Pubblicato in: Persona Umana, Psichiatria, Senza categoria

Nantes. Inchiappetta una vacca e la polizia lo arresta.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-21.

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Ma dove mai si andrà a finire di questo passo?

Se è vero che questo povero 42enne si era inchiappettato una giovine vacca e non un baldo giovenco questo è successo solo per la perversa malizia del contadino che teneva segregate le bestie nella stalla.

Arrestare questo bravo uomo per mancanza sì lieve è chiara violazione dei diritti umani ed anche dei diritti bovini.

Che poi la polizia sia intervenuta in pochi minuti è evidente segno dello stato poliziesco in cui versa la Francia.

Già: i contadini francesi tengono imprigionati i bovini. E lo fanno solo per soddisfare la loro sete inestinguibile di guadagno, quasi non sapessero che la proprietà privata è un furto.

Ne sfruttano latticini e carni a sfregio dei vegani, ed intanto sottraggono carnina buona alle bramose voglie degli zoofili.

Nei paesi ove la società civile ha trionfato, la zooerastia è portata a titolo di merito di una società socialmente avanzata: è la conquista di un inalienabile diritto umano.

In Germania, ove alla fine l’incesto è stato depenalizzato, la ong Zeta-Verein ha pubblicato la mappa dei paesi che si sono liberati dai tabù clericalfascisti per rendere più facile  ai progressisti l’andare in ferie in posti ove i lori diritti siano rispettati.

Ebbene sì: si arriva anche a cercare di lucrare sulle legittime aspettati degli zoofili.

La Danimarca è la capitale del turismo sessuale zoofilo?

Capite l’entità dell’obbrobrio?

Se è vero che non si nega questo fondamentale diritto umano ad accoppiarsi con animali, è altrettanto vero che lo si nega e conculca nel momento stesso in cui si esige un sordido pagamento per le prestazioni.

*

Poi ci sono le forze della razione razzista, xenofoba, codina ed omofoba. Oscurantismo conservatore mai sufficientemente esecrato.

«La pratica della zoofilia dev’essere proibita in tutta l’Unione europea: è inaccettabile che in alcuni Paesi membri non sia ancora vietata per legge. E’ l’appello che arriva oggi dall’Europarlamento, dove sono state presentate una serie di petizioni che chiedono la fine di pratiche crudeli contro gli animali, compresi i rapporti sessuali e la vivisezione.

”In alcuni Stati membri, come la Germania, ci sono norme che sanzionano la zoofilia, mentre in Italia non esistono leggi di questo tipo o in altri Paesi, come in Danimarca, ci sono luoghi dove a pagamento si può fare sesso con gli animali”, ha denunciato l’eurodeputata del Gruppo dei conservatori e riformisti (Ecr) Cristiana Muscardini, che ha presentato una petizione a nome dell’Unione antivivisezionista italiana (Uai). La parlamentare ha chiesto agli eurodeputati di ”esprimersi in maniera forte per impedire i rapporti sessuali tra essere umani e animali”.» [Fonte]

Nessuna società può dirsi civile se abbia istituito dei corsi scolastici di zoofilia e di zooerastia.

Nota.

Qualora contraeste rapporto sessuali con un elefante, sarebbe suggeribile non farlo innamorare, che se gli saltasse in mente l’idea di possedervi, beh; ci arrivate da soli.


Il Messaggero. 2017-10-21. Sorpreso ad abusare sessualmente di una mucca: arrestato 42enne

Un uomo è stato arrestato la notte tra martedì e mercoledì per aggressione sessuale ad una mucca. È successo in una fattoria nel comune di La Chapelle-sur-Erdre (a nord di Nantes) e il protagonista della sordida vicenda è stato sorpreso da un agricoltore, poco dopo la mezzanotte, mentre stava consumando un rapporto con una giovenca di soli tre mesi.
West-France, che ha riportato l’episodio, ha raccontato che davanti a quella scena l’agricoltore ha immediatamente allertato la polizia. Intervenuta in una manciata di minuti, la gendarmeria ha posto in arresto il perverso zoofilo 42enne che sarà giudicato per abusi sessuali su animali e risponderà dell’accusa davanti alla Corte Penale di Nantes il prossimo 20 febbraio.

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Pubblicato in: Islamizzazione dell'Occidente, Medio Oriente, Persona Umana

Umoristi arabi. Una piacevole sorpresa. Chi sa sorridere è libero.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-09.

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Sono molti gli indicatori di buona salute di una Collettività, e tra questi satira ed umorismo sono un ottimo segno.

Quando si riesce a sorridere di sé stessi e dei propri governanti si inizia a percepire una ventata di libertà.

Siamo chiari.

Uno dei segni più evidenti che un essere umano è libero consiste nel fatto che ogni tanto sappia fermarsi e praticare un approfondito esame di ciò che sta pensando e facendo: una revisione critica che lo rimetta in discussione.

Una corretta percezione della realtà è il primo passo: poi consegue l’analisi con sintesi finale, cui deve conseguire la capacità di ammettere con sé stessi “Ho sbagliato“, “posso migliorare“. Infine, quella grandiosa dote umana che è il cambiamento di idee: abbandonare senza rimpianti quanto errato od inadeguato, per assumere una nuova mentalità.

È un processo doloroso, anche molto doloroso, che richiede una intrinseca onestà mentale ed una grande dose di umiltà.

Solo un uomo maturo sa ammettere di aver sbagliato, ma solo uno onesto sa trarne le conseguenze e cambiare.

Serve una grande dose di rettitudine il sapersi assumere le proprie responsabilità.

Mai affezionarsi alle proprie idee, mai considerarle verità assolute. Sempre sapersi mettere in discussione.

E la satira aiuto questo processo davvero evolutivo, di continuo miglioramento.

Ecco perché salutiamo con piacere questo nuovo corso nel mondo arabo.

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Pubblicato in: Medio Oriente, Persona Umana

Egitto. Arrestati sette attivisti lgbt.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-26.

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«In Egitto i diritti LGBT non sono ufficialmente riconosciuti né dal partito politico al potere né dai movimenti di opposizione né tanto meno dall’opinione pubblica in generale: omosessualità e travestitismo sono fortemente stigmatizzate all’interno della società. A partire dal XXI secolo il governo ha iniziato a utilizzare sempre più leggi volte a proteggere i valori islamici tradizionali, quindi a favore della “moralità pubblica” e contro l’omosessualità maschile.

La discriminazione e le molestie sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere non sono trattate né all’interno della Costituzione né tra le leggi emanate. Anche se non specificamente fuorilegge, ai sensi delle “leggi sulla moralità” può essere comminata una pena che giunge fino ai 17 anni di carcere, con o senza lavori forzati e penali.» [Fonte]

*

Leggi e costumanze egiziane sono, o dovrebbero, essere note.

Inoltre, vi sono anche molti precedenti in materia.

«Undici giovani, ritenuti omosessuali, sono stati condannati da un tribunale correzionale de Il Cairo a pene dai tre ai dodici anni di reclusione con l’accusa di incitazione alla depravazione e propagazione del vizio nella società.» [Fonte]

*

Chi in Germania scendesse in piazza con cartelloni tipo

«l’omosessualità è un turpe vizio contro natura»

oppure

«omosessualità come fatto penalmente perseguibile»

sarebbe arrestato, processato in direttissima, e condannato con pene severe.

*

Ci si domanda quindi:

“Perché stupirsi se la polizia egiziana applica le leggi egiziane”?

Dovrebbe forse applicare quelle inglesi oppure quelle tedesche?

Se è il voto popolare a legittimare il governo, per quali motivo allora le leggi da esso promulgate non dovrebbero essere considerate espressione democratica della volontà popolare?

*

Nota.

Solidarity With Egypt Lgbtq?

Vogliono avere voce in capitolo?

Benissimo.

Si presentino alle elezioni, le vincano e cambino le leggi.

In democrazia le leggi devono essere rispettate, come quotidianamente ci ricorda la Bundeskanzlerin Frau Merkel, “the principles of the rule of law”. Quindi gli egiziani applichino le loro leggi.


Bbc. 2017-09-26. Seven arrested in Egypt after raising rainbow flag at concert

Egyptian police have arrested seven people after they were allegedly seen raising rainbow flags at a concert in Cairo last week, security sources say.

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The seven were reportedly detained on Monday for “promoting sexual deviancy”, but have not yet been formally charged.

Prosecutors opened an investigation after images from the concert by the Lebanese band Mashrou’ Leila – whose lead singer is openly gay – went viral.

Homosexuality is not explicitly criminalised under Egyptian law.

But the authorities routinely arrest people suspected of engaging in consensual homosexual conduct on charges of “debauchery”, “immorality” or “blasphemy”.

