Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ong - Ngo, Unione Europea

Europarlamento. L’arte di sapersi conquistare i nemici.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-22.

Razzismo 001

Il problema dovrebbe essere semplice, sempre che come tale lo si voglia vedere. Servirebbe anche un pochino di onestà intellettuale.

Una cosa è l’ingerenza della politica nella formulazione delle sentenze emesse dalle corti di giustizia ed una totalmente differente è il fatto che la politica nomini i giudici, come avviene, per esempio, negli Stati Uniti di America, in Francia ed in Germania, solo per fare alcuni esempi. Una cosa ancora differente è quando il potere giudiziario interferisce con quello politico.

Le sinistre europarlamentari fanno volutamente ed artatamente di tutt’erba un fascio, generando così confusione dalla quale rafforzare il proprio potere. Vogliono cercare di governare i paesi identitari sovranisti tramite il sistema giudiziario e la presenza sul loro territorio delle ngo. Non riuscendo ad avere una quota elettorale decente, usano questi sistemi.

*

Polonia: l’Ue insiste nel pressing sullo stato di diritto

La Commissione europea ha compiuto il secondo passo in una procedura d’infrazione contro la Polonia, inviando un parere motivato sullo stato di diritto, e più in particolare, sul nuovo regime disciplinare per i giudici polacchi. Si legge in una nota dell’Esecutivo comunitario. Varsavia ha avuto due mesi per rispondere agli argomenti presentati dalla Commissione nella sua lettera di messa in mora. Ma a seguito di un’analisi approfondita della risposta delle autorità polacche, la Commissione ha concluso che “la risposta non allevia le preoccupazioni giuridiche”. Le autorità polacche ora hanno due mesi per adottare le misure necessarie per conformarsi al parere motivato inviato oggi. Se Varsavia non adotterà le misure appropriate, la Commissione può decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Ue. 

Il 3 aprile 2019, Bruxelles aveva avviato questa procedura d’infrazione sostenendo che il nuovo regime disciplinare mina l’indipendenza giudiziaria dei giudici polacchi e non assicura le necessarie garanzie per proteggere i giudici dal controllo della politica. Tra le altre cose – si legge nella nota della Commissione Ue – “la legge polacca permette che i giudici ordinari siano sottoposti a indagini disciplinari, procedure e sanzioni sulla base del contenuto delle loro decisioni giudiziarie. Inoltre, le nuove regole non garantiscono l’indipendenza e l’imparzialità della Camera disciplinare della Corte suprema, composta solo da giudici selezionati dal Consiglio nazionale per la magistratura, che è a sua volta nominato dal Parlamento polacco”.

*

Si noti come l’ordinamento polacco sia simile a quello germanico.

«Corte Costituzionale Tedesca.

La nomina dei 16 giudici compete per metà al Bundestag (il parlamento federale) e per metà al Bundesrat (la camera che rappresenta i Länder). Il Bundestag designa i giudici di propria competenza attraverso un comitato di 12 grandi elettori, di cui fanno parte parlamentari eletti dalla medesima camera con metodo proporzionale, che delibera con la maggioranza dei due terzi dei voti. ….

La durata della carica è fissata a 12 anni, ma termina comunque al raggiungimento dell’età di 68 anni,»

Sia in Germania sia in Polonia la Corte Suprema è nominata dai politici eletti: ma per l’europarlamento ciò che va bene in Germania è antidemocratico in Polonia.

Il nodo è ben differente, ed in parte è stato già enucleato. Dobbiamo però aggiunge un’altra componente di non poco valore.

I liberal socialisti odiano di violento odio razziale polacchi ed ungheresi, rei di non essersi sottoposti ai loro voleri, di essersi ribellati al loro piano egemone: questi liberal socialisti nulla hanno da invidiare al nazionalsocialismo di infausta memoria.

Di oggi un nuovo sfregio: la ricusazione di Mrs Beata Szydlo perché polacca.

Non ci si stupisca poi se votando nel Consiglio Europeo Polonia ed Ungheria, assieme a molti altri stati, boccino sistematicamente quanto proposto dall’europarlamento. Per esempio, il bilancio ….

EP employment committee elects Slovak chairwoman

The members of the European Parliament’s employment committee elected Slovak MEP Lucia Duris Nicholsonova as chairwoman on Thursday. Nicholsonova was put forward by the European Conservatives and Reformists (ECR) group after their Beata Szydlo, former Polish PM, was twice rejected, leading to a spat where Szydlo’s PiS party initially refused to back Commission president candidate Ursula von der Leyen. Nicholsonova received 38 votes in favour and 14 against.

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ideologia liberal, Unione Europea

Europarlamento. Riproposta la Laura Kövesi quale PG europeo.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-15.

Cobra_003__

Stiamo assistendo ad un conflitto sanguinoso, ed alla fine controproducente, tra gli organi istituzionali dell’Unione Europea.

Se nel Consiglio Europeo il fronte identitario sovranista è riuscito a coagulare undici nazioni, il voto delle quali è stato in grado di bloccare le nomine di Herr Weber e di Mr Timmermanns, favorendo quindi la candidatura di Frau von der Leyen, sancendo de facto ima visione di Europa delle Nazioni, nell’europarlamento si è andato formando un fronte liberal socialista, estremamente deciso a nulla concedere agli identitari sovranisti, anche quando alcune cariche parlamentari avrebbero dovuto essere ripartite tra maggioranza ed opposizione, tenendo anche conto delle esigenze dei singoli stati. Ma per ‘stato’ si intende il Governo attuale.

*

L’attuale europarlamento ha nominato sì alcune persone nate in paesi identitari sovranisti, ma scegliendo con cura personaggi loro vicini, essendo espressione delle minoranze liberal locali. Per esempio, gli italiani selezionati sono tali per nascita, ma non certo rappresentativi del governo italiano.

Questo modo di agire conduce inevitabilmente ad una contrapposizione muro contro muro, senza possibilità alcuna di un dialogo costruttivo.

Adesso si ripropone il caso della Mrs Laura Kövesi, che l’europarlamento vorrebbe insediare come procuratore europeo. Se tale signora è rumena di nascita, ma liberal nella mente e nel cuore.

«Mrs Laura Codruta Kövesi, classe 1973, a soli 33 anni fu nominata il 2 ottobre 2006 Procuratore capo della procura dell’Alta corte di cassazione e giustizia ed il 17 maggio 2013 Procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione della Romania.»

Rimossa per corruzione da tale carica, fu anche arrestata ed in Romania pende sul suo capo un processo.

«Kovesi, 45, is now being investigated by a newly-formed agency on allegations of abuse of office, bribery and perjury in Romania»

Mr Juncker e Mr Tusk la vorrebbero a capo della Procura europea.

Ed il parlamento nuovo eletto prosegue sulla stesa linea.

Romania. Ire della EU per aver accorciato i termini di prescrizione.

Romania. I gerarchi EU la odiano per motivi di sordida bottega.

Affaire Kövesi. Financial Times così furibondo da pubblicare senza blocchi.

Romania. Arrestata Laura Kövesi, candidata di Juncker a capo della Procura Europea.

Unione Europea. Quella cesta di serpi velenosi vorrebbe colpire ancora.

Bruxelles. Laura Kövesi. Ricordatevi bene questo nome.

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Per i liberal è fondamentale poter avere giudici che appartengano alla loro setta: le Corti di Giustizia europee sono strumento di dominio inappellabile, fatto che permette loro di aggirare il mancato consenso popolare.

Per meglio comprendere, sarebbe sufficiente leggersi quanto stia accadendo nel Consiglio Superiore della Magistratura in Italia ed informarsi su quel galantuomo di Palamara.

Il nodo della giustizia europea esiste ed è reale e la posta in gioco è evidenziata molto bene dall’acrimonia con cui i liberal socialisti difendono i ‘loro’ giudici.

Gli identitari sovranisti hanno già vinto molte battaglie, ma la guerra sarà lunga e non facile.

Si preannuncia un’Unione Europea non governabile.


EU Observer. 2019-07-13. Romania’s Kövesi set to be first EU public prosecutor

The Romanian anti corruption prosecutor, Laura Kövesi, is poised to become the first European public prosecutor. Her only opponent, the French Jean-François Bonhert, pulled out of the race after being nominated for another function in France. Kövesi was the preferred candidate of the European Parliament, while Bonhert was supported by the European Council. However, the decision remains complicated, as according to the council rules, there must be two candidates.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti

Supreme Court. Sentenza su come interpretare regolamenti ambigui.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-01.

