Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Germania. 5.3 milioni di depressi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-26.

Mendicanti 012 Pietr Brueghel. Ciechi che guidano ciechi. Louvre

The social media platforms with the most negative effects on mental health

5.3 million Germans suffer from depression each year

«Depression can take a massive toll not only on the sufferers, but also on their loved ones. A study by the German Depression Foundation found the illness caused relationship breakdowns for almost half of those affected.

Eighty-four percent of respondents stated that depression caused them to completely withdraw from social life, 72 percent experienced feeling disconnected from people in general, and 45 percent broke up with their romantic partner»

More German students suffering from depression, anxiety, panic attacks

«Some 470,000 German students suffer from a mental disorder and this number is likely to grow, according to German health insurance company Barmer. Depression cases among young people are increasingly common»

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Quos Deus perdere vult, dementat prius.

Dio fa uscire di senno le persone che vuole distruggere.

L’essere umano differisce dal resto del mondo animale per la sua capacità raziocinante, che trova la sua massima espressione nel pensiero astratto. Se questo poi è condotto in accordo al principio di non contraddizione, assume la caratteristica peculiare che ogni ragionamento può fondarsi su altri precedenti.

Un classico esempio è la matematica, ove si fatica, e non poco, per stabilire un teorema robustamente dimostrato, ma che può essere proprio per questo utilizzato negli sviluppi successivi.

Ragionare significa possedere una integra percezione del reale: questo è il primo e fondamentale passo sul quale costruire ogni ragionamento. È proprio la corretta percezione del reale che consente di individuare fatti nuovi, di comprenderli ed infine di risolverne le sfide. In fondo, ciò che denominiamo ‘intelligenza’ altro non è che l’arte di risolvere problemi nuovi.

Se l’intelletto è caratteristica di tutti gli esseri umani, taluni ne sono ampiamente dotati, altri meno: è questa una realtà che dobbiamo accettare con grande umiltà. Nei loro rispettivi settori di azione, Michelangelo, Mozart, Newton erano dei possenti geni, ma di persone di tal fatta la storia è molto avara.

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Usualmente, nessuno si stupisce che un atleta si sottoponga ad intensi e faticosi allenamenti e pratichi una vita oltremodo regolata. L’atleta è regolare nei pasti così come nell’alternanza degli allenamenti con il riposo. In parole povere, si assoggetta ad una rigida disciplina.

Per contro, la quasi totalità si stupisce quando si fa loro presente come la mente sia come un muscolo, che solo se esercitata in modo continuo e regolare, e con grande criterio, riesce a dare il meglio di sé stessa. Una intelligenza media ma bene allenata e curata può raggiungere vette notevoli.

Ma come sono poche le persone che allenano il proprio corpo, così sono altrettanto poche quelle che allenano la loro mente.

Come un corpo non addestrato ed allenato non è in grado di sopportare sforzi peraltro anche modesti, così è anche per la mente. La logica è la palestra della mente.

Ma per la mente il problema può diventare anche molto serio.

L’intelletto supervisiona la percezione, vagliandola ed accettandola solo se coerente, e porta ad elaborare pensieri di solido costrutto, che molto spesso sono molto onerosi da sopportarsi.

Fatto si è che la mente supervisione, o dovrebbe farlo, il comportamento umano: è la mente che da il via libera all’azione volontaria. Ma se tale azione è intrinsecamente logica, di norma è ben poco entusiasmante. Similmente, la mente governa le pulsioni, reprimendole ed incanalandole.

Una mente debole non sa resistere alle proprie pulsioni. Ma così facendo la persona diventa di fatto schiava dei propri moti sentimentali. Di fatto l’essere umano abdica alla propria libertà: dapprima nel piccolo, quindi nel grande.

Le fantasie troppo sbrigliate inducono a rimuginare e desiderare cose impossibile. Ma se si desiderano cose impossibili, inevitabilmente si cozza contro la realtà. E questo è evento anche molto doloroso. L’esercizio della fantasia richiede un notevole autocontrollo.

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Il nostro sistema di vita risente di una malefica affermazione: “vietato vietare”.

Ma la libertà asserita come se fosse senza limite, intanto è una licenza perché eradicata dal concetto del giusto e dell’equo, poi, immancabilmente, cozza contro quella degli altri.

Immediatamente si finisce nei triboli, ed anche di quelli neri: la persona umana vorrebbe poter far sempre ciò che vuole, ma c’è sempre qualcuno o qualcosa che glielo impedisce. La persona percepisce nettamente che la sua libertà è disgiunta dal potere volontario, e ne soffre. È costretta ad ammettere di non essere onnipotente.

È una forma di sofferenza dapprima psicologica, ma che alla fine straborda in quella francamente psichiatrica.

Gran brutta patologia la depressione. Il sintomo soggettivo prevalente è la sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole, che può arrivare all’odio verso di sé. Vengono meno gli interessi: che senso avrebbe coltivarli se poi nulla può essere realizzato?

Ma al peggio non vi è mai limite.

Spesso il depresso è convinto che la colpa sia degli altri, della vita, della sfortuna e si sente arrabbiato con tutto e tutti: arriva anche a farsi terra bruciata intorno.

Il depresso è una persona sostanzialmente sola.

Ad un certo qual punto anche l’etile oppure le droghe psicoattive non gli leniscono in nulla le sofferenze.

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Bene.

La grande Germania inizia a prendere atto che un po’ più di un quarto della sua popolazione attiva soffre di sindrome depressiva, ed anche di grado così elevato da l’efficienza lavorativa.

«It is estimated that around 5.3 million Germans suffer from depression each year»

Ma questi sono coloro che sono andati dal medico: poi ci sono le forme più lievi o quelli che non ne vogliono sapere di curarsi, perché i pazzi sarebbero gli altri.

Questa Germania che esalta la propria socialità ha larga quota di persone asociali.

Se la situazione dei giovani è drammatica:

«Some 470,000 German students suffer from a mental disorder and this number is likely to grow, according to German health insurance company Barmer. Depression cases among young people are increasingly common»,

quella delle femmine è ancor peggio. La depressione colpisce in larga quota il sesso femminile, specie poi al sopraggiungere della menopausa.

Fa specie vedere la metamorfosi di quelle che nella giovinezza furono walchirie: raccolgono in età matura ciò che hanno seminato da giovani.

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Né si pensi che il fenomeno sia statico.

“the instances of mental illness have risen by 38 percent between 2005 and 2016. Specifically, depression cases have increased by 76 percent in the same time frame.”

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Concludiamo ponendoci una domanda.

Che senso ha vivere nella prospera Germania se poi si sia così infelici da scivolare nella sindrome depressiva?


Deutsche Welle. 2019-07-25. Germany: Sick days due to mental health problems on the rise

German health insurance provider DAK has said the number of people taking time off due to mental health tripled in the last 20 years. Employees said depression was the factor most likely to cause them to take time off.

Calling in sick over depression, anxiety or stress has risen sharply in Germany, according to a new report published by the biggest health insurance company in the country.

DAK Gesundheit’s “Psychoreport 2019,” which was released on Thursday, said the number of workers calling in sick had tripled over the last twenty years. One in eighteen people took at least one day off work over mental health concerns in 2018, the report said.

The number of people calling in sick for any health reason increased by around 31%.

In 1997, workers took on average 0.7 days a year off work because of mental health concerns, which rose to 2.5 days in 2017. The report highlighted depression as the most prevalent mental health issue to cause workers to take days off, followed by “adjustment disorders.”

These include needing to adjust to a distressing event in one’s personal life, for example. Cases of burnout have dropped by almost half since 2012, the report also showed.

No longer a taboo

Company researchers said their report highlighted a growing openness over mental health.  “Mental health issues are no longer a taboo in conversations between a doctor and their patients,” DAK Chairman Andreas Storm said.

