Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Bruxelles. Laura Kövesi. Ricordatevi bene questo nome.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-04.

Avvoltoio 001

Di Mrs Laura Codruta Kövesi abbiamo già dovuto occuparcene.

Manco a dirlo, è la candidata dei liberal socialisti, di Mr Juncker e di Mr Tusk, alla carica di capo della Procura Europea.

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

«EU states have already endorsed French candidate Bohnert.

For a prosecutor with an uncommon record of putting corrupt politicians behind bars, the former head of Romania’s anti-graft agency is facing one more hurdle than her rivals: the opposition of her own government.

Laura Codruta Kövesi, who was fired by Romania’s ruling Social Democrats after she put dozens of corrupt politicians behind bars, will try to convince European Parliament members in Brussels on Tuesday to support her bid to become the European Union’s first chief prosecutor after the bloc’s governments endorsed a French rival for the job.

Bohnert received almost twice as many votes from member states last week as Kövesi and Ritter did ….»

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Nonostante che gli stati membri abbiano dato a Mr Bohnert più del doppio dei voti dati a Mrs Kövesi, Mr Juncker e Mr Tusk non sanno darsi pace e requie. vogliono molto democraticamente imporla come capo della Procura Europea. Sono infatti sodali.

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La lobby romena alla Ue che frena Laura Kövesi alla Procura europea

«Nelle prossime settimane Consiglio ed Europarlamento designeranno insieme il capo della nuova Procura europea, che a partire dal 2020 guiderà le inchieste sulle frodi ai danni dei fondi Ue e nell’applicazione dell’Iva. Per la prima volta, un’autorità comune avrà il potere di indagare nei 22 Paesi che aderiscono all’iniziativa. Ma la rivoluzione sarebbe doppia, se ministri e deputati facessero la cosa giusta, nominando una donna, Laura Codruta Kövesi, ex procuratrice generale della Romania, indicata da un comitato di esperti come la persona «meglio qualificata per l’incarico», dopo un processo di selezione rigoroso. Nel suo Paese Kövesi è una leggenda. Nominata a 33 anni al vertice della Procura romena, ha perseguito la corruzione pubblica senza riguardi per nessuno, facendo condannare e mandando in prigione centinaia di esponenti politici di tutti i partiti, compreso un ex primo ministro.»

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Mrs Laura Codruta Kövesi, classe 1973, a soli 33 anni fu nominata il 2 ottobre 2006 Procuratore capo della procura dell’Alta corte di cassazione e giustizia ed il 17 maggio 2013 Procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione della Romania.

Sembrerebbe non essere un caso che sia stata nominata dall’allora ministro della giustizia Monica Macovei.

«Lungă este galeria odraslelor nomenclaturii comuniste, opresori şi profitori ai regimului ceauşist, care au preluat democraţia noastră originală şi au reformat-o după chipul şi asemănarea înaintaşilor. În ultimul deceniu, asemenea personaje au făcut legea în România fiind promovate cu ostentaţie în funcţii-cheie ale statului, unde au produs mari prejudicii de imagine şi nu numai.

Tone de maculatură au fost scrise despre faimoasa Monica Luisa Macovei, ministru al Justiţiei în guvernul Tăriceanu (2005-2007). Tatăl beizadelei Macovei, Vasile Gherghescu, magistrat de profesie, a fost înalt demnitar în nomenclatura comunistă: consilier în Consiliul de Stat al Republicii Socialiste România cu sediul în confiscatul Palat Regal. Ca vrednic slujitor al regimului odios, Vasile Gherghescu a fost decorat cu Steaua Republicii prin decret semnat de preşedintele Nicolae Ceauşescu.» [Cotidianul]

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Laura Codruţa Kövesi. Non si arriva ad un simile posto di potere se non si sia presentati in modo proprio da un qualcuno ben potente in opere e parole. Serve solo avere il buon senso di schierarsi per la fazione massonica che sembrerebbe essere quella vincitrice, almeno al momento. Se poi si arrivasse a posti di vertice e responsabilità a 33 anni rimarrebbe l’alea di essere protetta da un qualche uomo, organizzazione, ben potente in opere e parole.

«Laura Codruţa Kövesi, a tough assault on Masonry Chief of Judicial Inspection: “He was part of Masonry and did not write in the declaration of interests”

At the same time, he accuses his head, Lucian Netejoru, that he did not pass on to the wealth declaration his belonging at a time to a Masonic organization.

“The act was prescribed, but we have told the SCM this. The Head of the Judicial Inspection did not pass the declaration of interests that he was part of Masonry, “Laura Codruta Kövesi said in an interview with Europa FM.»

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La Kövesi ha sposato la fazione giustizialista, ossia quella che ha usato il potere giudiziario per eliminare gli oppositori dell’élite dominante. E lo ha fatto molto bene,quasieguagliando Andrej Januar’evič Vyšinskij.

Nel 2013 Mr Victor Ponta, primo ministro, nominò Mrs Kövesi a capo della Dna, Direzione Nazionale Anticorruzione. La Kövesi ricambiò fiducia e piacere rimandando a giudizio il premier Ponta.

La Kövesi fu coinvolta nello scandalo di sospetto plagio della sua tesi di dottorato: Băsescu affermò che nel 2012 Kövesi avrebbe minacciato di arresto un funzionario della procura nel caso in cui fossero riprese le indagini sulle accuse di plagio della propria tesi di dottorato.

«A distanza di 4 anni, il 25 settembre 2016 l’ex parlamentare PSD Sebastian Ghiţă si autodenunciò alla procura dell’Alta corte, dichiarando di aver partecipato con altri funzionari alla falsificazione del rapporto della commissione tecnica del CNE che aveva scagionato la Kövesi nel 2012. Fu aperta, quindi, un’indagine per falso ideologico, mentre il gruppo d’inchiesta politica in ottobre chiese una nuova verifica della tesi al Consiglio nazionale di accreditamento dei titoli, dei diplomi e dei certificati universitari (CNATDCU), divenuto competente in materia dopo la dismissione del CNE nel 2015. Il 17 novembre 2016 la Commissione di etica dell’Università dell’Ovest di Timișoara trasmise il proprio parere al CNATDCU, sostenendo che la denuncia fosse fondata, poiché diverse parti della tesi erano simili ad altre fonti non citate» [Fonte]

Nel febbraio 2018 il ministro della giustizia Tudorel Toader richiese pubblicamente la rimozione di Laura Codruța Kövesi: Il PSD ottenne la revoca dell’incarico del procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione nel luglio 2018.

Non menzioniamo poi il caso Black Cube, ove Mrs Laura Codruţa Kövesi si trovò impelagata con gli agenti del Mossad, gente tranquilla e per nulla permalosi

«Ghiță affermò che Coldea e Kövesi fossero ufficiali dei servizi segreti di un paese alleato, motivo per cui Coldea era interessato a proteggere l’incarico del procuratore capo della DNA» [Fonte]

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A questo punto dovrebbe essere lampante il perché Mr Juncker e Mr Tusk vorrebbero imporre Mrs Kövesi a capo della procura.

Mr Obama fece insignire la Kövesi del premio “Donna coraggiosa della Romania”.

Adesso stiamo pazientemente aspettando l’evoluzione della situazione.

Nota.

Se nominata, la Kövesi potrebbe ‘indagare’ anche in Italia.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-01.

Fossa dei Serpenti

Stanno accadendo fatti sempre più gravi.

«EU states have already endorsed French candidate Bohnert.

For a prosecutor with an uncommon record of putting corrupt politicians behind bars, the former head of Romania’s anti-graft agency is facing one more hurdle than her rivals: the opposition of her own government.

Laura Codruta Kovesi, who was fired by Romania’s ruling Social Democrats after she put dozens of corrupt politicians behind bars, will try to convince European Parliament members in Brussels on Tuesday to support her bid to become the European Union’s first chief prosecutor after the bloc’s governments endorsed a French rival for the job.

Bohnert received almost twice as many votes from member states last week as Kovesi and Ritter did ….

The administration in Bucharest has followed its regional counterparts in Hungary and Poland in pursuing an overhaul of its legal system despite criticism from opposition figures and the EU officials that it’s undermining the rule of law. Prime Minister Viorica Dancila said Kovesi isn’t Romania’s proposal for European prosecutor.» [Bloomberg]

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Quanto sta succedendo segue un ben preciso copione.

I burocrati di Bruxelles ed i liberal socialisti sono sempre più consapevoli che con il voto di maggio perderanno gran quota del consenso elettorale. Di conseguenza, stanno facendo carte false per cercare di piazzare persone fidate in posti chiave: in questo caso il chief EU prosecutor’s office.

Per i liberal è fondamentale poter avere giudici che appartengano alla loro setta: le Corti di Giustizia europee sono strumento di dominio inappellabile, fatto che permette loro di aggirare il mancato consenso popolare.

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Si ripete quanto già accaduto con la nomina di Mr Tusk, nato polacco ma avverato dai suoi compatrioti perché traditore della Patria: Mr Juncker e Frau Merkel vollero che fosse eletto in spregio alla Polonia, rea di non voler essere loro schiava.

Adesso gli eurocrati vorrebbero imporre Mrs Laura Codruta Kovesi, rumena di nascita, quale chief EU prosecutor.

Questa signora era stata destituita dal suo posto nella magistratura rumena per abuso di potere ed attività sovversive l’ordine nazionale. Eseguiva gli ordini emanati da Bruxelles invece di ascoltare le direttive del Governo rumeno democraticamente eletto.

Non solo.

«Last November, in its yearly monitoring of Romania’s rule of law, the EU commission warned Romania against rolling back achievements in the anti-corruption fight, and putting pressure on the anti-graft office»

*

«Kovesi, 45, is now being investigated by a newly-formed agency on allegations of abuse of office, bribery and perjury in Romania»

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Le elezioni risolvono molti problemi, ma quando vi siano componenti chiaramente anti-democratiche quali i liberal socialisti, la pena capitale appare necessaria e più che giustificata.


EU Observer. 2019-02-26. Romanian candidate faces battle for EU prosecutor job

The European Parliament will hear candidates on Tuesday (26 February) for the EU’s new top prosecutor job, amid ongoing demonstrations in Romania against what protesters see as the Bucharest government’s latest efforts to rein in prosecutors and curb the rule of law.

At the centre of the hearing is Romania’s Laura Codruta Kovesi, a former top anti-corruption prosecutor, who was forced out of office by the current Socialist-led government last July, which accused her of abusing her powers and damaging Romania’s image abroad.

Bucharest, which holds the EU’s rotating presidency, has been actively campaigning against Kovesi – a highly unusual move in Brussels, where member states tend to push their citizens to get into top positions.

Romania’s justice minister, Tudorel Toader, who initiated Kovesi’s removal last year, earlier this month sent a letter to fellow EU ministers painting a damning picture of a prosecutor out of control.

During Kovesi’s five-year tenure at the helm of Romania’s National Anti-corruption Directorate (DNA), hundreds of officials and politicians had been convicted for high-level graft, which irked the political ruling class but earned her praise from the EU.

Kovesi, 45, is now being investigated by a newly-formed agency on allegations of abuse of office, bribery and perjury in Romania. Several MEPs expressed dismay at Romanian authorities’ attempt to block Kovesi’s candidacy.

