Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Populisti Lebbrosi, Unione Europea

Orban guida i ‘lebbrosi’ alla conquista del partito popolare europeo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-11.

Orban Kaczynski Babis

«il mondo gemette e si accorse con stupore di essere diventato ariano»

San Girolamo.


Cerchiamo di ragionare, nei limiti consentiti dai tempi correnti.

L’anno prossimo si terranno le elezioni europee, che rifletteranno i mutamenti occorsi nei quadri politici nazionali. Ci si potrebbero attendere anche grandi mutamenti.

A tutt’oggi, il partito popolare ha 221 seggi, S&D (Alleanza Progressista Socialista e Democratica) ne ha 191. Assieme hanno la maggioranza.

Ma le più recenti proiezioni darebbero il Ppe a 185 seggi e S&D a 141 seggi. Ad avviso di molti sono sondaggi fortemente viziati a favore dell’attuale maggioranza, ma potrebbe anche essere che alla fine questi due partiti ottengano una maggioranza, magari con un supporto esterno: potrebbe essere per esempio l’Alde.

Se evidentemente sono i numeri che consentono una maggioranza, sarebbe però altrettanto vero che questa si potrebbe formare solo fra formazioni con almeno una qualche idea politica in comune. E qui arriva il bello.

S&D risulterà essere formata sicuramente da eurodeputati di sinistra, ma ben pochi ad ideologia socialista: i socialisti francesi navigano attorno all8%, i socialdemocratici tedeschi attorno al 17% ed i pidiini italiani attorno al 17.5%: verosimilmente potranno eleggere solo un pugno di eurodeputati. Poi, all’interno del gruppo parlamentare, si scanneranno come di abitudine.

Ma se la situazione interna di S&D è difficile, quella del Ppe è ancora più complessa, e merita un approfondimento a parte.

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Al Gruppo del Partito Popolare Europeo fanno capo ad oggi (ne riportiamo solo quelli numericamente o politicamente rilevanti, mettendo tra parentesi gli attuali seggi):

Partito Popolare Austriaco (5), Cristiano-Democratici e Fiamminghi (3), Unione delle Forze Democratiche (3), Unione Cristiana e Democratica – Partito Popolare Cecoslovacco (3). Unione Democratica Croata (4), Fine Gael (4), Les Républicains (19/74), Unione Cristiano-Democratica di Germania (29/96), Unione Cristiano-Sociale in Baviera (5/96), Forza Italia (12/73), Piattaforma Civica Polacca (18/50), Fidesz – Unione Civica Ungherese (12/22).

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Stando alle proiezioni, con le elezioni dell’anno prossimo Cdu e Csu dovrebbero scendere in modo significativo, mentre i paesi del Visegrad ed alleati ‘populisti‘ dovrebbero raddoppiare la rappresentanza eletta.

Si aprono due grandi scenari.

I ‘populisti‘, quelli che Mr Macron designa come la ‘lebbra‘ dell’Unione europea dovrebbero poter arrivare al 35% – 40% dei deputati. Non certo un blocco compatto, ma alle volte la convenienza politica è santa patrona di matrimoni di interesse.

Si sta delineando la concreta possibilità di formare una ‘Internazionale Sovranista‘ nella quale confluirebbero, e si darebbero una vicendevole mano, tutti i partiti ‘populisti‘ europei. Sarebbe la prima forza politica dell’Unione Europea. Una operazione che consentirebbe ai ‘populisti‘ italiani di prendersi almeno sessanta seggi su settantatre.

Unico svantaggio sarebbe quello che non avrebbe ancora la forza per governare con solida maggioranza.

Il secondo scenario è machiavellico: è stato concepito da Mr Orban dopo essersi consultato con gli altri amici europei.

Europarlamento. I contorsionismi del Ppe e Mr Orban, separati in casa.

Tutti i ‘populisti‘ confluirebbero nel Ppe.

Mr Orban sembrerebbe accarezzare questa ipotesi, suggeritagli da quel furbo di tre cotte di ….

«Da sempre la corrente di maggioranza relativa ha governato il partito di maggioranza relativa che alla fine governa la coalizione di goveno».

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Mr Orban, Mr Salvini e Mr Morawiecki si stanno fregando le mani, benedicendo il Cielo che Mr Juncker e Mr Tusk abbiano le loro proprie caratteristiche abitudini, mentre Mr Macron e Frau Merkel siano chiusi nel loro Über-Ich autoreferenziale.