But he called on employers to “drag mental health issues out of the taboo-zone and to offer help to their colleagues [experiencing mental health difficulties].”

Stress induced illness

A DAK spokesperson told DW: “Chronic stress can lead to depression. That much is abundantly clear.” According to a report by the same organization, around 3 in 10 Germans work over 40 hours a week, which can lead to intense levels of stress.

“So it’s crucial that we recognize early indications of stress, like a lack of or disrupted sleep or irritability, and take them seriously,” the spokesperson added.

As people get older, the number of days they take off work for mental health reasons also consistently goes up, the report showed. It also said women were more likely to take time off for reasons related to mental health than their male colleagues.

It is estimated that around 5.3 million Germans suffer from depression each year

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Pubblicato in: Ideologia liberal, Medicina e Biologia

Italia. Morire perché trattati con l’omeopatia è triste realtà.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-08.

Crisantemo 001

Questa è una storia che avrebbe dovuto essere assurda, che non avrebbe mai dovuto succedere.

Invece è accaduta.

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Morì per otite dopo cura omeopatica, condannati i genitori

Condannati a tre mesi di carcere, pena sospesa, i genitori di Francesco, il bambino di 7 anni di Cagli (Pesaro Urbino) morto il 27 maggio 2017 per una otite batterica bilaterale curata con l’omeopatia. Lo ha deciso con giudizio abbreviato il gup di Ancona Paola Moscaroli per l’accusa di concorso in omicidio colposo aggravato.

I genitori del piccolo si erano affidati alle cure del medico pesarese Massimiliano Mecozzi, anche lui imputato, specializzato in omeopatia, che aveva consigliato prodotti omeopatici invece degli antibiotici per lenire l’otite del bambino poi degenerata in una encefalite. Il gup ha rinviato a giudizio il medico per il quale si procederà con rito ordinario poiché non ha fatto richieste di riti alternativi. Il processo si aprirà il 24 settembre. I difensori hanno preannunciato che ricorreranno in appello contro la condanna dopo aver letto le motivazioni della sentenza che verranno depositate entro 90 giorni.

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Treccani ben definisce cosa sia l’omeopatia.

«Dottrina medica elaborata da S.F.C. Hahnemann, agli inizi dell’Ottocento, basata sul concetto che la condizione di salute è dovuta a una ‘energia vitale immateriale’ che controlla armonicamente le interazioni tra le varie parti del corpo. L’omeopatia rivolge l’attenzione diagnostica e le strategie terapeutiche essenzialmente sulla sintomatologia, come, del resto, in gran parte avveniva anche in seno alla medicina tradizionale del tempo, da Hahnemann chiamata allopatia. Ma, mentre questa mirava, in base al principio dei contrari, di derivazione galenica, a combattere i fenomeni morbosi con i rimedi rivolti a sopprimerli (contraria contrariis curantur), Hahnemann elaborò una strategia terapeutica opposta, basata sul principio dei simili, sintetizzato nell’aforisma similia similibus curantur

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Cosa sia la «energia vitale immateriale» nessuno si è mai peritato di appurare: sono solo parole che colpiscono la fantasia, non certo una mente strutturata.

Energia, per definizione, altro non è che la grandezza fisica che misura la capacità di un corpo o di un sistema fisico di compiere lavoro, a prescindere dal fatto che tale lavoro sia o possa essere effettivamente svolto.

È in realtà una definizione che lascia alquanto la bocca amara. L’energia non ha alcuna realtà materiale ma è piuttosto un concetto matematico astratto che esprime un vincolo rispetto ai processi possibili. Feynman dovette ammettere francamente che «nella fisica odierna, non abbiamo alcuna conoscenza di cosa sia l’energia».

Come nota storica, spesso usato quasi per confondere la gente, Leibniz aveva usato il termine ‘energia viva‘ per intendere ciò che ora è denominato ‘energia cinetica‘.

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Una conseguenza di tale teoria era che le malattie avrebbero dovuto poter essere trattate con dosi infinitesimali di prodotti in grado di indurre, quando assunte in dosi consistenti, gli stessi sintomi della malattia che si intende guarire.

Era codesta frase un mero enunciato, senza alcuna base scientificamente dimostrata.

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L’unica eccezione, ma che pur sempre eccezione rimane, è il consolidato uso del placebo, ossia una sostanza inerte somministrata come se avesse grandi virtù medicinali in pazienti con sindromi psicosomatiche di grado modesto. Ma il beneficio è puramente soggettivo ed incerto.

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Molte persone hanno un disperato bisogno di credere che sia vero ciò che vorrebbero lo fosse. Di norma vi credono in modo così radicato che il creduto diventa una idea dominante, un delirio (letteralmente ‘uscita dal solco‘) ove il pensato non è sottoposto a revisione critica: è assunto come se fosse verità assoluta.

Né si pensi che sia faccenda rara: tutt’altro.

Si pensi soltanto a come molte persone intendono il tifo per la propria squadra, oppure a come interpretano e sostengono le proprie idee politiche ed economiche, il cosiddetto ‘clima’, le conflittuali teorie sui vaccini, sulle diete, e così via. Arrivano fino al punto di denominare ‘negazionisti‘ quei poveracci che ragionano ancora.

Sono l’esatto opposto dell’uomo di scienza, che è lucidamente conscio di quanto approssimati siano i propri dati sperimentali e di quanto provvisoria sia la teoria che li interpreta. Il grande Einstein insegnava a ‘dedicare un’ora al giorno a costruire la propria teoria e le restanti undici a demolirla‘. Ma Einstein era Einstain, e la gente comune non lo emula in nulla. Semplicemente lo ignora.

Tratto caratteristico degli scienziati è il dubbio, l’incertezza: uno scienziato mette tutto in discussione, nulla escluso.

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La condanna dei quei genitori dovrebbe ben dare da pensare. Più che al carcere avrebbero dovuto essere affidati allo psichiatra. Il dramma che hanno coinvolto la vita del proprio figlio sacrificato sull’altare del proprio delirio.

Ci ha pensato la morte a smentire le loro credenza apodittiche.

Per il ‘medico omeopata‘ il discorso è ben differente.

Un medico che non sappia riconoscere un’otite purulenta dovrebbe essere radiato dall’albo dei medici. Se poi si ostinasse a curare detta patologia con l’acqua schietta, ebbene, allora è un criminale. Lasciare che una otite degeneri in un’encefalite purulenta è un crimine sadico.

E quel medico è anche un criminale presuntuoso: quando si vede che il paziente non migliora, anzi, peggiora, si richieda un consulto ovvero lo si indirizzi per tempo in un ospedale.

Un medico che non sia umile sarebbe meglio si dedicasse ad altro mestiere.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Italia. Influenza. 809 casi gravi, 198 decessi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-15.

2019-05-15__Influenza__001

«Da ottobre 2018 ad aprile 2019 sono stati segnalati ai vari sistemi di sorveglianza dell’influenza (casi gravi, Sismg, InfluWeb, InfluNet-Epi, InfluNet-Vir) 809 casi gravi provenienti da 19 regioni italiane di cui 8 in donne in stato di gravidanza»

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«Una su quattro di queste persone (198 casi) purtroppo non ce l’ha fatta»

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«Si tratta di casi di influenza confermata in soggetti con diagnosi di Sari (Severe Acute Respiratory Infection-gravi infezioni respiratorie acute) e/o Ards (Acute respiratory distress syndrome-sindromi da distress respiratorio acuto) ricoverati in terapia intensiva»

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«Tre quarti di essi – 601 casi – hanno richiesto intubazione in terapia intensiva.»

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«La maggior parte dei casi e dei decessi, oltre 8 su 10, hanno riguardato persone con più di 50 anni, con un’età mediana di 68 anni»

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«Tuttavia, ben 163 sono stati i casi in persone con meno di 50 anni che hanno richiesto un ricovero in terapia intensiva. Fra di loro 20 bambini con meno di 5 anni e 8 fra i 5 e i 14 anni»

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«E soprattutto l’80% dei casi gravi non era vaccinato»

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Già.

