Pubblicato in: Medio Oriente, Problemia Energetici

Mediterraneo e giacimenti gas. Pericolo di una guerra.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-22.

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Il Mare Mediterraneo orientale ha almeno quattro grandi giacimenti di gas: Zohr, Aphrodite, Leviathan e Tamar.

A disgrazia dell’umanità, questi giacimenti sono alquanto vicini e sono quasi equidistanti da Cipro, Israele ed Egitto.

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Il diritto internazionale ha approntato svariate definizioni del problema.

Col termine acque territoriali o mare territoriale si considera in diritto internazionale quella porzione di mare adiacente alla costa degli Stati; su questa parte di mare lo Stato esercita la propria sovranità territoriale in modo del tutto analogo al territorio corrispondente alla terraferma. Si distinuono le acque territoriali fino a 12 miglia nautiche dalle coste e le acque di zona continua, tra le 12 e le 24 miglia marine dalle coste.

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Nel 1958 si tenne la Convenzione di Ginevra sul mare territoriale e la zona contigua, la quale si estende per 200 miglia nautiche dalle coste: zona economica esclusiva.

Nel 1982 prese luogo la Convenzione di Montego Bay.

La zona economica esclusiva, talvolta citata con l’acronimo ZEE, è un’area del mare, adiacente le acque territoriali, in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino.

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I giacimenti in oggetto distano in termini medi 100 km da Cipro, altrettanti dal Libano, poco meno di 200 km da Israele e 330 km dall’Egitto.

Ciascuno di questi quattro stati vorrebbe avere l’esclusiva per lo sfruttamento di questi giacimenti e mal sopporta l’idea di dover spartire queste risorse con altri.

Ma il problema si complica ulteriormente quando si pensa che il gas estratto deve essere portato agli utilizzatori tramite un qualche gasdotto.

Una possibile soluzione sarebbe il trasporto di gas liquefatto, Lng: servono però stazioni di liquefazione e di deliquefazione, nonché un qualche gasdotto che dai giacimenti marini porti ad una qualche terra.

La soluzione più ragionevole potrebbe essere un gasdotto che convogli l’estratto al continente europeo, maggiore utente in senso assoluto. Una variante potrebbe essere il collegamento da Cipro alla Turkia, per essere di lì immesso nella rete continentale. Una seconda variante politicamente più gradita a molti sarebbe un gasdotto marino che toccasse Creta, quindi la Grecia per confluire alla fine in Italia.

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Come facilmente si comprende, il problema non è tecnico bensì politico. Tutti gli stati presi in considerazione hanno severe remore reciproche gli uni verso gli altri. Ma oltre alle comuni diffidenze, sotto la cenere permane una brace di odi ricambiati e feroci.

Poi, come se già questo non fosse ancora sufficiente, questo comparto geopolitico è teatro di aspro confronto tra Stati Uniti e Russia.

È un gran bel problema, per la cui risoluzioni si entono voci al momento ancora sussurrate di una guerra che sia risolutrice.


La Stampa. 2018-02-19. Giacimenti di gas, il Mediterraneo orientale è a un bivio: pace economica o nuovi conflitti.

Le guerre sotto gli occhi di tutti e le crisi meno note a livello globale. Come sono iniziate? Chi è coinvolto? Quali gli scenari futuri? Rispondiamo a queste domande nell’approfondimento realizzato con l’European Council on Foreign Relations e la Compagnia di San Paolo.

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Affidarsi «alle mediazioni internazionali» anziché alle politiche di potenza nazionali perché le scoperte di giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale portino a una «pace economica» e non a una nuova guerra. Per Tareq Baconi, analista dell’ECFR per il Middle East and North Africa programme, la regione è a un bivio. Se imbocca la strada giusta gli Stati avranno più risorse per lo sviluppo interno, saranno «costretti» a riavvicinarsi e a collaborare, almeno a livello tecnologico, e l’Europa potrà trovare nuove fonti di approvvigionamento che la renderanno meno dipendente dal metano russo. Altrimenti potrebbe essere un disastro. Un primo segnale negativo è arrivato dal blocco da parte della marina militare turca della nave dell’Eni Saipem 12000 che si apprestava a cominciare le prospezioni per il giacimento Calypso di Cipro. 

Come possono essere risolte queste tensioni, la competizione fra Stati, alcuni formalmente ancora in guerra, per le nuove risorse?  

«La strada maestra sono le mediazioni internazionali. Le prove di forza non portano da nessuna parte. Affidarsi a istituzioni sopra le parti significa arrivare ad accordi, trattati, regolamenti internazionali che alla fine garantiscono tutti. Non bisogna esagerare la ricaduta di uno sviluppo in questo senso ma di sicuro l’Ue ha l’opportunità di agire su più fronti: spingere per maggiori riforme in Egitto, mediare nella disputa sui confini marittimi fra Libano e Israele, far ripartire i colloqui fra Turchia e Cipro, dare l’opportunità ai palestinesi di avere accesso a proprie risorse naturali». 

Le tensioni fra Turchia e Cipro sono però di nuovo ai massimi. C’entra anche la competizione fra diversi progetti di gasdotti, verso la costa turca o verso quella greca?  

«Queste tensioni vanno viste in un contesto più ampio. Il progetto di un gasdotto che parta dai giacimenti israeliani, in particolare il Leviathan, e arrivi in Turchia incontra fortissimi ostacoli. C’è la disputa fra Turchia e Cipro e c’è quella sul confine marittimo fra Israele e Libano. Nel 2010, quando sono cominciate le scoperte nel Mediterraneo orientale, le aspettative per l’esportazione di gas erano altissime, forse sopravvalutate. Il Leviathan, scoperto cinque anni fa, non è ancora entrato in produzione. Lo Zohr, in Egitto, andrà invece ad alimentare il mercato interno. Aphrodite, poco distante nelle acque cipriote, ha subìto per ora la stessa sorte di Leviathan. Soltanto nuove scoperte vicino alla costa di Cipro, come il giacimento Calypso da parte dell’Eni, potranno far cambiare le cose. Ma insisto, la nostra raccomandazione è per una mediazione internazionale, a livello Ue o dell’Onu. Un primo esempio potrebbe essere proprio per la disputa sulle acque territoriali fra Israele e Libano». 

Che impatto prevede per il mercato globale, l’Europa ne potrà trarre vantaggio?  

«In prospettiva globale, le riserve nel Mediterraneo orientale sono modeste. È possibile che tutte le scoperte in questa area finiscano per alimentare i mercati interni, in forte crescita, come è successo in Israele e succederà in Egitto. Anche la Giordania e i Territori palestinesi sono possibili sbocchi. Per quanto riguarda la sicurezza energetica, l’Europa si trova in questo momento in una posizione migliore di quel che sembra. Ha molte opzioni disponibili per diversificare le sue fonti. Può puntare sulle energie rinnovabili all’interno e ridurre la dipendenza da combustibili fossili, ha davanti a sé un mercato del gas metano liquido (Lng) in rapida espansione». 

Ma il trasporto del gas liquido non costa di più rispetto a quello con i tradizionali gasdotti?  

«Dipende dalla provenienza. Il gas liquido (Lng) proveniente dal Qatar ha un prezzo minore di quello che proviene dall’America, che si sta affacciando ora sul mercato. Prevediamo che il Qatar avrà un ruolo molto importante con il suo Lng nel futuro». 

Resta la forte dipendenza dell’Ue dalle importazioni da zone ad alta conflittualità, la Russia, il Golfo.  

«In realtà né la Guerra Fredda né il recente conflitto in Ucraina hanno interferito nelle importazioni dalla Russia. Anche lo scontro all’interno dei Paesi del Golfo, con l’isolamento del Qatar, non ha avuto conseguenze sul traffico delle navi gasiere». 

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Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Europa. Italia. Condanna a morte passata in giudicato.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-29.

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Questo articolo tratta un tema aborrito dai liberal e dai socialisti ideologici. Per di più è scritto con una terminologia aliena dal politicamente corretto ed è corroborato da dati numerici inappugnabili. Gli idiosincrasici si astengano dalla lettura.

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Il discorso tenuto dal Presidente Trump in occasione della Marcia Pro – Life di Washington ha suscitato un prevedibile coro di ingiuriosi epiteti. Gli diamo atto di aver dimostrato un coraggio del tutto fuori la norma.

«We have tens of thousands of people watching us right down the road — tens of thousands.  So I congratulate you.  And at least we picked a beautiful day.  You can’t get a more beautiful day.»

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«Today, I’m honored and really proud to be the first President to stand with you here at the White House to address the 45th March for Life.  That’s very, very special — 45th March for Life»

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«Today, tens of thousands of families, students, and patriots — and, really, just great citizens — gather here in our nation’s capital.  You come from many backgrounds, many places.  But you all come for one beautiful cause: to build a society where life is celebrated, protected, and cherished.»

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«The March for Life is a movement born out of love.  You love your families, you love your neighbors, you love our nation, and you love every child, born and unborn, because you believe that every life is sacred, that every child is a precious gift from God»

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«Because of you, tens of thousands of Americans have been born and reached their full, God-given potential — because of you.»

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«As you all know, Roe vs. Wade has resulted in some of the most permissive abortion laws anywhere in the world.  For example, in the United States, it’s one of only seven countries to allow elective late-term abortions, along with China, North Korea, and others.»

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«Americans are more and more pro-life. You see that all the time.  In fact, only 12 percent of Americans support abortion on demand at any time.»

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In Occidente la Weltanschauung liberal e socialista ideologica ha demolito nel corso di decenni l’istituto giuridico del matrimonio, riducendolo al rango di coabitazione pro tempore, ne ha facilitato e favorito la disgregazione eliminando il reato di abbandono del tetto coniugale, ha reso eventi automatici separazioni e divorzio.

Un gran colpo è stato poi inferto dal femminismo nel momento in cui patrocina l’ideologia di una femmina che si realizza esclusivamente nel lavoro, avendo in uggia famiglia e prole. Il discrimine consta nel termine “esclusivamente”.

