Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Parassiti

Dopo gli spogli ‘alla austriaca’ ecco in Germania i poll alla ‘Forsa’.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-01

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Per decenni i nostri amici teutoni hanno fatto facile ironia sui criteri organizzativi di noi latini. E, diciamolo anche con molta franchezza, pienamente a ragione.

Negli ultimi tempi però molte cose sono cambiate.

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Nelle ultime elezioni presidenziali austriache sono stati fatti così tanti e così severi brogli elettorali da far sembrare corretta la peggiore della repubblica delle banane. I socialdemocratici si sono dimostrati essere quello che sono: brogli galattici, ma fatti anche male. Talmente male che persino la Corte Suprema austriaca, vertice supremo dell’ideologia socialista, ha dovuto dichiarare nulle quelle elezioni.

Non fan più i socialdemocratici criminali di una volta: malvagi ma almeno intelligenti e furbi. Forse anche per il fato che all’essere malvagi associano l’essere perversi contro natura.

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Di questi giorni la Germania inizia ad interrogarsi sul caso Forsa.

Citeremo da un sito internet di diffusione mondiale.

«The Forsa Institute for Social Research and Statistical Analysis (German: Forsa Gesellschaft für Sozialforschung und statistische Analyse mbH), forsa for short, is one of the leading market research and opinion polling companies in Germany. It was founded in 1984 by Manfred Güllner in Cologne and is now headquartered in Berlin with a branch in Dortmund; it formerly also had an office in Riga, Latvia.»

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«Güllner ist seit 1964 SPD-Mitglied»

Güllner è membro dell’Spd dal 1964.

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«Der Forsa-Gesellschaft wird deshalb eine Nähe zur SPD unterstellt»

La società Forsa è quindi un soggetto molto vicino all’SPD.

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Fin qui non ci sarebbe nulla di male. I numeri dovrebbe per sempre essere numeri.

Ma non quando sono manipolati da dei socialisti.Il massacro ai Corni di Hattin diventa una marachella da monelli.

Guardate questa tabella riassuntiva dei sondaggi per le prossime elezioni di Berlino.

2016-08-01__Forsa

Due cose saltano immediatamente agli occhi.

Anche se l’indagine Forsa è la più recente, il recensore riporta nel riquadro riassuntivo superiore i dati del precedente sondaggio di Infratest dimap.

Infatti i dati Forsa darebbero l’Spd al 26%, con il 21% sia di Infratest dimap sia dell’Insa, altra casa di sondaggi.

Macroscopiche anche le differenze di stima per AfD, che Forsa stima all’8% conto l 13% ed il 14% delle altre due istituzioni di sondaggi.

Mica male come scherzetto, ne vero?

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Eccovi allora un pochino di storia della Forsa. Pigliatevi prima di proseguire un antiemetico, perché lo schifo sarà grande.

«Accusations of political bias.

Both forsa and its head, Manfred Güllner, have been accused of bias towards the SPD in connection with pre-election polls, most recently before the 2005 election in North Rhine-Westphalia. Forsa was successful in obtaining an injunction against accusations from the CDU on this issue, but their surveys did show in part a greater agreement with SPD positions than those of other polling firms. Forsa have themselves stated that they received 40,000 € in fees in connection with the national election in 2002 and in connection with the state election in 2005. In an interview on 6 September 2002, Hans Mathias Kepplinger, a professor of public relations at the University of Mainz, named three other firms as relatively likely to be free of party bias, but not forsa, although one of the three he named, the Institut für Demoskopie Allensbach, which has collaborated with the University of Mainz, cannot be said to be altogether free of ties to the CDU.

After the national elections in 2005, forsa’s closeness to the SPD lessened appreciably and indeed reversed: in 2007 and still more in the first quarter of 2008, forsa reported poll results for the SPD an average of approximately 5% lower than those of other polling firms. Accusations have therefore been levelled at forsa of slanting results against the SPD and its “reformist course” after former Chancellor Gerhard Schröder, a longtime friend of Manfred Güllner, stood down in favour of the CDU’s Angela Merkel.

One example was a study in summer 2008 on the basis of which forsa reported that 36% of SPD members had considered leaving the party. Then-party chief Kurt Beck criticised Güllner severely and stated that he would not comment on forsa surveys.

Accusations of data manipulation.

In 2003 forsa was accused of data manipulation in a poll on tuition fees for higher education commissioned by the Centre for College Development (Centrum für Hochschulentwicklung) co-founded by the Bertelsmann Foundation. According to the statement of findings, the majority of students (59%) and of the population (67%) stated in November 2003 that they would accept tuition fees if they directly benefitted the educational institutions and could be financed through loans. The Centre for College Development announced these results in a press release in December 2003 and they were reported in the press. But later that month, a spokesperson for the Centre indirectly admitted that respondents were only given the option of deciding between three models of tuition fees, and not of rejecting them entirely.

In 2007 forsa was accused on the political website NachDenkSeiten of becoming involved through manipulation of a survey in a campaign by the organization Initiative Neue Soziale Marktwirtschaft (Initiative for a New Social Market Economy) for the introduction of private health insurance.

Forsa was the market research firm involved in the 2009 public relations scandal concerning Deutsche Bahn. Surveys with leading questions which produced results showing disapproval of the 2007 train drivers’ strike and approval of privatisation of the railway were secretly funded by Deutsche Bahn. »

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Ebbene, adesso siamo avvisati.

La Forza non riporta proiezioni elettorali, bensì i desiderata della dirigenza socialdemocratica.

Il primo che venisse a parlarmi male degli italiani o dei miei amici napoletani lo piglierò a cazzotti.

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Pubblicato in: Unione Europea

Mrs Theresa May e l’Unione Europea: disperata e dispersa nel Castello di Kafka.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-08-01.

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Il problema di presterebbe più che bene ad una discussione di teorie giuridiche, cosa che sarebbe più che benvenuta ma inopportuna in questa sede. Per questo motivo, non per mancanza di buona volontà oppure di argomentazioni da chiarire, ne parleremo soltanto da un punto di vista squisitamente pratico.

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Ecco il quesito.

Quando Mrs Theresa May, Premier del Regno Unito e Leader del Conservative Party, deve parlare e trattare con l’Unione Europea a chi deve rivolgersi?

In altre parole, chi è che comanda nell’Unione Europea, che possa rappresentarla, siglare accordi?

«Non può stupire che l’attuale governo di Theresa May abbia reagito con stizza a tale nomina, sottolineando subito che i suoi interlocutori rimangono i governi nazionali»

*

L’Europa Unita assomiglia sempre più al castello di Kafka. Vediamo di esporre in estrema sintesi, ma usando le loro stesse parole.

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«Il Consiglio europeo.

Il Consiglio europeo definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell’UE. Non fa parte dei legislatori dell’UE e pertanto non negozia né adotta atti legislativi. Stabilisce invece l’agenda politica dell’Unione, generalmente adottando “conclusioni” durante le riunioni del Consiglio europeo, che individuano le questioni problematiche e le misure da intraprendere.

Conclusioni del Consiglio europeo.

Il Consiglio europeo è una delle 7 istituzioni dell’UE. Non è tuttavia uno degli organi legislativi dell’UE e pertanto non negozia né adotta le norme dell’UE. Il suo ruolo principale è invece di stabilire le priorità e gli orientamenti politici generali dell’UE, essenzialmente definendone l’agenda politica. 