Last November, in its yearly monitoring of Romania’s rule of law, the EU commission warned Romania against rolling back achievements in the anti-corruption fight, and putting pressure on the anti-graft office.

One of the planned measures that the commission has repeatedly warned against is a proposal by justice minister Toader to allow politicians and others convicted of corruption since 2014 to challenge the verdicts, essentially meaning an amnesty.

Such legislation would benefit Liviu Dragnea, the all-powerful leader of the ruling Social Democrat Party who was sentenced last year to three and a half years in prison for abuse of office. Kovesi’s agency was key in the prosecution.

Dragnea is barred from serving as prime minister for an earlier case of election fraud.

In the latest round of protests in Romania, demonstrators went to the streets over the weekend against an emergency decree they say will further undermine anti-corruption efforts, while prosecutors and judges vowed to strike in protest at the measures.

Defending EU funds

The EU parliament’s civil liberties and budget control committee on Tuesday will hear from the three candidates who run for the chief EU prosecutor’s office.

The aim of the EU’s new chief prosecutor is to fight cross-border financial crime more efficiently and oversee the spending of EU money.

The office will be independent of EU and national authorities, making it a powerful position – especially with regards to countries where the government has been accused of misusing EU funds.

It will have the right to investigate, prosecute and bring to judgment crimes against the EU budget, such as fraud, corruption or serious cross-border VAT fraud.

The European Public Prosecutor’s Office was agreed on by member states in June 2017 with 20 countries agreeing to participate. Eventually, the Netherlands and Malta also joined in 2018.

It is planned to be operational by the end of 2020.

Denmark, Hungary, Ireland, Poland, Sweden, and the UK decided not to join the new office.

After Tuesday’s hearing it is yet unclear how the parliament will choose its favourite for the position: whether it would be coordinators, top party politicians from the committee or the entire committee that will vote.

That will be decided on Tuesday, according to the parliament’s press service.

Later, either the parliament’s leadership or the entire plenary will have to back up the decision. If it is a different person than the number one candidate favoured by member states, then the parliament and the countries’ officials will have to enter into negotiations.

Last week, despite Kovesi being the number one candidate of the expert “selection” panel, EU ambassadors voted to endorse Jean-Francois Bohnert, from France, while Kovesi and a German candidate, Andres Ritter, received the same number of votes in the second place.

An EU diplomat suggested that Kovesi’s nomination has become over-politicised, which works against her.

However, the official, who wanted to remain anonymous but is familiar with the discussion among member states, said that Romania’s letter had been counterproductive in several capitals and only ignited support for Kovesi.

But the official added that it does hinder Kovesi’s prospects that her country’s government is not actively campaigning for her, but against her.

The first person who fills in a new position often sets the tone and style for the EU office itself.

The EU could decide to name Kovesi and send a strong signal to countries where top politicians are accused of misappropriating EU funds, such as Romania itself, but it could also alienate countries from the very beginning with such a controversial and bellicose prosecutor.

However, if the EU backs down from supporting Kovesi, that might embolden Romania’s ruling party and other governments that bullying does work in the EU.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ideologia liberal, Trump

Trump. 16 stati ricorrono in tribunale contro l’ordine di costruzione del muro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-22.

2019-02-22__Trump__001

Trump dichiara l’emergenza. Ma la vera notizia non è questa.

Il Presidente Trump ha emanato un Ordine in cui dichiara emergenza al confine con il Messico ed ordina la costruzione di un muro. Questo tipo di provvedimento si era reso necessario dopo che il Congresso aveva più volte negato al Presidente i fondi per la costruzione.

La risposta dei liberal democratici è stata molto rapida.

California, New York are Colorado, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Maine, Maryland, Michigan, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, Oregon e Virginia, tutti stati americani con governatori democratici hanno presentato istanza alla Corte Federale del Distretto di San Francisco per bloccare lo stato di emergenza dichiarato dal presidente Trump al confine con il Messico, con la seguente motivazione:

«Contrary to the will of Congress, the president has used the pretext of a manufactured ‘crisis’ of unlawful immigration to declare a national emergency and redirect federal dollars appropriated for drug interdiction, military construction and law enforcement initiatives toward building a wall on the United States-Mexico border»

Qui si può leggere l’intero documento.

L’istanza è stata nominalmente presentata da Xavier Becerra, un politico e avvocato statunitense di origini messicane, membro del Partito Democratico e deputato al Congresso per lo stato della California dal 1993 al 2017. È Procuratore generale della California dal 2017.

Manco a dirlo, questa istanza è stata presentata alla Federal District Court in San Francisco.Tale Corte dispone di 21 giudici, dei quali diciotto sono liberal democratici e solo tre sono repubblicani: in poche parole la sentenza è già scritta ed alla fine ne verrà investita la Corte Suprema.

2019-02-22__Trump__002

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Prosegue spietata la guerra civile americana che contrappone i liberal democratici alla Amministrazione Trump.

Siamo arrivati, finalmente si potrebbe dire, allo scontro finale.

Mr Trump ha già un contenzioso in attesa di giudizio presso la Suprema Corte:

Trump, Lib Dem, Suprema Corte e Census. Un duello all’ultimo sangue.

Ricordiamo che tale ricorso verte in buona sostanza sulla possibilità di voto che negli stati a governatorato democratico è concessa agli immigrati clandestini illegali, cui si oppone l’Amministrazione Trump. Nei fatti, il potere politico dei democratici affonda le sue radici proprio negli immigrati illegali, stimati essere, in via del tutto riduttiva, almeno 6.5 milioni.

*

Nessuno potrebbe al momento predire come evolveranno le cose: possiamo solo dire che una vittoria del Presidente Trump annienterebbe il potere politico ed economico dei liberal democratici.

Si resta tuttavia con la bocca amara, molto amara, al dover constatare quanto i liberal democratici siano determinati ad usare la giustizia come un gruppo di fuoco politico.

Il giudizio se costruire o meno il muro è di natura politica.

Ci si pensi bene. Giudici nominati non eletti saranno chiamati ad esprimere un giudizio politico che almeno pro tempore potrebbe essere vincolante per l’intera nazione. Questa è dittatura, non certo democrazia.

La tanto millantata divisione dei poteri è disattesa proprio da coloro che ogni giorno se ne sciacquano la bocca e vorrebbero tener lezione a tutto il mondo.

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«The States of California, Colorado, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Maine, Maryland, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon, the Commonwealth of Virginia, and Attorney General Dana Nessel on behalf of the People of Michigan (collectively, “Plaintiff States”), bring this action to protect their residents, natural resources, and economic interests from President Donald J. Trump’s flagrant disregard of fundamental separation of powers principles engrained in the United States Constitution. Contrary to the will of Congress, the President has used the pretext of a manufactured “crisis” of unlawful immigration to declare a national emergency and redirect federal dollars appropriated for drug interdiction, military construction, and law enforcement initiatives toward building a wall on the United States-Mexico border. This includes the diversion of funding that each of the Plaintiff States receive. Defendants must be enjoined from carrying out President Trump’s unconstitutional and unlawful scheme. ….

PRAYER FOR RELIEF

WHEREFORE, Plaintiff States respectfully request that this Court enter judgment in their favor, and grant the following relief:

  1. Issue a judicial declaration that the Executive Actions’ diversion of federal funds toward construction of a border wall is unconstitutional and/or unlawful because it: (a) violates the separation of powers doctrine; (b) violates the Appropriations Clause; and (c) exceeds congressional authority conferred to the Executive Branch and is ultra vires;

  2. The States of California and New Mexico seek a judicial declaration that Defendants violated NEPA and the APA and further seek an order enjoining DHS, requiring it to comply with NEPA and the APA—including preparing an EIS—before taking any further action pursuant to the Executive Actions;

  3. Permanently enjoin Defendants from constructing a border wall without an appropriation by Congress for that purpose;

  4. Permanently enjoin Defendants from diverting federal funding toward construction of a border wall; and

  5. Grant such other relief as the Court may deem just and proper.»


The New York Times. 2019-02-20. 16 States Sue to Stop Trump’s Use of Emergency Powers to Build Border Wall

WASHINGTON — A coalition of 16 states, including California and New York, on Monday challenged President Trump in court over his plan to use emergency powers to spend billions of dollars on his border wall.

The lawsuit is part of a constitutional confrontation that Mr. Trump set off on Friday when he declared that he would spend billions of dollars more on border barriers than Congress had granted him. The clash raises questions over congressional control of spending, the scope of emergency powers granted to the president, and how far the courts are willing to go to settle such a dispute.

The suit, filed in Federal District Court in San Francisco, argues that the president does not have the power to divert funds for constructing a wall along the Mexican border because it is Congress that controls spending.

Xavier Becerra, the attorney general of California, said in an interview that the president himself had undercut his argument that there was an emergency on the border.

“Probably the best evidence is the president’s own words,” he said, referring to Mr. Trump’s speech on Feb. 15 announcing his plan: “I didn’t need to do this, but I’d rather do it much faster.”

The lawsuit, California et al. v. Trump et al., says that the plaintiff states are going to court to protect their residents, natural resources and economic interests. “Contrary to the will of Congress, the president has used the pretext of a manufactured ‘crisis’ of unlawful immigration to declare a national emergency and redirect federal dollars appropriated for drug interdiction, military construction and law enforcement initiatives toward building a wall on the United States-Mexico border,” the lawsuit says.

Congress is on its own separate track to challenge the president’s declaration. The House of Representatives, now controlled by Democrats, may take a two-prong approach when it returns from a recess. One would be to bring a lawsuit of its own.

Lawmakers could also vote to override the declaration that an emergency exists, but it is doubtful that Congress has the votes to override Mr. Trump’s certain veto, leaving the courts a more likely venue.

Joining California and New York are Colorado, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Maine, Maryland, Michigan, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, Oregon and Virginia. All have Democratic governors but one — Maryland, whose attorney general is a Democrat — and most have legislatures controlled by Democrats.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Guerra Civile, Stati Uniti, Trump

Trump, Lib Dem, Suprema Corte e Census. Un duello all’ultimo sangue.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-17.

Bosch

«Il diavolo si nasconde nei dettagli»


Premessa. Certiorari è l’infinito presente passivo del verbo latino certioro, certiorare, che significa informare. Nel linguaggio giuridico americano indica il documento con cui una corte superiore notifica ad una inferiore tutta la giurisprudenza relativa ad una determinata questione. Il certiorari è propedeutico e forma la base di ogni sentenza.

L’importanza dell’argomento di interesse è stata ben evidenziata dalla Suprema Corte degli Stati Uniti.

2019-02-18__Suprema_Corte__001

United States Department of Commerce, Et Al., versus State Of New York, Et Al., Respondents

On Petition For Writ of Certiorari before Judgment to The United States Court of Appeals for The Second Circuit.

«Commerce Secretary Wilbur Ross’s decision to add a citizenship question to the 2020 Census would—according to the government’s own “conservative” analysis—cause “approximately 6.5 additional million people” not to respond, Pet. App. 145a, 152a, more people than the population of Missouri, the 18th-most populous state. The district court found that, as a result, California, Texas, Arizona, Florida, New York, and Illinois face a “certainly impending” or “substantial risk of losing a seat” in the House of Representatives, Pet. App. 175a, and that numerous states would “lose funds from several federal programs.” Pet. App. 205a. Secretary Ross’s purported justification was to collect data that the Department of Justice admitted “is not necessary” for any purpose. Pet. App. 94a. ….

