Pubblicato in: Giustizia, Medio Oriente

Egitto. Mursi condannato per spionaggio. Il problema della democrazia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-21.

Egypt 005

«An Egyptian court on Saturday sentenced ousted president Mohammed Mursi of the Muslim Brotherhood to 25 years in prison in a final ruling over a case accusing him of spying for Qatar»

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«Mursi, democratically elected after Egypt’s 2011 revolution, was overthrown in mid-2013 by then-general Abdel Fattah al-Sisi, now the president, following mass protests against his rule. He was immediately arrested»

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«Egypt’s Court of Cassation reduced Mursi’s sentence in the Qatar case to 25 years in its final ruling, from an original 40 years»

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Il problema posto trascende però quanto successo in Egitto.

Cerchiamo di esporlo con ordine, pur nella ristrettezza degli spazi di un articolo internet.

«Mohamed Morsi born 8 August 1951 is an Egyptian politician who served as the fifth President of Egypt, from 30 June 2012 to 3 July 2013, when General Abdel Fattah el-Sisi removed Morsi from office in the 2013 Egyptian coup d’état after the June 2013 Egyptian protests.

As president, Morsi issued a temporary constitutional declaration in late November that in effect granted him unlimited powers and the power to legislate without judicial oversight or review of his acts. The new constitution that was then hastily drawn up by the Islamist-dominated constitutional assembly, presented to the president, and scheduled for a referendum, before the Supreme Constitutional Court could rule on the constitutionality of the assembly, was described by independent press agencies not aligned with the regime as an “Islamist coup”. These issues, along with complaints of prosecutions of journalists and attacks on nonviolent demonstrators, led to the 2012 Egyptian protests. As part of a compromise, Morsi rescinded the decrees. In the referendum he held on the new constitution it was approved by approximately two thirds of voters. ….

He was unseated on 3 July by a military coup council ….

The Muslim Brotherhood protested against the military coup, but the pro-Morsi protests were crushed in the August 2013 Rabaa massacre in which at least 817 civilians were killed » [Fonte]

Ricapitoliamo i punti di interesse:

– Mr Mursi era stato eletto a suffragio universale alla Presidenza dell’Egitto;

– La nuova costituzione che aveva promulgato era stata approvata con un referendum popolare da circa i due terzi degli elettori.

– Questa costituzione “granted him unlimited powers and the power to legislate without judicial oversight or review of his acts ….  was then hastily drawn up by the Islamist-dominated constitutional assembly, presented to the president, and scheduled for a referendum, before the Supreme Constitutional Court could rule on the constitutionality of the assembly”.

– Rimosso e sottoposto a processo, è stato trovato colpevole di intelligenza con una potenza estera.

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Si dovrebbe prendere atto di almeno quattro eventi:

  1. Mr Mursi era stato eletto dal popolo sovrano a suffragio universale;

  2. La nuova costituzione era stata approvata in sede referendaria dai due terzi dei votanti;

  3. La nuova costituzione legalizzava al presidente un potere non controbilanciato dagli altri poteri dello stato;

  4. La sua destituzione fu attuata con un pronunciamento anche sanguinoso, ritenuto essere “democratico” perché si opponeva ad una costituzione ritenuta non essere tale.

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Il nodo centrale è cosa si intenda, come si definisca, il termine abusato di “democrazia“.

Treccani fornisce questa definizione:

«Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico.»

Come tutte le definizioni in materia, anche questa risente dei concetti meta-giuridici ispiratori. In questa sede sarebbe sufficiente notare come la “partecipazione” sia un mezzo e non un fine. Cerchiamo di spiegarci meglio: Hitler entrò nel Bundestag a seguito di elezioni a suffragio universale, in cui tutti i cittadini erano pienamente eguali nell’esercizio del potere di voto. Ma ben difficilmente ciò che ne seguì potrebbe essere definito “democratico“. Sono i principi meta-giuridici che identificano il fine, indipendentemente dai mezzi usati per conseguirlo.

Di certo possiamo notare come questa definizione disgiunga il concetto di democrazia da quello di suffragio universale. Le grandi democrazie dell’ottocento fecero cose mirabili, quali la industrializzazione delle nazioni, la costruzione delle reti ferroviarie, l’erezione di argini ai fiumi, ed infine introdussero capillarmente l’energia elettrica: investimenti colossali di pubblico beneficio, eppure a quei tempi il voto era censuale. Forse il “pubblico beneficio” meglio avrebbe indicato il significato di democrazia, anche se la defizione dovrebbe essere ulteriormente chiarita.

Difficile quindi dare un giudizio sereno sulla costituzione varata da Mr Mursi. Non è infatti dogma di fede che potere legislativo, esecutivo e giudiziario debbano per forza di cosa essere indipendenti, sempre poi che lo possano essere. Anzi, quasi di norma, l’apparente indipendenza serve solo come scudo protettivo alla sudditanza sostanziale del potere giudiziario a quello politico, come è accaduto sotto l’Amministrazione Obama. In una nazione come gli Stati Uniti le alte cariche della giustizia sono a nomina presidenziale dietro parere favorevole del senato: la nomina è quindi politica, eppure ben difficilmente si potrebbe dire che gli Stati Uniti non siano una nazione democratica. In Germania i giudici sono di nomina governativa, tanto per rinfrescarci la memoria.

Problemi di vasta portata, sui quali sarebbe ben necessario un approfondimento più oggettivo il possibile.

Così come sarebbe altrettanto necessario un ripensamento globale sui concetti metagiuridici che improntano le giurisprudenze e le legislazioni. Il pluralismo etico genera mostri.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, si dovrebbe anche ponderare il diritto usualmente riconosciuto al popolo di rivoltarsi contro gli abusi, anche con la forza.

Ripetiamo, problemi non da poco, ma da valutarsi con cura.

In conclusione: è impossibile dare una definizione soddisfacente di democrazia senza prima aver chiaramente stabilito un contesto metagiuridico oggettivo, non soggettivo. Di certo, se questo è ritenuto essere variabile e mutevole, il termine “democrazia” può assumere qualsiasi significato gli si voglia dare.


Reuters. 2017-09-17. Egypt court sentences Mursi to 25 years in Qatar spy case

CAIRO (Reuters) – An Egyptian court on Saturday sentenced ousted president Mohammed Mursi of the Muslim Brotherhood to 25 years in prison in a final ruling over a case accusing him of spying for Qatar, judicial sources said.

Mursi, democratically elected after Egypt’s 2011 revolution, was overthrown in mid-2013 by then-general Abdel Fattah al-Sisi, now the president, following mass protests against his rule. He was immediately arrested.

Egypt’s Court of Cassation reduced Mursi’s sentence in the Qatar case to 25 years in its final ruling, from an original 40 years.

Mursi is already serving a 20-year sentence after being convicted for the killing of protesters during demonstrations in 2012.

Since toppling Mursi, Sisi has clamped down on dissent. Mass trials have been held for thousands of Muslim Brotherhood supporters, and hundreds have received death sentences or lengthy prison terms.

In 2014, Egypt charged Mursi and nine others with endangering national security by leaking state secrets and sensitive documents to Qatar. Egypt’s relations with Doha were already troubled by Qatar’s backing of Mursi.

Egypt is one of four Arab nations in a Saudi-led bloc that cut relations with the Gulf state on June 5, accusing it of backing militant groups and cooperating with their arch-foe Iran, allegations Doha denies.

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Pubblicato in: Medio Oriente, Problemi militari

Sommergibili russi hanno lanciato sette cruise su Deir al-Zor.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-14.

