Pubblicato in: Geopolitica Africa, Geopolitica Europea, Unione Europea

Macron. Lo avete appoggiato ed aiutato? Bene: tenetevelo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-22.

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Poche ore or sono La Stampa ha pubblicato la seguente notizia:

Libia, la spallata di Macron all’Italia. A Parigi l’incontro fra Haftar e Sarraj

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« Macron tenta di scalzare l’Italia nella partita libica facendo entrare a gran voce la sua Francia nel complicato dossier del Paese maghrebino. E lo fa con la pretesa di far incontrare il presidente del Governo di accordo nazionale (Gna), Fayez al-Sarraj, e il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, in un vertice fissato a Parigi per martedì 25 luglio, per puntare tutto sulla creazione di un esercito nazionale unitario. 

Il neopresidente francese si candida a mediatore privilegiato nel processo di riconciliazione del Paese cercando di ridimensionare il ruolo svolto dall’Italia che per prima paga le ricadute, specie in termini di afflusso di migranti, del caos che ha caratterizzato gli ultimi sei anni di storia libica. 

Oltre un lustro di guerre e conflitti seguiti alla caduta di Muhammar Gheddafi con l’intervento della Nato fortemente sostenuto dalla Francia dell’allora presidente Nicolas Sarkozy. E di cui Macron vuole rilanciarne l’attivismo per assicurarsi una «golden share» nella Libia del futuro, nei suoi asset sotto embargo e soprattutto nel suo petrolio. Forte anche del ruolo dicotomico, o meglio ambiguo, svolto dalla Francia. Nella doppia veste di membro dell’Unione europea e quindi sostenitore del Consiglio presidenziale del Gna guidato da Sarraj e al contempo di interlocutore privilegiato in Occidente di Haftar.  

Fonti diplomatiche arabe parlano di «una sorta di riconoscimento della posizione del generale sul terreno e della legittimità della guerra che ha condotto contro i gruppi radicali». Non a caso l’iniziativa francese ha raccolto il plauso di Emirati Arabi Uniti ed Egitto, i due principali sponsor del generale, specie nei suoi sforzi bellici a Derna, Bengasi e nel Sud della Libia. Si tratta dei Paesi che fra l’altro già avevano organizzato bilaterali tra Sarraj e Haftar, al Cairo lo scorso febbraio concluso con un nulla di fatto, e il secondo a Doha con il primo faccia a faccia tra il generale e il presidente di aprile.  

Parigi si candida quindi ad ospitare un altro giro di colloqui, mettendo sul piatto una posta molto alta: creare una forza armata unita che operi al servizio di tutto il Paese, dalla Tripolitania alla Cirenaica passando per il Sud dove è in corso un confronto militare per procura tra Ovest ed Est. 

Il progetto è ambizioso ma ricco di incognite. In primis per il ruolo che dovrebbe rivestire Haftar, il quale si è detto sempre contrario ad avere incarichi politici. Il secondo per il rischio che una svolta col generale da parte di Sarraj possa avere contraccolpi interni, specie dalle fazioni più legate a Misurata, come accaduto dopo l’incontro di Doha. Se il generale sembra infatti aver già dato risposta positiva a Macron – spiegano fonti libiche – il suo potenziale interlocutore nicchia per non compromettere i recenti progressi politici e militari compiuti dentro e fuori Tripoli.  

Occorre infine considerare che la notizia del vertice arriva dopo il bilaterale tra Macron e Donald Trump tenuto in occasione delle celebrazioni del 14 luglio a Parigi. Non è chiaro se i due presidenti ne abbiano parlato, ma è certo che l’attivismo del titolare dell’Eliseo coincide con l’incontro di Amman del 9 luglio tra l’ambasciatore Usa in Libia, Peter William Bodde, e lo stesso Haftar. «L’obiettivo è creare pressioni sul generale per un accordo con Tripoli», spiegano fonti vicine al Gna. Col rischio che l’operato dell’amministrazione Trump, per cui il dossier libico ha un posto più ridimensionato rispetto a quella Obama, pur puntando a una soluzione unitaria per il Paese, con la logica delle deleghe ai partner europei, apra spazi di intermediazione insidiosi ad attori diversi dall’Italia.»

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E così Mr Macron scavalca non solo l’Italia ma anche la Unione Europea nel proporsi come unico interlocutore plenipotenziario nelle trattative con la Libia.

«Il neopresidente francese si candida a mediatore privilegiato nel processo di riconciliazione del Paese cercando di ridimensionare il ruolo svolto dall’Italia che per prima paga le ricadute, specie in termini di afflusso di migranti, del caos che ha caratterizzato gli ultimi sei anni di storia libica»

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«Non a caso l’iniziativa francese ha raccolto il plauso di Emirati Arabi Uniti ed Egitto»

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Questa iniziativa denota come Mr Macron abbia ben altra tempra del suo predecessore Mr Hollande.

Nel contempo non può fare altro che metterlo in rotta di collisione con Frau Merkel, che al G20 aveva proposto il suo Piano Africa.

E l’Italia? A tutti quelli che qui esultavano per lui non ha concesso nemmeno una caramella.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

L’enigma della bega Macron – Pierre de Villiers.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-21.

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Mr Macron ha iniziato da poco ad esercitare la funzione di Presidente della Francia.

In realtà di lui e del suo reale programma sappiamo ben poco, al di là di pochi elementi certi:

Grand Orient de France. 2017-04-13. Sept Obédiences maçonniques lancent un Appel Républicain pour les élections présidentielles – 13 avril 2017.

I massoni francesi esortano al voto. Domenica conteremo quanto valgono.

La massoneria francese indica in Mr Macron il proprio uomo, uomo che ha brillantemente lavorato in ruoli direttivi nella Banca Rothschild.

Non è un giudizio, ovviamente, bensì una constatazione: tutti gli esseri umani hanno fatto la gavetta da qualche parte. Ognuno ha le sue amicizie.

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Gli esordi sono stati alquanto tumultuosi.

Macron il Minimo. Il Ministro Ferrand sotto inchiesta per frode.

French prosecutor probes Macron ally Ferrand over deal

Macron, come Riccardo III ed il fedele Buckingham.

Putin incontra Macron. Il gatto ed il topolino.

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Il problema attuale è molto complesso, ma cercheremo di ridurlo a pochi statement.

– La Francia nel 2009 aveva un budget militare di 67.136 miliardi di Euro, scesi nel 2017 a 55.7 miliardi. Cifra che tiene conto sia dell’armamento nucleare, sia dei quattro sottomarini atomici della classe Le Triomphant, sia del resto delle forze armate. Uno stanziamento modesto, anche tenendo presente che la Cina ha un budget di 215 miliardi.

– La Francia ha una congerie di attività militari in atto, sia tra le forze di pace sia in teatri operativi exta-continentali: si richiedono quindi personale e mezzi.

– Il generale Pierre de Villiers ha un curriculum invidiabile. Ha combattuto la guerra in Kosovo, quella in Afganistan, quella nel Mali, oltre che nelle guerre civili nel Centro Africa, Iraq e Siria. Ha un’esperienza invidiabile.

– In udienza parlamentare, il gen de Villiers ha aspramente criticato la scelta di ridurre ulteriormente il budget militare francese.

– Mr Macron ha ribattuto: “I do not consider it honorable to put certain debates on public display”.

– «If something puts the chief of the armed forces at odds with the president of the republic, the chief of the armed forces changes»

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Al di là della bega personale, possibile, verosimilmente Mr Macron sente l’urgenza di riaffermare la propria personalità in un clima politicamente instabile, resta ancora tutto da scoprire quale sia l’orientamento del Presidente Macron sulle forze armate.

La destituzione di un capo di stato maggiore è sempre un evento traumatico.

Se è vero che riafferma il potere politico su quello militare, è anche vero che se ne aliena lealtà e simpatie.

È caratteristica delle democrazie sottovalutare il problemi militari in tempo di pace, e lasciare troppo spazio ai militari in tempo di guerra.

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Una azione di tale portata potrebbe ricevere spiegazioni da diverse ottiche.

Il neoformato Governo francese ha già perso numerosi ministri appena nominati ed ha rimosso quelli che non erano strettamente incardinati nel partito di Mr Macron. Mosse politiche comprensibili, ma che indeboliscono. Il buon politico coagula consensi non genera ulteriori divisioni. Una cosa è dirigere una branca, sia pure importante, di una grande banca ed una molto differente è guidare politicamente una nazione.

Le destituzioni fatte affrettatamente possono sortire effetti contrari a quelli desiderati.

Sembrerebbe essere verosimile che la situazione finanziaria ed economica lasciata da Mr Hollande sia molto meno performante di quanto detto. Di qui la necessità di tagliare anche situazioni indispensabili.

La situazione interna della Francia è infatti molto instabile: la nazione si è impoverita. Non ha tanto mollato il pil medio pro capite, quando piuttosto un numero sempre maggiori di francesi è arretrato nel fascia della indigenza.

Le rivolte ed i tumulti per la situazione agricola e per il maldestro tentativo di riforma del mercato del lavoro sono ancora vivi nella memoria.

L’impressione è che terminate le tornate elettorali in Europa, Germania in settembre ed Austria in ottobre, la situazione continentale si infiammi.

In ogni caso, gli onori che i militari hanno riservato al gen. Pierre de Villiers sembrerebbero raccontarla lunga sul clima che si sta respirando nelle forze armate: non sarà facile restaurare una collaborazione fattiva.

Da ultimo ma non certo per ultimo: senza forze armate è semplicemente impossibile svolgere un ruolo, sia pur minimo, in politica estera. Forse potrebbe essere possibile che Mr Macron tenda ad affidarsi sempre più alla Germania ed all’Unione Europea, nel tentativo di trasformarla in un’Europa unita politicamente, ovviamente sotto la supervisione francese.