The Constitution requires a Decennial Census to count the total number of “persons”—regardless of citizenship status—in each state, “in such a manner as [Congress] shall by law direct.” U.S. Const. art. I, § 2, cl.3. The census is a “mainstay of our democracy,” governing the apportionment of the House of Representatives and the allocation of votes in the Electoral College. Franklin v. Massachusetts, 505 U.S. 788, 818 (1992) (Stevens, J., concurring). Census data are also the “linchpin of the federal statistical system,” Dep’t of Commerce v. U.S. House of Representatives, 525 U.S. 316, 341 (1999) (quotation marks omitted), determining the allocation of hundreds of billions of dollars in federal funds annually, Pet. App. 178a. ….

the Census Bureau’s ability to conduct the only count the Constitution expressly requires: determining the whole number of persons in each state in order to apportion House seats»

* * * * * * *

Cerchiamo di ricapitolare le oltre ottantamila pagine di istanze e sentenze in quattro righe: saranno riduttive, ma almeno si potrà comprendere la posta in gioco.

– La costituzione americana impone che ogni dieci anni il Census esegua un censimento della popolazione, ossia conti il numero di ‘persone’ presenti in ogni stato degli Stati Uniti.

– I numeri raccolti dal Census sono utilizzati per calcolare il numero dei rappresentati al Congresso che spettano ad ogni stato e sono inoltre utilizzati nella ripartizione del budget federale: un giro di migliaia di miliardi.

– Negli Stati Uniti non esiste un documento di identità corredato di fotografia recente che abbia valore a livello federale.

– Per votare, le persone devono ad ogni tornata elettorale iscriversi alle liste elettorali: basta soltanto il presentarsi.

– Alle elezioni politiche dovrebbero poter votare solo quanti siano cittadini dello stato.

*

Le possibilità di abuso sono evidenti.

Il primo ad approfittarne fu Al Capone, che fece eleggere un suo sindaco ed una sua giunta nella cittadina di Cicero, vicino a Chicago, facendola diventare il tempio del gioco di azzardo clandestino, della prostituzione, della fabbricazione e spaccio di alcolici durante il proibizionismo, ed infine impiantandoci una sua banca in grado di fare ogni più spigliata operazione, dal lavaggio del denaro sporco in su. Essendosi ostinato a lavorare in proprio senza condividere cotanto benessere con i politici, Al Capone fu arrestato e condannato a dieci anni per evasione fiscale.

*

I liberal democratici hanno ripreso in grande stile, a livello federale, la simpatica e disinvolta iniziativa di Al Capone, erigendosi a paladini di un’immigrazione clandestina illegale che ha ingigantito la popolazione di stati quali la California, Arizona, Florida, New York, Illinois. Il numero dei seggi al Congresso ripartiti a questi stati è salito in modo vertiginoso rispetto a quanto sarebbe loro spettato. I migranti poi si sono iscritti in massa alle liste elettorali, spesso con nomi fantasia, ed hanno votato compatti per i loro benefattori, che li gratificano anche economicamente.

*

Dovrebbe essere evidente l’estremo interesse politico ed economico che verte sui migranti: i liberal democratici che li patrocinano in ogni modo e maniera ed i repubblicani che li vedono come il fumo negli occhi, per gli stessi identici motivi. Dei migranti come persone umane non interessa nulla a nessuno.

Se la Suprema Corte sentenziasse che il Census possa includere la domanda sulla nazionalità, si censirebbe chi sia o meno cittadino americano, e quindi ammissibile al voto. Le liste elettorali subirebbero diete dimagranti stupefacenti.

Difficile stimare le ripercussioni, in carenza di dati certi.

Una riduzione dei votanti di 6.5 milioni è cifra minimale prudenziale: molto verosimilmente si tratterebbe di almeno tre volte tanto. I liberal democratici ne uscirebbero con le ossa rotte.

Questo è il vero oggetto del contendere.

Nota.

L’articolo che segue, parte integrante di questo testo, è smaccatamente liberal.


The New York Times. 2019-02-15. Supreme Court to Hear Case on Census Citizenship Question

WASHINGTON — The Supreme Court agreed on Friday to decide whether the Trump administration may add a question about citizenship to the 2020 census questionnaire that will be sent to every household in the nation.

The court’s move added a highly charged and consequential blockbuster to what had been a fairly sleepy term. The justices have mostly avoided controversy while they adjusted to the new conservative majority created by the arrival in the fall of Justice Brett M. Kavanaugh.

The federal government has long gathered information about citizenship, but since 1950, it has not included a question on it in the forms sent once a decade to each household. Last month, a federal trial judge blocked the Commerce Department from adding the question, saying that the process that led to the decision was deeply flawed.

The Supreme Court stepped in before any appeals court had ruled on the matter, and it put the case on an unusually fast track. The Supreme Court’s speed was almost certainly a result of a looming deadline — the census forms are set to be printed in June.

Without immediate action from the court, the solicitor general, Noel J. Francisco, told the justices, “the government will be disabled for a decade from obtaining citizenship data through an enumeration of the entire population.”

The Supreme Court scheduled arguments for late April, and it is expected to rule before the end of June.

The case — United States Department of Commerce v. New York, No. 18-966 — is the latest test of the scope of executive power in the Trump era. Last year, the justices upheld President Trump’s authority to restrict travel from several predominantly Muslim countries. More recently, the court rejected the administration’s request to reinstate a ban on asylum claims by immigrants who cross the southern border illegally.

On Friday, Mr. Trump said he expected his declaration of a national emergency to build a border wall to be challenged in court. He predicted that the administration would lose in the lower courts but prevail in the Supreme Court.

The census case has its roots in the text of the Constitution, which requires an “actual enumeration” every 10 years, with the House of Representatives to be apportioned based on “the whole number of persons in each state.”

“By its terms, therefore, the Constitution mandates that every 10 years the federal government endeavor to count every single person residing in the United States, whether citizen or noncitizen, whether living here with legal status or without,” Judge Jesse M. Furman of the Federal District Court in Manhattan wrote last month in his decision, setting out the consensus view.

Critics say that adding the question on citizenship would undermine the accuracy of the census because both legal and unauthorized immigrants might refuse to fill out the forms. By one government estimate, about 6.5 million people might decide not to participate.

That could reduce Democratic representation when congressional districts are drawn in 2021 and affect the distribution of hundreds of billions of dollars in federal spending. Judge Furman found that were the question added, Arizona, California, Florida, Illinois, New York and Texas would risk losing seats in the House and that several states could lose federal money.

Dale Ho, a lawyer with the American Civil Liberties Union, which challenged the addition of the citizenship question, said that it “would cause incalculable damage to our democracy.”

“The evidence presented at trial exposed this was the Trump administration’s plan from the get-go,” Mr. Ho said.

Wilbur Ross, the commerce secretary, has said that he ordered the question to be added in response to a December 2017 request from the Justice Department, which said that data about citizenship would help it enforce the Voting Rights Act of 1965.

In a detailed decision after an eight-day trial, Judge Furman concluded that Mr. Ross had dissembled, saying that “the evidence is clear that Secretary Ross’s rationale was pretextual.”

“While the court is unable to determine — based on the existing record, at least — what Secretary Ross’s real reasons for adding the citizenship question were, it does find, by a preponderance of the evidence, that promoting enforcement of the” Voting Rights Act, or V.R.A., “was not his real reason for the decision,” Judge Furman wrote. “Instead, the court finds that the V.R.A. was a post hoc rationale for a decision that the secretary had already made for other reasons.”

Judge Furman had called for Mr. Ross to be questioned under oath, but the Supreme Court blocked that order in October. Justice Neil M. Gorsuch, joined by Justice Clarence Thomas, said the court should have gone further, shutting down all pretrial fact-gathering in the census case. Justice Gorsuch added that there was no indication of bad faith in Mr. Ross’s conduct.

“There’s nothing unusual about a new cabinet secretary coming to office inclined to favor a different policy direction, soliciting support from other agencies to bolster his views, disagreeing with staff or cutting through red tape,” Justice Gorsuch wrote at the time. “Of course, some people may disagree with the policy and process. But until now, at least, this much has never been thought enough to justify a claim of bad faith and launch an inquisition into a cabinet secretary’s motives.”

In November, the Supreme Court rejected a request from the Trump administration to halt the trial, over the dissents of Justices Thomas, Gorsuch and Samuel A. Alito Jr.

In his ruling last month, Judge Furman relied on evidence in the so-called administrative record, meaning the materials the government said Mr. Ross had considered before making his decision.

Evidence presented at the trial showed that Mr. Ross had wanted to add the question long before the request from the Justice Department. The letter from the Justice Department, Judge Furman wrote, was an attempt “to launder their request through another agency — that is, to obtain cover for a decision that they had already made.”

Documents disclosed in the case showed that Mr. Ross had discussed the citizenship issue early in his tenure with Stephen K. Bannon, the former White House chief strategist and an architect of the Trump administration’s tough policies against immigrants, and that Mr. Ross had met at Mr. Bannon’s direction with Kris Kobach, the former Kansas secretary of state and a vehement opponent of unlawful immigration.

“In a startling number of ways,” Judge Furman wrote, “Secretary Ross’s explanations for his decision were unsupported by, or even counter to, the evidence before the agency.”

Judge Furman ruled that the administration had violated federal statutes. But he rejected a constitutional challenge based on equal protection principles, saying that there was not enough evidence in the record to conclude that Mr. Ross had intended to discriminate against minorities and unauthorized immigrants.

The lawsuit challenging the addition of the question was filed by New York, other states, localities and advocacy groups. They said that asking the question was a calculated effort by the administration to discriminate against immigrants.

“Adding a question about citizenship to the census would incite widespread fear in immigrant communities and greatly impair the accuracy of population counts,” Letitia James, New York’s attorney general, said on Friday after the Supreme Court agreed to hear the case.

In urging the Supreme Court to review Judge Furman’s decision, Mr. Francisco, representing the Trump administration, wrote that Mr. Ross had wide discretion over the census that could not be second-guessed by courts. He added that questions about citizenship have often been asked of at least a sample of the population in many earlier censuses and are commonplace in ones conducted by other developed democracies.


Judicial Watch. 2019-02-15. Judicial Watch and Allied Educational Foundation File Brief with Supreme Court Urging it to Allow Inclusion of Citizenship Question in the 2020 Census

The mountain of new data generated by the decennial census question will assist private litigants and the Department of Justice in their efforts to enforce the NVRA [National Voter Registration Act] … and will overcome limitations identified by a federal court concerning the current data on citizenship’

(Washington, DC) – Judicial Watch announced today that it joined with the Allied Educational Foundation (AEF) on February 11, 2019 in filing an amici curiae brief in the United States Supreme Court, urging it to overturn the ruling of the United States District Court for the Southern District of New York blocking the Secretary of Commerce from adding a question about citizenship to the 2020 census.  The brief argues that including a citizenship question would help Judicial Watch and the government make sure only eligible citizens are on the voting rolls:

Adding a citizenship question to the decennial census would generate a massive amount of new data concerning the numbers of citizens and noncitizens in U.S. states and counties. To quibble about potential limitations in the data that would be collected is to miss the point. It cannot be the case that we are somehow better off with less

information. The mountain of new data generated by the decennial census question will assist private litigants and the Department of Justice in their efforts to enforce the National Voter Registration Act. Indeed, this data will overcome limitations identified by a federal court concerning the current data on citizenship

The Judicial Watch/AEF brief cites a decision by the U.S. District Court for the Southern District of Florida in Bellitto v. Snipes (No. 16-cv-61474), which criticized the current source for citizenship information, a limited survey called the American Community Survey.  Judicial Watch argued that getting more data about the citizen voting-age population (CVAP) is critical to enforcement of the National Voter Registration Act (NVRA) and the Voting Rights Act.

