Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Provinciali. A cosa ed a chi servono. $$$$$$!!

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-31.

Tavala Imbandita

Nel fare la riforma del 2014, l’on Delrio aveva una gran bella volpe sotto la ascella.

Era l’epoca del partito democratico al 40.8% alle elezioni europee: si credeva essere egemone in eterno.

All’epoca era il partito con maggiori comun sotto governo: di qui l’idea delle provincie ridotte ad ente di seconda istanza, ma nominate dai membri dei consigli comunali: parlando come si mangia, le provincie italiane sarebbero diventate sinecure pidiine.

Poi, per unire l’utile al dilettevole, le provincie così organizzate avrebbero dovuto gestire tutti gli appalti dei comuni afferenti.

Nella pratica, alle provincie era stato attribuito un mandato delicatissimo, che avrebbe gestito un colossale giro di denaro, a maggior gloria del partito democratico. Tovagliolo al collo, forchetta impugnata nella sinistra e coltello nella destra, il partito democratico avrebbe voluto togliersi almeno la più grossa. Ed il tutto in modo così discreto!

«Oggi è giorno di elezioni per quasi 60mila politici locali»

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«In 61 Province di 15 regioni oggi si vota per eleggere consigli e presidenti. I candidati sono oltre 700 suddivisi in 73 liste, per 328 incarichi di consigliere provinciale»

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«Ottanta sono i sindaci comunali che si candidano per l’incarico di presidente di una Provincia, così come ora prevede la legge, trattandosi di elezioni di secondo livello, cioè indirette, senza voto da parte dei cittadini»

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«Con l’election day delle Province, fissato in estate con il decreto Milleproroghe, in 47 casi verrà eletto il presidente, in altre 14 soltanto i consigli»

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«Con il voto di oggi, saranno rappresentati oltre 26 milioni di cittadini»

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«In Lombardia si va al voto a Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio e Varese; in Piemonte a Biella, Cuneo, Novara, Verbano Cusio Ossola, Alessandria, Vercelli e Asti; in Liguria soltanto Savona; in Veneto a padova, Rovigo, Verona e Vicenza; in Emilia-Romagna a Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini; in Toscana ad Arezzo, Livorno, Pisa, Prato e Siena; nelle Marche ad Ancona, Ascoli Piceno e Pesaro-Urbino; in Umbria soltanto a Perugia; in Abruzzo a Chieti, Pescara e Teramo; nel Lazio a Frosinone e Rieti; in Campania ad Avellino, Benevento e Salerno; in Basilicata a Matera e Potenza; in Puglia a Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto; in Calabria a Catanzaro e Vibo Valentia; in Molise a Campobasso.»

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«Con la manovra economica, infatti, le Province si ritrovano a essere un cardine nel lavoro degli enti locali, con l’investitura ufficiale a stazioni appaltanti per i lavori pubblici avviati dai Comuni del loro territorio»

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«Con la manovra, le Province tornano ufficialmente a essere un cardine nella vita degli enti locali con l’investitura ufficiale a stazioni appaltanti per i lavori pubblici avviati dai Comuni del loro territorio. In molte parti d’Italia è già così, sono oltre 3.600 (il 45% del totale) i sindaci che si affidano alla “loro” provincia per fare le gare»

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«Ma la scelta diventerà obbligatoria per tutti i Comuni non capoluogo una volta in vigore la legge di bilancio»

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«Il vicepremier Luigi Di Maio, invece, ha detto: “Il M5S non parteciperà alle elezioni provinciali coerentemente con quello che abbiamo sempre detto. Le Province non sono mai state abolite: hanno solo tolto il diritto di voto ai cittadini. Così come sono non funzionano e sono uno sfregio alla sovranità popolare. Presto rivedremo le loro funzioni e la loro stessa esistenza”»

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Poi vennero le elezioni del 4 marzo, ed il partito democratico crollò come un castello di carte.

Ma a giugno, con le elezioni amministrative che coinvolgono quasi sei milioni di italiani, il male diventa peggio.

Elezioni comunali. Riepilogo numerico. Le parole sono aria.

«Il centrosinistra aveva 16 sindaci nei comuni capoluogo di provincia e per ora ne riconferma solo 1. …. M5S passa dal 32.7% all’attuale 12.1%, verosimilmente a causa della mancata mobilizzazione dell’elettorato.»

È Salvini con la Lega che stravince le elezioni amministrative.

Ovviamente, oggi ne taglierà i dividendi.


Corriere. 2018-10-31. Si vota in 61 Province. La Lega ci crede, il M5S no: «Uno sfregio»

Dalle 8 alle 20 chiamati alle urne gli amministratori dei Comuni. Oggetto di tentativi di abolizione, il referendum costituzionale del 2016 aveva salvato le Province. Ma ora, sul loro futuro, Salvini e Di Maio hanno idee diverse.

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In 61 Province di 15 regioni oggi si vota per eleggere consigli e presidenti. I candidati sono oltre 700 suddivisi in 73 liste, per 328 incarichi di consigliere provinciale. Ottanta sono i sindaci comunali che si candidano per l’incarico di presidente di una Provincia, così come ora prevede la legge, trattandosi di elezioni di secondo livello, cioè indirette, senza voto da parte dei cittadini. A votare, dopo la riforma Delrio del 2014, saranno gli amministratori locali, dalle 8 alle 20, nelle sedi delle Province stesse. Soltanto i sindaci possono presiedere una Provincia.

M5S e Lega divisi

Il rinnovo degli enti provinciali cade in una fase in cui questi enti vengono chiamati ad avere nuova vita. Con la manovra economica, infatti, le Province si ritrovano a essere un cardine nel lavoro degli enti locali, con l’investitura ufficiale a stazioni appaltanti per i lavori pubblici avviati dai Comuni del loro territorio. Già oggi in parte è così, ma la scelta in futuro diventerà obbligatoria per tutti i Comuni non capoluogo una volta in vigore la legge di Bilancio, che offre anche 250 milioni all’anno dal 2019 al 2033 per la manutenzione di strade e scuole. La questione non vede d’accordo tra loro Lega e M5S. Sarebbe il Carroccio a credere nel ruolo delle Province (nei collegati alla manovra potrebbero arrivare ulteriori novità), avversato invece dai Cinque Stelle dopo anni di lotta dichiarata a ogni forma di «costo della politica». Secondo il partito di Matteo Salvini: «La questione della soppressione delle Province è stata oggetto di un grande dibattito basato, principalmente, sulla necessità di ridurre i costi della politica. In realtà, il costo delle Province è relativo e la loro soppressione, con l’attribuzione delle funzioni ai Comuni, non comporterebbe risparmi di spesa. Inoltre, oggi i piccoli Comuni non sono nelle condizioni di svolgere le competenze e le funzioni attualmente esercitate dalle province come, per esempio, la manutenzione delle strade, la gestione degli edifici scolastici delle scuole superiori, i centri per l’impiego». Il vicepremier Luigi Di Maio, invece, ha detto: ««Il M5S non parteciperà alle elezioni provinciali coerentemente con quello che abbiamo sempre detto. Le Province non sono mai state abolite: hanno solo tolto il diritto di voto ai cittadini. Così come sono non funzionano e sono uno sfregio alla sovranità popolare. Presto rivedremo le loro funzioni e la loro stessa esistenza».

In nome di 26 milioni di cittadini

Ma, intanto, che cosa accade oggi con il voto? Con l’election day delle Province, fissato in estate con il decreto Milleproroghe, in 47 casi verrà eletto il presidente, in altre 14 soltanto i consigli. Tra le 47 dove sarà eletto il presidente, 13 rinnovano anche il consiglio. Con il voto di oggi, saranno rappresentati oltre 26 milioni di cittadini. In Lombardia si va al voto a Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio e Varese; in Piemonte a Biella, Cuneo, Novara, Verbano Cusio Ossola, Alessandria, Vercelli e Asti; in Liguria soltanto Savona; in Veneto a padova, Rovigo, Verona e Vicenza; in Emilia-Romagna a Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini; in Toscana ad Arezzo, Livorno, Pisa, Prato e Siena; nelle Marche ad Ancona, Ascoli Piceno e Pesaro-Urbino; in Umbria soltanto a Perugia; in Abruzzo a Chieti, Pescara e Teramo; nel Lazio a Frosinone e Rieti; in Campania ad Avellino, Benevento e Salerno; in Basilicata a Matera e Potenza; in Puglia a Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto; in Calabria a Catanzaro e Vibo Valentia; in Molise a Campobasso.

