Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Autostrade. Il sangue di 43 morti assassinati reclama giustizia.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-13.

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Il problema delle concessioni autostradali ad Atlantia e, quindi, alla Famiglia Benetton esula da tutti gli usuali canoni giuridici.

Il motivo dovrebbe essere evidente.

Quarantatre persone sono morte ammazzate a causa della colpevole incuria della dirigenza della società Atlantia, tesa a far lucro sulla pelle dei Cittadini.

Né si tratta di un evento occasionale, imprevisto od imprevedibile: è invece il risultato di una politica economica accuratamente pianificata e voluta, imposta, perdurata decenni, incurante di tutti gli avvisi sempre più allarmati.

Questo è un comportamento non da società che agisce economicamente, bensì da organizzazione criminale, che per di più presume di essere impunita ed impunibile per via degli agganci politici in essere.

«“cavarsela” con una maxi-multa e uno sconto a tempo sui pedaggi»

sarebbe uno sfregio a quei quarantatre morti.

Tutta la dirigenza Atlantia dovrebbe essere messa all’ergastolo ed i beni societari e personali di dirigenti ed azionisti confiscati da parte dello stato: i capitali di Atalantia sono il frutto di una colossale sanguinosa rapina al popolo italiano. Sono refurtiva.

E dirigenza Atlantia ed il residuo Benetton dovrebbero anche ringraziare il Cielo che in Italia non viga la pena capitale.

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Autostrade, anche il Pd ha deciso: sarà revoca. Pronta la guerra legale. Rumor

Già in settimana un passaggio in Cdm. Ma i Benetton si spaccano

Il Pd cede e si allinea al M5S sulla revoca della concessione ad Autostrade. Mentre il premier Giuseppe Conte parla di “gravissime inadempienze nella gestione delle infrastrutture autostradali”, secondo i rumors, il partito di Zingaretti si sarebbe convinto a votare sì alla revoca. Il provvedimento, corredato dalle analisi del ministero delle Infrastrutture sulle mancate manutenzioni di Autostrade e dai pareri tecnici di Avvocatura e Corte dei Conti, sarà pronto per il Consiglio dei ministri della prossima settimana, ma non è ancora stato deciso se procedere prima o dopo le Regionali di domenica 26 gennaio.

Ora, per portare a termine il colpo di mano, manca il sì del ministro Paola De Micheli. Ma, scrive il Fatto oggi in edicola, i Benetton sono divisi e la holding Atlantia ha scelto la via della “guerra nucleare” contro una scelta reputata ingiusta e dannosa. La scelta del Pd sulla posizione della revoca, spiega infatti il quotidiano diretto da Marco Travaglio, è anche frutto dei comportamenti dell’azienda: trattare coi Benetton è quasi impossibile, tanto più che la famiglia è divisa su quale comportamento tenere.

La proposta di “cavarsela” con una maxi-multa e uno sconto a tempo sui pedaggi – spiegano fonti di governo – è arrivata dai “giovani” della famiglia, componente che ha però scarso potere decisionale. Duri e decisi allo scontro invece il patriarca Luciano e il manager di fiducia della famiglia Gianni Mion.

“Noi stiamo facendo le revisioni. Le revisioni sono per migliorare il servizio, la qualità, la sicurezza e il rapporto fra pubblico e privato”, aveva detto pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, a margine di una visita ala stazione M4 di Linate, a Milano, a chi le chiedeva della possibilità di modificare i contratti per fare in modo che i concessionari possano fare più controlli e migliorare i livelli di sicurezza. Mentre il capo politico Luigi Di Maio ha ribadito a chiare lettere che ipotesi più soft non sono sul tavolo del Movimento.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Australia. Le variazioni climatiche erano incendi dolosi. 183 arresti.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-07.

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I terrificanti effetti incendiari in Australia dovuti alle variazioni climatiche preconizzate dalla Greta Thunberg, ierodula del ‘clima’, erano dovuti all’azione coordinata e sincrona di centinaia di ragazzini esaltati dediti a fare i piromani. Molto difficile negare che sia stato un piano accuratamente programmato: duecento giovanotti/e non agiscono con perfetta tempistica in modo casuale.

Miss Greta Thunberg ha fatto incendiari interventi grondanti odio verso i negazionisti del ‘clima’, e questi sono i risultati ottenuti: almeno 180 piromani minorenni hanno dato una mano alla causa incendiando a destra e manca mezzo continente. Procurando anche decine di morti.

Avete visto che razza di incendi provocano le variazioni climatiche?

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Australia, oltre 180 persone arrestate per incendio doloso. Autorità ordinano abbattimento di 10mila cammelli

Il 70 per cento dei piromani è minorenne. Da settembre le fiamme che devastano l’Australia hanno causato almeno 25 vittime. Ora il timore è che due enormi incendi negli altopiani meridionali possano unirsi per diventare un “mega incendio”. Ieri Canberra ha registrato la peggiore qualità dell’aria al mondo: cittadini dotati di 100mila maschere per la respirazione.

SYDNEY – Le autorità australiane hanno arrestato oltre 180 persone per aver appiccato deliberatamente incendi boschivi, in particolare 29 incendi sono stati deliberatamente causati nella regione di Shoalhaven nel sud-est del Nuovo Galles del Sud in soli tre mesi. Gli arresti sono stati effettuati in relazione a incendi dolosi appiccati nel Nuovo Galles del Sud, a Queensland, Victoria, nell’Australia Meridionale e in Tasmania.

Da settembre le fiamme he devastano l’Australia hanno causato almeno 25 vittime. Ora il timore è che due enormi incendi negli altopiani meridionali possano unirsi per diventare un “mega incendio”.

In particolare, nel Nuovo Galles del Sud 183 persone sono state accusate di reati relativi agli incendi boschivi da novembre, mentre 24 sono state arrestate per aver provocato deliberatamente incendi. In Victoria, 43 sono le persone accusate di incendi dolosi nel 2019, mentre nel Queensland 101 persone sono state arrestate, il 70 per cento di loro è minorenne.

Il clima migliora

Qualche temporale sta dando sollievo ai vigili del fuoco nel sud dell’Australia. Ma le condizioni non sono stabili e potrebbero peggiorare nel corso della settimana.

Critiche al primo ministro

Il primo ministro Scott Morrison è stato travolto dalle critiche per la sua tardiva risposta nel mettere insieme le risorse nazionali contro gli incendi. Ma ha anche dichiarato che il suo governo conservatore non rafforzerà le politiche per combattere i cambiamenti climatici. Morrison è stato accusato anche di voler politicizzare la crisi piagandola a suo vantaggio dopo aver pubblicato uno spot pubblicitario di 50 secondi sul dispiegamento di forze. È l’ennesimo passo falso dopo le polemiche causate per la sua vacanza senza preavviso prima delle feste natalizie alle Hawaii nel mezzo della crisi. Una volta tornato, Morrison è stato anche filmato mentre voltava le spalle a una donna incinta che chiedeva più risorse per affrontare gli incendi durante una visita in una comunità devastata dai roghi.

A Canberra aria irrespirabile

La città dell’entroterra, che ha circa 500mila abitanti, è stata una delle più colpite dal fumo che ha avvolto l’Australia sudorientale per settimane. Lunedì Canberra ha registrato la peggiore qualità dell’aria al mondo, durante il fine settimana sono state consegnate ai cittadini circa 100mila maschere con filtri protettivi per la respirazione. Decine di voli e servizi postali sono stati cancellati. Lunedì sono stati chiusi i centri di assistenza all’infanzia, negozi e musei. Il Dipartimento degli Affari interni ha chiuso i suoi uffici almeno fino a mercoledì, consentendo al personale non essenziale di restare a casa.

La strage dei cammelli

Dai 5 ai 10mila cammelli selvatici nell’Australia Meridionale saranno abbattuti dai tiratori professionisti in elicotteri già da domani su ordine del capo della comunità degli aborigeni di Anangu Pitjantjatjara Yankunytjatjara per impedire agli animali di consumare l’acqua nella regione devastata dalla siccità. L’abbattimento dovrebbe durare cinque giorni, la comunità si lamenta che gli animali invadono le proprietà in cerca di acqua.

Turisti bloccati a Melbourne

La coltre di fumo tossico ieri ha raggiunto Melbourne, la più grande città del Victoria. La marina australiana è stata dispiegata per salvare centinaia di turisti bloccati da un incendio e costretti a rifugiarsi sulla spiaggia di Mallacoota.

