Pubblicato in: Armamenti, Problemi militari, Unione Europea

Francia. Macron vara per la difesa un piano da 295 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-19.

Parigi. Arco di Trionfo, 001

I paesi dell’Unione Europea per decenni hanno eseguito investimenti minimi nel settore della difesa.

Al momento attuale i loro eserciti sono fatiscenti: organici ridotti al minimo di sopravvivenza ed armamenti in gran parte obsoleti.

La Francia di Mr Macron sembrerebbe essere stata la prima nazione europea a semtire l’esigenza di adeguare le proprie forze armate ai nuovi compiti.

«La nuova legge di programmazione militare 2019-2025 ha l’ambizione di ricucire i rapporti tra l’Armée francese e il presidente Emmanuel Macron che ora intende anche lanciare un servizio nazionale universale, obbligatorio, della durata di tre-sei mesi»

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«Seimila soldati in più, dei quali 1.500 destinati alla cybersicurezza e un budget complessivo, per l’intero periodo, portato a 295 miliardi»

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«Il bilancio annuale della difesa salirà quindi dai attuali 34,2 miliardi previsti per il 2018 a 44 miliardi nel 2023, con un incremento del 35,8% rispetto al 2017, e si porterà a 50 miliardi nel 2025»

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«Il progetto prevede l’assunzione di 6mila effettivi (3mila entro il 2023), interrompendo una tendenza alla riduzione degli occupati (-60mila tra 2005 e 2015). Circa 1.500 saranno destinati alla cyberdifesa e l’informatica, sulla quale la Francia intende moltiplicare gli sforzi, altri 1.500 all’intelligence.»

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«Sul piano più convenzionale, si prevede il varo di una nuova portaerei – la Charles de Gaulle, attiva dal 2001, è spesso ferma per riparazioni e oggi per ristrutturazioni – entro il 2025 oltre a quattro sottomarini barracuda e tre fregate multimissione. Saranno operativi 28 nuovi caccia Rafale, mentre 55 Mirage 2000 della Dassault saranno modernizzati. I nuovi aerei cisterna saranno consegnati nel 2023 e non più nel 2025»

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«Alla dissuasione nucleare saranno destinati 37 miliardi da oggi al 2025: dovrebbe essere lanciato un programma per la costruzione di sottomarini di terza generazione e un altro per un nuovo missile nucleare aerotrasportato.»

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Questo progetto militare sembrerebbe voler coprire due differenti aspetti: sia l’efficienza delle forze armate sia riportare allo stato dell’arte l’industria bellica francese.

Sono due componenti complementari e simbiotiche, da lungo tempo trascurate.


Sole 24 Ore. 2018-02-15. Francia, 300 miliardi per la difesa

Una nuova portaerei. Un maggior potere di dissuasione nucleare, per garantire l’«autonomia strategica» della Francia, senza dimenticare però la volontà di collaborare più strettamente con alcuni partner europei, tra i quali anche l’Italia. Seimila soldati in più, dei quali 1.500 destinati alla cybersicurezza e un budget complessivo, per l’intero periodo, portato a 295 miliardi. La nuova legge di programmazione militare 2019-2025 ha l’ambizione di ricucire i rapporti tra l’Armée francese e il presidente Emmanuel Macron che ora intende anche lanciare un servizio nazionale universale, obbligatorio, della durata di tre-sei mesi, che potrà anche svolgersi nelle forze armate.

Un bilancio in espansione

Il bilancio annuale della difesa salirà quindi dai attuali 34,2 miliardi previsti per il 2018 a 44 miliardi nel 2023, con un incremento del 35,8% rispetto al 2017, e si porterà a 50 miliardi nel 2025. Il progetto prevede l’assunzione di 6mila effettivi (3mila entro il 2023), interrompendo una tendenza alla riduzione degli occupati (-60mila tra 2005 e 2015). Circa 1.500 saranno destinati alla cyberdifesa e l’informatica, sulla quale la Francia intende moltiplicare gli sforzi, altri 1.500 all’intelligence. Insieme alla legge di programmazione, il consiglio dei ministri ha varato anche una nuova dottrina in questo settore: gli attacchi informatici degli altri stati, per spionaggio e sabotaggio, e la diffusione di virus sembrano essere i rischi considerati più gravi.

Al nucleare 37 miliardi

Sul piano più convenzionale, si prevede il varo di una nuova portaerei – la Charles de Gaulle, attiva dal 2001, è spesso ferma per riparazioni e oggi per ristrutturazioni – entro il 2025 oltre a quattro sottomarini barracuda e tre fregate multimissione. Saranno operativi 28 nuovi caccia Rafale, mentre 55 Mirage 2000 della Dassault saranno modernizzati. I nuovi aerei cisterna saranno consegnati nel 2023 e non più nel 2025. Sarà inoltre rilanciato il programma Scorpion per i blindati di medie dimensioni (Griffon e Jaguar). Parigi vuole inoltre lanciare nuovi satelliti artificiali per la sorveglianza esoatmosferica. Alla dissuasione nucleare saranno destinati 37 miliardi da oggi al 2025: dovrebbe essere lanciato un programma per la costruzione di sottomarini di terza generazione e un altro per un nuovo missile nucleare aerotrasportato.

Collaborazione con l’Italia

La legge – che sarà esaminata dall’Assemblée Nationale dal 12 marzo e dal Senato a maggio – non dimentica il progetto di difesa europea, che Macron aveva rilanciato a settembre nel suo discorso alla Sorbona. Viene riconfermata l’intenzione di approfondire i legami con un gruppo inizialmente ristretto di Paesi: la Germania innanzitutto, con la quale la Francia ha dato vita alla Brigata francotedesca forte di circa 6mila effettivi. Saranno però cercate «sistematicamente» opportunità di cooperazione più strette nel settore spaziale, «in particolare con italiani e tedeschi». Il nostro paese sarà coinvolto, insieme a Germania e Spagna, nel programma per il drone europeo Male (Medium Altitude Long Endurance) – sul quale dovrebbe essere coinvolta la Leonardo – e nel progetto della nave di supporto logistico (con funzioni di cisterna) Flotlog, per il quale era stata avviata una collaborazione con Fincantieri. Più in generale, il documento del ministro delle Forze armate segnala l’interesse ad approfondire le relazioni bilaterali con Italia e Spagna.

La leadership francese

È innegabile l’interesse della presidenza Macron di confermare e rafforzare la leadership, in Europa, delle forze armate francesi, presenti peraltro anche all’estero e in diversi territori d’oltremare. L’idea è quella di dare alla Francia un ruolo catalizzatore, se non organizzativo nelle coalizioni di cui fa parte attraverso la sua superiorità produttiva e tecnologica. Il settore comprende in Francia 10 grandi gruppi, 4mila imprese piccole medie e “di dimensioni intermedie” (le Eti) e 200mila lavoratori nell’indotto. Altre 27mila imprese hanno tra i loro clienti le Forze armate. Verrà quindi creato un Defence Lab , una piattaforma per sostenere le innovazioni tecnologiche, affianco al Def’invest che si occupa del consolidamento le imprese strategiche.

