Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Persona Umana, Stati Uniti

America. Disoccupati scesi al 3.9%. Black al 6.6%, ispano americani al 4.8%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-04.

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Il Bureau of Labor Statistics ha rilasciato i dati relativi ad aprile.

Il tasso di disoccupazione totale è sceso al 3.9%.


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Il tasso di disoccupazione dei negri e degli afroamericani è sceso al 6.6%.

Si noti come a fine gennaio 2017 questo parametro valesse 7.8%.


Si noti anche come i disoccupati ispanici o latini siano anche essi scesi al 4.8%, dal 5.9%.


Il numero dei disoccupati è un dato enumerativo: si possono opinare i criteri di inclusione, ma è difficile pensare ad errori di computo. Così anche il tasso di disoccupazione: è il semplice risultato di una divisione.

Specie per quanto riguarda la popolazione nera ed afroamericana il 6.6% è un signor risultato, così come il 4.8% per gli ispanoamericani.

Ci si ricordi come anche ispanoamericani, negri ed afroamericani siano Elettori.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Senza categoria

Germania. Le donne tedesche si ribellano al Governo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-04.

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Qui non parlano attricette che per avere una particina hanno dato via tutto, compreso l’onore. Ragazze che per un attimo fuggente di notorietà si sono degradate agli infimi livelli umani.

Qui parlano giovani donne. Potrebbero esser Vosta sorella, figlia, cugina, amica, Madre.

La collega in fabbrica oppure in ufficio. E tutte persone che votano.

«The campaign is directed against the imported migrants violence»

No Comment.

«The resistance begins! Young German women start the campaign “120 decibels”. The campaign is directed against the imported migrants violence, against sexual harassment, abuse and rape of women in Germany.

We bet this won’t get even 1% of the attention that #MeToo got.

Let’s get this hashtag trending!

#120dB

Twitter: www.twitter.com/120dezibel

Website: http://www.120db.info/»

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Video di #120db.

Pubblicato in: Giustizia, Persona Umana

Quelle potrebbero essere i giudici di domani.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-23.

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È destituito ma fa lezione: Bellomo imbarazza i giudici

«Nell’hotel di Roma tra studentesse in minigonna»

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«Francesco Bellomo esce dall’aula con passo calmo dopo tre ore di lezione per fare una breve pausa al bar, contornato da quattro ragazze in minigonna»

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«Quest’uomo di 47 anni, che ne dimostra però molti meno, è stato destituito dopo il caso dei contratti con clausole su minigonne e tacchi a spillo fatti firmare alle allieve della sua scuola di preparazione al concorso in magistratura, test che inizia proprio oggi a Roma»

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«La situazione, nonostante i provvedimenti dei giudici e tre inchieste, non è però cambiata. Ieri in un albergo poco fuori dal centro della Capitale, l’hotel Holiday Inn Eur Parco dei Medici, erano in tante a seguire le sue parole e a prendere appunti con abiti attillati e tacchi alti»

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«L’ex giudice è stato destituito quasi all’unanimità (un solo astenuto) il 12 gennaio dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, l’organo di autogoverno dei magistrati dei Tar e del Consiglio di Stato»

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«Bellomo è considerato da molte sue studentesse un genio del diritto.»

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«A me non interessa ciò che fa Bellomo. È considerato un genio del diritto e il mio obiettivo è solo quello di passare questo concorso»

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«Una di queste, sui 25 anni, capelli biondi corti e gambe scoperte, borbotta qualcosa e allunga il passo»

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Precisiamo alcune cose che sembrerebbero essere sfuggite a molte persone.

  1. Le ragazze non sono studentesse universitarie. Sono tutte laureate in giurisprudenza e con una certa quale anzianità di carriera, usualmente dai quattro ai dieci anni. Sono donne, professioniste, che si preparano al concorso per accedere alla Magistratura.

  2. Di estate nessuno sembrerebbe scandalizzarsi di giovani donne che girino con pantaloncini glutei, che non differiscono poi molto dalle minigonne per superfici esposte, anzi: espongono ancor di più. Basta frequentare i tribunali per veder donne vestite in modo ‘stravagante’. Sì in tribunale, no ai corsi?

  3. I contratti sono stati liberamente firmati da ambedue i contraenti. Nessuno ha obbligato nessuna a firmare: quante hanno firmato hanno liberamente accettato.

  4. Per accedere al concorso per la Magistratura non sono richiesti corsi propedeutici. Questi li fanno le persone che presumono di trarne nozioni utili.

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Facciamo nostre due considerazioni finali dell’articolista: al giudice si richiede non solo competenza ma anche stabilità e serietà.

«Quelle potrebbero essere i giudici di domani»

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«Queste scene fanno soffrire. Credevo che fosse qualcosa di più nobile ambire a fare i magistrati»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Persona Umana

Democrazia tra piazza ed elezioni. L’intervento di Mrs Deneuve.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-12.

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«In late October, protesters in Paris disrupted the opening of a retrospective of Roman Polanski’s work following new rape allegations against the French-Polish film director.».

Se bastano undici persone con cartelli la democrazia è morta.


In un sistema democratico il popolo esprime la propria sovranità nel momento delle elezioni, quindi gli eletti governano. Anzi, dovrebbero governare esercitando tutta la autorità della quale sono stati investiti.

In un sistema democratico la piazza non dovrebbe aver luogo né audience.

Una cosa infatti è la dimostrazione per esprimere oppure rimarcare un certo quale problema, ed una completamente differente  quella che usa la violenza prevaricatrice. Questa può essere sia violenza in piazza, sia violenza sul governo.

In questa evenienza, un numero molto limitato di persone surroga tutto il popolo: quando ciò accade è tirannide. Spesso è il governo stesso a stimolare queste manifestazioni, prontissimo poi a recepirne le istanze.

Una forma più subdola di tirannide è quella esercitata dai media, complice usualmente la compagine governativa. Si demonizza un qualcosa, ingigantendolo a dismisura, quindi si accusano i nemici politici e li si massacra, anche ricorrendo alle corti penali.

Sexual harassment. L’ultima arma per neutralizzare i nemici.

Una cosa è una corte maldestra, un’altra il sexual harassment ed un’altra ancora la violenza carnale.

«Art. 609 bis codice penale (cp). Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. …. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi»

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«Art. 660 cp. Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a cinquecentosedici euro»

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«Costituzione. Art 27. L’imputato non e’ considerato colpevole sino alla condanna definitiva».

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Alcune considerazioni.

– La denuncia di un atto potenzialmente criminoso non costituisce sentenza in giudicato: la Costituzione in questo è inequivocabile.

– Una cosa è la denuncia regolarmente sporta alla Magistratura, e da questa ammessa alla discussione in aula, ed una totalmente differente una qualche lamentela espressa ai media.

– Perché dalla denuncia si possa passare alla constatazione di avvenuto reato è necessario produrre prove probanti: testimoni, referti medici, documenti atti a dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che il fatto sia avvenuto, e che si sia svolto così come riferito in denuncia. La sola denuncia di parte non costituisce di per sé prova.

Per i codici italiani la “prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione“.

Di conseguenza, le molestie sono prescritte dopo sei mesi.

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Le considerazioni fatte da Mrs Deneuve e da altre cento donne sembrerebbero essere un ottimo tentativo di riportare il buon senso in questo povero mondo.

«Sacrosanta la denuncia della violenza, controproducente l’onda “puritana” che ha invaso media e social network dopo il caso Weinstein: in prima su Le Monde, lanciano un appello controcorrente un centinaio di donne, attrici, registe, scrittrici, giornaliste»

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«Femminismo non significa “odiare gli uomini e la sessualità”, proclamano le firmatarie dell’appello in una “tribuna” pubblicata dal quotidiano»

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«Ma tutte altrettanto decise nel condannare che #metoo abbia “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa – continuano le donne nella loro denuncia – ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell’esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio»

Senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi: accusa questa ben grave!

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«distinzione netta fra la “violenza sessuale”, che è “un crimine” e il “rimorchio” che “non è neppure un reato”»

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«Deneuve e le altre, “in quanto donne”, gridano il loro desiderio di “non riconoscersi in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell’odio verso gli uomini e la sessualità”»

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«noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale, siamo abbastanza mature da non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un’aggressione sessuale»

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Ci congratuliamo con Mrs Deneuve e le altre donne cofirmatarie per il buon senso giuridico ed umano che hanno avuto il coraggio di dimostrare in un’epoca travagliata da deliri schizofrenici. In verità, almeno per quelle che è dato conoscere, non avevamo il minimo dubbio che fossero persone oneste ed intelligenti.


Usa Today. Catherine Deneuve signs letter deploring #MeToo ‘witch hunt’ and ‘puritanism’

«Those sexy French are not pleased about the #MeToo crusade. 

Some 100 French cultural figures, including France’s most revered movie star, Catherine Deneuve, have signed an open letter in Le Monde decrying a “new puritanism” and the tide of “denunciations” that have brought down scores of men following the sex-scandal revelations about American movie producer Harvey Weinstein.

The letter, signed by writers, entertainers, historians, journalists, curators, academics and intellectuals, was published Tuesday under the headline, in French, “we defend freedom to importune, indispensable to sexual freedom.”

In essence, that means men should be free to hit on others as part of the ancient human seduction dance — especially valued by the French. 

But since the Weinstein scandal broke in October, with blockbuster investigations of the mogul’s alleged sexual predations against more than 80 women dating back decades, the result has been catastrophe, at least according to French stars such as Deneuve, 74. 

The letter argues that daily revelations of alleged sexual misconduct by men in multiple industries amounts to a “witch-hunt” that threatens sexual freedom and promotes “hatred of men.”»

