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Macron. Vive nel bunker atomico e Benalla lo sputtana con le registrazioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

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Si è pervertiti prima nel cuore e nella mente, quindi nei comportamenti sessuali.


Reuter riporta la notizia in modo sobrio.

«At the peak of France’s “yellow vest” crisis, President Emmanuel Macron’s wife and close aides were shown the Elysee Palace’s nuclear-proof bunker in case the anti-government protesters attempted an assault on the presidency.

The startling revelation by Journal du Dimanche, which the president’s office has not denied, shows just how anxious Macron’s inner circle were over the challenge to his authority, as he sought a way to quell popular anger.»

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Con un tasso di esecrabilità che si aggira attorno al 70%, con un gran numero di francesi che scendono ogni sabato nelle piazze e nei crocicchi per chiederne le dimissioni, Mr Macron fa bene il paio con Mr Maduro.

Ambedue hanno nei rispettivi stati un seguito di clientes che vivono e prosperano delle loro elargizioni. Ambedue sono i presidenti dei ricchi, ambedue sono cordialmente odiati dalla gran massa della povera gente.

Ambedue non osano mettere il naso fuori casa e, se lo fanno, si portano dietro una scorta degna di un raggruppamento di portaerei.

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Adesso stanno saltando fuori, con la studiata lentezza di una consumata spogliarellista, un serie di intercettazioni telefoniche, scottanti,

Affaire Macron-Benalla: les enregistrements qui changent tout

«Macron, contrat russe, violences du 1er Mai… Une enquête de plusieurs mois de Mediapart, qui repose sur une dizaine de sources indépendantes et de nombreux documents inédits, dont des extraits sonores, jette une nouvelle lumière sur les dessous de l’affaire Benalla. Révélations.

Une enquête de plusieurs mois de Mediapart, qui repose sur une dizaine de sources indépendantes et de nombreux documents inédits, dont des extraits sonores, jette une nouvelle lumière sur les dessous inavouables de l’affaire Macron-Benalla. ….»

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«Ci sono così tante rivelazioni in questa nuova inchiesta di Mediapart che non si sa nemmeno da dove cominciare»

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«c’è una decina di testimonianze indipendenti, documenti inediti e soprattutto le registrazioni di alcune conversazioni tra Alexandre Benalla, ex collaboratore del presidente Macron, e l’ex gendarme stipendiato dalla République en marche (Lrem) Vincent Crase, entrambi accusati di aver picchiato violentemente alcuni manifestanti il 1° maggio 2018»

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«Ecco “le registrazioni che cambiano tutto”»

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«Benalla e Crase si sono incontrati di persona lo scorso 26 luglio, in violazione manifesta del controllo giudiziario che vietava loro ogni tipo di contatto »

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«contrariamente a quanto ha dichiarato sotto giuramento davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, Benalla, quando lavorava ancora per conto dell’Eliseo, è stato coinvolto personalmente, anche nei montaggi finanziari, in un contratto per la fornitura di servizi di sicurezza con un oligarca russo vicino a Vladimir Putin, sospettato, tra le altre cose, di avere dei legami con la mafia locale; rivendicando il sostegno personale del capo dello stato sms alla mano, l’ex collaboratore di Macron ha mantenuto legami importanti con l’Eliseo per diversi mesi dopo essere stato messo sotto inchiesta per “violenze volontarie”.»

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«Alexandre Benalla che corre da una parte all’altra di Parigi, esibisce fieramente le sue conversazioni con Emmanuel Macron e i suoi passaporti diplomatici, frequenta diversi ambienti, sia del mondo degli affari sia dell’universo politico; e attira l’attenzione discreta dei servizi segreti»

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«si sente Benalla sghignazzare e vantarsi con toni da bullo della protezione del “patron”, e cioè del presidente della Repubblica. “E’ una cosa da pazzi, il ‘patron’, ieri sera, mi ha inviato un messaggio e mi ha detto: ‘Te li mangi in un sol boccone. Sei più forte di loro, è per questo motivo che ti avevo voluto accanto a me. Sono con Isma (Ismaël Emelien, consigliere speciale di Macron ndr), etc, aspettiamo Le Monde, etc.’”, racconta Benalla. Domanda di Crase: “Dunque il ‘patron’ ci sostiene?”. Risposta di Benalla: “Fa molto di più che sostenerci (…) E’ come impazzito (…) E ha detto così, mi ha detto: ‘Te li mangi in un sol boccone. Sei più forte di loro’. E’ incredibile”.»

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«Lui risponde serenamente di avere il sostegno “del presidente, di Madame (Brigitte Macron ndr) e di Ismaël (Emelien ndr), che mi consiglia sui media e compagnia varia”.»

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«Sollecitato da Mediapart, il consigliere speciale dell’Eliseo ha preferito non esprimersi.

Infine, il giornale online di Edwy Plenel sostiene che Benalla “è personalmente implicato nel contratto” russo tra Iskander Makhmudov, oligarca che orbita nella galassia di Putin, e Mars, la società di Vincent Crase, per proteggere i beni immobiliari dell’uomo d’affari in Francia e della sua famiglia a Monaco. Benalla, davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, aveva negato tutto»

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Il cardinal di Richelieu, che conosceva gli abissi dell’animo umano, aveva la massima stima degli alteramente senzienti, pensanti ed agenti, tanto che li piazzava tutti presso i suoi avversari.

A quanto sembrerebbe emergere, Mr Macron ha pestato un po’ troppo i piedi a chi può ciò che vuole.

«Vuolsi così colà dove si puote

ciò che si vuole, e più non dimandare»


Il Foglio. 2019-01-31. Benalla mette nei guai Macron, di nuovo

Il sito d’inchiesta Mediapart pubblica un’inchiesta, con intercettazioni, che rivela quanto l’ex bodyguard dell’Eliseo si sentisse protetto.

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Parigi. “Ci sono così tante rivelazioni in questa nuova inchiesta di Mediapart che non si sa nemmeno da dove cominciare”, ha scritto Raphaël Bloch, giornalista del quotidiano Les Echos. E effettivamente nell’inchiesta pubblicata dal giornale online di Edwy Plenel, frutto di diversi mesi di lavoro, c’è una decina di testimonianze indipendenti, documenti inediti e soprattutto le registrazioni di alcune conversazioni tra Alexandre Benalla, ex collaboratore del presidente Macron, e l’ex gendarme stipendiato dalla République en marche (Lrem) Vincent Crase, entrambi accusati di aver picchiato violentemente alcuni manifestanti il 1° maggio 2018.

Ecco “le registrazioni che cambiano tutto”, scrive Mediapart. Iniziata nel mese di agosto, l’inchiesta permette di affermare tre cose: Benalla e Crase si sono incontrati di persona lo scorso 26 luglio, in violazione manifesta del controllo giudiziario che vietava loro ogni tipo di contatto; contrariamente a quanto ha dichiarato sotto giuramento davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, Benalla, quando lavorava ancora per conto dell’Eliseo, è stato coinvolto personalmente, anche nei montaggi finanziari, in un contratto per la fornitura di servizi di sicurezza con un oligarca russo vicino a Vladimir Putin, sospettato, tra le altre cose, di avere dei legami con la mafia locale; rivendicando il sostegno personale del capo dello stato sms alla mano, l’ex collaboratore di Macron ha mantenuto legami importanti con l’Eliseo per diversi mesi dopo essere stato messo sotto inchiesta per “violenze volontarie”.

