Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Senza categoria

Italia. A giugno 141 scadenze fiscali. La borghesia la si uccide con le tasse.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-06-06.

Banche 016. Marinus Van Reymerswaele, Prestatori di denaro, 1542.

«Giugno mese ricco di appuntamenti con il fisco»

«141 scadenze fiscali e di queste, ben 122, l’86,5% del totale, imporranno agli italiani a mettere mano al portafoglio»

«solo la Francia, nel 2021, ha registrato una pressione fiscale superiore alla nostra»

«Se a Parigi era al 47.% del Pil, a Berlino si è attestata al 42.5% e a Madrid al 38.8%»

«Da noi invece il peso fiscale ha raggiunto la soglia record del 43.5%»

«L’anno scorso la media Ue si è fermata al 41.5%, due punti in meno rispetto all’Italia»

«secondo il Mef nel 2022 lo Stato dovrebbe incassare quasi 40 miliardi di imposte e contributi in più rispetto al 2021»

«una parte di questo incremento di gettito è sicuramente ascrivibile anche al forte aumento dell’inflazione che quest’anno dovrebbe oscillare tra il 6 e il 7%»

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La borghesia la si uccide con le tasse.

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Fisco, a giugno ingorgo scadenze: da Imu a Irpef, sono 141

Giugno mese ricco di appuntamenti con il fisco. In questo mese si profila un vero e proprio ingorgo fiscale: i contribuenti italiani dovranno infatti assolvere a ben 141 scadenze fiscali e di queste, ben 122, l’86,5% del totale, imporranno agli italiani a mettere mano al portafoglio.

Una buona notizia c’è visto che lunedì prossimo, 6 giugno, gli italiani “terminano” di versare le tasse e i contributi previdenziali allo Stato e da martedì scatta il cosiddetto tax freedom day (giorno di liberazione fiscale). Rispetto al 2021, anno che ha registrato il record storico di pressione fiscale, quest’anno l’ “appuntamento” più atteso dagli italiani arriva un giorno prima anche se è del 2005 il primato del “giorno di liberazione fiscale” più “precoce”. E’ la Cgia di Mestre ad elaborare il calcolo che è un puro esercizio teorico che serve a dimostrare, “se ancora ce ne fosse bisogno, l’eccessivo peso fiscale che grava sugli italiani”.

“Dopo poco più di 5 mesi dall’inizio dell’anno, praticamente dopo 157 giorni lavorativi inclusi i sabati e le domeniche, il contribuente medio finisce di lavorare per assolvere tutti i versamenti fiscali dell’anno (Irpef, Imu, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, contributi previdenziali, etc.) e da martedì 7 giugno inizia a guadagnare per sé”, spiega ancora la nota che da una comparazione con i Big dell’Ue evidenza come “solo la Francia, nel 2021, ha registrato una pressione fiscale superiore alla nostra. Se a Parigi era al 47,2% del Pil, a Berlino si è attestata al 42,5% e a Madrid al 38,8%. Da noi, invece, il peso fiscale ha raggiunto la soglia record del 43,5%. Tra i 27 dell’Ue, l’Italia si è collocata al sesto posto: ci hanno preceduto la Danimarca (48,1%), la Francia (47,2%), il Belgio (44,9%), l’Austria (43,8%) e la Svezia (43,7%). L’anno scorso la media Ue si è “fermata” al 41,5%, due punti in meno rispetto all’Italia.

L’anno maggiormente “in ritardo“ è stato il 2021, giacché la pressione fiscale ha raggiunto il record storico del 43,5 per cento e, di conseguenza, il “giorno di liberazione fiscale” è scoccato l’8 giugno. E’ corretto segnalare, prosegue la Cgia, che questo picco record di pressione fiscale non è ascrivibile ad un aumento del prelievo imposto l’anno scorso a famiglie e imprese, ma alla decisa crescita registrata dal Pil nazionale (oltre il 6,5%) che, dopo la caduta verticale registrata nel 2020 (-9%), ha contribuito ad aumentare notevolmente le entrate.

E il mese di giugno, denuncia ancora Cgia, è caratterizzato da un vero e proprio ingorgo fiscale: 141 le scadenze fiscali da rispettare di cui 122, l’86,5% del totale, imporranno agli italiani a mettere mano al portafoglio. “Un calendario fiscale da far tremare i polsi, che solleva ancora una volta un grande problema: in Italia non solo subiamo un prelievo fiscale eccessivo, ma anche le modalità di pagamento delle imposte provocano un costo burocratico che non ha eguali nel resto d’Europa”.

Nel 2022 , comunque, nonostante la crescita economica dovrebbe attestarsi attorno al 2,5 % il peso del fisco è destinato a diminuire di 0,4 punti percentuali grazie alla riduzione delle imposte e dei contributi decisa dal governo Draghi. “Se teniamo conto del leggero miglioramento in corso delle principali variabili economiche che si riflette sull’andamento del gettito, secondo il Mef nel 2022 lo Stato dovrebbe incassare quasi 40 miliardi di imposte e contributi in più rispetto al 2021”, annota ancora Cgia che segnala come però “una parte di questo incremento di gettito è sicuramente ascrivibile anche al forte aumento dell’inflazione che, secondo le previsioni, quest’anno dovrebbe oscillare tra il 6 e il 7%”.

“Pertanto, in un momento in cui le famiglie stanno subendo dei rincari spaventosi che rischiano di far crollare i consumi interni, sarebbe auspicabile che il Governo restituisse parte di questo extra gettito con meccanismi di fiscal drag. Una misura che rafforzerebbe il potere d’acquisto dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, dando un sensibile sollievo soprattutto a coloro che attualmente si trovano in serie difficoltà economiche”, conclude.

