Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Ong - Ngo

Italia, Portogallo ed il caso Duarte. Ong Jugend Rettet.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-23.

2019-06-22__Portoghese__001

«C’è stato anche un caso giudiziario delicato tra i dossier che il premier Giuseppe Conte ha affrontato nel corso dei colloqui informali a margine del Consiglio europeo: è il caso di Miguel Duarte 26enne volontario portoghese sotto processo in Italia dall’anno scorso con l’accusa di “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”»

«Fonti di Palazzo Chigi, interpellate a riguardo, smentiscono che ci sia stato alcuno scontro tra Conte e Costa sul caso Duarte, in Portogallo studente del Politecnico»

«Il premier Costa, spiegano, ha chiesto a Conte alcune informazioni sulla vicenda e il capo del governo italiano ha dato alcune risposte generiche anche perché – sottolineano le stesse fonti – in Italia la magistratura è indipendente e non è possibile alcuna interferenza dell’esecutivo»

«Duarte – che fa parte della Ong Jugend Rettet – è stato fermato assieme all’intero equipaggio mentre era imbarcato sulla nave Iuventa nel 2017, prima quindi dell’arrivo del governo giallo-verde e della stretta del decreto sicurezza sui flussi. La nave era impegnata nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo»

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Chiariamo immediatamente un spetto importante.

– La nave Iuventa, della ngo – ong – Jugend Rettet non ha per nulla ‘salvato‘ migranti in difficoltà in mare: molto semplicemente se li è andata a prelevare, per fare la tratta dei migranti.

– Con tutti i porti disponibili, la Iuventa ha pervicacemente voluto attraccare in un porto italiano.

– Ogni nazione ha le sue leggi. Chiunque osasse dire in Portogallo che Salazar era un bravo uomo finirebbe all’ergastolo., alla faccia del diritto di parola. Chi in Cina dicesse che Taiwan sia stato indipendente passerebbe brutti momenti, ed in Germania finiscono in galera i genitori che si rifiutassero di far seguire ai propri figli i corsi di educazione sessuale pro lgbt. In Italia la tratta degli schiavi è un reato, e venti anni di carcere sono financo troppo pochi.

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Un’ultima considerazione.

Il Governo italiano è vidimato da delle elezioni che gli hanno conferito la vidimazione popolare.

Ma sia la ogn Jugend Rettet sia Amnistia Internacional Portugal sono associazioni private, la dirigenza delle quali non è nemmeno elettiva: chi mai si credono di essere?

Vogliono avere un peso politico? Ambizione lecita. Ebbene: si presentino alle elezioni e le vincano. Ogni altro comportamento è solo vilenza dittatoriale.


Ansa. 2019-06-22. Migranti, volontario portoghese rischia 20 anni in Italia

C’è stato anche un caso giudiziario delicato tra i dossier che il premier Giuseppe Conte ha affrontato nel corso dei colloqui informali a margine del Consiglio europeo: è il caso di Miguel Duarte 26enne volontario portoghese sotto processo in Italia dall’anno scorso con l’accusa di “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”. Il caso è stato tra i temi trattati nel bilaterale informale – avvenuto a margine del Consiglio Ue tra Conte e il suo omologo portoghese Antonio Costa, considerato un “astro nascente” del socialismo europeo e per questo, assieme al premier spagnolo Pedro Sanchez, tra i leader che sono in prima linea nelle trattative per le nomine dei top jobs. Fonti di Palazzo Chigi, interpellate a riguardo, smentiscono che ci sia stato alcuno scontro tra Conte e Costa sul caso Duarte, in Portogallo studente del Politecnico. Il premier Costa, spiegano, ha chiesto a Conte alcune informazioni sulla vicenda e il capo del governo italiano ha dato alcune risposte generiche anche perché – sottolineano le stesse fonti – in Italia la magistratura è indipendente e non è possibile alcuna interferenza dell’esecutivo. Il colloquio tra Costa e Conte è stato “cordialissimo, è durato diversi minuti e si è parlato solo qualche minuto di questo caso”, sottolineano le fonti governative italiane. Il caso, tuttavia, in Portogallo è da mesi sulle pagine dei giornali. Duarte – che fa parte della Ong Jugend Rettet – è stato fermato assieme all’intero equipaggio mentre era imbarcato sulla nave Iuventa nel 2017, prima quindi dell’arrivo del governo giallo-verde e della stretta del decreto sicurezza sui flussi. La nave era impegnata nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. Ora Duarte rischierebbe 20 anni di carcere. “Invece di essere considerati alleati, difensori dei diritti umani che prestano il loro aiuto, siamo considerati nemici”, ha spiegato solo tre giorni fa – secondo quanto si legge sui media portoghesi – l’organizzazione per i diritti umani “Amnistia Internacional Portugal” che si è proposta come osservatore negli sviluppi giudiziari della vicenda. E in terra lusitana il giovane è anche al centro di una campagna in difesa sua e degli altri volontari della Jugend Rettet: “salvare vite non è un crimine”. 

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Csm. Stanno facendo un colpo di stato e nessuno se ne è accorto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-22.

2019-06-21__Csm__001

Una cosa è essere disonesti e corrotti, ed una del tutto differente è essere scemi: ed i nostri magistrati sono tutto tranne che persone sprovvide.

Sta sviluppandosi un vero e proprio colpo di stato e sembrerebbe che nessuno voglia accorgersene.

Parafrasiamo uno statement detto a suo tempo dal giudice Piercamillo Davigo:

2019-06-21__Csm__002

 

«non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove».

‘non esistono giudici innocenti, ma colpevoli u cui non sono state raccolte le prove’.

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Il caso del giudice Palamara e dei suoi sodali ha messo in evidenza un dato di fatto.

Per entrare in magistratura occorre passare un concorso bandito e gestito dagli stessi magistrati: mi a memoria di uomo riuscì ad entrare in magistratura una persona non raccomandata da un mimetico connubio tra magistrati e politica.

Lo stesso ed identico ragionamento deve essere applicato a tutti i concorsi interni, ai fini di progressione di carriera.

I giudici così entrati negli organici, con posto a vita anche nei quadri più bassi, si eleggono i loro rappresentanti nel Consiglio Superiore della magistratura, organo di autogoverno. Sono ripartiti in fazioni, liste programmatiche, che si contendono il potere di governare in modo insindacabile tutti gli eventi che accadano nel loro ambito.

Chi governa il Csm governa le procure, ossia quegli enti che imbastiscono e gestiscono i processi politici con tutti gli avversari, i nemici, dei padrini politici loro mandanti.

Già nell’agosto 2017 il giudice Davigo si era dimesso dalla giunta ANM perché aveva riscontrato concorsi truccati. Dimesso, ma senza aver denunciato i fatti.

I mandanti peraltro ben evidenti: la corrente egemone nel Pci, transitato fino all’attuale Pd, ove è in corso la bonifica dei renziani, fazione perdente.

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A quadro politico variato, occorre variare la composizione del Csm.

2019-06-21__Csm__004

Ben attenti a leggere ciò che segue:

«Il Plenum del Csm, presieduto dal presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, ha convalidato l’elezione dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli»

E tutto questo con l’avvallo del Presidente Sergio mattarella.

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Se nei magistrati albergasse anche un miserrimo barlume di correttezza democratica, al posto dei giudici dimissionari avrebbero dovuto subentrare giudici militanti delle stesse liste, così da non alterare gli equilibri scaturiti dalle urne.

*

Che i magistrati siano indipendenti lo si vada a raccontare ad altri.

Che siano onesti è un concetto che i magistrati emettono su sé stessi

Ah! Beati i tempi di Al Capone e Lucky Luciano!

Il giudice Piercamillo Davigo sta tessendo il proprio ordito.

Non rallegriamocene poi troppo.


Ansa. 2019-06-21. Csm, Mattarella: ‘Quadro sconcertante e inaccettabile’

“Oggi si volta pagina nella vita del Csm”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al plenum del Csm. “Il saluto e gli auguri  – ha evidenziato il capo dello Stato – sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un’inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile“. 

“Quanto avvenuto – ha sottolineato in un altro passaggio –  ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine Giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica”.

“La reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità cui ho fatto cenno e che occorre sapere restituire alla Magistratura italiana. Di essa i cittadini ricordano i grandi meriti e i pesanti sacrifici anche attraverso l’esempio di tanti suoi appartenenti e hanno il diritto di pretendere che quei meriti e quei sacrifici non siano offuscati”. Lo ha ricordato il presidente Sergio Mattarella intervenendo stamattina al plenum del Csm.

Il Plenum del Csm, presieduto dal presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, ha convalidato l’elezione dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli. I due togati subentrano a Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni, due dei consiglieri che si sono dimessi perché i loro nomi figurano nell’inchiesta di Perugia sulle nomine ai vertici degli uffici.

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Csm e Magistrati. Terrorizzati stanno spiattellando (quasi) tutto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-19

Letamaio 001

Ci sono letamai utili alla agricoltura e letamai tossici per la nazione.


«Il Procuratore generale della Cassazione, dott Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara, l’ex presidente della Associazione nazionale dei Magistrati, indagato, per il reato di corruzione, a Perugia»

Il motto ‘la legge è eguale per tutti’ è una immensa ipocrisia.