The advocacy group, Solidarity With Egypt LGBTQ+, said late last year that it had recorded 114 criminal investigations involving 274 lesbian, gay, bisexual and transgender individuals since 2013.

The raising of the rainbow flag was a rare public show of support for the LGBT community in the conservative Muslim country.

Late on Monday, the state news agency reported that Public Prosecutor Nabil Sadek had ordered an investigation by the State Security Prosecution after images posted on social media were condemned by several politicians and media figures.

The deputy head of the Egyptian Musicians Syndicate, Reda Ragab, meanwhile said it would be taking steps to stop Mashrou’ Leila performing again in the country.

“We are a religious, conservative society, an identity we need to preserve,” he told the Daily News Egypt website.

“This is a scandal against our traditions and far from serious and meaningful art.”

The Egyptian feminist and writer Mona Eltahawy condemned the actions of both the authorities and the musicians syndicate.

“It is utterly ridiculous to arrest anyone for waving a flag. It is utterly ridiculous to arrest anyone for their sexuality as #Egypt does,” she wrote on Twitter.

Mashrou’ Leila has twice been banned from performing in Jordan. On Saturday, it said the Cairo concert “was one of the best shows we’ve ever played”.

“Was an honour to play to such a wonderful crowd! So much love!”

Pubblicato in: Demografia, Persona Umana, Storia e Letteratura

Winston Churchill di fronte alla storia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-10.

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Sir Winston Leonard Spencer Churchill è personalità umana e politica che ha dominato il secolo passato, indirizzandone il corso degli eventi.

Il 24 maggio del 1901, a 27 anni, fu iniziato alla Massoneria nella Loggia londinese Studholme nº1591 della Gran Loggia unita d’Inghilterra, ed il 10 settembre dello stesso anno ottenne la prima carica in tale associazione.

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Durante la prima guerra mondiale fu Primo Lord dell’Ammiragliato e Ministro delle Munizioni (il ministero che sovrintendeva alla produzione bellica), durante la seconda guerra mondiale è stato Primo ministro dal 1940 al 1945.

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L’iconografia classica lo riporta come il personaggio che difese strenuamente l’Inghilterra, portandola a vincere due consecutive guerre mondiali. Ne tratteggia il ritratto dell’eroe nazionale, ben degno dei funerali di stato.

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Ma adesso che i tempi sono maturati e l’oblio ha sepolto gli annosi rancori e timori, uno storico che cercasse di essere obbiettivo dovrebbe porsi una domanda, che prima non avrebbe potuto essere fatta.

Quando Churchill assunse la carica di Primo Lord dell’Ammiragliato l’Inghilterra aveva un Impero e rendeva conto del buon quaranta per cento del pil mondiale.

A fine della seconda guerra mondiale Churchill lasciò il Regno Unito deprivato dell’Impero faticosamente costruito dagli avi, e ridotta al ruolo di potenza locoregionale.

Le due guerre mondiali non solo non avevano rafforzato l’Impero inglese, ma lo avevano salassato di vite umane e di risorse economiche, riducendolo ad una larva di ciò che era prima.

Da questo punto di vista, Churchill è stato il becchino dell’Inghilterra. La ha spossata al punto tale da renderle impossibile sfruttare due così grandi vittorie.

Ma nella storia importa certo il vincere, ma se a questo non consegue il trarne frutto duraturo, tutto lo sforzo fatto si rivela inutile, ma spesso anche dannoso.

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Si ponga grande attenzione.

I meriti o le colpe degli avi, dei padri, ricadono immancabilmente sui figli.

Se è vero che l’uomo è in gran parte artefice del proprio destino, è altrettanto vero che le circostanze oggettive ne condizionano grandemente ogni possibile aspirazione e comportamento.

Ogni generazione vive ed agisce nel contesto ereditato dai padri.

Dopo Cesare, i figli dei galli vissero come schiavi dei romani, che non usarono certo mano leggera.

La diaspora ebraica ha impiegato quasi duemila anni prima di poter ristabilire uno Stato di Israele: le colpe dei padri hanno in questo caso influenzato oltre sessanta generazioni.

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Queste considerazioni non dovrebbero avere una sola pertinenza storica.

Ad oggi vi sono molti personaggi che vanno per la maggiore, osannati quasi al limite della idolatria, nominalmente rifondatori della patria, supportati da vasti consensi popolari.

Ma domani, ed il domani arriva sempre implacabile, quale sarà il giudizio su di essi?

Frau Merkel si sta avviando al quarto rinnovo nel cancellierato tedesco.

Governerà con mano rigida per altri quattro lunghi anni una nazione che vede ridursi giorno per giorno il numero dei suoi cittadini autoctoni. Una nazione sempre più vecchia.

La denatalità tedesca equivale al risultato di una terza guerra mondiale, ove i nipotini degli junker non nascono o, se sono concepiti, finiscono immediatamente sotto la mannaia dell’aborto. Ma senza materiale umano, non ha senso parlare di economia e finanza, ma nemmeno di arte e generazione del bello.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

Vi sarebbero forti dubbi che la storia esprima in futuro un giudizio lusinghiero su simile personaggio.

Pubblicato in: Persona Umana

Era talmente ricco da potersi permettere la dentiera.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-09.

Edentulia

Caratteristica della grande ritrattistica a partire dall’epoca rinascimentale è quella di raffigurare le persone a bocca chiusa. Il motivo era semplicemente banale: la gran parte delle persone nel migliore dei casi aveva perso un buon numero di denti, ma molti erano del tutto edentuli.

È con l’avvento delle protesi dentarie che si iniziano a vedere i sorrisi, quasi sempre artificiali nella sostanza ed anche nell’umore delle persone: sorrisi di circostanza. Ma con le protesi dentarie è anche aumentato il numero di mele consumate sulle tavole imbandite.

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Le prime protesi dentali degne di quel nome risalgono al 1770. Erano fatte di porcellana e vennero applicate per la prima volta dal francese Alexis Duchâteau di Saint-Germain-en-Laye.

*

«Oltre ad essere stato il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington fu anche una delle prime persone a portare una protesi mobile. Cominciò a perdere i suoi denti quando era ancora molto giovane: già al ventiquattresimo anno di vita non aveva più denti.

Si crede sia accaduto a causa della malattia parodontale. Il presidente inoltre soffriva forti dolori dovuti alle afte e agli ascessi, ai quali seguiva quasi sempre l’estrazione del dente di turno.

Questa mancanza di denti preoccupava molto George Washington a tal punto che in occasione della sua investitura, durante il ritratto ufficiale, mise del cotone all’interno delle labbra così da non far notare la mancanza dei denti.

Per risolvere i suoi problemi dentali frequentò diversi dentisti, che però gli proposero sempre dentiere scomode e poco funzionali. Quando George incontrò John Greenwood, trovò finalmente il suo dentista di fiducia. Il Dr. Greenwood ha la fama di essere il fondatore dell’odontoiatria scientifica negli Stati Uniti.

Lui disegnò una delle prime protesi dentali con i denti in avorio d’elefante e ippopotamo fissati in oro. Greenwood ne realizzò diverse per il presidente, che le considerava così preziose a tal punto che fu sepolto con indosso una dentiera.»  [Fonte]

Nel 1800 divennero disponibili i denti in porcellana, i quali rimpiazzarono i denti umani nella costruzione delle dentiere. Inoltre nel 1850 grazie all’invenzione della vulcanite si riuscirono a costruire dentiere con basi di appoggio non adattate alla anatomia del paziente. L’utilizzo della vulcanite abbassò il prezzo delle dentiere di 2/3 rispetto alla base in oro.

Nel 1900 con l’avvento delle resine acriliche tutto è cambiato per semplicità, estetica, durabilità, adattabilità, comfort, facilità costruttiva.

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Il grande problema attuale delle dentiere non è più quello meramente tecnico, bensì quello economico.

Se è vero che vi siano offerte mirabolanti, con prezzi riportati a partire da seicento euro oppure cure all’estero a prezzi stracciati, è altrettanto vero che ben difficilmente il costo finale di una dentiera scende sotto i cinquemila euro.

In altri termini, gli italiani si portano in bocca un investito di quasi ottanta miliardi e che richiede una continua manutenzione.

Sono costi non riconosciuti dal Servizio Sanitario Nazionale.

L’Istat ha rilasciato il 13 luglio un interessante Report.

«Nel 2016 si stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742mila individui.

Nel 2016 l’incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell’ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016).

Anche la povertà relativa risulta stabile rispetto al 2015. Nel 2016 riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l’anno precedente).

Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%).

La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne

L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%)»

Riassumendo: circa dodici milioni di persone sono in Italia esclusi dalla protesistica dentale per motivi economici. Ma sembrerebbe essere molto verosimile che il loro numero sia decisamente maggiore.

