Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo

Ong. Si preannunciano tempi duri. Sea Shepherd out.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-31.

2017-08-31__Sea Shepherd__001

«Il gruppo attivista radicale Sea Shepherd ha deciso di abbandonare dopo 12 anni la sua annuale campagna di inseguimento e ostruzione delle baleniere giapponesi»

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«accusando i “governi ostili” di Usa, Australia e Nuova Zelanda di agire “in lega con il Giappone” contro le sue campagne di protesta»

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«il Giappone ha approvato leggi antiterrorismo che sanciscono la presenza delle navi di protesta vicino alle baleniere come reato di terrorismo»

In parole miserrime, se si avvicinano alle baleniere, i giapponesi li pigliano a cannonate.

E le cannonate sono sempre convincenti.

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Sea Shepherd.

«We are Sea Shepherd.

Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) is an international non-profit, marine wildlife conservation organization…

Established in 1977, our mission is to end the destruction of habitat and slaughter of wildlife in the world’s oceans in order to conserve and protect ecosystems and species. We use innovative direct-action tactics to investigate, document, and take action when necessary to expose and confront illegal activities on the high seas. By safeguarding the biodiversity of our delicately balanced ocean ecosystems, Sea Shepherd works to ensure their survival for future generations.»

Ecco l’organigramma direttivo.

Paul Watson, Founder, President, And Executive Director; Pamela Anderson, Chairwoman; Pritam Singh, Vice-President; Peter Rysman, Secretary-Treasurer; Tambrey Laine, Director.

Lasciamo al lettore l’onere di cercarsi chi siano e cosa facciano. Chi ben cercasse, potrebbe rimanerne stupito.

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Ed ecco la denuncia dei redditi 2013, l’ultima resa pubblica. Ecco a cosa si sono ridotti i 13,657,688 dollari. Fosse stata la denuncia di Mr Smith oppure del sig. Brambilla li avrebbero crocefissi.

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«The Humane Society of the United States …. its $130 million budget» [Activist Facts]

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Era davvero molto facile fare terrorismo marittimo quando i governi americano, australiano e nuovo zelandese davano sia la copertura politica sia quella finanziaria.

Quella denuncia dei redditi dovrebbe insegnare molte cose. Si raccolgono cifre consistenti, e qui non sono considerati i fondi federali elargiti tramite molteplici canali, si è esentati dal pagamento delle tasse, quasi tutte le entrate sono usate come stipendi (esentasse) dei dirigenti.

Ma cosa mai se ne farà degli stipendi questa dirigenza?

«Pamela Anderson was born in Ladysmith, British Columbia, Canada and grew up there and in Vancouver, British Columbia, Canada.

Nothing suggests that Anderson had a religious childhood or any kind of faith during her upbringing.

Anderson is a liberal Democrat. She supports Barack Obama, the legalization of marijuana, animal rights, and environmental issues.

Anderson officially endorsed Barack Obama in 2008, and insisted that the president is “sexy.” That might have been a little flirting to help her case to legalize marijuana, something she personally asked President Obama to do.» [Fonte]

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Riflettiamo bene su questa frase:

«accusando i “governi ostili” di Usa, Australia e Nuova Zelanda».

Alcune brevi considerazioni.

Mentre i Governi sono stati eletti da libere elezioni, le ong sono associazioni private, non vidimate dal suffragio popolare.

Le ong sono strumenti politici ed economici, che aggirano tutti i principi democratici: cambiati gli indirizzi dei Governi e persa la protezione politica, contano quello che valgono. Ossia, nulla.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.


Ansa. 2017-08-30. Sea Shepherd rinuncia agli inseguimenti delle baleniere del Giappone

Stop dopo 12 anni di campagne annuali, Tokyo è troppo potente.

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SYDNEY, 29 AGO – Il gruppo attivista radicale Sea Shepherd ha deciso di abbandonare dopo 12 anni la sua annuale campagna di inseguimento e ostruzione delle baleniere giapponesi che ogni estate australe operano nei mari antartici, riconoscendo di avere poche possibilità di successo contro la potenza economica e militare di Tokyo. E accusando i “governi ostili” di Usa, Australia e Nuova Zelanda di agire “in lega con il Giappone” contro le sue campagne di protesta. In un comunicato diffuso oggi, il fondatore di Sea Shepherd, Paul Watson, dichiara che la sua organizzazione di volontari non può competere con la tecnologia satellitare militare giapponese, che può seguire ogni movimento delle sue navi. Inoltre il Giappone ha approvato leggi antiterrorismo che sanciscono la presenza delle navi di protesta vicino alle baleniere come reato di terrorismo. Watson ha accusato in particolare il governo australiano di dare sostegno alle baleniere giapponesi ostacolando in ogni modo le attività di Sea Shepherd. “E’ tutto per placare il Giappone. Gli accordi commerciali hanno priorità sugli obblighi internazionali di conservazione”, ha detto, ricordando che le uccisioni avvengono in un’area designata come santuario delle balene. La caccia commerciale alle balene è proibita dal 1986, ma il Giappone ha continuato a ucciderle usando come scappatoia un’esenzione della Commissione Baleneria Internazionale per la ricerca scientifica. Nel 2014 l’Australia ha citato il Giappone davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, ottenendo un giudizio che condanna i programmi balenieri del Giappone come violazione del bando alla caccia commerciale, e respinge l’argomento di Tokyo sui fini “scientifici”. Watson sottolinea tuttavia i successi di 12 anni di azioni contro le baleniere giapponesi, avendo salvato con le sue azioni di contrasto 6.500 dei grandi cetacei, mentre la quota annuale di caccia è stata ridotta da 1000 balene per stagione a 333. E assicura che Sea Shepherd “non abbandonerà mai le balene”, ma formulerà un nuovo piano per contestarne la caccia.

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Pubblicato in: Demografia

America. I numeri della mutazione in atto.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-20.

2017-08-20__America_Nascite__001

Il Pew Research Center ha recentemente rilasciato un interessante studio sulla popolazione degli Stati Uniti:

Statistical Portrait of the Foreign-Born Population in the United States

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Lo studio è lungo e complesso: ne estraiamo qui solo due Tabelle, la 10 e la 14.

2017-08-20__America_Nascite__002

La Tabella 10 mostra come nel 2015 gli Stati Uniti avessero una popolazione totale di 321,418,821 persone, delle quali 278,260,711 nate negli Usa e 43,158,110 nate in paesi esteri.

La Tabella 14 invece ci indica che nel 2015 il numero totale di donne che hanno avuto un figlio è 3,865,360, essendo 3,106,614 quelle nate negli Stati Uniti e 761,746 quelle nate in paesi esteri.

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Adesso calcoliamo tre semplici percentuali.

100 * 3,865,360 / 321,418,821 = 1.20%

100 * 3,106,614 / 278,260,711 = 1.12%

100 * 761,746 / 43,158,110 = 1.77%.

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Se sul totale della popolazione americana l’1.20% delle donne ha avuto un figlio, la percentuale nella popolazione nata negli Stati Uniti è 1.12% e quella nella popolazione nata all’estero è 1.77%.

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È evidente come le donne straniere abbiano una prolificità ben maggiore rispetto a quelle delle donne autoctone.

Il risultato sarebbe stato ben più severo se invece di aver ripartito la popolazione per nazione di nascita la si fosse ripartita per ascendenza.

In conclusione. La popolazione yankee sta avviandosi al declino sostenuto dalla carenza di nascite.

Le implicanze sociali, economiche e politiche dovrebbero esse auto evidenti.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici, Trump

Trump. Il debito sovrano totale da gennaio è sceso di 102.365 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-17.

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Il Tesoro degli Stati Uniti ha comunicato che il debito sovrano totale ammontava a 19,844,938,940,351.37$ il 28 luglio, contro un valore di 19,947,304,555,212.49$ al venti gennaio, data di entrata in carica del Presidente Trump.

Quindi, in poco meno di sei mesi il debito sovrano totale è sceso di 102,365,614,861.12$.

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«About TreasuryDirect

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Mr Obama iniziò il suo primo mandato presidenziale il 20 gennaio 2009. A tale data il debito pubblico totale ufficiale, ovvero quello iscritto a chiusura il 30 settembre 2008, ammontava a 10,024,724,896,912.49$. A fine mandato il debito pubblico totale ammontava a 19,947,304,555,212.49$, essendosi così quasi raddoppiato.

Durante l’Amministrazione Obama il debito sovrano totale è aumentato di 9,922,579,658,300.00$, ossia di 1,240 miliardi ogni anno di mandato.

Si prende atto dell’inversione di tendenza attuata dall’Amministrazione Trump. Non solo Mr Trump ha cessato il ricorso al debito, ma ha anche iniziato a ridurlo.