«L’80% dei casi gravi non era vaccinato»

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Poniamoci allora una domanda.

Perché la Collettività debba mai prendersi carico delle costosissime cure in rianimazione di persone che hanno contratto l’influenza non essendosi vaccinati?

Chi vuol fare di sua testa dovrebbe alla fine pagare di sua borsa.


Sole 24 Ore. 2019-05-13. Influenza, su 809 casi gravi uno su quattro non ce l’ha fatta

La stagione si è conclusa in linea sostanzialmente con quanto atteso. Da ottobre 2018 ad aprile 2019 sono stati segnalati ai vari sistemi di sorveglianza dell’influenza (casi gravi, Sismg, InfluWeb, InfluNet-Epi, InfluNet-Vir) 809 casi gravi provenienti da 19 regioni italiane di cui 8 in donne in stato di gravidanza. Una su quattro di queste persone (198 casi) purtroppo non ce l’ha fatta. Si tratta di casi di influenza confermata in soggetti con diagnosi di Sari (Severe Acute Respiratory Infection-gravi infezioni respiratorie acute) e/o Ards (Acute respiratory distress syndrome-sindromi da distress respiratorio acuto) ricoverati in terapia intensiva. Tre quarti di essi – 601 casi – hanno richiesto intubazione in terapia intensiva.

La maggior parte dei casi e dei decessi, oltre 8 su 10, hanno riguardato persone con più di 50 anni, con un’età mediana di 68 anni. Tuttavia, ben 163 sono stati i casi in persone con meno di 50 anni che hanno richiesto un ricovero in terapia intensiva. Fra di loro 20 bambini con meno di 5 anni e 8 fra i 5 e i 14 anni.

L’influenza ha avuto gli esiti peggiori in persone con una salute già compromessa: l’84% dei casi gravi e l’89% dei deceduti aveva almeno una condizione di rischio preesistente come diabete, tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, obesità). E soprattutto l’80% dei casi gravi non era vaccinato.

Il principale responsabile dei casi più gravi (522 casi pari al 69% del totale) è stato il virus A/H1N1pdm09, in 107 casi (il 14%) è stato isolato il virus A(H3N2) e in 132 (il 17%) il virus A/non sottotipizzato. In un solo caso è stato isolato il virus di tipo B.

In generale al sud (compreso anche il Lazio) si sono registrati molti meno casi gravi e decessi rispetto al nord: 164 casi e morti nel meridione e 399 casi gravi e 142 decessi al Nord. La Lombardia è stata la regione in assoluto più colpita, con 138 casi gravi, anche se la proporzione con i decessi è fra le più basse d’Italia. Le regioni con la percentuale maggiore di esiti fatali sono il Friuli Venezia Giulia (10 casi gravi tutti deceduti), l’Emilia Romagna (tre quarti dei casi gravi deceduti nel corso della stagione) e la Calabria (oltre la metà di casi deceduti). Particolarmente positivo il caso della Puglia, con appena 5 decessi a fronte di 46 casi gravi di influenza.

Ma se gli esiti peggiori hanno riguardato prevalentemente persone anziane e con una salute già parzialmente compromessa, in generale l’influenza ha colpito maggiormente le età pediatriche, in linea con quanto registrato negli ultimi anni. Come riferisce un commento Antonino Bella dell’Istituto Superiore di Sanità, l’incidenza per i bambini sotto i cinque anni ha superato quella della stagione 2017-18.

Dall’inizio della sorveglianza sono stati stimati 4.780.000 casi di sindrome influenzale in tutto il Paese, riguardando tutte le Regioni italiane, ma in modo particolare quelle del Centro e Sud, anche se come mostrano i dati sopra citati, i casi gravi sono stati molti di meno in quest’area. Inoltre quest’anno l’andamento dell’epidemia è tornato alla tempistica usuale, con un picco tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, dopo due stagioni in cui avevano assistito a un anticipo del picco epidemico di circa quattro settimane. Con circa 14 casi per mille assistiti registrati, l’incidenza ha raggiunto il picco epidemico nella quarta e quinta settimana del 2019 (21 gennaio-3 febbraio 2019).

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Sanità. Spesa privata sale in 5 anni da 36 a 40 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-13.

Gufo_019__

Se si potesse parlare in termini politicamente corretti, si potrebbe dire che l’attuale servizio sanitario nazionale è una pubblica amministrazione finalizzata a mantenere il personale a ruolo: l’utente, ossia quello che il volgo chiamerebbe il ‘malato‘, è l’elemento perturbatore. Un petitivo piangiolento che vorrebbe persino essere curato! Che vorrebbe fare gli esami che un qualche medico gli abbia prescritto. Il servizio vive più che bene senza di esso.

Non solo.

Personale e pazienti si lamentano che lo stato ha messo in opera una burocrazia elefantiasica, come se il malato potesse arrogarsi il diritto di morire senza la adeguata documentazione. Questa gestione burocratica fa rimpiangere a calde lacrime quella della ex Unione Sovietica. Che, guarda caso, è implosa.

«nel 2025 la spesa sanitaria privata aumenterà di ulteriori 20 miliardi, arrivando a quota 60»

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«Dalle visite dermatologiche alle ecografie passando per le cure del dentista, più di 7 italiani su 10 ogni anno pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria»

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Il servizio sanitario nazionale passa tutto quello che non serve e che non è richiesto. Il resto?

Chi sia ricco se lo permetta!

E dei poveri che ne facciamo? Ma che crepino, ci sarebbero forse dei dubbi in proposito?


Se abolissimo il servizio sanitario nazionale?


I Cittadini Contribuenti si ritroverebbero in tasca circa centoventi miliardi in più, che sommati a quelli già spesi arriverebbero ad una cifra di totale copertura delle esigenze.

Con esami chiesti ed ottenuti nel breve volgere di qualche giorno.

Amici miei, fare i conti della serva è spesso molto istruttivo.


Ansa. 2019-05-08. Spesa privata in crescita inarrestabile, +10% in 5 anni

Cresce in modo inarrestabile la spesa pagata dai cittadini di tasca propria per curarsi. In 5 anni, dal 2013 al 2018, è aumentata del 10% passando da circa 36 miliardi di euro annui a quasi 40 miliardi: è quanto emerge dal volume di Marco Vecchietti “La Salute è un Diritto. Di tutti”, presentato oggi alla Camera dei Deputati.

Dalle visite dermatologiche alle ecografie passando per le cure del dentista, più di 7 italiani su 10 ogni anno pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria. E se questo trend continuerà, in base alle elaborazioni calcolate su dati della Ragioneria Generale dello Stato e della Corte dei Conti, nel 2025 la spesa sanitaria privata aumenterà di ulteriori 20 miliardi, arrivando a quota 60. “La spesa sanitaria privata – ha sottolineato Vecchietti durante la presentazione del volume – è la più grande forma di disuguaglianza in sanità perché diversifica le possibilità̀di cura esclusivamente in base all’entità̀ del reddito disponibile da parte di ciascun cittadino”.

La tenuta del sistema sanitario, come noto, dipende dalla sua capacità di affrontare con efficacia le importanti sfide in campo demografico, economico e sociale che attendono il nostro Paese nei prossimi anni. In questa prospettiva, sottolinea Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di RBM Assicurazione Salute, “è cruciale pianificare un ‘robusto tagliando’ del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) che affronti strutturalmente i temi del finanziamento, della qualità e dell’accessibilità delle cure per recuperare le ‘quote di universalismo perdute’ in questi anni”. È necessario, quindi, aggiunge, “promuovere una cultura del Secondo Pilastro anche in sanità, da aggiungere al Ssn, per realizzare un sistema sanitario più sostenibile, più equo e più inclusivo in grado di garantire una risposta sicura per la nostra salute e per quella delle generazioni future”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Sanità. Veneto. Mancano 1,295 medici ed è impossibile importarli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-25.

