Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Ponte Benetton. Pubblico Ministero: ‘Omissioni per evitare i collaudi’

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-22.

2018-10-11__Benetton__facciabuco-morte-stava-aspettando

Per parlare come si mangia, tutto parrebbe una efficiente associazione per delinquere che agiva con

«Omissioni per evitare i collaudi»

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«Ecco tutti i nomi di chi ha taciuto».

Un gran bel letamaio.

«A poco più di due mesi dalla strage, l’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi (43 vittime) ha il primo supertestimone «interno».»

*

«È un dirigente del ministero dei Trasporti, Bruno Santoro, è a sua volta indagato e il 29 settembre ha deciso di offrire la propria verità agli investigatori, con un lungo colloquio verbalizzato in dieci pagine»

*

«Ha spiegato che Autostrade seguì procedure «incredibili», «assurde» e «inaccettabili», sottodimensionando l’urgenza di’interventi cruciali e potendo per questo evitare «il collaudo» del viadotto, da cui si sarebbe generato un effetto domino di verifiche e limitazioni devastante per la società; ha spiegato che dirigenti e funzionari del suo dicastero hanno violato «obblighi», contribuendo a evitare che sul Morandi si accendessero riflettori più potenti; ha rimarcato come gli ispettori, sia pubblici sia privati, delegati alle ricognizioni sul campo, abbiano omesso comunicazioni decisive. E ha fornito dettagli e nomi, con una postilla: «È evidentissimo che molte cose non abbiano funzionato nel rapporto tra Ministero e Autostrade…».

Si confida che la Giustizia faccia il suo corso.


Il dirigente del ministero dai pm: “Omissioni per evitare i collaudi”

Uno degli indagati decide di parlare sul crollo del ponte. Accuse ad Autostrade e Mit: «Ecco tutti i nomi di chi ha taciuto».

A poco più di due mesi dalla strage, l’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi (43 vittime) registra le prime, vere rivelazioni «dall’interno». Arrivano da un dirigente del ministero dei Trasporti, Bruno Santoro, a sua volta indagato, che il 29 settembre ha offerto la propria verità agli investigatori. Ha spiegato che Autostrade seguì procedure «incredibili», «assurde» e «inaccettabili», sottodimensionando l’urgenza d’interventi cruciali e potendo così evitare «il collaudo» del viadotto,

[Testo protetto da copyright]


«Omissioni incredibili, ecco come dribblarono i collaudi sul viadotto»

Genova. A poco più di due mesi dalla strage, l’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi (43 vittime) ha il primo supertestimone «interno». È un dirigente del ministero dei Trasporti, Bruno Santoro, è a sua volta indagato e il 29 settembre ha deciso di offrire la propria verità agli investigatori, con un lungo colloquio verbalizzato in dieci pagine.

Ha spiegato che Autostrade seguì procedure «incredibili», «assurde» e «inaccettabili», sottodimensionando l’urgenza di’interventi cruciali e potendo per questo evitare «il collaudo» del viadotto, da cui si sarebbe generato un effetto domino di verifiche e limitazioni devastante per la società; ha spiegato che dirigenti e funzionari del suo dicastero hanno violato «obblighi», contribuendo a evitare che sul Morandi si accendessero riflettori più potenti; ha rimarcato come gli ispettori, sia pubblici sia privati, delegati alle ricognizioni sul campo, abbiano omesso comunicazioni decisive. E ha fornito dettagli e nomi, con una postilla: «È evidentissimo che molte cose non abbiano funzionato nel rapporto tra Ministero e Autostrade…».

Santoro risponde al pm Massimo Terrile, all’interrogatorio partecipano i difensori Giorgio Beni, Maurizio Mascia e Gennaro Velle, oltre ai finanzieri del Primo gruppo. Il nodo è la mancata ristrutturazione dei tiranti, il cui cedimento nel pilone 9 è ritenuto la causa del massacro. Autostrade decise di risistemarli nel 2014, ma fatalmente rinviò e si decise di partire dopo l’estate 2018. Nel fascicolo del progetto di retrofitting (valore 20 milioni), trasmesso per l’approvazione al Mit, c’erano documenti su criticità inquietanti che avrebbero dovuto mettere in allerta.

Furono inviati alla Direzione generale per la vigilanza sui concessionari autostradali, dove Santoro guida la sezione 1 (“Vigilanza tecnica e operativa della rete autostradale in concessione”) e perciò lo hanno indagato.

«Procedure inaccettabili»

«Prima del crollo – spiega – non avevo la benché minima conoscenza del contenuto del progetto, non l’ho mai ricevuto… Fu approvato da Vincenzo Cinelli (capo della Dgvca, indagato, ndr) e analizzato dalla divisione 4 (“Analisi degli investimenti”) diretta allora e oggi dall’architetto Giovanni Proietti (dopo le parole di Santoro è stato indagato, ndr)». Alle perplessità del pm sul fatto che la valutazione sia andata al settore “Analisi investimenti” e non “Vigilanza tecnica”, replica: «Comprendo i dubbi, ma è andata così».

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Bolsonaro. Se eletto, estraderà Battisti in Italia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-16.

2018-10-16__Bolsonaro__001

È una infame storia di quella associazione per delinquere che va sotto il nome di sinistra.

Mr Cesare Battisti era membro del Gruppo Proletari Armati, un’associazione terroristica. Evaso dal carcere nel 1981 fu condannato in contumacia all’ergastolo per svariati omicidi.

Trascorse la prima fase della sua latitanza in Messico e in Francia, dove beneficiò a lungo della dottrina Mitterrand, si sposò ed ebbe due figlie, ottenendo la naturalizzazione, poi revocata prima che gli venisse conferita la cittadinanza, infine in Brasile dal 2004.

Arrestato nel paese sudamericano nel 2007, Battisti fu detenuto in carcere a Brasilia fino al 9 giugno 2011. Ha scontato in totale circa sette anni di carcere. Inizialmente gli fu concesso lo status di rifugiato, poi revocato. Il 31 dicembre 2010 il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva annunciò il rifiuto dell’estradizione in Italia e concesse il diritto d’asilo e il visto permanente

L’8 giugno 2011 l’allora Presidente del Brasile, Mrs Dilma Rousseff negò definitivamente l’estradizione, con la motivazione che avrebbe potuto subire “persecuzioni a cause delle sue idee”. Battisti fu quindi scarcerato.

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Tutti i governi di sinistra del’epoca si macchiarono del crimine di proteggere un criminale omicida, un terrorista, solo perché della loro filiazione politica. Correi, per non dire mandanti.

Adesso che Mr Lula è in carcere e Mr Rousseff destituita dalla carica presidenziale, il candidato alla presidenza Jair Bolsonaro ha annunciato che, se eletto, lo estraderà immediatamente in Italia.

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«Riaffermo qui il mio impegno di estradare il terrorista Cesare Battisti, amato dalla sinistra brasiliana, immediatamente in caso di vittoria alle elezioni. Mostreremo al mondo il nostro totale ripudio e impegno nella lotta al terrorismo. Il Brasile merita rispetto!»

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Ci si augura che il Brasile elegga una simile persona.

