Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale, Geopolitica Mondiale, Problemia Energetici

Cina. Import petrolifero salito a 10.68 milioni di barili al giorno.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-12.

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Lo sviluppo economico cinese non sarebbe stato possibile senza la possibilità di acquisire prodotti energetici a costi contenuti.

Se questa affermazione è vera per il passato, altrettanto lo sarebbe per il futuro: senza energia a basso costo sarebbe impossibile ogni qualsivoglia produzione industriale, tanto meno poi incrementarla.

Sarebbe impossibile comprendere la complessa politica estera cinese senza tener presente quanto ambisca a mantenere rapporti cordiali con i paesi produttori di petrolio.

«China imported 43.73 million tons of crude in April, or 10.68 million barrels a day»

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«That’s the most in figures going back to 2010»

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«The record purchases are mostly due to large volumes of Iranian oil arriving in China before the expiration of the waivers»

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«An estimated 1.7 million barrels a day of refining capacity was taken offline for maintenance in April, the most during the March-May peak season»

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«While no country-by-country breakdown of the Chinese figures for April is available yet, observed crude exports from Iran to China rose to 806,452 barrels a day in March»

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«It normally takes 22 days for Iranian cargoes to arrive in China, so shipments are likely to drop significantly for May arrivals as observed exports from the Islamic Republic fell 67 percent in April from March»

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Al di à delle frasi di rito su clima ed alternative, superenfatizzate dai media occidentali, la Cina ha già approntato grandi piani energetici.

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

«37 operating nuclear power reactors: 33,657 MWe»

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«60 nuclear reactors under construction: 68,7006 MWe»

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«179 nuclear reactors proposed: 205,000 MWe»

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Gli Usa costruiscono centrali nucleari. e la Cina esporta l’energia in Pakistan

«La Westinghouse Electric Corporation è una società leader nel settore dell’energia atomica con sede in Pennsylvania che ha ideato il reattore AP1000, l’unica unità nucleare al mondo di terza generazione ad acqua pressurizzata (PWR), il cui primo esemplare ha iniziato a funzionare nella provincia di Zhejiang, sita nella Cina orientale, e più precisamente a Sanmen.

Mercoledì 25 aprile [2018], infatti, è cominciato il caricamento del combustibile atomico del reattore numero 1 di quello che sarà un impianto rivoluzionario in quanto a dotazioni di sicurezza; caricamento che sarà completato entro l’estate e che porterà alla totale attivazione della centrale entro la fine di quest’anno.

La centrale di Sanmen avrà una potenza complessiva di 7,5 Gw e fa parte di un progetto della Spic, la State Power Investment Corporation ovvero una delle prime 5 compagnie cinesi nel campo delle costruzioni energetiche, che prevede la costruzione di altre 3 centrali di questo tipo: un’altra sempre nel distretto di Zhejiang, e due ad Haiyang, nella provincia di Shandong.»

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È in ogni caso evidente come lo sviluppo della motorizzazione, sia a scopi commerciali sia a scopi familiari, necessiti di derivati distillati dal petrolio, mentre il riscaldamento urbano dipende in larga quota dal gas naturale.

Fatti questi che dovrebbero rendere intelleggibile la geopolitica energetica mondiale cinesa, a partire dai suoi rapporti con l’Iran.


Bloomberg. 2019-05-08. Chinese Oil Imports Surge to Record as Iranian Crude Stockpiled

China’s crude imports climbed to a record last month as a drive to stock up on Iranian oil before exemptions from U.S. sanctions expired on May 2 offset the effect of maintenance shutdowns by local refiners.

– China imported 43.73 million tons of crude in April, or 10.68 million barrels a day, according to Bloomberg calculations based on data from General Administration of Customs in Beijing. That’s the most in figures going back to 2010.

Key Insights.

– The record purchases are mostly due to large volumes of Iranian oil arriving in China before the expiration of the waivers, according to Michal Meidan, an analyst with London-based industry consultant Energy Aspects Ltd. An estimated 1.7 million barrels a day of refining capacity was taken offline for maintenance in April, the most during the March-May peak season.

– The start-up of a mega refinery at Dalian by Hengli Group also boosted imports, according to Li Li, an analyst at Shanghai-based commodities researcher ICIS-China.

– While no country-by-country breakdown of the Chinese figures for April is available yet, observed crude exports from Iran to China rose to 806,452 barrels a day in March, the highest in six months, according to tanker-tracking data compiled by Bloomberg.

– It normally takes 22 days for Iranian cargoes to arrive in China, so shipments are likely to drop significantly for May arrivals as observed exports from the Islamic Republic fell 67 percent in April from March.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Problemia Energetici, Russia, Unione Europea

Russia. Nel 2019 scadono gli accordi al transito di gas attraverso l’Ukraina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-29.

TurkStream

Sempre che non siano in corso delle trattative riservate, cosa possibile quanto verosimile, l’Unione Europea sembrerebbe non aver ancora pensato a come comportarsi quando a fine 2019 scadranno gli accordi tra Russia ed Ukraina, in base ai  quali il gas russo transita sul territorio ukraino per giungere ai consumatori europei.

Per quanto possa sembrare essere ragionevole che alla fine si arrivi ad un rinnovo dei permessi, ciò non è assolutamente detto che accada. A quanto sembrerebbe, il problema sarebbe sicuramente di prezzo del pedaggio, ma molto di più sarebbe politico.

L’Europa dipende mani e piedi dalle forniture russe di gas, sia per il riscaldamento ed uso domestico, sia per alimentare molte delle esistenti centrali elettriche.

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Lascia quindi alquanto perplessi la notizia per cui l’Ungheria avrebbe preso l’iniziativa e contrattato direttamente le forniture con la Russia.

