Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Ikea. Grazie a Zingaretti e Di Maio non apre più megastore in Italia. Chaos e burocrazia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-07.

Gabellieri__002__

Non ha senso cercare di aprire dei megastore in Italia, assumendo migliaia di dipendenti, per poi essere costretti a fuggirne perseguitati dal chaos e dalla burocrazia.

Tanto vale non aprire neppure.

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«Ikea rivede i piani in Italia e rinuncia all’apertura di due megastore da 35-40 mila metri ad Arese e Verona»

«La crisi dei consumi e la stagnazione»

«Ma anche il timore che si arrivi a provvedimenti restrittivi come la chiusura domenicale di supermercati e centri commerciali»

«Così Ikea rivede i piani in Italia e rinuncia all’apertura di due megastore da 35-40 mila metri ad Arese e Verona»

«Nei progetti che Ikea ha cancellato, è coinvolto il Gruppo Finiper guidato da Marco Brunelli, c’è la “blu box” di Ikea che doveva sorgere in seno al perimetro de “Il Centro” ad Arese, nell’hinterland di Milano. L’altra doveva sorgere a Verona presso il centro commerciale «Le corti venete».»

«La conferma è arrivata ieri dallo stesso Brunelli, a margine della presentazione del superstore «Il Maestoso» a Monza: «abbiamo dovuto restituire a Ikea i soldi che avevano già pagato per una parte del terreno» ha spiegato. In altre parole il progetto del colosso svedese ad Arese non si farà»

«Tra le motivazioni ipotizzate da Marco Brunelli c’è soprattutto il clima d’incertezza innescato dalla politica che in più occasioni ha ventilato la possibilità della chiusura domenicale per gli esercizi commerciali»

«Quelle stesse motivazioni che hanno determinato la cancellazione dello Skydome, un mega progetto di Finiper da oltre 300 milioni di euro che doveva sorgere proprio accanto al Centro di Arese: un edificio con all’interno tre piste da sci, un albergo a 4 stelle, un ristorante e negozi specializzati in sport invernali»

«Per quanto riguarda la rinuncia allo store Ikea di Verona, hanno pesato anche i ritardi e i rinvii dell’amministrazione locale nell’individuazione dell’area, oltre agli adempimenti burocratici e amministrativi»

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Riassumiamo.

Progetti che avrebbero generato migliaia di posti di lavoro, tra quelli diretti e quelli dell’indotto, non sono andati in porto per questi motivi:

– hanno pesato anche i ritardi e i rinvii dell’amministrazione locale nell’individuazione dell’area;

– oltre agli adempimenti burocratici e amministrativi;

– provvedimenti restrittivi come la chiusura domenicale di supermercati e centri commerciali.

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Mr Zingaretti e Mr Di Maio stanno eiaculando dalla gioia. Le odiate multinazionale non solo se ne fuggono a gambe levate, ma nemmeno si sognano di aprire qualcosa in Itala.

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Sole 24 Ore. 2019-12-01. Caos chiusure e burocrazia, Ikea rinuncia a Verona e Arese

Ikea rivede i piani in Italia e rinuncia all’apertura di due megastore da 35-40 mila metri ad Arese e Verona.

La crisi dei consumi e la stagnazione. Ma anche il timore che si arrivi a provvedimenti restrittivi come la chiusura domenicale di supermercati e centri commerciali. Così Ikea rivede i piani in Italia e rinuncia all’apertura di due megastore da 35-40 mila metri ad Arese e Verona. Nulla cambia, invece, per i grandi store esistenti. Al contempo, la multinazionale svedese punta a sviluppare sempre più negozi smart, all’interno delle città e di dimensioni nettamente inferiori. 

Nei progetti che Ikea ha cancellato, è coinvolto il Gruppo Finiper guidato da Marco Brunelli, c’è la “blu box” di Ikea che doveva sorgere in seno al perimetro de “Il Centro” ad Arese, nell’hinterland di Milano. L’altra doveva sorgere a Verona presso il centro commerciale «Le corti venete».

La conferma è arrivata ieri dallo stesso Brunelli, a margine della presentazione del superstore «Il Maestoso» a Monza: «abbiamo dovuto restituire a Ikea i soldi che avevano già pagato per una parte del terreno» ha spiegato. In altre parole il progetto del colosso svedese ad Arese non si farà.

Tra le motivazioni ipotizzate da Marco Brunelli c’è soprattutto il clima d’incertezza innescato dalla politica che in più occasioni ha ventilato la possibilità della chiusura domenicale per gli esercizi commerciali. Quelle stesse motivazioni che hanno determinato la cancellazione dello Skydome, un mega progetto di Finiper da oltre 300 milioni di euro che doveva sorgere proprio accanto al Centro di Arese: un edificio con all’interno tre piste da sci, un albergo a 4 stelle, un ristorante e negozi specializzati in sport invernali. «Lo Skydome si doveva fare. Sono riusciti a fare scappare gli olandesi (Finiper aveva una partnership con una società olandese che possiede le tecnologie per la produzione della neve artificiale e la gestione dei macchinari per il freddo ndr) che hanno detto che in Italia non ci metteranno più piede» rimarca il patron e presidente di Finiper.

Per quanto riguarda la rinuncia allo store Ikea di Verona, hanno pesato anche i ritardi e i rinvii dell’amministrazione locale nell’individuazione dell’area, oltre agli adempimenti burocratici e amministrativi. Ikea preferisce non commentare queste decisioni.

