Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Polonia. Mr Timmermans a colloquio con Mr Morawiecki.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-20.

unione europea 001

Le problematiche insorte tra Polonia ed Unione Europea affondano le radici in aspetti generali e di grande interesse sia culturale sia politico.

Un primo problema verte su quanta sovranità nazionale ritengano gli stati che afferiscono alla unione. Secondo un punto di vista si dovrebbe arrivare agli Stati Uniti di Europa, secondo altri ad una sorta di Zollverein, che potrebbe al massimo evolvere in una confederazione. Sono due visioni diametralmente opposte.

Un secondo problema verte la figura dei giudici. Dovrebbe essere evidente che il giudice debba ben essere nominato da qualcuno. Negli Stati Uniti larga quota dei giudici di livello medio – basso sono elettivi e nominati pro tempore. I giudici delle Corte da appello in su sono solitamente nominati dal Governatore, Presidente nel caso di quelli federali, ma la nomina deve essere confermata dal relativo senato dopo ampia ed approfondita discussione, tipicamente con una maggioranza di almeno il 60% degli aventi diritto al voto. Non solo. proprio di questi giorni è la notizia che il giudice Aaron Persky, Santa Clara County Superior Court, è stato rimosso a seguito di una petizione popolare seguita da regolare voto senatoriale: l’opinione pubblica lo aveva accusato di aver elargito una sentenza troppo blanda. Difficilmente possiamo dire che gli Stati Uniti non siano democratici e non rispettino le leggi.

Nei paesi dell’Unione Europea i giudici sono solitamente a nomina governativa.

Nell’ambito della magistratura francese è radicalmente differenziato lo status giuridico dei magistrats du siége, che svolgono le funzioni di giudice, da quello dei magistrats du parquet che svolgono, invece, le funzioni di pubblico ministero. Il pubblico ministero francese è nominato e dipende gerarchicamente dal governo, attraverso il Ministro della giustizia: la Loi Perben II del 1º febbraio 2010 sottopone esplicitamente la funzione inquirente al controllo del Ministero della Giustizia, ed è stata dichiarata legittima dal Consiglio costituzionale sia rispetto agli articoli della Carta che al principio della separazione dei poteri.

In Germania la nomina dei 16 giudici compete per metà al Bundestag (il parlamento federale) e per metà al Bundesrat (la camera che rappresenta i Länder): la durata della carica è fissata a dodici anni.

Da quanto succintamente esposto, dovrebbe emergere chiaramente come ogni nazione abbia una sua tradizione giuridica, degna del massimo rispetto. Un procedura ‘perfetta’ semplicemente non esiste.

Un terzo problema riflette la rimozione dei giudici. Il caso del giudice Aaron Persky dovrebbe dar da pensare a fondo: l’opinione pubblica nel fare la petizione di rimozione si è erta a giudice del caso giuridico. Se da una parte ciò potrebbe soddisfare i canoni democratici, dall’altra il pericolo di un giustizialismo di piazza è del tutto evidente. Meglio sarebbe stato a parer nostro l’accedere alla Suprema Corte di Giustizia, se non altro per evitare un pericoloso precedente.

Ma se si ammette il principio che il popolo sovrano può rimuovere un giudice sgradito, dovrebbe conseguirne che altrettanto possano fare i rappresentanti lecitamente eletti.

A questo proposito sarebbe utile aver letto, e ricordare, quel bel trattato della prof.ssa Angela Di Gregorio, ‘Epurazioni e protezione della democrazia. Esperienze e modelli di «giustizia post-autoritaria»‘.

Il problema si pose in modo lampante alla fine della guerra mondiale, con le epurazioni dei giudici collusi in Germania con il nazionalsocialismo ed in Italia con il fascismo. Furono procedimenti sommari, non esenti da invidie e veleni.

Ma il problema si pose nuovamente con la riunione delle Germanie: i giudici della ex-Ddr furono rimossi in gran parte in modo discreto ma fermo. Il caso di Egon Krenz, che subì anche condanna penale, è significativo.

Il quarto problema è sottile ma tagliente. Nella giurisprudenza occidentale si stanno confrontando due opposte correnti di pensiero. La prima sostiene che il giudice giudicante abbia il diritto ed il dovere di interpretare le costituzione e leggi, la seconda sostiene invece che i giudici debbano semplicemente applicare alla lettera le leggi.

Lo scontro è non da poco. Se gli esseri umani fossero perfetti, il problema non si porrebbe. Diventa invece un pesante macigno quando l’interpretazione della legge diventa arbitraria. Si generano in questa maniera delle ingiustizie legalizzate.

Il quinto problema è quello fondamentale, e proprio per questo ben poco se ne parla. Si faccia conto di essere stati incaricati di scrivere ex novo una costituzione: ci si pone davanti ad un foglio bianco, tutto da riempire. È ovvio che ciascuno scriverà un testo in accordo alle proprie idee generali attorno ai principi primi. Bene: codesti principi prendono nome di ‘principi metagiuridici‘. Come tutti i rami dello scibile umano, anche il settore metagiuridico è esplorabile secondo la metodologia scientifica che applica il principio di non contraddizione. Ne consegue la unicità di tali principi. Le costituzioni scritte in accordo con questi potranno differire su aspetti applicativi, non certo su quelli di sostanza.

Il problema si configura perché la corrente di pensiero ‘interpretativa‘ interpreta anche i principi metagiuridici e, di norma, ne ammette una pluralità. Pluralità che di per sé stessa ne evidenza le contraddizioni interne, che alla fine sgorgano nello stagno del fatto che di impone la visione di chi abbia il potere.

Questo è il reale terreno di scontro tra le opposte visioni giuridiche, così come tra l’Unione Europea e la Polonia o, più in generale, i paesi del Visegrad.

* * *

Lo scontro è così politico ed economico laddove avrebbe dovuto essere un confronto di Weltanschauung.

Tutto il resto è sequenziale.

Si vedrà se nel rinnovato Consiglio Europeo l’attuale eurodirigenza abbia ancora la maggioranza per poter imporre la propria visione.


China Org. 2018-06-18. EU official visits Poland on rule of law, justice reform

Visiting European Commission Vice President Frans Timmermans on Monday expressed hope for more constructive dialogues with Poland on the rule of law and justice reform issues, following his meeting with Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki.

During a press conference following the meeting, both leaders underlined the will to reach an agreement and hope for further talks.

“We had a constructive discussion about the issues over the rule of law,” Timmermans said, adding that he was given new information about the reforms, and expressed hope that communication might be continued to resolve the issue and find a solution.

Morawiecki also emphasized the will to reach an agreement while taking into account the necessity of justice system reform in the country. He also expressed satisfaction that Timmermans “did not represent a position of various forces that are not interested in a compromise”.

On Dec. 20 last year, the European Commission took an unprecedented step by triggering Article 7 for the first time in its history, launching a censure against Poland over a judicial reform dispute.

The European Commission doubted Poland’s laws reforming the Supreme Court and believed the National Judicial Council might be undermining the EU’s rule-of-law principles.

The amended laws on the Supreme Court and common court system, which introduce changes to extraordinary appeals and court assessors’ appointment proceedings, came into force in Poland on June 16. Enditem

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Persona Umana, Religioni, Stati Uniti

America. La Suprema Corte fa cessare la persecuzione contro religione e Masterpiece Cakeshop.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-04.

2018-06-06__Masterpiece Cakeshop__001

La Suprema Corte degli Stati Uniti di America ha sentenziato sul caso Masterpiece Cakeshop versus Colorado Civil Rights Commission.

«In Masterpiece Cakeshop case, Supreme Court holds that Colorado Civil Rights Commission violated baker’s rights under the free exercise»  [Supreme Court]

*

«In 2012, David Mullins and Charlie Craig asked Phillips to bake a cake to celebrate their planned wedding, which would be performed in another state. Phillips said he couldn’t create the product they were looking for without violating his faith.

“The Bible says, ‘In the beginning there was male and female,'” Phillips said.

Mullins and Craig filed a complaint with the Colorado Civil Rights Commission, which ruled in their favor, citing a state anti-discrimination law. Phillips took his case to the Colorado Court of Appeals, arguing that requiring him to provide a wedding cake for the couple violated his constitutional right to freedom of speech and free exercise of religion. The court held that the state anti-discrimination law was neutral and generally applicable and did not compel Phillips’ Masterpiece Cakeshop to “support or endorse any particular religious view.” It simply prohibited Phillips from discriminating against potential customers on account of their sexual orientation»

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2018-06-06__Masterpiece Cakeshop__002

«The Supreme Court ruled in favor of a Colorado baker who refused to bake a cake to celebrate the marriage of a same sex couple because of a religious objection.»