I tribunali, e quindi i giudici ci sono per condannare i miseri e gli avversari politici, mentre assolvono sodali, amici, e quanti sia loro ordinato di assolvere. Formano, non tutti, qualcuno di onesto ci sarà pur bene, una associazione per delinquere di stampo mafioso.

Ma chi mai sarà questo giudice Riccardo Fuzio, Procuratore generale della Cassazione?

«Nelle carte l’sms al magistrato. Atti al ministro e al Consiglio superiore ma il procuratore generale dovrà astenersi. A fine maggio è stato registrato un incontro tra i due magistrati ora al vaglio del Csm»

««Digli di non fare niente e quando torno lo chiamo». È questo il messaggio che a metà maggio il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, avrebbe fatto arrivare al magistrato Luca Palamara dopo aver saputo che era stato indagato a Perugia per corruzione»

«A dirlo — in una conversazione intercettata — è il consigliere del Csm Luigi Spina, finito sotto inchiesta per aver rivelato allo stesso Palamara che l’organo di autogoverno aveva ricevuto comunicazione della sua iscrizione nel registro degli indagati, fornendo dettagli sulle prove a suo carico»

«Il 27 maggio è stato registrato un incontro tra Fuzio e Palamara per parlare proprio di quanto stava accadendo»

«La trascrizione del colloquio è ora all’esame dell’ufficio di presidenza del Csm e del ministro della Giustizia per l’eventuale avvio dell’azione disciplinare»

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E, se la legge fosse davvero eguale per tutti, quell’allegra combriccola avrebbe dovuto da tempo essere agli arresti in cella di isolamento, per non dar loro modo di inquinare le prove. Oppure messi in cella con un drogato in crisi di astinenza.

Così invece un club di collusi giudicherà con benigna clemenza i propri affiliati che ‘hanno avuto un incidente di percorso‘.

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Ma questo è solo l’aspetto folkloristico.

«Da parte sua, Roberto Fico, Presidente della Camera, M5S, della corrente dei “puri e duri”, non ha, sinora, dato alcuna indicazione agli uffici di Montecitorio sullo stop della corresponsione del maxi-stipendio al deputato renziano, Luca Lotti. Il parlamentare toscano non ha dato ai cittadini una bella immagine della Camera, attovagliandosi, nottetempo, per decidere sui nuovi Capi di alcune Procure, con la toga calabrese».

Già.

Dei mandanti non si sussurra nulla.

Il Presidente della Camera Roberto Fico, che se la sta dando da grillino nudo e puro, non ha preso nessuno provvedimento nei confronti dell’on Lotti, che se la spassa beato.

Orbene, Mr Fico mette chiaramente in evidenza di quale tempra sia i grillini.

Pronti a gridare alla rovina della democrazia per uno scontrino dimenticato, è poi zitti, magari anche con il muso nella greppia, quando si parla di faccende come questa. Ma vi ricordate, amici miei, che la Consip altro non è che la Concessionaria Servizi Informativi Pubblici e gestisce il sistema degli approvvigionamenti dello Stato? Un giro stratosferico di oltre quindici miliardi l’anno, a beneficio dello stato e dei pochi intimi amici.

Sta succedendo in Italia quello che era successo in Polonia, Ungheria e Romania, nazioni che cercarono di sbarazzarsi dei giudici di sinistra corrotti marci, incorrendo immediatamente nelle ire dell’Unione Europa,che tanto tutela i giudici liberal.


Palamara, stipendione sospeso. Perchè Fico continua a sganciarlo a Lotti?

Il Procuratore generale della Cassazione, don Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara

Il Procuratore generale della Cassazione, don Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara, l’ex presidente della Associazione nazionale dei Magistrati, indagato, per il reato di corruzione, a Perugia.

Da parte sua, Roberto Fico, Presidente della Camera, M5S, della corrente dei “puri e duri”, non ha, sinora, dato alcuna indicazione agli uffici di Montecitorio sullo stop della corresponsione del maxi-stipendio al deputato renziano, Luca Lotti. Il parlamentare toscano non ha dato ai cittadini una bella immagine della Camera, attovagliandosi, nottetempo, per decidere sui nuovi Capi di alcune Procure, con la toga calabrese, che non era stimata (eufemismo) dal compianto ex Capo dello Stato ed ex Presidente del CSM, Francesco Cossiga (1928-2010).

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«Digli che quando torno lo chiamo» Così Fuzio rassicurò Palamara

Nelle carte l’sms al magistrato. Atti al ministro e al Consiglio superiore ma il procuratore generale dovrà astenersi. A fine maggio è stato registrato un incontro tra i due magistrati ora al vaglio del Csm.

«Digli di non fare niente e quando torno lo chiamo». È questo il messaggio che a metà maggio il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, avrebbe fatto arrivare al magistrato Luca Palamara dopo aver saputo che era stato indagato a Perugia per corruzione. A dirlo — in una conversazione intercettata — è il consigliere del Csm Luigi Spina, finito sotto inchiesta per aver rivelato allo stesso Palamara che l’organo di autogoverno aveva ricevuto comunicazione della sua iscrizione nel registro degli indagati, fornendo dettagli sulle prove a suo carico.

Gli atti trasmessi

Il 27 maggio è stato registrato un incontro tra Fuzio e Palamara per parlare proprio di quanto stava accadendo. La trascrizione del colloquio è ora all’esame dell’ufficio di presidenza del Csm e del ministro della Giustizia per l’eventuale avvio dell’azione disciplinare. Su tutti i nuovi atti, arrivati dalla Procura di Perugia che conduce l’inchiesta su Palamara, si pone però un problema di incompatibilità, perché Fuzio è uno dei tre componenti del vertice del Csm e appare scontato che dovrà astenersi, lasciando ogni scelta al vicepresidente David Ermini e al primo presidente della Suprema Corte Giovanni Mammone.

Un nuovo caso si apre dunque nella vicenda che sta scuotendo la magistratura, per gli incontri tra i consiglieri dell’organo di autogoverno e i due parlamentari del Pd — Cosimo Ferri e Luca Lotti, imputato a Roma per la vicenda Consip — per decidere il nuovo procuratore della Capitale e gli altri capi degli uffici giudiziari ritenuti strategici dal gruppo per controllare le inchieste più importanti e quelle che li coinvolgevano direttamente.

«Mi sono messaggiato»

Le notte del 16 maggio Spina rivela a Palamara l’avvio della pratica. Il pubblico ministero si altera, chiede conto di quello che sta accadendo al Csm su quel fascicolo. Chiede «che c… ha fatto Riccardo?». Spina lo informa che «Riccardo è all’estero». Gli inquirenti sono sicuri che stiano parlando di Fuzio. Svolgono verifiche e accertano che in quei giorni il procuratore generale è effettivamente lontano dall’Italia per una missione istituzionale. In ogni caso il resto della conversazione fornisce la certezza che stiano parlando di lui.

Palamara: «Riccardo che ha detto?».

Spina: «Riccardo è all’estero… mi sono messaggiato».

Palamara: «Ah e tu hai detto a Riccardo… hai detto di non fare niente».

Spina: «Mi sono messaggiato».

Palamara: «E che ha detto?».

Spina: «Ha detto a te non fa… “digli di non fare niente e quando torno lo chiamo”… questo mi ha scritto».

Palamara: «No io non faccio proprio niente».

Spina: «Riccardo evidentemente… sarà arrivata al consiglio… oggi sarà arrivata pure a lui».

Il faccia a faccia

Qualche giorno dopo Fuzio rientra a Roma ed evidentemente ha un contatto con Palamara. Il 27 maggio si incontrano nel suo ufficio e parlano dell’indagine. Il pubblico ministero vorrebbe saperne di più. Tre giorni dopo l’inchiesta viene svelata con un’operazione eseguita dalla Guardia di Finanza che perquisisce la casa e l’ufficio di Palamara, mentre notifica a Spina un invito a comparire per rivelazione di segreto e favoreggiamento. Si scopre che proprio il magistrato ha messo intorno allo stesso tavolo politici e magistrati per la spartizione delle poltrone. Il Csm viene travolto, quattro consiglieri si dimettono, uno si autosospende. Fuzio avvia nei confronti di tutti l’azione disciplinare. Adesso saranno altri a dover decidere eventuali iniziative nei suoi confronti.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Finanza e Sistema Bancario

Diamanti. Tribunale condanna banca a rifondere cliente.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-19.

Banco Popolare Milano 001

La faccenda dei diamanti è tristemente nota.

Funzionari di banca suggerivano ai clienti l’acquisto di diamanti presso una società terza ed amica, la quale praticava prezzi di acquisto molto gonfiati. I clienti che fossero caduti in questa truffa si sarebbero ritrovati i mano pietre di scarso valore e molto difficilmente rivendibili.

Diamanti. Chi vive di illusione muore di certezze. Investimento opinabile.

«inchiesta della procura di Milano che ha portato la guardia di finanza ad eseguire un sequestro preventivo di oltre 700 milioni di euro, anche a carico di cinque banche. In particolare, da quanto si è saputo, il cantante avrebbe investito 2,5 milioni di euro»

«L’indagine è coordinata dall’aggiunto Riccardo Targetti e dal pm Grazia Colacicco, nella quale risultano indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti anche cinque banche: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti.»

