Pubblicato in: Banche Centrali, Geopolitica Asiatica

Australia. Pil Q1 -0.3% MoM, +1.4% YoY, Pmi Maggio 26.9.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-03.

2020-06-03__Australia 013

La crisi da epidemia da coronavirus ha raggiunto l’Australia solo a fine marzo.

Ovviamente, il pil trimestrale e quello annualizzato relativi al primo trimestre, Q1, sono ancora abbastanza buoni.

Il Pmi invece, che precorre gli scenari futuri, era crollato a 19.5 ad aprile e si attesta a 26.9 per maggio.

Verosimilmente, i macrodati del secondo trimestre risentiranno pienamente della crisi in atto.

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«L’indice dei direttori acquisti (PMI) del settore servizi australiano misura il livello di attività dei responsabili degli acquisti nel settore dei servizi. Il report si basa su un sondaggio condotto in oltre 300 aziende pubbliche e private che erogano servizi. Ogni risposta è ponderata in base alla grandezza dell’azienda e al contributo sulla produzione totale del settore manifatturiero o dei servizi. per il sotto settore al quale appartiene l’azienda. Le risposte delle aziende più grandi hanno un impatto maggiore sull’indice finale rispetto alle risposte delle aziende più piccole. I risultati vengono presentati per quesito e mostrano la percentuale degli intervistati che ha riportato un miglioramento, un peggioramento o nessuna variazione rispetto al mese precedente. Da queste percentuali deriva l’indice: un livello di 50,0 indica nessuna variazione rispetto al mese precedente, un livello sopra il 50,0 indica un aumento (o un miglioramento), un livello sotto il 50,0 indica un calo (o contrazione). Gli operatori esaminano con attenzione queste indagini, dal momento che i responsabili degli acquisti di solito hanno un accesso precoce ai dati relativi all’andamento dell’azienda, che possono diventare un indicatore chiave della prestazione economica nel suo insieme.»

Pubblicato in: Geopolitica Asiatica

Malaysia. Pil Q1 +0.7% YoY, ma la crisi da coronavirus incombe.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-06-02.

2020-06-03__Malaysia 013

«Gross Domestic Product (GDP) measures the annualized change in the inflation-adjusted value of all goods and services produced by the economy.»

Nel primo trimestre 2020, Q1, la Malaysia ha messo a segno un +0.7% di variazione del pil annualizzato.

Negli anni precedenti era cresciuta molto bene, al ritmo del 5% – 6%.

Ma la crisi indotta dal coronavirus adesso la sta colpendo.

«Malaysia headed for recession in six months»

«Country lost $5 billion in economic output in first quarter»

«The Malaysian economy is about to feel the full brunt of the coronavirus pandemic»

«the economy is set to slip into a recession in the next four to six months»

«With its borders shut to foreigners and a standstill in commerce around the world, industries including tourism and aviation have been crippled, adding uncertainty to a rebound in trade in the first quarter»

«the country’s gross domestic product grew marginally at 0.7% in the first three months of the year, the lowest since the third quarter of 2009 ….  That’s significantly less than the expansion of 3.9% to 4.2% expected as the country lost 22.8 billion ringgit ($5.3 billion) in economic output because of a countrywide lockdown»

«From the early indications in April and May 2020, the economic environment is foreseen to be unfavorable for Malaysian businesses, …. With the global lockdown, this unprecedented situation has caused a sharp contraction to the economy like never before.»

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Moody’s quota la Malaysia A3 ed il suo export corrisponde al 68.98% del pil.

A tutto il 28 maggio, i casi di Covid-19 sono stati 7,629, dei quali 6,083 ricoverati e 115 deceduti.

Nel complesso, la Malaysia non è stata colpita duramente dalla epidemia.

Il suo problema è legato al ristagno dei commerci, da cui calo dell’export e di conseguenza della produzione. Licenziamenti e disoccupazione seguono di conserva.

Uscire dalla crisi esula le possibilità del governo, perché dipende dalla ripresa generale dei sistemi economici.

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Malaysia Headed for Recession in Six Months, Statistician Says.

– Recession follows slowest growth since the 2009 crisis

– Country lost $5 billion in economic output in first quarter

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The Malaysian economy is about to feel the full brunt of the coronavirus pandemic.

After posting its slowest growth since the global financial crisis, the economy is set to slip into a recession in the next four to six months, the country’s top statistician said.

With its borders shut to foreigners and a standstill in commerce around the world, industries including tourism and aviation have been crippled, adding uncertainty to a rebound in trade in the first quarter, Mohd Uzir Mahidin, chief statistician of Malaysia, said in a report Friday.

The expected decline comes as the country’s gross domestic product grew marginally at 0.7% in the first three months of the year, the lowest since the third quarter of 2009, he said. That’s significantly less than the expansion of 3.9% to 4.2% expected as the country lost 22.8 billion ringgit ($5.3 billion) in economic output because of a countrywide lockdown, he said.

In March, as the world began the “Great Lockdown,” a leading indicator recorded its steepest drop since November 1991, the statistician said.

“From the early indications in April and May 2020, the economic environment is foreseen to be unfavorable for Malaysian businesses,” according to the report. With the global lockdown, “this unprecedented situation has caused a sharp contraction to the economy like never before.”

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Geopolitica Asiatica, Stati Uniti

Filippine. Stop all’accordo militare con Washington.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-02-13.

2020-02-13__Filippine 001

Terremoto politico-militare nel Pacifico.

Le Filippine denunciano il trattato militare con Washington.

180 giorni per trattare lo sgombro delle basi.

Poi le Filippine potrebbero fare un’alleanza militare con Cina e Russia.

