Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal, Problemi Etici e Morali

Media liberal. Quinta colonna dei ‘populisti’.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-30.

giornalisti-leccaculo

Una quinta colonna è un’organizzazione a carattere militare (più o meno informale) che opera clandestinamente all’interno di una nazione o città per favorire l’invasore o il nemico.

Sebbene le sue origini appartengano all’ambito militare, l’espressione si è diffusa in contesti più vasti, compreso quello politico.

L’espressione quinta colonna è un calco italiano del castigliano quinta columna, che, a sua volta, è una frase d’autore che qualcuno attribuisce al dittatore Francisco Franco. A coniare l’espressione fu più probabilmente un sottoposto del caudillo, il generale Emilio Mola, che durante la Guerra di Spagna comandava l’Armata del Nord.

L’espressione ebbe subito fortuna nel lessico giornalistico, ed è stata ricalcata in tutte le lingue europee.

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Dobbiamo filosofo e psicologo empirico Wilhelm Wundt l’espressione ‘Heterogonie der Zwecke‘, in italiano eterogenesi dei fini, che potrebbe essere sintetizzata come «conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali»

Pensiamoci sopra bene, a fondo.

Anche quando si devono prendere decisioni della massima importanza di norma non si dispone del quadro completo, esaustivo, oggettivo e veritiero della situazione nella quale si deve operare. Poi, classificare le informazioni in vere o false è operazione spesso ai limiti delle possibilità umane. Infine, non esiste fatto che non possa essere valutato da angolazioni differenti, portando quindi a conclusioni discordanti.

Il corpo dei dati relativi alle osservazioni astronomiche era già imponente mille anni or sono, eppure essi erano interpretati da una teoria geocentrica: solo con Kepler iniziò ad essere generalmente accettata la teoria eliocentrica.

E quante volte ad una nostra azione pensata e ben ponderata è conseguito un effetto totalmente opposto: un complimento inteso come una offesa, per esempio.

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Ma il fenomeno diventa ancor più manifesto quando alla pura razionalità si frammischiamo sentimenti ovvero idee preconcette. Se i teoremi di Gödel sono veri in campo scientifico, ancor più evidenziano la loro aderenza alla realtà nell’agire umano.

Perché codesti discorsi, per alcuni magari alquanto noiosi?

L’argomento è elicitato da un recente articolo edito sul Deutsche Welle, di fatto il giornale del Governo tedesco, gestito in toto della socialdemocrazia tedesca, e ripreso dai media liberal a livello mondiale.

L’ideologia liberal e socialista postula che l’aborto sia un ‘diritto fondamentale‘ della femmina. Una donna gravida avrebbe di conseguenza l’arbitrio di sopprimere il prodotto del concepimento, tra l’altro senza dover consultare il proprio partner.

Questa teoria al momento sta andando per la maggiore in Occidente, ossia tra un sesto degli abitanti del mondo, e trova esplicazione legislativa laddove i liberal o i socialisti siano al potere. Chi abbia il potere può materialmente fare ciò che vuole. Che poi questo operato sia etico o morale è tutt’altra cosa.

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Tratto caratteristico dei liberal e dei socialisti è il ritenere che le proprie ideologie siano quelle giuste e logiche. Questo sarebbe alla fine ancora il meno, se non si ritenessero in dovere di etichettare come “anti democratici” e via quant’altro i sistemi politici che non condividono il loro punto di vista. Arrivano infine al punto di cercare in ogni modo e maniera di esercitare pressioni dall’interno affinché esse siano recepite: in parole povere cercano di imporle anche la dove non esercitano.

Noi ammettiamo francamente di essere affezzionati al sistema elettivo del governo: se i liberal ed i socialisti vogliono imporre la loro visione come leggi organiche, ebbene, vincano le elezioni. Ma nelle ultime elezioni in Polonia essi non sono riusciti a far eleggere nemmeno un deputato che fosse uno. Nemmeno per sbaglio. Che si credano, e vogliano far credere, che siano la maggioranza è una pacchiana menzogna.

In questo lavorio si avvalgono a piene mani dell’opera di ngo, ogn, ospitate negli stati loro obiettivi. Non a caso definiscono ‘anti democratici‘ quei governi che limitano e regolamentano la presenze delle ngo sui loro territori.

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Nel caso particolare vediamo alcuni titoli di testate liberal.

Polish Women Protest Proposed Abortion Ban (Again) [The New York Times]

«Some 200 nongovernmental organizations joined in writing a public appeal to Polish lawmakers, saying the bill would “place women’s health and lives at risk and violate Poland’s international human rights obligations.” The Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights has also condemned the proposed law.»

Women in Poland protest plans to tighten anti-abortion law [The Washington Post]

«Women across Poland are protesting in front of bishops’ residences after the influential Roman Catholic Church urged the government to ban abortion.

