Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Summit di Salzburg. Il discorso di Mr Tusk.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-20.

Salzburg 001

Mr Donald Tusk presiede il Consiglio Europeo: una carica che dovrebbe conferire autorevolezza, non certo rappresentata dall’attuale suo presidente.

Anche se l’italiano imbarbarito ne ha alterato in parte il significato, il termine “autorevolezza” è disgiunto dalla concreta possibilità di esercizio di un qualche potere. È autorevole chi è sentito con attento interesse perché afferma cose vere ed interpretazioni coerenti.

Ma l’autorevolezza non è legata alla carica ricoperta, bensì alla persona che la ricopre.

Mr Donald Tusk è un polacco. È stato per quasi nove anni leader di Piattaforma Civica, formazione politica sostanzialmente liberal socialista, e dal 16 novembre 2007 al 22 settembre 2014 è stato primo ministro polacco. In accordo con l’ideologia che professa, Mr Tusk avrebbe voluto vedere gli Stati Uniti di Europa a governo liberal e socialista, e durante il suo mandato ha fatto il possibile per trascinare una sempre più riluttante Polonia su tale linea.

Il 1° dicembre 2014 abbandonò la Polonia per assumere la carica di Presidente del Consiglio Europeo, carica utilizzata per opporsi al Governo polacco legittimamente eletto in ogni modo e maniera.

Infatti, alle elezioni del 2015 il Partito Diritto e Giustizia di Jarosław Kaczyńsk vinse in modo plebiscitario le elezioni, ottenendo 235 / 460 deputati e 61 / 100 senatori.

Il suo mandato biennale fu rinnovato il 9 marzo 2017: fatto questo altamente traumatico, perché la Polonia, alla quale sarebbe dovuto spettare l’indicare il nome del Presidente che le sarebbe toccato per regolamento, fu conculcata  ed ignorata. Frau Merkel impose con atto di forza la prosecuzione del fedelissimo Mr Tusk in spregio al Governo polacco. Questo infatti è un Governo ‘sovranista‘ e, per di più, cattolico.

Da allora i polacchi considerano Mr Tusk un traditore della Patria.

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Ma anche i paesi del Visegrad e taluni stati baltici, per non parlare poi dell’Italia con il suo attuale Governo, ha di Mr Tusk un concetto che decenza imporrebbe di non riportare in questa sede. I traditori servono prima e quando tradiscono: dopo sono inisi anche a quanti siano stati utili. Chi ha tradito una volta tradirà anche la seconda.

Molte cose sono successe sotto la presidenza Tusk. A partire dal Brexit, al crollo del partito socialista francese, al 24 settembre dello scorso anno in Germania, per finire poi con il 4 marzo e la formazione di un nuovo Governo in Italia. Da non trascurarsi poi l’elezione di Mr Trump alla Presidenza americana.

Sarebbero stati tutti problemi facilmente risolvibili senza la altera superbia mostrata da Mr Juncker e da Mr Tusk, sorretti da una Francia e da una Germania presuntuosamente altezzose, almeno fino alla loro sconfitta nelle elezioni.

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Al momento, un Macron con il 69% di tasso di esecrabilità, ed un governo che perde ministri ogni giorno che passa, ed una Frau Merkel già ridimensionata ma in attesa del colpo di grazia con le elezioni in Hessen ed in Baviera, sono politicamente ininfluenti nel quadro europeo.

Il Consiglio Europeo è sostanzialmente diviso su tutto.

Poi, tutti stanno semplicemente facendo melina in attesa che si chiariscano i risultati elettorali dei prossimi quaranta giorni e, soprattutto, quelli per il rinnovo del parlamento europeo, che dovrebbe vedere i sovranisti salire attorno al 30%, unitamente al frazionamento del partito popolare ed al ridimensionamento di quello socialista.

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Sei mesi ed il quadro politico europeo sarà mutato.

«the UK’s proposals will need to be reworked and further negotiated. Today there is perhaps more hope, but there is surely less and less time. Therefore, every day that is left, we must use for talks. I would like to finalise them still this autumn»

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«Mostly because we have been focused on external border control and cooperation with third countries, which has brought down the number of irregular migrants from almost 2 million in 2015 to fewer than 100.000 this year»

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«So, instead of taking political advantage of the situation, we should focus on what works and just get on with it»

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«We can no longer be divided into those who want to solve the problem of illegal migrant flows, and those who want to use it for political gain»

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Conscio che la sua fazione perderà le elezioni e che l’attuale eurodirigenza sia destinata a scomparire, Mt Tusk propone semplicemente che i sovranisti recedano dal loro pensato e dal loro agire: vorrebbe che rinnegassero sé stessi.

Sarebbe cosa ben troppo comoda, Mr Tusk!

Non solo. Ma sarebbe anche da mettere sui piatti della bilancia che la gente ha memoria ottima, e ben si ricorda come Ella ed i suoi sodali trattavano quando si ritenevano sicuri del potere che avevano.


Consiglio Europeo. 2018-09-19. Remarks by President Donald Tusk ahead of the informal Salzburg summit

The Brexit negotiations are entering their decisive phase. Various scenarios are still possible today, but I would like to stress that some of Prime Minister May’s proposals from Chequers indicate a positive evolution in the UK’s approach as well as a will to minimise the negative effects of Brexit. By this I mean, among other things, the readiness to cooperate closely in the area of security and foreign policy. On other issues, such as the Irish question, or the framework for economic cooperation, the UK’s proposals will need to be reworked and further negotiated. Today there is perhaps more hope, but there is surely less and less time. Therefore, every day that is left, we must use for talks. I would like to finalise them still this autumn. This is why, at tomorrow’s meeting of the twenty-seven, I will propose calling an additional summit around mid-November.

This evening I will call on leaders to stop the migration blame game. Despite the aggressive rhetoric, things are moving in the right direction. Mostly because we have been focused on external border control and cooperation with third countries, which has brought down the number of irregular migrants from almost 2 million in 2015 to fewer than 100.000 this year. In fact, this is less than in the years before the migration crisis. So, instead of taking political advantage of the situation, we should focus on what works and just get on with it. We can no longer be divided into those who want to solve the problem of illegal migrant flows, and those who want to use it for political gain.

Tonight, I will ask for support for our efforts to intensify cooperation with North African countries and the idea of calling an EU-League of Arab States summit in Egypt in February next year.


Corriere. 2018-09-20. Migranti, Tusk accusa i sovranisti: «Usate la crisi per giochi politici»

Vertice europeo, la replica di Conte: falso. May sulla Brexit: tocca all’Unione evolvere.

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Resta difficile concordare soluzioni europee sul surriscaldato tema dei migranti. Si è capito nella cena del Consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Ue a Salisburgo, organizzato dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz per cercare di avvicinare posizioni spesso opposte. Il presidente del summit, il polacco Donald Tusk, europopolare come la cancelliera tedesca Angel Merkel, ha esortato i governi sovranisti a non «approfittare politicamente della situazione», pur senza citare i leader del gruppo, il premier ungherese Viktor Orbán e il vicepremier italiano Matteo Salvini. «Non possiamo più dividerci tra quelli che vogliono risolvere la crisi e quelli che la vogliono usare per giochi politici», ha attaccato Tusk, sottolineando che «malgrado la retorica aggressiva, le cose si muovono nella giusta direzione» perché «il numero di migranti irregolari è passato da quasi 2 milioni nel 2015 a meno di 100 mila quest’anno, che è meno degli anni prima della crisi dei migranti».

