Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Parigi. Giltes Jaunes ancora in piazza. Atto XXIII.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-20.

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Macron. Reputazione internazionale distrutta dai Gilets Jaunes.

Macron. Gilets Jaunes acte XVII. L’Onu condanna la repressione di Macron.

Francia come Venezuela, Soudan, Haïti e Zimbabwe. L’Onu condanna Macron.

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Le Nazioni Unite hanno già condannato Mr Macron per la ferocia della repressione con la quale ha fatto infierire sui Patrioti che dimostravano in piazza da parte della polizia di regime.

Sempre le Nazioni Unite hanno equiparato la Francia ai regimi del Venezuela, Soudan, Haïti e Zimbabwe, e ben a ragione.

Anche oggi, ventitreesimo sabato consecutivo in cui i Patrioti francesi sono scesi in piazza a dimostrare contro questo governo tirannico, la polizia si è scatenata facendo oltre centottanta arresti.

I popoli liberi e la società civile ben presto scenderanno nuovamente in piazza, ma questa volta cantando così.

Allons enfants de la Patrie

Le jour de gloire est arrivé!

Contre nous de la tyrannie,

L’étendard sanglant est levé (bis)

Entendez-vous dans les campagnes

Mugir ces féroces soldats?

Ils viennent jusque dans vos bras

Égorger vos fils, vos compagnes!

I tiranni devono essere abbattuti.


Acte XXIII des Gilets jaunes : le ministère de l’Intérieur craint le retour des “casseurs”

Les Gilets jaunes sont de retour samedi dans les rues de Paris et de plusieurs villes françaises pour lancer un nouvel “ultimatum” à Emmanuel Macron. Le ministre de l’Intérieur dit craindre le retour des “casseurs”.

Pour le 23e samedi consécutif, les manifestants se sont principalement donné rendez-vous à Paris à l’occasion de mobilisations qui font craindre au ministère de l’Intérieur un regain de violence par rapport aux dernières semaines. 60 000 policiers et gendarmes seront mobilisés.

À moins d’une semaine de la prise de parole d’Emmanuel Macron, dorénavant prévue jeudi 25 avril, concernant ses réformes tirées du grand débat national, quatre défilés sont prévus dans la capitale. Deux seulement ont été autorisés. L’un doit partir de la basilique de Saint-Denis (Seine-Saint-Denis) pour rejoindre le campus de Jussieu (Ve arrondissement). Les deux autres, au départ du secteur de Bercy (est de Paris) pour rejoindre les Halles ou la place de l’Étoile, ont été interdits.

Les Champs-Élysées, l’hypercentre lyonnais, la place du Capitole à Toulouse… Par crainte des débordements qui avaient notamment émaillé le premier “ultimatum” le 16 mars, les autorités ont interdit aux manifestations des lieux emblématiques de plusieurs grandes villes françaises.

“Casseurs au rendez-vous”

“À nouveau, la menace est sérieuse et appelle à un dispositif renforcé”, a déclaré, vendredi 19 avril, Christophe Castaner, à la veille de l’acte XXIII. “Casseurs” et “ultras” sont décidés à “reproduire” les violences du samedi 16 mars, a-t-il ajouté, craignant que ceux-ci ne se mêlent de nouveau aux manifestants.

Le ministre de l’Intérieur, qui s’exprimait lors d’une conférence de presse, a évoqué des incidents à craindre à Bordeaux, Toulouse, Montpellier et “tout particulièrement à Paris”, théâtre des débordements les plus spectaculaires depuis le début du mouvement, en novembre dernier. Les mesures prévues par la récente loi dite “anticasseurs”, adoptée en mars, seront appliquées par les forces de l’ordre. Parmi elles, l’interpellation de manifestants dont le visage est dissimulé, et les fouilles renforcées.

Il y a plusieurs semaines, la frange la plus radicale des Gilets jaunes a appelé à un regain de mobilisation après les samedis de calme relatif qui ont suivi la dernière poussée de fièvre, à la mi-mars.

Le 16 mars, plusieurs boutiques et établissements emblématiques des Champs-Élysées, comme le restaurant Le Fouquet’s, avaient été vandalisés, voire partiellement incendiés.

“D’après les informations dont nous disposons, les casseurs seront à nouveau au rendez-vous demain”, a dit Christophe Castaner.

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Gilet gialli Parigi, 23esimo sabato di proteste: oltre 180 le persone fermate

Cassonetti dati alle fiamme, auto danneggiate e oggetti lanciati contro gli agenti, che hanno risposto con i lacrimogeni. Al centro della mobilitazione anche l’irritazione per le donazioni dopo l’incendio di Notre Dame

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Tornano le proteste dei Gilet gialli a Parigi dove sabato sono state indette quattro manifestazioni, solo due delle quali autorizzate. Il 23esimo atto di protesta ha visto numerosi scontri tra casseur e polizia: le persone fermate sono oltre 180 (17.500 i controlli preventivi) e nella zona della Bastiglia diversi cassonetti e materiali di cantiere sono stati dati alle fiamme. Alcune automobili sono state danneggiate e degli oggetti sono stati lanciati contro gli agenti che hanno risposto con lacrimogeni. In place de la Republique sono stati montati camion con idranti a getto di liquido colorante (blu) per identificare successivamente i manifestanti coinvolti nei disordini.

La capitale francese è stata blindata: vietati gli Champs-Élysées, così come tutta la zona attorno alla cattedrale di Notre-Dame, devastata dall’incendio di lunedì scorso. Dopo settimane di stallo, i leader del movimento avevano parlato di un «rilancio primaverile» delle proteste, anche sulla scia delle polemiche per le donazioni per la ricostruzione della cattedrale. «Non spegne la nostra lotta e non va strumentalizzato», ha però sottolineato il legale del movimento, Juan Branco.

Imponente lo schieramento di forze dell’ordine: 60mila gli agenti in campo in tutta la Francia di cui oltre 5mila nella sola capitale. Un appello via Twitter è arrivato dalla prefettura parigina ai manifestanti «più tranquilli»: «Troncate subito con i violenti», si legge nel messaggio che chiede di dissociarsi dai gruppi violenti per permettere alla polizia di intervenire.

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Des groupes violents se sont constitués dans le cortège à proximité de la place de la République, désolidarisez vous de ces groupes, laissez les forces de l’ordre et de secours intervenir. pic.twitter.com/zl9mcgukHi

— Préfecture de police (@prefpolice) 20 aprile 2019

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Il presidente Emmanuel Macron ha ricevuto il ministro dell’Interno Christophe Castaner all’Eliseo a mezzogiorno per un «punto di vista» su questo nuovo giorno di mobilitazione. Il presidente farà giovedì alle 18 il suo discorso sul «Grande dibattito nazionale» lanciato proprio dopo la crisi dei Gilet gialli. Macron spiegherà quali saranno le misure prese a conclusione del «Gran Debat», in nome del quale ha girato il Paese in lungo e largo per ascoltare le opinioni dei cittadini.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Marine Le Pen confluisce nel nuovo gruppo europeo di Mr Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-20.