Intanto, per intercettare le nuove modalità di acquisto dei clienti, Ikea sta sperimentando diversi nuovi format più accessibili, perché all’interno del tessuto metropolitano, e sostenibili. Roma e Milano sono le due città italiane coinvolte in questi test. Nella capitale quest’anno sono stati aperti un pop up store dedicato alle cucine oltre a un negozio di 800 metri in cui i consulenti aiutano ad arredare gli ambienti. Questo format dovrebbe arrivare il prossimo anno anche a Milano. Un altro concept store Ikea che potrebbe essere replicato anche in Italia è quello di La Madeleine, nel cuore di Parigi, che si sviluppa su una superficie di circa 5.400 metri quadri, con quattro universi e una trentina di aree a tema. Tutti i prodotti possono essere visti direttamente o con l’aiuto di tecnologie digitali e, tra le altre cose, si possono acquistare i piccoli mobili. Un modello che sposa una strategia multicanale.

Pubblicato in: Brasile, Cina, Commercio

Cina e Brasile. Interscambio commerciale salito a 110 miliardi Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-25.

Brasile 001

L’Unione Europea stenta ad accettare il rapporto con il Mercosur, nonostante sia in essere un accordo commerciale. Ufficialmente perché il Brasile starebbe riducendo la foresta amazzonica, nei fatti perché il suo settore alimentare riesce a produrre a prezzi di circa un quarto di quelli europei. Specialmente la Francia sta avversando questo trattato, cercando in ogni modo e maniera di boicottarlo: il Brasile non rispetterebbe i diritti umani.

Ma l’Unione Europea non estingue il mondo economicamente attivo. Proprio per nulla.

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«China granted export licenses to 25 Brazilian meatpacking plants, Brazil’s Agriculture Ministry said on Monday, allowing the country’s fast-growing protein industry to feed more people in the Asian nation where disease has hurt local supply»

«The news drove up the stocks of licensed-plant owners BRF SA , Minerva SA and Marfrig Global Foods SA»

«Brazil’s Agriculture Ministry said the plants – including 17 for beef exports, six for chicken, and one each for pork and donkey meat – “can already export immediately.”»

«China is Brazil’s largest export market for beef, chicken and pork, with demand surging since last year as an African swine fever outbreak has decimated China’s pig herds»

«Brazilian pork exports to China soared 48% in the first eight months of the year, according to Brazil government statistics, while beef exports to China are up 17% and chicken exports rose soared 37%»

«The expanded opportunity in China comes as Brazil’s meatpackers face tougher scrutiny from markets such as Europe over how a boom in cattle ranching has contributed to deforestation and fires in the Amazon rainforest and other sensitive habitats»

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I risultati sono stati quasi immediati.

«Two-way trade between Brazil and China this year is expected to reach $105 billion to $110 billion»

«Last year, two-way trade between the countries totaled $98.7 billion»

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L’Unione Europea liberal sta perdendo visibilmente mercato su mercato.

Si sta comportando come se un secolo fosse passato invano: la sua forza culturale, politica ed economica sta calando giorno dopo giorno, ed infatti l’eurozona è in recessione. I settori che abbandona sono immediatamente occupati dalla concorrenza, senza colpo ferire. Non è più in grado di condizionare alcunché.

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Reuters. 2019-11-23. Brazil-China 2019 trade expected to surpass $105 billion: official

Two-way trade between Brazil and China this year is expected to reach $105 billion to $110 billion,Marcos Troyjo, foreign trade secretary at the Brazilian Economy Ministry, said on Thursday.

Last year, two-way trade between the countries totaled $98.7 billion, according to Brazilian government statistics.

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Cnbc. 2019-09-09. China clears 25 Brazil meat plants for export, lifting shares

BRASILIA/SAO PAULO, Sept 9 (Reuters) – China granted export licenses to 25 Brazilian meatpacking plants, Brazil’s Agriculture Ministry said on Monday, allowing the country’s fast-growing protein industry to feed more people in the Asian nation where disease has hurt local supply.

The news drove up the stocks of licensed-plant owners BRF SA , Minerva SA and Marfrig Global Foods SA .

Brazil’s Agriculture Ministry said the plants – including 17 for beef exports, six for chicken, and one each for pork and donkey meat – “can already export immediately.”

China is Brazil’s largest export market for beef, chicken and pork, with demand surging since last year as an African swine fever outbreak has decimated China’s pig herds.

Brazilian pork exports to China soared 48% in the first eight months of the year, according to Brazil government statistics, while beef exports to China are up 17% and chicken exports rose soared 37%.

Orlando Ribeiro, trade and foreign relations secretary at Brazil’s agriculture ministry, said at an event in Sao Paulo that the government would welcome additional plant approvals, suggesting the country might be able to streamline the evaluation process by “pre-listing” some meatpacking plants, a move that requires Beijing’s approval.

Under that system, the Brazilian government would create and audit a list of potential suppliers to China who could be preapproved if they meet that country’s sanitary and quality requirements, he said.

The expanded opportunity in China comes as Brazil’s meatpackers face tougher scrutiny from markets such as Europe over how a boom in cattle ranching has contributed to deforestation and fires in the Amazon rainforest and other sensitive habitats.

Brazil’s biggest meatpackers say they monitor their supply chains to avoid buying cattle from illegally deforested land.

Brazil meatpackers Minerva and Marfrig said in separate securities filings that they each have two plants authorized to export beef to China.

In a list released by the ministry, a BRF plant in Mato Grosso was authorized to export chicken and pork to China.

Minerva said its two newly authorized plants have a combined capacity of 3,500 head of cattle per day.

