Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica America Latina., Giustizia

Brasile. Tribunale conferma condanna di Lula. Non candidabile.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-25.

Tribunale 010

Sul tema del Brasile siamo intervenuti pochi giorni or sono:

Brasile. Elezioni presidenziali 2018 e la Cina.

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Una corte d’appello brasiliana ha confermato mercoledì la condanna per corruzione dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, un duro colpo ai piani del politico più influente del paese, che quest’anno avrebbe voluto nuovamente candidarsi alla presidenza.

Due su tre giudici hanno votato a favore delle condanne di Lula per aver preso tangenti e per riciclaggio di denaro sporco e si sono dichiarati d’ accordo con la richiesta dei pubblici ministeri di allungare la pena detentiva del primo leader operaio brasiliano, che rimane però libero in attesa di futuri ricorsi.

Lula, 72 anni, potrebbe ora essere inammissibile a candidarsi alle elezioni sotto la legge brasiliana “Ficha Limpa” o “Clean Record”, che vieta la candidatura ai personaggi politici le condanne dei quali siano confermate da una corte d’appello. Tuttavia, un tribunale elettorale deve decidere in via definitiva in merito a una candidatura e lo farà solo dopo la registrazione di un candidato.

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La sua esclusione dalle elezioni potrebbe modificare radicalmente il panorama politico di una campagna in cui Lula era il primo favorito, con il 36 per cento delle preferenze elettorali secondo un sondaggio Datafolha. Percentuale che è quasi il doppio di quella del suo rivale più vicino, il deputato  ex capitano dell’esercito Jair Bolsonaro., che potrebbe raggiungere abbastanza facilmente la presidenza, cambiando così i destini del Brasile.


Reuters. 2018-01-24. Brazil court upholds Lula conviction

A Brazilian appeals court upheld the corruption conviction of former President Luiz Inacio Lula da Silva on Wednesday, a major blow to the plans of the country’s most influential politician to run for the presidency again this year.

The first two of three judges voted to uphold Lula’s convictions on taking bribes and money laundering and agreed with the prosecutors’ request to lengthen the prison sentence of Brazil’s first working-class leader, who remains free pending future appeals.

Lula, 72, could now be ineligible to stand for election under Brazil’s “Ficha Limpa” or “Clean Record” law, which bans political candidates whose convictions are upheld by an appelate court. However, an electoral court must make the final ruling on a candidacy, and would only do so once a candidate had registered.

Lula can appeal Wednesday’s decision to higher courts to delay a final decision, possibly avoiding jail and stringing the process out long enough to register his candidacy by the Aug. 15 deadline.

Lula is one of scores of powerful politicians and businessmen caught up in sweeping corruption probes that have wracked the Brazilian establishment since 2014.

His exclusion from the election would radically alter the political landscape ahead of a campaign in which Lula is the early favorite, with 36 percent of voter preferences according to pollster Datafolha. That is double the percentage of his nearest rival, the far-right congressman and former army captain Jair Bolsonaro, who has been energized by anti-Lula sentiment.

Brazil’s benchmark Bovespa stock index has risen 8 percent so far this year, propped up by expectations Lula will be barred from the election, clearing the way for a more market-friendly candidate who would stick to Brazil’s austerity agenda.

The Bovespa hit an all-time high on Wednesday as the first of three judges on the court began reading his decision, dismissing a series of arguments presented by Lula’s lawyers.

Brazil’s currency, the real, firmed 1.6 percent against the U.S. dollar, leading gains in Latin America.

MORE CASES

Lula faces six other indictments in corruption cases ranging from receiving bribes from engineering firm Odebrecht to obstructing justice and trafficking his influence to obtain government decisions favoring the auto industry.

He is among over 100 people convicted in the “Car Wash” investigation, the most sprawling of Brazil’s numerous probes, focused on graft involving oil firm Petroleo Brasileiro and other state-run companies.

Speaking at a union rally on the outskirts of Sao Paulo on Wednesday, Lula told the crowd, “I committed no crime.”

“The only fair decision today would be a 3-0 ruling that I was wrongly convicted and sentenced,” Lula said.

BEACHSIDE APARTMENT

Lula was convicted of corruption and money laundering last year for accepting a beachside apartment from an engineering firm vying for contracts with the state oil company known as Petrobras.

Prosecutors said the apartment and its refurbishing was a bribe worth 3.7 million reais ($1.1 million). Lula maintains he never owned the penthouse apartment, criticizing prosecutors for relying on the plea bargain testimony of one witness, businessman Leo Pinheiro.

“His word is not enough to incriminate Lula,” Lula’s lawyer Cristiano Zanin told the appeals court.

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Pubblicato in: Giustizia, Persona Umana

Quelle potrebbero essere i giudici di domani.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-23.

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È destituito ma fa lezione: Bellomo imbarazza i giudici

«Nell’hotel di Roma tra studentesse in minigonna»

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«Francesco Bellomo esce dall’aula con passo calmo dopo tre ore di lezione per fare una breve pausa al bar, contornato da quattro ragazze in minigonna»

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«Quest’uomo di 47 anni, che ne dimostra però molti meno, è stato destituito dopo il caso dei contratti con clausole su minigonne e tacchi a spillo fatti firmare alle allieve della sua scuola di preparazione al concorso in magistratura, test che inizia proprio oggi a Roma»

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«La situazione, nonostante i provvedimenti dei giudici e tre inchieste, non è però cambiata. Ieri in un albergo poco fuori dal centro della Capitale, l’hotel Holiday Inn Eur Parco dei Medici, erano in tante a seguire le sue parole e a prendere appunti con abiti attillati e tacchi alti»

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«L’ex giudice è stato destituito quasi all’unanimità (un solo astenuto) il 12 gennaio dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, l’organo di autogoverno dei magistrati dei Tar e del Consiglio di Stato»

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«Bellomo è considerato da molte sue studentesse un genio del diritto.»

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«A me non interessa ciò che fa Bellomo. È considerato un genio del diritto e il mio obiettivo è solo quello di passare questo concorso»

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«Una di queste, sui 25 anni, capelli biondi corti e gambe scoperte, borbotta qualcosa e allunga il passo»

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Precisiamo alcune cose che sembrerebbero essere sfuggite a molte persone.

  1. Le ragazze non sono studentesse universitarie. Sono tutte laureate in giurisprudenza e con una certa quale anzianità di carriera, usualmente dai quattro ai dieci anni. Sono donne, professioniste, che si preparano al concorso per accedere alla Magistratura.

  2. Di estate nessuno sembrerebbe scandalizzarsi di giovani donne che girino con pantaloncini glutei, che non differiscono poi molto dalle minigonne per superfici esposte, anzi: espongono ancor di più. Basta frequentare i tribunali per veder donne vestite in modo ‘stravagante’. Sì in tribunale, no ai corsi?

  3. I contratti sono stati liberamente firmati da ambedue i contraenti. Nessuno ha obbligato nessuna a firmare: quante hanno firmato hanno liberamente accettato.

  4. Per accedere al concorso per la Magistratura non sono richiesti corsi propedeutici. Questi li fanno le persone che presumono di trarne nozioni utili.

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Facciamo nostre due considerazioni finali dell’articolista: al giudice si richiede non solo competenza ma anche stabilità e serietà.

«Quelle potrebbero essere i giudici di domani»

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«Queste scene fanno soffrire. Credevo che fosse qualcosa di più nobile ambire a fare i magistrati»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti

America. Corte Suprema e Masterpiece Cakeshop Case.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-14.