Ciò avviene tradizionalmente mediante l’adozione di conclusioni nel corso di ciascuna riunione del Consiglio europeo. In tali conclusioni si identificano specifiche questioni di interesse per l’UE e si definiscono determinate azioni da intraprendere o obbiettivi da raggiungere. Le conclusioni del Consiglio europeo possono inoltre fissare i termini entro i quali giungere ad un accordo in merito a un determinato punto o presentare proposte legislative. In questo modo il Consiglio europeo è in grado di condizionare e orientare l’agenda politica dell’UE.

Le conclusioni del Consiglio europeo sono adottate in occasione di ogni riunione del Consiglio europeo. In esse si individuano specifiche questioni di interesse per l’UE e si definiscono determinate azioni da intraprendere o obiettivi da raggiungere. Le conclusioni del Consiglio europeo possono inoltre fissare i termini entro i quali giungere ad un accordo su un determinato punto o presentare proposte legislative. In questo modo il Consiglio europeo è in grado di influenzare e orientare l’agenda politica dell’UE.

Prima di ogni riunione del Consiglio europeo, il suo presidente elabora orientamenti per le conclusioni, che sono quindi discusse in sede di Consiglio “Affari generali” e successivamente adottate durante la riunione del Consiglio europeo. Le conclusioni sono adottate per consenso da tutti gli Stati membri dell’UE.

Le conclusioni del Consiglio europeo adottate a partire dal 2004 sono disponibili nel registro pubblico dei documenti ufficiali.

Di recente, il Consiglio europeo ha adottato un'”agenda strategica” delle priorità chiave sulle quali dovranno concentrarsi l’attenzione e l’azione dell’UE nel lungo periodo.

Membri del Consiglio europeo.

I membri del Consiglio europeo sono i capi di Stato o di governo dei 28 Stati membri dell’UE, il presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione europea.

L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza partecipa altresì alle riunioni del Consiglio europeo quando si discutono temi di politica estera.

Processo decisionale.

Nella maggior parte dei casi, il Consiglio europeo decide per consenso. Tuttavia, in alcuni casi specifici previsti dai trattati UE, adotta decisioni all’unanimità o a maggioranza qualificata.

Alla votazione non partecipano né il presidente del Consiglio europeo né il presidente della Commissione.»

[Consiglio Europeo. Consiglio dell’Unione Europea.]

In sintesi. Il Consiglio Europeo definisce le priorità e gli orientamenti politici generali ma non fa parte dei legislatori dell’UE e pertanto non negozia né adotta atti legislativi.

Mr Donald Tusk. Presidente del Consiglio Europeo non sarebbe quindi deputato a negoziare alcunché, non avendo potestà deliberativa.

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«La Commissione europea è l’organo esecutivo dell’Unione europea e ne promuove l’interesse generale.

La Commissione europea è l’organo esecutivo dell’UE. Rappresenta gli interessi dell’Unione europea nel suo complesso (e non quelli dei singoli paesi).

Con il termine “Commissione” ci si riferisce sia al collegio dei commissari, sia all’istituzione stessa.

Cosa facciamo.

Le principali funzioni della Commissione sono:

    presentare proposte legislative, che vengono successivamente adottate dai colegislatori, vale a dire il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri

    applicare il diritto europeo (se necessario con l’aiuto della Corte di giustizia dell’UE)

    fissare gli obiettivi e le priorità dell’azione dell’UE mediante il programma annuale di lavoro della Commissione e adoperarsi per realizzarli

    gestire e attuare le politiche e il bilancio dell’UE

    rappresentare l’Unione al fuori dell’Europa (ad esempio negoziare accordi commerciali English tra l’UE e il resto del mondo).

La sede centrale della Commissione europea è a Bruxelles e alcuni suoi servizi sono anche a Lussemburgo. La Commissione ha rappresentanze in tutti gli Stati membri dell’UE e 139 delegazioni sparse in tutto il mondo.

1 presidente, 7 vicepresidenti e 20 commissari

Ogni cinque anni viene nominata una nuova squadra di 28 commissari (uno per ciascuno Stato membro dell’UE).

Il candidato alla carica di presidente della Commissione viene proposto al Parlamento europeo dal Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata tenendo conto del risultato delle elezioni al Parlamento europeo.

Il presidente della Commissione è quindi eletto dal Parlamento europeo a maggioranza (vale a dire con almeno 376 voti su 751).

A seguito dell’elezione, il presidente eletto sceglie gli altri 27 membri della Commissione, sulla base delle proposte presentate dagli Stati membri. L’elenco definitivo dei commissari designati deve successivamente essere concordato tra il presidente eletto e il Consiglio. La Commissione deve essere approvata nel suo insieme dal Parlamento. Prima di ciò, i commissari designati sono valutati dalle commissioni del Parlamento europeo.

Il mandato dell’attuale Commissione scade il 31 ottobre 2019. Il suo presidente è Jean-Claude Juncker»

[Commissione Europea]

In sintesi. La Commissione Europea è un organo esecutivo, non legislativo. Può presentare progetti di legge, ma questi devono essere approvati dal Parlamento Europeo e dai Consigli dei Ministri. Di conseguenza, il suo Presidente Jean-Claude Juncker non ha poteri decisionali.

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«Parlamento Europeo.

La procedura legislativa ordinaria conferisce lo stesso peso al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione in numerosi ambiti (ad esempio, governance economica, immigrazione, energia, trasporti, ambiente, protezione dei consumatori, ecc.). La stragrande maggioranza delle leggi comunitarie è adottata congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

La procedura di codecisione, introdotta dal trattato di Maastricht sull’Unione europea (1992), è stata ampliata e adeguata dal trattato di Amsterdam (1999) per rafforzarne l’efficacia. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009, tale procedura, ribattezzata procedura legislativa ordinaria, è diventata la principale procedura legislativa del sistema decisionale dell’UE.

Il Parlamento europeo può approvare o respingere una proposta legislativa o proporre emendamenti alla stessa. Il Consiglio non è giuridicamente obbligato a tenere conto del parere del Parlamento sebbene, stando alla giurisprudenza della Corte di giustizia, non possa deliberare prima di averlo ricevuto.

Originariamente, il trattato di Roma del 1957 attribuiva al Parlamento un ruolo consultivo nell’ambito del processo legislativo; la Commissione proponeva la legislazione, che veniva poi adottata dal Consiglio.

L’Atto unico europeo (1986) e i trattati di Maastricht, Amsterdam, Nizza e Lisbona hanno progressivamente ampliato le prerogative del Parlamento. Quest’ultimo è ora colegislatore su un piano di parità con il Consiglio nella stragrande maggioranza dei settori (vedasi “Procedura legislativa ordinaria”), mentre la consultazione è divenuta una procedura legislativa speciale (o addirittura una procedura non legislativa), utilizzata in un numero limitato di casi.

Questa procedura si applica ormai a un numero ridotto di settori legislativi, come ad esempio le esenzioni del mercato interno e il diritto della concorrenza. La consultazione del Parlamento è parimenti obbligatoria, in quanto procedura non legislativa, in caso di adozione di accordi internazionali nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune (PESC).»

[Parlamento Europeo]

In sintesi. Il Parlamento Europeo è organo legislativo, ma di norma non formula  progetti di legge.

Due stranezze davvero singolari.

(1). «La stragrande maggioranza delle leggi comunitarie è adottata congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio». «La procedura di codecisione …. è diventata la principale procedura legislativa del sistema decisionale dell’UE». Sono così due differenti organismi a “codecidere”: il massimo della efficienza.

(2). Il Presidente del Parlamento Europeo, Herr Martin Schulz, non ha poteri esecutivi né deliberativi.

*

La procedura di “codecisione” è una chicca tutta europea.

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Riproponiamo adesso il quesito posto all’inizio.

Quando Mrs Theresa May, Premier del Regno Unito e Leader del Conservative Party, o chi per Lei, deve parlare e trattare con l’Unione Europea a chi deve rivolgersi?

