Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Consulta nega l’ammissibilità del referendum.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-16.

Giustizia Bilancia 001

«Il referendum per l’abolizione della quota proporzionale dell’attuale sistema di voto, il cosiddetto «Rosatellum», non ci sarà»

«Lo ha stabilito la Corte Costituzionale dichiarando inammissibile il quesito presentato dal comitato promotore, dopo la richiesta in tal senso arrivata da otto consigli regionali governati dal centrodestra — Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Liguria — con l’intento di trasformare l’attuale legge elettorale in senso maggioritario»

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Il problema è fin troppo semplice.

Si tratterebbe di definire una volta per tutte se in Italia legiferano i parlamentari eletti a nome e per conto del Popolo sovrano, ovvero i giudici nominati, funzionari statali non eletti.

Questo referendum era stato proposto da ben otto consigli regionali lecitamente eletti, che in ultima analisi si sarebbero rimessi alla volontà popolare espressa in via referendaria.

Ma i nostri magistrati, non tutti la grande maggioranza certamente, muoiono dalla voglia di fare politica.

È un ritorno all’ideologia giacobina.


Legge elettorale, la Consulta dice no al referendum

La Corte Costituzionale ha dichiarato in ammissibile il quesito che puntava a cancellare la parte proporzionale dell’attuale sistema di voto: «Eccessivamente manipolativo»

Il referendum per l’abolizione della quota proporzionale dell’attuale sistema di voto, il cosiddetto «Rosatellum», non ci sarà. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale dichiarando inammissibile il quesito presentato dal comitato promotore, dopo la richiesta in tal senso arrivata da otto consigli regionali governati dal centrodestra — Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Liguria — con l’intento di trasformare l’attuale legge elettorale in senso maggioritario. Per i giudici costituzionali il quesito risulta «eccessivamente manipolativo».

La motivazione

In attesa del deposito della sentenza, che avverrà entro il 10 febbraio, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale fa sapere che «a conclusione della discussione la richiesta è stata dichiarata inammissibile per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della normativa di risulta».

L’ira di Salvini

La reazione di Matteo Salvini, che aveva lanciato la campagna per la raccolta firme a settembre dopo il cambio di maggioranza — e dopo la convergenza di Pd e M5S sull’idea di una nuova legge elettorale quasi totalmente proporzionale — non si è fatta attendere. «È una vergogna — ha commentato il leader della Lega pochi minuti dopo la notizia della bocciatura —. È il vecchio sistema che si difende: Pd e 5stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica».

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Italia Viva (Renzi) voterà per il processo a Salvini.

Giuseppe Sandro Mela.

2020-01-04.

Giustizia 273

Italia Viva avrebbe sciolto le remore, avevo preso visione della memoria difensiva di Salvini, ed ha dichiarato che in Giunta voterà per il rinvio a processo.

«Salvini nella sua memoria ci ha spiegato che il caso Gregoretti è identico a quello della Diciotti. Salvini certamente conosce le carte meglio di noi, e se lui dice che i casi sono identici, noi ci comporteremo in modo identico, votando come per la Diciotti a favore dell’autorizzazione al processo contro Salvini».

Staremo a vedere come evolveranno le situazioni, ricordandoci che tra tre settimane di vota in Emilia Romagna ed in Campania.

Un martire poi potrebbe anche far comodo.

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Nave Gregoretti, Italia viva: «Voteremo sì per il processo a Salvini»

Il coordinatore del partito fondato da Renzi: «Lui dice che il caso è identico a quello della nave Diciotti, e noi in Giunta per le immunità ci comporteremo in modo identico»

«Salvini nella sua memoria ci ha spiegato che il caso Gregoretti è identico a quello della Diciotti. Salvini certamente conosce le carte meglio di noi, e se lui dice che i casi sono identici, noi ci comporteremo in modo identico, votando come per la Diciotti a favore dell’autorizzazione al processo contro Salvini». Lo ha detto Ettore Rosato, coordinatore di Italia viva, rispondendo su come si comporterà il partito nel voto in Giunta delle elezioni e delle immunità in Senato. Il voto in Giunta è previsto intorno al 20 gennaio. Giovedì 9 ci sarà una nuova seduta dell’organismo di Palazzo Madama. Il sì di Italia viva nei giorni scorsi non era dato per scontato. Nella Giunta sono tre i componenti del partito fondato da Matteo Renzi: si tratta di Giuseppe Luigi Cucca, che ne è vicepresidente, Francesco Bonifazi e Nadia Ginetti. «Guarderanno le carte e valuteranno», era stato detto dal capogruppo Davide Faraone. «Dal punto di vista umano e politico Salvini l’abbiamo già giudicato, ma qui abbiamo a che fare con un giudizio anche tecnico e giuridico. Le carte non le abbiamo viste, un approfondimento lo faremo nei prossimi giorni», aveva aggiunto Bonifazi. Da qui l’ipotesi di una posizione «garantista» che nei fatti avrebbe spostato il giudizio complessivo finale verso il no al processo.

Perché la richiesta di processo

La Giunta è chiamata ad esprimersi sulla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania a procedere nei confronti di Matteo Salvini, accusato di «sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per avere commesso il fatto anche in danno di soggetti minori di età». L’episodio “incriminato” risale a luglio, poco prima che la Lega aprisse la crisi di governo: l’allora ministro dell’Interno non consentì lo sbarco a 131 migranti rimasti per giorni a bordo della nave militare.