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Il fatto è, o dovrebbe essere, noto.

Sei anni or sono Mr Jack Phillips, di professione pasticciere, si era rifiutato di allestire la torta di nozze per un matrimonio omosessuale.

La coppia portò la cosa in giudizio, asserendo un proprio diritto che il pasticciere li servisse.

Il processo si dipanò in tutti i suoi gradi nel Colorando ed alla fine approdò per un giudizio finale e definitivo davanti alla Corte Suprema di Washington.

Il problema giuridico sembrerebbe essere alquanto intricato.

Da una parte c’è la libertà del pasticciere di negare i propri servizi, ed in effetti nessuna legge impone ai pasticcieri di essere obbligati a vendere ciò che fanno.

Non solo, il pasticciere si appella anche alla libertà religiosa, per cui vorrebbe veder tutelato il proprio diritto di credere e praticare la propria religione.

Dall’altra parte i due sposini si sono sentiti discriminati, e discriminati in quanto gay, e ciò sarebbe contrario alle leggi vigenti.

Di qui il quesito: è il pasticciere obbligato o meno dalla Costituzione a vendere a chiunque si presenti? È una pasticceria equiparabile ad un pubblico servizio?

Questo detto all’osso: gli avvocati hanno scritto già tremila pagine di dotte motivazioni.

Approdata alla Corte Suprema, questa ha già fatto numerose sedute ad organico pieno: il tema è ritenuto essere sensibile.

Così, il Masterpiece Cakeshop, Ltd. v. Colorado Civil Rights Commission ha monopolizzato le attività della Corte Suprema. Da qualche mese quasi non fa altro.

Non solo.

«The Supreme Court extended its session in order to give both sides more time than usual to argue the case»

Evidentemente le tremila pagine non erano state sufficientemente chiare.

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Chiediamo adesso ai Signori Lettori un grande, immane sforzo.

Ci si dimentichi della materia trattata.

Alla Corte Suprema giacciono i ricorsi contro il Trattato Nafta, il contenzioso con la Commissione ONU per la codificazione del diritto internazionale, il contenzioso sui criteri di bilancio degli stati in rapporto a quello federale, e così via.

Quindi, ci si ponga una domanda.

Il Masterpiece Cakeshop Case si è proprio meritata la precedenza assoluta su problematiche di quel livello?

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Segnaliamo una simpatica battuta spiritosa.

«Noel Francisco, President Trump’s new solicitor general, claimed that leaving the law intact would mean that an African American sculptor could be forced to make a cross for a Ku Klux Klan event»

Ma di questi tempi ben poche sono le persone di spirito.

Di sicuro Mr Putin e Mr Xi staranno gongolando come non mai. La foga legale di un partito politico americano è arrivata al punto di paralizzare i gangli vitali dell’America: si stanno autodistruggendo con le loro mani.


Billy Graham Evangelic Association. 2018-01-11. U.S. Supreme Court Hears Arguments in Masterpiece Cakeshop Case.

The U.S. Supreme Court heard oral arguments Dec. 5 in Masterpiece Cakeshop, Ltd. v. Colorado Civil Rights Commission. 

The case involves Colorado baker Jack Phillips, who was punished by the Colorado Human Rights Commission for declining to create a custom wedding cake for a same-sex ceremony.

The Commission ruled that Phillips violated Colorado’s anti-discrimination law. Phillips counters that the state has violated his right of free speech and freedom of religion.

The Supreme Court extended its session in order to give both sides more time than usual to argue the case. Early analysis by legal experts said the Court may be leaning toward ruling in favor of Phillips, as Justice Anthony Kennedy—often the swing vote on the Court—stated that while tolerance is essential in a free society, Colorado has not shown tolerance toward Phillips.

A decision is expected by summer.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Persona Umana

Democrazia tra piazza ed elezioni. L’intervento di Mrs Deneuve.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-12.

2018-01-10__Polanscki__001

«In late October, protesters in Paris disrupted the opening of a retrospective of Roman Polanski’s work following new rape allegations against the French-Polish film director.».

Se bastano undici persone con cartelli la democrazia è morta.


In un sistema democratico il popolo esprime la propria sovranità nel momento delle elezioni, quindi gli eletti governano. Anzi, dovrebbero governare esercitando tutta la autorità della quale sono stati investiti.

In un sistema democratico la piazza non dovrebbe aver luogo né audience.

Una cosa infatti è la dimostrazione per esprimere oppure rimarcare un certo quale problema, ed una completamente differente  quella che usa la violenza prevaricatrice. Questa può essere sia violenza in piazza, sia violenza sul governo.

In questa evenienza, un numero molto limitato di persone surroga tutto il popolo: quando ciò accade è tirannide. Spesso è il governo stesso a stimolare queste manifestazioni, prontissimo poi a recepirne le istanze.

Una forma più subdola di tirannide è quella esercitata dai media, complice usualmente la compagine governativa. Si demonizza un qualcosa, ingigantendolo a dismisura, quindi si accusano i nemici politici e li si massacra, anche ricorrendo alle corti penali.

Sexual harassment. L’ultima arma per neutralizzare i nemici.

Una cosa è una corte maldestra, un’altra il sexual harassment ed un’altra ancora la violenza carnale.

«Art. 609 bis codice penale (cp). Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. …. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi»

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«Art. 660 cp. Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a cinquecentosedici euro»

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«Costituzione. Art 27. L’imputato non e’ considerato colpevole sino alla condanna definitiva».

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Alcune considerazioni.

– La denuncia di un atto potenzialmente criminoso non costituisce sentenza in giudicato: la Costituzione in questo è inequivocabile.

– Una cosa è la denuncia regolarmente sporta alla Magistratura, e da questa ammessa alla discussione in aula, ed una totalmente differente una qualche lamentela espressa ai media.

– Perché dalla denuncia si possa passare alla constatazione di avvenuto reato è necessario produrre prove probanti: testimoni, referti medici, documenti atti a dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che il fatto sia avvenuto, e che si sia svolto così come riferito in denuncia. La sola denuncia di parte non costituisce di per sé prova.

Per i codici italiani la “prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione“.

Di conseguenza, le molestie sono prescritte dopo sei mesi.

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Le considerazioni fatte da Mrs Deneuve e da altre cento donne sembrerebbero essere un ottimo tentativo di riportare il buon senso in questo povero mondo.

«Sacrosanta la denuncia della violenza, controproducente l’onda “puritana” che ha invaso media e social network dopo il caso Weinstein: in prima su Le Monde, lanciano un appello controcorrente un centinaio di donne, attrici, registe, scrittrici, giornaliste»

*

«Femminismo non significa “odiare gli uomini e la sessualità”, proclamano le firmatarie dell’appello in una “tribuna” pubblicata dal quotidiano»

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«Ma tutte altrettanto decise nel condannare che #metoo abbia “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa – continuano le donne nella loro denuncia – ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell’esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio»

Senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi: accusa questa ben grave!

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«distinzione netta fra la “violenza sessuale”, che è “un crimine” e il “rimorchio” che “non è neppure un reato”»

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«Deneuve e le altre, “in quanto donne”, gridano il loro desiderio di “non riconoscersi in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell’odio verso gli uomini e la sessualità”»

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«noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale, siamo abbastanza mature da non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un’aggressione sessuale»

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Ci congratuliamo con Mrs Deneuve e le altre donne cofirmatarie per il buon senso giuridico ed umano che hanno avuto il coraggio di dimostrare in un’epoca travagliata da deliri schizofrenici. In verità, almeno per quelle che è dato conoscere, non avevamo il minimo dubbio che fossero persone oneste ed intelligenti.


