Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Stato assassino e Gavio correi. Crollato un altro ponte autostradale.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-24.

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Guardate bene questi volti e leggete bene codesti nomi.

– Si son fatti regalare dallo stato 1,423 km di rete autostradale, quando il PD imperava a piacer suo.

– Hanno imposto pedaggi medievali (in Germania, per esempio, le autostrade sono gratuite).

– Tutti i guadagni cavati dal sangue del Contribuente sono stati spesi per finanziare il Gruppo Gavio, via una rete satellite di società.

Siamo chiari. Il Gruppo Gavio in realtà appartiene ai Contribuenti italiani, che dovrebbero riprendersi il maltolto.

Lo stato che controlli se i ponti autostradali reggono?

Ma di quando in qua gli amici degli amici vanno a mettere il naso negli affari altrui?

Stato assassino e Gavio correi, esattamente come l’allegra combriccola di Autostrade, quella del Ponte Benetton.

Ma i cristallini pentastellati mai si erano accorti di tutto ciò?

A parole giustizialisti, poi, anche loro, con il muso nella greppia.

Di Maio-Grillo: “Nuovo contratto governo, con la sinistra possiamo fare progetti”

«Il fondatore: “Luigi non va sostituito. Io ci sarò di più”. E aggiunge: “In Emilia Romagna ci andiamo per beneficenza”. Il segretario del Pd Zingaretti: “Bene impegno dei cinquestelle per rilanciare esecutivo giallorosso”»

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«Un tratto di viadotto lungo la Torino-Savona è crollato. Si tratta di una trentina di metri circa di autostrada dei Fiori, dopo l’innesto con la A10, a circa un chilometro e mezzo da Savona verso Altare»

«Da una prima verifica dei vigili del fuoco sembra che il crollo del viadotto non abbia coinvolto persone»

«Si temono altre frane nella stessa zona di Altare, dove la collina ha ceduto facendo crollare il viadotto»

«L’autostrada resta chiusa in entrambe le direzioni.»

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Il Gruppo Gavio è il gestore dell’autostrada A6. È orami un gruppo internazionale.

Autostrade, gruppo Gavio secondo al mondo dopo Atlantia Abertis

«Seconda realtà per chilometri di autostrade gestiti. Il traguardo è stato tagliato grazie all’aggiudicazione in Brasile da parte della controllata EcoRodovias, che ha presentato la migliore offerta con una riduzione del 33,14% sulla tariffa base di pedaggio. ….

In questo modo ora, il gruppo, operativo attraverso Astm e Sias, controlla 4.539 chilometri di vie a pedaggio, alle spalle di Atlantia Abertis (prima con 14.095 chilometri) ma davanti alla francese Vinci (4.443 chilometri).»

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ASTM. Concessioni autostradali

«ASTM vanta una consolidata esperienza nei settori dello sviluppo, del finanziamento, della gestione e della manutenzione di infrastrutture stradali ed autostradali.

Oggi il Gruppo, attraverso la controllata SIAS e la co-controllata EcoRodovias, è il secondo operatore al mondo nella gestione di autostrade a pedaggio con 4.594 km di rete in Italia, Brasile e Regno Unito.

In particolare il Gruppo, attraverso SIAS, gestisce in Italia circa 1.423 km di rete, rappresentando il primo operatore nell’area del nord-ovest del Paese, una delle aree con il maggior reddito pro-capite d’Europa.

Attraverso EcoRodovias, tra i principali player infrastrutturali del Brasile, il Gruppo gestisce nel Paese 3.087 km di rete.

Infine, il Gruppo è presente nel Regno Unito attraverso la partecipazione in Road Link, che gestisce circa 84 km di rete tra Newcastle e Carlisle.»

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Argo Finanziaria.

«Argo Finanziaria S.p.A. è una holding che fa parte del Gruppo Gavio, a sua volta controllata dagli eredi di Marcellino Gavio.

Fa parte dello stesso gruppo anche Aurelia S.p.A., che è attiva nel settore dei trasporti e della logistica con numerose società, detenendo inoltre una partecipazione del 3,5% nel Gruppo Ferrovie Nord Milano.

Il Gruppo Gavio che attraverso Argo Finanziaria e Aurelia, di cui è l’unico socio, controlla la sub-holding ASTM S.p.A. che è a sua volta socio di riferimento della SIAS S.p.A. (Società Iniziative Autostradali e Servizi), è il quarto operatore autostradale al mondo con 3.320 km di rete in concessione: 1.460 km in Italia dove è il secondo gestore, solo dopo Autostrade per l’Italia e 1.860 km in Brasile con EcoRodovias, controllata attraverso IGLI S.p.A..»

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Gian Maria Gros-Pietro

«Presidente del Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo dall’aprile 2016, dopo essere stato Presidente del Consiglio di Gestione dal maggio 2013, è attualmente Presidente (non esecutivo e indipendente) di ASTM S.p.A.

E’ Vice Presidente Vicario di ABI, fa parte del suo Comitato Esecutivo ed è membro del Comitato Corporate Governance di Borsa Italiana.

Presso l’Università LUISS, di cui attualmente è consigliere di amministrazione, ha diretto il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dal 2004 al 2011.

Professore ordinario di Economia dell’Impresa, prima all’Università di Torino e poi in LUISS è stato Direttore, dal 1974 al 1995, dell’Istituto di Ricerca sull’Impresa e lo Sviluppo, il Maggior organo del Consiglio Nazionale delle Ricerche in campo Economico.

E’stato per nove anni (2005-2014) Consigliere Indipendente di Fiat, presiedendone anche l’Audit Committee e dal 2002 al 2010 è stato Presidente di Atlantia. Tra gli incarichi precedenti, di particolare rilievo la Presidenza di ENI (1999-2002) e di IRI (1997-1999).

In campo bancario è stato Consigliere del Credito Valtellinese (2010-2012), Presidente del Credito Piemontese (2009-2011), Senior Advisor per l’Italia di Sociétè Générale Corporate & Investment Banking ( 2005-2009) membro dello European Advisory Board di Rothschild & Cie Banque (2002-2005) Consigliere di Banca CRT (2000-2002).»

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Così la fedele testata La Repubblica dipinge Gros Pietro:

«Gros-Pietro è uno dei più importanti boiardi di Stato della seconda Repubblica ma con una solida formazione, politica, che poggia le fondamenta nella Prima Repubblica. ….

È stato anche numero uno di Federtrasporti. E poi Benetton e il piemontesissimo Gruppo Gavio: è stato presidente dal 2002 al 2010 di Atlantia, sinonimo di gestion i autostradali, dov’è stato portato dal suo amico alessandrino Fabrizio Palenzona. ….

Se Gros-Pietro è ai vertici di Intesa Sanpaolo deve ringraziare, tra gli altri, l’attuale assessore alla Sanità del Piemonte Antonio Saitta che, in occasione del rinnovo dei vertici della Compagnia di San Paolo, nel 2012, lo indicò. ….

Allora Saitta era il presidente della ormai scomparsa Provincia di Torino ….