Supreme Court

Il problema è di non poco conto. Nel caso che una agenzia si sia dotata di un regolamento scritto in modo tale da destare leciti dubbi interpretativi a chi spetta la competenza di chiarire il reale significato? Alla stessa agenzia ovvero al giudice?

«The question in Kisor is whether the Court should overrule Auer v. Robbins, 519 U.S. 452 (1997), and Bowles v. Seminole Rock & Sand Co., 325 U.S. 410 (1945), decisions holding that courts must defer to an agency’s reasonable interpretation of its own ambiguous regulation»

«This is generally referred to as “Auer deference.”»

«Under Auer and Seminole Rock, responsibility for construing and applying an ambiguous regulation rests with the agency that promulgated it, so long as the agency’s interpretation is reasonable»

«In recent years, a number of Justices, as well as legal scholars, have criticized Auer deference as inconsistent with both the Administrative Procedure Act (APA) and separation of powers principles»

«More broadly, critics of Auer deference contend that allowing agencies to determine the meaning of ambiguous regulations usurps the core responsibility assigned to courts by Article III of the Constitution»

* * * * * * *


Supreme Court to Decide if Courts Must Defer to an Agency’s Construction of Ambiguous Regulations

«The U.S. Supreme Court heard oral argument March 27 in what could be one of the most important administrative law cases to come before the Court in many years: Kisor v. Wilkie, No. 18-15. The question in Kisor is whether the Court should overrule Auer v. Robbins, 519 U.S. 452 (1997), and Bowles v. Seminole Rock & Sand Co., 325 U.S. 410 (1945), decisions holding that courts must defer to an agency’s reasonable interpretation of its own ambiguous regulation. This is generally referred to as “Auer deference.”

Background

Kisor raises questions about the respective responsibilities of courts and administrative agencies. It is fundamental that courts have the responsibility to say what the law is, but in administrative law, agencies have the responsibility to carry out their statutory mandates, including applying their own regulations in a manner that furthers that responsibility. Under Auer and Seminole Rock, responsibility for construing and applying an ambiguous regulation rests with the agency that promulgated it, so long as the agency’s interpretation is reasonable. In recent years, a number of Justices, as well as legal scholars, have criticized Auer deference as inconsistent with both the Administrative Procedure Act (APA) and separation of powers principles. Those critics note that the APA gives agency rules binding effect only if they go through notice-and-comment rulemaking, whereas Auer deference allows agencies to make legally binding interpretive decisions without going through notice-and-comment rulemaking. The critics also contend that section 706 of the APA, which governs judicial review of agency action, gives the reviewing court and not the agency authority to determine the meaning of an agency rule. More broadly, critics of Auer deference contend that allowing agencies to determine the meaning of ambiguous regulations usurps the core responsibility assigned to courts by Article III of the Constitution.

In Kisor, the petitioner (Kisor) adopts these and other related criticisms, and contends that Auer and Seminole Rock should be overruled, which would leave courts to interpret ambiguous agency regulations without deference to the agency’s construction. Notably, respondent Wilkie, the secretary of Veterans Affairs, represented by the solicitor general, acknowledges various problems with Auer deference – both in his brief and at argument. But Wilkie contends only that resort to Auer deference should be narrowed, not eliminated altogether. He argues that overruling Auer and Seminole Rock would call into question hundreds of court decisions that deferred to, and thus adopted, agency interpretations of ambiguous regulations. Wilkie also contends that Auer deference is appropriate in some limited contexts, such as where scientific or other highly specialized technical expertise is necessary to properly apply an agency regulation.»

* * * * * * *

Il 26 giugno 2019 la Suprema Corte ha emesso sentenza, con syllabus e certiorari.

«Petitioner James Kisor, a Vietnam War veteran, first sought disability benefits from the Department of Veterans Affairs (VA) in 1982, alleging that he had developed post-traumatic stress disorder from his military service. The agency denied his initial request, but in 2006,Kisor moved to reopen his claim. The VA this time agreed he was eligible for benefits, but it granted those benefits only from the date of his motion to reopen, not (as Kisor had requested) from the date of his first application. The Board of Veterans’ Appeals—a part of the VA—affirmed that retroactivity decision, based on its interpretation of an agency rule governing such claims. The Court of Appeals for Veterans Claims affirmed.

The Federal Circuit also affirmed, but it did so by applying a doctrine called Auer (or sometimes, Seminole Rock) deference. See Auer v. Robbins, 519 U. S. 452; Bowles v. Seminole Rock & Sand Co., 325 U.S. 410. Under that doctrine, this Court has long deferred to an agency’s reasonable reading of its own genuinely ambiguous regulations. The Court of Appeals concluded that the VA regulation at issue was ambiguous, and it therefore deferred to the Board’s interpretation of the rule. Kisor now asks the Court to overrule Auer, as well as its predecessor Seminole Rock, discarding the deference those decisions give to agencies.

Held: The judgment is vacated and remanded.»

«This Court’s deference doctrine is rooted in a presumption that Congress intended for courts to defer to agencies when they interpret their own ambiguous rules. The Court adopts that presumption for a set of reasons related to the comparative attributes of courts and agencies in answering interpretive questions. But when the reasons for the presumption do not hold up, or when countervailing reasons outweigh them, courts should not give deference to an agency’s read­ing. The Court has thus cabined Auer’s scope in varied and critical ways.»

«First and foremost, a court should not afford Auer deference unless, after exhausting all the “traditional tools” of construction, Chevron U. S. A. Inc. v. Natural Resources Defense Council, Inc., 467 U. S. 837, 843, n. 9, the regulation is genuinely ambiguous. A court must carefully consider the text, structure, history, and purpose of a regu­lation before resorting to deference. If genuine ambiguity remains, the agency’s reading must still fall “within the bounds of reasonable interpretation.”»

«Stare decisis cuts strongly against overruling Auer»

Stare decisis significa che il giudice deve attentamente ricercare le sentenze pregresse ed applicarle, massimamente quando queste siano state emesse da giudici a livello superiore. Questa interpretazione blocca sul nascere tutta la giurisprudenza ‘creativa’.

Degno di nota è l’introduzione di un concetto a prima vista banale.

reasonable reading“: è un richiamo ad utilizzare quello che un tempo era chiamato sano buon senso.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti

Suprema Corte. I giudici federali non interferiscano con decisioni politiche.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-28.

2019-06-27__Gerrymndering 001

«A panel of federal judges on Thursday ordered Michigan’s Republican-controlled legislature to redraw nearly three dozen state and U.S. congressional districts, ruling that the existing lines illegally dilute the power of Democratic voters»

*

Gerrymandering. Republicani e democratici si stanno scannando.

«If legislators fail to do so, or if the court finds the new district lines are similarly unconstitutional, the judges said they would draw the maps themselves. The redrawn districts would take effect in time for the 2020 elections»

«The state’s 14 seats in the U.S. House of Representatives are also up for election next year, and a majority of them could have new boundaries under the court’s ruling»

«The decision is likely a boon for Democrats, who in 2018 failed to win a majority of the seats in the state House of Representatives, state Senate or the state’s U.S. congressional delegation despite winning the overall popular vote in all three cases»

Il problema se le corti federali abbiano o meno il potere di interferire e, nel caso, surrogare e vicariare l’autorità politica legalmente costituita è approdato alla Corte Suprema, che il 27 giugno 2019 ha rilasciato la seguente sentenza.

«- The Supreme Court rules that federal courts may not block gerrymandering.

– The vote was 5-4 decision, falling along partisan lines.

– “We conclude that partisan gerrymandering claims present political questions beyond the reach of the federal courts,” wrote Chief Justice John Roberts, who delivered the opinion of the court.

– He says those asking the top court to block gerrymandered districts effectively sought “an unprecedented expansion of judicial power.”»

«Partisan gerrymandering claims present political questions beyond the reach of the federal courts»

*

Si faccia una grande attenzione. La sentenza vieta alle corti federali di non interferire con l’attività politica degli organi elettivi, non solo nel caso specifico, bensì erga omnes, perché costituirebbe una violazione della Costituzione ed “an unprecedented expansion of judicial power.”

*

Da quando gli Elettori hanno nominato Mr Trump presidente degli Stati Uniti, i liberal democratici hanno scatenato una guerra giudiziaria nella quale corti di basso livello, ma di chiara fede liberal, hanno sistematicamente bloccato le azioni politiche del Governo. Tutte codeste sentenze sono state poi cassate dalla Suprema Corte, ed anche malo modo, ma l’Amministrazione ne ha risentito, specialmente a livello internazionale, complice la cassa di risonanza dei media liberal.

Alla luce di codesta sentenza possiamo affermare che tali azioni furono il tentativo rivoluzionario di instaurare la dittatura dei giudici.