Ricucire i rapporti

La legge intende anche ricucire i rapporti tra il presidente e i militari. Erano iniziati decisamente male. Il 13 luglio, alla vigilia della festa nazionale, Macron aveva annunciato per il 2017 tagli alle spese per 850 milioni di euro, la maggior riduzione subita dai ministeri francesi, per rispettare il tetto del 3% per il deficit pubblico. Il capo di Stato maggiore Pierre de Villiers, al grido di «Non mi farò baiser così» (“baisier”, in francese, significare molto più che “baciare”) dette le dimissioni. Il presidente aveva però anche promesso di portare le spese militari al 2% del pil, come chiesto dalla Nato, dall’1,78% del 2017. La legge proposta dalla ministra delle Forze Armate Florence Parly ha proprio questa ambizione, anche se l’obiettivo – per rispettare i vincoli europei – viene programmato per il 2025, dopo la fine del quinquennato presidenziale.

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Pubblicato in: Armamenti, Problemi militari, Russia

Russia. Testati i missili anti missile Prs-1M.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-18.

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Già il 27 novembre dello scorso anno la Russia aveva iniziato a testare sul campo il nuovo sistema missilistico PRS-1M.

Russia testa con successo missile intercettore PRS-1M

«Il Ministero della Difesa russo ha riportato che l’aeronautica russa (VKS) ha testato il nuovo missile anti-balistico PRS-1M presso il poligono di Sary-Shagan (Repubblica del Kazakhstan).

Il Colonnello Andrey Prikhodko dell’aeronautica russa ha confermato che gli obiettivi della missione sono stati raggiunti e ha aggiunto: “Il missile ha eseguito con successo le istruzioni e ha colpito un obiettivo simulato“, senza aggiungere altri dettagli.

Il PRS-1M fa parte del sistema anti-balistico A-135 e può essere lanciato sia da silos rinforzati che da veicoli TEL. Il missile è stato sviluppato da KB Motor congiunta alla OJSC Avangard.

La struttura del nuovo missile è dotata di uno scudo protettivo per alte temperature costituita di materiali compositi e il missile è equipaggiato con un motore più potente che ne aumenta la velocità di 4km/s rispetto alla vecchia versione. Inoltre sono stati effettuati vari aggiornamenti tra cui quello al sistema di guida (in grado di resistere ad accelerazioni fino a 300G).

Il missile è in grado distruggere obiettivi a 350km e ad un’altitudine massima di circa 40-50km (è possibile che verrà equipaggiato anche con testate nucleari).»

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Di questi giorni le ulteriori notizie di nuovi lanci di prova.

Analisi sulla nuova arma anti-missile russa che difenderà Mosca

«I test dei missili intercettori modernizzati PRS-1M dal poligono di tiro di Sary-Shagan si svolgono all’interno del programma di aggiornamento del sistema di difesa missilistico esistente a Mosca e nel distretto centrale industriale A-135 per aumentare le sue capacità.

Lo ha riferito a Sputnik l’esperto militare russo e membro del Consiglio civico del ministero della Difesa Igor Korotchenko.

In precedenza l’organo ufficiale del dicastero militare russo “Krasnaya Zvezda” ha riferito che nel poligono di tiro di Sary-Shagan in Kazakistan è stato testato il sistema di difesa anti-missile modernizzato. Successivamente il ministero della Difesa ha pubblicato il video del test.


“Il missile intercettore PRS-1M testato, che sostituisce i razzi 53T6 ormai a fine servizio, sono di fatto una nuova arma. Rispetto alle dimensioni e caratteristiche del precedente razzo di contraerea, il PRS-1M è dotato di un nuovo propulsore e di apparecchiature elettroniche radicalmente nuove, sono notevolmente aumentate la velocità e l’altezza d’intercettazione del missile, così come l’efficacia della distruzione di obiettivi individuali e di gruppo,” — ha detto Korochenko.


Ha ricordato che attualmente la Russia sta sviluppando contemporaneamente il nuovo sistema missilistico antiaereo di quinta generazione S-500, in grado di distruggere bersagli non solo nell’atmosfera, ma anche nello spazio vicino.»

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Grandi sono infatti le attese sul sistema S-500, cui la Russia sta lavorando da lungo tempo.

«The S-500 Prometey (Russian: C-500 Прометей, Prometheus), also known as 55R6M “Triumfator-M.”, is a Russian surface-to-air missile/anti-ballistic missile system intended to replace the A-135 missile system currently in use, and supplement the S-400. The S-500 is under development by the Almaz-Antey Air Defence Concern and with its characteristics it will be much similar to the US Terminal High Altitude Area Defense system

The S-500 is a new generation surface-to-air missile system. It is designed for intercepting and destroying intercontinental ballistic missiles as well as hypersonic cruise missiles and aircraft, for air defense against Airborne Early Warning and Control, and for jamming aircraft. With a planned range of 600 km (370 mi) for Anti Ballistic Missile (ABM) and 400 km (250 mi) for the air defense, the S-500 would be able to detect and simultaneously engage up to 10 ballistic hypersonic targets flying at a speed of 5 kilometres per second (3.1 mi/s; 18,000 km/h; 11,000 mph) to a limit of 7 km/s (4.3 mi/s; 25,000 km/h; 16,000 mph). It also aims at destroying hypersonic cruise missiles and other aerial targets at speeds of higher than Mach 5 as well as spacecraft. The altitude of a target engaged can be as high as 180–200 km (110–120 mi). It is effective against ballistic missiles with a launch range of 3,500 km (2,200 mi), the radar reaches a radius of 3,000 km (1,300 km for the EPR 0,1 square meter).

The system will be highly mobile and will have rapid deployability. Experts believe that the system’s capabilities can affect enemy intercontinental ballistic missiles at the middle and end portions of flight, but reports by Almaz-Antey say that the external target designation system (RLS Voronezh-DM and missile defense system A-135 radar Don-2N) will be capable of mid-early flight portion interceptions of enemy ballistic missiles, which is one of the final stages of the S-500 project.

In 2009, the system was under development at the design stage at Almaz-Antey and had been planned to be completed in 2012. In February 2011, it was announced that the first S-500 systems should be in serial production by 2014. Under the State Armament Programme 2020 (GPV-2020), the plan is to purchase 10 S-500 battalions for the Russian Aerospace Defense (VKO).

The main components of the S-500 will be:

– the launch vehicle 77P6, based on the BAZ-69096 10×10 truck;

– the command posts 55K6MA and 85Zh6-2 on BAZ-69092-12 6×6;

– the acquisition and battle management radar 91N6A(M), a modification of the 91N6 (Big Bird) towed by the BAZ-6403.01 8×8 tractor;

– the 96L6-TsP acquisition radar, an upgraded version of the 96L6 (Cheese Board) on BAZ-69096 10×10;

– the multimode engagement radar 76T6 on BAZ-6909-022 8×8;

– the ABM engagement radar 77T6 on BAZ-69096 10×10.» [Fonte]

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Scanso di equivoci, il fatto che in questo articolo si sia parlato di missili antimissili russi non significa minimamente che americani e cinesi non dispongano o stiano approntando sistemi di arma analoghi. Anzi, i sistemi americani THAAD sono già operativi, da qualche anno.

