Pubblicato in: Geopolitica America del Nord, Giustizia, Senza categoria

Trump. 16 Stati chiedono alla Suprema Corte di ripristinare il travel ban.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-12.

Supreme Court

Sarebbe opportuno cercare di evitare di credere che i più esagitati e rumorosi abbiano ragione. Usualmente hanno torto.

La ragione dovrebbe essere data a chi porge i propri argomenti in modo logicamente ineccepibile, non a chi strilla di più. Chi poi usi la violenza, si squalifica da solo.

Ed i liberals democratici stanno strillando perché Mr Trump sta tagliandoli via dal potere e dal governo indiretto del denaro pubblico. Lo odiano. I liberals odiano la democrazia esattamente come la odiavano Lenin, Stalin, Hitler, Mussolini, e compagnia varia: sono culturalmente dei rivoluzionari.

Immortale odium et numquam sanabile vulnus.

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«Texas and officials with 15 other states filed briefs with the Supreme Court on Monday asking the justices to reinstate President Trump’s travel ban policy, saying they’re convinced it’s both legal and justified»

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«The Executive Order classifies aliens by nationality — not religion»

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«In addition to Texas, the states that signed the brief are: Alabama, Arizona, Arkansas, Florida, Kansas, Louisiana, Montana, North Dakota, Ohio, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee and West Virginia. Mississippi Gov. Phil Bryant also signed the brief»

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Il fatto che i media siano nella quasi totalità in mano ai liberals democratici non dovrebbe far dimenticare che gli elettori hanno votato Mr Trump alla presidenza, ed hanno conquistato ai repubblicani sia il Congresso sia il Senato.

Adesso aspettiamo il verdetto della Corte Suprema, fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso.

Il mondo non avrà pace fino a tanto che i liberals democratici non saranno dichiarati fuori legge.


The Washington Times. 2017-06-08. 16 states ask Supreme Court to revive Trump travel ban

Texas and officials with 15 other states filed briefs with the Supreme Court on Monday asking the justices to reinstate President Trump’s travel ban policy, saying they’re convinced it’s both legal and justified.

The states said Mr. Trump has broad powers under the law to decide whom to admit, and said U.S. law is replete with examples of the government singling out groups for different treatment in immigration contexts.

The states also said courts should be wary of extending the full array of constitutional rights, including entry to the U.S., to foreigners living outside the country.

And pushing back against lower courts that have identified Mr. Trump’s policy as a “Muslim ban,” the states said that’s a striking misreading of the president’s orders.

“The Executive Order classifies aliens by nationality — not religion. The Order’s temporary pause in entry by nationals from six countries and in the refugee program neither mentions any religion nor depends on whether affected aliens are Muslim,” the states said. “The Executive Order therefore is emphatically not a ‘Muslim ban.’”

In addition to Texas, the states that signed the brief are: Alabama, Arizona, Arkansas, Florida, Kansas, Louisiana, Montana, North Dakota, Ohio, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee and West Virginia. Mississippi Gov. Phil Bryant also signed the brief.

Lower courts have halted Mr. Trump’s policy. Last week, the Trump administration asked the Supreme Court to take the case and lift the injunctions, allowing the president’s extreme vetting policy to take effect again.

Mr. Trump’s updated executive order issued in March would create a 90-day halt on many admissions from six terrorist-connected countries identified by Congress and the Obama administration: Iran, Libya, Somalia, Sudan, Syria and Yemen.

The order also imposes a 120-day pause on admission of refugees.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Economia e Produzione Industriale, Geopolitica America del Nord

Trump. Nafta addio? Sembrerebbe molto probabile.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-27.

2017-04-27__Nafta__001

«Il North American Free Trade Agreement (Accordo nordamericano per il libero scambio), conosciuto anche con l’acronimo NAFTA, nei paesi di lingua spagnola, come TLCAN (Tratado de Libre Comercio de América del Norte o più semplicemente TLC) e, nel Canada francese come ALÉNA (Accord de libre-échange nord-américain), è un trattato di libero scambio commerciale stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico e modellato sul già esistente accordo di libero commercio tra Canada e Stati Uniti (FTA), a sua volta ispirato al modello dell’Unione europea.»

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«It was published just days after Trump levied a tariff on imports of softwood lumber from Canada, decrying unfair competition.»

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«People are getting more nervous after the U.S. imposed a tariff to Canada»

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«Report says move is still under consideration at White House»

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«A week ago, the U.S. president called Nafta a “disaster.”»

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Insomma, non tirano mica più certi venti.

I bond messicani stanno riducendo le quotazioni in modo significativo.

America first.