Marfrig’s two plants are the Tangara de Serra and Varzea Grande units in the state of Mato Grosso.

Marfrig shares closed 3.9% higher on Monday, while Minerva shares closed up 5.6%.

BRF’s shares rose 3% before paring gains to settle up 1.5%. All far outperformed the broader Bovespa index, which closed 0.24% higher. (Reporting by Jamie McGeever and Jake Spring in Brasilia and Ana Mano in Sao Paulo Editing by Richard Chang and Matthew Lewis)

Pubblicato in: Commercio, Economia e Produzione Industriale, Senza categoria

Singapore. Esportazioni non-petrolifere -8.10% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-20.

2019-10-17__Singapore__Esportazioni 001

Avevamo già riportato il netto e duraturo calo della produzione industriale di Singapore.

Singapore. Produzione industriale -8% anno su anno.

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Il 17 ottobre il Singapore Department Of Statistics ha pubblicato il dato sulle esportazioni non petrolifere: -8.10%.

Esportazioni che sono in calo significativo da dodici mesi.

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Il sistema mondiale economico è entrato in una severa recessione, e la guerra commerciale non preannuncia proprio nulla di buono.

Pubblicato in: Commercio, Geopolitica Asiatica

Indonesia. Esportazioni -5.74% yoy. Dodicesimo mese consecutivo di calo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-16.

2019-10-15__Indomesia

L’Indonesia risente in modo severo della crisi mondiale dei commerci.

Indonesia. Bloccato l’export del nickel estrattivo.

«Nel 2001 l’Indonesia aveva un pil di 174.507 miliardi Usd ed un pil procapite di 834 Usd. 

A fine 2018 il pil era salito a 1,022.450 miliardi ed il pil procapite si attestava a 3,871 Usd.»

«Indonesia is the largest nickel ore producer in the world, followed by the Philippines.»

«Indonesia has brought forward a nickel ore export ban by two years and will stop delivering low-grade ore from January 2020.»

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Statistics Indonesia annuncia il 15 ottobre che le esportazioni sono variate del -5.74%, anno su anno (yoy).

Questo dato porta a dodici i mesi consecutivi di contrazione delle esportazioni.

Pubblicato in: Cina, Commercio

Cina e-commerce. Il gigante è nascosto, ma che c’è.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-15.

2019-10-08__ China e-commerce

Per uno sparuto manipolo si potrebbe anche concedere la buona fede, ma per tutti gli altri è solo espressione di accecante superbia, che tutto vorrebbe ridurre alla propria volontà egemone.

In Occidente si evidenzia un culto reverenziale a Facebook, Google ed Amazon, quasi fossero la quintessenza della democrazia. Poi, che Facebook eserciti una censura degna del Kgb non se ne parla, né si ama parlar del fatto che Google riporti nelle prime schermate dei risultati della ricerca solo topic strettamente ortodossi all’ideologia liberal.

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Ma la Cina si è dotata di servizi analoghi.

Baidu è il programma di ricerca più usato. Ha uno share di mercato del 76.7% contro il 3.2% di Google. Non è censurato.

«WeChat  is a Chinese multi-purpose messaging, social media and mobile payment app developed by Tencent. It was first released in 2011, and became one of the world’s largest standalone mobile apps in 2018, with over 1 billion monthly active users.» Ha 1,112 milioni di utilizzatori, contro i 2.9 di Facebook.

Per quanto riguarda l’e-commerce, TMall addensa il 61.8% del mercato, contro lo 0.5% di Amazon.

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Questi numeri dovrebbero dar da pensare.

Nulla vieterebbe infatti che queste applicazioni uscissero anche in versioni con lingue straniere, magari tutte tranne l’inglese. Sarebbe la lotta dei giganti contro i nani.

Nota.

Gli occidentali sia complimentano tra di loro, dicendosi l’un l’altro che sono il meglio dell’universo. La superbia gioca brutti scherzi: il primo, e peggiore di tutti, impedisce di vedere la realtà per quella che è.

«Chinese players are miles ahead of their competitors from the U.S. in the fields of search, social media and e-commerce on their home turf.»

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China’s Parallel Online Universe

When people in the Americas, in Europe or many other parts of the world go online, they mostly use the same services and platforms. U.S. companies such as Google, Facebook and Amazon are so dominant in their respective fields, that most people consider them global market leaders.

There is one major market however, where the internet looks entirely different and hardly anyone uses the services that are ubiquitous in the Western world, and that is China. Favored in part by the Chinese governments’ censorship practices and in part by cultural differences, a parallel online universe exists behind what is often playfully referred to as the “Great Firewall”.

Taking a look at some of the companies that dominate the Chinese internet economy and comparing them to their counterparts from Silicon Valley and other parts of the United States lets these internet giants appear in a different light. Chinese players are miles ahead of their competitors from the U.S. in the fields of search, social media and e-commerce on their home turf.

Pubblicato in: Banche Centrali, Cina, Commercio, Russia

Rosneft. Da settembre le transazioni saranno fatte in euro, non più in dollari.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-12.

Kremlino 002

C’era stato un primo, timido annuncio il 21 agosto.

Russia’s Rosneft to switch to euros in oil products tenders – traders

«Russia’s Rosneft, one of the world’s top oil producers and exporters, has notified customers that future tender contracts for oil products will be denominated in euros not dollars as early as this year, five trading sources told Reuters.

The move is likely to be seen as an attempt to offset any potential negative impact of U.S. sanctions on Russia.