Pubblicato in: Cina, Fisco e Tasse

Cina. Pianifica un grande taglio delle tasse per stimolare l’economia.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-02-28.

Cina 017

«China will unveil bigger tax and fee cuts this year and step up payments to local governments to offset their hit to revenues, Finance Minister Liu Kun said on Tuesday, amid efforts to support a slowing economy»

«Tax fee cuts will be larger in 2022 than last year’s 1.1 trillion yuan ($173.56 billion) in reductions, Liu told a news conference without specifying the size of the planned cuts»

«This year, the central government will significantly increase the size of transfer payments, especially general transfer payments, continue to favour regions with difficulties and underdeveloped areas»

«Planned transfer payments to local governments will help largely offset the impact from tax and feed cuts on local governments’ revenues, he said, adding that such transfer payments topped 8 trillion yuan in 2021»

«Local governments have issued 484.4 billion yuan in special bonds under the 2022 advance quota of 1.46 trillion yuan»

«The size of the tax and fee cuts and special bond issuance for 2022 will be unveiled at the annual meeting of the National People’s Congress, or the parliament, which commences on March 5»

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Il grande Deng Xiaoping diceva che non interessa il colore del gatto, purché catturi i topi.

A scorno di quanti, e sono tanti, si ostinano a credere che la Cina sia comunista nei fatti, la riduzione delle tasse è un rimedio essenziale nel sistema economico classico.

È il ripudio del concetto di  incremento del debito, elemento caratterizzante l’ideologia liberal occidentale.

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China plans bigger tax cuts in 2022 to prop up slowing growth

Beijing, Feb 22 (Reuters) – China will unveil bigger tax and fee cuts this year and step up payments to local governments to offset their hit to revenues, Finance Minister Liu Kun said on Tuesday, amid efforts to support a slowing economy.

Tax fee cuts will be larger in 2022 than last year’s 1.1 trillion yuan ($173.56 billion) in reductions, Liu told a news conference without specifying the size of the planned cuts.

“This year, the central government will significantly increase the size of transfer payments, especially general transfer payments, continue to favour regions with difficulties and underdeveloped areas,” Liu said.

Planned transfer payments to local governments will help largely offset the impact from tax and feed cuts on local governments’ revenues, he said, adding that such transfer payments topped 8 trillion yuan in 2021.

China’s strong economic recovery from its sharp pandemic-induced slump started losing momentum in the middle of last year, weighed by debt problems in the property market and strict anti-virus measures that hit consumer confidence and spending.

Liu acknowledged the difficulty of increasing spending to spur the economy amid declining growth in fiscal revenues.

“We want to properly resolve these issues and hopefully that could be achieved this year,” Liu added.

He said the transfer payments from the central to local governments will continue to favour areas facing difficulties and less developed regions.

Local governments have issued 484.4 billion yuan in special bonds under the 2022 advance quota of 1.46 trillion yuan, vice finance minister Xu Hongcai told the same news conference.

“At present, China’s economy is facing new downward pressure, which requires the strength of fiscal policy to be appropriately front loaded,” Xu said.

At a planning meeting in December, top leaders called for infrastructure investment to be frontloaded to help cushion the slowdown, which looks set to worsen in the first half of this year.

The size of the tax and fee cuts and special bond issuance for 2022 will be unveiled at the annual meeting of the National People’s Congress, or the parliament, which commences on March 5.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Fisco e Tasse

Italia. Dec21. Prezzi Medi alla Pompa di Benzina e Gasolio. Iva ed accise al 60.28%.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-01-31.

2022-01-28__ Prezzi Mensili Carburanti 003

Il Ministero della Transizione Ecologica ha rilasciato le statistiche dei prezzi medi di benzina e gasolio aggiornati al dicembre 2021.

Nota. Valori in euro / 1,000 litri.

 

2022-01-28__ Prezzi Mensili Carburanti 004

                         Benzina alla pompa.

Nel dicembre 2020 costava 1,423.91 euro: nel dicembre 2021 costava 1,724.26 euro.

Le accise sono rimaste invariate, mentre invece il gettito iva è passato da 256.77 a 310.93 euro.

Il netto è passato da 438.74 a 684.92 euro.

Iva ed accise gravano per il 60.28% del costo della benzina alla pompa.

                         Gasolio per auto.

Nel dicembre 2020 costava 1,300.32 euro: nel dicembre 2021 costatava 1,589.30 euro

Le accise cono rimaste invariate, mentre invece il gettito iva è passato da 234.48 a 286.60 euro.

Il netto è passato da 448.44 a 685.30 euro.

Iva ed accise gravano per il 56.88% del costo del gasolio alla pompa.

                         Gasolio per riscaldamento.

Nel dicembre 2020 costava 1,136.86 euro nel dicembre 2021 costava 1,386.67 euro.

Le accise sono rimaste invariate, mentre invece il gettito iva è passato da 205.01 a 250.00 euro.

Il netto è passato da 528.64 a 733.16 euro.

Iva ed accise gravano per il 47.12% del costo.

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Ortaggi. Dec21. Prezzi all’ingrosso. Variazione mediana +21.875% YoY.

Stagno. Dec21. Prezzi Ingrosso 40,351 Usd/Ton, +91.03% anno su anno.

Fertilizzanti. Nov21. Prezzi all’ingrosso. Fosfato di diammonio +102.1% YoY.

America. Nov21. Indice dei Prezzi al Consumo +6.8%. Nel Dec20 valeva +1.4%. Carne + 20.9%.

Germania. Prezzi alimentari +16.3% su novembre 2020. Ecco la Fame. – Destatis.

Italia. Nov21. Mercato Interno. Prezzi Produzione +27.1% YoY. Energia -74.8% YoY.