Il premier Giuseppe Conte ha replicato sostenendo che per il governo M5S-Lega «non è una questione elettorale, noi ne siamo distanti». Si è poi detto fiducioso di ottenere a Salisburgo un «atteggiamento costruttivo» in vista del summit di ottobre sull’immigrazione. «Sul tavolo c’è l’ipotesi che i Paesi non volenterosi, ovvero quelli che non partecipano in termini di sbarchi o in termini di redistribuzione» dei migranti, «versino un contributo finanziario», ha spiegato Conte interpellato dai cronisti in albergo al termine della cena tra i 28 leader Ue, durata oltre 4 ore, e tenutasi al Felsenreitschule di Salisburgo. Nel corso della cena si è parlato quasi esclusivamente di migranti, spiega Conte che, interpellato su un titolo da dare alla riunione sottolinea: «lavori in corso».

Il presidente dell’Europarlamento, l’europopolare Antonio Tajani, ha chiesto a Conte di ottenere la modifica delle regole di Dublino, in modo che «i rifugiati siano distribuiti automaticamente in tutta l’Ue», e «più fondi europei per l’Africa» per ridurre i flussi nel Mediterraneo centrale. Kurz, europopolare, ha criticato le riserve sul potenziamento di Frontex, manifestate dai governi preoccupati dalla perdita di sovranità nazionale e da registrazioni più complete dei migranti (che renderebbero più difficili successivi spostamenti in Germania, Austria o Francia). «Italia, Spagna e Grecia sono riluttanti a rendere l’Agenzia europea delle guardie di frontiera una forza in grado di schierare il suo personale ai confini dell’Ue — ha detto Kurz —. Ma dobbiamo convincerli».

La proposta di Bruxelles è 10 mila guardie Ue entro il 2020. Orbán, che ha fatto costruire una barriera di centinaia di chilometri lungo i confini meridionali dell’Ungheria, è contrario: «Siamo capaci di proteggere da soli le nostre frontiere». Oggi i leader parlano di sicurezza e Brexit. Il nodo principale è il confine tra Irlanda comunitaria e Irlanda del Nord britannica. La premier di Londra Theresa May ha detto che tocca ai partner Ue «far evolvere la loro posizione».

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Francia. Elezioni Europee. Sondaggio Bva.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-20.

Macron Merkel Parigi

Bva. L’union des droites, avenir crédible ou impasse politique ? – Décrypter les mécanismes de l’opinion – Sondage BVA pour L’Obs

«37% des Français se positionnent politiquement à droite : la majorité d’entre eux pourrait voter pour une liste d’union de la droite aux élections européennes (65%)…mais l’intérêt pour des listes d’union serait surtout ponctuel.

– 83% des Français peuvent se positionner politiquement sur l’axe gauche-droite : 36% à gauche, 10% au centre et 37% à droite. A l’inverse, 15% se disent ni de gauche ni de droite et 2% ne se prononcent pas.

– Parmi les 37% des Français se positionnant politiquement à droite : 14% se placent plutôt à droite, 14% à droite et 9% très à droite.

– 65% des Français se positionnant à droite pourraient voter pour une liste d’union de la droite aux élections européennes 2019, rassemblant des candidats Les Républicains, Debout la France et du Rassemblement national.

– Uniquement 32% des sympathisants de la droite soutiendraient des listes d’union « quelles que soient les élections » et le soutien à cette possibilité varie très fortement selon la position politique, de 60% chez les « très à droite » à seulement 35% chez les « à droite » et 12% chez les « plutôt à droite».

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Riassumiamo in italiano.

– Del 37% dei francesi che si posiziona politicamente a destra: il 14% è piuttosto a destra, il 14% a destra e il 9% alla estrema destra.

– Solo il 32% dei sostenitori della destra apprezzerebbe una lista comune ‘indipendentemente dalle elezioni’.

– Ma se la lista comune valesse solo per le elezioni europee, la percentuale dei consensi salirebbe al 65%,

– Tra tutto l’Elettorato, il 36% si dichiara di sinistra, in 10% di centro, ed il 37% di destra.

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Resterebbe alquanto difficile comprendere la collocazione degli elettori dei Les Républicains e di En Marche!.

Ad oggi il Presidente Macron ha un tasso di approvazione del 25%, mentre il 69% lo esecra.

Ed il 23 – 24 maggio 2019 si va a votare per le elezioni europee.

In bocca a Benalla, Mr Macron!

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Ponte Benetton. Bucci, Toti, il Governo. Via della Superba aperta in un mese di lavoro.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-19.

2018-09-19__Genova__001

In meno di un mese di lavoro, 24 ore su 24, è stata fatta dal nulla una nuova strada a quattro corsie di marcia che passa il torrente Polcevera e permette la piena ripresa del lavoro portuale.

Sicuramente non è il ponte, ma come soluzione di emergenza va più che bene. Accoglierà e smaltirà il traffico pesante senza obbligarlo nella litoranea che passa nell’abitato.

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Da quando gli Elettori liguri hanno cacciato le giunte regionali e comunali pidiine il clima era già sensibilmente migliorato, nonostante decine di anni di incurie e ruberie, che hanno portato in tribunale penale anche un sindaco.

Ma il triste fatto del crollo del ponte Benetton ha messo in piena luce le capacità organizzative del Presidente della Regione Toti e del Sindaco Bucci, nonché le capacità operative del Governo, nella sua interezza.

Hanno fatto, in piena emergenza, un’opera prima impensata ed impensabile. Ad agosto e nelle prime settimane di settembre, quando ancora molta gente era in ferie.

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Cosa mai avrebbe potuto essere la nostra città se non fosse stata oppressa dalla lebbra socialista!

Nota.

Vincenzi condannata per l’alluvione 2011: ecco che cosa succede adesso

«Genova – Dopo la condanna anche in appello (5 anni per i reati di disastro, omicidio colposo plurimo e falso) per quanto accaduto a Genova durante l’alluvione del 2011, l’ex sindaca Marta Vincenzi non andrà in carcere.»

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Le giunte socialcomuniste sono responsabili delle numerose alluvioni e dei numerosi morti. Ben poco conta che alla fine i suoi sindaci siano stati condannati da processi penali per omicidio. [Fonte]

Genova ha pagato il loro usbergo con il proprio sangue.

«Il più drammatico è quello del 7/8 ottobre 1970, quando strariparono i torrenti Bisagno, Leira, Polcevera, Cantarena e Chiaravagna. Le piogge intense accumularono quasi 1 litro d’acqua in 24 ore e la città di Genova e altri comuni limitrofi si allagarono in più punti. Vi furono oltre 2000 sfollati, 35 morti e 8 dispersi.»

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«Il 27 settembre 1992 piogge torrenziali hanno causato lo straripamento dei torrenti Sturla e Bisagno. L’alluvione ha provocato due vittime.»

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«Il 23 settembre 1993 a Genova sono esondati alcuni corsi d’acqua tra cui il Varenna e il Leira. I morti sono stati due e i dispersi tre.»

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«Il 4 ottobre 2010, piogge torrenziali unite al dissesto idrogeologico hanno procurato danni in tutta la provincia di Genova e Savona. Particolarmente colpite le zone di Pontedecimo e Bolzaneto. Un morto.»

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«Il 4 novembre 2011 a Genova e nella zona della Val Bisagno un violento nubifragio ha prodotto mezzo litro d’acqua in cinque ore e durante la notte la piena del fiume Bisagno e degli affluenti, in particolare il Fereggiano ha sommerso la città di oltre 2 metri. Ci sono stati sei morti e i danni ingentissimi.»

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Svezia. Adesso è caduta nel limbo politico.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-19.

STOCCOLMA-01

«Full preliminary results, including overseas and postal votes, showed the Social Democrat, Green and Left parties took 40.7% of the vote, giving them 144 seats, while the centre-right Alliance of the Moderate, Centre, Christian Democrat and Liberal parties won 40.3% and 143 seats»

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«Both blocs are well short of a majority in the 349-seat Riksdag and whatever government finally emerges will need support either from members of the opposition bloc, or from the far-right Sweden Democrats whose 17.5% of the vote gave them 62 MPs, to pass new legislation»

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Il parlamento svedese, Riksdag, conta 349 deputati: la maggioranza per poter governare parte da 175 deputati.

