Pubblicato in: Banche Centrali

Orban ha decuplicato le riserve auree.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-19.

Banche Caveau 001

Fidarsi è bene, ma non fidarsi molto meglio.

«Al recente risveglio delle quotazioni dell’oro potrebbe aver contribuito anche l’Ungheria, che nella prima metà di ottobre ha addirittura decuplicato le riserve aurifere»

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«A rivelare gli acquisti è stata la banca centrale magiara, che ora possiede 31,5 tonnellate di metallo, contro le 3,1 tonnellate che aveva a fine settembre»

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«L’oro – che le autorità monetarie hanno specificato essere «in forma fisica» e custodito in patria – ha un valore di circa 1,24 miliardi di dollari e la stessa Magyar Nemzeti Bank (Mnb) afferma che a questo punto rappresenta il 4,4% del totale delle riserve del Paese»

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«riferimento all’esigenza di aumentare la «sicurezza» delle riserve.»

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Già.

Gran bel problema quello di allocare le riserve in modo sicuro e nel momento opportuno.

Si direbbe che Mr Orban non si fidi mica poi tanto dell’euro e dei tempi prossimi venturi.


Sole 24 Ore. 2018-10-17. Ungheria, il mistero delle riserve d’oro: decuplicate in due settimane

Al recente risveglio delle quotazioni dell’oro potrebbe aver contribuito anche l’Ungheria, che nella prima metà di ottobre ha addirittura decuplicato le riserve aurifere.

A rivelare gli acquisti è stata la banca centrale magiara, che ora possiede 31,5 tonnellate di metallo, contro le 3,1 tonnellate che aveva a fine settembre. L’oro – che le autorità monetarie hanno specificato essere «in forma fisica» e custodito in patria – ha un valore di circa 1,24 miliardi di dollari e la stessa Magyar Nemzeti Bank (Mnb) afferma che a questo punto rappresenta il 4,4% del totale delle riserve del Paese.

In assoluto il metallo custodito dall’Ungheria non è moltissimo. Gli Stati Uniti, primi al mondo per riserve aurifere, ne possiedono ben 8.133,50 tonnellate, pari il 73,5% delle riserve. L’Italia, al quarto posto nella classifica curata dal World Gold Council, ne ha 2.451,8 (65,3%). La Francia ci segue a ruota con quantità di poco inferiori, mentre la Germania – seconda dopo gli Usa – ha quasi 3.400 tonnellate di lingotti.

A stupire è piuttosto la rapidità con cui Budapest ha moltiplicato le riserve aurifere, che ha lasciato perplessi alcuni analisti. Non è chiaro tra l’altro se per far posto all’oro siano state vendute valute, come il dollaro o l’euro, o se le riserve siano complessivamente aumentate.

Il governatore della Mnb, Gyorgy Matolcsy, ha dichiarato che si è trattato di una decisione «di importanza strategica» sotto il profilo economico e nazionale e ha fatto un vago riferimento all’esigenza di aumentare la «sicurezza» delle riserve.

Benché parco di dettagli tecnici, Matolcsy non ha risparmiato la retorica, ricordando la storia dell’Ungheria – che nel Medio Evo era nota per le sue miniere d’oro – e rievocando la vicenda di uno dei treni d’oro dei nazisti, intercettato in Austria dalle forze americane nel 1946: a Budapest venne restituita la stessa quantità di metallo che adesso è tornata nei forzieri nazionali, sottolinea il governatore della banca centrale.

La scelta dell’Ungheria in fin dei conti sembra avere soprattutto un contenuto politico, probabilmente orientato a rafforzare il consenso dell’opinione pubblica interna, dopo le reprimende della Ue. Ma di certo non è isolata.

Nel 2018 gli acquisti di oro del cosiddetto settore ufficiale sono «di gran lunga ai massimi da sei anni», hanno fatto notare gli analisti di Macquarie, stimando che ammontassero a 264 tonnellate a fine settembre.

Sempre nell’Europa orientale, anche la Polonia – un altro Paese membro della Ue ma non dell’Eurozona – si sta muovendo nella stessa direzione dell’Ungheria. Varsavia, che fino a quest’estate non aveva toccato le riserve dal 1998, ha comprato altre 4,4 tonnellate di oro a settembre, in aggiunta alle 9 già comprate tra luglio e agosto. Gli ultimi acquisti, segnalato dal Fondo monetario internazionale (Fmi), portano le riserve polacche a 117 tonnellate, un record da almeno 35 anni.

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Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Borse europee che scricchiolano. Usa e Cina attraggono i capitali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-19. h. 10:50.

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Una cosa sono ciò che propalano i media ed un’altra del tutto differente ciò che sta succedendo.

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Molto semplicemente, i capitali stanno disinvestendo dall’Europa e si stanno indirizzando sia negli Stati Uniti sia in Cina, alla ricerca di collocamenti più sicuri e maggiormente redditizi.

2018-10-19__Borse__003

Né si pensi che questo fenomeno sia terminato.

 

Il 23 gennaio il Ftse Mib valeva 23,890 ed ora 18,835: un discesa del -21.16%.

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La Germania sta avviandosi al chaos politico e tutta l’Unione Europea è politicamente dilacerata: non è un clima atto a richiamare capitali.

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Dax a 11,528, -0.53%.


Bloomberg. 2018-10-19. Europe Stocks Fall After China Rebound; Oil Gains: Markets Wrap

– Dollar Index steady near its strongest since mid-2017

– Italian government debt extend losses; Treasuries steady

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European stocks struggled as investors weighed the outlook for corporate profits against the positive mood from China, where equities rebounded from a four-year low as financial regulators vowed to keep risks under control. Treasuries and the dollar were steady.