Usa Today. Catherine Deneuve signs letter deploring #MeToo ‘witch hunt’ and ‘puritanism’

«Those sexy French are not pleased about the #MeToo crusade. 

Some 100 French cultural figures, including France’s most revered movie star, Catherine Deneuve, have signed an open letter in Le Monde decrying a “new puritanism” and the tide of “denunciations” that have brought down scores of men following the sex-scandal revelations about American movie producer Harvey Weinstein.

The letter, signed by writers, entertainers, historians, journalists, curators, academics and intellectuals, was published Tuesday under the headline, in French, “we defend freedom to importune, indispensable to sexual freedom.”

In essence, that means men should be free to hit on others as part of the ancient human seduction dance — especially valued by the French. 

But since the Weinstein scandal broke in October, with blockbuster investigations of the mogul’s alleged sexual predations against more than 80 women dating back decades, the result has been catastrophe, at least according to French stars such as Deneuve, 74. 

The letter argues that daily revelations of alleged sexual misconduct by men in multiple industries amounts to a “witch-hunt” that threatens sexual freedom and promotes “hatred of men.”»

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ABC News. Catherine Deneuve leads group of 100 women denouncing #MeToo campaign for ‘puritanism’

«Actress Catherine Deneuve and 99 other French women have denounced a backlash against men following the Harvey Weinstein scandal, saying the #MeToo campaign against sexual harassment amounts to “puritanism” and is fuelled by a “hatred of men”.

In the aftermath of accusations against the US movie producer, millions of women took to social media to share their stories of being sexually harassed or assaulted, using the #MeToo hastag worldwide or #SquealOnYourPig (#balancetonporc) in France.

“This urge to send men to the slaughterhouse, instead of helping women be more autonomous, helps the enemies of sexual freedom,” the 100 women, including 74-year old Deneuve, one of France’s most famous screen stars, said in a column published by Le Monde daily.

The man’s right to “pester” a woman was an essential part of sexual freedom, they said, describing the campaign as “puritanism”.

Marlene Schiappa, the French minister tasked with cracking down on violence against women, said the Weinstein scandal forced a rethink of attitudes towards sexual harassment in France, a country that cherishes its self-image as the land of seduction and romance.

But for Deneuve and the other signatories of the letter, including writers and journalists, this went too far.

“This vigilante (online) justice has punished men in their jobs, forced some to resign, when all they did was touch a knee, try to steal a kiss, talk about ‘intimate’ matters in a work dinner,” they wrote.

“We defend a right to pester, which is vital to sexual freedom.”»

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Ansa. Deneuve e altre 100 donne, il rimorchio non è reato

«Sacrosanta la denuncia della violenza, controproducente l’onda “puritana” che ha invaso media e social network dopo il caso Weinstein: in prima su Le Monde, lanciano un appello controcorrente un centinaio di donne, attrici, registe, scrittrici, giornaliste. Fra queste, Catherine Deneuve, che dall’inizio della vicenda ha mantenuto una posizione decisamente defilata.

Femminismo non significa “odiare gli uomini e la sessualità”, proclamano le firmatarie dell’appello in una “tribuna” pubblicata dal quotidiano. Tra le firme, la giornalista Elisabeth Levy e la scrittrice Catherine Millet, molte attrici, artiste, editrici, scrittrici. Tutte d’accordo sul fatto che le iniziative come l’hashtag #metoo siano state meritorie nel “liberare la parola” delle donne. Ma tutte altrettanto decise nel condannare che #metoo abbia “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa – continuano le donne nella loro denuncia – ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell’esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose ‘intime’ in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente”. Proprio su quest’ultimo punto, la distinzione netta fra la “violenza sessuale”, che è “un crimine” e il “rimorchio” che “non è neppure un reato”, si concentra la battaglia delle 100 controcorrente: “noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale”, siamo “abbastanza mature” da “non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un’aggressione sessuale”.

Deneuve e le altre, “in quanto donne”, gridano il loro desiderio di “non riconoscersi in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell’odio verso gli uomini e la sessualità”. Niente a che vedere con le battaglie giuste e sacrosante, ma la confusione si ritorce contro le stesse vittime: “la donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana”»

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Romania, Approvata riforma giudiziaria avversata da EU e Mr Soros.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-27.

2017-12-26__Romania__001

La Romania sta dando segni di irrequietezza politica su molti fronti.

The Romanian government considering referendum to re-establish monarchy

«The Romanian parliament has now initiated a process in which they will consider holding a referendum on re-introducing a constitutional monarch as the country’s new form of government. This was reported earlier this week by Romanian Insider.

It is the two leaders of the current Romanian government who have initiated the process. They are Niculae Bădălău, the executive president of the Social Democrat Party and Călin Popescu-Tăriceanu from the Alliance of Liberals and Democrats.»

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Se è vero che dal 2000 il pil pro capite è aumentato di circa cinque volte, passando da 1,670 usd a 9,493 Usd, è anche vero che nel 2013, ultimo dato rilasciato, il reddito mediano pro capite ppa era 13,996 Usd: un po’ più di 1,000 dollari al mese. In altri termini, metà della popolazione nel 2013 aveva un reddito mediano pro capite ppa inferiore ai 1,000 Usd l’anno.

Nel 2016 la percentuale dei rumeni che vivevano alla soglia della povertà e della emarginazione sociale era poco meno del 50%, realtà purtroppo condivisa da molti paesi dell’ex est europeo.

Europa dell’Est e povertà dilagante. Incuria dell’Unione Europea.

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Questi dati puntano il dito sulla Unione Europea, la quale ha cercato di imporre alla Romania la propria Weltanschauung sociale e politica piuttosto che finanziare infrastrutture e produzione industriale.

L’Unione Europea aveva sempre condizionato l’elargizione di aiuti economici alla accettazione, inter alias, delle ogn (ngo) sul territorio rumeno e sulla politicizzazione della corti di giustizia, i giudici delle quali si convertirono rapidamente all’idealismo liberal, con tutte le conseguenze del caso.

Nei fatti, l’Unione Europea, ossia la sua dirigenza liberal e socialista ideologica, governava de facto la situazione rumena tramite le sentenze delle corti di giustizia ed i clamori di piazze delle ong, assunte come se fosse voce di tutto il popolo rumeno.

Sono però intervenuti fatti nuovi.

Cina. Sta colonizzando l’Europa dell’Est e l’Unione si strappa i capelli.

Cina. Ceec, un nome da imparare. Dazi ridotti dal 17.3% al 7.7%.

Cina. BeiDou. La via digitale della seta. Il dominio del mondo.

Ragionando a soldoni, la Cina ha investito in infrastrutture nell’est europeo una cifra quattro volte maggiore di quella erogata dall’Unione Europea, e senza porre condizioni etiche, morali o politiche.

La presa di atto della situazione era da tempo nell’aria, ma adesso inizia a concretizzarsi.