Lo avevamo scritto giorni prima delle elezioni elettorali, e preconizzammo ciò che adesso sta succedendo.

Svezia. Due lezioni che resteranno inascoltate.

Svezia. Il terrore degli eurocrati la conta lunga.

«Se i Democratici svedesi (Sverigedemokraterna, SD) riusciranno a superare il 15% sarà già per loro una grande vittoria, ma se passassero il 20% sarebbe un vero e proprio trionfo.

E possono vincere? No, ma sicuramente intralciare la maggioranza che uscirà dalle urne. Rimasti a lungo fuori dal parlamento, gli Sverigedemokraterna avevano già fatto parlare di sé nel 2014, con 42 seggi e il 12,9% dei consensi. Nessuno prende in considerazione una loro vittoria domani, ma i sondaggi parlano di un balzo fino al 20% dei consensi. Si tratterebbe al massimo di una 70ina di seggi, meno della metà dei 175 necessari. Eppure quanto basta per “ricattare” su determinate decisione una probabile coalizione formata dai socialdemocratici (dati intorno al 25%, il minimo storico), i verdi e altre forze della sinistra. Non si esclude neppure l’ipotesi di una sorta di grande coalizione alla tedesca fra centrosinistra e centrodestra, con l’intenzione di escludere il partito e le sue interferenze sul governo»

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L’epicrisi è il giudizio conclusivo che si desume da una somma di giudizi parziali.

Apprestiamoci quindi a fare l’epicrisi della attuale situazione svedese, tenendo però conto che tutte le realtà umane hanno sempre un ché di imprevedibile.

Come avevamo preconizzato dalle proiezioni preelettorali, SD, Svezia Democratica, ha conseguito 62 deputati, portandosi al 17.5% dei suffragi.

Lo schieramento di sinistra, ad ideologia socialista, ha ottenuto 144 seggi, mentre quello di centrodestra, liberal, ne ha conseguiti 143.

Nessuno di questi due schieramenti intende colloquiare con Svezia Democratica, ma nemmeno desiderano formare un governo di Grande Coalizione, almeno per il momento.

In questa situazione di muro contro muro, lo stallo è evidente.

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«Stefan Löfven, the Social Democrat prime minister, rejected a demand from Ulf Kristersson, the Moderate party leader, to step aside and help the centre-right alliance form a viable government, saying it would be “illogical” for the larger bloc to facilitate an Alliance government. “You can discount that idea absolutely,” Löfven said»

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«But Kristersson, the centre-right’s candidate for the premiership, said it was “natural” for the Alliance to now seek a mandate to build a government. “We want the government to respect the result and resign,” he told a news conference.»

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«The prime minister had earlier said he believed the election result marked the end of Sweden’s traditional system of political blocs, which has been severely destabilised by the steady rise of the anti-immigration Sweden Democrats.»

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«A “grand coalition” of the Social Democrats and Moderates could also lend credence to the Sweden Democrats’ claim to be the only true opposition»

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«There are only two choices: victory or death»

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Da oltre settanta anni la Svezia si era abituata ad avere uno schieramento nettamente vincente, fatto questo che assicura la possibilità di costituire un governo coeso ed efficiente, con una chiara politica sia interna sia estera. Le coalizioni sono per loro natura instabili, quasi sempre frutto di accordi che suonano tanto da compromessi momentanei.

Mettiamo anche che alla fine, spinti dalla sindrome governopenica, si faccia una coalizione.

Se questa non rigasse diritto, al passo dell’oca, Svezia Democratica potrebbe avere una crescita subitanea.

Tutto questo si riverbererà sul comportamento che la Svezia terrà in seno al Consiglio Europeo: il loro nuovo premier dovrà diventare una campione di cerchiobottismo

Da ultimo, ma non certo per ultimo, a maggio del prossimo anno si terranno le elezioni europee..


Guardian. 2018-09-14. Sweden remains in political limbo after all votes counted

One-seat margin separates two established blocs, with far right waiting in the wings.

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Sweden’s ruling centre-left bloc holds just one more parliamentary seat than its centre-right rival, election authorities said, with all votes now counted after an election that has left the country in political deadlock and facing weeks, if not months, of talks to form a new government.

Full preliminary results, including overseas and postal votes, showed the Social Democrat, Green and Left parties took 40.7% of the vote, giving them 144 seats, while the centre-right Alliance of the Moderate, Centre, Christian Democrat and Liberal parties won 40.3% and 143 seats.

Both blocs are well short of a majority in the 349-seat Riksdag and whatever government finally emerges will need support either from members of the opposition bloc, or from the far-right Sweden Democrats whose 17.5% of the vote gave them 62 MPs, to pass new legislation.

The Sweden Democrats, populists shunned by all other parties because of their neo-Nazi roots, achieved their highest ever score but did not get near the 25%-plus share of the vote that their leadership and many opinion polls had forecast. Depending on the make-up of the new government, however, they could still wield considerable influence in parliament.

The official result would be confirmed this weekend, the election authority said on Friday, after all votes had been recounted and double-checked. That is a longer process than normal because of the high turnout of 84.4%, but standard electoral practice in Sweden and not expected to change the result.

Stefan Löfven, the Social Democrat prime minister, rejected a demand from Ulf Kristersson, the Moderate party leader, to step aside and help the centre-right alliance form a viable government, saying it would be “illogical” for the larger bloc to facilitate an Alliance government. “You can discount that idea absolutely,” Löfven said.

But Kristersson, the centre-right’s candidate for the premiership, said it was “natural” for the Alliance to now seek a mandate to build a government. “We want the government to respect the result and resign,” he told a news conference.

The Christian Democrat leader, Ebba Busch Thor, said “the Alliance is the government alternative that is clearly larger than the Social Democrats, and clearly larger than the current government” of the Social Democrats and Greens. Löfven, however, is counting the former communist Left party, which backed the outgoing coalition in parliament, as part of his centre-left bloc.

The prime minister had earlier said he believed the election result marked the end of Sweden’s traditional system of political blocs, which has been severely destabilised by the steady rise of the anti-immigration Sweden Democrats.

He wants to form some kind of coalition or cross-bloc deal with the smaller Centre and Liberal parties but both have so far indicated they would prefer to stick within their bloc, aware that splitting the Alliance could condemn the centre right to years in opposition or as minority members of Social Democrat-led governments.

A “grand coalition” of the Social Democrats and Moderates could also lend credence to the Sweden Democrats’ claim to be the only true opposition. The other parties are so far holding to their pledge not to negotiate with the far-right party, which has promised to use its parliamentary votes to sink any government that does not give it a say over policy, particularly on immigration.

“Our enemies have really forced us into a life-and-death struggle for our culture and our nation’s survival,” Mattias Karlsson, the Sweden Democrats’ parliamentary group leader and chief ideologue, wrote on his Facebook page. “There are only two choices: victory or death.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Macron le Gaffeur. Adesso anche il ministro degli interni se ne va.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

2018-09-18__Macron e Collomb

Mr Macron lo scorso anno godeva di una popolarità del 62%. Ad oggi è quotato al 25%, con un tasso di esecrabilità al 69%, che si è pienamente meritato.

Il suo governo sta cadendo a pezzi.

Macron perde un altro ministro. Gli resta solo il carissimo Benalla.

Francia. Silurato ed affondato Mr. Nicolas Hulot. Riposi in pace.

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Mr Macron soffre soltanto di delirio schizofrenico di onnipotenza: crede con tutta modeastia di essere il dio creatore dell’universo e pretende di essere oggetto di culto.