The Stoxx Europe 600 Index edged lower, with carmakers declining after Michelin warned of declining sales. Futures on the Dow, S&P and Nasdaq pointed to a higher U.S. open. The MSCI Asia Pacific Index slipped as declines in Tokyo, Mumbai and Taiwan countered gains in Shanghai and Hong Kong, with Chinese officials pledging support for the country’s stock markets. Italian debt fell as leaders of European Union nations warned the populist government in Rome its budget won’t fly. The pound fluctuated as Brexit negotiations inched forward.

China’s efforts to stem a selloff came as growth data for the world’s second biggest economy registered slightly below expectations, as the trade showdown with the U.S. starts to bite. A slew of other risks cloud the outlook, and investors are wading through company results as they grapple with Brexit, Italy’s confrontation with the EU over its budget and worsening American-Saudi relations over the disappearance of journalist Jamal Khashoggi.

Elsewhere, oil recovered from near the lowest level in almost a month after expanding American stockpiles overshadowed tensions between the U.S. and Saudi Arabia over the disappearance of a prominent kingdom critic.

Terminal readers can read more in our Markets Live blog.

These are the main moves in markets:

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Fronte liberal democratico senza maggioranza.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-19.

Unione Europea 010 Bicchieri

Summit di Bruxelles.

«La proposta della presidenza di turno austriaca dell’Ue di risolvere lo stallo sul dossier migratorio introducendo il concetto di “solidarietà obbligatoria”, non ha trovato sostegno nella discussione dei leader Ue, al vertice di Bruxelles»

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«La proposta non ha incontrato un buon livello di supporto»

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«The European Parliament has done its job. We are now waiting for member states’ leaders, who have failed to reach their position on a true Common European Asylum System. ….

We have provisional agreements between our European parliament and the member states in the Council, such on reception conditions, the resettlement of refugees and on who qualifies for asylum.

However, for some reason, member states keep coming back with new demands and change their mind every so often. It shows that in many European capitals, the urgency and fundamental nature of this challenge are not fully grasped.

The time for political games is over. If we do not agree common rules now, we may never agree.

Today, heads of states and governments are meeting in Brussels.

We urge them to conclude and adopt the asylum package without further delay.

A failure to do so will inevitably put the free movement of Schengen at risk. Not acting together provides the perfect space for populists to exploit the suffering of migrants in the build up to next year’s European elections.» [Eu Observer]

* * * * * * *

Il Consiglio Europeo, che si riunisca in forma ufficiale ovvero in forma ufficiosa denominandosi ‘summit‘ oppure ‘vertice‘, è oramai spaccato in due posizioni differenti.

Il fronte liberal socialista ha perso un numero consistente di Governi statali, ed al momento i ‘sovranisti‘ sono in grado sia di bloccare sia di modulare le decisioni. In ogni caso, hanno forza a sufficienza per bloccare le iniziative liberal socialiste.

Sicuramente tenere il vertice all’indomani delle elezioni in Baviera e nell’attesa di quelle in Italia ed in Hessen sembrerebbe essere stata una idea davvero sprovvida. Il Governo tedesco vale ora come polvere sui piatti della bilancia e quello francese è guidato da un Presidente che fa gli interessi della sua nazione nei rari momenti nei quali tace.

Lo scaltro Herr Kurz ha proposto al voto una soluzione amata dai liberal socialisti ma assolutamente invotabile.

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Alcuni elementi sarebbero degni di nota.

«If we do not agree common rules now, we may never agree»

Le ‘common rules‘ dovrebbero essere quelle deliberate da tutti gli stati membri dell’Unione, quelle introdotte come tali da parte della Commissione Europea sono tutto tranne ‘common rules‘. I liberal socialisti un bel giorno dovranno prendere atto che non sono i dittatori dell’Unione.

«put the free movement of Schengen at risk»

Questa è una menzogna. Il Trattato di Schengen assicura la libera circolazione dei cittadini si nazioni e cittadinanza europea all’interno dei paesi aderenti l’Unione Europea: non tratta nemmeno il caso che a muoversi siamo migranti entrati illegalmente e clandestinamente nell’EU e, quindi, non cittadini. Anche in questo caso i liberal socialisti dovrebbero almeno imparare a leggere cosa dicano i Trattati.

«Not acting together provides the perfect space for populists»

Non si troverebbe ragione necessaria e sufficiente ad un’azione comune, ossia appiattita sui voleri dei liberal socialisti: a bocciare la proposta di delibera sono stati proprio i ‘populisti‘, ossia quelli che sono intenzionati alle prossime elezioni europee a mandare a casa l’attuale eurodirigenza.

Peccato che i liberal socialisti non abbiano il senso dello humour. Non sarebbe poi per nulla male se arrivassero ai meeting sobri, almeno per i convenevoli.

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Le prossime elezioni europee saranno dirimenti.


Ansa. 2018-10-18. Leader Ue bocciano obbligo solidarietà

BRUXELLES, 18 OTT – La proposta della presidenza di turno austriaca dell’Ue di risolvere lo stallo sul dossier migratorio introducendo il concetto di “solidarietà obbligatoria”, non ha trovato sostegno nella discussione dei leader Ue, al vertice di Bruxelles. Lo riferiscono fonti Ue. La proposta non ha incontrato un buon livello di supporto, ha spiegato la fonte, aggiungendo che è improbabile che la presidenza austriaca proseguirà su questa strada.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Sondaggi. Cdu ed spd in rapido disfacimento.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-19.