Chi volesse trattare con gli Usa chiamerebbe direttamente il Presidente Obama. Chi volesse trattar con la Russia chiamerebbe direttamente Mr Putin.

In altre parole, ma chi è che comanda nell’Unione Europea, che possa rappresentarla, siglare accordi?

A chi deve, oppure anche possa, rivolgersi Mrs Theresa May, Premier del Regno Unito per poter parlare proficuamente del Brexit?

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Da ultimo, ma non per ultimo.

Qualcuno potrebbe correttamente suggerire di parlare con i capi degli stati più rappresentativi dell’Unione Europea.È la linea scelta dal Premier May.

Ma Mr Hollande scade nel marzo del 2017, il partito socialista che lo aveva espresso ad oggi non vale quasi neppure il 13% dell’elettorato francese. Più che un lame duck è un morto ambulante. Conta ancora qualcosa in a Francia, molto poco a dire il vero, ma non conta alcunché in Europa e nel mondo. Meno della zero di briscola.

Mrs Frau Merkel è nominalmente a Bundeskanzlerin della Germania, ma il partito che la espressa, la Union, nelle proiezioni sta perdendo a livello federale undici punti percentuali, e nelle prossime elezioni di Berlino e del Land Mecklenburg-Vorpommern ne perderà ancor di più, anche se non raggiungerà il livello di catastrofe della socialdemocrazia, proiettata a perdere ben quindici punti percentuali. Verosimilmente a tale data, settembre prossimo, la Große Koalition potrebbe implodere. 

Quindi, trattare con Mr Hollande oppure con Frau Merkel avrebbe ben poco senso. Non è nemmeno detto che possano sopravvivere più di qualche mese.

L’unica personalità che abbia potere reale e decisionale sarebbe Mario Draghi. E non sarebbe per nulla da stupirsi se alla fine toccasse ancora una volta ad un banchiere centrale l’onere di dover raccattare i cocci di una politica fatiscente.

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«L’Ue ha continuato ad essere prigioniera di un’ambiguità strutturale nonostante la sua retorica integrazionista»

È come il Castello di Kafka.

Solo che nell’EU non esiste nemmeno un Herr Klam.

 


Sole 24 Ore. 2016-07-31. Chi negozia davvero con il Regno Unito?

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea avrà probabili conseguenze economiche su quest’ultima, ma di sicuro ha già prodotto conseguenze politiche al suo interno. Con la sua uscita, il Regno Unito ha messo in luce le divisioni che attraversano la Ue.

Così, anche dall’esterno, il Regno Unito continua ad esercitare un’influenza sul processo di integrazione che è sproporzionata rispetto al suo effettivo potere. Ciò è dovuto al fatto che l’Ue è giunta all’appuntamento della Brexit senza una condivisa definizione della sua natura politica e, quindi, senza una leadership istituzionale riconosciuta.

L’Ue ha continuato ad essere prigioniera di un’ambiguità strutturale nonostante la sua retorica integrazionista. Non ha mai deciso se essere una mera associazione di stati per perseguire obiettivi di natura preminentemente economica (una comunità economica) oppure un’unione di stati per perseguire obiettivi di natura preminentemente politica (un’unione politica).

Si guardi cosa è successo nelle ultime settimane rispetto al problema imposto da Brexit: chi e come dovrà negoziare con i britannici? Sarà il negoziatore scelto dalla Commissione, Michel Barnier, oppure la negoziazione la controlleranno i capi di governo? La risposta non è univoca. Dopo l’esito del referendum britannico, il Consiglio europeo (dei capi di governo) ha subito rivendicato la sua preminenza decisionale sulla negoziazione.

Tuttavia, come era avvenuto in altre crisi, il Consiglio europeo si è immediatamente diviso tra stati membri (come ad esempio la Francia) a favore di una posizione negoziale inflessibile nei confronti del Regno Unito e Stati membri (come ad esempio la Polonia) a favore di una linea negoziale accomodante nei confronti delle esigenze britanniche. Sia nell’uno che nell’altro caso, le motivazioni sono dovute a ragioni di politica interna, non già a valutazioni di politica europea.

Chi sostiene la posizione francese, ha il problema di neutralizzare un forte anti-europeismo al proprio interno.

Chi sostiene la posizione polacca, vuole invece usare Brexit per allargare i propri spazi di sovranità nazionale. In mezzo si è collocata la Germania, preoccupata di ridimensionare le spinte centrifughe dei paesi vicini al Regno Unito, ma anche intenzionata a smussare la posizione francese così da dare ai britannici il tempo da loro richiesto. Una posizione, quella tedesca, motivata dal suo interesse nazionale e non già di una visione europea, avendo quel paese il maggiore interscambio economico con il Regno Unito.

Nonostante tali divisioni, il Consiglio europeo ha quindi nominato il diplomatico belga Didier Seeuws come suo capo negoziatore, ma con un mandato implicito di apertura nei confronti degli interessi britannici.

Ciò che interessava al Consiglio europeo era soprattutto di anticipare la Commissione europea, precostituendo il contesto delle negoziazioni con il Regno Unito al cui interno quest’ultima avrebbe poi dovuto operare. In realtà, da tempo, la Commissione e il suo presidente Juncker sono divenuti l’oggetto di critiche aspre da parte sia della Germania che della coalizione dei paesi dell’est europeo.

Ad esempio. Il tedesco Wolfgang Schauble non digerisce il ruolo politico che la Commissione ha deciso di svolgere nell’interpretazione delle clausole del Patto di Stabilità e Crescita (tant’è che propone con insistenza che tale compito sia affidato ad una agenzia tecnocratica indipendente, come lo European Fiscal Council); la polacca Beata Szydło non digerisce la decisione della Commissione di tenere sotto controllo il suo governo (tant’è che ha reagito duramente alla procedura avviata pochi giorni fa dalla Commissione contro il tentativo del suo governo di controllare la corte costituzionale del paese); l’ungherese Viktor Orban non digerisce la decisione della Commissione affinché tutti gli stati membri dell’Ue si facciano carico di una quota dei rifugiati arrivati sul nostro continente (tant’è che ha promosso una referendum popolare per il prossimo 2 ottobre per contrastare quella decisione). Insomma, questi paesi vogliono essere membri di un’associazione di stati indipendenti che condividono solamente le politiche che a loro conviene.

Il punto è che ciò avviene con la complicità della Germania che utilizza le spinte centrifughe per promuovere un’unione intergovernativa che inevitabilmente esalta il suo interesse nazionale.

Lo stesso discorso del cancelliere Merkel di pochi giorni fa, in merito alla risposta da dare al terrorismo, seppure encomiabile per equilibrio e razionalità, è stato però privo di qualsiasi considerazione strategica sul ruolo dell’Ue nel garantire la sicurezza dei suoi stati membri. La prospettiva della classe politica tedesca è ormai primariamente nazionale.

Di fronte a questo accerchiamento, la Commissione non poteva non reagire. Lo scontro con il Consiglio europeo è stato inevitabile, anche perché in campo è intervenuta la Francia oltre che l’Italia.

Dopo tutto, solamente la Commissione ha l’expertise per svolgere con successo le negoziazioni con il Regno Unito, essendo il Consiglio europeo un’istituzione priva di una sua struttura amministrativa sovranazionale.

Una mediazione è stata infine trovata: Jean-Claude Juncker ha dovuto fare un passo indietro, ma è riuscito a far nominare il francese Michel Barnier come capo negoziatore della Commissione. Ovvero un esponente politico che, nel suo precedente ruolo di commissario per il mercato interno e i servizi finanziari (nella Commissione presieduta da Manuel Barroso, 2010-2014), era divenuto inviso agli operatori della City di Londra e al governo britannico.