Donazioni

Sono stati distrutti quasi 12,3 milioni di acri nel solo Nuovo Galles del Sud. Milioni di dollari di donazioni e sostegno stanno arrivando da celebrità internazionali, star dello sport e dalla famiglia reale britannica.

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Australia, 180 persone accusate di aver appiccato gli incendi: arresti

Nel Queensland il 70% dei sospettati è minorenne. Da quattro mesi le fiamme stanno divorando il Paese. Almeno 25 persone hanno perso la vita. I vigili del fuoco raddoppiano gli sforzi prima della prossima ondata di calore attesa in settimana.

Le autorità australiane hanno arrestato 183 persone con l’accusa di aver appiccato deliberatamente incendi boschivi negli ultimi mesi. In particolare, gli incendi dolosi sarebbero stati appiccati nel Nuovo Galles del Sud (qui le foto), a Queensland, Victoria, nell’Australia Meridionale e in Tasmania. Dal mese di settembre, almeno 25 persone hanno perso la vita a causa delle fiamme che devastano il Paese.

Gli arresti

Nello Stato del Nuovo Galles del Sud, più di 180 persone sono state accusate di reati relativi agli incendi boschivi, mentre 24 sono state arrestate per aver provocato deliberatamente incendi. Nello Stato di Victoria, 43 sono le persone accusate di incendi dolosi nel 2019, mentre nel Queensland 101 persone sono state arrestate; il 70 per cento di loro è minorenne.

Contestato

Nei giorni scorsi ha fatto il giro del mondo un video in cui si vede il primo ministro conservatore, Scott Morrison, in visita a Cobargo, cittadina pesantemente colpita dagli incendi, contestato dagli abitanti per aver fatto troppo poco contro l’emergenza. Morrison, accusato di voler politicizzare la crisi, ha anche dichiarato che il suo governo conservatore non rafforzerà le politiche per combattere i cambiamenti climatici. L’ennesimo passo falso dopo le polemiche causate per la sua vacanza senza preavviso prima delle feste natalizie alle Hawaii nel mezzo della crisi.

Quattro mesi di fiamme

Da 4 mesi le fiamme stanno divorando il Paese: 25 persone sono morte dall’inizio degli incendi ad agosto, 14 solo nel 2020. E ancora, 500 milioni di animali hanno perso la vita e oltre 5 milioni di ettari di sono andati in fumo. Si calcola che almeno 1.800 abitazioni siano state ridotte in cenere. I vigili del fuoco e volontari stanno lottando da mesi per domare le dozzine di incendi, ancora fuori controllo nella parte orientale dell’enorme continente insulare. Le precipitazioni di lunedì hanno offerto una tregua relativa, ma sono state insufficienti per spegnere gli incendi. In alcune zone hanno persino complicato le operazioni di soccorso. Nella giornata di martedì hanno intensificato gli sforzi, approfittando del clima meno sfavorevole, prima della nuova ondata di calore prevista nei prossimi giorni.

Risarcimenti

Un’ulteriore misura della portata della drammatica stagione degli incendi, è stata fornita dai meteorologi cileni e argentini, che hanno annunciato che il fumo dei fuochi australiani è stato individuato nei cieli di questi due paesi, a oltre 12mila chilometri di distanza dall’Australia. Non è ancora noto quale sarà il costo finanziario dell’emergenza: il Consiglio degli assicuratori australiani ha calcolato che le richieste di risarcimento ricevute dalle società ammontano già a 700 milioni di dollari australiani (433 milioni di euro), importo destinato ad aumentare. Il primo ministro si è impegnato a donare due miliardi di dollari australiani in due anni (1,2 miliardi di euro) di entrate fiscali provenienti da un fondo nazionale per l’assistenza alle vittime di incendi.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

La questione meridionale si ripropone nella sua drammaticità. La mafia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-31.

Scacciapensieri 001

Dopo decenni durante i quali la questione meridionale era stata riproposta in tutte le sue varianti, da un po’ di tempo quasi non se ne parla più, come se il Mezzogiorno di Italia non esistesse ovvero fosse emerso ad un sistema socio – economico florido.

La realtà dei fatti è completamente differente.

Istat. Nel Mezzogiorno il 46.9% della popolazione è a rischio povertà.

«Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione».

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Il reddito mediano delle persone sole ammonta nel Meridione a 16,115 euro l’anno, 1,343 euro al mese: ciò significa che metà di questa popolazione gode di un reddito inferiore a tale cifra.

Il reddito mediano delle famiglie italiane ammonta a 25,328 euro l’anno, 2,111 euro al mese: ciò significa che la metà delle famiglie gode di un reddito inferiore a tale cifra.

I giovani intraprendenti, e nel Mezzogiorno ce ne sono molti, sono costretti ad emigrare: infatti il tasso occupazionale giovanile si attesta soltanto al 22,7%, in larga quota in posizioni di dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Nel Meridione non si generano posti di lavoro.

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La retorica imperante impone di additare le cause di simile sfacelo alla mancanza di investimenti nel comparto produttivo e reclama un incremento della presenza dello stato.

In altri termini, si vorrebbe curare questa situazione utilizzando proprio quegli strumenti che la hanno determinata.

Nessuno si fida ad imprendere nel Mezzogiorno. Oltre a tutte le note situazioni che lo controindicano, dalla tassazione eccessiva al carico burocratico alienante, chi imprendesse nel Mezzogiorno avrebbe la certezza assoluta che dovrebbe fare i conti con la mafia.

Tutto il sistema sociale ed economico del Mezzogiorno è governato dalla mafia: dal rilascio dei permessi, alla assunzione del personale, alla gestione degli affari, alla ‘ripartizione‘ degli utili.

Lo stato, questo stato, è del tutto impotente nei confronti delle organizzazioni malavitose, anche perché esse hanno infiltrato magistratura e politica.

Sarebbe impossibile e velleitario parlare di rinascita economica del Mezzogiorno senza prima aver eliminato la mafia nelle sue diverse articolazioni. Gli investimenti originariamente concepiti per ravvivare la produzione finirebbero inevitabilmente nelle tasche dei malavitosi.

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La lotta alla mafia è una guerra, che come tale dovrebbe essere combattuta con l’intelligence e con le armi. Essa infatti le usa, come attestano, per esempio, gli omicidi di Falcone e Borsellino.

I mafiosi, e con essi tutto lo sterminato esercito dei collusi, reclamano a gran voce che lo stato sia garantista nei loro confronti. Che li tratti come persone dabbene. Siamo chiari: chi professi il garantismo in questa situazione o è incardinato nella mafia oppure ne è uno spalleggiatore.

A suo tempo, grazie al preciso ed inequivocabile mandato politico, l’allora Prefetto Cesare Mori inferse colpi durissimi alla mafia siciliana: ricordiamo tra tutti l’assedio di Gangi e l’arresto e relativa condanna al’ergastolo di Vito Cascio Ferro, il boss della mafia siciliana e americana, che aveva fatto assassinar Joe Petrosino.

Basta volerlo, e lo stato può sconfiggere la mafia.

Ma senza aver debellato questa organizzazione malavitosa, parlare di rianimare il sistema sociale ed economico del Mezzogiorno è solo una presa in giro.

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Mezzogiorno, Confindustria: “Rischia spirale recessiva”

Secondo il report di Confindustria e SRM, il Sud Italia rischia la recessione. La crescita si è arrestata dopo 4 anni.

Il Sud Italia sull’orlo di una recessione. A fine 2019 si ferma – dopo 4 anni – la crescita delle Regioni meridionali. Questo è quanto rivela il report di Dicembre 2019 del Check-up Mezzogiorno, curato dall’Area Politiche Regionali e per la coesione territoriale di Confindustria e da SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

Sud, Pil si ferma dopo 4 anni

Dopo 4 anni di crescita, l’Indice Sintetico dell’Economia Meridionale è tornato a calare, a 30 punti al di sotto dei livelli pre-crisi. Sul risultato pesa soprattutto l’andamento del Pil, che rallenta in maniera più forte proprio al Sud. Le previsioni Svimez – confermate da Banca d’Italia – individuano nel territorio una mini-recessione a -0,2%.

Il quadro delineato dal rapporto è alquanto desolante, perché molti sono gli indicatori che qualcosa non stia andando nel verso giusto. I ricercatori del Check-up Mezzogiorno hanno registrato un deterioramento nella fiducia delle imprese, specialmente in quelle del manifatturiero.

