Pubblicato in: Agricoltura

Vendere frigoriferi agli eschimesi e Valdobbiadene docg in Francia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-16.

Valdobbiadene 001

Chiunque abbia bevuto un calice di Valdobbiadene docg, altrimenti noto come prosecco, non dovrebbe avere difficoltà a collocarlo almeno alla pari degli champagne di classe medio – alta.

Sicuramente sono vitigni e lavorazioni differenti, ma la qualità del prodotto appare essere indiscutibile.

Valdobbiadene 002

«Export record per il primo semestre

Intanto non si ferma il boom dell’export del Prosecco. Secondo Coldiretti nel primo semestre del 2019 l’export ha toccato il valore record di 458 milioni di euro. Di particolare significato il dato della Francia, dove l’aumento è del 50%. I dati di Coldiretti su base Istat arrivano in occasione della raccolta del primo grappolo di uva Glera dell’anno per il Prosecco nella Tenuta Astoria a Refrontolo (Treviso). Con un aumento del 17% delle esportazioni il Prosecco conquista nel 2019 il primato di vino italiano più consumato all’estero grazie all’alta qualità e capacità produttiva con le pregiate bollicine che – sottolinea la Coldiretti – sono protagoniste di un exploit in Usa.» [Fonte]

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Un export che ha toccato il valore record di 458 milioni di euro e che sia riuscito ad incrementare del 50% le vendite in Francia è il suggello di un indiscusso successo. È un risultato assimilabile alla vendita di frigoriferi agli eschimesi, e con loro grande soddisfazione.

Se è vero che il Valdobbiadene docg reca sulla etichetta la dizione “Prosecco Superiore”, sarebbe anche altrettanto vero constatare come questa possa restare criptica alla maggior parte dei consumatori. D’altro canto attesta però come la qualità si imponga anche con una etichettatura alquanto impropria. Il Valdobbiadene docg è il vino italiano più consumato all’estero.

Ricordiamo infine come la zona di coltivazione dei vitigni sia nell’elenco delle zone patrimonio mondiale dell’Unesco.

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Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Amazzonia. Scusa EU per colpire l’import di carne brasiliana.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-27.

Proprietà Privata 001

Il problema degli incendi nella Amazzonia sembrerebbe essere soltanto un pretesto per far progredire un ben più sostanzioso contenzioso.

«The EU buys 120,000 tonnes a year of beef from Brazil, about one tenth of its total beef exports, and pays some of the highest prices for prime cuts»

«European imports were set to increase due to tariff cuts under a new trade deal between the EU and Mercosur, a South American bloc»

«But France and Ireland have also said they would not sign the trade pact unless Brazil tries to stop the blaze.»

«”There is no way that Ireland will vote for the EU-Mercosur free trade agreement if Brazil does not honour its environmental commitments,” Irish leader Leo Varadkar said on Friday»

«”In these conditions, France will oppose the Mercosur deal as it is,” French president Emmanuel Macron’s spokesman also told the Reuters news agency.»

«Using undiplomatic language, the Elysee spokesman accused Brazilian president Jair Bolsonaro of having “lied” to Macron on climate promises at a recent summit in Japan»

«The fires have been linked to the far-right Bolsonaro’s permits for cutting down trees to help big business»

«But Bolsonaro told him to butt out, while accusing him of “a misplaced colonialist mindset”.»

«”Isn’t Norway that country that kills whales up there in the North Pole? Take that money and help [German leader] Angela Merkel reforest Germany,”»

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Il problema è semplicissimo.

L’Unione Europea ha stretto un accordo con Mercosur, ma Francia, Finlandia ed altri stati non ne vogliono sapere di firmarlo. Questo trattato permetterebbe di importare dall’America latina prodotti alimentari che, senza essere gravati da dazi, sarebbero altamente concorrenziali con quelli prodotti in Europa a costi quasi doppi.

Di qui scaturisce la ricerca di un qualsiasi pretesto per bloccare la firma definitiva del Trattato.

A ciò si aggiunga la divergenza ideologia che separa Francia e Germania dal Brasile, fatto questo che vale molto sia per Mr Macron sia per Frau Merkel.

Infine, tutta l’Unione Europea sembrerebbe essersi avviata sulla strada di una severe recessione, che oramai sta sconfinando con una franca depressione. In questa situazione apparirebbe essere ragionevole che Mr Macron cerchi di proteggere il comparto alimentare francese, facendone pagare i costi a tutti gli europei.

Tuttavia il risultato finale che si prospetta è davvero ben poco simpatico: il costo finale graverà sulle spalle dei Contribuenti europei: ventisei paesi dovranno pagare lo scotto alle esigenze francesi.

Nota.

«Take that money and help [German leader] Angela Merkel reforest Germany”»

Già. La dirigenza europea si sta avviando ad attuare il Piano Morgenthau.