Come ciliegina sulla torta è stato introdotto l’uso dell’aborto quale mezzo di controllo delle nascite. Non solo è stato legalizzato un omicidio volontario, ma è stato reso atto amministrativo la cui decisione spetta esclusivamente alla femmina, come se il maschio non fosse intervenuto a determinare la gravidanza. Tutto ciò è infine stato denominato “diritto fondamentale delle femmine“: le femmine hanno ottenuto il diritto di assassinare il feto che portano in grembo. Concetto invero molto strano di diritto, cui tra l’altro non corrisponde dovere alcuno. Etica e morale non sono oggetto di approvazione a maggioranza. Con lo stesso identico metro furono varate le leggi razziali: varia soltanto l’oggetto da mettere a morte.

È stato un peana alla sterilità della mente, del cuore e dell’utero.

Il risultato è semplice.

Nel volgere di alcuni decenni oltre sessanta milione di feti sono stati uccisi: legalmente, ma altrettanto legalmente, obbedendo a leggi ed ordini, gli Ebrei erano soppressi nelle camere a gas.

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I risultati sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere.

In Occidente, specie l’Europa, la stirpe autoctona sta andando verso la estinzione per carenza di nascite.

Il tasso di fertilità totale è 1.87 negli Stati Uniti, 1.50 in Spagna, 1.47 in Austria, 1.45 in Germania, 1.44 in Italia, 1.19 ad Hong Kong, e 0.83 a Singapore. Si noti però che il tasso di fertilità totale inerisce l’intera popolazione: nei paesi occidentali tale dato dovrebbe essere ridotto del 25% circa per ottenere il tasso di fertilità delle femmine autoctone.

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Gli uffici di statistica europei si sono dati un gran bel da fare per inghirlandare questi dati. Istat per esempio, assume che ogni anno entrino in Italia circa 500,000 immigrati, così la curva attesa della popolazione nel tempo resta quasi costante.

Ma adesso che l’immigrazione sta andando ad esaurimento i nodi arrivano al pettine.

«the Italian government and Eurostat expect that by 2080 there will be 53 to 60 million inhabitants in Italy. This can only be true if the indigenous population is replenished with 25 to 30 million first-generation migrants and their offspring from Africa or Asia.»

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«This can only be true if the indigenous population is replenished with 25 to 30 million first-generation migrants and their offspring from Africa or Asia»

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«the Italians will be a minority by 2080»

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Il problema non è soltanto etico e morale.

Confindustria bavarese ha recentemente rilasciato un report corredato da dati severi:

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Gli industriali tedeschi hanno dovuto ammettere l’impossibilità di rimpiazzare con un immigrato illetterato professori di scuola inferiore ed universitari, giudici, dipendenti di banca ed istituti finanziari, nonché militari.

«Unsere aktuelle Studie Arbeitslandschaft 2040 zeigt: die Fachkräftesicherung bleibt eine zentrale Herausforderung für unser Land. …. Wenn die Unternehmen ihren Personalbedarf nicht decken können, leidet die Wettbewerbsfähigkeit und in der Konsequenz die Wirtschaftskraft Deutschlands …. «Für das Jahr 2040 wird immer noch einen Fachkräftelücke in Höhe von 3,9 Millionen Arbeitskräften erwartet».

Sull’argomento è intervenuto anche Herr Weidmann, Governatore di Bundesbank.

Deutsche Bundesbank. Si moltiplicano i segnali di un disastro annunciato.

«The population in Germany will age in the coming years and fall significantly in the future …. This will also have an impact on the labour market …. the number of people of working age, ie between the ages of 15 and 74, will drop by nearly 2.5 million by 2025 …. the share of the population made up by older people aged between 55 and 74 will increase by 7 percentage points to roughly 40%»

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«Al 2025, essendo andata in pensione la classe del baby-boom, serviranno circa 900,000 insegnati nelle scuole, 600,000 burocrati dell’amministrazione pubblica, 130,000 addetti alle banche ed alla gestione finanziaria.»

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Di fronte a questi dati un gran numero di persone fa le spallucce e replica che sono per loro in non cale: tanto muoiono prima e non hanno prole, sono sterili.

Molte altre persone proclamano smargiassate, salvo poi doversi ricredere quando finiscono in un gerontocomio, sempre che ne abbiano i mezzi per permetterselo: ben difficilmente le rette sono inferiori 2,400 euro mensili, quasi trentamila euro l’anno. Quante illusione infrante quando ho portato persone in visita ai gerontocomi! Il personale ti cura “amorevolmente” fino a tanto che non è stato nominato l’amministratore di sostegno: poi inizia sulla terra l’inferno.

Gerontocomi: realtà che nessuno vorrebbe vedere e che si illude che non esistano.

Un’altra quota di persone conclude dicendo che solo l’eutanasia economica sarà un rimedio. Sicuramente le persone la mano delle quali non ha tremato nell’uccidere il proprio figlio non ha certo timore di suicidarsi. Ma questo è un rimedio personale, non certo collettivo.

Infine, ben pochi si rendono conto che se il futuro riserva un cospicuo ridimensionamento della numerosità della popolazione, gli effetti negativi si faranno sentire ben presto. Ne risulterà infatti alterato il fisiologico rapporto tra giovani e vecchi. I vecchi non possono accudire i vecchi: sono i giovani gli unici che possono accudir loro. Senza giovani, i vecchi muoiono di inedia.

Si pensi allora a quale razza di mondo lasciamo in eredità ai nostri giovani e poi meditiamo un po’ se non ce lo siamo meritati. Nella vita tantum dabis, tantum dabo.

In Germania ad oggi circa sette milioni e mezzo di giovani lavorano con contratti di Miniarbeit: ci si illude che muoiano dal desiderio di accudire i vecchi?

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L’unico modo per uscire da questa cultura della morte è riprendere a fare figli.

Abrogare tutte le leggi che hanno distrutto l’istituto familiare è sicuramente un primo buon passo.

Introdurre un sistema stipendiale che reintroduca gli assegni familiari commensurati alla numerosità della prole sarebbe iniziativa meritoria.

Ma il problema non si estingue nel mero computo economico: è necessaria una mutazione di mentalità.

Deve morire questa Weltanschauung della morte.

Ed in questo una legge di tassazione su celibi e nubili potrebbe essere già un buon incentivo.


Zero Hedge. 2018-01-19. The Incredible Shrinking Population: By 2080, Italians Will Be A Minority In Their Own Nation

Though the official data shows that Italy’s population was growing until 2015 and according to a Eurostat projection it will stabilize within the next decades, the number of indigenous citizens is shrinking with an astonishing pace: every year by a quarter of a million, and this decline will accelerate. That means that the projected demographic growth can only be achieved by mass migration from Africa and Central Asia. Currently most migrants in Italy are from Romania but that number is declining rapidly. There will be less and less migration from other European countries because all European nations are in a dramatic demographic decline and because due to the prolonged Italian economic crisis the country is not a prime destination for people from other European states.

If the official Eurostat forecast is correct, then within 60 years or, taking into consideration the current pace of migration even sooner, 50% of Italy’s inhabitants will be of African or Asian descent. The figures found by our demographic-research team are by far not unique and government statisticians have the same numbers. Not only are the Italian and European authorities fully aware of this, but they seem to be executing a re-population program on such a monumental scale that will dwarf the Swedish mass migration experiment.

The Italian fertility rate (of indigenous and naturalized female citizens), i.e. the number of children per woman, is 1.34, which is far below the replacement level of 2.1. Much the same is true of the whole European continent. In this respect Europe resembles Japan. The difference is that while the Japanese authorities expect the country’s population to decline by a stunning 60% by the end of this century, the European governments predict a population growth. Why is that so? The answer is simple. The European leaders have opted for replenishing their nations with migrants whereas their Japanese counterparts have not. The Tokyo authorities refuse to replace their people with aliens, knowing full well that in the long run such a step would mean that Japan will only continue to exist in name.

To get a better understanding of the demographic development in Europe, the Gefira team has developed software for population simulation, called Cerberus 2.0. The program is fed with millions of records provided by Eurostat and National Statistic Agencies of different European member-states. For Italy, Cerberus 2.0 began its simulation with the 1985 population level, which is the first year for which a complete database concerning death and fertility rates is available. To calculate the population of the subsequent years, Cerberus 2.0 increased the age of all groups. The program uses the age-specific fertility and death rates for each year. The number of newborns can be calculated from the age-specific fertility rate multiplied by the number of women in each year. The program can determine very precisely how many newborns there are and how many people die in each age-group. Demographic prediction without migration is the most precise forecast and leaves us with little uncertainty about the plight of the Italian nation.

Starting with the year 1985, Cerberus 2.0 calculated that in 2016 Italy should have numbered 55 million people. Yet, according to Istat, the Italian National Institute of Statistics, there were 60 million inhabitants, which means that 5 million of them were immigrants. This fact was both admitted by Istat and predicted by our software.

For the predictions after 2016 Cerberus 2.0 uses the fertility and death rates from 2016. This simulation gives a very accurate estimation of the future Italian population.

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Without a drastic change in the attitude to family life and reproduction in Western society, the fertility rates of native Europeans will not increase. A relative high number of children per family in some European countries are due to (especially) first generation immigrants. For example the overall (indigenous and immigrant) fertility rate in the Netherlands is 1.67 while the fertility rate of the women born in the Netherlands is a meager 1.5.

Life expectancy will not change significantly the overall demographic picture. The death rate for the cohort of people aged up to 65 in Western countries is so low that improvements in this respect are hardly possible. Life expectancy of seniors can increase a little, but that will not affect the growth of a population in any significant way. Fertility generally ends at the age of 55. Demographers know precisely the future of the western native populations, and yet there is little or no academic debate about their looming extinction.