Mr Battisti in Italia sarà custodito come la pupilla degli occhi.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Ideologia liberal

Il business dell’immigrazione. Qualche cifra, tanto per gradire.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-12.

2018-10-08__Ruah__001

La Cooperativa Ruah è un esempio caratteristico di ciò che accadeva in Italia e che adesso sta mutando.

«Cooperativa Impresa Sociale Ruah nasce nel 2009 dall’evoluzione dell’Associazione Comunità Immigrati Ruah, attiva nella Bergamasca dal 1991, con lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità verso la promozione umana e l’integrazione dei cittadini italiani e stranieri. ….

Comunità Immigrati Ruah Onlus opera sul territorio di Bergamo dal gennaio del 1991, quando si iniziò ad offrire accoglienza ai primi cittadini africani, senegalesi e ghanesi, da poco arrivati a Bergamo. A seguire, vennero accolti ospiti albanesi sbarcati sulle coste italiane in seguito alla crisi economica che aveva colpito l’Albania in quel periodo. Da allora i passi compiuti dalla Comunità Ruah sono stati molti: con il passare del tempo e dell’esperienza acquisita, sono stati aperti numerosi servizi sia per sostenere il percorso migratorio dei propri ospiti, sia per portare sul territorio il proprio lavoro. Questi servizi sono stati il bagaglio prezioso consegnato alla Cooperativa Ruah, nata nel 2009.

Oggi la Comunità Immigrati Ruah Onlus è l’Associazione a cui si riferiscono tutti i volontari che prestano il loro tempo a sostegno alle attività svolte.»

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2018-10-08__Ruah__002

Questo è il bilancio 2017.

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Utili record per la Cooperativa Ruah. «Ma l’accoglienza non è business»

«A supporto di chi definisce l’accoglienza dei migranti «un business», ci sono i numeri: 367,7 milioni di euro di fatturato complessivo considerando solo le 45 realtà più rilevanti che hanno depositato presso la Camera di Commercio locale il proprio bilancio 2016. Un aumento, come ha sottolineato Libero, del 24,81 per cento sul 2015. A supporto di chi, invece, definisce l’accoglienza un’attività sociale, c’è il lavoro che svolgono quotidianamente tante persone, volontari e non.

Tra queste, anche Bruno Goisis e Francesco Fossati, presidente e direttore della Cooperativa Ruah, che da 26 anni si occupa di accoglienza e che, in Bergamasca, gestisce circa 1.600 richiedenti asilo su un totale di 2.700. Non è un caso che, nella “classifica” dei fatturati delle 45 realtà italiane più rilevanti del settore, la Ruah sia undicesima con 9 milioni e 246mila euro circa. «È un dato impressionante – ammette Goisis -, soprattutto se valutato sul 2015, quando il fatturato fu di 4 milioni e 852mila euro. E che influisce sull’utile, salito da 82mila a 284mila euro».»

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E chi mai si sarebbe sognato di dire che l’immigrazione illegale e clandestina sia un business?

Che ci si metta a questionare per 367.7 milioni di euro pubblici conferiti nella sola provincia di Bergamo alle pie persone ed alle pinzochere che accolgono, curano e proteggono gli immigrati illegali, traendone il giusto guadagno?

Chi la pensasse in questa maniera sarebbe solo un pedissequo valvassore di questo Governo giallo-verde.

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La Cooperativa Ruah percepisce 9.246 milioni di euro pubblici per accudire 1,600 migranti raggranellati con la massima cura: costo unitario per migrante 5,778.75 euro l’anno. Migranti che poi godono, ovviamente, di tutti gli altri benefit, dedotte ovviamente spese per il personale di codesta  simpaticissima onlus.

Ricordiamo come ‘onlus’ significhi ‘organizzazione non lucrativa di utilità sociale‘. Lo stipendio ovviamente non è un ‘lucro‘.

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Poi venne il 4 marzo 2018.

«Nella primavera del 2017, all’apice del sistema dell’accoglienza, la cooperativa contava 210 persone, tra assunti a tempo determinato e indeterminato, che si dedicavano ai richiedenti asilo nelle varie strutture»

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«Ad agosto di quest’anno il numero è sceso a 170, oggi ce ne sono 156, con la prospettiva di scendere a 135 a fine anno»

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«La riorganizzazione del personale comunicata dalla cooperativa a Cgil e Cisl non riguarda gli operatori assunti a tempo indeterminato»

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«Tanto che più di un operatore assunto a tempo indeterminato, d’accordo con la cooperativa, avrebbe già iniziato a cercare nuove collocazioni»

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No!

L’immigrazione illegale clandestina mica che sia un business!

Adesso che l’importazione di immigrati all’ingrosso sta scemando ci si prepari a pagare la cassa integrazione a questi poveracci ex-benefattori restati senza lavoro.

Adesso capite perché certa gente amava tanto i migranti?


Corriere. 2018-10-07. Meno «richiedenti», in quattro mesi la Ruah perderà il 20% dei lavoratori

Entro la fine dell’anno. Calo del 35% dal 2017: «Sapevamo che si trattava di un’emergenza».

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«Lo ripeto sempre, lo spartiacque è stato il decreto Minniti, in vigore dal 1° luglio dell’anno scorso fino a pochi giorni fa»: il presidente della cooperativa Ruah Bruno Goisis ricorda la data d’inizio del grande calo di richiedenti asilo, dopo sei anni di crescita ininterrotta. Una lunga frenata, quella iniziata l’anno scorso, che si traduce in numeri chiari sul territorio bergamasco: il 30 giugno 2017 1.650 persone accolte dalla Ruah e dalle altre realtà emanazione della Curia e della Caritas, oggi 980 persone, il 40 per cento in meno. Una curva in netta discesa che, hanno evidenziato ieri Fp Cgil e Fisascat Cisl, non può non tradursi in una «difficoltà a mantenere gli attuali livelli occupazionali», e cioè in un calo dei posti di lavoro. Che infatti c’è e nel giro dell’ultimo anno e mezzo fa segnare una percentuale molto simile alla riduzione degli ospiti: meno 35% entro la fine del 2018, per la Ruah.

Nella primavera del 2017, all’apice del sistema dell’accoglienza, la cooperativa contava 210 persone, tra assunti a tempo determinato e indeterminato, che si dedicavano ai richiedenti asilo nelle varie strutture. Ad agosto di quest’anno il numero è sceso a 170, oggi ce ne sono 156, con la prospettiva di scendere a 135 a fine anno. Una riduzione che passa, al momento, dal mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato, che corrispondono man mano alla chiusura di singole comunità d’accoglienza: a Castione lo stop è arrivato due settimane fa, nessuna attività a Ponteranica da giugno, a Cenate Sopra da luglio. Entro due mesi toccherà a Vigano San Martino. «Abbiamo concordato — dicono Sara Pedrini della Fp Cgil e Alessandro Locatelli, Fisascat Cisl — un piano sociale con la Ruah che prevede un sostegno economico per i lavoratori interessati dal mancato rinnovo e un diritto di priorità su eventuali nuove assunzioni. E abbiamo chiesto di concordare preventivamente qualunque altra azione o modifica si dovesse rendere necessaria nei prossimi mesi».