Ma andiamo con ordine. Benalla e Crase, entrambi sotto inchiesta, non potrebbero incontrarsi in ragione del controllo giudiziario. Eppure soltanto quattro giorni dopo la loro “mise en examen”, ecco “Alexandre Benalla che corre da una parte all’altra di Parigi, esibisce fieramente le sue conversazioni con Emmanuel Macron e i suoi passaporti diplomatici, frequenta diversi ambienti, sia del mondo degli affari sia dell’universo politico; e attira l’attenzione discreta dei servizi segreti”, racconta Mediapart. L’incontro proibito è stato registrato, e Mediapart ha potuto identificare il nastro, nel quale si sente Benalla sghignazzare e vantarsi con toni da bullo della protezione del “patron”, e cioè del presidente della Repubblica. “E’ una cosa da pazzi, il ‘patron’, ieri sera, mi ha inviato un messaggio e mi ha detto: ‘Te li mangi in un sol boccone. Sei più forte di loro, è per questo motivo che ti avevo voluto accanto a me. Sono con Isma (Ismaël Emelien, consigliere speciale di Macron ndr), etc, aspettiamo Le Monde, etc.’”, racconta Benalla. Domanda di Crase: “Dunque il ‘patron’ ci sostiene?”. Risposta di Benalla: “Fa molto di più che sostenerci (…) E’ come impazzito (…) E ha detto così, mi ha detto: ‘Te li mangi in un sol boccone. Sei più forte di loro’. E’ incredibile”.

Contattato da Mediapart, l’Eliseo ha smentito l’esistenza di questo sms sbandierato dall’ex bodyguard.

Durante lo stesso incontro, Benalla si vanta con l’ex gendarme Crase di aver provocato la costituzione di due commissioni d’inchiesta parlamentare a soli 26 anni. “E’ una bella esperienza (…) A 26 anni, non ci sono molte persone che vivono…che provocano due commissioni d’inchiesta parlamentare, che bloccano il funzionamento del Parlamento”, dice Benalla. Crase, invece, appare meno scherzoso: “Ma ti fa ridere questa cosa?”. I due si mostrano in seguito un po’ più preoccupati in merito alle perquisizioni che verranno fatte nella sede di Lrem, al punto che Crase prende in considerazione l’idea di andare a “fare pulizia” negli uffici dove gli inquirenti avrebbero potuto trovare dettagli compromettenti. “Ci proverei anche ad andare questa notte, ma il problema è che ci sono i poliziotti davanti”, dice l’ex gendarme a Benalla. Crase, nella registrazione chiede nuovamente all’ex factotum della presidenza dell’Eliseo se ha il sostegno di Macron. Lui risponde serenamente di avere il sostegno “del presidente, di Madame (Brigitte Macron ndr) e di Ismaël (Emelien ndr), che mi consiglia sui media e compagnia varia”.

Sollecitato da Mediapart, il consigliere speciale dell’Eliseo ha preferito non esprimersi.

Infine, il giornale online di Edwy Plenel sostiene che Benalla “è personalmente implicato nel contratto” russo tra Iskander Makhmudov, oligarca che orbita nella galassia di Putin, e Mars, la società di Vincent Crase, per proteggere i beni immobiliari dell’uomo d’affari in Francia e della sua famiglia a Monaco. Benalla, davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, aveva negato tutto.

A fine dicembre, Mediapart aveva già rivelato che Crase, quando era ancora dipendente di Lrem, aveva ricevuto un bonifico di 294 mila euro nel quadro di questo affaire russo su cui la giustizia francese potrebbe presto rivolgere le sue attenzioni.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europarlamento. Salvini si sta avvicinando, con una clava in mano….

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

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Odoxa. ‘Vers un parlement européen constitué d’opposants à l’Europe.’

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United Right Scenario ha rilasciato gli ultimi sondaggi delle propensioni al voto per le elezioni europee.

Per la prima volta i sondaggisti considerano che gran parte degli identitari sovranisti siano confluiti nel gruppo parlamentare Enf.

L’Enf, Gruppo delle Nazioni e della Libertà, che raggruppa buona parte degli identitari sovranisti, è quotato a 132 seggi. S&D, il partito socialista europeo, è quotato a 129 seggi, mentre il partito popolare europeo mantiene la maggioranza relativa con 191 eurodeputati.

Ma nel ppe confluiscono anche, per esempio, gli ungheresi ed i polacchi, gente che non ha poi idee molto simili a quelle della Cdu di Frau Merkel, e che dall’oggi al domani potrebbero lasciare il ppe e confluire nell’Enf.

In tale evenienza il gruppo di maggioranza relativa risulterebbe essere l’Enf, gli identitari sovranisti.

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Ma i liberal socialisti ed i loro amichetti dei media che li sostengono non devono nutrire alcun timore per il futuro. Nessuna incertezza. Saranno trattati per come hanno trattato.

Il processo che si aprirà a loro carico con il nome di Norimberga 2 sarà giusto ed equo, consentirà loro un ampio margine di difesa, poi li condannerà e farà eseguire le debite condanne.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo, Unione Europea

Sea-Watch. La sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

giudici 001

I più sensibili indicatori di chi abbia il potere, quello vero, sono i giudici dei tribunali.

Formalmente dovrebbero applicare costituzione, leggi e norme, ma nei fatti essi ne danno libera interpretazione: una circonluzione acrobatica.

Treccani ci ricorda come il termine circonluzione indichi un

«Giro di parole a cui si ricorre quando non si possa, non si sappia, oppure non si voglia o non si osi adoperare l’espressione propria»

Le Corti di Giustizia europee, massimamente la ‘The European Court of Human Rights’ (ECHR) per decenni hanno sentenziato in perfetto accordo all’ideologia liberal socialista allora imperante. Spesso i buontemponi si dilettavano a scrivere le sentenze prima ancora che fosse stato iniziato il dibattito, vincendo così regolarmente ogni scommessa. Per parlare come si mangia, mai a memoria di uomo la ECHR emise una sentenza contraria ai principi delle élite egemoni.

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Orbene: l’ultima sentenza ha rovesciato di centottanta gradi i pregressi indirizzi giurisprudenziali.

«The ECHR has compelled Italy to provide assistance to migrants on a stranded rescue boat operated by a German NGO»

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«However, the court did not allow the migrants to disembark the vessel»

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«The European Court of Human Rights (ECHR) on Tuesday ordered Italy to provide medical assistance, food and drinks to 47 migrants aboard the blocked Sea Watch 3 rescue vessel»

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«The Sea Watch 3, operated by the German non-governmental organization Sea Watch, is currently waiting off the cost of Sicily after the ship was barred from docking by several EU member states»

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«EU rules require the country in which migrants land to take responsibility for them, and process their applications for asylum.»

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Riassumendo.

– L’Italia fornisca aiuto sanitario ed umanitario ai 47 profughi, essendo essa la forza organizzata più vicina;

– I migranti imbarcati sulla Sea Watch 3 non devono sbarcare.