*

«The ruling was 7-2.»

*

«The court held that the Colorado Civil Rights Commission showed hostility toward the baker based on his religious beliefs. The ruling is a win for baker Jack Phillips, who cited his beliefs as a Christian, but leaves unsettled broader constitutional questions on religious liberty»

*

«The ruling, written by Justice Anthony Kennedy, held that members of the Colorado Civil Rights Commission showed animus toward Phillips specifically when they suggested his claims of religious freedom was made to justify discrimination»

*

«The case was one of the most anticipated rulings of the term and was considered by some as a follow up from the court’s decision three years ago to clear the way for same-sex marriage nationwide. That opinion, also written by Kennedy, expressed respect for those with religious objections to gay marriage»

*

«Jack serves all customers; he simply declines to express messages or celebrate events that violate his deeply held beliefs, …. Creative professionals who serve all people should be free to create art consistent with their convictions without the threat of government punishment»

*

«At the same time the religious and philosophical objections to gay marriage are protected views and in some instances protected forms of expression, …. neutral consideration to which Phillips was entitled was compromised here. …. The commission’s hostility was inconsistent with the First Amendment’s guarantee that our laws be applied in a manner that is neutral toward religion …. The outcome of cases like this in other circumstances must await further elaboration in the courts, all in the context of recognizing that these disputes must be resolved with tolerance, without undue disrespect to sincere religious beliefs, and without subjecting gay persons to indignities when they seek goods and services in an open market»

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Significativo il commento della Cnbc.

«The justices, in a 7-2 decision, said the Colorado Civil Rights Commission showed an impermissible hostility toward religion when it found that baker Jack Phillips violated the state’s anti-discrimination law by rebuffing gay couple David Mullins and Charlie Craig in 2012. The state law bars businesses from refusing service based on race, sex, marital status or sexual orientation. ….

Government hostility toward people of faith has no place in our society, yet the state of Colorado was openly antagonistic toward Jack’s religious beliefs about marriage.

The case became a cultural flashpoint in the United States, underscoring the tensions between gay rights proponents and conservative Christians» [Cnbc]

Bene. Così il quattro giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha messo la definitiva parola “fine” sul caso del Masterpiece Cakeshop.

Dopo sei anni di soprusi, di epiti insultanti, e di un linciaggio difficilmente visto nella storia americana, il caso è stato definito dichiarando, riaffermando, il diritto di Mr Jack Phillips a proclamare ed esercitare i suoi diritti religiosi.

Non solo, la Colorado Civil Rights Commission prima e la  Colorado Court of Appeals hanno perpetrato un sopruso, essendo partigiane per odio alla religione.

«The Court concludes that “Phillips’ religious objection was not considered with the neutrality that the FreeExercise Clause requires»

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«This conclusion rests on evidence said to show the Colorado Civil Rights Commission’s (Commission) hostility to religion.»

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«Hostilityis discernible, the Court maintains »

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«The Court also finds hostility in statements made at two public hearings on Phillips’ appeal»

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Una sola considerazione.

Sulla base della sentenza della Suprema Corte, è ora lecito asserire che la struttura giuridica del Colorado, persino nella Corte di Appello, ha evidenziato un atteggiamento ostile, di odio nei confronti della religione.

Se è vero che alla fine la Suprema Corte ha rimediato a questo abuso, sarebbe altrettanto vero il dover notare come questa forma di razzismo sia tipica delle Corti di Giustizia composte da giudici nominati dalla componente democratica.

Bene. Adesso almeno questa persecuzione è finita, e diamo atto a Mr Jack Phillips di aver trovato la forza di ribellarsi a questa nuova forma di odiosa dittatura. Attorno al caso del Masterpiece Cakeshop i liberal democratici avevano imbastito un ordito politico di rara risonanza, quasi che esso fosse il problema cruciale degli Stati Uniti: ne avevano fatto bandiera di combattimento: così un caso che mai avrebbe dovuto approdare in un Tribunale era diventato un caso nazionale.


The Washington Times. 2018-06-04. SCOTUS sides with Christian baker in same-sex wedding cake case

The Supreme Court held Monday a Christian baker’s religious liberty was violated when Colorado’s Civil Rights Commission penalized him for refusing to bake a wedding cake for a same-sex couple.

The 7 to 2 ruling found the Colorado Civil Rights Commission did not view the baker’s case with “religious neutrality.”

“The reason and motive for the baker’s refusal were based on his sincere religious beliefs and convictions,” Justice Anthony M. Kennedy wrote in the opinion for the court.

Though the court sided with the baker, it did so narrowly, noting, “It is proper to hold that whatever the outcome of some future controversy involving facts similar to these, the Commission’s actions here violated the Free Exercise Clause.”


Cnn. 2018-06-04. Supreme Court rules for Colorado baker in same-sex wedding cake case

The Supreme Court ruled in favor of a Colorado baker who refused to bake a cake to celebrate the marriage of a same sex couple because of a religious objection.

The ruling was 7-2.

The court held that the Colorado Civil Rights Commission showed hostility toward the baker based on his religious beliefs. The ruling is a win for baker Jack Phillips, who cited his beliefs as a Christian, but leaves unsettled broader constitutional questions on religious liberty.

“Today’s decision is remarkably narrow, and leaves for another day virtually all of the major constitutional questions that this case presented,” said Steve Vladeck, CNN Supreme Court analyst and professor at the University of Texas School of Law. “It’s hard to see the decision setting a precedent.”

The ruling, written by Justice Anthony Kennedy, held that members of the Colorado Civil Rights Commission showed animus toward Phillips specifically when they suggested his claims of religious freedom was made to justify discrimination.

The case was one of the most anticipated rulings of the term and was considered by some as a follow up from the court’s decision three years ago to clear the way for same-sex marriage nationwide. That opinion, also written by Kennedy, expressed respect for those with religious objections to gay marriage.

“Our society has come to the recognition that gay persons and gay couples cannot be treated as social outcasts or as inferior in dignity and worth,” he wrote Monday.

Alliance Defending Freedom Senior Counsel Kristen Waggoner, who represented Phillips, praised the ruling.

“Jack serves all customers; he simply declines to express messages or celebrate events that violate his deeply held beliefs,” Waggoner said in a statement. “Creative professionals who serve all people should be free to create art consistent with their convictions without the threat of government punishment.”

Louise Melling, deputy legal director of the American Civil Liberties Union, emphasized the narrowness of the opinion.

“The court reversed the Masterpiece Cakeshop decision based on concerns unique to the case but reaffirmed its longstanding rule that states can prevent the harms of discrimination in the marketplace, including against LGBT people,” Melling said in a statement.

Because Justice Clarence Thomas concurred in part, the judgment of the court on the case was 7-2 but the opinion on the rationale was 6-2.

Religious tolerance

Kennedy wrote that there is room for religious tolerance, pointing specifically to how the Colorado commission treated Phillips by downplaying his religious liberty concerns.

“At the same time the religious and philosophical objections to gay marriage are protected views and in some instances protected forms of expression,” Kennedy wrote, adding that the “neutral consideration to which Phillips was entitled was compromised here.”

“The commission’s hostility was inconsistent with the First Amendment’s guarantee that our laws be applied in a manner that is neutral toward religion,” Kennedy said, adding to say that the case was narrow.

“The outcome of cases like this in other circumstances must await further elaboration in the courts, all in the context of recognizing that these disputes must be resolved with tolerance, without undue disrespect to sincere religious beliefs, and without subjecting gay persons to indignities when they seek goods and services in an open market,” the opinion states.

Justice Ruth Bader Ginsburg, in her dissent which was joined by Justice Sonia Sotomayor, argued that “when a couple contacts a bakery for a wedding cake, the product they are seeking is a cake celebrating their wedding — not a cake celebrating heterosexual weddings or same-sex weddings — and that is the service (the couple) were denied.”

Baker emphasizes Christian beliefs

Phillips opened the bakery in 1993, knowing at the outset that there would be certain cakes he would decline to make in order to abide by his religious beliefs.

“I didn’t want to use my artistic talents to create something that went against my Christian faith,” he said in an interview with CNN last year, noting that he has also declined to make cakes to celebrate Halloween.

In 2012, David Mullins and Charlie Craig asked Phillips to bake a cake to celebrate their planned wedding, which would be performed in another state. Phillips said he couldn’t create the product they were looking for without violating his faith.