Fertilizzanti. Anno21. Prezzi all’ingrosso. Fosfato di diammonio +88.43% YoY.

Glicerina. Nov21. Prezzo all’ingrosso aumentato di quasi il 100% anno su anno.

Fertilizzanti. Si prospetta una carestia a livello mondiale. La fame proprio ci mancava.

Italia. Oct21. Ingrosso. Grano duro a 783.2 € per tonnellata, +92.1% anno su anno. Un mese fa +74%.

Burro. Anno21. Ingrosso. Costi al caseificio in Italia su del 58.99%, anno su anno.

Italia. Oct21. Prezzi medi all’ingrosso degli ortaggi. Molti i rincari sopra il 40% anno su anno.

Italia. Oct21. Prezzi medi all’ingrosso di Sardine ed Acciughe. Cibo solo per Faraoni ricchi.

Italia. Sept21. Prezzi medi all’ingrosso al caseificio dei formaggi.

Italia. Ott21. Gamberi rosa. Listino Prezzi Ingrosso. Prezzi stellari.

Italia. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Listino prezzi. La fame si avvicina.

Italia. Settembre21. Prezzi medi degli ortaggi all’origine. Roba da straricchi.

Italia. Sept21. Olio di oliva. Listino costi produzione. – Inflazione.

Mondo. Grano duro. Produzione dimezzata e costi cresciuti del 74% anno su anno.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Materie Prime, Regno Unito

Regno Unito. Il tetto dei prezzi energetici al consumo aumenterà del 51% ad aprile.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-01-22.

Regno Unito 002

                         In sintesi.

– Nel Regno Unito vige un tetto massimo di 1,277 sterline sul costo delle bollette energetiche

– Il tetto dei prezzi dovrebbe aumentare del 51% a 1,925 sterline all’anno dal 1° aprile,

– Il limite annuale per una famiglia media su una tariffa variabile standard dovrebbe schizzare saltare fino a 2,55 sterline ($3.077) dal 1° ottobre.

– Da agosto sono falliti 24 distributori al dettaglio.

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«The U.K.’s price cap on energy bills could soar in October for the second time this year, compounding mounting costs for households»

«The annual limit for an average household on a standard variable tariff could jump as high as 2,255 pounds ($3,077) from Oct. 1»

«That’s 77% higher than the current price cap and a 17% increase on the level the increase on the level the energy consultancy predicts will be in place from April»

«Cornwall also added its voice to calls for wider market reform and an end to the price cap, which currently protects around 15 million households from extreme hikes in their bills»

«Europe is facing an energy crisis — due largely to a supply crunch for natural gas — that’s driven 24 household suppliers bust since the start of August as wholesale power prices soar»

«Cornwall currently expects the price cap to increase 51% to 1,925 pounds per year from April 1, the first of its twice-yearly adjustments»

«The number of households in the U.K. struggling to pay their energy bills is set to triple when that happens»

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Seguendo una logica micidiale, gli aumenti dei costi di produzione segnalati dalle variazioni del PPI si stanno riverberando sui costi al consumo.

Per gli energetici si tratta di un primo aumento del 51%, ma ad ottobre la stangata sarà micidiale.

Il numero di Cittadini non in grado di sostenere simili aumenti dovrebbe triplicarsi.

L’inflazione è un demone spietato: facile da evocarsi, ma ben difficile da esorcizzarlo.

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U.K. Household Energy Price Cap Set to Surpass £2,255 in October.

(Bloomberg) — The U.K.’s price cap on energy bills could soar in October for the second time this year, compounding mounting costs for households.

The annual limit for an average household on a standard variable tariff could jump as high as 2,255 pounds ($3,077) from Oct. 1, according to Cornwall Insight Ltd. That’s 77% higher than the current price cap and a 17% increase on the level the increase on the level the energy consultancy predicts will be in place from April.

Cornwall also added its voice to calls for wider market reform and an end to the price cap, which currently protects around 15 million households from extreme hikes in their bills.

“The cap will not protect consumers from increases in gas and power prices in the long run,” said Gareth Miller, chief executive officer at Cornwall Insight, who called on the government to alleviate pressure on consumers through the tax and welfare system instead. “It is not helpful for government to keep pointing to the Default Tariff Cap when pressed on what action it is taking.”

Europe is facing an energy crisis — due largely to a supply crunch for natural gas — that’s driven 24 household suppliers bust since the start of August as wholesale power prices soar. While the price cap, currently set at 1,277 pounds by regulator Ofgem, has limited the costs companies can pass on to consumers, it has also made it more difficult for suppliers to make profits.

Cornwall currently expects the price cap to increase 51% to 1,925 pounds per year from April 1, the first of its twice-yearly adjustments. The number of households in the U.K. struggling to pay their energy bills is set to triple when that happens, according to the Resolution Foundation think tank. Ofgem is due to announce the April rise in early February.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Fisco e Tasse

PMI. Energia elettrica +75.6%, gas +133.5% rispetto le grandi imprese.

Giuseppe Sandro Mela.

2022-01-18.