Nei sondaggi per le elezioni europee, il partito di Mr Macron è proiettato al 21%, dal 57% che aveva un anno or sono, ed anche i suoi fidi se la stanno squagliando uno per volta. Sono stufi di essere presi a pesci in faccia.

Nota a margine.

Un capo politico europeo vale nell’Unione Europea per quanto vale nella propria patria.

Chi non si ricorda il suo megalitico programma di riforma dell’Unione Europea in una Stato di Europea?

È diventato materiale per gli archivi storici.

Ci manca solo che anche il fido Benallà abbandoni il tetto ed il talamo.

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French interior minister to quit in further blow to Macron [The Guardian]

«France’s interior minister, Gérard Collomb, has announced he will resign next year to run for his former job as mayor of Lyon, in yet another blow to the president.

The announcement from Collomb, a political heavyweight and one of Emmanuel Macron’s most loyal ministers, comes after the environment minister, Nicolas Hulot, quit last month and as the president’s approval ratings have plummeted.

Collomb told L’Express magazine he would quit after the European elections in order to stand for mayor of France’s third biggest city in 2020.

“The local elections are still far away – I will run in Lyon if I don’t get diagnosed as seriously ill any time before that,” he joked. “I won’t be interior minister right up until the last moment. After a certain amount of time it would be better to be totally free for the campaign.

“I think ministers who want to run in the 2020 local elections should be able to quit the government after the European fight,” he said of the European parliament polls in May.

Collomb served as Lyon mayor for 16 years until Macron poached him for the interior ministry job.»

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Macron stuck in ‘ketchup moment’ says interior minister, as he announces 2020 retirement [The Telegraph]

«President Emmanuel Macron of France is stuck in a “ketchup moment” whereby the effects of his reforms are still stuck inside the bottle but with a “thump” will soon come flying out in one go, his interior minister has claimed.

Gérard Collomb, the interior minister, issued the ketchup analogy to explain the lack of tangible benefits of Mr Macron’s reforms while also dealing his presidency a fresh blow by announcing his intention to step down next year to run for re-election as mayor of Lyon in 2020.

His reference to the physics of the famed bottled tomato sauce came a day after an MP quit his party, saying she felt as if she was “on the Titanic”.

Frédérique Dumas resigned from Mr Macron’s centrist Republic on the Move party because she said the government had “forgotten the fundamental principles of Macronism”. She added: “Some decisions come down to budget cuts. There is no ambition, no direction.”

The move by Ms Dumas, 55, a former film producer, reflects growing disillusionment with the president and impatience that his controversial and often painful economic reforms have so far failed to cut unemployment or significantly boost growth.»

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Macron’s government in flux as key ally plans to quit post [Reuters]

«France’s interior minister, one of President Emmanuel Macron’s closest allies, has announced plans to quit the government and run for election as mayor of Lyon in 2020, adding to doubts and instability around the young leader’s administration.

Gerard Collomb’s announcement in an interview in L’Express magazine follows the abrupt resignations of a popular environment minister, who questioned Macron’s commitment to the reduction of nuclear power, and the sports minister.

A high-profile member of Macron’s party, Republique En Marche, also quit over the weekend.

Macron’s approval rating has plunged to about 30 percent, from around 60 percent shortly after he was elected in May 2017, with opinion polls showing he is regarded as aloof and unsympathetic toward people’s everyday hardships.

Collomb, who recently acknowledged what he called a “lack of humility” in Macron’s administration, suggested he could stand down as soon as the middle of next year.

“I won’t be interior minister up to the last minute,” he told the weekly magazine. “Ministers who want to run in the 2020 municipal elections should in my view leave the government after the European (parliament) elections,” he said.

The European parliament vote takes place in May 2019.»


Corriere. 2018-09-18. Macron, si dimette il ministro dell’Interno Collomb. Gaffe sulle porcellane al negozio dell’Eliseo

Dopo l’addio del ministro Hulot, numero 3 dell’esecutivo, anche il numero 2 Collomb ha annunciato l’intenzione di lasciare il governo (il prossimo anno, dopo le Europee). E la contraffazione sulle porcellane vendute nel negozio dell’Eliseo si somma ad altri «fastidi» accumulati negli ultimi mesi.

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PARIGI — Non sono giorni facili per Macron e per il governo francese. Dopo le dimissioni con effetto immediato in diretta alla radio di Nicolas Hulot, il ministro della Transizione ecologica considerato il numero 3 dell’esecutivo, ci sono quelle a scoppio ritardato del numero 2 Gérard Collomb, ministro dell’Interno e macroniano della prima ora, annunciate per il 2019 al settimanale l’Express.

L’intervista

Alla domanda sulle sue intenzioni per le elezioni municipali del 2020, quando avrà 73 anni, Collomb ha risposto così: «Se fino a quel momento non mi avranno diagnosticato una malattia grave, sarò candidato a Lione». Il ministro aggiunge che per partecipare alla corsa a sindaco lascerà il governo nel 2019, dopo le europee di giugno.

La carriera

Per Collomb si tratterebbe di un ritorno alla politica locale, che ha monopolizzato il suo impegno per quasi tutta la carriera. Consigliere comunale nel 1977, è stato poi sindaco di Lione per 16 anni e, se dovesse vincere, il prossimo sarebbe il suo quarto mandato. Collomb è sempre stato iscritto al partito socialista e ha cominciato ad avvicinarsi a Macron quando questi era ministro dell’Economia nel governo della gauche di François Hollande, per poi uscire dal partito entrando tra i primi nel movimento En Marche.

I rapporti con Macron

Membro più anziano del governo, forte di una lunga esperienza e di una personalità politica che precedono la collaborazione con Macron, Collomb è stato finora un ministro tutto sommato fedele sul fondo delle questioni ma capace di rivendicare la propria libertà di espressione, fino a provocare conflitti con Macron. Per esempio, non ha rinunciato a sottolineare la propria contrarietà al progetto del primo ministro Édouard Philippe di abbassare il limite di velocità da 90 a 80% nelle strade secondarie. Qualche giorno fa, commentando il crollo di Macron nei sondaggi, ha detto che «forse abbiamo mancato di umiltà», una critica diretta allo stile del capo dello Stato, che lo ha invitato poi all’Eliseo per una cena chiarificatrice. Negli ultimi tempi i rapporti si sono incrinati, anche in seguito allo scandalo Benalla e alla prestazione poco convincente di Collomb davanti alla commissione d’inchiesta dell’Assemblea nazionale. Collomb potrebbe avere deciso di fare la prima mossa, rubando il tempo a un presidente che comunque avrebbe avuto già in mente di sostituirlo nel grande rimpasto di governo che con ogni probabilità sarebbe avvenuto comunque dopo le europee.

Via subito

L’opposizione di destra chiede gran voce che Collomb lasci immediatamente, perché un portafoglio così delicato come l’Interno — che ha la competenza su questioni cruciali come migranti e lotta al terrorismo — non può essere lasciato a un ministro a tempo. «A partire da oggi Collomb sarà un ministro precario, un precario della sicurezza — dice Eric Ciotti dei Républicains —. Dopo l’addio di Hulot assistiamo un po’ a una fuga dal Titanic, la maggioranza En Marche è completamente frastornata». Florian Philippot, ex braccio destro di Marine Le Pen e presidente dei Patriotes, nota che «qualcosa non funziona nella maggioranza, comunque sarebbe più logico che Collomb se ne andasse subito».