“The Bible says, ‘In the beginning there was male and female,'” Phillips said.

He offered to make any other baked goods for the men. “At which point they both stormed out and left,” he said.

Mullins and Craig filed a complaint with the Colorado Civil Rights Commission, which ruled in their favor, citing a state anti-discrimination law. Phillips took his case to the Colorado Court of Appeals, arguing that requiring him to provide a wedding cake for the couple violated his constitutional right to freedom of speech and free exercise of religion. The court held that the state anti-discrimination law was neutral and generally applicable and did not compel Phillips’ Masterpiece Cakeshop to “support or endorse any particular religious view.” It simply prohibited Phillips from discriminating against potential customers on account of their sexual orientation.

“This case is about more than us, and it’s not about cakes,” Mullins said in an interview last year. “It’s about the right of gay people to receive equal service.”

The Trump administration sided with Phillips.

“A custom wedding cake is not an ordinary baked good; its function is more communicative and artistic than utilitarian,” Solicitor General Noel Francisco argued. “Accordingly, the government may not enact content-based laws commanding a speaker to engage in protected expression: An artist cannot be forced to paint, a musician cannot be forced to play, and a poet cannot be forced to write.”

Pubblicato in: Geopolitica Europea, Giustizia, Unione Europea

Afd porta la Bundeskanzlerin Frau Merkel davanti alla Suprema Corte.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-29.

Berlino Porta Brandemburgo

L’apertura incondizionata della frontiera da parte di Merkel nel 2015 è all’esame della Corte costituzionale federale di  Karlsruhe, Bundesverfassungsgericht.

Nella denuncia si prospetta che Frau Merkel avrebbe violato il diritto di partecipazione del Bundestag alla decisione di aprire le frontiere tedesche, ufficialmente difese dalla Costituzione. Sarebbe stata quindi un’azione non votata dal Parlamento.

«Wesentliche Entscheidungen, die das Gemeinwesen berührten, müssten im Parlament entschieden werden.»

Le decisioni importanti che riguardano tutta la collettività dovrebbero essere decise in parlamento.

Qualora Frau Merkel perdesse la causa intentatale, dovrebbe dare le dimissioni.

          


Der Bundestag. 2018-05-21. AfD klagt gegen Merkels Grenzöffnung. Bei Niederlage muss Sie zurücktreten!

homas Seitz – Die unbedingte Grenzöffnung durch Merkel im Jahre 2015 steht auf dem Prüfstand des Bundesverfassungsgerichts

Juristisch, hochspannend! Und vor allen Dingen auch politisch brisant, denn wenn Frau Merkel verliert, dann muss Sie zurücktreten! Die Koalition ist jetzt schon am Ende.

Mein Kommentar zur Woche in Berlin. Ihnen schöne Pfingsten.

Weitere Informationen über mich und meine politische Arbeit im Bundestag für Deutschland finden Sie unter: thomas-seitz.net


Welt. 2018-05-18. AfD zieht gegen Merkel vor Bundesverfassungsgericht

Die AfD hat in Karlsruhe eine Organklage gegen Merkels Flüchtlingspolitik eingereicht.

– Der Partei gehe es darum, die „Herrschaft des Unrechts“ feststellen zu lassen, sagte Justiziar Stephan Brandner.

 -Die Bundesregierung habe bei ihrer Einwanderungspolitik die Mitwirkungsrechte des Bundestags verletzt.

*                                                  

Die AfD zieht gegen die Flüchtlingspolitik von Angela Merkel (CDU) vor das Bundesverfassungsgericht. Die Bundestagsfraktion habe am 14. April eine Organklage in Karlsruhe eingereicht, sagte ihr Justiziar Stephan Brandner am Freitag in Berlin.

Der AfD gehe es darum, die „Herrschaft des Unrechts“ feststellen zu lassen. Die Bundesregierung habe bei ihrer Einwanderungspolitik die Mitwirkungsrechte des Bundestags verletzt, heißt es in der Klage.

Überprüft werden soll nach dem Willen der AfD Merkels Entscheidung von Anfang September 2015, die Grenze von Österreich nach Deutschland für Flüchtlinge offen zu halten und die Menschen nicht abzuweisen.

Brandner sagte: „Diese Klage kann die Welt verändern. Und sie wird die Welt verändern, wenn sie erfolgreich ist.“ Merkel müsse dann in „Nullkommanichts“ weg. Ob es zur Verhandlung kommt, ist noch offen.

Der zweite parlamentarische Geschäftsführer der AfD-Fraktion, Jürgen Braun, sagte, es gebe keine diktatorische Kanzlerin, auch sie habe sich an Recht und Gesetz zu halten. Wesentliche Entscheidungen, die das Gemeinwesen berührten, müssten im Parlament entschieden werden. Braun sprach mit Bezug auf die Politik der Grenzöffnung von einer „Herrschaft der Willkür und des Unrechts“, die nicht mit dem Grundgesetz vereinbar sei.

Auch CSU-Chef Horst Seehofer hatte Merkels Entscheidung als „Herrschaft des Unrechts“ bezeichnet. „Wir setzen um, was Seehofer angekündigt, aber nicht umgesetzt hat“, sagte Brandner. Seit Jahren herrsche ein Ausnahmezustand, es gehe um einen massiven Eingriff in die Rechte des Bundestags.

Pubblicato in: Giustizia, Stati Uniti, Trump

Usa. La Corte Suprema ha sentenziato sulla procedibilità di reati esteri.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-27.

Supreme Court

Il problema è alquanto complesso, ma cercheremo di sintetizzarlo al meglio.

Secondo la giurisprudenza americana, vigeva codesta norma:

«The district courts shall have original jurisdiction of any civil action by an alien for a tort only, committed in violation of the law of nations or a treaty of the United States»

Il nodo era la liceità di una simili giurisdizione, unitamente a cosa dovesse intendersi per “law of nations” e come dovessero essere interpretati i “treaty of the United States”.

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«The Alien Tort Statute (28 U.S.C. § 1350; ATS), also called the Alien Tort Claims Act (ATCA), is a section of the United States Code.

Since 1980, courts have interpreted this statute to allow foreign citizens to seek remedies in U.S. courts for human-rights violations for conduct committed outside the United States.

The ATS was part of the Judiciary Act of 1789. There is little surviving legislative history regarding the Act, and its original meaning and purpose are uncertain. However, scholars have surmised that the Act was intended to assure foreign governments that the U.S. would act to prevent and provide remedies for breaches of customary international law, especially breaches concerning diplomats and merchants.

The ATS may have been enacted in response to a number of international incidents caused by the non-availability of remedies for foreign citizens in the United States. For example, the peace treaty ending the American Revolution provided for the satisfaction of debts to British creditors. The refusal of some states to enforce the payment of such debts prompted Great Britain to threaten to retaliate. In 1784, French diplomat François Barbé-Marbois was assaulted, but no remedy was available to him. The incident was notorious internationally and prompted Congress to draft a resolution asking the states to allow suits in tort for the violation of the law of nations. However, few states enacted such a provision, and Congress subsequently included the ATS in the Judiciary Act of 1789.

From 1789 until 1980, only two courts based jurisdiction on the ATS» [Fonte]

*

«In 1980, the U.S. Court of Appeals for the Second Circuit decided Filártiga v. Peña-Irala, which “paved the way for a new conceptualization of the ATS”.[8] In Filartiga, two Paraguayan citizens resident in the U.S., represented by the Center for Constitutional Rights, brought suit against a Paraguayan former police chief who was also living in the United States»

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«On April 3, 2017, the Supreme Court agreed to hear the case Jesner v. Arab Bank, PLC, which asks the question: “Whether the Alien Tort Statute… categorically forecloses corporate liability. ….

Exercising legal jurisdiction in the United States over matters that occurred abroad is a controversial practice and some have suggested that Congress eliminate it. ….

The Supreme Court held in Sosa v. Alvarez-Machain that the ATS provides a cause of action for violations of international norms that are as “specific, universal, and obligatory” as were the norms prohibiting violations of safe conducts, infringements of the rights of ambassadors, and piracy in the 18th century

Courts have found torture; cruel, inhuman, or degrading treatment; genocide; war crimes; crimes against humanity; summary execution; prolonged arbitrary detention; and forced disappearance to be actionable under the ATS»

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Riducendo in modo draconiano il problema è questo: può una corte distrettuale americana avere competenza nel giudicare un supposto crimine contro l’umanità accaduto all’estero e di cui sia imputato uno straniero?

