Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana

Occidente. Le femmine pagano più tasse dei maschi, ma inquinano.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-25.

Mela con il Coltello tra i Denti.

Le adunche mani grifagne del fisco calano inesorabili su tutti i consumi non comprimibili. Anche su quelli tipicamente muliebri.

La tassa sul macinato gravava in misura diversa a seconda della tipologia del macinato.

Castagne – Tassa di cinquanta centesimi per ogni quintale macinato

Segale – Tassa di una lira per ogni quintale macinato

Granoturco – Tassa di una lira per ogni quintale macinato

Avena – Tassa di una lira e venti centesimi per ogni quintale macinato

Grano – Tassa di due lire per ogni quintale macinato

Non si sorrida della cifra apparentemente piccola: una lira del 1869 corrispondeva a 7,302 lire del 2001. Ma mangiare pur dovevano farlo tutti.

Tutte le femmine presentano in età fertile i flussi mestruali: lunga ed ingegnosa fu la lotta per tamponare l’evento, così come l’incontinenza urinaria che affligge spesso il sesso muliebre man mano che passano gli anni.

Gli assorbenti usa e getta, sono stati creati da un’idea di Benjamin Franklin per fermare il sanguinamento dei soldati feriti in battaglia. Nel 1888 la Johnson & Johnson iniziò a produrre i primi assorbenti usa e getta. Il vero problema fu quello della riduzione dei costi di produzione e, quindi, del prezzo di vendita.

Le strisce di stoffa vecchia iniziarono ad essere sostituite solo quanto i prezzi divennero accessibili a tutte le borse, anche se, data la praticità del device, i produttori ne avevano un ragionevole ricavo. Sui costi grava pesantemente il trasporto: la confezione di assorbenti occupa molto volume e pesa ben poco. Un camion è saturato rapidamente, ma il costo del viaggio resta sempre elevato.

Ma fu solo con l’avvento della petrolchimica che gli assorbenti divennero comodi e meno onerosi: sfagno e poliacrilato come assorbente in senso stretto, polietilene con riversamento.

Nella sola Italia, i sedici milioni di donne in età fertile sono per i soli assorbenti un mercato da un miliardo e mezzo. Ma la cifra raddoppia tenendo conto degli assorbenti usati nell’incontinenza urinaria, noiosissimo fastidio che affligge le femmine vecchie.

* * * * * * *

Ma il fisco mica che si sia lasciato scappare questa splendida occasione di taglieggiar la gente.

«Gli assorbenti interni rientrano infatti tra i prodotti parafarmaceutici e come tali sono tassati. Quanto? Dipende»

*

«Lo stato con la tassazione più elevata è l’Ungheria (27%). La Grecia prima dei piani di austerità ne aveva una al 13%, oggi schizzata al 24%. Solo in Irlanda e Malta è a zero, mentre in  Gran Bretagna la “tampon tax” è stata da poco tagliata  al 5% (era al 20%). In Italia? Lo sappiamo: l’Iva è al 22%»

*

«una donna ha il ciclo, annessi e connessi, ma deve pure pagare le tasse sui suoi assorbenti, mentre uomo può tranquillamente radersi con le sue lamette al 4%.»

* * * * * * *

Diverso invece sarebbe il discorso sul vestiario, essendo quello femminile più costoso di quello maschile.

Diversi i motivi commerciali di questa differenza.

Le femmine gradiscono avere scelte più differenziate di quelle dei maschi, e questo è un costo. Poi esiste il fattore moda: un negozio dovrebbe tenere una ragionevole varietà per attirare la clientela, ma a fine stagione molti dei capi rimasti invenduti vanno fuori mercato.

*

Il Dipartimento per la tutela dei consumatori (Dca) della città di New York ha stimato che la femmina paga grosso modo mille dollari al mese in più di tasse rispetto ai maschi. Cifra da prendersi con buon senso, dato l’elevato costo della vita in quella città.

«Un sondaggio del Plan International UK ha rilevato che una ragazza inglese su 20 fra i 14 e i 21 non può permettersi asciugamani o assorbenti igienici. Non si tratta qui di un tabù culturale, ma di un problema economico. ….

Assorbenti e affini sono ancora considerati “bene di lusso” con un IVA al 22%, contro il 5% di quella dei tartufi. La Spagna applica invece un’IVA del 4% la Francia del 5,5 %, il Regno Unito del 5%, il Belgio e i Paesi Bassi del 6%. …. Infine, non dimentichiamo che gli assorbenti inquinano» [Sole 24 Ore]

Bene.

Pigliamo atto che le femmine siano, a lor dire, inquinanti.

*


È stato pubblicato un simpaticissimo report sulla Pink Tax.


Le “Pink Tax”: le tasse che pagano solo le donne

Le donne, senza saperlo, versano circa mille euro al mese di imposte in più rispetto agli uomini

Si chiama “pink tax” ed è un ricarico sui prodotti femminili: quasi mille dollari procapite ogni anno in America, ma anche da noi le cose non vanno diversamente.

Il grafico sopra mostra, per ogni tipologia di prodotto, quanto costa la versione femminile (di più) rispetto a quella maschile (di meno). I dati sono del Dipartimento per la tutela dei consumatori (Dca) della città di New York che ha analizzato 5 industrie, 24 negozi, 91 marche, 35 categorie di prodotti e 794 prodotti.

I prodotti per donna sono più costosi

Da quest’analisi emerge che i prodotti per donne sono più costosi. Un esempio? I giochi e gli accessori da bimba costano il 7% in più rispetto a quelli da maschietto, i vestitini il 4%. E crescendo la musica non cambia. Gli abiti da donna sono l’8% più costosi dei capi da uomo, i prodotti per la cura del corpo del 13% e quelli per la salute dell’8%. Analizzando 397 casi d’acquisto è stato notato come le donne nel 42% abbiano dovuto pagare di più degli uomini, mentre l’inverso è accaduto solo 72 volte (18%).

Lo Stato della California ha stimato inoltre che annualmente le americane paghino una “tassa di genere” pari a circa 1.351 dollari in un anno. E si arriva al paradosso: anche un normale caschetto da bici soffre della discriminazione di genere e costa di più se è “rosa”.

Il grafico sopra mostra la “tassa sugli assorbenti” nei vari Paesi europei. Gli assorbenti interni rientrano infatti tra i prodotti parafarmaceutici e come tali sono tassati. Quanto? Dipende. Lo stato con la tassazione più elevata è l’Ungheria (27%). La Grecia prima dei piani di austerità ne aveva una al 13%, oggi schizzata al 24%. Solo in Irlanda e Malta è a zero, mentre in  Gran Bretagna la “tampon tax” è stata da poco tagliata  al 5% (era al 20%). In Italia? Lo sappiamo: l’Iva è al 22%

Insomma, non solo una donna ha il ciclo, annessi e connessi, ma deve pure pagare le tasse sui suoi assorbenti, mentre uomo può tranquillamente radersi con le sue lamette al 4%.

La “tampon tax” nel resto del mondo

Negli Stati Uniti solo 5 stati su 50 hanno ritirato le tasse sui prodotti sanitari rosa: Maryland, Massachussetts, Minnesota, New Jersey e Pennsylvania. In altri cinque stati (New Hampshire, Delaware, Montana, Alaska e Oregon) non ci sono balzelli e i restanti applicano aliquote tra il 4 e il 9%. La Malesia è al 6% mentre in Australia il ciclo è tassato al 10%.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana

Troppi discorsi indefiniti o senza costrutto. Ragioniamo e difendiamoci.

Giuseppe Sandro Mela.
2019-07-01.

1483-1520__Raffaello__La_Scuola_di_Atene_Il Pensatore_

Negli ultimi decenni l’umanità è stata sommersa da fiumi di discorsi, alimentati dai media e, poi, dall’uso sempre più accentuato delle risorse delle telecomunicazioni, dai telefonici ai social network.

Per far quasi buon peso, si assiste anche ad un ritorno imperioso di persone che inneggiano alla scienza, alla verità scientifica, al fatto che essa sarebbe infallibile.

Se però ci si ragionasse un pochino attorno, emergerebbero molti punti che avrebbero dovuto lasciarci per lo meno dei dubbi.

Nessuna pretesa di essere esaustivi, ma qualche pensiero sembrerebbe valerne la pena.

* * * * * * *

L’aggettivazione ‘scientifico‘ indica un fenomeno che sia sempre e costantemente ripetibile, essendo invariate le condizioni sperimentali. Così, ad esempio, è scientifico affermare che se si abbia in mano un oggetto e lo  molli, questo cadrà verticalmente al suolo.

A prima vista la cosa sembrerebbe del tutto banale. Ma nulla è banale.

L’oggetto mollato potrebbe, per esempio, cadere al suolo sì, ma non verticalmente, bensì da un lato. Per esempio, se si fosse su di un treno che viaggiasse molto veloce, l’oggetto cadrebbe nella direzione opposta a quella di marcia. Sono variate le condizioni sperimentali, ma chi viaggiasse in treno ben difficilmente potrebbe accorgersene,

Questo nuovo esperimento, ripetibile a piacere, ci indica molte cose.

Il nostro primo enunciato non era una legge universale, se no, non sarebbe stato smentito dal nuovo esperimento. Solo che era valido esclusivamente in situazioni statiche. Se si fosse in movimento ad accelerazione sufficiente, la caduta non può essere verticale.

Prima conclusione.

Un enunciato avulso dal suo contesto ha buone possibilità di essere confutato. Ma il contro esempio non ne inerisce la validità, bensì le circostanze, che sono due concetti ben differenti.

*

La prima impressione è usualmente quella di essere molto scettici sui risultati del secondo esperimento: ma dopo un buon numero di ripetizioni ci si deve arrendere alla realtà dei fatti.

Ma si dovrebbe invece tripudiare di gioia: questo dato anomalo può insegnarci anche molte cose.

Il riscontro di un fenomeno ‘anomalo‘ è proprio quello che permette il progresso scientifico. Il secondo esperimento, infatti, unitamente al famoso disco di Poincaré, stuzzicarono la mente di Einstein a formulare quella che poi sarebbe stata la teoria della relatività.

Seconda Conclusione.

