Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Senza categoria, Unione Europea

Germania. Anche l’export crolla del -8% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-12.

2019-0810__Germania Export__001

«Exports from Germany plunged 8 percent year-on-year to EUR 106.1 billion in June 2019. Sales to the EU dropped 6.2 percent to EUR 63.5 billion, of which Euro area (-5.6 percent to EUR 40.6 billion) and non-Euro area countries (-7.2 percent to EUR 23 billion). In addition, exports to countries outside the EU slumped 10.7 percent to EUR 42.6 billion. Exports in Germany averaged 32157.58 EUR Million from 1950 until 2019, reaching an all time high of 118235 EUR Million in March of 2019 and a record low of 226.39 EUR Million in January of 1950.»

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La Germania è oramai in fase depressiva.

Con il comparto industriale produttivo in netta contrazione va di conserva che l’export abbia avuto un crollo.

Ed a settembre si vota.

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Pubblicato in: Cina, Commercio, Economia e Produzione Industriale, Stati Uniti

Apple. iPhone -12% anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-11.

2019-08-08__Apple__001

«Al primo posto nella vendita di smartphone c’è sempre saldamente la coreana Samsung, seguita dalla cinese Huawei, in crescita nonostante il blocco statunitense (vola nel mercato nazionale)»

«Sono cinesi anche il quarto e il quinto brand di smartphone più venduti: Xiaomi e Oppo»

«il record del 2017 (un miliardo e mezzo di smartphone venduti) sembra irraggiungibile»

«Vendite in picchiata per l’iPhone: -12% in tre mesi»

«Nel secondo trimestre del 2019, ha venduto il 12% in meno (25,06 miliardi di dollari) e per la prima volta dal 2012 le entrate dall’iPhone sono meno della metà di quelle di Apple (48%).»

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Il mercato è saturo.

Al momento attuale quasi ogni persona ha uno smartphone ed il livello tecnologico anche dei modelli obsoleti soddisfa dignitosamente le richieste dell’utenza.

Le case produttrici hanno cercato di immettere sul mercato funzioni innovative non compatibili con i vecchi modelli, ma con scarsi risultati sui volumi di vendita.

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Il problema si presenta però anche dal punto di vista politico: consiste nel cercare il predominio strategico in questo settore tecnologico. La politica può imporre dazi, protocolli di comunicazione, ed anche imporre una tassa sulla proprietà del terminale.


Vendite in picchiata per l’iPhone: -12% in tre mesi.

Il contributo al fatturato Apple è sceso sotto il 50%. Samsung vende più del doppio

L’iPhone scomparirà? Presto per dirlo, ma tutti i numeri dicono che lo smartphone più famoso al mondo non se la passa bene. Nel secondo trimestre del 2019, ha venduto il 12% in meno (25,06 miliardi di dollari) e per la prima volta dal 2012 le entrate dall’iPhone sono meno della metà di quelle di Apple (48%). Sempre nel trimestre aprile-giugno 2019, la compagnia della Mela ha venduto meno della metà degli smartphone Samsung, e 20 milioni unità in meno di Huawei.

Ma Apple va bene

Tim Cook e Apple si consolano con il segno più che torna sul giro d’affari totali (+1% nel secondo trimestre di quest’anno). I 53,81 miliardi vengono, oltre al detto 48% degli iPhone, dai nuovi record di vendite di iPad e Mac e dai nuovi dispositivi, come gli AirPods. Solo nel primo trimestre del 2018, iPhone valeva il 69,74 delle revenue di Apple. A settembre dovrebbe uscire il nuovo iPhone, un importante banco di prova per capire il futuro del Melafonino. Ci sono milioni e milioni persone nel mondo che non lo cambierebbero con nessun altro telefono, e difficilmente un colosso come iPhone sparirà, ma d’altronde nel 2007 il 46% dei cellulari venduti era Nokia. Oggi conoscete qualcuno che ha un Nokia?

Gli altri smartphone

Al primo posto nella vendita di smartphone c’è sempre saldamente la coreana Samsung, seguita dalla cinese Huawei, in crescita nonostante il blocco statunitense (vola nel mercato nazionale). Sono cinesi anche il quarto e il quinto brand di smartphone più venduti: Xiaomi e Oppo.

Ma la crisi dell’iPhone riguarda in generale tutti gli smartphone: sono sette trimestri di fila infatti che alla voce vendite c’è il segno meno. È aumentata la vita media dei telefonini, soprattutto perché oggi non escono ogni volta innovazioni tanto rivoluzionarie da farci venir voglia di cambiare uno smartphone comprato l’anno prima. Guardando i dati e le proiezioni, il record del 2017 (un miliardo e mezzo di smartphone venduti) sembra irraggiungibile. Ha guidato il settore tecnologico, ma oggi la leadership dello smartphone è in dubbio. È la prima volta da quando (nel 2008) la Apple lanciò uno degli oggetti più rivoluzionari di sempre: l’iPhone.

Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Italia. Automobili. 74.4 miliardi l’anno di tasse.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-07.

2019-07-24__Automobili__Tasse__001

Gli Ebrei si lamentavano ad alta voce delle ‘inique decime’, infatti non vivevano in Italia.

«Se si confrontano Italia e Francia il dato più clamoroso riguarda il bollo, cioè la tassa di possesso. I francesi pagano appena 700 milioni l’anno complessivamente rispetto ai 6,8 miliardi che versano gli italiani»

«Paghiamo anche di più di Iva sulla vendita mentre di tasse e accise sui carburanti e lubrificanti i francesi pagano più di noi: 39,2 miliardi rispetto a 35,9»

«Terzi in Europa dopo Germania e Francia. Imposte e accise sui carburanti valgono 35,9 miliardi»

«Le tasse sulle automobili permettono, infatti, allo Stato italiano di incassare ogni anno qualcosa come 74,4 miliardi di euro»

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Non esiste bene che sia identificabile sul quale lo stato non abbia posto un fardello di tasse.

Così casa ed automobile sono soggette alla circadiana attenzione del fisco.

Nei fatti, non sono cose di lusso.

Tutti noi abbiamo bisogno di un buco ove per dormire e vivere, tutti noi abbiamo bisogno di una autovettura per andare e tornare dal lavoro. Mica che si abiti nella Reggia di Caserta o che si giri su Rolls Royce.

Come la tassa sul macinato, quelle sulle auto colpiscono indiscriminatamente tutti. Ripianano il deficit dell’Inps quasi nella sua interezza.

Non solo. Sono tra le poche tasse di facile esazione e, soprattutto, di ritorno immediato. Al bisogno, l’aumento delle accise determina un immediato incremento delle tasse percepite. Sono la pacchia per il Ministero delle Finanze.

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Proviamo però a pensare un pochino a cosa potrebbe succedere se lo stato le abolisse.

I Cittadini Contribuenti si ritroverebbero in tasca settantaquattro miliardi in più l’anno.

Non solo.

Tutti i costi dell’autotrasporto imputabili direttamente, oppure indirettamente, al carburante crollerebbero. Il potere di acquisto di quei 74,4 miliardi sarebbe ingigantito.

Potrebbe essere una opzione da non sottovalutarsi.


Gli automobilisti pagano 74,4 miliardi l’anno di tasse

Terzi in Europa dopo Germania e Francia. Imposte e accise sui carburanti valgono 35,9 miliardi.

Quanto pagano gli italiani per il possesso e l’uso di un’automobile. Certamente tanto, forse troppo. Le tasse sulle automobili permettono, infatti, allo Stato italiano di incassare ogni anno qualcosa come 74,4 miliardi di euro.

Quante tasse sulle auto.

Il grafico sopra mostra la classifica europea dei Paesi dove gli automobilisti versano di più allo Stato per il solo fatto di comprare, possedere e usare un’automobile. Una premessa fondamentale: i numeri indicati dal grafico sono espressi in valore assoluto, cioè in miliardi di euro. Ovviamente la quantità di denaro che gli automobilisti versano è superiore, tendenzialmente, nei Paesi più popolosi. Nessuna sorpresa, quindi, che in testa alla classifica ci sia la Germania. Gli automobilisti tedeschi versano, infatti, ben 92 miliardi di euro. Al secondo posto c’è la Francia con 79 miliardi e, al terzo posto, l’Italia con 74,4 miliardi.

