Pubblicato in: Armamenti, Medio Oriente

Qatar vorrebbe aderire alla Nato.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-11.

Qatar 001

Il Medio Oriente è uno scacchiere geopolitico davvero molto complesso.

Virtualmente, tutti gli stati che vi appartengono si odiano l’un l’altro di odi secolari, laddove alle lotte religiose ed etniche si sono aggiunte negli ultimi decenni anche quelli economici.

Poi, come se la cosa non fosse sufficiente, tutte le grandi potenze mondiali stanno versano a piene mani benzina sul fuoco.

Per finire, come se poi ce ne fosse stato tanto bisogno, il carattere degli arabi è spesso ambiguo, le loro posizioni sempre sfumate, e con grande facilità sanno tenere il piede non in due, ma anche in quattro scarpe. Con loro, nulla potrebbe mai dirsi definitivo.

Se è vero che usualmente mantengono le parole date, sarebbe altrettanto vero ammettere che cerchino in ogni modo di eluderne gli obblighi.

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«Il Qatar aspira a entrare nell’Alleanza atlantica»

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«Il vicepremier ha precisato che il Qatar è già preparato al dispiegamento di «qualsiasi unità della Nato» sul suo territorio»

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«Le dichiarazioni arrivano a un anno dal blocco economico lanciato dal cosiddetto Quartetto (Arabia Saudita, Emirati arabi, Bahrein, Egitto).»

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«Doha ha però sempre respinto le accuse di appoggiare «gruppi terroristici», come Hamas o Hezbollah»

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«L’Arabia Saudita ha di nuovo minacciato di invadere il piccolo regno se procederà all’acquisto del sistema anti-aereo russo S-400»

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«Il Qatar resta un alleato militare chiave degli Usa»

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«Vicino a Doha c’è la base americana di Al-Udeid, la più grande in Medio Oriente, con oltre cinquemila uomini schierati e decine di cacciabombardieri»

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Ad oggi non sembrerebbe essere stata presentata domanda ufficiale di adesione del Qatar alla Nato. L’idea di richiedere l’ingresso nella Nato e, contemporaneamente, quella di voler comprare sistemi S-400, sembrerebbero essere davvero conflittuali.

Ragionando sulla base dei dati ufficiali disponibile, questa iniziativa sembrerebbe rientrare più in un captatio benevolentiae che di preliminare ad una proposta formale.

Di certo, un’adesione del genere rimescolerebbe tutte le carte in Medio Oriente in modo violento, causando anche ire furibonde di altre potenze.


La Stampa. 2018-06-07. Il Qatar vuole entrare nella Nato

Il Qatar aspira a entrare nell’Alleanza atlantica. La rivelazione è stata fatta da vicepremier Khaled bin Mohammad Al-Attiyah alla rivista militare «Al-Talia»: l’ambizione a medio termine è «la piena adesione alla Nato». Il vicepremier ha precisato che il Qatar è già preparato al dispiegamento di «qualsiasi unità della Nato» sul suo territorio e che la collaborazione con i Paesi che fanno parte è «ai massimi livelli». 

Le dichiarazioni arrivano a un anno dal blocco economico lanciato dal cosiddetto Quartetto (Arabia Saudita, Emirati arabi, Bahrein, Egitto). Lo scontro all’interno degli alleati occidentali nel Golfo è nato dall’appoggio del Qatar ai Fratelli musulmani e dalle sue posizioni più concilianti con l’Iran, con il quale condivide il più grande giacimento di gas al mondo. 

Doha ha però sempre respinto le accuse di appoggiare «gruppi terroristici», come Hamas o Hezbollah. Il blocco non ha finora messo in ginocchio l’economia qatarina, che l’anno scorso è cresciuta dell’1,9 per cento, in leggero rallentamento rispetto al più 2,2 per cento del 2016. Ma le tensioni restano altissime. L’Arabia Saudita ha di nuovo minacciato di invadere il piccolo regno se procederà all’acquisto del sistema anti-aereo russo S-400. Mosca ha confermato che le trattative sono in corso. 

L’affare è però poco probabile. Il Qatar resta un alleato militare chiave degli Usa. Vicino a Doha c’è la base americana di Al-Udeid, la più grande in Medio Oriente, con oltre cinquemila uomini schierati e decine di cacciabombardieri. La Turchia, altro Paese della Nato, ha aperto a sua volta una base e dispiegato un battaglione meccanizzato. Ankara è in questo momento il più stretto partner di Doha ma Washington sta premendo sugli alleati del Golfo per una riconciliazione perché in questo momento il fronte anti-Iran è indebolito. Le dichiarazioni del vicepremier si inseriscono in questa battaglia diplomatica, con il Qatar che vuole dimostrare di essere l’alleato “più affidabile” dell’Occidente sul fronte mediorientale. 

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Pubblicato in: Logistica, Medio Oriente, Russia

Russia. Verosimilmente costruirà la Trans-Arabian Railway.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-10.

2018-06-08__Arabia_Russia_Rail__001

È da anni che i tedeschi sarebbero stati disposti a fare carte false pur di assicurarsi gli appalti per la costruzione della Trans-Arabian Railway.

Progetti naufragati sullo scoglio di una Germania che avrebbe voluto imporre la sua ideologia liberal al Regno Saudita, e che ha preso posizioni diplomatiche avverse al Regno. Una preclusione ideologica incompatibile con le più semplici possibilità di poter commerciare su base paritetica. Le conseguenze sono state drastiche.

Arabia Saudita. Imprese tedesche messe all’uscio.

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

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Di questi giorni la notizia che il Principe ereditario Muḥammad bin Salmān avrebbe dato il via al progetto della per la costruzione della Trans-Arabian Railway, progetto da inserirsi nel quadro del Progetto cinese Belt and Road.

Secondo le ultime notizie, la Russia avrebbe parte principale nel progetto, avendo vinto tutta la restante concorrenza mondiale. Inutile dire la portata strategica di questa iniziativa ed i ritorno non solo economici, bensì anche politici, della Russia.

Tutto il Medio Oriente e l’Africa del Nord ha un bisogno disperato di avere un sistema ferroviario efficiente.

«Russian Railways is eyeing an opportunity to participate in construction of the Trans-Arabian Railway and other projects in Saudi Arabia»

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«Saudi Arabia approved a program of infrastructure development until 2030. It contains a railway component and the Ministry of Transport and Infrastructure of Saudi Arabia is currently preparing a tender for implementation of this project»

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«The concept is for the GCC states to tighten their non-energy economic integration with one another through a coastal railway that hugs the southern edge of the Persian Gulf and would run from Kuwait to Oman»

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«That might change in the coming future, however, as a result of trilateral cooperation between Russia, Saudi Arabia, and China»

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«To explain, Saudi Crown Prince Mohammed Bin Salman’s ambitious Vision 2030 agenda of socio-economic reforms dovetails perfectly with China’s One Belt One Road global vision of New Silk Road connectivity in the sense that it aims to position the Wahhabi Kingdom as a tri-continental economic hub for Afro-Eurasia»

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«Some of the over $130 billion worth of investments that China clinched in Saudi Arabia last year alone will be used to modernize the recipient’s economy and place it on the trajectory for developing a sustainable post-oil future, and it’s here where Russia’s railway expertise comes in.»

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«Moscow’s deepening all-around involvement in Arab affairs, especially with the influential GCC, will enable it to gain wider respect and acceptance as a Mideast power as well»

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La Germania non ha mai brillato per doti diplomatiche, che presuppongono un dialogo franco, fatto sostanzialmente dell’ascolto attento e rispettoso delle esigenze altrui. Poi, da quando ha assunto l’ideologia liberal, ha anche sviluppato un’arroganza comportamentale che le ha spesso alienato la possibilità di un rapporto costruttivo con l’interlocutore.

Lo stesso potrebbe essere detto per la diplomazia dell’Unione Europea, che per di più ha nominato come Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza una personalità ignota e fatiscente.

Sul tutto si aggiunga come l’impegno sino – russo nello scacchiere mediorientale abbia raggiunto i 130 miliardi Usd, contro un impegno europeo nullo.

Le conseguenze stratetiche, politiche, economiche e, forse, anche militari saranno di grande rilevanza.

«Moscow’s deepening all-around involvement in Arab affairs, especially with the influential GCC, will enable it to gain wider respect and acceptance as a Mideast power as well»


Oriental Review. 2018-06-06. Russia Building The Trans-Arabian Railway Will Make The Saudis More Multipolar

The CEO of Russian Railways, the state-backed leader in this industry, announced his company’s intent in participating in the Trans-Arabian Railway during last week’s Saint Petersburg International Economic Forum (SPIEF), thus drawing attention to a project that’s been on the drawing board for a few years already but has failed to get off the ground. The concept is for the GCC states to tighten their non-energy economic integration with one another through a coastal railway that hugs the southern edge of the Persian Gulf and would run from Kuwait to Oman, but this vision hasn’t yet been prioritized. That might change in the coming future, however, as a result of trilateral cooperation between Russia, Saudi Arabia, and China.