«Russia will supply gas to Hungary in 2020, regardless of agreements on gas transit between Moscow and Kiev»

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«Today, the CEO of Gazprom and I have concluded an agreement that Gazprom will ensure gas supplies to Hungary, regardless of whether a transit agreement is concluded between Russia and Ukraine,” RBC quoted  Hungarian Foreign and Trade Minister Péter Szijjártó»

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«A situation might arise when Russia will no longer supply gas to the European continent via Ukraine»

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«We have to prepare for this scenario, because we must always take into account the worst scenario when planning the security of the country’s energy supply»

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Il problema è di non poco conto ed anche di ben difficile soluzione. Poi, magari, in colloqui riservati, le parti potrebbero anche dimostrasi una volta tanto ragionevoli.

Che tra Russia ed Ukraina non corra buon sangue non dovrebbe essere cosa ignota: l’Unione Europea parteggerebbe ufficialmente per l’Ukraina, ma nel contempo ha bisogno del gas russo per sopravvivere.

La Russia sta proseguendo i lavori per il Nord Stream 2 con grande risentimento americano, e nel contempo sta proseguendo i lavori sullo TurkStream, tra le urenti ambasce dell’Unione Europea. Ambedue le soluzioni bypassano l’Ukraina.

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Turk Stream. Bulgaria approva il progetto.

Un’occhiata sia pur superficiale al tracciato del TurkStream in avanzata fase di posa mette chiaramente in luce come il tracciato passi dalla Turkia alla Bulgaria e, quindi, attraverso la Serbia, arrivi direttamente in Ungheria.


The Moskow Times. 2019-03-24. Russia Agrees To Ensure Gas Supplies to Hungary, Bypassing Ukraine

Russia will supply gas to Hungary in 2020, regardless of agreements on gas transit between Moscow and Kiev, the RBC news website reported on Friday.  

The transit agreement between Russia and Ukraine expires at the end of this year and a new agreement has not yet been negotiated.

“Today, the CEO of Gazprom and I have concluded an agreement that Gazprom will ensure gas supplies to Hungary, regardless of whether a transit agreement is concluded between Russia and Ukraine,” RBC quoted  Hungarian Foreign and Trade Minister Péter Szijjártó as saying after negotiations with Gazprom head Alexei Miller.

“A situation might arise when Russia will no longer supply gas to the European continent via Ukraine. We have to prepare for this scenario, because we must always take into account the worst scenario when planning the security of the country’s energy supply,” RBC quoted Szijjártó as saying.

State-run Gazprom is building two pipelines — Nord Stream 2 and the European leg of TurkStream — in the face of opposition from the European Union and the United States.

Both will carry Russian gas to Europe, bypassing Ukraine. The Nord Stream 2 link under the Baltic Sea is jointly funded by Gazprom and five regional energy companies. The planned TurkStream leg from Turkey to the EU is set to receive financing from a 50-50 joint venture between Gazprom and its Turkish partner.

Pubblicato in: India, Problemia Energetici, Russia, Stati Uniti

India. Nucleare. Dopo i sei reattori russi, compra anche sei reattori americani.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-24.

India. Akciós Utazások. 001

India. Quadruplicato il Pil in meno di venti anni. Q4 +7.2%.

India. Non può finanziare l’energia necessaria per lo sviluppo.

«Nowadays India’s consumption of oil, of which 80% has to be imported, is continuously growing»

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«In 2017, when the average annual price per barrel was 54 USD, India spent over 75 billion USD on oil»

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La Russia sbarca in India con sei nuovi reattori nucleari

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«L’India intende triplicare la sua capacità nucleare e si affida ad Usa e Russia»

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«Gli Stati uniti costruiranno sei centrali nucleari in India»

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«ad ottobre 2018, il Paese ha siglato un patto con la Russia per la costruzione di altri sei reattori nucleari.»

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Di questi giorni la notizia che l’India comprerà anche altre sei centrali atomiche dagli Stati Uniti. Sembrerebbe dai fatti che l’India abbia optato per il nucleare.

Una ghiotta curiosità.

Fino allo scorso anno era in corsa anche la Francia.

Poi, a quanto si dice nei corridoi, Mr Macron ha esternato con la sua usuale franchezza a Mr Modi il suo pensiero sulla India, Da quel momento di questo progetto non se ne sente più parlare.


Energia Oltre. 2019-03-21. Usa costruiranno sei centrali nucleari in India

L’India intende triplicare la sua capacità nucleare e si affida ad Usa e Russia

Gli Stati uniti costruiranno sei centrali nucleari in India. E’ questo, in breve, quanto deciso in occasione dell’incontro a Washington tra il ministro degli Esteri indiano, Vijay Gokhale, e Andrea Thompson, sottosegretario di stato Usa per il controllo delle armi e la sicurezza internazionale.

I due Paesi “si sono impegnati a rafforzare la sicurezza bilaterale e la cooperazione nucleare, comprendente la costruzione di sei centrali nucleari statunitensi in India”, è stato detto a margine dell’incontro.

WESTINGHOUSE RAGGIUNGE OBIETTIVO?

Dopo anni in cui la societa’ statunitense Westinghouse ha negoziato con New Delhi la costruzione di centrali a energia atomica, ora ha l’occasione per dare una svolta ai suoi progetti Fino ad oggi, infatti, non c’è stata alcuna intesa a causa di problemi legati alla legislazione locale.

TRIPLICARE CAPACITA’ NUCLEARE

La realizzazione delle centrali rientra in un progetto ben più grande: l’India vuole triplicare la sua capacita’ nucleare entro il 2024. Con questo obiettivo, ad ottobre 2018, il Paese ha siglato un patto con la Russia per la costruzione di altri sei reattori nucleari.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Problemia Energetici, Russia

Putin avvia lo sfruttamento del mega campo Kharasaveyskoye.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-23.

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Di Mr Putin si può dire di tutto tranne che sia un ignavo: si direbbe che abbia sette vite come i gatti.

Appena lo scorso anno aveva inaugurato lo stabilimento estrattivo dei campi gas di Yamal, sopra il circolo polare artico, ed adesso inaugura il cantiere per lo sfruttamento del mega campo Kharasaveyskoye, grosso modo un centinaio di kilometri più a nord.

