Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale, Materie Prime

Cina. La dicono stremata dal virus, ma fa salire il prezzo del greggio.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-25.

Pechino-Città-Proibita-da-Piazza-Tiananmen

«Il prezzo del Brent è schizzato del 10% negli ultimi 7 giorni, attestandosi a circa 59 dollari al barile»

«È salito anche il mercato azionario USA, sebbene le compagnie legate alla Cina, come Apple abbiano visto un ribasso»

«Se il coronavirus sta davvero pesando sull’economia cinese, come indicano le notizie, il prezzo del greggio avrebbe dovuto proseguire il trend ribassista dell’inizio della scorsa settimana»

«Le raffinerie di petrolio starebbero processando il 25% in meno di greggio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso»

«Malgrado le notizie negative, i prezzi del greggio sono saliti»

«le importazioni petrolifere cinesi sono continuate a livelli quasi normali, con la nazione asiatica che ha importato più di 10 milioni di barili al giorno di greggio»

«Notiamo che le sole importazioni petrolifere cinesi sono di solito equivalenti a circa il 10% della produzione globale, circa 100 milioni di barili al giorno»

«sembra che tutti gli altri maggiori fornitori, come Arabia Saudita, Russia ed Iraq, abbiano continuato ad esportare greggio in Cina ai soliti livelli»

«TankerTrackers.com di recente ha notato petroliere in attesa lungo la costa cinese equivalenti a circa tre giorni di importazioni da Arabia Saudita, Iraq, Oman, Indonesia e Brasile, tra gli altri »

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A marzo la dogana cinese pubblicherà i dati sulle importazioni petrolifere.

Se è vero che la Cina potrebbe solo stare aumentando le scorte, potrebbe anche essere vero che il coronavirus non abbia inciso sull’economa cinese con l’effetto che i media occidentali definiscono ‘micidiale’.

Insomma, i conti non tornano.

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Se il coronavirus pesa sull’economia cinese, perché il greggio sta salendo?

Il prezzo del Brent è schizzato del 10% negli ultimi 7 giorni, attestandosi a circa 59 dollari al barile ieri. È salito anche il mercato azionario USA, sebbene le compagnie legate alla Cina, come Apple (NASDAQ:AAPL), abbiano visto un ribasso.

Se il coronavirus sta davvero pesando sull’economia cinese, come indicano le notizie, il prezzo del greggio avrebbe dovuto proseguire il trend ribassista dell’inizio della scorsa settimana. Il peso si sta facendo sentire in particolare sui trasporti in Cina, così come sul commercio e sui viaggi aerei. Le raffinerie di petrolio starebbero processando il 25% in meno di greggio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Malgrado le notizie negative, i prezzi del greggio sono saliti. Questi movimenti al rialzo sembrano essere alimentati, in parte, dall’idea che le importazioni petrolifere cinesi sono continuate a livelli quasi normali, con la nazione asiatica che ha importato più di 10 milioni di barili al giorno di greggio. Notiamo che le sole importazioni petrolifere cinesi sono di solito equivalenti a circa il 10% della produzione globale, circa 100 milioni di barili al giorno.

A parte le notizie di inizio febbraio secondo cui l’Unipec, compratore di greggio cinese, avrebbe smesso di comprare carichi dall’Africa Occidentale, sembra che tutti gli altri maggiori fornitori, come Arabia Saudita, Russia ed Iraq, abbiano continuato ad esportare greggio in Cina ai soliti livelli.

Importazioni petrolifere cinesi: uno sguardo più approfondito

TankerTrackers.com di recente ha notato petroliere in attesa lungo la costa cinese equivalenti a circa tre giorni di importazioni da Arabia Saudita, Iraq, Oman, Indonesia e Brasile, tra gli altri.

Questo accumulo potrebbe indicare che la Cina non può o non vuole importare greggio ai livelli pre-coronavirus. Oppure, la Cina potrebbe stare deliberatamente facendo attendere le petroliere di al fine di usare il coronavirus come una scusa per negoziare prezzi più bassi.