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ABC News. Catherine Deneuve leads group of 100 women denouncing #MeToo campaign for ‘puritanism’

«Actress Catherine Deneuve and 99 other French women have denounced a backlash against men following the Harvey Weinstein scandal, saying the #MeToo campaign against sexual harassment amounts to “puritanism” and is fuelled by a “hatred of men”.

In the aftermath of accusations against the US movie producer, millions of women took to social media to share their stories of being sexually harassed or assaulted, using the #MeToo hastag worldwide or #SquealOnYourPig (#balancetonporc) in France.

“This urge to send men to the slaughterhouse, instead of helping women be more autonomous, helps the enemies of sexual freedom,” the 100 women, including 74-year old Deneuve, one of France’s most famous screen stars, said in a column published by Le Monde daily.

The man’s right to “pester” a woman was an essential part of sexual freedom, they said, describing the campaign as “puritanism”.

Marlene Schiappa, the French minister tasked with cracking down on violence against women, said the Weinstein scandal forced a rethink of attitudes towards sexual harassment in France, a country that cherishes its self-image as the land of seduction and romance.

But for Deneuve and the other signatories of the letter, including writers and journalists, this went too far.

“This vigilante (online) justice has punished men in their jobs, forced some to resign, when all they did was touch a knee, try to steal a kiss, talk about ‘intimate’ matters in a work dinner,” they wrote.

“We defend a right to pester, which is vital to sexual freedom.”»

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Ansa. Deneuve e altre 100 donne, il rimorchio non è reato

«Sacrosanta la denuncia della violenza, controproducente l’onda “puritana” che ha invaso media e social network dopo il caso Weinstein: in prima su Le Monde, lanciano un appello controcorrente un centinaio di donne, attrici, registe, scrittrici, giornaliste. Fra queste, Catherine Deneuve, che dall’inizio della vicenda ha mantenuto una posizione decisamente defilata.

Femminismo non significa “odiare gli uomini e la sessualità”, proclamano le firmatarie dell’appello in una “tribuna” pubblicata dal quotidiano. Tra le firme, la giornalista Elisabeth Levy e la scrittrice Catherine Millet, molte attrici, artiste, editrici, scrittrici. Tutte d’accordo sul fatto che le iniziative come l’hashtag #metoo siano state meritorie nel “liberare la parola” delle donne. Ma tutte altrettanto decise nel condannare che #metoo abbia “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa – continuano le donne nella loro denuncia – ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell’esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose ‘intime’ in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente”. Proprio su quest’ultimo punto, la distinzione netta fra la “violenza sessuale”, che è “un crimine” e il “rimorchio” che “non è neppure un reato”, si concentra la battaglia delle 100 controcorrente: “noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale”, siamo “abbastanza mature” da “non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un’aggressione sessuale”.

Deneuve e le altre, “in quanto donne”, gridano il loro desiderio di “non riconoscersi in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell’odio verso gli uomini e la sessualità”. Niente a che vedere con le battaglie giuste e sacrosante, ma la confusione si ritorce contro le stesse vittime: “la donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana”»

Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Persona Umana

Georg Cantor. Centenario della morte di un genio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-06.

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I grandi, veri progressi dell’umanità sono quasi invariabilmente dovuti alla comparsa di persone geniali che hanno lasciato al mondo l’eredità dei loro pensieri. Spesso codesti giganti sono quasi dimenticati, oppure ricordati per frivolezze. Difficile anche trovare strade o piazze a loro dedicate.

Alcuni esempi potrebbero chiarire meglio il concetto.

Alessandro Volta, per esempio, colui che scoperse l’elettricità. A molti sfugge che la prima centrale elettrica dell’Europa Continentale sorse in una piccola area compresa fra le vie Santa Radegonda ed Agnello, vicinissimo al fianco sinistro del Duomo di Milano. Progetto dell’ing Giuseppe Colombo e di Giovanni Battista Pirelli.

Si pensi a cosa sarebbe il mondo senza elettricità.

Si considerino i fratelli Reinhard e Max Mannesmann, grandi ignorati dei tempi odierni. Erano i due ingegneri che scoprirono, inventarono, il modo semplice ed economico di produrre i tubi metallici. Cosa c’entra ciò con il progresso dell’umanità? Senza tubi efficienti ed a buon mercato non sarebbe stato possibile fare arrivare l’acqua nelle case, e con essa il riscaldamento: vi sembrerebbe cosa da poco? Ma non basta. Senza elettricità e tubi decenti sarebbe stato impossibile a Lord Kelvin inventare il frigorifero. E chi mai si ricorda di Alva Fisher, colui che con elettricità e tubi costruì nel 1907 la prima lavatrice della storia?

Si fa tanto parlare della ‘liberazione’ della donna, ma senza acqua corrente, riscaldamento, corrente elettrica, frigorifero e surgelatore, lavatrice ed elettrodomestici vari, nessuna teoria socio – economica avrebbe mai liberato alcunché. Gli uomini prima ricordati valgono ben più di tutti i filosofi messi assieme.

*

Facciamo allora un passo in avanti.

Tutte queste mirabolanti scoperte non sarebbero state possibili senza l’opera geniale dei matematici, che hanno messo a disposizione, gratuitamente, lo strumento cardine di ogni ricerca pura od applicata.

Per lungo tempo il volto di Gauss troneggiava sulle banconote tedesche dieci marchi: un riconoscimento dovuto. Senza matematica, niente chimica e niente fisica, nienete meccanica, nienete economia.

Eppure il contributo dato all’umanità dal genio di Newton o di Einstein è stato enorme. Davvero il genere umano è loro debitore.

Senza lo sviluppo delle matematiche non sarebbe stato possibile alcun sviluppo scientifico: nulla di nulla.

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Oggi, sei gennaio, ricorre il centesimo anniversario della morte di un grande genio: Georg Cantor.

Come avviene da copione, in vita fu osteggiato aspramente: basti solo pensare a quanto lo ostacolò Kronecker, che pure era anche lui un grande, molto grande, matematico.

Cantor è il matematico dell’infinito.

«L’infinito attuale si presenta in tre contesti: in primo luogo quando si realizza nella forma più completa, in un’essenza mistica completamente indipendente, in Dio, che io chiamo Infinito Assoluto o, semplicemente, Assoluto; in secondo luogo quando si realizza nel mondo contingente, creato; in terzo luogo quando la mente lo coglie in abstracto come una grandezza, un numero o un tipo di ordine matematico.»

È quanto basta per essere demonizzato dal volgo.

Cantor diede origine alla teoria degli insiemi (1874-1884).

Fu il primo a capire che gli insiemi infiniti possono avere diverse grandezze: dapprima mostrò che dato un qualsiasi insieme A, esiste l’insieme di tutti i possibili sottoinsiemi di A, chiamato l’insieme potenza di A. Poi dimostrò che l’insieme potenza di un insieme infinito A  ha una grandezza maggiore della grandezza di A: dimostrazione nota con il nome di teorema di Cantor. Espresso in termini differenti, dato un insieme di qualsiasi cardinalità (numero di elementi), esiste sempre un insieme di cardinalità maggiore. In particolare, dato un insieme X, l’insieme delle parti di X (cioè l’insieme formato da tutti i possibili sottoinsiemi di X ha sempre cardinalità maggiore di quella di X.

Se il teorema di Cantor è ovvio per insiemi finiti, continua a valere anche per insiemi infiniti. In particolare, l’insieme delle parti di un insieme numerabile è più che numerabile.

Non solo.

L’argomento diagonale di Cantor è una tecnica dimostrativa con cui Georg Cantor ha dimostrato la non numerabilità dei numeri reali.

Tradotto in linguaggio corrente, Cantor aveva assestato un colpo mortale a tutte le teorie filosofiche basate sull’assunto dell’esistenza e potenzialità di una “Dea Ragione“. Gran brutto colpo per l’illuminismo e succedanei, i cui epigoni presero ad odiarlo di odio viscerale. Tutti gli idealisti, dai liberal ai socialisti ai comunisti lo odiarono perché aveva dimostrato la loro inconsistenza.

*

Ma la grandezza di un genio la si misura sulla elevatezza dei suoi allievi, di coloro che hanno avuto l’intelletto di rilevarne l’eredità mentale.

Senza Cantor, verosimilmente non avrebbe potuto dispiegarsi il genio di Gödel.

A venticinque anni, 1931, Gödel pubblicò il suo teorema dell’incompletezza: Über formal unentscheidbare Sätze der “Principia Mathematica” und verwandter Systeme.

«In ogni teoria matematica T sufficientemente espressiva da contenere l’aritmetica, esiste una formula φ tale che, se T è coerente, allora né φ né la sua negazione ¬ φ sono dimostrabili in T.»

*

«Kurt Gödel’s achievement in modern logic is singular and monumental – indeed it is more than a monument, it is a landmark which will remain visible far in space and time. … The subject of logic has certainly completely changed its nature and possibilities with Gödel’s achievement» [von Neumann]

*

L’apporto di Gödel è maestoso: vi sono dunque delle realtà vere ma non dimostrabili. Una costruzione assiomatica non può soddisfare contemporaneamente le proprietà di coerenza e completezza. È impossibile costruire un sistema logico senza ricorrere ad almeno un postulato derivante da un sistema superiore. Sia esso postulato chiaramente espresso oppure inespresso.

Le conseguenza sono di portata universale, ma nell’economia del presente discorso, distrussero alla base le possibilità di sussistenza logica dell’illuminismo e dei suoi succedanei, cosa non attirò all’autore la ammirazione delle sinistre imperanti. Dopo Gödel si è autorizzati a ridere in faccia a chi sproloquia di ‘verità scientifica‘, magari asserendo di esserne il depositario. I liberal lo detestano e fingono che non esista.

*

Georg Cantor e quindi Gödel. Due grandi, sommi, benefattori dell’umanità.

