Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Ong - Ngo

Lampedusa. Altro miracolo. Appena sbarcati i minorenni diventano maggiorenni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-18.

2019-08-18__Slvini Tqitter

«Hanno toccato la terraferma i 27 minori non accompagnati che hanno lasciato la Open Arms dopo 16 giorni in mare. È stato autorizzato ed è iniziato intorno alle 16,45 lo sbarco nel porto di Lampedusa: «Terminata evacuazione dei minori non accompagnati- scrive su Twitter l’Ong Open Arms -. Che poi sarebbero ragazzi di 16, 17 anni. Soli. Molte lacrime. Hanno lasciato amici e compagni di viaggio. Vi auguriamo il meglio. E andiamo avanti. Per tutti».»

«Il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Twitter ha scritto: «Mi riferiscono da Lampedusa che dei 27 immigrati per i quali è stato ordinato lo sbarco in quanto minorenni, già 8 si sono dichiarati maggiorenni! Vedremo gli altri… Dopo i `malati immaginari´, ecco i `minorenni immaginari´! Mentre altri cedono, io non cambio idea».»

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Sono in molti a credere fermamente che la Open Arms possa eseguire miracoli: guarigioni istantanee appena i migranti clandestini toccano terra italiana, oppure, adesso, viaggio avanti nel tempo ed acquisito della maggiore età.

Corre voce che la Caritas, assieme alle altre ngo, voglia riconsacrare Santa Maria Maggiore alla Open Arms, ponendola come santa patrona delle interessenze che percepisce per i migranti illegali clandestini arrivati in suolo italiano.


Open Arms, sbarcati i 27 minori Salvini: «Autorizzo, mio malgrado»

Hanno toccato la terraferma i 27 minori non accompagnati che hanno lasciato la Open Arms dopo 16 giorni in mare. È stato autorizzato ed è iniziato intorno alle 16,45 lo sbarco nel porto di Lampedusa: «Terminata evacuazione dei minori non accompagnati- scrive su Twitter l’Ong Open Arms -. Che poi sarebbero ragazzi di 16, 17 anni. Soli. Molte lacrime. Hanno lasciato amici e compagni di viaggio. Vi auguriamo il meglio. E andiamo avanti. Per tutti». Ora a bordo restano 107 migranti. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Twitter ha scritto: «Mi riferiscono da Lampedusa che dei 27 immigrati per i quali è stato ordinato lo sbarco in quanto minorenni, già 8 si sono dichiarati maggiorenni! Vedremo gli altri… Dopo i `malati immaginari´, ecco i `minorenni immaginari´! Mentre altri cedono, io non cambio idea».

La lettera di Conte

In mattinata l’equipaggio ha dichiarato «lo stato di necessità» non essendo più in grado di «garantire la sicurezza a bordo». Allo sblocco della vicenda, relativa ai minori, si è arrivati dopo che il presidente del Consiglio Conte ha scritto una seconda lettera (dopo quella di Ferragosto), al vicepremier Salvini: nella missiva, privata, il premier ha ribadito la «disponibilità» alla redistribuzione dei migranti da parte dell’Unione Europea e la necessità di mettere in sicurezza i soggetti più deboli, soprattutto i minori. «Lo sbarco dei presunti minori è una scelta di esclusiva responsabilità del premier», ha replicato Salvini, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale.

«Autorizzo mio malgrado»

Poi è lo stesso Salvini a rispondere a Conte: «Prendo atto che disponi che vengano sbarcati i (presunti) minori attualmente a bordo della Open Arms» e «darò pertanto, mio malgrado, per quanto di mia competenza e come ennesimo esempio di leale collaborazione, disposizioni affinché non vengano frapposti ostacoli all’esecuzione di tale Tua esclusiva determinazione, non senza ribadirti che continuerò a perseguire in tutte le competenti sedi giurisdizionali l’affermazione delle ragioni di diritto che ho avuto modo di esporti». Una lettera formale che spiega la scelta voluta da Conte.

Open Arms sempre ferma

Il braccio di ferro, comunque, prosegue nonostante la disponibilità di 6 Paesi europei per la redistribuzione dei migranti, mentre la procura di Agrigento prosegue la sua inchiesta per sequestro di persona e violenza privata : i pm agrigentini hanno già acquisito dei documenti dalla Guardia costiera. Tra gli incartamenti che sono, adesso, al vaglio del procuratore aggiunto Salvatore Vella, anche la comunicazione con cui il centro di ricerca e soccorso di Roma scrive, chiedendo una risposta urgente, al ministero dell’Interno sostenendo che «non vi sono impedimenti di sorta» allo sbarco.

Polizia sentirà medico di Lampedusa

Per l’indagine la procura ha delegato la squadra mobile di Agrigento e la Guardia Costiera. Agenti e militari che a breve faranno un sopralluogo sulla nave. In più la procura ha disposto un’ispezione medica a bordo della Open Arms per accertare le condizioni igienico-sanitarie. Non solo, agenti di polizia si sono recati, ieri, nel poliambulatorio a Lampedusa per sentire il responsabile Francesco Cascio. Il medico però non si trova nell’isola, sarà ascoltato probabilmente a breve o al suo rientro a Lampedusa, la prossima settimana. Ieri Cascio (che è stato, in passato, presidente dell’Assemblea regionale siciliana e deputato nazionale di Forza Italia) ha sostenuto che i 13 migranti fatti sbarcare per motivi di salute dalla Open Arms, erano in buone condizioni come refertato dal suo staff medico, salvo uno di loro che presentava una otite: Cascio ha aperto così un nuovo fronte di polemica in questo caso con i medici del Cisom che hanno certificato «l’emergenza medica» a bordo. «Se c’è qualcuno che pensa che io possa fare falsificare un referto o è un cretino o è in malafede», ha commentato il medico di Lampedusa.

Continua il braccio di ferro

Intanto è questo il 16esimo giorno di stallo per la nave dell’Ong spagnola. «Un porto sicuro subito», chiedono dall’organizzazione non governativa: «Il mondo è testimone di quello che hanno dovuto sopportare le 134 persone che attendono di scendere sul ponte della Open Arms. Solo la mancanza di volontà dei politici che hanno il potere di decidere li separa da un porto sicuro», scrive su Twitter l’Ong. «In 16 giorni sareste già tranquillamente arrivati a casa vostra in Spagna», replica Matteo Salvini ritenendo quella delle ong «una battaglia politica giocata sulla pelle degli immigrati». Il capo del Viminale, infatti, non molla. E se l’inchiesta (al momento a carico di ignoti) ricorda il caso Diciotti che ha portato il Tribunale dei ministri a chiedere l’autorizzazione a procedere al Senato per il ministro dell’Interno (sempre per sequestro di persona), autorizzazione poi negata da Palazzo Madama, Matteo Salvini prosegue per la sua strada: «La procura indaga per sequestro di persona. Per difendere l’Italia e gli Italiani io non mollo!», scrive il ministro leghista. Intanto il sindaco di Lampedusa invita a sbloccare la vicenda. «Se fossi io il comandante della nave non esiterei a entrare in porto», ha dichiarato il primo cittadino dell’isola, Salvatore Martello.

L’attesa della Ocean Viking

Mentre si cerca una soluzione per i 134 migranti dell’Open Arms, si fa sempre più vicina una potenziale nuova emergenza. In attesa tra le isole Pelagie e Malata c’è l’altra nave, la Ocean Viking, che a bordo di migranti ne ha ben 365, 103 dei quali sono minori (il più piccolo ha un anno). Il 9 agosto hanno soccorso il primo barcone nel Mediterraneo. Ne sono seguiti altri due. La nave si trova in acque internazionali ma non in prossimità di Lampedusa: l’imbarcazione, infatti, staziona in un tratto di mare tra Malta, Linosa (l’altra isola delle Pelagie a nord rispetto a Lampedusa) e la costa sud della Sicilia. La nave delle Ong Sos Mediterranee e Medici senza Frontiere è più grande della Open Arms ma la situazione a bordo, con 365 migranti, rischia di precipitare nelle prossime ore.

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Open Arms. I ‘malati’ visitati quindi dal medico stavano benissimo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-16.