To explain, Saudi Crown Prince Mohammed Bin Salman’s ambitious Vision 2030 agenda of socio-economic reforms dovetails perfectly with China’s One Belt One Road global vision of New Silk Road connectivity in the sense that it aims to position the Wahhabi Kingdom as a tri-continental economic hub for Afro-Eurasia. Some of the over $130 billion worth of investments that China clinched in Saudi Arabia last year alone will be used to modernize the recipient’s economy and place it on the trajectory for developing a sustainable post-oil future, and it’s here where Russia’s railway expertise comes in.

Russian Railways has been working very hard to establish itself as a global player and the Trans-Arabian Railway project provides the perfect opportunity for showcasing its services. Not only that, but it’s a quid pro quo for Saudi investment in the Russian economy over the past couple of years, and it will help to accelerate the Russian-Saudi rapprochement, too.  Moscow’s deepening all-around involvement in Arab affairs, especially with the influential GCC, will enable it to gain wider respect and acceptance as a Mideast power as well. Altogether, Russia’s successful involvement in the Trans-Arabian Railway project and China’s game-changing investments in the Kingdom could help Saudi Arabia diversify its foreign policy and ultimately become more multipolar as a result.


Tass. 2018-06-06. Russian Railways mulls participation in Trans-Arabian Railway construction.

PETERSBURG, May 24. /TASS/. Russian Railways is eyeing an opportunity to participate in construction of the Trans-Arabian Railway and other projects in Saudi Arabia, First Deputy CEO of the Russian railway operator Alexander Misharin told TASS in an interview on Tuesday at the St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF).

“Saudi Arabia approved a program of infrastructure development until 2030. It contains a railway component and the Ministry of Transport and Infrastructure of Saudi Arabia is currently preparing a tender for implementation of this project. A consultant has been selected; we received a request for our proposals concerning performance of the company and terms. We furnished such data. Now we wait for the next stage – the tender announcement,” Misharin said. “We seriously consider participation in these projects, including in construction of the Trans-Arabian Railway passing through Saudi Arabia,” he added.

Pubblicato in: Medio Oriente, Unione Europea

Governo Conte. Commento dell’Arabia Saudita. – Saudi Gazette.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-05.

Conte 001

Gli interessi politici, culturali ed economici dell’Italia con il mondo arabo sono consistenti e sfaccettati: questo non solo per gli energetici, ma per l’intero comparto produttivo nazionale. Nel contempo, codesti rapporti sono ovviamente condizionati da molteplici fattori, non ultimo l’adesione all’Unione Europea.

Se il mondo arabo islamico è vasto e spesso con posizioni contrastanti, sarebbe altrettanto vero constatare un ruolo chiave svolto dall’Arabia Saudita. Il loro parere e di quelli con i quali dover fare alla fine i conti.

«Italy’s new PM takes aim at migrants in maiden speech»

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«The leader of Italy’s new populist government vowed on Tuesday to redistribute migrants in the EU and review EU sanctions against Russia»

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«We want to reduce our public debt, but we want to do so with growth and not with austerity measures»

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«We will strongly call for the Dublin Regulation to be overhauled in order to obtain respect for a fair distribution of responsibilities and to achieve an automatic system of compulsory distribution of asylum seekers»

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«We will promote a review of the sanctions system»

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«Afterwards Di Maio described the workers as “the symbol of an abandoned generation,” and underlined the need to give them “job security and a dignified minimum wage”»

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«Salvini has wasted no time addressing immigration …. Italy cannot be Europe’s refugee camp …. The good times for illegals are over — get ready to pack your bags»

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Come d’abitudine, la stampa saudita è asettica e sintetica, ed ama il virgolettato.

Fa specie che abbia riportato in modo estensivo gli argomenti trattati, fatto non usuale nei confronti dei governi europei.

La scelta dei termini però la conta lunga, molto più di discorsi espliciti.

«Salvini has wasted no time addressing immigration»

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«The good times for illegals are over »

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«The 45-year-old has repeatedly promised to cut arrivals and accelerate expulsions»

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Questo Governo e Mr Salvini avranno il loro buon da fare per tranquillizzare gli arabi.

Anche tenendo conto che c’è già un precedente non da poco:

Arabia Saudita. Imprese tedesche messe all’uscio.


Saudi Gazette. 2018-06-05. Italy’s new PM takes aim at migrants in maiden speech

The leader of Italy’s new populist government vowed on Tuesday to redistribute migrants in the EU and review EU sanctions against Russia, in his first policy speech to lawmakers since being sworn in.

Giuseppe Conte addressed the Senate ahead of two parliamentary confidence votes expected to confirm his new Cabinet, formed from a coalition of far-right and euroskeptic parties.

His euroskeptic government was sworn in on Friday after almost three months of political turmoil that alarmed EU officials and spooked financial markets.

A lawyer with little political and no government experience, Conte was nominated by far-right League leader Matteo Salvini and the head of the anti-establishment Five Star movement Luigi di Maio — both of whom are now his deputy prime ministers.

Conte’s maiden policy speech reaffirmed several of the coalition’s key manifesto themes, including a tough line on migrants, rejection of economic austerity and conciliatory gestures towards Moscow.

“We want to reduce our public debt, but we want to do so with growth and not with austerity measures,” he told senators.
“We will strongly call for the Dublin Regulation to be overhauled in order to obtain respect for a fair distribution of responsibilities and to achieve an automatic system of compulsory distribution of asylum seekers.”

On Russia, which faces EU sanctions over the Ukraine crisis, Conte said: “We will promote a review of the sanctions system.”
Both former Prime Minister Silvio Berlusconi’s Forza Italia party — a campaign ally of the League — and the outgoing center-left Democratic Party have said they will not vote in favor of the new government.

But the alliance between the anti-establishment Five Star Movement and far-right League is expected to pass the confidence votes in the Senate on Tuesday and in the lower Chamber of Deputies on Wednesday as the two parties hold a majority in both houses.

On the 53-year-old prime minister’s agenda in his first weeks in office are a Group of Seven summit in Canada this week and a key EU summit at the end of the month.

Conte’s low profile has fuelled speculation that he will take a back seat to his two powerful deputies. Salvini is to be interior minister in the new Cabinet and Di Maio will hold the economic development portfolio.

Since being sworn in Conte had limited himself to a Facebook post in which he said that he had spoken with German Chancellor Angela Merkel and French President Emmanuel Macron and would meet the two leaders at the G7 summit.

On Monday, Di Maio met representatives of food deliverers in Italy’s gig economy.

Afterwards Di Maio described the workers as “the symbol of an abandoned generation,” and underlined the need to give them “job security and a dignified minimum wage”.

Salvini has wasted no time addressing immigration.

Visiting Sicily, where thousands of migrants have arrived in recent years, he declared at the weekend that Italy “cannot be Europe’s refugee camp”.

The 45-year-old has repeatedly promised to cut arrivals and accelerate expulsions from a country where around 700,000 migrants have arrived since 2013.

“The good times for illegals are over — get ready to pack your bags,” he said on Saturday.

European Union interior ministers are meeting on Tuesday to discuss possible reforms of the bloc’s controversial Dublin regulation, whereby refugees must file for asylum in the first member state they enter.

Salvini has blasted the regulation as unfairly burdening Mediterranean countries and leading to “an obvious imbalance in management, numbers and costs”.

Pubblicato in: Medio Oriente

Arabia Saudita. Principe Salmān approva il piano di privatizzazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-01.

2018-05-24__Salman__001

«This Program has been named Delivery Plan 2020 and is part of the wider Saudi Vision 2030 Realization Program.»

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«The Program’s objective is to strengthen the role of the private sector by unlocking state-owned assets for investment and privatizing selected government services.»

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«The Program aims to increase job opportunities for Saudis and attract the latest technologies and innovations»

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«It targets realizing goals of Vision 2030 to increase private sector’s stake in gross domestic product (GDP) from 40 percent to 65 percent by 2030. There is a thrust in the Program to enhance fairness in transactions with the private sector.»

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Il piano di privatizzazione era già noto da tempo.

«The Privatization Program targets privatization of 10 key sectors in the first phase. They are health; housing; education; labor and social affairs; energy, industry and mineral resources; municipalities; transport and aviation; environment, water and agriculture; Haj and Umrah, and communications and IT. There are more than 100 privatization initiatives likely to be implemented in more than 10 sectors.»

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Fin qui nulla di strano.

Circa la ratifica di un progetto così ambizioso ed innovativo per l’Arabia Saudita, ci si sarebbe aspettati che fosse promulgato dal Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd in persona, come sempre è successo in passato. Invece la approvazione è stata fatta dal Principe ereditario Muhammad Bin Salmān. Questi può legalmente farlo, avendone tutti i titoli che lo abilitano a ciò, ma ciò nonostante è fatto invero inusuale.


Saudi Gazette. 2018-05-24. Saudi Crown Prince approves Privatization Program

[La notizia era di fine aprile, ma il 24 maggio l’articolo è stato rimaneggiato. N.d.R.]

RIYADH – Saudi Arabia’s Council of Economic and Development Affairs (CEDA), chaired by Crown Prince Muhammad Bin Salman, deputy premier, minister of defense and chairman of CEDA, approved on Tuesday the executive plan for the Kingdom’s Privatization Program.