Cervelli in Fuga 001

Stiamo ricalcando in Italia il copione che ha portato alla implosione dell’Unione Sovietica.

Se la constatazione è dolorosa, ben peggiore è la amara visione del futuro che ci attende.

La gestione della sanità e delle scuole universitarie di medicina è stata statalizzata e gestita con una burocrazia di stile sovietico, che ha fallito in tutto tranne che nel garantire posti e stipendi a burocrati e funzionari.

Il risultato è esemplare: se non si ricchi, in Italia non ci si cura.

I medici italiani emigrano: nella sola Germania sono più di 10,000. Qui erano trattati come lo straccio per lavare per terra: all’estero sono stimati e lasciati lavorare in pace.

Numero chiuso a programmazione centralizzata, formazione medica secondo le norme dell’Unione Europea, gestione clientelare e burocratica della sanità pubblica, stipendi risibili in confronto del lavoro richiesto, una magistratura liberal assatanata nel rinvio a giudizio di casi che dieci anni dopo conclude con un non luogo a procedere.

Ma che ci vadano politici e burocrati ad operare sul cuore oppure a portar via una cancro del colon.

Siamo chiari: ad oggi, fare il medico è una follia, ed infatti ben pochi lo vogliono fare e lo fanno.

In compenso siamo pieni di gente che ha lo studio tappezzato di diplomi ma che con il bisturi in mano non sa nemmeno incidere un ascesso gluteo: figurarsi poi portar via un cancro dello stomaco. Hanno però la giusta tessera del partito in tasca.

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«Nel Veneto mancano 1.295 ospedalieri e la situazione rischia di aggravarsi per altri 501 che dovrebbero andare in pensione con Quota 100»

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«L’Italia conta 80 mila tra medici, infermieri, operatori sociosanitari e fisioterapisti di altri Paesi …. di questi, 18 mila sono i camici bianchi»

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«Alcuni accettano di trasferirsi in Veneto, come in altre regioni …. ma dopo un po’ i problemi emergono»

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«Anche i comunitari, che potrebbe partecipare ai concorsi, vengono assunti dalle aziende sanitarie con contratti di libera professione della durata di 12-18 mesi, spesso addirittura di sei, rinnovabili per altri sei»

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«Non sono pagati abbastanza, soprattutto a fronte degli stipendi da 14 mila euro al mese più auto e scuola per i figli offerti dall’Arabia o anche delle buste paga inglesi, che sono tre volte tanto quelle italiane»

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«Offriamo una buona formazione, ma non siamo attrattivi, perchè i compensi sono bassi rispetto a quelli in vigore in Germania (che conta 10mila camici bianchi italiani, ndr), Francia o America …. tanto è vero che il 15% dei colleghi italiani a sua volta se ne va altrove»

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«il 15% dei colleghi italiani a sua volta se ne va altrove»

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Nessuno si illuda che da questa situazione se ne possa uscire a buon mercato.

Le uniche vie di uscita sono l’abolizione del ministero per l’università e quello della sanità e la accurata abrogazione di tutte le leggi in materia, triplicare almeno gli stipendi degli specialisti ospedalieri e mettere il guinzaglio a giudici in cerca di popolarità mediatica.

Troppo drastiche?

Bene.

Avrete modo di ripensarci quando vi avranno amputato una gamba perchè l’anestesista non sapeva condurre un intervento per embolia della poplitea.

Nota.

L’idea di nominare sul campo gli specialisti ‘ope legis‘ è la più solenne imbecillità mai sentita sulla faccia della terra. Allora, si dia il diploma di laurea all’atto della nascita: costa meno.

Abbiamo 10,000 medici italiani che lavorano nella sola Germania: li si facciano rientrare offrendo loro posti adeguati.


Corriere. 2019-04-23. Sanità, il Veneto senza medici ora chiede di assumere 400 camici bianchi stranieri

Dopo il caso dei 10 professionisti assunti dall’ospedale di Treviso, rivela il professor Aodi, presidente del’Amsi (Medici stranieri in Italia): «Dal territorio domande soprattutto per radiologi, anestesisti, ortopedici e pediatri».

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VENEZIA Finchè ministero della Salute, Università, Regioni e sindacati non concorderanno su una sorta di maxi «sanatoria» a beneficio dei 10 mila laureati in Medicina oggi non assumibili perchè non specializzati a causa dei pochi posti disponibili nelle Scuole di specialità, l’unica strada percorribile per non lasciare sguarniti reparti e ambulatori, oltre a richiamare i pensionati, sembra il ricorso a professionisti stranieri. E non parliamo solo dei dieci romeni per i quali l’Usl di Treviso è in trattativa con l’Università di Timisoara. «Negli ultimi mesi il Veneto ci ha contattati per poter assumere 400 colleghi — rivela il professor Foad Aodi, palestinese, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e consigliere nazionale dell’Ordine italiano —. L’85% delle domande riguarda il privato, soprattutto cliniche, ma per la prima volta comincia a farsi sentire anche il pubblico, con un significativo 15% di richieste. Le città che in entrambi i settori hanno evidenziato una maggiore esigenza di specialisti stranieri sono Verona, Padova, Vicenza e Treviso. Cercano anestesisti, radiologi, pediatri, ortopedici, ginecologi e medici dell’urgenza-emergenza».

I numeri

Nel Veneto mancano 1.295 ospedalieri e la situazione rischia di aggravarsi per altri 501 che dovrebbero andare in pensione con Quota 100. «L’Italia conta 80 mila tra medici, infermieri, operatori sociosanitari e fisioterapisti di altri Paesi — continua Aodi — di questi, 18 mila sono i camici bianchi. Solo che rispetto agli anni ‘60/’80 si è verificata un’inversione di tendenza: prima eravamo noi, palestinesi, arabi, siriani,libici, giordani, congolesi e camerunensi soprattutto a voler venire in Italia a studiare, specializzarci e magari restare a lavorare, come ha fatto il 45%. E così è stato dopo la caduta del muro di Berlino anche per romeni, albanesi, russi, moldavi e nordafricani già specialisti, che hanno dovuto solo chiedere il riconoscimento dal ministero della Salute o iscriversi al sesto anno di Medicina in Italia per ottenere l’equipollenza dei titoli. Oggi invece è l’Italia ad avere bisogno di medici stranieri, perchè non riesce a utilizzare quelli già laureati, che siano italiani o immigrati». E allora c’è la rincorsa in particolare a camici bianchi già formati dell’Est, ma anche egiziani, tunisini, sudanesi e siriani.

L’Ordine

«Alcuni accettano di trasferirsi in Veneto, come in altre regioni — rivela il presidente dell’Amsi — ma dopo un po’ i problemi emergono. Anche i comunitari, che potrebbe partecipare ai concorsi, vengono assunti dalle aziende sanitarie con contratti di libera professione della durata di 12-18 mesi, spesso addirittura di sei, rinnovabili per altri sei. Non sono pagati abbastanza, soprattutto a fronte degli stipendi da 14 mila euro al mese più auto e scuola per i figli offerti dall’Arabia o anche delle buste paga inglesi, che sono tre volte tanto quelle italiane». E infatti il 25% degli stranieri se ne torna in patria o sceglie altre mete nel mondo. «Offriamo una buona formazione, ma non siamo attrattivi, perchè i compensi sono bassi rispetto a quelli in vigore in Germania (che conta 10mila camici bianchi italiani, ndr), Francia o America — riflette Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia e vicepresidente nazionale — tanto è vero che il 15% dei colleghi italiani a sua volta se ne va altrove». «A noi mancano gli anestesisti — conferma Francesco Cobello, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Verona — li cerchiamo italiani attraverso i concorsi, ma non escludo di poter valutare l’opzione stranieri». «Noi cerchiamo medici bravi — aggiunge Giovanni Pavesi, dg dell’Usl 8 Berica — al momento non all’estero».