Miracolo 001

«I fondatori di Emergency e Open Arms, Gino Strada e Oscar Camps, hanno sottolineato come da 15 giorni la nave “è in mare con 134 persone a bordo. La situazione sulla nave è drammatica: da 15 giorni donne, uomini e bambini vivono costretti in spazi ristretti nella paura e nell’incertezza di quello che succederà. Sono persone che hanno vissuto l’orrore dei campi di detenzione in Libia: torture, stupri, lavori forzati. Hanno già sopportato enormi sofferenze, non possiamo aggiungerne altre”.

“Negli ultimi giorni le condizioni di salute psicofisica si sono ulteriormente aggravate con atti di autolesionismo e minacce di suicidio che rendono ingestibile la situazione e mettono in pericolo imminente di vita le persone a bordo.»

«l’Italia non rispetta la sentenza del tribunale che afferma la necessità di assistenza immediata e urgente»

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«Delle 13 persone visitate al Poliambulatorio dell’isola, “solo una giovane donna era in condizioni critiche per una brutta otite. Aspettiamo la visita dell’otorino prevista per lunedì. Gi altri sono stati dimessi tutti e sono stati portati all’hotspot” ha detto all’AdnKronos Francesco Cascio, che da qualche mese è il responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa.

“Siamo stati avvertiti dalla Guardia Costiera – ha raccontato – che a bordo della nave ci fossero una ventina di persone affette da varie patologie. Così ho chiesto di poterle visitare. Però poi i miei medici che li hanno visitati, perché io non ero presente, hanno detto che solo una ragazza era affetta da otite”. E “mi era stato detto che un’altra donna era affetta da emorragia vaginale – ha aggiunto – ma poi abbiamo potuto constatare che era un falso allarme perché aveva l’emoglobina a 11,3″»

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Guarigioni miracolose a Lampedusa!

Tutti i riferiti malati fatti sbarcare con somma urgenza dalla Open Arms stavano benissimo, e son stati subito dimessi dal poliambulatorio di Lampedusa.

La donna con riferita ‘emorragia vaginale’ aveva 11.2 di emoglobina …..


Adnk. 2019-08-16. Viminale-Tar, scintille su Open Arms

Scontro sulla Open Arms. Il Viminale ha dato mandato all’Avvocatura dello Stato di impugnare la decisione del Tar a proposito del divieto di ingresso in acque territoriali. Lo riferiscono fonti del Viminale. “Peraltro nessun Paese europeo – sottolineano le stesse fonti – ha avanzato passi formali in direzione dell’accoglienza degli immigrati a bordo, mentre l’Italia sta ancora aspettando che altri Stati mantengano la parola data e prendano in carico quanti promesso in passato”.

Secondo quanto ha annunciato una portavoce della Commissione europea, “sei Paesi membri sono pronti a dimostrare solidarietà e a partecipare alla redistribuzione” ha detto Vanessa Mock. Che ha ricordato come “la scorsa settimana la Commissione europea è stata impegnata in contatti intensi e siamo grati per la cooperazione” da parte di Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Spagna. L’esecutivo di Bruxelles, ha sottolineato, “è pronto a fornire coordinamento e supporto operativo sul terreno non appena ci sarà richiesto e vuole che si trovi una soluzione per lo sbarco delle persone”.

LA UE – Mock ha ribadito che “la situazione delle persone bloccate in mare per giorni e settimane è insostenibile” e ha rinnovato l’appello della Commissione ai Paesi membri perché si trovino “con urgenza soluzioni sostenibili e prevedibili” per permettere il rapido sbarco dei migranti in modo che ricevano le cure di cui hanno bisogno. “Questa – ha sottolineato – non è responsabilità di uno o due Stati membri, ma dell’intera Europa”.

Per il fondatore della Ong Proactiva, “l’Italia non rispetta la sentenza del tribunale che afferma la necessità di assistenza immediata e urgente” ha denunciato Oscar Camps, parlando di “reclusione forzata” dei migranti a bordo. “Peggio dei delinquenti – ha scritto su Twitter – questa reclusione forzata viola le regole minime per il trattamento dei detenuti adottate dal primo Congresso delle Nazioni Unite sul trattamento dei criminali”.

IL FASCICOLO – Intanto, da quanto si apprende, l’inchiesta per sequestro di persona aperta dalla Procura di Agrigento è a carico di ignoti: è un atto dovuto dopo i due esposti presentati dai legali della nave della Ong spagnola e dai giuristi democratici. I legali hanno chiesto di procedere per sequestro di persona, violenza privata e abuso in atti di ufficio.

Nell’esposto presentato dai giuristi democratici viene contestata la condotta del prefetto di Agrigento Dario Caputo: in particolare i giuristi parlano di un “mancato rispetto dell’ordinanza del Tar del Lazio” sulla gestione dello sbarco dei migranti. L’altra denuncia è stata presentata dalla Ong “per ribadire – come spiegano all’AdnKronos – quanto già chiesto lo scorso 10 agosto, considerando il peggioramento delle condizioni sulla nave”. Secondo i legali della Open Arms non sarebbe stato dato seguito all’ordinanza del Tar del Lazio che ha consentito alla nave di entrare nelle acque territoriali per consentire il soccorso immediato delle persone bisognose. Nei giorni scorsi la Procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio, aveva aperto un primo fascicolo sulla vicenda, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico di ignoti, e uno per abuso d’ufficio. Il fascicolo è stato inviato alla Procura di Roma per competenza.

LA DENUNCIA – I fondatori di Emergency e Open Arms, Gino Strada e Oscar Camps, hanno sottolineato come da 15 giorni la nave “è in mare con 134 persone a bordo. La situazione sulla nave è drammatica: da 15 giorni donne, uomini e bambini vivono costretti in spazi ristretti nella paura e nell’incertezza di quello che succederà. Sono persone che hanno vissuto l’orrore dei campi di detenzione in Libia: torture, stupri, lavori forzati. Hanno già sopportato enormi sofferenze, non possiamo aggiungerne altre”.

“Negli ultimi giorni le condizioni di salute psicofisica si sono ulteriormente aggravate con atti di autolesionismo e minacce di suicidio che rendono ingestibile la situazione e mettono in pericolo imminente di vita le persone a bordo. Bisogna agire nelle prossime ore – dicono Camps e Strada -. Chiediamo che sia immediatamente autorizzato lo sbarco a Lampedusa prima che si aggiungano altre tragedie a quelle già vissute”.

EUROPARLAMENTO – Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli: “La mia segreteria è̀ entrata in contatto con il comandante della missione Open Arms che ci ha descritto condizioni al limite del sopportabile. La situazione è diventata drammatica”. Sassoli ha ricordato che “gli immigrati sono bloccati sulla nave da 14 giorni a 1 km dal porto di Lampedusa, cedendo ad atti di autolesionismo e perdendo la percezione della realtà. Le condizioni igieniche a bordo sono ormai precarie ed è̀ necessario consentire immediatamente lo sbarco. Auspico – ha concluso – che le autorità̀ italiane capiscano la gravità̀ e l’urgenza umanitaria a bordo della nave, consentendo loro di entrare in porto oggi stesso”.

Via social Open Arms ribadisce tutta la drammaticità della situazione: “Giorno 15. Viviamo a bordo un’agonia insopportabile. 6 evacuazioni di emergenza in 2 settimane di calvario. Terra in vista e nessuna soluzione. I diritti delle 134 persone vengono calpestati ogni minuto di più. Se la politica europea non sa trovare soluzioni, chi deve farlo?”. Nella tarda serata di giovedì sono state evacuate per motivi medici 9 persone, poi accompagnate a Lampedusa. E all’alba, sempre per motivi medici, altre tre persone sono state fatte scendere, come annunciato dalla stessa Ong su Twitter: “Evacuazione urgente di 3 persone e un accompagnatore per complicazioni mediche che richiedono cure specializzate. Tutte le persone a bordo devono essere fatte sbarcare urgentemente. L’umanità lo impone”. Si tratta di tre maghrebini. Tra le persone evacuate c’è anche un uomo con i piedi perforati da ferite di arma da fuoco. L’uomo è stato trasferito presso la Guardia Medica di Lampedusa per le cure del caso. Un altro migrante era a rischio setticemia.