Anche i dati empirici più rocciosi incorrono prima o poi in un nuovo riscontro che li inficia, ovvero che li integra. Non sono verità assolute, bensì locali.

* * * * * * *

Di fronte ai dati sperimentali sorge sempre la domanda del perché mai si verifichino e secondo determinate modalità.

L’umana curiosità porta quindi a formulare delle teorie che cerchino di descrivere e di spiegare i fatti. Di norma le teorie dovrebbero essere abbastanza complete, soddisfacenti, ma neppure esse sono verità assolute. Il primo esperimento era stato spiegato in modo magistrale dalla teoria di Newton, forse il maggiore capolavoro che mente umana abbia concepito. Ma anche essa fu poi superata dalla relatività, che la integrò in sé stessa. Non che la teoria di Newton fosse errata: valeva soltanto on un ambiente a bassa velocità.

Terza Conclusione.

Le teorie altro non sono che interpretazioni ragionevoli, che sussistono solo nell’attesa di essere superate. Non esistono teorie ‘assolute‘. Tutte le teorie, anche quelle che avessimo elaborato noi, sono destinate ad essere superate.

Si constata incuriositi quanto la gente si dispiaccia che la teoria prediletta sia stata superata od integrata da una successiva, invece di essere ben contenta di quanto sia aumentato l’umano sapere.

* * * * * * *

Ciò appurato, possiamo procedere oltre.

Tutti i discorsi umani sono espressi in un qualche linguaggio, ma caratteristica comune è quello di articolarsi in frasi concatenate. Ogni frase ha, dovrebbe avere, un soggetto, un predicato ed un complemento, come abbiamo imparato dall’analisi logica studiata nella seconda elementare.

Sembra facile, ma nei fatti è tutto fuorché facile.

Gran parte delle frasi riscontrabili sui media è senza soggetto: ossia, non è capibile chi sia l’attore del predicato.

Altre frasi traggono invece in inganno:

«A Marzia piacciono i mandarini».

Il soggetto non è Marzia, bensì i mandarini. ‘A Marzia‘ altro non è che il complemento di termine.

Non solo. La stragrande maggioranza delle frasi riscontrabili usa l’indicativo, ossia quel modo della lingua che esprime una enunciazione, una semplice constatazione di un dato di fatto. Ma con altrettanta frequenza la frase avrebbe dovuto usare congiuntivo o condizionale, perché esprime tutto tranne che una certezza.

«Questo colore è grigio»

E chi mai lo ha detto? Detta da un discromatopsico suonerebbe quasi a mo’ di presa in giro.

Quarta Conclusione.

Controllare sempre con cura quale sia il soggetto della frase, sempre poi che sia stato riportato.

* * * * * * *

Ma siamo appena appena agli inizi,

Tutti convengono sulla necessità di definire il significato dei termini, quanto meno da un punto di vista lessicologico: è il motivo per cui esistono i vocabolari e le enciclopedie.

Le parole senza un ben preciso significato sarebbero del tutto inutili, se non anche fuorvianti. Poi, sussistono anche forme espressive di dubbio inconcludente.

Le parola hanno un senso inequivocabile? Ma ne siamo poi così sicuri?

I vocaboli presi a sé stanti possono essere indeterminati per loro stessa natura. Così, la parola “città” è sia singolare sia plurale. L’unico modo per discernere il significato sarebbe quello di considerare il sintagma che la sostiene: “la città”, “le città”.

Facciamo un altro semplicissimo esempio, un pochino più complesso.

«Questo è uno zoccolo»

A prima vista si direbbe che sia una frase compiuta, inequivocabile. Più chiara di così cosa mai si potrebbe volere?

Ma ragioniamoci un pochino sopra.

Questa è una frase enunciativa: infatti utilizza il modo indicativo.

Questo” è un aggettivo oppure un pronome dimostrativo, che indica cosa vicina nel tempo e nello spazio a chi parla. Ma l’uso del termine “questo” non fornisce indicazione alcuna a cosa si riferisca: potrebbe essere un tritacarne, oggetto che chiaramente non può essere uno zoccolo. Ci si rassegni: è indefinito.

Zoccolo“.

Facciamo finta di nulla e consultiamo la Treccani.

Questo termine può indicare una congerie di cose del tutto differenti.

– un particolare tipo di calzatura;

– un uomo particolarmente rozzo ed ignorante;

– la gigantesca unghia del terzo dito degli equidi; più in generale, degli artiodattili;

– strato di fango o neve che si appiccica alle suole delle scarpe;

– pane di terra che resta adeso alle radici di una pianta estirpata;

– pane fritto oppure arrostito;

– la parte inferiore di un edificio oppure di una parete;

– basamento rigido di una zona regione geologica;

– dispositivo per sostenere il carrello di un aereo;       

– spina multipolare;

etc, etc, etc.

Nei fatti, dalla frase presa in considerazione non siamo minimamente in grado di comprendere a cosa si riferisca né cosa significhi.

Eppure lì per lì quella frase ci era sembrata essere un enunciato lampante!

Quinta Conclusione.

Le frasi, siano pure enunciative, estratte dal corpo del discorso sono usualmente incomprensibili, indefinite.

Sesta Conclusione.

Si diffidi dall’uso disinvolto delle frasi citate, sia pure tra virgolette. Estratte da un contesto ed immesse in uni differente il loro significato resta alterato. Spesso involontariamente, ma molto frequentemente ciò è fatto in modo sapientemente artato.

* * * * * * *

La precedente non è certo una conclusione rassicurante, ma il peggio ha ancora da venire.

Nel prendere in considerazione tutto il discorso, in quello almeno che l’Autore riterrebbe essere un alcunché di ragionevolmente compiuto, deve necessariamente intervenire un processo ben superiore alla compitazione dei termini.

La mente dovrebbe stabilire con quale dei tanti significati siano stati usati i termini in tutti i punti nei quali ricorrono, per poterli quindi concatenare in una sequenza che abbia almeno la parvenza di un senso compiuto.

Ma la prima cosa che servirebbe seguendo tale procedura mentale sarebbe quella di conoscere esattamente tutte le possibili definizioni di tutti i termini che siano stati usati. Ma non tutti si sono studiati a memoria la Treccani.

Resta allora evidente quanto soggettiva sia l’estrazione del significato da un discorso e con quanta facilità si possa interpretare uno scritto in modo incorretto.

Settima Conclusione.

Nessuna frase è di per sé stessa intellegibile per quanto “chiara” essa possa essere. Il lettore capisce ciò che è in grado di capire. In altri termini, la fraseologia non è né può essere intrinsecamente oggettiva. Leggere uno scritto con la ferma volontà di cercare di capire cosa avesse voluto dire l’autore è fatica improba.

*

Ci si trova allora davanti ad un paradosso.

Più si cercasse di definire almeno il significato dei termini usati, più si complicherebbe il discorso, appesantendolo fino al punto da renderlo del tutto incomprensibile. È arte non da tutti trovare il giusto equilibrio.

Ottava Conclusione.

L’arte di scrivere discorsi comprensibili dipende sicuramente dalla maestria dell’Autore nel bilanciare la precisione lessicologica e concatenatoria con la piacevolezza e la facilità della lettura, ma in ultima analisi deve pur sempre affidarsi alla capacità intuitiva, alla potenza mentale, del Lettore.

Un antico greco che avesse preso in mano un moderno trattato di analisi non ci avrebbe capito nulla.

L’obiettivo nello scrivere sarebbe quindi quello di rendersi comprensibili almeno alla maggior parte di quanti vogliano e si sforzino di comprendere. Cosa abbastanza facile quando si parla di concetti o cose note, di incredibile complicatezza quando si affrontano temi nuovi.

* * * * * * *

Si faccia grande attenzione.

Molte definizioni sono in realtà tutto tranne che definizioni: al massimo sono descrizioni. Ma solitamente sono solo tautologie.

È vero che il termine “media aritmetica” possa essere definito come il rapporto tra la somma dei dati ed il loro numero: ma questa non è certo la sua definizione propria: è solo il modo con cui la si calcola. Essa, la media aritmetica, è il valore che minimizza la somma degli scarti quadratici di una serie di dati. Senza aver ben presente questa definizione, si applica la procedura di calcolo in modo acefalo, ottenendo risultati numericamente corretti, ma privi di senso. Non a caso molte medie riportate trionfalmente altro non sono che pattume logico.

*

Concludiamo questo miserrimo excursus con la sconsolata frase del grande Max Palnck:

«Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e al loro posto si forma una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari».

*

Siamo oberati da enunciati pomposi, che si vorrebbero presentare come verità assolute, incontrovertibili.

Spesso poi queste sono espressi e sostenuti da una qualche potenza politica, che ne impone la osservanza.

Per esempio aver difeso la sacralità del vincolo matrimoniale è costata la testa di Giovanni il Battista, di John Fisher e di Thomas More. Ma sono davvero moltissimi coloro che seguono le orme di re Enrico VIII e fanno stabilire la verità di un enunciato dalla mannaia del boia.

Nota importante.

Suggerirei di tutto cuore ai Lettori la lettura di questo libro, indispensabile per formare la mente al ragionamento.

Irving Copi & Carl Cohen. Introduzione alla logica. Il Mulino. 1999.

Pubblicato in: Persona Umana

White House ed alcuni suoi animali. Fotografie.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-11.

White House Animal 001

Usualmente, si ha delle residenze presidenziali un concetto austero, quasi che ad abitarle fossero persone dedite solo a pensieri elevati e profondi, carichi delle loro responsabilità.

Nella vita quotidiana, però, anche questi personaggi illustri amano circondarsi di animali, che tengono loro compagnia, ed ai quali sono molto affezionati.

Queste fotografie dovrebbero però parlare chiaro.

White House Gatto 001

 

White House Animal 003

 

White House Animal 004

 

White House Animal 005

 

White House Animal 006

Pubblicato in: Arte, Persona Umana, Senza categoria

Frasi inglesi con opposti significati nel Regno Unito ed in America.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-08.