 


Ansa. 2017-07-20. Francia: si dimette capo esercito

PARIGI – Il capo di Stato maggiore dell’esercito, il generale Pierre de Villiers, ha presentato le sue dimissioni al presidente Macron. Lo scorso 12 luglio de Villiers aveva duramente criticato le proposte sul bilancio della Difesa annunciate dal governo.


The New York Times. 2017-07-20. France’s Top General Resigns in Dispute Over Military Spending

PARIS — A public fight between President Emmanuel Macron and France’s chief military officer over proposed cuts in military spending led Wednesday to the first high-profile resignation of a public servant since Mr. Macron was elected in May.

In an unusual move, the military chief, Gen. Pierre de Villiers, offered his resignation after Mr. Macron said publicly that he would be the one to determine military policy and implicitly criticized General de Villiers for questioning the government’s proposed budget cuts.

The president’s seemingly unshakable confidence in his judgment, and his reluctance to brook any dissent, could signal potential difficulties ahead as Mr. Macron tries to shrink government spending.

The dispute with General de Villiers was raised in Mr. Macron’s annual speech to the armed forces on July 13, the day before France’s imposing Bastille Day military parade.

In that speech, the president referred to concerns the general had raised in a closed parliamentary hearing about the cuts. The general’s remarks were later leaked to the news media.

 “I do not consider it honorable to put certain debates on public display,” Mr. Macron had said.

“I am your chief. The commitments that I have made to our citizens, to the army, I stick to them,” he said, adding that he did not need any “pressure” or “commentary.”

Mr. Macron has committed his government to meeting the European Union requirement that member governments keep their budget deficits to less than 3 percent of gross domestic product.

The blunt language used in his speech last week suggested the president was angry at having his policy questioned, and he hammered that point home in an interview three days later in the weekly newspaper Le Journal du Dimanche, saying that if there was a disagreement, the army chief would have to go.

“If something puts the chief of the armed forces at odds with the president of the republic, the chief of the armed forces changes,” Mr. Macron said in the interview.

In his resignation letter submitted to Mr. Macron on Wednesday, General de Villiers, a career military man, noted his loyalty to the French nation and its political authority, but added, “I viewed it as my responsibility to let them know my reservations, on several occasions, behind closed doors in all transparency and truth.”

Now, however, with the spending cuts being proposed, he said he could not guarantee “the protection of France and of the French today and tomorrow.”

The military is being asked to shoulder about 20 percent of the total anticipated cuts to the French budget this year, which would mean a reduction of 850 million euros, about $979 million, in military spending.

While that is a relatively small part of the military’s budget of €32 billion, it comes after several years of increasing demands on the armed forces, especially in the fight against terrorism.

It also appeared at odds with Mr. Macron’s commitment to increase military spending to 2 percent of G.D.P. — the amount that NATO countries are required to spend on defense — by 2025.

Mr. Macron has said that this year’s proposed cuts are temporary and that he plans to increase spending in 2018. Currently, France spends about 1.78 percent of its G.D.P. on the military.

After General de Villiers’s resignation, Mr. Macron endeavored to reassure ministers during a cabinet meeting that the proposed level of spending would be sufficient “to protect the country,” according to a spokesman.

Vincent Desportes, a retired general and former director of France’s École de Guerre Économique, or School of Economic Warfare, writing in the newspaper Le Monde, said that the head of state of the civilian government had not taken stock of how much the role of the military had changed.

“During the Cold War, the central role played by nuclear deterrence and the limited number of external operations had made defense into an essentially political exercise and reduced the role of the military in the nation,” Mr. Desportes wrote.

Now, however, the “professionalization, the multiplication of external operations, the real war and its procession of dead and wounded” have changed the situation, and he added that the government “has not wanted to recognize” it.

Mr. Macron replaced General de Villiers with another career officer, Gen. François Lecointre, who has served in the former Yugoslavia and in Rwanda.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Deutsche Bank. Asset azionario e terrorismo. I proprietari.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-20.

A statue is pictured next to the logo of Germany's Deutsche Bank in Frankfurt

«L’Occidente negli anni sessanta rendeva conto di più del 90% del pil mondiale, ma oggi arriva a stento a superare il 40%. Ed è anche fortemente diviso. Le forze che erano predominanti un tempo in Occidente, seguono il suo destino e quindi valgono sempre meno anche esse. Non che i Rothschild oppure i Rockefeller non contino più nulla: sono però severamente ridimensionati, relegati in secondo piano, rispetto al passato.»

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HBJ, Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani

«He was the Prime Minister of Qatar from 3 April 2007 to 26 June 2013, and foreign minister from 11 January 1992 to 26 June 2013. … Jabr was a younger brother of Jassim bin Mohammed Al Thani, the founding father of the modern Qatar» [Fonte]

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Negli ultimi anni Deutsche Bank è entrata nel novero delle banche chiacchierate e chiacchierabili.

Deutsche Bank. Il Qatar mira al 25%. HBJ

Deutsche Bank. Mai mettere i tedeschi spalle al muro.

Guerra civile americana. Liberals democratici e Deutsche Bank.

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«Qatari and allied investors are considering bolstering Deutsche Bank with fresh capital by taking a stake of 25 percent in Germany’s biggest lender»

«In June 2014, HBJ acquired 80% of Heritage Oil, which was listed as a London exploration and production company»

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«It was reported that HBJ bought Banque Internationale à Luxembourg and KBL European Private Bankers via Precision Capital, making one of the largest banking groups in Luxembourg»

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«Now, investors from Qatar, who already own some 10 percent of Deutsche Bank, are considering taking control»

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«A partner who explicitly supported Jain’s strategy of establishing the company as the last globally important European investment bank»

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«HBJ cousins are considering propping up the bank with a fresh capital infusion and purchasing a blocking stake of 25 percent together with other investors».

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«Qatari and allied investors are considering bolstering Deutsche Bank with fresh capital by taking a stake of 25 percent in Germany’s biggest lender»

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«Nel mirino della Bce c’è la Deutsche Bank: tre dei suoi azionisti, uno cinese e due del Qatar, avrebbero ormai grande influenza sul colosso del credito tedesco e allarmano i supervisori di Francoforte. A rivelarlo è il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, in un articolo dal titolo «Da dove vengono i soldi», pubblicato nell’edizione di lunedì. Il giornale riferisce che la cinese Hna, un agglomerato industriale della provincia del sud di Hainan, la cui proprietà «non è trasparente», ha aumentato in primavera la sua quota di partecipazione nella banca tedesca al 9,9% e che quote altrettanto alte sono detenute da due sceicchi della famiglia regnante del Qatar. Un Paese sospettato, come noto, di sostenere determinati gruppi terroristici, ricorda il giornale.» [Fonte]

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Usualmente l’Ecb avvia accertamenti quando una persona fisica o giuridica passa il 10% dell’azionariato. Ma molti fanno osservare che il 9.9% non differisce poi molto dal 10%. Inoltre, diversi azionisti intimamente collegati possono alla fine condizionare ed anche pesantemente l’attività bancaria.

Alcune considerazioni.

– Deutsche Bank è una banca con sede in Germania, ma di fatto a governo straniero. Con tutte le conseguenze.

– Il Qatar è un paese molto chiacchierato: sono in molti a ritenerlo il collettore dei fondi destinati a fomentare la guerriglia nel Medio oriente. Che poi detti fondi siano stati raccolti tra una congerie di stati, alcuni dei quali insospettabili, è tutto un altro paio di maniche.

– Circa gli altri investitori, l’azionariato che li sottende e ben poco chiaro: bene fa quindi l’Ecb ad indagare.

– Ci si domanda soltanto per quale motivo Ecb si sia attivata soltanto adesso.


Reuters. 2017-07-16. ECB considers special assessment of Deutsche Bank shareholders: paper

FRANKFURT (Reuters) – Europe’s top banking regulator, the European Central Bank (ECB), is considering carrying out a special assessment of Deutsche Bank’s (DBKGn.DE) two largest shareholders, a German paper reported on Sunday, citing regulatory sources.

The ECB may launch so-called ownership control procedures to scrutinize both the Qatari royal family and China’s HNA (0521.HK), which each own just under 10 percent of the shares of Germany’s flagship lender, Sueddeutsche Zeitung reported in a prereleased version of its Monday edition.

The ECB and Deutsche Bank declined to comment.

The aim of a such an assessment is to establish whether an investor is trustworthy and financially sound, where the money used for the investment came from, and whether the investor engages in any criminal dealings such as money laundering or terrorist financing.

Normally it is only carried out if a shareholder holds more than 10 percent.

The ECB is, however, for the first time considering using a possible exemption to the rule, which it can activate if it establishes that both Qatar and HNA exert significant influence on the bank despite owning a stake of less than 10 percent, the paper said.

Qatar, which has been a Deutsche Bank shareholder since 2014, and HNA, which acquired its stake this year, have each been granted a Deutsche Bank board seat.

Due to the generally low number of shareholders showing up at annual general meetings the two investors can factually block important decisions.

“It looks like both will be treated as if they held more than 10 percent,” a source told the paper, which also reported that HNA’s investment in Deutsche Bank shares prompted the ECB’s move.

Last week, Germany became the first European Union country to tighten its rules on foreign corporate takeovers, following a series of Chinese deals giving access to Western technology and expertise.


Reuters. 2017-07-16.: ECB eyes review of Deutsche Bank shareholders source

FRANKFURT (Reuters) – Europe’s top banking regulator, the European Central Bank (ECB), is considering carrying out a review of Deutsche Bank’s (DBKGn.DE) two largest shareholders, a regulatory source said on Monday.