Non può stupire che l’attuale governo di Theresa May abbia reagito con stizza a tale nomina, sottolineando subito che i suoi interlocutori rimangono i governi nazionali. Non è un caso che il nuovo primo ministro britannico sia andata in visita nelle principali capitali europee, ma non sia ancora andata a Bruxelles. Insomma Brexit ha contribuito a fare emergere divisioni profonde tra governi nazionali e tra istituzioni europee.

Se così è, allora l’Italia non può accontentarsi di essere invitata al tavolo di un presunto direttorio, rafforzando ancora di più la dimensione intergovernativa dell’Ue.

I direttori sono l’antitesi del progetto di integrazione pensato a Roma nel 1957, anche quando l’Italia ne fa parte. Noi non abbiamo nessun interesse ad assecondare la deriva nazionalista della Germania, né di attendere il risveglio comunitario della Francia. L’Italia dovrebbe invece porsi l’obiettivo di usare la sua recuperata credibilità per promuovere una leadership istituzionale dell’Ue o comunque dell’Eurozona.

Senza tale leadership istituzionale, legittimata democraticamente, sarà impossibile contrastare il ruolo disintegrativo delle leadership nazionali.

Brexit potrebbe rivelarsi un punto di svolta storico: o si va indietro verso una comunità economica o si va avanti verso un’unione politica.

Pubblicato in: Unione Europea

‘Il problema non è la Mecca bensì Bruxelles’. Orban.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-07-28.

 Rivolta di Ungheria 1956 002

Decisamente Mr Orban, primo Ministro ungherese, non ha peli sulla lingua.

«Hungary launched an eviscerating attack on Brussels over migration»

*

«taunted Angela Merkel for failing to protect German people from Islamist terror»

*

«In an astonishingly savage tirade the country’s leader Viktor Orban described the EU elite as serial “failures” and openly goaded struggling western European nations, describing them as “stagnated and incapable of change”.»

*

«Mr Orban’s stunning broadside comes at a time of unparalleled acrimony amongst EU countries, who are falling out over everything from the Brexit result to how to deal with the Eurozone crisis»

*

«His stinging description of western Europe as “stagnating” will hit home hard in France, Germany and Spain, where economic growth has tanked and unemployment rocketed»

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«We must make it clear that our problem is not in Mecca, but in Brussels»

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«The obstacle for us is not Islam, but the bureaucrats in Brussels»

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E Mr Orban ha anche perfettamente ragione.

Bruxelles, la burocrazia europea e l’attuale dirigenza politica dell’Unione Europea giustificherebbero più che abbondantemente una nuova rivoluzione francese che li pigli tutti e li decapiti sulla pubblica piazza tra l’esultanza ed il giubilo della folla.

Nota.

Il due ottobre l’Ungheria andrà a votare il referendum sull’Unione Europea.

 


Express. 2016-07-28. Hungary taunts Merkel over terror and says ‘our problem is not in Mecca, but in Brussels’

THE BITTER divisions ripping the European Union apart intensified today as Hungary launched an eviscerating attack on Brussels over migration and taunted Angela Merkel for failing to protect German people from Islamist terror.

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In an astonishingly savage tirade the country’s leader Viktor Orban described the EU elite as serial “failures” and openly goaded struggling western European nations, describing them as “stagnated and incapable of change”. 

The hardline Prime Minister called for a radical overhaul of the European project, decrying the growing loss of sovereignty to Brussels as a disaster and “one of the greatest threats in Europe today”. 

And he issued a stunning rebuke to Mrs Merkel on migration, blaming recent terror attacks on the mas influx of refugees and saying Hungary no longer looked up to its near neighbour as a paragon of stability and common sense. 

Mr Orban’s stunning broadside comes at a time of unparalleled acrimony amongst EU countries, who are falling out over everything from the Brexit result to how to deal with the Eurozone crisis. 

At the heart of Europe’s malaise is the fast-approaching point of no return on federalism, where members will be forced to choose between the creation of a United States of Europe or a return to a loosely allied trading bloc. 

And the Hungary PM was clear where his nation will stand as he railed against the “undemocratic” EU Commission which he blamed for driving a wrecking ball through the life chances of hundreds of millions of young Europeans.

In a speech laced with menace and reproach he had particularly scathing words for the founding nations of the EU, who he described as an “old Europe” which were being left behind by newer, more dynamic members. 

His stinging description of western Europe as “stagnating” will hit home hard in France, Germany and Spain, where economic growth has tanked and unemployment rocketed. 

In an openly divisive move he contrasted their woes with the “prosperous” east – dubbed “New Europe” – which he called “viable, full of energy, capable of renewal, and seeking answers to new challenges”. 

And he issued a tough warning to belligerent Brussels bureaucrats over migration, saying that other European nations would come around to Hungary’s no-nonsense way of thinking as the reality of regular terror attacks set in.

He said: “We must make it clear that our problem is not in Mecca, but in Brussels. The obstacle for us is not Islam, but the bureaucrats in Brussels.

“We would be able to deal with Islam if we were allowed to deal with it in the way we think we should.” 

In a withering putdown he also dismissed the EU elite’s delusions of grandeur, insisting that post-Brexit the bloc had ceased to be a “global player” and was now struggling to be of significance even in its own region. 

Pointing to Brussels’ totally ineffectual role in the Ukraine peace process – which has been led by Russia and the US – he said that Britain’s decision to leave had “ended” the bloc’s attempts to be an international influencer.

And in a scathing assessment he said: “It is unable to protect its own citizens, it is unable to protect its external borders. 

“It is unable to keep the community together, as Britain, the United Kingdom, has just left. 

“What more is needed for one to openly declare that Europe’s political leadership has failed? It is unable to achieve a single one of its goals.” 

Migration, he argued, “increases terrorism and crime” and “destroys national culture” in a thinly-veiled swipe at Mrs Merkel’s decision to roll out the red carpet to millions of people from the Middle East. 

Citing the recent terror attack in Munich, Mr Orban said Hungary had “always looked upon Germany as the western guarantor of our security” but added that “this quite clearly no longer exists” following a spate of Islamist attacks in the country. 

The controversial Hungarian PM made his remarks in a speech to students at Hungary’s Open University summer camp, which he began by promising to break with political protocol speak frankly about his opinions. 

However, he found himself in hot water today after describing migrants as “poison” at a press conference – remarks human rights campaigners denounced as “disgusting and xenophobic”.

Pubblicato in: Geopolitica Europea, Medio Oriente, Religioni

Hildesheim. Forze speciali irrompono nella moschea salafita.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-07-28.

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La moschea salafita di Hildesheim era, ed è tuttora, un noto covo di terroristi islamici, che ivi trovavano addestramento e protezione.

«Mit 400 Einsatzkräften hat die Polizei am Mittwoch die Räume einer Moschee in Hildesheim sowie die Wohnungen von acht Vorstandsmitgliedern des Vereins „Deutschsprachiger Islamkreis Hildesheim” (DIK) durchsucht.

Zuvor hatten vermummte und schwer bewaffnete SEK-Kräfte die Tür der Moschee aufgebrochen, zahlreiche Bereitschaftspolizisten aus Göttingen stürmten in das Gebäude»

400 uomini delle forze di sicurezza (SEK) hanno fatto irruzione nella moschea di Hildesheim e nelle case private di otto membri del consiglio dell’associazione “Deutschsprachiger Islam Kreis Hildesheim”.

