Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti

Usa. Disoccupazione continua totale 17.992 mln, prime richieste 3.839 nella settimana.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-30.

2020-04-30__USA Disoccupazione iniziale 003

Lo US Bureau of Labor Statistics alla Tabella LNS12000000 riporta che il numero degli occupati negli Stati Uniti ammontava a fine marzo a 155.772 milioni di persone.

Durante il lockdown perdurante dagli inizi di aprile sono state richieste 17.992 milioni di disoccupazione continua, ossia l’11.55% degli occupati di inizio aprile.

2020-04-30__USA Disoccupazione iniziale 002

Nel complesso, è una quota inferiore alle previsioni, che per tutto il mese di aprile hanno abbondantemente sovrastimato il fenomeno: per l’ultimo dato stimavano 19.238 milioni contro il riscontro di 17.992 milioni.

Ma l’attuale andamento è forse meglio evidente considerando le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione.

2020-04-30__USA Disoccupazione iniziale 001

Dal picco di 6.648 milioni di richieste registrate nella settimana terminata il 2 aprile, queste sono scese all’attuale valore di 3.839 milioni.

Se è vero che le cifre assolute siano imponenti, sarebbe utile ricordare come 3.839 milioni si riferiscano al 2.46% della popolazione attiva.

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«La Richiesta di Disoccupazione misura la quantità di persone che richiedono l’indennità di disoccupazione dopo la compilazione iniziale. Di solito è rilasciata una settimana dopo le Richieste Iniziali di Disoccupazione.»

«L’indice Initial Jobless Claims misura il numero di persone che per la prima volta nella settimana in rassegna hanno richiesto l’indennizzo di disoccupazione. Il dato viene raccolto dal Department of Labor e pubblicato in un report settimanale.
Il numero di richieste di sussidi di disoccupazione misura lo stato di salute del mercato del lavoro, in quanto una serie di aumenti indica che maggiore è la disponibilità di persone senza impiego.

Il dato relativo alla richiesta dei sussidi di disoccupazione su base settimanale è alquanto volatile.

Di solito è richiesta una variazione di almeno 35.000 unità per segnalare un cambiamento significativo nel mercato del lavoro»

Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Italia. Pil primo trimestre -4.8 annuale, -4.7% trimestrale.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-30.

2020-04-30__Italia Pil Q1

Con soddisfazione, possiamo constatare come l’Italia sia per il momento l’unica nazione europea ad avere il pil diminuito meno delle attese.

Altro motivo di soddisfazione è che il calo evidenziato dall’Italia sia minore di quello presentato dalla Spagna e dalla Francia.

Eurozona. Pil primo trimestre -3.8%. trimestre su trimestre.

Spagna. Pil Q1 -5.2% qoq, -4.1 yoy.

Francia. Pil primo trimestre -5.8%, contro il -3.5% previsto.

Pubblicato in: Banche Centrali, Senza categoria, Unione Europea

Eurozona. Pil primo trimestre -3.8%. trimestre su trimestre.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-30.

2020-04-30__Eurozona_Pil 001

Si resta francamente esterrefatti leggendo per l’eurozona un pil trimestrale di -3.8%, visto che la Spagna aveva registrato un -5..2%, la Francia un -5.8% e valori similari sono attesi per Italia e Germania.

Francia. Pil primo trimestre -5.8%, contro il -3.5% previsto.

Spagna. Pil Q1 -5.2% qoq, -4.1 yoy.

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Eurostat. Preliminary flash estimate for the first quarter of 2020. GDP down by 3.8% in the euro area and by 3.5% in the EU.

Seasonally adjusted GDP decreased by 3.8% in the euro area and by 3.5% in the EU during the first quarter of 2020, compared with the previous quarter, according to a preliminary flash estimate published by Eurostat, the statistical office of the European Union. These were the sharpest declines observed since time series started in 1995. In March 2020, the final month of the period covered, COVID-19 containment measures began to be widely introduced by Member States. In the fourth quarter of 2019, GDP had grown by 0.1% in the euro area and by 0.2% in the EU.

