Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo, Medio Oriente

Medio Oriente. Elemento di instabilità che potrebbe generare una guerra guerreggiata.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-02-02.

Medio oriente 002

«Il Medio Oriente è una regione storico-geografica che comprende territori dell’Asia occidentale e dell’Africa settentrionale (Egitto) e in esso a volte è distinto anche il cosiddetto Vicino Oriente: arabi, persiani e turchi costituiscono i maggiori gruppi etnici per numero di abitanti, mentre curdi, azeri, copti, ebrei, aramei, assiri, armeni, circassi, berberi e altri gruppi formano minoranze significative, mentre le tre principali religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e Islam) sono sorte proprio in quest’area.» [Fonte]

Da quando si hanno annali scritti il Medio Oriente è teatro di guerre feroci per il controllo di questo punto di unione tra Europa, Africa ed Asia.

Con la battaglia di Qadeš del 1274aC, l’Impero Ittita di Muwattalli sconfisse gli egiziani di Ramses II diventando egemone nella zona. Ma a simile risultato conseguì il primo trattato di pace storicamente documentato tra le due superpotenze del tempo e questo garantì quasi cinque secoli di ragionevole pace. Risultato questo mirabilmente sintetizzato da Otto von Bismarck nell’aforisma che il vincitore deve scrivere il trattato di pace come se avesse perso.

Ma il problema si complicò rapidamente.

Con l’ascesa dell’Islam la pace internazionale era stata imposta con la forza delle armi, ma le lotte intestine furono micidiali.

I wahhabiti del Qatar, degli Emirati Arabi Uniti e della Arabia Saudita odiano di odio mortale gli sciiti in gran quota racchiusi nell’attuale Iran. Ambedue queste componenti provavano un oddio ricambiato con i sunniti. E questi odi viscerali perdurano tuttora.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, con la devoluzione del Mandato Britannico della Palestina, periodo durante il quale fu soggetta a flussi immigratori di popolazioni ebraiche, incoraggiate dalla nascita del movimento sionista che mirava alla costituzione di un moderno Stato ebraico, che fu conseguito il 14 maggio 1948.

Restava il problema di palestinesi: a gran voce tutti li avrebbero voluto proteggere, nei fatti nessuno ne voleva sapere.

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Dal termine della seconda guerra mondiale il Medio Oriente è stato governato e tenuto assieme dagli Stati Uniti, più precisamente dalla componente liberal democratica, che bilanciava i propri interessi politici, economici e militari, imponendosi quasi sempre con la forza, unica soluzione ragionevole per gestire ragionevolmente quella bolgia. I palestinesi sono sempre stati protégées dei liberal democratici americani, i servizi segreti dei quali li hanno e li stanno armando.

Ma con le ultime elezioni americane di midterm il presidente americano è una anatra zoppa e la situazione politica è di contrapposizione intollerante tra repubblicani e democratici.

Questo vuoto politico, economico e militare rende la situazione mediorientale  esplosiva, anche tenendo conto che Israele ed Iran sono potenze nucleari.

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Il Knesset è composto da 120 membri eletti. Vi è una pletora di partiti politici, molti dei quali numericamente inconsistenti.

Da molti anni le elezioni avevano fatto emergere situazioni ingovernabili, essendo impossibile arrivare ad un governo di coalizione ragionevolmente stabile.

«Legislative elections were held in Israel on 1 November 2022 to elect the 120 members of the 25th Knesset. The results saw the right-wing national camp of former prime minister Benjamin Netanyahu achieving a parliamentary majority, amid losses for left-wing and Arab parties, as well as far-right gains.»

Le elezioni del 1° novembre, al contrario, hanno sanzionato una netta vittoria di Mr Benjamin Netanyahu e della coalizione a Lui collegata.

I liberal socialisti mondiali, guidati da Joe Biden e dai democratici americani, odiano di odio viscerale e mortale Mr Benjamin Netanyahu, ma dopo midterm la loro voce è scomparsa, avendo i repubblicani conquistato la maggioranza al Congresso.

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Israele. I palestinesi temono con ragione la salita al potere di Mr Benjamin Netanyahu.

Netanyahu signs Israel coalition deal with anti-LGBT Noam party.

Israele. Il governo Netanyahu prevede Itamar Ben-Gvir capo della polizia.

Golan. Dichiarazione di Netanyahu e risposta Usa.

Nuova Grande Depressione. Prezzo pagato alla guerra di Biden alla Russia. – Bloomberg.

L’Unione economica eurasiatica accoglierà l’Iran dal febbraio 2018.

Cina. Le riserve in dollari americani sono scese sotto il trilione.

Brics Plus. Sono diventati la prima potenza mondiale e l’occidente liberal ne è escluso.

Cina. Acre requisitoria agli Stati Uniti che hanno causato il conflitto russo-ukraino.

Cina. Rifiuta di biasimare la Russia ed incolpa gli Stati Uniti di quanto accade in Ukraina.

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                         L’Arabia Saudita ha messo in guardia sabato da un’ulteriore escalation della situazione tra palestinesi e israeliani dopo un attacco a una sinagoga di Gerusalemme. Il Regno condanna gli attacchi ai civili, sottolineando la necessità di fermare l’escalation, rilanciare il processo di pace e porre fine all’occupazione. Anche i leader mondiali hanno denunciato l’escalation di violenza e hanno invitato alla calma dopo una serie di incidenti mortali in Cisgiordania e a Gerusalemme.

                         Giovedì un raid israeliano nel campo profughi di Jenin ha ucciso nove palestinesi. È stata seguita da una sparatoria mortale fuori da una sinagoga di Gerusalemme venerdì e da un attacco con armi da fuoco da parte di un ragazzo palestinese di 13 anni che ha ferito due persone in città sabato.

                         L’Oman ha condannato tutte le forme di violenza e terrorismo che prendono di mira i civili e minano la sicurezza e la stabilità. L’Egitto ha dichiarato di condannare fermamente l’attacco alla sinagoga e qualsiasi attacco contro i civili. Gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato gli atti criminali e tutte le forme di violenza e terrorismo che mirano a minare la sicurezza e la stabilità, in violazione dei valori e dei principi umani. Il presidente Joe Biden ha parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per sottolineare che la sparatoria nella sinagoga è un attacco contro il mondo civile. Il Ministero degli Esteri russo ha chiesto la massima moderazione sia agli israeliani che ai palestinesi. L’Unione europea riconosce pienamente le legittime preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza, come dimostrano gli ultimi attacchi terroristici, ma è necessario sottolineare che la forza letale deve essere usata solo come ultima risorsa, quando è assolutamente inevitabile per proteggere la vita.

                         I membri della delegazione hanno espresso preoccupazione per gli obiettivi della politica statunitense e per la situazione in Palestina, non solo a Jenin ma anche per lo sfollamento di massa dei palestinesi da Masafer Yatta, in Cisgiordania.

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«Saudi Arabia warned on Saturday of the situation between Palestinians and Israelis escalating further after an attack on a synagogue in Jerusalem. The Kingdom condemns targeting civilians, stressing the necessity of stopping the escalation, reviving the peace process and ending the occupation. World leaders also denounced the escalating violence and called for calm after a series of deadly incidents in the West Bank and Jerusalem»

«An Israeli raid in the Jenin refugee camp on Thursday killed nine Palestinians. This was followed by a deadly shooting outside a Jerusalem synagogue on Friday and a gun attack by a 13-year-old Palestinian boy that wounded two in the city on Saturday»

«Oman condemned all forms of violence and terrorism that target civilians and undermine security and stability. Egypt said it strongly condemned the synagogue attack and any attack against civilians. The UAE denounced criminal acts and all violence and terrorism aimed at undermining security and stability in contravention of human values and principles. President Joe Biden spoke with Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu to underscore that the synagogue shooting was an attack against the civilized world. Russia’s foreign ministry called for maximum restraint on both Israelis and Palestinians. L’Unione europea riconosce pienamente le legittime preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza, come dimostrano gli ultimi attacchi terroristici, ma è necessario sottolineare che la forza letale deve essere usata solo come ultima risorsa, quando è assolutamente inevitabile per proteggere la vita»

«Members of the delegation expressed concern about US policy objectives and the situation in Palestine, not just in Jenin but also the mass displacement of Palestinians from Masafer Yatta in the West Bank.»

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Saudi Arabia, world leaders urge restraint on escalating Israeli-Palestinian violence.

29 January 2023.

Washington/Riyadh: Saudi Arabia warned on Saturday of the situation between Palestinians and Israelis escalating further after an attack on a synagogue in Jerusalem.

“The Kingdom condemns targeting civilians, stressing the necessity of stopping the escalation, reviving the peace process and ending the occupation,” the Kingdom’s Foreign Ministry said.

World leaders also denounced the escalating violence and called for calm after a series of deadly incidents in the West Bank and Jerusalem.

An Israeli raid in the Jenin refugee camp on Thursday killed nine Palestinians. This was followed by a deadly shooting outside a Jerusalem synagogue on Friday and a gun attack by a 13-year-old Palestinian boy that wounded two in the city on Saturday.

Oman condemned “all forms of violence and terrorism that target civilians and undermine security and stability.”

Egypt said it “strongly condemned” the synagogue attack and “any attack against civilians.”

The UAE denounced “criminal acts” and all “violence and terrorism aimed at undermining security and stability in contravention of human values and principles.”

President Joe Biden spoke with Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu to underscore that the synagogue shooting “was an attack against the civilized world.”

Russia’s foreign ministry called for “maximum restraint” on both Israelis and Palestinians.

“We perceive this development of events with deep concern. We call on all parties to exercise maximum restraint and prevent further escalation of tension,” the ministry said in a statement.

“Recent events clearly confirm the need to urgently relaunch a constructive Palestinian-Israeli dialogue and to renounce unilateral actions,” it added.

The European Union denounced this week’s attacks in Jerusalem and urged Israel to only use lethal force as a last resort.

“The European Union fully recognizes Israel’s legitimate security concerns, as evidenced by the latest terrorist attacks, but it has to be stressed that lethal force must only be used as a last resort when it is strictly unavoidable in order to protect life,” said the bloc’s chief diplomat, Josep Borrell.

German Chancellor Olaf Scholz said on Saturday he was “deeply shocked” by the “terrible” attacks in Jerusalem.

“There have been deaths and people wounded in the heart of Israel,” he said.

Leaders of several Arab American organizations met US Secretary of State Antony Blinken to express concerns over the escalating violence and demand that Israel’s government be held accountable for it.

Blinken is planning to travel to the Middle East on Sunday.

Jim Zogby, president of the Arab American Institute, said that the group pressed the secretary to impose “consequences,” on Israel’s government for the violent actions targeting Palestinian civilians. “Israel operates with impunity and Palestinians lose hope. We offered specific suggestions on things they might do.

Consequences are important. Israel should be made to pay for bad behavior,” he told Arab News.

Members of the delegation expressed concern about US policy objectives and the situation in Palestine, not just in Jenin but also the mass displacement of Palestinians from Masafer Yatta in the West Bank.

“Decades of US acquiescence to Israel’s policies of settlement expansion, land confiscation, home demo-litions, and a range of other human rights violations have led to an Israeli sense of impunity and Palestinian despair,” their statement said.

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Meeting McCarthy – Biden. Posizioni preliminari.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-02-01.

US House of Representatives Stemma 001

                         Biden e McCarthy si scontrano sul tetto del debito in vista del primo grande incontro.

1 febbraio 2023.

                         Washington – In vista del primo incontro che il Presidente Joe Biden avrà mercoledì con il nuovo Presidente della Camera Kevin McCarthy, la Casa Bianca ha rivolto allo speaker due richieste molto severe.

