Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. 2021Q2. Pil EU +2.0%, Pil eurozona +1.9% sul 2021Q1.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-08-01.

2021-08-01__ Eurostat PIL 001

Eurostat ha rilasciato il Report preliminare  GDP up by 2.0% in the euro area and by 1.9% in the EU.

Correttamente, l’Istituto di Statistica ha titolato con il confronto sul trimestre precedente.

Infatti, il Pil 2020Q2 era stato inusitatamente basso, motivo per cui il rapporto 2021Q2/2020Q2 è abnormemente alto.

* * * * * * *


Eurostat. GDP up by 2.0% in the euro area and by 1.9% in the EU.

Preliminary flash estimate for the second quarter of 2021. GDP up by 2.0% in the euro area and by 1.9% in the EU. +13.7% and +13.2% respectively compared with the second quarter of 2020.

* * *

In the second quarter 2021, seasonally adjusted GDP increased by 2.0% in the euro area and by 1.9% in the EU, compared with the previous quarter, according to a preliminary flash estimate published by Eurostat, the statistical office of the European Union. In the first quarter of 2021, GDP had declined by 0.3% in the euro area and 0.1% in the EU.

These preliminary GDP flash estimates are based on data sources that are incomplete and subject to further revisions.

Compared with the same quarter of the previous year, seasonally adjusted GDP increased by 13.7% in the euro area and by 13.2% in the EU in the second quarter of 2021, after -1.3% in both zones in the previous quarter.

Among the Member States for which data are available for the second quarter 2021, Portugal (+4.9%) recorded the highest increase compared to the previous quarter, followed by Austria (+4.3%) and Latvia (+3.7%), while Lithuania (+0.4%) and Czechia (+0.6%) recorded the lowest increase. The year on year growth rates were positive for all countries.

Source dataset: namq_10_gdp

The next estimates for the second quarter of 2021 will be released on 17 August 2021.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Maggio21. Prezzi della Produzione Industriale +7.6% sul maggio20

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-30.

2021-07-30__ Eurostat. Producer prices in industry, total - monthly data 001

Nonostante strenue manovre di maquillage contabile, alla fine vien fuori che nell’Unione Europea i Prezzi della Produzione Industriale sono a maggio il +7.6% sul maggio20.

Il momento è particolarmente critico.

Unione Europea. Recovery Plan bloccato. Nemmeno un cane vuol comprare i bond europei.

ECB. Weidmann e Wunsch votano contro la Lagarde sui tassi di interesse.

Bene.

Adesso la ECB è alle corde.

L’inflazione ha superato abbondantemente il limite previsto, ed un bel giorno dovrà bene iniziare il tapering.

Sarà un giorno di pianto e stridore di denti.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Luglio21. Consumer price index, CPI, +3.8% sul Luglio20.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-30.

2021-07-30__ Germania CPI 000

In sintesi.

– +3.8% on the same month a year earlier (provisional)

– +5.4% Goods

– +11.6% energy

– +4.3% Food

– Since January 2021, the VAT rates of nearly all goods and services have been back to their previous levels

2021-07-30__ Germania CPI 001

* * * * * * *

Germania. Giugno21. PPI, Prezzi alla Produzione +8.5% anno su anno. – Destatis.

«Energy prices as a whole increased by 16.9% compared to June 2020 and by 2.2 compared to May 2021 …. National CO2-pricing that has been introduced in January 2021 on several energy products also had a great impact on the price increase of energy …. natural gas sold to industrial consumers with an annual consumption of 116 300 MWh increased by 34.1% disregarding CO2-pricing, including CO2-pricing they rose by 45.6%.»

* * *                                         

Quando i costi per l’energia salgono del 16.9% e quelli per il gas naturale del 45.6%, più che inflazione non si genera. Se poi si tenesse conto degli interessi negativi, i Contribuenti tedeschi sembrerebbero essere stati torchiati anche oltre il limite di sopportazione.

* * *


Destatis. Inflation rate expected to be +3.8% in July 2021

Pressrelease #363 from 29 July 2021

Consumer price index, July 2021:

+3.8% on the same month a year earlier (provisional)

+0.9% on the previous month (provisional)

Harmonised index of consumer prices, July 2021:

+3.1% on the same month a year earlier (provisional)

+0.5% on the previous month (provisional)

* * *

WIESBADEN – The inflation rate in Germany, measured as the year-on-year change in the consumer price index, is expected to be +3.8% in July 2021. Based on the results available so far, the Federal Statistical Office (Destatis) also reports that consumer prices are expected to rise by +0.9% on June 2021.

The further increase of the inflation rate in July is caused, in particular, by a base effect: the value-added tax rates were temporarily reduced in July 2020 on account of the coronavirus crisis. Since January 2021, the VAT rates of nearly all goods and services have been back to their previous levels. It is very difficult to quantify the base effect precisely as there are other effects such as CO₂ pricing and the usual market developments. Arithmetically, the effect of the value-added tax reduction in July 2020 amounted to -1.6 percentage points.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Recovery Plan bloccato. Nemmeno un cane vuol comprare i bond europei.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-28.

denaro-in-fuga-001

Eppure l’Unione Europea è guidata da tre, sedicenti, femmine: Lagarde, von der Leyen e Merkel, ossia il culmine dell’evoluzione, celebrato ed osannato da ogni liberal di retta dottrina.

Tradotto in parole comprensibili, il Recovery Plan avrebbe dovuto essere finanziato tramite la emissioni di bond europei, ossia contraendo un altro prestito, ma nemmeno un cane rognoso e senza denti li vuole acquistare. Questa è la verità che nessun media osa dire.

Niente soldi: tutto fermo.

Il resto sono vane parole senza senso.

Il Green Deal “Fit-for-55” giace come una medusa bolsa sulla battigia, in attesa di spirare per morte naturale.