«First Poland and Hungary – now Romania, too, is set to reshape its judicial system, disregarding heavy criticism at home and abroad»

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«after a delay of several months, the parliament passed the reform on 21 December»

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«It was pushed through in haste, and the opposition was excluded from some of the debates»

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«Critics are describing it as a “parliamentary coup” against the judiciary»

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«Unlike in Poland, where the EU has started sanctions proceedings against Warsaw, the EU Commission’s response to the judicial reform in Romania has been comparatively muted»

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Le ‘manifestazioni di piazza‘ si sono risolte in sparuti gruppetti di aderenti alle ngo finanziate con capitali stranieri, che la stampa liberal spaccia come se fossero tutto il popolo romeno. Decisamente liberal e socialisti sono idiosincrasici ai risultati elettorali: sono costituzionalmente dittatoriali.

Sarà adesso tutto da vedere come la Romania potrà votare in seno al Consiglio di Europa.


Deutsche Welle. 2017-12-24. Romanian judicial reform: Critics decry ‘parliamentary coup,’ threat to democracy

First Poland and Hungary – now Romania, too, is set to reshape its judicial system, disregarding heavy criticism at home and abroad. The Romanian president must now decide whether the reform will come into effect.

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The Romanian people and their president chose a symbolic date for their protest. On Thursday, the eve of the anniversary of the December 22 revolution, state president Klaus Iohannis warned his fellow Romanians against political developments in his own country.

“In 1989 Romanians cried, ‘Down with Communism,'” he said. “Now this cry resounds again – as a clear signal to the politicians who, in recent days, have shown that they haven’t learned from the mistakes of the past. Defending the ideals of the revolution means defending the institutions of state, the values of freedom and democracy, and respect for citizens.”

Tens of thousands of Romanians have been demonstrating for weeks now, united in the belief that a controversial judicial reform threatens the constitutional state, democracy and European ideals and values in Romania. They are protesting not just within sight of the parliament building in the capital, Bucharest, but in all the big towns and cities as well.

Constitutional state in danger

At the start of this year, hundreds of thousands of Romanians already took to the streets to protest the plans by the left-wing populist Social Democratic Party (PSD). The justice minister, Florin Iordache, was forced to step down in February, and later a vote of no confidence removed the prime minister, Sorin Grindeanu. After these resignations, the protests died down. However, after a delay of several months, the parliament passed the reform on 21 December. It was pushed through in haste, and the opposition was excluded from some of the debates.

Critics are describing it as a “parliamentary coup” against the judiciary. Now that the parliament has voted, only President Klaus Iohannis or pressure from abroad could stop the reform.

The main areas of concern are a number of changes in the penal code and the code of criminal procedure. These grant the government greater political opportunity to influence the judiciary, while also curtailing the independence of judges and public prosecutors, thereby undermining the separation of powers.

Obstruction of police and judiciary

However, the legal reform doesn’t just focus on the work of the police and the judges, or that of the anti-corruption authority and its head, Laura Codruta Kovesi; it also addresses reporting on corruption cases, and investigative journalism in general.

A higher, politically appointed body will be given the right to proceed against unfavourable decisions by public prosecutors and judges. At the same time, people under suspicion will have to be informed when they become the object of an investigation. They will also be allowed to be present when witnesses are questioned. Furthermore, it will be possible to close down an investigation if politically appointed senior public prosecutors deem it unfounded or illegal.

Unlike in Poland, where the EU has started sanctions proceedings against Warsaw, the EU Commission’s response to the judicial reform in Romania has been comparatively muted. To date, Brussels has merely expressed concern; as have the US Department of State and individual EU states, which have also criticized the reform. So far, though, this pressure from abroad does not seem to have made any impression on the Romanian leadership.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Divorzio. Problema demandato alla Cassazione a Sezioni Riunite.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-27.

Tribunale 010

In Italia il vincolo matrimoniale è eterno.

Il divorzio rescinde infatti gli obblighi giuridici, ma cristallizza l’assegno divorzile finché morte non intervenga. Dopo subentra la Collettività a ripianare la relativa pensione di reversibilità. E son queste cifre da capogiro.

Inutile dire come sia nata la fabbrica dei divorzi: è benestante, lo sposo, mi separo, mi divorzio, me ne guardo bene dal lavorare, e vivo di rendita tutta la vita.

Ora qualcosa potrebbe cambiare.

«Nella primavera scorsa la Prima sezione della Cassazione, con una di quelle sentenze destinate in parte a recepire in parte a corroborare l’evoluzione del costume sociale, la n. 11504, ha stabilito che il criterio applicato per anni dall’autorità giudiziaria sui presupposti del diritto del coniuge all’assegno, deve essere ormai accantonato
Archiviato così un principio in vigore da 27 anni, considerato non più attuale, e azzerata anche l’idea del matrimonio come “rendita di posizione” da far valere in eterno»

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«La Cassazione indicava anche la via al giudice che ora dovrà dare una risposta all’ex che chiede l’assegno, distinguendo due fasi: una basata sul principio dell’«autoresponsabilità economica» in cui si decide se esiste un diritto al mantenimento, e l’altra fondata sul principio della «solidarietà economica» nella quale, in caso affermativo, questo va quantificato»

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«Una linea che però non ha convinto molti»

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«se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato dalle Sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso»

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«Intervento delle Sezioni che era stato chiesto anche dalla Procura generale della Corte»

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«Spetta dunque alle Sezioni unite (si veda il Sole 24 Ore del 13 dicembre scorso) l’ultima parola sui criteri per il riconoscimento e la determinazione dell’assegno divorzile. All’attenzione dei giudici l’articolo 5 della legge divorzile (legge 898/70), che prevede che la sentenza di divorzio possa disporre l’obbligo per un coniuge di versare periodicamente, a favore dell’altro, un assegno, quando quest’ultimo non abbia (o non sia in grado di procurarsi) «mezzi adeguati».»

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«A breve il decreto di fissazione dell’udienza che dovrebbe comunque essere prevista per aprile 2018.»

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«Si riapre quindi la questione dopo che una serie di istanze di parte e la stessa Procura generale avevano sollecitato un intervento definitivamente chiarificatore»

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Il rispetto delle procedure dovrebbe essere sempre garantito, specie poi quando siano in campo argomenti particolarmente delicati sia da un punto di vista umano sia economico.

Il godimento dell’assegno divorzile conferisce infatti all’ex-coniuge ricevente il diritto di ricevere la pensione di reversibilità. Nel caso specifico dei divorziati, è cifra stimabile attorno alla decina di miliardi l’anno.

Molti sono anche i dubbi giuridici attorno al trattamento di reversibilità.

L’Inps infatti calcola i contributi da versare sulla base delle tabelle di sopravvivenza. Ma se alla morte del pensionato la pensione prosegue ad essere erogata all’ex-coniuge superstite tale pensione risulta essere non coperta da pregressi versamenti contributivi. In poche parole, le divorziate sarebbero mantenute a spese della collettività.

Una ultima considerazione.

Se i Magistrati progettassero ponti, nessuno vorrebbe mai passare su di essi.

Per quanto possa sembrare strano, si constata che molte, se non quasi tutte, le sentenze siano scritte in modo ambiguo, difficilmente comprensibili anche da parte di persone esperte ed in buona fede.

Si genera in questa maniera un contenzioso molto costoso, specie poi in termini di tempo impiegato per arrivare ad una definizione chiarificatrice.