2019-01-15__frasi_inglesi__001

«Britons like to think they have a “special relationship” with the US, based on a common language and cultural, historical and political ties»

*

«But, according to one of the UK’s most respected polling companies, there’s one chasm the English language can’t always bridge – the British love of passive-aggressive statements»

*

«half of Americans wouldn’t be able to tell that a Briton is calling them an idiot»

* * * * * * *

I linguaggi sono strumenti evoluti di comunicazione del pensiero.

In un recente studio sarebbe stato appurato che un inglese madrelingua colto abbia un vocabolario che possa variare dai 20,000 ai 30,000 termini. Tuttavia, l’Oxford English Dictionary riporta commentate 171,476 parole differenti. A ciò si aggiunga che spesso lo stesso identico termine assume significati differenti a seconda del contesto in cui è usato. Per esempio, il termine “sergente” in caserma indica un sottufficiale, ma nei lavori manuali denomina una ganascia metallica che mantiene collabiti due diversi elementi. Non a caso sono disponibili per ogni lingua dei dizionari specifici: ingegneristici, medici, architettonici, etc.

*

Ma le parole possono essere anche usate secondo altre finalità, una delle quali è l’umorismo.

In questo i Britons sono maestri al punto tale che è comune fraseggio riferirsi loro con le parole “spiritello sassone”.

Detto franco, l’umorismo inglese è spesso urente sarcasmo.

Lo studio proposto da YouGov mette in luce un aspetto sconcertante: molte frasi britanniche sono intese in modo diametralmente opposto da quanti non siano nati e vissuti nell’isola. Lo studio è stato fatto sottoponendo un elenco di frasi a dei britons di origine controllata ed a degli americani, registrando quindi come esse erano state intese.

Per esempio,

«with the greatest respect»

è una frase untuosamente rispettosa  per dire all’interlocutore che è un vero e proprio imbecille.

«Quite good»

Disapprovo. In modo assoluto e totale.

* * * * * * *

Gli inglesi, gli isolani per intenderci, hanno modi formalmente e cortesemente garbati per dire a qualcuno che è un perfetto imbecille.

«It has been said that Britain and America are two nations separated by a common language …. The survey is based on a humorous meme showing how foreigners don’t understand the subtext of British English»

Morale: gli americani sono ‘stranieri’.


Bbc. 2019-01-12. YouGov survey: British sarcasm ‘lost on Americans’

Britons like to think they have a “special relationship” with the US, based on a common language and cultural, historical and political ties.

But, according to one of the UK’s most respected polling companies, there’s one chasm the English language can’t always bridge – the British love of passive-aggressive statements.

In the words of YouGov, “half of Americans wouldn’t be able to tell that a Briton is calling them an idiot”.

YouGov showed a number of common British phrases, including “with the greatest respect”, “I’ll bear it in mind” and “you must come for dinner”, to Britons and Americans.

“While not all the phrases show a difference in transatlantic understanding, there are some statements where many Yanks are in danger of missing the serious passive aggression we Brits employ,” YouGov said.

The starkest difference was in the phrase “with the greatest respect” – which most Britons took to mean “I think you are an idiot”, but nearly half of Americans interpreted as “I am listening to you”.

YouGov based its survey on a popular meme of British phrases and their subtext.

It’s not clear who came up with the table, although it’s done the rounds online for several years – and was first seen by the BBC in 2011 in a blog by Oxfam.

YouGov decided to show the same phrases, and each of the meanings, to about 1,700 Brits and 1,900 Americans, and asked them which matched their own interpretation the most closely.

The survey showed that some – though not all – of the stereotypes in the table were statistically correct.

There was plenty of common ground – for example, a majority of both British and US adults consider “I was a bit disappointed that” a polite way of saying “I am annoyed that” – rather than “it doesn’t really matter”.

But those in the UK are much more likely to consider “I’ll bear it in mind” and “I hear what you say” to be attempts to brush you off.

And a higher proportion of Britons than Americans (44% to 31%) think “that is a very brave proposal” actually means “you are insane”.

Plenty of Americans working in the UK have complained about British passive-aggressiveness, or their annoying tendency to beat around the bush.

Idiosyncrasies of the Brits at work

Why do Brits and Americans swear so differently?

What do Brits think about Americans?

Why you may find US colleagues ‘more polite’ than Brits

But UK expats have also complained about American insults directed at Brits.

Pubblicato in: Commercio, Persona Umana

Top Model. Il 40% è quasi alla fame, le altre son cariche di debiti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-27.

2019-02-27__Modelle__001

Se è vero che le grandi sartorie vendono prodotti di alta qualità ed ottima fattura, è altrettanto vero che praticano prezzi davvero molto elevati. Sicuramente stoffe ed accessori sono molto costosi, altrettanto sicuramente l’artigianato di quel livello richiede stipendi adeguati, ma i loro bilanci indicano il grosso delle spese in quelle di rappresentanza.

Per una casa di moda le sfilate sono il clou di quasi un anno di lavoro: un errore lo si pagherebbe molto caro. Ma le sfilate costano, e costano assai. Ecco quindi che una accurata ed oculata gestione diventa mandatoria.

Qui entrano in gioco le modelle, usualmente ragazze molto giovani, abbacinate da quanto i rotocalchi riportano delle fortune che alcune di loro hanno avuto la sorte di accumulare.

Nelle sfilate servono per motivi pubblicitari delle top model, strapagate: se non ci fossero le inventerebbero. Nei fatti molte delle così dette top model sono una costruzione fasulla, come delle quinte teatrali.

Domandiamoci allora chi sia la vera top model.

Sfonda, ed alle volte anche alla grande, la ragazza che fa vendere il maggior numero dei capi che indossa alla sfilata. Deve convincere le donne presenti che senza quell’abito non possono praticare vita sociale.

È un banale esercizio di tenuta contabile.

Se sicuramente la casa di mode affida i capi migliori a queste ragazze, queste hanno solitamente un fascino personale, un glamour ed un charme non indifferente. Poi, il battage pubblicitario fa il resto.

Ma per una modella che sfonda ce ne sono migliaia che recitano solo la parte delle comparse, nella speranza di poter ottenere un successo che mai sarà loro concesso.

Le ragazzine sono affascinate dal mondo della moda, e se ne son fatte un’immagine illusoria.

Intanto, un primo problema è saper tenere la linea. Nessuno ingaggerebbe una modella cicciottella, anche perché nella sfilata altro non è che un attaccapanni ambulante: o sono magre, scarne, oppure nulla da fare. La ragazza rafigurata nella foto dovrebbe essere eloquente.

Poi il secondo requisito, difficilissimo da trovare ed altrettanto difficile da raggiungere: saper camminare. Le ragazzine, m anche le donne, odierne camminano come armadi a rotelle trascinati da un trattore: impossibile mandarle in passerella. Non a caso ci sono scuole, costosissime, che insegnano il portamento. Ma se la ragazza non lo ha nel sangue ha ben poco da esercitarsi. Uno dei più severi ostacoli sono le scarpe con il tacco: di regola tacco 12, ma spesso maggiore. Se la ragazza non ci si abitua portandole di routine alla fine vien fuori la sua scarsa dimestichezza con questo mezzo di lavoro.

Infine le case di moda operano tramite degli intermediari, delle agenzie di collocamento delle modelle.

Entrarci è davvero difficile, meno di una su duecento, e di regola devono anche essere ben presentate e quanto mai duttili.

Ma se è difficile entrare, è facilissimo uscire. Basta una minima sbavatura.

Il lavoro per le sfilate di moda perdura per la durata della sfilata, dalla fase preparatoria ai servizi fotografici successivi: dalla settimana ai venti giorni al massimo. Una modella molto ben ammanicata può sperare di ottenere da tre a cinque ingaggi all’anno. Poi deve arrangiarsi a trovarsi da mangiare: può fare la fotomodella di basso rango, oppure la hostess in qualche mostra. Ma alla fine il pranzo non quadra con la cena.

Non solo.

«But many will go home financially worse off than when they arrived»

*

«The problem for fashion models is that while their agencies will typically pay for their flights, accommodation and expenses up front, it is standard industry practice that they want the money back»

*

«So if a model travels to the latest London Fashion Week, which starts on Friday, and doesn’t get work, they will be in debt to their agency for the amount it spent getting her or him there»

*

«The problem is the girls are seen as “disposable” by many agencies»

* * * * * * *

Riassumendo e concludendo.

La grande maggioranza delle fashion model passa i migliori anni della propria esistenza inseguendo il sogno chimerico di un successo che mai le bacerà sulla fronte.

Si ritrovano così che non hanno finito un regolare ciclo di studi e restano disadattate a reinserirsi nell’ambiente da cui avevano cercato di emergere.

Tutto ciò che loro resta sono i debiti da pagare. Si sono giocate la giovinezza per una chimera.


Bbc. 2019-02-14. The fashion models struggling with a life of debt

As fashion weeks follow hot on each other’s heels in New York, London, Milan and Paris, hundreds of models are travelling to the four fashion capitals in the hope of getting work.

But many will go home financially worse off than when they arrived.

Anna (not her real name) has worked as a model since she was 17, appearing on the catwalk for Prada, Mulberry, Comme des Garcons and many others.

But after three years, she still hasn’t managed to pay off all the £10,000 she owes to her modelling agencies.

“My debt situation started right away when I started modelling,” she tells the BBC.

The first agency Anna signed with, in her European home country, advanced her £350 for taking test photographs, a cost that was added to an account in her name.

Later she was flown to London for a casting, and that cost was also added to her account, including accommodation and living expenses. The amount she owed mounted.

“They would ask me if I wanted a driver, without being clear that this is very expensive, and that I have to pay for it,” she says.

The problem for fashion models is that while their agencies will typically pay for their flights, accommodation and expenses up front, it is standard industry practice that they want the money back.

So if a model travels to the latest London Fashion Week, which starts on Friday, and doesn’t get work, they will be in debt to their agency for the amount it spent getting her or him there.

Anna had this problem, when aged 18 she flew to the US for castings at New York Fashion Week, but ultimately couldn’t attend any due to falling sick.

For two years she says she received next to no pay, as her agencies in Paris, London and New York directed her fees to pay off all the money she owed.

Ekaterina Ozhiganova says it’s time to address the hidden problem of debt that models rack up as they try to make a career in one of the most precarious professions in the world.