La difesa di Salvini

Ieri il leader leghista ha depositato la memoria difensiva in Giunta, sostenendo che la decisione di non far sbarcare i migranti è stata una scelta collegiale di tutto il governo e che il ruolo del premier Giuseppe Conte è stato rilevante. Insomma, esattamente – è la linea difensiva – come accadde per la vicenda della nave Diciotti, vicenda su cui il Senato si è espresso “salvando” dal processo Salvini. In quell’occasione i renziani (che erano ancora dentro il Pd, la scissione è successiva) votarono a favore dell’autorizzazione a procedere, ma il titolare del Viminale fu “salvato” dai voti contrari del Movimento 5 stelle, allora alleati di governo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Polonia. Camera approva riforma giudiziaria. Giudici licenziabili.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-12-24.

Polonia. Varsavia. Corte di Giustizia. 001

Con l’approvazione di questa legge, il governo polacco potrà destituire i giudici non ritenuti essere all’altezza del compito svolto oppure essere stati parziali nel rendere sentenze.

Nelle ultime elezioni il PiS ha ottenuto il 43.5% e governa il Sejm, ossia la camera dei deputati.

Per l’opposizione liberal socialista, la Coalizione civica (Koalicja Obywatelska) è arrivata seconda con il 27.4 per cento, mentre la sinistra (Lewica), che raggruppa vari partiti, ha ottenuto il 12.5 per cento.

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Nell’Unione Europea la Polonia non è un caso a sé.

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito, per esempio, che

«Procure tedesche non indipendenti da governo, non possono spiccare mandato d’arresto europeo»

«“Le procure tedesche non offrono una garanzia d’indipendenza dal potere esecutivo sufficiente per poter emettere un mandato d’arresto europeo”. Il verdetto della Corte di giustizia dell’UE è dirompente. E’ una bocciatura al sistema tedesco che nessuno, fino a oggi, poteva immaginare, e che è destinato a far discutere.

Le criticità del sistema  di giustizia della Germania sono emerse a seguito dei ricorsi presentati da due cittadini lituani e un cittadino rumeno colpiti dall’esecuzione di mandati d’arresto europei emessi da alcune procure tedesche e dal procuratore generale di Lituania ai fini dell’esercizio di azioni penali. Il caso ha prodotto l’esito inatteso.

La Commissione europea ha aperto contro la Polonia il procedimento che può portare anche alla sospensione dei poteri di voto in seno al Consiglio, per lo stesso esatto motivo: ingerenza dell’esecutivo sui giudici. A Lussemburgo non hanno dubbi: ai sensi delle normative comunitarie vigenti, nell’ambito di un mandato di arresto europeo il principio di ‘autorità giudiziaria emittente’ “non ricomprende le procure di uno Stato membro, come quelle della Germania”, che siano esposte al rischio di essere soggette, direttamente o indirettamente, a ordini o a istruzioni individuali da parte del potere esecutivo, quale un Ministro della Giustizia.»

Di fatto, il ministero tedesco nomina e può destituire i giudici. Un po’ difficile asserire che la giustizia tedesca non dipenda dalla politica.

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Segnaliamo una strana discrepanza.

Quando i media riportano le manifestazioni di piazza dei liberalsocialisti polacchi, questi sono numeri sterminati, numeri che però non hanno trovato riscontro nel verdetto delle urne.

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Il nodo è tuttavia di ben bassa, infima, bottega.

«the government claims the changes are needed to tackle corruption and overhaul its judicial system, which is says is still haunted by the communist era».

Non è quindi controverso il fatto che i polacchi possano ora destituire i giudici: i liberal socialisti europei non possono tollerare che i polacchi eliminino i giudici comunisti e socialisti, loro protégée, tramite i quali avrebbero voluto governare la Polonia pur avendo perso le elezioni.

Si tenga anche presente che i liberal socialisti europei hanno il dente avvelenato perché Cop25 è fallito in modo miserrimo quanto definitivo, lo European New Green Deal si è risolto in una farsa da meno di cento miliardi in dieci anni, ed il Consiglio Europeo ha infine bocciato il loro budget pluriennale. Stanno masticando quell’erba amara chiamata sconfitta, e questo li imbestialisce di rabbia impotente. E passano anche di colica in colica al pensiero che Mr Trump abbia ottime probabilità di essere rieletto. Intanto, l’uomo ha bloccato loro il Nord Stream2, dal quale traevano una parte del loro misero sostentamento: harem licenziati, jet privati svenduti. Insomma: miseria nera, nerissima.

Tutto qua.

Vedremo cosa ne penserà il Consiglio Europeo.

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Bbc. 2019-12-21. Poland lower house approves controversial judges law

Thousands of people have protested in cities and towns across Poland to show solidarity with judges who they say are facing increasing intimidation.

They demanded the reinstatement of one judge who was suspended for questioning the appointment of another judge by Poland’s president.

The governing Law and Justice Party has implemented widespread changes to the country’s judiciary.

The European Commission has already criticised the changes.

However the government claims the changes are needed to tackle corruption and overhaul its judicial system, which is says is still haunted by the communist era.

It also said that politicians take part in the selection of judges not just in Poland but in other EU countries

    – Poland broke EU law by cut to judge retirement age

    – Poland ruling conservatives win re-election

According to organisers, protests were held in more than 100 locations and attendees included lawyers and judges.