Pubblicato in: Medicina e Biologia, Senza categoria

New York. Emergenza e cordone sanitario per epidemia morbillo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-09.

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«Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria in tutta la città a causa dell’epidemia di morbillo diffusasi a Brooklyn e ha ordinato la vaccinazione obbligatoria in quattro aree più a rischio.»

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«New York City has declared the measles outbreak affecting the Orthodox Jewish community in Williamsburg to be a public health emergency»

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«Unvaccinated people living in select ZIP codes will be required to receive the measles, mumps and rubella vaccine, known as MMR, to curtail the outbreak and protect others»

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«Under the mandatory vaccinations, members of the city’s Department of Health and Mental Hygiene will check the vaccination records of any individual who may have been in contact with infected patients»

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La gente dovrebbe smetterla di parlare solo perché ha l’apparato fonatorio e nulla di interposto tra le due orecchie.

Il Paramyxovirus se ne fa un baffo a torciglione delle insane paturnie e dei deliri.

Tutti i costi del cordone sanitario dovrebbero essere addebitati a tutti i non vaccinati.

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Allarme morbillo, New York dichiara emergenza sanitaria

 Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria in tutta la città a causa dell’epidemia di morbillo diffusasi a Brooklyn e ha ordinato la vaccinazione obbligatoria in quattro aree più a rischio.

 Dal mese di settembre sono oltre 250 le persone che a New York hanno contratto il virus del morbillo, generando allarme soprattutto tra la comunità ebraico ortodossa di Williamsburg. Secondo quanto stabilito dal sindaco de Blasio tutte le persone non vaccinate di quattro aree di Brooklyn dovranno al piu’ presto farlo, compresi i bambini oltre i sei mesi di eta’. Chi non si sottoporrà al vaccino rischia una multa di mille dollari. De Blasio ha anche ordinato a tutte le scuole religiose e agli asili nido della comunità ebraico ortodossa di non accettare alunni e studenti non vaccinati, pena la chiusura degli istituti. 

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New York City declares a public health emergency amid Brooklyn measles outbreak [Cnn]

New York City has declared the measles outbreak affecting the Orthodox Jewish community in Williamsburg to be a public health emergency, Mayor Bill de Blasio said Tuesday.

Unvaccinated people living in select ZIP codes will be required to receive the measles, mumps and rubella vaccine, known as MMR, to curtail the outbreak and protect others, he said.

Under the mandatory vaccinations, members of the city’s Department of Health and Mental Hygiene will check the vaccination records of any individual who may have been in contact with infected patients. Those who have not received the MMR vaccine or do not have evidence of immunity may be given a violation and could be fined $1,000.

“Every hour, every day matters here. If people would just go and get vaccinated, there’s no cause for a fine,” de Blasio said. “It’s not our goal to issue violations. We want to simply solve the problem.”

New Yorkers should call 311 to access a list of facilities that can provide the measles vaccine at low or no cost, de Blasio said.

The public health emergency comes in response to 285 cases of measles reported in Brooklyn and Queens since the beginning of the outbreak in October. The same outbreak is responsible for 15 cases of measles in Orange County, New York, and 168 cases in Rockland County, New York. The outbreak began when, according to health officials, an unvaccinated child became infected with the illness while visiting Israel.

“Since then, there have been additional people from Brooklyn and Queens who were unvaccinated and acquired measles while in Israel. People who did not travel were also infected in Brooklyn and Rockland County,” the New York City Department of Health and Mental Hygiene says.

Of the 285 New York City cases, the range of ages has been 1 month to 66 years, with 246 children affected, Health Commissioner Dr. Oxiris Barbot said Tuesday. Five of 21 hospitalized cases have been admitted to the intensive care unit, she added.

Deputy Mayor for Health and Human Services Dr. Herminia Palacio warned of “measles parties,” where parents bring together unvaccinated children with a sick child to intentionally spread the disease.

“Avoid this practice,” Palacio said. Measles parties are dangerous because the disease can be fatal. “This vaccine is safe,” she added, noting that it not only protects your child, it protects other people. “A variety of misunderstandings and frank untruths that are being propagated through a variety of channels.”

Despite problems, there are hopeful signs, Barbot noted. Since September, 8,000 people have been vaccinated.

Measles is a highly contagious, vaccine-preventable respiratory illness characterized by a rash of flat red spots. Symptoms may include fever, cough, runny nose and watery eyes.

Measles can also lead to death when complications become too severe, according to the US Centers for Disease Control and Prevention. About 1 child out of every 1,000 who get measles will develop encephalitis — swelling of the brain — that can lead to convulsions, deafness or intellectual disability. As many as 1 out of every 20 children with measles will get pneumonia, the agency reports.

“You can be infectious four days before you actually develop the rash,” Barbot said. Measles is an airborne disease, so a sneeze can spread it, and infectious germs can last two hours after a person has left the room.

“There’s nothing in Talmudic law that prohibits vaccination,” Barbot said.

Nationwide, measles outbreaks have been reported in 19 states: Arizona, California, Colorado, Connecticut, Florida, Georgia, Illinois, Indiana, Kentucky, Massachusetts, Michigan, Missouri, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New York, Oregon, Texas and Washington.

At least 465 cases of measles have been reported across the United States since January 1, according to numbers shared by the CDC on Monday.

The total number of measles cases nationwide this year “is the second-greatest number of cases reported in the U.S. since measles was eliminated in 2000,” the CDC says. That threshold was reached last week when the national total for the year surpassed last year’s total of 372. The largest outbreak was in 2014, when there were 667 cases reported nationwide due to several large outbreaks.

Along with the outbreak affecting Brooklyn’s Orthodox Jewish community, Rockland County in upstate New York is also experiencing a high number of measles cases within its own Orthodox Jewish community.

As of Friday, the county reported 153 confirmed cases, though state health officials noted that additional cases have not been reported. Last month, in an effort to contain this outbreak, Rockland County banned unvaccinated people under age 18 from public places. Late Friday, acting state Supreme Court Justice Rolf Thorsen issued a restraining order to block the county from enforcing the ban.

Rockland County Executive Ed Day said Tuesday that he plans to appeal the judge’s decision.

He and members of the county’s Department of Health spent the weekend working on potential strategies for thwarting the outbreak that “jumped from 151 cases to 168 in just 10 days,” he said. “We are taking the steps we can take while waiting for the court to move forward.”

Rockland County Commissioner of Health Dr. Patricia Schnabel Ruppert explained that the county is in the process of developing new criteria to identify specific unvaccinated people who have been exposed to the measles in order to issue orders that require them to remain at home for 21 days, the length of the illness’ incubation period. If caught in violation of this rule, people will be fined, she said.

“The MMR vaccine works faster than the incubation of the disease,” Ruppert said.

“This disease has affected mainly children in the county,” she said. “Stay the heck home if you’ve been ill or exposed.”

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Sanità. Ancora concorsi deserti. Il buon senso non alberga più in Italia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-26.

Brügel Pieter. Le Streghe. 001

Brügel Pieter.  Le Streghe.


La sanità pubblica italiana è in una situazione kafkiana.

Sanità. Spesa totale 152.817 mld, pubblica 113.131 mld, famiglie 35.989 mld.

Dal punto di vista del bilancio costa 152.817 miliardi ogni anno, ma 35.989 miliardi ce li devono mettere le persone di tasca propria se vogliono essere curate.

Dal punto di vista stipendiale gli emolumenti sono troppo bassi per poter rientrare degli investimenti fatti per poter studiare i sei anni di corso di laurea, i cinque di specialità e gli almeno tre di scuola di perfezionamento. Il medico inizia a lavorare ben dopo il trentesimo anno di età.