Si stima che da questo campo si potranno ottenere almeno 32 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Di notabile, tutte le tecnologie e tutte le apparecchiature sono di progettazione e costruzione russa, che ha acquisito un invidiabile know-how nei lavori di trivellazione a temperature che di inverno si aggirano sui -50°C.

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Yamal. Gli Usa hanno perso, la Russia ha vinto e raddoppia. – Bloomberg

«Putin, officially opening the plant in the harsh climate of northern Siberia last week»

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«Building the $27 billion Yamal liquefied natural gas project meant shipping more than 5 million tons of materials to construct a forest of concrete and steel 600 kilometers north of the Arctic circle, where temperatures can drop to -50 degrees Celsius and the sun disappears for two months straight»

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Russia. Yamal. Francia e Germania con il muso nella greppia delle sanzioni.

«For Novatek, the successful launch of the project means questions are now turning to the future. On Tuesday, it outlined plans for some $60 billion of investments together with partners in a second LNG plant, a trans-shipment terminal in the far east and new domestic gas supplies»

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Artico. 50% delle riserve minerarie.

«I tesori minerari racchiusi nell’Artico sono ben protetti dai ghiacci, ma quanto mai appetibili: assomma quasi la metà delle scorte di idrocarburi mondiali.»

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Russia. Un gigantesco rompighiaccio per Lng. – Bloomberg.

Russia. Akademik Lomonosov. Prima centrale atomica mobile e galleggiante.

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

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Gazprom begins full-scale development of Yamal’s Kharasaveyskoye field

In the Yamal-Nenets Autonomous Area, Russian gas monopoly Gazprom launched the full-scale development of the giant Kharasaveyskoye field at a ceremony on 20 March. Gazprom CEO Alexey Miller and Yamal-Nenets Autonomous Area Governor Dmitry Artyukhov attended the event while Russian President Vladimir Putin addressed the event participants in his opening speech via a conference call.

The Kharasaveyskoye field is the second most important field after the Bovanenkovskoye field in Gazprom’s Yamal gas production centre. The Yamal centre plays an essential part in the Russian gas industry of the 21st century.

Gas production at the Kharasaveyskoye field is going to start in 2023. The estimated volume of gas production from the Cenomanian-Aptian deposits is 32 billion cubic metres per year. After this, Gazprom is going to proceed with developing the deeper-lying Neocomian-Jurassic deposits. While mostly lying onshore, the field also partly spreads into the waters of the Kara Sea. Wells for the offshore part of the field is going to be drilled from onshore.

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Gas, in Russia avviati i lavori del mega campo Kharasaveyskoye

Avviati i lavori nel campo Kharasaveyskoye: dovrebbe produrre gas fino  al 2131

Russia  protagonista (ancora una volta) del settore gas. Gazprom ha avviato i lavori per produrre gas dal campo Kharasaveyskoye, che si trova a nord del campo Bovanenkovskoye nella penisola di Yamal.

Ieri si è tenuta la cerimonia di inaugurazione dei lavori, nell’Area Autonoma di Yamal-Nenets. All’evento hanno parteciparono Alexey Miller, presidente del comitato di gestione di Gazprom, Dmitrij Artyukov, governatore dell’Area e capo delle suddivisioni e delle  sussidiarie di Gazprom.

ENTRO IL 2023 AVVIO DI PRODUZIONE

I lavori di riempimento delle piazzole per le strade e gli impianti di produzione dovrebbero essere conclusi entro il 2019. A giugno 2020, la Società intende avviare la perforazione di pozzi e la produzione di gas dovrebbe partire nel 2023, dai giacimenti Cenomanian-Aptian, il cui volume stimato di produzione ammonta a 32 miliardi di metri cubi all’anno.

Successivamente, la Compagnia procederà a sviluppare i giacimenti Neocomiano-Giurassico.

IL PROGETTO

I lavori sono stati avviati ieri e, per il pre-sviluppo, saranno coinvolti circa 5.500 ingegneri, costruttori e 1.764 veicoli. La società prevede di costruire 236 pozzi per la produzione di gas, un’unità di trattamento del gas completa e una stazione di compressione del booster, oltre a un’infrastruttura di trasporto e di alimentazione.

Per trasportare il gas prodotto sul campo, sarà costruito un gasdotto di 106 chilometri che collega i campi Kharasaveyskoye e Bovanenkovskoye, attraverso cui il gas verrà immesso nel sistema di approvvigionamento di gas unificato della Russia.

SOLO APPARECCHIATURE DOMESTICHE

“Oggi, stiamo iniziando lo sviluppo su vasta scala del campo Kharasaveyskoye. Abbiamo scelto soluzioni progettuali e ingegneristiche il più possibile simili a quelle che sono state applicate con successo per il campo di Bovanenkovo. Ciò significa che possiamo semplificare i nostri costi di investimento e operativi. La produzione di gas sul campo sarà effettuata utilizzando esclusivamente apparecchiature realizzate in Russia”, ha affermato Alexey Miller.

Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale, Medio Oriente, Problemia Energetici

Cina & Arabia Saudita. Accordo da 10b$ forniture materiale per petrolio.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-05.

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«Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman continued a charm offensive in a two-day visit to China, signing off on a $10 billion oil deal, and pledged assistance in the “de-radicalisation of extremist thinking.”»

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«Saudi Arabia on Friday signed the next multi-billion oil refinery investment deal during Crown Prince Mohammed bin Salman’s tour of Asia, this time in China»

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«Riyadh’s state-owned oil giant Saudi Aramco announced a $10 billion (€8.82 billion) joint venture to develop a facility in China’s north east»

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«This, among other deals hashed out in 35 memorandums of understanding, could see it regain its place as China’s main oil exporter. The countries saw a 33 percent increase in bilateral trade last year, according to the crown prince»

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«Over such long periods of exchanges with China, we have never experienced any problems»

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«All countries in the world have the right to develop, and Saudi Arabia is an emerging market country with enormous potential»

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Cina. 1000TTP. Ne ignorate la esistenza. Domani vi mangerete le dita.

