Pubblicato in: Amministrazione, Giustizia, Unione Europea

Prima legge sul Brexit e Corte di giustizia dell’Unione europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-23.

Diritto Europeo 001

Il 12 settembre il Regno Unito ha votato a larga maggioranza la legge di stacco dall’Unione Europea: nonostante fosse una legge generale però tutti i media continentali la hanno interpretata come la «legge che mette fine alla preminenza del diritto comunitario nel Regno Unito». Cerchiamo di comprenderne il motivo e cosa significhi tutto ciò.

Ufficialmente, l’Unione Europea dovrebbe essere guidata dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo, e le delibere dovrebbero essere approvate da entrambi codesti organi. Ma nei fatti non sono loro ad esercitare il vero potere.

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Il fatto nodale è che l’Unione Europea non ha una Costituzione, una Carta Fondamentale, o qualcosa del genere: non avendola non avrebbe nemmeno potuto sottoporla ad un referendum popolare.

«La Costituzione europea, formalmente Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, è stato un progetto di revisione dei trattati fondativi dell’Unione europea, redatto nel 2003 dalla Convenzione Europea e definitivamente abbandonato nel 2007, a seguito dello stop alle ratifiche imposto dalla vittoria del no ai referendum in Francia e nei Paesi Bassi. Diverse innovazioni della Costituzione sono state incluse nel successivo Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009.» [Fonte]

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«Il Trattato di Lisbona, noto anche come Trattato di riforma e ufficialmente Trattato di Lisbona che modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, è il trattato internazionale, firmato il 13 dicembre 2007, che ha apportato ampie modifiche al Trattato sull’Unione europea e al Trattato che istituisce la Comunità europea.

Rispetto al precedente Trattato, quello di Amsterdam, esso abolisce i “pilastri”, provvede al riparto di competenze tra Unione e Stati membri, e rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti fondamentali, anche attraverso l’attribuzione alla Carta di Nizza del medesimo valore giuridico dei trattati.

È entrato ufficialmente in vigore il 1º dicembre 2009.» [Fonte]

Si noti come nemmeno il Trattato di Lisbona fosse stato sottoposto a vidimazione popolare e sicuramente non è strutturato a mo’ di Costituzione. Si noti anche come

«la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea non è integrata nel Trattato, ma vi è un riferimento ad essa. Il Regno Unito ha ottenuto una “clausola di esclusione” (“opt-out”) per non applicarla sul suo territorio al fine di preservare il Common law. Lo stesso è stato concesso alla Polonia ma con l’elezione a premier di Donald Tusk quest’ultimo si è impegnato a non far valere l'”opt-out” ottenuto. Anche la Repubblica Ceca ha richiesto e ottenuto, poco prima della ratifica, l’opt-out;» [Fonte]

Ma la “clausola di esclusione” è stata erosa nel tempo.

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Chiariti questi dati di fatto, arriviamo al punto nodale.

L’Unione Europea, pur non essendo dotata di una Carta Costituzionale, ha invece una specie di Corte Costituzionale.

«La Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) è un’istituzione dell’Unione europea (UE) con sede in Lussemburgo.

La CGUE ha il compito di garantire l’osservanza del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati fondativi dell’Unione europea.» [Fonte]

Non solo.

In giurisprudenza esistono due opposte tendenze: per la prima il giudice dovrebbe applicare le leggi, per la seconda il giudice dovrebbe interpretarle. Bene, i Giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea hanno abbracciato la seconda ipotesi di lavoro: non applicano, bensì interpretano.

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Le sentenze interpretative della Corte di giustizia dell’Unione europea hanno valore coercitivo sulla giurisprudenza dei singoli stati, che per trattato dovrebbero adeguarvisi: ma hanno tale valore solo perché i principali stati membri vogliono che lo abbiano. Esse impegnano gli stati a varare leggi conformi.

Questo è l’immenso potere politico che è conferito alla Corte di Giustizia, che non è organo elettivo, bensì nominato.

È sequenziale che la corrente politica e giuridica che detenga la maggioranza in seno alla Corte esercita poteri virtualmente dittatoriali su tutta l’Unione, e con il Brexit il Regno Unito si è sottratto a questo potere.

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Senza nessuno spirito di polemica, sembrerebbe davvero molto utile che l’Unione Europea rivedesse in modo sistematico la propria struttura organizzativa: la confusione non genera chiarezza.

La farraginosità decisionale dell’Unione Europea è proverbiale: ma il mondo viaggia a ben altra velocità. Mr Trump può firmare un executive order in meno di sei ore, Xi e Putin in meno di tre ore, laddove l’Unione Europea impiega mesi.

Senza parlare poi della necessità di disporre di una carta costituzionale, vidimata da dei referendum da tenersi in ogni singolo stato membro dell’Unione.

Nota.

Suggeriremmo a tutti di acquistarsi e leggersi con attenzione il seguente manuale:

Martinelli Francesco.

Manuale di Diritto dell’Unione Europea.

Napoli, 2017.

Questo trattato è arrivato alla XXIV edizione. È molto chiaro e dettaglia al meglio i concetti su esposti in succinta sintesi.

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Pubblicato in: Giustizia, Medio Oriente

Egitto. Mursi condannato per spionaggio. Il problema della democrazia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-21.

Egypt 005

«An Egyptian court on Saturday sentenced ousted president Mohammed Mursi of the Muslim Brotherhood to 25 years in prison in a final ruling over a case accusing him of spying for Qatar»

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«Mursi, democratically elected after Egypt’s 2011 revolution, was overthrown in mid-2013 by then-general Abdel Fattah al-Sisi, now the president, following mass protests against his rule. He was immediately arrested»

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«Egypt’s Court of Cassation reduced Mursi’s sentence in the Qatar case to 25 years in its final ruling, from an original 40 years»

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Il problema posto trascende però quanto successo in Egitto.

Cerchiamo di esporlo con ordine, pur nella ristrettezza degli spazi di un articolo internet.

«Mohamed Morsi born 8 August 1951 is an Egyptian politician who served as the fifth President of Egypt, from 30 June 2012 to 3 July 2013, when General Abdel Fattah el-Sisi removed Morsi from office in the 2013 Egyptian coup d’état after the June 2013 Egyptian protests.

As president, Morsi issued a temporary constitutional declaration in late November that in effect granted him unlimited powers and the power to legislate without judicial oversight or review of his acts. The new constitution that was then hastily drawn up by the Islamist-dominated constitutional assembly, presented to the president, and scheduled for a referendum, before the Supreme Constitutional Court could rule on the constitutionality of the assembly, was described by independent press agencies not aligned with the regime as an “Islamist coup”. These issues, along with complaints of prosecutions of journalists and attacks on nonviolent demonstrators, led to the 2012 Egyptian protests. As part of a compromise, Morsi rescinded the decrees. In the referendum he held on the new constitution it was approved by approximately two thirds of voters. ….

He was unseated on 3 July by a military coup council ….

The Muslim Brotherhood protested against the military coup, but the pro-Morsi protests were crushed in the August 2013 Rabaa massacre in which at least 817 civilians were killed » [Fonte]

Ricapitoliamo i punti di interesse:

– Mr Mursi era stato eletto a suffragio universale alla Presidenza dell’Egitto;

– La nuova costituzione che aveva promulgato era stata approvata con un referendum popolare da circa i due terzi degli elettori.

– Questa costituzione “granted him unlimited powers and the power to legislate without judicial oversight or review of his acts ….  was then hastily drawn up by the Islamist-dominated constitutional assembly, presented to the president, and scheduled for a referendum, before the Supreme Constitutional Court could rule on the constitutionality of the assembly”.

– Rimosso e sottoposto a processo, è stato trovato colpevole di intelligenza con una potenza estera.

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Si dovrebbe prendere atto di almeno quattro eventi:

  1. Mr Mursi era stato eletto dal popolo sovrano a suffragio universale;

  2. La nuova costituzione era stata approvata in sede referendaria dai due terzi dei votanti;

  3. La nuova costituzione legalizzava al presidente un potere non controbilanciato dagli altri poteri dello stato;

  4. La sua destituzione fu attuata con un pronunciamento anche sanguinoso, ritenuto essere “democratico” perché si opponeva ad una costituzione ritenuta non essere tale.

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Il nodo centrale è cosa si intenda, come si definisca, il termine abusato di “democrazia“.

Treccani fornisce questa definizione:

«Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico.»

Come tutte le definizioni in materia, anche questa risente dei concetti meta-giuridici ispiratori. In questa sede sarebbe sufficiente notare come la “partecipazione” sia un mezzo e non un fine. Cerchiamo di spiegarci meglio: Hitler entrò nel Bundestag a seguito di elezioni a suffragio universale, in cui tutti i cittadini erano pienamente eguali nell’esercizio del potere di voto. Ma ben difficilmente ciò che ne seguì potrebbe essere definito “democratico“. Sono i principi meta-giuridici che identificano il fine, indipendentemente dai mezzi usati per conseguirlo.

Di certo possiamo notare come questa definizione disgiunga il concetto di democrazia da quello di suffragio universale. Le grandi democrazie dell’ottocento fecero cose mirabili, quali la industrializzazione delle nazioni, la costruzione delle reti ferroviarie, l’erezione di argini ai fiumi, ed infine introdussero capillarmente l’energia elettrica: investimenti colossali di pubblico beneficio, eppure a quei tempi il voto era censuale. Forse il “pubblico beneficio” meglio avrebbe indicato il significato di democrazia, anche se la defizione dovrebbe essere ulteriormente chiarita.

Difficile quindi dare un giudizio sereno sulla costituzione varata da Mr Mursi. Non è infatti dogma di fede che potere legislativo, esecutivo e giudiziario debbano per forza di cosa essere indipendenti, sempre poi che lo possano essere. Anzi, quasi di norma, l’apparente indipendenza serve solo come scudo protettivo alla sudditanza sostanziale del potere giudiziario a quello politico, come è accaduto sotto l’Amministrazione Obama. In una nazione come gli Stati Uniti le alte cariche della giustizia sono a nomina presidenziale dietro parere favorevole del senato: la nomina è quindi politica, eppure ben difficilmente si potrebbe dire che gli Stati Uniti non siano una nazione democratica. In Germania i giudici sono di nomina governativa, tanto per rinfrescarci la memoria.

Problemi di vasta portata, sui quali sarebbe ben necessario un approfondimento più oggettivo il possibile.

Così come sarebbe altrettanto necessario un ripensamento globale sui concetti metagiuridici che improntano le giurisprudenze e le legislazioni. Il pluralismo etico genera mostri.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, si dovrebbe anche ponderare il diritto usualmente riconosciuto al popolo di rivoltarsi contro gli abusi, anche con la forza.

Ripetiamo, problemi non da poco, ma da valutarsi con cura.

In conclusione: è impossibile dare una definizione soddisfacente di democrazia senza prima aver chiaramente stabilito un contesto metagiuridico oggettivo, non soggettivo. Di certo, se questo è ritenuto essere variabile e mutevole, il termine “democrazia” può assumere qualsiasi significato gli si voglia dare.


Reuters. 2017-09-17. Egypt court sentences Mursi to 25 years in Qatar spy case

CAIRO (Reuters) – An Egyptian court on Saturday sentenced ousted president Mohammed Mursi of the Muslim Brotherhood to 25 years in prison in a final ruling over a case accusing him of spying for Qatar, judicial sources said.