IL MEDICO – Delle 13 persone visitate al Poliambulatorio dell’isola, “solo una giovane donna era in condizioni critiche per una brutta otite. Aspettiamo la visita dell’otorino prevista per lunedì. Gi altri sono stati dimessi tutti e sono stati portati all’hotspot” ha detto all’AdnKronos Francesco Cascio, che da qualche mese è il responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa.

“Siamo stati avvertiti dalla Guardia Costiera – ha raccontato – che a bordo della nave ci fossero una ventina di persone affette da varie patologie. Così ho chiesto di poterle visitare. Però poi i miei medici che li hanno visitati, perché io non ero presente, hanno detto che solo una ragazza era affetta da otite”. E “mi era stato detto che un’altra donna era affetta da emorragia vaginale – ha aggiunto – ma poi abbiamo potuto constatare che era un falso allarme perché aveva l’emoglobina a 11,3”.

LE POLEMICHE – E ancora: “Queste polemiche sui referti medici dei migranti visitati al Poliambulatorio sono davvero fuori luogo. Un referto non può essere fazioso. Siamo medici e sono atti ufficiali. Non capisco davvero queste polemiche” ha poi detto all’AdnKronos Cascio, commentando i dubbi sollevati da più parti dopo le visite seguite sui 13 migranti evacuati dalla Open Arms. “Stavano bene – ha ribadito – solo una ragazza aveva una otite e verrà visitata lunedì dall’otorino che aspettiamo. Gli altri sono stati dimessi perché stanno bene”.

A Cascio era stata anche segnalata la presenza di 20 migranti affetti da scabbia “ma tra i 13 migranti visitati non c’erano vasi di scabbia”, come ha spiegato. “Il referto non è stato firmato da me ma dai medici del Poliambulatorio”. Fino a poco tempo fa Cascio faceva politica a tempo pieno, prima da deputato nazionale di Forza Italia, poi da Presidente dell’Ars. “Io faccio il medico, forse qualcuno pensa che non potrei farlo dal momento che ho fatto politica?”.

GARANTE DETENUTI – Il Garante nazionale delle persone private della libertà, Maura Palma, segue con “preoccupazione” gli sviluppi della situazione delle persone a bordo della nave Open Arms. Il Garante, dopo una lunga e cordiale interlocuzione telefonica con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha inviato una lettera al ministro dell’Interno che aveva dato notizia di un decreto di divieto di sbarco e ai ministri della Difesa e delle Infrastrutture e trasporti, oltre che allo stesso presidente del Consiglio.

Nella lettera il Garante esprime “forte preoccupazione” per la perdurante situazione di privazione de facto della libertà delle persone a bordo della nave e per l’impatto che tale situazione ha sui diritti fondamentali delle persone soccorse, sul loro precario equilibrio psico-fisico, certificato anche da una équipe medica di ‘Emergency’, sul concretizzarsi di una condizione di ‘trattamento inumano o degradante’, vietato in modo inderogabile dall’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Germania. Trenta persone bloccano i treni VW carichi di macchine.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-16.

2019-08-15__VolkWagen 001

«A group of environmental activists stopped a train loaded with 200 brand new Volkswagen (VW) cars in the northern city of Wolfsburg for several hours on Tuesday, in protest of the automotive industry’s contribution to climate change»

«Local police said that around three dozen activists participated in the protest, and several of them tied themselves to the tracks between the VW factory and a local station, forcing the train to stop on a bridge»

«Several activists were detained, but Wolfsburg police told news agency AFP a short time later that they had all been released»

«One of the groups participating in the blockade said in a blog post that the protest was in response to the “failed climate policy” of the German government in regards to mobility and fostering a “transport revolution.”»

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Una cosa sono le parole ed un’altra sono i fatti.

Una cosa è gridare a gran voce ‘democrazia‘ ed un’altra, totalmente differente, è metterla in pratica.

Se è sequenziale al concetto che in democrazia viga il diritto alla libera parola, ad esprimere il proprio punto di vista, dovrebbe essere altrettanto sequenziale che ciò fosse fatto nel rispetto della esistenza e della libertà altrui.

Quando in una nazione che si definirebbe ‘democratica‘ si permette che una trentina di persone blocchino per molto tempo una linea ferroviaria e, con essa, il traffico merci di un’azienda produttrice, alla libertà è subentrato l’arbitrio.

Comanda non la maggioranza ma chi vuole prevaricare.

I dimostranti ritengono, sia pure implicitamente, di essere i depositari di una verità assoluta e globale, donde trarrebbero la giustificazione ad imporre con la forza le idee che sostengono. Si attua de facto la dittatura di una minoranza organizzata e motivata, spesso stipendiata. Questo è il primo passo verso la dittatura politica. Questo è stato un punto di passaggio della presa del potere da parte del partito nazionalsocialista.

* * *

Nelle democrazie occidentali il Cittadino vale quando come Elettore si sceglie i suoi governanti. Le elezioni sono il cuore centrale della democrazia.

Poi, gli eletti si daranno da fare per fare approvare in parlamento delle leggi.

Se alla maggioranza compete il governo, alla minoranza compete l’adeguarsi alla volontà della maggioranza: se questo fondamentale equilibrio venisse a meno, la democrazia crollerebbe.

È il parlamento, non la piazza. il posto ove si concretizza l’azione politica.

Sono democratici questi dimostranti? Bene. A giorni in Germania si andrà a votare in tre Länder e constateremo il risultato delle urne.


Deutsche Welle. 2019-08-14. German climate protesters block train carrying Volkswagen cars

Dozens of climate protesters tied themselves to a train track in front of a freight train to protest the German government’s ‘failed climate policy.’.

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A group of environmental activists stopped a train loaded with 200 brand new Volkswagen (VW) cars in the northern city of Wolfsburg for several hours on Tuesday, in protest of the automotive industry’s contribution to climate change.

Local police said that around three dozen activists participated in the protest, and several of them tied themselves to the tracks between the VW factory and a local station, forcing the train to stop on a bridge.

About 15 officers responded to the incident, but initially saw no reason to take immediate measures against the activists.

According to German rail company Deutsche Bahn, as the train was on a feeder track leaving the VW factory in Wolfsburg, other rail traffic in the area was not affected by the blockade. 

Calls for a ‘transport revolution’

A police spokesperson said the blockade was cleared in the evening and protesters who had abseiled from the bridge were collected by a police boat waiting in the canal below. Several activists were detained, but Wolfsburg police told news agency AFP a short time later that they had all been released.

According to the German press agency dpa, the activists said they were trying to delay the production process. VW said that the protest action had no effect on the production and distribution of vehicles.

One of the groups participating in the blockade said in a blog post that the protest was in response to the “failed climate policy” of the German government in regards to mobility and fostering a “transport revolution.”

According to AFP, a handful of activists connected to the rail blockade were spending the night in a metal globe in the entrance hall of VW’s headquarters. They planned to end their protest on Wednesday with a press conference.

In a statement, VW said that climate protection and sustainability were among the company’s top priorities and that it regularly invited environmental organizations for discussions on sustainable mobility.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Open Arms. Salvini blocca nuovamente lo sbarco.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-15.

2019-08-15__Viminale__001

Se nel 2017 il numero di migranti illegali clandestini arrivati in Italia era 97,313, tale numero è sceso a 10,277 nel 2018 e nel 2019, primo semestre, si aggira attorno alle 4,289 unità, secondo i dati forniti dal Viminale.

Dei 4,289 arrivi, nessun migrante clandestini veniva da territori di guerra o di imminente pericolo.

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Sulle vicende della nave negriera Open Arms abbiamo già riportato notizie.

TAR Lazio. Un’altra sentenza politica. I magistrati credono di essere onnipotenti.

«Il nuovo divieto di ingresso per Open Arms nelle acque territoriali italiane, deciso dal Viminale dopo che il Tar del Lazio ha sospeso il precedente stop, riporta solo la firma del ministro Matteo Salvini a non quella della ministra della Difesa Elisabetta Trenta e del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli»

«La mancata firma dei due ministri M5S ha di fatto reso inefficace il secondo divieto di ingresso perchè, in base a quanto prevede il decreto sicurezza bis, il provvedimento deve essere adottato dal responsabile del Viminale “di concerto con il Ministro della difesa e con quello delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le rispettive competenze, è data notizia al Presidente del Consiglio dei ministri”.»