Compared with the same quarter of the previous year, seasonally adjusted GDP decreased by 3.3% in the euro area and by 2.7% in the EU in the first quarter of 2020, after +1.0% and +1.3% respectively in the previous quarter. These were the sharpest declines since the third quarter of 2009 (-4.5% for euro area and -4.4% for EU).

Pubblicato in: Banche Centrali, Senza categoria, Unione Europea

Francia. Pil primo trimestre -5.8%, contro il -3.5% previsto.

Giuseppe Sandro Mela.

200-04-30.

2020-04-30__Francia Pil 001

Il National Institute for Statististics ha rilasciato il pil relativo al primo trimestre di questo anno, Pil 2020Q1: -5.8% contro il trimestre precedente.

Gli economisti avevano previsto un calo del -3.5%.

Si noti come il pil sia restato quasi immobile lo scorso anno, negativizzandosi nel 2019 Q4.

Francia. Indicatori Macro PMI da obitorio.

Banca di Francia. Pil 2020 Q1 a -6%. ‘Prospettive desolanti’.

Notiamo infine come la previsione di un pil Q1 a -6.0% fatta dalla banca centrale francese fosse decisamente più realistica di quella del -3.5% fatta dagli economisti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca, Stati Uniti

Università Americane e Covid-19. Fallimenti alle porte.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-30.

Università Ivy League 001

Un effetto collaterale dell’epidemia da Covid-19 è la crisi indotta nel sistema universitario sassone.

Coronavirus e Cina mettono in dissesto le Università inglesi.

Ma se le università inglesi di chiara fama mondiale sono sull’orlo del disastro economico, quelle americane ci sono già dentro fino al collo.

Ci si ricordi come negli Stati Uniti le università funzionino sulla base dei college, ove gli studenti vivono e studiano, pagando rette anche molto elevate. Se è vero che i più meritevoli godono di ottime borse di studio sarebbe altrettanto vero che la massa si deve indebitare per pagare le tasse. Poi, gli atenei hanno per decenni goduto di grandi fondi pubblici, fonte che si è inaridita a seguito della attuale crisi.

A mettere la ciliegina sulla torta, la maggior parte degli atenei è chiaramente ad indirizzo liberal. I soliti malpensanti maligni suggerirebbero che l’Amministrazione Trump  non bruci dal desiderio di finanziarli a fondo perduto.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, gli atenei liberal hanno offerto una grande serie di corsi di laurea molto estrosi: ligi all’ideologia liberal ma avulsi dal contesto lavorativo. I laureati in quelle discipline, storia del cinema oppure degli indiani Sioux, per esempio, si candidano alla disoccupazione cronica, da cui deriva una consistente impossibilità di rifondere i debiti contratti.

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«Bubbles are bursting everywhere and America’s most prestigious export — higher education — won’t be immune. Universities are like landlocked cruise ships: places with all-you-can-eat buffets and plenty of beer, but almost no way of social distancing»

«Many colleges are considering running online classes into the autumn and beyond. But that requires additional resources that most are ill equipped to afford»

«Even before coronavirus, 30 per cent of colleges tracked by rating agency Moody’s were running deficits, while 15 per cent of public universities had less than 90 days of cash on hand.»