Il confronto corretto, vista la premessa, è quindi tra Italia e Francia dato che italiani e francesi sono circa 60 milioni. Sono Paesi non paragonabili con la Germania che di abitanti ne ha oltre 80 milioni.

E il taglio delle accise?

Ma oltre a vedere quanto gli automobilisti versano in termini di tasse, si può sapere anche come è suddiviso il versamento a seconda dei vari balzelli che gravano sulle quattro ruote. Ecco il grafico.

Se si confrontano Italia e Francia il dato più clamoroso riguarda il bollo, cioè la tassa di possesso. I francesi pagano appena 700 milioni l’anno complessivamente rispetto ai 6,8 miliardi che versano gli italiani. Paghiamo anche di più di Iva sulla vendita mentre di tasse e accise sui carburanti e lubrificanti i francesi pagano più di noi: 39,2 miliardi rispetto a 35,9. Potremmo pagare ancora meno, in realtà, se solo la promessa del governo di ridurre, se non eliminare definitivamente, le accise sui carburanti fosse stata mantenuta, un anno fa.

Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario

Dow Jones -2.9%, S&P 500 -2.98%, Nasdaq -3.4%, Russell 2000 -3.02%, al 2019-08-05.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-06.

Cane con carne in bocca 001

«Un cane nuotava per il fiume, portando in bocca un pezzo di carne. Ad un tratto vide la sua immagine nello specchio delle acque e, credendo che un altro cane portasse una seconda preda, volle strappargliela. Ma la sua avidità fu punita: lasciò cadere il cibo che teneva in bocca e non riuscì neppure a toccare quello che desiderava.» [Fedro]


2019-08-06__Dow Jones 001

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2019-08-06__Dow Jones 002

Di questi tempi gli indici azionari forniscono ampi elementi ai media, ma, stranamente, è alquanto difficile che la gente sappia cosa rappresentano e come li si calcoli. Questo porta a non riuscire a comprendere cosa stia accadendo nei fatti.

2019-08-06__Dow Jones 003

«Gli indici azionari sono la sintesi del valore del paniere di titoli azionari che rappresentano. I movimenti dell’indice sono una buona approssimazione del variare nel tempo della valorizzazione dei titoli compresi nel portafoglio. Esistono differenti metodologie di calcolo degli indici, a seconda della ponderazione che viene attribuita alle azioni del paniere.

Si distingue tra:

    – Indici equally weighted: questi sono caratterizzati dall’uguaglianza dei fattori di ponderazione per tutti i titoli che compongono l’indice. Non importa la capitalizzazione delle società incluse, perché tutti i titoli dell’indice hanno il medesimo peso;

    – Indici price weighted: in questo caso il peso associato ad ogni titolo varia in funzione del suo prezzo (se il prezzo di un titolo aumenta più degli altri, automaticamente aumenta anche il suo peso all’interno dell’indice). Essi sono molto semplici da calcolare in quanto sono dati dalla semplice somma dei prezzi dei titoli che compongono l’indice. Tali indici, tuttavia, hanno lo svantaggio di non rispecchiare correttamente l’andamento dell’intero portafoglio: infatti vengono rappresentati maggiormente i titoli più “costosi”, a prescindere dal numero di azioni presenti e dalle dimensioni della società;

    – Indici value weighted: Questi risolvono i problemi dei precedenti in quanto il peso di ciascun titolo risulta proporzionale alla sua capitalizzazione di borsa. Al contrario delle altre metodologie di calcolo, in questo caso gli indici vengono aggiustati e rettificati a seguito di operazioni societarie quali frazionamenti, raggruppamenti, pagamento di dividendi straordinari, scissioni, assegnazioni gratuite o nuove emissioni a pagamento.

    – Indici di sostenibilità: Questi indici, nati nella finanza anglosassone (Sustainability Index), sono ormai molto diffusi e pesano ciascun titolo secondo principi alternativi ai criteri economici e dimensionali ed introducono valutazioni di CSR o più puramente socio-ambientali. Molto spesso sono indici elaborati dalle stesse case che elaborano gli indici maggiori, come il Dow Jones Sustainability World Index o lo STOXX ESG, o di case indipendenti come lo Standard Ethics Italian Index.

La maggior parte dei principali indici mondiali sono pertanto calcolati con la metodologia value weighted. Tra questi ricordiamo gli americani S&P 500 e gli indici Nyse Composite, l’italiano FTSE MIB (in vigore dal 1º giugno 2009 per Borsa Italiana in seguito alla sua acquisizione da parte di LSE annunciata il 23 giugno 2007 ed avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, sostituendo il precedente S&P Mib), il FTSE 100 (UK), il CAC 40 (Francia), il DAX 30 (Germania) ed il Topix (Giappone). Tra i pochi indici price weighted rimasti, i due più importanti sono il Dow Jones (USA), l’indice di borsa più antico della storia, il Nikkei 225 (Giappone), e il Shanghai Stock Exchange Composite Index (SHCOMP).»

2019-08-06__Dow Jones 004

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Il Nasdaq Composite non fa riferimento solo a compagnie che risiedono negli Stati Uniti d’America, ed è questa una caratteristica che lo distingue notevolmente dagli altri U.S. Index.

«The Russell 2000 Index is a small-cap stock market index of the bottom 2,000 stocks in the Russell 3000 Index. It was started by the Frank Russell Company in 1984. The index is maintained by FTSE Russell, a subsidiary of the London Stock Exchange Group.

The Russell 2000 is by far the most common benchmark for mutual funds that identify themselves as “small-cap”, while the S&P 500 index is used primarily for large capitalization stocks. It is the most widely quoted measure of the overall performance of the small-cap to mid-cap company shares. The index represents approximately 8% of the total market capitalization of the Russell 3000 Index. As of 28 February 2019, the weighted average market capitalization for a company in the index is around $2.43 billion; the median market cap is $818 million. The market cap of the largest company in the index is $8.65 billion. It first traded above the 1,000 level on May 20, 2013.

Similar small-cap indices include the S&P 600 from Standard & Poor’s, which is less commonly used, along with those from other financial information providers.»

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Un altro concetto di particolare utilità è rappresentato dalla ‘capitalizzazione azionaria‘.

«In finanza, il termine capitalizzazione fa riferimento al valore di mercato delle azioni di una società; è calcolato moltiplicando il numero di azioni per il loro prezzo di mercato – che può differire anche di molto dal loro valore nominale. Poiché le azioni in circolazione vengono acquistate e vendute nei mercati pubblici, la capitalizzazione azionaria potrebbe essere utilizzata come indicatore dell’opinione pubblica sul patrimonio netto di un’impresa ed è un fattore determinante in alcune forme di valutazione delle azioni.

La capitalizzazione riflette solo il valore patrimoniale di una società. La scelta della struttura del capitale di un’impresa ha un impatto significativo sul modo in cui viene ripartito il valore complessivo di un’impresa tra capitale e debito. Una misura più completa è il valore dell’impresa, che ha effetto sul debito in circolazione, sulle azioni privilegiate e su altri fattori.

Per le compagnie di assicurazione, è stato utilizzato un valore chiamato “valore incorporato”.La capitalizzazione azionaria è utilizzata dalla comunità degli investitori per classificare le dimensioni delle aziende (a fianco alle vendite o al totale delle attività), o per classificare le dimensioni relative delle borse, essendo una misura della somma delle capitalizzazioni di mercato di tutte le società quotate in ciascuna borsa. Nell’esecuzione di tali classifiche, le capitalizzazioni di mercato sono calcolate in una data significativa, come il 30 giugno o il 31 dicembre.

La capitalizzazione totale dei mercati azionari o delle regioni economiche può essere confrontata con altri indicatori economici. La capitalizzazione di mercato totale di tutte le società quotate in borsa nel mondo era di 51,2 trilioni di dollari nel gennaio 2007 ed è salito fino a 57.5 trilioni di dollari nel maggio 2008 prima di scendere sotto i 50 trilioni di dollari nell’agosto 2008 e leggermente sopra i 40 trilioni di dollari nel settembre 2008. Nel 2014 e 2015, la capitalizzazione di mercato globale è stata rispettivamente di 68 e di 67 trilioni di dollari statunitensi.»

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Alcune sintetiche considerazioni, scritte senza utilizzare terminologia tecnica, per farsi meglio capire.