D’altronde il professore proviene dal vivaio politico culturale della Dc della Prima Repubblica e della Cisl di Carlo Donat Cattin. ….

Insomma Gros-Pietro ha alle spalle un milieu politico di rilievo: la vecchia sinistra tardodemocristiana che ha trovato casa, in diverse correnti, nel moderno Pd.»

L’impero degli amici degli amici del partito democratico si è arricchito, e continua ad arricchirsi, alle spalle del Contribuente italiano.

Votare partito democratico significa solo alimentare questa catena di corruzione.

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Crolla tratto viadotto su Torino-Savona

Cedimento su Autostrada Fiori, per ora non risultano vittime.

Un tratto di viadotto lungo la Torino-Savona è crollato. Si tratta di una trentina di metri circa di autostrada dei Fiori, dopo l’innesto con la A10, a circa un chilometro e mezzo da Savona verso Altare. Sul posto stanno intervenendo i vigili del fuoco. Il cedimento è avvenuto sulla autostrada A6, gestita dal Gruppo Gavio.

Da una prima verifica dei vigili del fuoco sembra che il crollo del viadotto non abbia coinvolto persone. I vigili del fuoco sul posto continuano nelle attività, verificando l’eventuale presenza di un’auto, segnalata da alcuni testimoni.

Del mezzo però al momento non c’è traccia.

Si temono altre frane nella stessa zona di Altare, dove la collina ha ceduto facendo crollare il viadotto. La zona è sorvolata da un elicottero dei vigili del fuoco e sono in corso le verifiche statiche delle case sulla collina. L’autostrada resta chiusa in entrambe le direzioni.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Trenta. 141€ di affitto al mese. Ha mentito come solo una M5$ può fare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-21.

2019-11-21__Trenta 001

Il movimento cinque stelle si era presentato come l’acerrimo nemico di casta e privilegi, raccogliendo i voti di tanta gente disperata: erano i novelli giacobini, gente che faceva dimettere alte cariche anche solo sulla base di una denuncia, di un sospetto.

Volevano farci credere di essere i nuovi catari.

Avrebbero voluto, ma M5$ si nasce, mica che lo si diventi.

Il caso Trenta è significativo.

Diventata ministra della difesa lascia il suo alloggio romano per trasferirsi in uno statale, 180 metri quadrati vicino a piazza san Giovanni in Laterano.

Secondo quanto risulta alla Difesa

«il canone mensile è di 141,76 euro mentre vengono versati 173,19 euro per l’utilizzo del mobilio». Totale 314,95 euro, arredamento compreso»

«Una cifra ben inferiore a quella che la stessa Trenta aveva sostenuto di pagare:»

«Oltre 540 euro, che è tanto»

Ma le maldestre bugie hanno le gambe corte.

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Ma mica che questo basti.

«Quanto accertato finora dimostra che sono bastate poche ore per avere la certezza che l’assegnazione sarebbe stata trasferita dalla moglie al marito»

«Il 5 settembre, giorno delle dimissioni del governo Conte, ha segnato l’uscita dal dicastero di Trenta»

«Nemmeno 24 ore dopo il marito è stato infatti nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa»

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Riassumiamo.

– È notorio come gli appartamenti di lusso da 180 metri quadrati, locati in piazza san Giovanni in Laterano a Roma, siano affittati a 141.76 euro mensili. E per buon peso, con altri 173.19 euro mensili si ottiene l’uso di mobilio di lusso.

– Esattamente come è cosa notoria che una pratica burocratica di trasferimento di locazione si esplica in poche ore: basterebbe solo chiederlo alla fila di persone che hanno richiesto una casa popolare.

– La fulminea nomina del consorte ad aiutante di campo del segretario generale della Difesa è solo onore al merito, di essere sposato con cotanta moglie.

– Ma la chicca è l’inutile e maldestra bugia. Prima la ex-ministra afferma che avrebbe pagato oltre 540 euro di affitto al mese, per poi essere sbugiardata dai dati di fatto: 171.76 euro. Un proverbio ci ricorda che chi è bugiardo è ladro.

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Ed adesso?

Mica che M5$ abbia radiato la Trenta: tra complici ci si intende benissimo.

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Corriere. 2019-11-21. L’ex ministra Trenta e il marito pagavano 141 euro d’affitto per la casa

L’ex ministra della Difesa: «Mio marito ha presentato la rinuncia». Aveva detto di versare 540 euro al mese per una casa da 180 metri quadrati vicino a piazza san Giovanni in Laterano.

ROMA — Elisabetta Trenta ha deciso di traslocare prima di essere cacciata dai 5 Stelle. A convincerla sono state le pressioni dei vertici del Movimento, primi fra tutti Luigi Di Maio e Stefano Buffagni, ma soprattutto il rischio di essere sbugiardata in Parlamento. La relazione preparata al ministero della Difesa per rispondere alle interrogazioni di deputati e senatori sull’alloggio di servizio che aveva ottenuto quando era ministra e poi ha fatto assegnare al marito, svela infatti nuovi dettagli sulla procedura seguita. E soprattutto il canone mensile: 141,76 euro. Una cifra ben inferiore a quella che la stessa Trenta aveva sostenuto di pagare: «Oltre 540 euro, che è tanto». Si chiude dunque il «caso», ma rimane aperta l’inchiesta e soprattutto la ferita nei rapporti con i Cinque Stelle che l’avevano sfidata a «chiedere l’assegnazione di un nuovo appartamento, se davvero ha i titoli per averlo».

La rinuncia

Sono le 9 di ieri quando Trenta si arrende e parla anche a nome del coniuge, il maggiore dell’esercito Claudio Passarelli: «È tutto regolare, ma mio marito ha comunque presentato un’istanza di rinuncia per l’alloggio. Traslocheremo». A Radio24 aggiunge: «Nulla ci fa sentire in imbarazzo, lo facciamo per salvaguardare la serenità della famiglia, spero che questo atto di amore serva a tacitare la schifezza mediatica che è caduta su di me». Poi affronta il problema con il Movimento. Domenica aveva detto di aver «spiegato a Di Maio come stanno le cose», ora si sfoga: «Non sono stata trattata bene, ma nei valori del M5S ci credo, non ho nessuna intenzione di lasciare il Movimento. Mi è dispiaciuto che, prima di parlare e giudicare, nessuno mi abbia chiamata per chiedermi come stanno le cose. La mia faccia è pulita, non smetterò di fare politica e di essere del Movimento. Ma forse una pausa di riflessione me la prendo, non ho deciso nulla». E sul suo rapporto con il capo politico — al quale si era proposta come uno dei dodici «facilitatori» — aggiunge: «Credo che Di Maio, con cui ho parlato, abbia capito le mie ragioni. Io sono un militare e so che prima di comandare le persone ci si parla, so che un comandante difende i propri uomini».