«an unprecedented expansion of judicial power»

I giudici devono solo attenersi alle leggi, astenendosi dalla politica.

* * * * * * *

«Voters and other plaintiffs in North Carolina and Maryland filed suits challenging their States’ congressional districting maps as unconstitutional partisan gerrymanders. The North Carolina plaintiffs claimed that the State’s districting plan discriminated against Democrats, while the Maryland plaintiffs claimed that their State’s plan discriminated against Republicans. The plaintiffs alleged violations of the First Amendment, the Equal Protection Clause of the Fourteenth Amendment, the Elections Clause, and Article I, §2. The District Courts in both cases ruled in favor of the plaintiffs, and the defendants appealed directly to this Court.

Held: Partisan gerrymandering claims present political questions beyond the reach of the federal courts. Pp. 6–34.

….

In these cases, the Court is asked to decide an important question of constitutional law. Before it does so, the Court “must find that the question is presented in a ‘case’ or ‘controversy’ that is . . . ‘of a Judiciary Nature.’ ” DaimlerChrysler Corp. v. Cuno, 547 U. S. 332,

  1. While it is “the province and duty of the judicial department to say what the law is,” Marbury v. Madison, 1 Cranch 137, 177, sometimes the law is that the Judiciary cannot entertain a claim because it presents a non justiciable “political question,” Baker v. Carr, 369

  2. S. 186, 217. Among the political question cases this Court has identified are those that lack “judicially discoverable and manageable standards for resolving [them].” Ibid. This Court’s partisan gerrymandering cases have left unresolved the question whether such claims are claims of legal right, resolvable according to legal principles, or political questions that must find their resolution elsewhere. See Gill v. Whitford, 585 U. S ….

Courts have nonetheless been called upon to resolve a variety of questions surrounding districting. The claim of population inequality among districts in Baker v. Carr, for example, could be decided under basic equal protection principles. 369 U. S., at 226. Racial discrimination in districting also raises constitutional issues that can be addressed by the federal courts. See Gomillion v. Lightfoot, 364 U. S. 339, 340. Partisan gerrymandering claims have proved far more difficult to adjudicate, in part because “a jurisdiction may engage in constitutional political gerrymandering.” Hunt v. Cromartie, 526

  1. S. 541, 551. To hold that legislators cannot take their partisan interests into account when drawing district lines would essentially countermand the Framers’ decision to entrust districting to political entities. The “central problem” is “determining when political gerrymandering has gone too far.”….

Any standard for resolving partisan gerrymandering claims must be grounded in a “limited and precise rationale” and be “clear, manageable, and politically neutral.” ….

Partisan gerrymandering claims rest on an instinct that groups with a certain level of political support should enjoy a commensurate level of political power and influence. Such claims invariably sound in a desire for proportional representation, but the Constitution does not require proportional representation, and federal courts are neither equipped nor authorized to apportion political power as a matter of fairness. …..

The fact that the Court can adjudicate one-person, one-vote claims does not mean that partisan gerrymandering claims are justiciable. This Court’s one-person, one-vote cases recognize that each person is entitled to an equal say in the election of representatives. It hardly follows from that principle that a person is entitled to have his political party achieve representation commensurate to its share of statewide support.»

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Sua Giustizia Roberts Allega Sua Su Opinione, tra cui leggiamo:

«The question is whether the courts below appropriately exer­cised judicial power when they found them unconstitu­tional as well.»

Sua Giustizia Kagan allega un’Opinione contraria.

«Nor is there any reason to doubt, as the majority does, the competence of courts to determine whether a district map “substantially” dilutes the votes of a rival party’s supporters from the everything-but-partisanship baseline described above.»

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Cnbc. 2019-06-27. Supreme Court decides federal judges cannot block gerrymandering

– The Supreme Court rules that federal courts may not block gerrymandering.

– The vote was 5-4 decision, falling along partisan lines.

– “We conclude that partisan gerrymandering claims present political questions beyond the reach of the federal courts,” wrote Chief Justice John Roberts, who delivered the opinion of the court.

– He says those asking the top court to block gerrymandered districts effectively sought “an unprecedented expansion of judicial power.”

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The Supreme Court ruled Thursday that federal courts may not block gerrymandering in a 5-4 decision that fell along partisan lines.

“We conclude that partisan gerrymandering claims present political questions beyond the reach of the federal courts,” wrote Chief Justice John Roberts, who delivered the opinion of the court. Roberts wrote that those asking the top court to block gerrymandered districts effectively sought “an unprecedented expansion of judicial power.”

“Federal judges have no license to reallocate political power between the two major political parties, with no plausible grant of authority in the Constitution, and no legal standards to limit and direct their decisions,” he wrote.

The court’s decision prompted a fierce dissent from its liberal wing. Justice Elena Kagan wrote a dissent joined by Justices Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer and Sonia Sotomayor.

“Of all times to abandon the Court’s duty to declare the law, this was not the one,” Kagan wrote. “The practices challenged in these cases imperil our system of government. Part of the Court’s role in that system is to defend its foundations. None is more important than free and fair elections.”

Gerrymandering has largely benefited Republicans in recent years because of the 2010 midterm wave that handed the party control of numerous statehouses across the country. Districts are drawn nationwide every 10 years. The next redistricting is scheduled to take place after the 2020 census.

The justices considered two cases, out of North Carolina and Maryland, in which voters alleged that their congressional districts were unfairly drawn to benefit one political party. The top court had never declared a district map as too partisan. During arguments in March, the conservatives seemed reluctant to weigh in on the matter.

“For the first time ever, this Court refuses to remedy a constitutional violation because it thinks the task beyond judicial capabilities,” Kagan wrote.

The two cases came from North Carolina and Maryland. In North Carolina, Democratic voters alleged that a map drawn by the GOP legislature in 2016 unfairly benefited Republicans.

In Maryland, it was Republicans who challenged the map, saying that one congressional district drawn in 2011 was unfairly tilted in favor of the Democrats.

In both cases, those behind the maps admitted that they were drawn to benefit their party.

The cases are known as Lamone v. Benisek, No. 18-726, and Rucho v. Common Cause, No. 18-422.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Giustizia

Csm. Stanno facendo un colpo di stato e nessuno se ne è accorto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-22.

2019-06-21__Csm__001

Una cosa è essere disonesti e corrotti, ed una del tutto differente è essere scemi: ed i nostri magistrati sono tutto tranne che persone sprovvide.

Sta sviluppandosi un vero e proprio colpo di stato e sembrerebbe che nessuno voglia accorgersene.

Parafrasiamo uno statement detto a suo tempo dal giudice Piercamillo Davigo:

2019-06-21__Csm__002

 

«non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove».

‘non esistono giudici innocenti, ma colpevoli u cui non sono state raccolte le prove’.

* * * * * * *

Il caso del giudice Palamara e dei suoi sodali ha messo in evidenza un dato di fatto.

Per entrare in magistratura occorre passare un concorso bandito e gestito dagli stessi magistrati: mi a memoria di uomo riuscì ad entrare in magistratura una persona non raccomandata da un mimetico connubio tra magistrati e politica.

Lo stesso ed identico ragionamento deve essere applicato a tutti i concorsi interni, ai fini di progressione di carriera.

I giudici così entrati negli organici, con posto a vita anche nei quadri più bassi, si eleggono i loro rappresentanti nel Consiglio Superiore della magistratura, organo di autogoverno. Sono ripartiti in fazioni, liste programmatiche, che si contendono il potere di governare in modo insindacabile tutti gli eventi che accadano nel loro ambito.

Chi governa il Csm governa le procure, ossia quegli enti che imbastiscono e gestiscono i processi politici con tutti gli avversari, i nemici, dei padrini politici loro mandanti.

Già nell’agosto 2017 il giudice Davigo si era dimesso dalla giunta ANM perché aveva riscontrato concorsi truccati. Dimesso, ma senza aver denunciato i fatti.

I mandanti peraltro ben evidenti: la corrente egemone nel Pci, transitato fino all’attuale Pd, ove è in corso la bonifica dei renziani, fazione perdente.

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A quadro politico variato, occorre variare la composizione del Csm.

2019-06-21__Csm__004

Ben attenti a leggere ciò che segue:

«Il Plenum del Csm, presieduto dal presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, ha convalidato l’elezione dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli»

E tutto questo con l’avvallo del Presidente Sergio mattarella.

* * * * * * *

Se nei magistrati albergasse anche un miserrimo barlume di correttezza democratica, al posto dei giudici dimissionari avrebbero dovuto subentrare giudici militanti delle stesse liste, così da non alterare gli equilibri scaturiti dalle urne.