Siria. Dei el-Zar 002

La notizia non sembrerebbe essere di grande rilevanza: era da molto tempo noto come i sottomarini russi fossero dotati anche di missili di crociera, armabili sia con testate nucleari sia testate classiche.

Deir al-Zor si trova però molto ad est delle zone classiche dei combattimenti: è posta a cavaliere della strada che da Al-Raqqa porta ad Al-Qa’im, collocata questa ultima subito a ridosso della frontiera. Il controllo di questa cittadina darebbe il controllo quasi completo dell’Eufrate e con esso delle acque fluviali maggiori.

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Se è vero che Deir al-Zor è tutto sommato un paesino, i missili di crociera dovrebbero avere una precisione nominale alla decina di metri. Non desta quindi stupore alcuno il loro impiego su di un obiettivo così limitato.

Siria. Dei el-Zar 003

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Da fonti solitamente bene informate sarebbe però trapelata la notizia che questo lancio sarebbe stato un test.

Secondo tali voci i russi avrebbero avuto a disposizione un sistema di guerra elettronica in dotazione all’Alleanza atlantica ed avrebbero testato se i loro missili ne sarebbero stati disturbati o meno.

Non avendo particolari ed essendo la fonte di informazione sui generis non si potrebbe né dovrebbe aggiungere altro.


Reuters. 2017-09-14. Russian submarines fire cruise missiles at Islamic state in Syria

MOSCOW (Reuters) – The Russian Navy on Thursday fired seven cruise missiles at Islamic state targets in the suburbs of Syria’s Deir al-Zor, the Russian Defence Ministry said in a statement on Thursday.

It said the missiles were fired from two submarines in the eastern Mediterranean from a distance of 500-670 kilometers (727 miles).

“The targets were command posts, communication centers, as well as militants’ weapons and ammunition stockpiles in areas of south-east Deir al-Zor under the control of Islamic State,” the ministry said.

 

Pubblicato in: Medio Oriente

Sanzioni. Esportazioni Iran verso il Qatar aumentate del 60%.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-02.

Qatar 001

«Lo scorso 23 giugno le autorità del Kuwait, che svolgono un ruolo di mediazione, hanno consegnato al Qatar una lista di 13 richieste presentate dai paesi del Golfo per porre fine alla crisi»

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«Tra le richieste, che dovevano essere soddisfatte da Doha entro 10 giorni (con scadenza il 3 luglio), vi erano la chiusura dell’emittente televisiva “al Jazeera” e la fine dei rapporti con l’Iran»

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«Una terza richiesta riguardava la chiusura della base militare turca in Qatar e la fine della cooperazione tra Ankara e Doha»

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«Lo scorso 5 giugno i quattro paesi arabi e del Golfo hanno annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Doha, ritirando i propri ambasciatori»

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«L’Iran ha incrementato di circa il 60 per cento le esportazioni di prodotti non petroliferi verso il Qatar nei primi cinque mesi del corrente anno persiano (dal 21 marzo al 21 agosto), rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente»

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Annunciare prese di posizioni drastiche, quali per esempio l’imposizione di sanzioni, ha un senso logico solo ed esclusivamente se si sia poi in grado di mantenere ciò che è stato annunciato.

Senza una netta preponderanza economica e finanziaria, le sanzioni altro non fanno che spingere lo stato sanzionato a rafforzare i propri legami politici, militari ed economici con quanti si siano dimostrati essere amici.

Questo discorso vale sia per le sanzioni poste dall’Unione Europea alla Russia, sia per quelle dei paesi del Golfo contro il Qatar. Si sono rivelate essere inutile, se non anche dannose.

Solo le vie diplomatiche producono frutti.


Agenzia Nova. 2017-08-28. Iran-Qatar: esportazioni prodotti non petroliferi verso Doha in aumento del 60 per cento.

L’Iran ha incrementato di circa il 60 per cento le esportazioni di prodotti non petroliferi verso il Qatar nei primi cinque mesi del corrente anno persiano (dal 21 marzo al 21 agosto), rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente. Lo rivelano i dai dell’Agenzia delle dogane, secondo quanto riporta oggi l’agenzia stampa iraniana “Fars News”. L’Iran ha esportato verso il Qatar nel corso dei primi cinque mesi dell’anno persiano 737.500 tonnellate di merci del settore non petrolifero, pari ad un valore di 67,5 milioni di dollari. Le esportazioni verso il Qatar hanno registrato una crescita del 30,8 per cento e del 60,57 per cento rispettivamente in termini di volume e valore rispetto allo stesso periodo del precedente anno fiscale. Le imprese iraniane, specialmente quelle del settore alimentare, si sono impegnate ad espandere i legami con il Qatar in seguito alla crisi diplomatica fra Doha ed i paesi del Quartetto arabo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto) proclamata lo scorso 5 giugno. I dati dell’amministrazione doganale iraniana mostrano, inoltre, che nel mese di agosto sono stati esportati prodotti pari ad un valore di circa 24,6 milioni di dollari, mentre nel mese precedente la cifra si è aggirati sui 20 milioni di dollari circa.


Agenzia Nova. 2017-08-28. Iran-Qatar: fonti stampa, ambasciatore di Doha riprende sue funzioni a Teheran.

Lo scorso 23 giugno le autorità del Kuwait, che svolgono un ruolo di mediazione, hanno consegnato al Qatar una lista di 13 richieste presentate dai paesi del Golfo per porre fine alla crisi. Tra le richieste, che dovevano essere soddisfatte da Doha entro 10 giorni (con scadenza il 3 luglio), vi erano la chiusura dell’emittente televisiva “al Jazeera” e la fine dei rapporti con l’Iran. Una terza richiesta riguardava la chiusura della base militare turca in Qatar e la fine della cooperazione tra Ankara e Doha. Le autorità del Qatar avevano subito fatto sapere di ritenere “irragionevoli” e “ostili” alla sovranità nazionale le 13 richieste. La crisi che sta coinvolgendo il Qatar e gli altri paesi della regione potrebbe durare a lungo con gravi rischi, non solo sul piano diplomatico ed economico.

Pubblicato in: Medio Oriente

Qatar finanzierebbe gli estremisti in Catalogna. – Al Arabiya

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-30.

Arabia Saudita Riyadh 001

Chi mai se lo sarebbe potuto immaginare?

Ecco cosa riporta Al Arabiya.

«Qatar financed centers of Islamic worship and mosques in Spain, particularly in the province of Catalonia, where the terrorist attacks happened»

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«Doha supports the places of worship there through wealthy businessmen, which lead to the growth of the phenomenon of extremism in Spain»

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«The Barcelona attack, which was adopted by ISIS organization, recalls to mind earlier discussions related to the funding of mosques frequented by extremists in Europe and its relation to terrorist attacks that claimed innocent lives»

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«funds coming from abroad, especially from Doha to centers of worship in Spain in Catalonia, which became, according to the newspaper, a stronghold of extremism and terrorism»

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«Spain has more than 1,260 Islamic worship centers, of which 256 are in Catalonia alone, where the highest numbers of immigrants live»

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Mantenere 1,260 centri di aggregazione islamica non è spesa da poco e la loro concentrazione di 256 centri in Catalogna desterebbe qualche sospetto, tenendo conto che lì risiede solo il 7% dei due milioni e mezzo di islamici che vivono in Spagna.

D’altra parte la resa, ossia il numero di potenziali terroristi da utilizzare poi per attentati è scarna: alla fine si recluta solo un terrorista ogni centomila mussulmani contattati: non sono in molti quelli che nutrono ambizioni suicide e, soprattutto, dopo l’azione non sono più riutilizzabili.

