Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regno Unito. Elezioni politiche 8 giugno. Prospezioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-27.

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L’otto giugno il Regno Unito si recherà alle urne per le elezioni politiche anticipate.

Regno Unito. Elezioni anticipate. Conservatori favoriti.

Al 27 marzo i conservatori erano accreditati per il 43.5% (381) seggi ed i laburisti per il 25.7% (182 seggi)

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Secondo le ultime proiezioni al 25 maggio, i conservatori sono accreditati per il 47.0% (387) seggi ed i laburisti per il 32.5% (189 seggi).

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Ricordiamo come nel Regno Unito si voti per collegi elettorali.

Le percentuali nazionali dei votanti sono sicuramente un dato interessante, ma ciò che conta è il numero di collegi ove un partito sia in grado di raggiungere la maggioranza, conquistando così un deputato.

Resta quindi facilmente comprensibile come lo Scottish National Party (SNP) sia proiettato ad conseguire 49 seggi pur disponendo in sede nazionale solo del 4.2% dei voti.

Pubblicato in: Persona Umana, Psichiatria

Facebook. Un mostro dai mille tentacoli nutrito dal gregge belante.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-27.

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Quando Lenin espresse la sua ferma volontà di impiccare tutti i borghesi il suo entourage si domandò donde mai avrebbe potuto procurarsi quantità così smisurate di corda.

«Ce le venderanno i borghesi».

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Di Lenin si può dire di tutto tranne che fosse uno sciocco. Conosceva a fondo la mente e la psicologia umana, e ben sapeva quanto fosse inutile sprecare energie a combattere persone che si sarebbero rovinate da sole, con le loro mani, con le loro parole. Ben difficilmente l’Nkvd svolgeva indagini attive: le era sufficiente avere una congrua rete di informatori. Non le servivano nemmeno troppi falsi testimoni.

Tranne le rare eccezioni di persone silenziose e riservate, quelle pochissime che sanno ascoltare, il restante dell’umanità prova una forza compulsiva a parlare in perenni soliloqui nei quali racconta anche quanto di più intimo e riservato accade nella propria vita.

Facebook colma la lacuna di un immane confessionale.

La persona, sola nella sua casa e non infrequentemente nel proprio ufficio, vi posta di tutto. Intavola colloqui che sono di norma discorsi tra sordi: non le interessa tanto cercare di capire ciò che l’altro voglia dire, quanto piuttosto esternare ciò che si pensa, o si crede di pensare.

Facebook è diventato in breve la succursale gratuita del lettino dello psichiatra o, meglio, di quello che la gente si crede sia il lettino dello psichiatra.

Spesso vi si urla la propria rabbia impotente, la propria delusione cocente, i propri rimpianti, il terrore di un futuro sconosciuto nell’evoluzione ma di aspetto sinistro.

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Così la gente si da sa sola, volontariamente, come il Cristo ai farisei.

Si illude di essere protetta dall’anonimato. Si è persino arrivati al punto che dei rapinatori postassero i selfi fatti durante la rapina, come se i poliziotti fossero fessi.

Lungi da noi l’idea di fare nomi commerciali, ma sono molteplici gli ottimi software di riconoscimento facciale così come quelli di analisi lessicale e sintattica degli scritti. E se questi sono commercialmente disponibili per piccoli personale, si potrebbe facilmente immaginare cosa possa essere al lavoro sui mainframe e nelle centrali di spionaggio. Dall’analisi delle fotografie si può risalire facilmente al giro di conoscenze ed amici.

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Così Facebook è diventato un grande auricolare del mondo.

«All of us, when we are uploading something, when we are tagging people, when we are commenting, we are basically working for Facebook»

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«We tried to map all the inputs, the fields in which we interact with Facebook, and the outcome»

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«We mapped likes, shares, search, update status, adding photos, friends, names, everything our devices are saying about us, all the permissions we are giving to Facebook via apps, such as phone status, wifi connection and the ability to record audio»

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Nota.

In ufficio è proibito portarsi il proprio cellulare o strumenti analoghi, esiste solo un telefono fisso e c’è un telefono a gettone per gli ospiti. I calcolatori non sono in rete. E vi si lavora benissimo.


Bbc. 2017-05-26. How Facebook’s tentacles reach further than you think.

Facebook’s collection of data makes it one of the most influential organisations in the world. Share Lab wanted to look “under the bonnet” at the tech giant’s algorithms and connections to better understand the social structure and power relations within the company.

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A couple of years ago, Vladan Joler and his brainy friends in Belgrade began investigating the inner workings of one of the world’s most powerful corporations.

The team, which includes experts in cyber-forensic analysis and data visualisation, had already looked into what he calls “different forms of invisible infrastructures” behind Serbia’s internet service providers.

But Mr Joler and his friends, now working under a project called Share Lab, had their sights set on a bigger target.

“If Facebook were a country, it would be bigger than China,” says Mr Joler, whose day job is as a professor at Serbia’s Novi Sad University.

He reels off the familiar, but still staggering, numbers: the barely teenage Silicon Valley firm stores some 300 petabytes of data, boasts almost two billion users, and raked in almost $28bn (£22bn) in revenues in 2016 alone.

And yet, Mr Joler argues, we know next to nothing about what goes on under the bonnet – despite the fact that we, as users, are providing most of the fuel – for free.

“All of us, when we are uploading something, when we are tagging people, when we are commenting, we are basically working for Facebook,” he says.

Image copyright Share Lab

The data our interactions provide feeds the complex algorithms that power the social media site, where, as Mr Joler puts it, our behaviour is transformed into a product.

Trying to untangle that largely hidden process proved to be a mammoth task.

“We tried to map all the inputs, the fields in which we interact with Facebook, and the outcome,” he says.

“We mapped likes, shares, search, update status, adding photos, friends, names, everything our devices are saying about us, all the permissions we are giving to Facebook via apps, such as phone status, wifi connection and the ability to record audio.”

All of this research provided only a fraction of the full picture. So the team looked into Facebook’s acquisitions, and scoured its myriad patent filings.

The results were astonishing.

Visually arresting flow charts that take hours to absorb fully, but which show how the data we give Facebook is used to calculate our ethnic affinity (Facebook’s term), sexual orientation, political affiliation, social class, travel schedule and much more.

One map shows how everything – from the links we post on Facebook, to the pages we like, to our online behaviour in many other corners of cyber-space that are owned or interact with the company (Instagram, WhatsApp or sites that merely use your Facebook log-in) – could all be entering a giant algorithmic process.

And that process allows Facebook to target users with terrifying accuracy, with the ability to determine whether they like Korean food, the length of their commute to work, or their baby’s age.

Pubblicato in: Trump

Montana. Urente débâcle per Mr Soros ed i suoi liberals democratici.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-26.

Raffaello Sanzio. 1513 - 1514. Madonna Sistina. Gemäldegalerie. Dresden__600x600

Raffaello Sanzio. 1513 – 1514. Madonna Sistina. Gemäldegalerie. Dresden.


Se Mr Soros ed i liberals democratici fossero vissuti nel ‘500, le cronache ci avrebbero tramandato frasi infuocate di questo tipo.

«Appaltata la volta della Sistina a Messer Michelangiolo e la Stanza della Signatura a Messer Raffaello. Società civile e femministe protestano vivamente per questa ennesima scelta maschilista che spregia il gender femminile.

Discriminate le pittrici femmine, di gran lunga migliori di questo Michelangelo e di quel Raffaello, che saranno dimenticati dalla storia. Cappella Sistina in quota rosa! Stanza della Signatura ai gay!»

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«Orripilante delitto perpetrato da Messer Raffaello, esecrabile omofobo. Sexual harassment nei confronti della Fornarina, alla quale palpeggiava le terga con sua visibile soddisfazione, per poi dipingerla in abiti discinti. Il popolo di Roma insorge contro questo ultimo orripilante abuso. Domani corteo lgbt di protesta.»

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«Manifestazione di protesta contro Messer Michelangiolo, che persiste a voler affrescare esseri di gender maschile nudi, simboli della fallocrazia imperante.»

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«Al Teatrino della Dogana, detto anche di Baldracca dal nome del quartiere, spettacolo di arte avanzata di Flaminio Scala ed Isabella Andreini: ‘Le femmine conquisteranno l’universo.’. Seguirà dibattito politico moderato da Müezzinzade Alì, Mehmet Shoraq, Uluč Alì e Murad Dragut ‘a Lepanto i mussulmani hanno lasciato vincere i crociati per amor di pace‘.»

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Ma Mr Soros ed i liberals democratici non vissero nel cinquecento, per cui si può tranquillamente vivere ignorando chi mai fosse Artemisia Gentileschi, i cui dipinti non richiamano certo grandi folle.

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Tornando ai tempi odierni, si sono tenute in Montana le elezioni per il rinnovo di un seggio al Congresso.

Tutti i media di Mr Soros e dei liberals democratici si erano scatenati contro il candidato repubblicano: la macchina del fango aveva lavorato a pieno regime, scaricando ogni tipologia di sterco su Mr Greg Gianforte, reo di militare nel partito del liberticida Mr Trump, più di una inenarrabile serie di tutto ciò che i liberals democratici considerano reati irredimibili.