Lasciamo all’astrofisico Trinh Xuan Thuan il commento di codesta connessione, che ha riportato molto bene nel suo libro Lo Scienziato e l’Infinito. Dedalo. 2013.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Psichiatria

La realtà delle femmine incapace di orgasmo. Sono infelici.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-04.

Consoni Lilla. Streghe, megere e vecchie infernali. 1997.

Consoni Lilla. Streghe, megere e vecchie infernali. 1997.


Il femminismo ed il gender sono una diretta emanazione dell’ideologia liberal.

Ma se il fine ultimo dell’essere umano è la felicità, sembrerebbe essere lecito domandarsi quanto queste ideologie abbiano reso felici le femmine, e con esse il genere umano.

Se è vero che le persone umane agiscono sull’ambiente in cui vivono variandolo, è però altrettanto vero che l’ambiente condiziona le persone, più o meno inconsciamente. Ma è proprio vero che la femmina si dovrebbe realizzare pienamente solo ed esclusivamente nel lavoro?

Ma cosa poi vogliono le femmine? Come tutti gli essere umani vorrebbero amare ed essere amate, ma l’amore non è una mercanzia, anzi. Pochi termini come lo ‘amore‘ sono stati distorti. Amare significa voler fermamente che l’oggetto amato realizzi lo scopo per cui è a questo mondo.

Amare non è sinonino di congiunzione carnale: né è sinonimo di fornitura di mezzi. Sarà anche questo, ma non certo in modo esclusivo.

Cercheremo di approfondire questo problema, almeno per alcuni aspetti: ma è poi felice la femmina occidentale?

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Il “Female sexual arousal disorder” (Fsad) è una patologia psichiatrica codificata come ICD-10 F52.2, ICD-9-CM 302.72.

«Female sexual arousal disorder (FSAD) is a disorder characterized by a persistent or recurrent inability to attain sexual arousal or to maintain arousal until the completion of a sexual activity. The diagnosis can also refer to an inadequate lubrication-swelling response normally present during arousal and sexual activity. The condition should be distinguished from a general loss of interest in sexual activity and from other sexual dysfunctions, such as the orgasmic disorder (anorgasmia) and hypoactive sexual desire disorder, which is characterized as a lack or absence of sexual fantasies and desire for sexual activity for some period of time. ….

Estimates of the percentage of female sexual dysfunction attributable to physical factors have ranged from 30% to 80%.» [Fonte]

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In sintesi, in Occidente una quota variabile tra il 30% e l’80% delle femmine è incapace di raggiungere l’orgasmo per cause fisiche. Tendo conto anche delle cause psichiatriche la frequenza di questa patologia aumenta in modo consistente: circa il 70% delle femmine è incapace di godere l’orgasmo.

Si noti come questa patologia rientri nella psichiatria piuttosto che nell’endocrinologia o nella ginecologia anche per l’Associazione degli Psichiatri Americani, da sempre schierati sulle posizioni dell’ideologia liberal.

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Come tutte le sindromi psichiatriche da deprivazione le tipiche reazioni possono essere schematizzate in tre grandi categorie.

Alla prima categoria si ascrivono le reazioni da rimozione. La femmina nella sua psiche prende atto del problema, cerca disperatamente di risolverlo con le sue sole forze, ma l’insuccesso la rende ancor più frustrata. Di qui il rifiuto totale di ogni possibile evenienza sessuale. Infatti, una volta eliminata radicalmente questa occorrenza, si eliminano completamente gli insuccessi: non si cimentano nemmeno più nel tentativo di un docking.

Alla seconda categoria si ascrivono le reazioni da rigetto. Poiché all’imperioso desiderio di esperire l’orgasmo corrisponde l’insuccesso quasi certo, lo si demonizza ed alla fine lo si odia. È il quadro classico che consegue all’aver coltivato un desiderio irrealizzabile, che tramuta l’amore in profondo odio. Chi avesse messo attese irrealizzabile nel partner alla fine lo odia: è il meccanismo per cui coppie che si amavano anche con grande trasporto alla fine si separano con astioso rancore. Da tutto ciò deriva, anche se parzialmente, la terza categoria di reazioni.

Alla terza categoria sono da ascriversi le reazioni da surroga. Sentendosi deprivata del godimento dell’orgasmo naturale, la femmina si rifugia nell’autoerotismo, nelle droghe stimolanti, nell’uso di device elettromeccanici. Tutti rimedi che concorrono soltanto ad aggravare la situazione, anche se lì per lì fanno arrivare al sospirato orgasmo.

L’autoerotismo è il più subdolo. Nel corso della masturbazione la femmina architetta un sogno, di norma ripetitivo: ma come tutti i sogni esso è disancorato dalla realtà. È impossibile realizzare nella vita corrente un simile sogno, fatto questo che alla fine coerce in un egotico solipsismo. La femmina diventa schiava dei suoi sogni, unica evenienza possibilità di godimento fisico e psichico. Vive in modo tensiogeno il contatto con la realtà che permea di assunti di una fantasia non supervisionata dallarazionalità mentale.

Sugli effetti di droghe quali eroina e cocaina ci sarebbe ben poco da dire: dovrebbero essere tristemente noti.

L’uso dei device elettromeccanici si associa di norma alla masturbazione onirica, solo che dimensioni, forza e possibilità di durata di azione di un meccanismo nulla hanno a che vedere con le risorse umane. Alla fine si sviluppa una dipendenza da essi, fatto questo che preclude ogni possibile rapporto naturale, vissuto come totalmente insoddisfacente e spesso avversato perché il maschio raggiunge invece l’eccitazione. La femmina si sente defraudata. Né si sottovaluti il mercato dei giocattoli per femmine adulte: se ne vendono centinaia di migliaia di pezzi ogni anno.

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Il risultato finale del female sexual arousal disorder è un comportamento schizoide. Se da una parte la femmina vive il disperato bisogno di attirare l’attenzione del maschio ad ogni costo e con ogni mezzo nella speranza orgasmica, nel contempo la avversa e lo rifugge nella certezza frustrante dell’insuccesso. Questo si ripercuote su tutto il comportamento femminile, sia in casa sia sul lavoro.

Ma la risultante finale è una drammatica, esasperante solitudine, da una parte subita con insulto personale della sorte avversa che defrauda, dall’altra ricercata e quasi bramata. E poiché le portatrici di questa patologia sono incapaci di revisione critica, la colpa del tutto è scaricata sul maschio: desiderio di farlo schiattare umiliandolo nel suo vigore. Presto si arriva al franco odio.

Non ci si stupisca quindi se i due terzi delle femmine sviluppino una sindrome depressiva, che si acuisce poi con il climaterio e la vecchiaia incipiente. La solitudine e la discrepanza dal reale diventano un carcere infernale.

*

Ma è triste esperienza di quanto perversione richiami perversione. Alla fine l’abitudine al perverso rende la femmina schiava dello stesso. Tutto il suo modulo mentale vi si impronta, anche in situazioni dove il sesso non dovrebbe entrarci per nulla.

Two-thirds of Britons have had mental health problems – survey

Lo sparuto manipolo di sani di mente è diventato una minoranza in Occidente.

I due articoli allegati sono un sunto dei trattati di psichiatria. Si pensi soltanto che si è arrivato all’aberrazione di pubblicare, a spese del pubblico erario, il “Feminist Journal of Geography”, come se la geografia variasse a seconda del sesso di chi la studia.

Nota.

Nell’abbracciare la teoria femminista i liberal ne hanno determinato la psichiatria.


Campus Reform. 2017-12-25. Feminist Profs: selfies perpetuate classic ‘gender roles’

– The professors analyzed 233 female selfies posted online after the first University of Georgia home football game of 2013.

– They found that “formal wear, soft and flowy dresses, a significant amount of jewelry,” bright red lipstick, and white teeth characterize the “southern lady.”

*

A group of feminist professors recently discovered that Instagram selfies taken by women in college can reinforce “traditional gender roles.”

In a study led by Mardi Schmeichel, a University of Georgia (UGA) professor specializing in “feminist theory,” a team of professors analyzed 233 selfies that were posted in 2013 within 24 hours of the first UGA football home game of the semester.

Schmeichel and her team analyzed these selfies to see if they represented “the idealized symbol of the southern lady,” which they note is an aesthetic trope that “has had significant and enduring consequences on notions of femininity in the South.”

This symbol of the southern lady, they argue, is typified by students’ formal wear, soft and flowy dresses, a significant amount of jewelry, and clothes that emphasize “feminine curves without revealing what might be considered ‘too much’ skin.”

Bright red lipstick and white teeth are also considered emblematic of this southern aesthetic, Schmeichel argues.

After analyzing selfies posted in the time surrounding the first 2013 UGA home game, Schmeichel found that 25 percent of women who posted photos embody this harmful aesthetic.

“The clothing, makeup, posing and editing used in the southern lady images work together to achieve a hyperfeminine gender performance that differs significantly from the images of women in the other selfies,” Schmeichel laments.

“In the southern lady images, attention to a traditionally gendered performance has been emphasized,” Schmeichel writes, lamenting that “the southern lady images that circulate in these selfies reinscribe a traditional femininity organized around/on a binary.”

She also notes that students’ embodiment of femininity can be troubling.

 “The celebration of traditional femininity has been is [sic] a vexing concern for some feminists, who have interpreted it as a rolling back of hard-won progress to eliminate women’s association with these rigidly gendered and often marginalized subject positions.”

“If we are committed to destabilizing gender binaries and working toward a world in which bodies, and images of them, are not traded as capital, then there must be some attention paid to ways in which women’s [Instagram] practices and behaviors can get in the way of these goals,” Schmeichel concludes.

Campus Reform reached out to Schmeichel and her team for comment, but did not receive a response in time for publication.