Pubblicato in: Armamenti, Medio Oriente

Siria. Dopo il Su-25 adesso è un F16 israeliano ad essere abbattuto.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-10.

Syria 2018-02-10

Come per il caso del Su-25 abbattuto la settimana scorsa, anche adesso che è stato abbattuto un F16 israeliano le polemiche infuriano. Tutte le parti in causa si accusano vicendevolmente di ogni possibile nequizia, e spesso qualcosa di più.

Solo sull’unico elemento che sta emergendo quasi nessuno osa parlarne.

I mezzi di difesa antiaerei hanno avuto negli ultimi decenni sviluppi tecnici impressionanti.

Al momento attuale un razzetto portatile a spalla, del valore di poche decine di migliaia di dollari, può abbattere un aeroplano del valore di venti – trenta milioni di dollari.

E non si tratta solamente di un gradiente economico incredibilmente elevato.

I tempi di costruzione di un missile terra – aria del tipo impiegato si aggirano sulla settimana lavorativa, mentre quelli di un aeroplano da combattimento sui due anni.

Il tempo necessario per addestrare un fante all’uso del missile terra – aria non supera la giornata, mentre la formazione di un pilota da caccia richiede dai tre ai sei anni.

In altri termini, in caso di conflitto, le rispettive aviazioni sarebbero in breve decimate nei mezzi e nei piloti, e si tornerebbe a modalità combattive dell’era pre – aeronautica.

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Ci si pensi bene, molto bene.

Questa è una realtà di cui è necessario prendere atto.

L’illusione che la guerra vera sia assimilabile ai video games è sempre dura a morire, ma sul campo di battaglia è morta, e da un bel pezzo.


Il pilota abbattuto in Siria nel Su-25 non attendeva la minaccia

«Il Su-25 russo è stato abbattuto a Idlib da un MANPADS, il pilota russo, probabilmente a bassa quota, non sapeva che in questa zona di distensione potevano verificarsi minacce per la sicurezza.

Lo ha detto il presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici, il dottore in scienze militari Kostantin Sivkov. In precedenza il ministero della Difesa russo ha dichiarato che il caccia russo Su-25 è stato abbattuto da un MANPADS nella provincia siriana di Idlib, il pilota è morto in combattimento con i terroristi. Successivamente, le Forze Armate russe hanno attaccato i miliziani di Al-Nusra a Idlib, eliminando più di 30 terroristi.»

*

«Le apparecchiature radar dell’aereo non possono tenere traccia dell’attacco di armi portatili terra-aria di tipo “Stinger” o “Igla”, il puntamento è passivo, non emettono segnali. L'”Igla” si può usare a tre chilometri e, quindi, il Su-25 è volato a bassa quota, il che suggerisce che il pilota pensava si trattasse di una zona di sicurezza, che nessuno sparasse»

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Israeli warplane crashes amid cross-border escalation with Syria

An Israeli jet has been downed by Syrian anti-air fire after Israel intercepted an Iranian drone launched from Syria. The incident is one of the most serious involving Israel, Iran and Syria amid the Syrian civil war.

Israel planes on Saturday carried out attacks on “Iranian targets” in Syria after intercepting a drone, with one F16 fighter downed by heavy anti-aircraft counter fire, a military spokesman said.

Israeli military spokesman Jonathan Conricus wrote on Twitter that the plane had crashed in Israel but that the pilots were safe, saying that the incident occurred as Israeli forces attacked the “Iranian control systems in Israel” responsible for the launch of the drone.

Israeli police said the F16 crashed in the Jezreel Valley in northern Israel. The pilots were taken to hospital for treatment, according to the military, with one seriously wounded and the other lightly.

In a separate statement, the military said that a “combat helicopter successfully intercepted an Iranian UAV that was launched from Syria and infiltrated Israel.”

It said it had carried out “large-scale” attacks on at least a dozen Iranian targets in Syria in response to the drone’s intrusion into Israeli airspace.

Mutual blame game

The Syrian state news agency SANA quoted an unidentified military source as saying Syrian forces had responded with anti-aircraft fire to an Israel act of “aggression” against a military base and that more than one Israeli plane had been hit.

The Israeli military insists that only one plane was affected.

Israel’s targeting of an Iranian site in Syria marks an escalation in military action involving the three countries and is one of the most serious incidents of its type since the Syrian civil conflict began eight years ago.

Iran and its Lebanese militia ally, Hezbollah, are both major players in Syria’s multi-faceted civil war, while Israel has experienced spillover violence from the fighting; shooting down several drones that have tried to infiltrate its territory among other things.

Israel has of late been warning of increased Iranian involvement along its border in Syria and Lebanon, fearing that Iran could use Syrian territory as a base for attacks.

Israeli missiles also this week targeted a Syrian military research center near Damascus.

Pubblicato in: Armamenti, Problemi militari, Russia

Sukhoi 25 russo abbattuto ad Idlib.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-03.

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Russian warplane shot down in north-west Syria

«Preliminary information suggested a portable ground-to-air missile was used to hit the plane in an area under the control of al-Qaida’s Syrian link, the ministry’s Zvezda TV reported.»

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A Russian Sukhoi-25 fighter jet has been shot down near Idlib in Saraqeb in north Syria

Russia Confirms Warplane Downed in Syria; Pilot Dies in ‘Fight’ With Rebels

Tahrir Al-Sham Claims Responsibility For Shooting Down Russian SU-25 – Reports

«According to the preliminary information, the jet was shot down from a man-portable air-defense system»

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2018-02-03__Syria__001

Quanto accaduto dovrebbe costituire materia di ampia riflessione.

Se è vero che la potenza di fuoco dei moderni cacciabombardieri è notevole, è altrettanto vero quanto essi siano vulnerabili.

Un missile terra – aria trasportabile a mano, del costo variabile tra i 30,000 ed i 100,000$, può distruggere un aereo del costo di decine di milioni.

Non solo. Mentre per costruire un Sukhoi 25 servono circa sedici mesi, quei missiletti possono essere prodotti su larga serie.

Né si venga a dire che i ribelli siano in grado di progettare e costruire un simile missile: quindi, qualcuno glielo ha fornito.


Bbc. 2018-02-03. Russian fighter jet shot down in Syria’s Idlib province

A Russian Sukhoi-25 fighter jet has been shot down in a rebel-held area in Syria’s north-western province of Idlib.

The Russian defence ministry said the pilot had ejected into an area believed to be controlled by the jihadist Hayat Tahrir al-Sham alliance.

Although he survived the crash he was killed in a ground fight, Moscow said.

Hayat Tahrir al-Sham – formerly linked to al-Qaeda – said it had shot down the plane.

The Syrian government, backed by Russian air power, launched a major offensive in December against rebel groups in Idlib.

What more do we know of the incident?

The Sukhoi-25, a close-support ground-attack aircraft, was operating over the town of Maasran in Idlib.

There had been dozens of Russian air strikes in the area over the previous 24 hours, monitoring groups said.

Video posted on social media showed the jet being hit and quickly catching fire, before spiralling to the ground.

Video from the ground showed the wreckage with red stars on the wings.

Russia’s defence ministry said: “The pilot had enough time to report that he had ejected in an area controlled by the militants”.