Sole24 Ore. 2017-12-13. Sull’assegno di divorzio in campo le Sezioni unite

Torna in discussione il diritto all’assegno di divorzio. O, meglio, il criterio che a questo dà diritto. La questione è stata infatti rimessa alle Sezioni unite civili della Cassazione su iniziativa del Primo presidente Giovanni Canzio perché ritenuta questione di particolare importanza. A breve il decreto di fissazione dell’udienza che dovrebbe comunque essere prevista per aprile 2018. Si riapre quindi la questione dopo che una serie di istanze di parte e la stessa Procura generale avevano sollecitato un intervento definitivamente chiarificatore.

Noto l’antefatto. Nella primavera scorsa la Prima sezione della Cassazione, con una di quelle sentenze destinate in parte a recepire in parte a corroborare l’evoluzione del costume sociale, la n. 11504, ha stabilito che il criterio applicato per anni dall’autorità giudiziaria sui presupposti del diritto del coniuge all’assegno, deve essere ormai accantonato
Archiviato così un principio in vigore da 27 anni, considerato non più attuale, e azzerata anche l’idea del matrimonio come “rendita di posizione” da far valere in eterno. Un cambio di rotta che i giudici hanno fatto senza chiamare in causa le Sezioni unite, proprio in considerazione delle diverse condizioni socio-culturali che rendono ormai superato il criterio avallato nel 1990 (Sezioni unite n. 11490), ma applicato dalla Cassazione poco dopo l’introduzione del divorzio. Il principio dettato allora era fondato sul tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio o legittimamente fondato sulle aspettative maturate nel corso delle nozze e fissate al momento del divorzio.

La Cassazione indicava anche la via al giudice che ora dovrà dare una risposta all’ex che chiede l’assegno, distinguendo due fasi: una basata sul principio dell’«autoresponsabilità economica» in cui si decide se esiste un diritto al mantenimento, e l’altra fondata sul principio della «solidarietà economica» nella quale, in caso affermativo, questo va quantificato.
Una linea che però non ha convinto molti. E tra le istanze presentate in Cassazione significativa quella di Bruno Sassani, docente di procedura civile a Tor Vergata a Roma. Nell’istanza, infatti, Sassani mette nero su bianco una serie di perplessità che evidentemente ha avuto eco nella decisione finale di rimessione. Perplessità di natura sia formale sia sostanziale. Infatti, osserva Sassani, la Prima sezione si è scostata dall’orientamento fatto proprio anche dalle Sezioni unite, senza applicare le norme del Codice di procedura in base alle quali «se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato dalle Sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso».

Intervento delle Sezioni che era stato chiesto anche dalla Procura generale della Corte. Invano. In questo modo, però, l’inziativa di alcuni collegi della Cassazione sta conducendo, sottolinea l’istanza, a una trasformazione storica del diritto di famiglia al di fuori del canale istituzionale.

E allora c’è un inevitabile «riflesso costituzionale» di questo cambiamento che sta terremotando il diritto di famiglia. Con una gestione, si fa notare, che trascura un confronto con spinte contrarie (che pure ci sono), che potrebbero condurre, magari, a soluzioni diverse e di mediazione. Una sorta di fatto compiuto davanti al quale vengono messi tutti gli operatori del diritto, relegando le risalenti Sezioni unite a un ruolo di giurisprudenza preistorica senza alcun peso, neppure nel dibattito delle idee.


Sole24 Ore. 2017-12-19. L’addio al tenore di vita è al passo con i tempi

Spetta dunque alle Sezioni unite (si veda il Sole 24 Ore del 13 dicembre scorso) l’ultima parola sui criteri per il riconoscimento e la determinazione dell’assegno divorzile. All’attenzione dei giudici l’articolo 5 della legge divorzile (legge 898/70), che prevede che la sentenza di divorzio possa disporre l’obbligo per un coniuge di versare periodicamente, a favore dell’altro, un assegno, quando quest’ultimo non abbia (o non sia in grado di procurarsi) «mezzi adeguati».

Come emerge dalla lettura della norma, la legge non indica il parametro cui deve riferirsi il giudizio di adeguatezza dei mezzi, giudizio per sua natura comparativo. In passato si è creato un contrasto interpretativo tra un orientamento giurisprudenziale che riteneva di dover parametrare il giudizio di adeguatezza al pregresso tenore di vita matrimoniale (Cassazione n. 1322/1989), e altre sentenze secondo le quali il giudice avrebbe dovuto solo verificare se il coniuge richiedente l’assegno avesse, o potesse procurarsi, mezzi adeguati a garantirgli «un modello di vita economicamente autonomo e dignitoso» (Cassazione n. 1652/1990).

Tale contrasto era stato risolto in favore del primo orientamento dalle Sezioni Unite con le sentenze gemelle del 1990 (n. 11490 e n. 11492). Un’interpretazione seguita e applicata dai giudici di merito e di legittimità. Dal 1990 a oggi, si sono succedute diverse pronunce della Suprema Corte che, per un verso, attraverso lo strumento del «tenore di vita potenziale», hanno ritenuto che fosse sufficiente, ai fini del riconoscimento dell’assegno divorzile, il semplice accertamento della disparità economico-reddituale tra i coniugi (sentenze 9669/2013 e 22501/2010); per altro verso, hanno chiarito che il tenore di vita non costituisce l’unico parametro di riferimento ai fini dell’assegno divorzile, dovendosi tenere conto, altresì, degli altri criteri indicati dall’articolo 5 (ragioni della separazione, condizioni economiche, contributo dato alla formazione del patrimonio familiare e durata del matrimonio), che agiscono come fattori di ponderazione/moderazione dell’assegno fino all’azzeramento (Corte costituzionale n. 11/2015).
In questo contesto è intervenuta la sentenza della Prima Sezione n. 11504/2017, che, individuando l’autosufficienza economica del coniuge richiedente quale termine di paragone ha rivoluzionato l’interpretazione dell’articolo 5. Un orientamento che ha il pregio, dal punto di vista pratico, di superare una visione dei rapporti tra coniugi divenuta antistorica, essendo ormai stata superata dall’evoluzione dei modelli sociali; dal punto di vista giuridico, il nuovo orientamento sembra essere più coerente con la distinzione, a livello sistematico, tra assegno di “mantenimento” attribuito al coniuge in sede di separazione (che ha la funzione di garantire la conservazione del pregresso tenore di vita, in un momento, quale quello separativo, in cui il vincolo coniugale ancora persiste) e assegno divorzile, avente invece natura esclusivamente “assistenziale” (destinato ad avere efficacia in un momento in cui il vincolo coniugale è venuto meno). La diversa natura dei due assegni, nel vecchio orientamento, rischiava di essere solo nominale, essendo entrambi finalizzati a garantire la conservazione del pregresso tenore di vita matrimoniale.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Polonia. La Camera bassa approva la riforma della giustizia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-10.

Polonia. Varsavia. Corte di Giustizia. 001

«Lower house passes bill making changes to Supreme Court»

*

«The bills’ approval comes a day after the ruling Law & Justice party named Western-educated banker Mateusz Morawiecki to become prime minister»

*

«Poland took a major step toward overhauling its courts, a move the European Union says undermines the country’s democratic order and one that overshadows a leadership change aimed at rebooting relations with Brussels»

*

«The lower house approved legislation on Friday to revamp the Supreme Court by forcing two fifths of the court’s justices into retirement and overhaul a panel that appoints judges»

*

«Leaders including French President Emmanuel Macron and German Chancellor Angela Merkel have suggested that Poland may face economic penalties for the erosion of democracy»

* * * * * * *

La Polonia ha subito nel secolo scorso la dittatura prima dei tedeschi di Hitler, quindi dei russi di Stalin e successori fino al collasso del comunismo.

