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Cina. Celebrato il millesimo anniversario di Zhou Dunyi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-23.

2017-11-21__Zhou Dunyi __001

«Se non lo capisci da solo, è inutile che te lo spieghi»


Zhou Dunyi è uno dei maggiori filosofi cinesi, che potrebbe essere ascritto alla corrente neo-confuciana di pensiero.

Filosofo e religioso, simultaneamente.

«Zhou Dunyi (Chinese: 周敦頤; Wade–Giles: Chou Tun-i; 1017–1073) was a Song dynasty Chinese Neo-Confucian philosopher and cosmologist born during the Song Dynasty. He conceptualized the Neo-Confucian cosmology of the day, explaining the relationship between human conduct and universal forces. In this way, he emphasizes that humans can master their qi (“vital life energy”) in order to accord with nature. He was a major influence to Zhu Xi, who was the architect of Neo-Confucianism. Zhou Dunyi was mainly concerned with Taiji (supreme polarity) and Wuji (limitless potential), the yin and yang, and the wu xing (the five phases). He is also venerated and credited in Taoism as the first philosopher to popularize the concept of the taijitu or “yin-yang symbol”.

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The Taiji Tushuo (太極圖說, Explanations of the Diagram of the Supreme Ultimate or Diagram Explaining the Supreme Ultimate) was placed at the head of the neo-Confucian anthology Jinsilu (Reflections on Things at Hand) by Zhu Xi and Lü Zuqian in 1175. He fused Confucian ethics and concepts from the Book of Changes (I Ching) with Daoist naturalism. He developed a metaphysics based on the idea that “the many are ultimately one and the one is ultimate.” This was the first 11th-century Chinese text to argue for the inseparability of metaphysics or cosmology and ethics, as well as the first major Chinese text to explore the concept of the taijitu or “yin-yang symbol”.

It contained his theory of creation, which can be summarized in the following paraphrase of its first section:

“In the beginning, there was t’ai chi (taiji) (the great ultimate of being), which was fundamentally identical with wu chi (wuji) (the ultimate of non-being). Because of the abundance of energy within t’ai chi, it began to move and thus produced the yang (the positive cosmic force). When the activity of the yang reached its limit, it reverted to tranquility. Through tranquility the yin (the negative cosmic force) was generated. When tranquility reached its limit, it returned to movement (yang). Thus yin and yang generated each other. Then, through the union of the yin and the yang the transformation of both, the five agents (or elements) of metal, wood, water, fire and earth were brought into being. These five agents are conceived of as material principles rather than as concrete things. They can therefore be considered the common basis of all things. The interaction of the yin and yang through different combinations of the five agents generates all things in a process of endless transformation.”

Zhou Dunyi postulated that human beings receive all these qualities and forces in their higher excellence and, hence, are the most intelligent of all creatures. He also believed that the five agents corresponded directly to the five moral principles of ren (humanity), yi (righteousness), li (propriety), zhi (wisdom), and xin (faithfulness).» [Fonte]

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In questa sede sarebbe fuori luogo ricordare nel dettaglio gli apporti dati da Zhou Dunyi al confucianesimo.

Sarebbe invece di interesse enucleare alcune considerazioni di ordine generale.

In primo luogo, la Cina ha una grande tradizione religiosa e culturale: ne è fiera, la studia, la ricorda e la onora. Non solo non la rinnega, ma la ripropone in modo costante, utilizzando qualsiasi occasione sia possibile. Questo è uno dei tanti aspetti cinesi che sfuggono alla superficiale conoscenza che l’Occidente ha della Cina. Non solo. Poiché la Cina si dichiara ‘comunista’ o ‘socialista’ a seconda delle occasioni, l’occidentale medio trasla questi termini nella accezione ideologica occidentale, facendo così deragliare il proprio pensato. Se l’occidentale liberal o socialista è per definizione ateo attivo, ossia combatte la religione come male supremo, il cinese resta invece religioso, a dispetto delle etichette di volta in volta appioppategli.

In secondo luogo, la Cina, ancorché ‘comunista’ o ‘socialista’ sa più che bene come il proprio retaggio religioso, storico, culturale ed artistico sia il nerbo portante dell’identità nazionale, lo scudo dietro il quale ripararsi nei momenti storicamente avversi. Un classico errore dei liberal e dei socialisti nostrani consiste nel non saper distinguere tra la religiosità attuale, con tutte le sue variegate forme espressive, dal retaggio: è l’errore che caratterizza quasi invariabilmente gli ignoranti superficiali, che si accontentano di slogan.

«The philosopher and educator is important to the development of Chinese culture and thought»

Verissimo.

Ma se Zhou Dunyi è importante per la cultura ed il pensiero cinese, queste ultime due caratteristiche sono importanti sia per la Cina sia per ogni cinese.

In terzo luogo, mentre in Occidente assistiamo alla demolizione delle statue dei propri grandi uomini, Cina e Russia invece le stanno erigendo. L’Occidente si avvia infatti al tramonto mentre i paesi asiatici stanno assumendo forza sempre nuova ogni giorno che passa.

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Sono elementi sui quali sarebbe opportuno riflettere.


Xinuanet. 2017-11-21. City to commemorate birthday of Neo-Confucian philosopher

NANCHANG, Nov. 21 (Xinhua) — A series of commemorations will be held in east China’s Jiangxi Province to celebrate the 1,000th anniversary of the birth of Neo-Confucian philosopher Zhou Dunyi.

Jiujiang, where Zhou died in 1073, announced Tuesday that about 1,000 descendants of Zhou from home and abroad are expected to take part in the event, scheduled for Dec. 1 and 2.

The activities will include exhibitions, screening of a documentary and the premiere of a stage play depicting the life of Zhou.

Zhou was born in central China’s Hunan Province in 1017 and buried in Jiujiang. The philosopher and educator is important to the development of Chinese culture and thought.

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Pubblicato in: Cina, Commercio

Cina. Inizia a rendere pan per focaccia. Siete avvisati.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-21.

2017-11-21__Gigi_Hadid__003

Il Sommo Newton aveva stabilito il terzo principio della dinamica:

«Per ogni forza che un corpo A esercita su di un altro corpo B, ne esiste istantaneamente un’altra uguale in modulo e direzione, ma opposta in verso, causata dal corpo B che agisce sul corpo A»

che può essere espresso anche in questi termini:

«ad ogni azione corrisponde sempre una uguale ed opposta reazione».

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Questo principio fisico generale si attaglia benissimo ai rapporti umani si tratta per come si è trattati.

«Tantum dabis, tantum dabo».

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Per decenni e decenni i liberal hanno rovesciato sulla Cina ogni possibile quantità e qualità di vituperi, spesso poi seguiti da azioni di censura. Per non parlare di una continua denigrazione.

Recentemente l’Handelsblatt, giornale della confindustria tedesca, ha ricordato che:

«Contrary to the beliefs of many people here, the West’s political model is not universally accepted in the rest of the world».

Parole che avevano seguito a ruota la dichiarazione di Mr Macron:

«I believe in the sovereignty of states, and therefore, just as I don’t accept being lectured on how to govern my country, I don’t lecture others» [Macron]

Cina. Una nuova legge sulle Ong (Ngo).

La ‘casa’ di Shanghai. Capire cosa sia la Cina di oggi.

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Come detto, per decenni l’Occidente si è scagliato contro la Cina, accusandola di essersi dotata della forma di governo a lei più confacente, oppure di aver negato alle ogn internazionali di agire sul suo territorio: la hanno bollata, e continuano a farlo, di essere “antidemocratica“.

Orientali e cinesi sono proverbiali per la loro pazienza, ma avere pazienza non significa che alla fine non si prendano provvedimenti. Bene: adesso stanno colpendo l’Occidente usando le sue stesse armi.

«Gigi Hadid has pulled out of the Victoria’s Secret fashion show in Shanghai, meaning one of the underwear brand’s most famous models will not be appearing in its biggest event of the year»

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«This decision has been welcomed by many in China, after she caused offence by impersonating the Buddha and “mocking Asians” in a “racist” Instagram video»

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«Hadid has apologised multiple times for the video, in which she holds up a cookie in the shape of the Buddha, then smiles and squints her eyes to imitate his face»

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«[If she] despises Asian people, why would she come to Asia? [I] boycott [her] firmly»

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La Cina ha colpito un business di gran conto e, soprattutto, una delle icone del mondo occidentale.