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La posizione dei giudici liberal era chiara: sicuramente sì. Le corti distrettuali americane avevano la potestà giuridica di far ciò, anche nella accezione liberal del termine, ossia di riferite violazioni a ciò che l’ideologia libera identifica come ‘crimini contro la umanità‘ e come ‘diritti fondamentali‘.

La posizione dei giudici conservatori è stata del tutto opposta.

«The Supreme Court ruled on Tuesday that a foreign corporation cannot be sued in U.S. courts for terrorist attacks and other human rights violations abroad»

*

«The ATS was intended to promote harmony in international relations by ensuring foreign plaintiffs a remedy for international-law violations in circumstances where the absence of such a remedy might provoke foreign nations to hold the United States accountable …. But here, and in similar cases, the opposite is occurring»

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A nostro sommesso avviso, questa sentenza rende onore al buon senso prima ancora che alla giurisprudenza americana.


The Hill. 2018-04-24. Supreme Court rules foreign company can’t be sued for terror attack

The Supreme Court ruled on Tuesday that a foreign corporation cannot be sued in U.S. courts for terrorist attacks and other human rights violations abroad.

The court in a 5-4 decision affirmed a lower court ruling that dismissed a lawsuit that 6,000 victims of a terrorist attack tried to bring against Arab Bank, PLC under the Alien Tort Statute (ATS) for allegedly financing terrorist attacks in the Middle East.

The victims claimed the Jordanian bank used its New York branch to clear dollar-denominated transactions that benefitted terrorists through the Clearing House Interbank Payments System and to launder money for a Texas-based charity allegedly affiliated with Hamas, a Palestinian militant Islamist group.

In delivering the court’s opinion, Justice Anthony Kennedy on Tuesday called the connection between the terrorist attacks at issue in this case and the alleged conduct in the U.S. relatively minor and said that most of the petitioner’s allegations involve conduct that occurred in the Middle East.

“The ATS was intended to promote harmony in international relations by ensuring foreign plaintiffs a remedy for international-law violations in circumstances where the absence of such a remedy might provoke foreign nations to hold the United States accountable,” Kennedy wrote.

“But here, and in similar cases, the opposite is occurring.”

Chief Justice John Roberts and Justices Clarence Thomas, Samuel Alito and Neil Gorsuch joined Kennedy in the majority.

Justice Sonia Sotomayor dissented from the court’s ruling in an opinion Justices Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer and Elena Kagan joined.

Sotomayor said the court’s ruling absolves corporations from responsibility under the ATS for “conscience-shocking behavior.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Brasile. Giudice Sergio Moro ordina a Lula di costituirsi.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-06.

2018-04-06__Lula__001

Brazilian Judge Orders Arrest of Former President Lula – Bloomberg

«- Lula has until 5pm Friday to hand himself into authorities

– Moro’s order follows top court ruling rejecting freedom plea

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Brazil’s former President Luiz Inacio Lula da Silva hunkered down at his former union headquarters in the working class suburbs of Sao Paulo to discuss strategy, hours before a court-ordered deadline to turn himself in.

Lula met with leaders of his Workers’ Party and other grass roots movements into the early hours of Friday at the metalworkers union in Sao Bernardo do Campo, where he launched his political career in the late 1970s. At one point he appeared at a window to greet the crowd of supporters that had gathered in the streets, TV images showed.

Hours earlier Federal Judge Sergio Moro issued a warrant for Lula to turn himself in by 5pm on Friday in the southern city of Curitiba to begin serving a 12-year prison sentence for corruption and money-laundering. Lula’s lawyers said they will try to reverse the order. In it, Moro specifically vetoed the use of handcuffs by the arresting officers and wrote that a special detention area had been set aside for the former president.»

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Brazil judge orders ex-president Lula jailed by Friday afternoon – Reuters

«Brazilian federal Judge Sergio Moro on Thursday ordered that former President Luiz Inacio Lula da Silva turn himself in to police by late Friday afternoon to begin serving a 12-year sentence for a corruption conviction, according to a court document.

An appeals court in January upheld Lula’s conviction by Moro for taking bribes from an engineering firm in return for help landing contracts with state-run oil company Petroleo Brasileiro SA (PETR4.SA). The court increased his sentence to 12 years.»

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Quando era la sinistra a brandire i tribunali come simbolo ieratico del potere politico tutto ciò che avessero sentenziato i giudici sarebbe sempre stato un qualcosa in odore di santità e giustizia.

Difficile dimenticare le sentenze dei diversi livelli giudiziari brasiliani con le quale fu negata all’Italia la estradizione del pluriomicida brigatista rosso Cesare Battisti, rifugiato politico in Brasile ed ospite particolare dell’allora Presidente Lula.

Adesso che una Corte di Giustizia ha sentenziato dodici anni di carcere a Mr Lula da Silva, questa sentenza non è più giusta come lo sarebbe stata una volta.

Sono giuste le sentenze che condannano gli avversari politici dei socialisti, questo almeno nel loro modo di pensare.

«Se vogliono prenderlo, che vengano a prenderlo qui, in mezzo al suo popolo – ha detto il senatore del Partito dei Lavoratori (Pt) Lindbergh Farias riferendosi alla sede del sindacato -. Lula è innocente, e un innocente non si consegna in quel modo».

Quando erano al potere, e lo esercitavano con spietata ferocia, erano le corti di giustizia a decidere chi fosse innocente o colpevole, assecondando i desiderata del governo: adesso che non sono più al potere è il Partito dei Lavoratori che decide che “Lula è innocente”.

Ma lo strabismo dei liberal e dei socialisti raggiunge la vetta con il titolo della Bbc.

Who is Sergio Moro, the judge making Brazil’s headlines?

«Federal Judge Sergio Moro has attracted …. criticism for his recent actions, which have put some of Brazil’s top political figures in the spotlight».


Ansa. 2018-04-06. Brasile: a Lula ultimatum per costituirsi

 Il giudice Sergio Moro che ha ordinato l’incarcerazione di Lula da Silva ha chiesto all’ex presidente brasiliano di ‘consegnarsi volontariamente’ alla Polizia Federale a Curitiba entro le 17 di oggi (le 22 in Italia).

Lula, tuttavia, potrebbe decidere di non costituirsi e aspettare invece che la polizia lo vada a cercare nella sede del sindacato metallurgico Abc a Sao Bernardo dos Campos, nella periferia di San Paolo. Ieri sera Lula è andato a dormire a casa sua a Sao Bernardo dos Campos, e oggi ritornerà alla sede del sindacato metallurgico.

“Se vogliono prenderlo, che vengano a prenderlo qui, in mezzo al suo popolo – ha detto il senatore del Partito dei Lavoratori (Pt) Lindbergh Farias riferendosi alla sede del sindacato -. Lula è innocente, e un innocente non si consegna in quel modo”.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti, Trump

Trump. Sua Giustizia Antony Kennedy rassegnerebbe le dimissioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-28.

Supreme Court

«Senate Republicans are privately saying they hope Justice Anthony Kennedy announces his retirement in the coming months, before the fall midterm elections, arguing the move would give Republicans something to rally their base as they work to maintain control of the Senate»

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«While Kennedy, 81, has not directly signaled his plans for retirement, at least one senator has predicted it could come over the summer»

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«Others maintain that confirming a conservative successor to Kennedy, who was nominated by Ronald Reagan in 1988, would be easier while Republicans control the Senate»

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Il problema è semplice.

Negli Stati Uniti di America la Corte Suprema è l’unico organo istituzionale che possa emettere provvedimenti inappellabili.

Tale Corte è dichiaratamente politica, non a caso i suoi componenti, al quali compete l’appellativo di ‘Sua Giustizia’ sono riportati secondo il partito di appartenenza.

Tali giudici sono nominati a vita.

I democratici controllano altre Corti Federali di livello inferiore, per esempio quella del Nono Circuito, e ne hanno fatto ampio uso per cercare di bloccare i provvedimenti varati dal Presidente Trump: solo la Corte Suprema può cassare simili sentenze.

Per quanto possa sembrare paradossale in un sistema democratico, dei funzionari nominati sono ben più potenti dei politici eletti con libere elezioni, detengono la carica a vita con i re medievali, e nulla e nessuno può sindacare i loro giudizi.

*

Sua Giustizia Kennedy era stato nominato dal Presidente Ronald Reagan, ma molto frequentemente aveva concorso a stilare sentenze del tutto sfavorevoli ai repubblicani: nessuno gli nega competenza e buona fede, ma era ed è politicamente incontrollabile.