*

Che i magistrati siano indipendenti lo si vada a raccontare ad altri.

Che siano onesti è un concetto che i magistrati emettono su sé stessi

Ah! Beati i tempi di Al Capone e Lucky Luciano!

Il giudice Piercamillo Davigo sta tessendo il proprio ordito.

Non rallegriamocene poi troppo.


Ansa. 2019-06-21. Csm, Mattarella: ‘Quadro sconcertante e inaccettabile’

“Oggi si volta pagina nella vita del Csm”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al plenum del Csm. “Il saluto e gli auguri  – ha evidenziato il capo dello Stato – sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un’inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile“. 

“Quanto avvenuto – ha sottolineato in un altro passaggio –  ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine Giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica”.

“La reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità cui ho fatto cenno e che occorre sapere restituire alla Magistratura italiana. Di essa i cittadini ricordano i grandi meriti e i pesanti sacrifici anche attraverso l’esempio di tanti suoi appartenenti e hanno il diritto di pretendere che quei meriti e quei sacrifici non siano offuscati”. Lo ha ricordato il presidente Sergio Mattarella intervenendo stamattina al plenum del Csm.

Il Plenum del Csm, presieduto dal presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, ha convalidato l’elezione dei due nuovi consiglieri togati, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, che in questo modo raddoppia la sua rappresentanza a Palazzo dei Marescialli. I due togati subentrano a Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni, due dei consiglieri che si sono dimessi perché i loro nomi figurano nell’inchiesta di Perugia sulle nomine ai vertici degli uffici.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Ideologia liberal, Stati Uniti

Supreme Court sentenzia sul caso del Maryland. Giudici liberal disintegrati.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-22.

2019-06-22__Suprema_Corte__001

Con una sentenza 7 – 2 la Suprema Corte degli Stati Uniti ha posto la parola fine su di un contenzioso significativo della mentalità corrente dei liberal democratici.

American Legion et Al. v. American Humanist Assn. et Al.

«In 1918, residents of Prince George’s County, Maryland, formed a committee for the purpose of erecting a memorial for the county’s soldiers who fell in World War I. The committee decided that the memorial should be a cross, which was not surprising since the plain Latin cross had become a central symbol of the war. The image of row after row of plain white crosses marking the overseas graves of soldiers was emblazoned on the minds of Americans at home.»

Riassumendo ed ampliando:

«The case concerned a giant, early 20th century Latin cross, known as the Bladensburg Peace Cross, that stands in a Maryland intersection in the suburbs of the nation’s capital.

– The opinion of the court is authored by Justice Samuel Alito, who says the meaning of the cross was not limited to its religious context, and cautions against a government that “roams the land, tearing down monuments with religious symbolism.”

– Though the ultimate vote was 7-2, the case produced a smattering of opinions, with five justices writing separate concurrences to explain their thinking.»

*

«The court’s five conservatives as well as Justices Elena Kagan and Stephen Breyer agreed that the cross should remain on public land, while liberal Justices Ruth Bader Ginsburg and Sonia Sotomayor dissented»

Il parere espresso da Sua Giustizia Ginsburg è significativo della mentalità liberal democratica.

«For the same reason, using the cross as a war memorial does not transform it into a secular symbol, as the Courts of Appeals have uniformly recognized»

«By maintaining the Peace Cross on a public highway, the Commission elevates Christianity over other faiths, and religion over nonreligion»

*

Il punto centrale consiste nell’ideologia liberal democratica, ben presente anche in Europa, che della non-religiosità — ‘nonreligion‘ – fa un dogma fideistico. E questo sarebbe il meno, perché costoro vogliono anche imporlo a tutti, anche a coloro che la pensassero diversamente.

Ma se la rimozione di qualsiasi simbolo religioso soddisfa i liberal democratici, nel contempo introduce la simbologia dello spoglio eretta a sistema, fatto questo non gradito a moltissime altre persone.

Nella sua globalità questa causa è giù costata ai Contribuenti oltre quaranta milioni di dollari. Aveva prosperato fino a quando è stata che era stata discussa nelle corti inferiori, tutte con giudici liberal, che hanno sentenziato di conseguenza.

I giudizi emessi dalla Suprema Corte sul comportamento dei giudici di livello inferiore sono tranchant.

A seguito, proponiamo il razionale e taluni commenti.

* * * * * * *

La sentenza riporta anche un corposo Syllabus, Certiorari e le opinioni di ben cinque giudici.

«The Court of Appeals for the Fourth Circuit agreed that the memorial is unconstitutional and remanded for a determination of the proper remedy. We now reverse. ….

Applying these principles, we conclude that the Bladensburg Cross does not violate the Establishment Clause.»

Sia Giustizia Thomas aggiunge nella Opinione da Lui espressa anche un solido substrato giuridico.

«The Establishment Clause states that “Congress shall make no law respecting an establishment of religion.” U. S. Const., Amdt. 1. The text and history of this Clause suggest that it should not be incorporated against the States. Even if the Clause expresses an individual right enforceable against the States, it is limited by its text to “law[s]” enacted by a legislature, so it is unclear whether the Bladensburg Cross would implicate any incorporated right. And even if it did, this religious display does not involve the type of actual legal coercion that was a hall-mark of historical establishments of religion. Therefore, the Cross is clearly constitutional»

Sua Giustizia Gorsuch aggiunge nella Sua Opinione un tratto quasi umoristico.

«The American Humanist Association wants a federal court to order the destruction of a 94 year-old war memo-rial because its members are offended. Today, the Court explains that the plaintiffs are not entitled to demand the destruction of longstanding monuments, and I find much of its opinion compelling. In my judgment, however, it follows from the Court’s analysis that suits like this one should be dismissed for lack of standing. Accordingly, while I concur in the judgment to reverse and remand the court of appeals’ decision, I would do so with additional instructions to dismiss the case. »

* * * * * *

Significativa è invece l’opinione di Sua Giustizia Ginsburg.

«An immense Latin cross stands on a traffic island at the center of a busy three-way intersection in Bladensburg, Maryland.1 “[M]onumental, clear, and bold” by day, App. 914, the cross looms even larger illuminated against the night-time sky. Known as the Peace Cross, the monument was erected by private citizens in 1925 to honor local soldiers who lost their lives in World War I. “[T]he town’s most prominent symbol” was rededicated in 1985 and is now said to honor “the sacrifices made [in] all wars,” id., at 868 (internal quotation marks omitted), by “all veterans,” id., at 195. Both the Peace Cross and the traffic island are owned and maintained by the Maryland-National Capital Park and Planning Commission (Commission), an agency of the State of Maryland. ….

The Latin cross is the foremost symbol of the Christian faith, embodying the “central theological claim of Christi-anity: that the son of God died on the cross, that he rose from the dead, and that his death and resurrection offer the possibility of eternal life.” ….

For the same reason, using the cross as a war memorial does not transform it into a secular symbol, as the Courts of Appeals have uniformly recognized ….

By maintaining the Peace Cross on a public highway, the Commission elevates Christianity over other faiths, and religion over nonreligion. Memorializing the service of American soldiers is an “admirable and unquestionably secular” objective. ….

The First Amendment commands that the government “shall make no law” either “respecting an establishment of religion” or “prohibiting the free exercise thereof.” ….

union of government and religion tends to destroy government and to degrade religion ….

when a cross is displayed on public property, the government may be presumed to endorse its religious content. ….

Holding the Commission’s display of the Peace Cross unconstitutional would not, as the Commission fears, “inevitably require the destruction of other cross-shaped memorials throughout the country. ….

By maintaining the Peace Cross on a public highway, the Commission elevates Christianity over other faiths, and religion over nonreligion»

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Cnbc. 2019-06-21. Supreme Court rules that WWI cross on Maryland public land can remain, does not violate Constitution

– The case concerned a giant, early 20th century Latin cross, known as the Bladensburg Peace Cross, that stands in a Maryland intersection in the suburbs of the nation’s capital.

– The opinion of the court is authored by Justice Samuel Alito, who says the meaning of the cross was not limited to its religious context, and cautions against a government that “roams the land, tearing down monuments with religious symbolism.”

– Though the ultimate vote was 7-2, the case produced a smattering of opinions, with five justices writing separate concurrences to explain their thinking.

*

The Supreme Court ruled Thursday that a 40-foot cross commemorating fallen World War I soldiers can remain on public ground because it does not violate the Constitution’s establishment clause that bars favoring one religion over others.

The case concerned a giant, early 20th century Latin cross, known as the Bladensburg Peace Cross, that stands in a Maryland intersection in the suburbs of the nation’s capital. It was erected in 1925.