Significativi i titoli dei media spagnoli.

Cataluña, nido del salafismo radical

«Más de ochenta de los cien centros de culto vinculados al yihadismo en España operan en esta comunidad. Empresarios de Qatar financian el adoctrinamiento en sus mezquitas, que aumentan año tras año»

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La expansión del salafismo en Cataluña

El 70% de los autores de ataques en Europa llegan de Marruecos

Podemos no contempla firmar el pacto antiyihadista

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Ufficialmente il Qatar dovrebbe essere wahhabita, quasi la stessa setta dell’Arabia Saudita.

La religione ufficiale del regno arabo saudita è l’Islam sunnita, nella sua versione giuridico-teologica del Wahhabismo neo-hanbalita.

Si noti però come l’articolista di Al Arabiya ben si guardi dal’entrare nell’aspetto della differenza religiosa tra Arabia Saudita e Qatar. Usa solo i termini di “extremism and terrorism“.

Molto più velenosi i titoli dei giornali spagnoli, scritti da un qualcuno ben addentro alle beghe religiose e dinastiche mediorientali.

«salafismo radical»

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«La salafiyya (in arabo: ﺳﻠﻔﻴـة‎), o salafismo, è una scuola di pensiero sunnita che prende il nome dal termine arabo salaf al-ṣaliḥīn (“i pii antenati”) che identifica le prime tre generazioni di musulmani (VII-VIII secolo): i Ṣaḥābi (i “Compagni” di Maometto), i Tābiʿūn (i “Seguaci”, la generazione successiva a quella del Profeta) e i Tābiʿ al-Tābiʿiyyīn (“Coloro che vengono dopo i seguaci”, la terza generazione), tutti considerati dai salafiti modelli esemplari di virtù religiosa.

Punti di riferimento nella storia dei movimenti salafiti sono tre autori e studiosi della Sunna a cui è comunemente attribuito il titolo onorifico di “Shaykh al-Islam”: Aḥmad b. Ḥanbal (780-855), Ibn Taymiyya (1263–1328) e Muḥammad b. ʿAbd al-Wahhāb (1703-1792) ….

Il termine salafismo …. rappresentava di fatto un sinonimo del Wahhabismo.» [Fonte]

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Qui arriviamo al nocciolo duro: sinonimo, ma non troppo.

«La famiglia Saʿūd e quella di ʿAbd al-Wahhāb, grazie a una precisa politica matrimoniale, hanno finito per imparentarsi più volte nel corso degli anni, e fino a oggi in Arabia Saudita il ministro degli Affari Religiosi è sempre un membro del famiglia Āl al-Shaykh (cioè un discendente di Muḥammad b. ʿAbd al-Wahhāb).» [Fonte]

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Già.

Il potere del Ministero per gli Affari Religiosi in Arabia Saudita è uno stato nello stato, è appannaggio di una Tribù alleata ma diversa da quella dei Saud.

Ma anche Tamim bin Hamad Al Thani, Emiro del Qatar, ed Abdullah bin Nasser bin Khalifa al-Thani, primo ministro del Qatar dicono che avrebbero un’ascendenza imparentata con la Tribù Āl al-Shaykh. Sai che gioia per i Saud!

In conclusione.

Tra Arabia Saudita e Qatar si potrebbe dire che non scorra buon sangue.


Al Arabiya. 2017-08-23. Spanish newspaper: Qatar financed extremism in Catalonia

A Spanish newspaper revealed that Qatar financed centers of Islamic worship and mosques in Spain, particularly in the province of Catalonia, where the terrorist attacks happened.

The newspaper said in its report that Doha supports the places of worship there through wealthy businessmen, which lead to the growth of the phenomenon of extremism in Spain.

The Barcelona attack, which was adopted by ISIS organization, recalls to mind earlier discussions related to the funding of mosques frequented by extremists in Europe and its relation to terrorist attacks that claimed innocent lives.

A report published in the Spanish newspaper “La Razón” exposed the funds coming from abroad, especially from Doha to centers of worship in Spain in Catalonia, which became, according to the newspaper, a stronghold of extremism and terrorism.

Islamic centers and mosques have been under Spanish security control for years since it started receiving funding from Qatar through wealthy businessmen, the report said.

The data indicate that seven percent of Muslims in Spain, estimated at two and a half million people are based in Catalonia.

Spain has more than 1,260 Islamic worship centers, of which 256 are in Catalonia alone, where the highest numbers of immigrants live.

Pubblicato in: Medio Oriente, Russia, Stati Uniti

Siria. Aleppo inizia a ripopolarsi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-20.

Aleppo_Bab al-Salam_002jpg

Lentamente, molto lentamente, ma la situazione in Siria inizia a dare segni di normalizzazione.

«More than 600,000 displaced Syrians have returned to their homes since the beginning of the year»

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«Between January and the end of July, 602,759 displaced Syrians returned to their homes»

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«most of them heading to Aleppo»

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Di fede alauita (un gruppo religioso musulmano sciita relativamente diffuso tra Libano e Siria costiera), governa un paese in larga maggioranza sunnita. Né ci si dimentichi la sostanziale importanza che le tribù svolgono in Medio Oriente: i loro legami politici sono avulsi dai vari contesti nazionali.

Nello scacchiere mediorientale questa professione religiosa implica un’alleanza con l’Iran ed una posizione ostile verso il vicino Iraq e l’Arabia Saudita.

L’Occidente, ed i suoi alleati, ha inquadrato la Siria di Assad tra gli “stati canaglia“, considerati paesi destabilizzanti la pace quale la avrebbero voluta gli americani ed i loro alleati.

Di qui un odio profondo e viscerale per Mr Assad.

Ma Mr Assad e la Siria sono da oltre settanta anni alleati leali della Russia, e la Russia è una superpotenza, che alla fine è anche intervenuta militarmente a sorreggerlo nei confronti di una rivoluzione pilotata in gran parte da forze esterne.

Accusare Mr Assad di essere un dittatore nel quadro geopolitico mediorientale lascia alquanto perplessi: nessun governo in tale area è stato eletto a seguito di elezioni degne di tal nome, e gestiscono il loro potere in modo tipicamente arabo.

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Nella situazione attuale si dovrebbe prendere atto come l’iniziativa dell’Occidente e dei suoi alleati di cercare di rovesciare Mr Assad sia sostanzialmente fallita. L’America non è riuscita ad imporre la propria visione in Medio Oriente.

Non solo.

La guerra siriana si è evoluta fino a diventare un problema geopolitico e militare mondiale, ove si confrontano più russi ed americani che le tribù locali.

Senza un sostanziale accordo tra le due superpotenze non sarà mai possibile avere in tale zona un pace degna di tal nome.


Al Arabiya. 2017-08-14. More than 600,000 Syrians return home, mainly to Aleppo: UN

More than 600,000 displaced Syrians have returned to their homes since the beginning of the year, with most of them heading to Aleppo, according to figures from the International Organization for Migration.

Between January and the end of July, 602,759 displaced Syrians returned to their homes, many of them citing an improved economic and security situation in the areas they had fled from, IOM said in a statement.

A total of 84 percent of those who have returned had taken refuge elsewhere within the war-ravaged country, while the remaining 16 percent returned from neighboring countries Turkey, Lebanon, Jordan and Iraq.

More than a quarter of returnees said they did so to protect their assets and properties, while nearly the same number referred to the improved economic situation in their place of origin, and 11 percent cited the improved security situation there.

Fourteen percent meanwhile pointed to the worsening economic situation in their place of refuge, IOM said.

