Pubblicato in: Banche Centrali, Medio Oriente

Turkia. Accordo con Qatar, che erogherebbe 13 mld Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-19.

2018-06-27__Trump_Suprema_Corte__001

La politica di fedeli rapporti amicali genera sempre buoni frutti.

«Gulf nation’s banking sector has considerable exposure to Turkey»

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«Qatar’s emir headed to Turkey on Wednesday for talks with President Recep Tayyip Erdogan who is dealing with a collapse of the lira currency and deteriorating relations with the United States»

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«Ad agevolare il soccorso dell’Emiro, la fedeltà dimostrata da Ankara nei confronto del ricco alleato del Golfo durante i lunghi anni della crisi siriana, e soprattutto nell’ultima fase in cui gli altri Paesi dell’area, con in testa l’Arabia Saudita, hanno deciso di forzare la mano rompendo le relazioni diplomatiche con i «nemici» sciiti del Qatar»

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«Dopo un incontro di tre ore e mezza ad Ankara, l’Emiro del Qatar, lo sceicco Al Thani, ha promesso che il suo Paese investirà 15 miliardi di dollari — circa 13 miliardi di euro — in Turchia»

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Ben difficilmente saranno i quindici miliardi erogati dall’emiro del Qatar che potranno tamponare la crisi della Turkia.

Non dovrebbe però essere sottovalutato l’impatto politico e psicologico di una simile manovra.

Si resta invece molto incuriositi dall’attuale silenzio del Presidente Putin.


Gulf New. Banking. 2018-08-16. Qatar’s emir heads to Turkey for talks with Erdogan

Gulf nation’s banking sector has considerable exposure to Turkey.

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Dubai: Qatar’s emir headed to Turkey on Wednesday for talks with President Recep Tayyip Erdogan who is dealing with a collapse of the lira currency and deteriorating relations with the United States.

Emir Tamim Bin Hamad Al Thani and Erdogan are expected to discuss “means of strengthening the existing strategic cooperation between the two countries in various fields”, the state news agency QNA reported.

Qatar National Bank, the Middle East and North Africa’s largest bank, in 2016 completed the acquisition of Turkey’s Finansbank. Now around 15 per cent of QNB’s assets and 14 per cent of its loans relate to Turkey, according to Arqaam Capital.

Commercial Bank, Qatar’s third largest bank by assets, has been deploying more capital and focus on its Turkey business in a bid to benefit from closer political ties between the two countries. The lender owns Turkey’s Alternatifbank.


Corriere. 2018-08-16. Soccorso di lusso per Erdogan: in arrivo fondi dal Qatar per 13 miliardi

La promessa dell’Emiro dopo l’incontro ad Ankara. E il presidente turco manda segnali di disgelo all’Europa: liberato dopo 14 mesi il presidente onorario di Amnesty.

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Nel pieno del tracollo finanziario dello scorso finesettimana, Recep Tayyip Erdogan aveva promesso minaccioso dalle colonne del New York Times che la Turchia si sarebbe cercata presto «nuovi alleati» dopo il voltafaccia degli Stati Uniti con i nuovi dazi decisi da Trump. Detto, fatto. Dopo un incontro di tre ore e mezza ad Ankara, l’Emiro del Qatar, lo sceicco Al Thani, ha promesso che il suo Paese investirà 15 miliardi di dollari — circa 13 miliardi di euro — in Turchia. E la notizia ha contribuito a risollevare il corso della lira, il cui valore è risalito del 6% dopo le pesantissime perdite consumate nell’ultima settimana.

Una boccata d’ossigeno essenziale per i mercati, ma anche per Erdogan, rimasto spiazzato dalla «aggressione» americana e determinato a salvare il suo Paese — e il consenso al suo potere — dal tracollo economico-finanziario. Ad agevolare il soccorso dell’Emiro, la fedeltà dimostrata da Ankara nei confronto del ricco alleato del Golfo durante i lunghi anni della crisi siriana, e soprattutto nell’ultima fase in cui gli altri Paesi dell’area, con in testa l’Arabia Saudita, hanno deciso di forzare la mano rompendo le relazioni diplomatiche con i «nemici» sciiti del Qatar.