– Il cuore del problema risiede nel fatto che

«la capitalizzazione azionaria potrebbe essere utilizzata come

indicatore dell’opinione pubblica sul patrimonio netto di un’impresa».

Le quotazioni di borsa hanno sempre un fondamento puramente soggettivo. Nei periodi di euforia, quasi invariabilmente le quotazioni azionarie, e quindi le capitalizzazioni, superano anche di diversi ordini di grandezza il reale valore delle società. Nei periodi invece di panico, le capitalizzazioni scendono, talora crollano.

– Per quanto possa sembrare strano, anche i grandi investitori operano quasi di norma sull’onda della emotività.

– Trovare un consulente finanziario che sfrutti l’altrui emotività per trarne guadagni, ma che, stando bene con i piedi sulla terra, sappia ritirarsi quando le quotazioni borsistiche superano i valori di soglia, è la chiave di volta per arricchirsi.

– Il metro sovrano per identificare il buon consulente finanziario è il grado di ricchezza che ha conseguito in proprio, per sé stesso: ben difficilmente un consulente finanziario che non abbia saputo arricchirsi potrebbe fare guadagnare i propri clienti. Che vada bene, farà gli interessi della banca.

– Ci si guardi attentamente dalla ingordigia

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Differenze tra gli indici S&P 500, Dow Jones, Nasdaq, Russell Index

In questa guida che fa seguito alla guida fintech e le prospettive d’investimento dirompenti per i prossimi anni, parleremo degli indici S&P 500, Dow Jones, Nasdaq e degli Indici Russell, della loro composizione, come si calcolano e nozioni storiche.

Mettiti comodo che iniziamo.

Cos’è il Dow Jones Industrial Average (DJIA)

Comunemente noto come Dow Jones è l’indice storico della Borsa di New York, inventato da Charles Dow e dal socio Edward Jones nel 1896. L’indice rappresenta le prime 30 aziende del NYSE e tra esse troviamo Walt Disney Company, Exxon Mobil Corporation, Microsoft Corporation.

Inizialmente il Dow includeva solo 12 compagnie statunitense, ma per l’epoca rappresentavano una buona fetta dell’economia, che in prevalenza copriva il settore industriale e delle materie prime: gas, petrolio, zucchero, cotone, ferrovie, tabacco.

A partire dal 1928 l’indice ha raggiunto i 30 componenti che nel tempo sono variati ben 51 volte. L’ultima variazione è avvenuta il 26 giugno 2018, quando la Walgreens Boots Alliance Inc. ha sostituito la General Electric Company.

Come viene calcolato il Dow Jones. L’indice è ponderato in base al prezzo, quindi le azioni con maggiori quotazioni azionarie pesano di più all’interno del Dow Jones. Inizialmente la media veniva calcolata aggiungendo i prezzi delle 12 scorte del componente Dow e dividendo per 12. A causa di fusioni e scissioni, nel tempo sono state aggiunte divisioni e sottrazioni all’indice per tenere conto di queste variazioni.

Le maggiori società del Dow Jones attuale

– The 3M Company.

– Apple Inc.

– The Boeing Company.

– Johnson & Johnson.

– JPMorgan Chase & Co.

– Nike Inc.

– McDonald’s Corporation.

– Visa Inc.

– Walmart Inc.

Cos’è il Nasdaq

Il Nasdaq è una Borsa con sede a New York in Times Square, l’acronimo sta per National Association of Securities Dealers Automated Quotation. La sua caratteristica peculiare risiede nel fatto di essere il primo mercato borsistico al mondo completamente basato su una rete di computer.

L’indice più famoso del mercato è il Nasdaq Composite Index che rappresenta oltre 3.300 azioni ordinarie tra cui: common stock, fondi comuni di investimento mobiliare (REIT), ecc.

Il Nasdaq Composite non fa riferimento solo a compagnie che risiedono negli Stati Uniti d’America, ed è questa una caratteristica che lo distingue notevolmente dagli altri U.S. Index.

Per calcolare il Nasdaq Composite Index si usa una metodologia di ponderazione della capitalizzazione di mercato. Il valore dell’indice è quindi pari al valore totale dei pesi delle azioni di ciascun titolo. Il totale viene regolato dividendolo per un divisore di indice, che ridimensiona il valore in una figura più appropriata. L’indice varia ogni secondo, ma il valore di riferimento di giornata è quello delle ore 16:16.

Cos’è l’Indice Standard & Poor’s 500 (S&P 500)

L’indice Standard & Poor’s 500 (S&P 500) è un indice ponderato delle 500 più grandi compagnie statunitensi quotate alla Borsa di New York, negli indici Nasdaq e Dow Jones presentati in precedenza. Esso è uno dei numerosi indici “coniati” dalla società di rating Standard & Poor’s.

Il criterio di scelta delle compagnie che ne entrano a far parte è molto semplice, le prime 500 per capitalizzazione di mercato, scelte dal Comitato di gestione dell’indice S&P 500.

L’indice è il miglior indicatore dell’andamento dei titoli azionari delle più grandi società USA quotate in borsa.

Pubblicato in: Cina, Commercio, Unione Europea

Cina. Tassa anti-dumping sull’acciaio da EU, Indonesia, Giappone, Sud Korea.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-25.

2019-07-23__Cina. Acciaio 001

«China, the world’s largest stainless steel producer, churned out 26.71 million tonnes of stainless steel products in 2018, up 2.4% from a year ago»

«The country imported 1.85 million tonnes of stainless steel products last year, up 53.7% from 2017»

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«China said on Monday it will impose anti-dumping duties on some stainless steel products imported from the European Union, Japan, South Korea and Indonesia»

«Anti-dumping tariffs of 18.1% to 103.1% will be applied to stainless steel billets and hot-rolled stainless steel plates from companies in the EU and the three Asian nations, effective July 23»

«The decision follows an anti-dumping probe in July last year after a complaint filed by state-owned Shanxi Taigang Stainless Steel»

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La Cina ha dimensioni continentali sia per quanto riguarda la superficie sia per quanto riguarda la popolazione. Le cifre che la coinvolgono sono quindi a livello continentale.

Nei fatti, la quota di 1.85 milioni di tonnellate di acciaio inossidabile importata  non dovrebbe avere grande rilevanza, esattamente come la tassa anti – dumping, che spazia dal 18.1% al 102.1%.

Il problema più che industriale è politico.

Intanto, Unione Europea, Indonesia, Giappone e Sud Korea si sarebbe fatte paladine di un commercio corretto, ma produrre e vendere in dumping, ossia sottocosto, è proprio tutto fuorché cosa corretta.

Il messaggio dovrebbe allora risultare nella sua chiarezza.

Non si può montare in cattedra e cercare di fare la morale agli altri, e poi essere pescati a commerciare scorrettamente.

Non si può soffiare sul fuoco ad Hong Kong ed aspettarsi che i cinesi se ne stiano inerti.

L’economia cinese ha assunto adesso dimensioni tali da essere in grado di porre in campo contromisure che potrebbero anche essere molto dolorose.


Reuters. 2019-07-22. China to impose anti-dumping tax on stainless steel from Indonesia, EU, Japan, South Korea

BEIJING (Reuters) – China said on Monday it will impose anti-dumping duties on some stainless steel products imported from the European Union, Japan, South Korea and Indonesia.

Anti-dumping tariffs of 18.1% to 103.1% will be applied to stainless steel billets and hot-rolled stainless steel plates from companies in the EU and the three Asian nations, effective July 23, China’s Ministry of Commerce said in a statement.

The decision follows an anti-dumping probe in July last year after a complaint filed by state-owned Shanxi Taigang Stainless Steel (000825.SZ).

“The investigation agency has made a final decree that there was dumping of the investigated products and it has caused substantive damage to the industry in China,” said the commerce ministry in the statement.

Stainless steel billets and hot-rolled stainless steel plates are mainly used as raw material to make cold-rolled stainless steel products or used in shipbuilding, containers, rail, power and other industries.

China, the world’s largest stainless steel producer, churned out 26.71 million tonnes of stainless steel products in 2018, up 2.4% from a year ago, according to China’s Stainless Steel Association.

The country imported 1.85 million tonnes of stainless steel products last year, up 53.7% from 2017.

Pubblicato in: Agricoltura, Commercio, Devoluzione socialismo, Geopolitica America Latina., Unione Europea

Trattato EU – Mercosur. Esplode la rabbia del comparto agroalimentare europeo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-05.

