recommend civil society participation in policy cycles. Due attention must also be paid to ensure that new or redrafted laws and policies do not undermine the work of civil society. Civil society funding also needs to be protected. In addition, channels of dialogue between civil society and the EU need to be strengthened to ensure their concerns are heard and addressed. This includes finding ways to collect comparable and reliable data on the challenges civil society face, such as threats, intimidation and attacks.

This report contains promising practices that are being used to address these challenges.

Notes to editors:

– FRA is the EU’s independent body for delivering fundamental rights assistance and expertise to the EU and its Member States.

– As part of its cooperation with non-governmental organisations and civil society, FRA initiated this research to look into how best to enable and protect civil society. 

– The report will be launched at an event in Brussels at the European Economic and Social Committee (EESC) on 19 January which will also be livestreamed. 

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Germania. I negazionisti della stabilità climatica gettano la spugna.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-19.

Clima__001

«The difference between an increase of 1.5 degrees and two degrees means more storms, a 10-centimeter rise in sea levels and probably the loss of the ice caps in Greenland and West Antarctica»

*

«The fatal problem is that the 1.5-degree goal, which experts now deem unrealistic, is an essential detail of the Paris Climate Agreement»

*

«Emerging nations and economic giants like China have growth rates so high that …. they are also still counting on coal»

*

«That alone makes it completely unrealistic»

*

«But since then humanity’s massive burning of fossil fuels has already raised temperatures by one degree»

* * * * * * *

I negazionisti della stabilità climatica sono stati obbligati dalla dura realtà dei fatti a rinunciare a programmi e scadenze fissate dagli Accordi di Parigi.

L’umanità dovrà rassegnarsi al

«the loss of the ice caps in Greenland and West Antarctica»

Bloccare un fenomeno che non esiste

«it is completely unrealistic»

*

Questi erano una piccola parte dei proclami dei negazionisti della stabilità climatica.


Secondo i ‘climatologi’ l’Artico avrebbe dovuto sciogliersi nel 2012.


National Geographic News. 2007-127. Arctic Sea Ice Gone in Summer Within Five Years?

«The Arctic is screaming»

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«The Arctic is often cited as the canary in the coal mine for climate warming»

*

«Now as a sign of climate warming, the canary has died»

*

«At this rate, the Arctic Ocean could be nearly ice-free at the end of summer by 2012»

* * * * * * * *

Sono pazzi da legare!! Hanno angariato il mondo per decine di anni con le loro ubbie ed adesso vengono a dirci: “tante scuse: tutto irrealistico”. Comodo il sistema, ne vero?

Sull’altare del ‘clima’ la Germania ha bruciato quasi mille miliardi: poco meno di quanto la Cina ha investito nel Progetto Belt and Road.

La differenza?

Il progetto tedesco era pura utopia, solo fonte di finanziamento a liberal e socialisti, il progetto cinese un’operazione reale e concreta di infrastrutture che resteranno nel tempo.


Deutsche Welle. 2018-01-16. Goodbye to an unrealistic climate goal

The Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) seems to think restricting global warming to below 1.5 degrees is not realistic anymore. What sounds like defeat could be an opportunity, writes Jens Thurau.

*

So far it’s just a news item – the actual IPCC report won’t be released until fall. But if media reports are to be believed, the world’s leading climate scientists appear to be admitting defeat when it comes to international climate protection. Their message: You can forget about keeping global warming below 1.5 degrees Celsius.

“With a 66 percent probability, it lies beyond our capabilities,” the IPCC is quoted as saying.

This infatuation with mathematical exactitude is one of the IPCC’s trademarks. In the past, it frequently led to reports that were hard to understand. But this time, the meaning is pretty clear: our greenhouse gas emissions until now and especially states’ current policies as well as their investments in the energy sector make sticking to the 1.5-degree cap practically impossible. 

The triumph of Paris

A mere two years ago, this goal was at the center of the much-lauded UN climate conference in Paris. It was what small island nations and many African and Asian countries rallied behind to challenge developed countries to make their climate protection policies more ambitious. And they succeeded.

