Pubblicato in: Cina, Commercio, Devoluzione socialismo, Logistica

Cina ed Italia. Accordo commerciale Genova – Shenzhen. Via della Seta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-08.

Genova 001

Ci premettiamo di ricordare come la sigla ‘TEU’ designi la twenty (feet) equivalent unit, che nei trasporti navali indica il container da 20×12×8 piedi e, anche, la capacità di trasporto di una nave portacontainer (sono state costruite grandi navi che contengono più di 4000 TEU.).

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«Il legame tra il porto di Genova e il porto cinese di Shenzhen, uno dei principali scali della Repubblica Popolare, situato nell’omonima municipalità, che da sola nel 2018 ha generato un Pil di 352 miliardi di dollari, è già saldo, ma presto verrà formalizzato con un ‘accordo di amicizia’»

«I cinesi, come testimonia l’accordo che abbiamo siglato di recente con Cccc, sono interessati a collaborare nei grandi investimenti infrastrutturali che dobbiamo fare nel nostro porto, dalla diga ai raccordi ferroviari, anche per consentire poi ai loro operatori logistici, come il gruppo Cosco, di portare più merce nei nostri scali»

«la Cina pesa per il 4% sull’interscambio via mare italiano …. il Far East nel suo complesso pesa per il 30% dell’interscambio complessivo del porto di Genova»

«Il nostro porto, che nel 2018 ha movimentato in totale oltre 25 milioni di TEUs, è toccato da 223 rotte internazionali di trasporto container, 7 delle quali collegano direttamente Genova….. L’interscambio tra i due porti lo scorso anno è stato di 110.000 TEUs, mentre nel periodo gennaio-aprile 2019 è stato pari a 36.000 TEUs»

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Un porto non consiste solo nello scalo propriamente detto: le merci scaricate in banchina devono avere la possibilità di essere mobilizzate in modo rapido e sicuro verso le destinazioni alle quali sono dirette.

Nello scorso anno 2018 il porto di Genova ha mobilizzato 110,000 container: a questi fanno da corrispettivo altrettanti vagoni ferroviari. Tenendo conto che un convoglio ferroviario merci trascina mediamente una ventina di vagoni, sono circa 5,000 convogli l’anno, una quindicina al giorno.

Aumentare il traffico merci del porto di Genova implica però la messa in funzione di una serie di opere infrastrutturali, in carenza delle quali le merci resterebbero sulle calate.

Se il terzo valico è opera indispensabile per passare la catena montuosa dell’Appennino, dovrebbe essere semplicemente evidente l’importanza di disporre di valichi alpini funzionali alle nuove esigenze. Frejus, Gottardo e Brennero al momento attuale sono insufficienti, così come la rete autostradale: Serenissima ed Autobrennero dovrebbero essere raddoppiate, per non parlare poi della impellente necessità della gronda.

Non ci si dimentichi che a poche centinaia di miglia da Genova c’è il porto di Marsiglia, già servito da linee Tav merci: né ci si illuda che i marsigliesi ed i francesi stiano a guardare ciò che stia facendo Genova ed il Governo italiano.


Ansa. 2019-06-01. Via della Seta: nuovo accordo tra i porti di Genova e Shenzhen

 Il legame tra il porto di Genova e il porto cinese di Shenzhen, uno dei principali scali della Repubblica Popolare, situato nell’omonima municipalità, che da sola nel 2018 ha generato un Pil di 352 miliardi di dollari, è già saldo, ma presto verrà formalizzato con un ‘accordo di amicizia’ che sarà firmato dai rappresentanti delle rispettive authority in occasione della fiera internazionale Transport Logistics di Monaco, in programma nella città tedesca dal 4 al 7 giugno prossimi.

“L’obbiettivo è di rafforzare ulteriormente i rapporti commerciali, incrementando i traffici e riequilibrando anche i flussi tra import ed export” ha spiegato il presidente dell’ Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini durante la conferenza sulla promozione del porto di Shenzhen in Italia, organizzata a Genova dai rappresentanti della municipalità cinese.

“I cinesi, come testimonia l’accordo che abbiamo siglato di recente con Cccc, sono interessati a collaborare nei grandi investimenti infrastrutturali che dobbiamo fare nel nostro porto, dalla diga ai raccordi ferroviari, anche per consentire poi ai loro operatori logistici, come il gruppo Cosco, di portare più merce nei nostri scali” ha aggiunto Signorini, ricordando poi che già oggi “la Cina pesa per il 4% sull’interscambio via mare italiano” e che “il Far East nel suo complesso pesa per il 30% dell’interscambio complessivo del porto di Genova”.

Di questo traffico, una parte non indifferente è relativa proprio al porto di Shenzhen, come evidenziano i numeri forniti durante la conferenza da Lou Heru, vicedirettore della commissione trasporti delle municipalità di Shenzhen: “Il nostro porto, che nel 2018 ha movimentato in totale oltre 25 milioni di TEUs, è toccato da 223 rotte internazionali di trasporto container, 7 delle quali collegano direttamente Genova.

L’interscambio tra i due porti lo scorso anno è stato di 110.000 TEUs, mentre nel periodo gennaio-aprile 2019 è stato pari a 36.000 TEUs”.

Esiste quindi una forte collaborazione, che secondo Heru “potrà crescere ancora, anche grazie all’accordo di amicizia che verrà firmato tra il porto di Genova e il porto di Shenzhen al prossimo Trasnport Logistic di Monaco”.

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Pubblicato in: Cina, Commercio, Geopolitica Mondiale, Unione Europea

Cina. Nuova Via della Seta. 6,000 miliardi Usd in cinque anni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-01.

Cina

«Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento»

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«Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale»

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«Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%»

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«Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà»

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«Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione»

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«Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa»

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«Gli scambi commerciali tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari.»

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«La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno»

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«Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali [Cina – Italia] ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo un nuovo primato storico, mentre il complesso  degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari.»

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La Cina sta seguendo la direttiva di Realpolitik che le è connaturata e che a suo tempo Mr Deng Xiaoping aveva ribadito con forza: i rapporti commerciali non devono essere condizionati da visioni ideologiche e nessuno deve permettersi di sindacare la politica interna degli stati.

Negli ultimi cinque anni la Nuova Via della Seta ha comportato interscambi per 6,000 miliardi di dollari americani. Mentre nei confronti dell’Unione Europea la Cine sembrerebbe ricercare prevalentemente rapporti bilaterali, nei confronti dei paesi europei ex est l’approccio è rappresentato dal Ceec, ovvero il 16 + 1.

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Cina. Ulteriore potenziamento del Ceec, Europa dell’est.

Asia alla conquista dell’Europa dell’Est.

Cina e Serbia. Belt and Road si approfonda nei Balcani.

Cooperation between China and Central and Eastern Countries.

Ceec, China and Central and Eastern European Countries

Cina. Sta colonizzando l’Europa dell’Est e l’Unione si strappa i capelli.

Eastern Europe cozies up to China

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«The 16+1 format is an initiative by the People’s Republic of China aimed at intensifying and expanding cooperation with 11 EU Member States and 5 Balkan countries (Albania, Bosnia and Herzegovina, Bulgaria, Croatia, the Czech Republic, Estonia, Hungary, Latvia, Lithuania, Macedonia, Montenegro, Poland, Romania, Serbia, Slovakia, Slovenia) in the fields of investments, transport, finance, science, education, and culture»

La attuale eurodirigenza uscente ha dei grandi problemi di rapporto diplomatico e politico con la Cina. Il giornale della confindustria tedesca ne ha recentemente preso atto in un lungo e dettagliato editoriale.

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

«On paper there is nothing to stop German companies buying Chinese firms …. But the reality is very different»

Ue-Cina: Commissione, “Pechino partner strategico ma rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”

«“L’Ue e la Cina sono partner economici strategici ma anche concorrenti.  …. parole del vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, …. “L’Unione europea e la Cina si sono impegnate a costruire un partenariato strategico globale, ma in Europa – si legge in un documento della Commissione – è sempre più diffusa la sensazione che l’equilibrio tra le sfide e le opportunità associate alla Cina si sia modificato”. La Cina “è al tempo stesso – vi si legge – un partner di cooperazione con obiettivi strettamente allineati a quelli dell’Ue, un partner di negoziato con cui l’Unione deve trovare un equilibrio di interessi, un concorrente economico che ambisce alla leadership tecnologica e un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”.»