Adesso sta lottando contro la dittatura dell’Unione Europea, che la ha già portata in giudizio davanti alla Alta Corte di Strasburgo, e che vuole imporle la propria Weltanschauung, che chiamano confidenzialmente “democrazia“.

Se i polacchi si sono espressi in modo inequivocabile alle urne conferendo la maggioranza al partito Legge e Giustizia, tra l’altro in quelle elezioni non risultò essere eletto nemmeno un deputato della sinistra, risentono ancora della pregressa dittatura che aveva nominato giudici costituzionali dei liberal di provata fede.

Più che organo giuridico, la Corte Costituzionale polacca è diventata lo strumento politico tramite il quale opera la dirigenza liberal e socialista europea: forma uno stato nello stato e persegue interessi stranieri. Un gruppo di fuoco per il killeraggio degli avversari politici dei liberal.

*

Non a caso:

«The cumulative effect of the reforms “puts at serious risk the independence of all parts of the Polish judiciary,” the Venice Commission, a democracy watchdog for the Council of Europe human rights group».

La Commissione di Venezia, dal nome della città in cui si riunisce, è un organo consultivo del Consiglio d’Europa che ufficialmente porta il nome di “Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto“.

* * * * * * *

Ovunque siano andati al potere, liberal e socialisti hanno nominato giudici di strettissima osservanza, colonizzando in questa maniera le corti di giustizia, che hanno quindi utilizzato il proprio ruolo e mansione per condizionare la politica: più che corti di giustizia sarebbe più appropriato denominarle succursale della disciolta Ovra. La politicizzazione liberal e socialista dei giudici costituzionali polacchi grida vendetta a Dio ed agli uomini. Sono polacchi rinnegati.

Bene.

Lo scontro è in atto.

Una sola considerazione.

Frau Merkel, sempre poi che rimanga cancelliera, farebbe bene a guardare il comportamento della magistratura tedesca, che applica la “giustizia” con la buonafede di Robespierre.


Bloomberg. 2017-12-08. Polish Lawmakers Approve Bill to Overhaul Justice System

– Lower house Passes bill making changes to Supreme Court

– Legislative push follows change at the top of government

*

Poland took a major step toward overhauling its courts, a move the European Union says undermines the country’s democratic order and one that overshadows a leadership change aimed at rebooting relations with Brussels.

The lower house approved legislation on Friday to revamp the Supreme Court by forcing two fifths of the court’s justices into retirement and overhaul a panel that appoints judges. The votes, which send the bills to the Senate, followed a heated parliamentary debate during which opposition lawmakers chanted “dictatorship, dictatorship” and compared the measures to actions taken by Nazis in the 1930s to cement their grip on power.

The draft laws bring closer to conclusion a months-long battle by the governing Law & Justice party to take control over a system that it says is run by a “self-serving clique of judges.” At the same time, the legislative push — a do-over after an earlier attempt triggered national protests and a presidential veto — ignores warnings from the EU that it may impose sanctions on member states who fail to uphold its values.

The bills’ approval comes a day after the ruling Law & Justice party named Western-educated banker Mateusz Morawiecki to become prime minister. Morawiecki, a finance minister and veteran of international meetings in New York and London, was chosen to sell his party’s vision to Poland’s foreign partners and reassure investors that the collision course with the EU doesn’t endanger their bets on the $470 million economy.

“Any hope for a reset in Poland’s relations with the EU will probably be dashed by the passage of the judiciary reforms,” said James Sawyer, an analyst at the consultancy Eurasia Group.

Morawiecki is a vocal cheerleader for the main source of his party’s clash with the EU, a vision created by the nation’s most powerful politician, Law & Justice leader Jaroslaw Kaczynski. The prime minister designate has defended the court overhaul as addressing a “widespread pathology in the judiciary” and echoed Kaczynski in saying it’s no business of other countries to decide how a nation imposes the rule of law.

The cumulative effect of the reforms “puts at serious risk the independence of all parts of the Polish judiciary,” the Venice Commission, a democracy watchdog for the Council of Europe human rights group, said in a statement on Friday.

‘National Interests’

Morawiecki, the former head of Poland’s third-biggest bank, Bank Zachodni WBK SA, takes over from Beata Szydlo, who stepped aside halfway through the government’s four-year term. She will become a deputy prime minister, the PAP news service said, without citing anyone.

“We won’t improve our relations with the EU at the expense of our national interests but perhaps we should have better communications with Brussels,” Jacek Sasin, a senior ruling party lawmaker, told private Radio Zet on Friday. “Still, it takes two to tango.”

The commission sees it another way. It’s conducting the first-ever probe into whether a member is upholding the bloc’s democratic values. Leaders including French President Emmanuel Macron and German Chancellor Angela Merkel have suggested that Poland may face economic penalties for the erosion of democracy, including possible curbs to the tens of billions of euros of development aid that have driven the country’s economic growth for more than a decade.

Market Implications

The zloty gained 0.2 percent to 4.2013 per euro as of 5:13 p.m. in Warsaw, extending this year’s advance at 4.8 percent, the best performance among emerging-market currencies following the Czech koruna. Investors said there were few market implications as Morawiecki was a trusted figure.

“The assessment of the economic policy by Morawiecki remains generally positive among foreign investors,” ING Bank Slaski analysts, led by Rafal Benecki, said in a note.

Under Kaczynski, who holds the power behind the government and was decisive in replacing Szydlo, Law & Justice has followed in the footsteps of regional peer Hungary. It’s there that Prime Minister Viktor Orban pledged earlier this decade to transform his country, which is also an EU member, into an “illiberal state” modeled on Russia and Turkey.

As part of that, Morawiecki, 49, has sought to carve out a bigger role for the government in business. This is crucial to his party’s drive to centralize power and steer Poland away from a model based on foreign investment and EU integration that dominated its post-Communist transformation. He has also helped find funding for new welfare spending on families with children, boosting Law & Justice’s support among voters in the country of 38 million people.

He narrowed the budget deficit, an important benchmark for foreign institutional investors who hold 202 billion zloty ($57 billion) of the government’s local-currency bonds. The government didn’t immediately make clear whether he would be replaced or keep the finance portfolio.

“Morawiecki’s modernization agenda may help protect support” of Law & Justice, said Piotr Buras, a political scientist from the European Council on Foreign Relations, a pro-EU think-tank. “But it won’t alter Poland’s institutional course, which is at the center of the conflict with the EU.”

President Andrzej Duda formally nominated Morawiecki as prime minister on Friday and said he hoped the new government can be sworn and win a vote of confidence in parliament next week.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti, Trump

Nessuno si è chiesto il cui prodest dei sexual harassment.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-10.

Gufo_019__

Si rimane davvero stupefatti nel constatare come la gente comune, buona ma non particolarmente intelligente, si abbeveri a fiumi di notizie irrilevanti e fuorvianti, ed ignori quelle poche notizie che servono veramente a comprendere cosa stia accadendo.

È un tedioso gusto del sofisma.

*

Adesso vanno tutti dietro i vari riferiti sexual harassment, che hanno già fatto cadere molte teste importanti e, soprattutto, ricche.

Nessuno che si sia chiesto il perché di tale moria.