The ECB may launch so-called ownership-control procedures to scrutinize Qatar’s royal family and China’s HNA (0521.HK), which each owns just under 10 percent of Germany’s flagship lender.

“That the ECB is investigating or considering to investigate the shareholdings is indeed accurate,” said the person, speaking on condition of anonymity because the person was not authorised to speak publicly about a review that is ongoing.

News of the possible review was first reported by the Sueddeutsche Zeitung on Sunday.

The ECB, Deutsche Bank and HNA declined to comment. A spokesman for the office of Sheikh Hamad bin Jassim bin Jabr al-Thani in Qatar was not immediately available to comment.

The German finance ministry said it had taken notice of reports of the possible review but declined further comment.

The motivation for a review remains unclear. Generally such an assessment aims to establish whether an investor is trustworthy and financially sound, determine the source of investment funds and find out whether an investor engages in any criminal dealings such as money-laundering or terrorism financing.

“The approval process aims to ensure that only suitable shareholders enter the banking system in order to prevent any disruptions to the smooth functioning of the banking system,” the ECB’s website says.

Normally, the review takes place once a holding reaches 10 percent of shares or voting rights. But it may also take place if there is “significant influence over the management of the bank”, the ECB’s website says.

Both Qatar and HNA have been granted a seat on the Deutsche Bank board.

HNA, which has been on a global shopping spree in past years, began acquiring its Deutsche stake this year in multiple steps, saying the bank’s shares were “substantially undervalued and are an attractive investment”, according to an SEC filing.

The purchase was financed by UBS and the holding is in a special fund managed by the Austrian asset manager C-Quadrat. Quadrat chief Alexander Schuetz sits on the Deutsche Bank board.

A spokesman for C-Quadrat said the asset manager was unaware of any possible review by the ECB.

Qatar’s royal family built up its stake first in 2014 during a capital increase. Lawyer Stefan Simon represents Qatar on the board.

Qatar is under political and economic pressure, with neighbors including Saudi Arabia accusing it of terror financing and cosying up to Iran, a nation other Gulf Arab states have long viewed with suspicion.

Deutsche Bank sees the HNA and Qatari stakes as a vote of confidence that should encourage other investors, big and small.

In May, German regulator BaFin welcomed the HNA investment. “We believe it is fundamentally positive that capital is being invested in German banks. This of course includes foreign capital and of course Chinese capital,” BaFin President Felix Hufeld said at the time.

A negative outcome of a review could result in the ECB prohibiting the shareholder from exercising its voting rights.

The process underway does not indicate any wrongdoing, though it does come at an awkward time for Germany’s largest lender.

Deutsche Bank is grappling with a strategic turnaround, an uncertain global economy and the impact of Britain’s departure from the European Union.

In addition, the bank is recovering from multiple legal battles and has paid billions in fines and settlements for cases ranging from its role in marketing of U.S. mortgage-backed securities to a so-called “mirror trading” scheme that could be used for money laundering.

Now that light is at the end of the tunnel on the legal front, scrutiny of Deutsche Bank’s customers and investors is casting an additional shadow in the bank’s reputation.

Recently, some Democratic members of the U.S. Congress have renewed efforts to find possible links between banks such as Deutsche Bank, U.S. President Donald Trump and Russia, as they look for evidence of collusion between the Trump campaign and Russia in the 2016 U.S. election campaign.

Deutsche Bank is one of Trump’s largest lenders, according to regulatory filings, but the bank has declined Democrats’ demands to provide records of its client, citing privacy concerns. Trump and the Kremlin have denied any collusion in the election.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Unione Europea

USA – EU. La battaglia del bourbon.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-20.

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L’aspetto tragicomico è che l’annuncio sia stato dato da JC Juncker.

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«At the G20 summit in Hamburg on Friday, European commission president Jean-Claude Juncker said that if the US took measures against Germany and China’s steel industries, the EU would “react with counter-measures” in a few days.»

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«The US Congress declared in 1964 that bourbon can only be made in the US, the same way tequila must be made in Mexico and champagne in France.»

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«Bourbon, a mix of water, grains and yeast, has historically been popular in Europe, and US distilleries have recently been looking to grow their export market in Asia and Australia.»

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«In 2016, US spirit exports to the EU were valued at $654m, and 20% of that was from bourbon whiskey, according to the Distilled Spirits Council of the United States (Discus).»

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«Any efforts to impose retaliatory tariffs on US spirits exports to the EU will harm consumers, producers and the US and EU spirits sectors»

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«The EU’s warning came after the US threatened to curb steel imports for national security reasons. EU officials are concerned such a move would trigger protectionist reactions around the world, and the union would likely respond by targeting US agricultural products like bourbon.»

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«Juncker said the EU was prepared to react within days to a protectionist move by the US. “I am telling you this in the hope that all of this won’t be necessary,” Juncker said. “But we are in an elevated battle mood.”»

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Povero Mr Juncker!

Possiamo immaginare la morte che aveva nel cuore nel dare questo triste annuncio.

Nel contempo, si dovrebbe anche sottolineare come, nell’evenienza, il bilancio dell’Unione Europea potrebbe trarre un sospiro di sollievo.


The Guardian. 2017-07-08. US bourbon producers warn of financial damage if EU retaliates against Trump threat

EU threatens ‘counter-measures’ if Trump takes action to protect the US steel industry – and one of the targets could be bourbon whiskey from Kentucky.

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The US bourbon industry has warned that its business and consumers around the world would be harmed if the European Union acts on a retaliatory threat to target American whiskey exports.

At the G20 summit in Hamburg on Friday, European commission president Jean-Claude Juncker said that if the US took measures against Germany and China’s steel industries, the EU would “react with counter-measures” in a few days.

Officials confirmed that one of the targeted products could be bourbon whiskey, 95% of which comes from Kentucky, the home state of US Senate majority leader Mitch McConnell and a state that voted 62.5% for Trump in last year’s election.

“This is a really important industry to Kentucky, so people will not be happy that this in the air,” Susan Reigler, president of the Bourbon Women Association, told the Guardian.

Bourbon brings in $166m in tax revenue to Kentucky annually, and the industry employs nearly 17,500 people in the state, according to the Kentucky Distillers’ Association (KDA). “It’s not just the people who work in the distilleries, or the bottling plants, but also people like the grain farmers and the truckers who transport it,” said Reigler.

The US Congress declared in 1964 that bourbon can only be made in the US, the same way tequila must be made in Mexico and champagne in France.

Bourbon, a mix of water, grains and yeast, has historically been popular in Europe, and US distilleries have recently been looking to grow their export market in Asia and Australia.

In 2016, US spirit exports to the EU were valued at $654m, and 20% of that was from bourbon whiskey, according to the Distilled Spirits Council of the United States (Discus).

“Any efforts to impose retaliatory tariffs on US spirits exports to the EU will harm consumers, producers and the US and EU spirits sectors,” Discus said in a statement.

The EU’s warning came after the US threatened to curb steel imports for national security reasons. EU officials are concerned such a move would trigger protectionist reactions around the world, and the union would likely respond by targeting US agricultural products like bourbon.

Juncker said the EU was prepared to react within days to a protectionist move by the US. “I am telling you this in the hope that all of this won’t be necessary,” Juncker said. “But we are in an elevated battle mood.”

Eric Gregory, president of the Kentucky Distillers’ Association, said trade penalties would damage progress in the global bourbon trade.

“Global markets are increasingly important to our signature industry, and we have worked hard over the past decade to open doors, level the playing field and eliminate discriminatory tariffs and policies that would put Kentucky bourbon at a competitive disadvantage,” Gregory said.

“We will continue those efforts to promote, protect and elevate its success around the world.”

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania ed Austria accusano le Ogn di traffico di esseri umani.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-20.

Demoni 001

Ricordiamo come il Deutsche Welle sia l’organo ufficioso di stampa del Governo tedesco, edito in trenta lingue tranne che in italiano, con redattori specchiatamente socialdemocratici: nel suo “about us” si dichiara apertamente ‘liberal‘. Diamo atto alla chiarezza: non cerca in nulla di mimetizzarsi.

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Negli ultimi tempi, chiusa la via balcanica ai migranti, si è assistito ad un’ondata migratoria dalla Libia verso l’Italia.

In una prima fase i migranti erano trasportati con mezzi di fortuna fino alle coste italiane, in una seconda invece si sono presentate navi di proprietà oppure noleggiate da ong, organizzazioni non governative, che li raccoglievano financo dentro le acque territoriali libiche, per portarli poi in Italia. Ovviamente, vi erano eccezioni, e la Marina Militare italiana ha svolto il compito umanitario di raccogliere i profughi in acqua.

Dai dati statistici forniti, la maggior parte di questi migranti non erano nella condizione di chiedere asilo politico, non erano quindi potenziali rifugiati: erano da annoverarsi tra i migranti economici, ossia persone in cerca di migliori possibilità e condizioni di vita.

Tuttavia, l’Unione Europea non ha mai consentito che i migranti sbarcati in Italia potessero essere ripartiti in altri paesi dell’Unione. Francia e Germania si erano sempre opposte.

La situazione è diventata talmente tesa che alla fine anche il Governo Gentiloni ha perso la pazienza:

Italia. Migranti. Governo pronto ad usare la ‘nuclear option’. 2017-07-18

ove il termine ‘nuclear option‘ indica il rilascio di visto temporaneo di immigrazione, azione che avrebbe permesso di incanalare legalmente i migranti arrivati negli altri paesi dell’Unione.

La reazione dell’Unione Europea è stata drastica quanto rapidissima: se a parole approvano e facilitano l’immigrazione illegale, nei fatti la guardano come la peste bubbonica.