La riorganizzazione del personale comunicata dalla cooperativa a Cgil e Cisl non riguarda gli operatori assunti a tempo indeterminato. È chiaro, però, come evidenziano gli stessi sindacati, che al calo degli arrivi di richiedenti asilo ora si aggiunge «una drastica riduzione dei fondi destinati all’accoglienza da parte del governo». Un sistema che sembra inesorabilmente destinato all’esaurimento. Tanto che più di un operatore assunto a tempo indeterminato, d’accordo con la cooperativa, avrebbe già iniziato a cercare nuove collocazioni.

«Sapevamo fin dal primo giorno di essere di fronte a un’emergenza e quindi a esigenze che prima o poi si sarebbero esaurite — dice il presidente della coop Ruah, Goisis —. Non ci aspettavamo, dal 2011 in poi, che il flusso di persone da accogliere sarebbe durato così tanto. E invece così è stato, ma ora il calo sembra continuo». «Cosa ne sarà delle buone prassi sperimentate sul nostro territorio? — si chiedono Fp Cgil e Fisascat Cisl —. A preoccuparci è anche il livello di qualità dei delicati servizi di accoglienza e di integrazione».

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Benetton. Strage di Acqualonga: chiesti 10 anni per i vertici Autostrade.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-10.

2018-10-11__Benetton__facciabuco-morte-stava-aspettando

Gli utenti che utilizzano la viabilità Benetton – Autostrade

lo fanno a loro rischio e pericolo.


Ce ne siamo dovuti dolorosamente occupare giusto un mese fa.

Benetton. Autostrade. Responsabili di 40 morti per il bus di Avellino. Incuria.

Se fosse soltanto la tragedia del ponte Benetton sarebbero rose e fiori. Mica che quello sia l’unico massacro causato dalla loro colpevole incuria.

Strage del bus di Avellino, la nuova perizia punta il dito contro Autostrade

«Secondo la perizia effettuata da Felice Giuliani, nominato dal giudice del tribunale, la barriera era deteriorata e per questo non è riuscita a bloccare il pullman.

Era il 28 luglio del 2013 quando un pullman, con a bordo una comitiva di pellegrini di ritorno da Pozzuoli, era precipitato dal viadotto autostradale Acqualonga della A16 Napoli-Canosa. Un volo di 23 metri nelle campagne di Monteforte Irpino, dal quale uscirono vive soltanto 7 persone. Le altre 40 restarono uccide dall’urto. Secondo il perito del tribunale di Avellino, il bus si scontrò contro le barriere, “dopo aver percorso in condizioni di rilevante inefficienza del sistema frenante, conseguente alla perdita dell’essenziale organo di trasmissione, un tratto di circa 880 metri”, a una velocità di circa 89 chilometri orari. Ma la barriera avrebbe potuto bloccare la corsa dell’autobus, se “fosse stata correttamente manutenuta, come avrebbe dovuto e invece non fu”. Infatti, i perni utilizzati per ancorare a terra la barriera avrebbero retto, se non fossero stati corrosi dal sale che, in quella zona dell’autostrada, viene utilizzato d’inverno per fronteggiare neve e ghiaccio.

A processo, insieme all’autista del bus Gennaro Lametta, che nell’incidente ha perso il fratello, anche i vertici di Autostrade per l’Italia. La perizia non ha ancora chiarito, come le due precedenti, le responsabilità della morte di 40 persone, dovuta soprattutto al fatto che il pullman non avesse un efficace sistema di frenata e alla mancanza di barriere efficienti. Sarà compito di una quarta perizia sciogliere questo nodo.»

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Strage del bus precipitato ad Avellino, il perito accusa Autostrade: “Scarsa manutenzione”

Strage bus, superperizia boccia Autostrade: barriere usurate

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Di oggi 10 ottobre le richieste del Procuratore capo di Avellino.

«Dieci anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e disastro colposo: questa la condanna richiesta dal Procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, per Giovanni Castellucci, attuale amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e altri undici dirigenti e dipendenti della società, imputati nel processo per la strage del bus in cui il 28 luglio del 2013 persero la vita 40 persone, precipitate dal viadotto “Acqualonga” dell’A16 Napoli-Canosa»

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Una richiesta invero molto mite e ben poco commisurata al delitto perpetrato. Notiamo come la proprietà non sia stata (ancora) chiamata in causa.


Rai News. 2018-10-10. Bus in scarpata, chiesti 10 anni per i vertici di Autostrade.

Dieci anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e disastro colposo: questa la condanna richiesta dal Procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, per Giovanni Castellucci, attuale amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e altri undici dirigenti e dipendenti della società, imputati nel processo per la strage del bus in cui il 28 luglio del 2013 persero la vita 40 persone, precipitate dal viadotto “Acqualonga” dell’A16 Napoli-Canosa.

Il perno di tutta la tesi accusatoria si fonda sull’insufficienza a reggere l’urto del pullman precipitato dal viadotto Acqualonga dei sistemi di ancoraggio. Su cosa si sarebbe potuto fare e non si è fatto per evitare che quella barriera cedesse e precipitasse assieme al bus da 30 metri di altezza. Tirafondi corrosi da una soluzione salina che si deposita in una sorta di sacca che si forma attorno al perno conficcato nel ponte.

Nella prima fase della requisitoria, il pm Cecilia Annecchini aveva chiesto la condanna a 12 anni di reclusione per il principale imputato, Gennaro Lametta, titolare dell’agenzia che noleggiò il bus precipitato; 9 anni per Antonietta Ceriola, la funzionaria della Motorizzazione civile di Napoli che falsificò la revisione del bus, e 6 anni e 6 mesi per Vittorio Saulino, l’ingegnere della Motorizzazione Civile che nei giorni immediatamente successivi all’incidente avrebbe “aggiustato” la documentazione falsa della revisione.

Autostrade: richieste pm sconcertanti

“Le richieste di condanna appaiono a dir poco sconcertanti, perché non fondate su alcun dato scientifico oggettivo ed in contrasto con quanto emerso in dibattimento”, commenta l’avvocato difensore di Autostrade per l’Italia Giorgio Perroni.


L’Occhio di Avellino. 2018-10-10. Strage viadotto Acqualonga, le richieste di condanna per Autostrade

Omicidio, lesioni e disastro colposo, con queste accuse la Procura ha avanzato le richieste di condanna per i dirigenti di Autostrade.

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Dopo la richiesta di condanna per il proprietario del mezzo che cadde giù dal Viadotto Acqualonga provocando la morte di 40 persone, e per due funzionari della Motorizzazione di Napoli che non effettuarono i controlli sul mezzo simulando, di fatto, una certificazione di idoneità.

Le condanne per Autostrade

Omicidio, lesioni e disastro colposo, con queste accuse la Procura ha avanzato le richieste di condanna per i dirigenti di Autostrade.