Mursi, democratically elected after Egypt’s 2011 revolution, was overthrown in mid-2013 by then-general Abdel Fattah al-Sisi, now the president, following mass protests against his rule. He was immediately arrested.

Egypt’s Court of Cassation reduced Mursi’s sentence in the Qatar case to 25 years in its final ruling, from an original 40 years.

Mursi is already serving a 20-year sentence after being convicted for the killing of protesters during demonstrations in 2012.

Since toppling Mursi, Sisi has clamped down on dissent. Mass trials have been held for thousands of Muslim Brotherhood supporters, and hundreds have received death sentences or lengthy prison terms.

In 2014, Egypt charged Mursi and nine others with endangering national security by leaking state secrets and sensitive documents to Qatar. Egypt’s relations with Doha were already troubled by Qatar’s backing of Mursi.

Egypt is one of four Arab nations in a Saudi-led bloc that cut relations with the Gulf state on June 5, accusing it of backing militant groups and cooperating with their arch-foe Iran, allegations Doha denies.

Pubblicato in: Amministrazione, Giustizia, Stati Uniti

America. Corte di Appello del 9th Circuito. La Corte del disonore.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-14.

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Cerchiamo di comprendere il problema posto, perché se esso è rilevante negli Stati Uniti, ha anche grandi risvolti internazionali.

Il sistema giudiziario americano è complesso perché gli Stati Uniti di America sono una realtà complessa.

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«Gli Stati Uniti sono una Repubblica federale di tipo presidenziale. Nell’esperienza statunitense, Federazione e Stati mantengono diverse sfere di competenze, i cui confini, tuttavia, non sono mai stati fissati in maniera rigida ed assoluta. La miglior sintesi della divisione dei poteri fra Stati e Federazione è probabilmente contenuta nel decimo emendamento alla Costituzione, in base al quale i poteri che non sono espressamente attribuiti al Governo federale e che non sono dalla stessa Costituzione sottratti alla competenza dei singoli Stati, sono riservati a questi ultimi.

In particolare, tra i poteri sottratti alla competenza degli Stati e attribuiti espressamente al Congresso, così come previsto all’articolo 1, sezione 8 della Costituzione, vale la pena menzionare, tra gli altri, quello di imporre e percepire le tasse, di regolare il commercio internazionale e tra i vari Stati della federazione, di legiferare in materia fallimentare, di gestire il sistema postale, di costituire tribunali di grado inferiore rispetto alla Corte Suprema e di legiferare in materia di proprietà intellettuale.

I singoli Stati, tuttavia, con il consenso espresso del Governo e nei limiti posti da quest’ultimo, godono di una autonoma potestà legislativa. In linea di principio, può dirsi, per concludere, che nel sistema federale statunitense gran parte del diritto privato è di competenza statale. La Costituzione degli Stati Uniti adottata nel 1789 ed emendata solo raramente da allora, è la legge suprema del Paese» [Fonte]

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«Il potere giudiziario federale è un ramo completamente separato ed autonomo. Il potere giudiziario ha il compito di interpretare e stabilire la costituzionalità delle leggi federali e di risolvere le controversie riguardanti tali norme.

La Costituzione garantisce l’indipendenza del potere giudiziario stabilendo che:

– i giudici federali, nominati secondo l’art. III della Costituzione, possono restare in carica a vita e possono essere destituiti solo in seguito a “impeachment” e solo qualora il Congresso abbia accertato atti di tradimento, corruzione, o altri gravi reati a loro carico;

– la retribuzione dei giudici federali nominati secondo l’art. III della Costituzione non può essere ridotta durante la loro permanenza in carica: dunque, né il Presidente, né il Congresso hanno alcuna facoltà di ridurre lo stipendio dei giudici federali. Queste due salvaguardie consentono ad un organo giudiziario indipendente di deliberare senza vincoli imposti da influenze politiche o passioni popolari.

L’art. III della Costituzione stabilisce, altresì, che il potere giudiziario degli Stati Uniti è affidato ad una Corte Suprema ed a tanti tribunali di ordine inferiore quanti il Congresso stabilirà all’occorrenza.» [Fonte]

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«The federal courts are composed of three levels of courts.

The Supreme Court of the United States is the court of last resort. It is generally an appellate court that operates under discretionary review, which means that the Court can choose which cases to hear, by granting writs of certiorari. There is therefore generally no basic right of appeal that extends automatically all the way to the Supreme Court. In a few situations (like lawsuits between state governments or some cases between the federal government and a state) it sits as a court of original jurisdiction.

The United States courts of appeals are the intermediate federal appellate courts. They operate under a system of mandatory review which means they must hear all appeals of right from the lower courts. In some cases, Congress has diverted appellate jurisdiction to specialized courts, such as the Foreign Intelligence Surveillance Court of Review.

The United States district courts (one in each of the 94 federal judicial districts, as well three territorial courts) are general federal trial courts, although in many cases Congress has diverted original jurisdiction to specialized courts, such as the Court of International Trade, the Foreign Intelligence Surveillance Court, the Alien Terrorist Removal Court, or to Article I or Article IV tribunals. The district courts usually have jurisdiction to hear appeals from such tribunals (unless, for example, appeals are to the Court of Appeals for the Federal Circuit.)» [Fonte]

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«I distretti giudiziari sono organizzati in circuiti regionali, in ciascuno dei quali è presente una Corte d’Appello. Ognuna di esse giudica i ricorsi provenienti dai tribunali distrettuali appartenenti al proprio circuito e da alcuni enti amministrativi federali. Inoltre, la Corte d’Appello federale ha competenza su tutto il territorio nazionale in merito ad alcuni casi specifici, tra i quali quelli relativi alle leggi sui brevetti e quelli sui quali si sono pronunciati i Tribunali per il Commercio Internazionale e il Tribunale per i Ricorsi Federali.

Il diritto all’appello si applica a tutti i procedimenti sui quali si è pronunciato un tribunale distrettuale con una decisione definitiva. Le Corti d’Appello sono di regola composte da tre giudici.»  [Fonte]

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«Federal judges, like Supreme Court Justices, are appointed by the President with the consent of the Senate to serve until they resign, are impeached and convicted, retire, or die. » [Fonte]

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Riassumendo solo gli aspetti discussi in questo articolo:

– Le Corti di Appello Federali sono composte da giudici nominati a vita dal Presidente degli Stati Uniti e confermati nella nomina dal Congresso.

– Le sentenze delle Corti di Appello Federali hanno valore su tutti i territori della Federazione: possono essere appellate davanti la Suprema Corte di Giustizia, sotto la condizione che questa deliberi di esaminare quel caso specifico.

– I Giudici federali sono dichiaratamente schierati sia politicamente (repubblicani oppure democratici) sia secondo la scuola giurisprudenziale (una favorevole alla “interpretazione” di Costituzione e Leggi, l’altra invece fautrice dell’applicazione testuale del corpo giurisprudenziale).

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Nessuno quindi si scandalizza, né dovrebbe scandalizzarsi, che su molti argomenti le sentenze siano atti squisitamente politici, essendo i giudici dei politici nominati dalla politica.

Nei fatti, il controllo politico di almeno una Corte di Appello Federale consente ad un partito politico di bloccare, se non altro temporaneamente, le iniziative politiche sia del Presidente degli Stati Uniti, sia del Congresso, sia anche del Senato.

Se nella storia le Corti Federali hanno usualmente evidenziato una ragionevole serenità di giudizio, negli ultimi decenni la componente liberal democratica le ha fatte virare a veri e propri centri di potere politico, a mo’ di surroga del potere elettivo.

L’attuale guerra civile che intercorre tra liberal democratici e repubblicani non verte tanto sulla natura dei provvedimenti sottoposti a giudizio, quanto piuttosto sul controllo della composizione delle Corti.

Le Corti di Appello Federali sono il vero centro di potere negli Stati Uniti: giudici non elettivi ed incardinati a vita, che possono facilmente deragliare verso un regime dittatoriale.

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«The United States Court of Appeals for the Ninth Circuit (in case citations, 9th Cir.) is a U.S. Federal court with appellate jurisdiction over the district courts in the following districts:

    District of Alaska

    District of Arizona

    Central District of California

    Eastern District of California

    Northern District of California

    Southern District of California

    District of Hawaii

    District of Idaho

    District of Montana

    District of Nevada

    District of Oregon

    Eastern District of Washington

    Western District of Washington

It also has appellate jurisdiction over the following territorial courts:

    District of Guam

    District of the Northern Mariana Islands» [Fonte]

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La Corte di Appello del Nono Circuito è un caso atipico per molti motivi.

Dimensioni territoriali. A lei afferiscono circa 65 milioni di cittadini americani, ossia un quinto della popolazione. Se è vero che è dotata di ventinove giudici, è altrettanto vero che la sua giurisdizione, ragionevole un secolo or sono, al momento rasenta la ingestibilità. Il problema è squisitamente organizzativo: tutte le componenti politiche e giuridiche ne convengono, nessuno ha però la forza politica di ripartire in due o tre tronconi l’attuale Nono Distretto.

Competenza professionale.

«From 1999 to 2008, of the 0.151% of Ninth Circuit Court rulings that were reviewed by the Supreme Court, 20% were affirmed, 19% were vacated, and 61% were reversed …. From 2010 to 2015, of the cases it accepted to review, the Supreme Court reversed around 79 percent of the cases from the Ninth Circuit» [Fonte]

Quando la Corte Suprema ribalta i tre quarti delle sentenze pronunciate dovrebbe essere chiaro come in quel Circuito la Corte di Appello manchi di professionalità nell’applicare le leggi nel rispetto della Costituzione.

Composizione politica. Al momento sono vacanti quattro posti di Giudice Federale. Diciotto giudici sono liberal democratici e sette sono repubblicani. Lo squilibrio politico di tale Corte è evidente.

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Nessuno quindi si stupisca se questo distretto giudiziario fosse un giorno scorporato in due e tre Distretti.

Si legga la sentenza (opinion):

Appeal from the United States District Court for the District of Hawaii Derrick Kahala Watson, District Judge, Presiding

Si noti un fatto davvero inusuale.

«Argued and Submitted August 28, 2017 Seattle, Washington»

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«No. 17-16426 D.C. No. 1:17-cv-00050-DKW-KSC.  SEP 7 2017»

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Sentenza emessa in una sola settimana.

Una settimana durante la quale la Corte avrebbe letto alcuni faldoni di documenti complessi, tenuta una serie di udienze pubbliche ed infine scritto questa sentenza di trentasette fitte pagine.

Questa sentenza era stata scritta prima ancora di aver ricevuto il ricorso, in perfetto stile liberal democratico.

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Ma l’operato della Corte di Appello del Nono Circuito è sottoposto alla revisione della Corte Suprema.

In questo specifico caso, la Corte Suprema ha agito con una rapidità fulminea:

Trump. Corte Suprema conferma legalità del travel ban.

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Tiriamo allora alcune conseguenze.

Che la Corte Federale di Appello del Nono Circuito sia un organo politico non ci piove: è uno dei tanti templi liberal rimasti.

Che la Corte Federale di Appello del Nono Circuito sia faziosamente anti – governativa è di nuovo un semplice dato di fatto.

Nel contempo, che la Corte Suprema non sia più feudo liberal è altrettanto un dato di fatto.