Limbo infinito

Le Province, salvate dal referendum costituzionale del 2016 che puntava a eliminarle dalla carta, si occupano soprattutto di gestione di strade e di scuole. Dovevano essere abolite da tempo e invece sono rimaste in un limbo. Circa metà dei 48 mila dipendenti sono stati trasferiti, soprattutto nelle Regioni. Le risorse sono state tagliate, alcune competenze sono state spostate alle Regioni. Alcune Province, come quelle di Milano, Roma, Bologna o Napoli, sono state trasformate in Città metropolitane. In certi casi gli enti provinciali hanno difficoltà finanziarie a svolgere i propri compiti.


Sole 24 Ore. 2018-10-31. Province, la Lega prepara il ritorno in grande stile. M5S contrario

Oggi è giorno di elezioni per quasi 60mila politici locali. È l’«election day» delle Province, fissato in estate dal Milleproroghe, che chiama alle urne sindaci e consiglieri dei territori per rinnovare 27 consigli provinciali e 47 presidenti.

Ed è solo il primo passo per un ritorno delle Province che si annuncia in grande stile, dopo anni di limbo prodotto dal tentativo di abolirle cancellato dal referendum del 4 dicembre. Altri due passi sono scritti nel testo della legge di bilancio attesa per oggi in Parlamento. Ma il bello viene dopo, e prepara il terreno a un nuovo scontro M5S-Lega dopo le «manine» sui condoni e i maldipancia sulla sicurezza.

Le «centrali» per le gare
Con la manovra, le Province tornano ufficialmente a essere un cardine nella vita degli enti locali con l’investitura ufficiale a stazioni appaltanti per i lavori pubblici avviati dai Comuni del loro territorio. In molte parti d’Italia è già così, sono oltre 3.600 (il 45% del totale) i sindaci che si affidano alla “loro” provincia per fare le gare. Ma la scelta diventerà obbligatoria per tutti i Comuni non capoluogo una volta in vigore la legge di bilancio, che offre anche 250 milioni all’anno dal 2019 al 2033 per la manutenzione di strade e scuole.

Più soldi a strade e scuole
«Non bastano», si lamentano gli amministratori provinciali in uscita da lunghi anni di tagli e compensazioni a bilanci sempre più in sofferenza. Ma le novità sono significative anche perché nelle idee della maggioranza, e soprattutto della Lega, sono l’antipasto del cambio di rotta vero e proprio: quello che con la riforma degli ordinamenti punta a far tornare al voto per i consigli provinciali i cittadini, e non solo i politici dei Comuni.

Il gran ritorno
Il tema è al centro dell’agenda. Ad accendere le polveri è stato il Milleproroghe, che ha previsto l’avvio entro il 21 novembre di un tavolo tecnico per «la revisione organica della disciplina in materia di ordinamento delle Province e delle Città metropolitane». E soprattutto tra i collegati alla manovra è in cottura una legge delega per la riforma degli enti locali: quella sarà la sede in cui provare il blitz. Un blitz rischioso soprattutto per i Cinque Stelle, dopo anni di lotta dichiarata a ogni forma di «costo della politica». Ma fondamentale per la Lega, che negli enti locali ha le sue radici irrinunciabili anche nella sua nuova veste sovranista.

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Poi ci sono persone che si chiedono perché Salvini trionfi nei consensi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-31.

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Mr Salvini ha un indice di gradimento presso gli italiani quali non ce lo si ricordava da decenni.

La ricetta è semplice: Mr Salvini è una persona normale, pensa da persona normale, agisce da persona normale e sta a sentire ciò che il popolo sovrano desidera, esprimendosi nelle urne.

A seguito, riportiamo alcuni tra i tanti esempi possibili.

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Aborto: Martina, legge 194 non si tocca

«Con chiarezza: la legge 194 a difesa delle donne e della maternità consapevole non si tocca. Chi vuole ricacciare il Paese nel passato degli aborti clandestini, deve sapere che tutto il Pd si è battuto e si batterà sempre per difendere questa conquista di civiltà a tutela della libertà e della salute delle donne. Non può esserci nessuna ambiguità su questo punto tanto più oggi, di fronte alle provocazioni di alcuni esponenti della maggioranza di governo che immaginano per l’Italia un ritorno al Medioevo»

Martina? Ma chi mai è costui?

È un deputato del partito democratico, che ha conseguito meno del venti percento dei consensi alle passate elezioni politiche. In un sistema democratico quelle parole non hanno luogo: se l’on Martina reputa di difendere la 194 ha una sola via. Presentarsi alle elezioni e vincere una maggioranza parlamentare.

Nota.

Si ricorda come il partito democratico abbia perso le elezioni, ed anche malo modo, nonostante che avesse il monopolio sulla Rai e su tutti i media. Più questi sparlavano dei giallo-verdi e più la gente si diceva tra sé: meglio i giallo verdi che il pd. Si potrebbe anche dire che Rai e media siano stati i migliori alleati di Salvini. Constatiamo con piacere che l’on. Martina prosegue sulla stessa alterigia che tanti voti porta ai partiti ora al governo.

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Salvini: in arrivo dicitura “madre” e “padre” su carta identità

«“Dopo il via libera del ministero della Pubblica amministrazione, è arrivato quello del Mef: sulla carta di identità elettronica dei minorenni ci sarà lo spazio per indicare madre e padre, anziché l’espressione generica ‘genitori’. Ora manca il parere del Garante della privacy, e poi – sentita la conferenza Stato-città – potrò firmare il decreto.

Dalle parole ai fatti!”. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.»

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Primo “sì” alla legittima difesa, esulta il ministro Salvini

«Il Senato approva la nuova legge sulla legittima difesa, che ora passa all’esame della Camera. Ed è un indubbio successo salviniano, che aveva fatto di questa riforma un tema centrale nella campagna elettorale. «La difesa è sempre legittima! Dalle parole ai fatti», s’affretta a commentare il ministro dell’Interno. …. in condizioni di difesa nella propria abitazione la difesa «è sempre legittima»; che non c’è punibilità qualora la reazione della vittima dell’intrusione sia stata segnato da uno «stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto»»

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Divorzio, l’assegno di mantenimento cambierà: in Senato la proposta per cancellarlo

«Si ispira al principio della «bigenitorialità perfetta» e punta a riscrivere la legge del 2006 sull’affido condiviso dei figli dopo separazioni e divorzi. Il disegno di legge, firmato dal leghista Simone Pillon — già ideatore del Family Day —, inizia lunedì 10 settembre il suo iter parlamentare al Senato, in commissione Giustizia.»

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Lorenzo Fontana: “Famiglie gay non esistono. Più figli, meno aborti”. Salvini: “Le sue idee non sono nel contratto di governo”

«In un solo giorno il leghista intervistato da Corriere della Sera, Stampa, Messaggero, Avvenire e Gazzettino. Da un lato per rassicurare che i diritti esistenti non saranno toccati. Dall’altro per ribadire che non ce ne saranno di nuovi. E il vicepremier lo stoppa: “Libero di avere le sue idee, ma non sono la priorità”. Nogarin, sindaco M5s di Livorno: “Non si fanno passi indietro”. Lui si difende: “Polemiche strumentali, dò fastidio perché sono cattolico”»

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Salvini: “Basta gender, ora voglio il quoziente familiare per sostenere la natalità”

«Il leader della Lega Matteo Salvini si dice più deciso che mai a rilanciare la natalità degli italiani. Lo ha affermato in un’intervista a La nuova bussola quotidiana, quotidiano online di area cattolica. «L’obiettivo che mi pongo da qui a fine governo – ha detto Salvini – è introdurre il concetto di quoziente familiare, in modo da premiare la natalità e la scommessa sul futuro». Quella del quoziente familiare è una proposta che, effettivamente, figurava nel programma elettorale della Lega, ma che non è poi stata inserita nel contratto di governo siglato con i Cinque Stelle.

Ad ogni modo, il vicepremier ha già in mente un piano abbastanza preciso: «Il primo obiettivo – ha proseguito Salvini – è sostenere la parte produttiva attraverso un abbassamento delle tasse: se già riusciamo ad aiutare le partite Iva, i produttori, i commercianti, gli artigiani, i piccoli imprenditori, è un primo passo. Anche loro sono padri e sono madri, un euro di tassa in meno è un euro in più per i figli. Certo, non è risolutivo». Di qui l’intenzione di «rendere il nucleo familiare un soggetto fiscalmente riconosciuto. Però, già per il 2018, l’obiettivo è ridurre le tasse a un bel po’ di gente e questo sarà mantenuto».»