Cui prodest?

*

Eppure, ciò che si discute presso la Supreme Court, Civil Branch, New York County, non è un segreto gelosamente custodito dai servizi segreti.

Ci riferiamo al caso 150522/2017, che è entrato in discussione in questi giorni, nanti detta Suprema Corte.

Summer Zervos’ Complaint Against President Trump.

Memorandum of law in opposition to defendant Donald J. Trump’s motion to dismiss and to strike, or in the alternative, for a stay.

Nota.

Judge Jennifer Schecter.

«New York City Civil Court, New York County

100 Centre Street
New York, NY 10013

*

Status: Active

*

Judicial Experience:

Judge, New York City Civil Court, New York County, Elected, 2010 to 2019

Other Professional Experience:

Principal Law Clerk, Justice Eileen Bransten, Commercial Division, Supreme Court of the State of New York, 2002 to 2009

Principal Law Clerk, Chief Judge, Judith S. Kay, New York State Court of Appeals, 1998 to 2001

Education:

J.D., Seton Hall University School of Law, 1996

B.A., Rutgers College, 1993

Admission to the Bar:

NYS, Appellate Division, First Department, 1997

Publications/Lectures:

Kihl, 1999, and its Progeny, 80/9, New York State Bar Assn. Journal 26, November/December 2008

Introductory Remarks – Seventh Annual Sandra Day O’Connor Medal of Honor Presented to Chief Judge Judith S. Kaye, 30 Seton Hall L. Rev. 749, 2000

Survey – Negligence is the Appropriate Standard of Proof in Defamation Actions Involving Businesses that are not Substantially Regulated When the Reported Activities Do Not Implicate Questions of Safety or Public Health and Could not be Deemed Consumer Fr, 25 Seton Hall L. Rev. 1650, 1995»

 

Pubblicato in: Giustizia, Religioni

Prostituzione. Quella sessuale è la meno importante.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-09.

Balzac. I giornalisti. 001

«During times of universal deceit, telling the truth becomes a revolutionary act»

George Orwell

Balzac. I giornalisti. 002

Da che mondo è mondo le persone dei due sessi contraggono rapporti intimi, carnali: essenziali per la procreazione e, quindi, la conservazione della specie, ma anche fonte di soddisfazioni e godimenti talora anche molto intensi, ai quali consegue una intensa gratificazione psicologica.

Il rapporto affettivo che sottende quello carnale tende ad essere esclusivo: la gelosia che spesso lo accompagna è solo una forma impropria di reclamarne l’univocità.

Ma sempre, da che mondo è mondo, sono esistite forme di sesso a pagamento, intendendo con tale termine ogni qualsiasi forma di rapporto dativo. In ultima analisi altro non è che la risultante di una domanda cui si associa un’offerta.

Balzac. I giornalisti. 003

Dovrebbe essere inutile rimarcare come le femmine giovani e carine esercitano un considerevole fascino sul sesso opposto: di norma ne sono consapevoli e lo quantizzano.

In molte nazioni il sesso a pagamento è legalizzato e regolamentato da apposite leggi.

Germania. Nuova legge sulla prostituzione. 1 prostituta ogni 51 femmine.

Da questo punto di vista, la prostituzione sembrerebbe essere la attività economica più praticata dalle femmine in senso assoluto. E ciò anche con vivo disappunto del fisco tedesco, che proprio non crede che il settore possa rendere soltanto i 14.5 miliardi denunciati: il nero è imperante nel settore. Ma è anche comune riscontro che sotto ogni luna il fisco supponga essere colossali entrate peraltro modeste.

* * * * * * *

A questo punto ci si dovrebbe porre una domanda.

Perché denominiamo tale fenomeno con il termine di “prostituzione“?

Il dizionario Treccani riporta una definizione sfaccettata.

«Il fatto di prostituire, di prostituirsi, spec. come attività abituale e professionale di chi offre prestazioni sessuali a scopo di lucro …. Estens., con riferimento a beni, valori, ideali che non dovrebbero essere oggetto di lucro o interesse».

La considerazione traslata si applica altrettanto bene anche a termini analoghi, anche se nell’uso corrente sono solitamente associati al sesso. Celebre è la frase del Machiavelli:

«la quale opera io non ho ornata né ripiena di clausole ample, … o di qualunque altro lenocinio o ornamento estrinseco»

* * *

Riflettiamo allora su questo enunciato:

«beni, valori, ideali che non dovrebbero essere oggetto di lucro o interesse».

Etica e morale ben definiscono in modo oggettivo cosa “non dovrebbe” essere oggetto di lucro o interesse.

Tuttavia, l’essere umano è dotato di libero arbitrio: ha quindi la possibilità concreta e fattuale di fare anche ciò che “non dovrebbe“.

Non è “libero” di farlo: ne ha però la possibilità attuale. Per meglio chiarirsi: una qualsiasi persona ha la reale possibilità di assassinarne un’altra, ma non per questo è “libera” di farlo.

*

Da quanto detto possiamo iniziare a trarne alcune conseguenze.

La prima conseguenza consiste nel fatto che la prostituzione non si estingue nel fenomeno sessuale, che ne costituisce minima parte. Il diventare attrice non è infatti un diritto costituzionale e nessuna femmine ha l’obbligo di diventare tale: potrebbe accontentarsi di diventare un buon magistrato oppure anche solo una ricca imprenditrice. Di conseguenza, la ragazza che per conseguire tale status fa ginnastica in un letto importante lo fa per sua libera scelta nell’ambito di un rapporto squisitamente commerciale. La ragazza fornisce prestazioni sessuali in cambio di un accesso facilitato alla professione di attrice. Ma il fenomeno è ben più vasto: scatti di carriera oppure facilitazioni sul lavoro hanno il loro intrinseco prezzo. Chi li ottiene con il sudore della sua fronte e chi li ottiene per meriti di alcova.

La seconda conseguenza è oggi di ben misera portata e ben poco dibattuta. Riguarda la prostituzione di chi fa oggetto di mercimonio la propria dignità di essere umano. Virtualmente ogni ufficio ha il suo veneratore acefalo del direttore: un ipocrita che loda sperticatamente chi detenga il potere nella speranza di riceverne qualche miseranda gratifica. Questa genia di lecca suole infesta ogni donde, ed un capo accorto concede di volta in volta qualche favore indebito così che tutti possano constatare il suo potere: ci si ricordi che Caligola eresse alla dignità senatoriale il suo cavallo.

Vi ricordate “Le miserie ‘d Monsù Travet“? L’untuosa viscidità dei signori Moton e Rusca?

«Sì, sì, quello lì è stato ben fortunato. Io invece ho avuto tutte le sfortune. Più m’affanno a lavorare, e meno vado avanti, e mi vedo passare sui baffi tanti che non fanno niente. Adesso ho un capo sezione che è una bestiaccia unica e che non so il perché non mi può vedere e mi perseguita…»

La terza conseguenza inerisce un livello ancor più abbietto di prostituzione. Vi ricadono tutti coloro che svendono le proprie convinzioni politiche, economiche, sociali e familiari in cambio di carriera e denaro. Un caso da manuale sono i tanti giornalisti dei quali i repentini mutamenti di idee riflettono invariabilmente i mutamenti editoriali. Honoré de Balzac scrisse un libro memorabile su questo argomento: “I giornalisti“. Si dica loro ciò che il potere desidera, e loro scriveranno articoli di conseguenza. Chiunque si rileggesse nel loro sviluppo temporale gli articoli divulgativi del prof. Paul Krugman, Premio Nobel dell’Economia, resterebbe stupefatto delle sue capacità camaleoniche. A livello inferiore, gli articolisti della Cnn, della Bbc, di Bloomberg meriterebbero una speciale menzione. Meriterebbero tutti un encomio con particolare menzione per l’esercizio della difficile arte della sopravvivenza sotto qualsivoglia padrone.