Bloomberg. 2017-04-26. Here Are the Markets Moving on Reports That Trump Will Drop Nafta

– Mexican peso sinks along with shares of Kansas City Southern

– Report says move is still under consideration at White House

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Mexico’s peso, the Canadian dollar and shares of companies that rely on cross-border trade plunged on speculation the Trump administration was close to scrapping Nafta. The moves slowed a surge in riskier assets sparked by President Donald Trump’s promise to unveil Wednesday a proposal to overhaul U.S. taxes.

The administration has prepared a draft of an executive order to withdraw from the trade accord, Politico reported Wednesday, citing White House officials it didn’t identify. The move is still under internal debate, according to the article. It was published just days after Trump levied a tariff on imports of softwood lumber from Canada, decrying unfair competition. A week ago, the U.S. president called Nafta a “disaster.”

“People are getting more nervous after the U.S. imposed a tariff to Canada,” said Andres Jaime, a foreign-exchange strategist at Barclays Plc in New York.

1) The Mexican peso dropped the most since January.

2) Shares of Kansas City Southern, which gets half its revenue from Mexico, plunged as much as 4.2 percent after the report.

3) Canada’s dollar reversed earlier gains.

4) Mexican auto-parts maker Nemak SAB sank to a two-month low.

5) Magna International Inc., a Canadian parts supplier, erased a gain and traded lower.

6) The cost to insure Mexican government bonds against default jumped the most in a month.

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Geopolitica America del Nord, Sistemi Economici

Trumpnomics. Punto di vista di Unicredit.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-23.

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Nuovo Presidente, nuova politica economica degli Stati Uniti.

«Trump vorrebbe fare approvare un amnistia finanziaria, per consentire alle aziende che detengono denaro fuori dagli USA di rimpatriarlo»

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«Alcuni analisti prevedono entrate per possibili 2.6 trilioni di dollari, con conseguente impatto positivo per il biglietto verde»

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Uno dei punti caratterizzanti il programma del Presidente Trump è la riduzione delle tasse che gravano sulla classe media o, meglio, su ciò che ne rimane.

Tutto il resto andrebbe di conserva.


Trend Online. 2016-11-19. Occhi puntati sulla Trumpnomics

Quando nello scettiscismo generale nel 1980 fu eletto a presidente Ronald Reagan, nessuno poteva immaginare che qualche anno dopo gli studenti di economia avrebbero trovato sui loro testi i principi della cosiddetta dottrina “Reaganomics” che caratterizzò il decennio con una fase espansiva dell’economia americana, dopo la depressione degli ultimi anni 70.

Il contesto globale è più difficile di allora e la globalizzazione del sistema ha un impatto immediato sulle decisioni, con immediata diffusione globale delle notizie e degli effetti sui mercati. Pertanto ogni proposta della nuova amministrazione Usa, sarà vagliata con la massima attenzione, soprattutto nella fase iniziale, con una forte influenza sui mercati. L’indirizzo politico che sembra orientare la nuova presidenza di Trump, è stato letto dai mercati in questa settimana, con un possibile rialzo dell’inflazione, aumento del debito e conseguente rialzo dei tassi.

Molti gestori hanno alleggerito le posizioni, risentendone in particolare i titoli a lunga scadenza e quelli dei paesi emergenti, mentre tutto sommato la componente azionaria internazionale ha mantenuto costanti le quotazioni. Si scommette ora su un quasi sicuro rialzo dei tassi, inoltre si guarda al fatto che Trump vorrebbe fare approvare un amnistia finanziaria, per consentire alle aziende che detengono denaro fuori dagli USA di rimpatriarlo. Alcuni analisti prevedono entrate per possibili 2.6 trilioni di dollari, con conseguente impatto positivo per il biglietto verde.

Sui governativi europei questi fattori si sono fatti sentire con un deciso rialzo dei rendimenti sia sui paesi “core” che su quelli periferici. Se prendiamo il rendimento del Bund tedesco a 10 anni che fino a qualche settimana fa quotava in terreno negativo, lo troviamo ora vicino allo 0,3%; mentre il nostro Btp decennale ha sfondato il muro del 2% di rendimento, cosa che non avveniva dal giugno del 2015. La pressione non è mancata anche sui corporate, dove gli spread si sono allargati.

Non vi sono state aste di governativi nella settimana, ma si sono riviste le agenzie di rating, con Standard&Poor che ha confermato il rating sovrano dell’Italia a BBB-, con outlook stabille.

Dopo Moody’s e Fitch, anche S&P ha confermato il rating AA (Francoforte: A116XAnotizie) + con outlook stabile degli Stati Uniti. Fitch alza il rating dell’Ucraina a B- con outlook stabile. I bond governativi decennali, dopo la ristrutturazione, prezzano in area 89 con un rendimento vicino al 10%.