Gli altri fastidi

Dopo il calo nei sondaggi successivo allo scandalo Benalla (qui sopra il video, qui l’intervista in cui il collaboratore di Macron raccontava che all’Eliseo «tutto dipende da un suo sorriso»), il presidente Macron vive un momento delicato. Il suo «parlare vero», la franchezza che ha sempre rivendicato, si traduce talvolta in frasi che vengono poco apprezzate dall’opinione pubblica. Come quando in visita a Copenaghen ha lodato la capacità dei danesi di rinnovarsi definendo invece i francesi «Galli refrattari al cambiamento». O quando, domenica scorsa, in occasione della giornata «porte aperte» dell’Eliseo, ha risposto così a un orticoltore che si lamentava di non trovare lavoro: «Se lei è pronto e motivato, negli alberghi, ristoranti, caffè, nell’edilizia, non c’è un posto dove non mi dicano che cercano personale. Attraverso la strada e glielo trovo io un lavoro» (video in alto). La voglia di spronare all’ottimismo di Macron e i modi spicci si traducono talvolta in una tendenza a fare la lezione ai francesi. Così anche iniziative secondarie, come l’idea di vendere merchandising con il logo dell’Eliseo per finanziare il rinnovamento dell’edificio, si prestano a critiche. Non passa il braccialetto d’oro con la scritta «Égalité» venduto a 250 euro nella boutique online, e neanche l’infortunio della scritta «porcellana di Limoges» incisa sulle tazze con l’immagine di Macron, fabbricate in realtà a Tolosa. L’Eliseo si è accorto della contraffazione appena prima di metterle in vendita e il fornitore ha inviato allora altre 300 tazze con una più vaga dicitura «porcellana francese».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europa Unita. Prossimo Summit a Salzburg.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

Galata Morente. Pergamo, 220 - 230 a.C.. Museo Capitolino. Roma.

Galata Morente. Pergamo, 220 – 230 a.C.. Museo Capitolino. Roma.


La forza della disperazione è davvero incredibile nei moribondi. L’artista che ha scolpito nel marmo il Galata Morente ha saputo cogliere il momento: verosimilmente aveva avuto modo di imparare sui campi di battaglia.

*

L’attuale Europa Unita e la sua eurodirigenza si sta avviando al coma. I risultati che si stanno susseguendo sono un trionfo per i populisti, sovranisti, ‘lebbrosi’. I liberal socialisti si stanno disintegrando.

In Francia la popolarità di Mr Macron è scesa in un anno dal 62% all’attuale 25%, in Germania la Bundeskanzlerin Frau Merkel sta soffriggendo a fuoco lento in attesa che le vicine elezioni in Hessen ed in Baviera sanciscano una perdita di altri dieci – dodici punti percentuali, mentre i sodali socialdemocratici ne dovrebbero perdere almeno cinque. La Große Koalition potrebbe sfasciarsi come una macchina lanciata a folle velocità contro un muro. Non è AfD che cresce: sono i partiti tradizionali che stanno crollando, al punto tale che Frau Merkel non è ancora riuscita a liberarsi di Herr Hans-Georg Maaßen, che ha accusato il Governo di propalare fotografie artefatte come prove probanti.

È un clima da palude, ove tutto sembrerebbe immobile, mentre la vita si snoda sotto il pelo dell’acqua.

Ma anche il temporeggiare di Mrs May trova un suo razionale nella disgregazione di questa Unione Europea: la premier inglese sa benissimo che a maggio del prossimo anno questo europarlamento andrà in pensione, Mr Junker si ritirerà nelle sue cantine, e tutte le Commissioni europee avranno nuovi dirigenti: i sovranisti eserciteranno un consistente peso politico, e verosimilmente con loro potrebbe essere contrattato un nuovo rapporto tra il Regno Unito e l’Europa continentale.

Nell’europarlamento il ppe si è spezzato in due tronconi, e l’inoltro alla Commissione Europea del caso ungherese è stato approvato con una sola manciata di voti di maggioranza.

*

Se questa eurodirigenza è in fase preagonica nessuno si illuda che non faccia una qualche alzata di capo sconsiderata. Après nous, le déluge: questo sembrerebbe essere il motto dei residui liberal democratici.

Ma intanto la ruota della storia inizia a stritolarli implacabilmente.

Grecia. Scafisti arrestati ed incriminati per tratta ed associazione per delinquere.

Chi lo avrebbe mai detto? Chi mai avrebbe potuto immaginarselo?

Quelli che ieri erano stati considerati essere degli eroi sono adesso affiliati al carcere di massima sicurezza di Korydalios.

E chi mai potrebbe scommettere che non siano raggiunti presto da tutti gli altri?


Visegrad Group. 2018-09-18. Orban: Hungary won’t give up border control rights

The Hungarian government will not give up its right to control the country’s borders, Prime Minister Viktor Orban said in his address at the opening of parliament’s autumn season on Monday. “We will not allow anyone to take away one iota of our border control rights,” Orban said, adding that “we have more skill in controlling the border than anyone in Brussels or in any international organisation”. The prime minister said he will fight for Hungary’s border control rights at this week’s European Union summit in Salzburg.


Reuters. 2018-09-18. Daily Briefing: Orban to Russia as EU grills Poland

Hungary’s Viktor Orban will get a warmer reception from Vladimir Putin in Moscow today than he did at last week’s European Parliament session, which voted to censure his government for putting democracy at risk.

They will no doubt talk energy, with Hungary’s current gas import deal with Russia expiring the year after next; and trade, with Budapest in favour of dropping international sanctions against Moscow.

Separately, officials for Poland – Hungary’s main ally in its stand-off against the European Union – will face a grilling in Brussels by other EU states over Warsaw’s plans to overhaul the Polish judiciary, a move critics believe will undermine its independence from politics.

You wouldn’t know it, judging by the almost total lack of media interest in the event, but the UK’s main centrist party is holding its party conference this week.

As the only mainstream party to clearly state it wants to stop Brexit, the Liberal Democrats should at least be in favour with Remainer voters. Instead, they can barely muster around 10 percent in surveys. Leader Vince Cable, who some in the party blame for its lacklustre showing, is due to address the gathering today.

The other Brexit news event is EU negotiator Michel Barnier’s report back to EU capitals before this week’s Salzburg summit, which could well generate fresh leaks on the progress in talks.

It could be crunch day in the long-running saga around the head of Germany’s surveillance agency, who stands accused of having far-right sympathies.

Angela Merkel will hold talks with other coalition leaders on the fate of Hans-Georg Maassen, who played down video footage of far-right protesters chasing migrants during a recent flare-up of ethnic tensions in eastern Germany.

The left-wing SPD want him to go, but Maassen has support from her Bavarian CSU partners. Whichever way she leans, it could create trouble within her government.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Tedeschi cacciati dalla Cina. I cinesi sono davvero permalosi, ‘illiberali’.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

Pechino-Città-Proibita-da-Piazza-Tiananmen

Il Kurfürstendamm è un viale lungo tre kilometri e mezzo che unisce Breitscheidplatz a Rathenauplatz: è una delle strade più lussuose e quindi costose di Berlino.

Lì, al numero 163, ha sede lo Schaubühne am Lehniner Platz, un gigantesco complesso teatrale gestito dallo Schaubühne am Halleschen Ufer. Spettattori pochini, paganti ancor meno, ma da che mondo è mondo un teatro vive di sussidi pubblici, che Governo locale e federale elargiscono con una particolare dovizia. Non avendo problemi di budget né di chiudere in attivo, questo teatro è ovviamente feudo liberal socialista, che rappresentava, e rappresenta, copioni socialmente avanzati.

Berlino non è nuova a fatti del genere.

Berlin Rejects Funding for Chris Dercon’s Latest Project

«Now he’s been dealt another setback after the German capital’s senate rejected a €500,000 ($559,000) funding request for a cultural project. …. In its third meeting of 2016 the charitable committee of Berlin’s Lottery Foundation chaired by Berlin’s governing mayor Michael Müller distributed €18.5 million ($20 million) to 35 projects promoting society, sports education, integration, and culture. ….

