Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Libertà e licenza. Platone. La Repubblica.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-09.

Raffaello. Platone ed Aristotele 001

«Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?»

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Questo magistrale scritto di Platone ricorda l’attacco della Quinta Sinfonia di Beethoven.

Alla prima lettura sembrerebbe essere un testo intuitivo, al limite con il banale. Ma i concetti che mette in campo sono critici per poter comprendere appieno lo scritto, la sua portata universale.

Con scelta tribolata, si vorrebbero approfondire solo due concetti cardine.

Treccani definisce il termine ‘libertà’ come la “facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo“.

Similmente, Treccani definisce il termine ‘licenza’ come “arbitrio …. atto o comportamento che costituisce un abuso della libertà …. sfrenatezza priva di controllo“.

Constatiamo quanto codeste definizioni siano limitative e financo tautologiche.

La libertà riguarda il potere che la volontà ha di esercitare oppure di non esercitare il suo atto di volontà, cioè di volere oppure di non volere. La volontà si dice libera in quanto non è soggetta alla necessità. L’attività procede innanzitutto dalla volontà, in quanto essa ne è causa efficiente, ma procede anche dall’intelletto, in quanto esso fornice la specificazione all’atto libero.

Quindi è libero un atto pensato e voluto.

L’ambito della libertà umana è quanto mai vasto. Praticamente tutti gli obiettivi che l’uomo persegue in questa vita non li persegue per impulso naturale, per necessità o costrizione dell’ambiente, ma per libera scelta.

Da quanto detto consegue che all’agire libero corrisponde la responsabilità morale e civile del pensato e dell’agito. L’uomo è chiamato a rispondere di ciò che liberamente ha pensato e fatto.

Sia faccia grande attenzione: il concetto di libertà non corrisponde per nulla a quello di poter fare, sempre che ci si riesca, ciò che si vuole. Vivendo in una Collettività, la libertà di un individuo trova i suoi limiti in quella degli altri: qualora prevalesse questo aspetto, più che di libertà si dovrebbe parlare di licenza, ossia di abuso delle facoltà mentali e di libero arbitrio.

Tema questo scottante, perché implica necessariamente sia la necessità di un corpo giuridico idoneo a preservare integra la libertà umana, sia la condivisione unanime di quei concetti metagiuridici che improntano la giurisprudenza.

Il problema è evidente: non sempre ciò che sia legale corrisponde a ciò che sia anche giusto. Si mette così l’essere umano in una brutta situazione conflittuale. Disobbedire alle leggi vigenti può infatti costare ben caro: dalla morte, alla detenzione, all’ostracismo della morte civile. Ma il rispetto dei canoni di giustizia richiederebbe averla assimilata, nei limiti dell’umano possibile. Il rispetto della giustizia fa aggio su quello del legale: così ha saggiamente ricordato i lProcesso di Norimberga.

La libertà esiste solo ed esclusivamente se si dispiega nell’alveo della legge naturale, etica e morale: la mera ‘possibilità di fare’ altro non è che licenza.

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Da quanto detto discende in via sillogistica come la libertà sia la libertas boni faciendi. Tutto il resto è licenza.

L’essere umano non ha infatti natura e sostanza divine: ciò che possa volere ben difficilmente può concretizzarsi nell’azione conseguente, ed ha anche la possibilità concreta di operare nefandezze.

Alla luce di queste modeste considerazioni, il brano di Platone appare nella sua magnificenza.

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Platone – La Repubblica Cap. VIII, Atene 370 A.C.

Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?

In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?

Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri.

Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.

Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.

Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.

E prima che nel sangue, nel ridicolo.

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Trump. Prosegue la lotta per i giudici e per il 9th Circuit.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-11-03.

2016-11-09__Stati_Americani__001

«It is a fundamental belief of mine that all people are created in the image of God and they should all be treated with dignity and respect» [Mr Lawrence VanDyke]


Negli Stati Uniti le Corti Federali hanno poteri discrezionali immensi, tali da poter bloccare o, quanto meno, ostacolare severamente, anche i Presidenti democraticamente eletti dal popolo sovrano.

Eletti a vita su nomina presidenziale, che il senato deve ratificare, i 9 giudici della Corte Suprema ed i 179 giudici delle Corti Federali di Appello sono il vero centro decisionale americano.

Chi lo governa dispone a suo piacere dell’occidente.

Alla fine del 2016 vi erano due posti liberi nella Corte Suprema e diverse decine nelle dodici Corti di Appello Federali.

Chi avesse vinto le elezioni avrebbe potuto blindare quelle corti ed anche per molti decenni, nominando prevalentemente giudici di media età.

Quando Mr Trump trionfò su Mrs Hillary Clinton il mondo cadde addosso ai liberal democratici, che si sentirono defraudati dalla sorte di un bottino ritenuto essere sicuro.

In questi anni Mr Trump ha fatto un lavoro sommesso ma quanto mai efficiente.

Ad oggi, nelle 91 Corti Distrettuali lavorano 320 giudici democratici e 270 repubblicani, ma Mr Trump deve ancora nominarne 89.

Nelle Corti di Appello dei 13 Circuiti siedono al momento 93 giudici repubblicani ed 82 democratici, essendo ancora quattro posti vacanti. Si tenga presente come nel 2016 vi fossero solo 72 giudici repubblicani e 90 invece democratici, con 17 posizioni da occupare.

La Corte Suprema ha ora 5 Loro Giustizie di nomina repubblicana e 4 di nomina democratica.

Nel complesso, Mr Trump ha svolto un lavoro più che egregio, tenendo anche conto della litigiosità invelenita dei democratici.

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Resta ancora da sanare l’anomalia del 9ty Circuit.

Quando Mr Trump entrò in carica i 29 giudici erano così ripartiti: 7 repubblicani, 18 democratici e 4 posti vacanti. Mr Trump ne fece nominare sette, ed una ottava nomina è in corso. Ad oggi vi sono 16 giudici democratici e 12 repubblicani: un ragionevole equilibrio è stato raggiunto.

Il 9th Circuit è stati da sempre una roccaforte liberal democratica: di lì sono partite tutte le sentenze che hanno bloccato l’Amministrazione Trump, anche se poi alla fine la Suprema Corte le ha cassate e, spesso, con sentenze di fuoco.

Suprema Corte cassa sentenza del 9th Circuit e da ragione a Trump.

America. Corte di Appello del 9th Circuito. La Corte del disonore.

Trump. Correggere l’anomalia del Nono Circuito.

Corte Suprema. Respinte le ‘stravaganti’ argomentazioni dei giudici del 9° Circuito

Suprema Corte castra la megalomania giuridica del 9° Circuito.

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Al senato il giudice Lawrence VanDyke ha in corso la audizione per la ratifica. Una volta ratificata la nomina, i giudici repubblicani nel 9th Circuito salirebbero a 13.