Per meglio capirci, in sei mesi non sono stati contratti gli usuali 600 miliardi di incrementi semestrali del debito ma ne sono stati risparmiati 102. Un’operazione che fa risparmiare al Contribuente americano 702 miliardi, per ora.

Una gran bella cifra: non parole, bensì dollari sonanti.

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Mr Trump aveva chiaramente manifestato in campagna elettorale il suo fermo proposito di far cessare l’incremento del debito sovrano americano ed invertirne la tendenza. Aveva quindi ribadito le sue intenzioni appena un mese dopo la sua entrata in carica.

Trump Wants Credit for Cutting the National Debt. Economists Say Not So Fast.

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Trattare del debito sovrano esula dallo scopo del presente articolo, e richiederebbe più un trattato che un articolo.

Sia consentito però enunciare soltanto alcuni statement che sembrerebbero essere rilevanti per meglio comprendere la notizia attuale.

– Se è vero che Mr Obama ha dovuto affrontare la crisi dei subprimes con tutte le relative conseguenze, è altrettanto vero che la strada scelta per cercare di governare la situazione era soltanto una delle possibili, e, verosimilmente, non la migliore.

– La cultura del debito pubblico è parte integrante e portante della Weltanschauung liberal democratica e, più generalmente parlando, dell’ideologia socialista.

– L’attuale inversione di tendenza nella gestione del debito non è il frutto del lavoro precedentemente svolto dall’Amministrazione Obama: se così fosse la variazione sarebbe stata graduale nel tempo. In questo caso assistiamo invece ad una vera e propria mutazione, con rapida cesura dell’andamento. In terminologia tecnica, un rilassamento.

– Questo nuovo modo di approcciare il debito sovrano è per il momento limitato agli Stati Uniti, ma, data la loro forza economica, si imporrà a breve anche nell’Unione Europea e nell’Eurozona.

– Portando il ragionamento nel campo teorico astratto, astratto nel senso di speculazione logica, la Weltanschauung liberal è statalista nel senso che sostiene la necessità che lo stato governi strettamente il sistema economico sia direttamente sia indirettamente attraverso leggi, norme e regolamenti che saranno poi attuate attraverso un complesso sistema burocratico. Se il comunismo corrisponde ad una statalizzazione totale, il socialismo e l’ideologia liberal corrisponde ad uno statalismo parziale, ma non per questo lasso. Socialismo e burocrazia sono sinonimi.


Da ultimo, ma sicuramente non per ultimo, si dovrebbe fare una considerazione metodologica ma di rilevanza estrema.

La scienza, e l’economica può tranquillamente essere trattata come tale, si fonda sul corretto rilevamento dei dati di fatto, che siano poi analizzati alla luce di ragionamenti logici, ossia non contraddittori. Le teorie non sono dogmi di fede

Ciò che conta sono i dati sperimentali: le teorie sono chiamate ad interpretarli, non a coercerli.

Di certo la scienza non è “democratica“: il fatto che una maggioranza la pensi in una maniera non assicura minimamente che quanto sostenuto sia scientificamente corretto. In scienza le consensus conference sono destituite di buon senso. Se anche la maggioranza avesse votato che due più due fa sette, conferendo quindi legalità a questo enunciato, due più due continuerebbe imperterrito a farebbe sempre quattro. Ci si pensi bene.


The True Division. 2017-08-14. National Debt Was $19,947,304,555,212.49 Seven Months Ago… Here’s What It Is Today

President Donald Trump and his administration are undoing the government’s rampant spending that occurred under former President Obama’s watch.

According the U.S. Treasury’s direct record, a surprising amount of money has been saved over the course of seven months.

On January 20th, the day Trump was inaugurated, the total debt was $19,947,304,555,212.49.

On July 30th, seven short months later, it’s at $19,844,938,940,351.37.

Overall the debt has decreased by $102,365,614,861.12.

Here’s what the Trump budget plan said, proposed back in April:

“Under this plan, the debt will continue to fall both in nominal dollars and as a share of GDP beyond that point, putting us on a path to repay the debt in full within a few decades,” the budget plan said.

Then, in his State of the Union address, he made this comment to Congress:

“Faster economic growth, coupled with fiscal restraint, will enable us to fully fund our national priorities, balance our budget, and start to pay down our national debt.”

In the end, it certainly looks like he’s keeping his promises regarding fiscal responsibility by the United States government.

Pubblicato in: Banche Centrali, Commercio, Economia e Produzione Industriale

Usa. A giugno il deficit commerciale scende a 43.6 miliardi Usd (-5.9%).

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-08.

2017-08-06__Debito_amricano__001

Una cosa sono le parole, ed una del tutto differente sono i fatti.

I numeri poi inchiodano alla realtà meglio di ogni altro possibile chiodo: si potrà discuterne, ma non ignorarli.

Ad oggi, il debito totale degli Stati Uniti ha raggiunto la cifra di 67,666 miliardi di dollari, contro un pil stimabile attorno ai 19,359 miliardi.

In questa somma sono compresi i 1,220 miliardi di debiti degli stati ed i 1,948 miliardi di debiti locali.

Sono cifre da capogiro, che ben rendono conto della gravità del problema.

Gli americani consumano molto più di quanto producano. Lo stesso identico problema che alla fine portò al collasso l’Impero Romano.

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«The U.S. trade deficit narrowed in June as exports hit the highest level in 2 years»

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«The Commerce Department said Friday that the trade gap slid 5.9 percent in June to $43.6 billion»

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«The Commerce Department said Friday that the trade gap slid 5.9 percent in June to $43.6 billion.

Exports of goods and services rose 1.2 percent to $194.4 billion, the highest amount since December 2014 on higher foreign demand for American soybeans, computer accessories and other products. Services exports reached a record $65.4 billion»

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«The deficit means the United States is buying more goods and services from other countries than it is selling them. A shrinking trade gap boosts U.S. economic growth»

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Tutto si svolge nel tempo e tutto richiede i suoi tempi. Si semina in autunno per raccogliere nell’estate successiva.

Se è vero che l’essere umano viva il presente quasi dimentico del passato ed incurante del futuro, se è vero che il futuro sia spesso impredicibile per l’emergenza di fatti nuovi ed imprevisti, sarebbe altrettanto vero considerare che ogni persona ed ogni popolo si costruiscano il loro futuro con le azioni che decidano di compiere.

Questa libertà decisionale è alla fine ciò che determina la responsabilità personale e collettiva di quanto sia stato fatto.

Vi sono concetti di fondo ai quali è possibile derogare per periodi limitati, ma sempre ben consapevoli delle conseguenze: per esempio, come sia impossibile vivere sine die di debiti.

Si ponga una grande cura nel valutare i debiti: il loro contenuto logico e le loro conseguenze differiscono in modo sostanziale a seconda della loro natura.

Una cosa sono i debiti contratti per avviare una qualche attività produttiva che, una volta impiantata ed in essere, dovrebbe rendere a sufficienza per ammortizzare i debiti contratti e generare degli utili.

Una cosa totalmente diversa, opposta, sono i debiti contratti per finanziare spese correnti, non produttive.

Questo è il motivo per cui

«A shrinking trade gap boosts U.S. economic growth».

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L’entità dei debiti può essere determinata con una semplice contabilità, ma ai più è materia ostica la lettura dei bilanci.

Questo pone un severo problema sia per persone sia per collettività: quello della percezione del debito, e molto dipende dal modo con cui il debito è stato contratto.

Il nodo sono le clausole del rientro.

Il privato che contraesse un mutuo bancario sarebbe solitamente tenuto a rimborsare il creditore versandogli mese dopo mese un parziale rimborso cui si devono sommare gli interessi. In questa situazione la percezione del debito è ben evidente: nessuno può dimenticarsi di quanto deve ed ha anche la corretta percezione di quanto sia la sua reale capacità di indebitamento massimo. Non può permettersi dei ratei di portata tale da impedirgli di vivere.

La percezione del debito resta tuttavia offuscata nel caso che esso debba essere reso in toto dopo un certo quale lasso di tempo, versando o meno interessi. In questa situazione si potrebbe vivere “tranquilli” fino all’avvicinarsi della scadenza. Ma se non siano stati fatti i doverosi accantonamenti, al momento della resa di capitali ed interessi i triboli emergono immediatamente in tutta la loro gravità.

Quest’ultima è la situazione classica dei debiti pubblici.

A ciò si aggiunga un altro sentimento ben poco razionale ma altrettanto ben radicato nelle menti.