The brief also joins the Commerce Department in arguing that the lower court overstepped its bounds in blocking the Secretary of Commerce’s decision about what to include:

[A] determination about what to include on a census questionnaire is committed to agency discretion and is unreviewable under the Administrative Procedures Act (APA) [and] a court determining whether an agency action is arbitrary and capricious under the APA may not substitute its judgment for that of the agency.

This Judicial Watch/AEF filing comes in the case U.S. Department of Commerce, et al. v. State of New York, et al. (18-966), which is on emergency appeal to the Supreme Court.  The New York district court decision under appeal was a consolidation of two cases (State of New York, et al. v. U.S. Department of Commerce, et al. (18-cv-2921) and New York Immigration Coalition, et al. v. U.S. Department of Commerce, et al. (18-cv-5025)) challenging the decision of the Secretary of Commerce Wilbur Ross to add a citizenship question to the 2020 census questionnaire.  The district court held that Ross’s decision failed to “comply with the policy decisions that Congress — to which the Constitution gives authority over the census — has made and enshrined in statute, including but not limited to the preference for obtaining data through administrative records rather than through direct inquiries.”

The Judicial Watch/AEF brief responds:

[T]he Department of Justice stated that citizenship data was “critical” to its efforts to enforce Section 2 of the Voting Rights Act and that the decennial census was “the most appropriate vehicle” for asking a question about citizenship.  The Secretary of Commerce agreed.  In so acting, the Secretary rejected the argument that including a citizenship question would reduce the response rate for noncitizens.  The Secretary found that the available data did not support this suggestion and added that the value of “more complete and accurate” citizenship data outweighed the disadvantages that might arise from a lower response rate.

Judicial Watch is the national leader in enforcing the provisions of the NVRA.  In early January, Judicial Watch announced that it signed a settlement agreement with the State of California and County of Los Angeles under which they will begin the process of removing from their voter registration rolls as many as 1.5 million inactive registered names that may be invalid. This was only the third statewide settlement achieved by private plaintiffs under the NVRA – and Judicial Watch was the plaintiff in each of those cases. The other statewide settlements were with Ohio (in 2014) and with Kentucky (2018), which agreed to a court-ordered consent decree.

“Leftists hate the idea of the American people knowing more about the number of foreign nationals present in the United States, which is why they oppose a census question about citizenship,” said Judicial Watch President Tom Fitton.  “The Supreme Court should reject the lower court judicial power grab that would unlawfully restrict the Trump administration from getting more information about the residents of the United States.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Macron, ridi ridi, che Benalla ha fatto i gnocchi e l’Innominato il condimento.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-15.

Macron 011

«È meglio avere un nemico conosciuto che un amico forzato» Marco Porcio Catone.


La Francia di Mr Macron sta trasformandosi in una dittatura aperta, spudorata.

L’ancien boxeur Christophe Dettinger condamné à un an de prison ferme aménageable en semi-liberté

«Jugé pour avoir frappé deux gendarmes le 5 janvier, lors de l’acte 8 des Gilets jaunes, Christophe Dettinger a été condamné le 13 février à une peine d’un an de prison ferme, aménageable en semi-liberté, et 18 mois de sursis.

L’ex-boxeur Christophe Dettinger a écopé d’un an de prison ferme et de 18 mois avec sursis pour avoir frappé deux gendarmes pendant l’acte 8 des Gilets jaunes le 5 janvier. L’un de ses méfaits fut filmé, dans une vidéo devenue virale, où l’on voit le prévenu boxer un militaire en charge du maintien de l’ordre, pendant la mobilisation parisienne des Gilets jaunes.»

Arrestato per quanto fatto l’8 gennaio, il 13 febbraio la solerte magistratura francese aveva già svolto il processo e condannato quel Patriota.

Ma con Mr Benalla questa magistratura massonica si muove come un grosso plantigrado, dando tutto il tempo di corrompere testimoni ed inquinare prove. Due pesi e due misure, tutti sono eguali davanti alla legge francese tranne che gli uomini del potere, a tutto immuni.

* * * * * * *

Ma prosegue, anche grazie a persone solerti che inondano i magistrati di documenti che sembrerebbero essere scaturiti dal nulla. Documenti che per deprecabili scollamenti della proverbiale segretezza istruttoria francese finiscono poi nelle mani dei media. Sono molti, sono in troppi a voler bene a Mr Macron.

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Cerchiamo di fare il punto della situazione.

«the scandal Macron can’t shake»

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«But another lingering problem may cast a longer shadow over his presidency: the Benalla Affair. Named for Alexandre Benalla, a 27-year-old former Elysee security chief and Macron bodyguard, it has its roots in May last year when Benalla was caught on video beating a May Day protester.»

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«Nine months on, the affair continues to produce a drip-feed of leaks, parliamentary hearings and police inquiries that have kept it nipping at the heels of the presidency. »

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«This week, questions in the Senate explored links between Benalla and a private security contract with a Russian billionaire»

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«While Macron’s poll ratings were beginning to fall even before the Benalla case broke, the sense of the Elysee holding information back accelerated his slump, with his popularity falling to 21 percent. In a survey for BFM TV, 73 percent said the Benalla Affair had damaged Macron’s image.»

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«While Benalla was caught beating the protester on May Day, the scandal broke only two months later with the publication of the video by the French media.»

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«He was initially suspended for two weeks, only to be fired after a public outcry over why the Elysee had waited two months to take action.»

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«The opposition homed in on the Elysee’s slow response and opened a parliamentary investigation.»

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«It then emerged that Interior Minister Gerard Collomb, one of Macron’s closest allies, had known about the video on May 2. He resigned two months later after bruising questioning by lawmakers.»

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«The Benalla Affair subsequently took on wider dimensions.»

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«As well as being investigated over his use of Elysee-issued diplomatic passports, Benalla is being quizzed by the Senate about his work as a security consultant since leaving the Elysee, and whether he did similar work while at the Elysee.»

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«Based on Mediapart’s reporting, France’s financial prosecutor announced last week it had opened a corruption investigation into the contract with Makhmudov»

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La telenovela “Anche Macron piange” prosegue.

Un personaggio noto per l’affetto che porta a Mr Macron ha detto che se Benalla non fosse esistito lo si sarebbe dovuto inventare.

Conoscendo la magistratura francese, nulla resterà di intentato per insabbiare l’Affair Benalla.

Ma Mr Macron ha così tanti amici a livello mondiale che qualcuno si darà ben da fare.


Reuters. 2019-01-14. France’s ‘Benalla Affair’ – the scandal Macron can’t shake

Emmanuel Macron has spent much of the past four months battling to contain the threat from France’s “yellow vest” revolt. But another lingering problem may cast a longer shadow over his presidency: the Benalla Affair.

Named for Alexandre Benalla, a 27-year-old former Elysee security chief and Macron bodyguard, it has its roots in May last year when Benalla was caught on video beating a May Day protester. Nine months on, the affair continues to produce a drip-feed of leaks, parliamentary hearings and police inquiries that have kept it nipping at the heels of the presidency.

This week, questions in the Senate explored links between Benalla and a private security contract with a Russian billionaire. Benalla’s measured answers prompted France’s justice minister to warn that if he was found to have lied under oath, he could face up to five years in prison.

While there is no suggestion of wrongdoing by Macron, parliament’s probing of who knew what when, and why it wasn’t dealt with sooner, led Prime Minister Edouard Philippe on Tuesday to reiterate his commitment to transparency.

“Justice will do its work and if it is found that illegal acts were committed, sanctions will be handed down, I have no problem with that,” he told parliament. “My office will respond to all questions with complete transparency and with respect to the independence of the judiciary, I guarantee it.”

While Macron’s poll ratings were beginning to fall even before the Benalla case broke, the sense of the Elysee holding information back accelerated his slump, with his popularity falling to 21 percent. In a survey for BFM TV, 73 percent said the Benalla Affair had damaged Macron’s image.

Senior ministers have voiced concerns about the impact on his five-year term, with one telling Reuters the Elysee needed to get on top of the “nonsense”, and expressing incredulity at the poor judgment that had allowed a young and inexperienced person to gain so much influence in the presidency.

RUSSIAN CONTRACT

While Benalla was caught beating the protester on May Day, the scandal broke only two months later with the publication of the video by the French media.

He was initially suspended for two weeks, only to be fired after a public outcry over why the Elysee had waited two months to take action.

Macron called it a “storm in a teacup”, apologized for any misjudgment and hoped the affair had been put to bed.

Not so soon.

The opposition homed in on the Elysee’s slow response and opened a parliamentary investigation.

It then emerged that Interior Minister Gerard Collomb, one of Macron’s closest allies, had known about the video on May 2. He resigned two months later after bruising questioning by lawmakers.

The Benalla Affair subsequently took on wider dimensions.

As well as being investigated over his use of Elysee-issued diplomatic passports, Benalla is being quizzed by the Senate about his work as a security consultant since leaving the Elysee, and whether he did similar work while at the Elysee.

On Monday, he denied knowing Iskander Makhmudov, a Russian mining magnate who French investigative website Mediapart reported in December had signed a contract with a French security firm to provide protection for Makhmudov’s family while in France. Mediapart alleged that Benalla helped negotiate the contract while still employed at the Elysee.

Pressed whether he had contact with people close to the Russian, Benalla said he knew “lots of people, who I’ve met through old colleagues, via previous work or former employers”.

Representatives of Makhmudov did not immediately respond to a request for comment. The Elysee said it could not comment while judicial inquiries were underway.

Based on Mediapart’s reporting, France’s financial prosecutor announced last week it had opened a corruption investigation into the contract with Makhmudov, although there was no suggestion of wrongdoing on Makhmudov’s part.

One of Macron’s closest associates, strategist Ismael Emelien, who was also close to Benalla, said he would quit at the end of March – the latest in a series of high-profile departures – while denying his move was linked to the Benalla Affair.

Meanwhile, Macron has pursued public debates with voters around the country to try to sap the energy from “yellow vest” protests against his government’s policies, an initiative that has helped his poll ratings rebound to 34 percent approval.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti, Trump

California. Ninth Circuit. Mr Trump al contrattacco.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-07.

2019-02-07__Nono Circuito__001

Il Nono Circuito giudiziario federale amministra la giustizia su tutti gli stati dell’ovest degli Stati Uniti, ossia su oltre sessantun milione di persone, il 19.3% degli americani.

Dispone di 29 giudici, articolati in 13 Distretti.

Questi 29 giudici hanno la potestà di bloccare leggi federali e di imporre sentenze valide su tutta la federazione. Solo la Corte Suprema può controllarne l’operato, ma soltanto emettendo sentenza avversa, procedura che richiede solitamente almeno un anno di tempo.