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«Le Filippine hanno informato ufficialmente gli Stati Uniti di voler porre fine al patto di cooperazione militare tra i due Paesi»

«La decisione del presidente filippino Rodrigo Duterte coincide col suo recente avvicinamento nei confronti della Cina»

«L’accordo messo in discussione da Manila e’ quello che regola anche la presenza delle forze Usa nelle basi delle Filippine, nonche’ lo svolgimento delle esercitazioni militari congiunte»

«At the direction of President Rodrigo Duterte, a fierce critic of the United States, the Philippines announced Tuesday that it would scrap a security pact that allows American forces to train there»

«Duterte’s foreign secretary, Teodoro Locsin Jr., tweeted Tuesday that the Visiting Forces Agreement with the U.S. would be terminated — a move that could have consequences for a counterinsurgency against Islamist extremists in the country’s south»

«Manila would be open to similar agreements with other countries»

«The former chief of National Police, dela Rosa, enforced Duterte’s brutal war on drugs, which has killed thousands and has been widely condemned by international human rights watchdogs»

«U.S. troops were on the ground in 2017 aiding the Philippine military during a siege of militants in the southern city of Marawi»

«The U.S. Navy is also seen as a bulwark against China’s territorial ambitions in the South China Sea»

«About a third of global shipping passes through its sea lanes, and the U.S. conducts Freedom of Navigation Operations in those waters in a bid to keep them open, to China’s displeasure»

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Per decenni i liberal democratici hanno trattato le Filippine come se fossero una banda di straccioni appestati: figuratevi che non ne volevano sapere di accettare la loro ideologia, specie poi in campo sessuale.

Poi, quando finalmente Duterte bonificò il suo paese dalla piaga della droga, semplicemente giustiziando gli spacciatori, si scatenarono contro sia loro sia tutte le loro ngo per condannare quell’atto che alla fine danneggiava i trafficanti di droga.

Orbene. Stufo di essere preso a pesci in faccia, adesso Duterte mette all’uscio gli americani, che perdono sia le basi aeronavali sia il diritto di transito libero attraverso gli stretti. Nel Pacifico resterà loro la base di Guam, che però dista migliaia di kilometri.

Alla fine, quando saranno rimasti soli, i liberal potranno compiacersi tra di loro della bellezza delle loro ideologie.

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Filippine, fine patto militare con Usa

Nyt, Washington ufficialmente informata, 180 giorni di tempo.

Le Filippine hanno informato ufficialmente gli Stati Uniti di voler porre fine al patto di cooperazione militare tra i due Paesi. Lo riporta il New York Times. La decisione del presidente filippino Rodrigo Duterte coincide col suo recente avvicinamento nei confronti della Cina.

L’accordo messo in discussione da Manila e’ quello che regola anche la presenza delle forze Usa nelle basi delle Filippine, nonche’ lo svolgimento delle esercitazioni militari congiunte ora a rischio. Anche se il patto restera’ in vigore ancora per 180 giorni.

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Philippines Says It Will End U.S. Security Agreement

At the direction of President Rodrigo Duterte, a fierce critic of the United States, the Philippines announced Tuesday that it would scrap a security pact that allows American forces to train there.

Duterte’s foreign secretary, Teodoro Locsin Jr., tweeted Tuesday that the Visiting Forces Agreement with the U.S. would be terminated — a move that could have consequences for a counterinsurgency against Islamist extremists in the country’s south.

“It’s about time we rely on ourselves. We will strengthen our own defenses and not rely on any other country,” Philippine presidential spokesman Salvador Panelo said at a regular press briefing, quoting Duterte.

He said Manila would be open to similar agreements with other countries. “As long as it is favorable to us and there is a mutual benefit to both countries, we are open,” he said.

The 1999 Visiting Forces Agreement exempts U.S. military personnel from passport and visa regulations when they come and go for joint exercises and training of troops in the Philippines.

The move to end the pact follows anger over Washington’s reported decision last month to cancel the U.S. visa of Philippine Sen. Ronald dela Rosa. The former chief of National Police, dela Rosa, enforced Duterte’s brutal war on drugs, which has killed thousands and has been widely condemned by international human rights watchdogs.

Duterte then demanded that the U.S. restore the visa and began publicly suggesting he would terminate the VFA if it failed to do so.

The U.S. Embassy in Manila issued a brief statement on Tuesday calling Duterte’s move “a serious step with significant implications for the U.S.-Philippine alliance.”

“We will carefully consider how best to move forward to advance our shared interests,” the statement read.

The U.S., which provided some $550 million in military assistance to the Philippines from 2016 to 2019, conducts joint military exercises, such as the annual joint exercise dubbed Balikatan, or “shoulder-to-shoulder,” in Tagalog, with Filipino troops. Balikatan, which sometimes also includes Australian and Japanese forces, is seen as a show of force against possible military adventures by China.

The U.S. also has kept as many as 100 special forces troops on the Philippine island of Mindanao on a rotating basis to help in Manila’s fight against terrorist group Abu Sayyaf and other militants linked to the Islamic State.

U.S. troops were on the ground in 2017 aiding the Philippine military during a siege of militants in the southern city of Marawi. The U.S. Navy is also seen as a bulwark against China’s territorial ambitions in the South China Sea. About a third of global shipping passes through its sea lanes, and the U.S. conducts Freedom of Navigation Operations in those waters in a bid to keep them open, to China’s displeasure. Such FONOPs could become increasingly dangerous as the two powers find themselves in close proximity.

The Philippines, a former U.S. territory that gained independence in 1946, has long viewed Washington as its strongest ally. Besides the VFA, it also has a Mutual Defense Treaty with the U.S. that dates back to the 1950s. But some analysts say that pact, along with the Obama administration’s Enhanced Defense Cooperation Agreement, could be in jeopardy if the agreement governing visiting U.S. forces is scrapped.

