Pubblicato in: Medio Oriente, Russia, Stati Uniti

Medio Oriente. Un futuro di Realpolitik.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-10.

Siria. Al-Qaim. 002

La situazione siriana sta evolvendo verso una prima apparenza di normalità o, meglio, di equilibrio metastabile.

Grazie al sostanziale supporto politico e militare russo, il Presidente Bashar al-Assad è saldamente al governo della propria nazione.

L’esercito siriano e le formazioni che lo fiancheggiano hanno ripreso il controllo di quasi tutto il territorio nazionale, e la battaglia per al-Qaim si è svolta al confine in territorio iracheno. Con la liberzione di al-Buqamal, posta in Siria di rimpetto ad al-Qaim, è stata liberata, anche se non ancora in modo definitivo, la strada che da Bagdad porta al confine siriano, e di qui a Deir el-Zor: con bivio a nord verso al_Raqqa ed Aleppo lungo la valle dell’Eufrate, a sud verso Damasco. Chi controllasse l’Eufrate controllerebbe gran parte dell’approvvigionamento idrico iracheno.

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Ora che l’orgia distruttiva sembrerebbe essersi avviata al declino, tutto sembrerebbe essere restato immutato, tranne un elemento nuovo e sostanziale: la Russia di Mr Putin ha ripreso il controllo di gran parte di questo scacchiere geopolitico, essendo andata ad occupare gli spazi lasciati vuoti dall’Occidente.

La Siria è stata quasi totalmente distrutta e gran parte della sua popolazione, specie quella giovane e meglio preparata, è fuggita.

È stato un immane quanto inutile macello.

Forse però il vero risultato che è stato conseguito è l’abbandono di politiche ideologizzate per ritornare alla Realpolitik.

«Il successo dell’intelligence siriana fu notevole quando arrestò una squadra dell’intelligence inglese in Siria, che negli ultimi anni ebbe il compito di assassinare molti scienziati e militari della Siria, ottenendo, con questo risultato, la liquidazione dell’agente inglese ad al-Raqqa che lavorava con lo SIIL, “Qadis”, nome in codice di Grace Harris, eliminata con una bomba; ma i rapporti occidentali rivelavano che l’Esercito arabo siriano conosceva “decisamente” la realtà dei fatti.»

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«Damasco è consapevole dell’interesse di Washington e dei Paesi della NATO, oltre che d’”Israele”, per una base in questa città, dove si è scoperto che anche Riyadh è entrata per rafforzare l’influenza dei separatisti curdi nella Siria nordorientale»

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«Tuttavia, le informazioni più importanti sono quelle nominate da una fonte militare russa, secondo cui dopo la fine delle battaglia di al-Buqmal inizierà lo scenario più importante della storia della guerra siriana, comportando, in sostanza, la riapertura delle ambasciate occidentali a Damasco il prossimo anno, incoronata dalla visita senza precedenti di un capo di Stato nella capitale siriana, per incontrare il Presidente Bashar al-Assad.»

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Lo ripetiamo.

Abbandono di politiche ideologizzate per ritornare alla Realpolitik.

Non ci si stupisca quindi se il futuro ben si presterà all’opera di altri chirurghi della storia: solo la morte può risolvere simili problemi.


Aurora. 2017-11-04. Sorprendenti sorprese a Raqqa: i “tesori” presi dall’Esercito arabo siriano

La battaglia più difficile e più importante per Washington è la presenza senza precedenti dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati per controllare T2, la leva per avanzare verso le città di confine attraverso il Badiyah. Allo stesso tempo, la battaglia per la liberazione di al-Qaim in Iraq è stata lanciata dall’altra parte del confine, dove le forze irachene e i combattenti popolari si preparano ad assaltarla in qualsiasi momento, dopo averne raggiunto la periferia. Su entrambi i lati del confine siriano-iracheno, Washington insegue Damasco e gli alleati nella corsa ad al-Buqmal, mobilitando per la battaglia tutte le capacità logistiche e d’intelligence per impedirne la risoluzione a vantaggio dell’Asse della Resistenza, come rivelava un ex- ufficiale della Marina Militare statunitense, basandosi su rapporti d’intelligence secondo cui il comandante della Forza al-Quds della Guardia rivoluzionaria iraniana, Generale Qasim Sulaymani, aveva preparato una sorpresa “di calibro”. I separatisti curdi Ishiah in Siria ricevevano informazioni su un imminente grande evento militare dopo che gli eserciti siriano ed iracheno, e loro alleati, liberavano al-Buqamal e al-Qaim, collegando i confini siriano e iracheno. L’ex-ufficiale statunitense probabilmente riceveva informazioni da Washington su un piano dell’intelligence concluso a Damasco, alla presenza del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, il Maggior-Generale Mohammad Baqari, atterrato nella capitale siriana due settimane prima alla guida di una delegazione militare iraniana di alto livello, e durante cui completava con l’omologo siriano il piano per liberare al-Buqamal e collegare il confine siriano ed iracheno, dove gli statunitensi hanno mobilitato molte risorse militari dopo aver assicurato il passaggio a un gran numero di combattenti “ospiti”. Un gruppo di combattenti tribali fu diretto ad al-Buqmal per formare una potente forza dotata di sofisticate armi e mezzi di comunicazione statunitensi, sufficiente ad affrontare Esercito arabo siriano ed alleati per rimescolare le carte sul fronte orientale siriano, dove si vincono le battaglie più importanti di tutte. D’altro canto, una fonte vicina alla sala operativa degli alleati dell’Esercito arabo siriano, sottolineava che la mobilitazione statunitense per al-Buqamal per impedire il congiungimento del confine siriano-iracheno, non è paragonabile a ciò che Damasco ed alleati hanno preparato per questa battaglia. Recentemente, Washington ed alleati circondavano del silenzio ufficiale statunitense-“israeliano”:

1 – Il colpo del processo della restaurazione irachena a Qirquq, che ha sorpreso Washington e Tel Aviv; poche ore dopo che il comandante della Forza al-Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Generale Qasim Sylaymani, arrivava in Iraq, spazzava via i loro sogni sull’istituzione dello Stato curdo, costringendoli dopo poche settimane ad abbandonare Masud Barzani, dopo che aveva dichiarato che Qirquq era “il santuario del Kurdistan”.

2 – Il lancio dei missili siriani il 16 ottobre contro un velivolo “israeliano” che precipitava sul confine libanese, negato dai media ebraici che parlavano di “difetto tecnico” dovuto a una collisione con un uccello… In particolare l’azione della difesa aerea siriana coincise con la visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu nella Palestina occupata, per portare un importante messaggio russo “a chi vuol sentire”. L’Esercito arabo siriano non si fermava, a questo punto; un altro colpo a statunitensi ed “israeliani” passava col sequestro dell’arsenale, abbandonato dall’organizzazione “SIIL” durante la fuga dei suoi capi e combattenti dalla città di al-Mayadinm quando l’esercito vi entrò, conservato nei depositi e nelle fortificazioni difficili da penetrare e comprendente sistemi di comunicazione e ricognizione statunitensi e “israeliani”, presentato al pubblico come bottino preso dalle forze siriane, un colpo simile a quello inflitto durante la battaglia per la liberazione di Aleppo, quando le unità dell’Esercito arabo siriano sequestrarono grandi quantità di armi statunitensi inviate da Washington ai terroristi “prima” della vittoria, giunte nel momento in cui la città veniva investita da militari ed alleati. Il successo dell’intelligence siriana fu notevole quando arrestò una squadra dell’intelligence inglese in Siria, che negli ultimi anni ebbe il compito di assassinare molti scienziati e militari della Siria, ottenendo, con questo risultato, la liquidazione dell’agente inglese ad al-Raqqa che lavorava con lo SIIL, “Qadis”, nome in codice di Grace Harris, eliminata con una bomba; ma i rapporti occidentali rivelavano che l’Esercito arabo siriano conosceva “decisamente” la realtà dei fatti.