2018-10-18__Germania_Sondaggi__001

Insa ha rilasciato i sondaggi elettorali per la Germania federale.

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Riportiamo i dati confrontandoli con quelli ottenuti nelle elezioni del 24 settembre dello scorso anno.

2018-10-18__Germania_Federale_010

Le elezioni politiche federali del 24 settembre dello scorso anno segnarono un bagno di sangue per la Große Koalition.

Ma al peggio non c’è limite.

Non sarebbe servita una grande intelligenza politica per comprendere che senza un drastico rinnovo generazionale delle dirigenze e mutazioni radicali nei programmi i partiti tradizionali avrebbero proseguito a perdere continuativamente Elettorato.

E non è minimamente detto che dopo la lezione in Baviera e quella che verosimilmente avranno in Hessen Frau Merkel ed il suo Governo sappiano trarne le conseguenze.

Constatiamo come la spd sia diventata il quarto partito.

Constatiamo anche un altro fatto. Se questi trend continuassero nel tempo, sarebbe sufficiente che la Union perdesse ancora quattro punti percentuali e che o i Grüne oppure AfD incrementassero di altrettanto e la Union non sarebbe più il partito di maggioranza relativa. In altri termini, non le spetterebbe la nomina del Cancelliere.

Da ultimo, ma non per ultimo, con queste percentuali in patria, i partiti tradizionali tedeschi eleggeranno qualche sparso deputato all’europarlamento

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Caro sig. Presidente Mattarella, Lei è il Presidente, non il Capo del Governo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-19.

Memento Mori

Memento Mori.


Adesso che è passato del tempo e che si sono spente le istanze immediate, anche emotive, si ritiene opportuno tornare su di un punto di importanza a nostro avviso fondamentale, ossia il ruolo del Presidente della Repubblica.

Dal 7 al 9 settembre si è tenuto il

Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”.

Data l’importanza e la risonanza mondiale di tale simposio, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha mandato un lungo telegramma di augurio.

Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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«L’Unione Europea si appresta a passaggi rilevanti della sua esistenza.

Siamo in vista delle elezioni del parlamento europeo nel prossimo anno, massimo momento di espressione della sovranità dei popoli dell’unione e dobbiamo compiere scelte fondamentali su politiche e istituzioni: dal bilancio comune alla governance economica dell’area euro.

Per ben custodire il futuro dei nostri popoli, è indispensabile riaffermare i valori fondamentali alla base delle libere scelte che hanno portato all’unione europea: liberta, stato di diritto, democrazia, uguaglianza, solidarietà, rispetto della dignità umana.

Si tratta dei principi sulla base dei quali si è costruita la civiltà occidentale, in una società in cui inclusione, tolleranza e giustizia sono stati gli obiettivi perseguiti in tutti questi decenni.

È questa la prospettiva in cui è saldamente collocata l’Italia. ….»

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Se concordiamo con il fatto che a maggio del prossimo anno gli europei andranno alle urne per rinnovare l’europarlamento, ci permettiamo di avere idee politiche, sociali ed economiche del tutto opposte a quelle da Lei esternate.

– Il popolo sovrano non è mai stato chiamato ad esprimersi con un referendum se aderire p meno all’Unione Europea.

Ben sappiamo come l’art 75 della Costituzione reciti che «non è ammesso il referendum …. di autorizzazione a ratificare trattati internazionali», ma che l’Italia si transitata nell’Unione Europea a sola firma governativa di un trattato non trova la nostra approvazione.

– Ben sappiamo come il 18 giugno 1989 sia stato indetto un referendum popolare consultivo sul mandato costituente al parlamento europeo: ma esso era solo un referendum di indirizzo. Nulla di più.

– Ci permettiamo di essere totalmente all’opposto del suo augusto pensiero: non condividiamo minimamente né un bilancio comune né tanto meno una governance economica dell’area euro, e siamo profondamente colpiti e stupefatti che Ella abbia ritenuto dover suo esprimere un parere politico che dovrebbe essere competenza esclusiva del Governo eletto dai Cittadini Contribuenti.

– Ci permettiamo altresì di essere in totale disaccordo con quanto Ella dice riguardo i principi fondamentali dell’Europa, che noi ascriviamo solo ed esclusivamente al retaggio religioso, storico, culturale, sociale ed anche artistico dell’Europa. I principi fondamentali sono per loro stessa natura metagiuridici, come si studia già nel primo anno del corso in giurisprudenza.

– Si consideri infine un fatto. Si dica pure ogni possibile male di questo Governo, anzi, si rincari pure la dose. Poi si consideri che gli Elettori hanno preferito questo Governo ai pregressi, e con larga maggioranza. Peggio si parla dell’attuale Governo e peggio ne risulta il giudizio su quelli passati, che Ella, sig Presidente Mattarella, rimpiange così vivamente.

* * *

Presidente Mattarella: è stato nominato presidente non capo del governo.

Questo Suo ‘stato di diritto‘, ‘solidarietà‘, ‘inclusione, tolleranza e giustizia‘ sono concetti che, svincolati da un’etica e morale oggettivamente determinata secondo le regole non contraddittorie della logica, hanno portato all’enormità appena accaduta, della quale Ella si è fatto correo, e lo ha fatto dalla Sua Alta Carica.

Sì, signor Presidente Mattarella: Lei ne è correo.

