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Italia. Debito Sovrano a 2,311.703 mld. La brutta sorpresa di Bankitalia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-16.

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Banca di Italia ha rilasciato il Report Finanza pubblica: fabbisogno e debito – aprile 2018.

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Se al 2016 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,219.546 miliardi, all’aprile 2018 era salito a 2,311.703 miliardi di euro.

Questo aumento è stato parzialmente sostenuto da in incremento della quota di titoli di stato detenuti da non residenti, salita dai 676.649 miliardi agli attuali 712.730, ma sopratutto dalla quota detenuta dalla Banca di Italia, salita dai 268.081 miliardi nel 2016 agli attuali 373.551.

Dovrebbe essere inutile rimarcare quanto sia pericolosa una situazione del genere.

Se è vero che rientra nella fisiologia del sistema che la Banca Centrale Italiana detenga una certa quale quota di titoli di stato domestici, è altrettanto vero che 373.551 miliardi di euro in titoli di stato italiani sono una enormità.

Questa è una altra delle tristi eredità dei precedenti governi.

Non a caso, tranne due eccezioni, i media nazionali hanno passato la notizia sotto silenzio.

Bankitalia, il debito pubblico ad aprile sale di altri 9 miliardi

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Btp. Asta. 2.37% settennale, 3.54% trentennale.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-13.

2018-06-13__Btp__001

«Rendimenti in rialzo per i quattro Btp collocati stamattina mentre lo spread tra decennali italiani e bund tedeschi si è ristretto ancora a 226 punti base (dai 232 punti segnatoi in apertura) dopo l’asta del Tesoro. Se ieri i rendimenti dei Bot a un anno di ieri erano saliti di 91 punti base allo 0,55% a seguito delle recenti turbolenze sull’obbligazionario (con un rapporto di copertura comunque solido a 1,95), oggi in emissione sono saliti anche i tassi dei Btp a tre anni, sette anni e di quelli al 2048»

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«In dettaglio i Btp a tre anni (2 miliardi di euro) sono stati collocati con un rendimento all’1,16% da 0,07% dell’11 maggio e quelli a sette (2,13 miliardi) al 2,37% dall’1,34% di un mese fa. Per i titoli poliennali al 2048 (1,033 miliardi) lo yield sale al 3,54%, rispetto al 2,88% di aprile, mentre il tasso dei titoli al 2046 (468 milioni) è rimasto stabile al 3,42%, come a marzo»

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Diciamo pure francamente che ci è andata di lusso: avrebbe potuto andarci anche ben peggio.

Dobbiamo però prendere atto di come l’Italia sia coinvolta, come peraltro il resto del mondo, da un diffuso aumento dei tassi di interesse.

L’Italia dai precedenti governi non ha ereditato tubercolosi oppure il morbo gallico, ma sarebbe stato ben meglio di questo immane debito sovrano, cui dovrebbe essere aggiunto il disavanzo di 456 miliardi relativo al Target2.


Ansa. 2018-06-13. Rally tassi asta Btp, 7 anni a top 2014

Al 2,37%. Rendimento triennale vola all’1,16%

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ROMA, 13 GIU – Tassi in deciso rialzo nell’asta di Btp a 3,7 e 30 anni. Assegnati in tutto 5,63 miliardi di euro, poco meno del target massimo prefissato di 5,75 mld, a fronte di richieste superiori a 8,4 mld. Il rendimento medio del titolo a sette anni è volato ai massimi dal 2014, al 2,37% dall’1,34% di maggio e quello del triennale è balzato all’1,16% da 0,07%. Il tasso del trentennale con scadenza marzo 2048 ha segnato un rialzo al 3,54% dal 2,88% di aprile e quello con scadenza settembre 2046 è risultato pari al 3,42%.


Milano Finanza. 2018-06-13. Btp, rendimenti su in asta ma lo spread scende ancora a 226

Anche i buoni emessi oggi, come i Bot ieri, registrano tassi in aumento con una richiesta superiore all’offerta: i titoli a tre anni salgono all’1,16% dallo 0,07% dell’11 maggio e quelli a sette al 2,37% dall’1,34% di un mese fa. Per bond al 2048 lo yield sale al 3,54% (2,88% ad aprile). Stabile al 3,42% la tranche al 2046

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Rendimenti in rialzo per i quattro Btp collocati stamattina mentre lo spread tra decennali italiani e bund tedeschi si è ristretto ancora a 226 punti base (dai 232 punti segnatoi in apertura) dopo l’asta del Tesoro. Se ieri i rendimenti dei Bot a un anno di ieri erano saliti di 91 punti base allo 0,55% a seguito delle recenti turbolenze sull’obbligazionario (con un rapporto di copertura comunque solido a 1,95), oggi in emissione sono saliti anche i tassi dei Btp a tre anni, sette anni e di quelli al 2048.

In dettaglio i Btp a tre anni (2 miliardi di euro) sono stati collocati con un rendimento all’1,16% da 0,07% dell’11 maggio e quelli a sette (2,13 miliardi) al 2,37% dall’1,34% di un mese fa. Per i titoli poliennali al 2048 (1,033 miliardi) lo yield sale al 3,54%, rispetto al 2,88% di aprile, mentre il tasso dei titoli al 2046 (468 milioni) è rimasto stabile al 3,42%, come a marzo.

Gli importi richiesti sono stati anche oggi, come per i Bot ieri, superiori rispetto ai quantitativi offerti. Sui titoli a tre anni sono arrivate richieste per 3,33 miliardi (copertura 1,67), sui titoli a sette anni per 2,846 miliardi (copertura 1,34), su quelli al 2046 per 912 milioni (copertura di 1,95) e sull’emissione al 20148 per 1,342 miliardi (copertura 1,30).

Gli analisti osservano che il secondario, quindi lo spread, continua a beneficiare del momento favorevole innescato dalle parole del ministro dell’Economia Giovanni Tria su euro e conti pubblici nel fine settimana e rafforzato dalle dichiarazioni del collega agli Affari europei Paolo Savona di ieri sera.

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Merkel. La sua proposta sull’Esm.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-13.

Merkel 1030

«Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati (in inglese European Stability Mechanism; ESM), è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3); è istituita dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011. Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello del FMI), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l’aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l’anticipazione dell’entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012. Successivamente, però, l’attuazione del fondo è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l’ordinamento tedesco. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sciolto il nodo giuridico il 12 settembre 2012, quando si è pronunciata, purché vengano applicate alcune limitazioni, in favore della sua compatibilità con il sistema costituzionale tedesco. ….

Il MES sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), nati per salvare dall’insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria.[8] Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi.

Il MES è regolato dalla legislazione internazionale e ha sede a Lussemburgo. Il fondo emette prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquista titoli sul mercato primario (contestualmente all’attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe» [Fonte]

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Questa che segue è, nelle sue stesse parole, la proposta delle Bundeskanzlerin Frau Merkel.

«La mia esperienza mi insegna che è meglio per tutti se ci concentriamo sul merito. E qui ovviamente ognuno ha i propri interessi»

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«Quanto più ci portiamo rispetto a vicenda, tenendo conto dei reciproci interessi, tanto meglio è …. finora con il dialogo abbiamo sempre trovato soluzioni accettabili per tutti»

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«Il meccanismo europeo di stabilità Esm deve diventare un Fondo monetario europeo»

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«Un Fme con tali competenze deve avere la facoltà di giudicare la situazione economica di tutti gli Stati membri, valutarne la sostenibilità del debito e disporre di strumenti adeguati per ripristinarla, qualora necessario»

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«L’Fme deve essere organizzato come una struttura intergovernativa …. nel rispetto dei relativi diritti dei parlamenti nazionali»

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A nostro sommesso parere è inaccettabile, almeno nella forma espressa.


Corriere. 2018-06-07. Gli «interessi» di Merkel sul Fondo monetario Ue e la proposta (rischiosa) che l’Italia può bloccare

Debito, la posta in gioco al vertice europeo. Le due proposte tedesche: un bilancio comune per investimenti che sostenga l’area euro e la trasformazione del meccanismo europeo di stabilità Esm in un Fondo monetario europeo

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Nelle stesse ore hanno parlato entrambi di «interessi» a 1.500 chilometri di distanza. A Roma, nel suo discorso alla Camera, lo ha fatto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte martedì nel parlare della linea che il suo governo seguirà a Bruxelles. A Berlino, lo aveva fatto il giorno prima la cancelliera Angela Merkel spiegando le proposte che la Germania avrebbe portato al vertice europeo di fine mese. E a nessuno dei due dev’essere sfuggito che il modo in cui hanno parlato di «interessi» è suonato così diverso da essere inconciliabile.

Conte, almeno in apparenza, ha avuto le parole più cariche di ottimismo. «Siamo di fronte a una situazione in cui gli interessi dell’Italia vengono a coincidere con gli interessi generali dell’Europa — ha detto il premier —. Quale Paese fondatore, abbiamo pieno titolo di rivendicare un’Europa più forte e anche più equa, nella quale l’Unione economica e monetaria sia orientata a tutelare i bisogni dei cittadini per bilanciare i principi di responsabilità e di solidarietà». Dunque per l’italiano ciò che è bene per il suo Paese lo è anche per l’Europa, e viceversa.

Merkel è stata invece molto concreta e poco retorica in un’intervista al domenicale della Frankfurter Allgemeine Zeitung. Del clima anti-tedesco che serpeggia nella maggioranza di governo in Italia ha detto: «La mia esperienza mi insegna che è meglio per tutti se ci concentriamo sul merito. E qui ovviamente ognuno ha i propri interessi». In altri termini per lei l’interesse della Germania non coincide con quello dell’Europa, ma neppure quello dell’Italia lo fa. «Quanto più ci portiamo rispetto a vicenda, tenendo conto dei reciproci interessi, tanto meglio è», dice Merkel, perché «finora con il dialogo abbiamo sempre trovato soluzioni accettabili per tutti».

A questo proposito la cancelliera domenica ha presentato un paio di proposte per il prossimo vertice europeo, di cui il mondo politico in Italia non sembra essersi accorto. Ed è un paradosso, perché confermano la visione di Merkel: gli interessi di Germania e Italia non necessariamente coincidono. La prima proposta non è altro che una versione ridotta in modo quasi umiliante dell’idea di Emmanuel Macron di un bilancio comune per investimenti che sostenga l’area euro. Il presidente francese propone un fondo «di alcuni punti di prodotto interno lordo» dell’unione monetaria, dunque di alcune centinaia di miliardi di euro. La cancelliera invece si dice «molto a favore» di uno strumento «di alcune decine di miliardi di euro». Del resto già il fondo proposto da Jean-Claude Juncker nel presentarsi come presidente della Commissione — 130 miliardi — quasi non ha lasciato traccia data la sua esiguità.