Damasco è consapevole dell’interesse di Washington e dei Paesi della NATO, oltre che d’”Israele”, per una base in questa città, dove si è scoperto che anche Riyadh è entrata per rafforzare l’influenza dei separatisti curdi nella Siria nordorientale, e la visita del ministro saudita Thamir al-Subhan di due settimane fa prova tale sostegno, in coincidenza con la politica d’”integrare gli israeliani” sui curdi in Siria, dopo la disintegrazione del sogno d’istituire uno Stato curdo in Iraq, consentendo a Tel Aviv di lanciare una pipeline per rubare il petrolio siriano dalle aree d’influenza curda e trasferirlo in “Israele” attraverso la Giordania. Sullo sviluppo delle basi militari statunitensi e francesi a Raqqa viene sollevato un grosso interrogativo dalle gravi informazioni che rivelano l’intenzione di disimpegnare la NATO nel breve periodo dalla base turca d’Incirlik. Pertanto, la “stupidità” dei separatisti curdi in Siria, non comprendendo il messaggio del “colpo della restaurazione a Qirquq”, come prima versione per “disciplinare” i loro compari del Kurdistan iracheno, una seconda versione “disciplinare” è pronta e li aspetta. Secondo un esperto militare russo, la battaglia per “eradicare” l’influenza dei separatisti curdi in Siria è inevitabile. Questo si aggiunge alle relazioni confermate dal Centro studi FIRIL secondo cui la prossima battaglia con la milizia Qusd partirà da al-Hasaqah. Tuttavia, le informazioni più importanti sono quelle nominate da una fonte militare russa, secondo cui dopo la fine delle battaglia di al-Buqmal inizierà lo scenario più importante della storia della guerra siriana, comportando, in sostanza, la riapertura delle ambasciate occidentali a Damasco il prossimo anno, incoronata dalla visita senza precedenti di un capo di Stato nella capitale siriana, per incontrare il Presidente Bashar al-Assad.

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Pubblicato in: Medio Oriente

Arabia Saudita entra nel nucleare, dall’estrazione ai reattori.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-07.

Mecca 001

Pochi giorni or sono abbiamo registrato alcuni importanti fatti nuovi.

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

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Nigeria. Nuove centrali nucleari.

«Russia and Nigeria signed agreements on construction and operation of a Nuclear Power Plant and a Research Center housing a multi-purpose nuclear research reactor on the territory of Federal Republic of Nigeria»

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«According to the latest information provided by Bloomberg, Nigeria is in talks with Russia’s Rosatom to build as many as four nuclear power plants costing about $80 billion as Africa’s biggest economy seeks to add 1,200 megawatts of capacity by the end of the decade»

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«A further three nuclear plants are planned, taking total capacity to 4,800 megawatts by 2035, with each facility costing $20 billion»

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Adesso è il turno dell’Arabia Saudita, che entra nel nucleare con un programma quanto mai ambizioso.

«Preliminary studies have estimated Saudi Arabia has around 60,000 tonnes of uranium ore»

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«Saudi Arabia is considering building some 17.6 gigawatts of nuclear capacity by 2032, the equivalent of about 17 reactors»

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«Saudi Arabia is reaching out to potential vendors from South Korea, China, France, Russia, Japan and the United States for its first two reactors.»

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«Extracting its own uranium also makes sense from an economic point of view»

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«The world’s top oil exporter says it wants to tap atomic power for peaceful purposes only in order to diversify its energy supply»

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«Regarding the production of uranium in the kingdom, this is a program which is our first step towards self-sufficiency in producing nuclear fuel»

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«Saudi Arabia would be the second country in the Gulf Arab region to tap nuclear after the United Arab Emirates, which is set to start up its first, South Korean-built reactor in 2018»

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Da molti punti di vista la decisione presa dall’Arabia Saudita di costruire 17 reattori atomici appare del tutto ragionevole: si diversifica anche la fonte di produzione energetica e di genera anche tutta la trafila produttiva che va dall’estrazione del minerale alla sua raffinazione ed arricchimento.

Questa linea strategica è già stata seguita dall’Iran e dagli Emirati, che però non hanno giacimenti significativi.

Tuttavia in un Medio Oriente così irrequieto, questa decisione potrebbe anche preludere ad ambizioni di maggiore portata, al di là delle drastiche smentite odierne.

L’Iran sta avviandosi ad essere un altro paese dotato di armi atomiche. Certamente al momento attuale ciò  è ancora in fase programmatica ed altrettanto certamente le armi atomiche senza vettori efficienti e sicuri varrebbero ben poco. Però nulla vieta di pensare che nel volgere di un decennio molti paesi del Medio Oriente possano essere diventati piccole potenze atomiche, rudimentali quanto si voglia, ma pur sempre dotate di armi di distruzione di massa.

Dotarsi di armamento atomico sarebbe una tentazione troppo forte per molti governi mediorientali, ma complicherebbe a dismisura una già intricata situazione politica e militare.


Reuters. 2017-10-30. Saudi Arabia to extract uranium for ‘self-sufficient’ nuclear program

ABU DHABI (Reuters) – Saudi Arabia plans to extract uranium domestically as part of its nuclear power program and sees this as a step towards “self-sufficiency” in producing atomic fuel, a senior official said on Monday.

Extracting its own uranium also makes sense from an economic point of view, said Hashim bin Abdullah Yamani, head of the Saudi government agency tasked with the nuclear plans, the King Abdullah City for Atomic and Renewable Energy (KACARE).

In a speech at an international nuclear power conference in Abu Dhabi, he did not specify whether Saudi Arabia seeks to also enrich and reprocess uranium – steps in the fuel cycle which are especially sensitive as they can open up the possibility of military uses of the material.

The world’s top oil exporter says it wants to tap atomic power for peaceful purposes only in order to diversify its energy supply and will award a construction contract for its first two nuclear reactors by the end of 2018.

“Regarding the production of uranium in the kingdom, this is a program which is our first step towards self-sufficiency in producing nuclear fuel,” Yamani told a conference organized by the International Atomic Energy Agency (IAEA). “We utilize the uranium ore that has been proven to be economically efficient.”

Atomic reactors need uranium enriched to around 5 percent purity but the same technology in this process can also be used to enrich the heavy metal to higher, weapons-grade levels.

This issue has been at the heart of Western and regional concerns about the nuclear work of Iran, Saudi Arabia’s foe, and led to the 2015 deal in which Iran agreed to freeze the program for 15 years for sanctions relief.

On Monday, IAEA chief Yukiya Amano said Iran was complying with the nuclear deal signed with world powers and which U.S. President Donald Trump has called into question.

Under the agreement, Iran can enrich uranium to 3.67 percent purity, around the normal level needed for commercial power-generation.

MOMENTUM

Saudi Arabia would be the second country in the Gulf Arab region to tap nuclear after the United Arab Emirates, which is set to start up its first, South Korean-built reactor in 2018. The UAE has committed not to enrich uranium itself and not to reprocess spent fuel.

Industry sources have told Reuters Saudi Arabia is reaching out to potential vendors from South Korea, China, France, Russia, Japan and the United States for its first two reactors.

The plans have received extra momentum as part of Saudi Arabia’s Vision 2030, an ambitious economic reform program launched last year by Crown Prince Mohammed bin Salman.

Yamani said Saudi Arabia will soon pass laws for its nuclear program and will have set up all of the regulations for its nuclear regulator by the third quarter of 2018.

“The IAEA also has been requested to conduct an integrated review of our nuclear infrastructure during the second quarter of 2018,” he said, which will allow the agency to assess efforts to prepare Saudi infrastructure “to introduce nuclear power for peaceful purposes.”

Saudi Arabia is considering building some 17.6 gigawatts of nuclear capacity by 2032, the equivalent of about 17 reactors, making it one of the strongest prospects for an industry struggling after the 2011 nuclear disaster in Japan.

Preliminary studies have estimated Saudi Arabia has around 60,000 tonnes of uranium ore, Maher al Odan, the chief atomic energy officer of KACARE said at an electricity forum in Riyadh on Oct 11.

