Pubblicato in: Banche Centrali, Senza categoria

Italia. Pil Q3 +0.1%; +0.3% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-31.

2019-10-31__Italia__Pil__001

Dato  Istat. Testo integrale e nota metodologica

«Il terzo trimestre del 2019 ha avuto due giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2018.»

*

«Nel terzo trimestre del 2019 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% in termini tendenziali.

-Il terzo trimestre del 2019 ha avuto due giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2018.

-La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di lievi aumenti sia in quello dell’industria, sia in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.

-La variazione acquisita per il 2019 è pari a +0,2%.»

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Eurozona. Pil Q3 +0.2%; +1.1% yoy.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-31.

2019-10-31__Eurozona_Pil__001

Per comparazione, riportiamo

– Polonia +4.5% yoy;

– Repubblica Ceka +2.8% yoy;

– Slovakia +2.0% yoy;

– Ungheria +4.9% yoy;

– Romania +4.4% yoy.

*

Questi dati sembrerebbero suggerire come l’avere governi identitari sovranisti sia prerequisito per la crescita del prodotto interno lordo.

Pubblicato in: Cina, Russia, Unione Europea

Nazioni Unite. La Cina guida una nuova maggioranza.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-31.

Cina

Cinesi, gente pratica. Risolto il problema dell’integralismo islamico.

«Se non avessero ancora un qualche peso politico ed economico, professando per di più un’ideologia balzana e bislacca, i liberal sarebbero davvero gente da baraccone.

Quando la Catalogna fece un referendum per staccarsi dal resto della Spagna, insorsero come un sol uomo per difendere il sacro suolo spagnolo dalle mire secessioniste dei populisti sovranisti. Avvallarono con gioia il fatto che l’allora Premier Rajoy avesse fatto intervenire l’esercito e che avesse fatto arrestare gli esponenti secessionisti. Ancora adesso la Catalogna è tenuta come un dominio spagnolo: i catalani lavorano e producono, gli spagnoli li tassano e si spartiscono il maltolto.

Quando il Regno Unito si stancò di essere preso a calci nei denti dall’Unione Europea e votò la Brexit, ed i liberal strillarono come tacchini spennati vivi: l’Unione Europea è una ed indivisibile, ed è a reggenza liberal.

*

Quando però si parla dei movimenti separatisti nella Cina la musica cambia.

I cinesi sono ‘illiberali’, autoritari per non dire totalitari: non consentono alla minoranza di Hong Kong di separarsi dalla madrepatria, mettono fuori legge i separatisti (come hanno fatto peraltro gli spagnoli), e guardano con forte sospetto il separatismo islamico, che ospita tra l’altro nuclei terroristici.»

Ma i cinesi sono persone pratiche e bene organizzate: una bella serata hanno fatto una retata ed una milionata di islamici è finita nei campi di rieducazione, donde ne usciranno quando avranno imparato a parlare un mandarino fluente.

* * * * * * *

È elemento caratteristico della superba presunzione dei liberal quello di ritenersi in diritto di fare la morale a tutti gli altri popoli e stati. Ma questi proprio non ne vogliono sapere.

La Cina ha assimilato l’arte di conquistarsi gli amici.

Cina. Una diplomazia alla conquista del mondo.

Cina. È diventata il maggiore investitore nell’Europa dell’est.

Cina. Consolida il suo impero in Africa.

«China’s popularity …. is strong. Its policy of not linking aid and investments to human rights and good governance has made Beijing many friends on the continent, beyond its authoritarian governments».

«Kenyan president describes gay rights as a non-issue after Obama calls for equality for gays and lesbians in Africa»

* * * * * * *

Se nel passato i liberal avevano gestito le Nazione Unite come Cosa Loro, adesso non possono più azzardarsi a farlo.

«Twenty-three countries at the United Nations criticized China’s mass detention and surveillance of ethnic Uighurs in Xinjiang province, supporting Britain’s condemnation of Beijing’s human rights record»

«Britain’s UN Ambassador Karen Pierce delivered a joint statement on Tuesday to the UN General Assembly’s human rights committee on behalf of the 23 states including Germany, France, the Netherlands, Norway, Sweden and the US»

«We call on the Chinese government to uphold its national laws and international obligations and commitments to respect human rights, including freedom of religion or belief, in Xinjiang and across China»

«The group of nations urged China to implement recommendations by independent UN human rights experts and to refrain from holding Uighurs in arbitrary detention»

*

«Reacting to the statement, Belarus Ambassador Valentin Rybakov addressed the committee on behalf of 54 countries, including Pakistan, Russia, Serbia, Egypt, Bolivia and the  Democratic Republic of Congo. Rybakov defended China’s actions in Xinjiang as what effective anti-terror and deradicalization methods»

«Now safety and security have returned to Xinjiang and fundamental human rights of people of all ethnic groups there are safeguarded …. We commend China’s remarkable achievements in the field of human rights»

«the accusations against Beijing were a gross interference in China’s internal affairs and deliberate provocation»

* * * * * * *

Summing up.

I liberal sono riusciti a raggranellare ventitre voti, mentre la Cina ha trovato senza fatica alcuna cinquantaquattro stati che ne approvano il comportamento.

I numeri dovrebbero parlare chiaro.

*


UN members divided over China’s treatment of Uighur minority

European countries backed a United Nations statement criticizing China’s treatment of Uighurs and other Muslims. But many more countries were quick to defend Beijing.

Twenty-three countries at the United Nations criticized China’s mass detention and surveillance of ethnic Uighurs in Xinjiang province, supporting Britain’s condemnation of Beijing’s human rights record.

Britain’s UN Ambassador Karen Pierce delivered a joint statement on Tuesday to the UN General Assembly’s human rights committee on behalf of the 23 states including Germany, France, the Netherlands, Norway, Sweden and the US. 

“We call on the Chinese government to uphold its national laws and international obligations and commitments to respect human rights, including freedom of religion or belief, in Xinjiang and across China,” Pierce said.