2022-01-17__ Bolletta 001

«L’associazione degli artigiani: “Trattamento di ‘sfavore’ rispetto alle grandi realtà produttive»

«il nostro Paese non è a misura di piccole imprese»

«I dati parlano di un 75% in più per l’energia e un 133% in più per il gas»

«Il caro energia sta colpendo indistintamente tutte le nostre imprese, anche se le piccole, ben prima degli aumenti boom registrati negli ultimi mesi, subiscono un trattamento di ‘sfavore’ rispetto alle grandi realtà produttive»

«Questo differenziale, a scapito dei piccoli, colpisce anche le realtà di pari dimensioni presenti nel resto d’Europa, sebbene negli altri Paesi questo gap sia più contenuto del nostro»

«Sebbene queste ultime costituiscono oltre il 99% delle aziende presenti in Italia, diano lavoro ad oltre il 60 per cento degli addetti del settore privato e siano la componente caratterizzante il made in Italy nel mondo, continuano ad essere ingiustificatamente discriminate»

«non sono poche le attività che hanno organici ridotti all’osso»

«Rispetto alla media europea, invece, i nostri piccoli imprenditori pagano mediamente il 15% in più»

«tariffa più elevata …. nel nostro Paese per ogni MWh (Iva esclusa) consumati è pari a 53,7 euro, registriamo una variazione di prezzo rispetto alla media dei paesi che utilizzano la moneta unica del +7,6%»

«Sempre nel primo semestre 2021, per la bolletta elettrica, ad esempio, in riferimento alle piccole imprese il 40,7% del costo totale è riconducibile a tasse e oneri: la media dell’Area euro, invece, è del 35,7%»

«Per quella del gas, invece, se in Italia l’incidenza percentuale della tassazione sul costo totale a carico delle piccole aziende è del 27%, nell’Area euro si attesta attorno al 25%»

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I dati numerici sono questi.

Sarebbe sufficiente eliminare dalla bolletta dell’energia elettrica il carico del 40.7% di tasse ed oneri per dare respiro a questo comparto produttivo.

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Le Pmi pagano di più elettricità e gas rispetto alle grandi aziende. L’analisi della Cgia.

L’associazione degli artigiani: “Trattamento di ‘sfavore’ rispetto alle grandi realtà produttive. Se ancora ce ne fosse bisogno, questa è un’ulteriore dimostrazione che il nostro Paese non è a misura di piccole imprese”. I dati parlano di un 75% in più per l’energia e un 133% in più per il gas.

“Il caro energia sta colpendo indistintamente tutte le nostre imprese, anche se le piccole, ben prima degli aumenti boom registrati negli ultimi mesi, subiscono un trattamento di ‘sfavore’ rispetto alle grandi realtà produttive”. Questa è la posizione presa dalla Cgia di Mestre.

Secondo gli ultimi dati Eurostat relativi al primo semestre 2021, infatti, le piccole aziende pagano l’energia elettrica il 75,6% e il gas addirittura il 133,5% in più delle grandi. “Questo differenziale, a scapito dei piccoli, colpisce anche le realtà di pari dimensioni presenti nel resto d’Europa, sebbene negli altri Paesi questo gap sia più contenuto del nostro”.

“Se ancora ce ne fosse bisogno, questa è un’ulteriore dimostrazione che il nostro Paese non è a misura di piccole imprese. Sebbene queste ultime costituiscono oltre il 99% delle aziende presenti in Italia, diano lavoro ad oltre il 60 per cento degli addetti del settore privato e siano la componente caratterizzante il made in Italy nel mondo, continuano ad essere ingiustificatamente discriminate”, spiega l’analisi della Cgia.

                         Ormai si lavora di notte

In questa prima settimana di rientro dopo le vacanze natalizie, ad esempio, molte di queste realtà hanno deciso di introdurre o di potenziare il turno di notte per abbattere i costi energetici. Pertanto, tra assenze legate al Covid e la necessità di rimodulare il ciclo produttivo per tagliare il costo delle bollette, non sono poche le attività che hanno organici ridotti all’osso e grosse difficoltà a garantire processi produttivi efficienti.

                         Le misure introdotte dal governo 

Per abbattere i costi delle bollette di luce e gas il Governo Draghi a messo a punto una serie di interventi che sono entrati in vigore nella seconda parte del 2021, per un importo complessivo pari a 8,5 miliardi di euro. I principali sono:

  1. La conferma dell’azzeramento degli oneri generali di sistema applicato alle utenze elettriche domestiche e alle utenze non domestiche in bassa tensione, per altri usi, con potenza disponibile fino a 16,5 kW e la sostanziale riduzione degli oneri per le restanti utenze elettriche non domestiche;
  2. Per tutte le utenze la riduzione dell’Iva al 5% del il gas naturale;
  3. L’annullamento, già previsto nel quarto trimestre 2021, degli oneri di sistema per il gas naturale, per tutte le utenze, domestiche e non domestiche;
  4. Il potenziamento del bonus applicato ai clienti domestici del settore elettrico e del gas naturale in condizione economicamente svantaggiata ed ai clienti domestici in gravi condizioni di salute.

                         I piccoli sono più penalizzati

In merito alle tariffe dell’energia elettrica, ad aver aumentato lo storico differenziale tra piccole e grandi imprese ha contribuito l’entrata in vigore, dal primo gennaio 2018, della riforma degli energivori. L’effetto prodotto da questa novità legislativa, che prevede un costo agevolato dell’energia elettrica per le grandi industrie, di fatto ha azzerato a queste ultime la voce ‘Oneri e Imposte’, ridistribuendola a carico di tutte le altre categorie di imprese escluse dalle agevolazioni, spiega la Cgia. 

È altresì vero che a seguito delle misure messe in campo dal Governo Draghi nella seconda parte del 2021, questo gap si è leggermente ridotto. Per quanto concerne il gas, invece, il divario tariffario è riconducibile al fatto che tutte le grandi imprese ricevono dai fornitori delle offerte personalizzate con un prezzo stabilito su misura e sulla base delle proprie necessità.

Pertanto, in sede di trattativa, il peso dei consumi è determinante per ‘strapparè al fornitore una tariffa molto vantaggiosa. Possibilità che, ovviamente, alle piccole imprese è preclusa. Va altresì ricordato che nel mercato libero le offerte di prezzo possono interessare solo la componente energia; le altre voci di spesa – come le spese di trasporto, gli oneri di sistema, la gestione del contatore etc. – sono stabilite periodicamente dall’Autorità per l’Energia e sono uguali per tutti i fornitori.