Duterte came to office three years ago with strong words for Washington. Among other things, he has said the U.S. treats the Philippines as “like a dog on a leash” and has accused U.S. forces of clandestine activities in the country. After assuming power in 2016, Duterte executed a dramatic pivot away from the U.S. and toward China, increasingly the dominant regional power. Renato de Castro, professor of international studies at De La Salle University in Manila, told NPR that the decision to jettison the Visiting Forces Agreement is part of “Duterte’s desire to do away with the U.S., so there is no obstacle in his pivot to China.” He says the cancellation of dela Rosa’s visa “is merely an excuse.”

The U.S. has 180 days to respond to the notice of the VFA’s termination.

Duterte has said that President Trump wants to save the deal. However, The Philippines Star quotes presidential spokesman Panelo as saying Duterte “will not entertain” entreaties from the U.S. nor will he accept an invitation to visit the White House.

But in one tweet, Foreign Affairs Secretary Locsin seemed to suggest the cancellation of the pact was mostly a bargaining tactic aimed at getting some unspecified concessions from Washington.

And last week, in a televised Senate hearing, Locsin noted the crucial security, trade and economic benefits that the accord provides.

“Terminating the VFA will negatively impact the Philippine security and defense arrangements, as well as the overall bilateral relations of the Philippines with the U.S., and perhaps even on the sub-regional level,” he said, adding, “Our contribution to regional defense is anchored on our military alliance with the world’s last superpower.”

Pubblicato in: Geopolitica Asiatica, India

India. Débâcle elettorale di Modi nello Jharkhand.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-24

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I commenti saranno fatti quando saranno disponibili i risultati definitivi.


India, batosta alle elezioni nel Jharkand per Modi dopo le proteste

Il portavoce del partito, ‘non è stato un voto sulla legge per la cittadinanza’

Il partito di governo Bharatiya Janata Party (Bjp), ha perso le elezioni nello stato orientale di Jharkhand, sconfitto da una coalizione formata da partiti regionali e dal Partito del Congresso, la principale forza di opposizione a livello nazionale. Per il Bjp, la sconfitta nello stato nel quale governava dal 2014 appare, secondo gli osservatori, una bocciatura delle politiche messe in campo dal premier Narendra Modi.

Per il partito nazionalista induista si tratta della seconda sconfitta elettorale a livello statale, dopo la netta vittoria nelle elezioni nazionali di maggio. Secondo il portavoce del Bjp Gopal Krishna Agarwal è “sbagliato” attribuire la sconfitta nel Jharkhand alle proteste legate alla controversa legge sulla cittadinanza

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Jharkhand election results: BJP concedes defeat amid citizenship row

India’s main opposition Congress party and its allies are set to win Jharkhand state elections in a setback for the ruling Bharatiya Janata Party (BJP).

The Congress and its allies have won, or are leading, in 46 of the 81 seats, while the BJP is on course to take 25.

This is the second key state the BJP has lost since sweeping parliamentary elections in May.

The result will embolden its opponents amid nationwide protests against a new citizenship law seen as anti-Muslim.

With votes still being counted in Jharkhand in the north-east, the regional Jharkhand Mukti Morcha (JMM) has emerged as the single largest party. Together with the Congress it is set to form the new government, results showed.

Senior BJP leaders said they would “accept the people’s mandate”. The party failed to form the government in Maharashtra state last month after falling out with its regional ally, Shiv Sena.

Why the result is crucial

Although the election in Jharkhand was fought largely on local issues, the BJP’s defeat is being seen as a setback for its policies.

Three of the five phases of the election were held as protests took place against the Citizenship Amendment Act (CAA) across the country. More than 20 people have died during the protests, with many of them shot, according to local media.

The law provides citizenship to non-Muslim illegal immigrants from Pakistan, Bangladesh and Afghanistan.

Prime Minister Narendra Modi said the law would “help the persecuted” – but critics say it discriminates against Muslims.

Others – particularly in border states – fear being “overrun” by new citizens.

Speaking at a rally on Sunday, Mr Modi said Muslims – one in seven of India’s 1.35bn population – did not “need to worry at all” about the new citizenship law.

“I must assure Muslim citizens of India that this law will not change anything for them,” he said. “Muslims who are sons of the soil and whose ancestors are the children of mother India need not worry.”

In a speech which lasted nearly 100 minutes, he also denied the law was divisive.

“People who are trying to spread lies and fear, look at my work. If you see any trace of divisiveness… show it to the world,” he said.

What is the controversial law?

The CAA allows Hindus, Christians and other religious minorities to become citizens – if they were persecuted because of their religion in the three countries.

But critics say this is part of a “Hindu nationalist” agenda to marginalise India’s

The act follows a government plan to publish a nationwide register that it says will identify illegal immigrants.

A National Register of Citizens (NRC) published in the north-eastern state of Assam saw 1.9 million people effectively made stateless.

The NRC and the Citizenship Amendment Act are closely linked as the act will protect non-Muslims – but not Muslims – who are excluded from the register.

Thousands across India have continued protesting despite police bans, marking the biggest challenge to Mr Modi’s leadership since he won power in 2014.

Authorities have been battling to restore order – internet services in several states were shut down and thousands have been detained.

Pubblicato in: Cina, Geopolitica Asiatica, Materie Prime, Russia

Power of Siberia. Accordo energetico e gasdotto sino-russo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-08.

2019-12-04__Russia Cina 001

«È stata inaugurata Power of Siberia, la nuova infrastruttura che porterà il gas russo in Cina. Ma quello energetico non è l’unico ambito in cui i due Paesi, allineati in ottica anti-Usa, stanno collaborando.