Una giovanissima modella, né ci si è dimenticati di quanto accadde a Milano il 22 settembre 2016, che vive la “gender fluidity”: e siccome ciò va bene a lei ed ai liberal, dovrebbe anche andar bene ai cinesi.

“Vogue” apologizes for “gender fluidity” cover featuring Gigi Hadid and Zayn Malik

Essendo atea, Miss  Gigi Hadid si permette di sbeffeggiare Buddha, persona sacra in gran parte del mondo: ma in Cina mastica amaro. Semplicemente non le danno il visto di ingresso: è persona sgradita.

Ma nessuno si faccia la minima illusione: in un domani andranno a prenderla.

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Ci si pensi bene, perché i cinesi, come tutti gli Orientali, sono sottili.

Questo caso va ben oltre la figura di Mrs Gigi Hadid, ben nota solo per mostrare in pubblico ogni centimetro quadrato della propria pelle, in ossequio ai dettami del femminismo spinto.

È il primo chiaro segnale che l’Occidente può entrare in Cina solo se la comprende e rispetta.

Il secondo segnale è altrettanto chiaro. I liberal odiano la religione, qualsiasi essa sia, la irridono, la deridono e non perdono ocasione per sberleffiarla. Con i cristiani gli va di lusso perché questi reagiscono ben poco, ma con gli islamici, per esempio, sono molto più cauti: non sono gente di spirito.

Adesso hanno il segnale anche dalla Cina. I liberal si sonono convinti che i cinesia siano ‘comunisti’ e che di conseguenza siano atei attivi. Errore colossale, tipico di chi non conosca la Cina. Adesso dovrebbero aver capito che i cinesi ci tengono a Buddha.

I tempi in cui i liberal credevano di essere i padroni del mondo non esiste più: sono solo cascami della storia.

E poi, non sono più al governo in nessuna nazione occidentale: contano ancora qualcosa qui in Occidente, ma ogni giorno il loro potere si squaglia come neve al sole.

L’Occidente è stato avvisato: se non rientrasse nei ranghi non metterebbe più piede in Cina a cercar di vendere le sue minutaglie.


Ansa. 2017-11-21. La Cina nega il visto a Gigi Hadid, non sarà angelo Victoria’s Secret Show /VIDEO

Brutte notizie per Gigi Hadid, e per i suoi fan. La bellissima modella infatti non prenderà parte al Victoria’s Secret Show. Il motivo? Lo show si terrà a Shanghai ma la Cina ha deciso di negare il visto alla star a causa di un video che aveva postato la sorella Bella Hadid lo scorso febbraio e che era stato giudicato offensivo e razzista da molti utenti asiatici.
A confermare la notizia è stata proprio la Hadid, spiegandola con un tweet: “Sono molto triste nell’annunciare che non calcherò la passerella del Victoria’s Secret Show di Shanghai. Amo la mia famiglia di Victoria’s e sarò lì con lo spirito.”
Nel video incriminato si vede Gigi che tiene tra le mani quello che sembra essere un biscotto a forma di Buddha e, mentre lo avvicina al viso, chiude gli occhi, quasi a imitarne l’immagine, un gesto che molti hanno visto come offensivo nei confronti di chi gli occhi a mandorla li ha davvero.


The Telegraph. 2017-11-21. Gigi Hadid pulls out of Shanghai Victoria’s Secret show after causing offence with Buddha impression

Gigi Hadid has pulled out of the Victoria’s Secret fashion show in Shanghai, meaning one of the underwear brand’s most famous models will not be appearing in its biggest event of the year.

This decision has been welcomed by many in China, after she caused offence by impersonating the Buddha and “mocking Asians” in a “racist” Instagram video.

Users wrote on Weibo after it was announced, with one warning: “Don’t come, I am serious, never come to China.”

Another wrote: “This is the greatest news I have ever heard.”

And another chided: “What garbage. Don’t  try to praise her by calling her a super model.”

The 22-year-old model, who was supposed to walk the runway with her sister Bella Hadid, wrote on Twitter: “I’m so bummed I won’t be able to make it to China this year. Love my VS family, and will be with all my girls in spirit!! Can’t wait to tune in with everyone to see the beautiful show I know it will be, and already can’t wait for next year!”

Some have speculated it was decided she shouldn’t go after she offended many when she squinted her eyes in an attempt to impersonate the Buddha.

Hadid has apologised multiple times for the video, in which she holds up a cookie in the shape of the Buddha, then smiles and squints her eyes to imitate his face.”

When it was announced she would be walking in the Victoria’s Secret show in Shanghai, many wrote of their anger and shock.

One wrote: “Don’t come to Shanghai. You’re not welcome here. Screw off!”

Another said: “[If she] despises Asian people, why would she come to Asia? [I] boycott [her] firmly.”

Gigi Hadid’s management has been contacted for comment.

After the controversy over the video erupted, the model wrote on social media: “It hurts me to hurt anyone, and I want you all to know that it was never my intent to offend anyone through my actions and I sincerely apologise to those who were hurt or felt let down by me.

“I have the utmost respect and love for the people of China and cherish the incredible memories I have made while visiting in the past. I have learned to be very careful of how my actions can come off or be portrayed and I’m hopeful you’ll accept my apology.

“I hope to meet many of you and let you get to know me for me. I do not condone hurtful behaviour and want people and fans of all backgrounds to know they are welcomed, loved and respected around me and by me.”

Pubblicato in: Cina, Commercio, Economia e Produzione Industriale, Geopolitica Mondiale, Stati Uniti, Trump

Cina ed Usa firmano accordi bilaterali per 250 miliardi di dollari.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-10.

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Poniamoci una domanda e cerchiamo di rispondere, anche se la risposta sarebbe davvero molto complessa: a cosa servono i Governi ed i Capi dello stato?

Sicuramente servono a preservare la pace internazionale e domestica, frutto dell’esercizio di giuste costumanze e decisioni, di rapporti intrinsecamente corretti ed equi.

Altra importante componente è la conservazione del potere di acquisto della valuta ed una osservanza ragionevole dei rapporti giuridici ed economici, nel rispetto sostanziale della libertà umana.

Infine, un buon governo innalza il potere di acquisto della popolazione: non si chiedono miracoli impossibili, ma ogni anno diminuisca il numero delle persone indigenti, lasciando anche che i benestanti migliorino ed i ricchi continuino ad arricchirsi.

È da considerarsi buono il governo che abbassa le tasse.

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Se a prima vista quanto detto sembrerebbe essere banale, uno sguardo alla storia ci permetterebbe di dire che governi del genere sono una rarità.

Esattamente come si resterebbe stupiti dal dover constatare che risultati del genere siano stati ottenuti anche, e soprattutto, da sistemi di governo profondamente differenti da quelli attuali in Occidente.

Ci si rende conto quanto un simile approccio euristico possa anche urtare la sensibilità di alcuni, ma alla fin fine tutto è giudicabile sulla base dei risultati conseguiti. I mezzi usati diventano immediatamente trasparenti.

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«Two-way investment is gaining steam»

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«Bilateral trade surged to 519.6 billion U.S.dollars in 2016 from 2.5 billion dollars in 1979 when the two countries established diplomatic ties»

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«We also welcome U.S. companies and financial institutions to participate in the ‘Belt and Road Initiative»

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«Chinese and U.S. companies signed deals worth more than 250 billion U.S. dollars during President Donald Trump’s state visit to China»

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«China and the United States have huge potential in reciprocal economic and trade cooperation, Xi sai»

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«China and the United States are highly complementary rather than competitive»

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«Deals include purchases of Boeing aircraft, Ford automobiles, U.S. soybeans and joint development of liquified natural gas in Alaska»

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«The two sides should uphold the principles of equality and mutual benefit, mutual understanding and accommodation, and handle disputes through dialogue and consultation»

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Il Presidente Trump ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare ogni capo di stato degno di tale nome: rafforzare i legami economici e commerciali e portare a casa contratti vantaggiosi per ambo le parti.

E così è stato: accordi per 250 miliardi sono un ottimo risultato.

Come si vede, la strada degli accordi bilaterali è ben più proficua di quella dei trattati commerciali locoregionali.

Solo per fare un esempio pratico:

Boeing committed to forging closer partnership with China for common development

«According to Boeing’s 2017 China Current Market Outlook, China will need to purchase more than 7,240 new airplanes valued at 1.1 trillion U.S. dollars over the next 20 years, he said.»