The group of nations urged China to implement recommendations by independent UN human rights experts and to refrain from holding Uighurs in arbitrary detention

Reacting to the statement, Belarus Ambassador Valentin Rybakov addressed the committee on behalf of 54 countries, including Pakistan, Russia, Serbia, Egypt, Bolivia and the  Democratic Republic of Congo. Rybakov defended China’s actions in Xinjiang as what effective anti-terror and deradicalization methods. 

“Now safety and security have returned to Xinjiang and fundamental human rights of people of all ethnic groups there
are safeguarded,” Rybakov said. “We commend China’s remarkable achievements in the field of human rights.”

The UK’s statements prompted China’s UN envoy Zhang Jun to warn it was not “helpful” for  trade talks between Beijing and Washington, telling reporters shortly after the accusations against Beijing were a “gross interference in China’s internal affairs and deliberate provocation.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo

Libia.Vieta alle ngo la tratta dei migranti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-31.

2019-10-25__Migranti ngo

«Autorizzazione preventiva al soccorso, polizia a bordo e sequestro per chi non obbedisce, i naufraghi mai in Libia»

«trattamento speciale delle organizzazioni internazionali e non governative nella zona libica di ricerca e salvataggio marittimo»

«tentativo di ostacolare ancor di più l’operato delle navi umanitarie ma soprattutto di aggredirle con operazioni di polizia con la minaccia di condurle e sequestrarle nei porti libici»

«i naufraghi salvati non possano essere portati in Libia»

«Si applicano le disposizioni del presente regolamento a tutte le organizzazioni governative e non governative impegnate nella ricerca e salvataggio marittimo»

«Alle Ong “interessate a collaborare nella ricerca e salvataggio marittimo” è imposto di presentare una preventiva domanda di autorizzazione alle autorità libiche a cui sono obbligate “ a fornire periodicamente tutte le informazioni necessarie, anche tecniche – relative al loro intervento»

«Il personale del dispositivo è autorizzato a salire a bordo delle unità marittime ad ogni richiesta e per tutto il tempo valutato necessario, per motivi legali e di sicurezza»

«Alle Ong è richiesto di “non mandare alcuna comunicazione o segnale di luce per facilitare l’arrivo d’imbarcazioni clandestine verso di loro»

«tutte le navi che violano le disposizioni del presente regolamento verranno condotte al porto libico più vicino e sequestrate. E non verrà più concessa alcuna autorizzazione»

* * * * * * *

Povere ngo! Come faranno a prendersi i 474 miliardi dell’Unione Europea?

Ma che nessuno sia solidale con questa povera gente, che chiede solo di vivere da milionaria con i soldi pubblici?

*


Migranti, il governo libico emette decreto per neutralizzare le Ong

Ecco il testo: “Autorizzazione preventiva al soccorso, polizia a bordo e sequestro per chi non obbedisce, i naufraghi mai in Libia”.

Il decreto, emesso dal Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico, porta la data del 14 settembre e ha come oggetto “il trattamento speciale delle organizzazioni internazionali e non governative nella zona libica di ricerca e salvataggio marittimo”. E’ stato inviato anche in Italia ed è un grottesco quanto pericoloso tentativo di ostacolare ancor di più l’operato delle navi umanitarie ma soprattutto di aggredirle con operazioni di polizia con la minaccia di condurle e sequestrarle nei porti libici. Un decreto che, alla vigilia della scadenza del patto tra Italia e Libia, desta ulteriori preoccupazioni anche perché alle Ong, che continuano ad operare in zona Sar libica, non è mai stato sottoposto. Ma è già, almeno sulla carta operativo. E, per assurdo che sembri, prevede che i naufraghi salvati non possano essere portati in Libia. Il decreto, che Repubblica ha consultato tradotto dall’ufficio immigrazione Arci, consta di 19 articoli ed esordisce così: “Si applicano le disposizioni del presente regolamento a tutte le organizzazioni governative e non governative impegnate nella ricerca e salvataggio marittimo”.

Alle Ong “interessate a collaborare nella ricerca e salvataggio marittimo” è imposto di presentare una preventiva domanda di autorizzazione alle autorità libiche a cui sono obbligate “ a fornire periodicamente tutte le informazioni necessarie, anche tecniche – relative al loro intervento. Ed ecco le condizioni che vengono imposte alle navi umanitarie: “lavorare sotto il principio di collaborazione e supporto, non bloccare le operazioni di ricerca e salvataggio marittimo esercitato dalle autorità autorizzate dentro l’area e lasciare la precedenza d’intervento”. “Le Ong si limitano all’esecuzione delle istruzioni del centro e si impegnano a informarlo preventivamente su qualsiasi iniziativa anche se è considerata necessaria e urgente”. E poi gli articoli che più preoccupano le Ong perché preludono ad un intervento di tipo poliziesco e autorizzano la Guardia costiera libica a salire a bordo delle navi. “Il personale del dispositivo è autorizzato a salire a bordo delle unità marittime ad ogni richiesta e per tutto il tempo valutato necessario, per motivi legali e di sicurezza, senza compromettere l’attività umana e professionale di competenza del paese di cui la nave porta la bandiera”.

L’articolo 12 è il più contraddittorio perché a fronte di una rivendicazione di coordinamento assoluto degli interventi di soccorso nella sua zona Sar, prescrive che “i naufraghi salvati dalle organizzazioni non vengono rimandati nello stato libico tranne nei rari casi eccezionali e di emergenza”. La Libia invece vuole “le barche e i motori usati”. Alle Ong è richiesto di “non mandare alcuna comunicazione o segnale di luce per facilitare l’arrivo d’imbarcazioni clandestine verso di loro. Infine le sanzioni: “ tutte le navi che violano le disposizioni del presente regolamento verranno condotte al porto libico più vicino e sequestrate. E non verrà più concessa alcuna autorizzazione”.

“Il “codice Minniti libico” per le Ong è, come quello dell’ex Ministro italiano, un atto che punta ad ostacolare e criminalizzare i salvataggi in mare – commenta Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci – Per di più è illegittimo, essendo stato emanato non da uno stato sovrano, ma da una delle parti in causa nella guerra civile in atto. Le ragioni che dovrebbero spingere verso la chiusura degli accordi con la Libia sono tali ed evidenti che chi si rifiuterà di farlo si renderà complice di questi criminali. Il “codice Minniti libico” conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, le ragioni che ci spingono a chiedere la cancellazione degli accordi con la Libia e l’azzeramento del Memorandun. Per cambiare pagina si ponga fine a questa follia e si metta subito in campo un piano straordinario di evacuazione delle persone detenute.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Italia. Diesel. 240 aziende e 25,000 lavoratori in crisi. E la Mahale chiude.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-31.