Il colosso energetico russo Gazprom, presente sul mercato obbligazionario con varie emissioni denominate sia in rubli che in altre valute forti, ha collocato nuovi bond in euro. La nuova obbligazione è stata prezzata alla pari presso investitori istituzionali, ma è scesa di un punto e mezzo una volta trattato sul secondario, a causa della debolezza del mercato. Il gruppo energetico ha raccolto 1 miliardo di euro che serviranno a rifinanziare debiti in scadenza offrendo agli investitori un tasso cedolare del 3.125%. Il bond è senior, negoziabile per importi minimi di 100.000 euro e con cedola corrisposta una volta all’anno; il rimborso è previsto in un’unica soluzione a scadenza il 17 novembre 2023. Il gruppo si è attivato anche per un road show che partirà dal 21 novembre per presentare una nuova emissione in Franchi Svizzeri.

Il Messico in vista della scadenza del bond 4,25% luglio 2017, si è portato avanti a fare funding, collocando un nuovo bond sul mercato obbligazionario in euro per 1.2 miliardi con scadenza 15 gennaio 2025 ed una cedola annua fissa del 1.375%, che riflette il rating del paese ad A3/BBB+/BBB+. Inoltre è stato fatto un incremento di 700 milioni sul titolo già in circolazione, 23 febbraio 2031, cedola fissa del 3.375%. Il “reoffer price” è stato a 114,285 che esprime un rendimento effettivo del 2,25% circa.

Pfizer (NYSE: PFEnotizie) , la più grande società nel mondo operante nel settore della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci ha collocato sul mercato obbligazioni per 8.5 miliardi di dollari con l’emissione di titoli a tre, cinque, dieci, venti e trenta anni offrendo rendimenti che partono dal 1.70% per arrivare al 4.125% per la scadenza trentennale. Le obbligazioni hanno rating A e sono negoziabili per importi minimi di 2.000 dollari.

Tornano i social bond di Ubi (Taiwan OTC: 6562.TWOnotizie) . Le obbligazioni, emesse da Ubi Banca (Amsterdam: UF8.ASnotizie) , hanno taglio minimo di sottoscrizione pari a 1.000 euro, durata 3 anni, cedola semestrale, tasso annuo lordo pari a 0.30% il primo anno, 0.45% il secondo anno e 0.60% il terzo anno. Sono in sottoscrizione dal 15 novembre al 7 dicembre 2016, salvo chiusura anticipata.

A2A (EUREX: 928195.EXnotizie) prepara bond fino a 1 miliardo di euro dopo la pubblicazione dei risultati dei primi nove mesi del 2016. I proventi saranno utilizzati ai fini di una o più operazioni di liability management aventi ad oggetto il riacquisto o lo scambio di emissioni obbligazionarie precedentemente effettuate dalla società al fine di allungare la vita media del debito di gruppo.

World Bank ha collocato nuovi bond in lire turche sul mercato Mot con l’obiettivo di finanziare progetti di sviluppo nei paesi membri beneficiari; in questo caso la Turchia. Le obbligazioni World Bank 6.80% 2019 hanno scadenza il 16 novembre 2019, sono state collocate alla pari per un importo di 12 milioni di lire turche e corrispondono una cedola a tasso fisso del 6.80% pagabile in euro su base trimestrale il 16 febbraio, maggio, agosto e novembre. Il titolo è negoziabile pe importi minimi di 8.000 RY, circa 2.250 euro. Sempre con la stessa finalità Worl Bank ha collocato anche nuovi bond in pesos messicani. Si tratta di obbligazioni senior collocate per 75 milioni di pesos messicani con una cedola a tasso fisso del 4.10% pagabile in euro su base trimestrale il 16 febbraio, maggio, agosto e novembre. Il titolo è negoziabile per importi minimi di 40.000 pesos, circa 1820 euro e il rimborso è previsto in un’unica soluzione il 16 novembre 2019.

Tra le altre operazioni di mercato, Telecom Italia (Amsterdam: TI6.ASnotizie) che applica la conversione sul bond convertendo 2016 al prezzo dell’azione di 0,7634, riducendo così il debito di 1.3 miliardi di euro.

Monte dei Paschi (Milano: BMPS.MInotizie) ha lanciato offerta di riacquisto su 11 bond subordinati e le obbligazioni subordinate saranno convertite in nuove azioni di Banca Mps (Amsterdam: BJ6.ASnotizie) nell’ambito dell’aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro.

La Cassa del Trentino ha dato mandato per collocare una nuova obbligazione con scadenza a dieci anni e struttura con ammortamento. L’ammontare dell’operazione è di 60 milioni di euro e il rating del bond è A3.