È l’illusione, la pia speranza, che al momento del rimborso qualche santo ci pensi, che i debiti siano una preoccupazione più dei creditori che dei debitori, che alla fine la Collettività si farà onere del rimborso. Ma le risorse non sono infinite.

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Sarebbe errato elevare canti trionfalistici sulla base di questo solo dato.

Le azioni dell’Amministrazione Trump, specie poi quella della svalutazione del dollaro, potranno essere giudicate soltanto tra qualche anno.

Salutiamo però questo primo evento foriero di una inversione di tendenza.


ABC News. 2017-08-04. US trade deficit narrowed to $43.6 billion in June

The U.S. trade deficit narrowed in June as exports hit the highest level in 2 years.

The Commerce Department said Friday that the trade gap slid 5.9 percent in June to $43.6 billion.

Exports of goods and services rose 1.2 percent to $194.4 billion, the highest amount since December 2014 on higher foreign demand for American soybeans, computer accessories and other products. Services exports reached a record $65.4 billion.

U.S. exports may be getting a lift from a pickup in global economic growth and a drop in the value of the U.S. dollar against other currencies. A weaker dollar makes American products a better bargain in foreign markets.

Overall imports slipped 0.2 percent to $238 billion on a drop in demand for cellphones and other household goods.

So far this year, the trade deficit is up 10.7 percent to $276.6 billion.

The deficit means the United States is buying more goods and services from other countries than it is selling them. A shrinking trade gap boosts U.S. economic growth.

President Donald Trump has vowed to bring down America’s trade deficits, saying they are caused by bad trade deals and abusive practices by China and other U.S. trading partners.

The deficit in goods with China rose 3.1 percent in June to $32.6 billion and is up 6.1 percent to $170.7 billion so far this year.

The goods deficit with Mexico slid 18.3 percent in June to $6 billion. The Trump administration is preparing to renegotiate the North American Free Trade Agreement with Mexico and Canada. Trump has complained that NAFTA encourages U.S. manufacturers to move to Mexico to take advantage of cheaper labor.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale

Putin inizia a reagire alle sanzioni. Per il momento radia 755 diplomatici.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-31.

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«Russian President Vladimir Putin has announced that 755 staff must leave US diplomatic missions, in retaliation for new US sanctions against Moscow»

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«The decision to expel staff was made on Friday, but Mr Putin has now confirmed the number who must go by 1 September»

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«It brings staff levels to 455, the same as Russia’s complement in Washington»

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«This is thought to be the largest expulsion of diplomats from any country in modern history»

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«Mr Putin suggested he could consider more measures»

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«We have waited long enough, hoping that the situation would perhaps change for the better. But it seems that even if the situation is changing, it’s not for anytime soon»

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Era da molto tempo che ci si domandava fino a quando Mr Putin e la Russia avrebbero avuto pazienza.

Con questo provvedimento, estremamente severo dal punto di vista politico e diplomatico, ma ininfluente su tutti i restanti aspetti relazionali, il Kremlin dichiara esplicitamente che il momento di portare pazienza è terminato.

Ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria: per il momento la Russia risponde con una manovra diplomatica senza precedenti nella storia delle relazioni russo – americane. Per il momento, però.

Considerazioni.

– La cultura liberal, che negli Stati Uniti pervade interamente lo schieramento democratico e, parzialmente, anche quello repubblicano, propugna una visione ideologica, in accordo alla quale non è lecito contrarre rapporti di alcun tipo con persone od entità che non condividano pienamente la sua propria Weltanschauung. E questa cultura è anche quella al momento dominante l’establishment europeo, massimamente quello tedesco e francese. Ma gli scollamenti tra classe dirigenziale e popolazione sono sempre più evidenti, ancorchè politicamente non rilevanti.

– Quando l’Occidente liberal dominava il mondo sia dal punto di vista economico, sia politico, sia culturale, esso aveva la possibilità concreta di imporre la propria volontà.

– Se negli anni cinquanta l’Occidente rendeva ragione di oltre il 90% del pil mondiale, ad oggi supera a stento la quota del 40%: i paesi “emergenti” sono emersi sia economicamente, sia politicamente, sia culturalmente, sia anche militarmente. Ed inoltre stanno coordinandosi tra di loro: sono oramai la maggioranza e reclamano il loro spazio vitale. Chiedono di essere rispettati.

– Il resto del mondo non condivide per nulla la Weltanschauung liberal: è una realtà della quale sarebbe molto opportuno prendere atto. Ciò non significa che non abbia valori circa i “diritti umani” e la “democrazia“: solo che questi valori sono semplicemente opposti a quelli dei liberal occidentali, specie nei loro criteri attuativi.

– Se gli Stati Uniti sono sempre una grande superpotenza, specie poi dal punto di vista militare, Russia e Cina sono anche esse superpotenze militari. Ma gli equilibri stanno cambiando velocemente. La Cina si è riappropriata del Mar Cinese del Sud: nei fatti la flotta americana è interdetta in tale zona. Cina e Russia accordano alla Korea del Nord una sorta di protezione che rende vani ed irrealistici i lamenti americani. Anche un paese come l’Iran può permettersi di fronteggiarli, anche esso coperto da Russia e Cina.

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Qui si arriva adesso al cuore della questione.

La rigidità ideologica dei liberals porta inevitabilmente ad uno scontro, scontro dal quale ben difficilmente potrebbero uscirne vittoriosi.

Buon senso e Realpolitik suggerirebbero sempre di perseguire la via diplomatica per appianare le inevitabili controversie: ma la Realpolitik impone anche e soprattutto di accettare la realtà così come essa è. Ciò non significa astenersi dall’operare a proprio vantaggio, sarebbe solo un’altra utopia: significa solo smussare gli angoli ed evitare lo scontro. Le ideologie si propongono, non si impongono. In politica tutto è contrattabile.

Così come in altri tempi l’Occidente fu obbligato a prendere atto dell’esistenza di una Korea divisa in una nazione a Nord ed una a Sud, così come prese atto di aver perso il controllo dell’Indonesia, e del Vietnam in modo specifico, così dovrebbe prendere atto che la situazione ukraina è oramai cristallizzata. Prendere atto non significa minimamente condividere: significa non farne un casus belli.

L’attuale posizione del Senato Americano è troppo rigida, da questo punto di vista,  per consentire un margine di trattative, né sfugge il fatto che sia più condizionata da fattori di politica interna che di politica estera.

Stesso ragionamento sarebbe da estendersi alle posizioni della Bundeskanzlerin Frau Merkel e dell’Unione Europea in senso lato. Sarebbe errore severo considerare le sanzioni votate dal Senato americano disgiunte da quelle approvate dall’Unione Europea.

Una ultima ma ben importante considerazione sarebbe la constatazione di una profonda incoerenza dell’ideologia liberal occidentale, ben riscontrabile nel comportamento tedesco, propaggine europea dei liberal democratici americani. Se Frau Merkel è strenua sostenitrice dei valori liberal e di sanzioni sempre più aspre nei confronti della Russia, ma nel contempo ne è sempre più dipendente almeno dal punto di vista energetico. E lo è al punto tale dal volere fortemente il Nord Stream 2. Né ci si illuda che le tensioni ideologiche nei confronti dei paesi del Visegrad siano ininfluenti sul quadro globale.

Per usare una frase forte, quasi al limite della volgarità, ma che ben renderebbe l’idea, non è produttivo sputare nel piatto ove si mangia.

Conclusione.

La storia evidenzia molto chiaramente come tutte le situazioni di chiusura ideologica si risolvano alla fine in situazioni conflittuali: che vada bene, guerre fredde, ma se qualcosa non dovesse funzionare a dovere, in guerre guerreggiate.

Siamo chiari: meglio un Realpolitik magari insoddisfacente piuttosto che un missile atomico sulla testa.


Bbc. 2017-07-31. Russia’s Putin orders 755 US diplomatic staff to leave

Russian President Vladimir Putin has announced that 755 staff must leave US diplomatic missions, in retaliation for new US sanctions against Moscow.

The decision to expel staff was made on Friday, but Mr Putin has now confirmed the number who must go by 1 September.

It brings staff levels to 455, the same as Russia’s complement in Washington.

This is thought to be the largest expulsion of diplomats from any country in modern history, says the BBC’s Laura Bicker in Washington.

The number includes Russian employees of the US diplomatic missions across Russia, the BBC’s Sarah Rainsford in Moscow adds.

Staff in the embassy in Moscow as well as the consulates in Ekaterinburg, Vladivostok and St Petersburg are affected, she says.

The US said the move was a “regrettable and uncalled for act”.

“We are assessing the impact of such a limitation and how we will respond to it,” a state department official said.

Mr Putin did strike a conciliatory note, saying he did not want to impose more measures, but also said he could not see ties changing “anytime soon”.