“During a battle with terrorists, the pilot was killed.”

Other video on social media showed a bloodied body in a uniform.

Who shot the plane down?

In a statement released on social media, the Hayat Tahrir al-Sham group claimed it had shot down the plane using a shoulder-launched surface-to-air missile.

The group said the plane had been carrying out on air raid over the nearby city of Saraqeb.

Hayat Tahrir al-Sham has operated in the region for years under a series of different names.

How are the Russians responding?

The defence ministry said it was making all possible efforts to retrieve the body.

However, social media posts also reported a salvo of cruise missiles had been fired into Idlib province from Russian navy vessels in the Mediterranean.

The Russian defence ministry confirmed only that “a series of high-precision weapons strikes has been delivered on the area”.

Is this a rare event?

Very. It could be the first time rebels have shot down a Russian fighter jet since Moscow began its Syria campaign in September 2015, although rebels did bring down a helicopter in 2016.

About 45 Russian military personnel have been confirmed dead in Syria, along with an unknown number of contractors.

Here are the air force losses:

– Dec 2017: Shelling damages several planes at the Hmeimim airbase, with two Russian servicemen killed

– Dec 2016: A Tu-164 carrying 92 people – including army musicians – crashes into the Black Sea after taking off for Syria from Sochi, killing all on board

– Aug 2016: All five people on board a helicopter are killed when it is shot down over Idlib

– Nov 2015: Turkish warplanes shoot down a Sukhoi-24. One pilot is killed, the other rescued. The incident sparks a severe deterioration of bilateral relations

What’s going on in Idlib?

It is supposed to be a “de-escalation zone”, as agreed by Turkey, Russia and Iran. But fighting escalated in November and the Syrian government launched a major offensive there in December.

Hayat Tahrir al-Sham is the main adversary.

There are 2.65 million people in north-western Syria as a whole, the UN says, and 1.16 million of them are internally displaced people (IDPs).

Is this the only fighting in north-west Syria?

No. Turkey launched an operation on 20 January called “Olive Branch” aimed at removing Kurdish militiamen from Afrin, to the north-west of the city of Aleppo.

The Turkish army said seven Turkish soldiers were killed in action on Saturday, including five who died in an attack on a tank by the Kurdish YPG (People’s Protection Units) militia.

It was heaviest Turkish death toll in one day since the operation began.

Kurds in Syria also reacted furiously to a video showing the body of a female Kurdish fighter killed in battle.

Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Merkel. Liberal al diavolo. Pecunia non olet.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-25.

2018-01-25__Merkel_Armi__001

Comme d’habitude, il titolo del Deutsche Welle riporta una mezza verità.

Germany’s cabinet approved record-breaking arms exports.

Fatto vero ed incontestabile, ma riportato in modo non completo.

«Germany’s current government has approved massive arms exports to countries in conflict areas … to dictatorships»

Sono due cose totalmente differenti.

I dittatori sanguinari che pagano bene le armi con le quali reggersi al potere sono benefattori dell’umanità, intendendo ovviamente per ‘umanità‘ Frau Merkel, Herr Schulz e loro sodali.

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È anche vero che i tedeschi esportano bare cingolate.

Siria, Leopard 2 decimati dall’ISIS: la Turchia dimentica la Storia e riceve una dura lezione

Erdogan fa la guerra ai curdi con i carri armati venduti dalla Germania: polemica

Focus: i politici tedeschi sono indignati per i carri armati americani in Germania

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«Germany’s current government has approved massive arms exports to countries in conflict areas, according to a new report»

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«Angela Merkel’s government has approved over €25.1 billion ($30.9 billion) worth of weapons sales since taking power in 2014»

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«This puts the current administration, a coalition of Merkel’s center-right Christian Democrats (CDU) and the center-left Social Democrats (SPD), above any other German government in modern history»

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«Ahead of the 2013 coalition agreement, the SPD had pledged to impose strict rules on exporting weapons»

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«it was “unbelievable” that Germany would deliver weapons to dictatorships»

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«The top-ten list also features three Middle Eastern nations involved in the Yemen conflict – Egypt, Saudi Arabia, and the United Arab Emirates»

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Alcune considerazione diventano a questo punto mandatorie.

– Per anni la Germania è andata predicando quanto fosse disetico ed immorale fornire armamenti a paesi in guerra: aveva fatto il sermone a destra e manca, ergendosi a giudice severo morale.

– La Große Koalition aveva più volte fatto approvare al Bundestag mozioni di fuoco contro i venditori di armi, che aveva etichettato con termini alieni all’usuale linguaggio diplomatico.

– Adesso, per raccattare 31 miserabili miliardi di dollari, vende di tutto a paesi belligeranti. E questo sarebbe ancora il meno.

– Vende armamenti a paesi “dictatorships“: ossia a regimi dittatoriali che ignorano cosa sia la umana pietas. Ma vendendo loro armamenti, ed in dovizia, altro non fa che sostenere proprio quei regimi dittatoriali che a parole dice di combattere.

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Ma la cosa più scandalosa di tutte è che questa decisione non è stata presa da un governo lecitamente eletto.

Frau Merkel è in regime di prorogatio, ossia per le leggi tedesche potrebbe gestire solo la ordinaria amministrazione: e sicuramente la vendita di tali quantità di armamenti esula di gran lunga dall’ordinaria amministrazione.

Non solo.

Leggi e procedure avrebbero imposto un passaggio parlamentare: mentre invece, quella che il Deutsche Welle pudicamente denomina “current administration” ha deciso in modo autonomo, alla chetichella.

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Nessuno intende usare parole forti e dure senza un adeguato motivo.

Tuttavia questa situazione richiederebbe invero parole dure, durissime.


Deutsche Welle. 2018-01-24. Germany’s cabinet approved record-breaking arms exports

Germany’s current government has approved massive arms exports to countries in conflict areas, according to a new report. The CDU-SPD cabinet also set new records for selling weapons, despite pledges to reduce it.

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Angela Merkel’s government has approved over €25.1 billion ($30.9 billion) worth of weapons sales since taking power in 2014.

This puts the current administration, a coalition of Merkel’s center-right Christian Democrats (CDU) and the center-left Social Democrats (SPD), above any other German government in modern history, public broadcaster ARD reported on Tuesday.

The most drastic change comes in exports to nations outside EU and NATO – Berlin approved €14.48 billion in arms between 2014 and 2017. This marks a 47 percent increase compared to the 2010-2013 cabinet, which was also run by Merkel.

Ahead of the 2013 coalition agreement, the SPD had pledged to impose strict rules on exporting weapons. The deal also placed the SPD’s Sigmar Gabriel at the head of Germany’s economy ministry, giving him key oversight of the exports.

Left accuses the cabinet of ‘moral decay’

Germany’s ARD said their report was based on data provided by the economy ministry, following an inquiry by the Left party. The broadcaster said the data was preliminary and that the numbers could still rise.

“Four years ago, the SPD promised to turn away from export policy that was purely based on economy,” Stefan Liebich from the Left party told ARD. “In reality, the floodgates were not closed, but opened even wider.”