La tedesca Deutsche Lufthansa (IOB: 0H4A.ILnotizie) ha organizzato in questi giorni un roadshow tra gli investitori per presentare i suoi risultati e studiare una nuova emissione entro fine anno.

Di Carlo Aloisio

Senior Broker Unicredit

Pubblicato in: Amministrazione, Geopolitica America del Nord, Problemia Energetici, Sistemi Economici, Sistemi Politici, Unione Europea

Trump. Clima. ‘Unelected bureaucrats must be stopped’.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-13.

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«Two days after the election of Donald Trump as US president, arrangements are already underway to fulfill the Republican Party’s promise to kill the American agency implementing environmental regulations.»

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«According to media reports, Trump has selected one of the country’s best-known climate skeptics, Myron Ebell, to lead his transition team for the Environmental Protection Agency (EPA), which administers almost all environment and climate law in the US»

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«Ebell is chairman of the Cooler Heads Coalition, a group of nonprofits that “question global warming alarmism and oppose energy-rationing policies»

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«The Chinese government has already suggested that if the US does not meet its end of the bargain, neither will China.»

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«Ebell’s main mission may be to dismantle the organization he is selected to lead.»

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«The platform, which laid out promises for a future President Trump and a Republican Congress, pledges to end limits on CO2 emissions, pull the US out of the UN climate process, open protected forests to logging and end all subsidies to renewable energy. Republicans won control of both houses of congress in this week’s election.»

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«The Democratic Party does not understand that coal is an abundant, clean, affordable, reliable domestic energy resource»

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«Unelected bureaucrats must be stopped from furthering the Democratic Party’s agenda»

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Rileggiamoci con cura questa ultima frase, perché racchiude tutto lo spirito innovativo di Mr Trump.

«Unelected bureaucrats must be stopped»

Questa sola affermazione colpisce al cuore non solo il partito Democratico Americano, ma tutti i partiti socialisti ideologici del mondo, ivi compreso quello nostrano e casereccio.

Questo principio si applica non solo ai problemi climatici, sempre che essi esistano nella realtà e non solo per fare arricchire i socialisti.

Si applica a tutti gli apparati statali, a partire dalle Corti di Giustizia che interpretano le leggi a piacer loro e dei loro padroni.

Il governo deve ritornare nelle mani dei personaggi eletti e, quindi, degli elettori che li hanno espressi.

Si mettano l’animo in pace i sinistri: il popolo sovrano non li vuole più, non ne vuole più sapere, né in America né in Europa.

Hanno ancora tanto fiato sa strillare? Bene, lo conservino per le prossime elezioni.

 


Deutsche Welle. 2016-11-11. Trump prepares to dismantle US environmental law

President-elect Donald Trump has chosen a well-known climate skeptic to oversee the transition of the country’s Environmental Protection Agency. The Republican Party has pledged to shut down the regulatory entity.

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Two days after the election of Donald Trump as US president, arrangements are already underway to fulfill the Republican Party’s promise to kill the American agency implementing environmental regulations.

According to media reports, Trump has selected one of the country’s best-known climate skeptics, Myron Ebell, to lead his transition team for the Environmental Protection Agency (EPA), which administers almost all environment and climate law in the US. The team will coordinate with the existing agency management until Trump assumes office on 20 January.

Ebell is chairman of the Cooler Heads Coalition, a group of nonprofits that “question global warming alarmism and oppose energy-rationing policies.” He frequently appears in media and has testified before congress as a doubter of the existence of man-made climate change. He was once the subject of a censure motion in the British House of Commons after he criticized the UK’s chief scientific adviser for his views on global warming, according to his biography.

Ebell’s main mission may be to dismantle the organization he is selected to lead.

The Republican Party platform, adopted at the party convention in July, promises to dismantle the EPA and transform it into an “independent bipartisan commission similar to the nuclear regulatory commission”. The EPA was set up by Republican President Richard Nixon in 1970.

The platform, which laid out promises for a future President Trump and a Republican Congress, pledges to end limits on CO2 emissions, pull the US out of the UN climate process, open protected forests to logging and end all subsidies to renewable energy. Republicans won control of both houses of congress in this week’s election.

Erich Pica, the president of Friends of the Earth US, has called it “one of the most anti-environmental platforms we have ever seen”.

The Republican Party platform accuses the Democratic administration of outgoing President Barack Obama of having a “radical anti-coal agenda”.

“The Democratic Party does not understand that coal is an abundant, clean, affordable, reliable domestic energy resource,” it states.