L’elefantiasico progetto delle gigafactory per le auto entrerà nei trattati di psichiatria come esempio di delirio coatto collettivo.

Gli stati si sono spartiti il nulla.

Solo la inflazione cresce rigogliosa.

* * * * * * *


Sorpresa, l’Ue rimanda le decisioni per trovare i soldi del Recovery plan

I 750 miliardi di euro del Recovery plan, almeno nelle “sovvenzioni” da 338 miliardi di euro, dovevano essere finanziati in parte da nuove “risorse proprie”, tra cui la web tax sui giganti digitali e la tassa CO2 alle frontiere.

Il calendario prevedeva che a metà luglio ci fossero proposte approvate in Commissione europea, per poi procedere nel loro iter, che avrebbe dovuto concludersi entro il 2022. Invece, in conferenza stampa il 19 luglio, la Commissione europea ha comunicato di rinviare tutto il pacchetto all’autunno.

D’altra parte, l’agenda di luglio è già stata pesantina. L’approvazione del pacchetto legislativo del Green Deal “Fit-for-55” del 14 luglio è passata con un voto difficile a maggioranza nella Commissione europea. Il pacchetto è studiato, articolato e ambizioso ma capace di sollevare forti critiche e da più parti, dalle industrie automobilistiche ad alcuni Stati, che devono affrontare gigantesche riconversioni (le gigafactory per le auto, il carbone in diversi Paesi dell’est) o politici, per i settori sociali che possono rispondere con la protesta politica ai cambiamenti in corso, come si era visto per i costi energetici-ambientali all’origine delle proteste dei gilet gialli

Dopo il Fit-for-55 la Commissione avrebbe dovuto approvare anche un pacchetto sulle risorse proprie. Si ricorderà il passo di marcia con cui sono state approvate le ratifiche dei parlamenti nazionali sul Recovery e sulle risorse proprie, che si erano concluse il 27 maggio. La corsa contro il tempo serviva per poter chiedere soldi al mercato ma anche per le decisioni di luglio.

Per quanto riguarda la web tax, la frenata è dovuta principalmente al contesto internazionale. Il 16 marzo 2021, i ministri in formato Ecofin, avevano stabilito che la web tax europea sarebbe rimasta distinta dalla tassazione discussa in ambito Ocse, e avevano scritto il calendario delle azioni successive. Il Consiglio europeo del 25 marzo aveva ricollegato i due percorsi e detto che avrebbe adottato la propria web tax se l’Ocse non avesse fatto progressi al riguardo entro la metà del 2021. Così proprio l’accordo al G20 a Venezia del 9 luglio sulla minimum tax del 15% – così ben accolto dai media – ha sostanzialmente spento lo slancio europeo sulla propria web tax.

Da parte statunitense si è fatto ben capire che non sarebbe stato il caso di tassare due volte i giganti del web, anche se per la verità la tassa europea, così come disegnata il 16 marzo dai ministri dell’economia, andava avanti nella convinzione che quella globale o dell’Ocse non sarebbe mai arrivata. In ogni caso, la segretaria al Tesoro statunitense, Janet Yellen, ha ottenuto un rinvio di principio durante il suo incontro con i ministri Ecofin del 12 luglio a Bruxelles.

Poi c’è la tassa CO2 alle frontiere (Carbon Border Adjustment Mechanism), che è stata approvata come proposta legislativa in Commissione il 14 luglio all’interno del Fit-for-55. Essa compenserebbe alla dogana il vantaggio commerciale di merci estere prodotte con standard di contrasto al cambiamento climatico inferiori a quelli europei. È un modo per autofinanziarsi ma anche di sollecitare i partner commerciali dell’UE all’attuazione all’Accordo di Parigi sul clima del 2015. Tuttavia, a parte la Russia e la Cina, anche gli Stati Uniti riconoscono che le loro politiche sulla decarbonizzazione sono in ritardo su quelle europee. Si accenna a possibili contromisure e dazi, con i danni corrispondenti per l’Europa. È una partita che dovrebbe quindi coinvolgere l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO/OMC).

Inoltre, ci sono frizioni anche tra gli Stati membri: i Paesi frugali (Austria, Danimarca, paesi Bassi e Svezia) tentennavano sulle risorse proprie, fonte di possibili sprechi. Per alcuni Stati, tali risorse sono sia un vantaggio perché sollevano di un po’ il carico dai bilanci nazionali, sia una preoccupazione perché riducono il potere statale su quel denaro, per quanto limitato. La Germania rimane preoccupata sulle esportazioni, in caso di dazi di Paesi terzi contrariati. E così tra web tax e tassa CO2 alle frontiere, il 19 luglio la Commissione ha deciso di “rinviare all’autunno”.

Bisogna ricostruire calendario e approccio politico, vedere come evolve la minimum tax del G20. L’Ue si aspettava un paio di miliardi all’anno dalla web tax, e 9 miliardi all’anno dalla tassa CO2 alle frontiere.

L’Europa, dovrà iniziare a rimborsare il debito dei 750 miliardi di euro dal 2028 e fino al 2058. La parte prestiti da 385,5 mld verrà dagli Stati membri interessati, la parte sovvenzioni da 338 mld dal bilancio comunitario. Vi è sempre l’ambizione di rendere operative le nuove imposizioni dall’inizio del 2023, così da alimentare il proprio bilancio e dunque il rimborso del Recovery Plan. A Bruxelles, alcuni consideravano già poco realistico il calendario di approvazione entro il 2022, considerati gli interessi in gioco.

Viceversa, un po’ a spauracchio, si dice che altrimenti si dovrà chiedere agli Stati membri di finanziare il prestito per la parte sovvenzioni. Politicamente già suona molto male: alcuni Paesi prendono centinaia di miliardi, mentre il ricarico avverrebbe in base al Pil, con Stati che dunque ne finanzierebbero altri senza averlo di fatto approvato.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

ECB. Weidmann e Wunsch votano contro la Lagarde sui tassi di interesse.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-26.