Sono stati chiesti 10 anni per Giovanni Castellucci, amministratore delegato della società Autostrade per l’Italia, altrettanti per Riccardo Mollo, direttore della Direzione Servizi Tecnici e Condirettore Generale della Operations e Maintenance e per Giulio Massimo Fornaci, responsabile dell’articolazione “Pavimentazione e barriere di Sicurezza”.

Ancora, 10 anni di reclusione per Marco Perna, responsabile del procedimento relativo al “progetto di sostituzione e potenziamento delle barriere di sicurezza e di bordo laterale” dell’Autostrada A16 Napoli-Canosa, Paolo Berti, direttore del VI tronco della società autostrade per l’Italia dal 2009 al 2012.

La stessa richiesta per i predecessori Nicola Spadavecchia ,Michele Renzi e Gianluca De Franceschi come responsabile dell’Area di servizio del VI tronco, e i successori Gianni Marrone e Bruno Gerardi coordinatore del Posto di Manutenzione centro esercizio dal 2006 al 2011 e Antonio Sorrentino coordinatore Posto di Manutenzione e centro di esercizio dal 2011.

I reati contestati

Negligenza, imperizia, imprudenza, e violazione delle norme che garantiscono la circolazione autostradale in sicurezza, per aver omesso di provvedere alla riqualificazione dell’intero viadotto  nonostante l’adeguamento di tratti significativi di tronchi stradali, con particolare riferimento alla sostituzione delle barriere di sicurezza.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Senza categoria

Cern. Quelli dei neutrini più veloci della luce hanno licenziato Strumia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-03.

Cern 001

Questo è il biglietto da visita del Cern e dell’Infn.


Quanti nel 1934 in Germania si fossero azzardati a dire pubblicamente che la razza ariana non esisteva e che, se fosse esistita, non sarebbe certo stata la razza dominatrice, sarebbe stato immediatamente licenziato, che gli fosse andata bene.

La stessa sorte è toccata al prof. Alessandro Strumia, che era intervenuto al simposio:

1st Workshop on High Energy Theory and Gender.

Dovrebbe essere cosa notoria che il Cern più che alla fisica si interessa alla teoria del gender. Reduci dal successo di aver scoperto che i neutrini sarebbero più veloci della luce, ora si dedicano al sesso.

1st Workshop on String Theory and Gender

2nd Workshop on String Theory and Gender 

3rd Workshop on String Theory and Gender

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Nel simpatico clima di libera parola, di dibattito delle più disparate opinioni che caratterizza il Cern e l’Infn, il prof. Strumia aveva detto che:

Lo scienziato Strumia: «La fisica? Non è donna».

«Temporaneamente sospeso con effetto immediato. Dopo tre giorni di polemiche furibonde il Cern ha deciso. Il professor Alessandro Strumia è fuori. Chi era, o meglio: chi è costui? E cosa ha combinato per essere cacciato con disdoro dal celeberrimo centro di ricerche nucleari di Ginevra? Strumia è un fisico dell’Università di Pisa con un ufficio al Cern con il quale collabora regolarmente. Venerdì scorso ha partecipato a una conferenza su «Fisica delle alte energie e gender», durante la quale veniva affrontata la questione della discriminazione ai danni delle donne nella fisica e più in generale nell’area STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Il suo intervento ha fatto scandalo perché Strumia ha cercato di dimostrare che, se una discriminazione esiste, è a danno degli uomini. «La fisica è stata inventata e costruita dagli uomini, l’ingresso non è su invito».»

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Apriti Cielo! Tutti i liberal si sono congregati e ne hanno reclamato la testa.

Osar mettere in discussione un dogma di fede liberal?

Ma chi caspita mai si sarebbe creduto di essere costui?

Male Physicist Claims Women Are Worse at Physics at CERN Gender Bias Talk

«This weekend, a prominent Italian physicist, Alessandro Strumia, lectured fledging women scientists at CERN about the dangers of gender equality and “cultural Marxism” within science, argued that women can’t be as good at physics as men, and complained that the actual victims of gender discrimination are male scientists, including himself, who are passed over for jobs that instead go to less-experienced women.»

*

Frasi sessiste, dopo il Cern anche Istituto nazionale di fisica nucleare sospende Alessandro Strumia.

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Dire che le femmine non hanno feeling per la fisica e che la loro assunzione ‘in quote rosa‘ non ha senso è costato ben cara al prof. Alessandro Strumia. Per sua fortuna non ha detto che i Premi Nobel per la Fisica non avevano avuto bisogno delle ‘quote azzurre‘.

Radiato, e malo modo, dal Cern e dall’Infn.

Reato di eresia contro il dogma della superiorità delle femmine.

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Eguale sdegno non fu certo manifestato quando il Cern si coperse di sghignazzante ridicolo.

“I neutrini più veloci della luce”. Arriva la conferma del Cern

«La scoperta è sconcertante – ha rilevato De Bernardis – sia a livello teorico sia sperimentale ed è importante che venga confermata da altri esperimenti indipendenti».

Accadde oggi, cinque anni fa CERN e INFN annunciano: “neutrini più veloci della luce”.

«Il 23 settembre del 2011 la notizia è sui notiziari di tutto il mondo: “neutrini più veloci della luce” in seguito ad una misurazione effettuata in un esperimento congiunto fra CERN e INGN»

* * *

Così, gli scopritori che i neutrini sono più veloci della luce, specie poi se si sbaglia ad ancorare i cavetti, adesso hanno cacciato il prof. Strumia.

*

Ma diamo un po’ un’occhiata ai numeri che emergono dalle liste dei Premi Nobel in materia scientifica.

Fisica. 204 Vincitori. 3 femmine.

Marie Skłodowska Curie. 1903.

Maria Goeppert-Mayer. 1963.

Donna Strickland. 2018

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Chimica. 161 vincitori. 4 femmine.

Marie Skłodowska Curie. 1911.

Irène Joliot-Curie. 1936.

Dorothy Crowfoot Hodgkin. 1964.

Ada E. Yonath. 2009

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Fisiologia e Medicina. 216 vincitori. 12 femmine.

Gerty Theresa Cori. 1947.

Rosalyn Sussman Yalow. 1977.

Barbara McClintock. 1983.

Rita Levi-Montalcini. 1986.

Gertrude B. Elion. 1988.

Christiane Nüsslein-Volhard. 1995.

Linda B. Buck. 2004

Françoise Barré-Sinoussi. 2008

Elizabeth Blackburn. 2009.

Carol W. Greider. 2009.

May-Britt Moser. 2014.

Tu Youyou. 2016.

*

Le femmine hanno conseguito 3 / 204 Premi Nobel per la Fisica, ossia l’1.47% dei Premi assegnati.

Le femmine hanno conseguito 4 / 161 Premi Nobel per la Chimica, ossia il 2.48% dei Premi assegnati.

Le femmine hanno conseguito 12 / 216 Premi Nobel per la Fisiologia e Medicina, ossia il 5.56% dei Premi assegnati.

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Questi dati dovrebbero essere ben eloquenti: le femmine sembrerebbero non aver mica poi molto feeling con le scienze, nonostante che le facoltà scientifiche pullulino di codesto gender, assunto in quote rosa.