“The environmental establishment has become a self-serving elite, stuck in the mindset of the 1970s,” the platform states. “Their approach is based on shoddy science, scare tactics, and centralized command-and-control regulation.”

End to clean energy

The Republicans also plan to repeal Obama’s Clean Power Plan, the main instrument for controlling carbon emissions from power plants. Without this plan, it would be impossible for the US to meet its emissions reduction commitments under the Paris accord.

The plan is to strip the EPA of any power to limit carbon emissions, according to the Republican platform. It does not envision replacing these regulatory instruments with any new limits on emissions such as market-based mechanisms, stating merely “we oppose any carbon tax.”

The Republicans will take a technology-neutral approach, forbidding subsidies to any renewable energy technologies, which should only receive private funding.

“We support the development of all forms of energy that are marketable in a free economy without subsidies, including coal, oil, natural gas, nuclear power and hydropower,” the document states.

Dismantling nature protection

“Unelected bureaucrats must be stopped from furthering the Democratic Party’s agenda,” the Republicans argue. To that end, nature protection rules administered by the EPA, an executive agency, should be either ended or transferred to the authority of individual states.

Additionally, the reach of the Endangered Species Act should be significantly curtailed, Republicans argue, so that species cannot be listed as endangered in one location if they exist in healthy numbers in another location.

The act has “stunted economic development, halted the construction of projects and burdened landowners,” the platform states.

The 200 million acres of land protected by the federal government should be “used to the best economic potential for the nation,” particularly with regard to logging timber, the Republicans argue.

Public lands should be opened to oil and gas exploration, including land in America’s outer continental shelf. Permission for such exploration, and for mineral extraction, should be expedited.

Trump win throws Marrakesh into disarray

Trump has promised several times to pull the US out of the global deal to limit emissions agreed in Paris last year and signed into law by President Barack Obama.

This pledge is also made in the Republican platform, which goes even further in calling for  an “immediate halt to US funding” for the UN Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), which organizes the yearly climate summits and monitors countries’ progress. It also proposes to ban scientific studies coming from the UN’s intergovernmental panel on climate change from being used as a basis for US lawmaking.

Because of President Obama’s speedy ratification, it would be possible for Trump to pull the US out of the deal. Also, since there is no punishment for non-compliance, Trump could simply not abide by the rules of the pact. The Chinese government has already suggested that if the US does not meet its end of the bargain, neither will China. Delegates are currently meeting at this year’s summit in Marrakesh, Morocco, and Trump’s victory has thrown the summit into uncertainty.

Fred Krupp president of the Environmental Defense Fund, said Trump’s election “has profoundly altered the landscape in which we work.”

Annette Loske, president of the European chapter of the International Federation of Industrial Energy Consumers, warned at the summit that European industries will resist measures that fight climate change if their competitors in the United States are not participating. She said the combat against global warming will be impossible if the US doesn’t participate.

Wilfred D’Costa from the Asian Peoples Movement on Debt and Development, said that “for communities in the global south, the US citizens’ choice to elect Donald Trump seems like a death sentence”.

“That a climate change denier can be elected as the most powerful man in the world will make efforts to reduce emissions and secure adequate funding for adaptation measures all the more difficult,” said Sabine Minninger, climate advisor for Brot für die Welt.

The talks in Marrakesh will continue for another week.

Pubblicato in: Amministrazione, Geopolitica America del Nord, Sistemi Politici

Mr Donald Trump. Profilo psicologico di un outsider.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-23.

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The Atlantic, una ottima rivista di studi politici, è uscita con un profilo psicologico di Mr. Donald Trump.

The Mind of Donald Trump

«Narcissism, disagreeableness, grandiosity—a psychologist investigates how Trump’s extraordinary personality might shape his possible presidency»

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Lo riportiamo perché non lo condividiamo che in parte.

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«extraordinary personality»

Su questo conveniamo completamente e, se fosse possibile, si vorrebbe aggiunge una considerazione molto politicamente scorretta.

Se è vero che negli Stati Uniti si fronteggiano due partiti, quello Repubblicano e quello Democratico, è altrettanto vero che esiste, vivo e vegeto, un partito trasversale che raggruppa la maggior parte dei deputati e senatori americani, riuniti indipendentemente dal partito di appartenenza.

Raramente il largo pubblico dimostra di aver razionalizzato questo fatto, ed i media se ne guardano molto bene anche solo dal menzionarlo.

Questo partito trasversale gode di molte caratteristiche, alcune delle quali esternabili, altre no, ma facilmente intuibili.

Sta di fatto che da moltissimi punti di vista eleggere un presidente repubblicano oppure un presidente democratico non fa nessuna differenza, tranne che in cose marginali propalate come differenze fondamentali.