                         Anche in Europa le Pmi pagano di più

Concentrando l’attenzione solo sulle piccole imprese, dal confronto con le realtà produttive europee di pari dimensione emerge che in Italia i costi energetici sono tra i più elevati. Tra tutti i paesi dell’Area euro, infatti, solo rispetto alla Germania le nostre imprese pagano meno (del 12,6%).

Rispetto alla media europea, invece, i nostri piccoli imprenditori pagano mediamente il 15% in più. Quando si analizza il costo del gas, invece, tra i Paesi dell’Area euro le Pmi italiane sono al terzo posto (dopo Finlandia e Portogallo) per la tariffa più elevata. Se, come riportato più sopra, quella mediamente applicata nel nostro Paese per ogni MWh (Iva esclusa) consumati è pari a 53,7 euro, registriamo una variazione di prezzo rispetto alla media dei paesi che utilizzano la moneta unica del +7,6%.

                         L’incidenza delle imposte è al top

Assieme all’andamento del costo della materia prima, in Italia la componente fiscale è l’altra voce che contribuisce in maniera determinante ad innalzare il costo delle tariffe. Sempre nel primo semestre 2021, per la bolletta elettrica, ad esempio, in riferimento alle piccole imprese il 40,7% del costo totale è riconducibile a tasse e oneri: la media dell’Area euro, invece, è del 35,7%.

Per quella del gas, invece, se in Italia l’incidenza percentuale della tassazione sul costo totale a carico delle piccole aziende è del 27%, nell’Area euro si attesta attorno al 25%. “Come segnalavamo più sopra, va comunque ricordato che a seguito delle misure messe in campo dal Governo Draghi, l’incidenza del peso del fisco sul costo complessivo delle tariffe energetiche è leggermente diminuito”, conclude la Cgia. 

Pubblicato in: Finanza e Sistema Bancario, Fisco e Tasse

Germania. Grandi capitali in fuga verso la Svizzera. Paura delle sinistre.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-09-25.

Julius Bar 001

Altro che grandi migrazioni di popoli! Dalla Germania stanno fuggendo verso la Svizzera come perseguitati politici ed economici i grandi miliardari ed i loro capitali.

Ed abbiamo dati certi solo per questo flusso, ma la stima verso altre nazioni non è certo da meno.

Un governo di sinistra in Germania sarebbe la loro morte.

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«A potential lurch to the left in Germany’s election on Sunday is scaring millionaires into moving assets into Switzerland»

«If the centre-left Social Democrats (SPD), hard-left Linke and environmentalist Greens come to power, the reintroduction of a wealth tax and a tightening of inheritance tax could be on the political agenda»

«For the super-rich, this is red hot … Entrepreneurial families are highly alarmed»

«The move shows how many rich people still see Switzerland as an attractive place to park wealth, despite its efforts to abolish its image as a billionaires’ safe haven»

«No country has more offshore assets than Switzerland and inflows accelerated in 2020, to the benefit of big banks such as UBS, Credit Suisse and Julius Baer»

«Bank for International Settlements data show deposits of German households and companies at banks in Switzerland climbed almost $5 billion to $37.5 billion in the first quarter of 2021, and this does not include shares, bonds or financial products»

«Many wealthy people, especially entrepreneurs, fear that there will be a lurch to the left in Germany – no matter how the elections turn out»

«A poll on Thursday showed the SPD, on 25%, leading outgoing Chancellor Angela Merkel’s conservatives by four points»

«The SPD wants to reintroduce a wealth tax and increase inheritance tax, while the Greens – a likely potential coalition partner – plan to tax fortunes more heavily»

«Switzerland as a financial centre is characterized by stability, legal security and a high level of financial competence»

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Il caso della Germania e dell’Unione Europea è paradigmatico del sistema ideologico delle sinistre.

Curano il paziente avvelenato somministrandogli ancor più veleno.

Poi, si lagnano se il sistema implode.

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German millionaires rush assets to Switzerland ahead of election.

Zurich, Sept 24 (Reuters) – A potential lurch to the left in Germany’s election on Sunday is scaring millionaires into moving assets into Switzerland, bankers and tax lawyers say.

If the centre-left Social Democrats (SPD), hard-left Linke and environmentalist Greens come to power, the reintroduction of a wealth tax and a tightening of inheritance tax could be on the political agenda.

 “For the super-rich, this is red hot,” said a German-based tax lawyer with extensive Swiss operations. “Entrepreneurial families are highly alarmed.”

The move shows how many rich people still see Switzerland as an attractive place to park wealth, despite its efforts to abolish its image as a billionaires’ safe haven.

No country has more offshore assets than Switzerland and inflows accelerated in 2020, to the benefit of big banks such as UBS, Credit Suisse and Julius Baer. Geopolitical tensions and fears of the COVID-19 pandemic’s economic fallout made Switzerland’s political stability attractive.

Bank for International Settlements data show deposits of German households and companies at banks in Switzerland climbed almost $5 billion to $37.5 billion in the first quarter of 2021, and this does not include shares, bonds or financial products.

More recent figures are not available, but insiders say the inflows have continued. “I have booked an above-average amount of new money as in the past three months,” said a veteran client adviser at a large Swiss bank who deals mainly with Germans.

“Many wealthy people, especially entrepreneurs, fear that there will be a lurch to the left in Germany – no matter how the elections turn out,” says Florian Dürselen, head of Europe at wealth manager LGT Switzerland.

One top Swiss banker said: “I know a number of German entrepreneurs who want to have a foothold outside Germany if things get too red (leftist) there.”