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Queste erano le pregresse sentenze ed indirizzi giurisprudenziali.

Overview of the Court’s case-law (2018)

Overview of the Court’s case-law (2018)

Annual Report ECHR 2018 (provisional)

Background paper for seminar Opening of the Judicial Year January 2017

Dialogue across the Atlantic: Selected Case-Law of the European and Inter-American Human Rights Courts

Handbook on European law relating to asylum, borders and immigration (Estonian) – Euroopa varjupaiga-, piiri- ja sisserändeõiguse käsiraamat

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Conte. Attenzione all’ira dei miti. Il suo sembrerebbe essere un ultimatum.

Bloomberg sospetta che Salvini sostituirà Merkel come riferimento europeo.


Deutsche Welle. 201901-29. Italy must help Sea Watch migrants, European rights court says

The ECHR has compelled Italy to provide assistance to migrants on a stranded rescue boat operated by a German NGO. However, the court did not allow the migrants to disembark the vessel.

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The European Court of Human Rights (ECHR) on Tuesday ordered Italy to provide medical assistance, food and drinks to 47 migrants aboard the blocked Sea Watch 3 rescue vessel as soon as possible.

The Sea Watch 3, operated by the German non-governmental organization Sea Watch, is currently waiting off the cost of Sicily after the ship was barred from docking by several EU member states. The Berlin-based NGO lodged an urgent complaint with the court on Monday.

Still in limbo

However, the ECHR did not grant Sea Watch’s request to allow the migrants, who were rescued north of the Libyan port of Zuwarah a week and a half ago, to disembark the Dutch-flagged ship.

Before the court decision, Italian Interior Minister Matteo Salvini said the migrant boat could only dock if the asylum seekers on board were subsequently accepted by Germany or the Netherlands. Both countries have refused to accept the migrants.

EU rules require the country in which migrants land to take responsibility for them, and process their applications for asylum. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Senza categoria

Tesla. Il 1° marzo scadono bond per 920 mln. Al momento è al verde.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

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È fatto normale che un’industria di un certo peso abbia contratto debiti ingenti per investire nella propria produzione.

Il debito contratto, usualmente bond pluriennali, può sicuramente diventare pesante in alcune situazioni critiche del mercato, ma se l’industria è sostanzialmente sana si arriva solitamente ad un accordo per il rinnovo del debito, oppure a forme di pagamento alternative al cash, per esempio, la corresponsione di azioni.

Ma se questa industria fosse in difficoltà. ben difficilmente i creditori potrebbero accettare il rischio del rinnovo oppure dello scambio con azioni.

«With time running out for Tesla Inc. to avoid having to pay off a $920 million bond in cash»

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«debt Tesla has coming due March 1 — a $920 million convertible that the company issued back in 2014»

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«Tesla will only be able to exchange the note for a mix of cash and equity if a weighted 20-day average of its share price jumps about 21 percent from where the stock closed earlier this week»

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«The debt payment will be the largest in the company’s history and may take a big bite out of Tesla’s cash just as Chief Executive Officer Elon Musk is warning of a “very difficult” road ahead»

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Il problema attuale della Tesla è davvero semplice.

Here’s Why Tesla Will Go Bankrupt in 2019

«The problem is pure and simple: they have no money. In fact, they have a massive pile of growing debt, and the lenders are going to want that money back. ….

While people can debate the build quality of Tesla’s cars, or quibble over whether the companty’s sales volume is 25,000 units a quarter or twice that or half that, the truth is that unless some sort of multi-billion dollar miracle appears before mid-2019, Tesla will have no choice but to file for bankruptcy protection. ….

The facts: Tesla is carrying $10.1 billion in debt, and Musk has to return to the capital markets by the first half of 2019 to refinance at least a portion of that. This has created excruciating pressure on the company to start turning a profit to help entice prospective financiers.»

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Riassumendo.

«they have no money»

Per rimborsare i debiti Tesla dovrebbe vendere un po’ più di un milione di macchine.


Bloomberg. 2019-01-30. As Tesla Bond Comes Due, a Chinese Challenger Plans Similar Debt

With time running out for Tesla Inc. to avoid having to pay off a $920 million bond in cash, an electric-vehicle challenger in China is planning to issue similar securities that would start its own debt clock.

NIO Inc. expects to price a $650 million sale of five-year convertible bonds Wednesday after the close, according to terms obtained by Bloomberg. That’s the same type of debt Tesla has coming due March 1 — a $920 million convertible that the company issued back in 2014.

Tesla will only be able to exchange the note for a mix of cash and equity if a weighted 20-day average of its share price jumps about 21 percent from where the stock closed earlier this week. The debt payment will be the largest in the company’s history and may take a big bite out of Tesla’s cash just as Chief Executive Officer Elon Musk is warning of a “very difficult” road ahead.

NIO, based in Shanghai, is marketing bonds with a coupon in the range of 3.5 percent and 4 percent. As was the case for Tesla, the company will have the option of settling in cash, stock or a combination.

NIO was founded just four years ago and pulled off a U.S. initial public offering in September, three months after starting deliveries of its first electric model, the ES8 sport utility vehicle. The company may report about $420 million in revenue for the fiscal year that ended in December, a far cry from the $21.3 billion analysts expect from Tesla for the same period.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative, Problemia Energetici, Unione Europea

Germania. Il business dell’abbandono del carbone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

brueghel il giovane. pagamento delle tasse. fisher_museum_of_art

«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

Resta davvero difficile comprendere l’attaccamento dei liberal socialisti tedeschi al ‘clima‘ ed all’abbandono del carbone, che abbonda in Germania, se non si tenessero presenti alcuni dati ed alcune considerazioni. In quel momento tutto diventa chiaro, chiarissimo. Prima ripassiamo i dati.

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Al momento attuale la Germania produce corrente elettrica bruciando carbone per circa il 35% dei consumi. Il carbone è estratto sul territorio tedesco e la relativa industria di estrazione, trattamento ed applicazioni varie – per esempio la siderurgia – danno lavoro  circa 300,000 persone fisse ed a 100,000 altre avventizie.

Alcune considerazioni.

Considerazione numero uno. Il 2038 è tra venti anni. Frau Merkel e gli attuali politici si saranno da tempo ritirati, e nulla vieterebbe di pensare che quelli loro subentranti la pensassero in modo diametralmente opposto. Come argutamente diceva Herr Schäuble posso rubare tutto, la le miniere restano lì, ancorché chiuse.

Considerazione numero due. La Germania ha un problema demografico da spavento. Le femmine tedesche autoctone non figliano, non procreano. Destatis, l’Istituto federale di Statistica riporta una popolazione attuale di 80.8milioni di abitanti, dei quali 49.2 milioni sono i metà lavorativa, dai 20 ai 64 anni. Ma al 2038 la popolazione si sarà ridotta a 67.6 milioni, con 34.6 milioni di persone in età lavorativa. Se la popolazione totale sarà calata di 13.2 milioni, quella in età lavorativa sarà calata di 14.6 milioni di unità. Una perdita percentuale del 29.67%.