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Orbene, Mr Trump non appartiene a questo partito trasversale.

Questa è la profonda ragione per la quale ha trovato ostilità feroci forse più nel suo partito repubblicano che non in quello democratico.

Ha vinto la nomination solo contando sulle proprie forze, ma non sembrerebbe essere forte a sufficienza da vincere la competizione elettorale.

Il fatto è che è un outsider: è estraneo al cartello ed al consorzio che gestisce il potere. Il potere non lo riconosce come proprio affiliato, e quindi lo rigetta. Tutti gli incardinati nel potere, repubblicani oppure democratici, sono contro di lui.

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Verosimilmente non sarà eletto.

Però non è stato un sacrificio vano.

Mr Trump ha dimostrato come l’elettorato americano sia inconsapevolmente stanco di questa manfrina che dura da oltre due secoli. È stanco dell’élite dominante, anche se non la conosce. È arrivato al punto di saturazione con il politicamente corretto ed inizia ad apprezzare chi lo abbia ripudiato.

Mr Trump ha dimostrato che il partito trasversale non è onnipotente: ha dimostrato che esercita ancora potere solo perché la gente glielo concede per incuria.

Queste mutazioni epocali richiedono tempo per prendere forma ed ancor più tempo per attecchire nel profondo, ma poi risultano essere resistenti peggio del cemento marino.

L’America si sta preparando all’uscita dalla scena mondiale.

Pubblicato in: Geopolitica America del Nord

Canada approva gasdotto Hudson’s Hope – Lelu Island. Ecologisti inferociti.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-30.

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«Canada has given Malaysia’s oil giant Petronas the green light to build a liquefied natural gas pipeline along its Pacific Northwest coast, imposing tough environmental protection requirements amid massive protests»

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«Canada’s Liberal government gave the go-ahead to the Petronas deal worth Can$36 billion ($27 billion, 24 billion euros), which includes a pipeline and two terminals to ship liquefied natural gas (LNG) to Asia»

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Questa notizia suggerisce alcune considerazioni.

  1. La devoluzione del socialismo ideologico internazionale ha privato gli ecologisti del retroterra politico ed economico che per decenni ha determinato il loro spadroneggiamento su ogni iniziativa ad esso contraria. In ogni caso comunque, ne ha ridotto in modo consistente le tangenti pretese.

  2. Non potendo convogliare il proprio gas naturale attraverso una direttrice nord – sud, causa il veto dell’Amministrazione Obama, i canadesi hanno optato per il gasdotto Hudson’s Hope → Lelu Island, ove saranno costruiti due impianti di liquefazione (LNG).

  3. L’intero progetto avrà un costo stimato di 36 miliardi di dollari canadesi, circa 24 miliardi di euro. Questa cifra rende l’idea del fatturato e del guadagno legato al transito del gas in questo gasdotto ed indirettamente dei ritorni economici di tutto il Canada.

  4. Del tutto sequenziale la strenua opposizione dei nativi locali, quattro gatti in croce, appoggiati dai soliti noti dei dimostranti professionisti. Che dell’ecologia se ne fanno un baffo: volevano solo una tangente troppo alta per poter essere pagata. Adesso hanno dovuto abbassare in modo consistente le loro pretese, ringraziando anche il cielo che Mr Trudeau e la Petronas sono stati fin troppo comprensivi. È una dei tanti segni che i tempi stanno mutando velocemente.

  5. Altrettanto significativo è l’appalto dato proprio alla Petronas. Per ignoranza e trascuratezza, l’Occidente continua a considerare i paese del sud – est asiatico dei pezzenti. Ciò non è più vero da un pezzo. Petronas fattura 79.25 miliardi Usd con un utile netto di oltre 25 miliardi. Per confronto, l’Eni fattura 90.984 miliardi con un utile netto di 8.783 miliardi di euro. La differenza di utile netto ottenuto è stridente: nulla da stupirsi se Petronas ha vinto la gara. È più efficiente. Ed ha anche un Governo alle spalle, non un oneroso collettore di tangenti.

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L’Occidente e gli Occidentali stentano fortemente a comprendere come i tempi scorrano velocemente e gli equilibri stiano cambiando a loro sfavore. In particolare, hanno difficoltà a capire che le loro imprese non sono più competitive su di un mercato ove la tassazione media è inferiore al 10%.

Una cosa è la realtà dei fatti ed un’altra il ragionare con archetipi mentali vetusti, da nobili decaduti.

È molto difficile dire se l’Occidente sia o meno ancora in tempo per riequilibrare la situazione, ma tutti questi elementi renderebbero il giudizio molto scettico.