EU Observer. 2019-08-25. EU to discuss Brazil beef ban over Amazon fires

The EU ought to consider banning Brazilian beef unless it takes action on forest fires, Finland, the holder of the EU presidency, has said.

“The EU and Finland are urgently exploring the possibility of banning imports of Brazilian beef,” Mika Lintila, the Finnish finance minister, announced on Twitter on Friday (23 August).

“Finance ministers are responsible for a number of instruments … to mitigate climate change. These actions threaten to be rendered useless if carbon sinks are systematically destroyed,” he added.

EU finance ministers would discuss the ban at an informal meeting in Helsinki on 13 September if there was “no progress before then”, he noted.

EU foreign ministers will already discuss the situation more broadly at an informal meeting next Thursday, Finnish foreign minister Pekka Haavisto also said on Friday.

And the two ministers have the full support of Finnish leader Antti Rinne, who said the same day: “I contacted the European Commission yesterday evening, and I expect that the EU will take action”.

He did not mention the beef ban, but he said: “It goes without saying that in terms of climate change, the world cannot sustain such fires”.

Brazil’s embassy to the EU said it could not comment because its ambassador was on holiday.

A commission spokeswoman said EU officials would react to Finland’s beef idea once they had found out more about it.

The EU buys 120,000 tonnes a year of beef from Brazil, about one tenth of its total beef exports, and pays some of the highest prices for prime cuts.

European imports were set to increase due to tariff cuts under a new trade deal between the EU and Mercosur, a South American bloc.

But France and Ireland have also said they would not sign the trade pact unless Brazil tries to stop the blaze.

“There is no way that Ireland will vote for the EU-Mercosur free trade agreement if Brazil does not honour its environmental commitments,” Irish leader Leo Varadkar said on Friday.

“In these conditions, France will oppose the Mercosur deal as it is,” French president Emmanuel Macron’s spokesman also told the Reuters news agency.

Undiplomatic

Using undiplomatic language, the Elysee spokesman accused Brazilian president Jair Bolsonaro of having “lied” to Macron on climate promises at a recent summit in Japan.

A Finnish diplomat told EUobserver that Helsinki had not yet taken a position on Mercosur trade.

In separate action, Germany (€35m a year) and Norway (€30m a year) have frozen deforestation aid to Brazil.

The fires have been linked to the far-right Bolsonaro’s permits for cutting down trees to help big business.

Macron earlier said the blaze would be discussed by G7 leaders meeting in France this weekend.

But Bolsonaro told him to butt out, while accusing him of “a misplaced colonialist mindset”.

“Isn’t Norway that country that kills whales up there in the North Pole? Take that money and help [German leader] Angela Merkel reforest Germany,” he also said on Norway.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Asparagi e fragole -8% a/a.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-21.

2019-09-21__Germania__Strawbery 001

Con deprimente regolarità Destatis, ora con nuova dirigenza non socialdemocratica, emette report che assomigliano sempre più alle liste dei caduti sui campi di battaglia del fronte orientale.

Adesso è il turno dei raccolti di asparagi e fragole, crollati dell’8%, anche per il crollo delle superfici coltivate, scese del 9% ad 11,400 ettari.

Sempre più difficile trovare braccia per la agricoltura.

I livelli stipendiali, pur del tutto ragionevoli, sono pur sempre inferiori alle indennità di disoccupazione per i tedeschi e di gran lunga inferiori a quelle percepite dai migranti.

Così, i tedeschi mangeranno un po’ meno asparagi e fragole, oppure ne importeranno in quantità maggiori.

In compenso, sono ecologicamente lindi. Ed il nitore ha bene un suo prezzo.


Destatis, l’Ufficio di Statistica tedesco, ha rilasciato il seguente report.

2019 harvest: year-on-year decrease of 8% in asparagus and strawberry yields expected

WIESBADEN – This year’s asparagus and strawberry yields are expected to be below previous year’s quantities. According to a provisional estimate of the Federal Statistical Office (Destatis), the outdoor strawberry harvest is expected to yield approximately 108,700 tonnes in all of Germany, which would be just over 8% less than in 2018. The relevant area under cultivation declined by 9% to 11,400 hectares.

Pubblicato in: Agricoltura, Commercio, Devoluzione socialismo, Geopolitica America Latina., Unione Europea

Trattato EU – Mercosur. Esplode la rabbia del comparto agroalimentare europeo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-05.

2019-07-04__Mercosur 001

Il Mercosur è il mercato comune dell’America meridionale. Ne fanno parte in qualità di Stati membri: Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Sono inoltre Stati associati la Bolivia , il Cile, il Perù, la Colombia e l’Ecuador.

Il Brasile da solo sviluppa circa il 77% del prodotto economico del gruppo, l’Argentina il 20%, l’Uruguay il 2% e il Paraguay l’1%. La popolazione totale ammonta a circa 304 milioni di persone.