Cina: l’Europa alzi la voce contro il mancato rispetto dei diritti umani

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La posizione dell’attuale eurodirigenza uscente nei confronti della Cina è riassunto chiaramente dalla proposta di risoluzione del parlamento europeo          sullo stato delle relazioni UE-Cina, votata dal parlamento europeo il 2018-06-12:

«…. considerando che la situazione dei diritti umani in Cina ha continuato a peggiorare, con un’intensificazione dell’ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, della libertà di espressione e di religione e dello Stato di diritto; che gli attivisti della società civile e i difensori dei diritti umani sono arrestati, processati e condannati sulla base di capi d’imputazione vaghi come quello di “sovvertire il potere dello Stato” e di “scatenare liti e provocare problemi”, e che spesso sono detenuti in isolamento in località ignote, senza alcun accesso a cure mediche o all’assistenza legale; che i difensori dei diritti umani e gli attivisti sono trattenuti, talvolta, in “sorveglianza residenziale in un luogo designato”, un sistema utilizzato per impedire a queste persone qualsiasi contatto, e che durante tale detenzione sono spesso segnalati torture e maltrattamenti; che la Cina continua a negare la libertà di espressione e la libertà di informazione, e sono stati incarcerati molti giornalisti, blogger e voci indipendenti; che, nel suo quadro strategico sui diritti umani e la democrazia, l’UE si è impegnata a far sì che i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto siano promossi in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni, ponendo i diritti umani al centro delle sue relazioni con tutti i paesi terzi, ivi compresi i suoi partner strategici; che i vertici UE-Cina devono essere impiegati per ottenere risultati concreti nell’ambito dei diritti umani, segnatamente il rilascio dei difensori dei diritti umani, degli avvocati e degli attivisti incarcerati;»

Concludendo.

Vedremo come la nuova Commissione Europea si relazionerà con la Cina: quella uscente avrebbe voluto imporre alla Cina condizioni di interferenza con i suoi problemi politici interni, cosa che la Cina né vuole né può accettare. Di qui lo stallo delle trattative.


Sole 24 Ore. 2019-04-21. L’economia cinese cerca il progresso nella stabilità: prospettiva luminosa per la cooperazione italo-cinese

Qualche tempo fa, con l’avvenuta apertura delle Due Sessioni cinesi, lo sguardo di tutto il mondo si è concentrato su Pechino. Ho visto che anche la stampa italiana ha dedicato ampio spazio a questo evento. Non sono mancati dell’evento resoconti accurati e bene illustrati, ma allo stesso tempo c’è stato chi ha espresso preoccupazione per l’andamento dell’economia cinese, sollevando obiezioni nel merito della cooperazione sino-italiana, soprattutto per quanto riguarda l’iniziativa OBOR (One Belt One Road).

Nel merito di ciò, vorrei esprimere alcune opinioni personali. Alcune sfide attendono l’economia cinese, ma il suo andamento positivo sul lungo periodo non cambia. Nel 2018, l’economia cinese si è mantenuta complessivamente stabile, mostrando nel frattempo qualche miglioramento. Il tasso di crescita è stato del 6,6% annuo, al primo posto tra le prime cinque economie del mondo, contribuendo per il 30% della crescita globale. Il commercio estero cinese ha sfondato la soglia di 30 mila miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 9,7%. Sono stati 13 milioni e 600 mila i nuovi posti di lavoro creati e più di 13 milioni e 800 mila i residenti rurali usciti dalla soglia di povertà. Sullo sfondo di un’economia globale complessivamente priva di vigore, questi risultati ottenuti dalla Cina non possono mutare. Nella relazione di governo delle due Assemblee, l’obiettivo di crescita per quest’anno è stato fissato al 6,0–6,5%. Trovo che si tratti di una decisione oggettiva, basata sull’attuale congiuntura economica interna ed esterna al Paese, oltre che di una scelta obbligata per un’economia cinese che punta verso alti standard di sviluppo.

L’economia cinese è vasta, solida e sta sviluppando in fretta nuovi processi e nuovi modelli di gestione. Di fronte alla congiuntura di quest’anno, più complessa e severa, svilupperemo attivamente le nostre eccellenze, continuando ad intensificare le riforme strutturali sul lato della domanda e ad allargare la nostra apertura all’estero, a promuovere un modello di sviluppo guidato dall’innovazione, ad accelerare l’avvicendamento tra energie vecchie e nuove. Inoltre, il Governo spera di stimolare ancora la vitalità dell’economia e del mercato cinesi con misure concrete quali politiche finanziarie e monetarie ragionate, l’abbassamento delle imposte e il contenimento delle spese. Siamo certi di vincere queste sfide e queste difficoltà, realizzando gli obiettivi di crescita fissati e contribuendo ancora allo sviluppo stabile e salutare dell’economia globale.

La cooperazione sino-italiana è vantaggiosa per entrambi i paesi e le prospettive della Via della Seta ampie ed estese. L’iniziativa OBOR non è uno strumento geopolitico, ma un’importante occasione per promuovere l’integrazione regionale e realizzare lo sviluppo di tutti. Da oltre cinque anni, la costruzione della nuova Via della Seta procede dal particolare al generale, avanzando nella pratica e crescendo con la cooperazione. Ad oggi sono già 123 i paesi e 29 le organizzazioni internazionali che hanno sottoscritto con la Cina accordi di vario genere nell’ambito dell’iniziativa. Gli scambi commercia-li tra la Cina e i paesi lungo questa nuova arteria commerciale hanno superato la quota di 6000 miliardi di dollari. Una serie di progetti fondamentali dell’iniziativa OBOR è realizzata ed in funzione, giovando concretamente a diversi popoli. La Cina sostiene il principio della partecipazione di tutti alla discussione, alla realizzazione-ne e alla condivisione della proposta nel promuovere la cooperazione internazionale sul tema, avanzando nello spirito della Via della Seta i concetti della cooperazione nella pace, dell’inclusione nell’apertura, nella vicendevole conoscenza e nel reciproco guadagno. Tutto ciò ha poco o nulla a che fare con il “disegno egemonico” e la “trappola del debito” di cui qualcuno si diletta a parlare.

Attualmente l’andamento della cooperazione tra i nostri Paesi nell’ambito dell’iniziativa OBOR è molto positivo. Lo scorso anno il valore degli scambi commerciali bilaterali ha raggiunto quota 54 miliardi e 23 milioni di dollari, stabilendo-do un nuovo primato storico, mentre il complesso-so degli investimenti nelle due direzioni ha superato il valore di 20 miliardi di dollari. La cooperazione in settori come le infrastrutture portuali, le reti 5G, lo sviluppo di mercati in paesi terzi è in fase di ascesa. Il prossimo mese si terrà in Cina il secondo summit per la coopera-zione internazionale alla Via della Seta. Questo sarà un’altra ricca occasione per permettere ai diversi paesi di incontrarsi con le rispettive strategie e di intensificare la cooperazione effettiva. Poco tempo indietro, il premier Conte ha dichiarato che interverrà personalmente a questo evento in Cina, fatto che accogliamo con grande apprezzamento.

Quest’anno ricorre il quindicesimo anniversario del partenariato strategico tra i nostri Paesi, mentre il prossimo ricorreranno i cinquant’anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche. Proprio in questo momento storico, il presidente Xi Jinping si appresta a compiere una visita di stato in Italia. Si tratterà del secondo viaggio in Italia di un Capo di Stato cinese in quasi dieci anni e della prima volta per Xi Jinping da quando ricopre questo incarico. Durante la visita, il Presidente discorrerà con i leader italiani dell’amicizia tra i nostri Paesi, per promuovere la cooperazione ed assistere alla firma di una serie di importanti accordi bilaterali. Inoltre, i due paesi rilasceranno una dichiarazione congiunta a stabilire le linee guida per lo sviluppo futuro delle relazioni sino-italiane, fissandone la direzione. Una visita storica che porterà con sé un’occasione storica. Spero che, con l’impegno condiviso delle Parti, esse riescano a coglierla, per approfondire la tradizionale amicizia sino-ita-liana, promuovendo a un livello più alto la cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri Paesi ed arricchendo ancora e meglio i nostri Popoli.

Pubblicato in: Cina, Commercio, Unione Europea

Summit Eu – China. Dichiarazioni di intenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

2019-04-09__Summit_China__001

Si è aperto il summit tra Mr Li, Mr Juncker e Mr Tusk.

Come si vede dalla fotografia, pur essendo Mr Juncker e Mr Tusk equiparati a capi di stato, la Cina era presente con il suo primo ministro: sbavatura sostanziale ai comuni protocolli diplomatici. Capi di stato ricevono capi di stato.

È uno dei modi cinesi per ricordare come stiano le cose.

Subito gli eventi lieti. Mr Juncker barcollava per gli evidenti segni della sciatica alcolica che lo affligge da anni, la voce era abburattata, ma questa volta però non ha urinato sulle parti della sala riunione. Ma c’è ancora tempo.

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Germany’s Manfred Weber warns of China ‘shopping spree’

«The European Union should prevent Chinese firms from going on a “shopping spree,” buying up strategic assets, a top contender for the European Commission presidency said Saturday.

Manfred Weber, the leader of the conservative European People’s Party (EPP), warned that the EU should not be naive in its approach to China.»

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EU seeks more assertive strategy with China

«The “distortive” effects of China’s economic policies and growing power top the agenda on the final day of the EU summit. Leaders are looking for ways to counter what they describe as a “systemic rival.