Ma la strategia diplomatica di Erdogan per uscire dall’angolo non si ferma qui. Il secondo fronte aperto dal governo turco per risalire la china politica ed economica sembra essere proprio quello europeo. Già negli scorsi giorni un canale era sembrato aprirsi con la Germania quando la cancelliera Angela Merkel aveva sottolineato che «nessuno ha interesse in una destabilizzazione economica della Turchia». Ieri Erdogan ha dato seguito ai segnali tedeschi trattenendosi al telefono con Merkel, alla quale farà visita, dopo mesi di alta tensione, a settembre. E oggi è in programma un contatto telefonico con l’altro leader forte europeo, il francese Emmanuel Macron.

A testimoniare la volontà di riavvicinarsi all’Ue — per lo meno sulla carta — è arrivata anche la decisione inattesa da parte del governo turco di liberare dopo 14 mesi di prigionia Taner Kilic, presidente onorario di Amnesty in Turchia, incarcerato lo scorso anno con l’accusa di far parte della rete dell’imam Fethullah Gulen, considerato da Ankara il «mandante» del tentato golpe del 2016.

Un segnale politico ancora più evidente considerato che arriva nelle stesse ore in cui la corte di Istanbul ha respinto un secondo appello da parte della difesa del pastore Andrew Brunson per la sua liberazione. Mano tesa all’Europa, pungo di ferro con gli americani dunque. Anche sul piano più concreto: dopo l’approvazione delle tariffe anti-turche da parte degli Usa lo scorso venerdì, Erdogan ha risposto firmando il decreto che impone nuovi dazi dal 50 al 140% su prodotti di importazione americana come riso, alcol, tabacco e automobili. E pur senza porre tariffe esplicite, per completare il quadro, Erdogan ha invitato i suoi concittadini a boicottare anche i prodotti americani nel settore dell’elettronica: a partire dagli iPhone.

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Pubblicato in: Banche Centrali

Btp. La grande fuga è iniziata e prosegue a spron battuto.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-18.

Michelangelo Buonarroti, Il diluvio universale

Michelangelo Buonarroti, Il diluvio universale, 1508-1512, Città del Vaticano (Roma), Cappella Sistina


Era più solido il ponte Morandi sul Polcevera che il debito sovrano nazionale.

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«Tra maggio e giugno gli investitori esteri hanno scaricato sul mercato oltre 58 miliardi di euro di titoli di Stato.»

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«prima della crisi finanziaria gli investitori esteri avevano in portafoglio il 50% del debito pubblico italiano …. è in mano estere per una quota di circa il 30 per cento»

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«Con una Bce che compra sempre di meno l’unica è affidarsi a banche e assicurazioni italiane»

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«sul fronte del patrimonio, il deprezzamento dei BTp rischia di avere conseguenze importanti»

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«La prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, in occasione della presentazione dei conti semestrali, ha annunciato che l’aumento dello spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi ha eroso il capitale di prima qualità (Core Tier 1) di 35 punti base»

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«La prima assicurazione italiana, Generali, ha comunicato di aver registrato un abbattimento del patrimonio di 1,33 miliardi di euro a causa dello stesso motivo»

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Riassumiamo.

Gli investitori, che detenevano il 50% del debito pubblico, sono scesi all’attuale 30%. Negli ultimi due mesi hanno venduto qualcosa come 58 miliardi di titoli.

Buon giorno, Italia! Ftse Mib -1.87%, Btp ancora in discesa. Aste deserte.

Con le aste deserte resta ben poco da fare.

Non è solo questione di aumento dei tassi di interesse, ma anche e soprattutto di fiducia nel sistema.

E nessuno, ma proprio nessuno, ha ancora fiducia nell’Italia.

Molto argutamente il giornalista del Sole 24 Ore suggerisce di costringere banche ed assicurazioni a comprare i titoli di stato.

Resta però irrisolto un banale problema: né le banche né le assicurazioni hanno disponibilità di quella entità. Nemmeno se li si bruciassero vivi.

Stranamente a nessuno viene in mente l’idea di ridurre il fabbisogno ed il debito pubblico.