Il pil annuo ammonta a 2,670 miliardi Usd, con un pil procapite di 8,769 Usd: si tenga però conto che il costo della vita è molto basso.

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Pochi giorni or sono, l’Unione Europea e Mercosur hanno firmato un ponderoso trattato di libero scambio, fortemente voluto dalla dirigenza uscente europea.

Inter alias,  risulta essere stato liberalizzato l’import – export agroalimentare, fatto questo che preoccupa gli agricoltori francesi, già sotto pressione a causa della politica fiscale del loro governo.

«European farmers and environmentalists have denounced a historic trade deal signed between the EU and South American countries as a “dark moment”, warning of unfair competition and dire consequences for the climate»

«Tough negotiations between the EU and the Mercosur countries — Argentina, Brazil, Paraguay and Uruguay — had repeatedly stalled because of European farmer sensitivities over the beef market»

«Brussels said the EU’s largest ever deal would save European companies more than four billion euros ($4.5 billion) in trade duties every year»

«But shortly after its announcement, the agreement sparked an angry backlash including from the Copa-Cogeca union, which represents 23 million farmers across the EU»

«A deal encouraging double standards trade policy and widening the gap between what is being asked from European farmers and what is tolerated for #Mercosur producers»

«The head of Germany’s main farming union, Joachim Rukwied, on Saturday called the deal “totally unbalanced”, saying it would threaten the livelihoods of “many family-run agricultural businesses”.»

«Similarly, Christiane Lambert of France’s biggest agricultural union FNSEA tweeted: “Unacceptable signature of a Mercosur-EU accord, which will expose European farmers to unfair competition and consumers to total deception.”»

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Non è solo questione del mercato delle carni, ma anche di tutti i relativi sottoprodotti, quali per esempio il pellame.

Nella Unione Europea gli allevamenti sono sottoposti ad un nugolo di leggi, norme e regolamenti nonché ad una pressione fiscale, tali da rendere molto onerosa la produzione. Se è vero che la EU finanzia il suo comparto agroalimentare in modo anche molto generoso, sarebbe anche altrettanto vero considerare come la quasi totalità dei fondi va a finire in Francia ed in Germania. Eppure, nonostante tutti questi aiuti, l’agroalimentare francese e tedesco è alle corde per i motivi su citati.

Le preoccupazioni degli operatori del comparto agricolo sono quindi più che giustificate.

A conti fatti, questo accordo risulta essere vantaggioso solo per la finanza europea, che adesso ha mano libera di investire nel comparto agroalimentare del Mercosur ove si produce a prezzi minimi rispetto all’Unione Europa, che poi deve importare dall’America latina, se non altro per la disparità dei costi.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, si trova particolarmente disdicevole che un trattato di simile portata sia stato firmato da una dirigenza arrivata a scadenza: sarebbe stato ben più corretto che avesse lasciato la scelta alla Commissione entrante.



France 24. 2019-07-02. Farmers, environmentalists slam ‘sell-out’ EU-Mercosur trade deal

European farmers and environmentalists have denounced a historic trade deal signed between the EU and South American countries as a “dark moment”, warning of unfair competition and dire consequences for the climate.

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The European Union and South American trade bloc Mercosur sealed the blockbuster pact on Friday evening, ending 20 years of talks over one of the world’s largest regional commercial accords.

Tough negotiations between the EU and the Mercosur countries — Argentina, Brazil, Paraguay and Uruguay — had repeatedly stalled because of European farmer sensitivities over the beef market.

Brussels said the EU’s largest ever deal would save European companies more than four billion euros ($4.5 billion) in trade duties every year.

But shortly after its announcement, the agreement sparked an angry backlash including from the Copa-Cogeca union, which represents 23 million farmers across the EU.

“This deal will go down in history as a very dark moment,” Copa-Cogeca secretary-general Pekka Pesonen tweeted.

“A deal encouraging double standards trade policy and widening the gap between what is being asked from European farmers and what is tolerated for #Mercosur producers.”

Criticism was particularly strong in agricultural power houses like France and Germany.

The head of Germany’s main farming union, Joachim Rukwied, on Saturday called the deal “totally unbalanced”, saying it would threaten the livelihoods of “many family-run agricultural businesses”.

Similarly, Christiane Lambert of France’s biggest agricultural union FNSEA tweeted: “Unacceptable signature of a Mercosur-EU accord, which will expose European farmers to unfair competition and consumers to total deception.”

French environmentalist and MEP Yannick Jadot said it was “shameful” of the European Commission to have signed a pact with Brazil’s far-right and climate-sceptic leader Jair Bolsonaro.

Speaking on the sidelines of the G20 summit in Japan, French President Emmanuel Macron hailed a “good” deal, but said his government would remain “vigilant”.