Se gestita politicamente, la magistratura del Nono Circuito può diventare un’arma micidiale.

E nei fatti lo è, anche perché nel tempo è stata formata quasi per la sua interezza da liberal democratici imprestati alla magistratura. Le sentenza sono quasi esclusivamente politiche. Poi smentite ed anche mal modo dalla Corte Suprema, ma pur sempre dirompenti, specie poi tenendo conto della cassa di risonanza dei media.

Al momento in cui Mr Trump si insediava alla White House, in quel Circuito 16 giudici erano di nomina liberal democratica e 5 repubblicana. 8 posizioni erano vacanti. Lo strapotere democratico in questo Circuito era evidente.

Lo scorso anno Mr Trump aveva nominato due giudici, Mr Bennett ad Honolulu e Mr Nelson ad Idaho Falls, portando il conto 16 a 7.

Restano da nominare sette giudici e, se Mr Trump procedesse, il rapporto di forze sarebbe 16 a 14. Sarebbe sempre una maggioranza liberal democratica, ma non sarebbe più un dominio assoluto.

*

«President Trump announced a new slate of judicial picks from California, moving Wednesday to head off a brewing conservative rebellion over reports the White House was considering striking a deal with Democratic senators to water down his list.»

*

«The new list includes three nominees for the 9th U.S. Circuit Court of Appeals, the liberal-leaning court that oversees the West Coast, Alaska and Hawaii, and which has been a frequent target of Mr. Trump’s ire. The president also named four picks for district judgeships in California.»

*

«The announcement came after conservatives said they feared the president was working on a deal with Sens. Dianne Feinstein and Kamala D. Harris, California’s two Democrats, to submit a consensus list that wouldn’t dramatically shift the court’s ideological balance»

*

«Mr. Trump’s list should put those fears to rest.»

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«Two of the appeals court nominees — Daniel P. Collins and Kenneth Kiyul Lee — were names he’d submitted last year, while a third, Daniel A. Bress, is considered a rising star»

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«The president also nominated Mark C. Scarsi, Jeremy B. Rosen and Stanley Blumenfeld to judgeships in the Central District of California.»

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Le senatrici Dianne Fernstein e Kamala D. Harris hanno sollevato altissimi lai, meglio di qualsiasi altra prefica. Più che lai erano rantoli di infernale rabbia impotente.

«In a letter sent to the White House in November, they suggested names the two Democrats would be willing to accept for the three circuit court seats designated for Californians»

*

Mr Trump ha la incredibile fortuna che i suoi avversari liberal democratici sono talmente presuntuosi da non accorgersi nemmeno di essere ridicoli.

Se a novembre le senatrici Dianne Fernstein e Kamala D. Harris avessero proposto alla White House due e nomine neutre, forse Mr Trump avrebbe anche potuto accogliere la loro proposta. Ma che accogliesse due nomine partigiane di altro campo ci voleva la loro tracotanza per immaginarselo.


The Washington Times. 2019-02-06. Trump heads off conservative rebellion with new slate of California judicial nominees

President Trump announced a new slate of judicial picks from California, moving Wednesday to head off a brewing conservative rebellion over reports the White House was considering striking a deal with Democratic senators to water down his list.

The new list includes three nominees for the 9th U.S. Circuit Court of Appeals, the liberal-leaning court that oversees the West Coast, Alaska and Hawaii, and which has been a frequent target of Mr. Trump’s ire. The president also named four picks for district judgeships in California.

The announcement came after conservatives said they feared the president was working on a deal with Sens. Dianne Feinstein and Kamala D. Harris, California’s two Democrats, to submit a consensus list that wouldn’t dramatically shift the court’s ideological balance.

Mr. Trump’s list should put those fears to rest.

Two of the appeals court nominees — Daniel P. Collins and Kenneth Kiyul Lee — were names he’d submitted last year, while a third, Daniel A. Bress, is considered a rising star.

“We are relieved to see that the White House has decided to move forward with a list of extraordinarily qualified nominees,” said Carrie Severino, chief counsel for the conservative Judicial Crisis Network.

The White House did appear to have made one concession to the Democrats, demoting Patrick J. Bumatay, who had been nominated to the appeals court last year, and instead slotting him for a district court seat.

Mr. Bumatay, a federal prosecutor, is Filipino and would have been the first openly gay judge on the 9th Circuit. He’d also been a particular target for Ms. Feinstein and Ms. Harris, though.

Now Mr. Trump wants him to sit on the Southern District of California, a trial court seat.

The president also nominated Mark C. Scarsi, Jeremy B. Rosen and Stanley Blumenfeld to judgeships in the Central District of California.

Ms. Feinstein and Ms. Harris said they were disappointed in the White House’s selection for the 9th Circuit.

“The White House is moving forward with three nominees to a circuit court who have no judicial experience,” they said in a joint statement.

They also said Mr. Lee has controversial views on affirmative action and voting rights, while raising concerns with Mr. Collins’ temperament. The two senators also took issue with Mr. Bress, who lives in D.C. — not California.

The two lawmakers had been angling for more of a say in the president’s decision-making.

In a letter sent to the White House in November, they suggested names the two Democrats would be willing to accept for the three circuit court seats designated for Californians. They named California Supreme Court Judge James Rogan, appointed by former Gov. Arnold Schwarzenegger, and U.S. District Judge Lucy Koh, appointed by President Obama. They said a third candidate could “be further agreed upon.”

The senators said the White House had struck a similar deal with Democratic Sens. Richard J. Durbin and Tammy Duckworth of Illinois, where the senators got to pick one judge and Mr. Trump got to pick one judge to fill a couple of vacancies on an appeals court.

“For the Ninth Circuit where there are three vacancies, this would involve our selecting a candidate from the White House list; the White House selecting a candidate form our list for the Ninth Circuit; and further discussions on a third nominee that both parties would agree on,” the letter added.

Word of the deal-making roiled conservative circles this week.

Sen. David Perdue, a Georgia Republican close to Mr. Trump, said he would call and try to scuttle the negotiations.

“Why do we need to do a deal? This is totally within our purview. We can do this with 51 votes, and we’ve shown that we can do that. We stuck together as a Republican caucus in the Senate and delivered results for the president. And he has sent up really good candidates,” Mr. Perdue told conservative radio host Hugh Hewitt on Wednesday morning.

Conservatives see the 85 federal court judges confirmed during the president’s first two years as Mr. Trump’s most important accomplishment.

They’ve also been eagerly anticipating reshaping the 9th Circuit, regularly rated the most liberal circuit in the country. The circuit has been the home of numerous anti-Trump rulings on everything from the president’s travel ban to his crackdown on sanctuary cities to his attempt to phase out the Obama-era DACA deportation amnesty.

There are currently six vacancies on the 9th Circuit, with three designated for California picks, and the others for Arizona, Oregon and Washington.

Getting the California judges confirmed puts the president on a collision course with Ms. Feinstein, who is the top Democrat on the Judiciary Committee and who has repeatedly voiced concerns about the need for the panel to defer to home-state senators on judicial picks.

Under a Senate tradition, senators are given a chance to show whether they approve of a judge picked from their state by returning a “blue slip” signifying acquiescence.

Some, though not all, past committee chairmen have declined to advance nominees without both home-state senators’ blue slips in hand.

GOP lawmakers, though, say that gives anti-Trump senators an unfair veto over his picks, and the Republican-led Senate has been processing federal appeals court nominees without deferring to blue-slip objections.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Salvini. Autorizzazione a procedere. Alcune considerazioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-05.

giudici 001

Sull’argomento si può notare molta confusione, per cui un minimo di prefazione chiarificatrice potrebbe essere di utilità.

*

«Per autorizzazione a procedere si intende un atto con cui determinati organi rimuovono un ostacolo alla prosecuzione dell’azione penale nei confronti di un determinato soggetto (art. 343 c.p.p.); essa viene richiesta dal pubblico ministero (art. 344 c.p.p.). L’art. 313 c.p. individua una serie di reati in cui è necessaria l’autorizzazione a procedere da parte del Ministro della giustizia, mentre costituiscono un’eccezione i reati di vilipendio delle Assemblee legislative – in cui sono le Camere stesse a decidere sull’autorizzazione a procedere (Parlamento) – e della Corte costituzionale, la cui decisione spetta alla Corte stessa (art. 313, co. 3, c.p.p.).

Non vi è dubbio, però, che, da un punto di vista storico, la più importante delle forme di autorizzazione a procedere sia quella legata alle prerogative parlamentari: fin dalla Dichiarazione dei diritti inglese del 1689, infatti, in funzione di contrasto della pratica degli arresti arbitrari degli oppositori politici da parte dei Tudor e degli Stuart, era stato esplicitamente affermato che la libertà di parola, di discussione o di procedura in seno al Parlamento non potesse essere intralciata o messa in discussione in nessuna corte o in altro luogo al di fuori del Parlamento stesso. La Costituzione italiana disciplina l’istituto dell’autorizzazione a procedere nei confronti dei parlamentari all’art. 68. A seguito della riforma operata con la l. cost. n. 3/1993, non è più necessaria l’autorizzazione a procedere per sottoporre un parlamentare a procedimento penale, mentre permane l’obbligo di chiederla nel caso di arresto (ad eccezione dei casi in cui il parlamentare sia stato colto nell’atto di commettere un reato per cui è previsto l’arresto in flagranza o a seguito di una sentenza irrevocabile di condanna), di perquisizione personale o domiciliare o di intercettazione, in qualsiasi forma, delle comunicazioni (ivi compresa la corrispondenza) o delle conversazioni dello stesso. L’autorizzazione a procedere deve essere chiesta anche nei confronti dei giudici della Corte costituzionale, rispetto ai quali continua applicarsi il regime giuridico previsto per i parlamentari sino al 1993 (l’art. 3, co. 2, della l. cost. n. 1/1948 rinvia, infatti, al «vecchio» art. 68 Cost.). Infine, una peculiare ipotesi di autorizzazione a procedere è quella prevista all’art. 96 Cost., come novellato con la l. cost. n. 1/1989, per quanto riguarda i c.d. reati ministeriali, ovvero compiuti dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un Ministro, anche se cessati dalla carica, nell’esercizio delle loro funzioni.» [Fonte]

*

«I reati ministeriali costituiscono una fattispecie di reato direttamente disciplinata dalla nostra Costituzione, all’art. 96: rientrano in tale tipologia i reati commessi dal Presidente del Consiglio dei Ministri o da un ministro nell’esercizio delle loro funzioni.

La riforma dei reati ministeriali

Prima che venisse varata la legge di revisione costituzionale n.1 del 16 gennaio 1989, l’art. 96 stabiliva che il Presidente del Consiglio e i ministri, per i reati in questione, fossero giudicati col medesimo procedimento previsto per i reati presidenziali, ovverosia messa in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune e giudizio della Corte Costituzionale nella sua composizione integrata: una procedura, questa, che prevedeva delle Commissioni inquirenti e che, all’atto pratico, dimostrava degli evidenti limiti.

A seguito del referendum del 1987 e della successiva riforma costituzionale, l’art. 96 è stato riformulato: il nuovo dettato stabilisce che il giudizio sui reati ministeriali spetta, previa autorizzazione della Camera a cui appartiene l’indagato, alla magistratura ordinaria.