Pubblicato in: Medio Oriente

Turkia. Terminato il fence di 435 miglia (≈700 km) con la Siria.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-17.

2017-08-17__Turkia__001 maxresdefault

I tedeschi avrebbero dovuto aver imparato cosa sia la Realpolitik quando firmarono il Trattato di Versailles e, un ventina di anni dopo, quando i carri armati dell’Armata Rossa si parcheggiarono sopra le rovine della loro cancelleria.

Similmente, gli Americani avrebbero dovuto imparare qualcosa dalla fine della guerra in Vietnam. Tutta la loro mirabolante tecnologia alla fine perse una guerra asimmetrica. Ciò che conta è il fattore umano.

Con lo stesso modulo ragionativo, l’Occidente dovrebbe razionalizzare che se negli anni sessanta produceva il 90% del pil mondiale, ora ne rende conto per solo il 40%.

L’Unione Europea, guidata dalla Bundeskanzlerin Frau Merkel, ha posto alla Turkia un ostracismo perché questa nazione non avrebbe accettato la scala valoriale tedesca ed i suoi criteri di ‘buon governo‘. Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

Russia arma la Turkia con i sistemi S-400. Trattative per gli S-500.

Germania ed Unione Europea non sono così potenti da poter imporre i propri desiderata altro che nei propri confini: fuori di essi comandano gli altri.

L’Occidente si sta chiudendo nel pericoloso solipsismo, derivazione dell’incompreso fraseggio di Kant sull’idealismo trascendentale, per cui l’autocoscienza pura dell’«io penso» diventerebbe fondamento universale ed oggettivo del conoscere.

Il mondo non è l’Occidente e non ne condivide in nulla la così detta scala valoriale.

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Nel silenzio stampa occidentale, però la Turkia lavora sodo.

Solo un anno fa tutti i media occidentali ne avrebbero parlato in continuazione pubblicando titoli a sei colonne.

«Amid speculation about a fresh wave of refugees into Turkey through its 150 km border with Syria’s northwestern province of Idlib, Ankara is making its national stance clear: The maintenance of national security is a key priority.»

*

«Turkey currently holds some 3 million Syrian refugees, making Ankara the world’s largest host of refugees.»

*

«Turkey earlier this year completed the construction of a 700 km wall along the Syria border, controlled by a sensor system, cameras and drones.»

*

«Ankara wants to manage the crisis on the other side of the border through diplomatic channels»

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«Turkey would probably not reject people on the border, not just because of its international obligations but also due to its humanitarian approach»

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L’utopia di una Europa senza confini nazionali si è sgretolata sotto la pressione della realtà dei fatti.

L’Europa è piena di fence, e molti di essi sono anche militarizzati.

La politica di richiamo ed accoglienza tedesca ha esitato nell’esatto contrario di quanto si sarebbe proposta di ottenere.

Attenzione!

«Amid speculation about a fresh wave of refugees into Turkey through its 150 km border»

Non è assolutamente detto che la Turkia respinga questa nuova ondata migratoria. Potrebbe benissimo lasciarla passare ed incanalarla verso la Grecia.

Con tutte le conseguenze.

Poniamoci però anche la domanda di cosa potrebbe accadere se la Turkia avviasse in Grecia i tre milioni di migranti che ha nei suoi confini.


Gulf Times. 2017-04-11. Turkey completes 556-Km border wall with Syria

Turkey has completed a 556-kilometre wall along its border with Syria, the Defence Ministry said on Tuesday on its Twitter feed.

The wall was designed as a security measure and is made of concrete blocks. Photos from the ministry show the tops of the blocks are covered in barbed wire and there are guard towers placed at intervals.

The project was done in cooperation with TOKI, the state-run public housing body. The body said the wall is about three metres high.

The full length of the border is 911 kilometres.

In the first years of the Syrian civil war, fighters, including many who joined jihadist organizations such as Islamic State, were able to cross the porous border into Syria.

Islamic State has since been driven away from the border by a Turkish land operation inside Syria.

Turkey remains concerned by Kurdish authorities who control most of the border on the Syrian side, though these forces work with the United States in the war against Islamic State.

Human rights groups have expressed concerns that Turkey’s increased security on the border prevents refugees from fleeing Syria. There have been reports of Syrians being shot while trying to flee the war-torn country.

Turkey hosts more than 2 million Syrian refugees and hundreds of thousands from Iraq and other countries.


Crimean News Agency. 2017-06-15. Turkey fenced off from Syria with 700-kilometer wall

The purpose of the construction of a concrete wall on the Turkish-Syrian border is the desire to strengthen security measures.

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In order to block the way for terrorists who penetrated from the Syrian territory, Turkey built a 700-kilometer wall along the entire border with Syria. As of now, 700 km of the construction have been built.

The Turkish Defense Minister Fikri Isik stated in the Turkish parliament, that the wall will be built along the entire Syrian-Turkish border, which is 828 kilometers long. The purpose of construction is to guarantee the security of the Republic.

First of all, the wall should prevent the penetration of Kurdish militants and ISIS terrorists into Turkish territory.

The wall will be equipped with lighting, a sensory system and cameras. The control at the border will be carried out with the help of drone.

According to the Turkish Minister, the countries on the borders with which Turkey can also build such walls, include Iran and Iraq.


Construction. 2017-07-16. Turkey completes 700-mile wall on Syria’s border

Turkey has complated the construction of a 700-mile wall on the border with Syria.

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The fencing is intended to prevent the infiltration of terrorists into Turkey, the Defense Minister of Turkey Fikri Isik told reporters.

He also said that the works on construction of similar walls started at the border with Iran, Hurriyet newspaper told Thursday.

Speaking in the Parliament, the Defense Minister said that within the framework of the ensured “integrated security”, outside borders of Turkey would be equipped with lighting systems, sensors and surveillance cameras.

As a reference, Turkey is bordered by Greece and Bulgaria to the northwest; Georgia to the northeast; Armenia, the Azerbaijani exclave of Nakhchivan and Iran to the east; Iraq and Syria to the south.


Arab News. 2017-08-13. Turkey tightens border security ahead of possible new wave of Syrian refugees

ANKARA: Amid speculation about a fresh wave of refugees into Turkey through its 150 km border with Syria’s northwestern province of Idlib, Ankara is making its national stance clear: The maintenance of national security is a key priority.
On Friday, Turkish Prime Minister Binali Yildirim said that Turkey is taking necessary measures on this specific part of the border, across which lies an area of Syria where radicals connected to a former Al-Qaeda offshoot have gained control. Turkey also recently restricted the passage of non-humanitarian goods at the Bab Al-Hawa border crossing into Idlib.
Turkey currently holds some 3 million Syrian refugees, making Ankara the world’s largest host of refugees. The refugee camps are also providing aid along the border. The Turkish Red Crescent has already helped the refugees by distributing clothing and toiletries in Idlib, and in June began a housing project there that is expected to cover about 1,000 properties.

Turkey earlier this year completed the construction of a 700 km wall along the Syria border, controlled by a sensor system, cameras and drones.

Dr. Bora Bayraktar of the International Relations Department at Istanbul Kultur University said considering the US-led international coalition’s impending bombing campaign in the region and the possibility that the regime forces may counteract this move, civilians in Idlib may be obliged to move toward the Turkish border.

“However, Turkey doesn’t seem to welcome such a massive refugee influx for now. Ankara wants to manage the crisis on the other side of the border through diplomatic channels,” Bayraktar told Arab News.