Rosneft, which accounts for over 40% of Russia’s oil output, sells the bulk of its oil products for export at annual tenders as well as at a number of spot or short-term tenders.»

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Russia’s Rosneft seeks euros for all new export deals -documents

«Russia’s Rosneft has set the euro as the default currency for all its new export contracts including for crude oil, oil products, petrochemicals and liquefied petroleum gas, tender documents showed.

The switch from U.S. dollars, which happened in September according to the tender documents published on Rosneft’s website, is set to reduce the state-controlled firm’s vulnerability to potential fresh U.S. sanctions.

Washington has threatened to impose sanctions on Rosneft over its operations in Venezuela, a move which Rosneft says would be illegal.

Rosneft did not immediately reply to a Reuters request for comment. Rosneft is Russia’s top oil exporter, shipping abroad about 120 million tonnes of oil a year, or 2.4 million barrels per day.

“Rosneft has recently adjusted all the new contracts for export supplies to euros. We’ve been notified,” a trader at a company regularly buying from Rosneft told Reuters.

Reuters previously reported that Rosneft has turned to euros in its oil products sales.

According to three traders, Rosneft has named the euro as the default currency in all new contracts for its export sales starting from September.

As benchmark oil prices are quoted in dollars, Rosneft asks buyers to use the euro/dollar exchange rate published by Bloomberg one day prior to the set payment day, according to tender documents.

“Rosneft used to have the euro as one of the options, but since last month it’s the main option. We’ve been notified, but still it’s a visible change,” one of the traders said.»

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«La de-dollarizzazione prosegue in Russia, che prende le distanze dalla valuta americana anche negli scambi commerciali e nei mercati dell’energia, dominati dal biglietto verde»

«E intanto Mosca e Teheran passano a un sistema alternativo a Swift per i trasferimenti interbancari …. Come già avviene tra diverse banche russe e cinesi»

«Rosneft copre più del 40% del petrolio estratto in Russia; ne esporta ogni anno circa 120 milioni di tonnellate, pari a 2,4 milioni di barili al giorno»

«mentre le nuove restrizioni decise in agosto in seguito al caso Skripal toccano per la prima volta le emissioni di debito sovrano russo, a cui le banche americane non possono partecipare.»

«In parallelo, le banche russe si spostano su sistemi di pagamenti alternativi, e il governo incoraggia le aziende ad accettare pagamenti in altre valute»

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Una sola considerazione.

International Monetary Fund World Economic Outlook (October – 2017)

Le proiezioni al 2022 danno la Cina ad un pil ppa di 34,465 (20.54%) miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505 (14.01%), e l’India di 15,262 (9.10%) Usd. Seguono Giappone con 6,163 (3.67%),  Germania (4.932%), Regno Unito 3,456 (2.06%), Francia 3,427 (2.04%), Italia 2,677 (1.60%). Russia 4.771 (2.84%) e Brasile 3,915 (2.33%).

I paesi del G7 produrranno 46,293 (27.59%) mld Usd del pil mondiale, mentre i paesi del Brics renderanno conto di 59,331 mld Usd (35.36%).

Gli Stati Uniti valgono il 14.01% dell’economia mondiale ed i paesi del G7 il 27.06%.

Troppo poco per pretendere di continuare a governare il mondo.

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Rosneft passa all’euro: non è più il dollaro la valuta di riferimento

La de-dollarizzazione prosegue in Russia, che prende le distanze dalla valuta americana anche negli scambi commerciali e nei mercati dell’energia, dominati dal biglietto verde. E intanto Mosca e Teheran passano a un sistema alternativo a Swift per i trasferimenti interbancari.

Si accettano solo euro. La Russia ha compiuto un altro importante passo sul fronte della de-dollarizzazione, prendendo le distanze dal biglietto verde per mettersi il più possibile al riparo dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, presenti e future. E se finora lo ha fatto soprattutto per mano della Banca centrale russa, che nel 2018 ha ridotto le proprie riserve in dollari da circa la metà del totale al 22%, convertendole in yuan, euro o yen (oltre che in oro), il passaggio ad altre valute sta lentamente progredendo anche negli scambi commerciali. E anche sui mercati del petrolio, tradizionalmente radicati sull’uso del dollaro.

Lo scrive l’agenzia Reuters: Rosneft, una delle principali compagnie petrolifere al mondo e primo esportatore russo, ha scelto l’euro come valuta di riferimento in tutti i nuovi contratti di esportazione, a partire da settembre. Una svolta che riguarda greggio e derivati, prodotti petrolchimici, gas liquefatto. Reuters fa riferimento ai documenti per i tender (attraverso cui passa la maggior parte dell’export) pubblicati sul sito della compagnia russa. E in cui si chiede ai clienti di far riferimento al tasso di cambio euro/dollaro del giorno precedente al pagamento, dal momento che i prezzi del petrolio sono fissati in dollari.

Rosneft, controllata dallo Stato, non ha rilasciato commenti; ma una delle fonti citate da Reuters, trader in una compagnia che acquista regolarmente da Rosneft, ha confermato di avere avuto notifica del passaggio ai nuovi contratti. Come peraltro la stessa Reuters aveva riferito il 21 agosto scorso, in riferimento però solo ai contratti di esportazione dei prodotti petroliferi. Stando alle fonti dell’agenzia, l’euro diventerà invece la valuta di default per tutti i contratti: se fino a oggi era stata una delle opzioni possibili, ora è l’opzione principale.

Rosneft copre più del 40% del petrolio estratto in Russia; ne esporta ogni anno circa 120 milioni di tonnellate, pari a 2,4 milioni di barili al giorno.