Pubblicato in: Geopolitica Militare, Medio Oriente, Russia

Russia. Rimozione parziale delle sanzioni contro la Turkia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-01.

Kremlino 001

I comunicati del Kremlin sono sempre asciutti e sobri.

Devono essere letti con buon senso.

I rapporti diplomatici e politici tra Russia e Turkia sono in continuo miglioramento.

Di recente la Russia ha fornito alla Turkia dei missili antiaerei S-300 ed S-400.

Con questo provvedimento riammette nel mercato russo la produzione turka di pomodori.

Ma il comunicato presidenziale parla anche di ben altro.

«implementation of major joint energy projects»

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«to ensure the functioning of de-escalation zones»

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«promoting the political settlement in the Syrian Arab Republic»

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Lentamente, a piccoli passi, la Turkia sta avvicindandosi sempre di più alla Russia.

Poi, se e quando si potesse formare un qualche governo in Germania, questo sarà bene un problema che l’Unione Europea e la Nato saranno chiamate a risolvere.


The Russian Government. 2017-10-31. Amendments to the list of agricultural produce, raw materials and food products originating from the Republic of Turkey, the import of which has been banned since 1 January 2016

Amendments to the list of agricultural produce, raw materials and food products originating from the Republic of Turkey, the import of which has been banned since 1 January 2016, stipulate that the term “fresh or chilled tomatoes” be amended with a footnote saying that the produce imported within the import quota approved by the Agriculture Ministry shall be excluded from the ban.

Reference

The resolution was drafted by the Ministry of Agriculture.

Government Resolution No. 1296 of 30 November 2015 approved the list of agricultural produce, raw materials and food products originating from the Republic of Turkey and subject to an import ban effective 1 January 2016 (hereinafter referred to as the List).  

The resolution makes amendments to the List. Under the resolution, the term “fresh or chilled tomatoes” (EAEU Commodity Classification of Foreign Economic Activity 0702 00) has been amended with a footnote saying that the produce imported within the import quota approved by the Agriculture Ministry shall be excluded from the ban.

The resolution enters into effect on 1 November 2017.

The amendment will allow Turkey to export tomatoes in the amounts approved by the Agriculture Ministry under the guarantee of a competent Turkish agency and under the supervision of the Federal Service for Veterinary and Phytosanitary Supervision (Rosselkhoznadzor) starting 1 November 2017.


Ministry of Agriculture of the Russian Federation


President of Russia. 2017-10-31. Telephone conversation with President of Turkey Recep Tayyip Erdogan

Vladimir Putin had a telephone conversation with President of the Republic of Turkey Recep Tayyip Erdogan.

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The Russian President congratulated Mr Erdogan on Turkey’s national holiday – Republic Day – marked on October 29.

The two presidents had a thorough exchange of views on various aspects of successful bilateral cooperation, including the implementation of major joint energy projects.

Ahead of the seventh international meeting on Syria to be held in Astana on October 30–31, the two sides stressed the importance of stepping up efforts to ensure the functioning of de-escalation zones, fighting terrorism and promoting the political settlement in the Syrian Arab Republic.

The two leaders agreed to maintain personal contacts.

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni

Arabia Saudita. Un progetto da 500 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-31.

Egitto e Sinai 001

«Saudi Arabia plans to build a new $500 billion metropolis that spans three countries»

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«The development, called NEOM, was announced at a conference on Tuesday by Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman. It’s the latest in a series of mega projects designed to reshape the kingdom’s economy»

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«a $500 billion plan to create a business and industrial zone extending across its borders into Jordan and Egypt, the biggest project yet in a series of efforts to free the kingdom of its dependence on oil exports»

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«NEOM is situated on one of the world’s most prominent economic arteries … Its strategic location will also facilitate the zone’s rapid emergence as a global hub that connects Asia, Europe and Africa»

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«All services and processes in NEOM will be 100% fully automated, with the goal of becoming the most efficient destination in the world»

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«The city, which will be independent of the kingdom’s “existing governmental framework,” will be built across 26,500 square kilometers (10,231 square miles) near the Red Sea»

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«Saudi Arabia has made a string of big announcements recently that are aimed at diversifying its economy away from oil»

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«In August, it launched a tourism project that consists of 100 miles of sandy coastline and a lagoon with 50 islands»

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Al momento non sono noti particolari di questi piano grandioso, che è riferito essere lanciato completamente nel futuro dell’Arabia Saudita.

Alcuni elementi emergono però molto vistosi.

– L’esigenza di generare un qualche tessuto produttivo alternativo allo sfruttamento delle risorse petrolifere.

– La localizzazione in una zona decentrata rispetto al baricentro dell’Arabia Saudita, ma posta in zona economicamente strategica.

– Del tutto inaspettato il fatto che questo polo produttivo sarà indipendente dall’attuale struttura governativa. Non è nota la veste giuridica, ma questo è un modo molto elegante di evitare lunghi e dolorosi cambiamenti legislativi in un paese singolarmente conservatore.

– Questo annuncio integra quello già fatto sul progetto turistico: religione e provenienza delle persone che vi accederanno dovrebbero essere fattori irrilevanti.

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Questo progetto ha luci ed ombre.

Opinion: Saudi Arabia – progress, or megalomania?

«The crown prince of Saudi Arabia says he wants to fundamentally change his country. But the inexperienced and impulsive young Mohammed bin Salman could quickly find himself in over his head. ….

It is to be one of the biggest projects the Middle East has ever seen: A technology park and a new city with the futuristic name, “Neom.” What Saudi Arabian Crown Prince Mohammed bin Salman announced in Riyadh sounded nothing short of spectacular ….

The crown prince is not looking for traditional investors though, instead his sales pitch is directed at “visionaries who want to create something utterly new.” ….

And the crown prince has plans to build a luxury tourist resort on the Red Sea for an international clientele – that means that women will be allowed to wear bikinis and bars and restaurants will serve alcohol – things that were heretofore unthinkable. ….

One thing that greatly angered archconservatives in the kingdom was the recent severing of influence exerted by the religious police, which over the years had grown into a practically independent state security apparatus with wide-ranging powers.»

In Arabia Saudita la polizia religiosa si è sviluppata fino a diventare un apparato di sicurezza con enormi poteri non supervisionati da quello politico. Chi la gestisce ha il potere vero, e non è Mohammed bin Salman.

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Vedremo nei fatti ciò che questo polo sarà in grado di produrre e, soprattutto, quanto i beni generati saranno richiesti e collocabili sui mercati internazionali.

Questo progetto richiama alla mente, mutatis mutandis, quello posto in essere dal Regno Fatimide mille anni or sono, istituendo in Alessandria un porto franco che divenne in breve il punto di incontro degli allora commerci mondiali, ossia quelli mediterranei.


Reuters. 2017-10-24. Saudis set $500 billion plan to develop border region with Jordan, Egypt

RIYADH (Reuters) – Saudi Arabia announced on Tuesday a $500 billion plan to create a business and industrial zone extending across its borders into Jordan and Egypt, the biggest project yet in a series of efforts to free the kingdom of its dependence on oil exports.

The 26,500 square km (10,230 square mile) zone, known as NEOM, will focus on industries including energy and water, biotechnology, food, advanced manufacturing and entertainment, Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman said.

Adjacent to the Red Sea and the Gulf of Aqaba and near maritime trade routes that use the Suez Canal, the zone will power itself solely with wind power and solar energy, said the Public Investment Fund, Saudi Arabia’s top sovereign fund.

“NEOM is situated on one of the world’s most prominent economic arteries … Its strategic location will also facilitate the zone’s rapid emergence as a global hub that connects Asia, Europe and Africa.”

The Saudi government, the PIF, and local and international investors are expected to put more than half a trillion dollars into the zone in coming years, Prince Mohammed said.

There was no immediate comment on the plan from Jordan and Egypt, both of which are close allies of Saudi Arabia.


Cnn. 2017-10-24. Saudi Arabia wants to build a $500 billion mega-city spanning 3 countries

Saudi Arabia plans to build a new $500 billion metropolis that spans three countries.