He welcomed that the yet-to-be-published accord explicitly referenced the Paris climate agreement and contained guarantees that it would “respect” the EU’s environmental and sanitary standards.

But even within Macron’s own camp, there was disunity over the deal, with MEP Pascal Durand calling it a “dark day”.

‘Feeble sell-out’

The pact — announced in a climate of tension between the US and several of its bilateral trade partners — covers markets that total approximately 780 million consumers representing a quarter of global GDP.

Once implemented, it is tipped to eliminate 99 percent of agricultural and industrial tariffs on both sides and facilitate exchanges in services and government procurement, reduce technical barriers, and effect sanitary and phytosanitary measures and intellectual property.

In its biggest concession, the EU will open its markets to South America agricultural products via quotas: 99 tonnes of beef per year at a preferential rate of 7.5 percent, a supplementary quota on 180,000 tonnes of sugar and another one on 100,000 tonnes of poultry.

Ireland’s Agriculture Minister Michael Creed said he was “very disappointed” about these quotas introduced “at a time when the beef sector in Europe is facing significant uncertainty because of Brexit”.

The Irish Farmers’ Association was also upset, labelling the deal “a disgraceful and feeble sell-out”.

EU Agriculture Commissioner Phil Hogan acknowledged the agreement presented “some challenges”, but said the European Commission would provide up to a billion euros in support to farmers “in the event of market disturbances”.

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AFP 24. 2019-07-02. Macron defends Mercosur trade deal, as farmers protest

French President Emmanuel Macron defended a huge trade deal agreed by the European Union and four South American countries and warned against “neo-protectionism”, as farmers and environmentalists step up their resistance to the accord.

The deal announced Friday by the EU and Argentina, Brazil, Paraguay and Uruguay is the largest ever struck by the European Union.

It covers markets that total approximately 780 million consumers representing a quarter of global GDP.

Speaking in Brussels late Tuesday, Macron defended the agreement, despite a government spokeswoman earlier saying France was not yet rushing to ratify the trade deal.

He warned against what he termed “neo-protectionist” attitudes, which would refuse reciprocity and exchange.

“We are not protectionists,” he said when asked about the issue.

“Those who say that any trade agreement is bad, tell me in such cases how they will dress, eat, move,” he said, adding: “A trade deal is not bad in itself”.

Macron added that measures had been taken on the European side to protect, via quotas, sensitive sectors such as beef and sugar.

EU and Mercosur countries have hailed the deal, which was 20 years in the making, as historic.

European Commission President Jean-Claude Juncker billed it as a rousing endorsement of “rules-based trade” at a time of growing protectionism in the US, which is embroiled in a trade war with China and disputes with the EU.

But the road to ratification by all 28 EU members could be a long one given the growing public hostility to free trade deals, even in traditionally trade-friendly countries.

On Tuesday evening farmers gathered across France to protest against the deal.

French government spokeswoman Sibeth Ndiaye had earlier said France would not be rushing to ratify it before seeing all the details.

Citing the 2017 EU-Canada trade deal, which France has yet to ratify, she told the BFM news channel: “We will do the same thing with the Mercosur countries… We will look at it in detail and depending on the details we will decide.

“France is not yet ready to ratify (the deal),” she said.

The note of caution sounded by France Tuesday “is the first step in a sort of battle of wills over the concrete implementation of the deal”, said the vice-president of the Institut des Ameriques research group in Paris, Carlos Quenan.

– ‘Dark moment’ –

The Bruegel institute, a Brussels-based economic think tank, in an August 2018 paper noted a growing fear of openness to international trade, blamed for increasing inequality.

It cited a poll showing 75 percent of the French and 57 percent of Germans favouring greater protection against foreign competition.

“The question is not whether this deal is interesting in trade terms only. We must ensure that it respects the goals we have set ourselves in terms of sustainable farming practices and fighting climate change,” Sebastien Jean, director of France’s CEPII centre for economic research, told AFP.

The negotiations had repeatedly foundered over the years on opposition from European beef producers, particularly small farmers who fear being undercut on price by imports from Brazil, the world’s biggest beef exporter.

The Copa-Cogeca union, which represents 23 million farmers across the EU, warned the deal “will go down in history as a very dark moment”.

Under the deal, Mercosur countries will be able to export 99,000 tonnes of beef to Europe at 7.5 percent tariffs, among other concessions.

While the quotas are a fraction of the amounts Mercosur was seeking, France’s Confederation Paysanne union warned that grass-fed French beef would face unfair competition “from animals crammed into feedlots and stuffed with GMO soy and antibiotics.”

– The trade lever –

The South Americans, for their part, will progressively eliminate duties on European cars and car parts, among other products, and open up their public sectors to EU companies.

The deal contains a “safeguard mechanism” allowing both parties to temporarily restrict agricultural imports in case of a deluge and also allows European authorities to suspend approval for products they perceive as posing a health risk.