In contropartita però Merkel propone anche qualcosa che coincide con gli interessi tedeschi — almeno nella percezione di Berlino — ma contrasta direttamente con quelli dell’Italia. «Il meccanismo europeo di stabilità Esm deve diventare un Fondo monetario europeo». Le funzioni sono allargate: non solo grossi prestiti di emergenza a scadenza trentennale, anche prestiti limitati a cinque anni e vigilanza diretta sulle economie dei diversi Paesi (una funzione che oggi spetta alla Commissione Ue). Con in più l’autorità di imporre una ristrutturazione del debito pubblico di un Paese se lo si ritiene giusto: in sostanza il nuovo Fme potrebbe decidere il default «ordinato» di uno Stato prima di prestargli le risorse necessarie ad andare avanti. Dice Merkel: «Un Fme con tali competenze deve avere la facoltà di giudicare la situazione economica di tutti gli Stati membri, valutarne la sostenibilità del debito e disporre di strumenti adeguati per ripristinarla, qualora necessario».

Si tratta dunque di un potere molto coercitivo, con un governo di fatto nelle mani della Germania stessa e del Bundestag. «L’Fme deve essere organizzato come una struttura intergovernativa» dice Merkel, dunque con diritti di veto per chi — come sarebbe il caso solo per Germania e Francia — ha più del 20% del capitale. Ovviamente, aggiunge la cancelliera, «nel rispetto dei relativi diritti dei parlamenti nazionali». Significa che sarebbe il Bundestag, con le sue pulsioni politiche non prive di populismo di destra, ad avere di fatto l’ultima parola sulla vigilanza e l’eventuale «bail in» — sforbiciata sui detentori di bond — del debito pubblico di Paesi terzi. Una prospettiva, la storia recente insegna, di per sé destabilizzante sui mercati. L’area euro diventerebbe per legge un governo dei creditori sui debitori, deciso dalle preferenze politiche dei primi.

Il governo gialloverde dell’Italia promette di essere «assertivo» in Europa. Dovrebbe dunque essere pronto a porre un veto su una svolta del genere al vertice Ue del 28 e 29 giugno. Ma qualcosa minaccia di indebolirlo: con tutto il deficit che promette di fare, l’Italia rischia di restare sola. Gli altri Paesi vedrebbero nella sua resistenza dell’opportunismo, non l’«interesse di tutti».

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Asta Bot 12 mesi +0.550%. Bid to cover 1.95. Bravo Mr Tria. Produzione industriale -1.2%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-12.

2018-06-12__Bnl__001

«Prosegue il momento relativamente buono del mercato italiano, favorito dalle rassicurazioni giunte nel fine settimana dal neo ministro dell’Economia Giovanni Tria sulla permanenza del paese nell’euro e sull’impegno del governo all’abbassamento del rapporto debito/Pil.»

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«Il Tesoro ha collocato i 6 miliardi di Bot a 12 mesi (su 6,5 in scadenza) al rendimento di 0,550%, massimo da maggio 2014»

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«Il mese scorso, …. la medesima scadenza fu assegnata a -0,361%.»

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«Il 29 maggio, all’apice della crisi politica, il Bot a sei mesi fu collocato al rendimento di 1,213%, massimo da febbraio 2013.»

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«il bid-to-cover (1,95) è il secondo più alto dal 2012 a oggi»

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«a fine mattinata lo spread su Bund è sceso fino a 224 punti base, 12 in meno della chiusura di ieri, il tasso decennale fino a 2,75% da 2,85% di ieri.»

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Questa volta ci è andata di lusso, di gran lusso.

La richiesta è stata quasi doppia all’offerta, fatto insolito di questi tempi e ben meglio della situazione dei bonos.

Domani saranno offerti i Btp a 3, 7 e 30 anni. Per il triennale si prospetterebbe un interesse dell’1.27% contro il pregresso 0.7%, per il trentennale il 2.75% potrebbe essere il valore più verosimile. Produzione industriale -1.2%, in calo come quella del Regno Unito -0.8%.

Questo Governo ed il Ministro Tria si stanno diportando al meglio.


Reuters. 2018-06-12.  BTP positivi, tasso 2 anni sotto 1%, da aste Bot indicazione fiducia

MILANO, 12 giugno (Reuters) – Btp in rialzo a metà seduta, con il mercato che archivia positivamente l’asta di Bot nonostante l’inevitabile aumento del rendimento, lasciando ben sperare per i collocamenti a medio lungo di domani.

** Prosegue il momento relativamente buono del mercato italiano, favorito dalle rassicurazioni giunte nel fine settimana dal neo ministro dell’Economia Giovanni Tria sulla permanenza del paese nell’euro e sull’impegno del governo all’abbassamento del rapporto debito/Pil. Parole che hanno permesso di allentare le tensioni sul debito proprio alla vigilia della nuova tornata d’aste.

** Il Tesoro ha collocato i 6 miliardi di Bot a 12 mesi (su 6,5 in scadenza) al rendimento di 0,550%, massimo da maggio 2014 [nZYN22BK01]. Il mese scorso, prima alle forti vendite legate alla presentazione del programma economico del governo Lega M5s, la medesima scadenza fu assegnata a -0,361%. Il 29 maggio, all’apice della crisi politica, il Bot a sei mesi fu collocato al rendimento di 1,213%, massimo da febbraio 2013.

** Un operatore parla di risultato “decisamente buono”, segnalando che il bid-to-cover (1,95) è il secondo più alto dal 2012 a oggi, tanto più significativo se confrontato con quello dell’odierno collocamento di titoli a 12 mesi spagnoli (1,59) [nL8N1TE1TO]. L’operatore aggiunge che il Bot è stato collocato con un sovrapprezzo di oltre un punto: “un’asta quindi incoraggiante per il prosieguo della settimana”.

** Domani sarà la volta del medio lungo: l’offerta è fino a 5,75 miliardi sui Btp a 3, 7 e 30 anni, più l’off-the-run extra lungo settembre 2046 [nL5N1TA3W3]. Anche per tali scadenze si tratta dei primi collocamenti dopo lo scoppio delle tensioni sull’Italia, quindi un consistente aumento dei rendimenti d’asta è inevitabile. Ad esempio, il tre anni aprile 2021 IT0005330961=TWEB scambia in tarda mattinata al tasso di 1,27%, contro lo 0,07% dell’asta di un mese fa: a tali livelli sarebbe un massimo da febbraio 2014.

** Il contesto rimane di alta volatilità, ma a fine mattinata lo spread su Bund è sceso fino a 224 punti base, 12 in meno della chiusura di ieri, il tasso decennale fino a 2,75% da 2,85% di ieri. In scia alle parole di Tria, lo spread ha stretto di oltre 40 pb dai 268 della chiusura di venerdì, il tasso decennale di quasi 40 (da 3,13% di venerdì sera).

** Il Btp a due anni è tornato in mattinata sotto l’1%, soglia sopra cui si era portata lo scorso 5 giugno.

** “Il tono resta positivo; il buon andamento dell’asta Bot ha dato al mercato una view positiva sulle aste di domani e chi è rimasto fuori è rientrato su Btp, favorendo l’accelerazione di fine mattinata” commenta a un trader, che indica volumi “non alti ma comunque discreti”.

** Il banchiere centrale austriaco Nowotny ha dichiarato di guardare con preoccupazione alla situazione italiana, ma dubita che si “arriverà a una vera crisi” [nL8N1TE13H]. Le dichiarazioni di Nowotny arrivano a due giorni dal meeting Bce che secondo diversi operatori potrebbe fornire le prime indicazioni specifiche sulla chiusura del Qe entro fine 2018.

** A sostenere il clima di appetito per il rischio c’è anche l’esito del vertice tra il presidente Usa Trump e il leader nordcoreano Kim Jong Un, che ha portato alla firma di un documento per la denuclearizzazione della penisola coreana [L8N1TE0VJ].


Bnl. 2018-06-12.  Morning Call

– Macro: ad aprile anche in Italia la produzione industriale si contrae, -1,2% m/m

– Tassi: si allentano le tensioni sull’Italia, Btp a 10 anni al 2,80%; oggi il collocamento del Bot a 12 mesi

– Cambi: dollaro poco variato dopo l’incontro Trump – Kim Jong Un

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Inizio di settimana con segnali di allentamento delle tensioni sull’Italia dopo le dichiarazioni del ministro dell’Economia Tria che ha cercato di rassicurare gli investitori sulla stabilità finanziaria del Paese. Forte riduzione dei rendimenti per i titoli di Stato italiani lungo tutte le scadenze: il benchmark decennale scende sotto il 3,0% al 2,80% e lo spread Btp/Bund si colloca questa mattina ai 230bp; in rimbalzo tecnico il FtseMib che con un rialzo di circa tre punti e mezzo percentuali si riporta sopra i 22mila punti. Stamattina, al vaglio dei mercati l’esito positivo del vertice tra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong Un: i due leader firmeranno un documento che riconosce i progressi compiuti con l’obiettivo nei prossimi incontri di porre fine alla disputa sul nucleare nordcoreano, uno dei fattori di maggiore tensione geopolitica degli ultimi anni. Oggi prende il via la riunione della Fed che si concluderà domani con la decisione sui tassi: il mercato si attende un rialzo di 25bp, il secondo nel 2018; il Treasury a 2 anni scambia sopra il 2,50% al 2,53%. Sul mercato valutario il dollaro è poco mosso con il cross Eur/Usd che scambia a 1,18 punti.

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L’allentamento delle tensioni sull’Italia e sugli altri Paesi periferici, unito alle positive indicazioni sul fronte geopolitico internazionale, spingono verso l’alto i rendimenti di Treasury e Bund in attesa delle decisioni delle due Banche centrali, Fed (domani) e Bce (giovedì). Il benchmark decennale tedesco si porta allo 0,50%. Oggi in agenda il collocamento di 6 miliardi di Bot a 12 mesi con il rendimento che è visto tornare in territorio positivo dal -0,316% dell’asta di un mese fa; a fine maggio il rendimento del Bot a 6 mesi ha segnato il massimo dal febbraio 2013 a 1,213%. In restringimento questa mattina lo spread tra Italia e Germania con il Btp/Bund che scambia a 230bp; stabile il Bonos/Bund che tratta a 95bp. Questa mattina lo Schatz tedesco a 2 anni rende il -0,59%, il Bund decennale il +0,50%; negli Stati Uniti il biennale tratta al 2,53%, il decennale al 2,96%.

– Sul mercato interbancario all’ultimo fixing la curva Euribor si collocava tra il -0,369% della scadenza ad un mese e il -0,181% di quella ad un anno. Stabili i tassi impliciti espressi dai future Euribor a 3mesi: il giugno 2020 tratta a +0,17%, il dicembre 2020 a +0,38%, il giugno 2021 scambia al +0,58%.