His replacement of popular outgoing director of 25 years Frank Castorf provoked criticism from all quarters, with local media questioning Dercon’s suitability for the role (he’s never directed a theater), and the hefty €4.25 million ($4.7 million) budget associated with his appointment. Much of the anger was directed towards the €138,000 ($154,000) set aside for Dercon and program director Marietta Piekenbrock’s salaries and travel expenses for 2016, a year before officially taking up the position. ….

Projects that were granted funding include Berlin’s Bauhaus Archive, which received €1.1 million ($1.2 million) for the acquisition of the estate of the artist couple Hinnerk and Lou Scheper, and the Schaubühne theater, which received €600,000 ($670,000) towards it’s three-year “theater without borders” project, among others»

*

Come si constata, fare teatro in Germania ha i suoi lati positivi. Fiumi di milioni di euro pubblici si riversano sui teatranti che ne traggono equa guiderdone, quel tanto da poter vivere di Acipenser oxyrinchus e champagne millesimato, il tutto ovviamente secondo le regole dettate dal Codex Alimentarius della Fao, scaturite dal Fondo Fiduciario del Codex, finanziato sempre anche esso dal denaro dei Contribuenti.

* * * * * * *

Questa premessa inquadra la situazione.

Per rimanere al recente, nel 2017 i teatranti son dovuti fuggire più veloci della luce dalla Turkia, ove erano andati a portare il loro credo ideologico. Si sa che i turki non siano gente di spirito e non gradiscano essere insultati a casa loro: gente di dura cervice.

Adesso è la volta della Cina.

«Berlin’s famous Schaubühne theater troupe has been barred from continuing to perform a play by Norwegian master Henrik Ibsen in China»

*

«The Schaubühne team was told that the stages they were meant to perform on in the city of Nanjing are broken»

*

«”An Enemy of the People,” written by Ibsen in 1882, deals with how truths and ideas of morality are manipulated for public consumption. The troupe was meant to conduct a discussion about the play’s themes after the performances.»

*

Manco a dirlo gran parte, se non tutto il pubblico erano membri del Guojia Anquan Bu. Gente a modo, che non ha gradito che dei tedeschi sberleffassero la Cina ed il suo Governo. Gente invero strana questi cinesi: i tedeschi si umiliano a portar loro il credo politico liberal e questi non ne vogliono sapere.

«After the Schaubühne’s outings in Beijing, members of the audience openly criticized the Chinese government»

I cinesi non gradiscono che teatranti si conferiscano il diritto di far loro la lezione: non son mica come i tedeschi, che possono benissimo strillare davanti al Reichstag che Frau Merkel è un tiranno e che Mr Orban sia un galantuomo.

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«The Chinese government is well-known for its censorship of art, news, and websites that are critical of the ruling Communist party»

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I tedeschi sono proprio i nuovi catari dell’ideologia liberal: che alla fine finiscano proprio come finirono i catari?


Deutsche Welle. 2018-09-13. China: German theater group barred from staging Ibsen play

The Berlin-based troupe has been stopped from performing a Henrik Ibsen play about the manipulation of truth. At Beijing performances of “An Enemy of the People,” audience members openly criticized government censorship.

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Berlin’s famous Schaubühne theater troupe has been barred from continuing to perform a play by Norwegian master Henrik Ibsen in China, German public broadcaster ARD reported on Wednesday.

The Schaubühne team was told that the stages they were meant to perform on in the city of Nanjing are broken, but the theatre is suspicious that it has something to do with the content of the play.

“An Enemy of the People,” written by Ibsen in 1882, deals with how truths and ideas of morality are manipulated for public consumption. The troupe was meant to conduct a discussion about the play’s themes after the performances.

After the Schaubühne’s outings in Beijing, members of the audience openly criticized the Chinese government, and reportedly complained about state censorship. Audience members described their experience of the play as “emotional,” and began to write about it in social media posts.

Ibsen censored?

The Chinese government is well-known for its censorship of art, news, and websites that are critical of the ruling Communist party.

The theater in Nanjing told the Schaubühne troupe that it would have to cancel its engagements due to “technical problems,” but the German actors have made clear their plans to remain in Nanjing until they get an official written explanation of why their performances have been scrapped.

Schaubühne is no stranger to political controversy. In 2017, it pulled out of an international theater festival in Istanbul due to “the arrests of many journalists, scientists and human rights activists” by Turkey.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Hans-Georg Maaßen. Prima il dubbio, ora la certezza.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-17.

I love the smell of napalm in the morning...

Il napalm è un derivato dell’acido naftenico e dell’acido palmitico utilizzato per costruire bombe e mine incendiarie, oltre che come combustibile per lanciafiamme.


Le elezioni in Hessen ed in Baviera sono oramai questione di meno di un mese, e sembrerebbe profilarsi un redde rationem degno dei Montecchi e dei Capuleti.

I socialdemocratici odiano Frau Merkel e la Union, peraltro ampiamente ricambiati.

Ma i membri della Csu odiano di tutto cuore quelli della Cdu, che a loro volta se potessero li ammazzerebbero tranquillamente.

In questo simpaticissimo clima da fratelli – coltelli le prospezioni elettorali non fanno altro che gettare benzina sul fuoco, ma questa volta sono saliti al napalm. I Governanti tedeschi non sanno che pesci prendere, perché ogni qualsivoglia decisione comporterebbe perdite ulteriori di voti: ma mica è detto poi che lo stare immobili, immobilizzati, procuri vantaggi, anzi, tutt’altro.

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I fatti sono semplicissimi.

Negli ultimi mesi in Germania si è assistito ad un crescendo di fatti di sangue perpetrati da immigrati, in attesa che le loro domande di richiesta di asilo fossero esaminate. Si contano oramai molti morti. Il clima di violenza e paura è palpabile in ogni città tedesca.

Come naturale reazione si sono tenute molte manifestazioni di piazza contro tale fenomeno: la gente non gradisce di essere accoppata mentre cammina per la strada.

Ad ogni manifestazione di piazza si associava una contromanifestazione di sostenitori dell’immigrazione illegale e degli omicidi accaduti.

I tafferugli divennero inevitabili.

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Come solitamente accade in simili circostanze, la polizia fu immediatamente accusata da ambo le parti, anche se nei fatti si contavano più feriti, anche abbastanza gravi, tra i poliziotti.

I dimostranti pro-immigrazione e pro-immigrati esibirono un video nel quale le forze avverse avrebbero compiuto violenze.

Hans-Georg Maaßen, capo dei servizi segreti tedeschi, prese pubblica posizione affermando che tali video erano falsi, manipolati ad arte. Non è fonte di informazione di poco conto.

Se è vero che tutti i media liberal socialisti riportano “violenza della ultra-destra”, sarebbe anche vero prendere atto che questi report siano del tutto falsi: è vero esattamente l’opposto. Facinorosi gli immigrati, violenti i pro-immigranti.

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Immaginatevi il putifarre che ne derivò.

Da due settimane i socialdemocratici assediano Frau Merkel perché licenzi su due piedi Hans-Georg Maaßen. Frau Merkel accoglierebbe ben volentieri questo invito, ma Herr Hans-Georg Maaßen è sostenuto fortemente da Herr Seehofer, il capo della Csu. A parte il fatto che ha detto cosa vera.

«German Chancellor Angela Merkel will oust the country’s head of intelligence, after an ongoing scandal over his response to the Chemnitz riots and his alleged ties to the far-right party Alternative for Germany have prompted calls for his dismissal»

*

«Merkel made the decision to get rid of Hans-Georg Maaßen at an extraordinary meeting last Thursday alongside Interior Minister Horst Seehofer and Social Democrat leader Andrea Nahles, Die Welt reported Monday»

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 «The government declined to comment on the report, which comes ahead of another meeting on the issue scheduled for Tuesday»

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«Maaßen has come under fire in recent weeks for allegedly sharing confidential government reports with the AfD and advising the anti-immigration party on how to avoid being put under surveillance by his agency. He also faced heavy blowback for questioning the authenticity of video footage from the anti-immigrant riots in Chemnitz»

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«The fate of the intelligence chief has divided political opinion. While Seehofer, who leads Bavaria’s Christian Social Union — which is gearing up for an election next month — previously voiced confidence in Maaßen’s leadership and claimed he does not “see any reason for staff changes,” the Social Democrats and the Greens have been vocal in calling for his dismissal»

*

«Die Welt said Maaßen told a group of conservative politicians on Thursday: “Horst Seehofer told me that if I fall, then he will fall too.”»