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«Der DIK in Hildesheim ist ein bundesweiter Hot-Spot der radikalen Salafistenszene»

La Deutschsprachiger Islam Kreis Hildesheim è il centro di coordinamento dei radicali salafiti in Germania.

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«Den Sicherheitsbehörden lägen Erkenntnisse vor, dass im Verein Muslime radikalisiert und zur Teilnahme am Dschihad in den Kampfgebieten motiviert würden. In Predigten, Seminaren und Vorträgen werde auch zum „Hass gegenüber Ungläubigen“ aufgerufen, sagte Pistorius. Die Polizeiaktion dauert aktuell noch an.»

Sulla scorta di precedenti indagini le autorità di sicurezza avevano acquisito prove certe della presenza di radicali islamici, motivati a partecipare alla jihad nelle zone di combattimento. Sermoni, seminari e lezioni erano inoltre diretti a propagare “odio verso gli infedeli”.

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Come le farfalle monarca, “monarca” come l’omonimo programma.

Che i tedeschi stiano perdendo la pazienza è cosa notoria, ma ben pochi si sarebbero immaginati che avrebbero avuto il coraggio di osare fino al punto di toccare un centro salafita, tenendo conto di chi sono i salafiti e di chi sono i loro altissimi protettori,  ispiratori e finanziatori.

Al momento non si hanno altre notizie certe.

 


Bild. 2016-07-28. Großeinsatz in Hildesheim | SEK stürmt Salafisten-Moschee

Hildesheim – Mit 400 Einsatzkräften hat die Polizei am Mittwoch die Räume einer Moschee in Hildesheim sowie die Wohnungen von acht Vorstandsmitgliedern des Vereins „Deutschsprachiger Islamkreis Hildesheim” (DIK) durchsucht.

Zuvor hatten vermummte und schwer bewaffnete SEK-Kräfte die Tür der Moschee aufgebrochen, zahlreiche Bereitschaftspolizisten aus Göttingen stürmten in das Gebäude.

Der DIK in Hildesheim ist ein bundesweiter Hot-Spot der radikalen Salafistenszene“, sagte Innenminister Boris Pistorius laut Mitteilung. „Nach Monaten der Vorbereitung sind wir mit den heute durchgeführten Durchsuchungen einen wichtigen Schritt zum Verbot des Vereins gegangen.

Den Sicherheitsbehörden lägen Erkenntnisse vor, dass im Verein Muslime radikalisiert und zur Teilnahme am Dschihad in den Kampfgebieten motiviert würden. In Predigten, Seminaren und Vorträgen werde auch zum „Hass gegenüber Ungläubigen“ aufgerufen, sagte Pistorius. Die Polizeiaktion dauert aktuell noch an.

Pubblicato in: Geopolitica Militare, Geopolitica Mondiale

Mare Cinese del Sud. Nota ufficiale di Pekino.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-07-28.

 Asia Sud Est 002

Il problema è molto semplice.

Le coste del sud-est della Cina delimitano il Mar Cinese del Sud, chiuso a circa mille miglia di distanza da un continuo di isole più o meno grandi: il passaggio all’Oceano Pacifico avviene attraverso pochi stretti, molto facilmente controllabili dal punto di vista militare.

Negli ultimi cinquanta anni il Mare Cinese del Sud era stato un lago americano: gli Stati Uniti vi facevano stazionare un flotta agguerrita. C’erano: era un dato di fatto.

Adesso i cinesi reclamano nella sua quasi totalità il Mare Cinese del Sud ed hanno avviato un grandioso progetto di emersione di isolotti in esso disseminati, allestendovi basi aeronavali imponenti, dotate sia di sistemi radar avanzati sia di sistemi missilistici di difesa terra-mare e terra aria. Molti di questi sistemi sono stati venduti loro dai russi.

Questa struttura difensiva ha richiesto alla Cina investimenti molto minori rispetto all’allestimento di una flotta che potesse contrapporti a quella degli Usa e, nel contempo, ha allargato in modo significativo il suo margine di sicurezza.

Infatti, essendo obbligate a stare ad est della corolla di isole, le coste cinesi sono quasi fuori portata dei sistemi missilistici americani, massimamente i missili da crociera ed i caccia bombardieri.

Inoltre, in questo modo i cinesi hanno aumentato di molti i tempi utili per riconoscere un eventuale attacco.

Ovviamente, essendo bersagli fissi, i neo isolotti sono facile obiettivo di missili balistici. Ma questa ipotesi presupporrebbe una guerra nucleare, con tutte le sue conseguenze.

*

Questa mossa ha preso alla sprovvista gli Stati Uniti ed i paesi della corolla, che hanno reagito torpidamente.

Sta di fatto che gli Usa, tranne qualche rapida incursione con flottiglie di minore importanza, non hanno più fatto stazionare flotte degne di rilievo nel Mare Cinese del Sud.

La questione è sfociata al Tribunale di Arbitraggio con due quesiti.

– Se sia o meno lecito costruire isole artificiali in acque da molti ritenute essere di competenza internazionale, ed in taluni casi anche all’interno di acque territoriali.

– Se sia o meno lecito trasformarle in basi militari.

*

Il nodo del problema consiste nel fatto che la Cina non riconosce tale Tribunale e, quindi, le sue sentenze.

Il Governo cinese ha predisposto una nota che spiega le proprie posizioni e che adesso è disponibile.

La riportiamo in extenso così da dar modo ci comprendere le loro ragioni.


China Org. 2016-07-12. China refuses South China Sea arbitration award

Chinese government on Tuesday refused to recognize the award by an arbitral tribunal on the South China Sea, insisting that bilateral negotiations should settle the dispute.

President Xi Jinping said China’s territorial sovereignty and maritime interests in the South China Sea will not be affected by the award in any circumstances.

In a press release accompanying the 479-page award, the five-member tribunal offered a summary of its decision, which almost completely accepted the claims filed by the administration of former Philippine President Benigno S. Aquino III.

The arbitration was “a political farce under the pretext of law,” said Chinese Foreign Minister Wang Yi after the award was announced.

“Now the farce is over,” the minister said. “It is time that things come back to normal.”

INVALID AWARD

The Philippine government initiated the arbitration in January 2013 and in February, the Chinese government declared that it would neither participate in nor accept any outcome of the process.

In a statement Tuesday, the Foreign Ministry said the award “is null and void and has no binding force”. It accused the Philippines of “bad faith,” saying that the aim was not to resolve the dispute nor to maintain peace and stability, but simply to deny China’s territorial sovereignty and maritime rights and interests.

“The conduct of the Arbitral Tribunal and its awards … are unjust and unlawful,” the statement said.

There is plenty of evidence that the Nansha Islands and adjacent waters are Chinese territory. The Chinese people were the first to name and develop the islands and it was the Chinese government that first asserted sovereignty over them.

A group of Chinese and Iranian scholars recently published research findings from a series of maps drawn by Persian and Arabian geographers from the ninth to 17th centuries, which show the disputed waters and islands as Chinese territory.

Victor Gao, a current affairs commentator and director of the China National Association of International Studies, told Xinhua that the establishing of the tribunal was a serious breach of the United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS) and of China’s rights as a State Party under the UNCLOS.

“The tribunal is the tool of a handful of countries. It is in essence illegal, and the outcome is not binding,” he said.

The arbitration and the out-of-bad-faith dramatization and political manipulation that ensued have putt the South China Sea issue to a dangerous situation, with growing tension and confrontation, Wang Yi said.

It is detrimental to peace and stability in the region, and it does not serves the common interests of China and the Philippines, countries in the region or the wider international community, he said.

OUTCRY AT HOME, ABROAD

The award has barely sent a ripple to islanders who have fished in the waters for generations.