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Come già è accaduto in Francia ed in Germania, ad aprile la produzione industriale si contrae anche in Italia: -1,2% la variazione mese su mese (+1,2% a marzo); con un tasso annuo che scende all’1,9% dal 3,5% del mese precedente.

Regno Unito

– In calo ad aprile la produzione industriale anche nel Regno Unito: -0,8% il tasso congiunturale (+0,1% a marzo), +1,8% il tasso tendenziale (+2,9% il mese precedente).

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Italia. Borse. Nella vita ci sono anche belle notizie.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-11.

2018-06-11__Italia_Borsa__001

Questa sarebbe la situazione borsistica alle ore 16:20.

2018-06-11__Italia_Borsa__002

Il Ftse Mib sale gagliardo ed i titoli di stato iniziano a riprendersi.

Usualmente codesti andamenti dovrebbero essere giudicati su lassi di tempo sufficientemente lunghi, ma questi apprezzamenti sembrerebbero essere alquanto fuori la norma.

Il Governo Conte sembrerebbe esserne concausa.

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Una volta tanto possiamo pubblicare una buona notizia.

Si noti come i tassi di interesse si siano portati sopra il 3%. Avrebbe potuto andare ben peggio.

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Foreign Exchange Market e cambio euro dollaro. Le dimensioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-05.

 2018-05-28__euro-dollaro.

Cerchiamo prima di tutto di definire alcuni termini e chiarire alcuni concetti.

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«Il foreign exchange market (scambio di valuta estera), detto più comunemente Forex, FX, o mercato valutario, si ha quando una valuta viene scambiata con un’altra. Il foreign exchange market è di gran lunga il più grosso mercato nel mondo, in termini di valore delle transazioni, e include gli scambi che avvengono tra grosse istituzioni bancarie, banche centrali, speculatori valutari, imprese multinazionali, governi, e altri mercati finanziari ed istituzioni. L’attività di scambio che ha luogo nei mercati fx globali assomma a più di 1.900 miliardi di dollari al giorno (in media). I trader retail (piccoli speculatori) rappresentano una minima parte di questo mercato. Essi possono partecipare solo indirettamente per il tramite di broker o banche. ….

Il mercato fx è un mercato monetario interbancario o tra altre controparti, creato nel 1971 quando cominciarono ad apparire tassi di cambio fluttuanti. Il foreign exchange market è enorme se comparato ad altri mercati. Ad esempio, il volume medio giornaliero di scambi che riguardano i buoni del Tesoro USA è di 300 miliardi di dollari e il mercato azionario USA ha un volume medio giornaliero di meno di 10 miliardi di dollari. Dieci anni fa il Wall Street Journal ha stimato che il volume giornaliero degli scambi che avvengono sul forex ecceda i 1.000 miliardi di dollari. Oggi il volume delle transazioni è stimato intorno ai 4.000 miliardi di dollari al giorno.» [Fonte]

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Banca di Italia. Il sistema Continuous Linked Settlement (CLS)

«CLS è un sistema di regolamento per i pagamenti multivalutari interbancari che tratta 17 valute; la parte prevalente delle contrattazioni si concentra sulle operazioni nella coppia di divise euro/ dollaro USA.

Il regolamento avviene su base lorda, secondo il seguente meccanismo: il sistema prevede che i partecipanti immettano i saldi debitori alla fine della finestra temporale relativa a ciascuna valuta (pay-ins); una volta completato il versamento di queste somme, CLS effettua il pagamento delle somme dovute ai partecipanti che presentano posizioni lunghe (pay-outs).

Il regolamento ha luogo attraverso la movimentazione di conti detenuti da CLS presso le banche centrali di emissione delle valute trattate. In questo modo il rischio di credito, e quindi di regolamento, viene fortemente limitato.

CLS ha 63 aderenti diretti – tutte banche con spiccata operatività in cambi – e circa 10.000 aderenti indiretti, comprese alcune controparti centrali.

Gli elevati volumi gestiti dal sistema e il suo collegamento con tutti i sistemi di regolamento lordo in tempo reale (RTGS systems) che regolano nelle valute trattate fanno di CLS un’infrastruttura di mercato sistemicamente rilevante (Financial Market Utility) per la piazza finanziaria statunitense e globale: essa è quindi soggetta alle raccomandazioni contenute nel CPSS-IOSCO Principles for Financial Market Infrastructures.

Il sistema CLS è gestito da una banca insediata negli Stati Uniti e vigilata dalla Federal Reserve Bank of New York. Esso è inoltre soggetto alla sorveglianza cooperativa delle banche centrali di emissione delle diverse valute trattate; nel Comitato di sorveglianza di CLS l’Eurosistema è rappresentato dalle banche centrali dei paesi del G-10 che hanno promosso la costituzione e il lancio di CLS (avvenuto nel 2002), compresa la Banca d’Italia.»

Segnaliamo due utili letture di approfondimento.

CLS – Foundamental to FX

CPSS-IOSCO Principles for Financial Markets Infrastructures

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CLS. CLS FX trading activity March 2018

«In March 2018:               

–  average daily traded volume* submitted to CLS was USD1.855 trillion down 4.8 percent from USD1.949 trillion in February 2018.

While February’s volatility caught significant attention, we have observed a strong underlying trend towards higher volumes throughout the first quarter with a record average daily volume in Q1 2018 of USD1.87 trillion, compared to the previous record of USD1.67 trillion in Q1 2013.

“There are a number of drivers that have led to this outcome, not least of which is the rising trend of the buy-side becoming more actively involved in managing settlement risk. Today, most of the world’s largest asset managers use CLS, as clients of our members, to manage settlement exposure. This has materially improved liquidity management while allowing buy-side participants to reduce operational errors in the 18 currencies in which we settle. The additional volume of transactions has had the added benefit of reducing the cost of incremental transactions to all of our clients. In 2017, over 90% of our new business growth came from third party business.

“Having proven that the PvP model can deliver a safer and more stable foreign exchange market, we are also experiencing increased growth and interest for CLS services in new territories. For example, within the last 12 months, we have seen our first ever activity from third party participants in Korea, our first Japanese non-bank financial institution, new activity from Latin America (Columbia and Chile) and we look to welcome our first settlement member bank from Mexico very soon.»

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Se la politica valutaria è appannaggio del governo di una nazione, uno dei compiti delle banche centrali è quello di mantenere con gli strumenti che sono loro propri i cambi delle valute possibilmente stabili, intendendo con tale termine il fatto che oscillino entro ristrette bande di variazione: diciamo un ±1%.

I mercati valutari hanno assunto dimensioni notevoli.

Ogni giorno sono transate dal solo sistema Cls 1,855 miliardi di Usd. Se però cercassimo di stimare il volume dei movimenti globali si salirebbe attorno ai 4,000 miliardi di dollari che ogni giorno passano di mano.

È facile comprendere come nessuna banca centrale abbia i mezzi necessari e sufficienti per condizionare il mercato, se non per periodi brevissimi: giorni. Anche il governo di una nazione economicamente molto potente si trova a mal partito a non assecondare direttamente gli andamenti di mercato.

Le variabili che maggiormente influiscono sui mercati dei cambi sono i volumi richiesti: grandi volumi fanno mercato.

Se grandi volumi sono appannaggio di grandi sistemi economici, variazioni anche molto significative sono indotte quasi sempre dalle politiche governative. In questa ottica, per esempio, la variazione del tasso di interesse è sicuramente compito della banca centrale, ma questa altrettanto usualmente agisce a nome e per conto del governo, in accordo alla politica economica del medesimo. Un fattore invece staccato all’azione della banca centrale è la variazione della pressione fiscale, sia come tributi sia come dazi. Se uno stato riduce la pressione fiscale solitamente attrae capitali esteri che cercano di collocarsi ove tale carico risultasse essere minore. Al contrario, l’innalzamento significativo dei dazi allontanerebbe gli investimenti esteri. Ma si tenga presente che oltre i dazi in senso stretto possono essere messe in campo normative che facilitino oppure ostacolino un determinato flusso finanziario.

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In tempi di “normale” attività le variazioni dei rapporti dei cambi si attuano molto lentamente nel tempo. La stabilità dei cambi è elemento base per garantire il buon funzionamento di un sistema economico.

Intanto, nessun singolo operatore ha la consistenza di indurre variazioni durature, poi, tranne rari casi, a nessuno interessano variazioni vorticose.

Un aspetto da mettere in evidenza è l’azione del mercato finanziario. Di solito sono volumi marginali che cercano di sfruttare cambiamenti di livello nell’ordine del ±1% – ±2%. La speculazione finanziaria pura, a conti fatti, incide molto poco, ricordando sempre che la massa mobilizzata giornalmente supera i 4,000 miliardi.

Sono le realtà economiche produttive la grande utenza dei mercati dei cambi. Queste hanno la caratteristica di essere alquanto prevedibili nella tempistica e nelle dimensioni degli acquisti. Una nazione priva di materie prime, per esempio il Giappone, deve periodicamente rifornirsi di materie prime, che usualmente sono trattate in dollari. Ma anche l’Unione Europea importa gran parte delle materie prime che poi impiega nella produzione e nella vita corrente: si pensi solo all’import di gas e petrolio. Nelle grandi trattative, molto spesso si stabiliscono anche regimi di cambio.

Si consideri infine come le diverse forme di assicurazione contro variazioni improvvise dei cambi siano possibili esclusivamente per singole operazioni, e per operazioni di modesti volumi. Semplicemente non esiste la possibilità di “assicurarsi” contro perdite di duecento miliardi al giorno per più giorni.

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Poi, si dovrebbero considerare i tempi non normali.

La tipologia è estremamente varia, ma quella più caratteristica è l’incombenza di un default, sia pur esso parziale. In quei momenti le transazioni economiche tendono a ristagnare e quelle finanziarie e speculative acquistano immediatamente un peso percentuale significativo.

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Da ultimo, ma non certo per ultimo, si dovrebbe prendere in considerazione la “fiducia”, ossia un sentimento di sicurezza e tranquillità riposto in una certa quale nazione o valuta. Diciamo pure che le “voci” non concorrono a generare fiducia,

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Ad oggi il mercato dei cambi è soggetto ad una serie di variazioni che si sono instaurate abbastanza rapidamente nel tempo. Gli Stati Uniti hanno ridotto la pressione fiscale sulle imprese produttrici, alzato il tasso di interesse con la prospettiva di ulteriori aumenti, e stanno mettendo, o minacciando di farlo, dazi anche elevati. Nel contempo l’eurozona è entrata in una profonda crisi: non riesce ad attirare investimenti produttivi. Intendiamo qui quelli su scala adeguata, non l’acquisto di una dittarella più o meno grande.