«Stando alle rilevazioni dell’Istat, nel 2014 il 12% degli italiani di età superiore a 13 anni non ha potuto andare dal dentista per motivi economici. È inoltre aumentato dal 24% al 29,2% il numero di persone che ha scelto di dilazionare le visite odontoiatriche in un arco temporale più lungo, da uno a tre anni»

Ma nel 2017 la situazione è ben peggiorata.

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Ma l’impossibilità a masticare regolarmente non costituisce soltanto un severo tribolo personale.

Esso comporta anche ampie conseguenze sociali.

La prima e più evidente è la malnutrizione che consegue al deficit masticatorio: la persona riduce per forza di cose la fase fisiologica di digestione orale dei cibi. Con tutte le relative conseguenze.

La seconda e meno evidente è la ripercussione sul mercato alimentare.

Quanti masticano male o non riescono affatto a masticare e devono orientarsi per forza di cose su cibi semisolidi o stracotti, evitando gli alimenti consistenti o francamente duri. Ben difficilmente un edentulo può permettersi di mangiare una bistecca, sia pur essa una chianina: sarebbe impossibile masticarla. Similmente, ben difficilmente un edentulo potrebbe guastarsi delle noccioline o delle noci. Si pemsi anche solo al mercato del torrone.

Conclusione.

Il volume di affari dei tecnici odontoiatri e dei dentisti in rapporto alla popolazione costituisce un indice indiretto ma efficace sul reale livello di ricchezza di una nazione. E, diciamolo pure francamente, l’Italia non brilla.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana

L’export tedesco sta crollando. Ma a cosa stanno pensando i tedeschi?

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-29.

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«The number of people at risk of poverty in former East Germany (including Berlin) is at 18.4 percent compared to 15 percent of the population in former West Germany, according to the country’s statistical agency.»

Così titola il cartiglio di spalla dell’Handelsblatt di oggi, 29 agosto.

Non a caso pochi giorni or sono il Financial Times era uscito su questo grave argomento.

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

In termini percentuali, la Germania ha una quota di miseri superiore a quella della Russia, della Cina e del Vietnam.

Leggersi i dati forniti dall’Istituto di Statistica Destatis è sconfortante.

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Ma vi credete forse che i tedeschi, capitanati dai socialdemocratici spalleggiati dai supporter di Frau Merkel stiano parlando di questo argomento, oppure della svalutazione del dollaro che sta annientando l’export tedesco?

Trump. Export tedesco e banche nei triboli. – Handelsblatt

Suvvia, non siate ingenui: non celitate!

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Merkel 998

Eccovi i titoli odierni di Deutsche Welle, il giornale del Governo tedesco, edito in trentaquattro lingue.

German brothels get new ‘ethical sex seal’ for prostitution

«A German sex industry association is hoping to improve the lives of prostitutes by launching a “seal of approval” for brothels. But brothels must be members of the association to get the badge.»

Berlin school installs anti-prostitute fence

«A construction boom is pushing sex workers into the sidestreets and onto the doorsteps of schools. One school is fed up with its premises being invaded by unscrupulous characters.»

Germany: Male refugees turning to prostitution in Berlin

Disappointed refugees driven to prostitution

«German NGOs have claimed that a growing number of migrants are having sex with older men for money. InfoMigrants spoke with these NGOs to learn more about this tragic phenomenon.»

Software problems block same-sex marriage registration in Germany

«The rapid approval of gay marriage in Germany has left its computer systems lagging behind. The work-around means bureaucrats have to enter false information regarding the gender of one of the spouses.»

German cabinet seeks tougher prostitution rules

«The government in Berlin has approved a bill introducing tougher controls for legal prostitution, sex workers and brothel owners in Germany. The draft includes health counseling for the workers and mandatory condom use.»

Germany plans new law to protect prostitutes

«The ruling coalition in Berlin has agreed on a new law to protect workers in Germany’s sex industry. The planned regulation will include mandatory condoms and counseling for women engaged in prostitution.»

Germany plans changes to Prostitution Act

«Prostitution is legal in Germany, but sex workers are still stigmatized or viewed as victims even if they are prostitutes by choice. A draft law is set to give them more legal protections, but even it has detractors.»

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Tutti questi titoli, alcuni dei quali di archivio, compaiono sul Deutsche Welle di oggi, 29 agosto.

La nostra segretaria, una splendida, efficiente e normalissima ragazza, si è rifiutata di raccoglierli tutti, e nessuno saprebbe darle torto. La lista è quindi incompleta.

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Sembrerebbe che i tedeschi stiano vivendo un delirio sessuale, ossessivo coatto, insoddisfatto persino delle più scellerate perversioni.

E questo delirio sembrerebbe talmente coatto da far loro passare in secondo piano la loro drammatica situazione economica.

I tedeschi investono capitali in bagasce e succedanei, per non parlare poi dei toys.

Ma: è un delirio caratteristico dell’élite liberal oppure anche dei miseri, quelli obbligati a vivere con meno di 1,000 euro al mese? Donde cavano mai le risorse per frequentare ragazze compiacenti o baldi gitoni?

«The number of people at risk of poverty in former East Germany (including Berlin) is at 18.4 percent compared to 15 percent of the population in former West Germany, according to the country’s statistical agency.»

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Persona Umana

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-23.

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Alla fine si è mosso anche il Financial Times.

«Con il 24 percento della popolazione over-65, la Germania est sarebbe, se fosse uno stato indipendente, il più anziano del mondo.»

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«Il 40 percento dei tedeschi non possiede praticamente alcuna ricchezza»

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«Un ruolo importante nel ridurre la disoccupazione e aumentare il numero degli occupati al livello record di 44 milioni ha avuto l’espansione dei “mini” job, posti di lavoro part-time deregolamentati, che sono passati da 4,1 milioni nel 2002 a oltre 7,5 milioni quest’anno»

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Eurostat era stato chiarissimo.

File:At-risk-of-poverty rate after social transfers by most frequent activity status, 2015 (%) YB17

In Germania il 17.1% della popolazione vive in povertà, percentuale che si innalza al 69.1% nei disoccupati.

Sono percentuali da terzo modo.

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Come si fa a mentire su quanto accade sembrando di dire la verità?

Semplice.

Nel 2016 in Germania il pil pro capite era 41,902 Usd. Apparentemente una cifra ragionevole.

Ma il pil pro capite è una media aritmetica.

Il modello matematico della media aritmetica è dovuto al Grande Gauss, cui dobbiamo la teoria dei minimi quadrati. A seguito un ripasso esposto a livello elementare, tanto per farsi capire.

Data una serie xi di n dati indipendenti, la media aritmetica μ è ottenuta minimizzando la funzione ∑ (xi – μ)2, da cui deriva che la media è eguale a ∑xi / n.

Per il modello posto, come facilmente si evince, la media può essere utilizzata solo ed esclusivamente su curve di distribuzione di frequenza simmetriche. Ma le curve di Pareto sono fortemente skewed, ossia con una lunghissima coda destra.

In tali situazioni dovrebbero essere utilizzati i percentili, per esempio, la mediana, che è definita come il valore M che minimizza la funzione ∑ (|xi – M|). Data una serie di dati ordinati in modo crescente, caratteristica della mediana è individuare il valore che separa la prima dalla seconda metà dei dati

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2017-08-23__Pil_Mediano_001

2017-08-23__Pil_Mediano_002

Questa Tabella risulta essere impietosa.

In Germania, mentre il pil ppa procapite ammonta a 45,802.12 Usd, il pil ppa mediano vale 16,534.50 Usd. In altri termini, metà della popolazione tedesca deve vivere con un potere di acquisto inferiore a 16,534.50 Usd l’anno.

Questo dato avrà sicuramente lasciato annichiliti i Lettori, molto dei quali si rifiuteranno di credervi.

Quindi, a riprova, forniamo il reddito mediano per talune classi di lavoratori. Pubblichiamo anche le fotocopie così da evitare possibili errori di trascrizione.

45,802.12 Usd procapite all’anno?? Nei denti!

La metà dei baristi tedeschi riceve meno di 13,315 euro lordi annuali.

La metà delle segretarie riceve meno di 26,700 euro lordi annuali.

La metà degli elettricisti riceve meno di 27,000 euro lordi annuali.

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Un suggerimento.

Quando si viaggia all’estero, si vedano e si godano i musei.

Ma dopo aver cenato al Club dei Miliardari, si faccia anche un giro nelle periferie.

Si vada a vedere anche la metà della popolazione che sgobba da mane a sera per tirare la carretta: anche questa vota.

Ma che femmine in carriera! Le donne sgobbano anche loro per mettere la zuppa in tavola. Questa è la verità.

E non è certo un caso se le ultime proiezioni elettorali danno l’Spd attorno al 24%.