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Migranti, Salvini: “Gli sbarchi sono scesi da 111mila a 21mila, risparmiato un miliardo”

«Matteo Salvini snocciola con soddisfazione gli ultimi numeri relativi agli sbarchi di immigrati nel nostro territori. E sono cifre che sottolieano come il pugno di ferro utilizzato dal ministro dell’Interno abbia portato i suoi frutti.

Il vice premier ha annunciato che gli sbarchi sono diminuiti, “scendendo da 11mila a ‘soli’ 21mila” ma Salvini ha voluto sottolineare come a ciò sia seguito anche un notevole risparmio per le tasche degli italiani, calcolato in un miliardo di euro. “Meno soldi alle coop ed ai finti profughi e risorse per assumere 10mila unità delle forze di polizia”, ha poi aggiunto.

Il ministro dell’Interno oggi ha riferito in Aula al Senato sul caso degli sconfinamenti da parte di gendarmi francesi al confine con l’Italia. Al question time anche il ministro Alfonso Bonafede che ha parlato della situazione degli istituti penitenziari.

E sono di oggi anche i dati del “Dossier statistico immigrazione 2018”, elaborato dal centro studi e ricerche Idos. In Italia, secondo lo studio, non esiste un’emergenza immigrazione. Nel nostro Paese ci sono circa 5 milioni di residenti stranieri, con un’incidenza sulla popolazione complessiva pari all’8,5%. Dati più bassi rispetto alla Germania, che conta 9,2 milioni di stranieri e una quota del 11,2%, e al Regno Unito, dove gli stranieri sono 6,1 milioni, il 9,2%.»

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Bundesbank. Piano ufficioso per dimezzare il debito italiano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-31.

Moreau Gustave. Le chimere. 001

In politica tutto è possibile, basta solo che vi sia la effettiva volontà di concepire e portare a termine un progetto.

Talora poi le situazioni potrebbero anche evolversi in modo così tumultuoso, imprevisto e spesso disperato, che anche i provvedimenti più impensati ed improbabili possono diventare realtà.

«A Bundesbank spokesman said Wendorff was writing in his personal capacity»

Ufficialmente Bundesbank asserirebbe che nulla abbia a che fare con il progetto enunciato da Mr Wendorff al Frankfurter Allgemeine Zeitung: tuttavia Mr Karsten Wendorff è economista capo di Bundesbank, sobrio nel parlare, e la Frankfurter Allgemeine Zeitung è uno dei principali e più stimati giornali tedeschi.

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«Italy’s populist government doesn’t need to ask for money from European partners to halve its debt — it could tap the large private wealth of its citizens»

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«Instead of a European fund that buys Italian government bonds and that is ultimately backed by European taxpayers, a national fund should be created, …. This fund would buy Italian government bonds»

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«Such a fund would be financed by “national solidarity bonds” that Italian households would be obliged to purchase — for example, to the tune of 20 percent of their net wealth»

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«At such a rate “almost half of Italian government debt could be converted into solidarity bonds»

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«Italian voters would be directly involved in solving an Italian problem, depending on their financial capacity, …. This would strengthen confidence in a sound fiscal policy for the future. Ultimately, a national problem would be solved by national solidarity»

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Come tutte le proposte, anche questa dovrebbe essere valutata con cura.

Se di sicuro questa manovra non sarebbe certamente ben accolta dagli italiani Contribuenti, altrettanto sicuramente sarebbe sia possibile sia facilmente eseguibile.

Se si potrebbe dubitare che un qualsiasi governo che non sia almeno quasi dittatoriale intenda mettere a repentaglio la propria rielezione attuando una manovra dl genere, sarebbe altrettanto vero ammettere che sarebbe risolutiva.

Il problema però sarebbe un altro, a nostro personale parere.

Le pubbliche amministrazioni italiane generano debito in via strutturale.

Una così drastica manovra potrebbe avere un suo senso logico solo ed esclusivamente se accompagnata in modo simultaneo da una altrettanto drastica riduzione della spesa pubblica e delle tasse.


Bloomberg. 2018-10-28. A Bundesbank Economist Has a Radical Plan to Halve Italy’s Debt

Italy’s populist government doesn’t need to ask for money from European partners to halve its debt — it could tap the large private wealth of its citizens, Bundesbank economist Karsten Wendorff suggested.

The radical proposal echoes the debate in Italian media over a potential “wealth tax.” Unlike a tax, however, it wouldn’t directly eat into the patrimony of the country’s families, according to its proponent, who heads the German central bank’s public finance department.

“Instead of a European fund that buys Italian government bonds and that is ultimately backed by European taxpayers, a national fund should be created,” Wendorff wrote in the Frankfurter Allgemeine Zeitung Saturday. “This fund would buy Italian government bonds.”

Such a fund would be financed by “national solidarity bonds” that Italian households would be obliged to purchase — for example, to the tune of 20 percent of their net wealth. At such a rate “almost half of Italian government debt could be converted into solidarity bonds.”

A Bundesbank spokesman said Wendorff was writing in his personal capacity.

Rome on Friday avoided a second rating downgrade in a week as S&P Global Ratings decided only to lower its outlook. The move followed another week of acrimonious clashes with the European Commission and European Central Bank President Mario Draghi over plans to expand spending that flaunt EU rules. Prime Minister Giuseppe Conte told Bloomberg on Wednesday that there’s no “Plan B” for the fiscal program.

Italy isn’t a poor country, Wendorff argues, it doesn’t need debt relief nor should it be the “plaything” of financial markets. Yet its government’s plans show that European budget rules are toothless, barring the way to further European solidarity and burden-sharing. The way out from this conundrum: making “Italian taxpayers ultimately liable for the debts of their state.”

“Italian voters would be directly involved in solving an Italian problem, depending on their financial capacity,” he wrote. “This would strengthen confidence in a sound fiscal policy for the future. Ultimately, a national problem would be solved by national solidarity.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

EU e sovranisti. Lo spettro delle elezioni europee. Equilibri rotti.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-31.

EP-051364A_Tajani_Brexit
Opening the debate on BREXIT

Le elezioni europee del 25 maggio 2014 avevano visto il ppe, partito popolare europeo, conquistare il 29.2% dei voti e 221 seggi, ed il pse, partito socialista europeo, il 25.4% e 191 seggi.

Le prospezioni elettorali al 26 ottobre 2018 darebbero il ppe al 20.9% 180 seggi, ed il pse al 18.4% 139 seggi.

Ciò che risulterebbe evidente sarebbe il fatto che il ppe avrebbe perso 41 seggi ed il pse 52 seggi. Il ppe avrebbe una variazione percentuale di -18.55% ed il pse del -27.23%: sarebbero veri e propri crolli.

Ne consegue che il ppe ed il pse avrebbero perso in seno all’europarlamento quella maggioranza percentuale e di seggi che aveva loro consentito nei decenni passati di governarne in modo incontrastato imponendo la loro Weltanschauung liberal socialista.

Questi conti sono in parte drogati da alcuni bias di non poca importanza.

Intanto, queste prospezioni si basano sui risultati politici nei diversi stati membri, ma in paesi popolosi come la Germania e l’Italia i partiti che prima confluivano nel ppe e nel pse hanno subito, e stanno ancora subendo, severe contrazioni elettorali: sarebbe quindi lecito supporre che queste prospezioni siano fortemente ottimistiche.

Poi, sia il ppe sia il pse sono formazioni altamente eterogenee. Per esempio, nel ppe confluiscono i seguaci di Mr Orban che convivono con gli europarlamentari della Csu e della Cdu: due visioni politiche totalmente differenti ed anche ai ferri corti. Ben lo si è visto nella frattura del ppe in occasione del voto se deferire o meno l’Ungheria all’art. 7.

Infine, si consideri che dopo i risultati delle elezioni tenutesi in Baviera prima ed in Hessen dopo, il potere di Frau Merkel è svanito: si è ridotta ad una larva sia in patria sia nell’Unione Europea. Per mesi, forse anche per anni, la voce della Germania sarà molto debole in Europa.

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Il crollo dell’asse ppe – pse è l’elemento caratteristico che emerge dal quadro politico dell’Unione Europea: non saranno più maggioranza. La devoluzione delle ideologie liberal e socialista prosegue implacabile.