La guerra della Cina all’islam. Spie nelle famiglie e repressione

Cinesi, gente pratica. Risolto il problema dell’integralismo islamico.

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Come si constata, questo è un ottimo esempio di Realpolitik.

I Sauditi si sono dimenticati del milione di mussulmani internati nel Laogai per essere rieducati (usciranno quando parleranno fluentemente il mandarino), e la Cina si è dimenticata che era stata proprio l’Arabia Saudita che finanziava i terroristi islamici.

In fondo, la Cina ha bisogno di petrolio e l’Arabia Saudita, che lo estrae, ha ben bisogno di acquirenti.

Si vorrebbe forse cavillare sui problemi interni di un paese amico?


Deutsche Welle. 2019-02-22. Saudi Arabia crown prince strikes oil deal in China

Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman continued a charm offensive in a two-day visit to China, signing off on a $10 billion oil deal, and pledged assistance in the “de-radicalisation of extremist thinking.”

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Saudi Arabia on Friday signed the next multi-billion oil refinery investment deal during Crown Prince Mohammed bin Salman’s tour of Asia, this time in China.

Riyadh’s state-owned oil giant Saudi Aramco announced a $10 billion (€8.82 billion) joint venture to develop a facility in China’s north east.

This, among other deals hashed out in 35 memorandums of understanding, could see it regain its place as China’s main oil exporter. The countries saw a 33 percent increase in bilateral trade last year, according to the crown prince.

“Saudi Arabia’s relations with China can be traced back a very long time in the past,” bin Salman said.

“Over such long periods of exchanges with China, we have never experienced any problems.”

His counterpart, Chinese President Xi Jinping, expressed a similar sentiment. “China is a good friend and a partner to Saudi Arabia,” he said.

Bin Salman and his party arrived in the Chinese capital on Thursday after stops in India and Pakistan.

China for its part, was hoping to tap into the “enormous potential” of the Saudi economy and “deepen cooperation.”

“All countries in the world have the right to develop, and Saudi Arabia is an emerging market country with enormous potential,” Foreign Minister Wang Yi said.

The two countries have been pursuing separate, but equally ambitious economic plans. China has been securing partnerships for its Belt and Road Initiative – a $900 billion trade corridor from Asia to Europe.

Likewise, Riyadh has been pursuing the “Saudi Vision 2030”, to diversify Saudi Arabia’s economy from oil.

Talking terror

The two sides also discussed increased cooperation in areas like anti-terrorism, law enforcement and security. China expressed interested in exchanging experiences about de-radicalization, a likely reference to “internment camps” in the country’s west, set up to “educate” Muslims and Uighurs.

Such camps have drawn sharp condemnation, a UN committee describing the autonomous region as “something that resembles a massive internment camp that is shrouded in secrecy”, housing some one million Uighurs.

But the Saudi crown prince said his country was against “interference by external forces in China’s internal affairs”, saying that it “firmly supported” Beijing’s so-called security efforts.

The Saudi visit comes amid global criticism over the killing of journalist Jamal Khashogghi as well as the country’s human rights record and its role in the conflict in Yemen.

The crown prince is expected to leave Beijing Friday night, moving on to South Korea.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Problemia Energetici

Dodici superpetroliere in zavorra. Il petrolio è un problema complesso.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-27.

Pere Borrel del Caso. Sfuggendo alla critica.

Il problema del petrolio o, più in generale, dei combustibili fossili, mal si presta a generalizzazioni avventate che sicuramente sembrerebbero facilitare la comprensione dei fenomeni ma altrettanto sicuramente tendono ad enfatizzare  aspetti parziali quasi estinguessero il tutto.

Uno dei più misconosciuti problemi è l’intimo legame che intercorre tra il crudo estratto e la raffineria che lo trasformerà in idrocarburi utilizzabili. Ogni tipo di estratto necessita di essere lavorato in una sua propria raffineria, che potrebbe essere collocata in un altro continente. In parole miserrime, il produttore di petrolio conta ovviamente molto, ma senza l’accesso alle raffinerie, conta poco o punto.

«Ships are sailing without cargo after producers cut exports»

*

«Booming U.S. shipments still need to go to Asian refineries»

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«They are slowly plowing their way across thousands of miles of ocean toward America’s Gulf of Mexico coastline»

*

«As they do, twelve empty supertankers are also revealing a few truths about today’s global oil market.»

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«In normal times, the vessels would be filled with heavy, high sulfur Middle East oil for delivery to refineries in places like Houston or New Orleans. Not now though. They are sailing cargo-less, a practice that vessel owners normally try to avoid because ships earn money by making deliveries»

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«The 12 vessels are making voyages of as much as 21,000 miles direct from Asia, all the way around South Africa, holding nothing but seawater for stability because Middle East producers are restricting supplies. Still, America’s booming volumes of light crude must still be exported, and there aren’t enough supertankers in the Atlantic Ocean for the job. So they’re coming empty»

*

«The U.S. both exports and imports large amounts of crude because the variety it pumps — especially newer supplies from shale formations — is very different from the type that’s found in the Middle East. OPEC members are likely cutting heavier grades while American exports are predominantly lighter»

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The great oil paradox: too many good crudes not enough bad ones.

«The shale boom has created a world awash with crude, putting a lid on prices and markedly reducing U.S. dependence on imported energy. But there’s a growing problem: America is producing the wrong kind of oil.

Texas and other shale-rich states are spewing a gusher of high-quality crude — light-sweet in the industry parlance — feeding a growing glut that’s bending the global oil industry out of shape.

Refiners who invested billions to turn a profit from processing cheap low-quality crude are paying unheard of premiums to find the heavy-sour grades they need. The mismatch is better news for OPEC producers like Iraq and Saudi Arabia, who don’t produce much light-sweet, but pump plenty of the dirtier stuff.