Le brutte prospettive si riflettono sul numero di aziende operanti, diminuito nel terzo quarto del 2019, e strumenti come il Credito d’Imposta Investimenti Sud “sono solo serviti a limitare i danni”.

Mezzogiorno, meno di 1 giovane su 4 è occupato

Un segnale particolarmente allarmante viene dal tasso di occupazione, che nel 2019 ha registrato un aumento minimo (+0,4%). E la domanda che cresce è soltanto quella relativa a lavori part-time e poco qualificati. La realtà del Mezzogiorno d’Italia è particolarmente svantaggiosa per giovani e per coloro che hanno un’educazione di alto livello. Il tasso occupazionale giovanile si attesta soltanto al 22,7%.

Nonostante il rinnovato dibattito politico sulla questione meridionale, lo studio di Confindustria evidenzia come la spesa pubblica per gli investimenti al Sud sia la più bassa da 15 anni a questa parte: nel 2018 è di 10.3 miliardi.

Per il rapporto, il Mezzogiorno si appresta ad affrontare un punto critico. “Il rallentamento di molti fattori di sviluppo e la persistente debolezza della spesa pubblica negli investimenti rischiano di metterlo in una spirale recessiva”.

La Legge di Bilancio 2020, afferma il report, mette in campo alcune risorse importanti per il Sud, ma queste possono essere soltanto “la prima reazione a un trend economico negativo”.

Confindustria stila quali sono gli elementi che dovrebbero essere al centro del Piano per il Sud, di recente annunciato dal ministro Giuseppe Provenzano. “Adesso è essenziale implementare questa azione per rafforzare la competitività delle imprese, espandere gli investimenti pubblici e potenziare la pubblica amministrazione”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Autostrada A26. Crolla il soffitto della Galleria Berté a Masone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-30.

2019-12-30__Masone 001

I concessionari delle Autostrade italiane dovrebbero essere presi, messi contro un muro e giustiziati.

Ed i loro familiari chiamati a pagare il costo delle pallottole e dell’inumazione delle carcasse.

Il processo lo stanno facendo i quarantatre morti del ponte Morandi e tutta questa continua serie di crolli, frane distacchi di soffitti.

Andare in autostrada significa darsi come bersagli dei crolli dovuti ad incuria, trasandatezza e smisurata sete di guadagno.

Revocare la concessione?

Ma stiamo scherzando??

I beni delle società di gestione e quelli privati degli amministratori siano confiscati, ed utilizzati per rifondere le famiglie dei morti che hanno causato e degli immani danni al sistema economico ligure.

A gennaio avremo modo di vedere se Mr Di Maio è coerente, oppure se fa anche lui parte del club dei gestori.

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Genova, nella galleria Berté si stacca il soffitto: chiusa la A26 a Masone

Parte del soffitto della galleria si è staccato, ma il crollo non avrebbe coinvolto mezzi in transito. Chiusa l’autostrada, sul posto si è già formata una coda di un chilometro.

Caduta di calcinacci dalla galleria Berté, in A26 in direzione Genova. Il tratto da Masone fino al bivio A26/A10 è stato chiuso con uscita obbligatoria a Masone, ad eccezione dei mezzi pesanti che restano in coda. Sul posto sono intervenuti le pattuglie della polizia stradale e le squadre dei tecnici di Autostrade. Il crollo non ha coinvolto mezzi in transito. Sul posto si è formata una coda di un chilometro.

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Olanda. Il narcostato che batte il Messico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-30.

Olanda 271

Anche se spesso per falso pudore non se ne vorrebbe parlare, esiste tutta una fascia sociale dedicata al crimine organizzato.

Possono variare le denominazioni, ma la sostanza è la stessa.

Ma parlare della grande criminalità porta necessariamente a distinguere la micro e bassa manovalanza, i gruppi di fuoco, ma la criminalità organizzata ha una alta dirigenza poliglotta, laureata nei migliori atenei mondiali, di alto profilo intellettivo ed ottime preparazioni specifiche.

La droga è il commercio illegale più redditizio.

Ma questo non potrebbe prosperare senza una ben radicata connivenza nella politica e nella alta burocrazia statale.

Solo ricordandosi questi presupposti diventa logica conseguenza comprendere l’operato di molti governanti e parlamentari, di connivenze tra giudici e forze dell’ordine, ampie infiltrazioni tra gli insegnanti scolastici, e così via.

Lo schema operativo ricalca l’operazione che a suo tempo fece Al Capone, quando fece colonizzare la cittadina di Cicero dai suoi picciotti, grazie ai quali elesse giunta e sindaco. Cicero fu a lungo una città modello, additata ad esempio in tutti gli States: nessun misero, nessun povero, un comune di rara generosità che richiamava aziende su aziende: dalla produzione su larga scala di birra ed alcoolici illegali, ad una serie incredibile di bordelli, corredati da servizi vari, quale le lavanderie. Nessun crimine, sia pur minimo, era tollerato: gli unici due balordi che tentarono fecero una fine tale che dissuase chiunque dal riprovarci.

Bene,

Adesso lo stesso schema è applicato a livello di stato.

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Ad oggi, l’Olanda, i Paesi Bassi, è il narcostato di maggiore importanza finanziaria e ‘commerciale’.

I narcotrafficanti manipolano governo, parlamento, sistema giudiziario e forze dell’ordine, nonché il mondo bancario e finanziario. Lo fanno con mano leggera, ma molto ferma. Sono strenui supporter dei liberal socialisti, che forniscono loro la necessaria copertura politica.

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«”We definitely have the characteristics of a narco-state,” confides Jan Struijs, chairman of the biggest Dutch police union »

«”Sure we’re not Mexico. We don’t have 14,400 murders. But if you look at the infrastructure, the big money earned by organised crime, the parallel economy. Yes, we have a narco-state.”»

«South American drug lords started by shipping to West Africa. The drugs then went north over old smuggling lines from Morocco, and young Moroccans whose parents had moved to the Netherlands still had family connections and migration routes to tap into.»

«That is how police allege Ridouan Taghi made his fortune. He inherited or “gained control” of a smuggling line and started moving cocaine instead of cannabis – which generated more money, and violence»

«While ringleaders often operate internationally, police fear they are able to use domestic influence to control contract killers who are becoming increasingly younger.»

«”Police understand but don’t have the means to intervene,”»

«The Dutch economy may not be dependent or defined by the drugs industry, but that industry is exerting increasing influence on society.»

«Even before Wiersum’s murder, a report commissioned by the mayor or Amsterdam in August described the capital as a “Valhalla for drugs criminals”»

«One opinion poll suggested 59% of people believed the Netherlands was now a narco-state, in other words a country whose economy is dependent on the trade in illegal drugs.»

«It strikes me as ironic that in a bureaucratic nation that sends you a dog tax reminder or fine for an overdue parking payment in a flash, gangsters remain at large and gangland shootings erupt on a regular basis.»

«The deadly shooting of Derk Wiersum destroyed a common misconception here: that drug cartels only kill their own»

«”It’s about opportunities in society. They’re no different from bankers or journalists, they want to make money. If you aren’t a good football player or don’t have the brains to wrestle yourself out of that world, this is their means. It’s not just a drug problem, it’s a social problem.”»

«The Netherlands has in a sense created the perfect environment for the drugs trade to flourish.»

«Billions and billions of euros are earned on the black market. Synthetic drugs with a street value of €18.9bn (£16bn; $22bn) were produced in the Netherlands in 2017»

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Nessuno si faccia illusioni. Ma proprio nessuna.

Le guerre si combattono ad armi pari, e la così detta ‘tutela del diritto’ rende sempre questa mafia vincente.

Nota.

Si sarebbe potuto fare nomi e cognomi, ma a nessuno farebbe piacere finire in un pilone di cemento armato.

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Bbc. 2019-12-20. Is the Netherlands becoming a narco-state?

“We definitely have the characteristics of a narco-state,” confides Jan Struijs, chairman of the biggest Dutch police union.

“Sure we’re not Mexico. We don’t have 14,400 murders. But if you look at the infrastructure, the big money earned by organised crime, the parallel economy. Yes, we have a narco-state.”

His words echo in a society that has been convulsed by a murder that went far beyond the bubble of the criminal underworld.

The deadly shooting of Derk Wiersum destroyed a common misconception here: that drug cartels only kill their own. A 44-year-old father of two, he was shot dead in front of his wife outside their home in Amsterdam in September.