A Russian model working in Paris, she co-founded Model Law, the first French association working to protect models’ rights.

“It used to be that sexual violence was taboo,” she says.

“Now everyone is shouting on every corner about sexual exploitation, but no-one wants to talk about money. Everyone is shutting their mouths about it.”

Because success in the industry is partly measured by the amount you earn, working models rarely want to speak out about the problem.

But behind the scenes, Ms Ozhiganova says Model Law is helping models better understand their finances.

“The lack of information is the main problem” she says. “The models don’t know what they are supposed to receive.”

How easy is it to make a living as a model?

While models from all countries can get into financial difficulties, those from poorer nations can be more vulnerable.

“It’s like any worker who comes from abroad to a more prosperous economy,” says Ms Ozhiganova.

“There’s a big difficulty in language, they can’t read the paperwork, the contract. They are jumping into a void.”

Compounding the problem, the pool of aspiring models is so large that work is spread thinly and pay can be very low.

Some jobs in magazines, for example, are unpaid. Otherwise fees can range from £50 a day, to £1,000 or more for a taking part in a show during a fashion week or tens of thousands for featuring in a brand’s campaign.

However, model debt is not debt in any ordinary sense of the term, says John Horner, director of the British Fashion Models Association, representing UK agencies.

If a young model fails to make it and leaves the industry, she isn’t pursued for the money she “owes” he says. Instead the agency writes off the investment.

“It is not hanging round the models like [UK payday loan provider] Wonga,” he says. “We carry the debt.”

He says the London-based agency he runs, Models 1, has £60,000 of models’ debt sitting on its books, which may never be paid off, if the models’ careers don’t take off.

He says agencies are obliged to give models monthly itemised bills listing the charges to their accounts, but he’s not sure they always get read.

Most successful models soon pay off the initial investment and start earning on their own account, he says.

Esther Kinnear-Derungs is the co-founder of Linden Staub, a small agency set up in London three years ago to pioneer ways to treat models better.

She says that advancing and recouping costs is the “nature of the business”.

The problem is the girls are seen as “disposable” by many agencies, she says, and it’s an open secret that at fashion weeks some big agencies take the approach that hundreds of girls can be “thrown against the wall to see what sticks”.

She says it’s often girls from eastern Europe who are most vulnerable.

Their parents are happy to send them abroad, believing it’s their “big break”, and they don’t ask enough questions. The girls themselves have no experience at managing their own finances or careers.

“We believe we have a responsibility to educate the model from day one, whether she was scouted in Siberia, Africa or London,” says Ms Kinnear-Derungs.

Candice [also not her real name], is a French model of east African descent. She says she had no idea when she started out that she was being charged for travel and expenses.

“When you get your first job, that’s how you realise it wasn’t free.

“You go and ask about your pay and they say, you don’t have money because you’re in debt. Then you understand,” she says.

She says even if agencies are ultimately carrying the financial risk, there’s a psychological burden on the models.

“It always feels like a gamble to make the journey to fashion week with the risk you’ll go home owing more than when you arrived,” she says.

“Maybe 40%, maybe more, go home with zero. That is why it is so stressful.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Psichiatria

Il caso di Mrs Ramsey Bearse. Sodoma e Gomorra a scuola.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-19.

2018-12-11__Ramsey__001

Spediva foto in topless all’allievo, insegnante (ed ex-Miss) rischia 20 anni

«La ‘soressa 28enne delle medie è finita in manette venerdì dopo che i genitori hanno trovato gli scatti sul telefono del figlio, la polizia cerca altri casi.

CHARLESTON – Doppia sorpresa per una famiglia del West Virginia quando, sul cellulare del figlio 15enne, sono saltati fuori degli scatti di nudo, inviati via Snapchat dalla di lui ex-insegnante di scienze delle medie.

Ramsey Bearse, 28 anni, sposata e docente presso la Scuola Media Andrew Jackson di Charleston, è così finita in manette con l’accusa di “condivisione di materiale osceno a un minorenne”. »

*

Questo l’annuncio del Kanawha County Sheriff’s Office

«Today Ramsey BethAnn Bearse, 28 years old of Charleston, WV, was arrested. She is charged with distributing obscene materials to a minor. Mrs. Bearse sent obscene photographs of herself to a 15 year old who was a former student of hers at Andrew Jackson Middle School.

She is currently suspended from her teaching position. Mrs. Bearse was released on a $10,000 property bond following her arraignment.

Anyone with additional information on this or similar cases is urged to contact the Kanawha County Sheriff’s Office by phone at 304-357-0169 or email at tips@kanawhasheriff.us.

As is always the case in criminal matters, the charge against Mrs. Bearse is merely an accusation. She is presumed innocent unless and until proven guilty. Attached to this post is a mugshot taken during today’s arrest.»

*

Questo è l’annuncio della Cnn.

Former Miss Kentucky charged with sending nude photos of herself to 15-year-old student

«A middle school teacher and former Miss Kentucky pageant winner has been arrested and charged with sending nude photographs of herself to a 15-year-old boy, authorities said.

Ramsey Bearse, a 28-year-old teacher at Andrew Jackson Middle School outside Charleston, West Virginia, allegedly sent the photos to a former student, according to the Kanawha County Sheriff’s Office.

The boy’s parents found the photos on his phone and told police about them last week. They said their son was a student at Andrew Jackson from 6th to 8th grade and that Bearse was a teacher there during some of that time, according to a criminal complaint.

In an interview with police, Bearse admitted to sending at least four photos of her topless via Snapchat from about August to October, the complaint states»

* * * * * * *

Notiamo come Mrs Bearse sia rea confessa. Poi, sulla sua colpevolezza dovrà emettere sentenza un giudice e si potrà parlare di colpevolezza solo a sentenza definitiva.

*

Questi casi sono all’ordine del giorno negli Stati Uniti, e non solo in quella nazione.

Se Mrs Bearse fosse stata un maschio, i giornali avrebbero riportato la notizia in prima pagina e #MeToo avrebbe organizzato una marcia verso il Campidoglio. I liberal democratici avrebbero fatto almeno una decina di interpellanze parlamentari.

Ma Mrs Bearse è una femmina: quindi tutto in sordina, riportando la notizia di frammezzo ai necrologi.

Eppure il The United States Department of Justice riporta come di fatti del genere ne accadano una decina al giorno, e che quasi invariabilmente vi siano coinvolte giovani femmine in ruolo dirigenziale.

Ci si ricorda il caso di Mrs Asia Argento? Corifea di #MeToo, feroce accusatrice di chi venti anni prima le aveva guardato nella scolatura, rivelatasi poi per quello che era: una ninfomane seduttrice di minorenni.

Il caso Asia Argento. Wladimiro Guadagno sembrerebbe avere ragione.

Asia Argento rifonde 380,000$ per sexual harassment contro un minorenne. – Nyt.

Sexual harassment? Le femmine sì che se ne intendono.

Sesso in volo con lo studente di 16 anni: prof ubriaca resta incinta

Veronica Ciccone, in arte madonna, accusata di sexual harassment.

* * * * * *

Ma ciò che più lascia la bocca amara non è tanto il constatare quanto le femmine siano femmine: sono i verdetti delle Corti di Giustizia gestite da giudici liberal democratici a lasciare impietriti. Un cosa è Sodoma e Gomorra, ed una totalmente differente è il legalizzarla.

Una nota triste. Guardate bene la fotografia segnaletica della polizia. Mrs Bearse ha un viso che è qualcosa di più che triste: gli occhi sono disperati. Verosimilmente si è resa alla fine conto della portata di quello che ha fatto. Una vita cacciata alle ortiche, potrebbe anche essere condannata a venti anni, il tutto per non aver saputo e voluto tenere a freno i suoi istinti.

Vedete: la morale è a nostra tutela, non per conculcarci.


Cnn. 2018-12-10. Former Miss Kentucky charged with sending nude photos of herself to 15-year-old student

A middle school teacher and former Miss Kentucky pageant winner has been arrested and charged with sending nude photographs of herself to a 15-year-old boy, authorities said.

Ramsey Bearse, a 28-year-old teacher at Andrew Jackson Middle School outside Charleston, West Virginia, allegedly sent the photos to a former student, according to the Kanawha County Sheriff’s Office.

The boy’s parents found the photos on his phone and told police about them last week. They said their son was a student at Andrew Jackson from 6th to 8th grade and that Bearse was a teacher there during some of that time, according to a criminal complaint.

In an interview with police, Bearse admitted to sending at least four photos of her topless via Snapchat from about August to October, the complaint states.

She is charged with four counts of distributing obscene materials to a minor, a felony.

The former beauty queen has been suspended from her teaching position and was released on a $10,000 property bond after her arraignment, the sheriff’s office said.

Bearse, who competed in pageants under the name Ramsey Carpenter, was named Miss Kentucky in 2014.

In this file photo, Miss Kentucky 2014 Ramsey Carpenter attends the 141st Kentucky Derby at Churchill Downs on May 2, 2015 in Louisville, Kentucky.

She won the preliminary talent competition at the national Miss America pageant in Atlantic City for her fiddle performance, CNN affiliate WTVQ reported at the time. Her platform issue was raising awareness about multiple sclerosis, which she was diagnosed with in 2010, WTVQ reported.

Pubblicato in: Persona Umana

Un secolo fa terminava la WW1, ma si fa ancora sentire.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-02.

Sacrario_militare_di_Redipuglia_agosto_2014

Sacrario di Redipuglia. Contiene i resti di 100,187 soldati.


La fine ufficiale della prima guerra mondiale sarebbe l’undici novembre, data di firma dell’armistizio tra gli alleati e la Germania.

Il tre novembre però l’Italia e l’Austria avevano firmato l’armistizio di Villa Giusti, ma la ultima operazione militare fu del primo novembre: la battaglia navale di Pula.

Nella prima guerra mondiale furono mobilitati 60 milioni di soldati.

Otto milioni rimasero uccisi, sette milioni furono gli invalidi, quindici milioni i feriti gravi. La Germania perse il 15.1% della popolazione maschile adulta, gli austro-ungheresi il 17.1%, i francesi il 10.5%.

Fu un inutile, immane macello.