The crisis in Venezuela, together with OPEC output cuts, will exacerbate the mismatch. The South American producer exports some of the world’s heaviest oil and Trump administration sanctions announced this week will make processing and exporting crude far more difficult. American refiners are scrambling for alternative supplies at very short notice.»

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Già.

Problemi che, se banalizzati, sembrerebbero essere semplici, all’improvviso evidenziano dei paradossi conflittuali: le vecchie regole sono inadatte a descrivere il fenomeno attuale.


Bloomberg. 2019-02-23. Twelve Empty Supertankers Reveal Truths About Today’s Oil Market

– Ships are sailing without cargo after producers cut exports

– Booming U.S. shipments still need to go to Asian refineries

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They are slowly plowing their way across thousands of miles of ocean toward America’s Gulf of Mexico coastline. As they do, twelve empty supertankers are also revealing a few truths about today’s global oil market.

In normal times, the vessels would be filled with heavy, high sulfur Middle East oil for delivery to refineries in places like Houston or New Orleans. Not now though. They are sailing cargo-less, a practice that vessel owners normally try to avoid because ships earn money by making deliveries.

The 12 vessels are making voyages of as much as 21,000 miles direct from Asia, all the way around South Africa, holding nothing but seawater for stability because Middle East producers are restricting supplies. Still, America’s booming volumes of light crude must still be exported, and there aren’t enough supertankers in the Atlantic Ocean for the job. So they’re coming empty.

“What’s driving this is a U.S. oil market that’s looking relatively bearish with domestic production estimates trending higher, and persistent crude oil builds we have seen for the last few weeks,” said Warren Patterson, head of commodities strategy at ING Bank NV in Amsterdam. “At the same time, OPEC cuts are supporting international grades like Brent, creating an export incentive.”

The U.S. both exports and imports large amounts of crude because the variety it pumps — especially newer supplies from shale formations — is very different from the type that’s found in the Middle East. OPEC members are likely cutting heavier grades while American exports are predominantly lighter, Patterson said.

Gasoline Glut

By industry standards, American oil is considered light and low in sulfur, making it great for churning out gasoline, with the result that a glut of the automotive fuel is starting to build up. By contrast, Middle East crude often needs more processing — not a problem for Gulf of Mexico plants that were designed specifically for that task — but it can have a smaller gasoline yield.

“There is still going to be a lot of growth from U.S. tight oil this year,” said James Davis, director of short-term global oil service at Facts Global Energy. “This will continue to push U.S. exports up.”

Shippers are counting on the U.S. exports to help the tanker market withstand supply restrictions by the Organization of Petroleum Exporting Countries and allies including Russia. Industry analysts, who actually raised their estimates for what they think the ships will earn this year after the OPEC+ pact was announced in December, are citing rising American shipments as a contributing factor.

There are usually three or four empty supertankers — very large crude carriers in industry jargon — that would sail empty to the U.S. at any one time, according to shipbrokers.

The shift has produced knock-on effects around the shipping market. Daily earnings for the VLCCs, which can haul two million barrels of oil, on the benchmark Middle East-to-China route doubled since last week to $29,494, according to Baltic Exchange data.

“Following a fixing frenzy from the U.S. Gulf Coast late last week, most available tonnage in the Atlantic basin has been soaked up,” said Espen Fjermestad, an analyst at Fearnley Securities AS in Oslo. “With ships ballasting West, rates have shifted up also in the East.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Problemia Energetici, Senza categoria, Unione Europea

Nucleare. Si inizia a rivalutarlo. Il declino dei liberal. – Bbc.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-07.

2019-01-19__nucleare__001

Per vivere, e possibilmente crescere, il mondo ha bisogno non solo di energia, ma soprattutto di energia a costi ragionevoli.

Stanno arrivando i tempi nei quali i conti devono essere fatti in modo accurato.

Di questi tempi la Cina ha cessato le sovvenzioni statali alle energie alternative che si sono dimostrate essere antieconomiche ed ha annunciato che intende aumentare del 25% la quota di energia ottenuta bruciando carbone.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Simultaneamente, la Cina ha lanciato un consistente piano di costruzione di centrali atomiche.

Cina. Centrali elettriche nucleari. 37 reattori attivi, 60 in costruzione, 179 programmati.

Cina. In funzione a Taishan il primo reattore nucleare Epr.

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Per quanti abbiano memoria storica, i Meeting di Davos erano stati le celebrazioni sacrali del ‘clima’ e della fine del carbone, il cui uso avrebbe dovuto scomparire dalla faccia della terra.

Ma questo anno non saranno presenti né il Presidente Trump né il Presidente Xi.

Davos assomiglia sempre più ad un nobile decaduto che vive sotto i ponti di un rigagnolo, vendendosi gli ultimi pezzi del servizio di argento per comprarsi un tozzo di pane.

Davos, Merkel ‘sostituisce’ Trump al Forum fra le nevi

«Si aprirà a Davos il 22 e fino al 25 gennaio il consueto appuntamento con il World Economic Forum, l’incontro con il gotha politico ed economico del mondo.

Via Trump, arriva la Merkel. Per un presidente americano che non sarà presente quest’anno al Forum economico mondiale, causa i guai in casa legati allo scontro con i democratici e allo ‘shutdown’, arriva a sorpresa una cancelliera tedesca che in molti, oggi, considerano l’ultimo baluardo della globalizzazione e del mondo liberale. ….

Vistosa anche l’assenza della figlia Ivanka e del genero Jared Kushner. Così come quest’anno è assente Xi Jinping, primo presidente cinese al Wef che nel 2017 lanciò una controffensiva a suo modo globalista. ….