L’ultimo, quello di aver reagito alle pesanti provocazioni di un giornalista socialista.

«Il popolo del Montana unito e compatto è sdegnato per la candidatura di Mr Greg Gianforte».

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Ed invece il “popolo del Montana” di quanto pensano i liberals democratici se ne è fatto un baffo a torciglione, uno di qua e l’altro di là:

«With about 96% of areas reporting, he has secured 51% of the vote. His Democratic rival Rob Quist has 43%.»

Otto urenti punti percentuali di distacco. Ed hanno votato un pro-life.

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«Gianforte has been supportive of Trump’s travel ban and health care reform, and backed the president’s decision to fire former FBI Director James Comey»

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«Thursday’s election leaves Democrats without a win in special elections since November, with Republicans having won contests in Louisiana, Kansas and now Montana»

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I liberals democratici affermavano a gran voce di essere i veri rappresentanti del popolo, ma quando si è andati a votare in Louisiana, Kansas e Montana gli Elettori hanno dato loro il benservito. Già: la gente ha votato il partito di Mr Trump.

«Democrat Rob Quist had hoped to turn the broad unpopularity of President Donald Trump into a win for national Democrats at the ballot box.»

Bene quanto sia impopolare il Presidente Trump lo hanno detto le urne: la “broad unpopularity” sarebbe soltanto un aspetto del delirio psichiatrico dei liberals democratici.

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Il mese entrante si terranno elezioni suppletive in California, Georgia and South Carolina, tutte roccaforti democratiche. Nessuno si straccerà le vesti se in quegli stati usciranno candidati democratici,

Ma mica è detto che escano.

Si mormora infatti che il malefico Mr Putin sta facendo un porta a porta a favore dei candidati repubblicani.

Proponiamo un’idea.

In molte nazioni il nazionalsocialismo ed il comunismo sono banditi per legge. Sarebbe raccomandabile mettere fuori legge anche i liberals democratici.


Bbc. 2017-05-26. Gianforte wins Montana vote despite ‘body slam’ charge

US Republican Greg Gianforte has won a special congressional election in Montana, just hours after he was charged with assaulting a UK reporter.

With about 96% of areas reporting, he has secured 51% of the vote. His Democratic rival Rob Quist has 43%.

Mr Gianforte has apologised for the incident in which he is accused of “body slamming” Ben Jacobs who works for the UK’s Guardian newspaper.

In a victory speech he said he had “learned a lesson” and was “sorry”.

A Fox News journalist who saw Wednesday’s incident said Mr Gianforte had “grabbed Jacobs by the neck with both hands and slammed him into the ground” after the reporter persisted in trying to question him.

‘Not proud’

Mr Gianforte had previously said Mr Jacobs had grabbed his wrist, pulling them both to the ground.

“When you make a mistake you have to own up to it, that’s the Montana way,” he said, after initial laughter among his supporters as he began to speak about the incident.

“Last night I made a mistake, I took an action that I can’t take back.

“I am not proud of what happened, I should not have responded in the way that I did, and I’m sorry,” he said.

“I should not have treated that reporter that way, and for that I’m sorry Mr Ben Jacobs,” he added.

He has been charged with misdemeanour assault, for which the maximum penalty is a $500 (£385) fine and a six-month jail term.

‘Unsettling’

Mr Gianforte, a multimillionaire technology executive and Christian conservative, beat Mr Quist, a banjo-playing folk singer, to fill an empty seat in the House of Representatives.

Mr Quist said he was “sure that Montanans will hold Mr Gianforte accountable.”

The vacancy in Montana arose after President Donald Trump appointed the previous holder of the seat, Ryan Zinke, as interior secretary.

Three of the state’s largest newspapers withdrew their endorsements of Mr Gianforte after the violent incident on the eve of the vote.

The state’s Democratic governor, Steve Bullock, described it as “a wake-up call to all Montanans and Americans”.

“It is unsettling on many levels that Greg Gianforte physically assaulted a journalist and then lied, refusing to take responsibility for his actions,” he said in a statement.

More than a third of the votes were cast by mail before it took place, an electoral official told Reuters.

Republicans have held the state’s single seat in the House for two decades.

The party has, in general, been downplaying the case and casting it as an errant mistake, BBC North America reporter Anthony Zurcher says.

But critics are drawing the line between the rhetoric of President Trump – in which he has dubbed certain media outlets as “enemies of the American people” – and the incident, our correspondent adds.


Cnn. 2017-05-26. Republican Greg Gianforte wins Montana special election, CNN projects

Bozeman, Montana (CNN) Republican Greg Gianforte has won the special election for Montana’s open US House seat, CNN projects, defeating Democrat Rob Quist and capping off a whirlwind final 36 hours of the campaign that saw Gianforte being charged for allegedly assaulting a reporter.

In his acceptance speech, Gianforte apologized by name to Ben Jacobs, the Guardian reporter who accused the Republican of “body-slamming” him and breaking his glasses.

“When you make a mistake, you have to own up to it,” Gianforte told his supporters at his Election Night rally in Bozeman. “That’s the Montana way.”

Saying he was “not proud” of his behavior, he added, “I should not have responded the way I did, for that I’m sorry. I should not have treated that reporter that way, and for that I’m sorry, Mr. Ben Jacobs.”

Members of the supportive crowd shouted, “You’re forgiven.”

With 87% of precincts reporting, Gianforte had 181,255 votes — or 50.6% of the vote, compared to Quist who has 156,130 votes, 43.6% of the vote, according to Edison Research.


Abc. 2017-05-26. Greg Gianforte wins Montana special election a day after being charged with assault

Just 24 hours after being charged with assault for allegedly body-slamming a reporter in his Bozeman campaign office, Republican Greg Gianforte has won the special election for the U.S. House seat in Montana, The Associated Press has projected.

The race was thrust into the national spotlight in dramatic fashion on Wednesday night after Guardian reporter Ben Jacobs described being “body-slammed” by the GOP candidate, and a Fox News crew who witnessed the incident said the former technology and software executive “grabbed Jacobs by the neck with both hands and slammed him into the ground behind him.”

“I’m sick and tired of you guys,” Gianforte said in audio of the event released by The Guardian. Jacobs told “Good Morning America” Thursday morning, “I went from being vertical one moment to being horizontal the next.”

Nearly 70 percent of votes in Montana were cast early — before the alleged assault took place.

Speaking to supporters in Bozeman late Thursday night after his win had been called, Gianforte apologized for his actions.

“When you make a mistake you have to own up to it, that’s the Montana way,” Gianforte said. “Last night I made a mistake… That’s not the person I am and it’s not the way I’ll lead in this state.”

“Rest assured, our work is just beginning, but it does begin with me taking responsibility for my own actions,” he added. “You deserve a congressman who stays out of the limelight and just gets the job done.”

Gianforte’s apology contradicts the statement his campaign released Wednesday evening blaming the incident on “aggressive behavior from a liberal journalist.”

Republican National Committee Chairwoman Ronna McDaniel released a statement following Gianforte’s victory approving of his decision to apologize.

“Congressman-elect Greg Gianforte was right to apologize for his actions in Wednesday’s incident,” McDaniel said. “Tonight’s apology was a good first step toward redemption and I hope Gianforte continues to work toward righting his wrong.”

Democrat Rob Quist had hoped to turn the broad unpopularity of President Donald Trump into a win for national Democrats at the ballot box.

Trump won the state by more than 20 percentage points in November’s election, though the state re-elected its incumbent Democratic Gov. Steve Bullock by a narrow margin on the same day.

The U.S. House seat became vacant after Trump tapped Republican Congressman Ryan Zinke to become Secretary of the Interior.

The day after the alleged assault, House Speaker Paul Ryan condemned Gianforte’s behavior and called for him to apologize, but didn’t say he should withdraw from the race.

“There is no time where a physical altercation should occur with the press or just between human beings,” he told reporters. “So, that is wrong and it should not have happened.”

Three Montana newspapers who had previously endorsed the candidate withdrew their endorsement on Wednesday night, but President Donald Trump, who had endorsed Gianforte via a robocall, did not have a comment Thursday on the alleged assault.

Gianforte has been supportive of Trump’s travel ban and health care reform, and backed the president’s decision to fire former FBI Director James Comey.

Before running for the congressional seat, Gianforte unsuccessfully ran for Governor of Montana in 2016. Before that, he was a technology and software company executive — his assets range between $96 and $328 million, according to the Associated Press.

Thursday’s election leaves Democrats without a win in special elections since November, with Republicans having won contests in Louisiana, Kansas and now Montana. But they’ll have more chances next month, as candidates battle for House seats in three special elections in California, Georgia and South Carolina.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Giustizia

Brasile. Il problema della corruzione, vera o presunta, è mondiale.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-26.

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Quanto sta accadendo in Brasile potrebbe essere maieutico a livello generale.

Il Brasile ha avuto un lungo periodo di crescita economica tumultuosa. Nel 1991 il pil raggiungeva i 500 miliardi Usd all’anno, e nel 2011 era arrivato a 2,616.2 miliardi: si era quintuplicato.