Michelangelo. Sistina. Dannati. 001

Il Consiglio dei Governatori per la prima volta nella sua storia si è spaccato in due.

Mr Jens Weidmann, Governatore della Bundesbank, e Mr Pierre Wunsch, Governatore della banca centrale belga, hanno votato contro la risoluzione presa dal Consiglio dei Governatori di continuare sine die la politica ultra-espansiva.

* * * * * * *

«Jens Weidmann si è detto preoccupato dall’idea di un contesto Bce di bassi tassi d’interesse estesi troppo a lungo, aggiungendo che i suoi esperti stimano un’inflazione vicina al 5% in Germania a fine anno»

«la questione ha generato un dibattito insolitamente acceso»

«Weidmann ha detto che il consiglio direttivo Bce ha concordato in linea di principio che è giusto ora adottare una politica monetaria espansiva»

«I miei esperti prevedono che l’inflazione in Germania si dirigerà verso il 5% entro la fine del 2021»

«there was consensus in the Governing Council that “an expansive monetary policy is currently appropriate”»

«the potentially too long update of the low interest rate environment is too extensive»

«The central bank is now aiming for an annual rate of inflation of two percent in the medium term for the 19 countries in the euro area – and over a longer period of time if possible»

«it also accepts that inflation is temporarily moderately above the target value»

«the Belgian central bank chief Pierre Wunsch had already said that the central bank’s new interest rate promise was going too far for him»

«It worries about credibility, he told CNBC television»

«I don’t know whether it will be appropriate to have negative interest rates in three, four, five or seven years»

* * * * * * *

Weidmann. ECB dovrebbe ridurre gli stimoli dettati dalla emergenza.

De Nederlandsche Bank. Presidente Knot. ECB tapering entro il marzo2022.

Zona Euro – Indice dei prezzi alla produzione (Annuale) +9.6%.

ECB’s Knot Warns Central Bank Could Be Underestimating Inflation

ECB. Italia. Inflazione e rialzo dei tassi destabilizzerebbero il sistema. Default, per essere chiari.

Inflazione. Sorella miseria si fa precedere dalla comare inflazione. Adesso anche l’UK.

Stagflazione. Uno dei tanti cigni neri che si aggirano come avvoltoi.

Fed. Che l’inflazione alta sia temporanea è un ‘article of faith’. – Bloomberg.

Finanza occidentale. Etf. Uno dei drammi della liquidità delle banche centrali.

* * * * * * *

L’enclave liberal socialista, che al momento governa gli stati occidentali, si è cacciata in un vicolo cieco, da cui ne uscirà ad ossa rotte.

Attualmente le grandi banche ed i maggiori gestori hanno circa 7,000 miliardi allocati in Etf.Un investimento lucroso sotto la condizione che i listini di borsa salgano in continuazione: per poter sopravvivere avrebbero bisogno di u eterno intervento della banca centrale. In carenza, quei tre trilioni svanirebbero in quel nulla da cui sono stati generati. Sarebbe il crollo dell’occidente.

D’altra parte, invece, l’inflazione sta crescendo incontrollata: senza interventi politici e finanziari si corre il serio pericolo che alla fine distrugga tutto il sistema economico occidentale.

Il problema politico consiste nel cerare di frenare la crescita dei prezzi delle materie prime.

Quello finanziario, d’altro canto, imporrebbe la cessazione degli interventi delle banche centrali ed il ritorno a tassi di interesse di mercato.

* * *

L’elemento nuovo consiste nella rivolta di Herr Weidmann, Mr Wunsch ed Herr Knot contro le decisioni prese dalla ECB. Questi ultimi temono, giustamente a nostro sommesso avviso, che l’inflazione prenda a galoppare.

*


Weidmann and Wunsch were against the new ECB guidance

He is concerned about the decisions of the ECB on interest rate policy.

Bundesbank President Jens Weidmann voted against the monetary policy decisions of the Governing Council on Thursday. For him, “the potentially too long update of the low interest rate environment is too extensive,” he told the “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. However, there was consensus in the Governing Council that “an expansive monetary policy is currently appropriate”.

The central bank is now aiming for an annual rate of inflation of two percent in the medium term for the 19 countries in the euro area – and over a longer period of time if possible. In doing so, it also accepts that inflation is temporarily moderately above the target value. Previously, the ECB’s inflation target was “below, but close to, two percent”.

Before Weidmann, the Belgian central bank chief Pierre Wunsch had already said that the central bank’s new interest rate promise was going too far for him. It worries about credibility, he told CNBC television. “I don’t know whether it will be appropriate to have negative interest rates in three, four, five or seven years.”

Weidmann, meanwhile, is initially expecting a sharp rise in the inflation rate. “My experts expect rates for Germany, for example, by the end of 2021 that could go in the direction of five percent.” Here, however, mainly temporary effects are at work.

* * *


ECB: Bundesbank boss Jens Weidmann votes against ECB resolutions

The European Central Bank (ECB) wants to stay in extremely loose monetary policy for a long time – this was clarified by central bank chief Christine Lagarde after the Council’s interest rate meeting. But not all committee members want to come along. Bundesbank President Jens Weidmann voted against the resolutions on monetary policy outlook. For him, “the potential for too long a continuation of the low interest rate environment is too vast,” he said in an interview with the “Frankfurter Allgemeine Zeitung”.

However, in principle, there is agreement in the ECB Council that a broad monetary policy is appropriate today, Weidmann said. His council colleague Pierre Wunsch, who heads Belgium’s central bank, also rejected the view. From his perspective also, the ECB was too strictly committed to this in advance.

Adjusting the interest rate outlook became necessary after monetary authorities set a new inflation target two weeks ago as part of their review strategy. The ECB is now aiming for two per cent inflation in the medium term. So far, the goal is just under two percent. Central bankers now want, among other things, to keep their core interest rates at present or a lower level until they see that inflation reaches two per cent and then stay that way.