Until then, the global climate goal was to not let global warming exceed two degrees Celsius, always compared to the temperature at the beginning of industrialization 150 years ago. But since then humanity’s massive burning of fossil fuels has already raised temperatures by one degree.

Trying to stick to the 1.5-degree goal would mean bringing the global economy to a screeching halt. That alone makes it completely unrealistic.

A lack of political will

But this doesn’t have to be the end of climate protection politics. Around the world, solar and wind power plants are being built and investments in sustainable economies are being made. Technologically, humanity could probably already make do without fossil fuels – but not in practice.

Emerging nations and economic giants like China have growth rates so high that their hunger for energy is basically insatiable. Although they like to use new, sustainable energy sources, they are also still counting on coal.

In the old industrial nations, including Germany, the political will for a swift transformation is lacking. Car and energy corporations form a powerful lobby that wants to stick to the status quo. For a year now, a climate change denier has been sitting in the oval office in Washington. But at some point, the pressure of new technologies will push these people off the world stage.

The fatal problem is that the 1.5-degree goal, which experts now deem unrealistic, is an essential detail of the Paris Climate Agreement, which is only supposed to come into effect for real in 2020. So far, this number has been the main motivation for many poor countries to continue supporting the agreement, even without the ignorant US government.

New honesty could be an opportunity

Maybe this new honesty on the part of the IPCC could present an opportunity. Developing nations in particular don’t have many alternatives to keeping international climate talks under UN leadership alive. And saying goodbye to unrealistic goals that only caused frustration could maybe even free some energy.

The IPCC’s clear words shine a light on what we’re dealing with. The difference between an increase of 1.5 degrees and two degrees means more storms, a 10-centimeter rise in sea levels and probably the loss of the ice caps in Greenland and West Antarctica. The existence of many small island nations is at stake. Nobody can say anymore that they didn’t know.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

EU ha truffato per centinaia di miliardi i paesi dell’est, che si sono incazzati.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-18.

Unione Europea Eurpa 001

L’Unione Europea è celebre al mondo per il suo overkilling normativo. C’è una normativa per tutto. La normativa sulla coltivazione delle melanzane occupa diciassette volumi di circa mille pagine l’uno, mentre quella sulla coltivazione delle zucchine supera a stento le ottomila.

Dispone anche di uno sterminato esercito di funzionari che sorvegliano che tali regolamenti e norme siano applicati alla lettera, pena severissime multe e l’ostracismo politico.

Se però, se però….

Se però si fosse amici degli amici, allora i regolamenti servirebbero per quelli che proprio non sanno come regolarsi.

E gli amici sanno benissimo come regolarsi.

La storia è lungo e risale ai primi anni del novanta, al crollo dell’Unione Sovietica.

«[Fico] was speaking for 103 million EU citizens who for years have been forced to make due with second-rate versions of brand-name products»

*

«The Polish newspaper Gazeta Prawna has referred to the phenomenon as “grocery racism.”»

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«One test showed that a package of fish sticks sold in Slovakia contained just 58 percent fish whereas a package purchased across the border in Austria included 65 percent fish»

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«When it came to the bottle of Lenor fabric softener provided by Fico, it cost 30 cents more than in Austria and contained 60 milliliters less»

*

«In products like Coca-Cola, sugar is sometimes replaced with cheaper sweeteners like glucose syrup»

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«For years, Frosta fish sticks produced in Poland were wrapped in a much thicker layer of breading»

*

«Tests have determined that Ferrero uses less cocoa powder in Hungary than it does in Germany»

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Riassumendo.

103 milioni di Cittadini dell’Unione sui 500 milioni totali, il 20% circa, riceve sistematicamente prodotti alimentari che a parità di costo contengono un buon 10 – 15 % di ingredienti in meno.

Il tutto avviene contro le regole dell’Europa ma sotto il benevolo occhio di politici, eurocrati, burocrati e funzionari.

Non sappiamo quali ricompense siano dovute per tali servizi. Possiamo però stimare un “risparmio” a diverse centinaia di miliardi di euro ogni anno, e questo da quasi trenta anni.