Deutsche Welle. 2016-09-28. Canada approves controversial Petronas gas project

Canada has given Malaysia’s oil giant Petronas the green light to build a liquefied natural gas pipeline along its Pacific Northwest coast, imposing tough environmental protection requirements amid massive protests.

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Canada’s Liberal government gave the go-ahead to the Petronas deal worth Can$36 billion ($27 billion, 24 billion euros), which includes a pipeline and two terminals to ship liquefied natural gas (LNG) to Asia.

The government attached about 190 conditions – most of them to protect the environement – on its first decision on a major energy project since a pro-environment campaign swept Prime Minister Justin Trudeau to power last year. 

Environement Minister Catherine McKenna described the project as an “important opportunity to grow our economy,” and said it would re-build trust the country’s environmental assessment process.

“As the prime minister has emphasized, the only way to get resources to market in the 21st century is if it is done sustainably and responsibly. Today’s announcement reflects this commitment,” she added.     

Public resistance

Prime Minister Justin Trudeau has repeatedly said that the economy and environment should be pursued in parallel, without sacrificing one for the other. But Canadian environmental groups worry the pollution created will worsen global warming and destroy nature.

“How can Prime Minister Trudeau claim to be a climate leader on the international stage, while approving this new project that will become the single largest source of climate pollution in the country,” said Karen Mahon, national director of Stand. This government cannot make decisions like this while honoring their promises on climate change.”

Also Canada’s First Nations indigenous people are concerned about potential sullying of fishing waters. The deal means heavy LNG traffic through a maze of islands where salmon is a vital resource. “

“We will state our adamant opposition to this. The next step for us is litigation,” John Ridsdale, a hereditary leader with the Wet’suwet’en, known as Chief Na’Moks, told the news agency Bloomberg.

The two gas terminals – planned to be built on Lelu Island, near Prince Rupert on the Pacific coast – will have a combined capacity of 12 million tons per year, with the possibility of adding a third down the road.

The pipeline built by the operator TransCanada must cross 900 kilometers of British Columbia between Hudson’s Hope and ending at Lelu Island. The pipeline deal comes after Petronas in late 2012 acquired Canada’s Progress Energy Resources gas producer for $5.2 billion.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica America del Nord

Harvard dichiara guerra a Mr Obama.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-09-22.

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Gli allegati ed i link riportati fanno parte integrante dell’articolo. È materia delicata: quindi li si leggano con cura. Il testo dell’articolo iene conto della documentazione completa, nonsolo di quella riportata.



L’Harvard Business School ha lanciato un attacco severo contro il Presidente Obama.

Qui si può trovare la versione completa:

Harvard Business School. 2016-09-13. Problems Unsolved and a Nation Divided (pdf)

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«U.S. competitiveness has been eroding since well before the Great Recession. America’s economic challenges are structural, not cyclical. The weak recovery reflects the erosion of competitiveness, as well as the inability to take the steps necessary to address growing U.S. weaknesses»

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«Business has too often failed to play its part in recent decades, and a flawed U.S. political system has led to an absence of progress in government, especially in Washington.»

*

«While large firms have been able to prosper, small companies are struggling, startups are lagging, and small business is no longer the leading job generator.»

*

«Alumni working in smaller firms have more negative views of the U.S. business environment than alumni working in larger firms. Members of the general public see the same U.S. competitive weaknesses as HBS alumni but, unlike alumni, perceive far fewer strengths.»

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«The U.S. lacks an economic strategy, especially at the federal level. The implicit strategy has been to trust the Federal Reserve to solve our problems through monetary policy»

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«The top corporate tax problems, according to the surveyed business leaders, are the high corporate tax rate and the taxation of international income. Business leaders report overwhelming and bipartisan support (over 95%) for corporate tax reform. Consensus corporate tax reforms include reducing the statutory rate by at least 10 percentage points, moving to a territorial tax regime, and limiting the tax-free treatment of pass-through entities for business income.»

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«With federal lawmakers failing to deliver solutions, it is no surprise that Americans no longer trust their political leaders. Trust in the federal government has declined steadily over the Bush and Obama eras, and hit an all time low in 2015.40 In 1958, three out of four Americans trusted their government. Today less than one in five trust their government to do the right thing»

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«Harvard University points out that, despite claims of an “Obama Recovery,” in fact, the U.S. economy has continued to deteriorate in the aftermath of the “great recession.”  Among other things, Harvard attributes the economic deterioration to a “lack of economic strategy, especially at the federal level” and a “political system was once the envy of many nations” but has now “become our greatest liability.”»

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«Harvard argues that one of the primary causes of the sustained economic downturn has been a lack of an economic strategy from the federal government which has instead chosen to rely exclusively on accomodative Fed policies.»