«Now, with colleges shuttered, revenues reduced, endowment investments plunging, and the added struggle of shifting from physical to virtual education, Moody’s has downgraded the entire sector to negative from stable»

«The American Council on Education believes revenues in higher education will decline by $23bn over the next academic year»

«US universities are world class. But the system as a whole is in trouble. Cost is a big part of the problem. I’ve written many times about the US’s dangerous $2tn student debt load»

«Soaring tuition fees, worthless degrees and dicey investments made by both universities and the government have become a huge headwind to economic growth and social mobility. »

«Those with fancy brand-name degrees from top schools do great. So do many who attend high-quality, low-cost community and state programmes»

«But millions in the middle get neither a cheap nor a useful education. Underemployed and debt laden, they were struggling even before coronavirus struck. One study by the think-tank Demos found that the average student debt burden for a married couple with two four-year degrees was $53,000, and resulted over their lifetimes in an overall wealth loss of $208,000»

«young people have been hit especially hard by the crisis as they do much of the low-paid, high-touch service work that has been shut down. Some 11m college students work: almost three-quarters of them for 20 hours or more a week, and 4.4m full time. Yet few are eligible for federal bailout money»

«Still, some schools — particularly second tier private institutions — will go under, as many did in the 1930s Depression»

«If so, that would be the beginning of some much needed deflation in the price of US higher education.»

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La fama di una università dipende dal suo corpo docente: ma negli Stati Uniti questo è costituito, almeno negli atenei maggiori, dalle eccellenze a livello mondiale, attirate dalla minima burocrazia e dagli alti stipendi. Se il livello dell’insegnamento dipende in parte dai docenti, in egual misura dipende dal livello degli studenti ammessi alla frequenza dei corsi. Con degli studenti ciucci nemmeno un Premio Nobel riesce a farli diventare intelligenti.

Negli ultimi decenni la politica ha invaso le università americane.

Soros. Esercito universitario e controllo della cultura, strumenti del potere.

Soros, ngo e debito studentesco. 50 milioni di americani resi schiavi.

«Prima del prestito.

– Ma cara signorina, questo corso di laurea la farà diventare ricca!

– Ma ci mancherebbe altro che chiedessimo garanzie: il suo futuro titolo di studio è garanzia più che sufficiente!

Dopo il prestito.

– Ma cara signorina, come facciamo a reiterale il debito se lei non è nemmeno andata alla manifestazione contro il Presidente Trump?

– Ma cara signorina, se lei non me la da, ed anche bene, saremmo obbligati ad aumentare il tasso di interesse.»

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L’occidente è al tramonto, come preconizzava Spengler. Il declino dei suoi sistemi universitari altro non è che uno dei tanti segni di questo disfacimento.

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Coronavirus bursts the US college education bubble.

Bubbles are bursting everywhere and America’s most prestigious export — higher education — won’t be immune. Universities are like landlocked cruise ships: places with all-you-can-eat buffets and plenty of beer, but almost no way of social distancing.

Many colleges are considering running online classes into the autumn and beyond. But that requires additional resources that most are ill equipped to afford. Even before coronavirus, 30 per cent of colleges tracked by rating agency Moody’s were running deficits, while 15 per cent of public universities had less than 90 days of cash on hand.

Now, with colleges shuttered, revenues reduced, endowment investments plunging, and the added struggle of shifting from physical to virtual education, Moody’s has downgraded the entire sector to negative from stable. The American Council on Education believes revenues in higher education will decline by $23bn over the next academic year. In one survey this week, 57 per cent of university presidents said they planned to lay off staff. Half said they would merge or eliminate some programmes, while 64 per cent said that long-term financial viability was their most pressing issue. It’s very likely we are about to see the hollowing out of America’s university system.

US universities are world class. But the system as a whole is in trouble. Cost is a big part of the problem. I’ve written many times about the US’s dangerous $2tn student debt load. Soaring tuition fees, worthless degrees and dicey investments made by both universities and the government have become a huge headwind to economic growth and social mobility.

If you don’t believe me, take it from the New York Fed, which two years ago called out student debt and the dysfunctions of higher education as problems for the overall US economy. That’s a sad irony, given that a college degree is supposed to increase wealth and productivity. Unfortunately, the US system of higher education — like healthcare, housing, labour markets and so much else in America today — is bifurcated. Those with fancy brand-name degrees from top schools do great. So do many who attend high-quality, low-cost community and state programmes.