«Accusato di rapina e violenza all’anziana, il 42enne era stato condannato a 10 anni per un caso analogo avvenuto a Genova nel 2009»

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«Uscito dal carcere due mesi fa, era a Milano da fine luglio»

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«L’arresto nel Mantovano»

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«Si tratta di un romeno di 42 anni. L’uomo era stato condannato a 10 anni per un caso analogo avvenuto a Genova nel 2009»

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«Nel 2012 è stato estradato in Romania per scontare là il resto della pena. Secondo quanto spiegato in questura, era uscito dal carcere da meno di due mesi e si trovava a Milano da circa un mese»

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Capiamo più che bene come Ella si senta al sicuro nelle ben protette mura del Quirinale, ove nessun immigrato illegale, recidivo nella perpetrazione di delitti quali la rapina, il furto e lo stupro potrebbe mai penetrare e metter così a repentaglio la virtù sua e dei corazzieri.

Comprendiamo più che bene come il suo cuore e la sua mente battano su note liberal e socialiste, ma ci consenta di dissentire e di parteggiare per la povera gente indifesa di fronte a simili barbarie importate in ossequio ad ideologie non condivise.


Corriere. 2018-09-30. Pensionata rapinata e violentata: fermato un romeno 42enne. Era già stato condannato a 10 anni per stupro

Accusato di rapina e violenza all’anziana, il 42enne era stato condannato a 10 anni per un caso analogo avvenuto a Genova nel 2009. Uscito dal carcere due mesi fa, era a Milano da fine luglio. L’arresto nel Mantovano. Salvini: «Castrazione chimica»

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Si nascondeva nell’appartamento di alcuni conoscenti nel Mantovano, a Quistello, l’uomo fermato con l’accusa di aver rapinato e violentato, venerdì 21 settembre, la 70enne che vive nella periferia Nord di Milano, in zona Comasina. Si tratta di un romeno di 42 anni. L’uomo era stato condannato a 10 anni per un caso analogo avvenuto a Genova nel 2009. Nel 2012 è stato estradato in Romania per scontare là il resto della pena. Secondo quanto spiegato in questura, era uscito dal carcere da meno di due mesi e si trovava a Milano da circa un mese, dove frequentava dormitori e mense per i poveri. La svolta nelle indagini è arrivata dopo un’intensa giornata di interrogatori negli uffici della Questura milanese. La vittima è stata aggredita mentre rientrava a casa dopo aver fatto la spesa.

Secondo gli investigatori della Squadra mobile cha hanno condotto le indagini, l’uomo, il 21 settembre scorso, ha fatto irruzione nell’appartamento della 70enne per commettere un furto e poi, trovandola in casa, l’ha aggredita portandole via il telefonino e lasciando numerose tracce che, analizzate dalla Scientifica, hanno portato la polizia sulle sue tracce. L’uomo fermato non viene ritenuto in alcun modo collegato ad altri due episodi avvenuti a Milano, una violenza sessuale al parco Nord e l’omicidio di una donna a Villa Litta.

«Beccato dalla Polizia di Stato lo schifoso che qualche giorno fa aveva rapinato e stuprato una donna di 70 anni in casa sua a Milano. Un recidivo. Era stato già rispedito in Romania per un’altra violenza di dieci anni fa ma, uscito dal carcere, ha pensato bene di tornare subito in Italia! Posto che questo soggetto dovrebbe essere subito restituito alle patrie galere (e questa volta suggerisco di buttare la chiave), confermo l’opportunità della castrazione chimica farmacologica per `curare´ questi infami: altri Paesi la sperimentano da anni, perché in Italia no?». Lo scrive su Twitter il ministro dell’Interno, Matteo Salvini,

Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Senza categoria

Con quanto successo in Consiglio Europeo è successo financo poco.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-18.

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In Consiglio Europeo i liberal socialisti hanno perso la maggioranza. Se la sono presa a male.

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Gestori: pessimismo in netto aumento. Sell su azioni Italia e UK

Le indicazioni arrivate dall’ultimo sondaggio realizzato da Bank of America Merrill Lynch sono poco incoraggianti, visto il pessimismo che serpeggia tra i gestori sul futuro dell’economia globale.

I gestori si attendono una frenata dell’economia mondiale

Dall’indagine condotta tra il 5 e l’11 ottobre con il coinvolgimento di 231 fund managers che hanno asset in gestione per quasi 650 miliardi di euro, è emerso che il 40% degli stessi si attende una frenata della crescita mondiale.

Già a settembre era emerso un dato allarmante, con un pessimismo ai massimi dal 2011, ma l’indicazione di questo mese è ancora più preoccupante visto che una view negativa sulla crescita con una percentuale così alta non si registrava da novembre 2008.

Circa l’85% degli interpellati crede che l’economia si trovi nella fase finale del suo ciclo e si tratta di un dato superiore dell’11% rispetto ai massimi visti a dicembre 2007. 

I fattori di rischio secondo i fund managers

In linea con quanto già emerso in occasioni dei sondaggi precedenti, tre sono i principali fattori di rischio indicati dai gestori. Il primo è quello della guerra commerciale, seguito dalla normalizzazione delle politiche monetarie da parte delle Banche Centrali, fino ad arrivare alla frenata dell’economia in Cina che preoccupa il 16% dei fund managers.

I timori sulle prospettive dell’economia globale si associano peraltro ad una view decisamente più prudente sui profitti societari, per i quali il 20% dei partecipanti al panel prevede un deterioramento nei prossimi 12 mesi.