Come conseguenza di non poco conto, si tenga presente come i Commissari Europei debbano essere avallati dall’europarlamento: il blocco ppe – pse non potrà più imporre i suoi candidati e non sarà più automatico che l’europarlamento ratifichi le decisioni prese dal consiglio Europeo, anche esso risultato mutato negli atteggiamenti politici. Inoltre non è detto che il pse resti il secondo partito in europarlamento, e, di conseguenza, che resti come secondo gruppo parlamentare. Fatto questo di gran conto tenendo presente i criteri delle candiature a Presidente della Commissione Europea.

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Ad oggi, i liberal ed i socialisti residui esultano per il fatto che i sovranisti non abbiano ancora la forza di conquistare la maggioranza europarlamentare. Questo modo di pensare sembrerebbe essere invero ben magra consolazione. In politica ci si batte per vincere, non per far vincere altri.

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Sulla base dei dati disponibili si aprirebbe un quinquennio di grandi incertezze: senza una maggioranza stabile e coesa è semplicemente impossibile esprimere una linea politica ed economica coerente, specie tenendo presente che a livello internazionale i grandi competitori dell’Unione Europea, Stati Uniti di America, Cina, Russia ed India hanno invece governi stabili e determinati a far sentire a livello mondiale le proprie esigenze.


Sole 24 Ore. 2018-10-28. Sovranisti, quanti sono in Europa e cosa potrebbe succedere alle elezioni di maggio

Alla vigilia delle elezioni in Baviera, lo scorso 14 ottobre, i media europei pronosticavano l’exploit dell’ultradestra di Alternative für Deutschland. È andata un po’ diversamente: a fare il boom è stato un partito all’estremo opposto, i Verdi, mentre la Afd è scivolata da attese del 20% alla metà esatta dei voti. Non è la prima volta che le urne sconfessano i sondaggi sulla «crescita dei populismi in Europa» in vista del voto nel maggio 2019. Eppure l’argomento resta caldo, se si considera che la crescita dei neofascismi in Europa sbarca oggi in un dibattito alla plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo. La stessa assemblea che teme di risvegliarsi affollata di sigle sovraniste dopo le elezioni dell’Eurocamera, nel vivo di una crisi sta che indebolendo i macroschieramenti del centrodestra (Popolari) e centrosinistra (Socialdemocratici, mai così fragili nella loro storia).

Ma è davvero così imminente l’exploit della destra radicale? Sensazioni e numeri offrono un quadro diverso fra loro. Se ci si limita allo status quo, le dimensioni del fenomeno sono molto più modeste di quello che emerge negli annunci. Secondo una stima di Politico.eu, una testata che si occupa di affari europei, il totale di partiti classificati come euroscettici «soft» (si vedano i “nostri” Cinque stelle) o «hard» (a cominciare dalla Lega) conquisterebbe oggi, a fatica, tra i 150 e i 170 seggi. Meno di un quarto delle 705 poltrone che saranno assegnate dopo il voto di maggio, il primo senza il Regno Unito e il suo drappello di parlamentari. La stima cala ancora nelle previsioni di altri istituti, ma non è detto che la contabilità dei seggi (e dei gruppi politici tradizionali) fotografi bene cosa potrebbe succedere prima delle elezioni di maggio.

Quegli (almeno) 100 seggi in odore di sovranismo

In effetti la stima di Politico.eu sembra quasi eccessiva, rispetto alla media di rivelazioni fiorite a poco più di un semestre dalle urne. Pollofpolls.eu, un portale che monitora l’evolversi delle intenzioni di voto in Europa, ridimensiona la quota di voti «sovranisti» a poco più di 100 unità: 57 raccolti dai partiti che confluiscono in Europe of nations and freedom (Europa delle nazioni e delle libertà, Enf, la famiglia europea della Lega) e 50 a favore delle liste collegate a Europe of Freedom and Direct Democracy (Europa della libertà e della democrazia diretta, Efdd, il rassemblement che ospita al suo interno i Cinque stelle). La parte del leone spetterebbe proprio all’Italia, con un totale di 28 seggi in arrivo dalla Lega e 26 dai Cinque stelle. Un’infornata di consensi a rinforzo delle due famiglie che contano fra le proprie file il Rassemblement national di Marine Le Pen, l’estrema destra tedesca di Alternative für Deutschland e altre sigle minori, ma abbastanza caratteristiche, come i polacchi di Nowa Prawica (un partito «radicalmente euroscettico» che invoca il ritorno alla pena di morte) e Svoboda a přímá demokracie, partito ceco da 1.400 iscritti che si batte soprattutto su contrasto a immigrazione e «islamizzazione del paese» (anche se non dall’Europarlamento, visto che alle scorse elezioni Ue il bilancio degli eletti è rimasto a zero).

A parte il nome, quasi identico, Enf e Efdd sono accomunate dall’unico fattore trasversale a tutte le sigle politiche racchiuse fra i due gruppi: l’euroscetticismo. La diffidenza per i «burocrati di Bruxelles», secondo alcuni analisti, potrebbe fare da collante e scavalcare le ostilità implicite a un gruppo composto da soli nazionalisti. A maggior ragione se la rivendicazione di maggiori poteri nazionali, altro cavallo di battaglia dei sovranisti, si traduce in progetti di «chiusura delle frontiere» e di freni sempre più rigidi alla libera circolazione delle persone.

Le basi comuni: euroscetticismo e anti-immigrazione

Resta l’handicap più evidente, quello numerico: si parla di coalizione che inciderebbe su un settimo o, al massimo un sesto, dell’Eurocamera. Poco per lasciare il segno, soprattutto se l’ambizione è di mettere mano sui principi fondativi del disegno comunitario. Ma c’è chi mette in guardia dalla semplificazione di considerare estremiste solo le forze che si qualificano esplicitamente come tali. Susi Meret, un’esperta di populismi in cattedra alla danese Aalborg University, fa notare che i comuni denominatori di euroscetticismo e campagne anti-immigrazione potrebbero gettare le basi per un’alleanza che superi la periferia destra radicale. Forze come il Rassemblement national (versione aggiornata del Front national di Marine) o il Danish people party, per citarne due, sono nel vivo di un processo di «normalizzazione» che corteggia il voto moderato. Senza contare che forze distanti dal perimetro del voto moderato, come Fidesz di Viktor Orban, restano stabilmente all’interno dei Popolari europei.

«Sono partiti che stanno cercando di rifarsi l’immagine, sdoganandosi verso nuove fette di elettorato – osserva Meret – Questo potrebbe portare alla creazione di coalizioni molto più ampie di quelle proiettate dallo status quo attuale». Sì, ma come si mette ordine fra partiti nazionalisti, per loro natura inclini a badare più agli interessi domestici che a disegni comunitari? Meret ipotizza che il cavallo di battagli condiviso sia quello di una «Europa minima»: svuotare l’Unione europea della sovranità acquisita su pilastri come giustizia, affari interni, immigrazione e, magari, gli stessi sistema Schengen e della moneta unica. Un progetto che soddisferebbe tutte le forze in campo, sorvolando i punti di attrito naturali. Ad esempio sui conti pubblici, terreno di scontro inevitabile fra il rigore del Nord Europa e le turbolenza del nostro governo per l’innalzamento del deficit. «Lì ci sarebbe sicuramente una forma di grosso contrasto – dice Meret- Che i nazionalisti vorrebbero risolvere portando la questione dei conti a un livello nazionale». Cioè fuori dai parametri di Maastricht. O, direttamente, fuori dall’Europa.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Politici

Usa. Corsa per il Senato. Chi mai se lo sarebbe potuto immaginare?

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-31.

2018-10-29__Usa

«Elizabeth Warren, Kamala Harris accused of breaking fundraising rules over Kavanaugh vote»

*

«A watchdog group filed a Senate ethics complaint Monday against Sens. Kamala Harris and Elizabeth Warren for sending out fundraising emails asking for donations to support their votes against Justice Brett M. Kavanaugh — even before they cast their votes against him.»

*

«While voting and then asking supporters to back that decision with cash is common, the watchdog group, the Foundation for Accountability and Civic Trust (FACT), says asking for money ahead of time crosses the line into vote-buying»

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«FACT asked the Senate ethics committee to probe fundraising emails sent by Ms. Warren, Massachusetts Democrat, and Ms. Harris, California Democrat»

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«The Senate’s rules prohibit senators “cashing in” on using their official positions for personal gain.»