Per facilitare la comprensione del fenomeno, riportiamo a seguito lo sviluppo temporale dei titoli del Deutsche Welle. Riportiamo l’intera storia citando una fonte sicuramente ‘liberal‘ e pro Unione Europea per evitare di essere accusati di aver fatto citazioni di parte e, quindi, a dire di alcuni Commentatori, faziose.

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2017-05-18. Punishing those who help refugees – ‘a perverse logic’

2017-06-30. Italy is running out of patience

2017-07-07. EU countries decline to help Italy with Mediterranean refugee crisis

2017-07-08. Dozens of migrants feared drowned off Libya

2017-07-13. Italy draws up code of conduct for NGO migrant boat rescues

«In an attempt to stem rising migrant flows, the Italian government completed a draft code of conduct for non-governmental organizations (NGOs) that carry out search and rescue missions in the Mediterranean Sea, an official said on Wednesday.

Italy’s 11-point plan reportedly includes new rules that would ban charity boats from making phone calls or firing flares that could signal to human traffickers that it was a good time to launch their migrant boats. The groups would also no longer be allowed to enter Libyan territorial waters.

Additionally, should any group refuse to accept the terms, they could be barred access to Italian ports, meaning the charity ships would have to divert to other countries to disembark refugees.

Amnesty International and Human Rights Watch (HRW) heavily criticized Italy’s plan on Wednesday after receiving a leaked draft of the code.»

2017-07-17. EU limits boat sales to Libya in effort to stem migrant flow

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Così si arriva all’annuncio di oggi.

Italy deals blow to citizenship rights for migrants

Italia. Migranti. Governo pronto ad usare la ‘nuclear option’.

«Senior Italian government figures have threatened to allow 200,000 migrants who have reached its shores to travel across Europe by exploiting a little-known Brussels directive as the country struggles to cope with a huge rise in refugees fleeing north Africa»

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«A minister and a senator are plotting to issue migrants with temporary EU visas in a move that has been described as a “nuclear option” for solving Italy’s refugee crisis»

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Refugee rescue NGOs reject human trafficking charges

«Germany and Austria’s interior ministers have accused private initiatives to save refugees in the Mediterranean of intentionally working with people smugglers»

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«The accusation has sparked outrage and may not even be true»

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«Austrian Interior Minister Wolfgang Sobotka has called for legal “punishments” for NGO workers who pick migrants in danger of drowning out of the Mediterranean»

*

«We have to stop so-called helpers from entering Libyan waters and directly taking refugees from human traffickers …. It’s crucial that self-appointed emergency sea rescuers no longer cooperate with the [people smuggling] rings»

*

«Those sentiments were seconded, in less direct form, by Germany’s conservative Interior Minister Thomas de Maiziere in a separate newspaper interview. He cited Italian accusations that NGO rescue boats concealed their transponder positions from coast guards and turned on their lights to give boatloads of refugees a “goal.”»

*

«We cannot exclude that organized crime gangs involved in migrant smuggling assume that migrants will be picked up by NGOs very close to the shore, rather than sail all the way to Italy and that the migrant smugglers take advantage of this»

*

«Statistics show that attempted crossings from northern Africa were on the rise before the increase in NGO activities»

*

«The human trafficking problem starts on land …. When the migrants are at sea, it’s already too late»

*

De Maiziere kritisiert NGOs wegen Flüchtlingshilfe im Mittelmeer

«Berlin (Reuters) – Bundesinnenminister Thomas de Maizière hat Kritik an den im Mittelmeer agierenden Hilfsorganisationen geübt.

“Die Italiener untersuchen Vorwürfe gegen NGOs: Zum Beispiel, dass Schiffe ihre Transponder regelwidrig abstellen, nicht zu orten sind und so ihre Position verschleiern”, sagte de Maizière den»

Le navi Ong alterano i dati del transponder, al fine di non farsi localizzare.

* * * * * * *

Considerazioni.

È davvero molto forte la frase in cui i Ministri del Interni della Germania e dell’Austria accusano le organizzazioni non governative di lavorare “intenzionalmente” con i contrabbandieri: «of intentionally working with people smugglers»

«We have to stop so-called helpers from entering Libyan waters and directly taking refugees from human traffickers»

*

Se questo problema dovrebbe al momento essere ben chiaro, ne emergerebbe un altro, molto meno chiaro e verosimilmente ben più spinoso.

Tutte le Ong che operano sulle coste libiche nella tratta degli esseri umani fanno capo a Mr. Soros ed ai liberals democratici americani.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Guerra civile americana. Si avvicina lo scontro finale.

A questo atteggiamento fa riscontro la ferma opposizione presa dell’Unione Europea contro l’Ungheria che ha legiferato delle limitazioni all’operatività delle ong sul suo territorio.

Diktat Eu alla Ungheria. Un mese di tempo per la legge sulle ong di Soros.

Nessuno si stupisce più di tanto della contraddizione, ma alla fine le costruzioni contraddittorie crollano rovinosamente.


Deutsche Welle. 2017-07-19. Refugee rescue NGOs reject human trafficking charges

Germany and Austria’s interior ministers have accused private initiatives to save refugees in the Mediterranean of intentionally working with people smugglers. The accusation has sparked outrage and may not even be true.

*

Austrian Interior Minister Wolfgang Sobotka has called for legal “punishments” for NGO workers who pick migrants in danger of drowning out of the Mediterranean.

“We have to stop so-called helpers from entering Libyan waters and directly taking refugees from human traffickers,” Sobotka told Germany’s Bild newspaper. “It’s crucial that self-appointed emergency sea rescuers no longer cooperate with the [people smuggling] rings.”

Those sentiments were seconded, in less direct form, by Germany’s conservative Interior Minister Thomas de Maiziere in a separate newspaper interview. He cited Italian accusations that NGO rescue boats concealed their transponder positions from coast guards and turned on their lights to give boatloads of refugees a “goal.”

The NGOs in question were outraged at the two interior ministers’ remarks. In an email, the German organization Sea Watch called the accusations part of a “campaign of defamation.”

“We don’t want to let ourselves get turned into a plaything for European interior and foreign ministers, whose statements repeatedly make for headlines about ocean rescues and human traffickers,” Sea Watch spokeswoman Theresa Leisgang wrote. “More NGO boats means fewer dead – that’s all there is to it.”

Doctors Without Borders also said in a statement that there wasn’t “a shred of evidence” supporting de Maiziere and Sobotka’s claims.

The charge that NGO rescue ships, intentionally or not, help encourage would-be migrants to attempt the treacherous Mediterranean crossing in overcrowded and unseaworthy boats isn’t new, but it has never been leveled so directly by such high-ranking government representatives. Italy, where the vast majority of those rescued at sea are taken, drew up a controversial code of conduct for NGO sea rescuers last week which also implied that they, willingly or not, were abetting the people traffickers. And the EU wants to restrict the sale to Libya of the sort of boats typically used for crossings.

Pulling people to Europe or merely out of danger?

Some 90,000 migrants have arrived in Italy by sea this year, according to the United Nations. The Italian Defense Ministry has compiled statistics showing that the proportion of refugees rescued at sea by NGOs went from 0.87 percent in 2014 to 26.23 percent last year.

Europol’s European Migrant Smuggling Centre told DW that there are currently “no cases with an NGO involvement at the core of the investigation.” But spokesman Jan Op Gen Oorth added, “We cannot exclude that organized crime gangs involved in migrant smuggling assume that migrants will be picked up by NGOs very close to the shore, rather than sail all the way to Italy and that the migrant smugglers take advantage of this.”

The European border control agency Frontex has advanced the idea that the presence of NGO rescuers has created a “pull effect” encouraging would-be migrants to try their luck and are thus indirectly abetting people smugglers. But anti-human trafficking groups like La Strada in the Netherlands, which isn’t involved in ocean rescues, say that they see no direct connection between the number of rescue boats and people risking their lives to reach Europe.

“There are far more factors at work,” La Strada International Coordinator Suzanne Hoff told DW. “People leave because of what’s going on in their countries of origin.”

That view is supported by recent academic research.

A toxic narrative?

A study published last month by Goldsmiths College entitled “Blaming the Rescuers” disputes the idea of a pull effect and the notion that rescuers are inadvertently making crossings more dangerous. The report says that belief has created a “toxic narrative” discrediting NGO search and rescue missions.

The study acknowledged that the number and danger of Mediterranean crossings, as well as the number of deaths and mortality rate, increased from 2015 to 2016, but finds that none of these trends was causally related to the activities of NGO missions.

Statistics show that attempted crossings from northern Africa were on the rise before the increase in NGO activities.

They also demonstrate that crossings were already getting more dangerous because of a change in the human traffickers’ strategy in response to governmental anti-smuggling efforts and deteriorating conditions in Libya – although NGO activities may have encouraged smugglers to consolidate those tactics.

“NGOs were not the cause of increased crossings and shifting smugglers’ tactics, but were rather a fundamental civilian response to a dire situation that was not of their making,” the report concluded.

Blowback from NGOs and the opposition

Video footage of NGO rescues highlight the dangers involved in the Mediterranean crossings.

The Goldsmiths report takes European leaders to task for failing to address the conditions in northern Africa that cause people to migrate and urges those people be given legal avenues for migration. That’s a point also made by the NGOs.

“We think that if you give people more rights, more information and more chances to legally migrate, then you actually prevent human trafficking,” said Hoff.

“The human trafficking problem starts on land,” UNICEF spokeswoman Sarah Crowe told DW. “When the migrants are at sea, it’s already too late.”

Politicians from the other parties in Germany vehemently rejected de Maiziere’s statements. Social Democratic chairman and chancellor candidate Martin Schulz tweeted that he didn’t want to see the Mediterranean turned into a “mass grave.”