There is a large group of social scientists who cling to the belief (and that’s the right word for it) that migrants from Morocco, Congo or Zimbabwe will absorb the Italian culture and blend into the Italian nation. The common reply to critics of immigration policies is that ”problems will disappear after the second generation” or that ”it will be like the US” where there are Italian-Americans, Chinese-Americans, African-Americans and so on. In other words, within one or two generations the new black Italians will behave as Italians, and no difference will be noticeable apart from their dark skin colour. A different opinion, based on tangible evidence, is deemed racist and treated accordingly. The discussion in “polite society” is focused on the size and speed of migration and the integration of the arrivals. Like it was in Galileo’s days, the believers have the upper hand over those who adduce observation and facts. The future US is not going to resemble the past US: the present US is already in the process of change. And yet, problems do not ”disappear after two generations”. France, which now has the third generation of third-world immigrants, faced ethnic riots over a decade ago, with the then President Sarkozy labeling the North African rioters ”scum”. Such conflicts can never be ironed out. Cultural clashes between Catholics and Protestant migrant communities in the US weren’t uncommon, yes, but they never evolved into the regular outbreaks of Islamic terrorism we are seeing in Europe today. Immigrants to the US were also never expected to benefit from a developed welfare system equivalent to the ones we have in Europe nowadays Mark Faber, a Swiss investor, was removed from many public functions for his remark that if Africans had founded America, the USA would look like Africa. While this seems a truism for ordinary people, the investor was forced to apologise by the politically correct community, high minded academics and journalists. Any person who believes mass migration from Africa will change the face and soul of the nation is labeled a racist.

With zero immigration and the current birth rate Cerberus 2.0 predicts that in 2080 the Italian population will be reduced to about 27 million people and in 2100 it will be further reduced by 60% to 20 million, which is the same result as the Japanese statisticians predict for Japan. Surely, the renowned economists, policymakers, and trend forecasters are aware of such a drastic change in Western societies or are they?

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Despite these data, the Italian government and Eurostat expect that by 2080 there will be 53 to 60 million inhabitants in Italy. This can only be true if the indigenous population is replenished with 25 to 30 million first-generation migrants and their offspring from Africa or Asia. Even if migration does not accelerate, the Italians will be a minority by 2080. If we consider the migration rate of the last five years, this can happen even sooner.While the general public is unaware of its fate, top policy-makers know the numbers. German, Spanish, Norwegian, Irish and Dutch NGOs as well as the European Navy have ferried a shocking 600 thousand non-Western migrants from Libya to Italy since 2014. This has been done with the full complicity of the current Italian authorities. The grand replacement is no accident nor is it intended to be stopped. It is a well designed, devious program without the European natives having a say.

 


The White House. 2018-01-19. Remarks by President Trump to March for Life Participants and Pro-Life Leaders

THE PRESIDENT:  Thank you very much.  That’s so nice.  Sit, please.  We have tens of thousands of people watching us right down the road — tens of thousands.  So I congratulate you.  And at least we picked a beautiful day.  You can’t get a more beautiful day.

I want to thank our Vice President, Mike Pence, for that wonderful introduction.  I also want to thank you and Karen for being true champions for life.  Thank you, and thank Karen.  (Applause.)

Today, I’m honored and really proud to be the first President to stand with you here at the White House to address the 45th March for Life.  That’s very, very special — 45th March for Life.  (Applause.)

And this is a truly remarkable group.  Today, tens of thousands of families, students, and patriots — and, really, just great citizens — gather here in our nation’s capital.  You come from many backgrounds, many places.  But you all come for one beautiful cause: to build a society where life is celebrated, protected, and cherished.

The March for Life is a movement born out of love.  You love your families, you love your neighbors, you love our nation, and you love every child, born and unborn, because you believe that every life is sacred, that every child is a precious gift from God.  (Applause.)

We know that life is the greatest miracle of all.  We see it in the eyes of every new mother who cradles that wonderful, innocent, and glorious newborn child in her loving arms.

I want to thank every person here today and all across our country who works with such big hearts and tireless devotion to make sure that parents have the care and support they need to choose life.  Because of you, tens of thousands of Americans have been born and reached their full, God-given potential — because of you.

You’re living witnesses of this year’s March for Life theme.  And that theme is: Love saves lives.  (Applause.)

As you all know, Roe vs. Wade has resulted in some of the most permissive abortion laws anywhere in the world.  For example, in the United States, it’s one of only seven countries to allow elective late-term abortions, along with China, North Korea, and others.

Right now, in a number of states, the laws allow a baby to be born [torn] from his or her mother’s womb in the ninth month. It is wrong; it has to change.

Americans are more and more pro-life.  You see that all the time.  In fact, only 12 percent of Americans support abortion on demand at any time.

Under my administration, we will always defend the very first right in the Declaration of Independence, and that is the right to life.  (Applause.)

Tomorrow will mark exactly one year since I took the oath of office.  And I will say, our country is doing really well.  Our economy is perhaps the best it’s ever been.  You look at the job numbers; you look at the companies pouring back into our country; you look at the stock market at an all-time high; unemployment, 17-year low.

Unemployment for African American workers, at the lowest mark in the history of our country.  Unemployment for Hispanic, at a record low in history.  Unemployment for women, think of this, at an 18-year low.  We’re really proud of what we’re doing.

And during my first week in office, I reinstated a policy first put in place by President Ronald Reagan, the Mexico City policy.  (Applause.)

I strongly supported the House of Representative’s Pain-Capable bill, which would end painful, late-term abortions nationwide.   And I call upon the Senate to pass this important law and send it to my desk for signing.  (Applause.)

On the National Day of Prayer, I signed an executive order to protect religious liberty.  (Applause.)  Very proud of that.

Today, I’m announcing that we have just issued a new proposal to protect conscience rights and religious freedoms of doctors, nurses, and other medical professionals.  So important.  (Applause.)

I have also just reversed the previous administration’s policy that restricted states’ efforts to direct Medicaid funding away from abortion facilities that violate the law.  (Applause.)

We are protecting the sanctity of life and the family as the foundation of our society.  But this movement can only succeed with the heart and the soul and the prayer of the people.

Here with us today is Marianne Donadio from Greensboro, North Carolina.  Where is Marianne?  Hello.  Come on up here, Marianne.  Come.  (Applause.)  Nice to see you, Marianne.

Marianne was 17 when she found out she was pregnant.  At first, she felt like she had no place to turn.  But when she told her parents, they responded with total love, total affection, total support.  Great parents?  Great?

DONADIO:  Wonderful parents, yes.

THE PRESIDENT:  I thought you were going to say that.  I had to be careful.  (Laughter.)

Marianne bravely chose life and soon gave birth to her son.  She named him Benedict, which means blessing.

Marianne was so grateful for her parents’ love and support that she felt called to serve those who were not as fortunate as her.  She joined with others in her community to start a maternity home to care for homeless women who were pregnant.  That’s great.  They named it “Room at the Inn.”

Today, Marianne and her husband, Don, are the parents of six beautiful children, and her eldest son Benedict and her daughter Maria join us here today.  Where are they?  (Applause.)  Come on over.  How are you?  That’s great.

Over the last 15 years, Room at the Inn has provided housing, childcare, counseling, education, and job training to more than 400 women.  Even more importantly, it has given them hope.  It has shown each woman that she is not forgotten, that she is not alone, and that she really now has a whole family of people who will help her succeed.

That hope is the true gift of this incredible movement that brings us together today.  It is the gift of friendship, the gift of mentorship, and the gift of encouragement, love, and support.  Those are beautiful words, and those are beautiful gifts.  And most importantly of all, it is the gift of life itself.

That is why we march.  That is why we pray.  And that is why we declare that America’s future will be filled with goodness, peace, joy, dignity, and life for every child of God.

Thank you to the March for Life — special, special people.  And we are with you all the way.  May God bless you and may God bless America.  Thank you.  Thank you.  Thank you very much.

Pubblicato in: Amministrazione, Trump

America. Elezioni di mezzo termine 2018.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-11.

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«Le elezioni di metà mandato o medio termine (dall’inglese Midterm Elections) si tengono negli Stati Uniti e riguardano il Congresso, le assemblee elettive dei singoli Stati, e alcuni dei governatori dei singoli Stati. Non riguardano l’elezione del presidente degli Stati Uniti.

Tale tornata elettorale si tiene il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre degli anni pari e riguarda i 435 membri della Camera dei rappresentanti e un terzo dei 100 membri del Senato (alternativamente 33 o 34). Le elezioni di metà mandato si tengono a metà del mandato presidenziale (4 anni), e da ciò deriva la loro denominazione.

Le elezioni di metà mandato riguardano anche i governatori di trentasei dei cinquanta Stati membri degli Stati Uniti: trentaquattro Stati infatti eleggono il loro governatore per un mandato quadriennale durante le elezioni midterm, mentre il Vermont ed il New Hampshire eleggono i propri governatori per un mandato biennale in concomitanza, quindi, una volta con le elezioni presidenziali, e una volta con le midterm elections. Vengono eletti inoltre in questa occasione i membri delle assemblee legislative degli Stati membri e degli organi di contea per un mandato di due anni.

Le ultime elezioni di metà mandato per la Camera dei rappresentanti, per il Senato e per i governatori degli Stati membri si sono tenute il 4 novembre 2014, mentre le prossime si terranno il 6 novembre 2018.» [Fonte]

Ricapitolando.

Il 6 novembre 2018, tra poco più di un anno, negli Stati Uniti di America si terranno elezioni per:

– rinnovare tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti;

– eleggere il Delegato per il Distretto di Columbia ed i delegati dei territori, eccetto il Commissario residente di Puerto Rico.

– rinnovare 33 dei 100 seggi senatoriali;

– rinnovare 39 governatori di stati o territori;

– rinnovare un elevato numero di deputati e senatori di stati;

– eleggere un certo quale numero di giudici locali e federali.

Nota.

– Gli stati dispongono di un numero di deputati alla Camera dei Rappresentanti grosso modo proporzionale alla popolazione: per esempio, la California eleggerà 53 deputati, essendo lo stato più popolato degli Stati Uniti.

– Ogni stato ha diritto ad essere rappresentato in Senato da due senatori: tale numero è fisso e non dipende quindi dalla popolosità dello stato. Così, sia l’Alaska sia la California hanno ciascuno due senatori.

– Ogni stato vota in accordo alla sua propria legge elettorale. Mentre in alcuni vige il sistema proporzionale, in altri vige invece il criterio di collegio. Lo stato è diviso in zone territoriali, con denominazioni varie (collegi, distretti, etc), che eleggono ciascuna il proprio deputato. Di conseguenza, il numero assoluto dei voti presi in uno stato da un partito non corrisponde necessariamente al numero di eletti attribuiti.

Nota lessicologica.

Il termine “trifecta” indica la condizioni in cui un partito abbia conquistato sia il governatorato sia il parlamento dello stato.