Non sapremo quanto greggio la Cina sta importando né se il coronavirus sta avendo un impatto sulle importazioni di greggio fino a quando la dogana cinese non pubblicherà i dati di febbraio. Agenzie come Reuters e Platts di solito riportano i dati sulle importazioni petrolifere cinesi sul mese circa una settimana dopo la fine del mese stesso.

Se la Cina dovesse pubblicare dati sulle importazioni di greggio di febbraio simili a quelli pre-coronavirus, dovremmo dedurre che la nazione asiatica sta accumulando più scorte. In questo caso, la domanda importante da porsi è: perché? Perché la Cina dovrebbe continuare ad importare greggio se non ne ha bisogno e dovrebbe conservarlo?

Ci sono due risposte logiche a questa domanda:

  1. La Cina si sta mettendo al riparo, nell’idea che il prezzo che ottiene per questo greggio sia migliore di quello che pagherebbe in futuro. Ciò dimostrerebbe che i compratori di greggio cinesi credono che il coronavirus stia passando, che l’economia cinese si riprenderà presto e che i prezzi del greggio saliranno in futuro.

  2. La Cina sta comprando greggio ora perché crede che non vi avrà accesso in futuro o perché avrà bisogno di usare molto greggio in futuro, magari per attività governative.

E, se le importazioni dovessero essere scese…

D’altra parte, se la Cina dovesse riportare che le importazioni di greggio a febbraio sono drasticamente inferiori ai livelli pre-coronavirus, ciò dimostrerebbe che il coronavirus sta avendo un effetto negativo sull’economia cinese e che continuerà a pesare sull’economia del paese ancora per qualche tempo.

Dei dati inferiori significherebbero che la nazione non vede alcun motivo di mettersi al riparo comprando greggio da conservare ora perché il prezzo sarà più basso in futuro. E questo sarebbe un brutto segno sia per la Cina che per l’economia globale.

L’OPEC e l’OPEC+ si incontreranno il 5 e 6 marzo e si può stare certi che faranno una loro stima della domanda cinese. Hanno accesso ad informazioni sia dai produttori che dagli esportatori dei loro paesi, quindi saranno in grado di elaborare una buona valutazione dell’attuale situazione della Cina. Se dovessero prevedere una domanda ancora alta dalla Cina, sentiranno meno pressione per un aumento dei tagli alla produzione.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Materie Prime, Unione Europea

EU. Croazia. Ipocrisia. Per attuare lo European Green Deal si finanzia il gas naturale …..

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-15.

Croazia 013

Treccani definisce il termine ‘ipocrisia’ come una “simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone“.

Mai come di questi tempi l’Unione Europea sta dimostrando una ipocrisia frastornante: le parole sembrerebbero aver perso il loro significato.

Tutti vantano lo “European Green Deal and its €1 trillion plan” dove nei fatti l’Unione Europea immette 7.5 miliardi di euro di denaro fresco, essendo il resto ipotizzato come presunti prestiti concessi. Non hanno contabilizzato un gratta e vinci da un miliardo, ma ben poco ci manca.

L’intera Europa è entrata in piena recessione economica, e non sa più a quale santo votarsi.

Italia. Produzione Industriale -4.3% anno su anno. Recessione travolgente. 2020-02-10

Francia. Produzione Industriale -2.8% mese su mese. Prevedevano -0.3%. …. 2020-02-07

Germania. Produzione Industriale -3.5% mese su mese. 2020-02-07.

Questi dati suggerirebbero l’uso molto più prudente delle parole. Un esempio per tutti potrebbe essre il seguente:

Germany asks EU to not lower vehicle-emission limits

«The German minister of economy, Peter Altmaier, said on Monday in a letter sent to the European Commission that the car industry should be excluded from the commission’s plans to reduce emissions, Germany’s Zeit Online reported. According to Altmaier, the commission should not tighten car-emission limits in the context of the Green Deal, leaving the regulation for the industry as it stands until 2030.»

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In questo frangente sta emergendo il vezzo di giustificare qualsiasi azione premettendo che essa è stata concepita ed attuata solo ed esclusivamente per attuare il grandioso European Green Deal.

Così hanno cambiato il nome della EU Bank in EU Climate Bank, ma guardandosi bene dal ricapitalizzarla.