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«In the first years following the collapse of communism, the use of cheaper ingredients could perhaps have been justifiable: Consumers had little purchasing power and delivery routes tended to be long, with most of the products being manufactured in Western Europe»

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«Companies, though, have long since adjusted prices in Eastern Europe to match those elsewhere – but they have continued to use the inferior recipes»

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Se siamo perfettamente di accordo che agli inizi degli anni novanta i paesi dell’est europeo erano miseri, ma da oltre venti anni questa condizione è fortunatamente svanita.

«The European Commission in Brussels has been repeatedly informed of the fact that products sold under the same brand name sometimes contain different ingredients depending on where in Europe they are sold»

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«But the EU executive body only got involved once several leading Eastern European politicians began focusing on the issue»

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«This spring, the chief of staff to Hungarian Prime Minister Viktor Orbán referred to the situation as “the biggest scandal of the recent past.” The Czech agricultural minister said it made people feel as though they were “Europe’s garbage can.”»

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«European Commission President Jean-Claude Juncker promised a bit of help in his September State of the Union address. And a first step was taken by European Justice and Consumers Commissioner Vera Jourová, who ordered an evaluation of tests that have been performed on products in various Eastern European countries. That evaluation found that Robert Fico may have been justified in the complaints he made back in July»

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Se si potesse parlare come si mangia, si dovrebbe concludere che l’Unione Europea è solo una grandiosa associazione per delinquere.


Spiegel. 2017-12-13. Eastern Europeans Tire of Being Sold Inferior Products

Why does Nutella in Hungary contain less cocoa than the same chocolate spread in Germany? Why do fish sticks in Prague have less fish? Eastern European are tired of being served inferior products — and the EU is finally addressing the issue.

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It was a mid-July day in Bratislava when Slovakian Prime Minister Robert Fico gave vent to his fury, pulling off his jacket and threatening to hand down sanctions. But his anger wasn’t directed at some tin-pot dictator. Rather, his tirade was focused on fish sticks from Iglo and fabric softener from Lenor. Those companies, Fico threatened, could find themselves boycotted if they continued to sell inferior products to the consumers of Eastern Europe.

His message could hardly have been clearer.

Fico, though, wasn’t speaking just for people in his own country. Rather, he was giving voice to those across Central and Eastern Europe who have long wondered why Nutella doesn’t taste as chocolatey at home as it does in Germany, for example, or why the cola isn’t as full-bodied and the washing powder doesn’t work as well.

He was speaking for 103 million EU citizens who for years have been forced to make due with second-rate versions of brand-name products. Not only that, but questionable studies have even claimed to show that Eastern European consumers prefer the mediocre goods to the real thing. The Polish newspaper Gazeta Prawna has referred to the phenomenon as “grocery racism.”

Fico’s mid-summer jeremiad was just the latest climax in an ongoing, potentially explosive conflict involving first- and second-class consumers. At issue is not just the question as to why large companies dump apparently inferior products onto the Eastern European market, thus “defrauding” millions of consumers, as Slovakian Agricultural Minister Gabriela Matecná puts it. It is also about the European Union’s commitment to unity and whether that commitment should extend to the recipes used by Nutella.

The European Commission in Brussels has been repeatedly informed of the fact that products sold under the same brand name sometimes contain different ingredients depending on where in Europe they are sold. But the EU executive body only got involved once several leading Eastern European politicians began focusing on the issue. This spring, the chief of staff to Hungarian Prime Minister Viktor Orbán referred to the situation as “the biggest scandal of the recent past.” The Czech agricultural minister said it made people feel as though they were “Europe’s garbage can.”

Justified Complaints

European Commission President Jean-Claude Juncker promised a bit of help in his September State of the Union address. And a first step was taken by European Justice and Consumers Commissioner Vera Jourová, who ordered an evaluation of tests that have been performed on products in various Eastern European countries. That evaluation found that Robert Fico may have been justified in the complaints he made back in July.