I liberal democratici si sono scatenati come diavoli alla vista dell’acqua santa.

È gustoso leggersi come i liberal lo osteggino.


Trump pick for 9th U.S. Circuit Court of Appeals accused of having anti-gay views

President Trump’s judicial nominee Lawrence VanDyke’s voice cracked and he shed tears at his confirmation hearing Wednesday when he was accused of being anti-gay.

The American Bar Association accused the federal appeals court pick of discriminating against LGBTQ people, as the president looks to remake the notoriously liberal 9th Circuit Court of Appeals, where he already has placed seven judges since taking office in 2017.

Senators had to pause for Mr. VanDyke, who served as solicitor general for both the states of Montana and Nevada, to collect himself after being quizzed about his “not qualified” rating from the ABA.

His ABA report, though, was conducted by an evaluator who had actually donated to the nominee’s political rival in 2014 when he ran for the Montana Supreme Court — a point Republican senators were eager to make.

Mr. VanDyke did not win a seat on the state’s high court five years ago, but he’s now up for a vacancy on the 9th Circuit where he faced pushback from Democrats over his conservative ideals.

“It is a fundamental belief of mine that all people are created in the image of God and they should all be treated with dignity and respect,” Mr. VanDyke said over his tears before the Senate Judiciary Committee.

The attorney, who has roughly 14 years of experience, rejected the poor score from the ABA, which released a damaging review of the nominee the night before his hearing. The ABA’s Standing Committee on the Federal Judiciary said it interviewed 60

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

CSM. Elezioni. D’Amato vince su Di Matteo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-18.

Giustizia 002

«In lizza 18 pubblici ministeri per sostituire i due dimissionari per via del caso Palamara e dell’inchiesta di Perugia per corruzione.» Primo D’Amato con 1.460 voti, seguito da Di Matteo con 1.184, quindi De Falco con 950. Seguono il pm di Napoli Fabrizio Vanorio con 615 voti, Anna Canepa, della procura nazionale antimafia, con 584»

«Antonio D’Amato primo»

«L’area di Piercamillo Davigo, con cui Di Matteo è in stretta sintonia, arriva seconda rispetto alla destra di Magistratura indipendente»

«Su D’Amato si sono riversati anche voti di Unicost, la corrente centrista di Palamara, uscita provata dall’inchiesta di Perugia»

«Ma con lui la corrente di Davigo – Autonomia e indipendenza, nata proprio da una scissione con Mi in chiave anti Ferri – arriva a contare 5 consiglieri togati su 16, con una notevole forza d’urto nelle dinamiche interne, anche in vista di importanti nomine, come quelle del procuratore generale della Cassazione e del capo della procura di Roma»

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Del giudice Palamara nessuno ne parla più.

Caso Palamara-Csm: toghe sporche

Decine di magistrati sono sotto inchiesta per corruzione, con effetti devastanti sulla giustizia italiana

«Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra» avvertiva il giurista Piero Calamandrei. Qualche decennio dopo, è la corruzione ad aver sfondato quell’uscio. Le trame romane, esacerbate dall’ultima sfornata di intercettazioni, sono lo sgradevole rumore di fondo. Il vero frastuono è un altro: le inchieste che stanno travolgendo giudici e inquisitori. Un florilegio investigativo mai visto prima. Abusi, falsi, favori e mercimoni. Che stanno sconquassando tribunali e procure di mezza Italia. E rischiano di ferire a morte la nostra magistratura.

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Tutto si è svolto secondo copione.

“S’abbenedica, baciamo le mani”

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Eletti i togati del Csm: risultato a sorpresa. Primo D’Amato, secondo Di Matteo

Nino Di Matteo secondo. Antonio D’Amato primo. Il pm antimafia di Palermo, noto per il processo sulla trattativa tra lo Stato e la mafia, contro il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Antonio D’Amato, pm a Palmi vent’anni fa con Agostino Cordova e poi con lui a Napoli. L’area di Piercamillo Davigo, con cui Di Matteo è in stretta sintonia, arriva seconda rispetto alla destra di Magistratura indipendente. Elezioni a sorpresa dunque per il Csm. In lizza 18 pubblici ministeri per sostituire i due dimissionari per via del caso Palamara e dell’inchiesta di Perugia per corruzione. Hanno votato 6.799 i votanti su oltre 9mila magistrati aventi diritto. Il terzo pm che ha ottenuto più voti è il napoletano Francesco De Falco, protagonista dell’indagine sulla paranza dei bambini. Primo D’Amato con 1.460 voti, seguito da Di Matteo con 1.184, quindi De Falco con 950. Seguono il pm di Napoli Fabrizio Vanorio con 615 voti, Anna Canepa, della procura nazionale antimafia, con 584, a seguire il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano.

Politicamente vince Magistratura indipendente con D’Amato che ha fatto tutta la campagna elettorale all’insegna della battuta “io non sono il candidato di Cosimo Maria Ferri”, l’ex leader di Mi, divenuto deputato Pd in quota Renzi, e ora passato con lui in Italia viva. Su D’Amato si sono riversati anche voti di Unicost, la corrente centrista di Palamara, uscita provata dall’inchiesta di Perugia. Ma Mariano Sciacca, presidente di Unicost, sottolinea: “Il gruppo di Unità per la Costituzione non ha sostenuto elettoralmente il collega D’Amato, al quale auguriamo buon lavoro”. In una nota, la corrente rende atto del risultato, ringrazia De Falco, “che lontano da circuiti massmediatici, indipendente da legami di ogni sorta, rappresenta appieno i valori nei quali ci riconosciamo di professionalità, autonomia e dedizione” e rimarca “il silenzio – assordante e denso di rabbia e protesta – di migliaia di magistrati che non sono andati a votare”.

Di Matteo dunque non sfonda come si sarebbe potuto immaginare. Ma con lui la corrente di Davigo – Autonomia e indipendenza, nata proprio da una scissione con Mi in chiave anti Ferri – arriva a contare 5 consiglieri togati su 16, con una notevole forza d’urto nelle dinamiche interne, anche in vista di importanti nomine, come quelle del procuratore generale della Cassazione e del capo della procura di Roma. Nonché di quelle di Torino e della stessa Perugia. Buono il risultato complessivo di Area, il gruppo di sinistra, né ha presentato molti candidati, come Canepa e Vanorio, disperdendo i voti.