European leaders are set to sign off on a 10-point plan regarding relations with China at the EU summit Friday. 

In the face of China’s growing economic and political influence, Brussels is seeking a “more realistic” and “assertive” approach towards what the bloc describes as both a “partner” and a “systemic rival” due to China’s tightly controlled market.”

The strategy formulated by the EU includes:

– protection against “unfair practices of third countries and investments that threaten security or public order”

– a more “balanced and reciprocal economic relationship” including a reform of the World Trade Organization (WTO)

– addressing the “distortive effects of foreign state ownership and state financing”

– reciprocal access to public procurement markets

-strengthening cooperation on climate change and in international organizations».

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Con questi presupposti non si poteva attendere altro che dichiarazioni di intenti.

Poi, forse, potrebbe anche maturare qualcosa di più consistente, ma Mr Li sa bene come questa dirigenza europea stia volgendo a termine mandato.


Deutsche Welle. 2019-04-09. EU announces ‘breakthrough’ on trade with China

China has vowed at a summit with the EU not to make companies share intellectual property. The talks marked a significant shift for Beijing amid growing concerns about China’s influence in Europe.

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The European Union and China pledged to strengthen their trade relationship and work towards opening up China’s economy for foreign investors at a summit in Brussels on Tuesday.

The annual summit comes a month after the European Commission branded Beijing a “systemic rival” over what they said were unfair trade practices, and amid an ongoing US trade war with China.

The main takeaways from the summit:

In a seven-page joint declaration that was signed after last-minute negotiations, Brussels and Beijing agreed to the following changes:

– A commitment toward “broader” and “non-discriminatory” market access, in wording that the EU saw as a shift from China on opening up its economy.

– On surrendering intellectual property to gain access to China’s market, both sides agreed “there should not be a forced transfer of technology.”

– Increase efforts to strengthen international rules against state subsidies for industries.

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Equal treatment’ for European companies

Speaking after the summit in Brussels, Chinese Prime Minister Li Keqiang said that European companies will enjoy “equal treatment” in China.

“We will not treat EU companies, especially those registered in China, with discriminatory policy, including solely foreign-owned companies in China,” Li said. “And likewise Chinese companies should not be discriminated against in their operation in the European Union, he added.

European Council President Donald Tusk hailed China’s signing of the joint statement as a “breakthrough,” particularly Beijing’s commitment to strengthen rules against industrial subsidies.

“This is a breakthrough. For the first time China has agree to engage with Europe on this key WTO reform,” Tusk said.

Concerns over China’s influence

The EU has grown increasingly concerned about Chinese state-led companies buying key European assets, while the level of market openness is not reciprocated in China.

Politicians and businesses in the EU and the United States have criticized China for forcing foreign companies to hand over intellectual property in order to gain access to China’s economy — which is the second largest in the world.

Beijing has repeatedly pledged to open up its economy to foreign companies and investors, but critics say that China hasn’t done much to fulfill this promise.

As US President Donald Trump’s administration is currently embroiled in a trade war with China, Washington has also been pressuring Brussels to take steps against Beijing. Most notably, the US has urged the EU to ban Chinese tech giant Huawei over the company’s alleged ties to state security.

High stakes talks: The EU is China’s biggest trading partner, with two-way trade between the bloc and China worth around €575 billion ($648 billion) annually. The stakes were high for the EU as well, as China is the bloc’s second-biggest trading partner, coming in only after the US.

What happens next: Prime Minister Li will now head to Croatia for another European summit in Croatia on Thursday and Friday with the so-called 16+1 summit. The meeting grants central and eastern European states the chance to meet alone with Beijing, in a move that has garnered criticism from other European countries.

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Deutsche Welle. 2019-04-09. China to ‘further open’ its doors to Europe, PM Li says ahead of summit

China’s Li Keqiang has attempted to quell European skepticism towards China’s investment approach ahead of this week’s EU-China summit. Some fear projects like the Belt and Road initiative aim to bind countries to China.

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China is prepared to “further develop its cooperation” with Europe “to build an open world economy,” Chinese Prime Minister Li Keqiang said in an op-ed published in business daily Handelsblatt on Monday.

“China is ready to work with Europe to promote a mutual opening and a fair and equitable business environment for enhanced cooperation between firms on both sides,” Li said.

Li said China intends to “further develop its cooperation” with Europe over the maintenance of the Paris Climate Agreement and the Iran Nuclear Deal, the fight against terrorism and reforming the World Trade Organization (WTO).

China and the European Union are set to hold a summit on Tuesday on trade relations and global governance.

‘United and prosperous Europe’

Some Europeans worry that China is taking a “divide and conquer” approach to the EU. Those fears were enhanced by trade agreements struck with the 16 countries comprising the Central and Eastern European Cooperation (CEEC) last year and recent nonbinding agreements with some EU countries as part of China’s Belt and Road Initiative, an industrial investment project spearheaded by President Xi Jinping.

Read more: Can the new foreign investment law level the playing field in China?

But Li said the China-CEEC cooperation “is beneficial to balanced development within the EU, serves to bring unity to the EU and is a useful compliment to relations between China and Europe.”

“We strongly support the European integration process in the hope of a united and prosperous Europe,” Li added.

Fears over ‘New Silk Road’

China has made a strong push to expand their Belt and Road Initiative to Europe. In March, Italy became the first G7 country to join the scheme. Xi has also sought to recruit France for the initiative.

However, since its inception in 2013, the Belt and Road Initiative has drawn complaints that it racks up huge debts and leaves nations reliant on China. Some countries, such as Malaysia, have cancelled plans to join the project. Others are also critical of how China forces foreign businesses to relinquish trade secrets to do business within its borders. 

Germany’s Manfred Weber, who aims to succeed European Commission President Jean-Claude Juncker, has cautioned that the bloc should not be naive in its approach to China. He believes that the Belt and Road Initiative has “political motivation” to leave countries beholden to China. 

The European Commission has also recently labeled China a “systemic rival” and an economic competitor. Günther Oettinger, Germany’s EU commissioner, has even called for EU veto rights  over China’s attempts to commandeer European infrastructure projects. 

Pubblicato in: Cina, Commercio, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea e Cina. Incompatibilità caratteriale superabile.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-08.

Piero della Francesca. Guido da Montefeltro. 001

«lunga promessa con l’attender corto / ti farà trïunfar ne l’alto seggio». Dante. Inferno. 27.


Pil ppa 2019-2023. Brics 36%, G7 27%. I Brics valgono 3.5 volte l’eurozona.

«Nel 2008 l’eurozona aveva un pil di 14,113 miliardi Usd, ma a fine 2017 aveva registrato un pil di 12,589 miliardi Usd; la Cina, nello stesso arco temporale, era passata da un pil di 4,804 miliardi Usd ad un valore di 12,237 miliardi Usd. Per quanto riguarda il pil espresso in valori assoluti, e non relativi al potere di acquisto, la Cina a fine 2017 eguagliava l’eurozona.

Nelle proiezioni al 2023 la Cina dovrebbe arrivare ad un pil ppa di 37,067 miliardi Usd, mentre l’eurozona rende conto di un pil ppa di 18,413 miliardi Usd: il 10.34% del valore mondiale. Troppo poco per contare realmente, troppo poco per poter dettare condizioni.»

Questi numeri forniti dall’International Monetary Fund dovrebbero esprimere chiaramente i rapporti di forza economica che intercorrono tra Unione Europea e Cina.

È l’Unione Europea che ha bisogno della Cina, non la Cina che abbia bisogno dell’Unione Europea.

Questo potrebbe sicuramente essere un dato di fatto difficilmente digeribile, ma è realtà di cui sarebbe utile prenderne atto.

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Sono in corso colloqui tra Unione Europea e Cina per trovare un accordo commerciale, ed a breve dovrebbe tenersi un summit: il 9 aprile.

Mr Xi ha già fatto un viaggio in Europa, stringendo accordi bilaterali con l’Italia e con la Francia. Un summit con l’attuale dirigenze europea a fine mandato sembrerebbe non essere stato proficuo.

Italia. Percezione degli accordi con la Cina. Nuova Via della Seta.

Cina. EU, Francia e Germania. Punto di vista cinese.

Cina e Francia. Un accordo che di fatto salta l’Europa. L’opinione cinese.

Francia, Europa e Cina. Solo Mr Xi ha le idee chiare.

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Al momento i principali ostacoli sono da parte dell’Unione Europea.

«EU, China stumble over trade, human rights ahead of summit»

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«Tensions over trade, investments and minority rights are preventing China and the EU from agreeing a joint declaration at a summit next week»

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«Alarmed by potential Chinese dominance of strategic European industries, EU leaders last month sought to prepare for the April 9 summit»

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«China had not met EU hopes that it would open its markets, nor seriously committed to reforms of global trade rules.»