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Diamanti. Lo scandalo si allarga. – Bloomberg.

«In 2014, Massimo Balestra received a call from an employee at his bank, offering a risk-free investment “as secure as a wall safe.” The resident of a small northern Italian town ended up spending 6,945 euros ($7,876) on a diamond that he says he hasn’t seen since»

«Balestra is one of almost 100,000 Italians who bought so called “investment diamonds” at the urging of their banks in a widespread arrangement that’s now the target of a criminal investigation by the country’s financial police, according to people with knowledge of the matter»

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Di questi giorni l’evoluzione della faccenda in tribunale.

«La terza sezione civile di Verona ha imposto a Banco Bpm la restituzione della cifra spesa per acquistare le pietre da investimento vendute allo sportello, più interessi e spese legali»

«Il giudice ha preso come riferimento il listino Rapaport, aumentando il valore del 30%.»

«Diciannovemila le cause stimate»

«La storia è quella di una signora, oggi deceduta, che aveva investito in diamanti attraverso gli sportelli bancari una buona parte dei suoi risparmi, 46.222,4 euro»

«[Il giudice] ha quindi stabilito che il valore di mercato delle pietre è oggi di circa un terzo rispetto a quanto pagato dalla signora, quindi 14.015,74 euro»

« Il Tribunale ha lasciato le pietre in mano al nipote e ha sentenziato che la banca deve pagare 32.206,66 euro (46.222,4 euro cui togliere 14.015,74 euro) più gli interessi e le spese legali»

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Come si costata, i diamanti anni or sono erano stati venduti ad un prezzo quasi quadruplo del loro valore attuale, per quanto maggiorato del 30%.

Questa causa costituirà un punto di riferimento giuridico.

Consentiamoci un conto molto grossolano, fatto solo per rendere l’idea..

Diciannovemila cause per un valore unitario medio di 46,222 euro sono una refusione di 878 milioni di euro che le banche interessate dovranno versare ai clienti truffati.


Milano Finanza. 2019-06-17. Diamanti in banca, sentenza lampo a favore del cliente

La terza sezione civile di Verona ha imposto a Banco Bpm la restituzione della cifra spesa per acquistare le pietre da investimento vendute allo sportello, più interessi e spese legali. Il giudice ha preso come riferimento il listino Rapaport, aumentando il valore del 30%. Diciannovemila le cause stimate.

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Avviata nel maggio del 2018, la causa ha chiuso qualche giorno fa, un tempo report per una sentenza di primo grado al Tribunale civile di Verona. Anche perché di mezzo c’è stata l’estate e il fallimento di Intermarket Diamond Business, che hanno allungato i tempi. La storia è quella di una signora, oggi deceduta, che aveva investito in diamanti attraverso gli sportelli bancari una buona parte dei suoi risparmi, 46.222,4 euro.

Nel frattempo la Guardia di Finanza di Milano, in seguito a indagini, è intervenuta su quattro istituti di credito perché la cessione di pietre preziose si configurava come investimento agli occhi dei clienti quando invece non poteva esserlo, dato che non esiste una borsa dei diamanti aperta al pubblico. Inoltre sono stati messi sotto osservazione i prezzi con cui sono state venduti i preziosi, accusati di essere artificiosamente gonfiati.

L’erede ha fatto causa a Banco Bpm  attraverso i legali dell’Adusbef, gli avvocati Camilla e Vincenzo Cusumano. L’istituto lombardo ha sempre scelto la strada della contrattazione singola nel caso dei diamanti, decidendo di volta in volta se trovare un accordo privato. Di solito, secondo quando riferiscono le associazioni dei consumatori, la banca propone al cliente di tenersi la pietra e offre un ristoro medio in contanti fino al 50% del valore pagato per la pietra.

Fatto sta che il giudice Massimo Vaccari della terza sezione civile del Tribunale di Verona ha stabilito un metodo per il ristoro al cliente che forse farà da apripista in Italia. Ha tenuto in considerazione l’ultimo listino Rapaport, un bollettino periodico che riporta il valore medio degli scambi delle pietre fra operatori (non è il prezzo finale) ed è soggetto a oscillazioni del 30%. Il giudice ha quindi fatto tradurre il listino dal dollaro all’euro e ha applicato alla cifra in questione il 30% in più.

Ha quindi stabilito che il valore di mercato delle pietre è oggi di circa un terzo rispetto a quanto pagato dalla signora, quindi 14.015,74 euro. Il Tribunale ha lasciato le pietre in mano al nipote e ha sentenziato che la banca deve pagare 32.206,66 euro (46.222,4 euro cui togliere 14.015,74 euro) più gli interessi e le spese legali. L’istituto però non deve corrispondere il danno morale. Alla fine si arriva ad una cifra attorno a 42mila euro su 46,2 mila euro che la banca ha incassato a suo tempo dalla cliente. Ora l’avvocato ha in mano “un’altra cinquantina di cause, che vanno da poche migliaia di euro a centinaia di migliaia. Anche in questi casi seguirò la via legale già percorsa, il 702 bis con rito sommario, che si è dimostrato molto veloce ed efficace”, spiega l’avvocato Camilla Cusumano a milanofinanza.it.

Nel frattempo, il gruppo Banco Bpm , che ha visto andarsene tre dirigenti apicali per la questione delle pietre collocate agli investitori retail, ha deciso di fare un passo in direzione di una risoluzione con i clienti. E, considerato il fatto che le domande di ammissione al passivo di Intermarket Diamond Business, la società che intermediava i diamanti per conto delle banche, inizieranno a essere esaminate dal tribunale non prima del 5 novembre 2019, offre una scorciatoia. Secondo stime di Aduc si tratta di 19mila richieste.

Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha messo a punto un processo per velocizzare le transazioni con i clienti che, avendo acquistato diamanti da Idb, li hanno ancora in custodia nei caveau gestiti dalla società fallita. L’offerta di Banco Bpm  permetterà di sottoscrivere transazioni in anticipo rispetto ai tempi necessari al fallimento di Idb per la restituzione delle pietre ai legittimi proprietari e di ricevere in maniera celere il rimborso definito.

Significa che chi accetta la proposta non dovrà aspettare di avere la certificazione del tribunale di essere proprietario di una o più pietre effettivamente collocate nel caveau, basta aver presentato la domanda. A quel punto la banca concorda, caso per caso, la cifra da restituire, tenendo fermo il fatto che la pietra verrà poi consegnata dal tribunale al cliente. Banco Bpm  non vuole farsi carico di altri Npl. L’istituto lombardo metterà poi a disposizione un servizio gratuito di customer care (con il supporto di uno studio legale) per assistere i clienti nella compilazione e invio delle istanze di restituzione delle pietre al curatore fallimentare.

Il caso diamanti ha portato tre dirigenti del Banco Bpm  ad andarsene. All’inizio di maggio, il consiglio di amministrazione ha infatti preso atto delle dimissioni del direttore generale del gruppo, Maurizio Faroni. Inoltre il board ha deliberato la risoluzione del rapporto di lavoro dell’ex responsabile Pianificazione e Marketing Retail, Pietro Gaspardo e ha preso atto delle dimissioni dell’ex responsabile del settore Compliance, Angelo Lo Giudice, per pensionamento a partire dallo scorso primo maggio. Tutti e tre i manager sono di estrazione veronese e legati all’ex Banco Popolare. E’ possibile che i tre manager non verranno sostituiti a breve.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Csm. Lotti accusa il Quirinale ed il suo inquilino.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-17.

Quirinale 001

Partito Democratico. La dirigenza sapeva del vermaio Csm e ci sguazzava. Eccome.

«Perché la moglie di Palamara venne assunta in Regione Lazio da #Zingaretti? C’era una contropartita? Se sì, quale? Comincio ad avere qualche sospetto e mi si accendono un po’ di lampadine …»

“Quanti miei colleghi, durante l’azione del nostro Governo e dopo, si sono occupati delle carriere dei magistrati? Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio dipenda da un parlamentare semplice e non da un complicato quanto discutibile gioco di correnti della magistratura? Davvero si vuol far credere che la soluzione a migliaia di nomine sia presa nel dopo cena di una serata di maggio?”.

“Davvero si vuol prendere a schiaffi la realtà in nome dell’ideologia, dell’invidia, dell’ipocrisia?»

«Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio dipenda da un parlamentare semplice?»

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«Luca Lotti dice di aver informato il Quirinale sul Csm»

«Nei servizi sono pubblicati alcuni estratti di intercettazioni dell’ex ministro Pd col sistema “Trojan”»

«Durante la riunione convocata il 9 maggio in un albergo romano per pianificare il voto sul procuratore di Roma, si ribadisce la necessità di puntare su Marcello Viola ed escludere Francesco Lo Voi, ritenuto troppo contiguo alla linea di Giuseppe Pignatone»

«Lotti racconta quindi i dettagli della sua visita al Quirinale»

«”Io ci sono andato – si legge nell’intercettazione pubblicata – e ho detto: “presidente la situazione è questa” e gli ho rappresentato quello che voi mi avete detto più o meno cioè Lo Voi…”.»

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Sono accuse oltremodo pesanti, che mettono adesso in discussione anche il comportamento della massima carica dello stato.

Prendiamo atto che il Colle ha smentito tutto, ma chi si potrebbe oramai fidarsi della parola del Presidente Mattarella?