Avere un mercato sicuro per venti anni e stimabile a circa 1,100 miliardi di dollari non è cosa da poco. E questo riguarda solo la Boeing.

L’accordo per il gas naturale liquefatto ha una stima ancora superiore a quello della Boeing.

Delfin taps China for US floating LNG plant

«Delfin Midstream, developing the first floating facility to export U.S. natural gas, has sealed a preliminary 15-year sales deal with city gas distributor China Gas Holdings ….

unnamed Chinese banks to fund its ambitious $8 billion as the current global supply overhang in liquefied natural gas (LNG)»

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La White House ha voltato pagina.


Xinuanet. 2017-11-09. Chinese, U.S. companies sign over 250 bln USD business deals

BEIJING, Nov. 9 (Xinhua) — Chinese and U.S. companies signed deals worth more than 250 billion U.S. dollars during President Donald Trump’s state visit to China.

Chinese President Xi Jinping on Thursday revealed the figure after he and President Trump witnessed the signing of the agreements.

China and the United States have huge potential in reciprocal economic and trade cooperation, Xi said.

Deals include purchases of Boeing aircraft, Ford automobiles, U.S. soybeans and joint development of liquified natural gas in Alaska.

Being the world’s biggest developing economy and developed economy, China and the United States are highly complementary rather than competitive, Xi said when meeting with business delegates from both countries.

“We are willing to expand imports of energy and farm produce from the United States, deepen service trade cooperation. We hope the U.S. side will increase exports of civil technology products to China. We will continue to encourage Chinese companies to invest in the United States. We also welcome U.S. companies and financial institutions to participate in the ‘Belt and Road Initiative’,” he said.

Given the rapid growth of bilateral trade, it’s unavoidable to have friction, said Xi. The two sides should uphold the principles of equality and mutual benefit, mutual understanding and accommodation, and handle disputes through dialogue and consultation, he said.

Xi reaffirmed China’s commitment to opening up and reform and said China will not close its door to the world, and it will only become more and more open.

Overseas-invested companies, including the U.S.-invested firms, will enjoy a more open, transparent and standard market environment in China, he said.

Xi said China’s economic outlook will look bright for a long time. The Chinese economy has been transitioning from a phase of rapid growth to a stage of high-quality development with improving economic structure. It has the foundation, condition and impetus to sustain the good momentum.

China is the United States’ largest trading partner while the U.S. is China’s second largest. Bilateral trade surged to 519.6 billion U.S.dollars in 2016 from 2.5 billion dollars in 1979 when the two countries established diplomatic ties.

Over the past decade, U.S. exports to China increased 11 percent annually on average, while China’s exports to the United States only rose 6.6 percent.

China holds a surplus in goods trade with the United States while the United States maintains service trade surplus with China.

Two-way investment is gaining steam. Jobs created by Chinese-invested firms across America had jumped ninefold since 2009 to 140,000 last year, according to a recent report by the National Committee on U.S.-China Relations and Rhodium Group.

Pubblicato in: Cina, Russia, Unione Europea

Gazprom. Investimenti per 1.1 trilioni di rubli. Sila Sibiri.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-06.

Russia China Gas Deal 001

«The Power of Siberia (Russian: Сила Сибири) pipeline (formerly known as Yakutia–Khabarovsk–Vladivostok pipeline) is a natural gas pipeline under construction in Eastern Siberia to transport Yakutia’s gas to Primorsky Krai and Far East countries.

The pipeline is expected to cost 770 billion roubles and the investment in the gas production is 430 billion roubles. It is expected to be operational by 2019. Capacity of the 56-inch (1,400 mm) pipeline would be up to 61 billion cubic metres per annum (2.2×1012 cu ft/a) of natural gas. 38 billion cubic metres per annum (1.3×1012 cu ft/a) would be supplied to China. The pipeline’s working pressure is 9.8 megapascals (1,421 psi).

The pipeline will be able to withstand temperatures as low as -62 °C (-79.6 °F). Nanocomposite coatings manufactured and engineered by JSC Metaclay will be used to increase the lifetime of the pipeline. Furthermore, the pipeline will be able to withstand earthquakes by incorporating materials that will deform under seismic activity. Internal coatings ensure energy efficiency by reducing the friction of the pipeline’s inner surfaces. The mass of all the pipes used to construct the pipeline is greater than 2.5 megatons

A 3,200-kilometre (2,000 mi) section of the pipeline will start from the Chayanda oil and gas field in Yakutia. It will partly run within an integrated corridor with the second stage of Eastern Siberia-Pacific Ocean oil pipeline. In Khabarovsk, it will be connected with the Sakhalin–Khabarovsk–Vladivostok pipeline. Together, these pipelines will feed a planned LNG plant, which will produce liquefied natural gas for export to Japan, and a planned petrochemical complex in Primorsky Krai. Branches toward Northern China are envisaged.

In addition, the project includes 800-kilometre (500 mi) pipeline from Irkutsk to Yakutia.» [Fonte]

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«Russian gas giant Gazprom has increased its 2017 investment plan for construction of Sila Sibiri (Power of Siberia) natural gas pipeline by 32% to 209.8 billion rubles and cut investment in the Nord Stream-2 pipeline by 8 billion rubles to 102.4 billion rubles »

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«Gazprom’s board of directors increased the company’s 2017 investment plan to 1.1 trillion rubles from 911 billion rubles»

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«Gazprom plans to provide China with 38 billion cubic meters gas per year over 30 years»

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«The Nord Stream-2 project envisages construction of two lines of a natural gas pipeline with an annual capacity of up to 55 billion cubic meters, running from the Russian shore to Germany under the Baltic Sea»

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Il contratto trentennale di fornitura di gas naturale alla Cina mette la Russia nella condizione di essere indipendente dalle forniture verso l’Occidente. Se ci sono, è guadagno ulteriore, ma senza non si muore certo di fame.

Occidente che peraltro sta ricambiando la Russia mettendole addosso delle sanzioni economiche.

Ma tutte le pazienze hanno un limite.

«cut investment in the Nord Stream-2 pipeline»


Prime. 2017-11-02. Gazprom raises Sila Sibiri investment plan by 32% to 210 bln rbl

MOSCOW, Nov 1 (PRIME) — Russian gas giant Gazprom has increased its 2017 investment plan for construction of Sila Sibiri (Power of Siberia) natural gas pipeline by 32% to 209.8 billion rubles and cut investment in the Nord Stream-2 pipeline by 8 billion rubles to 102.4 billion rubles, as seen by PRIME in materials of the company on Wednesday.

The company also doubled the investment plan for the TurkStream natural gas pipeline to 92.8 billion rubles in the year, and raised the plan for the Ukhta-Torzhok-2 pipeline by 30.7% to 81.2 billion rubles.

In October, Gazprom’s board of directors increased the company’s 2017 investment plan to 1.1 trillion rubles from 911 billion rubles.

In 2014, Gazprom and China’s CNPC signed a contract, which envisages that gas supplies via the eastern route, or the Sila Sibiri pipeline, would begin in 2019. Gazprom plans to provide China with 38 billion cubic meters gas per year over 30 years. The company will start supplies via the pipeline with 5 billion cubic meters of gas, and the pipeline will reach its full capacity in several years.

The Nord Stream-2 project envisages construction of two lines of a natural gas pipeline with an annual capacity of up to 55 billion cubic meters, running from the Russian shore to Germany under the Baltic Sea. Russian gas giant Gazprom plans to implement the project together with Uniper, Wintershall, Royal Dutch Shell, Austria’s OMV, and France’s Engie. The Ukhta–Torzhok-2 pipe will be built as an extension of the Northwestern corridor of Russia’s unified gas system in preparation for construction of the Nord Stream-2 export gas pipeline.

The TurkStream pipeline will consist of two branches with a length of over 900 kilometers and a capacity of 15.75 billion cubic meters each. One of them, to be finished in 2018, is to carry Russian gas to Turkey, while the other is to transit gas to European countries through Turkey and is to be finished in 2019.

(58.1179 rubles – U.S. $1)




Agenzia Nova. 2017-11-02. Energia: Gazprom costruirà 1.340 chilometri di gasdotto Sila Sibiri entro la fine dell’anno.