Power of Siberia. La forza della Siberia. Già dal nome si è voluta sottolineare l’importanza della nuova infrastruttura energetica da circa 3 mila chilometri destinata a collegare Cina e Russia.

Power of Siberia nasce in corrispondenza degli enormi giacimenti siberiani di Kovyktinskoye e Chayandinskoye e arriva a Blagoveshchensk, la città russa che segna il confine con la Repubblica Popolare.

All’inaugurazione di Power of Siberia hanno ovviamente partecipato i big dei rispettivi Paesi: Vladimir Putin da un lato e Xi Jinping dall’altro.

Power of Siberia: Putin e Xi sottolineano portata storica

Putin ha rimarcato il carattere “storico” dell’evento. Con Power of Siberia, il “partenariato strategico russo-cinese nel settore energetico sale a un livello completamente nuovo e ci avvicina all’obiettivo di un interscambio commerciale di 200 miliardi di dollari entro il 2024″, ha dichiarato Il numero uno del Cremlino.

“Si tratta di un evento veramente storico, non solo per il mercato energetico mondiale, ma soprattutto per te e me, per la Russia e la Cina”, ha detto Putin nel corso di una videoconferenza trasmessa dalla televisione russa.

«Lo sviluppo delle relazioni cino-russe è e sarà una priorità della politica estera di ciascuno dei nostri paesi», gli ha fatto eco Xi Jinping.

Power of Siberia rappresenta “un progetto storico, un esempio di profonda integrazione e cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri paesi”.

Il completamento dell’opera, dal confine il gas russo viaggerà in direzione Shanghai, è programmato dal 2022 al 2023. Power of Siberia rappresenta l’infrastruttura fondamentale per convogliare il megacontratto di fornitura da oltre 400 miliardi di dollari firmato a maggio 2014 da Gazprom con il gruppo cinese Cnpc.

Power of Siberia: Cina e Russia sfidano gli Usa

Il connubio tra quello che è considerato uno dei Paesi più ricchi di risorse naturali e quello che più di ogni altro ha necessità di materie prime è logico e naturale. Per la Russia l’esportazione di idrocarburi ad agosto-settembre 2019 ha rappresentato due terzi del totale dell’export mentre, secondo le rilevazioni dell’Agenzia internazionale dell’Energia, tra il 2018 e il 2024 Pechino da sola contribuirà al 40% della crescita nel consumo di gas.

Ovviamente l’impatto di Power of Siberia va al di là della partnership strategica fra i due paesi e va inquadrato all’interno di una sfida alla leadership americana, sia in ambito commerciale che politico.

“Si tratta di una partnership win-win”, riportano gli analisti di Morning Brew. “La Cina ha la domanda (l’anno prossimo dovrebbe diventare il maggior importatore di gas) e la Russia ha i beni (primo Paese per riserve). Ed entrambi vogliono far innervosire gli Stati Uniti”.

Power of Siberia rappresenta un nuovo step nella collaborazione sempre più stretta a livello diplomatico e commerciale tra i due Paesi. “Per gli Stati Uniti, questo gasdotto è come vedere Joker e Bane (uno dei peggiori nemici di Batman, ndr) su un tandem. Tramite l’apertura del gasdotto, Cina e Russia stanno spostando ancora di più l’epicentro del mondo ad oriente”, riporta Morning Brew.

Non contenti, i due Paesi starebbero già negoziando per la costruzione di un nuovo gasdotto, che collegherà l’Artico con il mercato cinese passando attraverso la Mongolia (si tratta degli stessi giacimenti da cui già si riforniscono i Paesi europei).

Russia e Cina: gli altri ambiti di collaborazione

La partnership Russia-Cina non si limita alle materie prime. Forti legami sono riscontrabili anche:

– nel settore delle telecomunicazioni: Huawei sta sviluppando le reti 5G in Russia grazie ad un accordo con MTS, il primo provider di infrastrutture mobili del Paese;

– nel settore dell’estrazione delle commodity: la Russia necessita della tecnologia del dragone per poter incrementare le fonti approvvigionamento e in quest’ambito va ricondotta la fornitura di tecnologie cinesi nell’ambito dello sviluppo dell’Artico, per i progetti di Yamal LNG e Arctic LNG-2.

– in ambito valutario: lo yuan cinese a marzo rappresentava il 14,2% delle riserve valutarie russe (+5% rispetto a 12 mesi prima);

– nel commercio: nel 2018 l’interscambio tra i due Paesi ha toccato un nuovo record a 100 miliardi di dollari e, come detto, l’obiettivo di Putin è di raddoppiare gli scambi entro il 2024.» [Money]

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Il connubio tra quello che è considerato uno dei Paesi più ricchi di risorse naturali e quello che più di ogni altro ha necessità di materie prime è logico e naturale. Per la Russia l’esportazione di idrocarburi ad agosto-settembre 2019 ha rappresentato due terzi del totale dell’export mentre, secondo le rilevazioni dell’Agenzia internazionale dell’Energia, tra il 2018 e il 2024 Pechino da sola contribuirà al 40% della crescita nel consumo di gas.

«Russia has dramatically increased deliveries of oil to China in the past decade, challenging Saudi Arabia as China’s top oil supplier in certain months.

To achieve that, Russia launched a major oil pipeline to China, which today ships 600,000 barrels per day (bpd), and opened a new port at Kozmino on the Pacific. Russia also ships 200,000 bpd to China via a pipeline crossing Kazakhstan.

Russian coal sales to the east in 2018 exceeded 100 million tonnes, accounting for more than half of Russia’s total coal exports.»

L’ultima frase di Reuters suona beffarda per l’Occidente.