Animali_che_Ridono__007_Gufo

La crisi della trazione diesel è causata da una politica di penalizzazione di codesto mezzo, ufficialmente per motivazioni ecologiche.

Questo fenomeno nasce in Germania patrocinato dapprima da Frau Merkel e quindi ripreso dai Grüne: prosegue in un continuo crescendo con il Dieselgate fino ad arrivare alla crisi dell’intero settore automobilistico. Ma questa crisi tende ad allargarsi a macchia d’olio: le industrie automobilistiche tedesche, infatti, alimentavano un grande mercato di componentistica altamente specializzata, locata specialmente in Italia. Questo comparto è adesso nella crisi più nera.

* * * * * * *

«[Mahle] Il Gruppo conta 79mila dipendenti e ricavi per oltre 12 miliardi di euro ed è specializzato nella produzione di componenti per il powertrain»

«Uno stabilimento produttivo a La Loggia, alle porte di Torino, e una fonderia a Saluzzo, nel Cuneese. La Mahle, multinazionale tedesca del settore automotive, annuncia la chiusura deidue siti piemontesi dove lavorano almeno 450 addetti. L’azienda in una nota parla di «anni critici dal punto di vista economico» e spiega che «la riduzione degli ordini a livello europeo, principalmente nella produzione di motori diesel, ha notevolmente ridotto la capacità produttiva».

Negli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo si producono pistoni, nell’ottica della filiera integrata: la crisi delle motorizzazioni Diesel ha generato un calo di volumi prima graduale, raccontano fonti aziendali, e poi da quest’anno diventato rilevante. Si tratta dell’ennesima crisi industriale in una regione, il Piemonte, dove si concentrano oltre un terzo delle imprese della componentistica auto Made in Italy»

«Mahle si trova purtroppo costretta a programmare la chiusura dei due stabilimenti e a breve saranno avviate le consultazioni con le organizzazioni sindacali» recita il comunicato diffuso nel pomeriggio dall’azienda. La multinazionale si dice disponibile a collaborare «con i rappresentanti dei lavoratori per considerare ogni possibile misura alternativa e minimizzare il potenziale impatto sui circa 450 dipendenti»

«Formalmente si è aperta una procedura di licenziamento collettivo per la chiusura degli stabilimenti. Durante la riunione Mahle ha sottolineato di non vedere possibilità di miglioramento degli ordinativi nei prossimi mesi. La crisi, dicono, è destinata ad aggravarsi, da qui la scelta di chiudere i siti perché gli ordinativi non sono sufficienti a mantenere i livelli produttivi»

* * *

«In media l’Italia esporta motori per un valore complessivo pari a oltre 4 miliardi, il 19% delle esportazioni della componentistica auto. La Germania è il primo mercato estero, qui il calo della produzione di auto è stimato quest’anno a quota 10%.»

«Nella fabbrica Fiat Chrysler di Pratola Serra nel primo semestre del 2019 sono stati prodotti 150mila motori diesel, il 30% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. Si correrà ai ripari nel 2020, visto che allo stabilimento campano è stata assegnata la produzione di una nuova gamma di diesel Euro6D, da montare sul Ducato»

«Ma questa vicenda industriale è emblematica di quanto l’automotive italiano sia esposto al rischio del calo – di mercato e produttivo – che sta investendo i motori diesel»

«Dal 2015 a oggi il mercato europeo delle auto diesel è diminuito dal 51,5% al 35,4% (2018), per arrivare al 31,5% del primo semestre 2019»

* * * * * * *

Sarebbe inopportuno in questa sede riaprire un dibattito politico sulla questione dell’uso dei motori diesel, così come sul loro reale impatto ambientale.

Non sta a noi contestare o approvare dei provvedimenti varati da Governi legalmente eletti.

Ciò non toglie che si possa, e si debba, constatare come ogni iniziativa abbia i suoi costi.

In una Unione Europea in recessione economica, la penalizzazione economica e sociale dell’uso dei motori diesel comporta severe perdite secche per molti settori lavorativi, con anche un ampio indotto che propaga le perdite. Per non parlare poi della perdita del know-how. Poi, la gente non ha le risorse per cambiare automobile, e deve usarle per lavoro.

Sarebbe cosa utile che i Governi si sensibilizzassero anche su queste problematiche e ne traessero le conseguenze.

*


Sole 24 Ore. 2019-10-29. Auto, la crisi del diesel colpisce 240 aziende e 25mila lavoratori

La debolezza del mercato coinvolge molte imprese della componentistica. Il 77% delle aziende non è coinvolto nei nuovi powertrain elettrici e ibridi.

Nella fabbrica Fiat Chrysler di Pratola Serra nel primo semestre del 2019 sono stati prodotti 150mila motori diesel, il 30% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. Si correrà ai ripari nel 2020, visto che allo stabilimento campano è stata assegnata la produzione di una nuova gamma di diesel Euro6D, da montare sul Ducato.

Ma questa vicenda industriale è emblematica di quanto l’automotive italiano sia esposto al rischio del calo – di mercato e produttivo – che sta investendo i motori diesel. Di aziende come la Mahle, che in Italia ha annunciato la chiusura dei due stabilimenti in Piemonte specializzati sulla produzione di pistoni per i motori diesel, potrebbero essercene altre.

La filiera italiana di componentisti che lavorano al diesel è complessa, va dalle fonderie, dove si realizzano le parti principali del motore, fino ai produttori di singoli componenti (valvole, filtri, ecc.): secondo l’Osservatorio sulla componentistica auto parliamo di oltre 240 imprese e almeno 32mila addetti, numero che sale a 50mila se si considera l’indotto allargato, in media un lavoratore su tre dell’intero settore come stima l’Anfia.