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«Pessimism about the trajectory of U.S. competitiveness deepened in 2016, for the first time since we started surveying alumni in 2011. Fifty percent of the business leaders surveyed expect U.S. competitiveness to decline in the coming three years, while 30% foresee improvement and 20% no change.»

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«the American electorate has completely lost all faith in politicians.»

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«Moreover, people in the lowest income brackets, those Obama claims to care most about, have suffered the most under his presidency.»

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Il Report della Harvard University emette un ben duro verdetto sulla Presidenza Obama, persino più duro di quello dei suoi detrattori internazionali.

E noi saremmo stati ben più severi.


Zero Hedge. 2016-09-13. Harvard Crushes The “Obama Recovery” Farce With 9 Simple Charts

A couple of months back we posted 9 charts that, at least in our minds, debunked the myth of the “Obama Recovery” despite suggestions from the administration that any such efforts were just a futile attempt at “peddling fiction” (our original post: “These Are The 9 Zero Hedge Charts Showing “Obama’s Recovery” That Angered The Washington Post”). 

Turns out that Harvard likes to dabble in “fiction peddling” as well:

20160915-harvard-001

In a recent study entitled “Problems Unsolved and a Nation Divided” (study can be viewed in its entirety at the end of this post), Harvard University points out that, despite claims of an “Obama Recovery,” in fact, the U.S. economy has continued to deteriorate in the aftermath of the “great recession.”  Among other things, Harvard attributes the economic deterioration to a “lack of economic strategy, especially at the federal level” and a “political system was once the envy of many nations” but has now “become our greatest liability.”  Below are a couple of the key conclusions:

America’s economic performance peaked in the late 1990s, and erosion in crucial economic indicators such as the rate of economic growth, productivity growth, job growth, and investment began well before the Great Recession.

Workforce participation, the proportion of Americans in the productive workforce, peaked in 1997. With fewer working-age men and women in the workforce, per-capita income for the U.S. is reduced.

Median real household income has declined since 1999, with incomes stagnating across virtually all income levels. Despite a welcome jump in 2015, median household income remains below the peak attained in 1999, 17 years ago. Moreover, stagnating income and limited job prospects have disproportionately affected lower-income and lower-skilled Americans, leading inequality to rise.

Meanwhile, Harvard points out that “pessimism about the trajectory of U.S. competitiveness deepened in 2016” for the first time in 5 years. 

Pessimism about the trajectory of U.S. competitiveness deepened in 2016, for the first time since we started surveying alumni in 2011. Fifty percent of the business leaders surveyed expect U.S. competitiveness to decline in the coming three years, while 30% foresee improvement and 20% no change.

Harvard argues that one of the primary causes of the sustained economic downturn has been a lack of an economic strategy from the federal government which has instead chosen to rely exclusively on accomodative Fed policies.

The U.S. lacks an economic strategy, especially at the federal level. The implicit strategy has been to trust the Federal Reserve to solve our problems through monetary policy.

We assume Chuck Schumer agrees with that characterization…

Meanwhile, Harvard points out that the other key affliction of the U.S. economy is a completely broken political system that is “no longer delivering good results for the average American.”

The U.S. political system was once the envy of many nations. Over the last two decades, however, it has become our greatest liability. Americans no longer trust their political leaders, and political polarization has increased dramatically. Americans are increasingly frustrated with the U.S. political system. Independents now account for 42% of Americans, a greater percentage than that of either major party.

The political system is no longer delivering good results for the average American. Numerous indicators point to failure to compromise and deliver practical solutions to the nation’s problems. Political polarization has especially made it harder to build consensus on sensible economic policies that address key U.S. weaknesses. It is at the root of our inability to progress on the consensus Eight-Point Plan.

With that, here’s a look at some of our favorite charts.

First, the labor force participation rate has continued to decline after the “great recession” and currently stands at the lowest level since 1982.

20160915-harvard-002

But the total labor participation rate over the past couple of decades has benefited from women entering the work force.  If you just look at male labor force participation the drop off is even more pronounced. 

The key problem is that job creation has failed to recover to the levels experienced prior to the “great recession.”

20160915-harvard-004

Meanwhile, labor productivity has collapsed.

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And, of course, poor job growth and declining participation rates results in lower real household income.

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Per the chart below, the only counties across the country that have experienced real income growth in recent years has been areas where the economy is dominated by oil production…ironically, the industry that Obama has tried hardest to crush (as evidenced by his recent decision to unilaterally halt the construction of the Dakota Access Pipeline).

Moreover, people in the lowest income brackets, those Obama claims to care most about, have suffered the most under his presidency.

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And, lastly, this all comes as the American electorate has completely lost all faith in politicians.

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