But it has also run afoul of climate activists, who accuse Brazil of sacrificing its rainforests and indigenous peoples to the country’s powerful agrifood sector.

French environmentalist and European parliamentarian Yannick Jadot said it was “shameful” of the European Commission to have signed a pact with climate-sceptic Brazilian leader Jair Bolsonaro.

Defenders of the agreement have argued that it will give the EU more leverage in South America, a continent where it has long played second fiddle to the United States.

France’s government is expected to recommend ratifying the deal in a meeting on Wednesday.

Pubblicato in: Agricoltura, Demografia

Germania. Ulteriore contrazione degli allevamenti suini -3.7% a/a.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04.

Destatis__001

Il maiale ha costituito per centinaia di anni il classico animale da allevamento per la Germania. Utilizzato come sorgente di alimenti, il maiale concorre anche ad alimentare l’industria della concia ed a fornire pellami di notevole robustezza.

Con il variare della popolazione e la diminuzione degli autoctoni, gi allevamenti hanno visto decrescere velocemente il loro margine di guadagno.

«Nel 2017, la produzione di carne da parte dei macelli commerciali tedeschi è diminuita dopo un recente leggero aumento. Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica della Germania (Destatis), la produzione di carne è diminuita del 2,0% (- 167.000 tonnellate) rispetto al 2016, raggiungendo un totale di 8,11 milioni di tonnellate. Il valore è ben al di sotto del volume totale dell’anno precedente (8,28 milioni di tonnellate).

Con appena 57,9 milioni di animali abbattuti nel 2017, la macellazione dei suini è stata ridotta del 2,6% (-1,5 milioni di capi) rispetto all’anno precedente. Il volume di macellazione dei suini importati è diminuito significativamente del 18% (- 839.000 animali). Nello stesso periodo, il numero di suini di origine nazionale macellati è diminuito dell’1,3% (- 690 000 animali). In generale, la produzione di carne suina, che ha raggiunto 5,45 milioni di tonnellate, è stata ridotta di circa 127.600 tonnellate.» [Destatis]

A queste oggettive difficoltà, si sono affiancate anche prese di posizione che avrebbero voluto aumentare ed irrigidire le norme relative agli allevamenti.

Germania. Divisa sulla castrazione dei maiali.

«The Bundestag put off a law requiring anesthetics be used, after Germany’s swine farmers argued they weren’t ready to make the change»

«Young male pigs are often surgically castrated without any form of pain reduction to prevent boar taint, which can change the taste and smell of pork»

«Farmers, particularly from Bavaria and Lower Saxony, said changing the law would mean additional expenses and complications: €2 extra per pig, and the extra time and space the animals need to wake up afterwards»

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Il risultato è rilevato anche da Destatis.

Continued decline in pig population: -2% on November 2018

«On reference day 3 May 2019, 25.9 million pigs were kept in Germany. The Federal Statistical Office (Destatis) also reports that the number of pigs was down by 532,000, or 2%, compared with the last survey conducted in November 2018.
Compared with the relevant number recorded on 3 May 2018, the stock of pigs decreased by 985,000 or 3.7%.»

È un mercato alimentare in rapida evoluzione.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Colza -38%. Meno etica e più acquedotti. – Destatis

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-5.17

Destatis__001

Destatis ha rilasciato il seguente Report:

Area for rape production down 28% in 2019

The area used for cultivating winter rape has decreased by 28% in 2019 on a year earlier. Based on first estimates, the Federal Statistical Office (Destatis) reports that farmers in Germany are growing winter rape to be harvested in 2019 on 886,700 hectares. This is a decline of 336,800 hectares. The cultivation of winter rape has decreased in all Länder. Signs of this decline could already be observed when the autumn seeding areas were recorded at the end of 2018. It is due to the long drought period in 2018, which influenced also the sowing date of winter rape.

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La superficie coltivata a colza invernale è diminuita del 28% nel 2019.

La superficie utilizzata per la coltivazione della colza invernale è diminuita del 28% nel 2019 rispetto all’anno precedente. In base alle prime stime, l’Ufficio federale di statistica (Destatis) riferisce che in Germania gli agricoltori che coltivano colza invernale potranno raccogliere nel 2019 su 886.700 ettari. Si tratta di un calo di 336.800 ettari. La coltivazione della colza invernale è diminuita in tutti i Länder. Prodromi di questo calo si sono già osservati quando, alla fine del 2018, sono state registrate le aree di semina autunnale. Ciò è dovuto al lungo periodo di siccità del 2018, che ha influenzato anche la data di semina della colza invernale.

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Un calo del 38% della produzione della colza è un gran brutto segno per l’economia agricola tedesca, ma segnale ancora peggiore è il motivo per cui si è assistito a questo crollo.