A quanto sembra, e già da tempo correvano voci insistenti si dimetterebbe prima delle elezioni di midterm, così da permettere di essere rimpiazzato in modo congruo. Se così fosse, i repubblicani avrebbero in mano il sommo potere, anche se per accidente storico il Presidente Trump fosse assassinato.


The Hill. 2018-03-26. GOP senators fuel Justice Kennedy retirement talk

Senate Republicans are privately saying they hope Justice Anthony Kennedy announces his retirement in the coming months, before the fall midterm elections, arguing the move would give Republicans something to rally their base as they work to maintain control of the Senate.

While Kennedy, 81, has not directly signaled his plans for retirement, at least one senator has predicted it could come over the summer. Others maintain that confirming a conservative successor to Kennedy, who was nominated by Ronald Reagan in 1988, would be easier while Republicans control the Senate.

Some GOP lawmakers argue that Kennedy should feel comfortable with President Trump’s judgment after he tapped Neil Gorsuch, one of his former clerks, to replace the late Justice Antonin Scalia. The vacancy following Scalia’s death in early 2016 became a rallying call for conservatives in elections later that year.

“He’s a Republican, his wife’s a Republican, his kids are Republican. You’d think he want his successor to be appointed by a Republican president,” said one GOP senator who requested anonymity to speak candidly.

The lawmaker said a rumor had circulated months ago that Kennedy wasn’t hiring new clerks, raising chatter in the Senate that he would step down this summer. But speculation about an imminent departure has apparently died down some in recent weeks. 

Kathy Arberg, a spokeswoman for the Supreme Court, did not respond to a query about Kennedy’s political affiliation or about the status of future clerks.

The GOP senator said that it would help Republicans keep control of the Senate if Kennedy announced his retirement, reminding voters of the Senate’s importance in shaping the courts.

“The only reason we won the White House and kept the Senate was because of that open Supreme Court seat,” the lawmaker added, referring to the vacancy following Scalia’s death.

Scalia died in February 2016, but Senate Majority Leader Mitch McConnell (R-Ky.) kept the seat vacant until after President Obama left office nearly a year later. That decision left Obama’s nominee, Merrick Garland, in limbo for months.

Many conservatives said they put aside their reservations about Trump and voted for him because they felt confident he would pick a conservative justice to replace Scalia. For his part, Trump sought to reassure conservatives throughout his 2016 campaign that he would pick a nominee in the mold of Scalia, including releasing a list of potential nominees.

Now, Republicans are privately wondering if there could be another Supreme Court vacancy in a major election year where Democrats are viewed as enjoying stronger enthusiasm.

Sen. Dean Heller (Nev.), the chamber’s most vulnerable Republican up for reelection this year, told an audience in Las Vegas earlier this month that he expected Kennedy to retire “around sometime early summer.”

He expressed hope that it would “get our base a little motivated because right now they’re not very motivated,” according to an audio recording of the event first reported by Politico.

A separate GOP senator told The Hill that confirming another conservative justice to the court would give Senate Republican candidates another solid accomplishment to run on in the midterms. 

“It would be helpful if he made this the cap of his career,” the lawmaker said of Kennedy. “It would be very helpful to appoint another Neil Gorsuch on the court for the next decade.”

A CNN–SSRS poll of registered voters nationwide last month found that Democrats are generally more enthusiastic about voting in midterm races. It found that 51 percent of the Democratic base described themselves as extremely or very enthusiastic about voting, while 41 percent of Republicans described themselves that way.

Republican senators worry that if Democrats take back the Senate in 2018 — which they view as a less than 50-50 proposition — Senate Democratic Leader Charles Schumer (N.Y.) could keep an open Supreme Court seat vacant until the end of Trump’s first term, as payback for Garland.

Conservatives applauded the Senate confirmation of Trump’s pick of Gorsuch in April, which McConnell later ranked as the biggest accomplishment of his career. 

Replacing Kennedy, however, could have a far bigger impact on the future direction of the court, as he has emerged as its most important swing vote after the retirement of former Justice Sandra Day O’Connor.

Kennedy sided with liberal justices — as well as Chief Justice John Roberts — in upholding the constitutionality of ObamaCare in 2015 and has written the majority opinions in four landmark decisions protecting LGBT rights.

But he also authored the landmark 2010 decision in Citizens United v. FEC, which substantially weakened campaign finance law and gave more power to outside advocacy groups.

Adding Gorsuch to the court didn’t change its ideological balance as much, given that Scalia had been a reliable conservative.

Senate Democrats must defend 26 seats in November, including 10 in states that Trump carried over Hillary Clinton in 2016. Republicans only need to worry about nine seats.

Democratic sources, still angry over the treatment of Garland, say the GOP is right to fret.

Publicly, however, Republicans don’t want to appear to be putting pressure on Kennedy, who is widely respected.

“I would love to have a chance to replace Justice Kennedy on a Republican watch, but that’s up to him. He has the right to serve as long as he wants,” said Sen. Lindsey Graham (R-S.C.), a member of the Senate Judiciary Committee.

Senate Republican Whip John Cornyn (Texas), another member of the Judiciary Committee, said it “would be presumptuous of me to tell Justice Kennedy what to do.”

“He’s a smart guy. He’ll figure that out,” he added. “Obviously it’s easier to manage when we’re in control of the process as the majority.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Islamizzazione dell'Occidente, Unione Europea

Germania. Asylum seekers. Il problema dei Tribunali che li tutelano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-25.

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Il problema potrebbe riempire decine di ponderosi tomi, ma in estrema sintesi potrebbe così configurarsi:

In un paese democratico governano gli eletti oppure i funzionari nominati?

*

Non è problema di poco conto. Per affrontarlo sarebbe quanto mai utile rimuovere dalla mente i casi particolari,  le eccezioni.

In un sistema democratico dovrebbero essere sovrani gli Elettori, che ogni certo quale periodo di tempo – quattro fino a sei anni, solitamente – si recano alle urne e rinnovano gli organi rappresentativi, ossia chi li governa: il voto è dato secondo il programma presentato ed accordato sulla scorta di quanto fatto in passato.

Gli eletti dal popolo hanno il potere di governare perché da esso vidimati e, in ogni caso, non sono eletti a vita.

*

Che una Collettività abbia bisogno di burocrati e di funzionari per fare applicare correttamente le leggi e le norme deliberate è solo un ordinario problema organizzativo, che però può degenerare sotto molte condizioni.

Ma altrettanto ovvio dovrebbe essere il fatto che tali funzionari dovrebbero restare in carica fino a tanto che dura il governo che li ha nominati: è quello che negli Stati Uniti è denominato lo spoils system. Un governo liberamente eletto dovrebbe avere la garanzia costituzionale di poter rinnovare il corpo dei burocrati e dei funzionari.

Non solo.

Qualora uno o più burocrati manifestassero visioni di vita differenti da quelli del governo, questo ultimo dovrebbe ben essere autorizzato a licenziarli, ed anche su due piedi.

Per meglio spiegarci, recentemente il Presidente Macron ha licenziato in tronco il capo di stato maggiore gen Pierre de Villiers, con questa motivazione:

«If something puts the chief of the armed forces at odds with the president of the republic, the chief of the armed forces changes» [The New York Times]

*

Nei paesi occidentali vige la concezione che i poteri dovrebbero essere divisi e non interagenti tra di loro.

Ottimo enunciato teorico, ma poco più di un proclama, quasi una grida di manzoniana memoria. Alla fine i magistrati sono pubblici funzionari nominati dalla politica, legati al potere che li ha nominati e fatti progredire di carriera.

Se i magistrati fossero esseri angelici e perfetti, il problema della magistratura non esisterebbe: ma essi sono esseri umani a tutti gli effetti e, sulla scorta di quanto accade, anche oltremodo spigliati nell’adempiere a ciò che loro indicano essere il proprio dovere.

Non solo. Mentre in molti stati essi sono nominati pro tempore, con scadenze di mandato più o meno lunghe, di norma in Occidente sono nominati a vita: assolutamente inamovibili. Nemmeno Luigi XIV aveva un simile potere.

Se il generale Pierre de Villiers fosse stato un magistrato, Mr Macron dovrebbe ancora convivere con lui.

Inutile dire con quanta soddisfazione i magistrati abbiano sviluppato la teoria in base alla quale le leggi non si applicano, bensì si interpretano.

Corti di Giustizia. Cinque anni fa era tutto l’opposto.

«Stessa identica Carta Fondamentale, stessi identici codici, stessi identici giudici (si direbbe che siano eterni), stesso identico problema.

Due verdetti opposti.»