Impegnato da guai domestici (gilet gialli) anche il presidente francese Emmanuel Macron, l’Europa vedrà una folta rappresentanza della Commissione Ue (da Barnier a Katainen, dalla Malmstrom a Moscovici a Oettinger)»

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Con Mr Macron e Frau Merkel ridotti a molto meno delle anatre zoppe, il ‘clima‘ non ha più potentati politici di appoggio, quelli che stabilivano per legge quale dovesse essere la verità scientifica del momento, traendone quindi le conseguenze per i propri sodali.

Non stupisce quindi l’editoriale della Bbc, la Masada dei liberal socialisti, in cui l’articolista si interroga se il nucleare non sia la risposta corretta ai crescenti bisogni energetici mondiali.

È un pezzo di rara fattura per il preziosismo formale di un inglese che cerca di dire senza volerlo fare apertamente. È un apprezzabile esercizio di contorsionismo logico, logico si fa per dire. Ricorda da vicino lo stile con il quale l’on. De Mita di infausta memoria scriveva le proprie relazioni.

Ancora qualche anno di pazienza, e poi l’Unione Europea marcerà tranquillamente con centrali a carbone affiancate da quelle atomiche.


Bbc. 2019-01-18. Climate change: Is nuclear power the answer?

Nuclear is good for the environment. Nuclear is bad for the environment. Both statements are true.

Why is it good? Nuclear power is planned to be a key part of the UK’s energy mix.

The key benefit is that it helps keep the lights on while producing hardly any of the CO2 emissions that are heating the climate.

CO2 emissions come from traditional ways of creating electricity such as burning gas and coal.

And the government is expected to have halted emissions almost completely by 2050, to help curb damage to the climate.

Why is it bad for the environment?

Because major nuclear accidents are few and far between, but when they happen they create panic.

Take the Fukushima explosions in 2011, which released radioactive material into the surrounding air in Japan. Or the Chernobyl accident in 1986, which spewed radioactive material across northern Europe.

But arguably, the bigger environmental problem is what to do with nuclear waste.

This is a very live issue in the UK, where contaminated material has been held in a temporary store at the Sellafield site in Cumbria.

The government has been trying for years to secure a site with the right geology, offering cash sweeteners to local communities to host a permanent £12bn underground store for the most dangerous waste. So far no permanent dump has been agreed – that is after 70 years of nuclear power in the UK.

Can we get by without new nuclear?

“The UK policy identifying the need for nuclear to play a role alongside renewables has been supported by numerous independent studies,” said a spokesperson for EDF, which is building the Hinkley C nuclear power plant.

“Nuclear provides low-carbon electricity when the wind doesn’t blow and the sun doesn’t shine.”

Previously civil servants estimated that future UK energy supplies would be divided up roughly 30/30/30 between nuclear, wind and fossil fuels with carbon capture and storage (CCS).

But no-one has been willing to invest at scale in the expensive CCS technology, which pumps CO2 emissions into rocks.

Wind is ready to take its place in the sun. But with old nuclear stations closing, nuclear won’t be able to fulfil its third of the deal unless new nuclear plants are built.

The issue has caused a bitter divide between environmentalists, with some arguing that the risk from climate change is so severe that it’s worth supping nuclear fuel, albeit with a long spoon.

Others argue that the technology is dead and that renewables and other options can supply the UK’s needs without the danger of nuclear accidents and waste.

Prof Jim Watson, director of the UK Energy Research Centre, told BBC News: “Most analysts now have accepted that we don’t need 30% of energy from nuclear – renewables can take a substantially bigger share.

“But taking any option off the table makes the job of meeting essential carbon targets even harder. It would certainly be hard to do without nuclear altogether.”

What are the alternatives?

The people who keep our lights on are looking to find ways of extending the life of existing nuclear plants, and trying to get nuclear power more cheaply.

Factory-built small modular reactors that can be delivered on the back of a lorry are touted as one solution – but they are not expected to be operating at any scale until well into the 2030s. And what’s more, with nuclear, bigger is generally better.

Meanwhile, other options are being urgently explored. We need the power market to be more flexible. We need to develop better batteries and other techniques for storing power.

And we need systems that will reduce the demand for electricity at peak times and transfer the demand to off-peak times when wind energy is plentiful and cheap.

One particularly hard task is to find ways of storing power between months and even seasons.

Last but by no means least, the government needs to prompt people to insulate their homes to reduce the demand for energy in the first place.

The news that Hitachi is suspending work on a nuclear plant in north Wales has made all these tasks more urgent.

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Turk Stream. Bulgaria approva il progetto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-06.

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Basterebbe una occhiata distratta alla mappa per comprendere l’importanza del Turk Stream.

Il problema di interesse è il bypassare l’Ukraina, a causa della sua instabilità politica attuale e, prevedibilmente, futura.

Come si constata, il gasdotto parte dalla Russia per approdare nella Turkia continentale a Klylkog.

Di lì si biforca. Una parte attraversa la Grecia e in breve tratto l’Albania, confluendo quindi in Italia tramite le linee Poseidon e Trans Adriatic Pipeline.

La quota maggiore invece è dirottata attraverso la Bulgaria alla Serbia e, quindi all’Ungheria, Slovakia ed all’Austria.

È previsto, infine, un raccordo con la Polonia.


EnergingEurope. 2019-02-01. Bulgaria gives green light to TurkStream

Bulgaria has successfully completed a third market test for the Turkish Stream natural gas pipeline, known as TurkStream, and will move forward with plans to join the project.

“We have very good news. The economic test for a project to expand the gas network has been successfully completed,” Bulgaria’s Minister of Energy Temenuzhka Petkova announced.

In December 2018, Ms Petkova said that Bulgaria will spend 1.4 billion euros to build the new gas link to Turkey.

TurkStream is part of the Russia’s plans to bypass Ukraine, currently the main transit route for Russian gas to Europe and strengthen its position in the European market. The pipeline will transport Russian gas from Bulgaria’s border with Turkey to Serbia.