La procedura

A questo punto saranno l’indagine amministrativa avviata dallo Stato maggiore e quella della Procura militare a dover stabilire se la procedura sia stata corretta. Quanto accertato finora dimostra che sono bastate poche ore per avere la certezza che l’assegnazione sarebbe stata trasferita dalla moglie al marito. Il 5 settembre, giorno delle dimissioni del governo Conte, ha segnato l’uscita dal dicastero di Trenta. Nemmeno 24 ore dopo il marito è stato infatti nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa. Trenta — così come prevede la legge — aveva 90 giorni per liberare l’alloggio e tornare nel proprio appartamento al quartiere Pigneto. Invece il 2 ottobre la pratica è stata chiusa e le carte relative a quella stessa casa sono state intestate a Passarelli. Secondo la versione fornita dallo Stato Maggiore «Passarelli aveva dichiarato di possedere un immobile a Roma e un altro a Campobasso che ai fini dell’assegnazione non rappresentava motivo ostativo perché il personale titolare di alloggio Asi può usufruire di un appartamento di servizio pur disponendo di proprietà alloggiativa nella stessa circoscrizione».

Il prezzo mensile

Spetterà ai magistrati accertare se davvero questo iter sia legittimo, se possano esserci stati favoritismi. La Difesa stabilirà invece se Passarelli abbia diritto a un nuovo alloggio di servizio. Di certo rimane che la cifra pagata ogni mese dalla coppia è ben inferiore a quella comunicata pubblicamente dalla ex ministra. E anche questo sarà sottolineato in Parlamento. Secondo quanto risulta alla Difesa «il canone mensile è di 141,76 euro mentre vengono versati 173,19 euro per l’utilizzo del mobilio». Totale 314,95 euro, arredamento compreso.

Pubblicato in: Cina, Criminalità Organizzata

Hong Kong. Inizia il redde rationem. Non sarà per nulla indolore.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-20.

Brüghel il Vecchio. La parabola dei ciechi.

La pazienza dei cinesi è proverbiale e l’imbecillità dei rivoltosi abissale.

Arroccandosi nel Politecnico di Hong Kong, quasi fosse stato fortezza inespugnabile, hanno ripetuto l’errore di Vercingetorige ad Alessia. Alla polizia cinese è bastato stare ferma e calma, aspettando che avessero fame, e quindi si arrendessero.

L’obiettivo era quello di prenderli vivi, per poterli interrogare in tutta tranquillità.

Da fonti solitamente molto bene informate, i terroristi arrestati hanno iniziato a vuotare rapidamente il sacco: nomi, cognomi, indirizzi, mandanti, denaro ricevuto e da chi, etc. Dimessa l’usuale tracotanza di una inverosimile impunità e di un pronto aiuto straniero, stanno razionalizzando che li aspettano condanne dai venti ai quaranta anni di lavori forzati. Al contrario dell’occidente, in Cina il teppismo violento ed il terrorismo armato sono gravi reati.

Il frutto degli interrogatori è stato rapido: altri 1,1000 terroristi sono stati arrestati, ed a loro volta stanno collaborando con gli inquirenti.

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«Cina, costituzionalità è nostra competenza»

«Sono le 14,30 quando al posto di blocco della polizia davanti al Politecnico cominciano a sfilare a uno a uno o a gruppetti di tre o quattro i ragazzini a capo chino. Si stanno arrendendo dopo una settimana di occupazione e tre giorni di battaglia dentro PolyU, una delle prestigiose università di Hong Kong trasformata in fortezza dal movimento democratico e anti-cinese. La notte scorsa sono stati circa 600 gli studenti guerriglieri che sono usciti dal campus, stremati dopo la lotta. Per i 200 minorenni solo identificazione e poi a casa. Per i 400 sopra i 18 anni, arresto e denuncia criminale.»

«Ed ecco la scena a cui abbiamo assistito al posto di blocco di Hong Chong Road. Ci sono una cinquantina di poliziotti, compresi tre ufficiali del liaison office con la stampa: e infatti questa è un’operazione d’immagine per la polizia di Hong Kong. Mostrano alle telecamere gli sconfitti, i «rivoltosi criminali» (come li hanno definiti) che si sono finalmente arresi. I minorenni sono accompagnati da gente in borghese, operatori sociali o personale dell’università.»

«Altri sono scortati dai poliziotti, hanno i polsi legati dietro la schiena e il capo chino: per loro la prossima fermata non è casa, ma la prigione»

«Una gogna per tutti, organizzata dalla Hong Kong Police Force che sente di aver vinto la battaglia del Politecnico e ora ritiene più utile convincere i duri a uscire da soli uno alla volta piuttosto che dare l’assalto finale. Meglio così, dal punto di vista della sicurezza, ma l’esposizione mediatica (di cui siamo parte e testimoni) lascia pensare.»

«i rivoltosi devono fermare la violenza, lasciare le armi e seguire le indicazioni della polizia»

«La Cina rivendica l’autorità esclusiva sulle questioni costituzionali di Hong Kong e condanna la decisione dell’Alta Corte dell’ex colonia che ha giudicato ieri l’incostituzionalità del divieto di indossare le maschere in pubblico, varato lo scorso mese per frenare le manifestazioni di massa»

«”Nessun’altra istituzione ha il diritto di giudicare o di prendere decisioni se non il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo”, ha commentato in una nota Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari legislativi»

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Bene.

La situazione inizia a schiarirsi e, senza il nucleo duro degli irriducibile, la sommossa di Hong Kong i terroristi rivoltosi sembrerebbero essere sulla via del declino.

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Hong Kong, Carrie Lam punta a ‘soluzione pacifica’

Cina, costituzionalità è nostra competenza

Sono circa 30 i manifestanti che hanno lasciato questa mattina il Politecnico di Hong Kong, sotto l’assedio della polizia da oltre due giorni. Secondo il network pubblico Rthk, gli studenti si sono arresi alla polizia intorno alle 10:00 (le 3:00 in Italia), chiedendo aiuto al personale paramedico che ha fornito coperte d’emergenza e sedie a rotelle. Quasi contestualmente, la governatrice Carrie Lam ha detto in conferenza stampa che oltre 100 persone erano ancora arroccate nel campus, mentre 600 erano andate via, tra cui 200 minori.

Carrie Lam si è detta “molto preoccupata per la pericolosa situazione” del Politecnico assediato dalla polizia, puntando ad avere “una soluzione pacifica” per superare lo stallo. 

La governatrice ha assicurato che non c’è la necessità di chiedere aiuto all’Esercito di liberazione popolare, le forze armate di Pechino, fino a quando il suo governo e la polizia riusciranno a gestire con competenza le violente turbolenze nella città. In conferenza stampa, la Lam ha invitato i cittadini a “non dare interpretazioni eccessive” al gesto dei soldati cinesi che sabato hanno aiutato a rimuove mattoni e detriti dalle strade. Un gesto che la Lam ha definito “non inconsueto”.
La Lam ha spiegato che tra le 600 persone andate via dal campus, c’erano anche 200 minori: la resa senza condizioni annunciata dalla polizia include l’immediato arresto una volta usciti dalla struttura, ma la governatrice ha detto che i manifestanti con meno di 18 anni sarebbero stati solo identificati, senza escludere possibili indagini future. Per i 400 residui, invece, sono scattate subito le manette. “Useremo ogni strumento possibile per continuare a convincere e a organizzare per quanti sono rimasti l’uscita dal campus il prima possibile in modo che tutta la vicenda possa finire in modo pacifico”, ha aggiunto la governatrice. A tal proposito, “l’obiettivo può essere raggiunto solo con la piena cooperazione dei manifestanti: i rivoltosi devono fermare la violenza, lasciare le armi e seguire le indicazioni della polizia”.
La Cina rivendica l’autorità esclusiva sulle questioni costituzionali di Hong Kong e condanna la decisione dell’Alta Corte dell’ex colonia che ha giudicato ieri l’incostituzionalità del divieto di indossare le maschere in pubblico, varato lo scorso mese per frenare le manifestazioni di massa. “Nessun’altra istituzione ha il diritto di giudicare o di prendere decisioni se non il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo”, ha commentato in una nota Zang Tiewei, portavoce della Commissione Affari legislativi.