Guardiamo adesso con attenzione il grafico in cimosa.

Il 16 febbraio il rapporto Eur/Usd valeva 1.25. Oggi, al momento di scrivere l’articolo, vale 1.1625.

In questi tre mesi il dollaro si è rafforzato sull’euro del 7%, ossia [100 * (1.1625 – 1.25) / 1.25].

Ma per tornare al vecchio rapporto l’euro dovrebbe apprezzarsi del 7.53%.

Adesso facciamo il conto.

Transando ogni giorno 4,000 miliardi di dollari un aggravio del +7% corrisponde ad un esborso suppletivo di 280 miliardi di euro, sempre ogni giorno. E tutta questa variazione è avvenuta, ripetiamo, in soli tre mesi. Tutto a carico degli operatori della eurozona.

Questo è l’onere scaricato sulle imprese che devono importare, materie prime oppure prodotti energetici, per esempio.

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Alcuni diranno, correttamente, che un euro debole facilita le esportazioni dell’eurozona, per esempio i nostri vini ed i nostri formaggi. Corretto, in linea di principio. Ma mentre si è in una botte di acciaio quando si esporta petrolio, si è in un sacchetto di carta velina quando si esportano vino o formaggi.


Money. 2018-02-15. Forex trading: è record di volumi nel 2018, torna la volatilità

Grazie al ritorno della volatilità sui mercati e alle prossime mosse delle banche centrali, i volumi di scambio sul Forex toccano massimi record a inizio 2018.

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Il volume degli scambi sul mercato delle valute è in forte aumento da inizio 2018: i trader hanno incrementato le posizioni su un ulteriore indebolimento del dollaro, mentre l’incertezza su come si presenterà la fine dell’era dei tassi ai minimi storici ha contribuito a risollevare la volatilità.

Negli ultimi anni la volatilità nel Forex è a dir poco crollata a causa dell’enorme liquidità proveniente dalle banche centrali, che ha calmato i mercati e ridotto i modi in cui gli investitori potevano trarre profitto dal trading sulle valute. Ma il continuo deprezzamento del dollaro, alimentato dai commenti del Segretario al Tesoro USA secondo cui gli Stati Uniti accolgono con favore un dollaro più debole, e i segnali per cui le banche centrali cominceranno presto a ridurre lo stimolo monetario, hanno fatto esplodere il mercato del Forex.

Secondo i dati di CLS (Continuous Linked Settlement), il volume medio giornaliero degli scambi è salito a $1.805 miliardi a gennaio, una crescita del 24% rispetto all’anno precedente e del 15,6% rispetto ai livelli di dicembre.

«Quest’anno stiamo osservando un aumento molto più consistente grazie al ritorno della volatilità sul FX. Negli ultimi sei mesi del 2017 abbiamo assistito ad una tendenza di crescita generale anno su anno…rispetto al 2016, ma a gennaio il mercato è davvero decollato», ha dichiarato David Puth, CEO di CLS.

I dati mostrano che il trading sul Forex è aumentato ulteriormente agli inizi di febbraio, probabilmente a causa del sell-off sull’azionario iniziato a fine gennaio che ha aumentato ancora di più la volatilità.

Nei primi quattro giorni della scorsa settimana i volumi sono aumentati di un ulteriore 14% rispetto ai risultati di gennaio a quota $2.054 miliardi.

Le oscillazioni del mercato valutario, tuttavia, sono state molto più misurate rispetto a quelle registrate sulle azioni – sul mercato FX la volatilità rimane ancora al di sotto dei livelli medi di lungo periodo.

Ad inizio settimana Thomson Reuters ha riferito che i volumi di scambio di valute sulle piattaforme hanno raggiunto il loro massimo storico a gennaio, nel primo mese d’introduzione della nuova normativa sui mercati finanziari europei nota come MiFID II.

I volumi medi giornalieri hanno superato i $432 miliardi a gennaio rispetto ad una media di $407 miliardi.

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Target 2. Uno sconosciuto da cui son scappati 451 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-01.

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Il 31 maggio 1278 a.C. Ramses II fu incoronato Faraone. Il Presidente Mattarella darà il placet alla edificazione della sua piramide. Dove mai era il Presidente Mattarella quando la gente esportava a man bassa capitali? Chi mai ha nominato i ministri dei precedenti governi? Ah. Sì. Ovvio. Frau Merkel.


Target2 è un nome sconosciuto ai più, eppure è di fondamentale importanza per il funzionamento della eurozona.

Prima cercheremo di capire cosa sia, poi ne vedremo alcune caratteristiche.

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Data la lunghezza dell’articolo, anteponiamo un riassunto, che non vicaria la lettura completa.

– I sistemi di pagamento all’interno della eurozona sono compensati tramite il sistema Target2. Sono più di 1.700 le banche che usano Target2 per eseguire operazioni in euro, per proprio conto o per conto della clientela.

– Essendo a gestione Bce, il sistema è in equilibrio, ma squilibri si evidenziano tra i conti dei diversi stati membri.

– La Germania ha un attivo, reclamabile a vista, di 902 miliardi, mentre l’Italia ha un passivo di 451 miliardi, reclamabili anche essi a vista.

– Un elemento di rottura è stato proprio l’inizio del Quantitative Easing, il programma di acquisti di titoli, soprattutto di Paesi della periferia dell’Europa, portato avanti dalla Bce. Da quel momento il nostro saldo ha ricominciato a peggiorare. Di fatto la liquidità immessa attraverso l’acquisto di nostri titoli  da parte della Bce è stata utilizzata dagli italiani, in particolare dai privati e dalle aziende, per acquistare a propria volta titoli esteri, lussemburghesi o tedeschi, fondi, azioni, obbligazioni.

questo afflusso di liquidità non è stato investito in massa in attività produttive interne, come era nelle intenzioni della Bce, in particolare da parte delle aziende, ma piuttosto in attività finanziarie estere. Con la connivenza dei passati governi.

– Rimane poi un segno negativo nella raccolta netta delle banche sull’estero: significa che gli italiani trasferiscono fondi da quelle nazionali a quelle estere. Ed è ripreso il deflusso, che si era interrotto, di investitori esteri in titoli italiani, che vengono quindi rivenduti dagli stranieri.

– Al contrario come componenti positive vi è il saldo di conto corrente e conto capitale, ovvero la bilancia commerciale positiva. Esportiamo più di quanto importiamo, questo contrasta le altre voci negative, ma non abbastanza da evitare il peggioramento del nostro saldo totale.

– Diciamo, per essere benevoli, che la fuga di capitali è un segnale preoccupante della poca attrattività della nostra economia a confronto di quelle vicine.

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In Italia sarebbe folle il cercare di investire in una qualche attività produttiva. Perché trovarsi un peso erariale sopra il 50% quando negli Stati Uniti paghi il 20%? Perché dover aspettare due anni la licenza per aprire una tabaccheria quando in Austria la ottieni in due giorni?

Chi abbia messo al sicuro dal fisco italiano delle risorse potrà a suo tempo contribuire alla ricostruzione: è un benemerito.

Orbene. Europa sì, Europa no. Euro sì, euro no.

Sono affermazioni dissennate. Troppo tranchant.

Realtà di simile complessità non possono essere affrontate dopo essersi messi in testa uno slogan roboante.

Nessuna preclusione a qualunque via sia scelta: l’importante sarebbe sapere bene cosa si stia toccando, il fine da perseguire, e tutti gli effetti collaterali: un agire responsabile invece che da mocciosi viziati. E molti nostri uomini politici sembrano proprio tali.

In ogni caso, comunque, i passati governi sono stati conniventi con una simile allocazione: e questo squilibrio resta però sulle spalle del governo attuale.

“Silentium et archvium prima instrumenta regni!”


Banca Centrale Europea. Cos’è Target2?

Target2 è un sistema di pagamento di proprietà dell’Eurosistema, che ne cura anche la gestione. È la principale piattaforma europea per il regolamento di pagamenti di importo rilevante; viene utilizzato sia dalle banche centrali sia dalle banche commerciali per trattare pagamenti in euro in tempo reale.

Cosa sono i sistemi di pagamento?

Le economie moderne devono poter contare su un flusso di operazioni sicuro ed efficiente; i sistemi di pagamento sono la “rete idraulica” che permette alla moneta di fluire nell’economia. Target2 è un sistema di pagamento che consente il trasferimento di moneta tra le banche dell’UE in tempo reale. Questa funzione è definita regolamento lordo in tempo reale (real-time gross settlement, RTGS).

Qual è l’importanza di Target2?

Per la BCE è fondamentale assicurare l’ordinato ed efficace funzionamento dei sistemi di pagamento e delle altre infrastrutture di mercato, al fine di preservare la stabilità finanziaria nell’area dell’euro. Target2 è quindi un mattone indispensabile dell’integrazione finanziaria nell’UE. Permette alla moneta di fluire liberamente attraverso i confini e sostiene l’attuazione della politica monetaria unica della BCE.

Come funziona Target2?

La piattaforma è di proprietà dell’Eurosistema, che ne cura anche la gestione. In parole povere, si può sintetizzare così il suo funzionamento:

– La banca A e la banca B hanno entrambe un conto presso la banca centrale

– Un pagamento in euro deve essere effettuato dalla banca A alla banca B

– La banca A immette le istruzioni di pagamento in Target2

– Il pagamento è regolato mediante un addebito sul conto della banca A e un accredito su quello della banca B

– Target2 trasferisce le informazioni sul pagamento alla banca B

Chi può usare Target2?

Le banche centrali dell’UE e le rispettive comunità nazionali di banche commerciali. Sono più di 1.700 le banche che usano Target2 per eseguire operazioni in euro, per proprio conto o per conto della clientela. Se si considerano succursali e filiazioni, attraverso Target2 è possibile raggiungere oltre 55.000 banche (e i loro clienti) in tutto il mondo.

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Banca di Italia. I saldi TARGET2 e i movimenti dei capitali. Qui il documento in inglese.

– Dalla primavera del 2015 la posizione debitoria della Banca d’Italia su TARGET2 (“saldo TARGET2”) si è ampliata di quasi 250 miliardi.

– L’ampliamento del saldo TARGET2 riflette la riduzione dell’indebitamento con l’estero delle banche italiane e una ricomposizione del portafoglio dei residenti verso attività diverse dai titoli di Stato italiani e dalle obbligazioni bancarie, di pari passo con gli acquisti di titoli e l’immissione di liquidità da parte dell’Eurosistema.

– Questa dinamica non appare dovuta a una preferenza per attività finanziarie ritenute più sicure legata a incertezza sulle condizioni del nostro paese; rispecchia invece la difficoltà dei residenti a conseguire una maggiore diversificazione e maggior rendimenti, a fronte di un mercato finanziario nazionale caratterizzato da un’offerta limitata di attività alternative alle obbligazioni bancarie e ai titoli pubblici, e lo spostamento della raccolta del settore bancario verso i finanziamenti dell’Eurosistema.