Una volta le quote erano per le assunzioni dei disabili e dei mongoloidi: ma le femmine sono state loro assimilate proprio dalle femministe.

Valle a capire!

Nota.

Heisenberg, Einstein , Dirac e gli altri Premi Nobel mica avevano avuto bisogno di essere assunti in ‘quota’ di altro che del loro ingegno.

Già, ma che fine hanno fatto cotanti personaggi del Cern e dell’Infn?

Cern 002

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Riace. Arrestato il sindaco e la sua compagna. La pacchia è finita.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-02.

2018-10-02__Riace__001

E chi mai avrebbe potuto esserci a festeggiare con un colluso malavitoso?


In Italia le leggi ci sarebbero: basterebbe solo avere un clima politico che le faccia applicare ed una Magistratura che rispetti ed ossequi più la legge che non i dettami del partito.

*

Ci si è già dovuti occupare della triste vicenda di Riace.

Articolo degno della Pravda di Lenin su come vivere di soldi pubblici. – Sole 24 Ore.

«Riace è un comune italiano di 2.343 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria, in Calabria.

*

Diamo atto alla dr.ssa Donata Marrazzo di aver scritto per il Sole 24 Ore un pezzo replicando alla perfezione, nello spirito e nella lettera, gli articoli che comparivano sulla Pravda dei tempi di Lenin. ….

«Riace in liquidazione. Rischia di saltare il più virtuoso ed efficace modello di integrazione che ha rigenerato il tessuto sociale in un’area interna della Calabria ravvivando l’economia»

*

«Restano i crediti che il Comune avanza dallo Stato: quasi 2 milioni di euro»

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«Riace è stata esclusa dal saldo luglio-dicembre 2017 di circa 650.000 euro e per il 2018 non è compresa tra gli enti beneficiari del finanziamento del primo semestre»

Riace ha aperto le porte ai migranti, e con il passato governo godeva di fondi in abbondanza. Poi, portandosi avanti con il lavoro, spendeva anche quello che non aveva.

Con tutti quei milioni di euro ha persino comprato due piscinette gonfiabili del valore di circa cento euro.

Adesso però quel mai sufficientemente esecrato Mr Matteo Salvini ha chiuso i rubinetti: basta finanziamenti per sì nobile impresa. Ma allora, che ci stanno a fare i Contribuenti se non per mantenere le ‘opere benefiche‘ del Comune di Riace?

«Riace senza più soldi tracolla»

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«La farmacia, il supermercato e gli altri fornitori che hanno accettato i bonus in attesa dei contributi pubblici non vedranno un euro.»

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«L’Enel staccherà la luce nelle case.»

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«E i rifugiati finiranno per strada. Con loro 80 operatori e 50 bambini»

Ma quale degrado!!! Subito intervenuta, Magistratura Democratica descrive un paradiso sulla terra»

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Riace, il comune ripopolato coi profughi va in default

«I migranti sono talmente una risorsa, che la cittadina che ha fatto del ripopolamento con gli immigrati un modus vivendi sta andando in default: fallendo per debiti. Che, ovviamente, dovranno ripianare i contribuenti italiani.

La cittadina si chiama Riace, il suo sindaco è ovviamente del PD ed è conosciuto come ‘il mago di Riace’, perché avrebbe fatto sparire un milione di euro.

Chiuso per default. È questo il rischio che sta correndo Riace, il paesino ripopolato grazie al business dell’accoglienza dei sedicenti profughi e per questo divenuto un modello per i media di distrazione di massa. Un modello che andava avanti solo con i soldi dei contribuenti, ovviamente.»

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Di oggi la notizia che Domenico Lucano, sindaco di Riace, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione illegale ed illeciti vari.

«Con l’arresto, vacilla  il “mito” di un amministratore diventato famoso per il suo impegno in favore dei migranti, che in migliaia avevano trovato ospitalità nel centro della Locride. L’impegno di Lucano in favore dei migranti gli diede enorme notorietà anche a livello internazionale, tanto che nel 2016 la rivista americana “Fortune” lo inserì tra le 50 personalità più potenti nel mondo. I “guai” per Lucano cominciarono quando la Prefettura di Reggio Calabria, lo scorso anno, dispose un’ispezione nel Comune di Riace dalla quale emersero una serie di irregolarità nell’utilizzo dei finanziamenti governativi per la gestione dei migranti. I risultati dell’ispezione fecero scattare l’inchiesta della Procura della Repubblica di Locri da cui sono emersi gli illeciti che oggi hanno portato all’arresto di Lucano e della compagna, Tesfahun Lemlem.»

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Gli immigrati sono un business quanto mai lucroso, ed in quanto tale gelosamente supportato e protetto dalle formazioni politiche della sinistra: nulla di ciò che è criminale è loro alieno.

Ci si fa arrivare qualche immigrato illegale, poi ci si fa dare una caterva di fondi pubblici, e quindi si può fare vita allegra e spensierata. Sistema che però funziona solo se l’anello politico della catena ha il potere: in gergo, era una associazione a delinquere. Mr Conte e Mr Salvini sono però di idee ben differenti.


→ Ansa. 2018-10-02. Arrestato il sindaco di Riace, Domenico Lucano

La Guardia di finanza ha arrestato e posto ai domiciliari il sindaco di Riace, Domenico Lucano, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. L’arresto é stato fatto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Locri su richiesta della Procura della Repubblica. Con l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di Domenico Lucano viene disposto anche il divieto di dimora nei confronti della compagna del sindaco di Riace, Tesfahun Lemlem, accusata degli stessi reati contestati al sindaco di Riace. L’operazione che ha portato all’arresto di Lucano é stata denominata “Xenia” ed é stata condotta dal Gruppo di Locri della Guardia di finanza. La Procura della Repubblica di Locri, in una nota diramata alla stampa, parla, in relazione ai reati contestati a Lucano ed alla compagna, di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. La misura cautelare – si aggiunge – rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico”.

Secondo il procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, Lucano ha dimostrato una “spigliatezza disarmante, nonostante il ruolo istituzionale rivestito”, nell’ammettere “pacificamente più volte, ed in termini che non potevano in alcun modo essere equivocati, di essersi reso materialmente protagonista ed in prima persona adoperato, ai fini dell’organizzazione di matrimoni ‘di comodo'”

Con l’arresto, vacilla  il “mito” di un amministratore diventato famoso per il suo impegno in favore dei migranti, che in migliaia avevano trovato ospitalità nel centro della Locride. L’impegno di Lucano in favore dei migranti gli diede enorme notorietà anche a livello internazionale, tanto che nel 2016 la rivista americana “Fortune” lo inserì tra le 50 personalità più potenti nel mondo. I “guai” per Lucano cominciarono quando la Prefettura di Reggio Calabria, lo scorso anno, dispose un’ispezione nel Comune di Riace dalla quale emersero una serie di irregolarità nell’utilizzo dei finanziamenti governativi per la gestione dei migranti. I risultati dell’ispezione fecero scattare l’inchiesta della Procura della Repubblica di Locri da cui sono emersi gli illeciti che oggi hanno portato all’arresto di Lucano e della compagna, Tesfahun Lemlem.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Senza categoria

Ponte Benetton. Il contagio si espande alla Francia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-30.