Turkey’s President Recep Tayyip Erdogan on Friday told reporters that Turkey’s National Intelligence Organization is holding negotiations with Russia and Iran about the swift resolution of the Idlib issue.

According to Bayraktar, resolving this issue with local partners diplomatically is the best solution for now.
“Turkey is already hosting a great number of refugees and (upholding its) financial, social and humanitarian responsibilities. On the other hand, it is building walls along its border with Syria, along with increased border security measures,” Bayraktar said.

“There is a risky jihadist presence in Idlib and it will be very difficult to differentiate (between) civilians and jihadists during a possible passage through Turkish gates. Even PYD militia (members of the Kurdish Democratic Union Party) may infiltrate into the country,” he added.

However, Metin Corabatir, former spokesman for the UN refugee agency UNHCR in Turkey and president of the Research Center on Asylum and Migration in Ankara, thinks that if there is a refugee influx toward Turkey due to a possible bombing campaign, it will be against international norms to reject them.

“Since the beginning of the conflict, Turkey adopted an open-door policy, and since 2014 it has a necessary legislative framework to regulate such refugee waves with the aim of managing the refugee issue in a systematic way,” Corabatir told Arab News.

Corabatir noted that if refugees from Idlib come across the border in large numbers, Turkey will be obliged to establish registration facilities, before directing people to refugee camps in Turkey. “If armed groups are also present among these refugee groups, they should be treated separately, be disarmed and be subject to necessary international norms if they are war criminals.”

Ayselin Yildiz, an expert on immigration at Izmir’s Yasar University, noted however that the 22 refugee camps in Turkey’s 10 provinces are already full. “Turkey was planning to extend its hosting capacity in case of a mass flow from Aleppo or Idlib last year, so there were some preparations, however, they might be limited,” Yildiz told Arab News.
“In case of such a huge flow, Turkey would certainly need urgent and concrete cooperation, assistance of international society and organizations.”

Yildiz thinks that Turkey would probably not reject people on the border, not just because of its international obligations but also due to its humanitarian approach. “We do not know whether these people will prefer to remain in Turkey or trigger another flow toward Europe,” she added.

Pubblicato in: Geopolitica Mondiale, Medio Oriente, Russia

Libia. Russia. È un problema politico mondiale, non di Mr Macron.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-16.

Putin 1002

Il problema della Libia è politico: cercare di comprenderlo argomentando solo in termini economici sarebbe fuorviante.

Così come sarebbe fuorviante cercare di tenersi aggiornati leggendo solo i media occidentali liberal democratici. Alla fine poi ci si scontra con la realtà.

«Sarraj, who was appointed last year to lead the new government of national accord, has been unable to assert his authority outside Tripoli. Haftar’s rival administration is based in Libya’s remote east.»

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«The two rivals agreed a cease-fire at talks in France last month and committed to holding elections, a plan which was endorsed by the UN Security Council.»

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«Russian Foreign Minister Sergei Lavrov on Monday backed the efforts of Libya’s military commander Khalifa Haftar and his rival UN-backed Prime Minister Fayez Al-Sarraj to reach a peace agreement in the conflict-ridden country.»

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«We actively support the emerging trend to step up the process of political resolution, toward a full restoration of statehood in your country» [Mr Lavrov]

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«We know about your efforts, together with Sarraj, aimed at achieving a generally accepted agreement on optimal ways to execute the Skhirat political agreement that would be acceptable for everyone» [Mr Lavrov]

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«Lavrov emphasised the UN’s role in the peace process, adding that the new UN special envoy to Libya, Ghassan Salame, who started work this month, was also due in Moscow.»

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L’attuale situazioni in Libia è stata determinata da un accordo internazionale tra molte potenze politiche, economiche e militari: alcune grandi, altre piccole, altre infine utili solo come comparse, a scopo di propaganda.

Dai tempi della “primavera araba” ad oggi è passato molto tempo ed il quadro geopolitico e militare è mutato in modo sostanziale.

Se lodiamo l’iniziativa di pace patrocinata da Mr Marcon, che pure qualche frutto lo ha portato, si dovrebbe constatare come la Francia singola non abbia la forza di proporre, ed anche imporre, una pace reale in tale landa agendo da sola. Stesso ragionamento per la Germania e per l’Unione Europea.

Se ci si rende conto che Mr Macron abbia agito anche per scopi di visibilità e di politica interna, cercando di ritagliarsi un ruolo anche nell’ambito della Unione Europea, si constata anche il suo sostanziale insuccesso.

Cercare di agire in modo solitario è affare oramai fuori dal tempo, specie poi nel problema libico. Per Mr Macron è stata la sconfitta che riconosce la sua reale impotenza.

La soluzione del problema libico passa attraverso le Nazioni Unite, e solo ed esclusivamente con un accordo delle tre superpotenze mondiali: America, Russia e Cina. Sentiti sicuramente pareri ed ascoltati gli interessi anche degli attori mediorientali, ma non necessariamente le istanze dell’Unione Europea o di singoli stati dell’Unione.

In ogni caso, senza accordo anche e soprattutto con la Russia non si può ottenere nulla.

E Mr Lavrov ha messo il dito sul punto cardine:

«political agreement that would be acceptable for everyone»

Questa è l’essenza dell’agire diplomatico: soddisfare degnamente tutte le parti in causa.


Aska. 2017-08-14. Libia, Haftar: Mosca abbia un ruolo nel processo di riconciliazione

Generale libico ha incontrato oggi a Mosca ministro Esteri Lavrov.

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Mosca, 14 ago. (askanews) – Il generale Khalifa Haftar si è detto “sicuro che la Russia rimarrà nostro stretto alleato e non si rifiuterà di aiutarci”, auspicando anche, durante il colloquio avuto oggi con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, un ruolo di Mosca nel processo di riconciliazione avviato con il premier del governo di accordo nazionale, Fayez al Sarraj: “Noi saremmo felici se la Russia potesse aiutarci in questa cosa – ha detto Haftar, citato dall’agenzia di stampa Interfax – non abbiamo discusso di un ruolo specifico della Russia, ma noi siamo favorevoli a un ruolo della Russia in questo processo, qualunque sia”.

A fine luglio, Haftar e Sarraj si sono incontrati in Francia e hanno raggiunto un accordo su una dichiarazione in 10 punti che prevede un cessate il fuoco ed elezioni. Oggi Lavrov ha detto che tutti gli sforzi di mediazione per risolvere la crisi in Libia devono passare per le Nazioni Unite.


Sputnik. 2017-08-14. Lavrov Tells Haftar Russia Supports Full-Scale Restoration of Libyan Statehood

Russian Foreign Minister Sergei Lavrov said that Moscow supports the full-scale restoration of the statehood of Libya.

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MOSCOW (Sputnik) – Lavrov added that while the situation in Libya remains complicated, actions are being undertaken in order to reach national a political solution.

«”Unfortunately, the situation in Libya remains difficult, the threat of extremism has not been overcome in your homeland. However, we know about the actions which are being undertaken and actively support the tendency of intensification of political resolution processes, the full-scale restoration of the statehood of your country,” Lavrov said at a meeting with Khalifa Haftar, the head of the Libyan Natonal Army.»

Russia supports the intention of Libyan National Army Commander Field Marshal Khalifa Haftar to reach an agreement with Prime Minister of the Libyan Government of National Accord Fayez Sarraj, Lavrov said.

“We are aware of the efforts being made with your participation, with the participation of Sarraj, which are aimed at ensuring generally acceptable agreements on optimal ways of implementing the Skhirat agreement,” Lavrov told Haftar. “We support your set towards reaching such agreements,” he added.