La compagnia russa Gazprom prevede di costruire più di 1.300 chilometri del gasdotto Sila Sibiri entro la fine del 2017. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato e presidente della società, Aleksej Miller, secondo il quale è stata realizzato più di metà del percorso effettivo dell’infrastruttura: “1.120 chilometri sono già stati costruiti”. “Entro la fine dell’anno, circa 1.340 chilometri di gasdotto saranno costruiti”, ha dichiarato Miller, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa “Rns”. La lunghezza totale del gasdotto sarà di circa 3 mila chilometri. Il gas proveniente dai giacimenti della Siberia orientale (Chajandinskoe in Yakutia; e Kovykta nella regione di Irkutsk) sarà destinato sia al mercato nazionale che all’esportazione in Cina. Negli ultimi colloqui di inizio luglio, Gazprom e la società cinese Cnpc avevano concordato di iniziare le forniture entro il mese di dicembre del 2019. Il contratto fra le due società prevede una fornitura di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno per i prossimi 30 anni.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Spagna. Catalogna. Problema non locale ma mondiale, ed anche cinese.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-06.

gatto Incazzato 01

La situazione spagnola si è risolta come da copione.

Un referendum velleitario portato avanti da velleitari.

Una cosa è organizzare manifestazioni di piazza, un’altra pubblicare vignette su Facebook, un’altra ancora fomentare sentimenti irrazionali: in fondo questo è uno dei segni del decadimento di questa società dei videogiochi.

La libertà, quella vera, la si conquista con il sangue e sempre con il sangue la si mantiene.

La storia non usa mezze misure: la storia non è agone per gli eunuchi.

Restano sul tavolino, irrisolti, tutti i problemi di una Europa nella quale gli spiriti nazionali e le tradizioni locoregionali stanno pigliando sempre più vigore e pongono il problema politico e diplomatico di come ricomporre la civile convivenza.

Problemi che sembrerebbero suggerire più un sistema confederato che un stato europeo.

Ma non ci si illuda.

Proprio ieri, quarantamila baschi sono scesi in strada, nonostante la pioggia battente, a dimostrare per la Catalogna.

Thousands of Basque protesters take sides in Catalonia dispute

Catalogna oppure Scozia, Veneto oppure kurdi, questi problemi di identità nazionale e storica sono aspetti reali e concreti, che i governi non possono eludere più a lungo. Nel contempo sono solo parzialmente locali: in realtà sono di interesse globale. Occorre essere ben equilibrati.

Come l’unità di Italia non fu certo decisa a Torino, bensì a Parigi ed a Londra, allora egemoni in Europa, così ogi per la Catalogna è stato fattore fondamentale la voce del paese emerso verso l’egemonia mondiale.

«Catalonia attracted 40 percent of China’s total investment in Spain as 29 Chinese companies chose to base themselves in Catalonia»

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«China’s position on this issue has been consistent and unequivocal…We understand and support the Spanish government’s effort to uphold national unity, ethnic solidarity, and territorial integrity, oppose the act of splitting the country and undermining the rule of law, and believe Spain is capable of upholding the social order and safeguarding the rights and interests of its citizens»

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«La Cosco, azienda leader del settore navale cinese e perno della Nuova Via della Seta nel mar Mediterraneo, porta a termine l’acquisizione dei maggiori porti spagnoli da JP Morgan e nomina il cinese Kai Sun, già noto per aver gestito l’acquisizione del Pireo, come amministratore delegato del consorzio Noatum Ports. Insieme a lui è stato nominato come presidente di Noatum sempre il cinese Wei Zhang e nel c.d.A. arriva anche un altro cinese, Ken Chan. Una triade cinese che oggi sa di avere in mano una buona parte del commercio navale spagnolo»

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Piaccia o meno, questa è solo una constatazione di Realpolitik.


The Diplomat. 2017-11-01. China Backs Spanish Government Amid Catalonia Crisis

Amid the escalating Catalonia crisis, China offered the Spanish government its “consistent and clear” support.

On October 27, Catalonia declared independence from Spain after a disputed referendum. Minutes later, Madrid announced it would resume direct rule of Catalonia.  On October 30, Spain’s state prosecutor called for charges of rebellion, sedition, fraud, and misuse of funds against the former Catalan leaders, while the former regional president has already left for Belgium with other members of his administration, according to Reuters.

Faced with a round of questions related to the Catalonia crisis at the regular press briefing, Chinese foreign ministry spokesperson Hua Chuying offered the Spanish government strong support, despite noting that the issue actually “ falls within Spain’s internal affairs.” Hua said:

«China’s position on this issue has been consistent and unequivocal…We understand and support the Spanish government’s effort to uphold national unity, ethnic solidarity, and territorial integrity, oppose the act of splitting the country and undermining the rule of law, and believe Spain is capable of upholding the social order and safeguarding the rights and interests of its citizens.»

Regarding relations between China and Spain, Hua said, “We will continue to develop friendly cooperation in various fields with Spain following the principle of mutual respect for each other’s sovereignty and territorial integrity and mutual non-interference in each other’s internal affairs. ”

Generally speaking, China tends to oppose most independence or secessionist movements around the world, since China itself is struggling with advocacy for independence in various regions.

Chinese President Xi Jinping has taken a particularly strong stance toward any independent movements within China’s territory. During the recent 19th National Congress of the Chinese Communist Party, Xi said in his opening speech that China will “resolutely safeguard the national sovereignty and territorial integrity and will absolutely not tolerate the tragedy of the country’s split.”

Against this backdrop, China’s position on Catalonia crisis is in line with its domestic policy.

Meanwhile, China has been strengthening ties with Spain in recent years. Particularly, Chinese investment in Spain has been increasing in a remarkable pace. According to a report from Baker McKenzie, a multinational law firm, in 2016, China’s investment in Spain quadrupled compared to the previous year, reaching €1.7 billion ($1.98 billion). Catalonia, in particular, received the most attention from Chinese investors. According to the government of Catalonia, in 2015, Catalonia attracted 40 percent of China’s total investment in Spain as 29 Chinese companies chose to base themselves in Catalonia.  The government of Catalonia also said it “aims to attract Chinese and other Asian companies and facilitate the implementation and distribution of their goods in Europe.”

At the recent press briefing, Hua mentioned that China is  “paying great attention” to the situation in Catalonia.

Pubblicato in: Cina, Commercio

Belt and Road. Adesso apre la Baku – Tbilisi – Kars.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-04.

Georgia Armenia Azerbaijan 002

Questa linea ferroviaria, concepita nell’ambito del Belt and Road unisce Baku, sul Mar Caspio, con la città di Kars in Turkia, passando per Tbilisi.

È un percorso alquanto strano, che merita perciò alcune spiegazioni.

La prima spiegazione è politica.

«As much as 8 million tons of cargo may be carried on the Baku-Tbilisi-Kars railway by 2025»

*

«Azerbaijan and Armenia are in an unresolved conflict over the territory of Nagorno-Karabakh»

*

«Turkey closed its border with Armenia in 1993 in support of Azerbaijan»

*

«Azerbaijan has invested $640 million from its sovereign wealth fund into upgrading existing track on its section of the line»

*

«helping Georgia to modernize 153 kilometers of railway to the Turkish border»

*

«Turkey built a new 76-kilometer section of rail from Kars to the Georgian border»

*

Per una lunga serie di motivi, l’analisi dei quali sarebbe qui fuori luogo, l’Armenia non intrattiene buoni rapporti né con la Turkia, né con l’Azerbaijan. È del tutto naturale che i progettisti abbiano semplicemente aggirato l’ostacolo.

Georgia Armenia Azerbaijan 003

La seconda spiegazione è orografica.

L’Armenia ha una pianta quasi ellittica, con grande asse inclinato in senso antiorario. È sostanzialmente una grande vallata con sia ad est sia ad ovest impegnative catene montuose.

Se è vero che una linea ferroviaria diretta Baku – Kars sarebbe stata lunga solo 600 kilometri circa, è altrettanto vero che avrebbe dovuto superare due catene montuose che avrebbero richiesto numerosi trafori e viadotti.


Bloomberg. 2014-10-30. A New Asia-to-Europe Railway Route Is Opening Up

– Presidents to gather for opening of Baku-Tbilisi-Kars line

– Transport corridor links Asia and Europe via Caucasus region

*

Azerbaijan is opening a long-delayed railway intended to cut transport times for goods between Asia and Europe.