                         TAX ON ASSETS

A poll on Thursday showed the SPD, on 25%, leading outgoing Chancellor Angela Merkel’s conservatives by four points.

The SPD wants to reintroduce a wealth tax and increase inheritance tax, while the Greens – a likely potential coalition partner – plan to tax fortunes more heavily. Although both envision raising income tax for top earners, a tax on assets would raise much more money, the tax lawyer said.

He was seeing increased demand for advice from clients, he said, noting some entrepreneurs had sought to protect themselves by making new investments through a company in Switzerland or transferring assets to a foundation in Liechtenstein.

Simply transferring cash to a Swiss bank account, on the other hand, no longer helps. Under immense international pressure, the Swiss now share such account data with tax authorities in clients’ home countries.

“Switzerland as a financial centre is characterized by stability, legal security and a high level of financial competence. However, it does not offer any protection against tax evasion,” said a spokesperson for the State Secretariat for International Financial Matters (SIF).

LGT’s Dürselen said he recently spoke with a German entrepreneur who feared Germany could soon tax foreign assets or transactions harshly, which fostered the view of Switzerland as a safe haven for capital.

“Personally, I assume that considerable assets will continue to be moved to Switzerland,” he said.

One local politician said dozens of wealthy German entrepreneurs have inquired in recent months about residing in one of the low-tax suburbs along Lake Zurich.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Materie Prime, Problemia Energetici

Italia. Carburanti. Benzina a 1.77 e diesel a 1.64 euro al litro. E siamo solo agli inizi.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-08.

Brueghel il Giovane. Pagamento delle Tasse. Fisher_Museum_of_Art

«È stato un fine settimana di aumenti generalizzati per i prezzi dei carburanti»

«Con il Brent abbondantemente sopra i 76 dollari»

«il prezzo medio nazionale praticato della benzina, in modalità self, va a 1,637 euro/litro (venerdì 1,632) con i diversi marchi compresi tra 1,629 e 1,649 euro/litro (no logo 1,620)»

«Il prezzo medio praticato del diesel, sempre in modalità self, è a 1,497 euro/litro (venerdì 1,492) con le compagnie posizionate tra 1,486 e 1,521 euro/litro (no logo 1,474)»

«Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato sale a 1,776 euro/litro (venerdì 1,771) con gli impianti colorati che mostrano prezzi medi praticati tra 1,720 e 1,852 euro/litro (no logo 1,668)»

«La media del diesel cresce a 1,642 euro/litro (venerdì 1,637) con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi praticati compresi tra 1,582 e 1,726 euro/litro (no logo 1,524)»

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Poi vengono a dirci che l’inflazione si aggira attorno all’1% all’anno.

Bollette, a luglio scattano i maxi aumenti: perché le tariffe di gas e luce volano

«Aumentano le bollette di luce e gas con un incremento definitivo del 9,9% per la bolletta dell’elettricità e del 15,3% per quella del gas nel terzo trimestre del 2021per la famiglia tipo in tutela. Ma perché stanno aumentando così tanto le tariffe? Lo spiega la stessa Arera, l’Autorità per l’energia, nel suo comunicato in cui analizza con precisione i motivi alla base degli aumenti annunciati giovedì sera (che hanno a che fare anche con la pandemia). Dopo i ribassi delle materie prime infatti durante il Covid-19, è in corso da tempo una forte crescita delle quotazioni delle principali materie prime energetiche, in particolare i prezzi europei del gas che sono cresciuti di oltre il 30% nel secondo trimestre del 2021 rispetto al primo e risultano sempre più correlati con il prezzo della CO2 che, nel mese in corso, si è attestato oltre i 50 €/tCO2, anche per le attese di un possibile rafforzamento delle vigenti politiche comunitarie per il contenimento delle emissioni nocive dei gas serra»

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«incremento definitivo del 9,9% per la bolletta dell’elettricità»

«incremento definitivo del 15,3% per quella del gas»

«i prezzi europei del gas sono cresciuti di oltre il 30% nel secondo trimestre del 2021»

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I costi all’utenza degli energetici e del carburante sono aumentati vorticosamente negli ultimi mesi.

Difficile pensare ad un comparto industriale che non consumi corrente elettrica ed a famiglie che non consumino il gas, quanto meno per cucinare.

L’automobile non è un oggetto ludico, serve per andare e tornare dal lavoro.

Infine, tutta la distribuzione si avvale del trasporto gommato.

Nella realtà dei fatti in Italia gli aumenti dei prezzi si aggirano, in termini medi, attorno al dieci per cento.

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Carburanti, arrivano nuovi aumenti: benzina a 1,77 e diesel a 1,64 di media

È stato un fine settimana di aumenti generalizzati per i prezzi dei carburanti. Con il Brent abbondantemente sopra i 76 dollari, in attesa di un difficile accordo tra i Paesi Opec sui tagli alla produzione e con le quotazioni dei prodotti raffinati in Mediterraneo di nuovo in aumento. Già sabato Eni ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina, gasolio e Gpl. Per IP invece il rialzo si è registrato +1 cent/litro su benzina, gasolio e Gpl. Per Tamoil +1 cent su benzina e diesel e +2 sul Gpl. Per Q8 + 3 cent/litro sul Gpl.