La metà di loro, circa 25mila persone, lavora sui motori diesel, uno dei prodotti di punta storicamente dell’automotive italiano grazie alle competenze nel common rail.

«Siamo davanti a una transizione industriale complessa e articolata – sottolinea Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti di Anfia – e il fatto che non la si guidi può portare a conseguenze gravi dal punto di vista sociale». La demonizzazione del diesel, «oltre a creare confusione sul mercato, ha indebolito ulteriormente una domanda già debole – aggiunge Stella – e questa incertezza spinge molti a puntare sulle razionalizzazioni produttive». Il tavolo sull’auto aperto al Mise diventa più che mai necessario: «Abbiamo fatto una serie di proposte – conclude Stella – a sostegno della transizione tecnologica e industriale, servono politiche sull’offerta per sostenere l’attività dei privati nella ricerca industriale e strumenti per la riconversione, a cominciare da formazione e riqualificazione».

Dal 2015 a oggi il mercato europeo delle auto diesel è diminuito dal 51,5% al 35,4% (2018), per arrivare al 31,5% del primo semestre 2019. Sono cresciute le auto a benzina sfiorando quasi il 60% del mercato mentre la famiglia delle elettriche e delle ibride è al 7,7. Al ridimensionamento del diesel molti componentisti stanno reagendo diversificando le produzioni e allargando le proprie competenze alle nuove motorizzazioni. Non senza ritardi – il 77% dei componentisti secondo lo studio realizzato dall’Osservatorio sulla componentistica auto non ha partecipato ad alcun progetto di sviluppo nel comparto dei nuovi powertrain (elettrici o ibridi) – e difficoltà come dimostra il caso della Mahle. Che purtroppo non è isolato.

A sentire i sindacati, va avanti da anni la vertenza per lo stabilimento Bosch di Bari: circa 2mila addetti e una specializzazione produttiva sui componenti per motori common rail. «I volumi sono in continuo calo – spiega Gianluca Ficco della Uilm – e la diversificazione della produzione su cui la proprietà si è impegnata procede in maniera timida, tanto che i lavoratori sono da mesi con i contratti di solidarietà».

Desta inoltre preoccupazione anche la situazione del polo motori di Cnh Industrial a Foggia, dove si producono diesel per commerciali e mezzi industriali. In questo caso la preoccupazione nasce a seguito dalla decisione di Fca di produrre in casa i motori per il Ducato invece di acquisirli dalla “sorella” Cnh Industrial.

«Oggi è in programma un incontro al Mise per il plant di Pratola Serra – ricorda Michele De Palma della Fiom – mentre nello stabilimento Fpt di Foggia, secondo il piano di riorganizzazione presentato da Cnh Industrial, le produzioni assegnate saturerebbe il 75% della capacità produttiva, il problema dunque resta».

De Palma parla di uno tsumani sull’ecosistema dell’auto, «abbiamo segnali negativi a partire dalle fonderie di Padova specializzate sull’automotive per arrivare a l caso della Mahle e alla cassa integrazione alla Magneti Marelli, a cui mancano commesse industriali in Italia sull’ibrido».

In media l’Italia esporta motori per un valore complessivo pari a oltre 4 miliardi, il 19% delle esportazioni della componentistica auto. La Germania è il primo mercato estero, qui il calo della produzione di auto è stimato quest’anno a quota 10%.

«In questa fase i legami dei componentisti italiani con la Germania rappresentano uno svantaggio» spiega Andrea Stocchetti dell’Università Ca’ Foscari. Pesa inoltre il ritardo industriale della filiera sull’ibrido, una tecnologia che, secondo Stocchetti, potrebbe colmare il gap industriale collegato ai minori volumi del diesel, così come lo sviluppo di progetti a favore della mobilità elettrica anche nel trasporto pubblico.

*


Sole 24 Ore. 2019-10-27. Crisi del diesel, la tedesca Mahle chiude due fabbriche in Piemonte

Sono 450 gli addetti nello stabilimento di La Laggia e nella fonderia di Saluzzo – L’azienda parla di calo di volumi disastroso.

Uno stabilimento produttivo a La Loggia, alle porte di Torino, e una fonderia a Saluzzo, nel Cuneese. La Mahle, multinazionale tedesca del settore automotive, annuncia la chiusura deidue siti piemontesi dove lavorano almeno 450 addetti. L’azienda in una nota parla di «anni critici dal punto di vista economico» e spiega che «la riduzione degli ordini a livello europeo, principalmente nella produzione di motori diesel, ha notevolmente ridotto la capacità produttiva».

Negli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo si producono pistoni, nell’ottica della filiera integrata: la crisi delle motorizzazioni Diesel ha generato un calo di volumi prima graduale, raccontano fonti aziendali, e poi da quest’anno diventato rilevante. Si tratta dell’ennesima crisi industriale in una regione, il Piemonte, dove si concentrano oltre un terzo delle imprese della componentistica auto Made in Italy.

«Mahle si trova purtroppo costretta a programmare la chiusura dei due stabilimenti e a breve saranno avviate le consultazioni con le organizzazioni sindacali» recita il comunicato diffuso nel pomeriggio dall’azienda. La multinazionale si dice disponibile a collaborare «con i rappresentanti dei lavoratori per considerare ogni possibile misura alternativa e minimizzare il potenziale impatto sui circa 450 dipendenti».

Il tavolo di crisi si è aperto nella sede dell’Amma – l’Associazione delle aziende della meccanica e della meccatronica – di Torino e nei prossimi giorni si avvierà la procedura di 75 giorni per le negoziazioni con le organizzazioni sindacali. Formalmente si è aperta una procedura di licenziamento collettivo per la chiusura degli stabilimenti. Durante la riunione Mahle ha sottolineato di non vedere possibilità di miglioramento degli ordinativi nei prossimi mesi. La crisi, dicono, è destinata ad aggravarsi, da qui la scelta di chiudere i siti perché gli ordinativi non sono sufficienti a mantenere i livelli produttivi.

Il Gruppo conta 79mila dipendenti e ricavi per oltre 12 miliardi di euro ed è specializzato nella produzione di componenti per il powertrain, sia per i motori tradizionali che per l’e-mobility.