Smettere di bere alcolici è molto più efficiente che curare meglio il coma etilico.

Nota.

Ma Voi, ve li siete fatti quattro conti?


Sole 24 Ore. 2018-08-18. Gli investitori esteri scaricano BTp per 58 miliardi tra maggio e giugno

In linea con quanto già visto a maggio, quando ci furono vendite nette per circa 25 miliardi, a giugno l’esposizione degli investitori esteri in BoT BTp si è ridotta di ben 33 miliardi di euro. Lo ha certificato ieri Bankitalia nel suo rapporto sulla bilancia dei pagamenti. I titoli governativi rappresentano il grosso delle vendite di titoli registrate a giugno. Tenendo conto di altri strumenti di debito come i bond societari le vendite complessive nette di strumenti di debito emessi in Italia da parte degli investitori esteri è stata pari a 38,3 miliardi. A giugno, segnala sempre Bankitalia, gli investitori esteri hanno ridotto anche la loro esposizione netta sul mercato azionario per circa 4 miliardi di euro.

Tra maggio e giugno gli investitori esteri hanno scaricato sul mercato oltre 58 miliardi di euro di titoli di Stato. Numeri da allarme rosso per un Paese come l’Italia che ha un debito pubblico di 2323 miliardi di euro che è in mano estere per una quota di circa il 30 per cento. Una quota che si è ridotta nel corso degli anni se si pensa che prima della crisi finanziaria gli investitori esteri avevano in portafoglio il 50% del debito pubblico italiano. Questa riduzione è un fatto in parte positivo perché in caso di crisi finanziaria poter contare su un maggiore sostegno degli investitori domestici è una garanzia.

È anche vero tuttavia che la riduzione della quota di investitori esteri di questi anni è andata di pari passo con l’ingresso sul mercato di un soggetto chiave: la Bce che, con l’avvio del Quantitative easing, è diventata uno dei principali detentori del nostro debito pubblico: ne ha per circa 384 miliardi. In prospettiva tuttavia il suo contributo è destinato a ridursi visto che la Bce ha in programma la fine del Quantitative easing. È in questo contesto che le vendite di titoli di Stato da parte degli investitori esteri (58 miliardi in appena due mesi) sono una notizia preoccupante. Con una Bce che compra sempre di meno l’unica è affidarsi a banche e assicurazioni italiane. Ma anche per loro aumentare la quota di BTp in portafoglio è rischioso. Se è vero infatti che potrebbero beneficiare dell’aumento dei tassi di interesse in conto economico è anche vero che, sul fronte del patrimonio, il deprezzamento dei BTp rischia di avere conseguenze importanti.

La prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, in occasione della presentazione dei conti semestrali, ha annunciato che l’aumento dello spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi ha eroso il capitale di prima qualità (Core Tier 1) di 35 punti base. La prima assicurazione italiana, Generali, ha comunicato di aver registrato un abbattimento del patrimonio di 1,33 miliardi di euro a causa dello stesso motivo. E anche istituzioni più piccole, come Fineco Bank nel mondo creditizio e Sara in quello assicurativo, hanno indicato in questi giorni effetti simili sui conti semestrali.

Pubblicato in: Amministrazione, Banche Centrali, Senza categoria, Stati Uniti, Trump

Trump. T2. Personal income tax balza a 1.4$ trilioni di dollari.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-18.

Trump Vincitore

Il Bureau of Fiscal Service, US Department of Treasury, ha rilasciato il report

Monthly Treasury Statement (MTS).

Del più recente aggiornamento è disponibile un pdf.

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Nel secondo trimestre le entrate fiscali da tasse su persone sono ammontate ad 1.4 trilioni di dollari.

Questo è uno degli effetti del grande taglio delle tasse praticato mesi or sono dalla Amministrazione Trump.

E sono passati soltanto pochi mesi, ma il cresciuto benessere della popolazione è palpabile, tangibile.

A cosa mai servirebbe lo stato se non a far star bene la gente comune?