EP-051364A_Tajani_Brexit
Opening the debate on BREXIT

«Euroskeptic parties are joining forces ahead of the elections for the European Parliament in May»

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«Marine Le Pen has thrown her weight behind Salvini’s new pan-European right-wing bloc»

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«So far the group has garnered support from nationalist parties in Austria, Germany, Denmark, Estonia and Finland»

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«France’s right-wing National Rally party formally joined a new alliance of far-right forces in Europe on Friday»

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«Heartfelt thanks to National Rally leader Marine Le Pen and our historic friends and allies of the National Rally for joining the Milan manifesto ‘Towards a Europe of Common Sense,’»

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«European far-right parties are currently split between three different groups in the European Parliament»

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«If the parties were to merge, they would hold 173 out of 751 seats in the EU parliamentary assembly, or 23%, which would make them the second-largest bloc in the European Parliament»

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Il progetto di Mr Salvini sta realizzandosi.

Già essere riuscito a coagulare il 23% delle intenzioni di voto per le elezioni europee dovrebbe essere un grande risultato.

Ma si tenga conto che in europarlamento andranno a sedersi anche gli inglesi del Brexit Party, i polacchi del PiS,  gli ungheresi del Fidesz, i rumeni ed altri ancora.

Non è sicuramente la maggioranza, ma sarà ben difficile non tenerne conto: votano anche loro.

Tutto al momento è fluido, ma il gruppo europarlamentare di Salvini si prospetta essere il secondo e, se la sorte assistesse, potrebbe financo scalzare il partito popolare.

Spitzenkandidat. Bene per eleggere Juncker, male per eleggere un identitario.

Se questi dati si confermassero, sarebbe davvero una gran bella beffa!


Deutsche Welle. 2019-04-20. France’s far-right National Rally joins Salvini’s European alliance

Marine Le Pen has thrown her weight behind Salvini’s new pan-European right-wing bloc. So far the group has garnered support from nationalist parties in Austria, Germany, Denmark, Estonia and Finland.

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France’s right-wing National Rally party formally joined a new alliance of far-right forces in Europe on Friday. The populist coalition, spearheaded by Italy’s anti-immigrant interior minister and deputy prime minister Matteo Salvini, was formed to unite and strengthen disparate right-wing parties ahead of critical EU elections next month.

“Heartfelt thanks to National Rally leader Marine Le Pen and our historic friends and allies of the National Rally for joining the Milan manifesto ‘Towards a Europe of Common Sense,’” Salvini tweeted.

Salvini, the leader of Italy’s League party, announced the launch of the pan-European far-right faction earlier this month at a press conference where he called the EU “a nightmare, not a dream” and vowed to reform the bloc.

The group, dubbed the European Alliance of Peoples and Nations (EAPN), has already attracted support from:

– Alternative for Germany (AfD)

– Austria’s Freedom Party (FPÖ)

– The Danish People’s Party,

– Finland’s Finns Party

– The Conservative People’s Party of Estonia (EKRE).

The move comes days after Le Pen renounced her support of France leaving the European Union in a ‘Frexit’ in favor of reforming the European project from the inside. Her announcement came just ahead of a meeting of European far-right leaders in Prague on Thursday.

European far-right parties are currently split between three different groups in the European Parliament. If the parties were to merge, they would hold 173 out of 751 seats in the EU parliamentary assembly, or 23%, which would make them the second-largest bloc in the European Parliament, according to the latest poll of polls released by the EU assembly.

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Deutsche Welle. 2019-04-20. Euroskeptic, anti-immigrant parties team up for EU election

The AfD and other euroskeptic parties have formed a bloc ahead of the European Parliament elections. Various anti-immigrant youth organizations recently gathered in Rome, giving a sense of what might be to come.

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Euroskeptic parties are joining forces ahead of the elections for the European Parliament in May. ….

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US News. 2019-04-20. Italy’s Salvini, France’s Le Pen Cement Ties Before EU Vote

Italy’s hard-line interior minister and France’s far-right leader are cementing their longtime alliance ahead of Europe-wide elections next month and said they will press for like-minded candidates in Europe to join their “family.”.

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Italy’s hard-line interior minister and France’s far-right leader are cementing their longtime alliance ahead of Europe-wide elections next month and said they will press for like-minded candidates in Europe to join their “family.”

Matteo Salvini and Marine Le Pen discussed work, family and environmental protection as major themes in the upcoming vote, which will determine the makeup of the European Parliament in Brussels, Salvini’s office said.

They met on Friday in Paris ahead of the G-7 meeting of interior ministers. Both Le Pen’s National Rally party and Salvini’s League have railed against the power wielded by the European Union’s governing body, especially when it comes to immigration.

Both parties — as well as others on Europe’s right — could make gains in the late May elections, according to recent polling.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Germania. Destatis. ‘On an annual basis electricity prices increased by 10.8%’.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-20.

Destatis__001

«Energy prices, the development of which had the greatest impact on the growth of the overall index, rose by 6.6% (-0.9% compared with February 2019)»

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«On an annual basis electricity prices increased by 10.8%,»

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«prices of natural gas (distribution) by 6.8%»

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«prices of petroleum products by 5.9%.»

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L’uso dell’energia elettrica è uno dei pilastri portanti delle moderne società industriali: senza di quella si ritornerebbe indietro di più di un secolo.

Data la grande abbondanza di giacimenti carboniferi ed un ragionevole network di centrali atomiche, la Germania sarebbe quasi autosufficiente dal punto di vista energetico. Utilizzando codeste fonti e togliendo dalla produzione energetica le tasse su di essa applicate, il costo dell’energia all’utente finale risulterebbe essere dalle cinque alle sei volte inferiore al costo attuale.

Ma con costi energetici di questo livello, e per di più con crescita annuale del 10.8%, l’idea che la produzione industriale possa ripigliarsi sarebbe pura idea utopica.

«Questo programma per l’eliminazione delle industrie belliche nel Ruhr e nella Saar convertirà la Germania in un paese a vocazione soprattutto agricola e pastorale.» [Piano Morgenthau]

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Destatis, l’Istituto Federale tedesco di Statistica, ha rilasciato il seguente Report:

Producer prices in March 2019: +2.4% on March 2018

Pressrelease #157 from April 18, 2019.

Producer prices of industrial products, March 2019

-0.1% on the previous month

+2.4% on the same month a year earlier

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WIESBADEN – In March 2019 the index of producer prices for industrial products rose by 2.4% compared with the corresponding month of the preceding year. In February 2019 the annual rate of change all over had been 2.6% as reported by the Federal Statistical Office (Destatis).

Compared with the preceding month February 2019 the overall index decreased by 0.1% in March 2019 (-0.1% in February 2019).

In March 2019 the price indices of all main industrial groups increased compared with March 2018.

Energy prices, the development of which had the greatest impact on the growth of the overall index, rose by 6.6% (-0.9% compared with February 2019). On an annual basis electricity prices increased by 10.8%, prices of natural gas (distribution) by 6.8% and prices of petroleum products by 5.9%.

The overall index disregarding energy was 1.2% up on March 2018 and 0.1% up compared with February 2019.

Prices of durable consumer goods as well as prices of capital goods were up 1.6% (+0.1% compared with February 2019, each).

Prices of intermediate goods increased by 1.1% (+0.2% compared with February 2019). Within the group of intermediate goods cereal flour showed a particularly high price increase compared with March 2018 (+10.6%), but prices fell by 0.9% compared with February 2019. Metal prices were up 0.4% compared to March 2018. Prices decreased especially regarding secondary raw materials (-7.0%) and electronic components and boards (-3.1%). 

Prices  of non-durable consumer goods increased by 0.4% compared with March 2018. Food prices decreased slightly by 0.1%. Whereas prices of processed and preserved potatoes were up 15.6%, prices of sugar (-16.0%) and butter (-11.1%) decreased.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Regno Unito. Ad elezioni europee il Brexit Party sarebbe al 27%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-20.