Se da un punto di vista tecnico una pausa di assestamento e riflessione era logica, essa è coincisa con una severa crisi politica. Era ovvio desiderio di tutti il poter godere della nuova ricchezza.

Il pil procapite era salito a 11,796.27 Usd l’anno: ma questo è un valor medio. Come solitamente avviene nei periodi di crescita tumultuosa, accanto a ricchezze di notevole entità continuavano a persistere sacche di altrettanto notevole povertà, per non dire francamente miseria.

Questa è la situazione tipica nella quale attecchiscono i partiti politici che proclamano l’intollerabilità di codesta situazione e promettono un riequilibrio forzoso della distribuzione della ricchezza prodotta.

Andarono al potere i socialisti di Lula e, quindi, della Rousseff.

In quel mentre, il mondo era scosso da una crisi globale di severa portata, fatto questo che ha concorso a destabilizzare il sistema economico brasiliano.

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Il problema della corruzione è vecchio quanto è vecchio il mondo.

Per essere chiari, è un problema non risolvibile.

Ci si dovrebbe accontentare di contenerla entro limiti accettabili e, soprattutto, di non utilizzarla come arma impropria.

Cerchiamo di chiarirci alcuni punti, opinabili, ma chiari.

In primo luogo, è destituito di sano buon senso che un governante che gestisca budget di centinaia, e spesso migliaia, di miliardi possa accontentarsi di stipendi ridicolmente bassi: qualche centinaia di migliaia di euro. Nella finanza e nell’industria persone che gestiscano cifre del genere percepiscono emolumenti di decine di milioni, oltre i benefit. È del tutto naturale che in tale situazione il governante rubi a man bassa: lui ed il suo entourage.

In secondo luogo, da un punto di vista globale è irrilevante il latrocinio e l’arricchimento indebito del governante e dei suoi sodali. In termini percentuali, per tanto che si appropri indebitamente, sarà pur sempre una quota trascurabile. È ben peggio, perché percepita da tutti come pericolo incombente, una corruzione quantitativamente molto inferiore e financo modesta, ma esercitata da tutti i punti di potere, anche gli infimi. L’uomo della strada si sente più vessato dal vigile urbano che gli commina multe ingiuste se non gli si allungano cinquanta euro di mancia, dall’agente di fisco che lo perseguita fino a tanto che non riceve la fatidica busta, dal burocrate che nega un permesso dovuto fino a tanto che non si senta gratificato a livello personale. Sono quasi invariabilmente la piccola corruzione periferica, così come la microcriminalità, a far definire “corrotto” un sistema”.

In terzo luogo, se è naturale che i giudici siano di per sé stessi corrotti servi del potere, la corruzione diventa percepibile quando la faziosità politica scende dai livelli massimi a quelli infimi. Dal giudizio emesso per una causa condominiale e, soprattutto, in quelle relative al piccolo contenzioso fiscale. Velocità e risultati dei procedimenti intentati contro la pubblica autorità sono sensibilissima cartina di tornasole di quanto diffusa sia la corruzione.

In quarto luogo, si diffidi, ed anche molto profondamente, quando un sistema giudiziario rimuove dai suoi ordinamenti il segreto istruttorio, ovvero non lo applica: quello stato è de facto sotto un regime dittatoriale.

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Nei momenti di instabilità politica, la accusa di corruzione è arma micidiale sotto la condizione di disporre di adeguate casse di risonanza, quali i media.

Inventata ed usata con magistrale maestria dai giacobini di infelice memoria, l’accusa di corruzione transita immediatamente da ipotesi di indagini a qualcosa di financo peggio di sentenza cassata.

Nodo cardine è la rimozione del segreto istruttorio. Se infatti in un sistema sociale e politico ragionevolmente sano è del tutto logico che i magistrati indaghino su chi abbia il potere, anche se quasi di norma indagano sui nemici politici ed economici  del potere stesso, è altrettanto vero che molto spesso tali indagini esitano in un nulla di fatto.

In carenza del segreto istruttorio, l’avviso di reato diventa un’arma più potente di una pistolettata nel cranio.

Francia. Dominique Strauss-Kahn e François Fillon. Vite parallele.

«La riabilitazione post mortem o brevemente riabilitazione (in russo: реабилитация?, traslitterato in inglese come reabilitatsiya o, accademicamente, reso come reabilitacija) è una dichiarazione ufficiale o un provvedimento dell’autorità giudiziaria con cui si riconosce l’innocenza di una persona deceduta, ingiustamente condannata, reintegrandone l’onorabilità.» [Fonte]

Un caso paramount fu quello di Michajl Tuchačevskij, maresciallo, capo di stato maggiore dell’Armata Rossa, fucilato nel 1937, e riabilitato trenta anni dopo. Meglio tardi che mai, sia chiaro, ma tanto Tuchačevskij era stato assassinato legalmente.

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Adesso in Brasile c’è un gran chaos politico.

Senza stabilità politica non è possibile un sia pur minimo progresso economico.

Si colgano pure le occasioni propizie: bruschi cali delle quotazioni indotte da istanze politiche possono essere utilmente impiegati e sfruttati. Ma si rimanga nei limiti del ragionevole.


Sole 24 Ore. 2017-05-19. Brasile, scandalo tangenti sul presidente: crollano Borsa e real

Scossone politico nella notte in Brasile, con conseguenze immediate sui mercati finanziari del Paese. Due imprenditori hanno consegnato alla giustizia delle registrazioni secondo le quali lo scorso marzo il presidente Michel Temer autorizzò il pagamento di mazzette all’ex presidente dei deputati, Eduardo Cunha. Lo afferma il quotidian O Globo, ricordando che l’obiettivo di Temer era quello di comprare il silenzio di Cunha, suo ex alleato politico in carcere, per evitare eventuali delazioni contro la presidenza nell’ambito dell’inchiesta “Lava Jato”. Cunha lo scorso marzo è stato condannato a 15 anni di carcere nell’ambito di un’inchiesta che vede al centro la compagnia di Stato perolifera Petrobras, accusata di aver incassato tangenti in cambio di appalti. È lui l’uomo che ha guidato il processo di impeachment che esattamente un anno fa ha portato alla destituzione dell’ex presidente Dilma Rousseff per presunte irregolarità contabili nel bilancio federale.

In serata il Supremo Tribunale Federale del Brasile ha aperto un’inchiesta per presunta ostruzione della giustizia contro il presidente. Lo ha annunciato la stessa alta corte.

Crollano Borsa e real

Gli effetti sui mercati, intanto, non si sono fatti attendere. La Borsa di San Paolo è precipitata. Le contrattazioni sono state sospese dopo che l’indice Bovespa dei principali titoli è crollato del 10%. Gli investitori, i quali temono una nuova paralisi politica del paese che freni la ripresa in corso dopo mesi di recessione, hanno punito tutti i titoli fra cui Petrobras (-20%) e Banco do Brasil (-23%). Male anche il real, la moneta nazionale, crollata del 5% sul dollaro e di oltre il 7% sull’euro.

Tramite il proprio ufficio, Temer ha smentito le accuse, precisando «di non aver mai sollecitato il silenzio dell’ex deputato Cunha». Il presidente, viene sottolineato, «non ha autorizzato alcuna iniziativa per evitare la delazione». Intanto però il Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano ha sospeso oggi dal suo incarico parlamentare il senatore ed ex candidato presidenziale Aecio Neves e la Procura Generale ha chiesto all’alta corte di ordinare il suo arresto, sempre nel quadro dell’inchiesta sul pagamento di tangenti. I due imprenditori che hanno chiamato in causa Temer sono Joesley e Wesley Batista, proprietari di uno dei gruppi coinvolti nello scandalo della carne avariata brasiliana di qualche mese fa. Entrambi, ricordano i media, hanno concordato con la procura un accordo, ancora non in vigore, per rivelare i tentativi di Temer di limitare le inchieste anti-corruzione.

Alessandro Moron, del partito di opposizione Rete per la sostenibilità guidato da Marina Silva, ha chiesto l’impeachment del capo dello Stato. Da parte loro, i senatori del partito dei lavoratori fondato dall’ ex presidente Lula si sono riuniti nella notte per pronunciarsi sul caso.

Michel Temer non ha intenzione di dimettersi: lo ha riferito lo stesso presidente . «Sto vivendo il peggior momento della mia vita» ha dichiarato Temer ai suoi collaboratori, riferisce la stampa brasiliana, precisando che il presidente ritiene di essere stato vittima di una “cospirazione” da parte dei proprietari del gruppo JBS, Joesley e Wesley Batista, i quali lo hanno registrato nel momento in cui autorizzava il pagamento al quale i due imprenditori si sono riferiti.

Temer ha in programma per oggi colloqui con una ventina di politici, secondo l’agenda resa nota dal suo ufficio stampa. E d’altra parte intende chiedere alla Corte Suprema il testo completo reso dai Batista nella loro «delazione premiata» (collaborazione con i magistrati in cambio di uno sconto di pena, ndr).

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Trump

Trump. Sentenza della Corte Federale del 4° Circuito.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-26.