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«The intensification of EU diplomacy since March reflects frustration over China’s reluctance to allow foreign companies to set up there without restrictions while taking full advantage of the EU’s openness»

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«The EU-China relationship, which is bound by 1 billion euros ($1.12 billion) in daily trade, has survived previous spats, notably in 2016 and 2017 when differences over the South China Sea and trade meant there were no communiques»

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Cerchiamo di ragionare.

Dei così detti ‘human right’ nessuno sembrerebbe interessarsene, al di là dei roboanti enunciati.  L’Unione Europea è invece preoccupata che la Cina possa prendere una posizione predominante e non apra alle imprese europee così come l’Unione vorrebbe.

La risposta cinese è stata quasi immediata ed in stile prettamente sinico.

Pur di commerciare, i cinesi sarebbero disposti ad impagliare la madre.

«China wants to work with the European Union on issues from climate change to trade»

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«the Chinese Premier denied accusations Beijing was trying to split the bloc by investing in eastern European states.»

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«Concerned by potential Chinese dominance of strategic European industries, the EU is trying to coax Beijing to open up its markets and has tried to get it to commit to removing what Brussels sees as unfair barriers to trade»

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«Li wrote that China was ready to work closely with Europe in upholding the Paris Climate Agreement, supporting sustainable development, retaining the international nuclear deal with Iran and fighting terrorism»

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«an impression in Brussels that Beijing has not kept its promise to stand up for free trade»

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La Cina si è detta prontissima a collaborare per il ‘clima’, per l’Accordo di Parigi, per supportare le energie rinnovabili, persino per sostenere l’accordo nucleare con l’Iran, e così via.

Mai, sempre dicono i cinesi, era stata loro lontanissima idea, utilizzare il Belt and Ros o la nuova via della seta per egemonizzare l’Europa orientale e mediterranea: ci mancherebbe altro!

Tanto, nella riunione del 9 aprile, i cinesi sanno benissimo come questa Commissione Europea sia a fine mandato.

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China wants to work with EU on trade, premier writes before summit

China wants to work with the European Union on issues from climate change to trade, Premier Li Keqiang wrote in a German newspaper before a summit next week aimed at cementing ties.

Diplomats in Brussels have said that tensions over trade, investments and minority rights mean China and the EU may fail to agree a joint declaration at the April 9 summit. That could dent European efforts to gain greater access to Chinese markets.

In a column for Monday’s edition of Handelsblatt, extracts of which were released on Sunday, the Chinese Premier denied accusations Beijing was trying to split the bloc by investing in eastern European states.

“We emphatically support the European integration process in the hope of a united and prosperous Europe,” wrote Li. He said Beijing’s close cooperation with eastern European states was “advantageous for a balanced development within the EU”.

Concerned by potential Chinese dominance of strategic European industries, the EU is trying to coax Beijing to open up its markets and has tried to get it to commit to removing what Brussels sees as unfair barriers to trade.

Li wrote that China was ready to work closely with Europe in upholding the Paris Climate Agreement, supporting sustainable development, retaining the international nuclear deal with Iran and fighting terrorism.

He also said it wanted to exchange views on reforming the World Trade Organization.

The EU is China’s largest trading partner. An increase in Chinese takeovers in critical sectors in Europe and an impression in Brussels that Beijing has not kept its promise to stand up for free trade has complicated talks before the summit.

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EU, China stumble over trade, human rights ahead of summit

Tensions over trade, investments and minority rights are preventing China and the EU from agreeing a joint declaration at a summit next week, multiple sources in Brussels said on Friday, sapping a European push for greater access to Chinese markets.

Alarmed by potential Chinese dominance of strategic European industries, EU leaders last month sought to prepare for the April 9 summit – flagged as an opportunity to cement bilateral ties – by agreeing what they said was a more assertive stance toward Beijing.

By diplomatic convention, joint statements are issued at the conclusion of high-profile bilateral summits to formalize policy.

Donald Tusk, the head of the European Council, has recommended rejecting the statement as it stands, according to an EU source. China had not met EU hopes that it would open its markets, nor seriously committed to reforms of global trade rules.

According to an early draft put forward by the European Union and seen by Reuters, Beijing would be bound into completing talks on an investment agreement and committing to remove what the EU says are unfair barriers to trade.

The EU also wants to show the United States that the trade war route is not the only way to coax Beijing to open up.

But Chinese officials have removed or changed many of those references, the EU diplomats said, raising the embarrassing probability of no communique at all after Chinese Premier Li Keqiang, European Commission President Jean-Claude Juncker and European Council President Donald Tusk have met.

Envoys for EU nations including Britain, Germany and France said they could not back the communique on the basis of China’s changes, an EU official said.

Other EU references to reassure Europeans that China is committed to confronting attacks by computer hackers and improving religious freedoms for the Muslim Uighur minority are also proving very difficult, the diplomats said.

“We wanted to be clear on how we want to work with China, not issue a meaningless document,” a senior EU diplomat said.

Another said there would be no statement without a change in stance from Beijing.

The Chinese foreign ministry was not immediately available for comment. Vice Foreign Minister Wang Chao told reporters this week that both sides were working to reach a consensus.

Negotiations with the Chinese would continue until Tuesday.

RE-EVALUATION

The intensification of EU diplomacy since March reflects frustration over China’s reluctance to allow foreign companies to set up there without restrictions while taking full advantage of the EU’s openness, EU diplomats say.

A surge of Chinese takeovers in critical sectors in Europe and an impression in Brussels that Beijing has not kept its promise to stand up for free trade and globalization have given the April meeting new urgency.

The EU-China relationship, which is bound by 1 billion euros ($1.12 billion) in daily trade, has survived previous spats, notably in 2016 and 2017 when differences over the South China Sea and trade meant there were no communiques.

However, after a collective re-evaluation of Chinese policy by EU leaders on March 21, the six-page April 9 statement was meant to coax Beijing into making good on promises to deepen trade ties.

Pubblicato in: Cina, Commercio, Geopolitica Africa

Cina penetra economicamente l’Africa subsahariana.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-30.

Cina

Cina. Consolida il suo impero in Africa. [2016-11-05]

«Se negli anni sessanta l’Occidente rendeva conto di oltre il 90% del pil mondiale, ad oggi supera a stento il 40%: paesi allora miseri sono emersi economicamente ed adesso sono potenze economiche mondiale o, almeno, locoregionali. ….

Stiamo assistendo al crollo della visione occidentale di tentare di integrare obtorto collo le altre realtà politiche, sociali ed economiche usando la sola leva economica. ….

Il nodo è che i popoli sono attaccati al loro retaggio religioso, storico, culturale e sociale in modo ben più radicato e profondo di quanto non possa apparire ad un’analisi superficiale. ….

In Cina Deng Xioaping ha fatto transitare il Pcc in una risorta scuola mandarinica. ….»

*

«South Africa is the only country on the continent to have legalised gay marriage. Most African countries have made it illegal to be gay or lesbian»

*

«China’s popularity in Africa is strong. Its policy of not linking aid and investments to human rights and good governance has made Beijing many friends on the continent, beyond its authoritarian governments»

*

Cina ed Africa. I rapporti collaborativi si stanno consolidando.

«La ricetta cinese è di estrema semplicità: mentre l’Occidente condiziona i rapporti economici all’accettazione della propria Weltanschauung, la Cina molto pianamente accetta trattative alla pari, senza imporre condizioni che mutino i costumi dei popoli. Solo per fare un esempio, il suffragio universale vige quasi esclusivamente in Occidente, e così come la visione di una società lgbt, del tutto aliena a quella africana.»

* * * * * * *

La seconda grande differenza tra Occidente e Cina risiede nel fatto che quest’ultima è da millenni abituata a pensare in termini strategici, ossia con piani di lungo termine, sull’arco dei decenni. L’occidentale giudica su quanto guadagna ora, il cinese su quanto guadagnerà domani.

Comprendere a fondo queste due differenze consente di capire appieno cosa stia succedendo.

Mentre per l’Occidente l’Africa subsahariana è un posto desolatamente misero da cui portar via quante più risorse maturali sia possibile, per la Cina è invece una zona abbandonata dall’Occidente ma destinata a crescere e svilupparsi: e ciò è utile che avvenga sotto l’egida cinese. Ragionamento analogo per altre parti del mondo: l’obiettivo di lungo termine è quello di rinchiudere l’Occidente entro i suoi confini naturali.

*

«Le esportazioni di alcuni importanti Paesi dell’Africa subsahariana dipendono dagli alti e bassi del Paese asiatico»

*

«A prima vista è un bene, ma a lungo andare ciò significa che Pechino può influenzare a suo piacimento l’andamento economico di intere nazioni»

*

«Mauritania, Gambia, Eritrea, Sud Sudan, Gabon, Congo, Repubblica democratica del Congo, Angola e Zambia: le loro esportazioni africane in Cina pesano per il 30% sul totale»

*

«Sempre in Africa subsahariana gli Stati con un export verso la Cina compreso fra il 15 e il 30% sono Guinea, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana e persino il ricco Sudafrica»

*

«il gruppo composto da Ghana, Camerun, Chad, Tanzania e Madagascar al 5-10%.»