«Diverso è il permesso di sbarcare, negato allo stato a Open Arms, che tecnicamente è concesso dalla Prefettura, dunque dal Viminale, che poi deve predisporre l’accoglienza»

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Il problema è politico.

Alcuni stati dell’Unione Europea patrocinano con moventi politici la tratta clandestina degli immigrati illegali avendo per preciso obiettivo quello di traghettarli in Italia al fine di destabilizzare la situazione nazionale.

Al momento il Ministro Salvini può concretamente cercare di ostacolare migrazione e sbarco, ma è evidente come senza un’azione politica dei confronti di Francia, Germania e relativi supporter il tutto si risolva in una fatica di Sisifo.

Uno spiraglio potrebbe aprirsi la sera del 1°settembre, quando Frau Merkel dovrà constatare la débâcle elettorale in Brandenburg, ove AfD dovrebbe diventare il primo partito, ed in Sachsen, ove la Cdu dovrebbe perdere almeno quindici punti percentuali.

Un eventuale crollo di Frau Merkel toglierebbe l’appoggio politico dato a queste organizzazioni criminali.

Per quanto riguarda invece la situazione della Open Arms, al momento è di stallo.


Ansa. 2019-08-15. Lo stallo Open Arms, cosa succede ora?

Il nuovo divieto di ingresso per Open Arms nelle acque territoriali italiane, deciso dal Viminale dopo che il Tar del Lazio ha sospeso il precedente stop, riporta solo la firma del ministro Matteo Salvini a non quella della ministra della Difesa Elisabetta Trenta e del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. La mancata firma dei due ministri M5S ha di fatto reso inefficace il secondo divieto di ingresso perchè, in base a quanto prevede il decreto sicurezza bis, il provvedimento deve essere adottato dal responsabile del Viminale “di concerto con il Ministro della difesa e con quello delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le rispettive competenze, è data notizia al Presidente del Consiglio dei ministri”.

Diverso è il permesso di sbarcare, negato allo stato a Open Arms, che tecnicamente è concesso dalla Prefettura, dunque dal Viminale, che poi deve predisporre l’accoglienza. Dunque ora la Open Arms si trova in acque italiane, davanti Lampedusa. “al riparo non abbiamo il permesso di entrare in porto” fanno sapere dalla ong spagnola. Contro la decisione monocratica del Tar del Lazio di sospendere il divieto di ingresso nelle acque italiane per la Open Arms, perchè si ravvisa “una situazione di eccezionale gravità e urgenza” nonchè “un vizio di eccesso di potere per travisamento dei fatti e di violazione delle norme di diritto internazionale del mare in materia di soccorso”, il ministro Salvini ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato.

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TAR Lazio. Un’altra sentenza politica. I magistrati credono di essere onnipotenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-15.


201908-14__Tar__001

Il Tribunale del Tar Lazio, nella persona del Presidente Leonardo Pasanisi, si è arrogato il diritto di bloccare una direttiva governativa emettendo una sentenza di carattere squisitamente politico, N. 054791/219 REG. PROV. CAU. N.10780/2019 REG. RJC

«…. DECRETO

sul ricorso numero di registro generale 10780 del 2019, proposto da Foundacion Proa (Pro – Activa Open Arma), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Arturo Salemi, Mario Antonio Angelelli, Maria Rosaria Damizia, Giuseppe Niooletti, Gaetano Mario Pasqualino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, Ministero della Difsa, in persona del Ministro pro tempore, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in persona del Ministro pro tempore, Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente pro tempore non costituiti in giudizio; ….»

*

Il giudice ha sentito la parte ricorrente, i medical report, la relazione psicologica e la dichiarazione del capo missioni. Con il vivo senso della giustizia che contraddistingue i giudici liberal non ha sentito le argomentazioni di controparte.

Tanto la sentenza era già stata decisa: il giudice Pasanisi doveva solo firmarla.

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I recenti fatti del Consiglio Superiore della Magistratura, ove le cariche erano messe in vendita ma concesse solo a persone politicamente vicine. ci danno un significativo quadretto della magistratura italiana, forse la più politicizzata del mondo. Nemmeno ai tempi di Stalin si vedevano cose del genere.

La divisione dei poteri è invocata solo a preservazione dei loro privilegi politici: i magistrati sono politici e politici di parte.

Questa è un’altra sentenza politica.

Se è vero che nel 1943 si era impotenti contro lo strapotere dei nazionalsocialisti e dei fascisti, sarebbe anche vero ricordare come questi furono trattati dopo che gli alleati ci liberarono.

Quanti magistrati dell’epoca finirono con le scarpe al sole!

Beh: occorre avere ancora un po’ di pazienza.


Su Open Arms braccio di ferro tra Salvini e il Tar. Navi marina scortano nave Ong in acque italiane

Braccio di ferro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Tar del Lazio sull’ingresso nelle acque italiane di Open Arms.

Il Tar ha disposto la sospensione del divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane della Open Arms. E’ quanto sostiene la stessa Ong sottolineando che sulla base della decisione dei giudici “ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino in modo che i diritti delle 147 persone, da 13 giorni sul ponte della nostra nave, vengano garantiti”. “Alla luce della documentazione prodotta (medical report e relazione psicologica” e “della prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza” si giustifica “la concessione della richiesta” per “consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane e quindi di prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli”. E’ quanto rileva il Tar del Lazio accogliendo il ricorso di Open Arms e sospendendo il divieto di ingresso in acque italiane.

Il Viminale invece contesta la decisione del Tar del Lazio sulla sospensione del divieto di ingresso in acque italiane della Open Arms e proporrà ricorso urgente al Consiglio di Stato. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini inoltre, si apprende, è pronto a firmare un nuovo provvedimento di divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. La decisione di ricorrere al Consiglio di Stato, secondo quanto si apprende, sarebbe motivata dal fatto che agli avvenimenti citati nel provvedimento del Tar se ne sono aggiunti altri. Per giorni, si osserva, “Open Arms si è infatti trattenuta in acque Sar libiche e maltesi, ha anticipato altre operazioni di soccorso e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia”.

Intanto, due navi della Marina Militare stanno scortando a distanza verso le acque territoriali italiane la Open Arms, che attualmente naviga a tre nodi in direzione di Lampedusa. Lo si apprende da fonti della Difesa secondo le quali già dalla serata di ieri il ministro Elisabetta Trenta sta seguendo la vicenda. Dopo aver preso contatti con il Tribunale dei minori di Palermo ed essersi accertata delle condizioni dei 32 minori a bordo, il ministro nella giornata di ieri ha dato mandato al capo di stato maggiore dalla Difesa Vecciarelli di far avvicinare le due navi della Marina in modo da essere pronti ad un eventuale trasferimento. Il ministro è stato inoltre in contatto con le altre autorità di governo competenti per poter arrivare allo sbarco dei 32 miniori che si trovano in mare da 13 giorni.

In serata Salvini rincara la dose: “Continuo e continuerò a negare lo sbarco a chi pretende di portare dei clandestini sempre e solo in Italia. Se qualcuno la pensa diversamente se ne assuma la responsabilità”. La Open Arms, “nave spagnola di ong spagnola – aggiunge – era in acque maltesi e non si capisce perché un giudice italiano possa consentire l’ingresso nelle nostre acque”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Ong - Ngo

Malta nega lo sbarco alla Proactiva Open Arms. Una beata ngo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-08.  

Negrieri 010

Open Arms è una ngo spagnola che si è attribuita il diritto di praticare la tratta sulle rotte del Mediterraneo.

In pratica, si mette di accordo con i negrieri che operano in Libia, quindi preleva la preziosa merce dai gommoni ed inizia la affannosa ricerca di un porto europeo in cui sbarcare queste preziose risorse. Di certo, non salva nessuno, ma proprio nessuno, dalle acque.

I finanziamenti scorrono alla grande.

Basterebbe dare una occhiata seppure distratta a quanto riporta la stessa Commissione Europea, gestione uscente.

Migration: follow-up to the European Council Conclusions of 28 June 2018

Migration: Key fundamental rights concerns/Quarterly bulletin

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«any way, for example by providing food or even by giving information on how to apply for asylum. The accusation of “conspiracy to facilitate illegal immigration” was made against NGOs that use their boats to rescue migrants in the Mediterranean: between March and April 2018, the Spanish NGO rescue ship “Proactiva Open Arms” was seized by the Catania and Ragusa prosecutors and then released»

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Zero Hedge è tranchant.