One test showed that a package of fish sticks sold in Slovakia contained just 58 percent fish whereas a package purchased across the border in Austria included 65 percent fish. When it came to the bottle of Lenor fabric softener provided by Fico, it cost 30 cents more than in Austria and contained 60 milliliters less. In other products, more expensive ingredients like butter have been replaced by cheaper palm oil for the Eastern European market while fruit flavors are augmented by aromas. In products like Coca-Cola, sugar is sometimes replaced with cheaper sweeteners like glucose syrup.

In the first years following the collapse of communism, the use of cheaper ingredients could perhaps have been justifiable: Consumers had little purchasing power and delivery routes tended to be long, with most of the products being manufactured in Western Europe. Companies, though, have long since adjusted prices in Eastern Europe to match those elsewhere – but they have continued to use the inferior recipes. Armin Valet, an expert on grocery products for the consumer protection agency in Hamburg, estimates that selling inferior products saves companies millions.

Commissioner Jourová has now assembled an investigative committee which is to develop guidelines together with consumer protection groups and food manufacturers to address the issue. It’s not a particularly powerful lever, but the companies do seem concerned about more radical steps. A steady stream of companies and lobbying groups have been approaching Jourová and her team.

Unfair Commercial Practice

Whether their solicitation efforts are successful will be seen in how willing the Commission ultimately proves to be in granting concessions. One specific area to watch is the EU’s evaluation of industry studies pertaining to alleged regional preferences. In the future, companies that are unable to adequately explain why they use differing recipes could face proceedings for unfair commercial practices.

Past attempts by companies to explain the discrepancies have been prime examples of PR balderdash, including claims that they were simply trying to use local products or account for local tastes and preferences. In other words, skimping on premium ingredients was merely an expression of intercultural understanding. In the future, the Commission will demand convincing proof of the differences in taste between Eastern and Western Europe. To date, none has been provided.

Instead, many companies prefer to hide behind formulaic statements and continue to reject all accusations of any wrongdoing. Industry lobbying groups have likewise sought to cast doubt on the studies that have found recipe discrepancies.

But Bahlsen, the manufacturer of the popular sweet biscuits under the Leibniz brand, has taken a different tack. Recently, the company fixed a discrepancy between the recipe it was using in Germany and the recipe it was using in Poland. Company spokesman Christian Bahlmann says that he began suspecting an approaching PR disaster for the company in summer 2016. “It began relatively quietly on social media channels,” he says. Customers were asking why Leibniz biscuits baked in the company’s Polish factory contained less butter and more palm oil than those produced in Germany. And the company did not have a satisfactory answer.

Bahlmann realized that it could become a problem for the brand. After all, the recipe for the sweet biscuits had been around since 1891. Suddenly diluting it with palm oil looked extremely suspicious. But in July, Bahlsen reversed course and has been using exclusively butter since then — in its Polish factory as well.

Cheaper Production

Another company that has elected to buck the industry-wide trend of denial is Frosta, a Hamburg-based frozen food company. Felix Ahlers, whose family runs the company, has chosen not to try to use the “national preferences” excuse cited by Iglo, its main competitor. “There is only one reason to use less fish,” Ahlers says. “To make production cheaper.”

For years, Frosta fish sticks produced in Poland were wrapped in a much thicker layer of breading. But the company fixed the inconsistency a year and a half ago. In contrast to Germany and Austria, there are no laws in Poland that required Frosta to make the change, but Ahlers says it was an issue of credibility. “The argument about regional tastes is nonsense,” he says. It isn’t difficult, he says, to condition children to prefer more breading. “But really, everybody wants more fish in their product,” he says. And tests undertaken by Frosta, he says, have shown that Polish consumers prefer the new recipe.

Still, many companies continue to insist that it makes sense to have different recipes for different countries. A spokeswoman for the SPAR supermarket chain in Austria made clear that the company doesn’t believe products should contain exactly the same ingredients across Europe. The yoghurt sold by SPAR in Eastern Europe, for example, has less fruit in it than the same yoghurt — packaged under a virtually identical label – sold in Austria, according to a test performed by the Slovenian consumer protection organization ZPS. Furthermore, the fish sticks sold under SPAR’s own brand name are fattier and more expensive in Eastern Europe.