La Russia continua imperterrita ad esportare duecento milioni di tonnellate di carbone ogni anno, delle quali più di cento in Cina.

Tutto il mondo continua imperterrito ad usare il carbone sia per generare corrente elettrica sia negli impianti siderurgici, alla faccia dei liberal socialisti europei, che vorrebbero abolire questo combustibile e che presumono così facendo di ‘salvare’ il mondo.

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Reuters. 2019-12-03. Putin and Xi oversee launch of landmark Russian gas pipeline to China

Russian President Vladimir Putin and his Chinese counterpart Xi Jinping on Monday oversaw the launch of a landmark pipeline that will transport natural gas from Siberia to northeast China, an economic and political boost to ties between Moscow and Beijing.

The start of gas flows via the Power of Siberia pipeline reflects Moscow’s attempts to pivot to the East to try to mitigate pain from Western financial sanctions imposed over its 2014 annexation of Ukraine’s Crimea.

The move cements China’s spot as Russia’s top export market and gives Russia a potentially enormous new market outside Europe. It also comes as Moscow is hoping to launch two other major energy projects — the Nord Steam 2 undersea Baltic gas pipeline to Germany and the TurkStream pipeline to Turkey and southern Europe.

The 3,000-km-long (1,865 mile) Power of Siberia pipeline will transport gas from the Chayandinskoye and Kovytka fields in eastern Siberia, a project expected to last for three decades and to generate $400 billion for Russian state coffers.

“This is a genuinely historical event not only for the global energy market but above all for us, for Russia and China,” said Putin, who watched the launch via video link from the Russian Black Sea resort of Sochi.

“This step takes Russo-Chinese strategic cooperation in energy to a qualitative new level and brings us closer to (fulfilling) the task, set together with Chinese leader Xi Jinping, of taking bilateral trade to $200 billion by 2024.”

The new pipeline emerges in Heilongjiang, which borders Russia, and goes onto Jilin and Liaoning, China’s top grain hub.

Xi told Putin via a video link on Monday that the newly launched gas pipeline is “a landmark project of bilateral energy cooperation” and an “example of deep integration and mutually beneficial cooperation”.

Flows via the pipeline are expected to gradually rise to 38 billion cubic metres (bcm) per year in 2025, possibly making China Russia’s second-largest gas customer after Germany, which bought 58.50 bcm of gas from Russia last year.

Moscow began supplying natural gas to western and central Europe in the 1950s and Europe has long been Russia’s major consumer of gas, supplied by Kremlin-controlled energy giant Gazprom (GAZP.MM), with total annual supplies of around 200 bcm.

The price China is paying for Russian gas in the new pipeline remains a closely kept secret with various industry sources saying it is tied to the price of an oil products basket.

Neither Putin, nor Xi commented on Monday on the gas price Beijing is set to pay under the contract.

INCREASED COMPETITION

Russian pipeline gas will compete against other pipeline gas supplies to China, including from Turkmenistan, as well as against shipments of sea-borne liquefied natural gas (LNG).

“China’s gas demand growth is expected to slow down from previous years yet remains strong, with an estimated 10% year-on-year growth for the first nine months of 2019,” Jean-Baptiste Dubreuil, from the International Energy Agency’s natural gas market analysis team, told Reuters.

“Our medium term forecast ‘Gas 2019’ assumes average 8% growth until 2024 (compared with a world average of 1.6% pa).”

Russia has been in talks with China about raising gas sales via other routes too, such as from the Russian Far East and via Mongolia or Kazakhstan, but has not yet clinched any deals.

Russia has dramatically increased deliveries of oil to China in the past decade, challenging Saudi Arabia as China’s top oil supplier in certain months.

To achieve that, Russia launched a major oil pipeline to China, which today ships 600,000 barrels per day (bpd), and opened a new port at Kozmino on the Pacific. Russia also ships 200,000 bpd to China via a pipeline crossing Kazakhstan.

Russian coal sales to the east in 2018 exceeded 100 million tonnes, accounting for more than half of Russia’s total coal exports.

Pubblicato in: Commercio, Geopolitica Asiatica

Indonesia. Esportazioni -5.74% yoy. Dodicesimo mese consecutivo di calo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-16.

2019-10-15__Indomesia

L’Indonesia risente in modo severo della crisi mondiale dei commerci.

Indonesia. Bloccato l’export del nickel estrattivo.

«Nel 2001 l’Indonesia aveva un pil di 174.507 miliardi Usd ed un pil procapite di 834 Usd. 

A fine 2018 il pil era salito a 1,022.450 miliardi ed il pil procapite si attestava a 3,871 Usd.»

«Indonesia is the largest nickel ore producer in the world, followed by the Philippines.»

«Indonesia has brought forward a nickel ore export ban by two years and will stop delivering low-grade ore from January 2020.»

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Statistics Indonesia annuncia il 15 ottobre che le esportazioni sono variate del -5.74%, anno su anno (yoy).

Questo dato porta a dodici i mesi consecutivi di contrazione delle esportazioni.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Geopolitica Asiatica

Singapore. Produzione industriale -8% anno su anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-02.

Singapore 001

«Singapore  è una città-Stato del sud-est asiatico, situata sull’estrema punta meridionale della penisola malese, 152 km a nord dell’equatore. Si sviluppa su un arcipelago formato da circa 60 isole, la più grande e principale delle quali è l’isola di Singapore che ospita la metropoli. A nord Singapore è separata dalla Malaysia dallo Stretto di Johor, a sud è separata dalle indonesiane isole Riau dallo Stretto di Singapore.

La città-Stato è il quarto principale centro finanziario del mondo ed è una delle principali città cosmopolite del globo, con un importante ruolo nel commercio internazionale e nella finanza. Il suo porto è tra i primi cinque per attività e traffico su scala mondiale. ….