Mr Putin told Russian television: “More than 1,000 people were working and are still working” at the US embassy and consulates, and that “755 people must stop their activities in Russia.”

Russia has also said it is seizing holiday properties and a warehouse used by US diplomats.

Mr Putin suggested he could consider more measures, but said: “I am against it as of today.”

He also noted the creation of a de-escalation zone in southern Syria as an example of a concrete result of working together.

However, in terms of general relations, he added: “We have waited long enough, hoping that the situation would perhaps change for the better.

“But it seems that even if the situation is changing, it’s not for anytime soon.”

The new US sanctions were in retaliation both for Russia’s annexation of Crimea in 2014 and Russian interference in the US election.

In December, the Obama administration ordered the seizure of two Russian diplomatic compounds and expelled 35 Russian diplomats in response to alleged hacking of the US Democratic Party and Hillary Clinton’s campaign.

The new US sanctions on Russia were overwhelmingly approved by both houses of Congress, despite objections from President Donald Trump who wants warmer ties between the two countries.

The White House said on Friday that he would sign the sanctions bill after fears he could veto it.

Mr Trump was believed to be particularly concerned about a provision in the new bill that limits his ability to lift sanctions – forcing him to consult Congress first.

Some European countries are also angry because the new law could penalise European companies that invest in big Russian oil and gas projects such as the new Nord Stream II pipeline.

US intelligence agencies believe Russia tried to sway the election in favour of Mr Trump and now there are several investigations looking into whether anyone from his campaign helped.

Russia has always denied interfering and Mr Trump insists there was no collusion.


Ansa. 2017-07-31. Putin caccia 755 diplomatici americani da Mosca

Vladimir Putin caccia 755 diplomatici americani dalla Russia in ritorsione alle sanzioni contro Mosca approvate dal Congresso statunitense. L’annuncio del presidente russo conferma il pugno duro di Mosca e arriva nonostante il provvedimento non sia entrato ancora in vigore.

Il testo del progetto di legge e’ infatti sul tavolo del presidente Donald Trump che, pur essendosi impegnato a firmarlo, ancora non lo ha fatto. “Ha detto chiaramente che lo farà” precisa il vice presidente Mike Pence, smorzando le critiche.

In un’intervista a Rossiya 1, Putin parla di pazienza esaurita: “abbiamo aspettato per un po’” un cambiamento e un miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti, “ma giudicando da tutto, se qualcosa cambierà non sarà a breve” afferma il presidente russo. I diplomatici americani dovranno lasciare la Russia entro l’1 settembre: a partire da quel momento gli Stati Uniti potranno contare al massimo 455 diplomatici nelle loro rappresentanze in Russia, cioe’ esattamente quanti ne ha il Cremlino fra ambasciata e consolati americani.

”E’ venuto il momento di mostrare agli Stati Uniti che non lasceremo le loro azioni senza risposta. Washington ha assunto posizioni che peggiorano i nostri rapporti bilaterali e possiamo mettere in campo anche altre misure per rispondere” aggiunge Putin, confermando le parole del vice ministro degli esteri Sergei Ryabkov. In un’intervista ad Abc, Ryabkov ha parlato di ”varie opzioni” a disposizione di Mosca, senza sbilanciarsi sui dettagli. L’annuncio di Putin rappresenta un’escalation negativa nei rapporti con Washington, nonostante il dialogo ”costruttivo” fra Trump e il presidente russo ad Amburgo a margine del G20.

Non è escluso che Mosca possa inasprire ulteriormente la sua ritorsione contro gli Stati Uniti per sanzioni ritenute ingiustificate. Sanzioni criticate duramente anche dall’Unione Europea. E accolte con scetticismo anche da Trump: il provvedimento approvato dal Congresso non impone solo sanzioni alla Russia, ma limita allo stesso tempo l’autorità del presidente su una loro eventuale abolizione. Pur non convinto Trump ha assicurato che firmerà il progetto, decidendo cosi’ di non aprire un nuovo fronte di scontro con il Congresso sulla Russia, che già è al centro delle indagini che vendono coinvolto il presidente

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale

I fondi pensioni di S&P 500 hanno un buco di 382 miliardi Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-24.

2017-07-22__Pensioni__001

«People who rely on their company pension plans to fund their retirement may be in for a shock»

*

«Of the 200 biggest defined-benefit plans in the S&P 500 based on assets, 186 aren’t fully funded»

*

«A big part of the reason is the poor returns they got from their assets in the superlow interest-rate environment that followed the financial crisis»

*

«the 70,000 participants in the United Parcel Service Inc. pension plan learned they won’t earn increased benefits if they work after 2022»

*

«DuPont Co. announced it would stop making payments into its pension plan for 13,000 active employees»

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«But each time a pension plan is terminated, canceled or altered, thousands of workers are affected»

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«It’s left a hole of $382 billion for the top 200 plans»

2017-07-22__Pensioni__002

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Già a giugno avevamo segnalato questo problema:

General Electric. 31 mld Usd di buco nel fondo pensioni.

Sarebbe stato ingenuo pensare però che la situazione fosse limitata alla General Electric.

Il terzo principio della dinamica enuncia che ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria: nemmeno i sistemi economici sfuggono a questo principio. Si voglia o meno.

Non solo. Ogni azione umana è soggetta all’eterogenesi dei fini, ossia a sortire effetti del tutto differenti da quelli attesi.

Non sono oziose considerazioni teoriche: i 382 miliardi di buco si sono determinati proprio per non aver osservato codesti principi.

«Anche se vive ed agisce nelle mutevoli variazioni del tempo, la mente dell’essere umano presenta una significativa inerzia, essendo esso radicato in abitudini ed idee che tende ad assolutizzare, a ritenere essere valori assoluti, validi in ogni luogo, circostanza e tempo. L’uomo tende a comportarsi come realtà atemporale che esita nell’obnubilamento del passato, frequentemente anche rinnegato, e nella scarsa o nulla percezione del futuro. In questo contesto la libertà si denatura. Senza la percezione del futuro diventa del tutto inutile rinunciare oggi ad un bene immediato in vista di un bene maggiore futuro: l’essere umano si isola nell’immanente, quasi non più conscio delle conseguenze future delle sue scelte ed azioni. E come perde il concetto del futuro diventa indifferente ai numerosi segni dei tempi che attestano le variazioni in essere e, soprattutto, quelle che preannunciano in divenire. Alla fine, se travolto dagli eventi, non potrà nemmeno nutrire speranza: non esiste infatti speranza senza futuro. É l’esito di tutte le ideologie vissute come credi religiosi.»

*

Istituzione e gestione dei fondi pensioni implica una solida visione del futuro: si effettuano dei versamenti oggi per riscuotere la pensione domani, o dopodomani. A scarsi versamenti corrisponde una pensione miserabile, senza adeguati interessi sui versamenti effettuati corrisponde un ulteriore svilimento della pensione che si percepirà.

La crisi del 2009 dei subrime era sottesa dal peso dei debiti sovrani.

Un fardello talmente pesante da costringere le banche centrali a trasformarsi da prestatrici di ultima istanza in investitrici di ultima istanza coni quantitative earnig. Di conserva la politica dei tassi bassi, nulli e negativi.

Questa mossa inusitata e si potrebbe dire da ultima ratio, ha rabberciato il sistema economico occidentale, almeno apparentemente, ma ha concorso a generare problemi futuri forse ancora più gravi.

Ha messo in crisi il sistema bancario, che vive proprio sugli interessi che percepisce dai prestiti elargiti, ha depauperato i fondi pensioni, ha dato un artificioso sopravvento al sistema finanziario su quello economico, solo per fare alcuni esempi.

Tutto a beneficio, non voluto né gradito, della Cina.

Cina. Q1 pil +6.9%.

Cina. Pil secondo trimestre +6.9%. Un esempio da seguire.

Germania. Le banche non son quasi più tedesche.

ICB of China è la più grande banca del mondo con attivi per 3.297 mld €.

*

Non solo. Gli earning hanno portato a privilegiare la finanza sulla produzione: situazione sicuramente lucrativa nell’immediato, ma perniciosa nel futuro.

In estrema sintesi: siamo solo agli inizi del cedimento del sistema. Né si pensi che possa crollare a tempi rapidi. Si preannunciano tempi davvero molto tribolati, ma i piabti saranno tardivi.


Bloomberg. 2017-07-20. S&P 500’s Biggest Pension Plans Face $382 Billion Funding Gap

People who rely on their company pension plans to fund their retirement may be in for a shock: Of the 200 biggest defined-benefit plans in the S&P 500 based on assets, 186 aren’t fully funded. Simply put, they don’t have enough money to fund current and future retirees. The situation worsened for more than half of these funds from fiscal 2015 to 2016. A big part of the reason is the poor returns they got from their assets in the superlow interest-rate environment that followed the financial crisis. It’s left a hole of $382 billion for the top 200 plans.