«The approval of the European Green Deal and its €1 trillion plan to finance the transition to a low-carbon economy in Europe during the next ten years is a historic step»

«The EIB is the ‘EU Bank’ and it now aims to phase out its support to fossil fuels by 2021»

«Were it not for a wave of controversial gas infrastructure projects that the European Commission is pushing through, in parallel to its much-touted climate credentials»

«One of those gas projects is Croatia LNG, a flagship project of the Republic of Croatia»

«Croatia LNG is a project aimed to build and operate the required infrastructure on the Krk Island for receiving, storing, reloading and re-gasifying liquefied natural gas (LNG). It is comprised of an offshore plant as well as an onshore one, whose construction is planned in a second phase»

«The project is co-financed by the Croatian government and by the Commission through a €101.4m grant»

«It is listed among the EU Projects of Common Interest (PCI) – a reference list of key cross border infrastructure projects at European level – and therefore eligible for funding by the EIB»

«The approval of a special LNG law in Croatia to facilitate the delivery of a permit and the approval from the EU antitrust regulators gave the final greenlight to start the project’s construction during the summer of 2019»

«Croatia LNG hardly fits the ‘green’ image that the new commission tailored for itself»

«Investing in new fossil gas, knowing that it should be phased out in the near future, is simply the definition of hypocrisy»

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Già.

«Investing in new fossil gas, knowing that it should be phased out in the near future, is simply the definition of hypocrisy»

Ipocrisia della migliore specie.

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How a Croatian gas project exposes Green Deal hypocrisy

The approval of the European Green Deal and its €1 trillion plan to finance the transition to a low-carbon economy in Europe during the next ten years is a historic step, that follows the approval of an ambitious policy at the European Investment Bank (EIB) just a few months ago.

The EIB is the ‘EU Bank’ and it now aims to phase out its support to fossil fuels by 2021 and to become the “EU Climate Bank”.

These commitments lie at the core of the financial delivery scheme for the European Green Deal.

So far so good. Were it not for a wave of controversial gas infrastructure projects that the European Commission is pushing through, in parallel to its much-touted climate credentials.

One of those gas projects is Croatia LNG, a flagship project of the Republic of Croatia, who currently chairs the EU presidency.

Croatia LNG is a project aimed to build and operate the required infrastructure on the Krk Island for receiving, storing, reloading and re-gasifying liquefied natural gas (LNG). It is comprised of an offshore plant as well as an onshore one, whose construction is planned in a second phase.

The project is co-financed by the Croatian government and by the Commission through a €101.4m grant. It is listed among the EU Projects of Common Interest (PCI) – a reference list of key cross border infrastructure projects at European level – and therefore eligible for funding by the EIB before its ban on fossil fuels enters into force.

The newest version of this PCI list still needs to be adopted by the European Parliament in its plenary session this week.

On the ground, the project is facing tough opposition from local residents and public authorities who denounce the lack of democratic consultation around the project and its harmful impacts on tourism and nature.

Among opponents we find the mayors of the various towns on the island, a broader coalition of environmental activists, as well as Croatian and international NGOs who have shared video testimonies with us.

Croatia LNG is described as a strategic alternative to the import of Russian gas, however it is still struggling to garner interest from private investors.

Hungary and its energy company MOL showed interest to finance the project, but ultimately stepped back from it when a corruption trial against former Croatian prime minister Ivo Sanader was unfolding in Zagreb.

The case allegedly involved a bribe paid by MOL to get an advantageous position in the privatisation of Croatia’s energy company INA.

But the lack of private funding did not stop the project from moving ahead. The approval of a special LNG law in Croatia to facilitate the delivery of a permit and the approval from the EU antitrust regulators gave the final greenlight to start the project’s construction during the summer of 2019.

The company in charge of the construction is the Austrian company Strabag, who provided an update on the construction’s progress in December 2019.

Strabag is involved in one of the largest corruption scandals in Austria. It is being investigated by the Austrian fiscal authorities and is accused – alongside a dozen of other peers – of cartel forming and price-fixing of construction work tenders in Austria since 2003, in violation of Austrian and EU law.