Tutto si deciderà in modo che potrebbe essere definitivo con le elezioni me mezzo termine.

Trump. La guerra civile americana si avvia alla sua Gettysburg.


Conservative Daily Post. 2017-09-07. Liberal Court Rules Against Trump, Travel Ban Struck Down

One of the biggest acts that President Donald Trump has made during his short tenure was his Executive Order to limit refugees that are coming over. Citing security risks, Trump’s main goal is to make sure the country is safe. Unfortunately, not everyone understands that as it was dealt a significant blow from the Ninth Circuit Court Of Appeals.

The Ninth Circuit has reportedly ruled against Trump’s revised travel ban. The revision, which would allow immediate family members from six Muslim-majority countries to be allowed in, didn’t allow grandparents. Liberals challenged this decision.

The Daily Caller, the Associated Press, and Reuters are all reporting on the decision.

According to the Associated Press, “US appeals court rejects Trump administration’s limited view of who is allowed into the country under travel ban.” Reuters followed a similar pattern, “U.S. appeals court rules against President Donald Trump over scope of travel ban.”

It’s not surprising that the Ninth Circuit is the one to rule on this. They have consistently done whatever they could to stop Trump’s orders.

Pubblicato in: Giustizia, Sistemi Politici

Polonia. Referendum costituzionale. Un gran bel problema per tutti.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-31.

Warszawa. Palazzo Jabłonowski 001

«Andrzej Sebastian Duda (Polish pronounciation: [ˈandʐɛj ˈduda] (About this sound listen); born 16 May 1972) is a Polish politician who is the sixth and current President of Poland, holding the office since 6 August 2015. Before his tenure as President, Duda was a member of Polish Lower House (Sejm) from 2011 to 2014 and the European Parliament from 2014 to 2015. ….

Duda began his political career with the now-defunct Freedom Union Party in the early 2000s.

After the parliamentary elections in 2005, he began his collaboration with the Law and Justice Party (PIS).

From 2006 to 2007 Andrzej Duda was an undersecretary of state in the Ministry of Justice.

Then, from 2007 to 2008, Duda was a member of the Polish State Tribunal.

During the presidency of Lech Kaczyński, from 2008 to 2010, he was an undersecretary of state in the Chancellery of the President of the Republic of Poland. ….

In the first round of the 2015 presidential election, Duda came first, receiving 5,179,092 votes and thus 34.76% of valid votes.» [Fonte]

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Il presidente Duda proviene dalle fila del partito Legge e Giustizia (PiS), ma ha sfumature politiche differenti dall’attuale governo.

Negli ultimi tempi ha ripreso un tema a lui caro, e sicuramente di grande interesse, non solo per la Polonia. Lo riportiamo espresso in due punti.

In primo luogo, Mr Duda constata come la attuale costituzione sia stata scritta più di venti anni or sono e molte sue assunzioni non siano più riscontrabili nel paese. Una revisione critica sarebbe quindi necessaria, anche per evitare contenziosi, sia pure in buona fede.

«la costituzione definisca la Polonia come un’economia sociale di mercato, un sistema che secondo il presidente non esiste all’atto pratico, perché mai implementato».

*

«He expects people to suggest, among other topics, whether the charter should guarantee free education, health care and family bonuses and how far it should define the power of state agencies».

In secondo luogo, il presidente Duda solleva un problema riscontrabile nella maggior parte delle Costituzioni.

«molte imperfezioni del testo costituzionale al momento vigente nel paese»

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«la non chiara distribuzione dei poteri fra le varie autorità statali»

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Mr Duda affronta il grande problema della chiarezza espositiva del testo costituzionale. Il problema organizzativo e politico esiste, sicuramente, ma anche la sua espressione lessicologica e sintattica ha grande rilevanza pratica.

Problema questo non da poco.

Gli estensori di un testo costituzionale incontrano grandi difficoltà.

Il testo non può essere un trattato di scienza giuridica e molti termini sono usati senza essere inequivocabilmente definiti, perché usati nella corrente accezione dei termini, accezioni che sono però tempo varianti.

Inoltre il testo dovrebbe essere di indirizzo generale, blindando solo i concetti irrinunciabili e lasciando una ragionevole libertà interpretativa sul resto.

A quanto ci risulterebbe, questa sarebbe la prima volta che un custode della costituzione solleva un problema del genere, forse per troppo tempo sottovalutato.

Nota. La Unione Europea sta scatenando un lotta contro la Polonia, accusandola di non avere e non volere recepire i canoni di diritto europeo, ovvero quelli liberal democratici. Prepariamoci ad una lotta senza quartiere.

Macron: Polonia mette in dubbio solidarietà Ue e stato di diritto


McClatchy Dc Bureau. 2017-08-26. Polish president seeks proposals for new constitution

WARSAW, Poland. Poland’s president on Friday invited his compatriots to make suggestions for a new constitution to replace one that took effect 20 years ago.

President Andrzej Duda is calling on citizens to send their ideas to his office and to share them with local authorities over the next year with the aim of holding a referendum in November 2018 on possible changes.

The proposals are to be discussed in regional meetings with social groups during the coming year and will be the basis for about 10 questions asked in the referendum.

Duda first floated the idea in May, apparently taking the governing party by surprise. It was seen as an effort to demonstrate his independence from ruling party leader Jaroslaw Kaczynski, Poland’s most influential politician.

In a speech Friday in Gdansk, Duda said the existing constitution — which took effect seven years after democracy was restored in Poland — was “interim,” had shortcomings and wasn’t fit for a mature democracy.

“The new constitution should take us forward into the future,” Duda said.

He expects people to suggest, among other topics, whether the charter should guarantee free education, health care and family bonuses and how far it should define the power of state agencies.

The current constitution took effect under a left-wing government, which taints it in the eyes of right-wing critics.


Agenzia Nova. 2017-08-26. Polonia: presidente Duda, necessario considerare adozione nuovo testo costituzionale.

L’attuale costituzione polacca è da considerare come di transizione e deve essere sostituita da una nuova. Lo ha affermato oggi il presidente polacco Andrzej Duda, sottolineando le molte imperfezioni del testo costituzionale al momento vigente nel paese. Duda ha parlato nel corso di un convegno organizzato dal sindacato Solidarnosc a Danzica. Secondo il presidente polacco, l’attuale costituzione ha diverse pecche, come la non chiara distribuzione dei poteri fra le varie autorità statali. Fra gli esempi citati da Duda, il fatto che la costituzione definisca la Polonia come un’economia sociale di mercato, un sistema che secondo il presidente non esiste all’atto pratico, perché mai implementato. “Ci sono diversi ambiti in cui sarebbe opportuno avere maggiore precisione”, ha affermato Duda.

Nei mesi scorsi, il capo dello Stato polacco ha annunciato che nel 2018 si svolgerà un referendum costituzionale nel paese. “I cittadini polacchi hanno il diritto di esprimersi per decidere se la Costituzione, che è in vigore da venti anni, dovrebbe essere cambiata”, ha detto Duda durante le commemorazioni per la Giornata della Costituzione a Varsavia. “È giunto il momento di avviare un serio dibattito costituzionale, non solo fra i rappresentanti politici ma con l’intera nazione”. Duda ha aggiunto che dovrebbero essere gli stessi polacchi a decidere sulle direzioni di sviluppo del paese. “Quali diritti civili, quali libertà devono essere evidenziate di più”, ha detto il capo dello stato.

La Polonia “dovrebbe essere un paese in cui tutti sono assolutamente uguali davanti alla legge”, ha detto Duda. Inoltre, ha proseguito il capo dello Stato, il paese dovrebbe essere un luogo in cui “non esistono privilegi infondati, dove non esistono caste migliori di cittadini, dove tutti i cittadini sono uniti. È un compito che, a mio avviso, come presidente, deve essere compiuto”. Duda ha aggiunto che una scelta del genere dovrebbe essere presa attraverso un voto pubblico. “Voglio un referendum costituzionale l’anno prossimo, quando si festeggerà il centenario dell’indipendenza”, ha detto Duda.


The Warsaw Voice. 2017-08-26. Constitutional referendum in 2018?

Poland’s President Andrzej Duda plans to use his right to announce a constitutional referendum, having secured the Senate’s approval, but the process will take a while, he told the weekly W Sieci.

Duda mentioned November 11, 2018, the 100th anniversary of regaining independence by Poland, as “one of the potential dates”.

The referendum would be preceded by a broad debate and could contain several, maybe between 10 and 20 questions, the answers to which would determine the course of works on the new constitution.

The President does not rule out a 2-day referendum.

According to Duda’s words, the question on whether Poland should adopt euro could also be included in the referendum.
Poland’s ruling party Law and Justice (PiS) will support President’s motion for a referendum on what changes to the constitution should be made, Internal Affairs Minister Mariusz Blaszczak told Radio Zet.


The Warsaw Voice. 2017-08-26. Duda seeks support.

Polish President Andrzej Duda is seeking support for his proposal of a constitutional referendum outside ruling party Law and Justice (PiS), the daily Dziennik Gazeta Prawna writes.

Duda will attend on Friday a conference held by trade union Solidarnosc concerning a constitutional draft prepared by the trade union years ago, presidential ministrer Pawel Mucha says.

The president’s participation in the conference will mark an actual launch of the debate on the possible questions for the referendum, while the reaction of the ruling party will be a benchmark of any potential changes in its stance on the issue.

Pubblicato in: Giustizia

La fabbrica del divorzio indissolubile inizia a sfaldarsi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-30.

Tribunale 010

Verissimo: il titolo sembrerebbe essere scazontico. Ma lo è perché riflette una legislazione ed una giurisprudenza che rasentano (rasentavano) i limiti della schizofrenia.

Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza, per quanto possibile trattando un simile argomento.

In Italia il matrimonio è indissolubile in modo ben più stretto di come lo aveva concepito Papa San Gregorio Magno.

Infatti, se è mera formalità adire alla separazione e quindi al divorzio, questo ultimo scioglie dai vincoli giuridici ma lascia intatti quelli economici. In altri termini, non è tanto un matrimonio indissolubile, bensì un matrimonio eterno.

Se è di comune buon senso il disporre impegni economici per il mantenimento della prole fino all’ingresso nel mondo del lavoro, impegno questo a termine, è ancora oggetto di ampio dibattito quello relativo al mantenimento del coniuge “economicamente più debole“.

Questo aspetto si presta infatti ad ogni sorta di abusi, ben difficilmente documentabili in forma compiuta.

Il caso più frequente è quello di una donna che sposa una persona più abbiente e dopo qualche tempo si separa prima e divorzia dopo. Essendo essa “economicamente più debole“, ed adducendo tutte le difficoltà ad trovarsi un lavoro con cui vivere, si è costituita una sorta di pensione esentasse a vita. A ciò si aggiunga come, in accordo alla Weltanschauung vigente, la donna anche nullipara risulta sempre essere privilegiata, fatto questo cui contribuiscono in modo fattivo i giudici femmine, che applicano più le ideologie che le leggi. È il trionfo del concetto di oι μέν και οι δέν.

Su questa base è stata allestita una vera e propria fabbrica di divorzi.