Chi si fosse peritato di girare per le banlieue di Berlino oppure di Parigi avrebbe trovato questi dati ottimistici.

2017-08-22__Barista

2017-08-22__Elettricista

2017-08-22__Plumber

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Voci dall’Estero. 2017-08-23. FT – Germania: il divario nascosto nel paese più ricco d’Europa

Il Financial Times pubblica un articolo sulla disuguaglianza sociale e la povertà in Germania. Il 40 percento dei tedeschi non possiede praticamente alcuna ricchezza, mentre una piccola élite detiene la stragrande parte dei mezzi di produzione. Non si tratta certo di un tema nuovo per noi, e questo articolo ha dei limiti, tra cui non menzionare quali siano state le conseguenze dell’euro nel rapporto tra compressione dei salari e competitività della Germania. Tuttavia il fatto che una fonte così ortodossa del mainstream come il FT pubblichi un articolo sulla disuguaglianza, infliggendo un ulteriore colpo al mito della Germania come modello economico, è molto indicativo di come i tempi e i paradigmi stiano rapidamente cambiando.

*

Sopravvivo, ma non vivo” dice Doris, infermiera 71enne in pensione nell’ex città mineraria di Gelsenkirchen in Germania. “Non ho soldi per andare a vedere un balletto, nemmeno 10 euro per il cinema. Ma quello che mi rode di più è non potermi permettere di fare regali ai miei nipoti.

Doris mette in luce una scomoda verità: il fatto che, sebbene Angela Merkel affermi che oggi si vive “nella migliore Germania che sia mai esistita”, molti poveri nel suo paese la pensano diversamente.

Le elezioni parlamentari di settembre potrebbero offrire a queste persone la possibilità di far sentire la propria voce. Martin Schulz, il leader socialdemocratico e principale avversario della cancelliera, sta mettendo il tema della disuguaglianza sociale al centro della propria campagna elettorale. Lo slogan principale dell’SPD recita: “È tempo di maggiore uguaglianza, è tempo per Martin Schulz”.

Porre l’accento sulla disuguaglianza potrebbe sorprendere, dato che il resto del mondo industrializzato guarda con invidia alla performance economica tedesca. La Germania è un paese ricco, con il più elevato reddito pro-capite tra i grandi paesi della UE, davanti a Gran Bretagna, Francia e Italia. La disoccupazione è ai livelli più bassi della UE: il maggior grattacapo degli industriali tedeschi è trovare lavoratori.

Ma per molti tedeschi le disuguaglianze tra ricchi e poveri hanno un peso notevole, come ha evidenziato Schulz. E queste preoccupazioni sono particolarmente forti perché molti tedeschi hanno a lungo creduto di vivere in una società equa come poche altre, dopo che la seconda guerra mondiale aveva spazzato via le vecchie élite e lasciato un paese con meno disparità.

In un recente sondaggio della televisione ARD i votanti hanno indicato la disuguaglianza sociale come il più grande problema del paese dopo la politica di Berlino sui rifugiati. La disoccupazione, un problema cruciale  per gli altri paesi UE, è solo al quinto posto.

Gelsenkirchen sta all’estremo della scala economica della Germania, ben lontana da metropoli ricche come Amburgo, Francoforte e Monaco di Baviera, e dalle centinaia di piccole città industriali che formano la spina dorsale dell’economia del paese.

Come in molte altre città povere i problemi non sono immediatamente evidenti: con l’aiuto dei fondi forniti dal governo centrale Gelsenkirchen ha costruito un centro commerciale moderno, una rinomata sala di concerti e uno stadio di calcio di livello internazionale per la squadra Schalke 04, che gioca nella Bundesliga.

I residenti che passeggiano per le strade nelle giornate di sole non sembrerebbero fuori luogo in una località di villeggiatura, con T-shirt, jeans e scarpe da ginnastica. Come dice Annette Berge, capo dei servizi sociali della città: “Si vede la povertà a Gelsenkirchen? No, perché i servizi di assistenza sociale non sono così miseri che la gente per strada debba apparire povera. Si assicurano che i loro figli possano vestirsi dignitosamente. Ma senza posti di lavoro non possono permettersi nient’altro”.

Molti vicini di Doris a Gelsenkirchen sono sulla stessa barca. Colpiti dal declino del carbone, che un tempo la rese ricca, la città è oggi tra le più povere della Germania. Il tasso di disoccupazione l’anno scorso era al 14,7 percento, il più elevato di qualsiasi grande città o borgo, e ben al di sopra del 5,5 percento, che è il livello medio nazionale. I redditi delle famiglie sono tra i più bassi, e così le condizioni di salute, perfino tra i bambini più piccoli.

Queste situazioni stanno diventando oggetto di dibattito politico in Germania. Marcel Fratzscher, capo del centro di ricerca economica DIW e consigliere dell’SPD, dice: “L’economia sta andando bene. La grande preoccupazione è per quelli che vengono lasciati indietro”.

I conservatori che sostengono la Merkel non sono d’accordo su questo punto. Loro ammettono la necessità di assistere specifici gruppi svantaggiati, come i pensionati poveri o i disoccupati di lungo periodo, ma non vedono un problema generale di disuguaglianza. Michael Hüther, direttore dell’ Institute for Economic Research, dice: “Rispetto ad altri paesi, alle crisi e agli altri cambiamenti nell’economia mondiale, la Germania non è in una brutta posizione. Non vediamo la necessità di affrontare il problema della disuguaglianza in quanto tale”.

Tuttavia, questa settimana in una intervista su YouTube con molti giovani presentatori, la Merkel ha ammesso che la disuguaglianza sta diventando un problema politico. “Veramente molte persone ne sono preoccupate”, ha detto.

Ma quanta disuguaglianza c’è in Germania? E come è cambiata nei 12 anni del governo Merkel? I dati suggeriscono che dal 1990, anno della riunificazione, ad oggi, in Germania le disparità sono realmente aumentate. Ma negli ultimi cinque anni alcune disuguaglianze sono diminuite grazie alla crescita della produzione, dei posti di lavoro e dei salari.

In termini di redditi delle famiglie, che forse è l’indicatore principale della disuguaglianza generale, la Germania è vicina alla media europea. Ma in termini di ricchezza la Germania è significativamente più disuguale rispetto agli altri paesi, con le famiglie più ricche che controllano una quota della ricchezza più ampia rispetto agli altri paesi dell’Europa occidentale. Il 40 percento dei tedeschi più poveri non possiede praticamente alcun bene patrimoniale, nemmeno dei risparmi in banca.

Per quanto riguarda i redditi, il divario tra il 10 percento dei più poveri e quello dei più ricchi ha iniziato ad allargarsi dalla metà degli anni ’90. Accade in larga misura per le stesse ragioni degli altri paesi del mondo sviluppato: globalizzazione e perdita di posti di lavoro tramite cambiamenti tecnologici.

Dopo un periodo di iniziale stagnazione dopo la riunificazione, la Germania è tornata a crescere grazie a un boom delle esportazioni combinato con una moderazione salariale da parte dei sindacati, e col pacchetto Hartz IV per il mercato del lavoro e le riforme dell’assistenza sociale, che hanno spinto sempre più disoccupati al lavoro.

Gli effetti economici complessivi sono stati molto ampi, riportando la Germania alla testa della UE e cementando il sostegno a favore della Merkel, che è giunta al potere nel 2005. Le riforme Hartz IV erano state comunque ereditate dal governo precedente dei socialdemocratici di Gerhard Schröder.

Ma se la disoccupazione è diminuita, le persone a reddito basso guadagnano comparativamente sempre meno rispetto ai lavoratori ben pagati. Negli ultimi cinque anni questo divario si è leggermente ristretto, perché i sindacati hanno ottenuto qualche aumento e l’introduzione di un salario minimo per legge, nel 2015, ha contribuito a sostenere i redditi.

Un ruolo importante nel ridurre la disoccupazione e aumentare il numero degli occupati al livello record di 44 milioni ha avuto l’espansione dei “mini” job, posti di lavoro part-time deregolamentati, che sono passati da 4,1 milioni nel 2002 a oltre 7,5 milioni quest’anno. I loro sostenitori dicono che hanno contribuito a creare opportunità di lavoro, ad esempio per madri con figli piccoli, studenti e pensionati. Ma i critici affermano che questi mini-job hanno spesso rimpiazzato posti di lavoro a tempo pieno, specialmente nei settori della ristorazione e della vendita al dettaglio. Il sindacato DGB dice che, anziché aprire la strada a posti di lavoro permanenti, i mini-job sono diventati per i lavoratori un vicolo cieco.