Ma dopo accadde ancor peggio.

In Russia tre milioni morirono per l’epidemia di tifo, 13 milioni di malaria. Poi, la spagnola falciò via cinquanta milioni di esseri umani in tutto il mondo.

*

Oggi due novembre, ricorrenza dei Morti, al Sacrario della mia città è stata celebrata una Santa Messa di suffragio per tutti quei morti.

Ma da un punto di vista umano sarebbe anche opportuno onorare la loro memoria ricordandoci che dettero la vita per la nostra Patria.

Patria che oggi viviamo in modo differente da come loro la percepivano, ma che non potrebbe esserci se con vi fosse stato il loro eroismo e la loro abnegazione.

Visitare Redipuglia, l’ossario di Douaumont che raccoglie le spoglie di 130,000 soldati francesi, Arlington con i suoi 300,000 resti, dovrebbe ben dare da pensare.

*

Ma la prima guerra mondiale non è ancora finita.

Ancora oggi, ad un secolo dalla sua fine, si deve continuare a bonificare i terreni di battaglia da proiettili inesplosi.


A century on from WW1, 100 years of work remains to clear munitions

VILOSNES-HARAUMONT, France (Reuters) – As the 100th anniversary of the end of World War One draws near next month, bomb disposal experts are still digging up munitions sunk in the killing fields of eastern France — and it could be another 100 years before they are done.

In Vilosnes-Haraumont, where the River Meuse snakes north and west from Verdun, the German army dumped thousands of artillery shells into the river’s slowly shifting waters after the battle of Mort Homme in 1916.

Last week a pair of scuba divers plunged into the chilly waters to tie ropes around dozens of shells buried in the river bed, before a crane dragged and carefully lifted a string of the rusted ordnance onto the grassy bank.

In one day’s work, more than five tonnes of unexploded shells were dredged from the river, an unusually large haul.

In a normal year, the Metz Demining Centre says it collects between 45 and 50 tonnes of ordnance, and it estimates there are at least 250 to 300 tonnes still buried in the nearby rivers and rolling hills of eastern France.

For Guy Momper, the bomb clearance specialist overseeing the clear-up, it is a painstaking but essential task to protect people from ammunition that could still explode and return the French landscape to the way it was before the war.

“We need to tidy up the land,” said Momper, who estimates it could take more than a century to clear all the munitions. “As a matter of principle, from the moment a shell is reported, we go out and collect it.”

ACCIDENTS

World War One was largely fought on French and Belgian soil. The bulk of the grinding conflict took place in trenches — sometimes only a few meters apart — dug into the soil along the borders of France, Germany and Belgium.

More than 10 million soldiers, including 1.4 million French, died in the conflict, which came to an end on Nov. 11, 1918, dramatically altering France’s demography and landscape.

The physical impact can still be seen, with the traces of old trench networks scarring the fields, and the ground pockmarked by the blast holes from exploded shells.

While the munitions pulled from the River Meuse have little risk of exploding, Momper and his team want to make sure there are no accidents. Alongside the river, they stack dozens of shells in neat rows, ready to be packed and removed.

“There are regularly accidents involving people who fancy themselves as deminers but who go too far,” said Benoit, a deminer working with the Metz team. “Unfortunately that costs lives in the worst cases.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Unione Europea

Germania. È così vivibile che più di un terzo dei berlinesi vorrebbe andarsene.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-10.

Cervelli in Fuga 001

«Leben Sie gerne hier? Die Frage ist einfach und verständlich – für das eigene Lebensgefühl ist jede und jeder hinreichend Experte. Dies ist auch der Grund, warum bei Umfragen zur Lebenszufriedenheit am Wohnort so gut wie niemand mit „weiß nicht“ antwortet. Nicht anders bei dieser Umfrage: Das Meinungsforschungsinstitut Forsa hat im Auftrag der Berliner Zeitung gefragt, ob sich die Berliner wohlfühlen in ihrer Stadt – oder ob sie lieber woanders leben würden.

Das Ergebnis ist nur auf den ersten Blick zufriedenstellend für all diejenigen, die Verantwortung für die Verhältnisse in der deutschen Hauptstadt tragen: 70 Prozent der Berliner sagen, sie leben gern hier. 30 Prozent erklären, sie würden eigentlich lieber woanders wohnen. …

Von denen aber, die in den vergangenen zwei Jahrzehnten – seit 1999 – hierhergezogen sind, sagen nur noch magere 56 Prozent, das sie gern hier leben. 44 Prozent der Neu-Berliner würden nach eigenen Angaben lieber wegziehen.»

*

Ti piace vivere qui? La domanda è semplice e comprensibile: ognuno è un esperto del proprio stile di vita. Questo è anche il motivo per cui quasi nessuno risponde con “non sa” nei sondaggi sulla soddisfazione della vita a casa. Il sondaggio non è diverso: per conto del Berliner Zeitung, l’istituto di ricerca sull’opinione Forsa ha chiesto se i berlinesi si sentono a proprio agio nella loro città o se preferiscano vivere altrove.

Il risultato è a prima vista soddisfacente per tutti i responsabili della situazione nella capitale tedesca: il 70 per cento dei berlinesi dichiara di amare vivere qui. Il 30 per cento afferma che preferirebbe vivere da qualche altra parte. …

Ma di coloro che si sono trasferiti qui negli ultimi due decenni – dal 1999 – solo un magro 56 per cento dice che gli piace vivere qui. Il 44% dei nuovi berlinesi preferirebbe allontanarsi.

*

«And contrary to the stereotype that Berlin is a city for the youth, just 64 percent of those aged 18-29 said they were happy in the city compared to 80 percent of those over 60»

*

«Derelict infrastructure, dirtiness and the tight housing market were most often cited as reasons for dissatisfaction»

*

«Meanwhile, 57 percent of respondents said they did not think it was good that so many people were moving to the city»

*

«People are also pessimistic about the future»

*

«An overwhelming 92 percent said that they thought that problems with public transport, bureaucracy and rent increases would not go away»

* * * * * * * *

Il 15 settembre 1787 fu promulgata la Costituzione degli Stati Uniti di America. Notevole è il suo preambolo:

«Noi, Popolo degli Stati Uniti, allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi, ed alla nostra Posterità, ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione per gli Stati Uniti d’America.»

Questo preambolo indica chiaramente quale debba essere lo scopo di uno stato: stabilire giustizia e garantire tranquillità, promuovere il benessere ed assicurarsi i benefici derivanti dal vivere liberi.

Nulla di umano è perfetto: constatiamo però che dal 1787 ad oggi solo qualche persona ha ritenuto di dover emigrare dagli Stati Uniti, mentre milioni di persone vi sono immigrate.

*

Se il 44% dei nuovi berlinesi preferirebbe andarsene è segno di profondo malessere.

La Germania sta avviandosi ad essere un paese difficilmente vivibile.

Significativamente il 92% percento indica nei lacunosi trasporti pubblici e nella burocrazia i principali motivi di desiderio di andarsene.

Ma questi due settori altro non sono che incombenze governative, ed una percentuale di questo livello denuncia un sostanziale fallimento della Weltanschauung nazionale.

Forse non ci si rende conto della portata di questa frase:

«People are also pessimistic about the future»

Scippare il futuro, deprivare della speranza di un domani migliore è una delle più efficienti ricette che porta alla fine alle dittature. Ma non li avete mai sentiti i comizi di Lenin oppure quelli di Mussolini o di Hitler?

Ma sottoporsi ad autocritica è concesso solo alle persone forti: i deboli danno sempre la colpa agli altri.


The Local. 2018-08-07. A third of all Berliners would rather live elsewhere, survey finds

Many residents of the capital would rather not be there. And the newer to the city they are, the less satisfied they tend to be, a recent study found.

The study, conducted by Forsa and published by the Berliner Zeitung at the end of July, shows that 30 percent of Berliners “don’t like living in the city.”

That does of course mean that seven in ten Berliners are happy that they live in the “poor but sexy” capital. Still, the number of dissatisfied residents of the Hauptstadt is much higher than in other German cities.

In Hamburg, a survey conducted in April found that only 11 percent of its residents would rather live elsewhere. When Forsa asked the same question in Cologne, Frankfurt and Düsseldorf, at least 80 percent of respondents said they were happy where they were.

The study found that people who have moved to Berlin recently are much less satisfied than those who are a bit longer in the tooth. While 76 percent of those born in the city or who moved before 1989 said they were happy, only 56 percent of those who arrived in Berlin after 1999 said the same.

And contrary to the stereotype that Berlin is a city for the youth, just 64 percent of those aged 18-29 said they were happy in the city compared to 80 percent of those over 60.

Derelict infrastructure, dirtiness and the tight housing market were most often cited as reasons for dissatisfaction. Meanwhile, 57 percent of respondents said they did not think it was good that so many people were moving to the city.

People are also pessimistic about the future. An overwhelming 92 percent said that they thought that problems with public transport, bureaucracy and rent increases would not go away.


Berliner Zeitung. 2018-08-07. Exklusive Forsa-Umfrage Viele Berliner hadern mit der Hauptstadt – und wollen weg

Leben Sie gerne hier? Die Frage ist einfach und verständlich – für das eigene Lebensgefühl ist jede und jeder hinreichend Experte. Dies ist auch der Grund, warum bei Umfragen zur Lebenszufriedenheit am Wohnort so gut wie niemand mit „weiß nicht“ antwortet. Nicht anders bei dieser Umfrage: Das Meinungsforschungsinstitut Forsa hat im Auftrag der Berliner Zeitung gefragt, ob sich die Berliner wohlfühlen in ihrer Stadt – oder ob sie lieber woanders leben würden.

Das Ergebnis ist nur auf den ersten Blick zufriedenstellend für all diejenigen, die Verantwortung für die Verhältnisse in der deutschen Hauptstadt tragen: 70 Prozent der Berliner sagen, sie leben gern hier. 30 Prozent erklären, sie würden eigentlich lieber woanders wohnen.