2019-07-04__Mercosur 001

Il Mercosur è il mercato comune dell’America meridionale. Ne fanno parte in qualità di Stati membri: Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Sono inoltre Stati associati la Bolivia , il Cile, il Perù, la Colombia e l’Ecuador.

Il Brasile da solo sviluppa circa il 77% del prodotto economico del gruppo, l’Argentina il 20%, l’Uruguay il 2% e il Paraguay l’1%. La popolazione totale ammonta a circa 304 milioni di persone.

Il pil annuo ammonta a 2,670 miliardi Usd, con un pil procapite di 8,769 Usd: si tenga però conto che il costo della vita è molto basso.

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Pochi giorni or sono, l’Unione Europea e Mercosur hanno firmato un ponderoso trattato di libero scambio, fortemente voluto dalla dirigenza uscente europea.

Inter alias,  risulta essere stato liberalizzato l’import – export agroalimentare, fatto questo che preoccupa gli agricoltori francesi, già sotto pressione a causa della politica fiscale del loro governo.

«European farmers and environmentalists have denounced a historic trade deal signed between the EU and South American countries as a “dark moment”, warning of unfair competition and dire consequences for the climate»

«Tough negotiations between the EU and the Mercosur countries — Argentina, Brazil, Paraguay and Uruguay — had repeatedly stalled because of European farmer sensitivities over the beef market»

«Brussels said the EU’s largest ever deal would save European companies more than four billion euros ($4.5 billion) in trade duties every year»

«But shortly after its announcement, the agreement sparked an angry backlash including from the Copa-Cogeca union, which represents 23 million farmers across the EU»

«A deal encouraging double standards trade policy and widening the gap between what is being asked from European farmers and what is tolerated for #Mercosur producers»

«The head of Germany’s main farming union, Joachim Rukwied, on Saturday called the deal “totally unbalanced”, saying it would threaten the livelihoods of “many family-run agricultural businesses”.»

«Similarly, Christiane Lambert of France’s biggest agricultural union FNSEA tweeted: “Unacceptable signature of a Mercosur-EU accord, which will expose European farmers to unfair competition and consumers to total deception.”»

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Non è solo questione del mercato delle carni, ma anche di tutti i relativi sottoprodotti, quali per esempio il pellame.

Nella Unione Europea gli allevamenti sono sottoposti ad un nugolo di leggi, norme e regolamenti nonché ad una pressione fiscale, tali da rendere molto onerosa la produzione. Se è vero che la EU finanzia il suo comparto agroalimentare in modo anche molto generoso, sarebbe anche altrettanto vero considerare come la quasi totalità dei fondi va a finire in Francia ed in Germania. Eppure, nonostante tutti questi aiuti, l’agroalimentare francese e tedesco è alle corde per i motivi su citati.

Le preoccupazioni degli operatori del comparto agricolo sono quindi più che giustificate.

A conti fatti, questo accordo risulta essere vantaggioso solo per la finanza europea, che adesso ha mano libera di investire nel comparto agroalimentare del Mercosur ove si produce a prezzi minimi rispetto all’Unione Europa, che poi deve importare dall’America latina, se non altro per la disparità dei costi.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, si trova particolarmente disdicevole che un trattato di simile portata sia stato firmato da una dirigenza arrivata a scadenza: sarebbe stato ben più corretto che avesse lasciato la scelta alla Commissione entrante.



France 24. 2019-07-02. Farmers, environmentalists slam ‘sell-out’ EU-Mercosur trade deal

European farmers and environmentalists have denounced a historic trade deal signed between the EU and South American countries as a “dark moment”, warning of unfair competition and dire consequences for the climate.

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The European Union and South American trade bloc Mercosur sealed the blockbuster pact on Friday evening, ending 20 years of talks over one of the world’s largest regional commercial accords.

Tough negotiations between the EU and the Mercosur countries — Argentina, Brazil, Paraguay and Uruguay — had repeatedly stalled because of European farmer sensitivities over the beef market.

Brussels said the EU’s largest ever deal would save European companies more than four billion euros ($4.5 billion) in trade duties every year.

But shortly after its announcement, the agreement sparked an angry backlash including from the Copa-Cogeca union, which represents 23 million farmers across the EU.

“This deal will go down in history as a very dark moment,” Copa-Cogeca secretary-general Pekka Pesonen tweeted.

“A deal encouraging double standards trade policy and widening the gap between what is being asked from European farmers and what is tolerated for #Mercosur producers.”

Criticism was particularly strong in agricultural power houses like France and Germany.

The head of Germany’s main farming union, Joachim Rukwied, on Saturday called the deal “totally unbalanced”, saying it would threaten the livelihoods of “many family-run agricultural businesses”.

Similarly, Christiane Lambert of France’s biggest agricultural union FNSEA tweeted: “Unacceptable signature of a Mercosur-EU accord, which will expose European farmers to unfair competition and consumers to total deception.”

French environmentalist and MEP Yannick Jadot said it was “shameful” of the European Commission to have signed a pact with Brazil’s far-right and climate-sceptic leader Jair Bolsonaro.

Speaking on the sidelines of the G20 summit in Japan, French President Emmanuel Macron hailed a “good” deal, but said his government would remain “vigilant”.

He welcomed that the yet-to-be-published accord explicitly referenced the Paris climate agreement and contained guarantees that it would “respect” the EU’s environmental and sanitary standards.

But even within Macron’s own camp, there was disunity over the deal, with MEP Pascal Durand calling it a “dark day”.

‘Feeble sell-out’

The pact — announced in a climate of tension between the US and several of its bilateral trade partners — covers markets that total approximately 780 million consumers representing a quarter of global GDP.

Once implemented, it is tipped to eliminate 99 percent of agricultural and industrial tariffs on both sides and facilitate exchanges in services and government procurement, reduce technical barriers, and effect sanitary and phytosanitary measures and intellectual property.

In its biggest concession, the EU will open its markets to South America agricultural products via quotas: 99 tonnes of beef per year at a preferential rate of 7.5 percent, a supplementary quota on 180,000 tonnes of sugar and another one on 100,000 tonnes of poultry.

Ireland’s Agriculture Minister Michael Creed said he was “very disappointed” about these quotas introduced “at a time when the beef sector in Europe is facing significant uncertainty because of Brexit”.

The Irish Farmers’ Association was also upset, labelling the deal “a disgraceful and feeble sell-out”.

EU Agriculture Commissioner Phil Hogan acknowledged the agreement presented “some challenges”, but said the European Commission would provide up to a billion euros in support to farmers “in the event of market disturbances”.

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AFP 24. 2019-07-02. Macron defends Mercosur trade deal, as farmers protest

French President Emmanuel Macron defended a huge trade deal agreed by the European Union and four South American countries and warned against “neo-protectionism”, as farmers and environmentalists step up their resistance to the accord.

The deal announced Friday by the EU and Argentina, Brazil, Paraguay and Uruguay is the largest ever struck by the European Union.

It covers markets that total approximately 780 million consumers representing a quarter of global GDP.

Speaking in Brussels late Tuesday, Macron defended the agreement, despite a government spokeswoman earlier saying France was not yet rushing to ratify the trade deal.

He warned against what he termed “neo-protectionist” attitudes, which would refuse reciprocity and exchange.

“We are not protectionists,” he said when asked about the issue.

“Those who say that any trade agreement is bad, tell me in such cases how they will dress, eat, move,” he said, adding: “A trade deal is not bad in itself”.

Macron added that measures had been taken on the European side to protect, via quotas, sensitive sectors such as beef and sugar.

EU and Mercosur countries have hailed the deal, which was 20 years in the making, as historic.

European Commission President Jean-Claude Juncker billed it as a rousing endorsement of “rules-based trade” at a time of growing protectionism in the US, which is embroiled in a trade war with China and disputes with the EU.

But the road to ratification by all 28 EU members could be a long one given the growing public hostility to free trade deals, even in traditionally trade-friendly countries.

On Tuesday evening farmers gathered across France to protest against the deal.

French government spokeswoman Sibeth Ndiaye had earlier said France would not be rushing to ratify it before seeing all the details.

Citing the 2017 EU-Canada trade deal, which France has yet to ratify, she told the BFM news channel: “We will do the same thing with the Mercosur countries… We will look at it in detail and depending on the details we will decide.

“France is not yet ready to ratify (the deal),” she said.