Ma il voto di domenica e lunedì mette in rilievo anche la sfida, tutta campana, tra D’Amato, De Falco, Vanorio e Milita. Originario di Torre del Greco, D’Amato muove i primi passi in toga come pm a Palmi, dove trova come procuratore Agostino Cordova. Quando il magistrato calabrese viene nominato a capo della Procura di Napoli, D’Amato lo segue poco dopo. Sono gli anni di Tangentopoli e il pm entra a far parte del pool che si occupa di uno dei filoni più importanti della Mani pulite napoletana, quello sulle tangenti nel settore della sanità che coinvolge fra gli altri anche l’ex direttore generale del ministero Duilio Poggiolini. Da sempre esponente della corrente di Magistratura indipendente, D’Amato appartiene però all’ala del gruppo che da tempo si è allontanata dal potentissimo Cosimo Ferri, che in questa elezione “suppletiva” sosteneva almeno inizialmente un altro candidato. In questo anni, D’Amato ha avuto esperienze al mistero della Giustizia, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e come pm anticamorra, prima di essere nominato procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere.

Con il risultato a sorpresa di queste elezioni, si aggiudica il “derby” con l’altro procuratore aggiunto samaritano, Alessandro Milita, già pm del processo sulle presunte collusioni con il clan dei Casalesi dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, che si era candidato come indipendente.

Ha sfiorato l’elezione invece un altro pm napoletano, Francesco De Falco, superato di misura da Di Matteo. Vicino a Unicost, con la quale era stato in passato anche componente del consiglio giudiziario, De Falco è da tempo uno dei magistrati in prima linea sul fronte dell’anticamorra. Assieme al pm Henry John Woodcock, si è occupato delle indagini e dei processi sulla “paranza dei bambini”, il gruppo di giovanissimi boss che terrorizzava il centro di Napoli. E portano la sua firma anche le inchieste sulle ramificazioni del clan dei quartieri Rione Traiano e Pianura, oggi leader nel mercato dello spaccio di stupefacenti. Non ce l’ha fatta un altro pm di punta dell’anticamorra, Fabrizio Vanorio, già pm a Palermo, dove è stato anche presidente della giunta Anm, che indaga sul clan dei Casalesi e, con il pm Woodcock, ha sostenuto l’accusa nel processo sulla compravendita di senatori concluso con la prescrizione del reato per l’ex premier Silvio Berlusconi. Esponente di spicco di Md, ha pagato probabilmente la presenza contemporanea di più candidati della corrente.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo

Polonia. Una legge che equipara l’omosessualità alla pedofilia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-17.

2019-10-17__Polonia 001

Amnesty joins outcry on Polish sex education ban

International charity Amnesty International has joined Polish opposition parties in an outcry on a Polish government-backed bill to criminalise some forms of sex education. “This recklessly retrogressive law would encourage fear and ignorance”, it said Wednesday. “This bill, which equates homosexuality with paedophilia, exposes the disturbing homophobia that underpins this law,” Amnesty added. The law could see teachers jailed for years for discussing issues such as gender fluidity with under-18s.

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Due considerazioni.

Il PiS ha stravinto le libere elezioni di domenica scorsa, conquistandosi la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. È anche cresciuto percentalmente rispetto alle passate elezioni, mentre la Coalizione Civica ha perso quattro punti percentuali.

Qualsiasi persona effettivamente democratica non può fare altro che accettare codesto risultato, ed esserne contento: il popolo sovrano ha espresso in modo inequivocabile la propria volontà.

Troviamo del tutto sequenziale che chi sia riuscito ad avere un simile suffragio renda quindi operativi i punti programmatici sui quali sia stato eletto, ed eletto anche in modo trionfale.

Resta difficile condividere le posizioni assunte da Amnesty International. I Governi sono elettivi: se volessero far sentire la propria voce, ebbene, si presentino alle elezioni, e quindi le vincano. In caso contrario diventerebbe lecito domandarsi:

“ma chi sono costoro? Chi mai si credono di essere?”

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Infatti i liberal socialisti hanno la pretesa di credersi gli unici depositari di verità assolute, cosa che non è.

Non solo.

Disancorando la giurisprudenza dal diritto naturale, che la rende obiettiva, essi sostengono che il legale sia per forza di cose giusto.

Ma la sentenza resa dal Tribunale di Norimberga ha riaffermato a chiare lettere come il giusto possa essere dissimile dal legale. Ma tra legale e giusto la persona umana è tenuta ad osservare i canoni di giustizia. Non è un giudizio fobico, bensì soltanto giusto.

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In Polonia quindi l’omosessualità è stata equiparata alla pedofilia e considerata di conseguenza essere un reato.

Occorrerebbe prenderne atto.

Così vuole il popolo polacco, secondo giustizia.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Si fosse chiamati Salvini sarebbe all’ergastolo. Pena sospesa.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-10-07.

Giustizia 002

Tanto nomini, nullum par elogium.


«Il dispositivo condanna gli imputati con la continuazione e a pena sospesa»

«Il giudice Gugliotta inoltre ha condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e all’interdizione da incarichi direttivi nelle società per 6 mesi, all’interdizione dal ricoprire incarichi pubblici per 1 anno e a far parte di commissione tributarie in perpetuo»

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E con la interdizione da incarichi direttivi nella società, l’interdizione dal ricoprire incarichi pubblici per 1 anno, e l’interdizione a far parte di commissione tributarie in perpetuo la pena è stata sospesa.

Se invece che Renzi si fosse chiamato Salvini ora sarebbe all’ergastolo.

Nota.

Renzi voterà a favore della finanziaria.

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Fatture false: condannati i genitori di Renzi a un anno e 9 mesi. Pena sospesa

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell’ex premier Matteo Renzi, sono stati condannati a un anno e nove mesi di reclusione dal giudice di Firenze Fabio Gugliotta al processo per due fatture false che li vedeva imputati insieme all’imprenditore Luigi Dagostino. Quest’ultimo è stato a sua volta condannato, a due anni di reclusione. Il pm Christine von Borries nella sua requisitoria odierna aveva chiesto per i genitori di Renzi una condanna a un anno e nove mesi, e a due anni e tre mesi per Dagostino.

Il dispositivo condanna gli imputati con la continuazione e a pena sospesa. Il giudice Gugliotta inoltre ha condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e all’interdizione da incarichi direttivi nelle società per 6 mesi, all’interdizione dal ricoprire incarichi pubblici per 1 anno e a far parte di commissione tributarie in perpetuo. Luigi Dagostino deve risarcire la parte civile – Tramor spa – di 190.000 euro e al pagamento delle spese processuali della stessa Tramor per 3.500 euro. Le motivazioni della sentenza saranno disponibili tra 90 giorni.

“Sono consapevole che si tratta solo di un primo momento, non perdo assolutamente fiducia nella giustizia e aspetto con i miei difensori il processo di appello”, ha detto Tiziano Renzi apprendendo dal suo legale, avvocato Federico Bagattini, la sentenza.