2019-04-18__Regno_Unito__Farage__001

Il titolo del The Telegraph è tutto un programma, sintetico come solo gli inglesi sanno fare:

This senile liberal elite era will end in a realignment of British politics

«Politicians don’t realise the rules to the game have changed.

Vacuousness soon curdles into idiocy if left to its own devices for too long. So it’s only natural that a milk burp of liberal lunacy should punctuate the end of history’s most mediocre government. With the new Brexit Party surging in popularity and now dramatically polling in first place for European elections, you might think that the ruling class would use this week’s Easter break from the Brexit fiasco to remind us of why we shouldn’t write them off. ….»

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I politici non si rendono conto che le regole del gioco sono cambiate.

La vacuità si trasforma presto in idiozia se lasciata a sé stessa per troppo tempo.

Quindi è naturale che un colpo di follia liberal segni la fine del governo più mediocre della storia. Con l’impennata di popolarità del nuovo partito Brexit, ora drammaticamente al primo posto nelle elezioni europee, si potrebbe pensare che la classe dirigente utilizzerebbe la pausa pasquale di questa settimana dal fiasco di Brexit per ricordarci perché non dovremmo cancellarli dalla storia.

In poco più di una settimana Mr Farage è riuscito a generare un nuovo partito, Brexit, che sta raccogliendo il 27% delle intenzioni di voto. Voti che sommati a quelli dell’Ukp avrebbero la maggioranza assoluta nel Regno Unito.

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Ma i problemi generano altri problemi.

Anche l’Elettorato inglese sta mostrando una impensata ed impensabile mobilità: nessun politico potrà più vivere di rendita.

Come tutto l’Elettorato europeo, anche quello inglese non vuole più saperne dei partiti tradizionali, delle loro manfrine, delle loro ‘facce senili’, delle loro ubbie liberal.

Qui non è solo in gioco la Brexit e le elezioni europee, è in gioco la scomparsa politica del partito conservatore, la incapacità gestionale del partito laburista, la necessità di rinnovare tutta questa classe dirigente obsoleta e chiusa in una sorta di autismo ideologico.

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«At the weekend YouGov released the first YouGov/Times poll of the EU election campaign. Farage’s party currently finds itself in third place on 15%, within the margin of error of the Conservatives on 16%, but currently a way behind Labour who are on 24%. However, there are many reasons to believe they will make up that ground over the coming weeks, and Farage’s gamble looks like a fairly smart bet. …. The polling shows that a significant chunk of voters who backed the Conservatives in 2017 are dissatisfied with the direction the party is heading on Brexit. Just 11% think the government is handling Brexit well, compared with 84% who think they are handling it badly. Additionally, many more voters who backed the Conservatives at the last election think that leaving the EU without a deal – which the Brexit party is advocating – would be a good outcome than think Theresa May’s deal would be a good outcome (it’s 48% for the former versus 21% for the latter).»

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Sondaggi, come voterà il Regno Unito alle europee? Farage al 27%, crollo dei Tory

La proroga concessa dalla Commissione riempirà il Parlamento di eurodeputati che vogliono smantellarlo

Un bagno di realtà per chi sperava che i sentimenti dei britannici, dal referendum del 2016, fossero cambiati. Con tutte le probabilità, nel Regno Unito sarà il partito pro-Brexit di Nigel Farage a vincere le prossime elezioni europee. Gli ultimi sondaggi danno il Brexit Party, fondato ufficialmente cinque giorni fa, al 27%, molto oltre il sempre più in difficoltà partito Conservatore di Theresa May. Farage distacca i Labour di 5 punti, che conquisterebbero il 22% dei voti, i Tory si attestano solo al 15%, mentre il Green Party al 10%. Il sondaggio è stato effettuato da YouGov e commissionato da People’s Vote.

Regno Unito al voto: Farage in testa nei sondaggi

La Gran Bretagna avrebbe dovuto lasciare l’Unione Europea il 29 marzo, ma è stata ottenuta una proroga fino al prossimo ottobre. Il sondaggio di YouGov evidenzia come l’insoddisfazione per i risultati ottenuti dal governo abbia portato molti elettori Tory fra le braccia di Farage, determinando il crollo del partito di May.

Il questionario ha coinvolto 1.855 adulti britannici. I risultati escludono coloro che hanno detto che non voteranno, non sanno o si sono rifiutati di rispondere. Un campione piuttosto ristretto, ma probabilmente non lontano dalla realtà. Se sarà davvero il Brexit Party a trionfare in UK, a quel punto May non potrà far altro che lasciare.

Europee in UK, lo scenario

Che i sovranisti britannici fossero avanti nelle intenzioni di voto era già nell’aria. D’altronde, fu proprio lo UKIP (United Kingdom Indipendence Party) di Farage a vincere le elezioni euroropee del 2014. Oggi, però, il quadro politico è totalmente cambiato, e movimenti politici nazionalisti sono in continua ascesa. La proroga concessa dall’UE, insomma, potrebbe riempire i seggi del Parlamento di eurodeputati il cui manifesto ne prevede lo smantellamento. Che l’Europa abbia siglato la propria fine?

Intanto, la People’s Vote campaign, che sostiene un secondo referendum, fa notare come i Labour potrebbero arrestare l’avanzata di Farage supportando un nuovo voto della cittadinanza sulla Brexit. In tali circostanze, i Labour ridurrebbero, in men che non si dica, la distanza dal Brexit Party di ben due punti percentuali. Al contrario, se i Labour decidessero di andare avanti con il divorzio dall’UE, il supporto degli elettori crollerebbe al 15%, la stessa percentuale dei Conservatori.


YouGov. 2019-04-17. Brexit Party leading in EU Parliament polls

Nigel Farage’s new party tops the polls with 27% of the vote

In our first poll on the forthcoming EU Parliament elections last week Nigel Farage’s new outfit stormed into third place with 15% of the vote. This was despite the Brexit Party not having formally launched.

Now, following the burst of publicity that came with their official formation, our second poll, conducted for the People’s Vote, shows the Brexit Party leapfrogging into first place on 27% of the vote.

The biggest impact has been on the UKIP vote. The twelve point increase the Brexit Party has experienced is mirrored by a seven point decline for Farage’s former party, from 14% last week to 7% now.

The rest of the field remains roughly as it was last week, with no other party seeing a shift of more than 1% or 2% (i.e. no change larger than the margin of error). Labour finds itself on 24% of the vote, and the Tories on 16%.

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Reuters. 2019-04-18. Farage’s Brexit Party to top EU elections in Britain – poll

Nigel Farage’s Brexit Party will top next month’s election in Britain for the European parliament with 27 percent of the vote, far ahead of Prime Minister Theresa May’s Conservatives, according to a survey published on Wednesday.

The Brexit Party is five percentage points ahead of Labour’s 22 percent, followed by the Conservatives on 15 percent and then the Green Party on 10 percent, the YouGov survey for The Evening Standard newspaper showed.

Britain had been due to leave the European Union on March 29 but that has been postponed until as late as end-October as parliament has thrice rejected May’s negotiated deal and failed to come up with an alternative which would command a majority.

Voters across the 28-member European Union are due to go to the polls between May 23 and May 26.

YouGov surveyed 1,855 adults across Britain on April 15 and April 16. The results exclude those who said they would not vote, don’t know or refused to respond.