Ma ad un calo così consistente della popolazione attiva corrisponderà una proporzionale riduzione dei consumi energetici: a lume di naso, di un buon 30%.

Considerazione numero tre. Se si guardassero proiezioni più a lungo termine, i quadri dipinti da Destati sono ancor più foschi. Nulla quindi da stupirsi se in Germania si inizia a pensare ad una tassa sul nubilato.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

Basterà solo avere pazienza ed aspettare che i tedeschi arrivino alla fase di terrore. La storia insegna come siano levi nell’attesa ed iperattivi nell’emergenza.

Considerazione numero quattro. Realizzare i propri sogni ha un costo. Chi volesse proprio comparsi una Lamborghini dovrebbe dar fondo ai risparmi e tener presente che una simile automobile ha un costo di gestione non da poco.

Lasciare il carbone, che ricordiamo è estratto in patria, significa accollarsi le spese di chiusura, quelle di costruzione di nuovi impianti, ed infine pagare la bolletta energetica di acquisto dei combustibili sul mercato estero. E questo proprio quando la Cina ha dichiarato che incrementerà la produzione di energia da carbone di almeno il 25%.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

Cina. Energie alternative solo se più economiche. Fine delle sovvenzioni.

Nordrhein-Westfalen presenta un conto da 11.5 miliardi per il carbone.

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Aggiungeremo citando alcune informazioni, poi potremo concludere il ragionamento.

«There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday»

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«A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal»

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«It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others»

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«Energy companies can also expect billions in compensation»

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E se facessimo quattro conti della serva?

Chiudere le centrali elettriche alimentate a carbone, e con esse terminare l’estrazione del carbone, verrà a costare grosso modo quaranta miliardi di refusioni ai Länder, 40 miliardi per la costruzione delle nuove centrali non alimentate a carbone, 40 miliardi di refusione alle società estrattrici ed infine un trenta miliardi all’anno di acquisto di combustibili quali il gas naturale russo. Una rapida somma: centosettanta miliardi.

I tedeschi saranno ecologicamente puliti, anche se resteranno auto e camion, per non parlare poi del riscaldamento degli immobili, ma dovranno cavarsi dalle tasche un gran bella cifretta.

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Ma donde li piglierà la Germania tutti quei soldi?

Banale la risposta.

Li pagheranno tutti i sodali dell’Unione Europea, Italia in testa.

Forse che gli stati membri dell’Unione verrebbero che la Germania continui a bruciare carbone, maleodorante e che sporca tutto?

Ma per un pura coincidenza del destino, tutte le società che gestiscono le energie alternative in Germania sono di proprietà di liberal socialisti. Hanno assunto solo e soltanto liberal socialisti. È in pratica cosa loro.

Questi, annusata l’aria di devoluzione, hanno pensato bene di trovarsi un posto di lavoro assicurato e redditizio.

Fiumi di denaro che saranno prudentemente investiti all’estero.

Fiumi di denaro pubblico che finiranno nelle loro capienti scarselle.

Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Poi non ci si lamenti se gli identitari sovranisti crescono.


The Local. 2019-01-28. Energy giant warns of ‘significant’ job losses over Germany’s coal phase out

There will be “significant” job losses as Germany phases out coal use by 2038 as part of efforts to combat climate change, energy giant RWE’s CEO Rolf Martin warned on Monday.

“We can’t exactly say yet how many employees will be affected,” Martin told the Rheinische Post newspaper.

“But I expect a significant reduction as soon as 2023, which goes far beyond current planning and what can be done through normal fluctuations.”

A government-appointed coal commission on Saturday set a 2038 deadline for Germany to shutter coal mines and electricity plants powered by black or brown coal.

It also recommended some €40 billion euros be set aside to help coal-reliant regions with the transition, including through retraining younger workers and early retirement schemes for others.

Energy companies can also expect billions in compensation.

Coal, the dirtiest of all fossil fuels, last year accounted for more than 30 percent of Germany’s energy mix.

RWE, the biggest operator of coal-fired plants in Germany, has for years been warning of the negative impact the exit from coal would have on jobs and energy security in Germany.

Some 20,000 people are directly employed in the coal industry in Europe’s top economy.

It is now up to the German government to implement the commission’s recommendations.

A meeting between Chancellor Angela Merkel, Finance Minister Olaf Scholz and regional leaders to discuss the proposals is scheduled to take place on Thursday.

Germany’s reliance on dirty coal is in part down to Merkel’s decision in the wake of the 2011 Fukushima disaster to ditch nuclear power by 2022.

But the use of the polluting fuel has complicated Germany’s efforts to stick to targets for limiting greenhouse gas emissions, undermining Merkel’s role as a leading advocate of the global Paris Climate Agreement.

Under the commission’s plans, power plants in Germany using lignite or brown coal, which is even more polluting than black coal, would be closed by 2022.

Other plants will follow until 2030, when only 17 gigawatts of Germany’s electricity will be supplied by coal, compared to today’s 45 gigawatts.

The last plant will close in 2038 at the latest, the commission said, but it did not rule out moving this date forward to 2035 if conditions permit.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Unione Europea. Quanti trilioni dovrebbero pagare i Contribuenti?

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

unione europea 010 bicchieri

La Commissione Europea è prossima alla scadenza.

Le elezioni politiche che si terranno in sette stati dell’Unione cambieranno la composizione, e quindi le scelte politiche, del Consiglio Europeo, mentre quelle per l’europarlamento potrebbero rivoltare gli attuali equilibri.

Queste Commissioni Europee dovranno rinnovare gli organici e gli attuali commissari europei dovranno cercarsi un’altro lavoro.

Ma prima di lasciarci hanno pubblicato un grandioso documento di loro riflessioni.

Un aspetto alquanto strano è che gli estensori sembrerebbero essersi innamorati del termine “trilione“, ossia mille miliardi di euro. Tutti pagati dai Contribuenti.

«Achieving the SDGs is estimated to require

around EUR 4.5 to 6 trillion globally»

Quindi, soltanto per l’SDG la Commissione prevede di dover investire tra i 4.5 e i 6 trilioni di euro.

Sorge quindi spontanea la domanda:

ma donde mai si sarebbero creduti di poterli cavar fuori?

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La European Commission ha rilasciato il seguente documento:

Reflection paper: Towards a Sustainable Europe by 2030

«Transport is responsible for 27% of the EU’s greenhouse gas emissions, and many urban areas are in breach of agreed EU air pollution limits ….

In the EU fossil fuels continue to benefit from public subsidies of around EUR 55 billion per year, or some 20% of the EU’s fuel import bill, in spite of the EU’s ambitious decarbonisation measures and subsidy phaseout commitments in the G7 and G20 ….

Currently, around 22.5% of the EU population is still at risk of poverty or social exclusion and 6.9% of Europeans still suffer severe material deprivation ….

The SDGs offer the way forward. It is estimated that a global food and agriculture system in line with the SDGs could create new economic value of more than EUR 1.8 trillion by 2030 ….

Achieving the SDGs is estimated to require around EUR 4.5 to 6 trillion globally ….

Around EUR 180 billion of additional investments are needed to achieve the EU’s 2030 targets agreed in Paris, including a 40% cut in greenhouse gas emissions ….