Non poteva non sapere.

Ribadiamo la urgente necessità di formare una Commissione Parlamentare che abbia sia il potere di indagare, sia di commissariare il Csm nella sua globalità, sia di sospendere i parlamentari coinvolti, sia infine di giudicare e condannare i colpevoli.


Ansa. 2019-06-15. Csm: Lotti, ‘informai il Colle’. Il Quirinale, ‘E’ falso’

Luca Lotti dice di aver informato il Quirinale sul Csm. “E’ falso”, replica il Colle. E’ quanto scrivono oggi alcuni quotidiani. Nei servizi sono pubblicati alcuni estratti di intercettazioni dell’ex ministro Pd col sistema “Trojan”, si scrive. Durante la riunione convocata il 9 maggio in un albergo romano per pianificare il voto sul procuratore di Roma, si ribadisce la necessità di puntare su Marcello Viola ed escludere Francesco Lo Voi, ritenuto troppo contiguo alla linea di Giuseppe Pignatone, si legge nei servizi dei quotidiani. Lotti racconta quindi i dettagli della sua visita al Quirinale.”Io ci sono andato – si legge nell’intercettazione pubblicata – e ho detto: “presidente la situazione è questa” e gli ho rappresentato quello che voi mi avete detto più o meno cioè Lo Voi…”. Frasi che il Colle – interpellato al riguardo – smentisce categoricamente.

 “Appaiono totalmente fuorvianti alcune frasi e ricostruzioni legate al Presidente della Repubblica. Come è evidente dalle intercettazioni io non ho commesso alcun reato, pressione o forzatura. Per il resto, mi sono autosospeso dal Pd in attesa che la situazione si chiarisca. Non c’è altro da aggiungere, se non che una verità sarà sempre più forte di mille bugie”. Così in una nota Luca Lotti, che assicura come “in tanti saranno chiamati a risponderne nelle sedi opportune”. “Anche oggi – prosegue – i principali quotidiani pubblicano intercettazioni senza che nessuno si chieda se sia lecito oppure no. Alcuni giornali poi – utilizzando una frase di Palamara, non mia – provano a raccontare un mio interessamento sulla vicenda Consip: come si capisce bene leggendo, niente di tutto questo è vero. Ancora una volta la verità viene presentata in altro modo e si conferma quanto ho già detto due giorni fa. Peraltro, alcune frasi che mi vengono attribuite non sono assolutamente riferite al vicepresidente del Csm David Ermini.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Partito Democratico. La dirigenza sapeva del vermaio Csm e ci sguazzava. Eccome.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-15.

2019-06-14__Calenda__000

I documenti riportati in fotocopia sono stati estratti dalle pagine Twitter:di #CALENDA e di #Zingaretti.

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Mr Zingaretti ben conosceva il giudice Luca Palamara. Al punto tale che la moglie del pm è stata per quasi tre anni dirigente della Regione Lazio a guida Zingaretti.

«Perché la moglie di Palamara venne assunta in Regione Lazio da #Zingaretti? C’era una contropartita? Se sì, quale? Comincio ad avere qualche sospetto e mi si accendono un po’ di lampadine …»

Quando la magistratura massacrava i nemici politici del partito democratico, essa era ‘indipendente’.

Per il partito democratico la magistratura è ‘indipendente’ quando a ricoprire le cariche di alto magistrato siano suoi sodali: tu mi assumi la moglie ed io emetto sentenza che Giulio Cesare è morto di raffreddore.

Caos procure: Lotti a Zingaretti, ‘mi autosospendo da Pd’ (3)

«”La verità prosegue Lotti- è una sola e l’ho spiegata ieri: non ho fatto pressioni, non ho influito nel mio processo, non ho realizzato dossier contro i magistrati, non ho il potere di nominare alcun magistrato. Chi dice il contrario mente”.

“Quanti miei colleghi, durante l’azione del nostro Governo e dopo, si sono occupati delle carriere dei magistrati? Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio dipenda da un parlamentare semplice e non da un complicato quanto discutibile gioco di correnti della magistratura? Davvero si vuol far credere che la soluzione a migliaia di nomine sia presa nel dopo cena di una serata di maggio?”.

“Davvero si vuol prendere a schiaffi la realtà in nome dell’ideologia, dell’invidia, dell’ipocrisia? Ti auguro buon lavoro, caro Segretario. E spero che – anche grazie al mio gesto – il Pd sia in grado di fare una discussione vera e onesta. Io sono innocente. E spero di cuore che lo sia anche chi mi accusa di tutto, senza conoscere niente. Ciao Luca”.»

*

«Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio

dipenda da un parlamentare semplice?»

Bene.

Buona lettura.

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Csm. Si è dimesso anche Corrado Cartoni, ma del PD si inizia a parlare ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-14.

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Csm. Tre consiglieri si dimettono. Ministro avvia procedura disciplinare.

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri»

*

Di oggi alle ore 13:37.

«Un altro togato del Csm coinvolto nella riunione con Luca Palamara e Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma ha presentato le dimissioni: è Corrado Cartoni di Magistratura Indipendente»

«Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoni – non per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni»

* * * * * * *

Una precisazione importante.

Le autosospensioni e le dimissioni ineriscono soltanto le cariche a suo tempo assunte nel Consiglio Superiore della Magistratura.

Ad avviso di molti sarebbero state ben più opportune le dimissioni dalla Magistratura o, meglio ancora, il licenziamento in tronco.

Ma non ci si fermi qui.

Calenda, Lotti inaccettabile, Pd lo dica

«”Dissento. Quello di Luca Lotti non è affatto un comportamento normale. È al contrario inaccettabile da ogni punto di vista. A quale titolo e con quale scopo si concertano azioni riguardanti magistrati? Il Pd deve dirlo in modo molto più netto rispetto a quanto fatto fino ad ora”. Così Carlo Calenda, su twitter, risponde ad un follower che ricorda come sull’azione di Luca Lotti Matteo Renzi “avesse sostenuto che era tutto normale »

*

«Carlo Calenda (Roma, 9 aprile 1973) è un dirigente d’azienda e politico italiano.

Viceministro dello sviluppo economico nei governi Letta e Renzi, è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea nel 2016 ed in seguito Ministro dello Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni. Dal 2019 è parlamentare europeo per il Partito Democratico.»

Sarebbe anche l’ora di iniziare a parlare delle responsabilità del partito democratico che, come dice Calenda, ha sistematicamente cospirato nell’ombra per sistemare magistrati sodali ai vertici della Magistratura.

Poi, erano quello che si sciacquavano la bocca della divisione dei poteri e di una magistratura ‘indipendente’.


Ansa. 2019-06-14. Bufera procure, si è dimesso anche il togato del Csm Corrado Cartoni

Un altro togato del Csm coinvolto nella riunione con Luca Palamara e Luca Lotti sulla nomina del procuratore di Roma ha presentato le dimissioni: è Corrado Cartoni di Magistratura Indipendente.

“Non ho mai parlato di nomine”, le dimissioni sono state date per “senso delle istituzioni”, scrive l’ormai ex consigliere del Csm nella lettera in cui annuncia il suo passo indietro, indirizzata al vice presidente del Csm David Ermini.

“Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoni – non per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni. Non mi è stato consentito di difendermi, e lo farò nel procedimento disciplinare. Preciso che non ho mai parlato di nomine, come erroneamente oggi mi attribuisce un quotidiano”.

Cartoni ringrazia “le centinaia di colleghi che, silenziosi, in questi giorni tremendi mi hanno manifestato la loro stima ed il loro affetto”. E augura “buon lavoro” ai colleghi consiglieri e a chi subentrerà.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Senza categoria

Csm, Palamara e sodali. È solo la punta dell’iceberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-07.

Fossa dei Serpenti

Questo è quanto dice il Consiglio superiore della Magistratura di sé stesso.

«Consiglio Superiore della Magistratura.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati (Art. 105 Cost.)»

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Csm, quattro consiglieri si autosospendono. Plenum: “Serve autoriforma”

«Sono Gianlugi Morlini (corrente Unicost) e Paolo Criscuoli, Corrado Cartoni e Antonio Lepre (togati di Mi). “Clima da caccia alle streghe”, afferma Criscuoli. Al centro dell’incontro la bufera scoppiata con l’inchiesta di Perugia. Ermini: “Mai più giochi di potere”

“Basta ombre, serve un’autoriforma”. È questo il messaggio che arriva unanime dal plenum straordinario del Csm, che si è riunito per affrontare la bufera scoppiata dopo l’inchiesta di Perugia in cui sono coinvolti diversi magistrati, a partire dall’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, indagato per corruzione. Un’indagine che si è poi allargata fino a mettere in luce dinamiche sospette sulle nomine di alcuni magistrati in diverse procure. In particolare su quella del procuratore di Roma, di cui Palamara parlava in un incontro con i deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti (indagato dalla procura della capitale per l’inchiesta Consip) cui avrebbero partecipato anche alcuni consiglieri. Nelle scorse ore i membri del Consiglio superiore di magistratura che si sono autosospesi sono quattro: prima i togati di Magistratura indipendente Corrado Cartoni e Antonio Lepre, poi il presidente della Commissione Direttivi Gianlugi Morlini (corrente Unicost) e il consigliere Paolo Criscuoli (togato di Magistratura Indipendente).»