The largest protest was outside the Justice Ministry in Warsaw.

Many were pictured carrying EU flags and held signs that read “Solidarity with Judges”.

Judge Pawel Juszczyszyn was suspended from his post last week. He questioned the nomination of a judge because he had been appointed by the newly politicised National Council of the Judiciary, the authority that nominates judges in Poland.

Mr Juszczyszyn appeared at the protest in Warsaw and told the crowd: “I call on my fellow judges: don’t let yourselves be intimidated, do be independent and brave.”

Judges’ groups say the Law and Justice Party is unfairly disciplining judges that oppose changes to the judiciary.

The European Union has accused the government of threatening to undermine principals including the rule of law and judicial independence.

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Usa. Suprema Corte. Sua Giustizia Ruth Bader Ginsburg ricoverata.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-24.

Supreme Court

«US Supreme Court Justice Ruth Bader Ginsburg, 86, has been admitted to hospital suffering chills and a fever, the court said in a statement»

«She was evaluated at the Sibley Memorial Hospital in Washington on Friday, before being transferred to Johns Hopkins Hospital for “treatment of any possible infection”»

«Her symptoms improved after she was given intravenous antibiotics and fluids»

«Ms Ginsburg is the oldest sitting justice on the Supreme Court, and has received hospital treatment a number of times in recent years»

«In August, she was treated for a cancerous tumour on her pancreas. She received treatment for colon cancer in 1999, and pancreatic cancer in 2009. In December 2018 she had surgery to remove two cancerous nodules from her lung. …. She has also suffered fractured ribs from falls»

«US Supreme Court justices serve for life or until they choose to retire, and supporters have expressed concern that if anything were to happen to Ms Ginsburg then a more conservative justice could replace her»

«President Donald Trump has appointed two judges since becoming president, and the current court is seen to have a 5 -4 conservative majority in most cases»

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Mentre formuliamo i migliori auspici di pronta ripresa della buona salute, constatiamo come la presenza nella Suprema Corte di Sua Giustizia Ginsburg sia ad ora ridotta a ruolo meramente formale.

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BBC. 2019-11-24. US Justice Ruth Bader Ginsburg admitted to hospital

US Supreme Court Justice Ruth Bader Ginsburg, 86, has been admitted to hospital suffering chills and a fever, the court said in a statement.

She was evaluated at the Sibley Memorial Hospital in Washington on Friday, before being transferred to Johns Hopkins Hospital for “treatment of any possible infection”, it added.

It is expected Ms Ginsburg could be released as early as Sunday morning.

As the court’s most senior liberal justice, her health is closely watched.

Her symptoms improved after she was given intravenous antibiotics and fluids, the court said.

Ms Ginsburg is the oldest sitting justice on the Supreme Court, and has received hospital treatment a number of times in recent years.

In August, she was treated for a cancerous tumour on her pancreas. She received treatment for colon cancer in 1999, and pancreatic cancer in 2009. In December 2018 she had surgery to remove two cancerous nodules from her lung.

She has also suffered fractured ribs from falls.

US Supreme Court justices serve for life or until they choose to retire, and supporters have expressed concern that if anything were to happen to Ms Ginsburg then a more conservative justice could replace her.

President Donald Trump has appointed two judges since becoming president, and the current court is seen to have a 5-4 conservative majority in most cases.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Libertà e licenza. Platone. La Repubblica.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-09.

Raffaello. Platone ed Aristotele 001

«Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?»

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Questo magistrale scritto di Platone ricorda l’attacco della Quinta Sinfonia di Beethoven.

Alla prima lettura sembrerebbe essere un testo intuitivo, al limite con il banale. Ma i concetti che mette in campo sono critici per poter comprendere appieno lo scritto, la sua portata universale.

Con scelta tribolata, si vorrebbero approfondire solo due concetti cardine.

Treccani definisce il termine ‘libertà’ come la “facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo“.

Similmente, Treccani definisce il termine ‘licenza’ come “arbitrio …. atto o comportamento che costituisce un abuso della libertà …. sfrenatezza priva di controllo“.

Constatiamo quanto codeste definizioni siano limitative e financo tautologiche.

La libertà riguarda il potere che la volontà ha di esercitare oppure di non esercitare il suo atto di volontà, cioè di volere oppure di non volere. La volontà si dice libera in quanto non è soggetta alla necessità. L’attività procede innanzitutto dalla volontà, in quanto essa ne è causa efficiente, ma procede anche dall’intelletto, in quanto esso fornice la specificazione all’atto libero.

Quindi è libero un atto pensato e voluto.

L’ambito della libertà umana è quanto mai vasto. Praticamente tutti gli obiettivi che l’uomo persegue in questa vita non li persegue per impulso naturale, per necessità o costrizione dell’ambiente, ma per libera scelta.

Da quanto detto consegue che all’agire libero corrisponde la responsabilità morale e civile del pensato e dell’agito. L’uomo è chiamato a rispondere di ciò che liberamente ha pensato e fatto.

Sia faccia grande attenzione: il concetto di libertà non corrisponde per nulla a quello di poter fare, sempre che ci si riesca, ciò che si vuole. Vivendo in una Collettività, la libertà di un individuo trova i suoi limiti in quella degli altri: qualora prevalesse questo aspetto, più che di libertà si dovrebbe parlare di licenza, ossia di abuso delle facoltà mentali e di libero arbitrio.