                         In una nota diffusa martedì, gli alti consiglieri della Casa Bianca Brian Deese e Shalanda Young hanno dichiarato che Biden intende chiedere a McCarthy, R-Calif, di “impegnarsi a rispettare il principio fondamentale secondo cui gli Stati Uniti non andranno mai in default” e di esporre il suo piano specifico per ridurre il deficit, se vuole collegarlo a un’estensione del tetto del debito.

                         McCarthy ha risposto su Twitter: “Signor Presidente: Ho ricevuto la nota del suo staff. Non sono interessato a giochi politici. Vengo a negoziare per il popolo americano”.

                         Alla richiesta di Biden di garantire che gli Stati Uniti non andranno in default, McCarthy ha risposto ai giornalisti martedì: “È irresponsabile dire, come leader del mondo libero, che non ha intenzione di negoziare. Spero che sia solo il suo staff e non lui”.

                         In occasione di un evento del Comitato nazionale democratico, Biden ha criticato McCarthy per aver fatto promesse “fuori dalle righe” ai colleghi repubblicani per assicurarsi la posizione.

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Biden and McCarthy clash over debt ceiling ahead of first big meeting.

February 1, 2023.

Washington — Ahead of President Joe Biden’s first meeting Wednesday with new House Speaker Kevin McCarthy, the White House issued two sternly worded demands to the speaker.

In a memo circulated Tuesday, top White House advisers Brian Deese and Shalanda Young said Biden intends to ask McCarthy, R-Calif., to “commit to the bedrock principle that the United States will never default” and to lay out his specific plan to reduce the deficit if he wants to attach it to an extension of the debt ceiling.

McCarthy responded on Twitter: “Mr. President: I received your staff’s memo. I’m not interested in political games. I’m coming to negotiate for the American people.”

Asked about Biden’s demand for his assurances that the U.S. won’t default, McCarthy told reporters Tuesday: “It’s irresponsible to say as the leader of the free world to say he’s not going to negotiate. I hope that’s just his staff and not him.”

At a Democratic National Committee event later Tuesday, Biden criticized McCarthy for making “off-the-wall” promises to fellow Republicans to secure his position.

The public back-and-forth between the Democratic president and Republican speaker suggests that the meeting is unlikely to be fruitful in breaking the stalemate over the biggest item on their mutual to-do list: averting an economically dangerous default ahead of what the Treasury Department says is a June 5 deadline for Congress to act.

Just hours before the meeting, the White House issued a statement doubling down on its aggressive posture against the GOP.

“After months of advocating for slashing Medicare and Social Security benefits, Congressional Republicans owe the American people an answer: will you match President Biden and commit to release your plan for the economy? Yes or no?” White House spokesperson Andrew Bates said, adding, “What are House Republicans hiding?”

At a closed-door Republican meeting Wednesday, Rep. Dan Crenshaw, R-Texas, stood up and insisted that GOP leaders get more specific about possible spending cuts, a source familiar with the meeting said. (Crenshaw’s demand was first reported by CNN.)

Biden continues to insist he won’t grant policy concessions to pay the bills Congress has legally imposed on the U.S. McCarthy derides Biden’s position as reckless and irresponsible as he faces pressure from GOP hard-liners to use the debt limit deadline as leverage to make the Senate and the White House accept spending cuts. But Republicans haven’t said what they want to cut.

The White House’s goal in issuing its demands is to expose that the narrow House Republican majority lacks a cohesive plan to reduce spending. Experts say a plan to balance the budget over a 10-year horizon, as some conservatives have called for, would require less spending on the military, Social Security or Medicare — or higher taxes. Republicans are divided on whether and how to target those pots of money (and Democrats are eager to make it politically painful for the GOP if they propose such cuts).

Sen. Brian Schatz, D-Hawaii, said Democrats support Biden’s refusal to attach policy add-ons to a debt ceiling extension.

“We’re totally unified. They are in a car crash before they even get started,” he said. “They don’t know what their budget is. They don’t know what they’re demanding. They just have this vague notion that this is a place where they’re supposed to make trouble. And it doesn’t work. It won’t work. We’ve learned our lesson from 2011.

“The quicker they understand that they have to solve this problem for themselves, the better off they will be and the better off the country will be,” he said. “There’s not room for negotiation around the debt limit. The debt limit question is about whether or not America pays its bills. And if they want to connect it to any other extraneous item, I’m a no.”

In 2011, then-President Barack Obama and Vice President Biden negotiated with a GOP-led House on a debt limit package, which faltered and brought the U.S. to the brink of default. They narrowly avoided it, but sources involved in those talks say Obama and Biden came to view the strategy as a mistake and vowed to separate fiscal policy negotiations and the debt limit.

‘Like a first date’

Former Republican House Speaker Newt Gingrich, who met with McCarthy on Tuesday, said the meeting with Biden would be “a get-to-know-you, like a first date.”

Biden and McCarthy come into the meeting with no previous relationship — and vastly different styles.

Biden, who was long known as an old-school moderate, has made it his mission to politically crush the ascendant Donald Trump wing of the Republican Party, which McCarthy has embraced. Biden rose through the ranks in Washington as a deal-making institutionalist, while McCarthy’s rise is largely due to his unique talents as a relationship builder. And there’s a generational gap: McCarthy was 7 years old when Biden was first elected to the Senate.

“It’s probably not going to be a warm and intimate relationship,” Sen. John Cornyn, R-Texas, said. “I think it’s going to be more transactional. But I think both of them share a view that you can’t breach the debt ceiling. So that’s a start.”

House Majority Leader Steve Scalise, R-La., said that Biden’s budget is due in March and that Republicans will “work to meet our deadline” on a House budget by April.

Sen. Rick Scott, R-Fla., said it should be up to Biden to propose a debt ceiling bill that can pass Congress.

“I don’t know why he doesn’t want to do that. I mean, he’s the one who wants to raise the debt ceiling,” Scott said. “He ought to be doing it. He’s the president.

“He’s got the authority to do this on his own, by the way. It’s clear that Treasury Department has a right to make sure we don’t default on our debt,” Scott added.

A Scott spokesperson later clarified that he meant the Treasury Department can prioritize payments to creditors in case the U.S. breaches the limit, not that “Biden can lift the debt ceiling whenever he wants.”

The Biden administration insisted Congress must act to prevent a default on U.S. obligations.

“It’s utterly essential that Congress raise the debt ceiling, and this has been the position of every Treasury secretary from both parties,” a Treasury Department spokesperson said in a statement. “We cannot negotiate over whether or not we’re going to honor our obligations, it’s simply a must that we have to.”

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Germania. Il cancelliere tedesco ha escluso l’invio di jet da combattimento all’Ucraina.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-02-01.

2023-01-26__ Refugees from Ukraine recorded across Europe 001

Il cancelliere tedesco dice che non invierà jet da combattimento all’Ucraina.

La Ukraina ed il conflitto che la affligge è solo uno dei tanti punti incandescenti a livello mondiale. Basti pensare al problema di Formosa, delle Isole Solomon, del Burkina Faso, solo per citarne alcuni.

Poi vi sono effetti domino.

Paraguay. Elezioni. Riconoscendo la Cina disconosce Formosa. Crolla l’assetto americano nel Pacifico.

Infine degli intricati sistemi logistici. Sempre ad esempio, la Germania utilizza il wolframio che transita per la Russia e le terre rare usate dalla Europa viaggiano sulla ferrovia sino-europea.

I discorsi attuali sono focalizzati sui carri armati.

Si noti come si usino i tempi futuri: “l’Occidente invierà 321 carri armati”. Ma una cosa è il passato prossimo “ha inviato” ed una totalmente differente il futuro “invierà”.

Al 24 gennaio avevano lasciato la Ukraina 7,996,573 persone, sugli iniziali 43milioni di abitanti.

Nel 1939 la prima divisione corazzata tedesca comprendeva 11,000 uomini, 270 carri armati leggeri e 130 carri armati pesanti, 50 autoblindo, 24 obici da 105 e numerosissime radio. Ma nessuna forza corazzata può operare senza un continuo supporto logistico che costituisce un ghiotto obiettivo dell’avversario. Sarà impresa ardua rifornire ventisette tipo differenti di carri pesanti Inoltre, le forze corazzate dovrebbero operare raggruppate, ossia concentrate su di un fronte ristretto, situazione che necessita di una completa copertura aerea. Da ultimo, ma non per ultimo, una divisione corazzata senza il supporto di una fanteria meccanizzata ottiene ben pochi risultati.

Nel converso, i russi hanno ancora molte opzioni. Dal bombardamento delle centrali elettriche all’uso delle bombe termobariche, solo per citarne alcuni esempi.

Sarebbe suggeribile prestar poca fede alla propaganda.

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                         Il cancelliere tedesco dice che non invierà jet da combattimento all’Ucraina.

                         Il cancelliere tedesco ha escluso l’invio di jet da combattimento all’Ucraina, pochi giorni dopo essersi impegnato a fornire carri armati.

                         In un’intervista a un giornale tedesco, Olaf Scholz ha messo in guardia da una guerra di offerte per le armi.

                         Ma l’Ucraina ha chiesto alle nazioni alleate di creare una coalizione di caccia per rafforzare le proprie capacità.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato che giovedì avrebbero discusso con Kyiv l’idea di fornire jet con molta attenzione.

                         In un’intervista al Tagesspiegel, Scholz ha dichiarato di concentrarsi sulla consegna dei carri armati Leopard 2 di fabbricazione tedesca.

                         Il fatto che abbiamo appena preso una decisione [sull’invio di carri armati] e il prossimo dibattito si accende in Germania, mi sembra frivolo, ha detto.

                         Mercoledì la Germania si è impegnata a fornire 14 carri armati Leopard 2 all’Ucraina, dopo settimane di pressioni da parte degli alleati.

                         Dopo l’impegno della Germania a inviare i carri armati, gli Stati Uniti hanno dichiarato che avrebbero fornito all’Ucraina i loro carri armati M1 Abrams.

                         Il vice ministro degli Esteri ucraino, Andrii Melnyk, ha chiesto la creazione di una coalizione di caccia che fornisca all’Ucraina gli F-16 e gli F-35 statunitensi, gli Eurofighter, i Tornado, i Rafale francesi e i Gripen svedesi.

                         Il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak ha dichiarato alla rete televisiva ucraina Freedom Television che sono necessari anche missili per ridurre drasticamente l’arma chiave dell’esercito russo.

                         Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto eco a questa affermazione in un discorso video quotidiano, in cui ha detto che il Paese ha bisogno del missile ATACMS, prodotto negli Stati Uniti, che ha una gittata di 185 miglia (297 km).

                         Ha affermato che i missili aiuterebbero l’Ucraina ad anticipare gli attacchi russi alle aree urbane e ai civili.

Washington ha finora rifiutato di fornire quest’arma.

                         Nell’intervista al Tagesspiegel, Scholz ha ribadito che la NATO non è in guerra con la Russia, non permetteremo una simile escalation, ha detto.

                         Ha confermato di parlare regolarmente con il presidente russo, Vladimir Putin, con l’ultima telefonata tra i due nel dicembre 2022.

                         Dobbiamo parlarci, ha detto, ma ha aggiunto di essere sempre stato chiaro sul fatto che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è assolutamente inaccettabile e che solo il ritiro delle sue truppe avrebbe risolto la situazione.

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German chancellor says he won’t send fighter jets to Ukraine.

The German chancellor has ruled out sending fighter jets to Ukraine, just days after committing to supplying tanks.

In an interview with a German newspaper, Olaf Scholz warned against a bidding war for weapons.

But Ukraine has asked allied nations to create a “fighter jet coalition” to bolster their capabilities.