Tanmen, a township in south China’s Hainan Province, has almost 5,000 fishermen, including nearly 1,000 who regularly work in the Xisha, Zhongsha and Nansha island groups and surrounding waters

Lu Jiabing, 66-year-old fisherman from Tanmen, was puzzled by the news about the award.

“For many generations, our ancestors sailed into that waters that we consider part of our home. No court can change that,” he said.

On social media “South China Sea arbitration” is drawing disappointment and anger.

“I will firmly stand by my country. Not a slice of China’s territory should be compromised,” wrote Weibo user “Shinianxuyuan.”

Some protested about the United States and some other countries meddling in the issue and exacerbating the situation.

“Please don’t make a mess in the South China Sea under the name of doing good. It is our territory, not your business,” said “Huahua_Gloria.”

Taiwan said Tuesday that it “absolutely will not accept” the arbitration result and that the decision “is not legally binding.”

So far more than 60 countries have publicly voiced support for China’s stance.

When co-chairing the 18th China-EU Summit on Tuesday, Chinese Premier Li Keqiang said by not accepting nor recognizing the award, China is in fact safeguarding the international law.

Li called on the European Union to maintain an objective stance and neutrality on the issue.

THE RIGHT WAY

The Foreign Ministry stressed that China does not accept any third party settlement nor any imposed solution.

To resolve the disputes, China will continue to work with states directly concerned through negotiations on the basis of historical facts and international law, it said.

“China respects and upholds freedom of navigation and overflight enjoyed by all states under international law in the South China Sea, and stays ready to work with other coastal states and the international community to ensure the safety of and the unimpeded access to international shipping lanes,” read a separate missive “Statement of the Government of the People’s Republic of China on China’s Territorial Sovereignty and Maritime Rights and Interests in the South China Sea”.

Also on Tuesday, China tested two new airports on the Nansha Islands, adding more landing choices for flights across the South China Sea. The airports are to facilitate transportation, emergency rescue and medical services for people on the islands.

A Cessna CE-680 from the flight inspection center of the Civil Aviation Administration of China flew between the new airports on the Meiji and Zhubi reefs.

Making his remarks before the arbitration award, Yang Yujun, spokesman for the Ministry of National Defense, said that no matter how the tribunal decides, Chinese military will resolutely protect its national sovereignty, security and maritime rights and interests; safeguard regional peace and stability; and cope with all kinds of threats and challenges.

The Chinese navy conducted a combat drill in waters adjacent to south China’s Hainan Island and Xisha Islands on Friday, which Yang insisted was a routine matter in line with the military’s annual exercise plan.


China Org. 2016-07-12. Full text of statement of China’s Foreign Ministry on award of South China Sea arbitration initiated by Philippines

Following is the full text of the Statement of the Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China on the Award of 12 July 2016 of the Arbitral Tribunal in the South China Sea Arbitration Established at the Request of the Republic of the Philippines issued on Tuesday.

Statement of the Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China on the Award of 12 July 2016 of the Arbitral Tribunal in the South China Sea Arbitration Established at the Request of the Republic of the Philippines.

With regard to the award rendered on 12 July 2016 by the Arbitral Tribunal in the South China Sea arbitration established at the unilateral request of the Republic of the Philippines (hereinafter referred to as the “Arbitral Tribunal”), the Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China solemnly declares that the award is null and void and has no binding force. China neither accepts nor recognizes it.

  1. On 22 January 2013, the then government of the Republic of the Philippines unilaterally initiated arbitration on the relevant disputes in the South China Sea between China and the Philippines. On 19 February 2013, the Chinese government solemnly declared that it neither accepts nor participates in that arbitration and has since repeatedly reiterated that position. On 7 December 2014, the Chinese government released the Position Paper of the Government of the People’s Republic of China on the Matter of Jurisdiction in the South China Sea Arbitration Initiated by the Republic of the Philippines, pointing out that the Philippines’ initiation of arbitration breaches the agreement between the two states, violates the United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS), and goes against the general practice of international arbitration, and that the Arbitral Tribunal has no jurisdiction. On 29 October 2015, the Arbitral Tribunal rendered an award on jurisdiction and admissibility. The Chinese government immediately stated that the award is null and void and has no binding force. China’s positions are clear and consistent.
  2. The unilateral initiation of arbitration by the Philippines is out of bad faith. It aims not to resolve the relevant disputes between China and the Philippines, or to maintain peace and stability in the South China Sea, but to deny China’s territorial sovereignty and maritime rights and interests in the South China Sea. The initiation of this arbitration violates international law. First, the subject-matter of the arbitration initiated by the Philippines is in essence an issue of territorial sovereignty over some islands and reefs of Nansha Qundao (the Nansha Islands), and inevitably concerns and cannot be separated from maritime delimitation between China and the Philippines. Fully aware that territorial issues are not subject to UNCLOS, and that maritime delimitation disputes have been excluded from the UNCLOS compulsory dispute settlement procedures by China’s 2006 declaration, the Philippines deliberately packaged the relevant disputes as mere issues concerning the interpretation or application of UNCLOS. Second, the Philippines’ unilateral initiation of arbitration infringes upon China’s right as a state party to UNCLOS to choose on its own will the procedures and means for dispute settlement. As early as in 2006, pursuant to Article 298 of UNCLOS, China excluded from the compulsory dispute settlement procedures of UNCLOS disputes concerning, among others, maritime delimitation, historic bays or titles, military and law enforcement activities. Third, the Philippines’ unilateral initiation of arbitration violates the bilateral agreement reached between China and the Philippines, and repeatedly reaffirmed over the years, to resolve relevant disputes in the South China Sea through negotiations. Fourth, the Philippines’ unilateral initiation of arbitration violates the commitment made by China and ASEAN Member States, including the Philippines, in the 2002 Declaration on the Conduct of Parties in the South China Sea (DOC) to resolve the relevant disputes through negotiations by states directly concerned. By unilaterally initiating the arbitration, the Philippines violates UNCLOS and its provisions on the application of dispute settlement procedures, the principle of “pacta sunt servanda” and other rules and principles of international law.
  3. The Arbitral Tribunal disregards the fact that the essence of the subject-matter of the arbitration initiated by the Philippines is issues of territorial sovereignty and maritime delimitation, erroneously interprets the common choice of means of dispute settlement already made jointly by China and the Philippines, erroneously construes the legal effect of the relevant commitment in the DOC, deliberately circumvents the optional exceptions declaration made by China under Article 298 of UNCLOS, selectively takes relevant islands and reefs out of the macro-geographical framework of Nanhai Zhudao (the South China Sea Islands), subjectively and speculatively interprets and applies UNCLOS, and obviously errs in ascertaining fact and applying the law. The conduct of the Arbitral Tribunal and its awards seriously contravene the general practice of international arbitration, completely deviate from the object and purpose of UNCLOS to promote peaceful settlement of disputes, substantially impair the integrity and authority of UNCLOS, gravely infringe upon China’s legitimate rights as a sovereign state and state party to UNCLOS, and are unjust and unlawful.
  4. China’s territorial sovereignty and maritime rights and interests in the South China Sea shall under no circumstances be affected by those awards. China opposes and will never accept any claim or action based on those awards.
  5. The Chinese government reiterates that, regarding territorial issues and maritime delimitation disputes, China does not accept any means of third party dispute settlement or any solution imposed on China. The Chinese government will continue to abide by international law and basic norms governing international relations as enshrined in the Charter of the United Nations, including the principles of respecting state sovereignty and territorial integrity and peaceful settlement of disputes, and continue to work with states directly concerned to resolve the relevant disputes in the South China Sea through negotiations and consultations on the basis of respecting historical facts and in accordance with international law, so as to maintain peace and stability in the South China Sea.
Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Inizia la resa dei conti tra Cdu e Csu.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-07-28.