All mediation efforts in Libya should be carried out on the basis of the United Nations, Lavrov said.

«”We believe that it is very important to focus all mediation efforts and ideas on the political front on the basis of the activities of the United Nations.”»

According to Lavrov, Moscow sees such activities “not as aimed at development of solutions, but as a contribution to the most favorable conditions for a dialogue between key figures in Libya, so that they themselves agree on the future of their country.”

«”This is our principled stance,” the minister said.»

Libya has been suffering from a civil war since 2011 when long-time leader Muammar Gaddafi was overthrown. The country’s eastern regions are governed by the elected parliament headquartered in the city of Tobruk. Besides, the Government of National Accord, formed with the support from the United Nations and Europe and headed by Fayez Sarraj, operates in the country’s west, including the Libyan capital of Tripoli.

The eastern authorities act independently from the west, cooperating with the National Army led by Haftar, which fights against Islamist terrorists.

Moscow has been providing support for the regulation of the crisis in Libya and has repeatedly said it was ready to cooperate with all the interested Libyan parties.


Arab News. 2017-08-14. Moscow backs peace efforts by Libya rivals: Lavrov

MOSCOW: Russian Foreign Minister Sergei Lavrov on Monday backed the efforts of Libya’s military commander Khalifa Haftar and his rival UN-backed Prime Minister Fayez Al-Sarraj to reach a peace agreement in the conflict-ridden country.

“We actively support the emerging trend to step up the process of political resolution, toward a full restoration of statehood in your country,” Lavrov told Haftar in remarks released by the Foreign Ministry after the two men met in Moscow.
“We know about your efforts, together with Sarraj, aimed at achieving a generally accepted agreement on optimal ways to execute the Skhirat political agreement that would be acceptable for everyone,” Lavrov said.

The UN-backed Skhirat Agreement was reached in 2015 as the basis for a political process in Libya, but it had been rejected by Haftar and other factions.

“We support your intent on achieving some progress,” Lavrov said.

Libya has been in chaos since the 2011 uprising that toppled former ruler Muammar Qaddafi.

Sarraj, who was appointed last year to lead the new government of national accord, has been unable to assert his authority outside Tripoli. Haftar’s rival administration is based in Libya’s remote east.

The two rivals agreed a cease-fire at talks in France last month and committed to holding elections, a plan which was endorsed by the UN Security Council.

On Monday, Lavrov emphasised the UN’s role in the peace process, adding that the new UN special envoy to Libya, Ghassan Salame, who started work this month, was also due in Moscow.

“Unfortunately, the situation in your country continues to be complicated. The threat of extremism has not been overcome, though we know about the actions being taken to eradicate it,” Lavrov said.

Pubblicato in: Armamenti, Medio Oriente, Problemi militari, Unione Europea

Cantieri Navali. L’Italia tira a Mr Macron e Frau Merkel un calcio nei denti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-13.

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L’argomento è delicato quanto pruriginoso ed importante. Capendolo si comprendono i triboli tedeschi e soprattutto francesi, nonchè molte dinamiche interne la così detta Unione Europea.

La lettura dei link e degli allegati è indispensabile per comprendere l’articolo.


*

Per un certo quale lasso di tempo Mr Macron è diventato l’idolo di moda della sinistra liberal europea.

In Francia Mr Hollande era riuscito nell’improba fatica di disintegrare il partito socialista riducendolo dal 61% all’8%, ma a quel punto erano scese direttamente in campo la massoneria francese e la Banca Rothschild, presentando il proprio candidato alla Presidenza francese: Emmanuel Macron.

Grand Orient de France. 2017-04-13. Sept Obédiences maçonniques lancent un Appel Républicain pour les élections présidentielles – 13 avril 2017.

Quasi onnipotenti quando l’Occidente negli anni sessanta costituiva il 90% del pil mondiale, sempre potenti, ma decisamente ridimensionati, oggi che l’Occidente conta poco più del 40% del pil mondiale e, soprattutto, evidenzia una grossolana frattura tra Usa ed Europa di Mr Macron e Frau Merkel.

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Macron sarebbe il candidato della Lobby Rothschild e di quella Gay.

Macron laughs off widespread rumours of sexual affair with French radio boss

Lettera aperta di Emmanuel Macron.

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Francia. Voto presidenziali 2017 per Regione.

Macron denatura la Lione – Torino. Se poi la si finirà di costruire.

Macron & Merkel Masonry Ldt. Iniziano le grandi manovre.

L’enigma della bega Macron – Pierre de Villiers.

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Macron. L’indice Ifop di popolarità è crollato di 10 punti.

Macron. I francesi si scoprono xenofobi e razzisti. Troppi immigrati incompatibili.

Macron nazionalizza la Stx di Saint-Nazaire. Alla faccia di EU e dell’Italia.

Macron. Affarucci in barba a sanzioni, ‘clima’ e diritti umani. Gli affari francesi sono sacri.

* * *

Il Qatar è il più grande esportatore di gas naturale liquefatto (LNG), e rifornisce di gas naturale tutta la penisola araba. Grande finanziatore del terrorismo islamico in Medio Oriente ed in Europa, è paese amico di chiunque gli permetta di fare buoni affari. Esiste, è forte e potente: sarebbe impossibile non tenerne conto.

«United Arab Emirates — Qatar on Wednesday signed a €5 billion euro (U.S. $5.9 billion) deal to purchase seven naval vessels from Italy»

*

«despite a blockade from neighboring countries»

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«Qatari Foreign Minister Mohammed bin Abdulrahman Al Thani announced the defense deal at a joint news conference in Doha with Italian Foreign Minister Angelino Alfano»

*

«Qatar, which is the world’s largest liquefied natural gas exporter, and other energy rich Gulf Arab states are among the world’s biggest spenders on military equipment»

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«Qatar also hosts the hub for U.S.-led operations against the Islamic State group in Iraq and Syria»

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La posizione del Qatar è quella tipica di ogni paese arabo: tiene il piede in un buon numero di scarpe nella concreta speranza di guadagnarci su qualcosa. Gli arabi sono persone pratiche. Gli Occidentali, specie europei, stentano a comprendere che l’islam è politica, non religione.

Se il Qatar ospita comandi e truppe americane impegnate nella lotta contro il terrorismo in Medio Oriente, nel contempo finanzia in modo sostanzioso i terroristi stessi. È lavoro che genera lavoro. Accettato dalla Realpolitk, è avversato dagli ideologi.

Se è vero che

Trump: Qatar must stop funding terrorism

è altrettanto vero che

Qatar agrees to combat terrorism financing under deal with U.S.

Ma sia Mr Trump sia Mr Tillerson sanno anche che:

Deutsche Bank. Il Qatar mira al 25%. HBJ.

Deutsche Bank. Asset azionario e terrorismo. I proprietari.

Washington. Altro scandalo in casa democratica. Deborah Wasserman Schultz.

Trump ed Arabia Saudita. Quando la Realpolitik vale 100 miliardi cash.

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L’Unione Europea non intrattiene buoni rapporti con gli stati del Medio Oriente.

Can Merkel press Saudi authorities on women’s rights?

Saudi Arabia ‘wants no more German weapons’: report

Merkel. Una gran brutta figuraccia in Arabia Saudita.

Merkel. Dopo l’Arabia, adesso ci ha ritentato con Mr Putin.