Consulenze per l’outlet di Dagostino a Reggello (Firenze) realmente fatte e regolarmente pagate per fatture da 20.000 e 140.000 euro. Così, ribadendo la genuinità del rapporto tra gli imputati nella gestione delle loro società, hanno chiesto l’assoluzione piena ‘perché il fatto non sussiste’ le difese del processo di Firenze dove sono accusati di emissione e utilizzo di fatture false i genitori dell’ex premier, e l’imprenditore degli outlet Dagostino.

“Il lavoro è stato svolto, è stato regolarmente fatturato e pagato. L’Erario non ha subito alcun pregiudizio. Tutto ciò segna in maniera inequivocabile l’innocenza degli imputati”, ha detto in un passaggio dell’arringa il difensore di Laura Bovoli, avvocato Lorenzo Pellegrini evidenziando i punti deboli dell’accusa. L’avvocato Bagattini ha sottolineato la non fondatezza delle accuse chiedendo l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

Stessa richiesta da parte di Alessandro Traversi, difensore di Luigi Dagostino: “La prestazione per Tramor c’è stata e il prezzo è stato interamente pagato senza nessuna restituzione di esso, neanche parziale, anche le imposte sono state pagate sulle fatture” citando intercettazioni “dirimenti” in cui Dagostino con vari interlocutori dice in vari modi di non voler chiedere lo “sconto col padre del presidente del consiglio dei ministri”. Su altra accusa a Dagostino Traversi ha aggiunto che “non ci può essere ‘truffa mediante induzione in errore’ perché il gruppo Kering, che aveva acquistato la Tramor spa” in precedenza amministrata da Dagostino “svolge controlli precisi sui pagamenti da fare”, “non è sufficiente che Dagostino possa aver chiesto al manager Carmine Rotondaro, pur alto dirigente di Kering Holland, di pagare”.

“Massimo rispetto per la giustizia, come sempre. Rispettiamo i giudici e aspettiamo le sentenze definitive, quelle della Cassazione”: così Ettore Rosato di Italia Viva sulla sentenza.

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Una accusa penale non comprovata è una calunnia. Solo il 3% è vera.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-15.

Giustizia 101

In un paese civile chiunque ne abbia la legale potestà deve essere messo in grado di sporgere denuncia circa un fatto che a suo avviso costituisca reato.

Nel contempo però devono essere allegate tutte le prove probanti, oggettivamente verificabili. Un’accusa non suffragata da prove è una pura e semplice calunnia.

Usualmente, un giudice esamina la denuncia e decide se farla o meno procedere in giudizio.

Per alcune tipologie di reati è ragionevolmente facile addurre le prove, per altre meno.

Starà poi alle perizia del giudice istruttore enuclearle in un tutto coerente ed incontrovertibile ed al giudice giudicante, ed alla giuria quando previsto, il darne la valutazione finale, sentita ovviamente la difesa.

In un sistema giudiziario ben funzionante larga quota dei rinvii a giudizio si concludono infatti con una condanna.

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«allegations of rape reaching a high of 58,000 in England and Wales»

«The annual Violence Against Women and Girls report shows the number of reports of rape that end in a conviction is about 3%.»

È del tutto evidente che qualcosa non funzionava, e continua ancora a non funzionare. Il 97% degli accusati è stato dimostrato essere innocente, e questo dopo un lungo tempo di linciaggio morale, che spesso ha comportato anche la perdita del lavoro.

Se è vero che la Giustizia debba tutelare le vittime di una violenza, sarebbe altrettanto vero ricordare come debba tutelare da violenza anche quel 97% di innocenti falsamente accusati.

In fondo è solo questione di sano buon senso.

I Magistrati inglesi hanno preso provvedimenti.

«Campaigners say the Crown Prosecution Service (CPS) has changed its approach in rape cases – no longer building rape prosecutions, but screening cases out if they think a jury will not convict»

«This is denied by the CPS, which has announced a review of its decisions in rape cases»

«The figures also reveal that the number of suspects charged with rape or another offence has fallen, from 2,822 in 2017-18 to 1,758 in 2018-19»

«In 2007-08, when records were first compiled in the current way, 2,220 cases resulted in a charge»

«Of those, 2,201 cases resulted in a conviction …. The conviction figure takes in the number of suspects initially investigated for rape who were later convicted of rape or other offences, such as sexual assault or indecent assault»

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Prendiamo atto che il lavoro del giudice istruttore sia stato professionalmente ineccepibile. Su 2,220 casi rimandati ben 2,201 hanno esitato in un provvedimento penale.

Prendiamo anche atto che molte denuncie che inizialmente invocavano la violenza carnale siano state derubricate ad assalti sessuali oppure indecenti, reati di gran lunga meno importanti.

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Si ribadisce con forza come la presentazione di prove oggettive sia la base di ogni procedimento penale.

La calunnia è un gran brutto reato.


Bbc. 2019-09-12. Rape accuser ‘devastated’ at case being dropped

A woman who says she was raped by a man she had been on a date with has told the BBC she was left “devastated” after prosecutors decided to drop her case.

Annie Tisshaw says her mental health “really suffered” during the year-long investigation, and she was then told the CPS would not proceed further.

A report shows the number of rape convictions in England and Wales is at its lowest level since records began.

There were 1,925 convictions in 2018-19 – a 27% drop from the previous year.

This was in spite of allegations of rape reaching a high of 58,000 in England and Wales.

Campaigners say the Crown Prosecution Service (CPS) has changed its approach in rape cases – no longer building rape prosecutions, but screening cases out if they think a jury will not convict.

This is denied by the CPS, which has announced a review of its decisions in rape cases.

Annie, who has waived her right to anonymity, told the Victoria Derbyshire show that she was raped in her own flat after she had been on a date with a man she had met a few times before.

She says she reported the incident straight after it happened, handed over her phone, and the case was passed by police to the CPS, who told her it was “a positive case”.

“I’ve done everything right that you should do and then at the end, nearly a year later, I was told there were inconsistencies in the case.”

Those included CCTV from earlier in the night, which showed she wasn’t looking “particularly scared or nervous”, and text messages sent before the alleged rape, she says.

“This was a guy that I trusted, this was a guy that I had met before, so obviously at that time I didn’t know it was going to happen,” she says.

“My mental health really, really suffered throughout the police case. It’s devastating that I’ve gone through all of that and it’s just been dropped.”

Another woman, Lizi, told the BBC she spent “49 weeks of my life consumed by anxiety and anorexia” before she heard her case was being dropped.

“All I really remember from that call is screaming and sobbing,” she said.

The annual Violence Against Women and Girls report shows the number of reports of rape that end in a conviction is about 3%.

The figures also reveal that the number of suspects charged with rape or another offence has fallen, from 2,822 in 2017-18 to 1,758 in 2018-19.