Il 42% della popolazione è straniero, qui presente per lavoro o studio. I lavoratori stranieri costituiscono il 50% del settore dei servizi» [Fonte]

Il pil nominale 2018 ammontava a 361.109 miliardi Usd, mentre il pil ppa procapite era 100,344 Usd.

Dal gennaio 2019 la produzione industriale è in continua contrazione e si assesta a -8.0% anno su anno.

2019-09-26__Singapore__001

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Geopolitica Asiatica

Filippine. Una situazione da seguire con cura per imparare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-01.

2019-09-03__Filippine__001

Le Filippine sono uno stato ancora in fascia povertà, ma che sta emergendo con un ritmo di crescita davvero sorprendente.

Se il pil ammontava a 76.262 miliardi Usd nel 2001, a fine 2018 era salito a 330.846 miliardi Usd: era salito 4.34 volte nel breve volgere di diciotto anni.

Similmente è salito il pil procapite, da 970 Usd a 3,102 Usd procapite. Si noti però come il pil ppa procapite sia 8,229 Usd.

Moody’s  assegna alle Filippine un rating di Baa2, S&P di BBB+ e Ficht di BBB.

Per comparazione, questi sono i rating dell’Italia: Baa3, BBB, e BBB, rispettivamente.

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2019-09-03__Filippine__002

Un aspetto di tale crescita che lascia sconcertati i cultori delle moderne teorie economiche è che un simile risultato è stato ottenuto non solo senza innalzare il debito pubblico, bensì riducendolo dal 61.55% al 39.92%.

Eppure le Filippine si sviluppano al ritmo medio superiore al 6% annuo, e questo risutlato è stato raggiunto senza la necessità che lo stato ‘stimolasse’ il sistema economico.

È bastato soltanto che Mr Duterte avesse riportato un po’ di legalità, ordine e disciplina, e cordiali rapporti con i vicini:

«on the basis of mutual respect, equality and mutual benefit»

In fondo basta ben poco: solo un po’ di buona volontà.

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China, Philippines common interests ‘far greater’ than differences: Li

«Chinese Premier Li Keqiang said Friday that the common interests between China and the Philippines far outweigh the differences in his meeting with visiting Philippine President Rodrigo Duterte.

Li said that China is willing to cooperate with the Philippines on the basis of mutual respect, equality and mutual benefit, and seek better synergy between the Belt and Road Initiative and the Philippines’ “Build, Build, Build” program, so as to promote sustained, stable and healthy development of bilateral relations and cooperation.

Li said that the current situation in the South China Sea is generally stable and the countries in the region are living in peace.

China always acts with the greatest sincerity and is willing to work together with the Philippines and ASEAN countries to achieve the Code of Conduct (COC) in the South China Sea in the period when the Philippines serves as a coordinating country for China-ASEAN relations, said Li.

Li also expected joint efforts to promote offshore oil and gas development, and safeguard peace and stability in the South China Sea and the region.»

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GDP improves in Philippines

«Gross Domestic Product of Philippines grew 6.2% in 2018 compared to last year. This rate is 5 -tenths of one percent less than the figure of 6.7% published in 2017.

The GDP figure in 2018 was $330,846 million, Philippines is number 39 in the ranking of GDP of the 196 countries that we publish. The absolute value of GDP in Philippines rose $17,251 million with respect to 2017.

The GDP per capita of Philippines in 2018 was $3,102, $113 less than in 2017, when it was $2,989. To view the evolution of the GDP per capita, it is interesting to look back a few years and compare these data with those of 2008 when the GDP per capita in Philippines was $1,941.

If we order the countries according to their GDP per capita, Philippines is in 132th position, its population has a low level of affluence compare to the 196 countries whose GDP we publish.

Here we show you the progression of the GDP in Philippines. You can see GDP in other countries in GDP and see all the economic information about Philippines in Philippines’s economy.»

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«The national debt increased in Philippines

In 2017 Philippines public debt was 125,240 million dollars, has increased 6,223 million since 2016.

This amount means that the debt in 2017 reached 39.92% of Philippines GDP, a 0.89 percentage point rise from 2016, when it was 39.03% of GDP.

If we check the tables we can see the evolution of Philippines debt. It has risen since 2007 in global debt terms, when it was 78,244 million dollars although it has fallen as a percentage of GDP, when it amounted to 52.39%.

According to the last data point published, Philippines per capita debt in 2017 was 1,194 dollars per inhabitant. In 2016 it was 1,153 dollars, afterwards rising by 41 dollars, and if we again check 2007 we can see that then the debt per person was 882 dollars .

The position of Philippines, as compared with the rest of the world, has worsened in 2017 in terms of GDP percentage. Currently it is country number 66 in the list of debt to GDP and 63 in debt per capita, out of the 186 we publish.

In this page we show you the progression of the public debt in Philippines. You can see debt in other countries in Public debt and see all the information about Philippines in economy of Philippines.»

Pubblicato in: Cina, Demografia, Geopolitica Asiatica

Mondo. La denatalità sta diventando una ‘crisi umanitaria’.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-17.

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Chiunque abbia un qualche rudimento di storia dovrebbe aver ben presente la peste antonina, che dal 160 al 180 quasi dimezzò la popolazione dell’impero romano, dando la stura al suo declino: senza persone non esiste impero che tenga.

L’imperatore Marco Aurelio ebbe a dire che “la pestilenza attorno a lui era meno letale della menzogna, del comportamento maligno e della mancanza di vera comprensione“, ma sul letto di morte sentenziò: “Perché piangete voi per me, e non pensate piuttosto alla pestilenza ed alla morte comune?