‘This is meant to frighten us’

Wiersum was the lawyer for a crown prosecution witness, Nabil B, who had turned supergrass in a case against two of the Netherlands’ most wanted suspects.

The shooting in broad daylight in quiet suburbia was seen as an attack on civil society, democracy and the rule of law.

“This is meant to frighten us,” warned public prosecutor Fred Westerbeke. “We must continue to use key witnesses otherwise we will get no further.”

Suddenly, the fears of a drug users’ paradise turning into a haven for drug crime and an economy undermined by it had burst into the open.

Shock at murder of Dutch lawyer in gangster case

“A few incidents over the last few years were like a sign on the wall,” explains Wouter Laumans whose bestseller, Mocro Mafia, is a story charting the rise of a new generation of criminals in Amsterdam.

“The signs were there that it could flow over from the underworld to the upper world, and now that has happened.”

Laumans lists a series of incidents as evidence of the escalating brutality:

– Two young boys killed in Kalashnikov shootout with bullets ricocheting off walls

– A mother murdered in front of her children

– A severed head outside a coffee shop

– The murder of a crown witness’s brother, Reduan B

– The murder of lawyer Derk Wiersum.

What is the ‘Mocro Mafia’?

“It’s street slang. Young Moroccans call each other ‘Mocro’,” says Laumans, who wrote the book with Marijn Schrijver.

“We came up with Mocro Mafia to encapsulate what the book was about. Now I see they’re using it in police reports. But it’s not only Moroccans. It’s about young boys growing up in areas of Amsterdam where tourists never go.

“It’s not canals, the Rijksmuseum, Van Gogh. It’s the housing estates. They don’t have the same opportunities. They are aspirational, they are looking for a career in the underworld.”

Organised crime ‘rotting society’

Even before Wiersum’s murder, a report commissioned by the mayor or Amsterdam in August described the capital as a “Valhalla for drugs criminals”.

The Netherlands wasn’t yet a narco-state but was in danger of becoming one, warned Justice Minister Ferd Grapperhaus.

Without firm intervention, he said, “you’ll get a minister standing here in dark glasses rather that someone simply giving democratic accountability”.

“We knew it was coming,” Jan Struijs told me. “Lawyers, mayors, police officers – we’ve all been threatened by organised crime. All the alarms have been sounding but the politicians have been naive. Now it’s rotting the concrete of our society.”

A few days later another Dutch lawyer, Philippe Schol, was shot in the leg in a drive-by shooting while out walking his dog near his home across the border in Germany.

One opinion poll suggested 59% of people believed the Netherlands was now a narco-state, in other words a country whose economy is dependent on the trade in illegal drugs.

It strikes me as ironic that in a bureaucratic nation that sends you a dog tax reminder or fine for an overdue parking payment in a flash, gangsters remain at large and gangland shootings erupt on a regular basis.

Arrest of the Netherlands’ most wanted

Then came a high-profile arrest in the Gulf this week.

Ridouan Taghi was detained entering Dubai on a fake ID and held under an international arrest warrant on suspicion of multiple murders and drug running.

Described by police as one of the world’s “most dangerous men”, the 41-year-old is suspected of ordering a string of “liquidations”, including the murder of Derk Wiersum.

Dutch prosecutors immediately sought his extradition, ahead of a major gangland trial in March 2020, and he was flown to the Netherlands late on Wednesday.

The “Marengo” case involves five murders and a series of attempted murders, including the brother of informant Nabil B.

Ridouan Taghi is believed to have been living in Dubai with his wife and six children.

Dutch police say his arrest followed intense international co-operation rather than a tip-off . A hundred detectives were involved and police chief Erik Akerboom said the arrest was “of great importance to the Netherlands”.

Read more from Anna: Astrid Holleeder’s story: Why I betrayed my crime boss brother

“Taghi and his henchmen pose a threat to the rule of law. It is very important for us as police… to remove threats,” he said.

The following day, six people were picked up across the Netherlands on suspicion of money laundering and possessing drugs and firearms.

While the arrest of Ridouan Taghi was a success for Dutch law enforcement, Wouter Laumans doubts it’ll deter young people from aspiring to follow in his footsteps.

“It’s about opportunities in society. They’re no different from bankers or journalists, they want to make money. If you aren’t a good football player or don’t have the brains to wrestle yourself out of that world, this is their means. It’s not just a drug problem, it’s a social problem.”

How big is the Dutch drug problem?

The Netherlands has in a sense created the perfect environment for the drugs trade to flourish.

With its extensive transport network, its lenient drug laws and penalties, and its proximity to a number of lucrative markets, it is an obvious hub for the global narcotics flow.

Renowned writer Roberto Saviano, who chronicled the organised crime world of the Naples Camorra network, believes mafia influence in Amsterdam is even worse.

“There are clans from all over the world, because the Netherlands is one of the most important transit ports. They know whoever controls the Netherlands has one of the arteries of the global drug market,” he told the Volkskrant newspaper.

Billions and billions of euros are earned on the black market. Synthetic drugs with a street value of €18.9bn (£16bn; $22bn) were produced in the Netherlands in 2017.

Soft drugs have been imported from Colombia and North Africa for 30 years. Today a significant portion of synthetic drugs – MDMA, LSD, amphetamines, GHB and crystal meth – are produced in the Netherlands. In fact the country is considered a world leader.

Police union chief Jan Struijs highlights the speed at which these drugs are transported around the globe.

“On the day Donald Trump became president, the first distinctive orange ‘Trumpies’ ecstasy tablets were found in Schiphol; 24 hours later they were on sale in Australia.

“There are a lot of Mexicans helping to produce crystal meth in the Netherlands. You see a cocaine dump in Venezuela and Suriname, you see very low prices in Amsterdam, Liverpool and Manchester. Every gram you buy goes to organised crime and to funding these drug cartels.”

Where the Netherlands fits on the drugs map

South American drug lords started by shipping to West Africa. The drugs then went north over old smuggling lines from Morocco, and young Moroccans whose parents had moved to the Netherlands still had family connections and migration routes to tap into.

That is how police allege Ridouan Taghi made his fortune. He inherited or “gained control” of a smuggling line and started moving cocaine instead of cannabis – which generated more money, and violence.

While ringleaders often operate internationally, police fear they are able to use domestic influence to control contract killers who are becoming increasingly younger.

“Police understand but don’t have the means to intervene,” shrugs Jan Struijs, “It’s not only the budget cuts. Also youth prevention teams have gone. So young people are falling under the radar. Then suddenly we see them helping with liquidations.”

But does that mean that the Netherlands has turned into a narco-state?

“We don’t have bodies dangling from bridges,” argues Wouter Laumans, “but we do have corruption in the docks, violence against lawyers, threats to journalists. It definitely has some of the characteristics of a narco-state lite.”

If it does have such an unenviable status, it manifests itself mostly below the radar.

The Dutch economy may not be dependent or defined by the drugs industry, but that industry is exerting increasing influence on society.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Pietro Genovese. Gli avevano appena reso la patente sospesa per droga.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-25.

2019-12-24__-Droga-sostanze-stupefacenti-Copia

Sull’incidente automobilistico in cui Pietro Genovese ha investito due ragazzine, Gaia e Camilla, che sono morte, indagherà la magistratura. Sarà necessario un congruo lasso di tempo, ed alla fine si verrà a sapere come si siano svolti i fatti ed accertate le responsabilità.

Tuttavia due elementi sembrerebbero essere sufficientemente appurati: il Genovese aveva appena ricevuto la patente già sospesa per possesso di droga ed al momento dell’incidente era positivo sia al test per l’alcool sia per la droga.

Il problema della droga si ripropone quindi in tutto il suo peso.

Tutti i legalisti garantisti guardano con tenerezza il drogato ma nessuno di loro ha un minimo di pietà per le vittime dei loro comportamenti.

Fatto si è che la droga non dovrebbe circolare: commercio, detenzione e spaccio dovrebbero corrispondere a severe pene detentive, per le quali non siano possibili né grazia né indulto. Dovrebbe essere una conseguenza automatica, priva della possibilità di attenuanti. Un entry level di trenta anni di lavori forzati sembrerebbe essere il minimo concepibile.

Siamo perfettamente consci del grande giro di denaro che è legato alla droga e del grande potere corruttore del medesimo: gente proba nel poco è assoldata alzando il compenso. Siamo altresì consci del fatto che il giro della droga non potrebbe sussistere senza il fiancheggiamento e patrocinio di politici, alti burocrati dello stato, magistrati ed anche infiltrati nelle forze dell’ordine, che ne traggono guadagni illeciti quanto per loro ben gratificanti.