Sean Hannity. 2018-08-13. Great again: US Government Collects record tax haul in July

The United States treasury collected the highest level of personal income tax on record in July 2018, smashing estimates and taking-in more than $1.4 trillion just months after President Trump signed the sweeping tax overhaul into law.

According to CNS News, the federal government collected its highest recorded level of personal income tax on record in the second quarter of 2018 at $1,415,150,000,000; topping the previous record in the first ten months of 2017.

“In addition to the individual income taxes and corporation income taxes, the total taxes the federal government collected in October through July included $978,254,000,000 in Social Security and other payroll taxes; $70,755,000,000 in excise taxes; $18,761,000,000 in estate and gift taxes; $32,477,000,000 in customs duties; and $84,688,000,000 in miscellaneous revenues,” writes CNS.

The strong economic data may spell disaster for Democratic challengers just months before the 2018 midterm elections, with liberal candidates vowing to repeal the “GOP tax scam” should they retake control of Congress this fall.


Cns. 2018-08-13. Feds Collect Record Individual Income Taxes Through July; Still Run $683.9B Deficit

The federal government collected a record $1,415,150,000,000 in individual income taxes through the first ten months of fiscal 2018 (October 2017 through July 2018), according to the Monthly Treasury Statement.

But the federal government also ran a $683,965,000,000 deficit for those ten months, according to the statement.

The previous record for individual income tax collections in the first ten months of the fiscal year was in fiscal 2017, when the Treasury collected $1,351,409,020,000 in individual income taxes (in constant July 2018 dollars) in the October through July period.

Despite the record amount in individual income taxes collected in the first ten months of this fiscal year, overall federal tax collections declined in the first ten months of this fiscal year compared to last year. In the October-through-July period of fiscal 2017, the Treasury collected $2,820,673,610,000 in total taxes. In the October-through-July period of this fiscal year, the Treasury collected only $2,766,071,000,000.

While individual income taxes collected in the first ten month of the fiscal year increased from 2017 to 2018, corporation income tax collections declined. In the October-through-July period of fiscal 2017, the Treasury collected $239,013,770,000 in corporation income taxes (in constant July 2018 dollars). In the October-through-July period of fiscal 2018, the Treasury collected $166,004,000,000 in corporation income taxes.

In addition to the individual income taxes and corporation income taxes, the total taxes the federal government collected in October through July included $978,254,000,000 in Social Security and other payroll taxes; $70,755,000,000 in excise taxes; $18,761,000,000 in estate and gift taxes; $32,477,000,000 in customs duties; and $84,688,000,000 in miscellaneous revenues.

The federal government ran a $683,965,000,000 deficit in October through July of fiscal 2018 because while collecting its $2,766,071,000,000 in total taxes, it spent $3,450,035,000,000.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Buon giorno, Italia! Ftse Mib -1.87%, Btp ancora in discesa. Aste deserte.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-16.

2018-08-16__Ftsemib__001

Se è vero che di questi giorni i volumi di scambio sono basi, sarebbe altrettanto vero constatare come la borsa italiana inanelli una serie continua di ridimensionamenti e le quotazioni dei titoli di stato siano in costante, continua discesa.

Se nessuno intenda fare il catastrofista, sarebbe d’altra parte necessario prendere atto della situazione.

2018-08-16__Ftsemib__002

Posizioni che prima erano ritenute essere solide come rocce stanno scricchiolando vistosamente.

Si inizia a delineare il problema clou dell’Italia: trovare acquirenti per i propri titoli di stato.

Non sarà soltanto questione di aumentare i tassi di interesse, bensì di generare fiducia negli investitori.

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Spread a 280 e asta dei Bot deserta, Italia già nel mirino dei mercati

«Tensione sul mercato dei titoli di Stato italiani. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, in giornata è arrivato a toccare quota 280 punti con il rendimento decennale che supera il 3%, livello massimo dalla fine di maggio, ovvero da pochi giorni prima della nascita del governo Conte.