The Left’s parliamentary leader Dietmar Bartsch went a step further on Wednesday, saying it was “unbelievable” that Germany would deliver weapons to dictatorships.

“The numbers that have now been published show that there also a measure of moral decay which I have not thought possible,” Bartsch said, describing the exports as a “total failure” of the ruling coalition.

The leftist politician also said Germany’s weapons deliveries to Turkey needed to “stop right away.”

Germany’s Greens also bluntly criticized the government, describing their failure to rein in arms exports as a “statement of bankruptcy.”  

The cabinet has been violating its own rules on exporting arms, said the party’s foreign policy expert Omid Nouripour, despite Sigmar Gabriel’s “sermonizing.”

Weapons go to conflict zones

The top importer of German arms is Algeria, which imported €1.36 billion in recent years. The top-ten list also features three Middle Eastern nations involved in the Yemen conflict – Egypt, Saudi Arabia, and the United Arab Emirates.

The report comes at a difficult time for the German government, amid the uproar sparked by photos of German-build tanks deployed by Turkey in Syria. They also cast doubt on the current talks between CDU and SPD on forming then next government, which also include a pledge to “toughen” the rules on arms exports.

Pubblicato in: Armamenti, Russia

Quasi pronte le corvette 20385 e le fregate 23350 armate con missili Zircon.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-02

Gatto Nero

La Tass riporta come i progetti per la costruzione delle nuove classi di corvette e fregate siano quasi arrivati al termine: le consegne dovrebbero iniziare il prossimo anno 2018.

Caratteristica di queste nuove classi sarebbe quella di essere dotate di missili cruise Kalibr-N e Zircon.

I russi sembrerebbero essere arrivati alla fine della fase di test del missile 3M22 Zircon, nella sua fase iniziale progettato come missile anti-nave. La sua caratteristica sarebbe quella di poter volare a basse quote a velocità di oltre 7,500 km/h, potendo così colpire un obiettivo distante 250 kilometri in meno di tre minuti primi.

I dati più recenti suggerirebbero però che la velocità massima sia otto volte quella del suono e la gittata oltre i quattrocento kilometri.

Le portaerei risulterebbero praticamente indifese contro questa innovativa tipologia di arma.

Non che gli americani non ne dispongano: solo che i loro potenziali avversari non sono dotati di flotta di altura eligibile come possibile obbiettivo.

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«The deployment of Tsirkon new anti-ship hypersonic cruise missiles on the Russian Navy’s corvettes and frigates is envisaged by Russia’s state armament plan for 2018-2027, a source in the country’s defense industry told TASS on Tuesday.»

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«The naval component of the new state armament plan prioritizes building Project 20385 and 20386 corvettes and Project 23350 and 23350M frigates with precision weapons that include Kalibr-NK cruise missiles and Tsirkon hypersonic missiles»

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«The Russian Navy operates five Project 20380 corvettes and another five are under construction. Russian shipbuilders have laid down two corvettes of the modernized Project 20385 and a corvette of Project 20386. Possibly, the order for these warships will be increased and their construction will begin at the Yantar Shipyard in the western Kaliningrad Region (currently, the corvettes are under construction at the St. Petersburg-based Northern Wharf Shipyard and the Amur Shipyard in the Far East), the source said.

Four Project 22350 frigates under construction at the Northern Wharf Shipyard are at various stages of their readiness»

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Una considerazione sorge spontanea.

L’Unione Europea spende ogni anno per la difesa 331.124 miliardi di dollari. La Francia ne spende 50.9, la Germania 39.4.

La Russia ne spende 66.4 miliardi.

In realtà le cose stanno in modo alquanto differente.

«Russia’s new state armament plan stipulates allocating 19 trillion rubles ($324 billion) for weapons deliveries and 1 trillion rubles ($17 billion) for synchronizing these efforts».

In altri termini, questo piano di armamento non rientrerebbe nel budget ordinario dello stato.


Tass. 2017-12-25. Russia includes hypersonic missile deployment on Navy’s warships in new armament plan

The deployment of Tsirkon new anti-ship hypersonic cruise missiles on the Russian Navy’s corvettes and frigates is envisaged by Russia’s state armament plan for 2018-2027, a source in the country’s defense industry told TASS on Tuesday.

“The naval component of the new state armament plan prioritizes building Project 20385 and 20386 corvettes and Project 23350 and 23350M frigates with precision weapons that include Kalibr-NK cruise missiles and Tsirkon hypersonic missiles,” the source said.

TASS does not yet have an official confirmation of this information.

The Russian Navy operates five Project 20380 corvettes and another five are under construction. Russian shipbuilders have laid down two corvettes of the modernized Project 20385 and a corvette of Project 20386. Possibly, the order for these warships will be increased and their construction will begin at the Yantar Shipyard in the western Kaliningrad Region (currently, the corvettes are under construction at the St. Petersburg-based Northern Wharf Shipyard and the Amur Shipyard in the Far East), the source said.

Four Project 22350 frigates under construction at the Northern Wharf Shipyard are at various stages of their readiness.

Russia’s Defense Ministry announced in April that the new state armament program “sets the task of completing the development of principally new types of hypersonic weapons and delivering them to the troops.” Russian senator and former commander of Russia’s Aerospace Force Viktor Bondarev said in late November that Russia possessed Tsirkon hypersonic missiles.

Russia’s new state armament plan stipulates allocating 19 trillion rubles ($324 billion) for weapons deliveries and 1 trillion rubles ($17 billion) for synchronizing these efforts. The new state armament plan prioritizes developing nuclear deterrence forces and delivering precision weapons to the troops.

According to the data available as of December 18, the program’s final version had not yet been submitted to Russian President Vladimir Putin for signing.

Tsirkon missiles

As another source in the Russian defense industry told TASS earlier, Tsirkon missiles can be launched with the help of a universal shipborne platform with ZS-14 launchers that are also used for Kalibr and Oniks missiles. Precisely this platform is mounted on Project 20380 corvettes and Project 22350 frigates.

According to public data, the Tsirkon has a firing range of about 400 km and its maximum speed is indicated in the range of 4-6 Mach.

As a source in the defense industry told TASS, the Tsirkon missile reached a speed of 8 Mach during flight tests in April.

Pubblicato in: Armamenti, Problemi militari, Russia, Stati Uniti, Unione Europea

Nato. I sommergibili russi sono stati migliorati, quelli tedeschi kaputt.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-30.

2017-12-14__Sottomarini russi

«Russian submarine activity is at its highest level since the Cold War»

*

«The alliance meanwhile has lost some of its anti-submarine capability»

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«Russian naval build-up threatens transport and communications links between alliance members»

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«the submarine build-up threatened logistic and communications channels between North America and Europe»

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I russi stanno lavorando duramente al rafforzamento della propria flotta sottomarina.

Russia. Varato un altro sommergibile atomico Borei.

Non è solo questione di deterrenza nucleare: la Nato si articola tra gli Stati Uniti e l’Europa, e l’Oceano Atlantico non è ostacolo di poco conto ai trasporti di truppe e materiali.

Mentre arrivano queste notizie poco rassicuranti, se ne aggiungono altre, invero sinistre.