Esattamente come siamo altrettanto perfettamente consci di come i collusi con il mondo della drogasi rivestano e si ammantino di untuosa piaggeria, cercando sempre di fa leva su sentimenti mal condizionati e non supervisionati dalla mente, dalla ragione. Di fronte ai cadaveri massacrati di due ragazzine ogni ragionamento è inutile, e la pena di morte sarebbe auspicabile.

Il medico pietoso rende le piaghe purulente.

Codesta genia dovrebbe essere costretta a guardare negli occhi i genitori di quelle due ragazzine assassinate: che cerchino di convincere quei padri e quelle madri che il drogarsi è bello, diritto inalienabile.

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Pietro Genovese positivo ai test: aveva un tasso alcolemico di 1,4

Il figlio del regista Paolo Genovese aveva un tasso alcolemico di 1,4 quando ha travolto Gaia e Camilla su corso Francia sabato notte. Confermata inoltre la positività a sostanze stupefacenti Aveva e da poco riavuto la patente sospesa per possesso di hashish.

Pietro Genovese aveva un tasso alcolemico di 1,4 quando ha travolto Gaia e Camilla su corso Francia sabato notte. Come neo patentato la legge prevederebbe un valore pari a zero. Confermata la positività a sostanze stupefacenti. Lo dicono i risultati definitivi sui test effettuati. Il 20 enne aveva inoltre da poco finito di «scontare» il periodo di sospensione della patente scattato in automatico dopo essere stato trovato in possesso di hashish.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Stato assassino e Gavio correi. Crollato un altro ponte autostradale.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-24.

2019-11-24__Astm 002


2019-11-24__Astm 001

Guardate bene questi volti e leggete bene codesti nomi.

– Si son fatti regalare dallo stato 1,423 km di rete autostradale, quando il PD imperava a piacer suo.

– Hanno imposto pedaggi medievali (in Germania, per esempio, le autostrade sono gratuite).

– Tutti i guadagni cavati dal sangue del Contribuente sono stati spesi per finanziare il Gruppo Gavio, via una rete satellite di società.

Siamo chiari. Il Gruppo Gavio in realtà appartiene ai Contribuenti italiani, che dovrebbero riprendersi il maltolto.

Lo stato che controlli se i ponti autostradali reggono?

Ma di quando in qua gli amici degli amici vanno a mettere il naso negli affari altrui?

Stato assassino e Gavio correi, esattamente come l’allegra combriccola di Autostrade, quella del Ponte Benetton.

Ma i cristallini pentastellati mai si erano accorti di tutto ciò?

A parole giustizialisti, poi, anche loro, con il muso nella greppia.

Di Maio-Grillo: “Nuovo contratto governo, con la sinistra possiamo fare progetti”

«Il fondatore: “Luigi non va sostituito. Io ci sarò di più”. E aggiunge: “In Emilia Romagna ci andiamo per beneficenza”. Il segretario del Pd Zingaretti: “Bene impegno dei cinquestelle per rilanciare esecutivo giallorosso”»

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«Un tratto di viadotto lungo la Torino-Savona è crollato. Si tratta di una trentina di metri circa di autostrada dei Fiori, dopo l’innesto con la A10, a circa un chilometro e mezzo da Savona verso Altare»

«Da una prima verifica dei vigili del fuoco sembra che il crollo del viadotto non abbia coinvolto persone»

«Si temono altre frane nella stessa zona di Altare, dove la collina ha ceduto facendo crollare il viadotto»

«L’autostrada resta chiusa in entrambe le direzioni.»

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Il Gruppo Gavio è il gestore dell’autostrada A6. È orami un gruppo internazionale.

Autostrade, gruppo Gavio secondo al mondo dopo Atlantia Abertis

«Seconda realtà per chilometri di autostrade gestiti. Il traguardo è stato tagliato grazie all’aggiudicazione in Brasile da parte della controllata EcoRodovias, che ha presentato la migliore offerta con una riduzione del 33,14% sulla tariffa base di pedaggio. ….

In questo modo ora, il gruppo, operativo attraverso Astm e Sias, controlla 4.539 chilometri di vie a pedaggio, alle spalle di Atlantia Abertis (prima con 14.095 chilometri) ma davanti alla francese Vinci (4.443 chilometri).»

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ASTM. Concessioni autostradali

«ASTM vanta una consolidata esperienza nei settori dello sviluppo, del finanziamento, della gestione e della manutenzione di infrastrutture stradali ed autostradali.

Oggi il Gruppo, attraverso la controllata SIAS e la co-controllata EcoRodovias, è il secondo operatore al mondo nella gestione di autostrade a pedaggio con 4.594 km di rete in Italia, Brasile e Regno Unito.

In particolare il Gruppo, attraverso SIAS, gestisce in Italia circa 1.423 km di rete, rappresentando il primo operatore nell’area del nord-ovest del Paese, una delle aree con il maggior reddito pro-capite d’Europa.

Attraverso EcoRodovias, tra i principali player infrastrutturali del Brasile, il Gruppo gestisce nel Paese 3.087 km di rete.

Infine, il Gruppo è presente nel Regno Unito attraverso la partecipazione in Road Link, che gestisce circa 84 km di rete tra Newcastle e Carlisle.»

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Argo Finanziaria.

«Argo Finanziaria S.p.A. è una holding che fa parte del Gruppo Gavio, a sua volta controllata dagli eredi di Marcellino Gavio.

Fa parte dello stesso gruppo anche Aurelia S.p.A., che è attiva nel settore dei trasporti e della logistica con numerose società, detenendo inoltre una partecipazione del 3,5% nel Gruppo Ferrovie Nord Milano.

Il Gruppo Gavio che attraverso Argo Finanziaria e Aurelia, di cui è l’unico socio, controlla la sub-holding ASTM S.p.A. che è a sua volta socio di riferimento della SIAS S.p.A. (Società Iniziative Autostradali e Servizi), è il quarto operatore autostradale al mondo con 3.320 km di rete in concessione: 1.460 km in Italia dove è il secondo gestore, solo dopo Autostrade per l’Italia e 1.860 km in Brasile con EcoRodovias, controllata attraverso IGLI S.p.A..»

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Gian Maria Gros-Pietro

«Presidente del Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo dall’aprile 2016, dopo essere stato Presidente del Consiglio di Gestione dal maggio 2013, è attualmente Presidente (non esecutivo e indipendente) di ASTM S.p.A.

E’ Vice Presidente Vicario di ABI, fa parte del suo Comitato Esecutivo ed è membro del Comitato Corporate Governance di Borsa Italiana.

Presso l’Università LUISS, di cui attualmente è consigliere di amministrazione, ha diretto il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dal 2004 al 2011.

Professore ordinario di Economia dell’Impresa, prima all’Università di Torino e poi in LUISS è stato Direttore, dal 1974 al 1995, dell’Istituto di Ricerca sull’Impresa e lo Sviluppo, il Maggior organo del Consiglio Nazionale delle Ricerche in campo Economico.

E’stato per nove anni (2005-2014) Consigliere Indipendente di Fiat, presiedendone anche l’Audit Committee e dal 2002 al 2010 è stato Presidente di Atlantia. Tra gli incarichi precedenti, di particolare rilievo la Presidenza di ENI (1999-2002) e di IRI (1997-1999).

In campo bancario è stato Consigliere del Credito Valtellinese (2010-2012), Presidente del Credito Piemontese (2009-2011), Senior Advisor per l’Italia di Sociétè Générale Corporate & Investment Banking ( 2005-2009) membro dello European Advisory Board di Rothschild & Cie Banque (2002-2005) Consigliere di Banca CRT (2000-2002).»

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Così la fedele testata La Repubblica dipinge Gros Pietro:

«Gros-Pietro è uno dei più importanti boiardi di Stato della seconda Repubblica ma con una solida formazione, politica, che poggia le fondamenta nella Prima Repubblica. ….

È stato anche numero uno di Federtrasporti. E poi Benetton e il piemontesissimo Gruppo Gavio: è stato presidente dal 2002 al 2010 di Atlantia, sinonimo di gestion i autostradali, dov’è stato portato dal suo amico alessandrino Fabrizio Palenzona. ….

Se Gros-Pietro è ai vertici di Intesa Sanpaolo deve ringraziare, tra gli altri, l’attuale assessore alla Sanità del Piemonte Antonio Saitta che, in occasione del rinnovo dei vertici della Compagnia di San Paolo, nel 2012, lo indicò. ….