Tema questo scottante, perché implica necessariamente sia la necessità di un corpo giuridico idoneo a preservare integra la libertà umana, sia la condivisione unanime di quei concetti metagiuridici che improntano la giurisprudenza.

Il problema è evidente: non sempre ciò che sia legale corrisponde a ciò che sia anche giusto. Si mette così l’essere umano in una brutta situazione conflittuale. Disobbedire alle leggi vigenti può infatti costare ben caro: dalla morte, alla detenzione, all’ostracismo della morte civile. Ma il rispetto dei canoni di giustizia richiederebbe averla assimilata, nei limiti dell’umano possibile. Il rispetto della giustizia fa aggio su quello del legale: così ha saggiamente ricordato i lProcesso di Norimberga.

La libertà esiste solo ed esclusivamente se si dispiega nell’alveo della legge naturale, etica e morale: la mera ‘possibilità di fare’ altro non è che licenza.

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Da quanto detto discende in via sillogistica come la libertà sia la libertas boni faciendi. Tutto il resto è licenza.

L’essere umano non ha infatti natura e sostanza divine: ciò che possa volere ben difficilmente può concretizzarsi nell’azione conseguente, ed ha anche la possibilità concreta di operare nefandezze.

Alla luce di queste modeste considerazioni, il brano di Platone appare nella sua magnificenza.

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Platone – La Repubblica Cap. VIII, Atene 370 A.C.

Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?

In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?

Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri.

Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.

Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.

Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.

E prima che nel sangue, nel ridicolo.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti, Trump

Trump. Prosegue la lotta per i giudici e per il 9th Circuit.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-03.

2016-11-09__Stati_Americani__001

«It is a fundamental belief of mine that all people are created in the image of God and they should all be treated with dignity and respect» [Mr Lawrence VanDyke]


Negli Stati Uniti le Corti Federali hanno poteri discrezionali immensi, tali da poter bloccare o, quanto meno, ostacolare severamente, anche i Presidenti democraticamente eletti dal popolo sovrano.

Eletti a vita su nomina presidenziale, che il senato deve ratificare, i 9 giudici della Corte Suprema ed i 179 giudici delle Corti Federali di Appello sono il vero centro decisionale americano.

Chi lo governa dispone a suo piacere dell’occidente.

Alla fine del 2016 vi erano due posti liberi nella Corte Suprema e diverse decine nelle dodici Corti di Appello Federali.

Chi avesse vinto le elezioni avrebbe potuto blindare quelle corti ed anche per molti decenni, nominando prevalentemente giudici di media età.

Quando Mr Trump trionfò su Mrs Hillary Clinton il mondo cadde addosso ai liberal democratici, che si sentirono defraudati dalla sorte di un bottino ritenuto essere sicuro.

In questi anni Mr Trump ha fatto un lavoro sommesso ma quanto mai efficiente.

Ad oggi, nelle 91 Corti Distrettuali lavorano 320 giudici democratici e 270 repubblicani, ma Mr Trump deve ancora nominarne 89.

Nelle Corti di Appello dei 13 Circuiti siedono al momento 93 giudici repubblicani ed 82 democratici, essendo ancora quattro posti vacanti. Si tenga presente come nel 2016 vi fossero solo 72 giudici repubblicani e 90 invece democratici, con 17 posizioni da occupare.

La Corte Suprema ha ora 5 Loro Giustizie di nomina repubblicana e 4 di nomina democratica.

Nel complesso, Mr Trump ha svolto un lavoro più che egregio, tenendo anche conto della litigiosità invelenita dei democratici.

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Resta ancora da sanare l’anomalia del 9ty Circuit.

Quando Mr Trump entrò in carica i 29 giudici erano così ripartiti: 7 repubblicani, 18 democratici e 4 posti vacanti. Mr Trump ne fece nominare sette, ed una ottava nomina è in corso. Ad oggi vi sono 16 giudici democratici e 12 repubblicani: un ragionevole equilibrio è stato raggiunto.

Il 9th Circuit è stati da sempre una roccaforte liberal democratica: di lì sono partite tutte le sentenze che hanno bloccato l’Amministrazione Trump, anche se poi alla fine la Suprema Corte le ha cassate e, spesso, con sentenze di fuoco.

Suprema Corte cassa sentenza del 9th Circuit e da ragione a Trump.

America. Corte di Appello del 9th Circuito. La Corte del disonore.

Trump. Correggere l’anomalia del Nono Circuito.

Corte Suprema. Respinte le ‘stravaganti’ argomentazioni dei giudici del 9° Circuito

Suprema Corte castra la megalomania giuridica del 9° Circuito.

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Al senato il giudice Lawrence VanDyke ha in corso la audizione per la ratifica. Una volta ratificata la nomina, i giudici repubblicani nel 9th Circuito salirebbero a 13.

I liberal democratici si sono scatenati come diavoli alla vista dell’acqua santa.

È gustoso leggersi come i liberal lo osteggino.


Trump pick for 9th U.S. Circuit Court of Appeals accused of having anti-gay views

President Trump’s judicial nominee Lawrence VanDyke’s voice cracked and he shed tears at his confirmation hearing Wednesday when he was accused of being anti-gay.

The American Bar Association accused the federal appeals court pick of discriminating against LGBTQ people, as the president looks to remake the notoriously liberal 9th Circuit Court of Appeals, where he already has placed seven judges since taking office in 2017.