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The development, called NEOM, was announced at a conference on Tuesday by Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman. It’s the latest in a series of mega projects designed to reshape the kingdom’s economy.

It is nothing if not ambitious.

“We try to work only with the dreamers,” the young crown prince told investors gathered in Riyadh. “This place is not for conventional people or companies.”

Plans call for the city to be powered entirely by regenerative energy, while also making use of automated driving technology and passenger drones. Wireless hi-speed internet will be free.

“All services and processes in NEOM will be 100% fully automated, with the goal of becoming the most efficient destination in the world,” the Saudi Arabia Public Investment Fund said in a statement.

The city, which will be independent of the kingdom’s “existing governmental framework,” will be built across 26,500 square kilometers (10,231 square miles) near the Red Sea. According to the fund’s statement, its land mass “will extend across the Egyptian and Jordanian borders.”

“NEOM will be constructed from the ground-up, on greenfield sites, allowing it a unique opportunity to be distinguished from all other places that have been developed and constructed over hundreds of years,” the fund said in a statement.

The project will be backed by $500 billion from the Saudi government and its investment fund, as well as local and international investors.

It has caught the attention of foreign investors including SoftBank (SFTBF) founder Masayoshi Son and Blackstone CEO Stephen Schwarzman, who joined the crown price on a panel dedicated to the project.

“NEOM is a fantastic opportunity,” Son said on Tuesday. “In the beginning, I didn’t understand. But when I visited the location, I said ‘Wow.’ “

Son said his Softbank Vision Fund, which counts Saudi Arabia as its biggest investor, would put money toward the new project.

The crown prince said there no set timeline for the development.

“This is a challenge,” he said. “We know this takes time … we are under pressure to deliver something new and to give innovative ideas.”

Saudi Arabia has made a string of big announcements recently that are aimed at diversifying its economy away from oil.

The country said in September that it would pump almost $3 billion into its entertainment industry.

In August, it launched a tourism project that consists of 100 miles of sandy coastline and a lagoon with 50 islands. The project even caught the eye of billionaire Richard Branson.

A year and a half into the efforts, officials have made progress on some parts of the broader plan — known as Vision 2030 — but also flip-flopped on others.

The government has cut some subsidies, announced new taxes and lifted a controversial ban on women driving. It also tapped global bond markets three times in less than a year, borrowing billions to balance its books.

Pubblicato in: Medio Oriente, Religioni, Terrorismo Islamico

Egitto. Fosse possibile, sarebbe un passo verso il futuro.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-26.

Minareto

Corano e tradizione islamica identificano con la denominazione dār al-Islām, دار الإسلام, “casa dell’Islam”, i territori ove i mussulmani siano preponderanti ed abbiano il relativo potere politico. 

Nella dār al-Islām hanno diritto di vivere ed operare esclusivamente i mussulmani. Le religioni del “Libro”, Ahl al-Kitāb, possono vivere in tali regioni geografiche come protetti, e con severe limitazioni, tra le quali il divieto di fare proselitismo, fare manifestazioni pubbliche della propria fede religiosa, accedere direttamente ai tribunali islamici.

Per essere chiari, chi in Arabia Saudita, per esempio, esponesse segni religiosi non islamici sarebbe immediatamente arrestato.

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Sono norme religiose e politiche che vigono da oltre millequattrocento anni e sono entrate pienamente nel patrimonio culturale mussulmano.

Se tuttavia le giustificazioni storiche sono ragionevoli per i tempi passati, al momento attuale sono in molti gli islamici che si pongono il problema di rivedere criticamente in chiave pratica tali dettami.

Nella civiltà contemporanea lo scontro religioso sembrerebbe aver fatto il suo tempo. Resta sicuramente uno scontro politico che utilizza in modo strumentale le religioni, ma anche questo, come tutte le iniziative politiche, sembrerebbe avviarsi all’epilogo. Si faccia anche grande attenzione, che per i mussulmani non esiste una divisione stato – religione: l’islamismo è politica.

Significativa è questa apertura riportata dal giornale arabo Al Arabyia, ove i mussulmani egiziani si domandano se sia possibile o meno aprire il loro paese al così detto turismo religioso, ossia a pellegrinaggi in luoghi santi per i cristiani.

«Aside from beaches and historic landmarks, religious tourism would attract a different crowd and that was how the revival plan started to take shape»

*

«The most significant step taken towards making this plan materialize was the flying of the Egyptian minister of tourism to Rome where he got the pope’s official blessing for the Holy Family’s trip to Egypt, thus putting the 25 sites by the which the family—Jesus Christ, Virgin Mary, and Joseph—passed on the global Christian pilgrimage map»

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«While this development seems to herald a new era in Egyptian tourism, it still brings back the same old concerns about general safety together with new ones about receiving large numbers of Christians in a country that is not exactly devoid of sectarian tension»

*

«Ishak Ibrahim, head of the Religious Freedom Unit at the Egyptian Initiative for Personal Rights, argued that it is not possible to promote Christian pilgrimage in a country where Christians are marginalized. “We can’t be that detached from reality and that is why promoting Christian pilgrimage has to be accompanied by serious steps towards acknowledging Christian presence,” he said.»

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«Ibrahim cited the example of text books that do not focus at all on Coptic history or the role of Copts in Egyptian civilization which, in turn, does not promote cultural diversity»

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«Pilgrims are not going to visit sites in a country whose citizens have no respect for their religion»

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«The tree in whose shadow Virgin Mary sat in Cairo, for example, is totally neglected and the area surrounding it is filthy»

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Molti gli aspetti da superare.

Il primo in ordine di importanza  è quello della sicurezza fisica dei pellegrini, in un paese ove l’omicidio dei preti e dei fedeli cristiani è predicato nelle moschee.

«Added to this is the number of religious edicts from extremist preachers who incite people against Christians and teach them intolerance»

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Bene.

Siamo solo agli inizi e come tutte le mutazioni sarà necessario del tempo perché le situazioni possano evolvere.

Constatiamo però come sia la prima volta che in un paese mussulmano quale l’Egitto si inizia a parlare di questi aspetti. Sicuramente la possibilità di effettuare pellegrinaggi nei luoghi ove risedette la Sacra Famiglia è solo il movente iniziale, ma per risolverlo con civile convivenza è altresì necessaria la comune reciproca accettazione e, diciamolo pure francamente, reciprocità.

Non è possibile invocare il dār al-Islām e poi pretendere che gli islamici emigrati posano erigersi moschee e praticare apertamente il loro culto.


Al Arabiya. 2017-10-24. Is Egypt’s religious tourism industry ready for Christian pilgrimages?

Tourism in Egypt has been hit by successive blows that have driven several countries to warn their citizens of traveling there and have even led some, including Russia, to take strict measures towards the implementation of such warnings.

Pope Francis’s visit to Cairo in April, which went without incident, unlike many anticipated, inspired a new way out of the impasse.

Aside from beaches and historic landmarks, religious tourism would attract a different crowd and that was how the revival plan started to take shape.

The most significant step taken towards making this plan materialize was the flying of the Egyptian minister of tourism to Rome where he got the pope’s official blessing for the Holy Family’s trip to Egypt, thus putting the 25 sites by the which the family—Jesus Christ, Virgin Mary, and Joseph—passed on the global Christian pilgrimage map.

While this development seems to herald a new era in Egyptian tourism, it still brings back the same old concerns about general safety together with new ones about receiving large numbers of Christians in a country that is not exactly devoid of sectarian tension.

Ishak Ibrahim, head of the Religious Freedom Unit at the Egyptian Initiative for Personal Rights, argued that it is not possible to promote Christian pilgrimage in a country where Christians are marginalized. “We can’t be that detached from reality and that is why promoting Christian pilgrimage has to be accompanied by serious steps towards acknowledging Christian presence,” he said.