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti

USA. Pil Q3 1.9. Dato migliore rispetto le previsioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-30.

2019-10-30__Stati Uniti PilQ3

Reuters. 2019-10-30. Usa, economia rallenta meno del previsto nel terzo trimestre

La crescita economica degli Stati Uniti è rallentata meno del previsto nel terzo trimestre con il calo degli investimenti che è stato compensato dalla ripresa dei consumi e delle esportazioni, uno dato che potrebbe attenuare i timori dei mercati per una recessione.

Il dato diffuso oggi dal dipartimento del commercio, però, difficilmente scoraggerà la Federal Reserve dal tagliare nuovamente i tassi di interesse in un contesto che vede la più lunga espansione economica di sempre minata in maniera persistente dall’estesa incertezza sul commercio internazionale, alla quale si somma il rallentamento della crescita globale e la Brexit.

La guerra commerciale contro la Cina, promossa dall’amministrazione Trump, ha intaccato la fiducia delle imprese, contribuendo alla seconda contrazione trimestrale consecutiva degli investimenti. Anche il venir meno dello stimolo derivante dal taglio delle tasse da 1.500 miliardi di dollari dell’anno scorso sta mettendo a repentaglio la fase di crescita, giunta ora al suo undicesimo anno.

Il dato sul Pil è stato pubblicato poche ore prima che i funzionari della Fed concludano un incontro di politica monetaria durato due giorni al termine del quale la banca centrale statunitense dovrebbe tagliare i tassi di interesse per la terza volta. La Fed ha tagliato i tassi a settembre dopo aver ridotto i costi dei prestiti a luglio per la prima volta dal 2008.

In prima lettura il prodotto interno lordo è aumentato a un tasso annualizzato dell’1,9% nel terzo trimestre dopo essere cresciuto del 2,0% nel periodo aprile-giugno.

Gli economisti stimano la velocità con cui l’economia può crescere a lungo senza innescare fenomeni di inflazione tra l’1,7% e il 2,0%. Gli economisti intervistati da Reuters avevano previsto un aumento del Pil a un tasso dell’1,6% nel trimestre luglio-settembre.

Nonostante la performance migliore del previsto dello scorso trimestre, quest’anno l’economia dovrebbe mancare ancora l’ambizioso obiettivo della Casa Bianca di una crescita annua del 3,0%. È cresciuta del 2,9% l’anno scorso.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Fisco e Tasse

Governo delle Tasse cala la mannaia sul collo dei Contribuenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-30.

BOIA__001__

Inebriati dal brillante successo elettorale, grazie al qual l’Umbria è adesso una regione verde, il Governo Zingaretti rosso-giallo si sfoga con bilioso rancore sui Contribuenti superstiti.

E giù tasse da orbi!!


Manovra, 4,3 miliardi di tasse in più

Già. Ma questo è un conto di molto per difetto.

«Ma fuori dal decreto Fisco ci sono interventi corposi, dalla carbon tax alle norme che colpiscono le banche, passando per gli aumenti dell’imposta ipotecaria e catastale»

Ricordatevi bene questi nomi: Mattarella, Zingaretti, Grillo, Casaleggio, Di Maio.

*


Manovra: da risparmi a spending review e spunta tassa su cartine e filtri

«Oggi continuiamo con la manovra, la stiamo costruendo su meno tasse, meno burocrazia, meno evasione, e allo stesso tempo più soldi a famiglie, lavoratori e imprese ….

Detrazioni solo a chi paga con carta e bancomat. A partire dal 2020 (quindi per le dichiarazioni 2021) per ottenere tutte le detrazioni fiscali al 19% le spese dovranno essere ‘certificate’ con bonifici o pagamenti con bancomat o carte ….

Spunta anche una nuova microtassa su cartine e filtri per le sigarette “da arrotolare” nella bozza della manovra. …

Per le sole sigarette sale di un punto l’onere fiscale minimo mentre aumenta per tutti (dai sigari al tabacco trinciato) l’aliquota dell’accisa. ….

Arriva una stretta fiscale sulle auto aziendali in “fringe benefit” ….»

La tassa sulla plastica prevista in manovra ….»

*


Manovra, via libera a sugar e plastic tax | Inasprite le tasse sulle sigarette 

«confermate la plastic e la sugar tax ….

Sale infatti la tassa sulla fortuna. La bozza della Manovra contiene un aumento, dal 1 aprile 2020, dal 12% al 15% del prelievo sulle vincite sopra i 500 euro. Previsto anche un aumento della quota di questa tassazione da versare all’erario: passa dall’attuale 90 al 95% ….

Slittano di 12 mesi i tagli all’editoria …. stanzia anche 8 milioni l’anno per tre anni, dal 2020 al 2022, per la convenzione con Radio Radicale.»

*

La “tassa sulla fortuna” mette d’accordo il Governo: tutte le novità della Manovra

Pubblicato in: Vignette Umoristiche

Italia. Stiamo vivendo una farsa, non una tragedia. Sorridiamoci sopra.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-30.

2019-10-30__Vignette__001

Cerchiamo di riprendere a sorridere!!

Un sorriso è un regalo, non un atto dovuto.

Ed una buona dose di autoironia ci impedisce di avere un concetto ipertrofico di noi stessi.

*

In Italia ben poche cose sono drammatiche; di norma sono farse, ombre cinesi.

*

Questo è il titolone di uno dei maggiori giornali nazionali:

«Meno tasse in manovra …. per compensare le entrate mancanti, aumentano le tasse»

Ci hanno preso per imbecilli…..

2019-10-30__Vignette__002

 

2019-10-30__Vignette__003

 

2019-10-30__Vignette__004

 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. Di Maio. Nessuna alleanza in Calabria e nell’Emilia Romagna.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-30.

Pecore. Gregge. 006

Se il test elettorale in Umbria ha quantificato il peso del M5S al 7.4%, gli ultimi sondaggi elettorali professionali lo stimano ben sotto il 10% sia in Calabria sia in Emilia Romagna. Detto in altri termini, il M5S si avvia ad essere ininfluente nella competizione politica.

Ciò appurato, che la sua dirigenza si schieri o meno, faccia alleanze oppure non le faccia, non cambia gran ché le cose: il loro apporto è e verosimilmente sarà a lungo elettoralmente minimale.