But millions in the middle get neither a cheap nor a useful education. Underemployed and debt laden, they were struggling even before coronavirus struck. One study by the think-tank Demos found that the average student debt burden for a married couple with two four-year degrees was $53,000, and resulted over their lifetimes in an overall wealth loss of $208,000.

Economically, young people have been hit especially hard by the crisis as they do much of the low-paid, high-touch service work that has been shut down. Some 11m college students work: almost three-quarters of them for 20 hours or more a week, and 4.4m full time. Yet few are eligible for federal bailout money.

Colleges, however, will get plenty. Many of the top recipients of federal aid are big state universities, such as the University of California, which incurred $558m of coronavirus-related costs in March alone. But a number of rich Ivy League colleges have received aid, too. Harvard, with its $40bn endowment, was given a nearly $9m CARES grant. It is returning the funds, as are many other top private schools, following public pressure.

They are right to do so. Covid-19 has put moral hazard front and centre on the national agenda. The US cannot have taxpayer-funded bailouts that put big rich companies — or colleges — ahead of those who need help more. We need to focus on the most productive use of funds and worry first about helping the most vulnerable individuals and worthy public institutions.

Still, some schools — particularly second tier private institutions — will go under, as many did in the 1930s Depression. That’s appropriate given the froth in the sector today. As the Roosevelt Institute has outlined, educational institutions have become highly financialised in recent years. Many have engaged in dicey debt deals and complex swaps arrangements that backfired, leaving institutions and students with even more costs.

In that sense, the coronavirus-induced crisis could be a welcome chance to take on some of the problems in US higher education.

As economists from Michael Spence to Joe Stiglitz have shown, a good chunk of the value of a college degree lies in market signalling rather than the acquisition of skills. Moreover, paying $75,000 a year for a private, four-year degree isn’t the only way to learn. My daughter will graduate this spring from Bard High School Early College in Manhattan, a public high school associated with Bard College, where students earn two years of college credits as well as a high-school degree in four years. It’s one of many such “6 in 4” schools, which should become a new national model for secondary education.

We might also look closely at the effects of our pandemic-induced, real-time experiment with online learning. Institutions are under pressure to drop fees for classes conducted virtually. The fees may go back up whenever business might return as usual. But, given the likely decrease in enrolment rates, some may stay down for good. If so, that would be the beginning of some much needed deflation in the price of US higher education.

Pubblicato in: Medicina e Biologia, Stati Uniti

USA. Ohio. Carceri. 88% Covid-19 positivi, 95% asintomatici.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-30.

Coronavirus

La popolazione carceraria è pabulum ideale per qualsiasi processo infettivo: la coabitazione coatta è elemento cardine nel facilitare ogni tipo di contagio.

L’epidemia da coronavirus è insorta da troppo poco tempo per aver permesso studi approfonditi e controllati sulla sua epidemiologia. Ci si deve per il momento accontentare di una serie in continua crescita di case-report, cercando di districarsi tra una congerie di dati spesso contrastanti. La realtà dei fatti è sempre molto più complessa di quanto possa sembrare a prima vista.

Molti di questi report, benché informali, sono peraltro molto suggestivi ed anche raccolti su casistiche abbastanza vaste, dati i tempi correnti.

«They started with the Marion Correctional Institution, which houses 2,500 prisoners in north central Ohio, many of them older with pre-existing health conditions»

«After testing 2,300 inmates for the coronavirus, they were shocked»

«Of the 2,028 who tested positive, close to 95% had no symptoms»

L’articolo allegato in calce riporta numerosi altri report sostanzialmente simili.

Per meglio comprendere i problemi, sarebbe utile avere ben presenti alcuni aspetti fondamentali. Ne menzioneremo soltanto i principali.

Primo aspetto.

L’infezione da coronavirus è di recente insorgenza, tre mesi circa. È semplicemente impossibile che in così poco tempo la si fosse potuta conoscere a fondo come per le altre epidemia. Già quello che ora noi sappiamo è un fatto di per sé straordinario.