Essendo consapevole di quante famiglie oggi vivano dei mini-job, Schulz sta guardando al problema con una certa attenzione. L’impegno principale della sua campagna contro la disuguaglianza è quello di alzare le tasse sui redditi più alti per finanziare sgravi fiscali sui redditi medio-bassi. La Merkel ha contrattaccato offrendo sgravi fiscali a tutti, finanziandoli coi surplus di bilancio.

Ci vorrebbe un cambiamento molto più drastico sui redditi per contrastare una causa ancora più grande di disuguaglianza in Germania, ossia la distribuzione della ricchezza tra ricchi e poveri, che è straordinariamente iniqua. Se il paese non ha quell’abbondanza di miliardari che si trovano, ad esempio, nel Regno Unito, ha però una pletora di milionari, spesso concentrati nelle famiglie che possiedono industrie medio-grandi.

Fratzscher, il consigliere dell’SPD, ha detto: “Il 10 percento dei più ricchi ha una grossa concentrazione di ricchezze, spesso in termini di mezzi di produzione, e questa concentrazione cresce generazione dopo generazione. Il 40 percento dei più poveri invece non possiede nulla”.

Ci sono tre fattori all’opera, in questo. Primo punto, solo il 45 percento dei tedeschi possiede la casa nella quale vive. Tutti gli altri sono in affitto, specialmente nelle grandi città, dove le proprietà immobiliari hanno il valore più elevato. Il fatto che non ci fossero molti speculatori ha fatto in modo che i prezzi restassero abbastanza stabili per decenni, ma si sono rapidamente alzati nelle grandi città dopo la crisi finanziaria globale del 2008. Questo ha ulteriormente ampliato il divario tra gli abbienti e i nullatenenti. Se il mercato offre comunque alloggi a prezzi accessibili, scoraggia i proprietari a investire in ciò che altrove è un modo comune per mettere da parte della ricchezza.

Secondo punto, le pensioni di stato sono generose con quelli che, a differenza di Doris a Gelsenkirchen, sono stati impiegati a tempo pieno per la maggior parte della loro vita lavorativa. I ricchi si garantiscono una pensione con i fondi privati, ma il tedesco medio non se lo può permettere. In teoria le pensioni pubbliche dovrebbero essere un modo altrettanto sicuro delle pensioni private per garantirsi un reddito in età avanzata, al pari delle pensioni private negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ma l’investimento manca di flessibilità. Per esempio, è impossibile andare in pensione prima e ottenere un riscatto dell’intera somma, che potrebbe essere usata per avviare un’attività produttiva.

Infine, l’imposta di successione in Germania favorisce i proprietari di impresa. Le regole permettono un’esenzione dalla tassa di successione sulle ricchezze investite in attività produttive, purché gli eredi si impegnino a mantenere i posti di lavoro. Un effetto collaterale di questo approccio pro-imprese è che i ricchi tedeschi sono incoraggiati a diventare sempre più ricchi tenendo i soldi nelle attività avviate dalla famiglia anziché, come spesso fanno le loro controparti non-tedesche, spenderli in altro come beni di lusso o opere d’arte.

La coalizione conservatori-SPD guidata dalla Merkel lo scorso anno ha avuto l’opportunità di rivedere radicalmente la legge, dopo che la Corte Costituzionale aveva stabilito che i vantaggi accordati ai proprietari di impresa erano sproporzionatamente favorevoli. Ma il governo si è limitato a correzioni minori, e ci sono state poche proteste nell’opinione pubblica, ad eccezione dell’estrema sinistra.

Una seria riforma dell’imposta di successione non è nel programma di Schulz. Molti tedeschi condividono l’idea di Hüther, l’economista pro-imprese, che dice: “Non vedo un problema di disuguaglianza… perché i proprietari di piccole imprese sono vincolati al mantenimento dei posti di lavoro a beneficio della comunità, in cambio di uno sgravio fiscale”.

La disuguaglianza nella distribuzione di ricchezza e redditi aumenta la disuguaglianza sociale. Le scuole tedesche reggono bene il confronto con le loro controparti europee nei test internazionali PISA condotti dall’OCSE nei paesi industrializzati sui livelli di istruzione raggiunti. Ma fanno peggio che negli altri paesi se si considera il divario tra i bambini di famiglie ricche e quelli di famiglie povere. Nel 2015 la condizione economica di uno studente spiegava il 16 percento delle differenze nel successo scolastico in Germania, rispetto al 13 percento della media OCSE. Si tratta comunque di un miglioramento rispetto al 20 percento del 2006.

Allo stesso modo, nella salute c’è un profondo divario tra i ricchi e i poveri, che sembra essere più ampio in Germania che nella media dei paesi UE. In Germania il divario tra ricchi e poveri in termini di come percepiscono la propria salute è più ampio che in tutti i paesi OCSE, ad eccezione di quattro.

A queste disuguaglianze si somma un divario regionale che persiste tuttora. Sebbene dopo la riunificazione del 1990 la Germania est abbia fatto progressi,  i redditi rimangono più bassi di un terzo rispetto ai livelli della Germania ovest. I giovani hanno smesso di emigrare a frotte, ma il resto della popolazione sta invecchiando più rapidamente che nell’ovest, perché gli immigrati più raramente si recano nella parte est del paese. Con il 24 percento della popolazione over-65, la Germania est sarebbe, se fosse uno stato indipendente, il più anziano del mondo.

Ad ogni modo, come esemplificato dalla città di Gelsenkirchen, le sacche di deprivazione e povertà non si limitano alle regioni dell’est. “I ricchi se ne vanno dai quartieri poveri, e persone povere affluiscono”, dice Dieter Heisig, pastore protestante che ha prestato servizio nella città per più di 30 anni. “Non vorrei dover dire che abbiamo dei ghetti, qui in Germania, però li abbiamo”.

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Centesimo anniversario della nascita di Oscar Romero. Assassinato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-16.

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«Non ho la vocazione di martire …. uno non deve mai amarsi al punto da evitare ogni possibile rischio di morte che la storia gli pone davanti. Chi cerca in tutti i modi di evitare un simile pericolo, ha già perso la propria vita»

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«“Nel nome di Dio e del popolo che soffre vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi la persecuzione contro il popolo”, dice il 23 marzo 1980, nella sua ultima predica in cattedrale. Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, un sicario si intrufola nella cappella dell’ospedale, dove Romero sta celebrando, e gli spara dritto al cuore, mentre il vescovo alza il calice al momento dell’offertorio. Aveva appena detto: “In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo”.» [Fonte]

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Il 15 agosto 1917 nasceva Oscar Arnulfo Romero, assassinato sull’altare il 24 marzo 1980, beatificato nel 2015 per volontà di Papa Francesco.

La sua vita e la sua morte dovrebbero porgerci molti elementi da meditare con cura, alcuni dei quali profondamente scomodi.

La disinformazione fatta sia prima sia dopo la sua morte è impressionante, e merita alcune ferme precisazioni.

– È cristiano non solo chi professa che Gesù Cristo nostro Signore è il Figlio del Dio vivente, vero Dio e vero Uomo, nato, morto e risorto per la salvezza dell’umanità. Non sufficit. È cristiano solo ed esclusivamente chi vive la sua realtà storica osservando la Parola di Gesù. In caso contrario, è soltanto un ipocrita, un peso per la Comunione dei Santi, un sfrego alla santa Fede. Rispettabili come persone, ma sicuramente non cristiani.

– Né tanto meno può dirsi cristiano chi non pratichi la santa obbedienza al Santo Padre ed alla Gerarchia. Non esistono cristiani “dissidenti”: esistono eretici ed esistono persone che si sono allontanate da Santa Madre Chiesa, esercitando il loro proprio libero arbitrio. Ripetiamo solo per chiarezza: rispettabili come persone, ma sicuramente non cristiani. Chi non obbedisca alla Parola del Cristo ed alla Gerarchia non è cattolico. Chi critica, specie pubblicamente, la Gerarchia non è cattolico. Per essere chiari: è tutto fuorché cattolico.

– Tutti siamo peccatori, nessuno escluso tranne il Cristo. È cristiano colui che per Grazia del Signore si rialza ben presto dalla caduta, confessandosi secondo il rito canonico. Siamo chiari: colui che non si confessa frequentemente e non si comunica frequentemente, almeno una volta la settimana, non può essere cristiano: dica ciò che vuole, ma non lo è.

– La Chiesa e la Gerarchia predicano il Cristo, la salvezza delle anime ed il Regno di Dio. La Chiesa non è un’organizzazione di beneficienza. Il suo scopo è la salvezza delle anime. Solo secondariamente di dedica anche a scopi caritativi: ma se la carità non è fatta in nome di Cristo ed in pieno accordo alla Sua Parola, non conta nulla per un cristiano, perché così ha stabilito il Cristo in persona.