In 2007-08, when records were first compiled in the current way, 2,220 cases resulted in a charge.

Of those, 2,201 cases resulted in a conviction – although some would be for investigations started in previous years.

The conviction figure takes in the number of suspects initially investigated for rape who were later convicted of rape or other offences, such as sexual assault or indecent assault.

The CPS – whose budget has been cut by 25% since 2010 – says it has worked hard to improve how it deals with sexual offence cases.

It explains the drop by saying it is getting fewer rape referrals from police – a 23% fall from the previous year – and that cases are taking longer because of digital evidence and the demands to disclose material to the defence.

‘Abandoning thousands of cases’

A coalition of women’s organisations, represented by the Centre for Women’s Justice (CWJ), is looking to take legal action against the CPS over claims cases are being “dropped” without good reason.

Lawyer Harriet Wistrich, founder of the CWJ, told BBC Radio 4’s Today programme there was “compelling” evidence the collapse in prosecutions was mainly caused by “a deliberate change in the approach taken by the CPS dating back to late 2016”.

Dame Vera Baird, the victims’ commissioner, called on Prime Minister Boris Johnson to intervene by giving the justice system adequate resources and funding support services for survivors.

She questioned whether “abandoning thousands of cases of potentially traumatised men and women” was “ineptitude” or “deliberate policy” by prosecutors.

Max Hill, director of public prosecutions, denied there had been a change in approach from prosecutors at the CPS, but said he shared concerns at the “growing gap” between reported rapes and the number of prosecutions.

He told Today: “I am not going to point the finger in any particular direction. We – all of us working in the criminal justice system – need to come together now to discuss this.”

Deputy Chief Constable Sarah Crew, the National Police Chiefs’ Council lead for rape and adult sexual offences, said the decline in convictions reflects “a justice system that is stretched and under pressure”.

But she said police were working with victims’ groups to address issues that prevent people from reporting rape or from continuing to support an investigation.

The independent CPS watchdog, Her Majesty’s Crown Prosecution Service Inspectorate, has also launched a review of charging decisions in rape cases.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Germania. Il caso Stefan Jagsch.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-09-10.

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«The National Democratic Party of Germany (German: Nationaldemokratische Partei Deutschlands or NPD) is a  political party in Germany. ….

The NPD also endorses certain beliefs about human nature. NPD leader Udo Voigt states that the philosophy of the NPD differs from both communism and social liberalism in that it acknowledges people as unequal products of their societies and environments, largely governed by what is called natural law.

The NPD calls itself a party of “grandparents and grandchildren” because the 1960s generation in Germany, known for the leftist student movement, strongly opposes the NPD’s policies. The NPD’s economic program promotes social security for Germans and control against plutocracy. They discredit and reject the “liberal-capitalist system”. ….

German officials again tried to outlaw the NPD by submitting a request to the Federal Constitutional Court in 2016. ….

On 17 January 2017, the second senate of the Federal Constitutional Court rejected the attempt to outlaw the party. The reasoning behind the decision was that the NPD’s political significance is virtually nonexistent at both the state and federal levels and that as such, the party had no chance of posing a significant threat to the constitutional order. It was also reasoned that outlawing the party would not change the mindset and political ideology of its members and supporters, who in the event of a ban could simply form a new movement under a different name»

* * * * * * *

Una cosa è l’opposizione politica ed una completamente differente è quella di ordine legale.

Tutte le forze politiche tedesche sono concordi nel definire l’NDP come ‘neo-nazista’, etichetta contrastata dalla Corte Costituzionale Federale, che aveva proibito la soppressione dell’NPD richiesta dai partiti politici.

Quindi, a rigor di termini, l’NDP è un partito legalmente presente in Germania, ed infatti è regolarmente ammesso alle competizioni elettorali ed i suoi membri eletti lo sono a tutti gli effetti legali.

Questo il casus belli.

«Senior politicians in Germany’s ruling parties have voiced anger at the election of a neo-Nazi as mayor of a town in the central state of Hesse»

«Stefan Jagsch of the far-right National Democratic Party (NPD) was elected unanimously by seven councillors in Waldsiedlung, near Frankfurt am Main»

«Mr Jagsch won because no rival stood against him. The small town has about 2,650 residents.»

«”The NPD candidate filled the vacuum,” said Markus Brando, the SPD leader in Altenstadt, which encompasses Waldsiedlung.»

«The NPD has survived efforts to ban it, but is seen as “anti-constitutional”.»

* * * * * * *

Orbene, Mr Stefan Jagsch è stato eletto borgomastro alla unanimità per il semplice motivo che era l’unico candidato. Qualcuno il borgomastro deve ben farlo.

La faccenda è diventata un caso nazionale.

Alcune considerazione sembrerebbero emergere spontanee.

– Il termine ‘neo-nazista’ in Germania è spesso utilizzato dai liberal a mo’ di insulto, senza però la base razionale che corrobori tale definizione.

– Non a caso la Corte Costituzionale Federale ne ha vietato il bando, cosa che sarebbe inspiegabile se l’NPD fosse effettivamente su posizioni nazionalsocialiste.

– A riprova, l’NPD regolarmente è ammesso a partecipare alle elezioni, ed i suoi membri eletti lo sono a tutti gli effetti giuridici.

«The NPD has survived efforts to ban it, but is seen as “anti-constitutional”.»

Questa frase suona sinistra.

I fatti sono stati appurati dalla Corte Costituzionale Federale, motivo per cui la frase ‘is seen as “anti-constitutional”‘ suona come un vero e proprio arbitrio: nessuno dovrebbe permettersi simili fraseologie su ciò che è stato deciso dalla Suprema Corte.

Una cosa è ciò che si è, ed una totalmente differente il modo in cui si è percepiti.

Ma questa è una strada senza sbocco: permettere che la visceralità prevalga sulla ragione e sul legale porta inevitabilmente ad abusi, e l’esclusone dalla competizione politica è il primo passo verso la temuta dittatura.

Il sistema giudiziario tedesco prevede che, sotto le opportune condizioni, si possa riproporre alla Corte Costituzionale Federale un quesito già precedentemente valutato: questa sarebbe l’unica via legale e democratica da seguire.


Bbc. 2019-09-09. German parties outraged as neo-Nazi elected small town mayor

Senior politicians in Germany’s ruling parties have voiced anger at the election of a neo-Nazi as mayor of a town in the central state of Hesse.

Stefan Jagsch of the far-right National Democratic Party (NPD) was elected unanimously by seven councillors in Waldsiedlung, near Frankfurt am Main.

Mr Jagsch won because no rival stood against him. The small town has about 2,650 residents.

The NPD has survived efforts to ban it, but is seen as “anti-constitutional”.