The US said it would discuss the idea of supplying jets “very carefully” with Kyiv on Thursday.

In an interview with Tagesspiegel, Mr Scholz said his focus was on the delivery of German-made Leopard 2 tanks.

“The fact we’ve only just made a decision [on sending tanks] and the next debate is firing up in Germany, that just seems frivolous”, he said.

On Wednesday Germany committed to supplying 14 of its Leopard 2 tanks to Ukraine, after weeks of pressure from allies.

Following Germany’s commitment to send the tanks, the US said it would provide Ukraine with its M1 Abrams tanks.

Ukraine’s deputy foreign minister, Andrii Melnyk, has called for the creation of a “fighter jet coalition” that would provide Ukraine with US F-16s and F-35s, Eurofighters, Tornados, French Rafales and Swedish Gripen jets.

Ukrainian presidential adviser Mykhailo Podolyak told Ukraine’s Freedom Television Network they also needed missiles “to drastically reduce the Russian army’s key weapon”.

And Ukraine’s president Volodymyr Zelensky echoed that in a daily video address where he said the country needed the US-made ATACMS missile, which has a range of 185 miles (297km).

He said the missiles would help Ukraine anticipate Russian attacks on urban areas and civilians.

Washington has so far refused to provide that weapon.

In the Tagesspiegel interview, Mr Scholz reiterated that Nato was not at war with Russia, “we will not allow such an escalation,” he said.

He confirmed that he speaks regularly to Russia’s president, Vladimir Putin, with the most recent call between the two in December 2022.

“We need to talk to each other,” he said, but added that he was always clear that Russia’s invasion of Ukraine was absolutely unacceptable and only the withdrawal of its troops would resolve the situation.

Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo, Geopolitica Africa, Ong - Ngo

Francia. Si è fatta odiare ed ora è scacciata anche dal Burkina Faso. Russia e Cina felici.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-02-01.

Burkina Faso Britannica 001

Macron in visita nel Burkina Faso. Per poco lo accoppano. Incidente diplomatico.

«Durante un incontro con gli studenti a Ouagadougou, capitale dell’ex colonia Burkina Faso, l’inquilino dell’Eliseo, per invitarli a superare la visione di una Francia paternalista alla quale chiedere soccorso nella difficoltà, li ha esortati, con toni un po’ bruschi, a “non trattarlo come se fosse il presidente del Burkina Faso.

Christian Kaboré, Presidente del Burkina Faso, inizialmente reagisce con un sorriso e poi si alza, lasciando la sala.

Ma Macron lo incalza: «Ecco se ne va… Ma no resta qui… Niente, è andato a riparare l’aria condizionata»

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Midterm. Decapitato il boss i fedeli sostenitori sono esposti alle vendette in tutto il mondo.

Elezioni francesi. Non solo débâcle di Macron.  È crollata l’architettura politica dei liberal.

Mali. Macron si è trovato in casa più di mille mercenari russi. Mr Putin lo ha sfregiato.

Francia. Lo tsunami Grüne nelle grandi città. Macron scomparso e sepolto.

Africa. Sahel. Cina e Russia hanno scalzato l’occidente. I popoli odiano francesi e Nato.

Cina penetra economicamente l’Africa subsahariana.

Pechino assorbe il 30% dell’export di 9 Paesi subsahariani.

Cina ed Africa. I rapporti collaborativi si stanno consolidando.

Cina ed Africa. Una politica di rapporti internazionali paritetici.

Cina. Consolida il suo impero in Africa.

I nuovi enormi investimenti della Cina in Africa

Cina. Prima base militare permanente a Djibouti in Africa. Prima non c’era.

Macron accusa Russia e Turchia di voler scalzare la Francia dall’Africa Centrale.

Russia. Penetrazione in Africa costruendovi centrali atomiche.

Putin. La Russia alla conquista dell’Africa.

Russia. Putin sta penetrando militarmente l’Africa, scacciandone americani e francesi.

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                         La Francia ritirerà i suoi militari dal Burkina Faso entro un mese, a seguito di una richiesta della giunta di governo del Paese dell’Africa occidentale. Il ritiro è l’ultimo segno del crollo dell’influenza dell’ex potenza coloniale nella regione, uno sviluppo che la Russia ha sfruttato con entusiasmo.

                         La fine della missione francese in Burkina Faso, composta da circa 400 persone, arriva 10 mesi dopo che le sue truppe sono state cacciate dal vicino Mali, dove le forze francesi hanno trascorso quasi un decennio a condurre una lotta persa contro una crescente insurrezione jihadista, che ha ucciso migliaia di persone e ne ha sfollate milioni mentre si diffondeva nel Sahel. In entrambi i Paesi, il ritiro francese è avvenuto mentre i leader governativi hanno rafforzato i loro legami con il Cremlino, che ha utilizzato il gruppo mercenario Wagner per prendere piede nella Repubblica Centrafricana, in Libia e in Sudan.

                         La Francia ha cercato di mantenere uno stretto rapporto con il Burkina Faso, ma la richiesta esplicita della giunta di ritirare le truppe è arrivata dopo una serie di iniziative sempre più ostili nei confronti di Parigi, tra cui la messa al bando dell’emittente francese RFI. Molte truppe francesi si sono già trasferite in Niger, che confina con il Mali e il Burkina Faso. Attraverso aziende che sfruttano le risorse naturali dell’Africa, operatori politici che minano gli attori democratici, società di facciata che si spacciano per ONG e manipolazione dei social media, Prigozhin diffonde disinformazione per influenzare la politica africana a favore della Russia.

                         Molti burkinabé vogliono che la Russia sia il partner principale nella lotta al terrorismo. La Russia vuole il sostegno di tutti i suoi alleati africani, ha risposto Saltykov. Stiamo cercando di rafforzare i nostri sforzi nella lotta per un mondo multipolare. La Francia ha mantenuto un’influenza notevole sulla politica, sull’economia e sulla sicurezza dei Paesi saheliani nei decenni successivi alla rivendicazione della loro indipendenza dall’ex potenza coloniale negli anni Sessanta. Questa storia, insieme all’incapacità delle truppe francesi di fermare la diffusione di attività estremiste nella regione, ha contribuito a far crescere un senso di risentimento. Queste dinamiche hanno creato un’opportunità per il Gruppo Wagner, che la giunta militare al potere in Mali ha assunto nel dicembre 2021 per assistere i suoi sforzi di controinsurrezione. La presenza di Wagner sta anche causando il lento collasso della forza di pace delle Nazioni Unite, composta da 13,000 uomini, che opera in Mali dal 2013. Alla fine dello scorso anno, Germania, Regno Unito e Costa d’Avorio hanno annunciato il loro ritiro dalla missione, dopo la decisione di Danimarca e Svezia di fare lo stesso.

                         Come in Mali, il sentimento antifrancese si è intensificato e la russofilia è cresciuta con il peggiorare della situazione della sicurezza. Il colpo di Stato di settembre che ha portato al potere la giunta del Burkina Faso è stato accompagnato da un attacco all’ambasciata francese e applaudito da sostenitori che sventolavano bandiere russe.

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«France will withdraw its military from Burkina Faso within a month following a request from the West African country’s governing junta. The removal is the latest sign of the former colonial power’s collapsing influence in the region—a development that Russia has eagerly exploited.»

«The end of France’s roughly 400-person mission in Burkina Faso comes 10 months after its troops were kicked out of neighboring Mali, where French forces spent nearly a decade leading a losing fight against a growing jihadist insurgency, which killed thousands and displaced millions as it spread across the Sahel. In both countries, the French withdrawal occurred as government leaders strengthened their ties to the Kremlin, which has used the mercenary Wagner Group to gain a foothold in the Central African Republic, Libya and Sudan.»

«France has sought to maintain its close relationship with Burkina Faso, but the junta’s explicit demand that the country withdraw its troops came after a series of increasingly hostile moves towards Paris, including banning French broadcaster RFI. Many French troops have already relocated to Niger, which borders Mali and Burkina Faso. Through companies that exploit Africa’s natural resources, political operatives who undermine democratic actors, front companies posing as NGOs, and social media manipulation, Prigozhin spreads disinformation to influence African politics in Russia’s favor»

«many Burkinabe want Russia to be the main partner in the fight against terrorism. Russia wants the support of all its African allies, Saltykov responded. We’re looking to reinforce our efforts in the fight for a multipolar world. France has maintained outsized influence over the politics, economies and security of Sahelian countries in the decades since they claimed their independence from the former colonial power in the 1960s. That history, alongside French troops’ failure to stop the spread of extremist activity in the region, has contributed to a growing sense of resentment. These dynamics created an opportunity for the Wagner Group, which Mali’s ruling military junta hired in December 2021 to assist in its counter-insurgency efforts. Wagner’s presence is also causing the slow-motion collapse of the 13,000-troop UN peacekeeping force that has operated in Mali since 2013. Late last year, Germany, the UK and the Ivory Coast announced that they were withdrawing from the mission, following Denmark and Sweden’s decision to do the same»

«As in Mali, anti-French sentiment has intensified and Russophilia has grown as the security situation has worsened. The September coup that brought Burkina Faso’s ruling junta into power was accompanied by an attack on the French Embassy and cheered on by supporters waving Russian flags. The unpopularity of France.»

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Russia’s Footprint Grows in Africa as France Leaves Burkina Faso

January 29, 2023.

France will withdraw its military from Burkina Faso within a month following a request from the West African country’s governing junta. The removal is the latest sign of the former colonial power’s collapsing influence in the region—a development that Russia has eagerly exploited.

The end of France’s roughly 400-person mission in Burkina Faso comes 10 months after its troops were kicked out of neighboring Mali, where French forces spent nearly a decade leading a losing fight against a growing jihadist insurgency, which killed thousands and displaced millions as it spread across the Sahel. In both countries, the French withdrawal occurred as government leaders strengthened their ties to the Kremlin, which has used the mercenary Wagner Group to gain a foothold in the Central African Republic, Libya and Sudan.

France has sought to maintain its close relationship with Burkina Faso, but the junta’s explicit demand that the country withdraw its troops came after a series of increasingly hostile moves towards Paris, including banning French broadcaster RFI. Amid the turmoil, France stated that it would recall its ambassador to Burkina Faso while seeking clarity from authorities, and is expected to announce a revamp of its security presence in Africa. Many French troops have already relocated to Niger, which borders Mali and Burkina Faso. 

Western governments have for years warned about the threat of Russian disinformation campaigns in the Sahel, spearheaded by companies linked to Wagner founder Yevgeny Prigozhin. “Through companies that exploit Africa’s natural resources, political operatives who undermine democratic actors, front companies posing as NGOs, and social media manipulation, Prigozhin spreads disinformation to influence African politics in Russia’s favor,” the US State Department warned last May.

Relations between the Kremlin and political leaders in the Sahel have grown close as Russia is increasingly seen as an effective potential partner in the war against jihadists. During a state TV interview on Jan. 13, a journalist told Russian Ambassador Alexey Saltykov that “many Burkinabe want Russia to be the main partner in the fight against terrorism.”

“Russia wants the support of all its African allies,” Saltykov responded. “We’re looking to reinforce our efforts in the fight for a multipolar world.”

                          ‘Malian blueprint’

France has maintained outsized influence over the politics, economies and security of Sahelian countries in the decades since they claimed their independence from the former colonial power in the 1960s. That history, alongside French troops’ failure to stop the spread of extremist activity in the region, has contributed to a growing sense of resentment. 

These dynamics created an opportunity for the Wagner Group, which Mali’s ruling military junta hired in December 2021 to assist in its counter-insurgency efforts. Burkina Faso has denied doing the same.