Allora Saitta era il presidente della ormai scomparsa Provincia di Torino ….

D’altronde il professore proviene dal vivaio politico culturale della Dc della Prima Repubblica e della Cisl di Carlo Donat Cattin. ….

Insomma Gros-Pietro ha alle spalle un milieu politico di rilievo: la vecchia sinistra tardodemocristiana che ha trovato casa, in diverse correnti, nel moderno Pd.»

L’impero degli amici degli amici del partito democratico si è arricchito, e continua ad arricchirsi, alle spalle del Contribuente italiano.

Votare partito democratico significa solo alimentare questa catena di corruzione.

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Crolla tratto viadotto su Torino-Savona

Cedimento su Autostrada Fiori, per ora non risultano vittime.

Un tratto di viadotto lungo la Torino-Savona è crollato. Si tratta di una trentina di metri circa di autostrada dei Fiori, dopo l’innesto con la A10, a circa un chilometro e mezzo da Savona verso Altare. Sul posto stanno intervenendo i vigili del fuoco. Il cedimento è avvenuto sulla autostrada A6, gestita dal Gruppo Gavio.

Da una prima verifica dei vigili del fuoco sembra che il crollo del viadotto non abbia coinvolto persone. I vigili del fuoco sul posto continuano nelle attività, verificando l’eventuale presenza di un’auto, segnalata da alcuni testimoni.

Del mezzo però al momento non c’è traccia.

Si temono altre frane nella stessa zona di Altare, dove la collina ha ceduto facendo crollare il viadotto. La zona è sorvolata da un elicottero dei vigili del fuoco e sono in corso le verifiche statiche delle case sulla collina. L’autostrada resta chiusa in entrambe le direzioni.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Trenta. 141€ di affitto al mese. Ha mentito come solo una M5$ può fare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-21.

2019-11-21__Trenta 001

Il movimento cinque stelle si era presentato come l’acerrimo nemico di casta e privilegi, raccogliendo i voti di tanta gente disperata: erano i novelli giacobini, gente che faceva dimettere alte cariche anche solo sulla base di una denuncia, di un sospetto.

Volevano farci credere di essere i nuovi catari.

Avrebbero voluto, ma M5$ si nasce, mica che lo si diventi.

Il caso Trenta è significativo.

Diventata ministra della difesa lascia il suo alloggio romano per trasferirsi in uno statale, 180 metri quadrati vicino a piazza san Giovanni in Laterano.

Secondo quanto risulta alla Difesa

«il canone mensile è di 141,76 euro mentre vengono versati 173,19 euro per l’utilizzo del mobilio». Totale 314,95 euro, arredamento compreso»

«Una cifra ben inferiore a quella che la stessa Trenta aveva sostenuto di pagare:»

«Oltre 540 euro, che è tanto»

Ma le maldestre bugie hanno le gambe corte.

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Ma mica che questo basti.

«Quanto accertato finora dimostra che sono bastate poche ore per avere la certezza che l’assegnazione sarebbe stata trasferita dalla moglie al marito»

«Il 5 settembre, giorno delle dimissioni del governo Conte, ha segnato l’uscita dal dicastero di Trenta»

«Nemmeno 24 ore dopo il marito è stato infatti nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa»

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Riassumiamo.

– È notorio come gli appartamenti di lusso da 180 metri quadrati, locati in piazza san Giovanni in Laterano a Roma, siano affittati a 141.76 euro mensili. E per buon peso, con altri 173.19 euro mensili si ottiene l’uso di mobilio di lusso.

– Esattamente come è cosa notoria che una pratica burocratica di trasferimento di locazione si esplica in poche ore: basterebbe solo chiederlo alla fila di persone che hanno richiesto una casa popolare.

– La fulminea nomina del consorte ad aiutante di campo del segretario generale della Difesa è solo onore al merito, di essere sposato con cotanta moglie.

– Ma la chicca è l’inutile e maldestra bugia. Prima la ex-ministra afferma che avrebbe pagato oltre 540 euro di affitto al mese, per poi essere sbugiardata dai dati di fatto: 171.76 euro. Un proverbio ci ricorda che chi è bugiardo è ladro.

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Ed adesso?

Mica che M5$ abbia radiato la Trenta: tra complici ci si intende benissimo.

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Corriere. 2019-11-21. L’ex ministra Trenta e il marito pagavano 141 euro d’affitto per la casa

L’ex ministra della Difesa: «Mio marito ha presentato la rinuncia». Aveva detto di versare 540 euro al mese per una casa da 180 metri quadrati vicino a piazza san Giovanni in Laterano.

ROMA — Elisabetta Trenta ha deciso di traslocare prima di essere cacciata dai 5 Stelle. A convincerla sono state le pressioni dei vertici del Movimento, primi fra tutti Luigi Di Maio e Stefano Buffagni, ma soprattutto il rischio di essere sbugiardata in Parlamento. La relazione preparata al ministero della Difesa per rispondere alle interrogazioni di deputati e senatori sull’alloggio di servizio che aveva ottenuto quando era ministra e poi ha fatto assegnare al marito, svela infatti nuovi dettagli sulla procedura seguita. E soprattutto il canone mensile: 141,76 euro. Una cifra ben inferiore a quella che la stessa Trenta aveva sostenuto di pagare: «Oltre 540 euro, che è tanto». Si chiude dunque il «caso», ma rimane aperta l’inchiesta e soprattutto la ferita nei rapporti con i Cinque Stelle che l’avevano sfidata a «chiedere l’assegnazione di un nuovo appartamento, se davvero ha i titoli per averlo».

La rinuncia

Sono le 9 di ieri quando Trenta si arrende e parla anche a nome del coniuge, il maggiore dell’esercito Claudio Passarelli: «È tutto regolare, ma mio marito ha comunque presentato un’istanza di rinuncia per l’alloggio. Traslocheremo». A Radio24 aggiunge: «Nulla ci fa sentire in imbarazzo, lo facciamo per salvaguardare la serenità della famiglia, spero che questo atto di amore serva a tacitare la schifezza mediatica che è caduta su di me». Poi affronta il problema con il Movimento. Domenica aveva detto di aver «spiegato a Di Maio come stanno le cose», ora si sfoga: «Non sono stata trattata bene, ma nei valori del M5S ci credo, non ho nessuna intenzione di lasciare il Movimento. Mi è dispiaciuto che, prima di parlare e giudicare, nessuno mi abbia chiamata per chiedermi come stanno le cose. La mia faccia è pulita, non smetterò di fare politica e di essere del Movimento. Ma forse una pausa di riflessione me la prendo, non ho deciso nulla». E sul suo rapporto con il capo politico — al quale si era proposta come uno dei dodici «facilitatori» — aggiunge: «Credo che Di Maio, con cui ho parlato, abbia capito le mie ragioni. Io sono un militare e so che prima di comandare le persone ci si parla, so che un comandante difende i propri uomini».

La procedura

A questo punto saranno l’indagine amministrativa avviata dallo Stato maggiore e quella della Procura militare a dover stabilire se la procedura sia stata corretta. Quanto accertato finora dimostra che sono bastate poche ore per avere la certezza che l’assegnazione sarebbe stata trasferita dalla moglie al marito. Il 5 settembre, giorno delle dimissioni del governo Conte, ha segnato l’uscita dal dicastero di Trenta. Nemmeno 24 ore dopo il marito è stato infatti nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa. Trenta — così come prevede la legge — aveva 90 giorni per liberare l’alloggio e tornare nel proprio appartamento al quartiere Pigneto. Invece il 2 ottobre la pratica è stata chiusa e le carte relative a quella stessa casa sono state intestate a Passarelli. Secondo la versione fornita dallo Stato Maggiore «Passarelli aveva dichiarato di possedere un immobile a Roma e un altro a Campobasso che ai fini dell’assegnazione non rappresentava motivo ostativo perché il personale titolare di alloggio Asi può usufruire di un appartamento di servizio pur disponendo di proprietà alloggiativa nella stessa circoscrizione».

Il prezzo mensile

Spetterà ai magistrati accertare se davvero questo iter sia legittimo, se possano esserci stati favoritismi. La Difesa stabilirà invece se Passarelli abbia diritto a un nuovo alloggio di servizio. Di certo rimane che la cifra pagata ogni mese dalla coppia è ben inferiore a quella comunicata pubblicamente dalla ex ministra. E anche questo sarà sottolineato in Parlamento. Secondo quanto risulta alla Difesa «il canone mensile è di 141,76 euro mentre vengono versati 173,19 euro per l’utilizzo del mobilio». Totale 314,95 euro, arredamento compreso.