Stalin ed Ezov

Questo articolo tratta una materia specialistica, per comprendere a fondo la quale sarebbe utile avere almeno qualche rudimento di diritto e giurisprudenza americana.

Potrebbero essere suggeribili:

– Horwitz MJ. La trasformazione del diritto americano.

– Tir F. Il writ of certiorari davanti alla Corte suprema. Principi, strategie, ideologie

– Raccolta guidata di sentenze di Common Law. Legal English casebook.

– Tesauro P. Lezioni di diritto pubblico americano.

Trump. Marcia verso la conquista del vero potere. – Bbc.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

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«A federal appeals court upheld a block on President Trump’s extreme vetting executive order, in a ruling Thursday that said the president’s policy, while cloaked in national security concerns, “drips with religious intolerance, animus, and discrimination” toward Muslims»

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«“Congress granted the President broad power to deny entry to aliens, but that power is not absolute. It cannot go unchecked when, as here, the President wields it through an executive edict that stands to cause irreparable harm to individuals across this nation,” Chief Judge Roger L. Gregory said in the controlling opinion for the 4th U.S. Circuit Court of Appeals»

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«Judge Gregory, first nominated to the court by former President Bill Clinton, went through a lengthy description of then-candidate Trump’s proposal for a ban on Muslim entrants to the U.S., then drew a chain between those comments and Mr. Trump’s words and actions as president.»

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«nine judges ruled that the Trump administration overstepped its bounds, while three judges backed the president’s order as lawful»

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«All nine of the judges who upheld the injunction were nominated by Democrats, while the three judges who dissented were appointed by Republican presidents, underscoring the deep ideological divisions that have spread across the federal judiciary»

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Non sono al momento disponibili notizie se l’Amministrazione intenda o meno coinvolgere la Corte Suprema, adesso a maggioranza repubblicana.

Tuttavia questo avvenimento ben si presta a trarne alcune considerazioni.

– Ad essere benevoli, si stanno scontrando nelle Corti Federali due opposte visioni giuridiche. Una sostiene che le leggi debbano essere applicate così come esse sono, l’altra sostiene che i giudici debbano interpretare le leggi sulla base del senso corrente.

Il dibattito giuridico presenta molti aspetti interessanti, e non solo tecnici, ma anche di filosofia del diritto. Tuttavia il punto nodale più che giuridico è logico formale. Le conclusioni alle quali pervengono i giudici dovrebbero essere logicamente deducibili dalle leggi, senza l’inoculazione di artefatti ideativi estranei e, sopratutto, incoerenti. Nel caso della corrente giudiziaria interpretativa il nome stesso trae in inganno: più che interpretare genera nuovi concetti giuridici che applica, imponendone il rispetto, in surroga ad un potere politico cui invece ciò spetterebbe.

– Ad essere malevoli si fa peccato ma quasi invariabilmente ci si azzecca, diceva il buon Andreotti. Si prende atto come tutti i nove giudici intepretazionisti appartengano al partito democratico, mentre quelli testuali al partito repubblicano.

Di conseguenza, più che scontro tra diverse concezioni giuridiche, elemento questo sempre rispettabile, si tratterebbe piuttosto di scelte politiche, elemento questo pienamente contestabile.

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Ribadiamo come negli ultimi decenni le Corti di Giustizia federali americane abbiamo subito una impressionante deriva politica, trasformandole da nobili posti di amministrazione della giustizia in centri di potere politico lib dem.

Questo spiega le attuali difficoltà che incontra a governare il Presidente Trump.

Nel contempo, spiega altrettanto bene l’urgenza di bonificare dagli elementi liberal democratici tali corti. Servono giudici imparziali.

Trump. Nomine dei giudici federali nel primo circuito.

Trump. Lunedì scatta l’operazione sulle Corti di Giustizia. Una vera rivoluzione.

Trump. Se gli riuscisse questo colpo sarebbe chiamato il Grande.

Mr Trump. Secondo alcuni non avrebbe fatto nulla. White House Actions.

Trump. Marcia verso la conquista del vero potere. – Bbc.

Trump. Deobamizzare la Civil Rights Division.

Trump. Neil Gorsuch nominato alla Suprema Corte. Sviluppi futuri.

Usa. La Suprema Corte del Wisconsin rigetta una petizione sui giudici.

Giudice Ruth Bader Ginsburg, Decano della Corte Suprema degli Stati Uniti.


The Washington Times. 2017-05-25. Appeals court upholds block on Trump’s extreme vetting policy

A federal appeals court upheld a block on President Trump’s extreme vetting executive order, in a ruling Thursday that said the president’s policy, while cloaked in national security concerns, “drips with religious intolerance, animus, and discrimination” toward Muslims.

“Congress granted the President broad power to deny entry to aliens, but that power is not absolute. It cannot go unchecked when, as here, the President wields it through an executive edict that stands to cause irreparable harm to individuals across this nation,” Chief Judge Roger L. Gregory said in the controlling opinion for the 4th U.S. Circuit Court of Appeals

The ruling maintains a national injunction preventing the Homeland Security Department from blocking admissions of visitors from six majority-Muslim countries. It also prevents the department from temporarily suspending the refugee program.

Judge Gregory, first nominated to the court by former President Bill Clinton, went through a lengthy description of then-candidate Trump’s proposal for a ban on Muslim entrants to the U.S., then drew a chain between those comments and Mr. Trump’s words and actions as president.

That, the judge wrote, amounts to “religious animus” that runs afoul of the First Amendment.

The decision was complicated, with multiple concurrences and dissents. But nine judges ruled that the Trump administration overstepped its bounds, while three judges backed the president’s order as lawful.

All nine of the judges who upheld the injunction were nominated by Democrats, while the three judges who dissented were appointed by Republican presidents, underscoring the deep ideological divisions that have spread across the federal judiciary.

The appeals court said a district court, which first issued the injunction, had gone too far by including Mr. Trump himself in the blockade.

“We therefore lift the injunction as to the President only. The court’s preliminary injunction shall otherwise remain fully intact,” Judge Gregory ordered.

Mr. Trump had initially sought to halt almost all entries from persons from Iran, Iraq, Libya, Somalia, Sudan, Syria and Yemen — all countries first identified by Congress or the Obama administration as danger spots.

His first executive order, issued in January, was blocked by the courts, and he returned with a new order in March he said was written to accommodate the courts’ concerns. The new order dropped Iraq from the list after that country promised better cooperation and vetting of travelers.

But the 4th Circuit ruled the “animus” Mr. Trump showed toward Muslims during the campaign colored the new order, which it dubbed “EO-2.”

Pubblicato in: Giustizia, Senza categoria

La fabbrica del divorzio indissolubile, anzi, eterno.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-25.

Tribunale 010

Articolo fortemente politicamente scorretto: i benpensanti si astengano dal leggerlo.

Verissimo: il titolo sembrerebbe essere scazontico. Ma lo è perché riflette una legislazione ed una giurisprudenza che rasentano i limiti della schizofrenia.

Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza, per quanto possibile trattando un simile argomento.

In Italia il matrimonio è indissolubile in modo ben più stretto di come lo aveva concepito Papa San Gregorio Magno.

Infatti, se è mera formalità adire alla separazione e quindi al divorzio, questo ultimo scioglie dai vincoli giuridici ma lascia intatti quelli economici. In altri termini, non è tanto un matrimonio indissolubile, bensì un matrimonio eterno.

Se è di comune buon senso il disporre impegni economici per il mantenimento della prole fino al suo ingresso nel mondo del lavoro, impegno questo a termine, è ancora oggetto di ampio dibattito quello relativo al mantenimento del coniuge “economicamente più debole“.

Questo aspetto si presta infatti ad ogni sorta di abusi, ben difficilmente documentabili in forma compiuta.

Il problema di fondo è se e come il divorzio estingua il dovere al mantenimento.

Alcune sentenze della Suprema Corte di cassazione sembrerebbero  favorevoli ad un taglio completo, altre invece sembrerebbero sostenere l’opposto: un maldicente potrebbe dire, suffragandolo dalle sentenze, che il giudizio dei giudici dipende più da fattori amicali che di diritto. D’altra parte, qui mica che applichino le leggi: le interpretano.

In Italia, come altrove peraltro, è ben più importante avere giudici amici piuttosto che ragione. In ogni caso, essere femmina è titolo sufficiente ad avere tutti gli emolumenti eterni. La reclamata parità dei sessi è una pura e semplice presa per i fondi. Stiamo vivendo un periodo di tirannide femminile.

*

Il caso più frequente è quello di una donna che sposa una persona abbiente e dopo qualche tempo si separa prima e divorzia dopo. Essendo essa “economicamente più debole” ed adducendo tutte le difficoltà ad trovarsi un lavoro con cui vivere, si è costituita una sorta di pensione esentasse a vita. A ciò si aggiunga come, in accordo alla Weltanschauung vigente, la donna anche nullipara risulta sempre essere privilegiata, fatto questo cui contribuiscono in modo fattivo i giudici femmine, che applicano più le ideologie che le leggi. È il trionfo del concetto di oι μέν και οι δέν.

Su questa base è stata allestita una vera e propria fabbrica di divorzi.