The cross was conceived as a memorial by mothers of men killed in World War I and is now maintained by a municipal agency that has spent just over $100,000 on the monument since the 1980s. That expenditure has raised questions about whether the cross violates the legal prohibition against excessive entanglement between religion and government, a murky area of constitutional law.

The challenge to the cross came from the American Humanist Association, an advocacy group that promotes secular governance. 

The opinion of the court was authored by Justice Samuel Alito, who said the meaning of the cross was not limited to its religious context. The court’s five conservatives as well as Justices Elena Kagan and Stephen Breyer agreed that the cross should remain on public land, while liberal Justices Ruth Bader Ginsburg and Sonia Sotomayor dissented.

“That the cross originated as a Christian symbol and retains that meaning in many contexts does not change the fact that the symbol took on an added secular meaning when used in World War I memorials,” Alito wrote. “Not only did the Bladensburg Cross begin with this meaning, but with the passage of time, it has acquired historical importance.”

And Alito cautioned against a government that “roams the land, tearing down monuments with religious symbolism.”

In contrast, Ginsburg called the cross “the foremost symbol of the Christian faith.”

“By maintaining the Peace Cross on a public highway, the Commission elevates Christianity over other faiths, and religion over nonreligion,” Ginsburg wrote in a dissent that was joined by Sotomayor.

Though the ultimate vote was 7-2, the case produced a smattering of opinions, with five justices writing separate concurrences to explain their thinking. Breyer, in a concurring opinion joined by Kagan, wrote that the case would be different if the cross had been erected recently.

“I see no reason to order this cross torn down simply because other crosses would raise constitutional concerns,” Breyer wrote.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Sondaggio sul Csm e sul comportanto del Partito Democratico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-20.

 

2019-06-20__Csm__001

Alla domanda: Cose è il Csm? il 25% non lo sa, il 10% è senza opinione, il 14 % dice che sia l’organo di autogoverno della magistratura, il 15% dice che sia una corrente della magistratura, ed il 36% afferma che sia una associazione dei magistrati.

Diciamo pure che sembrerebbero essere risposte ben poco consolanti.


2019-06-20__Csm__002

Domnda: Intrecio tra politica e magistratura. Una anomalia che cìè semrpe stata?

55% sì, 29% no, 16% non sa.

Domanda:Il rapporto tra magistratura e politica è inevitabile oppure da evitare?

61% da evitare, 30% inevitabile, 9% senza opinione.

Domanda: Cosa si dorebbe fare adesso con il Csm?

Riformalo e cambiare i componenti 56%, cambiare i componenti senza riformarlo 25%, lasciare tutto come è adesso 10%, non so 9%.

Domanda: Livello di attenzione.

Non sto seguendo 47%, to seguendo sommariamente 25%, to seguendo in modo continuativo 33%.

 


2019-06-20__Csm__003

La riforma della giustizia è una priorità su cui il governo deve agire 52%, non è una priorità 33%, senza giudizio 15%.

Il 44% degli intervistati ha fiducia nella giustizia.


2019-06-20__Csm__004

Domanda: Cosa avrebbe dovuto fare il PD con i suoi esponenti coinvolti?

Espellerli fino alla verifica dei fatti: gli italiani 75%, gli elettori del PD 63%.



Prendiamo atto che solo il 14% degli italiani sa cosa sia il Consiglio Superiore della Magistratura.

Per larga quota, 61%, il rapporto tra magistratura e politica dovrebbe essere evitato.

Duro il giudizio sul partito democratico che per il 75% degli italiani avrebbe dovuto espellere i suoi esponenti coinvolti. Si noti come questa opinione sia condivisa anche dal 63% degli elettori del PD.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Giustizia

Csm e Magistrati. Terrorizzati stanno spiattellando (quasi) tutto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-19

Letamaio 001

Ci sono letamai utili alla agricoltura e letamai tossici per la nazione.


«Il Procuratore generale della Cassazione, dott Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara, l’ex presidente della Associazione nazionale dei Magistrati, indagato, per il reato di corruzione, a Perugia»

Il motto ‘la legge è eguale per tutti’ è una immensa ipocrisia.

I tribunali, e quindi i giudici ci sono per condannare i miseri e gli avversari politici, mentre assolvono sodali, amici, e quanti sia loro ordinato di assolvere. Formano, non tutti, qualcuno di onesto ci sarà pur bene, una associazione per delinquere di stampo mafioso.

Ma chi mai sarà questo giudice Riccardo Fuzio, Procuratore generale della Cassazione?

«Nelle carte l’sms al magistrato. Atti al ministro e al Consiglio superiore ma il procuratore generale dovrà astenersi. A fine maggio è stato registrato un incontro tra i due magistrati ora al vaglio del Csm»

««Digli di non fare niente e quando torno lo chiamo». È questo il messaggio che a metà maggio il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, avrebbe fatto arrivare al magistrato Luca Palamara dopo aver saputo che era stato indagato a Perugia per corruzione»

«A dirlo — in una conversazione intercettata — è il consigliere del Csm Luigi Spina, finito sotto inchiesta per aver rivelato allo stesso Palamara che l’organo di autogoverno aveva ricevuto comunicazione della sua iscrizione nel registro degli indagati, fornendo dettagli sulle prove a suo carico»

«Il 27 maggio è stato registrato un incontro tra Fuzio e Palamara per parlare proprio di quanto stava accadendo»

«La trascrizione del colloquio è ora all’esame dell’ufficio di presidenza del Csm e del ministro della Giustizia per l’eventuale avvio dell’azione disciplinare»

* * * * * * *

E, se la legge fosse davvero eguale per tutti, quell’allegra combriccola avrebbe dovuto da tempo essere agli arresti in cella di isolamento, per non dar loro modo di inquinare le prove. Oppure messi in cella con un drogato in crisi di astinenza.

Così invece un club di collusi giudicherà con benigna clemenza i propri affiliati che ‘hanno avuto un incidente di percorso‘.

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Ma questo è solo l’aspetto folkloristico.

«Da parte sua, Roberto Fico, Presidente della Camera, M5S, della corrente dei “puri e duri”, non ha, sinora, dato alcuna indicazione agli uffici di Montecitorio sullo stop della corresponsione del maxi-stipendio al deputato renziano, Luca Lotti. Il parlamentare toscano non ha dato ai cittadini una bella immagine della Camera, attovagliandosi, nottetempo, per decidere sui nuovi Capi di alcune Procure, con la toga calabrese».

Già.

Dei mandanti non si sussurra nulla.

Il Presidente della Camera Roberto Fico, che se la sta dando da grillino nudo e puro, non ha preso nessuno provvedimento nei confronti dell’on Lotti, che se la spassa beato.

Orbene, Mr Fico mette chiaramente in evidenza di quale tempra sia i grillini.

Pronti a gridare alla rovina della democrazia per uno scontrino dimenticato, è poi zitti, magari anche con il muso nella greppia, quando si parla di faccende come questa. Ma vi ricordate, amici miei, che la Consip altro non è che la Concessionaria Servizi Informativi Pubblici e gestisce il sistema degli approvvigionamenti dello Stato? Un giro stratosferico di oltre quindici miliardi l’anno, a beneficio dello stato e dei pochi intimi amici.

Sta succedendo in Italia quello che era successo in Polonia, Ungheria e Romania, nazioni che cercarono di sbarazzarsi dei giudici di sinistra corrotti marci, incorrendo immediatamente nelle ire dell’Unione Europa,che tanto tutela i giudici liberal.


Palamara, stipendione sospeso. Perchè Fico continua a sganciarlo a Lotti?

Il Procuratore generale della Cassazione, don Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara

Il Procuratore generale della Cassazione, don Riccardo Fuzio, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di Luca Palamara, l’ex presidente della Associazione nazionale dei Magistrati, indagato, per il reato di corruzione, a Perugia.

Da parte sua, Roberto Fico, Presidente della Camera, M5S, della corrente dei “puri e duri”, non ha, sinora, dato alcuna indicazione agli uffici di Montecitorio sullo stop della corresponsione del maxi-stipendio al deputato renziano, Luca Lotti. Il parlamentare toscano non ha dato ai cittadini una bella immagine della Camera, attovagliandosi, nottetempo, per decidere sui nuovi Capi di alcune Procure, con la toga calabrese, che non era stimata (eufemismo) dal compianto ex Capo dello Stato ed ex Presidente del CSM, Francesco Cossiga (1928-2010).