Pubblicato in: Cina, Criminalità Organizzata

Hong Kong. Inizia il redde rationem. Non sarà per nulla indolore.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-20.

Brüghel il Vecchio. La parabola dei ciechi.

La pazienza dei cinesi è proverbiale e l’imbecillità dei rivoltosi abissale.

Arroccandosi nel Politecnico di Hong Kong, quasi fosse stato fortezza inespugnabile, hanno ripetuto l’errore di Vercingetorige ad Alessia. Alla polizia cinese è bastato stare ferma e calma, aspettando che avessero fame, e quindi si arrendessero.

L’obiettivo era quello di prenderli vivi, per poterli interrogare in tutta tranquillità.

Da fonti solitamente molto bene informate, i terroristi arrestati hanno iniziato a vuotare rapidamente il sacco: nomi, cognomi, indirizzi, mandanti, denaro ricevuto e da chi, etc. Dimessa l’usuale tracotanza di una inverosimile impunità e di un pronto aiuto straniero, stanno razionalizzando che li aspettano condanne dai venti ai quaranta anni di lavori forzati. Al contrario dell’occidente, in Cina il teppismo violento ed il terrorismo armato sono gravi reati.

Il frutto degli interrogatori è stato rapido: altri 1,1000 terroristi sono stati arrestati, ed a loro volta stanno collaborando con gli inquirenti.

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«Cina, costituzionalità è nostra competenza»

«Sono le 14,30 quando al posto di blocco della polizia davanti al Politecnico cominciano a sfilare a uno a uno o a gruppetti di tre o quattro i ragazzini a capo chino. Si stanno arrendendo dopo una settimana di occupazione e tre giorni di battaglia dentro PolyU, una delle prestigiose università di Hong Kong trasformata in fortezza dal movimento democratico e anti-cinese. La notte scorsa sono stati circa 600 gli studenti guerriglieri che sono usciti dal campus, stremati dopo la lotta. Per i 200 minorenni solo identificazione e poi a casa. Per i 400 sopra i 18 anni, arresto e denuncia criminale.»

«Ed ecco la scena a cui abbiamo assistito al posto di blocco di Hong Chong Road. Ci sono una cinquantina di poliziotti, compresi tre ufficiali del liaison office con la stampa: e infatti questa è un’operazione d’immagine per la polizia di Hong Kong. Mostrano alle telecamere gli sconfitti, i «rivoltosi criminali» (come li hanno definiti) che si sono finalmente arresi. I minorenni sono accompagnati da gente in borghese, operatori sociali o personale dell’università.»

«Altri sono scortati dai poliziotti, hanno i polsi legati dietro la schiena e il capo chino: per loro la prossima fermata non è casa, ma la prigione»

«Una gogna per tutti, organizzata dalla Hong Kong Police Force che sente di aver vinto la battaglia del Politecnico e ora ritiene più utile convincere i duri a uscire da soli uno alla volta piuttosto che dare l’assalto finale. Meglio così, dal punto di vista della sicurezza, ma l’esposizione mediatica (di cui siamo parte e testimoni) lascia pensare.»

«i rivoltosi devono fermare la violenza, lasciare le armi e seguire le indicazioni della polizia»

«La Cina rivendica l’autorità esclusiva sulle questioni costituzionali di Hong Kong e condanna la decisione dell’Alta Corte dell’ex colonia che ha giudicato ieri l’incostituzionalità del divieto di indossare le maschere in pubblico, varato lo scorso mese per frenare le manifestazioni di massa»

«”Nessun’altra istituzione ha il diritto di giudicare o di prendere decisioni se non il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo”, ha commentato in una nota Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari legislativi»

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Bene.

La situazione inizia a schiarirsi e, senza il nucleo duro degli irriducibile, la sommossa di Hong Kong i terroristi rivoltosi sembrerebbero essere sulla via del declino.

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Hong Kong, Carrie Lam punta a ‘soluzione pacifica’

Cina, costituzionalità è nostra competenza

Sono circa 30 i manifestanti che hanno lasciato questa mattina il Politecnico di Hong Kong, sotto l’assedio della polizia da oltre due giorni. Secondo il network pubblico Rthk, gli studenti si sono arresi alla polizia intorno alle 10:00 (le 3:00 in Italia), chiedendo aiuto al personale paramedico che ha fornito coperte d’emergenza e sedie a rotelle. Quasi contestualmente, la governatrice Carrie Lam ha detto in conferenza stampa che oltre 100 persone erano ancora arroccate nel campus, mentre 600 erano andate via, tra cui 200 minori.

Carrie Lam si è detta “molto preoccupata per la pericolosa situazione” del Politecnico assediato dalla polizia, puntando ad avere “una soluzione pacifica” per superare lo stallo. 

La governatrice ha assicurato che non c’è la necessità di chiedere aiuto all’Esercito di liberazione popolare, le forze armate di Pechino, fino a quando il suo governo e la polizia riusciranno a gestire con competenza le violente turbolenze nella città. In conferenza stampa, la Lam ha invitato i cittadini a “non dare interpretazioni eccessive” al gesto dei soldati cinesi che sabato hanno aiutato a rimuove mattoni e detriti dalle strade. Un gesto che la Lam ha definito “non inconsueto”.
La Lam ha spiegato che tra le 600 persone andate via dal campus, c’erano anche 200 minori: la resa senza condizioni annunciata dalla polizia include l’immediato arresto una volta usciti dalla struttura, ma la governatrice ha detto che i manifestanti con meno di 18 anni sarebbero stati solo identificati, senza escludere possibili indagini future. Per i 400 residui, invece, sono scattate subito le manette. “Useremo ogni strumento possibile per continuare a convincere e a organizzare per quanti sono rimasti l’uscita dal campus il prima possibile in modo che tutta la vicenda possa finire in modo pacifico”, ha aggiunto la governatrice. A tal proposito, “l’obiettivo può essere raggiunto solo con la piena cooperazione dei manifestanti: i rivoltosi devono fermare la violenza, lasciare le armi e seguire le indicazioni della polizia”.
La Cina rivendica l’autorità esclusiva sulle questioni costituzionali di Hong Kong e condanna la decisione dell’Alta Corte dell’ex colonia che ha giudicato ieri l’incostituzionalità del divieto di indossare le maschere in pubblico, varato lo scorso mese per frenare le manifestazioni di massa. “Nessun’altra istituzione ha il diritto di giudicare o di prendere decisioni se non il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo”, ha commentato in una nota Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari legislativi.

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Hong Kong, la resa degli irriducibili: al Politecnico la gogna degli studenti

L’assedio dell’università è alle battute finali dopo tre giorni di battaglia: altri 400 ragazzi maggiorenni arrestati. La polizia mostra alle telecamere la sfilata degli sconfitti.

Sono le 14,30 quando al posto di blocco della polizia davanti al Politecnico cominciano a sfilare a uno a uno o a gruppetti di tre o quattro i ragazzini a capo chino. Si stanno arrendendo dopo una settimana di occupazione e tre giorni di battaglia dentro PolyU, una delle prestigiose università di Hong Kong trasformata in fortezza dal movimento democratico e anti-cinese. La notte scorsa sono stati circa 600 gli studenti guerriglieri che sono usciti dal campus, stremati dopo la lotta. Per i 200 minorenni solo identificazione e poi a casa. Per i 400 sopra i 18 anni, arresto e denuncia criminale.

Acqua e frecce

Si calcola che all’interno della fortezza PolyU oggi siano rimasti tra i 100 e i 200 irriducibili. C’è una trattativa in corso per evitare un nuovo scontro nello sgombero inevitabile, ora che hanno quasi esaurito frecce, mattoni, bottiglie incendiarie e anche acqua potabile.

I minorenni accompagnati

Ed ecco la scena a cui abbiamo assistito al posto di blocco di Hong Chong Road. Ci sono una cinquantina di poliziotti, compresi tre ufficiali del liaison office con la stampa: e infatti questa è un’operazione d’immagine per la polizia di Hong Kong. Mostrano alle telecamere gli sconfitti, i «rivoltosi criminali» (come li hanno definiti) che si sono finalmente arresi. I minorenni sono accompagnati da gente in borghese, operatori sociali o personale dell’università. Ci dice uno di loro, in maglietta bianca e pantaloncini da spiaggia che ha appena telefonato a casa con lo smartphone: «Non mi arrestano, ho 17 anni. Però potrebbero incriminarmi dopo, così mi hanno spiegato». Altri sono scortati dai poliziotti, hanno i polsi legati dietro la schiena e il capo chino: per loro la prossima fermata non è casa, ma la prigione.