*

Ad agitare le acque è arrivata la recente sentenza di Cassazione 11504/2017.

Questo è il passo degno di nota:

«Deve, peraltro, sottolinearsi che il carattere condizionato del diritto all’assegno di divorzio – comportando ovviamente la sua negazione in presenza di «mezzi adeguati» dell’ex coniuge richiedente o delle effettive possibilità «di procurarseli», vale a dire della “indipendenza o autosufficienza economica” dello stesso – comporta altresì che, in carenza di ragioni di «solidarietà economica», l’eventuale riconoscimento del diritto si risolverebbe in una locupletazione illegittima, in quanto fondata esclusivamente sul fatto della “mera preesistenza” di un rapporto matrimoniale ormai estinto, ed inoltre di durata tendenzialmente sine die: il discrimine tra «solidarietà economica» ed illegittima locupletazione sta, perciò, proprio nel giudizio sull’esistenza, o no, delle condizioni del diritto all’assegno, nella fase dell’an debeatur.

Tali precisazioni preliminari si rendono necessarie, perché non di rado è dato rilevare nei provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto l’assegno di divorzio una indebita commistione tra le due “fasi” del giudizio e tra i relativi accertamenti che, essendo invece pertinenti esclusivamente all’una o all’altra fase, debbono per ciò stesso essere effettuati secondo l’ordine progressivo normativamente stabilito.»

Ci si permette di ricordare come il termine “locupletazione” significhi arricchimento, spesso a danno di altri.

«l’eventuale riconoscimento del diritto si risolverebbe in una locupletazione illegittima, in quanto fondata esclusivamente sul fatto della “mera preesistenza” di un rapporto matrimoniale ormai estinto, ed inoltre di durata tendenzialmente sine die»

*

Di seguito riportiamo una raccolta di titoli di sentenze di cassazione, classificate per tipologia di problema.


Sole 24 Ore. 2017-05-22. Divorzio, ecco le mosse per ridurre l’assegno all’ex

Partono le richieste di revisione dell’assegno di divorzio dopo la sentenza della Cassazione 11504 del 10 maggio scorso (relativa al divorzio tra l’ex ministro Vittorio Grilli e Lisa Lowenstein), che ha mandato in soffitta il criterio della «conservazione del tenore di vita» per sostituirlo con quello dell’«indipendenza economica».

Ma è davvero così semplice ora, per il coniuge obbligato, ottenere la revoca o la riduzione dell’assegno di divorzio? Non proprio. La sentenza della Cassazione, nei fatti, rende meno scontato il riconoscimento del mensile perché lo subordina solo alla mancanza di mezzi adeguati e all’impossibilità di procurarseli (articolo 5, comma 6, della legge 898/70), sganciandolo dal «tenore di vita durante il matrimonio» che, tra l’altro, la legge sul divorzio non cita. Chi vuole agire per la revoca, quindi, deve provare che l’ex coniuge può mantenersi da sé o che potrebbe attivarsi in tal senso.

Una guida per decidere come muoversi, oltre che dalla recente sentenza, deriva dalla giurisprudenza degli ultimi anni. I giudici hanno infatti individuato alcuni casi in cui l’assegno può essere revocato o ridotto.

La sentenza del 10 maggio ha indicato quattro punti da tenere in considerazione per valutare l’autosufficienza dell’ex: i redditi di qualsiasi specie; i cespiti patrimoniali immobiliari e mobiliari; la capacità e la possibilità effettive di lavoro personale; la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Assegno divorzile, ecco cosa cambia dopo la sentenza della Cassazione

Per convincere il giudice a revocare l’assegno, dunque, il divorziato potrà tentare di documentare il possesso, da parte dell’altro, di redditi o beni. Ma, se questi mancano, la partita si fa più complessa: non è semplice provare la capacità al lavoro del beneficiario o le concrete chance di trovarne uno. Dall’altra parte, per chi teme di perdere l’assegno, è consigliabile archiviare domande di lavoro, annunci o iscrizioni al collocamento, che attestino la buona volontà di rendersi indipendenti. Anche se la stessa Cassazione con sentenza 11538 dell’11 maggio scorso ha chiarito che a chi percepisce l’assegno non si può chiedere la prova dell’impossibilità di trovare lavoro, soprattutto se la non indipendenza si desume anche da altri fattori.

Finora, la giurisprudenza ha cancellato l’assegno divorzile, anche a prescindere dall’esistenza di «mezzi adeguati» per vivere, se il beneficiario ha avviato una stabile convivenza con un altro (Cassazione, 25528/2016), perché il divorziato rescinde così ogni legame con la vita precedente. Non solo: l’assegno è stato revocato anche in un caso in cui non è stata provata la natura amorosa del nuovo legame del beneficiario (Cassazione, 6009/2017). Secondo i giudici, inoltre, può ottenere la cancellazione dell’assegno anche l’obbligato benestante, se lo suggeriscono le altre condizioni previste dalla legge (Tribunale di Roma, 8 gennaio 2016), ma non basta la condizione di disoccupazione dell’obbligato, se ha altre fonti di reddito (Cassazione, ordinanza 10099/2016).

Fin qui la revoca. Nella partita sulla riduzione dell’assegno entrano invece gli altri criteri, da valutare in base alla durata del rapporto, dettati sempre dall’articolo 5, comma 6, della legge sul divorzio: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o comune e redditi. Ecco come li ha applicati finora la giurisprudenza.

I giudici hanno ridotto l’assegno alla divorziata che, tornando a vivere dai suoi, ha migliorato le condizioni di vita, mentre il coniuge ha perso il lavoro (Cassazione, 10787/2017). Cifra ribassata anche per la titolare di una modesta pensione sociale (Cassazione, 18092/16). E l’importo da pagare è stato ridotto anche per l’obbligato che ha avuto un figlio dalla nuova compagna e che quindi deve affrontare nuove spese (Cassazione 14521/2015). Infine, anche il crollo professionale dell’obbligato può essere un elemento che motiva la riduzione dell’assegno (Cassazione, 21670/2014), ma non se è avvenuto per sue scelte azzardate (Cassazione 14143/2014).

Divorzio, al via le battaglie per rivedere gli accordi patrimoniali

IN SINTESI I CRITERI STABILITI DAI GIUDICI

SI ALLA REVOCA:

  • il coniuge coabita con un altro partner, anche se manca la prova che tra i due vi sia, effettivamente, una convivenza more uxorio, apparendo legati, in società, solo da un’«affettuosa amicizia» (Cassazione, ordinanza 6009 dell’8 marzo 2017);

    • il coniuge tenuto a pagare l’assegno ha consistenti disponibilità economiche e personalità discutibile, ma vengono comunque utilizzati (senza limiti) i criteri di legge per la riduzione (fino all’azzeramento) dell’assegno: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, durata del matrimonio, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ognuno o comune (Tribunale di Roma, sentenza dell’8 gennaio 2016)

NO ALLA REVOCA:

  • il coniuge tenuto a pagare l’assegno è disoccupato e l’ex moglie lavora, ma l’uomo possiede molti immobili che gli consentono di mantenere un significativo standard di vita, mentre l’ex moglie svolge lavori umili e malretribuiti (Cassazione, ordinanza 10099 del 17 maggio 2016);

  • gli ex hanno mantenuto in comproprietà la casa coniugale, che non produce reddito valutabile ai fini dell’assegno (Cassazione, ordinanza 8158 del 22 aprile 2016);

  • il coniuge beneficiario dell’assegno è lavoratore saltuario e “in nero” (Cassazione, ordinanza 4175 del 2 marzo 2016)

SI ALLA RIDUZIONE:

  • l’ex moglie se è tornata a vivere dai genitori e per questo non ha subito un peggioramento delle condizioni di vita e l’ex marito, obbligato a versarle il mensile, ha perso il lavoro e ha difficoltà ad adempiere l’obbligazione (Cassazione, ordinanza 10787 del 3 maggio 2017);

  • all’ex moglie viene riconosciuta la pensione sociale. Il fatto che la beneficiaria possa contare su un reddito fisso, seppur modesto, è motivo per un nuovo vaglio delle condizioni economiche delle parti (Cassazione, sentenza 18092 del 15 luglio 2016);

  • l’ex coniuge tenuto a pagare l’assegno ha un figlio dalla nuova compagna. Va disposto – dovendosi soppesare i diritti acquisiti con le esigenze del nuovo nucleo familiare (Cassazione, sentenza 11438/2014) – il riesame delle condizioni economiche degli ex coniugi (Cassazione, ordinanza 14521 del 10 luglio 2015);

  • l’ex tenuto a pagare l’assegno ha perso il lavoro (Cassazione, ordinanza 21670 del 14 ottobre 2014)

NO ALLA RIDUZIONE:

  • le difficoltà economiche dell’obbligato sono state causate dalle sue scelte poco oculate, come un acquisto immobiliare inopportuno. Peraltro, l’ammontare dei redditi dell’ex coniuge, raggiunto da un accertamento di evasione fiscale, era presumibilmente superiore a quanto dichiarato (Cassazione, ordinanza 14143 del 20 giugno 2014).