Local councillors representing Chancellor Angela Merkel’s Christian Democrats (CDU), its governing partner the centre-left Social Democrats (SPD), and the liberal Free Democrats (FDP) all voted for Mr Jagsch.

“The NPD candidate filled the vacuum,” said Markus Brando, the SPD leader in Altenstadt, which encompasses Waldsiedlung.

But senior party members have condemned the move, with CDU leader Annegret Kramp-Karrenbauer calling for the election to be cancelled. Its secretary-general, Paul Ziemiak, said “the election of a member of a party which pursues anti-constitutional goals is a disgrace”.

SPD Secretary-General Lars Klingbeil tweeted his outrage too: “The SPD has a very clear position: We don’t co-operate with Nazis! Never! That goes for the federal level, regions and districts. The decision in #Altenstadt is incomprehensible and unjustifiable. It must be reversed immediately.”

Mr Jagsch has promised to “work for the interests of the town and continue to work constructively and across parties”.

The main far-right opposition party in Germany is the Alternative for Germany (AfD). The NPD is much smaller and has only won seats in regional assemblies.

In 2017 the German Constitutional Court ruled against a ban on the NPD, saying the party was “anti-constitutional” but did not appear capable of overturning Germany’s democratic order.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti

Sua Giustizia Ginsburg avrebbe un cancro del pancreas.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-24.

Supreme Court

Sua Giustizia Ruth Bader Ginsburg ha ottantasei anni, ma per sua disgrazia gli ultimi li ha passati a lottare contro neoplasie maligne. Da questo punto Le siamo umanamente vicini ed ammiriamo la Sua determinazione a voler vivere.

«US Supreme Court Justice Ruth Bader Ginsburg has received treatment for a cancerous tumour on her pancreas»

«She “tolerated treatment well” and the tumour was “treated definitively”»

«Ms Ginsburg, 86, has survived previous battles with cancer, as well as fractured ribs from falls»

«Ms Ginsburg received three weeks of radiation therapy in New York in August after the tumour was discovered, the court said.»

«”The abnormality was first detected after a routine blood test in early July, and a biopsy performed… she cancelled her annual summer visit to Santa Fe, but has otherwise maintained an active schedule,” the statement said.»

«”The tumour was treated definitively and there is no evidence of disease elsewhere in the body… no further treatment is needed at this time.”»

«She received treatment for colon cancer in 1999, and pancreatic cancer in 2009. In December, she had surgery to remove two cancerous nodules from her lung.

«She has refused to retire from her role, once saying in an interview: “As long as I can do the job full steam, I will be here.”»

«Ginsburg also underwent a heart procedure in 2014 to have a stent placed in her right coronary artery.»

* * *

«Justices on the highest court in the US serve for life or until they choose to retire, and supporters have expressed concern that if anything were to happen to Ms Ginsburg then a more conservative justice could replace her»

«Donald Trump has appointed two judges since becoming president, and the current court is seen to have a 5-4 conservative majority in most cases»

* * * * * * *

Sua Giustizia Ginsburg è l’icona del giudice liberal democratico.

Se i tempi non fossero così incandescenti da far rimpiangere quello dei Montecchi e Capuleti, potrebbe essere utile aprire un sereno dibattito sul concetto delle nomine a vita. Questo concetto si basa infatti sull’assunto che il nominato goda ottima salute fino al momento di un improvviso exitus: ma questa non è la norma.

Sua Giustizia Ginsburg da anni è presenza formale in seno alla Corte Suprema: gli interventi a suo nome degli ultimi due anni sono chiaramente stati scritti da altri, e di ben minore maestria.

Sembrerebbe essere lecito domandarsi che senso abbia avere un membro di sì alto consesso non in grado di svolgere il proprio compito istituzionale.

Nota.

Un cancro del pancreas “treated definitively” non è un cancro del pancras.


Ruth Bader Ginsburg treated for cancer

US Supreme Court Justice Ruth Bader Ginsburg has received treatment for a cancerous tumour on her pancreas, a court spokeswoman says.

She “tolerated treatment well” and the tumour was “treated definitively”, the court added in a statement.

Ms Ginsburg, 86, has survived previous battles with cancer, as well as fractured ribs from falls.

As the most senior liberal justice, her health is watched closely as a possible indicator of changes to the court.

Justices on the highest court in the US serve for life or until they choose to retire, and supporters have expressed concern that if anything were to happen to Ms Ginsburg then a more conservative justice could replace her.

Donald Trump has appointed two judges since becoming president, and the current court is seen to have a 5-4 conservative majority in most cases.

Ms Ginsburg received three weeks of radiation therapy in New York in August after the tumour was discovered, the court said.

“The abnormality was first detected after a routine blood test in early July, and a biopsy performed… she cancelled her annual summer visit to Santa Fe, but has otherwise maintained an active schedule,” the statement said.

“The tumour was treated definitively and there is no evidence of disease elsewhere in the body… no further treatment is needed at this time.”

Who is ‘RBG’?

Ms Ginsburg is the oldest sitting justice on the Supreme Court. She was nominated by President Bill Clinton in 1993 – becoming the second woman ever to join the court.

Before she became a justice, she had a background in civil rights law – fighting gender discrimination and arguing six cases before the Supreme Court.

She has become an icon for liberals – in recent years, she has been the subject of a biopic, On the Basis of Sex, a documentary, and a bestselling book called Notorious RBG.

She received treatment for colon cancer in 1999, and pancreatic cancer in 2009. In December, she had surgery to remove two cancerous nodules from her lung.

She has refused to retire from her role, once saying in an interview: “As long as I can do the job full steam, I will be here.”

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria

TAR Lazio. Un’altra sentenza politica. I magistrati credono di essere onnipotenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-15.


201908-14__Tar__001

Il Tribunale del Tar Lazio, nella persona del Presidente Leonardo Pasanisi, si è arrogato il diritto di bloccare una direttiva governativa emettendo una sentenza di carattere squisitamente politico, N. 054791/219 REG. PROV. CAU. N.10780/2019 REG. RJC

«…. DECRETO

sul ricorso numero di registro generale 10780 del 2019, proposto da Foundacion Proa (Pro – Activa Open Arma), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Arturo Salemi, Mario Antonio Angelelli, Maria Rosaria Damizia, Giuseppe Niooletti, Gaetano Mario Pasqualino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, Ministero della Difsa, in persona del Ministro pro tempore, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in persona del Ministro pro tempore, Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente pro tempore non costituiti in giudizio; ….»

*

Il giudice ha sentito la parte ricorrente, i medical report, la relazione psicologica e la dichiarazione del capo missioni. Con il vivo senso della giustizia che contraddistingue i giudici liberal non ha sentito le argomentazioni di controparte.

Tanto la sentenza era già stata decisa: il giudice Pasanisi doveva solo firmarla.