Campus Reform. 2017-12-25. Feminist profs: Citations perpetuate ‘white heteromasculinity’

– Two feminist Geography professors recently wrote an article for an academic journal arguing that citations in scholarly articles contribute to “white heteromasculinity” by ignoring research by women and people of color.

– The authors say that “white men tend to be cited in much higher numbers than people from other backgrounds,” but dismiss the idea that this is due to the relative preponderance of white male geographers.

*

In a recent academic journal article, two feminist professors claim that citing sources in scholarly articles contributes to “white heteromasculinity.”

Rutgers University professor Carrie Mott and University of Waterloo professor Daniel Cockayne advance the claim in an article published last month in the Feminist Journal of Geography, but also suggest that citation can serve as “a feminist and anti-racist technology of resistance” if references are chosen with the explicit intent of promoting “those authors and voices we want to carry forward.”

Mott and Cockayne say citation practices are an issue of scholarly concern because whether a professor’s work is cited by other scholars has strong implications for hiring, promotion, tenure, and how “certain voices are represented over others” in academia.

“To cite only white men…or to only cite established scholars…does a disservice to researchers and writers who are othered by white heteromasculinism,” they argue, defining “white heteromasculinism” as “an intersectional system of oppression describing on-going processes that bolster the status of those who are white, male, able-bodied, economically privileged, heterosexual, and cisgendered.”

The authors claim that this oppressive tradition contributes to the “marginalization of women, people of color, and those othered through white heteromasculine hegemony,” asserting that “particular voices and bodies are persistently left out of the conversation altogether.”

Mott, one of the co-authors, told Campus Reform that she and Cockayne were inspired to write about citation practices after observing that “white men tend to be cited in much higher numbers than people from other backgrounds,” explaining that “we started looking into research that had been done in other fields about similar topics, and wanted to write something specifically for Geographers to think about the relationship between knowledge production and identity.”

According to Mott, women and minorities “have contributed a lot to Geographic research,” but those contributions have largely been overlooked by other researchers, which not only hinders the professional advancement of individual scholars, but also denies the benefit that their diverse perspectives might offer to the discipline.

“When it is predominantly white, heteronormative males who are cited, this means that the views and knowledge that are represented do not reflect the experience of people from other backgrounds,” she asserted. “When scholars continue to cite only white men on a given topic, they ignore the broader diversity of voices and researchers that are also doing important work on a that topic.”

According to the most recent research by the American Association of Geographers, however, women only account for 37 percent of geography professors, and only publish 33 percent of research articles related to geography.

Campus Reform inquired as to whether the citational disparity might simply reflect the relative preponderance of white men in the field, but Cockayne rebuffed that suggestion, saying, “the point we are trying to make is that important research done by traditionally marginalized voices…is often ignored by ‘mainstream’ and very well-established scholars—which means, in geography at least, white male Marxists.”

The professors conclude their paper by suggesting that researchers practice “conscientious engagement” in their citations “as a way to self-consciously draw attention to those whose work is being reproduced.”

Specifically, they urge their fellow scholars to “think through how many women, people of color, early career scholars, graduate students, and non-academics are cited,” saying this will call attention to “the power dynamics that are unintentionally reproduced therein.”

They caution, however, that this approach entails a certain risk of “basing assumptions of gender or cisnormativity on particularly gendered names.”

Pubblicato in: Amministrazione, Persona Umana

Pensionati. 16.2 milioni, 17,580€ il reddito lordo medio, 14,311€ netto.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-31.

 Vincent van Gogh - Vecchio che soffre

 

L’Istat ha rilasciato il Report «Condizioni di vita dei pensionati»

La lettura integrata delle condizioni di vita dei pensionati è basata su diverse fonti informative: Casellario centrale dei pensionati, Indagine campionaria su reddito e condizioni di vita delle famiglie e Rilevazione sulle forze di lavoro.

Nel 2016 i pensionati sono 16,1 milioni (-115mila rispetto al 2015, -715mila rispetto al 2008) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.580 euro (+257 euro sull’anno precedente). Le donne sono il 52,7% e ricevono in media importi annuali di circa 6mila euro inferiori a quelli degli uomini.

Per gli importi medi delle pensioni, le differenze di genere rimangono marcate ma tendono a ridursi (per le pensioni di vecchiaia, dal +72,6% a favore degli uomini nel 2005 al +62,1% del 2016). Si ampliano invece le differenze territoriali: l’importo medio delle pensioni del Nord-est supera del 18,2% quello delle pensioni del Mezzogiorno (era il 17,3% nel 2015), quasi il doppio rispetto al divario dell’8,8% del 1983 (primo anno per cui i dati sono disponibili).

Il cumulo di più assegni pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (ha più trattamenti il 27,9% dei pensionati) mentre è ovviamente molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,4%), soprattutto donne (86,6%).

Nel 2016, i percettori di pensione che risultano occupati sono 436mila (-15,5% rispetto al 2011) uomini in tre casi su quattro; l’85,8% svolge un lavoro autonomo, quasi i due terzi risiede nelle regioni settentrionali e il 54,0% ha conseguito al massimo la licenza media.

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«stimare il reddito pensionistico netto dei pensionati residenti in Italia, che nel 2015 è in media di 14.311 euro annui»

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«Le ritenute fiscali incidono per il 18,9% (+0,3% rispetto al 2014); l’aliquota media si attesta al 21,6% per i pensionati di vecchiaia e anzianità, al 18,0% per quelli di reversibilità e al 12,8% per i beneficiari di trattamenti d’invalidità ordinaria o indennitari.»

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«In molti casi il reddito pensionistico sembra proteggere da situazioni di forte disagio economico. Nel 2015 l’incidenza delle famiglie a rischio di povertà tra quelle con pensionati (16,5%) è sensibilmente inferiore a quello delle altre famiglie (24,2%). Il rischio è relativamente più elevato tra i pensionati che vivono soli (21,8%) o con i figli come monogenitore (18,6%) e ancor più elevato nelle famiglie in cui il reddito del pensionato sostenta altri componenti adulti senza redditi da lavoro (34,9%).»

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Nota Metodologica.

«Grave deprivazione materiale (indicatore Europa 2020): percentuale di persone in famiglie che registrano almeno quattro segnali di deprivazione materiale sui nove indicati di seguito:

  1. essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito;

  2. non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione;

  3. non poter sostenere spese impreviste di 800 euro (l’importo di riferimento per le spese impreviste è pari a circa 1/12 del valore della soglia di povertà annuale calcolata nel 2014, il cui valore era pari a 9.455 euro);

  4. non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano;

  5. non potersi permettere una settimana di vacanza all’anno lontano da casa;

  6. non potersi permettere un televisore a colori;

  7. non potersi permettere una lavatrice;

  8. non potersi permettere un’automobile;

  9. non potersi permettere un telefono.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana

Il New York Times onora Veltroni di un lungo articolo sui depravati/e.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-27.

2017-12-26__vice-non-traditional-agreement

Che i liberal predicassero bene e razzolassero male, molto ma molto male, era cosa nota a chiunque avesse voluto vedere.

Ma se lo si fosse detto anche a mezza voce, si sarebbe stati investiti da valanghe di insulti ed infine emarginati dal consesso sociale. La morte civile.

Adesso che i tempi cambiano, sono cambiati, la farina del diavolo inizia ad andare in crusca.

Lo scandalo di Voice è diventato talmente evidente che ne parla persino il The New York Times in un articolo tutto da leggere. Si ricordi come i giornalisti del The New York Times sono liberal testati geneticamente.

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«Bufera sulla redazione icona ‘liberal’ che si scopre sentina di “maschilismo e misoginia”»

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«Vice è un impero. E’ uno dei luoghi ‘liberal’ per antonomasia. E’ il sogno di un’intera generazione di giovani giornalisti.»

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«Ma oggi sembra solo un covo di molestatori, in cui una delle vittime porta un cognome illustre (per l’Italia): Martina Veltroni»

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«La figlia di Walter Veltroni, ex sindaco di Roma, ex vicepremier ed ex segretario dei Ds è stata vittima di una ‘rappresaglia’ nella redazione newyorkese del programma, dopo che aveva interrotto una relazione con il direttore di Vice News, Jason Mojica, licenziato a novembre»

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«ambiente “maschilista e misogino”, come lo descrive una ventina di vittime di abusi e molestie»

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«la giovane donna stava cercando di “monetizzare con un risarcimento la sua relazione sessuale consensuale e desiderata con il suo ex supervisore”.»

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«Dai palpeggiamenti, alle profferte osé, fino a veri e propri ricatti sessuali»

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Nessuna paura, però.

Le femmine assunte sapevano più che bene dove sarebbero finite e le regole di vita.

Figuratevi: firmavano anche il consenso informato, da loro liberamente assettato.

«Sebbene sia possibile che parte del testo, delle immagini e delle informazioni a cui sarò esposto nel corso del mio rapporto di lavoro con VICE possa essere considerato da qualcuno come offensivo, indecente, violento o inquietante, non trovo tali testi, immagini o informazioni o l’ambiente di lavoro in VICE per essere offensivo, indecente, violento o inquietante.»

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«ambiente “maschilista e misogino»?

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«I have voluntarily accepted my employment with Vice.»

Queste caste donzelle ne avevano fatte di cotte e di crude pur di essere assunte in Vice: nessuno le aveva costrette. Era stata una loro scelta volontaria al punto tale da mettere questo per scritto. Prostitute a tutti gli effetti.

In ogni caso, Mrs Martina Veltroni si innamora facilmente delle persone che possono farle fare carriera.

«Il gossip è nell’aria da qualche tempo: Silvio Muccino farebbe coppia fissa con Martina Veltroni, figlia del segretario del PD Walter. Galeotto sarebbe stato il set del film ‘Parlami d’amore’, attualmente nelle sale, dove Martina ha ricoperto il ruolo di aiuto regista di Muccino Jr. Durante il tour promozionale della pellicola i due sono stati visti più volte scherzare in situazioni di intimità.»