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In buona sostanza l’Europa, recependo le istanze di Frau Merkel, aveva posto come conditio sine qua non per fornire armamenti ai Paesi del Medio Oriente. LEuropa voleva anche la loro completa accettazione dei ‘valori‘ patrocinati dalla Bundeskanzlerin e del così detto ‘buon governo‘, così come esso è definito dai liberals. In parole povere, i tedeschi e l’Unione gradirebbero che gli arabi si convertissero all’lgbt, diventassero femministi, indicessero elezioni ed eleggessero governanti tedeschi oppure si dimettessero in massa e si facessero sostituire da femmine educate in Europa alla scuola liberal. Questa la loro risposta:

«We will not cause any more problems for the German government with new requests for weapons»

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Mr Macron aveva mosso Cielo, terra ed inferi per avere questa commissione del Qatar per i cantieri Stx. Ma non ce la ha fatta. Non gliela hanno voluta dare. Adesso dovrebbe essere evidente che la potenza reale di Mr Macron e dei suoi mandanti è stata ampiamente sopravalutata.

E poi. Chi mai si potrebbe fidare di Mr Macron?

Nota sarcastica.

A nessuno è sfuggito come l’intero progetto sia finanziato da Deutsche Bank, in passato di proprietà tedesca. Così i sudditi di Frau Merkel avranno il privilegio di finanziare un progetto da cui la Bundeskanzlerin si è auto esclusa per difendere la propria Weltanschauung, trascinando Mr Macron con lei.

Confermare Mr Macron e Frau Merkel nelle loro rispettive fedi ideologiche è stato un capolavoro psicologico di Mr Tillerson, potentemente aiutato da Mr Putin. I superbi alla fine credono sia vero quanto dicono loro gli adulatori.


Defense News. 2017-08-02. Qatar and Italy sign a nearly $6B deal for naval vessels

DUBAI, United Arab Emirates — Qatar on Wednesday signed a €5 billion euro (U.S. $5.9 billion) deal to purchase seven naval vessels from Italy, a reminder of the small Gulf state’s purchasing power despite a blockade from neighboring countries.

Qatari Foreign Minister Mohammed bin Abdulrahman Al Thani announced the defense deal at a joint news conference in Doha with Italian Foreign Minister Angelino Alfano. They did not provide more details on the deal, saying only that it underscored the countries’ ongoing defense cooperation.

Qatar, which is the world’s largest liquefied natural gas exporter, and other energy rich Gulf Arab states are among the world’s biggest spenders on military equipment. The deals signed over the years with the U.S. and European allies have helped cement bilateral ties, but have also made the diplomatic fallout around Qatar all the more politically sensitive. Qatar also hosts the hub for U.S.-led operations against the Islamic State group in Iraq and Syria.

The dispute erupted in early June when the four countries of Saudi Arabia, the United Arab Emirates, Egypt and Bahrain cut diplomatic ties and transport links with Qatar. Saudi Arabia also sealed shut Qatar’s only land border, impacting a significant source of food imports, and barred it from using its airspace, which has forced Qatar’s flagship carrier to take longer routes over Iran.

The crisis has prompted a flurry of international visits and meetings to try and resolve the crisis.

Earlier this week, the quartet said they would be open to dialogue with Qatar if it accepts their demands to change its policies in the region first. They also insisted that Qatar comply with a sweeping list of 13 demands as well as six broader principles that center around cracking down on terrorism financing.

In remarks at the news conference Wednesday, Al Thani insisted that any talks respect Qatar’s sovereignty and said his country has never put forth conditions for dialogue. He also appeared to dismiss the quartet’s latest comments that Qatar comply with their demands.


Quwa. 2017-08-03. Qatar inks $5.9 billion U.S. naval warship deal with Italy’s Fincantieri

The Qatari government has inked a $5.9 billion U.S. deal with its Italian counterpart for four corvettes, an amphibious landing platform dock (LPD) and two offshore patrol vessels.

Qatar had negotiated the purchase in June 2016. Italian shipbuilder Fincantieri is the principal shipbuilder, but Qatar’s ships will also be equipped with electronics and armaments from Leonardo and MBDA, respectively. The latter two firms are to receive a $1.13 billion contract to fit the new ships. The complete naval program also includes 15 years of after-sale maintenance and support work.

Notes & Comments:

Like Qatar Emiri Army and Qatari Emiri Air Force, the Qatari Emiri Naval Forces (QENF)’s modernization-track is steered towards both qualitative improvements as well as capability and quantitative expansion. The QENF’s present fleet comprises of fast attack craft and patrol boats meant for guarding its littoral seas and policing its exclusive economic zone. However, its future fleet will not only augment its patrol force (through two new OPVs), the four corvettes will provide a vastly changed warfighting capability.

Qatar’s forthcoming corvettes will be multi-mission combatants capable of anti-ship warfare (AShW), anti-air warfare (AAW) and anti-submarine warfare (ASW). With a hull length of over 100 metres, Doha intends to configure the corvettes with (likely) a Leonardo KRONOS (Naval or Grand Naval) active electronically-scanned array (AESA) radar paired with the MBDA Aster 30 Block-1 long-range surface-to-air missile (SAM), which has a range of in-excess of 100 km. Qatar is also procuring MICA-VL short-range SAMs which offer a range of 20 km, potentially to augment the Aster 30s on the corvettes and/or to equip the OPVs. The AShW element will center on the 180 km-range Exocet MM40 Block-3 anti-ship missiles (AShM).

The LPD is expected to be a variant of the 9,000-ton LPD Fincantieri had built for the Algerian Navy, the Kalaat Beni-Abbes. The Kalaat Beni-Abbes has a crew of 160 and can ferry 400 soldiers, 15 main battle tanks or 30 light-armoured vehicles with three medium-weight utility helicopters on its flight deck. This LPD will provide Qatar with an expeditionary element that it can apply for humanitarian and disaster relief and coalition support missions.

Pubblicato in: Geopolitica Militare, Medio Oriente

Israele. Il programma reclutamento estero dello Tzahal.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-18.

 Israel. 001

 

Israele occupa grosso modo quella che nell’antichità fu denominata Palestina. A tutto il 2015 aveva 8,345,000 abitanti, dei quali il 74.9% sono di ceppo e religione ebraica, il 20% di ceppo arabo e religione mussulmana, ed i restanti praticano religione cristiana o drusa.

Le sue forze militari, conosciute in ebraico con l’acronimo Tzahal (צה”ל), sono ritenute essere tra le meglio armate ed efficienti del Medio Oriente: hanno sostenuto vittoriosamente cinque conflitti. Ufficialmente consta di 176,500 unità attive, alle quali si dovrebbero assommare almeno 445,000 unità, mobilizzabili in poco meno di due giorni.

Ha un’industria bellica di prim’ordine a livello mondiale.

La leva è obbligatoria a 18 anni, con ferma di trentasei mesi per i maschi e venti per le femmine. Per gli arabo-israeliani il servizio militare è facoltativo, mentre gli ultraortodossi usualmente utilizzano la figura giuridica del rinvio, reiterandolo fino al termine dell’età per la chiamata in servizio. Problema questo non di poco conto, perché gli Haredi, talora denominati Cheredì, ammontano a circa 1.3 milioni di persone, ossia il 21% della popolazione residente ebraica.

Israele non ha aderito al Trattato di non proliferazione atomica e mai ha negato od affermato di poter disporre di testate nucleari. Da più parti si suggerisce che possa disporre di un centinaio o più testate atomiche.

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Da tempo Israele ha lanciato un programma di volontariato paramilitare, ed anche militare, rivolto agli ebrei residenti all’estero.