The UN has accused the private military company of gross human rights violations, hiring mercenaries in exchange for Russian access to gold mines. The press service for Concord Group, the catering company owned by Prigozhin, didn’t respond to questions seeking comment about its activities in Africa.

Civilian deaths have roughly quadrupled to more than 2,000 since Mali deployed Wagner mercenaries in December 2021, up from about 550 in the previous year, according to data collected by ACLED, a Washington-based group. In 2022, at least 750 civilians were killed in attacks by Wagner fighters working alongside Malian soldiers.

Wagner’s presence is also causing the slow-motion collapse of the 13,000-troop UN peacekeeping force that has operated in Mali since 2013. Late last year, Germany, the UK and the Ivory Coast announced that they were withdrawing from the mission, following Denmark and Sweden’s decision to do the same. 

Ornella Moderan, a Bamako-based research associate fellow at the Dutch Clingendael Institute, described Burkina Faso as following the “Malian blueprint.” A key step, she said, is “pushing out inconvenient partners —those who insist on human rights, erect democracy-related conditions to their military support, or citizen transitional authorities too openly.” Both countries have ejected UN officials, French diplomats, and finally, the French military, all while forging closer ties to Russia.

                         Dramatic collapse

No country in the Sahel has suffered as precipitous a collapse as Burkina Faso, which just eight years ago was seen as relatively stable and a tourism destination. Now huge swathes of its territory are outside government control, thousands have died and about 2 million people—or a tenth of the population—are displaced.

As in Mali, anti-French sentiment has intensified and Russophilia has grown as the security situation has worsened. The September coup that brought Burkina Faso’s ruling junta into power was accompanied by an attack on the French Embassy and cheered on by supporters waving Russian flags.

President Emmanuel Macron has accused Moscow of using disinformation to stoke anti-French sentiment and to pursue a “predatory” strategy in Africa that serves its own interests. But the young soldiers who have taken over leadership in Mali and Burkina Faso are tapping into a rich vein of resentment and re-establishing Cold War-era links: Russia has for decades provided training and weapons to African countries, including in the Sahel.

According to Moussa Mara, who served as prime minister under Ibrahim Boubacar Keita, the French-aligned president ousted in a 2020 coup, the pro-Russian tilt in Mali has little to do with “the popularity of Russia.” Rather, he said, “it is an expression of the unpopularity of France.

Pubblicato in: Amministrazione, Armamenti, Devoluzione socialismo, Geopolitica Militare, Russia

Cina. Lo yuan non colpito da sanzioni occidentali sostiene il rublo russo.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-01-31.

2023-01-26__ Yuan e Rublo 001

                         Il tetto alle esportazioni di greggio russo sta affamando il bilancio del presidente Vladimir Putin, anche se probabilmente non lo costringerà a ridurre le spese per anni grazie a una riserva di 45 miliardi di dollari in yuan. Le entrate sono crollate quando il mese scorso è entrato in vigore il limite di 60 dollari al barile imposto dal Gruppo dei Sette. Questo si è combinato con gli aumenti di spesa di Putin dopo l’invasione dell’Ucraina per contribuire a un deficit record a dicembre, con la miscela di punta russa Urals scambiata a soli 50 dollari, ovvero quasi un terzo in meno rispetto all’anno precedente.

                         Se l’Urals si aggira tra i 40 e i 50 dollari, le entrate saranno inferiori di ben 2,5 trilioni di rubli (36 miliardi di dollari) rispetto a quanto preventivato dal governo, il che significa che le vendite mensili di yuan dovrebbero essere più che triplicate rispetto a quelle previste a gennaio.

                         Lo yuan è l’unica valuta rimasta nelle riserve russe che può essere utilizzata per interventi sul mercato dei cambi, dopo il sequestro di circa 300 miliardi di dollari che includevano dollari ed euro dopo l’inizio della guerra quasi un anno fa. Il calcolo della durata delle riserve, pari a 310 miliardi di yuan (45 miliardi di dollari), fornisce una misura del disagio fiscale della Russia e permette di valutare la sua resistenza economica mentre la guerra si trascina.

                         Le recenti proposte includono un aumento dei dividendi delle aziende statali e un pagamento una tantum da parte dei produttori di fertilizzanti e carbone, oltre a un piano per tagliare alcune spese non legate alla difesa. Per l’intero anno 2022, il deficit fiscale ha raggiunto circa 3.300 miliardi di rubli, pari al 2,3% del prodotto interno lordo. Il deficit di quest’anno è previsto al 2%, sulla base di un prezzo del petrolio di 70 dollari al barile.

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«The price cap on Russian crude oil exports is starving President Vladimir Putin’s budget of income, though it likely won’t force him to ratchet down spending for years thanks to a $45 billion buffer of yuan reserves. Revenue plunged when the Group of Seven’s $60 per barrel limit came into effect last month. It combined with Putin’s spending increases since the invasion of Ukraine to contribute to a record deficit in December, with Russia’s flagship blend Urals trading just around $50, or nearly a third less than a year earlier.»

«If Urals trades in the range of $40 to $50, revenue will fall as much as 2.5 trillion rubles ($36 billion) short of what the government budgeted, meaning»

«The yuan is the only currency remaining in Russian reserves that can be used for interventions in the foreign-exchange market following the seizure of about $300 billion in holdings that included dollars and euros after the war began almost a year ago. The calculus of how long the 310 billion yuan ($45 billion) in reserves might last provides a measure of Russia’s fiscal distress and allows its economic stamina to be gauged as the war drags»

«Recent proposals include higher dividends from state companies and a “one-time payment” by fertilizer and coal producers, alongside a plan to trim some non-defense spending. For the full year 2022, the fiscal gap reached about 3.3 trillion rubles, or 2.3% of gross domestic product. This year’s deficit is forecast at 2%, based on an oil price of $70 per barrel.»

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Sanctions-Proof Yuan to Putin’s Rescue After Oil Cap Hits Budget

January 24, 2023.

(Bloomberg) — The price cap on Russian crude oil exports is starving President Vladimir Putin’s budget of income, though it likely won’t force him to ratchet down spending for years thanks to a $45 billion buffer of yuan reserves.

Revenue plunged when the Group of Seven’s $60 per barrel limit came into effect last month. It combined with Putin’s spending increases since the invasion of Ukraine to contribute to a record deficit in December, with Russia’s flagship blend Urals trading just around $50, or nearly a third less than a year earlier.

Still, should it average the same price, Russia has enough to cover its shortfall for the next three years, according to Bloomberg Economics. Citigroup Inc. sees the stash depleted in 2 1/2 years with Urals at that level.

If Urals trades in the range of $40 to $50, revenue will fall as much as 2.5 trillion rubles ($36 billion) short of what the government budgeted, meaning monthly yuan sales would have to be more than triple the amount expected in January, according to Natalia Lavrova of BCS Financial Group.

The jolt to the budget turned the spotlight on a fiscal mechanism revived this month and involving sales of yuan from Russia’s wealth fund when revenues are below the target set by the government.

The yuan is the only currency remaining in Russian reserves that can be used for interventions in the foreign-exchange market following the seizure of about $300 billion in holdings that included dollars and euros after the war began almost a year ago.

The calculus of how long the 310 billion yuan ($45 billion) in reserves might last provides a measure of Russia’s fiscal distress and allows its economic stamina to be gauged as the war drags on. And although the squeeze has become acute, Russia won’t burn through its stock of yuan assets this year unless Urals halves and averages $25, according to Bloomberg Economics.

Citigroup estimates it would only take an average price of $35 to deplete the available yuan resources already in 2023.

Other scenarios for Urals suggest Russia should tolerate pressure on the budget for much longer without reducing expenditure. An oil price above $60 would even allow the government to start adding to its yuan reserves.

“Russia might not want to run yuan reserves all the way down to zero, which could mean that FX sales will slow as reserves dip. In any case, these FX sales might buy authorities enough time to adjust to permanently lower energy-export revenues.”

Putin has said Russia is putting “no limitations” on military spending for the war in Ukraine, with budget expenditure surging by about a third in 2022 from what it planned before the invasion of Ukraine. Outlays are on track to remain around the same level in the coming year even as revenues come under pressure.

Russia’s budget hasn’t been so reliant on high oil prices for about a decade. It needed Urals to average $104 to balance the books last year and the break-even will decline to $90 in 2023 only if the government avoids spending increases, Bloomberg Economics estimates.

Though Russia faces narrowing options in shoring up public finances, oil prices and the drawdown of the wealth fund won’t alone determine Putin’s choices.

Recent proposals include higher dividends from state companies and a “one-time payment” by fertilizer and coal producers, alongside a plan to trim some non-defense spending. A windfall tax paid by Gazprom PJSC already helped sustain a budget surplus late last year.

For the full year 2022, the fiscal gap reached about 3.3 trillion rubles, or 2.3% of gross domestic product. This year’s deficit is forecast at 2%, based on an oil price of $70 per barrel.

Russia is also considering changes to the way it calculates taxes on oil to limit the plunge in budget revenue. The local bond market is another recourse available to the Finance Ministry, which staged record debt sales late last year to use up less of its wealth fund.

Other factors at play include a push by some European Union member states for a price cap even lower than the current $60. The US has so far argued in favor of keeping the threshold unchanged ahead of additional curbs on the trade in refined Russian fuel.

And while the price cap triggered record discounts on Russia’s oil-export blend — pushing it to trade at roughly half the price of international benchmark Brent — the effect may prove temporary, according to Dmitry Polevoy, a strategist at Locko-Invest in Moscow.

“The discount will remain, but will probably gradually decrease,” he said. “Logistical chains were already being redirected last year and they will change further this year amid the restrictions imposed.”

Pubblicato in: Amministrazione, Armamenti, Cina, Criminalità Organizzata, Stati Uniti

Cina. Dichiarazioni della Yellen sull’Africa.Gli Usa devono risolvere i propri problemi di debito.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-01-30.

2023-01-27__ China Us Africa 001

                         Washington, 24 gennaio (Reuters) – Dopo che questa settimana il Segretario al Tesoro americano Janet Yellen ha definito la Cina un “ostacolo” alla riforma del debito in Africa, i funzionari cinesi in Zambia hanno risposto in modo deciso: mettete ordine in casa vostra.

                         L’ambasciata cinese in Zambia ha dichiarato martedì sul suo sito web che il più grande contributo che gli Stati Uniti possono dare alle questioni del debito al di fuori del Paese è quello di agire con politiche monetarie responsabili, affrontare il proprio problema del debito e smettere di sabotare gli sforzi attivi di altri Paesi sovrani per risolvere i loro problemi di debito.

                         I repubblicani alla Camera dei Rappresentanti stanno usando una rischiosa e insolita minaccia di rifiutarsi di votare un nuovo tetto del debito, una cifra che riflette il denaro già speso e ora dovuto dal governo, per fare pressione sull’amministrazione Biden e sui democratici affinché taglino i programmi di spesa. Finora la Casa Bianca di Biden si è rifiutata di negoziare, contando sul fatto che i repubblicani della linea dura facciano un passo indietro sotto la pressione di imprese, investitori e moderati.

                         Il debito pubblico degli Stati Uniti è di circa 31,000 miliardi di dollari, una cifra che è salita alle stelle dai 5,600 miliardi del 2000, grazie anche all’aumento delle spese per l’invecchiamento della popolazione, alle spese per le guerre in Iraq e Afghanistan, ai programmi COVID-19 e ai tagli fiscali che hanno ridotto le entrate.

                         La Yellen e il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva sono arrivati separatamente in Zambia domenica per sottolineare la necessità di una riforma del debito in Africa.

                         Lo Zambia è andato in default sul suo debito nel 2020 e finora ha fatto pochi progressi per ristrutturarlo con i creditori cinesi e privati, una situazione che ha contribuito a spingere i cittadini nella povertà.