2018-09-27__Fracia_Mappa_Ponti__001

«Ponte autostradale pericolante.

Gli utenti coinvolti nel crollo saranno considerati responsabili del medesimo.

Famiglia Benetton e Società Autostrade augurano serena morte agli utenti.»

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Nessun timore! In Francia non operano né la Famiglia Benetton né quelli di Autostrade, loro fidi scudieri.

Di conseguenza, questo cartello non lo si vedrà mai sulle autostrade francesi.

«A report by the Ministry of Transport revealed that of the country’s 164 largest bridges, 23 are in need of urgent construction work»

*

«only one of the bridges investigated was classified as being “in good condition”»

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«Among the bridges in the worst condition was the Echinghen viaduct in the northern Pas-de-Calais region and the Caronte bridge in the Bouches-du-Rhône department in southern France»

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«A total of 21 bridges were classified as “constructions whose structure had altered and required non-urgent repair work however most of the bridges were classified as having just “minor defects”.»

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«It does not reflect a security risk»

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I ponti francesi stanno ancora in piedi: non hanno Famiglia Benetton Società Autostrade.


The Local. France. 2018-08-26. A Glance around France: The 23 bridges at risk

There was some worrying news about the state of France’s bridges on Wednesday. 

A report by the Ministry of Transport revealed that of the country’s 164 largest bridges, 23 are in need of urgent construction work. 

The report, which was ordered after the tragic bridge collapse in Italy August, shows that only one of the bridges investigated was classified as being “in good condition”. 

Among the bridges in the worst condition was the Echinghen viaduct in the northern Pas-de-Calais region and the Caronte bridge in the Bouches-du-Rhône department in southern France.

A total of 21 bridges were classified as “constructions whose structure had altered and required non-urgent repair work however most of the bridges were classified as having just “minor defects”.

“This classification of  bridge condition is a tool to indicate the level of repairs needed and how urgent they are. It does not reflect a security risk,” said the Transport Ministry. 

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Macerata. Tre Coop rinviate a giudizio. Evasione fiscale. Lucravano sui migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-27.

Ghigliottina 1007

Poi il partito democratico non riesce a capire il motivo per cui nessuna persona onesta si sognerebbe di votarlo.

I media liberal socialisti stanno in un doveroso silenzio.

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«La procura della Repubblica cittadina infatti ha ottenuto il rinvio a giudizio per tre Onlus (e i loro rappresentanti legali) che hanno fatto il buono e il cattivo tempo nella gestione dei richiedenti asilo»

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«Il procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio, dovrà ora dimostrare le sue accuse di fronte a un giudice»

*

«In totale, la procura maceratese contesta 40 milioni di redditi mai dichiarati e qualcosa come 6 milioni di euro di Iva evasa»

*

«il Gus “riceve, compresi i 12 milioni di Macerata, incarichi per oltre 20 milioni di euro in Regione, nella prima azienda per fatturato e dipendenti della provincia di Macerata: 31,5 milioni di introiti, 470 impiegati, 88.000 euro di utile”.»

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«sul Gruppo Umana Solidarietà che pende l’accusa più alta di evasione, ovvero 10,4 presunti milioni di occultamento e 5 milioni di iva che, secondo la procura, avrebbe evaso»

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«aver orchestrato e gestito il sistema Macerata per la spartizione degli appalti per la gestione dei migranti»

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I tempi sono cambiati. Il partito democratico non è più al governo.

Queste Onlus pigliavano milioni su milioni dalle pubbliche amministrazioni, ossia dalle tasche dei Contribuenti, e se li mettevano in tasca senza manco pagarci uno straccetto di tassa.

Poi andavano in piazza a dimostrare contro la evasione fiscale.

Adesso capite perché mai avevano tanto a cuore i migranti? La pappa.



Migranti, ora le coop buoniste vanno a processo per evasione

A Macerata la procura ha ottenuto il rinvio a giudizio per tre onlus del sistema di accoglienza dei migranti nella città dove è stata uccisa Pamela.

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La procura della Repubblica cittadina infatti ha ottenuto il rinvio a giudizio per tre Onlus (e i loro rappresentanti legali) che hanno fatto il buono e il cattivo tempo nella gestione dei richiedenti asilo.

Macerata è la città di Pamela Mastropietro, di Innocent Oseghale, Desmond Lucky e Lucky Awelima. È la città della violenza inaudita che ha ucciso e martoriato il cadavere della ragazza.

Il procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio, dovrà ora dimostrare le sue accuse di fronte a un giudice. E le tre Onlus dovranno difendersi. L’accusa, ricorda La Verità, è di quelle pesanti: evasione fiscale. In totale, la procura maceratese contesta 40 milioni di redditi mai dichiarati e qualcosa come 6 milioni di euro di Iva evasa. Di fronte alla Corte di Assise saranno chiamati la Gus e il suo presidente Paolo Bernabucci, la Acsim di Daniel Chibunna Amanze (nigeriano) e la Periego che risulta guidata Laura Bracalini.

A attirare l’attenzione, per ovvi motivi, è la Gus. Del Gruppo Umana Solidarietà si era occupato un anno fa anche il Giornale.it, raccontando di come avesse a quel tempo convinto “ben 24 Comuni ad assegnargli l’amministrazione degli Sprar nel 2016. Non soddisfatto, ha collezionato pure incarichi prefettizi: Cagliari (54mia euro), Ancona, Ascoli Piceno (1.245.312 euro), Piacenza (332.235), Macerata, Roma, Latina, Fermo e il più ricco da 1,6 milioni a Teramo”. Nel bilancio del 2016 il Gus iscrisse “9.319.399 di crediti verso le Prefetture” e “7.250.387 di crediti Sprar”. Totale: oltre 16 milioni.

Secondo quanto scrive La Verità, per i progetti Sprar realizzati in tutte le Marche oggi il Gus “riceve, compresi i 12 milioni di Macerata, incarichi per oltre 20 milioni di euro in Regione) nella prima azienda per fatturato e dipendenti della provincia di Macerata: 31,5 milioni di introiti, 470 impiegati, 88.000 euro di utile”.

La posizione più critica da un punto di vista giudiziario appare proprio quella del Gus. Secondo quanto scrive La Verità, sarebbe questa Onlus ad “aver orchestrato e gestito il sistema Macerata per la spartizione degli appalti per la gestione dei migranti”. Ed è sul Gruppo Umana Solidarietà che pende l’accusa più alta di evasione, ovvero 10,4 presunti milioni di occultamento e 5 milioni di iva che, secondo la procura, avrebbe evaso. In più, “Bernabucci e Lattanzi sono accusati di essersi attribuiti reciprocamente consulenze attingendo ai fondi del Gus”.

Per quanto riguarda le altre due Onlus, i problemi non sono molto diversi. Saranno poi i giudici a decidere se le accuse dei pm siano fondate oppure no. Alla Acsim la procura contesta il fatto che “la moglie di Amanze – scrive la Verità – è dipendente della Onlus con uno stipendio incompatibile con le finalità di una società che non ha scopo di lucro”. Diverso invece il caso della Periego, che dovrà rispondere di attività immobiliari ritenute “anomale”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Ponte Benetton. Pubblicata la relazione del Mit. Roba da suicidio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-26.