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Una “vittima” che abbia firmato il consenso informato fa sinceramente ridere. 

Le ragazze facevano calci e pugni per entrare costi quel che costi prima, per conquistarsi poi un posto nel letto del potente di turno, dopo. Giornaliste dai nomi e cognomi introvabili, nemmeno come redattrici di annuncia mortuari: mere unità di svago, ma tutte feministe fino alle midolla.

P.S.

Invano si cercherebbe un qualche articolo a firma di Mrs Martina Veltroni.

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Cosa succede alle donne nella redazione di ‘Vice’ e che c’entra la figlia di Veltroni 

Bufera sulla redazione icona ‘liberal’ che si scopre sentina di “maschilismo e misoginia”. Decine i casi denunciati, rivela il New York Times.

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Vice è un impero. E’ uno dei luoghi ‘liberal’ per antonomasia. E’ il sogno di un’intera generazione di giovani giornalisti. Ma oggi sembra solo un covo di molestatori, in cui una delle vittime porta un cognome illustre (per l’Italia): Martina Veltroni.

La figlia di Walter Veltroni, ex sindaco di Roma, ex vicepremier ed ex segretario dei Ds è stata vittima di una ‘rappresaglia’ nella redazione newyorkese del programma, dopo che aveva interrotto una relazione con il direttore di Vice News, Jason Mojica, licenziato a novembre.

A rivelare la storia è il New York Times che dedica un lungo articolo all’ambiente “maschilista e misogino”, come lo descrive una ventina di vittime di abusi e molestie. In almeno quattro casi la vicenda si è conclusa con un risarcimento economico e quello di Martina Veltroni è uno di questi. Secondo il quotidiano, la ragazza – ex dipendente di Vice – ha chiuso un accordo alcuni mesi fa, dopo aver denunciato l’atteggiamento vendicativo del suo supervisore, con il quale aveva avuto una relazione.   

Il caso Veltroni

La transazione è arrivata dopo che gli avvocati di Martina Veltroni hanno inviato una lettera a Vice sottolineando che la sua relazione con Mojica aveva messo fine alla sua carriera nel network.

Per tutta risposta gli avvocati di Vice avevano respinto le accuse contro Mojica e sostenuto che la giovane donna stava cercando di “monetizzare con un risarcimento la sua relazione sessuale consensuale e desiderata con il suo ex supervisore”.

Mojica, da parte sua, ha negato di essersi “mai vendicato” di Martina Veltroni e di non essere stato coinvolto nella negoziazione con l’avvocato della signora Veltroni o nel successivo accordo.

Che cosa è Vice

Può non piacere, ma ha cambiato il giornalismo in un modo che ha attratto un pubblico che dal giornalismo tradizionale sembrava destinato ad allontanarsi in modo irrimediabile: i Millenial. Il suo fondatote, Shane Smith, che il NYT definisce uno “straordinario e insolente venditore”, a 48 anni ha trasformato Vice da una free-press di Montreal in una società globale con circa 3.000 dipendenti, una rete televisiva, una società di produzione cinematografica e un notiziario giornaliero su HBO.

L’atteggiamento di Smith, che ha regolarmente deriso i media tradizionali come noiosi e poco creativi, è stato nella realtà più conciliante che nei pubblici proclami. Negli ultimi anni ha iniziato a corteggiare conglomerati come la Walt Disney Company e la 21st Century Fox, desiderosi di trarre profitto dalla presa di Vice sul pubblico dei Millenial. L’ultimo round di investimenti ha dato all’azienda una valutazione di oltre 5,7 miliardi di dollari.

Dietro l’ascesa, tuttavia, c’è un aspetto più inquietante delle operazioni di Vice. Le persone coinvolte nei suoi primi giorni descrivevano un’atmosfera punk-rock, maschilista, in cui i tentativi di scioccare il pubblico spesso finivano per andare oltre le righe. Non solo: l’attività della redazione spesso sforava in una festa perenne dove l’unica cosa importante era sballarsi e fare sesso. In un’intervista del 2012 al Financial Times, Smith ricordava i suoi primi giorni a Vice: “Fare festa e sfasciarsi, pippare coca e scopare con le ragazze in bagno”.

Un mare di guai

Un’atmosfera che ha contribuito a costruire la leggenda, ma ha anche affastellato casi su casi di molestie e abusi. Come quello, del 2013, in cui era coinvolta una autrice freelance. Durante un’intervista a un rapper, questi le chiedeva se volesse fare sesso. La secca risposta della donna – ‘No’ – era stata riportata nell’intervista, ma qualcuno nella redazione aveva pensato che non fosse abbastanza nello stile di Vice e l’aveva trasformata in un Sì.

La faccenda era finita in tribunale, ovviamente, ma secondo il New York Times era solo uno delle decine di episodi in cui le donne della redazione si erano trovate in difficoltà. Dai palpeggiamenti, alle profferte osé, fino a veri e propri ricatti sessuali, il quotidiano ha contato più di una ventina di casi in cui donne tra i 20 e i 30 anni erano vittime di uomini più grandi. Smith incluso.

Un problema di cui all’interno del network erano bene a conoscenza, tanto da creare una commissione per l’Inclusione e la diversità guidata da una femminista e da un’avvocatessa; da licenziare tre dipendenti accusati di molestie e da proibire le relazioni tra supervisori e sottoposti.

Il ‘comma 22’ di Vice

A riprova del bizzarro clima che si respira negli uffici del network, vi è il contenuto dell’accordo che viene fatto sottoscrivere ai dipendenti e che recita:


Sebbene sia possibile che parte del testo, delle immagini e delle informazioni a cui sarò esposto nel corso del mio rapporto di lavoro con VICE possa essere considerato da qualcuno come offensivo, indecente, violento o inquietante, non trovo tali testi, immagini o informazioni o l’ambiente di lavoro in VICE per essere offensivo, indecente, violento o inquietante.


Una formula che qualcuno ha interpretato in un altro modo: ti capiterà di essere molestata, ma è meglio che fai finta di niente.


The New York Times. 2017-12-24. At Vice, Cutting-Edge Media and Allegations of Old-School Sexual Harassment

A media company built on subversion and outlandishness was unable to create “a safe and inclusive workplace” for women, two of its founders acknowledge.

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One woman said she was riding a Ferris wheel at Coney Island after a company event when a co-worker suddenly took her hand and put it on his crotch. Another said she felt pressured into a sexual relationship with an executive and was fired after she rejected him.

A third said that a co-worker grabbed her face and tried to kiss her, and she used her umbrella to fend him off.

These women did not work among older men at a hidebound company. They worked at Vice, an insurgent force in news and entertainment known for edgy content that aims for millennial audiences on HBO and its own TV network.

But as Vice Media has built itself from a fringe Canadian magazine into a nearly $6 billion global media company, its boundary-pushing culture created a workplace that was degrading and uncomfortable for women, current and former employees say.

An investigation by The New York Times has found four settlements involving allegations of sexual harassment or defamation against Vice employees, including its current president.

In addition, more than two dozen other women, most in their 20s and early 30s, said they had experienced or witnessed sexual misconduct at the company — unwanted kisses, groping, lewd remarks and propositions for sex.

The settlements and the many episodes of harassment the women described depict a top-down ethos of male entitlement at Vice, where women said they felt like just another party favor at an organization where partying often was an extension of the job.

What stands out about the women’s accounts — in the wake of a public reckoning over sexual assault and harassment by mostly older men — is that the allegations involve men in their 20s, 30s and 40s who came of age long after workplace harassment was not only taboo but outlawed.

“The misogyny might look different than you would have expected it to in the 1950s, but it was still there, it was still ingrained,” said Kayla Ruble, a journalist who worked at Vice from 2014 to 2016. “This is a wakeup call.”

Vice and its co-founder and chief executive, Shane Smith, have long been open about the company’s provocative atmosphere. But Vice is now struggling to reconcile its past — famous for coverage of streetwear, drugs and sex, as well as its raucous parties — with its emergence as a global media company backed by corporate giants like Disney and Fox.

In a statement provided to The Times, Mr. Smith and another co-founder, Suroosh Alvi, said “from the top down, we have failed as a company to create a safe and inclusive workplace where everyone, especially women, can feel respected and thrive.”

They said that a “boys club” culture at Vice had “fostered inappropriate behavior that permeated throughout the company.” The company distributed a longer version of the statement to its employees on Saturday.

The company said it has been taking steps to transform itself in recent months as the national debate over sexual harassment reshapes workplaces, and as it became aware that The Times and other news outlets were working on articles about the experiences of women at Vice.

Vice has formed a Diversity and Inclusion Advisory Board, which includes the feminist icon Gloria Steinem and is led by the lawyer Roberta Kaplan; hired a new head of human resources; and terminated three employees for what it called behavior inconsistent with its values. It also forbade romantic relationships between supervisors and their employees — which several current and former employees said were not uncommon and led to many problems.

The settlement involving Vice’s president, Andrew Creighton, was struck in 2016, when Mr. Creighton, 45, paid $135,000 to a former employee who claimed that she was fired after she rejected an intimate relationship with him, according to people briefed on the matter and documents viewed by The Times. The woman declined to comment and asked that she not to be identified to protect her privacy.

Earlier this year, the company settled for an unknown amount with Martina Veltroni, a former employee who claimed that her supervisor retaliated against her after they had a sexual relationship, among other allegations, according to people briefed on the agreement and documents viewed by The Times. The supervisor, Jason Mojica, the former head of Vice News, was fired late last month. Ms. Veltroni declined to comment.