In the interview, Weidmann also commented on the development of the inflation rate. He expects inflation to rise in the near future. “My experts expect rates for Germany by the end of 2021

to be in the direction of five per cent,” he said. But mainly temporary effects work. However, in the longer term, you need to “watch carefully” the various factors.

For the entire euro area, the ECB has so far assumed an inflation rate of 1.9 per cent for this year. He also expects prices to continue to rise over the next few months. However, for next year, a weak rate of 1.5 per cent is now expected, followed by 1.4 per cent in 2023.

* * *


Bce, Weidmann contrario a tassi d’interesse bassi troppo a lungo

Jens Weidmann si è detto preoccupato dall’idea di un contesto Bce di bassi tassi d’interesse estesi troppo a lungo, aggiungendo che i suoi esperti stimano un’inflazione vicina al 5% in Germania a fine anno.

Weidmann, governatore della banca centrale tedesca, è uno dei due membri del consiglio direttivo Bce, composto da 25 membri, che ieri si è opposto alla nuova guidance sui tassi d’interesse, anche se la questione ha generato un dibattito insolitamente acceso.

In un’intervista con il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine – di cui sono state pubblicate oggi delle anticipazioni – Weidmann ha detto che il consiglio direttivo Bce ha concordato in linea di principio che è giusto ora adottare una politica monetaria espansiva.

“I miei esperti prevedono che l’inflazione in Germania si dirigerà verso il 5% entro la fine del 2021”, ha aggiunto durante l’intervista.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Europa. Maggio21. PPI, Producer Prices Index, prezzi alla produzione.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-12.

2021-07-12__ Eurostat PPI 001

Così Eurostat definisce il PPI, Producer Prices Index.

«PRODUCER PRICES (OUTPUT PRICES)

The producer prices are also known as output prices. However, although the STS-Regulations use the term of “output prices”, in practice the most used term is “producer prices”. The definition in this paragraph reflects the terminology used in the Commission Regulation 1503/2006.

The objective of the output price index is to measure the monthly development of transaction prices of economic activities.
The domestic output price index for an economic activity measures the average price development of all goods and related services resulting from that activity and sold on the domestic market. The non-domestic price index shows the average price development (expressed in the national currency) of all goods and related services resulting from that activity and sold outside of the domestic market. When combined, these two indices show the average price development of all goods and related services resulting from an activity.

It is essential that all price-determining characteristics of the products are taken into account, including quantity of units sold, transport provided, rebates, service conditions, guarantee conditions and destination.

The indices of domestic and non-domestic prices require separate output price indices to be compiled according to the destination of the product. The destination is determined by the residency of the third party that has ordered or purchased the product. Output prices for the non-domestic market are further sub-divided into output prices for products despatched to euro-zone countries and all other output prices.»

* * * * * * *

Eurostat ha pubblicato l’ultimo aggiornamento della Tabella dei PPI in Europa e nei singoli stati.

Come si constata, in pochi mesi il PPI è salito al 7.6% nell’Unione Europea e del 7.5% nell’Eurozona.

Per quanto riguarda i singoli stati, solo Irlanda, Cipro, Lussemburgo, Malta, Slovenia, Slovakia, e Svizzera sono sotto un PPI del 5%.

Ma ciò che colpisce è la rapidità con cui questo indice è salito.

Le variazioni così repentine sono tutto fuorché gradite ai mercati.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Cina. Il 60% delle imprese europee fugge da casa e sta investendo lì. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-12.

denaro-in-fuga-001

«More companies saw higher profit margin in China than globally»

«Companies worried about politicization of business environment»

«European businesses are increasing investment in China and moving supply chains onshore after the quick recovery from the pandemic last year made China an even more important source of growth and profits»

«Nearly 60% of European companies plan to expand their China operations in 2021, up from 51% last year»

«About half of the 585 respondents reported profit margins in China higher than their global average, a jump from the 38% recorded a year earlier»

«The resilience of China’s market provided much-needed shelter for European companies amidst the storm of the Covid-19 pandemic»

«A total of 73% of the survey respondents reported a profit last year, with another 14% breaking even»

«Some 68% of the survey respondents were optimistic about the business outlook in their sector over the next two years, up from 48% last year»

«Businesses are also expanding in China to further separate their operations in the country from the rest of the world, in order to avoid supply chain disruptions due to geopolitical tensions»

«9% of firms said they were considering moving any current or planned investment out»

«The main point is to develop supply chain as much as possible here, as far as it’s possible, to provide what’s needed for the market here»

«Another 40% said that any alternative would be either more expensive or be of lower quality»

«The political environment for European firms in China has become more difficult in 2021, with consumer boycotts of companies such as Hennes & Mauritz AB in March and Beijing and Brussels imposing tit-for-tat sanctions on each other over accusations of human rights abuses by China against the Uyghur population in Xinjiang»

«European companies continued to experience forced technology transfer»

«Sixteen percent of respondents said they were compelled to transfer technology in order to maintain market access»

* * * * * * *

Cina. 2020. Investimenti esteri +81% YoY. Superano quelli negli Usa.

Cina. Aprile21. Investimenti Diretti Esteri +38.60%.

Cina. Abolite le restrizioni agli investimenti esteri nel settore energetico.

Cina apre il suo mercato dei bond agli stranieri. Un mercato da 15 trilioni Usd.

BlackRock anticipa l’apertura cinese alla finanza occidentale. 3.4 trilioni in tre anni.

* * *

I media liberal occidentali da anni demonizzano la Cina, attribuendole ogni sorta di nequizie. Il tragico è che la gente comune crede che dicano la verità. Quando si sente gente simile parlare o scrivere della Cina ci si domanda a cosa mai si riferiscano: un qualcosa di inesistente che alberga solo nelle loro menti incapaci di una sia pur minima revisione critica.