Andere Städte stehen besser da

Im Vergleich aber sind diese Zahlen geradezu besorgniserregend. In Hamburg – der zweitgrößten deutschen Metropole, ebenfalls ein Stadtstaat – stellte Forsa zuletzt im April diese Frage (im Auftrag der Zeitungen Die Welt und Bild). Und 89 Prozent der Hamburger gaben an, sie lebten gern dort, fast 20 Prozentpunkte mehr als in Berlin. Nur elf Prozent der Hamburger fühlten sich unwohl in der Hansestadt.

Ähnlich hoch sind die Ergebnisse nach Angaben von Forsa auch in Städten wie Köln, Düsseldorf oder Frankfurt am Main, in denen die positive Identifikation der Einwohner mit ihrer Stadt stets bei jeweils mehr als 80 Prozent liegt. Mit anderen Worten: In Berlin leben – unter deutschen Großstädtern – die meisten Unzufriedenen.

Kaum Unterschiede zwischen Ost und West

Forsa befragte für die exklusive Erhebung 1009 repräsentativ ausgewählte Berlinerinnen und Berliner im Zeitraum vom 16. bis zum 26. Juli 2018 am Telefon. Die statistische Fehlertoleranz liegt bei bis zu drei Prozentpunkten plus oder minus.

Das Ergebnis zeigt keine sonderlich großen Unterschiede zwischen Ost und West: Im Ostteil Berlins gibt es nur wenig mehr Unzufriedene (33 Prozent) als im Durchschnitt der Stadt. Deutlicher werden die Differenzen erst, wenn die Wohndauer einbezogen wird. Von denen, die schon seit Geburt in Berlin leben oder zumindest vor 1990 hergezogen sind, fühlen sich deutlich mehr (76 Prozent) wohl in der Hauptstadt – was teils schlicht logisch ist, denn die Identifikation mit Berlin ist natürlich ein wichtiger Grund zu bleiben.

Geringverdiener sind am stärksten frustriert

Von denen aber, die in den vergangenen zwei Jahrzehnten – seit 1999 – hierhergezogen sind, sagen nur noch magere 56 Prozent, das sie gern hier leben. 44 Prozent der Neu-Berliner würden nach eigenen Angaben lieber wegziehen. Gerade auch unter Jüngeren (18 bis 29 Jahre) ist die Zufriedenheit mit Berlin – entgegen dem Klischee der Stadt als Sehnsuchtsort für die Jugend – mit 64 Prozent unterdurchschnittlich. Umgekehrt fühlen sich viele Ältere besonders wohl: Mit 80 Prozent ist die Identifikation mit Berlin unter den mindestens 60-Jährigen so hoch wie bei keiner anderen Gruppe.

Für die rot-rot-grüne Landesregierung von Senatschef Michael Müller (SPD), die sich als gemeinsames Ziel eine soziale und solidarische Stadt auf die Fahnen geschrieben hat, ist besonders bitter, dass ausgerechnet unter Geringverdienern (mit weniger als 1500 Euro Haushaltsnettoeinkommen) die Frustration in der Hauptstadt mit am größten ist: Lediglich die Hälfte (50 Prozent) der Armen Berlins lebt gern in der Hauptstadt, in der die Lebenshaltungskosten immer weiter steigen.

Die andere Hälfte möchte lieber raus. Offenbar kommen die sozialpolitischen Akzente von Rot-Rot-Grün – von der Kitagebührenbefreiung über Mietbremsen bis zum kostenlosen Schülerticket für Bedürftige – bei den Betroffenen nicht als wirksames positives Signal an.

Nach dem Umzug sieht vieles anders aus

Die Ergebnisse stehen im scharfen Kontrast zu den üblichen Interpretationen aus der Politik, dass der im deutschen Vergleich beachtliche Zuzug nach Berlin – in den vergangenen Jahren kamen jeweils rund 40.000 bis 50.000 Menschen mehr per saldo – für eine ganz besondere Attraktivität der deutschen Hauptstadt spreche.

Offenbar treibt es nicht jeden Zuzügler aus ungebrochener Leidenschaft an die Spree – und wer erst einmal da ist, sieht schnell vieles, was nicht gefällt. So werden Probleme mit maroder Infrastruktur (Straßenzustand, Verkehr, öffentliche Einrichtungen), Verschmutzung und Wohnungsnot als häufigste Gründe für den Frust mit der Hauptstadt genannt.

Gerade auch mit dem Bevölkerungswachstum ihrer Stadt haben viele Berlinerinnen und Berliner ein Problem. Deutlich mehr als die Hälfte (57 Prozent) der Befragten finden es nicht gut, dass so viele Menschen herziehen. Nicht einmal ein Drittel (29 Prozent) begrüßt den massiven Zuzug, am ehesten noch die Älteren (40 Prozent).

„Wachstumsschmerzen“

Der Grund leuchtet ein: Insgesamt befürchtet fast die Hälfte der Berliner (48 Prozent) persönliche Nachteile durch die wachsende Bevölkerung. Am häufigsten werden dabei eine verschärfte Wohnungsnot (66 Prozent), zunehmende Verkehrsprobleme (30) und allgemein eine Überfüllung der Stadt (21) kritisch gesehen. Jeder Siebte fürchtet zudem einen Anstieg von Kriminalität, etwa jeder Achte Verdrängungsprozesse in den attraktiven Kiezen.

In die Fähigkeiten der Politiker, die diesen „Wachstumsschmerzen“ längst den Kampf angesagt haben, scheinen die Berliner dabei wenig Vertrauen zu setzen. Dass es zu weiteren Schwierigkeiten und Engpässen etwa im Nahverkehr, in den Ämtern oder auf dem Wohnungsmarkt kommt, glauben neun von zehn Befragten (92 Prozent). Nur sieben Prozent sagen, Berlins Infrastruktur werden den Ansturm verkraften.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Psichiatria, Senza categoria

Sexy toys e porno. Un mercato al femminile in crescita del +40%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-23.

Vincent van Gogh - Gli Scarponi

Questo è un mercato in continua espansione, che cresce al ritmo del 40% l’anno, e che fatturerebbe circa quindici miliardi, ma in questo settore l’evasione è così elevata che le stime più realistiche indicherebbero un centinaio di miliardi ogni anno.

«Secondo quanto riferiscono gli ultimi dati, sono sempre più le donne ad acquistare sex toys rispetto agli uomini, per un utilizzo da sole o in compagnia del proprio partner. A conferma di tale impressione supportata dai dati di vendita, il fatto che siano stati i gadget dedicati alla coppia i più richiesti nel 2017, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente: kit per il bondage e per i giochi di ruolo sono tra i sex toys più apprezzati e utilizzati.» [Fonte]

*

«women are not only dominating the adult toy industry as owners, but as users of products as well.»

*

I sey toys più evoluti sono a scheletro metallico e vanno a corrente, alcuni erogano 500 watt. Il povero cromosoma Y si trova spiazzato: sarebbe una performance disumana.

I kit di bondage vanno alla grande perché con i toys la femmina riesce a raggiungere uno stato orgasmico continuativo: se è stata adeguatamente e saldamente legata non può svincolarsi ed il partner può farle protrarre il godimento per ore. Poi, ovviamente, serve per slegarla. Un po’ quello che accadde ad Ulisse con le sirene.

Il tasso di assuefazione è la quasi totalità, così come è quasi impossibile che dopo esperienze del genere la femmina si adatti ad un rapporto normale: sarebbe dar da bere latte ad un etilista.

La clinica ginecologica e quella psichiatrica iniziano a classificare nuove forme patologiche.

* * * * * * *

Tube Sites Are Free, So How Does The Porn Industry Actually Make Money?

«Porn is literally a single click away. It seems like it’s harder to avoid than to find, and you can access the most extreme, hardcore material with simple search terms in your favorite search engine. It wasn’t always that way, but let’s break down the basics.

The porn industry is worth an estimated massive $97 billion dollars, globally. But since the shift of power within the industry, and the new business model based on free content for viewers, we think it’s important to understand the economics of it all so our Fighters are better equipped.

In the industry today, how do people make money? Especially those behind the massive sites that only post free videos? ….

So what about those free tubes? In the online business, clicks are king. Huge sites owned by MindGeek command a massive amount of traffic— like PornHub that received 23 billion visitors in 2016—and that’s potential viewers for those paid content guys who want more subscribers. ….»

*

Top Ten Reviews fornisce qualche dato statistico.

– I fruitori di siti porno hanno 50,000 – 75,000 Usd di entrate nette nel 25.58% dei casi, e più di 75,000 Usd netti nel 35.30%. Sono un po’ più del 61% degli utenti.

– L’industria del porno produce più di dodicimila titoli l’anno.

– I siti web porno sono 4.2 milioni, ossia il 12% del totale.

– I motori di ricerca ricevono 68 milioni di richieste porno al giorno, ossia il 25% delle richieste totali.

– I download pornografici giornalieri ammontano a 1.5 miliardi, ossia il 35% del totale.

– Il 42.7% degli utenti internet visualizza costantemente siti porno.

– Ogni mese 75 milioni di utenti internet visita siti porno.

* * * * * * *

Il problema sarebbe però ben più vasto.

«Con il termine Deep Web si indica l’insieme dei contenuti presenti sul web e non indicizzati dai comuni motori di ricerca (ad es. Google, Bing), mentre con il termine Dark Web si indica l’insieme di contenuti accessibili pubblicamente che sono ospitati in siti web il cui indirizzo IP è nascosto, ma ai quali chiunque può accedere purché ne conosca l’indirizzo. Elementi appartenenti al Dark Web sono anche i contenuti privati scambiati tra utenti all’interno di un network chiuso di computer, strutture definite come darknet»

Deep Web e Darknet sono l’Eldorado di quanti abbiano la necessità di compiere operazioni finanziarie discrete. Ma con questo non si pensi che il porno ne resti escluso. Anzi!

Qui si trovano filmati reali, non fiction.

Se il filone bdsm è quello percentualmente più richiesto dai siti porno, qui si trova il bdsm reale, culminante spesso con la soppressione della vittima.

Similmente, qui la pedopornografia consiste di filmati reali.

I guadagni in questo settore sono davvero consistenti, anche perché tutto ciò che vi avviene costituisce reato punibile con l’ergastolo in occidente e con la pena di morte in quasi tutto il resto del mondo. Il dark web è la fogna delle fogne.