This Program has been named Delivery Plan 2020 and is part of the wider Saudi Vision 2030 Realization Program.

The Program’s objective is to strengthen the role of the private sector by unlocking state-owned assets for investment and privatizing selected government services.

The Program aims to increase job opportunities for Saudis and attract the latest technologies and innovations.

It targets realizing goals of Vision 2030 to increase private sector’s stake in gross domestic product (GDP) from 40 percent to 65 percent by 2030. There is a thrust in the Program to enhance fairness in transactions with the private sector.
“The Program’s initiatives will be implemented to take into account the interests of all beneficiaries and enhance the fairness of transactions with the private sector. The program will result in greater control over service providers to ensure that beneficiaries receive the best services and the government agencies will focus on their regulatory and supervisory role more efficiently. It aims to attract both domestic and foreign capital for local investments, as well as to increase competition and enhance the role of the private sector,” the Saudi Press Agency reported.

The Privatization Program also aims at capitalizing on the successful previous experiments, with the participation of the private sector, in the field of infrastructure and a broad spectrum of various service sectors such as energy, water, transportation, telecommunications, petrochemicals and finance.

One of the most important goals set out by the program is to contribute to the achievement of the objectives laid out under the Vision 2030 Plan, including increasing the contribution of the private sector toward the national GDP, number of jobs and non-governmental investments, and the quality of services to the largest number of beneficiaries.

The scope of the Privatization Program encompasses the following three pillars:

1- Establishment of legal and regulatory basis.

2 – Establishing institutional basis that contributes to the existence of capable entities to implement privatization in the manner and mechanism that preserves the interests of the government and guarantees the fairness of the process for participants from the private sector.

3-Steer privatization programs initiatives.

The Program also supports 11 indirect objectives, and these include easing access to healthcare services, developing an advanced capital market, attracting foreign direct investment, establishing and improving the performance of logistics centers, enhancing SME contribution to the economy, diversifying government revenues, designing a leaner and more effective government structure, enhancing performance of government entities, and improving quality of services provided to citizens.

A number of initiatives have been put in place to help change and address key challenges.

These initiatives include 100+ privatization initiatives that have been identified so far across 10 ministries.

Some initiatives are scheduled to be finalized by 2020 and these include sports clubs, grain silos, production sector of Saline Water Conversion Corporation.

10 sectors to be privatized in first phase

The Privatization Program targets privatization of 10 key sectors in the first phase. They are health; housing; education; labor and social affairs; energy, industry and mineral resources; municipalities; transport and aviation; environment, water and agriculture; Haj and Umrah, and communications and IT. There are more than 100 privatization initiatives likely to be implemented in more than 10 sectors.

According to the Program, running of ports will be transferred to companies.

The King Faisal Specialist Hospital and Research Center will be converted from a public entity to a non-profit one.

There will be public and private partnership in the operation of hospitals, establishment of medical cities and running of primary health centers as well as in radiology and laboratory sectors.

There is also a plan to establish four companies to manage grain silos sector.

Saudi Telecom (STC) is one of the best examples for the successful privatization experiments carried out by the Saudi government, it was noted in the Program.

This move helped ease the financial burden on government and contributed to a huge increase in financial returns from the company.

Pubblicato in: Medio Oriente, Stati Uniti, Unione Europea

EU. Austria, Romania, Ungheria e Repubblica Ceka si ribellano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-14.

Gerusalemme. Tempio. 001

Gerusalemme è città sacra per gli Ebrei almeno a partire dal 1000 AC, quando vi si installò Re David e suo figlio Salomone vi eresse il Tempio.

Similmente, Gerusalemme è città sacra per i cristiani, essendo luogo di predicazione e morte del Cristo.

La Mecca e Medina sono le città sacre dell’Islam, che solo negli ultimi decenni ha dichiarato Gerusalemme essere città sacra.

Questa situazione religiosa risulta essere fortemente inquinata da problemi politici attuali, ma la politica non è propriamente attendibile come fonte storiografica.

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Gli Stati Uniti hanno deciso di spostare la lo ambasciata a Gerusalemme, e questo ha determinato un notevole contrasto politico.

Il problema è stato posto dalla Delegation of the European Union to the United Nations – New York.

EU Statement – United Nations Security Council: Situation in the Middle East, including the Palestinian Question

«26 April 2018, New York – Statement on behalf of the EU and its Member States by H.E. Mr. João Vale de Almeida, Head of the Delegation of the European Union to the United Nations, at the Security Council Open Debate on the situation in The Middle East, including the Palestinian Question. ….

The European Union remains fully committed to its known positions on parameters for a two-state solution, on the need to avoid any steps that are eroding the viability of the two-state solution, as laid down in the Quartet report of July 2016, including in particular continued Israeli settlement activity, which is illegal under international law and remains an obstacle to peace – as reaffirmed by UN Security Council Resolution 2334 – as well as incitement and violence. ….

Gaza and the West Bank must be reunified under one single and legitimate Palestinian Authority. This is an important element for achieving the two-state solution and a viable and sovereign Palestinian State. ….

The European Union and its member states will continue to respect the international consensus on Jerusalem embodied in, inter alia, UN Security Council Resolution 478, including on the location of their diplomatic representations until the final status of Jerusalem is resolved.

The status of Jerusalem is a final status issue. The aspirations of both parties for Jerusalem must be fulfilled, and a way must be found through negotiations to resolve the status of Jerusalem as the future capital of both states.

Recognizing the special significance of the holy sites of Jerusalem for the three monotheistic religions, the European Union also strongly believes that the status quo put in place in 1967 for the Temple Mount/al-Haram al-Sharif must be upheld in line with previous understandings and with respect to Jordan’s special role.»

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Il 12 ottobre 2016 l’Unesco rilasciò una importante delibera.

«Affirming the importance of the Old City of Jerusalem and its Walls for the three monotheistic religions, also affirming that nothing in the current decision, which aims, inter alia, at the safeguarding of the cultural heritage of Palestine and the distinctive character of East Jerusalem, shall in any way affect the relevant Security Council and United Nations resolutions and decisions on the legal status of Palestine and Jerusalem. ….»

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«The resounding condemnation against the move by the US president was delivered by 128 countries – almost two-thirds of the 193 member states of the global alliance. Only nine supported Mr Trump in his stance.» [Fonte. Riporta la lista completa dei votanti]

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Il Times of Israel così riassume il problema.

«Ambassadors from Austria, Czech Republic, Romania, and Hungary among 40 foreign diplomats expected at Foreign Ministry reception Sunday»

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«Breaking with European consensus, the ambassadors of four EU countries are set to attend a reception Sunday at the Foreign Ministry in honor of the official inauguration of the US embassy in Jerusalem this week»

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«The Foreign Ministry invited 86 foreign ambassadors stationed in Israel to the event, a day before the official move. About 40 of them announced their participation»

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«The EU recently drafted a resolution that would have condemned Trump’s December 6 decision to recognize Jerusalem as Israel’s capital and move the US Embassy there from Tel Aviv, but the measure was blocked by Prague, Bucharest and Budapest»

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«many European envoys, including those from the United Kingdom, France and Germany, will boycott the ceremony»

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Di tutta questa questione si vorrebbe evidenziare solo un aspetto.

La politica estera dell’Unione Europea dovrebbe essere deliberata dal Consiglio Europeo alla unanimità.

Quanto accaduto indica come questa unanimità non sussista: Austria, Romania, Ungheria e Repubblica Ceka hanno disatteso una direttiva EU, data però non dal Consiglio Europeo.

Se è vero che oramai siamo abituati che nell’Unione Europea comandino più i burocrati che gli aventi diritto in quanto eletti, sarebbe altrettanto vero constatare quanto questa situazione sia anomala, e foriera solo di ulteriore inasprimento dei conflitti.

Questo è uno strappo particolarmente vistoso, epifenomeno di discordanze ben più profonde e sostanziali.


The Times of Israel. 2018-05-13. Four EU envoys to attend Israeli event feting US embassy move

Ambassadors from Austria, Czech Republic, Romania, and Hungary among 40 foreign diplomats expected at Foreign Ministry reception Sunday.

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Breaking with European consensus, the ambassadors of four EU countries are set to attend a reception Sunday at the Foreign Ministry in honor of the official inauguration of the US embassy in Jerusalem this week.

The Foreign Ministry invited 86 foreign ambassadors stationed in Israel to the event, a day before the official move. About 40 of them announced their participation, Foreign Ministry spokesperson Emmanuel Nahshon said Saturday, including Austria, Czech Republic, Romania, and Hungary.

Most European countries have slammed US President Donald Trump’s move as not in line with international consensus, preferring to wait on recognizing the city until the status of Jerusalem is finalized in talks with the Palestinians.

The EU recently drafted a resolution that would have condemned Trump’s December 6 decision to recognize Jerusalem as Israel’s capital and move the US Embassy there from Tel Aviv, but the measure was blocked by Prague, Bucharest and Budapest, according to Israel’s Channel 10 news.