SI ALL’AUMENTO:

  • la richiesta è motivata solo dalla crescita dei figli e dal mutare dei loro bisogni. Per far salire l’importo si esige una valutazione di quanto, concretamente, occorra ai figli, da parametrarsi all’aggiornata situazione economica dei genitori (Cassazione, ordinanza 8151 del 22 aprile 2016);

  • la domanda è basata sull’incremento delle spese derivanti dal trasferimento dei figli in una facoltà fuori sede, ma i figli stessi hanno redditi saltuari, derivanti da borse di studio e lavori estivi o collaterali allo studio (Cassazione, ordinanza 439 del 14 gennaio 2016);

  • l’ex marito riceve una cospicua eredità; i giudici aumentano l’assegno per i figli ma non quello per l’ex moglie (Tribunale di Roma, sentenza 581 del 2015)

NO ALL’AUMENTO:

  • l’ex coniuge, oltre a lavorare in un’impresa affermata e a disporre di una sua casa, si dedica a passatempi costosi, come la caccia e la guida di auto potenti, mentre l’ex moglie, malata, è lavoratrice saltuaria nel settore agricolo (Cassazione, ordinanza 2574 del 10 febbraio 2015);

  • l’assegno è l’unica entrata della ex coniuge beneficiaria che, per età, non è più idonea a iniziare a lavorare (Cassazione, sentenza 19000 del 10 settembre 2014)

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Rivolta contro Soros. Tribunale. Greenpeace è organizzazione criminale a fini estorsivi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-25.

Rainbow Warrior III Construction

Greenpeace.

«Greenpeace è un’organizzazione globale indipendente che sviluppa campagne e agisce per cambiare opinioni e comportamenti, per proteggere e preservare l’ambiente e per promuovere la pace. Come?

Favorendo una rivoluzione energetica che aiuti ad affrontare il principale pericolo per il nostro pianeta: i cambiamenti climatici;

Difendendo i nostri oceani, sfidando la pesca eccessiva e distruttiva e creando una rete globale di riserve marine;

Proteggendo le ultime foreste primarie del mondo e gli animali, le piante, le popolazioni che da esse dipendono;  

Lavorando per il disarmo e la pace, affrontando le cause dei conflitti e chiedendo l’eliminazione di tutte le armi nucleari;

Creando un futuro libero da sostanze tossiche grazie ad alternative più sicure dei composti chimici oggi presenti nei prodotti;

Promuovendo l’agricoltura sostenibile, rifiutando gli organismi geneticamente modificati, proteggendo la biodiversità, incoraggiando pratiche agricole responsabili.»

*

«In Canada Greenpeace è imputata in tribunale per diffamazione»

Ha deliberatamente ed artatamente diffuso a scopo di lucro notizie false e calunniose sul conto della società Resolute Forest Products, spacciandole per “verità scientifiche“.

* * * * * * *

È interessante sapere cosa abbia detto Greepeace in giudizio, davanti alla Corte Giudicante.

«Meanwhile, a decision is pending on the fate of a related $300-million lawsuit Resolute filed in the United States against Greenpeace based on laws aimed at combating organized crime. The suit alleges the eco-group has indulged in a “criminal scheme” against Resolute»

*

«Greenpeace admits its attacks on forest products giant were ‘non-verifiable statements of subjective opinion’»

*

«Greenpeace, after repeated attacks against Canada’s biggest forest products company for “destroying,” Canada’s boreal forests, now says that it was merely stating an opinion about the logging activity, not a fact»

*

«But now Greenpeace says it never intended people to take its words about Resolute’s logging practices as literal truth.»

*

«The “Forest Destroyer” statement cannot be proven true or false, it is merely an opinion.»

*

«Greenpeace adds that its attacks on Resolute “are without question non-verifiable statements of subjective opinion and at most non-actionable rhetorical hyperbole.”»

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«È triste che tutte le accuse di Greenpeace siano contro persone che non possono difendersi contro le organizzazioni che ricattano i clienti per raccogliere fondi»

*

Greenpeace admits its attacks on forest products giant were ‘non-verifiable statements of subjective opinion’

Kevin Libin: Environmentalists admit you shouldn’t believe what they say — but they want your money anyway

Russia’s War Against Greenpeace: When Local Resistance Turns Violent

* * * * * * *

Ricapitoliamo.

Una volta davanti a dei Giudici, Greenpeace ammette IN tRIBUNALE:

– che quanto asserisce sono opinioni, “non-verifiable statements“: in parole povere, nulla di scientificamente dimostrato, scientificamente inconsistenti, bufale, per parlare come si mangia.

– “it was merely stating an opinion about the logging activity, not a fact”: una opinione non suffragata da nessun fatto oggettivo. E loro si  sciacquavano la bocca di essere i depositari della verità scientifica”

– “non-verifiable statements of subjective opinion and at most non-actionable rhetorical hyperbole.”. Ossia esagerazioni iperboliche partorite da menti patologicamente oniriche. Non solo bugie e menzogne, ma anche del tutto inverosimili, credibili solo da parte di corrotti od imbecilli.

*

Benissimo.

Ora sappiamo cosa è Greenpeace e quali bubbole siano le sue idee.

Ma non basta.

«organizzazioni che ricattano i clienti per raccogliere fondi»

Chi paga il pizzo non è importunato, chi non paga la tangente è massacrato, coperto di fanghiglia.

Greenpeace è un’organizzazione criminale a delinquere.

E, tanto per parlare politicamente corretto, chiunque la sostenga se ne fa complice.

Domandiamoci:

“Sei una persona onesta oppure sostieni Greenpeace e le sue opinioni?”

Nota.

Indovinate chi patrocina Greenpeace.


Il Foglio. 2017-05-17. Greenpeace imputata per diffamazione. E oltre alla multa rischia la beffa

In Canada Greenpeace è imputata in tribunale per diffamazione. A citarla in giudizio è la multinazionale Resolute Forest Products: se vincesse otterrebbe la chiusura della storica associazione ambientalista, a cui ha chiesto 220 milioni di dollari di risarcimento.

La questione riguarda le attività dell’azienda nella foresta boreale nel nord del Canada, dove Resolute, che è la più importante cartiera canadese, taglia gli alberi per produrre carta. L’azienda di Montreal, secondo Greenpeace, violerebbe però i diritti delle popolazioni indigene della foresta boreale e minaccerebbe le specie animali incidendo con la deforestazione sul loro habitat. Anni di campagne e di denuncia sono valsi all’associazione ambientalista la causa che oggi si trova a fronteggiare, con l’accusa di aver diffuso informazioni false che penalizzano l’immagine di Resolute sulla base di una legge originariamente pensata per combattere il crimine organizzato, la Racketeer Influenced and Corrupt Organization Act (Rico). Nella denuncia depositata presso la Corte distrettuale della Georgia del Sud si legge – tra le altre cose – che Greenpeace “è una frode globale”, che il suo primo obiettivo “è raccogliere fondi e non salvare l’ambiente” e che le donazioni sono richieste con modi “allarmisti” ed “emozionali”.

Ma l’aspetto emblematico della storia non è tanto quello giudiziario, quanto quello della comunicazione. I due fronti infatti non si sfidano solo davanti ai giudici ma anche davanti all’opinione pubblica: entrambi hanno gli strumenti per condurre importanti campagne di marketing e sono due giganti nei loro rispettivi contesti. Da una parte Greenpeace, che ha pubblicato un rapporto interattivo sul suo sito con tutti i riferimenti storici e ambientali e ha lanciato un video in cui spiega la vicenda. Ma, dopo anni di campagne aggressive sembra però aver calmato i toni. Dall’altro la multinazionale, che rilanciando uno spigliato orgoglio industriale ha affidato a un blog una serie di interventi per ricostruire la storia dal suo punto di vista, usando invece il linguaggio aggressivo fin ora adottata dall’associazione.

Resolute ha spiegato che, con i suoi metodi aggressivi di marketing, Greenpeace diffama e calunnia le imprese, spesso incapaci di difendersi e costrette a subire le ingiurie. Per dimostrare di operare nel rispetto dell’ambiente, ha postato una serie di riferimenti alle leggi forestali del Canada e ai metodi ambientali usati per ripiantare gli alberi, rigenerare la foresta e tutelare l’habitat.

 “C’è differenza tra la libertà di parola e la diffamazione” sostiene la Resolute, secondo cui le frasi retoriche e le opinioni espresse da Greenpeace durante le sue campagne non sono giustificabili come semplici slogan pubblicitari. Perciò oggi l’associazione dovrà rispondere delle parole pronunciate, che hanno “impattato sulla vita delle persone, di chi ha perso il lavoro e vissuto le ripercussioni socio economiche” di quella “disinformazione”, ha detto Seth Kursman, capo della comunicazione e della sostenibilità di Resolute.


Financial Post. 2017-03-06. Greenpeace admits its attacks on forest products giant were ‘non-verifiable statements of subjective opinion’

Greenpeace, after repeated attacks against Canada’s biggest forest products company for “destroying,” Canada’s boreal forests, now says that it was merely stating an opinion about the logging activity, not a fact.