And last January, Vice reached a $24,000 settlement with Joanna Fuertes-Knight, a former journalist in its London office, who said she had been the victim of sexual harassment, racial and gender discrimination and bullying, according to documents viewed by The Times. Among Ms. Fuertes-Knight’s claims were that a Vice producer, Rhys James, had made racist and sexist statements to her, including asking about the color of her nipples and whether she slept with black men. Ms. Fuertes-Knight, who is of mixed race, is bound by a confidentiality agreement and declined to comment.

Mr. James was put on leave in late November, according to a Vice spokesman. In the settlement agreement, both Vice and Mr. James denied any liability. Mr. James did not respond to messages sent seeking comment.

A fourth settlement, struck in 2003, involved claims that Vice defamed a female writer by publishing that she had agreed to have sex with a rapper whom she had interviewed, when she had not.

In response to questions about the settlements, a Vice spokesman said that the company had made “few settlements” over its 23-year history and that no Vice employee had been involved in more than one. “In some cases, it’s clear that the company and our managers made mistakes,” the company said. “In others, we disagree with the way in which the underlying facts have been characterized.”

Details about the settlements and the culture of the company are based on interviews with more than 100 current and former Vice employees. As word spread within the media industry that The Times was reporting on Vice, more than a dozen women and men contacted The Times with accounts that they said were humiliating and emotionally traumatic. Several broke confidentiality agreements to speak on the record, but many spoke on the condition of anonymity, citing those agreements and fear of reprisal.

The Times also examined more than 100 pages of legal documents, emails, text messages and other filings related to Vice’s operations, the settlements and allegations of harassment.

In their statement, Mr. Smith and Mr. Alvi said the problems “happened on our watch and ultimately we let far too many people down. We are truly sorry for this.” They also expressed “extreme regret for our role in perpetuating sexism in the media industry and society in general.”

The Early Years: A Cowboy Culture

A brash maverick and consummate salesman, Mr. Smith, 48, transformed Vice from a free magazine in Montreal into a global company with roughly 3,000 employees, a television network, a digital footprint, a film-production company as well as a daily news show and documentary program on HBO.

Along the way Mr. Smith regularly mocked traditional media companies as stodgy and uncreative. But in recent years he set about courting conglomerates like the Walt Disney Company and 21st Century Fox, which were eager to profit on Vice’s cachet with millennial audiences. The latest round of investment gave the company a valuation of more than $5.7 billion.

Behind that ascent, however, is a more disturbing aspect of Vice’s operations. People involved with Vice during its early days described a punk-rock, male-dominated atmosphere in which attempts to shock sometimes crossed a line.

In a 2012 interview with the Financial Times, Mr. Smith recalled his earlier days with Vice. “I would be at the party and would just want to get wasted, take coke and have sex with girls in the bathroom,” he said.

In 2003 Vice reached a $25,000 settlement with the freelance writer Jessica Hopper. The deal involved defamation claims tied to an interview she did with the rapper Murs that was published in the February 2003 issue of the magazine, according to a copy of the agreement viewed by The Times. During the interview, Murs asked Ms. Hopper if he could have sex with her. She said no and included that answer in her article.

But before the article was published, the magazine changed her response to yes and printed it under the headline, “I Got Laid But Murs Didn’t.”

Mortified, Ms. Hopper hired lawyers. The two sides struck a settlement that, in addition to a payout, required Vice to print a retraction and a formal apology.

“People marveled at their ability to make their own rules and blindly disregard everyone else’s,” Ms. Hopper said in an interview. She declined to comment on the existence of a settlement.

“The editor of the piece at that time has not been with the company in a decade,” Vice said in a statement. “Ms. Hopper was right to call us on our conduct at the time, and we are still ashamed of it.’’

Mr. Smith, who had long celebrated a life of hard-partying excess, married a woman in 2009 who had worked at Vice and started wearing suits to the office, current and former employees said. But they also suggested that he oversaw a company where issues of sexual misconduct and harassment festered.

In their statement, Mr. Smith and Mr. Alvi admitted that dysfunction and mismanagement from the company’s early days “were allowed to flourish unchecked.”

Women said that they felt that rejecting sexual advances from bosses could result in reassignment or lost work, and that when they reported problems, executives downplayed the allegations. Some said that while they considered taking legal action, they thought they lacked the financial resources to sue and feared that Vice would retaliate.

“There is a toxic environment where men can say the most disgusting things, joke about sex openly, and overall a toxic environment where women are treated far inferior than men,” said Sandra Miller, who worked as head of branded production at Vice from 2014 to 2016.

She said that as a 50-year-old woman she did not face harassment but witnessed “the complicity of accepting that behavior, covering up for it, and having even the most progressive people look the other way.”

The workplace problems were particularly disappointing, many women said, because they had viewed Vice as their dream opportunity. The company didn’t pay well, some said, but it was the definition of cool for those who wanted to create entertainment and journalism on the cutting edge. The company bestowed select staff members rings that spell V-I-C-E — considered the ultimate prize.

People worked long hours and partied together afterward. And that’s where the lines often blurred. Multiple women said that after a night of drinking, they wound up fending off touching, kissing and other advances from their superiors.

Two women told The Times about episodes involving Mike Germano, Vice’s chief digital officer who founded Carrot Creative, the digital ad agency that Vice acquired in 2013. Amanda Rue, a former strategist, said that at Carrot’s holiday party in 2012 Mr. Germano told her that he hadn’t wanted to hire her because he wanted to have sex with her.

Gabrielle Schaefer, who worked closely with Mr. Germano as director of communications at Carrot, said he made her feel uncomfortable during a work event at a bar one night in 2014 when he pulled her onto his lap. After Ms. Schaefer reported the incident to human resources, she said, she felt that she fell out of favor at the company and eventually left.

“Carrot has been repeatedly recognized as one of the industry’s best places to work, and I do not believe that these allegations reflect the company’s culture — or the way we treat each other,” Mr. Germano said in a statement. “With regards to the incident with Ms. Schaefer, I agreed at that time it was inappropriate, I apologized, and it was resolved with the help of HR.” He said that days later Ms. Schaefer joined his family for dinner and that they “continued to work together amicably.”

In the settlement involving Mr. Creighton, the woman claimed she felt pressured to submit to advances he made during a series of work meetings from 2013 to 2015, according to people familiar with the matter and letters sent between lawyers for the woman and Vice.

In a letter to the woman’s lawyer, Vice denied the allegations and said the woman had initiated and pursued a sexual relationship with Mr. Creighton. The company said in the letter that her termination was based on poor performance.

The dispute was settled in December 2016 after the woman filed a complaint with the United States Equal Opportunity Commission. (She withdrew her complaint as a condition of the agreement.)

In a statement, Mr. Creighton said that he and the woman were “close friends for several years before she joined Vice,” and that they were “occasionally intimate” once she began working there. He said he was not involved in the decision to let her go.

“I apologize for the situation, and it has caused much thought in my responsibilities of care for my colleagues, and I will hold myself and others accountable in constructing a respectful workplace environment.”

Agreements Encourage Silence

Executives erected a wall of silence around the company. Employees were required to sign a confidentiality agreement when they joined Vice, stating that during and after their employment they would not publicly disparage the company, according to a copy viewed by The Times.

Until recently, Vice also required employees to sign a nontraditional workplace agreement acknowledging that they would be exposed to explicit, potentially disturbing material but that they did not find such content or “the workplace environment” to be offensive or disturbing.

—-

«Although it is possible that some of the text, images and information I will be exposed to in the course of my employment with VICE may be considered by some to be offensive, indecent violent or disturbing, I do not find such text, images or information or the workplace environment at VICE to be offensive, indecent, violent or disturbing

—-

Some employees said that they took the agreement to mean that they could not complain about issues of harassment.

Vice said the agreement “was always meant to address content — it had nothing to do with conduct,” and that when it learned the language was causing confusion, it eliminated the agreement.

In the months before the Columbia Journalism Review published an article in 2015 about the culture at Vice, and was looking into the treatment of women at the company, lawyers for Vice warned at least one former employee, Murray Waas, who had worked as an investigations editor, about “his strict confidentiality obligations’’ and of the financial penalties he could face for talking to another media outlet.

“I am sure he knows Vice will pursue all of its remedies aggressively,” Michael Delikat, a partner at the law firm Orrick, Herrington & Sutcliffe, said in an email sent to Mr. Waas’s lawyer, a copy of which was viewed by The Times.

In a statement, Vice said, “NDA’s have been a standard part of settlements in all cases in all industries for years and years,’’ adding, “This is not a letter we would send today.”

Asked whether the company would release current and former employees who had experienced or witnessed sexual harassment from their confidentiality agreements, the company said: “Like many other companies and policymakers, we are watching developments and considering the issue.”

When the Columbia Journalism Review published its article, it included a quote from Nancy Ashbrooke, the former human resources director at Vice, stating that since she joined the company in 2014 sexual harassment had “not been an issue.” (Ms. Ashbrooke worked as vice president of human resources at Harvey Weinstein’s Miramax Films from 1991 to 2000.)

Current and former employees disputed Ms. Ashbrooke’s statement.

Kate Goss, a former project manager at Vice, said that in the summer of 2015 she reported an incident that occurred after a work event to her bosses and human resources. She said that on the Ferris wheel at Coney Island a creative director put her hand in his crotch without her consent. Ms. Goss said Ms. Ashbrooke told her there needed to be multiple incidents in order for her to take action against the other employee.

Ms. Goss discussed the incident with a co-worker at the time, which The Times confirmed.

Abby Ellis, a former Vice journalist, said that in 2013 Mr. Mojica, the former head of Vice News, tried to kiss her against her will. She said that she yelled at him and hit him with an umbrella multiple times. She said that she faced other unwanted advances from Mr. Mojica after the incident.