Global challenges like climate change, land and ecosystem degradation, coupled with a growing population force us to seek new ways of producing and consuming our biological resources that respect the ecological boundaries of our planet. With a turnover value of EUR 2.3 trillion and accounting for 8.2% of the EU’s workforce, the bioeconomy is a key component of the EU economy. ….»

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«The hidden costs – or negative externalities – of transport in the EU, like accidents, congestion, and pollution, are estimated at €1 trillion per year»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Abruzzo. Il 10 febbraio si vota in Abruzzo. Lega secondo partito.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-30.

2019-01-30__abruzzo__001

Il dieci febbraio si terranno le elezioni regionali in Abruzzo.

Ricordiamo come in tale regione non esista la figura del ballottaggio: vince chi ottiene più voti.

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Questi a seguito sono i risultati del più recente sondaggio.

2019-01-30__abruzzo__002

Se nelle elezioni del 2014 il centrosinistra era riuscito a conquistare il 46.3% dei consensi era sceso al 20.3% alle politiche 2018 e si attesterebbe ora sul 28.2%.

Il M5S aveva preso il 21.4% alle regionali, il 39.9% alle politiche e varrebbe ora il 28.2%.

Il centro – destra, che alle regionali 2014 aveva conseguito il 29.3% ed il 35.6% alle politiche 2018, otterrebbe ad ora il 39.0% dei propensioni al voto.

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La lotta per la presidenza si svolge quindi tra M5S ed il centro – destra, anche se forse sarebbe meglio dire la Lega. Questa infatti passa dal 13.9% delle politiche 2018 agli attuali 21.6%.

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Si è perfettamente consci che i dati delle elezioni regionali sono difficilmente trasferibili in sede politica nazionale.

Pur tuttavia, a quanto sembrerebbe, questi dati locali ricalcherebbero quelli delle prospezioni alla propensione al voto eseguite in sede nazionale.

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«Il primo appuntamento elettorale del 2019 per la politica italiana si terrà il 10 febbraio con le regionali abruzzesi.

Secondo un sondaggio Swg commissionato da Fratelli d’Italia, il candidato della coalizione di centrodestra, Marco Marsilio, sarebbe in vantaggio sugli sfidanti e raccoglierebbe un consenso che va dal 35% al 39%. Subito dietro Sara Marcozzi, sostenuta dal Movimento 5 Stelle, che si attesterebbe tra il 30% e il 34%. Più indietro invece il candidato del centrosinistra, Giovanni Legnini, sondato tra il 28% e il 32% mentre Stefano Flajani di Casapound non ha speranze nemmeno di superare la soglia di sbarramento imposta al 4% per le liste non coalizzate.

Sondaggi elettorali Swg: Abruzzo, balzo Lega.

Swg ha rilevato anche le intenzioni di voto dei singoli partiti.

In Abruzzo, la Lega, rispetto alle Politiche del 2018, ha aumentato il suo bacino di consensi di quasi sette punti percentuali, passando dal 13,9% al 21,6%. Forza Italia ha visto un travaso di voti importante e ha dovuto passare lo scettro di primo partito del centrodestra proprio al Carroccio. Gli azzurri hanno perso 5,5% punti e ora si attestano al 9% in linea con la media nazionale. Fratelli d’Italia ha fatto un piccolo passo in avanti dal 5% al 5,3%. In nemmeno un anno, il Movimento 5 Stelle ha dilapidato il vantaggio che aveva sugli avversari. Dal 39,9% ottenuto alle Politiche è passato al 32,2% di oggi. I pentastellati rimangono sì la prima forza politica, ma alle regionali corrono da soli e, al momento, sono secondi rispetto alla coalizione di centrodestra sondata al 39% mentre il centrosinistra è subito dietro al 28,2%. Potrebbe proprio essere il Partito Democratico il vero ago della bilancia della partita. I dem sono in crescita rispetto alla rilevazione effettuata a fine novembre (+1,4% al 13,2%) e potrebbero rubare voti chiave al Movimento. In Abruzzo, infatti, non si va al ballottaggio: vince chi ottiene più voti.»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Conte. Attenzione all’ira dei miti. Il suo sembrerebbe essere un ultimatum.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-30.

2019-01-28__salvini__001

Abbiamo aspettato un qualche tempo a pubblicare questo articolo su Mr Conte, per vedere se i media ne avessero dato adeguato risalto. Ma evidentemente l’ordine di scuderia era categorico: non lo si menzioni neppure. Un breve articolo sul Corriere, e basta.

Eppure, Mr Conte aveva detto cose gravi, mirando alla sostanza dei fatti.

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«Italian Prime Minister Giuseppe Conte on Friday accused France and Germany of using empty pro-European rhetoric while pursuing their national interests on areas from immigration to industry and international diplomacy»

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«In a hard-hitting interview in daily Corriere della Sera, Conte said Italy was no longer prepared to be treated as a “poor relation” while the EU’s largest states tried to increase their power and influence at the expense of real European integration»

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«They are only thinking of their national interests,” Conte said, taking particular offence at a bilateral treaty signed this week in Aachen which committed to supporting Germany’s bid for a permanent seat on the United Nations Security Council»

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«They are taking us for a ride,” Conte said, arguing that there had been a broad agreement since the early 1990s that the seat at the U.N. should go to the EU as a whole, rather than to Germany»

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«The truth is that we have caught France and Germany with their hand in the cookie jar»

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«Italy’s coalition parties, the anti-establishment 5-Star Movement and the right-wing League, have repeatedly attacked French President Emmanuel Macron in recent weeks, accusing Paris of impoverishing Africa and fuelling migration across the Mediterranean towards Italy»

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«Conte, a former academic with no party affiliation, is normally seen as a moderate, mediating figure, but he warned France and Germany not to try to isolate Italy.»

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«Certainly our allies cannot believe that we will sit silently at the table to sign off on decisions taken by others, …. Why should I take part in a summit if they have already decided everything?»

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«We have to say these things out loud. If we don’t intervene we will have a historic responsibility for having remained silent»

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«no other government in Europe has the support we have»

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«The empty European rhetoric is no longer sufficient»

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Quando in altri tempi i governi francesi e tedesco godevano di ampi consensi popolari ed avevano la maggioranza in sede dell’Unione Europea essi potevano fare ciò che volevano: il bello ed il cattivo tempo. L’asse francogermanico ha sempre governato questa Unione Europea in maniera rigida, senza curarsi di comprendere le esigenze altrui. Erano l’ostensorio della tracotanza del potere, così come il servilismo di molti governi, tra i quali quelli dell’Italia del partito democratico, era un vetta della più untuosa plaggeria.

Ma Hollande prima, Mr Macron dopo, pensavano di essere il Re Sole e Frau Merkel si era immedesimata in  Friedrich der Große.

Gran brutto male il delirio di onnipotenza.

Usualmente, ci pensa la realtà dei fatti a far passare le ubbie dal capo.

I continui disastri elettorali hanno obbligato Frau Merkel a rinunciare alla presidenza del partito ed ad oggi la Germania è ben poco governabile: la coalizione tra Cdu, Csu ed Spd sta in piedi solo perché non è al momento possibile trovarne un’altra.