*

Il Csm è composto da 27 membri,24 dei quali sono eletti: sedici dai magistrati ordinari ed otto dal parlamento

Orbene, oltre Palamara, altri quattro componenti si sono ‘autosospesi’.

E questi personaggi si sono autosospesi per il fattaccio brutto della nomina di un alto magistrato. Di uno solo.

Ma il Csm decreta numerose nomine ad ogni seduta che tiene. Se fossero, cosa che non sono, persone oneste, dovrebbero ingiungere una approfondita verifica su tutte le nomine fatte almeno negli ultimi dieci anni. Non lo faranno mai? Allora sarebbe segno evidente che il caso Palamara era la norma, non la eccezione.

‘Autosospensione’?

Ma non pigliamoci in giro. Era il Csm che avrebbe dovuto sospendere di ufficio tutti i magistrati sospettati. Ma, forse, licenziarli in attesa di giudizio sarebbe stato atto dovuto.

* * *

Mr Luca Lotti non è più parlamentare.

Ma l’on Cosimo Ferri?

«Cosimo Maria Ferri (Pontremoli, 17 aprile 1971) è un magistrato e politico italiano, sottosegretario di stato alla giustizia nel Governo Letta, nel Governo Renzi e nel Governo Gentiloni, e dal 2018 deputato per il Partito Democratico.

Nel 2006 è eletto membro del Consiglio superiore della magistratura, avendo conseguito 553 preferenze[1], e rimane in carica fino al 2010. Nel primo anno consiliare (2006-2007) è stato designato Presidente dell’Ottava Commissione; nel quarto ed ultimo anno (2009-2010) è stato Presidente della Settima Commissione (che si occupa dell’organizzazione degli uffici giudiziari).

Al congresso del 23 gennaio 2011 di Magistratura Indipendente è stato eletto segretario generale. Giudice al tribunale di Massa, sezione penale di Carrara.

Il 28 febbraio 2012, alle elezioni per il rinnovo delle cariche nazionali dell’ANM, consegue 1199 voti di preferenza, risultando il più votato d’Italia e stabilendo un record mai registrato prima nelle elezioni nazionali riservate ai magistrati

Il 4 marzo 2018 è eletto deputato alla Camera, per il Partito Democratico, nella circoscrizione Toscana.» [Fonte]

*

«È la seconda volta che Cosimo Ferri, parlamentare del Partito democratico, cerca di influire sulle scelte del Consiglio superiore della magistratura. Dopo il caso del presunto «centro di potere» che avrebbe tentato di veicolare le nomine al Csm, a luglio 2014, mentre era sottosegretario alla Giustizia, invia un sms ad alcuni magistrati per indirizzare il voto per l’elezione dei togati del Consiglio. Un affare finito anche all’attenzione dell’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando. Oggi come allora Ferri si ritrova invischiato in fatti di nomine.» [Fonte]

*

Già: ma cosa sta facendo il nostro parlamento? Se l’on Ferri si fosse chiamato Siri ed avesse militato nella Lega lo avrebbero decapitato. Sbattuto fuori dal parlamento a pedate, con dietro folle di grillini urlanti e maledicenti.

Ma si chiama Ferri e milita nel partito democratico.

Quindi nemmeno una tiratina alle orecchie.

Nemmeno una commissione parlamentare di inchiesta, che indaghi e giudichi giudici e parlamentari.

* * * * * * *

Non ci commuovono le parole di Grasso: proprio per nulla.

A voler essere benevoli il Csm è un’associazione per delinquere di stampo mafioso.

I magistrati dovrebbero essere eletti, e per brevi lassi di tempo.


Ansa. 2019-06-06. Bufera sulle Procure, ‘incontri in hotel per decidere le nomine’

Gdf: ‘summit di Palamara con Ferri, Lotti e 5 toghe’. Anm: ‘Dimissioni’

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Incontri notturni in albergo per decidere le nomine degli uffici giudiziari di Roma, Perugia e Brescia. E’ quanto ricostruisce un’informativa della GdF nell’inchiesta sulle Procure in cui è indagato per corruzione Luca Palamara. Con l’ex presidente dell’Anm avrebbero partecipato i parlamentari del Pd Lotti e Ferri, i consiglieri del Csm Spina (che si è dimesso), Cartoni, Lepre, Criscuoli e Morlini (autosospesi).

Per il presidente dell’Anm Grasso, ‘è uno dei più gravi momenti di crisi della magistratura della storia repubblicana e l’autosospensione non basta: ‘Chi avesse davvero partecipato a un tale sviamento di funzioni, dovrebbe seriamente pensare alle dimissioni’.

Secondo i giornali che hanno reso nota l’informativa, ‘Palamara avrebbe trascinato nelle trattative anche il presidente della Lazio Lotito: è suo amico, promette e dà biglietti per le partite’.

“Nessuno si permetta di dire una volta di più che io minimizzo. Sono giorni che mi riscopro colto da una rabbia nera che mi incupisce, che oscura ai miei occhi la luce di giornate altrimenti luminose”:  così il presidente dell’Anm Pasquale Grasso ha risposto alle critiche che gli sono state mosse anche dall’interno del sindacato delle toghe. Si è trattato di un intervento articolato concluso da un lungo applauso, il che sembra sventare il rischio di una crisi della giunta.

Non concorreranno a uffici direttivi o semi direttivi prima che sia trascorso un anno dall’uscita del Csm: è l’ impegno assunto da tutti i consiglieri togati di Palazzo dei marescialli “in un’ottica di responsabilità e con l’intenzione di contribuire a ristabilire un clima di fiducia” nei confronti della magistratura, sull’onda della bufera che ha investito il Consiglio superiore. In sostanza i consiglieri hanno deciso di applicare una norma che era stata abrogata nel 2018, anno in cui era stato cancellato ogni vincolo per loro.

*


Messaggero. 2019-06-06. Caso Palamara, via altri due togati: Cartoni e Lepre lasciano il Csm

L’epilogo era inevitabile dopo una giornata di scontri. Magistratura Indipendente ha provato a fare quadrato attorno a Luigi Lepre e Corrado Cartoni, i due consiglieri intercettati, insieme a Luca Palamara e ai parlamentari Cosimo Ferri e Luca Lotti, mentre discutevano della nomina del procuratore di Roma. Ha parlato di ipocrisia sul mercato delle toghe, esattamente come la Camera penale. Ma la linea non ha retto. Alla fine i due magistrati hanno accettato di autosospendersi. Una mediazione.

IL VERTICE

Dopo avere letto l’informativa della procura di Perugia (atti inviati anche al Ministero e al procuratore generale della Cassazione, in vista di un’eventuale azione disciplinare) trasmessa dai magistrati che accusano Palamara di corruzione e il consigliere Luigi Spina (oramai dimissionario) di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento, identiche ipotesi per il pm di Roma Stefano Fava, il vicepresidente David Ermini era salito al Colle. L’incontro con Sergio Mattarella è stato breve. Nessuna alternativa rispetto a una crisi che non ha precedenti: si spera in un gesto di responsabilità, Cartoni e Lepre si dimettano. Altrimenti oggi sarebbe stato il plenum, convocato ad hoc, a votare la loro estromissione dal Consiglio. La lunga riunione tra componenti laici e togati del Csm va avanti per tutto il pomeriggio, fino a tarda sera. Ermini fa in tempo ad andare al Quirinale e tornare indietro. Lo scontro, tra chi sostiene che le intercettazioni svelino una prassi e che lo scandalo sia solo una forma di ipocrisia, e chi, invece, punta il dito contro i consiglieri scoperti a confrontarsi con i parlamentari e invoca le dimissioni, è durissimo. Alla fine si raggiunge un accordo: l’autosospensione in attesa che gli atti siano pubblici.

L’ultimo confronto doveva essere il consiglio di presidenza del quale fanno parte il primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, e il procuratore generale Riccardo Fuzio. Oltre a Ermini. Poi la parola al Plenum. Ma è una nota di Lepre e Cartoni, in tarda serata a chiarire che la trattativa è finita: «Pur consapevoli e certi della correttezza del nostro operato, per senso istituzionale e per evitare attacchi strumentali al Csm comunichiamo l’autosospensione dalle funzioni consiliari in attesa che sia fatta chiarezza sulla vicenda».

LA CONTA

Se nella notte non si fosse trovato un accordo sulle dimissioni di Cartoni e Lepre si sarebbe tornati alla conta. Con il rischio di un’altra rottura che delegittimasse ancora di più il Csm. La posizione dei componenti laici avrebbe assunto un peso fondamentale. Sono state ancora le correnti a dividersi, come dimostra la frattura interna all’Associazione nazionale magistrati. Con il vicepresidente Luca Poniz (Area) che ha preso le distanze dall’intervista del segretario Pasquale Grasso. Domani, in una riunione straordinaria sulla vicenda Palamara la questione sarà di nuovo oggetto di scontro. Grasso aveva invitato a un «esame di coscienza», bollando come «fisiologici» i contatti con la politica. La replica di Poniz è arrivata a stretto giro: «L’intervista di Grasso vede molti di noi su posizioni radicalmente diverse perché esclude che vi sia uno scandalo nei fatti accaduti». E ha parlato di relazioni che al contrario «fanno scandalo». Ancora più dura l’Anm milanese: le dimissioni dei consiglieri del Csm «che sono o dovessero risultare coinvolti» nell’indagine di Perugia erano state chieste «con forza» al termine di una riunione. In una nota, l’Anm milanese ha parlato di vicende di «inaudita gravità» che hanno fatto «emergere l’esistenza di una questione morale nella magistratura».