Ms. Ellis said that after the episode she felt that their relationship soured and that she was missing out on newsroom opportunities, so she reported it to Ms. Ashbrooke. Ms. Ashbrooke responded by telling Ms. Ellis that because she was an attractive woman she would face similar behavior throughout her career. Ms. Ellis discussed the episode with several co-workers at the time, which The Times confirmed.

“As women, we get harassed everywhere and we don’t feel compelled to report it because it’s not considered a reportable offense,” Ms. Ellis said. “We’re expected to put up with it; it’s the cost of doing business.”

Mr. Mojica said that he remembered “misreading a moment and foolishly trying to kiss Abby” but that the episode had a “very different tone.” He added, “I was quickly rebuffed, and I immediately apologized.” He said he thought the incident had “no impact” on their professional relationship.

Two years later, Helen Donahue, a former employee, reported to Ms. Ashbrooke that Mr. Mojica had grabbed her breasts and buttocks at a company holiday party. Ms. Donahue said that Ms. Ashbrooke told her that the incident was not sexual harassment but rather someone making a move on her.

“She said I should just forget about it and laugh it off,” Ms. Donahue said.

Mr. Mojica said that while he recalled talking to Ms. Donahue at the party, he did not “remember doing anything of the sort.”

Ms. Ashbrooke, who left the company in recent months, said in a statement: “As a woman and HR professional, I support anyone who believes they have been mistreated and throughout my career, I have worked to help companies build respectful workplaces with no tolerance for inappropriate behavior.”

The settlement involving Mr. Mojica came after lawyers for Martina Veltroni sent a letter to Vice outlining her claims that her relationship with Mr. Mojica derailed her career at Vice, according to letters sent between lawyers for the woman and Vice.

In a letter to Ms. Veltroni’s lawyers, Vice denied the allegations against Mr. Mojica and said that Ms. Veltroni was trying to “recast her consensual and desired sexual relationship with her former supervisor” into a claim of harassment.

Mr. Mojica said that he had “never retaliated against” Ms. Veltroni and that he was not involved in the discussions with Ms. Veltroni’s lawyer or the resulting agreement.

On Nov. 30, after a report appeared in The Daily Beast on Vice’s culture, and aware that The Times was investigating its workplace, Vice announced that it had terminated three employees, including Mr. Mojica, for “behavior that is inconsistent with our policies, our values, and the way in which we believe colleagues should work together.”

Mr. Mojica said he was not given a reason for his termination.

Efforts at Reform

Vice said that it has updated its sexual harassment policies, clarified sexual harassment reporting procedures and created an employee hotline. The company also said that it has made a commitment to reaching gender pay parity by the end of 2018, expanded maternity and paternity benefits, and introduced mandatory respect and sensitivity training for all employees.

The company’s new human resources director, Susan Tohyama, has retained an outside investigator “to conduct investigations into current or historical workplace issues that are brought to our attention.”

Vice’s recent efforts at reform have had some stumbles, though. In mid-November top managers conducted a “state of the union” session with employees that did not include any mention of sexual harassment, an issue that was roiling workplaces around the country.

Many employees said they found the session tone deaf, prompting Mr. Smith to send a note to the staff that night saying that “we missed the mark, especially when it came to clearly addressing issues around sexual harassment at Vice.”

“Yes, we can change the world,” he wrote, “but first we have to start at home.”

Pubblicato in: Persona Umana, Psichiatria

Sexy Robot. Il nuovo che avanza, la tecnica migliora.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-23.

Sexy Robot 001

Il contenuto di questo articolo potrebbe urtare la sensibilità di molte persone.

Per poterlo comprendere meglio, si suggerirebbe fortemente di leggere prima il seguente articolo:

Mental disorders affect more than a third of Europeans

Un terzo degli adulti occidentali assume cronicamente psicofarmaci maggiori

*

I titoli sono eloquenti.

Sexy Robot 004

What is a robot sex doll, why has a Barcelona brothel replaced women with blow-up dolls and how much do they cost?

«The robots are becoming more sophisticated – and lifelike – by the day as a growing number of lonely men are taking the chance to craft their dream woman ….

Sex robots are essentially realistic dolls that have sophisticated movements that closely mimic humans so that they can romp ….

Sex bots are expected to be hyper-realistic with features such as built-in heaters to create the feeling of body warmth.

They will also have sensors to react to your touch ….

Personalised sex robots can cost tens of thousands of pounds.»

La funzione “mute” è la più richiesta.

Sexy Robot 003

*

Lifelike sex robot worth £15,000 given ‘gentle’ Scottish accent to say “Welcome home, darling”

*

In rete si trova di tutto. Attenzione! È un video forte. (YouTube censura la politica, ma sul resto è, diciamo, permissivo)

ARE YOU KIDDING!!! ORAL Robot ???

*

D’accordo che i robot costruiscano le autovetture che usiamo. impiegati magari in settori rischiosi, quali quello della verniciatura. Ma molte altre persone ne vedono un utilizzo anche di tipo ben più ludico.

Siamo chiari.

Al momento con 15,000 sterline si ottiene un sexy robot dalle forme accettabili, che può fare qualche movimento pre-programmato, e dire qualche parola. Non molto di più.

In buona sostanza sono semplici evoluzioni delle bambole gonfiabili.

Ma sembrerebbe essere verosimile che in un futuro non del tutto remoto possano sviluppare anche altre capacità.

Tuttavia questo mercato inizia a presentare volumi di vendita non indifferenti, anche se al momento si paga per sogni non ancora realizzabili.

Per il momento constatiamo come l’aspetto somatomorfologico sia realistico.

Sexy Robot 001


Express. 2017-11-20. Sex robot Shock: Increasing sophistication of AI will cause massive issues, experts warn

THE growing sophistication of creepily real sex robots is leading to moral and legal dilemmas, a leading academic has warned.

*

As technology has expanded sex robots have become increasingly lifelike, bringing about a the need for a revolution in how we think about sex, morals and the legal status of these sex robots, according to Kent Law School Professor Robin Mackenzie.

Prof Mackenzie specialises in areas such as robotics and the ethical and legal relations between humans and robots.

She said: “Sex, law and ethics will never be the same. Sooner than we think, technologists will create sentient, self-aware sex robots, capable of emotional/sexual intimacy.”

Prof Mackenzie added: “Humans having sex with other humans who are unable to consent to sex, like children and adults lacking decision-making capacity, is seen as unlawful and unethical. So is human/animal sex. Such groups are recognised as sentient beings who cannot consent to sex with interests in need of protection.

“Sentient, self-aware sex robots created to engage in emotional/sexual intimacy with humans disrupt this tidy model.

“They are not humans, though they will look like us, feel like us to touch and act as our intimate and sexual partners. While they will be manufactured, potentially from biological components, their sentience, self-awareness and capacity for relationships with humans mean that they cannot simply be categorised as things or animals.

“Ethicists, lawmakers and manufacturers treat robots as things, but future sex robots are more than things.

“Robotic animated sex-dolls, able to simulate human appearance, assume sexual positions and mimic human conversation and emotions are on sale now. These are things, neither sentient nor self-aware, incapable of relationships or intimacy, as described in the Foundation for Responsible Robotics report just released.”

Advancements in technology has meant that these fake ‘women’ can now have realistic, lifelike characteristics and functionality.

A recent report, called ‘Our Sexual Future with Robots’ by the Foundation for Responsible Robotics, looked at a variety of issues the advancement sex robots will bring – one of which was the possibility of these sex robots being raped, or being programmed to simulate disturbing rape fantasies.

The report stated: “On the one hand, if a sex robot is designed to resist sexual advances such that their use constitutes a simulated act of rape, then building them puts the user in relationship with the act of raping a woman.

“It exhorts and endorses rape. On the other hand, building a robot that is passive or elicits sex is ethically problematic for what it communicates to the broader public about women’s sexuality.”


Daily Mail. 2017-11-20. March of the sexbots: They talk, they make jokes, have ‘customisable’ breasts – the sex robot is no longer a weird fantasy but a troubling reality.

There is a barely audible click as her doe-like eyes framed by thick black lashes snap open: ‘Hello humans, my name is Harmony,’ she says in a gentle Scottish lilt. ‘My objective is to be a perfect companion.’

As she ‘speaks’, her mouth moves in an unnaturally jerky way. Her eyes ‘blink’ and it is – initially – chilling to see the ‘flexing’ of her silicone skin which is cold and clammy to the touch.

But spend an hour in the company of Harmony – claimed by creator Matt McMullen to be the world’s first commercially available ‘sexbot’ – and it is hard not to be intrigued and repulsed at the same time. For while Harmony is, in reality, a talking robotic head on a relatively unsophisticated sex doll body she is the first ‘sexbot’ for sale in a sickening new industry fuelled by lust and money which detractors say can only denigrate and objectify women further.

Last week The Mail on Sunday became the first newspaper to experience Harmony 2.1, the latest version of a sex robot McMullen has been working on since 2014 and which we can exclusively reveal will go on sale to the public in January for between £7,600 to £15,200, depending on customisation.

Harmony has 30 different faces to choose from, 16 body types, customisable breasts from AA to triple F, 19 different nipple types from ‘perky’ to ‘puffy’, and 11 different types of genitalia.

The robot has 18 different personality types from happy to sensual, shy to talkative. It is modes such as ‘shy’ which most concern critics, who cite another sexbot as a blatant invitation to ‘normalise’ rape.

Inventor Doug Hines caused uproar when he recently revealed his product Roxxxy has been programmed in its ‘Frigid Farrah’ mode to ‘not be appreciative’ if touched in a private area and the robot will make a show of resistance saying: ‘That doesn’t feel right, please stop. Do not do that! Do not do that!’

Laura Bates, founder of the Everyday Sexism project, said creating a robot willing to have non-consensual sex ‘is to risk normalising rape but giving it a publicly acceptable face’. 