Mr Macron ha fatto tutto da solo: è un raro caso di perfezione nel tagliarsi il ramo sul quale si è seduti. Quanto valga lo evidenziano bene i Gilets Jaunes. Se ne sta rintanato all’Eliseo, pregando il suo dio che lo scampi dall’ira della massa inferocita.

Anche il contesto europeo è mutato grandemente nel tempo. In cinque stati gli identitari sono al governo ed in altre cinque nazioni fanno parte delle coalizioni di governo. A breve, saranno maggioranza.

Infine, si voterà non solo a maggio per le europee, ma anche subito dopo per le elezioni politiche in sette stati dell’Unione. Tutti stati che votano nel Consiglio Europeo.

Debole in patria e traballante in Europa, l’alleanza francogermanica esiste solo nella mente dei suoi sostenitori, che non hanno né avranno la forza di imporne i voleri.

Il discorso di Mr Conte è davvero ben chiaro.


Italy PM raps France, Germany for hypocrisy on Europe [Reuters]

Italian Prime Minister Giuseppe Conte on Friday accused France and Germany of using empty pro-European rhetoric while pursuing their national interests on areas from immigration to industry and international diplomacy.

In a hard-hitting interview in daily Corriere della Sera, Conte said Italy was no longer prepared to be treated as a “poor relation” while the EU’s largest states tried to increase their power and influence at the expense of real European integration.

“They are only thinking of their national interests,” Conte said, taking particular offence at a bilateral treaty signed this week in Aachen which committed to supporting Germany’s bid for a permanent seat on the United Nations Security Council.

“They are taking us for a ride,” Conte said, arguing that there had been a broad agreement since the early 1990s that the seat at the U.N. should go to the EU as a whole, rather than to Germany.

“The truth is that we have caught France and Germany with their hand in the cookie jar,” Conte said.

Italy’s coalition parties, the anti-establishment 5-Star Movement and the right-wing League, have repeatedly attacked French President Emmanuel Macron in recent weeks, accusing Paris of impoverishing Africa and fuelling migration across the Mediterranean towards Italy.

Conte, a former academic with no party affiliation, is normally seen as a moderate, mediating figure, but he warned France and Germany not to try to isolate Italy.

“Certainly our allies cannot believe that we will sit silently at the table to sign off on decisions taken by others,” he said. “Why should I take part in a summit if they have already decided everything?”

French and German “European rhetoric” disguised their defence of national interests in finance and industry, he said, citing a case this month in which the two countries moved to block an Italian shipbuilder’s bid to take over a French rival.

“We have to say these things out loud. If we don’t intervene we will have a historic responsibility for having remained silent,” Conte said.

With opinion polls showing about 60 percent of Italians back his administration, “no other government in Europe has the support we have,” Conte said, adding that he would “not accept the idea that we should behave like poor relations”.

“Maybe we have to start speaking more frankly, all of us, and to say that at this point Europe is a bit naked. The empty European rhetoric is no longer sufficient,” he said.

Pubblicato in: Amministrazione, Demografia, Unione Europea

Danimarca. A breve restrizioni accesso migranti al welfare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-30.

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Il problema dell’accesso dei migranti alla assistenza sanitaria è sia politico sia economico.

Le diatribe politiche prendono in considerazione una congerie di elementi e le scelte finali rispondono a criteri che sono tutto tranne che economici.

Le diatribe economiche invece si basano, o dovrebbero farlo, sui numeri: sulle reali disponibilità, sull’allestimento di una scaletta di priorità, ed infine sulla sostenibilità nel tempo degli investimenti.

In questo caso il problema è duplice.

In Danimarca sta governando un monocolore di minoranza, composto solo da ministri del partito liberale, con il sostegno esterno del partito del popolo danese, alleanza liberale, e partito conservatore.

Il DF, Dansk Folkeparti, partito del popolo danese, è una formazione populista fortemente euroscettica nei confronti dell’attuale élite egemone.

Il DA, Det Konservative Folkeparti, partito conservatore aderisce al gruppo del ppe, ma se ne differenza in modo sostanziale essendo molto meno statalista della Cdu, per esempio.

Il Venstre, alleanza liberale pur professandosi liberal, ha posizioni molto simili al Da.

A giugno in Danimarca si terranno le elezioni politiche, e le formazioni politiche identitarie sovraniste sono in grande fermento. È concretamente possibile che possano riuscire ad essere determinanti nella formazione di quello ce sarà il prossimo governo. Questa evenienza induce tutte le forze politiche a formulare proposte che posano essere metabolizzate anche dalle opposizioni.

Infatti, a meno di clamorosi mutamenti del quadro politico, sarà alla fine possibile solo un governo di coalizione ed il partito socialdemocratico sembrerebbe essere fuori gioco.

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«A proposed tightening of immigration rules could have a significant impact on refugees’ ability to pay unforeseen costs of vital services like medicine and healthcare»

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«The Danish government’s projected ‘paradigm change’ in asylum policy could reduce the access of refugees to vital economic support in paying for medicines and other necessary one-off costs»

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«Several organisations have advised against changing a current scheme which enables municipalities to provide subsidies for specific, often unforeseen costs»

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Il costo delle cure mediche, prestazioni professionali, medicine e protesi, è molto elevato, specie poi se si volesse mantenere lo standard a livello dello stato dell’arte.

Con i tempi nei quali viviamo e, ancora a maggior ragione, con quelli venturi, i problemi dei costi diventeranno via via sempre più cogenti. Ogni azione politica necessita infatti di una adeguata copertura. Ed i soldi stanno finendo.


The Local. 2019-01-27. New Danish asylum curb could restrict refugee access to medicine and dental care

A proposed tightening of immigration rules could have a significant impact on refugees’ ability to pay unforeseen costs of vital services like medicine and healthcare.

The Danish government’s projected ‘paradigm change’ in asylum policy could reduce the access of refugees to vital economic support in paying for medicines and other necessary one-off costs.

Several organisations have advised against changing a current scheme which enables municipalities to provide subsidies for specific, often unforeseen costs incurred by hard-up refugees, newspaper Jyllands-Posten reports.

The Danish Refugee Council (Dansk Flygtningehjælp) has said that the proposal, which underwent the first round of political process in parliament on Thursday, would “limit individual refugees’ ability to get help” with the costs of medicine, dental care and other “necessary one-off costs”.

The bill also provides for a 2,000-kroner reduction in benefits payments to refugees who provide for dependents.

“This will affect a group which is already economically pressed to its absolute limits,” the Danish Red Cross wrote in a response to the hearing stage of the bill procedure.

Current rules enable refugees, like other people living in Denmark, to apply for assistance in covering the costs of specific one-off costs that they cannot afford themselves. Half of the money provided by municipalities in such instances is directly refunded by the state.

But the proposed new legislation will change that by providing for a block subsidy only, paid by the state to municipalities for extra financial assistance to refugees.

That means that municipalities will no long be certain of receiving the same state subsidies for the payments as before and may thereby have to change their policies.

Meanwhile, another element of the bill, which cuts integration benefits paid to refugee families.

“Put succinctly, this is making things harder for the people who are already struggling the most,” Danish Institute for Human Rights director Jonas Christoffersen told Jyllands-Posten.