«All of Germany’s six submarines are out of action»

*

«four U-boats are being serviced in boatyards while two others are waiting for a berth»

*

«Defense Minister Ursula von der Leyen views the temporary loss of the underwater fleet …. isn’t happy about it »

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«this is obviously not a good situation»

*

«we would hope the mission readiness was higher, but sometimes with technology the devil is in the detail»

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Alcune semplici considerazioni.

– A parte le forze armate americane, quelle europee della Nato assomigliano a quelle di Re Franceschiello. Pur spendendo ogni anno più di 350 miliardi di euro, quattro volte i russi, le forze europee sono risibili. Un esempio per tutti. Non sono disponibili più di ottocento carri armati, e tutti vetusti: sagome per il tiro al bersaglio dei russi. Non solo: gli europei hanno in linea ben diciassette tipi diversi di carri, con tutti i relativi problemi logistici.

– Gli europei potrebbero mettere in linea non più di duecentomila soldati, mentre i russi ne dispongono per impiego immediato di dieci volte tanti: il numero, diceva Nelson, annienta.

– Gli Occidentali sono abbacinati dalla tecnologia: non sono riusciti ad emergere dalla fase onirica infantile dei sogni sulle guerre stellari.

Non servono armi sofisticate: servono armi che funzionino.

Maggiore è la complessità e la sofisticazione di un’arma, maggiori sono le probabilità di malfunzionamenti e di guasti che le rendono inefficienti. Sei sommergibili su sei fuori uso dovrebbe ben insegnare qualcosa.

– Da ultimo, ma non certo per ultimo, dopo aver visto all’opera la Ministra per la Difesa tedesca Mrs Ursula von der Leyen anche la più ardente femminista si tramuterebbe in una misogina assoluta. È inutile che frigni: deve mettere le forze armate tedesche in grado di essere allo stato dell’arte.


Deutsche Welle. 2017-12-24. NATO chief warns of Russian submarine capability

Russian submarine activity is at its highest level since the Cold War, NATO chief Jens Stoltenberg has said. The alliance meanwhile has lost some of its anti-submarine capability.

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NATO chief Jens Stoltenberg warned in an interview published Saturday that a Russian naval build-up threatens transport and communications links between alliance members.

“Russia has invested massively in its navy, especially submarines,” Stoltenberg told the Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, adding that Moscow has deployed 13 additional submarines since 2014.

“Russia’s submarine activity is now at its highest level since the Cold War,” he said, adding that submarines were active in the Atlantic and Mediterranean and also “near our coastlines.”

Stoltenberg suggested the submarine build-up threatened logistic and communications channels between North America and Europe.

“We are a transatlantic alliance, and we must therefore be in a position to transport troops and equipment over the Atlantic. For that we need secure and open seaways,” he said.

In this strategic environment, NATO plans to establish a new Atlantic and logistics command. The location and structure of the commands is to be determined next year.

Decline in maritime capacity

The NATO chief also warned that since the end of the Cold War the alliance has lost some of its sea capability, especially in countering submarines.

On December 14, 25 member nations of the EU also inaugurated the PESCO pact – backed by NATO – to cooperate more closely on defence projects in the wake of Russia’s annexation of Crimea in 2014.

A first batch of 17 projects includes a Belgian-led effort to develop submarine drones to tackle mines at sea.

Past efforts to integrate EU defence had been frustrated, first by French reluctance and later by British opposition to a “European Army.”

Abstainers from PESCO are Denmark, Malta and Britain, which plans to leave the EU bloc in 2019.

Associated Press. 2017-12-24. Germany’s entire submarine fleet is now out of action

BERLIN (AP) — All of Germany’s six submarines are out of action, and the country’s defense minister isn’t happy about it.

The Kieler Nachrichten newspaper reports that four U-boats are being serviced in boatyards while two others are waiting for a berth.

Asked how Defense Minister Ursula von der Leyen views the temporary loss of the underwater fleet, her spokesman said Friday that “this is obviously not a good situation.”

Jens Flosdorff told reporters in Berlin that “we would hope the mission readiness was higher, but sometimes with technology the devil is in the detail.”

U-boats became the pride of the German navy in World War I, when the Kaiser’s submarines dealt several heavy blows to the British navy.

Pubblicato in: Armamenti, Geopolitica Militare, Russia, Stati Uniti

Putin il satanico. Potrebbe far precipitare Occidente nel chaos con poca fatica.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-25.

2017-12-16__Putin il satanico. __001

Una canzone alpina, scritta durante la prima campagna di Albania, recitava in un ritornello:

«Starò piuttosto senza mangiare,

ma l’amore lo voglio far.»

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«According to a recent report for the Policy Exchange think tank, the world’s submarine network comprises an estimated 213 independent cable systems and 545,018 miles (877,121 km) of fibre.»

*

«an estimated 97% of global communications and $10 trillion in daily financial transactions are transmitted by cables under the ocean»

*

«Because Russia in addition to new ships and submarines continues to perfect both unconventional capabilities and information warfare»

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«Can you imagine a scenario where those cables are cut or disrupted, which would immediately and potentially catastrophically affect both our economy and other ways of living»

*

«Undersea cables are the indispensable infrastructure of our time, essential to our modern life and digital economy, yet they are inadequately protected and highly vulnerable to attack at sea and on land, from both hostile states and terrorists»

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È con la Guerra di Secessione che i militari razionalizzarono l’importanza di fare incursioni nelle retrovie avversarie al fine di tagliare i fili telegrafici. Le telecomunicazioni avevano assunto un ruolo strategico, così come le strade ferrate.

Per le centrali telefoniche terrestri sono disponibili armi molto sofisticate, che tolgono anche l’incomodo di tagliare fisicamente i fili:

Trump. Contro la Korea del Nord potrebbe usare le bombe Champs.

*

Se si guarda la mappetta diventa evidente che se lo stato maggiore russo non avesse pensato a tagliare le comunicazioni transcontinentali occidentali lo si sarebbe dovuto mandare in Siberia per palese incompetenza.

Il vero problema consiste nel fatto che è semplicemente impossibile impedire un attacco organizzato contro il quasi milione di kilometri di cavi sottomarini.

Tuttavia, ci si dovrebbe domandare se un’operazione del genere possa o meno risultare di reale beneficio all’attaccante, ossia, se la posta valga la candela.

Ben difficilmente un conflitto est – ovest potrebbe svolgersi senza l’impiego di armi termonucleari.

Ma in caso di conflitto reale, le comunicazioni militare dovrebbero passare tutte per via satellitare, sempre che le superpotenze non si fossero dotate di armi in grado di neutralizzare anche i satelliti delle telecomunicazioni.

In caso però di conflitto a livello inferiore, il blocco delle telecomunicazioni transcontinentali concorrerebbe significativamente a generare chaos in campo occidentale. Il blocco orientale, infatti, non utilizza più di tanto questo tipo di rete e potrebbe sopravvivere abbastanza bene anche se questa rete fosse stata messa fuori uso.

Una cosa sembrerebbe essere evidente:

«Russia …. continues to perfect both unconventional capabilities and information warfare».

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«Can you imagine a scenario where those cables are cut or disrupted, which would immediately and potentially catastrophically affect both our economy and other ways of living»

Sì: ce lo si potrebbe immaginare facilmente.