Ogni giorno tra le banche dell’Eurozona avvengono in media circa 350 mila pagamenti, per un importo di quasi 2.000 miliardi di euro. Il sistema che consente a questi pagamenti di “viaggiare” in modo sicuro, affidabile ed efficiente si chiama TARGET2 (Trans-European Automated Real-time Gross settlement Express Transfer system) ed è gestito dalla Banca d’Italia insieme alla Deutsche Bundesbank e alla Banque de France. Il sistema TARGET2 dà origine a posizioni debitorie o creditorie di ciascuna banca centrale nazionale  (BCN) dell’Eurosistema verso la BCE (il cosiddetto “saldo”), che tiene traccia del denaro entrato o uscito dai singoli paesi che aderiscono al sistema.

Il saldo di  ciascuna  BCN rispecchia l’afflusso netto di liquidità nel rispettivo paese a seguito di transazioni  transfrontaliere effettuate sul sistema TARGET2 dalle BCN o dagli istituti di credito, per conto proprio o della clientela. Nell’ultimo biennio l’andamento dei saldi su TARGET2 ha riflesso la redistribuzione della liquidità in eccesso immessa attraverso il programma di acquisto di titoli dell’Eurosistema e, in misura minore, attraverso le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine. 

La posizione debitoria della Banca d’Italia su TARGET2 ha raggiunto, alla fine di aprile 2017, il valore di 412 miliardi, registrando un incremento di 247 miliardi rispetto alla fine di febbraio del 2015. Un andamento simile è stato osservato in Spagna e in Portogallo, di pari passo con l’ampliarsi del programma di acquisto di titoli dell’Eurosistema.

Per l’Italia, alcuni osservatori hanno visto in questa dinamica il sintomo di una “fuga di capitali” legata all’incertezza sulle condizioni del nostro Paese. L’evidenza disponibile non avvalora tuttavia questa interpretazione.

Secondo i dati della bilancia dei pagamenti, le principali contropartite dell’ampliamento del saldo debitorio su TARGET2 sono costituite dagli investimenti di portafoglio all’estero effettuati dai residenti e dal calo della raccolta sull’estero delle banche; una parte contenuta è attribuibile alle vendite di titoli pubblici italiani da parte di non residenti.

Gli investimenti all’estero effettuati dai residenti hanno riflesso una ricomposizione del portafoglio delle famiglie dai titoli pubblici e dalle obbligazioni bancarie verso i prodotti assicurativi e del risparmio gestito. I titoli di Stato rendono meno a causa del programma di acquisti di titoli pubblici dell’Eurosistema; anche i collocamenti di obbligazioni bancarie sono diminuiti. Le famiglie si affidano a intermediari assicurativi e a operatori professionali che investono i loro risparmi in attività, in gran parte estere. Tale ricomposizione di portafoglio non appare dovuta a una preferenza per attività finanziarie ritenute più sicure (i residenti hanno infatti anche effettuato vendite nette di titoli pubblici tedeschi nel periodo considerato), ma è legata alla ricerca di portafogli più bilanciati e rendimenti tendenzialmente più elevati di quelli offerti dai titoli pubblici. Ciò rispecchia le difficoltà degli investitori a conseguire una maggiore diversificazione a fronte di un mercato finanziario nazionale caratterizzato da un’offerta relativamente limitata di attività alternative alle obbligazioni bancarie e ai titoli pubblici.

La diminuzione della raccolta sull’estero delle banche italiane ha riguardato sia il mercato interbancario sia quello obbligazionario. Vi ha influito lo spostamento della raccolta del settore bancario verso i finanziamenti dell’Eurosistema, soprattutto grazie al ricorso alle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine.

Afflussi di liquidità sono invece derivati dal significativo avanzo di conto corrente dell’Italia, che ha raggiunto il 2,6 per cento del PIL nel 2016.

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Reuters. Germany’s Target 2 claims hit another record

FRANKFURT, May 5 (Reuters) – Money continued to flow into Germany in April, Bundesbank data showed on Friday, pushing the country’s net claims against the rest of the 19-member currency bloc to a new record high.

Germany’s net claims in the European Central Bank’s Target 2 payments system rose to 843.4 billion euros by the end of April from 829.8 billion euros a month earlier.

Money has been flowing out of the euro zone’s periphery and into a handful of core countries in recent years with the ECB arguing that this is primarily due to its asset purchase programme as the bulk of investors selling their bonds maintain accounts in places like Germany.

Indeed, a recent study published by the ECB showed that roughly 90 percent of the extra cash injected by the bank to boost the euro zone’s economy is piling up in just five countries: Germany, France, the Netherlands, Luxembourg and Finland.

Germany is among the first countries to publish monthly Target 2 data.

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Deutsche Bundesbank. TARGET2 – Balance 

TARGET2 is a payment system that enables the speedy and final settlement of national and cross-border payments in central bank money. An average of around 340,000 payments with a value of about € 1.7 trillion is processed using TARGET2 each working day. During a whole year, TARGET2 settles about 90 million payments with a value of about € 450 trillion. These payment transactions can take a wide variety of forms, such as payment for a goods delivery, the purchase or sale of a security, the granting or repayment of a loan or the depositing of funds at a bank, among many others.

TARGET2, the Eurosystem’s high- value payment system, may run on a single shared platform (SSP), but legally speaking, it is made up of multiple component systems operated by the national central banks (NCBs) and the ECB.

Thus, both the Bundesbank and the Banque de France will be involved in a cross- border payment transaction made in settlement of a German export to France, for instance. That transaction begins when the French importer’s commercial bank in France debits the purchase amount from the importer’s account and submits a credit transfer in TARGET2 to the German exporter’s commercial bank in Germany. The Banque de France then debits the amount from the TARGET2 account it operates for the French commercial bank and posts a liability owed to the Bundesbank. For its part, the Bundesbank posts a claim on the Banque de France and credits the amount to the German commercial bank’s TARGET2 account. The transaction is concluded when the commercial bank credits the amount in question to the account it operates for the German exporter.

At the end of the business day, all the intraday bilateral liabilities and claims are automatically cleared as part of a multilateral netting procedure and transferred to the ECB via novation, leaving a single NCB liability to, or claim on, the ECB.

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True Numbers. La fuga di capitali dall’Italia c’è: ecco tutti i numeri

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Il confronto con il 2011: attiravamo 22 miliardi, ora ne escono 451. E’ “colpa” di Draghi?

Negli ultimi anni si è diffuso il timore che sia in atto una sorta di fuga di capitali dall’Italia, e non solo, verso la Germania e altri Paesi “forti” dell’Eurozona. C’entrano i saldi del sistema Target2, ma di cosa si tratta?

C’è davvero la fuga di capitali?

Per usare le parole della Bce il Target2 è un sistema di pagamento di proprietà dell’Eurosistema, che ne cura anche la gestione. È la principale piattaforma europea per il regolamento di pagamenti di importo rilevante; viene utilizzato sia dalle banche centrali sia dalle banche commerciali per trattare pagamenti in euro in tempo reale.

Nella sostanza se un’azienda italiana acquista dalla Germania un bene e incarica la propria banca di pagare un bonifico alla banca tedesca dell’azienda fornitrice, la banca italiana scala l’ammontare della transazione non solo dal conto del cliente ma anche dal proprio deposito presso la Banca d’Italia, che deve obbligatoriamente avere. Analogamente il deposito dell’azienda tedesca presso la sua banca aumenta e la banca segna un credito nei confronti della Bundesbank.

Il Target 2 registra questi movimenti segnando un saldo negativo dal lato italiano e uno positivo dal lato tedesco. La stessa cosa accade quando invece di una transazione per import/export ve ne è una per trasferimento da capitali, per esempio quando un privato, una società, una banca italiana sposta liquidità in Germania o altrove nella zona euro per acquistare un bund tedesco o un altro titolo, pubblico o privato (un’obbligazione).

E’ importante, nonostante sia un argomento piuttosto tecnico, perché rende l’idea di come i capitali si muovono all’interno della zona euro mostrando chi sta vivendo un afflusso e chi una fuga di capitali. E tra questi ultimi c’è da un po’ di tempo l’Italia, appunto. Guardiamo il grafico sopra: la linea blu che si “impenna” indica il saldo nei conti della Bce la quale, da gennaio 2015, acquista titoli della periferia risultando quindi risulta in rosso. La linea verde è, invece, quella dell’Italia che, come si vede, tende verso il basso: significa che siamo in debito, ovvero, che sono più i capitali che escono di quelli che entrano (al contrario del saldo Bce).

I creditori d’Europa

Essendo che la somma deve essere zero, chi vanta invece un credito tra i Paesi europei? Più di tutti la Germania che è la beneficiaria prima di tutto di un saldo commerciale in grande attivo, e poi è anche colei che riceve la liquidità da coloro che puntano a investire in titoli sicuri, come i suoi. Truenumbers aveva già spiegato questo fenomeno in questo articolo. A lunga distanza, dopo la Germania, vi sono il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Finlandia, come mostra la tabella sotto, che è la trasposizione numerica del grafico in apertura. 

I saldi a debito o a credito dei vari Paesi presentano differenze impressionanti, soprattutto se paragonate con quelle dell’inizio 2011, l’anno in cui si verificò la crisi di fiducia con fuga di capitali da tutti i Paesi della periferia verso quelli del centro, in primis la Germania.

Allora la Germania presentava un surplus di 307.607 milioni, oggi di 895.298. Il Lussemburgo è passato da 69.372 a 193.404, i Paesi Bassi da 40.683 a 104.864.

Al contrario è peggiorata la posizione del Portogallo, che è passato da 60.769 milioni a 83.068 e della Spagna. L’Italia è passata, addirittura, da un attivo di 22.567 a un passivo di 451.259. La Bce è anch’essa in debito per il deflusso di acquisti di titoli, di 235.569 milioni.

Che cosa è successo prima

Se fossimo andati più indietro, al 2008 o anche al 2003, avremmo visto numeri tanto piccoli, sia in positivo che in negativo, da poter essere ignorati. Fino al 2007-2008 la Spagna era in credito, ma di non più 30 miliardi, per il flusso di investimenti che attirava. La Germania era leggermente in debito per meno di 10 miliardi: nulla in confronto alle cifre attuali.

Quello che accadde nel 2011-2012 con lo spread lo sappiamo: tutti fuggirono dai nostri titoli di Stato, vendendoli, con conseguente uscita di capitali verso l’estero (a coloro che li stavano vendendo) e con l’uscita dei capitali italiani destinati a oltre-confine in cerca di “rifugio”.