* * * * * * *

I recenti fatti del Consiglio Superiore della Magistratura, ove le cariche erano messe in vendita ma concesse solo a persone politicamente vicine. ci danno un significativo quadretto della magistratura italiana, forse la più politicizzata del mondo. Nemmeno ai tempi di Stalin si vedevano cose del genere.

La divisione dei poteri è invocata solo a preservazione dei loro privilegi politici: i magistrati sono politici e politici di parte.

Questa è un’altra sentenza politica.

Se è vero che nel 1943 si era impotenti contro lo strapotere dei nazionalsocialisti e dei fascisti, sarebbe anche vero ricordare come questi furono trattati dopo che gli alleati ci liberarono.

Quanti magistrati dell’epoca finirono con le scarpe al sole!

Beh: occorre avere ancora un po’ di pazienza.


Su Open Arms braccio di ferro tra Salvini e il Tar. Navi marina scortano nave Ong in acque italiane

Braccio di ferro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Tar del Lazio sull’ingresso nelle acque italiane di Open Arms.

Il Tar ha disposto la sospensione del divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane della Open Arms. E’ quanto sostiene la stessa Ong sottolineando che sulla base della decisione dei giudici “ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino in modo che i diritti delle 147 persone, da 13 giorni sul ponte della nostra nave, vengano garantiti”. “Alla luce della documentazione prodotta (medical report e relazione psicologica” e “della prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza” si giustifica “la concessione della richiesta” per “consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane e quindi di prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli”. E’ quanto rileva il Tar del Lazio accogliendo il ricorso di Open Arms e sospendendo il divieto di ingresso in acque italiane.

Il Viminale invece contesta la decisione del Tar del Lazio sulla sospensione del divieto di ingresso in acque italiane della Open Arms e proporrà ricorso urgente al Consiglio di Stato. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini inoltre, si apprende, è pronto a firmare un nuovo provvedimento di divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. La decisione di ricorrere al Consiglio di Stato, secondo quanto si apprende, sarebbe motivata dal fatto che agli avvenimenti citati nel provvedimento del Tar se ne sono aggiunti altri. Per giorni, si osserva, “Open Arms si è infatti trattenuta in acque Sar libiche e maltesi, ha anticipato altre operazioni di soccorso e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia”.

Intanto, due navi della Marina Militare stanno scortando a distanza verso le acque territoriali italiane la Open Arms, che attualmente naviga a tre nodi in direzione di Lampedusa. Lo si apprende da fonti della Difesa secondo le quali già dalla serata di ieri il ministro Elisabetta Trenta sta seguendo la vicenda. Dopo aver preso contatti con il Tribunale dei minori di Palermo ed essersi accertata delle condizioni dei 32 minori a bordo, il ministro nella giornata di ieri ha dato mandato al capo di stato maggiore dalla Difesa Vecciarelli di far avvicinare le due navi della Marina in modo da essere pronti ad un eventuale trasferimento. Il ministro è stato inoltre in contatto con le altre autorità di governo competenti per poter arrivare allo sbarco dei 32 miniori che si trovano in mare da 13 giorni.

In serata Salvini rincara la dose: “Continuo e continuerò a negare lo sbarco a chi pretende di portare dei clandestini sempre e solo in Italia. Se qualcuno la pensa diversamente se ne assuma la responsabilità”. La Open Arms, “nave spagnola di ong spagnola – aggiunge – era in acque maltesi e non si capisce perché un giudice italiano possa consentire l’ingresso nelle nostre acque”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Germania. I segni tangibili della devoluzione liberal socialista.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-05.

Caravaggio. Conversione San Paolo. 1601. Collezione Odescalchi.

Negli ultimi tempi è accaduta una congerie di fatti nuovi, segni evidenti della devoluzione dell’ideologia socialista. Alcuni sono semplicemente evidenti, altri richiedono un po’ di pazienza per essere inquadrati.

Unione Europea. La rivolta dei peones. 2019-07-24

Johnson Premier. Brexit il 31 ottobre. 2019-07-23

Merkel. Quella telefonata che allunga la vita …. 2019-07-23

von der Leyen. Dopo essere stata eletta si presenta come è: Realpolitik. 2019-07-23

Europarlamento. L’arte di sapersi conquistare i nemici. 2019-07-22

von der Leyen, Polonia ed Ungheria e gli identitari sovranisti indispensabili.. 2019-07-21

*

PPE e S&D hanno perso nelle elezioni circa quaranta seggi ciascuno, e con essi la maggioranza parlamentare. L’alleanza con le formazioni liberal è possibile, ma nei fatti si sono rese evidenti profonde dilacerazioni all’interno di quei gruppi parlamentari.  Sono tutto tranne che un fronte coeso e compatto.

A far precipitare la situazione è stata la presa di coscienza del Consiglio Europeo di essere l’organo comunitario deliberante, ove un nucleo di undici nazioni ha bocciato clamorosamente i candidati del PPE, Herr Weber, e di S&D, Herr Timmermans.

La nomination di Frau Ursula von der Leyen è stata possibile solo dopo che Frau Merkel in persona è andata a piatire i voti del PiS, con una lunga telefonata prima con Mr Morawiecki e quindi con Mr Kaczyński.

Gli identitari sovranisti hanno raccolto la sfida convogliando i voti del PiS, di Fidesz e del M5S su Frau von der Leyen, assicurandole una strettissima maggioranza, a monito di quanto potrebbe accadere in futuro.

I liberal socialisti hanno esperito una bruciante débâcle, proprio nel momento in cui credevano di aver ottenuto la vittoria totale.

* * * * * * *

Al momento attuale dovrebbe essere chiaro che i liberal socialisti non sono tecnicamente in grado di perseguire il loro programma, né nel Consiglio Europeo né in europarlamento. La loro dottrina basata sull’immigrazione selvaggia ed illegale, sugli lgbt, sulle ngo, sul ‘clima’ e sul rule of law troverà grandissime e comprovate resistenze.

Adesso sembrerebbero cercare una qualche via di fuga. Un po’ come la volpe sotto l’uva.

Che Kaczyński, Orban e Salvini abbiano posto delle condizioni dovrebbe essere cosa ovvia.

Nulla è trapelato e Frau von der Leyen è quanto mai abbottonata, ma questo editoriale del Deutsche Welle la conta davvero molto lunga.

Questa è la testata ufficiale del Governo tedesco, edita in 34 lingua, a direzione socialdemocratica di strettissima osservanza: gente per la quale Lenin era un borghese capitalista, adoratori di Mr Soros.

I suoi articoli veementi contro Polonia, Ungheria,Romania ed Italia erano un concentrato tossico di odio verso gli identitari sovranisti, rei di non volersi sottomettere alla loro volontà egemone.