Un elevato numero di femmine si costituisce un immarcescibile fondo pensioni sposandosi una qualcuno che abbia entrate fisse, smette di lavorare, e dopo un lasso di tempo più o meno lungo si separa. La procedura di separazione è un fatto automatico, è sufficiente che un coniuge se ne vada ed il Tribunale ne prende atto. Se per sposarsi serve il consenso di ambedue i contraenti, per separarsi ciò non è richiesto. Al momento della separazione e, poi, del divorzio il soggetto “economicamente più debole” si trova a lucrare un assegno di mantenimento a vita. Basta non commettere imprudenze, e questo sarà mantenuto sine die: poi, alla morte del coniuge pagatore, subentrerà la pensione di reversibilità. Un gioco ben facile.

*

Ad agitare le acque è arrivata la recente sentenza di Cassazione 11504/2017.

Questo è il passo degno di nota:

«Deve, peraltro, sottolinearsi che il carattere condizionato del diritto all’assegno di divorzio – comportando ovviamente la sua negazione in presenza di «mezzi adeguati» dell’ex coniuge richiedente o delle effettive possibilità «di procurarseli», vale a dire della “indipendenza o autosufficienza economica” dello stesso – comporta altresì che, in carenza di ragioni di «solidarietà economica», l’eventuale riconoscimento del diritto si risolverebbe in una locupletazione illegittima, in quanto fondata esclusivamente sul fatto della “mera preesistenza” di un rapporto matrimoniale ormai estinto, ed inoltre di durata tendenzialmente sine die: il discrimine tra «solidarietà economica» ed illegittima locupletazione sta, perciò, proprio nel giudizio sull’esistenza, o no, delle condizioni del diritto all’assegno, nella fase dell’an debeatur.

Tali precisazioni preliminari si rendono necessarie, perché non di rado è dato rilevare nei provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto l’assegno di divorzio una indebita commistione tra le due “fasi” del giudizio e tra i relativi accertamenti che, essendo invece pertinenti esclusivamente all’una o all’altra fase, debbono per ciò stesso essere effettuati secondo l’ordine progressivo normativamente stabilito.»

Ci si permette di ricordare come il termine “locupletazione” significhi arricchimento, spesso a danno di altri.

«l’eventuale riconoscimento del diritto si risolverebbe in una locupletazione illegittima, in quanto fondata esclusivamente sul fatto della “mera preesistenza” di un rapporto matrimoniale ormai estinto, ed inoltre di durata tendenzialmente sine die»

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Di seguito riportiamo una raccolta di titoli di sentenze di cassazione, classificate per tipologia di problema.

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Di questi giorni è uscita una nuova sentenza del Tribunale di Roma, sent. n. 12899/17 del 23.06.2017, che rifinisce ancor meglio il nuovo orientamento giurisprudenziale in materia.

Mantenimento: la moglie deve dimostrare di non potersi mantenere.

«Per ottenere l’assegno di divorzio è l’ex moglie che deve dimostrare la non indipendenza economica e di aver fatto di tutto per trovare un lavoro.

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Se, durante la causa di divorzio, l’ex moglie non riesce a dimostrare la propria incapacità a mantenersi da sola perde l’assegno di mantenimento. È sul coniuge più debole economicamente che ricade infatti l’onere della prova della cosiddetta «non indipendenza economica». È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire quale importante chiarimento fornisce la pronuncia in oggetto in tema di mantenimento.

Come ormai a tutti noto, la Cassazione ha riscritto le regole sulla quantificazione dell’assegno di divorzio: non più una misura volta a garantire all’ex col reddito più basso lo stesso «tenore di vita» che aveva quando era ancora sposato, ma solo a consentirgli il sostentamento, ossia l’indipendenza economica. Chi quindi accampa pretese economiche nei confronti dell’ex coniuge deve dimostrare di non potersi mantenere da solo. Se questi, al contrario, dovesse risultare ancora in grado di provvedere a se stesso non ha più diritto all’assegno di mantenimento. È il caso, ad esempio, di chi è nelle condizioni (fisiche, d’età, di formazione e d’esperienza) di trovarsi un lavoro o perché percepisce redditi da altre fonti (ad esempio: uno stipendio di almeno mille euro al mese, l’affitto di un immobile, gli aiuti dai genitori, la disponibilità di un tetto dove andare a dormire, ecc.).

A questo punto si è posto il problema: chi deve dimostrare l’autosufficienza economica della moglie? In altre parole:

– è la moglie a dover provare, al giudice, di non essere in grado di mantenersi per poter sperare nell’assegno di divorzio

– o è invece il marito a dover dare dimostrazione che la moglie è indipendente economicamente?

Secondo il Tribunale di Roma è più corretta la prima soluzione. La donna deve dimostrare di essersi attivata per reperire un lavoro consono all’esperienza professionale maturata e al titolo di studi conseguiti. Non può limitarsi a semplici prove generiche e non circostanziate. Deve inoltre dimostrare di essere nell’impossibilità – per impedimento fisico o altro – di svolgere qualsiasi attività lavorativa. Se dovesse limitarsi a dedurre di aver svolto incarichi occasionali non avrebbe sufficientemente provato quanto sopra e perderebbe il diritto all’assegno di divorzio. Peraltro la scelta di trasferirsi presso la casa dei genitori è, anzi, dimostrazione di avere una ulteriore disponibilità economica derivante dagli aiuti di questi ultimi e dalla disponibilità di un domicilio gratuito. Risultato: se l’ex moglie non dimostra la propria «non indipendenza economica» il giudice non può riconoscerle l’assegno di mantenimento.

Deve essere rigettata la domanda di assegno divorzile sulla base del più recente orientamento della giurisprudenza di legittimità inaugurato con la sentenza 11504/17, tenuto conto degli indici costitutivi del parametro dell’indipendenza economica enucleati dalla Suprema corte, indici che operano in via concorrenziale e non già alternativa, quale ad esempio la possibilità di usufruire gratuitamente di un’abitazione e, soprattutto, del mancato assolvimento da parte del richiedente dell’onere probatorio della non indipendenza economica.

È allora escluso il contributo economico a carico dell’ex marito in favore della donna in età lavorativa che risulta disoccupata e lascia una città per tornare al sud in una città svantaggiata dove scarseggiano le occasioni di lavoro: si tratta di una decisione unilaterale le cui conseguenze non possono che ricadere su chi ha fatto questa scelta di vita.»

* * * * * * *

Ovviamente, ogni caso giudiziario è un caso a sé stante e spetta al Giudice decidere il da farsi. Se ciò non fosse, il ricorso al Tribunal sarebbe del tutto inutile.

Tuttavia, il ribaltamento delle posizioni giuridiche in materia di assegno divorzile di mantenimento sembrerebbe essere un dato oramai, anche se faticosamente, acquisito.

Due considerazioni.

In primo luogo, ogni persona dovrebbe essere responsabile delle proprie azioni, trarne e subirne le conseguenze. Il coniuge che voglia separarsi ed abbandoni quindi sponte sua il tetto coniugale, ed a cui il tribunale non riconosca un giusta causa, dovrebbe aver ben presente di dover lavorare per vivere.

In secondo luogo, la non percezione dell’assegno divorzile preclude il godimento della pensione di reversibilità al momento della morte dell’ex-coniuge che lo erogava. Per l’Inps questo nuovo orientamento giurisprudenziale è una manna dal Cielo.


Sole 24 Ore. 2017-05-22. Divorzio, ecco le mosse per ridurre l’assegno all’ex

Partono le richieste di revisione dell’assegno di divorzio dopo la sentenza della Cassazione 11504 del 10 maggio scorso (relativa al divorzio tra l’ex ministro Vittorio Grilli e Lisa Lowenstein), che ha mandato in soffitta il criterio della «conservazione del tenore di vita» per sostituirlo con quello dell’«indipendenza economica».

Ma è davvero così semplice ora, per il coniuge obbligato, ottenere la revoca o la riduzione dell’assegno di divorzio? Non proprio. La sentenza della Cassazione, nei fatti, rende meno scontato il riconoscimento del mensile perché lo subordina solo alla mancanza di mezzi adeguati e all’impossibilità di procurarseli (articolo 5, comma 6, della legge 898/70), sganciandolo dal «tenore di vita durante il matrimonio» che, tra l’altro, la legge sul divorzio non cita. Chi vuole agire per la revoca, quindi, deve provare che l’ex coniuge può mantenersi da sé o che potrebbe attivarsi in tal senso.

Una guida per decidere come muoversi, oltre che dalla recente sentenza, deriva dalla giurisprudenza degli ultimi anni. I giudici hanno infatti individuato alcuni casi in cui l’assegno può essere revocato o ridotto.

La sentenza del 10 maggio ha indicato quattro punti da tenere in considerazione per valutare l’autosufficienza dell’ex: i redditi di qualsiasi specie; i cespiti patrimoniali immobiliari e mobiliari; la capacità e la possibilità effettive di lavoro personale; la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Assegno divorzile, ecco cosa cambia dopo la sentenza della Cassazione

Per convincere il giudice a revocare l’assegno, dunque, il divorziato potrà tentare di documentare il possesso, da parte dell’altro, di redditi o beni. Ma, se questi mancano, la partita si fa più complessa: non è semplice provare la capacità al lavoro del beneficiario o le concrete chance di trovarne uno. Dall’altra parte, per chi teme di perdere l’assegno, è consigliabile archiviare domande di lavoro, annunci o iscrizioni al collocamento, che attestino la buona volontà di rendersi indipendenti. Anche se la stessa Cassazione con sentenza 11538 dell’11 maggio scorso ha chiarito che a chi percepisce l’assegno non si può chiedere la prova dell’impossibilità di trovare lavoro, soprattutto se la non indipendenza si desume anche da altri fattori.

Finora, la giurisprudenza ha cancellato l’assegno divorzile, anche a prescindere dall’esistenza di «mezzi adeguati» per vivere, se il beneficiario ha avviato una stabile convivenza con un altro (Cassazione, 25528/2016), perché il divorziato rescinde così ogni legame con la vita precedente. Non solo: l’assegno è stato revocato anche in un caso in cui non è stata provata la natura amorosa del nuovo legame del beneficiario (Cassazione, 6009/2017). Secondo i giudici, inoltre, può ottenere la cancellazione dell’assegno anche l’obbligato benestante, se lo suggeriscono le altre condizioni previste dalla legge (Tribunale di Roma, 8 gennaio 2016), ma non basta la condizione di disoccupazione dell’obbligato, se ha altre fonti di reddito (Cassazione, ordinanza 10099/2016).

Fin qui la revoca. Nella partita sulla riduzione dell’assegno entrano invece gli altri criteri, da valutare in base alla durata del rapporto, dettati sempre dall’articolo 5, comma 6, della legge sul divorzio: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o comune e redditi. Ecco come li ha applicati finora la giurisprudenza.

I giudici hanno ridotto l’assegno alla divorziata che, tornando a vivere dai suoi, ha migliorato le condizioni di vita, mentre il coniuge ha perso il lavoro (Cassazione, 10787/2017). Cifra ribassata anche per la titolare di una modesta pensione sociale (Cassazione, 18092/16). E l’importo da pagare è stato ridotto anche per l’obbligato che ha avuto un figlio dalla nuova compagna e che quindi deve affrontare nuove spese (Cassazione 14521/2015). Infine, anche il crollo professionale dell’obbligato può essere un elemento che motiva la riduzione dell’assegno (Cassazione, 21670/2014), ma non se è avvenuto per sue scelte azzardate (Cassazione 14143/2014).