«At the end of May 2016, Proactiva decided to allocate a ship in the Central Mediterranean to assist the migrants that came out of the coasts of Libya. The agreement between the EU and Turkey was making the Aegean Sea route more difficult to traverse, so other more dangerous channels were re-opened.

They have been accused of being part of the human trafficking network, by taking migrants on board in pre-arranged locations close to the African coast and transporting them to Italy, Malta or Spain. This practice violates international maritime law, which states that people who are rescued should be transported to the nearest port. Such activities may encourage more migrants to take the risk of a dangerous trip to Europe, which intensifies the tensions on the Mediterranean Sea.[

In August 2017 Proactiva boats were barred by Italy and Malta from disembarking migrants. Proactiva also came in close contact with the Libyan coastguard who fired warning shots over one of its boats»

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Così si dipende la Proactiva Open Arms.

«Open Arms is a non-governmental, non-profit organization whose main mission is to protect, by having a presence at sea,  those people who try to reach Europe fleeing from war, persecution or poverty. Born from a rescue and first aid at sea company with extensive experience in the Spanish coasts.

We specialize in surveillance and rescue missions of boats carrying people who need help in the Aegean and Central Mediterranean sea, as well as raising awareness of all the injustices that are happening which have been untold.

It all started with some pictures of children that drowned on a beach. We thought: if we dedicate ourselves to this and we do it on our beaches, why are they dying there and why is nobody helping them?

With the help of lots of people who collaborate with donations, we were able to increase our resources and save more lives every day.

These donations also helped us to be able to rotate our teams. Our volunteers rotate every 15 days due to the physical and emotional impact of the situation.

After the agreement between the UE and Turkey, we are also in the Mediterranean Sea with a rescue and surveillance boat. We do not want to lose one more life to the sea, neither do we want to allow the sea to silence the injustices that happen there. ….

Open Arms is a “supporting entity” of Human Rights at Sea, which is an independent international platform for the preservation of human rights at sea. ….

Open Arms is an entity associated to the Department of Public Information of the United Nations. ….

From September 1st 2017 to September 1st 2018, contributions reached to 3.5 million euros. Open Arms has total economic independence thanks to all the small contributions from private individuals. ….

From September 1st 2017 to September 1st 2018, contributions reached to 3.5 million euros. Open Arms has total economic independence thanks to all the small contributions from private individuals»

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Il costo di gestione di quella carretta non passa i 90,000 euro annui.

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«Le autorità maltesi hanno negato lo sbarco alle 121 persone che si trovano a bordo della nave Open Arms della ong spagnola Proactiva Open Arms»

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Queste ngo possono tenere questo comportamento tracotante perché godono di ampie coperture politiche.

Fanno rimpiangere amaramente quei galantuomini che furono i negrieri portoghesi.


Ansa. 2019-08-07. Malta nega sbarco a Open Arms

Le autorità maltesi hanno negato lo sbarco alle 121 persone che si trovano a bordo della nave Open Arms della ong spagnola Proactiva Open Arms. Lo ha riferito un portavoce della ong al sito Newsbook.com.mt. La nave, sulla quale si trovano anche quattro bambini, tra cui due gemelli di nove mesi, è ora in attesa di ulteriori istruzioni, dopo il rifiuto di ingresso da parte di Italia e Malta. Fonti vicine alla Commissione europea riferiscono di non avere ancora ricevuto alcuna richiesta di coordinamento per lo sbarco dei migranti a bordo della nave.

La Open Arms ha soccorso giovedì scorso 53 adulti e due bambini che si trovavano a bordo di una piccola imbarcazione. Alcune ore dopo, la nave della ong spagnola ha soccorso altre 69 persone. Sabato, due donne incinte sono state evacuate dalla nave. Tra le persone soccorse ci sono anche 32 minori, 27 dei quali non accompagnati. Domenica mattina, su richiesta del governo tedesco, Malta ha consentito lo sbarco di 40 migranti soccorsi dalla nave Alan Kurdi della ong tedesca Sea Eye. I 40 migranti saranno ridistribuiti tra gli altri stati Ue.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Unione Europea ed ngo. Un fiume di denaro non tracciabile. I numeri.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-26.

2019-07-15__Ngo__001

Cosa siano e come funzionino le ngo è già stato trattato in modo esaustivo.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Soros, ngo e debito studentesco. 50 milioni di americani resi schiavi.

Guerra civile americana. Si avvicina lo scontro finale.

Trump vs Liberal. Ultima battaglia per la vita o la morte nel generale silenzio.

Ricapitoliamo solo per maggiore chiarezza.

«Quando Mr Soros ha deciso di conquistare il mondo occidentale ha concepito un piano virtualmente perfetto e davvero geniale. Soros ha fondato una miriade di organizzazioni seguendo uno schema ripetitivo, acutamente penetrante la società  nella sua semplicità e mimetismo.

In primo luogo si fonda e finanzia una organizzazione che patrocini un qualcosa di apparentemente degno per ogni persona: “diritti della gioventù”, “protezione dei più deboli”, etc. Dirigenza e personale è nominata da Soros in persona.

In secondo luogo, si scatena un’offensiva mediatica che sensibilizzi l’opinione pubblica al problema e ne evidenzi l’assoluta emergenza in atto.

In terzo luogo, governi amici riconoscono tale organizzazione e, soprattutto, la dotano di fondi.

In quarto luogo, tali governi amici stabiliscono anche che tale organizzazione debba essere obbligatoriamente consultata prima di prendere decisioni in materia.

In quinto luogo, governi amici costituiscono delle agenzie indipendenti dal governo stesso, strutturate attorno all’organizzazione in oggetto, che ne assume de facto la dirigenza. Parte del personale dell’organizzazione transita nei quadri burocratici di queste agenzie, così da averne il governo indipendentemente da chi le dovesse dirigere.

In sesto luogo, governi amici deliberano fondi per la risoluzione di un qualche problema, la gestione dei quali fondi è affidata a codeste agenzie od anche direttamente a quella organizzazione.»

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Sarebbe impossibile comprendere la strenua difesa fatta dai liberal socialisti europei delle ngo, ong, senza aver compreso come funzionino ed a cosa servano.

Finanziando una ngo l’Unione Europea trasferisce del denaro pubblico, tracciabile nei bilanci dell’Unione, ad una entità fuori dal suo controllo: quei fondi perdono ipso facto la caratteristica di essere tracciabili: chi li riceve ne fa ciò che vuole.

 

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«Partiamo dal totale. Per le Ong la Ue ha speso, nel 2017, un miliardo 427 milioni 431mila e 541 euro. Questi rischiano però di essere solo una parte degli effettivi investimenti dell’Ue verso le Ong. Difatti, ancora oggi, i database europei sono carichi di oltre 73.000 nomi di associazioni ed enti e non si è ancora trovato il modo di uniformare il sistema informatico per avere una certezza assoluta degli esborsi reali.»

«In altre parole: di fatto non si sa né chi è stato finanziato né per quale importo né l’esborso complessivo. Una situazione che è stata stigmatizzata anche dalla Corte dei Conti europea che continua a chiedere più trasparenza nell’uso dei fondi europei destinati a finanziare le Organizzazioni non governativa.»

«Al secondo posto c’è il Danish Refugee Council con 108.805.541 milioni di euro. Terzo posto per il Norvegian Refugee Council con 94.937.540. Quindi solo tre organizzazioni hanno incassato dalla Ue qualcosa come 368 milioni 228mila e 151 euro, il 25,8% del totale degli stanziamenti. Non si può dire che alle altre organizzazioni restino le briciole, ma quasi.»

«Quello che, infine, stupisce è che nell’elenco dei finanziamenti alle Ong non esistano associazioni italiane, almeno nelle prime 30 più sussidiate. L’Italia è comunque un Paese che spende una parte considerevole del proprio Pil in aiuti umanitari agli Stati in via di sviluppo.»

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Adesso, leggendo queste cifre, dovrebbe essere ben chiaro il motivo per cui i liberal socialisti si siano eretti a santi patroni delle ngo, dei migranti, del ‘clima’ e del ‘rule of law’., etc.