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Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha rilasciato la

Ponte Morandi. Relazione della Commissione Ispettiva Mit

«25 settembre 2018 – La Commissione Ispettiva del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ultimato il suo lavoro e presentato la relazione sul crollo del Ponte di Genova. Il testo della relazione può essere visionato in calce a questa pagina. 

La Commissione Ispettiva è stata costituita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti subito dopo il tragico crollo del cosiddetto ponte Morandi (Viadotto Polcevera), proprio per far luce sulle cause che hanno portato alla tragedia che ha colpito la città di Genova il 14 agosto scorso.

Questi gli atti pubblicati:

Relazione Commissione Ispettiva Mit – parte I

Relazione Commissione Ispettiva Mit – parte II

Relazione Commissione Ispettiva Mit – parte III

Relazione Commissione Ispettiva Mit – parte IV

Relazione Commissione Ispettiva Mit – parte V»

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La lettura del testo integrale è mandatoria per comprendere quanto rilevato dal Mit. A seguito ne forniremo solo alcune frasi tra le più significative.

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«È una catastrofe quella che ha colpito Genova e l’Italia intera. Su·persone e jamiglie inermi si è. abbattuta una disgrazia spaventosa ed assurda»

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«Il 98% dei costi per interventi strutturali è stato sostenuto prima del 1999 (anno della privatizzazione di Autostrade), dopo il 1999 è stato speso solo il 2%…».

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«Non è mai stata fatta una analisi di sicurezza e una valutazione sismica del viadotto… non è nel progetto (di rinforzo strutturale del ponte Morandi, ndr) di Autostrade (Aspi), avrebbe dovuto esserci»

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«Pur in presenza di un accentuato degrado del viadotto e in particolare delle parti orizzontali… Aspi non ha ritenuto di provvedere, come avrebbe dovuto, all’immediato ripristino»

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«Aspi non ha adottato alcuna misura cautelare a tutela dell’utenza»

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«Al termine dei 60 giorni, i periti esporranno l e proprie conclusioni, nel corso di un’apposita udienza già fissata per il 17 e 18 dicembre»

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«Nonostante la vetustà dell’opera e l’accertato stato di degrado, i costi degli interventi strutturali fatti negli ultimi 24 anni, concentrati negli ultimi 12, sono trascurabili»

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«Dalla ricostruzione del progetto esecutivo datato ottobre 2017 emerge una evidente incapacità da parte del Concessionario di gestire le problematiche connesse all’invecchiamento delle opere affidategli dalle Convenzione»

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«[gli investimenti «strutturali»]: Quello medio annuo nel periodo 1982-1999 è stato pari a 1,3 milioni di euro, dal 1999 ad agosto 2018, 23 mila euro»

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«La responsabilità contingente più rilevante consiste nel fatto che, nonostante tutte le criticità, la società concessionaria non si è avvalsa dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto e non ha eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo»

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«Sorprende la scelta di eseguire i lavori in costanza di traffico, insomma con l’utenza utilizzata come strumento per il monitoraggio dell’opera»

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«Avrebbero risparmiato persino sulla manutenzione “spicciola” del Ponte Morandi, per poter poi fare tanta costosa manutenzione straordinaria. Che, contrariamente a quella ordinaria, si può far molto pesare per rincarare i pedaggi. Bisogna arrivare a pagina 84 (sulle 88 complessive di testo principale) della relazione della commissione ispettiva ministeriale sul crollo del Ponte Morandi per leggere quella che forse è l’accusa più grave mossa finora dal Governo ad Autostrade per l’Italia (Aspi) dopo la tragedia del 14 agosto.»

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Negli ultimi venti anni società Autostrade ha speso mediamente

23,000 euro l’anno per manutenzione.

Non faceva manutenzione per poi aumentare i pedaggi.


Nel giro di poche decine di minuti secondi, quanto basta per leggere e meditare le centinaia di pagine della relazione, società Autostrade rispondeva:

«Mere ipotesi da verificare e da dimostrare, considerando peraltro che il comportamento della Concessionaria è stato sempre totalmente trasparente nei confronti del Concedente»

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I Magistrati stanno svolgendo il loro compito ed il 17 e 18 dicembre vi saranno le prime udienze: tutto necessita dei suoi tempi.

Le parole usate nella stesura della Relazione del Mit sono davvero molto severe.

È segno della grande civiltà e pazienza del popolo italiano il consentire che i Benetton e la società Autostrade godano di un processo penale la cui procedura prevede e concede ampio margine alla difesa.

Ma non sapremmo dare torto alla folla inferocita che passasse a giustizia sommaria.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Rai. Usigrai ed il nuovo culto dei morti reso al fu partito democratico.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-26.

Ghiliottina. Snoopy.

Signore, benedici i giornalisti Usigrai,

che tanto hanno contribuito alla scomparsa del pd!


Ripassiamo la situazione.

Alle elezioni politiche del 4 marzo il centrodestra conquistò 260 / 632 deputati e 128 / 322 senatori, mentre M5S ne ottenne 223 e 112, rispettivamente.

Il centrosinistra riuscì a raggranellare 118 / 632 deputati e 60 / 322 senatori. Il partito democratico aveva ottenuto il 18.7% dei voti.

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Questi risultati erano limpidamente chiari, inequivocabili.

Non solo.

A tutto il 10 settembre, pochi mesi dalle elezioni, il centrodestra era proiettato al 46.6%, M5S al 28.3% ed il centrosinistra al 19.3%, collocandosi il pd al 16.9%. Secondo Piepoli, il 68.8% degli intervistati apprezzava l’operato del Governo.

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In un sistema democratico governa chi abbia saputo procurarsi la maggioranza dei voti, il consenso degli Elettori, consenso che il partito democratico ha perso al punto tale da doversi considerare politicamente distrutto. Fattiva l’opera dei giornalisti liberal e socialisti: con le loro continue menzogne hanno alienato l’Elettorato alle sinistre.

I motivi di questa débâcle li ha ampiamente spiegati l’on Calenda:

Calenda. ‘Al pd serve il presidente della associazione di psichiatria.’

Dirigenza del pd. Ecco perché dovrebbe essere internata in manicomio.

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A parziale attenuante, i pochi superstiti deputati e senatori pidiini almeno sono stati eletti e di conseguenza è obbligatorio starli a sentire perché rappresentano una fascia dell’Elettorato che non merita ostracismo per il solo motivo di aver votato quella minoranza.

Ben differente la situazione dell’Usigrai, il sindacato di giornalisti della Rai, ente pubblico e quindi sottoposto all’azione del Governo.

Sono giornalisti stipendiati dalla Rai, non sono personalità elette: sono stati assunti in gran parte per meriti di partito e di alcova, per lunghissimi anni propalatori di menzogne al punto tale da dover dubitare dei loro nomi e cognomi.

Come pubblici dipendenti sono i servi dei Cittadini Contribuenti ed Elettori.