Divorzio, al via le battaglie per rivedere gli accordi patrimoniali

IN SINTESI I CRITERI STABILITI DAI GIUDICI

SI ALLA REVOCA:

  • il coniuge coabita con un altro partner, anche se manca la prova che tra i due vi sia, effettivamente, una convivenza more uxorio, apparendo legati, in società, solo da un’«affettuosa amicizia» (Cassazione, ordinanza 6009 dell’8 marzo 2017);

    • il coniuge tenuto a pagare l’assegno ha consistenti disponibilità economiche e personalità discutibile, ma vengono comunque utilizzati (senza limiti) i criteri di legge per la riduzione (fino all’azzeramento) dell’assegno: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, durata del matrimonio, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ognuno o comune (Tribunale di Roma, sentenza dell’8 gennaio 2016)

NO ALLA REVOCA:

  • il coniuge tenuto a pagare l’assegno è disoccupato e l’ex moglie lavora, ma l’uomo possiede molti immobili che gli consentono di mantenere un significativo standard di vita, mentre l’ex moglie svolge lavori umili e malretribuiti (Cassazione, ordinanza 10099 del 17 maggio 2016);

  • gli ex hanno mantenuto in comproprietà la casa coniugale, che non produce reddito valutabile ai fini dell’assegno (Cassazione, ordinanza 8158 del 22 aprile 2016);

  • il coniuge beneficiario dell’assegno è lavoratore saltuario e “in nero” (Cassazione, ordinanza 4175 del 2 marzo 2016)

SI ALLA RIDUZIONE:

  • l’ex moglie se è tornata a vivere dai genitori e per questo non ha subito un peggioramento delle condizioni di vita e l’ex marito, obbligato a versarle il mensile, ha perso il lavoro e ha difficoltà ad adempiere l’obbligazione (Cassazione, ordinanza 10787 del 3 maggio 2017);

  • all’ex moglie viene riconosciuta la pensione sociale. Il fatto che la beneficiaria possa contare su un reddito fisso, seppur modesto, è motivo per un nuovo vaglio delle condizioni economiche delle parti (Cassazione, sentenza 18092 del 15 luglio 2016);

  • l’ex coniuge tenuto a pagare l’assegno ha un figlio dalla nuova compagna. Va disposto – dovendosi soppesare i diritti acquisiti con le esigenze del nuovo nucleo familiare (Cassazione, sentenza 11438/2014) – il riesame delle condizioni economiche degli ex coniugi (Cassazione, ordinanza 14521 del 10 luglio 2015);

  • l’ex tenuto a pagare l’assegno ha perso il lavoro (Cassazione, ordinanza 21670 del 14 ottobre 2014)

NO ALLA RIDUZIONE:

  • le difficoltà economiche dell’obbligato sono state causate dalle sue scelte poco oculate, come un acquisto immobiliare inopportuno. Peraltro, l’ammontare dei redditi dell’ex coniuge, raggiunto da un accertamento di evasione fiscale, era presumibilmente superiore a quanto dichiarato (Cassazione, ordinanza 14143 del 20 giugno 2014).

SI ALL’AUMENTO:

  • la richiesta è motivata solo dalla crescita dei figli e dal mutare dei loro bisogni. Per far salire l’importo si esige una valutazione di quanto, concretamente, occorra ai figli, da parametrarsi all’aggiornata situazione economica dei genitori (Cassazione, ordinanza 8151 del 22 aprile 2016);

  • la domanda è basata sull’incremento delle spese derivanti dal trasferimento dei figli in una facoltà fuori sede, ma i figli stessi hanno redditi saltuari, derivanti da borse di studio e lavori estivi o collaterali allo studio (Cassazione, ordinanza 439 del 14 gennaio 2016);

  • l’ex marito riceve una cospicua eredità; i giudici aumentano l’assegno per i figli ma non quello per l’ex moglie (Tribunale di Roma, sentenza 581 del 2015)

NO ALL’AUMENTO:

  • l’ex coniuge, oltre a lavorare in un’impresa affermata e a disporre di una sua casa, si dedica a passatempi costosi, come la caccia e la guida di auto potenti, mentre l’ex moglie, malata, è lavoratrice saltuaria nel settore agricolo (Cassazione, ordinanza 2574 del 10 febbraio 2015);

  • l’assegno è l’unica entrata della ex coniuge beneficiaria che, per età, non è più idonea a iniziare a lavorare (Cassazione, sentenza 19000 del 10 settembre 2014)

Pubblicato in: Giustizia

Il caso dei Giudici Dawn Segal ed Angeles Roca, radiati dal loro ruolo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-26.

Tribunale 010

Di questi giorni stiamo assistendo ad un revival di un fatto accaduto molti anni or sono, ma che è presentato come se fosse attuale. Per di più è presentato come se fosse un caso politico.

Cercheremo di fare una qualche chiarezza in un oceano di disinformazione.

*

Nel luglio 1903 Lincoln Steffens pubblicò una serie di cinque articoli sulla corruzione nel Municipio di Philadelphia.

«All our municipal governments are more or less bad, and all our people are optimists. . . .Philadelphia is simply the most corrupt and the most contented»

Questi articoli concorsero a formare le base delle successive azioni politiche e giudiziarie, perché portarono a sentenze riprese dalla giurisprudenza.

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Il 31 gennaio 2013 lo Swartz Campbell pubblicava questo titolo:

The Whoopee Cushion of the Judicial Process

«It has been coming for some time.  Nine present and former Philadelphia Traffic Court Judges have been indicted today with conspiring to fix traffic tickets.  The best line so far, from the court’s administrative Judge, Gary Glazer: “This court has unfortunately become the whoopee cushion of the judicial process in this city”  A copy of the indictment can be found here. -Josh J.T. Byrne, Esquire»

*

Il 1° febbraio 2013 il giornale The Legal Intelligence usciva con il seguente titolo:

Feds Indict Nine Present and Former Traffic Court Judges

«Nine former and current Philadelphia Traffic Court judges have been charged by federal prosecutors with conspiring to fix traffic tickets»

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Il 15 settembre 2013 il giornale Upi usciva con questo titolo:

Feds investigate five Philadelphia judges, subpoena financial records

«PHILADELPHIA, Sept. 15 (UPI) — Authorities said that federal prosecutors and FBI agents have subpoenaed financial records from five Philadelphia judges as part of an intensive investigation.

The officials and lawyers also interviewed judges and obtained campaign-donation records, the Philadelphia Inquirer said.

The focus of the investigation is unclear, but sources said authorities asked about fixing cases and giving campaign donors favors.

Authorities said the prosecutors subpoenaed the financial disclosures of Municipal Court Judges Joseph O’Neill, Dawn A. Segal, and Craig M. Washington, Common Pleas Court Judge Angeles Roca and Municipal Court Judge Joseph C. Waters.

A spokesman for the U.S. Attorney’s Office declined to comment.

“We can neither confirm nor deny the existence or non-existence of an investigation,” she said.»

* * * * * * * *

Queste scarne citazioni, riportate virgolettate, dovrebbero essere sufficienti per documentare come il caso di corruzione dei giudici sia nato quattro anni or sono, ossia durante l’Amministrazione Obama, che non risulterebbe aver cercato di ostacolare l’iter giudiziario.

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Il 20 dicembre 2016 il The Washington Times pubblicò il seguente articolo:

Judicial discipline court orders 2 judges removed

«PHILADELPHIA (AP) – The Pennsylvania Court of Judicial Discipline has ordered two judges removed from office for violating judicial ethics.

The Philadelphia Inquirer (http://bit.ly/2ho2d5Q ) reports that the disciplinary court found in October that Common Pleas Court Judge Angeles Roca intervened in a tax case involving her son. In July, the court said Municipal Court Judge Dawn Segal committed seven ethics violations, including bringing the court into disrepute.

Lawyers for both judges, who have been on unpaid suspension, say they are appealing Friday’s ruling to the state Supreme Court.

Roca’s attorney, Samuel Stretton, said Tuesday that the disciplinary court ignored case law and treated the two cases too similarly. Segal’s lawyer, Stuard Haimowitz, said the court apparently took a “get rid of them all” approach rather than considering his client’s conduct and precedent.»

*

Sempre il 20 dicembre 2016 il Philly Com riportava:

2 Philly judges removed from bench for ethics violations

«Two more Philadelphia judges have been kicked off the bench, the latest development in an FBI probe of judicial corruption here.

The Pennsylvania Court of Judicial Discipline ruled on Friday that Municipal Court Judge Dawn Segal and Common Pleas Court Judge Angeles Roca be removed from office for their involvement in separate case-fixing schemes.

Lawyers for both judges say they are appealing the decisions to the state Supreme Court.

In October, the disciplinary court found that Roca had unethically intervened in a tax case involving her son by calling then-Municipal Court Judge Joseph Waters Jr., who reached out to Segal, who then reversed herself and issued a ruling favorable to Roca’s son.

Waters was sentenced in January 2015 to two years in prison for fixing cases on behalf of campaign donors and political allies. He was released about a month ago.

In July, the court found Segal guilty of seven violations of judicial ethics rules, including bringing the court into disrepute.

“I got something in front of you at 1 o’clock today,” Waters told Segal in an intercepted 2011 phone conversation in which he asked for favorable treatment of a politically connected defendant appearing before her.

“Oh, OK. OK,” Segal responded, according to the disciplinary panel.

Wiretaps also captured Segal telling Waters she had helped him with her rulings.

In Segal’s case, the court acknowledged that Segal had been approached by Waters, “a corrupt judge.” And, the court said, Roca at first had only sought advice from Waters before the conversation extended to intervening in her son’s case. But neither judge stood up to Waters, the court said.

“As we have said in more detail in prior decisions, when it comes to corrupt acts and the derogation of a fair and just judicial process, a judge must have ‘the willingness to stand up for what was right and buck a corrupt tide,'” the court wrote in both rulings.

Roca and Segal, both Democrats, had been on unpaid suspension. If the rulings stand, they would be ineligible to hold judicial office in the future.

“I’m very disturbed by the decision,” Roca’s attorney, Samuel Stretton, said Tuesday.

Stretton said he was appealing the ruling because the disciplinary court ignored case law and treated Roca’s and Segal’s cases too similarly.

Segal’s lawyer, Stuart Haimowitz, said he also is appealing.

“Judge Segal expected to be sanctioned for what she did. We hoped and expected the Court of Judicial Discipline to have considered Judge Segal’s actual conduct and its own precedent when it imposed its sanction,” Haimowitz said in a statement Tuesday. “Instead, it appears it took a ‘get rid of them all’ approach. In so doing, the citizens of Philadelphia County lost a good judge.”

Stretton and Haimowitz had sought suspensions for the judges.

In addition to Waters, who pleaded guilty to mail and wire fraud, Municipal Court Judge Joseph O’Neill pleaded guilty in May to federal charges connected to the judicial case-fixing scandal.

O’Neill admitted he lied to FBI agents who were investigating special treatment he gave to a Democratic fund-raiser in 2011, at Waters’ request.

“He’s a friend of mine, so if you can, take a hard look at it,” Waters told O’Neill in a conversation caught on an FBI wiretap.

“No problem,” O’Neill replied.»