Ma il lavoro con il servizio sanitario nazionale, sia quello ospedaliero sia quello sul territorio, è allucinante ed alienante. Il personale è sottoposto ad una pletora di regolamenti, protocolli e via quant’altro che obbligano a passare il proprio tempo a riempire scartafacci: il paziente deve morire legalmente. Non solo, le amministrazioni vigilano sulla stretta applicazione dei protocolli diagnostici e terapeutici: quattordici anni di studio coerciti a fare un lavoro da automi. Peccato però che ogni paziente sia un caso particolare, una eccezione al protocollo. L’unico problema è che crepi nell’osservanza burocratica, se non si vogliono avere dei guai.

E qui, per mettere la ciliegina sulla torta, si arriva al sublime vertice di questa situazione kafkiana.

Il nodo è la Magistratura ed i Magistrati.

Se è giusto che la malasanità sia punita, ed anche con molta severità, sarebbe solo questione di buon senso che la magistratura vagliasse le denuncie sporte ed archiviasse immediatamente quelle inconsistenti. Invece tutte sono passate automaticamente al giudizio.

Se è vero che oltre il 95% di tali cause si conclude con un “non luogo a procedere” oppure “perché il fatto non sussiste”, è altrettanto vero che tali giudizi arrivano un buon numero di anni dopo l’inizio dell’iter giudiziario, in cui il medico è stato lasciato disperatamente solo, magari anche sospeso dal servizio. E mica che il denunciante sia condannato a rifondere il sanitario. Una denuncia rovina vita e carriera:le scuse non bastano.

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«i numeri al momento dicono questo: su 13 posti per dirigente medico del Pronto soccorso si sono presentati solo 3 candidati, per Ortopedia 2 su 4, Ostetricia e Ginecologia 2 su 5 e per Neonatologia non si è presentato nessuno»

Ci si stupisce che la gente si stupisca.

Si fa un gran parlare dell’intelligenza artificiale: bene, che i pazienti si facciano curare da un robot. Oppure si facciano curare dai burocrati.

In conclusione: in Italia ci si può curare solo se si è ricchi. Proprio come accadeva nell’Unione Sovietica di infausta memoria.


Corriere. 2019-03-21. Sanità, il Molise non ha medici e richiama i pensionati

Il Molise non è una regione per giovani. Per medici giovani, in particolare. Tanto che l’Azienda sanitaria regionale (Asrem) è stata costretta a chiedere al Commissario alla Sanità, Angelo Giustini, l’autorizzazione ad avviare le procedure per incarichi libero-professionali a medici in pensione. E la struttura commissariale ha dato il via libera. Del resto, la nota trasmessa ai vertici aziendali dal direttore facente funzioni dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale «Cardarelli» di Campobasso, non poteva essere più chiara: la «gravissima criticità di personale medico in dotazione», si legge nella richiesta, determina «grosse difficoltà a garantire una corretta turnazione». Non resta, quindi, che chiedere ai pensionati di tornare al lavoro.

Sembra paradossale che, in un Paese alla ricerca disperata di un lavoro (10,6% il tasso di disoccupazione italiano nel 2018), in una tra le regioni più piccole d’Italia (circa 310 mila abitanti) in tanti rinuncino a partecipare ai concorsi banditi dall’Azienda sanitaria regionale (Asrem) ed altri rifiutino il lavoro a tempo indeterminato dopo essere risultati vincitori di concorso. Perché, in Molise, accade anche questo. L’ultimo caso di bando andato deserto riguarda il concorso per due posti di dirigente medico di Pediatria. Ed è, appunto, solo l’ultimo di una serie di casi. «Bandiremo nuovi concorsi nella speranza di avere nuove unità — spiega all’Ansa il direttore sanitario dell’Asrem, Antonio Lucchetti — ma i numeri al momento dicono questo: su 13 posti per dirigente medico del Pronto soccorso si sono presentati solo 3 candidati, per Ortopedia 2 su 4, Ostetricia e Ginecologia 2 su 5 e per Neonatologia non si è presentato nessuno. È una carenza che sta mettendo in crisi i vari servizi. In Molise — aggiunge — comunque accade quello che si registra anche in altre parti d’Italia, ma visti i numeri ridotti della regione, la situazione diventa sempre più grave». Quanto ai vincitori di concorso che alla fine rinunciano al posto, la spiegazione è, alla fine, più semplice di quanto si possa pensare: «In Molise — conclude Lucchetti — se non si è radicati, se non si hanno famiglia, affetti, interessi, chi ha la possibilità di lavorare da altre parti sceglie questa strada».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia, Psichiatria

Femmine. C’è un baco nel sesso muliebre.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-24.

2018-12-25__Menopausa__001

Fino a due anni fa nessuna rivista scientifica avrebbe mai accettato per la pubblicazione un lavoro del genere. Ma il tempo corre rapidamente.

Greendale GA1, Huang MH, Wight RG, Seeman T, Luetters C, Avis NE, Johnston J, Karlamangla AS.

Effects of the menopause transition and hormone use on cognitive performance in midlife women.

Neurology. 2009 May 26;72(21):1850-7. doi: 10.1212/WNL.0b013e3181a71193.

«BACKGROUND:

There is almost no longitudinal information about measured cognitive performance during the menopause transition (MT).

METHODS:

We studied 2,362 participants from the Study of Women’s Health Across the Nation for 4 years. Major exposures were time spent in MT stages, hormone use prior to the final menstrual period, and postmenopausal current hormone use. Outcomes were longitudinal performance in three domains: processing speed (Symbol Digit Modalities Test [SDMT]), verbal memory (East Boston Memory Test [EBMT]), and working memory (Digit Span Backward).

RESULTS:

Premenopausal, early perimenopausal, and postmenopausal women scored higher with repeated SDMT administration (p < or = 0.0008), but scores of late perimenopausal women did not improve over time (p = 0.2). EBMT delayed recall scores climbed during premenopause and postmenopause (p < or = 0.01), but did not increase during early or late perimenopause (p > or = 0.14). Initial SDMT, EBMT-immediate, and EBMT-delayed tests were 4%-6% higher among prior hormone users (p < or = 0.001). On the SDMT and EBMT, compared to the premenopausal referent, postmenopausal current hormone users demonstrated poorer cognitive performance (p < or = 0.05) but performance of postmenopausal nonhormone users was indistinguishable from that of premenopausal women.

CONCLUSIONS:

Consistent with transitioning women’s perceived memory difficulties, perimenopause was associated with a decrement in cognitive performance, characterized by women not being able to learn as well as they had during premenopause. Improvement rebounded to premenopausal levels in postmenopause, suggesting that menopause transition-related cognitive difficulties may be time-limited. Hormone initiation prior to the final menstrual period had a beneficial effect whereas initiation after the final menstrual period had a detrimental effect on cognitive performance.»

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Devi, Gayatri, MD

Menopause-Related Cognitive Impairment.

Obstetrics & Gynecology: December 2018 – Volume 132 – Issue 6 – p 1325–1327

«BACKGROUND: Identifying the cognitive changes associated with the menopausal transition prevents misattribution of symptoms to more ominous causes such as neurodegenerative disease.

CASE: Two women with cognitive loss and objective evidence of menopause-related cognitive impairment are presented, misattributed to Alzheimer disease in one case and frontotemporal dementia in the other. Neurocognitive testing, neuroimaging, and laboratory findings are reviewed. Both women were diagnosed with menopause-related cognitive impairment and were stable in follow-up over 4 or more years.

CONCLUSIONS: Recognizing the cognitive changes associated with menopause and distinguishing from cognitive impairment resulting from other etiologies—including neurodegenerative diseases such as Alzheimer disease—has important clinical implications both for treatment and for prognosis.»

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La menopausa è l’evento fisiologico per cui la femmina cessa di essere fertile, entrando nel climaterio.