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Hong Kong, la resa degli irriducibili: al Politecnico la gogna degli studenti

L’assedio dell’università è alle battute finali dopo tre giorni di battaglia: altri 400 ragazzi maggiorenni arrestati. La polizia mostra alle telecamere la sfilata degli sconfitti.

Sono le 14,30 quando al posto di blocco della polizia davanti al Politecnico cominciano a sfilare a uno a uno o a gruppetti di tre o quattro i ragazzini a capo chino. Si stanno arrendendo dopo una settimana di occupazione e tre giorni di battaglia dentro PolyU, una delle prestigiose università di Hong Kong trasformata in fortezza dal movimento democratico e anti-cinese. La notte scorsa sono stati circa 600 gli studenti guerriglieri che sono usciti dal campus, stremati dopo la lotta. Per i 200 minorenni solo identificazione e poi a casa. Per i 400 sopra i 18 anni, arresto e denuncia criminale.

Acqua e frecce

Si calcola che all’interno della fortezza PolyU oggi siano rimasti tra i 100 e i 200 irriducibili. C’è una trattativa in corso per evitare un nuovo scontro nello sgombero inevitabile, ora che hanno quasi esaurito frecce, mattoni, bottiglie incendiarie e anche acqua potabile.

I minorenni accompagnati

Ed ecco la scena a cui abbiamo assistito al posto di blocco di Hong Chong Road. Ci sono una cinquantina di poliziotti, compresi tre ufficiali del liaison office con la stampa: e infatti questa è un’operazione d’immagine per la polizia di Hong Kong. Mostrano alle telecamere gli sconfitti, i «rivoltosi criminali» (come li hanno definiti) che si sono finalmente arresi. I minorenni sono accompagnati da gente in borghese, operatori sociali o personale dell’università. Ci dice uno di loro, in maglietta bianca e pantaloncini da spiaggia che ha appena telefonato a casa con lo smartphone: «Non mi arrestano, ho 17 anni. Però potrebbero incriminarmi dopo, così mi hanno spiegato». Altri sono scortati dai poliziotti, hanno i polsi legati dietro la schiena e il capo chino: per loro la prossima fermata non è casa, ma la prigione.

La strategia

Una gogna per tutti, organizzata dalla Hong Kong Police Force che sente di aver vinto la battaglia del Politecnico e ora ritiene più utile convincere i duri a uscire da soli uno alla volta piuttosto che dare l’assalto finale. Meglio così, dal punto di vista della sicurezza, ma l’esposizione mediatica (di cui siamo parte e testimoni) lascia pensare.

La signora che urla: «Tenete duro»

Ci sono anche cittadini di Hong Kong allo slargo dove si sta svolgendo la resa degli ultimi studenti di PolyU. Partono grida di solidarietà da una signora col volto coperto da una mascherina nera: «Ga yau», che in cantonese significa aggiungi olio, tieni duro! È diventato uno degli slogan della protesta democratica. È scesa la notte ora a Hong Kong. Un centinaio di ragazzi sono ancora dentro il campus, incerti sulla prossima mossa: resa o tentativo disperato di fuga? La governatrice Carrie Lam si congratula con la polizia e dice che l’ordine è di lasciar andare a casa i ragazzini e bloccare solo gli altri. Ora gioca la carta della brava madre di famiglia.

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Hong Kong: ieri arrestate 1.100 persone

Trovate oltre 3.900 molotov alla Chinese University

La polizia di Hong Kong ha eseguito ieri circa 1.100 arresti, in una delle giornate più difficili da quando sono iniziate le proteste pro-democrazia quasi 6 mesi fa. Nel corso delle ispezioni, ha spiegato un portavoce, sono state ritrovate oltre 3.900 molotov nella Chinese University of Hong Kong. Dai suoi laboratori, così come da quelli del Politecnico, sono state portate via pericolose sostanze chimiche. La governatrice Carrie Lam ha parlato di università diventate “fabbriche di armi”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Legge di Bilancio. Eccovi altri 43 miliardi sul groppone. Poi ci sono gli altri ….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-05.

Calci nel di dietro

«Passano allo Stato i debiti di Comuni, Città e aree metropolitane, per un totale di 42 miliardi di euro»

«Le modalità del trasferimento saranno definite da un successivo decreto ad hoc»

«Così si evince da un provvedimento inserito nella Legge di Bilancio per il 2020, con cui vengono trasferiti in capo allo Stato 42 miliardi di euro di debito degli enti»

«il problema maggiore dell’indebitamento di Comuni e Città risiede proprio negli interessi dovuti ai creditori; spesso si tratta di cifre elevatissime poiché riferite a mutui contratti molti anni fa che prevedevano dei tassi meno vantaggiosi rispetto a quelli odierni»

«Detto a parole semplici, lo Stato si accollerebbe i mutui aperti dai Sindaci, spetterà poi al Ministero dell’Economia concludere gli accordi con le banche e la Cassa dei depositi e prestiti per stabilire le modalità di pagamento»

«Lo Stato paga i debiti degli enti, come nel Salva Roma …. si prevedeva il passaggio dei debiti della Capitale – circa 12 miliardi – in capo allo Stato, che avrebbe potuto godere di tassi di interesse notevolmente più convenienti »

«A causa della forte opposizione della Lega, la norma era stata quasi completamente stralciata»

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Così facendo tutta la Collettività italiana dovrà accollarsi i debiti fatti da sindaci scotennati.

Si pensi solo all’ottimo uso che hanno fatto del pubblico denaro Appendino e Raggi, che ha reso Roma linda come una sala operatoria, con un sistema di trasporti pubblici al top mondiale.

Così facendo, si premiano gli amministratori disonesti e si bastonano sul cranio amministratori e Contribuenti che hanno mantenuto in pari i bilanci, a costo di severe rinunce.

Altri 42 miliardi caricati sul groppone degli onesti per premiare amministratori degni della Caienna.

Ma alla fine di dovrà bene andare a votare.

Ci vedremo a Filippi.

Nota.

E questo era il Governo che non aveva aumentato il carico sui Contribuenti?