Secondo aspetto.

Coronavirus. I test attuali hanno quasi il 30% – 40% di falsi negativi.

«La sensibilità di un test risponde alla domanda ‘quante persone sicuramente malate sono risultate essere positive al test?’ La sensibilità è quindi la capacità di identificare correttamente le persone malate, meglio, è la proporzione delle persone malate risultate essere positive al test.

La specificità di un test risponde alla domanda ‘quante persone sane sottoposte al test sono risultate essere negative?’ La specificità di un test è quindi la sua capacità di identificare correttamente le persone sane, ovvero, è la proporzione delle persone sane che risultano essere negative al test.

Dobbiamo accontentarci di test che siano il meno imperfetti il possibile, e quindi dobbiamo rassegnarci al fatto che possano dare risultati falsi, non attendibili.»

Terzo aspetto.

Alla infezione non segue necessariamente la malattia. Il decorso dipende dal microorganismo, dall’ospite e dalla modalità di trasmissione. Non solo, alla penetrazione del microorganismo segue la malattia solo in presenza di determinate condizioni a lui favorevole, note come concause.

Quarto aspetto.

Si definisce ‘carica infettante’ il numero minimo di microorganismi necessario a dare esito all’infezione

Quinto aspetto.

La presenza di un microorganismo in una sorgente non implica il verificarsi dell’infezione e/o della malattia, né che sia infettivo.

Sesto aspetto.

Si definisce ‘portatore’ il soggetto asintomatico che alberga microorganismi e che li elimina nell’ambiente. Ovviamente, non sempre un soggetto con infezione inapparente è un portatore.

Settimo aspetto.

Si definisce ‘portatore convalescente’ il malato che continua ad eliminare microorganismi anche dopo la guarigione clinica.

Ottavo aspetto.

Si definisce ‘portatore precoce’ il paziente che elimina microorganismi prima dell’esordio clinico. Caso classico, ol morbillo.

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ISS. Analisi dei pazienti deceduti per coronavirus. Elaborati 68,801 casi.

L’Istituto Superiore di Sanità ha rilasciato il Report

Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia.

«In estrema sintesi:

– sono stati studiati 6,801 casi di decessi in pazienti positivi al Covid-19;

– l’età mediana è 78 anni, donne 82, uomini 78;

– solo 84/6,801 (1.2%) dei pazienti aveva età inferiore ai 50 anni;

– il 50.7% dei pazienti presentava tre o più gravi patologie, il 25.9% due gravi patologie, il 21.3% una grave patologia.»

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I dati ottenuti sui detenuti nel carcere Marion Correctional Institution ci pongono quindi numerosi quesiti.

– verosimilmente il test del tampone è troppo sensibile genera un elevato numero di soggetti virologicamente positivi ma clinicamente non rilevanti;

– al momento non sono disponibili test adeguati per distinguere il soggetto che albergo una carica non infettante da un portatore infettivo;

– all’interno della popolazione carceraria il numero degli ultrasettantenni era alquanto bassa, e tra questi i portatori di severe patologie quali il diabete mellito, la fibrillazione atriale, lo scompensa cardiaco, la Bpco ed il cancro non erano in numero significativo.

Ma per avere risposte logicamente coerenti servirà ancora molto tempo e pazienza.

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In four U.S. state prisons, nearly 3,300 inmates test positive for coronavirus — 96% without symptoms

When the first cases of the new coronavirus surfaced in Ohio’s prisons, the director in charge felt like she was fighting a ghost.

“We weren’t always able to pinpoint where all the cases were coming from,” said Annette Chambers-Smith, director of the Ohio Department of Rehabilitation and Correction. As the virus spread, they began mass testing.

They started with the Marion Correctional Institution, which houses 2,500 prisoners in north central Ohio, many of them older with pre-existing health conditions. After testing 2,300 inmates for the coronavirus, they were shocked. Of the 2,028 who tested positive, close to 95% had no symptoms.