Focus su rialzo rendimenti titoli di Stato Usa

E’ motivo di preoccupazione anche il recente rialzo del rendimenti dei titoli di Stato Usa, con quello del decennale sui massimi degli ultimi sette mesi. Dall’indagine è emerso però che i livelli attuali sono ancora troppo bassi per determinare un passaggio degli investitori dall’azionario all’obbligazionari. I gestori prevedono che uno switch del genere si avrà nel momento il cui il rendimento del Treasury a 10 anni salirà al 3,7%.

Dai valori attuali c’è ancora un certo margine e questo fa sì che gli investitori siano ancora riluttanti a rinunciare ad un’esposizione agli asset rischiosi, mantenendo una posizione di sottopeso globale sulle obbligazionari.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Hessen. Per Frau Merkel sondaggi da incubo. Cdu -32.1%, spd -34.9%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-18.

2018-10-18__Hessen__Sondaggi__001

Forschungsgruppe Wahlen ha rilasciato questa mattina, 18 ottobre, gli ultimi sondaggi elettorali in Hesse, Assia.

Se i risultati delle elezioni bavaresi sono state un bagno di lacrime e sangue per i tradizionali partiti tedeschi, quelle che si preannunciano in Hesse, Assia, non saranno certo da meno.

La Cdu crollerebbe dal 38.3% al 26%, una variazione percentuale del -32.1%.

La spd franerebbe dal 30.7% al 20.0%, ossia una variazione percentuale di -34.9%.

2018-10-18__Hessen__Sondaggi__002

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I Grüne hanno raggiunto quota 22%, con una variazione percentuale ben difficilmente visibile nella storia: +98.2%, mentre AfD ottiene il 12.0% in questo per essa difficilissimo Land, con una strabiliante variazione percentuale del +192.7%.

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Noi non sappiamo cosa serva per portare un Governo alle dimissioni, ma la volontà dell’Elettorato tedesco sembrerebbe essere inequivocabile.

Si noti infine che tra il 26% della Cdu ed il 22% del Grüne vi è una differenza di soli quattro punti percentuali: nulla da stupirsi se alla fine i Grüne risultino essere il primo partito politico in Hessen.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse, Unione Europea

Unione Europea al bivio. O riduce le tasse oppure crepa. – Handelsblatt.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-18.

Asino di Buridano

«Mourut de faim, de peur de faire un choix». Voltaire.


Il problema dell’Europa Unita, forse più propriamente dei suoi stati membri, consiste nel fatto che vivono nel mondo politico ed economico mondiale, che volenti o nolenti non possono ignorare. Non potendolo condizionare ne sono condizionati.

Senza una qualche forma di produzione, chiamala industria, agricoltura, estrattiva, non si produce reddito.

Ma i margini di utile che ha il comparto produttivo è condizionato dalle situazioni di mercato. I singoli stati possono fare ben poco, tranne che variare l’imposizione fiscale.

Una tassazione troppo disinvolta, unita a rigidi normativi, esita che vada bene nella delocalizzazioni ove il costo di produzione sia minore, che vada male nella chiusura dell’attività.

I tempi di adeguamento sono critici: gli stati dovrebbero adeguarsi al mercato in tempi rapidi, altrimenti corrono il rischio concreto di cercare di rianimare i morti.

In Europa gli stati mantengono elevati valori di pressione fiscale per finanziare strutture politiche e sociali: per dirla in modo molto grossolano, ma forse più facilmente intuibile, per mantenere un welfare che ogni giorno che passa è sempre meno sostenibile.

Ma per tagliare le tasse e, di conseguenza, ridimensionare il welfare, servirebbe un governo con una larga maggioranza e fortemente coeso: ridurre panem et circenses è una delle cose più politicamente impopolari che ci siano. Solitamente i governi si attivano solo quando siano di fronte al default.

Se è vero che si potrebbe benissimo razionalizzare le spese statali, sarebbe altrettanto vero che gli enti inutili abbiano la loro ragion d’essere come cimitero degli elefanti, cui nessun politico oserebbe mai rinunciare. Sarebbe la loro morte: al loro impossibile suicidio di contappone la possibilissima ghigliottina, come la rivoluzione francese ha dimostrato nei fatti.

I problemi lasciati stagnare alla fine marciscono.

«A new plan to shave tax expenses stops short of lowering the corporate rate, but may be the best Berlin can do»

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«The government is looking at tax relief for corporations in order to keep Germany competitive as the US and other European countries slash corporate taxes»

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«An initial plan for €20 billion ($23.2 billion) in tax savings, however, was criticized by economists as being too lightweight»

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«Economics Minister Peter Altmaier, a close ally of Chancellor Angela Merkel, has drawn up a 10-point plan to trim taxes, especially for small and medium-sized companies, but it stops short of actually cutting the corporate tax rate»

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«Germany’s current tax on companies, including the solidarity surcharge and the trade tax, is near 30 percent in most jurisdictions, spiking up to 33 percent in big cities like Munich with a higher trade tax. This compares to 26 percent in the US after the latest cut and plans in France to slash the corporate tax rate to 25 percent»

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Come si vede, il problema è drammaticamente semplice.

Le tasse pesano per il 30% – 33% sulle imprese tedesche, per il 26 % su quelle americane e per il 25% su quelle francesi. Per non citare poi quelle asiatiche.

Il governo tedesco sta obbligando le imprese a delle scelte obbligate.


Handelsblatt. 2018-10-15. Germany mulls corporate tax relief to remain competitive

A new plan to shave tax expenses stops short of lowering the corporate rate, but may be the best Berlin can do.