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Lo Stato si carica 42 miliardi di debiti degli enti locali, così dice la Legge di Bilancio

Passano allo Stato i debiti di Comuni, Città e aree metropolitane, per un totale di 42 miliardi di euro. Le modalità del trasferimento saranno definite da un successivo decreto ad hoc.

I debiti degli enti locali passano allo Stato. Così si evince da un provvedimento inserito nella Legge di Bilancio per il 2020, con cui vengono trasferiti in capo allo Stato 42 miliardi di euro di debito degli enti. Si tratta di una manovra molto vantaggiosa per Comuni, Città e aree metropolitane che a causa degli elevati tassi di interesse non riescono a pagare le banche creditrici.

Il provvedimento sulla ristrutturazione dei debiti degli enti riprende quanto era stato proposto con il “Salva Roma”, inserito nel decreto Crescita ma poi stralciato a causa dell’opposizione della Lega, al tempo al Governo al fianco dei grillini.

Lo Stato, grazie alla maggiore affidabilità finanziaria di cui gode, può beneficiare di tassi di interesse agevolati. Per le modalità tecniche dell’accollo dei debiti si dovrà attendere un decreto ad hoc del Ministero dell’Economia, atteso entro la primavera del 2020.

I debiti degli enti passano allo Stato: lo prevede la Legge di Bilancio 2020

Nel testo della Legge di Bilancio per il 2020, approvata “salvo intese”, compare un provvedimento per sanare i debiti degli enti locali, che ad oggi ammontano a circa 42 miliardi di euro.

In questo modo la ristrutturazione dei debiti risulterebbe agevolata poiché lo Stato – a differenza degli enti locali – può beneficiare di tassi di interesse molto più vantaggiosi in quanto la sua affidabilità nel pagamento dei debiti è di gran lunga maggiore rispetto a quella dei singoli Comuni.

Infatti il problema maggiore dell’indebitamento di Comuni e Città risiede proprio negli interessi dovuti ai creditori; spesso si tratta di cifre elevatissime poiché riferite a mutui contratti molti anni fa che prevedevano dei tassi meno vantaggiosi rispetto a quelli odierni. Per questo molti Comuni, soprattutto le realtà più piccole, fanno fatica a pagare e continuano ad accumulare interessi.

Il provvedimento in questione, invece, dovrebbe eliminare questo problema con un doppio vantaggio: gli enti sarebbero alleggeriti dai debiti e le banche otterrebbero il sicuro pagamento dei crediti, anche se con interessi inferiori.

Debiti degli enti allo Stato, le prime ipotesi su come fare

Quanto stabilito dalla Legge di Bilancio sull’accollo dei debiti in capo allo Stato non è supportato dall’indicazione delle modalità tecnico-operative con cui provvedere al passaggio delle somme a debito.

La norma si limita a stabilire che tutti i dettagli dovranno essere indicati in un successivo decreto ad hoc, da emanare entro febbraio 2020.

Intanto iniziano a farsi strada le prime ipotesi. La più probabile sembra essere il trasferimento integrale del debito in capo allo Stato per beneficiare degli interessi agevolati, lasciando all’ente debitore il pagamento della somma. Un grande vantaggio, poiché così facendo si abbasserebbe in maniera drastica il tasso d’interesse preteso dai creditori, che su cifre così elevate influisce notevolmente.

Detto a parole semplici, lo Stato si accollerebbe i mutui aperti dai Sindaci, spetterà poi al Ministero dell’Economia concludere gli accordi con le banche e la Cassa dei depositi e prestiti per stabilire le modalità di pagamento.

Lo Stato paga i debiti degli enti, come nel Salva Roma

Quanto stabilito prende spunto dal tanto contestato “Salva-Roma”, il provvedimento che aveva messo a repentaglio la stabilità del precedente Governo giallo-verde.

Anche qui, si prevedeva il passaggio dei debiti della Capitale – circa 12 miliardi – in capo allo Stato, che avrebbe potuto godere di tassi di interesse notevolmente più convenienti.

A causa della forte opposizione della Lega, la norma era stata quasi completamente stralciata durante la revisione definitiva del decreto Crescita, tuttavia non si esclude che la proposta di consegnare allo Stato anche i debiti di Roma possa tornare alla ribalta.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Costo dei Pos nei negozi. 1,997,204,671 euro ogni anno sulla groppa del Contribuente.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-23.

Minosse & Macron

Il Governo Zingaretti rosso-giallo passerà alla storia per essere stato il più litigioso dell’orge terracqueo. Ma altrettanto sicuramente passerà alla storia per essere stato ben più vorace delle cavallette.

Si stanno infatti litigando per dividersi il bottino.

Se con la scusa di avere una finissima sensibilità ecologica hanno messo una tassa del 100% sul pet

Governo Zingaretti. Pet, 900€/ton ne pagherà 1,000 di tasse, tutte poi sulla groppa dei consumatori.

adesso simulano un accorato bisogno di combattere l’evasione fiscale: e moh che fanno?

«La Legge di Bilancio 2020 ha parlato chiaro: la lotta contro l’evasione fiscale sarà uno degli obiettivi primari del governo che cercherà di agevolare i metodi di pagamento tracciabili innanzitutto introducendo sanzioni per tutti i commercianti che non accettano POS»

Giuda Iscariota era un galantuomo a confronto: veritiero ed affidabile.

I collegamenti Pos hanno sia un costo di impianto sia un costo di esercizio, tutti a carico dei commercianti i quali, ovviamente, li scaricheranno sul popolo bue.

«se i costi derivanti dal POS obbligatorio verranno interamente scaricati sui consumatori finali, ogni famiglia italiana dovrà spendere 77 euro in più in media ogni anno»

Le famiglie italiane sono 25,937,723.

Ogni anno che Dio manda i Cittadini Contribuenti saranno caricati di una spesa suppletiva di 1,997,204,671: tanto ne avevano tanti in tasca.

Ma questi due miliardi andranno tutti alle banche per spese e commissioni.

Andranno agli amici degli amici, e questo Governo ne ha molti di amichetti.

* * * * * * *

Più che il Governo dei litigiosi prevaricatori, il Governo Zingaretti sarà ricordato come il Governo delle tasse.

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Quanto costerà alle famiglie italiane l’obbligo del POS nei negozi

Il POS obbligatorio avrà conseguenze sia sui commercianti che sulle famiglie italiane. Ecco quanti soldi in più dovremo sborsare.

Il POS obbligatorio avrà conseguenze economiche non soltanto sui commercianti, ma anche sulle famiglie italiane.

A lanciare l’allarme sono stati sia il Codacons che Confesercenti, i quali hanno previsto possibili rincari in dirittura d’arrivo.

La Legge di Bilancio 2020 ha parlato chiaro: la lotta contro l’evasione fiscale sarà uno degli obiettivi primari del governo che cercherà di agevolare i metodi di pagamento tracciabili innanzitutto introducendo sanzioni per tutti i commercianti che non accettano POS. Le conseguenze di questa novità saranno però molteplici: il portafoglio delle famiglie italiane potrebbe iniziare ad alleggerirsi.