* * * * * * *

Al momento attuale assistiamo ad una ridda di sondaggi che porgono risultati conflittuali: sarebbe troppo prematuro per stabilire quali possano essere reali. Tutti i sondaggi dei media sarebbero concordi nel dire che la popolarità del Presidente Trump sia ai livelli di quelli che aveva a suo tempo Mrs Hollande.

2017-08-18__Trifects__001

Per contro, nelle cinque tornate elettive suppletive Mr Trump ha sempre conquistato la vittoria elettorale, ed anche con buone maggioranze, vittoria che potrebbe anche ripetersi nelle elezioni del 15 in Alabama.

2017-08-18__Trifects__002

Non solo, constatiamo che

Il Governatore democratico della West Virginia passa ai repubblicani.

Constatiamo infine anche che

«Over 1,000 seats have been lost nationally by Democrats, including the U.S. Senate, U.S. House and state chambers across the country»

In parole poverissime: i dati elettorali disponibili smentirebbero vistosamente le previsioni fatte dai media liberal democratici.

*

United States House of Representatives elections, 2018

435 seggi, 218 la maggioranza. Ad oggi 241 repubblicani e 194 democratici.

Le previsioni attuali prevedrebbero che i repubblicani possano mantenere la maggioranza.

*

United States Senate elections, 2018

100 seggi, 51 la maggioranza. Ad oggi 52 repubblicani e 46 democratici. Sono da rinnovare 33 dei 100 seggi senatoriali. 23 seggi sono al momento democratici ed 8 repubblicani: i restanti indipendenti.

Le previsioni attuali prevedrebbero che i repubblicani possano mantenere la maggioranza, aumentando a 54 – 56 senatori.

2017-08-18__Trifects__004

*

United States gubernatorial elections, 2018

Si debbono rinnovare 39 governatori di stati o territori.

Al momento, 26 trifecta sono repubblicani e 6 trifecta sono democratici. La maggior quota di candidati governatori democratici dovrà concorrere in stati che alle elezioni presidenziali avevano votato repubblicano.

2017-08-18__Trifects__003

* * * * * * *

Conclusione.

Questa sembrerebbe essere la situazione odierna. In un anno di tempo il clima politico potrebbe essere anche nettamente differente, per cui al momento azzardare previsioni sembrerebbe essere del tutto prematuro.

Forse, l’unico elemento che potrebbe essere preso in considerazione, ma con tutte le cautele, è quello economico: usualmente, in termini medi, gli americani privilegiano alle elezioni i candidati di partiti che hanno conservato il loro potere di acquisto, soprattutto quello locale. Da questo punto di vista sono una nazione a pelle di leopardo.

Se però, come potrebbe sembrare verosimile, Mr Trump potesse conservare la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, eliminando i personaggi ambigui e facendo eleggere persone più affidabili, nei due anni rimanenti di mandato potrebbe davvero cambiare la storia degli Stati Uniti, e con loro del mondo occidentale.

Nota.

Il lessico potrebbe giocare brutti scherzi.

Il termine “vittoria” dovrebbe essere riservato al partito che riesce a fare eleggere il proprio candidato che subentra ad uno di parte avversa.

Il mero subentro prende nome di “conservazione“, ed ha un significato politico del tutto differente.


Independent Journal Review. 2017-08-11. The 10 Senate Seats Most Likely to Switch Parties in 2018 Should Terrify Democrats.

There are many polls out declaring doom and gloom for Republicans this mid-term election.

But Eric Bradner of CNN has grim news for Democrats: Don’t expect an easy ride in 2018. In fact, if you’re a betting man, bet on Democrats losing ground. Bradner handicapped the top 10 Senate races in the country most likely to flip this year.

According to his analysis:

«The across-the-board primary battles are complicating what should be a hugely advantageous map for Republicans. Democratic senators are running for re-election in 10 — that’s right, 10 — states that President Donald Trump won in 2016. The GOP, meanwhile, only has two members who currently look like they could be in real jeopardy

At stake is control of the Senate, where the GOP currently holds 52 of 100 seats.

Democrat Senate seats most likely to flip:

– Missouri: Sen. Claire McCaskill

– Indiana: Sen. Joe Donnelly

– West Virginia: Sen. Joe Manchin

– Montana: Sen. Jon Tester

– North Dakota: Sen. Heidi Heitkamp

– Wisconsin: Sen. Tammy Baldwin

– Ohio: Sen. Sherrod Brown

– Florida: Sen. Bill Nelson

Republican Senate seats most likely to flip:

– Nevada: Sen. Dean Heller

– Arizona: Sen. Jeff Flake

I’d encourage you to read the analysis here.

Democrats are on their heels out of pocket in 2018. According to David Wasserman, writing at FiveThirtyEight, Democrats could run the board in swing districts and still be in a terrible position:

«Even if Democrats were to win every single 2018 House and Senate race for seats representing places that Hillary Clinton won or that Trump won by less than 3 percentage points — a pretty good midterm by historical standards — they could still fall short of the House majority and lose five Senate seats.

This is partly attributable to the nature of House districts: GOP gerrymandering and Democratic voters’ clustering in urban districts has moved the median House seat well to the right of the nation. Part of it is bad timing. Democrats have been cursed by a terrible Senate map in 2018: They must defend 25 of their 48 seats1 while Republicans must defend just eight of their 52

Democrats must defend 23 seats in the Senate in 2018.

Pubblicato in: Medio Oriente, Russia, Stati Uniti

Medio Oriente. Un futuro di Realpolitik.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-10.

Siria. Al-Qaim. 002

La situazione siriana sta evolvendo verso una prima apparenza di normalità o, meglio, di equilibrio metastabile.

Grazie al sostanziale supporto politico e militare russo, il Presidente Bashar al-Assad è saldamente al governo della propria nazione.

L’esercito siriano e le formazioni che lo fiancheggiano hanno ripreso il controllo di quasi tutto il territorio nazionale, e la battaglia per al-Qaim si è svolta al confine in territorio iracheno. Con la liberzione di al-Buqamal, posta in Siria di rimpetto ad al-Qaim, è stata liberata, anche se non ancora in modo definitivo, la strada che da Bagdad porta al confine siriano, e di qui a Deir el-Zor: con bivio a nord verso al_Raqqa ed Aleppo lungo la valle dell’Eufrate, a sud verso Damasco. Chi controllasse l’Eufrate controllerebbe gran parte dell’approvvigionamento idrico iracheno.

*

Ora che l’orgia distruttiva sembrerebbe essersi avviata al declino, tutto sembrerebbe essere restato immutato, tranne un elemento nuovo e sostanziale: la Russia di Mr Putin ha ripreso il controllo di gran parte di questo scacchiere geopolitico, essendo andata ad occupare gli spazi lasciati vuoti dall’Occidente.

La Siria è stata quasi totalmente distrutta e gran parte della sua popolazione, specie quella giovane e meglio preparata, è fuggita.

È stato un immane quanto inutile macello.

Forse però il vero risultato che è stato conseguito è l’abbandono di politiche ideologizzate per ritornare alla Realpolitik.

«Il successo dell’intelligence siriana fu notevole quando arrestò una squadra dell’intelligence inglese in Siria, che negli ultimi anni ebbe il compito di assassinare molti scienziati e militari della Siria, ottenendo, con questo risultato, la liquidazione dell’agente inglese ad al-Raqqa che lavorava con lo SIIL, “Qadis”, nome in codice di Grace Harris, eliminata con una bomba; ma i rapporti occidentali rivelavano che l’Esercito arabo siriano conosceva “decisamente” la realtà dei fatti.»

*

«Damasco è consapevole dell’interesse di Washington e dei Paesi della NATO, oltre che d’”Israele”, per una base in questa città, dove si è scoperto che anche Riyadh è entrata per rafforzare l’influenza dei separatisti curdi nella Siria nordorientale»

*

«Tuttavia, le informazioni più importanti sono quelle nominate da una fonte militare russa, secondo cui dopo la fine delle battaglia di al-Buqmal inizierà lo scenario più importante della storia della guerra siriana, comportando, in sostanza, la riapertura delle ambasciate occidentali a Damasco il prossimo anno, incoronata dalla visita senza precedenti di un capo di Stato nella capitale siriana, per incontrare il Presidente Bashar al-Assad.»

*

Lo ripetiamo.

Abbandono di politiche ideologizzate per ritornare alla Realpolitik.

Non ci si stupisca quindi se il futuro ben si presterà all’opera di altri chirurghi della storia: solo la morte può risolvere simili problemi.


Aurora. 2017-11-04. Sorprendenti sorprese a Raqqa: i “tesori” presi dall’Esercito arabo siriano

La battaglia più difficile e più importante per Washington è la presenza senza precedenti dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati per controllare T2, la leva per avanzare verso le città di confine attraverso il Badiyah. Allo stesso tempo, la battaglia per la liberazione di al-Qaim in Iraq è stata lanciata dall’altra parte del confine, dove le forze irachene e i combattenti popolari si preparano ad assaltarla in qualsiasi momento, dopo averne raggiunto la periferia. Su entrambi i lati del confine siriano-iracheno, Washington insegue Damasco e gli alleati nella corsa ad al-Buqmal, mobilitando per la battaglia tutte le capacità logistiche e d’intelligence per impedirne la risoluzione a vantaggio dell’Asse della Resistenza, come rivelava un ex- ufficiale della Marina Militare statunitense, basandosi su rapporti d’intelligence secondo cui il comandante della Forza al-Quds della Guardia rivoluzionaria iraniana, Generale Qasim Sulaymani, aveva preparato una sorpresa “di calibro”. I separatisti curdi Ishiah in Siria ricevevano informazioni su un imminente grande evento militare dopo che gli eserciti siriano ed iracheno, e loro alleati, liberavano al-Buqamal e al-Qaim, collegando i confini siriano e iracheno. L’ex-ufficiale statunitense probabilmente riceveva informazioni da Washington su un piano dell’intelligence concluso a Damasco, alla presenza del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, il Maggior-Generale Mohammad Baqari, atterrato nella capitale siriana due settimane prima alla guida di una delegazione militare iraniana di alto livello, e durante cui completava con l’omologo siriano il piano per liberare al-Buqamal e collegare il confine siriano ed iracheno, dove gli statunitensi hanno mobilitato molte risorse militari dopo aver assicurato il passaggio a un gran numero di combattenti “ospiti”. Un gruppo di combattenti tribali fu diretto ad al-Buqmal per formare una potente forza dotata di sofisticate armi e mezzi di comunicazione statunitensi, sufficiente ad affrontare Esercito arabo siriano ed alleati per rimescolare le carte sul fronte orientale siriano, dove si vincono le battaglie più importanti di tutte. D’altro canto, una fonte vicina alla sala operativa degli alleati dell’Esercito arabo siriano, sottolineava che la mobilitazione statunitense per al-Buqamal per impedire il congiungimento del confine siriano-iracheno, non è paragonabile a ciò che Damasco ed alleati hanno preparato per questa battaglia. Recentemente, Washington ed alleati circondavano del silenzio ufficiale statunitense-“israeliano”:

1 – Il colpo del processo della restaurazione irachena a Qirquq, che ha sorpreso Washington e Tel Aviv; poche ore dopo che il comandante della Forza al-Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Generale Qasim Sylaymani, arrivava in Iraq, spazzava via i loro sogni sull’istituzione dello Stato curdo, costringendoli dopo poche settimane ad abbandonare Masud Barzani, dopo che aveva dichiarato che Qirquq era “il santuario del Kurdistan”.