La denatalità è diventata in poco meno di tre decenni quello che Elon Musk ed il fondatore di Alibaba Jack Ma hanno definito essere una ‘crisi umanitaria’.

«”Most people think we have too many people on the planet, but actually, this is an outdated view,” Musk said on a panel with Ma in Shanghai in August. “I think that the biggest problem the world will face in 20 years is population collapse — not explosion, collapse.” …. The speed of population decreasing is going to speed up. Now you called it a collapse. I agree with that,” Ma said.».

Mentre la peste antonina colpiva la gente indipendentemente dall’età, causando quindi un decremento bilanciato tra le classi di età, la denatalità riduce la numerosità della popolazione falcidiando il numero dei giovani, da cui in breve perdita della numerosità della forza lavoro, non più in grado di accudire e mantenere gli anziani. Questo sarà il dramma nel dramma.

«These dire projections are shared by demographers who argue that the world’s population will virtually stop growing by the end of this century, due in large part to falling global fertility rates.»

«For three decades, China operated the “one-child” policy of population control. This was abandoned in 2016 in favor of a two-child policy to boost the labor force.»

«But average fertility rates keep falling, even as restrictions are lifted.»

«In 2016, after the one-child policy was abandoned, there were 17.86 million births. This dropped to 17.2 million in 2017 and 15.2 million in 2018 – the third-lowest rate since the foundation of the People’s Republic of China in 1949.»

«Much of China’s astonishing economic growth of the past four decades has been fueled by a young labor force, but this too is in rapid decline, while the elderly population is dramatically increasing.»

«In China in 2017, the ratio was six workers in the 20-64 age bracket supporting one senior citizen at least 65 years old. This will decline to 2.0 workers in 2039 and 1.6 in 2050.»

«No social security net, no family security and a pension crisis — this will evolve into a humanitarian catastrophe. As women …. will be the main victims of population control»

«Average fertility rates in Taiwan and Hong Kong from 2001 to 2018 were 1.14 and 1.07 respectively. These areas all fall within China’s cultural sphere.»

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Su questo settore si assiste ad un crescendo di pubblicazioni.

Global population decline will hit China hard

«Business leaders and analysts see the global population declining in the next century, and China will be badly affected. The Asian nation is well-advised to make precautions soon to avoid a humanitarian crisis»

Aging populations challenge China, India, Iran and Japan

«Childless employees under the age of 40 could pay a percentage of their wages into a fund for newborn babies. If they were to have two children, they would be entitled to parental benefits; should they have just one child, they would be entitled to a refund of their contributions only after reaching the legal retirement age»

Aging Japanese Society Worries Experts

«Seven million people will soon be getting a pension from their companies and the state. But half of Japan’s retired generation has to survive on the state pension alone — an average of 2.7 million yen, or 15,000 euros a year. ….

The figures such as the gross domestic product show that Japan is a rich country. But not everybody shares these riches. The older the people get the bigger the differences between the poor and the rich become, between those people who were able to save and those who needed the money to live. That means that there are poor people who have to work their whole life regardless of their age»

IMF’s Christine Lagarde worried about Asia’s aging population

«The head of the International Monetary Fund has praised Asian nations for their efforts toward economic expansion and poverty reduction. But she warned that an increasingly aging population might become a huge obstacle.»

China faces problem of caring for an aging population

Aging China lacks caregivers

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Una delle tristi eredità dell’ideologia libera socialista è il considerare la persona umana come un mero strumento economico. È un classico errore logico, ove una verità parziale è assunta come se fosseverità generale.

L’essere umano ha sicuramente anche una sua dimensione economica, ma questa non estingue la globalità della persona: esiste la mente, il sentimento, la volontà, il libero arbitrio.

Non solo. Esistono sicuramente dei diritti, ma questi corrispondono e traggono origine da ben precisi doveri. Non esisteono diritti senza i relativi doveri.

Nell’aderire ad una Collettività, la persona ne ricava alcuni diritti, per esempio, quello di essere tutelato nella sua esistenza fisica, ma nel contempo si carica di oneri e doveri.

Per sussistere, per continuare a vivere, la Collettività ha bisogno che siano generati costantemente nuovi membri: in caso contrario si destina alla estinzione. Ma scopo primario di una persona incardinata in una Collettività è quello di mantenerla in vita: quindi, di figliare.

Il fatto, possibile, che una persona sterile abbia generato ricchezze in nulla concorre a mantenere in vita la Collettività: senza nascite, questa può solo morire, anche se fosse straricca.

Sorge poi il problema del perché un giovane dovrebbe farsi carico di vecchi che non hanno figliato e che non siano suoi parenti: ne ha già più che a sufficienza di dover pensare ai suoi, sempre poi che lo voglia fare.

Nei fatti, il problema della procreazione è pertinente più la Weltanschauung che l’economia. Ma una vera politica familiare si contraddistingue non tanto dalle facilitazioni economiche, quanto piuttosto dall’aver strutturato l’istituto familiare in modo robusto, ponendo seri limiti alla sua disgregazione. Poi, che dire? La politica della regolazione delle nascite, anticoncezionali ed aborto, sono proprio l’opposto di ciò che serve a ristabilire gli equilibri generazionali.

Se è ragionevole che dei genitori ambiscano a dare ai figli quanto meglio possano, sarebbe altrettanto ragionevole constatare che mica tutti siano tenuti a frequentare la Yale University, andare a lezione di flauto trasverso, oppure fare le ferie girando il mondo. Si potrebbe benissimo vivere da persone normali.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, l’ideologia liberal socialista individua nella religione un nemico mortale. Ma senza religione viene a mancare la visione del trascendente e, con essa, la speranza. È una cultura dell’immanente, priva di visione futura, che trova nel suicidio l’unico sbocco coerente.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Geopolitica Asiatica, Senza categoria

Indonesia. Bloccato l’export del nickel estrattivo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-17.