In parole poverissime: i magistrati possono fare tutto ciò che voglio, ed in più pretendono persino di essere considerati onesti e probi.

Dei funzionari nominati, non eletti, governano de facto il paese.

L’Occidente non potrà essere considerato democratico fino a tanto che continuerà a tollerare e soggiacere ad un simile potere in essere.

* * * * * * *

* * * * * * *

Nel caso specifico, il Governo tedesco ha varato una serie di leggi, opinabili a piacere, ma pur sempre proposte dal legittimo Governo ed approvate dalla maggioranza parlamentare.

Il Germany’s Federal Migration Office, applicando tali leggi e regolamenti, ha rigettato larga parte delle richieste di asilo come rifugiati inoltrate da immigrati, spesso illegali.

Costoro, appoggiati da valenti avvocati facenti capo ad un ben determinato partito politico, sono stati portati in causa ed i giudici di primo grado hanno annullato i provvedimenti.

Poi, spesso, in secondo grado:

«The BAMF ultimately won nearly all of those cases.».

Identiche leggi, identiche persone, identiche circostanze: due verdetti diametralmente opposti.

Dovrebbe essere evidente la contraddizione dei termini.

*

È del tutto evidente come la maggior parte di queste sentenze sospensive i provvedimenti dell’Ufficio Federale dei Migranti siano sentenze squisitamente politiche, che spesso non si peritano nemmeno di riportare le loro proprie considerazioni partitiche persino nel corpo del verdetto.

Tutto ciò alla fine comporta

«The courts complained of enormous case load».

Il problema non sono i migranti quanto piuttosto i loro protettori ideologici.


Deutsche Welle. 2018-03-23. One in two rejected asylum seekers win appeal in German courts

Rejected asylum seekers in Germany almost always challenge the decision in court, and around 40 percent of them win. The number of such appeals nearly doubled from 2016 to 2017.

*

Nearly half of all rejected asylum seekers win their challenge against the decision, according to a report published Friday.

Over 328,000 asylum seekers appealed the decision to deny them asylum in Germany in 2017. The new data resulted from the government’s response to a query by the opposition Left party obtained by the Süddeutsche Zeitung daily.

That figure is almost double the amount in the previous year. Decsions were made on 146,000 cases.

Around half were formally decided in Germany’s courts, meaning they were made without a closer examination of the content of the asylum submission. That is because plaintiffs reached a deal with Germany’s Federal Migration Office (BAMF) or withdrew their claim before the verdict.

In the remaining cases, however, where the courts decide on the substance of the appeals (for instance rejection of the application to implement further asylum proceedings), some 40 percent of plaintiffs managed to overturn the BAMF’s decision.

Refugees from Syria and Afghanistan were successful in over 60 percent of the cases.

Only about 1,400 asylum seekers decided to file a second appeal after losing in court. The BAMF ultimately won nearly all of those cases.

Left Party calls for better legal counsel to refugees

The data shows that around 91 percent of asylum seekers took their case to court after being rejected by BAMF in 2017. The courts complained of enormous case load, according to the newspaper.

Senior Left party lawmaker Ulla Jelpke on Friday called for the refugees to be provided with better legal counsel. According to Jelpke, there would be fewer misunderstandings if asylum seekers were better prepared for their hearings.

“Ultimately, this will also raise the quality of BAMF’s decisions,” she said. “There would be fewer appeals und fewer overturned decisions.”

Success on appeal meant that most of the refugees received protection under the Geneva Refugee Convention, but only a few were given asylum as enshrined in the German constitution, which is a status granted only to politically persecuted people who did not come to Germany from a secure third country.

The difference in status is important, as only those who receive asylum can be legally followed to Germany by family members.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Corti di Giustizia. Cinque anni fa era tutto l’opposto.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-21.

Tribunale 010

In illo tempore, vigeva questa regola:

Despite CDU-CSU push, Germany can’t legally ban burqas

«Several German politicians have called on the country to follow France, Belgium and a Swiss region in banning full-body coverings. But Germany’s constitution prevents this – and hardly anyone wears them here anyway.»

*

Parole pesanti come macigni.

«Germany’s constitution prevents this»

La Carta Fondamentale tedesca non consente di proibire il burqa.

Una legge in tale senso sarebbe anticostituzionale, antidemocratica, razzista e xenofoba!

«Human rights groups have called the move racist and xenophobic.»

L’allora Ministro degli Interni tedesco era stato tranchant:

«federal Interior Minister Thomas de Maiziere expressly left the prospect of a burqa ban out of the raft of security measures he presented on Thursday, saying that “you can’t ban everything you oppose” before pointing out that the idea was “constitutionally problematic.” In fact, “constitutionally impossible” might have been a better way of putting it: According to the Constitutional Court, the Basic Law’s guarantee of religious freedom precludes any such ban.»

Concetto severamente ribadito:

«The Constitutional Court made clear that, in a society that gives space to different religious beliefs, individuals do not have the right to be shielded from professions of faith by others»

* * * * * * *

Caspiterina!

La società civile della Germania e tutti i partiti laici, democratici ed antifascisti erano solidalmente concordi.

Ça va sans dire, la Suprema Corte di Karlsruhe, la Corte Costituzionale tedesca, era stata durissima: i diritti delle donne mussulmane sono sacri, inviolabili, sono “diritti fondamentali”: la Germania mica è un’accozzaglia nazionalsocialista, mica è quella fetenzia xenofoba e razzista di Pegida oppure di Alternative für Deutschland, fenomeni marginali da eradicare al più presto, alieni al comune sentire tedesco (traduzione libera ma che dovrebbe rendere l’idea).

* * * * * * *

Poi venne il 24 settembre 2017.

Germany’s top court rejects full-face veiled driver’s complaint

«The woman, who wears a niqab, had argued a law against driving with the face covered violated her religious freedom. Germany’s top court rejected her motion.

Germany’s top court on Monday rejected a Muslim woman’s request to suspend a ban on driving while wearing a face veil.

The woman had argued that the face veil ban for drivers violated her religious freedom.

The Karlsruhe-based court found the woman, who has worn the niqab for seven years, failed to explain how the law violated her religious freedom or why she faced harm driving unveiled.»

* * *

Europe’s top court upholds Belgian full-face veil ban

«The European Court of Human Rights has upheld a Belgian ban on the public wearing of the full-face veil. The case was brought to the court by two Muslim women who said the ban violated their rights.»

*

Bundestag bans face veils for civil servants amid security measures

«In a late night sitting, the lower house of parliament has approved a raft of security measures and a draft ban on face veils. The ban would only apply to civil servants in Germany.»

*

Five years into ban, burqa divide widens in France

«Five years on, some say a ban on facial coverings has only made France’s social divide worse. One man has made it his mission to pay the fines of violators in the name of human rights. Jake Cigainero reports from Paris.»

*

Burka banned in Belgium

«Wearing the full-face veil will be punishable by a fine or even imprisonment from Saturday.»

*

Dutch lawmakers endorse limited burqa ban

«The House of Representatives in the Netherlands has voted in favor of prohibiting the face-covering burqa and niqab in some public places. The government has insisted the move is soley for security purposes.»

*

Bulgarian lawmakers ban full-face Islamic veil to boost ‘safety’

«Bulgaria’s parliament has voted to ban the wearing of face-covering veils in public after similar measures were adopted in some western European countries. Human rights groups have called the move racist and xenophobic.»

*

Austria to ban ‘full-face veil’ in public spaces, says Kern

«The Austrian chancellor has announced a new policy program to fend off the challenge of the far-right. The niqab ban is to avoid giving Austrian Muslims the “feeling that they are not part of our society,” he said.»

* * * * * * *

Stessa identica Carta Fondamentale, stessi identici codici, stessi identici giudici (si direbbe che siano eterni), stesso identico problema.

Due verdetti opposti.

Poi non si venga a dire che il 24 settembre 2017 non abbia cambiato l’Europa e la Germania.

Nota.

Un giudice non è liberal se sostiene i principi e la ideologia liberal: è liberal se è ossequioso servo del potere, qualsiasi esso sia.

Pubblicato in: Giustizia

International Criminal Court e Filippine.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-19.

Filippine 010

Philippines gives official notice of International Criminal Court withdrawal [Deutsche Welle, 2018-03-17]

«The Philippines has officially notified the UN secretary-general that it is quitting the ICC. The move comes after it was announced that the court was investigating killings connected with Manila’s war on drugs.»


Come spesso succede, anche attorno a cosa sia, cosa rappresenti e cosa faccia la International Criminal Court sembrerebbe esserci ben poca chiarezza. Cercheremo di esporre una breve sintesi.