Strabag’s offices were raided by the authorities in 2019. According to media, the expected fines are estimated to reach tens of millions of euros.

This adds an extra shade of grey to the Croatia LNG project, whose hidden interests have been challenged by international civil society in a report in 2019.

Strabag, who won several multi-million tenders for public works in Croatia, should be scrutinised by the European Commission considering that its money is involved in this controversial project.

Moreover, Croatia LNG hardly fits the ‘green’ image that the new commission tailored for itself. In light of the climate urgency, supporting new gas infrastructure risks locking our energy system into fossil fuels up to 2060 as a minimum.

If the EU is serious about reaching carbon neutrality by 2050, it should not support new LNG facilities which risk ending up as stranded assets, as flagged by a recent study from the consultancy firm Artelys.

Investing in new fossil gas, knowing that it should be phased out in the near future, is simply the definition of hypocrisy. The EU’s credibility is at stake.

There is a fundamental incompatibility between aiming on one hand at a low-carbon economy, while on the other hand pumping millions of Euros in gas infrastructure. Those things simply cannot go hand in hand.

If European institutions want to put their money where their mouth is and invest in the future, then support for the Croatia LNG project should not be on the table anymore.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Materie Prime

Rodio. Non ci si ammazza solo per il petrolio, ma anche per il rodio.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-08.

2020-01-15__Rodio 001

«Il rodio è l’elemento chimico di numero atomico 45 e il suo simbolo è Rh. È un metallo di transizione raro, duro, bianco-argenteo. Si trova nei minerali del platino  e, in lega con esso, è impiegato come catalizzatore. ….

Il rodio è usato principalmente come legante per platino e palladio per conferire loro maggiore durezza; queste leghe sono usate in termocoppie, elettrodi per candele in motori aeronautici, crogioli di laboratorio, avvolgimenti per fornaci, trafile per produzione di fibre di vetro. Altri usi:

    – Come materiale per contatti elettrici per la sua resistenza alla corrosione, per la sua bassa resistenza elettrica e per la stabilità di resistenza di contatto.

    – Placcature di rodio, ottenute per elettrodeposizione o evaporazione, sono estremamente dure e si usano per strumenti ottici.

    – In gioielleria tramite galvanizzazione per dare la brillantezza tipica all’oro bianco e per le decorazioni (placcatura, platinatura, rodiatura).

    – È un utile catalizzatore in un certo numero di processi chimici industriali, in particolare si usa nelle marmitte catalitiche dei sistemi di scappamento delle automobili e per la carbonilazione catalitica del metanolo nella produzione dell’acido acetico.» [Fonte]

2020-01-15__Rodio 002

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Se gli usi civili del rodio sono evidenti, a nessuno sfugge anche la sua importanza militare.

«Like palladium, the metal is mined as a byproduct of platinum and nickel, but it is a much smaller market and so is liable to big price moves when supply or demand changes»

«Rhodium rallied 12-fold in the past four years, far outperforming all major commodities, on rising demand from the auto sector.»

«Rhodium — mainly used in autocatalysts and five times more costly than gold — surged 32% already this month, touching the highest since 2008»

«Stricter emissions rules have fueled a multiyear rally and there’s speculation that investors are also jumping in, betting that prices will climb toward a record»

«Rhodium is subject to crazy volatility»

«The main driver by the beginning of January was physical demand from Asia, which might be also automotive related, …. Buying triggered more buying and in an unregulated market the effect was massive, with a price move which is only seen maybe every 10 years»

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2020-01-15__Rodio 003

Se Frau Merkel esiste, a qualcosa dovrebbe ben essere servita.

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Bloomberg. 2020-01-13. The World’s Most Precious Metal Leaves Everything Else in the Dust

– Rhodium extends multiyear surge, jumping 32% so far this month

– Stricter emissions rules have boosted demand from auto sector

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Rhodium — mainly used in autocatalysts and five times more costly than gold — surged 32% already this month, touching the highest since 2008. Stricter emissions rules have fueled a multiyear rally and there’s speculation that investors are also jumping in, betting that prices will climb toward a record.