Ibrahim cited the example of text books that do not focus at all on Coptic history or the role of Copts in Egyptian civilization which, in turn, does not promote cultural diversity. “Pilgrims are not going to visit sites in a country whose citizens have no respect for their religion,” he added. Former deacon at the Coptic Orthodox Church Beshoy Sami agreed with Ibrahim and said that dealing with sectarian sentiments among Egyptians is the only ways Christian pilgrimage can succeed in Egypt. “The state has to stop solving Muslim-Christian clashes customary reconciliation sessions rather than the law and the people need to stop viewing Christians as inferior,” he said. “Some countries are not even aware that there are Christians in Egypt.”

Priest murder

Melbourne-based Coptic journalist Ashraf Helmi expected the recent murder in Cairo of Egyptian priest Samaan Shehata to have a negative impact on Christian pilgrimage trips, especially that the state did not handle the situation in the right way and only referred to the murderer as mentally ill. “Added to this is the number of religious edicts from extremist preachers who incite people against Christians and teach them intolerance,” he said in a statement. Helmi warned that Shehata’s murder might, in fact, lead many European countries to ask their citizens not to go to Egypt in general and for religious trips in particular. 

In fact, journalist Mayada Seif sees the attack on Shehata as a reaction to announcement of starting Christian pilgrimage to Egypt. “It is like a message to the world that Christians who come to Egypt will be killed because Egypt is only for Muslims,” she wrote

Journalist Osama Salama notes that the Egyptian Ministry of Tourism expects to receive two to three million Christian pilgrims annually and wonders how prepared the state is for such numbers. “The minister of tourism said a film will be made about the holy sites in Egypt to be marketed across the world and pamphlets in many languages are to be printed about those sites. But then what? Is this enough?” he wrote. Salama listed a number of problems that might make pilgrimage trips a failure. “Most of the sites in the journey of the Holy Family are in a deplorable state and need a lot of maintenance.

Time for change

The tree in whose shadow Virgin Mary sat in Cairo, for example, is totally neglected and the area surrounding it is filthy.” Salama cited other issues such as lack of good accommodation in most of the governorates where the sites are located as well the unpaved roads leading to them, which leads to a lot of accidents. “As for trains going to these areas, they are notorious for never leaving or arriving on time in addition to occasional breakdowns and accidents.”

For Salama, it is also not wise to start receiving pilgrims without training a team of tour guides that can accompany them and who should be knowledgeable about this historical era. “Most guides we have are trained in ancient Egyptian history and those won’t be fit for such a job.” 

Economic expert Medhat Nafea is more optimistic for he does not believe that lack of hotels is an obstacle since it is a different type of tourism. “The spiritual nature of pilgrimages allows for a simple and rather primitive atmosphere where luxury accommodation is not needed,” he wrote.

While admitting that turmoil in North Sinai can be a problem, Nafea argues that this is bound to change soon. “With the Palestinian reconciliation and the rapprochement with Hamas, normalcy is expected to be gradually restored to Sinai, which makes it safe for pilgrims to visit sits of the Holy Family journey there.”

Nafea noted that Egypt does get tourists who visit holy sites, but they are few and are not part of a full pilgrimage program. “Most of them come from Jerusalem while many are already in Sinai for recreational purposes and that is why it is hard to know their exact number. They do not exceed a few hundreds in all cases.” 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medio Oriente

Arabia Saudita. Herr Kurz sarebbe Adolf Hitler resuscitato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-19.

2017-10-18__-MuftiandHitler

Ai sauditi Hitler andava più che bene quando metteva nel forno gli Ebrei. Vedono invece come il diavolo chi non volesse islamici sul suo territorio.


Quanti avessero avuto dei dubbi sulla natura epocale della disfatta socialista in Francia, calati dal 62% all’8%, della débâcle dei socialdemocratici tedeschi e di Frau Merkel nelle elezioni politiche del 24 settembre, e del risultato elettorale di domenica scorsa in Austria, avrebbe dovuto leggere con molto attenzione non solo la usuale stampa liberal americana e socialista ideologica europea, ma anche quella estera.

L’articolo pubblicato dalla Saudi Gazette è tutto un programma:

Austria embraces bigotry.

* * * * * * *

Notiamo sommessamente come di ‘bigotteria‘ gli amici sauditi se ne intendano veramente bene.

Nel loro regno è proibito tutto tranne ciò che non sia stretto integralismo islamico.

Ovviamente il concetto dei due pesi e delle due misure è egemone e gigante: ciò che per loro è un merito per gli altri è un marchio satanico.

«Sebastian Kurz, …. The core anti-immigration policy he set for his right-wing People’s Party is, however, not new at all. It is in fact the same racist claptrap of another notorious Austrian, Adolf Hitler, who was himself only 32 when he won the leadership of Germany’s Nazi party in 1921.»

*

«Politicians who gain power by encouraging the electorate to embrace bigotry and focus on the perceived threat of outsiders are an offense to civilized society»

*

«The trend of Islamophobia and race hate in Europe continues to gather pace»

*

«The far-right extremists were in the Freedom Party, which on Sunday Kurz beat into second place»

*

«But, to a large extent, Kurz beat the far-right by stealing its xenophobic clothes. He promised to be tough on migrants and the flow of refugees. He also pledged to abolish a wealth tax and slash other taxes along with spending.»

*

«But it can be expected that if Kurz allies with the Freedom Party there will be further limitations on would-be migrants and the future of those who have found shelter and safety in Austria will suddenly be in doubt»

*

«The concerning truth is that if Kurz does embrace the far-right party, he will be supping with the devil»

*

«Just like their Nazi forebears, these neo-fascist racist and Islamophobic parties that are disfiguring modern European politics»

*

«but beneath this veneer lies a barbarous hatred which could lead to more Srebrenicas and to more Auschwitzs.»

* * * * * * *

Riassumendo.

Herr Kurz è un nuovo Adolf Hitler e l’Fpö la riedizione del partito nazionalsoalista.

Un connubio politico che portasse al governo i popolari ed il partito della libertà

«could lead to more Srebrenicas and to more Auschwitzs».

Ma, peggio del peggio, si atturebbe il piano satanico di

«disfiguring modern European politics».

* * * * * * *

Lasciamo tutti i commenti ai signori Lettori, riservandocene solo uno.

Il tormentoso urlo di dolore che si leva dai salafiti arabi ci riconferma nel giudizio che Herr Kurz sia la persona giusta per l’Austria e l’Fpö l’ideale compagno di coalizione di governo.

Nota.

Ai sauditi però va benissimo il nazionalsocialismo nella parte in cui ad Auschwitz assassinava milioni di ebrei.

Diciamo che i sauditi non sono eccessivamente tolleranti.


Saudi Gazette. 2017-10-17. Austria embraces bigotry

Sebastian Kurz, the 31-year-old politician who is likely to be Austria’s new chancellor campaigned on the slogan “Time for Something New!”. The core anti-immigration policy he set for his right-wing People’s Party is, however, not new at all. It is in fact the same racist claptrap of another notorious Austrian, Adolf Hitler, who was himself only 32 when he won the leadership of Germany’s Nazi party in 1921.

Politicians who gain power by encouraging the electorate to embrace bigotry and focus on the perceived threat of outsiders are an offense to civilized society. The trend of Islamophobia and race hate in Europe continues to gather pace. National Front leader Marine Le Pen’s bid for the French presidency was only beaten off when voters of all political colors held their noses and united behind Emmanuel Macron. In Holland, Geert Wilders’ Party for Freedom is now the second largest in parliament and in Germany the surge in support for the Alternatif für Deutschland rightists weakened the humane and visionary leadership of fourth-term chancellor Angela Merkel.

What is so concerning about Kurz’s success in Sunday’s election is that historically the People’s Party of which he became leader last year, has been a moderate center-right grouping. The far-right extremists were in the Freedom Party, which on Sunday Kurz beat into second place. His People’s party has some 31 percent of the vote while the Freedom Party polled 26 percent. But, to a large extent, Kurz beat the far-right by stealing its xenophobic clothes. He promised to be tough on migrants and the flow of refugees. He also pledged to abolish a wealth tax and slash other taxes along with spending.
Though the People’s Party has spent much of the last six decades in governing coalitions with the Social Democrats of Austria, there is no guarantee that Kurz, with his loud “Change” agenda will seek to renew that alliance. Many pundits believe that he will turn instead to the far-right Freedom Party founded in 1956 by a former Nazi SS officer.