President Ilham Aliyev is due to host Turkish counterpart Recep Tayyip Erdogan and Georgian leader Giorgi Margvelashvili at a ceremony Monday for the departure of the first train from the Caspian Sea port of Alat, south of the Azeri capital, Baku. The event, which Kazakh President Nursultan Nazarbayev is also expected to attend, marks the conclusion of a 10-year project to open a rail corridor linking central Asia and Europe through the Caucasus region.

The 826-kilometer (513 miles) railway from Baku to the Georgian capital, Tbilisi, and the Turkish city of Kars may deliver cargo between China and Europe in 12 to 15 days, making it a competitive alternative to existing routes that go via Russia or Iran, and much faster than sea freight, according to the Azeri government. The port at Alat, which Azerbaijan says is the largest in the Caspian Sea region, was built to provide connections to central Asia.

As much as 8 million tons of cargo may be carried on the Baku-Tbilisi-Kars railway by 2025, according to the Azeri government. Passenger services are also planned to start along the route next year, including sleeper-car services between Baku and Istanbul.

The project, initially scheduled for completion in 2010 and then in 2012, suffered repeated delays as construction costs mounted. It failed to win financial backing from the U.S. and the European Union because the railway deliberately avoided passing through Armenia, whose Soviet-era track would have offered the most direct route to Turkey. Azerbaijan and Armenia are in an unresolved conflict over the territory of Nagorno-Karabakh. Turkey closed its border with Armenia in 1993 in support of Azerbaijan as the two former Soviet neighbors fought a war over the disputed territory.

‘Grand Adventure’

Azerbaijan has invested $640 million from its sovereign wealth fund into upgrading existing track on its section of the line, and helping Georgia to modernize 153 kilometers of railway to the Turkish border. Turkey built a new 76-kilometer section of rail from Kars to the Georgian border.

“Asia and Europe will meet in this grand adventure through the Baku-Tbilisi-Kars railway project,” Georgian Prime Minister Giorgi Kvirikashvili said in a speech to the United Nations General Assembly in September. The railway and Georgian plans for a deep-water port at Anaklia on the Black Sea coast will help promote “a more prosperous and peaceful region,” he said.

While the new line offers a shorter route for transporting Chinese goods to Europe by rail, “the competition is really tough,” said Akif Mustafayev, permanent representative in Azerbaijan of the intergovernmental commission of TRACECA, an EU-backed transport program. Azerbaijan and other countries on the route will have to offer lower tariffs and simplified customs procedures to win business and avoid delays, he said.

Pubblicato in: Cina, Finanza e Sistema Bancario

Banche di Hong Kong. Negli ultimi cinque anni il +14% all’anno.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-01.

2017-10-31__Cina__Bank of China (Hong Kong) Ltd.

Bank of China (Hong Kong) Ltd


La regola aurea per diventare, e rimanere, ricchi è quella di evitare i suggerimenti dei consulenti economici e finanziari poveri.

Sarebbe una pia illusione che un funzionario a 1,400 euro al mese possa dare i suggerimenti necessari all’arricchimento. Se avesse saputo darli, sarebbe divento lui stesso ricco.

Una banca taccagna e piangiolenta, tutta tesa ad ossequiare leggi, normative e regolamenti è tale perché non sa proprio come fare a regolarsi. Si dovrebbe poi pretendere che usi buon senso con i clienti?

Oppure, come si potrebbe pretendere che una banca con i conti in dissesto possa rendere fiorenti i nostri conti?

*

Ma il mondo è diventato piccolo, molto piccolo.  Hong Kong è una simpaticissima città: vi si trova tutto e di tutto. Ivi comprese delle signore banche.

Che godono un’ottima salute, accolgono a braccia aperte e, soprattutto, stanno pazientemente a sentire le esigenze dei clienti, che seguono con la cura di una nutrice. Non taglieggiano i clienti con commissioni esose, e ben si guardano da cambiare unilateralmente le condizioni del conto.

Non esiste esigenza alla quale rispondano: non è possibile. E questo anche per chi avesse un conto talmente piccolo da fare tenerezza. Sanno che è compito loro farlo diventare un conto di tutto rispetto.

Come risultato, guadagnano e fanno guadagnare.

Hong Kong retail banks’ profits up 4.5 per cent in first three quarters

Banks are closing branches all over the world, but why not in Hong Kong?

L’ HSBC Group aveva nel 2016 una revenue di 47.96 miliardi Usd

Bank of China (Hong Kong) Ltd. Financial Highlights.

«Tight cost control along with better asset quality has allowed Hong Kong’s biggest banks to offer shareholders the highest returns in the region»

*

«The large banks in Hong Kong are some of the most profitable in the world»

*

«In this regard, HSBC Hong Kong, Bank of China Hong Kong and Hang Seng Bank have performed much better than Standard Chartered and Bank of East Asia»

*

«Morgan Stanley analysts calculated that Hong Kong banks’ have offered returns with a compound annual growth rate of approximately 14 per cent over the past five years, the strongest performance among all the Asia Pacific ex Japan MSCI country bank indices for the period»

* * * * * * * *

Riassumendo.

Negli ultimi cinque anni le banche di Hong Kong hanno fruttato mediamente il 14% ogni anno.

È un biglietto da visita degno di essere preso in attenta considerazione.


South China Morning Post. 2017-10-29. Hong Kong banks among world’s most profitable thanks to low costs, better asset quality

Tight cost control along with better asset quality has allowed Hong Kong’s biggest banks to offer shareholders the highest returns in the region.

*

The large banks in Hong Kong are some of the most profitable in the world, partly due to their low costs, according to industry experts.

Banking analysts say this is partly a result of market fundamentals, but also comes down to cost control decisions taken by the banks themselves. In this regard, HSBC Hong Kong, Bank of China Hong Kong and Hang Seng Bank have performed much better than Standard Chartered and Bank of East Asia.

Other factors driving the sector’s profitability include high loan growth and few substantial problems with asset quality.

Morgan Stanley analysts calculated that Hong Kong banks’ have offered returns with a compound annual growth rate of approximately 14 per cent over the past five years, the strongest performance among all the Asia Pacific ex Japan MSCI country bank indices for the period.

Their performance can also be seen in Hong Kong’s contribution to the results of the large global banks with a presence in the city.

HSBC Group as a whole made pre tax profits of US$10.2 billion in the first half of this year; HSBC in Hong Kong alone made nearly half that figure – US$4.6 billion.

Standard Chartered announced first half pre tax profits of US1.91 billion at a group level; Standard Chartered Bank Hong Kong made just over a third of that – US$662 million.

“[This] offers a reminder of the dominance of Hong Kong, despite the fact that Standard Chartered’s recent growth in Hong Kong has been ‘soft’ relative to peers,” Ian Gordon, head of bank research at Investec, said in a report.

Anil Agarwal, head of Asia ex Japan banks research at Morgan Stanley, said profitability of the largest banks in Hong Kong was “partly the nature of the beast”.

“For banks the largest cost is on the liability side, actually raising the assets to lend. But in Hong Kong, if you have consolidated market share, you need a lot fewer branches to raise a deposit base,” he said.

In Hong Kong, deposits per capita are over US$200,000, the highest in Asia. To take an example at the opposite end of the spectrum, in India they are 80,000 rupees (US$1,200).

Consequently, large banks in Hong Kong can raise a lot of money more cheaply than their competitors overseas, and gain greater returns when they lend it out.

However, Agarwal said the low cost base of the largest Hong Kong banks was also a result of actions taken by the banks themselves.

Morgan Stanley analysts, including Agarwal, said in a report that of the top five banks in Hong Kong, the three largest (HSBC Hong Kong, Bank of China Hong Kong and Hang Seng) were much more efficient from a cost perspective than the other two (Standard Chartered and Bank of East Asia).

The first three had a cost to income ratio of under 40 per cent in 2016, as opposed to one of about 60 per cent for BEA and Standard Chartered.

BEA is in the middle of a three year cost cutting programme, although Standard Chartered says it has completed its attempts to cut costs.

“The three largest banks are absolutely great in terms of cost control,” said Agarwal.

“It is easy for banks to fritter away cost advantage by spending more on staff costs or expansion, but the largest Hong Kong banks have been very disciplined in keeping a tight leash on cost income ratios.”

As for profits, loan growth has been strong in Hong Kong, and across the sector loans in the first six months of this year were up 15 per cent compared to the same period last year.

One reason for this was policies on the mainland. Deleveraging means that mainland banks are less willing to lend to corporates, who instead look to Hong Kong banks. Yue Yi, chief executive of Bank of China Hong Kong, said in June that capital controls on the mainland had driven more Chinese corporates to borrow in Hong Kong.