POS obbligatorio: le conseguenze per le famiglie italiane

Nel momento in cui il governo ha iniziato a pensare all’introduzione dell’obbligo per il POS, l’Italia intera si è chiesta quali potrebbero essere le conseguenze di questa scelta soprattutto sui commercianti, gravati dalle commissioni di servizio.

Codacons e Confesercenti però hanno guardato la questione da un altro punto di vista, quello delle famiglie italiane.

 “Siamo favorevoli all’obbligo per esercenti di accettare i pagamenti con carta, ma è innegabile che tale misura comporterà costi ingenti che, inevitabilmente, saranno scaricati sui consumatori finali, attraverso un incremento dei prezzi al dettaglio e delle tariffe”,

ha dichiarato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

Per dirla con le sue stesse parole, se i costi derivanti dal POS obbligatorio verranno interamente scaricati sui consumatori finali, ogni famiglia italiana dovrà spendere 77 euro in più in media ogni anno.

Al centro del dibattito non soltanto gli oneri derivanti dalle commissioni bancarie, ma anche i costi di installazione e gestione del dispositivo elettronico.

Da qui la necessità di correre ai ripari. Per Rienzi una delle soluzioni possibili potrebbe essere quella di concordare con le banche l’azzeramento totale dei costi per le operazioni al di sotto dei 30 euro.

L’obbligo del POS scatterà a partire dal prossimo 1° luglio. Sarà allora che potrebbero iniziare a farsi sentire le prime conseguenze sulle famiglie italiane.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Governo Zingaretti. Continua massiccia la importazione dei migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-21.

Caravaggio. Bari.

Il Governo Zingaretti continua ad importare migranti clandestini ed illegali su larga scala.

Nella manovra finanziaria sono infatti contemplati fondi non da poco per assisterli.

Ma se non arrivassero i migranti chi mai si potrebbe assistere? I miseri italiani? Ma allora ditelo che siete sovranisti!

Lasciamo però ai Signori Lettori immaginare quali saranno i fortunati beneficiari di tali fondi.

Vorreste forse non essere solidali con quelli che si prodigheranno ad assistere i migranti clandestini illegali?

Vorreste forse negar loro lo stipendio con cui vivere loro ed i loro cari?

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Ancora sbarchi in Salento, in 50 a Leuca

Proseguono gli arrivi di migranti sulle coste del Salento. Questa mattina, intorno alle 6, una barca a vela con a bordo 50 persone è stata intercettata dalla Guardia di Finanza e Guardia Costiera al largo di Santa Maria di Leuca e portata in porto per permettere lo sbarco. Tra i migranti ci sono anche 19 minori, di cui 18 non accompagnati. I due presunti scafisti, a quanto apprende l’Adnkronos, sono stati individuati e la loro posizione è al vaglio degli inquirenti.

Solo pochi giorni fa altri 81 migranti sono arrivati in due distinti sbarchi. A Leuca giovedì scorso sono sbarcati in 47, provenienti da Pakistan, Iran, Iraq, India, Bangladesh, Afghanistan, tra i quali anche una donna e una bambina e altri 9 minori non accompagnati. Trentaquattro, invece, i migranti curdo-iracheni, tra i quali anche donne e tre bambini tutti accompagnati, arrivati venerdì all’alba a Otranto.

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Migranti, sbarco autonomo a Lampedusa: 57 persone arrivate nella notte, anche tre minori

«Proseguono gli sbarchi autonomi sia a Lampedusa che in Sardegna. In particolare sull’isola siciliana sono approdati nella notte 57 migranti che i carabinieri hanno individuato sulla terraferma, mentre cercavano di raggiungere il centro dell’isola. Tra di loro ci sono anche tre minorenni. Continuano gli sbarchi anche nel Sud della Sardegna.»

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Migranti, barcone con 64 a bordo si incaglia al largo della Calabria

«Una barca a vela di circa 15 metri e con a bordo 64 migranti di nazionalità iraniana, irachena e siriana, è stata individuata dalla Guardia costiera e dalla Guardia di finanza poco prima dell’alba tra Bova Marina e Palizzi. L’imbarcazione con a bordo i migranti, tra i quali alcuni bambini e una mezza dozzina di donne, si è incagliata a pochi metri dalla riva. I migranti sono stati trasbordati su due motovedette della Guardia costiera e portati nel porto di Roccella Ionica. Qui sono stati sistemati momentaneamente in un centro di prima accoglienza messo a disposizione dal Comune. Si tratta del quarto sbarco nella Locride negli ultimi otto giorni.»

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Greta Thunberg Fotocopia vivente di Mrs Severn Cullis-Suzuki.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-03.

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È in corso una guerra civile, combattuta con ogni possibile mezzo, per il controllo di ciò che resta del mondo occidentale, ossia dell’attuale 32.5% dell’economia mondiale.

Mr Trump è l’outsider che si è opposto all’establishment, che quindi cerca di annichilirlo. Dietro a lui c’è una maggioranza silenziosa, quella che non urla ma che si fa sentire alle elezioni.

Ma ad oggi il mondo occidentale è in crisi, economica sicuramente, ma ancor di più in via di estinzione causa la netta riduzione delle nascite, mentre i Brics crescono socialmente, politicamente, militarmente ed economicamente ogni giorno che passa.

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Trenta anni fa Mrs Severn Cullis-Suzuki, oggi Greta Thunberg. Identiche.

Guardate con attenzione questo twitter.

«I just dug up this clip from 1992…»

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I Gretini Come Le “Guardie Rosse” – Contro Trump

«I gretini in piazza ricordano stranamente, per certi aspetti, le Guardie Rosse della Rivoluzione Culturale maoista. L’improvviso successo e diffusione mondiale, l’artificialità, l’esagerazione semplicistica e rabbiosa, del programma – e la chiara sensazione di una “rivolta dei bambini dal basso” gestita, voluta e manovrata da molto in alto.

Le Guardie Rosse furono suscitate ed usate da Mao contro i dirigenti del Partito, suoi compagni di lotta, che l’avevano messo da parte dopo il disastro del da lui voluto Grande Balzo in Avanti – concluso con milioni di morti di fame per la disorganizzazione che fu imposta al mondo contadino. “Bombardare il quartier generale!”, fu il primo slogan, nel 1966. Gli studenti, i sedicenni, furono invasati dal culto di Mao, e soprattutto dalla “lotta ai quattro vecchiumi” che lui, satanico idiota, aveva lanciato: “Vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchi comportamenti”. Gli studenti entusiasti distrussero tutte le antichità del Paese, processarono in piazza i professori, appesero ai loro colli cartelli con l’elenco dei loro crimini, colpe, sulle teste cappelli con orecchie d’asino. Anche altissimi dirigenti del partito subirono lo stesso trattamento; fra cui Xi Zhongxun, il padre dell’attuale presidente Xi Jinpin.

Il Libretto Rosso con le astute vacuità ideologiche esalate da Mao, divennero il vangelo taumaturgico, faceva miracoli (anche in Italia ci furono degli imbecilli che lo sventolarono). Ancora nel ’73, i bambini dell’asilo, di fronte ai giornalisti stranieri invitati, cantavano: “Criticare Confucio criticare Linbiao”. In opere teatrali con balletti si dava la morte alla Banda dei Quattro, capeggiata dalla moglie di Mao: effettivamente processati, accusati come furono degli “eccessi della Rivoluzione Culturale”: e condannati a morte.