In the last such elections in 2014, the United Kingdom Independence Party (UKIP), at the time led by Farage, came first in Britain.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Unione Europea. Immatricolazioni auto cinque grandi costruttori -9.6% .

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-19.

2019-04-18__Automobili__001

«Le immatricolazioni di auto nell’Unione Europea più Efta (Svizzera, Norvegia e Lussemburgo) sono state a marzo 1.770.849, il 3,6% in meno dello stesso mese del 2018»

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«Il primo trimestre chiude con 4.032.881 auto vendute, in calo del 3,2%»

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«L’andamento peggiore nella pattuglia dei cinque grandi mercati dell’area lo ha fatto registrare il mercato italiano, che è in calo in marzo del 9,6%»

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«Nel primo trimestre le immatricolazioni di vetture con questo tipo di alimentazione[diesel]  sono infatti calate del 26,1%»

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«tutti i 5 Major Markets cedono il passo: -9,6% dell’Italia, -4,3% della Spagna, -3,4% del Regno Unito, -2,3% della Francia e -0,5% della Germania.»

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«Prosegue anche la flessione delle immatricolazioni di auto diesel, a -17% nei cinque maggiori mercati nel mese (-16,6% nel trimestre), con variazioni negative a due cifre in tutti i Paesi»

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L’Unione Europea sta evidenziando, in termini medi, una stagnazione economica di vasta portata: la produzione industriale è in calo costante da mesi ed il portafoglio ordini è sconsolatamente sempre più ridotto.

Il settore dell’autotrazione costituisce una struttura portante del sistema economico europeo, sia per il numero e la qualità degli addetti alla produzione, sia ancor di più per tutto l’indotto, che va dalle officine meccaniche per manutenzione e riparazioni alle carrozzerie. Poi, chi dispone di un’automobile, la usa. Sempre che ciò sia loro permesso e concesso.

Se sicuramente la situazione economica non invoglia a rinnovare l’autovettura od il veicolo ad uso commerciale, altrettanto sicuramente il cumulo di leggi, norme e regolamenti che gravano sul settore stanno strozzando quella che un tempo era la gallina dalle uova di oro.

Basti pensare alla fuga della Fiat: non è andata dove il costo del lavoro fosse minimo. Se ne è andata negli Stati Uniti, ove le leggi sono ragionevoli, la burocrazia è scarna e lapressione fiscale ragionevole.

Ma riducendosi la produzione industriale si riducono le denuncie dei redditi e, di conseguenza, il prelievo fiscale. Gli stati si trovano ad introitare sempre meno, proprio mentre aumentano le richieste di aiuti e sussidi.

Si faccia grande attenzione.

Un istante prima di morire il paziente era ancora vivo.


Ansa. 2019-04-17. Immatricolazioni auto UE, marzo in calo del 3,6%

Fca perde l’11,7%. Promotor: ‘Mese in rosso, ma non malissimo’. Unrae: ‘Contrazione per i 5 major markets’. Anfia: ‘Per i diesel, – 17%’.

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Le immatricolazioni di auto nell’Unione Europea più Efta (Svizzera, Norvegia e Lussemburgo) sono state a marzo 1.770.849, il 3,6% in meno dello stesso mese del 2018. Il primo trimestre chiude con 4.032.881 auto vendute, in calo del 3,2%. I dati sono dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei dell’auto.

Il gruppo Fca ha immatricolato a marzo 106.680 auto nei mercati dell’Europa più Efta, l’11,7% in meno dello stesso mese del 2018. La quota è del 6%. Nei primi tre mesi dell’anno il gruppo ha venduto 259.733 vetture, con una flessione del 10,6% e una quota pari al 6,3%.  Tra i marchi di Fca – si sottolinea in ambienti industriali vicini al gruppo – Jeep aumenta sensibilmente le vendite a livello europeo rispetto all’anno scorso e resta sopra la soglia dell’1% del mercato. Significativi i valori di crescita del brand in Germania e Spagna, con aumenti in entrambi i casi decisamente migliori rispetto a quelli del mercato. Crescono le vendite di quasi tutti i modelli, in particolare di Cherokee e Wrangler: quest’ultima raddoppia le immatricolazioni rispetto allo stesso mese del 2018. Alfa Romeo ottiene un risultato molto positivo in Spagna, dove chiude marzo in crescita di quasi l’87%. Tra i modelli del marchio Fiat 500 e Panda sono le più vendute del segmento A. Fiat, con i due modelli insieme, detiene sia a marzo sia nei tre mesi una quota superiore al 30% nella categoria. Un altro risultato record per Lancia che anche in marzo aumenta le vendite e nel trimestre è il brand che incrementa di più le immatricolazioni. In Spagna – mercato che nel progressivo annuo perde quasi il 7% – Fca chiude il trimestre in controtendenza e migliora la quota.

Promotor: mese in rosso ma non malissimo. Lievi segnali positivi 

“Male, ma non malissimo, il mercato europeo dell’auto in marzo”. E’ il commento di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor. “Dai dati statistici diffusi oggi e dal contesto economico – spiega – scaturisce un quadro del mercato europeo dell’auto penalizzato dall’effetto congiunto di fattori di freno specifici, come la demonizzazione del diesel, o comuni all’intera economia come il quadro congiunturale e, per il Regno Unito, anche la Brexit”. L’andamento delle immatricolazioni in Europa è influenzato dai risultati dei cinque maggiori mercati in cui complessivamente nel primo trimestre 2019 le vendite hanno costituito il 72,1% dell’area Ue+Efta. L’andamento peggiore nella pattuglia dei cinque grandi mercati dell’area lo ha fatto registrare il mercato italiano, che è in calo in marzo del 9,6% e nel primo trimestre del 6,5%. Sul mercato italiano pesa tuttavia, come, e più che negli altri mercati europei, la penalizzazione del diesel. Nel primo trimestre le immatricolazioni di vetture con questo tipo di alimentazione sono infatti calate del 26,1% a vantaggio soprattutto delle auto a benzina (+21,6%) e delle auto ibride ed elettriche la cui quota rimane tuttavia modesta. Un po’ meglio dell’Italia ha fatto la Spagna che accusa un calo del 4,3% in marzo e del 6,9% nel primo trimestre.

Unrae: contrazione per i 5 major markets

 La contrazione delle immatricolazioni nel mese di marzo ha riguardato la maggior parte dei paesi dell’Europa dei 28+EFTA e, in particolare, tutti i 5 Major Markets cedono il passo: -9,6% dell’Italia, -4,3% della Spagna, -3,4% del Regno Unito, -2,3% della Francia e -0,5% della Germania. Per questi Paesi (che nel mercato Europeo coprono in questo primo trimestre oltre il 70% delle vendite) lo stesso trend di flessione è riscontrabile anche nei risultati del I trimestre, ad eccezione della Germania i cui livelli di vendita rimangono in linea con lo scorso anno. “Tra i 5 Major Markets è proprio l’Italia a registrare il calo peggiore – afferma Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE, l’Associazione delle Case Automobilistiche estere – e questo non può che metterci in allarme. L’avevamo anticipato a dicembre al Governo e lo abbiamo ribadito ieri in un incontro con il Vice Ministro dello Sviluppo Economico On. Dario Galli, al quale abbiamo avuto modo di esprimere i nostri timori sulla necessità di un più accelerato rinnovo del nostro parco circolante, uno dei più vecchi d’Europa. Per questa ragione è sempre più urgente la definizione di una visione strategica della mobilità che accompagni la transizione verso le nuove motorizzazioni elettriche con un piano chiaro e ben definito”.