La quarta conseguenza è la situazione più abbietta, nella quale si scivola spesso in modo impercettibile attraverso i primi gradi del degrado morale. È lo stato dei negatori cronici della verità. Nulla al mondo è vilipeso ed oltraggiato peggio della povera verità. Si inizia dalla negazione dell’evidenza del dato di fatto, per transitare rapidamente all’uso di pensieri contraddittori assunti come fossero perfettamente coerenti e logici. Orwell ha descritto questa situazione con mirabile intuito nel suo libro 1984: intuizione davvero profetica, dalla neolingua (il politicamente corretto) al bispensiero. «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza», «la menzogna diventa verità e passa alla storia», «Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato».

Se è vero che taluni abbiano difficoltà intrinseche a maneggiare il vero, altrettanto vero sarebbe ammettere che la grande maggioranza odia la verità, perché questa condanna i loro vizi. Nell’imbarazzante scelta tra vizi e verità, con procedimento sincretico, si assumono a verità i vizi. È una libera scelta volontaria, con tutte le sue conseguenze.

Non a caso la Bibbia indica con il termine “prostituzione” il rifiuto di Dio. Si badi bene: non è questo l’ateismo, il credere che Dio non esista.

È proprio l’opposto: questa “prostituzione” è perfettamente conscia dell’esistenza di Dio, ma lo odia, lo combatte, vorrebbe estrometterlo, vorrebbe distruggerlo. In questo senso, satana è colui che ha maggior fede tra le creature: solo che invece di adorare, odia. E dobbiamo constatare che ha anche numerosi adepti, dai giacobini di infausta memoria fino agli attuali liberal e socialisti, la ideologia dei quali riconosce ma avversa Dio.

* * * * * * *

Anche se il problema è stato delineato a brevi tratti, dovrebbe essere facilmente deducibile come la prostituzione etica, morale e mentale sia ben più temibile e dannosa di quella meramente sessuale.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti, Trump

Trump. Trionfo sui liberal democratici. Suprema Corte.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-05.

Reni Guido. San Michele Arcangelo schiaccia satana. 1636

«Donald Trump has won a Supreme Court victory, with seven justices voting to allow his latest travel ban to go into full effect.»

*

«The administration’s selective order has been challenged by rights lawyers as a Muslim ban»

*

«On Monday, the US Supreme Court allowed President Donald Trump’s travel ban to take effect pending appeal»

*

«In a 7-2 ruling, justices granted his administration’s request to lift two injunctions imposed by lower courts that had partially blocked the ban — the third version of a policy that Trump first sought to implement a week after taking office»

*

«The bans were roundly criticized as discriminatory, and courts ruled that Trump could not prevent people who had “bona fide” relationships with people in the United States from entering the country»

* * * * * * *

La Suprema Corte degli Stati Uniti di America ha sentenziato che i ban imposti dall’Amministrazione Trump erano e sono legali.

Non solo.

La decisione è stata presa 7 – 2. In poche parole, anche Supremi Giudici liberal alla fine hanno dovuto convenire sulla legalità dell’agire del Presidente.

Ma aver sentenziato che Mr Trump ha agito legalmente significa aver sentenziato che i suoi accusatori erano nel falso.

*

A questo punto non resta altro che prendere atto della assoluta e perfetta malafede dei giudici liberal delle corti inferiori che hanno cercato in ogni modo e con ogni pretestuoso di interferire nella politica presidenziale bloccando temporaneamente l’operato della Casa Bianca.

Mentre a parole i liberal democratici sostengono la millantata “divisione dei poteri“, nei fatti i giudici liberal intervengono e con mano pesante, nella politica: sono un gruppo di fuoco di chiaro stampo mafioso, antidemocratico, che ricalca il modo di operare dei nazionalsocialisti.

Sui media statunitensi, e non solo su quelli, si dovrebbero usare parole di fuoco: la loro corruzione etica e morale si ripercuote su di una condotta professionale simile solo a quella della stampa sotto il regime di Stalin. Hanno dato rilevanza alle ingiunzioni delle corti inferiori come se fossero parole del Vangelo, mentre non erano altro che menzogne.

*

Ringraziando Dio, è finita un’epoca. Non ci si illuda che i liberal democratici demordano, ma almeno adesso sappiamo che alla fine la Suprema Corte li blocca, e che li blocca con ignominia.


Deutsche Welle. 2017-12-05. US Supreme Court allows Donald Trump to impose travel ban

Donald Trump has won a Supreme Court victory, with seven justices voting to allow his latest travel ban to go into full effect. The administration’s selective order has been challenged by rights lawyers as a Muslim ban.

*

On Monday, the US Supreme Court allowed President Donald Trump’s travel ban to take effect pending appeal. In a 7-2 ruling, justices granted his administration’s request to lift two injunctions imposed by lower courts that had partially blocked the ban — the third version of a policy that Trump first sought to implement a week after taking office.

Modified after failed versions that had sought to exclude people from six Muslim-majority nations, the temporary ban covers people from Iran, Libya, Syria, Yemen, Somalia and Chad, with North Koreans and certain government officials from Venezuela added to the current version.

The bans were roundly criticized as discriminatory, and courts ruled that Trump could not prevent people who had “bona fide” relationships with people in the United States from entering the country. That included grandparents, cousins and other relatives whom Trump had sought to keep out.

In a pair of single-page orders on Monday seven of the US’s top nine justices put a halt to lower court rulings that had blocked parts of the ban while appeals continue in San Francisco and Richmond, Virginia — with rulings expected later this week. Two of court’s liberal justices, Ruth Bader Ginsburg and Sonia Sotomayor, said they would have denied the administration’s request.

White House rejoices

“We are not surprised by today’s Supreme Court decision permitting immediate enforcement of the President’s proclamation limiting travel from countries presenting heightened risks of terrorism,” the White House said after the Supreme Court’s announcement. 

“The proclamation is lawful and essential to protecting our homeland. We look forward to presenting a fuller defense of the proclamation as the pending cases work their way through the courts,” it added.

Omar Jadwat, the director of the American Civil Liberties Union (ACLU), which has been representing some opponents of the ban, said the Supreme Court’s decision did not undermine the case against the ban.

“It’s unfortunate that the full ban can move forward for now, but this order does not address the merits of our claims,” he said.

‘With appropriate dispatch’

In the majority opinion, the remaining justices said they expected the lower courts to reach decisions “with appropriate dispatch.” Quick resolution would allow the Supreme Court to hear and decide on the issue before its current term ends, in June.

Trump issued his first ban after taking office in January and then put forth a revised version in March after federal courts blocked it. As appeals continued, the second one ultimately expired in September, with the administration quickly putting forth the present version.

The American Civil Liberties Union and the state of Hawaii have challenged the administration’s order in separate lawsuits, with lawyers arguing that it amounts to a ban on Muslims, which would violate the constitution’s pledge of religious freedom and therefore fall afoul of US immigration laws.