Il tribunale dei ministri

Al cosiddetto “Tribunale dei Ministri”, un tribunale costituito da tre magistrati e istituito ad hoc presso il tribunale del capoluogo di distretto della Corte d’Appello, sono affidate le indagini preliminari: se non ne viene disposta l’archiviazione, gli atti vengono trasmessi alle Camere.

Per stabilire se un reato è ministeriale, occorre valutare se il reato è stato commesso per tutelare un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o per perseguire un preminente interesse pubblico.

Competente ad esaminare e le questioni inerenti alla concessione dell’autorizzazione è la Giunta per le autorizzazioni a procedere: nel caso in cui il soggetto inquisito non sia un ministro parlamentare, la competenza è del Senato.

La deliberazione della Camera interessata, che richiede la maggioranza assoluta, è insindacabile. Sempre alle Camere spetta il compito di autorizzare le misure restrittive della libertà personale.

In ogni caso, nella fase di giudizio, non possono essere disposte nei confronti del Presidente del Consiglio e dei ministri pene accessorie che comportino la sospensione dall’ufficio.» [Fonte]

* * * * * * *

Adesso cerchiamo di sintetizzare.

Gli eletti al Parlamento ed al Senato godono dell’immunità.

Un PM che esegua indagini e presuma di aver raccolto materiale sufficiente, può chiedere al rispettivo ramo del parlamento l’autorizzazione a procedere davanti al tribunale dei ministri.

Mentre una richiesta fatta per reati contro il patrimonio, pubblico ovvero privato, oppure contro la persona sono chiaramente dimostrabili e l’autorizzazione dovrebbe essere concessa per i casi di una certa quale rilevanza, ben differente è la situazione ove si imputi un determinato comportamento politico.

In buona sostanza, Mr Salvini sarebbe chiamato in giudizio a rispondere di una scelta collegiale del governo, di natura squisitamente politica.

Ciò sembrerebbe essere giuridicamente incorretto.


Adnk. 2019-02-01. Vertici 5S virano su salva-Salvini

“C’è tempo”. “Ascolteremo prima le parole di Salvini, poi leggeremo la memoria di Conte, Salvini e Di Maio. E valuteremo”. Il M5S appare prudente sulla linea da tenere nella Giunta delle Immunità del Senato in merito all’autorizzazione a procedere nei confronti del vicepremier Matteo Salvini sul caso Diciotti. Ma la narrazione è cambiata. E il cambio di rotta sembra già su carta, stando almeno a quanto emerso nella riunione tenutasi ieri in tarda serata tra Di Maio e i senatori della Giunta.

Intanto Salvini tira dritto di fronte ai tentennamenti dell’alleato di governo, dichiara di confidare non solo nel voto del M5S “ma dell’intero Senato, perché qui non è in discussione un reato ma il fatto che un governo possa esercitare i poteri che gli italiani gli conferiscono”, tradotto: “Non sono pagato per i se, i forse, i ma”. Forte anche, il leader della Lega, del sostegno di Conte, che ha assunto su di se la responsabilità della vicenda.

Mercoledì mattina è stato il senatore Mario Michele Giarrusso ad annunciare che Conte, Di Maio e Toninelli depositeranno in Giunta una memoria per spiegare come “sul caso Diciotti ci sia stata una decisione che coinvolge tutto il governo, con responsabilità anche di altri ministri e del presidente del Consiglio stesso”. Poi emergono le prime ricostruzioni di una riunione di martedì ‘silenziata’, con bocche cucite persino sulla location dell’incontro voluto da Di Maio e tenutosi in tarda serata in un’abitazione privata. Ed è evidente che qualcosa, sulla linea da tenere, è cambiato, e che si vira verso il no all’autorizzazione a procedere, evitando il processo a Salvini.

“Il quesito posto alla Giunta è chiaro: verterà infatti sull’esistenza di un interesse superiore compiuto nell’esercizio di governo o se il ministro abbia agito come privato cittadino per i suoi interessi”. Ed è questo che ora i 5 Stelle sperano di far comprendere alla base ma anche a un gruppo parlamentare lacerato dalle divisioni interne. “È chiaro – il ragionamento emerso nel corso della riunione – che se fosse stato corruzione o peculato lo avremmo mandato subito a processo. Ma si tratta di un’altra questione, e per di più senza precedenti: mai si è stati chiamati a legittimare un’azione di governo davanti ai giudici”.

Il problema vero, almeno nei palazzi e tralasciando la questione – non da poco – di una base in agitazione, è convincere l’ala ortodossa del Movimento, quella più vicina a Roberto Fico. “Va fatta una riflessione tecnica all’interno della Giunta, ma se il caso andrà in Aula, noi voteremo assolutamente sì. Il M5S non ha mai negato il processo a un politico”, ha dichiarato il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, ai microfoni di ‘Circo Massimo’.

Ma anche tra i ‘duri e puri’ comincia a farsi strada qualche dubbio. Un ortodosso della prima ora che martedì in una chat interna scriveva convinto “la linea non cambia. Punto. Altrimenti esplode il M5S”, si lascia sfuggire: “Mah, non è una classica autorizzazione a procedere per l’immunità. Non è un voto salva casta. Ma va spiegata…”. Intanto Fico tace ed evita di prendere posizione al riguardo, anche, viene spiegato da chi gli è vicino, per rispetto istituzionale, visto che ci sarà un voto in giunta e poi, forse, in Aula.

Ma i vertici sanno bene che una parte del gruppo ribolle. E una decisione simile sarebbe difficile da far digerire a una frangia, non ultime le senatrici Elena Fattori e Paola Nugnes, che sui numeri in Aula al Senato potrebbero far la differenza.

Perché anche se la Giunta decidesse di non autorizzare la magistratura a procedere, il regolamento di Palazzo Madama prevede comunque la possibilità di un voto dell’Aula: basta che a chiederlo siano 20 senatori. E’ il malcontento, nel Movimento, brucia sotto la cenere. Nonostante ci sia chi, non ultimo Alessandro Di Battista, stia cercando di coinvolgere quanto più il gruppo, sentendo anche le seconde file sul caso Diciotti e sulla strada da intraprendere per uscire dall’angolo.

Ma c’è chi tiene la barra dritta, sordo a nuove ‘narrazioni’ o cambi di passo. “Qualcuno ci vuol far diventare dorotei”, il messaggio che rimbalzava su alcuni telefonini. E c’è chi non teme ripercussioni e ci mette la faccia. Se il M5S dovesse ‘salvare’ il leader della Lega “non escludo l’addio al Movimento”, dice all’AdnKronos Nugnes, considerata molto vicina a Fico. “E’ una cosa che sto valutando di fare da fine anno, almeno”, aggiunge la parlamentare campana.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo, Unione Europea

Sea-Watch. La sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-31.

giudici 001

I più sensibili indicatori di chi abbia il potere, quello vero, sono i giudici dei tribunali.

Formalmente dovrebbero applicare costituzione, leggi e norme, ma nei fatti essi ne danno libera interpretazione: una circonluzione acrobatica.

Treccani ci ricorda come il termine circonluzione indichi un

«Giro di parole a cui si ricorre quando non si possa, non si sappia, oppure non si voglia o non si osi adoperare l’espressione propria»

Le Corti di Giustizia europee, massimamente la ‘The European Court of Human Rights’ (ECHR) per decenni hanno sentenziato in perfetto accordo all’ideologia liberal socialista allora imperante. Spesso i buontemponi si dilettavano a scrivere le sentenze prima ancora che fosse stato iniziato il dibattito, vincendo così regolarmente ogni scommessa. Per parlare come si mangia, mai a memoria di uomo la ECHR emise una sentenza contraria ai principi delle élite egemoni.

*

Orbene: l’ultima sentenza ha rovesciato di centottanta gradi i pregressi indirizzi giurisprudenziali.

«The ECHR has compelled Italy to provide assistance to migrants on a stranded rescue boat operated by a German NGO»

*

«However, the court did not allow the migrants to disembark the vessel»

*

«The European Court of Human Rights (ECHR) on Tuesday ordered Italy to provide medical assistance, food and drinks to 47 migrants aboard the blocked Sea Watch 3 rescue vessel»

*

«The Sea Watch 3, operated by the German non-governmental organization Sea Watch, is currently waiting off the cost of Sicily after the ship was barred from docking by several EU member states»

*

«EU rules require the country in which migrants land to take responsibility for them, and process their applications for asylum.»

* * * * * * * *

Riassumendo.

– L’Italia fornisca aiuto sanitario ed umanitario ai 47 profughi, essendo essa la forza organizzata più vicina;

– I migranti imbarcati sulla Sea Watch 3 non devono sbarcare.

*

Queste erano le pregresse sentenze ed indirizzi giurisprudenziali.

Overview of the Court’s case-law (2018)

Overview of the Court’s case-law (2018)

Annual Report ECHR 2018 (provisional)

Background paper for seminar Opening of the Judicial Year January 2017

Dialogue across the Atlantic: Selected Case-Law of the European and Inter-American Human Rights Courts

Handbook on European law relating to asylum, borders and immigration (Estonian) – Euroopa varjupaiga-, piiri- ja sisserändeõiguse käsiraamat

* * * * * * *

Conte. Attenzione all’ira dei miti. Il suo sembrerebbe essere un ultimatum.

Bloomberg sospetta che Salvini sostituirà Merkel come riferimento europeo.


Deutsche Welle. 201901-29. Italy must help Sea Watch migrants, European rights court says

The ECHR has compelled Italy to provide assistance to migrants on a stranded rescue boat operated by a German NGO. However, the court did not allow the migrants to disembark the vessel.

*

The European Court of Human Rights (ECHR) on Tuesday ordered Italy to provide medical assistance, food and drinks to 47 migrants aboard the blocked Sea Watch 3 rescue vessel as soon as possible.

The Sea Watch 3, operated by the German non-governmental organization Sea Watch, is currently waiting off the cost of Sicily after the ship was barred from docking by several EU member states. The Berlin-based NGO lodged an urgent complaint with the court on Monday.

Still in limbo

However, the ECHR did not grant Sea Watch’s request to allow the migrants, who were rescued north of the Libyan port of Zuwarah a week and a half ago, to disembark the Dutch-flagged ship.

Before the court decision, Italian Interior Minister Matteo Salvini said the migrant boat could only dock if the asylum seekers on board were subsequently accepted by Germany or the Netherlands. Both countries have refused to accept the migrants.

EU rules require the country in which migrants land to take responsibility for them, and process their applications for asylum. 

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria, Stati Uniti, Trump

Trump. Come far venire le coliche a Mrs Pelosi. Nominations.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-29.

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Nell’ambito della guerra civile che i liberal democratici hanno scatenato contro Mr Trump, la risposta del Presidente è linearmente semplice.

Ha sottoposto al Senato una lunga serie di nomine di giudici federali. I documenti sono scarni, ma di bella lettura.

Ad un rapido controllo, sembrerebbero essere per lo più persone molto giovani e tutte molto vicine alla visione di vita repubblicana.

Vedremo come si manifesterà l’ira impotente di Mrs Pelosi.

*


Six Nominations Sent to the Senate [The White House. 2019-01-24]

James A. Crowell IV, of the District of Columbia, to be an Associate Judge of the Superior Court of the District of Columbia for the term of fifteen years, vice Brian F. Holeman, retired.