The opposition was even more scathing. Jens Korte of the Left Party condemned what he called “organized European state failure” and said that if de Maiziere “had problems with aid organizations saving people from drowning, he should ensure that state institutions do it.”

Green Party co-chair Katrin-Göring Eckardt accused de Maiziere of trying to up “hostility toward refugees” with unfounded accusations.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Germania. Come assassinare l’industria automobilistica tedesca.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-19.

Deserto __001 libia_deserto_2010

Il deserto è morto. È ecologicamente puro.


«More than 600,000 jobs could be at risk in Germany by 2030 from a potential ban on combustion engine cars, the Ifo economic institute said in a study on Tuesday»

*

«A switch to sales of zero-emission cars would threaten 436,000 car manufacturing jobs, with the rest coming from related industries, such as suppliers»

*

«Many German cities, including Munich and Stuttgart, have considered banning some diesel vehicles, blaming emissions for causing increased respiratory disease»

*

«Pollution from diesel engines has become a sensitive subject since VW’s emissions tests cheating scandal broke in September 2015»

*

«It is important that climate policy proceeds in a neutral fashion by setting climate protection goals without prescribing the technologies that have to be used to achieve them»

* * * * * * * *

Diesel vehicles will disappear sooner than expected, says EU industry chief

The death of diesel: has the one-time wonder fuel become the new asbestos?

Urban access Regulation in Europe.

Diesel ban in Germany one step closer after court decision

*

«Il dieselgate fa male alla Germania? Certo, molto male, vista la centralità delle quattro ruote nel sistema industriale tedesco. Ma la ragnatela di subforniture transnazionali e di interscambi commerciali europei conferma che anche il resto del Vecchio continente non ha molto da sorridere.

Qualche numero aiuta a capire meglio. Un’auto al mondo su cinque è tedesca. Una su dieci porta sulla carrozzeria uno dei marchi del gruppo Volkswagen (come Skoda, Seat, Audi, ma anche Lamborghini e Ducati per le moto).

L’automotive è la maggiore industria tedesca, con un fatturato di circa 384 miliardi di euro, pari a un quinto dell’intero manifatturiero nazionale (secondo i dati forniti dalla Vda, l’associazione industriale del settore auto tedesco).

Gli occupati nell’automotive sono 775mila, sparsi in 43 impianti produttivi. Le quattro e due ruote rappresentano il 20% delle esportazioni mondiali tedesche. Ma la Germania è anche il maggior produttore e utilizzatore europeo di auto: secondo i dati Acea, il 30% delle auto costruite nel Vecchio Continente è made in Germany (5,6 milioni di vetture), così come quasi il 20% delle immatricolazioni (3,04 milioni). Il 77% delle vetture costruite in Germania è destinato ai mercati esteri.

In Germania la spesa in Ricerca & Sviluppo del settore (17,6 miliardi di euro) è pari a un terzo del totale, e solo nel R&S auto lavorano qualcosa come 93mila addetti.» [Sole 24 Ore]

*

Si dovrebbe considerare a fondo la seguente frase:

«Gli occupati nell’automotive sono 775mila, sparsi in 43 impianti produttivi. Le quattro e due ruote rappresentano il 20% delle esportazioni mondiali tedesche»

Imporre restrizioni politiche alla produzione automobilistica, oltre quelle già adesso in vigore, potrebbe concorrere a togliere dal mercato l’automotive prodotto in Germania.

Se è vero che il 77% delle autovetture costruite in Germania è destinato all’esportazione, è altrettanto vero che esse rendono il 20% delle esportazioni totali: questo è un risultato tecnologico ottenuto in oltre un secolo di lavoro. Prima di disperderlo sarebbe a parere di molti proficuo meditarci sopra.

Sicuramente parte della produzione potrebbe essere portata all’estero, cosa che per esempio VW sta perseguendo da tempo.

Germania, Russia e sanzioni. VW amplierà il mega impianto a Mosca.

Ma è anche vero che gli impianti locati all’estero sono politicamente vulnerabili: nessuno potrebbe dare garanzie assolute che in un domani nonpossano essere nazionalizzati.

In conclusione, quando l’ideologia offusca la mente fino ad erodere il comune buon senso non si preannunciano tempi facili.

Senza poi tener conto che in Germania già adesso la crisi demografica inizia a mordere, e ferocemente.

Germania. Sassonia. La realtà travolge i tedeschi. Ed è solo l’inizio.

Il Ministro delle Finanze Sassoni ha fatto presente che a fronte di 60,000 pensionamenti la Sassonia dispone di solo 30,000 rimpiazzi, e di questi non tutti hanno le competenze necessarie per subentrare dei posti lasciati liberi.

Resta davvero difficile cercare di comprendere dove voglia andare la Germania.

*

Lungi da noi l’idea di fare fantapolitica. Ci sono troppi fatti storici per fantasticare.

Ma nella storia ci sono davvero molti precedenti. Il Doge Marino Falier ne potrebbe essere un esempio, ma anche Benedict Arnold e Vidkun Quisling non scherzarono affatto.

«Kim Phily, da sempre comunista, fu al servizio dell’NKVD e del KGB dall’interno del Military Intelligence e del corpo diplomatico del Regno Unito. Nel secondo dopoguerra fu, per due anni, a capo della sezione controspionaggio R5 del Secret Intelligence Service (SIS).  Fu poi trasferito come capo della stazione MI6 in Turchia e, in seguito, fu ufficiale di collegamento per l’intelligence SIS presso l’Ambasciata britannica a Washington. Si noti che era un integralista islamico.»

I traditori esistono: sono una triste realtà. Philby tradiva la sua Patria perché era convinto che la sua vera Heimat fosse il comunismo. Gli ideologi considerano Patria la propria ideologia, non la terra dove sono nati.


Reuters. 2017-07-17. Car engine bans in Germany would put 600,000 jobs at risk: Ifo

BERLIN (Reuters) – More than 600,000 jobs could be at risk in Germany by 2030 from a potential ban on combustion engine cars, the Ifo economic institute said in a study on Tuesday.

A switch to sales of zero-emission cars would threaten 436,000 car manufacturing jobs, with the rest coming from related industries, such as suppliers, Ifo said in the study commissioned by the VDA auto industry association.

The VDA, representing carmakers such as Volkswagen (VOWG_p.DE), Daimler (DAIGn.DE) and BMW (BMWG.DE), is in discussions with the government on a plan to reduce pollution from older diesel cars that the industry hopes will avert complete bans on diesel engines in certain German cities.

Many German cities, including Munich and Stuttgart, have considered banning some diesel vehicles, blaming emissions for causing increased respiratory disease.

Pollution from diesel engines has become a sensitive subject since VW’s emissions tests cheating scandal broke in September 2015.

“It is important that climate policy proceeds in a neutral fashion by setting climate protection goals without prescribing the technologies that have to be used to achieve them,” Ifo president Clemens Fuest said at a news conference.

Representatives from Germany’s federal government, states where carmakers are headquartered and automakers will meet on Aug. 2 to find ways to curb pollution from diesels.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Unione Europea

Italia. Migranti. Governo pronto ad usare la ‘nuclear option’.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-18.

Tedeschi 001 Bonvi

Nello slang americano il termine ‘nuclear option‘ «is a parliamentary procedure that allows the United States Senate to override a rule or precedent by a simple majority of 51 votes, instead of by a supermajority of 60 votes». In via translata indica un provvedimento legalmente valido ma utilizzato solo come estrema ratio.

«Senior Italian government figures have threatened to allow 200,000 migrants who have reached its shores to travel across Europe by exploiting a little-known Brussels directive as the country struggles to cope with a huge rise in refugees fleeing north Africa»

*

«A minister and a senator are plotting to issue migrants with temporary EU visas in a move that has been described as a “nuclear option” for solving Italy’s refugee crisis»

*

«Italy could send 200,000 migrants across Europe»

* * * * * * *

Si resta piacevolmente sorpresi nel constatare che nel sangue dei nostri Ministri e del signor Primo Ministro siano rimaste tracce infinitesimali di testosterone.

Si comprende benissimo come Mr Gentiloni sia ‘livid‘ [furibondo] ed ‘infuriated‘. Gli italiani lo sono da molti anni.

I partner europei, a partire da Mutti Merkel per non parlare poi di Mr Macron, sciorinano paroloni ma non stanno facendo letteralmente nulla.

Anzi, molte realtà a loro legate si industriano di convogliare altri profughi in Libia e, quindi, in Italia. Per l’Europa si vedrà, con tanta calma.

*

Ci sia consentito di proporre di concedere il Visa temporaneo a tutti gli immigrati clandestini al momento presenti in Italia, convogliandoli quindi a Ventimiglia ed al Brennero in comode tradotte dotate di confort.


The Times. 2017-07-18. Italy plots ‘nuclear option’ to send migrants north.

Senior Italian government figures have threatened to allow 200,000 migrants who have reached its shores to travel across Europe by exploiting a little-known Brussels directive as the country struggles to cope with a huge rise in refugees fleeing north Africa.

A minister and a senator are plotting to issue migrants with temporary EU visas in a move that has been described as a “nuclear option” for solving Italy’s refugee crisis.

Paolo Gentiloni, the prime minister, is livid that the rest of Europe has refused to take its fair share of migrants and that they have closed ports to rescue ships as the number of refugees attempting the treacherous crossing from Libya to the Continent has surged.

[Testo riportato parzialmente causa il copyright]


 → The National. 2017-07-18. Italy could give 200,000 migrants EU visas in ‘nuclear option’ to ease refugee influx

Senior government officials say the temporary visas are ‘under discussion’ as a last-ditch attempt to solve its refugee crisis.

*

Italy could send 200,000 migrants across Europe in a move which has been described as a ‘nuclear option’ to tackle an influx of refugees from north Africa.