                         Secondo la Banca Mondiale, nel 2022 i Paesi più poveri del mondo dovranno pagare 35 miliardi di dollari per il servizio del debito a creditori ufficiali e privati, di cui oltre il 40% alla Cina. Gli aumenti dei tassi di interesse della Federal Reserve statunitense, pensati per contenere l’inflazione interna, e l’apprezzamento del dollaro americano hanno aumentato l’onere del servizio del debito dei Paesi africani, ha dichiarato la scorsa settimana la Banca Africana di Sviluppo.

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China tells U.S. to fix its own debt problems after Yellen Africa remarks.

Washington, Jan 24 (Reuters) – After U.S. Treasury Secretary Janet Yellen called China a “barrier” to debt reform in Africa this week, Chinese officials in Zambia had a pointed response – get your own house in order.

The Chinese Embassy in Zambia said on its website Tuesday “the biggest contribution that the U.S. can make to the debt issues outside the country is to act on responsible monetary policies, cope with its own debt problem, and stop sabotaging other sovereign countries’ active efforts to solve their debt issues.”

Republicans in the House of Representatives are using a risky, unusual threat to refuse to vote in a new debt ceiling, a figure that reflects money already spent and now owed by the government, to pressure the Biden administration and Democrats to cut spending programs. So far, the Biden White House is refusing to negotiate, counting on hardline Republicans to step back under pressure from businesses, investors and moderates.

U.S. national debt is about $31 trillion, a figure that has skyrocketed since 2000’s $5.6 trillion thanks in part to increased spending for an aging population, outlays for Iraq and Afghanistan wars, COVID-19 programs and tax cuts that trimmed revenues.

Yellen and International Monetary Fund Managing Director Kristalina Georgieva arrived separately in Zambia Sunday to highlight the need for debt reform in Africa.

Zambia defaulted on its debt in 2020 and has made little progress to restructure it with Chinese and private creditors to date, a situation that has helped pushed citizens into poverty.

The world’s poorest countries faced $35 billion in debt-service payments to official and private-sector creditors in 2022, more than 40% of which was due to China, the World Bank said.The U.S. Federal Reserve’s rate increases, designed to tame inflation at home, and the appreciating U.S. dollar have added to African countries’ debt service burden, the African Development Bank said last week.

Pubblicato in: Amministrazione, Armamenti, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Istruzione e Ricerca

Italia. Il problema dei laureati disoccupati è esasperato da folli ideologie ed acefala burocrazia.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-01-30.

Gufo_019__

Ogniqualvolta l’ideologia si impone sulla realtà generando una burocrazia che la applica contro ogni forma di umano buon senso viene a crollare la struttura sociale, politica ed economica di quella misera nazione.

Il problema emerge come una colata lavica quando alle domande ‘cosa succede’ e ‘cosa si deve fare’ la realtà è intesa come l’ideologia vorrebbe che fosse e non per quello che è, cui consegue la messa in atto di un immane burocrazia tesa ad imporre al sistema i dettami ideologici.

Si configurano quindi situazioni simili a quelle che portarono alla implosione della Unione Sovietica.

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L’unico dato obiettivo in materia è quello relativo al bilancio che intercorre tra domanda ed offerta del lavoro.

L’Italia è invece ossessionata da alcuni deliri coatti che vorrebbero imporsi al mercato.

1- Sono ossessionati dall’imporre un egual numero di femmine in ogni possibile struttura, legiferando di conseguenza.

2- Sono ossessionati dal gestire ogni aspetto pubblico in modo centralizzato, generando una burocrazia tale da far invidiare quella della Unione Sovietica.

3- Scuola ed università istituiscono corsi non secondo le richieste del mercato, bensì secondo dettame ideologico.

4- Sono avulsi dalla realtà.

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Queste riportate a seguito sono alcuni dei grotteschi risultati.

«la metà dei posti di lavoro nel settore restava vuota per mancanza di professionalità disponibili»

«In Italia solo il 16,2% dei laureati in materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) è di sesso femminile»

«gli studi universitari sono diventati costosissimi …. negli ultimi 15 anni la tassazione annua è cresciuta dell’82%.»

«Quasi introvabili poi fabbri ferrai, artigiani e operai specializzati del tessile, costruttori di utensili, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai»

«Nei prossimi cinque anni mancheranno 250 mila figure professionali, tra le quali i medici con 19 mila in meno del fabbisogno annuo»

«In Italia, nel 2020, la quota di diplomati è pari a 62.9% (+0.7 punti rispetto al 2019), un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (79% nell’Ue 27)»

«lo scorso anno la domanda di laureati ha superato le 780 mila unità, arrivando a rappresentare il 15.1% del totale dei contratti che le imprese intendevano stipulare»

«Le laureate in discipline scientifiche sono la metà dei maschi»

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Il risultato amaro, molto amaro, consiste nel fatto che scuole ed università agiscono nella ottica di preservare ed aumentare il numero di propri dipendenti, del tutto incuranti che i corsi forniti servano o meno a qualcosa.

Siamo chiari.

L’unico criterio decente per giudicare una scuola, anche un singolo istituto, è quello di conteggiare quanti dei loro diplomati dopo due anni dal diploma abbiano trovato un dignitoso lavoro.

E che dire dei ministeriali? Invidiamo la Russia che ha collocazioni sopra il circolo polare artico e la Cina che dispone del laogai.

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«Si chiama “mismatch” la parola che l’Italia deve appuntare sul calendario, in cima alla lista delle priorità per il 2023. È uno degli incontri mancati più pericolosi di sempre: quello tra domanda e offerta di lavoro. In Italia nel 2020 la disoccupazione nella fascia d’età 18-29 anni era al 22 per cento (dati Istat 2019) ed il mismatch tra domanda e offerta di competenze informatiche era raddoppiato dal 2015 al 2020. Due anni fa, dunque, la metà dei posti di lavoro nel settore restava vuota per mancanza di professionalità disponibili »

«In Italia solo il 16,2% dei laureati in materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) è di sesso femminile …. In Europa le donne, pur rappresentando il 52% della popolazione, ha il 15% dei lavori connessi con il settore ICT (Information and Communications Technology).»

«Unioncamere sulle “Previsioni dei fabbisogni occupazionali a medio termine (2022-26)”, ha allegato alcune tabelle che dovrebbero indirizzare i ragazzi verso i percorsi dei quali le aziende sono più affamate. Quali? Tutte le “figure tecniche”: dai manutentori termoidraulici agli ingegneri. “Sono richieste le nuove professioni dell’ambito informatico, come molto richiesti sono gli operai specializzati”. Quasi introvabili poi “fabbri ferrai, artigiani e operai specializzati del tessile, costruttori di utensili, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai”

«Nei prossimi cinque anni, dicevamo, ne mancheranno 250 mila: medici (19 mila in meno del fabbisogno annuo), ingegneri, informatici e scienziati in genere (22 mila), economisti e statistici (17 mila)»

«I test Invalsi ci dicono che solo il 54% dei maturandi raggiunge la soglia minima di competenze in matematica. Gli istituti tecnici superiori, i cui iscritti vantano un tasso di occupazione dell’80% a un anno dal diploma, sono ancora al palo rispetto a Paesi a noi vicini, come la Germania»

«in Italia solo il 20,1% della popolazione (di 25-64 anni) possiede una laurea contro il 32,8% nell’Ue.»

«Le laureate in discipline scientifiche sono la metà dei maschi. …. Il divario di genere è molto importante, se si considera che tra i ragazzi si tratta di un laureato su tre, tra le ragazze solo una su sei»

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Cresce la domanda di laureati nel 2022, ma uno su due è introvabile.

Tra i titoli di studio più difficili da reperire, i laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione e quelli in scienze matematiche, fisiche e informatiche.

21 gennaio 2023.

AGI – Continua a crescere nel 2022 la domanda di personale laureato da parte delle imprese ma quasi in un caso su due la ricerca risulta particolarmente difficile. Come mostra il Bollettino annuale 2022 del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, lo scorso anno la domanda di laureati ha superato le 780 mila unità, arrivando a rappresentare il 15,1% del totale dei contratti che le imprese intendevano stipulare, in aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al 2021.

Il 47% di questi profili, però, risulta difficile da trovare, richiedendo alle imprese una ricerca che può impegnare anche 4-5 mesi. La difficoltà di trovare laureati da parte delle imprese è persino superiore al già elevato dato medio riferito a tutte le entrate programmate.

A fronte di una crescita significativa delle entrate previste nel 2022 (5,2 milioni, in aumento dell’11,6% rispetto al 2021 e del 12,2% rispetto all’anno prima della pandemia), il mismatch ha superato la quota del 40% delle entrate complessive, oltre 8 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno e 14 punti percentuali in più rispetto al 2019. In termini assoluti, questo si traduce in quasi due milioni di assunzioni nel 2022 per le quali le imprese hanno riscontrato difficoltà, circa 600mila in più rispetto all’anno scorso, ma quasi il doppio (1milione) di quanto evidenziato prima della pandemia.

“Il mancato incontro tra domanda e offerta è una delle grandi strozzature del mercato del lavoro italiano”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Anche per questo abbiamo lanciato nei mesi scorsi la piattaforma excelsiorienta, con l’obiettivo di aiutare gli studenti a conoscere ed orientarsi meglio nel mondo del lavoro, in modo da scegliere il percorso di studi più adeguato alle proprie attitudini e alle esigenze delle imprese”.

La domanda dei titoli di studio Lo “zoccolo duro” dell’occupazione nel settore privato è rimasto comunque quello dei diplomati: 1,5 milioni quelli ricercati durante lo scorso anno, il 29,7%, in calo di quasi 2 punti percentuali rispetto al 2021, quando la loro richiesta ha raggiunto il 32,5%. In questo caso, la difficoltà di reperimento si attesta al 40%. In leggera flessione la ricerca da parte delle imprese di diplomati Its, che nel 2022 ha sfiorato comunque le 52mila unità (1%), con una difficoltà di reperimento che supera la metà delle entrate: 56%.

Un ragionamento specifico riguarda la domanda di qualifiche professionali e di profili per i quali non è richiesto alcun titolo di studio. Sono infatti numerosi i casi in cui le imprese hanno dichiarato di ricercare profili che abbiano frequentato la sola scuola dell’obbligo, in quanto non riuscivano a trovare la qualifica professionale specifica e con un bagaglio di esperienze adeguato.

Per questa ragione, Excelsior distingue la domanda “esplicita” di qualifiche professionali (nel 2022 pari a oltre 1 milione di ingressi, il 19,4% del totale, con una difficoltà di reperimento pari al 48%) dalla domanda potenziale. Quest’ultima sfiora il milione e 900mila unità, arriva a rappresentare il 36% delle entrate programmate e registra il 43% di difficoltà di reperimento.

Analogamente, è pari al 36% la quota delle entrate esplicite programmate senza l’indicazione di un titolo di studio, ma scende al 19% nel caso in cui si consideri la domanda “potenziale” relativa alle qualifiche professionali. Tra i titoli di studio i più difficili da reperire sono stati nel 2022 i laureati in indirizzo sanitario paramedico (con una difficoltà di reperimento del 65%), i laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione (61%) e quelli in scienze matematiche, fisiche e informatiche (60%), i diplomati in elettronica ed elettrotecnica (60%) e quelli in meccanica, meccatronica ed energia (56%), i qualificati con indirizzo elettrico (57%).