Come gli italiani devono ringraziare Re Vittorio Emanuele II ed il Duce per aver costruito e riattato gli acquedotti, così i tedeschi ne sono debitori per gran quota ad Otto von Bismarck. Quelli che vennero dopo ben poco se ne curarono.

Poi i tedeschi si sono dedicati dapprima a fare delle guerre, poi a godersi la vita del welfare. Adesso i loro acquedotti sono insufficienti: i bacini sono diventati sottodimensionati e le condutture somigliano a colabrodi.

Ripristinare e manutenere gli acquedotti sarà idea aliena ai liberal, ma alla fine tutti devono bere.

In Germania sono quasi del tutto assenti i pozzi alla veneziana, per l’utilizzo dell’acqua piovana.

Già nel 1322 il Maggior Consiglio decretò la costruzione di cinquanta pozzi, che dal 1386 vennero dati in affidamento alla nuova Corporazione degli Acquaioli. Nel ‘700 i pozzi a Venezia erano migliaia (nell’800 se ne stimavano 7mila), per lo più posti nelle corti private.

I pozzi a Venezia, a differenza dei tradizionali pozzi (detti artesiani) che permettono di raccogliere l’acqua potabile da fonti sotterranee, funzionavano grazie alla raccolta dell’acqua piovana. I veneziani sfruttavano la natura argillosa del sottosuolo lagunare che era pressoché impermeabile e, attraverso dei tombini detti “gattoli”, incanalavano l’acqua in una sorta di cisterna. Una volta che l’acqua entrava nei tombini veniva filtrata da strati di sabbia di fiume di diversa finezza e confluiva alla fine nella cisterna principale.

Sono costruzioni a basso costo e la loro messa in opera è facile nelle pianure agricole. In Germania poi sarebbero anche alimentati dalla scioglimento graduale della neve caduta.

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Sta di fatto che senza acqua per irrigare nessuna forma di agricoltura può essere pensata.

Ci si domanda a cosa mai serva uno stato se non mette almeno a disposizione la rete bianca e quella nera, ben distinte tra di loro.

Medioevo dei secoli bui? Sarebbe sufficiente studiarsi un po’ di storia del Maggior Consiglio.

Pubblicato in: Agricoltura, Stati Uniti

Cannabis. L’affare del secolo ha 1 milione di libbre invendute.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-13.

2019-04-13__Oregon_Cannabis

Lo stato dell’Oregon ha rilasciato un Report sulla cannabis.

2019-04-13__Oregon_Cannabis__grafico__

«Oregon is sitting on more than 1 million pounds of unsold cannabis, and that number is growing»

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«This oversupply of cannabis is driving down prices»

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«But because the marijuana cannot be transported over state lines, it has nowhere else to go»

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La cannabis avrebbe dovuto essere l’affare del secolo.Il consumo medico è minimale.

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Business Insider. 2019-04-11. Oregon has 1 million pounds of unsold cannabis, and it reveals the state’s marijuana-surplus problem

Oregon is sitting on more than 1 million pounds of unsold cannabis, and that number is growing.

 – This oversupply of cannabis is driving down prices. But because the marijuana cannot be transported over state lines, it has nowhere else to go, possibly jeopardizing the local industry.

 – The Craft Cannabis Alliance wants to open Oregon’s borders to save the industry, but there are several hurdles along the way, including the risk of a federal intervention.

Pubblicato in: Agricoltura, Economia e Produzione Industriale

Maiali. Come si constata, basta un semplice virus per generare un putifarre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-29.

2019-03-23__Maiai__001

Mentre i nostri amici tedeschi si dilettano a questionare sulla dolorosa sorte dei maiali da allevamento

Germania. Divisa sulla castrazione dei maiali.

la sorte, che ben poco si cura delle parole umane ma è sensibilissima ai fatti,ha posto in atto l’epidemia di febbre dei suini africani.

2019-03-23__Maiai__002

Per i più accorti anche le epidemie suine sono ottima fonte di guadagno. In meno di un mese l’Etfs è schizzato da 1.201 a 2.2585: un guadagno ragionevole.



Quel virus screanzato non si è minimamente curato di attendere che i politici si riunissero a consesso, capissero cosa stesse succedendo, consultassero consulenti e pigliassero una qualche decisione.

Ma le mozioni di intenti non fermano certo un virus agguerrito. È il virus a dettare condizioni e tempi: per l’intanto sta massacrando gli allevamenti.

Se è problema lo schizzare dei prezzi all’ingrosso, si corre anche il rischio di mangiare carne infetta.

Sta succedendo un putifarre: ricostituire gli allevamenti richiederà anni di investimenti e tempo.

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«African swine fever is a viral disease of pigs and wild boar that is usually deadly. There are neither vaccines nor cures. For this reason, it has serious socio-economic consequences in affected countries. Humans are not susceptible to the disease.