On Saturday evening, the union’s delegation to Israel did not deny the report, stating that the “EU and its member states will continue to respect the international consensus on Jerusalem… including on the location of their diplomatic representations until the final status of Jerusalem is resolved.”

“The status of Jerusalem is a final status issue. The aspirations of both parties for Jerusalem must be fulfilled, and a way must be found through negotiations to resolve the status of Jerusalem as the future capital of both states,” EU Ambassador to the United Nations João Vale de Almeida told The Security Council last month.

Deputy Minister for Diplomacy Michael Oren praised the Czech Republic, Romania and Hungary for blocking the EU’s planned condemnations of the US move, saying on his Twitter account that the EU should be “ashamed” of itself.

On Monday, the new US Embassy will be official inaugurated in the capital’s Arnona neighborhood.

US Ambassador to Israel David Friedman will preside over the dedication ceremony. US Deputy Secretary John J. Sullivan, Secretary of Treasury Steven Mnuchin, Senior Advisor Jared Kushner, Advisor Ivanka Trump, and Special Representative for International Negotiations Jason Greenblatt will represent the US at the event.

Prime Minister Benjamin Netanyahu, President Reuven Rivlin and other top Israeli officials are also scheduled to attend.

“Seventy years ago, the United States, under President Harry S Truman, became the first nation to recognize the State of Israel,” the US State Department said in a statement released Saturday.

“Moving our Embassy is not a departure from our strong commitment to facilitate a lasting peace deal; rather it is a necessary condition for it. We are not taking a position on final status issues, including the specific boundaries of Israeli sovereignty in Jerusalem, nor on the resolution of contested borders.”

Citing Trump’s December 6 speech, the statement said that “the historic opening of our embassy recognizes the reality that Jerusalem is the capital of Israel and the seat of its government.”

The US Consulate General on Jerusalem’s Agron Street will continue to operate as an “independent mission with an unchanged mandate responsible for U.S. relations with the Palestinians and the Palestinian Authority,” the statement went on.

“The United States continues to support the status quo with regard to the Haram al-Sharif/Temple Mount. The Administration is firmly committed to pursuing a lasting and comprehensive peace between Israel and the Palestinians that promises a brighter future for both.

Some 800 guests are expected to attend Monday’s Embassy inauguration. “These include religious and business leaders, journalists, academics, and government representatives from the United States. We have also invited several Israeli government representatives and political leaders to attend,” a US Embassy official told The Times of Israel last week.

“Given that the focus of the event is on US-Israeli relations, we did not extend an invitation to the foreign diplomatic corps,” the official added.

Pubblicato in: Armamenti, Medio Oriente, Russia

Siria. Russia regala quattro divisioni complete di S-300.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-23.

Syria__001

Il Liveuamap da notizia che sarebbe già in corso le forniture di sistemi missilistici terra – aria S-300: essendo la Siria senza denaro, la Russia glieli starebbe semplicemente regalando.

Russia has begun to ship the S-300 to the Syrian government

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A quanto potrebbe sembrare a prima vista il principale effetto del recente raid occidentale sulla Siria è stato quello di convincere i russi a dotarla di ben quattro divisioni complete di missili terra – aria S-300.

«With a de-confliction mechanism in place with Russia over Syria in order to avoid any unwanted conflict with the superpower, Israel has largely had free reign over Syrian skies to carry out strikes on targets deemed a threat to the Jewish state.»

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«Over the course of Syria’s seven-year-long civil war, Israel has publicly admitted to having struck over 100 Hezbollah convoys and other targets in Syria, while keeping mum on hundreds of other strikes that have been attributed to the Jewish state.»

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«Syrian air defenses are largely Soviet-era systems, comprised of SA-2s, SA-5s and SA-6s, as well as more sophisticated tactical surface-to-air missiles such as the SA-17 and SA-22 systems»

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«But following US-led air strikes on the Syrian regime’s chemical weapons infrastructure, Russia considers “it possible to return to an examination of this issue, not only in regard to Syria but to other countries as well,”»

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«The advanced S-300 would be a major upgrade to Syrian air defenses and pose a threat to Israeli jets as the long-range missile defense system can track objects like aircraft and ballistic missiles over a range of 300 kilometers.»

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«A full battalion includes six launcher vehicles, with each vehicle carrying four missile containers for a total of 24 missiles, as well as command- and-control and long-range radar detection vehicles»

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«The system’s engagement radar, which can guide up to 12 missiles simultaneously, helps guide the missiles toward the target. With two missiles per target, each launcher vehicle can engage up to six targets at once»

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«In February, Syria succeeded – after launching a salvo of between 15-20 anti-aircraft missiles – in bringing down an Israeli F-16 (which crashed inside Israeli territory) that was carrying out a strike. Both pilots ejected from the jet and have since returned to duty. …. If the Russians supply the advanced S-300 to Syria, Israeli jets may face these scenarios more often.»

* * * * * * * *

Il sistema S-300 è riferito essere uno dei più efficienti sistemi antiaerei attualmente in produzione.

Nessuno si illude che sia in grado di abbattere aerei o missili avversari con un rapporto 1 : 1, ma sul teatro operativo dovrebbero essere sufficienti non più di due S-300 per abbattere ogni oggetto intruso, anche se esso disponesse delle migliori tecnologie attuali.

In altri termini, un nuovo attacco alla Siria potrebbe essere pagato a ben caro prezzo.

Non solo.

Forse, più ancora che questo regalo alla Siria, possono suonare di grave monito le parole che lo hanno seguito:

«to other countries as well».


Askanews. 2018-04-23. Stampa russa: forniremo sistemi difesa aerea S-300 a Siria gratis

La Russia avvierà le forniture gratuite di sistemi di difesa aerea S-300 in Siria. La decisione è stata influenzata dagli attacchi di Usa, Gran Bretagna e Francia. Secondo le informazioni disponibili, nel prossimo futuro la Russia invierà tutte le componenti del sistema: i lanciatori, i posti di controllo, le stazioni radar e le macchine di carico-trasporto. Lo riporta il quotidiano Kommersant.

Il contratto tra la Russia e la Siria per la fornitura di quattro divisioni di complessi S-300 è stato firmato nel 2010, ma poi frenato, per l’atteggiamento critico assunto da Israele. Secondo Israele, con l’aiuto degli S-300, la parte siriana avrebbe cominciato a controllare lo spazio aereo. Al momento, la Siria non ha fondi per l’acquisto di sistemi di difesa aerea, ma la parte russa intende farli passare come assistenza tecnico-militare. Il sistema S-300 attualmente è anche parte della difesa aerea iraniana


The Jerusalem Post. 2018-04-23. Russian supply of S-300 systems to Syria major threat to IAF

Since the Russians entered the bloody conflict in 2015, the Syrian regime has become more brazen in its responses to Israeli strikes.

*

With Russia considering supplying the S-300 surface-to- air missile systems to Syria, Israel’s air superiority is at risk of being challenged in one of its most difficult arenas.

With a de-confliction mechanism in place with Russia over Syria in order to avoid any unwanted conflict with the superpower, Israel has largely had free reign over Syrian skies to carry out strikes on targets deemed a threat to the Jewish state.

Over the course of Syria’s seven-year-long civil war, Israel has publicly admitted to having struck over 100 Hezbollah convoys and other targets in Syria, while keeping mum on hundreds of other strikes that have been attributed to the Jewish state.

Prime Minister Benjamin Netanyahu has said that strikes will continue when “we have information and operational feasibility.”
Syrian air defenses are largely Soviet-era systems, comprised of SA-2s, SA-5s and SA-6s, as well as more sophisticated tactical surface-to-air missiles such as the SA-17 and SA-22 systems. The most up-to-date system that Moscow has supplied to the Syrian regime is the short range Pantsir S-1, which has shot down drones and missiles that have flown over Syria.

Russian chief of main operational directorate Col.-Gen. Sergei Rudskoy said Saturday evening that “In the past year and a half, Russia has fully restored Syria’s air defense system and continues to further upgrade it.”

Moscow had “refused” to supply the surface-to-air missile system to Syria a few years ago after “taking into account the pressing request of some of our Western partners.”

But following US-led air strikes on the Syrian regime’s chemical weapons infrastructure, Russia considers “it possible to return to an examination of this issue, not only in regard to Syria but to other countries as well,” he said.

The advanced S-300 would be a major upgrade to Syrian air defenses and pose a threat to Israeli jets as the long-range missile defense system can track objects like aircraft and ballistic missiles over a range of 300 kilometers.

A full battalion includes six launcher vehicles, with each vehicle carrying four missile containers for a total of 24 missiles, as well as command- and-control and long-range radar detection vehicles.

The system’s engagement radar, which can guide up to 12 missiles simultaneously, helps guide the missiles toward the target. With two missiles per target, each launcher vehicle can engage up to six targets at once.

Since the Russians entered the bloody conflict in 2015, the Syrian regime has become more brazen in its responses to Israeli strikes.

Last March, Israeli jets carrying out air strikes against several targets in Syria were targeted with three anti-aircraft missiles with a 200-kilogram warhead. The missiles were shot down by the Arrow advanced missile-defense system in the first usage of the system in a combat situation.