La caratteristica principale della menopausa è la perdita permanente della funzione principale delle ovaie: esse non producono più follicoli ovarici e di conseguenza nemmeno estrogeni. La produzione di follicoli ovarici è destinata ad esaurirsi in ogni donna perché, a differenza degli uomini, il numero di gameti femminili è ben definito già a partire dalla nascita (riserva ovarica).

Tale stato provoca una serie di mutamenti nella donna che riguardano gli aspetti trofici, metabolici, sessuali e psicologici, con una serie di manifestazioni (sintomi) che variano a seconda della persona e possono essere più o meno marcati.

In questa fase vengono espressi i primi disturbi di tipo psicologico, ansia, irritabilità, nervosismo e disforia. Neurologicamente, si assiste a un invecchiamento della persona, con conseguente diminuzione delle capacità di concentrazione e di memoria.

Fra le manifestazioni a livello vasomotorio le vampate di calore sono le più frequenti.

Fra i fattori psicologici il più importante resta la depressione (la media calcolata è del 50% delle donne). La causa che comporta tale correlazione non è ben compresa, ma si pensa sia anch’essa un effetto della diminuzione degli ormoni, più precisamente della diminuzione dell’estradiolo, un ormone che viene prodotto dalle ovaie durante il ciclo mestruale. Di norma si instaurano disturbi del sonno, specie all’addormentamento. Il quadro depressivo è inoltre aggravato dalla consapevolezza di non essere più fertili, evento questo vissuto spesso in modo drammatico dalle donne che si siano rese volontariamente sterili.

Quando una donna si trova nel periodo della perimenopausa si assiste al fenomeno dell’aumento del riassorbimento osseo, anche questo fattore è correlato alla mancanza degli estrogeni. Le patologie osteoarticolari sono appannaggio tipico del sesso femminile.

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La natura ha progettato le femmine con una piena efficienza che dura fino alla menopausa, ossia fino ai 40 – 50 anni. Dopo la vita diventa ben difficile, per loro e per quanti le circondano.

Le turbe della personalità possono essere severe.

Oltre a variazioni repentine del tono dell’umore, circa la metà delle femmine va incontro a sindrome depressiva, che poco si avvale della terapia specifica. Tipicamente la persona depressa vede sempre tutto nero, anche ciò che avrebbe dovuto essere bello. Ogni evento è drammatizzato. Vivere con la femmina diventa particolarmente difficile e, spesso, le unioni si spezzano.

È del tutto naturale come questa sindrome climaterica possa essere destruente sia in famiglia sia sul mondo del lavoro.

Ma non basta.

Il deficit estrogenico induce anche quadri cognitivi quasi simulanti la demenza frontotemporale.

Il potere intellettivo delle femmine decade rapidamente nel tempo. Un sintomo vistoso è la perdita della memoria.

Poi, specie sul lavoro, la abitudine e l’esperienza possono in parte vicariare, ma alla fine il deficit diventa evidente ed invalidante.

Una nota finale, della massima importanza.

«Hormone initiation prior to the final menstrual period had a beneficial effect whereas initiation after the final menstrual period had a detrimental effect on cognitive performance.»

Il trattamento ormonale sostitutivo dimostra una certa quale utilità solo se assunto nelle fasi iniziali della menopausa. Se instaurato a climaterio conclamato peggiora sensibilmente il degrado mentale.


The New York Times. 2018-12-23. The Brain Fog of Menopause

‘Menopause-related cognitive impairment happens to women in their 40s and 50s, women in the prime of life who suddenly have the rug pulled out from under them,’ an expert says.

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Dr. Gayatri Devi’s patient, a 55-year-old former headmistress, had good reason to be distraught. The woman had a yearlong history of progressive memory loss and behavioral problems and was referred to Dr. Devi, a neurologist, with a possible diagnosis of frontotemporal dementia.

As Dr. Devi recounted in the journal Obstetrics & Gynecology, the woman’s once prodigious memory had seriously deteriorated and she’d become increasingly irritable. She had difficulty organizing tasks, keeping track of belongings, setting goals, making plans and seeing them through. Yet the results of medical and neurological tests and brain scans were normal.

Noting that the woman had gone through menopause a year earlier, Dr. Devi traced her symptoms to the decline in estrogen stimulation of the brain that occurs in all women at menopause with varying effects. Some are more sensitive to falling estrogen levels than others.

With a likely diagnosis of menopause-related cognitive impairment, the doctor prescribed hormone-replacement therapy. Within 15 months, the woman’s behavioral symptoms had disappeared and her learning ability and memory were back to normal. She was able to complete a demanding graduate program and assume a new leadership position in education.

This woman’s case was admittedly extreme, but Dr. Devi told me that “60 percent of women go through menopause-related cognitive impairment” that, when serious enough to be brought to medical attention, is too often misdiagnosed as “mild cognitive impairment,” a precursor to dementia.

Menopause-related cognitive symptoms are very similar to “chemo brain,” a common complaint among women treated for breast cancer and in some men treated for prostate cancer. Treatment of both diseases often results in an abrupt drop in estrogen levels.

People with so-called brain fog following cancer treatment “have trouble with short-term memory, multitasking, coming up with words and putting cogent thoughts together,” said Dr. Devi, an attending neurologist at Lenox Hill Hospital in New York and clinical professor of neurology at SUNY Downstate Medical Center in Brooklyn.

“Menopause-related cognitive impairment happens to women in their 40s and 50s, women in the prime of life who suddenly have the rug pulled out from under them,” she said. Yet, she believes, the correct diagnosis is missed more often than not.

“Women with menopause-related cognitive impairment are afraid they’re developing some form of dementia, but if they go to a memory disorder specialist, they may not get the right diagnosis,” Dr. Devi said in an interview. Internists may check for thyroid disease, a vitamin deficiency or infection, but rarely connect the woman’s menstrual history to her cognitive symptoms, she said.

Dr. Devi chose to publish her report in the obstetric journal because many women in midlife use their gynecologist as their primary care physician “and I want them to know this condition exists and often responds to short-term treatment with estrogen to tide the brain over.”

In an accompanying editorial, Pauline M. Maki, a professor of psychiatry and psychology at the University of Illinois at Chicago, noted that “not only do women more frequently report cognitive difficulties as they transition from premenopause to perimenopause to postmenopause, but they also perform more poorly on standardized neuropsychological tests, particularly tests of verbal memory, aspects of executive function, and processing speed.”

Women often describe these deficits as “brain fog,” and they and their doctors may blame the sleep deprivation associated with hot flashes and night sweats, which are definitely “taxing to the brain,” Dr. Maki said. But while these common menopausal symptoms can add to the severity of memory problems, they are not the primary cause of cognitive issues in these women, she said.

A six-year study of 1,903 women who were at midlife found that menopause-related symptoms like depression, anxiety, sleep disturbance and hot flashes did not account for declines in memory, learning and how fast the brain processes information during the menopause transition.

“The most helpful thing we can do is to normalize these experiences for women who are transitioning through the menopause and let them know that women’s brains are sensitive to fluctuating levels of estrogen, both in terms of cognitive ability and mood,” Dr. Maki said.

In fact, symptoms similar to those in menopausal women affect many women premenstrually, when there is a short-lived drop in circulating estrogen. But unlike a normal menstrual cycle, the transition through menopause is gradual and typically takes months and sometimes years, making it harder to recognize its link to cognitive problems. Estrogen levels usually start to decline around age 45, but a woman may not become postmenopausal until age 50 or later, when menstrual bleeding stops for at least a year and very little estrogen is released by her ovaries.

The other critically important fact that all women transitioning through menopause should know is that the brain and mood effects are temporary, said Dr. Gail A. Greendale, a specialist in geriatrics and women’s health at the David Geffen School of Medicine and the University of California, Los Angeles. The postmenopausal brain, it seems, adjusts to having little or no estrogen on board.

In a study Dr. Greendale directed that followed 2,362 women for four years, declines in memory and learning ability that characterized their transition through menopause rebounded postmenopausally, “suggesting that menopause transition-related cognitive difficulties may be time-limited,” she and colleagues concluded.