Nel 2022 l’indirizzo economico si attesta saldamente in cima alla classifica tra le lauree maggiormente ricercate dalle imprese: quasi 207mila le entrate previste lo scorso anno. Al secondo posto l’indirizzo insegnamento e formazione con 116mila ingressi previsti quindi l’indirizzo sanitario e paramedico (oltre 76mila), l’indirizzo di ingegneria civile ed architettura (57mila) e l’indirizzo di scienze matematiche, fisiche e informatiche (54mila).

Tra i diplomi, spicca quello con indirizzo amministrativo, finanza e marketing (quasi 440mila), quello in turismo, enogastronomia e ospitalità (226mila) e quello in meccanica, meccatronica, ed energia (153mila). A seguire, l’indirizzo socio-sanitario (125mila) e trasporti e logistica (108mila). Tra le qualifiche professionali, infine, ai primi posti per numero di entrate programmate nel 2022 si attesta l’indirizzo ristorazione (256mila), l’indirizzo meccanico (164mila), quello edile (77mila), quello in trasformazione agroalimentare (70mila) e quello relativo ai servizi di vendita (58mila).

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Istat: in Italia solo il 20,1% di laureati contro il 32,8% Ue.

E il 62,9% di diplomati contro il 79% dell’Europa.

08 ottobre 2021.

Cresce il divario con l’Unione Europea sui livelli di istruzione: in Italia solo il 20,1% della popolazione (di 25-64 anni) possiede una laurea contro il 32,8% nell’Ue.

E’ quanto emerge dal Report Istat sui livelli di istruzione relativamente al 2020.

In Italia, nel 2020, la quota di diplomati è pari a 62,9% (+0,7 punti rispetto al 2019), un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (79% nell’Ue27) e a quello di alcuni tra i più grandi paesi dell’Unione. 

Le laureate in discipline scientifiche sono la metà dei maschi. Nel 2020, il 24,9% dei laureati (25-34enni) ha una laurea nelle aree disciplinari scientifiche e tecnologiche; le cosiddette lauree STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Il divario di genere è molto importante, se si considera che tra i ragazzi si tratta di un laureato su tre, tra le ragazze solo una su sei. La quota di laureati in discipline STEM è simile nel Centro e nel Mezzogiorno (23,7% e 23%, rispettivamente), mentre è più elevata nel Nord. E’ quanto emerge dal Report Istat sui “Livelli di istruzione”.

Anche nel 2020 si conferma il calo del livello di istruzione degli stranieri che si contrappone alla progressiva crescita di quello dei cittadini italiani. E’ quanto emerge nel Report dell’Istat sui livelli di istruzione diffuso oggi. Se nel 2008 la quota di popolazione con almeno un titolo secondario superiore era uguale per italiani e stranieri (di poco superiore al 53%), nel 2020 quella degli italiani è di 18 punti più elevata (64,8% contro 46,7%); la differenza è di 10 punti (era di soli 2 punti nel 2008) tra i laureati (21,2% contro 11,5%). Il livello di istruzione degli stranieri si differenzia molto per cittadinanza. Nella comunità più consistente in Italia, quella dei rumeni, il 61% possiede almeno il diploma e circa l’8% è laureato.

Tra le altre cittadinanze con maggiore presenza in Italia, l’ucraina ha i livelli di istruzione più elevati (il 22,5% è laureato), mentre i marocchini e i cinesi con almeno un diploma non superano uno su cinque e soltanto il 5% circa è laureato. Il gap di cittadinanza nei livelli di istruzione è ampio anche nella media Ue, seppur con sostanziali differenze tra i paesi. Tuttavia, a differenza di quanto avviene nella media Ue e nei principali paesi europei, dove il livello di istruzione degli stranieri ha registrato importanti aumenti nel corso del tempo, in Italia la quota di stranieri con almeno un titolo di studio secondario superiore, stazionaria nel periodo 2008-2014, si è successivamente molto ridotta e la quota di chi ha un titolo terziario è rimasta invariata. Ciò può trovare diverse ragioni connesse ai mutamenti nella geografia delle provenienze e delle destinazioni delle migrazioni, nelle differenti motivazioni alla migrazione e nelle politiche migratorie. Può influire certamente anche l’attrattività del paese in termini di opportunità lavorative offerte ai migranti e dunque la sua capacità di non restare, per i migranti più qualificati, solo un paese di transito migratorio.

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In Italia nei prossimi cinque anni ci saranno 250mila laureati in meno.

In Europa solo la Romania ha una previsione peggiore sul numero di laureati nei prossimi anni.

02/01/2023.

Si chiama “mismatch” la parola che l’Italia deve appuntare sul calendario, in cima alla lista delle priorità per il 2023. È uno degli incontri mancati più pericolosi di sempre: quello tra domanda e offerta di lavoro. In Italia nel 2020 la disoccupazione nella fascia d’età 18-29 anni era al 22 per cento (dati Istat 2019) ed il mismatch tra domanda e offerta di competenze informatiche era raddoppiato dal 2015 al 2020. Due anni fa, dunque, la metà dei posti di lavoro nel settore restava vuota per mancanza di professionalità disponibili. Il gap tra uomini e donne c’è anche quando si parla di inclusione e cultura digitale, ma se guardiamo al mondo del lavoro è decisamente più marcato.

In Italia solo il 16,2% dei laureati in materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) è di sesso femminile, contro il 37,3% di maschi. Il resto del mondo non se la passa meglio. In Europa le donne, pur rappresentando il 52% della popolazione, ha il 15% dei lavori connessi con il settore ICT (Information and Communications Technology). Questo spiega perché perché dall’Onu all’Unione Europea (che nel 2019 ha firmato la Women on digital Declaration) fino ai governi dei singoli Paesi, c’è un proliferare di programmi pensati per incoraggiare le ragazze ad avvicinarsi alle materie STEM. A dicembre di quest’anno, con dati sull’occupazione un po’ migliori rispetto alle previsioni sul post pandemia (il tasso di occupazione è salito al 60,2%, ovvero di 0,2 punti) secondo il bollettino del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), il mismatch nel nostro Paese risultava assestato al 45,3%, contro il 37,5% di un anno fa. Significa che i datori di lavoro italiani hanno difficoltà a reperire le professioni di cui hanno bisogno quasi in un caso su due. Una débâcle che investe il sistema formativo e quello economico, travolge le aspettative delle giovani generazioni, mina la costruzione del futuro. Anche perché se è vero che il lavoro è leggermente aumentato, per i giovani la situazione rimane grigia. L’Italia è infatti il Paese europeo con il più alto numero di Neet (Not in Education, Employment or Training) di cui più della metà sono donne: 1,7 milioni su un totale di 3 milioni. Dati alla mano, l’incidenza è maggiore nel Sud Italia, dove i giovani che non studiano né lavorano sono il 39% rispetto al 23% del Centro Italia, al 20% del Nord-Ovest e al 18% del Nord-Est. I numeri peggiori si registrano in Sicilia (40,1%), Calabria (39,9%) e Campania (38,1%). Per il Centro Italia, il Lazio ha la più alta incidenza con circa il 25,1%, mentre la prima regione del Nord per incidenza dei Neet è la Liguria (21,1%), seguita da Piemonte (20,5%) e Valle d’Aosta (19,6%).

E in questo scenario, un altro dato cruciale è quello sulle Università, che si stanno svuotando sempre di più. Dopo, infatti, l’indagine condotta da Report ‘Education at a Glance 2022 che segnalava come tra il 2000 e il 2021 i livelli di istruzione in Italia siano cresciuti più lentamente della media dei paesi Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, oggi arriva anche la conferma di Unioncamere e Anpa. I dati da essa appena resi pubblici dicono che nei prossimi 5 anni al nostro Paese mancheranno 250mila laureati. Peggio di noi, in Europa, solo la Romania. Anche il Report dell’Ocse Education at a Glance 2022 – Uno sguardo sull’istruzione, ribadisce che l’Italia resta uno dei 12 paesi Ocse in cui la laurea non è ancora il titolo di studio più diffuso Forse, e lo abbiamo raccontato qualche mese fa, anche a causa del fatto che le Università pubbliche stanno aumentando le rette, mentre al contempo le borse di studio rimangono poche e altamente selettive. Secondo un report realizzato dall’Udu e presentato in Senato nel novembre scorso, negli ultimi 15 anni la tassazione annua è cresciuta dell’82%.

I laureati, paradossalmente, hanno possibilità consistentemente più elevate, rispetto ai diplomati, di trovare lavoro, così come hanno o meglio avrebbero sicuramente prospettive più soddisfacenti, ma gli studi universitari sono diventati costosissimi. E lo sono diventati in un Paese come il nostro che dovrebbe ancora poter garantire, attraverso la sanità e l’istruzione pubblica, una basi di partenza più o meno (che non viviamo a fantastilandia) paritaria per tutti. E invece buona parte degli abbandoni universitari sono determinati, appunto, dai costi insostenibili e non (o non necessariamente) da limiti di formazione. E facendo ancora un passo indietro, oggi una quota consistente e crescente dei ragazzi che frequentano i licei è tornata ad essere di figli di chi li aveva frequentati, e cioè di famiglie benestanti, o, ancora non povere. Per queste ragioni a molti non è piaciuta la lettera indirizzata a famiglie e studenti del ministro all’Istruzione e al merito Giuseppe Valditara, intervenuto sull’emergenza abbandoni. Valditara ha annunciato misure anti-dispersione: dai docenti tutor alla sperimentazione di classi da dieci studenti, dalla didattica personalizzata sino a una commissione di esperti per contrastare il bullismo. Tra le iniziative di fine anno il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha scritto alle famiglie degli studenti di terza media per fornire loro alcuni consigli per la scelta della scuola superiore. Avvalendosi del rapporto di Unioncamere sulle “Previsioni dei fabbisogni occupazionali a medio termine (2022-26)”, ha allegato alcune tabelle che dovrebbero indirizzare i ragazzi verso i percorsi dei quali le aziende sono più affamate. Quali? Tutte le “figure tecniche”: dai manutentori termoidraulici agli ingegneri. “Sono richieste le nuove professioni dell’ambito informatico, come molto richiesti sono gli operai specializzati”. Quasi introvabili poi “fabbri ferrai, artigiani e operai specializzati del tessile, costruttori di utensili, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai”. E qui arrivano le proteste, perché, dice chi contesta la missiva, l’ottava economia al mondo soffre di un ritardo più grave della penuria di lattonieri: quello che manca all’Italia sono soprattutto i giovani laureati. Nei prossimi cinque anni, dicevamo, ne mancheranno 250 mila: medici (19 mila in meno del fabbisogno annuo), ingegneri, informatici e scienziati in genere (22 mila), economisti e statistici (17 mila). Perfino di laureati nelle materie umanistiche ce ne saranno meno di quelli che le aziende vorrebbero, soprattutto le industrie del tech che cercano persone “capaci di pensare fuori dagli schemi”.