Senior officials from Italy’s government are plotting to exploit an obscure Brussels directive by issuing migrants with temporary EU visas which would allow them to travel freely across the continent.

The country is struggling to cope with a massive increase in refugees arriving at its shores and the failure of other European countries to take in their fair share has infuriated the Italian Prime Minister Paolo Gentiloni.

The “nuclear option” of issuing temporary visas is seen a last ditch attempt to solve Italy’s refugee crisis – and to force other countries to face up to their own responsibilities, The Times reports.

Rescue ships full of migrants who have made the treacherous crossing from Libya have been travelling to Italy after being turned away from other European ports, bringing the country to breaking point.

So far this year, more than 86,000 migrants have reached Italy bringing the total number in the country’s detention centres to 200,000.

Mattia Toaldo, a senior analyst at the European Council on Foreign Relations, told The Times: “If migrants continue to arrive and Italy decides to give them papers to cross borders and leave Italy it would be a nuclear option. Italians have lost any hope of getting help from the EU and may say, ‘If you won’t make it a common challenge, we will’.

Members of Italy’s ruling Democrat Party want to use the European Council Directive 2001/55, which was initially drafted after the Balkans conflict to give a large number of displaced people temporary entry to Europe.

Luigi Manconi, a senator with the ruling Democratic Party, told The Times: “Letting migrants travel once they reach Italy would create a real problem for our EU neighbours. But I hope it would force France to confront the migrant problem head on.”

Pubblicato in: Geopolitica Europea, Unione Europea

Italia. Barometro Politico di Luglio.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-17.

Altare di Italia 001

Demopolis ha rilasciato i dati relativi al Barometro Politico di Luglio.

2017-07-14__Barometro__003

– Si conferma un elevato numero di persone che non avrebbero intenzione di andare a votare: sarebbero 18 milioni di potenziali elettori (38%) che si asterrebbero. Si recherebbero a votare meno di 30 milioni, ossia sei milioni in meno rispetto alle politiche del 2013.


2017-07-14__Barometro__001

– Il recente risultato alle elezioni amministrative è stato significante solo per il 34% della popolazione. Per il 66% degli Elettori era quindi un fatto scontato.


2017-07-14__Barometro__002

– M5S si riconfermerebbe il partito di maggioranza relativa (27/%), subito seguito dal PD (26.2%).

– Se il centrodestra si presentasse unito alle elezioni politiche, potrebbe ottenere il 32.5% dei voti, essendo la Lega al 14%, Forza Italia al 13.7%, oltre alle altre forze minori.

– Ricordiamo però che spesso la somma delle percentuali dei partiti che si presentano separatamente non coincide con quella di un effettivo risultato elettorale.

*

Di fatto, il quadro politico italiano si confermerebbe ingovernabile.

* * * * * * *

«Il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, nonostante una lieve flessione, si confermano le principali forze politiche del Paese. Se si votasse oggi per Camera, il M5S avrebbe il 27%, superando di quasi un punto il partito di Renzi, attestato al 26,2%; la Lega otterrebbe il 14%, di fatto affiancata da Forza Italia al 13,7%.

Sono i dati rilevati dal Barometro Politico nazionale dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, che ha verificato gli effetti delle Amministrative e dell’emergenza immigrazione sul consenso alle Politiche. Si conferma la crescita dell’area di Centro Destra, rilevata negli ultimi mesi da Demopolis: la somma complessiva dei tre partiti guidati da Salvini, Berlusconi e Meloni raggiunge oggi il 32,5%, nonostante alcune evidenti distanze tra i 3 leader.

In base alla simulazione effettuata dall’Istituto Demopolis, con questi numeri nessuna forza politica avrebbe oggi alla Camera una maggioranza in grado di ottenere la fiducia per un nuovo Governo.

Sul quadro politico pesa la crescente disaffezione al voto degli italiani. Netto appare il calo dell’affluenza, dal 75% del 2013 al 62% di oggi. Secondo la stima Demopolis, voterebbero oggi meno di 30 milioni di italiani, circa 18 milioni sceglierebbero l’astensione.

La legge elettorale in vigore, di fatto un proporzionale puro che non lascia intravedere nessun possibile vincitore a chiusura delle urne non costituisce certamente un incentivo alla partecipazione.»

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Demografia, Unione Europea

Germania. Sassonia. La realtà travolge i tedeschi. Ed è solo l’inizio.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-17.

1483-1520__Raffaello__Massacro_degli_Innocenti_

Raffello. Il massacro degli innocenti.


La Germania è il grande malato dell’Unione Europea.

Al momento attuale ha ancora molto potere e molta potenza, la sua Bundeskanzlerin Frau Merkel sarà verosimilmente rinnovata nell’incarico conseguendo anche un grande risultato elettorale. Ma il destino tedesco è segnato.

Assomiglia ad un paziente con un cancro al polmone ancora in fase evolutiva: apparentemente sta bene, ma sarebbe ben facile previsione prevederne una lenta e sofferente agonia, culminante alla fine nell’exitus dopo inenarrabili dolori.

La gente comune stenta a rendersene conto, oppure ignora semplicemente il problema, ma sarebbe ben difficile comprendere gli sviluppi politici e militari di questi tempi senza comprendere che tutte le persone al potere, politici, imprenditori e militari, lo hanno invece molto ben presente.

I governanti del mondo, coloro che, se non altro per motivi di ufficio, devono prendere decisioni strategico, diciamo almeno sull’arco del decennio, lo hanno perfettamente e lucidamente presente.

La popolazione autoctona tedesca sta estinguendosi.

Sono venti anni che i demografi stanno dando avvisi su avvisi, warning su warning, ma senza risultato alcuno.

 *

Germania. Anche la Merkel piange. Wissmann: o si cambia o si fallisce.

Germania ed Islam. Deutsche Islam Konferenz.

Germania. I tedeschi ‘costernati’ stentano ad integrarsi con i turki.

Germania dell’est. Una realtà socio-economica in profonda crisi.

Germania. Bancarotta per chi si dichiarò garante degli immigrati.

Germania. Obiettivo raggiunto. I poveri sempre più poveri. Lo dice il Governo.

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Germania. 13 milioni di poveri e 330,000 famiglie con la luce tagliata.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Migranti. Arrivati 1.2 milioni. 34,000 al lavoro.

Germania. La Sharia si è instaurata de facto e funziona.

Germania. 4,392 migranti lavorano. Ma ne era arrivato più di un milione.

Germania. Il problema delle moschee salafite.

Germania. Migranti. 142,500 crimini nella prima metà 2016.

Germania. Genitori di scolari rinviati a giudizio per reato di opinione.

‘Cosa vuoi fare da grande, Abramino Levi?’. ‘Il musulmano in Germania’.

Germania. 549,209 richieste di asilo negate. Ma continuano a restare in Germania.

Germania. 2,137,000 immigrati nel 2015. Frattura tra Csu e Cdu.

Germania. Governo impone scorte causa probabile guerra civile.

Germania Saudita che avanza. Ecco quanto è araba la Germania.

Germania. Il grande malato di Europa che sta estinguendosi.

Germania. I tedeschi rivogliono l’Heimat.

Germania. Scuole professionali in crisi.

Germania. 12 milioni di indigenti.

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«Allein seit der Wiedervereinigung haben wir bis zu 850 000 Einwohner verloren.»

Dal momento della riunificazione abbiamo perso 850,000 persone.

*

«Alle Prognosen besagen, dass dieser Minustrend anhalten wird, auch wenn sich die Bevölkerungsentwicklung zurzeit etwas durch die Flüchtlinge stabilisiert und zudem die Geburtenzahlen leicht steigen.»

Tutte le previsioni indicano che questo trend negativo proseguirà, anche se la crescita della popolazione è attualmente alquanto stabilizzato dai profughi ed anche il tasso di natalità è salito un pochino.

*

«Auch eine höhere Zuwanderung aus anderen Bundesländern wird das Defizit auf Dauer nicht ausgleichen»

Anche un’immigrazione molto più qualificata da altri stati non potrebbe compensare questo deficit nel lungo periodo.

*

«Im Zeitraum bis 2030 und darüber hinaus werden jedes Jahr in Sachsen rund 60 000 Menschen in Rente gehen, während gleichzeitig jährlich nur etwa 30 000 junge Leute neu in den Arbeitsmarkt eintreten»

Nel periodo fino al 2030 ed oltre, ogni anno andranno in Sassonia in pensione 60,000 persone, mentre ogni anno solo 30,000 giovani saranno disponibili al mercato del lavoro.

*

«Wir stecken damit in einer gigantischen „Bevölkerungsfalle“ und das nicht nur, weil es überall zum Fachkräftemangel kommen wird.»

Siamo intrappolati in una gigantesca trappola demografica, anche perché mancheranno le competenze.

* * * * * * *

Subito dopo il disastro di Stalingrado Hitler diede ordine di ricostituire la sesta armata, andata completamente persa. Numericamente essa fu ricostituita con reclute giovanissime, molte delle quali provenienti da paesi occupati, e fu armata alla male peggio. Della vecchia sesta armata composta di veterani sperimentati ed armata al meglio dell’epoca era rimasto solo il sogno.

Lo stesso errore si ripete adesso in Germania sotto i nostri occhi.

Ce lo illustra il Ministro delle Finanze Sassone Georg Unland.

Quella crisi demografica di cui parlavano i demografi, svillaneggiati e vilipesi quasi fossero iettatori, non è più alle porte: c’è.

Il Ministro riporta come la Sassonia abbia già perso 850,000 abitanti, ma soprattutto non sa più a quale santo votarsi: fatto è che ogni anno vadano in pensione 60,000 tedeschi autoctoni ed i rincalzi siano solo 30,000.