“It was very surprising,” said Chambers-Smith, who oversees the state’s 28 correctional facilities.

As mass coronavirus testing expands in prisons, large numbers of inmates are showing no symptoms. In four state prison systems — Arkansas, North Carolina, Ohio and Virginia — 96% of 3,277 inmates who tested positive for the coronavirus were asymptomatic, according to interviews with officials and records reviewed by Reuters. That’s out of 4,693 tests that included results on symptoms.

The numbers are the latest evidence to suggest that people who are asymptomatic — contagious but not physically sick — may be driving the spread of the virus, not only in state prisons that house 1.3 million inmates across the country, but also in communities across the globe. The figures also reinforce questions over whether testing of just people suspected of being infected is actually capturing the spread of the virus.

“It adds to the understanding that we have a severe undercount of cases in the U.S.,” said Dr. Leana Wen, adjunct associate professor of emergency medicine at George Washington University, said of the Reuters findings. “The case count is likely much, much higher than we currently know because of the lack of testing and surveillance.”

Some people diagnosed as asymptomatic when tested for the coronavirus, however, may go on to develop symptoms later, according to researchers.

The United States has more people behind bars than any other nation, a total incarcerated population of nearly 2.3 million as of 2017 — nearly half of which is in state prisons. Smaller numbers are locked in federal prisons and local jails, which typically hold people for relatively short periods as they await trial.

State prison systems in Michigan, Tennessee and California have also begun mass testing — checking for coronavirus infections in large numbers of inmates even if they show no sign of illness — but have not provided specific counts of asymptomatic prisoners.

Tennessee said a majority of its positive cases didn’t show symptoms. In Michigan, state authorities said “a good number” of the 620 prisoners who tested positive for the coronavirus were asymptomatic. California’s state prison system would not release counts of asymptomatic prisoners.

Each state manages multiple prison facilities. Ohio, for instance, has 49,000 prisoners in 28 facilities. A total 3,837 inmates tested positive for the coronavirus in 15 of those facilities. But the state has not yet provided results on symptoms for 1,809 of them and did not identify the total number of tests conducted across the prison system.

Arkansas and Tennessee have also taken a targeted approach by conducting mass testing in several of their facilities. Michigan, North Carolina, California and Virginia have started with one facility each.

Most state prisons did not provide the age or other demographic details of those who tested positive for the coronavirus, which has killed more than 200,000 people globally, including more than 53,000 in the United States.

VAST UNDERCOUNT

Reuters surveyed all 50 state prison systems. Of the 30 that responded, most are only testing inmates who show symptoms, suggesting they could be vastly undercounting the number infected by the coronavirus.

Florida and Texas, whose inmate populations are bigger than Ohio’s, report a combined total of just 931 cases — far fewer than the 3,837 inmates who tested positive in Ohio. New York, the epicenter of the U.S. outbreak, has reported 269 positive cases among 51,000 inmates. All three states are testing only symptomatic prisoners.

“Prison agencies are almost certainly vastly undercounting the number of COVID cases among incarcerated persons,” said Michele Deitch, a corrections specialist and senior lecturer at the University of Texas. “Just as the experts are telling us in our free-world communities, the only way to get ahead of this outbreak is through mass testing.”

Prison officials in Florida and Texas said they were following guidance from the U.S. Centers for Disease Control and Prevention along with state health officials when testing only inmates showing symptoms of the virus. New York’s Department of Corrections said its policy of only testing prisoners who show symptoms was “reflective of testing procedures in the general public.”

Tennessee took an aggressive approach after a dozen inmates tested positive at the Bledsoe County Correctional Complex in the city of Pikeville last week. The state’s Department of Correction has tested 3,503 prisoners at Bledsoe, the Northwest Correctional Complex and the Turney Center Industrial Complex.

As of Friday, 651 were positive, and most of them were asymptomatic, the department said.