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The government is looking at tax relief for corporations in order to keep Germany competitive as the US and other European countries slash corporate taxes. An initial plan for €20 billion ($23.2 billion) in tax savings, however, was criticized by economists as being too lightweight.

Economics Minister Peter Altmaier, a close ally of Chancellor Angela Merkel, has drawn up a 10-point plan to trim taxes, especially for small and medium-sized companies, but it stops short of actually cutting the corporate tax rate. The plan has not yet been released but was made available to Handelsblatt.

Instead, it is a hodgepodge of minor cuts, from abandoning the so-called solidarity surcharge introduced to fund German reunification, to providing more opportunities to offset the burdensome trade tax charged by local governments.

Germany’s current tax on companies, including the solidarity surcharge and the trade tax, is near 30 percent in most jurisdictions, spiking up to 33 percent in big cities like Munich with a higher trade tax. This compares to 26 percent in the US after the latest cut and plans in France to slash the corporate tax rate to 25 percent.

Many measures obvious and overdue

“It is important for Germany as a business location to lower the corporate tax burden,” Christoph Spengel, a tax expert at the ZEW Center for European Economic Research, told Handelsblatt. “Otherwise we will be the industrial country with the highest tax burden by 2020 at the latest.”

The new 10-point plan includes some measures so obvious it was hard for business to understand why they weren’t implemented sooner. The interest rate on overdue taxes, for instance, is to be moved “closer to market rates” by reducing it to 3 percent from 6 percent — although interest rates have been near zero for a decade. Another is to increase the expenses qualifying for immediate write-off to €1,000 from €800.

“The package is too weak to decisively strengthen Germany’s position in international tax competition,” said Clemens Fuest, head of the Ifo Institute of Economic Research. The main issue, he said, is the taxation of large corporations as opposed to the family-owned firms that can expect a smaller tax bill. For instance, even though the Altmaier plan gives some relief on the tax rate for retained earnings, that should have been greater to discourage shifting earnings abroad, Mr. Fuest said.

Corporate tax rate cut would be stronger signal

“I would have found it more sensible to cut the corporate tax rate,” said ZEW’s Mr. Spengel, who also finds the packet of measures too small. “That sends a stronger signal.”

Doing away with the solidarity surcharge provides only minimal relief to companies, economists said. Finance Minister Olaf Scholz estimates that €10 billion are still be raised by the “soli” through 2020, but companies are due to pay only €2 billion at most, said Mr. Spengel.

Nonetheless, some relief is better than none. “The packet contains sensible measures to simplify taxes and relieve, above all, small and medium-sized companies,” acknowledged Mr. Fuest.

Plan must still get through cabinet

The Association of Family Entrepreneurs welcomed the plan, noting that the elimination of the solidarity surcharge does provide significant relief to unincorporated family firms and partnerships. Reinhold von Eben-Worlée, the association’s president, expressed hope that “the economics minister will show some backbone and get it through the cabinet.”

Therein lies the rub. Finance Minister Scholz, who is primarily responsible for tax policy, is less enthusiastic about tax relief than Merkel’s confidant Mr. Altmaier. In an interview Thursday, Mr. Scholz emphasized that everything must be viewed for its impact on government debt. “Cutting taxes and simultaneously spending more on defense or welfare and getting that money from borrowing — that doesn’t work any longer,” he said.

Since the government is currently running a surplus, however, Mr. Altmaier evidently is ready to take on Mr. Scholz and get at least some tax relief for companies.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica America Latina.

America Latina. Ha svoltato nettamente a destra.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-18.

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«Right-wing populist Jair Bolsonaro seems about to win Brazil’s presidential elections»

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«Conservative presidents are also in power in Argentina, Chile and Colombia»

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«Is a “new right” emerging in the region?»

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«Nevertheless, given the conservative governments of Macri in Argentina, Pinera in Chile, Duque in Colombia and possibly soon Bolsonaro in Brazil, many observers are asking the question whether these developments could be described as a surge of right-wing conservativism across Latin America.»

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«Macri stays within democratic rules, seeking consensus with the opposition like any other democratic head of government who does not have an absolute majority in parliament»

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«this is also the case with Pinera in Chile, who “respects the rules of democracy»

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«what is happening in Brazil is not a shift to the right, but an uncertainty as to whether Bolsonaro will respect the constitution»

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La devoluzione dell’ideologia liberal e di quella socialista sta progredendo velocemente a livello mondiale.

Un segno chiaro ed evidente è la posizione presa da Mr Bolsonaro nei rapporti con l’Italia:

Bolsonaro. Se eletto, estraderà Battisti in Italia.

Sicuramente ci potranno essere degli alti e dei bassi, dei momenti di apparente recupero, ma alla fine resteranno solo una manciatina di nostalgici, incapaci di coagulare nuovamente un corpo elettorale che li supporti.

Non solo, ma questo bradisismo a livello mondiale ogni giorno che passa sottrae ai liberal socialisti quello che era stato il loro più potente punto di forza: l’appoggio reciproco che si davano i governi di sinistra.

Da questo punto di vista, la Presidenza Trump è stato il fatto determinante e le nomine delle Loro Giustizie Gorsuch e Kavanaugh hano consolidato per decenni il processo.

Il mondo è mutato.

Nota.

Diamo tempo al tempo ed, inter alia, dovranno essere riscritti i libri di storia, epurandoli con cura dalle interpretazioni ideologiche.


Deutsche Welle. 2018-10-14. Is there a right-wing surge in South America?