– Ottime quindi, e degne di lode, le persone filantrope: ma se non operano in nome di Dio essi non sono cristiane. Sono tutto quello che si voglia dare come etichetta, meno quella di “cristiane”. Ripetiamo nuovamente: persone rispettabile, ma non sono cristiane.

– Il cristiano non lo si riconosce da segni o simboli: lo si riconosce dalla vita che tiene, dalle scelte che opera. La Fede senza le relative opere coerenti non è fede: creanza, talora anche superstizione: tutto tranne che cristianesimo.

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– La Fede è un atto volontario, sostenuto dal libero arbitrio: essendo atto volontario ciò comporta la supervisione della mente, della ragione. Il cristiano ha Fede perché vuole credere, e crede perché la teologia cattolica gli assicura un solidissimo supporto logico. Non esiste infatti verità alcuna che non sia anche vera. Ma senza verità e logica non può nemmeno sussistere la giustizia. Il sedicente cristiano viscerale, emotivo, sentimentale, semplicemente non è un cristiano. Si dica ciò che si vuole, ma persiste a non essere un cristiano.

– Tratto caratteristico del cristiano che vive pienamente la propria Fede nel rispetto della Parola del Cristo è l’essere estremamente rigoroso verso sé stesso, ma nel contempo comprensivo, pietoso e paziente verso le debolezze, quelle propri e quelle altrui.

– Altro tratto caratteristico del cristiano, quello cattolico massimamente, è la Grazia e la capacità di saper perdonare. Chi non sappia o non voglia perdonare è tutto tranne che un cattolico. Farebbe meglio a staccarsi dalla Chiesa che frequenta solo per dare scandalo. Non esiste pace senza capacità di perdonare.

– Da ultimo, ma non certo per ultimo, un cattolico è riconoscibile perché prega e fa penitenza. Quanti non preghino quotidianamente e non pratichino una via penitenziale semplicemente non sono né cristiani né cattolici. Ci si rende perfettamente conto che di questi tempi a parlare di penitenza ti si ride in faccia: ma ciò che per il cattolico è importante e farla lui, non farla fare agli altri.

– Il Cristo disse: «Vi do la pace, vi do la mia pace». La pace del Cristo significa essere in comunione sacramentale con Lui, cosa del tutto differente dalla pace terrena, che consiste nel vivere tranquillo, senza il fragore delle armi. Per il cattolico essere operatore di pace significa essere parte attiva nel portare le altre anime al Cristo.

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Da quanto detto dovrebbe essere ben chiaro che ad essere cristiani e cattolici sono nei fatti ben pochi. Molto pochi. Un vero corpo di élite. Porta stretta per entrare nel novero, porta spalancata per andarsene.

Però, non si facciano confusioni.

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Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, è un classico esempio di essere cristiani, di essere cattolici.

È irrilevante che lo si osteggi o meno: tale è e tale rimane.

È stato coerente, e lo è stato fino alla morte. È stato obbediente, e lo è stato fino alla morte.

«Non ho la vocazione di martire»

Nessun cristiano ha la vocazione al martirio, ma se ciò diventasse necessario per la salvezza propria e per esempio edificante per i tiepidi, ebbene, allora venga il martirio.

Ma per il cristiano, per il cattolico, il martirio sarebbe del tutto vano, se non fosse simultaneamente associato al perdono dei propri carnefici. L’esempio ci viene dall’alto: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno»

Cos’ il beato Romero si aggiunge alla lunghissima serie di santi martiri che dettero la vita e sparsero il loro sangue per aver predicato il Cristo in una società che viveva in odium Fidei, in odium Dei, in odium Evangelii.

Solo per citarne tre esempi fulgidi: Thomas Becket, John Fisher e Thomas More.

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Nota importante.

Il segno migliore per constatare la natura divina della Santa Chiesa consiste nel fatto che nessuno dei suoi nemici si sia mai peritato di studiarla nella sua teologia e nei suoi canoni. Il Signore non ha permesso che capissero come la Chiesa sia un fatto sorpannaturale e non umano. Nemmeno settanta anni di persecuzioni bolsceviche sono riuscite ad eradicare la Fede dalla Russia, eppure sono stati martirizzati quasi cinquecentomila sacerdoti. Tratto comune di tutti i suoi odiatori è la crassa ignoranza di cosa sia. Che Dio li perdoni per i meriti dei suoi santi martiri!



La Stampa. 2017-08-15. Romero, il vescovo martire che scelse il Vangelo e il popolo

Cento anni fa nasceva il Presule salvadoregno che sarebbe stato ucciso, mentre celebrava Messa, dagli «squadroni della morte». Beatificato da Francesco, adesso è vicino alla santità.

*

È ben possibile che Oscar Arnulfo Romero, nato cento anni fa, il 15 agosto 1917, assassinato sull’altare il 24 marzo 1980, beatificato solo nel 2015 per volontà di Papa Francesco, venga in futuro canonizzato. Di certo egli fu «diffamato, calunniato, infangato» dopo la morte, come ha denunciato lo stesso Pontefice latino-americano, tanto che il suo martirio «continuò», anche «da parte di suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato», con «la pietra più dura che esiste: la parola». 

La figura di Romero ha toccato i drammi di un epoca e di un continente, la sua memoria è stata spesso controversa. Quando, nel 1977, Paolo VI lo nominò Arcivescovo di San Salvador, era conosciuto come un «conservatore», gradito alle oligarchie al potere nel paese. Nel corso del tempo, Romero cominciò a denunciare pubblicamente i soprusi del regime, senza peraltro tacere delle violenze dei guerriglieri che vi si opponevano. L’Arcivescovo era convinto che la guerra civile in El Salvador scaturiva dalle ingiustizie sociali, e per questo puntò il dito contro la giunta militare al governo. Arrivò a leggere durante la predica domenicale in cattedrale i nomi delle persone torturate, ammazzate o fatte sparire (desaparecidos) nel corso della settimana. La sua fu una sorta di conversione, seguendo il Vangelo a servendo il popolo di Dio, nella quale ebbe probabilmente un ruolo l’assassinio, nel 1977 da parte degli squadroni della morte legati ai latifondisti, cattolici anch’essi, di padre Rutilio Grande Garcia, gesuita, indomito nel denunciare lo sfruttamento della povera gente (anche per lui è stato aperto il processo di beatificazione). «Adesso – ebbe a scrivere nel 1979 alla nipote del Gesuita – si cerca di appannare l’immagine e il ricordo di persone come padre Rutilio, e di far credere agli altri che abbiano sbagliato strada e vangelo. Stia attenta, perché sono molto astuti. Preghi molto lo Spirito santo affinché l’aiuti a comprendere l’audacia che il Vangelo richiede». La conversione dell’Arcivescovo turbò l’establishment salvadoregno e non pochi maggiorenti della Curia romana di Giovanni Paolo II.  

Domenica 23 marzo 1980 monsignor Romero si rivolse all’esercito: «Vi chiedo, vi imploro, vi ordino: in nome di Dio cessi la repressione!». L’indomani un killer prezzolato sparò all’arcivescovo mentre celebrava Messa nella cappella dell’ospedale della Divina provvidenza. Non aveva taciuto. «La Chiesa – aveva avuto a scrivere anni prima – non può tacere quando ci sono migliaia di nostri fratelli che subiscono le conseguenze dell’ingiustizia in cui vive la nostra America latina, non può tacere davanti al dolore e alle costanti violazioni di cui sono oggetto i nostri fratelli contadini e il popolo in generale» 

La causa di beatificazione di Romero fu aperta nel 1997, ma solo con l’arrivo di papa Francesco si è sbloccata. Il premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, argentino, che ha fatto visita al Papa pochi giorni dopo l’elezione al Conclave del 2013, lo preannunciò subito. E con decreto del 3 febbraio del 2015, Jorge Mario Bergoglio ha riconosciuto il martirio in odium fidei dell’Arcivescovo. Il successivo 23 maggio a San Salvador si è celebrata la solenne beatificazione.  