Da questo articolo si evincono molte informazioni:

«In October, the disciplinary court found that Roca had unethically intervened in a tax case involving her son by calling then-Municipal Court Judge Joseph Waters Jr., who reached out to Segal, who then reversed herself and issued a ruling favorable to Roca’s son.»

*

«Waters was sentenced in January 2015 to two years in prison for fixing cases on behalf of campaign donors and political allies. He was released about a month ago»

*

«In July, the court found Segal guilty of seven violations of judicial ethics rules, including bringing the court into disrepute»

*

«Roca and Segal, both Democrats, had been on unpaid suspension. If the rulings stand, they would be ineligible to hold judicial office in the future»

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Come nota a margine, segnaliamo come il Giudice Dawn Segal avesse anche altri legami interferenti la propria attività giudiziaria, come riportato dal giornale Pgn:

Dawn Segal gets favorable ruling from high court

«Segal, an open lesbian, was removed from the bench in December, after discussing three cases pending before her with then-Municipal Court Judge Joseph C. Waters Jr., who had an interest in the cases»

*

Il nove maggio 2017 il caso del Giudice Angeles Roca fu discusso in sede della Corte Suprema della Pennsylvania, come riportato dal giornale specialistico Law 360.

«The Pennsylvania Supreme Court heard arguments Tuesday accusing a state judicial ethics panel of improperly veering from prior precedent as it meted out punishments in December to permanently remove a pair of Philadelphia County judges from the bench following a case-fixing scandal.

Samuel Stretton, an attorney representing one of the two judges, told the justices that the state’s Court of Judicial Discipline should be bound by stare decisis, or the precedent it set in prior cases, when calculating appropriate punishments for judges found to have violated state ethics rules. ….

it wasn’t enough to save their jobs in light of the nature of the transgressions.»

* * * * * * *

* * * * * * *

Conclusioni.

È nostro logico convincimento come non esistano sistemi perfetti, nei quali tutte le persone si comportino onestamente e correttamente. Sarebbero pure utopie, spesso sbandierate al solo fine di mascherare illeciti e reati perpetrati.

Ciò che a nostro sommesso parere è decisamente più importante, è la concreta possibilità che il Cittadino possa portare in giudizio un Giudice, con la certezza che, ove le sue motivazioni siano fondate e documentabili, quel Giudice tragga le conseguenze dei propri atti.

Similmente, altrettanto fondamentale reputiamo la possibilità di ricorrere in appello per ottenere un nuovo giudizio.

Infine, dato non certamente scontato a livello mondiale, riteniamo segno evidente di civiltà che la presenza della pubblica accusa sia sempre controbilanciata da quella di un avvocato della difesa, con diritti paritetici. Ci si rende conto che sembrerebbe essere stata pronunciata un’enorme banalità, ma guardandosi con attenzione in giro ci si renderebbe conto che anche questa è una pia speranza, una vera e propria utopia.

* * *

Ciò premesso, alcune considerazioni.

Quello presentato è soltanto uno dei tanti casi accaduti e che stanno accadendo.

Prendiamo atto come i giudici di matrice liberal ed eletti tra le file dei democratici sembrerebbero essere particolarmente predisposti ad utilizzare la propria posizione a fini personali ed a tutela delle direttive ricevute dal partito.

Questo accade anche nelle corti federali di alcuni dei quattordici circuiti nei quali è suddivisa l’America.

In ogni caso non condividiamo per nulla lo strepitio di questi giorni, in accordo al quale il caso esaminato sembrerebbe essere nato ieri, come un fungo dopo la pioggia. I reati sono reati, indipendentemente da chi sia stato a compierli.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Trump

Trump. Il Senato approva la nomina di Mr Busch. Il puzzle si sta completando.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-23.

Centro 001

La 6th Circuit Court of Appeals ha le seguenti competenze territoriali.

«The United States Court of Appeals for the Sixth Circuit (in case citations, 6th Cir.) is a federal court with appellate jurisdiction over the district courts in the following districts:

    Eastern District of Kentucky

    Western District of Kentucky

    Eastern District of Michigan

    Western District of Michigan

    Northern District of Ohio

    Southern District of Ohio

    Eastern District of Tennessee

    Middle District of Tennessee

    Western District of Tennessee» [Fonte]

È composta di sedici giudici federali, cinque democratici ed undici repubblicani.

2017-07-20__Sesto_Circuito__001

Il Senato ha approvato 51 – 47 la nomina a vita del giudice John K. Bush, 53enne.

«He is a partner at the firm and is co-chair of the firm’s litigation department. He specializes in complex litigation, including antitrust, securities, financial institutions, insurance, intellectual property, and product liability disputes. He has extensive litigation experience in state and federal courts in many jurisdictions and in arbitration proceedings.»

*

I liberals democratici hanno scatenato un bailamme incredibile.

Le parole della Naral sono eloquenti.

«Bush has already given us a glimpse into his thinking thanks to his extensive (and shady) blogging, which makes it clear that he’s anti-woman, anti-LGBTQ, and anti-progressive, just like the administration that nominated him. ….

Has a long record of pushing anti-choice policies …. »

*

Il motivo di tanta acrimonia è detto dalla stressa Naral: “just like the administration that nominated him”

Siamo chiari: sarebbe stato un po’ strano se Mr Trump avesse nominato a giudice a vita un democratico.

*

Sulla importanza delle corti federali e della suprema corte abbiamo già esposto.

Trump ed il nodo della Supreme Court.

Trump. Silurato ed affondato l’Office of Congressional Ethics.

Potentially nasty fight looms over Trump U.S. Supreme Court pick

Guerra civile americana. Si avvicina lo scontro finale.

Giudice Ruth Bader Ginsburg, Decano della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Trump. Marcia verso la conquista del vero potere. – Bbc.

Trump. White House non chiederà più parere consultivo alla Bar.

Trump. Deobamizza 46 procure federali.


The Washington Times. 2017-07-20. Senate confirms John Bush, Trump’s 6th Circuit Court pick

The Senate confirmed John K. Bush for a lifetime seat on the 6th Circuit Court of Appeals on Thursday, over protests from Democrats who said he wasn’t fit to be a federal judge.

The Senate voted 51-47 to put him on the federal bench despite criticism from Democrats on the Senate Judiciary Committee of Mr. Bush for having made controversial writings, where in one particular blog, he equated the Supreme Court’s legal rulings on slavery and abortion. Sen. John McCain, Arizona Republican, and Sen. Debbie Stabenow, Michigan Democrat, did not vote.

The Judiciary Committee moved Mr. Bush’s confirmation to the Senate floor on a party line vote last week, but the full Senate voted on Thursday to clear him, making Mr. Bush the fourth judicial nominee of President Trump’s to be confirmed.

Sen. Richard Blumenthal, Connecticut Democrat, criticized Mr. Bush’s blog posts, quoting one where Mr. Bush wrote, “The two greatest tragedies in our country — slavery and abortion — relied on similar reasoning and activist judges on the Supreme Court.”

“Never mind that this statement is absurd on its face…what concerns me at this moment is how this is the best statement of his views on the constitutionality of women’s‘ reproductive rights we have heard,” Mr. Blumenthal said.

Sen. Sheldon Whitehouse, Rhode Island Democrat, called Mr. Bush a “freak.”

Democrats have accused Mr. Bush of promoting the idea that former President Obama had been born in Kenya, by linking in a blog to a World Net Daily piece that involved a reporter traveling to Kenya to explore the issue. Mr. Obama has repeatedly released documentation showing that he was born in Hawaii.

Mr. Bush denied during his confirmation hearing that he was promoting the “birther” theory.

Nan Aron, president of the progressive Alliance for Justice, said Mr. Bush’s confirmation was “a new low for both the Senate and the federal judiciary.”

“We commend Democratic Senators who stood in opposition to this nominee; this whole deal reeks, and we feel for the litigants who will have to face Judge Bush in court someday,” said Ms. Aron.

But Senate Majority Leader Mitch McConnell, Kentucky Republican, has praised the Louisville, Kentucky attorney as “a man of integrity and considerable ability.”

“I think we can agree that it is not common for current or former leaders of Planned Parenthood to praise the judicial nominees of Republican presidents,” Mr. McConnell said. “But more than one has praised the president’s nomination of John Bush.”

As a judge on the 6th Circuit Court of Appeals, Mr. Bush will hear cases from Kentucky, Tennessee, Ohio and Michigan.

Mr. Bush is the fourth out of the president’s 29 judicial nominees to be confirmed. Mr. Trump’s second judicial nominee, Judge Amul Thapar, was confirmed to the 6th Circuit Court of Appeals in May.

“It is good to see Bush confirmed, but dozens of judicial nominees continue to languish in the Senate, where Senate Democrats continue to obstruct and delay,” said Carrie Severino, chief counsel at the conservative Judicial Crisis Network.

Republicans say that many of Mr. Trump’s federal court picks are being held up because Democrats haven’t returned blue slips, signing off on the nominees. Traditionally, home state Senators return blue slips for nominees from their states if they approve of the pick.

But the top Democrat on the Judiciary Committee Sen. Dianne Feinstein of California said her Democratic colleagues aren’t abusing the blue slip tradition, but are “doing their due diligence in reviewing these nominees.”

Pubblicato in: Giustizia

Un processo americano. [Video]

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-14.

2017-07-14__Processo__001

Questo video vi sorprenderà.

Il giudice fa decidere al bimbo la pena per il padre. La sua risposta vi sorprenderà

Il padre aveva parcheggiato la macchina su di una strada nell’East Side.

In America si va davanti ad un giudice, anche per questi motivi.

Si noti come il giudice non si comporti come tanti altri, ma con enorme buon senso. Quando non trattano temi politici o politicizzabili, i giudici sassoni sono financo piacevoli.

Pubblicato in: Giustizia, Persona Umana

Il caso Pence. Siete o meno di accordo con lui?

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-03.

Pence Mike - vice Presidente Stati Uniti

Il problema è semplice ma ha sollevato un vespaio di commenti, non sempre benevoli.

«US Vice-President Mike Pence would not dine alone with a woman who was not his wife»

*

«Are Mike Pence’s dining habits chivalrous or sexist?»

* * * * * * *

La giurisprudenza americana, circa 8,600 volumi di un migliaio di pagine l’uno, è ricca di contenziosi giuridici che ineriscono un pranzo oppure una cena di un uomo con una donna. La parte attrice è quasi invariabilmente la donna che ha visto nell’invito a pranzo o cena un sexual harassment.

Nel contempo, sempre detta giurisprudenza presenta una ampia casistica in cui la donna ha portato in giudizio un uomo che si fosse rifiutato di invitarla a pranzo o cena, considerando il fatto una chiara discriminazione sessuale.

Al momento di scrivere l’articolo non risulterebbe che su questa tipologia comportamentale si siano espresse delle Corti Federali.

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2017-07-03__Pence__001

In una situazione del genere sembrerebbe non doversi dar torto a Mr Pence, vice – Presidente degli Stati Uniti che si astiene dal consumare un pranzo ovvero un cena con una donna che non sia sua moglie.

Nel contempo però ci si rende conto che qualsiasi fosse il suo comportamento, si troverebbe sempre qualcuno pronto a criticarlo.

La metà delle donne concorda con Mr Pence. Morale: non si dovrebbe invitare a pranzo o cena una femmina, se no quella ti denuncia.