Anfia: ‘Nuovo passo indietro, – 17% per le vetture diesel. Prossimi mesi non facili’

“La domanda di auto nuove in Ue fa nuovamente un passo indietro a marzo dopo il risultato negativo di gennaio (-4,6%) e una leggera inversione di tendenza a febbraio (-0,9%)”. Lo afferma Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia. “Tutti e cinque i maggiori mercati che, insieme, pesano per il 76% del totale immatricolato e risultano in ribasso del 3,5% nel mese – spiega – presentano un segno negativo a marzo, con l’Italia in testa (-9,6%), seguita dalla Spagna (-4,3%), dal Regno Unito (-3,4%), dalla Francia (-2,3%) e dalla Germania (-0,5%)”. Prosegue anche la flessione delle immatricolazioni di auto diesel, a -17% nei cinque maggiori mercati nel mese (-16,6% nel trimestre), con variazioni negative a due cifre in tutti i Paesi tranne la Germania che, per il terzo mese consecutivo, registra un aumento (+2,7%). “Questo fenomeno – ha prodotto, nel 2017, per la prima volta da quando è incominciata la rilevazione, un incremento delle emissioni medie complessive di CO2 delle nuove auto vendute (+0,4% secondo la European Environment Agency) dovuto alle accresciute vendite di auto a benzina – maggiori rispetto alle immatricolazioni di auto ad alimentazione alternativa – che hanno livelli emissivi di CO2 più alti rispetto alle versioni diesel. La chiusura del primo trimestre è quindi negativa, con diminuzioni delle vendite in tutti i maggiori mercati tranne la Germania, che resta sui livelli del primo trimestre 2018. Difficile fare previsioni sull’andamento del mercato per i prossimi mesi, anche se le tensioni che caratterizzano lo scenario internazionale ed europeo in questo momento, insieme al rallentamento dell’economia mondiale, lasciano presagire mesi non facili”. 

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Polonia. Dal 2020 il sistema pensionistico emulerà il 401(k) americano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-19.

Gruzzolo 001

È lo stesso Governo Americano a spiegare in cosa consista il sistema pensionistico 401(k).

«The Employee Retirement Income Security Act (ERISA) covers two types of retirement plans: defined benefit plans and defined contribution plans.

A defined benefit plan promises a specified monthly benefit at retirement. The plan may state this promised benefit as an exact dollar amount, such as $100 per month at retirement. Or, more commonly, it may calculate a benefit through a plan formula that considers such factors as salary and service – for example, 1 percent of average salary for the last 5 years of employment for every year of service with an employer. The benefits in most traditional defined benefit plans are protected, within certain limitations, by federal insurance provided through the Pension Benefit Guaranty Corporation (PBGC).

A defined contribution plan, on the other hand, does not promise a specific amount of benefits at retirement. In these plans, the employee or the employer (or both) contribute to the employee’s individual account under the plan, sometimes at a set rate, such as 5 percent of earnings annually. These contributions generally are invested on the employee’s behalf. The employee will ultimately receive the balance in their account, which is based on contributions plus or minus investment gains or losses. The value of the account will fluctuate due to the changes in the value of the investments. Examples of defined contribution plans include 401(k) plans, 403(b) plans, employee stock ownership plans, and profit-sharing plans. ….

A Profit Sharing Plan or Stock Bonus Plan is a defined contribution plan under which the plan may provide, or the employer may determine, annually, how much will be contributed to the plan (out of profits or otherwise). The plan contains a formula for allocating to each participant a portion of each annual contribution. A profit sharing plan or stock bonus plan may include a 401(k) plan.

A 401(k) Plan is a defined contribution plan that is a cash or deferred arrangement. Employees can elect to defer receiving a portion of their salary which is instead contributed on their behalf, before taxes, to the 401(k) plan. Sometimes the employer may match these contributions. There is a dollar limit on the amount an employee may elect to defer each year. An employer must advise employees of any limits that may apply. Employees who participate in 401(k) plans assume responsibility for their retirement income by contributing part of their salary and, in many instances, by directing their own investments. ….»

*

«A 401(k) is a feature of a qualified profit-sharing plan that allows employees to contribute a portion of their wages to individual accounts.

– Elective salary deferrals are excluded from the employee’s taxable income (except for designated Roth deferrals).

– Employers can contribute to employees’ accounts.

– Distributions, including earnings, are includible in taxable income at retirement (except for qualified distributions of designated Roth accounts).» [irs.gov/retirement-plans]

*

«The biggest difference between a 401(k) plan and a traditional pension plan is the distinction between a defined benefit plan and a defined contribution plan. Defined benefit plans, such as pensions, guarantee a given amount of monthly income in retirement and place the investment and longevity risk on the plan provider. Defined contribution plans, such as 401(k)s, place the investment and longevity risk on individual employees, asking them to choose their own retirement investments with no guaranteed minimum or maximum benefits. Employees assume the risk of both not investing well and outliving their savings.»

* * * * * * *

Il piano 401(k) consente versamenti contributivi fino a 19,000 dollari l’anno, mentre i piani 403(b), 457(b) e 401(a) consentono di poter aggiungere 55,000 dollari ogni anno. Queste limitazioni trovano la loro ragion d’essere nel fatto che sono esenti da imposizioni fiscali.

Un lavoratore rimasto in servizio per 40 anni consecutivi, con il piano 401(k) potrebbe aver versato 760,000 dollari. mentre con un altro piano più sostanzioso potrebbe arrivare ad un versato contributivo di 2,960,000 dollari. A queste cifre si devono aggiungere le plusvalenze, se maturate, oppure dedurne le minusvalenze.

Ma tranne periodi relativamente brevi, usualmente gli investimenti fatti salgono di valore e generano anche interessi.

Chiariamo immediatamente che, a differenza del sistema pensionistico italiano (europeo in senso lato) contributi versati e plusvalenze accumulate sono disponibili in un ‘monte titoli‘ nominativo del lavoratore, e non sono utilizzati per pagare le pensioni in essere.

Lo stato interviene solo ed unicamente nel caso che i versamenti siano stati minimali, ma non ci si aspetti gran ché.

*

«Poland will dismantle part of its pension system by transferring all 162 billion zloty ($43 billion) of assets managed by privately-owned pension funds to individual pension accounts».

È lo smantellamento storico di quello che fu uno dei pilastri della dottrina socialista.

Nota.

In realtà i piani pensionistici americani sono quanto mai variegati. Qui abbiamo solo cercato di rendere l’idea.


Bloomberg. 2019-04-15. Poland to Move $43 Billion of Pension Assets to Private Accounts

Poland will dismantle part of its pension system by transferring all 162 billion zloty ($43 billion) of assets managed by privately-owned pension funds to individual pension accounts.

State-owned social security fund will pick up a one-time 15 percent fee in the process, Prime Minister Mateusz Morawiecki said when unveiling the plan in Warsaw. The transfer of assets from the old system, known as OFE, may take effect at the beginning of 2020, Bloomberg reported earlier on Monday.

The decision comes before the roll-out of a new voluntary, employer-provided pension program emulating the U.S. defined-contribution 401(k) system. Warsaw’s benchmark WIG20 Index fell 0.4 percent after the announcement.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Italia. Istat. Ordini all’industria -2.7%, dall’estero -6%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

2019-04-18__Istat__001

«Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo è comunque diminuito dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti.»