 Seehofer Horst. Minister President of Bavaria

 

«Each attack, each act of terrorism, is one too many. Islamist terrorism has arrived in Germany»

*

«We need more security in Germany»

*

«People are riled up, full of fear, and that is completely understandable»

*

«They need reliable answers from politicians and not endless debates and justification»

*

«We must push it to the edge of the envelope currently permitted under European law, and we have to think about whether the EU rules have to be changed»

*

«Immigration and security are sure to be big topics in next year’s federal elections, where the clash between Seehofer’s Christian Social Union (CSU) and Merkel’s Christian Democrats (CDU) may undermine conservatives’ hopes of staying in power»

*

Queste sono le parole di Herr Horst Seehofer, Minister President of Bavaria e capo della Csu, Christian Social Union. Assieme alla Cdu, di matrice protestante luterana, è al Governo federale con la denominazione di “Union”.

Stiamo arrivando allo scontro frontale tra le due componenti dell’Union: Cdu e Csu.

Sicuramente si confrontano due differenti concezioni religiose, politiche ed economiche, sicuramente si confrontano due differenti modi di concepire la vita, si scontrano anche differenti ambizioni politiche, come è cosa umana.

Ma il nodo è rappresentato molto bene nelle due Tavole successive.

 2016-07-28__Seehofer__001

A livello federale l’Union passerebbe dal 41.5% al 31.5%: un crollo verticale di dieci punti percentuali. Fdp salirebbe al 6.5% ed AfD al 12%. Ambedue sopra lo sbarramento del 5%.

Ma il crollo della Union sarebbe dovuto a quello della Cdu.

 2016-07-28__Seehofer__002

In Baviera la Csu perde consensi, passando dal 47.7% all’attuale 43%, ma sostanzialmente tiene ancora. Ma mica è detto che possa tenere sine die. Ed i primi scricchiolii si stanno avvertendo.

Così la Csu, che aveva resistito bene fino a poco tempo fa, negli ultimi tempi, anche a seguito degli attentati, ha iniziato a vedersi contrarre i suffragi.

Ogni politico si mette seduto alla scrivania a fare i conti.

Se non si cambiasse politica alle prossime elezioni andrebbero tutti a vender pistacchi agli stadi, attentati permettendo.

Prepariamoci alla Notte di San Bartolomeo.

«Islamist terrorism has arrived in Germany»


Reuters. 2016-07-27. ‘Islamist terrorism has arrived in Germany’: Bavarian premier

Germany must face the fact that Islamist terrorism has arrived and respond with tougher security and tighter immigration policies, Bavaria’s state premier said on Tuesday.

“Each attack, each act of terrorism, is one too many. Islamist terrorism has arrived in Germany,” Horst Seehofer, a long-standing critic of Chancellor Angela Merkel’s open-door refugee policy, told a news conference.

“We need more security in Germany. People are riled up, full of fear, and that is completely understandable. They need reliable answers from politicians and not endless debates and justifications,” Seehofer said after a meeting of party leaders.

A spate of attacks in Germany since July 18 have left 15 people dead – including four attackers – and dozens injured. Two of the assailants had links to Islamist militant groups, German officials say.

Two of the five attackers recently entered Germany from Syria, another was from either Pakistan or Afghanistan, stoking concerns about unprecedented immigration after 1 million migrants arrived last year, many fleeing conflict in the region.

Immigration and security are sure to be big topics in next year’s federal elections, where the clash between Seehofer’s Christian Social Union (CSU) and Merkel’s Christian Democrats (CDU) may undermine conservatives’ hopes of staying in power.

“TO THE EDGE”

Bavarian Interior Minister Joachim Herrmann told the news conference Germany should rethink rules that limit deportations of refugees for medical reasons, and significantly lower hurdles to deporting refugees who break the law.

“We must push it to the edge of the envelope currently permitted under European law, and we have to think about whether the EU rules have to be changed,” Herrmann said.

The 27-year-old Syrian who blew himself up in the southern town of Ansbach on Sunday had been spared deportation due to medical reasons for over a year, but had recently been told he would be deported to Bulgaria.

He had also been in trouble with police for drugs and other offences.

Bavarian officials said their state – the site of three of the recent attacks – would bolster police staffing and equipment, but would also push for federal restrictions on surveillance of potential suspects to be eased.

Federal Interior Minister Thomas de Maiziere, of Merkel’s Christian Democrats, has said no changes would be made to changing asylum or immigration rules until investigations into the recent incidents are finished.

Authorities said there was no Islamist link in Tuesday’s incident at a university clinic in Berlin, in which a 72-year-old man shot a doctor before killing himself.

The spate of violence in Germany followed the attack in the French city of Nice on Bastille Day, July 14, when a Tunisian killed 84 people by driving a truck into them, an act claimed by Islamists.

Islamic State also claimed responsibility for the latest attack in France, on Tuesday, where an elderly priest was killed in a church.

Pubblicato in: Persona Umana, Religioni, Senza categoria

Chi ha coraggio lo si vede subito. SS Franciscus I.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-07-27.

 

Pope Francis waves as he arrives to lead his weekly audience in Saint Peter's Square at the Vatican
Pope Francis waves as he arrives to lead his weekly audience in Saint Peter’s Square at the Vatican August 27, 2014. REUTERS/Max Rossi (VATICAN – Tags: RELIGION TPX IMAGES OF THE DAY)

Il Santo Padre, SS Franciscus I, è arrivato a Cracovia.

Stanno facendo un attentato a giorni alterni, e SS Ioannes Paulus II aveva già subito un attentato che per poco non lo aveva condotto a morte. Di sicuro però gli lasciò severi reliquati.

Eppure, questo Papa ha affrontato un bagno di folla senza perdere l’usuale sorriso e rifiutando auto blindate di ogni genere e tipo. E vestito di bianco sarebbe un facilissimo bersaglio.

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Si noti anche il particolare. Le ragazze polacche vestono i loro abiti tradizionali, che tra l’altro sono davvero molto aggraziati. I polacchi sanno con il loro sangue quanto valga la tradizione, quella che l’Unione Europea vorrebbe far loro dimenticare.

2016-07-27__Papa__002

Pubblicato in: Geopolitica Asiatica, Persona Umana

Kuwait. Legge epocale sul minimum wage.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-07-27.

 Kuwait 001

Con una popolazione di 4,187,161 abitanti ed un GDP pro capita di 71,020 Usd. Il Kuwait ha assorbito circa 600,000 stranieri quali collaboratori/collaboratrici domestiche, per un totale di 2,400,000 immigrati.

Bahrain e Kuwait sono i due soli stai islamici che abbiano una sia pur minima comunità cristiana che detenga anche la cittadinanza. Il 26.4% degli immigrati è di religione cattolica.

Il Kuwait ha una ottima lista di musei di livello internazionale ed un acquario degno di essere visitato, l’Acquario di Salmiya.

Da molti punti di vista si potrebbe dire che il Kuwait sia il più “democratico” paese arabo, ossia quello che verosimilmente più si avvicina all’attuale concetto occidentale di “democrazia”. Con questo, sia ben chiaro, ha la forma politica che più è congeniale al suo retaggio storico e culturale, e che funziona molto bene.

«Unlike other Gulf states, Kuwait does not have Sharia courts».

Nelle ultime decine di anni ha sperimentato una massiccia immigrazione, cosa che ha costituito per anni un certo quale problema.

È del tutto naturale che quando si parli di milioni di persone, siano segnalati alcuni saltuari casi di riferiti abusi di posizione dominante. Inoltre, imparare a parlare l’arabo non è cosa facile.