*


«Digli che quando torno lo chiamo» Così Fuzio rassicurò Palamara

Nelle carte l’sms al magistrato. Atti al ministro e al Consiglio superiore ma il procuratore generale dovrà astenersi. A fine maggio è stato registrato un incontro tra i due magistrati ora al vaglio del Csm.

«Digli di non fare niente e quando torno lo chiamo». È questo il messaggio che a metà maggio il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, avrebbe fatto arrivare al magistrato Luca Palamara dopo aver saputo che era stato indagato a Perugia per corruzione. A dirlo — in una conversazione intercettata — è il consigliere del Csm Luigi Spina, finito sotto inchiesta per aver rivelato allo stesso Palamara che l’organo di autogoverno aveva ricevuto comunicazione della sua iscrizione nel registro degli indagati, fornendo dettagli sulle prove a suo carico.

Gli atti trasmessi

Il 27 maggio è stato registrato un incontro tra Fuzio e Palamara per parlare proprio di quanto stava accadendo. La trascrizione del colloquio è ora all’esame dell’ufficio di presidenza del Csm e del ministro della Giustizia per l’eventuale avvio dell’azione disciplinare. Su tutti i nuovi atti, arrivati dalla Procura di Perugia che conduce l’inchiesta su Palamara, si pone però un problema di incompatibilità, perché Fuzio è uno dei tre componenti del vertice del Csm e appare scontato che dovrà astenersi, lasciando ogni scelta al vicepresidente David Ermini e al primo presidente della Suprema Corte Giovanni Mammone.

Un nuovo caso si apre dunque nella vicenda che sta scuotendo la magistratura, per gli incontri tra i consiglieri dell’organo di autogoverno e i due parlamentari del Pd — Cosimo Ferri e Luca Lotti, imputato a Roma per la vicenda Consip — per decidere il nuovo procuratore della Capitale e gli altri capi degli uffici giudiziari ritenuti strategici dal gruppo per controllare le inchieste più importanti e quelle che li coinvolgevano direttamente.

«Mi sono messaggiato»

Le notte del 16 maggio Spina rivela a Palamara l’avvio della pratica. Il pubblico ministero si altera, chiede conto di quello che sta accadendo al Csm su quel fascicolo. Chiede «che c… ha fatto Riccardo?». Spina lo informa che «Riccardo è all’estero». Gli inquirenti sono sicuri che stiano parlando di Fuzio. Svolgono verifiche e accertano che in quei giorni il procuratore generale è effettivamente lontano dall’Italia per una missione istituzionale. In ogni caso il resto della conversazione fornisce la certezza che stiano parlando di lui.

Palamara: «Riccardo che ha detto?».

Spina: «Riccardo è all’estero… mi sono messaggiato».

Palamara: «Ah e tu hai detto a Riccardo… hai detto di non fare niente».

Spina: «Mi sono messaggiato».

Palamara: «E che ha detto?».

Spina: «Ha detto a te non fa… “digli di non fare niente e quando torno lo chiamo”… questo mi ha scritto».

Palamara: «No io non faccio proprio niente».

Spina: «Riccardo evidentemente… sarà arrivata al consiglio… oggi sarà arrivata pure a lui».

Il faccia a faccia

Qualche giorno dopo Fuzio rientra a Roma ed evidentemente ha un contatto con Palamara. Il 27 maggio si incontrano nel suo ufficio e parlano dell’indagine. Il pubblico ministero vorrebbe saperne di più. Tre giorni dopo l’inchiesta viene svelata con un’operazione eseguita dalla Guardia di Finanza che perquisisce la casa e l’ufficio di Palamara, mentre notifica a Spina un invito a comparire per rivelazione di segreto e favoreggiamento. Si scopre che proprio il magistrato ha messo intorno allo stesso tavolo politici e magistrati per la spartizione delle poltrone. Il Csm viene travolto, quattro consiglieri si dimettono, uno si autosospende. Fuzio avvia nei confronti di tutti l’azione disciplinare. Adesso saranno altri a dover decidere eventuali iniziative nei suoi confronti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Senza categoria

Italia. Tribunali, Tempi dei procedimenti. Ere geologiche.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-18.

Giustizia 101

La giustizia ai tempi dell’Impero Romano poteva avere molti difetti, ma non certo l’inedia.

Arrestato il giovedì, il Cristo andò a processo il venerdì mattina e quindi la sentenza fu eseguita immediatamente. Non stavano con le mani in mano.

Il tempo che intercorre tra il deposito delle accuse e l’emissione della sentenza di primo grado è un segno tangibile e facilmente misurabile della efficienza di un sistema giudiziario, cui però dovrebbero essere aggiunti il tempo necessario per addivenire alla sentenza di secondo grado, oltre a quello per l’eventuale ricorso in Cassazione.

L’articolo 27 della Costituzione dovrebbe essere chiaro:

«L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.»

*

Gli atti d’indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari.

Nei fatti, essendo oramai tutto pubblico, l’imputato è soggetto ad un pressing mediatico che spesso arriva al livello di un vero e proprio linciaggio. Non solo, al solo avviso di reato persone di alcune categorie, quali i politici, i medici, etc, sono spesso sospesi dal lavoro, quando poi non siano anche licenziati.

Un solo avviso di reato e tempi lunghi per arrivare a sentenza sono ingredienti micidiali di un tritacarne dei nemici politici.

Un caso per tutti: Calogero Mannino si ritrovò la sentenza di assoluzione ventiquattro anni dopo le prime contestazioni.

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Senza voler scendere nei dettagli, un nodo severo consta nel magistrato che per primo tratta la denuncia, che ha il potere di archiviare o di far procedere l’iter. Una gran parte di accuse che approdano nei tribunali avrebbero dovuto essere archiviate, ma per far ciò sarebbe stato necessario essere onesti, competenti e responsabili. Sarebbe sufficiente pensare a cosa stia succedendo nel Consiglio Superiore dell Magistratura per capire come questa sia merce ben rara.

Un capitolo a parte verte sulle spese, grosso modo ripartibili in spese di giudizio e spese per gli avvocati.

Gli onorari degli avvocati sono parte consistente delle spese legali in generale.

Si constata come in sentenza il giudice possa indicarne l’ammontare, che però nei fatti è solo ben misera parte del versato.

Similmente si potrebbe dire per le spese giudiziarie, anche esse lasciate al parere del giudice.

In molti paesi, ivi compresi quelli europei, chi depositasse una denuncia dovrebbe lasciare un sostanzioso diritto e, nel caso poi che soccombesse, i giudici gli addebitano costi pieni e penali.

A parte il discorso sulla intrinseca giustizia di questi atti, porgere denuncia e poi soccombere in giudizio costituisce in molti paesi un deterrente micidiale a scremare le cause fin dagli inizi.

Si pensi solo a tutto il contenzioso condominiale, che costituisce parte significativa del peso giudiziario nazionale. La stragrande maggioranza dei casi verte cifre irrisorie, questioni di principio che nascondono rancori personali e problemi giuridicamente inesistenti. Se per tale categoria di atti giudiziari il soccombente si trovasse a dover pagare centomila euro di spese giudiziarie tutto questo contenzioso svanirebbe come neve al sole, con grande dolore per i molti avvocati che vi vivono sopra.

Non a caso stiamo assistendo ad un nuovo mercato o meglio mercimonio. Tizio denuncia Caio al solo fine di transare poi una cifra minore di quelle che sarebbero le spese legali per la difesa: in altri tempi ciò era definito essere un ricatto.

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«Nel 2010 siamo stati ultimi tra tutti i membri Ocse in quanto al tempo necessario per chiudere una causa civile: 564 giorni rispetto ai 238 degli altri paesi»

«Giorni che diventavano in appello 1.113, contro una media Ocse di 236, e 1.188 in Cassazione, per un totale stratosferico di 2.866 giorni»

«La media degli altri Paesi industrializzati era di 788 giorni.»

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Che dire?

Un’ultima cosa ci sarebbe, ma non la si può dire.

La situazione migliorerebbe molto se i magistrati lavorassero, ma questo sarebbe chieder troppo.

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Su questo argomento è uscito di recente un ottimo articolo che riportiamo a seguito.

La classifica ragionata dei peggiori tribunali d’Italia.

I dati della Giustizia. A Patti 4 anni solo per smaltire l’arretrato. Disastro Napoli

La lentezza dei processi, in particolare quelli civili, è nella top 5 dei motivi per i quali la giustizia italiana non funziona.