Colmare questo gap dovrebbe essere lo scopo di qualsiasi buon orientamento e di una seria riforma degli istituti tecnici che permetta anche a chi non ha fatto il liceo di non mancare l’obiettivo della laurea. In un mercato del lavoro in cui le figure maggiormente richieste oggi, domani potrebbero essere già sorpassate, la scuola, più che fornire profili ultra specializzati, dovrebbe preoccuparsi di formare giovani capaci di adattarsi a scenari sempre nuovi. Il rischio altrimenti è di condannarli all’invecchiamento. Insomma, come scrive la giornalista economica Romana Liuzzo “pare esserci un’estrema solitudine in mondi che dovrebbero unirsi e invece non si parlano, o si parlano male: la scuola, l’università, il lavoro”. I percorsi formativi continuano a essere autoreferenziali, sganciati dalle esigenze del mercato e poco aggiornati rispetto alla velocità con cui procede l’innovazione tecnologica. Le Stem – le materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche – non sfondano: l’Italia conta il 6,7% di laureati, contro una media europea del 13%. I test Invalsi ci dicono che solo il 54% dei maturandi raggiunge la soglia minima di competenze in matematica. Gli istituti tecnici superiori, i cui iscritti vantano un tasso di occupazione dell’80% a un anno dal diploma, sono ancora al palo rispetto a Paesi a noi vicini, come la Germania. E la retorica su quel merito parecchio invocato dal governo di Giorgia Meloni evita, purtroppo, di guardare a quella variabile che si chiama “privilegio” che in una società capitalista ha un peso fortissimo. Il privilegio o il suo opposto disagio sociale ed economico sono il punto di partenza, e questo punto di partenza inficia in parte il concetto di meritocrazia. Andare a lavorare sul gap tra fasce sociali dovrebbe essere la priorità per far fiorire talenti e per arginare la dispersione, mettendo da parte del retoriche da american dream che funzionano nei film, ma ormai manco troppo.

Pubblicato in: Armamenti, Banche Centrali, Senza categoria, Stati Uniti, US House

Usa. Si prospetta un default tecnico politico. Il mondo assiste attonito.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-01-28.

Yellen 001

                         Il conto alla rovescia verso un possibile default del governo degli Stati Uniti è iniziato giovedì con l’attuazione da parte del Tesoro di misure contabili di ripiego, mentre le frizioni tra il presidente Joe Biden e i repubblicani della Camera sollevano l’allarme sulla possibilità che gli Stati Uniti possano evitare una potenziale crisi economica. Il Dipartimento del Tesoro ha dichiarato in una lettera ai leader del Congresso di aver iniziato a prendere misure straordinarie, poiché il governo ha raggiunto la sua capacità di prestito legale di 31.381.000 miliardi di dollari. Il tetto del debito, imposto artificialmente, è stato aumentato circa 80 volte dagli anni ’60.

                         Esorto rispettosamente il Congresso ad agire prontamente per proteggere la piena fede e il credito degli Stati Uniti. Ma questo particolare momento sembra più difficile rispetto a quelli passati, a causa delle ampie divergenze tra Biden e il nuovo presidente della Camera Kevin McCarthy, che presiede un caucus repubblicano molto agitato. Queste divergenze aumentano il rischio che il governo possa non adempiere ai propri obblighi per motivi politici. Ciò potrebbe scuotere i mercati finanziari e far precipitare la più grande economia del mondo in una recessione del tutto evitabile.

                         Biden e McCarthy, R-Calif, hanno diversi mesi di tempo per trovare un accordo mentre il Dipartimento del Tesoro impone misure straordinarie per mantenere il governo operativo almeno fino a giugno. Ma anni di intensificazione dell’ostilità di parte hanno portato a una serie di richieste contrastanti che mettono a rischio la capacità dei legislatori di lavorare insieme su un dovere fondamentale.

                         Biden insiste su un aumento netto del limite del debito, in modo da poter sostenere gli impegni finanziari esistenti, e si rifiuta anche solo di iniziare i colloqui con i repubblicani. McCarthy chiede negoziati che, a suo avviso, porteranno a tagli di spesa. Lo speaker equipara il tetto del debito a un limite della carta di credito e chiede un livello di restrizione fiscale che non si è verificato sotto il presidente Donald Trump, un repubblicano che nel 2019 ha firmato una sospensione bipartisan del tetto del debito.

                         Il tetto del debito era originariamente una soluzione adottata durante la Prima Guerra Mondiale che consentiva di emettere obbligazioni senza dover ottenere ripetute approvazioni da parte del Congresso. Ma in un’epoca di polarizzazione e di aumento del debito, il limite è stato trasformato in un randello politico. Per mantenere il governo aperto, giovedì il Dipartimento del Tesoro ha presentato una serie di manovre contabili che avrebbero bloccato i contributi e i rimborsi degli investimenti per i fondi pensionistici e sanitari dei lavoratori pubblici, dando al governo uno spazio finanziario sufficiente per gestire le spese quotidiane fino a giugno circa.

                         La sfida di fondo è che il governo dovrebbe far quadrare i conti su base giornaliera se non ha la possibilità di emettere debito. Se il governo non può emettere debito, dovrebbe imporre tagli pari, su base annua, al 5% dell’economia totale degli Stati Uniti.

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«The countdown toward a possible U.S. government default began Thursday with Treasury implementing accounting measures as a stopgap, while frictions between President Joe Biden and House Republicans raise alarms about whether the U.S. can sidestep a potential economic crisis. The Treasury Department said in a letter to congressional leaders it has started taking “extraordinary measures” as the government has run up against its legal borrowing capacity of $31.381 trillion. An artificially imposed cap, the debt ceiling has been increased roughly 80 times since the 1960s»

«I respectfully urge Congress to act promptly to protect the full faith and credit of the United States. But this particular moment seems more fraught than past brushes with the debt limit because of the broad differences between Biden and new House Speaker Kevin McCarthy, who presides over a restive Republican caucus. Those differences increase the risk that the government could default on its obligations for political reasons. That could rattle financial markets and plunge the world’s largest economy into a wholly preventable recession.

Biden and McCarthy, R-Calif., have several months to reach agreement as the Treasury Department imposes extraordinary measures to keep the government operating until at least June. But years of intensifying partisan hostility have led to a conflicting set of demands that jeopardize the ability of the lawmakers to work together on a basic duty.»

«Biden insists on a clean increase to the debt limit so that existing financial commitments can be sustained and is refusing to even start talks with Republicans. McCarthy is calling for negotiations that he believes will lead to spending cuts. The speaker equates the debt ceiling to a credit card limit and calls for a level of fiscal restraint that did not occur under President Donald Trump, a Republican who in 2019 signed a bipartisan suspension of the debt ceiling»

«The debt ceiling was originally a fix made during World War I that enabled bonds to be issued without getting repeated congressional approvals. But in an era of polarization and rising debt loads, the limit has been transformed into a political bludgeon. In order to keep the government open, the Treasury Department on Thursday was making a series of accounting maneuvers that would put a hold on contributions and investment redemptions for government workers’ retirement and health care funds, giving the government enough financial space to handle its day-to-day expenses until roughly June.»

«The underlying challenge is that the government would have to balance its books on a daily basis if it lacks the ability to issue debt. If the government cannot issue debt, it would have to impose cuts equal in size on an annual basis to 5% of the total U.S. economy.»

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US Treasury buys time for Biden and GOP on debt limit deal.

Washington (AP) — The countdown toward a possible U.S. government default began Thursday with Treasury implementing accounting measures as a stopgap, while frictions between President Joe Biden and House Republicans raise alarms about whether the U.S. can sidestep a potential economic crisis.

The Treasury Department said in a letter to congressional leaders it has started taking “extraordinary measures” as the government has run up against its legal borrowing capacity of $31.381 trillion. An artificially imposed cap, the debt ceiling has been increased roughly 80 times since the 1960s.

“I respectfully urge Congress to act promptly to protect the full faith and credit of the United States,” Treasury Secretary Janet Yellen wrote in the letter.

Markets so far remain relatively calm, given that the government can temporarily rely on accounting tweaks to stay open and any threats to the economy would be several months away. Even many worried analysts assume there will be a deal.

But this particular moment seems more fraught than past brushes with the debt limit because of the broad differences between Biden and new House Speaker Kevin McCarthy, who presides over a restive Republican caucus.

Those differences increase the risk that the government could default on its obligations for political reasons. That could rattle financial markets and plunge the world’s largest economy into a wholly preventable recession.

Biden and McCarthy, R-Calif., have several months to reach agreement as the Treasury Department imposes “extraordinary measures” to keep the government operating until at least June. But years of intensifying partisan hostility have led to a conflicting set of demands that jeopardize the ability of the lawmakers to work together on a basic duty.

Biden insists on a “clean” increase to the debt limit so that existing financial commitments can be sustained and is refusing to even start talks with Republicans. McCarthy is calling for negotiations that he believes will lead to spending cuts. It’s unclear how much he wants to trim and whether fellow Republicans would support any deal after a testy start to the new Congress that required 15 rounds of voting to elect McCarthy as speaker.

Asked twice on Wednesday if there was evidence that House Republicans can ensure that the government would avert a default, White House press secretary Karine Jean-Pierre said it’s their “constitutional responsibility” to protect the full faith and credit of the United States. She did not say whether the White House saw signs at this stage that a default was off the table.

“We’re just not going to negotiate that,” Jean-Pierre said. “They should feel the responsibility.”

McCarthy said Biden needs to recognize the political realities that come with a divided government. The speaker equates the debt ceiling to a credit card limit and calls for a level of fiscal restraint that did not occur under President Donald Trump, a Republican who in 2019 signed a bipartisan suspension of the debt ceiling.

“Why create a crisis over this?” McCarthy said this week. “I mean, we’ve got a Republican House, a Democratic Senate. We’ve got the president there. I think it’s arrogance to say, ‘Oh, we’re not going to negotiate about pretty much anything’ and especially when it comes to funding.”

Any deal would need to pass the Democratic-run Senate. Many Democratic lawmakers are skeptical about the ability to work with Republicans aligned with the “Make America Great Again” movement started by Trump. The MAGA movement has claimed that the 2020 election lost by Trump was rigged, a falsehood that contributed to the Jan. 6, 2021, insurrection at the U.S. Capitol.

“There should be no political brinkmanship with the debt limit,” said Senate Majority Leader Chuck Schumer, D-N.Y. “It’s reckless for Speaker McCarthy and MAGA Republicans to try and use the full faith and credit of the United States as a political bargaining chip.”

The debt ceiling was originally a fix made during World War I that enabled bonds to be issued without getting repeated congressional approvals. But in an era of polarization and rising debt loads, the limit has been transformed into a political bludgeon. It does not reflect the actual capacity of the federal government to borrow, simply how much it is legally able to do so without congressional signoff.

In order to keep the government open, the Treasury Department on Thursday was making a series of accounting maneuvers that would put a hold on contributions and investment redemptions for government workers’ retirement and health care funds, giving the government enough financial space to handle its day-to-day expenses until roughly June.

What happens if these measures are exhausted without a debt limit deal is unknown. A prolonged default could be devastating, with crashing markets and panic-driven layoffs if confidence evaporated in a cornerstone of the global economy, the U.S. Treasury note.

Analysts at Bank of America cautioned in a report last week that “there is a high degree of uncertainty about the speed and magnitude of the damage the U.S. economy would incur.”

The underlying challenge is that the government would have to balance its books on a daily basis if it lacks the ability to issue debt. If the government cannot issue debt, it would have to impose cuts equal in size on an annual basis to 5% of the total U.S. economy. Analysts say their baseline case is that the U.S. avoids default.

Still, if past debt ceiling showdowns such as the one that occurred in 2011 are any guide, Washington may be in a nervous state of suspended animation with little progress until the “X-date,” the deadline when the Treasury’s “extraordinary measures” are depleted.

Unlike the 2011 showdown, the Federal Reserve is actively raising interest rates to lower inflation and is rolling off its own holdings of U.S. debt, meaning that recession fears are already elevated among consumers, businesses and investors.

Biden administration officials have said they will not prioritize payments to bondholders if the country passes the “X-date” without an agreement. Over the years, officials have studied this emergency option, which Treasury officials across administration have said is unworkable because of the government’s payments system.

“To some extent, the ‘extraordinary measures’ are the backup plan, and once those are exhausted the next step is a major question mark,” economists at Wells Fargo wrote in a Thursday analysis.

Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo, Materie Prime, Problemia Energetici

Germania. È ancora lontana anni dal sostituire la capacità di gas russa.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-01-26.