«The International Criminal Court (ICC or ICCt) is an intergovernmental organization and international tribunal that sits in The Hague in the Netherlands. The ICC has the jurisdiction to prosecute individuals for the international crimes of genocide, crimes against humanity, and war crimes. The ICC is intended to complement existing national judicial systems and it may therefore only exercise its jurisdiction when certain conditions are met, such as when national courts are unwilling or unable to prosecute criminals or when the United Nations Security Council or individual states refer situations to the Court. ….

Currently, there are 123 states which are party to the Rome Statute and therefore members of the ICC. » [Fonte]

Si noti però che:

«Rome Statute adopted by 120 States … Rome Statute ratified by 60 States …. Rome Statute took effect upon ratification by 60 States, officially establishing the ICC. Since it has no retroactive jurisdiction, the ICC deals with crimes committed on or after this date.» [International Criminal Court]

Quindi, la Corte potrebbe agire solo ed esclusivamente nei 60 paesi che hanno ratificato il trattato.

*

  1. La International Criminal Court è riconosciuta a livello mondiale da 123 stati: formalmente dovrebbe poter operare solo in essi.

  2. Ciascuno di questi 123 stati ha un suo proprio codice penale e, almeno al momento, non esiste un corpo giuridico inequivocabilmente definito ed accettato a livello mondiale in materia.

  3. Questa situazione si riverbera immediatamente in due importanti settori.

– Le definizioni di cosa debba intendersi per “genocide“, “crimes against humanity“, oppure ancora “war crimes” sono parziali e carenti: molto spesso sono definite caso per caso, sulla scorta dei dati accertati. Ma la imputabilità penale dovrebbe sussistere solo per violazioni di un qualche codice in essere, essendo per definizione reato ciò che esplicitamente sia contemplato nel codice.

– I verdetti della Corte hanno valore solo se applicabili. Ma ciò è ben difficile bei confronti di stati retti da governi solidi e ben armati. Tanto meno nei confronti degli stati che non riconoscono la Iccc.

*

La International Criminal Court non è stata certo esente da critiche, anche molto severe.

«The ICC has been accused of bias and as being a tool of Western imperialism, only punishing leaders from small, weak states while ignoring crimes committed by richer and more powerful states. This sentiment has been expressed particularly by African leaders due to an alleged disproportionate focus of the Court on Africa, while it claims to have a global mandate; until January 2016, all nine situations which the ICC had been investigating were in African countries.

The prosecution of Kenyan Deputy President William Ruto and President Uhuru Kenyatta (both charged before coming into office) led to the Kenyan parliament passing a motion calling for Kenya’s withdrawal from the ICC, and the country called on the other 33 African states party to the ICC to withdraw their support, an issue which was discussed at a special African Union (AU) summit in October 2013.» [Fonte]

*

China, Iraq, Israel, Libya, Qatar, the United States, e Yemen non riconoscono la International Criminal Court.

«Four signatory states—Israel, Sudan, the United States and Russia—have informed the UN Secretary General that they no longer intend to become states parties and, as such, have no legal obligations arising from their signature of the Statute»

Stati Uniti, Cina e Russia non sono paesi di poco conto internazionale.

* * * * * * *

Come si constata, l’autorità della International Criminal Court non accoglie un’audience generale.

La critica più pesante è quella di essere uno strumento politico in mano al “Western imperialism”, anche se sarebbe meglio dire alla componente liberal del mondo occidentale.

*

Ciò premesso, il problema delle Filippine dovrebbe essere chiaro.

Filippine. La situazione analizzata dal punto di vista cinese. Xinhua.

Kontrordine Kompagni. Per la EU adesso Mr Duterte è un fior di galantuomo.

Philippines’ Rodrigo Duterte rejects crimes against humanity probe into ‘drug war’

In sintesi. Afflitta dal dilagare della droga, con tutte le sue conseguenze, le Filippine hanno deliberato che le forze dell’ordine potessero reagire con le armi qualora spacciatori e drogati avessero resistito all’arresto. Il risultato è stato la quasi scomparsa della droga da quel paese, con circa un tremila spacciatori giustiziati.

La reazione di quanti erano e sono coinvolti nel traffico e smercio di sostanze stupefacenti è stato immediato.

I media occidentali hanno accusato le Filippine di “crimini contro l’umanità“.

*

L’annuncio era stato dato il 9 febbraio 2018.

International Criminal Court may investigate Duterte

«The International Criminal Court (ICC) is looking into Philippines President Rodrigo Duterte’s brutal war on drugs, his spokesman said.

Harry Roque told reporters Thursday the ICC’s Office of the Prosecutor informed Philippines officials they were conducting a preliminary inquiry into whether an investigation is needed.

“The President has said that he also welcomes this preliminary examination because he is sick and tired of being accused of the commission of crimes against humanity,” Roque said.

Duterte sees an ICC examination as an opportunity to rebut allegations against him, Roque said, adding the ICC move was a waste of time and resources, pushed by enemies of the President in order to embarrass him.

The ICC “investigates and, where warranted, tries individuals charged with the gravest crimes of concern to the international community: genocide, war crimes, crimes against humanity and the crime of aggression,” according to its website.

In a statement, Fatou Bensouda, the ICC’s top prosecutor, confirmed she had opened a preliminary examination into the situation in the Philippines which “will analyze crimes allegedly committed … in the context of the ‘war on drugs’ campaign.”

“While some of such killings have reportedly occurred in the context of clashes between or within gangs, it is alleged that many of the reported incidents involved extra-judicial killings in the course of police anti-drug operations,” she said.

Rights groups have long accused Duterte of gross human rights violations in his anti-drug campaign, which Human Rights Watch estimates has claimed the lives of 12,000 people since June 2016. According to the Philippines government, around 3,900 people have been killed in the drug war.

Amnesty International said in October that the campaign of police and extrajudicial killings “may constitute crimes against humanity.”»

*

Da un punto di vista giuridico, si apre il quesito di chi abbia diritto di proporre alla Iccc di svolgere indagini e, nel caso, portare a giudizio. Ufficialmente dovrebbero essere prese in considerazione solo denuncie sporte da stati oppure dalle nazioni Unite, previa votazione.

Ma in questo caso sarebbero state parte attiva delle organizzazioni non governative, quali la Human Rights Watch ed Amnesty International.

In via successiva, sussiste il problema degli asseriti “extrajudicial killings”. Cercheremo di spiegarci meglio. In tutti i paesi del mondo si riconosce alle forze dell’ordine la possibilità di usare le armi durante la fase dell’arresto di un sospetto. Se questi reagisce, specialmente con armi da fuoco, la polizia lo abbatte. Difficile definire questo un “extrajudicial killings“.

Infine, secondo le usuali costumanze penali, ogni uccisione sospetta dovrebbe essere un caso indagato singolarmente: indagini, processi e procedimenti collettivi sono contro le usuali procedure.

*

Da ultimo, ma non certo per ultimo, constatiamo come la Unione Europea abbia stipulato proprio in questi giorni un trattato economico con le Filippine. Tenuto conto della selettività etica dell’Unione nello scegliersi le controparti con cui trattare, si tenderebbe a dire che il problema sia stato alquanto distorto.

In sintesi finale, l’azione della Iccc sembrerebbe essere una iniziativa politica. Sarebbe a nostro avviso opportuno che l’intera faccenda sia portata in sede delle Nazioni Unite, ossia un ampio consesso riconosciuto da quasi tutte le nazioni mondiali ed in grado di prendere decisioni anche coercitive.


Cnn. 2018-03-14. Philippines to withdraw from International Criminal Court

The Philippines says it will withdraw from the International Criminal Court (ICC), a month after the judicial body started an inquiry into President Rodrigo Duterte’s controversial war on drugs.

Duterte’s spokesman Harry Roque said in a statement Wednesday the country had given notice that it would withdraw from the treaty that established the court.

Duterte has been accused of encouraging extrajudicial killings and other rights abuses in his bid to rid the country of drugs since his election in 2016.

The ICC announced in February it would begin a preliminary inquiry to determine whether an investigation was needed.

Roque said then Duterte would welcome the probe because “he is sick and tired of being accused …(by) the commission of crimes against humanity.”

Human rights violations

Rights groups have long accused Duterte of gross human rights violations in his anti-drug campaign, which Human Rights Watch estimates has claimed the lives of 12,000 people since June 2016. According to the Philippines government, around 3,900 people have been killed in the drug war.