Right-wing populist Jair Bolsonaro seems about to win Brazil’s presidential elections. Conservative presidents are also in power in Argentina, Chile and Colombia. Is a “new right” emerging in the region?

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Jair Bolsonaro is not yet president. First, he will have to win another runoff election on October 28. But his enormous lead in the first round of Brazil’s presidential elections has caused a great deal of excitement among his supporters, as well as serious concerns among his opponents.

These are concerns that Chilean President Sebastian Pinera wanted to dispel during his trip to Europe when he declared at an economic forum in Madrid that presidential candidate Bolsonaro was “on the right economic track.” And in Argentina, Foreign Minister Jorge Faurie commented that “Brazilians have freely exercised their democratic rights and have chosen the future rather than the past.”

Both statements were met with much criticism in the region and dismissed as “premature.” Nevertheless, given the conservative governments of Macri in Argentina, Pinera in Chile, Duque in Colombia and possibly soon Bolsonaro in Brazil, many observers are asking the question whether these developments could be described as a surge of right-wing conservativism across Latin America.

“Democracy thrives on change,” says Michael Klein, head of the German Konrad Adenauer Foundation in Chile. He told DW that “the changes in power in Latin America should not be a surprise, especially since left-wing governments’ hold on power lasted for more than 15 years.”

Cutbacks as economic strategy

Mariana Llanos, a researcher on Latin America at the Hamburg-based German Institute of Global and Area Studies (GIGA), believes it is too early to speak of a “new right” in Latin America. She says that Pinera is doing no more than spinning yarns about Bolsonaro’s supposedly correct economic course, as the candidate has yet to “present a strategy that consists of more than just cutbacks.”

Llanos also feels it is incorrect to “lump Macri, Pinera and Bolsonaro together.” “Macri stays within democratic rules, seeking consensus with the opposition like any other democratic head of government who does not have an absolute majority in parliament,” she explains.

She argues that this is also the case with Pinera in Chile, who “respects the rules of democracy.” This cannot yet be said of Bolsonaro, she says, because he has threatened “not to recognize the election results if he doesn’t win.” 

“And if he does win, what will he do if the Brazilian parliament refuses to enact one of his laws?” Llanos asks.

Not right-wing, but undemocratic

For Llanos, “what is happening in Brazil is not a shift to the right, but an uncertainty as to whether Bolsonaro will respect the constitution.” Both Klein and Llanos agree that the real problem is not a change of power from left to right, but way democracy and respect for its rules are being questioned. But even if Bolsonaro becomes Brazil’s next president, “he must respect the fact that the majority of Brazilians endorse the constitution and want to continue living in a democracy,” Llanos warns.

But why are around 50 million Brazilians choosing a candidate without a convincing economic program that could help reduce the country’s poverty? According to Klein, Bolsonaro is part of “the wave of populist governments that are on the upswing around the world and that cannot be expected to keep their promises.” In his view, populists draw their strength from the “millions of voters disappointed with the ruling elites, whether they come from the right or the left.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti, Trump

Giudice federale respinge la causa diffamazione Daniels contro Trump.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-18.

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Un giudice federale ha respinto la causa per diffamazione della star del cinema per adulti Stormy Daniels contro il presidente Donald Trump.

Daniels ha citato in giudizio Trump dopo aver detto in un tweet che la sua storia di un uomo che la minaccia di non procedere con la sua versione della sua presunta relazione con Trump era “una contraffazione totale“.

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«A federal judge has dismissed adult film star Stormy Daniels’ defamation lawsuit against President Donald Trump»

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«Stormy Daniels, whose real name is Stephanie Clifford, says she had a sexual relationship Mr Trump in 2006.

She filed the case after the president tweeted that she had invented a story about being threatened for speaking out about the alleged affair»

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«Daniels sued Trump after he said in a tweet that her story of a man threatening her not to come forward with her story of her alleged affair with Trump was “a total con job.”»

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«But the judge ruled that the tweet was protected by the First Amendment, which guarantees freedom of speech»

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«Stormy Daniels was also ordered to pay Mr Trump’s legal fees, although the amount is yet to be determined. Her lawyer said she would appeal against the decision»

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«Daniels argued Trump’s tweet, posted April 18, “attacks the veracity of her account” of the incident and that Trump’s statement was “false and defamatory, and that the tweet was defamation … because it charged her with committing a serious crime,” District Judge S. James Otero wrote in his opinion Monday»

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«”The Court agrees with Mr. Trump’s argument because the tweet in question constitutes ‘rhetorical hyperbole’ normally associated with politics and public discourse in the United States. The First Amendment protects this type of rhetorical statement,” Otero wrote»

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Negli ultimi decenni gli Stati Uniti di America hanno tracollato sotto un vero e proprio delirio schizofrenico sessuale.

Il caso più eclatante è stato quello dell’esame svolto dal Senato per votare la conferma della nomina presidenziale di Sua Giustizia Kavanaugh. Autore di 2,300 sentenze emesse in Corti Federali, ci si sarebbe aspettati un approfondito vaglio delle sue capacità di sintesi giuridica. Al contrario, l’intero dibattito ha trattato esclusivamente su di un’accusa fatta dopo trenta anni ai media di aver guardato troppo intensamente la scollatura di una ragazza quando Kavanaugh aveva 17 anni.

– Le accuse si fanno alle autorità competenti a riceverle, Magistratura in primis;

– Le accuse non comprovate da prove sono semplici calunnie;

– Che guardar dentro una scollatura sia reato, e di tale gravità da non disporre di prescrizione, è una visione del tutto molto particolare dei problemi giuridici.