Poi, non ce lo si dimentichi, sullo sfondo ci sono i sorrisi bonari di Mr Trump, Mr Xi e Mr Putin, gente mite e mansueta: mica persone che se la leghino al dito. Ci macherebbe!


Sole 24 Ore. 2018-07-09. Orban e gli altri, l’internazionale sovranista che vuole scalare il Ppe

STRASBURGO – «Noi nel Partito popolare europeo? Valuteremo dopo le elezioni». Quando gli hanno posto la domanda, alla conferenza stampa sul suo discorso di mercoledì alla plenaria di Strasburgo, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki non è sembrato imbarazzato. Forse perché aveva a fianco il presidente (popolare) dell’Europarlamento Antonio Tajani, interessato a preservare l’amicizia con Varsavia come «mediatrice» verso l’Europa di Visegrad. O forse perché il suo partito Diritto e Giustizia (italianizzazione di Prawo i Sprawiedliwość, abbreviato in Pis) sta seguendo una strategia comune alle forze europee del sovranismo: spostarsi su posizioni sempre più nazionaliste senza uscire dal perimetro dei gruppi politici istituzionali.

Anzi, condurre una radicalizzazione delle politica europea direttamente dal cuore del Ppe, il gruppo che ospita già formazioni come Fidesz (il partito nazionalconservatore del premier ungherese Viktor Orban) e l’Unione cristiano sociale (Csu): la costola bavarese della Cdu di Angela Merkel che ha obbligato la Cancelliera a un accordo restrittivo sui migranti. Il governo polacco di Morawiecki è accusato di reprimere la libertà di stampa, violare la parità di genere e, più di recente, invadere le competenze del potere giudiziario con l’epurazione di giudici sgraditi. Un tempo la sua presenza nel Ppe sarebbe sembrata almeno bizzarra. Oggi, visto il clima che si è creato, non più.

La scalata al Ppe dall’interno

L’asse che si verrebbe creare, e si è in parte già creata, percorre da ovest a est l’Europa passando per l’Italia (con la Lega di Salvini e forse i Cinque stelle, costretti al “rimorchio” delle posizioni del ministro degli Interni), l’Austria (il Partito popolare austriaco, spostato a destra dalla linea del primo ministro Sebastian Kurz), la Baviera (si veda la Csu di Horst Seehofer, il ministro che è diventato una spina nel fianco per Merkel) e appunto Fidesz di Orbán, ora impegnato a fare pressing sul Ppe perché accolga tra le sue file “persino” il suo alter ego polacco Diritto e giustizia. Morawiecki, come si è visto, non ha preclusioni. Una quota del Ppe forse sì, ma la debolezza della prima forza all’Europarlamento (219 seggi) consentirebbe a Orbán di portare avanti un progetto già annunciato: «rinnovare il Ppe e riportarlo alle sue radici», come ha auspicato il leader ungherese in un discorso in memoria dello storico segretario tedesco Helmut Kohl.

Fuori di metafora, si tratterebbe di prendere le redini dei Popolari e spostarsi su un orizzonte funzionale più al blocco di Visegrad che alla traballante guida di Merkel. Del restoOrbán non ha, di fronte a sé, una coalizione compatta o del tutto insensibile al fascino di un «leader forte» che si fa tanto più accentuato con le fragilità della cancelliera. «I popolari sono spaccati a metà», si mormorava a Strasburgo durante la plenaria che ha inaugurato la presidenza austriaca, ma l’atmosfera sarebbe stata evidente anche senza voci di corridoio. Quando il capogruppo del Ppe Manfred Weber ha provato ad alzare i toni di condanna di fronte a un Morawiecki che difendeva la «purga dei magistrati» che si sta consumando a Varsavia, l’ironia dei presenti è stata tempestiva: parla «l’alleato di Orbán», alludendo sia alla presenza di Fidesz nel Ppe sia al fatto che la Csu, il partito di Weber, è tra i motori di traino delle sintonie fra la Germania e il cosiddetto blocco di Visegrad. Come si sopravvive a questa contraddizione? Raggiunto dal Sole 24 Ore, Weber fa sapere tramite i suoi portavoce di non avere nulla da aggiungere a quanto ha detto pubblicamente.