I timori che i mercati possano affossare la ripresa italiana sono tutt’altro che rientrati. Mentre si avvicina il momento della presentazione della legge di Bilancio e delle valutazioni delle agenzie di rating a partire dal 31 agosto, quando lo spread potrebbe schizzare pericolosamente all’insù, le prime indicazioni dei mercati finanziari sono tutt’altro che rosee. Nella prima seduta della settimana di Ferragosto, Piazza Affari ha chiuso in calo proseguendo i ribassi dello scorso venerdì, complice anche la crisi finanziaria in Turchia. Ma è la pressione sui titoli di Stato italiani a far paura: lo spread, il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi, chiude a quota 278.8 punti, dopo aver superato i 280, ai massimi dalla fase di instabilità di fine maggio, quando le difficili consultazioni politiche avevano messo in luce il rischio di una crisi oltreché politica soprattutto economica.»

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«Oltre a questo si registra che l’asta per i Bot annuali per 600 milioni di euro è andata deserta (dal Tesoro spiegano però che non si tratterebbe di un elemento preoccupante).»

 

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti, Unione Europea

Fuga verso il dollaro. EurUsd 1.1358.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-14.

2018-08-14__Dollaro.__001

Il 16 febbraio il rapporto EurUsd valeva 1.25, 17 luglio era 1.1667, oggi 14 agosto alle ore 16:21 valeva 1.1358.

Mr Juncker, Frau Merkel e Mr Macron si facciano pure venire le coliche colecistiche ed anche quelle renali, ma il dollaro si sta rafforzando.

Ma non si rafforza per una qualche virtù americana: si rafforza perché chi può se la sta dando a gambe dalle valute frilli frilli, quelle per signorinette.

Mr Trump è riuscito in una complessa operazione che ha riportato l’America agli onori del mondo.

E più Mr Juncker, Frau Merkel e Mr Macron gli scagliano addosso invettive, più il dollaro si irrobustisce.

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Disse lo stolto con aria di sussiego:

“Una valuta debole favorisce le esportazioni”.

Già.

Mezza verità.

L’Europa è quasi priva di materie prime energetiche, per non parlare poi delle altre, e quelle le paga in dollari sonanti. Poi, basta che Mr Trump metta un dazio, perché mai non potrebbe?, e le esportazioni decedono.

E poi, cosa succederà quando la Fed riceverà l’ordine di aumentare nuovamente i tassi di interesse?

Cosa succederà quando i bond del Tesoro americano renderanno il 4% oppure il 5%?

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Nessuno si faccia illusioni, ma nemmeno nel’anticamera del cervello: proprio nessuna.

È iniziato il redde rationem.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Argentina. Tassi alzati al 45%. Peso -30%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-14.

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Il 30 aprile il rapporto Usdars valeva 20.54 ed oggi vale invece 29.91.

Argentina Boosts World’s Highest Rates Amid Turkey Contagion – Bloomberg

«- Pledges to hold them at that level until at least October

– Central bank offers $500 million in extraordinary auction

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Argentina took emergency steps to stabilize its currency in the wake of an emerging-market rout caused by Turkey’s crisis, jacking up its already highest-in-the-world interest rate by 5 percentage points and announcing it will sell $500 million to support the peso.

Policy makers set the rate for seven-day notes at a record 45 percent and pledged to keep it at that level at least until October. The central bank also said it plans to phase out 1 trillion pesos ($33.2 billion) of short-term notes by December in an effort to limit the currency volatility that often popped up when the securities were rolled over. And the bank also changed a system for dollar auctions to make them harder for traders to anticipate.

Argentina’s dramatic moves are in contrast to what’s happening in Turkey, where President Recep Tayyip Erdogan’s government has lost the confidence of investors by refusing to raise interest rates in the wake of the crisis.

While Argentina suffers from some of the same economic problems — fast inflation and sizable current-account and budget deficits — the Latin American country is reacting with orthodox policies blessed by advisers from the International Monetary Fund. Government officials Monday cut their 2018 economic growth forecast to zero, citing the turmoil sparked by Turkey. Most economists anticipate a recession this year, a central bank survey shows.»

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«Già alle prese con un peso in difficoltà, uno status reso peggiore dalla crisi valutaria turca, la banca centrale argentina ha sorpreso per la quarta volta nel 2018 alzando i tassi di ben 500 punti base al 45%.»