2 – Il lancio dei missili siriani il 16 ottobre contro un velivolo “israeliano” che precipitava sul confine libanese, negato dai media ebraici che parlavano di “difetto tecnico” dovuto a una collisione con un uccello… In particolare l’azione della difesa aerea siriana coincise con la visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu nella Palestina occupata, per portare un importante messaggio russo “a chi vuol sentire”. L’Esercito arabo siriano non si fermava, a questo punto; un altro colpo a statunitensi ed “israeliani” passava col sequestro dell’arsenale, abbandonato dall’organizzazione “SIIL” durante la fuga dei suoi capi e combattenti dalla città di al-Mayadinm quando l’esercito vi entrò, conservato nei depositi e nelle fortificazioni difficili da penetrare e comprendente sistemi di comunicazione e ricognizione statunitensi e “israeliani”, presentato al pubblico come bottino preso dalle forze siriane, un colpo simile a quello inflitto durante la battaglia per la liberazione di Aleppo, quando le unità dell’Esercito arabo siriano sequestrarono grandi quantità di armi statunitensi inviate da Washington ai terroristi “prima” della vittoria, giunte nel momento in cui la città veniva investita da militari ed alleati. Il successo dell’intelligence siriana fu notevole quando arrestò una squadra dell’intelligence inglese in Siria, che negli ultimi anni ebbe il compito di assassinare molti scienziati e militari della Siria, ottenendo, con questo risultato, la liquidazione dell’agente inglese ad al-Raqqa che lavorava con lo SIIL, “Qadis”, nome in codice di Grace Harris, eliminata con una bomba; ma i rapporti occidentali rivelavano che l’Esercito arabo siriano conosceva “decisamente” la realtà dei fatti.

Damasco è consapevole dell’interesse di Washington e dei Paesi della NATO, oltre che d’”Israele”, per una base in questa città, dove si è scoperto che anche Riyadh è entrata per rafforzare l’influenza dei separatisti curdi nella Siria nordorientale, e la visita del ministro saudita Thamir al-Subhan di due settimane fa prova tale sostegno, in coincidenza con la politica d’”integrare gli israeliani” sui curdi in Siria, dopo la disintegrazione del sogno d’istituire uno Stato curdo in Iraq, consentendo a Tel Aviv di lanciare una pipeline per rubare il petrolio siriano dalle aree d’influenza curda e trasferirlo in “Israele” attraverso la Giordania. Sullo sviluppo delle basi militari statunitensi e francesi a Raqqa viene sollevato un grosso interrogativo dalle gravi informazioni che rivelano l’intenzione di disimpegnare la NATO nel breve periodo dalla base turca d’Incirlik. Pertanto, la “stupidità” dei separatisti curdi in Siria, non comprendendo il messaggio del “colpo della restaurazione a Qirquq”, come prima versione per “disciplinare” i loro compari del Kurdistan iracheno, una seconda versione “disciplinare” è pronta e li aspetta. Secondo un esperto militare russo, la battaglia per “eradicare” l’influenza dei separatisti curdi in Siria è inevitabile. Questo si aggiunge alle relazioni confermate dal Centro studi FIRIL secondo cui la prossima battaglia con la milizia Qusd partirà da al-Hasaqah. Tuttavia, le informazioni più importanti sono quelle nominate da una fonte militare russa, secondo cui dopo la fine delle battaglia di al-Buqmal inizierà lo scenario più importante della storia della guerra siriana, comportando, in sostanza, la riapertura delle ambasciate occidentali a Damasco il prossimo anno, incoronata dalla visita senza precedenti di un capo di Stato nella capitale siriana, per incontrare il Presidente Bashar al-Assad.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Ong. Si preannunciano tempi duri. Sea Shepherd out.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-31.

2017-08-31__Sea Shepherd__001

«Il gruppo attivista radicale Sea Shepherd ha deciso di abbandonare dopo 12 anni la sua annuale campagna di inseguimento e ostruzione delle baleniere giapponesi»

*

«accusando i “governi ostili” di Usa, Australia e Nuova Zelanda di agire “in lega con il Giappone” contro le sue campagne di protesta»

*

«il Giappone ha approvato leggi antiterrorismo che sanciscono la presenza delle navi di protesta vicino alle baleniere come reato di terrorismo»

In parole miserrime, se si avvicinano alle baleniere, i giapponesi li pigliano a cannonate.

E le cannonate sono sempre convincenti.

* * * * * * * *

Sea Shepherd.

«We are Sea Shepherd.

Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) is an international non-profit, marine wildlife conservation organization…

Established in 1977, our mission is to end the destruction of habitat and slaughter of wildlife in the world’s oceans in order to conserve and protect ecosystems and species. We use innovative direct-action tactics to investigate, document, and take action when necessary to expose and confront illegal activities on the high seas. By safeguarding the biodiversity of our delicately balanced ocean ecosystems, Sea Shepherd works to ensure their survival for future generations.»

Ecco l’organigramma direttivo.

Paul Watson, Founder, President, And Executive Director; Pamela Anderson, Chairwoman; Pritam Singh, Vice-President; Peter Rysman, Secretary-Treasurer; Tambrey Laine, Director.

Lasciamo al lettore l’onere di cercarsi chi siano e cosa facciano. Chi ben cercasse, potrebbe rimanerne stupito.

*

Ed ecco la denuncia dei redditi 2013, l’ultima resa pubblica. Ecco a cosa si sono ridotti i 13,657,688 dollari. Fosse stata la denuncia di Mr Smith oppure del sig. Brambilla li avrebbero crocefissi.

2017-08-31__Sea Shepherd__002

2017-08-31__Sea Shepherd__003

«The Humane Society of the United States …. its $130 million budget» [Activist Facts]

* * * * * * * *

Era davvero molto facile fare terrorismo marittimo quando i governi americano, australiano e nuovo zelandese davano sia la copertura politica sia quella finanziaria.

Quella denuncia dei redditi dovrebbe insegnare molte cose. Si raccolgono cifre consistenti, e qui non sono considerati i fondi federali elargiti tramite molteplici canali, si è esentati dal pagamento delle tasse, quasi tutte le entrate sono usate come stipendi (esentasse) dei dirigenti.

Ma cosa mai se ne farà degli stipendi questa dirigenza?

«Pamela Anderson was born in Ladysmith, British Columbia, Canada and grew up there and in Vancouver, British Columbia, Canada.

Nothing suggests that Anderson had a religious childhood or any kind of faith during her upbringing.

Anderson is a liberal Democrat. She supports Barack Obama, the legalization of marijuana, animal rights, and environmental issues.

Anderson officially endorsed Barack Obama in 2008, and insisted that the president is “sexy.” That might have been a little flirting to help her case to legalize marijuana, something she personally asked President Obama to do.» [Fonte]

*

Riflettiamo bene su questa frase:

«accusando i “governi ostili” di Usa, Australia e Nuova Zelanda».

Alcune brevi considerazioni.

Mentre i Governi sono stati eletti da libere elezioni, le ong sono associazioni private, non vidimate dal suffragio popolare.

Le ong sono strumenti politici ed economici, che aggirano tutti i principi democratici: cambiati gli indirizzi dei Governi e persa la protezione politica, contano quello che valgono. Ossia, nulla.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.


Ansa. 2017-08-30. Sea Shepherd rinuncia agli inseguimenti delle baleniere del Giappone

Stop dopo 12 anni di campagne annuali, Tokyo è troppo potente.

*

SYDNEY, 29 AGO – Il gruppo attivista radicale Sea Shepherd ha deciso di abbandonare dopo 12 anni la sua annuale campagna di inseguimento e ostruzione delle baleniere giapponesi che ogni estate australe operano nei mari antartici, riconoscendo di avere poche possibilità di successo contro la potenza economica e militare di Tokyo. E accusando i “governi ostili” di Usa, Australia e Nuova Zelanda di agire “in lega con il Giappone” contro le sue campagne di protesta. In un comunicato diffuso oggi, il fondatore di Sea Shepherd, Paul Watson, dichiara che la sua organizzazione di volontari non può competere con la tecnologia satellitare militare giapponese, che può seguire ogni movimento delle sue navi. Inoltre il Giappone ha approvato leggi antiterrorismo che sanciscono la presenza delle navi di protesta vicino alle baleniere come reato di terrorismo. Watson ha accusato in particolare il governo australiano di dare sostegno alle baleniere giapponesi ostacolando in ogni modo le attività di Sea Shepherd. “E’ tutto per placare il Giappone. Gli accordi commerciali hanno priorità sugli obblighi internazionali di conservazione”, ha detto, ricordando che le uccisioni avvengono in un’area designata come santuario delle balene. La caccia commerciale alle balene è proibita dal 1986, ma il Giappone ha continuato a ucciderle usando come scappatoia un’esenzione della Commissione Baleneria Internazionale per la ricerca scientifica. Nel 2014 l’Australia ha citato il Giappone davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, ottenendo un giudizio che condanna i programmi balenieri del Giappone come violazione del bando alla caccia commerciale, e respinge l’argomento di Tokyo sui fini “scientifici”. Watson sottolinea tuttavia i successi di 12 anni di azioni contro le baleniere giapponesi, avendo salvato con le sue azioni di contrasto 6.500 dei grandi cetacei, mentre la quota annuale di caccia è stata ridotta da 1000 balene per stagione a 333. E assicura che Sea Shepherd “non abbandonerà mai le balene”, ma formulerà un nuovo piano per contestarne la caccia.