                         L’oscillazione dei prezzi

In crescita di conseguenza i prezzi praticati sul territorio, a parziale recepimento dei movimenti verso l’alto. Nel dettaglio, in base all’elaborazione di Quotidiano Energia dei dati alle 8 di ieri comunicati dai gestori all’Osservaprezzi carburanti del Mise, il prezzo medio nazionale praticato della benzina, in modalità self, va a 1,637 euro/litro (venerdì 1,632) con i diversi marchi compresi tra 1,629 e 1,649 euro/litro (no logo 1,620). Il prezzo medio praticato del diesel, sempre in modalità self, è a 1,497 euro/litro (venerdì 1,492) con le compagnie posizionate tra 1,486 e 1,521 euro/litro (no logo 1,474). Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato sale a 1,776 euro/litro (venerdì 1,771) con gli impianti colorati che mostrano prezzi medi praticati tra 1,720 e 1,852 euro/litro (no logo 1,668). La media del diesel cresce a 1,642 euro/litro (venerdì 1,637) con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi praticati compresi tra 1,582 e 1,726 euro/litro (no logo 1,524). Infine, il Gpl va da 0,672 a 0,683 (no logo 0,652).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Italia. Maggio21. Benzina. 1.59 euro per litro. 35 centesimi in più in un anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-05.

2021-07-06__ Italia Benzina 001

I sintesi.

– A maggio la benzina costa alla pompa 1.59 euro/litro

– ripresa di una domanda …. cui si associa però anche una scarsità di offerta

– i prezzi dei beni energetici sono saliti di ben il 13,8% lo scorso mese su base annuale

– delle accise, che proprio quel mese erano arrivate a 72,84 centesimi

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Resta difficile comprendere come un incremento annuo del costo dei beni energetici del +13.8% non si sia ripercosso rapidamente sulla inflazione, che, ufficialmente, si aggirerebbe attorno all’1%.

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Il prezzo della benzina risale, mai così alto da luglio 2019

A maggio è arrivato a 1,59 euro. Era di 35 centesimi più basso un anno prima.

Negli Stati Uniti appare già come un’emergenza. Anche se meno preoccupante di quella sanitaria, sta attirando l’attenzione di economisti, politici, e naturalmente consumatori. Si tratta dell’inflazione, che nel mese di maggio ha raggiunto il valore del 5%, misurata anno su anno. Era dall’agosto del 2008 che non arrivava a tali livelli. Una vera e propria volata dei prezzi lanciata dalle tariffe dell’energia e dal prezzo della benzina, che hanno messo a segno incrementi in doppia cifra.

Le ragioni stanno nella ripresa di una domanda a lungo innaturalmente contratta dalle restrizioni dovute dalla pandemia, per esempio nell’ambito delle auto e dei trasporti, basti pensare ai voli aerei, cui si associa però anche una scarsità di offerta in determinati settori. Come nel caso dei microchip, a causa della crisi dei superconduttori, e in altri settori. Le ragioni si ritrovano nella difficoltà di alcune filiere ad adattarsi prima a una rapida diminuzione delle richieste, poi ad un veloce aumento.

Naturalmente non è estraneo all’inflazione lo stimolo monetario che negli Usa ancora più che in Europa è stato deciso per tamponare i colpi della crisi.

E come negli Usa anche alle nostre latitudini i prezzi sembrano avere ripreso a crescere, anche se non ancora agli stessi livelli. L’indice per maggio segna un +1,3%. Si tratta dell’aumento maggiore degli ultimi due anni, in netto contrasto con la deflazione che ci ha interessati tra aprile e dicembre del 2020. Ma anche nel 2019 non era stata raggiunta un’inflazione neppure dell’1%.

                         Per una volta non sono le accise a influire sull’aumento del prezzo della benzina.

Anche in Italia è una crescita trascinata dalle tariffe di acqua, elettricità, combustibili, che lo scorso mese sono aumentate del 5,9% a livello tendenziale, ovvero anno su anno. Seguono i trasporti con un +4,8%. Mentre scendono, e di ben il 3,7%, i prezzi dei beni e dei servizi legati all’istruzione, così come quelli delle comunicazioni, giù del 2,8%. Negativa per il 0,7% l’inflazione dei prodotti alimentari.

Tra i combustibili naturalmente vi è la benzina, che in questi ultimi mesi ha visto un’impennata del prezzo. Che in maggio è arrivato mediamente secondo i dati del Ministero dello Sviluppo a costare alla pompa 1 euro e 59 centesimi circa. Si tratta di un aumento di circa 1,5 centesimi rispetto ad aprile e di 35 rispetto al maggio 2020, quando del resto si toccò un minimo con 1 euro e 36,5 centesimi.

Per tornare a un prezzo della benzina simile si deve andare indietro al luglio del 2019. È difficile che si arrivi al picco toccato nel settembre 2012, quando si giunse a un euro e 87,1 centesimi. Allora però complice era stato l’ennesimo incremento delle accise, che proprio quel mese erano arrivate a 72,84 centesimi. Cifra che però da allora non è cambiata. Non sono le tasse quindi a determinare la fiammata che stiamo osservando ora, ma le dinamiche del mercato, la ripresa degli spostamenti, dei voli, dei viaggi.

                         Su del 13,8% i beni energetici in maggio.

Anche se il prezzo della benzina rimane al di sotto non solo dei picchi massimi ma anche della soglia di’1,6 euro spesso superata tra 2015 e 2019, la novità questa volta è la rapidità dell’aumento, con uno scalino che raramente si era visto così ripido, e che del resto riflette quello in discesa dei primi mesi della pandemia.

Nel complesso l’Istat rileva come i prezzi dei beni energetici siano saliti di ben il 13,8% lo scorso mese su base annuale, con un picco del 16,8% per quelli regolamentati.

Al netto di questi l’inflazione in Italia è stata solo del 0,2%. Non si nota ancora quindi quel surriscaldamento che è evidente negli Usa. Del resto Oltreoceano l’economia reale ha cominciato prima a riprendersi, soprattutto dal punto di vista occupazionale, e l’ambito del mercato del lavoro viene privilegiato alla stabilità dei prezzi.