The typical signs of African swine fever are similar to classical swine fever, and the two diseases normally have to be distinguished by laboratory diagnosis. Symptoms include fever, loss of appetite, lack of energy, abortions, internal bleeding, with haemorrhages visible on the ears and flanks. Sudden death may occur. Severe strains of the virus are generally fatal (death occurs within 10 days). Animals infected with mild strains of African swine fever virus may not show typical clinical signs.» [Efsa]

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Analysis of hunting statistics collection frameworks for wild boar across Europe and proposals for improving the harmonisation of data collection

Epidemiological analyses of African swine fever in the European Union (November 2017 until November 2018)

Understanding ASF spread and emergency control concepts in wild boar populations using individual‐based modelling and spatio‐temporal surveillance data

Latest developments on African swine fever

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«In September 2018, an outbreak occurred in wild boars in Southern Belgium. Professional observers suspected importation of wild boars from Eastern European countries by game hunters being the origin of the virus. By the 4th of October, 32 wild boars had tested positive for the virus. For control of the outbreak, 4,000 domestic pigs were slaughtered preventively in the Gaume region, and the forest was declared off-limits for recreation. »

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Lean Hogs Moving in the Market

«Lean hog prices have been on a run in recent weeks given the turbulence building in China due to African swine fever.»

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Usda. 2019-03-18. African Swine Fever (ASF)

Why is African Swine Fever a Concern?

ASF is a devastating, deadly disease that would have a significant impact on U.S. livestock producers, their communities and the economy if it were found here. There is no treatment or vaccine available for this disease. The only way to stop this disease is to depopulate all affected or exposed swine herds.

USDA is working closely with other federal and state agencies, the swine industry, and producers to take the necessary actions to protect our nation’s pigs and keep this disease out. This group is also actively preparing to respond if ASF were ever detected in the U.S.

What Producers and Veterinarians Need to Know

Anyone who works with pigs should be familiar with the signs of ASF:

    High fever

    Decreased appetite and weakness

    Red, blotchy skin or skin lesions

    Diarrhea and vomiting

    Coughing and difficulty breathing

Immediately report animals with any of these signs to state or federal animal health officials or call USDA’s toll-free number at 1-866-536-7593 for appropriate testing and investigation. Timeliness is essential to preventing the spread of ASF.

On-farm biosecurity is crucial to preventing any animal disease from developing and spreading. All pig owners and anyone involved with pig operations should know and follow strict biosecurity practices to help protect U.S. pigs from ASF. Work with your veterinarian to assess your biosecurity plans and make improvements as needed.

What Travelers Need to Know

International travelers could unknowingly bring back this disease from an ASF-affected country, especially if they visit farms. Visit the APHIS traveler page to know which items you can bring back into the United States. Some food items may carry disease and threaten domestic agriculture and livestock. If you go to an ASF-affected country, do not bring back pork or pork products.

Declare any international farm visits to U.S. Customs and Border Protection when you return. Make sure you thoroughly clean and disinfect, or dispose of, any clothing or shoes that you wore around pigs, before returning to the U.S. Do not visit a farm, premises with pigs, livestock market, sale barn, zoo, circus, pet store with pot-bellied pigs, or any other animal facility with pigs for at least 5 days after you return.

Resources

We have many resources available to help spread the word about how to prevent ASF.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. Unione Europea, Macron ed il problema dell’agricoltura.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-02.

2019-02-26__Odoxa__Francia__Agricoltura__001

Odoxa ha rilasciato un sondaggio dal titolo:

Rôle de l’Europe pour l’agriculture française.

La domanda posta era semplice e diretta:

«D’après vous, la politique agricole de l’Union Européenne joue-t-elle un rôle plutôt positif ou plutôt négatif pour l’agriculture et les agriculteurs français?»

*

«A suo parere, la politica agricola dell’Unione europea svolge un ruolo piuttosto positivo o piuttosto negativo per quanto riguarda l’agricoltura e gli agricoltori francesi?»

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2019-02-26__Odoxa__Francia__Agricoltura__002

Il risultato delle risposte è tranchant: per il 71% degli intervistati l’Unione Europea ha svolto un ruolo negativo su agricoltori ed agricoltura francese, mentre per il 28% ha avuto un effetto positivo.

Tuttavia, la stratificazione per propensione al voto fornisce risultati ancor più taglienti.

Coloro che votano per La République en Marche! approvano per il 49%,seguiti dagli adepti del partito socialista con il 41%.

La percentuale delle approvazioni cade al 27% per Les Républicains ed addirittura al 15% per Rassemblement National.

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Su questo particolare tema la disapprovazione dell’Unione Europea è quasi plebiscitaria, tranne che per gli elettori della sinistra e per Mr Macron, ma anche per questi due ultimi formano la minoranza.