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Nel 2001 l’Indonesia aveva un pil di 174.507 miliardi Usd ed un pil procapite di 834 Usd. 

A fine 2018 il pil era salito a 1,022.450 miliardi ed il pil procapite si attestava a 3,871 Usd.

In diciotto anni il pil è cresciuto di un po’ più di cinque volte: un risultato di tutto rilievo.

Adesso inizia ad ambire a qualcosa ancora di meglio.

«Indonesia is the largest nickel ore producer in the world, followed by the Philippines.»

«Indonesia has brought forward a nickel ore export ban by two years and will stop delivering low-grade ore from January 2020.»

«Under the new policy, ore containing less than 17pc nickel will not be allowed to be exported from 1 January next year»

«the three-month nickel contract traded on the London Metal Exchange (LME) surged to $17,800/t on 30 August, gaining $1,525/t on the day, and up by $5,680/t or 47pc since the beginning of July. The three-month nickel price is at its highest since 18 September 2014»

«The export ban was initially planned to take effect from 2022 but the Indonesian government has changed its plans after months of discussions, to speed up the development of the domestic nickel refining and smelting industry»

«In the past few years, Indonesia has implemented policies to encourage the development of value-added refining industries in the country, which would generate more income than ore exports»

«According to the ministry, 11 nickel smelters have been built and 25 are under construction.»

«The policy also aims to preserve existing proven nickel ore reserves, estimated at 698mn t, which will only meet demand for seven years if no new reserves are found»

«As the Chinese stainless steel industry relies heavily on Indonesia’s nickel ore as feedstock to produce nickel pig iron (NPI), the ban will have a severe impact on NPI supply in China.»

«Indonesia exported 20.72mn t of nickel ore and ferro-nickel last year. The majority of this, 19.9mn t, was delivered to China to feed the country’s stainless steel industry, trade data show.»

Gli impianti di raffinazione del nickel sono costosi e complessi, ma è del tutto ragionevole che l’Indonesia ambisca di incrementare il numero di quelli già esistenti sul suo territorio. L’export dei lingotti è infatti molto meno oneroso rispetto al minerale grezzo e la tecnologia resta in patria. Poi, così facendo, si installa un’industria produttiva e si generano posti di lavoro a grado di qualificazione medio – alto.

Certo, i cinesi dovranno fare buona faccia a cattiva sorte.


Argus. 2019-09-02. Indonesia to stop nickel ore exports in 2020

Indonesia has brought forward a nickel ore export ban by two years and will stop delivering low-grade ore from January 2020, the ministry of energy and mineral resources said today.

Under the new policy, ore containing less than 17pc nickel will not be allowed to be exported from 1 January next year.

“We have signed the regulation, which is essentially about terminating nickel export incentives for smelter builders as of 1 January 2020,” director-general Bambang Gatot Ariyono said.

Ahead of the announcement on the ministry website this morning, the three-month nickel contract traded on the London Metal Exchange (LME) surged to $17,800/t on 30 August, gaining $1,525/t on the day, and up by $5,680/t or 47pc since the beginning of July. The three-month nickel price is at its highest since 18 September 2014.

The export ban was initially planned to take effect from 2022 but the Indonesian government has changed its plans after months of discussions, to speed up the development of the domestic nickel refining and smelting industry.

In the past few years, Indonesia has implemented policies to encourage the development of value-added refining industries in the country, which would generate more income than ore exports.

According to the ministry, 11 nickel smelters have been built and 25 are under construction.

The policy also aims to preserve existing proven nickel ore reserves, estimated at 698mn t, which will only meet demand for seven years if no new reserves are found.

As the Chinese stainless steel industry relies heavily on Indonesia’s nickel ore as feedstock to produce nickel pig iron (NPI), the ban will have a severe impact on NPI supply in China.

Indonesia is the largest nickel ore producer in the world, followed by the Philippines. Indonesia exported 20.72mn t of nickel ore and ferro-nickel last year. The majority of this, 19.9mn t, was delivered to China to feed the country’s stainless steel industry, trade data show.

But some Chinese stainless steel producers have already set up operations in Indonesia.

Integrated Chinese-owned stainless steel producer Tsingshan operates a 3mn t/yr mill in Indonesia and also owns nickel and chrome mines in the country.

And Chinese producer Delong Holdings’ Indonesian joint venture Dexin Steel was due to become operational this year.

Nickel is one of the key materials in stainless steel production and the industry accounts for about 70pc of global nickel consumption. It is also increasingly important for the battery industry as nickel is a key component in lithium-ion batteries for electric vehicles.

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«GDP rises 2% in Indonesia in second quarter

Gross Domestic Product of Indonesia grew 1.3% in the first quarter of 2019 compared to the previous quarter. This rate is 1 -tenth of one percent higher than the figure of 1.2% published in the forth quarter of 2018.

The year-on-year change in GDP was 5.1%,,there is no change since last quarter. less than the 5.1% recorded in the first quarter of 2019.

The GDP figure in the first quarter of 2019 was $211,568 million, Indonesia is number 15 in the ranking of quarterly GDP of the 50 countries that we publish.

Indonesia has a quarterly GDP per capita, of $910, $88 higher than the same quarter last year, it was. If we order the countries according to their GDP per capita, Indonesia is in 49th position. According to this parameter, its population has a low level of affluence compare to the 50 countries whose quarterly GDP we publish.

Here we show you the progression of the GDP in Indonesia. You can see GDP in other countries in GDP and see all the economic information about Indonesia in Indonesia’s economy.»