“The brain fog when women’s brains seem not to be hitting on all eight cylinders is temporary,” Dr. Greendale said in an interview. “During the menopause transition, a woman’s brain may feel a little off, a little muddy, but when the transition passes, the clouds clear and the fog lifts. Sometimes all a woman needs to know is that this too shall pass.”

However, for women unwilling or unable to ride out the transition, Dr. Maki said treatment options, in addition to hormone replacement, include following a Mediterranean diet, brisk walking and minimizing alcohol consumption. Those who can safely take estrogen should know that participants in the Women’s Health Initiative, a large government study of postmenopausal women, who were randomized to take hormone replacements starting in their 50s had a lower mortality rate and were less likely to die of Alzheimer’s disease during an 18-year follow-up.

In 2015, the North American Menopause Society reviewed nonhormonal treatments for hot flashes, several of which may also relieve cognitive symptoms. One is a low dose of the antidepressant paroxetine (Paxil). Another is gabapentin, an anticonvulsant and pain reliever that hooks onto estrogen receptors in the brain.

The critical message, Dr. Maki said, is that menopause-related cognitive issues “need not compromise a woman’s quality of life,” though women may have to be proactive for the condition to be properly diagnosed and treated.

Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Sanità. Spesa totale 152.817 mld, pubblica 113.131 mld, famiglie 35.989 mld.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-20.

2019-0316__Sanitaà_Italiana__001

L’Istat ha rilasciato la Tabella

Conti della sanità: Spesa sanitaria per soggetto erogatore e tipo di finanziamento

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Il Conto annuale del personale della PA 2016, appena pubblicato dalla Ragioneria generale dello Stato, ci ragguaglia invece sulla numerosità del personale.

2019-0316__Sanitaà_Italiana__002

2019-0316__Sanitaà_Italiana__003

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Al 2017 la sanità pubblica aveva 110,909 medici, 18,549 dirigenti non medici, e 522,915 personale non dirigente: di questi, 266,352 gli infermieri, 35,680 in ruolo tecnico sanitario, 11,145 in ruolo tecnico e 69,997 in ruolo amministrativo. Un totale di 652,373 unità lavorative, alle quali dovrebbero essere sommate altre 70,000 circa in altri ruoli ed avventizi. 119,145 addetti come personale tecnico – non ad impiego sanitario – lascia molto ma molto perplessi.

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Le spese stipendiali per i dipendenti pubblici si aggira attorno ai 35 miliardi di euro, per cui le spese per il servizio sanitario nazionale, dedotto il personale, si aggira attorno ai 78 miliardi di euro ogni anno.

Le spese per la farmaceutica ammontano ad 11.261 miliardi per i farmaci passati dal servizio sanitario pubblico, cui dovrebbe essere aggiunta la cifra di 13.504 miliardi spesi dai privati. Orbene, se i privati si accollano tale cifra dovrebbe essere segno evidente della utilità intrinseca dei farmaci non ammessi dal servizio pubblico.

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Sempre l’Istat riporta come le famiglie italiane spendano per la sanità 55.989 miliardi di euro ogni anno.

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Sono davvero molto numerose le considerazioni che potrebbero essere fatte: ci si limiterà solo ad alcune.

– Nel complesso, gli italiani spendono relativamente poco per la propria salute. Questo in gran parte è da addebitarsi ai bassi livelli stipendiali, nonché al fatto che i pensionati, di per sé vecchi bisognosi di cure, hanno pensione molto contenute.

– 652,373 addetti alla sanità pubblica è cifra iperboreica. Solo un sesto sono medici e poco meno del 40% infermieri, ossia il personale propriamente attribuibile al comparto sanitario. 69,997 persone addette alla amministrazione è ina quota nemmeno raggiunta dalla fu Unione Sovietica.

– Ciò che blocca il comparto sanitario è un’iper legislazione ed una super regolamentazione, cui conseguono una dilatazione ipertrofica di carichi burocratici inutili quanto dannosi. Il personale lavora quasi sempre al meglio possibile, e lo affermiamo con molto piacere: solo che fan fare loro lavori di scartoffie. Nulla da stupirsi quindi se il personale sia fortemente disincentivato e non veda l’ora di andarsene in pensione.

– Che poi le famiglie debbano spendere 35.989 miliardi per la sanità indica chiaramente quanto carente sia il servizio sanitario nazionale. Siamo chiari: ci si può curare solo se si sia abbienti.

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Proseguendo su questa china, il servizio sanitario finirà come dovrà finire: privatizzato.

Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Medicina e Biologia

Stupefacente progresso nel trattamento delle lesioni spinali.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-03.

2018-11-13__Neuroscience__001

«Tre persone paraplegiche sono tornate a camminare grazie a una nuova tecnica di stimolazione elettrica del midollo spinale che veicola gli impulsi in modo ultra preciso attraverso un impianto senza fili. Dopo alcuni mesi di riabilitazione, i pazienti sono riusciti a riconquistare il controllo delle gambe paralizzate mantenendolo anche dopo lo spegnimento dello stimolatore: ora camminano autonomamente, solo con l’aiuto delle stampelle o del deambulatore. Il risultato senza precedenti è pubblicato in un doppio studio sulle riviste Nature e Nature Neuroscience dai ricercatori del Politecnico federale (Epfl) e dell’Ospedale universitario (Chuv) di Losanna.»

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Questa notizia ha dell’incredibile, ma la ricerca silenziosa e seria riserba sempre risultati di tal fatta.

Accanto alla studio neurofisiopatologico compare anche la pubblicazione della sua applicazione in campo clinico.

Questo è il primo vagito: abbiamo quasi timore e paura a pensare cosa potrà succedere quando questa tecnologia sarà matura, tra una ventina di anni.

Nota.

Questo è un esempio lampante di come la ricerca scientifica si faccia con il cervello e l’intelligenza prima ancora che con i fondi elargiti. In rapporto ai risultati, questa ricerca è costata solo qualche spicciolo.

Senza una stretta meritocrazia non esiste ricerca, ma solo generazione assistenziale di posti di lusso. Le’quote’ sono nemiche giurate del progresso scientifico.


Targeted neurotechnology restores walking in humans with spinal cord injury

Fabien B. Wagner,

Jean-Baptiste Mignardot, […], Grégoire Courtine 

Nature volume 563, pages 65–71 (2018)  

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Grégoire Courtine

– Center for Neuroprosthetics and Brain Mind Institute, School of Life Sciences, Swiss Federal Institute of Technology (EPFL), Lausanne, Switzerland

– Department of Clinical Neuroscience, Lausanne University Hospital (CHUV), Lausanne, Switzerland

– Department of Neurosurgery, Lausanne University Hospital (CHUV), Lausanne, Switzerland

– Faculty of Biology and Medicine, University of Lausanne (UNIL), Lausanne, Switzerland

-These authors jointly supervised this work: Karen Minassian, Jocelyne Bloch, Grégoire Courtine

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Abstract.

Spinal cord injury leads to severe locomotor deficits or even complete leg paralysis. Here we introduce targeted spinal cord stimulation neurotechnologies that enabled voluntary control of walking in individuals who had sustained a spinal cord injury more than four years ago and presented with permanent motor deficits or complete paralysis despite extensive rehabilitation. Using an implanted pulse generator with real-time triggering capabilities, we delivered trains of spatially selective stimulation to the lumbosacral spinal cord with timing that coincided with the intended movement. Within one week, this spatiotemporal stimulation had re-established adaptive control of paralysed muscles during overground walking. Locomotor performance improved during rehabilitation. After a few months, participants regained voluntary control over previously paralysed muscles without stimulation and could walk or cycle in ecological settings during spatiotemporal stimulation. These results establish a technological framework for improving neurological recovery and supporting the activities of daily living after spinal cord injury.