Pubblicato in: Demografia

America. I numeri della mutazione in atto.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-20.

2017-08-20__America_Nascite__001

Il Pew Research Center ha recentemente rilasciato un interessante studio sulla popolazione degli Stati Uniti:

Statistical Portrait of the Foreign-Born Population in the United States

*

Lo studio è lungo e complesso: ne estraiamo qui solo due Tabelle, la 10 e la 14.

2017-08-20__America_Nascite__002

La Tabella 10 mostra come nel 2015 gli Stati Uniti avessero una popolazione totale di 321,418,821 persone, delle quali 278,260,711 nate negli Usa e 43,158,110 nate in paesi esteri.

La Tabella 14 invece ci indica che nel 2015 il numero totale di donne che hanno avuto un figlio è 3,865,360, essendo 3,106,614 quelle nate negli Stati Uniti e 761,746 quelle nate in paesi esteri.

*

Adesso calcoliamo tre semplici percentuali.

100 * 3,865,360 / 321,418,821 = 1.20%

100 * 3,106,614 / 278,260,711 = 1.12%

100 * 761,746 / 43,158,110 = 1.77%.

*

Se sul totale della popolazione americana l’1.20% delle donne ha avuto un figlio, la percentuale nella popolazione nata negli Stati Uniti è 1.12% e quella nella popolazione nata all’estero è 1.77%.

*

È evidente come le donne straniere abbiano una prolificità ben maggiore rispetto a quelle delle donne autoctone.

Il risultato sarebbe stato ben più severo se invece di aver ripartito la popolazione per nazione di nascita la si fosse ripartita per ascendenza.

In conclusione. La popolazione yankee sta avviandosi al declino sostenuto dalla carenza di nascite.

Le implicanze sociali, economiche e politiche dovrebbero esse auto evidenti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici, Trump

Trump. Il debito sovrano totale da gennaio è sceso di 102.365 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-17.

2017-08-15__Treasury__001

Il Tesoro degli Stati Uniti ha comunicato che il debito sovrano totale ammontava a 19,844,938,940,351.37$ il 28 luglio, contro un valore di 19,947,304,555,212.49$ al venti gennaio, data di entrata in carica del Presidente Trump.

Quindi, in poco meno di sei mesi il debito sovrano totale è sceso di 102,365,614,861.12$.

2017-08-15__Treasury__002

2017-08-15__Treasury__003

*

«About TreasuryDirect

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* * * * * * *

Mr Obama iniziò il suo primo mandato presidenziale il 20 gennaio 2009. A tale data il debito pubblico totale ufficiale, ovvero quello iscritto a chiusura il 30 settembre 2008, ammontava a 10,024,724,896,912.49$. A fine mandato il debito pubblico totale ammontava a 19,947,304,555,212.49$, essendosi così quasi raddoppiato.

Durante l’Amministrazione Obama il debito sovrano totale è aumentato di 9,922,579,658,300.00$, ossia di 1,240 miliardi ogni anno di mandato.

Si prende atto dell’inversione di tendenza attuata dall’Amministrazione Trump. Non solo Mr Trump ha cessato il ricorso al debito, ma ha anche iniziato a ridurlo.

Per meglio capirci, in sei mesi non sono stati contratti gli usuali 600 miliardi di incrementi semestrali del debito ma ne sono stati risparmiati 102. Un’operazione che fa risparmiare al Contribuente americano 702 miliardi, per ora.

Una gran bella cifra: non parole, bensì dollari sonanti.

*

Mr Trump aveva chiaramente manifestato in campagna elettorale il suo fermo proposito di far cessare l’incremento del debito sovrano americano ed invertirne la tendenza. Aveva quindi ribadito le sue intenzioni appena un mese dopo la sua entrata in carica.

Trump Wants Credit for Cutting the National Debt. Economists Say Not So Fast.

*

Trattare del debito sovrano esula dallo scopo del presente articolo, e richiederebbe più un trattato che un articolo.

Sia consentito però enunciare soltanto alcuni statement che sembrerebbero essere rilevanti per meglio comprendere la notizia attuale.

– Se è vero che Mr Obama ha dovuto affrontare la crisi dei subprimes con tutte le relative conseguenze, è altrettanto vero che la strada scelta per cercare di governare la situazione era soltanto una delle possibili, e, verosimilmente, non la migliore.

– La cultura del debito pubblico è parte integrante e portante della Weltanschauung liberal democratica e, più generalmente parlando, dell’ideologia socialista.

– L’attuale inversione di tendenza nella gestione del debito non è il frutto del lavoro precedentemente svolto dall’Amministrazione Obama: se così fosse la variazione sarebbe stata graduale nel tempo. In questo caso assistiamo invece ad una vera e propria mutazione, con rapida cesura dell’andamento. In terminologia tecnica, un rilassamento.

– Questo nuovo modo di approcciare il debito sovrano è per il momento limitato agli Stati Uniti, ma, data la loro forza economica, si imporrà a breve anche nell’Unione Europea e nell’Eurozona.

– Portando il ragionamento nel campo teorico astratto, astratto nel senso di speculazione logica, la Weltanschauung liberal è statalista nel senso che sostiene la necessità che lo stato governi strettamente il sistema economico sia direttamente sia indirettamente attraverso leggi, norme e regolamenti che saranno poi attuate attraverso un complesso sistema burocratico. Se il comunismo corrisponde ad una statalizzazione totale, il socialismo e l’ideologia liberal corrisponde ad uno statalismo parziale, ma non per questo lasso. Socialismo e burocrazia sono sinonimi.


Da ultimo, ma sicuramente non per ultimo, si dovrebbe fare una considerazione metodologica ma di rilevanza estrema.

La scienza, e l’economica può tranquillamente essere trattata come tale, si fonda sul corretto rilevamento dei dati di fatto, che siano poi analizzati alla luce di ragionamenti logici, ossia non contraddittori. Le teorie non sono dogmi di fede

Ciò che conta sono i dati sperimentali: le teorie sono chiamate ad interpretarli, non a coercerli.

Di certo la scienza non è “democratica“: il fatto che una maggioranza la pensi in una maniera non assicura minimamente che quanto sostenuto sia scientificamente corretto. In scienza le consensus conference sono destituite di buon senso. Se anche la maggioranza avesse votato che due più due fa sette, conferendo quindi legalità a questo enunciato, due più due continuerebbe imperterrito a farebbe sempre quattro. Ci si pensi bene.


The True Division. 2017-08-14. National Debt Was $19,947,304,555,212.49 Seven Months Ago… Here’s What It Is Today

President Donald Trump and his administration are undoing the government’s rampant spending that occurred under former President Obama’s watch.

According the U.S. Treasury’s direct record, a surprising amount of money has been saved over the course of seven months.

On January 20th, the day Trump was inaugurated, the total debt was $19,947,304,555,212.49.

On July 30th, seven short months later, it’s at $19,844,938,940,351.37.

Overall the debt has decreased by $102,365,614,861.12.

Here’s what the Trump budget plan said, proposed back in April:

“Under this plan, the debt will continue to fall both in nominal dollars and as a share of GDP beyond that point, putting us on a path to repay the debt in full within a few decades,” the budget plan said.

Then, in his State of the Union address, he made this comment to Congress:

“Faster economic growth, coupled with fiscal restraint, will enable us to fully fund our national priorities, balance our budget, and start to pay down our national debt.”

In the end, it certainly looks like he’s keeping his promises regarding fiscal responsibility by the United States government.

Pubblicato in: Banche Centrali, Commercio, Economia e Produzione Industriale

Usa. A giugno il deficit commerciale scende a 43.6 miliardi Usd (-5.9%).

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-08.

2017-08-06__Debito_amricano__001

Una cosa sono le parole, ed una del tutto differente sono i fatti.

I numeri poi inchiodano alla realtà meglio di ogni altro possibile chiodo: si potrà discuterne, ma non ignorarli.

Ad oggi, il debito totale degli Stati Uniti ha raggiunto la cifra di 67,666 miliardi di dollari, contro un pil stimabile attorno ai 19,359 miliardi.

In questa somma sono compresi i 1,220 miliardi di debiti degli stati ed i 1,948 miliardi di debiti locali.

Sono cifre da capogiro, che ben rendono conto della gravità del problema.

Gli americani consumano molto più di quanto producano. Lo stesso identico problema che alla fine portò al collasso l’Impero Romano.

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«The U.S. trade deficit narrowed in June as exports hit the highest level in 2 years»

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«The Commerce Department said Friday that the trade gap slid 5.9 percent in June to $43.6 billion»

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«The Commerce Department said Friday that the trade gap slid 5.9 percent in June to $43.6 billion.

Exports of goods and services rose 1.2 percent to $194.4 billion, the highest amount since December 2014 on higher foreign demand for American soybeans, computer accessories and other products. Services exports reached a record $65.4 billion»

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«The deficit means the United States is buying more goods and services from other countries than it is selling them. A shrinking trade gap boosts U.S. economic growth»

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Tutto si svolge nel tempo e tutto richiede i suoi tempi. Si semina in autunno per raccogliere nell’estate successiva.

Se è vero che l’essere umano viva il presente quasi dimentico del passato ed incurante del futuro, se è vero che il futuro sia spesso impredicibile per l’emergenza di fatti nuovi ed imprevisti, sarebbe altrettanto vero considerare che ogni persona ed ogni popolo si costruiscano il loro futuro con le azioni che decidano di compiere.

Questa libertà decisionale è alla fine ciò che determina la responsabilità personale e collettiva di quanto sia stato fatto.