Since last year, the outgoing Social Democrat and People’s Party coalition has clamped down on the flow of migrants seeking to enter the country, allowing only 80 asylum applications a day. Nor would it permit more than 3,200 refugees to pass through Austria on their way to Germany and the warm welcome that Chancellor Merkel has offered.

But it can be expected that if Kurz allies with the Freedom Party there will be further limitations on would-be migrants and the future of those who have found shelter and safety in Austria will suddenly be in doubt. The concerning truth is that if Kurz does embrace the far-right party, he will be supping with the devil and no spoon will likely be long enough to protect him. It leaked out during the election that Freedom Party chiefs had banned any anti-Semitic comments by any of its candidates and their campaign teams. A similar edict went out from Le Pen during the National Front’s hustings in France.

Just like their Nazi forebears, these neo-fascist racist and Islamophobic parties that are disfiguring modern European politics pretend to have immaculate manners but beneath this veneer lies a barbarous hatred which could lead to more Srebrenicas and to more Auschwitzs.

Pubblicato in: Islamizzazione dell'Occidente, Medio Oriente, Persona Umana

Umoristi arabi. Una piacevole sorpresa. Chi sa sorridere è libero.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-09.

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Sono molti gli indicatori di buona salute di una Collettività, e tra questi satira ed umorismo sono un ottimo segno.

Quando si riesce a sorridere di sé stessi e dei propri governanti si inizia a percepire una ventata di libertà.

Siamo chiari.

Uno dei segni più evidenti che un essere umano è libero consiste nel fatto che ogni tanto sappia fermarsi e praticare un approfondito esame di ciò che sta pensando e facendo: una revisione critica che lo rimetta in discussione.

Una corretta percezione della realtà è il primo passo: poi consegue l’analisi con sintesi finale, cui deve conseguire la capacità di ammettere con sé stessi “Ho sbagliato“, “posso migliorare“. Infine, quella grandiosa dote umana che è il cambiamento di idee: abbandonare senza rimpianti quanto errato od inadeguato, per assumere una nuova mentalità.

È un processo doloroso, anche molto doloroso, che richiede una intrinseca onestà mentale ed una grande dose di umiltà.

Solo un uomo maturo sa ammettere di aver sbagliato, ma solo uno onesto sa trarne le conseguenze e cambiare.

Serve una grande dose di rettitudine il sapersi assumere le proprie responsabilità.

Mai affezionarsi alle proprie idee, mai considerarle verità assolute. Sempre sapersi mettere in discussione.

E la satira aiuto questo processo davvero evolutivo, di continuo miglioramento.

Ecco perché salutiamo con piacere questo nuovo corso nel mondo arabo.

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Pubblicato in: Geopolitica Mondiale, Medio Oriente, Russia, Stati Uniti, Trump

Putin il Grande. Bloomberg lo incorona Master of the Middle East.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-06.

Putin 1000

Intelligenti si nasce, non si diventa.

Ma la scuola del Kgb forma politici allo stato dell’arte.


Il politico è quell’uomo che sa conglutinare persone con idee e credenze differenti, che sa raccogliere consensi, che sa percepire cosa esattamente siano e vogliano i suoi interlocutori, è uomo che sa formare accordi: non compromessi, bensì accordi soddisfacenti per tutte le controparti.

Se però lo statista è sicuramente un uomo politico, altrettanto sicuramente è persona capace di orientare e guidare verso soluzioni convergenti ai suoi propri interessi. Lo statista pur stando attentamente a sentire, riesce a convincere tutti gli altri a perseguire con gioia i suoi propri interessi. Lo statista si erge di fronte la storia e la modula secondo i propri desiderata.

Sulla scena mondiale vi sono molti capi di stato, ben pochi politici, ed un solo statista: Mr Putin.

Bloomberg alla fine riconosce il Presidente Putin quale ‘Master of the Middle East’.

Ma siamo solo agli inizi.

* * * * * * * * * * *

«The Israelis and Turks, the Egyptians and Jordanians — they’re all beating a path to the Kremlin in the hope that Vladimir Putin, the new master of the Middle East, can secure their interests and fix their problems»

*

«The latest in line is Saudi King Salman, who this week is due to become the first monarch of the oil-rich kingdom to visit Moscow»

*

«It changed the reality, the balance of power on the ground»

*

«Putin has succeeded in making Russia a factor in the Middle East. That’s why you see a constant stream of Middle Eastern visitors going to Moscow»

*

«Moscow was a major power in the Middle East during the Cold War»

*

«The tables began to turn in 2013, when the U.S. under Obama decided not to attack Assad. Two years later, Putin sent troops and planes to defend him»

*

«Meanwhile the Saudis, who had financed rebels fighting against Assad, are cooperating with Russia in coaxing the opposition to unite for peace talks – which will likely cement the Syrian leader in power»

*

«Russia also rejected a U.S. demand to make the Euphrates river a dividing line between Syrian government troops and U.S.-supported forces in eastern Syria»

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«Washington remains the indispensable power in the region …. The Kremlin is on everyone’s mind»

* * * * * * *

Andiamo al sodo e dimentichiamoci la propaganda liberal.

Mr Putin ha ottenuto in Medio Oriente una grande vittoria strategica. Potranno esserci altri alti e bassi, ma oramai non si può agire in Medio Oriente senza il suo consenso. E questo vale anche per gli americani.

Questi ultimi stanno pagando e ben salato il conto dell’idealismo dei liberal e della dabbenaggine politica di Mr Obama.

L’America paga a caro prezzo l’essersi consentita il lusso di avere i liberal democratici, con le loro ideologie utopiche e questa delirante sindrome del perdente mai rassegnato. Intaccare la figura carismatica del Presidente americano, in questo caso Mr Trump, significa aver intaccato il più potente motore del potere americano.

Ma ci si metta l’animo in pace. Questa è la realtà dei fatti.

Finita la partita per il Medio Oriente, Mr Putin sta iniziando quella per l’Europa.

Diamo tempo al tempo, ed a Bruxelles dovranno ripassarsi il russo.


→ Bloomberg. 2017-10-03. Putin Is Now Mr. Middle East, a Job No One Ever Succeeds At

– Saudi king’s first visit brings another Mideasterner to Moscow

– Russia a ‘nimble boxer’ vs musclebound U.S., diplomat says

*

The Israelis and Turks, the Egyptians and Jordanians — they’re all beating a path to the Kremlin in the hope that Vladimir Putin, the new master of the Middle East, can secure their interests and fix their problems.

The latest in line is Saudi King Salman, who this week is due to become the first monarch of the oil-rich kingdom to visit Moscow. At the top of his agenda will be reining in Iran, a close Russian ally seen as a deadly foe by most Gulf Arab states.

Until very recently, Washington stood alone as the go-to destination for such leaders. Right now, American power in the region is perceptibly in retreat — testimony to the success of Russia’s military intervention in Syria, which shored up President Bashar al-Assad after years of U.S. insistence that he must go.

“It changed the reality, the balance of power on the ground,” said Dennis Ross, who was America’s chief Mideast peace negotiator and advised several presidents from George H. W. Bush to Barack Obama. “Putin has succeeded in making Russia a factor in the Middle East. That’s why you see a constant stream of Middle Eastern visitors going to Moscow.”

Success brings its own problems. As conflicting demands pile up, it’s not easy to send all those visitors home satisfied. “The more you try to adopt a position of dealing with all sides, the more you find that it’s hard to play that game,’’ Ross said.

Moscow was a major power in the Middle East during the Cold War, arming Arab states against Israel. Its influence collapsed along with communism. When the U.S. invaded Iraq to topple Saddam Hussein, Russia was a bystander, unable to do more than protest.

The tables began to turn in 2013, when the U.S. under Obama decided not to attack Assad. Two years later, Putin sent troops and planes to defend him.

Getting Results

For the most part, America’s local allies were firmly in the Assad-must-go camp. They were disillusioned when U.S. military might wasn’t deployed to force him out.