After years of weathering attacks on its forestry practices, Montreal-based Resolute Forest Products Inc. last year sued Greenpeace in United States District Court in Georgia under racketeering statutes, alleging that Greenpeace’s repeated attacks on Resolute, to raise money for Greenpeace, amount to criminal activity.

In its claim, Resolute noted that Greenpeace has lobbied big Resolute paper customers, such as the Rite-Aid pharmacy chain (which printed its flyers on Resolute newsprint), encouraging them to switch suppliers, because, said Greenpeace, Resolute is a “forest destroyer.”

But now Greenpeace says it never intended people to take its words about Resolute’s logging practices as literal truth.

“The publications’ use of the word “Forest Destroyer,” for example, is obvious rhetoric,” Greenpeace writes in its motion to dismiss the Resolute lawsuit. “Resolute did not literally destroy an entire forest. It is of course arguable that Resolute destroyed portions of the Canadian Boreal Forest without abiding by policies and practices established by the Canadian government and the Forest Stewardship Council, but that is the point: The “Forest Destroyer” statement cannot be proven true or false, it is merely an opinion.”

Greenpeace adds that its attacks on Resolute “are without question non-verifiable statements of subjective opinion and at most non-actionable rhetorical hyperbole.”

None of the allegations by Resolute or Greenpeace has been tested in this case, which remains before the courts.

Richard Garneau, the chief executive of Resolute, who himself hails from the company’s centre of logging operations in the Saguenay region north of Quebec City, seized on Greenpeace’s admissions in an op-ed published Thursday in the conservative U.S. magazine National Review.

“A funny thing happened when Greenpeace and allies were forced to account for their claims in court,” Garneau wrote. “They started changing their tune. Their condemnations of our forestry practices ‘do not hew to strict literalism or scientific precision,’ as they concede in their latest legal filings. These are sober admissions after years of irresponsible attacks.”  

Garneau, in Toronto Thursday, said Greenpeace’s attacks have hurt many across northern Quebec and Ontario.

“It is sad that we have to do all this to straighten out the record on misinformation,” he said. “It is sad that all Greenpeace’s allegations are against people who cannot defend themselves against organizations who blackmail customers to raise money.”

Resolute has faced criticism over its logging practices in the boreal forests of Ontario and Quebec from people other than Greenpeace. Forest product companies pay the German-based Forest Stewardship Council to review their logging operations and ensure they are sustainable. The FSC logo emblazons products across Canada as responsibly sourced — such as the envelopes used by Canada’s five biggest banks to send out customers’ account statements. FSC in 2014 revoked its seal of approval for logging operations that comprise about half of the forests where Resolute operates in Canada.

FSC said that Resolute wasn’t doing enough to protect caribou habitat, and failed to get permission from First Nations to log certain forests.

But Resolute has trained its legal firepower squarely on Greenpeace. In 2013 Resolute extracted an apology from Greenpeace for falsely alleging that Resolute had cut trees in an area it promised to spare. That same year, Resolute sued Greenpeace for libel in Thunder Bay, Ont., alleging that the global environmental group was spreading lies about the forest harvesting operations.

In a statement released to the Financial Post late Friday,  Shane Moffat, head of forest campaigns at Greenpeace Canada, wrote that, “Greenpeace Canada stands by our criticism of Resolute Forest Products’ practices that have been undermining the ecological integrity of the boreal forest in key regions where Resolute operates. Richard Garneau has taken legal arguments out of context to imply that Greenpeace is backing down on these claims. Greenpeace Canada is not involved in this lawsuit, but is being sued by Resolute in Ontario.”

Pubblicato in: Senza categoria, Vignette Umoristiche

Papa Francesco fa il miracolo. Hanno chiuso la Venerabile.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-24.

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Il ventisei maggio Papa Francesco sarà a Genova: Dio solo sa quanto questa povera e martoriata città abbia bisogno di sentire una parola buona e giusta.

Ma prima ancora di arrivare ha compiuto un miracolo, al cui confronto la moltiplicazione dei pani e dei pesci diventa roba da prestigiatori di periferia.

*

La chiamavano la “Venerabile”: nota non solo nel quartiere ma in tutta la città.

Taluni dicevano che era stata fatta durante il sacco saraceno di dodici secoli or sono, altri la ascrivevano al bombardamento navale inglese, altri infine al secondo bombardamento a tappeto fatto dagli americani.

Era protetta dalla Belle Arti.

La Venerabile era un buca smisurata piazzata nel bel mezzo di un tratto carrabile ad alta densità di traffico. Gli aborigeni ben la conoscevano e la temevano, ma i visitatori ci cadevano dentro a frotte. Subito accanto c’erano i propagandisti di meccanici e carrozzerie.

Gli uffici comunali rigurgitavano di petizioni: decine e decine di metri cubi di petizioni che nessun dipendente comunale mai avrebbe letto. Alla milionesima petizione dettero in premio una multa per guida con gomme lisce: a nulla valsero le proteste di non possedere né macchina né patente. I comunali comminano soltanto multe.

Alla fine l’evento epocale: il Santo Padre sarebbe venuto a Genova.

La possibilità che Lui ed il suo seguito finissero ingoiati dalla Venerabile era concreta.

Lunghe furono le sedute in consiglio comunale e le luce del consiglio di quartiere, soppresso ma pur sempre esistente, restarono accese per lunghissime noti di discussioni.

Alla fine deve essere intervenuta la Digos. Nella Venerabile avrebbero potuto nascondersi diversi reggimenti di terroristi con tanto di armamento pesante.

Così, un bel mattino, senza dir nulla a nessuno, il luogo fu invaso da una squadra di dodici operai, funzionari vari, e carri attrezzi per rimuovere i veicoli fermi sul luogo dei lavori.

Presero per benino tutte le misure possibili.

Sul far del tramonto arrivò un maestoso camion, che fu parcheggiato nei pressi della Venerabile.

All’indomani l’alba si levò sul cantiere, che si iniziò a popolare sull’intorno delle dieci.

Orrore!

L’asfalto sul camion durante la notte si era seccato.

Epoca di consultazioni febbrili con tutti gli uffici interessati, con grande gioia dei bar limitrofi, che portavano panini e bibite.

Finalmente arrivò un altro camion di eguale grandezza. Vi saltò sopra un immigrato ben integrato, e voilà! Tre palate tre e la Venerabile era stata riempita tra gli applausi degli astanti. Quindi la simpatica brigata si sciolse dopo un’altra giornata di duro lavoro.

*

Adesso al posto della Venerabile c’è un simpatico rialzo si asfalto, con una gradinatura verso il suo lato nord.

E la gente continua ad inciamparci sopra.

Si sente sussurrare tra i platani che quando il Santo Padre ritornerà in visita a Genova, il comune che tutto vede e provvede renderà raso l’asfalto.

Mela con il Coltello tra i Denti. - Copia

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Chiede per Weidmann il governatorato dell’Ecb dopo Draghi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-24.

Frankfurt

Dal punto di vista giuridico formale la richiesta tedesca sembrerebbe essere perfettamente corretta:

«A giugno e a fine anno ci saranno appuntamenti chiave per le scelte di Draghi, il cui mandato terminerà nel novembre 2019»

* * *

«Il presidente della Bce dovrebbe essere scelto secondo le sue qualifiche, e non in base alla nazionalità»

*

«Comunque nulla esclude che dopo un olandese, un francese ed un italiano, per l’appunto Mario Draghi, possa arrivare un tedesco.»

*

«Ipotesi questa certo non gradita a tutti e che allarma alcuni Paesi europei vista la delicatezza nei prossimi anni della politica monetaria ed economica e dei bilanci pubblici, senza una revisione ed aggiornamento dei Trattati europei.»

* * * * * * * *

I problemi sul tavolino sono giganteschi, e nessuna soluzione possa essere trovata potrà essere soddisfacente per tutti gli stati dell’Eurozona. Non solo, queste decisioni su come condurre la banca centrale europea dovranno essere prese in un momento di particolare delicatezza, massimamente a causa della instabilità politica che sta verificandosi in molti paesi dell’Unione Europea e, di riflesso, sulla Commissione Europea e sul Parlamento Europeo. A ciò si aggiunga come tutti gli stati convengano che i Trattati dell’Unione dovrebbero essere cambiati ed aggiornati, deburocratizzati in modo sostanziale, ma tutti si stanno litigando su cosa e come dovrebbe essere l’assetto finale.

Grecia, Spagna ed Italia hanno governi traballanti, con poco o punto supporto di una maggioranza parlamentare con idee chiare, qualsiasi esse siano, su come doversi comportare in materia. In Austria ci si sta avviando alle elezioni anticipate, che potrebbero anche ribaltare gli attuali schieramenti, ed in Francia sembrerebbe essere inevitabile che il Presidente Macron non goda di una sua propria maggioranza in seno all’Assemblea Nazionale. In Olanda non è ancora stato formato un governo.

Come detto, i problemi di Ecb sono enormi e, per soprammercato, la situazione internazionale è in forte sommovimento, situazione questa che renderebbe già di per sé stessa fragile anche una ragionevole ripresa economica dell’Eurozona.