Il problema è che se tra il discorso di Draghi del luglio 2012 (“whatever it takes”) e il gennaio 2015 ci fu un riflusso di quel saldo negativo, questo poi cominciò ad allargarsi fino a raggiungere i risultati attuali. Cosa è accaduto? Le interpretazioni sono molte.

Le conseguenze di Draghi

Un elemento di rottura è stato proprio l’inizio del Quantitative Easing, il programma di acquisti di titoli, soprattutto di Paesi della periferia dell’Europa, portato avanti dalla Bce. Da quel momento il nostro saldo ha ricominciato a peggiorare.

Di fatto la liquidità immessa attraverso l’acquisto di nostri titoli  da parte della Bce è stata utilizzata dagli italiani, in particolare dai privati e dalle aziende, per acquistare a propria volta titoli esteri, lussemburghesi o tedeschi, fondi, azioni, obbligazioni.

Gli ottimisti vedono il fatto che questo sia stato scatenato dall’azione della Bce come un’attenuante del problema: come a dire che la causa è esterna, c’è stata un’azione artificiale (con buone intenzioni tra l’altro) senza la quale si sarebbe tornati alla normalità.

Altri evidenziano il fatto che questo afflusso di liquidità non è stato investito in massa in attività produttive interne, come era nelle intenzioni della Bce, in particolare da parte delle aziende, ma piuttosto in attività finanziarie estere e questo dimostrerebbe la sfiducia nella capacità del mercato italiano, in particolare dell’economia reale, di generare rendimenti adeguati.

Cosa è successo ai rendimenti

A proposito di rendimenti, a causa del Qe i rendimenti decrescenti dei Btp italiani hanno certo distolto molti investitori, che hanno preferito vendere titoli e acquistarne altri più remunerativi, magari nel mercato azionario o dei fondi, e questo è un fenomeno comprensibile ma significa che l’Italia risulta attrattiva solo quando, essendo in crisi, presenta ritorni dei propri Btp elevati, e non lo è (neppure nel periodo della ripresa) nell’ambito degli investimenti in aziende o in altri strumenti che non siano titoli di Stato. Per quelli gli italiani stessi si rivolgono all’estero accentuando il fenomeno della fuga di capitali. Lo si vede nella decomposizione del nostro saldo negativo, effettuata dalla Banca d’Italia nel 2017.

Il prospetto di riferimento è quello a destra del grafico qui sotto. Si evidenziava già una tendenza ora accentuata: quella della crescita degli investimenti italiani in titoli esteri, che prima del 2015 era invece di segno opposto, ovvero gli italiani vendevano titoli esteri, mentre ora li comprano, provocando un passivo italiano e un attivo estero.

Rimane poi un segno negativo nella raccolta netta delle banche sull’estero: significa che gli italiani trasferiscono fondi da quelle nazionali a quelle estere. Ed è ripreso il deflusso, che si era interrotto, di investitori esteri in titoli italiani, che vengono quindi rivenduti dagli stranieri.

Al contrario come componenti positive vi è il saldo di conto corrente e conto capitale, ovvero la bilancia commerciale positiva. Esportiamo più di quanto importiamo, questo contrasta le altre voci negative, ma non abbastanza da evitare il peggioramento del nostro saldo totale.

Quindi è vero, essendoci una Banca Centrale Europea unica non possiamo parlare di una situazione di emergenza, questi squilibri contabili rimangono all’interno dell’area euro, che come tale è in equilibrio, e come tale non provocano, come accadeva un tempo, movimenti dei tassi di cambio o dei tassi di interesse. Un tempo questi ultimi sarebbero stati costretti a salire, peggiorando l’economia reale.

Tuttavia la fuga di capitali è un segnale preoccupante della poca attrattività della nostra economia a confronto di quelle vicine. Se anche un imprenditore italiano che acquisisce liquidità vendendo i Btp non trova occasioni di reimpiego in fondi di investimento del proprio Paese o, meglio ancora, in attività di allargamento del proprio business in patria, come potrà trovarne uno straniero?

Pubblicato in: Banche Centrali, Geopolitica Europea, Unione Europea

Unione Europea si disgrega per devoluzione dell’ideologia liberal. – Spiegel.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-31.

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Il problema può essere visto nella sua enorme complessità oppure nella sua semplice struttura: due punti di vista egualmente validi, ma finalizzati a differenti scopi.

Da quasi due decenni in Occidente è incorso la devoluzione dell’ideologia liberal e, di conseguenza, socialista. Questo fenomeno è evidente dai risultati elettorali, specie poi quelli degli ultimi due anni.

Occorrerebbe però fare una grande attenzione a non confondere le cause con gli effetti.

Queste ideologie stanno crollando sotto il peso delle loro contraddizioni interne: non riescono a comprendere le realtà emergenti, propongono soluzioni obsolete e quindi inconsistenti, mentre la situazione continua a sfuggir loro di mano.

Per meglio spiegarci, consideriamo questa fatidica frase di Hegel:

«se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti».

Ma alla fine la realtà travolge, e porta i sistemi alla implosione. Proprio come successe a suo tempo per l’Unione Sovietica. Ma la storia ai più serve al massimo per riconoscere che è stato fatto un errore già vissuto.

Si apre quindi un periodo storico turbolento. Il vecchio non vuol cedere un passo ed il nuovo non ha ancora acquisito la forza necessaria per imporsi: sono i periodi più bui della storia. Né ci si illuda che a ribaltamento terminato le cose siano immediatamente facili: se è vero che nel maggio 1945 i cannoni finalmente tacquero, ci volle molto tempo perché si potessero vedere i frutti di una pacifica riedificazione.

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La grande tentazione cui liberal e socialisti sembrerebbero non saper resistere consiste nel confondere le cause che hanno generato il ‘populismo’ in Occidente con il ‘populismo’ stesso.

Imputano ai populisti vittorie elettorali che li stanno emarginando dallo scenario politico, mentre invece è l’Elettorato che li ha abbandonati. I ‘populisti’ stanno soltanto occupando gli spazi che essi hanno abbandonato.

Uno sguardo alla tabella in cimosa è eloquente. I socialisti tedeschi della Spd, che in passato raggiunsero il 40% dei suffragi, nelle elezioni del 24 settembre 2017 conseguirono il 20.5% ed ad oggi sono quotati 16.5%. Giusto un solo punto percentuale sopra AfD, che si è conquistata un 15.5% senza far nulla: aspetta soltanto che gli errori dei liberal diano i loro frutti elettorali. E verosimilmente, continuando codesto trend, a breve AfD sarà il secondo partito tedesco.

Europa. La devoluzione del socialismo ideologico. – Spiegel.

Devoluzione del socialismo ideologico. – Eu Observer.

Devoluzione dell’idealismo liberal e socialista. Cahiers de doléances.

Unione Europea. Non stiamo arrivando. Siamo arrivati.

* * * * * * *

Liberal e socialisti ideologici hanno fatto dell’Unione Europea vista come stato e della loro visione etica una sorta di religione di stato, in accordo alla quale chiunque non la pensasse come loro vorrebbero sarebbe solo ed esclusivamente un eretico, da bruciare sul rogo.

Per loro l’avversario politico è il nemico incombente, da demonizzare per sostenere il morale alle truppe, da temere per una sua vittoria segnerebbe la loro morte politica.

Ma questa posizione mentale altro non fa che portare mulino proprio alle forze che temono.

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times.

Se il Financial Times è impietoso, pur essendo chiaramente liberal, Eurostat è spietato.

File:At-risk-of-poverty rate after social transfers by most frequent activity status, 2015 (%) YB17

In Germania il 17.1% della popolazione vive in povertà, percentuale che si innalza al 69.1% nei disoccupati.

Ma Destatis, l’Istituto di statistica tedesco, è ancor più crudele. Se in Germania sono classificati come ‘occupati‘ 44.432 milioni di persone, solo 32.732 milioni di esse sono soggette ai contributi sociali. Dodici milioni hanno Miniarbeit o lavori saltuari: serve un coraggio leonino per cercare di gabellarli come “occupati“.

Ebbe, ci sarebbe forse da stupirsi che l’Spd stia perdendo consensi e che Alternative für Deutschland stia crescendo giorno dopo giorno?

Senza far nulla per risolvere codesti problemi AfD arriverà al governo: qualcuno alla fine dovrà ben occuparsi anche della povera gente. Povera, sicuramente, ma che costituisce larga fetta dell’Elettorato.

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Chiediamoci adesso per quale motivo lo Spiegel, portavoce dei liberal socialisti, sia così preoccupato per il nuovo governo italiano.

«Two populist parties are set to take over the government reins in Italy and about the only thing they seem to agree on is their desire to spend huge amounts of money»

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«Rome Opens Its Gates to the Modern Barbarians» [Financial Times]

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«That’s bad news for Italian finances and terrible news for the eurozone»

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Già. Parole profetiche.

I barbari sono quelli che fecero cadere l’Impero Romano e resero schiavi i latini prima dominanti. E non ebbero per nulla la mano leggera: forse che non ci si ricordano le storie di Ammiano Marcellino?

Sicuramente notizie cattive per l’Italia, ma altrettanto sicuramente “terrible news for the eurozone“.

Allo Spiegel non interessa un bel nulla l’Italia: i suoi articolisti pensano soltanto a salvare la loro miserabile pelle: ben conoscono la fine che fecero i giacobini.

Ci si prepari a celebrarne le esequie.


Spiegel. 2018-05-26. Italy’s New Goverment Is Bad News for the Euro

Two populist parties are set to take over the government reins in Italy and about the only thing they seem to agree on is their desire to spend huge amounts of money. That’s bad news for Italian finances and terrible news for the eurozone.

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Signor Fabio doesn’t think it will take long. The new Italian government, he believes, is destined for a brief tenure: “In September, we will be voting again,” says the slender man in the center of Rome. Signor Fabio is the giornalaio — or newsstand proprietor — with the most attractive kiosk location in the capital, situated as it is fewer than 100 meters from the prime minister’s office. He knows what’s going on in the world and that people are once again looking to his homeland with concern.

“Rome Opens Its Gates to the Modern Barbarians,” was the headline chosen by the Financial Times 10 days ago in an editorial about the new government, which pairs the Five Star Movement (M5S) under the leadership of Luigi Di Maio with the right-wing nationalist party Lega, led by Matteo Salvini. But Italian papers weren’t any less critical. The daily Il Manifesto went with the headline “Populandia,” in reference to the populist natures of the two parties. “The Third Republic Is Formed as the Whole World Laughs,” wrote Il Foglio. And Libero wrote: “Mattarella Chooses the Rotten Apple: Mini-Premier Conte.”