Duterte has long denied the accusations of human rights abuses and contends the drug issue is one for domestic law enforcement.

He has hit out at United Nations efforts to investigate human rights violations in the country. In a speech earlier this month he ordered police not to cooperate with UN investigators and warned them “do not f*** with me.”

The ICC is not part of the UN, but the two bodies have a cooperation agreement.

The bloody nature of the drugs crackdown has drawn the ire of advocates and international human rights authorities.

Last year, Amnesty International said the alleged extrajudicial killings by police “may constitute crimes against humanity.”

The Philippines is not the first country to quit the ICC. Burundi, Russia, South Africa and Gambia all moved to withdraw from the court.

The ICC is meant to be a “court of last resort,” a place to try dictators and other people who cannot be brought to justice domestically. It has long been controversial for its focus on the developing world, Africa in particular.

Some countries, like the United States, have never joined due to concerns about ceding sovereignty to an international body.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo, Unione Europea

Germania. Corte Costituzionale muta indirizzo e rottama gender e femminismo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-16.

2018-03-14__Germania. Corte Costituzionale __001

Premessa.

Nessuno è tenuto, se non per motivi di ufficio, a leggersi le sentenze rese dalla Bundesverfassungsgericht, la Corte Costituzionale tedesca. Per di più, il tedesco giuridico è di non facile comprensione, usando ovviamente molti termini tecnici.

Data però la eccezionalità del caso, riportiamo il testo pubblicato della (Verkündungstermin am 13. März 2018, 9.00 Uhr (Verhandlungstermin: 20.2.2018), in Sachen VI ZR 143/17 (Verwendung von Vordrucken, die eine spezifisch weibliche Personenbezeichnung vorsehen) per completezza informativa.

La Corte Costituzionale Federale tedesca ha emesso una sentenza che capovolge tutte le pregresse che aveva emesso in precedenza in materia.

* * * * * * *

«La Corte Costituzionale Federale tedesca (Bundesverfassungsgericht – BVerfG) è un’istituzione caratteristica della Repubblica federale tedesca nata nel dopoguerra. Ha sede nella città di Karlsruhe.

La Legge Fondamentale (così è denominata la Costituzione tedesca) le ha attribuito il diritto di annullare i provvedimenti legislativi che, seppur promulgati secondo le norme democratiche, vìolino i principi della Costituzione. È un organo di natura giurisdizionale formato da sedici giudici eletti per metà dai membri del Bundestag e per metà dal Bundesrat.

La Corte costituzionale federale non ha il potere d’intervenire d’ufficio, e i legittimati a presentare istanza alla Corte sono organi federali, il Presidente federale, il Bundestag, il Bundesrat, il Governo federale o organi ad esso appartenenti, i deputati, nonché i governi dei Länder. Essa interviene nei giudizi che hanno ad oggetto la separazione dei poteri garantita nella Legge Fondamentale.

Sono legittimati a presentare “ricorso costituzionale” i singoli cittadini che ritengano lesi i propri diritti fondamentali da parte di pubblici poteri. È organo esclusivo di interpretazione delle leggi costituzionali e per tutta la giurisdizione.

Tutti i giudici hanno l’obbligo di ricorrere alla Corte Costituzionale quando si trovino ad applicare una legge di cui ritengano dubbia la costituzionalità.» [Fonte]

*

Nel 1951 la Corte Costituzionale applicò il parteiverbot al partito comunista tedesco, mettendolo fuori legge. Operazione questa che, pur non essendo illegale, avrebbe dovuto essere di competenza del Bundestag.

* * * * * * *

Questa è la sentenza emessa il 13 marzo 2018.

(Verkündungstermin am 13. März 2018, 9.00 Uhr (Verhandlungstermin: 20.2.2018), in Sachen VI ZR 143/17 (Verwendung von Vordrucken, die eine spezifisch weibliche Personenbezeichnung vorsehen)

Sachverhalt:

Die Klägerin ist Kundin der beklagten Sparkasse. Diese verwendet im Geschäftsverkehr Formulare und Vordrucke, die neben Bezeichnungen wie etwa „Kunde“, „Kontoinhaber“, „Einzahler“ oder „Sparer“ keine ausdrücklich weibliche Form enthalten. Im persönlichen Gespräch und in persönlich adressierten Schreiben spricht die Beklagte die Klägerin mit „Frau […]“ an. Die Klägerin verlangt von der Beklagten, im Geschäftsverkehr mit ihr Vordrucke zu verwenden, in denen sie als weibliche Person („Kundin“, „Kontoinhaberin“, „Einzahlerin“, „Sparerin“) erscheint.

Bisheriger Prozessverlauf:

Das Amtsgericht hat die Klage abgewiesen. Die Berufung der Klägerin hat das Landgericht zurückgewiesen. Mit der vom Berufungsgericht zugelassenen Revision verfolgt die Klägerin ihren Antrag weiter.

*

In tedesco, come in molte altre lingue europee, la forma maschile di un sostantivo è generalmente usata anche come termine generico specifico per tutti gli altri sessi: quando la banca indica “cliente” tale termine si riferisce sia ai maschi, sia alle femmine, sia a generi indefiniti, sia a quelli indefinibili.

Questo comportamento, avallato da un lessicologia storica di lunga tradizione, è però contraria all’ideologia liberal ed a quella femminista.

Su questo argomento vi è stato un fiorire di cause in tutti i paesi occidentali, spesso arrivati alle Corti Costituzionali.

In sintesi.

La Suprema Corte di Karlsruhe ha stabilito che le donne non devono essere appellate con forme al femminile.

Con la sua sentenza, il tribunale ha respinto la denuncia di una signora anziana che aveva portato la sua banca, la Sparkasse, in tribunale per protestare contro la necessità di compilare moduli che si rivolgono a lei come un uomo, con il termine maschile. La signora si era sentita lesa in un suo diritto fondamentale.

La pensionata si era lamentata del fatto che la sua Sparkasse non fosse peritata di utilizzare un modulo al femminile (Kundin) per indirizzarle la corrispondenza; voleva anche che la parola femminile fosse utilizzata in tutti gli altri appellativi, ossia al posto di „Kontoinhaber“, „Einzahler“ oppure „Sparer“ utilizzasse i termini „Kontoinhaberin“, „Einzahlerin“, „Sparerin“.

Attualmente la banca riporta solo la forma maschile della parola cliente (Kunde) sui suoi moduli. Ora, a seguito della sentenza, i formulari standard non dovranno essere riformulati da banche, istituzioni statali e imprese private.

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La sentenza potrebbe lasciare stupiti per la materia trattata: una Corte Costituzionale dovrebbe avere ben altri oggetti delle proprie attenzioni.

Invece liberal e femministe ne hanno fatto oggetto di aspra contesa, al punto di definire anti-democratici, tirannici, maschilisti, razzisti, etc, quanti si fossero opposti.

Questa sentenza non è solo un ritorno al buon senso comune in Germania, ed anche ad un tedesco decentemente parlato e scritto: è una ferma posizione politica che contrassegna il cambiamento dei tempi.

Karlsruhe. La Corte Suprema da ragione ad AfD nella causa al Governo.

Nota tecnica.

La pensionata riceva attualmente poco più di 1,300 euro netti mensili di pensione.

L’iter giuridico dalla prima Corte, a quella di Appello, a quella di Cassazione ed infine alla Suprema Corte Costituzionale ben difficilmente sarà costata meno di 300,000 euro, sempre che non si sia servita di principi del foro, gli emolumenti dei quali viaggiano nella stratosfera.

Sembrerebbe lecito domandarsi ci abbia sovvenzionato così generosamente la pensionata, supportandola sia umanamente sia legalmente. Si tenga conto che di cause analoghe ne sono state iscritte nei registri giudiziari federali oltre duecentocinquanta: il conto della spesa è facile.


The Local. 2018-03-13. Banks can keep addressing women as men, high court rules

Germany’s highest court in Karlsruhe on Tuesday ruled that women do not have to be addressed in forms as females.

With its ruling, the court rejected a woman’s complaint. The elderly lady had taken her Sparkasse bank to the high court in protest at having to fill out forms that address her as a man.

The pensioner had complained that it is not enough for her local Sparkasse to use the female form for customer (Kundin) to address her in correspondence; she also wanted them to use the female word ending in forms.

Currently the bank only puts the male form of the word customer (Kunde) on its forms. (In German, the male form of a noun is generally also used as the general non-gender specific term, ed.)

Now as a result of the ruling, standard forms will not have to be reformulated by banks, state institutions and private companies.