“It’s what makes the pandemic more difficult to manage,” said Marc Stern, former medical director for the Washington State Department of Corrections and a faculty member at the University of Washington’s School of Public Health. “There are a whole lot of people who are asymptomatic.”

After a recent spike in cases at the Neuse Correctional Institution in Goldsboro, North Carolina, state correctional officials tested all 723 prisoners last week. Of the 444 who were infected by the virus, 98% were asymptomatic, the state’s department of public safety said. One inmate has died at the prison.

Similarly, mass testing at two Arkansas prisons — the Cummins Unit in the city of Grady and the Community Correction Center in the state capital Little Rock — found 751 infected inmates, almost all of them asymptomatic, the state corrections department said. It did not provide the total number of inmates who were tested.

Arkansas’ prisons have faced contagious disease outbreaks before, such as scabies and chickenpox, but those episodes were easier to manage because inmates showed overt symptoms, said Arkansas Department of Corrections spokeswoman Dina Tyler. “But with this virus, you have no idea because so many are asymptomatic. It makes it very challenging to contain,” she said.

‘24-HOUR TURNAROUND IS CRUCIAL’

Michigan’s Lakeland Correctional Facility houses some of the state’s oldest and most medically frail prisoners. When coronavirus cases surged, the prison saw a spike in infections and deaths. As of April 23, nine Lakeland inmates had died from COVID-19, accounting for a third of the deaths across Michigan’s 29 state prisons.

Nearly half of Lakeland’s 1,400 prisoners suffer from chronic underlying health conditions, according to state data. Many are in wheelchairs, and the minimum-security facility in southern Michigan has its own geriatric unit for its large elderly population.

On Tuesday, the prison tested all 400 inmates in the geriatric ward and plans to test the rest of the facility by the end of the week. Of the 971 tested so far, 642, or about 66%, were positive. A state official declined to disclose how many were asymptomatic.

“We know mass testing is going to make our numbers spike and might make us look bad,” said Chris Gautz, spokesman for the Michigan Department of Corrections. “But I don’t think there’s another prison system in the country that doesn’t have large numbers. They just might not be testing as rigorously as we are.”

All tested inmates are quarantined in their rooms or units pending the test results, which usually come back in a day, he said. “The 24-hour turnaround is crucial” because once an inmate tests negative, they can return to the general population, he said.

In the seven state prison systems conducting mass tests, 49 inmates have died.

As the coronavirus spreads behind bars, rights groups and public defenders say they fear more will succumb, and have pressed for the release of nonviolent older and medically high-risk inmates. While thousands have been let out, crowded, often unsanitary conditions have raised concerns that jails and prisons could become vectors for the disease.

“They’re worse than landlocked cruise ships,” Stern, the corrections expert, said, referring to stranded cruise ships that have been overwhelmed by coronavirus infections.

Pubblicato in: Cina, Economia e Produzione Industriale

Daimler, Mercedes Benz, ha ripreso la produzione in Cina.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-30.

Daimler 001

Daimler è una società internazionale sia per centri di produzione sia come mercati.

Sicuramente il centro direzionale è in Germania, così come parte non indifferente di impianti e come mercato domestico, ma l’orizzonte gestionale spazia su tutto il mondo. In un certo qual senso, forma uno stato dentro uno stato. I suoi interessi potrebbero anche essere diversi da quelli del Governo.

«Mercedes-Benz maker Daimler has seen business stabilise in China after the country ended coronavirus lockdowns»

«Mercedes-Benz delivered a total of approximately 477,400 passenger cars worldwide between January and March»

«China bought 694,200 Mercedes-Benz cars last year, 29% of total sales.»

«In China alone, we sold around 50,000 vehicles again in March»

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Daimler ricava dal mercato cinese circa il 29% del suo fatturato. È sequenziale che veda di buon occhio la ripresa della produzione locale, anche considerando come questa sia ancora bloccata in quasi tutto il mondo industrializzato.