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Quanto accaduto, e sta accadendo, è maieutico.

Solo un anno fa, prima del famoso 24 settembre, Frau Merkel avrebbe cavato con le sue stesse mani gli occhi di Herr Maaßen: adesso agisce con la lentezza di una lumaca bolsa. O rompe con l’Spd oppure con la Cdu.

Nei fatti sono tutti terrorizzati dalle prospezioni elettorali, che danno l’Union in perdita di dieci – dodici punti percentuali e l’Spd in caduta libera, mentre AfD si starebbe avviando a diventare il secondo partito in Germania.

Basta solo avere la pazienza di aspettare, per sapere se Herr Maaßen sia un eroe nazionale oppure un traditore della patria.

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Politico. 2018-09-17. Merkel to fire Germany’s intelligence chief: report

Hans-Georg Maaßen is facing growing pressure over his comments on far-right violence in Chemnitz.

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German Chancellor Angela Merkel will oust the country’s head of intelligence, after an ongoing scandal over his response to the Chemnitz riots and his alleged ties to the far-right party Alternative for Germany have prompted calls for his dismissal, according to reports.

Merkel made the decision to get rid of Hans-Georg Maaßen at an extraordinary meeting last Thursday alongside Interior Minister Horst Seehofer and Social Democrat leader Andrea Nahles, Die Welt reported Monday, citing government sources.

The government declined to comment on the report, which comes ahead of another meeting on the issue scheduled for Tuesday.

Maaßen has come under fire in recent weeks for allegedly sharing confidential government reports with the AfD and advising the anti-immigration party on how to avoid being put under surveillance by his agency. He also faced heavy blowback for questioning the authenticity of video footage from the anti-immigrant riots in Chemnitz, and claiming there was “no evidence” of a “manhunt” against foreigners.

Maaßen has admitted meeting with members of the party, but denies he provided advice.

The fate of the intelligence chief has divided political opinion. While Seehofer, who leads Bavaria’s Christian Social Union — which is gearing up for an election next month — previously voiced confidence in Maaßen’s leadership and claimed he does not “see any reason for staff changes,” the Social Democrats and the Greens have been vocal in calling for his dismissal.


ChannelNewsAsia. 2018-09-17. German government declines comment on report Merkel has decided top spy must go.

Chancellor Angela Merkel has decided that Germany’s domestic intelligence agency chief must go because she thinks he has meddled in day-to-day politics, newspaper Die Welt cited coalition sources as saying.

BERLIN: Chancellor Angela Merkel has decided Germany’s domestic intelligence agency chief must go because she thinks he has meddled in day-to-day politics, newspaper Die Welt reported on Monday. The German government declined to comment.

Hans-Georg Maaßen, head of the BfV domestic intelligence agency, has come under fire after he cast doubt on the authenticity of video footage showing far-right protesters chasing migrants after the fatal stabbing of a German man.

The debate over Maaßen’s future has sparked another crisis in Merkel’s loveless ruling coalition.

The coalition partners are due to meet on Tuesday to discuss Maaßen’s future. Merkel had said on Friday that her coalition government would survive the row over Maaßen.

Merkel’s junior coalition partners, the centre-left Social Democrats (SPD), have demanded that conservative Interior Minister Horst Seehofer fire Maaßen over his remarks, but he has so far refused to do so.

A government spokesman declined to comment. Merkel on Friday had said the coalition would not break apart over the future of the domestic intelligence chief.

Die Welt said Maaßen told a group of conservative politicians on Thursday: “Horst Seehofer told me that if I fall, then he will fall too.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Grecia. Scafisti arrestati ed incriminati per tratta ed associazione per delinquere.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-17.

Grecia 012

«Greek Coast Guard boats were on Thursday seeking a smuggling boat believed to be carrying dozens of migrants off the coast of Pylos, in southern Greece»

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«Around 60 migrants are believed to be in the boat, according to local reports»

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«Thirty members of the Emergency Response Centre International, or ERCI, in Greece have been charged with trafficking refugees»

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«She [Sara Mardini] went on to work with the Emergency Response Centre International (ERCI), a nonprofit organisation on Lesbos, before eventually continuing their journey to Germany. In late 2017, she returned to Lesbos to volunteer with ERCI again.»

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«But now 23-year-old Mardini is behind bars in Korydallos Prison, a high-security facility in the capital, Athens, and three of her ERCI colleagues have been arrested, as well»

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«In a press release, Greek police said the NGO facilitated “the illegal entry of aliens into Greek territory” and provided “direct assistance to organised illegal immigration networks”.»

*

«The statement added that police are investigating 30 individuals in connection to the case, which includes allegations of human trafficking, money laundering, spying and counterfeiting, among others»

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«Meanwhile, with the charges pending against four of its members, the ERCI has suspended all its operations indefinitely»

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«EMERGENCY RESPONSE CENTRE INTERNATIONAL (ERCI)is a Greek nonprofit organization that provides emergency response and humanitarian aid in times of crisis. ERCI’s philosophy is to identify the gaps of humanitarian aid and step in to assist in the most efficient and impactful manner. Currently ERCI has 4 active programs working with refugees in Greece in the areas of Search and Rescue, Medical, Education and Refugee Camp Coordination»

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Quanto successo in Grecia costituisce una svolta epocale, sia da un punto di vista politico sia giuridico.

Due sono gli elementi di particolare importanza.

«Greek police said the NGO facilitated “the illegal entry of aliens into Greek territory” and provided “direct assistance to organised illegal immigration networks”.»

Le ngo che usano navi di seconda mano per andarsi a prendere “migranti” da sbarcare poi sul suolo europeo altro non sono che organizzazioni criminali volte a promuovere l’immigrazione illegale, complici alacri di tutti coloro che esercitano la tratta a scopo di lucro. Correttamente la sede greca della Erci è stata chiusa ed i suoi affiliati associati ad un carcere di massima sicurezza.

Scafisti e personale di appoggio logistico sono stati incriminati di traffico di esseri umani, tratta, riciclaggio di denaro sporco, spionaggio ed altri capi di accusa.

Ce ne è a sufficienza per l’erogazione di pena di ergastolo.

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Quanto successo dovrebbe dare da pensare, e molto.

L’europarlamento ha votato una mozione diretta al Consiglio Europeo suggerendo di applicare alla Ungheria l’articolo 7 perché essa si era opposta alla immigrazione illegale ed alla presenza delle ngo sul proprio territorio.

In sede di Commissione europea, un ministro lussemburghese si è permesso di apostrofare un ministro italiano con l’epiteto “merda” perché questo ultimo sosteneva che l’immigrazione illegale dovesse essere trattata come tale: illegale.

In Italia, la Magistratura accetta di rinviare al Tribunale dei Ministri un ministro che ha bloccato una nave di una ngo che praticava la tratta e l’immigrazione illegale: il ministro è accusato, inter alias, di sequestro di persona.

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In questa Europa si fa tanto parlare di divisione dei poteri e della presunta indipendenza dei Magistrati, fedeli servitori dello stato, ma mai come di questi tempi si è assistito ad una Magistratura corrotta dall’ideologia: applicano quella, non certo la legge.