La realtà dei fatti è ben esposta dai numeri.

Quando il 60% delle imprese europee investe in Cina dovrebbe eppure raccontarla lunga. Fuggono dall’Unione Europea che le vessa con tasse, gabelle, leggi e normative del tutto stravaganti, per non parlare poi del politically correct e del gender, impossibilitate di gestire il proprio lavoro.

L’attuale dirigenza europea e degli stati membri sta generando un deserto produttivo, e poi si lamenta che la gente fugga.

*


European Companies to Invest More in China After Pandemic.

– More companies saw higher profit margin in China than globally

– Companies worried about politicization of business environment

*

European businesses are increasing investment in China and moving supply chains onshore after the quick recovery from the pandemic last year made China an even more important source of growth and profits.

Nearly 60% of European companies plan to expand their China operations in 2021, up from 51% last year, according to an annual survey by the European Chamber of Commerce released Tuesday. About half of the 585 respondents reported profit margins in China higher than their global average, a jump from the 38% recorded a year earlier.

“The resilience of China’s market provided much-needed shelter for European companies amidst the storm of the Covid-19 pandemic,” said the survey report. China’s quick containment of the virus and successful reopening of its economy early last year made it the main global growth driver in 2020, throwing a lifeline to European companies from French luxury giant LVMH SE to German car maker BMW AG.

A total of 73% of the survey respondents reported a profit last year, with another 14% breaking even. That was about the same level as in previous years despite the pandemic, showing how quickly the domestic market bounced back. Some 68% of the survey respondents were optimistic about the business outlook in their sector over the next two years, up from 48% last year.

                         Growing Concerns

Businesses are also expanding in China to further separate their operations in the country from the rest of the world, in order to avoid supply chain disruptions due to geopolitical tensions, according to the chamber’s report.

A quarter of the surveyed companies are “onshoring” their supply chains by moving production lines into China or switching to suppliers with local production, according to the chamber. Only 9% of firms said they were considering moving any current or planned investment out, the lowest level on record.

Businesses in China Consider Splitting Operations: Roland Berger

“The main point is to develop supply chain as much as possible here, as far as it’s possible, to provide what’s needed for the market here,” said Charlotte Roule, a board member of the chamber.

Companies are exposed to the threat of decoupling between China and other economies, with many reliant on imports for critical components or inputs that could be disrupted by restrictions or bans by other nations. A third of firms say that there are simply no viable alternatives to some of the equipment or components they import from abroad into China, leaving them exposed to production disruptions. Another 40% said that any alternative would be either more expensive or be of lower quality.

The political environment for European firms in China has become more difficult in 2021, with consumer boycotts of companies such as Hennes & Mauritz AB in March and Beijing and Brussels imposing tit-for-tat sanctions on each other over accusations of human rights abuses by China against the Uyghur population in Xinjiang. Even before that, more than 40% of the respondents in the February survey thought the business environment in China had become more political in the past year.

                         Tech Worries

European companies continued to experience forced technology transfer, even though it’s banned by the Foreign Investment Law China enacted last year. Sixteen percent of respondents said they were compelled to transfer technology in order to maintain market access, unchanged from the survey a year ago.

Respondents are also concerned that China’s push for technology self-reliance will hurt businesses as it increases compliance costs and Chinese customers may increase their scrutiny of foreign services or even switch to local suppliers, the report said.

Pubblicato in: Unione Europea

Bulgaria. Oggi si vota per le elezioni politiche anticipate.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-11.

Bulgaria 001

«A pochi giorni dal nuovo voto, l’opinione pubblica bulgara è stata particolarmente scossa dalla notizia che un importante ospedale pubblico di Sofia vendeva reni a ricchi stranieri israeliani, giapponesi e dell’Oman, in un maxi traffico d’organi prelevati su cittadini ucraini e moldavi residenti del Paese»

«Un altro fattore di grande peso che ha interferito nella campagna elettorale e negli equilibri di potere interni è stata la decisione del dipartimento del Tesoro Usa di imporre sanzioni a sei cittadini bulgari»

«Domenica 11 luglio la Bulgaria torna alle urne per elezioni legislative anticipate che si preannunciano come un braccio di ferro tra il veterano della politica, il conservatore Boyko Borisov, e il ‘novellino’, il popolare anchorman e cantante Stanislav Trifonov, anche se nessuno dei due si è presentato come candidato ufficiale alla guida del governo»

«Dopo la situazione di stallo e le ambiguità politica scaturite dalle ultime elezioni legislative del 4 aprile, con Borisov impossibilitato a formare una coalizione di governo nonostante la vittoria del suo partito Gerb, il presidente Rumen Radev è stato costretto a sciogliere l’assemblea parlamentare appena formata»

* * * * * * *

Il risultato di queste elezioni anticipate potrebbe essere ancora inconcludente.

Si faccia però attenzione.

La Bulgaria vota in seno al Consiglio Europeo, ed il suo voto potrebbe risultare essere determinante nelle votazioni di molte questioni.

*


La Bulgaria torna alle urne. È duello Borisov-Trifonov.

Si tratta di elezioni anticipate che vedono scontrarsi, in un braccio di ferro, il veterano della politica, il conservatore Boyko Borisov, e il ‘novellino’, il popolare anchorman e cantante Stanislav Trifonov.

Domenica 11 luglio la Bulgaria torna alle urne per elezioni legislative anticipate che si preannunciano come un braccio di ferro tra il veterano della politica, il conservatore Boyko Borisov, e il ‘novellino’, il popolare anchorman e cantante Stanislav Trifonov, anche se nessuno dei due si è presentato come candidato ufficiale alla guida del governo.  

Dopo la situazione di stallo e le ambiguità politica scaturite dalle ultime elezioni legislative del 4 aprile, con Borisov impossibilitato a formare una coalizione di governo nonostante la vittoria del suo partito Gerb, il presidente Rumen Radev è stato costretto a sciogliere l’assemblea parlamentare appena formata.