In February, Syria succeeded – after launching a salvo of between 15-20 anti-aircraft missiles – in bringing down an Israeli F-16 (which crashed inside Israeli territory) that was carrying out a strike. Both pilots ejected from the jet and have since returned to duty.

If the Russians supply the advanced S-300 to Syria, Israeli jets may face these scenarios more often. And it could be just a matter of time before an Israeli pilot is killed.

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni, Senza categoria

Arabia Saudita. Una mutazione. Meno Wahhabismo e più Realpolitik.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-27.

Arabia Saudita 001

Siamo debitori al grande biologo de Vries della definizione del concetto di mutazione, parola spesso usata in modo improprio.

Treccani ce ne fornisce il significato biologico.

«In biologia, il fenomeno di variazione che si verifica nel genotipo di un individuo o a livello di un singolo gene (m. genica) o nella struttura dei cromosomi (m. cromosomica) o nel numero dei cromosomi (m. genomica): tale variazione è trasmissibile alle generazioni successive solo se si verifica nel nucleo dei gameti (m. germinale); quando riguarda invece cellule somatiche (m. somatica), i suoi effetti si riscontrano solo nelle linee cellulari in cui si è verificata».

Cerchiamo di comprendere meglio.

Il primo principio della dinamica ci assicura che “Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finché una forza non agisca su di esso“. È il principio di inerzia.

Questo principio vale anche per il comportamento degli esseri umani, sia come singoli sia come comunità: si continua a comportarsi così come si era sempre fatto. Ciò va avanti fino al momento in cui ci si rende conto che la realtà è mutata, e che di conseguenza diventa mandatorio cambiare moduli mentali ed operativi.

L’individuo che emerge dalla mutazione genica è differente da quello che era prima. Anche se gli assomiglia, è sostanzialmente diverso.

I fenomeni mutazionali causano aprono sempre grandi problemi.

Intanto è necessario saperli individuare e prenderne atto per quello che sono: la tentazione di continuare a percepire e ragionare per inerzia come nel passato è sempre grande, ma foriera di errori speso anche grossolani.

Non è assolutamente detto che l’individuo mutato sopravviva: ciò avviene solo sotto la condizione che la mutazione lo abbia reso più capace di gestire il reale. In altri termini, alla fine del turmoil sopravvive la stirpe che si è adattata e scompare quella tetragona al cambiamento: la storia ci fornisce una lunghissima serie di popoli scomparsi per questo motivo.

Un errore di elevato riscontro è la tendenza umana a considerare il “nuovo” come se fosse per forza di cose “migliore” del vecchio. Mica è detto. Non solo: ciò che sulle prime sembrerebbe essere un ottimo evento molto spesso si dimostra essere controproducente nel tempo. Se così non fosse, nessuno farebbe degli errori. Ciò che sarebbe proficuo non sarebbe tanto il fatto di non errare, quanto piuttosto il cercare di non ripetere gli stessi errori. Pia speranza: la storia serve solitamente solo per poter constatare come si sia fatto un errore che sarebbe stato facilmente prevedibile.

*

Le conseguenze di queste considerazioni, peraltro alquanto banali, sono però di interesse per le loro conseguenze.

L’intelligenza è la capacità di comprendere e gestire il nuovo.

La mutazione è dannosa e nociva se irrigidisce il sistema. Un caso storico da manuale è il realizzarsi di una mutazione in senso ideologico: lì per lì può anche risolvere molte problematiche, ma alla fine la sclerosi apodittica porta ad una certa catastrofe.

La mutazione è dannosa e nociva se complica inutilmente il sistema. Un esempio paramount sarebbe la rivoluzione francese. Nella Francia pre rivoluzionaria vigeva un corpo di leggi, regolamenti e trattati che affondavano le loro radici a partire dall’epoca merovingia: era un inestricabile groviglio di circa 120,000 (centoventimila) leggi a valore locale che impedivano la possibilità attuativa di una qualsiasi nuova legge nazionale. La rivoluzione francese, e questo fu l’unico suo merito, abolì di forza tutto il pregresso e decapitò con puntigliosa precisione tutti coloro che vi si erano opposti, più un buon numero per far buon peso. Dopo la rivoluzione fu possibile fare a livello nazionale leggi applicabili. Le leggi rivoluzionarie furono un esempio da manuale di quanto il “nuovo” possa anche essere ben peggio del “vecchio“. Il rogo di place Vendôme fu l’inizio della fine della rivoluzione: poi ci pensò Napoleone. Il 18 brumaio fece il colpo di stato e quindi si dedicò anima e corpo a macellare i sanculotti, con viva soddisfazione della gente. La Francia aveva quindi un unico detentore del potere e poté ripartire a prendersi il suo posto nella storia.

Nel sociale così come in politica, la storia mostra come possano sopravvivere solo le mutazione radicali e semplificative. Per dirla a soldoni grossolani, sono utili a lungo termine le mutazioni che destrutturano la organizzazione della Collettività, semplificandola, così come quelle che spazzano via i preconcetti ideologici rimpiazzandoli con sano senso pratico.

Così, mentre per i media liberal la mutazione araba sembrerebbe estinguersi nel fatto che le femmine guidino l’automobile, nei fatti essa si concretizza in meno Wahhabismo e più Realpolitik.

* * * * * * *

Ciò premesso appare evidente come Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, Principe ereditario, abbia posto in essere una mutazione semplificativa che si preannuncia essere di vasta portata.

Il Principe evidenzia il classico pragmatismo arabo.

Non ci ha pensato due volte ad iniziare la bonifica dei suoi parenti, amici, conoscenti e funzionari vari.

In altri tempi, ma non vorremmo ipotecare il futuro, l’egemone emergente assassinava tutti i suoi parenti. Oggi Salmān si è accontentato di farne arrestare undici.

L’offerta di Riad ai principi. Soldi e beni allo Stato in cambio della libertà

«La libertà in cambio di molto denaro. È quello che si starebbe negoziando in queste ore in quella prigione dorata che è diventato il lussuoso hotel Ritz-Carlton di Riad. Le autorità dell’Arabia Saudita starebbero infatti scendendo a patti con le decine di principi, funzionari e soprattutto uomini d’affari accusati di corruzione e arrestati il 4 novembre in una inedita e vasta ondata di detenzioni, passata alla storia come la notte dei lunghi coltelli.»

Il boia può attendere, tanto è sempre lì ad affilare la scimitarra. La pazienza degli arabi è proverbiale.

*

Né si pensi che questo sia la fine della resa dei conti.

Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd al momento ci cresce come l’acqua nel vino.

Il Principe Muḥammad bin Nāyef Āl Saʿūd verosimilmente ha già iniziato a dire le preghiere della buona morte: lui è veramente di troppo. Mai nei millequattrocento anni di storia l’ex prediletto è sopravissuto al reale successore.

*

La realtà mondiale è mutata, e così deve mutare anche l’Arabia Saudita.

In primis, l’Arabia Saudita ha la necessità impellente di provvedere alla propria difesa. Poi, magari, al momento opportuno potrà dedicarsi allo sterminio degli odiati vicini mediorientali. Ciò che è rimandato non è perso.

Arabia Saudita. Potrebbe sviluppare armamenti atomici.

«questions about whether the US-Saudi strategic partnership, historically built on the premise of trading American military might for Saudi oil, has become an anachronism»

*

«In terms of the Washington agenda, there is a real opportunity for progress on a nuclear power agreement that benefits both parties»

*

«Signing an accord which, like the Iran deal (JCPOA), does not require Riyadh to waive its uranium enrichment rights, would help the US check Russian inroads into the Kingdom’s energy market and boost its flagging nuclear power industry while allowing Saudi to exploit its considerable uranium deposits and conserve oil for export»

*

«enables Riyadh to begin enriching uranium just as key JCPOA “sunset provisions” expire, would also give Iran added incentive to restrict its nuclear program to peaceful civilian applications»

* * *

Tuttavia, nell’immediato e nel breve – medio termine l’abbandono dei preconcetti e l’assunzione del classico pragmatismo sembrerebbe aver preso il sopravvento. Ecco uno dei maggiori risultati della mutazione.

«MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics»

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I rapporti politici sono labili e volubili, troppo soggetti alle umane concupiscenze e troppo spesso inquinate da velleitarismi utopici.

Privilegiare i legami economici su quelli politici è un pragmatismo benefico. I primi sono molto più facilmente quantizzabili e comprensibili rispetto ai secondi.

Poi, infine, si tenga conto come adesso in Medio Oriente si sia insediata militarmente la Russia mentre la Cina prosegue la colonizzazione diplomatica ed economica. Due presenze rassicuranti ma molto scomode.

Cina, nuovo leader mondiale dei Paesi mussulmani. – Al Arabiya


Al Arabiya. 2018-03-21. Saudi Crown Prince US visit likely to emphasize economics over politics

Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman (MBS) arrives in Washington for the start of a two-week tour of the United States. His trip coincides with a Congressional push to end US support for the war in Yemen, considerable criticism of the Trump-Saudi relationship within policy circles, and questions about whether the US-Saudi strategic partnership, historically built on the premise of trading American military might for Saudi oil, has become an anachronism.