Bbc. 2017-12-15. Russia a ‘risk’ to undersea cables, defence chief warns

The UK’s most senior military officer has warned of a new threat posed by Russia to communications and internet cables that run under the sea.

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Air Chief Marshal Sir Stuart Peach, the chief of the defence staff, said Britain and Nato needed to prioritise protecting the lines of communication.

He said it would “immediately and potentially catastrophically” hit the economy if they were cut or disrupted.

The cables criss-cross the seabed, connecting up countries and continents.

Could Russian submarines cut off the internet?

How much of a threat does Russia pose?

Four facts about undersea cables

According to a recent report for the Policy Exchange think tank, the world’s submarine network comprises an estimated 213 independent cable systems and 545,018 miles (877,121 km) of fibre.

But it said a lack of formal state ownership meant cables do not have strong protection in international law.

Despite that, an estimated 97% of global communications and $10 trillion in daily financial transactions are transmitted by cables under the ocean.

Speaking to the Royal United Services Institute defence think tank, Sir Stuart said the vulnerability of undersea lines posed a “new risk to our way of life”.

“In response to the threat posed by the modernisation of the Russian navy, both nuclear and conventional submarines and ships, we along with our Atlantic allies have prioritised missions and tasks to protect the sea lines of communication,” he said.

He said it was “very, very important” to understand how important that mission was for Nato.

“Because Russia in addition to new ships and submarines continues to perfect both unconventional capabilities and information warfare.”

The UK and its allies needed to “match and understand Russian fleet modernisation”, he added.

“There is a new risk to our way of life, which is the vulnerability of the cables that criss-cross the seabeds,” he said.

“Can you imagine a scenario where those cables are cut or disrupted, which would immediately and potentially catastrophically affect both our economy and other ways of living.”

According to the Policy Exchange report – published earlier this month – many cable systems are potentially at risk.

“Undersea cables are the indispensable infrastructure of our time, essential to our modern life and digital economy, yet they are inadequately protected and highly vulnerable to attack at sea and on land, from both hostile states and terrorists,” the report concluded.

Conservative MP Rishi Sunak, author of the report, warned a successful attack on the UK’s network of undersea communications cables could deal a “crippling blow” to the country’s security and economy.

He said the locations of the cables were “both isolated and publicly available” and a successful attack would be an “existential threat to our security”.

Writing a foreword to the document, Admiral James Stavridis, a former US Navy officer and ex-Nato supreme allied commander, said: “It is not satellites in the sky, but pipes on the ocean floor that form the backbone of the world’s economy.”

He also warned of a potential threat from China and Iran, as well as Russia.

He called for the creation of more “dark cables”, to be kept in reserve, and said Nato must be prepared to defend global submarine cables, if necessary.

It comes after a ship dragging its anchor cut three undersea internet cables connecting the Channel Islands to the UK last year.

It resulted in slower internet connections and phone problems across the islands.

Analysis.

Fears of Russia cutting, disrupting or “wire tapping” undersea communication lines are growing.

Defence and intelligence chiefs see not just increased Russian submarine activity, but its willingness to use unconventional asymmetric warfare.

In highlighting this threat, Air Chief Marshall Peach was admitting Britain and its Nato allies were ill-prepared to deal with the prospect of such an attack.

There’s been a significant increase in Russian submarine activity in the North Atlantic, particularly the GIUK (Greenland, Iceland and the UK) gap.

Britain certainly doesn’t have enough ships, submarines and aircraft to mount a constant watch.

The UK will be getting new maritime patrol aircraft in the next decade, but for now has had to rely on the help of other Nato aircraft to hunt down submarines.

Nato’s former top military Chief Admiral Stavridis recently said: “We’ve allowed this vital infrastructure to grow increasingly vulnerable and this should worry us all.”

Pubblicato in: Armamenti, Russia

Russia. Varato un altro sommergibile atomico Borei.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-21.

2017-12-14__Sottomarini russi

I sommergibili atomici russi della classe Borei sono quelli all’attuale stato dell’arte.

Una nota degna di rilievo.

I nomi celebrano il ricordo di eminenti personaggi tutti pre era comunista e tutti nomi dell’alta aristocrazia russa: Prince Vladimir, Prince Oleg, Generalissimus Suvorov, Emperor Alexander III e Prince Pozharsky.

Il Generalissimo Aleksandr Vasil’evič Suvorov, Conte di Suvorov e Principe di Italia, fu uno dei massimi generali russi di tutti i tempi. Combatté e vinse oltre sessanta grandi battaglie, quasi sempre in stato di grande inferiorità numerica. A lui si devono i grandi successi russi nella guerra dei sette anni, nella guerra russo-turca del 1768-1774, ed in quella successiva del 1787-1792.

Chi non conosca la storia russa potrebbe invece restare stupito di vedere il nome dello Czar Alessandro III Romanov. Se è vero che fu un rigido conservatore, e per questo vilipeso e sbeffeggiato durante il periodo comunista, è altrettanto vero che fu anche colui che identificò nella Francia il partner europeo con cui concludere nel 1894 quel trattato difensivo che alla fine esitò nella Triplice Intesa. Era una persona che sapeva guardare lontano, molto lontano.

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In ogni caso, resta sempre più misterioso come possa la Russia sciorinare in continuazione sistemi d’arma sofisticati con un budget militare ufficiale di settanta miliardi di Usd all’anno. Il Prince Vladimir sembrerebbe essere costato circa due miliardi di dollari.


Russia’s Borei-class advanced submarines

MOSCOW, November 16. /TASS/. The Project 09552 (Borei-A-class) nuclear-powered submarine Prince Vladimir will be floated out at the Sevmash Shipyard in Severodvinsk in north Russia on November 17, 2017.

Borei-class (Project 09550, 09551 and 09552) submarines are a series of Russian strategic missile-carrying underwater cruisers.

The fourth-generation nuclear subs have been developed by the Rubin Central Design Bureau for Marine Engineering (St. Petersburg) under the direction of Chief Designer Vladimir Zdornov. They are designed to replace the previous series of submarines – the Project 941 Akula-class subs (operational in the Navy since 1981) and the Project 667BDRM Delfin underwater cruisers (operational since 1984). Borei-class submarines are under construction at the Sevmash Shipyard in Russia’s northern Arkhangelsk Region.

Submarine characteristics

The Borei is a double-hull submarine: the crew, the reactor, the turbines, the missile silos and other major systems and mechanisms are housed in the inner hull capable of withstanding high water pressure; the external hull forms the sub’s streamlined shape.

According to data from open sources, the Project 955 submarine measures 170m long and 13.5m wide and a draft of 10m.

The sub displaces 14,720 tonnes in its surface position and 24,000 tonnes in its submerged position. The Borei has a depth capability of 400 meters and can develop a surface speed of 15 knots (27.78 km/h) and a submerged speed of up to 29 knots (53.7 km/h). It has a sea endurance of 90 days and a crew of 107.

The submarine is furnished with a single-shaft steam-turbine nuclear power plant with a capacity of about 50,000 horsepower developed by the Afrikantov Experimental Design Bureau for Mechanical Engineering (Nizhny Novgorod). The submarine’s OK-650V water-cooled and water-moderated reactor has a thermal capacity of 190 MW.