The note of caution sounded by France Tuesday “is the first step in a sort of battle of wills over the concrete implementation of the deal”, said the vice-president of the Institut des Ameriques research group in Paris, Carlos Quenan.

– ‘Dark moment’ –

The Bruegel institute, a Brussels-based economic think tank, in an August 2018 paper noted a growing fear of openness to international trade, blamed for increasing inequality.

It cited a poll showing 75 percent of the French and 57 percent of Germans favouring greater protection against foreign competition.

“The question is not whether this deal is interesting in trade terms only. We must ensure that it respects the goals we have set ourselves in terms of sustainable farming practices and fighting climate change,” Sebastien Jean, director of France’s CEPII centre for economic research, told AFP.

The negotiations had repeatedly foundered over the years on opposition from European beef producers, particularly small farmers who fear being undercut on price by imports from Brazil, the world’s biggest beef exporter.

The Copa-Cogeca union, which represents 23 million farmers across the EU, warned the deal “will go down in history as a very dark moment”.

Under the deal, Mercosur countries will be able to export 99,000 tonnes of beef to Europe at 7.5 percent tariffs, among other concessions.

While the quotas are a fraction of the amounts Mercosur was seeking, France’s Confederation Paysanne union warned that grass-fed French beef would face unfair competition “from animals crammed into feedlots and stuffed with GMO soy and antibiotics.”

– The trade lever –

The South Americans, for their part, will progressively eliminate duties on European cars and car parts, among other products, and open up their public sectors to EU companies.

The deal contains a “safeguard mechanism” allowing both parties to temporarily restrict agricultural imports in case of a deluge and also allows European authorities to suspend approval for products they perceive as posing a health risk.

But it has also run afoul of climate activists, who accuse Brazil of sacrificing its rainforests and indigenous peoples to the country’s powerful agrifood sector.

French environmentalist and European parliamentarian Yannick Jadot said it was “shameful” of the European Commission to have signed a pact with climate-sceptic Brazilian leader Jair Bolsonaro.

Defenders of the agreement have argued that it will give the EU more leverage in South America, a continent where it has long played second fiddle to the United States.

France’s government is expected to recommend ratifying the deal in a meeting on Wednesday.

Pubblicato in: Cina, Commercio, Devoluzione socialismo, Logistica

Cina ed Italia. Accordo commerciale Genova – Shenzhen. Via della Seta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-08.

Genova 001

Ci premettiamo di ricordare come la sigla ‘TEU’ designi la twenty (feet) equivalent unit, che nei trasporti navali indica il container da 20×12×8 piedi e, anche, la capacità di trasporto di una nave portacontainer (sono state costruite grandi navi che contengono più di 4000 TEU.).

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«Il legame tra il porto di Genova e il porto cinese di Shenzhen, uno dei principali scali della Repubblica Popolare, situato nell’omonima municipalità, che da sola nel 2018 ha generato un Pil di 352 miliardi di dollari, è già saldo, ma presto verrà formalizzato con un ‘accordo di amicizia’»

«I cinesi, come testimonia l’accordo che abbiamo siglato di recente con Cccc, sono interessati a collaborare nei grandi investimenti infrastrutturali che dobbiamo fare nel nostro porto, dalla diga ai raccordi ferroviari, anche per consentire poi ai loro operatori logistici, come il gruppo Cosco, di portare più merce nei nostri scali»

«la Cina pesa per il 4% sull’interscambio via mare italiano …. il Far East nel suo complesso pesa per il 30% dell’interscambio complessivo del porto di Genova»

«Il nostro porto, che nel 2018 ha movimentato in totale oltre 25 milioni di TEUs, è toccato da 223 rotte internazionali di trasporto container, 7 delle quali collegano direttamente Genova….. L’interscambio tra i due porti lo scorso anno è stato di 110.000 TEUs, mentre nel periodo gennaio-aprile 2019 è stato pari a 36.000 TEUs»

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Un porto non consiste solo nello scalo propriamente detto: le merci scaricate in banchina devono avere la possibilità di essere mobilizzate in modo rapido e sicuro verso le destinazioni alle quali sono dirette.

Nello scorso anno 2018 il porto di Genova ha mobilizzato 110,000 container: a questi fanno da corrispettivo altrettanti vagoni ferroviari. Tenendo conto che un convoglio ferroviario merci trascina mediamente una ventina di vagoni, sono circa 5,000 convogli l’anno, una quindicina al giorno.

Aumentare il traffico merci del porto di Genova implica però la messa in funzione di una serie di opere infrastrutturali, in carenza delle quali le merci resterebbero sulle calate.

Se il terzo valico è opera indispensabile per passare la catena montuosa dell’Appennino, dovrebbe essere semplicemente evidente l’importanza di disporre di valichi alpini funzionali alle nuove esigenze. Frejus, Gottardo e Brennero al momento attuale sono insufficienti, così come la rete autostradale: Serenissima ed Autobrennero dovrebbero essere raddoppiate, per non parlare poi della impellente necessità della gronda.

Non ci si dimentichi che a poche centinaia di miglia da Genova c’è il porto di Marsiglia, già servito da linee Tav merci: né ci si illuda che i marsigliesi ed i francesi stiano a guardare ciò che stia facendo Genova ed il Governo italiano.


Ansa. 2019-06-01. Via della Seta: nuovo accordo tra i porti di Genova e Shenzhen

 Il legame tra il porto di Genova e il porto cinese di Shenzhen, uno dei principali scali della Repubblica Popolare, situato nell’omonima municipalità, che da sola nel 2018 ha generato un Pil di 352 miliardi di dollari, è già saldo, ma presto verrà formalizzato con un ‘accordo di amicizia’ che sarà firmato dai rappresentanti delle rispettive authority in occasione della fiera internazionale Transport Logistics di Monaco, in programma nella città tedesca dal 4 al 7 giugno prossimi.

“L’obbiettivo è di rafforzare ulteriormente i rapporti commerciali, incrementando i traffici e riequilibrando anche i flussi tra import ed export” ha spiegato il presidente dell’ Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini durante la conferenza sulla promozione del porto di Shenzhen in Italia, organizzata a Genova dai rappresentanti della municipalità cinese.

“I cinesi, come testimonia l’accordo che abbiamo siglato di recente con Cccc, sono interessati a collaborare nei grandi investimenti infrastrutturali che dobbiamo fare nel nostro porto, dalla diga ai raccordi ferroviari, anche per consentire poi ai loro operatori logistici, come il gruppo Cosco, di portare più merce nei nostri scali” ha aggiunto Signorini, ricordando poi che già oggi “la Cina pesa per il 4% sull’interscambio via mare italiano” e che “il Far East nel suo complesso pesa per il 30% dell’interscambio complessivo del porto di Genova”.

Di questo traffico, una parte non indifferente è relativa proprio al porto di Shenzhen, come evidenziano i numeri forniti durante la conferenza da Lou Heru, vicedirettore della commissione trasporti delle municipalità di Shenzhen: “Il nostro porto, che nel 2018 ha movimentato in totale oltre 25 milioni di TEUs, è toccato da 223 rotte internazionali di trasporto container, 7 delle quali collegano direttamente Genova.

L’interscambio tra i due porti lo scorso anno è stato di 110.000 TEUs, mentre nel periodo gennaio-aprile 2019 è stato pari a 36.000 TEUs”.

Esiste quindi una forte collaborazione, che secondo Heru “potrà crescere ancora, anche grazie all’accordo di amicizia che verrà firmato tra il porto di Genova e il porto di Shenzhen al prossimo Trasnport Logistic di Monaco”.

Pubblicato in: Cina, Commercio, Geopolitica Mondiale, Unione Europea

Cina. Nuova Via della Seta. 6,000 miliardi Usd in cinque anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-01.

Cina

«Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento»

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«Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale»

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«Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%»

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«Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà»

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«Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione»

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«Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa»

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«Gli scambi commerciali tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari.»

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«La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno»

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«Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali [Cina – Italia] ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo un nuovo primato storico, mentre il complesso  degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari.»

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La Cina sta seguendo la direttiva di Realpolitik che le è connaturata e che a suo tempo Mr Deng Xiaoping aveva ribadito con forza: i rapporti commerciali non devono essere condizionati da visioni ideologiche e nessuno deve permettersi di sindacare la politica interna degli stati.