Nel nostro Paese al di fuori di quei settori che più erano crollati durante la crisi, come i trasporti, ancora deve manifestarsi una robusta ripresa della domanda, che d’altronde non può essere trascinata da un’occupazione che ha rimbalzato ora, ma solo grazie a posti a termine, e che anzi con la fine del blocco dei licenziamenti potrebbe scendere ancora.

I prezzi anche per questo non dovrebbero decollare come Oltreoceano.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Fisco e Tasse

Microsoft. Superati i due trilioni Usd di capitalizzazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-02.

2021-06-28__ Microsoft 001

Il primo gennaio 2000 le azioni Microsoft erano quotate 48.94. Ad oggi erano quotate 265.02.

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«Microsoft has officially entered the most elite of clubs: corporations with a market value exceeding $2 trillion»

«The tech giant is only the second publicly traded American company, behind Apple, to reach such a valuation»

«Microsoft’s market capitalization topped $2 trillion during trading on Tuesday, and closed just $300 million shy of that mark. Its stock on Tuesday climbed 1.1% to $265.51»

«The company reached the $2 trillion milestone just over two years after it first passed the $1 trillion market cap mark»

«Microsoft’s stock has gained 64% since March 2020, when pandemic lockdowns began going into effect in the United States.»

«In April, Microsoft reported sales were up 19% year-over-year to $41.7 billion for the three months ended March 31»

«Apple’s market value passed $2 trillion last August, and it currently stands at $2.24 trillion.»

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Il mondo sociale ed economico non era, e tuttora non è, preparato a gestire entità di codesto livello.

Sono società multinazionali che operano in quasi tutti i paesi del mondo, motivo per cui non possono essere governate dalle leggi di un singolo stato, per potente che possa essere.

Le loro logiche gestionali sono di norma s sé stanti e possono anche differire profondamente da quelle politiche di molte nazioni.

Hanno però due punti deboli.

Operano per lo più nell’enclave occidentale, cui riducono il concetto di ‘mondo’ e sono soggette agli andamenti di borsa, motivo per cui la loro capitalizzazione potrebbe contrarsi qualora le banche centrali iniziassero il tapering.

Ma per l’intanto, se si possono fare buoni affari, li si facciano.

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Microsoft reaches a $2 trillion market cap

Microsoft has officially entered the most elite of clubs: corporations with a market value exceeding $2 trillion.

The tech giant is only the second publicly traded American company, behind Apple, to reach such a valuation. Oil company Saudi Aramco, which went public in 2019, has also previously passed that mark, though its market cap on Tuesday was $1.88 trillion.

Microsoft’s market capitalization topped $2 trillion during trading on Tuesday, and closed just $300 million shy of that mark. Its stock on Tuesday climbed 1.1% to $265.51.

The company reached the $2 trillion milestone just over two years after it first passed the $1 trillion market cap mark.

Covid-19 helped get it there. The pandemic meant people were spending more time on their devices, boosting demand for Microsoft’s computers, gaming systems and cloud computing platform. And a stock market rally — along with the success of tech companies in particular — lifted its shares.

Microsoft’s stock has gained 64% since March 2020, when pandemic lockdowns began going into effect in the United States.

In April, Microsoft reported sales were up 19% year-over-year to $41.7 billion for the three months ended March 31.

“Over a year into the pandemic, digital adoption curves aren’t slowing down,” CEO Satya Nadella said in a statement at the time. “We are building the cloud for the next decade, expanding our addressable market and innovating across every layer of the tech stack to help our customers be resilient and transform.”

Apple’s market value passed $2 trillion last August, and it currently stands at $2.24 trillion. Now, Microsoft has joined its ranks, with two other Big Tech firms, Amazon and Google, nipping at their heels. Amazon’s market cap hit $1.77 trillion on Tuesday, and Google parent Alphabet’s reached $1.67 trillion.

Pubblicato in: Brasile, Cina, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Fisco e Tasse, India, Materie Prime, Regno Unito, Stati Uniti

Occidente si sta suicidando per motivi ideologici con alti costi dell’energia.

Giuseppe Sandro Mela.

2021-07-01.

2021-06-28__ CostoEnergia per kwh 001

La disponibilità di corrente elettrica anche nei momenti di richieste di picco ed a costi concorrenziali è uno dei presupposti per sostenere un sistema economico produttivo che sia competitivo nel mercato.

Nel mondo, i prezzi per kw/h sono massimi in Germania (0.36 dollari americani), seguita dalla Danimarca (0.33), dal Belgio (0.3), dal Portogallo (0.27), dal Regno Unito (0.26), dall’Italia (0.26), dalla Spagna (0.24), dalla Francia (0.22).

Pur essendo caro, negli Stati Uniti il prezzo per kw/h è 0.15.

Per contro, il prezzo per kw/h è 0.12 in Brasile, 0.1 in Indonesia, 0.08 in India ed in Cina.

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L’enclave liberal socialista occidentale presenta i costi più elevati, doppi di quelli degli Stati Uniti e quadrupli rispetto a quelli dell’India e della Cina.

Questi oneri strutturali pesano sia sulle popolazioni, sia sul comparto industriale, che di conseguenza è poco o punto concorrenziale a livello mondiale. Essi sostengono inoltre il processo inflattivo in corso.

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I motivi che sostengono questi prezzi elevati sono da ascriversi sicuramente al costo delle materie prime, ma in misura ben maggiore alle tasse che gli stati hanno imposto per privilegiare l’abbandono del carbone e dei combustibili fossili, coerentemente a quanto prescrive l’ideologia liberal.

Nulla da stupirsi, quindi, che l’occidente stia devolvendo.

2021-05-20__ G7 GDP (Statista) 001