Of course, the percentage of workers covered by traditional defined benefit plans—those that pay a lifetime annuity, often based on years of service and salary—has been declining for decades as companies shift to defined contribution plans such as 401(k)s. But each time a pension plan is terminated, canceled or altered, thousands of workers are affected.

Last month, the 70,000 participants in the United Parcel Service Inc. pension plan learned they won’t earn increased benefits if they work after 2022. Late last year DuPont Co. announced it would stop making payments into its pension plan for 13,000 active employees, and Yum! Brands Inc. offered some former employees a lump-sum buyout to offload some of its pension liabilities. General Electric Co. has a major problem. The company ended its defined benefit plan for new hires in 2012, but its primary plan, covering about 467,000 people, is one of the largest in the U.S. And at $31 billion, GE’s pension shortfall is the biggest in the S&P 500.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

G20. Quattro passi falsi di Frau Merkel.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-08.

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La politica è l’arte del possibile, e la storia insegna come quasi tutto possa essere possibile: sia di piacevole sia di spiacevole.

Quando ci si discosta da questa frase enunciata da Otto von Bismarck, si va solo in cerca di guai.

Al G20, a tutt’oggi, la Bundeskanzlerin Frau Merkel sembrerebbe aver fatto quattro errori, che sono a nostro parere pacchiani.

*

In  primo luogo, il politico è colui che mutua gli accordi, che sa conciliare i consensi. Non compromessi, che lasciano sempre la bocca amara, ma accordi nei quali tutti abbiano ricevuto il loro pezzettino. La contrapposizione muro a muro è l’antitesi della politica.

I diktat poi sono alla fine controproducenti. Il grande von Bismarck disse all’Imperatore fremente di rabbia che i trattati di pace si scrivono come se di fosse persa, e non vinta, la guerra. Se l’Imperatore avesse compreso questo semplice enunciato, la Francia non avrebbe covato dopo Sedan lo spirito di rivincita, potente concausa della prima guerra mondiale.

La Bundeskanzlerin Frau Merkel ha nei fatti operato il possibile fattibile per cercare di isolare gli Stati Uniti d’America. Se c’è riuscita da un punto di vista di numero di capi di governo più o meno concordi sulla importanza del ‘clima’, ha nei fatti operato una cesura non più redimibile in via pacifica. Degli stati firmatari, per motivazioni anche molto differenti, solo la Russia può competere militarmente con l’America, e solo la Cina è grosso modo a lei equivalente economicamente.

Questa plateale rottura sul clima avrà inevitabilmente ripercussioni sia nel campo della difesa, problemi Nato, per intenderci, sia nei campi economici sia in tutti gli altri settori.

Cesare, grande raffinato politico, soleva dire che o si tratta o si annienta. Il diktat è l’arma finale, da usarsi solo se minacciati nella stessa esistenza.

*

In secondo luogo, sembrerebbe essere stato fatto un grossolano errore storico.

«We take note of the decision of the United States of America to withdraw from the Paris agreement …. The leaders of the other G20 members state that the Paris agreement is irreversible» [Fonte]

Nulla nella storia è “irreversibile“.

Lenin aveva detto che il comunismo sarebbe stato eterno: è durato circa settanta anni.

Mussolini aveva proclamato l’era fascista: è durata poco meno di venti anni.

Hitler aveva annunciato il Reich millenario: è durato tredici anni.

Frau Merkel non è né Lenin, né Mussolini, né Hitler: è solo la cancelliera di uno stato che rende conto di circa il 5% del pil mondiale e che nel volgere di quindi anni scomparirà a seguito della crisi demografica.

Né alla teoria, credenza, del ‘clima’ sembrerebbe lecito eguagliarsi alla potenza della costruzione speculativa e politica del comunismo, del fascismo e del nazionalsocialismo.

La Bundeskanzlerin Frau Merkel somiglia tanto ad una persona che si mangia le sementi. Ma le azioni dei governanti proseguono nei loro effetti ben oltre la morte politica di chi le abbia compiute. Si pensi soltanto a quanto gli esiti della seconda guerra mondiale condizionano ancora oggi la Germania.

Se tenacia e volontà sono virtù da esaltare, la cocciutaggine è un grande difetto, foriero di disastri.

Né ci si illuda che gli attuali 18 sodali della Germania tali restino per sempre: non ci si stupirebbe se taluni abbiano accettato di buon grado solo per rendere più rovinosa la caduta della Germania.

*

In terzo luogo, si rinnova da parte della Germania il grande equivoco sui termini usati. Ma tutti gli equivoci, proprio per lo loro stessa natura, portano sempre a dei triboli ed ad attriti.

Free trade‘ non significa altro che ‘commercio libero‘. Ma il termine ‘libero‘ è altamente equivoco. Quando la direttiva dell’Unione Europea si materializza in un insieme di diciassette volumi di mille pagine l’una sembrerebbe lecito domandarsi fino a qual punto la coltivazione delle melanzane sia ‘libera‘.

Sia ben chiaro: dare leggi e regolamenti è cosa logica, ma l’overkilling uccide.

Ciò che per Frau Merkel è ‘libero‘ è in realtà un mercato super regolato da trattati a valenza globale. Mr Trump ritiene invece più proficui trattati bilaterali, che, dovendo soddisfare un minor numero di esigenze, risultano nei fatti di ben più facile gestione amministrativa. La matrice culturale comunista è evidente nel pensiero di Frau Merkel, che ragiona nei termini di Gosplan.

Un esempio chiaro di quanto detto è la facilità di scrittura dell’accordo commerciale anglo-americano:

«There is no country that could possibly be closer than our countries …. We have been working on a trade deal which will be a very, very big deal – a very powerful deal, great for both countries – and I think we will have that done very, very quickly» [Fonte]

*

In quarto luogo, il G20 avrebbe stabilito il «diritto sovrano degli Stati di gestire e controllare i confini e stabilire politiche a fini di sicurezza».

Visto il contenzioso in atto con i paesi del Visegrad, queto sembrerebbe essere un enunciato fortemente incauto.    

* * * * * * *

In conclusione, sembrerebbero non emergere elementi che suggeriscano una “vittoria” di Frau Merkel e tanto meno di un consolidamento duraturo.

Tirare conclusioni sulla sola base di enunciati di intenti sarebbe troppo azzardato: esprimiamo quindi solo fortissimi dubbi. Questa sembrerebbe assomigliare più ad una sconfitta strategica.

La regola del ‘mi spezzo ma non mi piego’ i tedeschi la hanno già pagata a carissimo prezzo due volte nel secolo scorso. Perseverare è diabolico.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Rivolta dei liberals democratici. ‘Siamo peggio di Trump’. – New York Times

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-23.

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Il Democratic Congressional Campaign Committee ha rilasciato un Memorandum per pianificare la rivincita alle elezioni di mezzo termine, che si terranno nel novembre dell’anno prossimo.

È uno scatto di orgoglio ferito, ma anche un pregevole documento propagandistico, volto ad alzare il morale alle truppe battute e disperse.

Lo riportiamo, commentato, unitamente al lamento funebre simultaneamente pubblicato sul The New York Time, in cui si prende atto della rivolta in corso nel partito democratico: la base vorrebbe semplicemente defenestrare l’attuale dirigenza.

* * * * * * *

I liberals democratici hanno un tratto comune con i tedeschi: ogni certo quale numero di anni è necessario bombardarli a tappeto senza lasciare pietra su pietra. Allora, alla fine, iniziano a capire qualcosa: poco, ma qualcosa. Occorre sapersi accontentare.

Se la Bundeskanzlerin Frau Merkel ha iniziato ad abbassare il presumino dopo la faccenda del Nord Stream 2 e delle sanzioni americane alle ditte tedesche, dopo che gli Usa hanno abbandonato l’Accordo di Parigi ed amenità del genere, i liberals americani hanno dovuto sbattere la faccia dapprima con le elezioni, che hanno fatto vincere ai repubblicani la Presidenza e la maggioranza sia al Congresso sia in Senato, quindi hanno dovuto perdere da novembre alla settimana scorsa cinque consecutive tornate elettorali suppletive, che si tenevano in stati a tradizione democratica.

Adesso, più che della estinzione delle foche monache i liberals democratici iniziano a meditare sulla loro scomparsa fisica dalla scena politica americana.

Negli ultimi tre anni hanno perso oltre 1,500 cariche elettive, ivi comprese quelle per giudici in tribunali, loro punta di diamante.