– Il tempo di prescrizione nella maggior parte dei sistemi giuridici eguaglia quello della pena massima comminabile.

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Mrs Stephanie Clifford è balzata agli onori della cronaca per aver accusato ai media di essere stata molestata da Mr Trump molti anni addietro. A quanto dice la signora, Mr Trump le avrebbe fatto avere una cospicua somma di denaro, resta incerto se a compenso di aver congiaciuto con lui o per altri motivi. Anche per questa circostanza deciderà alla fine un giudice togato.

L’aspetto nuovo di questa sentenza del Giudice Distrettuale S. James Otero è che il Magistrato è andato immediatamente a sentenza, emettendo anche un provvedimento tranchant.

«If this Court were to prevent Mr. Trump from engaging in this type of ‘rhetorical hyperbole’ against a political adversary, it would significantly hamper the office of the President. Any strongly-worded response by a president to another politician or public figure could constitute an action for defamation. This would deprive this country of the ‘discourse’ common to the political process».

“Se questa Corte impedisse al signor Trump di impegnarsi in questo tipo di ‘iperbole retorica’ contro un avversario politico, ostacolerebbe in modo significativo la carica di Presidente. Qualsiasi risposta con parole forti da parte di un presidente ad un altro politico o personaggio pubblico potrebbe costituire il substrato per un’azione per diffamazione. Questo priverebbe questo paese del ” linguaggio” comune al processo politico”.

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«Otero was a judge on the Los Angeles Municipal Court from 1988 to 1990 and then a judge on the Los Angeles Superior Court from 1990 to 2003.

On January 7, 2003, President George W. Bush nominated Otero to a seat on the Central District vacated by Richard Paez. He was confirmed by the United States Senate on February 10, 2003, and received his commission two days later.»

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Siamo franchi, serve davvero un grande coraggio emettere una simile sentenza in un Tribunale del 9th Circuit, ove la grande maggioranza dei giudici sono liberal democratici.


Bbc. 2018-10-16. Judge dismisses Stormy Daniels’ defamation case against Trump

A US judge has dismissed adult film star Stormy Daniels’ defamation lawsuit against President Donald Trump.

Stormy Daniels, whose real name is Stephanie Clifford, says she had a sexual relationship Mr Trump in 2006.

She filed the case after the president tweeted that she had invented a story about being threatened for speaking out about the alleged affair.

But the judge ruled that the tweet was protected by the First Amendment, which guarantees freedom of speech.

Stormy Daniels was also ordered to pay Mr Trump’s legal fees, although the amount is yet to be determined. Her lawyer said she would appeal against the decision.

Mr Trump has denied any relationship with the actress.

In an interview with CBS News earlier this year, Stormy Daniels said a stranger approached her while she was with her young daughter and threatened her.

She later issued an image of the man.

Mr Trump responded to her account on Twitter, saying: “A sketch years later about a nonexistent man. A total con job, playing the Fake News Media for Fools (but they know it)!”

The ruling does not affect a separate lawsuit the actress has filed against the president over money she says she was paid by Mr Trump’s lawyer, Michael Cohen, to keep quiet about the alleged affair.

In August, Mr Cohen pleaded guilty to violating campaign finance laws during the 2016 presidential election over payments to two women who said they had sexual relationships with Mr Trump. He said he made the payments at Mr Trump’s request.


Cnn. 2018-10-16. Federal judge dismisses Stormy Daniels’ defamation lawsuit against Trump

A federal judge has dismissed adult film star Stormy Daniels’ defamation lawsuit against President Donald Trump.

Daniels sued Trump after he said in a tweet that her story of a man threatening her not to come forward with her story of her alleged affair with Trump was “a total con job.”

Daniels argued Trump’s tweet, posted April 18, “attacks the veracity of her account” of the incident and that Trump’s statement was “false and defamatory, and that the tweet was defamation … because it charged her with committing a serious crime,” District Judge S. James Otero wrote in his opinion Monday.

Trump had asked Otero to dismiss the lawsuit.

“The Court agrees with Mr. Trump’s argument because the tweet in question constitutes ‘rhetorical hyperbole’ normally associated with politics and public discourse in the United States. The First Amendment protects this type of rhetorical statement,” Otero wrote.

Daniels, whose real name is Stephanie Clifford, says she and Trump had an affair in 2006, after he married first lady Melania Trump and she gave birth to their son, Barron. Trump has denied having an affair with Daniels.

Daniels is also suing Trump and his former personal attorney Michael Cohen over the $130,000 payment made to her to keep silent about the alleged affair in the weeks leading up to the 2016 election. The ruling on Monday plays no role in that case, which continues to work its way through the court system.

In addition to dismissing the lawsuit, Otero ruled Trump is entitled to attorney’s fees.

Trump’s attorney Charles J. Harder said in a statement to CNN, “No amount of spin or commentary by Stormy Daniels or her lawyer, Mr. Avenatti, can truthfully characterize today’s ruling in any way other than total victory for President Trump and total defeat for Stormy Daniels.”

“The amount of the award for President Trump’s attorneys’ fees will be determined at a later date,” Harder added.

Daniels’ attorney, Michael Avenatti, responded to the ruling on Twitter and said: “Daniels’ other claims against Trump and Cohen proceed unaffected. Trump’s contrary claims are as deceptive as his claims about the inauguration attendance.”

Avenatti filed a notice of appeal Monday evening in Daniels’ defamation case against Trump.