Il processo di de-dollarizzazione dell’economia procede lentamente man mano che la Russia, a partire dal 2014, entra sempre più nel mirino delle sanzioni decise dal Tesoro americano: quelle che potrebbero aggiungersi ora per Rosneft riguardano le attività della compagnia di Igor Sechin in Venezuela, mentre le nuove restrizioni decise in agosto in seguito al caso Skripal toccano per la prima volta le emissioni di debito sovrano russo, a cui le banche americane non possono partecipare. In parallelo, le banche russe si spostano su sistemi di pagamenti alternativi, e il governo incoraggia le aziende ad accettare pagamenti in altre valute. L’ultimo annuncio riguarda l’Iran: il 17 settembre scorso il governatore della Banca centrale iraniana ha dichiarato che per le transazioni interbancarie Mosca e Teheran inizieranno a utilizzare un sistema alternativo a Swift. Come già avviene tra diverse banche russe e cinesi.

Pubblicato in: Commercio, Putin, Russia

Russia. Putin inizia a fare sul serio. Con successo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-06.

Russo-Baltique Vodka

Russo-Baltique Vodka.


Questa era una operazione mai riuscita in Russia, a partire dai decreti mai attuati di Alessandro I Pavlovič zar di Russia.

«Russian alcohol consumption decreased by 43% from 2003 to 2016»

«It attributed the decline to a series of alcohol-control measures implemented by the state, and a push towards healthy lifestyles»

«the drop in alcohol consumption was linked to a significant rise in life expectancy»

«Alcohol consumption has long been recognised as one of the main driving factors of mortality in the Russian Federation, especially among men of working age»

«But from 2003 to 2018, alcohol consumption and mortality decreased, with the most significant changes occurring in causes of death linked to alcohol»

«Alcohol-control measures introduced under former President Dmitry Medvedev included advertising restrictions, increased taxes on alcohol and a ban on alcohol sales between certain hours. The restrictions on alcohol are one of the most striking changes in Russia in recent years»

«In Moscow, the all-night kiosks crammed full of vodka, beer – and whole, dried fish taped to the glass – are long gone. You can only buy alcohol in shops, or from delivery firms, until 11pm. That includes beer which wasn’t even classed as booze in the old days»

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Una così consistente diminuzione del consumo di superalcoolici è anche un segno indiretto della crecita di una nuova classe media.


Russian alcohol consumption down 43%, WHO report says

Russian alcohol consumption decreased by 43% from 2003 to 2016, a World Health Organization (WHO) report says.

It attributed the decline to a series of alcohol-control measures implemented by the state, and a push towards healthy lifestyles.

The WHO said the drop in alcohol consumption was linked to a significant rise in life expectancy.

It noted that Russia had previously been considered one of the heaviest-drinking countries in the world.

“Alcohol consumption has long been recognised as one of the main driving factors of mortality in the Russian Federation, especially among men of working age,” the report said.

But from 2003 to 2018, alcohol consumption and mortality decreased, with the most significant changes occurring in causes of death linked to alcohol.

In 2018, life expectancy in Russia reached a historic peak, at 68 years for men and 78 years for women.

Alcohol-control measures introduced under former President Dmitry Medvedev included advertising restrictions, increased taxes on alcohol and a ban on alcohol sales between certain hours.

The restrictions on alcohol are one of the most striking changes in Russia in recent years.

In Moscow, the all-night kiosks crammed full of vodka, beer – and whole, dried fish taped to the glass – are long gone. You can only buy alcohol in shops, or from delivery firms, until 11pm. That includes beer which wasn’t even classed as booze in the old days.

And if you do buy a bottle, you can forget drinking it in the street. That’s banned here now, and police fines are common enough for most people to stick to the rules.

Alongside the new restrictions, there’s been a big push on healthy living that’s coincided with an expansion of the middle class. Many Russians are increasingly health-conscious, like their European and American counterparts – and like their president, who’s filled calendars with his action-man photoshoots over the years.

But drinking patterns are linked to wealth as well as health. In poorer communities, away from the big cities, drinking cheap surrogates and home-made alcohol is still common.

Pubblicato in: Agricoltura, Commercio, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Governo Zingaretti ha scelto i liberal socialisti europei. Dazi. Non si lamenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-03.

Parmigiano 009

Nel formare il nuovo governo rosso-giallo Mr Zingaretti era stata chiarissimo: si devono dare segni evidenti di quanto l’attuale Governo sia opposto a quello che lo ha preceduto. In primis, l’Italia si è collocata nell’area liberal socialista dell’Unione Europea.

È una collocazione che piace alle sinistre ma che la White House difficilmente potrebbe condividere. Questo il nostro Ministro degli Esteri avrebbe dovuto averlo ben chiaro nella mente.

Se è vero che il Governo Zingaretti sia il frutto di libere elezioni e quindi in grado di agire legalmente come possa aggradargli, sarebbe altrettanto vero il ricordarsi che alla fine è responsabile delle proprie azioni.

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«La scure dei dazi Usa si abbatte sul Made in Italy, colpendo con una tariffa del 25% pecorino romano, parmigiano reggiano, provolone e prosciutto»

«Si salverebbero invece l’olio d’oliva e il prosecco»

«I dazi dovrebbero scattare dal 18 ottobre»

«Nell’elenco figurano anche il whiskey scozzese, i vini francesi, l’Emmental svizzero e la groviera. Dazi del 10% sugli aerei commerciali»

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Gran brutto colpo per i vini francesi: molto brutto.