Sempre il Ministro ammette, nel più puro politichese politicamente corretto, come sia impossibile sostituire giudici, professori universitari, primari medici, dirigenti di azienda, insegnanti scolastici, funzionari di banca e così via con immigrati analfabeti, senza competenze specifiche e che non parlano una parola di tedesco.

Se la situazione non fosse tragica, sarebbe da sghignazzare.

Tutto lo stato sassone e la sua amministrazione ne sarà sconvolta. E lo sarà sempre più profondamente ogni anno che passi. Si preannuncia un’agonia lenta e dolorosa, che avrà un punto di viraggio quando la popolazione musulmana supererà quella autoctona, potendo quindi prendere il potere e togliersi tutti i sassolini, per non dire massi, dalle scarpe. L’eccidio di Schio sembrerà roba da dilettanti. I superstiti tedeschi rimpiangeranno amaramente l’Holodomor.

*

Il grottesco della situazione tedesca è che ora parliamo della Sassonia perché il Ministro Unland è stato il primo ad avere il coraggio di parlare di questo argomento. Ma tutto il resto della Germania è nella stessa ed identica situazione, se non peggio.

Frau Merkel ritornerà nuovamente al potere, certo, ma alla fine governerà un cimitero: si ripete la storia di Stalingrado ma questa volta la sesta armata non sarà ricostituita.

Il vero problema non emergerà con l’estinzione della stirpe germanica, bensì quando finalmente i tedeschi autoctoni inizieranno a capire l’esistenza del problema demografico, iniziando a pagarlo sulla propria pelle.

Allora sì diventeranno furibondi contro sé e gli altri, ed i tedeschi furibondi sono capaci di qualsiasi nefandezza.

Se negli anni trenta Hitler era osannato, dopo il 1945 fu maledetto.

Se ora Frau Merkel è riverita ed osannata, tra qualche tempo sarà esecrata e maledetta.

Alles kaputt.

Pagheranno ad usura di non aver procreato.


Sächsische Zeitung. 2017-06-22. So fahren wir den Staat gegen die Wand

Sachsens Finanzminister Georg Unland wehrt gegen immer mehr Landespersonal für immer weniger Sachsen. Das Interview:

*

Dresden. Trotz der regelmäßigen Erfolgsmeldungen über rasant steigende Steuereinnahmen fordert Sachsens Finanzminister eine zügige Kehrtwende bei der Personalpolitik des Freistaates. Auf Dauer könne sich das Land Sachsen die Zahl von derzeit 86 000 Beschäftigten nicht leisten, warnt Georg Unland (CDU). Der Grund dafür ist aus seiner Sicht nicht nur das Geld:

Herr Minister, aus aktuellem Anlass: Sind Sie ein übervorsichtiger oder sogar ein ängstlicher Typ?

Also vorsichtig bin ich grundsätzlich. Ängstlich mit Sicherheit nicht. Sonst hätte ich viele Berufe, die ich in meinem Leben ausgeübt habe, nicht machen dürfen. Auch den aktuellen nicht.

Bleiben wir also bei vorsichtig – ist das der Grund dafür, dass Sie auch nach den nun fast schon zehn Jahre anhaltenden Rekordeinnahmen des Landes weiter aufs Sparpedal treten wollen?

Nein, das hat mehr damit zu tun, dass man im Leben schon andere Erfahrungen gemacht hat. Ich kann mich jedenfalls noch sehr gut an die Finanzkrise von 2008 erinnern. Was danach kam, war ein Schockerlebnis. Wir wussten zunächst nicht, wie weiter. Und das prägt natürlich.

Trotzdem, der Freistaat verfügt im Moment über einen Rekordetat, auch für die kommenden Jahren werden Zusatzeinnahmen erwartet. Wie erklärt man da dem Bürger, das Geld reicht nicht für mehr Lehrer oder mehr Polizisten?

Ich glaube, wir führen in Sachsen bei dem Punkt nicht die richtige Diskussion. Wir meinen, immer alles auf noch mehr Geld reduzieren zu müssen. Das ist aber sehr einseitig und geht an den grundlegenden Problemen in diesem Land vorbei. Eines davon ist die Demografie und damit der Bevölkerungsrückgang. Allein seit der Wiedervereinigung haben wir bis zu 850 000 Einwohner verloren. Alle Prognosen besagen, dass dieser Minustrend anhalten wird, auch wenn sich die Bevölkerungsentwicklung zurzeit etwas durch die Flüchtlinge stabilisiert und zudem die Geburtenzahlen leicht steigen. Auch eine höhere Zuwanderung aus anderen Bundesländern wird das Defizit auf Dauer nicht ausgleichen.

Entscheidend ist aber etwas anderes: Nämlich nicht die absolute Zahl der Menschen, die in Sachsen leben, sondern der relative Anteil an der Gesamtbevölkerung in Deutschland. Da wir in vielen westlichen Bundesländern einen deutlichen Bevölkerungszuwachs haben, in Sachsen aber nicht, wird der relative Anteil der Sachsen an der bundesdeutschen Bevölkerung spürbar abnehmen. Ein Phänomen, das hierzulande noch viele unterschätzen. Eine gravierende Folge davon ist aber, dass uns künftig immer weniger Zuschüsse vom Bund und aus dem Länderfinanzausgleich zustehen, unsere nach wie vor wichtigsten Einnahmequellen neben den Steuern. Ein akutes Problem, das völlig offen liegt und leider öffentlich kaum diskutiert wird.

Sachsen muss also mit deutlichen Einschränkungen bei den Finanzhilfen rechnen. Ist dies das einzige Problem?

Leider nicht, weshalb ich die aktuellen Debatten über mehr Personal im sächsischen Staatsdienst auch für so verfehlt halte. Das andere Problem ist die Altersstruktur unserer Bevölkerung. Im Zeitraum bis 2030 und darüber hinaus werden jedes Jahr in Sachsen rund 60 000 Menschen in Rente gehen, während gleichzeitig jährlich nur etwa 30 000 junge Leute neu in den Arbeitsmarkt eintreten. Wir stecken damit in einer gigantischen „Bevölkerungsfalle“ und das nicht nur, weil es überall zum Fachkräftemangel kommen wird.

Wo liegt da konkret die Gefahr?

Wenn wir im öffentlichen Dienst jetzt weiter jede frei werdende Stelle 1:1 wiederbesetzen oder Forderungen nach noch mehr Lehrer- oder Polizeistellen nachkommen, führt das angesichts der sinkenden Bevölkerungszahl automatisch zu einer höheren Staatsquote – der Anteil der Landesbediensteten an den immer weniger werdenden Steuerzahlern steigt. Während also Sachsens Industrie und Handwerk damit noch mehr Nachwuchsprobleme bekommen, würden wir auf eine Staatsbeschäftigungsquote von 20 bis 25 Prozent zusteuern – heute liegen wir bei knapp über 10 Prozent. Das ist das Hauptproblem, welches wir zügig angehen müssen, und hat viel stärkere Auswirkungen, als sich jeden Tag Gedanken zu machen, wo wir eine Million Euro mehr oder weniger ausgeben.

Das heißt, der Freistaat darf ab sofort kein zusätzliches Personal mehr einstellen und muss gleichzeitig Stellen abbauen. Woran denken Sie dabei?

Es geht nicht um Auf- oder Abbau, wir werden kräftig umbauen müssen. In jedem Bereich muss geprüft werden, wo kann man rationalisieren, wo kann man optimieren und wo muss man den Personalbestand sogar aufstocken? Im Pflege- und Sozialbereich wird beispielsweise angesichts der Altersstruktur der Bevölkerung zukünftig zusätzliches Personal benötigt. Wir brauchen dort definitiv mehr Leute, die unseren älteren Menschen helfen. Beim Stichwort Rationalisieren – also mit weniger Leuten das Gleiche oder mehr erreichen – fällt mir die eigene Steuerverwaltung ein, wo die Digitalisierung viele neue Möglichkeiten dafür schafft. Optimieren kann man wiederum fast überall, auch im Schulsystem. Nehmen wir nur mal den aktuellen Klassenteiler von 28 Schülern. Natürlich wäre es unsinnig, den wahllos nach oben zu legen. Aber ob dort 28 oder vielleicht auch einmal 30 Schüler sitzen, das bestätigten alle Gutachten, die ich kenne, hat keine Auswirkungen. Vielmehr kommt es immer auf den Lehrer an, der vor der Klasse steht. Wenn wir diesen Umbau jetzt aber nicht anpacken, sondern immer nur nach mehr Personal rufen, davon bin ich überzeugt, fahren wir den Staat gegen die Wand.

Für Sie ist das ein zwingender Weg, in der Öffentlichkeit sind solche Maßnahmen aber absehbar unpopulär. Wen wissen Sie denn eigentlich bei diesem Projekt hinter sich?

Das Datenmaterial, das wir analysiert haben, ist für jeden öffentlich verfügbar.

Das heißt, Sie stehen bislang mit Ihren Forderungen allein da?

Nein, es gibt viele, mit denen ich das diskutiere. Ganz allein fühle ich mich absolut nicht. Als Finanzminister muss ich jetzt aber öffentlich auf die Konsequenzen hinweisen. Wenn wir hier nicht gegensteuern, werden wir eine doppelt so hohe Staatsquote bekommen wie bisher. Und genau das wird in unserer Gesellschaft definitiv nicht funktionieren.

Sie sind Minister mit CDU-Parteibuch. Ihr derzeitiger Koalitionspartner SPD meint allerdings, dass es angesichts der guten Einnahmen durchaus Spielräume für mehr Personal gibt, und ist fest gewillt, diese auch zu nutzen.