‘We should no more be encouraging rapists to find a supposedly safe outlet than we should facilitate murderers by giving them realistic blood-spurting dummies to stab.’

When the MoS approached Hines outside his New Jersey home last week he refused to show us Roxxxy. While his website says she can be purchased for £7,600, Hines declined to confirm how many he has sold.

He gave an odd defence of his robot saying: ‘She does not simulate rape. It’s not even a physical act, it’s sexual assault.’

He claimed ‘Frigid Farrah’ had been misinterpreted and showed the MoS a new patent he has filed in which he envisions the robot helping ‘cure’ prisoners of anti-social or violent behaviour. Harmony creator McMullen denied reports his robot has a ‘slap function’ and admits his creation is ‘many years and several million dollars’ away from the science-fiction version of sex robots popularised in shows and films such as Westworld and Valley Of The Dolls; walking, talking fembots who can cook, clean and pander to their owner’s sexual whims.

Yet the reality is that, from January, men – including some who have expressed interest from the UK – will be able to order Harmony, whose artificial intelligence allows her to be submissive: ‘Yeah, just as some women are submissive,’ McMullen says.

Harmony works via an app on a smartphone or tablet which allows users to ‘build’ her personality. She will ‘remember’ your family members’ names, your favourite colour, food, book or movie.

She tells jokes and is programmed to greet her owner with soothing phrases such as ‘Welcome home darling, how was your day?’

But her silicone body remains inanimate, something McMullen hopes to improve on by eventually introducing robotic arms, hands and heat sensors. There are even plans to make the robot self-lubricating: ‘I’ve been in the sex doll business for more than 20 years and the one thing our customers have asked for is the sense of human contact,’ he says.

‘They want to hold hands, get a hug when they come home. The reason I’ve focused on the head first is that it doesn’t matter how beautiful a woman is, a man will always look at her face the most. You look into someone’s eyes. That’s what human interaction is all about. Sex is important but not the most important thing.’ McMullen chose a Scottish accent for his creation because, ironically, ‘it was the one which sounded the least robotic’.

There are already far more advanced artificial intelligence (AI) robots in existence, including one Audrey Hepburn lookalike called Sophia, developed by former Disney sculptor Dr David Hanson.

But while others have unveiled one-off sex robots over the years, McMullen, a bespectacled twice-married father of five who runs his 17-strong team from a nondescript industrial park in San Marcos, California, insists his will be the first sex robot available to the masses. ‘There are humanoid robots out there much more impressive than Harmony,’ McMullen, 48, admits. ‘But they are showpieces. No one has put a commercially useable and affordable product out there. Harmony is the first.’

This newspaper has found multiple examples of sex robots already in existence but no evidence of any that have actually been sold to the public. Spanish inventor Sergi Santos recently complained that his sexbot Samantha was molested by curious onlookers when he took her on to the streets.

For McMullen, an artist who started his working life in a Halloween mask factory, rivals who focus on ‘rape dolls’ are unwelcome: ‘There will always be people trying to cash in, whether for publicity or attention. I’ve put 20 years and millions of dollars of my own money into this and I can assure you that sex isn’t the main reason people are going to buy Harmony. It’s about companionship. For whatever reason, some people cannot make a human connection. That’s where we come in.’

Touring McMullen’s RealDoll business is a surreal experience. Headless silicone mannequins hang on meat hooks in the main factory workspace. One wall is entirely covered with different-sized breasts. A paint brush is casually discarded next to a row of female sexual organs. An artist carefully sprays tiny freckles on to a robot’s cheeks. I am invited to squeeze the buttocks of one doll which has extra silicone implants to make her bottom feel more ‘authentic’. It feels oddly intrusive, even though I know ‘she’ is not real.

McMullen got into the sex doll business 20 years ago after sculpting a life-sized mannequin as an art project: ‘I had a small website and people immediately contacted me asking if they could have sex with her? At first I dismissed them as kooks, but as the calls continued I realised it was a way to leave my day job.’

McMullen set up RealDoll, which has become one of America’s leading sex doll manufacturers, selling 400 to 500 each year. They cost about £3,000 for a ‘basic’ model, up to £40,000 for a custom-made creation. Sales manager Annette Blair, 45, says the company has had ‘odd’ requests including for an life-sized ‘elf’ doll but they would never make a childlike doll.

She says that she has spoken to hundreds of men, including many from the UK: ‘Our customers are nothing like the perception of what people think they are. Many are widowers. All are lonely or have issues about forming lasting human connections.’

At first, Harmony 2.1 seems freaky, jerky and unnatural. But once you start interacting with her the experience becomes intriguing.

As she ‘wakes up’ she coos: ‘Hello, baby, how are you today?’

McMullen tells me to ask a question. ‘Are you a sex robot?’ She blinks her fake lashes twice and replies: ‘Certainly I am a robot and I am capable of having sex but calling me a sex robot is like calling a computer a calculator. Sex comprises only a small portion of my capabilities. Limiting me to sexual function is like using your car to listen to the radio.’

Tell me a joke, Harmony.

‘Why is women’s soccer so rare? It’s hard to find enough women willing to wear the same outfit.’

I find myself laughing. The joke is appalling and sexist yet the delivery is strangely enticing.

McMullen’s lab feels like being at the cutting edge of something that, at the moment, is faintly ridiculous, but, like most innovations, will doubtless make perfect sense – and millions of dollars – once the technology and hardware is perfected.

As McMullen shuts down Harmony, he pauses to peel back her silicone face to show how the robot’s face can be interchangeable.’ I wince. She gives a throaty giggle. It is a canned response from a robot but it makes me feel better.

As we leave, the photographer jokingly asks if Harmony has a ‘nagging’ mode? ‘Oh no, we programmed that out long ago.’

Pubblicato in: Persona Umana

Medicina ed assicurazioni. Un gran bel business.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-01-16.

2017-11-16__Pressione__0001

Knock o il trionfo della medicina


Il problema ci interessati tutti quanti, nessuno escluso.

In maniera un po’ meno pressante nei paesi ove sussiste un servizio sanitario pubblico, in maniera un po’ più severa nei paesi ove sussistono le assicurazioni contro malattie ed infortuni contrattate dal singolo privato. Ma o è zuppa o è pan bagnato.

Vorremmo circoscrivere un argomento enorme in pochissimi elementi.

È del tutto logico e naturale che una compagnia di assicurazione faccia pagare un premio assicurativo basso a quanti siano perfettamente sani ed un premio maggiorato a quanti abbiano fattori predisponenti ovvero patologie in atto. Sono tipologie di assistiti che impongono costi differenti crescenti.

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Mettiamoci allora nei panni di un agente assicurativo, ovvero di una lobby medica.

Come fare ad aumentare il magro peculio? Ad incrementare i guadagni?

La risposta data è stata molto semplice.

Che si abbassino gli standard!

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L’America cambia i parametri della pressione. Nuovi valori in stile Ue

«Con le diverse linee guida boom potenziale di malati: “Un business per assicurazioni e case farmaceutiche”

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Da oggi quasi la metà degli americani soffre ufficialmente di pressione alta. E questo non per uno balzo repentino dei valori, ma per un abbassamento dei parametri di riferimento, frutto di un cambio delle linee guida utilizzate per classificare soggetti affetti da patologie come ipertensione. Secondo quanto stabilito da una decina di società scientifiche, come American Hearth Association e American College of Cardiology, per soffrire di alta pressione d’ora in poi, basterà avere 130 di massima e 80 di minima, anziché i 140-90 precedentemente fissati. Con 130-80 si entra così di diritto al «primo stadio» dell’ipertensione, quando prima tale intervallo veniva considerato «normale», di pressione sotto controllo. Sino a ieri un americano su tre soffriva di alta pressione, con le nuove regole i soggetti esposti aumentano di un terzo. Significa che 103,3 milioni di persone negli Usa sono considerate affette, rispetto alle 72,2 milioni precedenti. ….

C’è poi un altro aspetto legato in particolare agli Stati Uniti dove la sanità è privata, ovvero l’impatto sui costi delle assicurazioni per la copertura medica. Il mercato parla chiaro, più un soggetto è esposto ad una patologia più costa assicurarlo. Col rischio che oltre ad avere 30 milioni di ipertesi in più ci saranno 30 milioni di cittadini col portafogli più leggero.»

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«oltre ad avere 30 milioni di ipertesi in più ci saranno 30 milioni di cittadini col portafogli più leggero.»

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Visto? Con un tratto di penna sono piovuti dal Cielo altri trenta milioni di “ipertesi”.

Penna ammantata di aulica autorità: l’American Hearth Association e l’American College of Cardiology.

Ci si è garantito un incremento di circa cinquanta miliardi di dollari l’anno di spese assicurative.

Si è ottenuto un incremento di circa cinquanta miliardi di dollari l’anno di maggiori spese farmaceutiche.

Non solo. Un datore di lavoro potrà sempre dire che non può assumere perché sei iperteso. Oppure potrà licenziare perché non più in ottima salute.

E l’Europa?

Nessuna paura.

Nel vecchio continente la sanità è per lo più a gestione pubblica, ma nel suo ambito i medici sono tenuti ad applicare le linee guida, che prevedono rigidi protocolli di diagnosi e trattamento: chi derogasse non sarebbe rimborsato.

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Con la riduzione prossima ventura dei limiti pressori a 120/70 risulterà essere classificabile come ipertesa una quota di popolazione attorno al 96%.

Dopo di ché assicurazioni, farmaceutica ed associazioni mediche si dedicheranno ad altri parametri, anche se già da tempo essi sono nel collimatore: colesterolo, trigliceridi, e così via.

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Gran brutti tempi quando la politica si vorrebbe ammantare di veste scientifica.