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«“This is a clear violation of the Senate Ethics rules which safeguard against the appearance or actuality of elected officials ‘cashing in’ on their official position for political purposes,”»

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Per la cronaca, la sen Kamala Devi Harris (Oakland, 20 ottobre 1964) è una politica statunitense. È una delle due senatrici per lo Stato della California (assieme a Dianne Feinstein), ed è un’esponente del Partito Democratico.
Nel 2016 si candida alle elezioni per il Senato per succedere a Barbara Boxer che aveva annunciato il suo ritiro dopo 24 anni come senatrice. Il 7 giugno risulta nettamente la più votata nelle cosiddette jungle primaries della California a cui partecipano i candidati di tutti i partiti e che ammettono i due candidati più votati alle elezioni generali di novembre.
L’8 novembre sconfigge l’altra democratica Loretta Sanchez con il 62.5% dei voti, nelle prime elezioni senatoriali della storia della California a cui non partecipano candidati repubblicani, diventando la seconda donna afroamericana e la prima indo-americana ad essere eletta al Senato. 

Chi mai se lo sarebbe potuto immaginare?

Raccogliere denaro per poi votare contro la nomina di Sua Giustizia Kavanaugh?

Bei tomi queste senatrici democratici/che.


The Washington Times. 2018-10-29. Elizabeth Warren, Kamala Harris accused of breaking fundraising rules over Kavanaugh vote

A watchdog group filed a Senate ethics complaint Monday against Sens. Kamala Harris and Elizabeth Warren for sending out fundraising emails asking for donations to support their votes against Justice Brett M. Kavanaugh — even before they cast their votes against him.

While voting and then asking supporters to back that decision with cash is common, the watchdog group, the Foundation for Accountability and Civic Trust (FACT), says asking for money ahead of time crosses the line into vote-buying.

FACT asked the Senate ethics committee to probe fundraising emails sent by Ms. Warren, Massachusetts Democrat, and Ms. Harris, California Democrat.

Ms. Warren’s email said she was demanding a delay on the judge’s confirmation vote and asked for donations for her 2018 election campaign, while Ms. Harris’s emails detailed several of her actions as a member of the Judiciary Committee, including her questioning of the president’s pick for the high court, and asking for contributions.

The Senate’s rules prohibit senators “cashing in” on using their official positions for personal gain.

FACT said that linking a promise of official action with campaign contributions violates that principle.

“This is a clear violation of the Senate Ethics rules which safeguard against the appearance or actuality of elected officials ‘cashing in’ on their official position for political purposes,” said Kendra Arnold, executive director of FACT.

Spokespersons for Ms. Harris and Ms. Warren didn’t immediately return a request for comment.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Rai. Si delineano le nomine. Qualche pettegolezzo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-30.

Cacciare a pedate 001

Inizia a delinearsi la bonifica della Rai e dei suoi telegiornali.

Poi, si tratterà di bonificare anche i programmi di attualità, al momento ancora in mano a conduttori di sinistra.

«una rete «lasciata» all’opposizione»

Ma siamo fuori di senno?

Saranno trattati per come hanno trattato.

Le opposizioni sono fuori dall’arco costituzionale.


Corriere. 2018-10-30. Nomine ai telegiornali Rai, la proposta dell’ad: «Carboni al Tg1, Sangiuliano al Tg2, Paterniti al Tg3»

Si è composto il puzzle Rai in vista del Consiglio di amministrazione di domani. Al Tg1 arriva Giuseppe Carboni, ora al Tg2, che da anni segue il Movimento 5 Stelle. Al Tg2 approda Gennaro Sangiuliano, da lunghi anni vicedirettore del Tg1, scrittore e saggista, considerato in quota Lega ma anche Forza Italia (che ha dato via libera in Vigilanza alla presidenza di Marcello Foa). Colpo di scena al Tg3 dove c’è un cambio fino a ieri non previsto: al posto di Luca Mazzà, che trasloca a Radio Rai, arriva Giuseppina Paterniti, anche lei considerata «vicina» al Movimento 5 Stelle (ma con un passato di «vicinanza culturale» a Rosi Bindi). Per lei si era parlato del Tg1 ma la sua indiscussa fede europeista, dopo la corrispondenza da Bruxelles, aveva suscitato le forti perplessità della Lega. Tramontata l’ipotesi Federica Sciarelli indicata inizialmente al Tg1.

Le altre nomine

Alla Tgr, la forte testata dei Tg regionali (considerata la testata più numerosa d’Europa) arriva Alessandro Casarin, in quota Lega. Ora si attendono i nomi dei direttori di reti. I ricambi si annunciano molto articolati: per esempio il Tg1 diretto ora da Andrea Montanari che lascia l’incarico, chiude ottobre 2018 con un distacco col Tg5 alle ore 20 del +5%. La nomina di Paterniti cancella l’ipotesi di una rete «lasciata» all’opposizione, secondo uno schema che circolava fino a ieri. A differenza del previsto mercoledì ci saranno solo le nomine delle testate giornalistiche e non per le direzioni delle reti.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Senza categoria

Budget. Gli Usa sostengono la manovra italiana. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-30.

Sanzioni __001

«Europe’s leaders have come down hard on Italy for its plans to increase spending with the aim of boosting growth and helping the poor»

*

«What they fail to recognize is that a little stimulus might be just what the Italian economy needs.»

*

«The outlook for the global economy is deteriorating more rapidly than forecasters realize»

*

«A slowdown in China has hit global trade, European exports are decelerating, and euro-area business sentiment is sharply down»

*

«All this can’t help but affect Italy, where industrial production is barely increasing and a recession may be imminent»

*

«This is the context in which one should judge the increasingly strident debate between Brussels and Rome»

*

«The new Italian government, led by the right-wing League and the anti-establishment Five-Star Movement, proposed a fiscal stimulus that would cause the budget deficit to rise to 2.4 percent of gross domestic product next year»

*

«The European Commission rejected the plan as irresponsible, sparking a showdown that has included an episode of shoe-banging in the European Parliament and a crude exchange of words on Twitter. Amid the discord, the yield on Italy’s 10-year bonds has kept rising.»

*

«Yet if the Italian economy is stalling, fiscal stimulus may be the only way to avoid a dangerous recession, which could tip Italy into an unmanageable crisis»

* * * * * * * *

«fiscal stimulus may be the only way to avoid a dangerous recession»

Questa frase potrebbe mettere la parola fine alla telenovela tra Roma e Bruxelles.

Ma non sarà così, perché Bruxelles non è animata da buoni sentimenti, ma solo da rabbioso astio al vedere il continuo sgretolamento dei liberal socialisti ad ogni tornata elettorale, mentre invece sempre più voti si riversano sulle formazioni loro avverse.

E poi, pensano sempre a quando con le elezioni europee del prossimo anno saranno spazzati via.

Sono queste elezioni l’incubo degli eurocrati.

*

«Certainly, the EC’s insistence that the Italian government honor its predecessor’s commitment to shrink the budget deficit is completely unreasonable. Austerity will worsen the slump and, hence, increase the government’s debt burden (expressed as a percentage of GDP). This, in turn, will aggravate rather than ease market tensions.»

E con questa frase Bloomberg liquida e sotterra Bruxelles.


Bloomberg. 2018-10-27. Italy’s Budget Isn’t as Crazy as It Seems

Europe’s leaders have come down hard on Italy for its plans to increase spending with the aim of boosting growth and helping the poor. What they fail to recognize is that a little stimulus might be just what the Italian economy needs.

The outlook for the global economy is deteriorating more rapidly than forecasters realize. A slowdown in China has hit global trade, European exports are decelerating, and euro-area business sentiment is sharply down. All this can’t help but affect Italy, where industrial production is barely increasing and a recession may be imminent.

This is the context in which one should judge the increasingly strident debate between Brussels and Rome. The new Italian government, led by the right-wing League and the anti-establishment Five-Star Movement, proposed a fiscal stimulus that would cause the budget deficit to rise to 2.4 percent of gross domestic product next year. The European Commission rejected the plan as irresponsible, sparking a showdown that has included an episode of shoe-banging in the European Parliament and a crude exchange of words on Twitter. Amid the discord, the yield on Italy’s 10-year bonds has kept rising.

Yet if the Italian economy is stalling, fiscal stimulus may be the only way to avoid a dangerous recession, which could tip Italy into an unmanageable crisis. Certainly, the EC’s insistence that the Italian government honor its predecessor’s commitment to shrink the budget deficit is completely unreasonable. Austerity will worsen the slump and, hence, increase the government’s debt burden (expressed as a percentage of GDP). This, in turn, will aggravate rather than ease market tensions.