Già il 12 maggio ha indetto nuove elezioni per l’11 luglio e nominato un esecutivo tecnico guidato dal generale Stefan Yanev, tagliando del tutto fuori il longevo Borisov. Il voto di domenica, cruciale per far uscire dall’impasse istituzionale il Paese più povero e corrotto d’Europa, potrebbe vedere la vittoria dei partiti di protesta anti-élite, in posizione di vantaggio alle ultime legislative.

Tra le forze anti-sistema che bussano alla porta del potere, c’è soprattutto il nuovo gruppo populista in rapida ascesa, “C’è un popolo come questo” (Ima takouv narod, Itn), guidato dal famoso conduttore di talk show dalla lingua tagliente e critico di Borisov, Trifonov, che alle ultime votazioni ha ottenuto il 17,4% dei consensi, quindi 51 seggi sui 240 in palio, affermandosi come la seconda forza politica in Bulgaria.

Cosa dicono le ultime rilevazioni

Negli ultimi sondaggi colui che viene chiamato affettuosamente ‘Slavi’, 56enne popolare cantante di musica balcanica, anche lui populista, pur essendo pro-Ue e iconoclasta, è dato in vantaggio oppure a pochi voti da Borisov e dal suo partito di centro-destra Gerb (Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria), uscito dalle urne lo scorso aprile col 26% dei consensi – contro 34% nel 2009 – e da allora in costante calo, dato ora non oltre il 20%.

Ad aver eroso la fiducia in Gerb e nel suo leader Borisov – al potere quasi ininterrottamente da quasi un decennio – ci sono accuse di autoritarismo e soprattutto una serie di scandali di corruzione in tutte le istituzioni. Si tratta di un vero vaso di Pandora che si è aperto a partire dall’estate 2020 – segnata da proteste popolari su vasta scala contro un governo accusato di proteggere gli oligarchi – con rivelazioni a catena dall’uscita di scena di Borisov due mesi fa.

La corruzione endemica, da anni spina nel fianco della Bulgaria, 7 milioni di abitanti, è stata uno dei temi centrali dell’accesa campagna elettorale portata avanti con grande intensità anche sui social, in particolare da ‘Slavi’.  In risposta alle pesanti accuse di corruzione, populismo e autoritarismo, Borisov controbatte con orgoglio di essere il politico che dalla caduta del comunismo nel 1989 ha maggiormente contribuito allo sviluppo dell’economia, delle finanze e delle infrastrutture della Bulgaria.

A chi intravede la possibilità di un’alleanza con Gerb, i vertici di “C’è un popolo come questo” hanno già replicato che rifiuteranno di stringere alleanze con i partiti tradizionali, col rischio che una nuova assenza di coalizione – stesso scenario di tre mesi fa – impedisca ancora una volta la formazione di un governo.

“Gli altri partiti anti-sistema sono forse disposti a mettersi d’accordo con le formazioni dell’establishment, che sia il centro-destra di Gerb oppure il partito socialista. Non sarà il nostro caso: nessun avvicinamento ai partiti tradizionali” ha detto Toshlo Yordanov, vice-presidente di Itn.

Ricostruzione del sistema giudiziario, destituzione del potente e controverso procuratore generale, Ivan Geshev, accusato di chiudere un occhio sul vasto sistema di corruzione di Stato, passaggio ad un sistema elettorale maggioritario, voto elettronico e taglio dei finanziamenti ai partiti sono alcuni dei punti del suo programma che il popolare anchorman bulgaro difende a spada tratta. 

Domenica ‘Slavi’ si misurerà anche con la coalizione di destra Bulgaria Democratica – il cui leader Hristo Ivanov ha incoraggiato le proteste dell’anno scorso – e la coalizione di sinistra Stand up! Mafia fuori!, vicina al presidente bulgaro Radev.

Dietro c’è il partito della minoranza turca, il Movimento per i diritti e le libertà (Dps), un tradizionale kingmaker, a quota 11% dopo l’ultimo voto. Infine in coda c’è l’ex partner di coalizione di governo del Gerb, il partito nazionalista Vmro, uscito dalle urne con il 4%, ovvero la soglia di sbarramento per ottenere seggi in Parlamento.  

Premesse e scenari 

Tra gli eventi importanti accaduti negli ultimi tre mesi che potrebbero portare i 6,7 milioni di elettori bulgari a voltare pagina sull’era Borisov e sul Gerb per scegliere la via del cambiamento e della transizione politica, ci sono le imbarazzanti rivelazioni sul sistema di potere radicatosi in quasi tutte le sfere della pubblica amministrazione.

Una specie di ‘sistema di potere parallelo’ costruito dall’ex primo ministro durante l’ultimo decennio sia all’interno dei ministeri che dei governatori regionali passando per le agenzie governative, nelle quali il nuovo governo tecnico di Yanev ha operato importanti sostituzioni di funzionari, con grande favore della popolazione, stanca e sfiduciata.

A pochi giorni dal nuovo voto, l’opinione pubblica bulgara è stata particolarmente scossa dalla notizia che un importante ospedale pubblico di Sofia vendeva reni a ricchi stranieri israeliani, giapponesi e dell’Oman, in un maxi traffico d’organi prelevati su cittadini ucraini e moldavi residenti del Paese. 

Un altro fattore di grande peso che ha interferito nella campagna elettorale e negli equilibri di potere interni è stata la decisione del dipartimento del Tesoro Usa di imporre sanzioni a sei cittadini bulgari.

Un provvedimento, arrivato lo scorso 3 giugno e accolto a Sofia come un terremoto, che riguarda tra gli altri due protagonisti assoluti della vita politica ed economica in Bulgaria: l’ex deputato del partito pro-turco Dps e tycoon mediatico Delyan Peevski e l’oligarca in fuga Vasil Bozhkov, soprannominato Teschio, per decenni quasi-monopolista del gioco d’azzardo.