La strategia

Una gogna per tutti, organizzata dalla Hong Kong Police Force che sente di aver vinto la battaglia del Politecnico e ora ritiene più utile convincere i duri a uscire da soli uno alla volta piuttosto che dare l’assalto finale. Meglio così, dal punto di vista della sicurezza, ma l’esposizione mediatica (di cui siamo parte e testimoni) lascia pensare.

La signora che urla: «Tenete duro»

Ci sono anche cittadini di Hong Kong allo slargo dove si sta svolgendo la resa degli ultimi studenti di PolyU. Partono grida di solidarietà da una signora col volto coperto da una mascherina nera: «Ga yau», che in cantonese significa aggiungi olio, tieni duro! È diventato uno degli slogan della protesta democratica. È scesa la notte ora a Hong Kong. Un centinaio di ragazzi sono ancora dentro il campus, incerti sulla prossima mossa: resa o tentativo disperato di fuga? La governatrice Carrie Lam si congratula con la polizia e dice che l’ordine è di lasciar andare a casa i ragazzini e bloccare solo gli altri. Ora gioca la carta della brava madre di famiglia.

*

Hong Kong: ieri arrestate 1.100 persone

Trovate oltre 3.900 molotov alla Chinese University

La polizia di Hong Kong ha eseguito ieri circa 1.100 arresti, in una delle giornate più difficili da quando sono iniziate le proteste pro-democrazia quasi 6 mesi fa. Nel corso delle ispezioni, ha spiegato un portavoce, sono state ritrovate oltre 3.900 molotov nella Chinese University of Hong Kong. Dai suoi laboratori, così come da quelli del Politecnico, sono state portate via pericolose sostanze chimiche. La governatrice Carrie Lam ha parlato di università diventate “fabbriche di armi”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Legge di Bilancio. Eccovi altri 43 miliardi sul groppone. Poi ci sono gli altri ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-05.

Calci nel di dietro

«Passano allo Stato i debiti di Comuni, Città e aree metropolitane, per un totale di 42 miliardi di euro»

«Le modalità del trasferimento saranno definite da un successivo decreto ad hoc»

«Così si evince da un provvedimento inserito nella Legge di Bilancio per il 2020, con cui vengono trasferiti in capo allo Stato 42 miliardi di euro di debito degli enti»

«il problema maggiore dell’indebitamento di Comuni e Città risiede proprio negli interessi dovuti ai creditori; spesso si tratta di cifre elevatissime poiché riferite a mutui contratti molti anni fa che prevedevano dei tassi meno vantaggiosi rispetto a quelli odierni»

«Detto a parole semplici, lo Stato si accollerebbe i mutui aperti dai Sindaci, spetterà poi al Ministero dell’Economia concludere gli accordi con le banche e la Cassa dei depositi e prestiti per stabilire le modalità di pagamento»

«Lo Stato paga i debiti degli enti, come nel Salva Roma …. si prevedeva il passaggio dei debiti della Capitale – circa 12 miliardi – in capo allo Stato, che avrebbe potuto godere di tassi di interesse notevolmente più convenienti »

«A causa della forte opposizione della Lega, la norma era stata quasi completamente stralciata»

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Così facendo tutta la Collettività italiana dovrà accollarsi i debiti fatti da sindaci scotennati.

Si pensi solo all’ottimo uso che hanno fatto del pubblico denaro Appendino e Raggi, che ha reso Roma linda come una sala operatoria, con un sistema di trasporti pubblici al top mondiale.

Così facendo, si premiano gli amministratori disonesti e si bastonano sul cranio amministratori e Contribuenti che hanno mantenuto in pari i bilanci, a costo di severe rinunce.

Altri 42 miliardi caricati sul groppone degli onesti per premiare amministratori degni della Caienna.

Ma alla fine di dovrà bene andare a votare.

Ci vedremo a Filippi.

Nota.

E questo era il Governo che non aveva aumentato il carico sui Contribuenti?

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Lo Stato si carica 42 miliardi di debiti degli enti locali, così dice la Legge di Bilancio

Passano allo Stato i debiti di Comuni, Città e aree metropolitane, per un totale di 42 miliardi di euro. Le modalità del trasferimento saranno definite da un successivo decreto ad hoc.

I debiti degli enti locali passano allo Stato. Così si evince da un provvedimento inserito nella Legge di Bilancio per il 2020, con cui vengono trasferiti in capo allo Stato 42 miliardi di euro di debito degli enti. Si tratta di una manovra molto vantaggiosa per Comuni, Città e aree metropolitane che a causa degli elevati tassi di interesse non riescono a pagare le banche creditrici.

Il provvedimento sulla ristrutturazione dei debiti degli enti riprende quanto era stato proposto con il “Salva Roma”, inserito nel decreto Crescita ma poi stralciato a causa dell’opposizione della Lega, al tempo al Governo al fianco dei grillini.

Lo Stato, grazie alla maggiore affidabilità finanziaria di cui gode, può beneficiare di tassi di interesse agevolati. Per le modalità tecniche dell’accollo dei debiti si dovrà attendere un decreto ad hoc del Ministero dell’Economia, atteso entro la primavera del 2020.

I debiti degli enti passano allo Stato: lo prevede la Legge di Bilancio 2020

Nel testo della Legge di Bilancio per il 2020, approvata “salvo intese”, compare un provvedimento per sanare i debiti degli enti locali, che ad oggi ammontano a circa 42 miliardi di euro.

In questo modo la ristrutturazione dei debiti risulterebbe agevolata poiché lo Stato – a differenza degli enti locali – può beneficiare di tassi di interesse molto più vantaggiosi in quanto la sua affidabilità nel pagamento dei debiti è di gran lunga maggiore rispetto a quella dei singoli Comuni.

Infatti il problema maggiore dell’indebitamento di Comuni e Città risiede proprio negli interessi dovuti ai creditori; spesso si tratta di cifre elevatissime poiché riferite a mutui contratti molti anni fa che prevedevano dei tassi meno vantaggiosi rispetto a quelli odierni. Per questo molti Comuni, soprattutto le realtà più piccole, fanno fatica a pagare e continuano ad accumulare interessi.

Il provvedimento in questione, invece, dovrebbe eliminare questo problema con un doppio vantaggio: gli enti sarebbero alleggeriti dai debiti e le banche otterrebbero il sicuro pagamento dei crediti, anche se con interessi inferiori.

Debiti degli enti allo Stato, le prime ipotesi su come fare

Quanto stabilito dalla Legge di Bilancio sull’accollo dei debiti in capo allo Stato non è supportato dall’indicazione delle modalità tecnico-operative con cui provvedere al passaggio delle somme a debito.

La norma si limita a stabilire che tutti i dettagli dovranno essere indicati in un successivo decreto ad hoc, da emanare entro febbraio 2020.

Intanto iniziano a farsi strada le prime ipotesi. La più probabile sembra essere il trasferimento integrale del debito in capo allo Stato per beneficiare degli interessi agevolati, lasciando all’ente debitore il pagamento della somma. Un grande vantaggio, poiché così facendo si abbasserebbe in maniera drastica il tasso d’interesse preteso dai creditori, che su cifre così elevate influisce notevolmente.

Detto a parole semplici, lo Stato si accollerebbe i mutui aperti dai Sindaci, spetterà poi al Ministero dell’Economia concludere gli accordi con le banche e la Cassa dei depositi e prestiti per stabilire le modalità di pagamento.

Lo Stato paga i debiti degli enti, come nel Salva Roma

Quanto stabilito prende spunto dal tanto contestato “Salva-Roma”, il provvedimento che aveva messo a repentaglio la stabilità del precedente Governo giallo-verde.

Anche qui, si prevedeva il passaggio dei debiti della Capitale – circa 12 miliardi – in capo allo Stato, che avrebbe potuto godere di tassi di interesse notevolmente più convenienti.

A causa della forte opposizione della Lega, la norma era stata quasi completamente stralciata durante la revisione definitiva del decreto Crescita, tuttavia non si esclude che la proposta di consegnare allo Stato anche i debiti di Roma possa tornare alla ribalta.