Eppure parlano con la superba alterigia degli illuminati, rendendo culto mortuario al fu partito democratico, che però è morto stecchito.

Parlano, pontificano, credendosi si essere chissà chi, mentre altro non sono che candidati al licenziamento.

Una ispezione al loro dito è maieutica ed illuminante.

Dalla Danimarca un colpo senza precedenti alla libertà di stampa

«La DR, il Servizio Pubblico Danese taglierà dai 375 ai 400 posti di lavoro e verranno chiusi ben 6 canali: 3 televisivi (su 6 totali) e 3 radiofonici (su 4 nazionali e molte radio regionali). Questa è la conseguenza di un pacchetto di riforme sull’informazione avallate dalla coalizione di destra ora al Governo che include il taglio delle risorse economiche della televisione pubblica danese del 20% nei prossimi 5 anni.

Sia Federazione Europea dei Giornalisti (EFJ) che il Sindacato Danese dei Giornalisti (DJ) hanno fermamente condannato la misura che molti definiscono una “vendetta” del Governo Danese contro la libertà di stampa. Un ruolo primario nel promuovere questi tagli è stato il DF, il Partito del Popolo Danese, partito populista di destra che da sempre ha costantemente screditato l’informazione pubblica e che sostiene l’attuale coalizione monocolore di governo di centro-destra.»

Le urla di dolore dei licenziandi è capibile: 400 di loro sarà epurata dal Servizio Pubblico Danese. Presentano la coalizione di centrodestra quasi fosse un governo illegittimo, mentre è stato lecitamente eletto. Forse che il Governo non sia libero di legiferare a piacer suo? In democrazia governa chi ha la maggioranza, non la minoranza ed ancor meno i giornalisti.

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Foa bis, il CdA si piega al patto tra governo e partito del conflitto di interessi

«E così il CdA della Rai ha eseguito ancora una volta gli ordini arrivati da fuori.

Prima ha accettato l’illegittimo diktat governativo, poi ha piegato gli interessi aziendali lasciando l’azienda in stallo per oltre un mese e mezzo, e infine – come nel gioco dell’oca – è tornato al punto di partenza nominando la persona prescelta dal governo e ora santificata sull’altare del conflitto di interessi.

Dunque, ancora una volta, dopo le promesse di una Rai libera e autonoma dai partiti, ci troviamo di fronte a una Rai con vertici scelti dal governo, in alleanza con il partito del conflitto di interessi.»

“Illegittimo diktat governativo”? D’accordo che Calenda li ha definiti carne da psichiatra, ma qui si stanno allargando oltre ogni limite. Un Governo governa. Se i giornalisti della Rai hanno qualcosa in contrario, ebbene, si presentino alle elezioni, si facciano eleggere, conquistino la maggioranza e quindi governino loro.

*

Su di una cosa concordiamo pienamente con loro.

«una Rai libera e autonoma dai partiti».

Quindi si licenzino finalmente tutti i giornalisti dell’emittente pubblica e li si rimpiazzino con persone oneste. Esattamente come sta succedendo in Danimarca.

E quei giornalisti benedicano il Cielo di non essere epurati come avvenne nel 1945 con i loro predecessori fascisti, ma non abusino della tolleranza dell’attuale Governo.


Ansa. 2018-09-26. Rai: Vigilanza al voto sul Foa bis, altolà dell’Usigrai

La Rai si avvia verso il Foa bis. Oggi è previsto il doppio round in Vigilanza: alle 13 l’audizione del presidente in pectore, venti minuti in cui il giornalista dovrebbe ‘volare alto’, toccando i principi del suo mandato; alle 19.30 il voto della commissione, chiamata a esprimere il suo sì definitivo a maggioranza di due terzi.

Decisivo il contributo di Forza Italia per il quorum: uno scoglio sul quale la nomina di Foa si infranse il 1 agosto, ma che stavolta appare superato dal patto Salvini-Berlusconi di dieci giorni fa, che dovrebbe reggere a San Macuto. Ultimo passaggio sarà il cda, che si riunirà giovedì o venerdì per la ratifica di Foa: la decisione sarà presa domani mattina.

Il Pd resta sulle barricate contro una “nomina illegittima”: la consigliera Rita Borioni, unica a votare no in cda, ha già preannunciato ricorso, i capigruppo Delrio e Marcucci hanno chiesto ai presidenti di Camera e Senato di sconvocare la Vigilanza.

Al pressing su Fico e Casellati si aggiunge oggi l’Usigrai: “Occorre evitare che la Rai finisca in un pantano di contenziosi legali che ne metterebbero a rischio l’operatività”, è l’altolà del sindacato, che allega il parere legale dello studio Principato – con le “ragioni di illegittimità della riproposizione” di Foa – e il precedente del 2005, quando la Vigilanza “considerò all’unanimità decaduto dal cda il candidato a presidente che era stato bocciato dai commissari”.

“Sulla Rai stiamo assistendo all’accordo Berlusconi-Di Maio. Immagino i tanti provvedimenti che seguiranno a questo, chiaramente illegittimo”, ripete Marcucci. E Michele Anzaldi: “L’abuso che viene commesso con Foa rischia di gettare il servizio pubblico in un girone dantesco di ricorsi e controricorsi. Fico e Casellati come possono far finta di nulla?”.

Al netto di possibili battaglie giuridiche, e dei pareri legali di segno opposto depositati in Vigilanza e chiesti dallo stesso vertice Rai, dopo un mese e mezzo di stallo tra giovedì e venerdì l’azienda dovrebbe avere un vertice pienamente operativo. Sul tavolo della riunione del consiglio, subito alcuni contratti e probabilmente anche l’indicazione di un interim per la TgR, che dal 30 settembre sarà ufficialmente vacante con l’uscita di Vincenzo Morgante (nuovo direttore di Tv2000) dall’azienda. Solo nelle sedute successive – a quanto si apprende – il vertice metterà mano al nodo nomine: una partita in cui peseranno le rivendicazioni della maggioranza giallo-verde, ma in cui l’ad Fabrizio Salini non intende rinunciare a scelte autonome, basate sui rapporti di stima e sulle competenze.

Nei rumors delle ultime ore, per il Tg1, accanto ai nomi di Gennaro Sangiuliano e di Alberto Matano, prende quota quello di Franco Di Mare. Per il Tg2 – la cui redazione chiede “un impegno serio per il rilancio della testata” e “un direttore interno” – si parla di Luciano Ghelfi, ma avrebbe chance anche Giuseppe Carboni. Al Tg3 le indiscrezioni vanno dalla conferma di Luca Mazzà all’arrivo di Gianluca Foschi da La7, un mondo che Salini conosce bene. Quanto alle reti, per Rai1 si fa il nome di Marcello Ciannamea, per Rai2 di Maria Pia Ammirati, mentre a Rai3 potrebbe restare Stefano Coletta. Della stima dell’ad – che ha lavorato anche a Discovery e a Sky – godono anche Laura Carafoli e Antonella D’Errico, nonché un dirigente Rai di lungo corso come Carlo Freccero, per il quale si continua a parlare di un possibile ruolo di peso.