Keith Krach, of California, to be an Under Secretary of State (Economic Growth, Energy, and the Environment), vice Catherine Ann Novelli, resigned.

Keith Krach, of California, to be United States Alternate Governor of the European Bank for Reconstruction and Development, vice Robert D. Hormats, resigned.

Keith Krach, of California, to be United States Alternate Governor of the International Bank for Reconstruction and Development for a term of five years; United States Alternate Governor of the Inter-American Development Bank for a term of five years, vice Catherine Ann Novelli, resigned.

Jason Park, of the District of Columbia, to be an Associate Judge of the Superior Court of the District of Columbia for the term of fifteen years, vice John McAdam Mott, retired.

Robert K. Scott, of Maryland, a Career Member of the Senior Foreign Service, Class of Counselor, to be Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the United States of America to the Republic of Malawi.

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Nominations Sent to the Senate [The White House. 2019-01-23]

Rossie David Alston, Jr., of Virginia, to be United States District Judge for the Eastern District of Virginia, vice Gerald Bruce Lee, retired.

Roy Kalman Altman, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida, vice Joan A. Lenard, retired.

Raul M. Arias-Marxuach, of Puerto Rico, to be United States District Judge for the District of Puerto Rico, vice Jose Antonio Fuste, retired.

Bridget S. Bade, of Arizona, to be United States Circuit Judge for the Ninth Circuit, vice Barry G. Silverman, retired.

Miller Baker, of Louisiana, to be a Judge of the United States Court of International Trade, vice Donald C. Pogue, retired.

Thomas P. Barber, of Florida, to be United States District Judge for the Middle District of Florida, vice James D. Whittemore, retired.

Pamela A. Barker, of Ohio, to be United States District Judge for the Northern District of Ohio, vice Donald C. Nugent, retired.

Campbell Barker, of Texas, to be United States District Judge for the Eastern District of Texas, vice Leonard E. Davis, retired.

Kenneth D. Bell, of North Carolina, to be United States District Judge for the Western District of North Carolina, vice Richard L. Voorhees, retired.

Wendy Williams Berger, of Florida, to be United States District Judge for the Middle District of Florida, vice John E. Steele, retired.

Joseph F. Bianco, of New York, to be United States Circuit Judge for the Second Circuit, vice Reena Raggi, retired.

Jean-Paul Boulee, of Georgia, to be United States District Judge for the Northern District of Georgia, vice William S. Duffey Jr., retired.

Holly A. Brady, of Indiana, to be United States District Judge for the Northern District of Indiana, vice Joseph S. Van Bokkelen, retired.

Andrew Lynn Brasher, of Alabama, to be United States District Judge for the Middle District of Alabama, vice Mark E. Fuller, resigned.

Brian C. Buescher, of Nebraska, to be United States District Judge for the District of Nebraska, vice Laurie Smith Camp, retired.

James David Cain, Jr., of Louisiana, to be United States District Judge for the Western District of Louisiana, vice Patricia Head Minaldi, retired.

Stephen R. Clark, Sr., of Missouri, to be United States District Judge for the Eastern District of Missouri, vice Carol E. Jackson, retired.

Clifton L. Corker, of Tennessee, to be United States District Judge for the Eastern District of Tennessee, vice J. Ronnie Greer, retired.

Daniel Desmond Domenico, of Colorado, to be United States District Judge for the District of Colorado, vice Robert E. Blackburn, retired.

Philip M. Halpern, of New York, to be United States District Judge for the Southern District of New York, vice P. Kevin Castel, retired.

Richard A. Hertling, of Maryland, to be a Judge of the United States Court of Federal Claims for a term of fifteen years, vice George W. Miller, deceased.

Ryan T. Holte, of Ohio, to be a Judge of the United States Court of Federal Claims for a term of fifteen years, vice Nancy B. Firestone, term expired.

Karin J. Immergut, of Oregon, to be United States District Judge for the District of Oregon, vice Anna J. Brown, retired.

Matthew J. Kacsmaryk, of Texas, to be United States District Judge for the Northern District of Texas, vice Mary Lou Robinson, retired.

Damon Ray Leichty, of Indiana, to be United States District Judge for the Northern District of Indiana, vice Robert L. Miller Jr., retired.

Thomas Marcelle, of New York, to be United States District Judge for the Northern District of New York, vice Gary L. Sharpe, retired.

Paul B. Matey, of New Jersey, to be United States Circuit Judge for the Third Circuit, vice Julio M. Fuentes, retired.

Corey Landon Maze, of Alabama, to be United States District Judge for the Northern District of Alabama, vice Virginia Emerson Hopkins, retired.

Matthew Walden McFarland, of Ohio, to be United States District Judge for the Southern District of Ohio, vice Thomas M. Rose, retired.

Eric D. Miller, of Washington, to be United States Circuit Judge for the Ninth Circuit, vice Richard C. Tallman, retired.

David Steven Morales, of Texas, to be United States District Judge for the Southern District of Texas, vice Janis Graham Jack, retired.

Sarah Daggett Morrison, of Ohio, to be United States District Judge for the Southern District of Ohio, vice Gregory L. Frost, retired.

Eric E. Murphy, of Ohio, to be United States Circuit Judge for the Sixth Circuit, vice Alice M. Batchelder, retired.

Carl J. Nichols, of the District of Columbia, to be United States District Judge for the District of Columbia, vice Richard W. Roberts, retired.

Howard C. Nielson, Jr., of Utah, to be United States District Judge for the District of Utah, vice Brian Theadore Stewart, retired.

Michael H. Park, of New York, to be United States Circuit Judge for the Second Circuit, vice Gerard E. Lynch, retired.

Nicholas Ranjan, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Western District of Pennsylvania, vice Kim R. Gibson, retired.

Neomi J. Rao, of the District of Columbia, to be United States Circuit Judge for the District of Columbia Circuit, vice Brett M. Kavanaugh, elevated.

Chad A. Readler, of Ohio, to be United States Circuit Judge for the Sixth Circuit, vice Deborah L. Cook, retiring.

Timothy M. Reif, of the District of Columbia, to be a Judge of the United States Court of International Trade, vice Richard K. Eaton, retired.

Rodolfo Armando Ruiz II, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida, vice William J. Zloch, retired.

Allison Jones Rushing, of North Carolina, to be United States Circuit Judge for the Fourth Circuit, vice Allyson K. Duncan, retiring.

Lisa M. Schenck, of Virginia, to be a Judge of the United States Court of Military Commission Review.  (New Position)

Rodney Smith, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida, vice Robin S. Rosenbaum, elevated.

Michael J. Truncale, of Texas, to be United States District Judge for the Eastern District of Texas, vice Ronald H. Clark, retired.

Wendy Vitter, of Louisiana, to be United States District Judge for the Eastern District of Louisiana, vice Helen G. Berrigan, retired.

Kent Wetherell, II, of Florida, to be United States District Judge for the Northern District of Florida, vice John Richard Smoak, retired.

Allen Cothrel Winsor, of Florida, to be United States District Judge for the Northern District of Florida, vice Robert L. Hinkle, retired.

Joshua Wolson, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Eastern District of Pennsylvania, vice James Knoll Gardner, retired.

Patrick R. Wyrick, of Oklahoma, to be United States District Judge for the Western District of Oklahoma, vice David L. Russell, retired.

John Milton Younge, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Eastern District of Pennsylvania, vice Mary A. McLaughlin, retired.

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President Donald J. Trump Announces Intent to Nominate Judicial Nominees  [The White House. 2019-01-22]

Today President Donald J. Trump announced his intent to nominate the following judicial nominees:

Rossie David Alston, Jr., of Virginia, to be United States District Judge for the Eastern District of Virginia.

Roy Kalman Altman, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida.

Raul M. Arias-Marxuach, of Puerto Rico, to be United States District Judge for the District of Puerto Rico.

Bridget S. Bade, of Arizona, to be United States Circuit Judge for the Ninth Circuit.

Miller Baker, of Louisiana, to be a Judge of the United States Court of International Trade.

Thomas P. Barber, of Florida, to be United States District Judge for the Middle District of Florida.

Pamela A. Barker, of Ohio, to be United States District Judge for the Northern District of Ohio.

Campbell Barker, of Texas, to be United States District Judge for the Eastern District of Texas.

Kenneth D. Bell, of North Carolina, to be United States District Judge for the Western District of North Carolina.

Wendy Williams Berger, of Florida, to be United States District Judge for the Middle District of Florida.

Joseph F. Bianco, of New York, to be United States Circuit Judge for the Second Circuit.

Jean-Paul Boulee, of Georgia, to be United States District Judge for the Northern District of Georgia.

Holly A. Brady, of Indiana, to be United States District Judge for the Northern District of Indiana.

Andrew Lynn Brasher, of Alabama, to be United States District Judge for the Middle District of Alabama.

Brian C. Buescher, of Nebraska, to be United States District Judge for the District of Nebraska.

James David Cain, Jr., of Louisiana, to be United States District Judge for the Western District of Louisiana.

Stephen R. Clark, Sr., of Missouri, to be United States District Judge for the Eastern District of Missouri.

Clifton L. Corker, of Tennessee, to be United States District Judge for the Eastern District of Tennessee.

Daniel Desmond Domenico, of Colorado, to be United States District Judge for the District of Colorado.

Philip M. Halpern, of New York, to be United States District Judge for the Southern District of New York.

Richard A. Hertling, of Maryland, to be a Judge of the United States Court of Federal Claims.

Ryan T. Holte, of Ohio, to be a Judge of the United States Court of Federal Claims.

Karin J. Immergut, of Oregon, to be United States District Judge for the District of Oregon.

Matthew J. Kacsmaryk, of Texas, to be United States District Judge for the Northern District of Texas.

Damon Ray Leichty, of Indiana, to be United States District Judge for the Northern District of Indiana.

Thomas Marcelle, of New York, to be United States District Judge for the Northern District of New York.

Paul B. Matey, of New Jersey, to be United States Circuit Judge for the Third Circuit.

Corey Landon Maze, of Alabama, to be United States District Judge for the Northern District of Alabama.

Matthew Walden McFarland, of Ohio, to be United States District Judge for the Southern District of Ohio.

Eric D. Miller, of Washington, to be United States Circuit Judge for the Ninth Circuit.

David Steven Morales, of Texas, to be United States District Judge for the Southern District of Texas.

Sarah Daggett Morrison, of Ohio, to be United States District Judge for the Southern District of Ohio.

Eric E. Murphy, of Ohio, to be United States Circuit Judge for the Sixth Circuit.

Carl J. Nichols, of the District of Columbia, to be United States District Judge for the District of Columbia.

Howard C. Nielson, Jr., of Utah, to be United States District Judge for the District of Utah.

Michael H. Park, of New York, to be United States Circuit Judge for the Second Circuit.

Nicholas Ranjan, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Western District of Pennsylvania.

Neomi J. Rao, of the District of Columbia, to be United States Circuit Judge for the District of Columbia Circuit.

Chad A. Readler, of Ohio, to be United States Circuit Judge for the Sixth Circuit.

Timothy M. Reif, of the District of Columbia, to be a Judge of the United States Court of International Trade.

Rodolfo Armando Ruiz II, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida.

Allison Jones Rushing, of North Carolina, to be United States Circuit Judge for the Fourth Circuit.