Ma l’altra metà è in disaccordo: l’occasione di essere testa a testa permette di poter parlare di cose delicate, quali per esempio i futuri avanzamenti di carriera. Argomento che molte donne vorrebbero poter trattare anche in altre sedi. Morale: se richiesto, l’uomo dovrebbe invitare a pranzo o cena la donna, se no quella lo denuncia per discriminazione sessuale.

Significativa la domanda che si pone l’articolista della Bbc: cavalleria oppure sessismo?

Cosa ne pensano i sig.ri Lettori?

*

Quando lo scrivente lavorava con intenso contatto con il pubblico, nel ricevere qualcuna di sesso femminile si stava seduti alla scrivania, lasciando aperta la porta dello studio e dell’anticamera, in modo tale che tutti potessero vedere, ma non sentire cose fosse stato detto.

Al contrario di molti altri colleghi, mai una volta in molti decenni qualcuna ha avuto alcunché di cui lamentarsi o accusare.

La prudenza non è mai troppa.

Nota.

Negli Stati Uniti il vice – Presidente svolge un ruolo politico ed organizzativo di grande rilievo. Sembrerebbe davvero ai limiti del surreale che si muovano critiche di tal fatta e che si impieghi tempo per dibattere un problema che sembrerebbe proprio non esistere.


Bbc. 2017-07-02. Most US women won’t dine alone with opposite sex, survey suggests

Many eyebrows were raised when it emerged US Vice-President Mike Pence would not dine alone with a woman who was not his wife.

*

How old fashioned, the internet cried.

Only, now it seems he is not alone.

A surprise poll for the New York Times has discovered more than half of women agree with him – as well as 45% of men.

And as for a drink? Forget about it. Just 29% of women think that would be appropriate in a one-on-one situation.

However, the poll – conducted by Morning Consult, surveying 3,500 people – found the numbers shift considerably according to your politics: the more liberal your views, the more likely you were to mix with a member of the opposite sex, one on one.

Just 62% of Republicans found it acceptable, compared to 71% of Democrats.

Similar divides can also be seen according to religion – the more devout you are, the less appropriate you view it – and to education: almost a quarter of those who did not reach college think it is inappropriate, compared with 18% who got a bachelor’s degree or higher.

So – do BBC readers agree?

Michael, US: Simply ask yourself: would you want your partner to go out for dinner alone with someone else? Most likely the answer is no. Hence, then why should you? It’s simply being wise and not naive.

Sandra, US: Not entirely sure why people don’t understand that you can have a platonic, working or otherwise relationship with a member of the opposite sex without sexual overtones. To my way of thinking it demeans woman in terms of woman thinking men are only interested in their bodies… If you can’t trust your partner or yourself out of sight the problem is you.

Stephen, Australia: I totally agree with Mike Pence. He’s protecting his marriage and his reputation. It is not sexist, it is wise. In an era where people look to the Kardashians for their moral standards Mike Pence’s policy, in this area at least, is commendable.

Emily, US: These archaic views are just another example of why we shouldn’t have been surprised at a Trump/Pence victory last November.

Mario, South Africa: Men who are not sure about their self-control should indeed dine and drink alone. Perhaps dinner and a drink with their mothers should be permitted, but I am not so sure about sisters and daughters after reading some comments uttered by Donald Trump.

Vince, UK: Really? How very Victorian of them. Are they scared they might end up doing something they shouldn’t. I can’t believe in the 21st century some people think this is an issue.

Sarah, US: I’m a 52-year-old, white, college educated, atheist, left-wing, married woman … and there’s no way I would have a one-on-one meal/drink with a man who was not my husband. Not even a Starbucks.

M.H., Canada: I would definitely lunch or have dinner alone with a man whom I knew and trusted and with whom I had a lot in common. I am also a year away from being 90 and find it hard to believe that there is anything wrong with this.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Giustizia, Trump

Trump. Il Congresso approva la Kate’s Law ed il definanziamento dei santuari.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-01.

Donald Trump photographed at Trump Tower in NYC
Donald Trump photographed at the Trump Tower on 5th Ave. in Manhattan, NYC on Monday, September 21, 2015. (Damon Winter/ The New York Times)

«La Camera degli Stati Uniti, controllata dai repubblicani, ha dato un nuovo giro di vite contro gli immigrati illegali approvando due nuove leggi. La prima è quella che sospende i finanziamenti federali alle ‘città santuario’, ossia le circa 300 città americane (da San Francisco a New York) che offrono protezione ai clandestini. La seconda, la ‘Kate’s law’ – dal nome di una giovane uccisa da un pregiudicato irregolare ed espulso cinque volte -, aumenta le pene per gli stranieri cacciati che ritornano negli Usa.

Il presidente americano Donald Trump ha espresso il suo plauso per l’approvazione di quelle che ha definito ”due misure cruciali per salvare e proteggere vite americane”, in nome dello slogan ‘Make America safe again’, e ha invitato il Senato a fare altrettanto.» [Fonte]

*

Le città ‘santuario’.

Per città santuario si intendono municipalità che non applicano od eludono le leggi federali, con la tolleranza del potere centrale. La stessa categoria è applicabile alle università americane, molte delle quali sono anche esse diventate ‘santuari‘. Ambedue le categorie tuttavia godono di cospicui fondi federali che spendono però non per gli scopi per i quali sono loro dati, bensì per eludere ovvero non applicare le leggi federali, quali quelle sulla immigrazione clandestina.

*

Trump. Stop dei fondi federali alle ‘sanctuary cities’.

«In the United States and Canada, a sanctuary city is a city that has adopted a policy of protecting illegal immigrants by not prosecuting them for violating federal immigration laws in the country in which they are now living illegally. Such a policy can be set out expressly in a law (de jure) or observed only in practice (de facto). The term applies generally to cities that do not use municipal funds or resources to enforce national immigration laws, and usually forbid police or municipal employees to inquire about a person’s immigration status. The designation has no precise legal meaning.» [Fonte]

*

«On January 25, 2017 President Donald Trump signed an executive order directing the Secretary of Homeland Security and Attorney General to defund sanctuary jurisdictions that refuse to comply with federal immigration law. He also ordered the Department of Homeland Security to begin issuing weekly public reports that include “a comprehensive list of criminal actions committed by aliens and any jurisdiction that ignored or otherwise failed to honor any detainers with respect to such aliens.”»

*

Trump. DOJ notifica le ‘sanctuary cities’.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Trump. Marcia verso la conquista del vero potere. – Bbc.

«The Trump administration put nine of the country’s top sanctuary cities on notice Friday that they could soon have to give up some federal funds unless they can prove they are no longer thwarting Homeland Security’s efforts to deport illegal immigrants. ….

The entire state of California is being targeted, as are the cities of New York, Philadelphia, Chicago, Las Vegas, New Orleans and Milwaukee, Wisconsin. Cook County in Illinois and Miami-Dade County in Florida round out the list. ….

In letters to each of the nine jurisdictions the Justice Department said they signed documents last year, when they applied for Byrne Justice Assistance Grant money, saying they complied with a section of federal law that demands cooperation when immigration agents ask for it.»

* * *

«The House voted 228-195 to pass the “No Sanctuary for Criminals Act” that would withhold some federal grants to so-called “sanctuary city” jurisdictions that do not comply with certain federal immigration laws»

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The White House. 2017-06-27. H.R. 3003 – No Sanctuary for Criminals Act

«The Administration strongly supports House passage of H.R. 3003, the No Sanctuary for Criminals Act. This bill would ensure that American taxpayers are not subsidizing States and localities that work to affirmatively thwart Federal law enforcement efforts.

For States or localities determined to be in violation of Federal law, H.R. 3003 would restrict their eligibility to receive certain Department of Justice or Department of Homeland Security grants. Instead, under this bill, those grant funds would be reallocated to States and localities that comply with Federal law. Additionally, this bill would provide for more robust detention of criminal aliens. The Administration is committed to strengthening enforcement of our Nation’s immigration laws in order to improve national security and public safety. This legislation is critical to these efforts.»

*

Gran brutto colpo questo per i liberals democratici, che si mettevano in tasca fondi federali, 3 mld direttamente e 47 circa indirettamente, per finanziare movimenti eversivi il Governo Federale. Il tutto sfacciatamente ignorando le leggi federali.

Gran brutto colpo, per davvero, anche per il nostro amico Mr Soros:

Soros. Esercito universitario e controllo della cultura, strumenti del potere.

* * * * * * *

«By a vote of 257-167, the chamber also passed “Kate’s law” to increase penalties for illegal immigrants who return to the United States»

*

Congress. S.2193 – Kate’s Law

«To amend the Immigration and Nationality Act to increase penalties for individuals who illegally reenter the United States after being removed and for other purposes ….

IN THE SENATE OF THE UNITED STATES ….

This Act may be cited as the “Stop Illegal Reentry Act” or as “Kate’s Law”. ….

“(a) In general. — Subject to subsections (b) and (c), any alien who —

“(1) has been denied admission, excluded, deported, or removed or has departed the United States while an order of exclusion, deportation, or removal is outstanding; and

“(2) thereafter enters, attempts to enter, or is at any time found in, the United States, unless—

“(A) prior to the alien’s reembarkation at a place outside the United States or the alien’s application for admission from foreign contiguous territory, the Secretary of Homeland Security has expressly consented to such alien’s reapplying for admission; or

“(B) with respect to an alien previously denied admission and removed, such alien shall establish that the alien was not required to obtain such advance consent under this Act or any prior Act;

shall be fined under title 18, United States Code, or imprisoned not more than five years, or both.»

*

La Kate’s Law ha una lunga e dolorosa storia.

«On July 1, 2015, 32-year-old Kathryn Steinle was shot by an illegal immigrant named Juan Francisco Lopez-Sanchez. Lopez-Sanchez fired a .40 caliber handgun on Pier 14 in the Embarcadero district in San Francisco, California. The bullet ricocheted off the pavement, then struck Kathryn Steinle in the back, causing her to die two hours later at a hospital. Lopez-Sanchez, a Mexican national, was arrested and charged with her murder. ….

Sanchez was arrested about an hour after the shooting at Pier 40, about one mile south of Pier 14 and divers from a police boat found the gun in the bay alongside Pier 14, the next day. Following his arrest, Sanchez was booked into San Francisco County Jail on suspicion of murder ….

Juan Francisco Lopez-Sanchez (or Francisco Sanchez; given name José Inez García Zarate), of Guanajuato, Mexico, had been deported from the U.S. a total of five times, most recently in 2009. He was on probation in Texas at the time of the shooting. He had seven felony convictions. When he was apprehended, Sanchez was listed as 45 years old by police, but as 52 in jail records.

Sanchez arrived to the U.S. sometime before 1991, the year he was convicted of his first drug charge in Arizona. In 1993, he was convicted three times in Washington state for felony heroin possession and manufacturing narcotics. Following another drug conviction and jail term, this time in Oregon, the U.S. Immigration and Naturalization Service (INS) deported Sanchez in June 1994. However, Sanchez returned to the U.S. within two years and was convicted again of heroin possession in Washington state. He was deported for the second time in 1997.

On February 2, 1998, Sanchez was deported for the third time, after reentering the U.S. through Arizona. United States Border Patrol caught him six days later at a border crossing, and a federal court sentenced Sanchez to five years and three months in federal prison for unauthorized reentry. Immigration and Customs Enforcement (ICE), formerly INS, deported Sanchez in 2003 for his fourth deportation. However, he reentered the U.S. through the Texas border and got another federal prison sentence for reentry before being deported for the fifth time in June 2009.