A Mrs Carola Rackete dei migranti interessa poco o punto: ma non si rassegna a perdere il denaro facile, quello cavato dal sangue dei Contribuenti.


Ong, ecco a chi vanno davvero tutti i soldi della Ue

Spesi quasi 1,5 miliardi di euro. Il Max Plank Insitute (Germania) è il più finanziato: 164 milioni

All’indomani della approvazione in Consiglio dei ministri del Decreto Sicurezza bis, che tra le altre cose prevede sanzioni per le navi (anche di Ong) che non rispettano il divieto di ingresso nelle acque territoriali, ecco l’elenco delle Organizzazioni non governative finanziate dall’Unione europea. L’elenco e gli importi sono contenuti in un report della Commissione europea che ha deciso di alzare il velo sui fondi di cui beneficiano questi enti.

Quanti soldi alle Ong

Il grafico sopra mostra l’elenco di tutte le organizzazioni non governative (Ong) finanziate ufficialmente dal DG Budget, il portafoglio del Direttorato Generale dell’Ue. I nomi delle organizzazioni sono stati lasciati esattamente come sono riportati dal report della Commissione.

Partiamo dal totale. Per le Ong la Ue ha speso, nel 2017, un miliardo 427 milioni 431mila e 541 euro. Questi rischiano però di essere solo una parte degli effettivi investimenti dell’Ue verso le Ong. Difatti, ancora oggi, i database europei sono carichi di oltre 73.ooo nomi di associazioni ed enti e non si è ancora trovato il modo di uniformare il sistema informatico per avere una certezza assoluta degli esborsi reali. In altre parole: di fatto non si sa né chi è stato finanziato né per quale importo né l’esborso complessivo. Una situazione che è stata stigmatizzata anche dalla Corte dei Conti europea che continua a chiedere più trasparenza nell’uso dei fondi europei destinati a finanziare le Organizzazioni non governativa.

Le Ong più ricche

Nell’elenco delle Ong il primo posto spetta alla tedesca Max Plank che non è precisamente un’organizzazione caritatevole, ma si occupa di ricerca scientifica senza fini di lucro e per questo ha potuto accedere ai finanziamenti. L’Istituto Max Plank ha ottenuto 164.485.070 euro.

Al secondo posto c’è il Danish Refugee Council con 108.805.541 milioni di euro. Terzo posto per il Norvegian Refugee Council con 94.937.540. Quindi solo tre organizzazioni hanno incassato dalla Ue qualcosa come 368 milioni 228mila e 151 euro, il 25,8% del totale degli stanziamenti. Non si può dire che alle altre organizzazioni restino le briciole, ma quasi.

Quello che, infine, stupisce è che nell’elenco dei finanziamenti alle Ong non esistano associazioni italiane, almeno nelle prime 30 più sussidiate. L’Italia è comunque un Paese che spende una parte considerevole del proprio Pil in aiuti umanitari agli Stati in via di sviluppo.

Il Decreto Sicurezza bis

Il Decreto Sicurezza bis, sebbene limato rispetto alla prima versione circolata, è stato approvato in Consiglio dei ministri l’11 giugno 2019. Oltre al potenziamento degli agenti sotto copertura e delle intercettazioni per il contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in materia di immigrazione il testo – che ora dovrà passare al vaglio del Parlamento – introduce multe da 10mila a 50mila euro per chi trasgredisce il divieto di ingresso nelle acque territoriali. La sanzione amministrativa viene notificata al comandante e, se possibile, all’armatore e al proprietario della nave in questione: spesso, quando si tratta di imbarcazioni che trasportano migranti recuperati nel Mediterraneo, a gestirle sono proprio Organizzazioni non governative. In caso di reiterata trasgressione è prevista la confisca della nave come sanzione accessoria.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Bio-On. Si preannuncerebbe una nuova Parmlat.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-26.

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«Bio-on, una società fraudolenta e destinata al fallimento secondo il fondo di investimento Quintessential. Ecco le accuse rivolte in 5 punti e costa sta succedendo.»

«Bio-on è la nuova Parmalat. Tra bilanci pompati, clienti fittizi e dubbie joint venture, una tecnologia obsoleta e un impianto produttivo mangiasoldi, l’azienda bolognese specializzata nella plastica alternativa e quotata in borsa sull’Aim Italia avrebbe i giorni contati.»

«È questa la rilevazione di Quintessential, fondo di investimento newyorkese guidato dall’italiano Gabriele Grego, dopo un’approfondita analisi sull’operato del management e sulla qualità e sostenibilità dei suoi conti, numerose interviste ad esperti contabili e del settore e confronti dei risultati di altre aziende che a livello internazionale operano anch’esse nella produzione delle bioplastiche.»

«Contro una salita entusiasmante delle azioni Bio-on in borsa – da inizio 2015 il rialzo è stato costante fino ad arrivare ai massimi di 68,5 euro il 30 novembre 2018 – il mercato ha inaugurato un’ondata di vendite nella sessione di mercoledì per un ribasso di oltre il 10% a quota 49,6 euro, con relativa sospensione del titolo.»

«Prima dell’uscita del report di Quintessential Capital Management (QCM), che in sostanza sottolinea la situazione finanziaria reale precaria della società e molte irregolarità nella contabilità, la capitalizzazione di mercato di Bio-on ammontava ad oltre 1 miliardo di euro. Dopo una decurtazione basata sulla variazione teorica negativa del prezzo delle sue azioni, che di quasi il 50%, la market cap è scesa a quota 933 milioni.»

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Questa è la relazione del Fondo di Investimento Quintessential, fondo di investimento newyorkese guidato dall’italiano Gabriele Grego. A seguito ne riportiamo un ampio estratto.

Probiviri, sindaci della società, consob ed organi di vigilanza tutti latitanti.

«Sommario Esecutivo.

Quintessential Capital Management (QCM) ha completato la sua indagine approfondita su Bio-on S.p.A., società con sede a Bologna operante nel settore della bioplastica e quotata sul mercato AIM. Dopo una meticolosa raccolta e analisi di informazioni, siamo giunti alla opinione che Bio-on sia un “castello di carte”, uno schema concepito dal management per arricchirsi sulle spalle degli azionisti. All’apparenza un’azienda di successo, con fatturato e profitti in crescita, la Bio-on sarebbe in realtà una grande bolla, basata su tecnologia improbabile, con fatturato e crediti essenzialmente “simulati” grazie ad un network di scatole vuote. Nonostante annunci altisonanti e progetti ambiziosi, diversi anni dopo la sua costituzione Bio-on non ha ancora prodotto né venduto nulla in quantità significative, se non a scatole vuote da sé controllate o affiliate. Delle molte fabbriche annunciate negli anni, solamente una è stata realizzata, a prezzi esorbitanti e sembrerebbe non essere ancora completata o in produzione. La situazione finanziaria reale risulta precaria e la contabilità presenta serie irregolarità.

Considerati i fatti nel suo insieme, riteniamo che la situazione di Bio-on sia insostenibile e che la società sia presto destinata al collasso totale. ….

Quintessential e i suoi obbiettivi.

Siamo un fondo di investimenti americano con sede a New York. La nostra attività principale consiste nell’individuare, indagare ed esporre al pubblico situazioni catastrofiche e nascoste in società quotate, come la frode, la condotta criminale o i modelli di business fallimentari.

Utilizziamo tecniche investigative all’avanguardia e interveniamo solamente dopo aver acquisito una mole informazioni schiaccianti per confermare le nostre tesi. Dal 2015 abbiamo portato a compimento sette operazioni contro varie società disoneste con un tasso di successo pari al 100%1. Nel maggio dello scorso anno, ad esempio, la nostra attività contro il gigante greco “Folli Follie” ha portato al collasso e al de-listing del titolo in sole tre settimane, nonché allo smascheramento di una frode multimiliardaria. Lo scorso dicembre la nostra azione contro Aphria, società canadese nel settore della cannabis con una capitalizzazione di oltre $4 miliardi, ha portato al collasso immediato del titolo e al licenziamento di tutto il consiglio di amministrazione. Nel 2015 il nostro report intitolato “Una Parmalat Greca” sulla Globo Plc ha portato alla sospensione immediata e permanente del titolo e alle dimissioni dell’esecutivo dopo sole 48 ore, con la piena confessione delle proprie responsabilità (l’evento è stato riportato anche sul quotidiano italiano “La Repubblica”).