Washington ha varato tale provvedimento in forza della “legge Magnitsky”, che colpisce a livello globale individui sospettati di violare diritti umani o di alimentare imponenti pratiche corruttive. A tutti i sanzionati è vietato l’ingresso negli Stati Uniti, mentre le loro proprietà e attività su suolo americano sono state congelate.

Anche se il dipartimento del Tesoro americano ha smentito ogni connessione tra la propria decisione e la confusa situazione politica in Bulgaria, l’eco della “Magnitsky” e il prossimo invio da parte dell’Ue di una missione di verifica lasciano intravedere il tramonto politico dell’ex premier Borisov in uno scenario comunque incerto.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

De Nederlandsche Bank. Presidente Knot. ECB tapering entro il marzo2022.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-09.

Olanda Banca Centrale 001

«Klaas H.W. Knot has been President of De Nederlandsche Bank (DNB) since July 2011 and was reappointed for a second seven-year term in July 2018. He became Vice Chair of the FSB in December 2018 and is also Chair of the Standing Committee on the Assessment of Vulnerabilities. In this capacity as DNB President he is a member of the Governing Council of the European Central Bank, Governor of the International Monetary Fund, and member of the Board of Directors of the Bank for International Settlements and of the European Systemic Risk Board.

In 1991, Mr Knot graduated with honours in economics at the University of Groningen. In 1995, he obtained his PhD in economics. He is honorary Professor of Economics of Central Banking at the University of Groningen and of Monetary Stability at the University of Amsterdam.

Prior to becoming President of the DNB, Mr Knot was Deputy Treasurer-General and Director of Financial Markets at the Dutch Ministry of Finance. He also held positions at DNB, the Pension and Insurance Authority, and the International Monetary Fund» [De Nederlandsche Bank]

* * * * * * *

«ECB’s Knot warns central bank could be underestimating inflation»

«Dutch central banker says 1970s are a cautionary»

«Pandemic bond-buying program should end “around March 2022”»

«European Central Bank policy maker Klaas Knot warned that policy makers may be underestimating the potential for accelerating inflation to become entrenched, and that emergency monetary stimulus should end around March 2022»

«While the ECB predicts that current elevated inflation rates are temporary — driven by rebounding energy prices and supply shortages as the economy reopens — the Dutch central bank governor said the outcome may be different»

«We should not overestimate our capacity to determine in advance what is temporary inflation and what is not …. There are other scenarios conceivable than our base case of persistently low inflation. Inflation is not dead.»

«The ECB is expected to debate the future of its 1.85 trillion-euro ($2.2 trillion) pandemic bond-buying program after the summer, with some on the 25-member Governing Council worried that monetary support will be pared back too soon»

«But as soon as the fire is under control, the fire brigade has to return to the barracks. That should be the case around March 2022»

«→→ The Dutch governor, who also said he might not have backed negative interest rates in 2014 if he’d known how long they would last ←←»

«He noted rising house prices as one sign of perceived price pressures»

«We as central bankers complain that inflation is too low, but when you talk to people in the country, they say that everything has become so terribly expensive»

«what has become so expensive? …. my housing costs»

«And then we say, sorry, but that’s not in our index. Of course that can’t be true»

* * * * * * *

Nessuno oserebbe mettere in dubbio le capacità di Mr Knot: ha dimostrato sul campo si essere persona preparata e capace.

Ma soprattutto è persona che esprime in modo garbatamente pacato anche un ironico buon senso.

Se la prima parte dell’intervento è pronunciata nel classico stile da banchiere centrale, le ultime tre frasi sono modulate in modo solo apparentemente conviviale: dicono quello che un banchiere centrale non avrebbe mai potuto dire ufficialmente.

L’inflazione c’è, è alta, ma il CPI è basso perché misurato su di un paniere grottesco: chi mai usa ancora le pietre focaie, gli acciarini ed i foconi? Per non parlare poi dei ferri di cavallo. Non aver contemplato il costo delle abitazioni non è una dimenticanza, bensì una scelta deliberata per ottenere un indice di inflazione artificialmente e deliberatamente basso.

Zona Euro – Indice dei prezzi alla produzione (Annuale) +9.6%.

Lodiamo la morigeratezza di Mr Klaas Knot.

*


ECB’s Knot Warns Central Bank Could Be Underestimating Inflation

– Dutch central banker says 1970s are a cautionary tale

– Pandemic bond-buying program should end “around March 2022”

*

European Central Bank policy maker Klaas Knot warned that policy makers may be underestimating the potential for accelerating inflation to become entrenched, and that emergency monetary stimulus should end around March 2022.

While the ECB predicts that current elevated inflation rates are temporary — driven by rebounding energy prices and supply shortages as the economy reopens — the Dutch central bank governor said the outcome may be different.

“We should not overestimate our capacity to determine in advance what is temporary inflation and what is not,” he said in an interview with Dutch newspaper NRC. “There are other scenarios conceivable than our base case of persistently low inflation. Inflation is not dead.”

The ECB is expected to debate the future of its 1.85 trillion-euro ($2.2 trillion) pandemic bond-buying program after the summer, with some on the 25-member Governing Council worried that monetary support will be pared back too soon.

Knot said he has doubts about the central bank’s “activist” use of its balance sheet as a policy tool, and that he regularly expresses that sentiment in policy meetings.

”It is good that we acted quickly in this crisis,” he said. “But as soon as the fire is under control, the fire brigade has to return to the barracks. That should be the case around March 2022.”

The Dutch governor, who also said he might not have backed negative interest rates in 2014 if he’d known how long they would last, said his views on inflation were influenced by conversations with officials who experienced the 1970s. He is a member of the Group of 30, a gathering of mostly former central bankers and policy makers.