Lisa M. Schenck, of Virginia, to be a Judge of the United States Court of Military Commission Review.

Rodney Smith, of Florida, to be United States District Judge for the Southern District of Florida.

Michael J. Truncale, of Texas, to be United States District Judge for the Eastern District of Texas.

Wendy Vitter, of Louisiana, to be United States District Judge for the Eastern District of Louisiana.

Kent Wetherell, II, of Florida, to be United States District Judge for the Northern District of Florida.

Allen Cothrel Winsor, of Florida, to be United States District Judge for the Northern District of Florida.

Joshua Wolson, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Eastern District of Pennsylvania.

Patrick R. Wyrick, of Oklahoma, to be United States District Judge for the Western District of Oklahoma.

John Milton Younge, of Pennsylvania, to be United States District Judge for the Eastern District of Pennsylvania.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Giustizia. 27,200 errori giudiziari con ingiuste detenzioni. Adesso, basta.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-28.

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La giustizia è uno dei grandi malati di questa povera Italia.

Sembrerebbe quasi che assommi in sé tutte le incongruenze e tutte le contraddizioni di questo paese.

Di questi giorni la notizia che un poveraccio è rimasto 22 anni in carcere con la condanna per omicidio volontario mentre invece era innocente.

Nessuno si scandalizzerebbe se questo fosse un caso isolato: al contrario, si direbbe quasi che le condanne degli innocenti siano la norma.

«In Italia oltre mille casi all’anno di innocenti, finiti in carcere che vengono risarciti, ma in realtà sono molti di più»

*

«Sulla base degli ultimi dati, che vanno dal ’92 alla fine dell’anno scorso, i casi sono oltre 27mila e 200»

*

«lo Stato ha speso fino a oggi oltre 700 milioni di euro, pari a circa “28-30 milioni di euro in media ogni anno»

*

«Quando si parla di innocenti in carcere bisogna distinguere tra ingiuste detenzioni ed errori giudiziari»

*

«L’errore giudiziario è quello di Giuseppe Gulotta, che è stato condannato con sentenza definitiva, ma alla fine con un processo di revisione è stato assolto»

*

«La stragrande maggioranza di casi in Italia è fatta da ingiuste detenzioni»

*

«Si tratta di persone che finiscono in custodia cautelare, in carcere o agli arresti domiciliari, e poi, invece, risultano innocenti perché archiviati o assolti»

* * * * * * * *

Ci si rende conto di quanto il problema sia complesso e di non facile soluzione. In questa sede si vorrebbero mettere in luce solo alcuni aspetti a nostro sommesso avviso di particolare importanza.

– È la costituzione stessa che stabilisce la giustizia italiana come un organo autoreferenziale. Per entrare nella magistratura serve vincere un concorso in cui i commissari sono magistrati; si fa quindi il cursus honorum e saranno i magistrati stessi ad eleggersi gli organi di governo. Il Cittadino Elettore è tagliato fuori da ogni possibile influenza sul sistema giudiziario, che di fatto si configura come uno stato nello stato. Questa è un’anomalia tutta italiana: in molti paesi i magistrati sono elettivi, con periodi in carica variabili come durata. In molto altri paesi i magistrati sono nominati dalle strutture politiche. Al contrario di quasi tutti i paesi occidentali, l’autorità politica non ha in Italia il potere di rimuovere i giudici.

– I giudici applicano, ovvero dovrebbero, i dettami dei codici e delle leggi. Codici e susseguenti leggi sono la causa efficiente della farraginosità procedurale delle indagini e dei processi, la cui durata temporale è una funzione che tende all’infinito. Senza procedere allo snellimento procedurale ogni qualsivoglia altra iniziativa è semplicemente destinata al fallimento. I processi di lunga durata sono di per sé stessi fonti di iniquità.

– Un capitolo dolente è l’uso della detenzione preventiva. Se questa opzione sia in alcuni casi mandatoria, si constata come nella norma sia stata arbitrariamente imposta. Non solo: la lunghezza dei tempi di indagine la rende un equivalente di sentenza a pena detentiva senza che il tribunale si sia pronunciato. A dirla apertamente, è invalso l’suo prima di arrestare e quindi di cercare le prove che convalidino l’arresto, rovesciando quindi la sequenza che dovrebbe essere secondo giustizia. L’arresto sulla base di soli sospetti suona tanto da regime dittatoriale.

– Infine la responsabilità civile dei giudici. Anche con un minimo sospetto del tutto infondato un chirurgo è obbligato alle dimissioni, sempre che non sia licenziato, e se avesse sbagliato, dovrebbe pagare in prima persona. Resta impossibile capire come mai i giudici dovrebbero essere al di sopra del bene e del male: intoccabili. La netta percezione è che l’Anm ed il Consiglio Superiore sia solo organi deputati alla conservazione del potere.

– Ma la somma iniquità della giustizia in Italia risiede nell’aver abolito il segreto giudiziario. Se è corretto che i giudici indaghino qualsiasi persona senza guardare in faccia a nulla, sarebbe altrettanto vero che tali indagini dovrebbero diventare di pubblico dominio solo ad accuse provate ed a chiamata in giudizio. In caso contrario, le denuncie sono fatte non tanto per reprimere dei reati, quando piuttosto per poter fare un battage mediatico, mettere in batteria delle macchine del fango che distruggono reputazioni di galantuomini.

* * *

Ricordiamoci sempre che Lavoisier, lo scopritore inter alias della legge di conservazione della massa, fu decapitato dai giacobini per aver ordinato all’osteria una frittata. «È bastato un momento per tagliare quella testa, e forse non basterà un secolo per generarne un’altra pari alla sua»

* * *

Si è perfettamente consci della difficoltà di impostare e risolvere codesti problemi.

Nel contempo si è chiaramente coscienti che senza risolverli il paese non potrà mai funzionare in modo degno di una democrazia.


Adnk. 2019-01-26. “Oltre mille risarciti, ma innocenti in carcere sono molti di più”

“In Italia oltre mille casi all’anno di innocenti, finiti in carcere che vengono risarciti, ma in realtà sono molti di più”. A denunciarlo, parlando con l’Adnkronos sono Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi, fondatori del sito ‘errorigiudiziari.com‘, il primo e più grande archivio online con tutti i casi. “Sulla base degli ultimi dati, che vanno dal ’92 alla fine dell’anno scorso, i casi sono oltre 27mila e 200”. Per i risarcimenti lo “Stato ha speso fino a oggi oltre 700 milioni di euro”, pari a circa “28-30 milioni di euro in media ogni anno”.

“Negli ultimi anni, i fondi stanziati per questa voce di bilancio sono stati sempre di meno – spiegano -. Anche per questo è invalsa la prassi di una maggiore severità nella valutazione delle domande di risarcimento. Questo significa che del totale delle domande presentate, solo la metà viene accolta. Quindi la media di mille è probabilmente bassa, sono in realtà almeno il doppio”.

Quando si parla di innocenti in carcere bisogna distinguere tra ingiuste detenzioni ed errori giudiziari. “L’errore giudiziario è quello di Giuseppe Gulotta, che è stato condannato con sentenza definitiva, ma alla fine con un processo di revisione è stato assolto”.

La stragrande maggioranza di casi in Italia è fatta da ingiuste detenzioni. “Si tratta di persone che finiscono in custodia cautelare, in carcere o agli arresti domiciliari, e poi, invece, risultano innocenti perché archiviati o assolti”.

Tra le principali cause troviamo lo scambio di persona. “Si accusa uno al posto di un altro sulla base del riconoscimento da parte delle presunte vittime – fanno notare Maimone e Lattanzi -. L’esempio classico è quello della rapina in banca con il testimone oculare che sbaglia a individuare il responsabile nel riconoscimento fotografico”.

Sul banco degli ‘imputati’, denunciano, anche “le cosiddette scienze forensi”. “Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono riconoscimenti antropometrici. Abbiamo decine di casi nel nostro archivio di persone che vengono apparentemente riconosciute dai fotogrammi, e poi si scopre che l’arrestato quel giorno era a 25 km di distanza”. Per quanto riguarda tutto il Sud Italia, aggiungono, “c’è la questione dei collaboratori di giustizia e dei pentiti”. “Per regolamenti di conti tra loro, tra famiglie, spesso accusano qualcuno che in realtà è innocente. Prima che si riesca a dimostrarlo, il malcapitato si fa anni di carcere”.

21 anni dietro le sbarre, il caso di Angelo Massaro

Un caso per tutti, quello di Angelo Massaro. “E’ stato 21 anni in carcere da innocente – spiegano dal sito ‘errorigiudiziari.com’ – per le intercettazioni telefoniche”. Il motivo? “Chi ascoltava la telefonata in dialetto tarantino alla moglie ha sentito ‘muert’, invece, di ‘muers’. Capiscono quindi che abbia detto alla sua signora: ‘guarda ho il morto dietro in macchina. Ma la cosa grave è che nessuno, in seguito, ha verificato, ha incrociato indizi e prove, approfondito, ragionato anche solo in base al buon senso”. “Chi ascoltava ha sentito male, distrattamente, velocemente, chissà come. Ma dal suo errore è scaturito un dramma per un uomo” concludono, sottolineando come “non sarebbe stato difficile dimostrare l’innocenza di Massaro, se solo si fosse indagato con precisione, scrupolo, professionalità”.


Adnk. 2019-01-26. “22 anni in carcere da innocente, chiedo 66 milioni”

Oltre 66 milioni di euro per aver scontato anni di carcere da innocente. E’ il risarcimento, chiesto da Giuseppe Gulotta, vittima di un errore giudiziario per l’omicidio di due giovani carabinieri della caserma di Alcamo Marina del 26 gennaio del 1976. Arrestato e condannato all’ergastolo, quando aveva 18 anni, venne assolto dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, dopo una lunga serie di processi e 22 anni passati dietro le sbarre. “I giudici stabilirono che la confessione venne estorta e gli venne riconosciuto un risarcimento di sei milioni e mezzo di euro” dice all’Adnkronos l’avvocato Baldassare Lauria, spiegando che il ragionamento della Corte è che “possono liquidare soltanto l’indennizzo per i giorni che Gulotta ha espiato in maniera indebita”.

“A ben vedere il giudice se gli portano un verbale falso sbaglia ma non è colpa sua. Compie un errore solo perché altri hanno fatto qualcosa che non dovevano”. “Per quanto riguarda l’atto illecito, compiuto dai carabinieri, sosteneva la Corte di Reggio – spiega il legale -, non può essere la magistratura: il loro errore è legato a condotte illecite di altri”.

C’è, poi, un secondo pilastro che è l’azione risarcitoria. “L’Italia nel 1984 firmò la convenzione di New York per la prevenzione della tortura in cui si impegnava a codificare il reato e, quindi, a predisporre una serie di strumenti per prevenirla. Ma è stato codificato soltanto nel 2016, cioè, a una distanza siderale rispetto all’84 – denuncia l’avvocato -. Nelle more è intervenuta anche la Corte europea dei diritti dell’uomo in merito ai fatti di Genova, condannando l’Italia per non aver previsto strumenti di prevenzione e il reato di tortura”.

L’azione ha, quindi, due destinatari. Da un lato, conclude l’avvocato, “l’Arma e dall’altro la Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto rappresentante dello Stato che ha omesso di adempiere agli ordini internazionali”.