Ekathimerini. 2018-09-16. Coast Guard, Frontex boats seek boat carrying dozens of migrants

Greek Coast Guard boats were on Thursday seeking a smuggling boat believed to be carrying dozens of migrants off the coast of Pylos, in southern Greece. 

Around 60 migrants are believed to be in the boat, according to local reports. 

The search operation involves three Coast Guard vessels and an aircraft of Frontex, the European Union’s border monitoring agency. 


Al Jazeera. 2018-09-16. Greece arrests migrant rescuers on charges of people trafficking

Members of the group charged, the ERCI, deny wrongdoing, saying that they followed every rule and regulation and kept the Greek coastguard informed of their activities.

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Thirty members of the Emergency Response Centre International, or ERCI, in Greece have been charged with trafficking refugees.

The accused include a former Olympic swimmer who helped save the lives of 18 people when their boat sank.

Private search-and-rescue groups have become controversial as the refugees and asylum seekers they save from drowning at sea are brought to European shores at a time that European nations are attempting to stop the flow of migrants.

Al Jazeera’s John Psaropoulous reports from Lesbos, Greece.


Al Jazeera. 2018-09-17. Refugee advocates blast arrests of rescue workers in Greece

Greek authorities have accused the rescue workers of a host of crimes, including espionage and people trafficking..

Athens, Greece – Three years ago, Sara Mardini and her sister rescued 18 refugees in the Aegean Sea, diving into the water and guiding their sinking dinghy to dry land on Greece’s Lesbos island.

Mardini and her sister Yusra, who went on to swim in the 2016 Olympics, were subsequently lauded as heroes and gained international notoriety.

She went on to work with the Emergency Response Centre International (ERCI), a nonprofit organisation on Lesbos, before eventually continuing their journey to Germany. In late 2017, she returned to Lesbos to volunteer with ERCI again.

But now 23-year-old Mardini is behind bars in Korydallos Prison, a high-security facility in the capital, Athens, and three of her ERCI colleagues have been arrested, as well.

Authorities arrested them on August 21 and dealt them daunting charges ranging from people smuggling to espionage and membership in a criminal organisation. Under Greek law, they can be held in pre-trial detention for up to 18 months. 

Greek police detained Mardini at the island’s airport as she prepared to travel back to Germany for university studies.

Her lawyer, Haris Petsalnikos, maintains that she was not in Greece during many of the incidents detailed in the allegations and has called for her release. 

The accused individuals include ERCI field director Nassos Karakitsos, a Greek citizen, and volunteer Sean Binder, a 24-year-old German national. A third individual who was charged has requested that his name be withheld, according to the organisation.

In a press release, Greek police said the NGO facilitated “the illegal entry of aliens into Greek territory” and provided “direct assistance to organised illegal immigration networks”.

The statement added that police are investigating 30 individuals in connection to the case, which includes allegations of human trafficking, money laundering, spying and counterfeiting, among others.

A week after the arrests, the ERCI published a statement dismissing the “unfounded claims, charges and accusations”.

‘I knew I had to do something’

Panos Moraitis, a 39-year-old Greek national who founded the ERCI in December 2015, said he plans to present himself to authorities in Lesbos in the coming days and expects to be arrested, as well.

Rejecting the allegations, Moraitis explained that he decided to join a swell of volunteers heading to Greek islands as the refugee crisis unfolded in 2015.

Each morning, while commuting to work, he would listen to the radio and hear updates from Lesbos as tens of thousands of refugees reached the island. “I heard the news every morning, and I saw the photos,” he recalled, speaking to Al Jazeera by telephone.

“What really tipped me over was what convinced thousands of people to volunteer: the photo of Aylan Kurdi,” he recalled, referring to a Syrian toddler whose lifeless body washed up on Turkish shores in September 2015.

At the time, images of Kurdi went viral and made international headlines.

“My wife was pregnant with my daughter then, and I knew I had to do something,” Moraitis said.

Advocates say the arrests are part of a broader wave of clamping down on volunteers, aid workers and activists who have worked with refugees and migrants fleeing warzones and economic devastation in the Middle East, Africa, and South Asia.

In 2016, Greek police arrested a pair of Spanish activists who were attempting to help transport refugees from the country, in the port city of Igoumenitsa.

In March, Italian authorities launched an investigation into Proactiva Open Arms and seized a rescue ship, accusing three individuals of criminal activities related to facilitating migration to the country.

Two months later, three Spanish firefighters were put on trial for helping refugees enter the EU on Lesbos. Those charges could land them behind bars for 10 years.

In Hungary, far-right Prime Minister Viktor Orban’s government passed into law in June a measure prohibiting individuals and NGOs from providing aid to refugees and migrants entering the Central European country.

Nassim Lomani, an Athens-based activist who came to Europe from Afghanistan two decades ago, said the effort to crack down on rescue workers, NGOs and refugee solidarity activists comes at a time when the EU seeks to stem the flow of refugees and migrants to the continent.

“It’s getting worse,” he told Al Jazeera, “and I have the feeling it will continue to get much worse.”

Arrivals continue

In recent months, several European countries, among them Germany, Austria and Italy, have sought to limit the entry and movement of asylum seekers.

Last month, Germany struck a deal with Greece to return asylum seekers to the Mediterranean country if it was their first port of entry into the bloc.

In Italy, the newly appointed far-right interior minister, Matteo Salvini, has prompted outrage across the continent by refusing to allow refugee boats to disembark on the country’s shores.

In late August, Salvini initially blocked a boat carrying some 177 people from unloading, leading to a nearly week-long standoff.

But in Greece, boats continue to arrive, despite declining living standards in the overcrowded camps, particularly on the islands, and the apparent attempts to discourage rescue workers and activists.

According to the United Nations refugee agency (UNHCR), more than 21,000 refugees and migrants have reached Greece in 2018, a number that pales in comparison to the nearly million who passed through the country three years earlier.

On Thursday, the Greek coastguard retrieved 65 people on a boat in the Mediterranean near southwestern Greece, according to the local daily Ekathimerini.

Arrivals have also swelled on the country’s land border with Turkey, where a growing number of people cross the Evros River to enter Greece.

Meanwhile, with the charges pending against four of its members, the ERCI has suspended all its operations indefinitely.

Among those services was a clinic in Moria, a cramped refugee camp on Lesbos, and programmes in the nearby Karatepe camp.

“Based on what I’ve seen till now, our people are being prosecuted for doing nothing wrong,” Moraitis said.

“It feels like the authorities want to make an example out of us to scare others from doing search-and-rescue,” he concluded.

“In the end, they [authorities] will say, ‘Oops, our bad,’ but lives will have been ruined already.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Sondaggio elettorale. Consenso al Governo salito dal 50% al 62%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-17.

2018-09-13__1.Demopolis_Barometro_09

Demopolis ha rilasciato il suo ultimo sondaggio elettorale

Il peso dei partiti e il giudizio degli italiani sul Governo M5S-Lega

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L’Elettorato si conferma sempre più mobile: adesso sta privilegiando i partiti di Governo, ma nulla vieta di pensare che in futuro potrebbe anche verificarsi un opposto trend.

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Tre cose sarebbero interessanti da essere notate.

La prima, il consenso popolare a questo Governo è in continua crescita, essendo salito dal 50% del 4 marzo all’attuale 58%. È uno spostamento significativo, e corrobora l’operato del Governo.

La seconda, essendo il pd sceso al 17%, se oggi si andasse a votare con questa propensione al voto, il pd non otterrebbe che una trentina di deputati, essendo in grado di conquistare solo due collegi in tutta Italia. Questo dato diventa utile per valutare il peso da dare alle esternazioni dei suoi dirigenti: più ne fanno e più l’Elettorato li abbandona.

La terza, sempre se si fosse votato oggi per l’europarlamento, il partito democratico avrebbe conquistato 11 eurodeputati, contro i 29 attuali.