However, even loans for use in Hong Kong were up 14 per cent year on year, as the economy has performed well.

As for asset quality, analysts have two major concerns for Hong Kong banks – mainland lending, and mortgages – but neither offer a major threat at this stage.

“China-related lending, undoubtedly, will remain the biggest concentration risk for Hong Kong banks. However, the way it is managed and supervised is evolving and we have been seeing corrective actions from some banks or in other cases just a sensible slow-down which supports their loan quality,” said Sabine Bauer, senior director at ratings agency Fitch.

As for property, this is a concern but residential mortgages made up just 5 per cent of the banking systems assets at the end of 2016, and since then the HKMA has taken repeated action to limit banks’ exposure to the property sector.



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Pubblicato in: Cina, Commercio, Rapporti Commerciali

Cina. Nuova linea Urumqi – Ukraina. Trasporta materiale strategico.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-31.

2017-10-31__Cina. Nuova linea Urumqi - Ukraina. 001

La strategia cinese del Belt and Road prosegue con la precisione dei cronometri cinesi.

Tuttavia la notizia odierna travalica in modo sostanziale quello relativo ad una mera tratta ferroviaria. È molto di più.

Di questi giorni è l’apertura di una nuova tratta che collega direttamente Urumqi, capitale della regione autonoma dello Xinjiang Uygur all’Ukraina, esattamente Poltava, di fatidica memoria.

Sono diversi gli elementi di rilievo da recepire.

In primo luogo, la Cina sta sviluppando una fitta rete di connessioni ferroviarie anche su lunghissime distanze. Soluzione questa che comporta una lunga serie di vantaggi. In questo caso, per esempio, la merce è stata consegnata con un viaggio di circa due settimane, contro i due mesi richiesti dalla linea marittima. Per fine anno saranno oltre 700 i treni arrivati in Europa dalla Cina, e che ritorneranno in patria con merci del vecchio continente: un interscambio che sfiora i 140 miliardi, e siamo solo agli inizi. Solo per esempio, si prenda nota come le esportazioni dello Xinjiang ammontavano fino a poco tempo fa a circa tre miliardi di dollari americani: lo sviluppo è evidente.

Freight train links China with France

Freight train from China coming to Bratislava after one year break

Freight train links China with Slovakia

First Changchun-Hamburg freight train departs

Direct China-Britain freight train likely to reshape trade

In secondo luogo, l’attivazione di queste tratte presuppone prima, facilita e stimola dopo, una produzione industriale specifica sulle esigenze dell’interscambio, sia ai capi dei terminali, sia anche in tutte le tappe intermedie. In poche parole, lungo la linea ferroviaria si possono sviluppare attività manifatturiere che prima non avrebbero avuto senso causa la intrasportabilità del prodotto manufatto. È un indotto di proporzioni per il momento relativamente modeste, ma che a regime eserciterà un notevole peso sulle economie.

In terzo luogo, si noti la classifica merceologica dei beni trasportati: “oil drilling equipment“, materiali per le perforazioni petrolifere. Già. La Cina, un popolo che solo trenta anni fa era alla fame, adesso è un produttore competitivo nel settore petrolifero, prima appannaggio esclusivo di alcuni paesi occidentali. E ciò che fa specie, è che questa tipologia produttiva è per molti aspetti sia migliore sia più economica di quella occidentale. L’idea che i cinesi sappiano fabbricare solo canestri di vimini è davvero bislacca.

In quarto luogo, si noti come la regione dello Xinjiang Uygur sia autonoma dal 1955. Circa il 45% della popolazione è uiguri, turcomanna mussulmana. È una regione che sta emergendo da poco e lentamente dalla miseria, essendo ora il pil pro capite di 25,034 ¥. Convivenza difficile quella degli uiguri con gli han, che sfociò anche in sedizioni alle quali lo stato reagì con fermezza, dal coprifuoco prolungato alle pena di morte per i fomentatori di disordini. Detto a mo’ di cronaca, molti paesi esteri avevano a suo tempo cercato di mettere benzina sul fuoco, specie tramite ong (ngo).

Il governo centrale cinese aveva preso fin dal 1954 un provvedimento molto efficiente, che sembrerebbe essere la fotocopia di quello attuato in Germania negli anni trenta da Herr Hjalmar Schacht: costituì il “Corpo per la produzione e la costruzione dello Xinjiang” (Xinjiang Shengchang Jianshe Bingtuan). Detto corpo era un’organizzazione militare e paramilitare che era arrivata ad avere un organico di 900,000 uomini, impiegati alla costruzione di infrastrutture e sistemi produttivi. A questo corpo si deve la fondazione di oltre cento grandi fattorie agricole.

Cina. Regioni. 001

* * * * * * *

Agli occhi degli Occidentali resta incomprensibile come in Cina convivano simbioticamente strutture fortemente centralizzate, ed addirittura militarizzate come il Corpo, con altre completamente deregolamentate: una libertà di azione economica mai riscontrata in Occidente.

Il fatto è che, essendo deideologizzati, i cinesi scelgono per quanto sia più opportuno al momento e non considerano le scelte come fatti definitivi ed irreversibili.




Xinhua Net. 2017-10-29. New cargo route links Xinjiang with Ukraine

URUMQI, Oct. 29 (Xinhua) — A new China-Europe freight train route was launched Sunday in Urumqi, capital of northwest China’s Xinjiang Uygur Autonomous Region.

The first train, carrying oil drilling equipment, left Urumqi Sunday noon and is bound for Poltava, Ukraine, via Kazakhstan and Russia. This is the first cargo train linking Xinjiang with Ukraine.

The new route will cut the transportation time from more than two months by sea to just 15 days, said Cheng Jingmin, deputy manager of Xinjiang Beiken Energy Engineering.

The company sent the equipment for a drilling project in Ukraine.

According to Cui Yumiao, deputy mayor of Karamay, the new route will serve as an important channel for enterprises in the city to expand their presence in overseas market along the Belt and Road.

With trade volume increasing between China and European countries in recent years, Urumqi has started to offer “point-to-point” customized services to cut transportation costs and time.

A total of 700 China-Europe freight trains are expected to depart from Xinjiang by the end of 2017. 

Pubblicato in: Cina

Cina. Mandarinato e democrazia. – Handelsblatt

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-30.

Pechino-Cina

La mente umana è pronta a recepire una realtà oppure un ragionamento verso i quali sia già predisposta: in caso contrario ignora oppure non riesce a comprendere.

Milioni e milioni di persone avevano visto oggetti penzolare, ma solo la mente di Galileo Galilei ha saputo cogliere questa realtà e quindi ragionarci sopra.

È esattamente quello che sta accadendo ai tempi nostri nei confronti della realtà cinese.

Handelsblatt ci propone un lungo articolo sul modo di governo della Cina e giunge alla conclusione che

«The world needs a democratic China».

*

«This is in both China’s and the world’s interest.»

*

Si noti l’uso dell’indicativo presente, segno di certezza assoluta di quanto enunciato. Non è stato usato il tempo condizionale né, tanto meno, un verso ausiliare di potenzialità.

Eppure l’articolista non manca di percezione sensoriale, quando dice che

«The reforms propagated by Deng Xiaoping in the 1980s and 1990s were intended to pull back the state from society and the economy. He pushed back the work units that controlled the life of every Chinese citizen – where they were allowed to travel, who they were allowed to marry and what their healthcare looked like. Never before had the Chinese so many freedoms, so much prosperity and so much rapid growth under Communist leadership as they did after Mr. Deng’s reforms»

*

A nostro sommesso avviso, l’articolista incorre in numerosi errori fondamentali.

In primo luogo, nessuno su questa terra è depositario di verità assolute. La prima domanda avrebbe potuto vedersi rovesciata:

«La Cina ha bisogno di un mondo cinesizzato».

E la domanda posta in questi termini avrebbe riscosso il plauso di un miliardo e mezzo di cinesi.

In secondo luogo, l’articolista enuncia un grande dato di fatto:

«Never before had the Chinese so many freedoms, so much prosperity and so much rapid growth under Communist leadership as they did after Mr. Deng’s reforms».

Se dunque i cinesi sono liberi, si sono arricchiti e riescono a crescere con un ritmo impensato ed impensabile per gli occidentali “democratici”, per quale strano motivo dovrebbero cambiare il loro modo di reggere la nazione?