Anche l’Italia è colpita severamente, ma sarebbe impossibile non notare l’arguzia americana.

Salvando il prosecco sia facilita, e di molto, il Valdobbiadine rispetto la concorrenza francese, fatto che non guasta, senza dar troppo fastidio ad una regione da sempre di centrodestra.

Ma parmigiano reggiano, provolone e prosciutto sono in gran parte prodotti da una regione da sempre di sinistra, e che a breve andrà anche alle elezioni, felice e contenta dell’operato del Governo Zingaretti.

Una sola ultima domanda: che fine ha fatto il nostro Ministro degli Esteri?

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Wto: sì ai dazi Usa sui profotti Ue per 7,5 miliardi di dollari. Tariffe del 25% su formaggi e prosciutti

E’ la compensazione per gli aiuti illegali concessi al consorzio aeronautico Airbus. Botta e risposta Di Maio-Pompeo sui prodotti italiani.

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La scure dei dazi Usa si abbatte sul Made in Italy, colpendo con una tariffa del 25% pecorino romano, parmigiano reggiano, provolone e prosciutto. Si salverebbero invece l’olio d’oliva e il prosecco. E’ quanto emerge dalla lista dei prodotti pubblicata dalle autorita’ americane dopo il via libera del Wto agli Stati Uniti. I dazi dovrebbero scattare dal 18 ottobre. Nell’elenco figurano anche il whiskey scozzese, i vini francesi, l’Emmental svizzero e la groviera. Dazi del 10% sugli aerei commerciali. “I dazi scatteranno il 18 ottobre”, ha confermato il responsabile Usa per il commercio Robert Lightizer, aggiungendo che l’amministrazione Trump auspica di trattare con l’Unione europea per risolvere i nodi sul tavolo. Gli Usa inoltre hanno chiesto alla Wto un meeting il 14 ottobre per avere l’approvazione sulle contromisure contro la Ue.

Il Wto ha stabilito che gli Usa potranno imporre dazi agli europei per 7,5 miliardi di dollari come compensazione per gli aiuti illegali concessi al consorzio aeronautico Airbus.

Gli Stati Uniti, in base al pronunciamento dell’Organizzazione mondiale per il commercio, potranno imporre dazi sui beni provenienti dall’Unione Europea fino a 7,5 miliardi di dollari (circa 6,8 miliardi di euro) come compensazione per gli aiuti di stato a Airbus. Si tratta di una cifra record quella riconosciuta dal Wto, e fa riferimento ad una sentenza contro l’Ue per il dossier Airbus pronunciata a maggio 2018. Il pronunciamento non chiude il contenzioso. Si prevede infatti che l’anno prossimo il Wto si pronuncerà su quanti dazi potrà imporre l’Ue contro gli Usa, che a sua volta era stata sanzionata per Boeing.

“Una grande vittoria per gli Stati Uniti, una vittoria da 7 miliardi di dollari”: è il commento di Donald Trump.

E secondo il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, in visita in Italia in questi giorni, vino e parmigiano potrebbero essere colpiti dai dazi Usa: a dirlo è l’esponente americano in un’intervista a SkyTg24 dopo la decisione del Wto “che è quella che ci aspettavamo”. “L’Italia difenderà i suoi interessi nazionali su ogni campo, specie quello economico e commerciale”, replica Luigi Di Maio in una nota.

Le Borse europee chiudono pesanti con i timori di dazi americani sui beni del Vecchio continente e le paure di una brexit senza accordo dopo l’ultimatum del premier britannico all’Ue. Crea preoccupazione anche il taglio delle stime del Pil della Germania. Sul fronte valutario soffre la sterlina mentre il l’euro sul dollaro è stabile a 1,0958 a Londra. In profondo rosso Londra (-3,23%), Parigi (-3,12%), Francoforte (-2,76%) e Madrid (-2,77%).

Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 141 punti con il rendimento del decennale italiano allo 0,89%.

“L’Italia si rende perfettamente conto che c’è una tensione commerciale a livello globale e, sicuramente, la prospettiva di questo confronto sui dazi tra Stati Uniti e Ue non può non considerare che siamo coinvolti come Unione Europea, – ha detto il premier, Giuseppe Conte -, tuttavia confidiamo di poter ricevere attenzione dal nostro tradizionale alleato su quelle che sono alcune nostre produzioni strategiche”.

Pubblicato in: Commercio

Italia. Regioni. Esportazioni nel secondo trimestre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-23.

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L’Istat ha pubblicato il Report

Le esportazioni delle regioni italiane. Testo Completo.

«Le esportazioni includono tutti i beni (nazionali o nazionalizzati, nuovi o usati) che, a titolo oneroso o gratuito, escono dal territorio economico del Paese per essere destinati al resto del mondo, Esse sono valutate al valore Fob (free on board), che corrisponde al prezzo di mercato alla frontiera del Paese esportatore, Questo prezzo comprende il prezzo ex-fabrica, i margini commerciali, le spese di trasporto internazionale e gli eventuali diritti all’esportazione.»

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«Nel secondo trimestre 2019 si stima una crescita congiunturale delle esportazioni per il Centro (+5,0%) e per il Sud e Isole (+4,0%), mentre sia il Nord-est sia il Nord-ovest registrano una lieve diminuzione delle vendite (-0,6% e -0,4% rispettivamente).