Martin Henriksen, immigration spokesperson with the Danish People’s Party, told the newspaper he hoped the result of the new legislation would be fewer subsidies for refugees.

“Since we have cut benefits to refugees [via previous reforms, ed.], we have got the impression that some municipalities have compensated for some of the reduction by giving these subsidies. We want that stopped,” Henriksen said.

“We are not interested in letting municipalities, with 50 percent economic support from the state, conduct local politics that contradict national policy on foreigners,” he added.

In written comments provided to Jyllands-Posten, immigration minister Inger Støjberg did not directly answer whether she expected the bill to result in municipalities providing fewer subsidies to refugees, the newspaper writes.

But Støjberg’s ministry confirmed that savings are expected to be made through the change, the report adds.

The term ‘paradigm shift’ has been used to refer to a change in approach to asylum policy, initially driven by the anti-immigration Danish People’s Party, reflecting the view that the status of refugees should always be considered as temporary, and that their status should be revoked as soon as conditions in origin countries are deemed to enable this.

That means less emphasis in general on assisting refugees to integrate, which would aid their long-term prospects in Danish society.

The bill that provides for the new rule change is scheduled for its second and third parliamentary procedures in February, following normal process in Denmark for passing legislation.

It was contained in the budget agreed between the government and Danish People’s Party in November last year and is expected to be voted through.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria, Stati Uniti, Trump

Trump. Come far venire le coliche a Mrs Pelosi. Nominations.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-29.

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Nell’ambito della guerra civile che i liberal democratici hanno scatenato contro Mr Trump, la risposta del Presidente è linearmente semplice.

Ha sottoposto al Senato una lunga serie di nomine di giudici federali. I documenti sono scarni, ma di bella lettura.

Ad un rapido controllo, sembrerebbero essere per lo più persone molto giovani e tutte molto vicine alla visione di vita repubblicana.

Vedremo come si manifesterà l’ira impotente di Mrs Pelosi.

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Six Nominations Sent to the Senate [The White House. 2019-01-24]

James A. Crowell IV, of the District of Columbia, to be an Associate Judge of the Superior Court of the District of Columbia for the term of fifteen years, vice Brian F. Holeman, retired.

Keith Krach, of California, to be an Under Secretary of State (Economic Growth, Energy, and the Environment), vice Catherine Ann Novelli, resigned.

Keith Krach, of California, to be United States Alternate Governor of the European Bank for Reconstruction and Development, vice Robert D. Hormats, resigned.

Keith Krach, of California, to be United States Alternate Governor of the International Bank for Reconstruction and Development for a term of five years; United States Alternate Governor of the Inter-American Development Bank for a term of five years, vice Catherine Ann Novelli, resigned.

Jason Park, of the District of Columbia, to be an Associate Judge of the Superior Court of the District of Columbia for the term of fifteen years, vice John McAdam Mott, retired.

Robert K. Scott, of Maryland, a Career Member of the Senior Foreign Service, Class of Counselor, to be Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the United States of America to the Republic of Malawi.

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Nominations Sent to the Senate [The White House. 2019-01-23]

Rossie David Alston, Jr., of Virginia, to be United States District Judge for the Eastern District of Virginia, vice Gerald Bruce Lee, retired.

Roy Kalman Altman, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida, vice Joan A. Lenard, retired.

Raul M. Arias-Marxuach, of Puerto Rico, to be United States District Judge for the District of Puerto Rico, vice Jose Antonio Fuste, retired.

Bridget S. Bade, of Arizona, to be United States Circuit Judge for the Ninth Circuit, vice Barry G. Silverman, retired.

Miller Baker, of Louisiana, to be a Judge of the United States Court of International Trade, vice Donald C. Pogue, retired.

Thomas P. Barber, of Florida, to be United States District Judge for the Middle District of Florida, vice James D. Whittemore, retired.

Pamela A. Barker, of Ohio, to be United States District Judge for the Northern District of Ohio, vice Donald C. Nugent, retired.

Campbell Barker, of Texas, to be United States District Judge for the Eastern District of Texas, vice Leonard E. Davis, retired.

Kenneth D. Bell, of North Carolina, to be United States District Judge for the Western District of North Carolina, vice Richard L. Voorhees, retired.

Wendy Williams Berger, of Florida, to be United States District Judge for the Middle District of Florida, vice John E. Steele, retired.

Joseph F. Bianco, of New York, to be United States Circuit Judge for the Second Circuit, vice Reena Raggi, retired.

Jean-Paul Boulee, of Georgia, to be United States District Judge for the Northern District of Georgia, vice William S. Duffey Jr., retired.

Holly A. Brady, of Indiana, to be United States District Judge for the Northern District of Indiana, vice Joseph S. Van Bokkelen, retired.

Andrew Lynn Brasher, of Alabama, to be United States District Judge for the Middle District of Alabama, vice Mark E. Fuller, resigned.

Brian C. Buescher, of Nebraska, to be United States District Judge for the District of Nebraska, vice Laurie Smith Camp, retired.

James David Cain, Jr., of Louisiana, to be United States District Judge for the Western District of Louisiana, vice Patricia Head Minaldi, retired.

Stephen R. Clark, Sr., of Missouri, to be United States District Judge for the Eastern District of Missouri, vice Carol E. Jackson, retired.

Clifton L. Corker, of Tennessee, to be United States District Judge for the Eastern District of Tennessee, vice J. Ronnie Greer, retired.

Daniel Desmond Domenico, of Colorado, to be United States District Judge for the District of Colorado, vice Robert E. Blackburn, retired.

Philip M. Halpern, of New York, to be United States District Judge for the Southern District of New York, vice P. Kevin Castel, retired.

Richard A. Hertling, of Maryland, to be a Judge of the United States Court of Federal Claims for a term of fifteen years, vice George W. Miller, deceased.

Ryan T. Holte, of Ohio, to be a Judge of the United States Court of Federal Claims for a term of fifteen years, vice Nancy B. Firestone, term expired.

Karin J. Immergut, of Oregon, to be United States District Judge for the District of Oregon, vice Anna J. Brown, retired.

Matthew J. Kacsmaryk, of Texas, to be United States District Judge for the Northern District of Texas, vice Mary Lou Robinson, retired.

Damon Ray Leichty, of Indiana, to be United States District Judge for the Northern District of Indiana, vice Robert L. Miller Jr., retired.

Thomas Marcelle, of New York, to be United States District Judge for the Northern District of New York, vice Gary L. Sharpe, retired.

Paul B. Matey, of New Jersey, to be United States Circuit Judge for the Third Circuit, vice Julio M. Fuentes, retired.

Corey Landon Maze, of Alabama, to be United States District Judge for the Northern District of Alabama, vice Virginia Emerson Hopkins, retired.

Matthew Walden McFarland, of Ohio, to be United States District Judge for the Southern District of Ohio, vice Thomas M. Rose, retired.

Eric D. Miller, of Washington, to be United States Circuit Judge for the Ninth Circuit, vice Richard C. Tallman, retired.

David Steven Morales, of Texas, to be United States District Judge for the Southern District of Texas, vice Janis Graham Jack, retired.