Polonia ed Ungheria erano i suoi obiettivi preferiti, a causa delle riforme dell’ordinamento giudiziario. Come minimo, li definivano ‘illiberali’, ‘antidemocratici’, ‘totalitari’. ‘nazisti’: in poche parole gente che avrebbe dovuto essere scacciata malo modo dall’Unione Europea.

Kontrordine, Kompagni!!

«The president-elect of the European Commission, Ursula von der Leyen, wants a more objective debate about the rule of law in Europe.»

«The European Commission and countries such as Poland and Hungary have been arguing for years now about issues related to the rule of law.»

«Only one legal body — the European Court of Justice — has managed to induce the Polish government to revise some controversial decisions»

«However, Warsaw refuses to be told what to do by politicians in Berlin and Brussels. This has little to do with politics; it’s more of a psychological issue.»

«As Germany’s minister of defense, she took the eastern countries and their concerns — fears of Russian expansion, for example — very seriously.»

«Many now fear this means von der Leyen will allow herself to be instrumentalized by the populists, and will take an indulgent view of their controversial judicial reforms»

«The incoming Commission president is making use of the change of personnel to establish her own way of dealing with the constitutional renegades. If she were immediately to start lecturing her partners in the east, or threatening them with cuts to their EU funding before even sitting down at the table with them, she wouldn’t get any further than her predecessors»

«The real surprise is not, in fact, her approach to the eastern states, but a proposal she has made: Von der Leyen has advocated a monitoring system to scrutinize all member states and enforce the rule of law»

«She wants to avoid the impression that one part of Europe is essentially criticizing the other.

This is indeed the impression that many have in Eastern Europe. The general opinion there is that western states have serious legal deficiencies too, but they don’t want to discuss them«»

«Germany is frequently mentioned in this regard. Judges are elected to the German Constitutional Court by both the parliament and the representative assembly of the federal states — the Bundestag and the Bundesrat. In practice, though, the two main political parties, the CDU and the SPD, essentially take turns to nominate a candidate, who then obtains a majority.»

«But if all European countries are to be on an equal footing when discussing the rule of law, they should all also be allowed to question this. It would be helpful if the government were to explain the reasoning to those who don’t understand it calmly»

* * * * * * * * * * *

I giornalisti del Deutsche Welle hanno voltato in un attosecondo la gualdrappa, nel vano tentativo che ci si dimentichie chi erano e fossero. Ma per loro malasorte la gente ha ottima memoria.

Il cuore del discorso è questo:

«Germany is frequently mentioned in this regard. Judges are elected to the German Constitutional Court by both the parliament and the representative assembly of the federal states — the Bundestag and the Bundesrat. In practice, though, the two main political parties, the CDU and the SPD, essentially take turns to nominate a candidate, who then obtains a majority.»

Polonia, Ungheria, Romania e molti altri stati sono stati demonizzati perché avevano operato delle riforme del sistema giudiziario sulla falsariga di quello tedesco. Contro Polonia ed Ungheria è persino iniziata l’azione a mente dell’art sette, ossia la cacciata dall’Unione Europea.

Due pesi e due misure.

Se la Germania nomina in via politica giudici costituzionali nelle persone di chiara posizione politica sarebbe manovra altamente democratica e perfettamente in linea con i principi ispiratori dell’Unione. Ma se Polonia ed Ungheria facessero ciò sarebbe la lampante evidenza di quanto quei governi siano totalitari, dittatoriali, nazionalsocialisti, e via quant’altro.

Vedremo con il tempo quanto la Ursula von der Leyen saprà gestire la situazione.

Pacta servanda sunt.


Deutsche Welle. 2019-07-21. Opinion: Open discussions, not ingratiation

The president-elect of the European Commission, Ursula von der Leyen, wants a more objective debate about the rule of law in Europe. But that doesn’t mean she’ll cozy up to the populists, says DW’s Rosalia Romaniec.

*

The European Commission and countries such as Poland and Hungary have been arguing for years now about issues related to the rule of law. The EU’s executive body has been critical, for example, of measures that restrict the independence of the judiciary and the media. So far, though, little has been achieved: There hasn’t been much concrete progress at the political level.

Only one legal body — the European Court of Justice — has managed to induce the Polish government to revise some controversial decisions. Its judgments are respected. However, Warsaw refuses to be told what to do by politicians in Berlin and Brussels. This has little to do with politics; it’s more of a psychological issue.

One person who has never fallen into the trap of criticizing or talking down to her fellow leaders is Angela Merkel. Although their positions often differ, the German chancellor always manages to strike the right tone with her Eastern European counterparts. No western politician is more respected in the east than she is.

Clearly, Ursula von der Leyen wants to build on this. As Germany’s minister of defense, she took the eastern countries and their concerns — fears of Russian expansion, for example — very seriously. This was one reason why delegates from Poland’s national-conservative PiS party didn’t find it hard to vote for her as president of the European Commission.

Fresh approach

Many now fear this means von der Leyen will allow herself to be instrumentalized by the populists, and will take an indulgent view of their controversial judicial reforms. This idea, however, is simply nonsense.

The incoming Commission president is making use of the change of personnel to establish her own way of dealing with the constitutional renegades. If she were immediately to start lecturing her partners in the east, or threatening them with cuts to their EU funding before even sitting down at the table with them, she wouldn’t get any further than her predecessors. And that’s not far enough for a Europe that must work together to resolve not only constitutional deficiencies, but other problems as well.

Von der Leyen hasn’t ruled out taking the toughest action, like cutting subsidies, as a final resort, but she’s not going to do this right now. She’ll wait for the pending decision from the European Court of Justice before upping the political pressure — especially as she doesn’t actually take office until November.

Read more: The EU in 2019: Challenges and crises await 

Monitoring for all member states

The real surprise is not, in fact, her approach to the eastern states, but a proposal she has made: Von der Leyen has advocated a monitoring system to scrutinize all member states and enforce the rule of law. She wants to avoid the impression that one part of Europe is essentially criticizing the other.

This is indeed the impression that many have in Eastern Europe. The general opinion there is that western states have serious legal deficiencies too, but they don’t want to discuss them. Germany is frequently mentioned in this regard. Judges are elected to the German Constitutional Court by both the parliament and the representative assembly of the federal states — the Bundestag and the Bundesrat. In practice, though, the two main political parties, the CDU and the SPD, essentially take turns to nominate a candidate, who then obtains a majority. The idea is to ensure that the country’s highest judges represent different political positions.

But if all European countries are to be on an equal footing when discussing the rule of law, they should all also be allowed to question this. It would be helpful if the government were to explain the reasoning to those who don’t understand it calmly, matter-of-factly. A European monitoring system would help with this. “Nobody’s perfect,” von der Leyen commented. She may well have a point.