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«Oggi l’istituto si è impegnato a tenere i tassi all’attuale livello fino almeno ad ottobre ma nulla è certo»

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«Lo scorso 7 giugno fu annunciato un accordo in base al quale il Fondo monetario internazionale avrebbe concesso all’Argentina fino a 50 miliardi di dollari di aiuti in tre anni.»

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«Il peso ha pagato anche il nuovo scandalo emerso negli ultimi giorni: un autista del precedente governo ha conservato le prove delle consegne di tangenti da parte di imprese di costruzioni a esponenti del governo nel periodo dal 2005 al 2015. Tangenti incassate in cambio di contratti»

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L’Argentina da decenni elegge una classe politica governativa di rara corruzione.

Argentina e Turchia sono accomunate da squilibri macroeconomici come deficit nella bilancia delle partite correnti ed elevata inflazione: due piaghe per la popolazione.

Sole 24 Ore. 2018-08-14. L’Argentina risponde al contagio turco: rialzo shock dei tassi al 45%

Già alle prese con un peso in difficoltà, uno status reso peggiore dalla crisi valutaria turca, la banca centrale argentina ha sorpreso per la quarta volta nel 2018 alzando i tassi di ben 500 punti base al 45%. Soltanto il 7 agosto scorso la banca centrale argentina aveva lasciato il costo del denaro al 40%, livello a cui fu portato lo scorso 4 maggio (quello fu il secondo giorno di fila di strette monetarie, il terzo in una settimana).

Oggi l’istituto si è impegnato a tenere i tassi all’attuale livello fino almeno ad ottobre ma nulla è certo. Lo scorso 7 giugno fu annunciato un accordo in base al quale il Fondo monetario internazionale avrebbe concesso all’Argentina fino a 50 miliardi di dollari di aiuti in tre anni. Da inizio anno, il peso argentino è la seconda peggiore valuta di una nazione emergente dopo la lira turca, avendo perso oltre il 35 per cento. Il peso perde il 3% circa contro il dollaro, che ne acquista 30,27 unità.

Il peso ha pagato anche il nuovo scandalo emerso negli ultimi giorni: un autista del precedente governo ha conservato le prove delle consegne di tangenti da parte di imprese di costruzioni a esponenti del governo nel periodo dal 2005 al 2015. Tangenti incassate in cambio di contratti.

La reazione dell’Argentina all’ondata di vendite che sta prendendo di mira i mercati emergenti è ben diversa da quella della Turchia, dove il tasso di riferimento è fermo al 17,75% dal 7 giugno scorso. In seguito la Banca centrale turca – messa sotto pressione del presidente Erdogan, contrario a rialzi dei tassi – non ha più agito sul costo del denaro nonostante il crollo della lira. «La banca centrale argentina – osserva Alberto Ramos, capo della ricerca sull’America latina di Goldman Sachs – sta mostrando determinazione nel prevenire un peggioramento della svalutazione e dell’inflazione».

Argentina e Turchia sono accomunate da squilibri macroeconomici come deficit nella bilancia delle partite correnti ed elevata inflazione. La risposta delle autorità è però stata molto diversa.

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Btp. Tanto per dare la buona notte.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-13.

          2018-08-13__001

Questo è il listino di borsa delle quotazioni e dei relativi rendimenti dei Btp.

Gli economisti integralisti del debito infinito se la sono squagliati zitti, zitti.

Il decennale rende più del 3% e le quotazioni fanno acqua.

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Ma siamo solo agli inizi.

Nel giro di poco tempo la Fed aumenterà ancora gli interessi e centinaia di miliardi di btp andranno in scadenza.

Cessato il QE della banca centrale non restano che due alternative: rimborsare oppure proporre interessi elevati, supplicando la Divina Provvidenza che qualcuno li voglia comprare.

Nella Germania del 1945 correva questo motto:

«Godetevi la guerra finché dura, perché la pace sarà terribile».

In breve tempo gli italiani avranno da pensare alla pagnotta, sempre poi che la trovino.

Buona notte e sogni di oro!

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti, Unione Europea

Turkia. Un microbo economico non può abbattere l’eurozona. Trump sì.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-13.