IL RINVIO

Il Plenum del Csm dovrà anche prendere atto delle dimissioni del consigliere Luigi Spina, capogruppo di Unicost, dimessosi venerdì da Palazzo dei Marescialli. Spina dovrà tornare a fare il pm a Castrovillari: ieri la Commissione ha fatto la proposta che verrà formalizzata oggi, la sostituzione nelle commissioni è avvenuta venerdì stesso. Di certo il plenum deciderà di rinviare le nomine da Roma a Torino. Se ne riparlerà in settembre. E allora è probabile che tra i candidati dei due schieramenti avversi prevalga l’ipotesi di Giuseppe Creazzo a capo dei pm di Roma.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Stati Uniti

I giudici che avevano bloccato Mr Trump avevano pagato i dem per la nomina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-02.

2019-05-27__Gilliam__001

Federal Election Commission.


Il problema è di una semplicità notevole.

Mr Haywood Gilliam fa una donazione complessiva di 28,000 dollari a Mr Obama, e questi lo nomina giudice in un Corte Distrettuale.

Sarà un caso, ovviamente, e nessuno nega a nessuno il diritto di usare il proprio denaro come meglio gli aggradi.

Poi, sempre tale giudice Gilliam emette sentenza che blocca parzialmente l’ordine di Mr Trump per la costruzione del muro contro gli immigrati illegali.

Non parliamo poi dei giudici Mr Ramos e Mr Mehta: versato il pizzo, subito Mr Obama li aveva nominati.

Molti potrebbero non approvare la cosa.

*

«A federal judge who partially blocked President Trump’s plans to build a border wall along the United States-Mexico border previously donated almost $30,000 to former President Obama, other Democrats, and a political action committee»

«U.S. District Court Judge Haywood Gilliam, an Obama appointee confirmed in 2014, donated $6,900 to Barack Obama’s debut campaign for president and $14,500 to his reelection campaign, according to federal election records. The same records also indicate he contributed $4,500 to the Democratic National Committee in 2012 and, between 2012 and 2015, sent $3,100 to the Covington Burling LLP PAC, which supports candidates from both parties. His contributions totaled $28,000.»

«Gilliam made the donations, first reported by the Epoch Times, prior to serving as a U.S. District judge»

«Gilliam is one of three federal judges who have donated to Democratic candidates in the past and recently ruled against the Trump administration»

«would base my decisions solely on the facts of each case and the applicable precedent, without regard to any political ideology or motivation, …. and that “any personal views would not interfere in any way with my ability to neutrally apply the law»

«U.S. District Judge Edgardo Ramos and U.S. District Judge Amit Mehta, both Obama appointees, ruled to release Trump’s financial documents demanded by Democratic subpoenas as investigations into President Trump continue in the wake of special counsel Robert Mueller’s Russia investigation. U.S. Attorney General William Barr’s summary of the Mueller report stated that while it “does not conclude that the president committed a crime, it also does not exonerate him,” and Democrats have insisted the report provides a basis for further investigations into the Trump campaign.»

«Ramos, who ruled that Deutsche Bank and Capital One can provide House Democrats with Trump’s financial records, donated $4,025 to Obama’s 2008 campaign for president, and also contributed $1,000 his then rival, Hillary Clinton»

«Mehta, who ruled against blocking a congressional committee’s subpoena of Mazars USA, Trump’s accounting firm, also donated $1,000 to Obama’s first campaign and doubled his donation for the former president’s reelection bid. Mehta also appeared to stop political donations after his 2014 federal appointment.»

«Mehta also appeared to stop political donations after his 2014 federal appointment.»

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Nessuno si scandalizza che i liberal democratici vendano la carica di giudice: hanno in questo una consistente tradizione. Si resta perplessi sulla esiguità della cifra concussa. Conoscendoli, gran parte sarà stata versta in nero.


Msm. 2019-05-26. Federal judge who blocked Trump’s border wall donated $20K to Obama

A federal judge who partially blocked President Trump’s plans to build a border wall along the United States-Mexico border previously donated almost $30,000 to former President Obama, other Democrats, and a political action committee.

U.S. District Court Judge Haywood Gilliam, an Obama appointee confirmed in 2014, donated $6,900 to Barack Obama’s debut campaign for president and $14,500 to his reelection campaign, according to federal election records. The same records also indicate he contributed $4,500 to the Democratic National Committee in 2012 and, between 2012 and 2015, sent $3,100 to the Covington Burling LLP PAC, which supports candidates from both parties. His contributions totaled $28,000.

Gilliam made the donations, first reported by the Epoch Times, prior to serving as a U.S. District judge. He had said during his confirmation hearing that he “would base my decisions solely on the facts of each case and the applicable precedent, without regard to any political ideology or motivation,” and that “any personal views would not interfere in any way with my ability to neutrally apply the law.”

Gilliam is one of three federal judges who have donated to Democratic candidates in the past and recently ruled against the Trump administration.

U.S. District Judge Edgardo Ramos and U.S. District Judge Amit Mehta, both Obama appointees, ruled to release Trump’s financial documents demanded by Democratic subpoenas as investigations into President Trump continue in the wake of special counsel Robert Mueller’s Russia investigation. U.S. Attorney General William Barr’s summary of the Mueller report stated that while it “does not conclude that the president committed a crime, it also does not exonerate him,” and Democrats have insisted the report provides a basis for further investigations into the Trump campaign.

Ramos, who ruled that Deutsche Bank and Capital One can provide House Democrats with Trump’s financial records, donated $4,025 to Obama’s 2008 campaign for president, and also contributed $1,000 his then rival, Hillary Clinton. He made further donations to other Democrats, such as Rep. Jim Himes, D-Conn., and Rep. Nydia Velazquez, D-N.Y., who serve on the House Financial Services and Intelligence committees. Ramos does not appear to have made political donations since being appointed to the federal court in 2011.

Mehta, who ruled against blocking a congressional committee’s subpoena of Mazars USA, Trump’s accounting firm, also donated $1,000 to Obama’s first campaign and doubled his donation for the former president’s reelection bid. Mehta also appeared to stop political donations after his 2014 federal appointment.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Grand Thief Europe. I liberal socialisti sono truffatori che odiano i populisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-10

Caravaggio. Bari.

Sono in molti a leggere ogni giorno sempre più stupefatti le lotte all’ultimo sangue per il controllo dell’Unione Europea. Il Partito popolare europeo che scaccia il Fidesz ungherese ed ora il Partito socialista europeo che vorrebbe scacciare i rumeni. I liberal democratici disposti ad ogni alleanza pur di mantenere il controllo formale dell’europarlamento ed atterriti che il Consiglio Europeo abbia almeno tre stati, Polonia, Ungheria e Romania a loro avversi, ai quali forse si potrebbe unire anche l’Italia.

Come al solito ovunque si sbandierino troppo i grandi temi, la democrazia, lo stato di diritto e così via, sotto sotto si annidano miserabili interessi di vilissima bottega. Miserabili moralmente parlando, perché nei fatti il controllo dell’Unione Europea garantisce ai controllori un fiume di denaro di entità tale che il normale Cittadino Contribuente nemmeno riesce ad immaginare.

Ci si rende conto che quanto segue sia testo complesso e pesante, ma comprenderlo a fondo permetterà poi di capire frodi di portata ben maggiore.

* * * * * * *

Iniziamo a cercare di capire in cosa consista una ‘frode carosello’.

Già nel 2010 se ne parlava a gran voce.

German fraud trial may throw light on slush fund affair

Trial of CDU slush fund figure Schreiber begins

Ex-arms lobbyist faces over nine years in prison for tax evasion

Diamo volentieri atto al procuratore capo Herr Marcus Paintinger di essere un can mastino, casualmente ancora in vita nonostante tutto.

*

I fatti odierni trovano una loro prima denuncia pubblica nel giornale della confindustria tedesca.

Handelsblatt. 2019-05.05. So läuft der größte Steuerbetrug Europas

«Kriminelle Banden prellen die deutschen Steuerzahler jedes Jahr um einen hohen Milliardenbetrag. Doch der Staat bekommt das Problem nicht in den Griff.

DüsseldorfMit schlurfenden Schritten betritt Rakesh Malakhar* den Raum. Während der Beamte, der ihn bis hierhin begleitet hat, Uniformhemd und -hose zurechtrückt und sich auf einem Stuhl in der Nähe des Ausgangs setzt, steuert Malakhar auf seinen Platz einige Meter weiter zu: Die Anklagebank in Saal 184 des Augsburger Justizzentrums.

Der schmale, schwarzhaarige Mann trägt eine blaue Anstaltshose und einen grünen Kapuzenparka. Aus einer Plastiktüte kramt der Enddreißiger einen Aktenordner hervor und nimmt Platz. Die Reihen für Beobachter sind spärlich besetzt. Neben dem Handelsblatt sind nur drei Malakhar offensichtlich nahestehende Personen da. Sie wirken nervös.