Senators had to pause for Mr. VanDyke, who served as solicitor general for both the states of Montana and Nevada, to collect himself after being quizzed about his “not qualified” rating from the ABA.

His ABA report, though, was conducted by an evaluator who had actually donated to the nominee’s political rival in 2014 when he ran for the Montana Supreme Court — a point Republican senators were eager to make.

Mr. VanDyke did not win a seat on the state’s high court five years ago, but he’s now up for a vacancy on the 9th Circuit where he faced pushback from Democrats over his conservative ideals.

“It is a fundamental belief of mine that all people are created in the image of God and they should all be treated with dignity and respect,” Mr. VanDyke said over his tears before the Senate Judiciary Committee.

The attorney, who has roughly 14 years of experience, rejected the poor score from the ABA, which released a damaging review of the nominee the night before his hearing. The ABA’s Standing Committee on the Federal Judiciary said it interviewed 60

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

CSM. Elezioni. D’Amato vince su Di Matteo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-18.

Giustizia 002

«In lizza 18 pubblici ministeri per sostituire i due dimissionari per via del caso Palamara e dell’inchiesta di Perugia per corruzione.» Primo D’Amato con 1.460 voti, seguito da Di Matteo con 1.184, quindi De Falco con 950. Seguono il pm di Napoli Fabrizio Vanorio con 615 voti, Anna Canepa, della procura nazionale antimafia, con 584»

«Antonio D’Amato primo»

«L’area di Piercamillo Davigo, con cui Di Matteo è in stretta sintonia, arriva seconda rispetto alla destra di Magistratura indipendente»

«Su D’Amato si sono riversati anche voti di Unicost, la corrente centrista di Palamara, uscita provata dall’inchiesta di Perugia»

«Ma con lui la corrente di Davigo – Autonomia e indipendenza, nata proprio da una scissione con Mi in chiave anti Ferri – arriva a contare 5 consiglieri togati su 16, con una notevole forza d’urto nelle dinamiche interne, anche in vista di importanti nomine, come quelle del procuratore generale della Cassazione e del capo della procura di Roma»

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Del giudice Palamara nessuno ne parla più.

Caso Palamara-Csm: toghe sporche

Decine di magistrati sono sotto inchiesta per corruzione, con effetti devastanti sulla giustizia italiana

«Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra» avvertiva il giurista Piero Calamandrei. Qualche decennio dopo, è la corruzione ad aver sfondato quell’uscio. Le trame romane, esacerbate dall’ultima sfornata di intercettazioni, sono lo sgradevole rumore di fondo. Il vero frastuono è un altro: le inchieste che stanno travolgendo giudici e inquisitori. Un florilegio investigativo mai visto prima. Abusi, falsi, favori e mercimoni. Che stanno sconquassando tribunali e procure di mezza Italia. E rischiano di ferire a morte la nostra magistratura.

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Tutto si è svolto secondo copione.

“S’abbenedica, baciamo le mani”

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Eletti i togati del Csm: risultato a sorpresa. Primo D’Amato, secondo Di Matteo

Nino Di Matteo secondo. Antonio D’Amato primo. Il pm antimafia di Palermo, noto per il processo sulla trattativa tra lo Stato e la mafia, contro il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Antonio D’Amato, pm a Palmi vent’anni fa con Agostino Cordova e poi con lui a Napoli. L’area di Piercamillo Davigo, con cui Di Matteo è in stretta sintonia, arriva seconda rispetto alla destra di Magistratura indipendente. Elezioni a sorpresa dunque per il Csm. In lizza 18 pubblici ministeri per sostituire i due dimissionari per via del caso Palamara e dell’inchiesta di Perugia per corruzione. Hanno votato 6.799 i votanti su oltre 9mila magistrati aventi diritto. Il terzo pm che ha ottenuto più voti è il napoletano Francesco De Falco, protagonista dell’indagine sulla paranza dei bambini. Primo D’Amato con 1.460 voti, seguito da Di Matteo con 1.184, quindi De Falco con 950. Seguono il pm di Napoli Fabrizio Vanorio con 615 voti, Anna Canepa, della procura nazionale antimafia, con 584, a seguire il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano.

Politicamente vince Magistratura indipendente con D’Amato che ha fatto tutta la campagna elettorale all’insegna della battuta “io non sono il candidato di Cosimo Maria Ferri”, l’ex leader di Mi, divenuto deputato Pd in quota Renzi, e ora passato con lui in Italia viva. Su D’Amato si sono riversati anche voti di Unicost, la corrente centrista di Palamara, uscita provata dall’inchiesta di Perugia. Ma Mariano Sciacca, presidente di Unicost, sottolinea: “Il gruppo di Unità per la Costituzione non ha sostenuto elettoralmente il collega D’Amato, al quale auguriamo buon lavoro”. In una nota, la corrente rende atto del risultato, ringrazia De Falco, “che lontano da circuiti massmediatici, indipendente da legami di ogni sorta, rappresenta appieno i valori nei quali ci riconosciamo di professionalità, autonomia e dedizione” e rimarca “il silenzio – assordante e denso di rabbia e protesta – di migliaia di magistrati che non sono andati a votare”.

Di Matteo dunque non sfonda come si sarebbe potuto immaginare. Ma con lui la corrente di Davigo – Autonomia e indipendenza, nata proprio da una scissione con Mi in chiave anti Ferri – arriva a contare 5 consiglieri togati su 16, con una notevole forza d’urto nelle dinamiche interne, anche in vista di importanti nomine, come quelle del procuratore generale della Cassazione e del capo della procura di Roma. Nonché di quelle di Torino e della stessa Perugia. Buono il risultato complessivo di Area, il gruppo di sinistra, né ha presentato molti candidati, come Canepa e Vanorio, disperdendo i voti.