* * * * * * *

Se si riuscisse a ragionare in termini strategici, si dovrebbe concludere che nel volgere di una generazione l’Africa subsahariana sarà intimamente interconnessa commercialmente con la Cina da formare un unico blocco politico.

Questo dovrebbe aprire alla Cina futuri mercati di miliardi di persone in sistemi economici emergenti. Si pensi ad una Cina da quattro miliardi e più di persone.


Pechino assorbe il 30% dell’export di 9 Paesi subsahariani.

L’Europa farà la fine dell’Africa? Nessun allarmismo, sono i numeri che parlano. Le esportazioni di alcuni importanti Paesi dell’Africa subsahariana dipendono dagli alti e bassi del Paese asiatico. A prima vista è un bene, ma a lungo andare ciò significa che Pechino può influenzare a suo piacimento l’andamento economico di intere nazioni.

Le esportazioni africane in Cina

La cartina sopra mostra quanto pesano le esportazioni africane in Cina per ciascun Paese africano, calcolate in percentuale rispetto all’export complessivo. Guardiamo Mauritania, Gambia, Eritrea, Sud Sudan, Gabon, Congo, Repubblica democratica del Congo, Angola e Zambia: le loro esportazioni africane in Cina pesano per il 30% sul totale. Ciò significa che se domani Pechino decidesse di interrompere i rapporti commerciali, questi Paesi non saprebbero più a chi vendere un terzo delle proprie merci. Una condizione di subalternità che inevitabilmente ne influenza le politiche economiche e gli accordi strategici.

Sempre in Africa subsahariana gli Stati con un export verso la Cina compreso fra il 15 e il 30% sono Guinea, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana e persino il ricco Sudafrica. Poi ci sono Niger, Sudan, Etiopia e Mozambico, tutti al 10-15% e il gruppo composto da Ghana, Camerun, Chad, Tanzania e Madagascar al 5-10%. Il Madagascar si è “salvato” dall’influenza cinese anche perché è una specie di “colonia” americana, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo. Infine ci sono quei Paesi che hanno mantenuto le esportazioni verso il Dragone inferiori al 5% (è il caso di quelli che si affacciano sul Mediterraneo).

Il neocolonialismo cinese

Ma c’è un altro modo attraverso il quale la Cina si sta “comprando” l’Africa. Mentre gli investimenti statunitensi ed europei nel Paese in Africa sono spesso subordinati alla realizzazione di riforme nel campo dei diritti umani e della democrazia, la Cina non pone condizioni e, in cambio dello sfruttamento delle risorse presenti sul suolo africano, Pechino mette sul piatto miliardi di dollari in infrastrutture, scuole, ospedali, investimenti industriali. Un sistema che però ha creato una vera e propria dipendenza commerciale. Lo possiamo chiamare neocolonialismo?

Pubblicato in: Cina, Commercio, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania chiede il veto EU al Trattato italo-sinico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-25.

2019-03-25__Cina__001

La Germania ha avuto dei brutti precedenti con la Cina.

Belt and Road. La Cina rigetta il rapporto C4ADS. Gli Usa fuori dagli appalti: sono liberal.

E questa Unione Europea sbatté il grugno contro la Silk Road. Frattura scomposta.

«Ventisette ambasciatori a Pechino dell’Unione Europea, quello Ungherese defilato, firmarono un duro documento di critica al progetto cinese Silk Road. Nodo del contendere era che le imprese dell’Unione Europea restavano, restano, escluse dagli appalti banditi dai cinesi perché questi ultimi non avevano voluto recepire la scala valoriale liberal che contraddistingue l’Unione Europea. Il Presidente Xi aveva diplomaticamente declinato l’ingiunzione a farsi gay ed aveva glissato la richiesta che si dimettesse elevando a Presidente della Cina una femmina in quota rosa.»

L’Unione Europea aveva preso davvero male il diniego di Mr Xi a farsi gay, ed ancor peggio il non essersi dimesso per lasciare il suo posto ad una femmina. Ma nemmeno i cinesi ci rimasero bene.

*

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

«Se l’Occidente è pronto a sanzionare, ed anche severamente, un qualcuno anche solo sospetto di sexual harassment, i cinesi diventano intolleranti a quanti vogliano mettere loro i piedi in testa.

«In fact Germany’s top 30 DAX-listed companies generate an average of 15 percent of their revenues in China and have almost 700 subsidiaries there, according to Handelsblatt calculations. That’s almost €200 billion — more than ever before»

*

«Companies with foreign investors aren’t treated like local companies in China»

*

«Given the dependence of German firms on the vast Chinese market, it’s not surprising that they refrain from criticism of the chronic discrimination of foreign companies in the country»

*

«That’s despite mounting concern here that China is buying German companies because it wants to get technological know-how»

«Last year Chinese investors bought €12 billion worth of German industrial companies with deals including the €6 billion takeover of energy services group Ista by Cheung Kong Holding»

* * * * * * *

La Germania di Frau Merkel assomiglia ogni giorno che passa sempre più ad una checca isterica piagnucolosa.

Si lamenta a gran voce della, a suo dire,

«chronic discrimination of foreign companies in the country»

ma si ritiene in diritto di bacchettare a piacere la Cina, con il risultato che i cinesi non ne vogliono sapere di firmare accordi con la Germania per il Belt and Road.

*

Questa premessa consente di comprendere meglio quanto segue.

«Italy’s participation in China’s giant “Silk Road” infrastructure project sparked an outcry in Germany on Sunday, including a call for the European Union to block such deals with a veto»

*

«The expansion of transport links between Europe and Asia is in itself a good thing — as long as the autonomy and sovereignty of Europe is not endangered»

*

«with concern that in Italy and other European countries, infrastructure of strategic importance like power networks, rapid rail lines or harbours are no longer in European but in Chinese hands»

*

«an European veto right, or a requirement of European consent — exercised by the Commission — could be worth considering»

*

«China is not a liberal democracy»

* * *

Quindi, se a fare affarucci con la Cina sono i tedeschi è cosa buona, giusta, santa. Se sono gli italiani è cosa riprovevole, abbietta, che non rispetta il rule of laws.


Nota. Addendum.

German companies want to benefit from China’s new ‘Silk Road’

Chinese investments in Europe: German EU commissioner calls for bloc veto rights

«Alarm bells are ringing over Italy’s involvement in Beijing’s New Silk Road infrastructure project. EU Commissioner Günther Oettinger has called for Brussels to greenlight future Chinese deals in Europe. ….

The European Union should be given the right to deny Chinese-funded infrastructure deals in Europe if they don’t serve the blocs interests ….

The same was true of other EU countries who have also signed bilateral deals with Beijing. Although he didn’t name them, they include Poland, Greece, Portugal and Hungary ….

Europe urgently needs a full China strategy with an EU veto right or a requirement of European consent for new projects. ….

Oettinger’s remarks followed criticism in Berlin of Italy’s infrastructure deal with China. “Countries that
believe they can do “clever business with the Chinese will wonder when they suddenly wake up in dependency,….

Rome officially joined the initiative on Saturday, becoming the first G7 nation to do so. The deal includes Beijing’s €7 billion investment in the strategic Italian ports of Genoa and Trieste. Several other deals in the energy, steel and gas pipeline sectors were also inked. The value of the investment could eventually climb to €20 billion»

*


The Local. 2019-03-24. Call for EU veto as Germany eyes Italy’s China deal warily

Italy’s participation in China’s giant “Silk Road” infrastructure project sparked an outcry in Germany on Sunday, including a call for the European Union to block such deals with a veto.

“The expansion of transport links between Europe and Asia is in itself a good thing — as long as the autonomy and sovereignty of Europe is not endangered,” the EU’s budget commissioner, Günther Oettinger, told the Funke newspaper group.

But the German commissioner said he viewed “with concern that in Italy and other European countries, infrastructure of strategic importance like power networks, rapid rail lines or harbours are no longer in European but in Chinese hands.”

“Europe urgently needs a China strategy, that lives up to its name,” he added.

Noting that EU member states were sometimes not adequately taking into account national and European interests, Oettinger suggested that “an European veto right, or a requirement of European consent — exercised by the Commission — could be worth considering.”

Oettinger’s call came after German Foreign Minister Heiko Maas had sharp words for Rome over its deal with Beijing.

“In a world with giants like China, Russia or our partners in the United States, we can only survive if we are united as the EU,” Maas told Welt am Sonntag newspaper.

“And if some countries believe that they can do clever business with the Chinese, then they will be surprised when they wake up and find themselves dependant.

“China is not a liberal democracy,” he stressed.

Europe has been struggling to find a coherent strategy to deal with China.

While the continent desperately needs to keep China on its side as a trade ally, it is also wary of the Chinese state’s ambitions and growing global clout.