Rhodium rallied 12-fold in the past four years, far outperforming all major commodities, on rising demand from the auto sector. Like palladium, the metal is mined as a byproduct of platinum and nickel, but it is a much smaller market and so is liable to big price moves when supply or demand changes.

“Rhodium is subject to crazy volatility,” said Anton Berlin, head of analysis and market development at Russia’s MMC Norilsk Nickel PJSC, which mines about 10% of all rhodium. Supplies are tight and speculators stepped up buying metal after large industrial users secured volumes late last year, he said.

Price Surge

Rhodium was at $7,975 an ounce on Friday, according to Johnson Matthey Plc. This month’s gain also came after investors turned to precious metals, seeking a haven from Middle East tensions and pushing palladium up about 9%.

“The main driver by the beginning of January was physical demand from Asia, which might be also automotive related,” said Andreas Daniel, a trader at refiner Heraeus Holding GmbH. “Buying triggered more buying and in an unregulated market the effect was massive, with a price move which is only seen maybe every 10 years.”

Although pullbacks are possible this year, rhodium could top the record $10,100 set in 2008, according to Afshin Nabavi, head of trading at refiner MKS PAMP Group in Switzerland. Still, those lofty prices a decade ago prompted autocatalyst makers to switch to platinum and palladium, which are also used for cleaning emissions.

Small Market

It’s much harder to invest in rhodium than in other precious metals. It isn’t traded on exchanges, the market for bars or coins is tiny compared with gold or silver and most deals are between suppliers and industrial users. Global production is equal to little more than a 10th of platinum or palladium output.

Tiny Market

Rhodium’s usage is a fraction of demand for other precious metals .

Mining Boost

Higher rhodium prices are good news for South African producers, which account for more than 80% of global output. Gains in platinum-group metals and a weak rand helped a stock index for the nation’s miners to triple in the past year, reaching the highest since 2011.

But South Africa’s dominance also means production risks hang over the market. Power shortages last year temporarily interrupted some mining operations and there have been long mine strikes in previous years by workers wanting higher pay.

Risky Reliance

South Africa mines most of the world’s rhodium.

Pubblicato in: Banche Centrali, Materie Prime

Oro. Ieri quotava 1586.35.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-01.

2020-02-01__Gold__001

Le persone hanno usualmente un rapporto conflittuale con l’oro.

Ben poche persone usano l’oro monetato come scorta strategica, comprandolo lentamente ma sistematicamente nei periodi di basse quotazioni, con una visione di lungo termine.

La maggior parte si rode del fatto che l’investimento in oro non rende interessi, per poi strapparsi i capelli quando le sue quotazioni schizzino verso l’alto a seguito delle tensioni internazionali.

Sta di fatto che ad oggi l’oro quoti 1586 Usd l’oncia, e che il dollaro americano sia forte.

Varrebbe la pena di pensarci un pochino sopra.

2020-02-01__Gold__002

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Materie Prime

UK-Africa investment summit. 2.4mld € investiti nei combustibili fossili.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-29.

2020-01-27__UK-Africa Investment Summit 2020 001


Il Governo del Regno Unito ha patrocinato il UK-Africa investment summit, che ha iniziato i lavori il 20 di questo mese.

«UK-Africa Investment Summit 2020

Partners for prosperity.

On 20 January 2020 the UK hosted the UK-Africa Investment Summit in London.

The Summit was hosted by the Prime Minister and brought together businesses, governments and international institutions to showcase and promote the breadth and quality of investment opportunities across Africa. The Summit strengthened the UK’s partnership with African nations to build a secure and prosperous future for all our citizens. It also mobilised new and substantial investments to create jobs and boost mutual prosperity.

Watch a recording of the summit here (starts at 1:10:40).

UK-Africa Investment Summit 2020»

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Diamo atto a Mr Johnson di essere una persona pratica, specialmente adesso che il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea.

«British PM Boris Johnson said the UK is committed to “support African countries in their transition to cleaner energy”»

«but most of the commercial deals were for oil and gas production»

«Over 90 percent of energy deals struck at the UK-Africa investment summit, a total of around €2.4bn, were for fossil fuels»

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Il ragionamento di Mr Johnson non fa una grinza: per patrocinare la transizione dei paesi africani verso le energie alternative, quelle pulite, quale investimento potrebbe mai essere migliore di quello nei combustibili fossili, dal petrolio al gas naturale?