Ma il voto di domenica e lunedì mette in rilievo anche la sfida, tutta campana, tra D’Amato, De Falco, Vanorio e Milita. Originario di Torre del Greco, D’Amato muove i primi passi in toga come pm a Palmi, dove trova come procuratore Agostino Cordova. Quando il magistrato calabrese viene nominato a capo della Procura di Napoli, D’Amato lo segue poco dopo. Sono gli anni di Tangentopoli e il pm entra a far parte del pool che si occupa di uno dei filoni più importanti della Mani pulite napoletana, quello sulle tangenti nel settore della sanità che coinvolge fra gli altri anche l’ex direttore generale del ministero Duilio Poggiolini. Da sempre esponente della corrente di Magistratura indipendente, D’Amato appartiene però all’ala del gruppo che da tempo si è allontanata dal potentissimo Cosimo Ferri, che in questa elezione “suppletiva” sosteneva almeno inizialmente un altro candidato. In questo anni, D’Amato ha avuto esperienze al mistero della Giustizia, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e come pm anticamorra, prima di essere nominato procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere.

Con il risultato a sorpresa di queste elezioni, si aggiudica il “derby” con l’altro procuratore aggiunto samaritano, Alessandro Milita, già pm del processo sulle presunte collusioni con il clan dei Casalesi dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, che si era candidato come indipendente.

Ha sfiorato l’elezione invece un altro pm napoletano, Francesco De Falco, superato di misura da Di Matteo. Vicino a Unicost, con la quale era stato in passato anche componente del consiglio giudiziario, De Falco è da tempo uno dei magistrati in prima linea sul fronte dell’anticamorra. Assieme al pm Henry John Woodcock, si è occupato delle indagini e dei processi sulla “paranza dei bambini”, il gruppo di giovanissimi boss che terrorizzava il centro di Napoli. E portano la sua firma anche le inchieste sulle ramificazioni del clan dei quartieri Rione Traiano e Pianura, oggi leader nel mercato dello spaccio di stupefacenti. Non ce l’ha fatta un altro pm di punta dell’anticamorra, Fabrizio Vanorio, già pm a Palermo, dove è stato anche presidente della giunta Anm, che indaga sul clan dei Casalesi e, con il pm Woodcock, ha sostenuto l’accusa nel processo sulla compravendita di senatori concluso con la prescrizione del reato per l’ex premier Silvio Berlusconi. Esponente di spicco di Md, ha pagato probabilmente la presenza contemporanea di più candidati della corrente.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo

Polonia. Una legge che equipara l’omosessualità alla pedofilia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-17.

2019-10-17__Polonia 001

Amnesty joins outcry on Polish sex education ban

International charity Amnesty International has joined Polish opposition parties in an outcry on a Polish government-backed bill to criminalise some forms of sex education. “This recklessly retrogressive law would encourage fear and ignorance”, it said Wednesday. “This bill, which equates homosexuality with paedophilia, exposes the disturbing homophobia that underpins this law,” Amnesty added. The law could see teachers jailed for years for discussing issues such as gender fluidity with under-18s.

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Due considerazioni.

Il PiS ha stravinto le libere elezioni di domenica scorsa, conquistandosi la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. È anche cresciuto percentalmente rispetto alle passate elezioni, mentre la Coalizione Civica ha perso quattro punti percentuali.

Qualsiasi persona effettivamente democratica non può fare altro che accettare codesto risultato, ed esserne contento: il popolo sovrano ha espresso in modo inequivocabile la propria volontà.

Troviamo del tutto sequenziale che chi sia riuscito ad avere un simile suffragio renda quindi operativi i punti programmatici sui quali sia stato eletto, ed eletto anche in modo trionfale.

Resta difficile condividere le posizioni assunte da Amnesty International. I Governi sono elettivi: se volessero far sentire la propria voce, ebbene, si presentino alle elezioni, e quindi le vincano. In caso contrario diventerebbe lecito domandarsi:

“ma chi sono costoro? Chi mai si credono di essere?”

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Infatti i liberal socialisti hanno la pretesa di credersi gli unici depositari di verità assolute, cosa che non è.

Non solo.

Disancorando la giurisprudenza dal diritto naturale, che la rende obiettiva, essi sostengono che il legale sia per forza di cose giusto.

Ma la sentenza resa dal Tribunale di Norimberga ha riaffermato a chiare lettere come il giusto possa essere dissimile dal legale. Ma tra legale e giusto la persona umana è tenuta ad osservare i canoni di giustizia. Non è un giudizio fobico, bensì soltanto giusto.

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In Polonia quindi l’omosessualità è stata equiparata alla pedofilia e considerata di conseguenza essere un reato.

Occorrerebbe prenderne atto.

Così vuole il popolo polacco, secondo giustizia.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Si fosse chiamati Salvini sarebbe all’ergastolo. Pena sospesa.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-07.

Giustizia 002

Tanto nomini, nullum par elogium.