Nel periodo gennaio-giugno 2019, si rileva un sostenuto incremento tendenziale delle vendite sui mercati esteri per il Centro (+17,4%), molto più contenuto per il Sud (+2,5%) e il Nord-est (+1,5%), mentre il Nord-ovest mostra una contenuta diminuzione (-1,1%) e le Isole una marcata contrazione dell’export (-11,9%).

Nei primi sei mesi dell’anno, tra le regioni più dinamiche all’export su base annua, si segnalano Lazio (+26,9%), Molise (+24,6%), Toscana (+17,9%), Campania (+10,4%) e Puglia (+10,1%). Diversamente, si registrano ampi segnali negativi per Calabria (-22,0%), Basilicata (-19,5%) e Sicilia (-17,3%).

Nel primo semestre 2019 le vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici dal Lazio e di articoli in pelle, escluso abbigliamento dalla Toscana contribuiscono alla crescita tendenziale dell’export nazionale per 1,7 punti percentuali.

Nell’analisi provinciale dell’export, si segnalano le performance positive di Firenze, Latina, Bologna, Frosinone, Milano e Arezzo.»

2019-09-16__Istat__Regioni__003

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Glossario.

Contributo alla variazione tendenziale: misura l’incidenza delle variazioni delle importazioni e delle esportazioni dei singoli aggregati merceologici o geografici sull’aumento o sulla diminuzione dei flussi aggregati.

Dati corretti per gli effetti di calendario: dati depurati, mediante apposite tecniche statistiche, dalla variabilità attribuibile alla composizione del calendario nei singoli periodi (mesi o trimestri) dell’anno, dovuta al diverso numero di giorni lavorativi o di giorni specifici della settimana in essi contenuti (numero di lunedì, martedì ecc.) e alla presenza di festività nazionali civili e religiose, fisse e mobili (festività pasquali), nonché dell’anno bisestile. Il ricorso a tale trasformazione dei dati consente di cogliere in maniera più adeguata sia le variazioni tendenziali (calcolate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), sia le variazioni medie annue.

Dati destagionalizzati: dati depurati, mediante apposite tecniche statistiche, dalle fluttuazioni attribuibili alla componente stagionale (dovute a fattori meteorologici, consuetudinari, legislativi, ecc.) e, se significativi, dagli effetti di calendario. Questa trasformazione dei dati è la più idonea a cogliere l’evoluzione congiunturale di un indicatore.

Esportazioni: includono tutti i beni (nazionali o nazionalizzati, nuovi o usati) che, a titolo oneroso o gratuito, escono dal territorio economico del Paese per essere destinati al resto del mondo, Esse sono valutate al valore Fob (free on board), che corrisponde al prezzo di mercato alla frontiera del Paese esportatore, Questo prezzo comprende il prezzo ex-fabrica, i margini commerciali, le spese di trasporto internazionale e gli eventuali diritti all’esportazione.

Paese di destinazione: l’ultimo paese conosciuto, al momento dell’esportazione, verso il quale le merci saranno consegnate.

Provincia di origine/provenienza della merce: provincia del territorio nazionale in cui le merci sono state prodotte oppure hanno costituito l’oggetto di operazioni di montaggio, assemblaggio, trasformazione, riparazione o manutenzione.

Tre segni più (+++) indicano variazioni superiori a 999,9 per cento.

Variazione congiunturale: variazione percentuale rispetto al mese o al periodo precedente.

Variazione tendenziale: variazione percentuale rispetto allo stesso mese o allo stesso periodo dell’anno precedente.

Definizioni delle aree geografiche e geoeconomiche

Africa settentrionale: Algeria, Egitto, Ceuta, Libia, Marocco, Melilla, Sahara Occidentale, Tunisia.

Altri paesi africani: Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Capo Verde, Ciad, Comore, Congo, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Gibuti, Guinea, Guinea equatoriale, Guinea-Bissau, Kenya, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Maurizio, Mayotte, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Repubblica unita di Tanzania, Ruanda, Sant’Elena-Ascensione e Tristan da Cunha, São Tomé e Principe, Seychelles, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sud Africa, Sudan, Sud Sudan, Swaziland, Territorio britannico dell’ Oceano Indiano, Togo, Uganda, Zambia, Zimbabwe.

Altri paesi asiatici: Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Birmania, Brunei, Cambogia, Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Filippine, Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Macao, Malaysia, Maldive, Mongolia, Nepal, Pakistan, Singapore, Sri Lanka, Tagikistan, Taiwan, Thailandia, Timor-Leste, Turkmenistan, Uzbekistan, Vietnam.

America centro-meridionale: Anguilla, Antigua e Barbuda, Argentina, Aruba, Bahama, Barbados, Belize, Bermuda, Bolivia, Bonaire, Sint Eustatius e Saba, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Curaçao, Dominica, Ecuador, El Salvador, Giamaica, Grenada, Guatemala, Guyana, Haiti, Honduras, Isole Cayman, Isole Falkland, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini Americane, Isole Vergini Britanniche, Messico, Montserrat, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica dominicana, Saint-Barthélemy, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincente e le Grenadine, Santa Lucia, Sint Maarten, Suriname, Trinidad e Tobago, Uruguay, Venezuela.

America settentrionale: Canada, Groenlandia, Saint-Pierre e Miquelon, Stati Uniti.

Area euro: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna.

Area non euro: è costituita da tutti i paesi che non adottano l’euro: 1) Paesi che fanno parte dell’Unione europea ma che ancora non aderiscono all’euro (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Polonia, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Svezia, Ungheria); 2) tutti i Paesi del Resto del mondo. In particolare, Andorra, Città del Vaticano, Principato di Monaco e San Marino usano l’euro come moneta ufficiale ma non sono ufficialmente membri dell’Unione europea; pertanto, fanno parte dell’Area non euro.

Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico): Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Birmania, Singapore, Thailandia, Vietnam.

Medio Oriente: Arabia Saudita, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Georgia, Giordania, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Repubblica islamica dell’Iran, Siria, Territorio palestinese occupato, Yemen.

Mercosur: Brasile, Paraguay, Uruguay, Argentina e Venezuela.

Oceania e altri territori: Antartide, Australia, Figi, Georgia del Sud e Isole Sandwich australi, Isola di Bouvet, Isola Christmas, Isole Cocos (Keeling), Isole Cook, Isole Heard e McDonald, Isole Marianne settentrionali, Isole Marshall, Isole minori periferiche degli Stati Uniti, Isola Norfolk, Isole Pitcairn, Isole Salomone, Kiribati, Nauru, Niue, Nuova Caledonia, Nuova Zelanda, Palau, Papua Nuova Guinea, Polinesia francese, Samoa, Samoa americane, Stati Federati di Micronesia, Terre australi e antartiche francesi, Tokelau, Tonga, Tuvalu, Vanuatu, Wallis e Futuna, Provviste e dotazioni di bordo, Paesi e territori non specificati, Paesi e territori non specificati per ragioni commerciali o militari.

Opec: Algeria, Angola, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Repubblica islamica dell’Iran, Venezuela, Ecuador, Gabon, Guinea Equatoriale e Congo.

Paesi europei non Ue: Albania, Andorra, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Fær Øer, Gibilterra, Islanda, Kosovo, Liechtenstein, Montenegro, Norvegia, Repubblica moldova, Russia, Santa Sede (Stato della Città del Vaticano), Serbia, Svizzera, Turchia, Ucraina.

Unione europea: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.

Pubblicato in: Cina, Commercio

Cina. Belt & Road. Il segreto delle ferrovie cinesi. – Bbc.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-16.

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Belt & Road è un grandioso piano da oltre 1,400 miliardi di dollari Usd per generare un’infrastruttura ferroviaria allo stato dell’arte a livello euroasiatico.

Quando il Progetto venne reso noto la quasi totalità dei tecnici occidentali si era messo a ridere, di cuore ed a crepapelle. Progettare e costruire i quasi ventimila chilometri di strade ferrate, molte delle quali ad alta velocità ed in climi fortemente avversi era sembrata loro la “barzelletta del secolo“.

Si sbagliavano, ed anche di grosso.

I cinesi hanno costruito in quattro anni invece dei trenta previsti dagli occidentali quasi l’intera rete ed a costi trenta volta inferiori a quelli stimati dai tecnici tedeschi.

Ci si pensi sopra, ed a fondo.

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I cinesi avevano messo a punto una serie di tecnologie di costruzioni ferroviarie da lasciare di stucco tutti i soloni occidentali. Non solo: queste tecnologie funzionano più che bene.

Di recente la Bbc si è interessata a questo problema ed ha prodotto un articolo ricco di schemi, fotografie ed animazioni che descrivono in un ragionevole dettaglio queste tecniche innovative.

The mega-machines helping China link the world

Si va dai binari in acciai speciali, adatti ai climi in cui essere messi in opera, di lunghezza variabile dai 12 ai 121 metri, usualmente messi in opera con saldatura alluminotermica. Questa è un’evoluzione dell’uso della termine, miscela pirotecnica di alluminio e di un ossido metallico, inventata nel 1895 dal chimico tedesco Hans Goldschmidt ed usata la prima volta per saldare le rotaie dei tram di Essen.

2018-08-20__Cina_Ferrovie__001

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Poi si passa alla messa in posa dei binari. Questo è compito svolto dalla Track-Laying Machine. Il complesso binari – traversine è prefabbricato, ed un’apposita macchina ne mette in opera un segmento di venticinque metri ogni circa quattro minuti primi.

«The track-layer transports prefabricated lengths of track along a railway line, sets one down, then rolls along the newly positioned track to set down the next one.

Once these pieces of track are in place, the short rails attached to each section are replaced with longer ones that will give trains serving the route a smoother ride.

It takes just four minutes to install each section of track.

This is not a new idea – the principle has been put into practice in many parts of the world for decades – but China does it fast, building the machines quickly and cheaply, and making them capable of carrying larger sections of track.»

La macchina ha un potenziale di 360 segmenti messi in posa ogni giorno: essendo (mediamente) questi lunghi circa 25 metri, si ottiene una capacità di posa di circa nove kilometri al giorno. In quattro anni si completa una linea ferroviaria di 14,000 kilometri. Nei fatti la capacità di posa risulta essere inferiore. Si noti come la cifra riportata nell’articolo di 700 metri / die è alquanto vecchia: la performance è adesso molto migliore.

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L’SLJ900, The Iron Monster, è un bestione da 590 tonnellate, lungo 92 metri ed alto nove, che pone automaticamente in opera le campate dei ponti. Tempi di esecuzione ridotti di quasi dieci volte e costi abbassati di quasi venti volte.

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Per finire, il TBM Slury, una talpa da 4,000 tonnellate, lunga cento metri, 15.3 metri di diametro, che scava tunnel a velocità impressionante.

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Tiriamo adesso le somme.

L’epoca in cui i cinesi producevano ‘cineserie‘ e prodotti di infima qualità è finita per sempre.

Hanno sviluppato delle loro proprie tecnologie che surclassano quelle disponibili in occidente.