Ecco la classifica dei peggiori tribunali

Ma cosa intendiamo per lentezza? Di cosa stiamo parlando? Innanzitutto della durata dei procedimenti civili in termini di giorni. Nel 2010 siamo stati ultimi tra tutti i membri Ocse in quanto al tempo necessario per chiudere una causa civile: 564 giorni rispetto ai 238 degli altri paesi. Giorni che diventavano in appello 1.113, contro una media Ocse di 236, e 1.188 in Cassazione, per un totale stratosferico di 2.866 giorni. La media degli altri Paesi industrializzati era di 788 giorni.

Gli indicatori dell’efficienza dei tribunali

I dati ora sono migliorati, ma dal monitoraggio effettuato dal Ministero della Giustizia emerge, per quanto riguarda la giustizia civile, un enorme divario tra tribunali del Nord e del Sud, qualunque sia l’indice che si utilizza.

Per il suo studio il Ministero della Giustizia ha usato gli stessi indicatori utilizzati a livello internazionale, per misurare le performances dei tribunali. Il primo è chiamato “Disposition Time”, ovvero i giorni necessari all’esaurimento degli stock di procedimenti pendenti nel caso in cui non sopravvenissero nuove iscrizioni.

Il secondo si chiama “Clearance Rate”, che misura il rapporto tra procedimenti definiti e procedimenti nuovi.

Infine il terzo è l’”Indicatore di sforzo”: l’incremento percentuale di procedimenti definiti necessario per raggiungere l’obiettivo teorico dell’esaurimento dello stock delle pendenze in un arco di tempo prestabilito, tenendo anche conto dei flussi dei nuovi procedimenti. Di fatto unifica i precedenti indici e aiuta a capire perché la giustizia italiana è in preda ad una cronica inefficienza. Ora possiamo vedere la classifica dei peggiori tribunali italiani.

Enormi i divari tra Nord e Sud

Ebbene, analizzando la classifica dei peggiori tribunali d’Italia in base al “Disposition Time” si scopre che  ci vogliono 16 posizioni prima di trovare un tribunale che non sia del Sud, e si tratta di quello di Latina. Bisogna scendere di 50 posizioni, su 140, prima di incontrare un tribunale del Nord, quello di Vicenza, come mostra il grafico sopra.

Al primo posto nella classifica dei peggiori tribunali del Paese in base al “Disposition Time”, c’è Patti, in Sicilia dove, anche senza nuovi casi, ci vorrebbero 1.193 giorni per smaltire il pendente. Di fatto un tribunale fallito. E questo nonostante sia piccolo e i procedimenti iscritti, 7.871 nel 2015, non siano stati superiori alla media nazionale.

A Vallo della Lucania ci vorrebbero invece 1.037 giorni, che paragonati ai 118 di Aosta e ai 152 di Rovereto danno l’idea dell’enorme differenza tra Nord e Sud.

Globalmente rispetto a due anni prima questo indice è calato in media di 7 giorni, la riduzione però non è stata uniforme. Per esempio: a Patti c’è stato un aumento percentuale del 45% circa, così come a Vallo della Lucania.

Aumenti e cali distribuiti a macchia di leopardo, con un’importante diminuzione, – 53,1% dei giorni di “Dispostition Time” nel grande tribunale di Napoli Nord che gestisce una buona fetta della giustizia in Campania.

Napoli Nord funziona ma non abbastanza

Anche per quanto riguarda il “Clearance Rate” il Sud guida la classifica dei peggiori tribunali d’Italia, con Napoli Nord, che, come mostra il grafico sotto, nonostante il recupero di efficienza del 2015 con circa 7 mila procedimenti definiti in più (21.446 contro 14.445) rispetto all’anno prima, vede solo al 68% la percentuale di questi su quelli nuovi.

Tra i 22 tribunali in cui questo indicatore è risultato inferiore a 100, ovvero le strutture dove si sono accumulati arretrati perché vi sono stati più procedimenti nuovi di quelli conclusi, 16 sono del Sud, in particolare si tratta dei tribunali di Sicilia, Calabria e Campania.

Se vogliamo trovare un elemento confortante vi è il fatto che i tribunali più virtuosi come rapporto tra casi definiti e nuovi sono al Sud. Per la precisioni: Foggia, Isernia e Lamezia Terme, dove si sono raggiunti tassi del 133%, 139% e 145% nel “Clearance Rate”.

L’indice rispetto al 2013 è comunque migliorato del 8%, anche in questo caso con grandi variazioni tra zona e zona, anche in territori attigui, soprattutto al Sud.

Accanto a grandi miglioramenti come quello di Napoli Nord (+45%, ma partiva da livelli veramente tragici) vi sono stati i peggioramenti di Catanzaro, Patti, Gela (tutti sopra il 20%).

Vercelli, Ferrara e Aosta potrebbero anche rallentare nella definizione dei procedimenti e sarebbero ugualmente in equilibrio.

Che lo sforzo sia con voi

Nel complesso, però, l’”Indicatore di sforzo” è quello più completo, perché misura di quanto dovrebbe aumentare il numero di procedimenti definiti per raggiungere la parità con quelli pendenti entro 3 anni.

Ebbene, tra i tribunali con le percentuali più alte di sforzo necessario vi sono stati sempre quelli del Mezzogiorno. Ancora una volta Patti, Vallo della Lucania, Barcellona Pozzo di Gotto sono stati in testa.

A Patti si dovrebbe quasi raddoppiare il numero di procedimenti definiti per raggiungere l’equilibrio con quelli nuovi. Una sfida chiaramente impossibile. E il contrasto è netto con i tribunali come il palazzo di giustizia di Milano: a quest’ultimo basterebbe per raggiungere lo scopo un aumento di appena l’1%.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Csm. Tre consiglieri si dimettono. Ministro avvia procedura disciplinare.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-13.

Porto Azzurro Carcere

«Terremoto al Csm, colpito dalla bufera sulle nomine nelle procure. Si è dimesso il terzo consigliere in due giorni: Lepre, dopo Spina e Morlini»

«Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione»

«Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni.»

«Il plenum del Csm ha eletto all’unanimità i consiglieri togati Giovanni Zaccaro (Area) e Michele Ciambellini (Unicost) come nuovi giudici della Sezione disciplinare. Prendono il posto dei due consiglieri che si sono dimessi dal tribunale delle toghe»

* * * * * * *

«Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri»

«Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni»

«Il ministro Bonafede – si legge in una nota – continua a muoversi nel solco di quella compattezza delle istituzioni che ha promosso fin dall’inizio della vicenda che sta investendo il Csm»

«È convocato per domenica 16 giugno 2019 alle ore 10 il Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati presso la sede centrale dell’Anm (Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour, Roma). All’ordine del giorno, il rinnovo della Giunta Esecutiva Centrale»

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La credibilità del Consiglio Superiore della Magistratura ad oggi è nulla, per non dire negativa.

Che poi un Consiglio così squalificato proceda a delle nome è un schiaffo dato a mano aperta sul volto del popolo lavoratore, su quello degli italiani onesti.

Da quanto sta emergendo affiorano non solo responsabilità personali, ma piuttosto il consolidato metodo pervicacemente clientelare nella scelta di nomine che nulla hanno a che fare con l’amministrazione della ‘Giustizia’, quanto piuttosto con la mera gestione del potere per il potere.

Se plaudiamo l’iniziativa del Guardasigilli, avremmo di gran lungo preferito che si fosse formata una Commissione di inchiesta parlamentare, che avesse commissariato l’intero Consiglio, in attesa di un giudizio che solo il Parlamento eletto dalla volontà del popolo sovrano può emettere.

È semplicemente impossibile che i magistrati al momento non ancora toccati dall’inchiesta fossero all’oscuro di quanto da decenni stava accadendo in seno all’alto Consesso.

Ma ciò non sembrerebbe ancora sufficiente.

Oltre ai magistrati del Csm dovrebbero essere indagati anche tutti i magistrati nominati almeno nei ruoli apicali nell’ultimo decennio.

Per parafrasare un celebre detto di giudice Davigo, non esistono magistrati onesti, ma solo magistrati dei quali non è ancora stata dimostratala la colpevolezza.

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La Presse. 2019-06-13. Caos procure, Bonafede attiva la procedura disciplinare per i consiglieri del Csm

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre, oltre che nei confronti di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, già dimessisi da consiglieri. Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni. Il ministro Bonafede – si legge in una nota – continua a muoversi nel solco di quella compattezza delle istituzioni che ha promosso fin dall’inizio della vicenda che sta investendo il Csm. È convocato per domenica 16 giugno 2019 alle ore 10 il Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati presso la sede centrale dell’Anm (Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour, Roma). All’ordine del giorno, il rinnovo della Giunta Esecutiva Centrale.