Solche politischen Prozesse laufen nie kurzfristig ab. Man braucht da auch einmal Geduld und Zeit, bis sich die allgemeine Erkenntnis durchgesetzt hat, dass man hier gegensteuern muss. Ich erwarte daher nicht, dass von einem zum anderen Tag der Schalter umgelegt wird. Ich bin mir aber sicher, der notwendige Druck wird zuguterletzt aus der Bevölkerung kommen, wenn man dort merkt, dass überall Leute im Handwerk und der Wirtschaft fehlen und welche konkreten Auswirkungen das hat. Wenn der Staat der Wirtschaft zunehmend die Fachkräfte wegnimmt, dann sägt er an dem Ast, auf dem er sitzt.

Derzeit hat Sachsen gut 86 000 Landesbeschäftigte. Frühere Pläne, die Stellenzahl auf 70 000 zu senken, wurden wieder verworfen. Sind die 70 000 nun doch wieder die neue Zielmarke?

Wir werden die Diskussion, wie viel Personal sich der Freistaat leisten kann, wieder aufnehmen müssen. Und die künftige Gesamtzahl wird nicht mehr, sondern weniger sein. Worauf man sich letztlich verständigt, wird das Ergebnis einer politischen Willensbildung sein. Meine persönliche Einschätzung ist, dass die einstige Zielmarke von 70 000 für die Zukunft nicht ausreichen wird.

Sie meinen, es müssten sogar noch weniger Stellen werden?

Wenn man langfristig denkt – und damit meine ich nicht nur die nächsten drei bis vier Jahren – dann auf jeden Fall ja.

Wird dieser Sparkurs schon im neuen Doppelhaushalt für 2019/2020 zu spüren sein? Werden dort also keine weiteren Personalaufstockungen bei Lehrern oder Polizisten zu finden sein?

Davon bin ich überzeugt. Wir können nicht mehr oben drauflegen. Wir werden umbauen müssen und die dafür nötige Diskussion ist keine über die Ressource Geld, sondern eine über die Ressource Mensch.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Unione Europea

Prepariamoci. La Macron & Merkel Masonry Ldt si sta scatenando.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-16.

Demoni 001

Il cinghiale ferito è molto più pericolo di quello sano: perde la testa e carica.

Se deve morire vuole farlo in compagnia.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Iniziata la rivolta mondiale contro il regime liberal di Mr Soros.

«Nel mirino di Orban le organizzazioni finanziate da Soros»

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«La Commissione europea avvia una procedura d’infrazione contro l’Ungheria per la legge che introduce una stretta sulle Ong che ricevono finanziamenti dall’estero»

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«Una misura che metterebbe nel mirino in particolare le organizzazioni del magnate ungherese-americano George Soros»

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«La legge ungherese introduce nuovi obblighi per le Ong interessate, che dovranno registrarsi in qualità di “organizzazioni sostenute dall’estero” e fornire alle autorità informazioni specifiche sui finanziamenti ottenuti»

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«Per la Commissione europea la norma è discriminatoria e, tra i punti critici, “interferisce indebitamente con i diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare il diritto alla libertà di associazione”.»

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Ci si prepari. La Macron & Merkel Masonry Ldt si scatenerà, anche perché le rimane circa un anno e mezzo di tempo. Poi le cose potrebbero anche cambiare radicalmente. Cerciamo di capire il perché.

Prima considerazione.

Nuovo volto dell’Europa dopo la vittoria di Mr Macron. Devoluzione in atto.

«Servirebbe non fare l’errore che stanno facendo i liberals americani, ma il problema esiste ed è concreto. Ecco i risultati. Sono andati alle urne il 42.64% dei francesi, con un astensionismo quindi del 57.36. Mr Macron ha ottenuto circa (al momento di scrivere non sono ancora disponibili i dati ufficiali) il 28.21% dei voti al primo turno ed il 43% dei voti al secondo turno, ossia 6,391,269 voti al primo turno e 7,826,432 al secondo. Ma gli elettori registrati assommavano a 47,292,967 persone. Al primo turno la percentuale dei francesi che ha votato per Mr Macron è stata (100 * 6,391,269 / 47,292,967) = 13.51%, al secondo turno (100 * 7,826,432 / 47,292,967) = 16.54%.»

Sia Mr Macron, sia Frau Merkel, sia tutti i governanti mondiali hanno già fatto questo semplice cono.

Se è vero che Mr Macron è legalmente il Presidente della Francia ed il suo partito ha vinto la maggioranza parlamentare, è altrettanto vero che ciò è dovuto al sistema elettorale francese. Nulla da eccepire, ma nel 2019 alle elezioni per il parlamento europeo si voterà invece con il proporzionale secco. Lo si tenga ben fermo in mente. In quella sede Mr Macron varrà il 16.54% dei francesi.

Seconda considerazione.

Se è vero che la Commissione Europea, radunando i capi di stato dell’Unione, è il massimo organo direzionale politico, è altrettanto vero che il parlamento europeo dovrebbe confermare con il voto le decisioni prese in Commissione.

Ma rispetto al 25 maggio 2014 molte cose sono mutate in Europa.

Con la devoluzione del socialismo ideologico, il partito socialista francese è virtualmente scomparso e la sinistra scompaginata, i partiti socialisti in Europa hanno perso terreno in modo tangibile, e la socialdemocrazia a settembre si avvia a prendere la batosta elettorale che si è andata a cercare facendo ritornare Herr Schulz dal parlamento europeo in Germania.

Ma non è che il partito popolare europeo stia poi molto meglio. Rajoy in Spagna non sembrerebbe valere più del 30%, forza italia annaspa attorno al 13%.

Al momento, sembrerebbe impossibile che il partito socialista europeo mantenga gli attuali 189 deputati ed il partito popolare europeo i 216 deputati: dovrebbero uscirne nettamente ridimensionati.

Terza considerazione.

Diktat Eu alla Ungheria. Un mese di tempo per la legge sulle ong di Soros.

Bbc e Reuters. Polonia. Una fake News degna del dr. Gobbels.

La Macron & Merkel Masonry Ldt sta scatenando una vera e propria persecuzione dei paesi del Visegrad. Ma sugli attuali 751 eurodeputati, la Polonia ne manda 51, la Repubblica Ceka 21, l’Ungheria 21 e la Slovakia 13. È un totale di 106 (14.11%) deputati su 751. Sicuramente ci sarà qualche Giuda Iscariota, ma il grosso non sembrerebbe propenso a votare sanzioni ai propri paesi. I vincoli massonici non sono poi molto radicati nei paesi del Visegrad.

Quarta considerazione.

Tra le varie attribuzioni, il parlamento europeo è chiamato ad eleggere il Presidente della Commissione. Approva (o respinge) la nomina della Commissione nel suo insieme e può anche forzare le dimissioni dell’intera Commissione attraverso l’adozione di una mozione di sfiducia.

Si prospetta ben difficile che il partito di Mr Macron ed i tedeschi possano raggiungere in seno al nuovo parlamento la maggioranza di 376 seggi.

Quinta considerazione.

Sotto sotto, siamo tutti un po’ provinciali.

La vera lotta per l’Europa, e quindi anche quella per l’Italia, si sta combattendo a Washington: è un guerra civile.

Stati Uniti. È in corso una guerra civile. Occorre prenderne atto.

Guerra civile americana. Si avvicina lo scontro finale.

I liberals democratici sono rivoluzionari nel loro dna: sono idiosincratici alla democrazia. Non ci pensano mica due volte ad ammazzare pur di conservare il potere.

Adesso i liberals democratici sparano per uccidere. Attentato al sen. Scalise.

Scalise ieri, oggi Nathalie Kosciusko-Morizet a Parigi. Lo squadrismo di sinistra.

Clinton. Klaus Eberwein, testimone a carico, morto stecchito.

Clinton e le sue guardie del corpo. Una incredibile moria. Morti ammazzati.

L’Europa si acquieterà solo quando Mr Trump sarà riuscito a rintuzzare la rivoluzione dei liberals.

Trump visiterà la Polonia il sei luglio.

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La Macron & Merkel Masonry Ldt ha già annunciato che farà tutto il possibile per costituire un’Unione Europea centralizzata al massimo. Dovrebbe uscirne un surrogato di uno stato europeo, ove le sovranità nazionali sarebbero scomparse, con un governo non elettivo: gli “illuminati” odiano le elezioni.

Sarà una lotta gigantesca. Staremo a vedere.

Nota.

Leggete bene la nota dell’Ansa. Diamo atto che per un evidente errore hanno riportato la notizia in modo veritiero.


Ansa. 2017-07-16. Ungheria:Bruxelles apre infrazione su legge anti-ong

Nel mirino di Orban le organizzazioni finanziate da Soros.

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BRUXELLES, 13 LUG – La Commissione europea avvia una procedura d’infrazione contro l’Ungheria per la legge che introduce una stretta sulle Ong che ricevono finanziamenti dall’estero. Una misura che metterebbe nel mirino in particolare le organizzazioni del magnate ungherese-americano George Soros.

La legge ungherese introduce nuovi obblighi per le Ong interessate, che dovranno registrarsi in qualità di “organizzazioni sostenute dall’estero” e fornire alle autorità informazioni specifiche sui finanziamenti ottenuti.
La legge è stata adottata il 13 giugno e riguarda le organizzazioni che ricevono più di 24.000 euro all’anno dall’estero. In caso di mancato rispetto dei nuovi obblighi di comunicazione e di trasparenza, le ong rischiano sanzioni.

Per la Commissione europea la norma è discriminatoria e, tra i punti critici, “interferisce indebitamente con i diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare il diritto alla libertà di associazione”. E potrebbe impedire alle Ong di raccogliere fondi e limitarne la capacità di svolgere il proprio lavoro.

La Commissione ha inviato una lettera di messa in mora all’Ungheria, che ora ha un mese di tempo per rispondere.(ANSA).