Within the context of these debates, fueled, in part, by intense political polarization in Washington, MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics. This approach, if successful, will expand the scope and value of a 75-year-old partnership, which has always been bigger than oil-for-security.

Much of what the crown prince hopes to achieve will take place outside of Washington. After just three days in the capital, he will travel to New York, Boston, Silicon Valley, Los Angeles, and Houston. In these cities, MBS’s primary goal will be to cultivate, expand, and deepen ties with leading US financial, technology, entertainment, and energy companies in order to advance Saudi’s economic development and diversification plan, as laid out by Vision 2030.

In terms of the Washington agenda, there is a real opportunity for progress on a nuclear power agreement that benefits both parties. Signing an accord which, like the Iran deal (JCPOA), does not require Riyadh to waive its uranium enrichment rights, would help the US check Russian inroads into the Kingdom’s energy market and boost its flagging nuclear power industry while allowing Saudi to exploit its considerable uranium deposits and conserve oil for export. Following this deal with a Subsequent Arrangement that enables Riyadh to begin enriching uranium just as key JCPOA “sunset provisions” expire, would also give Iran added incentive to restrict its nuclear program to peaceful civilian applications.

Inking new deals

New deals in business or energy would expand on a relationship that has produced wide-ranging political and economic benefits for the US since 1945. During the Cold War, for example, Riyadh helped Washington topple the Soviet Empire by crashing oil prices (severely straining Moscow’s petroleum-dependent economy in the mid-1980s) and by matching CIA funding for the Afghan resistance dollar-for-dollar.

More recently, the horror of the September 11th attacks and the shocking discovery that Saudi citizens were involved, greatly embarrassed the Kingdom but also awoke its leadership to the threat posed by jihadi terrorism. In the years which followed, Saudi Arabia fought a vicious war against Al Qaeda and went after its sources of funding. The crown prince’s 2017 crackdown on religious extremism is vigorously expanding that fight into the realm of radical ideas.

Within the context of these debates, fueled, in part, by intense political polarization in Washington, MBS’s visit is likely to emphasize economics over politics.

Ali al-Shihabi

Today, even as the US reduces its dependence on oil imports, America’s robust military presence in the Persian Gulf safeguards the energy supplies of key European and Asian allies while giving Washington considerable influence over China’s energy lifeline. By continuing to insist on pricing oil in dollars despite Russian and Chinese pressure, Saudi has also helped maintain the greenback as the world’s reserve currency, reducing US Treasury borrowing costs.

This is not to say the relationship is without its difficulties. Within the corridors of Washington, the Kingdom has become a partisan football, chastised by many for its efforts to cultivate a close relationship with the Trump Administration despite the fact that, as the US’s junior partner, Riyadh has had little choice but to court every American president since Roosevelt.

The polarized political environment and US-Saudi variance, in terms of how best to approach the Yemen war, the Qatar crisis, and Israel-Palestine, has made a major breakthrough on any one of these issues unlikely.

War of necessity

Riyadh continues to see Yemen as “a war of necessity” preventing Iran-backed Houthi militias from becoming a new Hezbollah on the Kingdom’s southern border; the conflict will persist as long as the Houthis refuse a political settlement, as they did just last month. Despite some Congressional pushback, US “support” for the Saudi-led coalition is more symbolic than substantive, limited to midair refueling of Emirati jets and intelligence-sharing. If necessary, Riyadh could substitute the refueling services, but Washington’s intelligence-sharing has helped to minimize civilian casualties and collateral damage. Saudi will deliver aid for as long as the war continues but ending intelligence-sharing now only risks worsening the humanitarian situation.

For Riyadh, the Qatar embargo, a last attempt to undo two decades of Doha’s subverting its security, remains a sideshow. Judging by the alacrity with which Qatar is attempting to undo it, the embargo is clearly having a painful impact while costing Saudi, the UAE, Egypt, and Bahrain little. Consequently, none of the Arab Quartet seems very interested in US involvement or mediation.

As to the much-vaunted Israel-Palestine peace deal, Saudi leaders explicitly warned the Trump administration that relocating the US Embassy to Jerusalem would make any progress on the president’s proposed accord nearly impossible.

The crown prince’s trip reflects all of the promise and complexities of a multi-faceted relationship that has endured since the Second World War. Should his visit yield new economic or energy ties, it will further expand the US-Saudi partnership, even if little progress is made on the policy front.

Pubblicato in: Armamenti, Cina, Medio Oriente, Problemi militari

Arabia Saudita. Potrebbe sviluppare armamenti atomici.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-21.

bomba_atomica_

مبررات القنبلة النووية السعودية


Saudi Crown Prince slams ‘harmful’ Iran for sheltering Osama bin Laden’s son [Full Video]

«Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman’s highly-anticipated interview on CBS’s 60 minutes aired on Sunday night in which the young royal spoke on a wide-range of topics, including the link between al-Qaeda and Iran.

The television interview, the first in which he is addressing an American audience, was broadcast two days before the crown prince’s meeting with US President Donald Trump in Washington.

Co-host of CBS This Morning Norah O’Donnell bagged the exclusive interview, in which the crown prince said the son of former al-Qaeda leader Osama bin Laden is being supported by Iran. 

“Unfortunately, Iran is playing a harmful role. The Iranian regime is based on pure ideology. Many of the Al-Qaeda operatives are protected in Iran and it refuses to surrender them to justice, and continues to refuse to extradite them to the United States. This includes the son of Osama bin Laden, the new leader of Al-Qaeda. He lives in Iran and works out of Iran. He is supported by Iran,” Prince Mohammed said.

He also said that Saudi Arabia would build its own nuclear capabilities “immediately” if Iran develops a bomb.»

*

Allo stato attuale della scienza e della tecnica, qualsiasi paese che abbia qualche ragionevole disponibilità economica è in grado di progettare e costruire un ordigno nucleare.

Se entrare nel novero delle superpotenze atomiche richiederebbe molto tempo ed investimenti mastodontici, perché ordigni atomici senza adeguati vettori e tutto il relativo supporto logistico sarebbero virtualmente inutili, arrivare ad avere un qualche armamento atomico ad uso locoregionale è diventato accessibile a molti.

Nel Medio Oriente l’Iran sta cercando di sviluppare una sua bomba atomica. Si dice, ma non esiste al momento alcuna conferma ufficiale, che Israele abbia da tempo simili armi.

L’iniziativa iraniana è comprensibile, ma occorre prendere atto che altera i già labili equilibri locoregionali.

Sono quasi millequattrocento anni che gli arabi odiano gli iraniani e tutti i loro vicini, adeguatamente ricambiati.

Sunniti, sciiti e wahabiti si odiano cordialmente ed al di là delle buone maniere diplomatiche, se potessero si sterminerebbero dal primo all’ultimo.

Poi, quasi che non fosse sufficiente, oltre a detestarsi per motivi politici e religiosi, è in corso una lotta all’ultimo sangue per il controllo dei bacini idrici e dei campi petroliferi.

Studiare il Medio Oriente è cosa desolante: ma siccome al peggio non c’è mai limite, si dovrebbero anche considerare le ambizioni politiche, economiche e militari delle superpotenze, che di fatto si stanno fronteggiando in quella regione in una lotta all’ultimo sangue.

Arabia Saudita. Un progetto da 500 miliardi.

Cina ed Africa. Una politica di rapporti internazionali paritetici.

Merkel. Una gran brutta figuraccia in Arabia Saudita.

L’Unione economica eurasiatica accoglierà l’Iran dal febbraio 2018.

* * *

«Saudi Arabia held talks with China around six months ago to establish a nuclear infrastructure for peaceful purposes»

Se un cinico constatasse come solo una guerra distruttiva e massacrante potrebbe, forse, risolvere la situazione attuale, verosimilmente direbbe un qualcosa non molto lontano dalla verità.

Sotto queste considerazioni risulta chiaro il messaggio lanciato dal Principe Ereditario Mohammed bin Salman:

«Saudi Arabia will develop nuclear weapons if Iran builds a nuclear bomb».

Sempre una persona cinica ma raziocinante arriverebbe a concludere che l’unico modo di conservare uno straccetto di pace, nome pomposo per una realtà ove la gente non si ammazzi su scala industriale, sarebbe quella di cercare di mantenere equilibri politici e militari in termini ragionevolmente accettabili.

Infine, cinico o disincantato, si dovrebbe ammettere come i trattati siano meri pezzi di carta, che valgono solo ed esclusivamente se supportati a garantiti da eserciti pronti, agguerriti, e soprattutto in equilibrio.


Al Arabiya. 2018-03-19. Saudi nuclear bomb justifications.

Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman dropped a bombshell when he said Saudi Arabia will develop nuclear weapons if Iran builds a nuclear bomb. Before this week, Saudi Arabia’s strategy was either based on not letting Iran develop nuclear weapons, via international negotiations and pressure, or depending on the international community – which we know is not reliable – to deter it.

Saudi policy has now changed. Prince Mohammed bin Salman chose CBS to announce the kingdom’s new policy before meeting with US President Donald Trump. His statements had tangible consequences in Washington whose stances are usually divided. The crown prince’s task to convince legislators in the Congress and the different political powers in Washington will be difficult.