Vi sono concetti di fondo ai quali è possibile derogare per periodi limitati, ma sempre ben consapevoli delle conseguenze: per esempio, come sia impossibile vivere sine die di debiti.

Si ponga una grande cura nel valutare i debiti: il loro contenuto logico e le loro conseguenze differiscono in modo sostanziale a seconda della loro natura.

Una cosa sono i debiti contratti per avviare una qualche attività produttiva che, una volta impiantata ed in essere, dovrebbe rendere a sufficienza per ammortizzare i debiti contratti e generare degli utili.

Una cosa totalmente diversa, opposta, sono i debiti contratti per finanziare spese correnti, non produttive.

Questo è il motivo per cui

«A shrinking trade gap boosts U.S. economic growth».

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L’entità dei debiti può essere determinata con una semplice contabilità, ma ai più è materia ostica la lettura dei bilanci.

Questo pone un severo problema sia per persone sia per collettività: quello della percezione del debito, e molto dipende dal modo con cui il debito è stato contratto.

Il nodo sono le clausole del rientro.

Il privato che contraesse un mutuo bancario sarebbe solitamente tenuto a rimborsare il creditore versandogli mese dopo mese un parziale rimborso cui si devono sommare gli interessi. In questa situazione la percezione del debito è ben evidente: nessuno può dimenticarsi di quanto deve ed ha anche la corretta percezione di quanto sia la sua reale capacità di indebitamento massimo. Non può permettersi dei ratei di portata tale da impedirgli di vivere.

La percezione del debito resta tuttavia offuscata nel caso che esso debba essere reso in toto dopo un certo quale lasso di tempo, versando o meno interessi. In questa situazione si potrebbe vivere “tranquilli” fino all’avvicinarsi della scadenza. Ma se non siano stati fatti i doverosi accantonamenti, al momento della resa di capitali ed interessi i triboli emergono immediatamente in tutta la loro gravità.

Quest’ultima è la situazione classica dei debiti pubblici.

A ciò si aggiunga un altro sentimento ben poco razionale ma altrettanto ben radicato nelle menti.

È l’illusione, la pia speranza, che al momento del rimborso qualche santo ci pensi, che i debiti siano una preoccupazione più dei creditori che dei debitori, che alla fine la Collettività si farà onere del rimborso. Ma le risorse non sono infinite.

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Sarebbe errato elevare canti trionfalistici sulla base di questo solo dato.

Le azioni dell’Amministrazione Trump, specie poi quella della svalutazione del dollaro, potranno essere giudicate soltanto tra qualche anno.

Salutiamo però questo primo evento foriero di una inversione di tendenza.


ABC News. 2017-08-04. US trade deficit narrowed to $43.6 billion in June

The U.S. trade deficit narrowed in June as exports hit the highest level in 2 years.

The Commerce Department said Friday that the trade gap slid 5.9 percent in June to $43.6 billion.

Exports of goods and services rose 1.2 percent to $194.4 billion, the highest amount since December 2014 on higher foreign demand for American soybeans, computer accessories and other products. Services exports reached a record $65.4 billion.

U.S. exports may be getting a lift from a pickup in global economic growth and a drop in the value of the U.S. dollar against other currencies. A weaker dollar makes American products a better bargain in foreign markets.

Overall imports slipped 0.2 percent to $238 billion on a drop in demand for cellphones and other household goods.

So far this year, the trade deficit is up 10.7 percent to $276.6 billion.

The deficit means the United States is buying more goods and services from other countries than it is selling them. A shrinking trade gap boosts U.S. economic growth.

President Donald Trump has vowed to bring down America’s trade deficits, saying they are caused by bad trade deals and abusive practices by China and other U.S. trading partners.

The deficit in goods with China rose 3.1 percent in June to $32.6 billion and is up 6.1 percent to $170.7 billion so far this year.

The goods deficit with Mexico slid 18.3 percent in June to $6 billion. The Trump administration is preparing to renegotiate the North American Free Trade Agreement with Mexico and Canada. Trump has complained that NAFTA encourages U.S. manufacturers to move to Mexico to take advantage of cheaper labor.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale

Putin inizia a reagire alle sanzioni. Per il momento radia 755 diplomatici.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-31.

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«Russian President Vladimir Putin has announced that 755 staff must leave US diplomatic missions, in retaliation for new US sanctions against Moscow»

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«The decision to expel staff was made on Friday, but Mr Putin has now confirmed the number who must go by 1 September»

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«It brings staff levels to 455, the same as Russia’s complement in Washington»

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«This is thought to be the largest expulsion of diplomats from any country in modern history»

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«Mr Putin suggested he could consider more measures»

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«We have waited long enough, hoping that the situation would perhaps change for the better. But it seems that even if the situation is changing, it’s not for anytime soon»

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Era da molto tempo che ci si domandava fino a quando Mr Putin e la Russia avrebbero avuto pazienza.

Con questo provvedimento, estremamente severo dal punto di vista politico e diplomatico, ma ininfluente su tutti i restanti aspetti relazionali, il Kremlin dichiara esplicitamente che il momento di portare pazienza è terminato.

Ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria: per il momento la Russia risponde con una manovra diplomatica senza precedenti nella storia delle relazioni russo – americane. Per il momento, però.

Considerazioni.

– La cultura liberal, che negli Stati Uniti pervade interamente lo schieramento democratico e, parzialmente, anche quello repubblicano, propugna una visione ideologica, in accordo alla quale non è lecito contrarre rapporti di alcun tipo con persone od entità che non condividano pienamente la sua propria Weltanschauung. E questa cultura è anche quella al momento dominante l’establishment europeo, massimamente quello tedesco e francese. Ma gli scollamenti tra classe dirigenziale e popolazione sono sempre più evidenti, ancorchè politicamente non rilevanti.

– Quando l’Occidente liberal dominava il mondo sia dal punto di vista economico, sia politico, sia culturale, esso aveva la possibilità concreta di imporre la propria volontà.

– Se negli anni cinquanta l’Occidente rendeva ragione di oltre il 90% del pil mondiale, ad oggi supera a stento la quota del 40%: i paesi “emergenti” sono emersi sia economicamente, sia politicamente, sia culturalmente, sia anche militarmente. Ed inoltre stanno coordinandosi tra di loro: sono oramai la maggioranza e reclamano il loro spazio vitale. Chiedono di essere rispettati.

– Il resto del mondo non condivide per nulla la Weltanschauung liberal: è una realtà della quale sarebbe molto opportuno prendere atto. Ciò non significa che non abbia valori circa i “diritti umani” e la “democrazia“: solo che questi valori sono semplicemente opposti a quelli dei liberal occidentali, specie nei loro criteri attuativi.

– Se gli Stati Uniti sono sempre una grande superpotenza, specie poi dal punto di vista militare, Russia e Cina sono anche esse superpotenze militari. Ma gli equilibri stanno cambiando velocemente. La Cina si è riappropriata del Mar Cinese del Sud: nei fatti la flotta americana è interdetta in tale zona. Cina e Russia accordano alla Korea del Nord una sorta di protezione che rende vani ed irrealistici i lamenti americani. Anche un paese come l’Iran può permettersi di fronteggiarli, anche esso coperto da Russia e Cina.

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Qui si arriva adesso al cuore della questione.

La rigidità ideologica dei liberals porta inevitabilmente ad uno scontro, scontro dal quale ben difficilmente potrebbero uscirne vittoriosi.

Buon senso e Realpolitik suggerirebbero sempre di perseguire la via diplomatica per appianare le inevitabili controversie: ma la Realpolitik impone anche e soprattutto di accettare la realtà così come essa è. Ciò non significa astenersi dall’operare a proprio vantaggio, sarebbe solo un’altra utopia: significa solo smussare gli angoli ed evitare lo scontro. Le ideologie si propongono, non si impongono. In politica tutto è contrattabile.

Così come in altri tempi l’Occidente fu obbligato a prendere atto dell’esistenza di una Korea divisa in una nazione a Nord ed una a Sud, così come prese atto di aver perso il controllo dell’Indonesia, e del Vietnam in modo specifico, così dovrebbe prendere atto che la situazione ukraina è oramai cristallizzata. Prendere atto non significa minimamente condividere: significa non farne un casus belli.

L’attuale posizione del Senato Americano è troppo rigida, da questo punto di vista,  per consentire un margine di trattative, né sfugge il fatto che sia più condizionata da fattori di politica interna che di politica estera.

Stesso ragionamento sarebbe da estendersi alle posizioni della Bundeskanzlerin Frau Merkel e dell’Unione Europea in senso lato. Sarebbe errore severo considerare le sanzioni votate dal Senato americano disgiunte da quelle approvate dall’Unione Europea.

Una ultima ma ben importante considerazione sarebbe la constatazione di una profonda incoerenza dell’ideologia liberal occidentale, ben riscontrabile nel comportamento tedesco, propaggine europea dei liberal democratici americani. Se Frau Merkel è strenua sostenitrice dei valori liberal e di sanzioni sempre più aspre nei confronti della Russia, ma nel contempo ne è sempre più dipendente almeno dal punto di vista energetico. E lo è al punto tale dal volere fortemente il Nord Stream 2. Né ci si illuda che le tensioni ideologiche nei confronti dei paesi del Visegrad siano ininfluenti sul quadro globale.

Per usare una frase forte, quasi al limite della volgarità, ma che ben renderebbe l’idea, non è produttivo sputare nel piatto ove si mangia.

Conclusione.

La storia evidenzia molto chiaramente come tutte le situazioni di chiusura ideologica si risolvano alla fine in situazioni conflittuali: che vada bene, guerre fredde, ma se qualcosa non dovesse funzionare a dovere, in guerre guerreggiate.

Siamo chiari: meglio un Realpolitik magari insoddisfacente piuttosto che un missile atomico sulla testa.


Bbc. 2017-07-31. Russia’s Putin orders 755 US diplomatic staff to leave

Russian President Vladimir Putin has announced that 755 staff must leave US diplomatic missions, in retaliation for new US sanctions against Moscow.

The decision to expel staff was made on Friday, but Mr Putin has now confirmed the number who must go by 1 September.

It brings staff levels to 455, the same as Russia’s complement in Washington.

This is thought to be the largest expulsion of diplomats from any country in modern history, says the BBC’s Laura Bicker in Washington.