Instead, both sides should focus on the manageable size of a stimulus and the best way to spend the money. Italy faces hard constraints: The country’s debt-to-GDP ratio, at about 132 percent, is already extremely high. It’s thus crucial that the added spending not push the budget deficit beyond the government’s 2.4 percent target. To that end, the government must temper its overly optimistic growth projections, and correspondingly pull back some of its spending, lest the deficit end up larger than planned as a share of GDP.

As regards how to spend the money, the traditional recommendation — that it should go toward infrastructure or other long-lasting investment — might not be an immediate priority. Italian governments have long run primary budget surpluses (excluding interest payments), at a time when growth has been slow and the financial crisis has severely set back sizable segments of the population. As economists from the International Monetary Fund have noted, such persistent belt-tightening creates pent-up demand for tax cuts or public spending to alleviate social discontent. Financial support for low-income families, for instance, could be particularly effective, because the money would go to the people most likely to spend it.

The war of words between the EC and the Italian government leads nowhere. In principle, the commission can impose financial penalties if Italy ignores its recommendations, but even German Chancellor Angela Merkel has recognized that doing so serves only to “bring about insolvency particularly fast.” In any case, such fines are a political non-starter: The heads of government who comprise the European Council, which must authorize any action, will not impose sanctions for fear that their own countries could be sanctioned in the future.

The government’s vague and erratic policies have caused consternation in markets. That said, EC officials’ harsh pronouncements on Italy have also pushed up borrowing costs. Some may see this as a useful source of pressure to keep Italy in line, but it’s playing with fire in a tinderbox. Rising yields and falling bond prices put added stress on already fragile Italian banks, which hold large quantities of government bonds. Distress among banks, in turn, can necessitate bailouts that further worsen the government’s finances. A slowdown in the broader economy will only worsen this dynamic, pushing the weak banks and government finances into a vicious downward spiral.

In such a perilous environment, failure to pursue a constructive discussion could precipitate economic and political disaster. On the other hand, changing the narrative to give legitimacy to a modest Italian stimulus will reassure investors and calm the markets. European officials should quickly reconsider their position.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Italia. Elezioni provinciali il 31 ottobre nell’omertoso silenzio dei media.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-30.

Urne Elettorali 001

Sciocchini! Vi eravate illusi di aver abolito le provincie?

Bene. Benissimo.

Gran brutta cosa le illusione, ma ancor peggio le allucinazioni.

Il passato governo di infausta memoria aveva varato la legge Delrio del 2014

«ha trasformato le Province in enti di secondo livello togliendogli la rappresentatività diretta. Questi organi politici adesso saranno composti da sindaci e consiglieri comunali che si eleggono tra loro»

Risultato.

Le provincie ci sono, ed anche ad organici pieni, stracolmi di dipendenti e consulenti, costosissime, solo che non sono più un organo elettivo diretto. Al popolo sovrano è stato sostituito il corpo elettorale formato dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni afferenti la provincia.

Il governo di centro sinistra ha istituito il più mastodontico cimitero degli elefanti mai concepito da mente umana.

Il “mille proroghe” al Senato fissa le elezioni provinciali per il 31 ottobre

Non ci si stupisca poi se il partito democratico sia crollato al 17%.


Adnk. 2018-10-28. Forfait M5S alle elezioni provinciali

“La legge Delrio del 2014, ha trasformato le Province in enti di secondo livello togliendogli la rappresentatività diretta. Questi organi politici adesso saranno composti da sindaci e consiglieri comunali che si eleggono tra loro. Le prossime elezioni provinciali si svolgeranno senza alcuna consultazione popolare, sarà il festival delle correnti e degli accordi nei partiti, tra i partiti. Il MoVimento 5 Stelle, coerentemente con quanto ha sempre sostenuto, non parteciperà a queste elezioni“. Lo annuncia il M5S con un post pubblicato sul Blog delle Stelle.

La riforma – rimarcano i grillini – non solo ha generato caos rispetto alle competenze, lasciando alle Province quelle relative a scuole, trasporti, ambiente e territorio e demandando alle Regioni di procedere ad un riordino delle funzioni, ma ha ridotto ancora di più la sovranità popolare”. “Il MoVimento 5 stelle ha sempre lottato per affermare il principio che siano sempre i cittadini ad eleggere i propri organi legislativi e amministrativi e si è sempre caratterizzato per essere ‘altro’ rispetto ai partiti tradizionali rifiutando accordi e compromessi, candidature in cambio di voti, portando avanti con coerenza il programma elettorale per il quale gli elettori lo hanno votato”, aggiunge il M5S. “Con un voto in rete si decise di prendere parte esclusivamente alle elezioni costituenti le 14 città metropolitane dove i sindaci delle maggiori città sono chiamati per statuto ad essere anche sindaci di questo ente. Per le città metropolitane – conclude la nota – si seguiranno le regole già stabilite in precedenza”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

M5S. Sembrerebbe che patrocini un nuovo gruppo nell’europarlamento.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-30.

M5S Logo

L’Italia ha eletto 73 / 751 eurodeputati. Alle elezioni del prossimo maggio M5S dovrebbe poter ottenere tra i 20 ed i 25 eurodeputati.

In seno all’europarlamento hanno grande peso i gruppi parlamentari. Per costituire un gruppo parlamentare servono almeno 25 deputati provenienti ad almeno sette stati differenti: i membri possono anche venire da partiti locali differenti e persino contrastanti. Il parlamento finanzia quasi esclusivamente i gruppi: i posti nelle commissioni sono riservatoti pro quota ai gruppi, non ai singoli eurodeputati. Non solo, ma anche la possibilità di intervenire in aula è riservata solo ai gruppi, lasciando tempi minimi ai singoli.

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La vita dei gruppi è da un punto di vista logico bizzarra: si pensi solo che all’interno del partito popolare europeo convivono Cdu, Csu ed il Fidesz di Mr Orban.Al momento attuale, M5S non fa capo ad un partito europeo, ed è inserito nel gruppo europarlamentare Efdd, Europe of Freedom and Direct Democracy, fortedi 45 eurideputati.Questo gruppo ufficialmente assomma deputati da partiti che avversano il centralismo burocratico di questa Unione Europea, pur con molte differenti sfaccettature. Infatti, nel gennaio 2017 M5S aveva cercato di abbandonare l’Efdd per entrare nell’Alde, ma non fu accettato. Il dieci settembre 2018 M5S aveva votato a favore dell’applicazione all’Ungheria dell’art. 7, mentre Lega e FI avevano votato contro.

Lascia quindi pensosi questa nuova iniziativa in sede europea del M5S.

«Italy’s 5 Star Movement (M5S) is to launch a new pro-European, but anti-establishment political group in January»

*

«Its initiative could weaken far-right forces in European Parliament (EP) elections in May»

*

«But it could cause other problems for EU institutions, with the party pledging an “earthquake” to shake the bloc’s “austere” fiscal rules»

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«M5S will be the promoter of a new parliamentary group to bring forward a different Europe»

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«We’re thinking of putting out a manifesto in January to bring together new forces that are emerging everywhere»

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«There’s one certainty in the European elections and that is that those people now in the [EU] commission will no longer be there afterward»

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Aspettiamo quindi gennaio per poter leggere il programma che si prefiggono e si rimane alquanto curiosi di conoscerei loro partner europei.


EU Observer. 2018-10-25. Italy’s M5S to unveil new EU group in January

Italy’s 5 Star Movement (M5S) is to launch a new pro-European, but anti-establishment political group in January.

Its initiative could weaken far-right forces in European Parliament (EP) elections in May.

But it could cause other problems for EU institutions, with the party pledging an “earthquake” to shake the bloc’s “austere” fiscal rules.

“M5S will be the promoter of a new parliamentary group to bring forward a different Europe”, the party’s leader and Italian deputy prime minister Luigi Di Maio told the RAI 3 broadcaster on Monday (22 October).

“We’re thinking of putting out a manifesto in January to bring together new forces that are emerging everywhere,” he said.

Di Maio, whose party governs Italy in a coalition with the far-right League party, distanced himself from his partner in Rome.

“It [the new group] will have nothing to do with populist and sovereigntist forces,” Di Maio said.

The M5S-led group would try to pull in anti-establishment voters who were “disappointed by the right and left,” he said.