Nella sua lettera di dimissioni dal Csm consegnata al vicepresidente David Ermini, il consigliere togato Antonio Lepre si dice “consapevole della forte tensione istituzionale venutasi a creare in questi giorni”. “Tengo innanzitutto a ribadire con forza – dice – che ogni circostanza a me attribuita è frutto di fatti assolutamente occasionali, non programmati, ancorché inopportuni. Respingo con fermezza ogni paragone o accostamento a chi si è reso responsabile di attività illecite o trame occulte e sottolineo di aver sempre agito nell’interesse dell’Istituzione, tentando di realizzare, fin dall’inizio del mio impegno consiliare, quanto promesso in campagna elettorale come i cd. standard di rendimento, i carichi esigibili e la semplificazione e trasparenza delle valutazioni di professionalità, per i quali si era un passo dall’approvazione”.

Nel frattempo Luca Lotti si difende dalle accuse di coinvolgimento nel caso. “In questi giorni – ha scritto in un lungo post su Facebook – ho dovuto sopportare una vera e propria montagna di fango contro di me. Ci sono abituato, un politico deve esserlo per forza. Ma davvero stavolta credo siano stati superati dei livelli minimi di accettabilità”. “Ogni giorno – ha continuato – sono state pubblicate strane e fantasiose letture dei fatti e pezzi di frasi captate durante alcuni incontri. Incontri a fine giornata, non un pericolosi summit in piena notte come qualcuno tenta di raccontare. In queste ore ho letto di tutto: di rapporti tra magistratura e politica, di incontri segreti, di cupole, di verminai. Niente che abbia a che fare con la verità!”, aggiunge. “Procederò in tutte le sedi contro chi in queste ore ha scritto il falso su di me e lo farò a testa alta come un cittadino che crede nella giustizia e in chi la amministra”.

“In questi anni – ha aggiunto – ho incontrato decine di magistrati, per i motivi più svariati: se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l’elenco di quelli che ho incontrato io, in qualsiasi sede. Mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi”. E ancora: “Trovo squallido che mi si accosti, anche lontanamente, ad attività di dossieraggio. Gli esposti che riguardano Pignatone e Ielo a Roma e Creazzo e Turco a Firenze sono firmati da magistrati che non conosco e che non ho mai incontrato”.

“In un incontro che si è svolto in un dopo cena – ha scritto ancora su Facebook – ho espresso liberamente le mie opinioni: parole in libertà, non minacce o costrizioni. È stato scritto che lì sarebbero state decise le nomine dei capi di alcune Procure, scelta che in realtà spetta al Csm: ricordo infatti che queste nomine vengono approvate da un plenum di 26 persone, sono proposte dalla V Commissione e necessitano il concerto del Ministro della Giustizia. Quindi ho commesso reati? Assolutamente no. Ho fatto pressioni o minacce? Assolutamente no. La conferma, peraltro, è arrivata anche ieri dalle parole di Morlini, che ho incontrato una sola volta in tutta la mia vita”.

“Ho fatto pressioni – ha spiegato Lotti – in merito al futuro della Procura di Roma per avere dei vantaggi personali, come qualcuno sostiene? Assolutamente no. Qualcuno ha addirittura scritto che una mia opinione personale avrebbe potuto condizionare il processo Consip! Niente di più falso, niente di più assurdo. Come sarebbe stato possibile? La realtà è che la Procura di Roma nel dicembre 2018 ha chiesto per me il rinvio a giudizio per favoreggiamento, ma anche l’archiviazione per il reato di rivelazioni di segreti d’ufficio. I miei dubbi su questa inchiesta li chiarirò durante l’udienza preliminare”. “Ma deve essere chiara una cosa: qualunque siano i futuri vertici della Procura di Roma – ha concluso – la mia udienza davanti al Gup è già in corso e verrà definita come è giusto che sia, senza alcuna interferenza. Detto in altre parole: anche se il futuro il Procuratore di Roma dovesse essere mio fratello, la richiesta di rinvio a giudizio è già stata fatta e sto affrontando il procedimento penale. Non c’è alcun collegamento tra la nomina del Procuratore di Roma (che certamente non può dipendere da me) e il mio procedimento. Questa è la pura e semplice verità”. “Ripeto: questi i fatti. Il resto sono solo parole. Anzi, il resto è solo un contorno fatto di strumentalizzazioni, illazioni e ipocrisie”.

Pronta la polemica di Forza Italia. “L’attuale Csm è gravato da ombre troppo serie per poter svolgere la sua funzione con la necessaria autorevolezza e imparzialità. Ci rivolgiamo dunque al Capo dello Stato, massimo garante delle regole democratiche, con un rispettoso ma accorato appello affinché proceda al più presto allo scioglimento del Csm. Nello stesso tempo sosterremo con forza in sede parlamentare la proposta di una Commissione di inchiesta su quanto è accaduto e sta accadendo nel Consiglio Superiore”, è quanto si legge in una nota del Comitato di Presidenza di Forza Italia, riunito a Roma sotto la Presidenza di Silvio Berlusconi.

Pertanto il partito azzurro annuncia che chiederà nei prossimi giorni al Presidente della Repubblica “un’udienza per manifestargli, anche proprio nella sua qualità di Presidente del Csm, le nostre preoccupazioni e l’urgenza di un intervento all’altezza della gravità della situazione”. “I gravi elementi che stanno emergendo in ordine al funzionamento e alla formazione del CSM conferiscono un’immagine fortemente negativa ad un organo di rilievo costituzionale dalle funzioni delicatissime. Questo conferma in modo clamoroso quello che Forza Italia denuncia da anni: la politicizzazione e il correntismo all’interno dell’ordine giudiziario hanno condizionato e condizionano pesantemente l’attività di giurisdizione a tutti i livelli, svilendo il lavoro prezioso che tanti magistrati onesti e corretti svolgono ogni giorno lontano dai riflettori nell’interesse esclusivo della collettività”. E’ quanto si legge in una nota del Comitato di Presidenza di Forza Italia, riunito oggi a Roma, sotto la Presidenza di Silvio Berlusconi. “Si impone dunque una riforma profonda dell’ordinamento giudiziario, i cui criteri abbiamo più volte enunciato, per garantire l’imparzialità dei giudici e la parità di condizioni fra accusa e difesa che realizzino finalmente “il giusto processo” aggiunge.

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Ansa. 2019-06-13. Terremoto al Csm, si dimettono tre consiglieri

Terremoto al Csm, colpito dalla bufera sulle nomine nelle procure. Si è dimesso il terzo consigliere in due giorni: Lepre, dopo Spina e Morlini. Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli (che si sono autosospesi) il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando contestazioni in più del Pg della Cassazione.  Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del procuratore generale della corte di Cassazione, ha avanzato ulteriori contestazioni.

Il plenum del Csm ha eletto all’unanimità i consiglieri togati Giovanni Zaccaro (Area) e Michele Ciambellini (Unicost) come nuovi giudici della Sezione disciplinare. Prendono il posto dei due consiglieri che si sono dimessi dal tribunale delle toghe. 

Lotti si difende su Facebook: “In questi anni ho incontrato decine di magistrati, per i motivi più svariati: se è reato incontrare un giudice non ho problemi a fare l’elenco di quelli che ho incontrato io, in qualsiasi sede. Mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi. Procederò in tutte le sedi contro chi in queste ore ha scritto il falso su di me e lo farò a testa alta come un cittadino che crede nella giustizia e in chi la amministra”. 

“Chiederemo un’udienza la Capo dello Stato – ha detto Silvio Berlusconi – per esporre le nostre preoccupazioni e chiedere lo scioglimento del Csm”. Il leader di Forza Itlaia ha anche ribadito la richiesta di una “commissione di inchiesta parlamentare” sulla vicenda.

Il Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, nell’atto di incolpazione a carico dei 5 consiglieri togati, evidenzia che c’era una vera “strategia di danneggiamento” di uno dei candidati alla carica di procuratore di Roma, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, che venne prefigurata nella riunione del 9 maggio scorso , organizzata dall’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e Cosimo Ferri, con Luca Lotti e cinque consiglieri togati del Csm. Mentre si lavorava per “l’enfatizzazione” del profilo professionale del Pg di Firenze Marcello Viola, il candidato voluto dai politici e che è stato poi il più votato dalla Commissione per gli incarichi direttivi nella seduta del 23 maggio scorso. Anche il consigliere che poi l’avrebbe sostenuto in Commissione, Gianluigi Morlini, prefigurando come sarebbe andato il voto in Commissione, spiega quali sarebbero state le prossime mosse: ” noi contattiamo Creazzo e gli diciamo…Peppe guarda che qui noi ti possiamo votare. Ci sono cinque voti nostri e magari un laico. Ma tu qua perdi, che fai?”.