Kaum etwas deutet darauf hin, dass hier der Fall eines mutmaßlichen Großbetrügers verhandelt wird. Malakhar soll Mitglied einer internationalen Bande gewesen sein, die den deutschen Fiskus um 60 Millionen Euro Umsatzsteuer brachte. Und was ihm vorgeworfen wird, ist nur ein kleiner Stein eines riesigen kriminellen Mosaiks.

Unzählige Akteure richten in Deutschland und der Europäischen Union durch sogenannte Umsatzsteuerkarusselle jedes Jahr einen riesigen Schaden an. Allein in Deutschland belaufen sich die Schätzungen auf eine zweistellige Milliardensumme. Europaweit beziffert die EU-Kommission die Summe gar auf 50 Milliarden Euro. Selbst vor der Europawahl in diesem Monat spielt das Thema in der Politik keine Rolle. ….»

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«Doch der Staat bekommt das Problem nicht in den Griff.»

Ma lo stato tedesco non tenta minimamente di esercitare un qualche controllo.

«Unzählige Akteure richten in Deutschland und der Europäischen Union durch sogenannte Umsatzsteuerkarusselle jedes»

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«Selbst vor der Europawahl in diesem Monat spielt das Thema in der Politik keine Rolle»

* * * * * * *

Money. 2019-05-07. Conti pubblici: la più grande truffa del secolo è già costata mille miliardi di euro

«La più grande frode del secolo ai danni dei conti pubblici italiani ed europei: in 8 anni sono scomparsi €1.260 miliardi di IVA. ….

Al centro del dibattito più di 1.260 miliardi di euro di cui si sono perse le tracce tra il 2009 e il 2016 ….»

*

Come funziona il meccanismo carosello?

«Azienda A (con sede in uno Stato Ue) vende un bene ad azienda effimera B (con sede in un altro Stato Ue). Dato che le due società appartengono a due Paesi europei diversi, sono esentate dal pagamento dell’IVA. Il prezzo dell’operazione è X.

Azienda B rivende il bene ad azienda C con sede nello stesso Paese di B. In questo caso le due sono tenute a pagare l’imposta perché risiedono nello stesso Stato. Il prezzo che C deve pagare è dunque di X+IVA.

A questo punto B sparisce dalla circolazione senza versare IVA allo Stato. C rivende ad A il bene in questione ancora una volta senza pagare imposta (dato che sono situate in due Paesi dell’Ue diversi).

C riceve dal suo Stato il rimborso dell’IVA pagata a B, un’imposta che però B non ha mai versato. Il denaro restituito viene prelevato dalle casse pubbliche. In altre parole sono soldi dei contribuenti.

Queste pratiche costano ogni anno ai contribuenti europei ben 50 miliardi di euro. Guardando al quadro generale, i dati sono ancor più preoccupanti. In meno di 10 anni, più nello specifico tra il 2009 e il 2016, le truffe ai danni dei conti pubblici Ue hanno fatto sparire 1.260 miliardi di euro.

Volendo restringere l’analisi, in Italia dal 2011 al 2016 si sono dissolti 213,8 miliardi di euro. Solo nel 2016, invece, i soldi mancanti in Ue sono stati 147,1 miliardi e nel Belpaese 34,8 miliardi.»

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Bene. Adesso rileggiamo le ultime righe facendo bene attenzione alle date.

«In meno di 10 anni, più nello specifico tra il 2009 e il 2016, le truffe ai danni dei conti pubblici Ue hanno fatto sparire 1.260 miliardi di euro.

Volendo restringere l’analisi, in Italia dal 2011 al 2016 si sono dissolti 213,8 miliardi di euro. Solo nel 2016, invece, i soldi mancanti in Ue sono stati 147,1 miliardi e nel Belpaese 34,8 miliardi.»

Basta solo pensare a chi fosse stato al governo in Europea ed in Italia dal 2011 al 2016, e si ha sottomano chi si è ingrassato a spese del Contribuente.

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Correctiv. 2019-05-07. Grand Thief Europe. A cross-border Investigation.

Fraudsters are every year robbing Europe’s citizens of 50 billion euros in tax money. A Europe-wide investigation by 63 journalists from 30 countries,

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– It is the largest ongoing tax fraud in Europe: criminal gangs are stealing €50 billion every year from EU members states, according to the EU commission.

-The losses are made worse by a lack of cooperation between EU members. Germany in particular is obstructing joint measures in fighting the tax fraud.

– Fraudsters are now eyeing the market for green power certificates.

– Islamist networks have used the fraud to finance terror.

– Correctiv has followed in the footsteps of one fraudster who played a major role in a high profile VAT fraud carousel. Our investigation reveals how this type of organized crime works and how governments in Europe struggle to combat it.

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The story of Amir B. shows how a clever teenager rose from mobile phone trader to tax carousel lynchpin within just a few years. Following his tracks reveals the structure of the fraud system and the difficulties the authorities face in the war against VAT fraud.

Most people don’t realize why it’s so much cheaper to buy mobile phones on eBay rather than from the manufacturer direct. But not Amir Baha (name changed) who understood perfectly when as a 16-year-old schoolboy he started selling mobiles in a city in Germany’s North Rhine Westphalia. “All around the world people know: if you want to sell mobiles in Germany, they have to come from fraud. Otherwise there’s no money in it.” That’s how he summed it up nearly a decade later to prosecutors in Cologne.

Baha was a smart kid who rose to be a multi-millionaire in the space of a few short years. He was at home at Dubai’s nightclubs and flew first class. He traded mobile phones, game consoles, copper electrodes and even certificates for carbon dioxide (CO2) emissions. At the time of his arrest, he was running eleven companies registered in other people’s names.

He did not, however, earn his money from mark-ups on these products but from the tax he stole. By moving his merchandise in circles across borders and without paying value-added tax (VAT), he siphoned off millions from state coffers, tricking the authorities into paying him and his partners money they weren’t owed. Opinions differ as to how much exactly. Insiders estimate €110 million, one prosecutor puts the number at €60 million, a court verdict against Baha at €40 million.

In any case, a huge amount for somebody who traded in mobile phones. An employee with an above-average salary of €5,000 per month would have to work 1,600 years to earn €100 million. In his crowd, however, Baha was only a medium-sized player.

This kind of crime, dubbed ‘VAT carousels’ or Missing Trader Intra-Community (MTIC) fraud, is costing Germany from €5 billion at the low end of estimates to anything up to €14 billion annually. As Europe’s largest economy, the losses are higher than elsewhere. But VAT fraud carousels are an EU-wide problem with the EU commission fixing the total annual tax loss at around €50 billion.

In October last year, CORRECTIV published its investigation into the highly complex share deals known as Cum-Ex, which are designed to ‘reclaim’ tax that was never in fact paid. The Cum-Ex operators require the assistance of teams of highly sophisticated lawyers and bankers to help engineer the trades. By contrast, VAT fraud, some reckon, is Cum-Ex for the masses.

Even teenagers such as Baha can advance from small-time mobile phone seller to multi-millionaire within a couple of years. For the public, the result is the same: billions of tax money ends up in criminals’ pockets rather than going into hospitals, schools and law enforcement.

“Why people would do any other form of criminality, I don’t know,” says Rod Stone, a former British tax investigator and one of Europe’s leading authorities on the subject. “Why do drugs, why do anything else when they can make so much money out of this?” Stone also questions why hardly any European countries are taking the problem seriously despite the enormous losses. VAT fraud is off the political agenda and rarely makes it into the headlines.

To shed light onto this under-reported issue, CORRECTIV created a European media team with journalists from each of the EU’s 28 member states plus Norway and Switzerland: 63 journalists from 30 countries shared documents and information and jointly investigated the question of why European governments appear helpless in the face of this cross-border VAT fraud. In some cases, it is alleged, the illicit proceeds have ended up not only with organized crime but also with Islamist terror groups, according to official documents.

Following in the footsteps of Baha – whose surname is withheld for legal reasons — and based on official documents we expose the structures of the fraud industry, which some experts say is dominated by few powerful players. We also show how ineffective German law enforcement agencies and politicians have proved in the fight against this form of organized crime.

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Sole 24 Ore. 2019-05-07. Come funzionano le frodi carosello

Cinquanta miliardi di euro. È la cifra che ogni anno i truffatori rubano agli Stati membri dell’Unione europea attraverso le cosiddette frodi carosello sull’Iva. Il funzionamento della frode è semplice. Se – ad esempio – una società commerciale tedesca (italiana o di qualunque altro paese dell’Unione europea) acquista merci da un altro membro della Ue non è necessario pagare l’Iva. Se invece vende i beni a un’altra società in Germania (o nello stesso paese di provenienza), al prezzo si aggiunge l’Iva. La società deve versare questa tassa all’ufficio delle imposte, ma con la frode carosello non la paga. Prima che l’ufficio delle imposte se ne renda conto l’impresa scompare. Ecco perché questa società viene definita “missing trader”, cioè “commerciante mancante”. La società alla fine della catena di approvvigionamento rivende i beni a un altro stato membro della Ue e chiede all’ufficio delle imposte di rimborsare il valore dell’Iva. Tra quest’ultima società e il “missing trader” possono esserci molte società intermediarie che creano un cuscinetto (buffer) per nascondere la frode fiscale. Le merci costose o facilmente trasportabili, come telefoni cellulari, console di gioco, auto di lusso, certificati di credito CO2, bevande, metalli preziosi o elettricità, sono l’ideale per le truffe carosello. Ma le merci si muovono solo sulla carta. Non ci sono prodotti che si spostano fisicamente da una paese all’altro.