Italy on Saturday became the first G7 country to sign up for Beijing’s new “Silk Road” project of road, rail and sea transport and trade links stretching from Asia to Europe.

The project has raised eyebrows in Washington and in some EU capitals where critics say it will give China too much sway.

China’s President Xi Jinping has said it would be a two-way street of investment and trade.

Following his visit to Italy, Xi stopped in Monaco on the French Riviera Sunday before meeting later in the evening with France’s Emmanuel Macron.

Pubblicato in: Commercio, Persona Umana

Top Model. Il 40% è quasi alla fame, le altre son cariche di debiti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-27.

2019-02-27__Modelle__001

Se è vero che le grandi sartorie vendono prodotti di alta qualità ed ottima fattura, è altrettanto vero che praticano prezzi davvero molto elevati. Sicuramente stoffe ed accessori sono molto costosi, altrettanto sicuramente l’artigianato di quel livello richiede stipendi adeguati, ma i loro bilanci indicano il grosso delle spese in quelle di rappresentanza.

Per una casa di moda le sfilate sono il clou di quasi un anno di lavoro: un errore lo si pagherebbe molto caro. Ma le sfilate costano, e costano assai. Ecco quindi che una accurata ed oculata gestione diventa mandatoria.

Qui entrano in gioco le modelle, usualmente ragazze molto giovani, abbacinate da quanto i rotocalchi riportano delle fortune che alcune di loro hanno avuto la sorte di accumulare.

Nelle sfilate servono per motivi pubblicitari delle top model, strapagate: se non ci fossero le inventerebbero. Nei fatti molte delle così dette top model sono una costruzione fasulla, come delle quinte teatrali.

Domandiamoci allora chi sia la vera top model.

Sfonda, ed alle volte anche alla grande, la ragazza che fa vendere il maggior numero dei capi che indossa alla sfilata. Deve convincere le donne presenti che senza quell’abito non possono praticare vita sociale.

È un banale esercizio di tenuta contabile.

Se sicuramente la casa di mode affida i capi migliori a queste ragazze, queste hanno solitamente un fascino personale, un glamour ed un charme non indifferente. Poi, il battage pubblicitario fa il resto.

Ma per una modella che sfonda ce ne sono migliaia che recitano solo la parte delle comparse, nella speranza di poter ottenere un successo che mai sarà loro concesso.

Le ragazzine sono affascinate dal mondo della moda, e se ne son fatte un’immagine illusoria.

Intanto, un primo problema è saper tenere la linea. Nessuno ingaggerebbe una modella cicciottella, anche perché nella sfilata altro non è che un attaccapanni ambulante: o sono magre, scarne, oppure nulla da fare. La ragazza rafigurata nella foto dovrebbe essere eloquente.

Poi il secondo requisito, difficilissimo da trovare ed altrettanto difficile da raggiungere: saper camminare. Le ragazzine, m anche le donne, odierne camminano come armadi a rotelle trascinati da un trattore: impossibile mandarle in passerella. Non a caso ci sono scuole, costosissime, che insegnano il portamento. Ma se la ragazza non lo ha nel sangue ha ben poco da esercitarsi. Uno dei più severi ostacoli sono le scarpe con il tacco: di regola tacco 12, ma spesso maggiore. Se la ragazza non ci si abitua portandole di routine alla fine vien fuori la sua scarsa dimestichezza con questo mezzo di lavoro.

Infine le case di moda operano tramite degli intermediari, delle agenzie di collocamento delle modelle.

Entrarci è davvero difficile, meno di una su duecento, e di regola devono anche essere ben presentate e quanto mai duttili.

Ma se è difficile entrare, è facilissimo uscire. Basta una minima sbavatura.

Il lavoro per le sfilate di moda perdura per la durata della sfilata, dalla fase preparatoria ai servizi fotografici successivi: dalla settimana ai venti giorni al massimo. Una modella molto ben ammanicata può sperare di ottenere da tre a cinque ingaggi all’anno. Poi deve arrangiarsi a trovarsi da mangiare: può fare la fotomodella di basso rango, oppure la hostess in qualche mostra. Ma alla fine il pranzo non quadra con la cena.

Non solo.

«But many will go home financially worse off than when they arrived»

*

«The problem for fashion models is that while their agencies will typically pay for their flights, accommodation and expenses up front, it is standard industry practice that they want the money back»

*

«So if a model travels to the latest London Fashion Week, which starts on Friday, and doesn’t get work, they will be in debt to their agency for the amount it spent getting her or him there»

*

«The problem is the girls are seen as “disposable” by many agencies»

* * * * * * *

Riassumendo e concludendo.

La grande maggioranza delle fashion model passa i migliori anni della propria esistenza inseguendo il sogno chimerico di un successo che mai le bacerà sulla fronte.

Si ritrovano così che non hanno finito un regolare ciclo di studi e restano disadattate a reinserirsi nell’ambiente da cui avevano cercato di emergere.

Tutto ciò che loro resta sono i debiti da pagare. Si sono giocate la giovinezza per una chimera.


Bbc. 2019-02-14. The fashion models struggling with a life of debt

As fashion weeks follow hot on each other’s heels in New York, London, Milan and Paris, hundreds of models are travelling to the four fashion capitals in the hope of getting work.

But many will go home financially worse off than when they arrived.

Anna (not her real name) has worked as a model since she was 17, appearing on the catwalk for Prada, Mulberry, Comme des Garcons and many others.

But after three years, she still hasn’t managed to pay off all the £10,000 she owes to her modelling agencies.

“My debt situation started right away when I started modelling,” she tells the BBC.

The first agency Anna signed with, in her European home country, advanced her £350 for taking test photographs, a cost that was added to an account in her name.

Later she was flown to London for a casting, and that cost was also added to her account, including accommodation and living expenses. The amount she owed mounted.

“They would ask me if I wanted a driver, without being clear that this is very expensive, and that I have to pay for it,” she says.

The problem for fashion models is that while their agencies will typically pay for their flights, accommodation and expenses up front, it is standard industry practice that they want the money back.

So if a model travels to the latest London Fashion Week, which starts on Friday, and doesn’t get work, they will be in debt to their agency for the amount it spent getting her or him there.

Anna had this problem, when aged 18 she flew to the US for castings at New York Fashion Week, but ultimately couldn’t attend any due to falling sick.

For two years she says she received next to no pay, as her agencies in Paris, London and New York directed her fees to pay off all the money she owed.

Ekaterina Ozhiganova says it’s time to address the hidden problem of debt that models rack up as they try to make a career in one of the most precarious professions in the world.

A Russian model working in Paris, she co-founded Model Law, the first French association working to protect models’ rights.

“It used to be that sexual violence was taboo,” she says.

“Now everyone is shouting on every corner about sexual exploitation, but no-one wants to talk about money. Everyone is shutting their mouths about it.”

Because success in the industry is partly measured by the amount you earn, working models rarely want to speak out about the problem.

But behind the scenes, Ms Ozhiganova says Model Law is helping models better understand their finances.

“The lack of information is the main problem” she says. “The models don’t know what they are supposed to receive.”

How easy is it to make a living as a model?

While models from all countries can get into financial difficulties, those from poorer nations can be more vulnerable.

“It’s like any worker who comes from abroad to a more prosperous economy,” says Ms Ozhiganova.

“There’s a big difficulty in language, they can’t read the paperwork, the contract. They are jumping into a void.”

Compounding the problem, the pool of aspiring models is so large that work is spread thinly and pay can be very low.

Some jobs in magazines, for example, are unpaid. Otherwise fees can range from £50 a day, to £1,000 or more for a taking part in a show during a fashion week or tens of thousands for featuring in a brand’s campaign.

However, model debt is not debt in any ordinary sense of the term, says John Horner, director of the British Fashion Models Association, representing UK agencies.

If a young model fails to make it and leaves the industry, she isn’t pursued for the money she “owes” he says. Instead the agency writes off the investment.

“It is not hanging round the models like [UK payday loan provider] Wonga,” he says. “We carry the debt.”

He says the London-based agency he runs, Models 1, has £60,000 of models’ debt sitting on its books, which may never be paid off, if the models’ careers don’t take off.

He says agencies are obliged to give models monthly itemised bills listing the charges to their accounts, but he’s not sure they always get read.

Most successful models soon pay off the initial investment and start earning on their own account, he says.

Esther Kinnear-Derungs is the co-founder of Linden Staub, a small agency set up in London three years ago to pioneer ways to treat models better.

She says that advancing and recouping costs is the “nature of the business”.

The problem is the girls are seen as “disposable” by many agencies, she says, and it’s an open secret that at fashion weeks some big agencies take the approach that hundreds of girls can be “thrown against the wall to see what sticks”.

She says it’s often girls from eastern Europe who are most vulnerable.

Their parents are happy to send them abroad, believing it’s their “big break”, and they don’t ask enough questions. The girls themselves have no experience at managing their own finances or careers.