Il «grimaldello» dei migranti

I capisaldi dell’internazionale «popolare-populista» si impianterebbero su due argomenti-chiave per le forze ispirate al modello Orbán: il richiamo alla «difesa delle nostre frontiere» contro i migranti e la rivendicazione di un margine di autodeterminazione sempre maggiore dalla Ue. Vale a dire la libertà di sorvolare sulle regole europee e, secondo i più pessimisti, di svuotare direttamente le istituzioni del loro potere di controllo sugli Stati membri. Nonostante l’emergenza migratoria raggiunta nel 2015 sia in declino in tutta Europa, dalla Germania alla Grecia all’Italia, gli allarmi sulla «invasione» hanno favorito una retorica cavalcata dal gruppo Visegrad con gli assist di Vienna e Roma. Gli obiettivi dichiarati sono frontiere chiuse all’esterno e aumenti dei controlli all’interno, con uno strappo alle regole di Schengen che assomiglia sempre più alla fine del sistema stesso di libera circolazione. Già oggi il tramonto dell’integrazione sembra meno irreversibile, ma un Ppe colonizzato dai sovranisti renderebbe l’ipotesi sempre meno astratta. Anche se le coste italiane hanno visto crollare quest’anno gli sbarchi di quasi l’80% rispetto al 2017 e la Germania deve gestire solo 20mila arrivi “secondari” (pari allo 0,025% della popolazione), l’argomento della «invasione» riesce a fare da leva propagandistica per tutte le forze di destra sparse nel Vecchio Continente.

La preoccupazione dei liberali: vogliono distruggere l’Europa dall’interno

Se i popolari soffrono, gli altri gruppi dell’Europarlamento non godono di salute migliore. I socialdemocratici temono la batosta in vista delle elezioni 2019, visto il calo generalizzato di consensi dei suoi partiti, dal tonfo del “nostro” Pd alla crisi del Spd tedesco, uscito con le ossa rotte dall’ultima elezione del Bundestag e oggi appeso a un ruolo minoritario nella coalizione con Cdu e Csu. I liberaldemocratici dell’Alde non sembrano avere i numeri per tenere testa ai rivali che vengono da destra, e guardano con ansia alla prospettiva di un cartello che coalizzi le liste di destra populista: «I nazionalisti hanno le stesse idee – dice Guy Verhofstadt, capogruppo Alde all’Eurocamera ed ex premier belga – Scaricare tutti i problemi sugli stranieri, alzare confini e distruggere l’Europa dall’interno».

La speranza di Verhofstadt è che gli interessi nazionalisti di ciascuna forza finiscano per collidere fra loro, facendo implodere la coalizione: «Se non vuoi lavorare assieme per risolvere la crisi dei migranti – dice – e la tua unica idea è che non vuoi migranti a casa, il risultato sarà che Orbán, Salvini, Kurz e Seehofer proveranno a spingere i migranti nei paesi degli altri, chiudendo le frontiere e ammazzando Schengen. A farne le spese saranno i cittadini normali». Resta il fatto che il Partito popolare europeo non ha ancora disconosciuto Orbán con la sua espulsione dal gruppo rappresentato all’Eurocamera. Fino a che il leader magiaro resta all’interno della coalizione, nulla frena la crescita della sua infuenza. «Ha bullizzato università, giornali e Ong, reso un criminale chi aiuta migranti e invaso il potere giudiziario – sbotta Verhofstadt – Che altro deve fare prima di essere espulso dal Ppe?».

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Populisti Lebbrosi, Unione Europea

Germania. AfD è il secondo partito tedesco su base federale.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-09.

2018-07-09__AfD__002

Insa ha rilasciato oggi nove luglio gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto in Germania.

Mentre la Union, Cdu e Csu, scendono da 32.9% al 29%, i socialdemocratici perdono dal 20.5% al 17%.

Al contrario, AfD è salita dal 12.6% all’attuale 17.5%, diventando così il secondo partito tedesco su base federale.

2018-07-09__AfD__001

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«+++ Der nächste Höchstwert: SIEBZEHNKOMMAFÜNF! +++

Nach dem Allzeithoch in Forsa-Umfragen (16 %), dem absoluten Rekord von 17 Prozent bei Emnid am Samstag folgt heute ein weiterer Schritt auf nunmehr 17,5 %.

Damit lösen wir nicht nur die SPD als zweite Kraft im Lande ab, sondern verhindern zudem eine Mehrheit für die GroKo: AfD wirkt!

Auf dem schnurgeraden Weg zur Volkspartei – dank Ihnen!

Was denken Sie, welche Werte sind auf Bundesebene und insbesondere bei den Landtagswahlen in Bayern und Hessen im Oktober noch zu erwarten?»

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AfD esulta. A breve proporrà di sostituire la quadriga posta sopra la Porta di Brandeburgo con una statua equestre di Frau Merkel, benefattrice dei ‘lebbrosi‘.