* * * * * * *

Questi dati dovrebbero dare da pensare a dove si stia andando. È un degrado morale da fa venire i brividi.

D’altra parte, questi numeri ci danno ragione di molti comportamenti abnormi ai quali assistiamo quotidianamente.

Si tenga sempre ben presente che il 38% della popolazione occidentale assume cronicamente psicofarmaci maggiori.

Nota.

Chiunque dedichi un po’ di tempo a girare per studio siti porno, magari anche limitandosi a quelli di libero accesso sul web, noterà immediatamente come la quasi totalità delle ragazze / donne riprese siano di razza bianca, caucasica. Tutte a volto scoperto, facilmente riconoscibili.

Prendendo il dato con il dovuto buon senso, sono stati enumerati oltre tre milioni di volti differenti. Ossia larga parte delle ragazzine occidentali.

Eppure l’emolumento di una ‘attrice porno‘ è davvero miserabile.


Iol. 2017-07-25. Sex toy industry now dominated by women

Not only was it unheard of, it was unspoken of – female sexual liberation and self exploration were simply not acknowledged despite it happening behind closed doors.

Fast forward to 2017 and women are not only dominating the adult toy industry as owners, but as users of products as well.

“Back in the days when I started in the field of sexology pre-apartheid, the notion of female masturbation didn’t exist. It is quite revolutionary how women have claimed their sexuality and the sex toy sales really affirm that women are proudly buying these products,” clinical sexologist Dr Marlene Wasserman, popularly known as Dr Eve, explained.

“Before, there was silence around female masturbation no one spoke about it publicly, whereas male masturbation was seen as ‘something men do’ and a sign of masculinity. For women, there was a lot of shame and guilt around a woman pleasing herself in that way,” she said

Adult World store chain owner Arthur Calamaras attested to this, adding, “The adult toy and pleasure industry was traditionally a male-controlled industry and mostly about men selling to men. But in the last few years, the market has gone a different direction and women are now driving the market. There are a lot of women now opening their own stores.”

Earlier this year, a survey commissioned by Desir, luxury brand for high-end adult toys, involving more than 700 respondents, revealed that the vibrator was the most sought after and bought toy among South Africans with 29% of the respondents purchasing them.

Last year, a report on the global sex toy industry released by the Statistic Brain Research Institute also showed that SA had the third-highest number of Google searches for sex toys in the world, and that the top five most popular items bought online were, in order, vibrators, rubber penises, lubrication, anal beads and penis rings.

“There are a lot of single people out there looking after themselves. We are also getting healthier and some couples are outliving each other. We’re living up until 70-80 years old and some people are still sexually active past their 70s,” Calamaras added.

“Lubrications are also a very big market. We bring in R400000 worth of lubricants every three months (in their stores).

“Also, there are far more expensive vibrators that have come out into the market than in previous years. We’ve seen women want more classier, streamlined toys like the ‘Rabbit’ and other ranges”.

The only trouble with this openness about sex toys, according to Dr Eve, “it’s created another tide” of pressure to self-please and achieve orgasm for women.

“We tend to pathologise things too much as a society. Now, if a woman doesn’t masturbate, there’s suddenly a problem with her. People want women to get edgier and edgier when so many women are already so uncomfortable with their bodies.

“I can’t stand these magazines that project women as these sexual vixens – women just want to be who they are,” Dr Eve countered.

“Masturbation is part of a woman’s health and pleasure – it shouldn’t be forced, it should be consensual,” she said.

Dr Eve has also noted a “huge shift” in her own sex toy store that has seen sales of higher-end toys drop as an emerging market of younger, black people sought more affordable access to the toys.


Business Insider. 2017-12-01. L’e-commerce guida il boom dei sex toys, un mercato da 15 miliardi di dollari che in Italia è cresciuto del 40% in un anno

Da piccolo per tanto tempo sono stato convinto che mio padre fosse un criminale, un mafioso. Il lavoro che faceva è stato sempre un grande mistero, nessuno ne parlava. Poi quando sono cresciuto le cose sono cambiate, e ora la sua occupazione è diventata la mia, un business di famiglia“.

Il padre di Chad Braverman nel 1976 aprì una start-up di sex toys in California, attività che all’epoca creava non poco imbarazzo. Il New York Times racconta che quello dei giocattoli per adulti era quasi un business ‘sotterraneo’, i gadget venivano venduti nel retrobottega di squallide librerie, e i clienti uscivano con i loro acquisti nascosti in anonimi sacchetti di carta marrone.

In questo clima Ron Braverman fondò la Doc Johnson Enterprises a North Hollywood, in California. Poi però i tempi sono cambiati, l’industria dei giocattoli erotici da mercato di nicchia si è trasformato in un settore di più ampio consumo, e la sua azienda è diventata leader di un comparto da 15 miliardi di dollari.

Le persone ci scherzavano su – racconta Chad – Chiedevano ‘tuo papà fa davvero dei peni di gomma?’ Ma quando sono andato all’università improvvisamente tutto è cambiato e sono diventato la persona più ‘cool’ del campus“.

I Braverman – Ronald, il 35 enne Chad e sua sorella Erica, di 29 anni – sono i primi ad aver trasformato quello dei sex toys in un business di famiglia. E se storicamente “i clienti non erano fedeli ad un marchio in particolare”, spiega l’imprenditore dell’erotico, il trend si è poi modificato e ora i produttori seguono con attenzione maniacale il mutare delle richieste di consumatori sempre più attenti e in rapida crescita numerica.

“Il settore dei gadget per adulti è in piena espansione”, afferma da parte sua Lynn Comella, docente della University of Nevada e autrice del libro ‘Vibrator Nation‘. L’azienda dei Braverman, peraltro, è anche una grande sostenitrice del ‘Made in America’, visto che il 75% degli oggetti escono dallo stabilimento nella Fernando Valley, dove si producono 75 mila gadget ogni settimana, distribuiti in 7.500 negozi negli Stati Uniti e su siti specializzati. Nell’ultimo periodo, spiegano gli analisti, i canali offerti dall’e-commerce hanno permesso all’industria di espandersi ulteriormente perché consentono a tutti gli utenti del mondo di superare l’imbarazzo legato all’acquisto.

Il mercato dei sex toys a livello globale vale oggi 15 miliardi di dollari e secondo l’ultimo rapporto di Technavio dovrebbe superare i 29 miliardi di dollari entro il 2020. Statistic Brain, invece, rileva che i gadget vengono usati dal 23% degli adulti durante i rapporti intimi. Gli americani sono coloro che più di tutti al mondo cercano su Google informazioni dettagliate sui sex toys, seguiti da inglesi e sudafricani.

Anche in Italia il business è in forte crescita: i dati raccolti dalla piattaforma di e-commerce MySecretCase rilevano un incremento delle vendite del 40% rispetto al 2016. Pare che le coppie siano i maggior acquirenti: il tasso del 2017 afferma che rappresentano il 35% delle vendite, rispetto al trend 2014-2016 dove il valore è rimasto stabile al 25%. Milano si rivela la città più dinamica in termini di vendite con il 20%, seguita da Roma al 15% e Torino, al 5%.

Pubblicato in: Finanza e Sistema Bancario, Persona Umana, Sistemi Economici

Italia. 394,000 con patrimonio finanziario sopra il milione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-04.

Dürer Albrecht. Jacob Fugger, il Ricco. 1519. Staatsgalerie Altdeutsche Meister, Augsburg

Nel 2017 sono state censite 307mila famiglie con patrimonio finanziario superiore al milione.

Italia. 307mila (1.2%) famiglie controllano il 20% della ricchezza finanziaria.

Ad oggi sarebbero stimabili a 394,000.

Un milione di euro sono sicuramente una gran bella cifra, ma tenendo conto di un tasso di interesse medio attorno al 3% la resa netta di un milione in prodotti finanziari si aggira attorno ai 24,000 euro all’anno. Troppo poco per poter definire ricchi i proprietari.

La Ricchezza. Domandiamoci cosa sia.

«Si potrebbe definire ricca la persona che goda delle seguenti caratteristiche.

(1) Avere disponibilità tali da potersi permettere personale stipendiato addetto esclusivamente alla propria persona od interessi personali, quindi, oltre l’usuale personale domestico addetto alle pulizie ed alla cucina, ed agli eventuali dipendenti sul lavoro. Alcuni esempi potrebbero meglio chiarire quanto detto. Un segretario/segretaria personale oppure l’autista potrebbero essere esempi concreti.

(2). Non avere necessità ordinarie, in accordo al proprio stato sociale, che richiedano l’uso completo delle rendite, per cui una quota più o meno consistente di esse venga reinvestita in quanto non utilizzata. Ossia, che i beni produttori di reddito si auto sostengano nel tempo. La ricchezza che genera ricchezza in un circolo virtuoso.»

Usando una definizione di questo tipo, il livello di entrate nette varia in funzione del tenore di vita: assumendo una persona normale, né prodiga né troppo parsimoniosa, si potrebbe dire che sia ‘ricco‘ chi abbia entrate nette per almeno 240,000 euro l’anno. Con interessi netti del 2%, sarebbe necessario un capitale finanziario di circa dieci milioni di euro. Entrate nette minori giustificherebbero più propriamente il termine di ‘benestante‘.

* * * * * * * * * * *

Intanto, ricordiamo alcune definizioni usate in campo internazionale.

«What is a ‘High Net Worth Individual – HNWI’

High net worth individual (HNWI) is a classification used by the financial services industry to denote an individual or a family with high net worth. Although there is no precise definition of how rich somebody must be to fit into this category, high net worth is generally quoted in terms of liquid assets over a certain figure. The exact amount differs by financial institution and region.

The most commonly quoted figure for membership in the high net worth club is $1 million in liquid financial assets.

An investor with less than $1 million but more than $100,000 is considered to be “affluent” or perhaps even “sub-HNWI.”

The upper end of HNWI is around $5 million, at which point the client is then referred to as “very HNWI.”

More than $30 million in wealth classifies a person as “ultra HNWI.”» [Fonte]

*

Ricapitolando e ricordando che si tratta solo di asset liquidi di persone fisiche.