Un esito tutt’altro che scontato. «Il martirio di Romero non fu puntuale, non avvenne solo nel momento della morte, fu un martirio-testimonianza, fu sofferenza anteriore, persecuzione anteriore la sua morte. Ma fu anche posteriore», ha denunciato Papa Francesco dopo la beatificazione. Romero, «una volta morto – ero giovane sacerdote e ne fui testimone – fu diffamato, calunniato, infangato. Il suo martirio continuò anche da parte di suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato. Non parlo per aver sentito dire. Ho ascoltato queste cose», ha detto il Papa. «È bello vederlo così: un uomo che ha continuato a essere martire. Ora credo che quasi nessuno osi… ma dopo aver dato la sua vita ha continuato a darla lasciandosi colpire da tutte quelle incomprensioni e calunnie. Questo mi dà la forza, solo Dio sa. Solo Dio sa la storia delle persone, e quante volte le persone che hanno già dato la loro vita continuano a essere lapidate con la pietra più dura che esiste nel mondo: la lingua». Come ha avuto a rilevare il postulatore della causa di beatificazione, monsignor Vincenzo Paglia, nel corso degli anni erano arrivati «chili di carte» contro Romero, a volte in buona fede altre volte «in cattiva coscienza»: «Scrivevano che faceva politica, che era seguace della teologia della liberazione. Lo accusarono di problemi di carattere, di squilibri. Tutte cose che hanno ovviamente frenato e rafforzato i nemici», sia dentro il Paese che tra l’episcopato che in Vaticano. È nota l’ostilità del cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo per la causa di beatificazione di Romero. «La decisione su Romero mette a tacere i motivi che hanno impedito un procedimento più lineare», concluse Paglia. 

Ora in Salvador si ricorda il centenario della nascita dell’arcivescovo martire con il primo pellegrinaggio in suo onore. L’occasione è celebrata con tre giorni di cerimonie e preghiere che culminano oggi. A promuoverle, più di tutti, Gregorio Rosa Chavez, stretto collaboratore di Romero, vescovo ausiliare di San Salvador che ha ricevuto – “scavalcando”, gerarchicamente, l’arcivescovo titolare della città, successore di Romero, José Luis Escobar Alas – la berretta cardinalizia da Papa Bergoglio nell’ultimo Concistoro dello scorso 28 giugno. In futuro Romero potrebbe essere proclamato santo. L’arcivescovo Paglia ha detto in questi giorni alla Radio Vaticana: «Siamo a buon punto. Stiamo esaminando un miracolo che riguarda una donna incinta e il suo bambino che sono stati, speriamo, miracolosamente guariti per intercessione di Romero. È stato terminato il processo diocesano, che è giunto a Roma e abbiamo iniziato l’esame del miracolo. Mi auguro che il processo vada a compimento presto. Se tutto questo accade, è possibile che anche l’anno prossimo si possa sperare di celebrare la canonizzazione di Romero».  

Di certo la figura di Romero ancora oggi turba alcuni animi. Il suo messaggio era radicalmente evangelico. «A volte cresciamo nella religione senza comprendere che il vangelo è vita. Alcuni praticano la religione con la convinzione che Dio è con loro soltanto perché detengono un qualche potere: poco importa se abbiano o non abbiano fede, e nemmeno l’immortalità dei loro atti. Gesù ha definito costoro “giusti”, ovvero uomini chiusi al richiamo di conversione rivolto loro dai profeti, perché sono persuasi che quel richiamo non li riguardi. Infatti si credono benedetti da Dio tramite le ricchezza che possiedono o il potere che hanno ricevuto, basandosi sull’asserzione che “ogni potere viene da Dio”. Alcuni di noi, portati da una pratica della religione fiacca e superficiale, crediamo di avere un cuore aperto a Dio perché andiamo a messa alla domenica, anche se ci arriviamo in ritardo o assistiamo distrattamente; e ci reputiamo generosi con gli altri perché diamo loro lavoro, sebbene gli ritardiamo lo stipendio o perfino gli tratteniamo il salario oppure, semplicemente, non diamo il giusto. La conversione comincia quando mi rendo conto che sono stato ostinato nel peccato, cocciuto nelle mie opinioni, caparbio nelle mie cattive azioni. Allora l’umiltà apre breccia nel muro che mi faceva credere “giusto”; allora agisce anche l’amore che mi conduce verso il suo termine che è Dio. Allora, infine, scoprirò che Dio non è mai stato lontano da me, ma sono stato io cieco non vedendolo così vicino a me, tutti i giorni, nella persona dei miei vicini» (brano tratto da Oscar A. Romero, «La Chiesa non può stare zitta», scritti inediti 1877-1980, Emi). 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Unione Europea

Viminale. Codice Condotta Ong. Testo Ufficiale.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-09.

2017-08-09__Ministero_Interni__001

Come solitamente accade, tutti parlano del “Codice di condotta per le ONG impegnate nel salvataggio dei migranti in mare“, ma a leggere ciò che scrivono i media si direbbe che ben pochi si siano presi la briga di leggerlo e capirlo.

Riportiamo quindi il testo ufficiale rilasciato dal Ministero dell’Interno in data sette agosto.

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Ministero dell’Interno. Codice di condotta per le ONG impegnate nel salvataggio dei migranti in mare

CODICE DI CONDOTTA

PER LE ONG IMPEGNATE NELLE

OPERAZIONI DI SALVATAGGIO DEI MIGRANTI IN MARE

La pressione migratoria nei confronti dell’Italia non accenna a diminuire e, anzi, risulta ancora più imponente rispetto allo scorso anno, così come riconosciuto dalle Istituzioni dell’Unione Europea e dai suoi Stati membri.

In questo quadro, l’obiettivo principale delle Autorità italiane nel soccorso dei migranti è la tutela della vita umana e dei diritti delle persone, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali. Tuttavia, l’attività di salvataggio non può essere disgiunta da un percorso di accoglienza sostenibile e condiviso con altri Stati membri, conformemente al principio di solidarietà di cui all’art. 80 del TFUE.

In occasione della riunione informale dei Ministri della Giustizia e degli Affari Interni, tenutasi il 6 luglio a Tallinn, sotto la presidenza estone, i Ministri dell’Interno dell’UE hanno accolto con favore l’iniziativa delle autorità italiane intesa a garantire che le navi delle ONG impegnate in attività di Search and Rescue (SAR) operino secondo una serie di regole chiare da rispettare, sotto forma di un codice di condotta che dovrà essere urgentemente finalizzato ad opera delle Autorità italiane, in consultazione con la Commissione e in cooperazione con le parti interessate, tra cui le stesse ONG.

L’iniziativa italiana è stata inclusa anche nel “Piano d’azione sulle misure per sostenere l’Italia, ridurre la pressione lungo la rotta del Mediterraneo centrale e accrescere la solidarietà”, presentato dalla Commissione europea lo scorso 4 luglio.

Le Autorità italiane e le ONG firmatarie che svolgono attività SAR condividono pertanto l’esigenza di prevedere disposizioni specifiche per far fronte alla complessità delle operazioni di soccorso nel Mar Mediterraneo, in conformità con il presente Codice di Condotta, anche per salvaguardare la sicurezza dei migranti e degli operatori.

Le ONG che sottoscrivono questo Codice di Condotta assumono i seguenti impegni:

conformemente al diritto internazionale pertinente, l’impegno a non entrare nelle acque territoriali libiche, salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata, e di non ostacolare l’attività di Search and Rescue (SAR) da parte della Guardia costiera libica: al fine di non ostacolare la possibilità di intervento da parte delle Autorità nazionali competenti nelle proprie acque territoriali, nel rispetto degli obblighi internazionali;

impegno a rispettare l’obbligo di non spegnere o ritardare la regolare trasmissione dei segnali AIS (Automatic Identification System) e LRIT (Long Range Identification and Tracking), qualora installati a bordo (Cap. V SOLAS): allo scopo di garantire la sicurezza della navigazione e la “security” delle unità, incluse quelle non impegnate nelle attività di ricerca e soccorso che si trovino in navigazione in prossimità dell’area interessata dall’evento;

l’impegno a non effettuare comunicazioni o inviare segnalazioni luminose per agevolare la partenza e l’imbarco di natanti che trasportano migranti, fatte salve le comunicazioni necessarie nel corso di eventi SAR per preservare la sicurezza della vita in mare: con l’intento di non facilitare i contatti con i soggetti dediti alla tratta e al traffico di migranti;

impegno a comunicare al competente MRCC l’idoneità tecnica (relativa alla nave, al suo equipaggiamento e all’addestramento dell’equipaggio) per le attività di soccorso, fatte salve le applicabili disposizioni nazionali ed internazionali concernenti la sicurezza dei natanti e le altre condizioni tecniche necessarie alla loro operatività: alle ONG è richiesto di dotarsi di mezzi e di personale di cui siano accertate l’idoneità e le capacità tecniche nelle attività di ricerca e soccorso di un gran numero di persone (mass rescue operations) in ogni condizione. Ciò è richiesto al fine di fornire garanzie circa il loro “know-how” nel concorrere alle attività di soccorso. Tale impegno riguarda, tra l’altro, la necessità di fornire al comandante della nave adeguate informazioni sulla stabilità, la capacità di ricovero a bordo, le dotazioni individuali e collettive di sicurezza, certificazione ed addestramento dell’equipaggio per tali specifiche attività, aspetti di “security”, condizioni di igiene ed abitabilità a bordo, capacità di conservazione di eventuali cadaveri. Tutto ciò, ovviamente, senza pregiudizio per quanto previsto dall’Articolo IV (casi di forza maggiore) e dall’Articolo V (trasporto di persone in situazioni di emergenza) della SOLAS;