*

«Gli ordinativi registrano una diminuzione congiunturale del 2,7%»

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«nella media degli ultimi tre mesi, sui tre mesi precedenti, si registra un calo dell’1,3%.»

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«Per gli ordinativi il calo congiunturale riflette una leggera contrazione delle commesse provenienti dal mercato interno (-0,4%) e una più marcata diminuzione di quelle provenienti dall’estero (-6,0%).»

*

«l’industria dei mezzi di trasporto mostra la flessione maggiore (-5,6%)»

*

«industria farmaceutica (-8,4%).»

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La riduzione degli ordini precede quella della produzione.

La riduzione della produzione precede quella del gettito fiscale, dell’aumento delle sofferenze bancarie e dei licenziamenti.

Il problema non è lo spendere: è il guadagnare.

*

L’Istat ha rilasciato il Report Fatturato e Ordinativi dell’Industria.

Questo è il Comunicato Stampa.

A febbraio si stima che il fatturato dell’industria aumenti in termini congiunturali dello 0,3%, proseguendo la dinamica positiva di gennaio. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo è comunque diminuito dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti.

Gli ordinativi registrano una diminuzione congiunturale del 2,7%; nella media degli ultimi tre mesi, sui tre mesi precedenti, si registra un calo dell’1,3%.

La dinamica congiunturale del fatturato è sintesi di un aumento del mercato interno (+0,8%) e di una flessione di quello estero (-0,9%). Per gli ordinativi il calo congiunturale riflette una leggera contrazione delle commesse provenienti dal mercato interno (-0,4%) e una più marcata diminuzione di quelle provenienti dall’estero (-6,0%).

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a febbraio gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale dell’1,2% per i beni strumentali, una lieve riduzione, dello 0,1%, sia per i beni di consumo che per i beni intermedi e un calo più consistente, dell’1,0%, per l’energia.

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 come a febbraio 2018), il fatturato totale cresce in termini tendenziali dell’1,3%, con incrementi dell’1,1% sul mercato interno e dell’1,6% su quello estero.

Con riferimento al comparto manufatturiero, il settore dei macchinari e attrezzature registra la crescita tendenziale più rilevante (+5,5%), mentre l’industria dei mezzi di trasporto mostra la flessione maggiore (-5,6%).

L’indice grezzo degli ordinativi segna un calo tendenziale del 2,9%, sintesi di un modesto incremento dello 0,6% per il mercato interno e di una marcata diminuzione, del 7,7%, per il mercato estero. La maggiore crescita tendenziale si registra nel settore dell’elettronica (+1,4%), mentre il peggior risultato si rileva nell’industria farmaceutica (-8,4%).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Commissione ancora contro Romania. I rumeni sono irriducibili nazionalisti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

Romania

È cortesia politica, oltre che buon senso, che le cariche uscenti non affrontino temi rilevanti a fine mandato.

Non così per la Commissione Europea, verosimilmente perché ben immagina di non essere rinnovata alla guida dell’Unione Europea.

L’attuale Commissione è composta per la sua interezza da liberal socialisti e sta disperatamente cercando di porre in atto dai fatti che riaffermino la propria personalità, siamo sotto elezioni, e che ostacolino la futura gestione del potere.

Nella loro neolingua, con il termine ‘rule of law’ essi intendono una giurisprudenza ed una magistratura che aderiscano pienamente alla loro ideologia liberal. Quanti così non facessero sarebbero ‘illiberali’.

Molti stati nazionali afferenti l’Unione Europea non condividono per nulla tale impostazione, e tra questi la Romania.

«Romania stands on the edge of an EU sanctions procedure, the European Commission has warned, amid concern that law and order is being dismantled in the interest of its ruling elite»

*

«If our concerns are not met, the [European] Commission will have to act and use all the instruments at its disposal»

*

«massive interference in the independence of the judiciary …. systemic, de facto impunity for high office holders who were suspected of corruption»

*

«We haven’t had this downward spiral as far as rule of law is concerned in any other EU»

*

«The EU should “block funds” going to Bucharest as well as triggering Article 7»

*

«Romania is slipping into a criminal dictatorship»

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La situazione era diventata molto tesa quando la Commissione aveva proposto Mrs Laura Kövesi a capo della procura europea, contro il parere del Consiglio Europeo e contro la volontà rumena.

La reazione rumena era stata immediata e tranchant.

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Difficile immaginare lo sconcerto della Commissione Europea, che non era riuscita nel suo intento. La presenza di Mrs Laura Kövesi alla procura europea avrebbe prolungato di anni la sua influenza, anche in caso di sconfitta elettorale.

In ogni caso, della  Kövesi non se ne parla più.

Tra quaranta giorni si vota, poi si vedranno i risultati.

Nota.

Denominare la Romania una ‘criminal dictatorship’ è invero frase ben sopra le righe.


EU Observer. 201904-16. EU president Romania gets last warning on rule of law

Romania stands on the edge of an EU sanctions procedure, the European Commission has warned, amid concern that law and order is being dismantled in the interest of its ruling elite.

“Concrete actions from the Romanian side will be needed sooner rather than later,” EU justice commissioner Vera Jourova told MEPs in Strasbourg on Monday (15 April).

“If our concerns are not met, the [European] Commission will have to act and use all the instruments at its disposal,” she added, referring to the so-called ‘Article 7 procedure’, already triggered on Hungary and Poland, which could lead to the suspension of their voting rights in the EU Council.

Jourova reeled off a list of abuses which, she said, amounted to “massive interference in the independence of the judiciary” and might lead to “systemic, de facto impunity for high office holders who were suspected of corruption”.

The European Parliament debate came after similar warnings by the commission earlier this month.

It also came after Romania tried to obstruct the appointment of a crusading prosecutor, Laura Codruta Kovesi, to a new EU post investigating abuse of EU funds.

Centre-right, anti-federalist, liberal, and Green MEPs echoed Jourova’s concerns.

“We haven’t had this downward spiral as far as rule of law is concerned in any other EU country,” German centre-right MEP Ingeborg Graessle said.

The EU should “block funds” going to Bucharest as well as triggering Article 7, Graessle, who heads the EP’s budgetary control committee, added.

“The moment has come for us to move forward on this front,” she said.

Graessle, as well as Dutch MEP Judith Sargentini, bemoaned the fact that Romania, which currently holds the EU’s rotating presidency, did not show up to Monday’s talks.

“We’ve got a government that is seriously backsliding and that is chairing the European Council right now … we need to be ashamed of this, six weeks before the European elections [in May] and we’ve got this as an example,” Sargentini said, amid concern that Romania, and others like it, were giving eurosceptic parties ammunition in the EP vote.

“Romania is slipping into a criminal dictatorship,” Monica Macovei, a former Romanian prosecutor who is now an MEP with the anti-federalist European Conservatives and Reformist (ECR) group, added.

Josef Weidenholzer, a German deputy from the centre-left Socialist & Democrats (S&D) group, which counts the Romanian ruling party, the Social Democratic Party (PSD), as one of its members, was less outspoken.

He said Romania had achieved a lot in its EU presidency role, but noted that support for rule of law was “in the interests of all of us”.

The Party of European Socialists, the structure which underpins the S&D, has temporarily frozen relations with Romania’s PSD over the concerns.

But it has stopped short of expelling them the same way that Graessle’s centre-right European People’s Party has stopped short of expelling Hungary’s ruling party and that Macovei’s ECR has done nothing to discipline its Polish ruling party members.