Sarah Daggett Morrison, of Ohio, to be United States District Judge for the Southern District of Ohio, vice Gregory L. Frost, retired.

Eric E. Murphy, of Ohio, to be United States Circuit Judge for the Sixth Circuit, vice Alice M. Batchelder, retired.

Carl J. Nichols, of the District of Columbia, to be United States District Judge for the District of Columbia, vice Richard W. Roberts, retired.

Howard C. Nielson, Jr., of Utah, to be United States District Judge for the District of Utah, vice Brian Theadore Stewart, retired.

Michael H. Park, of New York, to be United States Circuit Judge for the Second Circuit, vice Gerard E. Lynch, retired.

Nicholas Ranjan, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Western District of Pennsylvania, vice Kim R. Gibson, retired.

Neomi J. Rao, of the District of Columbia, to be United States Circuit Judge for the District of Columbia Circuit, vice Brett M. Kavanaugh, elevated.

Chad A. Readler, of Ohio, to be United States Circuit Judge for the Sixth Circuit, vice Deborah L. Cook, retiring.

Timothy M. Reif, of the District of Columbia, to be a Judge of the United States Court of International Trade, vice Richard K. Eaton, retired.

Rodolfo Armando Ruiz II, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida, vice William J. Zloch, retired.

Allison Jones Rushing, of North Carolina, to be United States Circuit Judge for the Fourth Circuit, vice Allyson K. Duncan, retiring.

Lisa M. Schenck, of Virginia, to be a Judge of the United States Court of Military Commission Review.  (New Position)

Rodney Smith, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida, vice Robin S. Rosenbaum, elevated.

Michael J. Truncale, of Texas, to be United States District Judge for the Eastern District of Texas, vice Ronald H. Clark, retired.

Wendy Vitter, of Louisiana, to be United States District Judge for the Eastern District of Louisiana, vice Helen G. Berrigan, retired.

Kent Wetherell, II, of Florida, to be United States District Judge for the Northern District of Florida, vice John Richard Smoak, retired.

Allen Cothrel Winsor, of Florida, to be United States District Judge for the Northern District of Florida, vice Robert L. Hinkle, retired.

Joshua Wolson, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Eastern District of Pennsylvania, vice James Knoll Gardner, retired.

Patrick R. Wyrick, of Oklahoma, to be United States District Judge for the Western District of Oklahoma, vice David L. Russell, retired.

John Milton Younge, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Eastern District of Pennsylvania, vice Mary A. McLaughlin, retired.

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President Donald J. Trump Announces Intent to Nominate Judicial Nominees  [The White House. 2019-01-22]

Today President Donald J. Trump announced his intent to nominate the following judicial nominees:

Rossie David Alston, Jr., of Virginia, to be United States District Judge for the Eastern District of Virginia.

Roy Kalman Altman, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida.

Raul M. Arias-Marxuach, of Puerto Rico, to be United States District Judge for the District of Puerto Rico.

Bridget S. Bade, of Arizona, to be United States Circuit Judge for the Ninth Circuit.

Miller Baker, of Louisiana, to be a Judge of the United States Court of International Trade.

Thomas P. Barber, of Florida, to be United States District Judge for the Middle District of Florida.

Pamela A. Barker, of Ohio, to be United States District Judge for the Northern District of Ohio.

Campbell Barker, of Texas, to be United States District Judge for the Eastern District of Texas.

Kenneth D. Bell, of North Carolina, to be United States District Judge for the Western District of North Carolina.

Wendy Williams Berger, of Florida, to be United States District Judge for the Middle District of Florida.

Joseph F. Bianco, of New York, to be United States Circuit Judge for the Second Circuit.

Jean-Paul Boulee, of Georgia, to be United States District Judge for the Northern District of Georgia.

Holly A. Brady, of Indiana, to be United States District Judge for the Northern District of Indiana.

Andrew Lynn Brasher, of Alabama, to be United States District Judge for the Middle District of Alabama.

Brian C. Buescher, of Nebraska, to be United States District Judge for the District of Nebraska.

James David Cain, Jr., of Louisiana, to be United States District Judge for the Western District of Louisiana.

Stephen R. Clark, Sr., of Missouri, to be United States District Judge for the Eastern District of Missouri.

Clifton L. Corker, of Tennessee, to be United States District Judge for the Eastern District of Tennessee.

Daniel Desmond Domenico, of Colorado, to be United States District Judge for the District of Colorado.

Philip M. Halpern, of New York, to be United States District Judge for the Southern District of New York.

Richard A. Hertling, of Maryland, to be a Judge of the United States Court of Federal Claims.

Ryan T. Holte, of Ohio, to be a Judge of the United States Court of Federal Claims.

Karin J. Immergut, of Oregon, to be United States District Judge for the District of Oregon.

Matthew J. Kacsmaryk, of Texas, to be United States District Judge for the Northern District of Texas.

Damon Ray Leichty, of Indiana, to be United States District Judge for the Northern District of Indiana.

Thomas Marcelle, of New York, to be United States District Judge for the Northern District of New York.

Paul B. Matey, of New Jersey, to be United States Circuit Judge for the Third Circuit.

Corey Landon Maze, of Alabama, to be United States District Judge for the Northern District of Alabama.

Matthew Walden McFarland, of Ohio, to be United States District Judge for the Southern District of Ohio.

Eric D. Miller, of Washington, to be United States Circuit Judge for the Ninth Circuit.

David Steven Morales, of Texas, to be United States District Judge for the Southern District of Texas.

Sarah Daggett Morrison, of Ohio, to be United States District Judge for the Southern District of Ohio.

Eric E. Murphy, of Ohio, to be United States Circuit Judge for the Sixth Circuit.

Carl J. Nichols, of the District of Columbia, to be United States District Judge for the District of Columbia.

Howard C. Nielson, Jr., of Utah, to be United States District Judge for the District of Utah.

Michael H. Park, of New York, to be United States Circuit Judge for the Second Circuit.

Nicholas Ranjan, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Western District of Pennsylvania.

Neomi J. Rao, of the District of Columbia, to be United States Circuit Judge for the District of Columbia Circuit.

Chad A. Readler, of Ohio, to be United States Circuit Judge for the Sixth Circuit.

Timothy M. Reif, of the District of Columbia, to be a Judge of the United States Court of International Trade.

Rodolfo Armando Ruiz II, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida.

Allison Jones Rushing, of North Carolina, to be United States Circuit Judge for the Fourth Circuit.

Lisa M. Schenck, of Virginia, to be a Judge of the United States Court of Military Commission Review.

Rodney Smith, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida.

Michael J. Truncale, of Texas, to be United States District Judge for the Eastern District of Texas.

Wendy Vitter, of Louisiana, to be United States District Judge for the Eastern District of Louisiana.

Kent Wetherell, II, of Florida, to be United States District Judge for the Northern District of Florida.

Allen Cothrel Winsor, of Florida, to be United States District Judge for the Northern District of Florida.

Joshua Wolson, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Eastern District of Pennsylvania.

Patrick R. Wyrick, of Oklahoma, to be United States District Judge for the Western District of Oklahoma.

John Milton Younge, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Eastern District of Pennsylvania.