Negli ultimi cinque anni la Nuova Via della Seta ha comportato interscambi per 6,000 miliardi di dollari americani. Mentre nei confronti dell’Unione Europea la Cine sembrerebbe ricercare prevalentemente rapporti bilaterali, nei confronti dei paesi europei ex est l’approccio è rappresentato dal Ceec, ovvero il 16 + 1.

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Cina. Ulteriore potenziamento del Ceec, Europa dell’est.

Asia alla conquista dell’Europa dell’Est.

Cina e Serbia. Belt and Road si approfonda nei Balcani.

Cooperation between China and Central and Eastern Countries.

Ceec, China and Central and Eastern European Countries

Cina. Sta colonizzando l’Europa dell’Est e l’Unione si strappa i capelli.

Eastern Europe cozies up to China

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«The 16+1 format is an initiative by the People’s Republic of China aimed at intensifying and expanding cooperation with 11 EU Member States and 5 Balkan countries (Albania, Bosnia and Herzegovina, Bulgaria, Croatia, the Czech Republic, Estonia, Hungary, Latvia, Lithuania, Macedonia, Montenegro, Poland, Romania, Serbia, Slovakia, Slovenia) in the fields of investments, transport, finance, science, education, and culture»

La attuale eurodirigenza uscente ha dei grandi problemi di rapporto diplomatico e politico con la Cina. Il giornale della confindustria tedesca ne ha recentemente preso atto in un lungo e dettagliato editoriale.

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

«On paper there is nothing to stop German companies buying Chinese firms …. But the reality is very different»

Ue-Cina: Commissione, “Pechino partner strategico ma rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”

«“L’Ue e la Cina sono partner economici strategici ma anche concorrenti.  …. parole del vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, …. “L’Unione europea e la Cina si sono impegnate a costruire un partenariato strategico globale, ma in Europa – si legge in un documento della Commissione – è sempre più diffusa la sensazione che l’equilibrio tra le sfide e le opportunità associate alla Cina si sia modificato”. La Cina “è al tempo stesso – vi si legge – un partner di cooperazione con obiettivi strettamente allineati a quelli dell’Ue, un partner di negoziato con cui l’Unione deve trovare un equilibrio di interessi, un concorrente economico che ambisce alla leadership tecnologica e un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”.»

Cina: l’Europa alzi la voce contro il mancato rispetto dei diritti umani

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La posizione dell’attuale eurodirigenza uscente nei confronti della Cina è riassunto chiaramente dalla proposta di risoluzione del parlamento europeo          sullo stato delle relazioni UE-Cina, votata dal parlamento europeo il 2018-06-12:

«…. considerando che la situazione dei diritti umani in Cina ha continuato a peggiorare, con un’intensificazione dell’ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, della libertà di espressione e di religione e dello Stato di diritto; che gli attivisti della società civile e i difensori dei diritti umani sono arrestati, processati e condannati sulla base di capi d’imputazione vaghi come quello di “sovvertire il potere dello Stato” e di “scatenare liti e provocare problemi”, e che spesso sono detenuti in isolamento in località ignote, senza alcun accesso a cure mediche o all’assistenza legale; che i difensori dei diritti umani e gli attivisti sono trattenuti, talvolta, in “sorveglianza residenziale in un luogo designato”, un sistema utilizzato per impedire a queste persone qualsiasi contatto, e che durante tale detenzione sono spesso segnalati torture e maltrattamenti; che la Cina continua a negare la libertà di espressione e la libertà di informazione, e sono stati incarcerati molti giornalisti, blogger e voci indipendenti; che, nel suo quadro strategico sui diritti umani e la democrazia, l’UE si è impegnata a far sì che i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto siano promossi in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni, ponendo i diritti umani al centro delle sue relazioni con tutti i paesi terzi, ivi compresi i suoi partner strategici; che i vertici UE-Cina devono essere impiegati per ottenere risultati concreti nell’ambito dei diritti umani, segnatamente il rilascio dei difensori dei diritti umani, degli avvocati e degli attivisti incarcerati;»

Concludendo.

Vedremo come la nuova Commissione Europea si relazionerà con la Cina: quella uscente avrebbe voluto imporre alla Cina condizioni di interferenza con i suoi problemi politici interni, cosa che la Cina né vuole né può accettare. Di qui lo stallo delle trattative.


Sole 24 Ore. 2019-04-21. L’economia cinese cerca il progresso nella stabilità: prospettiva luminosa per la cooperazione italo-cinese

Qualche tempo fa, con l’avvenuta apertura delle Due Sessioni cinesi, lo sguardo di tutto il mondo si è concentrato su Pechino. Ho visto che anche la stampa italiana ha dedicato ampio spazio a questo evento. Non sono mancati dell’evento resoconti accurati e bene illustrati, ma allo stesso tempo c’è stato chi ha espresso preoccupazione per l’andamento dell’economia cinese, sollevando obiezioni nel merito della cooperazione sino-italiana, soprattutto per quanto riguarda l’iniziativa OBOR (One Belt One Road).

Nel merito di ciò, vorrei esprimere alcune opinioni personali. Alcune sfide attendono l’economia cinese, ma il suo andamento positivo sul lungo periodo non cambia. Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento. Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale. Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%. Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà. Sullo sfondo di un’economia globale complessivamente priva di vigore, questi risultati ottenuti dalla Cina non possono mutare. Nella relazione di governo delle due Assemblee, l’obiettivo di crescita per quest’anno è stato fissato al 6,0–6,5%. Trovo che si tratti di una decisione oggettiva, basata sull’attuale congiuntura economica interna ed esterna al Paese, oltre che di una scelta obbligata per un’economia cinese che punta verso alti standard di sviluppo.

L’economia cinese è vasta, solida e sta sviluppando in fretta nuovi processi e nuovi modelli di gestione. Di fronte alla congiuntura di quest’anno, più complessa e severa, svilupperemo attivamente le nostre eccellenze, continuando ad intensificare le riforme strutturali sul lato della domanda e ad allargare la nostra apertura all’estero, a promuovere un modello di sviluppo guidato dall’innovazione, ad accelerare l’avvicendamento tra energie vecchie e nuove. Inoltre, il Governo spera di stimolare ancora la vitalità dell’economia e del mercato cinesi con misure concrete quali politiche finanziarie e monetarie ragionate, l’abbassamento delle imposte e il contenimento delle spese. Siamo certi di vincere queste sfide e queste difficoltà, realizzando gli obiettivi di crescita fissati e contribuendo ancora allo sviluppo stabile e salutare dell’economia globale.

La cooperazione sino-italiana è vantaggiosa per entrambi i paesi e le prospettive della Via della Seta ampie ed estese. L’iniziativa OBOR non è uno strumento geopolitico, ma un’importante occasione per promuovere l’integrazione regionale e realizzare lo sviluppo di tutti. Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione. Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa. Gli scambi commercia-li tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari. Una serie di progetti fondamentali dell’iniziativa OBOR è realizzata ed in funzione, giovando concretamente a diversi popoli. La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione-ne e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno. Tutto ciò ha poco o nulla a che fare con il “disegno egemonico” e la “trappola del debito” di cui qualcuno si diletta a parlare.

Attualmente l’andamento della cooperazione tra i nostri Paesi nell’ambito dell’iniziativa OBOR è molto positivo. Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo-do un nuovo primato storico, mentre il complesso-so degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari. La cooperazione in settori come le infrastrutture portuali, le reti 5G, lo sviluppo di mercati in paesi terzi è in fase di ascesa. Il prossimo mese si terrà in Cina il secondo summit per la coopera-zione internazionale alla Via della Seta. Questo sarà un’altra ricca occasione per permettere ai diversi paesi di incontrarsi con le rispettive strategie e di intensificare la cooperazione effettiva. Poco tempo indietro, il premier Conte ha dichiarato che interverrà personalmente a questo evento in Cina, fatto che accogliamo con grande apprezzamento.