Washington’s approval to let Saudi Arabia develop nuclear weapons is almost impossible especially that some countries, like Israel, oppose this. However, the prince linked this to Iran’s attempt to build its own nuclear weapons. This resembles the Pakistani scenario with India.

Deterrence

The new Saudi policy conveys to the Europeans and the Americans, particularly those who seem lenient towards Iran, that they must understand that Riyadh will not settle with any guarantees if Iran develops its nuclear weapons and that it will do the same within the context of balance of deterrence.

First of all, we must ask, is Saudi Arabia capable of building a nuclear bomb?

No one can confirm that. However, the kingdom does have scientific competencies. This year, it will set up projects related to reactors, factories and infrastructure to develop its nuclear capabilities for peaceful purposes. What distinguishes Saudi Arabia from Iran here is that it has uranium in its desert. Therefore, the kingdom does not need to buy it, and it has actually adopted a plan to extract it for development projects that are part of Vision 2030.

The second question is how will Saudi Arabia confront international opposition and possible political risks?

I do not think Riyadh will take this step to develop nuclear weapons without the approval of the concerned superpowers which cannot ignore the fact that Iran targets Saudi Arabia and that the former has reached an advanced stage of readiness to build nuclear weapons. If Tehran decided to enrich uranium and resume its nuclear project for military purposes, the crown prince’s statement will thus be justified.

Those who oppose the crown prince are not just in Iran but also in Washington itself. US Senator Ed Markey, also member of the US Senate Committee on Foreign Relations, immediately responded to the prince’s statements and said: “Saudi Arabia’s crown prince has confirmed what many have long suspected—nuclear energy in Saudi Arabia is about more than just electrical power, it’s about geopolitical power,” adding: “The United States must not compromise on nonproliferation standards in any 123 agreement it concludes with Saudi Arabia.” Opponents have noted that Saudi Arabia refuses to sign the “gold standard” or the “123 agreement” which guarantees that it does not enrich uranium and does not reproduce plutonium.

It’s worth noting that a week before the crown prince kicked off his tour in the US, the kingdom announced that it approved its national policy of the atomic energy program and confirmed its commitment to international agreements and the principle of transparency while emphasizing the program aims to serve peaceful purposes. The prince’s recent statements ahead of his travel to Washington prepared everyone there to understand that keeping silent and being lenient with Iran, thus allowing it to produce nuclear weapons, will mean that Saudi Arabia will do the same and possess a nuclear bomb. His statements may be looked at from two angles. The first one is that Saudi Arabia does not intend to develop nuclear weapons if Iran commits not to, and the second one is that the prince is warning of being lenient with Tehran because he will thus develop nuclear weapons to defend his country and create “a balance of terror.”
Everyone takes Prince Mohammed bin Salman’s statements seriously. In addition to announcing its national policy of the atomic energy program, Saudi Arabia held talks with China around six months ago to establish a nuclear infrastructure for peaceful purposes. This will probably be among the topics he will address in Washington. Discussing these matters will not be easy due to all those skeptics who doubt Saudi Arabia’s aims and intentions. These skeptics have two choices, to either work seriously to prevent Iran from building nuclear weapons – in this case Saudi Arabia and the world will not sense nuclear threats – or approve Saudi Arabia’s right of readiness to possess weapons like Iran’s. Iran is headed by an extremist fascist and religious regime which may use any nuclear weapons it builds to attack its rivals. Even if it does not directly use these weapons, it will exploit them to blackmail the region and the world and it will threaten to use them to achieve its expansive activities it’s currently endeavoring.

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medio Oriente, Stati Uniti, Trump

Trump, Putin ed i media americani. – Al Arabiya.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-15.

Maccari Cesare. Catilina. 1880.

«cui prodest scelus, is fecit»


«Cui prodest? (lett. “a chi giova?”), a volte resa anche come cui bono? (“chi ne beneficia?”), è una locuzione latina utilizzata nel discorso come elemento retorico per domandarsi chi sia l’effettivo beneficiario di una determinata azione o evento

L’espressione cui bono? fu coniata da Lucio Cassio Longino Ravilla, durante il processo a Marco Emilio Lepido Porcina, con la quale egli si chiedeva quale fosse il vero beneficiario di un’azione imputata ad una certa persona.

La locuzione fu ripresa più tardi da Cicerone, nella orazione Pro Milone, e nella Pro Roscio Amerino.

Le stesse parole vengono pronunciate da Medea nell’omonima tragedia di Seneca. Ai versi 500-501 ella afferma: “cui prodest scelus, is fecit“, cioè “colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l’ha compiuto”» [Fonte]

*

Quando a distanza di lungo tempo, talora anche oltre il secolo, si aprono gli archivi segreti emergono verità sconcertanti su come e perché molti personaggi abbiano agito. E tutto diventa immediatamente chiaro.

Un caso eclamptico è quello di Mr Kim Philby, un agente segreto britannico, che acquisì la cittadinanza sovietica nel 1963. Da sempre comunista, fu al servizio dell’NKVD e del KGB dall’interno del Military Intelligence e del corpo diplomatico del Regno Unito: fu, per due anni, a capo della sezione controspionaggio R5 del Secret Intelligence Service (SIS). Fu poi trasferito come capo della stazione MI6 in Turchia e, in seguito, fu ufficiale di collegamento per l’intelligence SIS presso l’Ambasciata britannica a Washington.

Ma il Papiro Giuridico ci narra anche della regina Tiye che sgozzò il Faraone Ramesse III. Pagò poi con la vita il suo amore straniero.

Erano personaggi della massima rilevanza politica e sociale, al soldo di stranieri per convinzioni ideologiche oppure per mera corruzione, brama di ricchezza. Si presentavano come fedeli servitori dello stato proprio mentre lo tradivano.

* * * * * * *

Al Arabiya si pone, come tantissimi altri, il problema del comportamento dei media americani controllati dai liberal democratici: stanno facendo di tutto tranne che gli interessi degli Stati Uniti. Secondo la regola del cui prodest, sembrerebbero essere al servizio del Kremlin, come Mr Philby.

«Any observer of US left-wing media outlets will be aware that it can be so opinionated that it could go the extent of threatening national security»

*

«What this media has been doing in the past two years against Trump serves the interest of Russia»

*

«Whether knowingly or unknowingly, it has promoted Russian influence which has been able to penetrate more than 16 US security agencies, including the CIA and FBI»

*

«Putin must be thrilled by watching the crisis between Trump and the media»

*

«The American media, which has long worried Russia and the Soviet Union, is now targeting the US president, instead of attacking the US’ enemies»

*

«The Left media is contributing to disrupting President Trump’s work and to supporting and strengthening US’ fierce opponent, Vladimir Putin»

* * * * * * *

«Al Arabiya is a Saudi-owned pan-Arab television news channel broadcast in Modern Standard Arabic. The channel is based in Dubai and is regarded as a competitor to Al Jazeera. ….

the channel is based in Dubai Media City, United Arab Emirates, and is owned by Saudi broadcaster Middle East Broadcasting Center (MBC). ….

Some believe that Al Arabiya was created to be a direct competitor of the Qatar-based Al Jazeera.»

*

Constatiamo un fatto, senza cercare di darne una interpretazione.

Con regolarità che sembrerebbe essere una regola fissa, gli articoli in materia di rapporti internazionali precedono quasi invariabilmente in Al Arabiya gli accadimenti preconizzati.

In verità sono dei veri e propri veggenti.

Un esempio?

Israel’s Mossad to apologize for using UK passports

«The Israeli intelligence agency, Mossad, will apologize for using British passports in the murder of a Hamas commander this year in Dubai, the Daily Telegraph reported Sunday quoting Israeli sources.

The newly appointed Mossad chief Tamir Pardo will promise the UK’s foreign secretary, William Hague, and the home secretary, Theresa May, never to allow Israel’s spies to use British passports during operations abroad, the paper reported.»


Al Arabiya. 2018-03-11. The US media and the Russian Caesar

Any observer of US left-wing media outlets will be aware that it can be so opinionated that it could go the extent of threatening national security. What this media has been doing in the past two years against Trump serves the interest of Russia. Whether knowingly or unknowingly, it has promoted Russian influence which has been able to penetrate more than 16 US security agencies, including the CIA and FBI, and also intervened in the course of the 2016 US elections.

Trump’s travails

This does not mean that Trump has been free of mistakes whether in dealing with Russian intervention or over the media issue. His stubbornness and ego have partly contributed to the problem. However, the crisis has clearly exposed how extreme the leftist media is, which has often accused the right-wing media of extremism!

—–

Putin must be thrilled by watching the crisis between Trump and the media. The American media, which has long worried Russia and the Soviet Union, is now targeting the US president, instead of attacking the US’ enemies

Ahmad al-Farraj

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Putin must be thrilled by watching the crisis between Trump and the media. The American media, which has long worried Russia and the Soviet Union, is now targeting the US president, instead of attacking the US’ enemies. Trump’s problem with the Russians is complicated, as Russia’s involvement in the last US elections has been proven by US security services, but they have not been able to prove that Trump had anything to do with it. Meanwhile the Leftist media is trying to implicate him by any means in order to start impeachment proceedings against him. As Trump was a billionaire since early childhood, he is used to having the upper hand. He does not take the attack of the media against him lightly. Therefore, he has decided to taunt the media, which has exacerbated the problem and almost about to disrupt the work of the US administration.