The latter is a reference to Salvini’s and Di Maio’s inability to agree on which of the two should become prime minister, so they chose the completely inexperienced law professor Giuseppe Conte. While he is closely connected to the Five Star Movement, Conte has never held public office — and now he is being asked to lead Europe’s third largest economy, with a population of 60 million people.

This government, the 67th in the last 70 years, is perhaps the most unusual and least experienced of them all. At the top are two populists who are critical of the EU and friendly to Russia, two coalition partners who share few joint political goals and whose supporters hate each other. The one party, Lega, draws the majority of its support from the wealthy north while the other, M5S, has its roots in the comparatively poor south.

“It’s like if Germany were governed by Sahra Wagenknecht (from the Left Party) and Alexander Gauland (from the right-wing populist Alternative for Germany),” says Markus Ferber, vice-chair of the Committee on Economic and Monetary Affairs in European Parliament and a member of German Chancellor Angela Merkel’s Christian Democrats.

Making the Problems Worse

The difference being, of course, that Italy holds 2.3 trillion euros in sovereign debt, the equivalent of 132 percent of its gross domestic product — a debt ratio that is only exceeded within the EU by Greece. In addition, the country is still suffering from the consequences of the financial crisis, including high unemployment, particularly among young people, and it is struggling to deal with the strain of the thousands of migrants who are still streaming across the Mediterranean to Italy.

The country has been among the EU’s problem children for years. As such, the election victory by the populists is hardly surprising, rather it is the logical consequence of the problems facing the country. But at the same time, it has the potential to make those problems much worse.

To satisfy the desires of their vastly different constituencies, Salvini and Di Maio included tax cuts, a minimum basic income and the retraction of the recently passed pension reform in their coalition agreement. According to the calculations of Carlo Cottarelli, a former director of the Fiscal Affairs Department, these measures will cost at least 109 billion euros per year.

Jörg Krämer, chief economist at Germany’s Commerzbank, warns that if the new government pushes through its proposals, the country’s budget deficit, which currently stands at 2.3 percent of GDP, would spike to fully 7 percent.

The two parties refer to their coalition agreement as the “Contract for the Government of Change,” but in actuality, it is a blueprint for destroying state finances. And the consequences for Europe will be impossible to ignore. “The eurozone is threatened by a new crisis,” says Clemens Fuest of the Center for Economic Studies in Munich.

Concern is particularly high in Brussels, but officials there are avoiding direct criticism for the time being, likely in the hope that things won’t ultimately turn out as bad as expected. At an economics conference on Thursday, European Commission Vice President Valdis Dombrovski was asked if the new government’s program would comply with the Stability and Growth Pact, one of several questions about Italy. The Latvian looked visibly uncomfortable before finally replying: No, probably not. He added that he is particularly worried about rising risk premiums on the bond markets, a trend that has also affected other weaker eurozone member states. The prospect of countries not acting responsibly when it comes to fiscal policy has consequences, he said. It is important that all member states adhere to the rules that have been agreed to if they are part of the common currency area, he added.

French Economics and Finance Minister Bruno Le Maire is more direct. “If the new government takes the risk of not respecting its commitments on debt and the deficit … the financial stability of the eurozone will be threatened,” he told French broadcaster CNEWS last Sunday.

Death Knell

Indeed, even if the EU and the euro might have been able to withstand Grexit, an Italian departure from the common currency zone would likely be its death knell. Italy’s economic output is almost 10 times higher than that of Greece. “Given its systemic importance, the Italian economy is a source of potential spillovers to the rest of the euro area,” the EU warns in its most recent set of country-specific recommendations released on Wednesday of this week.

The recommendations, which are issued at regular intervals, recognize the efforts thus far undertaken by Italy to reduce its debt levels, but those efforts were all the product of the previous government. The new powers-that-be in Rome have left no doubt that they intend to focus their attentions elsewhere.

EU laws, says Lega head Salvini, will only be respected in the future if they are beneficial to Italy. And Di Maio of the Five Star Movement adds: “Starting now, the Italians come first and only then the negotiations about the deficit and EU rules.”

That approach is consistent with the intention to appoint 81-year-old economics professor Paolo Savona as economics and finance minister, a man who is considered a fierce critic of the euro. Savona’s new book, “Like a Nightmare, Like a Dream,” will soon be hitting the shelves. In it, he writes: “The euro is a straightjacket produced in Germany.” Berlin, he continues, “hasn’t changed its view of its role in Europe since the Nazi era.” Membership in the common currency area, Savona writes, “involves fascism without dictatorship and, from an economic perspective, a form of Nazism without militarism.”

One wonders whether the aging academic from Sardinia will repeat his verbose criticisms when he sits down with his German counterpart Olaf Scholz at the next European Union summit.

Di Maio’s people, of course, are doing their best to assuage fears of megalomaniacal populists driving Italy, a founding member of the EU, over a cliff. “We are in constant contact with the U.S and German embassies and we value complete transparency,” says one of Di Maio’s closest confidantes.

But such words are cold comfort. The advance of the populists, after all, is coming at a difficult time for the EU. The block is still enjoying solid economic growth, but a potential trade war with the United States is looming and the consequences of Brexit must likewise be overcome. A rekindling of the European trench political warfare that accompanied efforts to save Greece would be devastating.

Exactly that, though, appears to be on the horizon.

In the French elections one year ago, the feared victory of extremist, anti-Europeans did not come to pass. But right-wing populists are nevertheless on the march. They are the most powerful opposition party in Germany, they are part of the government in Austria and now they have joined the Italian government. “Our allies,” said Marine Le Pen, the head of the French right-wing party Front National, “are laying the groundwork for the great comeback of nation-states.”

‘Very Aggressive’

Italy will “become the leader of Europe’s populist, anti-establishment movement,” says Steve Bannon, Donald Trump’s former chief strategist, who is expected in Rome on Sunday. It marks the first time that Brussels will have to contend with an anti-system government in one of the EU’s founding countries. Bannon is excited about the triumph of Di Maio and Salvini, who are demanding that sanctions against Russia be wound down. “It’s very important for these guys to be very aggressive about confronting Brussels,” Bannon told the Washington Post this week.

Such an approach would almost certainly be popular in the country, where only 39 percent of Italians view the EU positively — not a good sign in what was once the most pro-EU country in the block. Part of the country’s frustrations with Brussels stems from the feeling of having been left alone to deal with the Mediterranean migrant crisis. In addition, many voters who have suffered from years of recession see the warnings from Brussels as heavy-handedness.


Part 2: A Potential Return of the Euro Crisis.

The fact that Italians, who traditionally have a high rate of savings, stand to suffer significant losses should the country withdraw from the eurozone is something neither M5S or Lega have addressed. The parties have also remained silent about the European Central Bank strategy — pursued by its Italian president, Mario Draghi — of buying hundreds of millions of euros worth of Italian sovereign bonds to prop up the country’s economy. On the contrary: an early draft of the coalition agreement demands that the ECB forgive 250 billion euros of debt.

“Fantapolitica,” is the term that reasonable Italians have adopted to refer to such demands: “fantasy politics.”

As it currently stands, Italy requires 200 billion euros of fresh borrowing each year to service old debts, says Klaus Regling, head of the European Stability Mechanism (ESM), the eurozone’s bailout fund. The fund has immediate access to 400 billion euros, meaning it could finance Italy for two years if need be. But only if no other eurozone country falls victim to the turbulence such a crisis would no doubt trigger.

But exactly that scenario is what has many people concerned, with pressure on Spain and Portugal likely to increase. The two countries have, to be sure, made progress in cleaning up their state finances, but they are still vulnerable, and their debt loads remain high.

Even if the Italians don’t proactively cease servicing their debts, they could still face trouble. Credit rating agencies already hold a dim view of Italy. Were they to downgrade Italy two additional levels, Italian bonds would reach junk status, meaning that many investment funds would be forced by their own regulations to dump them.

If mistrust and interest rates rise, Italian banks could once again find themselves in a dire situation. In the last 12 months, they have managed to reduce their risk exposure, but they are still sitting on billions of euros in bad loans. If the new government chooses to ignore these risks, the situation could rapidly spiral out of control.

Already, the interest rate difference between Italian and German sovereign bonds — the so-called risk premium — has risen significantly. In recent weeks, it has climbed by almost an entire percentage point. The difference reflects the higher risk of default for Italian bonds. Investors are only prepared to loan more money to Italy if they receive higher interest rates for their troubles.

Bailing Out Italy

Back in February, hedge funds already began speculating on falling European stock prices on the assumption that an anti-EU government in Rome could fragment the currency union. Bridgewater Associates, one of the largest sharks in the tank, placed a $22 billion bet against European stocks. The most recent wave of Italian sovereign bond sales was also likely driven by hedge fund speculation.

There is significant concern in many European capitals that the Conte government might operate under the assumption that Italy is too large and important for Europe to allow it to slide into bankruptcy and that European institutions would ultimately jump in to bail the country out. After all, roughly a third of Italy’s sovereign debt is held by foreign investors — a total of almost 800 billion euros. If a 50 percent debt haircut came to pass, as was done in the case of Greece, banks, insurance companies and pension funds would be forced to forego claims to 400 billion euros.

“The economic situation in the country has been highly explosive at least since the 2008 financial crisis,” says Henrik Enderlein, an economist at the Hertie School of Governance and an advisor to the German government. “But now a government is coming to power that is like a burning match and which could result in the situation getting out of control.”

The only thing left is to hope that this government of post-ideologists and right-wing populists will ultimately see the light — just as Alexis Tsipras did not long ago in Greece. “Leaving the common currency would be the worst-case scenario for Italy,” Enderlein warns. The country would sink into economic insignificance, he says, not unlike Argentina after its 2001 collapse.

European hopes are primarily focused on one person: Italian President Sergio Mattarella. “He will make sure that the new government adheres to European rules,” says a Brussels diplomat.

For most of the last three months, the 76-year-old lawyer has been patiently seeking to enable the assembly of a stable government and avoid new elections. And there is nothing he has left untried. He even held a face-to-face with Silvio Berlusconi, the man who paved the way for the rise of the populists and who led Italy into the crisis. Finally, though, the current coalition took shape, even if it looked for a time as though it was hopeless.

But even if Mattarella can prevent the worst — by refusing to sign certain laws, for example — he cannot prevent the political uncertainty from blocking a central EU reform project, that of reforming the economic and currency union.

Currently, Europe is waiting for the German response to French President Emmanuel Macron’s proposals, which he delivered eight months ago in a speech at the Sorbonne. Macron would like to see a joint eurozone budget and a common deposit insurance regime, among several other ideas.

Spending Even More

“The current developments in Rome are the death blow to Macron’s reform agenda,” says Commerzbank chief economist Krämer. Every step toward the collectivization of risk or debt, he says, “would be an open invitation for Italy to spend even more.”