Di questi giorni una legge che stabilisce anche per i migranti un salario minimo di 60 dinari mensili, un giorno settimanale libero, trenta giorni di ferie, dodici ore lavorative, e buonuscita al termine del contratto.

È un passo avanti di non indifferente portata.

 


Aljazeera. 2016-07-14. Kuwait sets minimum wage for domestic workers

Kuwait has become the first Gulf Arab country to set a minimum wage for its hundreds of thousands of domestic servants.

A notice published on the Kuwaiti Interior Ministry’s website on Thursday listed the minimum salary as 60 Kuwaiti dinars ($198) a month.

The decree, which sets out measures to implement a landmark law adopted by parliament last year, also requires employers to pay overtime for any extra hours worked.

It grants maids the right to a weekly day off, 30 days of annual paid leave, a 12-hour working day with rest, and an end-of-service benefit of one month a year at the end of contract.

The estimated 600,000 domestic servants in Kuwait are among at least 2.4 million working in homes across the Gulf. They are not covered by ordinary labour legislation.

Reports of abuses

Human Rights Watch (HRW) and other groups have reported widespread abuses, including non-payment of wages, long working hours with no rest days, physical and sexual assault, and no clear channels for redress.

HRW has repeatedly urged Gulf states to reform their labour laws to cover domestic servants and to provide them with “equal protections” available to other workers, in addition to a revision of the kafala system.

The kafala system, or sponsorship, has been criticised as a form of bonded labour or even slavery.

It restricts most workers from moving to a new job before their contracts end unless their employers agree, trapping many of them in potentially abusive situations.

In November 2014, Gulf and Asian labour ministers agreed on a series of initiatives aimed at boosting protection and improving conditions of employment for foreign workers in the Gulf.

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Pagliacci, Unione Europea

Il Dramma Austriaco. L’ira dei Deputati Trombandi.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-07-27.

 Austria. Vienna. 001

 

La Unique Research ha rilasciato il 18 luglio le proiezioni sulle elezioni politiche austriache del prossimo anno.

 

   

Proiezione %

Proiezione Seggi

Seggi Attuali

  FPÖ

35%

65

40

  ÖVP

20%

37

47

  Negs

6%

11

9

  SPÖ

24%

44

52

  Grüne

14%

26

24

  Altri

==

==

11

         

 

I seggi parlamentari sono 183, quindi la maggioranza è raggiunta con 92 parlamentari, o più.

Diversi i risultati degni di nota.

– La Große Koalition non avrebbe più i numeri, essendo passata da un totale di 99 a 81 deputati.

– La SPÖ non sarebbe più il primo partito austriaco, posizione occupata di forza dall’FPÖ.

– L’unico governo numericamente possibile sarebbe una coalizione tra FPÖ ed ÖVP.

– La carica di primo ministro spetterebbe ad un membro designato dall’FPÖ.

– È semplicemente evidente come cambierebbe la struttura decisionale dell’Unione Europea.

*

Se questa situazione predittiva trovasse poi riscontro alle urne, l’Austria avrebbe chiuso un periodo di dualismo politico tra ÖVP ed SPÖ che durava da settanta anni: una svolta davvero epocale.

Si inizia però a delinearsi una guerra civile intestina condotta con colpi bassi terrificanti tra i deputati dell’ÖVP e tra quelli SPÖ, nell’interno dei loro rispettivi partiti.

Già.

Infatti, otto deputati dell’SPÖ e dieci dell’ÖVP saranno trombati.

Non solo, ma l’uscita dal Governo senza speranze a breve – medio termine di ritornarvi, porrà l’SPÖ nella dolorosissima situazione di dover rinunciare a tutte le cariche nel parastato che le davano pane e companatico in abbondanza.

Altro grande elemento di litigio.

Lo spettro della fame inizia a delinearsi per chi si era abituato a vivere il bengodi.

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Sistemi Economici

Ma non era la Russia che avrebbe dovuto fallire? Il Rublo.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-07-27.

 Banca Centrale Russia 001

Del rublo parlano di sovente politici, economisti accademici e giornalisti economici, anche di grandi testate.

In moltissimi casi, sono persone pluriblasonate, che amano incensarsi vicendevolmente.

Ma quando si investe, specialmente denaro proprio, di tutte codeste fanfaluche non interessa nulla. Al massimo, le si leggono per fare il contrario di ciò che dicono, e quasi invariabilmente ci si azzecca, ed anche bene.

Chi investe ama avere un ritorno, un guadagno.

Per i signori lettori che amano investire in borsa traendone guadagni, proponiamo questo articolo di Bloomberg. Non necessita di commenti.

Il Lettore adsueto al guadagno lo capirà benissimo, agli altri sarebbe tempo perso cercare di spiegarlo.

*

«The currency of the world’s largest energy exporter has more or less ignored the value of the commodity in the past few months»

*

«Usually when oil prices fall, so does the currency, but not so recently»

*

«The ruble has returned the most of any major world currency in 2016 after Brazil’s real and Japan’s yen, attracting investors searching for higher yields amid record central bank stimulus in developed nations»

*

«It’s also the best currency for carry trades —  which involve borrowing in low-interest rate currencies to buy higher-yielding ones»

*

«Russian President Vladimir Putin last week drew attention to the ruble’s strength and instructed Prime Minister Dmitry Medvedev to pay attention to the currency’s moves relative to the volatility of oil»

*


Bloomberg. 2016-07-26. Russia’s Currency Is Turning a Blind Eye to Oil Prices

The Russian ruble is proving surprisingly impervious to the price of oil.

The currency of the world’s largest energy exporter has more or less ignored the value of the commodity in the past few months, according to Citigroup Inc. analysts led by Luis Costa.

Usually when oil prices fall, so does the currency, but not so recently:

2016-07-27__Russia__001

Fair value for the currency is 68 rubles to the dollar, according to the analysts’ calculations — based on regression modelling of Brent crude futures and the dollar-ruble exchange rate. The current level is more like 65.8.

2016-07-27__Russia__002

The ruble has returned the most of any major world currency in 2016 after Brazil’s real and Japan’s yen, attracting investors searching for higher yields amid record central bank stimulus in developed nations. It’s also the best currency for carry trades —  which involve borrowing in low-interest rate currencies to buy higher-yielding ones — according to JPMorgan Chase & Co. and Goldman Sachs Group Inc.

2016-07-27__Russia__003

A stronger ruble is a double-edged sword, however. While the currency’s gain has been good news for hot money investors who dip in and out of the market, it’s put a strain on Russia’s budget by shrinking the value of a barrel of oil in local-currency terms and depriving the government of revenue as it runs the widest deficit since 2010.

Yet the sword could soon be turned on the speculators. 

Russian President Vladimir Putin last week drew attention to the ruble’s strength and instructed Prime Minister Dmitry Medvedev to pay attention to the currency’s moves relative to the volatility of oil. While a senior official says his comments were more a message for the government than the central bank, his remarks caused a tumble in the ruble and have prompted speculation that the Bank of Russia or finance ministry will take steps to weaken the exchange rate.

For hedge fund investors who have boosted long positions in the currency, now might be a good time to exit, the Citi analysts write:

«”Further, verbal intervention from the Kremlin late last week has served as an early warning to the build-up of excessive carry positions in recent weeks. Indeed, CFTC positioning in RUB-longs are in extremely stretched territory. A lot of cuts have already been priced into the [ruble-denominated Russian government bonds] OFZ curve (which stands out as offering the lowest term premia in emerging markets currently), and real money investors might start looking to take profits on their positions ahead of seasonal weakness in RUB in the coming months.”»

2016-07-27__Russia__004