Tuttavia si potrebbe notare come i paesi che riuscissero a riprendere la produzione prima di altri potrebbero esere in grado di eroderne margini di mercato.

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Daimler says China business picks up again: report.

Mercedes-Benz maker Daimler (DAIGn.DE) has seen business stabilise in China after the country ended coronavirus lockdowns, a senior manager at the German carmaker told a newspaper on Sunday.

“In China alone, we sold around 50,000 vehicles again in March. That makes us confident,”, said Markus Schaefer, managing board member for production, told Bild am Sonntag newspaper.

Mercedes-Benz delivered a total of approximately 477,400 passenger cars worldwide between January and March. The report did not say how many of those went to customers in China, who bought 694,200 Mercedes-Benz cars last year, 29% of total sales.

Starting Monday, cars are set to roll off Daimler’s assembly line again in Germany. The Sindelfingen and Bremen passenger-car plants will start production of E- and S-Class vehicles.

China is the largest market for the S-Class built in Sindelfingen. Normally several hundred vehicles roll off the assembly line in Sindelfingen every day.

“We won’t reach this number right away when production starts next week,” said Schaefer.

Daimler reported a plunge of nearly 70% in first-quarter operating profit on Thursday due to the pandemic and warned that the cash flow it uses to pay dividends would fall this year.

Pubblicato in: Banche Centrali, Stati Uniti

Stati Uniti. Coronavirus. Pil primo trimestre -4.8.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-29.

2020-04-29__Usa pil

Il Bureau of Economic Analysis ha rilasciato il pil del primo trimestre di questo anno, pil 2020 Q1, che vale -4.8.

Il lockdown seguente all’epidemia da coronavirus ha determinato mancata produzione e, quindi, calo del pil.

Si noti però che nel corso della crisi finanziaria del 2008 il 26 marzo 2009 il pil era sceso del -6.6%.

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Coronavirus affonda il Pil Usa: in primo trimestre -4,8%.

La pandemia di coronavirus fa sentire i suoi effetti sull’economia degli Stati Uniti che – secondo i dati appena diffusi dal Bureau of Economic Analysis – ha visto nel primo trimestre il prodotto interno lordo scendere del 4,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Si tratta della peggiore contrazione dal quarto trimestre 2008, in piena crisi finanziaria globale. Sul dato pesano i lockdown, con blocchi di settori significativi dell’economia: particolarmente pesante l’impatto sui consumi privati, motore del Pil Usa. 

Kevin Hasset, consigliere economico senior del presidente Donald Trump, ha ammonito nei giorni scorsi che il secondo trimestre potrebbe vedere un dato del Pil “intorno a -20 / -30 per cento”.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Eurozona. Fiducia e sentiment sono crollati ad aprile.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-04-29.

2020-04-29__Eurozona 001

Sono dati molte peggiori di quelli che erano attesi per l’eurozona.

La fiducia dei consumatori era già negativa nel corso dello scorso anno, ma a marzo è scesa a -11.6 ed ad aprile al -22.7.

Il sentiment del settore dei servizi, invece, lo scorso anno era moderatamente ottimista. Poi a marzo è sceso al -2.2 ed ad aprile è crollato a -35, valore ben peggiore di quello atteso di ‘solo‘ -27.0.

È da un anno che il sentiment del settore industriale nell’eurozona è negativo. A marzo era sceso a -10.8 per poi crollare ad aprile al -30.4, contro un valore atteso di -25.7.

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Fiducia e sentiment nell’eurozona sono precipitati a valori ancora più bassi di quelli registrati nella crisi del 2008.

Sia l’Unione Europea sia la Banca centrale hanno disatteso in modo vistoso i compiti che ci si sarebbe atteso avessero dovuto svolgere.

Siamo alieni dalle parole dure e tranchant, ma il sistema economico ha espresso cosa pensasse in modo inequivocabile.