Even if Macron is now carefully choosing his words and repeatedly saying he respects “the decision of the Italian people,” developments in Italy are, in fact, a significant setback for him and his reform proposals. He is caught between a Berlin that cannot seem to make up its mind and a Rome that is deeply skeptical of the EU. Realizing a vision of a unified, strong Europe won’t be easy with partners like that.

Concern is growing in the Élysée Palace in Paris that Europe is facing its next significant crisis and Macron, instead of pushing through his reform plans, will be forced to spend his time on damage control, not unlike his predecessors. “Salvini and Di Maio won’t achieve anything for Italy, but they will be in a position to completely block Europe,” says one of Macron’s advisers. The term “crazy,” the adviser says, would be a polite way of describing the new Italian government’s program.

The concerns are justified, particularly given the enormous resistance against Macron’s reform plans that already exists in German parliament. One element of those plans that is controversial is the “common backstop” envisioned as part of the banking union. The banking union envisions shareholders and creditors initially being made liable in the event of a bank collapse. Now, though, the use of the backstop — public money — is under discussion for extreme cases in which the costs of winding up a failed bank cannot otherwise be covered.

German politicians and others who oppose Macron’s vision fear that savings account holders could ultimately be made to pay for financial institution bankruptcies in countries like Italy. This fear has not been reduced by the anti-European rhetoric currently coming out of Rome. Indeed, the situation in Italy is not a good omen for the EU summit at the end of June, where heads of state and government intend to discuss a deepening of the eurozone.

Yet despite all of the justified concerns, it is also true that the coalition in Rome hasn’t actually entered office yet. The alliance with the aggressively anti-immigration party Lega is a controversial one within the Five Star Movement. “We have lost a few supporters along the way,” admits a spokesman for Di Maio. Furthermore, their parliamentary majority is just 30 seats. That isn’t much in a lawmaking body in which 206 representatives changed parties in just the last legislative session.

And should the new government suffer a premature demise — a fate which, Silvio Berlusconi insisted last week at the European People’s Party summit in Sofia, is one he would certainly hate to see — then the former Italian prime minister, now 81 years old, has a couple of thoughts on what should happen next.

In a good mood due to the recent decision by an Italian court to lift the ban on him holding public office, Berlusconi said he would be happy to do all it took to prevent a state crisis in Italy. And he would of course be prepared to “take on responsibility.”

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Asta Bot. Rendimento da -0.40 salito a +1.213%. Costo sessanta milioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-29.

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Fare discorsi sereni è sempre stato molto difficile, e lo è ancor di più nei momenti di turbolenze politiche e finanziarie. Però, a nostro parere, ne val sempre la pena.

Il punto critico è l’avere un debito delle pubbliche amministrazioni levitato a 2,302 miliardi di euro, e tutto ciò in un momento storico fortemente avverso.

A questo punto è sterile discussione imputare la colpa a destra o manca: tanto il debito rimane tale e quale.

Il problema può essere semplicemente riassunto in pochissimi punti, tutti molto dolorosi.

– I debiti si pagano. Nessuna illusione. Nessuno sconto.

– Il primo problema italiano consiste nel fatto che entro fine anno dovrà rinnovare 286 miliardi di titoli andati in scadenza: in altre parole, dovrà trovare chi li comperi. E senza fare offerte appetibili si corre il rischio di non trovare acquirenti.

– Senza un clima di fiducia gli acquirenti scappano via a gambe levate. E se nessuno li rinnovasse, il Tesoro dovrebbe rimborsare i detentori, ma non ha nemmeno lontanamente una copertura sufficiente.

– È controproducente strillare che si è schiavi dei creditori: volenti o nolenti il denaro ce lo mettono loro e non sono così sciocchi da allocare una cifra di tale portata senza garanzie concrete. Si noti anche che il problema non è solo quello di questo anno: sarà così per tutti gli anni futuri fino a tanto che i debiti non saranno estinti.

– Il secondo problema italiano consiste nel fatto che a livello mondiale il tasso di remunerazione dei titoli sta salendo sulla scia degli aumenti dei tassi negli Stati Uniti. È nella logica delle cose che chi abbia cifre da investire le allochi ove usufruisce del rendimento migliore e delle garanzie più sicure. Ergo, se si vuole trovare acquirenti si devono mandatoriamente aumentare i tassi di rendimento. E questo è un fenomeno che coinvolge tutta l’eurozona, che poco o nulla fece in passato per prepararsi a questa evenienza.

– Il terzo problema italiano consiste nel fatto che l’epoca in cui si poteva integrare in modo consistente le entrate statali ricorrendo al debito è finita. Piaccia o meno: è finita. Se già un primo passo potrebbe essere il non contrarre nuovi debiti, l’unica cosa ragionevole sarebbe quella di iniziare a ridurre il debito pubblico. Detto in parole diverse, riducendo in modo consistente le uscite statali.

– Il quarto problema italiano consiste nella diffusa credenza che la identificazione ed eliminazione degli sprechi potrebbe risanare la situazione. Sicuramente non esiste sana gestione senza una procedura del genere, ma non ci si faccia illusione di sorta: si risparmierebbero briciolotti. Serve un’opera legislativa di abrogazione di leggi che comportavano spese, con il conseguente licenziamento dei dipendenti pubblici che prima le applicavano.

– Il quinto problema italiano è il mito del posto pubblico inamovibile. Tutta la pregressa ‘austerità‘ è stata pagata dal solo comparto produttivo, subissato di chiusure e licenziamenti, e dai giovani che non riescono a trovare lavoro. I dipendenti delle pubbliche amministrazioni non sono stati toccati, perpetrando così una immane ingiustizia, che non può più a lungo essere tollerata.

– Il sesto problema italiano è il mito del ‘diritto precostituito‘. Anche la nobiltà francese a fine settecento poteva vantare diritti precostituiti. Poi, un bel giorno, venne la rivoluzione e la ghigliottina eliminò in modo definitivo tutti i petitivi. In un naufragio ci si accontenti di aver salvato la pelle: chi sulla scialuppa reclamasse la colazione a letto perché aveva pagato il biglietto di prima classe, di norma viene scaraventato in mare: lui e le sue ubbie.

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«Il Tesoro, come da calendario, questa mattina ha collocato 5,5 miliardi di euro di Bot a sei mesi ed è andato così a testare la disponibilità degli investitori a comprare la nostra carta.»

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«Visto il contesto molto difficile, il rendimento è stato alzato all’1,213%, vale a dire decisamente più in alto rispetto al -0.40% circa dell’ultima asta di aprile»

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«Significa che alle casse dello Stato questa emissione di Bot costerà oltre un punto percentuale in più che si traduce in un maggior esborso per 60 milioni di euro circa»

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Si faccia attenzione, molta attenzione. Il figliol prodigo tornò alla casa del padre solo dopo che aveva sperperato tutto il suo capitale in banchetti e prostitute: ridotto alla fame, ridottosi ad invidiare il pastone dato ai maiali quando nessuno gli dava alcunché da mangiare si risolse al gran passo. Cerchiamo di non sperperare quel poco che ancora è rimasto.


Stampa. 2018-05-29. Ecco perché i Btp fanno di nuovo paura

I Btp fanno di nuovo paura. Questa mattina sullo spread è di nuovo scattato l’allarme rosso. Il differenziale tra il Btp e il Bund tedesco ha sfondato quota 300 punti base per poi rientrare di nuovo sotto questo livello. La volatilità è molto alta e si potranno vedere nuove oscillazioni nell’arco della giornata. 

È l’effetto delle forti vendite sul nostro debito da parte degli operatori per il timore di una deriva populista dell’Italia.

Segnali preoccupanti sono arrivati anche dal primo appuntamento vero e proprio con il mercato. Il Tesoro, come da calendario, questa mattina ha collocato 5,5 miliardi di euro di Bot a sei mesi ed è andato così a testare la disponibilità degli investitori a comprare la nostra carta. Visto il contesto molto difficile, il rendimento è stato alzato all’1,213%, vale a dire decisamente più in alto rispetto al -0,40% circa dell’ultima asta di aprile. Significa che alle casse dello Stato questa emissione di Bot costerà oltre un punto percentuale in più che si traduce in un maggior esborso per 60 milioni di euro circa. 

Domani è attesa un’altra tornata con il Tesoro che emetterà Btp a cinque e 10 anni per un ammontare massimo di 4 miliardi (la forchetta minima è di due miliardi). Molto probabilmente, anche in questo caso, si andrà su un rendimento molto più elevato di quello dell’ultima volta. Le scorse emissioni, del 27 aprile, erano state collocate allo 0,56% per il Btp a cinque anni e all’1,70% per il dieci anni. 

«La volatilità è estrema in queste ore – dice Vincenzo Longo di Ig -. Il rendimento potrà cambiare anche di molto, sia in una direzione, sia nell’altra. A tratti, questa mattina, sono emerse operazioni da “panic selling”, in genere guidate dagli investitori esteri».  

Intanto le quotazioni di molte emissioni di Btp sono scese sotto quota 100. Un vero terremoto se si guarda ai prezzi. Per fare un esempio, il Btp Italia con scadenza 11 aprile 2024 e nel portafoglio di molte famiglie a metà giornata scambiava a 92 che significa una perdita in conto capitale dell’8% per chi intende vendere adesso e non va a naturale termine. Per Longo la situazione non è destinata a migliorare nel breve e si protrarrà almeno fino a che non si vedranno degli sviluppi che «piacciono al mercato». 

Intanto la tensione ha contagiato anche gli altri Paesi della periferia dell’Europa. Questa mattina il bond decennale del Portogallo è salito al 2,27% dal 2% di ieri. Il Bono spagnolo è cresciuto anch’esso di 11 punti base e si è portato a quota 1,61%. L’euro è in discesa e si muove intorno a 1,1546 sul dollaro. 

Ma il costo del nostro debito rimane basso  

«Dal punto di vista fiscale, l’aumento dei rendimenti del Btp non preoccupa nel breve periodo – scrive Alessandro Tentori, a capo di AXA Investment Managers Italia -. La lungimirante politica di emissione del Mef (in particolare l’allungamento della vita residua del debito pubblico) contribuisce a mantenere storicamente basso il costo di rifinanziamento governativo, anche in presenza di uno shock di 85bp sul decennale da inizio anno. Nel medio/lungo periodo, invece, i mercati scontano il rischio di una politica fiscale meno allineata con il patto di stabilità e di crescita. 

Questo è un fattore decisamente negativo nel contesto di uno stock di debito pubblico a livelli già molto alti. Ovviamente, la recente incertezza politica non aiuta a stabilizzare i mercati. Rimane la questione del tightening implicito delle condizioni monetarie in Italia, questione che Mario Draghi potrebbe dover affrontare durante la riunione del 14 Giugno».