In Warsaw, 400 protesters gathered Sunday before the archbishop’s seat with wire clothes hangers, a symbol of illegal abortions. They chanted “Nothing about us without us!” and “Save the women!”»

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Adesso cerchiamo di ragionare, nei limiti del possibile.

Il termine “Polish women“, “Some 200 nongovernmental organizations” darebbero immediatamente la impressione che centinaia di migliaia di donne polacche siano scese in strada a dimostrare. Magari anche milioni.

Poi, candidamente, il The Washington Post riporta che le femmine in piazza erano “400 protesters“.

Ma in un paese di circa trentotto milioni di abitanti, quattrocento persone in piazza non son certo la totalità della popolazione.

Le titolazioni di questi due giornali sono fuorvianti il Lettore. Sono grottesche.

Ma altrettanto grottesche sono le affermazioni del Deutsche Welle.

«The nationwide demonstrations, drawing thousands to the streets»

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«Hundreds»

Ragioniamo: le migliaia di donne erano centinaia: differenza di tre ordine di grandezza.

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Non si vuole entrare qui nell’argomento che ogni governo liberamente eletto dovrebbe essere libero di legiferare secondo convenienza. Né, tanto meno, sulla eticità e moralità dell’aborto.

Tanto meno si vorrebbe trattare di istituzioni che si arrogano il diritto di giudizio in casa altrui, pur essendo autoreferenziali.

Si vorrebbe invece far notare come il riportare le notizie in modo così platealmente distorto sia alla fine del tutto controproducente.

La testata perde la credibilità: la si legge al massimo per sapere come la pensano i liberal, non certo per acquisire notizie veritiere ed accertate.

Il risultato finale è semplicissimo.

In accordo al principio della eterogenesi dei fini, questa pressante propaganda liberal risulta essere non solo controproducente, ma sconfina rapidamente nel ridicolo. Ed essere definiti ridicoli è forse la peggiore delle constatazioni possibili.

Poi, in Germania la socialdemocrazia ha raccolto circa il 20% dei suffragi e le intenzioni di voto sono al momento in discesa: parlino quindi per sé stessi e non a nome di tutti i tedeschi.

Non si sottovaluti il grandioso contributo che i media liberal hanno dato al successo di Alternative für Deutschland in Germania e dei partiti ‘populisti‘ in tutte Europa.

Chi legga i loro mezzi di comunicazione di massa sa che è vero l’esatto opposto di quanto riportato.

Se non fosse, si direbbe quasi che le testate citate siano al soldo dei ‘populisti’. E forse non si sbaglierebbe di tanto.


Deutsche Welle. 2018-03-25. Thousands in Poland protest stricter abortion laws

The country already has some of Europe’s most restrictive abortion laws, but the ruling PiS party wants to tighten them further. The EU human rights head has warned this would put Poland at odds with international law.

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“Stop tightening abortion laws,” read the red hand-shaped signs that protestors in Poland carried on Friday as they marched through the streets of Warsaw and other Polish cities to protest the ruling conservative government’s initiative to tighten the country’s already strict laws against abortion.

The nationwide demonstrations, drawing thousands to the streets, were dubbed “Black Friday,” a reference to the black attire that has often been donned by the protesters since 2016. The protests that year forced the government to abandon a plan to make all abortions illegal.

However, Poland still has some of the most stringent abortion laws in the European Union (EU). Currently, they allow abortion only in the case of risk to the mother’s life or if the pregnancy is the result of rape or incest.

Friday’s protesters spoke out in opposition to the proposed legislation changes, which would ban abortions for irreparably sick or impaired fetuses, or those with Down Syndrome.

Hundreds turned out in Wroclaw, a city in western Poland, with some carrying signs reading, “I will not give birth to a dead baby.”

Others in Warsaw held a banner stating “Women’s Strike,” the name of the organizing movement that fights a further clamp-down on abortion rights. The protesters in the capital marched through the streets chanting and blaring bullhorn sirens.

From the bishops’ seat to parliament and PiS headquarters

The march in Warsaw began at the seat of the Roman Catholic bishops, who back stricter anti-abortion laws in the strongly Catholic country. The procession then headed to parliament before ending at the headquarters of the ruling right-wing Law and Justice (PiS) party headed up by Jaroslaw Kaczynski.

Last year, the PiS government launched a campaign urging Poles to “breed like rabbits” in order to raise the country’s declining birth rate. Additionally, in a program called “Family 500+,” the state pays out around 500 zloty (€118, $146) per child per month to families with two or more children.

The government has also cut funding for in-vitro fertilization.

The PiS-proposed restrictions have supporters. Stop Abortion committee activist Kaja Godek told AFP that if passed, the new rules stopping abortions of malformed fetuses would “represent the lives of three human beings every day.”

However, the Council of Europe’s human rights commissioner, Nils Muiznieks, expressed his worries about the draft law and called on the parliament to reject the proposed changes.