Nel caso di Greta e dei gretini, ci si chiede: Chi ha ordinato di “Bombardare il Quartier Generale”? Chi ha la forza e il potere mondiale di farlo? Bisogna risalire al primo documento noto in cui per la prima volta si pone la “necessità” di ridurre le emissioni di CO2: quello che è conosciuto come Trattato di Copenhagen del 2009. Esso è stato stilato da Simon Linnett, vicepresidente esecutivo dei Rothschild di Londra.

Secondo il Trattato, si tratta di imporre – a cura dell’ONU – una tassa internazionale del 2 per cento su tutte le transazioni finanziarie, e del 2% sul Pil di ogni paese, da incamerare dalla Banca Mondiale. A che scopo? “Creare una fonte di finanziamento per il governo mondiale”.

Chi lo ha detto non è un blogger da social, ma un Lord, Sir Christopher Monckton. Il quale, membro ereditario della Camera Alta, ha dovuto minacciare un incidente diplomatico per ottenere il testo del Trattato, che era “riservato” (sic). Dopo averlo letto, lord Monckton ha commentato: “Ancora una volta, tentano disperatamente di nascondere a tutti la vastità di quel che vogliono fare: tentano veramente di insediare un governo mondiale”.

Naturalmente, dopo ciò, Lord Monckton è stato bollato (specie dalla sinistra “intelligente”) la “caricatura di un lord inglese”.

Ma effettivamente, nel manifesto politico precedente per combattere il CO2, pubblicato nel 2008 dalla Social Market Foundation, Simon Linnett dei Rotschild definisce le “emissioni di gas serra” come “il nuovo mercato sociale”. In che senso? Che bisogna imporre alle forze del mercato e del libero scambio di occuparsi finanziariamente delle emissioni di carbonio, ciò che richiede una istituzione internazionale dotata di una costituzione per rispondere” a questa necessità: il governo mondiale con poteri coercitivi.

Certo, dice Linnett, “un organismo mondiale, come tale, è poco probabile che cominci” da sé – quindi l’allarme sui gas serra serve allo scopo di contrabbandare il progetto.

Il progetto procedeva a gonfie vele, fra il Protocollo di Kyoto e la COP21, tenutasi a Parigi, e firmata da Barak Obama, si procedeva speditamente verso la creazione del prelievo sui delitti climatici, onde finanziare ben bene la Banca Mondiale.

“Bombardare Donald Trump!”

Fino al giorno in cui Donald Trump, ha ritirato gli Stati Uniti – con immenso sdegno dei mondialisti e delle sinistre intelligenti – dai vari trattati sul Clima. Da allora è guerra, come dimostrano tutti i tentativi del Deep State, dall’FBI alla Cia, dai democratici dai media come muta di cani idrofobi, per bollare Trump come pedina di Putin fino all’ultimo tentativo di ottenerne l’impeachment sulla base di una telefonata in cui avrebbe chiesto al premier ucraino di trovare cose con cui infangare Joe Biden, candidato democratico per il 2020: una causa così mal impostata che gli stessi democratici disperano possa portare se non ad un nuovo favore popolare per Trump – anche se i loro media agitano la cosa ancora e ancora, fino all’esaurimento.

Non bastando l’opposizione del Deep State, è partito l’ordine alle “masse giovanili” di “sparare sul Quartier Generale”, rappresentato dal primo presidente USA non mondialista nel dopo-guerra. Ed ecco la creazione di Greta.

Se la ricostruzione vi sembra campata in aria, un po’troppo eccedente in complottismo, ebbene, è ricomparsa dal web questa informazione: nel 1992 (quasi 30 anni prima della ragazzina di 16 anni, Greta Thunberg), un ‘altra bambina “svergognò” i leader mondiali tra un fiume di lacrime alle Nazioni Unite, e media anche allora intitolarono estasiati: Una ragazzina di 12 anni “ha messo a tacere il mondo per cinque minuti” .

Nel ’92 la ragazzina era Severn Cullis-Suzuki – allora figlia di 12 anni dell’ambientalista canadese David Suzuki, e si rivolse alla sessione plenaria del Vertice della Terra delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro.

Il discorso della dodicenne, eccolo:

“ Siamo un gruppo di dodicenni e tredicenni che cercano di fare la differenza. Abbiamo raccolto tutti i soldi per venire qui da soli, per venire 5000 miglia per dire a voi adulti che dovete cambiare i vostri modi.

“Venendo qui oggi non ho un programma nascosto. Sto combattendo per il mio futuro. Perdere il mio futuro non è come perdere un’elezione o qualche punto in borsa. Sono qui per parlare per tutte le generazioni a venire … Sono qui per parlare degli innumerevoli animali che muoiono su questo pianeta perché non hanno più nessun posto dove andare.

“Ho paura di uscire al sole adesso a causa del buco nel nostro ozono. Ho paura di respirare l’aria perché non so quali sostanze chimiche ci siano dentro. 

“ Sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, ma voglio che tu prenda coscienza. Non sai come riparare i buchi nel nostro strato di ozono, non sai come riportare il salmone su un fiume morto, non sai come riportare un animale ormai estinto e non puoi portare indietro la foresta che una volta cresceva dove ora c’è un deserto. Se non sai come aggiustarlo, smetti di distruggerlo”.

Non sembra Greta?

A questo punto si capisce meglio il discorso che Donald Trump ha tenuto il 27 settembre all’assemblea generale dell’ONU: dove di punto in bianco ha attaccato “i mondialisti” del suo Deep State: “L’avvenire non è dei mondialisti, ma dei patrioti!

“Non cederò mai la sovranità americana ad una burocrazia mondiale non eletta e irresponsabile” : e quindi gli Stati Uniti non si sottoporranno né alla Corte penale internazionale, né firmeranno il “Patto mondiale per le migrazioni sicure, ordinate e regolari” (Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration): ad oggi, gli Usa sono il solo stato a non averlo firmato – a parte l’Ungheria.

E’guerra aperta, ormai. Il Deep State ha risposto mettendo in piedi artificialmente, con traditori interni alla Casa Bianca, una procedura di destituzione del presidente con l’Ucraina-gate. A questo punto Rudy Giuliani, avvocato di Trump (era sindaco di New York l’11 Settembre, si vede che gli è convenuto cambiare cavallo) ha dichiarato: “Abbiamo le prove che AGENTI DELL’FBI sono sul libro paga di Georges Soros e lavorano per lui, contro gli Stati Uniti. Lo stesso dicasi per l’ambasciatore americano in Ucraina”.