Quest’anno ricorre il quindicesimo anniversario del partenariato strategico tra i nostri Paesi, mentre il prossimo ricorreranno i cinquant’anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche. Proprio in questo momento storico, il presidente Xi Jinping si appresta a compiere una visita di stato in Italia. Si tratterà del secondo viaggio in Italia di un Capo di Stato cinese in quasi dieci anni e della prima volta per Xi Jinping da quando ricopre questo incarico. Durante la visita, il Presidente discorrerà con i leader italiani dell’amicizia tra i nostri Paesi, per promuovere la cooperazione ed assistere alla firma di una serie di importanti accordi bilaterali. Inoltre, i due paesi rilasceranno una dichiarazione congiunta a stabilire le linee guida per lo sviluppo futuro delle relazioni sino-italiane, fissandone la direzione. Una visita storica che porterà con sé un’occasione storica. Spero che, con l’impegno condiviso delle Parti, esse riescano a coglierla, per approfondire la tradizionale amicizia sino-ita-liana, promuovendo a un livello più alto la cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri Paesi ed arricchendo ancora e meglio i nostri Popoli.

Pubblicato in: Cina, Commercio, Unione Europea

Summit Eu – China. Dichiarazioni di intenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

2019-04-09__Summit_China__001

Si è aperto il summit tra Mr Li, Mr Juncker e Mr Tusk.

Come si vede dalla fotografia, pur essendo Mr Juncker e Mr Tusk equiparati a capi di stato, la Cina era presente con il suo primo ministro: sbavatura sostanziale ai comuni protocolli diplomatici. Capi di stato ricevono capi di stato.

È uno dei modi cinesi per ricordare come stiano le cose.

Subito gli eventi lieti. Mr Juncker barcollava per gli evidenti segni della sciatica alcolica che lo affligge da anni, la voce era abburattata, ma questa volta però non ha urinato sulle parti della sala riunione. Ma c’è ancora tempo.

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Germany’s Manfred Weber warns of China ‘shopping spree’

«The European Union should prevent Chinese firms from going on a “shopping spree,” buying up strategic assets, a top contender for the European Commission presidency said Saturday.

Manfred Weber, the leader of the conservative European People’s Party (EPP), warned that the EU should not be naive in its approach to China.»

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EU seeks more assertive strategy with China

«The “distortive” effects of China’s economic policies and growing power top the agenda on the final day of the EU summit. Leaders are looking for ways to counter what they describe as a “systemic rival.

European leaders are set to sign off on a 10-point plan regarding relations with China at the EU summit Friday. 

In the face of China’s growing economic and political influence, Brussels is seeking a “more realistic” and “assertive” approach towards what the bloc describes as both a “partner” and a “systemic rival” due to China’s tightly controlled market.”

The strategy formulated by the EU includes:

– protection against “unfair practices of third countries and investments that threaten security or public order”

– a more “balanced and reciprocal economic relationship” including a reform of the World Trade Organization (WTO)

– addressing the “distortive effects of foreign state ownership and state financing”

– reciprocal access to public procurement markets

-strengthening cooperation on climate change and in international organizations».

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Con questi presupposti non si poteva attendere altro che dichiarazioni di intenti.

Poi, forse, potrebbe anche maturare qualcosa di più consistente, ma Mr Li sa bene come questa dirigenza europea stia volgendo a termine mandato.


Deutsche Welle. 2019-04-09. EU announces ‘breakthrough’ on trade with China

China has vowed at a summit with the EU not to make companies share intellectual property. The talks marked a significant shift for Beijing amid growing concerns about China’s influence in Europe.

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The European Union and China pledged to strengthen their trade relationship and work towards opening up China’s economy for foreign investors at a summit in Brussels on Tuesday.

The annual summit comes a month after the European Commission branded Beijing a “systemic rival” over what they said were unfair trade practices, and amid an ongoing US trade war with China.

The main takeaways from the summit:

In a seven-page joint declaration that was signed after last-minute negotiations, Brussels and Beijing agreed to the following changes:

– A commitment toward “broader” and “non-discriminatory” market access, in wording that the EU saw as a shift from China on opening up its economy.

– On surrendering intellectual property to gain access to China’s market, both sides agreed “there should not be a forced transfer of technology.”

– Increase efforts to strengthen international rules against state subsidies for industries.

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Equal treatment’ for European companies

Speaking after the summit in Brussels, Chinese Prime Minister Li Keqiang said that European companies will enjoy “equal treatment” in China.

“We will not treat EU companies, especially those registered in China, with discriminatory policy, including solely foreign-owned companies in China,” Li said. “And likewise Chinese companies should not be discriminated against in their operation in the European Union, he added.

European Council President Donald Tusk hailed China’s signing of the joint statement as a “breakthrough,” particularly Beijing’s commitment to strengthen rules against industrial subsidies.

“This is a breakthrough. For the first time China has agree to engage with Europe on this key WTO reform,” Tusk said.

Concerns over China’s influence

The EU has grown increasingly concerned about Chinese state-led companies buying key European assets, while the level of market openness is not reciprocated in China.

Politicians and businesses in the EU and the United States have criticized China for forcing foreign companies to hand over intellectual property in order to gain access to China’s economy — which is the second largest in the world.

Beijing has repeatedly pledged to open up its economy to foreign companies and investors, but critics say that China hasn’t done much to fulfill this promise.

As US President Donald Trump’s administration is currently embroiled in a trade war with China, Washington has also been pressuring Brussels to take steps against Beijing. Most notably, the US has urged the EU to ban Chinese tech giant Huawei over the company’s alleged ties to state security.

High stakes talks: The EU is China’s biggest trading partner, with two-way trade between the bloc and China worth around €575 billion ($648 billion) annually. The stakes were high for the EU as well, as China is the bloc’s second-biggest trading partner, coming in only after the US.

What happens next: Prime Minister Li will now head to Croatia for another European summit in Croatia on Thursday and Friday with the so-called 16+1 summit. The meeting grants central and eastern European states the chance to meet alone with Beijing, in a move that has garnered criticism from other European countries.

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Deutsche Welle. 2019-04-09. China to ‘further open’ its doors to Europe, PM Li says ahead of summit

China’s Li Keqiang has attempted to quell European skepticism towards China’s investment approach ahead of this week’s EU-China summit. Some fear projects like the Belt and Road initiative aim to bind countries to China.

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China is prepared to “further develop its cooperation” with Europe “to build an open world economy,” Chinese Prime Minister Li Keqiang said in an op-ed published in business daily Handelsblatt on Monday.

“China is ready to work with Europe to promote a mutual opening and a fair and equitable business environment for enhanced cooperation between firms on both sides,” Li said.

Li said China intends to “further develop its cooperation” with Europe over the maintenance of the Paris Climate Agreement and the Iran Nuclear Deal, the fight against terrorism and reforming the World Trade Organization (WTO).

China and the European Union are set to hold a summit on Tuesday on trade relations and global governance.

‘United and prosperous Europe’

Some Europeans worry that China is taking a “divide and conquer” approach to the EU. Those fears were enhanced by trade agreements struck with the 16 countries comprising the Central and Eastern European Cooperation (CEEC) last year and recent nonbinding agreements with some EU countries as part of China’s Belt and Road Initiative, an industrial investment project spearheaded by President Xi Jinping.

Read more: Can the new foreign investment law level the playing field in China?

But Li said the China-CEEC cooperation “is beneficial to balanced development within the EU, serves to bring unity to the EU and is a useful compliment to relations between China and Europe.”

“We strongly support the European integration process in the hope of a united and prosperous Europe,” Li added.

Fears over ‘New Silk Road’

China has made a strong push to expand their Belt and Road Initiative to Europe. In March, Italy became the first G7 country to join the scheme. Xi has also sought to recruit France for the initiative.

However, since its inception in 2013, the Belt and Road Initiative has drawn complaints that it racks up huge debts and leaves nations reliant on China. Some countries, such as Malaysia, have cancelled plans to join the project. Others are also critical of how China forces foreign businesses to relinquish trade secrets to do business within its borders. 

Germany’s Manfred Weber, who aims to succeed European Commission President Jean-Claude Juncker, has cautioned that the bloc should not be naive in its approach to China. He believes that the Belt and Road Initiative has “political motivation” to leave countries beholden to China. 

The European Commission has also recently labeled China a “systemic rival” and an economic competitor. Günther Oettinger, Germany’s EU commissioner, has even called for EU veto rights  over China’s attempts to commandeer European infrastructure projects. 

Pubblicato in: Cina, Commercio, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea e Cina. Incompatibilità caratteriale superabile.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-08.

Piero della Francesca. Guido da Montefeltro. 001

«lunga promessa con l’attender corto / ti farà trïunfar ne l’alto seggio». Dante. Inferno. 27.