It would position itself against “the traditional parties like the EPP [a centre-right bloc] and PSE [the centre-left]”, Di Maio noted, but also against “the right-wing, where Salvini will go”, he said, referring to Matteo Salvini, the League party leader, his coalition partner.

Salvini has, in the past, spoken of Italy’s euro exit.

He also aims to create a new far-right axis in the EU elections together with Hungary’s illiberal government, which could block EP lawmaking.

But Di Maio signalled firm support for the European project.

“Italy does not intend to leave the euro,” he said. “As long as I remain a minister of government, I will always guarantee that Italy remains in the euro and in Europe,” he said.

The talk of Italy’s eurozone future comes amid a clash between Rome and the European Commission on spending rules.

Moment of truth

The 28 commissioners will decide, on Tuesday, whether to request amendments to Italy’s draft budget.

It would be the first time that the EU executive used its new powers to do so, risking a Di Maio and Salvini backlash.

But “the European Commission must reject Italy’s budget” unless Rome corrected its own plan, Austrian chancellor Sebastian Kurz, who holds the EU presidency, said on Monday.

Italy’s welfare splurge goes against EU targets to bring down its deficit and its debt mountain, which is 130 percent bigger than its economic output – more than twice the EU limit, and second only to Greece.

Its finance minister, Giovanni Tria, promised Rome would not spend a cent more than it had promised.

“If the deficit-GDP ratio and the debt-GDP ratio do not evolve in line with the plan, the government commits itself to intervene,” he said on Monday.

That appeared to be enough for an amicable deal with the EU despite Austria’s statement, Mario Centeno, the Portuguese finance minister who heads the eurogroup, the single currency’s political club, said.

“That [a deal] is what I expect,” he told the Reuters news agency also on Monday.

Drama

“I would be very surprised if one [Italian] budget caused drama within the eurozone and that its institutions were unable to manage this,” Centeno said.

“The European Commission does not want a crisis between Brussels and Rome,” EU finance commissioner Pierre Moscovici told the France Inter broadcaster also on Monday.

“Italy’s place is at the centre of the eurozone,” he said.

If M5S’ new group poached MEPs from the far right and if Italy avoided an EU budget clash, that would bode well for Europe’s fortunes in the coming years.

But Di Maio also pledged to wage war against German and EU commission-led austerity after next May’s vote.

Earthquake

“There’s one certainty in the European elections and that is that those people now in the [EU] commission will no longer be there afterward,” he told RAI 3.

“As there has been a positive earthquake in Italy, the peoples of Europe will create another positive political earthquake that will change the balance of power in the European Parliament and the European institutions … [to] put citizens’ rights at the centre,” he said.

Europeans’ welfare was more important to M5S than debt and deficit figures, Di Maio noted.

“People have become tired of austerity”, he said.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Unione Europea

Germania. Hessen. Frau Merkel kaputt. Un fantasma guiderà la Germania

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-29.

2018-10-29__Hessen__010

Quando si guida una formazione politica di invasati allucinati la sconfitta elettorale apparirebbe essere la naturale conseguenza.

Questo era il titolo fatto alla chiusura dei seggi elettorali in Hessen dal Deutsche Welle, giornale portavoce del governo liberal socialista.

Chancellor Angela Merkel’s conservatives eke out win in Hesse election

«Despite a large drop in support, the CDU has won the Hesse state regional poll, giving the chancellor some welcome breathing room….

The CDU’s tally of 27 percent may have been down some 11 points compared with the last Hesse vote in 2013, but it was slightly better than pre-election polls had predicted and gives incumbent state premier and Merkel ally Volker Bouffier a mandate to form the next government»

Scrivere nero su bianco che

“Cdu has won the Hesse state regional poll”

è demenziale: solo una mente ottusa dall’ideologia può aver scritto una simile bruttura.

2018-10-29__Hessen__011

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Se accontentarsi è importante nella vita, ebbene, Frau Merkel starà squittendo di gioia. Tra Baviera ed Hessen la Union ha perso dodici punti percentuali, quasi quanto la perdita della spd.

Merkel Can Look Back and Claim a Win on German Jobless

Questo è il titolo trionfalistico di Bloomberg.

* * *

Ma la realtà dei fatti è ben diversa da come la dipingono i media liberal.

Il The New York Times è lapidario, in un articolo di ottava pagina:

Angela Merkel to Quit as Party Leader in Germany

«Chancellor Angela Merkel of Germany said on Monday that she would give up the leadership of her conservative party, the clearest sign yet that the woman who was once Europe’s most powerful leader is preparing her long-expected departure from office ….

Ms. Merkel’s coalition government, which took six months to cobble together, has long lost its majority in opinion polls.»

E tutto questo senza considerare che esistono, e votano, anche i tedeschi dell’est.

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A mezzogiorno Frau Merkel ha tenuto una conferenza stampa.

«”I risultati nelle elezioni sono oltremodo amari e deludenti sia in Assia che nel Bund”. “È deplorevole, perché il governo nero verde ha portato un bilancio convincente”, ha spiegato Merkel parlando a Berlino dopo la doppia sconfitta elettorale in Assia e in Baviera.

“Come cancelliera ho la responsabilità di tutto, per quello che riesce e per quello che non riesce. E’ giunto il momento di aprire un nuovo capitolo: non mi ricandiderò come presidente della Cdu, questo quarto mandato è l’ultimo come cancelliera, non mi ricandiderò al Bundestag nel 2021 e non voglio altri incarichi politici”. “Non sono nata cancelliera”, ha aggiunto Merkel.

“È chiaro che così non si può andare avanti. L’immagine del governo è inaccettabile”, ha aggiunto. “E questo ha ragioni più profonde che ragioni di comunicazione”, ha affermato rimandando a un problema di “cultura del lavoro”. Infine Merkel ha escluso una sua ricandidatura anche se il governo attuale cadesse, per il ritiro della Spd.

“Per me si tratta di aprire una strada verso il futuro”, ha spiegato Angela Merkel, affermando di aver riflettuto molto, su come si potesse favorire una successione nella Cdu. Merkel ha anche sottolineato di voler “lasciare i propri incarichi con dignità, così come li ho svolti”.

Per i grandi partiti popolari, come la Cdu la Csu e la Spd, è arrivato il tempo di chiarire “cosa serve alla tenuta del paese e cosa no”, ha spiegato ancora Merkel.»

*

Come suo stile, Frau Merkel è ambiguamente orgogliosa.

Non si candiderà a dicembre alla presidenza del partito e non concorrerà nel 2021 ad una rielezione.

In altri termini: tutto rimane così come è. Nella sua visione la Germania dovrebbe arrancare tre anni con una Bundeskanzlerin polverizzata, incapace di prendere decisioni, forse obbligata dai fatti ad avallare iniziative che aborrisce.

Gran brutta bestia la superbia e l’orgoglio suo degno compare. Che la Germania soffra tutto, purché non si parli di dimissioni. Una cosa sarebbe infatti il non presentarsi ed un’altra l’essere bocciata se lo avesse fatto.

Questa sarebbe la Germania che dovrebbe affrontare tutte le sfide interne e mondiali, massimamente le elezioni europee prossime venture.

Notiamo come le ultime parole dette da Hitler prima di suicidarsi siano state:

“i tedeschi non mi hanno meritato”.

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«La cancelliera tedesca Angela Merkel sarebbe disponibile a rinunciare alla guida del suo partito, dopo le pesanti perdite elettorali in Assia, al prossimo congresso della Cdu di dicembre»

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«Merkel vuole restare cancelliera, quindi, pur essendosi detta pronta a rinunciare alla candidatura alla presidenza della Cdu a dicembre. Merkel resterebbe alla guida dell’esecutivo»

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«Fino ad oggi Merkel aveva sempre affermato che cancelleria e presidenza del partito dovessero essere nella stessa mano»

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«Fino ad oggi Merkel aveva sempre affermato che cancelleria e presidenza del partito dovessero essere nella stessa mano»

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«German Chancellor Angela Merkel has offered to give up the leadership of her Christian Democratic Union (CDU), reports from within her party have said. The conservatives suffered massive losses in two regional elections.»

*

«The center-left Social Democrats (SPD), who are in a governing coalition with Merkel’s conservative alliance, also saw their support drop sharply in Hesse and Bavaria’s state elections. Unlike the CDU, however, the SPD says it isn’t currently considering a party leadership shakeup»

*

«The poor performace of the parties in Merkel’s governing coalition in the Hesse election could have a negative impact on Europe, warned EU Economy Commissioner Pierre Moscovici.»