Le rivelazioni possono arrivare ai pezzi da novanta, James Clapper (ex direttore dell’intelligence nazionale) e John Brennan ex capo della CIA) – che hanno intercettato illegalmente il presidente “milioni di volte” . Infine, nelle ore scorse è arrivato in Italia l’attorney general Bill Brennan, in missione ufficiale. Non può esserci altro motivo che indagare la complicità dei servizi italiani (sotto Renzi-Gentiloni) nel tentativo di fabbricare prove dei rapporti illeciti fra Trump e Putin): una faccenda in cui non sono coinvolti solo i servizi italiani, ma quelli britannici, australiani, ucraini, rotschildiani… Nancy Pelosi ha subito strillato che Barr “è fuori controllo”. Panico? I prossimi giorni ce lo diranno.»

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Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Europarlamento sospende le audizioni dei candidati rumeno ed ungherese.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-30.

EP-051364A_Tajani_Brexit

«La commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha sospeso le audizioni dei due candidati commissari di Romania e Ungheria, perché sono stati identificati conflitti di interesse»

«La commissione ha invece dato il via libera alle audizioni di altri 24 commissari candidati.»

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I liberal socialisti del parlamento europeo odiano di odio mortale alcuni paesi dell’est Europa ed i loro Governi, perché non si piegano ai loro voleri.

Di recente hanno fatto nominare Mrs Laura Codruța Kövesi, nata di nazionalità rumena, Procuratore capo dell’Unione Europea. La Kövesi, che a trenta anni era assunta alla carica di Procuratore Generale in Romania, ne fu destituita a seguito di una lunga serie di illeciti e fatti penalmente rilevanti. Per una certo quale lasso di tempo fu anche arrestata e detenuta. La Kövesi era un giudice al servizio dei desiderata dei liberal europei: incriminava per corruzione i lor nemici politici. Cacciata via con ignominia dalla Romania, ha trovato rifugio sotto le generose ali dei liberal socialisti europei, che la hanno premiata con l’ambita carica e dalla quale si attendono una buona macelleria giudiziale.

«Il governo rumeno si è opposto con veemenza alla nomina di Kovesi e l’ambasciatore rumeno è stato incaricato di votare contro.»

È stato uno sfregio.

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Nel prossimo futuro porremo vedere come evolverà la situazione.

Oramai, tra poco più di un mese usciranno di scena Mr Juncker, Mr Tusk, e tutto il loro apparato. Ci sarà modo di vedere Mrs von der Leyen all’opera.

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Pe, sospese audizioni commissari Romania-Ungheria

“La commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha sospeso le audizioni dei due candidati commissari di Romania e Ungheria, perché sono stati identificati conflitti di interesse”. La commissione ha invece dato il via libera alle audizioni di altri 24 commissari candidati. Lo scrive Jaume Duch, direttore generale della comunicazione e portavoce del Parlamento europeo su Twitter.

In una nota il parlamento europeo precisa che “per 24 commissari designati, la procedura JURI è terminata. Per 2 candidati, la procedura in JURI è stata sospesa per ora. Per questi casi, il presidente del Pe invierà una lettera al presidente della Commissione, dichiarando che è stato individuato un conflitto di interessi”. L’Eurocamera ricorda che “come indicato nell’allegato VII del regolamento: il via libera della Juri è una condizione preliminare per lo svolgimento di un’audizione”.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Global Commission on Adaptation. Dateci 1.8 trilioni Usd e cambieremo il mondo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-13.

Da circa tre decenni si sta recitando un copione invariato.

“Dateci ora un sacco di soldi e noi cambieremo il mondo”.

Di noti l’asincronismo dei tempi. Vorrebbero i nostri soldi adesso, ma gli adempimenti saranno ascritti al tempo futuro.

Mai che un sostenitore del ‘clima’ sia venuto a dire che con i denari ricevuti aveva fatto qualcosa: sempre ed invariabilmente ‘faremo’.

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«Investing $1.8 trillion over the next decade – in measures to adapt to climate change – could produce net benefits worth more than $7 trillion»

«This is according to a global cost-benefit analysis setting out five adaptation strategies»

«The analysis was carried out by the Global Commission on Adaptation – a group of 34 leaders in politics, business and science»

«The commission, led by former UN Secretary-General Ban Ki-moon, World Bank chief executive Kristalina Georgieva and Microsoft co-founder Bill Gates, argues that it is an urgent moral obligation of richer countries to invest in adaptation measures that will benefit the world»

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La commissione assicura che investendo 1.8 trilioni Usd se ne avrebbe un ritorno di 7.0 trilioni Usd. Un guadagno netto del 350%, circa.

In un mondo ove vigono interessi negativi sia sui depositi sia sui titoli di stato, questo si prospetterebbe come l’affare epocale.

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Bbc. 2019-09-10. Climate change: ‘Invest $1.8 trillion to adapt’

Investing $1.8 trillion over the next decade – in measures to adapt to climate change – could produce net benefits worth more than $7 trillion.

This is according to a global cost-benefit analysis setting out five adaptation strategies.

The analysis was carried out by the Global Commission on Adaptation – a group of 34 leaders in politics, business and science.

They say the world urgently needs to be made more “climate change resilient”.

The commission, led by former UN Secretary-General Ban Ki-moon, World Bank chief executive Kristalina Georgieva and Microsoft co-founder Bill Gates, argues that it is an urgent moral obligation of richer countries to invest in adaptation measures that will benefit the world.

The report says those most affected by climate change “did least to cause the problem – making adaptation a human imperative”.

Its primary aim is to put climate change adaptation on to the political agenda around the world. And to do this, it sets out “concrete solutions” and an economic plan.

There are, it says, five things the world should invest in over the next decade:

– Warning systems: For the vulnerable island and coastal communities in particular, early warnings about storms, very high tides and other extreme weather can save lives. Better weather monitoring and a simple app for fishing communities in the Cook Islands, for example, allows them to plan according to the sea conditions

– Infrastructure: Building better roads, buildings and bridges to suit the changing climate. One project in New York City has set out to paint rooftops white – a heat-reflecting strategy to cool buildings and neighbourhoods

– Improving dry-land agriculture: Something as simple as helping farmers to switch to more drought-resistant varieties of coffee crop could protect livelihoods and prevent hunger

– Restoring and protecting mangroves: Underwater mangrove forests protect about 18 million people from coastal flooding, but they’re being wiped out by development. Restoration projects could protect vulnerable communities from storms and boost fisheries’ productivity

– Water: Protecting water supplies – and making sure that water’s not being wasted – will be vital in a changing climate

Each of these investments, the commission says, would contribute to what they call a “triple dividend”- avoiding future losses, generating positive economic gains through innovation, and delivering social and environmental benefits. It is that dividend that the report has valued at $7.1tn (£5.7tn).

Commenting on the report’s findings, Mr Ban said climate change “doesn’t respect borders”.

“It’s an international problem that can only be solved with co-operation and collaboration, across borders and worldwide. It is becoming increasingly clear that in many parts of the world, our climate has already changed and we need to adapt with it.”

The report calls for “revolutions” in understanding, planning and finance – to “ensure that climate impacts, risks and solutions are factored into decision-making at all levels”. Turning its recommendations into action will be the next endeavour; there will be a further announcement about adaptation plans at the UN Climate Summit in September.