He noted rising house prices as one sign of perceived price pressures, and called for tighter lending standards in the Netherlands. Real estate was the most popular discussion when the Dutch central bank held a “listening event” with citizens and civil society groups as part of the ECB’s strategy review.

That review is studying how to better reflect the cost of home ownership in its measures of inflation, and Knot said he backs a change.

“We as central bankers complain that inflation is too low, but when you talk to people in the country, they say that everything has become so terribly expensive. And then you ask them: what has become so expensive? Then they say: my housing costs,” he said. “And then we say, sorry, but that’s not in our index. Of course that can’t be true.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Romania. Due terzi a favore di formazioni conservatrici e nazionaliste.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-07.

Romania

Romania. Proibito l’insegnamento della teoria del gender. Europarlamento in tilt.

Romania. È energeticamente autosufficiente ed esporta gas naturale.

Romania. Lo speaker Florin Iordache fa il gesto del dito ai gerarchi della EU, in europarlamento.

Romania. Il Green Deal è una ‘true religion’. Il gesto del dito.

Iohannis confermato presidente della Romania con il 67% dei voti.

* * * * * * *

Lo INSCOP ha recentemente eseguito in Romania un complesso sondaggio di opinioni per conto del Marshal Fund of the United States.

* * * * * * *

«The survey carried out by INSCOP as part of a research project for the German Marshal Fund of the United States aims to measure how Romanians react to series of elements of the Eurosceptic and nationalist agenda»

«Two-thirds of Romanians say they would support a conservative-nationalist party that promotes religious and traditional values»

«The flipside is that an equal or even greater number of respondents would not support such a party if it advocated for Romania to leave the EU»

«61 percent said they wouldn’t vote such a party if its agenda would include measures and policies that could lead to Romania exiting the EU»

«75 percent would strictly oppose any party that would push for closer relations with Russia»

«the number of those who believe that Romania should defend its national interests when pitted against EU rules has remained constant, hovering at around 64 percent»

«if the rest of European countries pursue their own national interests, it is legitimate for Romanians to want the same for their country»

«65 percent of those questioned think that Romania’s exit from the EU would affect the country’s national interests»

«→→ 82 percent of Romanians thinks that they are being regarded as second class citizens in the EU ←←»

«Unity in diversity»

«When it comes to nationalism being translated into votes, a right-wing populist and nationalist party – Alliance for the Union of Romanians (AUR) – is currently the fourth-largest party in the country»

«The party rose from obscurity, after being formed in late 2019, and promotes an ultranationalist agenda, proclaiming to stand for “family, nation, faith, and freedom”»

«AUR took 10 percent of the vote following last year’s general election, taking commentators by surprise, and is now planning to take part in next month’s parliamentary elections in neighbouring Moldova»

* * * * * * *

La Romania è uno di denti cariati dei liberal socialisti europei. Gente fiera, orgogliosa del proprio retaggio religioso, storico, culturale e sociale, che apprezza l’Unione Europea ma non certo questa eurodirigenza.

Non a caso l’82 percento dei rumeni si rende conto che l’Unione li sta trattando come dei paria.

*


Two-thirds of Romanians would back conservative-nationalists

The populist-nationalist Alliance for the Union of Romanians party has a strong connection with Romania’s powerful Orthodox Church.

Two-thirds of Romanians say they would support a conservative-nationalist party that promotes religious and traditional values, a survey of the Strategic Thinking Group think-thank shows.

The flipside is that an equal or even greater number of respondents would not support such a party if it advocated for Romania to leave the EU, strengthen ties with Russia, or infringe upon national minorities’ rights.

“61 percent said they wouldn’t vote such a party if its agenda would include measures and policies that could lead to Romania exiting the EU.

75 percent would strictly oppose any party that would push for closer relations with Russia. 70 percent stated that they would stop voting for a party which would infringe upon minority rights.”

The survey carried out by INSCOP as part of a research project for the German Marshal Fund of the United States aims to measure how Romanians react to series of elements of the Eurosceptic and nationalist agenda.

Remus Ştefureac, president of Strategic Thinking Group, said that the number of those who believe that Romania should defend its national interests when pitted against EU rules has remained constant, hovering at around 64 percent.

He went on to explain that this number was nuanced: “This finding highlights the fact that most Romanians believe that, if the rest of European countries pursue their own national interests, it is legitimate for Romanians to want the same for their country.

“However, there is a clear rational awareness that leaving the EU would affect national interests and that the country’s economic development has the best prospects within the Union.”

65 percent of those questioned think that Romania’s exit from the EU would affect the country’s national interests, while only 19 percent of the population think that not being EU citizens would not impact Romania.

From an economic standpoint, the majority of Romanians are optimistic when it comes to EU helping Romania develop.

“62.9 percent appreciated that Romania does better inside the European Union, while 27 percent considered that Romania would develop better economically if it were outside the EU”.

However, 82 percent of Romanians thinks that they are being regarded as second class citizens in the EU, the study shows.

Romanians are almost unanimously in support of national minority rights, with over 90 percent of them saying that such rights need to be upheld.

Iulius Marian Firczak, a Romanian MP representing the national minority of Ruthenians, said that the European motto “Unity in diversity” should always prevail.

“There must be cooperation, good understanding between various groups, minorities, identities in a society because that’s how we move forward, that’s how we build a strong democracy, that’s how we all benefit culturally and economically”, he told EUobserver.

When it comes to nationalism being translated into votes, a right-wing populist and nationalist party – Alliance for the Union of Romanians (AUR) – is currently the fourth-largest party in the country.

The party rose from obscurity, after being formed in late 2019, and promotes an ultranationalist agenda, proclaiming to stand for “family, nation, faith, and freedom”. AUR has a strong connection to Romania’s powerful Orthodox Church, and has repeatedly held rallies against Covid-19 restrictions and wearing face masks.

AUR took 10 percent of the vote following last year’s general election, taking commentators by surprise, and is now planning to take part in next month’s parliamentary elections in neighbouring Moldova.