È farsesco che adesso nel M5S ci si stia litigando per il controllo del nulla.

È del tutto onirico cullarsi nella malfondata speranza di poter recuperare l’Elettorato che lo ha rifuggito.

Ci pensano i continui litigi interni e la circadiana fatica con cui Mrs Raggi e Mrs Appendino si spendono per affossare il Movimento.

Per non parlare poi della brillante idea di Mr Grillo, che ha proposto di togliere il diritto di voto ai pensionati.

* * * * * * *

«l’orientamento dei cinquestelle di correre da soli o assieme a delle liste civiche, senza riproporre l’alleanza con il Pd in Umbria.»

«Termina con un nuovo impasse, a quanto si apprende, l’assemblea dei deputati M5S che stasera era chiamata a dirimere il nodo del capogruppo»

«Assemblea alla quale, peraltro, non era presenta più della metà dei deputati pentastellati»

«Allo stesso modo resta intatto lo Statuto del gruppo della Camera, che non prevede alcun abbassamento del quorum da quello richiesto alla prima votazione: la maggioranza assoluta. Venerdì ripartirà l’iter per l’elezione del capogruppo, con il rischio del perdurare dello stallo»

«Oggi con il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo siamo tutti concordi, sia come parlamentari che come consiglieri regionali che hanno svolto un ottimo lavoro in questi cinque anni, nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. E’ stato inoltre ribadito che le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche»

«dopo la batosta in Umbria il leader torna nel mirino dei critici interni, una fronda che secondo alcune voci insistenti all’interno del Movimento, potrebbe far emergere un documento di alcune decine di deputati, che al momento scarseggia di firme, per chiederne almeno un ridimensionamento, una sorta di commissariamento.»

* * * * * * *

Se è vero che il M5S conta ancora un gran numero di deputati e senatori conquistati quando era sulla cresta dell’onda, sembrerebbe essere altrettanto vero che tutta questa gente tra tre anni al massimo ritornerà donde era venuta, essendo la loro rielezione altamente improbabile. Dovranno lavorare per vivere.

* * * * * * *


Regionali, M5s correrà da solo in Emilia Romagna e Calabria

Anche in Calabria il M5S correrà da solo alle Regionali: è l’orientamento emerso, secondo quanto si apprende, nella riunione stasera al Senato tra Luigi Di Maio e i referenti cinquestelle sul territorio. L’incontro ha fatto seguito a quello del capo politico M5S con gli eletti dell’Emilia Romagna.  “Non c’è modo di nascondervi nulla, sapete già tutto”: con una battuta il capo politico M5S uscendo dal Senato è sembrato confermare quanto trapelato dalle riunioni che ha tenuto sulle Regionali in Emilia Romagna e Calabria, cioè l’orientamento dei cinquestelle di correre da soli o assieme a delle liste civiche, senza riproporre l’alleanza con il Pd in Umbria.

Fumata nera a assemblea deputati, stallo su capogruppo – Termina con un nuovo impasse, a quanto si apprende, l’assemblea dei deputati M5S che stasera era chiamata a dirimere il nodo del capogruppo. Assemblea alla quale, peraltro, non era presenta più della metà dei deputati pentastellati. E la riunione termina, nonostante i tentativi di mediazione di un gruppo di deputati, come Sergio Battelli e Adriano Varrica, con una fumata nera su un eventuale accordo per una sola “squadra” in gara per il direttivo (al momento restano in lizza per il ruolo di capogruppo Francesco Silvestri e Raffaele Trano). Allo stesso modo resta intatto lo Statuto del gruppo della Camera, che non prevede alcun abbassamento del quorum da quello richiesto alla prima votazione: la maggioranza assoluta. Venerdì ripartirà l’iter per l’elezione del capogruppo, con il rischio del perdurare dello stallo.

Parlamentari M5S, in Emilia solo con liste civiche – “Oggi con il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo siamo tutti concordi, sia come parlamentari che come consiglieri regionali che hanno svolto un ottimo lavoro in questi cinque anni, nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. E’ stato inoltre ribadito che le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche”: lo dichiarano in una nota i parlamentari emiliano-romagnoli del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Alessandra Carbonaro, Vittorio Ferraresi, Gabriele Lanzi, Marco Croatti, Michela Montevecchi, Maria Edera Spadoni, Giulia Sarti, Maria Laura Mantovani, Carlo De Girolamo, Davide Zanichelli al termine dell’incontro con Luigi Di Maio. Quello di oggi con il capo politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo tutti concordi nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. Le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche”. Così Maria Edera Spadoni, vice presidente della Camera e parlamentare emiliano-romagnola del Movimento 5 Stelle al termine dell’incontro tra parlamentari e consiglieri regionali pentastellati emiliano-romagnoli ed il capo politico Luigi Di Maio

Il punto – La forza di Luigi Di Maio è che il M5S al momento sembra poter solo governare e cercare di farlo bene. Ma dopo la batosta in Umbria il leader torna nel mirino dei critici interni, una fronda che secondo alcune voci insistenti all’interno del Movimento, potrebbe far emergere un documento di alcune decine di deputati, che al momento scarseggia di firme, per chiederne almeno un ridimensionamento, una sorta di commissariamento. Ma la guerra fredda nel MoVimento sembra coinvolgere anche Beppe Grillo e Giuseppe Conte, che hanno scommesso forte sull’alleanza con il Pd, anche a livello locale e sono intenzionati a tenere la linea. Di Maio invece dice chiaro “possiamo metterci con movimenti che lavorano sul territorio, non con altre forze politiche”. Da qui anche la decisione, annunciata dopo un incontro al senato, di far correre il Movimento da solo alle regionali di fine gennaio in Emilia Romagna. La divaricazione tra il capo politico M5S e il premier è latente – si racconta in ambienti della maggioranza – anche se Di Maio assicura di essere “molto orgoglioso di aver dato agli italiani un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte”. Indietro anche volendo non si torna, Matteo Salvini ha ormai rilanciato il centrodestra unito e poi “lui dopo 14 mesi di governo ci ha lasciato con il cerino in mano dell’Iva – afferma il ministro degli Esteri -, per me con lui è finita”. “Con il Pd si lavora meglio che con la Lega”, concede Di Maio, ma nell’incontro al Senato con i referenti di Emilia Romagna e Calabria emergono i forti dubbi sul replay dello schema Umbria. Mentre cerca di elaborare una strategia per porre fine alla sequela di sconfitte post-politiche 2018, il capo politico dei 5stelle deve far fronte a un dissenso interno che sta alzando la voce. Tra i pochi a chiedere apertamente le sue dimissioni c’è il senatore Mario Giarrusso, che parla di “tracollo” alle regionali e di “parecchi passi indietro” di Di Maio con i suoi 4 incarichi. Alla Camera il gruppo cerca di eleggere il presidente dopo due fumate grigie e intanto si sparge la voce, rilanciata da fonti di stampa, di una fronda di una cinquantina di deputati, pronti a firmare un documento. Ipotesi smentita però da altre fonti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