*

«”The fragility of a country like Germany is always a threat for Europe,” Moscovici told French broadcaster Public Senat. “So we are paying attention.”»

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«The fragility of a country like Germany is always a threat for Europe. …. a negative impact on Europe»

Benissimo. Adesso Frau Merkel e Mr Mosovici più che all’Italia hanno da pensare al loro futuro politico ed umano.


Deutsche Welle. 2018-10-29. +++ Angela Merkel will not run for CDU party chair again – live updates +++

German Chancellor Angela Merkel has offered to give up the leadership of her Christian Democratic Union (CDU), reports from within her party have said. The conservatives suffered massive losses in two regional elections.

– Sources in the Christian Democratic Union (CDU) have said that Chancellor Angela Merkel is prepared to step down as party leader.

– Merkel reportedly said she still plans on remaining in her post as chancellor — although she once said that party leadership and chancellorship must go hand-in-hand.

– Merkel, who has been CDU chairwoman since 2000, told a party leadership meeting of her offer on Monday morning, after the party reeled from heavy losses in two recent regional elections, most recently on Sunday in Hesse.

– The chancellor is expected to give a press conference at 12:00 UTC.

*

10:50 The center-left Social Democrats (SPD), who are in a governing coalition with Merkel’s conservative alliance, also saw their support drop sharply in Hesse and Bavaria’s state elections. Unlike the CDU, however, the SPD says it isn’t currently considering a party leadership shakeup. 

“There’s no discussion of a personnel restructuring in the SPD,” party chairwoman Andrea Nahles told reporters in Berlin on Monday morning. The SPD leader also appeared to dismiss the possibility of pulling the center-left party out of Merkel’s coalition, saying that the SPD was focusing on moving forward. Nahles has been under pressure to leave the governing coalition, particularly from the party’s youth wing, the JUSOS.

The poor performace of the parties in Merkel’s governing coalition in the Hesse election could have a negative impact on Europe, warned EU Economy Commissioner Pierre Moscovici. 

“The fragility of a country like Germany is always a threat for Europe,” Moscovici told French broadcaster Public Senat. “So we are paying attention.”

10:15 The race is now on to replace Merkel, not only as the leader of the CDU, but also possibly as chancellor. DW’s broken down a list of list of potential successors:

10:10 Christian Lindner, the head of the business-friendly Free Democrats (FDP), called on Merkel to step down not only from her role as the head of the CDU, but also as chancellor. “Ms. Merkel is giving up the wrong position,” he said in Berlin. He said her decision to give up one and not the other will make her government more unstable.

10:00 The former head of the CDU/CSU’s parliamentary party in the Bundestag, Friedrich Merz, will reportedly be running to replace Merkel as CDU chair during the party’s conference in December, according to the German daily Bild. He was also previously a member of the European Parliament and currently serves as the supervisory board chairman of BlackRock Germany.

9:55 The surprise news follows poor results for Merkel’s CDU in Sunday’s state parliamentary election in Hesse, which saw Merkel’s party drop over 10 percentage points to score 27 percent of the vote. The CDU’s sister-party in Bavaria, the Christian Social Union (CSU), also bled support two weeks ago in Bavaria’s state election. Both the CDU and CSU emerged the winners, but analysts and voters viewed the state elections as a referendum on Merkel’s coalition government in Berlin.

9:47 CDU sources announced that Merkel does not intend to not run again as party leader, leaving the position open for a new chair to be elected at the upcoming party conference in December. She insisted, however, that she would remain chancellor. The move represents a political capitulation for the chancellor, who has previously emphasized that the party leadership and the chancellorship must be tied together.


Ansa. 2018-10-29. Germania: dall’Assia schiaffo alla Cdu, Merkel pronta a passo indietro

La cancelliera tedesca Angela Merkel sarebbe disponibile a rinunciare alla guida del suo partito, dopo le pesanti perdite elettorali in Assia, al prossimo congresso della Cdu di dicembre: lo riferiscono fonti vicine al partito, come riporta Dpa. 
Merkel vuole restare cancelliera, quindi, pur essendosi detta pronta a rinunciare alla candidatura alla presidenza della Cdu a dicembre. Merkel resterebbe alla guida dell’esecutivo.

Fino ad oggi Merkel aveva sempre affermato che cancelleria e presidenza del partito dovessero essere nella stessa mano. È questo l’effetto del risultato delle elezioni in Assia, dove ieri la Cdu ha perso oltre 10 punti.
L’ex capogruppo dell’Unione, Friedrich Merz, sarebbe pronto a candidarsi alla presidenza della Cdu al prossimo congresso. Lo scrive la Dpa, citando fonti di partito.

Le urne dell’Assia consegnano l’ennesimo schiaffo ad Angela Merkel, come ampiamente previsto dai sondaggi: la Cdu perde oltre dieci punti, tocca il risultato peggiore dal 1966 e vede trionfare gli alleati Verdi. Eppure i primi dati non configurano un terremoto politico e i cristiano-democratici si sforzano subito di contenere i temuti contraccolpi sul governo a Berlino. Che si misureranno comunque a partire da domani. L’uscente Volker Bouffier, fedelissimo della cancelliera, continuerà a governare la regione di Francoforte e nel suo bilancio chiarisce subito che nessuna coalizione potrà essere fatta contro la Cdu. Proprio come in Baviera, potrebbe anche non servirgli un terzo alleato, nonostante le avances dei liberali. Veri sconfitti della serata sono i socialdemocratici, che tuttavia trattano il risultato con cautela. Chiedono che l’Unione smetta di litigare (un modo implicito per puntare il dito contro Horst Seehofer, il ministro bavarese che ha mandato in crisi il governo due volte in pochi mesi) e annunciano verifiche sulla possibilità di continuare a lavorare insieme. Ma non è una vera messa in discussione della Grosse Koalition. Anche perché, se l’alleanza saltasse davvero, lo scenario più plausibile sarebbe il voto, che in questa fase potrebbe rivelarsi fatale per il partito di Andrea Nahles e Olaf Scholz. Di fronte a una caduta di quasi 11 punti – stando alle prime proiezioni, la Cdu avrebbe il 27,2% (nel 2013 presero il 38,3) – Bouffier ha saputo immediatamente guardare il bicchiere mezzo pieno: “È una serata dai sentimenti contrastanti. È doloroso pensare ai voti perduti, ma abbiamo anche visto che lottare vale la pena. Avevamo due obiettivi: restare la prima forza politica del Land e ottenere che nessuna coalizione fosse possibile contro di noi. Li abbiamo raggiunti entrambi”. Una reazione in linea con la segretaria generale Annegret Kramp-Karrenbauer, la quale si è congratulata per aver “evitato la coalizione rosso-rosso-verde”.

Esultano nelle stesse ore gli ecologisti, dati al 19,6% (11,1%): “L’Assia non è mai stata così verde prima d’ora”, ha affermato Annalena Baerbock, che condivide la presidenza con Robert Habeck. Siamo felici di questo storico miglior risultato dei verdi in Assia”, ha aggiunto, rendendo onore al ministro dell’Economia uscente, Tarek Al Waziri, che ha guidato il partito al trionfo di stasera. Di “sconfitta amara” ha parlato invece il candidato di punta dei socialdemocratici, Thorsten Schaefer-Gumbel, che ha visto il partito scivolare al 19,6% (dal 30,7 del 2013), in un testa a testa con i verdi, che si confermano tendenzialmente in grado di diventare seconda forza politica tedesca. Fra i vincitori indiscussi della serata c’è poi l’ultradestra di Afd, che entra nel parlamentino del Land (ed è presente così in tutti e 16) con un risultato a due cifre, il 12,8% (l’altra volta fallì l’obiettivo e restò al 4,1). Festeggiano anche i liberali che con il 7,8% (avevano il 5) potrebbero esser decisivi, e si mettono a disposizione per la coalizione Giamaika. Ma nel corso della serata si potrà capire se la coalizione nero-verde uscente possa farcela anche da sola, sia pur per una manciata di voti. Chiuse le urne in Assia, i problemi tornano adesso a Berlino, dove i partiti della Grosse Koalition dovranno elaborare la punizione dell’elettorato, ed evitare le “scosse” che secondo Wolfgang Schaeuble avrebbero potuto provocare il “grande cambiamento”. Lo scenario che non conviene quasi a nessuno.