– Affluent ovvero sub-Hnwi: 100,000$ – 1,000,000$;

– Hnwi: 1,000,000$ – 5,000,000$;

– very Hnwi: 5,000,000$ – 30,000,000$;

– billionaires: più di un miliardo di Usd.

*

«Global wealth reached $201.9 trillion on equities, soft dollar»

*

«the rich are getting richer faster»

*

«The 28 Eastern Europeans in the Bloomberg Billionaires Index have a total net worth of $294 billion »

*

«In North America, which had $86.1 trillion of total wealth, 42 percent of investable capital is held by people with more than $5 million in assets. Investable assets include equities, investment funds, cash and bonds.»

*

«The U.S. is home to the largest number of people with more than $100 million. Globally, the ranks of the ultra-rich are expected to reach 671,000 by 2022.»

*

«The Middle East was the region with the greatest share of wealth held in investable assets —- $3.1 trillion of a total $3.8 trillion.»

*

«Western European residents held 56 percent in currency and deposits, while in North America the emphasis was on equities and investment funds, with 62 percent of $47 trillion of investable wealth parked in those assets»

*

«Nel 2017 l’analisi Bcg ha stimato in 394mila gli italiani milionari, cioè coloro che hanno un patrimonio finanziario di almeno un milione di dollari»

* * * * * * * *

Alcune considerazioni sorgono spontanee.

– La stima del controvalore degli asset liquidi – azioni e bond – dipende dalle quotazioni dei titoli e dei cambi. In un quadro sostanzialmente stabile le stime sembrerebbero essere corrette, ma si tenga presente che  turbolenza sono pur sempre possibili.

– Nei momenti di turbolenze anche severe, usualmente i ricchi riescono a perdere percentualmente meno dei meno doviziosi soprattutto per l’accesso ad informazioni di prima mano: informazioni che spesso consentono non solo di evitare le perdite, ma anche di trarne guadagni.

– Usualmente, i ricchi sanno utilizzare i consulenti finanziari e ed i tributaristi per razionalizzare il carico fiscale. Ricordiamo semplicemente come un consulente povero impoverisce il cliente.

– Se oltre un secolo di cultura socialista ha lasciato il retaggio di considerare la ricchezza quasi un reato, un furto, ed ha postulato che lo stato avesse il compito di ‘ridistribuire‘ la ricchezza, sarebbe da ricordare come siano proprio i ricchi i principali contributori agli investimenti produttivi, gli unici in grado dia generare ricchezza e posti di lavoro.

– Il problema quindi non si pone nel vituperare e cercare di depauperare i ricchi, quanto piuttosto di poter dare a tutti l’opportunità di guadagnare e mettersi da parte qualcosa secondo possibilità.


Bloomberg 24 Ore. 2018-06-15. Millionaires Now Control Half of the World’s Personal Wealth

– Global wealth reached $201.9 trillion on equities, soft dollar

– Fastest growth in Asia, where fortunes increased 19% last year

*

The rich are getting a lot richer and doing so a lot faster.

Personal wealth around the globe reached $201.9 trillion last year, a 12 percent gain from 2016 and the strongest annual pace in the past five years, Boston Consulting Group said in a report released Thursday. Booming equity markets swelled fortunes, and investors outside the U.S. got an exchange-rate bonus as most major currencies strengthened against the greenback. 

The growing ranks of millionaires and billionaires now hold almost half of global personal wealth, up from slightly less than 45 percent in 2012, according to the report. In North America, which had $86.1 trillion of total wealth, 42 percent of investable capital is held by people with more than $5 million in assets. Investable assets include equities, investment funds, cash and bonds.

“The fact that the wealth held by millionaires as a percentage of total wealth is increasing does not mean that the poor are getting poorer,” Anna Zakrzewski, the report’s lead author, said in an emailed statement. “What it means is that everyone is getting richer. Specifically, we believe that the rich are getting richer faster.”

Last year’s big winner was China, which now ranks second globally in terms of financial wealth after overtaking Japan in the past five years, Zakrzewski said. While China trails only the U.S. in the number of millionaires and billionaires, the biggest driver of growth in the Asian country was its so-called affluent segment, or those with $250,000 to $1 million of investable assets.

“China will continue to experience similar growth as in the past and this will mean that over the next five years, there will be more wealth created in China than in the U.S.,” she said, adding the number of millionaires there is expected to grow four times as fast as in the U.S.

Without the boost from a weakening dollar, the global wealth gain would have been 7 percent. The region that benefited the most from currency appreciation was Western Europe, where a 15 percent advance in U.S. dollar terms shrinks to 3 percent in local currency.

Eastern Europe and Central Asia had the greatest concentration of wealth at the top, with billionaires alone holding almost a quarter of investable assets. The 28 Eastern Europeans in the Bloomberg Billionaires Index have a total net worth of $294 billion, which includes a gain of $3.4 billion so far in 2018.

Wealth is also highly concentrated in Hong Kong, where individuals with more than $20 million hold 47 percent of investable riches.

Money in investment funds and publicly traded equities gained the most, while bonds were the only core asset class to post negative growth last year, falling 7 percent.

Top-Tier Wealth

The U.S. is home to the largest number of people with more than $100 million. Globally, the ranks of the ultra-rich are expected to reach 671,000 by 2022.

The Middle East was the region with the greatest share of wealth held in investable assets —- $3.1 trillion of a total $3.8 trillion. Western European residents held 56 percent in currency and deposits, while in North America the emphasis was on equities and investment funds, with 62 percent of $47 trillion of investable wealth parked in those assets.

If personal wealth creation continues at the rate of the past few years, Boston Consulting projects a compound annual growth rate of about 7 percent from 2017 to 2022, in U.S. dollars. Events like stock market corrections and geopolitical uncertainties could knock that down to 4 percent.

In a worse-case scenario, such as a major economic crisis, global wealth might produce a compound growth rate of only 1 percent over five years, the study found. 


Sole 24 Ore. 2018-06-15. Super ricchi: balzo del 12% a livello mondiale. E l’Italia è in crescita

Dodici per cento. È l’ennesimo balzo in avanti che ha fatto la ricchezza finanziaria nel 2017 a livello mondiale.

Non solo. È cresciuta più del doppio rispetto all’anno precedente, quando era aumentata del 4%. Degno di nota è anche il fatto che questo incremento è il più alto degli ultimi cinque anni. Stiamo parlando a livello complessivo di una montagna di denaro pari a di 201,9 mila miliardi di dollari americani, attribuibile agli individui con patrimoni superiori al milione di dollari.

Italia all’ottavo posto

In uno scenario ottimistico di crescita, la ricchezza finanziaria personale globale potrebbe aumentare a un tasso annuo composto di circa il 7% tra il 2017 e il 2022. Continuano a guidare la classifica Stati Uniti con 80mila miliardi, Cina con 21mila miliardi e il Giappone con 17mila miliardi. L’Italia registra una crescita del 3%, totalizza 5mila miliardi di dollari e si aggiudica l’ottava posizione per ricchezza finanziaria. Sono queste alcune delle evidenze emerse dalla rapporto annuale sulla ricchezza mondiale di The Boston Consulting Group (Global Wealth 2018: Seizing the Analytics Advantage), giunto alla 18esima edizione.

Asia al top per crescita

Che la ricchezza finanziaria cresca in Asia non è una novità. Da anni infatti alcuni paesi come Cina, HongKong, Taiwan e Sud Corea segnano questo trend di crescita tra i più alti nel mondo. Ma quello che ha fatto la differenza tra il 2016 e il 2017 è l’impatto dell’andamento delle valute. Se infatti guardiamo la crescita della ricchezza a cambi costanti l’Asia ha registrato un +12%, il Nord America un +7% e l’Europa occidentale il +3%. Ma se invece si analizza la crescita a cambi variabili, la regione con la miglior performance è ancora l’Asia in generale che segna +19%, seguita dall’Est Europa e Asia Centrale con +18%. In questo scenario l’Europa occidentale batte il Nord America in termini di crescita, rispettivamente +15% e +8%.

In Italia 394mila milionari

Per quanto riguarda l’Italia il nostro paese segna una crescita in linea a quella europea, registrando un aumento del 3%. Ma in prospettiva secondo l’analisi di Bcg l’incremento dovrebbe passare al 5% annuo tra il 2018 e il 2022. Un altro driver determinante di crescita è stato l’andamento dei mercati azionari in tutte le principali economie – con la ricchezza in equity e fondi di investimento che ha registrato la crescita di gran lunga più forte. Nel 2017 l’analisi Bcg ha stimato in 394mila gli italiani milionari, cioè coloro che hanno un patrimonio finanziario di almeno un milione di dollari. Entro il 2022 le stime prevedono che la ricchezza personale degli italiani possa toccare 7mila miliardi di dollari.

Il divario ricchi-poveri aumenta

Nel mondo il divario tra ricchissimi e poveri aumenta. Ma in alcuni paesi cresce anche la classe media. Tra i segmenti più attrattivi per chi fa wealth management ci sono infatti gli individui con ricchezze sopra i 20 milioni (upper hnwi) e quelli con ricchezze tra i 250 mila e il milione (affluent) perché sono i segmenti che crescono di più.
Nel 2017 i super super ricchi (chi ha più di 100 milioni investiti) e coloro che hanno patrimoni tra i 20/100 milioni detenevano ricchezze sopra in 26mila miliardi di dollari investiti (su un totale di 201mila miliardi). Gli Usa si aggiudicano il primato di ricchezza perché più del 30% di questi due segmenti risiede nel nuovo continente. Super super ricchi sono anche in Cina, Hong Kong, India, Russia, Brasile, Germania che per questo si aggiudica il terzo posto in assoluto tra i paesi più ricchi al mondo, Francia e Italia. E sono soprattutto i super paperoni americani a detenere partecipazioni di aziende quotate e non: il 61% del loro patrimonio contro il 52% di quello dei paperoni europei e il 37% del patrimonio degli asiatici. Supera gli Usa con il 7,5% di penetrazione di milionari la Svizzera, segue il nuovo continente Hong Kong con il 3,8%. Nella zona euro è in assoluto il Lussemburgo ad avere la penetrazione più alta con 2,2% delle popolazione.