For her part, Sophie in ‘t Veld, a Dutch liberal politician, noted that her Alde group had taken a “firm stance” against its Romanian delegates and complained that EU politicking was standing in the way of real action.

A handful of Romanian MPs from the PSD accused the commission of interfering in the country’s internal affairs – the same line taken in the past by Hungary and Poland.

Dan Nica, for one, took the floor to accuse the EU of “discrimination” against Romania because it was being “flooded” by counterfeit products and fake medicines from other EU states and because its citizens were not allowed to benefit from the EU’s passport-free Schengen travel zone.

“We do not interfere in individual cases, we are concerned about the systemic situation,” Jourova countered.

She said dialogue with Romania was “ongoing” at a “technical” level, but that political-level discussions ought to take place soon.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Germania. Destatis. Ordini all’industria ancora giù, -0.7%, dall’estero -0.9%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-17.

Destatis__001

Destatis ha rilasciato la Pressrelease #153 from April 17, 2019.

«the price adjusted stock of orders in manufacturing in February 2019 fell a seasonally and calendar adjusted 0,7% on the previous month»

*

«The domestic orders not yet completed decreased 0.2% on the previous month»

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«the stock of foreign orders decreased 0,9%.»

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«the range of the stock of orders in manufacturing was 5.8 months …. the producers of intermediate goods, the range of the stock of orders in February 2019 was 3.0 months»

*

«The range indicates for how many months establishments, theoretically, would have to produce goods until all orders on hand are filled»

* * * * * * * *

Gli ordini all’industria manifatturiera sono quindi decresciuti ancora.  Gli ordini esteri  in particolare sono diminuiti dello 0.9%.

Senza che arrivino nuovi ordinativi, sulla base di questi ordini in essere l’industria manifatturiera avrà lavoro per 5.8 mesi, mentre quella dei beni di consumo per 2 mesi.

*

Germania. VW fa fagotto e se ne va in Cina.

Germania. La crisi da tedesca sta diventando europea.

Germania. Produzione auto -4.1%, insolvenze +5.7%.

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Manufacturing in February 2019: unfilled orders down a seasonally adjusted 0,7% on the previous month

Pressrelease #153 from April 17, 2019

WIESBADEN – Based on provisional data, the price adjusted stock of orders in manufacturing in February 2019 fell a seasonally and calendar adjusted 0,7% on the previous month, as reported by the Federal Statistical Office (Destatis). The domestic orders not yet completed decreased 0.2% on the previous month, the stock of foreign orders decreased 0,9%. The stock of orders comprises the total of new orders received by the end of the reference month which have not led to any turnover and have not been cancelled by that time.

Unfilled orders for producers of intermediate goods in February 2019 were by 1.0% lower than in the previous month. The producers of capital goods recorded a decrease of 0.6%. Regarding consumer goods, the stock was down by 1.3% compared to January 2019.

In February 2019, the range of the stock of orders in manufacturing was 5.8 months (previous month also 5.8 months). The range indicates for how many months establishments, theoretically, would have to produce goods until all orders on hand are filled – with turnover remaining constant and without any new orders being received. It is calculated as the ratio between the current stock of orders and average turnover per month in the respective branch.

For the producers of intermediate goods, the range of the stock of orders in February 2019 was 3.0 months (previous month also 3.0), for the producers of capital goods 8.1 months (previous month also 8.1) and for consumer goods 2.0 months (previous month 1.9).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Dati sempre più allarmanti sulla povertà.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-17.

Das Brandenburger Tor in Berlin

La statistiche sulla Germania fanno emergere una situazione sconcertante. L’economia sembrerebbe essere entrata in una fase di stagnazione, l’industria automobilistica riduce la produzione in Germania e la sta trasferendo all’estero, il governo sembrerebbe essere inesistente.

I dati riportati come valori medi sono spinto verso l’alto dalla presenza di numerose persone fisiche e/o giuridiche a reddito molto elevato: i dati mediani o riportati per percentili evidenziano invece situazioni di grave sofferenza economica. I dati enumerativi poi sono impietosi.

Germania. Un grande problema è la miseria, adesso al 20%.

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

Germany: 150 percent rise in number of homeless since 2014.

‘Massive’ rich-poor gap in German society

German poverty rising despite economic growth

Germania. La miseria sta crescendo. – Handelsblatt. Confindustria Tedesca.

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Germania. Ordini Industria -4.2%, -8.4% a/a.

Germania. Produzione auto -4.1%, insolvenze +5.7%.

Almost every seventh child in German is dependent on welfare funds

* * * * * * *

«New research has illustrated the increasing poverty in larger German cities, particularly those in the Ruhr region in North Rhine-Westphalia, Germany’s most populated state»

*

«in the Ruhr city of Gütersloh, showed the share of welfare recipients in cities with more than 100,000 inhabitants increased to 14 percent – four percent above the national average»

*

«46 percent of city respondents said they had witnessed an increase in poverty»

*

«The industrial area was one of Germany’s richest throughout the 20th century on the back of a thriving coal mining industry. As the coal mines have closed however, wages have stagnated and poverty has trended upwards in the region»

*

«Many of the youngsters’ parents often lack the money or the time to provide regular meals, he said, adding that the centre aims to give the youths a space “where they can feel at home”.»

*

«That’s how generations of poor children become poor adults and poor parents»

*

«statistics show that 45 percent of children raised by a sole parent, usually their mother, live in relative poverty»

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Si è perfettamente consci come sotto campagna elettorale nessun partito provi un gran desiderio a parlare di codesti argomenti.

Tuttavia i problemi non si risolvono eliminandone la menzione.

Il fatto che la povertà stia aumentando in Länder ricchi dovrebbe dare molto cui pensare.


The Local. 2019-04-03. Poverty rising in Germany’s industrial Ruhr region: study

Statistics have revealed increases in poverty in many larger cities in west Germany, predominantly in the Ruhr region. Conversely, poverty is trending downward in the former east.

New research has illustrated the increasing poverty in larger German cities, particularly those in the Ruhr region in North Rhine-Westphalia, Germany’s most populated state. 

The research, announced in the Ruhr city of Gütersloh, showed the share of welfare recipients in cities with more than 100,000 inhabitants increased to 14 percent – four percent above the national average. 

The research, conducted by the Bertelsmann Foundation and reported in the Rheinische Post on Tuesday, showed the city residents were noticing the increases in poverty more so than the population at large. 

In total, 46 percent of city respondents said they had witnessed an increase in poverty, whereas only one-third of nationwide respondents felt the same. 

Ruhr poverty on the rise

Gütersloh – one of many mid-size cities in Germany’s industrial heartland – was chosen as the site of the research release to highlight the rising poverty in the region. 

Poverty has increased in 13 communities in the Ruhr region with more than 100,000 inhabitants. The Ruhr area – known in German as the Ruhrgebiet – is home to more than 5 million people and is the third largest urban area in the European Union. 

The industrial area was one of Germany’s richest throughout the 20th century on the back of a thriving coal mining industry. As the coal mines have closed however, wages have stagnated and poverty has trended upwards in the region. 

Opposite trends eastwards

Conversely, poverty has decreased in cities in the former east. Despite the comparative economic disadvantage remaining since reunification, each of the ten communities in the former east that classify for ‘city’ status has seen a diminution in poverty in the study. 