«Tsahal vous propose 5 différents programmes de volontariat:

  1. Sar’el

  2. Marva

  3. Mahal

  4. Garin Tsabar

  5. Le Programme “Atouda”»

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«1. Sar’El

Sar’El est un programme de volontariat de courte durée (pas plus trois semaines généralement). Il permet à ses participants de partager une expérience avec des volontaires venus du monde entier pour travailler bénévolement dans une base de l’armée israélienne. Tous les volontaires sont les bienvenus à partir de 16 ans. L’un des avantages est la proximité avec les soldats.

Tous les volontaires sont les bienvenus à partir de 16 ans.»

*

«2. Marva

Marva est un programme de l’armée israélienne qui permet aux jeunes juifs de connaître et d’expérimenter la vie dans une base militaire et plus généralement la vie en Israël.

Ce programme dure entre 7 et 8 semaines, pendant lesquelles les participants changent de base chaque semaine. Ce programme accueille des gens du monde entier. Les cours sont délivrés en hébreu, ce qui permet une amélioration significative du niveau d’hébreu des inscrits.

Les participants ont entre 18 et 24 ans, et doivent avoir au moins l’un de leurs grands-parents de confession juive. Une connaissance des bases de l’hébreu est exigée (validation du niveau d’Oulpan Aleph, premier niveau). Marva requiert une certaine force physique et morale.»

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«4. Garin Tsabar

Un Garin Tsabar (hébreu : גרעין צבר, litt. graine de cactus) est un groupe de jeunes juifs sionistes qui viennent en Israël dans le but de servir dans Tsahal. À ceux qui souhaitent faire leur service militaire en Israël, mais qui sont effrayés par le fait de franchir ce cap seuls, le programme « Garin Tsabar » offre le soutien et la structure nécessaires.»

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«5. Le Programme “Atouda”

Le programme «Atouda Beth» (hébreu : עתודה ב) est un programme conçu pour les nouveaux immigrants qui souhaitent compléter des études universitaires avant d’effectuer leur service militaire. Au moment de l’enrôlement, après avoir présenté une lettre d’admission de l’institution dans laquelle il prévoit d’étudier, le participant peut poursuivre ses études universitaires.»

* * * * * *

Si noti come tutti i militari israeliani abbiano conseguito almeno un diploma superiore di studi, la laurea in una percentuale rilevante.

Il programma Sar’El è aperto a chiunque abbia più di sedici anni e sono corsi di breve durata. Consente di constatare di persona quale sia la reale situazione di Israele, le sue oggettive difficoltà, con il popolo reagisca al contesto in cui vive.  Se da una parte demitizza alcuni falsi miti, dall’altra fa toccare con mano il grande valore di avere una Fede ed una Patria da difendere.

Gli altri programmi integrano a differenti livelli.

Servire la Patria è obbligo etico e morale prima ancora che mandato giuridico.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Medio Oriente, Problemi militari, Trump

Trump. Fuoco amico oppure teatrino?

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-22.

2017-05-22__McCain e Rubio . jpg

«Ti tradirà il tuo migliore amico».

Questa celeberrima frase di don Gambino dovrebbe essere scolpita a lettere di fuoco nello studio di ogni persona che esercita un certo quale potere.

Cesare fu assassinato da Bruto, Cassio e loro sodali, non da Tizio e Caio. E nemmeno da Pompeo: Pompeo era un avversario dichiarato, ma non un traditore. Era persona leale.

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Ma sul teatrino della politica, specie nei momenti di turmoil, si può vedere di tutto ed il contrario di tutto. Spesso poi sono sceneggiate concordate. Ma il pubblico televisivo se ne bea, e beve tutto dal pirun. Basta che sia una maledicenza oppure un qualcosa di morboso.

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Non abbiamo elementi per dire se fu teatrino oppure scena verace, ma questi sono i fatti.

«Two leading Republican senators on Sunday said President Trump is making a mistake by failing to more forcefully confront Saudi Arabia over the country’s treatment of women and other human rights issues in the Middle Eastern nation»

*

«Mr. Trump’s highly anticipated address in Saudi Arabia on Sunday will focus heavily on the fight against terrorism but will include little in terms of human rights. While administration officials say the topic has been discussed in private settings, critics say that’s simply not enough»

*

«I think it’s in our national security interest to advocate for democracy, freedom and human rights. I would tell you the White House and I have a different approach on the issue of human rights»

*

«Secretary of State Rex Tillerson argued that the president has “learned a lot” about the Middle East and its culture during his trip. He said the administration believes that defeating the Islamic State is the key to improving human rights in the region»

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«I think the way you address those human rights issues and women’ rights issues is to improve conditions in the region,” Mr. Tillerson told Fox News»

* * * * * * * *

Mr Obama aveva ripetutamente richiesto ai sauditi di trasformarsi in alteramente pensanti e senzienti, ma con pessimi risultati. Aveva avuto modo di imparare molte nuove parole in arabo, di quelle fiorite ed irripetibili.

Pochi giorni or sono ci aveva riprovato da Bundeskanzlerin Frau Merkel: ma anche in quella occasione i sauditi non ne vollero saper ed il re saudita si rifiutò categoricamente di abdicare per lasciare il governo ad un pool di femmine.

Merkel. Una gran brutta figuraccia in Arabia Saudita.

Il risultato fu questo:

«We will not cause any more problems for the German government with new requests for weapons»

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Adesso Mr Trump ritorna dall’Arabia Saudita con in tasca un piano di investimenti militari di oltre trecento miliardi scaglionati in dieci anni.

Avrebbero dovuto fargli un monumento a cavallo e nominarlo imperatore degli Stati Uniti.

Ma l’invidia è una gran brutta consigliera.

Così i sen John McCain e Marco Rubio alzano alti lai che Mr Trump non è riuscito a far diventare omosessuali i sauditi. Non solo, ma avrebbe anche dovuto trasformare quel regno in un matriarcato. I sauditi non avrebbero gradito.

Potrebbe anche essere una bruschetta lanciata ai democratici, ancora scottati che la loro fede teistica nel sesso e nel femminismo li abbia condotti a dare la nomination a Mrs Hillary Clinton, la perdente cronica.

*

A nostro sommesso avviso, contratti per trecento miliardi sono un piccolo capolavoro diplomatico e commerciale. Si accettano commenti e critiche solo da parte di chi abbia saputo fare altrettanto.


The Washington Times. 2017-05-21. McCain, Rubio blast Trump for not confronting Saudi Arabia on human rights

Two leading Republican senators on Sunday said President Trump is making a mistake by failing to more forcefully confront Saudi Arabia over the country’s treatment of women and other human rights issues in the Middle Eastern nation.

Mr. Trump’s highly anticipated address in Saudi Arabia on Sunday will focus heavily on the fight against terrorism but will include little in terms of human rights. While administration officials say the topic has been discussed in private settings, critics say that’s simply not enough.

“America is the unique nation in history, with all of our errors and failings and mistakes we’ve made … We have stood up for people,” Sen. John McCain told “Fox News Sunday.”

“We have to stand up for what we believe in or we’re no different,” the Arizona Republican said.

Sen. Marco Rubio, Florida Republican, echoed those concerns, saying he would prefer a more direct approach on the part of the president.

“I think it’s in our national security interest to advocate for democracy, freedom and human rights. I would tell you the White House and I have a different approach on the issue of human rights,” he told CNN’s “State of the Union.” “But he’s the president, so our hope is they will at least raise these these issues in private.”

Secretary of State Rex Tillerson argued that the president has “learned a lot” about the Middle East and its culture during his trip. He said the administration believes that defeating the Islamic State is the key to improving human rights in the region.

“I think the way you address those human rights issues and women’ rights issues is to improve conditions in the region,” Mr. Tillerson told Fox News.