Sul tappeto vi saranno sicuramente la stabilità dei cambi, che molto difficilmente l’Ecb potrà assicurare nel tempo, il tapering, ossia il momento in cui una banca centrale inizia a ridurre gradualmente gli acquisti di titoli e dunque la portata del quantitative easing (QE), il problema dei debiti sovrani e dei deficit di bilancio che in molti stati dell’Unione Europea apparirebbero essere fuori controllo, nonché i rapporti da tenersi con la Federal Reserve americana e con la banca centrale cinese. La politica americana di “America first” certo non semplificherà i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. Da ultimo, ma non certo per ultimo, la ripresa economica dell’Unione Europea, da molti percepita ma da nessuno constata come fenomeno in essere.

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Per nostra disgrazia, nessuna componente politica ed economica sembrerebbe poter assumere in modo chiaro e netto il ruolo direzionale. La Ecb sarà di conseguenza lasciata sola, quasi allo sbando, senza poter avere dei referenti politici ai quali poter far capo.

Ci si dovrebbe quindi preparare ad tutta una lunga serie di compromessi, che alla fine non soddisferanno nessuna delle esigenze reali.

Se da una parte il QE ha dato ampio respiro ai sistemi economici dei paesi mediterranei, nel contempo ha costituito severo vincolo per quelli nordici. Se la politica dei tassi di interesse negativi ha favorito i paesi del sud Europa, nel contempo ha ridotto ampiamente i margini di manovra di tutto il sistema bancario europeo, soprattutto quello tedesco.

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Staremo a vedere cosa potrà succedere.

Di certo, però, molte rigidità del sistema dovranno cadere, con tutte le logiche conseguenze.


General-Anzeiger. 2017-05-21. Merkel will für Weidmann als EZB-Chef werben

Berlin/Frankfurt. Die Amtszeit des Präsidenten der Europäischen Zentralbank (EZB) Mario Draghi endet zwar erst 2019. Doch auch die Franzosen bringen schon ihren Kandidaten ins Spiel.

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Mario Draghi (69) ist als Präsident der Europäischen Zentralbank (EZB) einer der mächtigsten Männer Europas. Seine Amtszeit endet 2019, schon jetzt beginnt die Nachfolgedebatte. Kanzlerin Angela Merkel und Finanzminister Wolfgang Schäuble (beide CDU) wollen hierbei deutsche Ansprüche geltend machen. Laut „Spiegel“ haben sie vor, sich für Bundesbankpräsident Jens Weidmann (49) einzusetzen. Ihr Argument: Nach einem Niederländer, einem Franzosen und einem Italiener sei es nun an der Zeit, dass ein Deutscher an die EZB-Spitze rücke. Weidmann soll bereit sein, das Amt zu übernehmen, sollte es ihm angetragen werden.

Auf die Frage, wie die Stellenbeschreibung für den EZB-Chef aussehen müsste, hatte Weidmann im März gesagt: „Er muss ein guter Geldpolitiker sein mit Blick für das Wesentliche.“ Zur Frage, ob es ein Deutscher sein dürfe, hatte er erklärt: „Ich fände es eigenartig, wenn man ein Land ausschließt.“

Die Bundesregierung wies darauf hin, dass Draghis Amtszeit erst 2019 ende. Die Bundesbank sprach von „einer Diskussion zur Unzeit“. Auch sie verwies darauf, dass Draghi noch bis Ende Oktober übernächsten Jahres im Amt sei.

Doch auch die Franzosen haben begonnen, für ihren Notenbankpräsidenten François Villeroy de Galhau (58) zu werben. Ihr Argument: Jetzt, wo der europafreundliche Emmanuel Macron gewählt worden sei, müsse Europa im Gegenzug auch Macron stärken. Dazu könne beitragen, das einflussreiche Amt in Frankfurt erneut einem Franzosen zu übertragen. Von 2003 bis 2011 hatte bereits der Franzose Jean-Claude Trichet die EZB geführt. Für Villeroy de Galhau spricht, dass er die ultralockere Geldpolitik mitträgt, mit der die EZB den Euro-Krisenstaaten hilft. Weidmann dagegen hat das milliardenschwere Anleihe-Kaufprogramm der EZB mehrfach kritisiert. Ohnehin sind die Deutschen wegen ihrer Sparpolitik in Staaten wie Griechenland unbeliebt.

Andererseits soll Villeroy de Galhau längst nicht das Format von Trichet haben, heißt es in Berlin. Zugleich stehen die Deutschen für gut ein Viertel der Hilfen ein. Am Ende dürfte es darauf ankommen, ob Merkel diese Machtkarte ziehen und Weidmann durchsetzen will. Auch denkbar: Man verständigt sich auf einen Kompromisskandidaten aus Nordeuropa.


General-Anzeiger. 2017-05-21. Merkel wants to promote Weidmann as ECB boss

Berlin / Frankfurt. The term of office of the President of the European Central Bank (ECB) Mario Draghi does not end until 2019. But the French also bring their candidate into the game.

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Mario Draghi (69) is one of the most powerful men in Europe as President of the European Central Bank (ECB).His term of office ends in 2019, and the succession begins right now.Chancellor Angela Merkel and Finance Minister Wolfgang Schäuble (both CDUs) want to claim German claims.According to “Spiegel” they intend to work for Bundesbank President Jens Weidmann (49).Her argument: after a Dutchman, a Frenchman and an Italian, it was now time for a German to go to the top of the ECB.Weidmann should be ready to take over the office, should it be asked.

Asked how the job description for the ECB boss would look like, Weidmann said in March, “He must be a good monetary politician with an eye for the essentials.” Asked whether he could be a German, he explained: I would find it peculiar to exclude a country. “

The federal government pointed out that Draghi’s term of office would not end until 2019.The Bundesbank spoke of “a discussion on the untimely”.She also pointed out that Draghi was still in office until the end of October of the next year.

But the French have also begun to promote their bank president, François Villeroy de Galhau (58).Her argument: Now that the European Emmanuel Macron had been elected, Europe would have to strengthen Macron in return.This could contribute to the transfer of the influential office in Frankfurt to a Frenchman.From 2003 to 2011 the Frenchman Jean-Claude Trichet had already led the ECB.For Villeroy de Galhau, he says that he is contributing the ultralock monetary policy with which the ECB helps the euro-crisis states.Weidmann, on the other hand, has repeatedly criticized the multi-billion dollar borrowing purchase program of the ECB.In any case, the Germans are unpopular in states like Greece because of their austerity policy.

On the other hand Villeroy de Galhau will not have the format of Trichet, says Berlin.At the same time the Germans stand for a quarter of the aid.In the end, it would be important to see whether Merkel would pull this map of power and put Weidmann through.It is also conceivable that a compromise candidate from Northern Europe will be agreed upon.


ForexLive. 2017-05-21. Germany already pushing for Weidmann to take over ECB after Draghi

The jockeying for leadership of the ECB has already begun.

The German press reports that Merkel is pushing for Weidmann to replace Draghi at the end of his term.

He’s a compelling candidate. A German has never led the ECB and Weidmann has positioned himself as more of a moderate than the uber-hawks before him.

Still, he’s a hawk and has criticized QE. But again, the QE program is winding down and there’s no crisis on the horizon so it’s a better time than ever for a German.

Still, it wouldn’t go over well in the periphery.


Rai News. 2017-05-21. La Germania si autocandida alla presidenza Bce.

Weidmann, presidente della Bundesbank: io dopo Draghi? La Bce non può escludere i tedeschi. Lungo braccio di ferro per la stretta dei tassi e la fine del quantitative easing.

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Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank indicato da un settimanale per la successione a Mario Draghi alla presidenza della Bce, non si tira indietro e rivendica il diritto della Germania a candidare un tedesco. “Il presidente della Bce dovrebbe essere scelto secondo le sue qualifiche, e non in base alla nazionalità”, ha replicato Weidmann in un’intervista al Der Standard dopo l’indiscrezione, comparsa sullo Spiegel, dell’attuale presidente della Bundesbank come papabile alla guida, post Draghi, della Bce. Candidatura fortemente voluta da Berlino, sia dalla cancelliera Angela Merkel che dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che però è stata subito smentita.

A giugno e a fine anno ci saranno appuntamenti chiave per le scelte di Draghi, il cui mandato terminerà nel novembre 2019 ed a Francoforte si prospetta un ulteriore lungo braccio di ferro sulla stretta dei tassi e la fine del Quantitative Easing. D’altro canto Jens Weidmann si è sempre opposto a molte delle misure di politica monetaria espansiva volute da Mario Draghi e da tempo il presidente della Banca centrale tedesca, sulla scia di una ripresa economica e dell’inflazione nell’Eurozona, spinge, assieme ai Paesi del Nord Europa, per il rialzo dei tassi e l’uscita dal piano di acquisti dei titoli di Stato, cioè dal QE. Comunque nulla esclude che dopo un olandese, un francese ed un italiano, per l’appunto Mario Draghi, possa arrivare un tedesco. Ipotesi questa certo non gradita a tutti e che allarma alcuni Paesi europei vista la delicatezza nei prossimi anni della politica monetaria ed economica e dei bilanci pubblici, senza una revisione ed aggiornamento dei Trattati europei.