The spokeswoman justified the discrepancies by citing alleged differences in taste – and by reviving a few outmoded, postwar clichés. Hungarians, she claimed, demand “rather fatty meat.” That, she continued, is something known by all industry experts. “It’s not something you need a study for.”

The company also seems rather flexible on other issues as well. In 2011, the company set a goal for itself of only using fish from sustainable sources and catch methods starting in 2013. But that doesn’t seem to apply to Eastern Europe. Indeed, the Marine Stewardship Council certification seal is missing from many of the company’s fish products in the region. In Slovenia, the spokeswoman said, most consumers aren’t particularly concerned about sustainability.

Ripping Them Off?

The American consumer goods corporation Procter & Gamble — which owns the brands Gillette, Lenor and Pampers, among many others — is much more rigorous when it comes to determining the predilections of its customers, with a company spokeswoman claiming that it performs 20,000 studies each year. One finding she mentioned as an example is that Poles prefer squirting dishwashing liquid directly onto the sponge rather than using a sink filled with soapy water, as the Germans prefer.

So is the company giving Poles what they want by using a more diluted mixture than that sold in Germany? Or is it simply ripping them off?

Tests that are pointed to as proof of alleged national differences are often commissioned from the Appliance Technology department at the University of Bonn. One of the studies undertaken by the department is called “Washing-up Behaviour and Techniques in Europe,” and as part of the study, 11 test subjects from Poland and the Czech Republic were questioned, apparently by telephone. Hardly a representative study.

Chocolate multinational Ferrero likewise serves up some rather strange answers when questioned about the different recipes for its famous hazelnut-chocolate spread Nutella. Tests have determined that Ferrero uses less cocoa powder in Hungary than it does in Germany and the company has sought to justify the discrepancy with “the availability of resources.” The explanation makes it sound like cocoa is first delivered to Germany and then Hungary has to make due with whatever is left over. But Ferrero also points to “national regulations,” even though there is no regulation anywhere in Eastern Europe that requires the company to use less cocoa in Nutella sold there.

Ferrero executives have presented an additional curious explanation to European commissioner Jourová. The amount of cocoa used in Germany, they said, is slightly higher to make the consistency of the Nutella sold there thicker because Germans tend to use denser, whole-grain breads. Ferrero has yet to submit a study to back up the claim.

Destroying Brands

It is enough to make one wonder what such companies are thinking. They are, it would seem, putting the reputation of their most important brand names at stake.

“It is astounding how amateurishly these multinationals are acting,” says Achim Feige from BrandTrust, a brand consultancy. At a time when brand loyalty is eroding and store brands are on the rise, Feige says, a product must be extremely reliable, like a good friend, and guarantee transparency and verifiable sustainability. “These executives are doing the opposite: They are destroying a brand from the inside out by using inferior, cheaper versions for other countries and by relying on even less convincing excuses. They are allowing for fraud. And they are sacrificing the idea of a united Europe to the greed for profits.”

Nowhere is the problem more visible than at Danone, the Paris-based food-products corporation (sold as Dannon in the United States). For years, the company has been severely criticized for high sugar content in its products, among other shortcomings. Recently though, the company has sought to demonstrate responsiveness to such concerns and in June, CEO Emmanuel Faber called for a “food revolution” at an industry conference.

Faber failed to clarify exactly what role his company planned to play in this revolution. He did, however, mention “social responsibility” and unveiled the company’s new logo: “One Planet. One Health.”

But his company’s commitment to social responsibility doesn’t seem to extend into Eastern Europe. Danone’s bestselling Activia brand, sold in the same packaging worldwide since 2016, tastes quite a bit different in the region when compared to the same product sold further to the west. And a test conducted in Lithuania shows why that is: The amount of fruit used in the product was quite a bit lower than in Western Europe. And the strawberry yogurt also contained a thickener.