Ma la sconfitta elettorale in Georgia è stata urente ed urticante.

Vi avevano profuso fiumi di denaro: sono state le elezioni più costose della storia americana. Vi hanno mandato legioni di attivisti specializzati in lgbt, femminismo ultraortodosso, ateismo attivo da far invidia al caro, vecchio comunismo.

Da novembre stanno finanziando senza risparmio manifestazioni di piazza che urlano “not my president“, che inneggiano ogni sorta di rapporto carnale pervertito e perverso, senza trascurare di bruciare cassonetti ed automobili.

Sempre da novembre hanno inscenato una campagna stampa quale non si vide neppure dopo l’attacco di Pearl Harbor: tutti i loro media, dalle TV ai giornali locali, hanno riversato sui repubblicani e su Mr Trump ogni sorta di menzogna e calunnia. Alla fine non lo hanno accusato di pascolo abusivo.

E tutto questo non solo è stato fatto senza risultato alcuno, ma alla fine risultando essere controproducente.

* * *

Adesso inizia la rivoluzione interna.

I deputati hanno fatto quattro conti: se non si cambiasse, nel 2018, con le elezioni di medio termine, tutti a casa.

«Democrats who have been critical of Ms. Pelosi»

Mrs Pelosi è il primo obiettivo che vorrebbero abbattere: tutta femminismo, aborto, degenerazioni varie, ‘clima’ ed alternative, purché democratiche, la capogruppo democratica al Congresso è una dei maggiori responsabili di questa débâcle. Di tutto questo armamentario la gente comune non solo non sa più cosa farsene, ma inizia anche ad osteggiarlo. Il popolo vorrebbe soltanto un lavoro sicuro che garantisca uno stipendio con cui poter mantenere la propria famiglia in modo dignitoso. Ecco perché Mr Trump li ha sbaragliati: è stato a sentire il popolo, quello che vota.


The New York Times. 2017-06-23. Democrats See the After Georgia Loss: ‘Our Brand Is Worse Than Trump’

Democrats scrambled to regroup on Wednesday after a disappointing special election defeat in Georgia, with lawmakers, activists and labor leaders speaking out in public and private to demand a more forceful economic message heading into the 2018 elections.

Among Democrats in Washington, the setback in Georgia revived or deepened a host of existing grievances about the party, accentuating tensions between moderate lawmakers and liberal activists and prompting some Democrats to question the leadership and political strategy of Nancy Pelosi, the House minority leader.

A small group of Democrats who have been critical of Ms. Pelosi in the past again pressed her to step down on Wednesday. And in a private meeting of Democratic lawmakers, Representative Tony Cárdenas of California, Ms. Pelosi’s home state, suggested the party should have a more open conversation about her effect on its political fortunes.

But the most acute and widely expressed concerns were economic. Speaking after a meeting of the Democratic caucus on Wednesday morning, Representative Hakeem Jeffries of New York said the party was preparing to be “aggressively focused on job creation and economic growth.” And Representative Jim Himes of Connecticut, who represents an affluent district near New York City, said Democrats must do more to compete with what he described as expansive and unrealistic promises by President Trump.

“It’s not enough to say, ‘I want jobs,’” Mr. Himes said. “You need more than that, particularly when you’re competing with a guy who is telling fantasies.”

Representative Debbie Dingell of Michigan called for Democrats to go “on offense” and attack the president’s perceived strength on economic matters with working-class voters.

“We need to show working men and women we understand their anxieties and fears,” she said, “and show that Trump is treating them like just another politician.”

By fiercely contesting a congressional race in the conservative Atlanta suburbs, Democrats had hoped to make an emphatic statement about the weakness of the Republican Party under Mr. Trump. Their candidate, Jon Ossoff, raised about $25 million, mostly in small donations, and assertively courted right-of-center voters with promises of economic development and fiscal restraint.

That vague message, Democrats said Wednesday, was plainly not powerful enough to counter an onslaught of Republican advertising that cast Mr. Ossoff as a puppet of liberal national Democrats, led by Ms. Pelosi, an intensely unpopular figure on the right and a longstanding target of Republican attacks. While Mr. Ossoff made inroads by exploiting Mr. Trump’s unpopularity and a backlash against health care legislation approved in the House, Democrats said they would have to do more to actually win.

Representative Eric Swalwell of California, who is close to party leaders, said Democrats would “crystallize our message on jobs, on health care” in the coming months. The results in Georgia and other special elections, he said, should encourage Democrats to campaign across a huge map of districts. “We need to compete everywhere,” he said.

Representative Ben Ray Luján of New Mexico, the chairman of the Democratic Congressional Campaign Committee, met Wednesday morning with a group of lawmakers who have been conferring about economic messaging, according to several people present who spoke on the condition of anonymity.

Mr. Luján told the group that his committee would examine the Georgia results for lessons, but he urged the lawmakers to portray the race in positive terms in their public comments, stressing that Democrats have consistently exceeded their historical performance in a series of special elections fought in solidly Republican territory.

It was in the meeting with Mr. Luján that Mr. Cárdenas, a member of the Democratic leadership, brought up Ms. Pelosi’s role in the Georgia race, calling it “the elephant in the room.” Ms. Pelosi was not present.

A spokeswoman for Mr. Cárdenas, while acknowledging his comment, said he had invoked the leader in the context of “what can be done to stand up to those attacks in the future.”

Ms. Pelosi has consistently rejected calls to step down, and there was little indication that her leadership post was at risk. She responded to the election results in a “Dear Colleague” letter to Democratic lawmakers late Wednesday, underscoring the party’s improving performance in conservative areas and saying that “every effort was made to win” in Georgia.

But Ms. Pelosi also said it was time for Democrats to “put forth our message,” and promised an economic one that “we can all embrace and utilize in our districts.”

She did not directly address the sometimes caustic criticism of her leadership from skeptics within the party. Several lawmakers who have opposed her in the past argued that Ms. Pelosi would undermine the party’s candidates for as long as she holds her post.

Representative Seth Moulton of Massachusetts, an open critic of Ms. Pelosi, called the Georgia result “frustrating” and urged a shake-up at the top of the party.

Representative Kathleen Rice of New York told CNN the entire Democratic leadership team should go.

Representative Tim Ryan of Ohio, who tried to unseat Ms. Pelosi as House minority leader late last fall, said she remained a political millstone for Democrats. But Mr. Ryan said the Democratic brand had also become “toxic” in much of the country because voters saw Democrats as “not being able to connect with the issues they care about.”

“Our brand is worse than Trump,” he said.

A top aide to Ms. Pelosi dismissed the idea that her lightning-rod status might have hurt the Democratic effort in Georgia, and pointed out that in some polls the Republican speaker, Paul D. Ryan, is viewed even more dismally.

Any Democratic leader would become a target for the right, said the aide, Drew Hammill, Ms. Pelosi’s deputy chief of staff.

“Republicans blew through millions to keep a ruby red seat and in their desperate rush to stop the hemorrhaging, they’ve returned to demonizing the party’s strongest fund-raiser and consensus builder,” he said. “They don’t have Clinton or Obama, so this is what they do.”

But in a possible omen, the first Democratic candidate to announce his campaign after the Georgia defeat immediately vowed not to support Ms. Pelosi for leader. Joe Cunningham, a South Carolina lawyer challenging Representative Mark Sanford, said Democrats needed “new leadership now.”

Even Democrats who are not openly antagonistic toward Ms. Pelosi acknowledged that a decade of Republican attacks had taken a toll: “It’s pretty difficult to undo the demonization of anyone,” said Representative Bill Pascrell Jr. of New Jersey.

In some respects, the sniping over the Democrats’ campaign message mirrors a larger divide in the Democratic Party, dating to the 2016 presidential primary contest and earlier. Senator Bernie Sanders of Vermont and his supporters have pressed Democrats to embrace a more bluntly populist message, assailing wealthy special interests and endorsing the expansion of social welfare programs, while more moderate Democrats in the party leadership have favored an approach closer to Mr. Ossoff’s.

But in four contested special elections in Republican districts — including two, in Kansas and Montana, featuring Sanders-style insurgents — neither method provided the party with a breakthrough victory.

In the absence of a smashing win that might have settled the left-versus-center debate, Democrats may face a longer process of internal deliberation before they settle on an approach that is broadly acceptable in the party.

Part of the Democrats’ challenge now is that the jobless rate is low, and many of the districts they are targeting are a lot like the Georgia seat: thriving suburbs filled with voters who have only watched their portfolios grow since Mr. Trump took office.