L’improbabile scienza di Bio-on.

Per chiarificare la veridicità delle dichiarazioni del management della Bio-on a proposito della propria tecnologia, abbiamo consultato un numero consistente di scienziati, dirigenti affermati di società operanti nello stesso settore, consulenti e tecnici. La loro opinione, in alcuni casi basata su interazione diretta con la società, è stata fondamentalmente unanime in un forte scetticismo circa le dichiarazioni della Bio-on. In alcuni casi la tecnologia è stata definita addirittura “assurda” e le dichiarazioni del management “farneticanti”…..

Contabilità Bio-on: criticità e violazioni del codice civile

Quintessential ha studiato attentamente la contabilità e i bilanci della Bio-on e delle sue società affiliate. Abbiamo anche consultato revisori legali esperti e richiesto una opinione formale a riguardo6 . Le conclusioni della nostra indagine sono chiare e confermano i nostri timori: la contabilità Bio-on risulta irregolare e non riflette l’effettiva situazione della società.

Presentandosi superficialmente come società solida, in forte crescita e con oltre €50m di vendite, la Bio-on in realtà ha un fatturato ingannevole, costituito da “vendite” a società a sé affiliate o controllate. Inoltre, lo stato patrimoniale della Bio-on risulta a nostro avviso precario, essendo costituito soprattutto da crediti dalla dubbia recuperabilità7 e impianti realizzati con costi eccessivi che non sembrano economici visti i margini ottenibili sul mercato.

In pratica la Bio-on sembra generare fatturato attraverso la costituzione di una serie di scatole vuote alle quali “vende” la propria tecnologia sotto forma di licenze. Queste “scatole” sono in parte o totalmente controllate dalla Bio-on, ne condividono direttori e sedi legali e non sembrano avere quasi nessuna operatività, neppure anni dopo la loro costituzione. Per esempio, non hanno personale dedicato, non producono alcun prodotto ne vendono a terzi. ….

Non abbiamo rilevato tracce di produzione o vendite a terzi in quantità degne di nota.  ….

Conclusioni.

In anni di investigazioni e analisi finanziarie, la Quintessential ha raramente incontrato una situazione societaria e contabile comparabile a quella della Bio-on. Abbiamo di fronte una realtà dove fatturato, impianti e crediti sono in realtà un castello di carte costituito da una serie di scatole vuote e modeste strutture realizzate con costi totalmente non-economici. Dopo oltre sette anni di attività (cinque dei quali come quotata), la Bio-on non sembra ancora essere riuscita a produrre nessun prodotto in quantità significativa o a vendere alcunché al di fuori del suo network di scatole vuote. Nonostante questo, la società continua a vantare ai mercati vendite e utili in crescita esponenziale che sembrano molto improbabili: evidentemente la situazione è insostenibile e i nodi, prima o poi, arriveranno al pettine.

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Bioplastiche e settori similari: una gigantesca truffa destinata a travolgere tutti gli azionisti e finanziatori. Se ne sono accorti tutti tranne che i signori dell’Agenzia delle Entrate ed i Magistrati italiani.


Money, 2019-07-28. Bio-on, una nuova Parmalat: le accuse di QCM in 5 punti. Cosa sta succedendo?

Bio-on, una società fraudolenta e destinata al fallimento secondo il fondo di investimento Quintessential. Ecco le accuse rivolte in 5 punti e costa sta succedendo.

Bio-on è la nuova Parmalat. Tra bilanci pompati, clienti fittizi e dubbie joint venture, una tecnologia obsoleta e un impianto produttivo mangiasoldi, l’azienda bolognese specializzata nella plastica alternativa e quotata in borsa sull’Aim Italia avrebbe i giorni contati.

È questa la rilevazione di Quintessential, fondo di investimento newyorkese guidato dall’italiano Gabriele Grego, dopo un’approfondita analisi sull’operato del management e sulla qualità e sostenibilità dei suoi conti, numerose interviste ad esperti contabili e del settore e confronti dei risultati di altre aziende che a livello internazionale operano anch’esse nella produzione delle bioplastiche.

Contro una salita entusiasmante delle azioni Bio-on in borsa – da inizio 2015 il rialzo è stato costante fino ad arrivare ai massimi di 68,5 euro il 30 novembre 2018 – il mercato ha inaugurato un’ondata di vendite nella sessione di mercoledì per un ribasso di oltre il 10% a quota 49,6 euro, con relativa sospensione del titolo.

Prima dell’uscita del report di Quintessential Capital Management (QCM), che in sostanza sottolinea la situazione finanziaria reale precaria della società e molte irregolarità nella contabilità, la capitalizzazione di mercato di Bio-on ammontava ad oltre 1 miliardo di euro. Dopo una decurtazione basata sulla variazione teorica negativa del prezzo delle sue azioni, che di quasi il 50%, la market cap è scesa a quota 933 milioni.

Bio-on: cosa sta succedendo?

Money.it ha analizzato tutte le accuse volte da Quintessential a Bio-on e riassume di seguito tutto ciò che c’è da sapere sul crack e possibile fallimento sull’azienda bolognese. Se tale quadro dovesse venir confermato dalle autorità competenti si tratterebbe di un caso dalla portata enorme, una vergogna simile a quella che ha portato ai tempi Parmalat al fallimento.

Ed anche dei big potrebbero venir coinvolti: il bilancio di Bio-on è stato certificato dalla società di revisione E&Y.

Prima di procedere con il riportare le scoperte eclatanti del fondo newyorkese sulla società bolognese, riferiamo che Bio-On nel pomeriggio di mercoledì ha provveduto a smentire tali rilevazioni, spiegando “di avere approvato in data 30 aprile 2019 il proprio bilancio di esercizio al 31 dicembre 2018, contenente altresì dati e informazioni sulle joint venture costituite dalla Società nel corso del 2018 con partner di primario standing internazionale. Il bilancio è stato certificato dalla società di revisione E&Y, che ha emesso relazione senza rilievi”.

Inoltre, è opportuno sottolineare che Quintessential ha “un interesse economico nella discesa del prezzo del titolo”, come riferito all’interno di un video del fondo sul tema pubblicato su YouTube.

Tutti contro Bio-on, le accuse del fondo di investimento

Quintessential rivela che le prove che ha raccolto nel corso degli ultimi mesi contro Bio-on sono schiaccianti. Ed è immediato il paragone, complice anche la vicinanza geografica con le due aziende, tra la società specializzata in bioplastiche e Parmalat.

Il fatturato di Bio-on, almeno sulla carta, è di 50 milioni di euro e le sue azioni si sono rivelate in forte crescita nel corso degli ultimi anni.

La società sostiene di rivoluzionare il mercato della plastica, con una tecnologia (che utilizza il PHA, una sostanza di origine naturale) che, però viene definita da alcuni esperti come “obsoleta” e inefficace.

Il fatturato e l’utile operativo sono in crescita, ma il fondo solleva dubbi sulla salubrità dei conti e definisce la Bio-on un “castello di carte”.

1) Fatturato di dubbia provenienza

Un ex dipendente dell’azienda sostiene che nessuno sta acquistando plastiche dalla Bio-on. “Le vendite delle licenze (il 100% delle entrate) sono in realtà solo degli studi per vedere se la tecnologia funziona”.

Da un confronto con i bilanci della Bio-on con quelli dei clienti si scopre che la maggior parte dei ricavi appare “fittizia”, poiché viene generato attraverso transazioni con joint venture (controllate) e affiliate. Per questo motivo la maggior parte dei crediti che Bio-on vanta con tali società sono difficilmente recuperabili o, comunque, sono esigibili solo in quanto è la Bio-on stessa a ripagarsi iniettando liquidità all’interno delle sue controllate per poi essere ripagata. Tramite questa procedura la società bolognese ha raccolto l’88% dei suoi ricavi.

Inoltre, i bilanci delle affiliate non mostrano alcuna attività commerciale o produttiva, il che fa di loro delle aziende fantasma.

In rosso QCM evidenzia le società affiliate a Bio-on, che compongono quello che viene definito un sistema di “scatole vuote”.