M5S. Di Maio wanted dead or alive. Vogliono la sua testa. 7.4%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-30.

Unione Europea

«Una mattina mi son svegliato, ed Umbria ciao!» [Vittorio Sgarbi]


Il direttorio Grillo – Casaleggio – Di Maio ha dato il meglio di sé stesso nelle elezioni umbre.

Dopo che Grillo aveva espresso la volontà di togliere loro il voto, frotte di pensionati si sono dirette ai seggi, ma mica che abbiano votato i grillini. Gli studi longitudinali sul voto umbro dimostrerebbero che nemmeno i pensionati mentecatti abbiano votato M5S.

Casaleggio giocava a fare il burattinaio, ma si son rotti i fili ed il burattino giace al suolo, inane.

«La presidente della Commissione Finanze di Montecitorio chiede esplicitamente un passo indietro di Di Maio in quanto capo politico dei 5 Stelle»

«Bisogna passare immediatamente a una collegialità e a una meritocrazia con criteri di trasparenza nella selezione delle persone interne e di coloro che ricoprono cariche istituzionali»

«Merito e trasparenza sono indice di garanzia anche rispetto ai nostri valori e alla nostra etica, altrimenti quei valori vanno sbiadendo e gli elettori non ci riconoscono più»

M5S si accorge, adesso che sono fuggiti via urlando, che esistono anche gli Elettori, ossia quelli che la Piattaforma Rousseau – se mai fosse esistita – ha sempre pervicacemente ignorato.

Gli Elettori non ne vogliono più saper dell’Europa liberal, dei migranti che Zingaretti fa ancor venire ad orde, che i parlamentari siano trecento oppure seicento.

Gli Elettori non ne vogliono più sapere del pd, del m5s e della caterva di tasse che questi due partiti di scotennati hanno loro riversato addosso. Vedremo la coalizione all’opera sulla manovra economica: sarà un’ottima occasione per incrementare il proprio tasso di esecrabilità.

*

Summing up.

«Nel Pd è scoppiato il panico»

Questa coalizione rosso-gialla è agonizzante, occorre solo aver ancora un po’ di pazienza..

*


M5S, Ruocco contro Di Maio: “Stop all’uomo solo al comando”

Il governo Conte deve andare avanti? “Non a tutti i costi….”

“Più che altro è semplicistico”. Così Carla Ruocco, presidente della Commissione Finanze della Camera e storico esponente del Movimento 5 Stelle, interpellata da Affaritaliani.it, commenta l’annuncio del ministro degli Esteri Luigi Di Maio (‘Basta alleanze con il Partito Democratico’ dopo il risultato delle elezioni regionali in Umbria). “Ci sono tante cose da fare. Bisogna cercare di capire quali sono gli obiettivi di breve, medio e lungo termine che sono realizzabili e non ragionare d’impulso”, afferma la Ruocco.

Alla luce dei risultati elettorali in Umbria, il governo Conte deve andare avanti? “Non a tutti i costi, adesso c’è la discussione sulla Legge di Bilancio e quindi al momento si deve continuare a portare avanti questa esperienza. Poi vedremo nel 2020 che fare”. Il M5S ha preso il 7,41% in Umbria, di chi è la colpa? “Sicuramente non degli elettori, almeno questa volta. Non direi assolutamente”, risponde sorridendo la Ruocco. Che alla domanda diretta ‘è colpa di Di Maio’ risponde? “Certamente non ha premiato la scelta dell’uomo solo al comando”.

In un’intervista a Radio 24, poi, la Ruocco ha aggiunto: “Avevo sempre evidenziato la criticità che più funzioni si concentrassero in un’unica persona, ma non era un’osservazione contro una determinata persona bensì sulla modalità di concentrazione ed esecuzione di determinate scelte”.

La presidente della Commissione Finanze di Montecitorio chiede esplicitamente un passo indietro di Di Maio in quanto capo politico dei 5 Stelle: “Bisogna passare immediatamente a una collegialià e a una meritocrazia con criteri di trasparenza nella selezione delle persone interne e di coloro che ricoprono cariche istituzionali. Merito e trasparenza sono indice di garanzia anche rispetto ai nostri valori e alla nostra etica, altrimenti quei valori vanno sbiadendo e gli elettori non ci riconoscono più”.

La Ruocco prosegue: “Trasparenza e democrazia vanno messe in primo piano, talvolta le scelte compiute nel Movimento rispecchiavano la volontà di pochissimi anziché essere il frutto di un’assemblea collegiale che manifestasse una chiara poi da mettere in pratica. Sono differenze sostanziali che si riverberano con spaccature e malcontento interno”.

*

Di Maio: “Basta alleanze con il Pd”. Elezioni, il leader M5S ignora Conte

“Basta alleanze con il Pd”: lo afferma il ministro degli Esteri e capo politico di M5s, Luigi Di Maio, in un’intervista al Corriere della Sera all’indomani del deludente risultati del voto regionale in Umbria e nonostante il premier Giuseppe Conte abbia invitato a non assumere ora decisioni irrevocabili. “Non e’ un mistero che io fossi il piu’ perplesso su questa intesa” perche’ “noi siamo alternativi e non complementari ai partiti”, ha ricordato l’ex vicepremier.