The number includes Russian employees of the US diplomatic missions across Russia, the BBC’s Sarah Rainsford in Moscow adds.

Staff in the embassy in Moscow as well as the consulates in Ekaterinburg, Vladivostok and St Petersburg are affected, she says.

The US said the move was a “regrettable and uncalled for act”.

“We are assessing the impact of such a limitation and how we will respond to it,” a state department official said.

Mr Putin did strike a conciliatory note, saying he did not want to impose more measures, but also said he could not see ties changing “anytime soon”.

Mr Putin told Russian television: “More than 1,000 people were working and are still working” at the US embassy and consulates, and that “755 people must stop their activities in Russia.”

Russia has also said it is seizing holiday properties and a warehouse used by US diplomats.

Mr Putin suggested he could consider more measures, but said: “I am against it as of today.”

He also noted the creation of a de-escalation zone in southern Syria as an example of a concrete result of working together.

However, in terms of general relations, he added: “We have waited long enough, hoping that the situation would perhaps change for the better.

“But it seems that even if the situation is changing, it’s not for anytime soon.”

The new US sanctions were in retaliation both for Russia’s annexation of Crimea in 2014 and Russian interference in the US election.

In December, the Obama administration ordered the seizure of two Russian diplomatic compounds and expelled 35 Russian diplomats in response to alleged hacking of the US Democratic Party and Hillary Clinton’s campaign.

The new US sanctions on Russia were overwhelmingly approved by both houses of Congress, despite objections from President Donald Trump who wants warmer ties between the two countries.

The White House said on Friday that he would sign the sanctions bill after fears he could veto it.

Mr Trump was believed to be particularly concerned about a provision in the new bill that limits his ability to lift sanctions – forcing him to consult Congress first.

Some European countries are also angry because the new law could penalise European companies that invest in big Russian oil and gas projects such as the new Nord Stream II pipeline.

US intelligence agencies believe Russia tried to sway the election in favour of Mr Trump and now there are several investigations looking into whether anyone from his campaign helped.

Russia has always denied interfering and Mr Trump insists there was no collusion.


Ansa. 2017-07-31. Putin caccia 755 diplomatici americani da Mosca

Vladimir Putin caccia 755 diplomatici americani dalla Russia in ritorsione alle sanzioni contro Mosca approvate dal Congresso statunitense. L’annuncio del presidente russo conferma il pugno duro di Mosca e arriva nonostante il provvedimento non sia entrato ancora in vigore.

Il testo del progetto di legge e’ infatti sul tavolo del presidente Donald Trump che, pur essendosi impegnato a firmarlo, ancora non lo ha fatto. “Ha detto chiaramente che lo farà” precisa il vice presidente Mike Pence, smorzando le critiche.

In un’intervista a Rossiya 1, Putin parla di pazienza esaurita: “abbiamo aspettato per un po’” un cambiamento e un miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti, “ma giudicando da tutto, se qualcosa cambierà non sarà a breve” afferma il presidente russo. I diplomatici americani dovranno lasciare la Russia entro l’1 settembre: a partire da quel momento gli Stati Uniti potranno contare al massimo 455 diplomatici nelle loro rappresentanze in Russia, cioe’ esattamente quanti ne ha il Cremlino fra ambasciata e consolati americani.

”E’ venuto il momento di mostrare agli Stati Uniti che non lasceremo le loro azioni senza risposta. Washington ha assunto posizioni che peggiorano i nostri rapporti bilaterali e possiamo mettere in campo anche altre misure per rispondere” aggiunge Putin, confermando le parole del vice ministro degli esteri Sergei Ryabkov. In un’intervista ad Abc, Ryabkov ha parlato di ”varie opzioni” a disposizione di Mosca, senza sbilanciarsi sui dettagli. L’annuncio di Putin rappresenta un’escalation negativa nei rapporti con Washington, nonostante il dialogo ”costruttivo” fra Trump e il presidente russo ad Amburgo a margine del G20.

Non è escluso che Mosca possa inasprire ulteriormente la sua ritorsione contro gli Stati Uniti per sanzioni ritenute ingiustificate. Sanzioni criticate duramente anche dall’Unione Europea. E accolte con scetticismo anche da Trump: il provvedimento approvato dal Congresso non impone solo sanzioni alla Russia, ma limita allo stesso tempo l’autorità del presidente su una loro eventuale abolizione. Pur non convinto Trump ha assicurato che firmerà il progetto, decidendo cosi’ di non aprire un nuovo fronte di scontro con il Congresso sulla Russia, che già è al centro delle indagini che vendono coinvolto il presidente

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale

I fondi pensioni di S&P 500 hanno un buco di 382 miliardi Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-24.

2017-07-22__Pensioni__001

«People who rely on their company pension plans to fund their retirement may be in for a shock»

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«Of the 200 biggest defined-benefit plans in the S&P 500 based on assets, 186 aren’t fully funded»

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«A big part of the reason is the poor returns they got from their assets in the superlow interest-rate environment that followed the financial crisis»

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«the 70,000 participants in the United Parcel Service Inc. pension plan learned they won’t earn increased benefits if they work after 2022»

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«DuPont Co. announced it would stop making payments into its pension plan for 13,000 active employees»

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«But each time a pension plan is terminated, canceled or altered, thousands of workers are affected»

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«It’s left a hole of $382 billion for the top 200 plans»

2017-07-22__Pensioni__002

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Già a giugno avevamo segnalato questo problema:

General Electric. 31 mld Usd di buco nel fondo pensioni.

Sarebbe stato ingenuo pensare però che la situazione fosse limitata alla General Electric.

Il terzo principio della dinamica enuncia che ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria: nemmeno i sistemi economici sfuggono a questo principio. Si voglia o meno.

Non solo. Ogni azione umana è soggetta all’eterogenesi dei fini, ossia a sortire effetti del tutto differenti da quelli attesi.

Non sono oziose considerazioni teoriche: i 382 miliardi di buco si sono determinati proprio per non aver osservato codesti principi.

«Anche se vive ed agisce nelle mutevoli variazioni del tempo, la mente dell’essere umano presenta una significativa inerzia, essendo esso radicato in abitudini ed idee che tende ad assolutizzare, a ritenere essere valori assoluti, validi in ogni luogo, circostanza e tempo. L’uomo tende a comportarsi come realtà atemporale che esita nell’obnubilamento del passato, frequentemente anche rinnegato, e nella scarsa o nulla percezione del futuro. In questo contesto la libertà si denatura. Senza la percezione del futuro diventa del tutto inutile rinunciare oggi ad un bene immediato in vista di un bene maggiore futuro: l’essere umano si isola nell’immanente, quasi non più conscio delle conseguenze future delle sue scelte ed azioni. E come perde il concetto del futuro diventa indifferente ai numerosi segni dei tempi che attestano le variazioni in essere e, soprattutto, quelle che preannunciano in divenire. Alla fine, se travolto dagli eventi, non potrà nemmeno nutrire speranza: non esiste infatti speranza senza futuro. É l’esito di tutte le ideologie vissute come credi religiosi.»

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Istituzione e gestione dei fondi pensioni implica una solida visione del futuro: si effettuano dei versamenti oggi per riscuotere la pensione domani, o dopodomani. A scarsi versamenti corrisponde una pensione miserabile, senza adeguati interessi sui versamenti effettuati corrisponde un ulteriore svilimento della pensione che si percepirà.

La crisi del 2009 dei subrime era sottesa dal peso dei debiti sovrani.

Un fardello talmente pesante da costringere le banche centrali a trasformarsi da prestatrici di ultima istanza in investitrici di ultima istanza coni quantitative earnig. Di conserva la politica dei tassi bassi, nulli e negativi.

Questa mossa inusitata e si potrebbe dire da ultima ratio, ha rabberciato il sistema economico occidentale, almeno apparentemente, ma ha concorso a generare problemi futuri forse ancora più gravi.

Ha messo in crisi il sistema bancario, che vive proprio sugli interessi che percepisce dai prestiti elargiti, ha depauperato i fondi pensioni, ha dato un artificioso sopravvento al sistema finanziario su quello economico, solo per fare alcuni esempi.

Tutto a beneficio, non voluto né gradito, della Cina.

Cina. Q1 pil +6.9%.

Cina. Pil secondo trimestre +6.9%. Un esempio da seguire.

Germania. Le banche non son quasi più tedesche.

ICB of China è la più grande banca del mondo con attivi per 3.297 mld €.

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Non solo. Gli earning hanno portato a privilegiare la finanza sulla produzione: situazione sicuramente lucrativa nell’immediato, ma perniciosa nel futuro.

In estrema sintesi: siamo solo agli inizi del cedimento del sistema. Né si pensi che possa crollare a tempi rapidi. Si preannunciano tempi davvero molto tribolati, ma i piabti saranno tardivi.


Bloomberg. 2017-07-20. S&P 500’s Biggest Pension Plans Face $382 Billion Funding Gap

People who rely on their company pension plans to fund their retirement may be in for a shock: Of the 200 biggest defined-benefit plans in the S&P 500 based on assets, 186 aren’t fully funded. Simply put, they don’t have enough money to fund current and future retirees. The situation worsened for more than half of these funds from fiscal 2015 to 2016. A big part of the reason is the poor returns they got from their assets in the superlow interest-rate environment that followed the financial crisis. It’s left a hole of $382 billion for the top 200 plans.

Of course, the percentage of workers covered by traditional defined benefit plans—those that pay a lifetime annuity, often based on years of service and salary—has been declining for decades as companies shift to defined contribution plans such as 401(k)s. But each time a pension plan is terminated, canceled or altered, thousands of workers are affected.

Last month, the 70,000 participants in the United Parcel Service Inc. pension plan learned they won’t earn increased benefits if they work after 2022. Late last year DuPont Co. announced it would stop making payments into its pension plan for 13,000 active employees, and Yum! Brands Inc. offered some former employees a lump-sum buyout to offload some of its pension liabilities. General Electric Co. has a major problem. The company ended its defined benefit plan for new hires in 2012, but its primary plan, covering about 467,000 people, is one of the largest in the U.S. And at $31 billion, GE’s pension shortfall is the biggest in the S&P 500.