Less than three months after his fifth deportation, Sanchez was caught attempting to cross the border in Eagle Pass, Texas. He pleaded guilty to felony reentry; upon sentencing, a federal court recommended Sanchez be placed in “a federal medical facility as soon as possible”» [Fonte]

*

Come si può constatare, Mr Lopez-Sanchez ha una fedina penale di tutto rispetto: un criminale incallito, condannato ripetutamente da corti locali e federali e sempre poi rilasciato. Fino a tanto che non ha commesso un omicidio volontario di primo grado. Era stato condannato a venti anni di carcere:

«San Francisco officials transported Sanchez to San Francisco County Jail on March 26, 2015, to face a 20-year-old felony charge of selling and possessing marijuan …. He was released from San Francisco County Jail on April 15, and had no outstanding warrants or judicial warrants, as confirmed by the San Francisco Sheriff’s Department»

Come è stato possibile?

Semplice.

I giudici che lo hanno giudicato per reati quali possesso e spaccio di droga, rientro illegale negli Stati Uniti e poi tutto il resto, erano liberals democratici. Rilasciare un condannato a venti anni è atto illegale, ma le Corti di Giustizia composte da giudici democratici sono, per chiamarle con il loro nome, associazioni per delinquere di stampo mafioso.

* * * * * * *

Adesso queste due nuove leggi pongono fine a queste situazioni estreme di illegalità, che gli Stato uniti non vedevano dai tempi di Al Capone e di Mr Gambino.

Ripetiamo per chiarezza: i liberals democratici sono un’associazione per delinquere di stampo mafioso.

Ecco perché odiano Mr Trump: perché è una persona onesta.


Reuters. 2017-06-30. House cracks down on illegal immigrants with bills backed by Trump

Bills backed by U.S. President Donald Trump to crack down on illegal immigrants passed the U.S. House of Representatives on Thursday, drawing criticism from immigration activists and others who called them a threat to civil liberties.

The House voted 228-195 to pass the “No Sanctuary for Criminals Act” that would withhold some federal grants to so-called “sanctuary city” jurisdictions that do not comply with certain federal immigration laws. By a vote of 257-167, the chamber also passed “Kate’s law” to increase penalties for illegal immigrants who return to the United States. It is named for Kate Steinle, who was shot dead in San Francisco in 2015. An illegal immigrant who had been deported five times was charged with her murder.

“I applaud the House for passing two crucial measures to save and protect American lives,” Trump said in a statement. “These were bills I campaigned on and that are vital to our public safety and national security.”

Both bills will need approval from the Senate to become law. Trump’s Republicans control both chambers. But Democrats assailed the measures as fear-mongering.

“Although people who illegally re-enter the country do so to reunite with their families, or to flee violence or persecution, this bill considers them all dangerous criminals who deserve lengthy prison sentences,” Democratic Representative Jerrold Nadler said during debate on “Kate’s Law.”

During the 2016 presidential campaign, Trump demanded action against sanctuary cities, which provide some protection for illegal immigrants under laws that limit how much cooperation local police may have with federal immigration authorities.

The “No Sanctuary for Criminals Act” prohibits sanctuary cities from adopting policies that restrict police officers from asking individuals about their immigration status or the immigration status of others.

Under the laws, illegal immigrants would face mandatory detention for past convictions of an expanded number of offenses, such as driving under the influence of drugs or alcohol.

On Wednesday, Trump promoted both bills at the White House with speeches by parents of young people slain by people who live in, or immigrated to, the United States illegally.


The Hill. 2017-06-30. House passes ‘Kate’s Law’ and bill targeting sanctuary cities

The House passed legislation on Thursday to crack down on illegal immigration and enact a key priority of President Trump’s known as “Kate’s Law.” 

In largely party line votes, the House approved two bills. One would cut off some federal grants from so-called sanctuary cities that limit cooperation with immigration authorities; the other would impose tougher sentences on criminals who have entered the U.S. illegally multiple times.  

“For years, the lack of immigration enforcement and spread of sanctuary policies have cost too many lives,” said House Judiciary Committee Chairman Bob Goodlatte (R-Va.), the author of both bills.  

The sanctuary city bill passed 228-195, while the sentencing bill passed 257-167.

Three Democrats defected from their party to support taking away grants from the sanctuary localities: Reps. Matt Cartwright (Pa.), Henry Cuellar (Texas) and Collin Peterson (Minn.). Seven Republicans voted against the bill: Reps. Justin Amash (Mich.), Carlos Curbelo (Fla.), Mario Diaz-Balart (Fla.), Dan Donovan (N.Y.), Peter King (N.Y.), Dave Reichert (Wash.) and Ileana Ros-Lehtinen (Fla.).

House Democratic leaders encouraged members to oppose the bill to withhold funds from sanctuary cities, but didn’t apply as much pressure on “Kate’s Law,” which establishes higher penalties for criminals who have entered the country illegally. 

Twenty-four Democrats voted for “Kate’s Law.” Amash was the only Republican to oppose it.

The sentencing legislation is named after Kate Steinle, who was fatally shot in 2015 in San Francisco by a man who had had seven previous felony convictions and was deported to Mexico on five previous occasions. 

Trump had invoked the shooting on the campaign trail to promote his immigration agenda, including at his speech at the Republican National Convention last summer when he accepted the party’s presidential nomination. 

The convention featured speeches from parents whose children were killed by immigrants in the U.S. illegally, and the White House has tried to keep a focus on the issue since then.

Three of first lady Melania Trump’s guests at the president’s address to Congress in February were people who had family members killed by undocumented immigrants. 

During his address to Congress, Trump announced a new Homeland Security office called Victims of Immigration Crime Engagement (VOICE) to assist victims of crimes committed by immigrants in the country illegally. 

Trump earlier Thursday called the two immigration bills “vital to public safety and national security.”

“I’m calling on all lawmakers to put the safety of American families first. Let’s pass these bills through the House, through the Senate, and send them to my desk. I will give them the fastest approval, the fastest signature, that you have ever seen.”

Despite the House passage of the two bills on Thursday, Democrats are likely to present a roadblock in the Senate. 

Republicans would need at least eight Democrats to break a filibuster on either of the measures. Senate Democrats successfully blocked similar bills in 2015 and 2016. 

Law enforcement groups have expressed opposition to the proposal blocking federal grants to localities with sanctuary policies.

The National Fraternal Order of Police this week wrote to House leaders warning that “withholding needed assistance to law enforcement agencies — which have no policymaking role — also hurts public safety efforts.” 

“It is unjust to penalize law enforcement and the citizens they serve because Congress disagrees with their enforcement priorities with respect to our nation’s immigration laws.”

The bill includes a provision that ensures immigrants in the U.S. illegally who are charged with a serious crime are detained during their deportation proceedings.   

It also requires that localities comply with Immigration and Customs Enforcement requests to detain suspects for extra time, since some jurisdictions currently don’t always cooperate. The extended detentions allow immigration enforcement authorities to pick up suspected criminal immigrants from local jails.

Democrats further accused proponents of the bill of stoking anti-immigrant attitudes. 

“These bills are nothing new and they are not really about immigration or fighting crime,” Rep. Luis Gutierrez (D-Ill.), a member of the Congressional Hispanic Caucus, said during House floor debate. “They are about racial profiling and putting Latinos, quote unquote, in our place.” 

The House votes come at a time when Republicans have failed to make headway on Trump’s push to authorize funds for a new wall on the U.S.-Mexico border.

The Trump administration pushed for funding for the border wall during negotiations over a government spending bill this spring, but were unsuccessful. 

The 2018 budget proposed by the White House calls for $1.6 billion for constructing the wall. The proposal funds about 60 miles of a wall, mostly along the Texas border.


Cnn. 2017-06-30. House passes ‘Kate’s Law’ and bill declaring war on sanctuary cities

Washington (CNN)House Republicans joined President Donald Trump on Thursday afternoon in declaring war on sanctuary cities — passing legislation targeting the cities’ funding while hammering a message of the dangers posed by undocumented immigrants.

Kate’s Law” is named for Kate Steinle, a young woman murdered on a busy walkway in San Francisco two years ago allegedly by an undocumented immigrant who was deported multiple times. It would increase maximum penalties for undocumented immigrants who repeatedly enter the country illegally after deportation, especially with criminal records. It passed 257-167.

The “No Sanctuary for Criminals Act” would expand what is required of cities regarding federal immigrant enforcement and allow the government to deny jurisdictions federal law enforcement funds if they don’t comply. It passed 228-195.

Republicans relentlessly hammered a message of restoring “rule of law” Wednesday and Thursday leading up to the vote, highlighting crimes committed by undocumented immigrants and attacking sanctuary cities for lax policies they blame for the crimes.

Trump on Wednesday met with families of victims of crimes committed or allegedly committed by undocumented immigrants, highlighting their deaths as preventable. Attorney General Jeff Sessions did the same on Thursday, and House Speaker Paul Ryan brought Homeland Security Secretary John Kelly to join him at his weekly press conference also Thursday to drive home the message.

“Sanctuary cities are anything but safe,” Kelly said, carrying on the theme. “Instead these are places that allow some criminals to go free.”

“By flagrantly disregarding the rule of law, sanctuary cities are putting lives at risk,” Ryan echoed. “And we cannot tolerate that.”

Democrats accused their colleagues of distorting the issue. Local jurisdictions and law enforcement agencies have argued that their policies are actually about making communities safer — by building trust with local communities — and say that what the government is actually trying to do is co-opt their precious resources to carry out what should be federal officers’ job.

“That’s just bogus,” said California Rep. Zoe Lofgren when asked by CNN about Republicans’ claim that sanctuary cities harbor criminals. “(Immigration and Customs Enforcement) has a job to enforce immigration laws, there’s nothing that any state or locality can or should do to prevent them from enforcing immigration laws. What they want to do is commandeer state and locals to do their job for them, and a lot of police departments object to that because they need to build trust with communities.”

Democrats also slammed what they alleged was an effort to vilify undocumented immigrants, despite studies showing they are no more likely to commit crimes than the general population.

“This bill perpetuates the ugly myth that immigrants are more dangerous and more likely to commit crimes than native Americans,” New York Rep. Jerry Nadler said on the House floor. “This bill demonizes immigrants, punishes communities that seek to build trust between immigrants and law enforcement and allows indefinite detention, … all while making us less safe.”

The sponsor of the bill, Virginia Rep. Bob Goodlatte, said that sanctuary cities are making the choice themselves to ignore safety.

“It is a simple principle that if you are going to receive taxpayer dollars from the federal government to keep people safe, that you have got to follow the law and keep them safe,” Goodlatte told reporters Thursday. “That’s the reason why we do that.”

But it is unlikely the bills will pass the Senate.

Kate’s Law has been introduced before and failed to get the 60 votes needed to advance in the Senate last year. It did pick up three Democratic votes — Indiana Sen. Joe Donnelly, North Dakota Sen. Heidi Heitkamp and West Virginia Sen. Joe Manchin — but to pass the Senate, Republicans would need five more Democrats to join all Republicans in voting yes.

Other red-state Democrats have already voted against the bill. The sanctuary cities bill could garner even less support, as lawmakers protest the cuts in law enforcement funding.