Russia’s clout in the region has grown “because Obama allowed it to,’’ said Khaled Batarfi, a professor at Alfaisal University’s branch in Jeddah, Saudi Arabia. “Unfortunately he withdrew to a great extent from the Middle East.’’

That view is widespread. It was bluntly expressed last month by Turkish President Recep Tayyip Erdogan, who spent years urging American action against Assad. Talks with the U.S. “couldn’t get any results,’’ he said.

Turkey has now joined Russia and Iran in a plan to de-escalate the conflict. It’s “achieving a result,’’ Erdogan said. Two years ago, tensions between Putin and Erdogan had threatened to boil over, after the Turkish military shot down a Russian jet on the Syrian border. Last Friday, the Russian president flew to Ankara for dinner with his Turkish counterpart and “friend,’’ who’s agreed to buy Russian S-400 air defense missile systems, riling fellow NATO members.

‘Here’s the King’

Meanwhile the Saudis, who had financed rebels fighting against Assad, are cooperating with Russia in coaxing the opposition to unite for peace talks – which will likely cement the Syrian leader in power.

America’s Middle East allies mostly welcomed the change of U.S. president, and Donald Trump’s tough talk about challenging Iran. So far, though, he’s stuck close to his predecessor’s policy in Syria, concentrating on fighting Islamic State not Assad.

So, as the goal of regime-change in Syria recedes, priorities have shifted. The Saudis and other Arab Gulf powers are urging Russia to reduce Iran’s role in Syria, where Hezbollah and other Shiite militias supported by Tehran have provided shock troops for Assad’s offensive.

“Russia is better off not to be on one side of it. That’s the key message,’’ said Abdulkhaleq Abdulla, a U.A.E.-based political analyst. “Here is the king, representing Arab Gulf countries, representing a lot of geopolitical weight, coming to Russia. And Russia has to take that into consideration.’’

But Putin won’t shift his stance on Iran to accommodate Saudi wishes, according to a person close to the Kremlin.

Israel’s Prime Minister Benjamin Netanyahu, who has visited Russia four times in the past 18 months, has also found it hard to sway the Russian leader.

In August, Netanyahu told Putin that Iran’s growing foothold in Syria is “unacceptable.’’ In September he told CNN that the Iranians are trying to “colonize’’ Syria with the aim of “destroying us and conquering the Middle East.’’

Russia, though, refused his demand for a buffer zone inside Syria that would keep the forces of Iran and Hezbollah at least 60 kilometers (37 miles) from the Israeli border, a person familiar with the matter in Moscow said. Instead, Russia offered a 5-kilometer exclusion zone, the person said.

Russia also rejected a U.S. demand to make the Euphrates river a dividing line between Syrian government troops and U.S.-supported forces in eastern Syria. This has led to a race to capture territory from retreating Islamic State fighters in a strategic and oil-rich border region.

Yet Russia has succeeded in keeping open channels of communication to all sides, from Iran to Saudi Arabia and the Palestinian radical Islamist group Hamas to Israel, said Ayham Kamel, Middle East and North Africa director at Eurasia Group.

While Russia didn’t give way on the buffer zone, it has a tacit understanding that permits Israel to carry out airstrikes against Hezbollah in Syria, said Andrey Kortunov, director general of the Russian International Affairs Council, a research group set up by the Kremlin.

It’s been mediating, along with Egypt, to end the decade-old inter-Palestinian rift between Fatah in the West Bank and Hamas in Gaza. Putin invited rival Libyan factions to Moscow, after a series of peace efforts by other countries came to nothing. Russia has become a leading investor in oil-rich Iraqi Kurdistan, and was one of the few world powers to refrain from condemning its recent vote on independence.

In economic terms, the contest for influence looks like an unequal one – America’s GDP is 13 times Russia’s. That’s not always the decisive factor, said Alexander Zotov, Moscow’s ambassador to Syria from 1989 to 1994.

“Sometimes you have two boxers coming out to the ring, one is huge with bulging muscles and the other is smaller but nimble, and has a better technique,’’ he said.

Russia’s rise came as U.S. policy makers grew preoccupied with Asia, and the American public tired of Middle East wars – something both Obama and Trump acknowledged.

“Washington remains the indispensable power in the region,’’ said Eurasia’s Kamel. But its commitment to traditional alliances is weakening, he said, and that’s encouraged regional leaders to hedge their bets. “The Kremlin is on everyone’s mind.’’

Pubblicato in: Medio Oriente, Persona Umana

Egitto. Arrestati sette attivisti lgbt.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-26.

Egitto-Abu-Simbel

«In Egitto i diritti LGBT non sono ufficialmente riconosciuti né dal partito politico al potere né dai movimenti di opposizione né tanto meno dall’opinione pubblica in generale: omosessualità e travestitismo sono fortemente stigmatizzate all’interno della società. A partire dal XXI secolo il governo ha iniziato a utilizzare sempre più leggi volte a proteggere i valori islamici tradizionali, quindi a favore della “moralità pubblica” e contro l’omosessualità maschile.

La discriminazione e le molestie sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere non sono trattate né all’interno della Costituzione né tra le leggi emanate. Anche se non specificamente fuorilegge, ai sensi delle “leggi sulla moralità” può essere comminata una pena che giunge fino ai 17 anni di carcere, con o senza lavori forzati e penali.» [Fonte]

*

Leggi e costumanze egiziane sono, o dovrebbero, essere note.

Inoltre, vi sono anche molti precedenti in materia.

«Undici giovani, ritenuti omosessuali, sono stati condannati da un tribunale correzionale de Il Cairo a pene dai tre ai dodici anni di reclusione con l’accusa di incitazione alla depravazione e propagazione del vizio nella società.» [Fonte]

*

Chi in Germania scendesse in piazza con cartelloni tipo

«l’omosessualità è un turpe vizio contro natura»

oppure

«omosessualità come fatto penalmente perseguibile»

sarebbe arrestato, processato in direttissima, e condannato con pene severe.

*

Ci si domanda quindi:

“Perché stupirsi se la polizia egiziana applica le leggi egiziane”?

Dovrebbe forse applicare quelle inglesi oppure quelle tedesche?

Se è il voto popolare a legittimare il governo, per quali motivo allora le leggi da esso promulgate non dovrebbero essere considerate espressione democratica della volontà popolare?

*

Nota.

Solidarity With Egypt Lgbtq?

Vogliono avere voce in capitolo?

Benissimo.

Si presentino alle elezioni, le vincano e cambino le leggi.

In democrazia le leggi devono essere rispettate, come quotidianamente ci ricorda la Bundeskanzlerin Frau Merkel, “the principles of the rule of law”. Quindi gli egiziani applichino le loro leggi.


Bbc. 2017-09-26. Seven arrested in Egypt after raising rainbow flag at concert

Egyptian police have arrested seven people after they were allegedly seen raising rainbow flags at a concert in Cairo last week, security sources say.

*

The seven were reportedly detained on Monday for “promoting sexual deviancy”, but have not yet been formally charged.

Prosecutors opened an investigation after images from the concert by the Lebanese band Mashrou’ Leila – whose lead singer is openly gay – went viral.

Homosexuality is not explicitly criminalised under Egyptian law.

But the authorities routinely arrest people suspected of engaging in consensual homosexual conduct on charges of “debauchery”, “immorality” or “blasphemy”.

The advocacy group, Solidarity With Egypt LGBTQ+, said late last year that it had recorded 114 criminal investigations involving 274 lesbian, gay, bisexual and transgender individuals since 2013.

The raising of the rainbow flag was a rare public show of support for the LGBT community in the conservative Muslim country.

Late on Monday, the state news agency reported that Public Prosecutor Nabil Sadek had ordered an investigation by the State Security Prosecution after images posted on social media were condemned by several politicians and media figures.

The deputy head of the Egyptian Musicians Syndicate, Reda Ragab, meanwhile said it would be taking steps to stop Mashrou’ Leila performing again in the country.