“We believe we have a responsibility to educate the model from day one, whether she was scouted in Siberia, Africa or London,” says Ms Kinnear-Derungs.

Candice [also not her real name], is a French model of east African descent. She says she had no idea when she started out that she was being charged for travel and expenses.

“When you get your first job, that’s how you realise it wasn’t free.

“You go and ask about your pay and they say, you don’t have money because you’re in debt. Then you understand,” she says.

She says even if agencies are ultimately carrying the financial risk, there’s a psychological burden on the models.

“It always feels like a gamble to make the journey to fashion week with the risk you’ll go home owing more than when you arrived,” she says.

“Maybe 40%, maybe more, go home with zero. That is why it is so stressful.”

Pubblicato in: Commercio, Criminalità Organizzata, Senza categoria

Diamanti. Lo scandalo si allarga. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-26.

Diamante 001

Diamanti. Chi vive di illusione muore di certezze. Investimento opinabile.

*

Il vero problema dei truffatori consiste nel selezionare con cura il potenziale truffato, poi serve dirgli ciò che questi vuole sentirsi dire. In caso contrario non si spiegherebbero le decine di denuncie giornaliera che la polizia riceve da incauti acquirenti del Colosseo.

Questo caso è da manuale.

«In 2014, Massimo Balestra received a call from an employee at his bank, offering a risk-free investment “as secure as a wall safe.” The resident of a small northern Italian town ended up spending 6,945 euros ($7,876) on a diamond that he says he hasn’t seen since»

*

«Balestra is one of almost 100,000 Italians who bought so called “investment diamonds” at the urging of their banks in a widespread arrangement that’s now the target of a criminal investigation by the country’s financial police, according to people with knowledge of the matter»

*

«Investigators allege that Italy’s biggest banks hooked up their clients with diamond brokers who sold them stones for as much as double their market price»

*

«Banks acted as intermediaries, putting diamond brokers in touch with their clients and earning fees on the sales. The contracts were often signed in the lenders’ branches, giving clients the impression that the banks were counterparties to the deals»

*

«Prosecutors will allege that the diamonds were sold at prices far above their assessed value and that the banks didn’t meet their legal obligations of informing investors of the risks, the document showed»

*

«Employees of UniCredit and Banco BPM allegedly received at least 99,000 euros of gifts from IDB, including antiquities, smartphones, trips to spa hotels and diamond rings»

* * * * * * * *

Che poi l’acquirente non abbia mai visto il diamante acquistato, la conta lunga.

Nessuno si stupisce che dei funzionari di banca abbiano montato un giro truffaldino: l’occasione rende ladre anche persone che fino ad allora si erano comportate onestamente e rettamente.

Si resta invece davvero perplessi nel sentirsi raccontare che proprio nessuno si fosse accorto di quanto stava succedendo. I direttori delle filiali e delle agenzie avrebbero ben dovuto notare quello strano viavai: si parla di quasi 100,000 persone truffate, non di quattro gatti.

Se poi un bel giorno si vedesse un funzionario da poche migliaia di euro al mese adornato di un diamante al dito e di ritorno da un giro da favola in alberghi di lusso, un direttore dovrebbe bene alzare le orecchie: nulla si genera dal nulla.

Le indagini proseguono, ma se se ne è occupato anche Bloomberg, la faccenda è forse più ampia di quanto non si voglia dire.

P.S.

Banca Alietti è scomparsa dall’articolo di Bloomberg.


Bloomberg. 2019-02-22. Diamond Scam Probe Reopens Scandal Italian Banks Want to Forget

– Finance Police seize $840 million from five banks, brokers

– Intesa, UniCredit, Paschi, BPM said targets of Milan probe

*

In 2014, Massimo Balestra received a call from an employee at his bank, offering a risk-free investment “as secure as a wall safe.” The resident of a small northern Italian town ended up spending 6,945 euros ($7,876) on a diamond that he says he hasn’t seen since.

Balestra is one of almost 100,000 Italians who bought so called “investment diamonds” at the urging of their banks in a widespread arrangement that’s now the target of a criminal investigation by the country’s financial police, according to people with knowledge of the matter. Investigators allege that Italy’s biggest banks hooked up their clients with diamond brokers who sold them stones for as much as double their market price.

Police on Tuesday confiscated more than 740 million euros from UniCredit SpA, Intesa Sanpaolo SpA, Banco BPM SpA and one of its units, Banca Monte dei Paschi di Siena SpA as well as two diamond brokerages in connection with the case, according to a court document seen by Bloomberg.

Representatives for UniCredit, Intesa, and Monte Paschi declined to comment. Banco BPM SpA said in a statement that the company and current and former executives including General Manager Maurizio Faroni are targets of the probe and that authorities had seized 84.6 million euros in the investigation. The bank said it is cooperating with the investigation.

A lawyer for Intermarket Diamond Business SpA, or IDB, the brokerage selling diamonds through UniCredit and Banco BPM, declined to comment. Lawyers for Diamond Private Investment SpA, or DPI, the reference broker for Intesa and Monte Paschi, didn’t respond to emails and calls seeking comment.

Ugly Spotlight

The probe reopens an embarrassing chapter for the banks as they confront challenges including unloading soured loans, boosting profitability and convincing clients to invest their savings when the euro zone’s third-largest economy is sputtering. Four of the five banks targeted in the investigation were hit by fines imposed by the country’s antitrust authority two years ago over the diamond sales.

Among the scheme’s victims is Italy’s most popular rock star, Vasco Rossi, who bought about 2.5 million euros of diamonds from 2009 to 2011, the document showed.

‘Investment Diamonds’

Italian banks went into the business of investment diamonds en masse after 2010 as they sought to boost profitability amid the country’s worst recession since World War II. Customers committed their savings, enticed by bank promotions and employees who reassured them the investment carried no risk and would provide attractive returns.

Banks acted as intermediaries, putting diamond brokers in touch with their clients and earning fees on the sales. The contracts were often signed in the lenders’ branches, giving clients the impression that the banks were counterparties to the deals.

Prosecutors will allege that the diamonds were sold at prices far above their assessed value and that the banks didn’t meet their legal obligations of informing investors of the risks, the document showed. To deceive potential buyers, the brokers took out ads in the business pages of Italian newspapers that displayed their inflated prices in a format that made it appear that they were market quotes.

Criminal Charges

About 70 people, including several top managers of the lenders, face possible charges of fraud and so called self-laundering. The banks and brokerages themselves are also suspects because companies in Italy can be held responsible if they are shown to have failed to prevent, or didn’t try to deter, a crime by their top executives.

Balestra, who’s bank is among those charged in the case, said he was told to expect an annual yield of 3 percent to 4 percent on a diamond that would be held in the broker’s vault. He said he inquired about the investment six months ago and was told by a bank employee that the diamond broker was close to failure after negative publicity about its activities in the Italian media but his investment wasn’t at risk because the diamond business was doing well in the rest of Europe.

A few months later, he was surprised to receive a letter saying that the broker, Intermarket Diamond Business, which is named in the criminal case, had collapsed and he had the right to seek custody of the diamond. “After five years, not only did I not receive any return, but I also haven’t been able to get my diamond back. I only have a photo of my diamond with a certificate from the International Gemological Institute.”

Milan-based Banco BPM said that it has made “adequate provisioning in 2018 to reimburse clients and cover risks and charges related to the probe.”

Perks, Gifts

Employees of UniCredit and Banco BPM allegedly received at least 99,000 euros of gifts from IDB, including antiquities, smartphones, trips to spa hotels and diamond rings, according to the document.

Regulators first started investigating the sale of diamonds through bank branches in 2016. The next year, the country’s antitrust authority imposed total fines of 15 million euros on Intesa, UniCredit, Monte Paschi and BPM as well as brokers Intermarket Diamond Business and Diamond Private Investment for defrauding savers by selling diamonds to them at vastly inflated prices without informing them of the risks.

While the antitrust authority was completing its investigation, Milan prosecutors opened a separate probe on the matter, digging into the practices of diamond sales between 2012 and 2016. That culminated in the asset seizures last week.

While the fines and the seizures are manageable for the lenders, the risks to their reputations may be higher. Balestra said he’s pessimistic about getting back his investment. “I don’t trust anyone at the banks anymore. In the future, I’m going to put my savings under the mattress.”

Pubblicato in: Commercio

Diamanti. Chi vive di illusione muore di certezze. Investimento opinabile.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-20.

Diamante 001

Sia ben chiaro che nessuno intende generalizzare.

Ma dovrebbe essere altrettanto chiaro che il problema non è mai l’acquisto, bensì la vendita.

Se è vero che quando si acquista un qualche bene si parte dal presupposto della buona fede e della onestà del venditore, sarebbe altrettanto vero ricordarsi che il vero valore del bene acquisito lo si determina all’atto della vendita, ed anche nelle circostanze nelle quali tale vendita avviene.