In terzo luogo, la democrazia. Sarebbe un discorso ben lungo. Intanto, è solo nell’ultimo secolo che questo modo di reggimento dei popoli si è affermato, e soltanto nel mondo occidentale. Ma un secolo a confronto della storia è un’inezia, l’Occidente rappresenta solo un sesto della popolazione mondiale ed in termini economici assomma grosso modo un terzo del pil ppa mondiale. Davvero un po’ troppo poco per definirsi “il mondo“. Che poi il suffragio universale sia così bello andiamolo a dire ai liberal democratici trombati alle elezioni presidenziali americane oppure ai socialisti europei, che gli Elettori hanno scacciato dai governi europei. Tutta gente che non si è rassegnata alla sconfitta e che cerca di sovvertirla con la piazza. Il vero problema non è tanto il modo con sui un popolo decide di governarsi, bensì il raggiungimento di una ragionevole felicità, prosperità e pace, tutte realtà raggiunte dai cinesi con il loro sistema di governo. E questo articolo compare proprio quando Mr Macron ha pronunciato la sua fatidica frase:

«I believe in the sovereignty of states, and therefore, just as I don’t accept being lectured on how to govern my country, I don’t lecture others»

In quarto luogo, ogni popolo ha le sue tradizioni, non solo religiose, culturali e storiche, ma anche quelle politiche ed amministrative. Questi retaggi sono da comprendersi e rispettare. Con quale diritto l’articolista, l’Occidente, si arroga il diritto di suggerire, od anche cercare di imporre, alla Cina di mutare le proprie tradizioni di reggimento della cosa pubblica?

Deng Xiaoping nacque in un paesetto contadino del Guang’an, provincia di Sichuan, e divenne il capo della Cina, Xi nacque da un veterano combattente, ma di origine ben umili, eppure anche lui è emerso ai vertici del governo.

Forse dunque che in Cina non sia possibile scalare il potere anche se si proviene da origini modeste?

* * * * * * *

In un recente articolo si è cercato di spiegare cosa sia la Cina nell’attuale realtà dei fatti.

La ‘casa’ di Shanghai. Capire cosa sia la Cina di oggi.

Sicuramente, si può anche vivere in Cina da occidentali e non riuscire quindi a comprenderla.

Ma sono oramai molti gli attenti osservatori di questa realtà.

Cosa vuol dire per la Cina abbandonare Marx per tornare a Confucio.

Il Partito Comunista Cinese altro non è che la rediviva scuola mandarinica.

*

Un’ultima considerazione, lessicologica ma sostanziale.

I cinesi danno ai termini “comunismo” e “capitalismo” significati e contenuti totalmente differenti da quelli intesi in Occidente.

Cercheremo di spiegarci con un esempio, che potrebbe anche aiutare a comprendere la attuale teoria economica cinese.

Consideriamo una nazione ed il suo sistema bancario.

Un ‘comunista‘ lo nazionalizzerebbe, perché così gli imporrebbe l’ideologia che professa.

Un ‘capitalista‘ lo liberalizzerebbe in modo pieno e totale, perché così gli suggerirebbe la teoria socio-economica che segue.

Ambedue sono però azioni coatte, sradicate ed avulse dal contesto reale.

Il cinese invece osserva la realtà e quindi opta per la scelta che sia più conveniente.

È questo il motivo essenziale per il quale in Cina non solo convivono ma sono addirittura sinergiche azioni che gli occidentali designerebbero alcune “comuniste” ed altre “capitaliste“: azione per loro contraddittorie ed antitetiche perché viste pregne di contenuti ideologici alieni ai cinesi. I cinesi sono empiristi che scelgono ciò che più è opportuno e loro conviene: poi gli Occidentali denominino pure a piacer loro quelle azioni.  Ai cinesi ciò non interesa nulla.

Non solo. Mentre il politico occidentale è coatto entro i limiti temporali del mandato elettorale, quattro o cinque anni, il cinese ragiona quasi invariabilmente sul lungo termine, e fa così perché è espressione della scuola di pensiero mandarinica. È indifferente chi sia l’essere umano che materialmente firma gli ordini: è la scuola mandarinica che agisce tramite le persone. Così può su base euristica sceglliere anche un qualcosa al momento poco conveniente, ma verosimilmente fruttifero nel futuro.

*

Concetto questo di ben difficile comprensione da parte dell’occidentale contemporaneo.

In effetti è lo stesso motivo per cui l’occidentale medio non riesce a comprendere la Chiesa Cattolica, per fortuna di questa santa istituzione.

La Chiesa ha duemila anni di storia alle spalle, ed è viva e vegeta nonostante sia stata quasi sempre perseguitata. La sua gerarchia ascende il cursus honorum per cooptazione su base strettamente meritocratica. Solo per l’elezione del papa si ricorre a votazioni, ma il Sacro Collegio è formato da personale accuratamente scelto e selezionato. Sicuramente nella storia vi sono stati cardinali chiacchierabili, ma imbecilli mai.

* * * * * * *

Poniamoci allora la domanda finale.

Riuscirà il sistema ‘democratico’ così come oggi è concepito in Occidente a resistere alla forza ascendente del mandarinato cinese e sopravvivere, diciamo, almeno altri cinquanta anni?


Handelsblatt. 2017-10-26. A Dangerous Concentration of Power

The world needs a democratic China, but Xi Jinping is leading the country in the opposite direction, writes Handelsblatt’s China correspondent.

*

Communist China has had two outstanding leadership figures in its history: one was revolutionary leader Mao Zedong, who became the founding father of the People’s Republic of China; the other was Deng Xiaoping, the architect of major reforms who opened up the giant country to the world and initiated its economic ascendency. Now President Xi Jinping has elevated himself to same level as these historic figures.

The ruler had his ideology placed on the same footing as Mao’s by the most powerful cadres at the 19th National Congress of the Communist Party of China. It was incorporated into the party constitution under the unwieldy name “Xi Jinping Thought on Socialism with Chinese Characteristics for a New Era.” But what is meant to be a symbol of strength is actually a weakness: Mr. Xi’s supremacy allows almost no contradiction, which makes the aspiring superpower vulnerable.

Communist China has experienced an impressive ascent. The nation worked its way up from a developing country to become the world’s second-largest economy. The reforms propagated by Deng Xiaoping in the 1980s and 1990s were intended to pull back the state from society and the economy. He pushed back the work units that controlled the life of every Chinese citizen – where they were allowed to travel, who they were allowed to marry and what their healthcare looked like. Never before had the Chinese so many freedoms, so much prosperity and so much rapid growth under Communist leadership as they did after Mr. Deng’s reforms.

«It was not for nothing that The Economist named Xi Jinping the world’s most powerful man, ahead of US President Donald Trump.»

But a contrary approach is emerging under Xi Jinping’s dominance. Although his ideology is not yet clearly formulated, there is no doubt that the absolute superiority of the Communist Party is paramount. The functionaries once made intra-party democracy a guiding principle. But since Mr. Xi has been in power, critical discussions have become increasingly difficult, even within the party.

The party police have punished more than one million cadres for corruption offences. At the same time, the cadres’ adherence to party ideology has become a decisive criterion. Today, party members are expected to be able to mechanically recite the autocratic ruler’s current slogans. Public contradiction is unwelcome. It was not for nothing that The Economist named Xi Jinping the world’s most powerful man, ahead of US President Donald Trump. This was not only an investiture, it was a warning, too.

Mr. Xi’s claim to omnipotence is not only limited to PRC officials. Chinese research institutes are developing strategies to allow ideology to be anchored in all areas of life. Even small children are introduced to the Communist Party’s world view at an early age. From a European perspective, this may sound frightening. But from the point of view of party strategists, it is, above all, efficient. The country works under the party’s leadership. Opposition takes time, debates drag on and obedience is just faster.

The entire country is being oriented toward these goals. Business owners and their employees too are busy memorizing the slogans of the country’s “paramount leader.” Being loyal to party principles becomes the key to success, not only in state-owned enterprises, but also in private companies. Those who excel receive a red telephone, which they can use to call other highly respected cadres.

State-of-the-art technology comes into play when the classical approach is not enough. The country’s internet companies are helping to make the party and its control more efficient. More than 5 million people are no longer allowed to fly, and almost 2 million are not allowed to take trains. They were banned from travelling because they failed to meet the requirements of a new credit rating system. However, these drastic measures are only the beginning, with a nationwide system expected to be in place by 2020. The Chinese central bank is evaluating the payment data of more than 600 million people.