«Il dispositivo condanna gli imputati con la continuazione e a pena sospesa»

«Il giudice Gugliotta inoltre ha condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e all’interdizione da incarichi direttivi nelle società per 6 mesi, all’interdizione dal ricoprire incarichi pubblici per 1 anno e a far parte di commissione tributarie in perpetuo»

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E con la interdizione da incarichi direttivi nella società, l’interdizione dal ricoprire incarichi pubblici per 1 anno, e l’interdizione a far parte di commissione tributarie in perpetuo la pena è stata sospesa.

Se invece che Renzi si fosse chiamato Salvini ora sarebbe all’ergastolo.

Nota.

Renzi voterà a favore della finanziaria.

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Fatture false: condannati i genitori di Renzi a un anno e 9 mesi. Pena sospesa

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell’ex premier Matteo Renzi, sono stati condannati a un anno e nove mesi di reclusione dal giudice di Firenze Fabio Gugliotta al processo per due fatture false che li vedeva imputati insieme all’imprenditore Luigi Dagostino. Quest’ultimo è stato a sua volta condannato, a due anni di reclusione. Il pm Christine von Borries nella sua requisitoria odierna aveva chiesto per i genitori di Renzi una condanna a un anno e nove mesi, e a due anni e tre mesi per Dagostino.

Il dispositivo condanna gli imputati con la continuazione e a pena sospesa. Il giudice Gugliotta inoltre ha condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e all’interdizione da incarichi direttivi nelle società per 6 mesi, all’interdizione dal ricoprire incarichi pubblici per 1 anno e a far parte di commissione tributarie in perpetuo. Luigi Dagostino deve risarcire la parte civile – Tramor spa – di 190.000 euro e al pagamento delle spese processuali della stessa Tramor per 3.500 euro. Le motivazioni della sentenza saranno disponibili tra 90 giorni.

“Sono consapevole che si tratta solo di un primo momento, non perdo assolutamente fiducia nella giustizia e aspetto con i miei difensori il processo di appello”, ha detto Tiziano Renzi apprendendo dal suo legale, avvocato Federico Bagattini, la sentenza.

Consulenze per l’outlet di Dagostino a Reggello (Firenze) realmente fatte e regolarmente pagate per fatture da 20.000 e 140.000 euro. Così, ribadendo la genuinità del rapporto tra gli imputati nella gestione delle loro società, hanno chiesto l’assoluzione piena ‘perché il fatto non sussiste’ le difese del processo di Firenze dove sono accusati di emissione e utilizzo di fatture false i genitori dell’ex premier, e l’imprenditore degli outlet Dagostino.

“Il lavoro è stato svolto, è stato regolarmente fatturato e pagato. L’Erario non ha subito alcun pregiudizio. Tutto ciò segna in maniera inequivocabile l’innocenza degli imputati”, ha detto in un passaggio dell’arringa il difensore di Laura Bovoli, avvocato Lorenzo Pellegrini evidenziando i punti deboli dell’accusa. L’avvocato Bagattini ha sottolineato la non fondatezza delle accuse chiedendo l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

Stessa richiesta da parte di Alessandro Traversi, difensore di Luigi Dagostino: “La prestazione per Tramor c’è stata e il prezzo è stato interamente pagato senza nessuna restituzione di esso, neanche parziale, anche le imposte sono state pagate sulle fatture” citando intercettazioni “dirimenti” in cui Dagostino con vari interlocutori dice in vari modi di non voler chiedere lo “sconto col padre del presidente del consiglio dei ministri”. Su altra accusa a Dagostino Traversi ha aggiunto che “non ci può essere ‘truffa mediante induzione in errore’ perché il gruppo Kering, che aveva acquistato la Tramor spa” in precedenza amministrata da Dagostino “svolge controlli precisi sui pagamenti da fare”, “non è sufficiente che Dagostino possa aver chiesto al manager Carmine Rotondaro, pur alto dirigente di Kering Holland, di pagare”.

“Massimo rispetto per la giustizia, come sempre. Rispettiamo i giudici e aspettiamo le sentenze definitive, quelle della Cassazione”: così Ettore Rosato di Italia Viva sulla sentenza.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria

Una accusa penale non comprovata è una calunnia. Solo il 3% è vera.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-15.

Giustizia 101

In un paese civile chiunque ne abbia la legale potestà deve essere messo in grado di sporgere denuncia circa un fatto che a suo avviso costituisca reato.

Nel contempo però devono essere allegate tutte le prove probanti, oggettivamente verificabili. Un’accusa non suffragata da prove è una pura e semplice calunnia.

Usualmente, un giudice esamina la denuncia e decide se farla o meno procedere in giudizio.

Per alcune tipologie di reati è ragionevolmente facile addurre le prove, per altre meno.

Starà poi alle perizia del giudice istruttore enuclearle in un tutto coerente ed incontrovertibile ed al giudice giudicante, ed alla giuria quando previsto, il darne la valutazione finale, sentita ovviamente la difesa.

In un sistema giudiziario ben funzionante larga quota dei rinvii a giudizio si concludono infatti con una condanna.

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«allegations of rape reaching a high of 58,000 in England and Wales»

«The annual Violence Against Women and Girls report shows the number of reports of rape that end in a conviction is about 3%.»

È del tutto evidente che qualcosa non funzionava, e continua ancora a non funzionare. Il 97% degli accusati è stato dimostrato essere innocente, e questo dopo un lungo tempo di linciaggio morale, che spesso ha comportato anche la perdita del lavoro.