Vi sono beni molto richiesti e quindi facilmente collocabili, altri invece che hanno un mercato molto ristretto, che forma una sorta di consorteria. In tal caso il prezzo lo fa l’acquirente, non il venditore.

Un altro aspetto che spesso il microinvestitore scotomizza è legato al valore intrinseco del bene.

Mentre una sterlina oro è abbastanza facilmente vendibile, tutti la conoscono ed è anche difficilmente falsificabile inserendovi all’interno barrette di wolframio, già un Rand di oro da un’oncia ha un prezzo abbastanza elevato, e, quindi, questo riduce il numero dei potenziali acquirenti. I lingotti d’oro sicuramente gratificano il risparmiatore che ogni tanto se li rimira, ma vendere un lingotto da un kilo è faccenda da chiodi. Poi, quando lo si passa nel detector, con sconcertante regolarità si evidenziano le barre interne.

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Se è vero che i diamanti racchiudono in un peso e volume minimo un grande valore, sarebbe altrettanto vero ricordarsi come la perizia sia appannaggio di ben pochi. Non solo: un corindone, ossido di alluminio Al2O3, sistema cristallino trigonale, è spesso spacciato per diamante, carbonio puro allotropico a sistema cristallino cubico.

Poi, vi sono i diamanti sintetici. Questi, sottoposti alla luce ultravioletta ad alta frequenza, producono una forte fluorescenza e fosforescenza, ma sono inerti sotto la luce ultravioletta a bassa frequenza. Ma non tutti hanno un fotometro ed uno spettrofotometro di precisione.

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Di norma i venditori commercializzano il diamante riposto dentro un involucro plastico trasparente dentro al quale è inserita anche la garanzia. Se in questa maniera diventa impossibile sostituire la pietra, nel contempo resta impossibile eseguire su di essa una perizia fisico – chimica.

«inchiesta della procura di Milano che ha portato la guardia di finanza ad eseguire un sequestro preventivo di oltre 700 milioni di euro, anche a carico di cinque banche. In particolare, da quanto si è saputo, il cantante avrebbe investito 2,5 milioni di euro»

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«L’indagine è coordinata dall’aggiunto Riccardo Targetti e dal pm Grazia Colacicco, nella quale risultano indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti anche cinque banche: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti.»

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«Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip di Milano Natalia Imarisio, è stato eseguito nell’ambito di un’inchiesta aperta da tempo e che riguarda fatti tra il 2012 e il 2016. Il sequestro è stato eseguito a carico di 7 persone indagate e di 7 enti indagati, ossia le 5 banche e le due società Intermarket Diamond Business spa (IDB) e Diamond Private Investment spa (DPI), per le ipotesi di reato di truffa aggravata e autoriciclaggio»

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Ricordiamo come una cosa siano delle indagini, ed una totalmente differente la sentenza passata in giudicato.

Sul caso specifico aspettiamo che la magistratura finisca di fare il suo lavoro.

Però, le considerazioni su fatte restano pur sempre valide: quello nei diamanti è un investimento di nicchia, sconsigliabile a quanti non siano del mestiere.

Nota.

Come ben sanno gli addetti ai lavori, le tecnologie per la produzione dei diamanti sintetici hanno fatto passi da gigante, ed ora riescono a produrre diamanti di ottima qualità a costi circa quindici volte inferiori ai diamanti naturali. Serve un approfondito esame fisico – chimico per identificarli. Ufficialmente non dovrebbero essere ancora commercializzati, ma si sa che le regole ci sono per quanti proprio non sappiano regolarsi.

Ansa. 2019-02-19. Gonfiavano il prezzo dei diamanti, truffato anche Vasco Rossi

C’è anche Vasco Rossi tra i clienti che hanno investito in diamanti e che sarebbero stati truffati, come risulta dall’inchiesta della procura di Milano che ha portato la guardia di finanza ad eseguire un sequestro preventivo di oltre 700 milioni di euro, anche a carico di cinque banche. In particolare, da quanto si è saputo, il cantante avrebbe investito 2,5 milioni di euro. Nell’elenco dei clienti raggirati figurerebbe anche l’industriale Diana Bracco.

L’indagine è coordinata dall’aggiunto Riccardo Targetti e dal pm Grazia Colacicco, nella quale risultano indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti anche cinque banche: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti. Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip di Milano Natalia Imarisio, è stato eseguito nell’ambito di un’inchiesta aperta da tempo e che riguarda fatti tra il 2012 e il 2016. Il sequestro è stato eseguito a carico di 7 persone indagate e di 7 enti indagati, ossia le 5 banche e le due società Intermarket Diamond Business spa (IDB) e Diamond Private Investment spa (DPI), per le ipotesi di reato di truffa aggravata e autoriciclaggio.

Tra i clienti vip che sarebbero stati raggirati nelle vendite di diamanti, su cui indaga la procura di Milano, figurano anche la conduttrice tv Federica Panicucci e la ex showgirl Simona Tagli. In particolare, Simona Tagli avrebbe fatto un investimento da circa 29 mila euro e Federica Panicucci da circa 54 mila euro. Gli investigatori hanno ricostruito le posizioni di circa un centinaio di persone truffate, ma i raggiri sarebbero stati compiuti nei confronti di tanti altri soggetti.

Nell’inchiesta, che vede quasi una settantina di indagati in totale, è contestato anche il reato di corruzione tra privati. Secondo l’accusa, le due società avrebbero fatto comprare diamanti a investitori e risparmiatori gonfiando ai loro occhi il valore dei preziosi, attraverso anche false quotazioni sui giornali, e le banche indagate sarebbero state consapevoli del meccanismo.

Per gli inquirenti gli istituti di credito avrebbero avuto un ruolo fondamentale di intermediazione tra le società e i clienti. In totale gli investigatori hanno ricostruito le posizioni di un centinaio di clienti truffati. In particolare, il sequestro per l’ipotesi di truffa è di 149 milioni nei confronti di IDB, di 165 milioni a carico di DPI, di 83,8 milioni a carico di Banco Bpm e di Banca Aletti, di 32 milioni nei confronti di Unicredit, di 11 milioni a carico di Intesa Sanpaolo e di 35,5 milioni a carico di Mps. Per l’ipotesi di autoriciclaggio il sequestro è da 179 milioni per IDB e di 88 milioni per DPI.

Indagato anche il direttore generale di Banco Bpm Maurizio Faroni nell’inchiesta della procura di Milano su una presunta truffa nella vendita di diamanti. A Faroni vengono contestate le accuse di concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza. Nell’indagine, inoltre, sono indagati anche altri dirigenti di Banco Bpm, oltre a responsabili delle due società IDB e DPI che vendevano i preziosi agli investitori.

Pubblicato in: Commercio, Finanza e Sistema Bancario, Materie Prime, Senza categoria

Oro fisico 1,337.80 $, palladio 1,451.40 $.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-20.

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Sul mercato sono disponibili un elevato numero di titoli legati all’ora ed  ai metalli preziosi.

Si resta alquanto perplessi nel constatare come il loro volume totale corrisponda a diverse decine di migliaia di volte l’intero ammontare dell’oro fisico estratto nel corso della storia.

A dire il vero quasi nessuno di questi titoli millanta una convertibilità in oro fisico, ma questo non basterebbe che in minima parte se tale operazione fosse reclamata per i soliti titoli che si proclamano essere convertibili.

Alcuni arrivano a proclamare che al comprare quote corrisponde da parte del gestore all’acquisto di oro fisico.

Lungi da noi fare i cavillosi, ma i conti non tornano in maniera grossolana.

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Nel converso, diamo per scontato che ogni risparmiatore abbia nel cassetto, oppure in cassaforte, una certa quale quantità di oro fisico, o altri metalli preziosi.

Questa quota rappresenta una sorta di riserva strategica da cui attingere secondo convenienza.

I tempi che stiamo vivendo sono caratterizzati da grande volatilità ed incertezze.

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Se sicuramente il palladio è stato molto richiesto dall’industria negli ultimi tempi, il suo passaggio dagli 800 Usd dell’agosto scorso all’attuale quotazione di 1,451.40 Usd è stata sostenuta anche dalla esigenza di accumulo di scorte.

L’oro fisico ha avuto un periodo meno tumultuoso. A settembre dello scorso anno valeva circa 1,200 Usd all’oncia ed ora quota 1,337.80 Usd, più o meno il valore che aveva nell’aprile dello scorso anno.

Si tenga infine conto che per le transazioni di quantità minimali vi è una ampia forchetta bid / ask.

Il lingotto da kilogrammo ha un valore di 37,665 euro, ma è trattato a 38,319 euro.

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Nota per i micro o nano-investitori.

È sempre facile comprare, e tutti magnificano ciò che vendono. La vera grande difficoltà consiste nell’individuare la realtà cui poter vendere, scegliendosela anche solvibile.

Nei periodi di tensione la forchetta può aumentare in modo strepitoso ed i vari compro oro non sono propriamente dei monaci benedettini.