“Energy analysts have expressed concerns that with the process Gazprom will be cementing its dominant position as gas provider in south-eastern Europe. At present, Bulgaria meets all of its gas needs with Gazprom’s supplies,” commented Reuters

Gazprom has determined the itinerary of the second line of the TurkStream pipeline will span Bulgaria and Serbia starting from 2020, then go through Hungary and Slovakia from 2021 and the second half of 2022, respectively.

“The biggest bulk of the capacity has been booked by Gazprom. This way the Russian company is strengthening its dominant position in the region,” said Martin Vladimirov of the independent think tank Centre for the Study of Democracy.

Serbian President Aleksandar Vucic announced earlier in January that construction of TurkStream through Serbia, from Russia via Bulgaria, would start “in the next couple of weeks, maybe even days.”

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Germania. Abbandonare il carbone comporta aumenti del 20% agli utenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-02.

2019-01-30__carbone__001

«German consumers already currently pay the highest prices for electricity in Europe.»

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«The phasing out of coal-based power generation in Germany could push up electricity costs by 20 percent»

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«According to various studies on this topic, the phasing out of coal could raise the price of electricity on the stock exchange by around 20 percent or one cent per kilowatt hour»

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«Electricity will be more expensive anyway, because the expansion of renewables will be financed by the EEG (Renewable Energy Sources Act) levy and grid fees will rise»

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«The affected regions, where tens of thousands of jobs directly or indirectly linked to brown-and black-coal energy production, will receive €40 billion as compensation over the next two decades»

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«Only one eighth of the 7700-kilometre electricity grid expansion in Germany has been completed»

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Passare dal carbone alle alternative comporta un aumento in bolletta del 20%.

Se questo aumento va a gravare immediatamente sull’utenza finale, si dovrebbero conteggiare anche gli aumenti indotti.

Il panettiere che cuoce il pane in un forno elettrico, pagherà la corrente il 20% di più, così come per la illuminazione e per qualsiasi elettrodomestico usi nella lavorazione. L’impastatrice elettrica consuma molto. Ovviamente, il prezzo del pane dovrà salire.

Ma similmente, l’officina meccanica che ha tutte le apparecchiature che funzionano a corrente elettrica si troverà una lunga serie di aggravi, e quindi dovrà aumentare i prezzi.

Infine, 6,000 kilometri di grid non son mica poi tanto pochi, e giù altri miliardi che se ne vanno.

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Sembra impossibile, ma al momento è impossibile trovare un conteggio totale di tutti i costi riuniti in un unico schema.

Sorge quindi naturale una domanda.

Riusciranno i tedeschi a sopportare i pesi del passaggio da carbone ad alternative?

Sono in molti che ne dubitano fortemente.

Nota.

Un po’ cinicamente si potrebbe dire che se il piano si articola fino al 2038, tra due anni in Germania si terranno nuove elezioni politiche ed è tutto da vedere se questo piano risulterà essere ancora nell’agenda di quello che sarà il nuovo governo.


The Local. 2019-01-30. Electricity prices could rise by 20 percent due to coal withdrawal

The phasing out of coal-based power generation in Germany could push up electricity costs by 20 percent, according to experts.

That’s the findings from the RWI Institute who say Germany’s exit from coal is going to be expensive for consumers and taxpayers, the Rheinishe Post reported Tuesday.

Germans are already paying the highest prices for electricity in Europe, the newspaper reported. It came as around 9,000 employees of energy giant RWE Power wait for details on job cuts.

“According to various studies on this topic, the phasing out of coal could raise the price of electricity on the stock exchange by around 20 percent or one cent per kilowatt hour,” Manuel Frondel, energy expert at the RWI Leibniz Institute for Economic Research in Essen, told the Rheinishe Post.

For a three-person household with an annual consumption of typically 4000 kilowatt hours, this would mean €40 in additional costs per year.

“Electricity will be more expensive anyway, because the expansion of renewables will be financed by the EEG (Renewable Energy Sources Act) levy and grid fees will rise,” said Thilo Schaefer of the Institute of German Business.

Schaefer also said that in the medium term, getting rid of plants that use lignite or brown coal will eliminate a cheap way of generating electricity.

As The Local has reported, the Coal Commission has recommended phasing out coal by 2038 and shutting down around 12.5 of the 43 gigawatts of coal-fired power plant capacity by 2022.

The commission’s findings will now be passed on to the government, which is expected – barring a surprise – to follow the recommendations of the panel it set up.

Under the plan, several plants that use lignite or brown coal, which is more polluting than black coal, will be closed by 2022. Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts. 

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.

The affected regions, where tens of thousands of jobs directly or indirectly linked to brown-and black-coal energy production, will receive €40 billion as compensation over the next two decades.

Although more and more wind turbines and solar plants are being installed, they often do not supply enough electricity because they depend on weather conditions.

Can electricity consumers be relieved?

The Commission advises the federal government to relieve consumers of two billion euros in network charges. But it is still unclear how this will be done and whether the EU will participate. According to RWI expert Frondel, electricity tax could be reduced by around a third with two billion euros, i.e. from two cents per kilowatt hour to around 1.3 cents. “But it is still unclear how electricity consumers will be relieved,” Frondel said.

However, this would not assist the industry, experts say. “If the €2 billion were used to reduce the electricity tax, for example, the industry would not be helped because of its exemption from the electricity tax,” said Frondel.

The CDU Economic Council is also concerned. They say the electricity supply must remain secure and affordable and that the expansion of the grid must be accelerated. Only one eighth of the 7700-kilometre electricity grid expansion in Germany has been completed. Meanwhile, German consumers already currently pay the highest prices for electricity in Europe.

“The government will do everything it can to protect consumers from rising electricity prices by switching from coal to renewable energy,” said Federal Minister for Economic Affairs and Energy Peter Altmaier, of the centre-right Christian Democrats (CDU).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Problemia Energetici, Unione Europea

Germania. Il business dell’abbandono del carbone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

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«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

Resta davvero difficile comprendere l’attaccamento dei liberal socialisti tedeschi al ‘clima‘ ed all’abbandono del carbone, che abbonda in Germania, se non si tenessero presenti alcuni dati ed alcune considerazioni. In quel momento tutto diventa chiaro, chiarissimo. Prima ripassiamo i dati.