Se è vero che la Giustizia debba tutelare le vittime di una violenza, sarebbe altrettanto vero ricordare come debba tutelare da violenza anche quel 97% di innocenti falsamente accusati.

In fondo è solo questione di sano buon senso.

I Magistrati inglesi hanno preso provvedimenti.

«Campaigners say the Crown Prosecution Service (CPS) has changed its approach in rape cases – no longer building rape prosecutions, but screening cases out if they think a jury will not convict»

«This is denied by the CPS, which has announced a review of its decisions in rape cases»

«The figures also reveal that the number of suspects charged with rape or another offence has fallen, from 2,822 in 2017-18 to 1,758 in 2018-19»

«In 2007-08, when records were first compiled in the current way, 2,220 cases resulted in a charge»

«Of those, 2,201 cases resulted in a conviction …. The conviction figure takes in the number of suspects initially investigated for rape who were later convicted of rape or other offences, such as sexual assault or indecent assault»

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Prendiamo atto che il lavoro del giudice istruttore sia stato professionalmente ineccepibile. Su 2,220 casi rimandati ben 2,201 hanno esitato in un provvedimento penale.

Prendiamo anche atto che molte denuncie che inizialmente invocavano la violenza carnale siano state derubricate ad assalti sessuali oppure indecenti, reati di gran lunga meno importanti.

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Si ribadisce con forza come la presentazione di prove oggettive sia la base di ogni procedimento penale.

La calunnia è un gran brutto reato.


Bbc. 2019-09-12. Rape accuser ‘devastated’ at case being dropped

A woman who says she was raped by a man she had been on a date with has told the BBC she was left “devastated” after prosecutors decided to drop her case.

Annie Tisshaw says her mental health “really suffered” during the year-long investigation, and she was then told the CPS would not proceed further.

A report shows the number of rape convictions in England and Wales is at its lowest level since records began.

There were 1,925 convictions in 2018-19 – a 27% drop from the previous year.

This was in spite of allegations of rape reaching a high of 58,000 in England and Wales.

Campaigners say the Crown Prosecution Service (CPS) has changed its approach in rape cases – no longer building rape prosecutions, but screening cases out if they think a jury will not convict.

This is denied by the CPS, which has announced a review of its decisions in rape cases.

Annie, who has waived her right to anonymity, told the Victoria Derbyshire show that she was raped in her own flat after she had been on a date with a man she had met a few times before.

She says she reported the incident straight after it happened, handed over her phone, and the case was passed by police to the CPS, who told her it was “a positive case”.

“I’ve done everything right that you should do and then at the end, nearly a year later, I was told there were inconsistencies in the case.”

Those included CCTV from earlier in the night, which showed she wasn’t looking “particularly scared or nervous”, and text messages sent before the alleged rape, she says.

“This was a guy that I trusted, this was a guy that I had met before, so obviously at that time I didn’t know it was going to happen,” she says.

“My mental health really, really suffered throughout the police case. It’s devastating that I’ve gone through all of that and it’s just been dropped.”

Another woman, Lizi, told the BBC she spent “49 weeks of my life consumed by anxiety and anorexia” before she heard her case was being dropped.

“All I really remember from that call is screaming and sobbing,” she said.

The annual Violence Against Women and Girls report shows the number of reports of rape that end in a conviction is about 3%.

The figures also reveal that the number of suspects charged with rape or another offence has fallen, from 2,822 in 2017-18 to 1,758 in 2018-19.

In 2007-08, when records were first compiled in the current way, 2,220 cases resulted in a charge.

Of those, 2,201 cases resulted in a conviction – although some would be for investigations started in previous years.

The conviction figure takes in the number of suspects initially investigated for rape who were later convicted of rape or other offences, such as sexual assault or indecent assault.

The CPS – whose budget has been cut by 25% since 2010 – says it has worked hard to improve how it deals with sexual offence cases.

It explains the drop by saying it is getting fewer rape referrals from police – a 23% fall from the previous year – and that cases are taking longer because of digital evidence and the demands to disclose material to the defence.

‘Abandoning thousands of cases’

A coalition of women’s organisations, represented by the Centre for Women’s Justice (CWJ), is looking to take legal action against the CPS over claims cases are being “dropped” without good reason.

Lawyer Harriet Wistrich, founder of the CWJ, told BBC Radio 4’s Today programme there was “compelling” evidence the collapse in prosecutions was mainly caused by “a deliberate change in the approach taken by the CPS dating back to late 2016”.

Dame Vera Baird, the victims’ commissioner, called on Prime Minister Boris Johnson to intervene by giving the justice system adequate resources and funding support services for survivors.

She questioned whether “abandoning thousands of cases of potentially traumatised men and women” was “ineptitude” or “deliberate policy” by prosecutors.

Max Hill, director of public prosecutions, denied there had been a change in approach from prosecutors at the CPS, but said he shared concerns at the “growing gap” between reported rapes and the number of prosecutions.

He told Today: “I am not going to point the finger in any particular direction. We – all of us working in the criminal justice system – need to come together now to discuss this.”

Deputy Chief Constable Sarah Crew, the National Police Chiefs’ Council lead for rape and adult sexual offences, said the decline in convictions reflects “a justice system that is stretched and under pressure”.

But she said police were working with victims’ groups to address issues that prevent people from reporting rape or from continuing to support an investigation.

The independent CPS watchdog, Her Majesty’s Crown Prosecution Service Inspectorate, has also launched a review of charging decisions in rape cases.