2018-08-13__Borse__001

Poniamoci una domanda e cerchiamo di ragionare.

La Turkia nel 2017 aveva un pil di 851.102 miliardi Usd,  mentre il pil dell’Unione Europea ammontava a 15,236 miliardi euro.

Inoltre la Turkia non fa parte dell’Unione Europea e tanto meno dell’eurozona.

Ci si domandi allora come sia possibile che gli attuali turmoil della Turkia possano indurre una simile reazione nei paesi afferenti l’Unione Europea.

Trump. Colpire l’Europa attraverso la Turkia. Knockout.

La Voce del Padrone. Tornate nei ranghi!

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L’euro è così solido che tutti corrono al dollaro americano.

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2018-08-13__Borse__003

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Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti, Trump, Unione Europea

Titoli turki denominati in Usd. Occasioni per gli scaltri.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-12.

2018-0812__Turkia__001

Le avvisaglie della terza guerra mondiale si stanno preannunciando con cospicui sommovimenti dei sistemi economici e finanziari.

Per l’economia del presente discorso, alcuni elementi sembrerebbero essere di particolare interesse.

Trump. Executive Order EO13846. Della vera novità nessuno ne parla.

Trump. Colpire l’Europa attraverso la Turkia. Knockout.

La Voce del Padrone. Tornate nei ranghi!

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Se sia del tutto comprensibile l’anelito di un governante di preservare con cura l’identità e la sovranità nazionale, altrettanto ragionevole sarebbe il dover considerare la propria nazionale nei rapporti culturali, politici ed economici con tutte le restanti nazioni.

Un governante saggio sa bene come si debba addivenire ad accordi, ove ciascuna delle parti conceda, e nel contempo ottenga, qualcosa. L’ingordigia e l’orgoglio possono diventare armi di autodistruzione temibili.

Se sicuramente sono esistiti, e ne esistono tuttora, politici di razza quali Mr Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, Principe di Benevento, capace di tener il piede in ventisette scarpe diverse lasciando tutti contenti e soddisfatti, è anche altrettanto vero come la gran parte dei politici siano omuncoli piccoli piccoli, di lega vilissima.

In politica, la chiarezza da sempre buoni frutti, mentre le ambiguità si pagano spesso a caro prezzo.

La storia insegna come sia meglio avere al governo un governante anche del tutto spudorato, piuttosto che un imbecille, oppure una persona ragionevole ma accecata dalla sua superbia.

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2018-0812__Turkia__003

Andiamo al pratico.

Il 30 agosto 2017 la lira turca era quotata contro l’euro a 4.13: ieri 10 agosto 2018 tale rapporto valeva 7.3356.

Questo crollo è avvenuto principalmente, in termini percentuali, nell’ultima settima: il sei agosto il rapporto eur/try valeva 5.9087.

Questo turmoil si è ripercosso sulle quotazioni e sui rendimenti dei titoli di stato turki: quotazioni scese bruscamente ed interessi relativi schizzati vero l’alto.

Se però si considerassero i titoli di stato turki denominati in usd il quadro sembrerebbe essere fosco, ma meno drammatico.

Il titolo Türkei 04/34, 8.00%, un anno fa era quotato 128, mentre ieri 10 agosto 2018 valeva 97.70.

Se la quotazione rende tale titolo appetibile, nel converso la situazione della Turkia lascerebbe seri dubbi che gli interessi siano corrisposti anche in futuro e che avvenga alla fine il rimborso.

Se le mani di molti speculatori spericoli stanno già prudendo, quelli più smaliziati sono in vigile attesa.

Se sia vero che i titoli di stato si comprano a basse quotazioni, ossia quando gli stati emittenti siano nei triboli, sana norma comportamentale suggerirebbe di aspettare ad acquistarli solo ed esclusivamente quando fossero chiari, evidenti e sicuri di un clima internazionale raffreddato ed una ripresa nazionale ben evidente.

È una elementare norma di prudenza, che suggerisce di correre sicuramente dei rischi, ma di farlo in modo ragionevole.

Poi, ovviamente, ciascun opererà secondo i propri interessi.