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Al momento attuale la Germania produce corrente elettrica bruciando carbone per circa il 35% dei consumi. Il carbone è estratto sul territorio tedesco e la relativa industria di estrazione, trattamento ed applicazioni varie – per esempio la siderurgia – danno lavoro  circa 300,000 persone fisse ed a 100,000 altre avventizie.

Alcune considerazioni.

Considerazione numero uno. Il 2038 è tra venti anni. Frau Merkel e gli attuali politici si saranno da tempo ritirati, e nulla vieterebbe di pensare che quelli loro subentranti la pensassero in modo diametralmente opposto. Come argutamente diceva Herr Schäuble posso rubare tutto, la le miniere restano lì, ancorché chiuse.

Considerazione numero due. La Germania ha un problema demografico da spavento. Le femmine tedesche autoctone non figliano, non procreano. Destatis, l’Istituto federale di Statistica riporta una popolazione attuale di 80.8milioni di abitanti, dei quali 49.2 milioni sono i metà lavorativa, dai 20 ai 64 anni. Ma al 2038 la popolazione si sarà ridotta a 67.6 milioni, con 34.6 milioni di persone in età lavorativa. Se la popolazione totale sarà calata di 13.2 milioni, quella in età lavorativa sarà calata di 14.6 milioni di unità. Una perdita percentuale del 29.67%.

Ma ad un calo così consistente della popolazione attiva corrisponderà una proporzionale riduzione dei consumi energetici: a lume di naso, di un buon 30%.

Considerazione numero tre. Se si guardassero proiezioni più a lungo termine, i quadri dipinti da Destati sono ancor più foschi. Nulla quindi da stupirsi se in Germania si inizia a pensare ad una tassa sul nubilato.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

Basterà solo avere pazienza ed aspettare che i tedeschi arrivino alla fase di terrore. La storia insegna come siano levi nell’attesa ed iperattivi nell’emergenza.

Considerazione numero quattro. Realizzare i propri sogni ha un costo. Chi volesse proprio comparsi una Lamborghini dovrebbe dar fondo ai risparmi e tener presente che una simile automobile ha un costo di gestione non da poco.

Lasciare il carbone, che ricordiamo è estratto in patria, significa accollarsi le spese di chiusura, quelle di costruzione di nuovi impianti, ed infine pagare la bolletta energetica di acquisto dei combustibili sul mercato estero. E questo proprio quando la Cina ha dichiarato che incrementerà la produzione di energia da carbone di almeno il 25%.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Nordrhein-Westfalen presenta un conto da 11.5 miliardi per il carbone.

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Aggiungeremo citando alcune informazioni, poi potremo concludere il ragionamento.

«There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday»

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«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

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«It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others»

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«Energy companies can also expect billions in compensation»

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E se facessimo quattro conti della serva?

Chiudere le centrali elettriche alimentate a carbone, e con esse terminare l’estrazione del carbone, verrà a costare grosso modo quaranta miliardi di refusioni ai Länder, 40 miliardi per la costruzione delle nuove centrali non alimentate a carbone, 40 miliardi di refusione alle società estrattrici ed infine un trenta miliardi all’anno di acquisto di combustibili quali il gas naturale russo. Una rapida somma: centosettanta miliardi.

I tedeschi saranno ecologicamente puliti, anche se resteranno auto e camion, per non parlare poi del riscaldamento degli immobili, ma dovranno cavarsi dalle tasche un gran bella cifretta.

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Ma donde li piglierà la Germania tutti quei soldi?

Banale la risposta.

Li pagheranno tutti i sodali dell’Unione Europea, Italia in testa.

Forse che gli stati membri dell’Unione verrebbero che la Germania continui a bruciare carbone, maleodorante e che sporca tutto?

Ma per un pura coincidenza del destino, tutte le società che gestiscono le energie alternative in Germania sono di proprietà di liberal socialisti. Hanno assunto solo e soltanto liberal socialisti. È in pratica cosa loro.

Questi, annusata l’aria di devoluzione, hanno pensato bene di trovarsi un posto di lavoro assicurato e redditizio.

Fiumi di denaro che saranno prudentemente investiti all’estero.

Fiumi di denaro pubblico che finiranno nelle loro capienti scarselle.

Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Poi non ci si lamenti se gli identitari sovranisti crescono.


The Local. 2019-01-28. Energy giant warns of ‘significant’ job losses over Germany’s coal phase out

There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday.

“We can’t exactly say yet how many employees will be affected,” Martin told the Rheinische Post newspaper.

“But I expect a significant reduction as soon as 2023, which goes far beyond current planning and what can be done through normal fluctuations.”

A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal.

It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others.

Energy companies can also expect billions in compensation.

Coal, the dirtiest of all fossil fuels, last year accounted for more than 30 percent of Germany’s energy mix.

RWE, the biggest operator of coal-fired plants in Germany, has for years been warning of the negative impact the exit from coal would have on jobs and energy security in Germany.

Some 20,000 people are directly employed in the coal industry in Europe’s top economy.

It is now up to the German government to implement the commission’s recommendations.

A meeting between Chancellor Angela Merkel, Finance Minister Olaf Scholz and regional leaders to discuss the proposals is scheduled to take place on Thursday.

Germany’s reliance on dirty coal is in part down to Merkel’s decision in the wake of the 2011 Fukushima disaster to ditch nuclear power by 2022.

But the use of the polluting fuel has complicated Germany’s efforts to stick to targets for limiting greenhouse gas emissions, undermining Merkel’s role as a leading advocate of the global Paris Climate Agreement.

Under the commission’s plans, power plants in Germany using lignite or brown coal, which is even more polluting than black coal, would be closed by 2022.

Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts.

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but it did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.