2023-01-26__ Replacing Russian Gas 001

«The truth is, there won’t be enough in the next three to four years of LNG production capacity in the world to meet the growing demand»

«La verità è che nei prossimi tre o quattro anni la capacità di produzione di GNL nel mondo non sarà sufficiente a soddisfare la domanda crescente»

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Il Gru lavora in Germania per mettere Berlino contro l’Ukraina.

Germania. Si ritorna al carbone. Eolico, fotovoltaico e Grüne alle ortiche.

Germania. Si smantella il parco eolico di Garzweiler per ampliare la miniera di lignite.

Russia. Porta la Germania alla implosione. E con essa tutto il blocco europeo.

Germania. Consumatori imbufaliti dalla Shrinkflation. Inflazione mascherata.

Germania. Blocco del gas russo. Effetto domino dei fallimenti. Implosione della Germania.

Germania. Gas russo. Le banche tedesche parlano chiaramente di default.

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                         Secondo le stime del Ministero dell’Economia, la Germania è ancora lontana dal sostituire le importazioni di gas russo tramite gasdotti con capacità di gas naturale liquefatto.

                         La scorsa settimana il cancelliere Olaf Scholz ha dichiarato a Bloomberg che il Paese ha imparato la lezione della troppa dipendenza dalla Russia. L’obiettivo è ora quello di costruire una capacità che dia alla Germania la possibilità di avere tanto gas quanto ne aveva prima dell’invasione senza doverlo importare dalla Russia.

                         Ma ci vorrà fino al 2026 perché la Germania installi 56 miliardi di metri cubi di capacità di importazione interna di GNL, circa la stessa che ha importato via tubo dalla Russia nel 2021, ha scritto il Ministero dell’Economia in una risposta a una serie di domande del Partito della Sinistra. Entro il 2030 la capacità di importazione di GNL sarà di 76,5 miliardi di metri cubi, pari a circa l’80% del consumo totale di gas in Germania nel 2021.

                         La Germania prevede una capacità di GNL di 56 miliardi di metri cubi nel 2026.

                         Finora, la Germania è riuscita a ridurre la sua dipendenza dalla Russia tagliando il consumo complessivo, importando GNL attraverso i Paesi europei vicini e aumentando le forniture di gasdotti dalla Norvegia e dai Paesi Bassi.

                        Una parte di queste forniture è incerta a causa dei piani di chiusura del giacimento chiave di Groningen il prossimo anno.

                         La verità è che nei prossimi tre o quattro anni la capacità di produzione di GNL nel mondo non sarà sufficiente a soddisfare la domanda crescente, ha dichiarato a Bloomberg Christian Leye, membro del partito di sinistra.

                        Quindi la strategia non dichiarata è che la Germania continuerà a pagare prezzi folli e altri Paesi meno ricchi resteranno a mani vuote.

                         Un portavoce del Ministero dell’Economia ha rifiutato di commentare ulteriormente il documento.

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Germany Still Years Away From Replacing Russian Gas Capacity.

Jan 23, 2023.

Germany is still years from substituting Russian pipeline gas imports with liquefied natural gas capacities, according to estimates by the country’s Economy Ministry.

Chancellor Olaf Scholz told Bloomberg last week that the country had learned its lesson from being too dependent on Russia. The goal now was to build capacity that gives Germany the chance to have as much gas as it had before the invasion without importing from Russia, he said.

But it will take until 2026 for Germany to install 56 billion cubic meters of domestic LNG import capacity, about the same it imported by pipe from Russia in 2021, the Economy Ministry wrote in an answer to a set of questions by the Left Party. By 2030 those capacities are seen at 76.5 billion cubic meters, or about 80% of total German gas consumption in 2021.

Germany sees LNG capacity at 56 billion cubic meters in 2026.

So far, Germany has managed to reduce its reliance on Russia by cutting overall consumption, importing LNG via neighboring European countries and increasing pipeline deliveries from Norway and the Netherlands. Some of that supply is uncertain amid plans to shut down the key Groningen gas field next year.

“The truth is, there won’t be enough in the next three to four years of LNG production capacity in the world to meet the growing demand,” Christian Leye, a Left Party lawmaker told Bloomberg. “So the unspoken strategy is that Germany will continue to pay crazy prices and other, less rich countries go empty-handed.”

A spokesperson for the Economy Ministry declined to comment further on the document.

Pubblicato in: Amministrazione, Armamenti, Devoluzione socialismo, Stati Uniti

Ron DeSantis. Presidenziali 2024. Iniziata la disinfestazione culturale dai liberal.

Giuseppe Sandro Mela.

2023-01-26.

Florida 001

«Juan Ponce de León ventured to the peninsula in 1513 and 1521. Because he landed on the peninsula during the Easter season (Spanish: Pascua Florida [“Season of Flowers”]) and because of the vegetation he found there, Ponce de León named the area Florida.»

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                         I funzionari della Florida hanno bloccato l’introduzione di un nuovo corso avanzato di scuola superiore che insegna la storia afroamericana. L’amministrazione del governatore Ron DeSantis ha dichiarato che il corso proposto manca di valore educativo ed è contrario alla legge della Florida. Il corso è stato lanciato in un programma pilota dal College Board degli Stati Uniti in 60 scuole superiori in tutto il Paese.

                         Il corso di studi afroamericani Advanced Placement (AP) è il primo nuovo corso del College Board dal 2014. Dovrà coprire più di 400 anni di storia afroamericana, toccando argomenti come letteratura, scienze politiche e geografia. Il corso fa parte di un più ampio programma AP nelle scuole superiori statunitensi, che offre agli studenti la possibilità di seguire corsi di livello universitario prima del diploma. Una dichiarazione di un portavoce del governatore repubblicano della Florida DeSantis ha affermato che il corso lascia ampi spazi vuoti e ambigui che possono essere riempiti con materiale ideologico aggiuntivo, che non permetteremo.

                         Ron DeSantis ha accumulato il tipo di record sulle questioni conservatrici più scottanti che potrebbero costituire il nucleo di una campagna presidenziale nel corso dell’anno. Ha ripetutamente criticato i mandati governativi per controllare la diffusione del Covid-19 e ha esteso i suoi attacchi allo sviluppo dei vaccini contro il coronavirus. Ha inveito contro le grandi aziende, tra cui la Disney, una potenza della Florida, per aver assecondato interessi e ideologie liberali. Ha accusato le società di social media di essere prevenute nei confronti dei conservatori.

                         L’argomento su cui DeSantis sembra più concentrato, tuttavia, è l’istruzione. Ha sostenuto con entusiasmo la legislazione statale che limita la possibilità per gli insegnanti di parlare di questioni LGBTQ nelle loro classi. Ha sostenuto candidati conservatori per i consigli scolastici locali e ha nominato controversi attivisti conservatori come amministratori universitari. Ha chiesto di vietare la partecipazione di atleti transgender alle competizioni interscolastiche.

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«Florida officials have blocked the introduction of a new advanced-level high school course that teaches African American history. Governor Ron DeSantis’ administration said the proposed course “lacks educational value and is contrary to Florida law”. The course is being rolled out in a pilot programme by the US College Board to 60 high schools across the country.»

«The Advanced Placement (AP) African American studies course is the College Board’s first new class since 2014. It is set to cover more than 400 years of African American history, touching on topics like literature, political science and geography. The course is part of a broader AP programme in US high schools, which gives students the chance to take college-level courses before graduation. A statement by a spokesperson for Florida’s Republican governor DeSantis said the course “leaves large, ambiguous gaps that can be filled with additional ideological material, which we will not allow”.»

«Ron DeSantis has been assembling the kind of record on hot-button conservative issues that could form the core of a presidential campaign later this year. He repeatedly criticised government mandates to control the spread of Covid-19 and has expanded his attacks to include the development of the coronavirus vaccines. He railed against big corporations, including Florida powerhouse Disney, for catering to liberal interests and ideologies. He’s accused social media companies of bias against conservatives»

«The topic Mr DeSantis appears most focused on, however, is education. He enthusiastically backed state legislation limiting the ability of school teachers to talk about LGBTQ issues in their classrooms. He’s supported conservative candidates for local education boards and appointed controversial conservative activists as university trustees. He’s called for a ban on transgender athletes in interscholastic competitions.»

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Ron DeSantis government bans new advanced African American history course.

Florida officials have blocked the introduction of a new advanced-level high school course that teaches African American history.

Governor Ron DeSantis’ administration said the proposed course “lacks educational value and is contrary to Florida law”.

The course is being rolled out in a pilot programme by the US College Board to 60 high schools across the country.

Officials did not specify what law the course breaks.

The Florida Department of Education outlined its intent to block the course in a 12 January letter to the College Board, writing that the course violates state law.

“In the future, should the College Board be willing to come back to the table with lawful, historically accurate content, (the Department of Education) will always be willing to reopen the discussion,” the letter said.

The Advanced Placement (AP) African American studies course is the College Board’s first new class since 2014. It is set to cover more than 400 years of African American history, touching on topics like literature, political science and geography.

The course is part of a broader AP programme in US high schools, which gives students the chance to take college-level courses before graduation.

A statement by a spokesperson for Florida’s Republican governor DeSantis said the course “leaves large, ambiguous gaps that can be filled with additional ideological material, which we will not allow”.

“If the College Board amends the course to comply, provides a full course curriculum, and incorporates historically accurate content, then the Department will reconsider the course for approval,” said spokesperson Bryan Griffin in a statement to media.

In response, the College Board said the course is “undergoing a rigorous, multi-year pilot phase, collecting feedback from teachers, students, scholars and policymakers”.

“We look forward to bringing this rich and inspiring exploration of African-American history and culture to students across the country,” the board said.

The decision to block the African American studies course has been met with outrage from the National Parents Union, who said the ban is a “direct attack on the Black and all (Black, Indigenous and Persons of Colour) communities”.

“This behaviour is dangerous and should concern every American,” the organisation said, adding they will challenge the decision.

The ban was also criticised by Florida’s state senator and Democrat Shevrin Jones, who wrote on Twitter that other AP courses, like European History and several language and culture courses, are still being taught in the state.

“It’s crazy how AP African-American studies made the chopping block in FL,” Mr Jones wrote.

Last year, Gov DeSantis passed a “Stop WOKE” act that regulates how lessons on race and gender are taught in Florida schools.

“In Florida, we are taking a stand against the state-sanctioned racism that is critical race theory,” Mr DeSantis said, citing the academic framework that denotes the existence of systemic racism in American society.

However, one of the developers of the AP African American studies course had previously told Time magazine that the class does not teach “critical race theory”.

Rather, Henry-Louis Gates Jr, a leading scholar on African American history in the US, said the course “is a mainstream, rigorously vetted, academic approach to a vibrant field of study”.

Ron DeSantis has been assembling the kind of record on hot-button conservative issues that could form the core of a presidential campaign later this year.

He repeatedly criticised government mandates to control the spread of Covid-19 and has expanded his attacks to include the development of the coronavirus vaccines. He railed against big corporations, including Florida powerhouse Disney, for catering to liberal interests and ideologies. He’s accused social media companies of bias against conservatives.

The topic Mr DeSantis appears most focused on, however, is education. He enthusiastically backed state legislation limiting the ability of school teachers to talk about LGBTQ issues in their classrooms. He’s supported conservative candidates for local education boards and appointed controversial conservative activists as university trustees. He’s called for a ban on transgender athletes in interscholastic competitions.

His latest move, blocking the use of an advanced African American Studies curriculum in Florida public high schools, is just one piece of this larger puzzle. If Mr DeSantis runs for president, his pitch to primary voters is that he is the Republican who takes real action on conservative concerns- the kind of culture-war red meat that is a staple on right-wing media outlets.