Even as they smarted from their defeat on Wednesday, Democrats signaled that they intend to compete across a vast area of the country in 2018. Mr. Luján, moving to calm the party, circulated a memo to lawmakers and staff members that declared there was “no doubt that Democrats can take back the House next fall” in the midterm elections. He wrote that six to eight dozen seats held by Republican lawmakers would be easier for Democrats to capture than Georgia’s Sixth.

Citing snippets of private polling, Mr. Luján said there were Republican seats in southern Arizona and Florida, northern New Jersey and the Kansas City, Kan., suburbs, where Democratic challengers were already ahead of Republican incumbents.

Democrats need to win 24 Republican-held seats to win control of the House.

On the Republican side, jubilation over the victory in Georgia mixed with lingering unease about the overall political environment. While Ms. Handel defeated Mr. Ossoff by about 10,000 votes and nearly four percentage points, Republican outside groups had to spend $18 million defending a district where the party’s candidates had won easily for decades.

And on the same night, a little-watched special election in South Carolina gave Republicans another scare, as an obscure Democrat, Archie Parnell, came within 3,000 votes of capturing a solidly Republican congressional district, with voter turnout far behind the Georgia race.

Nick Everhart, a Republican strategist in Ohio, said the party should not allow its relief at having kept Democrats at bay to turn into complacency. Up to this point, he said, Republicans have been beating Democrats only on solidly red turf.

“To pretend that there are not serious enthusiasm-gap issues with the G.O.P. base and, more crucially, independents fleeing, is missing the lessons that need to be learned before truly competitive seats are on the board,” Mr. Everhart said.

Still, the immediate aftermath of the Georgia election was plainly tougher on the Democratic side, as the party endured a fourth special election that ended with a better-than-usual showing by a defeated Democrat. That pattern may put Democrats on track to gain power in the 2018 elections, but 17 months is a long wait for a party so hungry to win.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Corriere della Sera, ovvero il giornale dei servi menzogneri. Ma che scrive?

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-21.

Corriere della Sera 11-6-40z

L’11 giugno 1940 il Corriere della Sera titolava ad otto colonne

«Popolo Italiano corri alle armi e dimostra la tua tenacia il tuo coraggio il tuo valore.»

Sottotitolo:

«Ondata d’irrefrenabile entusiasmo e di ardente devozione al Re Imperatore al Fondatore dell’Impero ed al Führer del grande Reich».»

* * * *

Sono passati quasi ottanta anni, ma i giornalisti del Corriere sono sempre gli stessi.

Hanno solo cambiato padrone.

Prima deificavano il re, il duce e persino quel galantuomo di Hitler, adesso si accontentano dei liberals americani, dei socialisti europei (meglio, ciò che ne avanza) e persino del partito democratico, peraltro degni eredi del Führer.

Nati servi, vivono da schiavi. Ed abbiamo usato la mano ben leggera.

* * * * * * *

«La sua sconfitta riaccende i riflettori sul partito democratico che ha incassato quest’anno una serie di sconfitte nelle elezioni speciali nonostante la rabbia degli elettori contro il presidente Donald Trump»

*

«a soli 30 anni e volto nuovo della politica, Ossoff in breve tempo ha raccolto 25 milioni di dollari, giunti da tutti i liberal degli Stati Uniti come segno di rimostranza nei confronti di Trump»

*

«Nonostante la sconfitta di Ossoff, i democratici sono sollevati dai buoni numeri giunti da South Carolina dove ha vinto per il posto alla Camera in gioco il repubblicano Ralph Norman»

* * * * * * *

Siamo tutti di accordo che il partito democratico “ha incassato quest’anno una serie di sconfitte nelle elezioni speciali“.

Non ci piove: i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ma che i repubblicani abbiano stravinto

«nonostante la rabbia degli elettori contro il presidente Donald Trump»

lo vadano a raccontare al Führer.

Se gli Elettori covassero rabbia con Mr Trump, il Presidente, non avrebbero votato repubblicano: avrebbero consegnato la vittoria elettorale ai democratici.

La “rabbia degli elettori contro il presidente Donald Trump è, se volessimo essere benevoli, solo un delirio schizofrenico dei redattori del Corriere, ma, se volessimo essere aderenti ai fatti, è solo il frutto della loro perversione mentale. Vorrebbero far credere che gli Elettori abbiano votato proprio colui che odierebbero.

* * *

Che non si tratti di un refuso emerge anche dalle due frasi che seguono.

Mr Ossoff non ha raccolto nessun fondo. Sono stati raccolti da “political action committees“: è una differenza grande come una casa per chiunque conosca ancorché superficialmente la legislazione americana in materia.

*

«i democratici sono sollevati dai buoni numeri giunti da South Carolina».

Ma in South Carolina i liberals democratici ne hanno prese tante quanto i tedeschi a Stalingrado.

I messeri del Corriere vorrebbero forse farci credere che i liberals democratici si sentano “sollevati” quando le buscano come foche monache? Di accordo che sono omofili, ma questa volta Mr Trump se li è inchiappettati con un arnese incandescente.

* * * * * * *

I redattori del Corriere della Sera ci hanno preso per imbecilli.

Nel converso, portiamo stima verso Mr Bernie Sanders, che ha fatto commenti aderenti al vero, senza contorsionismi logici: ha ammesso la sconfitta e la sua gravità ed ha detto che si dovrà lavorare per porvi rimedio.

Non condividiamo che in ben poco il programma politico del sen Sanders, ma come persona lo rispettiamo: per i redattori del Corriere è difficile, veramente difficile, non provare un senso di disprezzo e repulsione.

Sono concausa efficiente del crollo dei partiti di sinistra, cui hanno tolto ogni sia pur minima credibilità.


Corriere. 2017-06-21. Sollievo per Trump, in Georgia vince la repubblicana Handel

La repubblicana Karen Handel vince nelle elezioni congressuali speciali nel sesto distretto della Georgia. E l’amministrazione Trump tira un sospiro di sollievo: al termine di quattro mesi di agguerrita campagna elettorale, la più costosa per un posto in Congresso della storia americana, la 55enne Handel batte il democratico Jon Ossoff, 30 anni e sui cui il partito aveva riposto tutte le sue speranze. Il presidente Donald Trump non nasconde la sua soddisfazione: «Una grande vittoria di Karen Handel. Siamo orgogliosi id te» twitta poco dopo l’esito del voto.

La vittoria di Handel consente ai repubblicani di mantenere un seggio che è loro dal 1979 e che è apparso in bilico fino all’ultimo, anche se poi il conteggio finale è stato nettamente a vantaggio della candidata di destra, che ha ottenuto il 52,6% dei voti contro il 47,4% del rivale. «Non è il risultato che speravamo ma è l’inizio di qualcosa di grande» afferma Ossoff rivolgendosi ai suoi sostenitori. La sua sconfitta riaccende i riflettori sul partito democratico che ha incassato quest’anno una serie di sconfitte nelle elezioni speciali nonostante la rabbia degli elettori contro il presidente Donald Trump. Ossoff la sua parte l’ha fatta e ha fatto sperare fino alla fine il partito in un distretto tradizionalmente repubblicano: a soli 30 anni e volto nuovo della politica, Ossoff in breve tempo ha raccolto 25 milioni di dollari, giunti da tutti i liberal degli Stati Uniti come segno di rimostranza nei confronti di Trump.

Nonostante la sconfitta di Ossoff, i democratici sono sollevati dai buoni numeri giunti da South Carolina dove ha vinto per il posto alla Camera in gioco il repubblicano Ralph Norman: si è trattato però di una vittoria di misura, con meno di quattro punti percentuali di scarto in un distretto fortemente repubblicano grazie all’affluenza elevata degli elettori afroamericani. La vittoria in Georgia e in South Carolina sono una spinta per Trump e il partito repubblicano ad andare avanti con l’ambiziosa agenda politica: i risultati potrebbero accelerare e rendere più facili gli sforzi dei repubblicani in Senato per l’abolizione dell’Obamacare.

Pubblicato in: Amministrazione

Georgia. Martedì 20 si vota alle suppletive.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-19.

Georgia (USA) 001

«A special election will be held on June 20, 2017, to determine the member of the United States House of Representatives for Georgia’s 6th congressional district. Republican Incumbent Tom Price resigned from the seat following his appointment and confirmation as the United States Secretary of Health and Human Services in the Trump Administration. A primary election occurred on April 18, 2017.

Georgia’s state law requires the Governor of Georgia to call for a special election to be held at least 30 days after a vacancy. Following Price’s resignation, Governor Nathan Deal called for the special election to be held on April 18, with a filing window for prospective candidates from February 13 to 15, 2017. All candidates ran on one ballot, with a runoff election scheduled for June 20, 2017, for the first- and second-place finishers, if no candidate received 50% of the vote.