“We are a religious, conservative society, an identity we need to preserve,” he told the Daily News Egypt website.

“This is a scandal against our traditions and far from serious and meaningful art.”

The Egyptian feminist and writer Mona Eltahawy condemned the actions of both the authorities and the musicians syndicate.

“It is utterly ridiculous to arrest anyone for waving a flag. It is utterly ridiculous to arrest anyone for their sexuality as #Egypt does,” she wrote on Twitter.

Mashrou’ Leila has twice been banned from performing in Jordan. On Saturday, it said the Cairo concert “was one of the best shows we’ve ever played”.

“Was an honour to play to such a wonderful crowd! So much love!”

Pubblicato in: Giustizia, Medio Oriente

Egitto. Mursi condannato per spionaggio. Il problema della democrazia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-21.

Egypt 005

«An Egyptian court on Saturday sentenced ousted president Mohammed Mursi of the Muslim Brotherhood to 25 years in prison in a final ruling over a case accusing him of spying for Qatar»

*

«Mursi, democratically elected after Egypt’s 2011 revolution, was overthrown in mid-2013 by then-general Abdel Fattah al-Sisi, now the president, following mass protests against his rule. He was immediately arrested»

*

«Egypt’s Court of Cassation reduced Mursi’s sentence in the Qatar case to 25 years in its final ruling, from an original 40 years»

* * * * * * * *

Il problema posto trascende però quanto successo in Egitto.

Cerchiamo di esporlo con ordine, pur nella ristrettezza degli spazi di un articolo internet.

«Mohamed Morsi born 8 August 1951 is an Egyptian politician who served as the fifth President of Egypt, from 30 June 2012 to 3 July 2013, when General Abdel Fattah el-Sisi removed Morsi from office in the 2013 Egyptian coup d’état after the June 2013 Egyptian protests.

As president, Morsi issued a temporary constitutional declaration in late November that in effect granted him unlimited powers and the power to legislate without judicial oversight or review of his acts. The new constitution that was then hastily drawn up by the Islamist-dominated constitutional assembly, presented to the president, and scheduled for a referendum, before the Supreme Constitutional Court could rule on the constitutionality of the assembly, was described by independent press agencies not aligned with the regime as an “Islamist coup”. These issues, along with complaints of prosecutions of journalists and attacks on nonviolent demonstrators, led to the 2012 Egyptian protests. As part of a compromise, Morsi rescinded the decrees. In the referendum he held on the new constitution it was approved by approximately two thirds of voters. ….

He was unseated on 3 July by a military coup council ….

The Muslim Brotherhood protested against the military coup, but the pro-Morsi protests were crushed in the August 2013 Rabaa massacre in which at least 817 civilians were killed » [Fonte]

Ricapitoliamo i punti di interesse:

– Mr Mursi era stato eletto a suffragio universale alla Presidenza dell’Egitto;

– La nuova costituzione che aveva promulgato era stata approvata con un referendum popolare da circa i due terzi degli elettori.

– Questa costituzione “granted him unlimited powers and the power to legislate without judicial oversight or review of his acts ….  was then hastily drawn up by the Islamist-dominated constitutional assembly, presented to the president, and scheduled for a referendum, before the Supreme Constitutional Court could rule on the constitutionality of the assembly”.

– Rimosso e sottoposto a processo, è stato trovato colpevole di intelligenza con una potenza estera.

* * *

Si dovrebbe prendere atto di almeno quattro eventi:

  1. Mr Mursi era stato eletto dal popolo sovrano a suffragio universale;

  2. La nuova costituzione era stata approvata in sede referendaria dai due terzi dei votanti;

  3. La nuova costituzione legalizzava al presidente un potere non controbilanciato dagli altri poteri dello stato;

  4. La sua destituzione fu attuata con un pronunciamento anche sanguinoso, ritenuto essere “democratico” perché si opponeva ad una costituzione ritenuta non essere tale.

* * *

Il nodo centrale è cosa si intenda, come si definisca, il termine abusato di “democrazia“.

Treccani fornisce questa definizione:

«Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico.»

Come tutte le definizioni in materia, anche questa risente dei concetti meta-giuridici ispiratori. In questa sede sarebbe sufficiente notare come la “partecipazione” sia un mezzo e non un fine. Cerchiamo di spiegarci meglio: Hitler entrò nel Bundestag a seguito di elezioni a suffragio universale, in cui tutti i cittadini erano pienamente eguali nell’esercizio del potere di voto. Ma ben difficilmente ciò che ne seguì potrebbe essere definito “democratico“. Sono i principi meta-giuridici che identificano il fine, indipendentemente dai mezzi usati per conseguirlo.

Di certo possiamo notare come questa definizione disgiunga il concetto di democrazia da quello di suffragio universale. Le grandi democrazie dell’ottocento fecero cose mirabili, quali la industrializzazione delle nazioni, la costruzione delle reti ferroviarie, l’erezione di argini ai fiumi, ed infine introdussero capillarmente l’energia elettrica: investimenti colossali di pubblico beneficio, eppure a quei tempi il voto era censuale. Forse il “pubblico beneficio” meglio avrebbe indicato il significato di democrazia, anche se la defizione dovrebbe essere ulteriormente chiarita.

Difficile quindi dare un giudizio sereno sulla costituzione varata da Mr Mursi. Non è infatti dogma di fede che potere legislativo, esecutivo e giudiziario debbano per forza di cosa essere indipendenti, sempre poi che lo possano essere. Anzi, quasi di norma, l’apparente indipendenza serve solo come scudo protettivo alla sudditanza sostanziale del potere giudiziario a quello politico, come è accaduto sotto l’Amministrazione Obama. In una nazione come gli Stati Uniti le alte cariche della giustizia sono a nomina presidenziale dietro parere favorevole del senato: la nomina è quindi politica, eppure ben difficilmente si potrebbe dire che gli Stati Uniti non siano una nazione democratica. In Germania i giudici sono di nomina governativa, tanto per rinfrescarci la memoria.

Problemi di vasta portata, sui quali sarebbe ben necessario un approfondimento più oggettivo il possibile.

Così come sarebbe altrettanto necessario un ripensamento globale sui concetti metagiuridici che improntano le giurisprudenze e le legislazioni. Il pluralismo etico genera mostri.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, si dovrebbe anche ponderare il diritto usualmente riconosciuto al popolo di rivoltarsi contro gli abusi, anche con la forza.

Ripetiamo, problemi non da poco, ma da valutarsi con cura.

In conclusione: è impossibile dare una definizione soddisfacente di democrazia senza prima aver chiaramente stabilito un contesto metagiuridico oggettivo, non soggettivo. Di certo, se questo è ritenuto essere variabile e mutevole, il termine “democrazia” può assumere qualsiasi significato gli si voglia dare.


Reuters. 2017-09-17. Egypt court sentences Mursi to 25 years in Qatar spy case

CAIRO (Reuters) – An Egyptian court on Saturday sentenced ousted president Mohammed Mursi of the Muslim Brotherhood to 25 years in prison in a final ruling over a case accusing him of spying for Qatar, judicial sources said.

Mursi, democratically elected after Egypt’s 2011 revolution, was overthrown in mid-2013 by then-general Abdel Fattah al-Sisi, now the president, following mass protests against his rule. He was immediately arrested.

Egypt’s Court of Cassation reduced Mursi’s sentence in the Qatar case to 25 years in its final ruling, from an original 40 years.

Mursi is already serving a 20-year sentence after being convicted for the killing of protesters during demonstrations in 2012.

Since toppling Mursi, Sisi has clamped down on dissent. Mass trials have been held for thousands of Muslim Brotherhood supporters, and hundreds have received death sentences or lengthy prison terms.

In 2014, Egypt charged Mursi and nine others with endangering national security by leaking state secrets and sensitive documents to Qatar. Egypt’s relations with Doha were already troubled by Qatar’s backing of Mursi.

Egypt is one of four Arab nations in a Saudi-led bloc that cut relations with the Gulf state on June 5, accusing it of backing militant groups and cooperating with their arch-foe Iran, allegations Doha denies.