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Correctiv. 2019-05-07. Grand Thief Europe. A cross-border Investigation.

Wie ein Teenager es vom Handyhändler zum Multimillionär schaffte. Die Geschichte von Amir B. zeigt, wie das Organisierte Verbrechen rund um Karussellbetrug funktioniert und warum die deutsche Politik bei seiner Bekämpfung versagt.

Die wenigsten Schnäppchenjäger wissen, warum neue Handys auf Ebay oft so viel weniger kosten als beim Hersteller. Amir Bahar dämmert es schon mit 16. Er hat da gerade angefangen, auf seinem Schulhof in der Nähe von Köln Handys zu verticken. „Auf der ganzen Welt weiß man: Wenn man in Deutschland Handys verkaufen will, müssen die aus einem Betrug kommen. Sonst kann man keine Gewinne machen.“ So wird er es über zehn Jahre später gegenüber der Staatsanwaltschaft Köln sagen.

Amir Bahar war ein cleverer Teenager, der in wenigen Jahren zum Multimillionär aufstieg. Dem Diskos in Dubai so vertraut wurden wie die First-Class-Betten von Emirates Airlines. Bis zu seiner Festnahme 2014 führte Amir Bahar, der in Wirklichkeit anders heißt, elf Firmen. Er handelte mit Mobiltelefonen, Spielekonsolen, Kupferkathoden und mit Zertifikaten auf CO2-Ausstoß.

Das Geld verdiente er aber kaum mit den Produkten selbst, sondern mit geraubten Steuergeldern. Indem er die Waren über Landesgrenzen hinweg im Kreis handelte, ohne Umsatzsteuern abzuführen, stahl er dem Fiskus viele Millionen Euro. Der Steuerschaden wird zunächst auf 110 Millionen Euro geschätzt, im Haftbefehl spricht die Staatsanwaltschaft von 60 Millionen Euro, verurteilt wird er letztlich für 40 Millionen Euro.

Auf jeden Fall verdammt viel Geld für einen Handyhändler.

Ein überdurchschnittlich gut verdienender Arbeitnehmer mit einem Monatsgehalt von 5000 Euro müsste 1600 Jahre lang arbeiten, um 100 Millionen Euro zu verdienen. Unter seinesgleichen war Amir Bahar nur ein mittelgroßer Spieler.

Mit sogenannten Umsatzsteuerkarussellen und Kettengeschäften entsteht allein in Deutschland ein jährlicher Schaden von schätzungsweise fünf bis 14 Milliarden Euro. Und die Betrugsmasche sieht bei Bahar aus wie ein Kinderspiel.

Bei dem milliardenschweren Steuerraub durch Cum-Ex-Deals, über die CORRECTIV vor acht Monaten berichtete, benötigten kriminelle Aktienhändler noch die Hilfe einer Heerschar an top ausgebildeten Anwälten und Bankern. Umsatzsteuerkarusselle sind sozusagen Cum-Ex für jedermann. Ein Teenager kann so binnen weniger Jahre vom Handyhändler zum Multimillionär werden. Für die Allgemeinheit ist das Ergebnis das gleiche: Milliarden an Steuergeld, auf die Krankenhäuser, Schulen und Polizei angewiesen sind, landen bei Kriminellen.

Europa wird mit dieser Betrugsmasche um sagenhafte 50 Milliarden Euro beraubt, schätzt die EU-Kommission. Und, nein, das ist kein Schreibfehler: Fünfzig. Milliarden. Euro. Jahr für Jahr. Seit 25 Jahren. „Bislang haben wir versagt. Die Verluste sind relativ stabil. Es ist unglaublich und tragisch, dass wir nicht in der Lage sind, dem Einhalt zu gebieten“, sagt Maria Lamensch, Expertin für europäische und internationale Steuersysteme von der Freien Universität Brüssel.

„Ich verstehe nicht, warum Leute irgendeine andere Form von Kriminalität wählen. Warum Drogengeschäfte machen, wenn man mit diesen Karussellen so viel Geld verdienen kann?“, fragt sich der ehemalige britische Steuerfahnder Rod Stone, einer der Top-Experten Europas zum Thema. Und Stone wundert sich, dass trotz der gigantischen Schadensumme kaum ein Land in Europa massiv dagegen vorgeht.

Umsatzsteuerkarusselle schaffen es selten in die Schlagzeilen, sie stehen nicht auf der politischen Agenda. Um Licht in diesen viel zu wenig beachteten kriminellen Markt zu bringen, hat CORRECTIV eine Allianz mit Medienpartnern aus der gesamten Europäischen Union sowie Norwegen und der Schweiz gebildet. 63 Journalisten aus 30 Ländern haben Akten und Rechercheergebnisse ausgetauscht. Die Recherchen haben neue Betrugsformen aufgedeckt, etwa mit Ökostromzertifikaten. Und Netzwerke enttarnt, die offenbar dafür sorgten, dass Steuergeld auch bei islamistischen Terrorgruppen landete. Diese Ergebnisse sind nur der Auftakt. Unter dem Projektnamen Grand Theft Europe wird dieses Netzwerk weiter gemeinsam den Umsatzsteuerbetrug recherchieren.

Aber zurück zu Amir Bahar. Folgt man seinen Spuren, werden die von wenigen Hintermännern dominierten Strukturen des Systems erkennbar. Es zeigt sich, auf welch ineffektive Weise diese Form von Organisiertem Verbrechen in Deutschland bekämpft wird.

Das Leben von Amir Bahar beginnt unter schwierigen Bedingungen. Er ist das zweitjüngste von sechs Kindern und noch kein Jahr alt, als die Mutter 1990 aus Afghanistan flieht. Erst fliehen sie vor den Folgen des Krieges, dann vor ihrem trinkenden Mann, zu einem Onkel in Bad Berleburg. Der Ehemann findet sie. Einmal entführt er Amir, um die Mutter unter Druck zu setzen. Ein andermal wird der Junge von kochendem Wasser aus einer Kanne verbrannt, die der Vater auf die Mutter wirft. Sie will vor den Nachbarn kein Aufsehen erregen. Statt zur Polizei zu gehen, zieht sie mehrfach um. Amir besucht mehrere Grundschulen in der Nähe von Köln und Frankfurt am Main.

Der Einstieg von Amir Bahar ins Organisierte Verbrechen beginnt auf dem Schulhof. Er verkauft Handys an Schulkameraden. Aber auch an Familienmitglieder. Und an Schnäppchenjäger auf Ebay. Personen, die mit ihm zu tun hatten, beschreiben ihn als charmant und verbindlich, IT-affin, er spricht fünf Sprachen. Anfangs erstellt er eine Webseite, über die geringfügige Werbebeträge reinkommen. Weil er erst 16 ist, bittet er seine große Schwester Naima, unter ihrem Namen ein Gewerbe für ihn anzumelden.

Kaum 18, gründet Bahar schon die zweite Firma. Er spannt dafür seine älteste Schwester Nesrin ein, die Betriebswirtschaftslehre studiert. Auch ihr erzählt er, es handle sich um eine Formsache. „Ich habe ihr versprochen, dass alles in Ordnung sein würde. Mit dieser Firma wollte ich ja sauber bleiben“, sagt Bahar. Er habe Sorge, aufgrund seines Alters als Geschäftsführer nicht ernstgenommen zu werden (Die Namen der Schwestern sind ebenfalls geändert).

Mit dieser Firma importiert er Handys im größeren Stil aus Luxemburg und Holland und verdient schon zwischen 50.000 bis 100.000 Euro. „Ich Blödmann nutzte das Geld aber nicht für die Rückzahlung von Schulden, sondern für die Neugründung und teure Autos für die neue Firma“, sagt Bahar dem Haftbefehl zufolge.

Und der legale Handel mit Prepaid-Telefonen auf Ebay läuft schlecht. „Also musste ich wieder den normalen Weg gehen“, so Bahar. Mit dem normalen Weg meint er: Umsatzsteuerbetrug.

Geschäftspartner findet Bahar über Online-Plattformen. Jeden Morgen chattet er mit ihnen und scrollt durch Warengebote und -gesuche. Die Preise scheinen ihm sehr günstig, sein Onlinestatus ist stets „W2B“ – „waiting to buy“.

Der Instagram-Account von Bahar steht unter folgendem Motto: „Nothing Last Forever – Except Family“: Nichts ist für immer, außer die Familie. Fotos aus der ersten Klasse von Emirates-Flügen, Bilder von Wolkenkratzern in Dubai oder opulenten Dinnern in Steakhäusern kommentiert Amir Bahar häufig mit #LaFamilia oder #BrothersReunion.

Amir Bahar hat die Familie für seine kriminellen Machenschaften ausgenutzt und sie zugleich versorgt. Schlussendlich wird sie ihm zur Achillesferse: Vielleicht wäre Amir Bahar der deutschen Justiz für immer entwischt, wäre seine Schwester nicht festgenommen worden. Aber dazu später mehr.

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