Why so soft on Russia

Thomas Friedman, a columnist in the New York Times which is considered Trump’s fiercest critic, has raised aspersions at Trump’s non-confrontationist approach towards Russia, particularly on the issue of its interference in the US’ most important matter of democracy. Friedman cited some media reports that Russia possesses a scandalous tape of Trump during one of his stays at a Moscow hotel when he was organizing the Miss World contests, which implies that Trump is probably facing Russian blackmail. This accusation cannot be confirmed nor denied as it might be fabricated by Trump’s adversaries. Probably, Trump believes that good relations with Russia may facilitate resolving current issues between the two countries and resolve several international issues and crises.

The Left media is contributing to disrupting President Trump’s work and to supporting and strengthening US’ fierce opponent, Vladimir Putin. So for how long would this absurdity go on?

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Dr Ahmad al-Farraj is a Saudi writer with al-Jazirah daily. He holds a Masters degree in literature from the University of Indiana and a PhD in Linguistics from the University of Michigan. He was the Dean of the Arabic Language Institute in King Saud University and a member of the university’s council. He tweets under @amhfarraj

Pubblicato in: Medio Oriente, Problemia Energetici

Mediterraneo e giacimenti gas. Pericolo di una guerra.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-22.

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Il Mare Mediterraneo orientale ha almeno quattro grandi giacimenti di gas: Zohr, Aphrodite, Leviathan e Tamar.

A disgrazia dell’umanità, questi giacimenti sono alquanto vicini e sono quasi equidistanti da Cipro, Israele ed Egitto.

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Il diritto internazionale ha approntato svariate definizioni del problema.

Col termine acque territoriali o mare territoriale si considera in diritto internazionale quella porzione di mare adiacente alla costa degli Stati; su questa parte di mare lo Stato esercita la propria sovranità territoriale in modo del tutto analogo al territorio corrispondente alla terraferma. Si distinuono le acque territoriali fino a 12 miglia nautiche dalle coste e le acque di zona continua, tra le 12 e le 24 miglia marine dalle coste.

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Nel 1958 si tenne la Convenzione di Ginevra sul mare territoriale e la zona contigua, la quale si estende per 200 miglia nautiche dalle coste: zona economica esclusiva.

Nel 1982 prese luogo la Convenzione di Montego Bay.

La zona economica esclusiva, talvolta citata con l’acronimo ZEE, è un’area del mare, adiacente le acque territoriali, in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino.

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I giacimenti in oggetto distano in termini medi 100 km da Cipro, altrettanti dal Libano, poco meno di 200 km da Israele e 330 km dall’Egitto.

Ciascuno di questi quattro stati vorrebbe avere l’esclusiva per lo sfruttamento di questi giacimenti e mal sopporta l’idea di dover spartire queste risorse con altri.

Ma il problema si complica ulteriormente quando si pensa che il gas estratto deve essere portato agli utilizzatori tramite un qualche gasdotto.

Una possibile soluzione sarebbe il trasporto di gas liquefatto, Lng: servono però stazioni di liquefazione e di deliquefazione, nonché un qualche gasdotto che dai giacimenti marini porti ad una qualche terra.

La soluzione più ragionevole potrebbe essere un gasdotto che convogli l’estratto al continente europeo, maggiore utente in senso assoluto. Una variante potrebbe essere il collegamento da Cipro alla Turkia, per essere di lì immesso nella rete continentale. Una seconda variante politicamente più gradita a molti sarebbe un gasdotto marino che toccasse Creta, quindi la Grecia per confluire alla fine in Italia.

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Come facilmente si comprende, il problema non è tecnico bensì politico. Tutti gli stati presi in considerazione hanno severe remore reciproche gli uni verso gli altri. Ma oltre alle comuni diffidenze, sotto la cenere permane una brace di odi ricambiati e feroci.

Poi, come se già questo non fosse ancora sufficiente, questo comparto geopolitico è teatro di aspro confronto tra Stati Uniti e Russia.

È un gran bel problema, per la cui risoluzioni si entono voci al momento ancora sussurrate di una guerra che sia risolutrice.


La Stampa. 2018-02-19. Giacimenti di gas, il Mediterraneo orientale è a un bivio: pace economica o nuovi conflitti.

Le guerre sotto gli occhi di tutti e le crisi meno note a livello globale. Come sono iniziate? Chi è coinvolto? Quali gli scenari futuri? Rispondiamo a queste domande nell’approfondimento realizzato con l’European Council on Foreign Relations e la Compagnia di San Paolo.

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Affidarsi «alle mediazioni internazionali» anziché alle politiche di potenza nazionali perché le scoperte di giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale portino a una «pace economica» e non a una nuova guerra. Per Tareq Baconi, analista dell’ECFR per il Middle East and North Africa programme, la regione è a un bivio. Se imbocca la strada giusta gli Stati avranno più risorse per lo sviluppo interno, saranno «costretti» a riavvicinarsi e a collaborare, almeno a livello tecnologico, e l’Europa potrà trovare nuove fonti di approvvigionamento che la renderanno meno dipendente dal metano russo. Altrimenti potrebbe essere un disastro. Un primo segnale negativo è arrivato dal blocco da parte della marina militare turca della nave dell’Eni Saipem 12000 che si apprestava a cominciare le prospezioni per il giacimento Calypso di Cipro. 

Come possono essere risolte queste tensioni, la competizione fra Stati, alcuni formalmente ancora in guerra, per le nuove risorse?  

«La strada maestra sono le mediazioni internazionali. Le prove di forza non portano da nessuna parte. Affidarsi a istituzioni sopra le parti significa arrivare ad accordi, trattati, regolamenti internazionali che alla fine garantiscono tutti. Non bisogna esagerare la ricaduta di uno sviluppo in questo senso ma di sicuro l’Ue ha l’opportunità di agire su più fronti: spingere per maggiori riforme in Egitto, mediare nella disputa sui confini marittimi fra Libano e Israele, far ripartire i colloqui fra Turchia e Cipro, dare l’opportunità ai palestinesi di avere accesso a proprie risorse naturali». 

Le tensioni fra Turchia e Cipro sono però di nuovo ai massimi. C’entra anche la competizione fra diversi progetti di gasdotti, verso la costa turca o verso quella greca?  

«Queste tensioni vanno viste in un contesto più ampio. Il progetto di un gasdotto che parta dai giacimenti israeliani, in particolare il Leviathan, e arrivi in Turchia incontra fortissimi ostacoli. C’è la disputa fra Turchia e Cipro e c’è quella sul confine marittimo fra Israele e Libano. Nel 2010, quando sono cominciate le scoperte nel Mediterraneo orientale, le aspettative per l’esportazione di gas erano altissime, forse sopravvalutate. Il Leviathan, scoperto cinque anni fa, non è ancora entrato in produzione. Lo Zohr, in Egitto, andrà invece ad alimentare il mercato interno. Aphrodite, poco distante nelle acque cipriote, ha subìto per ora la stessa sorte di Leviathan. Soltanto nuove scoperte vicino alla costa di Cipro, come il giacimento Calypso da parte dell’Eni, potranno far cambiare le cose. Ma insisto, la nostra raccomandazione è per una mediazione internazionale, a livello Ue o dell’Onu. Un primo esempio potrebbe essere proprio per la disputa sulle acque territoriali fra Israele e Libano». 

Che impatto prevede per il mercato globale, l’Europa ne potrà trarre vantaggio?  

«In prospettiva globale, le riserve nel Mediterraneo orientale sono modeste. È possibile che tutte le scoperte in questa area finiscano per alimentare i mercati interni, in forte crescita, come è successo in Israele e succederà in Egitto. Anche la Giordania e i Territori palestinesi sono possibili sbocchi. Per quanto riguarda la sicurezza energetica, l’Europa si trova in questo momento in una posizione migliore di quel che sembra. Ha molte opzioni disponibili per diversificare le sue fonti. Può puntare sulle energie rinnovabili all’interno e ridurre la dipendenza da combustibili fossili, ha davanti a sé un mercato del gas metano liquido (Lng) in rapida espansione». 

Ma il trasporto del gas liquido non costa di più rispetto a quello con i tradizionali gasdotti?  

«Dipende dalla provenienza. Il gas liquido (Lng) proveniente dal Qatar ha un prezzo minore di quello che proviene dall’America, che si sta affacciando ora sul mercato. Prevediamo che il Qatar avrà un ruolo molto importante con il suo Lng nel futuro». 

Resta la forte dipendenza dell’Ue dalle importazioni da zone ad alta conflittualità, la Russia, il Golfo.  

«In realtà né la Guerra Fredda né il recente conflitto in Ucraina hanno interferito nelle importazioni dalla Russia. Anche lo scontro all’interno dei Paesi del Golfo, con l’isolamento del Qatar, non ha avuto conseguenze sul traffico delle navi gasiere».