l’impegno ad assicurare che, quando un caso SAR avviene al di fuori di una SRR ufficialmente istituita, il comandante della nave provveda immediatamente ad informare le autorità competenti degli Stati di bandiera, ai fini della sicurezza, e il MRCC competente per la più vicina SRR, quale “better able to assist”,

salvo espresso rifiuto o mancata risposta di quest’ultimo: la comunicazione allo Stato di bandiera rappresenta più un impegno, mentre la notifica al competente MRCC richiama un obbligo vigente del diritto internazionale;

impegno ad osservare l’obbligo previsto dalle norme internazionali di tenere costantemente aggiornato il competente MRCC o l’OSC (On Scene Coordinator) designato da quest’ultimo in merito allo scenario in atto ed all’andamento delle operazioni di soccorso, nonché di tutte le informazioni che abbiano rilievo ai fini SAR o della sicurezza della navigazione;

l’impegno a non trasferire le persone soccorse su altre navi, eccetto in caso di richiesta del competente MRCC e sotto il suo coordinamento anche sulla base delle informazioni fornite dal Comandante della nave: dopo l’imbarco delle persone soccorse, le navi delle ONG dovrebbero, di norma, completare l’operazione sbarcando le medesime in un porto sicuro sotto il coordinamento del MRCC competente, salvo nelle situazioni sopra menzionate;

impegno ad assicurare che le competenti autorità dello Stato di bandiera siano tenute costantemente informate dell’attività intrapresa dalla nave ed immediatamente informate di ogni evento rilevante ai fini di “maritime security”, in conformità al principio della giurisdizione dello Stato di bandiera in base alla UNCLOS e ad altre norme applicabili del diritto internazionale;

impegno a cooperare con l’ MRCC, eseguendo le sue istruzioni ed informandolo preventivamente di eventuali iniziative intraprese autonomamente perché ritenute necessarie ed urgenti;

l’impegno a ricevere a bordo, eventualmente e per il tempo strettamente necessario, su richiesta delle Autorità italiane competenti, funzionari di polizia giudiziaria affinché questi possano raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di migranti e/o la tratta di esseri umani, senza pregiudizio per lo svolgimento delle attività umanitarie in corso. Quanto sopra fatte salve la giurisdizione esclusiva dello Stato di bandiera della nave in base all’UNCLOS e alle altre norme di diritto internazionale applicabili, le competenze del comandante e i differenti mandati e competenze delle persone giuridiche interessate come previsto dal diritto nazionale ed internazionale, rispetto alle quali i funzionari di polizia non interferiscono e non dovranno interferire:

consentire l’accesso a bordo dei loro assetti navali, su richiesta delle Autorità nazionali competenti, del personale di polizia che svolgerà le preliminari attività conoscitive e di indagine, anche a seguito di specifiche indicazioni da parte dell’Autorità Giudiziaria competente;

l’impegno a dichiarare, conformemente alla legislazione dello Stato di bandiera, alle autorità competenti dello Stato in cui l’ONG è registrata tutte le fonti di finanziamento per la loro attività di soccorso in mare e a comunicare, su richiesta, tali informazioni alle Autorità italiane nel rispetto dei principi di trasparenza;

l’impegno ad una cooperazione leale con l’Autorità di Pubblica Sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti, anche trasmettendo le pertinenti informazioni di interesse a scopo investigativo alle Autorità di Polizia, nel rispetto della normativa internazionale sui rifugiati e sulla protezione dei dati nonché dei differenti mandati e competenze delle persone giuridiche interessate come previsto dal diritto nazionale ed internazionale: tale impegno si estrinsecherà, a titolo esemplificativo e non esaustivo, nel fornire – almeno due ore prima dell’arrivo al porto – i documenti che dovrebbero essere completati durante le fasi di soccorso e tragitto verso il porto dopo aver posto in essere le attività di assistenza primaria – ovvero il “maritime incident report” (documento riassuntivo dell’evento) e il “sanitary incident report” (documento riassuntivo della situazione sanitaria a bordo);

impegno a recuperare, durante le attività, una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile, le imbarcazioni improvvisate ed i motori fuoribordo usati dai soggetti dediti al traffico/tratta di migranti e ad informare immediatamente l’ICC (International Coordination Centre) dell’operazione TRITON; il MRCC coordinatore dovrà comunque essere informato per gli aspetti legati alla sicurezza della navigazione e l’antinquinamento: tale impegno è un’importante modalità di cooperazione con l’operazione europea TRITON e con le competenti Autorità nazionali nella lotta contro i soggetti dediti al traffico ed alla tratta, nonché con il MRCC per le informazioni relative alla sicurezza della navigazione e l’inquinamento.

 

La mancata sottoscrizione di questo Codice di Condotta o l’inosservanza degli impegni in esso previsti può comportare l’adozione di misure da parte delle Autorità italiane nei confronti delle relative navi, nel rispetto della vigente legislazione internazionale e nazionale, nell’interesse pubblico di salvare vite umane, garantendo nel contempo un’accoglienza condivisa e sostenibile dei flussi migratori.

Il mancato rispetto degli impegni previsti dal presente Codice di Condotta sarà comunicato dalle Autorità italiane allo Stato di bandiera e allo Stato in cui è registrata l’ONG.

Pubblicato in: Persona Umana, Politica Mondiale

Sen John McCain ha un tumore al cervello.

useppe Sandro Mela.

2017-07-20.

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Il sen John McCain, 80 anni, rappresentante dell’Arizona in Senato, ha un glioblastoma. La diagnosi è stata fatta dai medici della Mayo Clinic di Phoenix.

Qualsiasi sia il giudizio che si voglia esprimere su di lui, è stato un fedele servitore dello stato, un patriota che ha pagato anche con anni di prigionia in Vietnam. Abbattuto il suo aereo, si salvò con il paracadute: fu linciato dalla folla e ferito ancor più gravemente. Fu tenuto per due anni in isolamento. È decorato con la Silver Star Medal, il Legion of Merit, la Bronze Star Medal, la Navy Commendation Medal ed il Purple Heart.

*

Deputato dal 1983, dal 1987 siede nel Senato degli Stati Uniti.

L’Arizona ha un governo repubblicano. Manda nove rappresentanti in parlamento, cinque repubblicani e quattro democratici. I due senatori sono repubblicani.


→ Adnk. 2017-07-20. John McCain è malato, ha un tumore al cervello

A John McCain è stato diagnosticato un tumore al cervello. Lo hanno reso noto i medici della Mayo Clinic di Phoenix dove la scorsa settimana l’80enne senatore repubblicano era stato operato per la rimozione di un coagulo di sangue nell’occhio sinistro. I test, hanno spiegato i medici americani, hanno rivelato che il coagulo era associato ad una neoplasia nota come glioblastoma.

“Il senatore e la sua famiglia stanno valutando diverse opzioni di cura con lo staff della Mayo Clinic” conclude il comunicato dell’ospedale, specificando che le cure possono prevedere una combinazione di chemioterapia e radioterapia. La notizia della gravità della malattia di McCain, uno dei più anziani e rispettati senatori, ha subito provocato un’ondata di solidarietà a Washington, a partire da Donald Trump con cui l’anziano senatore Gop ha sempre avuto rapporti molto tesi.

“Il senatore McCain è sempre stato un combattente, guarisci presto”, ha detto il presidente che, in realtà, durante la campagna elettorale, di fronte alla critiche del repubblicano che ha cercato in tutti i modi di impedire la sua nomination, aveva insinuato dei dubbi sull’eroismo di McCain, che è stato per anni prigioniero dei vietcong durante la guerra in Vietnam.

Molto più affettuoso e sentito invece l’augurio di pronta guarigione di Barack Obama, che definisce il suo avversario nelle elezioni presidenziali del 2008 “un eroe americano”. “John McCain è un eroe americano ed uno dei combattenti più coraggiosi che io abbia mai incontrato – ha scritto l’ex presidente su Twitter – il cancro non sa chi ha di fronte, mandalo al diavolo, John”.

Anche Mitch McConnell, leader della maggioranza Gop al Senato, ha lodato McCain come un “un eroe del nostro Paese”: “Non vediamo l’ora di rivedere presto questo eroe americano”, ha concluso. In effetti né i medici né lo staff del senatore hanno dato indicazioni sui tempi di un suo eventuale ritorno a Washington. L’assenza di McCain da Capitol Hill lascia i repubblicani, che hanno già una maggioranza risicata di 52 voti contro i 48 democratici, senza un voto proprio nel momento in cui stanno cercando di ottenere una votazione per l’abrogazione dell’Obamacare.