“Poland has one of the most restrictive abortion laws in Europe,” Muiznieks said in a statement posted to social media. “This step would be at variance with Poland’s obligations under human rights law.”

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ideologia liberal

Prepariamoci. Il Bundestag è xenofobo nei confronti dei tedeschi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-24.

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Prepariamoci.

La xenofobia è ritornata nell’aula del Bundestag.

È ritornato in tempi, modi e circostanze differenti da quelle di anni or sono, ma è ritornato. Distrutti i socialisti restano i liberal: e sarà guerra dura, dolorosa e ben dura.

Gran parte dei partiti tradizionali tedeschi ha dimostrato con il voto in aula di oggi di essere mosso da odio ideologico. Poi, lasciato libero, l’odio è quel sentimento totalizzante che porta ai più efferati delitti: ma è l’odio il motore primo.

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In un sistema che sia effettivamente democratico, i candidati eletti dal popolo sovrano dovrebbero essere tutti vidimati dal suffragio ricevuto. È una delle regole basilari del gioco democratico.

Si è riunito il nuovo Bundestag, ed ha dapprima eletto Herr Wolfgang Schaeuble al ruolo di presidente della Assemblea, quindi si è proceduto alla votazione di accettazione dei candidati vice-presidenti, presentati ciascuno uno per ogni partito presente in aula.

Con 550 no, 115 sì e 26  astenuti il Bundestag ha bocciato la candidatura di Herr Albrecht Glaser.

Fin qui nulla di strano: il voto di accettazione presuppone sia il sì sia il no. Il parlamento è sovrano.

Tragica invece la motivazione dei no. Herr Albrecht Glaser avrebbe detto in passato di non riconoscere la legittimità della religione islamica in Germania. È stato bocciato per ciò che in altre sedi sarebbe definito essere un reato di opinione.

La costituzione non è un credo religioso: se così fosse, gli articoli che ne prevedono la modifica sarebbero illegali, illeciti, ingiusti.

Il grottesco è che il Bundestag aveva accettato senza batter ciglio la candidatura di Mrs Petra Pau, candidata della Linke, che è la formazione comunista e che nulla fa per smentire od attenuare la portata del suo credo ideologico. Il Bundestag approva una seguace di Stalin: pensate bene a come ragiona.

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Una precisazione lessicologica. Una cosa è la tutela della libertà religiosa ed un’altra la liceità della medesima.

La tutela della libertà religiosa inerisce i principi fondamentali metagiuridici, la liceità invece riguarda l’aderenza o meno al diritto positivo.

Che una Germania che sbatte in galera i genitori che si rifiutano di far frequentare ai figli i corsi scolastici di teoria del gender, ove si insegna loro a diventare omosessuali perfetti, quanto accaduto è segno dei cattivi tempi che corrono: l’establishment è xenofobo nei confronti dei tedeschi.

È forse questo conforme alla tutela della libertà religiosa?

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Due pesi e due misure. L’odio contro quanti non la pensino come l’establishment, l’opposizione vista come nemica cui precludere ogni possibile azione. L’opposizione vista come una nemica da estirpare dalla faccia della terra. Muro contro muro.

Non sappiamo se e quando la Bundeskanzlerin Frau Merkel potrà formare un governo, e da quanto sta accadendo questa possibilità sembrerebbe apparire remota.

Ci possiamo soltanto augurare che la Germania ritorni presto ad elezioni anticipate.


Adnk. 2017-10-24. Germania, bocciato il candidato Afd alla vicepresidenza

Il candidato dell’estrema destra AfD alla vicepresidenza del Bundestag è stato bocciato alla prima votazione. Albrecht Glaser, 74 anni, ha ricevuto 550 “nein”, 115 sì e 26 astensioni; 12 i voti non validi. Al candidato AfD viene rimproverato di non voler riconoscere la legittimità della religione islamica in Germania, al contrario di quanto prevedono le garanzie scritte nella costituzione tedesca.

Il partito potrà ripresentarlo una seconda volta, ma avrà sempre bisogno della maggioranza assoluta dei deputati. Alla terza votazione sarà sufficiente la maggioranza dei votanti. Se non dovesse essere eletto neppure alla terza mandata, toccherà al “consiglio degli anziani” decidere come proseguire, spiega Der Spiegel.

Nella seduta di insediamento, il Bundestag è chiamato ad eleggere un presidente dell’Assemblea – è stato eletto l’esponente della Cdu, Wolfgang Schaeuble – e 6 vicepresidenti in rappresentanza di ciascuno gruppo parlamentare.

Tutti gli altri cinque candidati degli altri gruppi parlamentari – per l’Unione Cdu/Csu il cristiano-sociale Hans-Peter Friedrich; per la Spd il capogruppo uscente, Thomas Oppermann; per l’Fdp il vicecapo del partito Wolfgang Kubicki; per i Verdi la vicepresidente del Bundestag Claudia Roth; per la Linke Petra Pau – hanno ottenuto la maggioranza dei voti.