“Tutte le analisi di voto dicono che la meta’ dei nostri elettori si e’ astenuta a causa della coalizione con il Pd”, ha aggiunto. “Quindi il tema c’e'”, ha aggiunto Di Maio, “poi penso che serva grande umilta’ nel ripartire. Dobbiamo azzerare le aspettative e affrontare le regionali come le comunali con lo spirito di chi vuole dare una opportunita’ ai cittadini di partecipare”.

“Non e’ un mistero che durante la formazione del governo io fossi abbastanza perplesso”, ha aggiunto il leader pentastellato, “l’approvazione del taglio dei parlamentari, del carcere per i grandi evasori, il decreto clima e il decreto che stabilizza gli insegnanti precari mi convincono che se stiamo facendo cose per gli italiani e’ giusto andare avanti. Sono del parere che si vince e si perde sempre insieme e mai come in questo momento il Movimento nelle sue varie parti e’ concorde sul restare al governo”.

“L’esperimento” dell’alleanza tra M5s, Pd e Leu alle regionali in Umbria “non ha dato i risultati sperati, è stato partorito tardi, ci si è mossi tardi. Si presta a varie valutazioni”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte parlando con la stampa a Marina di Ravenna.

“Lascio la libertà ai leader delle varie forze politiche di fare le valutazioni ma chiedo anche – ha spiegato – di prendersi del tempo. Si può anche valutare come migliorarla, tornare a riflettere, abbiamo varie elezioni regionali che ci aspettano, abbiamo tutto il tempo per fare una valutazione condivisa, fermo restando che ciascuno dovrà farla all’interno della propria forza politica”.

*

Di Maio suona ‘de profundis’ per alleanza Pd-M5S

L’esperimento “non ha funzionato. Abbiamo visto che si tratta di una strada non praticabile”. Luigi Di Maio è stato il più svelto a suonare il ‘de profundis’ per l’alleanza Pd-M5s per le regionali. Il capo politico dei 5 stelle, alle prese con una robusta fronda interna dopo la sconfitta del civico Vincenzo Bianconi, ha fatto marcia indietro e ha lanciato la “terza via. Secondo me – ha spiegato – il Movimento la può creare al di fuori dei due poli, non entrando nei due poli, perché va meglio quando va da solo”.

Dal Nazareno, la risposta non si è fatta attendere. Dario Franceschini ha insistito: “Non mi sembra particolarmente acuta l’idea che poiché anche presentandoci insieme abbiamo perso l’Umbria, è meglio andare divisi alle prossime regionali”. Ma è evidente che anche al Nazareno si è aperta una riflessione sulle regionali. Su Nicola Zingaretti è subito partito il ‘pressing’ nemmeno troppo discreto di chi all’asse con il M5S non ha mai creduto: “L’alternativa a questa destra non si costruisce con le ammucchiate, ma con un progetto politico forte e credibile, ancorato alla realtà e partecipato nel Paese”, ha spiegato Lorenzo Guerini.

“Mi auguro che in vista delle prossime regionali, il Pd discuta meglio con i territori se sia o meno il caso di presentarsi in coalizione”, gli ha fatto eco Andrea Marcucci. Anche i sindaci dem, riuniti domenica a Roma per l’Assemblea degli amministratori, avevano messo in guardia sull’alleanza con i grillini. Nonostante questo, e nonostante l’Umbria, il segretario dem pare intenzionato a lasciare uno spiraglio aperto ai grillini. Mettendo però qualche ‘paletto’ dell’ultima ora.

Primo, Zingaretti ha rispolverato la “vocazione maggioritaria” del Pd “con una forte identità capace di parlare a tutto il Paese”. Poi, ha chiarito che bisogna verificare “territorio per territorio la possibilità di convergenze, senza imporre nulla”. In più, il segretario ha ricordato: “Ad agosto avevo sollevato perplessità sulla percorribilità di un’alleanza di Governo con il Movimento 5 stelle. Abbiamo poi costruito una linea unitaria, difficile”.

Ma comunque le urne umbre hanno riportato in alto mare il lavoro per le intese locali. Con l’aggravante del calendario elettorale che incalza: in Emilia Romagna si vota il 26 gennaio; in Calabria è di queste ore il braccio di ferro con il governatore Mario Oliverio e il Pd, che gli ha chiesto di “indire la consultazione per il prossimo 26 gennaio”. Poi toccherà a Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto.

In Emilia Romagna Stefano Bonaccini oggi si è detto “fiducioso”, lasciando aperta la porta al M5S: “Se c’è un accordo sui programmi, è benvenuto chiunque”. In Calabria, il commissario Stefano Graziano e Nicola Oddati, cui il segretario ha rimesso la questione, hanno confermato: “Il percorso di rinnovamento e di cambiamento avviato resta l’unica opzione percorribile. Non si torna indietro, anzi”. Quindi, stop alla candidatura del governatore uscente (dem) Mario Oliverio. La condizione posta dal 5 stelle per discutere.

La situazione calabrese è tra quelle monitorate in queste ore da Italia viva. Perché l’altra variabile delle prossime regionali è il partito di Matteo Renzi: “Nei prossimi mesi ci presenteremo alle regionali, a cominciare dalla Toscana”, ha annunciato l’ex premier nella sua enews. In Calabria, gli esponenti locali di Iv starebbero pressando i vertici per presentare la lista: “Senza Oliverio, la partita è aperta. E la destra è divisa”, ammetteva oggi in Transatlantico un big di Iv.

Le mosse di Renzi per le regionali sono seguite con attenzione dal Nazareno: “Nel Pd è scoppiato il panico”, ha ammesso Dario Nardella parlando dell’annuncio della presenza di Iv alle regionali in Toscana. Il timore è che lì, come anche in Calabria, Renzi possa fare il pieno di voti a fronte di un risultato non esaltante dei dem. Uno scenario cui è sembrato far riferimento lo stesso ex premier: “Fare uno scontro tra l’alleanza organica Pd-5 Stelle e l’alleanza sovranista è stato un errore in Umbria e se replicato ovunque in futuro apre a ‘Italia viva’ un’autentica prateria”.