L’esperto Maurizio Salom conferma tale quadro, individuando inoltre una violazione degli artt. 2343 e 2343 bis del Codice Civile sul conferimento e la cessione delle licenze (lo ricordiamo, unico business della Bio-on) alle JV, oltre che delle gravi mancanze nella disclosure e nell’operato dei revisori e dei collegi sindacali.

2) Tecnologia obsoleta e non commercializzabile

I costi di produzione sono enormi, anche in rapporto alla concorrenza (in difficoltà anch’essa), non c’è domanda per la bioplastica a tali prezzi, sono stati numerosi ed eclatanti i fallimenti di alcune società operanti nello stesso settore.
I consumatori, nonostante la recente svolta green all’interno delle economie sviluppate, non intendono pagare una plastica che costa eccessivamente di più rispetto a quella normale.

I costi di sviluppo della Bio-on sono di 15 volte superiori rispetto alla concorrenza. L’impianto dell’italiana ha un costo di 44.000 euro per tonnellata di bioplastica prodotta (la produzione annua di 1.000 tonnellate). Novamont, concorrente italiano, ha un costo di produzione di 2.990 euro per tonnellata. Il fondo di investimento ipotizza che tali costi siano stati pompati per questioni di bilancio.

Il concetto di PHA ha problemi gravi sul fronte delle sua industrializzazione. Il prodotto è vantato essere biodegradabile, ma non è certo che sia sicura per la natura la sua disintegrazione.

Il dottor Roberto Filippini Fantoni, dell’Associazione italiana scienza e tecnologia macromolecolare del Consiglio, rivela:

“Dichiarare che il PHA della Bio-on possa sostituire tutta una serie di polimeri di largo consumo è una dichiarazione assurda”.

3) Anomalie sui bilanci e spese di sviluppo eccessive

Se confrontati con il piano industriale rilasciato nel 2016, i risultati sono desolanti.
Contro una promessa di un fatturato di 140 milioni di euro, nel 2018 questo ammonta quasi a zero. L’EBITDA è negativo. La generazione di cassa è negativa di circa 20 milioni di euro e i costi di sviluppo sono schizzati a 50 milioni di euro. I bilanci mostrano un fatturato di 50 milioni di euro nel 2018, ma questi, come abbiamo già visto, sono per la loro quasi totalità generati da vendite a società collegate.

4) Situazione finanziaria preoccupante

Conto un utile e un fatturato apparentemente in forte salita sui bilanci, i flussi di cassa sono chiaramente negativi.

I progetti della società non si realizzano quasi mai ma sono numerosi i comunicati stampa e forte la strategia di marketing atta a mostrare Bio-on come una società in forte crescita.

5) Il ruolo di Banca Finnat

L’unica banca che copre il titolo Bio-on e i cui analisti dovrebbero riportarne lo stato di salute. E non solo: tale banca, come riporta Quintessential, farebbe parte di alcune delle joint venture di cui sopra tramite altre società “fittizie”, e quindi de facto si rivela essere un cliente/partner di Bio-on stessa.
La stessa banca dà alle azioni della società una raccomandazione Buy e target price a 86 euro.

Conclusioni

Il fondo conclude così il suo lungo report su Bio-on:

“In anni di investigazioni e analisi finanziarie, la Quintessential ha raramente incontrato una situazione societaria e contabile comparabile a quella della Bio-on. Abbiamo di fronte una realtà dove fatturato, impianti e crediti sono in realtà un castello di carte costituito da una serie di scatole vuote e modeste strutture realizzate con costi totalmente non-economici. Dopo oltre sette anni di attività (cinque dei quali come quotata), la Bio-on non sembra ancora essere riuscita a
produrre nessun prodotto in quantità significativa o a vendere alcunché al di fuori del suo network di scatole vuote. Nonostante questo, la società continua a vantare ai mercati vendite e utili in crescita esponenziale che sembrano molto improbabili: evidentemente la situazione è insostenibile e i nodi, prima o poi, arriveranno al pettine.
Come in diverse altre occasioni in precedenza, la Quintessential ha sentito il dovere di informare i mercati e le autorità di vigilanza a proposito di questa situazione, certi che la maggiore trasparenza aiuterà a rettificare la situazione.”

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

È onesto il magistrato che vende le sentenze a prezzo equo. Il caso Longo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-23.

Giudici Corrotti 001

Parafrasando il giudice Davigo, “il magistrato onesto è quello non ancora incriminato“.

Aggiungeremmo anche un’altra definizione:

“È onesto il magistrato che vende le sentenze a prezzi equi”.

Poi, i magistrati si impettano, e l’ANM sbraita contro una riforma della giustizia che li penalizzerebbe. Impedirebbe i loro latrocini.

Piccini loro: nulla videro, nulla seppero, nulla fecero.

Complici sodali.

Però, vendere una sentenza per soli 20,000 euro è

concorrenza sleale: quindi tutti i magistrati

compatti lo hanno fatto arrestare e condannare.

*


Fiumi di denaro per aggiustare le sentenze: Bigotti e la mazzetta da 20mila euro al pm di Siracusa

Continuano a uscire episodi di corruzione dall’inchiesta della Procura di Messina sul cosiddetto “sistema Siracusa”

MESSINA – Grazie all’intervento dell’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, già arrestato per corruzione, l’imprenditore piemontese Ezio Bigotti avrebbe ottenuto l’archiviazione di un’indagine per reati tributari aperta a suo carico. L’inchiesta, inizialmente nata a Torino, venne prima spostata a Roma e poi a Siracusa. E’ quanto emerge dalle indagini della Finanza di Messina che oggi ha arrestato per corruzione in atti giudiziari Ezio Bigotti, noto imprenditore piemontese, presidente del gruppo STI aggiudicatario di numerose e importanti commesse della Centrale acquisti del Tesoro.

A raccontare la vicenda ai pm messinesi titolari del procedimento sono stati gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore che, dopo essere stati arrestati nell’ambito di una indagine che ha svelato un comitato di affari che pilotava le indagini alla procura di Siracusa con la complicità di Longo, stanno collaborando con gli inquirenti. I due legali hanno, con le loro rivelazioni, consentito di svelare una serie di corruzioni giudiziarie al Consiglio di Stato e al Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia.

L’avvocato Amara avrebbe comunicato a Longo che il fascicolo stava arrivando al suo ufficio. I due avrebbero concordato la nomina di consulenti ad hoc che avrebbero «aiutato», con perizie di favore, il magistrato ad archiviare l’indagine.

Bigotti, ex titolare del gruppo STI e legale rappresentante della Exitone, era stato presentato da Amara a Calafiore come uno dei suoi migliori clienti. Secondo un metodo consolidato i legali si erano messi a disposizione dell’imprenditore per «sistemare» le inchieste a suo carico.

Calafiore ha raccontato ai pm che per la vicenda Bigotti aveva ricevuto da Amara 20mila euro da dare al pm Longo in quattro mazzette da 5mila euro con banconote da cinquanta euro. L’ex magistrato, che nel frattempo ha patteggiato una condanna a 5 anni per corruzione, avrebbe ritirato il denaro, messo in una busta, nel suo bagno privato in Procura.

Nel provvedimento odierno, in sintesi, evidenziano le Fiamme gialle, «sono state ricostruite plurime modalità illecite poste in essere» dahli avvocati  Amara e Calafiore  con l’ausilio del ex sostituto procuratore della Repubblica di Siracusa, Giancarlo Longo e di alcuni consulenti della Procura nominati da quest’ultimo, «per favorire Bigotti nell’ambito degli accertamenti condotti a carico di imprese a lui riconducibili presso le Procure di Torino, Roma e Siracusa nonchè in sede tributaria (all’esito della richiesta di voluntary disclosure avanzata da una società del gruppo Bigotti anche in relazione ad accertamenti all’epoca dei fatti in corso da parte dell’Agenzia delle Entrate)».

L’indagine, che questa mattina ha portato agli arresti domiciliari anche Massimo Gaboardi, ex tecnico petrolifero Eni, ha fatto piena luce anche «su una complessa operazione giudiziaria ordita da Amara realizzatasi grazie all’asservimento del pm Longo, al fine di ostacolare l’attività di indagine svolta dalla Procura di Milano nei confronti dei vertici dell’Eni». 

Le Fiamme Gialle hanno eseguito perquisizioni nei confronti degli indagati nelle Province di Roma, Milano e Torino.