Armament

The submarine is armed with the D-30 missile system (16 launchers of Bulava intercontinental ballistic missiles) and 533mm torpedo tubes. Under the initial Project 09550, the Borei subs should have been armed with R-39UTTKh Bark missiles developed by the Makeyev State Rocket Center (Miass, the Chelyabinsk Region). However, the work on this armament system was terminated after a series of failed tests and the submarine’s design was modified for the Bulava missile developed by the Moscow Institute of Thermal Technology.


Strategic submarines Borei to enhance Russia’s nuclear potential

MOSCOW, December 12. /TASS/. The potential of Russia’s naval nuclear force will grow as more nuclear-powered Borei project submarines continue to be built, the Navy’s commander-in-chief Admiral Vladimir Korolyov said on Tuesday.

“Maintaining the combat potential of the strategic naval force by commissioning Borei-A and Borei-B missile-carrying submarines at the proper level will be the main guideline for the fleet’s development,” Korolyov said at a joint meeting of the coordinating council of veterans’ organizations and the Navy’s command.

Korolyov briefed the Navy’s veterans on the outlook for the development of the Russian Navy under the state program for armaments in 2018-2027. There are plans for building up the combat potential of the general purpose forces by creating ships for operations in the ocean, distant sea and littoral zones, upgrading vessels currently in service, providing advanced aircraft for Russia’s Naval Aviation and coastal missile complexes for the on-shore naval units, and increasing the groups of ships carrying high accuracy weapons.”

As the chief of Russia’s General Staff General Valery Gerasimov said earlier, work is already in progress on creating strategic nuclear-powered Borei-B submarines.

Currently, the Russian Navy incorporates three strategic nuclear-powered Borei submarines (project 955) – The Yuri Dolgoruky, The Aleksandr Nevsky, and The Vladimir Monomakh. They are armed with solid propellant inter-continental ballistic missiles Bulava. Each submarine can carry up to sixteen such missiles. Another five Borei-A submarines are being built. The keel of the last submarine in the series, The Knyaz Pozharsky, was laid in December last year.

Earlier, the CEO of the Central Design Bureau Rubin, which developed Borei, Igor Vilnit, told TASS the project would be worked on further after the series of upgraded submarines Borei-A was delivered.

Pubblicato in: Armamenti, Devoluzione socialismo

Portaerei Queen Elisabeth. Imbarca acqua da falle e non ha aerei.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-21.

2017-12-19__Qeen_Elisabeth__001

Fosse successo in Russia, tutti i progettisti sarebbero già stati deportati in Siberia.

Fosse successo in Cina, progettisti e maestranze sarebbero già da lungo tempo in un Laogai.

Ma è successo nel Regno Unito, quindi tutto è stato messo a tacere.

La portaerei HMS Queen Elisabeth, appena varata, imbarca acqua da falle nello scafo.

«It is clearly embarrassing.

The big question is whether the leak can be fixed while it is still in the water.»

*

Ma i problemi non arrivano mai da soli.

«No planes.

News of the leak comes after MPs raised concerns over the costs of the F-35 jet aircraft that will fly off HMS Queen Elizabeth.

HMS Queen Elizabeth cannot currently deploy planes but the Lightning fighter jets are due to make their first trial flights from the carrier’s deck next year, with 120 air crew being trained in the US.»

* * * * * * *

Domandiamoci adesso a cosa serva una porterei senza catapulte degne di quel nome, che ha lo scafo, che avrebbe dovuto essere pesantemente corazzato, che imbarca acqua, e, guarda caso, che non può imbarcare aerei.

«Queen Elizabeth cannot currently deploy planes»

La risposta è semplice.

È servita e serve a mantenere i burocrati ed i funzionari che hanno sorvegliato i lavori.


Bbc. 2017-12-19. HMS Queen Elizabeth: Leak found on new aircraft carrier

The UK’s new aircraft carrier, HMS Queen Elizabeth, is leaking because of a faulty seal.

The Royal Navy’s future flagship, which was commissioned by the Queen earlier this month in Portsmouth, has a problem with one of its propeller shafts.

The fault on the £3.1bn carrier was first identified during sea trials.

A Royal Navy spokesman said the ship is scheduled for repair and the fault does not prevent it from sailing again early in the new year.

According to the Sun newspaper, HMS Queen Elizabeth has been taking on up to 200 litres of sea water every hour because of the fault.

BBC defence correspondent Jonathan Beale said the problem was “highly embarrassing” for the Royal Navy and was just one of a number of snags still to be rectified.

A Royal Navy spokesman said: “An issue with a shaft seal has been identified during HMS Queen Elizabeth’s sea trials; this is scheduled for repair while she is alongside at Portsmouth.

“It does not prevent her from sailing again and her sea trials programme will not be affected.”

Defence Secretary Gavin Williamson said the cost of the repair would be funded by the contractors that built it.

He added: “This is the reason why we have the sea trials, to make sure that everything is working absolutely perfectly. This is something that work is currently ongoing to deal with.”

BAE Systems, which assembled HMS Queen Elizabeth at its dockyard in Fife, said the repair would be done in the new year and take a few days.

The company said: “It is normal practice for a volume of work and defect resolution to continue following vessel acceptance. This will be completed prior to the nation’s flagship re-commencing her programme at sea in 2018.”

Rear Admiral Chris Parry, a former director of operational capability at the Ministry of Defence, said the headlines were “very embarrassing” but the leak “in reality is no big deal”.

“You expect to take some water in when you’re operating a warship at sea,” he told the BBC.

“It’s been out for sea trials, it’s been under pressure. They’ve been testing all their systems to the extremes and I’m afraid to say this is what happens at sea.”

The 900ft (280m) long HMS Queen Elizabeth entered its home port of Portsmouth for the first time in August after starting two months of sea trials from Rosyth.

It is the first of the UK’s new generation of aircraft carriers.

A second carrier, HMS Prince of Wales, is externally complete but it will take 18 months to fit its internal systems at Rosyth and it will be 2019 before the ship can begin sea trials.

No planes

News of the leak comes after MPs raised concerns over the costs of the F-35 jet aircraft that will fly off HMS Queen Elizabeth.

The UK has begun a £9.1bn programme to buy 48 of the F-35s by 2025 from US giant Lockheed Martin.

But the Commons defence select committee said there has been an “unacceptable lack of transparency” over the jets, with one estimate suggesting each plane will cost more than £150m.

HMS Queen Elizabeth cannot currently deploy planes but the Lightning fighter jets are due to make their first trial flights from the carrier’s deck next year, with 120 air crew being trained in the US.

The carrier was built in blocks across six yards around the country – Govan, Scotstoun, Appledore, Cammell Laird in Liverpool, A&P in Newcastle and Portsmouth – before being assembled at Rosyth.

A new national shipbuilding strategy was unveiled by then Defence Secretary Sir Michael Fallon in September.

The government has said it plans to buy at least five new Type 31e frigates by 2023, and share the work between shipyards across the country.

The first batch of new ships will bolster the Royal Navy fleet, but it is hoped foreign navies will buy ships from the UK in future.