But the surveillance goes even further than that. High-resolution cameras monitor traffic, scan license plates and, in pilot projects, capture the faces of pedestrians. Voice-recognition systems are being developed to make it easier for the government to monitor conversations with computer-guided equipment in the future. These tools can do enormous damage if placed in the wrong hands.

Europe and Germany need a robust China. Its huge market has become a key growth driver for European companies. No problem, from climate change to globalization, can be solved without Beijing’s involvement. But to ensure that China can play a positive role as a major global power, the country also needs free discussion and open criticism. This is in both China’s and the world’s interest.

Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Sistemi Economici

Cina prima potenza economica mondiale. – Bloomberg

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-28.

2017-10-19__Bloomberg__000

La comparazione economica di due nazioni popolose è per sua natura approssimata, data la grande complessità dei sistemi economici attuali.

Un indicatore molto usato e ragionevolmente semplice è il prodotto interno lordo.

Esso tuttavia non rende ragione di quanto incida il costo della vita a parità di entrate.

Nella foto sono riportati due biglietti tranviari, uno di Dresden e l’altro di Genova. Per eguale tratta, percorrenza e tempo di validità il biglietto di Dresden costa 2.30 euro, mentre quello di Genova 1.50 euro.

Una persona che guadagnasse 2,000 euro netti al mese, potrebbe comprare 870 biglietti del tram a Dresden e 1,333 a Genova.  È evidente come i 2,000 euro mensili nella città italiana consenta di acquistare una quantità di beni o servizi maggiore che se fossero percepiti nella città sassone.

Bloomberg fa l’esempio con il costo di un telefonino: 400$ negli Stati Uniti e 200$ in Cina.

«Economists try to correct for this with an adjustment called purchasing power parity (PPP), which controls for relative prices.»

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«It’s not perfect, since it has to account for things like product quality, which can be hard to measure. But it probably gives a more accurate picture of how much a country really produces»

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Da un punto di vista meramente economico, se si considera il pil per potere di acquisto, il mondo genera 108,036,500 milioni Usd, la Cina 17,617,300 (16.31%) e gli Stati Uniti 17,418,00 (16.12%). L’Eurozona rende conto di 11,249,482 (10.41%) ed il Gruppo dei G7 di 31.825,293 (29.46%). Però i Brics conteggiano un pil ppa di 32,379,625 Usd, ossia il 29.97% del pil ppa mondiale. I Brics valgono come i paesi del G7.

Di conseguenza, la voce dell’Occidente vale nel mondo al massimo per il 29.46%, ma quella degli Stati Uniti vale solo il 16.12% e quella dell’Eurozona uno scarno 10.41%.

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«China has passed the U.S. and is pulling away»

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«American commentators may be slow to recognize China’s economic supremacy, but the rest of the world is starting to wake up to the fact»

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If you don’t trust the murky PPP adjustments, «not only is China already the world’s largest economy, the gap between it and the U.S. can be expected to grow even wider»

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«If that disparity persists, China’s economy will be double that of the U.S. in less than two decades»

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«China is now in a position similar to that of the U.S. at about the turn of the 20th century — a formidable superpower that just hasn’t yet felt any reason to exercise its dominance»

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I commenti dovrebbero essere molto amari.

L’Occidente sembrerebbe essere impazzito.

Ecco alcuni titoli odierni di primarie testate mondiali.

Turkey, Hungary and Poland: The politics of school textbooks

As #MeToo reaches ‘highest political levels,’ #IDidThat stokes debate

«Swedish Foreign Minister Wallström joined the #MeToo movement highlighting sexual violence against women saying she was assaulted at an EU meeting.»

Un Occidente incapsulato entro i ristretti vincoli ideologici oppure oppresso dai suoi deliri sessuali è sicuramente destinato a scomparire.


Bloomberg. 2017-10-18. Who Has the World’s No. 1 Economy? Not the U.S.

By the most measures, China has passed the U.S. and is pulling away.

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What’s the most powerful country in the world? There’s a good case to be made that it’s China.

There are many kinds of power — diplomatic, cultural, military and economic. So an easier question to ask is: What’s the world’s largest economy? That’s almost certainly China.

Many might protest when hearing this. After all, the U.S. still produces the most when measured at market exchange rates:

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But this comparison is misleading, because things cost different amounts in different countries. Gross domestic product is supposed to measure the amount of real stuff — cars, phones, financial services, back massages, etc. — that a country produces. If the same phone costs $400 in the U.S. but only $200 in China, China’s GDP is getting undercounted by 50 percent when we measure at market exchange rates. In general, less developed countries have lower prices, which means their GDP gets systematically undercounted.

Economists try to correct for this with an adjustment called purchasing power parity (PPP), which controls for relative prices. It’s not perfect, since it has to account for things like product quality, which can be hard to measure. But it probably gives a more accurate picture of how much a country really produces. And here, China has already surpassed the U.S.:

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a simple alternative is just to look at the price of a Big Mac. The same burger costs 1.8 times more in the U.S. than in China. Adjusting the market-exchange-rate GDP numbers by that ratio would put China even farther ahead.

In some dimensions, China’s lead is even larger. The country’s manufacturing output overtook that of the U.S. almost a decade ago. Its exports are more than a third larger as well.

American commentators may be slow to recognize China’s economic supremacy, but the rest of the world is starting to wake up to the fact:

This doesn’t mean China’s population is the world’s richest — far from it. The countries with the highest income per person, in order, are Qatar, Luxembourg, Singapore, Brunei and the United Arab Emirates. But few would argue that Qatar or Luxembourg is the world’s leading economy — while per-capita numbers are important for the well-being of a nation’s people, they don’t translate into comprehensive national power unless a country also has a large population.

China’s modest per-person income simply means that the country has plenty of room to grow. Whereas developed countries can only get richer by inventing new things or making their economies more efficient, poor countries can cheaply copy foreign technology or imitate foreign organizational practices. That doesn’t always happen, of course — many poor countries find themselves trapped by dysfunctional institutions, lack of human capital or other barriers to development.

But there’s good reason to think that China will overcome at least some of these obstacles. Economists Randall Morck and Bernard Yeung have a new paper comparing the histories of Japan and South Korea — both of which climbed out of poverty to achieve rich-country status — with the recent rise of China. They find that China’s institutions are, broadly speaking, developing along the same path followed by its successful neighbors.

In other words, not only is China already the world’s largest economy, the gap between it and the U.S. can be expected to grow even wider. This continues to be borne out in the growth statistics — though China has slowed in recent years, its economy continues to expand at a rate of more than 6 percent, while the U.S. is at just over 2 percent. If that disparity persists, China’s economy will be double that of the U.S. in less than two decades.

So economically, China has surpassed the U.S., and is on track to zoom far ahead in the near future. But what about military power? Here, it still looks like the U.S. reigns supreme. It spends more money on its military than China, has a larger nuclear arsenal, and — thanks to its recent wars in Afghanistan and Iraq — has a more seasoned fighting force as well.

But that doesn’t mean that the U.S. would win a war, if the two countries fought. A full nuclear exchange, of course, would have no winners. But in a protracted conventional struggle, there’s a good chance that China’s weight of numbers and manufacturing prowess would win out. As an analogy, consider the U.S. and Japan in World War II. At the beginning of the war, Japan’s aircraft carrier force outnumbered that of the U.S., and its navy was far more seasoned (due to Japan’s war in China). But when the war began, the U.S. greatly outproduced its opponent:

The U.S. also had a 2-to-1 manpower advantage. When two countries of similar technology levels fight, numbers tend to tell. China has a larger GDP, more manufacturing output and four times the population. And as its recent advances in stealth technology, directed energy weapons, hypersonic missiles and other areas demonstrate, its military technology isn’t that far behind the U.S. In a drawn-out war, once the mighty Chinese steamroller got moving, it would be unstoppable.

In other words, China is now in a position similar to that of the U.S. at about the turn of the 20th century — a formidable superpower that just hasn’t yet felt any reason to exercise its dominance. Once the U.S. woke up to the need to throw its weight around, no one doubted its primacy.

China may never make the same decision. It may choose to remain restrained on the international stage, with a modest nuclear arsenal and a light footprint in global institutions. If so, its dominance will remain a lurking, looming potentiality instead of a real and present fact of life.

But I wouldn’t count on that happening.