Si noti come i Gilets Jaunes abbiano gran parte della loro base proprio nel comparto agricolo, che non gradisce per nulla la politica europeistica finora esercitata da Mr Macron.

Pubblicato in: Agricoltura, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Export ortofrutticolo -12%. Mele -41%, clementine -33%, patate –35%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-04.

Mela con il Coltello tra i Denti.

Il comparto agroalimentare italiano ha avuto per decenni un nemico mortale: il governo romano esercitato dal partito allora egemone: il partito democratico.

In particolare, i passati governi di sinistra sono stati succubi valletti degli interessi francogermanici che tutelavano le agricolture dei loro relativi paesi.

L’Unione Europea ha avuto un tumultuoso proliferare di leggi, norme, regolamenti che hanno fatto calare sull’agroalimentare italiano una cappa di piombo, che lo ha schiacciato sotto il peso di una burocrazia a livello demenziale.

La sola normativa EU sulle melanzane spazia per diciassettemila pagine di leggi, norme, regolamenti, che anche l’agricoltore amatoriale dovrebbe conoscere a menadito, a memoria.

Poi, come se non bastasse, ci sono le leggi, norme, regolamenti nazionali, alle quali si aggiunge il clima da terrorismo fiscale ed una legislazione del lavoro agricolo da far scappare la voglia di produrre. Si teme più la Finanza che la filossera.

Infine ci sono le ubbie dei alcuni governi ragionali. Per esempio, in Trentino è stata propugnata con forza la monocultura delle mele, quelle che ora accusano un calo dell’export di -41%, con tutte le ovvie conseguenze. Solo una mente ideologizzata avrebbe potuto pensare di far reggere un comparto sulla monocoltivazione.

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Intendiamoci bene.

Una cosa è avere leggi, norme e regolamenti a tutela della sanità del prodotto, ed una del tutto differente questo overkilling burocratico legislativo.

La conseguenza ultima è che dovendo consegnare allo stato il 63% delle entrate risulta impossibile produrre a costi concorrenziali. Si dovrebbe razionalizzare che l’Italia vive nel contesto mondiale, ed a questo deve adeguarsi, pena la scomparsa.

Quid agendum sit?

Nessuno si illuda che la situazione possa cambiare dall’oggi al domani, essendo cambiato il governo.

Il problema non è quello di legiferare: all’opposto, è quello di abrogare leggi norme ed ogni altro orpello che grava su questo comparto.

Poi, emanciparsi dalla schiavitù europea.

Un’ultima considerazione.

Non ci si faccia nessuna illusione che il fenomeno dei Gilets Jaunes resti localizzato solo in Francia: la gente inferocita alla fine scende in piazza e non la si ferma più.

Nota.

Mentre le patate sono commestibili, le automobili elettriche non lo sono.


Ansa. 2019-02-03. Crolla export ortofrutta (-12%), minimo del decennio

Le esportazioni di ortofrutta Made in Italy sono crollate del 12% nel 2018 su valori minimi dell’ultimo decennio sotto i 4 miliardi di chili. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti in vista del Fruit Logistica di Berlino la principale fiera internazionale di settore in Europa. Ma il 2018 ha segnato il record dei consumi interni di frutta e verdura degli ultimi venti anni, con quasi 9 miliardi di chili nel carrello, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente, legato alla svolta salutistica. 

Tra la frutta più esportata nel mondo il dato peggiore è quello delle mele che crollano in quantità del 41% nel 2018 rispetto all’anno precedente ma va male anche ai kiwi che perde il 16% mentre l’uva limita i danni a un -3%. Pessimo il risultato delle pesche – continua Coldiretti – che incassano un decremento del 30% netto. Tra gli agrumi, profondo rosso pure per le clementine, con le quantità esportate in diminuzione del 33%, mentre i limoni tengono con un -3%. In difficoltà – prosegue la Coldiretti – anche gli ortaggi, dove il maggiore crollo si registra per le patate, con le vendite diminuite del 35% in quantità nel 2018. Male anche le cipolle che perdono il 17% all’estero. Calo del 3% pure per i ravanelli.
Una situazione profondamente diversa di quella che si verifica a livello nazionale dove il 2018 ha fatto segnare il record dei consumi di frutta e verdura degli ultimi venti anni, con quasi 9 miliardi di chili nel carrello, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente. Mai così tanta frutta e verdura sono state consumate in Italia dall’inizio del secolo per effetto soprattutto di una decisa svolta salutistica che ha contagiato i giovani che – sottolinea la Coldiretti – fanno sempre più attenzione al benessere a tavola con smoothies, frullati e centrifugati consumati al bar o anche a casa grazie alle nuove tecnologie. Un cambiamento che l’Italia purtroppo non è riuscita ad agganciare all’estero dove – continua la Coldiretti – sconta un ritardo organizzativo, infrastrutturale e diplomatico.