German taxpayers foot a 5.5 percent ‘solidarity tax’ which is aimed at bridging the economic gap between the west and the former communist east. 

The money is channeled into economic support for the states that make up the former east, although there have been repeated calls in recent years to abolish the tax. 

——

Taxpayers demonstrating on anniversary of fall of Berlin wall/#Mauerfall  against economic subsidy tax for formerly communist east. They want the new government to kill the so-called #Soli. pic.twitter.com/2dE4lWmCTw

— Jefferson Chase (@chaseongermany) 9. November 2017

——

The ’Soli’ tax has also been challenged in the courts, with the efforts largely unsuccessful. 

Despite a former timeline set for the abolishment of the solidarity tax in 2019, the German government recently delayed a debate about whether or not to end the tax to after the 2021 election. 

A tale of two (trends in) cities

In total, poverty rose in German cities. Just under half – 46 percent – of the city dwellers saw an increase in poverty rates, while poverty stayed the same in 20 percent of the cities surveyed. 

In 34 percent of the cities surveyed, poverty was shown to have fallen. 

*


The Local. 2019-03-20. ‘I haven’t eaten all day’: Growing up poor is a dead-end street in wealthy Germany

Chancellor Angela Merkel touted Germany as a country “in which we live well and happily” during her re-election campaign. But those words ring hollow to the one in five children living in poverty in Europe’s top economy, with little prospect of climbing the social ladder.

It’s just gone 3:00 pm at the Lichtenberg youth centre in east Berlin, where youngsters are laying out cherry tomatoes and carefully chopped cucumber as they get ready to prepare dinner together.

For many of them, the weekday ritual is an eagerly awaited moment.

“We notice it a lot especially among the teenagers, they ask us: ‘When can we eat? I haven’t eaten all day’,” said Patric Tavanti, head of the centre run by the charity Caritas.

Many of the youngsters’ parents often lack the money or the time to provide regular meals, he said, adding that the centre aims to give the youths a space “where they can feel at home”. 

“I come almost every day,” Leila, one of the teens, told AFP. “We chat, cook together and just have fun.”

Downward spiral

In Europe’s powerhouse, the economy is humming, public coffers have never been fuller and unemployment is at its lowest since reunification in 1990.

Yet some 20 percent of under-18s live in “relative poverty”, according to the family ministry, defined as living in households that have to get by on less than 60 percent of the average German household income.

For a single parent with one child, that amounts to a monthly net income below €1,192 ($1,470).

For a family with four children, it’s under €2,355.

Almost every seventh child in German is dependent on welfare funds

‘No one in Germany would go hungry if food banks didn’t exist’

In Germany, the risk of poverty rises with every child a couple has: study

Despite record employment, only a third of the parents of Germany’s roughly 2.8 million impoverished children have jobs, said Heinz Hilgers, of the Child Protection Association (Kinderschutzbund).

Beyond the material shortcomings they suffer, growing up poor takes its toll in many other, more insidious ways.

“It’s a downward spiral,” said professor Klaus Hurrelmann, of the Hertie School of Governance in Berlin.

“The children feel excluded, they start to feel ashamed when they can’t join in school excursions or invite friends over for a birthday party. They end up losing confidence in themselves and struggle at school,” he said.

Falling behind at school

Tavanti, of the Berlin youth centre, said it was a phenomenon he had witnessed first-hand.

“Just one of our adolescents is currently trying to pass the Abitur,” he said, referring to the secondary-school leaving certificate required to pursue higher education.

He believes many German schools struggle to meet the needs of these at-risk children, who often come from immigrant families or single-parent homes.

“We’re seeing a growing need for food, but also for help with homework and reading,” agreed Lars Dittebrand, who runs the Manna family centre in Berlin’s Gropiusstadt area, famed for its towering social housing estates.

Compounding the problem is Germany’s early-age education sorting system, critics say, which can prematurely put disadvantaged pupils on a less academic route, potentially leading to lower-paying and less secure jobs.

Decrying what it calls “hereditary poverty” in Germany, a study by the Bertelsmann Foundation think tank found that just some three to 16 percent of households, depending on calculations, managed to cross the poverty line and improve their lot.

“That’s how generations of poor children become poor adults and poor parents,” said Hilgers, of the Child Protection Association.

As well as being a stain on Germany’s conscience, it’s “a huge economic risk”, he warned, in a greying nation already grappling with a shortage of skilled labour.

‘Making their own way’

Germany’s new government, a repeat coalition of Merkel’s conservatives and the centre-left Social Democrats, has vowed to tackle the challenges by raising child benefits, offering more child care facilities and all-day schools to make it easier for parents, especially mothers, to work.

But for lawmaker Lisa Paus, of the opposition Greens party, those promises don’t go far enough.

She said Germany urgently needed to do more to support single parents.

“Poverty often starts when couples split up,” she said.

Indeed, statistics show that 45 percent of children raised by a sole parent, usually their mother, live in relative poverty.

Some politicians and campaigners have called for a basic monthly income for children of around €500 for the lowest-earning households to help break the poverty doom loop.

But for a government determined to maintain a balanced budget, any hint of lavish spending is anathema.

Instead, Family Minister Franziska Giffey plans to introduce a law in coming months aimed at improving the quality of daycare facilities, with a bigger emphasis on early-child development.

“Every child should be allowed to make their own way, regardless of where they come from and where they grew up,” she said.

*


The Local. 2019-03-05. German poverty ‘hits record high’ despite low unemployment

A new report claims that more Germans are poor now than at any time since reunification. But some experts have dismissed the numbers as “not serious and stupid”.

“With 15.7 percent of Germans in poverty, we have unfortunately reached a high point since reunification,” said Ulrich Schneider, head of the Equal Welfare Association, on Thursday.

The figures are based on statistics from the Federal Statistical Office (Destatis) which records the proportion of the population with an income less than 60 percent of that of the median German household.

In 2005, 14.7 percent of Germans were living below this barrier.

The report by the Equal Welfare Association argued that 12.9 million people in Germany were living below the poverty line in 2015.

“Economic developments have not been reducing poverty for a long time,” said Schneider.

The apparent increase in poverty comes despite unemployment levels falling for years.

In February, unemployment in Germany hung on at an all-time low, official data showed on Wednesday, standing at 5.9 percent – the same level as in January and its lowest level since German reunification in 1990.

People without work and single parents were both particularly vulnerable to poverty, the Equal Welfare Association report stated. A third of all foreigners lived in poverty, while a quarter of all families with three or more children faced this hardship.

Meanwhile the number of pensioners below the Equal Welfare Association’s poverty line has risen by 49 percent in a decade, leading Wolfram Friedersdorf – head of the People’s Solidarity Association – to speak of an “avalanche” of old-age poverty.

Berlin and the Ruhr region of North Rhine-Westphalia are the regions worst affected by hardship.

But the Equal Welfare Association figures are controversial. Destatis classifies people below the 60 percent mark as “threatened by poverty” as opposed to the Equal Welfare Association’s definition, which describes them as poor.

Walter Krämer, a statistics professor at the Technical University in Dortmund, called the statistics “not serious and stupid” in an interview with RedaktionsNetzwerk Deutschland.

“The welfare associations know exactly why they don’t want to use serious statistics – because they would show that poverty has been sinking for years,” he said.

Krämer argued that a serious analysis of poverty would involve looking into hardship in real life, such as studies of what people are putting in their shopping trolley.

“But that requires a lot of effort, and for that reason no one does it,” he claimed.