No candidate reached a majority of the vote on April 18, leading to a runoff election on June 20, 2017. The candidates in the runoff will be Republican candidate Karen Handel and Democratic candidate Jon Ossoff. Ossoff received 48.1% of the vote and Handel received 19.8% of the vote. Democratic candidates combined to receive about 49 percent of the total vote, while Republican candidates combined to receive about 51 percent of the total vote.

The election has attracted exceptional national interest, with both major parties perceiving it as an opportunity to shape the political narrative prior to the 2018 midterm elections.» [Fonte]

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Le proiezioni più accreditate indicherebbero il democratico Mr Jon Ossoff al 49% e la candidata repubblicana Mrs Karen Handel al 51%. Un testa a testa al momento impredicibile.

Tuttavia si dovrebbe notare come Real Clear Politics fornisca dati previsionali totalmente differenti: Mr Ossoff avrebbe 28.3 punti percentuali di vantaggio su Mrs Handel.

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Di fronte a discrepanze di questa portata ogni commento sarebbe a nostro parere inutile. Verosimilmente le prime proiezioni sono raccolte a livello statale, mentre le seconde solo nel 6° Distretto.

Pur essendo elezioni locali il cui risultato sarà del tutto ininfluente sulla composizione del Congresso, l’interesse federale è massimo, perché molti vorrebbero interpretarlo come un referendum sull’Operato di Mr. Trump, il Presidente.

Questa è una posizione a nostro avviso incorretta, anche considerando che i due candidati hanno incentrato le proprie campagne elettorali su temi prettamente locali e che l’elettorato del 6° distretto è atipico per la Georgia.

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Di interesse globale invece emergerebbe un altro fattore.

Queste elezioni sono al momento quelle che hanno fatto mobilitare la maggior quantità di fondi nella storia americana.

La Georgia è al momento uno stato controllato dai repubblicani.

«The current Governor of Georgia is Nathan Deal, who was elected as a Republican in 2010, and reflected for a second four-year term in 2014. The Lieutenant Governor is Casey Cagle. Other elected state executive officials include Secretary of State Brian P. Kemp, Attorney General Sam Olens, Commissioner of Insurance Ralph Hudgens, and Superintendent of Schools John Barge.

The Georgia General Assembly has been controlled by the Republicans since 2004. They have majorities over the Democrats in both the Senate and House of Representatives by margins of 38 to 18 and 119 to 60 to 1 respectively as of 2015. In congressional elections, Georgia is now represented in the U.S. Senate by David Perdue and Johnny Isakson, who are both Republicans. The state also sends 14 members to the U.S. House of Representatives, which in 2015 included 10 Republicans and 4 Democrats. » [Fonte]

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«On Tuesday, voters outside Atlanta will head to the polls to fill the seat in the U.S. House of Representatives left vacant when President Donald Trump tapped Republican Tom Price to serve as his Secretary of Health and Human Services»

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«The Democratic candidate, Jon Ossoff, a 30-year-old documentary-film producer and former congressional aide, has drawn national attention and managed to raise an incredible $23.6 million, largely from donors outside of the district and state»

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«Some of the nation’s largest political organizations on the left have been pouring in resources to the race too, itching to capitalize off anti-Trump sentiment and hoping take back a seat in the Republican-held Congress»

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Questo sarebbe il quarto stato ad aver indetto elezioni suppletive dalla data della vittoria del Presidente Trump.

Nelle prime tre la vittoria ha arriso ai repubblicani, pur essendo state condotte in stati a maggioranza democratica.

Questo spiega la dovizia di mezzi dei quali ha goduto Mr. Ossoff, fondi arrivatigli principalmente da fonti non georgiane.


ABC. 2017-06-17. An inside look at Georgia’s upcoming special election – maybe the priciest US House race ever

On Tuesday, voters outside Atlanta will head to the polls to fill the seat in the U.S. House of Representatives left vacant when President Donald Trump tapped Republican Tom Price to serve as his Secretary of Health and Human Services.

The much-anticipated special election will go down in history as one of the most expensive congressional races ever. The Democratic candidate, Jon Ossoff, a 30-year-old documentary-film producer and former congressional aide, has drawn national attention and managed to raise an incredible $23.6 million, largely from donors outside of the district and state. Historically, the next closest House race in terms of dollars raised was Speaker Paul Ryan’s $19.8 million victory in 2016, according to the Center for Responsive Politics.

Some of the nation’s largest political organizations on the left have been pouring in resources to the race too, itching to capitalize off anti-Trump sentiment and hoping take back a seat in the Republican-held Congress. A decisive win in the district could send a message ahead of the 2018 midterm elections that Democrats have a shot in traditionally Republican districts.

Ossoff won 48.1 percent of the vote during a primary in April, but failed to win the simple majority needed to take the seat outright. He now faces Republican Karen Handel, Georgia’s former secretary of state. By comparison, Handel has raised over $4.2 million, an impressive figure on its own. The amount of money going into the race is unprecedented, especially in a special election. In the year leading up to the 2016 election for the seat, Price raised $2,300,000 before easily defeating the Democratic candidate with 61.8 percent of the vote.

Before the special primary in April, Ossoff had already raised $8 million and Handel $467,000. Comparatively, ahead of the South Carolina fifth congressional district special election, which will also take place Tuesday, Democratic challenger Archie Parnell has raised $559,000.

Given the national attention, both Ossoff and Handel have raised money from around the country — not just at home. While the most cash was raised locally in Georgia, donors from California and New York sent considerable cash in too. According to FEC data, Ossoff has raised $578,000 in Georgia, $536,356.61 from sources in California, and $423,000 from New York.

Handel has received $340,000 from within Georgia, $16,200.00 from California, and $8,400.00 from New York donors.

According to the Ossoff campaign, their average contribution is less than $50, with two thirds of donations coming in at amounts less than $200. Senator Bernie Sanders has not made a big push to help Ossoff fundraise, but instead is focusing on candidates with a more populist economic message, such as Virginia gubernatorial primary candidate Tom Perriello, who earned Sanders’ endorsement before losing to Ralph Northam.

“This guy Ossoff is going to win because Democrats put gazillions of dollars into that race and they didn’t do that in the other two [earlier special election] races where the candidates widely outperformed Hillary Clinton… This is a testament to what happens when you put resources into a race versus not putting resources into a race,” a long time progressive strategist, who asked not to be named, told ABC News.

According to the strategist, his fellow progressives were frustrated that the party did not spend more money on other special election races earlier this year in Kansas and Montana, and do not think a potential Ossoff win should be treated as an indicator of the only type of Democratic candidate that can win.

Despite the cash and volunteer support coming in, the Democratic Congressional Campaign Committee (DCCC) insists Ossoff faces an uphill battle.

“Even with Ossoff’s considerable war chest and an unequaled grassroots army, Republicans hold numerous structural advantages, which is why the DCCC has invested heavily in expanding the electorate and persuading swing Georgians to vote their Ossoff,” the national political organization said in a statement in May.

The DCCC has contributed over $6 million — including almost $5 million on Atlanta TV, radio, and digital advertising — against Handel. A significant portion of this funding has gone specifically towards mobilizing black and young voters.

The Democratic National Committee has been actively promoting his candidacy and fundraising off of anti-Trump sentiment in minorities, women, and millennials in the district to raise more money as well. Earlier this month, the DNC announced that it will support the Democratic Party of Georgia’s efforts to target new voters who did not vote in the primary by paying for 10 additional field organizers. The DCCC contributed an eight person team to help train and lead the Ossoff campaign, and the organization’s deputy national field director has been embedded in Georgia since the primary in April.

Online efforts, like a fundraiser by the website Daily Kos through the Democratic nonprofit ActBlue, have raised nearly $2 million from over 100,000 individual donations for the Ossoff campaign. The ActBlue donation page for Ossoff states “flipping this seat from red to blue would send shockwaves through Congress — and replacing Trump’s anti-Obamacare point man with a Democrat would be an amazing little cherry on top.”

Erin Hill, Executive Director of ActBlue, told ABC News that fundraising levels for Ossoff are in the top five of all the candidates and entities that have ever used ActBlue. Hill sees the success of Ossoff’s fundraising as a “harbinger of things to come” and notes that ActBlue is “seeing donations like never before.” The organization has surpassed $200 million raised in the first five months of 2017, the same amount raised in all of 2015.

“People really want to have their voices heard,” said Hill.

Swing Left, an organization focusing on assisting democratic candidates in swing districts supported by Hillary Clinton’s Onward Together nonprofit group, has also made major fundraising efforts, reminding voters that Ossoff fell short of an April victory by only 3,700 votes.