«”[The] hypocrisy of the government’s position is breathtaking,” said UK Green MP Caroline Lucas»

Inglesi certamente sì, ma proprio scemi altrettanto sicuramente no.

Davvero Mr Boris Johnson è una persona encomiabile! Lascia ai folli i loro deliri e fa gli interessi del Regno Unito.

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Britain must open a new chapter in its relationship with Africa

«Economic growth in African countries has triggered a global race for influence. Britain cannot afford to be left behind.

Africa is the coming continent. Its population is predicted to double to 2 billion people over the next three decades. That growth will mean enormous opportunities for business and investment, but will also create huge challenges around sustainability and the environment.

An Africa focus is therefore essential, particularly for a post-Brexit Britain.

The 2020 UK-Africa Investment summit, which takes place in London on Monday, should be the occasion to open a new chapter in Britain’s relationship with Africa.

Up to now, despite the significant amounts of aid Britain spends and the strong political and diplomatic footprint it has in Africa, investment lags.

Between 2014 and 2018, UK direct investment into Africa was $17bn (£13bn), well below China’s $72bn, France’s $34bn, the US’s $31bn, and the United Arab Emirates’ $25bn. This needs to change. Africa provides a huge opportunity for the UK to maintain its global economic standing: one in every four consumers worldwide will be African by 2050, while eight of the 15 fastest growing economies are in Africa. ….»

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‘Hypocrisy’: 90% of UK-Africa summit’s energy deals were in fossil fuels

Exclusive: Almost £2bn went to oil and gas despite a UK pledge to support cleaner energy in African countries.

More than 90% of the £2bn in energy deals struck at this week’s UK-Africa investment summit were for fossil fuels, despite a government commitment to “support African countries in their transition to cleaner energy”.

Prime Minister Boris Johnson opened the summit on Monday, citing the climate emergency: “We all breathe the same air, we live beneath the same sky, and we all suffer when carbon emissions rise and the planet warms.”

But the commercial energy deals revealed later were dominated by oil and gas production. The official UK government statement on the summit and a press release failed to mention these, citing only the far smaller support for clean energy. Green Party MP Caroline Lucas said the “hypocrisy of the government’s position is breath-taking”.

Johnson also announced that UK taxpayers’ money would no longer support overseas coal-fired power plants and coal mining. Yet MPs on the environmental select committee reported in 2019 that “UK Export Finance (UKEF) has not supported a coal project since 2002”.

A report by Greenpeace and Newsnight also found that UKEF spent billions of pounds abroad supporting fossil fuel projects that will emit an estimated 69 million tonnes of carbon a year.

The UK will host a critical UN climate summit in Glasgow in November, at which nations must dramatically increase their pledges to cut carbon emissions to avoid a disastrous 3o-4oC rise in global temperatures.

The five oil and gas deals announced after the summit are worth £2.1bn, led by oil company Tullow investing £1.2bn in continued oil production in Kenya. The other fossil fuel contracts span the continent from Nigeria to Mozambique and Tunisia to Cote D’Ivoire.»

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UK set to support new fossil fuel projects in Africa

Over 90 percent of energy deals struck at the UK-Africa investment summit, a total of around €2.4bn, were for fossil fuels, the Guardian writes. British PM Boris Johnson said the UK is committed to “support African countries in their transition to cleaner energy”, but most of the commercial deals were for oil and gas production. “[The] hypocrisy of the government’s position is breathtaking,” said UK Green MP Caroline Lucas.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Materie Prime

Oro. 1,594.25. Ma era arrivato a 1,611.39.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-08. h. 07:30.

2020-01-08__Oro 001

Questa notte le quotazioni dell’oro sono arrivate a 1,611.39.

Al momento di scrivere sono 1,594.25 (+1.31%).

Questa risposta dei mercati alla situazione internazionale dovrebbe essere ben chiara: l’oro ha mantenuto il proprio valore di bene rifugio nonostante l’opposto parre di molti esimi economisti.