Pil ppa 2019-2023. Brics 36%, G7 27%. I Brics valgono 3.5 volte l’eurozona.

«Nel 2008 l’eurozona aveva un pil di 14,113 miliardi Usd, ma a fine 2017 aveva registrato un pil di 12,589 miliardi Usd; la Cina, nello stesso arco temporale, era passata da un pil di 4,804 miliardi Usd ad un valore di 12,237 miliardi Usd. Per quanto riguarda il pil espresso in valori assoluti, e non relativi al potere di acquisto, la Cina a fine 2017 eguagliava l’eurozona.

Nelle proiezioni al 2023 la Cina dovrebbe arrivare ad un pil ppa di 37,067 miliardi Usd, mentre l’eurozona rende conto di un pil ppa di 18,413 miliardi Usd: il 10.34% del valore mondiale. Troppo poco per contare realmente, troppo poco per poter dettare condizioni.»

Questi numeri forniti dall’International Monetary Fund dovrebbero esprimere chiaramente i rapporti di forza economica che intercorrono tra Unione Europea e Cina.

È l’Unione Europea che ha bisogno della Cina, non la Cina che abbia bisogno dell’Unione Europea.

Questo potrebbe sicuramente essere un dato di fatto difficilmente digeribile, ma è realtà di cui sarebbe utile prenderne atto.

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Sono in corso colloqui tra Unione Europea e Cina per trovare un accordo commerciale, ed a breve dovrebbe tenersi un summit: il 9 aprile.

Mr Xi ha già fatto un viaggio in Europa, stringendo accordi bilaterali con l’Italia e con la Francia. Un summit con l’attuale dirigenze europea a fine mandato sembrerebbe non essere stato proficuo.

Italia. Percezione degli accordi con la Cina. Nuova Via della Seta.

Cina. EU, Francia e Germania. Punto di vista cinese.

Cina e Francia. Un accordo che di fatto salta l’Europa. L’opinione cinese.

Francia, Europa e Cina. Solo Mr Xi ha le idee chiare.

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Al momento i principali ostacoli sono da parte dell’Unione Europea.

«EU, China stumble over trade, human rights ahead of summit»

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«Tensions over trade, investments and minority rights are preventing China and the EU from agreeing a joint declaration at a summit next week»

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«Alarmed by potential Chinese dominance of strategic European industries, EU leaders last month sought to prepare for the April 9 summit»

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«China had not met EU hopes that it would open its markets, nor seriously committed to reforms of global trade rules.»

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«The intensification of EU diplomacy since March reflects frustration over China’s reluctance to allow foreign companies to set up there without restrictions while taking full advantage of the EU’s openness»

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«The EU-China relationship, which is bound by 1 billion euros ($1.12 billion) in daily trade, has survived previous spats, notably in 2016 and 2017 when differences over the South China Sea and trade meant there were no communiques»

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Cerchiamo di ragionare.

Dei così detti ‘human right’ nessuno sembrerebbe interessarsene, al di là dei roboanti enunciati.  L’Unione Europea è invece preoccupata che la Cina possa prendere una posizione predominante e non apra alle imprese europee così come l’Unione vorrebbe.

La risposta cinese è stata quasi immediata ed in stile prettamente sinico.

Pur di commerciare, i cinesi sarebbero disposti ad impagliare la madre.

«China wants to work with the European Union on issues from climate change to trade»

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«the Chinese Premier denied accusations Beijing was trying to split the bloc by investing in eastern European states.»

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«Concerned by potential Chinese dominance of strategic European industries, the EU is trying to coax Beijing to open up its markets and has tried to get it to commit to removing what Brussels sees as unfair barriers to trade»

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«Li wrote that China was ready to work closely with Europe in upholding the Paris Climate Agreement, supporting sustainable development, retaining the international nuclear deal with Iran and fighting terrorism»

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«an impression in Brussels that Beijing has not kept its promise to stand up for free trade»

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La Cina si è detta prontissima a collaborare per il ‘clima’, per l’Accordo di Parigi, per supportare le energie rinnovabili, persino per sostenere l’accordo nucleare con l’Iran, e così via.

Mai, sempre dicono i cinesi, era stata loro lontanissima idea, utilizzare il Belt and Ros o la nuova via della seta per egemonizzare l’Europa orientale e mediterranea: ci mancherebbe altro!

Tanto, nella riunione del 9 aprile, i cinesi sanno benissimo come questa Commissione Europea sia a fine mandato.

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China wants to work with EU on trade, premier writes before summit

China wants to work with the European Union on issues from climate change to trade, Premier Li Keqiang wrote in a German newspaper before a summit next week aimed at cementing ties.

Diplomats in Brussels have said that tensions over trade, investments and minority rights mean China and the EU may fail to agree a joint declaration at the April 9 summit. That could dent European efforts to gain greater access to Chinese markets.

In a column for Monday’s edition of Handelsblatt, extracts of which were released on Sunday, the Chinese Premier denied accusations Beijing was trying to split the bloc by investing in eastern European states.

“We emphatically support the European integration process in the hope of a united and prosperous Europe,” wrote Li. He said Beijing’s close cooperation with eastern European states was “advantageous for a balanced development within the EU”.

Concerned by potential Chinese dominance of strategic European industries, the EU is trying to coax Beijing to open up its markets and has tried to get it to commit to removing what Brussels sees as unfair barriers to trade.

Li wrote that China was ready to work closely with Europe in upholding the Paris Climate Agreement, supporting sustainable development, retaining the international nuclear deal with Iran and fighting terrorism.

He also said it wanted to exchange views on reforming the World Trade Organization.

The EU is China’s largest trading partner. An increase in Chinese takeovers in critical sectors in Europe and an impression in Brussels that Beijing has not kept its promise to stand up for free trade has complicated talks before the summit.

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EU, China stumble over trade, human rights ahead of summit

Tensions over trade, investments and minority rights are preventing China and the EU from agreeing a joint declaration at a summit next week, multiple sources in Brussels said on Friday, sapping a European push for greater access to Chinese markets.

Alarmed by potential Chinese dominance of strategic European industries, EU leaders last month sought to prepare for the April 9 summit – flagged as an opportunity to cement bilateral ties – by agreeing what they said was a more assertive stance toward Beijing.

By diplomatic convention, joint statements are issued at the conclusion of high-profile bilateral summits to formalize policy.

Donald Tusk, the head of the European Council, has recommended rejecting the statement as it stands, according to an EU source. China had not met EU hopes that it would open its markets, nor seriously committed to reforms of global trade rules.

According to an early draft put forward by the European Union and seen by Reuters, Beijing would be bound into completing talks on an investment agreement and committing to remove what the EU says are unfair barriers to trade.

The EU also wants to show the United States that the trade war route is not the only way to coax Beijing to open up.

But Chinese officials have removed or changed many of those references, the EU diplomats said, raising the embarrassing probability of no communique at all after Chinese Premier Li Keqiang, European Commission President Jean-Claude Juncker and European Council President Donald Tusk have met.

Envoys for EU nations including Britain, Germany and France said they could not back the communique on the basis of China’s changes, an EU official said.

Other EU references to reassure Europeans that China is committed to confronting attacks by computer hackers and improving religious freedoms for the Muslim Uighur minority are also proving very difficult, the diplomats said.

“We wanted to be clear on how we want to work with China, not issue a meaningless document,” a senior EU diplomat said.

Another said there would be no statement without a change in stance from Beijing.

The Chinese foreign ministry was not immediately available for comment. Vice Foreign Minister Wang Chao told reporters this week that both sides were working to reach a consensus.

Negotiations with the Chinese would continue until Tuesday.

RE-EVALUATION

The intensification of EU diplomacy since March reflects frustration over China’s reluctance to allow foreign companies to set up there without restrictions while taking full advantage of the EU’s openness, EU diplomats say.

A surge of Chinese takeovers in critical sectors in Europe and an impression in Brussels that Beijing has not kept its promise to stand up for free trade and globalization have given the April meeting new urgency.

The EU-China relationship, which is bound by 1 billion euros ($1.12 billion) in daily trade, has survived previous spats, notably in 2016 and 2017 when differences over the South China Sea and trade meant there were no communiques.

However, after a collective re-evaluation of Chinese policy by EU leaders on March 21, the six-page April 9 statement was meant to coax Beijing into making good on promises to deepen trade ties.